mercoledì 27 agosto 2008

martedì 26 agosto 2008

COMUNICATO


Il PdSUD, dopo il recente incontro di Agnano ha espresso chiaramente la necessità di un incontro di verifica tra i movimenti meridionalisti per la definizione di una strategia politica condivisa.

Ciò anche al fine di allargare ancor più il fronte degli aderenti.

Con tale spirito aveva accolto l’invito a partecipare all’incontro di Lamezia Terme del 30 c.m.

Appreso che l’incontro di Lamezia Terme è stato organizzato, invece, con il fine esclusivo di presentare alla stampa la costituenda Confederazione proclamandone la costituzione.

Preso atto che il PdSUD non fa parte della costituenda Confederazione. Preso atto che non si è ritenuto di discutere e concordare un documento comune con il gruppo dirigente del PdSUD.

Preso atto di ciò il gruppo dirigente del PdSUD ha deciso di non intervenire alla manifestazione di cui sopra.

Il PdSUD conferma il suo impegno per la nascita di un fronte comune capace di rappresentare le legittime aspirazioni della comunità meridionale che accusa un crescente inaccettabile divario con quelle più ricche delle Regioni del centro-nord Italia e guarderà con attenzione alle iniziative che la nascente Confederazione riterrà di intraprendere auspicando che in futuro possano crearsi le condizioni per un confronto finalizzato alla promozione di comuni iniziative politiche.

Il Gruppo dirigente del PdSUD ed i propri militanti con il presente comunicato, inviano sinceri auguri di buon lavoro a tutti coloro che riterranno di intervenire alla manifestazione sopracitata.


Antonio Ciano/Erasmo Vecchio.
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Il PdSUD, dopo il recente incontro di Agnano ha espresso chiaramente la necessità di un incontro di verifica tra i movimenti meridionalisti per la definizione di una strategia politica condivisa.

Ciò anche al fine di allargare ancor più il fronte degli aderenti.

Con tale spirito aveva accolto l’invito a partecipare all’incontro di Lamezia Terme del 30 c.m.

Appreso che l’incontro di Lamezia Terme è stato organizzato, invece, con il fine esclusivo di presentare alla stampa la costituenda Confederazione proclamandone la costituzione.

Preso atto che il PdSUD non fa parte della costituenda Confederazione. Preso atto che non si è ritenuto di discutere e concordare un documento comune con il gruppo dirigente del PdSUD.

Preso atto di ciò il gruppo dirigente del PdSUD ha deciso di non intervenire alla manifestazione di cui sopra.

Il PdSUD conferma il suo impegno per la nascita di un fronte comune capace di rappresentare le legittime aspirazioni della comunità meridionale che accusa un crescente inaccettabile divario con quelle più ricche delle Regioni del centro-nord Italia e guarderà con attenzione alle iniziative che la nascente Confederazione riterrà di intraprendere auspicando che in futuro possano crearsi le condizioni per un confronto finalizzato alla promozione di comuni iniziative politiche.

Il Gruppo dirigente del PdSUD ed i propri militanti con il presente comunicato, inviano sinceri auguri di buon lavoro a tutti coloro che riterranno di intervenire alla manifestazione sopracitata.


Antonio Ciano/Erasmo Vecchio.

Lombardo pronto ad indossare anche la camicia rossa garibaldina pur di ottenere i finanziamenti per festeggiare "il risorgimento" nel 2011...


Chiedere finanziamenti per festeggiare l'invasione del Sud, il suo saccheggio e lo sterminio di un milione di meridionali ..??!!.....
Invitato d'onore ai festeggiamenti il Sindaco di Pontelandolfo....
Evviva !!
(PdSud ER)
Vittorio Sgarbi
si è accorto che la Sicilia
non ha chiesto il becco di
un quattrino per celebrare il Risorgimento nel 2011.
Lo hanno già fatto in tanti, ottenendo il finanziamento di opere pubbliche importanti, legati in qualche modo alla ricorrenza, la Regione invece non ha presentato alcun progetto. I termini sono scaduti, avrebbe dovuto farlo entro il 30 giugno, ma c’è la possibilità di riparare perché spetta al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, assumere le decisioni finali.

Sgarbi, da sindaco di Salemi, si è rivolto al Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, chiedendo conto e ragione di questa dimenticanza e adombrando una volontà “ideologica” di Lombardo, che l’interessato ha smentito, dicendosi pronto ad indossare anche la camicia rossa garibaldina pur di ottenere i finanziamenti per la Sicilia. Ha detto di non avere saputo nulla del provvedimento e di non avere perciò avuto alcuna possibilità di esprimere un giudizio in merito.

Fra Sgarbi e Lombardo, dopo un primo duro scambio di battute, è arrivato il giorno della pace e della convivenza. I due si sono incontrati ed hanno confrontato le reciproche posizioni, come fanno i grandi personaggi che cercano di smussare gli angoli ma non arretrano di una virgola. I caratteri dei due sono imprevedibili, Sgarbi è un’altalena di sentimenti, passioni, umori, convinzioni. Tutto. Sostiene una cosa e il suo contrario con la stessa tenacia e determinazione. Da quando fa il sindaco di Salemi non ha sbagliato molto, è riuscito a tenere nelle pagine dei giornali sia lui che la città che amministra. Un buon risultato per Salemi, che aveva affidato allo sbarco dei Mille la sua presenza in vita.
Sul valore del Risorgimento e su Giuseppe Garibaldi, inoltre, Sgarbi la pensa in modo diametralmente opposto a Lombardo. Mentre questi plaudiva all’iniziativa del sindaco di Capo D’Orlando, che ha picconato la lapide di Garibaldi, Sgarbi esprimeva con tono risentito il suo dissenso.

La questione ha coinvolto storici, politici, intellettuali e semplici cittadini. Lo testimonia il numero di commenti che Siciliainformazioni ospita sull’argomento da un mese a questa parte. Su Repubblica il professore Andrea Manzella ha affrontato l’argomento, in un editoriale dedicato al profondo cambiamento che l’idea di nazione ha subito nel nostro Paese.

Manzella fa del Sindaco di Capo d’Orlando, che scalpella il nome di Giuseppe Garibaldi da una piazza cittadina, l’icona di questa ritirata dell’idea di nazione che Manzella sospetta.
“Certo, quel poveretto (il sindaco di Capo d’Orlando; n.d.r.) non poteva sapere che Garibaldi le uniche sue dimissioni politiche da parlamentare le dette il 7 gennaio 1864, per protestare proprio contro certe indiscriminate repressioni militari in Sicilia, il “pacchetto sicurezza” dell’epoca.
Scrisse il generale: “non mi consiglia solo l’affetto dovuto alla Sicilia, ma il pensiero che in essa furono offesi il diritto e l’onore, compromessa la salute di tutta l’Italia
”.
siciliainformazioni.com
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Chiedere finanziamenti per festeggiare l'invasione del Sud, il suo saccheggio e lo sterminio di un milione di meridionali ..??!!.....
Invitato d'onore ai festeggiamenti il Sindaco di Pontelandolfo....
Evviva !!
(PdSud ER)
Vittorio Sgarbi
si è accorto che la Sicilia
non ha chiesto il becco di
un quattrino per celebrare il Risorgimento nel 2011.
Lo hanno già fatto in tanti, ottenendo il finanziamento di opere pubbliche importanti, legati in qualche modo alla ricorrenza, la Regione invece non ha presentato alcun progetto. I termini sono scaduti, avrebbe dovuto farlo entro il 30 giugno, ma c’è la possibilità di riparare perché spetta al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, assumere le decisioni finali.

Sgarbi, da sindaco di Salemi, si è rivolto al Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, chiedendo conto e ragione di questa dimenticanza e adombrando una volontà “ideologica” di Lombardo, che l’interessato ha smentito, dicendosi pronto ad indossare anche la camicia rossa garibaldina pur di ottenere i finanziamenti per la Sicilia. Ha detto di non avere saputo nulla del provvedimento e di non avere perciò avuto alcuna possibilità di esprimere un giudizio in merito.

Fra Sgarbi e Lombardo, dopo un primo duro scambio di battute, è arrivato il giorno della pace e della convivenza. I due si sono incontrati ed hanno confrontato le reciproche posizioni, come fanno i grandi personaggi che cercano di smussare gli angoli ma non arretrano di una virgola. I caratteri dei due sono imprevedibili, Sgarbi è un’altalena di sentimenti, passioni, umori, convinzioni. Tutto. Sostiene una cosa e il suo contrario con la stessa tenacia e determinazione. Da quando fa il sindaco di Salemi non ha sbagliato molto, è riuscito a tenere nelle pagine dei giornali sia lui che la città che amministra. Un buon risultato per Salemi, che aveva affidato allo sbarco dei Mille la sua presenza in vita.
Sul valore del Risorgimento e su Giuseppe Garibaldi, inoltre, Sgarbi la pensa in modo diametralmente opposto a Lombardo. Mentre questi plaudiva all’iniziativa del sindaco di Capo D’Orlando, che ha picconato la lapide di Garibaldi, Sgarbi esprimeva con tono risentito il suo dissenso.

La questione ha coinvolto storici, politici, intellettuali e semplici cittadini. Lo testimonia il numero di commenti che Siciliainformazioni ospita sull’argomento da un mese a questa parte. Su Repubblica il professore Andrea Manzella ha affrontato l’argomento, in un editoriale dedicato al profondo cambiamento che l’idea di nazione ha subito nel nostro Paese.

Manzella fa del Sindaco di Capo d’Orlando, che scalpella il nome di Giuseppe Garibaldi da una piazza cittadina, l’icona di questa ritirata dell’idea di nazione che Manzella sospetta.
“Certo, quel poveretto (il sindaco di Capo d’Orlando; n.d.r.) non poteva sapere che Garibaldi le uniche sue dimissioni politiche da parlamentare le dette il 7 gennaio 1864, per protestare proprio contro certe indiscriminate repressioni militari in Sicilia, il “pacchetto sicurezza” dell’epoca.
Scrisse il generale: “non mi consiglia solo l’affetto dovuto alla Sicilia, ma il pensiero che in essa furono offesi il diritto e l’onore, compromessa la salute di tutta l’Italia
”.
siciliainformazioni.com

LA BRIGATA ESTENSE - LA STORIA PROIBITA






Di Elena Bianchini

dal n° 0 della rivista Terra e Identità - Aprile 2001


Era l’11 Giugno del 1859: non era ancora spuntata l’alba di quel sabato, quando Francesco V, ultimo Duca di Modena, uscì dal portone d’onore del Palazzo Ducale. Cortigiani e servitori si affollavano nei corridoi e nei cortili per porgergli l’ultimo saluto. Era la seconda volta che Francesco V abbandonava la città, ma forse in cuor suo sapeva che sarebbe stata anche l’ultima, che non avrebbe mai più fatto ritorno.
Salì in fretta a cavallo: le cronache narrano che contenne a stento l’emozione.
Fu una partenza solenne,adatta al suo animo romantico.
Raggiunse Piazza d’Armi, dove incontrò le sue truppe: partirono con lui oltre tremilaseicento militi modenesi.
Francesco V fu l’unico sovrano a essere seguito in esilio dai suoi soldati:
la coraggiosa e fedele Brigata estense.
Il 1859 era iniziato con mesi di apparente tranquillità: poco o nulla lasciava presagire la sconfitta definitiva,la fine del Ducato di Modena e l’imminente esilio dei sovrani estensi.
Già nel mese di Aprile tuttavia,quando Austria e Piemonte entrarono in aperto conflitto, si comprese che per i sovrani il Ducato nonera più così sicuro: per precauzione Francesco V volle allontanare la Duchessa Adelgonda, che partì il30 Aprile. Forse non immaginava si trattasse di una partenza definitiva.
Forse ancor meno immaginava di dovere, di lì a poco, fare altrettanto.
Ma gravi disordini affrettarono il precipitare degli eventi: a Massae a Carrara la popolazione, appoggiata e istigata dai Piemontesi, era insorta contro il Duca e il 17Maggio un proclama del Conte Ponza di San Martino aveva definitivamente aggregato quei territori alRegno di Sardegna; il Duca Leopoldo di Toscana, che si era opposto ad una alleanza col Piemonte contro l’Austria, era stato costretto a lasciare il suo Stato.
In questo scontro decisivo tra assolutismo e liberalismo, tra austriaci e franco - piemontesi, Francesco Vsi schierò subito dalla parte dell’Austria: fu anzi l’unico Principe italiano che ebbe il coraggio di compiere apertamente una tale scelta.
Il 4 Giugno però gli austriaci subirono una pesante sconfitta presso Magenta: quattro giorni dopo si ritiraronosul Mincio con carri colmi di feriti, mentre sul campanile di Magenta sventolavano già il tricolore francese e quello italiano.
In seguito a tale gravissima sconfitta l’Austria si vide costretta a ritirare tutte le guarnigioni stanziate nei ducati.
Francesco V comprese allora che ogni tentativo di resistenza sarebbe stato del tutto inutile: capìdi non potere più restare in città.
Il Duca abbandonò la sua patria, per sempre, con l’unico conforto dell’incrollabile fedeltà dei suoi uomini.
Per quello che riguarda il loro preciso numero, esso è stimato in un totale di 3.623 uomini che va integrato dai vari “uffiziali dello Stato Maggiore, dell’amministrazione generale e dell’auditorato, d’alcuni uffiziali delle milizie di riserva, d’alcuni uffiziali delle piazze, del comandante, degli uffiziali, dei sotto uffizialie de’ comuni der R. Corpo de’ Trabanti”2 .
La Brigata Estense, al di là di qualsiasi presa di posizione di parte, rappresenta un raro esempio di coraggioe fedeltà, che tutt’oggi non può non suscitare stima e commozione.
Questi fedeli soldati seguirono il loro Duca unicamente per sincera devozione: in quel momento difficile la paga era certamente bassa, lasorte avversa e il futuro alquanto incerto; disertare sarebbe stato certamente assai più semplice e comodo.
Si aggiunga che Luigi Carlo Farini, eletto dittatore a Modena, con un decreto del 27 settembre 1859 intimògli uomini che seguivano Francesco V di rientrare, prospettando avanzamenti di grado a chi avesseobbedito e gravi punizioni a chi invece avesse scelto di restare col Duca.
Tali intimidazioni e allettamentituttavia non convinsero i soldati della Brigata: solo pochi di loro scelsero di tornare in patria, ma nelcomplesso il loro numero aumentò, grazie alla continua affluenza di giovani che giungevano volontariamentedal Ducato.“(…) queste truppe con l’aggiungersi di volontari vari giunsero ad ascendere a un numero massimo dicirca 5.000 persone che certo diminuirono dopo le operazioni belliche ed erano diventate meno al momentofatale del loro definitivo scioglimento nel 1863"3
Per quattro anni i soldati e gli ufficiali della Brigata estense seguirono il loro Principe, ma il loro avvenire si prospettava sempre più incerto.


Già dal 1861 infatti a Vienna si cominciò a non vedere di buon occhio il mantenimento delle truppe di un paese ormai facente parte del Regno d’Italia:
la giunta della Camera dei Deputati esortava il Governo austriaco a porre termine a uno stato di cose definito “anomalo”, comportante un esborso gravoso, e considerato ormai inutile, per le casse dell’Impero.
Il 21 Settembre 1862 Vittorio Emanuele emanò un altro decreto di amnistia, del tutto simile a quello del Farini, nei riguardi delle truppe modenesi: a tutti i militari estensi in Austria che non fossero rientrati, entro sei mesi, nel territorio del Regno d’Italia sarebbero state inflitte pene quali la perdita dei diritti politici e civili, dei diritti di acquistare beni nello stato, nonché il sequestro di quelli già in possesso.
Per non sottoporre i suoi fedeli a tali sacrifici, Francesco V, nel Febbraio del 1863, autorizzò il congedo delle truppe.
Ben pochi tuttavia furono quelli che lo lasciarono: in tutto 12 ufficiali e circa 160 soldati. Il destino della Brigata era però ormai inesorabilmente segnato
La sentenza definitiva dell’Imperatore giunse il 14 Agosto 1863: imponeva lo scioglimento.
“Qui le cose procedono quietamente e malinconicamente, come ogni cosa che non ha più avvenire. La sorte dei vecchi soldati non assicurati, è il punto scuro di tutto; fatto questo si potrebbe tollerare il resto…La dissoluzione attuale, rende per se stessa impossibile l’esistenza di Stati piccoli ed impossibile la fedeltà futura, giacché si vede che chi è fedele viene sacrificato dal nemico e dall’amico.”4
Con queste parole Francesco V, in una lettera del 9 Settembre 1863 al Marchese Teodoro Bayard De Volo, esprimeva dolore e disillusione, nonché grande preoccupazione per l’avvenire dei suoi uomini.
L’ordine di sciogliere le truppe fu per lui un duro colpo, anche se atteso: la fedele Brigata era ormai tutto ciò che gli restava della perduta sovranità.

Il 24 Settembre 1863 a Cartigliano Veneto, dopo la messa al campo, il Duca e la Duchessa Adelgonda decorarono ciascun membro della Brigata, comandata dal Generale Agostino Saccozzi, con una medaglia d’argento, appesa ad un nastro bianco e blu, recante su un lato l’effigie di Francesco V e sull’altro la scritta “Fidelitati et costantie in adversis, 1863”.
Salutarono infine con dolore e commozione le loro truppe:
“Nell’augurarvi da Dio ogni bene, desideriamo di potervi trovare un giorno nel numero maggiore possibile, riuniti di nuovo attorno a queste onorate bandiere, che conserveremo preziosamente presso di noi, facendo voti di poter tutti assieme contribuire al trionfo della causa della Religione e della Giustizia”.5
Si rivolsero con queste parole a “2.564 soldati e a 158 ufficiali, cioè ai resti della Brigata Estense, ai fedelissimi che, non da servi ma da coraggiosi, a nostro parere, erano rimasti pronti ai suoi ordini fino all’ultimo istante”.6
Un solo ufficiale e circa 1.200 soldati scelsero di far ritorno in patria.
Con circolare del Ministero della Guerra il Governo italiano dispose, per i soldati che prestarono servizio dopo il 1859 sotto l’ex Ducato, l’arresto ed il giudizio dinanzi al Consiglio di guerra come disertori e renitenti.
Tra quelli che preferirono l’esilio, 782 uomini, fra soldati e ufficiali, passarono nelle file dei reggimentidell’Impero austriaco.
Il Tenente Maresciallo Luigi Pokorny, il 5 Ottobre 1863, li accolse con queste parole:
“Quali soldati d’onore avete dato al mondo un raro esempio di forza d’animo, fedeltà ed attaccamento all’Augusto vostro Sovrano.
Il destino altrimenti dispose di quanto una tanta fedeltà, eternamente duratura nelle pagine della storia, avrebbe meritato.
(…) Dall’Austria i guerrieri di tante nazioni salutandovi, vi chiamano i benvenuti. Io in loro nome vi stringo la mano, e vi consegno la vostra nuova bandiera, pur essa vessillo della legittimità e della religione, ed in cui pure risplende il glorioso stemma estense.”

“Si era comunque così consumato l’ultimo atto della tante tragedie d’un cambio epocale, che noi oggi possiamo ripensare con diversi metri e con maggior pietà verso chi fu dalla parte dei perdenti. Quelli che sempre e comunque hanno torto.”7




1 Luigi Amorth, “Modena Capitale”
2 Giovanni Sforza, “Il Duca di Modena e la campagna del 1859”, estratto della “Rivista storica del Risorgimento
italiano”, fasc. II, anno III, vol. III, Torino 1859, Roux Frassati e C.
3 Giancarlo Montanari, “I fedelissimi del Duca”
4 Ibidem
5 Luigi Amorth, “Modena Capitale”
6 Gian Carlo Montanari, “I fedelissimi del Duca”
7 Ibidem
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Di Elena Bianchini

dal n° 0 della rivista Terra e Identità - Aprile 2001


Era l’11 Giugno del 1859: non era ancora spuntata l’alba di quel sabato, quando Francesco V, ultimo Duca di Modena, uscì dal portone d’onore del Palazzo Ducale. Cortigiani e servitori si affollavano nei corridoi e nei cortili per porgergli l’ultimo saluto. Era la seconda volta che Francesco V abbandonava la città, ma forse in cuor suo sapeva che sarebbe stata anche l’ultima, che non avrebbe mai più fatto ritorno.
Salì in fretta a cavallo: le cronache narrano che contenne a stento l’emozione.
Fu una partenza solenne,adatta al suo animo romantico.
Raggiunse Piazza d’Armi, dove incontrò le sue truppe: partirono con lui oltre tremilaseicento militi modenesi.
Francesco V fu l’unico sovrano a essere seguito in esilio dai suoi soldati:
la coraggiosa e fedele Brigata estense.
Il 1859 era iniziato con mesi di apparente tranquillità: poco o nulla lasciava presagire la sconfitta definitiva,la fine del Ducato di Modena e l’imminente esilio dei sovrani estensi.
Già nel mese di Aprile tuttavia,quando Austria e Piemonte entrarono in aperto conflitto, si comprese che per i sovrani il Ducato nonera più così sicuro: per precauzione Francesco V volle allontanare la Duchessa Adelgonda, che partì il30 Aprile. Forse non immaginava si trattasse di una partenza definitiva.
Forse ancor meno immaginava di dovere, di lì a poco, fare altrettanto.
Ma gravi disordini affrettarono il precipitare degli eventi: a Massae a Carrara la popolazione, appoggiata e istigata dai Piemontesi, era insorta contro il Duca e il 17Maggio un proclama del Conte Ponza di San Martino aveva definitivamente aggregato quei territori alRegno di Sardegna; il Duca Leopoldo di Toscana, che si era opposto ad una alleanza col Piemonte contro l’Austria, era stato costretto a lasciare il suo Stato.
In questo scontro decisivo tra assolutismo e liberalismo, tra austriaci e franco - piemontesi, Francesco Vsi schierò subito dalla parte dell’Austria: fu anzi l’unico Principe italiano che ebbe il coraggio di compiere apertamente una tale scelta.
Il 4 Giugno però gli austriaci subirono una pesante sconfitta presso Magenta: quattro giorni dopo si ritiraronosul Mincio con carri colmi di feriti, mentre sul campanile di Magenta sventolavano già il tricolore francese e quello italiano.
In seguito a tale gravissima sconfitta l’Austria si vide costretta a ritirare tutte le guarnigioni stanziate nei ducati.
Francesco V comprese allora che ogni tentativo di resistenza sarebbe stato del tutto inutile: capìdi non potere più restare in città.
Il Duca abbandonò la sua patria, per sempre, con l’unico conforto dell’incrollabile fedeltà dei suoi uomini.
Per quello che riguarda il loro preciso numero, esso è stimato in un totale di 3.623 uomini che va integrato dai vari “uffiziali dello Stato Maggiore, dell’amministrazione generale e dell’auditorato, d’alcuni uffiziali delle milizie di riserva, d’alcuni uffiziali delle piazze, del comandante, degli uffiziali, dei sotto uffizialie de’ comuni der R. Corpo de’ Trabanti”2 .
La Brigata Estense, al di là di qualsiasi presa di posizione di parte, rappresenta un raro esempio di coraggioe fedeltà, che tutt’oggi non può non suscitare stima e commozione.
Questi fedeli soldati seguirono il loro Duca unicamente per sincera devozione: in quel momento difficile la paga era certamente bassa, lasorte avversa e il futuro alquanto incerto; disertare sarebbe stato certamente assai più semplice e comodo.
Si aggiunga che Luigi Carlo Farini, eletto dittatore a Modena, con un decreto del 27 settembre 1859 intimògli uomini che seguivano Francesco V di rientrare, prospettando avanzamenti di grado a chi avesseobbedito e gravi punizioni a chi invece avesse scelto di restare col Duca.
Tali intimidazioni e allettamentituttavia non convinsero i soldati della Brigata: solo pochi di loro scelsero di tornare in patria, ma nelcomplesso il loro numero aumentò, grazie alla continua affluenza di giovani che giungevano volontariamentedal Ducato.“(…) queste truppe con l’aggiungersi di volontari vari giunsero ad ascendere a un numero massimo dicirca 5.000 persone che certo diminuirono dopo le operazioni belliche ed erano diventate meno al momentofatale del loro definitivo scioglimento nel 1863"3
Per quattro anni i soldati e gli ufficiali della Brigata estense seguirono il loro Principe, ma il loro avvenire si prospettava sempre più incerto.


Già dal 1861 infatti a Vienna si cominciò a non vedere di buon occhio il mantenimento delle truppe di un paese ormai facente parte del Regno d’Italia:
la giunta della Camera dei Deputati esortava il Governo austriaco a porre termine a uno stato di cose definito “anomalo”, comportante un esborso gravoso, e considerato ormai inutile, per le casse dell’Impero.
Il 21 Settembre 1862 Vittorio Emanuele emanò un altro decreto di amnistia, del tutto simile a quello del Farini, nei riguardi delle truppe modenesi: a tutti i militari estensi in Austria che non fossero rientrati, entro sei mesi, nel territorio del Regno d’Italia sarebbero state inflitte pene quali la perdita dei diritti politici e civili, dei diritti di acquistare beni nello stato, nonché il sequestro di quelli già in possesso.
Per non sottoporre i suoi fedeli a tali sacrifici, Francesco V, nel Febbraio del 1863, autorizzò il congedo delle truppe.
Ben pochi tuttavia furono quelli che lo lasciarono: in tutto 12 ufficiali e circa 160 soldati. Il destino della Brigata era però ormai inesorabilmente segnato
La sentenza definitiva dell’Imperatore giunse il 14 Agosto 1863: imponeva lo scioglimento.
“Qui le cose procedono quietamente e malinconicamente, come ogni cosa che non ha più avvenire. La sorte dei vecchi soldati non assicurati, è il punto scuro di tutto; fatto questo si potrebbe tollerare il resto…La dissoluzione attuale, rende per se stessa impossibile l’esistenza di Stati piccoli ed impossibile la fedeltà futura, giacché si vede che chi è fedele viene sacrificato dal nemico e dall’amico.”4
Con queste parole Francesco V, in una lettera del 9 Settembre 1863 al Marchese Teodoro Bayard De Volo, esprimeva dolore e disillusione, nonché grande preoccupazione per l’avvenire dei suoi uomini.
L’ordine di sciogliere le truppe fu per lui un duro colpo, anche se atteso: la fedele Brigata era ormai tutto ciò che gli restava della perduta sovranità.

Il 24 Settembre 1863 a Cartigliano Veneto, dopo la messa al campo, il Duca e la Duchessa Adelgonda decorarono ciascun membro della Brigata, comandata dal Generale Agostino Saccozzi, con una medaglia d’argento, appesa ad un nastro bianco e blu, recante su un lato l’effigie di Francesco V e sull’altro la scritta “Fidelitati et costantie in adversis, 1863”.
Salutarono infine con dolore e commozione le loro truppe:
“Nell’augurarvi da Dio ogni bene, desideriamo di potervi trovare un giorno nel numero maggiore possibile, riuniti di nuovo attorno a queste onorate bandiere, che conserveremo preziosamente presso di noi, facendo voti di poter tutti assieme contribuire al trionfo della causa della Religione e della Giustizia”.5
Si rivolsero con queste parole a “2.564 soldati e a 158 ufficiali, cioè ai resti della Brigata Estense, ai fedelissimi che, non da servi ma da coraggiosi, a nostro parere, erano rimasti pronti ai suoi ordini fino all’ultimo istante”.6
Un solo ufficiale e circa 1.200 soldati scelsero di far ritorno in patria.
Con circolare del Ministero della Guerra il Governo italiano dispose, per i soldati che prestarono servizio dopo il 1859 sotto l’ex Ducato, l’arresto ed il giudizio dinanzi al Consiglio di guerra come disertori e renitenti.
Tra quelli che preferirono l’esilio, 782 uomini, fra soldati e ufficiali, passarono nelle file dei reggimentidell’Impero austriaco.
Il Tenente Maresciallo Luigi Pokorny, il 5 Ottobre 1863, li accolse con queste parole:
“Quali soldati d’onore avete dato al mondo un raro esempio di forza d’animo, fedeltà ed attaccamento all’Augusto vostro Sovrano.
Il destino altrimenti dispose di quanto una tanta fedeltà, eternamente duratura nelle pagine della storia, avrebbe meritato.
(…) Dall’Austria i guerrieri di tante nazioni salutandovi, vi chiamano i benvenuti. Io in loro nome vi stringo la mano, e vi consegno la vostra nuova bandiera, pur essa vessillo della legittimità e della religione, ed in cui pure risplende il glorioso stemma estense.”

“Si era comunque così consumato l’ultimo atto della tante tragedie d’un cambio epocale, che noi oggi possiamo ripensare con diversi metri e con maggior pietà verso chi fu dalla parte dei perdenti. Quelli che sempre e comunque hanno torto.”7




1 Luigi Amorth, “Modena Capitale”
2 Giovanni Sforza, “Il Duca di Modena e la campagna del 1859”, estratto della “Rivista storica del Risorgimento
italiano”, fasc. II, anno III, vol. III, Torino 1859, Roux Frassati e C.
3 Giancarlo Montanari, “I fedelissimi del Duca”
4 Ibidem
5 Luigi Amorth, “Modena Capitale”
6 Gian Carlo Montanari, “I fedelissimi del Duca”
7 Ibidem

Dal Federalismo Fiscale a quello Xenofobo




Noi di "per il SUD" lo avevamo già detto e scritto: tra breve per giustificare un federalismo egoista i partiti del Nord (e i partiti, quelli veri, sono tutti del Nord!), con a capo la Lega, fomenteranno l'Opinione Pubblica italiana contro i meridionali, per intenderci i nati dal fiume Tronto in giù e con questi i loro discendenti dai cognomi inequivocabili.
Dovranno giustificare, i "padroni della vaporiera Italia", il fallimento socio-economico del Paese non certo ammettendo le chiare colpe di un'inadatta "casta dirigente", tutta nordista a partire dal 1860/61 fino ad oggi, bensì individuando nel Sud e nelle sue genti l'ipotetico "cancro" del sistema "Italia".

La cosa non è nuova.

Chi scrive ha vissuto con sofferenza l'inserimento al Nord e come tanti altri milioni di suoi simili può confermare che la discriminazione nei confronti di noi meridionali emigrati nel triangolo industriale è sempre stata praticata a partire dai cartelli "non si affitta ai meridionali" degli anni '50, fino alla preclusione quasi totale, mai scritta nei contratti di lavoro ma sempre praticata, delle mansioni di importanza dirigenziale in ogni tipologia di azienda.

Il meridionale al Nord, insomma, doveva essere relegato a lavori di basso livello; carne da lavoro, punto!

Se ci fu, e tuttora c'è, qualche eccezione, soprattutto nel settore Pubblico, essa conferma la regola.
Ma si rammenti bene: ieri come oggi il Governo del Paese è stato chiaramente e saldamente nelle mani di una stretta oligarchia tutta nordista che affonda le sue radici nella Società Nazionale promotrice del tanto celebrato "risorgimento".Si vedano i dati ministeriali.
A parte Aldo Moro e forse qualche altro raro rappresentante, il Sud ha potuto immettere nel circo "Barnum" della politica italiana solo uomini e donne dedite all'antica costumanza della pulizia del "fondo schiena" del padrone nordista.
Eppure, a parte gli emigrati all'estero, noi del Sud rappresentiamo il 65% della popolazione italiana (20 MLN al SUD e 18 MLN al Centro Nord).
Dunque noi del Sud produciamo il 65% del PIL nazionale ma non abbiamo la maggioranza del Consiglio d'Amministrazione del Paese!
Una situazione aberrante che non si trova in nessun'altro paese.
Oggi la carica pietrificata della presidenza della Repubblica dimostra in modo lampante la logica di acquiescenza del Sud rispetto al Nord.
Ma come!?

Urlano i leghisti incazzatissimi.

Ovunque vai nel Nord sono tutti meridionali: poliziotti, carabinieri, militari di professione, impiegati postali, giudici, negozianti, baristi, ristoratori, meccanici, idraulici, muratori, infermieri, INSEGNANTI!!!
La Lega Nord, che prende assurdamente il 30% dei suoi voti dal meridionale emigrato ( così loro dicono e ci crediamo), lo ripaga con denigranti sbeffeggiamenti.
Ascoltate, per credere, le loro trasmissioni radiofoniche di RadioPadaniaLibera e vergognatevi di essere appunto i-taliani.
E' vero noi del Sud non siamo italiani. Napoleone lo aveva capito bene fermando i confini del Regno d'Italia (1796/1802/1805/1815) proprio al Tronto. Noi del Sud non lo siamo mai stati. Infatti Italiani furono appunto i liberatori nordisti che prima con fattezze garibaldesche e poi savoiarde, conquistarono con il ferro ed il fuoco il ricco e pacifico Stato delle Due Sicilie per farsi "sciur" (signori..benestanti da pezzenti che erano) e diventare ciò che sono ora "ARROGANTI PADRONI" a spese del Sud.

La conquista l'hanno chiamata RISORGIMENTO (del NORD).

I conquistati, noi, abbiamo pagato tutte le spese e continuiamo a farlo ancora oggi.
E' il Sud che paga, Signori miei, il conto salato di una unificazione fatta da orribili avventurieri oggi santificati e proseguita da incapaci banchieri da gioco del "monopoli" ed improvvisati industriali buoni solo a fare officina da "cantina".
Fatta l'unità fu detto: Ora siamo tutti uguali!
Abbiamo provato questa uguaglianza nei banchi di scuola degli anni '50, con pesanti discriminazioni, scherniti ed emarginati.
Le cose cambiarono in meglio solo negli anni '70, quando negli stessi banchi di scuola la maggioranza fu dei ragazzi meridionali...
Cambiarono quando il boom economico voluto dal Nord a spese del Sud, comportò quella orrenda, immorale, incivile, anticostituzionale, emigrazione meridionale di oltre 10 MLN di individui.

Ancora oggi questa assurda diaspora dei meridionali verso il Nord prosegue senza sosta che impoverisce il SUD di oltre sei miliardi di € di PIL/annui, senza menzionare l'indotto, il mancato guadagno futuro ed il pesantissimo ed incalcolabile danno biologico procurato alle famiglie di origine.
Allora vi fu bisogno di aumentare in modo esponenziale il personale scolastico, amministrativo, postale e così via...accadde che la penuria di "figli del Nord" , tanto adorati e sponsorizzati dalla Lega, comportasse l'inevitabile moltiplicazione dei "travet" di sudista provenienza.
Fu quindi una necessità dell'economia del Nord ad imporre l'assunzione dei meridionali.

Fu una scelta da "tregenda" di cui oggi tutti vediamo i risultati fallimentari di un Paese sviluppato solo a metà, funzionante solo al Nord, culturalmente avanzato solo nel bacino delle Alpi con il limite inferiore di Firenze e Bologna.

E' semplicemente stomachevole che nessuno del Sud, che bazzichi anche se da umile servitore le stanze del potere parlamentare, prenda le difese di queste genti emigrate usate e schernite, oggi come non mai sulle pagine dei quotidiani. A già se lo facessero perderebbero il POSTO in men che meno!

Loro tengono famiglia e non è cosa da farsi nè da chiedersi.

Proprio stamattina 24 agosto 2008, si leggeva su La Repubblica On-line che la ministra Gelmini (bresciana) proponeva corsi di formazione per gli insegnanti meridionali vincitori di cattedre al Nord in quanto così come sono declasserebbero il livello culturale del Nord!
Che vergogna ho provato nei confronti della Gelmini e di tutti coloro che l'hanno spinta a tale affermazione.
Fosse anche vero che tra le decine di migliaia di docenti meridionali costretti ancora ad emigrare al Nord, perchè il Nord ne ha bisogno, li pretende perchè sennò la sua crescita economica imploderebbe, dovesse anche esserci qualche cialtrone raccomandato tuttora prossimo all'analfabetismo, beh questo non giustificherebbe comunque, e mai, la generalizzazione del declassamento.
Proprio mentre scrivevo, nel pomeriggio di oggi, arrivava puntuale la smentita della Gelmini...si sà antica tattica machiavellica, l'importante è dire ciò che si pensa anche se poi si smentisce; l'importante è che chi ha avuto orecchie per intendere abbia inteso.
Il federalismo fiscale che malcela l'ulteriore spremitura degli ultimi giovani residenti nel nostro Mezzogiorno, dicevamo, ha bisogno, per giustificarsi, di un federalismo parallelo di tipo razziale ovvero xenofobo.

Oggi tocca ai Professori, domani toccherà alle Forze dell'Ordine, poi alla Magistratura, poi ai professionsiti e così via.

I rappresentanti della minoranza dominante del Nord (meno del 30% del popolo i-taliano) hanno intrapreso un conflitto, per ora fortunatamente
ancora ideologico, contro la maggioranza (più del 65% del popolo i-taliano) di remissivi centromeridionali.

Questo conflitto noi sappiamo dove porterà e lo sanno anche loro:
alla disgregazione dell'unità d'Italia.

Noi di "per il SUD" nè ce ne dogliamo nè lo temiamo anzi, speriamo che essa sia la più celere possibile e che porti alla nascita di una nuova classe dirigente sia nel Nord sia nel Sud del Paese, una classe dirigente che pensi meno a sè stessa e più lealmente agli altri e soprattutto alle generazioni future.
Vengano dunque le necessarie dissacrazioni al Sud dei falsi padri della falsa patria...si scioglieranno così le catene del colonialismo nordista.

Domenico Iannantuoni
Partito "per il SUD"
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Noi di "per il SUD" lo avevamo già detto e scritto: tra breve per giustificare un federalismo egoista i partiti del Nord (e i partiti, quelli veri, sono tutti del Nord!), con a capo la Lega, fomenteranno l'Opinione Pubblica italiana contro i meridionali, per intenderci i nati dal fiume Tronto in giù e con questi i loro discendenti dai cognomi inequivocabili.
Dovranno giustificare, i "padroni della vaporiera Italia", il fallimento socio-economico del Paese non certo ammettendo le chiare colpe di un'inadatta "casta dirigente", tutta nordista a partire dal 1860/61 fino ad oggi, bensì individuando nel Sud e nelle sue genti l'ipotetico "cancro" del sistema "Italia".

La cosa non è nuova.

Chi scrive ha vissuto con sofferenza l'inserimento al Nord e come tanti altri milioni di suoi simili può confermare che la discriminazione nei confronti di noi meridionali emigrati nel triangolo industriale è sempre stata praticata a partire dai cartelli "non si affitta ai meridionali" degli anni '50, fino alla preclusione quasi totale, mai scritta nei contratti di lavoro ma sempre praticata, delle mansioni di importanza dirigenziale in ogni tipologia di azienda.

Il meridionale al Nord, insomma, doveva essere relegato a lavori di basso livello; carne da lavoro, punto!

Se ci fu, e tuttora c'è, qualche eccezione, soprattutto nel settore Pubblico, essa conferma la regola.
Ma si rammenti bene: ieri come oggi il Governo del Paese è stato chiaramente e saldamente nelle mani di una stretta oligarchia tutta nordista che affonda le sue radici nella Società Nazionale promotrice del tanto celebrato "risorgimento".Si vedano i dati ministeriali.
A parte Aldo Moro e forse qualche altro raro rappresentante, il Sud ha potuto immettere nel circo "Barnum" della politica italiana solo uomini e donne dedite all'antica costumanza della pulizia del "fondo schiena" del padrone nordista.
Eppure, a parte gli emigrati all'estero, noi del Sud rappresentiamo il 65% della popolazione italiana (20 MLN al SUD e 18 MLN al Centro Nord).
Dunque noi del Sud produciamo il 65% del PIL nazionale ma non abbiamo la maggioranza del Consiglio d'Amministrazione del Paese!
Una situazione aberrante che non si trova in nessun'altro paese.
Oggi la carica pietrificata della presidenza della Repubblica dimostra in modo lampante la logica di acquiescenza del Sud rispetto al Nord.
Ma come!?

Urlano i leghisti incazzatissimi.

Ovunque vai nel Nord sono tutti meridionali: poliziotti, carabinieri, militari di professione, impiegati postali, giudici, negozianti, baristi, ristoratori, meccanici, idraulici, muratori, infermieri, INSEGNANTI!!!
La Lega Nord, che prende assurdamente il 30% dei suoi voti dal meridionale emigrato ( così loro dicono e ci crediamo), lo ripaga con denigranti sbeffeggiamenti.
Ascoltate, per credere, le loro trasmissioni radiofoniche di RadioPadaniaLibera e vergognatevi di essere appunto i-taliani.
E' vero noi del Sud non siamo italiani. Napoleone lo aveva capito bene fermando i confini del Regno d'Italia (1796/1802/1805/1815) proprio al Tronto. Noi del Sud non lo siamo mai stati. Infatti Italiani furono appunto i liberatori nordisti che prima con fattezze garibaldesche e poi savoiarde, conquistarono con il ferro ed il fuoco il ricco e pacifico Stato delle Due Sicilie per farsi "sciur" (signori..benestanti da pezzenti che erano) e diventare ciò che sono ora "ARROGANTI PADRONI" a spese del Sud.

La conquista l'hanno chiamata RISORGIMENTO (del NORD).

I conquistati, noi, abbiamo pagato tutte le spese e continuiamo a farlo ancora oggi.
E' il Sud che paga, Signori miei, il conto salato di una unificazione fatta da orribili avventurieri oggi santificati e proseguita da incapaci banchieri da gioco del "monopoli" ed improvvisati industriali buoni solo a fare officina da "cantina".
Fatta l'unità fu detto: Ora siamo tutti uguali!
Abbiamo provato questa uguaglianza nei banchi di scuola degli anni '50, con pesanti discriminazioni, scherniti ed emarginati.
Le cose cambiarono in meglio solo negli anni '70, quando negli stessi banchi di scuola la maggioranza fu dei ragazzi meridionali...
Cambiarono quando il boom economico voluto dal Nord a spese del Sud, comportò quella orrenda, immorale, incivile, anticostituzionale, emigrazione meridionale di oltre 10 MLN di individui.

Ancora oggi questa assurda diaspora dei meridionali verso il Nord prosegue senza sosta che impoverisce il SUD di oltre sei miliardi di € di PIL/annui, senza menzionare l'indotto, il mancato guadagno futuro ed il pesantissimo ed incalcolabile danno biologico procurato alle famiglie di origine.
Allora vi fu bisogno di aumentare in modo esponenziale il personale scolastico, amministrativo, postale e così via...accadde che la penuria di "figli del Nord" , tanto adorati e sponsorizzati dalla Lega, comportasse l'inevitabile moltiplicazione dei "travet" di sudista provenienza.
Fu quindi una necessità dell'economia del Nord ad imporre l'assunzione dei meridionali.

Fu una scelta da "tregenda" di cui oggi tutti vediamo i risultati fallimentari di un Paese sviluppato solo a metà, funzionante solo al Nord, culturalmente avanzato solo nel bacino delle Alpi con il limite inferiore di Firenze e Bologna.

E' semplicemente stomachevole che nessuno del Sud, che bazzichi anche se da umile servitore le stanze del potere parlamentare, prenda le difese di queste genti emigrate usate e schernite, oggi come non mai sulle pagine dei quotidiani. A già se lo facessero perderebbero il POSTO in men che meno!

Loro tengono famiglia e non è cosa da farsi nè da chiedersi.

Proprio stamattina 24 agosto 2008, si leggeva su La Repubblica On-line che la ministra Gelmini (bresciana) proponeva corsi di formazione per gli insegnanti meridionali vincitori di cattedre al Nord in quanto così come sono declasserebbero il livello culturale del Nord!
Che vergogna ho provato nei confronti della Gelmini e di tutti coloro che l'hanno spinta a tale affermazione.
Fosse anche vero che tra le decine di migliaia di docenti meridionali costretti ancora ad emigrare al Nord, perchè il Nord ne ha bisogno, li pretende perchè sennò la sua crescita economica imploderebbe, dovesse anche esserci qualche cialtrone raccomandato tuttora prossimo all'analfabetismo, beh questo non giustificherebbe comunque, e mai, la generalizzazione del declassamento.
Proprio mentre scrivevo, nel pomeriggio di oggi, arrivava puntuale la smentita della Gelmini...si sà antica tattica machiavellica, l'importante è dire ciò che si pensa anche se poi si smentisce; l'importante è che chi ha avuto orecchie per intendere abbia inteso.
Il federalismo fiscale che malcela l'ulteriore spremitura degli ultimi giovani residenti nel nostro Mezzogiorno, dicevamo, ha bisogno, per giustificarsi, di un federalismo parallelo di tipo razziale ovvero xenofobo.

Oggi tocca ai Professori, domani toccherà alle Forze dell'Ordine, poi alla Magistratura, poi ai professionsiti e così via.

I rappresentanti della minoranza dominante del Nord (meno del 30% del popolo i-taliano) hanno intrapreso un conflitto, per ora fortunatamente
ancora ideologico, contro la maggioranza (più del 65% del popolo i-taliano) di remissivi centromeridionali.

Questo conflitto noi sappiamo dove porterà e lo sanno anche loro:
alla disgregazione dell'unità d'Italia.

Noi di "per il SUD" nè ce ne dogliamo nè lo temiamo anzi, speriamo che essa sia la più celere possibile e che porti alla nascita di una nuova classe dirigente sia nel Nord sia nel Sud del Paese, una classe dirigente che pensi meno a sè stessa e più lealmente agli altri e soprattutto alle generazioni future.
Vengano dunque le necessarie dissacrazioni al Sud dei falsi padri della falsa patria...si scioglieranno così le catene del colonialismo nordista.

Domenico Iannantuoni
Partito "per il SUD"

Free Tibet: 8 Agosto 2008 Reggio Emilia (Italy)

Quello che i TG non dicono.....

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Quello che i TG non dicono.....

lunedì 25 agosto 2008

Sulla bozza Calderoli,intervento di Erasmo Vecchio del Partito del Sud


Riportiamo quanto affermato da Erasmo Vecchio, vice coodinatore nazionale del PdSUD,in una recente intervista ad una Tv locale, in merito alla "bozza Calderoli" sul federalismo fiscale.


"Non comprendo come si possa modificare lo Statuto siciliano, che è legge costituzionale, per mezzo di una legge ordinaria.

Nella bozza Calderoli non si fa alcun cenno, inoltre, alle modalità con la quale lo Stato italiano intende risolvere l'annoso contenzioso con la Regione, stante che la stessa vanta somme ingenti che gli spettano in forza dello Statuto medesimo.

La filosofia di Calderoli sul federalismo fiscale, infatti, è quella di passare da una copertura delle spese regionali ad una copertura di costi standard omogenea, o quasi, sul territorio nazionale e la Sicilia, che non è certamente tra le Regioni più ricche, ci rimetterebbe seriamente sul piano finanziaro.

Inoltre mi auguro che non si pensi a modificare lo Statuto siciliano in tale modo senza che il Presidente dell'ARS apra un dibattito interno tra i parlamentari siciliani e promuovere poi un referendum in cui la comunità siciliana sia chiamata ad esprimere un suo parere sulla revisione della propria carta costituzionale" .

Alla domanda specifica rivolta a sollecitare una propria proposta, Erasmo Vecchio si è così espresso:

Lo Statuto siciliano era una Patto tra la Sicilia e lo Stato italiano.
Un vero e proprio trattato.

Quindi il federalismo fiscale riguarda esclusivamente il rapporto tra lo stato centrale e le Regioni italiane ad esclusione della Sicilia.
Regione il cui Statuto è antecedente alla Costituzione italiana.

Il rapporto tra lo Stato e la Regione siciliana, va regolato attraverso una revisione bilaterale del "patto".

Si tratta poi di sforzandosi, semmai, di creare coerenza tra il testo del nuovo patto ed il testo legislativo finale sul federalsmo fiscale che sarà approvato in via definita dalle camere".


Fonte:http://rarika-radice.blogspot.com
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Riportiamo quanto affermato da Erasmo Vecchio, vice coodinatore nazionale del PdSUD,in una recente intervista ad una Tv locale, in merito alla "bozza Calderoli" sul federalismo fiscale.


"Non comprendo come si possa modificare lo Statuto siciliano, che è legge costituzionale, per mezzo di una legge ordinaria.

Nella bozza Calderoli non si fa alcun cenno, inoltre, alle modalità con la quale lo Stato italiano intende risolvere l'annoso contenzioso con la Regione, stante che la stessa vanta somme ingenti che gli spettano in forza dello Statuto medesimo.

La filosofia di Calderoli sul federalismo fiscale, infatti, è quella di passare da una copertura delle spese regionali ad una copertura di costi standard omogenea, o quasi, sul territorio nazionale e la Sicilia, che non è certamente tra le Regioni più ricche, ci rimetterebbe seriamente sul piano finanziaro.

Inoltre mi auguro che non si pensi a modificare lo Statuto siciliano in tale modo senza che il Presidente dell'ARS apra un dibattito interno tra i parlamentari siciliani e promuovere poi un referendum in cui la comunità siciliana sia chiamata ad esprimere un suo parere sulla revisione della propria carta costituzionale" .

Alla domanda specifica rivolta a sollecitare una propria proposta, Erasmo Vecchio si è così espresso:

Lo Statuto siciliano era una Patto tra la Sicilia e lo Stato italiano.
Un vero e proprio trattato.

Quindi il federalismo fiscale riguarda esclusivamente il rapporto tra lo stato centrale e le Regioni italiane ad esclusione della Sicilia.
Regione il cui Statuto è antecedente alla Costituzione italiana.

Il rapporto tra lo Stato e la Regione siciliana, va regolato attraverso una revisione bilaterale del "patto".

Si tratta poi di sforzandosi, semmai, di creare coerenza tra il testo del nuovo patto ed il testo legislativo finale sul federalsmo fiscale che sarà approvato in via definita dalle camere".


Fonte:http://rarika-radice.blogspot.com

COMUNICATO STAMPA

Al via una confederazione dei principali partiti meridionalisti, già presenti con proprie liste alle elezioni nazionali del 13-14 Aprile 2008.

Sabato 30 Agosto alle 10,30 al Grand Hotel Lamezia di Lamezia Terme (di fronte la Stazione centrale), si svolgerà un incontro tra i dirigenti del Partito del Sud, Lega Sud e movimenti " Per il Sud", per promuovere un nuovo assetto confederale tra i diversi movimenti e concordare una condivisa strategia di azione finalizzata ad accelerare il processo di riscatto del Sud e del Popolo meridionale.

Il V.Coordinatore nazionale - Erasmo Vecchio.
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Al via una confederazione dei principali partiti meridionalisti, già presenti con proprie liste alle elezioni nazionali del 13-14 Aprile 2008.

Sabato 30 Agosto alle 10,30 al Grand Hotel Lamezia di Lamezia Terme (di fronte la Stazione centrale), si svolgerà un incontro tra i dirigenti del Partito del Sud, Lega Sud e movimenti " Per il Sud", per promuovere un nuovo assetto confederale tra i diversi movimenti e concordare una condivisa strategia di azione finalizzata ad accelerare il processo di riscatto del Sud e del Popolo meridionale.

Il V.Coordinatore nazionale - Erasmo Vecchio.

Il Ministro Gelmini offende, Lombardo “chiede”


Non si può non condividere la presa di posizione del Presidente della Regione contro il Ministro di stato Gelmini (Pubblica istruzione) per l’infelice affermazione razzista secondo cui i professori meridionali (e solo loro) devono essere obbligati a seguire corsi intensivi di riqualificazione.

Non condividiamo però il fatto che il Presidente “chieda” e non “pretenda” la ritrattazione delle affermazione del Ministro e le dovute scuse.

Le richieste le fa chi pensa di dover ottenere qualcosa che può essere concessa o meno.

In questo caso la pretesa di scuse e di ritrattazione non è una concessione, ma un obbligo da parte del ministro e il presidente non può pensare che così si difende il sud ed in particolare la Sicilia.

Già Amato nel 2007 offese la Sicilia e tutti i politici siciliani fecero a gara per “chiedere” scuse mai “concesse”.

Anche la magistratura ha archiviato le denunce che molte associazioni sicilianiste avevano presentato contro Amato.

E ora la Gelmini, che come Amato ha l’aggravante di essere un ministro della repubblica italiana.

”E’ assai grave - afferma Lombardo - che ci si esprima in questi termini “razzisti” parlando di uomini e donne del sud.

Non è necessario scomodare la storia o la letteratura per trovare, tra i meridionali, figure di straordinario rigore etico ed enorme valore morale e intellettuale.

Figure e persone che non possono essere offese da generalizzazioni prive di fondamento logico.””Nella grande impresa, tra gli operai e i grandi manager; nella pubblica amministrazione, nella polizia, nei carabinieri, nella guardia di finanza, nella magistratura: tra i massimi dirigenti e gli operatori di ogni livello, nulla in Italia funzionerebbe senza il contributo di fatica, sudore, sangue e intelligenza della gente del sud.

”Spiegazioni che appaiono quasi come se fosse Lombardo a doversi giustificare e non il ministro Gelmini che ha dimostrato quantomeno poco senso dello stato “unitario” e scarsa sensibilità.
Conclude Lombardo affermando che :
“è’ possibile che dietro ai titoli dei giornali ci sia una forzatura del pensiero e del linguaggio. E proprio per questo motivo, chiedo al ministro di chiarire con forza, - al di là di ogni possibile dubbio - il pensiero suo e l’orientamento del governo“.

Il ministro Gelmini il suo pensiero lo ha espresso con chiarezza, e il governo a cui si riferisce Lombardo è quello italiano o di qualche paese straniero?

La domanda è d’obbligo perché se il governo è quello italiano il Presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi avrebbe già dovuto chiedere scusa a suo nome e a nome del governo.

Se non lo ha fatto un motivo ci deve pur essere, no?

osservatorio-sicilia.it
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Non si può non condividere la presa di posizione del Presidente della Regione contro il Ministro di stato Gelmini (Pubblica istruzione) per l’infelice affermazione razzista secondo cui i professori meridionali (e solo loro) devono essere obbligati a seguire corsi intensivi di riqualificazione.

Non condividiamo però il fatto che il Presidente “chieda” e non “pretenda” la ritrattazione delle affermazione del Ministro e le dovute scuse.

Le richieste le fa chi pensa di dover ottenere qualcosa che può essere concessa o meno.

In questo caso la pretesa di scuse e di ritrattazione non è una concessione, ma un obbligo da parte del ministro e il presidente non può pensare che così si difende il sud ed in particolare la Sicilia.

Già Amato nel 2007 offese la Sicilia e tutti i politici siciliani fecero a gara per “chiedere” scuse mai “concesse”.

Anche la magistratura ha archiviato le denunce che molte associazioni sicilianiste avevano presentato contro Amato.

E ora la Gelmini, che come Amato ha l’aggravante di essere un ministro della repubblica italiana.

”E’ assai grave - afferma Lombardo - che ci si esprima in questi termini “razzisti” parlando di uomini e donne del sud.

Non è necessario scomodare la storia o la letteratura per trovare, tra i meridionali, figure di straordinario rigore etico ed enorme valore morale e intellettuale.

Figure e persone che non possono essere offese da generalizzazioni prive di fondamento logico.””Nella grande impresa, tra gli operai e i grandi manager; nella pubblica amministrazione, nella polizia, nei carabinieri, nella guardia di finanza, nella magistratura: tra i massimi dirigenti e gli operatori di ogni livello, nulla in Italia funzionerebbe senza il contributo di fatica, sudore, sangue e intelligenza della gente del sud.

”Spiegazioni che appaiono quasi come se fosse Lombardo a doversi giustificare e non il ministro Gelmini che ha dimostrato quantomeno poco senso dello stato “unitario” e scarsa sensibilità.
Conclude Lombardo affermando che :
“è’ possibile che dietro ai titoli dei giornali ci sia una forzatura del pensiero e del linguaggio. E proprio per questo motivo, chiedo al ministro di chiarire con forza, - al di là di ogni possibile dubbio - il pensiero suo e l’orientamento del governo“.

Il ministro Gelmini il suo pensiero lo ha espresso con chiarezza, e il governo a cui si riferisce Lombardo è quello italiano o di qualche paese straniero?

La domanda è d’obbligo perché se il governo è quello italiano il Presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi avrebbe già dovuto chiedere scusa a suo nome e a nome del governo.

Se non lo ha fatto un motivo ci deve pur essere, no?

osservatorio-sicilia.it

Da Benny Calasanzio per Maria Luisa Greco


Di Benny Calasanzio


Ieri è successa una cosa veramente grave, e conto sulla sensibilità di chi legge questo blog e i siti che pubblicheranno questo scritto per risolverla e per fare girare questa vergogna il più possibile.

Maria Luisa Greco, ormai la conoscete, è una donna forte e in gamba, che ha deciso di denunciare una serie di irregolarità commesse dall'attuale assessore all'Assemblea Regionale Siciliana, Pippo Gianni, riguardo ad alcune assunzioni ed alcuni trattamenti economici riservati a Luisa quando era la sua segretaria.

Maria Luisa, nonostante abbia due figli piccoli, ha iniziato un lungo cammino di denuncia, tra le Procure e tra i siti internet per urlare quello che sa con sdegno e tanta rabbia. Ma quello che temevamo è accaduto.

Il suo impiego, contratto a tempo (6 mesi) non è stato rinnovato, e la stessa azienda ha assunto al suo posto un'altra persona che dovrà comunque essere formata ecc... in pratica questa assunzione non ha senso se non quello di togliere di mezzo Maria Luisa e fare spazio ad altra clientela.

Maria Luisa mi ha dato un'importante aiuto nella stesura del libro, e se tutto questo è successo è anche per questo.

Spero qualcuno, tramite la mia mail, possa offrire a Maria Luisa al più presto un lavoro vicino Priolo Gargallo (SR), dopodichè, potremo lavorare con la Procura per far luce e per far pagare chi ha abusato del proprio potere.

Di seguito la sua lettera.


Ciao Benny,

io non ho niente da discutere con quelli dell'azienda, ho passato la notte in bianco, piangendo e fumando, sono un relitto, ma a questi sporchi giochi non ci stò: 'parliamone, appena ricomincia il lavoro lei sarà la prima a rientrare', mi vogliono tenere buona, in stand by, ma io non ci stò.

Non avrei mai voluto, amico mio, scriverti questa lettera ma sono costretta poichè è accaduto ciò che da tempo pensavo e che in una mail ti ebbi a confidare.
Lavoravo nella zona industriale (questo è l'ultimo giorno), la società non ha più bisogno di me.
E' cosa sarà mai successo? Motivazione ufficiale: sono fermi e non ci sono lavori in prospettiva (a breve termine).

Apparentemente tutto regolare se non fosse che due settimane fà circa hanno fatto assunzione di nuovo personale per gli uffici.
Se non fosse che una settimana prima di andare in ferie mi è stato detto chiaramente dal direttore del personale che non avevo nulla da temere a fronte di una mia esplicita domanda sulla mia posizione all'interno dell'azienda (lo percepivo, era nell'aria).

Se non fosse che ho ricevuto dall'ingegnere capo che ha gestito la commessa a cui ero stata assegnata complimenti ed elogi scritti sulle mie capacità organizzative prima che partisse per il Belgio.

Il perbenismo non paga e io ne sono la prova vivente.

Sono entrata in azienda il 12 di febbraio per essere assunta soltanto il 21 (dieci gg dopo) avrei per legge potuto chiedere il contratto a tempo indeterminato (ma io sono perbene e queste cose non le faccio) poichè se entro un tot giorni non ti consegnano il contratto (lettera di assunzione) il dipendente può tramite il sindacato (quando lo stesso funziona) avanzarne richiesta.

Di tutto ciò ho la prova, infatti i dieci giorni me li hanno pagati in nero e fuori busta (con tanto di frima perricevuta).

Senza nessun accordo preciso e precedente ho percepito uno stipendio (a mezzo assegno circolare intestato alla società) per un importo inferiore (e non di poco) rispetto alla busta paga che firmavo e quando ho chiesto spiegazioni in merito mi è stato risposto questo è l'importo fisso che per lei è stato stabilito da bip bip (tutto a tempo debito), come da tabulato (poi ti spiego con calma cosa è il tabulato).Ma io sono perbene e non ho fatto casino.

Poi c'è il mutuo, la casa, i figli, insomma si deve pur vivere caro amico mio e io non posso fare la paladina della giustizia altrimenti di che campo???

Certo non di aria.

E poi ho anche troppo lottato per la giustizia e ne stò pagando le conseguenze giorno dopo giorno e sulla mia stessa pelle ( avrò modo di spiegarti meglio in separata sede e con calma).

Non posso e non voglio muovere accuse ma di certo posso manifestare i miei sospetti (e non mi vengano a dire che mi sento perseguitata) ho i miei buoni motivi per parlare cosi', piu' che buoni, mi tremano le mani mentre scrivo ma è solo tensione, la rabbia la conservo per domani mattina, infatti domani mattina alle 9 in punto sarò in Procura per protestare, perchè qualcuno mi DEVE ascoltare ma soprattutto mi DEVE dare le risposte che cerco,non è consentito rispondermi 'E' POCO, BASTA CON QUESTO E' POCO', e poi c'è dell'altro!!!

Qualcuno forse per un attimo pensava che buttandomi con il culo per terra poteva zittirmi, si sbagliava, perchè io cado ma mi rialzo con facilità, mi lecco le ferite e sono piu' forte di prima. Adesso devo solo pensare a continuare la mia battaglia per la verità e per la giustizia, pensare alla mia famiglia, pensare a trovare lavoro,le capacità non mi mancano e poi io dico ci sarà pure nel siracusano una azienda, una società seria che assuma personale qualificato e non solo personale 'SEGNALATO'.

Sporchi giochi di potere Benny ma io non mi faccio intimidire, ti dò una notizia in anteprima:


a Priolo Gargallo a breve si voterà per il rinnovo del consiglio comunale, tu sei curioso e ti starai chiedendo come mai visto che si è votato a giugno, ti dico fidati di me, devi avere qualche giorno di pazienza carissimo amico mio.

Qualche giorno fà mi hanno scritto una mail carinissima e affettuosissima, diceva: 'continua così Maria Luisa, devi pretendere un risarcimento dallo Stato'.

Ho sorriso, mi sono sentita lusingata, ma io non voglio regalie da nessuno, tanto meno dallo Stato, ho due gambe, due braccia e un cervello pensante, lo Stato pensasse a fare il suo dovere seriamente e in maniera corretta ed è già piu che sufficiente.

CON GRANDE STIMA E AFFETTO AL MIO AMICO BENNY, Maria Luisa Greco

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Di Benny Calasanzio


Ieri è successa una cosa veramente grave, e conto sulla sensibilità di chi legge questo blog e i siti che pubblicheranno questo scritto per risolverla e per fare girare questa vergogna il più possibile.

Maria Luisa Greco, ormai la conoscete, è una donna forte e in gamba, che ha deciso di denunciare una serie di irregolarità commesse dall'attuale assessore all'Assemblea Regionale Siciliana, Pippo Gianni, riguardo ad alcune assunzioni ed alcuni trattamenti economici riservati a Luisa quando era la sua segretaria.

Maria Luisa, nonostante abbia due figli piccoli, ha iniziato un lungo cammino di denuncia, tra le Procure e tra i siti internet per urlare quello che sa con sdegno e tanta rabbia. Ma quello che temevamo è accaduto.

Il suo impiego, contratto a tempo (6 mesi) non è stato rinnovato, e la stessa azienda ha assunto al suo posto un'altra persona che dovrà comunque essere formata ecc... in pratica questa assunzione non ha senso se non quello di togliere di mezzo Maria Luisa e fare spazio ad altra clientela.

Maria Luisa mi ha dato un'importante aiuto nella stesura del libro, e se tutto questo è successo è anche per questo.

Spero qualcuno, tramite la mia mail, possa offrire a Maria Luisa al più presto un lavoro vicino Priolo Gargallo (SR), dopodichè, potremo lavorare con la Procura per far luce e per far pagare chi ha abusato del proprio potere.

Di seguito la sua lettera.


Ciao Benny,

io non ho niente da discutere con quelli dell'azienda, ho passato la notte in bianco, piangendo e fumando, sono un relitto, ma a questi sporchi giochi non ci stò: 'parliamone, appena ricomincia il lavoro lei sarà la prima a rientrare', mi vogliono tenere buona, in stand by, ma io non ci stò.

Non avrei mai voluto, amico mio, scriverti questa lettera ma sono costretta poichè è accaduto ciò che da tempo pensavo e che in una mail ti ebbi a confidare.
Lavoravo nella zona industriale (questo è l'ultimo giorno), la società non ha più bisogno di me.
E' cosa sarà mai successo? Motivazione ufficiale: sono fermi e non ci sono lavori in prospettiva (a breve termine).

Apparentemente tutto regolare se non fosse che due settimane fà circa hanno fatto assunzione di nuovo personale per gli uffici.
Se non fosse che una settimana prima di andare in ferie mi è stato detto chiaramente dal direttore del personale che non avevo nulla da temere a fronte di una mia esplicita domanda sulla mia posizione all'interno dell'azienda (lo percepivo, era nell'aria).

Se non fosse che ho ricevuto dall'ingegnere capo che ha gestito la commessa a cui ero stata assegnata complimenti ed elogi scritti sulle mie capacità organizzative prima che partisse per il Belgio.

Il perbenismo non paga e io ne sono la prova vivente.

Sono entrata in azienda il 12 di febbraio per essere assunta soltanto il 21 (dieci gg dopo) avrei per legge potuto chiedere il contratto a tempo indeterminato (ma io sono perbene e queste cose non le faccio) poichè se entro un tot giorni non ti consegnano il contratto (lettera di assunzione) il dipendente può tramite il sindacato (quando lo stesso funziona) avanzarne richiesta.

Di tutto ciò ho la prova, infatti i dieci giorni me li hanno pagati in nero e fuori busta (con tanto di frima perricevuta).

Senza nessun accordo preciso e precedente ho percepito uno stipendio (a mezzo assegno circolare intestato alla società) per un importo inferiore (e non di poco) rispetto alla busta paga che firmavo e quando ho chiesto spiegazioni in merito mi è stato risposto questo è l'importo fisso che per lei è stato stabilito da bip bip (tutto a tempo debito), come da tabulato (poi ti spiego con calma cosa è il tabulato).Ma io sono perbene e non ho fatto casino.

Poi c'è il mutuo, la casa, i figli, insomma si deve pur vivere caro amico mio e io non posso fare la paladina della giustizia altrimenti di che campo???

Certo non di aria.

E poi ho anche troppo lottato per la giustizia e ne stò pagando le conseguenze giorno dopo giorno e sulla mia stessa pelle ( avrò modo di spiegarti meglio in separata sede e con calma).

Non posso e non voglio muovere accuse ma di certo posso manifestare i miei sospetti (e non mi vengano a dire che mi sento perseguitata) ho i miei buoni motivi per parlare cosi', piu' che buoni, mi tremano le mani mentre scrivo ma è solo tensione, la rabbia la conservo per domani mattina, infatti domani mattina alle 9 in punto sarò in Procura per protestare, perchè qualcuno mi DEVE ascoltare ma soprattutto mi DEVE dare le risposte che cerco,non è consentito rispondermi 'E' POCO, BASTA CON QUESTO E' POCO', e poi c'è dell'altro!!!

Qualcuno forse per un attimo pensava che buttandomi con il culo per terra poteva zittirmi, si sbagliava, perchè io cado ma mi rialzo con facilità, mi lecco le ferite e sono piu' forte di prima. Adesso devo solo pensare a continuare la mia battaglia per la verità e per la giustizia, pensare alla mia famiglia, pensare a trovare lavoro,le capacità non mi mancano e poi io dico ci sarà pure nel siracusano una azienda, una società seria che assuma personale qualificato e non solo personale 'SEGNALATO'.

Sporchi giochi di potere Benny ma io non mi faccio intimidire, ti dò una notizia in anteprima:


a Priolo Gargallo a breve si voterà per il rinnovo del consiglio comunale, tu sei curioso e ti starai chiedendo come mai visto che si è votato a giugno, ti dico fidati di me, devi avere qualche giorno di pazienza carissimo amico mio.

Qualche giorno fà mi hanno scritto una mail carinissima e affettuosissima, diceva: 'continua così Maria Luisa, devi pretendere un risarcimento dallo Stato'.

Ho sorriso, mi sono sentita lusingata, ma io non voglio regalie da nessuno, tanto meno dallo Stato, ho due gambe, due braccia e un cervello pensante, lo Stato pensasse a fare il suo dovere seriamente e in maniera corretta ed è già piu che sufficiente.

CON GRANDE STIMA E AFFETTO AL MIO AMICO BENNY, Maria Luisa Greco

 
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