venerdì 24 ottobre 2008

Clan nel governo


Di Emiliano Fittipaldi e Gianluca Di Feo


"Era a disposizione dei casalesi".
Così un pentito accusa Nicola Cosentino. E' il quinto collaboratore di giustizia a puntare il dito contro il sottosegretario all'economia. Che continua a rimanere al suo posto

Durante la mia latitanza molto spesso mi sono incontrato con l'onorevole Nicola Cosentino. Egli stesso esplicitamente ci aveva detto di essere a nostra disposizione...
Quando dice 'nostra' Dario De Simone parla dei casalesi, la più feroce organizzazione criminale campana. De Simone è stato uno dei loro capi: revolver alla mano, accanto al padrino Francesco Bidognetti ha ucciso una decina di persone. Poi nel 1996 ha deciso di collaborare con i magistrati: le sue rivelazioni sono state determinanti per il maxiprocesso Spartacus.
Per gli inquirenti è un 'pentito' fondamentale, per il resto del clan un condannato a morte. Quando fa il nome di Nicola Cosentino, i killer gli hanno appena assassinato il fratello e il cognato.
Ma va avanti: "L'onorevole aveva avuto espressamente il nostro aiuto per le sue elezioni, era a disposizione per qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare. Se gli avessimo chiesto un certo tipo di lavoro pubblico, non esisteva che potesse rifiutarsi".
De Simone registra questa deposizione il 13 settembre 1996, dopo di lui altri quattro collaboratori di giustizia chiameranno in causa il politico di centrodestra, come ha riferito L'espresso nelle inchieste pubblicate nelle scorse settimane.
All'epoca Cosentino era appena riuscito a entrare in parlamento, oggi è sottosegretario all'Economia del governo Berlusconi e coordinatore campano del Pdl. È indagato dalla Procura antimafia di Napoli, ma la sua posizione nell'esecutivo non è stata messa in discussione.
Lo stesso Paese che si mobilita contro i piani camorristici per uccidere Roberto Saviano, non si scandalizza per la poltrona occupata da un politico di Casal di Principe che cinque diversi pentiti hanno indicato come "a disposizione dei casalesi". E lo hanno fatto in tempi non sospetti.
Il primo verbale che lo accusa risale al settembre 1996, l'ultimo al primo aprile 2008: tutti prima di diventare un uomo-chiave del ministero di Giulio Tremonti.

Il deputato viene indicato nel 1998 da Domenico Frascogna come postino insospettabile dei messaggi del capo dei capi, Francesco 'Sandokan' Schiavone; da Carmine Schiavone, cugino di Sandokan, come candidato della famiglia nelle elezioni comunali e provinciali.
Nel febbraio 2008 da Michele Froncillo come il contatto per vincere le gare pubbliche. Infine Gaetano Vassallo, l'imprenditore di camorra che per un ventennio ha inondato la Campania di scorie tossiche, descrive il suo ruolo negli appalti per consorzi rifiuti e termovalorizzatori.
L'espresso invece ha ricostruito come alla società della famiglia Cosentino, un colosso nel settore di gas e petrolio, fosse stato negato il certificato antimafia: un permesso concesso solo dopo l'intervento del prefetto Elena Stasi, poi eletta al parlamento per il Pdl grazie anche al sostegno di Cosentino.
Il nostro giornale ha scoperto l'operazione sui terreni della centrale elettrica di Sparanise, che ha fruttato 10 milioni di euro ai familiari del sottosegretario.
E l'acquisto di un lotto dai parenti di Schiavone.
Tutto questo non ha scosso il Parlamento: finora gli interventi si contano sulle dita di una mano. Il sottosegretario ha respinto le accuse, promettendo querele. Il premier Berlusconi ha chiuso la questione: "Ho assicurazione personale dagli interessati che si tratta di operazioni legate alla politica, e non a quella realtà". Intanto i casalesi continuano a uccidere.
Nonostante le retate, nonostante i parà della Folgore, vanno avanti nelle esecuzioni. Intanto i casalesi continuano a elaborare piani per ammazzare Saviano, che proprio su L'espresso ha sottolineato il silenzio intorno al caso Cosentino.
Il racconto di Dario De Simone è importante proprio per gli aspetti politici.
Il camorrista parla di vicende anteriori al 1995, anno del suo arresto, e in particolare delle elezioni regionali di quell'aprile che videro arrivare il giovane avvocato di Casal di Principe nel consiglio regionale guidato dal centrodestra.
In quel periodo il boss è latitante e si nasconde spesso nella casa di uno zio della moglie di Cosentino. Lì sarebbero avvenuti i loro incontri:
"Mi chiese di aiutarlo nella campagna elettorale. Io mi diedi da fare. Parlai con il coordinatore nella zona di Forza Italia. Ho parlato anche con Walter Schiavone, Vincenzo Zagaria, Vincenzo Schiavone (oggi tutti detenuti e considerati elementi di spicco del clan, ndr): tutte persone che per altro ben conoscevano il Cosentino. Un buon gruppo di noi frequentava il club Napoli di Casale, circolo che frequentava anche il Cosentino. Durante la latitanza, io e Walter Schiavone abbiamo dormito spesso lì".
Nel racconto del collaboratore, il comitato elettorale per le regionali '95 poteva contare anche sul sostegno dei vertici camorristici:
"Solo a Trentola Ducenta ha raccolto 700 preferenze. Io stesso ho chiesto a varie persone la cortesia di votare Cosentino. Certamente quando io chiedevo delle cortesie ai vari amici di Trentola nessuno le rifiutava. Un po' tutta l'organizzazione si è occupata delle sue elezioni. Per la zona di Aversa si è interessato Francesco Biondino, per la zona di Lusciano Luigi Costanzo, per la zona di Gricignano la famiglia di Andrea Autiero, per la zona di Casaluce tale L. V., per quella di Teverola il ragioniere Di Messina". Tutte le persone indicate sono state poi arrestate.

De Simone ricostruisce nel dettaglio anche i colloqui con il politico
"dopo le elezioni e fino al momento del mio arresto": incontri tra un latitante ricercato per una raffica di omicidi e un assessore regionale.
"Discutevamo della situazione che si è venuta a creare dopo la retata Spartacus. Cosentino mi tranquillizzava dicendo che la sola parola di Carmine Schiavone non poteva consentire una condanna definitiva e che pertanto, nell'eventualità del mio arresto, dopo un periodo di carcerazione preventiva sarei comunque uscito. Il Cosentino mi riferì che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe sicuramente comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge sui collaboranti della giustizia. Ricordo anche che parlavamo degli orientamenti politici dei giudici che si occupavano delle nostre vicende, in particolare del dottor Greco e del dottor Cafiero che ritenevano particolarmente agguerriti nei nostri confronti. Arrivammo alla conclusione che l'affermazione di Forza Italia avrebbe potuto mutare la situazione, nel senso che i giudici di sinistra sarebbero stati ridimensionati e non avrebbero più avuto quel potere alla Procura di Napoli.
Il Cosentino mi disse che bisognava stare attenti soprattutto in riferimento all'attività politica degli onorevoli Diana e Natale in quanto persone vicine all'onorevole Violante e che facevano pressioni affinché vi fosse un intervento costante nella zona da parte delle forze dell'ordine".
Un capitolo inquietante riguarda la dissociazione: l'ipotesi di concedere sconti ai mafiosi che prendevano le distanze dai clan, sul modello di quanto fatto durante il terrorismo. De Simone fa riferimento ai colloqui tra don Riboldi e il ministro Giovanni Conso del 1994.
"È evidente che avevamo interesse che la dissociazione fosse valorizzata.
In questo momento avremmo potuto fare sette o otto anni di carcere senza 41 bis e uscire puliti e continuare a curare le nostre attività".
De Simone conclude la sua deposizione ribadendo: "Non ho mai ricevuto favori personali da Cosentino e non so se altri ne abbiano ottenuti, ma egli stesso esplicitamente ci aveva detto di essere a nostra disposizione".
Dodici anni dopo, quel politico di strada ne ha fatta tanta.
Parlamentare, leader campano della coalizione di maggioranza, sottosegretario all'Economia con un ricco budget e deleghe delicatissime. Nonostante i sospetti, le inchieste della Procura e le relazioni pericolose Nicola 'o 'Mericano', come lo chiamano a Casal di Principe, resta inchiodato alla sua poltrona.
Nel silenzio sempre più imbarazzato dei compagni di governo e degli alleati della maggioranza.

Fonte. L'Espresso
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Di Emiliano Fittipaldi e Gianluca Di Feo


"Era a disposizione dei casalesi".
Così un pentito accusa Nicola Cosentino. E' il quinto collaboratore di giustizia a puntare il dito contro il sottosegretario all'economia. Che continua a rimanere al suo posto

Durante la mia latitanza molto spesso mi sono incontrato con l'onorevole Nicola Cosentino. Egli stesso esplicitamente ci aveva detto di essere a nostra disposizione...
Quando dice 'nostra' Dario De Simone parla dei casalesi, la più feroce organizzazione criminale campana. De Simone è stato uno dei loro capi: revolver alla mano, accanto al padrino Francesco Bidognetti ha ucciso una decina di persone. Poi nel 1996 ha deciso di collaborare con i magistrati: le sue rivelazioni sono state determinanti per il maxiprocesso Spartacus.
Per gli inquirenti è un 'pentito' fondamentale, per il resto del clan un condannato a morte. Quando fa il nome di Nicola Cosentino, i killer gli hanno appena assassinato il fratello e il cognato.
Ma va avanti: "L'onorevole aveva avuto espressamente il nostro aiuto per le sue elezioni, era a disposizione per qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare. Se gli avessimo chiesto un certo tipo di lavoro pubblico, non esisteva che potesse rifiutarsi".
De Simone registra questa deposizione il 13 settembre 1996, dopo di lui altri quattro collaboratori di giustizia chiameranno in causa il politico di centrodestra, come ha riferito L'espresso nelle inchieste pubblicate nelle scorse settimane.
All'epoca Cosentino era appena riuscito a entrare in parlamento, oggi è sottosegretario all'Economia del governo Berlusconi e coordinatore campano del Pdl. È indagato dalla Procura antimafia di Napoli, ma la sua posizione nell'esecutivo non è stata messa in discussione.
Lo stesso Paese che si mobilita contro i piani camorristici per uccidere Roberto Saviano, non si scandalizza per la poltrona occupata da un politico di Casal di Principe che cinque diversi pentiti hanno indicato come "a disposizione dei casalesi". E lo hanno fatto in tempi non sospetti.
Il primo verbale che lo accusa risale al settembre 1996, l'ultimo al primo aprile 2008: tutti prima di diventare un uomo-chiave del ministero di Giulio Tremonti.

Il deputato viene indicato nel 1998 da Domenico Frascogna come postino insospettabile dei messaggi del capo dei capi, Francesco 'Sandokan' Schiavone; da Carmine Schiavone, cugino di Sandokan, come candidato della famiglia nelle elezioni comunali e provinciali.
Nel febbraio 2008 da Michele Froncillo come il contatto per vincere le gare pubbliche. Infine Gaetano Vassallo, l'imprenditore di camorra che per un ventennio ha inondato la Campania di scorie tossiche, descrive il suo ruolo negli appalti per consorzi rifiuti e termovalorizzatori.
L'espresso invece ha ricostruito come alla società della famiglia Cosentino, un colosso nel settore di gas e petrolio, fosse stato negato il certificato antimafia: un permesso concesso solo dopo l'intervento del prefetto Elena Stasi, poi eletta al parlamento per il Pdl grazie anche al sostegno di Cosentino.
Il nostro giornale ha scoperto l'operazione sui terreni della centrale elettrica di Sparanise, che ha fruttato 10 milioni di euro ai familiari del sottosegretario.
E l'acquisto di un lotto dai parenti di Schiavone.
Tutto questo non ha scosso il Parlamento: finora gli interventi si contano sulle dita di una mano. Il sottosegretario ha respinto le accuse, promettendo querele. Il premier Berlusconi ha chiuso la questione: "Ho assicurazione personale dagli interessati che si tratta di operazioni legate alla politica, e non a quella realtà". Intanto i casalesi continuano a uccidere.
Nonostante le retate, nonostante i parà della Folgore, vanno avanti nelle esecuzioni. Intanto i casalesi continuano a elaborare piani per ammazzare Saviano, che proprio su L'espresso ha sottolineato il silenzio intorno al caso Cosentino.
Il racconto di Dario De Simone è importante proprio per gli aspetti politici.
Il camorrista parla di vicende anteriori al 1995, anno del suo arresto, e in particolare delle elezioni regionali di quell'aprile che videro arrivare il giovane avvocato di Casal di Principe nel consiglio regionale guidato dal centrodestra.
In quel periodo il boss è latitante e si nasconde spesso nella casa di uno zio della moglie di Cosentino. Lì sarebbero avvenuti i loro incontri:
"Mi chiese di aiutarlo nella campagna elettorale. Io mi diedi da fare. Parlai con il coordinatore nella zona di Forza Italia. Ho parlato anche con Walter Schiavone, Vincenzo Zagaria, Vincenzo Schiavone (oggi tutti detenuti e considerati elementi di spicco del clan, ndr): tutte persone che per altro ben conoscevano il Cosentino. Un buon gruppo di noi frequentava il club Napoli di Casale, circolo che frequentava anche il Cosentino. Durante la latitanza, io e Walter Schiavone abbiamo dormito spesso lì".
Nel racconto del collaboratore, il comitato elettorale per le regionali '95 poteva contare anche sul sostegno dei vertici camorristici:
"Solo a Trentola Ducenta ha raccolto 700 preferenze. Io stesso ho chiesto a varie persone la cortesia di votare Cosentino. Certamente quando io chiedevo delle cortesie ai vari amici di Trentola nessuno le rifiutava. Un po' tutta l'organizzazione si è occupata delle sue elezioni. Per la zona di Aversa si è interessato Francesco Biondino, per la zona di Lusciano Luigi Costanzo, per la zona di Gricignano la famiglia di Andrea Autiero, per la zona di Casaluce tale L. V., per quella di Teverola il ragioniere Di Messina". Tutte le persone indicate sono state poi arrestate.

De Simone ricostruisce nel dettaglio anche i colloqui con il politico
"dopo le elezioni e fino al momento del mio arresto": incontri tra un latitante ricercato per una raffica di omicidi e un assessore regionale.
"Discutevamo della situazione che si è venuta a creare dopo la retata Spartacus. Cosentino mi tranquillizzava dicendo che la sola parola di Carmine Schiavone non poteva consentire una condanna definitiva e che pertanto, nell'eventualità del mio arresto, dopo un periodo di carcerazione preventiva sarei comunque uscito. Il Cosentino mi riferì che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe sicuramente comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge sui collaboranti della giustizia. Ricordo anche che parlavamo degli orientamenti politici dei giudici che si occupavano delle nostre vicende, in particolare del dottor Greco e del dottor Cafiero che ritenevano particolarmente agguerriti nei nostri confronti. Arrivammo alla conclusione che l'affermazione di Forza Italia avrebbe potuto mutare la situazione, nel senso che i giudici di sinistra sarebbero stati ridimensionati e non avrebbero più avuto quel potere alla Procura di Napoli.
Il Cosentino mi disse che bisognava stare attenti soprattutto in riferimento all'attività politica degli onorevoli Diana e Natale in quanto persone vicine all'onorevole Violante e che facevano pressioni affinché vi fosse un intervento costante nella zona da parte delle forze dell'ordine".
Un capitolo inquietante riguarda la dissociazione: l'ipotesi di concedere sconti ai mafiosi che prendevano le distanze dai clan, sul modello di quanto fatto durante il terrorismo. De Simone fa riferimento ai colloqui tra don Riboldi e il ministro Giovanni Conso del 1994.
"È evidente che avevamo interesse che la dissociazione fosse valorizzata.
In questo momento avremmo potuto fare sette o otto anni di carcere senza 41 bis e uscire puliti e continuare a curare le nostre attività".
De Simone conclude la sua deposizione ribadendo: "Non ho mai ricevuto favori personali da Cosentino e non so se altri ne abbiano ottenuti, ma egli stesso esplicitamente ci aveva detto di essere a nostra disposizione".
Dodici anni dopo, quel politico di strada ne ha fatta tanta.
Parlamentare, leader campano della coalizione di maggioranza, sottosegretario all'Economia con un ricco budget e deleghe delicatissime. Nonostante i sospetti, le inchieste della Procura e le relazioni pericolose Nicola 'o 'Mericano', come lo chiamano a Casal di Principe, resta inchiodato alla sua poltrona.
Nel silenzio sempre più imbarazzato dei compagni di governo e degli alleati della maggioranza.

Fonte. L'Espresso

Gaeta, Il partito del Sud mantiene le promesse elettorali


Ricevo e posto:


Partito del sud: "Gaeta ai gaetani"

Scritto da Ufficio Stampa - Partito del Sud


Gaeta 23 ottobre 2008 - Il nostro motto in campagna elettorale era quello di riappropriarci del nostro territorio regalato a cuor leggero dai partiti di destra.

Il nostro impegno e determinazione ci hanno portato a stipulare un accordo molto importante per la città di Gaeta con l'Autorità Portuale che prevede dal 01/01/2009 la restituzione alla città di tutto il lungomare terrestre, parcheggi compresi.

Con questo atto abbiamo restituito a Gaeta una superficie di 90mila metri quadrati di cui circa 9mila sono parcheggi. Su questa area insistono già cinque concessioni che dall'anno prossimo verranno rilasciate dal comune che ne gestirà i proventi.

Inoltre, il nostro sindaco ha richiesto che quanto dovuto dal comune di Gaeta all'Autorità Portuale per i canoni demaniali non versati dalla precedente A.C., circa 70mila euro, fosse azzerato considerando gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria che questa amministrazione ha effettuato sul Lungomare Caboto.

Dunque il Partito del Sud si dichiara entusiasta del risultato raggiunto e si impegna da subito a reperire e far inserire nel prossimo bilancio i fondi necessari per la riqualificazione di tutto il lungomare.

Stiamo lottando con tutte le forze per mantenere le promesse fatte in campagna elettorale e per dare un buon governo a questa città.
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Ricevo e posto:


Partito del sud: "Gaeta ai gaetani"

Scritto da Ufficio Stampa - Partito del Sud


Gaeta 23 ottobre 2008 - Il nostro motto in campagna elettorale era quello di riappropriarci del nostro territorio regalato a cuor leggero dai partiti di destra.

Il nostro impegno e determinazione ci hanno portato a stipulare un accordo molto importante per la città di Gaeta con l'Autorità Portuale che prevede dal 01/01/2009 la restituzione alla città di tutto il lungomare terrestre, parcheggi compresi.

Con questo atto abbiamo restituito a Gaeta una superficie di 90mila metri quadrati di cui circa 9mila sono parcheggi. Su questa area insistono già cinque concessioni che dall'anno prossimo verranno rilasciate dal comune che ne gestirà i proventi.

Inoltre, il nostro sindaco ha richiesto che quanto dovuto dal comune di Gaeta all'Autorità Portuale per i canoni demaniali non versati dalla precedente A.C., circa 70mila euro, fosse azzerato considerando gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria che questa amministrazione ha effettuato sul Lungomare Caboto.

Dunque il Partito del Sud si dichiara entusiasta del risultato raggiunto e si impegna da subito a reperire e far inserire nel prossimo bilancio i fondi necessari per la riqualificazione di tutto il lungomare.

Stiamo lottando con tutte le forze per mantenere le promesse fatte in campagna elettorale e per dare un buon governo a questa città.

giovedì 23 ottobre 2008

Allarmismi ingiustificati...


Fonte: Artefatti
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Fonte: Artefatti

Libertà di stampa: 44esimi nel mondo.....


L'Italia continua a conquistare prestigiosi riconoscimenti.
Ieri è stato pubblicato il rapporto di Reporters Sans Frontieres sulla libertà di stampa.
L'Italia brilla come sempre nella classifica mondiale: è 44esima.
Ci precedono paesi come Lettonia, Slovacchia, Lituania, Jamaica, Costa Rica, Namibia, Suriname, Trinidad and Tobago, Ghana, Mali, Capo Verde.
Il rapporto ci indica, con la Spagna, "countries held back again by political or mafia violence", Paese fermato da violenza politica e mafiosa. Nel 2006 eravamo 40esimi, nel 2007 35esimi, poi gli eventi hanno prodotto questi risultati.
Quarantaquattresimi su 173 Paesi, non male davvero.

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L'Italia continua a conquistare prestigiosi riconoscimenti.
Ieri è stato pubblicato il rapporto di Reporters Sans Frontieres sulla libertà di stampa.
L'Italia brilla come sempre nella classifica mondiale: è 44esima.
Ci precedono paesi come Lettonia, Slovacchia, Lituania, Jamaica, Costa Rica, Namibia, Suriname, Trinidad and Tobago, Ghana, Mali, Capo Verde.
Il rapporto ci indica, con la Spagna, "countries held back again by political or mafia violence", Paese fermato da violenza politica e mafiosa. Nel 2006 eravamo 40esimi, nel 2007 35esimi, poi gli eventi hanno prodotto questi risultati.
Quarantaquattresimi su 173 Paesi, non male davvero.

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Il mistero di casale Bassolino



Di Marco Lillo








Una lussuosa villa a Cortona. Comprata da un ex amico e da dividere con il governatore.
E ora finita nel mirino dei pm di Napoli.
Che indagano su presunti arricchimenti legati al riciclaggio dei rifiuti.



Sulle colline di Cortona, nel cuore della Toscana prediletta da Jovanotti e dai Vip di sinistra, sorge il "casale Bassolino". Così chiamano in questo borgo della provincia di Arezzo l'elegante costruzione in mattoni rossi, circondata dai cipressi e dagli ulivi, che ha attirato l'attenzione dei pubblici ministeri napoletani Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. I magistrati che indagano il governatore Antonio Bassolino per l'emergenza rifiuti pensano di avere afferrato una pista che parte dalle montagne di immondizia della Campania e arriva fino alle dolci colline della Val di Chiana.

Per la Procura proprio nella ristrutturazione raffinata di questa magione di 800 metri quadrati (450 di abitazione e il resto suddiviso tra sala giochi, seminterrato, sauna e servizi) potrebbero essere stati reinvestiti e occultati i presunti profitti patrimoniali di Bassolino.

È questa la novità sorprendente che emerge dalle carte del nuovo filone che vede indagato il governatore della Campania per concorso in traffico illecito di rifiuti a fini di profitto. L'accusa, avanzata con cautela dagli stessi pm, è stata notificata al politico del Pd con un avviso di garanzia il 2 ottobre scorso.
I magistrati ipotizzano che Bassolino abbia tratto un guadagno personale dalla gestione dell'emergenza rifiuti e sospettano che lo abbia impiegato nell'acquisto e nella ristrutturazione del casale intestato al suo ex amico ed ex collega Giuseppe Petrella.
Il 6 ottobre scorso a mezzanotte una ventina di finanzieri sono stati spediti dai pm a Cortona, Napoli e Roma per perquisire la villa e gli uffici di Petrella, professore ordinario di chirurgia oncologica, presidente dell'istituto Regina Elena di Roma, chirurgo di fama ed ex deputato Ds molto legato a Bassolino fino al settembre del 2005, quando i due litigarono per via di un'intercettazione pubblicata dai giornali
(vedi il link all'intervista).

Petrella non è indagato ed è stato sentito solo in qualità di testimone sui rapporti con Bassolino. Ha parlato anche di un assegno da 81 milioni di lire, ricevuto dall'esponente Ds: lo avrebbe definito la restituzione di vecchi debiti.
Per capire cosa abbia portato le Fiamme gialle a Cortona bisogna partire da 400 chilometri più a sud: da Giugliano, in provincia di Napoli.

In un panorama ben diverso da quello cortonese, sono state stoccate due milioni di ecoballe. Questi cubi di plastica sorvolati da centinaia di gabbiani sono il simbolo del fallimento della politica ambientale in Campania.
Contengono i rifiuti trattati dalla Fibe Spa che si era impegnata a risolvere il problema della spazzatura nel 2000 e che ha clamorosamente mancato il suo obiettivo.
Fibe, la società del gruppo Impregilo della famiglia Romiti, vinse la gara promettendo di separare i rifiuti in modo da trasformarli in combustibile per produrre energia. Non è andata così.
Le ecoballe si sono rivelate inutilizzabili e sono state accatastate in siti di stoccaggio esposti alle intemperie.
Un disastro favorito dall'assenza complice dei controlli.

Per queste vicende la Procura ha già ottenuto il rinvio a giudizio per Piergiorgio Romiti e Antonio Bassolino, accusato di abuso di ufficio e concorso in truffa.
«Da questa storia non ho tratto nessun profitto ma solo un danno politico», si è sempre difeso Bassolino.
La novità è che la Procura non gli crede e lo indaga anche per illecito smaltimento con finalità di profitto.
Proprio per localizzare la destinazione di questo presunto profitto, le Fiamme gialle fanno la spola da mesi tra Cortona e Napoli.

Ad attirare la loro attenzione sono stati gli esposti presentati da un consigliere comunale di Cortona, Luciano Meoni (An), che si batte contro la costruzione di un grande complesso turistico composto da 20 grandi ville e dotato di un campo da golf nella frazione di Manzano, limitrofa a quella di Farneta dove si trova il casale nel mirino dei pm. Meoni ha segnalato pubblicamente la coincidenza che vede concentrarsi nel raggio di pochi chilometri gli interessi immobiliari di Bassolino e quelli dei Romiti. Dietro la Manzano Sviluppo, che realizzerà con la benedizione della giunta di sinistra il campo da golf, infatti, ci sono i Romiti e l'immobiliarista romano Domenico Tosato.

Cosa ci fanno i Romiti e Bassolino, a pochi chilometri l'uno dall'altro a Cortona? "È solo un caso. Romiti non l'ho mai visto", precisa Petrella, "né sapevo che avesse comprato i terreni vicino al casale". Gli investigatori non hanno riscontrato collegamenti sospetti tra il golf di Romiti e "il cantiere Bassolino", ma hanno scoperto alcune anomalie nelle carte del casale. La svolta nelle indagini è arrivata quando, dalla documentazione della società Ciemme di Napoli, che ha realizzato i lavori di ristrutturazione, sono spuntate le carte dei fornitori che definivano il lavoro effettuato con il titolo: "cantiere Bassolino".

Il primo ottobre scorso il Gruppo Spesa Pubblica della Guardia di Finanza di Napoli ha depositato un'informativa basata su testimonianze e documenti
"da cui emergerebbe il commissionamento di lavori edili sul manufatto in località Farneta presso Cortona da parte di Antonio Bassolino, nonché la simulazione dell'acquisto dell'immobile da parte del solo Petrella al fine di nascondere la compartecipazione di Bassolino nell'acquisto"Non è un reato comprare un casale con un amico, ma per i pm, "considerato che si procede per un reato per il quale è prevista l'acquisizione di un profitto che può essere anche di tipo patrimoniale, è allo stato ipotizzabile che tale profitto, ove conseguito, possa essere oggetto di condotte dissimulatorie e di reinvestimento tese a impedirne il rinvenimento".

Anche perché, scrivono i pm, "Petrella risulta avere formalmente acquistato l'immobile in questione e tuttavia i lavori del medesimo sono stati concordati con Bassolino, tanto da programmare il frazionamento in due parti attribuite rispettivamente al Petrella e al Bassolino".
E questo perché durante le perquisizioni i finanzieri hanno trovato una scrittura privata non firmata nella quale Petrella e Bassolino si dividono spese di costruzione e porzioni di fabbricato.

Nel casale sarebbe stata trovata inoltre una chiave con impresso il nome "Bassolino" e una nota che distingue così i lavori: "lato Bassolino" e "lato Petrella".L'operazione immobiliare inizia nella seconda metà del 2002, quando il Comune, guidato dal centrosinistra, concede il via libera alla ristrutturazione del fabbricato. Il procuratore di Petrella compra il terreno dichiarando 120 mila euro, anche se in zona dicono ne abbia spesi 200 mila.
Ma il vero costo è la ristrutturazione che punta a dividere il casale in due parti autonome e a farne una splendida residenza di campagna. Alla fine del 2005 la casa è pronta, ma è costata complessivamente circa un milione di euro.

Durante i lavori Antonio Bassolino viene avvistato un paio di volte intorno alla tenuta o mentre passeggia nelle campagne circostanti. Il governatore prende il caffè dal vicino, Libero Iebba, un fiero democristiano di Benevento che non ama i comunisti sul suo terreno ma fa uno strappo con il suo conterraneo.
Nel giugno del 2003 il governatore arriva al relais "Il Falconiere" in abito scuro per il matrimonio di Petrella con la sua amata Miriam. È il compare di anello ma dimentica di portare le fedi. I giornali locali nel 2005 scrivono: Bassolino compra casa a Cortona.

I pm oggi si chiedono: perché non l'ha intestata a suo nome? E poi: chi ha pagato i lavori? Stiamo parlando di un casale con piscina, campo da calcetto, sauna, sala giochi, rifiniture di pregio e parco. Bassolino, è l'interrogativo dei pm, dove avrebbe preso i soldi per onorare la sua parte?
Il litigio del 2005 tra il governatore e il suo amico Petrella ha reso queste domande superflue. "Bassolino non ha mai dormito nel casale e ho pagato tutto io", dice il medico, al quale non mancano le risorse: Petrella è stato incluso da "Class" tra i primi dieci chirurghi italiani. "Il vero nome del casale è Milu", spiega, "come Miriam e Lucrezia, i nomi di mia moglie e mia figlia.
Altro che casale Bassolino".

ha collaborato Claudio Pappaianni



Fonte: L'Espresso
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Di Marco Lillo








Una lussuosa villa a Cortona. Comprata da un ex amico e da dividere con il governatore.
E ora finita nel mirino dei pm di Napoli.
Che indagano su presunti arricchimenti legati al riciclaggio dei rifiuti.



Sulle colline di Cortona, nel cuore della Toscana prediletta da Jovanotti e dai Vip di sinistra, sorge il "casale Bassolino". Così chiamano in questo borgo della provincia di Arezzo l'elegante costruzione in mattoni rossi, circondata dai cipressi e dagli ulivi, che ha attirato l'attenzione dei pubblici ministeri napoletani Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. I magistrati che indagano il governatore Antonio Bassolino per l'emergenza rifiuti pensano di avere afferrato una pista che parte dalle montagne di immondizia della Campania e arriva fino alle dolci colline della Val di Chiana.

Per la Procura proprio nella ristrutturazione raffinata di questa magione di 800 metri quadrati (450 di abitazione e il resto suddiviso tra sala giochi, seminterrato, sauna e servizi) potrebbero essere stati reinvestiti e occultati i presunti profitti patrimoniali di Bassolino.

È questa la novità sorprendente che emerge dalle carte del nuovo filone che vede indagato il governatore della Campania per concorso in traffico illecito di rifiuti a fini di profitto. L'accusa, avanzata con cautela dagli stessi pm, è stata notificata al politico del Pd con un avviso di garanzia il 2 ottobre scorso.
I magistrati ipotizzano che Bassolino abbia tratto un guadagno personale dalla gestione dell'emergenza rifiuti e sospettano che lo abbia impiegato nell'acquisto e nella ristrutturazione del casale intestato al suo ex amico ed ex collega Giuseppe Petrella.
Il 6 ottobre scorso a mezzanotte una ventina di finanzieri sono stati spediti dai pm a Cortona, Napoli e Roma per perquisire la villa e gli uffici di Petrella, professore ordinario di chirurgia oncologica, presidente dell'istituto Regina Elena di Roma, chirurgo di fama ed ex deputato Ds molto legato a Bassolino fino al settembre del 2005, quando i due litigarono per via di un'intercettazione pubblicata dai giornali
(vedi il link all'intervista).

Petrella non è indagato ed è stato sentito solo in qualità di testimone sui rapporti con Bassolino. Ha parlato anche di un assegno da 81 milioni di lire, ricevuto dall'esponente Ds: lo avrebbe definito la restituzione di vecchi debiti.
Per capire cosa abbia portato le Fiamme gialle a Cortona bisogna partire da 400 chilometri più a sud: da Giugliano, in provincia di Napoli.

In un panorama ben diverso da quello cortonese, sono state stoccate due milioni di ecoballe. Questi cubi di plastica sorvolati da centinaia di gabbiani sono il simbolo del fallimento della politica ambientale in Campania.
Contengono i rifiuti trattati dalla Fibe Spa che si era impegnata a risolvere il problema della spazzatura nel 2000 e che ha clamorosamente mancato il suo obiettivo.
Fibe, la società del gruppo Impregilo della famiglia Romiti, vinse la gara promettendo di separare i rifiuti in modo da trasformarli in combustibile per produrre energia. Non è andata così.
Le ecoballe si sono rivelate inutilizzabili e sono state accatastate in siti di stoccaggio esposti alle intemperie.
Un disastro favorito dall'assenza complice dei controlli.

Per queste vicende la Procura ha già ottenuto il rinvio a giudizio per Piergiorgio Romiti e Antonio Bassolino, accusato di abuso di ufficio e concorso in truffa.
«Da questa storia non ho tratto nessun profitto ma solo un danno politico», si è sempre difeso Bassolino.
La novità è che la Procura non gli crede e lo indaga anche per illecito smaltimento con finalità di profitto.
Proprio per localizzare la destinazione di questo presunto profitto, le Fiamme gialle fanno la spola da mesi tra Cortona e Napoli.

Ad attirare la loro attenzione sono stati gli esposti presentati da un consigliere comunale di Cortona, Luciano Meoni (An), che si batte contro la costruzione di un grande complesso turistico composto da 20 grandi ville e dotato di un campo da golf nella frazione di Manzano, limitrofa a quella di Farneta dove si trova il casale nel mirino dei pm. Meoni ha segnalato pubblicamente la coincidenza che vede concentrarsi nel raggio di pochi chilometri gli interessi immobiliari di Bassolino e quelli dei Romiti. Dietro la Manzano Sviluppo, che realizzerà con la benedizione della giunta di sinistra il campo da golf, infatti, ci sono i Romiti e l'immobiliarista romano Domenico Tosato.

Cosa ci fanno i Romiti e Bassolino, a pochi chilometri l'uno dall'altro a Cortona? "È solo un caso. Romiti non l'ho mai visto", precisa Petrella, "né sapevo che avesse comprato i terreni vicino al casale". Gli investigatori non hanno riscontrato collegamenti sospetti tra il golf di Romiti e "il cantiere Bassolino", ma hanno scoperto alcune anomalie nelle carte del casale. La svolta nelle indagini è arrivata quando, dalla documentazione della società Ciemme di Napoli, che ha realizzato i lavori di ristrutturazione, sono spuntate le carte dei fornitori che definivano il lavoro effettuato con il titolo: "cantiere Bassolino".

Il primo ottobre scorso il Gruppo Spesa Pubblica della Guardia di Finanza di Napoli ha depositato un'informativa basata su testimonianze e documenti
"da cui emergerebbe il commissionamento di lavori edili sul manufatto in località Farneta presso Cortona da parte di Antonio Bassolino, nonché la simulazione dell'acquisto dell'immobile da parte del solo Petrella al fine di nascondere la compartecipazione di Bassolino nell'acquisto"Non è un reato comprare un casale con un amico, ma per i pm, "considerato che si procede per un reato per il quale è prevista l'acquisizione di un profitto che può essere anche di tipo patrimoniale, è allo stato ipotizzabile che tale profitto, ove conseguito, possa essere oggetto di condotte dissimulatorie e di reinvestimento tese a impedirne il rinvenimento".

Anche perché, scrivono i pm, "Petrella risulta avere formalmente acquistato l'immobile in questione e tuttavia i lavori del medesimo sono stati concordati con Bassolino, tanto da programmare il frazionamento in due parti attribuite rispettivamente al Petrella e al Bassolino".
E questo perché durante le perquisizioni i finanzieri hanno trovato una scrittura privata non firmata nella quale Petrella e Bassolino si dividono spese di costruzione e porzioni di fabbricato.

Nel casale sarebbe stata trovata inoltre una chiave con impresso il nome "Bassolino" e una nota che distingue così i lavori: "lato Bassolino" e "lato Petrella".L'operazione immobiliare inizia nella seconda metà del 2002, quando il Comune, guidato dal centrosinistra, concede il via libera alla ristrutturazione del fabbricato. Il procuratore di Petrella compra il terreno dichiarando 120 mila euro, anche se in zona dicono ne abbia spesi 200 mila.
Ma il vero costo è la ristrutturazione che punta a dividere il casale in due parti autonome e a farne una splendida residenza di campagna. Alla fine del 2005 la casa è pronta, ma è costata complessivamente circa un milione di euro.

Durante i lavori Antonio Bassolino viene avvistato un paio di volte intorno alla tenuta o mentre passeggia nelle campagne circostanti. Il governatore prende il caffè dal vicino, Libero Iebba, un fiero democristiano di Benevento che non ama i comunisti sul suo terreno ma fa uno strappo con il suo conterraneo.
Nel giugno del 2003 il governatore arriva al relais "Il Falconiere" in abito scuro per il matrimonio di Petrella con la sua amata Miriam. È il compare di anello ma dimentica di portare le fedi. I giornali locali nel 2005 scrivono: Bassolino compra casa a Cortona.

I pm oggi si chiedono: perché non l'ha intestata a suo nome? E poi: chi ha pagato i lavori? Stiamo parlando di un casale con piscina, campo da calcetto, sauna, sala giochi, rifiniture di pregio e parco. Bassolino, è l'interrogativo dei pm, dove avrebbe preso i soldi per onorare la sua parte?
Il litigio del 2005 tra il governatore e il suo amico Petrella ha reso queste domande superflue. "Bassolino non ha mai dormito nel casale e ho pagato tutto io", dice il medico, al quale non mancano le risorse: Petrella è stato incluso da "Class" tra i primi dieci chirurghi italiani. "Il vero nome del casale è Milu", spiega, "come Miriam e Lucrezia, i nomi di mia moglie e mia figlia.
Altro che casale Bassolino".

ha collaborato Claudio Pappaianni



Fonte: L'Espresso

Sorpresa, nella "monnezza" c’era una Napoli milionaria


Chi pensa che Napoli sia soltanto appestata dall’immondizia o insanguinata da stragi di camorra, ignora l’esistenza di un’altra Napoli che al degrado e al crimine oppone la capacità di raccontarli, denunciarli, farne partecipe l’intero Paese. C’è una Napoli che non s’è arresa all’orrore. Durante le più brutali mattanze, mentre i dilauriani si scannavano con gli scissionisti, e le discariche s’intasavano di rifiuti, è fiorita una nuova letteratura che non ha eguali nel resto d’Italia e narra in toni aggressivi la tragedia di una città ferita, forse incompiuta, ma ancora dotata di un’incredibile vitalità.

Malgrado la crescente disoccupazione giovanile e l’offensiva della malavita
(i boss della camorra fanno appalti in tutto il mondo), Napoli ricomincia dall’arte, dalla parola, dalla scrittura, e rialza oggi la testa per vivere un periodo di notevole effervescenza creativa che non si esaurisce nella letteratura, ma può riscontrarsi anche in teatro, con le regie di Toni Servillo, e al cinema, con i film di Paolo Sorrentino.Dopo anni difficili, segnati da lacerazioni profonde, da divisioni e sofferenze, la città risorge grazie a un fermento creativo che lascia stupiti, ed è alimentato proprio dal disagio di vivere in un contesto imbarbarito, o forse nasce da un sussulto di orgoglio che spinge artisti e intellettuali ad affermare una voglia di cambiamento. Già registrato dal critico Generoso Picone nell’ultimo capitolo del suo I napoletani (Laterza 2005), il fenomeno s’impone anche per il rilievo statistico: da Napoli, ma anche da tutta la Campania, scaturisce il più elevato numero di scrittori rispetto alle altre regioni italiane. Il rinascimento napoletano s’è popolato in pochi anni di nuovi scrittori, nuovi romanzi, premi letterari, circoli di poesia.

Pubblicati dai più potenti editori italiani, autori come Diego De Silva, Giuseppe Montesano, Antonio Pascale, Francesco Piccolo, hanno sfiorato la vittoria allo «Strega», e nulla toglie alla loro forza creativa il fatto che il premio sia una lotta fra gruppi editoriali, più che un reale riconoscimento al miglior libro dell’anno. Come fiori sbocciati dal letame, sono nate sul territorio nuove case editrici: «Ad Est dell’Equatore» è la più estrosa, fondata da un team di giovani scrittori e caratterizzata da una feroce (e condivisibile) avversione nei riguardi degli editori che estorcono soldi ad autori esordienti in cambio della pubblicazione dei loro libri. Diretta da Piero Antonio Toma, «Compagnia dei Trovatori» è una solida realtà, il cui direttore editoriale, Nando Vitali, sostiene l’utilità di una «scrittura solidale» per attivare un’interazione fra gli artisti che scrivono di Napoli.

Convinto che la generazione di scrittori dell’immediato dopoguerra (Anna Maria Ortese, Raffaele La Capria, Michele Prisco, Luigi Compagnone) sia stata danneggiata dalla vocazione all’isolamento dei suoi esponenti che ne causò la dispersione, Vitali ha organizzato lo scorso 25 settembre una serata che sarà ritenuta uno spartiacque nella vita culturale della città: tredici scrittori napoletani (oltre al citato De Silva, anche Antonella Cilento, Valeria Parrella, Maurizio Braucci, Maurizio de Giovanni, l’appena trentenne Angelo Petrella e altri) sono stati invitati dalla Fondazione del Premio Napoli a leggere in pubblico otto racconti contenuti in La nave nera di Nicola Pugliese, mitico autore di Malacqua che da anni vive isolato, novello Salinger, nel borgo di Avella.

Spinto da analoghe tensioni, e affidando alla Fondazione del Premio Napoli un ruolo «sintattico» per accordare voci e suoni distanti fra loro, un intellettuale attento come Silvio Perrella sta realizzando una mappatura di questa fioritura che ricorda da vicino uno dei periodi più fecondi della letteratura partenopea, quello che impose, a cavallo fra Ottocento e Novecento, scrittori come Matilde Serao e Francesco Mastriani.

Il confronto non è casuale, perché consente di individuare, delineando una sorta di albero genealogico, l’origine dei registri stilistici oggi adottati nei libri su Napoli: da Il ventre di Napoli (1878) della Serao, che della città denunciava in toni vibranti miseria e sporcizia, discende quella scrittura che si colloca a metà fra fiction e réportage, fra il racconto e l’autoanalisi, che si ritrova nei libri di Diego De Silva e Antonio Pascale, ed è ripresa nel recente Scuorno (Mondadori) in cui Francesco Durante esamina i mali di Napoli e dedica pagine intense al fallimento del piano di Antonio Bassolino il quale, eletto sindaco nei primi anni ’90, sperava di fare della città un centro culturale di risonanza internazionale.

Da I misteri di Napoli (1869) di Mastriani, storia di atroci delitti, con slittate nel romanzo d’appendice, deriva invece quell’attenzione al noir tutt’ora vitalissima, sovente espressa con morbose esplorazioni di mondi criminali, che vanta in Gomorra l’esempio di maggior successo, ma che prosegue fino ai bei romanzi polizieschi di Maurizio de Giovanni, pubblicati da Fandango e calati in un livido 1931, sotto una dittatura che mortifica ogni slancio vitale, e fino al violento La città perfetta (Garzanti) di Angelo Petrella.

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Chi pensa che Napoli sia soltanto appestata dall’immondizia o insanguinata da stragi di camorra, ignora l’esistenza di un’altra Napoli che al degrado e al crimine oppone la capacità di raccontarli, denunciarli, farne partecipe l’intero Paese. C’è una Napoli che non s’è arresa all’orrore. Durante le più brutali mattanze, mentre i dilauriani si scannavano con gli scissionisti, e le discariche s’intasavano di rifiuti, è fiorita una nuova letteratura che non ha eguali nel resto d’Italia e narra in toni aggressivi la tragedia di una città ferita, forse incompiuta, ma ancora dotata di un’incredibile vitalità.

Malgrado la crescente disoccupazione giovanile e l’offensiva della malavita
(i boss della camorra fanno appalti in tutto il mondo), Napoli ricomincia dall’arte, dalla parola, dalla scrittura, e rialza oggi la testa per vivere un periodo di notevole effervescenza creativa che non si esaurisce nella letteratura, ma può riscontrarsi anche in teatro, con le regie di Toni Servillo, e al cinema, con i film di Paolo Sorrentino.Dopo anni difficili, segnati da lacerazioni profonde, da divisioni e sofferenze, la città risorge grazie a un fermento creativo che lascia stupiti, ed è alimentato proprio dal disagio di vivere in un contesto imbarbarito, o forse nasce da un sussulto di orgoglio che spinge artisti e intellettuali ad affermare una voglia di cambiamento. Già registrato dal critico Generoso Picone nell’ultimo capitolo del suo I napoletani (Laterza 2005), il fenomeno s’impone anche per il rilievo statistico: da Napoli, ma anche da tutta la Campania, scaturisce il più elevato numero di scrittori rispetto alle altre regioni italiane. Il rinascimento napoletano s’è popolato in pochi anni di nuovi scrittori, nuovi romanzi, premi letterari, circoli di poesia.

Pubblicati dai più potenti editori italiani, autori come Diego De Silva, Giuseppe Montesano, Antonio Pascale, Francesco Piccolo, hanno sfiorato la vittoria allo «Strega», e nulla toglie alla loro forza creativa il fatto che il premio sia una lotta fra gruppi editoriali, più che un reale riconoscimento al miglior libro dell’anno. Come fiori sbocciati dal letame, sono nate sul territorio nuove case editrici: «Ad Est dell’Equatore» è la più estrosa, fondata da un team di giovani scrittori e caratterizzata da una feroce (e condivisibile) avversione nei riguardi degli editori che estorcono soldi ad autori esordienti in cambio della pubblicazione dei loro libri. Diretta da Piero Antonio Toma, «Compagnia dei Trovatori» è una solida realtà, il cui direttore editoriale, Nando Vitali, sostiene l’utilità di una «scrittura solidale» per attivare un’interazione fra gli artisti che scrivono di Napoli.

Convinto che la generazione di scrittori dell’immediato dopoguerra (Anna Maria Ortese, Raffaele La Capria, Michele Prisco, Luigi Compagnone) sia stata danneggiata dalla vocazione all’isolamento dei suoi esponenti che ne causò la dispersione, Vitali ha organizzato lo scorso 25 settembre una serata che sarà ritenuta uno spartiacque nella vita culturale della città: tredici scrittori napoletani (oltre al citato De Silva, anche Antonella Cilento, Valeria Parrella, Maurizio Braucci, Maurizio de Giovanni, l’appena trentenne Angelo Petrella e altri) sono stati invitati dalla Fondazione del Premio Napoli a leggere in pubblico otto racconti contenuti in La nave nera di Nicola Pugliese, mitico autore di Malacqua che da anni vive isolato, novello Salinger, nel borgo di Avella.

Spinto da analoghe tensioni, e affidando alla Fondazione del Premio Napoli un ruolo «sintattico» per accordare voci e suoni distanti fra loro, un intellettuale attento come Silvio Perrella sta realizzando una mappatura di questa fioritura che ricorda da vicino uno dei periodi più fecondi della letteratura partenopea, quello che impose, a cavallo fra Ottocento e Novecento, scrittori come Matilde Serao e Francesco Mastriani.

Il confronto non è casuale, perché consente di individuare, delineando una sorta di albero genealogico, l’origine dei registri stilistici oggi adottati nei libri su Napoli: da Il ventre di Napoli (1878) della Serao, che della città denunciava in toni vibranti miseria e sporcizia, discende quella scrittura che si colloca a metà fra fiction e réportage, fra il racconto e l’autoanalisi, che si ritrova nei libri di Diego De Silva e Antonio Pascale, ed è ripresa nel recente Scuorno (Mondadori) in cui Francesco Durante esamina i mali di Napoli e dedica pagine intense al fallimento del piano di Antonio Bassolino il quale, eletto sindaco nei primi anni ’90, sperava di fare della città un centro culturale di risonanza internazionale.

Da I misteri di Napoli (1869) di Mastriani, storia di atroci delitti, con slittate nel romanzo d’appendice, deriva invece quell’attenzione al noir tutt’ora vitalissima, sovente espressa con morbose esplorazioni di mondi criminali, che vanta in Gomorra l’esempio di maggior successo, ma che prosegue fino ai bei romanzi polizieschi di Maurizio de Giovanni, pubblicati da Fandango e calati in un livido 1931, sotto una dittatura che mortifica ogni slancio vitale, e fino al violento La città perfetta (Garzanti) di Angelo Petrella.

Sabato 25 Ottobre a Reggio Emilia Borsellino e Sonia Alfano presenti al dibattito "Mafia: Reggio isola felice?"


Saremo presenti per riprendere il dibattito che posteremo poi sul canale you tube del PdSUD.



Sonia Alfano, presidente dell’associazione nazionale famigliari vittime di mafia torna a Reggio insieme a Salvatore Borsellino, fratello del grande giudice Paolo Borsellino, barbaramente ucciso da «cosa nostra» poco dopo l’imicidio di Giovanni Falcone.


Sabato prossimo, a partire dalle ore 11, nella sala del Capitano del Popolo - all’hotel Posta in piazza del Monte - Sonia Alfano e Salvatore Borsellino parteciperanno infatti al dibattito dal titolo
"Mafia: Reggio isola felice? Come prevenire e combattere le infiltrazioni del crimine organizzato", dedicato al tema delle infiltrazioni mafiose a Reggio e in Emilia-Romagna.

Un tema già affrontato e denunciato in un dibattito svoltosi il 5 settembre scorso. L’evento è organizzato dall’associazione civica Amici di Beppe Grillo, Meet Up e gruppo consigliare lista civica Gente di Reggio.

«Un dibattito - scrivono in una nota gli organizzatori - aperto a tutti gli onesti cittadini, perché la lotta alla mafia è di tutte le persone oneste che vogliono rialzare la testa e non accettano infiltrazioni nella nostra società ed economia reggiana.

Ma sono anche altre le iniziative - durante il week end - di Sonia Alfano e Salvatore Borsellino a Reggio.

Nella serata di venerdì 24, Sonia Alfano parteciperà infatti al banchetto promosso dagli Amici di Beppe Grillo sul referendum contro il «Lodo Alfano» (nessuna parentela tra la presidente dell’associazione e il ministro che dà il nome al lodo).

L’appuntamento è fissato al circolo Arci Fuori Orario di Taneto di Gattatico. Sabato mattina, invece, dalle 8.30 alle 10.30, grazie all’interessamento di Davide Valeriani, ex studente del Bus, Sonia Alfano e Salvatore Borsellino parleranno di lotta alla mafia e del pericolo infiltrazioni nel reggiano agli studenti dell’istituto cittadino Bus Pascal.

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Saremo presenti per riprendere il dibattito che posteremo poi sul canale you tube del PdSUD.



Sonia Alfano, presidente dell’associazione nazionale famigliari vittime di mafia torna a Reggio insieme a Salvatore Borsellino, fratello del grande giudice Paolo Borsellino, barbaramente ucciso da «cosa nostra» poco dopo l’imicidio di Giovanni Falcone.


Sabato prossimo, a partire dalle ore 11, nella sala del Capitano del Popolo - all’hotel Posta in piazza del Monte - Sonia Alfano e Salvatore Borsellino parteciperanno infatti al dibattito dal titolo
"Mafia: Reggio isola felice? Come prevenire e combattere le infiltrazioni del crimine organizzato", dedicato al tema delle infiltrazioni mafiose a Reggio e in Emilia-Romagna.

Un tema già affrontato e denunciato in un dibattito svoltosi il 5 settembre scorso. L’evento è organizzato dall’associazione civica Amici di Beppe Grillo, Meet Up e gruppo consigliare lista civica Gente di Reggio.

«Un dibattito - scrivono in una nota gli organizzatori - aperto a tutti gli onesti cittadini, perché la lotta alla mafia è di tutte le persone oneste che vogliono rialzare la testa e non accettano infiltrazioni nella nostra società ed economia reggiana.

Ma sono anche altre le iniziative - durante il week end - di Sonia Alfano e Salvatore Borsellino a Reggio.

Nella serata di venerdì 24, Sonia Alfano parteciperà infatti al banchetto promosso dagli Amici di Beppe Grillo sul referendum contro il «Lodo Alfano» (nessuna parentela tra la presidente dell’associazione e il ministro che dà il nome al lodo).

L’appuntamento è fissato al circolo Arci Fuori Orario di Taneto di Gattatico. Sabato mattina, invece, dalle 8.30 alle 10.30, grazie all’interessamento di Davide Valeriani, ex studente del Bus, Sonia Alfano e Salvatore Borsellino parleranno di lotta alla mafia e del pericolo infiltrazioni nel reggiano agli studenti dell’istituto cittadino Bus Pascal.

mercoledì 22 ottobre 2008

IL VERO MOSTRO NELL'OMBRA DEL DISASTRO ECONOMICO


DI CHRIS FLOYD

Empire Burlesque


Ciò che ha causato una paura mortale nel cuore dei mercati e dei governi non sono i cattivi mutui, ma il quasi incomprensibilmente grande e complesso mercato dei "derivati"...
Il castello di carte è caduto e ha mostrato un buco di debito basato sui derivati che non potrebbe essere riempito, letteralmente, nemmeno da tutto il denaro del mondo.
Ha rapidamente preso piede il mito che il crack finanziario globale sia stato causato dai cattivi mutui. Questo ha permesso agli arruffapopolo di destra di far ricadere la colpa del disastro sui programmi "liberal" che incoraggiavano l'acquisto di una casa di proprietà da parte di una piccola percentuale di persone a basso reddito (un inganno velenoso che parte dei media mainstream è riuscita efficacemente a distruggere), mentre i "progressisti" di varie estrazioni hanno denunciato banche e altre istituzioni finanziarie per avere propinato credito troppo facile a persone che non se lo potevano permettere.
I mutui non sostenibili sono un fattore chiave nel crack globale, naturalmente.
E molta gente (in gran parte bianchi, per inciso) ha sottoscritto mutui che non si sarebbe potuta permettere nel caso la bolla immobiliare si fosse sgonfiata, cosa che è successa in modo spettacolare.
E naturalmente è innegabile che l'industria dei servizi finanziari sia andata a tentare le persone con la proposta di credito facile, proprio come i piccoli spacciatori tentano di piazzare marijuana nei cortili delle scuole.
Tutto ciò era destinato a finire male, e così è successo.
Ma tutte queste cose da sole non sarebbero state sufficienti a minacciare la distruzione dell'intero sistema finanziario globale, né a causare il panico folle e cieco che ha strangolato i mercati finanziari, sequestrato il flusso vitale di denaro tra le banche, e spinto i governi occidentali adoratori del " libero" mercato a compiere nazionalizzazioni e interventi che, per le cifre, fanno scomparire qualunque iniziativa presa a seguito di una rivoluzione comunista.
(Come fa notare John Lancaster nella London Review of Books, la sola acquisizione da parte dell'amministrazione Bush di Fannie Mae e Freddie Mac è stata " in valore monetario, la più grande nazionalizzazione nella storia mondiale". E quello era solo l'inizio.)
Ciò che ha causato una paura mortale nel cuore dei mercati e dei governi non sono i cattivi mutui, ma il quasi incomprensibilmente grande e complesso mercato dei "derivati", in parte basato sul debito ipotecario--ma anche su una grande quantità di altre fonti che sono state "cartolarizzate", trasformate in commerciabili, anche se impalpabili, beni e poi vendute in una sconcertante varietà di sempre più arcane forme.
Ciò è stato accompagnato dall'espansione da un altro vasto mercato nei meccanismi assicurativi, volto a proteggere questi derivati -- meccanismi che a loro volta sono stati "cartolarizzati".Allo stesso tempo l'industria dei servizi finanziari ha usato i suoi prezzolati portaborse nei governi di tutto il mondo per allentare praticamente qualunque restrizione, non solo sulle cartolarizzazioni e sul commercio dei derivati, ma anche sulla quantità di debito che le società potevano sottoscrivere per giocare in questi mercati fortemente espansi e deregolamentati. Per esempio, come fa notare Lancaster, la britannica Barclays Bank ha un rapporto tra debito e capitale di 63 a uno.
Per un momento immaginatevi cosa vorrebbe dire ciò tradotto nelle vostre finanze private,la possibilità cioè do estendere quanto concretamente e realmente avete sino a prendere a prestito una quantità 60 volte superiore: io sarei proprietario di un'isola.
E voi?Il risultato di tutto ciò è stata la costruzione di un ciclopico castello di carte, basato praticamente sul nulla, e lasciato incustodito all'ombra di quella "tempesta perfetta" che si andava preparando, composta di avidità, deregolamentazione e corruzione politica.Quella tempesta si è ormai scatenata. Il castello di carte è caduto e ha mostrato un buco di debito basato sui derivati che non potrebbe essere riempito, letteralmente, nemmeno da tutto il denaro del mondo, tanto meno dalle sole migliaia di miliardi che i governi nazionali gli stanno freneticamente gettando in pasto oggi.

Si, "sole" migliaia di miliardi. Come spiega Will Hutton sull'Observer:
Il cuore oscuro del sistema finanziario globale è il mercato da $ 55 mila miliardi dei derivati del credito e, in particolare, dei credit default swaps, il meccanismo comunemente usato per assicurare le banche contro perdite su investimenti rischiosi [Da
Wikipedia:
"(Il credit default swap è) un accordo tra un acquirente ed un venditore per mezzo del quale il compratore paga un premio periodico a fronte di un pagamento da parte del venditore in occasione di un evento relativo ad un credito (come ad esempio il fallimento del debitore) cui il contratto è riferito." n.d.t.].
Questo è un mercato grande più del doppio dei prodotti interni lordi di Usa, Giappone e Unione Europea messi assieme. Sino a che non verrà ripulito e non verrà rimossa la minaccia tossica che esso pone, la pandemia continuerà. Persino le banche nazionalizzate, e i paesi dietro ad esse, potrebbero essere sopraffatti dalla dimensione della perdite che stanno emergendo.Provate a immaginarlo: un mercato da $ 55 mila miliardi a rischio di una completa distruzione.
Persino il debito derivato di proprietà di singole istituzioni è a livelli tali da mettere in bancarotta una nazione. Per esempio, una sola banca in Gran Bretagna, ancora una volta la Barclays, detiene più di $ 2.400 miliardi di credit default swaps, il meccanismo " assicurativo" commerciabile contro il rischio di fallimento. Questa cifra supera l'intero Pil della Gran Bretagna.
Se tutta quella carta va a male, non ci sono sufficienti beni reali in tutta la nazione per ripagarla.
E stiamo parlando di una sola banca, in un solo paese.Hutton fornisce dettagli:
Questo mercato nei derivati del credito è cresciuto in modo esplosivo negli scorsi 10 anni, largamente in risposta al mercato da $ 10 mila miliardi in beni cartolarizzati--l'impacchettamento dei guadagni provenienti da una grande varietà di fonti (affitti di uffici, tasse portuali, pagamenti mutuari, stadi sportivi) e la successiva vendita come "obbligazioni" [cioè come bene cartolarizzato n.d.t] da commerciare tra banche.In parole povere queste obbligazioni sono rischiose, perciò i mercati hanno inventato un sistema di assicurazioni.
L'acquirente di una obbligazione può acquistare quello che è di fatto un contratto assicurativo che proteggerà lui o lei contro l'insolvenza -- un credit default swap (CDS). Ma, a differenza del contratto di polizza assicurativa completa sulla vostra macchina che avete con una compagnia assicurativa, questi contratti di assicurazione contro l'insolvenza del credito possono essere liberamente venduti e comprati. Complessi modelli matematici vengono continuamente usati per stabilire il rischio e paragonarlo ai prezzi di mercato.
Se il rischio cade, i CDS diventano economici; se il rischio sale--perché, ad esempio, un'agenzia di rating del credito dichiara che la società emittente è meno solida--il prezzo sale. Gli hedge funds speculano selvaggiamente su questo mercato.Il loro scopo era trovare una soluzione di mercato per rendere meno rischiose le cartolarizzazioni; ma di fatto le rendono più rischiose, come stiamo vedendo oggi.
Il crollo della Lehman Brothers--il rifiuto di salvarla ha portato conseguenze cataclismiche--significa che essa non può più onorare $ 110 miliardi di obbligazioni e 440 miliardi di dollari di CDS che aveva sottoscritto.
Venerdì i contratti fregatura sono stati messi all'asta, e gli acquirenti hanno pagato la misera cifra di otto cent per ogni dollaro di valore.
Detta in altri termini, vi è ora un buco da $ 414 miliardi che qualcuno in possesso di questi contratti deve onorare. E se ora vi sta già girando la testa, aggiungete le tre banche islandesi fallite. Esse non possono più onorare oltre $ 50 miliardi di obbligazioni, né l'inimmaginabile cifra di $ 200 miliardi di CDS...


Mentre ogni banca cerca di passare il pacco avvelenato a qualcun altro, il sistema deve trovare denaro. In modo che venga alla fine fornita compensazione per quei contratti praticamente senza valore e per il debito attualmente non assicurato. Ma da chi? siccome nessuno sa--né i regolatori, né le banche né i governi-- chi è proprietario dei swap e se essi sono degni di credito, nessuno può rispondere a questa domanda. Forse i proprietari di questo tipo di assicurazioni otterranno il denaro loro dovuto; ma ciò indebolirà qualcun altro?
Il risultato: il panico.Questo è il vortice discendente estremamente pericoloso in cui si è intrappolato il sistema. Questo è il motivo per cui il valore delle azioni sta crollando. Con il peggiorare della recessione, vi saranno insolvibilità su obbligazioni cartolarizzate e il potenziale crollo di altre banche al di fuori della barriera protettiva del G-7.
Nessuno sa quale frazione dei $ 55 mila miliardi di contratti sull'insolvibilità del credito che sono stati ad oggi sottoscritti verrà onorata, e chi potrebbe subire perdite ammontanti a migliaia di miliardi di dollari.
Questa è la belva nell'oscurità che sta ossessionando gli inetti leader del mondo sviluppato: $ 55 mila miliardi di debito irresponsabile, e nessun modo di sapere quanta parte di esso viene in questo momento scaricata nel gabinetto, portando con sé l'economia globale.I massicci interventi a cui stiamo assistendo potrebbero stabilizzare temporaneamente i mercati, o anche arrestare la loro caduta libera abbastanza a lungo da permettere di compiere un qualche genere di massiccia ristrutturazione del sistema finanziario globale.
Ma potrebbe non essere così. Perché non è affatto certo che si riesca a trovare, tra gli attuali leader politici mondiali, la saggezza e il coraggio politico di arrivare a un sistema finanziario migliore. Leader politici che, come abbiamo notato l'altro giorno, sono tutti saliti al potere con l'attuale sistema e, in un modo o nell'altro, devono il loro potere e i loro privilegi ai "malviventi delle grandi ricchezze" e al culto estremista del fondamentalismo di mercato.
Non vi è da nessuna parte indicazione che il circolo di collusione e corruzione tra i governi e la Grande Ricchezza sia stato anche solamente allentato, men che meno rotto, dalla catastrofe economica. Tutti i vari piani di salvataggio e le "azioni coordinate" hanno ancora come scopo primario la preservazione dei malviventi nel loro attuale stato di ricchezza, privilegio e dominio.
Come fa notare Jonathan Schwarz:
Le elite Usa cercheranno ancora di imporre tutti gli aggiustamenti strutturali che riescono, in modo da ottenere che l'80% meno ricco degli Stati Uniti paghi il prezzo delle spettacolari cavolate dell'elite. Lo Washington Post ha già iniziato a scrivere su come l'attuale crisi dimostri che dobbiamo tagliare i programmi di Social Security. Aspettatevi molte altre richieste simili.
L'unica vaga speranza che abbiamo per una genuina riforma--anche solo imperfetta, conflittuale, di compromesso, che è tutto ciò che potremo mai ottenere in questo mondo sino al momento in cui che il leone giacerà con l'agnello--è che l'impressionante scala del problema reale --la bestia da $ 55 mila miliardi, la potenziale ed estremamente reale causa della dissoluzione completa dell'economia globale e del potere statuale che dipende da essa--possa costringere alcuni politici all'apostasia, a rinunciare al culto del mercato e a mordere le mani che per tanto tempo hanno dato loro da mangiare.
Senza questa eventualità quasi miracolosa, saremo lasciati con un altro malfermo castello di carte, schiaffato assieme su due piedi--largamente su ordine dei malfattori e a loro beneficio--mentre la bestia spalanca le sue poderose fauci e si prepara ad ingoiarci tutti.
Titolo originale: "Not Enough Money in the World: The Real Monster in the Meltdown Closet"
Fonte italiana:ComeDonChisciotte
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DI CHRIS FLOYD

Empire Burlesque


Ciò che ha causato una paura mortale nel cuore dei mercati e dei governi non sono i cattivi mutui, ma il quasi incomprensibilmente grande e complesso mercato dei "derivati"...
Il castello di carte è caduto e ha mostrato un buco di debito basato sui derivati che non potrebbe essere riempito, letteralmente, nemmeno da tutto il denaro del mondo.
Ha rapidamente preso piede il mito che il crack finanziario globale sia stato causato dai cattivi mutui. Questo ha permesso agli arruffapopolo di destra di far ricadere la colpa del disastro sui programmi "liberal" che incoraggiavano l'acquisto di una casa di proprietà da parte di una piccola percentuale di persone a basso reddito (un inganno velenoso che parte dei media mainstream è riuscita efficacemente a distruggere), mentre i "progressisti" di varie estrazioni hanno denunciato banche e altre istituzioni finanziarie per avere propinato credito troppo facile a persone che non se lo potevano permettere.
I mutui non sostenibili sono un fattore chiave nel crack globale, naturalmente.
E molta gente (in gran parte bianchi, per inciso) ha sottoscritto mutui che non si sarebbe potuta permettere nel caso la bolla immobiliare si fosse sgonfiata, cosa che è successa in modo spettacolare.
E naturalmente è innegabile che l'industria dei servizi finanziari sia andata a tentare le persone con la proposta di credito facile, proprio come i piccoli spacciatori tentano di piazzare marijuana nei cortili delle scuole.
Tutto ciò era destinato a finire male, e così è successo.
Ma tutte queste cose da sole non sarebbero state sufficienti a minacciare la distruzione dell'intero sistema finanziario globale, né a causare il panico folle e cieco che ha strangolato i mercati finanziari, sequestrato il flusso vitale di denaro tra le banche, e spinto i governi occidentali adoratori del " libero" mercato a compiere nazionalizzazioni e interventi che, per le cifre, fanno scomparire qualunque iniziativa presa a seguito di una rivoluzione comunista.
(Come fa notare John Lancaster nella London Review of Books, la sola acquisizione da parte dell'amministrazione Bush di Fannie Mae e Freddie Mac è stata " in valore monetario, la più grande nazionalizzazione nella storia mondiale". E quello era solo l'inizio.)
Ciò che ha causato una paura mortale nel cuore dei mercati e dei governi non sono i cattivi mutui, ma il quasi incomprensibilmente grande e complesso mercato dei "derivati", in parte basato sul debito ipotecario--ma anche su una grande quantità di altre fonti che sono state "cartolarizzate", trasformate in commerciabili, anche se impalpabili, beni e poi vendute in una sconcertante varietà di sempre più arcane forme.
Ciò è stato accompagnato dall'espansione da un altro vasto mercato nei meccanismi assicurativi, volto a proteggere questi derivati -- meccanismi che a loro volta sono stati "cartolarizzati".Allo stesso tempo l'industria dei servizi finanziari ha usato i suoi prezzolati portaborse nei governi di tutto il mondo per allentare praticamente qualunque restrizione, non solo sulle cartolarizzazioni e sul commercio dei derivati, ma anche sulla quantità di debito che le società potevano sottoscrivere per giocare in questi mercati fortemente espansi e deregolamentati. Per esempio, come fa notare Lancaster, la britannica Barclays Bank ha un rapporto tra debito e capitale di 63 a uno.
Per un momento immaginatevi cosa vorrebbe dire ciò tradotto nelle vostre finanze private,la possibilità cioè do estendere quanto concretamente e realmente avete sino a prendere a prestito una quantità 60 volte superiore: io sarei proprietario di un'isola.
E voi?Il risultato di tutto ciò è stata la costruzione di un ciclopico castello di carte, basato praticamente sul nulla, e lasciato incustodito all'ombra di quella "tempesta perfetta" che si andava preparando, composta di avidità, deregolamentazione e corruzione politica.Quella tempesta si è ormai scatenata. Il castello di carte è caduto e ha mostrato un buco di debito basato sui derivati che non potrebbe essere riempito, letteralmente, nemmeno da tutto il denaro del mondo, tanto meno dalle sole migliaia di miliardi che i governi nazionali gli stanno freneticamente gettando in pasto oggi.

Si, "sole" migliaia di miliardi. Come spiega Will Hutton sull'Observer:
Il cuore oscuro del sistema finanziario globale è il mercato da $ 55 mila miliardi dei derivati del credito e, in particolare, dei credit default swaps, il meccanismo comunemente usato per assicurare le banche contro perdite su investimenti rischiosi [Da
Wikipedia:
"(Il credit default swap è) un accordo tra un acquirente ed un venditore per mezzo del quale il compratore paga un premio periodico a fronte di un pagamento da parte del venditore in occasione di un evento relativo ad un credito (come ad esempio il fallimento del debitore) cui il contratto è riferito." n.d.t.].
Questo è un mercato grande più del doppio dei prodotti interni lordi di Usa, Giappone e Unione Europea messi assieme. Sino a che non verrà ripulito e non verrà rimossa la minaccia tossica che esso pone, la pandemia continuerà. Persino le banche nazionalizzate, e i paesi dietro ad esse, potrebbero essere sopraffatti dalla dimensione della perdite che stanno emergendo.Provate a immaginarlo: un mercato da $ 55 mila miliardi a rischio di una completa distruzione.
Persino il debito derivato di proprietà di singole istituzioni è a livelli tali da mettere in bancarotta una nazione. Per esempio, una sola banca in Gran Bretagna, ancora una volta la Barclays, detiene più di $ 2.400 miliardi di credit default swaps, il meccanismo " assicurativo" commerciabile contro il rischio di fallimento. Questa cifra supera l'intero Pil della Gran Bretagna.
Se tutta quella carta va a male, non ci sono sufficienti beni reali in tutta la nazione per ripagarla.
E stiamo parlando di una sola banca, in un solo paese.Hutton fornisce dettagli:
Questo mercato nei derivati del credito è cresciuto in modo esplosivo negli scorsi 10 anni, largamente in risposta al mercato da $ 10 mila miliardi in beni cartolarizzati--l'impacchettamento dei guadagni provenienti da una grande varietà di fonti (affitti di uffici, tasse portuali, pagamenti mutuari, stadi sportivi) e la successiva vendita come "obbligazioni" [cioè come bene cartolarizzato n.d.t] da commerciare tra banche.In parole povere queste obbligazioni sono rischiose, perciò i mercati hanno inventato un sistema di assicurazioni.
L'acquirente di una obbligazione può acquistare quello che è di fatto un contratto assicurativo che proteggerà lui o lei contro l'insolvenza -- un credit default swap (CDS). Ma, a differenza del contratto di polizza assicurativa completa sulla vostra macchina che avete con una compagnia assicurativa, questi contratti di assicurazione contro l'insolvenza del credito possono essere liberamente venduti e comprati. Complessi modelli matematici vengono continuamente usati per stabilire il rischio e paragonarlo ai prezzi di mercato.
Se il rischio cade, i CDS diventano economici; se il rischio sale--perché, ad esempio, un'agenzia di rating del credito dichiara che la società emittente è meno solida--il prezzo sale. Gli hedge funds speculano selvaggiamente su questo mercato.Il loro scopo era trovare una soluzione di mercato per rendere meno rischiose le cartolarizzazioni; ma di fatto le rendono più rischiose, come stiamo vedendo oggi.
Il crollo della Lehman Brothers--il rifiuto di salvarla ha portato conseguenze cataclismiche--significa che essa non può più onorare $ 110 miliardi di obbligazioni e 440 miliardi di dollari di CDS che aveva sottoscritto.
Venerdì i contratti fregatura sono stati messi all'asta, e gli acquirenti hanno pagato la misera cifra di otto cent per ogni dollaro di valore.
Detta in altri termini, vi è ora un buco da $ 414 miliardi che qualcuno in possesso di questi contratti deve onorare. E se ora vi sta già girando la testa, aggiungete le tre banche islandesi fallite. Esse non possono più onorare oltre $ 50 miliardi di obbligazioni, né l'inimmaginabile cifra di $ 200 miliardi di CDS...


Mentre ogni banca cerca di passare il pacco avvelenato a qualcun altro, il sistema deve trovare denaro. In modo che venga alla fine fornita compensazione per quei contratti praticamente senza valore e per il debito attualmente non assicurato. Ma da chi? siccome nessuno sa--né i regolatori, né le banche né i governi-- chi è proprietario dei swap e se essi sono degni di credito, nessuno può rispondere a questa domanda. Forse i proprietari di questo tipo di assicurazioni otterranno il denaro loro dovuto; ma ciò indebolirà qualcun altro?
Il risultato: il panico.Questo è il vortice discendente estremamente pericoloso in cui si è intrappolato il sistema. Questo è il motivo per cui il valore delle azioni sta crollando. Con il peggiorare della recessione, vi saranno insolvibilità su obbligazioni cartolarizzate e il potenziale crollo di altre banche al di fuori della barriera protettiva del G-7.
Nessuno sa quale frazione dei $ 55 mila miliardi di contratti sull'insolvibilità del credito che sono stati ad oggi sottoscritti verrà onorata, e chi potrebbe subire perdite ammontanti a migliaia di miliardi di dollari.
Questa è la belva nell'oscurità che sta ossessionando gli inetti leader del mondo sviluppato: $ 55 mila miliardi di debito irresponsabile, e nessun modo di sapere quanta parte di esso viene in questo momento scaricata nel gabinetto, portando con sé l'economia globale.I massicci interventi a cui stiamo assistendo potrebbero stabilizzare temporaneamente i mercati, o anche arrestare la loro caduta libera abbastanza a lungo da permettere di compiere un qualche genere di massiccia ristrutturazione del sistema finanziario globale.
Ma potrebbe non essere così. Perché non è affatto certo che si riesca a trovare, tra gli attuali leader politici mondiali, la saggezza e il coraggio politico di arrivare a un sistema finanziario migliore. Leader politici che, come abbiamo notato l'altro giorno, sono tutti saliti al potere con l'attuale sistema e, in un modo o nell'altro, devono il loro potere e i loro privilegi ai "malviventi delle grandi ricchezze" e al culto estremista del fondamentalismo di mercato.
Non vi è da nessuna parte indicazione che il circolo di collusione e corruzione tra i governi e la Grande Ricchezza sia stato anche solamente allentato, men che meno rotto, dalla catastrofe economica. Tutti i vari piani di salvataggio e le "azioni coordinate" hanno ancora come scopo primario la preservazione dei malviventi nel loro attuale stato di ricchezza, privilegio e dominio.
Come fa notare Jonathan Schwarz:
Le elite Usa cercheranno ancora di imporre tutti gli aggiustamenti strutturali che riescono, in modo da ottenere che l'80% meno ricco degli Stati Uniti paghi il prezzo delle spettacolari cavolate dell'elite. Lo Washington Post ha già iniziato a scrivere su come l'attuale crisi dimostri che dobbiamo tagliare i programmi di Social Security. Aspettatevi molte altre richieste simili.
L'unica vaga speranza che abbiamo per una genuina riforma--anche solo imperfetta, conflittuale, di compromesso, che è tutto ciò che potremo mai ottenere in questo mondo sino al momento in cui che il leone giacerà con l'agnello--è che l'impressionante scala del problema reale --la bestia da $ 55 mila miliardi, la potenziale ed estremamente reale causa della dissoluzione completa dell'economia globale e del potere statuale che dipende da essa--possa costringere alcuni politici all'apostasia, a rinunciare al culto del mercato e a mordere le mani che per tanto tempo hanno dato loro da mangiare.
Senza questa eventualità quasi miracolosa, saremo lasciati con un altro malfermo castello di carte, schiaffato assieme su due piedi--largamente su ordine dei malfattori e a loro beneficio--mentre la bestia spalanca le sue poderose fauci e si prepara ad ingoiarci tutti.
Titolo originale: "Not Enough Money in the World: The Real Monster in the Meltdown Closet"
Fonte italiana:ComeDonChisciotte

RadioMafiopoli dal regno di Gomorra


Continuano le storie che Giulio Cavalli racconta prendendo spunto di volta in volta dai fatti che avvengono nell’attualità che ci circonda, rivoltandole in maniera ironica. e questa settimana non poteva che continuare la storia dei Capalesi, la famiglia che regna a Gomorra, comandata dal terribile Sandrocàn Schiavone. Presi di mira i presunti pentimenti dei cittadini di mafiopoli e soprattutto il carcere duro, un carcere così duro che i boss possono inviare anche i fax a Saviano.

Cavalli prende in prestito le parole di Riina U’Curtu, una delle star di queste storie, assieme a zu binnu di Provenza, per distruggere con l’ironia tutti i luoghi comuni raccontati attorno allo scrittore casertano.

Dalla provincia di Gomorra, in Campania si torna a Palermo, in Sicilia, la capitale di Mafiopoli, dove l’ex governatore “Totò bacio bacio”, il bacetto rotante più pericoloso del west, ha passato il testimone a Lombardo, il governatore del nord.

Nonostante questo però si scopre un fitto giro d’affari di “famiglia” in piena continuità con la vecchia gestione.





Fonte:Agoravox
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Continuano le storie che Giulio Cavalli racconta prendendo spunto di volta in volta dai fatti che avvengono nell’attualità che ci circonda, rivoltandole in maniera ironica. e questa settimana non poteva che continuare la storia dei Capalesi, la famiglia che regna a Gomorra, comandata dal terribile Sandrocàn Schiavone. Presi di mira i presunti pentimenti dei cittadini di mafiopoli e soprattutto il carcere duro, un carcere così duro che i boss possono inviare anche i fax a Saviano.

Cavalli prende in prestito le parole di Riina U’Curtu, una delle star di queste storie, assieme a zu binnu di Provenza, per distruggere con l’ironia tutti i luoghi comuni raccontati attorno allo scrittore casertano.

Dalla provincia di Gomorra, in Campania si torna a Palermo, in Sicilia, la capitale di Mafiopoli, dove l’ex governatore “Totò bacio bacio”, il bacetto rotante più pericoloso del west, ha passato il testimone a Lombardo, il governatore del nord.

Nonostante questo però si scopre un fitto giro d’affari di “famiglia” in piena continuità con la vecchia gestione.





Fonte:Agoravox

martedì 21 ottobre 2008

 
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