lunedì 14 dicembre 2009

Emergenza rifiuti a Palermo

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venerdì 11 dicembre 2009

A Napoli l’emergenza rifiuti è finita… solo per la Tv

Mentre Bertolaso minaccia di chiedere la rimozione della Iervolino, la rimozione definitiva dei rifiuti resta una chimera. Ecco cosa si può trovare vicino all’aeroporto di Capodichino.

Guido Bertolaso ha deciso di fare le cose in grande. Dopo aver deferito al Consiglio dei Ministri ben 9 comuni campani (quasi tutti amministrati dal centrodestra) per essersi dimostrati “inadempienti sul fronte dell’emergenza rifiuti” adesso ha messo nel mirino il bersaglio grosso: Napoli e, in particolare, la sua sindaca Rosa Russo Iervolino. Per la verità, i comuni finiti sotto la lente dell’ormai dimissionario capo della Protezione civile sono ben 176 sui 551 della Campania. Ma lo scioglimento di Napoli, inutile girarci intorno, avrebbe ripercussioni politiche sull’intero scenario nazionale. Per Bertolaso, la città è sporca e al di là del mancato raggiungimento del risultato minimo sulla raccolta differenziata. A pesare nella valutazione negativa è soprattutto la gestione dell’intero ciclo dei rifiuti. In pratica, nell’ultimo anno sono state attivate le nuove discariche e il termovalorizzatore di Acerra (in verità, quest’ultimo in modo molto parziale), ma se si esclude il perimetro di via Chiaia e qualche pezzo del centro storico, la città si presenta quasi sempre sporca. Con rifiuti speciali, a cominciare da numerosissimi elettrodomestici, abbandonati per giorni per le strade. A poco è servito, a detta degli stessi uomini del commissariato ai rifiuti, caricare oltre misura la “nuova” discarica di Chiaiano. Adesso, ogni giorno, scaricano ben 180 camion (contro gli iniziali 100 previsti) per la raccolta dei rifiuti. I risultati scadenti, però, sono sotto gli occhi di tanti cittadini partenopei. Debitamente a distanza, finora, sono state tenute le sole telecamere dei tg nazionali. La vulgata pubblicitaria del governo Berlusconi, dopotutto, vuole ancora che si parli di “missione compiuta” e di “fine dell’emergenza”. La realtà, anche se per involontario merito delle stesse denuncie d’inadempienza di Bertolaso, sta però nuovamente affiorando in tutta la sua gravità.

UNA MONTAGNA DI MONNEZZA – A solo qualche km dall’aeroporto di Capodichino, ci si imbatte in una vera e propria montagna di spazzatura. Siamo nella profonda periferia Nord-Est del capoluogo campano, su una strada inaccessibile e mai completata, ignota anche ai navigatori satellitari. Una strada comunale chiusa al traffico di cui nemmeno i vigili urbani del comune conoscono l’esatta ubicazione. Una maleodorante “isola che non c’è”, piazzata tra i quartieri di Poggioreale e San Pietro a Patierno. Poco distante, come detto, dallo scalo aeroportuale. In realtà, è l’ennesima, discarica abusiva di cui è disseminata la periferia napoletana e, ancor di più, l’intera provincia. Un striscia di suolo pubblico dove non si cammina e, soprattutto, non si respira. Uno sversatoio che qui tanti conoscono e che pure in pochi denunciano. Posti così, tuttavia, sono anche un “paradiso” per tutti quelli vogliono evitare di pagare i costi di smaltimento per gli scarti speciali. Un “paradiso” dell’illegalità dove, appunto, è facile immaginare chi la fa da padrone. La camorra, anche se, ci fanno notare, bisogna dirlo sottovoce. La “monnezza” è diventa, oramai, una parete alta una decina di metri, praticamente insormontabile da scalare. Da quanto tempo va avanti questo scempio? Dieci, quindici, venti anni? No. Questo strazio è recente. Appena pochi mesi fa, l’arteria era stata bonificata dal comune e dall’Asìa, la società che si occupa dello smaltimento dei rifiuti in città, che dopo le tante proteste e denuncie di associazioni e cittadini erano finalmente scesi in campo per liberare la strada dai rifiuti depositati in enormi cumuli ai lati della carreggiata. Un restyling tanto effimero quanto inutile. Via Cupa Principe (nome omen), nota ai più come una scorciatoia, percorsa quasi esclusivamente dai residenti del circondario, per accorciare i tempi tra l’aeroporto e l’ingresso della tangenziale di Secondigliano, oggi è nuovamente una discarica a cielo aperto. Sono bastati solo pochi mesi a compiere questo disastro ambientale. Una muraglia, fatta per lo più da vecchi copertoni abbandonati, è la minacciosa “difesa” di questo regno incantato del malaffare così come si presenta all’occhio del cronista. Lastre di amianto, flaconi di probabile origine ospedaliera e tanti bidoni arrugginiti contenenti strane e puzzolenti sostanze, fanno poi da contorno. E pensare che a soli pochi metri, non lontano dalle sterpaglie che costeggiano l’altro lato della strada, è possibile notare persino qualche vigneto e dei campi agricoli coltivati, mentre i liquami dei rifiuti affondano dall’altra parte, nello stesso sottosuolo.

IL SEVIZIO NON C’È, PERÒ LO PAGHI - Tutto questo mentre il governo Berlusconi ha deciso di non trasferire più ai comuni i fondi necessari, pari a circa il 60% del totale, a coprire l’intero costo dello smaltimento dei rifiuti, addossando sugli enti locali l’ingrato compito di aumentare la tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu). Si è così determinato un aumento ingiustificato della tassa, anche alla luce della scarsa qualità del servizio erogato e dall’assoluta incapacità della stessa Asìa nel raggiungere i livelli che la legge prescrive per la raccolta differenziata. A Napoli si è intorno al 18%, Bertolaso aveva previsto una soglia minima del 25% e se questo limite non fosse stato raggiunto, come detto, sarebbe scattato il commissariamento del comune. Passerà dalle parole ai fatti?

Fonte:Giornalettismo

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Mentre Bertolaso minaccia di chiedere la rimozione della Iervolino, la rimozione definitiva dei rifiuti resta una chimera. Ecco cosa si può trovare vicino all’aeroporto di Capodichino.

Guido Bertolaso ha deciso di fare le cose in grande. Dopo aver deferito al Consiglio dei Ministri ben 9 comuni campani (quasi tutti amministrati dal centrodestra) per essersi dimostrati “inadempienti sul fronte dell’emergenza rifiuti” adesso ha messo nel mirino il bersaglio grosso: Napoli e, in particolare, la sua sindaca Rosa Russo Iervolino. Per la verità, i comuni finiti sotto la lente dell’ormai dimissionario capo della Protezione civile sono ben 176 sui 551 della Campania. Ma lo scioglimento di Napoli, inutile girarci intorno, avrebbe ripercussioni politiche sull’intero scenario nazionale. Per Bertolaso, la città è sporca e al di là del mancato raggiungimento del risultato minimo sulla raccolta differenziata. A pesare nella valutazione negativa è soprattutto la gestione dell’intero ciclo dei rifiuti. In pratica, nell’ultimo anno sono state attivate le nuove discariche e il termovalorizzatore di Acerra (in verità, quest’ultimo in modo molto parziale), ma se si esclude il perimetro di via Chiaia e qualche pezzo del centro storico, la città si presenta quasi sempre sporca. Con rifiuti speciali, a cominciare da numerosissimi elettrodomestici, abbandonati per giorni per le strade. A poco è servito, a detta degli stessi uomini del commissariato ai rifiuti, caricare oltre misura la “nuova” discarica di Chiaiano. Adesso, ogni giorno, scaricano ben 180 camion (contro gli iniziali 100 previsti) per la raccolta dei rifiuti. I risultati scadenti, però, sono sotto gli occhi di tanti cittadini partenopei. Debitamente a distanza, finora, sono state tenute le sole telecamere dei tg nazionali. La vulgata pubblicitaria del governo Berlusconi, dopotutto, vuole ancora che si parli di “missione compiuta” e di “fine dell’emergenza”. La realtà, anche se per involontario merito delle stesse denuncie d’inadempienza di Bertolaso, sta però nuovamente affiorando in tutta la sua gravità.

UNA MONTAGNA DI MONNEZZA – A solo qualche km dall’aeroporto di Capodichino, ci si imbatte in una vera e propria montagna di spazzatura. Siamo nella profonda periferia Nord-Est del capoluogo campano, su una strada inaccessibile e mai completata, ignota anche ai navigatori satellitari. Una strada comunale chiusa al traffico di cui nemmeno i vigili urbani del comune conoscono l’esatta ubicazione. Una maleodorante “isola che non c’è”, piazzata tra i quartieri di Poggioreale e San Pietro a Patierno. Poco distante, come detto, dallo scalo aeroportuale. In realtà, è l’ennesima, discarica abusiva di cui è disseminata la periferia napoletana e, ancor di più, l’intera provincia. Un striscia di suolo pubblico dove non si cammina e, soprattutto, non si respira. Uno sversatoio che qui tanti conoscono e che pure in pochi denunciano. Posti così, tuttavia, sono anche un “paradiso” per tutti quelli vogliono evitare di pagare i costi di smaltimento per gli scarti speciali. Un “paradiso” dell’illegalità dove, appunto, è facile immaginare chi la fa da padrone. La camorra, anche se, ci fanno notare, bisogna dirlo sottovoce. La “monnezza” è diventa, oramai, una parete alta una decina di metri, praticamente insormontabile da scalare. Da quanto tempo va avanti questo scempio? Dieci, quindici, venti anni? No. Questo strazio è recente. Appena pochi mesi fa, l’arteria era stata bonificata dal comune e dall’Asìa, la società che si occupa dello smaltimento dei rifiuti in città, che dopo le tante proteste e denuncie di associazioni e cittadini erano finalmente scesi in campo per liberare la strada dai rifiuti depositati in enormi cumuli ai lati della carreggiata. Un restyling tanto effimero quanto inutile. Via Cupa Principe (nome omen), nota ai più come una scorciatoia, percorsa quasi esclusivamente dai residenti del circondario, per accorciare i tempi tra l’aeroporto e l’ingresso della tangenziale di Secondigliano, oggi è nuovamente una discarica a cielo aperto. Sono bastati solo pochi mesi a compiere questo disastro ambientale. Una muraglia, fatta per lo più da vecchi copertoni abbandonati, è la minacciosa “difesa” di questo regno incantato del malaffare così come si presenta all’occhio del cronista. Lastre di amianto, flaconi di probabile origine ospedaliera e tanti bidoni arrugginiti contenenti strane e puzzolenti sostanze, fanno poi da contorno. E pensare che a soli pochi metri, non lontano dalle sterpaglie che costeggiano l’altro lato della strada, è possibile notare persino qualche vigneto e dei campi agricoli coltivati, mentre i liquami dei rifiuti affondano dall’altra parte, nello stesso sottosuolo.

IL SEVIZIO NON C’È, PERÒ LO PAGHI - Tutto questo mentre il governo Berlusconi ha deciso di non trasferire più ai comuni i fondi necessari, pari a circa il 60% del totale, a coprire l’intero costo dello smaltimento dei rifiuti, addossando sugli enti locali l’ingrato compito di aumentare la tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu). Si è così determinato un aumento ingiustificato della tassa, anche alla luce della scarsa qualità del servizio erogato e dall’assoluta incapacità della stessa Asìa nel raggiungere i livelli che la legge prescrive per la raccolta differenziata. A Napoli si è intorno al 18%, Bertolaso aveva previsto una soglia minima del 25% e se questo limite non fosse stato raggiunto, come detto, sarebbe scattato il commissariamento del comune. Passerà dalle parole ai fatti?

Fonte:Giornalettismo

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mercoledì 9 dicembre 2009

Acerra (Napoli) si irrigano i campi coltivati con acqua contaminata Striscia la Notizia 8 12 2009



http://www.laterradeifuochi.it
rifiuti che vengono puntualmente bruciati proprio in vicinanza delle coltivazioni !!
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http://www.laterradeifuochi.it
rifiuti che vengono puntualmente bruciati proprio in vicinanza delle coltivazioni !!

lunedì 9 novembre 2009

NAPOLI, UN "OLOCAUSTO" TACIUTO

Ho sentito di scrivere come prefazione al pezzo queste semplici righe.

La scienza ci insegna che le malattie non sono dovute a disgrazie o a punizioni divine, bensì sono frutto delle nostre azioni, indifferenza ma soprattutto della nostra ignoranza.

Tutti dobbiamo lottare per la tutela dell'Ambiente e di conseguenza per la Salute Pubblica, bene primario d'ogni nazione. Un popolo sano è un popolo vitale, operoso, produttivo.

La Salute non può essere un Business. I Tumori non vanno soltanto curati, ma soprattutto PREVENUTI !!!

Da anni si vedono campagne di raccolta fondi per la ricerca sul Cancro. Al contrario mai nessuno che pratichi una reale prevenzione, anzi...

Dov'è la prova di ciò che dico ? Semplice, basta considerare gli scempi ambientali di Stato o quelli consentiti dallo Stato. I disastri del Petrolchimico di Porto Marghera, l'Ilva di Taranto, l'emergenza rifiuti in Campania e la questione Terra dei Fuochi, Scuole e palazzi costruiti con rifiuti tossici a Crotone, la Nave dei Veleni affondata in Calabria ecc. ecc.

Ogni anno vengono raccolti milioni di euro per la ricerca, ma nessuna misura o legge dello Stato che condanni pesantemente e scoraggi i crimini ambientali che purtroppo ci procurano tremende malattie.

In questa settimana di raccolta fondi per la ricerca sul Cancro, dedichiamo il seguente post all'AIRC, Associazione impegnata nella raccolta fondi per la ricerca, con l'augurio che così come fanno per la ricerca, d'ora in avanti, s'impegnino ugualmente anche per promuoverne la prevenzione!

Le Istituzioni quali il Parlamento, il Ministero della Sanità, quello dell'Ambiente e gli altri organi preposti hanno fatto e continuano a fare troppo poco. Anzi, NON legiferando seriamente in materia di tutela ambientale ed eco sostenibilità, lo Stato si rende complice d'un Sistema perverso, il quale, paradossalmente estremizzando nel ragionamento, non vuole l'uomo libero di vivere la propria vita, ma al contrario lo vede schiavo delle proprie malattie. Altroché articolo 32 della Costituzione!

Infatti, se le malattie continueranno a essere un Business redditizio e la Salute non è un bene pubblico, allora, non più i contratti di lavoro o quelli bancari, bensì le malattie incurabili, saranno le "nuove catene" per l'umanità del terzo millennio !

Angelo Ferrillo



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Articolo di Francesco Bertolucci. ---- da www.democrazialegalita.it


”Emergenza rifiuti superata”. Questo diceva su Napoli, più di un anno fa, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi davanti ai microfoni di RaiNews24. La spazzatura che aveva invaso sino a quel momento il capoluogo campano, pareva dunque sparita, eliminata, vinta.

E la sua “sconfitta” era diventata motivo di vanto e orgoglio del governo italiano.



Nel frattempo, il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, insieme al Prefetto di Napoli Alessandro Pansa, è finito sotto indagine dalla Procura di Napoli per presunte irregolarità nell'affidamento dei lavori di bonifica di siti e falde inquinati lungo il litorale flegreo (i reati ipotizzati sono concorso in abuso di ufficio, falso, truffa ai danni dello Stato e corruzione), il sottosegretario all'economia Nicola Cosentino per possibili connivenze con la camorra nello smaltimento di sostanze tossiche mentre una richiesta di rinvio a giudizio per gestione abusiva dei rifiuti è stata avanzata dalla procura partenopea nei confronti del direttore della protezione civile Guido Bertolaso.

Tralasciando comunque gli indagati ed il fatto che i rifiuti possano esserci ancora o no, dato che l'opinione governo-cittadini in merito sembra che spesso discordi, viene da chiedersi a cosa abbia portato questa situazione.

Ovvero, quanto abbiano inciso anni e anni di malagestione del problema rifiuti, sul territorio ed i suoi abitanti.



“A Napoli – spiega Antonio Marfella, tossicologo e oncologo dell'Ospedale Pascale di Napoli - insieme ad un numero di patologie come Infertilità, Alzheimer o Diabete, sono aumentati il numero di Tumori, soprattutto quelli più incurabili.

Quelli al fegato del 300 per cento, quelli infantili sono il doppio rispetto agli Stati Uniti mentre per quanto riguarda i tumori al polmone, così come quelli alla vescica dovuti in gran parte ai solventi usati dagli scarpifici, la città ne detiene il triste primato italiano insieme al Piemonte.

Il Mesotelioma infatti, tra i più incurabili ma del tutto prevenibile, ci accomuna ai piemontesi che pagano la presenza sul loro territorio di miniere di amianto quando noi paghiamo quelle specie di "miniere a cielo aperto" che sono state prima le migliaia di tonnellate che giacevano abbandonate da anni in pieno centro storico nel porto di fronte all'edificio del quotidiano Il Roma, ed ora le 10 mila tonnellate di amianto polverizzato stanti nella discarica di Chiaiano dove i rifiuti urbani coprono lo scarico di rifiuti tossici. È un dato di fatto poi che ogni giorno, 9 napoletani scoprono di avere un tumore”.



Un dato, che si accompagna a quello fornito dall'Istat il quale, in una ricerca sull'aspettativa di vita nel belpaese, ha scoperto che chi nasce in Campania ha 2 anni di vita in meno: 81,4, rispetto all'aspettativa massima italiana: 83,9.

La regione meridionale però, non è uniforme in questa statistica.

“In Campania – afferma l'oncologo – abbiamo molte zone di buona qualità come Avellino, Benevento e Salerno che, nonostante siano colpite da degrado ambientale, migliorano la media. Se facciamo riferimento a queste 3 province, siamo nella media nazionale. Se invece prendiamo in considerazione solo le zone di Napoli e Caserta, è probabile che da 2 anni in meno si passi a 4. Tutto questo, non si può attribuire a niente di individuale. Non si può pensare che un napoletano fumi più di un milanese o che abbia una dieta peggiore rispetto a qualsiasi altro abitante della penisola”.



La motivazione a quanto pare, rimane legata al problema inquinamento.

“Il degrado generale della qualità della vita in Campania, in particolare a Napoli e Caserta – precisa il medico dell'ospedale napoletano – è sicuramente uno dei motivi a cui si può imputare questa situazione. Facendo un parallelo con altre città, possiamo vedere che Napoli è certamente una città più inquinata di Milano. Qua produciamo 200 tonnellate di benzene mentre nella metropoli lombarda, che è molto più grande, solo 100 in più. A Napoli, c'è un controllo ambientale pessimo. Negli ultimi anni la città ha visto incrementare di ben il 40 per cento gli sforamenti giornalieri di polveri sottili.

I parametri sanitari sono in peggioramento ed il problema dei rifiuti tossici industriali, sversati ovunque si potessero sversare, è una aggravante unica al mondo.

L'azione combinata di rifiuti tossici, diossina e virus, dà risultati devastanti. E con paradossi notevoli visto che, per dirne una, si registrano più tumori nelle zone meno urbanizzate. Acerra, una delle migliori zone agricole italiane capace di dare 2 raccolti annui anche senza bisogno di concime, registra una percentuale di tumori e malformazioni maggiori rispetto a Napoli mentre Calabricito ha livelli di diossina incredibili. Qui, sono state trovate pecore piene di diossine e policlorobifenili (Pcb) con livelli tali da far pensare che queste pascolassero in una zona battuta quotidianamente da un robustissimo traffico di mezzi pesanti”.



Prendendo in esame quest'ultimo fatto, vi è da sottolineare che gli elevati livelli di policlorobifenili, una classe di composti organici tossici per l'essere umano usati anche come fluidi per circuiti idraulici, lubrificanti e oli da taglio, sono un elemento talmente nocivo da poter causare l'endometriosi.

Una malattia questa, di origine fetale come scoperto recentemente dal presidente della Fondazione Italiana Endometriosi Onlus, Pietro Giulio Signorili, che nel nostro paese colpisce 3 milioni di donne, 14 milioni in Europa e 150 milioni in tutto il mondo. Ha costi sociali ed economici rilevanti per i sintomi a cui si accompagna, come rapporti sessuali dolorosi, infertilità, dolore pelvico, mestruazioni dolorose e stanchezza fisica, e si manifesta con l'arrivo delle mestruazioni.



"Dopo 319 anni – ha dichiarato in merito il 4 marzo scorso Signorile all'Apcom – abbiamo dimostrato l'origine della malattia che passa da cronica a congenita e cioè presente nel soggetto femminile sin dall'età fetale. Molto probabilmente alterazioni di uno o più geni potrebbero essere dovute a fattori ambientali che alterano la loro espressione, come inquinanti o estrogeni. Abbiamo riscontrato che esponendo topi a sostanze come bisfenoli, queste provocano malformazioni dell'apparato genitale e forme di endometriosi nei loro discendenti”.



Il calcolo delle malformazioni neonatali, per quanto assurdo possa sembrare, riesce addirittura a rendere ancora più nera la situazione.

“Gli studi dell’Istituto Superiore di Sanità – sottolinea Marfella – confermano un aumento sino all’83 per cento delle malformazioni neonatali nei cittadini campani residenti in prossimità di discariche sia autorizzate che abusive.
Le malformazioni riguardano soprattutto due sistemi: apparato urogenitale e sistema nervoso centrale. In pratica, i due sistemi più stimolati alla crescita nel periodo di vita intrauterino e neonatale”.



Tutto questo, ha portato alle proteste anche dei militari americani di stanza sul territorio visto che la percentuale di malformazioni, ogni 100 nascite, di bambini dei soldati concepiti in Campania è del 3,6 per cento contro il 2,35 delle altre basi navali all'estero.

Che la colpa sia dell'inquinamento dell'area, una ricerca condotta dal Naval Healt Reserch Center di San Diego non è riuscita a provarlo con certezza anche se ha evidenziato un aumento notevole di asma tra i militari, dovuto probabilmente “all'accresciuta esposizione al fumo derivante dalla pratica di bruciare i rifiuti” come si legge nel rapporto firmato dal dottor Timothy Halenkamp del comando militare della marina militare statunitense di Napoli.

Di sicuro, c'è che quotidianamente i soldati a stelle e striscie per lavarsi e cucinare utilizzino, a differenza degli italiani normalmente residenti, solo acqua in bottiglia visto che, una analisi delle risorse idriche fatte nelle abitazioni prese in affitto dal personale militare americano, ha trovato altissime concentrazioni di componenti organici volatili nelle case del comune di Casal di Principe e quantità di tetracloroetene, diossina e arsenico in quelle di Arzano, Marcianise e Villa Literno.



Il quadro della situazione allo stato attuale quindi, senza contare a cosa porterà in futuro, è da definirsi tutt'altro che roseo. “Stanno nascondendo un olocausto – chiosa amaramente Marfella – visto che ci sono almeno 3 milioni di persone che sono state massacrate dalle patologie che ha portato questa situazione”.
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Ho sentito di scrivere come prefazione al pezzo queste semplici righe.

La scienza ci insegna che le malattie non sono dovute a disgrazie o a punizioni divine, bensì sono frutto delle nostre azioni, indifferenza ma soprattutto della nostra ignoranza.

Tutti dobbiamo lottare per la tutela dell'Ambiente e di conseguenza per la Salute Pubblica, bene primario d'ogni nazione. Un popolo sano è un popolo vitale, operoso, produttivo.

La Salute non può essere un Business. I Tumori non vanno soltanto curati, ma soprattutto PREVENUTI !!!

Da anni si vedono campagne di raccolta fondi per la ricerca sul Cancro. Al contrario mai nessuno che pratichi una reale prevenzione, anzi...

Dov'è la prova di ciò che dico ? Semplice, basta considerare gli scempi ambientali di Stato o quelli consentiti dallo Stato. I disastri del Petrolchimico di Porto Marghera, l'Ilva di Taranto, l'emergenza rifiuti in Campania e la questione Terra dei Fuochi, Scuole e palazzi costruiti con rifiuti tossici a Crotone, la Nave dei Veleni affondata in Calabria ecc. ecc.

Ogni anno vengono raccolti milioni di euro per la ricerca, ma nessuna misura o legge dello Stato che condanni pesantemente e scoraggi i crimini ambientali che purtroppo ci procurano tremende malattie.

In questa settimana di raccolta fondi per la ricerca sul Cancro, dedichiamo il seguente post all'AIRC, Associazione impegnata nella raccolta fondi per la ricerca, con l'augurio che così come fanno per la ricerca, d'ora in avanti, s'impegnino ugualmente anche per promuoverne la prevenzione!

Le Istituzioni quali il Parlamento, il Ministero della Sanità, quello dell'Ambiente e gli altri organi preposti hanno fatto e continuano a fare troppo poco. Anzi, NON legiferando seriamente in materia di tutela ambientale ed eco sostenibilità, lo Stato si rende complice d'un Sistema perverso, il quale, paradossalmente estremizzando nel ragionamento, non vuole l'uomo libero di vivere la propria vita, ma al contrario lo vede schiavo delle proprie malattie. Altroché articolo 32 della Costituzione!

Infatti, se le malattie continueranno a essere un Business redditizio e la Salute non è un bene pubblico, allora, non più i contratti di lavoro o quelli bancari, bensì le malattie incurabili, saranno le "nuove catene" per l'umanità del terzo millennio !

Angelo Ferrillo



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Articolo di Francesco Bertolucci. ---- da www.democrazialegalita.it


”Emergenza rifiuti superata”. Questo diceva su Napoli, più di un anno fa, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi davanti ai microfoni di RaiNews24. La spazzatura che aveva invaso sino a quel momento il capoluogo campano, pareva dunque sparita, eliminata, vinta.

E la sua “sconfitta” era diventata motivo di vanto e orgoglio del governo italiano.



Nel frattempo, il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, insieme al Prefetto di Napoli Alessandro Pansa, è finito sotto indagine dalla Procura di Napoli per presunte irregolarità nell'affidamento dei lavori di bonifica di siti e falde inquinati lungo il litorale flegreo (i reati ipotizzati sono concorso in abuso di ufficio, falso, truffa ai danni dello Stato e corruzione), il sottosegretario all'economia Nicola Cosentino per possibili connivenze con la camorra nello smaltimento di sostanze tossiche mentre una richiesta di rinvio a giudizio per gestione abusiva dei rifiuti è stata avanzata dalla procura partenopea nei confronti del direttore della protezione civile Guido Bertolaso.

Tralasciando comunque gli indagati ed il fatto che i rifiuti possano esserci ancora o no, dato che l'opinione governo-cittadini in merito sembra che spesso discordi, viene da chiedersi a cosa abbia portato questa situazione.

Ovvero, quanto abbiano inciso anni e anni di malagestione del problema rifiuti, sul territorio ed i suoi abitanti.



“A Napoli – spiega Antonio Marfella, tossicologo e oncologo dell'Ospedale Pascale di Napoli - insieme ad un numero di patologie come Infertilità, Alzheimer o Diabete, sono aumentati il numero di Tumori, soprattutto quelli più incurabili.

Quelli al fegato del 300 per cento, quelli infantili sono il doppio rispetto agli Stati Uniti mentre per quanto riguarda i tumori al polmone, così come quelli alla vescica dovuti in gran parte ai solventi usati dagli scarpifici, la città ne detiene il triste primato italiano insieme al Piemonte.

Il Mesotelioma infatti, tra i più incurabili ma del tutto prevenibile, ci accomuna ai piemontesi che pagano la presenza sul loro territorio di miniere di amianto quando noi paghiamo quelle specie di "miniere a cielo aperto" che sono state prima le migliaia di tonnellate che giacevano abbandonate da anni in pieno centro storico nel porto di fronte all'edificio del quotidiano Il Roma, ed ora le 10 mila tonnellate di amianto polverizzato stanti nella discarica di Chiaiano dove i rifiuti urbani coprono lo scarico di rifiuti tossici. È un dato di fatto poi che ogni giorno, 9 napoletani scoprono di avere un tumore”.



Un dato, che si accompagna a quello fornito dall'Istat il quale, in una ricerca sull'aspettativa di vita nel belpaese, ha scoperto che chi nasce in Campania ha 2 anni di vita in meno: 81,4, rispetto all'aspettativa massima italiana: 83,9.

La regione meridionale però, non è uniforme in questa statistica.

“In Campania – afferma l'oncologo – abbiamo molte zone di buona qualità come Avellino, Benevento e Salerno che, nonostante siano colpite da degrado ambientale, migliorano la media. Se facciamo riferimento a queste 3 province, siamo nella media nazionale. Se invece prendiamo in considerazione solo le zone di Napoli e Caserta, è probabile che da 2 anni in meno si passi a 4. Tutto questo, non si può attribuire a niente di individuale. Non si può pensare che un napoletano fumi più di un milanese o che abbia una dieta peggiore rispetto a qualsiasi altro abitante della penisola”.



La motivazione a quanto pare, rimane legata al problema inquinamento.

“Il degrado generale della qualità della vita in Campania, in particolare a Napoli e Caserta – precisa il medico dell'ospedale napoletano – è sicuramente uno dei motivi a cui si può imputare questa situazione. Facendo un parallelo con altre città, possiamo vedere che Napoli è certamente una città più inquinata di Milano. Qua produciamo 200 tonnellate di benzene mentre nella metropoli lombarda, che è molto più grande, solo 100 in più. A Napoli, c'è un controllo ambientale pessimo. Negli ultimi anni la città ha visto incrementare di ben il 40 per cento gli sforamenti giornalieri di polveri sottili.

I parametri sanitari sono in peggioramento ed il problema dei rifiuti tossici industriali, sversati ovunque si potessero sversare, è una aggravante unica al mondo.

L'azione combinata di rifiuti tossici, diossina e virus, dà risultati devastanti. E con paradossi notevoli visto che, per dirne una, si registrano più tumori nelle zone meno urbanizzate. Acerra, una delle migliori zone agricole italiane capace di dare 2 raccolti annui anche senza bisogno di concime, registra una percentuale di tumori e malformazioni maggiori rispetto a Napoli mentre Calabricito ha livelli di diossina incredibili. Qui, sono state trovate pecore piene di diossine e policlorobifenili (Pcb) con livelli tali da far pensare che queste pascolassero in una zona battuta quotidianamente da un robustissimo traffico di mezzi pesanti”.



Prendendo in esame quest'ultimo fatto, vi è da sottolineare che gli elevati livelli di policlorobifenili, una classe di composti organici tossici per l'essere umano usati anche come fluidi per circuiti idraulici, lubrificanti e oli da taglio, sono un elemento talmente nocivo da poter causare l'endometriosi.

Una malattia questa, di origine fetale come scoperto recentemente dal presidente della Fondazione Italiana Endometriosi Onlus, Pietro Giulio Signorili, che nel nostro paese colpisce 3 milioni di donne, 14 milioni in Europa e 150 milioni in tutto il mondo. Ha costi sociali ed economici rilevanti per i sintomi a cui si accompagna, come rapporti sessuali dolorosi, infertilità, dolore pelvico, mestruazioni dolorose e stanchezza fisica, e si manifesta con l'arrivo delle mestruazioni.



"Dopo 319 anni – ha dichiarato in merito il 4 marzo scorso Signorile all'Apcom – abbiamo dimostrato l'origine della malattia che passa da cronica a congenita e cioè presente nel soggetto femminile sin dall'età fetale. Molto probabilmente alterazioni di uno o più geni potrebbero essere dovute a fattori ambientali che alterano la loro espressione, come inquinanti o estrogeni. Abbiamo riscontrato che esponendo topi a sostanze come bisfenoli, queste provocano malformazioni dell'apparato genitale e forme di endometriosi nei loro discendenti”.



Il calcolo delle malformazioni neonatali, per quanto assurdo possa sembrare, riesce addirittura a rendere ancora più nera la situazione.

“Gli studi dell’Istituto Superiore di Sanità – sottolinea Marfella – confermano un aumento sino all’83 per cento delle malformazioni neonatali nei cittadini campani residenti in prossimità di discariche sia autorizzate che abusive.
Le malformazioni riguardano soprattutto due sistemi: apparato urogenitale e sistema nervoso centrale. In pratica, i due sistemi più stimolati alla crescita nel periodo di vita intrauterino e neonatale”.



Tutto questo, ha portato alle proteste anche dei militari americani di stanza sul territorio visto che la percentuale di malformazioni, ogni 100 nascite, di bambini dei soldati concepiti in Campania è del 3,6 per cento contro il 2,35 delle altre basi navali all'estero.

Che la colpa sia dell'inquinamento dell'area, una ricerca condotta dal Naval Healt Reserch Center di San Diego non è riuscita a provarlo con certezza anche se ha evidenziato un aumento notevole di asma tra i militari, dovuto probabilmente “all'accresciuta esposizione al fumo derivante dalla pratica di bruciare i rifiuti” come si legge nel rapporto firmato dal dottor Timothy Halenkamp del comando militare della marina militare statunitense di Napoli.

Di sicuro, c'è che quotidianamente i soldati a stelle e striscie per lavarsi e cucinare utilizzino, a differenza degli italiani normalmente residenti, solo acqua in bottiglia visto che, una analisi delle risorse idriche fatte nelle abitazioni prese in affitto dal personale militare americano, ha trovato altissime concentrazioni di componenti organici volatili nelle case del comune di Casal di Principe e quantità di tetracloroetene, diossina e arsenico in quelle di Arzano, Marcianise e Villa Literno.



Il quadro della situazione allo stato attuale quindi, senza contare a cosa porterà in futuro, è da definirsi tutt'altro che roseo. “Stanno nascondendo un olocausto – chiosa amaramente Marfella – visto che ci sono almeno 3 milioni di persone che sono state massacrate dalle patologie che ha portato questa situazione”.

venerdì 30 ottobre 2009

Spazzatour2: sopra il giorno di dolore che uno ha



Racconto di una giornata particolare: quella passata in giro con i colleghi della stampa estera e i ragazzi del Co.Re.Ri., Coordinamento regionale rifiuti, fra le provincie di napoli e caserta. Per capire che l'emergenza rifiuti è molto lontana dall'essere risolta.
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Racconto di una giornata particolare: quella passata in giro con i colleghi della stampa estera e i ragazzi del Co.Re.Ri., Coordinamento regionale rifiuti, fra le provincie di napoli e caserta. Per capire che l'emergenza rifiuti è molto lontana dall'essere risolta.

mercoledì 16 settembre 2009

Tassa rifiuti: l'IVA è illegittima, si può chiedere il rimborso!


Avete pagato l’Iva sulla tassa rifiuti? Potete chiedere il rimborso. Grazie alla Corte costituzionale che ha stabilito che sia la Tarsu (tassa di smaltimento rifiuti solidi urbani) sia la Tia (tariffa igiene ambientale) sono imposte e come tali l’Iva non deve essere applicata. Per ottenere il rimborso (limitato alle fatture degli ultimi 10 anni) da chi vi ha fatturato la Tia potete usare questo modulo richiesta rimborso Iva (download).Prima di compilarlo verificate sulle fatture degli ultimi 10 anni se l’Iva è stata applicata. Se l’avete versata allegate al modulo le copie delle fatture ed elencate gli importi nella tabellina riepilogativa che trovate nel modulo stesso.


Come chiedere il rimborso Iva
Se non avete nulla che provi il versamento dell’Iva perché avete solo I bollettini, usateli comunque senza indicare gli importi dell’Iva versata.

Se negli ultimi 10 anni è cambiato il gestore del servizio, ad esempio siete passati dal versamento al comune a quello all’ente municipalizzato, inviate due richieste separate per i rispettivi periodi di competenza.La prescrizione per la richiesta di rimborso dell’Iva è di 10 anni, ma potete bloccare questo termine inviando il modulo tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.Il comune o gli altri enti a cui avete pagato la Tarsu hanno 90 giorni per rispondere alla vostra richiesta di rimborso.
Se non rispondono vale il principio del “silenzio diniego”.
Potete presentare la richiesta di rimborso fino al 24 luglio 2011, ovviamente più aspettate più slittano i termini di prescrizione.
In pratica entro il 2009 potete chiedere il rimborso fino al 1999, dal 2010 potete risalire al 2000 e così via…

Cosa fare se negano il rimborso
Se l’Ente non riconosce la sentenza della Corte costituzionale e vi nega il rimborso, o non risponde, potete presentare un ricorso alla commissione tributaria provinciale.
Potete farlo come singolo contribuente se il valore della causa risulti inferiore a 2.582,28 euro. Al di sopra di questa cifra è necessario farsi assistere da un avvocato.

Per fare ricorso alla commissione avete 60 giorni di tempo dal momento in cui ricevete la risposta negativa dell’ente o dal termine dei 90 giorni dalla presentazione della richiesta di rimborso.


Fonte: Altroconsumo

-
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Avete pagato l’Iva sulla tassa rifiuti? Potete chiedere il rimborso. Grazie alla Corte costituzionale che ha stabilito che sia la Tarsu (tassa di smaltimento rifiuti solidi urbani) sia la Tia (tariffa igiene ambientale) sono imposte e come tali l’Iva non deve essere applicata. Per ottenere il rimborso (limitato alle fatture degli ultimi 10 anni) da chi vi ha fatturato la Tia potete usare questo modulo richiesta rimborso Iva (download).Prima di compilarlo verificate sulle fatture degli ultimi 10 anni se l’Iva è stata applicata. Se l’avete versata allegate al modulo le copie delle fatture ed elencate gli importi nella tabellina riepilogativa che trovate nel modulo stesso.


Come chiedere il rimborso Iva
Se non avete nulla che provi il versamento dell’Iva perché avete solo I bollettini, usateli comunque senza indicare gli importi dell’Iva versata.

Se negli ultimi 10 anni è cambiato il gestore del servizio, ad esempio siete passati dal versamento al comune a quello all’ente municipalizzato, inviate due richieste separate per i rispettivi periodi di competenza.La prescrizione per la richiesta di rimborso dell’Iva è di 10 anni, ma potete bloccare questo termine inviando il modulo tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.Il comune o gli altri enti a cui avete pagato la Tarsu hanno 90 giorni per rispondere alla vostra richiesta di rimborso.
Se non rispondono vale il principio del “silenzio diniego”.
Potete presentare la richiesta di rimborso fino al 24 luglio 2011, ovviamente più aspettate più slittano i termini di prescrizione.
In pratica entro il 2009 potete chiedere il rimborso fino al 1999, dal 2010 potete risalire al 2000 e così via…

Cosa fare se negano il rimborso
Se l’Ente non riconosce la sentenza della Corte costituzionale e vi nega il rimborso, o non risponde, potete presentare un ricorso alla commissione tributaria provinciale.
Potete farlo come singolo contribuente se il valore della causa risulti inferiore a 2.582,28 euro. Al di sopra di questa cifra è necessario farsi assistere da un avvocato.

Per fare ricorso alla commissione avete 60 giorni di tempo dal momento in cui ricevete la risposta negativa dell’ente o dal termine dei 90 giorni dalla presentazione della richiesta di rimborso.


Fonte: Altroconsumo

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lunedì 14 settembre 2009

"SUNTO"



A cura del Co.Re.Ri., paola nugnes e giuseppe cristoforoni, grazie alla voce narrante di patrizio rispo, presentano: "SUNTO", ovvero l'emergenza rifiuti e le possibili soluzioni presentate in 8 minuti
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A cura del Co.Re.Ri., paola nugnes e giuseppe cristoforoni, grazie alla voce narrante di patrizio rispo, presentano: "SUNTO", ovvero l'emergenza rifiuti e le possibili soluzioni presentate in 8 minuti

Campania, stangata sui rifiuti


Di questi giorni la notizia degli aumenti dal quaranta all'ottanta per cento sulla tassa dei rifiuti rispetto allo scorso anno.
Le prime bollette del 2009 sono accompagnate da una dura protesta dei cittadini.
A Torre del Greco, in particolare, il clima si fa duro e la protesta si estende fino a Napoli.
Qui, infatti, l'aumento si aggira intorno al cinquanta per cento, ed arriva fino a Benevento dove le quotazioni presentano "soltanto" un trenta, trentacinque per cento in più rispetto allo scorso anno; e, udite, udite, l'aumento è imposto proprio da una legge nazionale.

Si tratta, infatti, dell'applicazione del decreto 61 del 2007 (quando al governo c'era Mister Romano Prodi), che imponeva ai comuni della Campania di incrementare la tassa sui rifiuti solidi urbani, fino alla copertura dell'intero costo del servizio di igiene urbana, accresciuto, anch'esso, esponenzialmente in seguito all'emergenza rifiuti.

L'anno scorso, nel 2008, tale applicazione venne differita di un anno, ed eccoci qui, al governo attuale (Mister Papi/Berlusconi), il quale ha cercato, e non ha ottenuto una ulteriore proroga.

A Marzo scorso risale la nota ufficiale, firmata dalla prof Fabrizia Lapecorella (direttore generale delle Finanze), con la quale il ministero (appunto) dell'Economia e delle Finanze, obbligava i comuni dalla regione ad adottare l'aumento. Questi sono stati decisi in primavera e sono stati approvati dai consigli comunali entro giugno, e per finire, sono stati presentati ai cittadini al rientro delle vacanze.

Il record spetta proprio a Torre del Greco, dove si è registrato un aumento di oltre l'ottanta per cento, ma come da buona tradizione napoletana, al danno si è aggiunta la beffa: pare, infatti che venerdì scorso, la protesta si sia dovuta placare perchè gli uffici del comune sono rimasti chiusi poichè davanti all'ingresso di Palazzo Baronale ci fossero sacchetti di rifiuti che ne ostruivano il passaggio.

Alla protesta, poi, si aggiungono anche:

Le associazioni dei consumatori:
«Bisogna ricordare che chi risiede in quelle zone in cui il servizio di raccolta della nettezza urbana non è effettuato con regolarità può richiedere il pagamento del solo 60 per cento - ricorda Antonio di Gennaro di Assoutenti Napoli - E comunque l´Asia non ha un regolare contratto di servizio, è improponibile parlare di aumenti in assenza di un piano industriale dell´azienda».

Gianni De Luca di Federconsumatori:
«L´aumento a tappeto della Tarsu è un´ingiustizia. La stessa tassa è vetusta.
I Comuni devono elaborare un sistema di benefit: i cittadini virtuosi, che fanno la raccolta differenziata, pagano meno, gli alti di più».

Fonte:
BlogShop
.
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Di questi giorni la notizia degli aumenti dal quaranta all'ottanta per cento sulla tassa dei rifiuti rispetto allo scorso anno.
Le prime bollette del 2009 sono accompagnate da una dura protesta dei cittadini.
A Torre del Greco, in particolare, il clima si fa duro e la protesta si estende fino a Napoli.
Qui, infatti, l'aumento si aggira intorno al cinquanta per cento, ed arriva fino a Benevento dove le quotazioni presentano "soltanto" un trenta, trentacinque per cento in più rispetto allo scorso anno; e, udite, udite, l'aumento è imposto proprio da una legge nazionale.

Si tratta, infatti, dell'applicazione del decreto 61 del 2007 (quando al governo c'era Mister Romano Prodi), che imponeva ai comuni della Campania di incrementare la tassa sui rifiuti solidi urbani, fino alla copertura dell'intero costo del servizio di igiene urbana, accresciuto, anch'esso, esponenzialmente in seguito all'emergenza rifiuti.

L'anno scorso, nel 2008, tale applicazione venne differita di un anno, ed eccoci qui, al governo attuale (Mister Papi/Berlusconi), il quale ha cercato, e non ha ottenuto una ulteriore proroga.

A Marzo scorso risale la nota ufficiale, firmata dalla prof Fabrizia Lapecorella (direttore generale delle Finanze), con la quale il ministero (appunto) dell'Economia e delle Finanze, obbligava i comuni dalla regione ad adottare l'aumento. Questi sono stati decisi in primavera e sono stati approvati dai consigli comunali entro giugno, e per finire, sono stati presentati ai cittadini al rientro delle vacanze.

Il record spetta proprio a Torre del Greco, dove si è registrato un aumento di oltre l'ottanta per cento, ma come da buona tradizione napoletana, al danno si è aggiunta la beffa: pare, infatti che venerdì scorso, la protesta si sia dovuta placare perchè gli uffici del comune sono rimasti chiusi poichè davanti all'ingresso di Palazzo Baronale ci fossero sacchetti di rifiuti che ne ostruivano il passaggio.

Alla protesta, poi, si aggiungono anche:

Le associazioni dei consumatori:
«Bisogna ricordare che chi risiede in quelle zone in cui il servizio di raccolta della nettezza urbana non è effettuato con regolarità può richiedere il pagamento del solo 60 per cento - ricorda Antonio di Gennaro di Assoutenti Napoli - E comunque l´Asia non ha un regolare contratto di servizio, è improponibile parlare di aumenti in assenza di un piano industriale dell´azienda».

Gianni De Luca di Federconsumatori:
«L´aumento a tappeto della Tarsu è un´ingiustizia. La stessa tassa è vetusta.
I Comuni devono elaborare un sistema di benefit: i cittadini virtuosi, che fanno la raccolta differenziata, pagano meno, gli alti di più».

Fonte:
BlogShop
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sabato 5 settembre 2009

Rifiuti Zero



No ai 4 inceneritori in Sicilia dalla voce di quattro noti attori Paolo Briguglia, Giovanni Calcagno, Donatella Finocchiaro e Claudio Gioé. http://www.facebook.com/pag...
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No ai 4 inceneritori in Sicilia dalla voce di quattro noti attori Paolo Briguglia, Giovanni Calcagno, Donatella Finocchiaro e Claudio Gioé. http://www.facebook.com/pag...

giovedì 3 settembre 2009

mercoledì 2 settembre 2009

Aiello Calabro - Scorie radioattive la procura in allerta.


La Procura di Paola e’ molto preoccupata per i forti sospetti sulla presenza di scorie radioattive nel torrente Oliva e nella zona di Aiello Calabro, nel basso tirreno cosentino.
Il capo degli uffici di Procura, Bruno Giordano chiede aiuto alle istituzioni per procedere alla bonifica del sito. ”Al momento non sappiamo quanti elementi tossici ci sono -dice- ne’ se sono contenuti in fusti o sono stati sversati nel terreno. Io non posso mandare nessuno a scavare perche’ metterei in grave pericolo la salute degli operai, sarebbe una condanna a morte”.
Il dato oggettivo, confermato dalle analisi dell’Arpacal, dal Noe e dai vigili del fuoco, e’ che c’e’ un valore radioattivo da 3 a 6 volte superiore alla norma e sono stati individuati alcuni radionuclidi di natura artificiale, come il celsio e lo stronzio. Gli elementi sospetti si trovano alla base di una cava che e’ stata chiusa agli inizi degli anni ‘90. Si pensa che proprio da quel momento i rifiuti tossici abbiano fatto ingresso nella zona. Il proprietario pero’ e’ morto. Alla base del sito sono stati eseguiti altri carotaggi che hanno rilevato la presenza di altri elementi non radioattivi ma comunque altamente inquinanti come il mercurio. Negli anni passati c’e’ stato un aumento statistico di morti per cancri e leucemie. Un dato che secondo la Procura di Paola e’ collegabile alla presenza delle scorie tossiche nella zona.

Fonte:
L'Altro
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La Procura di Paola e’ molto preoccupata per i forti sospetti sulla presenza di scorie radioattive nel torrente Oliva e nella zona di Aiello Calabro, nel basso tirreno cosentino.
Il capo degli uffici di Procura, Bruno Giordano chiede aiuto alle istituzioni per procedere alla bonifica del sito. ”Al momento non sappiamo quanti elementi tossici ci sono -dice- ne’ se sono contenuti in fusti o sono stati sversati nel terreno. Io non posso mandare nessuno a scavare perche’ metterei in grave pericolo la salute degli operai, sarebbe una condanna a morte”.
Il dato oggettivo, confermato dalle analisi dell’Arpacal, dal Noe e dai vigili del fuoco, e’ che c’e’ un valore radioattivo da 3 a 6 volte superiore alla norma e sono stati individuati alcuni radionuclidi di natura artificiale, come il celsio e lo stronzio. Gli elementi sospetti si trovano alla base di una cava che e’ stata chiusa agli inizi degli anni ‘90. Si pensa che proprio da quel momento i rifiuti tossici abbiano fatto ingresso nella zona. Il proprietario pero’ e’ morto. Alla base del sito sono stati eseguiti altri carotaggi che hanno rilevato la presenza di altri elementi non radioattivi ma comunque altamente inquinanti come il mercurio. Negli anni passati c’e’ stato un aumento statistico di morti per cancri e leucemie. Un dato che secondo la Procura di Paola e’ collegabile alla presenza delle scorie tossiche nella zona.

Fonte:
L'Altro

venerdì 28 agosto 2009

28 Agosto 2009



http://www.laterradeifuochi.it -- ore 10 circa. dopo una nottata all'insegna dell'inalazione di diossina...... si riprende a bruciare in località Ponte Riccio Giugliano, nei pressi del Campo Rom
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http://www.laterradeifuochi.it -- ore 10 circa. dopo una nottata all'insegna dell'inalazione di diossina...... si riprende a bruciare in località Ponte Riccio Giugliano, nei pressi del Campo Rom

domenica 23 agosto 2009

Latina-Borgo Montello, la conferma: quei fusti sono tossici


La certezza definitiva si avrà solo a metà settembre ma i tecnici che stanno lavorando al caso, a cominciare dall’Arpa di Latina, ne sono ormai convinti e si stanno preparando alle fassi successive.
Mancano solo alcuni dettagli per conoscere l’esito dell’indagine geomagnetica condotta su una delle discariche di Borgo Montello, la cosiddetta «S zero», cioè la prima attivata nel sito di Latina e attualmente dismessa. La prima parte dell’indagine, consitente nell’esame del terreno e nel prelevamento dei campioni e dei dati, ha visto all’opera lo scorso mese di giugno i tecnici del prestigioso Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
L’istituto ha operato su incarico dell’Arpa di Latina (l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) ed i risultati sono al momento oggetto di attento studio e valutazione della stessa Arpa. Lo scopo dell’attività, come noto, è valutare se nella discarica vi siano interrati dei fusti contenenti rifiuti, presumibilmente tossici. Una ipotesi, questa, documentata da uno studio dell’Enea condotto all’inizio degli anni novanta e mai approfondito.
Lo scorso anno era stato il consigliere regionale Fabrizio Cirilli a riproporre lo studio dell’Enea all’attenzione delle istituzioni, locali e regionali, e a seguito di questa iniziativa l’assessore regionale all’ambiente, Filiberto Zaratti, aveva incaricato l’Arpa di Latina di approfondire la questione. «Ora dovremo verificare i risultati - aveva detto il direttore dell’Arpa di Latina, il dott. Ennio Zaottini - e prevedere eventuali altre azioni, come ad esempio carotaggi, oppure procedere a mettere in sicurezza la discarica. In ogni caso renderemo pubblici i risultati.
L’indagine geomagnetica è stata condotta con il ricorso a tecnologia interferenziale, cioè un macchinario che rileva perturbazioni geomagnetiche in profondità e quindi l’eventuale presenza di corpi metallici anomali». Parte dei riscontri ora è stata effettuata ed i risultati non lascerebbero purtroppo dubbi: i centinaia di fusti interrati conterrebero rifiuti altamente tossici.
La notizia «positiva», se così si può definire, è che le stesse sostanze tossiche al momento non avrebbero intaccato la falda sotterranea. E’ per questo che si dovrà ora decidere se rimuovere quei fusti, interrati a più più di cinque metri con il rischio che la loro decomposizioone possa rilasciare il materaile tossico e quindi compromettere la falda, oppure lasciare il carico di veleno interrato.
Altro filone, invece, è quello giudiziario con l’indagine aperta sulle responsabilità del’interramento dei fusti e la provenienza degli stessi.

Fonte:IlTempo.it
Internet:9online
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La certezza definitiva si avrà solo a metà settembre ma i tecnici che stanno lavorando al caso, a cominciare dall’Arpa di Latina, ne sono ormai convinti e si stanno preparando alle fassi successive.
Mancano solo alcuni dettagli per conoscere l’esito dell’indagine geomagnetica condotta su una delle discariche di Borgo Montello, la cosiddetta «S zero», cioè la prima attivata nel sito di Latina e attualmente dismessa. La prima parte dell’indagine, consitente nell’esame del terreno e nel prelevamento dei campioni e dei dati, ha visto all’opera lo scorso mese di giugno i tecnici del prestigioso Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
L’istituto ha operato su incarico dell’Arpa di Latina (l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) ed i risultati sono al momento oggetto di attento studio e valutazione della stessa Arpa. Lo scopo dell’attività, come noto, è valutare se nella discarica vi siano interrati dei fusti contenenti rifiuti, presumibilmente tossici. Una ipotesi, questa, documentata da uno studio dell’Enea condotto all’inizio degli anni novanta e mai approfondito.
Lo scorso anno era stato il consigliere regionale Fabrizio Cirilli a riproporre lo studio dell’Enea all’attenzione delle istituzioni, locali e regionali, e a seguito di questa iniziativa l’assessore regionale all’ambiente, Filiberto Zaratti, aveva incaricato l’Arpa di Latina di approfondire la questione. «Ora dovremo verificare i risultati - aveva detto il direttore dell’Arpa di Latina, il dott. Ennio Zaottini - e prevedere eventuali altre azioni, come ad esempio carotaggi, oppure procedere a mettere in sicurezza la discarica. In ogni caso renderemo pubblici i risultati.
L’indagine geomagnetica è stata condotta con il ricorso a tecnologia interferenziale, cioè un macchinario che rileva perturbazioni geomagnetiche in profondità e quindi l’eventuale presenza di corpi metallici anomali». Parte dei riscontri ora è stata effettuata ed i risultati non lascerebbero purtroppo dubbi: i centinaia di fusti interrati conterrebero rifiuti altamente tossici.
La notizia «positiva», se così si può definire, è che le stesse sostanze tossiche al momento non avrebbero intaccato la falda sotterranea. E’ per questo che si dovrà ora decidere se rimuovere quei fusti, interrati a più più di cinque metri con il rischio che la loro decomposizioone possa rilasciare il materaile tossico e quindi compromettere la falda, oppure lasciare il carico di veleno interrato.
Altro filone, invece, è quello giudiziario con l’indagine aperta sulle responsabilità del’interramento dei fusti e la provenienza degli stessi.

Fonte:IlTempo.it
Internet:9online

lunedì 17 agosto 2009

16/08/2009 17.15 alle porte di Napoli - Acerra



Ogni giorno in Campania si incendiano rifiuti tossici di ogni genere. L'utilizzo di capannoni abbandonati intestati a nullatenenti o a vecchietti over 75, permette ai criminali di riempirli di pneumatici e di bruciarli in barba ad ogni legge che tuteli il cittadino. Il crimine ambientale è quello che causa tumori e leucemie nei bambini e dovrebbe essere equiparato ai crimini contro l'umanità, Invece lo "stato" italiano, al contrario, prevede pene misere e spesso inapplicabili con ottime scappatoie. www.laterradeifuochi.it per maggiori informazioni
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Ogni giorno in Campania si incendiano rifiuti tossici di ogni genere. L'utilizzo di capannoni abbandonati intestati a nullatenenti o a vecchietti over 75, permette ai criminali di riempirli di pneumatici e di bruciarli in barba ad ogni legge che tuteli il cittadino. Il crimine ambientale è quello che causa tumori e leucemie nei bambini e dovrebbe essere equiparato ai crimini contro l'umanità, Invece lo "stato" italiano, al contrario, prevede pene misere e spesso inapplicabili con ottime scappatoie. www.laterradeifuochi.it per maggiori informazioni

sabato 15 agosto 2009

L’area off-limits del termovalorizzatore di Acerra


Sono solo voci infondate quelle che denunciano che dietro avamposti militari e filo spinato si nasconda inquinamento illegale e perdite economiche?




Di Stefano Crupi



Acerra – La zona intorno al termovalorizzatore di Acerra assomiglia sempre di più alla famosa “area 51” americana.
Come nel vasto territorio militare a nord ovest di Las Vegas vengono studiati misteriosi oggetti di provenienza extraterrestre, anche nel termovalorizzatore di Acerra si tenta di attivare una non ben identificata forma di smaltimento dei rifiuti.
Entrambe le zone sono state militarizzate al fine di non permettere l’accesso a curiosi giornalisti capaci solo di diffondere notizie false ed infondate.
Dopo l’inaugurazione in pompa magna del 26 marzo scorso, che ha visto la partecipazione di tutto il fronte governativo con a capo il suo presidente, Silvio Berlusconi, il termovalorizzatore ha iniziato a termovalorizzare i rifiuti, ossia a trasformarli in preziose fonti di energia. Almeno stando alle dichiarazioni del nostro premier. Tutto però senza che occhio umano potesse accedere, oltre il filo spinato allestito, per testimoniare quello che accadeva all’interno della struttura.

Numerose leggende sono allora cominciate a circolare. Voci hanno per esempio denunciato che quelle quantità di emissioni inquinanti, che gli inauguratori avevano definito “imbarazzanti” per la loro modestia, hanno superato, non una ma per ben 50 volte, il valore giornaliero prescritto dalla legge. In luogo dei 50 µg/m3, sanciti dal decreto ministeriale n. 60/2002, si è raggiunta spesso la quantità di circa 110 µg/m3.
Si tratta di voci, nulla di ufficialmente confermato, trapelate da anonime agenzie regionali (che sarà mai quest’Arpac?) e rese note da un ex parlamentare che non vuole mantenere l’anonimato, Tommaso Sodano, e che attualmente è sotto scorta.
La struttura che si trova nel mezzo del deserto campano è quindi circondata oltre che da un alone di polveri inquinanti anche da un alone di mistero.

Il fallimento dietro l’angolo. Per esempio risulta inspiegabile il curioso caso di 33 operai della Elettra Energia, l’azienda che si occupa temporaneamente del funzionamento del termovalorizzatore, che sono stati licenziati con una lettera consegnata dai militari in servizio. Perché farla consegnare dai militari? Che sia in atto un colpo di stato all’interno della segretissima area? Ma, soprattutto, come fa una struttura così recente, entrata a pieno regime solo nel mese di giugno, a trovarsi già in una crisi talmente profonda da arrivare a licenziare fino al 70 % della forza lavoro impiegata?
Le soliti voci infondate denunciano, contraddicendo i portavoce governativi, la disintegrazione (cioè l’assenza di qualsiasi integrazione) del sistema di raccolta differenziata campano e la forte dipendenza del termovalorizzatore dai finanziamenti europei. Ma anche qui si tratta di voci, né confermate né smentite, che pertanto rimangono tali.
Le stesse voci infondate hanno poi però avanzato il sospetto che le maggiori magagne si trovino nelle aree più nascoste, quelle di stoccaggio e di bruciatura, iperprotette da qualsiasi possibilità di infiltrazioni esterne da sofisticatissimi sistemi anti-intrusione. Qui avverrebbe la pessima selezione dei rifiuti che sarebbe alla base dell’eccessiva emissione di polveri nell’atmosfera.
Insomma nessuno sa, come accade nell’area 51, quello che avviene nel termovalorizzatore di Acerra.
Eppure è lecito chiederselo prima che la zona venga cancellata dalle mappe e cali per sempre il silenzio su questa misteriosa area del deserto campano.

Fonte:
Tuttiinpiazza
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Sono solo voci infondate quelle che denunciano che dietro avamposti militari e filo spinato si nasconda inquinamento illegale e perdite economiche?




Di Stefano Crupi



Acerra – La zona intorno al termovalorizzatore di Acerra assomiglia sempre di più alla famosa “area 51” americana.
Come nel vasto territorio militare a nord ovest di Las Vegas vengono studiati misteriosi oggetti di provenienza extraterrestre, anche nel termovalorizzatore di Acerra si tenta di attivare una non ben identificata forma di smaltimento dei rifiuti.
Entrambe le zone sono state militarizzate al fine di non permettere l’accesso a curiosi giornalisti capaci solo di diffondere notizie false ed infondate.
Dopo l’inaugurazione in pompa magna del 26 marzo scorso, che ha visto la partecipazione di tutto il fronte governativo con a capo il suo presidente, Silvio Berlusconi, il termovalorizzatore ha iniziato a termovalorizzare i rifiuti, ossia a trasformarli in preziose fonti di energia. Almeno stando alle dichiarazioni del nostro premier. Tutto però senza che occhio umano potesse accedere, oltre il filo spinato allestito, per testimoniare quello che accadeva all’interno della struttura.

Numerose leggende sono allora cominciate a circolare. Voci hanno per esempio denunciato che quelle quantità di emissioni inquinanti, che gli inauguratori avevano definito “imbarazzanti” per la loro modestia, hanno superato, non una ma per ben 50 volte, il valore giornaliero prescritto dalla legge. In luogo dei 50 µg/m3, sanciti dal decreto ministeriale n. 60/2002, si è raggiunta spesso la quantità di circa 110 µg/m3.
Si tratta di voci, nulla di ufficialmente confermato, trapelate da anonime agenzie regionali (che sarà mai quest’Arpac?) e rese note da un ex parlamentare che non vuole mantenere l’anonimato, Tommaso Sodano, e che attualmente è sotto scorta.
La struttura che si trova nel mezzo del deserto campano è quindi circondata oltre che da un alone di polveri inquinanti anche da un alone di mistero.

Il fallimento dietro l’angolo. Per esempio risulta inspiegabile il curioso caso di 33 operai della Elettra Energia, l’azienda che si occupa temporaneamente del funzionamento del termovalorizzatore, che sono stati licenziati con una lettera consegnata dai militari in servizio. Perché farla consegnare dai militari? Che sia in atto un colpo di stato all’interno della segretissima area? Ma, soprattutto, come fa una struttura così recente, entrata a pieno regime solo nel mese di giugno, a trovarsi già in una crisi talmente profonda da arrivare a licenziare fino al 70 % della forza lavoro impiegata?
Le soliti voci infondate denunciano, contraddicendo i portavoce governativi, la disintegrazione (cioè l’assenza di qualsiasi integrazione) del sistema di raccolta differenziata campano e la forte dipendenza del termovalorizzatore dai finanziamenti europei. Ma anche qui si tratta di voci, né confermate né smentite, che pertanto rimangono tali.
Le stesse voci infondate hanno poi però avanzato il sospetto che le maggiori magagne si trovino nelle aree più nascoste, quelle di stoccaggio e di bruciatura, iperprotette da qualsiasi possibilità di infiltrazioni esterne da sofisticatissimi sistemi anti-intrusione. Qui avverrebbe la pessima selezione dei rifiuti che sarebbe alla base dell’eccessiva emissione di polveri nell’atmosfera.
Insomma nessuno sa, come accade nell’area 51, quello che avviene nel termovalorizzatore di Acerra.
Eppure è lecito chiederselo prima che la zona venga cancellata dalle mappe e cali per sempre il silenzio su questa misteriosa area del deserto campano.

Fonte:
Tuttiinpiazza

mercoledì 12 agosto 2009

Amianto e me ne vanto

Amianto e me ne vanto from napoli urban blog on Vimeo.



di Paco & Diego Zoserberg

Napoli 2008, emergenza rifiuti. Il governo Berlusconi corre ai ripari e cerca una soluzione immediata per il dramma campano. In guerra però le regole non esistono e così dà il via alla costruzione dell'ennesima discarica. Che compromette lo sviluppo ambientale del parco metropolitano delle Colline di Napoli, polmone dell'area.

Scavando poi in una delle cave viene fuori dell'amianto...
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Amianto e me ne vanto from napoli urban blog on Vimeo.



di Paco & Diego Zoserberg

Napoli 2008, emergenza rifiuti. Il governo Berlusconi corre ai ripari e cerca una soluzione immediata per il dramma campano. In guerra però le regole non esistono e così dà il via alla costruzione dell'ennesima discarica. Che compromette lo sviluppo ambientale del parco metropolitano delle Colline di Napoli, polmone dell'area.

Scavando poi in una delle cave viene fuori dell'amianto...

domenica 9 agosto 2009

Una Montagna Di Balle

Una Montagna Di Balle from Fabio on Vimeo.

colore (2009)- 77 min - italiano

Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomaker, ha documentato la cosiddetta
"emergenza rifiuti campana" per svelarne gli ingranaggi, individuare
responsabilità e attori di 15 anni di gestione straordinaria.
Quali sono le ragioni delle comunità in lotta?
Chi ha sabotato la raccolta differenziata?
E se "vivere in emergenza" fosse solo una strategia per accumulare
profitti!?

Un'autoproduzione di InsuTv, telestreet dei movimenti campani (www.insutv.it)

Regia: Nicola Angrisano
Soggetto: Maurizio Braucci, Nicola Angrisano, Sabina Laddaga
Musiche originali: Marco Messina
Montaggio: Simone Veneroso
Voce narrante: Ascanio Celestini

"Una Montagna di Balle" è un documentario completamente autoprodotto da InsuTv, telestreet no-profit creata dai movimenti napoletani, forse la prima esperienza di questo genere in Campania e nel Sud Italia.
una raccolta dei materiali girati negli ultimi 6 anni: le interviste
ad esperti e testimoni chiave, insieme alle voci delle
comunità in lotta, squarciano la censura subita in questa battaglia per la
democrazia e la salute e, raccontano la dialettica sociale e politica
intorno alla gestione della cosiddetta "crisi rifiuti" che ha attirato
l’attenzione di tutto il mondo.
La voce narrante di Ascanio Celestini in una radio immaginaria fà da
cornice alle rivolte di popolazioni espropriate
nei loro diritti e ricostruisce gli interessi e le truffe consumate sulla
pelle dei cittadini. una vicenda tutt’altro che chiusa nelle sue
implicazioni giudiziarie e sociali, come invece si vuole far credere!

Il documentario, inoltre, si propone di sostenere la campagna contro il
finanziamento pubblico agli inceneritori.

Anche l'autofinanziamento del documentario è stata un’esperienza
innovativa, poichè è stato prodotto grazie alla prevendita di
500 copie sulla piattaforma web "produzioni dal
basso".


Fonte:Docutrashfilm

Origine: vimeo.com

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Una Montagna Di Balle from Fabio on Vimeo.

colore (2009)- 77 min - italiano

Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomaker, ha documentato la cosiddetta
"emergenza rifiuti campana" per svelarne gli ingranaggi, individuare
responsabilità e attori di 15 anni di gestione straordinaria.
Quali sono le ragioni delle comunità in lotta?
Chi ha sabotato la raccolta differenziata?
E se "vivere in emergenza" fosse solo una strategia per accumulare
profitti!?

Un'autoproduzione di InsuTv, telestreet dei movimenti campani (www.insutv.it)

Regia: Nicola Angrisano
Soggetto: Maurizio Braucci, Nicola Angrisano, Sabina Laddaga
Musiche originali: Marco Messina
Montaggio: Simone Veneroso
Voce narrante: Ascanio Celestini

"Una Montagna di Balle" è un documentario completamente autoprodotto da InsuTv, telestreet no-profit creata dai movimenti napoletani, forse la prima esperienza di questo genere in Campania e nel Sud Italia.
una raccolta dei materiali girati negli ultimi 6 anni: le interviste
ad esperti e testimoni chiave, insieme alle voci delle
comunità in lotta, squarciano la censura subita in questa battaglia per la
democrazia e la salute e, raccontano la dialettica sociale e politica
intorno alla gestione della cosiddetta "crisi rifiuti" che ha attirato
l’attenzione di tutto il mondo.
La voce narrante di Ascanio Celestini in una radio immaginaria fà da
cornice alle rivolte di popolazioni espropriate
nei loro diritti e ricostruisce gli interessi e le truffe consumate sulla
pelle dei cittadini. una vicenda tutt’altro che chiusa nelle sue
implicazioni giudiziarie e sociali, come invece si vuole far credere!

Il documentario, inoltre, si propone di sostenere la campagna contro il
finanziamento pubblico agli inceneritori.

Anche l'autofinanziamento del documentario è stata un’esperienza
innovativa, poichè è stato prodotto grazie alla prevendita di
500 copie sulla piattaforma web "produzioni dal
basso".


Fonte:Docutrashfilm

Origine: vimeo.com

sabato 8 agosto 2009

Inchiesta rifiuti: dal satellite immagini della vergogna





A leggere le motivazioni del Tribunale del Riesame, cento giorni dopo l’emissione degli ordini di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti in Campania, si scopre che gli inquirenti si sono serviti anche delle immagini del satellite “Google Earth” per evidenziare la gravità della situazione e l’inadeguatezza degli impianti.



Nelle immagini l’impianto di Villa Literno (in località lo Spesso), chiuso al conferimento e sotto sequestro da parte della magistratura che ha accertato che, al contrario di quanto sarebbe dovuto accadere, la qualità del prodotto non è Cdr (Combustibile da Rifiuti, ndr) ma talquale (rifiuto indifferenziato, ndr).



La Decima sezione – Maria Rosaria Cosentino, Michele Mazzeo e Francesco Pellecchia – esprime un giudizio impietoso sui professionisti (per la massima parte docenti universitari, consulenti e manager) chiamati a collaudare gli impianti che avrebbero dovuto ricavare energia dal rifiuto indifferenziato.Sotto inchiesta, tra gli altri, il presidente della provincia di Benevento, Aniello Cimitile, e l’ex subcommissario Claudio De Biasio (a cui sono stati revocati gli arresti domiciliari), accusati di non aver segnalato inadempienze nella fase di collaudo degli impianti Cdr, favorendo lo stoccaggio di tonnellate di rifiuti.


Un’inchiesta complessa, firmata dai pm Giuseppe Novello e Paolo Sirleo, e dall’aggiunto Aldo De Chiara, criticata da parti della società civile per la decisione del gip Aldo Esposito di andare ai domiciliari professionisti non più giovanissimi, a distanza di anni da accuse tutte da dimostrare e in presenza di ipotesi di reato comunque “coperte da indulto”.


Fonte: http://www.videocomunicazioni.com/notizie/inchiesta-rifiuti-dal-satellite-le-immagini-dellavergogna.html_


_________________________________________________________________________
Nota di Informare per Resistere


Osservate la foto seguente, un fermo immagine del video linkato in questa nota.
Notate la colonna di fumo nera che si staglia sullo sfondo, evidenziata dal cerchio rosso?


E' uno delle decine di incendi rifiuti tossico-nocivi che ad ogni ora del giorno e della notte avvengono nella periferia nord di Napoli, come documentato da più di un anno da La Terra Dei Fuochi (anche su Facebook).


Chi vive in queste zone si è ormai abituato sia alla puzza, sia al panorama... ma desta comunque scalpore che questi fuochi possano essere ormai ripresi banalmente "per caso", tanto spesso avvengono.

Nella più totale indifferenza delle istituzioni, nonostante le decine di denunce presentate, è bene ribadirlo.


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A leggere le motivazioni del Tribunale del Riesame, cento giorni dopo l’emissione degli ordini di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti in Campania, si scopre che gli inquirenti si sono serviti anche delle immagini del satellite “Google Earth” per evidenziare la gravità della situazione e l’inadeguatezza degli impianti.



Nelle immagini l’impianto di Villa Literno (in località lo Spesso), chiuso al conferimento e sotto sequestro da parte della magistratura che ha accertato che, al contrario di quanto sarebbe dovuto accadere, la qualità del prodotto non è Cdr (Combustibile da Rifiuti, ndr) ma talquale (rifiuto indifferenziato, ndr).



La Decima sezione – Maria Rosaria Cosentino, Michele Mazzeo e Francesco Pellecchia – esprime un giudizio impietoso sui professionisti (per la massima parte docenti universitari, consulenti e manager) chiamati a collaudare gli impianti che avrebbero dovuto ricavare energia dal rifiuto indifferenziato.Sotto inchiesta, tra gli altri, il presidente della provincia di Benevento, Aniello Cimitile, e l’ex subcommissario Claudio De Biasio (a cui sono stati revocati gli arresti domiciliari), accusati di non aver segnalato inadempienze nella fase di collaudo degli impianti Cdr, favorendo lo stoccaggio di tonnellate di rifiuti.


Un’inchiesta complessa, firmata dai pm Giuseppe Novello e Paolo Sirleo, e dall’aggiunto Aldo De Chiara, criticata da parti della società civile per la decisione del gip Aldo Esposito di andare ai domiciliari professionisti non più giovanissimi, a distanza di anni da accuse tutte da dimostrare e in presenza di ipotesi di reato comunque “coperte da indulto”.


Fonte: http://www.videocomunicazioni.com/notizie/inchiesta-rifiuti-dal-satellite-le-immagini-dellavergogna.html_


_________________________________________________________________________
Nota di Informare per Resistere


Osservate la foto seguente, un fermo immagine del video linkato in questa nota.
Notate la colonna di fumo nera che si staglia sullo sfondo, evidenziata dal cerchio rosso?


E' uno delle decine di incendi rifiuti tossico-nocivi che ad ogni ora del giorno e della notte avvengono nella periferia nord di Napoli, come documentato da più di un anno da La Terra Dei Fuochi (anche su Facebook).


Chi vive in queste zone si è ormai abituato sia alla puzza, sia al panorama... ma desta comunque scalpore che questi fuochi possano essere ormai ripresi banalmente "per caso", tanto spesso avvengono.

Nella più totale indifferenza delle istituzioni, nonostante le decine di denunce presentate, è bene ribadirlo.


martedì 21 luglio 2009

DIFFERENZIATA NO, DISCARICHE ED INCENERITORI SI / Puglia, Bari: a Modugno ennesima ''mazzata''


MODUGNO - BARI (UnoNotizie.it)

Il mancato raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata del 45% stabilita dall’art. 205 del D.Lgs. 152/06; l’ostinato perseguimento dell’intento d’impiantare nuove discariche per l’indifferenziata non hanno altro fine che prefiggersi d’impiantare inceneritori. Il far figurare l’incenerimento come rimedio unico e necessario per risolvere un problema astutamente creato e volutamente mai affrontato nasconde la realtà che qui, adesso, sarà svelata.

Incenerire l’enormità d’indifferenziata anziché differenziare i rifiuti, riciclarli e trarne rinnovata materia prima, sfruttare una situazione di arretratezza culturale falsamente combattuta: questo si propongono falsi politici e affaristi.
I primi esiti di questa cattiva politica sono le sanzioni amministrative imposte alla Regione dalla Comunità Europea. In luogo della riduzione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (la TARSU), vedremo aumentata l’ “Ecotassa”, Tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi istituito nel 1996 proprio con il fine di favorire la minore produzione di rifiuti e il recupero dagli stessi di materia prima.

Il gestore dell'impresa di stoccaggio definitivo è obbligato al pagamento del Tributo, ma il gestore della discarica si fa pagare dai Comuni che vi riversano i rifiuti e quindi, per legge economica, più rifiuti indifferenziati saranno conferiti, più alta sarà l’Ecotassa che ricadrà sui cittadini sotto la forma ibrida di tassa e sanzione amministrativa.
Ma il gestore potrà conferire i rifiuti agli impianti di incenerimento ed assieme alle società costruttrici di questi, trarre lauti profitti.
Dunque proprio il tributo istituito con il fine di incentivare il riciclaggio creando così posti di lavoro ricadrà come una scure sui cittadini (si ricordi che l'industria del riciclaggio tedesca da lavoro a 250.000 persone ed ha un fatturato di circa 50 miliardi di euro l'anno).

Come raggiungere le percentuali di differenziata stabilite dal D.Lgs 152/06: soltanto separando l’umido (scarti organici) si giungerebbe al 35-38% di quota; separando carta, plastica, vetro, alluminio, acciaio, legno, bianchi (elettrodomestici) e raee (apparecchi elettronici), pile e farmaci (gli ultimi tre rientranti tra l’altro nella categoria pericolosi), e poi con accordi presso i CNA (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa) e le confcommercio nel ritiro degli oli esausti, copertoni, batterie, vernici e inerti troveremmo pronte le commesse dei consorzi di filiera Conai (Consorzio nazionale imballaggi che garantisce il riciclo e il recupero dei materiali di imballaggio come acciaio, alluminio, carta, legno) con ricchi guadagni per le Amministrazioni, e conseguente risparmio per le tasche dei cittadini.
In Italia esistono esempi di raccolta differenziata al 75-80% ed abbattimento della TARSU.

Ma ove non bastasse quanto detto, si consideri l’abbattimento dei costi dei prodotti ricavati riciclando i rifiuti: produrre un oggetto direttamente dalla materia prima richiede venti volte il costo necessario per produrre lo stesso oggetto fatto riciclando e rinnovando la materia prima.
In ultimo, ma il discorso si esaurisce qui, la produzione di gas da combustione trasforma il rifiuto da solido in aereo; non lo distrugge, lo rende anche più insidioso.
Nessun filtro poi riuscirebbe a bloccare l'enorme quantità di pericolosissime “nano particelle” prodotte.

I politici locali che sbandierano assurdi proclami di vittoria per il raggiungimento di ridicole percentuali di differenziata; quei politici che praticano solo, e male, l’uso della parola come ingannevoli professori di certezze e di sapienza, questi “signori” si accomodino fuori dalle nostre tasche dove troppo hanno già rovistato.
Sul bollettino Ufficiale n. 104 del 09 Luglio è riportata la Determinazione del Dirigente del Servizio Gestione Rifiuti e Bonifica del 13 Maggio 2009 n. 74 in cui il Comune di MODUGNO dovrà versare l’ennesimo TRIBUTO di 15,00 € per Tonnellata per non aver raggiunto la percentuale del 32% previsto dal Piano Regionale dei Rifiuti.

Tutto ciò costituisce l’ennesimo VERGOGNOSO inganno a danno del Cittadino! Sarebbe doveroso che il tributo venga versato da parte dell’Assessore Ambiente e dall’intera Amministrazione Comunale per non aver raggiunto gli obiettivi.
Il Comitato Pro Ambiente annuncia battaglia legale.

COMITATO PRO AMBIENTE MODUGNO


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MODUGNO - BARI (UnoNotizie.it)

Il mancato raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata del 45% stabilita dall’art. 205 del D.Lgs. 152/06; l’ostinato perseguimento dell’intento d’impiantare nuove discariche per l’indifferenziata non hanno altro fine che prefiggersi d’impiantare inceneritori. Il far figurare l’incenerimento come rimedio unico e necessario per risolvere un problema astutamente creato e volutamente mai affrontato nasconde la realtà che qui, adesso, sarà svelata.

Incenerire l’enormità d’indifferenziata anziché differenziare i rifiuti, riciclarli e trarne rinnovata materia prima, sfruttare una situazione di arretratezza culturale falsamente combattuta: questo si propongono falsi politici e affaristi.
I primi esiti di questa cattiva politica sono le sanzioni amministrative imposte alla Regione dalla Comunità Europea. In luogo della riduzione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (la TARSU), vedremo aumentata l’ “Ecotassa”, Tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi istituito nel 1996 proprio con il fine di favorire la minore produzione di rifiuti e il recupero dagli stessi di materia prima.

Il gestore dell'impresa di stoccaggio definitivo è obbligato al pagamento del Tributo, ma il gestore della discarica si fa pagare dai Comuni che vi riversano i rifiuti e quindi, per legge economica, più rifiuti indifferenziati saranno conferiti, più alta sarà l’Ecotassa che ricadrà sui cittadini sotto la forma ibrida di tassa e sanzione amministrativa.
Ma il gestore potrà conferire i rifiuti agli impianti di incenerimento ed assieme alle società costruttrici di questi, trarre lauti profitti.
Dunque proprio il tributo istituito con il fine di incentivare il riciclaggio creando così posti di lavoro ricadrà come una scure sui cittadini (si ricordi che l'industria del riciclaggio tedesca da lavoro a 250.000 persone ed ha un fatturato di circa 50 miliardi di euro l'anno).

Come raggiungere le percentuali di differenziata stabilite dal D.Lgs 152/06: soltanto separando l’umido (scarti organici) si giungerebbe al 35-38% di quota; separando carta, plastica, vetro, alluminio, acciaio, legno, bianchi (elettrodomestici) e raee (apparecchi elettronici), pile e farmaci (gli ultimi tre rientranti tra l’altro nella categoria pericolosi), e poi con accordi presso i CNA (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa) e le confcommercio nel ritiro degli oli esausti, copertoni, batterie, vernici e inerti troveremmo pronte le commesse dei consorzi di filiera Conai (Consorzio nazionale imballaggi che garantisce il riciclo e il recupero dei materiali di imballaggio come acciaio, alluminio, carta, legno) con ricchi guadagni per le Amministrazioni, e conseguente risparmio per le tasche dei cittadini.
In Italia esistono esempi di raccolta differenziata al 75-80% ed abbattimento della TARSU.

Ma ove non bastasse quanto detto, si consideri l’abbattimento dei costi dei prodotti ricavati riciclando i rifiuti: produrre un oggetto direttamente dalla materia prima richiede venti volte il costo necessario per produrre lo stesso oggetto fatto riciclando e rinnovando la materia prima.
In ultimo, ma il discorso si esaurisce qui, la produzione di gas da combustione trasforma il rifiuto da solido in aereo; non lo distrugge, lo rende anche più insidioso.
Nessun filtro poi riuscirebbe a bloccare l'enorme quantità di pericolosissime “nano particelle” prodotte.

I politici locali che sbandierano assurdi proclami di vittoria per il raggiungimento di ridicole percentuali di differenziata; quei politici che praticano solo, e male, l’uso della parola come ingannevoli professori di certezze e di sapienza, questi “signori” si accomodino fuori dalle nostre tasche dove troppo hanno già rovistato.
Sul bollettino Ufficiale n. 104 del 09 Luglio è riportata la Determinazione del Dirigente del Servizio Gestione Rifiuti e Bonifica del 13 Maggio 2009 n. 74 in cui il Comune di MODUGNO dovrà versare l’ennesimo TRIBUTO di 15,00 € per Tonnellata per non aver raggiunto la percentuale del 32% previsto dal Piano Regionale dei Rifiuti.

Tutto ciò costituisce l’ennesimo VERGOGNOSO inganno a danno del Cittadino! Sarebbe doveroso che il tributo venga versato da parte dell’Assessore Ambiente e dall’intera Amministrazione Comunale per non aver raggiunto gli obiettivi.
Il Comitato Pro Ambiente annuncia battaglia legale.

COMITATO PRO AMBIENTE MODUGNO


martedì 14 luglio 2009

Una Montagna di Balle!

Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomakers, ha documentato la cosidetta "emergenza rifiuti Campana" per svelarne gli ingranaggi, individuare responsabilità e attori di quindici anni di "gestione straordinaria". Uno spettacolo costato miliardi di euro e decine di processi in corso. Ma dove finiscono i rifiuti campani? Quali sono le ferite di una terra bruciata e i danni alla salute di milioni di persone? Il più grande disastro ecologico dell'Europa occidentale raccontato dalle voci delle comunità in lotta. L'assalto ai fondi pubblici, le zone d'ombra della democrazia, il boicottaggio della "differenziata", le collusioni con le ecomafie e le proposte di chi si interroga seriamente sulle alternative. E se "vivere in emergenza",fosse solo una strategia per accumulare profitti!?
SOSTIENI IL FILM PRENOTANDO LA TUA COPIA SU www.produzionidalbasso.com



Prima nazionale di “una montagna di balle” 14 luglio 2009 cinema modernissimo

Martedì 14 Luglio - ore 20.00
Cinema Modernissimo - via Cisterna Dell’Olio, 23 - Napoli
Sala 1 - aria condizionata - ingresso fino ad esaurimento posti

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Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomakers, ha documentato la cosidetta "emergenza rifiuti Campana" per svelarne gli ingranaggi, individuare responsabilità e attori di quindici anni di "gestione straordinaria". Uno spettacolo costato miliardi di euro e decine di processi in corso. Ma dove finiscono i rifiuti campani? Quali sono le ferite di una terra bruciata e i danni alla salute di milioni di persone? Il più grande disastro ecologico dell'Europa occidentale raccontato dalle voci delle comunità in lotta. L'assalto ai fondi pubblici, le zone d'ombra della democrazia, il boicottaggio della "differenziata", le collusioni con le ecomafie e le proposte di chi si interroga seriamente sulle alternative. E se "vivere in emergenza",fosse solo una strategia per accumulare profitti!?
SOSTIENI IL FILM PRENOTANDO LA TUA COPIA SU www.produzionidalbasso.com



Prima nazionale di “una montagna di balle” 14 luglio 2009 cinema modernissimo

Martedì 14 Luglio - ore 20.00
Cinema Modernissimo - via Cisterna Dell’Olio, 23 - Napoli
Sala 1 - aria condizionata - ingresso fino ad esaurimento posti

 
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