lunedì 21 luglio 2008

"Altro che Olimpiadi la Cina è un orrore"


Un orrore lungo 19 anni. Gli cadde addosso nel 1961 quando era uno studente universitario ventitreenne e non lo abbandonò fino al 1979.
Diciannove anni nei campi di lavoro della Cina comunista senza una vera colpa, senza un processo, senza un’autentica condanna.
La vita di Harry Wu è ancora oggi, a 71 anni suonati, una vita segnata da quell’orrore, dal ricordo dei compagni di prigionia piegati dalla fame e dagli stenti, dalla fatica e dalla determinazione che lo aiutò a uscire dai campi di lavoro dove la Cina di Mao seppellì decine di milioni di cosiddetti «controrivoluzionari».
La maggior parte dei suoi compagni di sventura non sopravvisse. Chi ci riuscì spesso non vuole ricordare.Harry Wu ha fatto di quel ricordo la missione della sua vita.
Anche dopo la libertà, dopo la «riabilitazione», dopo la fuga negli Stati Uniti, non ha mai smesso di raccontare quei 19 anni, non ha mai smesso di pronunciare la parola «laogai».
Grazie a lui la «rieducazione attraverso il lavoro», introdotta dal maoismo cinese per spegnere qualsiasi opposizione e qualsiasi resistenza, è diventata sinonimo di lager e gulag.
Ma il cammino è ancora lungo e Harry Wu lo sa. Nonostante sia tornato in Cina, nonostante la recensione in un dettagliato elenco degli oltre mille campi di lavoro dove ancora oggi la Cina rieduca i suoi dissidenti, nonostante sia stato nuovamente arrestato, nuovamente condannato e definitivamente espulso dalla Cina, la battaglia di Harry Wu non si è mai fermata.
Dopo il laogai e i lavori forzati ha denunciato le esecuzioni e i prelievi d’organi dai condannati a morte. Solo grazie a lui molte delle nefandezze del comunismo cinese sono venute alla luce, ma la strada è ancora lunga. Soprattutto in Europa, soprattutto in un continente che in nome degli affari ha spesso dimenticato le battaglie per i diritti umani.
Ed ecco allora Laogai.
L’orrore cinese, il nuovo libro intervista pubblicato da Spirali in cui il professor Wu ci accompagna nella raccapricciante galleria di sofferenze su cui è cresciuta e si sviluppa la potenza economica cinese. Ma questa potenza, a sentire quanto racconta Harry Wu al Giornale, potrebbe avere un orizzonte limitato perché, come ci ripete il più famoso dissidente cinese,
«se a Pechino arriverà una nuova rivoluzione sarà la rivoluzione contro il comunismo».
Pechino può contare su un’economia florida, su un consenso abbastanza generalizzato, su un ferreo apparato di sicurezza e su rapporti internazionali abbastanza solidi: perché mai non dovrebbe sopravvivere?
«Perché chi comanda, il Partito, continua a professare il credo comunista e questo lo porterà a fare i conti con le proprie contraddizioni interne. Il comunismo puntava ad abolire la proprietà privata, la libertà di pensiero, di parola e di religione. Ma oggi la libertà economica diffonde anche un desiderio di libertà autentica. La gente apprezza il benessere, ma desidera la proprietà privata, vuole possedere la terra su cui vive. Ma in Cina nessuno può possedere la terra. Quel diritto spetta solo allo Stato e al Partito. La stessa cosa vale per la religione. Chi è veramente cattolico non sa più cosa farsene dei vescovi nominati da Pechino, pretende di poter ascoltare la parola dei veri vescovi ordinati dal Papa. Lentamente questo processo travolgerà anche l’economia e chi investe i propri soldi pretenderà di sottrarla al controllo dei burocrati venuti dalle fila del Partito. Il Partito diventerà l’espressione di tutto quello che i cinesi non vogliono e sarà spazzato via».

Le Olimpiadi accelereranno questo processo?
«Le Olimpiadi non contano nulla, sono transitorie, passeggere. Quando si spegneranno i riflettori si spegnerà anche l’attenzione per i diritti umani. C’è una grande questione che tutti tendete a dimenticare. I Giochi sono affascinanti, ma passeggeri ed effimeri. La negazione dei diritti umani è invece continua perché connaturata al sistema. Non basta parlarne tre mesi per eliminarla. Conoscete qualcuno veramente disposto a boicottare i Giochi in nome dei diritti umani?
Io non ne ho incontrato neppure uno».
Ma le Olimpiadi aiutano a far parlare della Cina...
«Qualsiasi cosa possiate dire, qualsiasi cosa succeda da qui alla fine dei Giochi non rappresenta un grosso problema per Pechino. Guardate il Tibet. A marzo hanno ucciso centinaia di persone e ne hanno imprigionate migliaia. Chi parla più di loro? Chi lotta per loro? Lo stesso Dalai Lama, se continueranno i colloqui con Pechino, sarà forse costretto a presenziare alle Olimpiadi».
Quali sono le violazioni dei diritti umani più plateali?
«In Cina, ci sono le esecuzioni. In Cina, le donne non sono libere di partorire. I Cina non esiste libertà di religione e di organizzazione. In Cina i mezzi di comunicazione sono interamente controllati dai comunisti e sostenuti dalle società come Yahoo, Cisco, Microsoft e Google. In Cina, se ti colleghi a Internet, devi inserire la tua carta magnetica, così la polizia scopre immediatamente che sei su Internet. La sicurezza cinese si fa dare da Yahoo o da qualsiasi altro provider le informazioni sull’indirizzo e-mail, le trasferisce ai tribunali che emettono atti d’accusa e ordini d’arresto. Ma la cosa più aberrante è forse la legge sul controllo delle nascite che toglie a donne e famiglie il diritto naturale alla procreazione. Per mettere al mondo un figlio le famiglie cinesi devono ottenere il permesso dello Stato. Per imporre questo sistema aberrante lo Stato spinge all’aborto milioni di donne e ne condanna altrettante alla sterilizzazione. Non c’è nulla di simile sulla faccia della terra».
Lei è stato il primo a denunciare i trapianti degli organi prelevati ai condannati a morte.
«La Cina, oggi, è l’unico paese al mondo che usa gli organi espiantati ai condannati a morte per i trapianti. Grazie a questa pratica la Cina è oggi il secondo paese al mondo per trapianti d’organo. Il 95 per cento degli organi proviene da prigionieri giustiziati. Di conseguenza la Cina è l’unico paese al mondo in cui il numero dei prigionieri giustiziati cresce ogni anno. E il numero delle esecuzioni resta uno dei meglio custoditi segreti di Stato».
Cosa potrà metter fine a questi orrori?
«Solo la fine del comunismo».

Gian Micalessin
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Un orrore lungo 19 anni. Gli cadde addosso nel 1961 quando era uno studente universitario ventitreenne e non lo abbandonò fino al 1979.
Diciannove anni nei campi di lavoro della Cina comunista senza una vera colpa, senza un processo, senza un’autentica condanna.
La vita di Harry Wu è ancora oggi, a 71 anni suonati, una vita segnata da quell’orrore, dal ricordo dei compagni di prigionia piegati dalla fame e dagli stenti, dalla fatica e dalla determinazione che lo aiutò a uscire dai campi di lavoro dove la Cina di Mao seppellì decine di milioni di cosiddetti «controrivoluzionari».
La maggior parte dei suoi compagni di sventura non sopravvisse. Chi ci riuscì spesso non vuole ricordare.Harry Wu ha fatto di quel ricordo la missione della sua vita.
Anche dopo la libertà, dopo la «riabilitazione», dopo la fuga negli Stati Uniti, non ha mai smesso di raccontare quei 19 anni, non ha mai smesso di pronunciare la parola «laogai».
Grazie a lui la «rieducazione attraverso il lavoro», introdotta dal maoismo cinese per spegnere qualsiasi opposizione e qualsiasi resistenza, è diventata sinonimo di lager e gulag.
Ma il cammino è ancora lungo e Harry Wu lo sa. Nonostante sia tornato in Cina, nonostante la recensione in un dettagliato elenco degli oltre mille campi di lavoro dove ancora oggi la Cina rieduca i suoi dissidenti, nonostante sia stato nuovamente arrestato, nuovamente condannato e definitivamente espulso dalla Cina, la battaglia di Harry Wu non si è mai fermata.
Dopo il laogai e i lavori forzati ha denunciato le esecuzioni e i prelievi d’organi dai condannati a morte. Solo grazie a lui molte delle nefandezze del comunismo cinese sono venute alla luce, ma la strada è ancora lunga. Soprattutto in Europa, soprattutto in un continente che in nome degli affari ha spesso dimenticato le battaglie per i diritti umani.
Ed ecco allora Laogai.
L’orrore cinese, il nuovo libro intervista pubblicato da Spirali in cui il professor Wu ci accompagna nella raccapricciante galleria di sofferenze su cui è cresciuta e si sviluppa la potenza economica cinese. Ma questa potenza, a sentire quanto racconta Harry Wu al Giornale, potrebbe avere un orizzonte limitato perché, come ci ripete il più famoso dissidente cinese,
«se a Pechino arriverà una nuova rivoluzione sarà la rivoluzione contro il comunismo».
Pechino può contare su un’economia florida, su un consenso abbastanza generalizzato, su un ferreo apparato di sicurezza e su rapporti internazionali abbastanza solidi: perché mai non dovrebbe sopravvivere?
«Perché chi comanda, il Partito, continua a professare il credo comunista e questo lo porterà a fare i conti con le proprie contraddizioni interne. Il comunismo puntava ad abolire la proprietà privata, la libertà di pensiero, di parola e di religione. Ma oggi la libertà economica diffonde anche un desiderio di libertà autentica. La gente apprezza il benessere, ma desidera la proprietà privata, vuole possedere la terra su cui vive. Ma in Cina nessuno può possedere la terra. Quel diritto spetta solo allo Stato e al Partito. La stessa cosa vale per la religione. Chi è veramente cattolico non sa più cosa farsene dei vescovi nominati da Pechino, pretende di poter ascoltare la parola dei veri vescovi ordinati dal Papa. Lentamente questo processo travolgerà anche l’economia e chi investe i propri soldi pretenderà di sottrarla al controllo dei burocrati venuti dalle fila del Partito. Il Partito diventerà l’espressione di tutto quello che i cinesi non vogliono e sarà spazzato via».

Le Olimpiadi accelereranno questo processo?
«Le Olimpiadi non contano nulla, sono transitorie, passeggere. Quando si spegneranno i riflettori si spegnerà anche l’attenzione per i diritti umani. C’è una grande questione che tutti tendete a dimenticare. I Giochi sono affascinanti, ma passeggeri ed effimeri. La negazione dei diritti umani è invece continua perché connaturata al sistema. Non basta parlarne tre mesi per eliminarla. Conoscete qualcuno veramente disposto a boicottare i Giochi in nome dei diritti umani?
Io non ne ho incontrato neppure uno».
Ma le Olimpiadi aiutano a far parlare della Cina...
«Qualsiasi cosa possiate dire, qualsiasi cosa succeda da qui alla fine dei Giochi non rappresenta un grosso problema per Pechino. Guardate il Tibet. A marzo hanno ucciso centinaia di persone e ne hanno imprigionate migliaia. Chi parla più di loro? Chi lotta per loro? Lo stesso Dalai Lama, se continueranno i colloqui con Pechino, sarà forse costretto a presenziare alle Olimpiadi».
Quali sono le violazioni dei diritti umani più plateali?
«In Cina, ci sono le esecuzioni. In Cina, le donne non sono libere di partorire. I Cina non esiste libertà di religione e di organizzazione. In Cina i mezzi di comunicazione sono interamente controllati dai comunisti e sostenuti dalle società come Yahoo, Cisco, Microsoft e Google. In Cina, se ti colleghi a Internet, devi inserire la tua carta magnetica, così la polizia scopre immediatamente che sei su Internet. La sicurezza cinese si fa dare da Yahoo o da qualsiasi altro provider le informazioni sull’indirizzo e-mail, le trasferisce ai tribunali che emettono atti d’accusa e ordini d’arresto. Ma la cosa più aberrante è forse la legge sul controllo delle nascite che toglie a donne e famiglie il diritto naturale alla procreazione. Per mettere al mondo un figlio le famiglie cinesi devono ottenere il permesso dello Stato. Per imporre questo sistema aberrante lo Stato spinge all’aborto milioni di donne e ne condanna altrettante alla sterilizzazione. Non c’è nulla di simile sulla faccia della terra».
Lei è stato il primo a denunciare i trapianti degli organi prelevati ai condannati a morte.
«La Cina, oggi, è l’unico paese al mondo che usa gli organi espiantati ai condannati a morte per i trapianti. Grazie a questa pratica la Cina è oggi il secondo paese al mondo per trapianti d’organo. Il 95 per cento degli organi proviene da prigionieri giustiziati. Di conseguenza la Cina è l’unico paese al mondo in cui il numero dei prigionieri giustiziati cresce ogni anno. E il numero delle esecuzioni resta uno dei meglio custoditi segreti di Stato».
Cosa potrà metter fine a questi orrori?
«Solo la fine del comunismo».

Gian Micalessin

domenica 20 luglio 2008

Belgio, re Alberto fa appello all'unità


BRUXELLES (Reuters) - Re Alberto del Belgio oggi ha lanciato un appello all'unità del suo paese in un messaggio tv, alla vigilia della festa nazionale, mentre i leader politici stanno tentando di risolvere la crisi che divide le regioni di lingua francese e fiamminga.

"Dobbiamo inventare nuovi modi di vivere insieme nel nostro paese", ha detto il sovrano in un discorso trasmesso in tv in vista della festività di domani.

"Come sapete bene, il nostro paese sta attraversando gravi difficoltà politiche, ma mi piacerebbe vedere che le difficoltà e le crisi sono anche un momento per reagire e sollevarsi", ha detto il re.

La scorsa settimana, il re ha respinto le dimissioni del primo ministro Yves Leterme, presentate dopo meno di quattro mesi di incarico e ha nominato un gruppo di saggi che aiuti il dialogo sulla divisione del potere tra le varie comunità linguistiche.

Leterme non è riuscito a raggiungere un accordo tra le due regioni alla scadenza di metà luglio, spingendo il paese in una nuova crisi politica.

I cristiano democratici fiamminghi di Leterme hanno nettamente vinto le elezioni federali del giugno 2007 sull'impegno a trasferire alcune poteri federali alle regioni. Sei belgi su dieci sono fiamminghi.

Le Fiandre -- in cui si parla fiammingo e che sono più ricche -- vogliono un maggior controllo regionale sulle tasse e la spesa del welfare.

La Vallonia -- in cui si parla francese ed è più povera -- è contraria a una devoluzione più spinta, temendo di poter perdere fondi.

Il re ha chiesto a due politici di lingua francese e al presidente della piccola comunità belga di lingua tedesca di pensare a modi per aprire i colloqui sulle riforme. Un rapporto è atteso entro la fine del mese.

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BRUXELLES (Reuters) - Re Alberto del Belgio oggi ha lanciato un appello all'unità del suo paese in un messaggio tv, alla vigilia della festa nazionale, mentre i leader politici stanno tentando di risolvere la crisi che divide le regioni di lingua francese e fiamminga.

"Dobbiamo inventare nuovi modi di vivere insieme nel nostro paese", ha detto il sovrano in un discorso trasmesso in tv in vista della festività di domani.

"Come sapete bene, il nostro paese sta attraversando gravi difficoltà politiche, ma mi piacerebbe vedere che le difficoltà e le crisi sono anche un momento per reagire e sollevarsi", ha detto il re.

La scorsa settimana, il re ha respinto le dimissioni del primo ministro Yves Leterme, presentate dopo meno di quattro mesi di incarico e ha nominato un gruppo di saggi che aiuti il dialogo sulla divisione del potere tra le varie comunità linguistiche.

Leterme non è riuscito a raggiungere un accordo tra le due regioni alla scadenza di metà luglio, spingendo il paese in una nuova crisi politica.

I cristiano democratici fiamminghi di Leterme hanno nettamente vinto le elezioni federali del giugno 2007 sull'impegno a trasferire alcune poteri federali alle regioni. Sei belgi su dieci sono fiamminghi.

Le Fiandre -- in cui si parla fiammingo e che sono più ricche -- vogliono un maggior controllo regionale sulle tasse e la spesa del welfare.

La Vallonia -- in cui si parla francese ed è più povera -- è contraria a una devoluzione più spinta, temendo di poter perdere fondi.

Il re ha chiesto a due politici di lingua francese e al presidente della piccola comunità belga di lingua tedesca di pensare a modi per aprire i colloqui sulle riforme. Un rapporto è atteso entro la fine del mese.

'LEGGI, SOLO SE HAI TEMPO DA DEDICARE A DIO


Ricevo condivido e posto:


Commissione Diocesana Cultura e Comunicazioni Sociali

ABBIAMO PENSATO A TE!
NEWSLETTER

dell''Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie


Leggi, solo se hai tempo da dedicare a Dio:
Se ce l'hai, leggila fino in fondo.
Magari stai pensando: 'Non ho tempo per queste cose!

'Ma è questo modo di pensare che ha causato molti problemi nel nostro mondo, oggi...

Confiniamo il Signore solo per la Domenica, forse...O addirittura solo per le feste...Però ci piace averLo intorno quando ci sono malattie, o disgrazie...E naturalmente durante i funerali...

Ma non abbiamo tempo per Lui durante il resto della nostra vita, mentre stiamo lavorando, mentre stiamo studiando, mentre ci stiamo divertendo...Perchè crediamo che queste cose sono alla base della nostra vita, mentre Dio crediamo che non lo sia... E non ci rendiamo conto che non potremmo fare neanche la più minima di queste cose senza il volere di Dio!!!(Siamo tutti convinti che è per volontà nostra che facciamo queste cose!!!)

Gesù disse: 'Se ti vergognerai di me, Io mi vergognerò di te davanti al Padre mio.'Perciò se non ti vergogni, se dentro il tuo cuore riesci a dire: 'Si, io amo il Signore, LUI è la sorgente della mia esistenza e il mio Salvatore..' Io posso ogni cosa perchè è Cristo che me ne da la forza... (Filippesi 4,13)' ' se ci riesci allora fai girare questa mail...


Leggi questa breve storia:

Era il libro della VITA.Gesù guardò il suo libro e disse: 'Non trovo il tuo nome. Una volta fui tentato di scriverlo... Ma non trovai mai il tempo per farlo... E anche se lo avessi trovato, mi vergonavo perchè temevo ciò che avrebbe pensato il Padre Mio...'>>

Perchè è così difficile dire la verità mentre mentire è così facile?Perchè siamo annoiati in Chiesa e appena usciti siamo così desti?Perchè è così difficile parlare di Dio mentre è così facile parlare di cose scabrose?Perchè è cosi facile cancellare una e-mail che parla di Dio, mentre inoltriamo quelle stupide?

Inoltra questa mail e mandala a tutti i tuoi contatti. E quando avrai finito: prega il Signore. Gesù ha detto: 'Nessun'altra arma è stata data agli uomini, solo la preghiera... ma non cè arma più forte della preghiera...'Perciò trova il tempo per pregare, prega sempre, ogni giorno, più volte al giorno... ma nel pregare non usare preghiere imparate a memoria, nè troppe parole, ma chiudi semplicemente gli occhi e apri il cuore... e parla con Dio immaginando che sia difronte a te... perchè anche se non Lo vedi Lui cè davvero e ti sta ascoltando... e se lo preghi col cuore non tarderà di farti sentire che è lì...

Leggi quest'altra breve storia:Il pastore prese la gabbia e lasciò il pulpito....>>

Non è strano come la gente possa scartare Dio e poi disperarsi e chiedersi come mai il mondo sta andando a rotoli?Non è strano che alcune persone possono dire: 'Io credo in Dio', ma ciò nonostante seguire Satana (che, guarda caso, anche lui 'crede' in Dio)? Non è strano come noi riusciamo tranquillamente ad inoltrare migliaia di stupidaggini per e-mail che a loro volta si moltiplicano, ma quando inizi a mandare una e-mail che riguarda il Signore, la gente ci pensa due volte prima di condividerla?Non è strano che, se penserai di mandare questa e-mail a qualcuno, ci penserai due volte prima di spedirla agli indirizzi nella tua rubrica (scartandone sicuramente qualcuno) perchè hai paura di ciò che possono pensare di te?Non è strano come tutti gli uomini possano avere più paura dell'opinione che si faranno gli altri uomini, dell'opinione che si farà il Signore di loro?

.....LEGGIAMO LA PAROLA DI DIO.....

Poichè solo nella comprensione e nell'attuazione di ciò che c'è scritto nella Parola di Dio, c'è la salvezza dell'uomo...

Io pregherò affinchè ogni persona riceva questa e-mail, e si avvicini di più a Dio...Amen

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Leggi, solo se hai tempo da dedicare a Dio:
Se ce l'hai, leggila fino in fondo.
Magari stai pensando: 'Non ho tempo per queste cose!

'Ma è questo modo di pensare che ha causato molti problemi nel nostro mondo, oggi...

Confiniamo il Signore solo per la Domenica, forse...O addirittura solo per le feste...Però ci piace averLo intorno quando ci sono malattie, o disgrazie...E naturalmente durante i funerali...

Ma non abbiamo tempo per Lui durante il resto della nostra vita, mentre stiamo lavorando, mentre stiamo studiando, mentre ci stiamo divertendo...Perchè crediamo che queste cose sono alla base della nostra vita, mentre Dio crediamo che non lo sia... E non ci rendiamo conto che non potremmo fare neanche la più minima di queste cose senza il volere di Dio!!!(Siamo tutti convinti che è per volontà nostra che facciamo queste cose!!!)

Gesù disse: 'Se ti vergognerai di me, Io mi vergognerò di te davanti al Padre mio.'Perciò se non ti vergogni, se dentro il tuo cuore riesci a dire: 'Si, io amo il Signore, LUI è la sorgente della mia esistenza e il mio Salvatore..' Io posso ogni cosa perchè è Cristo che me ne da la forza... (Filippesi 4,13)' ' se ci riesci allora fai girare questa mail...


Leggi questa breve storia:

Era il libro della VITA.Gesù guardò il suo libro e disse: 'Non trovo il tuo nome. Una volta fui tentato di scriverlo... Ma non trovai mai il tempo per farlo... E anche se lo avessi trovato, mi vergonavo perchè temevo ciò che avrebbe pensato il Padre Mio...'>>

Perchè è così difficile dire la verità mentre mentire è così facile?Perchè siamo annoiati in Chiesa e appena usciti siamo così desti?Perchè è così difficile parlare di Dio mentre è così facile parlare di cose scabrose?Perchè è cosi facile cancellare una e-mail che parla di Dio, mentre inoltriamo quelle stupide?

Inoltra questa mail e mandala a tutti i tuoi contatti. E quando avrai finito: prega il Signore. Gesù ha detto: 'Nessun'altra arma è stata data agli uomini, solo la preghiera... ma non cè arma più forte della preghiera...'Perciò trova il tempo per pregare, prega sempre, ogni giorno, più volte al giorno... ma nel pregare non usare preghiere imparate a memoria, nè troppe parole, ma chiudi semplicemente gli occhi e apri il cuore... e parla con Dio immaginando che sia difronte a te... perchè anche se non Lo vedi Lui cè davvero e ti sta ascoltando... e se lo preghi col cuore non tarderà di farti sentire che è lì...

Leggi quest'altra breve storia:Il pastore prese la gabbia e lasciò il pulpito....>>

Non è strano come la gente possa scartare Dio e poi disperarsi e chiedersi come mai il mondo sta andando a rotoli?Non è strano che alcune persone possono dire: 'Io credo in Dio', ma ciò nonostante seguire Satana (che, guarda caso, anche lui 'crede' in Dio)? Non è strano come noi riusciamo tranquillamente ad inoltrare migliaia di stupidaggini per e-mail che a loro volta si moltiplicano, ma quando inizi a mandare una e-mail che riguarda il Signore, la gente ci pensa due volte prima di condividerla?Non è strano che, se penserai di mandare questa e-mail a qualcuno, ci penserai due volte prima di spedirla agli indirizzi nella tua rubrica (scartandone sicuramente qualcuno) perchè hai paura di ciò che possono pensare di te?Non è strano come tutti gli uomini possano avere più paura dell'opinione che si faranno gli altri uomini, dell'opinione che si farà il Signore di loro?

.....LEGGIAMO LA PAROLA DI DIO.....

Poichè solo nella comprensione e nell'attuazione di ciò che c'è scritto nella Parola di Dio, c'è la salvezza dell'uomo...

Io pregherò affinchè ogni persona riceva questa e-mail, e si avvicini di più a Dio...Amen

Fate tacere i bloggers una volta per tutte!


Di Loris "snail" D'Emilio


Dalla Russia alla Spagna, dalla Cina all'Iran, passando per la “pecoreccia” Italia, bloggers arrestati, condannati, messi a tacere. Libertà di parola? Una utopia nell'era dell'informazione globale.Se n'era scritto non molto tempo fa [1] per alcuni casi accaduti nel mondo, il più grave – e conosciuto – dei quali la tremenda repressione del regime birmano nei confronti dei monaci buddisti e dei bloggers che cercavano in tutti i modi di far filtrare notizie ed informazioni all'estero; si era riaperto il dibattito recentemente con il caso dello storico Carlo Ruta [2], condannato per il reato di “stampa clandestina”.


Ma nell'ultima settimana l'argomento torna prepotentemente alla ribalta: i bloggers sono testimoni scomodi, il blog un potente mezzo di comunicazione globale. Internet è pericolosa, bisogna mettere a tacere queste voci libere una volta per tutte.


La cosa che maggiormente preoccupa è che la tendenza rimane la stessa, a prescindere dal sistema legislativo vigente: l'equiparazione di un blog ad una testata giornalistica ed il blogger al direttore di un giornale, responsabile dunque non solo dei suoi scritti ma anche, se non soprattutto!, dei commenti lasciati dagli altri lettori. E' il caso di quanto accaduto in Russia [3] ed è il caso di quanto accaduto in Spagna [4], dove i blogger hanno scritto degli articoli, il primo contro la polizia ed il secondo contro la SIAE spagnola, ed i lettori hanno lasciato i loro spesso feroci commenti. Risultato: il russo condannato ad un anno di carcere per “incitamento all'odio” e lo spagnolo e novemila euro di multa per diffamazione.


E meno male che Russia e Spagna sono repubbliche democratiche! … o almeno, dovrebbero esserlo. Perché in Stati totalitari, come la Cina e l'Iran, non si va certo per il sottile.


Huang Qi, noto blogger dissidente cinese [5] già arrestato e condannato ad una pena detentiva di diversi anni, tutti scontati, è stato nuovamente arrestato: tre anni di reclusione per “essersi impossessato di segreti di Stato”. Il suo crimine? Aver dato voce alle centinaia di genitori che chiedevano giustizia per i loro figli morti sotto le macerie delle scuole pubbliche durante l'ultimo, drammatico, terremoto. Il sospetto è terribile: speculatori edilizi, con la complicità dei quadri del Partito locali, avrebbero costruito le scuole con materiale di scarto; non si spiega altrimenti perché in interi villaggi colpiti dal sisma gli unici palazzi a crollare sono state proprio le scuole.


Quale sarebbe il segreto di stato da custodire così gelosamente? L'impasto di scarsa qualità del cemento usato per le costruzioni, o l'alto tasso di corruzione dei dirigenti politici cinesi?


Prigione e multe salate. Ma si può fare di peggio: in Iran sta per essere approvata una legge [6] che condanna i blogger rei (a prescindere?) di promuovere “la corruzione, la pornografia e l'ateismo” all'esilio o all'impiccagione, corredata di amputazione della mano destra e del piede sinistro.


Dovrebbero essere contenti allora i bloggers italiani di avere blog e forum “solo” sequestrati ed oscurati, poco importa se contenga indagini sulla mafia in Sicilia e le sue collusioni con i poteri locali, come nel caso di Carlo Ruta, accese discussioni sulla pedopornografia tra i sacerdoti, come nel caso dei forum dell'associazione ADUC [7], o una pseudotrascrizione di una improbabile, quanto palesemente falsa!, telefonata “pecoreccia” tra Berlusconi e Confalonieri [8].


Nel nostro (bel?) Paese indagare, discutere, sbeffeggiare parodiando pari sono: una libertà di espressione che non ci è (più) concessa.


NOTE
[1] Le censure del dissenso
http://www.ldenews.info/?p=123
[2] Le inchieste scomode
http://www.ldenews.info/?p=169
[3] Russia, condannato blogger sobillatore(PI - News) Ha commentato in un blog, se l'è presa con la polizia che mette a tacere la stampa locale. Condannato ad un anno con la condizionale: ha aizzato i cittadini contro le forze dell'ordinePunto Informatico, 9 luglio 2008http://punto-informatico.it/2348440/PI/News/Russia--condannato-blogger-sobillatore/p.aspx
[4] La SIAE spagnola fa condannare un blogger(PI - News) E' stato considerato responsabile dei commenti ad un post sul suo blog. Condannato a pagare 9mila euro, il blogger Julio Alonso ricorrerà in appello: non possono costringerci all'autocensura, dicePunto Informatico, 8 luglio 2008http://punto-informatico.it/2346770/PI/News/La-SIAE-spagnola-fa-condannare-un-blogger/p.aspx
[5] Cina, spenta la voce del blogger che cercava la verità sul terremotoRaiNews24, 12 luglio 2008
http://www.rainews24.it/ran24/rainews24_2007/magazine/scenari/scenari_estate_01.asp [6] Iran, a morte i blogger(PI - News) Una proposta di legge per condannare coloro che in rete attentino alla morale di stato. A Teheran il web non fa eccezione: vanno puniti coloro che si fanno portatori di costumi corrottiPunto Informatico, 7 luglio 2008http://punto-informatico.it/2345133/PI/News/Iran--a-morte-i-blogger/p.aspx
[7] Italia, due forum dissequestrati. A metà(PI - News) Il caso ADUC che ha alzato tantissima polvere giunge ad una conclusione che lascia però l'amaro in bocca. Legittime le bestemmie, illegittime - fa notare l'Associazione - le discussioni sulla pedofilia nella ChiesaPunto Informatico, 10 luglio 2008
http://punto-informatico.it/2349406/PI/News/Italia--due-forum-dissequestrati--A-met-agrave-/p.aspx
[8] La falsa telefonata di Berlusconi a Confalonieri imbarazza l'informazione

Quando un post di un blog è pubblicato con intenti satirici ma viene scambiato per una notizia reale, la colpa non è dell'autore del post ma di chi non fa i dovuti controlli.Zeusnews, 8 luglio 2008http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=7881&numero=999
il responsabile del sito: «Era solo uno scherzo»Su Internet pubblicata la telefonata Berlusconi-Confalonieri, ma è un falso Ghedini: «Un falso plateale, completamente inventato». Confalonieri: «Evidente montatura»Corriere della Sera, 7 luglio 2008http://www.corriere.it/politica/08_luglio_07/intercettazione_falsa_ghedini_c3597ea2-4c2d-11dd-85a4-00144f02aabc.shtml


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Di Loris "snail" D'Emilio


Dalla Russia alla Spagna, dalla Cina all'Iran, passando per la “pecoreccia” Italia, bloggers arrestati, condannati, messi a tacere. Libertà di parola? Una utopia nell'era dell'informazione globale.Se n'era scritto non molto tempo fa [1] per alcuni casi accaduti nel mondo, il più grave – e conosciuto – dei quali la tremenda repressione del regime birmano nei confronti dei monaci buddisti e dei bloggers che cercavano in tutti i modi di far filtrare notizie ed informazioni all'estero; si era riaperto il dibattito recentemente con il caso dello storico Carlo Ruta [2], condannato per il reato di “stampa clandestina”.


Ma nell'ultima settimana l'argomento torna prepotentemente alla ribalta: i bloggers sono testimoni scomodi, il blog un potente mezzo di comunicazione globale. Internet è pericolosa, bisogna mettere a tacere queste voci libere una volta per tutte.


La cosa che maggiormente preoccupa è che la tendenza rimane la stessa, a prescindere dal sistema legislativo vigente: l'equiparazione di un blog ad una testata giornalistica ed il blogger al direttore di un giornale, responsabile dunque non solo dei suoi scritti ma anche, se non soprattutto!, dei commenti lasciati dagli altri lettori. E' il caso di quanto accaduto in Russia [3] ed è il caso di quanto accaduto in Spagna [4], dove i blogger hanno scritto degli articoli, il primo contro la polizia ed il secondo contro la SIAE spagnola, ed i lettori hanno lasciato i loro spesso feroci commenti. Risultato: il russo condannato ad un anno di carcere per “incitamento all'odio” e lo spagnolo e novemila euro di multa per diffamazione.


E meno male che Russia e Spagna sono repubbliche democratiche! … o almeno, dovrebbero esserlo. Perché in Stati totalitari, come la Cina e l'Iran, non si va certo per il sottile.


Huang Qi, noto blogger dissidente cinese [5] già arrestato e condannato ad una pena detentiva di diversi anni, tutti scontati, è stato nuovamente arrestato: tre anni di reclusione per “essersi impossessato di segreti di Stato”. Il suo crimine? Aver dato voce alle centinaia di genitori che chiedevano giustizia per i loro figli morti sotto le macerie delle scuole pubbliche durante l'ultimo, drammatico, terremoto. Il sospetto è terribile: speculatori edilizi, con la complicità dei quadri del Partito locali, avrebbero costruito le scuole con materiale di scarto; non si spiega altrimenti perché in interi villaggi colpiti dal sisma gli unici palazzi a crollare sono state proprio le scuole.


Quale sarebbe il segreto di stato da custodire così gelosamente? L'impasto di scarsa qualità del cemento usato per le costruzioni, o l'alto tasso di corruzione dei dirigenti politici cinesi?


Prigione e multe salate. Ma si può fare di peggio: in Iran sta per essere approvata una legge [6] che condanna i blogger rei (a prescindere?) di promuovere “la corruzione, la pornografia e l'ateismo” all'esilio o all'impiccagione, corredata di amputazione della mano destra e del piede sinistro.


Dovrebbero essere contenti allora i bloggers italiani di avere blog e forum “solo” sequestrati ed oscurati, poco importa se contenga indagini sulla mafia in Sicilia e le sue collusioni con i poteri locali, come nel caso di Carlo Ruta, accese discussioni sulla pedopornografia tra i sacerdoti, come nel caso dei forum dell'associazione ADUC [7], o una pseudotrascrizione di una improbabile, quanto palesemente falsa!, telefonata “pecoreccia” tra Berlusconi e Confalonieri [8].


Nel nostro (bel?) Paese indagare, discutere, sbeffeggiare parodiando pari sono: una libertà di espressione che non ci è (più) concessa.


NOTE
[1] Le censure del dissenso
http://www.ldenews.info/?p=123
[2] Le inchieste scomode
http://www.ldenews.info/?p=169
[3] Russia, condannato blogger sobillatore(PI - News) Ha commentato in un blog, se l'è presa con la polizia che mette a tacere la stampa locale. Condannato ad un anno con la condizionale: ha aizzato i cittadini contro le forze dell'ordinePunto Informatico, 9 luglio 2008http://punto-informatico.it/2348440/PI/News/Russia--condannato-blogger-sobillatore/p.aspx
[4] La SIAE spagnola fa condannare un blogger(PI - News) E' stato considerato responsabile dei commenti ad un post sul suo blog. Condannato a pagare 9mila euro, il blogger Julio Alonso ricorrerà in appello: non possono costringerci all'autocensura, dicePunto Informatico, 8 luglio 2008http://punto-informatico.it/2346770/PI/News/La-SIAE-spagnola-fa-condannare-un-blogger/p.aspx
[5] Cina, spenta la voce del blogger che cercava la verità sul terremotoRaiNews24, 12 luglio 2008
http://www.rainews24.it/ran24/rainews24_2007/magazine/scenari/scenari_estate_01.asp [6] Iran, a morte i blogger(PI - News) Una proposta di legge per condannare coloro che in rete attentino alla morale di stato. A Teheran il web non fa eccezione: vanno puniti coloro che si fanno portatori di costumi corrottiPunto Informatico, 7 luglio 2008http://punto-informatico.it/2345133/PI/News/Iran--a-morte-i-blogger/p.aspx
[7] Italia, due forum dissequestrati. A metà(PI - News) Il caso ADUC che ha alzato tantissima polvere giunge ad una conclusione che lascia però l'amaro in bocca. Legittime le bestemmie, illegittime - fa notare l'Associazione - le discussioni sulla pedofilia nella ChiesaPunto Informatico, 10 luglio 2008
http://punto-informatico.it/2349406/PI/News/Italia--due-forum-dissequestrati--A-met-agrave-/p.aspx
[8] La falsa telefonata di Berlusconi a Confalonieri imbarazza l'informazione

Quando un post di un blog è pubblicato con intenti satirici ma viene scambiato per una notizia reale, la colpa non è dell'autore del post ma di chi non fa i dovuti controlli.Zeusnews, 8 luglio 2008http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=7881&numero=999
il responsabile del sito: «Era solo uno scherzo»Su Internet pubblicata la telefonata Berlusconi-Confalonieri, ma è un falso Ghedini: «Un falso plateale, completamente inventato». Confalonieri: «Evidente montatura»Corriere della Sera, 7 luglio 2008http://www.corriere.it/politica/08_luglio_07/intercettazione_falsa_ghedini_c3597ea2-4c2d-11dd-85a4-00144f02aabc.shtml


Megachip .info

Nucleare francese, mistero dopo l'incidente di Tricastin: troppo uranio


Le falde fortemente contaminate in punti troppo distanti dalla centrale. Forse perdite da un deposito militare.


PARIGI A dieci giorni dall’incidente nella centrale nucleare di Tricastin, nel sud della Francia, che ha causato la fuoriuscita di acque contenenti 8,2 microgrammi per litro di uranio naturale da un impianto di raffreddamento, si torna a parlare dei rischi sulla sicurezza degli impianti francesi. Il problema stavolta non riguarda le acque di superficie dei fiumi Gaffiere e Lauzon, in cui secondo i dati dell’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare (Irsn) c’è una «diminuzione regolare del livello di uranio». Sono invece le rilevazioni dei dispositivi di monitoraggio (piezometri) su 4 punti di prelievo d’acqua di profondità - falde freatiche e pozzi privati - in cui la concentrazione di uranio supera la soglia massima fissata dall’Organizzazione mondiale della sanità di 15 microgrammi per litro.

A suscitare particolare preoccupazione è il punto denominato “AEP4”, a oltre 2km a sud della centrale, dove il 9 luglio sono stati rilevati tassi di uranio molto alti e fluttuanti, con un picco di 64 microgrammi/litro. Una contaminazione che, spiega un comunicato dell’Irsn, «non può essere spiegata dal rigetto accidentale avvenuto l’8 luglio, tenuto conto della distanza che separa il punto dal fiume e della velocità di deflusso delle acque nella falda». Le cause dell’anomalia, dunque, restano un mistero. Anche perchè, precisava ieri il quotidiano "Le Parisien", tassi simili erano già stati rilevati prima dell’incidente, durante un’inchiesta della Direzione Dipartimentale degli Affari Sanitari e Sociali. Tra le ipotesi avanzate dall’Irsn, per bocca del direttore aggiunto all’Ambiente Jean-Christophe Gariel, a spiegare la disparità potrebbe essere «una presenza di uranio naturale», una «marcatura precedente» delle fonti radioattive, oltre all’«idrogeologia molto complessa dell’area».

Secondo la Commissione di ricerca e d’informazione indipendente sulla radioattività (Criirad) invece, la colpa sarebbe da attribuire a un deposito interrato di scorie appartenente a un impianto militare di arricchimento dell’uranio, attivo a Tricastin dal 1964 al '96. «Vicino all’attuale sito della centrale nucleare - spiega la presidente di Criirad, Corinne Castaigner - c’era una fabbrica per la produzione di armi atomiche, dove si utilizzava uranio molto arricchito. Per anni i residui di lavorazione sono stati sepolti sotto terra, senza precauzioni». Ciò avrebbe consentito «che l’acqua piovana scorresse a contatto con le scorie, trascinando l’uranio nel terreno». Un’anomalia riscontrata anche da un rapporto del 1998 dell'Alto commissariato all'energia atomica. La Socatri, società satellite di Areva responsabile gli impianti di Tricastin, ha però assicurato che le scorie interrate «non costituiscono un rischio sanitario per la popolazione» e «non hanno alcun legame» con l’inquinamento delle acque sotterranee.

La notizia ha tuttavia sollevato molto polemiche e oggi il ministro dell’Ambiente francese, Jean-Louis Borloo, ha rilasciato un’intervista allo stesso “Le Parisien” per assicurare che ci saranno nuovi controlli per garantire la sicurezza ambientale nelle aree dove sorgono tutti i 58 reattori nucleari esistenti in Francia. «È tutto sotto controllo», ha dichiarato il ministro al giornale, «ma voglio essere sicuro. Non mi va che la genti pensi che stiamo tenendo nascosto qualcosa». La Francia è il secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, per numero di centrali atomiche, che assicurano al Paese l’80% del fabbisogno complessivo di energia elettrica.

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Le falde fortemente contaminate in punti troppo distanti dalla centrale. Forse perdite da un deposito militare.


PARIGI A dieci giorni dall’incidente nella centrale nucleare di Tricastin, nel sud della Francia, che ha causato la fuoriuscita di acque contenenti 8,2 microgrammi per litro di uranio naturale da un impianto di raffreddamento, si torna a parlare dei rischi sulla sicurezza degli impianti francesi. Il problema stavolta non riguarda le acque di superficie dei fiumi Gaffiere e Lauzon, in cui secondo i dati dell’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare (Irsn) c’è una «diminuzione regolare del livello di uranio». Sono invece le rilevazioni dei dispositivi di monitoraggio (piezometri) su 4 punti di prelievo d’acqua di profondità - falde freatiche e pozzi privati - in cui la concentrazione di uranio supera la soglia massima fissata dall’Organizzazione mondiale della sanità di 15 microgrammi per litro.

A suscitare particolare preoccupazione è il punto denominato “AEP4”, a oltre 2km a sud della centrale, dove il 9 luglio sono stati rilevati tassi di uranio molto alti e fluttuanti, con un picco di 64 microgrammi/litro. Una contaminazione che, spiega un comunicato dell’Irsn, «non può essere spiegata dal rigetto accidentale avvenuto l’8 luglio, tenuto conto della distanza che separa il punto dal fiume e della velocità di deflusso delle acque nella falda». Le cause dell’anomalia, dunque, restano un mistero. Anche perchè, precisava ieri il quotidiano "Le Parisien", tassi simili erano già stati rilevati prima dell’incidente, durante un’inchiesta della Direzione Dipartimentale degli Affari Sanitari e Sociali. Tra le ipotesi avanzate dall’Irsn, per bocca del direttore aggiunto all’Ambiente Jean-Christophe Gariel, a spiegare la disparità potrebbe essere «una presenza di uranio naturale», una «marcatura precedente» delle fonti radioattive, oltre all’«idrogeologia molto complessa dell’area».

Secondo la Commissione di ricerca e d’informazione indipendente sulla radioattività (Criirad) invece, la colpa sarebbe da attribuire a un deposito interrato di scorie appartenente a un impianto militare di arricchimento dell’uranio, attivo a Tricastin dal 1964 al '96. «Vicino all’attuale sito della centrale nucleare - spiega la presidente di Criirad, Corinne Castaigner - c’era una fabbrica per la produzione di armi atomiche, dove si utilizzava uranio molto arricchito. Per anni i residui di lavorazione sono stati sepolti sotto terra, senza precauzioni». Ciò avrebbe consentito «che l’acqua piovana scorresse a contatto con le scorie, trascinando l’uranio nel terreno». Un’anomalia riscontrata anche da un rapporto del 1998 dell'Alto commissariato all'energia atomica. La Socatri, società satellite di Areva responsabile gli impianti di Tricastin, ha però assicurato che le scorie interrate «non costituiscono un rischio sanitario per la popolazione» e «non hanno alcun legame» con l’inquinamento delle acque sotterranee.

La notizia ha tuttavia sollevato molto polemiche e oggi il ministro dell’Ambiente francese, Jean-Louis Borloo, ha rilasciato un’intervista allo stesso “Le Parisien” per assicurare che ci saranno nuovi controlli per garantire la sicurezza ambientale nelle aree dove sorgono tutti i 58 reattori nucleari esistenti in Francia. «È tutto sotto controllo», ha dichiarato il ministro al giornale, «ma voglio essere sicuro. Non mi va che la genti pensi che stiamo tenendo nascosto qualcosa». La Francia è il secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, per numero di centrali atomiche, che assicurano al Paese l’80% del fabbisogno complessivo di energia elettrica.

L'OMICIDIO MASSONICO 3: IL CASO FOIS


Di Paolo Franceschetti


Mass Media e delitti


Molto strana è anche la morte del ciclista Valentino Fois, della squadra di Pantani. Anche lui muore per cause da accertare, ma alcuni giornali parlano di overdose. E già questo fa venire qualche sospetto, in quanto probabilmente muore nello stesso modo del suo ex amico.

Occorre a questo punto fare una considerazione di ordine generale sui mass media in Italia. In Italia muoiono per omicidio circa 2500 persone all'anno. E altrettante ne muoiono suicide. Giornali e Tv si disinteressano di questi fatti, selezionando accuratamente solo le notizie che piacciono e sono funzionali al sistema. Quando però su un fatto scatta l’attenzione dei media, in genere questo è un segnale che sotto c’è dell’altro.Quindi viene spontanea la domanda. Perché i giornali si interessano alla morte di un ciclista poco conosciuto come Fois?E perché poi, nei pochi secondi che i TG dedicano alla notizia, occorre precisare che era implicato in un furto di portatili? Quand’anche si voglia dar risalto alla morte di un uomo, non c’è alcuna necessità di informare il pubblico che costui – forse – aveva rubato dei PC. In primo luogo perché la notizia è generica e posta in forma dubitativa. In secondo luogo perché non si capisce quale collegamento possa sussistere tra un furto di PC e una morte per overdose. Il sospetto che sia un omicidio, e che la televisione abbia volutamente voluto riportare l’immagine di una persona drogata e dedita al furto, è molto forte. Il messaggio che si vuole trasmettere è questo: è morto un ladro e per giunta drogato e depresso. Ma chi invece ha capito come funziona l’informazione in Italia capisce chiaramente un altro messaggio: probabilmente si tratta di un omicidio e c’è sotto qualcosa. E allora il pensiero corre al fatto che qualche prima avesse rilasciato un intervista alle jene (intervista che trovate a questo indirizzo: http://it.youtube.com/watch?v=RRvhdi1gHqk).

Aggiungiamo poi una cosa. Chi frequenta a livello professionistico il mondo dello sport sa che il doping è un fenomeno assolutamente diffuso, nel senso che probabilmente non è possibile partecipare a qualsiasi tipo di sport senza doparsi. Nella mia esperienza del passato, per anni ho praticato Body Building e ho seguito corsi per diventare istruttore di questa disciplina. E il doping era una materia di studio assolutamente ufficiale, nel senso che nella preparazione atletica di uno sportivo professionista non si poteva prescindere dal doping. Il problema era solo come eludere i controlli, stare attenti ai tempi di eliminazione della sostanza ecc...

C’è quindi il forte sospetto che Fois sia morto in questo modo per aver “tradito”, come Pantani, e che i due abbiano pagato con la vita la loro maggiore pulizia e onestà intellettuale rispetto al resto dell’ambiente in cui vivevano.

Considerazioni finali

C’è anche (non il sospetto ma) la certezza, che la verità non verrà mai a galla. Anzi, a dire queste cose, purtroppo, si rischia di passare per matti o visionari.

La cosa che mi dà tristezza, in tutta questa vicenda, non è la gravità delle collusioni istituzionali a tutti i livelli, né la scarsa preparazione di molti inquirenti in materia che si traduce in una mancata tutela del cittadino. Questo ho imparato ad accettarlo, perché viviamo in una democrazia troppo giovane perché sia veramente una democrazia. Le mentalità e i costumi di secoli non possono cambiare in pochi anni. L’oligarchia mascherata in cui viviamo, in fondo, un giorno dovrà finire per dare spazio ad una nuova era.Ciò che mi dà tristezza è pensare che la maggior parte delle famiglie di queste vittime non saprà mai la verità.La maggior parte muore senza che i familiari sospettino un omicidio. Io stesso dopo il primo incidente che mi capitò pensai ad un caso. E dopo il secondo pensavo che ce l’avessero con la mia collega e che avessero manomesso contemporaneamente sia la mia moto che la sua per maggior sicurezza di fare danni a lei. In altre parole; potevo morire senza sapere neanche perché e pochi avrebbero sospettato qualcosa. Solo dopo qualche tempo mi spiegarono chi ce l’aveva come me e perché. Ora, perlomeno, so che mi potrebbe succedere qualcosa e so anche il perché. Ogni volta che prendo l’auto sono consapevole che lo sterzo potrà non funzionare, che un'auto che viene in senso inverso all’improvviso potrà sbandare e venire verso di me, o magari che potrò avere un malore nell’anticamera di una procura come è successo al capo dei vigili testimone della Tyssen Krupp. Ma all’epoca dei primi incidenti, non avevo neanche il sospetto di essere stato “condannato a morte”. Perché non ero consapevole di quale colpa avessi commesso e di quale peccato mi fossi macchiato.Mi domando se Senna sapeva il destino che lo aspettava, se i familiari avranno capito. I familiari del Torino Calcio cosa penseranno di quell’incidente terribile? E i genitori di Fois? E la Forleo, cui scrissi “una lettera aperta” dalle pagine di questo blog… avrà capito esattamente cosa le è successo oppure penserà che il suo incidente d’auto sia stato casuale?I familiari delle vittime di via dei Georgofili, di Ustica, del Moby Prince, hanno capito. Lì sono troppo grosse le collusioni, troppo evidenti gli omicidi e i depistaggi perché qualcuno non capisca.Ma gli altri?I familiari dei testimoni di processi apparentemente normali, come quelli della Tyssen Krupp, o del Mostro di Firenze, che apparentemente sembra un normale caso di un serial Killer? E i familiari di tutte quelle persone che parevano condurre una vita normale, perché il delitto è maturato in un luogo ove nessuno sospetterebbe l’ingerenza così pesante dei cosiddetti poteri occulti, come il mondo sportivo?Ho telefonato ai genitori di Pantani prima di scrivere questo articolo. Dal loro silenzio successivo al mio fax presumo che abbiano pensato che io sia un folle, magari un mitomane in cerca di pubblicità.E’ normale che lo pensino, come è normale che la maggior parte delle persone che leggeranno queste righe le prendano per un delirio.Allora voglio ricordare le parole dell’onorevole Falco Accame, a proposito degli incidenti anomali (come quello capitato ai genitori del giudice Forleo) o dei suicidi dei vari testimoni di processi importanti. Parlavamo dell’incidente capitato al giudice Forleo, e mi disse “inizialmente, quando mi occupai di queste cose, credevo al caso. Non volevo credere che fosse una cosa voluta perché mi pareva fantascienza. Poi, quando mi accorsi che i testimoni morivano tutti, sistematicamente, ho capito… E’ una cosa che è difficile da accettare.”

Questo articolo, come il precedente, è scritto per tutti i familiari di persone suicidate, impiccate, morte in incidenti inspiegabili che hanno sempre capito che la versione ufficiale data dagli inquirenti non quadrava, affinchè perlomeno loro sappiano la verità. Oramai sono troppe le vittime sparse per la penisola, perché non si cominci a sospettare. E sono troppi i sopravvissuti perché qualcosa prima o poi non venga fuori. Oramai parlo con tante persone esperte e mi confronto. Molti, tanti, hanno capito. Un mio amico medico legale, a cui ho raccontato le mie “scoperte” mi ha lasciato di stucco quando mi ha detto “si Paolo, lo sapevo. Lo sapevo perché da medico legale mi rendo conto quando ci prendono in giro in TV e sui giornali. Tutti quei suicidi in carcere per soffocamento con buste di plastica sono impossibili dal punto di vista di medico legale. Analizzando alcuni dei più importanti casi dal punto di vista medico legale mi sono accorto che ci prendono in giro. E poi sono un appassionato di esoterismo, e quindi i loro simboli e messaggi io li vedo. Vedi? L’esoterismo è un linguaggio. Se non lo conosci è come camminare per strade di una nazione straniera; vedi la gente, vedi le scritte, ma non ti dicono nulla; in certi casi potrebbero sembrarti innocui disegnini. Ma se invece lo conosci allora riesci a leggere oltre la superficie e capire i messaggi profondi che vengono lanciati e gli innocui disegnini diventano frasi precise. Capisci tutto, ma con la maggior parte delle persone non puoi parlare perché ti prendono per matto. E il problema principale, quando capisci il sistema, è continuare a fare la vita di sempre senza impazzire”.
Questo, signori, è il sistema in cui viviamo ma con un po’ di studio e di intuito si può imparare a capirlo. Il paradosso è che non sono mai stato un appassionato né di gialli, né di spionaggio, né di esoterismo; ma credo che neanche la più fervida fantasia di qualsiasi scrittore abbia mai immaginato un sistema del genere. La realtà, per chi la vuole vedere, supera sempre di gran lunga la fantasia. Anche quella di Stephen King, che forse non a caso ha scritto una serie di telefilm che si intitola The Red Rose, e che forse per i suoi libri non si è ispirato alla sua sola fantasia (ad es. nei “Lupi del Calla”, occorre proteggere una sola rosa rossa che sta in una Torre nera; e se la Rosa venisse distrutta per qualche motivo la Torre cadrebbe insieme alla Rosa).


Ps finale. Quando facevo il quarto ginnasio rubai tre biscotti al mio miglior amico, Daniele. Voglio precisare, in caso di suicidio da parte mia, che i due fatti non sono collegati, al fine di evitare che i media mi facciano lo scherzo di Fois e che riportino la notizia e facendomi passare per un ladro di biscotti. Peraltro confessai il mio crimine a Daniele, il quale dopo 25 anni non manca mai di ricordarmelo.

paolofranceschetti.blogspot.com/


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Mass Media e delitti


Molto strana è anche la morte del ciclista Valentino Fois, della squadra di Pantani. Anche lui muore per cause da accertare, ma alcuni giornali parlano di overdose. E già questo fa venire qualche sospetto, in quanto probabilmente muore nello stesso modo del suo ex amico.

Occorre a questo punto fare una considerazione di ordine generale sui mass media in Italia. In Italia muoiono per omicidio circa 2500 persone all'anno. E altrettante ne muoiono suicide. Giornali e Tv si disinteressano di questi fatti, selezionando accuratamente solo le notizie che piacciono e sono funzionali al sistema. Quando però su un fatto scatta l’attenzione dei media, in genere questo è un segnale che sotto c’è dell’altro.Quindi viene spontanea la domanda. Perché i giornali si interessano alla morte di un ciclista poco conosciuto come Fois?E perché poi, nei pochi secondi che i TG dedicano alla notizia, occorre precisare che era implicato in un furto di portatili? Quand’anche si voglia dar risalto alla morte di un uomo, non c’è alcuna necessità di informare il pubblico che costui – forse – aveva rubato dei PC. In primo luogo perché la notizia è generica e posta in forma dubitativa. In secondo luogo perché non si capisce quale collegamento possa sussistere tra un furto di PC e una morte per overdose. Il sospetto che sia un omicidio, e che la televisione abbia volutamente voluto riportare l’immagine di una persona drogata e dedita al furto, è molto forte. Il messaggio che si vuole trasmettere è questo: è morto un ladro e per giunta drogato e depresso. Ma chi invece ha capito come funziona l’informazione in Italia capisce chiaramente un altro messaggio: probabilmente si tratta di un omicidio e c’è sotto qualcosa. E allora il pensiero corre al fatto che qualche prima avesse rilasciato un intervista alle jene (intervista che trovate a questo indirizzo: http://it.youtube.com/watch?v=RRvhdi1gHqk).

Aggiungiamo poi una cosa. Chi frequenta a livello professionistico il mondo dello sport sa che il doping è un fenomeno assolutamente diffuso, nel senso che probabilmente non è possibile partecipare a qualsiasi tipo di sport senza doparsi. Nella mia esperienza del passato, per anni ho praticato Body Building e ho seguito corsi per diventare istruttore di questa disciplina. E il doping era una materia di studio assolutamente ufficiale, nel senso che nella preparazione atletica di uno sportivo professionista non si poteva prescindere dal doping. Il problema era solo come eludere i controlli, stare attenti ai tempi di eliminazione della sostanza ecc...

C’è quindi il forte sospetto che Fois sia morto in questo modo per aver “tradito”, come Pantani, e che i due abbiano pagato con la vita la loro maggiore pulizia e onestà intellettuale rispetto al resto dell’ambiente in cui vivevano.

Considerazioni finali

C’è anche (non il sospetto ma) la certezza, che la verità non verrà mai a galla. Anzi, a dire queste cose, purtroppo, si rischia di passare per matti o visionari.

La cosa che mi dà tristezza, in tutta questa vicenda, non è la gravità delle collusioni istituzionali a tutti i livelli, né la scarsa preparazione di molti inquirenti in materia che si traduce in una mancata tutela del cittadino. Questo ho imparato ad accettarlo, perché viviamo in una democrazia troppo giovane perché sia veramente una democrazia. Le mentalità e i costumi di secoli non possono cambiare in pochi anni. L’oligarchia mascherata in cui viviamo, in fondo, un giorno dovrà finire per dare spazio ad una nuova era.Ciò che mi dà tristezza è pensare che la maggior parte delle famiglie di queste vittime non saprà mai la verità.La maggior parte muore senza che i familiari sospettino un omicidio. Io stesso dopo il primo incidente che mi capitò pensai ad un caso. E dopo il secondo pensavo che ce l’avessero con la mia collega e che avessero manomesso contemporaneamente sia la mia moto che la sua per maggior sicurezza di fare danni a lei. In altre parole; potevo morire senza sapere neanche perché e pochi avrebbero sospettato qualcosa. Solo dopo qualche tempo mi spiegarono chi ce l’aveva come me e perché. Ora, perlomeno, so che mi potrebbe succedere qualcosa e so anche il perché. Ogni volta che prendo l’auto sono consapevole che lo sterzo potrà non funzionare, che un'auto che viene in senso inverso all’improvviso potrà sbandare e venire verso di me, o magari che potrò avere un malore nell’anticamera di una procura come è successo al capo dei vigili testimone della Tyssen Krupp. Ma all’epoca dei primi incidenti, non avevo neanche il sospetto di essere stato “condannato a morte”. Perché non ero consapevole di quale colpa avessi commesso e di quale peccato mi fossi macchiato.Mi domando se Senna sapeva il destino che lo aspettava, se i familiari avranno capito. I familiari del Torino Calcio cosa penseranno di quell’incidente terribile? E i genitori di Fois? E la Forleo, cui scrissi “una lettera aperta” dalle pagine di questo blog… avrà capito esattamente cosa le è successo oppure penserà che il suo incidente d’auto sia stato casuale?I familiari delle vittime di via dei Georgofili, di Ustica, del Moby Prince, hanno capito. Lì sono troppo grosse le collusioni, troppo evidenti gli omicidi e i depistaggi perché qualcuno non capisca.Ma gli altri?I familiari dei testimoni di processi apparentemente normali, come quelli della Tyssen Krupp, o del Mostro di Firenze, che apparentemente sembra un normale caso di un serial Killer? E i familiari di tutte quelle persone che parevano condurre una vita normale, perché il delitto è maturato in un luogo ove nessuno sospetterebbe l’ingerenza così pesante dei cosiddetti poteri occulti, come il mondo sportivo?Ho telefonato ai genitori di Pantani prima di scrivere questo articolo. Dal loro silenzio successivo al mio fax presumo che abbiano pensato che io sia un folle, magari un mitomane in cerca di pubblicità.E’ normale che lo pensino, come è normale che la maggior parte delle persone che leggeranno queste righe le prendano per un delirio.Allora voglio ricordare le parole dell’onorevole Falco Accame, a proposito degli incidenti anomali (come quello capitato ai genitori del giudice Forleo) o dei suicidi dei vari testimoni di processi importanti. Parlavamo dell’incidente capitato al giudice Forleo, e mi disse “inizialmente, quando mi occupai di queste cose, credevo al caso. Non volevo credere che fosse una cosa voluta perché mi pareva fantascienza. Poi, quando mi accorsi che i testimoni morivano tutti, sistematicamente, ho capito… E’ una cosa che è difficile da accettare.”

Questo articolo, come il precedente, è scritto per tutti i familiari di persone suicidate, impiccate, morte in incidenti inspiegabili che hanno sempre capito che la versione ufficiale data dagli inquirenti non quadrava, affinchè perlomeno loro sappiano la verità. Oramai sono troppe le vittime sparse per la penisola, perché non si cominci a sospettare. E sono troppi i sopravvissuti perché qualcosa prima o poi non venga fuori. Oramai parlo con tante persone esperte e mi confronto. Molti, tanti, hanno capito. Un mio amico medico legale, a cui ho raccontato le mie “scoperte” mi ha lasciato di stucco quando mi ha detto “si Paolo, lo sapevo. Lo sapevo perché da medico legale mi rendo conto quando ci prendono in giro in TV e sui giornali. Tutti quei suicidi in carcere per soffocamento con buste di plastica sono impossibili dal punto di vista di medico legale. Analizzando alcuni dei più importanti casi dal punto di vista medico legale mi sono accorto che ci prendono in giro. E poi sono un appassionato di esoterismo, e quindi i loro simboli e messaggi io li vedo. Vedi? L’esoterismo è un linguaggio. Se non lo conosci è come camminare per strade di una nazione straniera; vedi la gente, vedi le scritte, ma non ti dicono nulla; in certi casi potrebbero sembrarti innocui disegnini. Ma se invece lo conosci allora riesci a leggere oltre la superficie e capire i messaggi profondi che vengono lanciati e gli innocui disegnini diventano frasi precise. Capisci tutto, ma con la maggior parte delle persone non puoi parlare perché ti prendono per matto. E il problema principale, quando capisci il sistema, è continuare a fare la vita di sempre senza impazzire”.
Questo, signori, è il sistema in cui viviamo ma con un po’ di studio e di intuito si può imparare a capirlo. Il paradosso è che non sono mai stato un appassionato né di gialli, né di spionaggio, né di esoterismo; ma credo che neanche la più fervida fantasia di qualsiasi scrittore abbia mai immaginato un sistema del genere. La realtà, per chi la vuole vedere, supera sempre di gran lunga la fantasia. Anche quella di Stephen King, che forse non a caso ha scritto una serie di telefilm che si intitola The Red Rose, e che forse per i suoi libri non si è ispirato alla sua sola fantasia (ad es. nei “Lupi del Calla”, occorre proteggere una sola rosa rossa che sta in una Torre nera; e se la Rosa venisse distrutta per qualche motivo la Torre cadrebbe insieme alla Rosa).


Ps finale. Quando facevo il quarto ginnasio rubai tre biscotti al mio miglior amico, Daniele. Voglio precisare, in caso di suicidio da parte mia, che i due fatti non sono collegati, al fine di evitare che i media mi facciano lo scherzo di Fois e che riportino la notizia e facendomi passare per un ladro di biscotti. Peraltro confessai il mio crimine a Daniele, il quale dopo 25 anni non manca mai di ricordarmelo.

paolofranceschetti.blogspot.com/


sabato 19 luglio 2008

Comunicato per il 19 Luglio 1992


Ricordiamo l’anniversario della strage di via d’Amelio e quanti persero la vita nell’attentato del 19 Luglio 1992.


Mentre la nostra mente corre alle famiglie del Giudice Borsellino e degli Agenti della scorta ,vogliamo rammentare il Magistrato come colui che perse la vita tentando di fermare quella ignobile trattativa tra Stato e mafia che è costata la vita anche ai nostri parenti.


Una trattativa a suon di annullamento di “41 bis” , di beni non confiscati alla mafia, oggi tutti benefici ottenuti da “cosa nostra” terrorista ed eversiva.


Mentre abbiamo chiaro sentore che il Fondo 512 legge del 1999 ,non sarà finanziato adeguatamente per le esigenze di tutte le vittime di mafia, chiediamo al Governo che sarà presente in Via D’Amelio di provvedere quanto prima a rendere piena giustizia a quanti hanno patito torti gravissimi sotto più di 1000 chili di tritolo.


Non vediamo un modo migliore per onorare la memoria del Giudice Borsellino.


Cordiali saluti


Giovanna Maggiani Chelli

Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili


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Ricordiamo l’anniversario della strage di via d’Amelio e quanti persero la vita nell’attentato del 19 Luglio 1992.


Mentre la nostra mente corre alle famiglie del Giudice Borsellino e degli Agenti della scorta ,vogliamo rammentare il Magistrato come colui che perse la vita tentando di fermare quella ignobile trattativa tra Stato e mafia che è costata la vita anche ai nostri parenti.


Una trattativa a suon di annullamento di “41 bis” , di beni non confiscati alla mafia, oggi tutti benefici ottenuti da “cosa nostra” terrorista ed eversiva.


Mentre abbiamo chiaro sentore che il Fondo 512 legge del 1999 ,non sarà finanziato adeguatamente per le esigenze di tutte le vittime di mafia, chiediamo al Governo che sarà presente in Via D’Amelio di provvedere quanto prima a rendere piena giustizia a quanti hanno patito torti gravissimi sotto più di 1000 chili di tritolo.


Non vediamo un modo migliore per onorare la memoria del Giudice Borsellino.


Cordiali saluti


Giovanna Maggiani Chelli

Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili


Il romanzo di un Paese


di Maurizio Chierici


Il 19 LUGLIO 1992 moriva Paolo Borsellino. Tremo pensando a come lo ricorderanno le autorità: il presidente della regione Sicilia Salvatore Lombardo, il senatore Cuffaro, alcuni onorevoli affiliati al governo, qualche ministro. Speriamo limitino il cordoglio ad una presenza decorativa. Tremo, immaginando il loro distinguere tra magistrati impegnati a combattere la criminalità e magistrati che «fanno politica» perché scavano nelle italiche vergogne.

Tremo perché alle nostre spalle crescono generazioni che sanno poco o niente. Disinformate, distratte. Ogni messaggio ambiguo le allontana dalla concretezza che potrebbe aiutare la speranza mentre il silenzio li condanna all’indifferenza programmata da chi non sopporta la memoria. Ecco perché Borsellino dovrebbe essere ricordato mandando in onda solo le sue parole: intervista con domande e risposte. Nessuna retorica. Ultima voce del giudice coraggioso assieme alla voce di chi vuol sapere. Ricominciamo a sciogliere la matassa affari-politica dalla pazienza che ci ha insegnato.

Il colloquio è del 19 maggio ’92 con i giornalisti francesi Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscati. Nove giorni dopo Giovanni Falcone viene ucciso a Capaci.

Borsellino capisce che gli è rimasto un tempo ormai contato.

Nel maxiprocesso aveva inchiodato il gotha della mafia assieme a Falcone lasciando intendere a Cosa Nostra che non avrebbero mai smesso di frugare negli interessi di una società in parte segreta e in parte quotata nelle borse dell’economia e della politica. «Devo fare in fretta.
Adesso tocca a me». Appena due mesi e la sua vita brucia.

Nel 2000, Rai News di Morrione manda in onda una sintesi di 30 minuti dopo aver tentato di convincere i Tg a presentarne almeno una parte.

Niente. Santoro lo fa nel Rosso e il Nero e il Cavaliere e il senatore di casa, Paolo Guzzanti, scatenano la bagarre. Fumo senza arrosto. È passato tanto tempo ed è il momento di informare i ragazzi quale paese si nasconde dietro il paese delle promesse che suonano.

Ascoltiamo Borsellino dando modo a chi ne è coinvolto di rispondere ma lasciando che la gente possa decidere da sola quale verità é credibile. Radio24- Sole 24 Ore lo sta facendo, microfoni non rivoluzionari della Confindustria. Chissà la Rai.

La curiosità francese insisteva nell’avere notizie a proposito di Vittorio Mangano, stalliere nella Arcore di Berlusconi, assunto per la calda raccomandazione del senatore Dell’ Utri.


Racconta Borsellino:

«Avevo conosciuto Mangano prima degli anni ’76-’80. Ho istruito nei suoi confronti un procedimento per estorsione ad alcune cliniche private nel palermitano». Buscetta e Contorno, padrini doc, lo indicavano «uomo d’onore di Cosa Nostra».

d- Uomo d’onore legato a Pippo Calò?

«Falcone ne aveva intercettato le telefonate. Mangano risiedeva a Milano, era un terminale dei traffici di droga che riconducevano alle famiglie palermitane. Annuncia al telefono ad un mafioso sotto controllo l’arrivo di una partita di magliette e cavalli, gergo dal significato ormai accertato: lo avevamo decifrato in altre istruttorie e ogni istruttoria venuta dopo ne ha confermato l’interpretazione. Parlavano di stupefacenti»

.d- Dell’ Utri c’entra?

«Credo sia aperta a Palermo un’indagine col vecchio rito processuale nelle mani di un giudice istruttore, ma non me ne sono interessato».d- Si tratta di Marcello o del fratello Alberto Dell’Utri, entrambi Publitalia?«Sì».

d- Nell’inchiesta di San Valentino c’è un colloquio tra Vittorio Mangano e Dell’Utri in cui si parla di cavalli?

«Nelle intercettazioni ascoltate nel maxiprocesso si parla di cavalli da consegnare in albergo. Non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli. Se qualcuno deve recapitare un cavallo lo porta all’ippodromo o al maneggio. Non in albergo»

.d- Le sembra strano che certi personaggi, protagonisti dell’economia come Berlusconi e Dell’Utri, siano collegati con uomini d’onore tipo Vittorio Mangano?

«All’inizio anni ’70 Cosa Nostra comincia a diventare un impero nel senso che attraverso l’inserimento quasi monopolistico nel traffico di stupefacenti, gestisce una massa enorme di capitali per i quali cerca uno sbocco. Questi capitali in parte vengono esportati e depositati all’estero e allora si spiega la vicinanza tra Cosa Nostra e certi finanzieri».

d- Mangano era un pesce pilota?

«Apparteneva a quei personaggi teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord Italia».

d- Si dice abbia lavorato per Berlusconi … (al momento dell’intervista la notizia non era ufficialmente confermata).

«Non lo saprei. Come magistrato ho una certa ritrosia a dire cose di cui non sono certo. So che esistono indagini in corso… », per scoprire se Mangano era stalliere nella villa di Arcore. «… ma è una vicenda che non mi appartiene».

d- Può confermare se l’inchiesta è aperta?

«C’è un’inchiesta ancora aperta».


La seconda intervista risale a cento giorni fa. Vigilia delle elezioni. Berlusconi raccoglie e rafforza lo sdegno di Dell’Utri. Senza spiegare la ragione, il senatore esplode nella difesa di Mangano. Non si capisce come mai, quando il voto è vicino, Mangano sepolto da tempo, l’improvvisa frenesia dell’incensare il passato di un protagonista per le meno controverso. Analisti maligni lo hanno interpretato come messaggio tranquillizzante ad amici siciliani.

Può essere un’ ipotesi al veleno, nervi elettorali elettrici.

«Vittorio Mangano era il fattore di Arcore, non uno stalliere», precisa Berlusconi.

«Pur essendo in carcere malato e sollecitato dai pubblici ministeri, eroicamente non inventò mai nulla contro di noi. Sarebbe uscito di prigione se ci avesse accusati».

Uomo di vero onore, insomma.

Il risultato elettorale siciliano gliene dà gloria.

Ma ricordare per un giorno, una settimana, magari un mese la lealtà di Borsellino non può bastare. Che i ragazzi non sappiano come si sono formati i gestori dell’ Italia 2000 lo hanno capito gli spettatori di una certa età nelle sale dove si proietta «Il divo», misteri cangianti di Giulio Andreotti raccontati da Paolo Sorrentino che è poi la storia politica dagli anni ’70 ad oggi. Sussurri nel buio di trentenni e quarantenni che perdono la bussola: «Sindona? L’ho già sentito nominare». «Perché Moro si è arrabbiato quando il ministro degli esteri Andreotti va a trovarlo di nascosto a New York». «Gelli, so chi è. È scappato da una prigione svizzera e si è fatto crescere i baffi. Ma lo hanno preso». «Cosa c’entra la P2 con Piazza Fontana?». Berlusconi piduista come i generali argentini? Cicchitto piduista come il capo del suo partito Berlusconi?». «Adesso ti dico un nome del giornalista P2 che non ti aspetti… ». Cinema-brusio. Ripassi frettolosi inseguendo le immagini, ma appena casa i ragazzi non più ragazzi accendono la Tv, ritrovano gli uomini incappucciati che fanno la morale. Sbaglia il film o l’indulgenza dei giornalisti tappeto accompagna la decadenza dei tempi ?

Rispondo al professore di un lice milanese, padre con due figli fra i banchi: bella l’idea rivisitare assieme agli studenti la storia d’ Italia attraverso i film. Aggiungo all’elenco che è arrivato: «Le mani sulla città», di Francesco Rosi. Spiega la Napoli di oggi e le fortune dei palazzinari. «Un eroe borghese», di Michele Placido ispirato dallo straordinario romanzo-verità di Corrado Staiano. È la storia dell’avvocato Giorgio Ambrosoli nella Milano da bere, anni craxiani. Viene ucciso da un killer che Sindona manda da New York. L’avvocato stava scoprendo pagine che inquietavano non solo il fallimento della Banca Privata del finanziere siciliano, ma gli intrecci tra mafia e P2, Ior vaticano di Marcinkus, scalata al Corriere della Sera, insomma l’Italia i cui protagonisti galoppano ancora. Ambrosoli apparteneva alla borghesia della Milano di una volta: ogni impegno era un impegno, proibito l’imbroglio. Anche «Il giudice ragazzino» di Alessandro de Robillant, ricostruzione di Nando Dalla Chiesa della morte violenta di Rosario Livatino, procuratore ad Agrigento. E «Il caso Moro» di Giuseppe Ferrara, e «I banchieri di Dio», P2, Vaticato e Roberto Calvi che si impicca nel ponte dei frati neri di Londra. E «La classe operaia non va in paradiso», tanto per far capire come dopo tanti anni a perdere sono sempre gli stessi, stretti tra gli egoismi del potere e l’infantilismo della sinistra visionaria. Sullo sfondo l’eterno Andreotti e chi ne ha preso il posto con le apposite Tv: identificazione completa della politica in quanto scienza del potere. I successori hanno solo aggiunto gli affari. Attraverso le ombre dello schermo la storia si trasforma nel romanzo di un paese, aiutando gli incolpevoli malinformati a capire cosa nascondono le parole che una pattuglia di politici ancora distribuisce per sfumare il loro passato. Le ultime parole di Borsellino possono diventare il primo film di un’educazione senza ipocrisia; immagini che aiutano a sfogliare libri e giornali. Aspettiamo che la Rai faccia la scelta giusta, naturalmente.

mchierici2@libero.it

L’Unità, 14 luglio 2008


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di Maurizio Chierici


Il 19 LUGLIO 1992 moriva Paolo Borsellino. Tremo pensando a come lo ricorderanno le autorità: il presidente della regione Sicilia Salvatore Lombardo, il senatore Cuffaro, alcuni onorevoli affiliati al governo, qualche ministro. Speriamo limitino il cordoglio ad una presenza decorativa. Tremo, immaginando il loro distinguere tra magistrati impegnati a combattere la criminalità e magistrati che «fanno politica» perché scavano nelle italiche vergogne.

Tremo perché alle nostre spalle crescono generazioni che sanno poco o niente. Disinformate, distratte. Ogni messaggio ambiguo le allontana dalla concretezza che potrebbe aiutare la speranza mentre il silenzio li condanna all’indifferenza programmata da chi non sopporta la memoria. Ecco perché Borsellino dovrebbe essere ricordato mandando in onda solo le sue parole: intervista con domande e risposte. Nessuna retorica. Ultima voce del giudice coraggioso assieme alla voce di chi vuol sapere. Ricominciamo a sciogliere la matassa affari-politica dalla pazienza che ci ha insegnato.

Il colloquio è del 19 maggio ’92 con i giornalisti francesi Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscati. Nove giorni dopo Giovanni Falcone viene ucciso a Capaci.

Borsellino capisce che gli è rimasto un tempo ormai contato.

Nel maxiprocesso aveva inchiodato il gotha della mafia assieme a Falcone lasciando intendere a Cosa Nostra che non avrebbero mai smesso di frugare negli interessi di una società in parte segreta e in parte quotata nelle borse dell’economia e della politica. «Devo fare in fretta.
Adesso tocca a me». Appena due mesi e la sua vita brucia.

Nel 2000, Rai News di Morrione manda in onda una sintesi di 30 minuti dopo aver tentato di convincere i Tg a presentarne almeno una parte.

Niente. Santoro lo fa nel Rosso e il Nero e il Cavaliere e il senatore di casa, Paolo Guzzanti, scatenano la bagarre. Fumo senza arrosto. È passato tanto tempo ed è il momento di informare i ragazzi quale paese si nasconde dietro il paese delle promesse che suonano.

Ascoltiamo Borsellino dando modo a chi ne è coinvolto di rispondere ma lasciando che la gente possa decidere da sola quale verità é credibile. Radio24- Sole 24 Ore lo sta facendo, microfoni non rivoluzionari della Confindustria. Chissà la Rai.

La curiosità francese insisteva nell’avere notizie a proposito di Vittorio Mangano, stalliere nella Arcore di Berlusconi, assunto per la calda raccomandazione del senatore Dell’ Utri.


Racconta Borsellino:

«Avevo conosciuto Mangano prima degli anni ’76-’80. Ho istruito nei suoi confronti un procedimento per estorsione ad alcune cliniche private nel palermitano». Buscetta e Contorno, padrini doc, lo indicavano «uomo d’onore di Cosa Nostra».

d- Uomo d’onore legato a Pippo Calò?

«Falcone ne aveva intercettato le telefonate. Mangano risiedeva a Milano, era un terminale dei traffici di droga che riconducevano alle famiglie palermitane. Annuncia al telefono ad un mafioso sotto controllo l’arrivo di una partita di magliette e cavalli, gergo dal significato ormai accertato: lo avevamo decifrato in altre istruttorie e ogni istruttoria venuta dopo ne ha confermato l’interpretazione. Parlavano di stupefacenti»

.d- Dell’ Utri c’entra?

«Credo sia aperta a Palermo un’indagine col vecchio rito processuale nelle mani di un giudice istruttore, ma non me ne sono interessato».d- Si tratta di Marcello o del fratello Alberto Dell’Utri, entrambi Publitalia?«Sì».

d- Nell’inchiesta di San Valentino c’è un colloquio tra Vittorio Mangano e Dell’Utri in cui si parla di cavalli?

«Nelle intercettazioni ascoltate nel maxiprocesso si parla di cavalli da consegnare in albergo. Non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli. Se qualcuno deve recapitare un cavallo lo porta all’ippodromo o al maneggio. Non in albergo»

.d- Le sembra strano che certi personaggi, protagonisti dell’economia come Berlusconi e Dell’Utri, siano collegati con uomini d’onore tipo Vittorio Mangano?

«All’inizio anni ’70 Cosa Nostra comincia a diventare un impero nel senso che attraverso l’inserimento quasi monopolistico nel traffico di stupefacenti, gestisce una massa enorme di capitali per i quali cerca uno sbocco. Questi capitali in parte vengono esportati e depositati all’estero e allora si spiega la vicinanza tra Cosa Nostra e certi finanzieri».

d- Mangano era un pesce pilota?

«Apparteneva a quei personaggi teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord Italia».

d- Si dice abbia lavorato per Berlusconi … (al momento dell’intervista la notizia non era ufficialmente confermata).

«Non lo saprei. Come magistrato ho una certa ritrosia a dire cose di cui non sono certo. So che esistono indagini in corso… », per scoprire se Mangano era stalliere nella villa di Arcore. «… ma è una vicenda che non mi appartiene».

d- Può confermare se l’inchiesta è aperta?

«C’è un’inchiesta ancora aperta».


La seconda intervista risale a cento giorni fa. Vigilia delle elezioni. Berlusconi raccoglie e rafforza lo sdegno di Dell’Utri. Senza spiegare la ragione, il senatore esplode nella difesa di Mangano. Non si capisce come mai, quando il voto è vicino, Mangano sepolto da tempo, l’improvvisa frenesia dell’incensare il passato di un protagonista per le meno controverso. Analisti maligni lo hanno interpretato come messaggio tranquillizzante ad amici siciliani.

Può essere un’ ipotesi al veleno, nervi elettorali elettrici.

«Vittorio Mangano era il fattore di Arcore, non uno stalliere», precisa Berlusconi.

«Pur essendo in carcere malato e sollecitato dai pubblici ministeri, eroicamente non inventò mai nulla contro di noi. Sarebbe uscito di prigione se ci avesse accusati».

Uomo di vero onore, insomma.

Il risultato elettorale siciliano gliene dà gloria.

Ma ricordare per un giorno, una settimana, magari un mese la lealtà di Borsellino non può bastare. Che i ragazzi non sappiano come si sono formati i gestori dell’ Italia 2000 lo hanno capito gli spettatori di una certa età nelle sale dove si proietta «Il divo», misteri cangianti di Giulio Andreotti raccontati da Paolo Sorrentino che è poi la storia politica dagli anni ’70 ad oggi. Sussurri nel buio di trentenni e quarantenni che perdono la bussola: «Sindona? L’ho già sentito nominare». «Perché Moro si è arrabbiato quando il ministro degli esteri Andreotti va a trovarlo di nascosto a New York». «Gelli, so chi è. È scappato da una prigione svizzera e si è fatto crescere i baffi. Ma lo hanno preso». «Cosa c’entra la P2 con Piazza Fontana?». Berlusconi piduista come i generali argentini? Cicchitto piduista come il capo del suo partito Berlusconi?». «Adesso ti dico un nome del giornalista P2 che non ti aspetti… ». Cinema-brusio. Ripassi frettolosi inseguendo le immagini, ma appena casa i ragazzi non più ragazzi accendono la Tv, ritrovano gli uomini incappucciati che fanno la morale. Sbaglia il film o l’indulgenza dei giornalisti tappeto accompagna la decadenza dei tempi ?

Rispondo al professore di un lice milanese, padre con due figli fra i banchi: bella l’idea rivisitare assieme agli studenti la storia d’ Italia attraverso i film. Aggiungo all’elenco che è arrivato: «Le mani sulla città», di Francesco Rosi. Spiega la Napoli di oggi e le fortune dei palazzinari. «Un eroe borghese», di Michele Placido ispirato dallo straordinario romanzo-verità di Corrado Staiano. È la storia dell’avvocato Giorgio Ambrosoli nella Milano da bere, anni craxiani. Viene ucciso da un killer che Sindona manda da New York. L’avvocato stava scoprendo pagine che inquietavano non solo il fallimento della Banca Privata del finanziere siciliano, ma gli intrecci tra mafia e P2, Ior vaticano di Marcinkus, scalata al Corriere della Sera, insomma l’Italia i cui protagonisti galoppano ancora. Ambrosoli apparteneva alla borghesia della Milano di una volta: ogni impegno era un impegno, proibito l’imbroglio. Anche «Il giudice ragazzino» di Alessandro de Robillant, ricostruzione di Nando Dalla Chiesa della morte violenta di Rosario Livatino, procuratore ad Agrigento. E «Il caso Moro» di Giuseppe Ferrara, e «I banchieri di Dio», P2, Vaticato e Roberto Calvi che si impicca nel ponte dei frati neri di Londra. E «La classe operaia non va in paradiso», tanto per far capire come dopo tanti anni a perdere sono sempre gli stessi, stretti tra gli egoismi del potere e l’infantilismo della sinistra visionaria. Sullo sfondo l’eterno Andreotti e chi ne ha preso il posto con le apposite Tv: identificazione completa della politica in quanto scienza del potere. I successori hanno solo aggiunto gli affari. Attraverso le ombre dello schermo la storia si trasforma nel romanzo di un paese, aiutando gli incolpevoli malinformati a capire cosa nascondono le parole che una pattuglia di politici ancora distribuisce per sfumare il loro passato. Le ultime parole di Borsellino possono diventare il primo film di un’educazione senza ipocrisia; immagini che aiutano a sfogliare libri e giornali. Aspettiamo che la Rai faccia la scelta giusta, naturalmente.

mchierici2@libero.it

L’Unità, 14 luglio 2008


venerdì 18 luglio 2008

L'OMICIDIO MASSONICO 2: IL CASO PANTANI


DI Paolo Franceschetti

Premessa


In questo articolo approfondiamo alcuni degli argomenti trattati nel precedente articolo sull’omicidio massonico e chiariamo alcuni dubbi che l’articolo aveva suscitato specialmente in merito al caso Pantani.In primo luogo l’articolo precedente terminava con una domanda. Mi chiedevo cioè il motivo dell’immenso numero di persone “suicidate” (come si dice in gergo) mediante impiccagione, e facendo toccare alla maggioranza di esse le ginocchia per terra. Voglio poi rispondere alle molte domande che mi vengono spesso rivolte: come si distingue l’omicidio massonico? E perché dico che Pantani fu quasi sicuramente ucciso?

Impiccagioni e avvelenamenti, overdose

In primo luogo un lettore mi ha inviato la sua spiegazione. Il "suicidio in ginocchio" rappresenta "l'omicidio consacrato" cioè la morte per "volere divino"... così come si viene investiti degli onori alla vita, così si viene investiti degli onori alla morte.

Mi è pervenuto inoltre uno scritto, tratto dal libro di un esoterista che ha, appunto, trattato questo argomento che riportiamo. Il libro è di Lino Lista e si intitola: “Raimondo di Sangro. Il principe dei veli di pietra”. In forma romanzata vengono rivelati alcuni aspetti del ritualismo massonico che hanno quindi dato una risposta alla mia domanda sul motivo dei tanti impiccati.

La corda e l’impiccagione sono i simboli di Giuda e del tradimento di Cristo.

Ma il lavoro di Lino Lista svela anche un altro mistero. Un’altra modalità frequente di uccisione, tanto frequente da gettare più di un sospetto, ad esempio, è quella dell’avvelenamento da overdose, in cui sono incappati, per fare qualche nome, il ciclista Pantani, poi di recente un altro componente della sua squadra, il ciclista Valentino Fois, e a Viterbo il medico Manca, ovvero il medico che pare abbia curato il boss mafioso Bernardo Provenzano.Muoiono poi avvelenati anche molti testimoni di processi importanti. Morì avvelenato in carcere Sindona. E poi molti “malori” improvvisi, talvolta nell’anticamera di un giudice, in un tribunale, o nella buvette di montecitorio come capitò al generale Giorgio Manes.Voglio citare integralmente il passo del libro di Lino Lista:La corda ...(omissis)... è il segno dominante, che mai deve mancare, di una vendetta massonica. Con riferimento alla leggenda di Hiram, volendo spandere un maggior numero d’indizi, convenientemente si potrebbero lasciare accanto al cadavere del giustiziato, seppur di veleno: dell’acqua, in ricordo della fontana alla quale il Vendicatore smorzò la sete; un osso spezzato di cane, in onore dell’Incognito che si mutò in tal bestia; un abito nero, in memoria del lutto per Padre Hiram. Volendo eccedere, ma mai una società segreta dovrebbe eccedere perchè troppi indizi talvolta sono considerati alla stregua di una prova, si potrebbe collocare sulla salma del traditore un mattone, simbolo muratorio.

Queste morti da overdose, quindi, non sono un caso. Anche l’avvelenamento è una modalità “massonica” perché simboleggia la morte per mano del serpente, simbolo dell’infedeltà e dell’inganno.Ecco quindi perché Pantani morirà dopo aver ingerito diverse dosi di coca.

Perché sostengo che sia un omicidio? Perché ogni qualvolta l’incidente, o il malore, o il suicidio, sono provocati, e sono quindi un omicidio, immancabilmente partono, a seguito del fatto, i depistaggi e gli occultamenti che solo un potere come quello massonico è in grado di fornire: sparizione dei fascicoli dai tribunali, morte dei testimoni, la pervicace volontà degli inquirenti nell’ignorare determinate prove (per collusione, paura, o per la mancata conoscenza del problema), le irregolarità procedurali, ecc…

Il caso Pantani

Esaminiamo il caso Pantani, così come ce lo descrive un giornalista, Philippe Brunel, in un recente libro “Gli ultimi giorni di Marco Pantani” su cui ci basiamo per la nostra ricostruzione.E’ noto che Pantani morirà all’hotel Le rose di Rimini per una presunta overdose da cocaina.Anche qui troviamo tutti gli elementi di un omicidio massonico, ovverosia le firme, nonchè tutte le modalità procedurali investigative che gli inquirenti seguono quando il delitto è massonico.

Ad esempio troveremo:- testimoni che cambieranno versione;- gli inquirenti che ignorano particolari fondamentali nell’indagine: ad esempio nel cestino dei rifiuti della stanza dell’hotel verranno rivenuti resti di una cena presa da un ristorante cinese. Ma Pantani non mangiava cibo cinese. Allora chi c’era con lui quell’ultima notte?

- Sul corpo compaiono segni di colluttazione ma nessuno accerterà mai se, ad esempio, sotto le unghie compaiano o meno dei resti di DNA altrui per verificare se Pantani fu forzato a ingerire cocaina (v. pag. 278).

- Errori e omissioni varie nelle autopsie.

- Una volante della polizia, con due agenti, interverrà sul luogo dell’incidente, ma non redigerà mai il verbale relativo. Perché questa irregolarità nelle procedure?

- Le varie perizie medico legali fanno una gran confusione sull’ora della morte che collocano tra le 11,30 (la perizia del dottor Fortuni) e le 19 (il medico Toni).- Il medico legale che dopo l’autopsia si accorge di essere seguito.

- La camera fu trovata in disordine come se ci fosse stato un corpo a corpo.

Poi ci sono le domande irrisolte.

- Perché Pantani, volendosi suicidare, prende una stanza in un albergo a pochi chilometri dalla casa dove abitava?

- Perché prima di suicidarsi ci resta qualche giorno? Cosa lo fa rimanere in una stanza di albergo quando aveva la sua abitazione lì vicino?

- Uno degli inquirenti dichiara al giornalista di avere avuto pressioni dal Ministero dall’interno per concludere in fretta l’indagine. Ma il ministero non dovrebbe avere fretta di concludere; casomai dovrebbe avere la volontà di accertare la verità senza lasciare dubbi. Curioso poi che il Ministero si disinteressi del fatto che dopo decenni non sia mai venuta fuori la verità per stragi come Ustica, o per il sequestro Moro, e improvvisamente abbia fretta di concludere per un personaggio come Pantani. Difficile pensare che sotto ci sia una voglia di arrivare velocemente alla verità, dato che l’occultamento della verità è sistematico nella storia giudiziaria italiana. Mai abbiamo sentito un politico affermare che nel programma elettorale c’era la volontà di scoprire la verità sulle tante stragi impunite per dare giustizia alle migliaia di morti e alle decine di migliaia di famiglie delle vittime delle stragi. Mai. Anzi, in compenso alcuni degli autori di crimini assurdi, come l’ex terrorista D’Elia, hanno addirittura avuto incarichi istituzionali (sottosegretario alla camera nel governo Prodi). Personaggi che hanno avuto pesanti responsabilità in vicende come il sequestro Moro verranno addirittura fatti presidenti della Repubblica (Cossiga). Nessuna fretta di scoprire chi ha abbattuto l’aereo di Ustica, nessuna fretta di arrivare alla verità sul Moby Prince, nessuna fretta di scoprire chi c’è dietro ai delitti del Mostro di Firenze, dietro ai Georgofili, dietro a Piazza Fontana, dietro alla strage di Bologna. Ma una gran fretta di chiudere il caso Pantani. Curioso no?

Tutte queste contraddizioni, depistaggi, ecc., sono sempre l’indizio sicuro della presenza della massoneria.In alternativa può ipotizzarsi che si tratti di incuria o superficialità nell’indagine.Ma si tratta di incuria e superficialità troppo ricorrenti per essere casuali.

Poi ci sono le firme. Quelle firme che chi non si è mai occupato di massoneria non riesce a vedere. Ma immediatamente visibili per chi vive in mezzo a queste vicende.Anzitutto Pantani muore all’hotel Le Rose, il cui nome potrebbe non essere casuale ma essere la firma della Rosa Rossa. D’altronde anche i suoi amici diranno che la morte di Pantani in quell’hotel non deve essere un caso, ma forse voleva lasciare un messaggio a qualcuno perché lui era un uomo che non faceva nulla a caso (pag. 52). Forse, aggiungo io, non era lui che voleva lasciare un messaggio, ma chi l’ha ucciso.E poi viene trovato accanto al corpo un biglietto con una frase apparentemente senza senso: Colori, uno su tutti rosa arancio come contenta, le rose sono rosa e la rosa rossa è la più contata.Non sono in grado di capire il senso di questo biglietto; ci vorrebbe un esperto e pochi in Italia sono in grado di capire questi messaggi. Ma indubbiamente sembra un messaggio in codice.Probabilmente c’è un significato anche nel fatto che sia morto a San Valentino, giorno in cui tradizionalmente si regalano rose alla fidanzata.Qualcuno ipotizza che abbia un senso anche la data della sua morte: 14/02/2004, data la cui somma fa 13, che nelle carte dei tarocchi non a caso è la carta della morte.

Nonostante non sia in grado di decodificare tutti i particolari è evidente però che Pantani fu in qualche modo costretto ad andare in quel preciso albergo affinchè poi il delitto fosse firmato. Ovviamente dire che dietro un delitto c’è la Rosa Rossa significa poco. Essendo la Rosa Rossa un’organizzazione internazionale, e contando centinaia di affiliati in Italia, è come dire che si tratta di un delitto di mafia o di camorra. Cioè significa affermare una cosa talmente generica da essere pressocchè inutile a fini investigativi, e tuttavia dovrebbe essere un buon indizio perlomeno per non archiviare la cosa come suicidio.

D’altronde che gli attacchi a Pantani provenissero da ambienti massonici risulta evidente dal fatto che qualche anno prima ebbe un incidente anomalo nella discesa di Superga. Un'auto entrò nella zona vietata al traffico e investì Pantani e altre due persone.Un incidente casuale? Difficile, da pensarsi, perché sulla collina di Superga sorge quella cattedrale omonima, che venne costruita nel 1717, anno in cui venne ufficialmente fondata la massoneria. Una basilica e una collina, insomma, che hanno un particolare significato per la massoneria. Per chi sa anche solo poche cose sulla massoneria si tratta di una firma manifesta, specie alla luce delle stranezze di quell’incidente (inspiegabile ad esempio è come avesse fatto la macchina a inserirsi nella zona vietata, tanto che Pantani fece causa alla città di Torino per questo fatto).

L’attacco da parte di ambienti massonici risulta palese anche in un’altra occasione: il 9 ottobre del 2003 il suo amico Jader Del vecchio muore in un incidente stradale, uscendo all’improvviso di strada col suo camion. Pantani quel giorno doveva essere con lui e solo per un miracolo, quindi, si salvò, avendo rinunciato al viaggio all’ultimo momento.

La parola ai testimoni

Per chi conosce le vicende delle stragi italiane gli incidenti stradali per rottura dei freni o dello sterzo, non sono una novità. I testimoni di queste stragi, i personaggi scomodi, muoiono sempre così: non solo impiccati e avvelenati, ma anche in incidenti banali in cui l’auto (o la moto) escono di strada all’improvviso per un malfunzionamento.Qualcuno ogni tanto si salva.Ricordo a memoria – tra gli scampati - il carabiniere Placanica (implicato nei fatti del G8), il giudice Forleo (ma non così fu per i genitori, che morirono in un incidente analogo senza ovviamente che gli inquirenti volessero indagare). Persino il famoso Enrico Berlinguer disse di aver avuto un incidente da cui si era salvato per miracolo, durante un suo viaggio in Bulgaria nel 1973, in cui morirono però altre due persone; disse che l’incidente era voluto, ma nessuno gli credette.Di recente Fabio Piselli, scampato al rogo della sua auto, più volte nominato nei miei articoli.

Ma in tanti hanno avuto “incidenti anomali” e non si sono salvati. Ne abbiamo parlato in precedenti articoli e non voglio ripetermi.Voglio invece ricordare alcuni morti del mondo dello sport e dello spettacolo. Ayrton Senna, cui fu montato male lo sterzo della sua formula 1.Per non parlare del Torino Calcio; l’aereo ebbe un guasto imprecisato e si schiantò contro – guarda tu che caso - la collina di Superga. Il cantante Rino Gaetano che ebbe due incidenti identici, con la stessa auto; nel primo incidente si salvò; nel secondo morì, anche perché 5 ospedali si rifiutarono (misteriosamente) di prenderlo in cura. Il cantante morì il 2 giugno 1981 nello stesso identico modo in cui muore il protagonista di una sua canzone, La ballata di Renzo. Statisticamente le probabilità che un cantante descriva la morte di qualcuno perché viene rifiutato da 5 ospedali, e che poi muoia nello stesso identico modo sono…. nulle.

E statisticamente, le probabilità che qualcuno svolga veramente delle indagini sono le stesse di questi incidenti: nulle.

paolofranceschetti.blogspot.com
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DI Paolo Franceschetti

Premessa


In questo articolo approfondiamo alcuni degli argomenti trattati nel precedente articolo sull’omicidio massonico e chiariamo alcuni dubbi che l’articolo aveva suscitato specialmente in merito al caso Pantani.In primo luogo l’articolo precedente terminava con una domanda. Mi chiedevo cioè il motivo dell’immenso numero di persone “suicidate” (come si dice in gergo) mediante impiccagione, e facendo toccare alla maggioranza di esse le ginocchia per terra. Voglio poi rispondere alle molte domande che mi vengono spesso rivolte: come si distingue l’omicidio massonico? E perché dico che Pantani fu quasi sicuramente ucciso?

Impiccagioni e avvelenamenti, overdose

In primo luogo un lettore mi ha inviato la sua spiegazione. Il "suicidio in ginocchio" rappresenta "l'omicidio consacrato" cioè la morte per "volere divino"... così come si viene investiti degli onori alla vita, così si viene investiti degli onori alla morte.

Mi è pervenuto inoltre uno scritto, tratto dal libro di un esoterista che ha, appunto, trattato questo argomento che riportiamo. Il libro è di Lino Lista e si intitola: “Raimondo di Sangro. Il principe dei veli di pietra”. In forma romanzata vengono rivelati alcuni aspetti del ritualismo massonico che hanno quindi dato una risposta alla mia domanda sul motivo dei tanti impiccati.

La corda e l’impiccagione sono i simboli di Giuda e del tradimento di Cristo.

Ma il lavoro di Lino Lista svela anche un altro mistero. Un’altra modalità frequente di uccisione, tanto frequente da gettare più di un sospetto, ad esempio, è quella dell’avvelenamento da overdose, in cui sono incappati, per fare qualche nome, il ciclista Pantani, poi di recente un altro componente della sua squadra, il ciclista Valentino Fois, e a Viterbo il medico Manca, ovvero il medico che pare abbia curato il boss mafioso Bernardo Provenzano.Muoiono poi avvelenati anche molti testimoni di processi importanti. Morì avvelenato in carcere Sindona. E poi molti “malori” improvvisi, talvolta nell’anticamera di un giudice, in un tribunale, o nella buvette di montecitorio come capitò al generale Giorgio Manes.Voglio citare integralmente il passo del libro di Lino Lista:La corda ...(omissis)... è il segno dominante, che mai deve mancare, di una vendetta massonica. Con riferimento alla leggenda di Hiram, volendo spandere un maggior numero d’indizi, convenientemente si potrebbero lasciare accanto al cadavere del giustiziato, seppur di veleno: dell’acqua, in ricordo della fontana alla quale il Vendicatore smorzò la sete; un osso spezzato di cane, in onore dell’Incognito che si mutò in tal bestia; un abito nero, in memoria del lutto per Padre Hiram. Volendo eccedere, ma mai una società segreta dovrebbe eccedere perchè troppi indizi talvolta sono considerati alla stregua di una prova, si potrebbe collocare sulla salma del traditore un mattone, simbolo muratorio.

Queste morti da overdose, quindi, non sono un caso. Anche l’avvelenamento è una modalità “massonica” perché simboleggia la morte per mano del serpente, simbolo dell’infedeltà e dell’inganno.Ecco quindi perché Pantani morirà dopo aver ingerito diverse dosi di coca.

Perché sostengo che sia un omicidio? Perché ogni qualvolta l’incidente, o il malore, o il suicidio, sono provocati, e sono quindi un omicidio, immancabilmente partono, a seguito del fatto, i depistaggi e gli occultamenti che solo un potere come quello massonico è in grado di fornire: sparizione dei fascicoli dai tribunali, morte dei testimoni, la pervicace volontà degli inquirenti nell’ignorare determinate prove (per collusione, paura, o per la mancata conoscenza del problema), le irregolarità procedurali, ecc…

Il caso Pantani

Esaminiamo il caso Pantani, così come ce lo descrive un giornalista, Philippe Brunel, in un recente libro “Gli ultimi giorni di Marco Pantani” su cui ci basiamo per la nostra ricostruzione.E’ noto che Pantani morirà all’hotel Le rose di Rimini per una presunta overdose da cocaina.Anche qui troviamo tutti gli elementi di un omicidio massonico, ovverosia le firme, nonchè tutte le modalità procedurali investigative che gli inquirenti seguono quando il delitto è massonico.

Ad esempio troveremo:- testimoni che cambieranno versione;- gli inquirenti che ignorano particolari fondamentali nell’indagine: ad esempio nel cestino dei rifiuti della stanza dell’hotel verranno rivenuti resti di una cena presa da un ristorante cinese. Ma Pantani non mangiava cibo cinese. Allora chi c’era con lui quell’ultima notte?

- Sul corpo compaiono segni di colluttazione ma nessuno accerterà mai se, ad esempio, sotto le unghie compaiano o meno dei resti di DNA altrui per verificare se Pantani fu forzato a ingerire cocaina (v. pag. 278).

- Errori e omissioni varie nelle autopsie.

- Una volante della polizia, con due agenti, interverrà sul luogo dell’incidente, ma non redigerà mai il verbale relativo. Perché questa irregolarità nelle procedure?

- Le varie perizie medico legali fanno una gran confusione sull’ora della morte che collocano tra le 11,30 (la perizia del dottor Fortuni) e le 19 (il medico Toni).- Il medico legale che dopo l’autopsia si accorge di essere seguito.

- La camera fu trovata in disordine come se ci fosse stato un corpo a corpo.

Poi ci sono le domande irrisolte.

- Perché Pantani, volendosi suicidare, prende una stanza in un albergo a pochi chilometri dalla casa dove abitava?

- Perché prima di suicidarsi ci resta qualche giorno? Cosa lo fa rimanere in una stanza di albergo quando aveva la sua abitazione lì vicino?

- Uno degli inquirenti dichiara al giornalista di avere avuto pressioni dal Ministero dall’interno per concludere in fretta l’indagine. Ma il ministero non dovrebbe avere fretta di concludere; casomai dovrebbe avere la volontà di accertare la verità senza lasciare dubbi. Curioso poi che il Ministero si disinteressi del fatto che dopo decenni non sia mai venuta fuori la verità per stragi come Ustica, o per il sequestro Moro, e improvvisamente abbia fretta di concludere per un personaggio come Pantani. Difficile pensare che sotto ci sia una voglia di arrivare velocemente alla verità, dato che l’occultamento della verità è sistematico nella storia giudiziaria italiana. Mai abbiamo sentito un politico affermare che nel programma elettorale c’era la volontà di scoprire la verità sulle tante stragi impunite per dare giustizia alle migliaia di morti e alle decine di migliaia di famiglie delle vittime delle stragi. Mai. Anzi, in compenso alcuni degli autori di crimini assurdi, come l’ex terrorista D’Elia, hanno addirittura avuto incarichi istituzionali (sottosegretario alla camera nel governo Prodi). Personaggi che hanno avuto pesanti responsabilità in vicende come il sequestro Moro verranno addirittura fatti presidenti della Repubblica (Cossiga). Nessuna fretta di scoprire chi ha abbattuto l’aereo di Ustica, nessuna fretta di arrivare alla verità sul Moby Prince, nessuna fretta di scoprire chi c’è dietro ai delitti del Mostro di Firenze, dietro ai Georgofili, dietro a Piazza Fontana, dietro alla strage di Bologna. Ma una gran fretta di chiudere il caso Pantani. Curioso no?

Tutte queste contraddizioni, depistaggi, ecc., sono sempre l’indizio sicuro della presenza della massoneria.In alternativa può ipotizzarsi che si tratti di incuria o superficialità nell’indagine.Ma si tratta di incuria e superficialità troppo ricorrenti per essere casuali.

Poi ci sono le firme. Quelle firme che chi non si è mai occupato di massoneria non riesce a vedere. Ma immediatamente visibili per chi vive in mezzo a queste vicende.Anzitutto Pantani muore all’hotel Le Rose, il cui nome potrebbe non essere casuale ma essere la firma della Rosa Rossa. D’altronde anche i suoi amici diranno che la morte di Pantani in quell’hotel non deve essere un caso, ma forse voleva lasciare un messaggio a qualcuno perché lui era un uomo che non faceva nulla a caso (pag. 52). Forse, aggiungo io, non era lui che voleva lasciare un messaggio, ma chi l’ha ucciso.E poi viene trovato accanto al corpo un biglietto con una frase apparentemente senza senso: Colori, uno su tutti rosa arancio come contenta, le rose sono rosa e la rosa rossa è la più contata.Non sono in grado di capire il senso di questo biglietto; ci vorrebbe un esperto e pochi in Italia sono in grado di capire questi messaggi. Ma indubbiamente sembra un messaggio in codice.Probabilmente c’è un significato anche nel fatto che sia morto a San Valentino, giorno in cui tradizionalmente si regalano rose alla fidanzata.Qualcuno ipotizza che abbia un senso anche la data della sua morte: 14/02/2004, data la cui somma fa 13, che nelle carte dei tarocchi non a caso è la carta della morte.

Nonostante non sia in grado di decodificare tutti i particolari è evidente però che Pantani fu in qualche modo costretto ad andare in quel preciso albergo affinchè poi il delitto fosse firmato. Ovviamente dire che dietro un delitto c’è la Rosa Rossa significa poco. Essendo la Rosa Rossa un’organizzazione internazionale, e contando centinaia di affiliati in Italia, è come dire che si tratta di un delitto di mafia o di camorra. Cioè significa affermare una cosa talmente generica da essere pressocchè inutile a fini investigativi, e tuttavia dovrebbe essere un buon indizio perlomeno per non archiviare la cosa come suicidio.

D’altronde che gli attacchi a Pantani provenissero da ambienti massonici risulta evidente dal fatto che qualche anno prima ebbe un incidente anomalo nella discesa di Superga. Un'auto entrò nella zona vietata al traffico e investì Pantani e altre due persone.Un incidente casuale? Difficile, da pensarsi, perché sulla collina di Superga sorge quella cattedrale omonima, che venne costruita nel 1717, anno in cui venne ufficialmente fondata la massoneria. Una basilica e una collina, insomma, che hanno un particolare significato per la massoneria. Per chi sa anche solo poche cose sulla massoneria si tratta di una firma manifesta, specie alla luce delle stranezze di quell’incidente (inspiegabile ad esempio è come avesse fatto la macchina a inserirsi nella zona vietata, tanto che Pantani fece causa alla città di Torino per questo fatto).

L’attacco da parte di ambienti massonici risulta palese anche in un’altra occasione: il 9 ottobre del 2003 il suo amico Jader Del vecchio muore in un incidente stradale, uscendo all’improvviso di strada col suo camion. Pantani quel giorno doveva essere con lui e solo per un miracolo, quindi, si salvò, avendo rinunciato al viaggio all’ultimo momento.

La parola ai testimoni

Per chi conosce le vicende delle stragi italiane gli incidenti stradali per rottura dei freni o dello sterzo, non sono una novità. I testimoni di queste stragi, i personaggi scomodi, muoiono sempre così: non solo impiccati e avvelenati, ma anche in incidenti banali in cui l’auto (o la moto) escono di strada all’improvviso per un malfunzionamento.Qualcuno ogni tanto si salva.Ricordo a memoria – tra gli scampati - il carabiniere Placanica (implicato nei fatti del G8), il giudice Forleo (ma non così fu per i genitori, che morirono in un incidente analogo senza ovviamente che gli inquirenti volessero indagare). Persino il famoso Enrico Berlinguer disse di aver avuto un incidente da cui si era salvato per miracolo, durante un suo viaggio in Bulgaria nel 1973, in cui morirono però altre due persone; disse che l’incidente era voluto, ma nessuno gli credette.Di recente Fabio Piselli, scampato al rogo della sua auto, più volte nominato nei miei articoli.

Ma in tanti hanno avuto “incidenti anomali” e non si sono salvati. Ne abbiamo parlato in precedenti articoli e non voglio ripetermi.Voglio invece ricordare alcuni morti del mondo dello sport e dello spettacolo. Ayrton Senna, cui fu montato male lo sterzo della sua formula 1.Per non parlare del Torino Calcio; l’aereo ebbe un guasto imprecisato e si schiantò contro – guarda tu che caso - la collina di Superga. Il cantante Rino Gaetano che ebbe due incidenti identici, con la stessa auto; nel primo incidente si salvò; nel secondo morì, anche perché 5 ospedali si rifiutarono (misteriosamente) di prenderlo in cura. Il cantante morì il 2 giugno 1981 nello stesso identico modo in cui muore il protagonista di una sua canzone, La ballata di Renzo. Statisticamente le probabilità che un cantante descriva la morte di qualcuno perché viene rifiutato da 5 ospedali, e che poi muoia nello stesso identico modo sono…. nulle.

E statisticamente, le probabilità che qualcuno svolga veramente delle indagini sono le stesse di questi incidenti: nulle.

paolofranceschetti.blogspot.com

L'Unione Mediterranea di Sarkozy, minaccia di isolamento per la Sicilia


La progettata Unione Mediterranea di Sarkozy, paradossalmente, costituisce un'ulteriore minaccia di isolamento per la Sicilia. E' ora che politici, economisti, imprenditori, intellettuali della nostra terra, in una parola la "classe dirigente" (se ne abbiamo una) affrontino il problema, vitale per la nostra esistenza.

Infatti lo storico "scavalcamento" che le istituzioni statali italiane hanno fatto finora di ogni nostra prerogativa nel rappresentarci all'interno delle istituzioni europee, se appariva al limite accettabile nei rapporti con una realtà percepita come "lontana" (Bruxelles) diventa assurdo se dobbiamo essere "rappresentati" a casa nostra, nel Mediterraneo.

Cosa succederà in pratica? Che i paesi "forti" della sponda Nord del Mediterraneo (di cui facciamo parte solo nominalmente anche noi) si interfacceranno, si integreranno progressivamente con le economie, con le società dei paesi della sponda Sud. In questo creeranno rapporti diretti, infrastrutture, etc. che legheranno direttamente Parigi, Roma, Madrid, forse anche Lisbona, Milano ed Atene, alle grandi capitali del Sud: Il Cairo, Tunisi, Gerusalemme,...

Si badi che tutto ciò non ha molto a che vedere con l'integrazione "politica" europea, oggi oggetto di non pochi e giustificati ripensamenti. Si tratta, in fondo, di un'integrazione sociale ed economica, di fatto funzionalista, da guardare in modo molto più benevolo rispetto ai progetti di "superstato" europeo.

Ma dov'è la Sicilia in questo processo? Semplicemente non c'è! Né istituzionalmente, o politicamente, o economicamente o infrastrutturalmente. L'isola, sequestrata dal suo Mediterraneo è come "ibernata" al centro del Mar Glaciale Artico. Il Mediterraneo si avvia ad integrarsi "a ciambella" con un bel buco al suo centro che brilla per la sua assenza. E questa assenza è alla base politica per la mancanza di soggettualità politica propria della nostra isola (a dispetto di vaghe e vuote disposizioni della recente riforma del Titolo V che lascerebbero intendere che invece qualche manovra in tal senso sia possibile).

Per andare a parlare con i tunisini o con i libici dovremo passare da Roma, o addirittura dalla Malpensa!. Cioè saremo - in una parola - fuori dal Mediterraneo! Cioè fuori da casa nostra! Non ci riferiamo soltanto agli spostamenti logistici o agli snodi infrastrutturali, ma soprattutto ai centri decisionali. Se anche per caso (vedi metanodotti o reti di cablaggio) qualche infrastruttura dovesse passare da casa nostra per ovvi motivi geografici (la Sicilia E' al centro del Mediterraneo) i relativi centri decisionali e finanche le manutenzioni sarebbero decise e/o fatte da fuori. Un po' come la progettata "banca del mediterraneo" con sede a ...Napoli o le produzioni di "Raimed" progressivamente centralizzate...a Roma! Bisogna avere il coraggio di dirlo con chiarezza: la rappresentanza/mediazione italiana ci taglia fuori dal Mediterraneo, e questa volta per sempre o chissà per quanto tempo.

Se la Sicilia avesse soggettualità politica propria essa sarebbe sede naturale per tale tipo di pacifica integrazione. E infatti pare che non lo sarà. Il segretariato permanente che si andrà a costituire avrà sede a Malta (incredibile!) o a Tunisi.

Ma basta guardare una carta geografica qualunque del Mediterraneo per vedere che è la Sicilia il centro del Mediterraneo e non altri paesi e che in Sicilia, e in nessun altro posto, può aver luogo il baricentro di questa integrazione. Perché si cerca un "bersaglio" vicino al centro e si evita il centro stesso? Perché l'Italia non fa della Sicilia (che in teoria ne fa parte) la base per la propria politica di integrazione euromediterranea? E' amaro rispondere, ma la realtà sembra proprio essere che l'Italia non considera la Sicilia pienamente Italia, ma solo "appartenente" all'Italia.

Se la sentisse Italia la candiderebbe immediatamente a questo ruolo. Non lo fa. E tutto ciò fa pendant con affermazioni leggermente, e involontariamente, offensive come quelle del premier secondo cui con il "ponte" diventeremmo "italiani al 100 %", candida confessione di un'alterità percepita dallo stato italiano e della maggior parte della sua opinione pubblica nei confronti della propria più vasta regione.

Oggi Palermo, antica capitale della Sicilia, pur disponendo di un patrimonio culturale e umano di prim'ordine, e nonostante tutto di una certa "vivibilità" dovuta più all'attaccamento dei cittadini alla propria comunità che non ad una sciatta amministrazione comunale (almeno se confrontata ai drammi del napoletano e di altri grandi centri urbani del sud), sperimenta un vuoto di ruolo e un decadimento che ha pochi pari nel suo passato.

Palermo, naturale capitale della Sicilia e del Mediterraneo, oggi insidiata da altre città della stessa isola, pur esse in relativo declino, è l'unica che potrebbe "distribuire" i benefici di tale ubicazione a tutta l'isola senza mortificare i sentimenti di nessuno, anzi sviluppando diverse vocazioni nelle altre aree urbane della nostra terra che a questa principale resterebbero connesse. Mentre una scelta diversa (Siracusa? Catania? Mazara?) avrebbe il sapore di un definitivo declassamento quasi a carattere punitivo (chissà poi perché) della maggiore città siciliana, creando frustrazioni e lacerazioni poi difficilmente recuperabili.

Peraltro Palermo, e non altra città, è stata in passato teatro di uno dei più fecondi incontri tra le civiltà euromediterranee. Ci riferiamo ai fasti della corte normanna e sveva, il cui faro di luce si proietta ancora sull'attualità e su di un possibile futuro di convivenza. Perché no alla città di Federico II o dei Ruggeri e invece sì alla capitale tunisina o a uno "scoglio" in mezzo al mare come Malta che ha il solo merito di essersi "salvata" dal Risorgimento per mezzo della colonizzazione britannica? Il passato non torna ma può assumere valori simbolici elevati.

L'Unione Mediterranea potrebbe essere un'occasione unica per porre davvero (e non solo geograficamente) la Sicilia al centro del Mediterraneo e, con ciò, di avviare un percorso di riscatto della Sicilia da cui trarrebbe beneficio, nel medio termine, anche l'Italia meridionale e forse l'intero paese. Essa è forse l'ultimo treno per non avviare un percorso di sfaldamento dell'unità politica italiana che, viceversa, appare ineluttabile; e per di più a costo quasi nullo per le esauste finanze italiane. Essa sarebbe un modo per mettere finalmente in pace le legittime e secolari aspirazioni autonomistiche dei Siciliani, sancite nel loro ancora inapplicato Statuto, con una solidarietà, leale collaborazione, unità, con le istituzioni centrali italiane (ed europee) che potrebbe avviare solo un percorso virtuoso.

E invece non è così. E non si sentono grandi voci a sostegno di ciò né nella politica italiana (nemmeno da parte dei non pochi siciliani che in essa hanno ruoli di rilievo) né in quella siciliana. Ma non si vuol far torto a nessuno in particolare. Forse le emergenze meritano maggior attenzione. Ma di emergenza in emergenza si rischia di perdere di vista quelli che sono i nodi strategici per il nostro futuro.

La Sicilia pretenda, allora, in alternativa, due "sane" rivendicazioni: o di essere posta al centro delle istituzioni euromediterranee (con le ricadute infrastrutturali ed economiche che tutto ciò comporterà), o di partecipare con una "partenrship" separata a questo processo di integrazione, minacciando di saltare l'intermediazione italiana se questa si continuerà a rivelare "straniera in casa propria". Quest'ultima potrebbe sembrare un'idea strana ma non sarebbe poi la prima volta che un paese non completamente sovrano partecipa autonomamente ad una istituzione internazionale (senza andare troppo lontano, la Bielorussia e l'Ucraina facevano parte dell'ONU anche ai tempi dell'Unione Sovietica come stati a sé).

La storia insegna che i periodi luminosi della Sicilia sono stati quelli, e solo quelli, in cui il Mediterraneo è stato al centro del mondo e libero di essere navigato. Quando è diventato un muro e la Sicilia si è trovata al "capolinea" del mondo è stata decadenza. Lasciare il "muro" intorno a noi quando tutto intorno sta cadendo sarebbe un suicidio, anzi un "genocidio" di cui non vorremmo che proprio il sistema politico italiano si rendesse responsabile.

Dalla sensibilità dei politici siciliani, ma soprattutto dell'opinione pubblica qualificata su questo tema, dipende gran parte del nostro futuro.

Massimo Costa

L'Altra Sicilia - Antudo
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La progettata Unione Mediterranea di Sarkozy, paradossalmente, costituisce un'ulteriore minaccia di isolamento per la Sicilia. E' ora che politici, economisti, imprenditori, intellettuali della nostra terra, in una parola la "classe dirigente" (se ne abbiamo una) affrontino il problema, vitale per la nostra esistenza.

Infatti lo storico "scavalcamento" che le istituzioni statali italiane hanno fatto finora di ogni nostra prerogativa nel rappresentarci all'interno delle istituzioni europee, se appariva al limite accettabile nei rapporti con una realtà percepita come "lontana" (Bruxelles) diventa assurdo se dobbiamo essere "rappresentati" a casa nostra, nel Mediterraneo.

Cosa succederà in pratica? Che i paesi "forti" della sponda Nord del Mediterraneo (di cui facciamo parte solo nominalmente anche noi) si interfacceranno, si integreranno progressivamente con le economie, con le società dei paesi della sponda Sud. In questo creeranno rapporti diretti, infrastrutture, etc. che legheranno direttamente Parigi, Roma, Madrid, forse anche Lisbona, Milano ed Atene, alle grandi capitali del Sud: Il Cairo, Tunisi, Gerusalemme,...

Si badi che tutto ciò non ha molto a che vedere con l'integrazione "politica" europea, oggi oggetto di non pochi e giustificati ripensamenti. Si tratta, in fondo, di un'integrazione sociale ed economica, di fatto funzionalista, da guardare in modo molto più benevolo rispetto ai progetti di "superstato" europeo.

Ma dov'è la Sicilia in questo processo? Semplicemente non c'è! Né istituzionalmente, o politicamente, o economicamente o infrastrutturalmente. L'isola, sequestrata dal suo Mediterraneo è come "ibernata" al centro del Mar Glaciale Artico. Il Mediterraneo si avvia ad integrarsi "a ciambella" con un bel buco al suo centro che brilla per la sua assenza. E questa assenza è alla base politica per la mancanza di soggettualità politica propria della nostra isola (a dispetto di vaghe e vuote disposizioni della recente riforma del Titolo V che lascerebbero intendere che invece qualche manovra in tal senso sia possibile).

Per andare a parlare con i tunisini o con i libici dovremo passare da Roma, o addirittura dalla Malpensa!. Cioè saremo - in una parola - fuori dal Mediterraneo! Cioè fuori da casa nostra! Non ci riferiamo soltanto agli spostamenti logistici o agli snodi infrastrutturali, ma soprattutto ai centri decisionali. Se anche per caso (vedi metanodotti o reti di cablaggio) qualche infrastruttura dovesse passare da casa nostra per ovvi motivi geografici (la Sicilia E' al centro del Mediterraneo) i relativi centri decisionali e finanche le manutenzioni sarebbero decise e/o fatte da fuori. Un po' come la progettata "banca del mediterraneo" con sede a ...Napoli o le produzioni di "Raimed" progressivamente centralizzate...a Roma! Bisogna avere il coraggio di dirlo con chiarezza: la rappresentanza/mediazione italiana ci taglia fuori dal Mediterraneo, e questa volta per sempre o chissà per quanto tempo.

Se la Sicilia avesse soggettualità politica propria essa sarebbe sede naturale per tale tipo di pacifica integrazione. E infatti pare che non lo sarà. Il segretariato permanente che si andrà a costituire avrà sede a Malta (incredibile!) o a Tunisi.

Ma basta guardare una carta geografica qualunque del Mediterraneo per vedere che è la Sicilia il centro del Mediterraneo e non altri paesi e che in Sicilia, e in nessun altro posto, può aver luogo il baricentro di questa integrazione. Perché si cerca un "bersaglio" vicino al centro e si evita il centro stesso? Perché l'Italia non fa della Sicilia (che in teoria ne fa parte) la base per la propria politica di integrazione euromediterranea? E' amaro rispondere, ma la realtà sembra proprio essere che l'Italia non considera la Sicilia pienamente Italia, ma solo "appartenente" all'Italia.

Se la sentisse Italia la candiderebbe immediatamente a questo ruolo. Non lo fa. E tutto ciò fa pendant con affermazioni leggermente, e involontariamente, offensive come quelle del premier secondo cui con il "ponte" diventeremmo "italiani al 100 %", candida confessione di un'alterità percepita dallo stato italiano e della maggior parte della sua opinione pubblica nei confronti della propria più vasta regione.

Oggi Palermo, antica capitale della Sicilia, pur disponendo di un patrimonio culturale e umano di prim'ordine, e nonostante tutto di una certa "vivibilità" dovuta più all'attaccamento dei cittadini alla propria comunità che non ad una sciatta amministrazione comunale (almeno se confrontata ai drammi del napoletano e di altri grandi centri urbani del sud), sperimenta un vuoto di ruolo e un decadimento che ha pochi pari nel suo passato.

Palermo, naturale capitale della Sicilia e del Mediterraneo, oggi insidiata da altre città della stessa isola, pur esse in relativo declino, è l'unica che potrebbe "distribuire" i benefici di tale ubicazione a tutta l'isola senza mortificare i sentimenti di nessuno, anzi sviluppando diverse vocazioni nelle altre aree urbane della nostra terra che a questa principale resterebbero connesse. Mentre una scelta diversa (Siracusa? Catania? Mazara?) avrebbe il sapore di un definitivo declassamento quasi a carattere punitivo (chissà poi perché) della maggiore città siciliana, creando frustrazioni e lacerazioni poi difficilmente recuperabili.

Peraltro Palermo, e non altra città, è stata in passato teatro di uno dei più fecondi incontri tra le civiltà euromediterranee. Ci riferiamo ai fasti della corte normanna e sveva, il cui faro di luce si proietta ancora sull'attualità e su di un possibile futuro di convivenza. Perché no alla città di Federico II o dei Ruggeri e invece sì alla capitale tunisina o a uno "scoglio" in mezzo al mare come Malta che ha il solo merito di essersi "salvata" dal Risorgimento per mezzo della colonizzazione britannica? Il passato non torna ma può assumere valori simbolici elevati.

L'Unione Mediterranea potrebbe essere un'occasione unica per porre davvero (e non solo geograficamente) la Sicilia al centro del Mediterraneo e, con ciò, di avviare un percorso di riscatto della Sicilia da cui trarrebbe beneficio, nel medio termine, anche l'Italia meridionale e forse l'intero paese. Essa è forse l'ultimo treno per non avviare un percorso di sfaldamento dell'unità politica italiana che, viceversa, appare ineluttabile; e per di più a costo quasi nullo per le esauste finanze italiane. Essa sarebbe un modo per mettere finalmente in pace le legittime e secolari aspirazioni autonomistiche dei Siciliani, sancite nel loro ancora inapplicato Statuto, con una solidarietà, leale collaborazione, unità, con le istituzioni centrali italiane (ed europee) che potrebbe avviare solo un percorso virtuoso.

E invece non è così. E non si sentono grandi voci a sostegno di ciò né nella politica italiana (nemmeno da parte dei non pochi siciliani che in essa hanno ruoli di rilievo) né in quella siciliana. Ma non si vuol far torto a nessuno in particolare. Forse le emergenze meritano maggior attenzione. Ma di emergenza in emergenza si rischia di perdere di vista quelli che sono i nodi strategici per il nostro futuro.

La Sicilia pretenda, allora, in alternativa, due "sane" rivendicazioni: o di essere posta al centro delle istituzioni euromediterranee (con le ricadute infrastrutturali ed economiche che tutto ciò comporterà), o di partecipare con una "partenrship" separata a questo processo di integrazione, minacciando di saltare l'intermediazione italiana se questa si continuerà a rivelare "straniera in casa propria". Quest'ultima potrebbe sembrare un'idea strana ma non sarebbe poi la prima volta che un paese non completamente sovrano partecipa autonomamente ad una istituzione internazionale (senza andare troppo lontano, la Bielorussia e l'Ucraina facevano parte dell'ONU anche ai tempi dell'Unione Sovietica come stati a sé).

La storia insegna che i periodi luminosi della Sicilia sono stati quelli, e solo quelli, in cui il Mediterraneo è stato al centro del mondo e libero di essere navigato. Quando è diventato un muro e la Sicilia si è trovata al "capolinea" del mondo è stata decadenza. Lasciare il "muro" intorno a noi quando tutto intorno sta cadendo sarebbe un suicidio, anzi un "genocidio" di cui non vorremmo che proprio il sistema politico italiano si rendesse responsabile.

Dalla sensibilità dei politici siciliani, ma soprattutto dell'opinione pubblica qualificata su questo tema, dipende gran parte del nostro futuro.

Massimo Costa

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