sabato 3 aprile 2021

IL PARTITO DEL SUD INCONTRA PAOLO FERRERO, VICEPRESIDENTE DEL PARTITO DELLA SINISTRA EUROPEA -Venerdì 9 Aprile alle ore 19,00

IL PARTITO DEL SUD INCONTRA PAOLO FERRERO

CON:
-PAOLO FERRERO, VICEPRESIDENTE PARTITO DELLA SINISTRA EUROPEA
-NATALE CUCCURESE, PRESIDENTE PARTITO DEL SUD
MODERA:
MICHELE DELL'EDERA, GIORNALISTA E VICEPRESIDENTE PARTITO DEL SUD

-Come opera e con quali obiettivi il Partito della Sinistra Europea
-La partita politica che si svolge in Europa fra Paesi del Sud Europa e Paesi del Nord Europa che richiama da vicino la situazione italiana
-La nuova rivista della Sinistra Europea ed il supporto che può dare alla lotta in Europa anche contro discriminazioni di genere e territoriali http://www.europeanleftmagazine.eu/
-Necessità di aggregazione fra le forze di Sinistra in Italia, partendo dall'esempio della Sinistra Europea


Diretta dalla pagina Facebook del Partito del Sud: https://www.facebook.com/PdelSud






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IL PARTITO DEL SUD INCONTRA PAOLO FERRERO

CON:
-PAOLO FERRERO, VICEPRESIDENTE PARTITO DELLA SINISTRA EUROPEA
-NATALE CUCCURESE, PRESIDENTE PARTITO DEL SUD
MODERA:
MICHELE DELL'EDERA, GIORNALISTA E VICEPRESIDENTE PARTITO DEL SUD

-Come opera e con quali obiettivi il Partito della Sinistra Europea
-La partita politica che si svolge in Europa fra Paesi del Sud Europa e Paesi del Nord Europa che richiama da vicino la situazione italiana
-La nuova rivista della Sinistra Europea ed il supporto che può dare alla lotta in Europa anche contro discriminazioni di genere e territoriali http://www.europeanleftmagazine.eu/
-Necessità di aggregazione fra le forze di Sinistra in Italia, partendo dall'esempio della Sinistra Europea


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lunedì 19 giugno 2017

L’assemblea del 18 giugno al Teatro Brancaccio di Roma e la prospettiva meridionalista in una nuova sinistra.

Dopo aver aderito al bell’appello di Anna Falcone e Tommaso Montanari, ieri come Partito del Sud abbiamo partecipato all'affollata assemblea che si è tenuta al Teatro Brancaccio di Roma.

Una prima evidenza positiva: c’è in questo paese tanta voglia di partecipazione e di una sinistra “vera” , una sinistra unita, lontana dai troppi compromessi al ribasso sui diritti e sul lavoro degli ultimi anni ed anche dai troppi litigi e soliti personalismi che invece purtroppo sono storicamente da sempre presenti nel DNA della politica italiana e in quella di sinistra in particolare….c’erano tantissime persone che non sono nemmeno riuscite ad entrare nel teatro che già alle 10 era strapieno nei suoi oltre 1000 posti ed è stato allestito anche uno spazio con delle casse per permettere di seguire l’assemblea all’esterno per chi non era riuscito ad entrare. Rilevante anche il notevole seguito di parecchie decine di migliaia di persone collegate allo streaming dell’evento.

Particolarmente apprezzato l’intervento iniziale di Montanari sulla necessità di una svolta a sinistra in netta discontinuità con Renzi e con le sue politiche neo-liberiste; di notevole interesse per me anche altri interventi sulla necessità di tornare ad utilizzare la leva fiscale in modo progressivo, come ci dice anche la nostra Costituzione, ed in particolare fa riflettere la citazione che gli scaglioni IRPEF negli anni ’70 erano ben dodici partendo da un 10% (!!!) per i redditi più bassi per arrivare ad oltre il 70%...i governi di centro-sinistra degli ultimi 20 anni sul piano della redistribuzione del reddito e della giustizia fiscale sono stati quindi più di destra dei governi democristiani e del penta-partito della Prima Repubblica!!!
La giustizia sociale e la redistribuzione del reddito, insieme ad un ripristino dei diritti del lavoro ed una difesa dell’ambiente e dei beni comuni, sono stati il leit motiv di tanti interventi, tutti condivisibili specie quando si evocavano i principi fondamentali della Costituzione.
Montanari e altri hanno evidenziato che tra i temi di giustizia sociale c’è sicuramente quello della “questione meridionale” che, dopo essere stata a lungo ignorata, torna ad essere quasi esplosiva; apprezzato anche l’intervento di Maurizio Acerbo, nuovo Segretario di Rifondazione Comunista, che parlando di questione meridionale cita Gramsci…musica per le nostre orecchie!

Tra le cose migliorabili si potevano di certo evitare le contestazioni chiassose a chi ha avuto diritto di parola, come quella al Senatore Gotor di Articolo 1 – MDP , poi se quello che viene proposto non è condivisibile lo si può contestare e fischiare a fine intervento…da migliorare sicuramente anche la gestione degli interventi, anche noi del Partito del Sud siamo stati citati ma non abbiamo avuto la possibilità di fare un nostro piccolo intervento sul palco.

Ovviamente c’è in questa assemblea, e nello spirito polemico e un po’ rissoso che sotto sotto ogni tanto trapelava, lo spettro e l’eterna questione delle alleanze e le possibili sponde, con la differenza netta tra chi contesta Renzi ma non gli chiude del tutto la porta, vedi Pisapia (non è intervenuto ma solo a pronunciare il suo nome ci sono stati molti fischi in sala…) o appunto quelli di Articolo 1 –MDP, e quelli che dicono che un dialogo con chi ha avuto a che fare con Renzi, con queste fallimentari esperienze di centro-sinistra e “terze vie alla Blair” sia impossibile.
Inoltre l’impressione è che la maggior parte dei partecipanti sia, giustamente, stanca dei tatticismi e dei leader che dall’alto scelgono per tutti, piuttosto ci vuole PRIMA un programma nuovo e rivoluzionario capace di tornare ad entusiasmare a sinistra e raccogliere nuove energie e consensi, guidato dai principi fondamentali della Costituzione che abbiamo già difeso nel referendum vittorioso dello scorso dicembre. Solo su un programma di questo tipo si possono POI trovare convergenze, senza nessuna preclusione rispetto a storie passate, ma con la chiarezza che chi ci sta su questo programma non può poi cercare alleanze con l’area neo-liberista, ad esempio con Renzi o con chi vuole dialogare con Renzi, continuando con le logiche iperliberiste da “turbo-capitalismo” degli ultimi governi che, ad esempio con la cancellazione dell’articolo 18 o il continuo innalzamento dell’età per la pensione, hanno finito per delineare una politica perfino più liberista di quella del nefasto governo di centro-destra e leghista di Berlusconi.

Chi oggi avrà il coraggio di concordare una fiscalità più alta per le fasce più ricche e abbassare le tasse solo per i più poveri? Chi avrà il coraggio di proporre una patrimoniale? Chi avrà il coraggio di difendere e rafforzare il welfare, quindi difendere l’istruzione e la sanità pubblica? Chi avrà il coraggio di difendere l’ambiente contro gli interessi delle grandi aziende nazionali e multi-nazionali? Chi avrà il coraggio di colpire la rendita finanziaria e la speculazione?
E chi avrà il coraggio di proporre e concordare un nuovo “Piano Marshall” per il Sud, un territorio devastato economicamente dalla crisi ancor di più del resto del paese e che oramai come ci dice l’ISTAT è a rischio di tsunami demografico?

Per noi del Partito del Sud, dopo aver aderito con entusiasmo, per continuare a lavorare ed impegnarci in questo progetto, quindi, non c’è solo una semplice questione di “presenzialismo”,  c’è da capire se il percorso intrapreso ieri sia effettivamente strutturato e organizzato con comitati locali e programmi concreti dove possiamo dare il nostro apporto ed il nostro contributo meridionalista. Programmi che devono essere non solo di rottura e di inversione di tendenza in generale rispetto alle politiche neo-liberiste di Renzi o del centro-destra o alle fumose e ondivaghe proposte grilline, ma che soprattutto hanno come punto centrale e fondamentale la “questione meridionale”, insomma per noi una vera sinistra in questo paese o è “meridionalista” o non è sinistra.

Una questione meridionale da affrontare con una nuova ricetta per risolverla dopo più di 150 anni, una ricetta “neo-keynesiana” che siamo convinti che possa far ripartire il paese da Sud, invece che continuare con le logiche fallimentari degli ultimi decenni con il Sud fermo ad aspettare la “locomotiva del Nord”, del centro-nord o tedesca che sia. Un programma meridionalista che finalmente tenda a riequilibrare il divario in termini sociali e soprattutto economici, cioè di spesa, di infrastrutture etc etc etc….in pieno accordo ed in piena attuazione dell’articolo 3 comma 2 della nostra bella Costituzione Repubblicana.




Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


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Dopo aver aderito al bell’appello di Anna Falcone e Tommaso Montanari, ieri come Partito del Sud abbiamo partecipato all'affollata assemblea che si è tenuta al Teatro Brancaccio di Roma.

Una prima evidenza positiva: c’è in questo paese tanta voglia di partecipazione e di una sinistra “vera” , una sinistra unita, lontana dai troppi compromessi al ribasso sui diritti e sul lavoro degli ultimi anni ed anche dai troppi litigi e soliti personalismi che invece purtroppo sono storicamente da sempre presenti nel DNA della politica italiana e in quella di sinistra in particolare….c’erano tantissime persone che non sono nemmeno riuscite ad entrare nel teatro che già alle 10 era strapieno nei suoi oltre 1000 posti ed è stato allestito anche uno spazio con delle casse per permettere di seguire l’assemblea all’esterno per chi non era riuscito ad entrare. Rilevante anche il notevole seguito di parecchie decine di migliaia di persone collegate allo streaming dell’evento.

Particolarmente apprezzato l’intervento iniziale di Montanari sulla necessità di una svolta a sinistra in netta discontinuità con Renzi e con le sue politiche neo-liberiste; di notevole interesse per me anche altri interventi sulla necessità di tornare ad utilizzare la leva fiscale in modo progressivo, come ci dice anche la nostra Costituzione, ed in particolare fa riflettere la citazione che gli scaglioni IRPEF negli anni ’70 erano ben dodici partendo da un 10% (!!!) per i redditi più bassi per arrivare ad oltre il 70%...i governi di centro-sinistra degli ultimi 20 anni sul piano della redistribuzione del reddito e della giustizia fiscale sono stati quindi più di destra dei governi democristiani e del penta-partito della Prima Repubblica!!!
La giustizia sociale e la redistribuzione del reddito, insieme ad un ripristino dei diritti del lavoro ed una difesa dell’ambiente e dei beni comuni, sono stati il leit motiv di tanti interventi, tutti condivisibili specie quando si evocavano i principi fondamentali della Costituzione.
Montanari e altri hanno evidenziato che tra i temi di giustizia sociale c’è sicuramente quello della “questione meridionale” che, dopo essere stata a lungo ignorata, torna ad essere quasi esplosiva; apprezzato anche l’intervento di Maurizio Acerbo, nuovo Segretario di Rifondazione Comunista, che parlando di questione meridionale cita Gramsci…musica per le nostre orecchie!

Tra le cose migliorabili si potevano di certo evitare le contestazioni chiassose a chi ha avuto diritto di parola, come quella al Senatore Gotor di Articolo 1 – MDP , poi se quello che viene proposto non è condivisibile lo si può contestare e fischiare a fine intervento…da migliorare sicuramente anche la gestione degli interventi, anche noi del Partito del Sud siamo stati citati ma non abbiamo avuto la possibilità di fare un nostro piccolo intervento sul palco.

Ovviamente c’è in questa assemblea, e nello spirito polemico e un po’ rissoso che sotto sotto ogni tanto trapelava, lo spettro e l’eterna questione delle alleanze e le possibili sponde, con la differenza netta tra chi contesta Renzi ma non gli chiude del tutto la porta, vedi Pisapia (non è intervenuto ma solo a pronunciare il suo nome ci sono stati molti fischi in sala…) o appunto quelli di Articolo 1 –MDP, e quelli che dicono che un dialogo con chi ha avuto a che fare con Renzi, con queste fallimentari esperienze di centro-sinistra e “terze vie alla Blair” sia impossibile.
Inoltre l’impressione è che la maggior parte dei partecipanti sia, giustamente, stanca dei tatticismi e dei leader che dall’alto scelgono per tutti, piuttosto ci vuole PRIMA un programma nuovo e rivoluzionario capace di tornare ad entusiasmare a sinistra e raccogliere nuove energie e consensi, guidato dai principi fondamentali della Costituzione che abbiamo già difeso nel referendum vittorioso dello scorso dicembre. Solo su un programma di questo tipo si possono POI trovare convergenze, senza nessuna preclusione rispetto a storie passate, ma con la chiarezza che chi ci sta su questo programma non può poi cercare alleanze con l’area neo-liberista, ad esempio con Renzi o con chi vuole dialogare con Renzi, continuando con le logiche iperliberiste da “turbo-capitalismo” degli ultimi governi che, ad esempio con la cancellazione dell’articolo 18 o il continuo innalzamento dell’età per la pensione, hanno finito per delineare una politica perfino più liberista di quella del nefasto governo di centro-destra e leghista di Berlusconi.

Chi oggi avrà il coraggio di concordare una fiscalità più alta per le fasce più ricche e abbassare le tasse solo per i più poveri? Chi avrà il coraggio di proporre una patrimoniale? Chi avrà il coraggio di difendere e rafforzare il welfare, quindi difendere l’istruzione e la sanità pubblica? Chi avrà il coraggio di difendere l’ambiente contro gli interessi delle grandi aziende nazionali e multi-nazionali? Chi avrà il coraggio di colpire la rendita finanziaria e la speculazione?
E chi avrà il coraggio di proporre e concordare un nuovo “Piano Marshall” per il Sud, un territorio devastato economicamente dalla crisi ancor di più del resto del paese e che oramai come ci dice l’ISTAT è a rischio di tsunami demografico?

Per noi del Partito del Sud, dopo aver aderito con entusiasmo, per continuare a lavorare ed impegnarci in questo progetto, quindi, non c’è solo una semplice questione di “presenzialismo”,  c’è da capire se il percorso intrapreso ieri sia effettivamente strutturato e organizzato con comitati locali e programmi concreti dove possiamo dare il nostro apporto ed il nostro contributo meridionalista. Programmi che devono essere non solo di rottura e di inversione di tendenza in generale rispetto alle politiche neo-liberiste di Renzi o del centro-destra o alle fumose e ondivaghe proposte grilline, ma che soprattutto hanno come punto centrale e fondamentale la “questione meridionale”, insomma per noi una vera sinistra in questo paese o è “meridionalista” o non è sinistra.

Una questione meridionale da affrontare con una nuova ricetta per risolverla dopo più di 150 anni, una ricetta “neo-keynesiana” che siamo convinti che possa far ripartire il paese da Sud, invece che continuare con le logiche fallimentari degli ultimi decenni con il Sud fermo ad aspettare la “locomotiva del Nord”, del centro-nord o tedesca che sia. Un programma meridionalista che finalmente tenda a riequilibrare il divario in termini sociali e soprattutto economici, cioè di spesa, di infrastrutture etc etc etc….in pieno accordo ed in piena attuazione dell’articolo 3 comma 2 della nostra bella Costituzione Repubblicana.




Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


mercoledì 8 febbraio 2017

L'estremismo malattia infantile del meridionalismo - di E. Riccio

Una degli scritti di Lenin, che è diventato anche una delle sue più famose citazioni, “l’estremismo, malattia infantile del comunismo”, scritta nei primi decenni del secolo scorso e recentemente ripubblicata, può essere facilmente parafrasata ed applicarsi oggi al meridionalismo, dopo circa un secolo sembra essere ancora molto attuale, purtroppo,  per il meridionalismo ed in generale, purtroppo, anche talvolta per la politica italiana di sinistra.

Per non fare lo stesso errore che si fa spesso, con delle etichette che confondono  perché ognuno gli da il suo significato e poi magari si discute inutilmente per ore sulla terminologia, definiamo inizialmente il “meridionalismo” come quel magma che ribolle al Sud, oramai da qualche anno, magari in forma un po’ confusa ma sicuramente come fenomeno in crescita. Se poi fino ad una decina di anni fa politicamente c’era il nulla, oggi si osserva un magma di passione, di ricerca ed orgoglio identitario e anche di rabbiosa rivalsa che vuole trasformarsi anche in proposta politica ed avere rappresentanza politica nelle istituzioni locali e nazionali, consapevoli che senza questa presenza ogni recriminazione resta vana e velleitaria. Questa voglia, che sicuramente è aumentata con la diffusione dei social network e soprattutto è andata in crescendo dopo anni di propaganda leghista e diffusione di stereotipi razzisti anti-meridionale. Un processo che è partito senz’altro anche dalla revisione storica del cosiddetto “risorgimento”, oltre che da una perdurante colonizzazione economica e culturale che dura da più di 150 anni, proviamo ad analizzare però meglio il fenomeno e fare dei ragionamenti per trarre delle conclusioni semplici, visto che frequento oramai da una decina d’anni l’ambiente e conosco quindi oramai molto bene meccanismi ed alcuni personaggi.
Iniziamo con un primo chiarimento e facendo svanire una prima grande illusione, da anni si prova a riunire un “fronte meridionalista”, ma l’esperienza ci insegna che non è assolutamente possibile un’aggregazione che unisca tutti a partire solo dalla “verità storica” e di una generica e confusa difesa del Sud, se si vuole avere un minimo di serietà, credibilità e soprattutto possibilità di organizzazione e crescita, non si può che accompagnarli senza prescindere da valori di base condivisi, per noi del Partito del Sud sono quelli progressisti con il conseguente rifiuto di ogni ideologia razzista o fascista. Inoltre siamo lontanissimi da nostalgie identitarie o nazionaliste di tipo ultra-cattoliche che utilizzano termini e concetti ottocenteschi e vagheggiano impossibili ritorni al passato, infine non crediamo all’opzione indipendentista, cioè consideriamo l’indipendentismo subito (con il solito problema, la mai risolta ed eterna discussione se riferirlo solo alla parte continentale o anche alla Sicilia che ha delle sue peculiarità storiche e culturali…) assolutamente irrealizzabile e velleitario oggi, lontanissimo dalle masse meridionali e dai loro bisogni prioritari e soprattutto da ogni possibilità pratica di conseguirlo, ovviamente con metodi democratici e pacifici, a prescindere se poi davvero convenga e abbia senso dividere i meridionali rimasti al di sotto del Tronto con quelli, e sono tanti, che per lavoro sono emigrati al centro-nord…ha davvero senso? Già oggi hanno poco senso i confini nazionali, nonostante le nuove ondate xenofobe, nazionaliste e anti-europeiste pensano di tornarci agitando spettri, paure e cavalcando la (giusta) rabbia sociale…figuriamoci l’idea di mettere nuovi confini all’interno della penisola…per noi ha più senso un cammino di autonomia e di federalismo solidale, nella prospettiva di macro-regioni autonome che resteranno in Italia ed in Europa, ovviamente sperando in un’altra Italia ed un’altra Europa…ma volente o nolente siamo in questa posizione geografica, non su Marte o su Base Alpha sulla Luna.

Fatte queste premesse, per chi come noi cerca la strada politica, che significa presentarsi alle elezioni e crescere nei consenti e quindi anche cercare alleanze compatibili con i propri valori e i propri programmi, non solo sparare proclami e litanie in rete, a noi interessa un’aggregazione progressista, che sia alternativa sia ai partiti neo-liberisti compreso l’attuale PD di Renzi, sia alla destra lepenista di Salvini e Meloni con la resurrezione o meno della figura imbalsamata di Berlusconi ed anche alternativa alla demagogia “ne’ destra ne’ sinistra” del Movimento Cinque Stelle (che poi per costituzione e regole interne non fa alleanze e quindi non vedo che possibilità di aggregazione ci potrebbero essere, lascio il dilemma a certi pensatori del nostro mondo che aspirano a fare i Grillo di serie B o C…). Il nostro discorso neo-meridionalista, è sulle orme e segue le lezioni dei classici meridionalisti, i primi che parlarono di colonizzazione del Mezzogiorno e di “conquista regia” al posto di Unità d’Italia, personaggi come Gramsci, Salvemini, Dorso etc etc…quindi per noi con questi padri spirituali il “vero meridionalismo” non può che collocarsi in un ambito progressista, per il nostro Sud e per tutti i Sud del mondo. Il resto per noi è generico “sudismo” di accatto ed altre insalate miste condite male alle quali non siamo più interessati, abbiamo tra l’altro poco tempo a disposizione visto che non viviamo di politica, che per noi è impegno, passione civile, sacrificio personale di denaro e soprattutto di tempo, quindi non possiamo proseguire, ancora, con riunioni e tentativi inutili quando non ci sono dei presupposti di base.
C’è chi questo discorso non lo vuole capire perché tutti pronti a fare le rivoluzioni da dietro al PC, chi gli da fastidio perché hanno dei valori di base destrorsi o addirittura fascisti, hanno la fissa dei “comunisti” come i peggiori maccartisti americani degli anni ’50 del secolo scorso o i vecchi tradizionalisti cattolici…Tralascio poi per pietà alcuni “personaggetti”, come direbbe il De Luca-Crozza,  che hanno pure fatto parte del nostro movimento, per poi uscirne e diventare capetti del loro piccolo movimento scissionista e che hanno il coraggio di parlare di settarismo e protagonismo per noi…in genere non sono che dei semplici accattoni e mistificatori, rivoluzionari a parole ma poi pronti a vendersi per un piatto di lenticchie al primo partito tradizionale (alcuni ai vecchi democristiani alla Mastella o a provare sponde con i Lombardo o con i De Luca… o addirittura altri a flirtare anche con De Magistris,  che noi abbiamo appoggiato fin dal 2011 e per questo molti del nostro piccolo mondo antico per anni ci hanno accusato di essere “troppo di sinistra”!!!).
Un’altra  cosa paradossale è che alcuni dei rivoluzionari da tastiera del nostro mondo che strepitano “non siamo italiani”, ignorando che lo eravamo già prima del 1861 essendo italiani con identità napoletana o siciliana, tra l’altro spesso confondendo quindi esattamente come i “liberal-risorgimentali”  dell’800 i concetti di Stato e Nazione o talvolta quello di identità con quello di nazione, ricalcano esattamente questi schemi di divisionismo, settarismo, stupido protagonismo ed inutile narcisismo classici della politica italiana in generale. La battaglia “io sono più meridionalista di te” o, fate voi, “io sono più duosiciliano di te”, “io sono più napolitano” di te,  a me non interessa più e non riesce ad appassionarmi, soprattutto credo che non interessi alla maggioranza del nostro popolo che vorrebbe più pragmatismo e più azioni concrete per il riscatto della nostra terra piuttosto che lunghissime disquisizioni sui termini e sul sesso degli angeli, approfondite ed interminabili analisi senza però uno straccio di proposta e prospettiva concreta e non vaga per un futuro migliore. Non ne parleremo più ed ignoreremo sempre più polemiche e provocazioni d’ora in poi, abbiamo chiaramente affermato i nostri valori, la nostra linea e le nostre priorità, chi li condivide è benvenuto…altre strade non ci interessano, auguriamo buona fortuna a tutti e come si dice negli annunci…astenersi perditempo!

Detto questo sul meridionalismo, speriamo poi di non trovare questa sindrome infantile, ancora dopo circa un secolo, anche nella sinistra alternativa, per me e per noi del Partito del Sud c’è sicuramente nel paese molta voglia di sinistra vera e di programmi di giustizia sociale e difesa dei diritti con l’applicazione integrale della Costituzione, come ci ha insegnato anche il referendum di dicembre.
C’è bisogno di un’azione politica  di sinistra vera in Italia ed in Europa specialmente in una società sempre più post-industriale, infatti come aggravante della crisi attuale c’è da dire che con la rivoluzione digitale in atto diminuiranno complessivamente i posti di lavoro, infatti ci sono studi recenti che dicono che per uno nuovo che se ne crea ce ne saranno almeno dieci tradizionali che scompaiono. C’è bisogno quindi di più welfare e non di meno stato sociale, di reinventarsi il lavoro per gestire il tempo libero che aumenterà, di lavorare meno e lavorare tutti come si diceva negli anni ’60 e come dice anche oggi un sociologo come De Masi (Professore però mi permetto di aggiungere …che poi vanno pagati equamente tutti!!!). C’è bisogno di più diritti per i lavoratori e meno “flessibilità”, di politiche di beni comuni, di politiche di redistribuzione del reddito per far pagare di più a chi ha di più e di meno a chi ha di meno e di spostare di più la tassazione dal lavoro alla rendita, di limitare la finanza ed il suo strapotere, di opporsi e farla finita con le politiche europee di austerità ed anche di azioni più semplici, popolari e clamorose come quella di imporre per legge dei rapporti tra gli stipendi massimi e quelli minimi…quest’ultima cosa la diceva un pericolo “comunista” come Adriano Olivetti che parlava di un rapporto massimo di 1 a 10 o nella “rossa Svizzera” hanno recentemente proposto un referendum per un rapporto massimo di 1 a 12…può essere che oggi non c’è nessun leader della sinistra che ha il coraggio di proporre un rapporto massimo di 1 a 20???
C’è bisogno quindi soprattutto di ripartire dai più deboli, dalla classe media che si è impoverita sempre più negli ultimi anni, e parlando di povertà e lavoro non si può che ripartire da Sud dove la povertà è ancora più drammatica ed evidente così come la disoccupazione, giovanile e femminile soprattutto ma non solo. Mettere il rilancio del Sud tra le priorità vere di un’agenda politica progressista sarebbe anche una novità della sinistra italiana e farebbe parte naturalmente di un programma che ha come priorità quella di aiutare i più deboli e i più poveri. Quando diciamo queste cose negli incontri con altri compagni vediamo che vengono puntualmente apprezzate, ora speriamo che ci saranno anche dei passi avanti concreti in più per la formazione di questo schieramento progressista alternativo, che potrebbe far leva anche su alcune ottime esperienze che ora al Sud ci sono, come De Magistris ed Emiliano coi quali noi del Partito del Sud abbiamo da tempo ottimi rapporti di collaborazione. E speriamo che anche i vari gruppi della sinistra alternativa superino divisioni e contrasti, protagonismi, narcisismi vari…anche per loro è arrivato il momento di capire che la battaglia “io sono più comunista di te”, “io sono più a sinistra di te”, “io sono più duro e puro di te” non serve a niente, serve scegliere chiaramente gli obiettivi e le priorità politiche e programmatiche, farle capire alle masse con azioni e dichiarazioni semplici e non contorte. Questo se non si vuole lasciarle in preda alle derive populiste e destrorse dei “Lepenisti” e “Trumpisti” italiani che fiutano il vento ed italianamente cercano di correre sul nuovo carro del vincitore e paradossalmente, dopo essere stati per anni gli eredi del peggiore liberismo all’italiana, ora stanno cercando di rifarsi con la bandiera dell’anti-sistema, “anti-casta” e “anti-establishment”,  accompagnandole a retoriche anti-immigrazione e di difesa dei confini, spingendo quindi la guerra tra poveri e continuando a spargere ulteriormente paure e odio di cui non abbiamo proprio bisogno, così stanno purtroppo guadagnando consensi soprattutto nei quartieri più popolari e disagiati da troppo tempo un po’ abbandonati dalla sinistra….ovviamente per capire che la difesa dei più deboli poi sia tutta tattica e strumentale, basta leggere solo la proposta di “flat-tax” di Salvini, una tassa che appunto essendo flat e uguale per tutti ovviamente favorirebbe i più ricchi e non i più poveri, tra l’altro sarebbe in contrasto coi principi costituzionali.

Quindi avanti con il dialogo con una sinistra vera, spingendola sempre più a mettere il riscatto del Sud tra le sue priorità nell’agenda politica e, come ho detto a conclusione del mio intervento al recente incontro con i compagni dell’Altra Europa con Tsipras, citando uno dei nostri maestri preferiti, Antonio Gramsci e mettendo la sua frase in prima persona plurale: istruiamoci, avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza; agitiamoci, avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo ed organizziamoci, avremo bisogno di tutta la nostra forza!



Enzo Riccio

Segr. Org. Nazionale 
Partito del Sud
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Una degli scritti di Lenin, che è diventato anche una delle sue più famose citazioni, “l’estremismo, malattia infantile del comunismo”, scritta nei primi decenni del secolo scorso e recentemente ripubblicata, può essere facilmente parafrasata ed applicarsi oggi al meridionalismo, dopo circa un secolo sembra essere ancora molto attuale, purtroppo,  per il meridionalismo ed in generale, purtroppo, anche talvolta per la politica italiana di sinistra.

Per non fare lo stesso errore che si fa spesso, con delle etichette che confondono  perché ognuno gli da il suo significato e poi magari si discute inutilmente per ore sulla terminologia, definiamo inizialmente il “meridionalismo” come quel magma che ribolle al Sud, oramai da qualche anno, magari in forma un po’ confusa ma sicuramente come fenomeno in crescita. Se poi fino ad una decina di anni fa politicamente c’era il nulla, oggi si osserva un magma di passione, di ricerca ed orgoglio identitario e anche di rabbiosa rivalsa che vuole trasformarsi anche in proposta politica ed avere rappresentanza politica nelle istituzioni locali e nazionali, consapevoli che senza questa presenza ogni recriminazione resta vana e velleitaria. Questa voglia, che sicuramente è aumentata con la diffusione dei social network e soprattutto è andata in crescendo dopo anni di propaganda leghista e diffusione di stereotipi razzisti anti-meridionale. Un processo che è partito senz’altro anche dalla revisione storica del cosiddetto “risorgimento”, oltre che da una perdurante colonizzazione economica e culturale che dura da più di 150 anni, proviamo ad analizzare però meglio il fenomeno e fare dei ragionamenti per trarre delle conclusioni semplici, visto che frequento oramai da una decina d’anni l’ambiente e conosco quindi oramai molto bene meccanismi ed alcuni personaggi.
Iniziamo con un primo chiarimento e facendo svanire una prima grande illusione, da anni si prova a riunire un “fronte meridionalista”, ma l’esperienza ci insegna che non è assolutamente possibile un’aggregazione che unisca tutti a partire solo dalla “verità storica” e di una generica e confusa difesa del Sud, se si vuole avere un minimo di serietà, credibilità e soprattutto possibilità di organizzazione e crescita, non si può che accompagnarli senza prescindere da valori di base condivisi, per noi del Partito del Sud sono quelli progressisti con il conseguente rifiuto di ogni ideologia razzista o fascista. Inoltre siamo lontanissimi da nostalgie identitarie o nazionaliste di tipo ultra-cattoliche che utilizzano termini e concetti ottocenteschi e vagheggiano impossibili ritorni al passato, infine non crediamo all’opzione indipendentista, cioè consideriamo l’indipendentismo subito (con il solito problema, la mai risolta ed eterna discussione se riferirlo solo alla parte continentale o anche alla Sicilia che ha delle sue peculiarità storiche e culturali…) assolutamente irrealizzabile e velleitario oggi, lontanissimo dalle masse meridionali e dai loro bisogni prioritari e soprattutto da ogni possibilità pratica di conseguirlo, ovviamente con metodi democratici e pacifici, a prescindere se poi davvero convenga e abbia senso dividere i meridionali rimasti al di sotto del Tronto con quelli, e sono tanti, che per lavoro sono emigrati al centro-nord…ha davvero senso? Già oggi hanno poco senso i confini nazionali, nonostante le nuove ondate xenofobe, nazionaliste e anti-europeiste pensano di tornarci agitando spettri, paure e cavalcando la (giusta) rabbia sociale…figuriamoci l’idea di mettere nuovi confini all’interno della penisola…per noi ha più senso un cammino di autonomia e di federalismo solidale, nella prospettiva di macro-regioni autonome che resteranno in Italia ed in Europa, ovviamente sperando in un’altra Italia ed un’altra Europa…ma volente o nolente siamo in questa posizione geografica, non su Marte o su Base Alpha sulla Luna.

Fatte queste premesse, per chi come noi cerca la strada politica, che significa presentarsi alle elezioni e crescere nei consenti e quindi anche cercare alleanze compatibili con i propri valori e i propri programmi, non solo sparare proclami e litanie in rete, a noi interessa un’aggregazione progressista, che sia alternativa sia ai partiti neo-liberisti compreso l’attuale PD di Renzi, sia alla destra lepenista di Salvini e Meloni con la resurrezione o meno della figura imbalsamata di Berlusconi ed anche alternativa alla demagogia “ne’ destra ne’ sinistra” del Movimento Cinque Stelle (che poi per costituzione e regole interne non fa alleanze e quindi non vedo che possibilità di aggregazione ci potrebbero essere, lascio il dilemma a certi pensatori del nostro mondo che aspirano a fare i Grillo di serie B o C…). Il nostro discorso neo-meridionalista, è sulle orme e segue le lezioni dei classici meridionalisti, i primi che parlarono di colonizzazione del Mezzogiorno e di “conquista regia” al posto di Unità d’Italia, personaggi come Gramsci, Salvemini, Dorso etc etc…quindi per noi con questi padri spirituali il “vero meridionalismo” non può che collocarsi in un ambito progressista, per il nostro Sud e per tutti i Sud del mondo. Il resto per noi è generico “sudismo” di accatto ed altre insalate miste condite male alle quali non siamo più interessati, abbiamo tra l’altro poco tempo a disposizione visto che non viviamo di politica, che per noi è impegno, passione civile, sacrificio personale di denaro e soprattutto di tempo, quindi non possiamo proseguire, ancora, con riunioni e tentativi inutili quando non ci sono dei presupposti di base.
C’è chi questo discorso non lo vuole capire perché tutti pronti a fare le rivoluzioni da dietro al PC, chi gli da fastidio perché hanno dei valori di base destrorsi o addirittura fascisti, hanno la fissa dei “comunisti” come i peggiori maccartisti americani degli anni ’50 del secolo scorso o i vecchi tradizionalisti cattolici…Tralascio poi per pietà alcuni “personaggetti”, come direbbe il De Luca-Crozza,  che hanno pure fatto parte del nostro movimento, per poi uscirne e diventare capetti del loro piccolo movimento scissionista e che hanno il coraggio di parlare di settarismo e protagonismo per noi…in genere non sono che dei semplici accattoni e mistificatori, rivoluzionari a parole ma poi pronti a vendersi per un piatto di lenticchie al primo partito tradizionale (alcuni ai vecchi democristiani alla Mastella o a provare sponde con i Lombardo o con i De Luca… o addirittura altri a flirtare anche con De Magistris,  che noi abbiamo appoggiato fin dal 2011 e per questo molti del nostro piccolo mondo antico per anni ci hanno accusato di essere “troppo di sinistra”!!!).
Un’altra  cosa paradossale è che alcuni dei rivoluzionari da tastiera del nostro mondo che strepitano “non siamo italiani”, ignorando che lo eravamo già prima del 1861 essendo italiani con identità napoletana o siciliana, tra l’altro spesso confondendo quindi esattamente come i “liberal-risorgimentali”  dell’800 i concetti di Stato e Nazione o talvolta quello di identità con quello di nazione, ricalcano esattamente questi schemi di divisionismo, settarismo, stupido protagonismo ed inutile narcisismo classici della politica italiana in generale. La battaglia “io sono più meridionalista di te” o, fate voi, “io sono più duosiciliano di te”, “io sono più napolitano” di te,  a me non interessa più e non riesce ad appassionarmi, soprattutto credo che non interessi alla maggioranza del nostro popolo che vorrebbe più pragmatismo e più azioni concrete per il riscatto della nostra terra piuttosto che lunghissime disquisizioni sui termini e sul sesso degli angeli, approfondite ed interminabili analisi senza però uno straccio di proposta e prospettiva concreta e non vaga per un futuro migliore. Non ne parleremo più ed ignoreremo sempre più polemiche e provocazioni d’ora in poi, abbiamo chiaramente affermato i nostri valori, la nostra linea e le nostre priorità, chi li condivide è benvenuto…altre strade non ci interessano, auguriamo buona fortuna a tutti e come si dice negli annunci…astenersi perditempo!

Detto questo sul meridionalismo, speriamo poi di non trovare questa sindrome infantile, ancora dopo circa un secolo, anche nella sinistra alternativa, per me e per noi del Partito del Sud c’è sicuramente nel paese molta voglia di sinistra vera e di programmi di giustizia sociale e difesa dei diritti con l’applicazione integrale della Costituzione, come ci ha insegnato anche il referendum di dicembre.
C’è bisogno di un’azione politica  di sinistra vera in Italia ed in Europa specialmente in una società sempre più post-industriale, infatti come aggravante della crisi attuale c’è da dire che con la rivoluzione digitale in atto diminuiranno complessivamente i posti di lavoro, infatti ci sono studi recenti che dicono che per uno nuovo che se ne crea ce ne saranno almeno dieci tradizionali che scompaiono. C’è bisogno quindi di più welfare e non di meno stato sociale, di reinventarsi il lavoro per gestire il tempo libero che aumenterà, di lavorare meno e lavorare tutti come si diceva negli anni ’60 e come dice anche oggi un sociologo come De Masi (Professore però mi permetto di aggiungere …che poi vanno pagati equamente tutti!!!). C’è bisogno di più diritti per i lavoratori e meno “flessibilità”, di politiche di beni comuni, di politiche di redistribuzione del reddito per far pagare di più a chi ha di più e di meno a chi ha di meno e di spostare di più la tassazione dal lavoro alla rendita, di limitare la finanza ed il suo strapotere, di opporsi e farla finita con le politiche europee di austerità ed anche di azioni più semplici, popolari e clamorose come quella di imporre per legge dei rapporti tra gli stipendi massimi e quelli minimi…quest’ultima cosa la diceva un pericolo “comunista” come Adriano Olivetti che parlava di un rapporto massimo di 1 a 10 o nella “rossa Svizzera” hanno recentemente proposto un referendum per un rapporto massimo di 1 a 12…può essere che oggi non c’è nessun leader della sinistra che ha il coraggio di proporre un rapporto massimo di 1 a 20???
C’è bisogno quindi soprattutto di ripartire dai più deboli, dalla classe media che si è impoverita sempre più negli ultimi anni, e parlando di povertà e lavoro non si può che ripartire da Sud dove la povertà è ancora più drammatica ed evidente così come la disoccupazione, giovanile e femminile soprattutto ma non solo. Mettere il rilancio del Sud tra le priorità vere di un’agenda politica progressista sarebbe anche una novità della sinistra italiana e farebbe parte naturalmente di un programma che ha come priorità quella di aiutare i più deboli e i più poveri. Quando diciamo queste cose negli incontri con altri compagni vediamo che vengono puntualmente apprezzate, ora speriamo che ci saranno anche dei passi avanti concreti in più per la formazione di questo schieramento progressista alternativo, che potrebbe far leva anche su alcune ottime esperienze che ora al Sud ci sono, come De Magistris ed Emiliano coi quali noi del Partito del Sud abbiamo da tempo ottimi rapporti di collaborazione. E speriamo che anche i vari gruppi della sinistra alternativa superino divisioni e contrasti, protagonismi, narcisismi vari…anche per loro è arrivato il momento di capire che la battaglia “io sono più comunista di te”, “io sono più a sinistra di te”, “io sono più duro e puro di te” non serve a niente, serve scegliere chiaramente gli obiettivi e le priorità politiche e programmatiche, farle capire alle masse con azioni e dichiarazioni semplici e non contorte. Questo se non si vuole lasciarle in preda alle derive populiste e destrorse dei “Lepenisti” e “Trumpisti” italiani che fiutano il vento ed italianamente cercano di correre sul nuovo carro del vincitore e paradossalmente, dopo essere stati per anni gli eredi del peggiore liberismo all’italiana, ora stanno cercando di rifarsi con la bandiera dell’anti-sistema, “anti-casta” e “anti-establishment”,  accompagnandole a retoriche anti-immigrazione e di difesa dei confini, spingendo quindi la guerra tra poveri e continuando a spargere ulteriormente paure e odio di cui non abbiamo proprio bisogno, così stanno purtroppo guadagnando consensi soprattutto nei quartieri più popolari e disagiati da troppo tempo un po’ abbandonati dalla sinistra….ovviamente per capire che la difesa dei più deboli poi sia tutta tattica e strumentale, basta leggere solo la proposta di “flat-tax” di Salvini, una tassa che appunto essendo flat e uguale per tutti ovviamente favorirebbe i più ricchi e non i più poveri, tra l’altro sarebbe in contrasto coi principi costituzionali.

Quindi avanti con il dialogo con una sinistra vera, spingendola sempre più a mettere il riscatto del Sud tra le sue priorità nell’agenda politica e, come ho detto a conclusione del mio intervento al recente incontro con i compagni dell’Altra Europa con Tsipras, citando uno dei nostri maestri preferiti, Antonio Gramsci e mettendo la sua frase in prima persona plurale: istruiamoci, avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza; agitiamoci, avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo ed organizziamoci, avremo bisogno di tutta la nostra forza!



Enzo Riccio

Segr. Org. Nazionale 
Partito del Sud

 
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