lunedì 13 dicembre 2010

Per Stefania niente rifiuti



Di Riccardo Bocca

Al ministero dell'Ambiente c'è un Osservatorio di esperti che dice al governo la verità su quello che succede in Campania. Risultato? La Prestigiacomo lo boicotta e il Pdl propone di abolirlo


La maggior parte degli italiani non lo sa, ma esiste presso il ministero dell'Ambiente una struttura chiamata Osservatorio nazionale sui rifiuti (Onr). Un organismo che, visto lo scandalo del caso napoletano, e le inarrestabili polemiche su dove e come smaltire il pattume nazionale, dovrebbe riscuotere massima attenzione dalla politica: "Le sue funzioni chiave", sottolinea il vicepresidente Fabrizio Clementi, "sono dal 2008 il controllo sulla gestione dei rifiuti, l'analisi delle strategie per prevenire le emergenze. E in parallelo, la stesura di rapporti annuali per orientare i ministeri dell'Ambiente, della Sanità e dello Sviluppo economico".

Compiti di evidente importanza, insomma. Ai quali si aggiunge il potere di sostituirsi agli enti locali, qualora inadempienti sul fronte immondizia. Peccato che il ministro Stefania Prestigiacomo non abbia mai voluto ricevere i capi dell'Onr, desiderosi di riferire su questioni tanto allarmanti. E nemmeno abbia risposto alle loro numerose missive: "Le relazioni instauratesi con gli organi del ministero", recita una lettera scritta a Prestigiacomo il 7 dicembre 2009 da Antonio Cavaliere, presidente dell'Osservatorio, "si sono consolidate nella prassi negativa, in base a cui qualsiasi nota o quesito posto non riceve alcun riscontro".

Ciononostante l'Osservatorio (che non vive di soldi statali, ma è sostenuto per legge con 2 milioni di euro annui dal Conai, il Consorzio nazionale imballaggi) ha continuato a lavorare. Per esempio, recapitando a Prestigiacomo un parere poco entusiasta sull'accordo quadro tra l'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) e Conai. Oppure presentando, il 6 maggio 2009, un report critico sulla produzione e gestione dei rifiuti in Italia: "Senonché lo stesso 6 maggio", spiega il vicepresidente Clementi, "mentre illustravamo il nostro dossier, uomini del Pdl hanno lanciato in Parlamento un emendamento (poi bocciato dalla maggioranza stessa ndr) per sopprimere l'Onr. Coincidenza sgradevole, anche perché epilogo di altri attacchi: "Signor ministro", scrive il presidente Cavaliere a Prestigiacomo, "non ritiene che sia stato paradossale assistere sei volte alla presentazione di altrettanti emendamenti parlamentari, volti alla soppressione o alla mera riconversione dell'Onr, verso i quali il ministero non appare essersi mai opposto?".

Come sempre, non è seguita risposta. Si è rafforzata, piuttosto, la sensazione che a palazzo l'indipendenza dell'Osservatorio risulti un impiccio, più che una risorsa. O perlomeno, di questo si convincono i componenti dell'Onr il 3 agosto 2009, quando con un decreto presidenziale (sulla riorganizzazione del ministero dell'Ambiente) vengono all'improvviso destituiti dall'incarico. "Per paradosso", dice il vicepresidente Clementi, "l'Osservatorio sopravviveva: ma senza i suoi membri".
Da qui la decisione dei vertici Onr di ricorrere al Tar del Lazio, che a ottobre 2010 ha riscontrato l'illegittimità dell'atto e ha ordinato il reintegro dei componenti. Una buona notizia, ma solo in apparenza: "Ci hanno ritirato i badge per entrare negli uffici al ministero", testimoniano all'Osservatorio, "il nostro mandato scade il prossimo 18 gennaio, e non sono ancora stati nominati i successori". Così, mentre dai telegiornali grondano ciclicamente scene di immondizia selvaggia, nessuno all'Onr lavora per evitare simili vergogne.

Fonte:L'Espresso del 13/12/2010

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Di Riccardo Bocca

Al ministero dell'Ambiente c'è un Osservatorio di esperti che dice al governo la verità su quello che succede in Campania. Risultato? La Prestigiacomo lo boicotta e il Pdl propone di abolirlo


La maggior parte degli italiani non lo sa, ma esiste presso il ministero dell'Ambiente una struttura chiamata Osservatorio nazionale sui rifiuti (Onr). Un organismo che, visto lo scandalo del caso napoletano, e le inarrestabili polemiche su dove e come smaltire il pattume nazionale, dovrebbe riscuotere massima attenzione dalla politica: "Le sue funzioni chiave", sottolinea il vicepresidente Fabrizio Clementi, "sono dal 2008 il controllo sulla gestione dei rifiuti, l'analisi delle strategie per prevenire le emergenze. E in parallelo, la stesura di rapporti annuali per orientare i ministeri dell'Ambiente, della Sanità e dello Sviluppo economico".

Compiti di evidente importanza, insomma. Ai quali si aggiunge il potere di sostituirsi agli enti locali, qualora inadempienti sul fronte immondizia. Peccato che il ministro Stefania Prestigiacomo non abbia mai voluto ricevere i capi dell'Onr, desiderosi di riferire su questioni tanto allarmanti. E nemmeno abbia risposto alle loro numerose missive: "Le relazioni instauratesi con gli organi del ministero", recita una lettera scritta a Prestigiacomo il 7 dicembre 2009 da Antonio Cavaliere, presidente dell'Osservatorio, "si sono consolidate nella prassi negativa, in base a cui qualsiasi nota o quesito posto non riceve alcun riscontro".

Ciononostante l'Osservatorio (che non vive di soldi statali, ma è sostenuto per legge con 2 milioni di euro annui dal Conai, il Consorzio nazionale imballaggi) ha continuato a lavorare. Per esempio, recapitando a Prestigiacomo un parere poco entusiasta sull'accordo quadro tra l'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) e Conai. Oppure presentando, il 6 maggio 2009, un report critico sulla produzione e gestione dei rifiuti in Italia: "Senonché lo stesso 6 maggio", spiega il vicepresidente Clementi, "mentre illustravamo il nostro dossier, uomini del Pdl hanno lanciato in Parlamento un emendamento (poi bocciato dalla maggioranza stessa ndr) per sopprimere l'Onr. Coincidenza sgradevole, anche perché epilogo di altri attacchi: "Signor ministro", scrive il presidente Cavaliere a Prestigiacomo, "non ritiene che sia stato paradossale assistere sei volte alla presentazione di altrettanti emendamenti parlamentari, volti alla soppressione o alla mera riconversione dell'Onr, verso i quali il ministero non appare essersi mai opposto?".

Come sempre, non è seguita risposta. Si è rafforzata, piuttosto, la sensazione che a palazzo l'indipendenza dell'Osservatorio risulti un impiccio, più che una risorsa. O perlomeno, di questo si convincono i componenti dell'Onr il 3 agosto 2009, quando con un decreto presidenziale (sulla riorganizzazione del ministero dell'Ambiente) vengono all'improvviso destituiti dall'incarico. "Per paradosso", dice il vicepresidente Clementi, "l'Osservatorio sopravviveva: ma senza i suoi membri".
Da qui la decisione dei vertici Onr di ricorrere al Tar del Lazio, che a ottobre 2010 ha riscontrato l'illegittimità dell'atto e ha ordinato il reintegro dei componenti. Una buona notizia, ma solo in apparenza: "Ci hanno ritirato i badge per entrare negli uffici al ministero", testimoniano all'Osservatorio, "il nostro mandato scade il prossimo 18 gennaio, e non sono ancora stati nominati i successori". Così, mentre dai telegiornali grondano ciclicamente scene di immondizia selvaggia, nessuno all'Onr lavora per evitare simili vergogne.

Fonte:L'Espresso del 13/12/2010

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domenica 5 dicembre 2010

E la monnezza va a Bucarest

La camorra porta di nascosto i rifiuti dalla Campania alla Romania. Via nave: Napoli, Dardanelli, fino al porto di Costanza sul Mar Nero. Ecco tutti gli uomini e le società coinvolte nel business dei veleni

(Tommaso Cerno, L’Espresso)


Il mostro s’è risvegliato. Ruggisce di nuovo “Ochiul Boului“, l’occhio di bue, la discarica più spaventosa della Romania.Ruggisce da quando Napoli s’è trovata coperta un’altra volta dai rifiuti. Qui a Glina temono possa tornare il pericolo italiano, i container di spazzatura campana gestita dalla camorra. Temono che al di là delle dichiarazioni del governo Berlusconi, che promette di smaltire quella montagna puzzolente distribuendola fra le altre regioni, partano i traffici di navi fantasma stracolme di monnezza. Perché i soldi in gioco sono tanti. E i contratti ufficiali con gli smaltitori del Nord non rendono certo alla malavita italiana quanto quelle crociere di veleni. Non sarebbe la prima volta che i cargo scaricano illegalmente qui immondizia destinata altrove. Né che dietro a un’operazione legale spunti la mano della mafia. Tanto, una volta che i rifiuti sbarcano in Romania nessuno li trova più. Finiscono sepolti sotto questi mostri che chiamano “groapa”, con il corpo che s’estende per decine di ettari, putrefatto da decenni di accumuli. Il lago a Glina è sparito. La campagna è contaminata. L’acqua è marrone. L’immondizia di Bucarest, strato su strato, è diventata alta come le colline a sud-est della capitale fino a risucchiare il paesino. Gente che respira quel tanfo dal 1976, quando l’ex leader comunista Nicolae Ceausescu decise di stivare qui gli scarti di Bucarest. Come Glina ci sono una miriade di altre discariche disseminate nel Sud. Legali e illegali. E a gestirle, dietro le società romene di facciata, ci sono gli italiani.

L’ultimo fenomeno che allarma l’Interpol è il fiorire, sotto i Carpazi, di una miriade di aziende campane che si occupano proprio di rifiuti. Sono quelle che oggi fanno temere che si stia organizzando qui la discarica di Napoli. Il progetto che saltò tre anni fa, quando il business era gestito dai soci di don Vito Ciancimino, che s’erano aggiudicati l’ampliamento di Glina, l’inceneritore di Ploiesti e un paio di grosse discariche a Mures e Baicoi. All’epoca fu un’inchiesta della Procura di Palermo, a caccia dei tesori nascosti del boss, a passare i confini e bloccare le operazioni, costringendo i soci dell’ex sindaco condannato a 13 anni per associazione mafiosa a svuotare le società e sparire nel colabrodo del diritto romeno. Agenda 21, la capofila fondata da Sergio Pileri e fratelli, è diventata una scatola vuota. Mentre laEcorec, società che gestisce la discarica di Glina, è stata acquisita dal gruppo molisano Valente, che operava nella ex Jugoslavia dagli anni Ottanta. Due anni fa si sono decisi a giocare la loro prima partita sui rifiuti attuando un piano di ammodernamento per trasformare Ochiul Boului nella più grande discarica certificata d’Europa. Chiudendo contratti con gran parte dei paesi dell’Unione europea. Intanto molti dei tentacoli societari dei fratelli Pileri, che gestivano conGianni Lapis e Romano Tronci il gruppo di imprese incastrate una sull’altra, operano ancora a Bucarest. Nei rifiuti. Nell’immobiliare. Nella moda. Lo sa la polizia. Sa che alcune sigle sono cambiate, altre sono passate in mani straniere, altre ancora di italiani. Immerse nel mare delle circa cento società che si occupano di smaltimento da queste parti. È un sistema dove tutti conoscono tutti: “Ufficialmente non ci sono indagini in questo momento sul traffico di rifiuti dall’Italia alla Romania. Se da voi tutti sospettano tutti, qui ci atteniamo ai fatti”, replicano gli investigatori. Eppure fuori microfono confermano che il campanello d’allarme è suonato. I container di immondizia arrivano via mare. E passano facilmente le frontiere colabrodo dal porto di Costanza. O addirittura da Odessa e Illichivs’k in Ucraina.

Proprio in questi mesi caldi, sono aumentati i controlli sul confine meridionale e i giornali romeni parlano di “caracatita”, la piovra italiana, la rete di società che in un gioco di scatole cinesi si spartisce la nuova partita dei rifiuti, della green economy e dell’eolico. È facile giocarla qui, dove mafia e camorra si sono stabilite da tempo. Basti pensare che negli ultimi cinque anni sono stati arrestati almeno dieci superlatitanti italiani in quest’area: da Francesco Schiavone, cugino di Sandokan, al camorrista Mariano Pascale, acciuffato a Dubraveni, a Ignazio Nicodemo che operava tra Pitesti e Costanza e Vincenzo Spoto, uno dei boss della Sacra Corona Unita. Nel frattempo sono triplicate le aziende italiane che partecipano a gare d’appalto per le nuove discariche e che si presentano a Romenvirotec, la più grande fiera romena sui rifiuti.

Se nel sud del Paese impera la mafia cinese e i russi si sono organizzati sul confine con la Moldavia per gestire i traffici di rifiuti tossici attraverso le Repubbliche ex sovietiche, i più forti restano comunque gli italiani. Quelli che controllano il Nord-ovest, la zona di Bucarest e giù fino al Mar Nero. Per loro la monnezza non sporca, ma pulisce. Lava quattrini e succhia fondi pubblici. Ammalia l’Unione europea, prodiga di finanziamenti per ammodernare il sistema di smaltimento romeno e riempie i conti della malavita. E così l’emergenza Napoli è una gallina dalle uova d’oro. Paga il governo, paga Bruxelles, pagano tutti. Magari si firmano contratti con ditte italiane e, per guadagnarci due o tre volte, la stessa monnezza finisce sulle rotte della camorra. Mescolata a rifiuti che in Italia non si potrebbero nemmeno smaltire. Non è fantascienza. È la regola sul Mar Nero. Un business che rende più della droga dopo l’ingresso del Paese nell’Unione europea, quando anche la criminalità ha fatto un salto di qualità e s’è buttata sulle cosiddette imprese ecologiche: “Con il doppio vantaggio che gli investimenti sono a costo zero. E permettono di riciclare fiumi di soldi sporchi della criminalità organizzata in un paese della Ue. E rimetterli in circolo”, spiegano all’Interpol.

Qui non rischiano di spostarsi solo i rifiuti, dunque, ma la testa stessa del business. La base strategica del riciclaggio che guarda a Oriente. Basta fare un salto sabato notte al Bamboo. È la più grande discoteca dell’Est Europa, un paradiso fatto di musica e belle ragazze disseminato di oligarghi e uomini d’affari. I proprietari sono due italiani che hanno costruito nella capitale romena un piccolo impero: Giosuè e Ciro Castellano, i nipoti di Pupetta Maresca, compagna del boss Umberto Ammaturo e prima notabile donna della camorra. Un tavolo nella zona vip te lo devono dare loro di persona. Paghi anche mille euro per bere vodka commerciale. Fuori girano Ferrari, Audi e Bmw nuove di zecca. Perché a Bucarest sesso e affari sono una miscela inscindibile. Su quella pista psichedelica danzano loro e pure i miliardi che dall’Italia transitano nei Balcani. Ma dove possono stivare illegalmente i rifiuti? Lo spiega un ingegnere lombardo che, l’anno scorso, s’è sentito parte del gioco e ha cercato di entrare nel giro delle discariche. Con l’unico risultato di trovarsi in ospedale con le ossa rotte: “Qui funziona così: le società romene, dietro alle quali c’è la criminalità organizzata, ottengono dai Comuni le autorizzazioni per le discariche”, racconta a “L’espresso”. Ne è prevista una a Cumpana, alle foci del Danubio. Altre a Valul lui Traian in Dobrugia e verso Tulcea: “Dovrebbero servire per i rifiuti urbani e le aziende della zona. Invece nella realtà non succede così, perché il sistema è rudimentale e nella maggior parte dei casi non ci sono nemmeno i bidoni. Il Comune paga, ma il grosso della roba finisce nelle centinaia di discarche abusive che nascono dappertutto. Così alle imprese di smaltimento ufficiali restano milioni di metri cubi fantasma da riempire con quello che vogliono”.

Poche settimane fa la Guardia ambientale è tornata a Glina. Ha fermato alcuni camion che trasportavano da Iasi sostanze illegali. Più a sud hanno arrestato un autista con un carico di mercurio. È per questo che la spazzatura di Napoli per il popolo che vive arrampicato sull’immondizia è un incubo che ritorna. Proprio la monnezza a cui il presidente Traian Basescu oppose un fermo no nel 2007, fa sì che se oggi vai a Glina o nel piccolo paese Popesti Leordeni, e parli italiano, rischi la pelle come tre anni fa. Da un paio di mesi Radu e Mihai cacciano tutti via dalla discarica. E c’è pure Alin con loro, un giovane rom che ha lavorato a Napoli nel cantiere infinito della metropolitana. La stessa cosa se ti spingi a sud, verso Costanza, dove una miriade di discariche abusive rompono la campagna. Hanno picchiato un giornalista, un reporter straniero che s’avvicinava sfruttando il salvacondotto delle ambasciate. Lo confermano la polizia romena e gli uffici diplomatici. Tutti a Bucarest consigliano di girare al largo da quei disperati. E di lasciar perdere l’ecomafia dei Balcani. Perché non esiste. Quelle navi non attraccano davvero. E quei camion che loro sentono di notte scaricare putrescenza non sono reali. Occultati, come i rifiuti che portano, dietro nomi e società fittizie.

Fonte: L’Espresso

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La camorra porta di nascosto i rifiuti dalla Campania alla Romania. Via nave: Napoli, Dardanelli, fino al porto di Costanza sul Mar Nero. Ecco tutti gli uomini e le società coinvolte nel business dei veleni

(Tommaso Cerno, L’Espresso)


Il mostro s’è risvegliato. Ruggisce di nuovo “Ochiul Boului“, l’occhio di bue, la discarica più spaventosa della Romania.Ruggisce da quando Napoli s’è trovata coperta un’altra volta dai rifiuti. Qui a Glina temono possa tornare il pericolo italiano, i container di spazzatura campana gestita dalla camorra. Temono che al di là delle dichiarazioni del governo Berlusconi, che promette di smaltire quella montagna puzzolente distribuendola fra le altre regioni, partano i traffici di navi fantasma stracolme di monnezza. Perché i soldi in gioco sono tanti. E i contratti ufficiali con gli smaltitori del Nord non rendono certo alla malavita italiana quanto quelle crociere di veleni. Non sarebbe la prima volta che i cargo scaricano illegalmente qui immondizia destinata altrove. Né che dietro a un’operazione legale spunti la mano della mafia. Tanto, una volta che i rifiuti sbarcano in Romania nessuno li trova più. Finiscono sepolti sotto questi mostri che chiamano “groapa”, con il corpo che s’estende per decine di ettari, putrefatto da decenni di accumuli. Il lago a Glina è sparito. La campagna è contaminata. L’acqua è marrone. L’immondizia di Bucarest, strato su strato, è diventata alta come le colline a sud-est della capitale fino a risucchiare il paesino. Gente che respira quel tanfo dal 1976, quando l’ex leader comunista Nicolae Ceausescu decise di stivare qui gli scarti di Bucarest. Come Glina ci sono una miriade di altre discariche disseminate nel Sud. Legali e illegali. E a gestirle, dietro le società romene di facciata, ci sono gli italiani.

L’ultimo fenomeno che allarma l’Interpol è il fiorire, sotto i Carpazi, di una miriade di aziende campane che si occupano proprio di rifiuti. Sono quelle che oggi fanno temere che si stia organizzando qui la discarica di Napoli. Il progetto che saltò tre anni fa, quando il business era gestito dai soci di don Vito Ciancimino, che s’erano aggiudicati l’ampliamento di Glina, l’inceneritore di Ploiesti e un paio di grosse discariche a Mures e Baicoi. All’epoca fu un’inchiesta della Procura di Palermo, a caccia dei tesori nascosti del boss, a passare i confini e bloccare le operazioni, costringendo i soci dell’ex sindaco condannato a 13 anni per associazione mafiosa a svuotare le società e sparire nel colabrodo del diritto romeno. Agenda 21, la capofila fondata da Sergio Pileri e fratelli, è diventata una scatola vuota. Mentre laEcorec, società che gestisce la discarica di Glina, è stata acquisita dal gruppo molisano Valente, che operava nella ex Jugoslavia dagli anni Ottanta. Due anni fa si sono decisi a giocare la loro prima partita sui rifiuti attuando un piano di ammodernamento per trasformare Ochiul Boului nella più grande discarica certificata d’Europa. Chiudendo contratti con gran parte dei paesi dell’Unione europea. Intanto molti dei tentacoli societari dei fratelli Pileri, che gestivano conGianni Lapis e Romano Tronci il gruppo di imprese incastrate una sull’altra, operano ancora a Bucarest. Nei rifiuti. Nell’immobiliare. Nella moda. Lo sa la polizia. Sa che alcune sigle sono cambiate, altre sono passate in mani straniere, altre ancora di italiani. Immerse nel mare delle circa cento società che si occupano di smaltimento da queste parti. È un sistema dove tutti conoscono tutti: “Ufficialmente non ci sono indagini in questo momento sul traffico di rifiuti dall’Italia alla Romania. Se da voi tutti sospettano tutti, qui ci atteniamo ai fatti”, replicano gli investigatori. Eppure fuori microfono confermano che il campanello d’allarme è suonato. I container di immondizia arrivano via mare. E passano facilmente le frontiere colabrodo dal porto di Costanza. O addirittura da Odessa e Illichivs’k in Ucraina.

Proprio in questi mesi caldi, sono aumentati i controlli sul confine meridionale e i giornali romeni parlano di “caracatita”, la piovra italiana, la rete di società che in un gioco di scatole cinesi si spartisce la nuova partita dei rifiuti, della green economy e dell’eolico. È facile giocarla qui, dove mafia e camorra si sono stabilite da tempo. Basti pensare che negli ultimi cinque anni sono stati arrestati almeno dieci superlatitanti italiani in quest’area: da Francesco Schiavone, cugino di Sandokan, al camorrista Mariano Pascale, acciuffato a Dubraveni, a Ignazio Nicodemo che operava tra Pitesti e Costanza e Vincenzo Spoto, uno dei boss della Sacra Corona Unita. Nel frattempo sono triplicate le aziende italiane che partecipano a gare d’appalto per le nuove discariche e che si presentano a Romenvirotec, la più grande fiera romena sui rifiuti.

Se nel sud del Paese impera la mafia cinese e i russi si sono organizzati sul confine con la Moldavia per gestire i traffici di rifiuti tossici attraverso le Repubbliche ex sovietiche, i più forti restano comunque gli italiani. Quelli che controllano il Nord-ovest, la zona di Bucarest e giù fino al Mar Nero. Per loro la monnezza non sporca, ma pulisce. Lava quattrini e succhia fondi pubblici. Ammalia l’Unione europea, prodiga di finanziamenti per ammodernare il sistema di smaltimento romeno e riempie i conti della malavita. E così l’emergenza Napoli è una gallina dalle uova d’oro. Paga il governo, paga Bruxelles, pagano tutti. Magari si firmano contratti con ditte italiane e, per guadagnarci due o tre volte, la stessa monnezza finisce sulle rotte della camorra. Mescolata a rifiuti che in Italia non si potrebbero nemmeno smaltire. Non è fantascienza. È la regola sul Mar Nero. Un business che rende più della droga dopo l’ingresso del Paese nell’Unione europea, quando anche la criminalità ha fatto un salto di qualità e s’è buttata sulle cosiddette imprese ecologiche: “Con il doppio vantaggio che gli investimenti sono a costo zero. E permettono di riciclare fiumi di soldi sporchi della criminalità organizzata in un paese della Ue. E rimetterli in circolo”, spiegano all’Interpol.

Qui non rischiano di spostarsi solo i rifiuti, dunque, ma la testa stessa del business. La base strategica del riciclaggio che guarda a Oriente. Basta fare un salto sabato notte al Bamboo. È la più grande discoteca dell’Est Europa, un paradiso fatto di musica e belle ragazze disseminato di oligarghi e uomini d’affari. I proprietari sono due italiani che hanno costruito nella capitale romena un piccolo impero: Giosuè e Ciro Castellano, i nipoti di Pupetta Maresca, compagna del boss Umberto Ammaturo e prima notabile donna della camorra. Un tavolo nella zona vip te lo devono dare loro di persona. Paghi anche mille euro per bere vodka commerciale. Fuori girano Ferrari, Audi e Bmw nuove di zecca. Perché a Bucarest sesso e affari sono una miscela inscindibile. Su quella pista psichedelica danzano loro e pure i miliardi che dall’Italia transitano nei Balcani. Ma dove possono stivare illegalmente i rifiuti? Lo spiega un ingegnere lombardo che, l’anno scorso, s’è sentito parte del gioco e ha cercato di entrare nel giro delle discariche. Con l’unico risultato di trovarsi in ospedale con le ossa rotte: “Qui funziona così: le società romene, dietro alle quali c’è la criminalità organizzata, ottengono dai Comuni le autorizzazioni per le discariche”, racconta a “L’espresso”. Ne è prevista una a Cumpana, alle foci del Danubio. Altre a Valul lui Traian in Dobrugia e verso Tulcea: “Dovrebbero servire per i rifiuti urbani e le aziende della zona. Invece nella realtà non succede così, perché il sistema è rudimentale e nella maggior parte dei casi non ci sono nemmeno i bidoni. Il Comune paga, ma il grosso della roba finisce nelle centinaia di discarche abusive che nascono dappertutto. Così alle imprese di smaltimento ufficiali restano milioni di metri cubi fantasma da riempire con quello che vogliono”.

Poche settimane fa la Guardia ambientale è tornata a Glina. Ha fermato alcuni camion che trasportavano da Iasi sostanze illegali. Più a sud hanno arrestato un autista con un carico di mercurio. È per questo che la spazzatura di Napoli per il popolo che vive arrampicato sull’immondizia è un incubo che ritorna. Proprio la monnezza a cui il presidente Traian Basescu oppose un fermo no nel 2007, fa sì che se oggi vai a Glina o nel piccolo paese Popesti Leordeni, e parli italiano, rischi la pelle come tre anni fa. Da un paio di mesi Radu e Mihai cacciano tutti via dalla discarica. E c’è pure Alin con loro, un giovane rom che ha lavorato a Napoli nel cantiere infinito della metropolitana. La stessa cosa se ti spingi a sud, verso Costanza, dove una miriade di discariche abusive rompono la campagna. Hanno picchiato un giornalista, un reporter straniero che s’avvicinava sfruttando il salvacondotto delle ambasciate. Lo confermano la polizia romena e gli uffici diplomatici. Tutti a Bucarest consigliano di girare al largo da quei disperati. E di lasciar perdere l’ecomafia dei Balcani. Perché non esiste. Quelle navi non attraccano davvero. E quei camion che loro sentono di notte scaricare putrescenza non sono reali. Occultati, come i rifiuti che portano, dietro nomi e società fittizie.

Fonte: L’Espresso

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giovedì 25 novembre 2010

"Ripetete una bugia cento volte, mille volte, un milione di volte, ed essa diventa una verità" (J. Goebbels)



Goebbels era uno che di propaganda se ne intendeva...e quando disse questa famosa frase riportata nel titolo, chissa' se pensava che sarebbe stata attuale piu' di 80 anni dopo e non solo nella Germania nazista...anche in altri luoghi, come in Italia, nella repubblica del "bunga bunga".

Il nostro illuminato premier, presidente operaio e pure spazzino, si è avventurato negli ultimi tempi in decine di conferenze stampa, dichiarazioni avventate del tipo "in 10 giorni il problema sarà risolto", "in tre giorni risolveremo il problema di Napoli"...e tutti ricordiamo anche la boutade di qualche tempo fa quando col caschetto giallo venne ad Acerra e disse: "Grazie al termovalorizzatore (che sarebbe piu' corretto chiamare inceneritore) di Acerra abbiamo risolto il problema dei rifiuti a Napoli" e tante, tantissime altre puttanate del genere.

Ed invece la munnezza a Napoli cresce, dobbiamo arrivare a credere alla favola della "tela di Penelope" col "Presidente spazzino" che la leva di notte ed il "Comune di sinistra e comunista" che la fa ricomparire di giorno?

La verità e' così lampante che non puo' essere oscurata dalle dichiarazioni di Berlusconi ne' dai patetici tentativi dei suoi vari servi alle trasmissioni in TV, il problema è STRUTTURALE e riguarda l'intero paese e non solo la Campania (che fa piu' raccolta differenziata del Lazio ma questo ovviamente non lo dice nessuno) o solo Napoli città...così come nessuno dice che, dove si fa la raccolta differenziata a Napoli e sono quartieri, anche popolari, che insieme superano la quota di 100.000 abitanti, i dati ci dicono che si supera ovunque il 50% e in alcuni casi come a Bagnoli arrivano al 90%!!!) .

Anche Saviano ne ha parlato correttamente l'altra sera su RAI3, ma ovviamente appena si parla delle vere cause dell'emergenza rifiuti a Napoli (col termine "emergenza" che e' diventato oramai un ossimoro visto che praticamente dura da 16 anni...) e del traffico rifiuti tossici in direzione Nord-Sud...ecco che scattano le accuse di "vittimismo", i soliti luoghi comuni "come mai succede solo a Napoli e da chi e' amministrata?" cosa che non e' assolutamente vera, cioè la crisi non riguarda solo il Comune di Napoli amministrato dalla sinistra, basti pensare a molti comuni della provincia amministrati dal centrodestra o a Palermo, sempre amministrato dal centrodestra, dove c'e' piu' o meno la stessa situazione.

Nessuno vuole difendere l'indifendibile Jervolino, così come in passato non abbiamo mai difeso Bassolino che di colpe ne ha a bizzeffe, ma e' chiaro che il problema non dipende SOLO dall'amministrazione regionale, provinciale e comunale. Non si puo' passare a scaricare le colpe a seconda del colore politico dell'amministrazione regionale, provinciale o comunale...la verità e' che sia lo Stato che le amministrazioni locali hanno fallito...la verità e' che destra e sinistra hanno fallito.

Per chi volesse saperne di piu' sui motivi della crisi del sistema di gestione rifiuti, invito a leggere il libro di A. Iacuelli "Le vie infinite dei rifiuti campani" che ricostruisce tutta la storia e soprattutto fa capire come si intrecciano le vicende dei rifiuti tossici e speciali (che ancora incredibilmente possono entrare in Campania!!!) e la gestione dei rifiuti urbani. Alessandro Iacuelli che e' giornalista lo fa ancora piu' scientificamente di quanto fatto da Saviano nel suo ultimo apprezzabile intervento a "Vieni via con me" su RAI3.


Per i rifiuti tossici e speciali, alla base c'e' un intreccio perverso tra malapolitica, camorra e industrie del nord che ha determinato l'avvelenamento della Campania dagli anni '80; ci fu una riunione a Villaricca che fu il vero e proprio "piano regolatore della munnezza" stabilito dalla camorra alla quale parteciparono oltre che camorristi del clan dei Casalesi ed alcune ditte con loro colluse, massoni come Gelli, industriali del Nord e politici di partiti tricolorati (ne parla Iacuelli e ne ha parlato anche Saviano...). Lo sversamento di tali rifiuti e' avvenuto massicciamente a partire dagli anni '80 sia in discariche "regolari" per rifiuti urbani, che però dovrebbero contenere solo rifiuti urbani e non quelli tossici e "speciali" che vanno smaltiti in discariche speciali e con trattamenti speiciali, sia dove capitava (sottoterra, in aperta campagna, da incendiare nella "terra dei fuochi", da nascondere mischiandoli illegalmente con materiale di costruzione, da mischiare e rivendere come fertilizzanti...)...ovviamente tale fenomeno ha, oltre che avvelenato la mia terra, aggravato e velocizzato la saturazione delle discariche.

Per i rifiuti urbani, il primo anno di emergenza fu il lontano 1994 e il cosidetto "piano Rastrelli" fu concepito male dal principio, con una gara dai criteri quanto meno discutibili (si dava piu' peso al prezzo che al valore tecnico degli impianti, si stabiliva che chi vinceva l'appalto doveva anche scegliere i terreni per la localizzazione degli impianti come discariche, impianti CDR, "termovalorizzatori"...una vera e propria follia), fu poi proseguito e controllato peggio dalla giunta Bassolino che invece di modificarlo, continuò sulla ricetta di "discariche ed inceneritori" ...l'Impregilo che vinse l'appalto, ed ha le sue gravissime colpe in questa lunghissima e penosa vicenda, non costruì i termovalorizzatori e non ha costruito nemmeno gli impianti CDR e di pre-trattamento a norma vedi le famose eco-balle che di "eco" non hanno niente e non si sa dove bruciare...tant'e' vero che l'Impregilo e' sotto processo a Napoli.

In questi 16 anni spesso lo Stato ha sostituito spesso le amministrazioni preposte (Regione, Province, Comuni) con un suo Commissario Straordinario, sempre nominato dal governo, ma, sia quelli nominati da Berlusconi che quelli nominati da Prodi, non hanno mai risolto STRUTTURALMENTE il problema con un ciclo dei rifiuti "chiuso" e coerente, con criteri moderni ed allineati alle raccomandazioni dell' UE che premiano al massimo la raccolta differenziata e il mancato utilizzo di nuove discariche.

Cosa fare oggi? Nessuno ha la bacchetta magica...a mago Silvio non crede piu' nessuno ed il problema se viene affrontato con serietà e competenza verrà risolto (ma stavolta davvero una volta per tutte) in più anni con una serie di provvedimenti non piu' rimandabili:
1) la graduale estensione della raccolta differenziata "porta a porta" a tutta la città di Napoli. Dove viene fatta (sono 4-5 quartieri densamente popolati che contano in totale piu' di 100.000 abitanti) la raccolta differenziata superà il 50%...e questo alla faccia delle solite sparate dei media padani che ripropongono lo stereotipo del "napoletano che butta il sacchetto dalla finestra";
2) la realizzazione di un impianto di compostaggio per l'"umido" che e' la componente piu' pericolosa dei rifiuti in strada ed anche in discarica per il fenomeno del percolato;
3) evitare altri dannosi impianti di incenerimento senza che prima il mostro di Acerra non funzioni regolarmente e a norma di legge...oggi funziona una linea su tre e mancano i dati di rilevamento ambientale. A tendere anche quell'inceneritore deve essere spento e i soldi del CIP6 reinvestiti in altre forme di riutilizzo e riciclo che hanno un impatto ambientale infinitamente più basso;
4) avviare un progetto di "rifiuti zero" che porti entro un paio d'anni, quattro o cinque al massimo la Campania prima a superare il 75% di raccolta differenziata rendendo di fatto inutili nuovi inceneritori (che fanno guadagnare soprattutto il Nord vista la sede di Impregilo e di A2A che ad Impregilo e' subentrata...) ed entro un altro tot di anni a superare il 90% con politiche che riducano i rifiuti a monte, con la riduzione degli imballaggi, con l'utilizzo dei vuoto a rendere, con i detersivi alla spina etc etc...Non e' un'utopia, e' stato avviato con ottimi risultati a San Francisco, citta' che ha piu' o meno gli abitanti di Napoli e la sua stessa densità di popolazione, e che, se permettete, voglio prendere ad esempio al posto della Brianza o di Granarolo con i loro "ecomostri" che anche in quelle zone hanno determinato un aumento delle patologie tumorali.
5) controllo efficace delle discariche per evitare di mischiare rifiuti tossici e speciali con rifiuti urbani, controllo del traffico di rifiuti che coi metodi del "girobolla" cambiano natura e destinazione dei rifiuti, evitare per almeno 5 anni l'ingresso di rifiuti tossici e speciali in Campania e finanziare gli impianti di trattamento a loro dedicati, controllo del territorio per evitare sversamenti illegali e roghi tossici.
6) avviare programmi di bonifica e con tutti questi provvedimenti avviare programmi informativi per responsabilizzare davvero il cittadino campano che non si sentirà più "suddito", non si sentirà più "cornuto e mazziato".

A questo punto i soliti tromboni della politica attuale, o quelli ben informati da trasmissioni che diffondono solo stereotipi e tante falsità come "Porta a porta", diranno "e la munnezza per strada che facciamo ce la mangiamo?"
E con questa litania da 16 anni si corre ad aprire o a riaprire discariche ed a non avere un piano per il futuro, l'emergenza va affrontata senza dubbio ma non puo' essere piu' fatto nascondendo la polvere sotto il tappeto ma, anche e soprattutto, con un piano strategico nuovo di medio termine.

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
PARTITO DEL SUD

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Goebbels era uno che di propaganda se ne intendeva...e quando disse questa famosa frase riportata nel titolo, chissa' se pensava che sarebbe stata attuale piu' di 80 anni dopo e non solo nella Germania nazista...anche in altri luoghi, come in Italia, nella repubblica del "bunga bunga".

Il nostro illuminato premier, presidente operaio e pure spazzino, si è avventurato negli ultimi tempi in decine di conferenze stampa, dichiarazioni avventate del tipo "in 10 giorni il problema sarà risolto", "in tre giorni risolveremo il problema di Napoli"...e tutti ricordiamo anche la boutade di qualche tempo fa quando col caschetto giallo venne ad Acerra e disse: "Grazie al termovalorizzatore (che sarebbe piu' corretto chiamare inceneritore) di Acerra abbiamo risolto il problema dei rifiuti a Napoli" e tante, tantissime altre puttanate del genere.

Ed invece la munnezza a Napoli cresce, dobbiamo arrivare a credere alla favola della "tela di Penelope" col "Presidente spazzino" che la leva di notte ed il "Comune di sinistra e comunista" che la fa ricomparire di giorno?

La verità e' così lampante che non puo' essere oscurata dalle dichiarazioni di Berlusconi ne' dai patetici tentativi dei suoi vari servi alle trasmissioni in TV, il problema è STRUTTURALE e riguarda l'intero paese e non solo la Campania (che fa piu' raccolta differenziata del Lazio ma questo ovviamente non lo dice nessuno) o solo Napoli città...così come nessuno dice che, dove si fa la raccolta differenziata a Napoli e sono quartieri, anche popolari, che insieme superano la quota di 100.000 abitanti, i dati ci dicono che si supera ovunque il 50% e in alcuni casi come a Bagnoli arrivano al 90%!!!) .

Anche Saviano ne ha parlato correttamente l'altra sera su RAI3, ma ovviamente appena si parla delle vere cause dell'emergenza rifiuti a Napoli (col termine "emergenza" che e' diventato oramai un ossimoro visto che praticamente dura da 16 anni...) e del traffico rifiuti tossici in direzione Nord-Sud...ecco che scattano le accuse di "vittimismo", i soliti luoghi comuni "come mai succede solo a Napoli e da chi e' amministrata?" cosa che non e' assolutamente vera, cioè la crisi non riguarda solo il Comune di Napoli amministrato dalla sinistra, basti pensare a molti comuni della provincia amministrati dal centrodestra o a Palermo, sempre amministrato dal centrodestra, dove c'e' piu' o meno la stessa situazione.

Nessuno vuole difendere l'indifendibile Jervolino, così come in passato non abbiamo mai difeso Bassolino che di colpe ne ha a bizzeffe, ma e' chiaro che il problema non dipende SOLO dall'amministrazione regionale, provinciale e comunale. Non si puo' passare a scaricare le colpe a seconda del colore politico dell'amministrazione regionale, provinciale o comunale...la verità e' che sia lo Stato che le amministrazioni locali hanno fallito...la verità e' che destra e sinistra hanno fallito.

Per chi volesse saperne di piu' sui motivi della crisi del sistema di gestione rifiuti, invito a leggere il libro di A. Iacuelli "Le vie infinite dei rifiuti campani" che ricostruisce tutta la storia e soprattutto fa capire come si intrecciano le vicende dei rifiuti tossici e speciali (che ancora incredibilmente possono entrare in Campania!!!) e la gestione dei rifiuti urbani. Alessandro Iacuelli che e' giornalista lo fa ancora piu' scientificamente di quanto fatto da Saviano nel suo ultimo apprezzabile intervento a "Vieni via con me" su RAI3.


Per i rifiuti tossici e speciali, alla base c'e' un intreccio perverso tra malapolitica, camorra e industrie del nord che ha determinato l'avvelenamento della Campania dagli anni '80; ci fu una riunione a Villaricca che fu il vero e proprio "piano regolatore della munnezza" stabilito dalla camorra alla quale parteciparono oltre che camorristi del clan dei Casalesi ed alcune ditte con loro colluse, massoni come Gelli, industriali del Nord e politici di partiti tricolorati (ne parla Iacuelli e ne ha parlato anche Saviano...). Lo sversamento di tali rifiuti e' avvenuto massicciamente a partire dagli anni '80 sia in discariche "regolari" per rifiuti urbani, che però dovrebbero contenere solo rifiuti urbani e non quelli tossici e "speciali" che vanno smaltiti in discariche speciali e con trattamenti speiciali, sia dove capitava (sottoterra, in aperta campagna, da incendiare nella "terra dei fuochi", da nascondere mischiandoli illegalmente con materiale di costruzione, da mischiare e rivendere come fertilizzanti...)...ovviamente tale fenomeno ha, oltre che avvelenato la mia terra, aggravato e velocizzato la saturazione delle discariche.

Per i rifiuti urbani, il primo anno di emergenza fu il lontano 1994 e il cosidetto "piano Rastrelli" fu concepito male dal principio, con una gara dai criteri quanto meno discutibili (si dava piu' peso al prezzo che al valore tecnico degli impianti, si stabiliva che chi vinceva l'appalto doveva anche scegliere i terreni per la localizzazione degli impianti come discariche, impianti CDR, "termovalorizzatori"...una vera e propria follia), fu poi proseguito e controllato peggio dalla giunta Bassolino che invece di modificarlo, continuò sulla ricetta di "discariche ed inceneritori" ...l'Impregilo che vinse l'appalto, ed ha le sue gravissime colpe in questa lunghissima e penosa vicenda, non costruì i termovalorizzatori e non ha costruito nemmeno gli impianti CDR e di pre-trattamento a norma vedi le famose eco-balle che di "eco" non hanno niente e non si sa dove bruciare...tant'e' vero che l'Impregilo e' sotto processo a Napoli.

In questi 16 anni spesso lo Stato ha sostituito spesso le amministrazioni preposte (Regione, Province, Comuni) con un suo Commissario Straordinario, sempre nominato dal governo, ma, sia quelli nominati da Berlusconi che quelli nominati da Prodi, non hanno mai risolto STRUTTURALMENTE il problema con un ciclo dei rifiuti "chiuso" e coerente, con criteri moderni ed allineati alle raccomandazioni dell' UE che premiano al massimo la raccolta differenziata e il mancato utilizzo di nuove discariche.

Cosa fare oggi? Nessuno ha la bacchetta magica...a mago Silvio non crede piu' nessuno ed il problema se viene affrontato con serietà e competenza verrà risolto (ma stavolta davvero una volta per tutte) in più anni con una serie di provvedimenti non piu' rimandabili:
1) la graduale estensione della raccolta differenziata "porta a porta" a tutta la città di Napoli. Dove viene fatta (sono 4-5 quartieri densamente popolati che contano in totale piu' di 100.000 abitanti) la raccolta differenziata superà il 50%...e questo alla faccia delle solite sparate dei media padani che ripropongono lo stereotipo del "napoletano che butta il sacchetto dalla finestra";
2) la realizzazione di un impianto di compostaggio per l'"umido" che e' la componente piu' pericolosa dei rifiuti in strada ed anche in discarica per il fenomeno del percolato;
3) evitare altri dannosi impianti di incenerimento senza che prima il mostro di Acerra non funzioni regolarmente e a norma di legge...oggi funziona una linea su tre e mancano i dati di rilevamento ambientale. A tendere anche quell'inceneritore deve essere spento e i soldi del CIP6 reinvestiti in altre forme di riutilizzo e riciclo che hanno un impatto ambientale infinitamente più basso;
4) avviare un progetto di "rifiuti zero" che porti entro un paio d'anni, quattro o cinque al massimo la Campania prima a superare il 75% di raccolta differenziata rendendo di fatto inutili nuovi inceneritori (che fanno guadagnare soprattutto il Nord vista la sede di Impregilo e di A2A che ad Impregilo e' subentrata...) ed entro un altro tot di anni a superare il 90% con politiche che riducano i rifiuti a monte, con la riduzione degli imballaggi, con l'utilizzo dei vuoto a rendere, con i detersivi alla spina etc etc...Non e' un'utopia, e' stato avviato con ottimi risultati a San Francisco, citta' che ha piu' o meno gli abitanti di Napoli e la sua stessa densità di popolazione, e che, se permettete, voglio prendere ad esempio al posto della Brianza o di Granarolo con i loro "ecomostri" che anche in quelle zone hanno determinato un aumento delle patologie tumorali.
5) controllo efficace delle discariche per evitare di mischiare rifiuti tossici e speciali con rifiuti urbani, controllo del traffico di rifiuti che coi metodi del "girobolla" cambiano natura e destinazione dei rifiuti, evitare per almeno 5 anni l'ingresso di rifiuti tossici e speciali in Campania e finanziare gli impianti di trattamento a loro dedicati, controllo del territorio per evitare sversamenti illegali e roghi tossici.
6) avviare programmi di bonifica e con tutti questi provvedimenti avviare programmi informativi per responsabilizzare davvero il cittadino campano che non si sentirà più "suddito", non si sentirà più "cornuto e mazziato".

A questo punto i soliti tromboni della politica attuale, o quelli ben informati da trasmissioni che diffondono solo stereotipi e tante falsità come "Porta a porta", diranno "e la munnezza per strada che facciamo ce la mangiamo?"
E con questa litania da 16 anni si corre ad aprire o a riaprire discariche ed a non avere un piano per il futuro, l'emergenza va affrontata senza dubbio ma non puo' essere piu' fatto nascondendo la polvere sotto il tappeto ma, anche e soprattutto, con un piano strategico nuovo di medio termine.

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
PARTITO DEL SUD

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mercoledì 24 novembre 2010

Così B. uccide il Sud

Smantellata la struttura che aveva gestito l'emergenza del 2008, ora il governo riversa soldi a pioggia e senza gare d'appalto. Arricchendo i sottopoteri che da queste crisi traggono il proprio potere


di Gianluca Di Feo


L'eruzione dei rifiuti, la desolazione di Pompei. Oggi come tre anni fa, in un agghiacciante deja vu che a Napoli mostra tutti i difetti dell'Italia e la sua incapacità di cambiare. E un unico punto di riferimento, che senza forzare i toni di una politica dove le urla sostituiscono i fatti cerca di salvare la credibilità delle istituzioni: il capo dello Stato.

Giorgio Napolitano ha imposto di intervenire sulla questione della spazzatura che invade le strade della terza città del Paese, la capitale di un Sud sempre più lontano dall'Europa. Ed è stato sempre il Quirinale a denunciare le condizioni della più grande area archeologica del mondo, un tesoro che non ha pari e che - come dimostra la videoinchiesta di Claudio Pappaianni per 'L'espresso' - continua a essere gestito in modo indecente: «È una vergogna, servono spiegazioni», ha dichiarato il presidente dopo il crollo della Domus dei Gladiatori.

Ma tre settimane dopo non ci sono state spiegazioni su come sia stato possibile arrivare a tanto degrado, né davanti alle Camere il ministro Bondi ha saputo indicare le responsabilità del disastro.

In compenso, le inchieste de 'L'espresso' hanno dimostrato come il commissariamento degli scavi abbia seguito il solito copione allegro della Protezione civile, con milioni di euro sprecati per iniziative effimere, per creare un'immagine di successo che occultasse la realtà, per elargire contratti a società di amici dei potenti.

Mentre Pompei va alla deriva, nelle strade di Napoli la spazzatura continua ad accumularsi. E quali sono le soluzioni del governo del fare? Evocare l'intervento dell'Esercito, come ha fatto il ministro della Difesa Ignazio La Russa.

I militari hanno avuto un ruolo chiave nella soluzione della grande crisi del 2008, quella che ferì la credibilità dell'esecutivo di Romano Prodi, e si sono occupati della regia della struttura creata da Guido Bertolaso in Campania: la struttura smantellata la scorsa primavera quando Silvio Berlusconi ha decretato il ritorno alla normalità e il passaggio di consegne alle Province, organismi amministrati da politici di centrodestra. Personaggi come Luigino Cesaro, che in gioventù frequentava i boss cutoliani; Cosimo Sibilia, figlio del discusso patron dell'Avellino Calcio; Edmondo Cirielli, che ha dato il nome a quella legge spesso chiamata "salva Previti".

L'effetto si è visto: la normalità non esiste, i termovalorizzatori annunciati nel 2008 rimangono sulla carta, le discariche sono piene, nessuna regione sembra disposta ad accettare rifiuti campani che potrebbero nascondere qualunque genere di sostanza tossica. I no più decisi vengono proprio dai governatori di centrodestra, mentre solo la "rossa" Toscana ha mostrato un'apertura di solidarietà.

A Napoli martedì 23 novembre si stimava che 3200 tonnellate di rifiuti fossero sparse per le strade. Ma il ministro della Salute Fazio tranquillizza: la situazione è critica, ma non c'è il rischio di epidemia. Epidemia: uno spettro che oggi riguarda solo Haiti, paese tra i più poveri del globo, distrutto da uno dei terremoti più violenti mai visti. Epidemia, un termine che sembrava cancellato dai dizionari europei e che invece continua a essere evocato nel timore che l'onda della spazzatura non venga fermata.

Il decreto finalmente varato dal governo, dopo l'esplosione di una faida interna al Pdl che dalla Campania ha minacciato la stabilità dell'intero esecutivo con la sortita di Mara Carfagna, non sembra garantire soluzioni definitive. L'unico elemento concreto sono i soldi, l'ennesima pioggia di milioni assegnati senza gare che permetteranno di trovare nuovi buchi dove accumulare munnezza ed ecoballe. Denaro che andrà ad arricchire anche la camorra, protagonista di queste emergenze come dimostrano le accuse confermate dalla Cassazione a Nicola Cosentino, l'ex sottosegretario che resta il numero uno del partito di maggioranza in Campania.

Ventitre novembre. Una data che tutti dovrebbero ricordare. Trent'anni fa il terremoto devastò quattro province, uccise quasi tremila persone, ne ferì più di ottomila e ne lasciò 280 mila senza una casa. Nonostante gli scandali successivi, quella - come ricorda Antonello Caporale in uno splendido volume, 'Spazzatura spa' - fu una tragedia che unì l'Italia: dal Friuli al Piemonte, ci fu una gara per sostenere Napoli, Avellino, Potenza.

Oggi il disastro quotidiano della Campania invece incentiva solo le spinte verso il federalismo più esasperato, ribadite con forza in questi giorni. Colpa anche di una classe politica che - come recita sempre il libro di Caporale - dall'Irpinia all'Aquila sfrutta le disgrazie e divide il Paese.


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Smantellata la struttura che aveva gestito l'emergenza del 2008, ora il governo riversa soldi a pioggia e senza gare d'appalto. Arricchendo i sottopoteri che da queste crisi traggono il proprio potere


di Gianluca Di Feo


L'eruzione dei rifiuti, la desolazione di Pompei. Oggi come tre anni fa, in un agghiacciante deja vu che a Napoli mostra tutti i difetti dell'Italia e la sua incapacità di cambiare. E un unico punto di riferimento, che senza forzare i toni di una politica dove le urla sostituiscono i fatti cerca di salvare la credibilità delle istituzioni: il capo dello Stato.

Giorgio Napolitano ha imposto di intervenire sulla questione della spazzatura che invade le strade della terza città del Paese, la capitale di un Sud sempre più lontano dall'Europa. Ed è stato sempre il Quirinale a denunciare le condizioni della più grande area archeologica del mondo, un tesoro che non ha pari e che - come dimostra la videoinchiesta di Claudio Pappaianni per 'L'espresso' - continua a essere gestito in modo indecente: «È una vergogna, servono spiegazioni», ha dichiarato il presidente dopo il crollo della Domus dei Gladiatori.

Ma tre settimane dopo non ci sono state spiegazioni su come sia stato possibile arrivare a tanto degrado, né davanti alle Camere il ministro Bondi ha saputo indicare le responsabilità del disastro.

In compenso, le inchieste de 'L'espresso' hanno dimostrato come il commissariamento degli scavi abbia seguito il solito copione allegro della Protezione civile, con milioni di euro sprecati per iniziative effimere, per creare un'immagine di successo che occultasse la realtà, per elargire contratti a società di amici dei potenti.

Mentre Pompei va alla deriva, nelle strade di Napoli la spazzatura continua ad accumularsi. E quali sono le soluzioni del governo del fare? Evocare l'intervento dell'Esercito, come ha fatto il ministro della Difesa Ignazio La Russa.

I militari hanno avuto un ruolo chiave nella soluzione della grande crisi del 2008, quella che ferì la credibilità dell'esecutivo di Romano Prodi, e si sono occupati della regia della struttura creata da Guido Bertolaso in Campania: la struttura smantellata la scorsa primavera quando Silvio Berlusconi ha decretato il ritorno alla normalità e il passaggio di consegne alle Province, organismi amministrati da politici di centrodestra. Personaggi come Luigino Cesaro, che in gioventù frequentava i boss cutoliani; Cosimo Sibilia, figlio del discusso patron dell'Avellino Calcio; Edmondo Cirielli, che ha dato il nome a quella legge spesso chiamata "salva Previti".

L'effetto si è visto: la normalità non esiste, i termovalorizzatori annunciati nel 2008 rimangono sulla carta, le discariche sono piene, nessuna regione sembra disposta ad accettare rifiuti campani che potrebbero nascondere qualunque genere di sostanza tossica. I no più decisi vengono proprio dai governatori di centrodestra, mentre solo la "rossa" Toscana ha mostrato un'apertura di solidarietà.

A Napoli martedì 23 novembre si stimava che 3200 tonnellate di rifiuti fossero sparse per le strade. Ma il ministro della Salute Fazio tranquillizza: la situazione è critica, ma non c'è il rischio di epidemia. Epidemia: uno spettro che oggi riguarda solo Haiti, paese tra i più poveri del globo, distrutto da uno dei terremoti più violenti mai visti. Epidemia, un termine che sembrava cancellato dai dizionari europei e che invece continua a essere evocato nel timore che l'onda della spazzatura non venga fermata.

Il decreto finalmente varato dal governo, dopo l'esplosione di una faida interna al Pdl che dalla Campania ha minacciato la stabilità dell'intero esecutivo con la sortita di Mara Carfagna, non sembra garantire soluzioni definitive. L'unico elemento concreto sono i soldi, l'ennesima pioggia di milioni assegnati senza gare che permetteranno di trovare nuovi buchi dove accumulare munnezza ed ecoballe. Denaro che andrà ad arricchire anche la camorra, protagonista di queste emergenze come dimostrano le accuse confermate dalla Cassazione a Nicola Cosentino, l'ex sottosegretario che resta il numero uno del partito di maggioranza in Campania.

Ventitre novembre. Una data che tutti dovrebbero ricordare. Trent'anni fa il terremoto devastò quattro province, uccise quasi tremila persone, ne ferì più di ottomila e ne lasciò 280 mila senza una casa. Nonostante gli scandali successivi, quella - come ricorda Antonello Caporale in uno splendido volume, 'Spazzatura spa' - fu una tragedia che unì l'Italia: dal Friuli al Piemonte, ci fu una gara per sostenere Napoli, Avellino, Potenza.

Oggi il disastro quotidiano della Campania invece incentiva solo le spinte verso il federalismo più esasperato, ribadite con forza in questi giorni. Colpa anche di una classe politica che - come recita sempre il libro di Caporale - dall'Irpinia all'Aquila sfrutta le disgrazie e divide il Paese.


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martedì 23 novembre 2010

"Napoli pattumiera del nord"


Fonte: La Repubblica del 23 novembre 2010

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Fonte: La Repubblica del 23 novembre 2010

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Roberto SAVIANO Rifiuti e veleni - Vieni via con me di Fabio FAZIO e Roberto SAVIANO


http://www.youtube.com/watch?v=yM5pLY0ggzo


Il monologo di Roberto Saviano è sul problema dei rifiuti. Guarda gli altri video della terza puntata su http://www.vieniviaconme.rai.it

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http://www.youtube.com/watch?v=yM5pLY0ggzo


Il monologo di Roberto Saviano è sul problema dei rifiuti. Guarda gli altri video della terza puntata su http://www.vieniviaconme.rai.it

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venerdì 12 novembre 2010

Terzigno: risultati allarmanti dalle analisi della discarica. Cosa hanno sversato a Cava Sari?

Terzigno: risultati allarmanti dalle analisi della discarica. Cosa hanno sversato a Cava Sari? Terzigno: risultati allarmanti dalle analisi della discarica. Cosa hanno sversato a Cava Sari?

TERZIGNO (NA) – I comuni di Boscoreale e Terzigno hanno reso noti i risultati delle analisi biologiche eseguite nella discarica di Cava Sari.
Il dott. Michele Moscariello, biologo reclutato dall’ente per effettuarle, ha depositato la relazione e ha messo a nudo ciò che realmente nasconde il “Ground zero” vesuviano.
Metalli pesanti pericolosi, sostanze altamente cancerogene, Nichel, Zinco, Alluminio e Boro hanno superato ampiamente i limiti stabiliti dalla legge e sopportabili dal metabolismo umano.
Il dato più allarmante però riguarda le falde acquifere in cui è stata riscontrata un’ altissima percentuale di Nichel e Boro, che per gli esperti di biologia è sinonimo di veleno.


L’analisi si è concentrata su cosiddetti “pozzi spia” creati ad hoc per analizzare le falde.
Nella relazione si legge, oltre ai dati allarmanti, una forte critica alla gestione del territorio da parte degli enti preposti che hanno ignorato gli allarmi e gli studi svolti precedentemente.
La conclusione è drammatica: tali sostanze hanno compromesso in modo irreversibile tutta un’area protetta!
Il dott. Moscariello conclude il documento con una richiesta esplicita di ulteriori ed urgenti verifiche:

Alla luce di quanto sopra espresso, si ritiene pertanto necessario, effettuare ulteriori indagini analitiche sulla falda raccogliendo una campagna di misure rappresentative delle possibili fluttuazioni della stessa, e verificando preliminarmente la corretta ubicazione dei pozzi spia attraverso un’accurata indagine idrogeologica dell’area.
Tuttavia pur ritenendo necessario approfondire lo studio anzidetto, nonostante i risultati delle analisi dell’Arpac e quelli dell’Asia abbiano puntualmente evidenziato il superamento delle Csc di molti parametri e tra questi quelli di metalli pericolosi e di sostanze fortemente cancerogene, appare grave ed incomprensibile che non siano state adottate dall’Asia e dagli organi preposti al controllo tutte le procedure operative previste dall’Art. 242 del Decreto Legislativo 152/2006.
L’adozione di tali misure andava attuata sin dai primi rilievi eseguiti dall’Arpac nel 2009 in un’area in cui lo stato ambientale risultava già fortemente compromesso. Erano auspicabili solo interventi volti al suo risanamento.
Sono invece state adottate scelte non solo in deroga alle normative vigenti, ma volte anche a compromettere in maniera irreversibile tutta un’area protetta.

Questa relazione ha messo nero su bianco le motivazioni delle proteste dei cittadini vesuviani e ha creato ombre su tutte le discariche del territorio nazionale. Cosa si sversa realmente in questi “buchi” del terreno? L’avvelenamento dell’area e il danno irreversibile all’ecosistema è solo una questione campana o siamo tutti a rischio?

Nella foto le conclusioni delle analisi

GUARDA IL DOCUMENTO UFFICIALE RESO PUBBLICO DAL COMUNE

Fonte:Infooggi

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Terzigno: risultati allarmanti dalle analisi della discarica. Cosa hanno sversato a Cava Sari? Terzigno: risultati allarmanti dalle analisi della discarica. Cosa hanno sversato a Cava Sari?

TERZIGNO (NA) – I comuni di Boscoreale e Terzigno hanno reso noti i risultati delle analisi biologiche eseguite nella discarica di Cava Sari.
Il dott. Michele Moscariello, biologo reclutato dall’ente per effettuarle, ha depositato la relazione e ha messo a nudo ciò che realmente nasconde il “Ground zero” vesuviano.
Metalli pesanti pericolosi, sostanze altamente cancerogene, Nichel, Zinco, Alluminio e Boro hanno superato ampiamente i limiti stabiliti dalla legge e sopportabili dal metabolismo umano.
Il dato più allarmante però riguarda le falde acquifere in cui è stata riscontrata un’ altissima percentuale di Nichel e Boro, che per gli esperti di biologia è sinonimo di veleno.


L’analisi si è concentrata su cosiddetti “pozzi spia” creati ad hoc per analizzare le falde.
Nella relazione si legge, oltre ai dati allarmanti, una forte critica alla gestione del territorio da parte degli enti preposti che hanno ignorato gli allarmi e gli studi svolti precedentemente.
La conclusione è drammatica: tali sostanze hanno compromesso in modo irreversibile tutta un’area protetta!
Il dott. Moscariello conclude il documento con una richiesta esplicita di ulteriori ed urgenti verifiche:

Alla luce di quanto sopra espresso, si ritiene pertanto necessario, effettuare ulteriori indagini analitiche sulla falda raccogliendo una campagna di misure rappresentative delle possibili fluttuazioni della stessa, e verificando preliminarmente la corretta ubicazione dei pozzi spia attraverso un’accurata indagine idrogeologica dell’area.
Tuttavia pur ritenendo necessario approfondire lo studio anzidetto, nonostante i risultati delle analisi dell’Arpac e quelli dell’Asia abbiano puntualmente evidenziato il superamento delle Csc di molti parametri e tra questi quelli di metalli pericolosi e di sostanze fortemente cancerogene, appare grave ed incomprensibile che non siano state adottate dall’Asia e dagli organi preposti al controllo tutte le procedure operative previste dall’Art. 242 del Decreto Legislativo 152/2006.
L’adozione di tali misure andava attuata sin dai primi rilievi eseguiti dall’Arpac nel 2009 in un’area in cui lo stato ambientale risultava già fortemente compromesso. Erano auspicabili solo interventi volti al suo risanamento.
Sono invece state adottate scelte non solo in deroga alle normative vigenti, ma volte anche a compromettere in maniera irreversibile tutta un’area protetta.

Questa relazione ha messo nero su bianco le motivazioni delle proteste dei cittadini vesuviani e ha creato ombre su tutte le discariche del territorio nazionale. Cosa si sversa realmente in questi “buchi” del terreno? L’avvelenamento dell’area e il danno irreversibile all’ecosistema è solo una questione campana o siamo tutti a rischio?

Nella foto le conclusioni delle analisi

GUARDA IL DOCUMENTO UFFICIALE RESO PUBBLICO DAL COMUNE

Fonte:Infooggi

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domenica 7 novembre 2010

Padre Zanotelli -"A Terzigno difendiamo il diritto alla vita!"


http://www.youtube.com/watch?v=TCQtvC4DjLI&feature=sub
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http://www.youtube.com/watch?v=TCQtvC4DjLI&feature=sub

giovedì 4 novembre 2010

L'intervista su "Il Mattino" del 03 Novembre 2010 a Jean Noel Schifano sui rifiuti a Napoli


Riportiamo un articolo da "Il Mattino" di Napoli sui rifiuti con l'intervista a Jean Noel Schifano (scrittore ed intellettuale francese, indimendicato Direttore dell'Istituto Grenoble di Napoli) dove ribadisce il suo amore e stima per la città che lo ha accolto per anni, dimostrando un'invidiabile conoscenza della verità storica, ancora così disattesa da tanti suoi colleghi italiani!

L'INDIGNAZIONE DELLO SCRITTORE :
" IL NORD DISPREZZA LA CITTA' PERCHE' SA DI ESSERE INFERIORE! "

di Pietro Treccagnoli

Pietro Treccagnoli È appena uscito dallo studio di registrazione di France Culture, dove s’è parlato dell’Italia e della monnezza e lui, Jean-Noel Schifano, s’è fatto in quattro per spiegare che Napoli non va lasciata sola, che va amata. Lo scrittore francese ha scritto numerosi libri su Napoli, ama firmarsi Civis Neapolitanus e al Sud ha dedicato anche l’ultima sua opera, «Le vent noir ne voit pa où il va») uscita in Francia il 5 maggio («L’anniversario della partenza dei Mille, una sciagura nazionale»). SCHIFANO vorrebbe pure provarci a mettere tra parentesi la tragedia dei rifiuti napoletani, ma non ci riesce è più forte di lui. E la curiosità nella sua Parigi è sempre alta. E gli tocca sfogarsi, con l’irruenza che gli è abituale. «Quando il sangue dei napoletani scorre sul Vesuvio, la situazione è allarmante» esordisce amaro. Be’, adesso scorre anche più a Nord, a Giugliano... «Lo so, lo so. Quello che hanno fatto nelle campagne tra Caserta, Castelvolturno e Napoli, è il Ground Zero della storia contemporanea dell’Italia, che ormai possiamo ribattezzare come il Brutto Paese». Che impressione le fanno i cumuli di monnezza che stanno imbrattando di nuovo la «sua» Napoli? «Una grande dolore. Ma trovo ancora peggiore la frase di Bertolaso per il quale ”l’eruzione del Vesuvio non sarebbe una tragedia”. Ha mostrato il disprezzo del bravo leghista e la suprema inciviltà del capo della Protezione civile. Voglio neronizzare Napoli e tutta la Campania con la monnezza. Odiano Napoli per la sua trimillenaria intelligenza, per la sua civiltà. Così la sfruttano, come l’hanno sfruttata in questi 150 anni di Unità». È diventato, per caso, un leghista del Sud? «Per niente. La Lega è razzista. I napoletani, invece, sono stati gli unici nel mondo cattolico a rifiutare l’Inquisizione e non hanno mai costruito ghetti per gli ebrei. E ora non ne possono più. È come se fosse resuscitato il generale Bixio e volesse bruciare vivi i nuovi briganti, contadini, operai, studenti, professionisti e artigiani del ventunesimo secolo. Ma Napoli, la sua terra e il suo vulcano, tormentati, violentati e straziati, resisteranno con tutte le forze. Questa gente è ancora lì, al potere, perché Napoli e il Sud non hanno ancora trovato il tempo di civilizzare il Nord dell’Italia». Lei ama giocare con i paradossi. «Possiamo anche chiamarli paradossi, ma non è così». Sogni, magari speranze. «Io ragiono sulla Storia, fuori dagli schemi imposti dagli altri. E dico che tutti i mali di Napoli nascono a Roma. In un secolo e mezzo hanno fatto di tutto per trasformare la grande capitale che nei secoli è stata Napoli in una città-bonsai, privandola di banche, ferrovie, cantieri navali e opere d’arte. L’hanno trasformata in una città assistita da tenere al guinzaglio. E ora gli lasciano la monnezza, dopo che gli hanno portato per decenni i rifiuti tossici delle fabbriche del Nord». Ma, in tutto questo caos, i napoletani non hanno nessuna responsabilità? «I napoletani oggi sono più vittime che mai. E meno male che hanno cominciato a ribellarsi. Non ne possono più e anche chi, come me, ora ama Napoli non ne può più». Cosa pensano i francesi di questa nuova tragedia dei rifiuti? «Non capiscono niente. Vedono solo il lato burattinesco di Berlusconi. E si sono convinti che l’Italia sia un paese poco serio». E magari non verranno più a Napoli. «Verranno, verranno ancora. I voli Parigi-Napoli sono sempre pieni. Per i francesi la bellezza di Napoli sono i napoletani e non il suo paesaggio». Magari vengono a scattare foto dei cumuli di monnezza. Un turismo in cerca dell’oleografia nera. «Non è così. I francesi sono troppo tirchi per buttare soldi per andare a visitare luoghi brutti. Avete un patrimonio culturale e umano invidiato in tutto il mondo» Ma non è, come al solito, troppo benevolo. «Dovete smetterla di ingiuriarvi da soli». Rivolga un appello ai napoletani, allora. «Siate ancora più napoletani di quanto siate mai stati. È l’unico modo per vincere una partita che gli altri stanno giocando con carte truccate. Siate napoletani e non fatevi sommergere dalle menzogne che sono peggiori della monnezza. Napoli si salverà dall’Italia solo ridendo dei bunga-bunghisti».

Fonte : "Il Mattino" ediz. nazionale del 03/11/2010
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Riportiamo un articolo da "Il Mattino" di Napoli sui rifiuti con l'intervista a Jean Noel Schifano (scrittore ed intellettuale francese, indimendicato Direttore dell'Istituto Grenoble di Napoli) dove ribadisce il suo amore e stima per la città che lo ha accolto per anni, dimostrando un'invidiabile conoscenza della verità storica, ancora così disattesa da tanti suoi colleghi italiani!

L'INDIGNAZIONE DELLO SCRITTORE :
" IL NORD DISPREZZA LA CITTA' PERCHE' SA DI ESSERE INFERIORE! "

di Pietro Treccagnoli

Pietro Treccagnoli È appena uscito dallo studio di registrazione di France Culture, dove s’è parlato dell’Italia e della monnezza e lui, Jean-Noel Schifano, s’è fatto in quattro per spiegare che Napoli non va lasciata sola, che va amata. Lo scrittore francese ha scritto numerosi libri su Napoli, ama firmarsi Civis Neapolitanus e al Sud ha dedicato anche l’ultima sua opera, «Le vent noir ne voit pa où il va») uscita in Francia il 5 maggio («L’anniversario della partenza dei Mille, una sciagura nazionale»). SCHIFANO vorrebbe pure provarci a mettere tra parentesi la tragedia dei rifiuti napoletani, ma non ci riesce è più forte di lui. E la curiosità nella sua Parigi è sempre alta. E gli tocca sfogarsi, con l’irruenza che gli è abituale. «Quando il sangue dei napoletani scorre sul Vesuvio, la situazione è allarmante» esordisce amaro. Be’, adesso scorre anche più a Nord, a Giugliano... «Lo so, lo so. Quello che hanno fatto nelle campagne tra Caserta, Castelvolturno e Napoli, è il Ground Zero della storia contemporanea dell’Italia, che ormai possiamo ribattezzare come il Brutto Paese». Che impressione le fanno i cumuli di monnezza che stanno imbrattando di nuovo la «sua» Napoli? «Una grande dolore. Ma trovo ancora peggiore la frase di Bertolaso per il quale ”l’eruzione del Vesuvio non sarebbe una tragedia”. Ha mostrato il disprezzo del bravo leghista e la suprema inciviltà del capo della Protezione civile. Voglio neronizzare Napoli e tutta la Campania con la monnezza. Odiano Napoli per la sua trimillenaria intelligenza, per la sua civiltà. Così la sfruttano, come l’hanno sfruttata in questi 150 anni di Unità». È diventato, per caso, un leghista del Sud? «Per niente. La Lega è razzista. I napoletani, invece, sono stati gli unici nel mondo cattolico a rifiutare l’Inquisizione e non hanno mai costruito ghetti per gli ebrei. E ora non ne possono più. È come se fosse resuscitato il generale Bixio e volesse bruciare vivi i nuovi briganti, contadini, operai, studenti, professionisti e artigiani del ventunesimo secolo. Ma Napoli, la sua terra e il suo vulcano, tormentati, violentati e straziati, resisteranno con tutte le forze. Questa gente è ancora lì, al potere, perché Napoli e il Sud non hanno ancora trovato il tempo di civilizzare il Nord dell’Italia». Lei ama giocare con i paradossi. «Possiamo anche chiamarli paradossi, ma non è così». Sogni, magari speranze. «Io ragiono sulla Storia, fuori dagli schemi imposti dagli altri. E dico che tutti i mali di Napoli nascono a Roma. In un secolo e mezzo hanno fatto di tutto per trasformare la grande capitale che nei secoli è stata Napoli in una città-bonsai, privandola di banche, ferrovie, cantieri navali e opere d’arte. L’hanno trasformata in una città assistita da tenere al guinzaglio. E ora gli lasciano la monnezza, dopo che gli hanno portato per decenni i rifiuti tossici delle fabbriche del Nord». Ma, in tutto questo caos, i napoletani non hanno nessuna responsabilità? «I napoletani oggi sono più vittime che mai. E meno male che hanno cominciato a ribellarsi. Non ne possono più e anche chi, come me, ora ama Napoli non ne può più». Cosa pensano i francesi di questa nuova tragedia dei rifiuti? «Non capiscono niente. Vedono solo il lato burattinesco di Berlusconi. E si sono convinti che l’Italia sia un paese poco serio». E magari non verranno più a Napoli. «Verranno, verranno ancora. I voli Parigi-Napoli sono sempre pieni. Per i francesi la bellezza di Napoli sono i napoletani e non il suo paesaggio». Magari vengono a scattare foto dei cumuli di monnezza. Un turismo in cerca dell’oleografia nera. «Non è così. I francesi sono troppo tirchi per buttare soldi per andare a visitare luoghi brutti. Avete un patrimonio culturale e umano invidiato in tutto il mondo» Ma non è, come al solito, troppo benevolo. «Dovete smetterla di ingiuriarvi da soli». Rivolga un appello ai napoletani, allora. «Siate ancora più napoletani di quanto siate mai stati. È l’unico modo per vincere una partita che gli altri stanno giocando con carte truccate. Siate napoletani e non fatevi sommergere dalle menzogne che sono peggiori della monnezza. Napoli si salverà dall’Italia solo ridendo dei bunga-bunghisti».

Fonte : "Il Mattino" ediz. nazionale del 03/11/2010
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sabato 30 ottobre 2010

Spazzatura e tumori in Campania lo scandalo del registro che non c’è

Nella regione più devastata d'Italia non esiste l'unico strumento accettato dai tribunali per mettere in relazione le malattie tumorali con la presenza di discariche e sversatoi abusivi

Il registro dei tumori della regione Campania non è mai stato attivato. Per le strade di Terzigno ancora oggi la gente scende in strada in protesta contro l’apertura di una nuova discarica, ma nella regione dell’infinita emergenza rifiuti e degli sversamenti abusivi di fanghi tossici dimostrare una correlazione tra malattie e inquinamento non è possibile.

La scoperta del vuoto è merito di un meticoloso lavoro di ricerca fatto da Vittoria Operato, avvocato e consulente giuridico dell’Isde (Associazione Internazionale Medici per l’Ambiente). Uno strumento come il registro dei tumori è fondamentale per mettere in relazione, attraverso studi ufficiali, gli incrementi di casi di cancro con l’esposizione a ipotetici fattori di rischio.

In altre parole, senza il registro è impossibile stabilire una relazione, valida in tribunale, tra un’impennata di tumori su un certo territorio e la presenza nei paraggi di una discarica o di un sito di smaltimento di rifiuti tossici. A nulla servono sotto il profilo legale gli studi di scienziati indipendenti o le analisi epidemiologiche condotte da medici ed esperti che si battono contro l’inquinamento ambientale nella Regione. Può fare testo solo il registro tumori. Che in quasi tutte le regioni esiste. Ma non nella terra devastata dalla più grave emergenza rifiuti del dopoguerra, dove le cave hanno ingoiato per decenni le scorie delle fabbriche del Nord, dove quotidianamente si scoprono casi di inquinamento delle falde acquifere, e dove la spazzatura viene bruciata impunemente per strada lungo i vialoni dell’hinterland napoletano, sprigionando quantità industriali di diossine, come testimoniato da decine di video messi in rete dall’associazione “La Terra dei Fuochi”.

Quel poco che c’è è soltanto un registro ridotto. Copre solo 35 comuni del napoletano e la provincia di Salerno. Ne sono fuori comuni ad alto rischio come quelli dell’area giuglianese e dell’intera provincia di Caserta, devastate da una serie di sversatoi fuorilegge. Su sei milioni di campani, il registro ne copre meno di un milione. Ma non solo. Per carenze di risorse e a causa di software primordiali, dal 2007 fatica nel produrre dati utilizzabili, proprio in coincidenza con lo scoppio di alcune delle più gravi emergenze spazzatura (estate 2007 – dicembre-gennaio 2007-2008).

Quanto sarebbe necessario un registro più completo lo dimostrano i pochi dati disponibili, definiti “agghiaccianti”. Come ricorda l’avvocato Operato, “nel 2007 il tumore al colon-retto in Campania, reputato tumore ‘sentinella’ per tastare il polso all’incremento del tasso di incidenza tumori correlati all’inquinamento ambientale, raggiunge quota 3500 annui (10 nuovi casi al giorno”.

Del resto, che il registro in funzione fosse insufficiente di fronte all’emergenza rifiuti, fu proprio lagiunta Bassolino a scriverlo in una delibera del 17 luglio 2007, la numero 1293. “Nella Regione Campania, in relazione anche all’attuazione dei programmi legati alla risoluzione delle problematiche derivate dalla gestione dei rifiuti, è necessario ed improcrastinabile pianificare lo sviluppo di attività di sanità pubblica e sorveglianza epidemiologica dello stato di salute della popolazione, attraverso il potenziamento delle strutture ad esse dedicate, dotandole di risorse umane e strumentali adeguate”. E ancora: “Allo stato attuale in Campania non esiste un sistema di sorveglianza integrato salute-ambiente tale da consentire rapide valutazioni in campo di tutela della popolazione da rischi ambientali”.

Di qui la scelta di stanziare con la delibera 1293 circa 2 milioni e mezzo di euro per “ampliare la quota di popolazione coperta da registri tumori, in particolare estendendo l’osservazione allaprovincia di Caserta e all’intera provincia di Napoli”. Peccato che di quei fondi si siano perse le tracce. Lo ammettono candidamente l’ex assessore regionale alla Sanità AngeloMontemarano e il consigliere per la sanità del Governatore Stefano Caldoro, il parlamentareRaffaele Calabrò. Il registro tumori di fatto non c’è. E’ documentato in una delibera del commissario straordinario dell’Asl Napoli 3, datata 3 marzo 2010: “Tale finanziamento aggiuntivo – si legge – non ha trovato però, ancora al momento, posto nelle previsioni di spesa della Regione per gli anni 2008 e 2009, per cui non è al momento possibile programmare il potenziamento del registro tumori”.

Con quali conseguenze? “Devastanti – afferma la Operato – perché di fatto ha bloccato in un pantano senza vie d’uscita i risarcimenti connessi ai procedimenti penali già avviati in Campania per i reati di disastro ed epidemia colposa e riferite alle gestioni criminali di discariche abusive, alle modalità oscure di gestione delle stesse discariche legali e alle attività illecite di tumulazione e sversamento incontrollati di rifiuti tossici che appestano le falde acquifere e le coltivazioni ortofrutticole”.

A cominciare dall’inchiesta sui veleni della discarica di Pianura, per la quale il pm Stefania Budaha chiesto l’archiviazione. Motivazione? E’ impossibile stabilire un rapporto tra i casi di morte di cancro e gli sversamenti illegali dei fanghi e dei rifiuti tossici compiuti per oltre vent’anni nel buco nero della periferia napoletana. Gli avvocati Giovanni Copertino e Valerio De Maio, che seguono 22 parti lese tra parenti delle vittime e l’onlus Oceanus, hanno proposto opposizione per riaprire le indagini, il ricorso verrà discusso a novembre. Ma non è solo una questione di processi e risarcimenti: ”Questo accertamento scientifico mancato – afferma la Operato a proposito del registro tumori – avrebbe potuto orientare diversamente le scelte di politica ambientale sulla localizzazione delle discariche e degli inceneritori in termini di distanza rispetto ai luoghi residenziali ad alta densità abitativa”.


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Nella regione più devastata d'Italia non esiste l'unico strumento accettato dai tribunali per mettere in relazione le malattie tumorali con la presenza di discariche e sversatoi abusivi

Il registro dei tumori della regione Campania non è mai stato attivato. Per le strade di Terzigno ancora oggi la gente scende in strada in protesta contro l’apertura di una nuova discarica, ma nella regione dell’infinita emergenza rifiuti e degli sversamenti abusivi di fanghi tossici dimostrare una correlazione tra malattie e inquinamento non è possibile.

La scoperta del vuoto è merito di un meticoloso lavoro di ricerca fatto da Vittoria Operato, avvocato e consulente giuridico dell’Isde (Associazione Internazionale Medici per l’Ambiente). Uno strumento come il registro dei tumori è fondamentale per mettere in relazione, attraverso studi ufficiali, gli incrementi di casi di cancro con l’esposizione a ipotetici fattori di rischio.

In altre parole, senza il registro è impossibile stabilire una relazione, valida in tribunale, tra un’impennata di tumori su un certo territorio e la presenza nei paraggi di una discarica o di un sito di smaltimento di rifiuti tossici. A nulla servono sotto il profilo legale gli studi di scienziati indipendenti o le analisi epidemiologiche condotte da medici ed esperti che si battono contro l’inquinamento ambientale nella Regione. Può fare testo solo il registro tumori. Che in quasi tutte le regioni esiste. Ma non nella terra devastata dalla più grave emergenza rifiuti del dopoguerra, dove le cave hanno ingoiato per decenni le scorie delle fabbriche del Nord, dove quotidianamente si scoprono casi di inquinamento delle falde acquifere, e dove la spazzatura viene bruciata impunemente per strada lungo i vialoni dell’hinterland napoletano, sprigionando quantità industriali di diossine, come testimoniato da decine di video messi in rete dall’associazione “La Terra dei Fuochi”.

Quel poco che c’è è soltanto un registro ridotto. Copre solo 35 comuni del napoletano e la provincia di Salerno. Ne sono fuori comuni ad alto rischio come quelli dell’area giuglianese e dell’intera provincia di Caserta, devastate da una serie di sversatoi fuorilegge. Su sei milioni di campani, il registro ne copre meno di un milione. Ma non solo. Per carenze di risorse e a causa di software primordiali, dal 2007 fatica nel produrre dati utilizzabili, proprio in coincidenza con lo scoppio di alcune delle più gravi emergenze spazzatura (estate 2007 – dicembre-gennaio 2007-2008).

Quanto sarebbe necessario un registro più completo lo dimostrano i pochi dati disponibili, definiti “agghiaccianti”. Come ricorda l’avvocato Operato, “nel 2007 il tumore al colon-retto in Campania, reputato tumore ‘sentinella’ per tastare il polso all’incremento del tasso di incidenza tumori correlati all’inquinamento ambientale, raggiunge quota 3500 annui (10 nuovi casi al giorno”.

Del resto, che il registro in funzione fosse insufficiente di fronte all’emergenza rifiuti, fu proprio lagiunta Bassolino a scriverlo in una delibera del 17 luglio 2007, la numero 1293. “Nella Regione Campania, in relazione anche all’attuazione dei programmi legati alla risoluzione delle problematiche derivate dalla gestione dei rifiuti, è necessario ed improcrastinabile pianificare lo sviluppo di attività di sanità pubblica e sorveglianza epidemiologica dello stato di salute della popolazione, attraverso il potenziamento delle strutture ad esse dedicate, dotandole di risorse umane e strumentali adeguate”. E ancora: “Allo stato attuale in Campania non esiste un sistema di sorveglianza integrato salute-ambiente tale da consentire rapide valutazioni in campo di tutela della popolazione da rischi ambientali”.

Di qui la scelta di stanziare con la delibera 1293 circa 2 milioni e mezzo di euro per “ampliare la quota di popolazione coperta da registri tumori, in particolare estendendo l’osservazione allaprovincia di Caserta e all’intera provincia di Napoli”. Peccato che di quei fondi si siano perse le tracce. Lo ammettono candidamente l’ex assessore regionale alla Sanità AngeloMontemarano e il consigliere per la sanità del Governatore Stefano Caldoro, il parlamentareRaffaele Calabrò. Il registro tumori di fatto non c’è. E’ documentato in una delibera del commissario straordinario dell’Asl Napoli 3, datata 3 marzo 2010: “Tale finanziamento aggiuntivo – si legge – non ha trovato però, ancora al momento, posto nelle previsioni di spesa della Regione per gli anni 2008 e 2009, per cui non è al momento possibile programmare il potenziamento del registro tumori”.

Con quali conseguenze? “Devastanti – afferma la Operato – perché di fatto ha bloccato in un pantano senza vie d’uscita i risarcimenti connessi ai procedimenti penali già avviati in Campania per i reati di disastro ed epidemia colposa e riferite alle gestioni criminali di discariche abusive, alle modalità oscure di gestione delle stesse discariche legali e alle attività illecite di tumulazione e sversamento incontrollati di rifiuti tossici che appestano le falde acquifere e le coltivazioni ortofrutticole”.

A cominciare dall’inchiesta sui veleni della discarica di Pianura, per la quale il pm Stefania Budaha chiesto l’archiviazione. Motivazione? E’ impossibile stabilire un rapporto tra i casi di morte di cancro e gli sversamenti illegali dei fanghi e dei rifiuti tossici compiuti per oltre vent’anni nel buco nero della periferia napoletana. Gli avvocati Giovanni Copertino e Valerio De Maio, che seguono 22 parti lese tra parenti delle vittime e l’onlus Oceanus, hanno proposto opposizione per riaprire le indagini, il ricorso verrà discusso a novembre. Ma non è solo una questione di processi e risarcimenti: ”Questo accertamento scientifico mancato – afferma la Operato a proposito del registro tumori – avrebbe potuto orientare diversamente le scelte di politica ambientale sulla localizzazione delle discariche e degli inceneritori in termini di distanza rispetto ai luoghi residenziali ad alta densità abitativa”.


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giovedì 28 ottobre 2010

Opinioni su Terzigno


Riportiamo i pensieri puntuali e da noi condivisi di Beppe Grillo, del nostro Segretario Organizzativo Enzo Riccio, di Andrea Balìa del PdSud Napoli e pienamente sposati e sottoscritti anche dal nostro Segretario Nazionale Beppe De Santis.

“Ogni Nazione al tramonto ha i suoi simboli, qualcosa che ne rappresenta l'epitaffio. L'Italia ha la spazzatura e i manganelli. Le due parole più frequenti nel nostro lessico quotidiano. Quando ci ricorderemo della dissoluzione della Seconda Repubblica sentiremo il puzzo delle discariche e rivedremo il sangue dei manifestanti. A Terzigno e a Boscoreale vengono inseguiti con i manganelli dei cittadini italiani. A picchiare uomini e donne con le mani alzate non sono pericolosi extracomunitari e neppure camorristi, ma persone pagate dagli italiani per difendere quegli stessi uomini e donne. Le discariche, trasformate in un problema di ordine pubblico, derivano in realtà da corruzione, cattiva amministrazione, menefreghismo totale del territorio da parte dei politici. Di tutti i politici... ogni distinzione a questo punto tra un Bersani e un Berlusconi, tra un De Luca e un Caldoro, è una presa per il culo. La raccolta differenziata e il riciclaggio delle materie prime, acqua, vetro, plastica e l'utilizzo del resto per il compostaggio non è impossibile, semplicemente non lo si vuole fare. Non sono i campani a puzzare, ad essere incivili, ma il Parlamento, il governo, la Regione Campania, la Confindustria degli inceneritori.
Costi quel che costi si sverserà, si manganellerà.” (Beppe Grillo)

“l'intreccio perverso tra incapacità amministrative ed interessi politico-camorristici-imprenditoria del nord ha fatto precipitare Napoli e la sua provincia in questo baratro senza fine. Destra e sinistra hanno fallito, Bassolino ha fallito e Berlusconi ha fallito, Caldoro ha fallito e la Jervolino ha fallito. Impregilo ha fallito. Diciamolo chiaramente, questo problema ha un'origine antica di almeno 20 anni ed una lunga schiera di colpevoli, tra politici di ogni colore, industriali, commissari e "tecnici".
la ricetta di "discariche ed inceneritori" e' fallita, l'avevamo detto in passato che non era la soluzione "strutturale" del problema, come hanno capito da tempo in tutti i paesi avanzati e come del resto raccomanda la stessa Unione Europea con la politica delle 3 R (Riduzione, Riciclaggio, Riutilizzo), ma e' stata sempre giustificata dalla logica dell' "emergenza", una logica perversa che da un lato impedisce una progettazione seria ed una politica di raccolta differenziata e dall'altro favorisce industriali del Nord coi loro interessi nel campo degli inceneritori, dalla Marcegaglia ad Impregilo fino alla A2A lombarda...
E se nel 1860 si mandarono dei criminali come Cialdini a sparare anche su vecchi, donne e bambini, a bruciare paesi, a sterminare centinaia di migliaia di meridionali con la scusa di "dover debellare il triste fenomeno del brigantaggio"...oggi si manganella contro un popolo che manifesta pacificamente, si sparano lacrimogeni ad altezza uomo, si massacra "in nome della legge", in nome della "ragion di Stato"! Ma perchè "la legge" , "lo Stato" , in questo paese dei "fratelli d'Italia" è sempre contro il popolo del Sud??? Come faranno i figli di quelle persone sanguinanti ad avere "fiducia", ad avere "il senso dello Stato"???
Noi del PdSud che ci consideriamo eredi di quei nostri briganti di ieri, siamo anche a fianco dei "briganti" di oggi di Terzigno che chiedono solo di poter avere una vita normale e di non dover convivere con due discariche puzzolenti (la seconda, ancora da realizzare, sarà nel Parco Naturale del Vesuvio!!!), di non assistere alla crescita di malattie tumorali e al triste destino di essere sempre la discarica del resto del paese che non vuole e che non sa vedere.” (Enzo Riccio)

B & C : Bertolaso, Berlusconi, Bassolino, Caldoro, Cosentino. Ovvero Buffoni e Cialtroni. Come prendere in giro un popolo, passarsi la palla su di un problema di una gravità inaudita : la salute della povera gente messa a rischio dalla scellerata gestione del problema rifiuti. Terzigno è l’ultima tappa di questo percorso diabolico.
Ci conforta un credo ed una speranza : resta poco tempo a questi signori (sic!) prima che un Sud degnamente rappresentato politicamente non “spazzi” ( e questa volta mai termine fu più tristemente più appropriato!) definitivamente le nostre terre dalle loro nefaste presenze! (Andrea Balìa)

Beppe De Santis Segretario Nazionale del Partito del Sud
Andrea Balìa Responsabile Regionale Campania Partito del Sud

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Riportiamo i pensieri puntuali e da noi condivisi di Beppe Grillo, del nostro Segretario Organizzativo Enzo Riccio, di Andrea Balìa del PdSud Napoli e pienamente sposati e sottoscritti anche dal nostro Segretario Nazionale Beppe De Santis.

“Ogni Nazione al tramonto ha i suoi simboli, qualcosa che ne rappresenta l'epitaffio. L'Italia ha la spazzatura e i manganelli. Le due parole più frequenti nel nostro lessico quotidiano. Quando ci ricorderemo della dissoluzione della Seconda Repubblica sentiremo il puzzo delle discariche e rivedremo il sangue dei manifestanti. A Terzigno e a Boscoreale vengono inseguiti con i manganelli dei cittadini italiani. A picchiare uomini e donne con le mani alzate non sono pericolosi extracomunitari e neppure camorristi, ma persone pagate dagli italiani per difendere quegli stessi uomini e donne. Le discariche, trasformate in un problema di ordine pubblico, derivano in realtà da corruzione, cattiva amministrazione, menefreghismo totale del territorio da parte dei politici. Di tutti i politici... ogni distinzione a questo punto tra un Bersani e un Berlusconi, tra un De Luca e un Caldoro, è una presa per il culo. La raccolta differenziata e il riciclaggio delle materie prime, acqua, vetro, plastica e l'utilizzo del resto per il compostaggio non è impossibile, semplicemente non lo si vuole fare. Non sono i campani a puzzare, ad essere incivili, ma il Parlamento, il governo, la Regione Campania, la Confindustria degli inceneritori.
Costi quel che costi si sverserà, si manganellerà.” (Beppe Grillo)

“l'intreccio perverso tra incapacità amministrative ed interessi politico-camorristici-imprenditoria del nord ha fatto precipitare Napoli e la sua provincia in questo baratro senza fine. Destra e sinistra hanno fallito, Bassolino ha fallito e Berlusconi ha fallito, Caldoro ha fallito e la Jervolino ha fallito. Impregilo ha fallito. Diciamolo chiaramente, questo problema ha un'origine antica di almeno 20 anni ed una lunga schiera di colpevoli, tra politici di ogni colore, industriali, commissari e "tecnici".
la ricetta di "discariche ed inceneritori" e' fallita, l'avevamo detto in passato che non era la soluzione "strutturale" del problema, come hanno capito da tempo in tutti i paesi avanzati e come del resto raccomanda la stessa Unione Europea con la politica delle 3 R (Riduzione, Riciclaggio, Riutilizzo), ma e' stata sempre giustificata dalla logica dell' "emergenza", una logica perversa che da un lato impedisce una progettazione seria ed una politica di raccolta differenziata e dall'altro favorisce industriali del Nord coi loro interessi nel campo degli inceneritori, dalla Marcegaglia ad Impregilo fino alla A2A lombarda...
E se nel 1860 si mandarono dei criminali come Cialdini a sparare anche su vecchi, donne e bambini, a bruciare paesi, a sterminare centinaia di migliaia di meridionali con la scusa di "dover debellare il triste fenomeno del brigantaggio"...oggi si manganella contro un popolo che manifesta pacificamente, si sparano lacrimogeni ad altezza uomo, si massacra "in nome della legge", in nome della "ragion di Stato"! Ma perchè "la legge" , "lo Stato" , in questo paese dei "fratelli d'Italia" è sempre contro il popolo del Sud??? Come faranno i figli di quelle persone sanguinanti ad avere "fiducia", ad avere "il senso dello Stato"???
Noi del PdSud che ci consideriamo eredi di quei nostri briganti di ieri, siamo anche a fianco dei "briganti" di oggi di Terzigno che chiedono solo di poter avere una vita normale e di non dover convivere con due discariche puzzolenti (la seconda, ancora da realizzare, sarà nel Parco Naturale del Vesuvio!!!), di non assistere alla crescita di malattie tumorali e al triste destino di essere sempre la discarica del resto del paese che non vuole e che non sa vedere.” (Enzo Riccio)

B & C : Bertolaso, Berlusconi, Bassolino, Caldoro, Cosentino. Ovvero Buffoni e Cialtroni. Come prendere in giro un popolo, passarsi la palla su di un problema di una gravità inaudita : la salute della povera gente messa a rischio dalla scellerata gestione del problema rifiuti. Terzigno è l’ultima tappa di questo percorso diabolico.
Ci conforta un credo ed una speranza : resta poco tempo a questi signori (sic!) prima che un Sud degnamente rappresentato politicamente non “spazzi” ( e questa volta mai termine fu più tristemente più appropriato!) definitivamente le nostre terre dalle loro nefaste presenze! (Andrea Balìa)

Beppe De Santis Segretario Nazionale del Partito del Sud
Andrea Balìa Responsabile Regionale Campania Partito del Sud

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La Campania si sta "incendiando" e il Procuratore Mancuso difende i manifestanti di Terzigno


La Campania si sta La Campania si sta

Di Valerio Rizzo

NAPOLI – I riflettori dei media nazionali sembrano essersi spenti sulla crisi dei rifiuti di Terzigno. Ormai non fa più notizia, poiché da qualche giorno vi è una calma surreale, si tende più a dare risalto alle novità di “gossip del terrore” su Avetrana oppure alle solite polemiche politiche sui vari “Lodi”.
Al contrario, media indipendenti, comitati, gruppi musicali campani stanno facendo in rete un tam-tam continuo di informazioni.


Facebook è il protagonista di questa protesta e diffusione di notizie, nella “bacheca” di una giornalista free-lance, Roberta Lemma, c’è un continuo aggiornamento di notizie provenienti direttamente dalla Rotonda di Terzigno, la zona simbolo della lotta dei cittadini.
Ma non solo, anche molti artisti stanno scendendo in campo e hanno indetto per il 1° novembre la protesta musicale e artistica per il paese campano.
Inoltre numerosi comitati cittadini hanno organizzato per il 30 ottobre una grande manifestazione generale contro le discariche nel Parco Nazionale del Vesuvio.
Nel documento si legge: “i 18 comuni vesuviani si incontreranno dopo le 17 alla rotonda in via Panoramica a Terzigno”, parteciperanno i sindaci e le associazioni di Boscotrecase e Boscoreale.
L’intento dei promotori è di costruire un presidio permanente che tenga alta l'attenzione sul problema campano.
La Campania dunque ribolle e molti sono pronti a giurare che da decenni non si vedeva un fermento così.
Intanto mentre il ministro Prestigiacomo butta benzina sul fuoco affermando che si deve aprire la seconda discarica, al contrario il Procuratore Generale di Nola, che ha la competenza su Terzigno, Paolo Mancuso, durante un’intervista a Repubblica afferma: “"Sono esasperati, basta con la provincializzazione del ciclo dei rifiuti, nel resto della regione ci sono spazi enormi e poco abitati utili per lo scopo" e poi aggiunge: “Cava Sari è allo stremo. Cava Vitiello non è pronta e non lo sarà prima di molto tempo. Allo stato attuale è solo uno dei buchi più grandi d’Europa. Non so come mai, pur essendo stata individuata da quasi due anni, non abbia ancora ricevuto un solo intervento di trasformazione. L’Europa ci dice che Terzigno non è più una soluzione, che bisogna cercare altrove. Il sottosegretario Bertolaso è certo di dimostrare che le informazioni su cui è fondato quel giudizio sono sbagliate. Spero e credo che riuscirà a dimostrarlo; il problema è che invece non credo che la cittadinanza, stanca com’è, sia disposta ad aprirgli nuovo credito”.
Mancuso, ex capo dell’anticamorra e profondo conoscitore del territorio, alla domanda del giornalista di Repubblica: “Se lei vivesse lì, cosa farebbe?” ha risposto: “Io penso che quella gente sia esasperata. Penso che non ne può più. Penso che due enormi discariche in un piccolo paese non siano sopportabili per nessuno”. Parole di giudice!

Fonte:Infooggi

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La Campania si sta La Campania si sta

Di Valerio Rizzo

NAPOLI – I riflettori dei media nazionali sembrano essersi spenti sulla crisi dei rifiuti di Terzigno. Ormai non fa più notizia, poiché da qualche giorno vi è una calma surreale, si tende più a dare risalto alle novità di “gossip del terrore” su Avetrana oppure alle solite polemiche politiche sui vari “Lodi”.
Al contrario, media indipendenti, comitati, gruppi musicali campani stanno facendo in rete un tam-tam continuo di informazioni.


Facebook è il protagonista di questa protesta e diffusione di notizie, nella “bacheca” di una giornalista free-lance, Roberta Lemma, c’è un continuo aggiornamento di notizie provenienti direttamente dalla Rotonda di Terzigno, la zona simbolo della lotta dei cittadini.
Ma non solo, anche molti artisti stanno scendendo in campo e hanno indetto per il 1° novembre la protesta musicale e artistica per il paese campano.
Inoltre numerosi comitati cittadini hanno organizzato per il 30 ottobre una grande manifestazione generale contro le discariche nel Parco Nazionale del Vesuvio.
Nel documento si legge: “i 18 comuni vesuviani si incontreranno dopo le 17 alla rotonda in via Panoramica a Terzigno”, parteciperanno i sindaci e le associazioni di Boscotrecase e Boscoreale.
L’intento dei promotori è di costruire un presidio permanente che tenga alta l'attenzione sul problema campano.
La Campania dunque ribolle e molti sono pronti a giurare che da decenni non si vedeva un fermento così.
Intanto mentre il ministro Prestigiacomo butta benzina sul fuoco affermando che si deve aprire la seconda discarica, al contrario il Procuratore Generale di Nola, che ha la competenza su Terzigno, Paolo Mancuso, durante un’intervista a Repubblica afferma: “"Sono esasperati, basta con la provincializzazione del ciclo dei rifiuti, nel resto della regione ci sono spazi enormi e poco abitati utili per lo scopo" e poi aggiunge: “Cava Sari è allo stremo. Cava Vitiello non è pronta e non lo sarà prima di molto tempo. Allo stato attuale è solo uno dei buchi più grandi d’Europa. Non so come mai, pur essendo stata individuata da quasi due anni, non abbia ancora ricevuto un solo intervento di trasformazione. L’Europa ci dice che Terzigno non è più una soluzione, che bisogna cercare altrove. Il sottosegretario Bertolaso è certo di dimostrare che le informazioni su cui è fondato quel giudizio sono sbagliate. Spero e credo che riuscirà a dimostrarlo; il problema è che invece non credo che la cittadinanza, stanca com’è, sia disposta ad aprirgli nuovo credito”.
Mancuso, ex capo dell’anticamorra e profondo conoscitore del territorio, alla domanda del giornalista di Repubblica: “Se lei vivesse lì, cosa farebbe?” ha risposto: “Io penso che quella gente sia esasperata. Penso che non ne può più. Penso che due enormi discariche in un piccolo paese non siano sopportabili per nessuno”. Parole di giudice!

Fonte:Infooggi

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mercoledì 27 ottobre 2010

La denuncia di Padre Alex Zanotelli su Terzigno, dall'Infedele del 25-10-2010


http://www.youtube.com/watch?v=6TnjSivMlPA

La denuncia di Padre Alex Zanotelli su Terzigno, dall'Infedele del 25-10-2010:
"...tanto di cappello direi alle mamme vulcaniche che hanno inventato di tutto per gridare la loro voglia di vivere, che lottano per i loro figli e il futuro di quella terra... io voglio ringraziare il popolo dei paesi vesuviani perché finalmente ha riportato a galla il bubbone dei rifiuti che noi viviamo a Napoli... l'80% in più dei tumori... Bertolaso è parte del problema che deve essere risolto..."


http://www.youtube.com/watch?v=F2xKfresEro&feature=sub


http://espresso.repubblica.it/dettagl...

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http://www.youtube.com/watch?v=6TnjSivMlPA

La denuncia di Padre Alex Zanotelli su Terzigno, dall'Infedele del 25-10-2010:
"...tanto di cappello direi alle mamme vulcaniche che hanno inventato di tutto per gridare la loro voglia di vivere, che lottano per i loro figli e il futuro di quella terra... io voglio ringraziare il popolo dei paesi vesuviani perché finalmente ha riportato a galla il bubbone dei rifiuti che noi viviamo a Napoli... l'80% in più dei tumori... Bertolaso è parte del problema che deve essere risolto..."


http://www.youtube.com/watch?v=F2xKfresEro&feature=sub


http://espresso.repubblica.it/dettagl...

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lunedì 25 ottobre 2010

La legittima difesa di Terzigno all’ultimo gradino della penitenza

vesuvioinlotta 300x225 La legittima difesa di Terzigno all’ultimo gradino della penitenza
Di Erri De Luca
da il Corriere della Sera 24 ottobre 2010

Si ordina l’apertura della più grande discarica di rifiuti in Europa nel parco Vesuviano, in zona già gravata da uguale servitù. L’atto non è firmato dal comando di piazza di una truppa di occupazione straniera, ma dall’autorità pubblica di uno stato di diritto. Fraintesa la nozione di stato sovrano, ritiene di poter ridurre dei cittadini a sudditi di un impero d’oltremare. Dopo promesse affidate alla durata delle cronache del giorno dopo, e alla misericordia del vento, l’autorità si ripresenta su piazza affidando al suo luogotenente il pacchettino di soluzioni. Evidente la sproporzione tra i due termini: le ragioni di una rivolta per legittima difesa e l’incaricato dell’affare. Un protettore civile deve proteggere con metodi civili: ha invece praticato sul posto l’invio di truppe e metodi militari. Stavolta non bastano più, nemmeno se richiamano effettivi dall’Afghanistan smonteranno la vera protezione civile decisa dai cittadini di Terzigno e di altri comuni. È interamente loro il diritto a proteggersi da comunità civile contro la discarica subìta e quella gigantesca e prossima. Già la prima è da sanare. È certo che produce danni fisici. Non solo a Terzigno, è gran parte del sistema di trattamento dei rifiuti a produrre le micidiali nanoparticelle. Si nega ufficialmente l’evidenza, perché non si adoperano, intenzionalmente, rilevazioni adatte a intercettarle. Sta di fatto che nel raggio di discariche e impianti di smaltimento si concentrano leucemie, neoplasie e altre maledizioni. Contro questa evidenza statistica e scientifica si compatta la barriera dell’omertà ufficiale, più serrata di quella mafiosa. È la dannata contropartita dell’economia dell’abbondanza: la nuova peste, prodotta dagli scarti mal trattati, che produce bubboni dentro anziché in superficie. Si fa gran caso e grancassa intorno ai pericoli della criminalità comune, si gonfiano a mongolfiera modesti episodi di cronaca nera. Si istiga un bisogno artificiale di maggior sicurezza. In questo modo si distrae e si dirotta allarme dalla nuova peste, nascosta e negata, che invece è la più rovinosa aggressione alla incolumità pubblica. A Terzigno, come già in Val di Susa, una comunità, tutta e intera, si batte per il diritto non trattabile alla vita, alla salute, all’aria, almeno quella pulita. Niente significa la promessa, con l’aiuto del vento, di liberare il naso da umori nauseanti: resta ammorbata intorno a una discarica, pure se sa di prosciutto e fichi. Terzigno si batte con unanimità di vite, età, mestieri differenti ricorrendo all’ultima risorsa dell’opposizione, dopo averle sperimentate invano tutte: la rivolta. Non cederanno, anzi. Sono arrivati all’ultimo gradino della penitenza, da lì si è schiacciati o si vince. In una rivolta c’è di tutto. Difficile scremare. Chiamano «Rotonda della Resistenza» lo svincolo che smista vie a Boscoreale. Condivido e aggiungo: No pasaràn. Non passerà l’autorità che chiama emergenza l’effetto della sua incompetenza. Non passerà l’arbitrio di degradare una comunità a lazzaretto. Non passerà nessuna misura imposta con la forza, che ormai non è giusto definire pubblica. È di parte e di una parte che ha torto. Parte lesa è Terzigno che ha preso in mano il suo destino e non se lo fa più spupazzare. Magnifica è già stata la loro pubblica respinta di indennizzi e compensi. «I figli non si pagano», dice Filumena Marturano. Così dice pure Terzigno. A Napoli intanto cresce la temperatura a dispetto dell’autunno inoltrato. Appartengo per nascita a quella gente accampata sotto un vulcano attivo. Conosciamo lunghissime pazienze e fuochi spenti. Ma quando arriva al bordo la colata di collera, la città si ritrova densa e compatta come lava. Nessun sismografo l’avverte quando è pronta e allora guai a chi tocca.

Fonte: il Corriere della Sera 24 ottobre 2010

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vesuvioinlotta 300x225 La legittima difesa di Terzigno all’ultimo gradino della penitenza
Di Erri De Luca
da il Corriere della Sera 24 ottobre 2010

Si ordina l’apertura della più grande discarica di rifiuti in Europa nel parco Vesuviano, in zona già gravata da uguale servitù. L’atto non è firmato dal comando di piazza di una truppa di occupazione straniera, ma dall’autorità pubblica di uno stato di diritto. Fraintesa la nozione di stato sovrano, ritiene di poter ridurre dei cittadini a sudditi di un impero d’oltremare. Dopo promesse affidate alla durata delle cronache del giorno dopo, e alla misericordia del vento, l’autorità si ripresenta su piazza affidando al suo luogotenente il pacchettino di soluzioni. Evidente la sproporzione tra i due termini: le ragioni di una rivolta per legittima difesa e l’incaricato dell’affare. Un protettore civile deve proteggere con metodi civili: ha invece praticato sul posto l’invio di truppe e metodi militari. Stavolta non bastano più, nemmeno se richiamano effettivi dall’Afghanistan smonteranno la vera protezione civile decisa dai cittadini di Terzigno e di altri comuni. È interamente loro il diritto a proteggersi da comunità civile contro la discarica subìta e quella gigantesca e prossima. Già la prima è da sanare. È certo che produce danni fisici. Non solo a Terzigno, è gran parte del sistema di trattamento dei rifiuti a produrre le micidiali nanoparticelle. Si nega ufficialmente l’evidenza, perché non si adoperano, intenzionalmente, rilevazioni adatte a intercettarle. Sta di fatto che nel raggio di discariche e impianti di smaltimento si concentrano leucemie, neoplasie e altre maledizioni. Contro questa evidenza statistica e scientifica si compatta la barriera dell’omertà ufficiale, più serrata di quella mafiosa. È la dannata contropartita dell’economia dell’abbondanza: la nuova peste, prodotta dagli scarti mal trattati, che produce bubboni dentro anziché in superficie. Si fa gran caso e grancassa intorno ai pericoli della criminalità comune, si gonfiano a mongolfiera modesti episodi di cronaca nera. Si istiga un bisogno artificiale di maggior sicurezza. In questo modo si distrae e si dirotta allarme dalla nuova peste, nascosta e negata, che invece è la più rovinosa aggressione alla incolumità pubblica. A Terzigno, come già in Val di Susa, una comunità, tutta e intera, si batte per il diritto non trattabile alla vita, alla salute, all’aria, almeno quella pulita. Niente significa la promessa, con l’aiuto del vento, di liberare il naso da umori nauseanti: resta ammorbata intorno a una discarica, pure se sa di prosciutto e fichi. Terzigno si batte con unanimità di vite, età, mestieri differenti ricorrendo all’ultima risorsa dell’opposizione, dopo averle sperimentate invano tutte: la rivolta. Non cederanno, anzi. Sono arrivati all’ultimo gradino della penitenza, da lì si è schiacciati o si vince. In una rivolta c’è di tutto. Difficile scremare. Chiamano «Rotonda della Resistenza» lo svincolo che smista vie a Boscoreale. Condivido e aggiungo: No pasaràn. Non passerà l’autorità che chiama emergenza l’effetto della sua incompetenza. Non passerà l’arbitrio di degradare una comunità a lazzaretto. Non passerà nessuna misura imposta con la forza, che ormai non è giusto definire pubblica. È di parte e di una parte che ha torto. Parte lesa è Terzigno che ha preso in mano il suo destino e non se lo fa più spupazzare. Magnifica è già stata la loro pubblica respinta di indennizzi e compensi. «I figli non si pagano», dice Filumena Marturano. Così dice pure Terzigno. A Napoli intanto cresce la temperatura a dispetto dell’autunno inoltrato. Appartengo per nascita a quella gente accampata sotto un vulcano attivo. Conosciamo lunghissime pazienze e fuochi spenti. Ma quando arriva al bordo la colata di collera, la città si ritrova densa e compatta come lava. Nessun sismografo l’avverte quando è pronta e allora guai a chi tocca.

Fonte: il Corriere della Sera 24 ottobre 2010

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