martedì 24 giugno 2008

Ma il tavolo tecnico in realtà non c’è mai stato


Il tavolo tecnico non c’è mai stato». Il professore Franco Ortolani, geologo, racconta i retroscena di un incontro mancato: «La struttura commissariale ha capito subito che un confronto sui dati li avrebbe visti perdenti. Così solo una volta abbiamo ragionato sui risultati, non completi, delle analisi». Domenica scorsa Bertolaso ha convocato direttamente gli amministratori per annunciare che la discarica a Chiaiano si farà. «In sostanza una decisione politica» è il commento di Ortolani che aggiunge «se mi invitano alla riunione dove annunciano la fase di progettazione del sito, andrò a sentire come giustificano i milioni di euro che ci vorranno per realizzare lo sversatoio». L’interrogativo che gira è perché proprio nella selva di Chiaiano: «Il governo aveva comunicato che erano allo studio 10 siti racconta il professor de Medici e cioè Savignano Irpino e Sant’Arcangelo Trimonte, 2 a Terzigno che, con questo, fanno 5. ‘E gli altri”, ho chiesto a Bertolaso ma non ho ricevuto risposta». Poi il governo ha annunciato la chiusura dei parchi e a molti è parso di vedere il ciclo del cemento che si rimette in moto. Il sottosegretario ai rifiuti ribatte che la discarica si può fare perché i problemi di viabilità sono superabili e, sul fronte salute, basta inviare in cava solo immondizia urbana non pericolosa. Il geologo insiste: «Ci siamo trovati come controparte la Tecno In di Milano, società incaricata di fare i rilievi dall’Arpac, e la loro elaborazione delle analisi lascia molto a desiderare, per così dire. A parte il fatto che stiamo ancora aspettando gli esiti degli esami, indispensabili per dare un parere che abbia senso». Intanto, di certo c’è solo che, a norma di legge, per essere idoneo a ospitare una discarica, il sito deve essere stabile, il suolo impermeabile, lontano da falde acquifere e coltivazioni di pregio, ospedali e centri abitati, facilmente raggiungibile dai mezzi. «A Chiaiano non c’è nemmeno una di queste condizioni» commenta Ortolani. Che la zona sia densamente abitata e vicina ai principali ospedali della regione lo sanno tutti, che ci siano le coltivazioni doc anche e allora ragioniamo sul resto: «Le cave adiacenti sono già crollate, la stratigrafia delle pareti mostra chiaramente lastroni ditufo in condizione alterate dalla massiccia attività estrattiva subita, predisposti allo scivolamento. I più grossisono puntellati da cunei ma tutta la zona è molto instabile anche perché,con le piogge, l’acqua dilava attraverso le cave e finisce nella falda sottostante. Addirittura le carte che ci avevano mostrato indicavano carotaggi a 60 metri quando tutta la letteratura indicava la presenza della acque a 160».Dal commissariato sono convinti di poter effettuare l’impermeabilizzazione «ma sono sfortunati - commenta il geologo - perché a giugno è caduta molta pioggia e si è visto che il terreno l’ha assorbita tutta, non c’è nessuna fascia di terreno argilloso o altro che la blocchi in tutta la zona. In queste con-dizioni, bastano 15/30 giorni al percolato per arrivare in falda».

Qui trovate l’audio del consiglio comunale di Marano tenutosi ieri.

Adriana Pollice (Il Manifesto 24.06.08)
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Il tavolo tecnico non c’è mai stato». Il professore Franco Ortolani, geologo, racconta i retroscena di un incontro mancato: «La struttura commissariale ha capito subito che un confronto sui dati li avrebbe visti perdenti. Così solo una volta abbiamo ragionato sui risultati, non completi, delle analisi». Domenica scorsa Bertolaso ha convocato direttamente gli amministratori per annunciare che la discarica a Chiaiano si farà. «In sostanza una decisione politica» è il commento di Ortolani che aggiunge «se mi invitano alla riunione dove annunciano la fase di progettazione del sito, andrò a sentire come giustificano i milioni di euro che ci vorranno per realizzare lo sversatoio». L’interrogativo che gira è perché proprio nella selva di Chiaiano: «Il governo aveva comunicato che erano allo studio 10 siti racconta il professor de Medici e cioè Savignano Irpino e Sant’Arcangelo Trimonte, 2 a Terzigno che, con questo, fanno 5. ‘E gli altri”, ho chiesto a Bertolaso ma non ho ricevuto risposta». Poi il governo ha annunciato la chiusura dei parchi e a molti è parso di vedere il ciclo del cemento che si rimette in moto. Il sottosegretario ai rifiuti ribatte che la discarica si può fare perché i problemi di viabilità sono superabili e, sul fronte salute, basta inviare in cava solo immondizia urbana non pericolosa. Il geologo insiste: «Ci siamo trovati come controparte la Tecno In di Milano, società incaricata di fare i rilievi dall’Arpac, e la loro elaborazione delle analisi lascia molto a desiderare, per così dire. A parte il fatto che stiamo ancora aspettando gli esiti degli esami, indispensabili per dare un parere che abbia senso». Intanto, di certo c’è solo che, a norma di legge, per essere idoneo a ospitare una discarica, il sito deve essere stabile, il suolo impermeabile, lontano da falde acquifere e coltivazioni di pregio, ospedali e centri abitati, facilmente raggiungibile dai mezzi. «A Chiaiano non c’è nemmeno una di queste condizioni» commenta Ortolani. Che la zona sia densamente abitata e vicina ai principali ospedali della regione lo sanno tutti, che ci siano le coltivazioni doc anche e allora ragioniamo sul resto: «Le cave adiacenti sono già crollate, la stratigrafia delle pareti mostra chiaramente lastroni ditufo in condizione alterate dalla massiccia attività estrattiva subita, predisposti allo scivolamento. I più grossisono puntellati da cunei ma tutta la zona è molto instabile anche perché,con le piogge, l’acqua dilava attraverso le cave e finisce nella falda sottostante. Addirittura le carte che ci avevano mostrato indicavano carotaggi a 60 metri quando tutta la letteratura indicava la presenza della acque a 160».Dal commissariato sono convinti di poter effettuare l’impermeabilizzazione «ma sono sfortunati - commenta il geologo - perché a giugno è caduta molta pioggia e si è visto che il terreno l’ha assorbita tutta, non c’è nessuna fascia di terreno argilloso o altro che la blocchi in tutta la zona. In queste con-dizioni, bastano 15/30 giorni al percolato per arrivare in falda».

Qui trovate l’audio del consiglio comunale di Marano tenutosi ieri.

Adriana Pollice (Il Manifesto 24.06.08)

Il sud guarda all'Europa

Il sud guarda all'Europa
A Gaeta il 1° Congresso del Partito del Sud traccia le linee identitarie e di programmazione politica
letture: 59
Il Nuovo Territorio
Il Nuovo Territorio
Gaeta: Il Partito del Sud ricomincia da Gaeta, chiamando a raccolta movimenti e sodalizi meridionalisti, per la costituzione e la definizione del partito del sud per antonomasia. Una due giorni di storia, politica e cultura meridionale per una formazione politica che non vuol arroccarsi su posizioni intransigenti, ma piuttosto dialogare e confrontarsi con le realtà continentali, rivendicando spazi e identità. Questo è stato il primo congresso del Partito del Sud andato in scena a Gaeta, patria di uno dei fondatori della formazione e ultimo baluardo del regno di Francesco II di Borbone. Storia e politica per una dicotomia che intreccia il sentiero del passato nella prospettiva del futuro, sia nazionale che del partito. E in questa direzione va la costituzione della Rete Sud, un'associazione polifunzionale parallela al partito, con scopo di promuovere, partecipare e organizzare manifestazioni socioculturali di portata nazionale. Come hanno evidenziato le adesioni al congresso, il sodalizio guidato da Antonio Ciano, quale coordinatore nazionale, si inserisce oramai in una prospettiva italiana, e non più solo meridionalista. Tanto che non deve stupire la presenza di una delegazione dell'Emilia Romagna. Il Partito del Sud si afferma, accreditandosi grazie alla verve organizzativa dei suoi membri. Una prospettiva evidenziata da Natale Cuccurese, coordinatore Emilia Romagna che, nel corso del suo intervento, ha presentato, mettendolo a disposizione del Partito, uno strutturato progetto improntato ad una radicamento del Partito principalmente nei territori a nord di Gaeta. E infatti la città che in questi giorni ha ospitato il congresso è parte di quella ideale linea di confine mutuata dalla storia di cui è stata protagonista la città tirrenica. Una demarcazione ideale e del tutto relativa per un partito che adesso si pone rispetto a una visione di respiro mondiale. Il radicamento nazionale diviene, quindi, necessità. Ma il congresso è stato l'occasione per fare il punto, ma anche rinviare la ridefinizione dell'organigramma per l'incontro tra le formazioni meridionaliste che si terrà la settimana prossima a Napoli. Cariche congelate e discussione rinviata, ma attenzione allo statuto. I delegati, infatti, hanno approvato la stesura definitiva della statuizione che, quindi, entra in vigore nella sua completezza. Uno statuto che, in linea con la sua vocazione legalitaria, non ha potuto non sottoscrive ed evidenziare un importante riferimento alla lotta alle organizzazioni criminali: obiettivo irrinunciabile per ottenere l'autonomia della nazione meridionale. Un occasione anche per mettere a punto alleanze e intese. Così come quella realizzata con Insorgenza Civile di Napoli per cui era presente una delegazione guidata da Nando Dicè. In quest'ambito è stato siglato un accordo nel quale Dicè, in previsione dell'incontro della prossima domenica fra le delegazioni dei movimenti meridionalisti a Napoli, ha conferito ampio mandato al coordinatore nazionale del PdSud Antonio Ciano per l'eventuale sottoscrizione di un accordo programmatico con gli altri partiti meridionalisti, finalizzato al mantenimento di una forte impronta identitaria indipendente da qualsiasi forma partitocratica esistente. E' stata inoltre sottoscritto un patto confederativo di collaborazione unitaria fra Insorgenza Civile e Partito del Sud. «Un mandato, di sprono - ha affermato Dicè - al fine, prefissato da tutti i meridionalisti, di costituire finalmente un unico fronte meridionalista indipendente dai partiti nemici del sud». Quindi, in vista del prossimo gemellaggio fra le città - simbolo della storia del Sud - Bitonto e Gaeta - l'associazione neocostituita Rete Sud ha lanciato la sottoscrizione per la realizzazione di un momumento degno dell'eroismo dimostrato dai regnanti e da tutti i soldati duosiciliani. Un congresso che sancisce una nuova prospettiva meridionalista. Così Enzo Riccio, coordinatore del Lazio, punta ad un Sud che guardi «all'hi-tech e alle iniziative eco-sostenibili». Prospettiva continentale che si realizza di fatto con la costituzione di un comitato volto alla richiesta di un referendum consultivo sul Trattato di Lisbona che consenta ai cittadini italiani di esprimere, in piena democrazia, il proprio voto sulle norme dello stesso trattato. Il coordinamento nazionale del partito è ora impegnato nell'avviare contatti con gli altri movimenti identitari meridionali, italiani, europei ed extraeuropei finalizzati all'ampliamento del comitato che consenta il raggiungimento dell'obiettivo referendario. Il congresso che si è infine chiuso con con una linea politica unitari volta all'adozione di un federalismo vero e solidale, un ritorno alla democrazia di base e alla difesa del territorio. «Quello che serve - ha sottolineato Antonio Ciano - è l'amalgama fra i gruppi meridionali, anche perchè con l'attuale legge elettorale l'unica strada percorribile,anche in termine di visibilità, è l'agglomerazione meridionalista, in pieno contrasto all'economia tosco - padana e alla sua politica di sfruttamento dei nostri territori».

Raffaele Vallefuoco
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Il sud guarda all'Europa
A Gaeta il 1° Congresso del Partito del Sud traccia le linee identitarie e di programmazione politica
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Il Nuovo Territorio
Il Nuovo Territorio
Gaeta: Il Partito del Sud ricomincia da Gaeta, chiamando a raccolta movimenti e sodalizi meridionalisti, per la costituzione e la definizione del partito del sud per antonomasia. Una due giorni di storia, politica e cultura meridionale per una formazione politica che non vuol arroccarsi su posizioni intransigenti, ma piuttosto dialogare e confrontarsi con le realtà continentali, rivendicando spazi e identità. Questo è stato il primo congresso del Partito del Sud andato in scena a Gaeta, patria di uno dei fondatori della formazione e ultimo baluardo del regno di Francesco II di Borbone. Storia e politica per una dicotomia che intreccia il sentiero del passato nella prospettiva del futuro, sia nazionale che del partito. E in questa direzione va la costituzione della Rete Sud, un'associazione polifunzionale parallela al partito, con scopo di promuovere, partecipare e organizzare manifestazioni socioculturali di portata nazionale. Come hanno evidenziato le adesioni al congresso, il sodalizio guidato da Antonio Ciano, quale coordinatore nazionale, si inserisce oramai in una prospettiva italiana, e non più solo meridionalista. Tanto che non deve stupire la presenza di una delegazione dell'Emilia Romagna. Il Partito del Sud si afferma, accreditandosi grazie alla verve organizzativa dei suoi membri. Una prospettiva evidenziata da Natale Cuccurese, coordinatore Emilia Romagna che, nel corso del suo intervento, ha presentato, mettendolo a disposizione del Partito, uno strutturato progetto improntato ad una radicamento del Partito principalmente nei territori a nord di Gaeta. E infatti la città che in questi giorni ha ospitato il congresso è parte di quella ideale linea di confine mutuata dalla storia di cui è stata protagonista la città tirrenica. Una demarcazione ideale e del tutto relativa per un partito che adesso si pone rispetto a una visione di respiro mondiale. Il radicamento nazionale diviene, quindi, necessità. Ma il congresso è stato l'occasione per fare il punto, ma anche rinviare la ridefinizione dell'organigramma per l'incontro tra le formazioni meridionaliste che si terrà la settimana prossima a Napoli. Cariche congelate e discussione rinviata, ma attenzione allo statuto. I delegati, infatti, hanno approvato la stesura definitiva della statuizione che, quindi, entra in vigore nella sua completezza. Uno statuto che, in linea con la sua vocazione legalitaria, non ha potuto non sottoscrive ed evidenziare un importante riferimento alla lotta alle organizzazioni criminali: obiettivo irrinunciabile per ottenere l'autonomia della nazione meridionale. Un occasione anche per mettere a punto alleanze e intese. Così come quella realizzata con Insorgenza Civile di Napoli per cui era presente una delegazione guidata da Nando Dicè. In quest'ambito è stato siglato un accordo nel quale Dicè, in previsione dell'incontro della prossima domenica fra le delegazioni dei movimenti meridionalisti a Napoli, ha conferito ampio mandato al coordinatore nazionale del PdSud Antonio Ciano per l'eventuale sottoscrizione di un accordo programmatico con gli altri partiti meridionalisti, finalizzato al mantenimento di una forte impronta identitaria indipendente da qualsiasi forma partitocratica esistente. E' stata inoltre sottoscritto un patto confederativo di collaborazione unitaria fra Insorgenza Civile e Partito del Sud. «Un mandato, di sprono - ha affermato Dicè - al fine, prefissato da tutti i meridionalisti, di costituire finalmente un unico fronte meridionalista indipendente dai partiti nemici del sud». Quindi, in vista del prossimo gemellaggio fra le città - simbolo della storia del Sud - Bitonto e Gaeta - l'associazione neocostituita Rete Sud ha lanciato la sottoscrizione per la realizzazione di un momumento degno dell'eroismo dimostrato dai regnanti e da tutti i soldati duosiciliani. Un congresso che sancisce una nuova prospettiva meridionalista. Così Enzo Riccio, coordinatore del Lazio, punta ad un Sud che guardi «all'hi-tech e alle iniziative eco-sostenibili». Prospettiva continentale che si realizza di fatto con la costituzione di un comitato volto alla richiesta di un referendum consultivo sul Trattato di Lisbona che consenta ai cittadini italiani di esprimere, in piena democrazia, il proprio voto sulle norme dello stesso trattato. Il coordinamento nazionale del partito è ora impegnato nell'avviare contatti con gli altri movimenti identitari meridionali, italiani, europei ed extraeuropei finalizzati all'ampliamento del comitato che consenta il raggiungimento dell'obiettivo referendario. Il congresso che si è infine chiuso con con una linea politica unitari volta all'adozione di un federalismo vero e solidale, un ritorno alla democrazia di base e alla difesa del territorio. «Quello che serve - ha sottolineato Antonio Ciano - è l'amalgama fra i gruppi meridionali, anche perchè con l'attuale legge elettorale l'unica strada percorribile,anche in termine di visibilità, è l'agglomerazione meridionalista, in pieno contrasto all'economia tosco - padana e alla sua politica di sfruttamento dei nostri territori».

Raffaele Vallefuoco

lunedì 23 giugno 2008

PdSud:UNA PIATTAFORMA POLITICA IN VISTA DELLE ELEZIONI EUROPEE DEL 2009


Le forti perplessità espresse dal PdSUD subito dopo i risultati delle ultime elezioni politiche, avevano fondamento.
Da una parte il deludente risultato dell'MPA-Sud nelle Regioni del Sud, dall'altra il successo della Lega Nord in misura tale da rendere determinanti alla Camera ed al Senato i voti dei propri parlamentari per il governo del paese. Solo un ceto politico meridionale di grande spessore, consapevole della partita in gioco, libero dagli ordini loro impartiti dalle segreterie romane, potebbe arrestare la prevaricante filonordista azione di Bossi & C. La domanda che proviene dalle regioni del Sud è ven diversa da quella delle Regioni del Nord.
La prima chiede le condizioni di parità con il resto del paese in quanto ad infrastrutture, sistema creditizio, livello della sanità, opportunità di occupazione, fiscalità di vantaggio e rimozione delle condizioni di ostacolo allo sviluppo produttivo, i secondi chiedono un federalismo fiscale che gli consenta di accrescere il loro, già avanzato, livello di sviluppo e benessere guardando con diffidenza ai "trasferimenti" verso Roma che, a loro dire, vengono utilizzati a sproposito in favore delle Regioni meridionali.
In tale contesto si inquadra l'insofferenza della Lega Nord che si lamenta verso chi parla troppo del Ponte e troppo poco della tav edi Malpensa e chi esprime troppo indulgenza verso un Sud "sprecone". Bossi lavora ai fianchi per porgredire nei consensi al Nord ed arrivare alla candidatura di un proprio esponente al "pirellone".
I due voti con cui il 19 Giugno il Governo è andato sotto sul provvedimento per i rifiuti in Campania sono il segno di una debolezza nel Parlamento nazionale di un "fronte del Sud". E' il segno che cresce la necessità di un soggetto politico meridionale che chiami a raccolta i Popoli del Sud per una comune battaglia che riguarda le future generazioni. In tale contesto a fine Giugno si svolgerà a Napoli un incontro tra i principali movimenti autonomisti meridionali dove il PdSUD presenterà la propria piattaforma politica anche in vista delle elezioni europee del 2009.

Erasmo Vecchio
Vice Coordinatore nazionale PdSUD

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Le forti perplessità espresse dal PdSUD subito dopo i risultati delle ultime elezioni politiche, avevano fondamento.
Da una parte il deludente risultato dell'MPA-Sud nelle Regioni del Sud, dall'altra il successo della Lega Nord in misura tale da rendere determinanti alla Camera ed al Senato i voti dei propri parlamentari per il governo del paese. Solo un ceto politico meridionale di grande spessore, consapevole della partita in gioco, libero dagli ordini loro impartiti dalle segreterie romane, potebbe arrestare la prevaricante filonordista azione di Bossi & C. La domanda che proviene dalle regioni del Sud è ven diversa da quella delle Regioni del Nord.
La prima chiede le condizioni di parità con il resto del paese in quanto ad infrastrutture, sistema creditizio, livello della sanità, opportunità di occupazione, fiscalità di vantaggio e rimozione delle condizioni di ostacolo allo sviluppo produttivo, i secondi chiedono un federalismo fiscale che gli consenta di accrescere il loro, già avanzato, livello di sviluppo e benessere guardando con diffidenza ai "trasferimenti" verso Roma che, a loro dire, vengono utilizzati a sproposito in favore delle Regioni meridionali.
In tale contesto si inquadra l'insofferenza della Lega Nord che si lamenta verso chi parla troppo del Ponte e troppo poco della tav edi Malpensa e chi esprime troppo indulgenza verso un Sud "sprecone". Bossi lavora ai fianchi per porgredire nei consensi al Nord ed arrivare alla candidatura di un proprio esponente al "pirellone".
I due voti con cui il 19 Giugno il Governo è andato sotto sul provvedimento per i rifiuti in Campania sono il segno di una debolezza nel Parlamento nazionale di un "fronte del Sud". E' il segno che cresce la necessità di un soggetto politico meridionale che chiami a raccolta i Popoli del Sud per una comune battaglia che riguarda le future generazioni. In tale contesto a fine Giugno si svolgerà a Napoli un incontro tra i principali movimenti autonomisti meridionali dove il PdSUD presenterà la propria piattaforma politica anche in vista delle elezioni europee del 2009.

Erasmo Vecchio
Vice Coordinatore nazionale PdSUD

Ue: finita la commedia degli inganni


Di Ida Magli


Le reazioni a caldo dei politici al No degli Irlandesi sono state talmente “rivelatrici” del loro vissuto più vero e più profondo che è assolutamente doveroso soffermarsi ad analizzarle. Vorrei possedere la competenza dei commentatori del calcio e la loro sicurezza di essere, oltre che capiti, anche intuiti dai lettori, per spiegare con efficacia i reali retroscena - psicologici prima che politici - della commedia degli inganni che si sta svolgendo sul palcoscenico della costruzione europea. Il concetto di “biscotto” (a me ignoto e adoperato dal collega De Bellis nel descrivere il complesso stato d’animo che gli Italiani stanno vivendo per l’ultima partita dei campionati europei) mi ha illuminato e non esito ad applicarlo al complesso gioco nel quale si stanno dibattendo i governanti dei vari Stati dell’unione per vincere l’ultima partita del macroscopico campionato giocato contro i popoli d’Europa.Questa è infatti la verità: il linguaggio ermetico, la sovrapposizione di innumerevoli burocrazie, la dosatissima e ingannevole informazione, la lentezza prudenziale con la quale sono stati compiuti i vari passaggi per giungere a proclamare il Superstato europeo, sono tutti strumenti accuratamente studiati e messi in atto per portare i cittadini a combattere contro se stessi, contro ciò che possiedono e che più amano. Si è trattato di una battaglia difficilissima perché volta ad eliminare i singoli Stati, le patrie, le identità nazionali; quelle identità che è impossibile non riconoscere in Verdi o in Petrarca come italiane e in Bach o in Goethe come tedesche. E’ vero che i governanti hanno affermato che era sufficiente definirle “europee” e di essere in grado, contro qualsiasi sistema logico, di poter effettuare il miracolo di garantire la diversità nell’uguaglianza. Ma non era operazione da poco. Quando hanno visto che si levavano soltanto deboli proteste contro la forza magica del potere, hanno fatto un altro passo e hanno tolto i confini. Certo, i cittadini si sono spaventati dell’enorme afflusso di immigrati che ne è conseguito, ma, dato che sembrava che non si fossero accorti di quale fosse il vero significato di questo atto, la perdita del territorio, i governanti ne hanno tratto la conclusione che non c’era più nulla da temere. Godiamoci il nostro impero – si sono detti - e via.Ecco, però, che quando credevano di avercela fatta, è sopraggiunto il no degli Irlandesi. L’immediato scatto di rabbia dei politici non avrebbe potuto essere più eloquente. Addio prudenza, addio sacrosanto rispetto per la volontà popolare, addio regole dell’unanimità: siamo noi che comandiamo; avanti con le ratifiche; chi non ci vuole stare buttiamolo fuori; non saranno quei quattro gatti di Irlandesi a fermarci; gli abbiamo dato un sacco di soldi… Il “vadano al diavolo” non è stato pronunciato ad alta voce ma è rimbombato nell’aria più forte di un tuono. Gli Irlandesi (ma insieme a loro tutti noi) hanno subito avuto la prova così di aver avuto ragione a votare no visto che uno dei motivi che li hanno spinti a non aderire al trattato è stato proprio il timore di non poter contare nulla nel consesso europeo a causa del loro piccolo numero.Non era ancora sbollito il primo impeto di rabbia, che è cominciata subito da parte dei governanti l’operazione di recupero, mentendo spudoratamente nel far sapere quali erano a loro giudizio le cause del voto negativo. La patria, l’indipendenza, sono parole tabù che nessuno ha pronunciato. Meglio i temi di attualità: la paura dell’immigrazione, il maledetto caro petrolio. E poi, è colpa del primo ministro irlandese che non ha saputo spiegare bene il contenuto del trattato; anzi, riconosciamolo, per quanto riguarda l’Europa, siamo tutti poco capaci di comunicare, dobbiamo imparare ad esaltare la democrazia… Questa la facciata. In realtà sono già all’opera per fingere che la via d’uscita, da lungo tempo prevista, come afferma il Daily Telegraph in un articolo(da noi postato pochi giorni fa..PdSUD) dedicato al Trattato come al “più audace colpo di stato di tutti i tempi”, consista in un doloroso e inevitabile ripiego.C’è però un’altra ricaduta del voto irlandese che ancora nessuno ha recepito: la curiosità, la voglia di sapere, la passione che ad un tratto ha colpito l’opinione pubblica italiana. Ma insomma che cos’è questo trattato di Lisbona? Perché noi non ne abbiamo saputo nulla? Domande su domande piovono sui poveri cultori di una materia tanto noiosa e negletta quanto l’unione europea. Per giunta il fatto che gli unici che siano stati chiamati a esprimere la propria volontà abbiano detto di no suscita nell’animo degli Italiani la voglia di schierarsi, la passione per la lotta, scoprendo così che forse non è giusto essere stati lasciati fuori dalla mischia. Che il problema riguardi la patria, l’indipendenza, l’essere italiani, l’hanno intuito subito, con la sicurezza del malato quando gli si tiene nascosto il cancro. E mai come adesso gli Italiani hanno sentito che possedere l’Italia è un grandissimo bene. Difficile spiegare loro che il trattato di Lisbona contiene tutte le norme per la creazione e per il funzionamento del Superstato europeo e che, dal momento della sua ratifica, sarà il Superstato a governare, a giudicare. Mi hanno chiesto: come può essere “politica estera” tutto questo?

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Di Ida Magli


Le reazioni a caldo dei politici al No degli Irlandesi sono state talmente “rivelatrici” del loro vissuto più vero e più profondo che è assolutamente doveroso soffermarsi ad analizzarle. Vorrei possedere la competenza dei commentatori del calcio e la loro sicurezza di essere, oltre che capiti, anche intuiti dai lettori, per spiegare con efficacia i reali retroscena - psicologici prima che politici - della commedia degli inganni che si sta svolgendo sul palcoscenico della costruzione europea. Il concetto di “biscotto” (a me ignoto e adoperato dal collega De Bellis nel descrivere il complesso stato d’animo che gli Italiani stanno vivendo per l’ultima partita dei campionati europei) mi ha illuminato e non esito ad applicarlo al complesso gioco nel quale si stanno dibattendo i governanti dei vari Stati dell’unione per vincere l’ultima partita del macroscopico campionato giocato contro i popoli d’Europa.Questa è infatti la verità: il linguaggio ermetico, la sovrapposizione di innumerevoli burocrazie, la dosatissima e ingannevole informazione, la lentezza prudenziale con la quale sono stati compiuti i vari passaggi per giungere a proclamare il Superstato europeo, sono tutti strumenti accuratamente studiati e messi in atto per portare i cittadini a combattere contro se stessi, contro ciò che possiedono e che più amano. Si è trattato di una battaglia difficilissima perché volta ad eliminare i singoli Stati, le patrie, le identità nazionali; quelle identità che è impossibile non riconoscere in Verdi o in Petrarca come italiane e in Bach o in Goethe come tedesche. E’ vero che i governanti hanno affermato che era sufficiente definirle “europee” e di essere in grado, contro qualsiasi sistema logico, di poter effettuare il miracolo di garantire la diversità nell’uguaglianza. Ma non era operazione da poco. Quando hanno visto che si levavano soltanto deboli proteste contro la forza magica del potere, hanno fatto un altro passo e hanno tolto i confini. Certo, i cittadini si sono spaventati dell’enorme afflusso di immigrati che ne è conseguito, ma, dato che sembrava che non si fossero accorti di quale fosse il vero significato di questo atto, la perdita del territorio, i governanti ne hanno tratto la conclusione che non c’era più nulla da temere. Godiamoci il nostro impero – si sono detti - e via.Ecco, però, che quando credevano di avercela fatta, è sopraggiunto il no degli Irlandesi. L’immediato scatto di rabbia dei politici non avrebbe potuto essere più eloquente. Addio prudenza, addio sacrosanto rispetto per la volontà popolare, addio regole dell’unanimità: siamo noi che comandiamo; avanti con le ratifiche; chi non ci vuole stare buttiamolo fuori; non saranno quei quattro gatti di Irlandesi a fermarci; gli abbiamo dato un sacco di soldi… Il “vadano al diavolo” non è stato pronunciato ad alta voce ma è rimbombato nell’aria più forte di un tuono. Gli Irlandesi (ma insieme a loro tutti noi) hanno subito avuto la prova così di aver avuto ragione a votare no visto che uno dei motivi che li hanno spinti a non aderire al trattato è stato proprio il timore di non poter contare nulla nel consesso europeo a causa del loro piccolo numero.Non era ancora sbollito il primo impeto di rabbia, che è cominciata subito da parte dei governanti l’operazione di recupero, mentendo spudoratamente nel far sapere quali erano a loro giudizio le cause del voto negativo. La patria, l’indipendenza, sono parole tabù che nessuno ha pronunciato. Meglio i temi di attualità: la paura dell’immigrazione, il maledetto caro petrolio. E poi, è colpa del primo ministro irlandese che non ha saputo spiegare bene il contenuto del trattato; anzi, riconosciamolo, per quanto riguarda l’Europa, siamo tutti poco capaci di comunicare, dobbiamo imparare ad esaltare la democrazia… Questa la facciata. In realtà sono già all’opera per fingere che la via d’uscita, da lungo tempo prevista, come afferma il Daily Telegraph in un articolo(da noi postato pochi giorni fa..PdSUD) dedicato al Trattato come al “più audace colpo di stato di tutti i tempi”, consista in un doloroso e inevitabile ripiego.C’è però un’altra ricaduta del voto irlandese che ancora nessuno ha recepito: la curiosità, la voglia di sapere, la passione che ad un tratto ha colpito l’opinione pubblica italiana. Ma insomma che cos’è questo trattato di Lisbona? Perché noi non ne abbiamo saputo nulla? Domande su domande piovono sui poveri cultori di una materia tanto noiosa e negletta quanto l’unione europea. Per giunta il fatto che gli unici che siano stati chiamati a esprimere la propria volontà abbiano detto di no suscita nell’animo degli Italiani la voglia di schierarsi, la passione per la lotta, scoprendo così che forse non è giusto essere stati lasciati fuori dalla mischia. Che il problema riguardi la patria, l’indipendenza, l’essere italiani, l’hanno intuito subito, con la sicurezza del malato quando gli si tiene nascosto il cancro. E mai come adesso gli Italiani hanno sentito che possedere l’Italia è un grandissimo bene. Difficile spiegare loro che il trattato di Lisbona contiene tutte le norme per la creazione e per il funzionamento del Superstato europeo e che, dal momento della sua ratifica, sarà il Superstato a governare, a giudicare. Mi hanno chiesto: come può essere “politica estera” tutto questo?

LEGGI AD PERSONAM, SOLITA VERGOGNA




Di Massimo Fini


E siamo alle solite. Il governo si è insediato da nemmeno due mesi che già Berlusconi propone e impone la consueta legge "ad personam", fatta su misura per salvarlo da quelli che vengono pudicamente chiamati i suoi "guai giudiziari". È un dejavù. Ma questa volta la legge è talmente scombicchierata, sconclusionata, assurda, irragionevole, irrazionale, spudorata e, soprattutto, devastante per l'intero ordinamento giudiziario e per il convivere civile che si stenta a credere che due senatori abbiano osato proporla, un governo e un ministro della Giustizia l'abbiano fatta propria, una maggioranza l'abbia sostenuta e un Parlamento l'abbia approvata. Perché è una legge che non si è mai vista nè nel Primo nè nel Terzo Mondo e nemmeno all'altro mondo. Perché non sta nè in cielo nè in terra.Dunque, un emendamento inserito in un decreto che prende il nome, divenuto quanto mai beffardo, di "decreto sicurezza", statuisce la sospensione dei processi in corso che riguardano reati commessi prima del 30 giugno 2002 e che prevedono una pena non superiore ai dieci anni di carcere. Un ulteriore emendamento intima ai magistrati di dare priorità, anche per il presente e il futuro, ai reati che hanno una pena edittale superiore ai dieci anni. La "ratio" di questi emendamenti è di "dare priorità ai reati che destano maggior allarme sociale". Perché non destano "allarme sociale" le rapine, i sequestri di persona, le estorsioni, gli stupri, le violenze sessuali, la bancarotta fraudolenta, la concussione, la corruzione, la corruzione di magistrati che non sono che una parte di quelli che rientrano nella norma che prevede la sospensione dei rispettivi processi e per alcuni dei quali la stessa maggioranza non fa che invocare la "tolleranza zero"? E non desta "allarme sociale" che un presidente del Consiglio abbia potuto corrompere un testimone, in due distinti processi, pagandogli 600 mila dollari perché mentisse, è esattamente il reato per cui l'onorevole Berlusconi è sotto processo davanti al Tribunale di Milano, e che rientra naturalmente fra quelli che verranno sospesi (reato attribuito al premier è, guarda caso, del febbraio 2001), e per il quale è stato organizzato tutto questo incredibile baradan? Senza contare che tutto ciò dilata ulteriormente i già lunghissimi tempi della giustizia italiana di cui tutti, a parole, lamentano, e che ne sono il vero cancro. E senza nemmeno mettere in conto che queste norme inaudite violano almeno tre principi fondamentali del nostro ordinamento, costituzionalmente garantiti: l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, l'indipendenza della Magistratura, l'obbligatorietà dell'azione penale. E che indicazioni ne trarranno, per il presente e per il futuro, i rapinatori, gli stupratori, gli scippatori, i topi d'appartamento, i bancarottieri, i concussori, i corruttori? Un intero ordinamento giuridico viene scardinato a pro di una singola persona. Norme del genere avrebbero innescato una rivoluzione non dico in un qualsiasi Paese liberaldemocratico e occidentale, ma nel Burundi, nel Burkina Faso, nel Benin. E invece da noi stanno per passare tranquillamente salvo qualche ammoina dell'opposizione il cui leader, Walter Veltroni, ha affermato che "è stata strappata la tela del dialogo". Qui ciò che è stato strappato, anzi stracciato, è il diritto che riguarda tutta la comunità e non il rapporto con l'opposizione di cui potremmo anche fregarcene. Così come la questione non riguarda lo scontro fra Esecutivo e Magistratura. Riguarda noi tutti.Che fare? Forse sarebbe stato meglio dar retta a un modesto suggerimento che mi permettevo di dare sul Tempo di Roma (che non è esattamente un quotidiano di sinistra) a metà degli anni '90, quando Berlusconi cominciò la sua devastante campagna contro la Magistratura italiana. E cioè, varare una norma del tutto speciale, sulla falsariga delle "Disposizioni transitorie e finali" che stanno in coda alla nostra Costituzione, e che recitasse, più o meno, così: "Silvio Berlusconi, i suoi discendenti, le sue consorti, i suoi consanguinei e tutti i membri, a qualsiasi titolo, della Casa di Arcore sono dispensati, per il passato, il presente e il futuro, dall'obbligo del rispetto delle leggi penali".
Ci saremmo perlomeno risparmiati lo scempio di questi giorni.

www.massimofini.it/

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Di Massimo Fini


E siamo alle solite. Il governo si è insediato da nemmeno due mesi che già Berlusconi propone e impone la consueta legge "ad personam", fatta su misura per salvarlo da quelli che vengono pudicamente chiamati i suoi "guai giudiziari". È un dejavù. Ma questa volta la legge è talmente scombicchierata, sconclusionata, assurda, irragionevole, irrazionale, spudorata e, soprattutto, devastante per l'intero ordinamento giudiziario e per il convivere civile che si stenta a credere che due senatori abbiano osato proporla, un governo e un ministro della Giustizia l'abbiano fatta propria, una maggioranza l'abbia sostenuta e un Parlamento l'abbia approvata. Perché è una legge che non si è mai vista nè nel Primo nè nel Terzo Mondo e nemmeno all'altro mondo. Perché non sta nè in cielo nè in terra.Dunque, un emendamento inserito in un decreto che prende il nome, divenuto quanto mai beffardo, di "decreto sicurezza", statuisce la sospensione dei processi in corso che riguardano reati commessi prima del 30 giugno 2002 e che prevedono una pena non superiore ai dieci anni di carcere. Un ulteriore emendamento intima ai magistrati di dare priorità, anche per il presente e il futuro, ai reati che hanno una pena edittale superiore ai dieci anni. La "ratio" di questi emendamenti è di "dare priorità ai reati che destano maggior allarme sociale". Perché non destano "allarme sociale" le rapine, i sequestri di persona, le estorsioni, gli stupri, le violenze sessuali, la bancarotta fraudolenta, la concussione, la corruzione, la corruzione di magistrati che non sono che una parte di quelli che rientrano nella norma che prevede la sospensione dei rispettivi processi e per alcuni dei quali la stessa maggioranza non fa che invocare la "tolleranza zero"? E non desta "allarme sociale" che un presidente del Consiglio abbia potuto corrompere un testimone, in due distinti processi, pagandogli 600 mila dollari perché mentisse, è esattamente il reato per cui l'onorevole Berlusconi è sotto processo davanti al Tribunale di Milano, e che rientra naturalmente fra quelli che verranno sospesi (reato attribuito al premier è, guarda caso, del febbraio 2001), e per il quale è stato organizzato tutto questo incredibile baradan? Senza contare che tutto ciò dilata ulteriormente i già lunghissimi tempi della giustizia italiana di cui tutti, a parole, lamentano, e che ne sono il vero cancro. E senza nemmeno mettere in conto che queste norme inaudite violano almeno tre principi fondamentali del nostro ordinamento, costituzionalmente garantiti: l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, l'indipendenza della Magistratura, l'obbligatorietà dell'azione penale. E che indicazioni ne trarranno, per il presente e per il futuro, i rapinatori, gli stupratori, gli scippatori, i topi d'appartamento, i bancarottieri, i concussori, i corruttori? Un intero ordinamento giuridico viene scardinato a pro di una singola persona. Norme del genere avrebbero innescato una rivoluzione non dico in un qualsiasi Paese liberaldemocratico e occidentale, ma nel Burundi, nel Burkina Faso, nel Benin. E invece da noi stanno per passare tranquillamente salvo qualche ammoina dell'opposizione il cui leader, Walter Veltroni, ha affermato che "è stata strappata la tela del dialogo". Qui ciò che è stato strappato, anzi stracciato, è il diritto che riguarda tutta la comunità e non il rapporto con l'opposizione di cui potremmo anche fregarcene. Così come la questione non riguarda lo scontro fra Esecutivo e Magistratura. Riguarda noi tutti.Che fare? Forse sarebbe stato meglio dar retta a un modesto suggerimento che mi permettevo di dare sul Tempo di Roma (che non è esattamente un quotidiano di sinistra) a metà degli anni '90, quando Berlusconi cominciò la sua devastante campagna contro la Magistratura italiana. E cioè, varare una norma del tutto speciale, sulla falsariga delle "Disposizioni transitorie e finali" che stanno in coda alla nostra Costituzione, e che recitasse, più o meno, così: "Silvio Berlusconi, i suoi discendenti, le sue consorti, i suoi consanguinei e tutti i membri, a qualsiasi titolo, della Casa di Arcore sono dispensati, per il passato, il presente e il futuro, dall'obbligo del rispetto delle leggi penali".
Ci saremmo perlomeno risparmiati lo scempio di questi giorni.

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domenica 22 giugno 2008

E CIANO LANCIA IL "BRIGANTE CIANEL" SU UHF 48


Un vero e proprio S.o.S. quello lanciato ieri dalla "redazione libera di TMO" attraverso le frequenze di "Brigante Cianel", l'emittente del Partito del Sud.
Sullo schermo, a ripetizione, Damiano Ciano di Tele Monte Orlando ha invitato i gaetani a stare vicini alla prima telestreet d'Italia che, dal primo aprile, è stata ingiustamente oscurata. Due le principali richieste ai "cittadini liberi" di Gaeta: presenziare il prossimo 7 luglio all'udienza in tribunale contro le società che hanno oscurato TMO; partecipare in massa alla manifestazione che stanno organizzando i circoli anziani. A tutte le forze politiche l'invito a richiedere la convocazione di un consiglio comunale ad hoc per la difesa di TMO.
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Un vero e proprio S.o.S. quello lanciato ieri dalla "redazione libera di TMO" attraverso le frequenze di "Brigante Cianel", l'emittente del Partito del Sud.
Sullo schermo, a ripetizione, Damiano Ciano di Tele Monte Orlando ha invitato i gaetani a stare vicini alla prima telestreet d'Italia che, dal primo aprile, è stata ingiustamente oscurata. Due le principali richieste ai "cittadini liberi" di Gaeta: presenziare il prossimo 7 luglio all'udienza in tribunale contro le società che hanno oscurato TMO; partecipare in massa alla manifestazione che stanno organizzando i circoli anziani. A tutte le forze politiche l'invito a richiedere la convocazione di un consiglio comunale ad hoc per la difesa di TMO.

MTV NO MAFIE DAY







Ricevo e posto questa interessante segnalazione:




Cappotto di Legno"


(traduzione)


E’ l’una e lucido la pistola Tiro un’altra striscia al volo Butto dentro il caricatore Con la madonna sul cuore So che lei poi mi perdonerà Quando questa storia sarà finita I flash in testa ancora Su una fotografia a colori gli occhi di un bravo ragazzo i capi di casale dicono che sia un buffone dobbiamo creare paura ha mischiato “uomini” con gente di fognatura fumo fuoco e sangue intanto passa il tempo quando una calibro 45 ti dà un bacio in una tempia vento di vendetta otto botte in petto“tardarielli” ma non “scordarelli”a mettere proiettili incandescenti nelle budella quello che vedo sono un braccio senza nome faccio quello che vogliono e lo faccio bene devo guardarlo a terra fino a quando non muore cappotto di legno prima delle botte in petto...in testa il casco è nero lucido mentre dentro sei putrido ti guardi intorno ogni giorno e sai di non essere l’unico saluto i ragazzi giù al palazzo mentre il becchino sta abbassando un’altra cassa nel fosso per me la rabbia è come ossigeno nelle ossa lo sai chi sbaglia paga faccio sgommare la ruota stringo la mano sulla pistola di nuovol ettere bollenti come proiettili che sfondano il silenzio e sfondano il cervello di chi non pensa senza paura levo la sicura otto colpi al petto dalla schiena nel buio e anche se questo buffone avesse ragione in testa suona sempre la stessa canzone d’amore devo guardarlo a terra fino a quando non muore mentre lo guardo a terra fino a quando non muore cappotto di legno prima delle botte in petto...sono di casale la capitale di una multinazionale criminale nulla si muove le strade asfaltate sono poche come tappeti rossi che portano alle ville dei boss mercedes lamborghini quante ne vuoi qui non sono macchine ma sangue e cemento e se si alza una mano si alzano tutte e adesso sparateci tutti.
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Ricevo e posto questa interessante segnalazione:




Cappotto di Legno"


(traduzione)


E’ l’una e lucido la pistola Tiro un’altra striscia al volo Butto dentro il caricatore Con la madonna sul cuore So che lei poi mi perdonerà Quando questa storia sarà finita I flash in testa ancora Su una fotografia a colori gli occhi di un bravo ragazzo i capi di casale dicono che sia un buffone dobbiamo creare paura ha mischiato “uomini” con gente di fognatura fumo fuoco e sangue intanto passa il tempo quando una calibro 45 ti dà un bacio in una tempia vento di vendetta otto botte in petto“tardarielli” ma non “scordarelli”a mettere proiettili incandescenti nelle budella quello che vedo sono un braccio senza nome faccio quello che vogliono e lo faccio bene devo guardarlo a terra fino a quando non muore cappotto di legno prima delle botte in petto...in testa il casco è nero lucido mentre dentro sei putrido ti guardi intorno ogni giorno e sai di non essere l’unico saluto i ragazzi giù al palazzo mentre il becchino sta abbassando un’altra cassa nel fosso per me la rabbia è come ossigeno nelle ossa lo sai chi sbaglia paga faccio sgommare la ruota stringo la mano sulla pistola di nuovol ettere bollenti come proiettili che sfondano il silenzio e sfondano il cervello di chi non pensa senza paura levo la sicura otto colpi al petto dalla schiena nel buio e anche se questo buffone avesse ragione in testa suona sempre la stessa canzone d’amore devo guardarlo a terra fino a quando non muore mentre lo guardo a terra fino a quando non muore cappotto di legno prima delle botte in petto...sono di casale la capitale di una multinazionale criminale nulla si muove le strade asfaltate sono poche come tappeti rossi che portano alle ville dei boss mercedes lamborghini quante ne vuoi qui non sono macchine ma sangue e cemento e se si alza una mano si alzano tutte e adesso sparateci tutti.

sabato 21 giugno 2008

CHIUSURA DEI LAVORI DEL 1° CONGRESSO DEL PdSUD







Con la relazione del Coordinatore Nazionale Antonio Ciano, si sono conclusi i lavori del 1° Congresso del Partito del Sud. Su proposta dello stesso Coordinatore, in considerazione del fatto che nella prossima settimana si terrà un incontro tra le formazioni meridionaliste, i delegati hanno votato il congelamento delle attuali cariche del partito, rinviando a settembre la definizione dell'organigramma.

Gli stessi delegati hanno inoltre approvato la stesura definitiva dello statuto che quindi entra in vigore nella sua completezza e dopo che sono stati emendati alcuni articoli su proposta di Laricchia,Viciconte, Riccio e Mallamaci. Nel corso del Congresso è stata anche definita anche la posizione che il partito assumerà nel corso del prossimo incontro di Napoli tra i movimenti meridionalisti.
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Con la relazione del Coordinatore Nazionale Antonio Ciano, si sono conclusi i lavori del 1° Congresso del Partito del Sud. Su proposta dello stesso Coordinatore, in considerazione del fatto che nella prossima settimana si terrà un incontro tra le formazioni meridionaliste, i delegati hanno votato il congelamento delle attuali cariche del partito, rinviando a settembre la definizione dell'organigramma.

Gli stessi delegati hanno inoltre approvato la stesura definitiva dello statuto che quindi entra in vigore nella sua completezza e dopo che sono stati emendati alcuni articoli su proposta di Laricchia,Viciconte, Riccio e Mallamaci. Nel corso del Congresso è stata anche definita anche la posizione che il partito assumerà nel corso del prossimo incontro di Napoli tra i movimenti meridionalisti.

ACCORDO POLITICO FRA PdSUD E INSORGENZA


Una delegazione di Insorgenza Civile di Napoli guidata dall'Architetto Nando Dicè ha partecipato al 1° Congresso del Partito del Sud. Applauditissimo l'intervento di Nando Dicè che ha riscosso l'approvazione dei presenti.Viene siglato un'accordo nel quale Dicè ,in previsione dell'incontro del 28/06/08 fra le delegazioni dei Movimenti Meridionalisti a Napoli, ha conferito ampio mandato al Coordinatore Nazionale del PdSud Antonio Ciano per l'eventuale sottoscrizione di un accordo programmatico con gli altri Partiti meridionalisti,finalizzato al mantenimento di una forte impronta identitaria indipendente da qualsiasi forma partitocratica esistente!
Siglato inoltre un patto confederativo di collaborazione unitaria fra Insorgenza Civile ed il Partito del Sud. Dicè conclude il suo intervento con queste parole:"Che questo mandato, sia di sprone al fine , prefissato da tutti i meridionalisti, cioè di costituire finalmente un unico fronte meridionalista indipendente dai partiti nemici del Sud".
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Una delegazione di Insorgenza Civile di Napoli guidata dall'Architetto Nando Dicè ha partecipato al 1° Congresso del Partito del Sud. Applauditissimo l'intervento di Nando Dicè che ha riscosso l'approvazione dei presenti.Viene siglato un'accordo nel quale Dicè ,in previsione dell'incontro del 28/06/08 fra le delegazioni dei Movimenti Meridionalisti a Napoli, ha conferito ampio mandato al Coordinatore Nazionale del PdSud Antonio Ciano per l'eventuale sottoscrizione di un accordo programmatico con gli altri Partiti meridionalisti,finalizzato al mantenimento di una forte impronta identitaria indipendente da qualsiasi forma partitocratica esistente!
Siglato inoltre un patto confederativo di collaborazione unitaria fra Insorgenza Civile ed il Partito del Sud. Dicè conclude il suo intervento con queste parole:"Che questo mandato, sia di sprone al fine , prefissato da tutti i meridionalisti, cioè di costituire finalmente un unico fronte meridionalista indipendente dai partiti nemici del Sud".

PARTE LA SOTTOSCRIZIONE PER LA REALIZZAZIONE DI UN MONUMENTO A GAETA







In vista del prossimo gemellaggio fra le città - simbolo della storia del Sud: Bitonto e Gaeta,non avendo quest'ultima un riferimento visivo dei tragici avvenimenti che decretarono la fine del Regno,l'Associazione neocostituita Rete Sud lancia la sottoscrizione per la realizzazione di un momumento degno dell'eroismo dimostrato sugli spalti di Gaeta dai Regnanti e da tutti i soldati Duosiciliani.L'opera sarà finanziata con sottoscrizioni e donazioni dei compatrioti il cui nominativo sarà inciso sulla pavimentazione su cui poggerà il monumento .Sarà indetto un concorso fra gli studenti degli istituti superiori di Gaeta al fine di scegliere il miglior progetto.

Successivamente verranno comunicati i dettagli dell'iniziativa



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In vista del prossimo gemellaggio fra le città - simbolo della storia del Sud: Bitonto e Gaeta,non avendo quest'ultima un riferimento visivo dei tragici avvenimenti che decretarono la fine del Regno,l'Associazione neocostituita Rete Sud lancia la sottoscrizione per la realizzazione di un momumento degno dell'eroismo dimostrato sugli spalti di Gaeta dai Regnanti e da tutti i soldati Duosiciliani.L'opera sarà finanziata con sottoscrizioni e donazioni dei compatrioti il cui nominativo sarà inciso sulla pavimentazione su cui poggerà il monumento .Sarà indetto un concorso fra gli studenti degli istituti superiori di Gaeta al fine di scegliere il miglior progetto.

Successivamente verranno comunicati i dettagli dell'iniziativa



 
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