lunedì 30 maggio 2011

KALAFRO dice no al nucleare e vota SI al referendum


http://www.youtube.com/watch?v=UgkH0ctAhSY


Intraprendere la strada dell'energia nucleare per l'approvigionamento energetico in Italia è un'assurdità. La produzione di energia deve essere diffusa, ecocompatibile, basata su fonti rinnovabili come il sole, il vento, la terra, il mare...ma soprattutto: devono diminuire i consumi e quindi deve cambiare il modello economico! Il nucleare è un passo indietro, e noi tutti siamo per il progesso.

L'acqua è una risorsa fondamentale, stategica, limitata, delicata e deve essere gestita in modo efficiente e sostenibile restando pubblica. Gestire l'acqua con i criteri del mercato è un suicidio, è una cosa alla quale ci dobbiamo opporre in massa.

La legge deve essere uguale per tutti...soprattutto per i politici e i padroni!

PER QUESTO VOTIAMO 4 SI AL REFERENDUM DEL 12 E 13 GIUGNO

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http://www.youtube.com/watch?v=UgkH0ctAhSY


Intraprendere la strada dell'energia nucleare per l'approvigionamento energetico in Italia è un'assurdità. La produzione di energia deve essere diffusa, ecocompatibile, basata su fonti rinnovabili come il sole, il vento, la terra, il mare...ma soprattutto: devono diminuire i consumi e quindi deve cambiare il modello economico! Il nucleare è un passo indietro, e noi tutti siamo per il progesso.

L'acqua è una risorsa fondamentale, stategica, limitata, delicata e deve essere gestita in modo efficiente e sostenibile restando pubblica. Gestire l'acqua con i criteri del mercato è un suicidio, è una cosa alla quale ci dobbiamo opporre in massa.

La legge deve essere uguale per tutti...soprattutto per i politici e i padroni!

PER QUESTO VOTIAMO 4 SI AL REFERENDUM DEL 12 E 13 GIUGNO

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sabato 21 maggio 2011

Referendum 12-13 giugno 2011: sul quesito nucleare incertezza fino all’ultimo

Il decreto Omnibus, la cui discussione è iniziata ieri alla Camera, non sarà votato prima della prossima settimana. Regna dunque sovrana l’incertezza sul referendum del 12/13 giugno. Quando ormai mancano 20 giorni alle votazioni, non sappiamo ancora se troveremo anche il dibattuto tema del ritorno all’atomo in Italia.

In attesa, dei referendum di giugno 2011, il famigerato emendamento sul nucleare contenuto nel decreto, dovrà passare all’esame della Camera. Il Governo, infatti, starebbe valutando la possibilità di modificarne il testo cancellando le norme per fare le centrali. Il passo successivo è la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, in tempi davvero brevi, e poi un nuovo esame, quello dei giudici della Corte di Cassazione, che dovranno approvare o meno se le nuove ed eventuali modifiche introdotte dal Governo potrebbero far saltare il referendum.

Secondo alcune fonti interne, la Camera dovrebbe far passare il testo, lasciando la patata bollente alla Cassazione, che dovrà allora emettere la sentenza. E anche qui possiamo ben sperare visto che, a detta di alcuni esperti giuristi, vi sarebbero “i presupposti per i quali la Corte disponga che il referendum si faccia ugualmente”. Infatti, grazie ad una sentenza del 1978 la Corte Costituzionale avrebbe specificato che “modificando le norme sottoposte a referendum, al Parlamento non è permesso di frustrare gli intendimenti dei promotori e dei sottoscrittori delle richieste di referendum“.

Alle urne, dunque, forse riusciremo a trovare anche il nucleare. Ma da parte del ‘Comitato Vota Sì per fermare il nucleare‘ c’è preoccupazione. Secondo il responsabile della comunicazione, Daniele Di Stefano, il rinvio da parte della Camera e il protrarsi dei tempi potrebbero indebolire la campagna referendaria: “Anche se poi il referendum si farà, il Governo, con questa incertezza, sta ottenendo quello che voleva, cioè intralciare la campagna referendaria contro il nucleare. Si pensi che molti media hanno già detto frettolosamente che il referendum non ci sarà”.

Intanto ieri Greenpeace ha manifestato davanti a Palazzo Montecitorio, e molti altri nomi noti dello spettacolo e della musica sono scesi in campo a favore del voto. Resta da attendere che, in tempi brevi, la questione possa passare alla Cassazione.

Francesca Mancuso

Fonte: http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/4919-referendum-12-13-giugno-2011-nucleare

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Il decreto Omnibus, la cui discussione è iniziata ieri alla Camera, non sarà votato prima della prossima settimana. Regna dunque sovrana l’incertezza sul referendum del 12/13 giugno. Quando ormai mancano 20 giorni alle votazioni, non sappiamo ancora se troveremo anche il dibattuto tema del ritorno all’atomo in Italia.

In attesa, dei referendum di giugno 2011, il famigerato emendamento sul nucleare contenuto nel decreto, dovrà passare all’esame della Camera. Il Governo, infatti, starebbe valutando la possibilità di modificarne il testo cancellando le norme per fare le centrali. Il passo successivo è la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, in tempi davvero brevi, e poi un nuovo esame, quello dei giudici della Corte di Cassazione, che dovranno approvare o meno se le nuove ed eventuali modifiche introdotte dal Governo potrebbero far saltare il referendum.

Secondo alcune fonti interne, la Camera dovrebbe far passare il testo, lasciando la patata bollente alla Cassazione, che dovrà allora emettere la sentenza. E anche qui possiamo ben sperare visto che, a detta di alcuni esperti giuristi, vi sarebbero “i presupposti per i quali la Corte disponga che il referendum si faccia ugualmente”. Infatti, grazie ad una sentenza del 1978 la Corte Costituzionale avrebbe specificato che “modificando le norme sottoposte a referendum, al Parlamento non è permesso di frustrare gli intendimenti dei promotori e dei sottoscrittori delle richieste di referendum“.

Alle urne, dunque, forse riusciremo a trovare anche il nucleare. Ma da parte del ‘Comitato Vota Sì per fermare il nucleare‘ c’è preoccupazione. Secondo il responsabile della comunicazione, Daniele Di Stefano, il rinvio da parte della Camera e il protrarsi dei tempi potrebbero indebolire la campagna referendaria: “Anche se poi il referendum si farà, il Governo, con questa incertezza, sta ottenendo quello che voleva, cioè intralciare la campagna referendaria contro il nucleare. Si pensi che molti media hanno già detto frettolosamente che il referendum non ci sarà”.

Intanto ieri Greenpeace ha manifestato davanti a Palazzo Montecitorio, e molti altri nomi noti dello spettacolo e della musica sono scesi in campo a favore del voto. Resta da attendere che, in tempi brevi, la questione possa passare alla Cassazione.

Francesca Mancuso

Fonte: http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/4919-referendum-12-13-giugno-2011-nucleare

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martedì 10 maggio 2011

L’Enel, il nucleare e i Mapuche

Di Luca Manes

Appena due anni fa l’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti ha rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore in cui diceva: «Ci sono circa cinquecento impianti nucleari nel mondo, alcuni in zone altamente sismiche come il Giappone, ma si tratta di impianti pronti a resistere anche a terremoti di intensità pari a nove gradi sulla scala Richter». La stessa Enel anche all’indomani del disastro di Fukushima continuava a sostenere la bontà dell’energia nucleare e a dirsi pronta per la costruzione di quattro reattori di tipo Epr in Italia. I due soli progetti di questo tipo oggi in cantiere in Europa, in Francia e Finlandia, stanno entrambi registrando enormi aumenti dei costi, ritardi e altri problemi. Adesso il governo italiano ha rivisto i propri piani nucleari e annunciato un clamoroso dietro-front «a termine», mentre rimane alta l’attenzione per i referendum del 12 e 13 giugno. Nel frattempo l’Enel continua a essere molto attiva nell’Est europeo, in particolare in Romania [centrale di Cernavoda], Slovacchia [Mochovce] e a Kalinigrad, exclave russa a pochi chilometri dalla Lituania, dove il progetto di impianto nucleare è particolarmente avversato dalle comunità locali.

Proprio un attivista di una Ong russa, Vladimir Slyviak, ha preso parte all’assemblea degli azionisti dell’Enel, tenutasi in una blindatissima viale Regina Margherita a Roma la scorsa settimana. La presenza di Slyviak e di tre ospiti cileni, arrivati in Italia per denunciare gli impatti di vari progetti idroelettrici che l’Enel ha in programma nel loro Paese, è stata facilitata dalla Fondazione culturale responsabilità etica e da Campagna per la riforma della Banca mondiale/Mani Tese nell’ambito delle loro attività di azionariato critico, iniziate quattro anni fa.

Appena iniziati i lavori, c’è subito stata una sgradita sorpresa per gli ospiti stranieri: a «causa» l’ingente presenza di azionisti intenzionati a prendere la parola viene tagliato loro il tempo a disposizione. Se gli anni scorsi i minuti per parlare erano dieci, quest’anno sono cinque, comprensivi di traduzione consecutiva. Ovvero gli ospiti stranieri possono esporre le loro ragioni in soli due minuti e mezzo. L’amministratore delegato della compagnia elettrica Fulvio Conti ha poi risposto a Slyviak riconoscendo un interesse in Kalinigrad, sebbene per il coinvolgimento definitivo ci siano da attendere tutta una serie di «valutazioni». Nemmeno una parola sul rischio di contaminazione delle falde acquifere e sui pericoli di incidenti in una zona ad alto traffico aereo internazionale, i principali «difetti» del progetto.
Tanto per non smentirsi, poi, Conti ha difeso a spada tratta il nucleare all’estero [che frutta all’Enel il 14 per cento dell’energia distribuita], ribadendo la sua posizione «attendista» in Italia.

Sul fronte dei grandi progetti idroelettrici e dello sfruttamento dell’acqua cilena, l’Enel ha un atteggiamento sempre più aggressivo. Se qualche anno fa le dighe in Patagonia e in territorio Mapuche erano viste più come un retaggio dell’Endesa [multi-utility spagnola acquisita nel 2007], adesso queste opere multimiliardarie rappresentano una sorta di fiore all’occhiello dell’impresa. Lo si comprende dalle stesse affermazioni di Conti, pronto a ribadire che le affermazioni delle Ong e dei movimenti riportate dagli ospiti cileni in assemblea non rispondono a verità e a promettere all’esponente mapuche Jorge Hueche «possibili ritorsioni legali» qualora si insistesse a denunciare gli impatti delle dighe nel territorio mapuche.

Nella realtà dei fatti, poi, tutte le decisioni «pesanti» erano già state prese in precedenza. Ci ha già pensato il ministero dell’economia, che infatti all’assemblea ha mandato una «delegata» che in soli trenta secondi ha chiarito che «a noi va tutto bene, grazie del lavoro fatto [e del dividendo che ci date, aggiungiamo noi] e tanti saluti». D’altronde se Via XX Settembre ha quasi il 31 per cento delle azioni della compagnia e conta per più della metà del 49 per cento delle quote rappresentate all’Agm, si fa presto a comprendere che di margini d’azione in assemblea ce ne siano ben pochi.

Ultima nota a margine, il presidente uscente Pietro Gnudi ha lodato l’Enel perché «ha fatto scuola sulla corporate governance». Peccato che, tanto per fare un esempio, per il nuovo consiglio d’amministrazione non ci fosse nemmeno una donna candidata…

Fonte:Carta.org


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Di Luca Manes

Appena due anni fa l’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti ha rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore in cui diceva: «Ci sono circa cinquecento impianti nucleari nel mondo, alcuni in zone altamente sismiche come il Giappone, ma si tratta di impianti pronti a resistere anche a terremoti di intensità pari a nove gradi sulla scala Richter». La stessa Enel anche all’indomani del disastro di Fukushima continuava a sostenere la bontà dell’energia nucleare e a dirsi pronta per la costruzione di quattro reattori di tipo Epr in Italia. I due soli progetti di questo tipo oggi in cantiere in Europa, in Francia e Finlandia, stanno entrambi registrando enormi aumenti dei costi, ritardi e altri problemi. Adesso il governo italiano ha rivisto i propri piani nucleari e annunciato un clamoroso dietro-front «a termine», mentre rimane alta l’attenzione per i referendum del 12 e 13 giugno. Nel frattempo l’Enel continua a essere molto attiva nell’Est europeo, in particolare in Romania [centrale di Cernavoda], Slovacchia [Mochovce] e a Kalinigrad, exclave russa a pochi chilometri dalla Lituania, dove il progetto di impianto nucleare è particolarmente avversato dalle comunità locali.

Proprio un attivista di una Ong russa, Vladimir Slyviak, ha preso parte all’assemblea degli azionisti dell’Enel, tenutasi in una blindatissima viale Regina Margherita a Roma la scorsa settimana. La presenza di Slyviak e di tre ospiti cileni, arrivati in Italia per denunciare gli impatti di vari progetti idroelettrici che l’Enel ha in programma nel loro Paese, è stata facilitata dalla Fondazione culturale responsabilità etica e da Campagna per la riforma della Banca mondiale/Mani Tese nell’ambito delle loro attività di azionariato critico, iniziate quattro anni fa.

Appena iniziati i lavori, c’è subito stata una sgradita sorpresa per gli ospiti stranieri: a «causa» l’ingente presenza di azionisti intenzionati a prendere la parola viene tagliato loro il tempo a disposizione. Se gli anni scorsi i minuti per parlare erano dieci, quest’anno sono cinque, comprensivi di traduzione consecutiva. Ovvero gli ospiti stranieri possono esporre le loro ragioni in soli due minuti e mezzo. L’amministratore delegato della compagnia elettrica Fulvio Conti ha poi risposto a Slyviak riconoscendo un interesse in Kalinigrad, sebbene per il coinvolgimento definitivo ci siano da attendere tutta una serie di «valutazioni». Nemmeno una parola sul rischio di contaminazione delle falde acquifere e sui pericoli di incidenti in una zona ad alto traffico aereo internazionale, i principali «difetti» del progetto.
Tanto per non smentirsi, poi, Conti ha difeso a spada tratta il nucleare all’estero [che frutta all’Enel il 14 per cento dell’energia distribuita], ribadendo la sua posizione «attendista» in Italia.

Sul fronte dei grandi progetti idroelettrici e dello sfruttamento dell’acqua cilena, l’Enel ha un atteggiamento sempre più aggressivo. Se qualche anno fa le dighe in Patagonia e in territorio Mapuche erano viste più come un retaggio dell’Endesa [multi-utility spagnola acquisita nel 2007], adesso queste opere multimiliardarie rappresentano una sorta di fiore all’occhiello dell’impresa. Lo si comprende dalle stesse affermazioni di Conti, pronto a ribadire che le affermazioni delle Ong e dei movimenti riportate dagli ospiti cileni in assemblea non rispondono a verità e a promettere all’esponente mapuche Jorge Hueche «possibili ritorsioni legali» qualora si insistesse a denunciare gli impatti delle dighe nel territorio mapuche.

Nella realtà dei fatti, poi, tutte le decisioni «pesanti» erano già state prese in precedenza. Ci ha già pensato il ministero dell’economia, che infatti all’assemblea ha mandato una «delegata» che in soli trenta secondi ha chiarito che «a noi va tutto bene, grazie del lavoro fatto [e del dividendo che ci date, aggiungiamo noi] e tanti saluti». D’altronde se Via XX Settembre ha quasi il 31 per cento delle azioni della compagnia e conta per più della metà del 49 per cento delle quote rappresentate all’Agm, si fa presto a comprendere che di margini d’azione in assemblea ce ne siano ben pochi.

Ultima nota a margine, il presidente uscente Pietro Gnudi ha lodato l’Enel perché «ha fatto scuola sulla corporate governance». Peccato che, tanto per fare un esempio, per il nuovo consiglio d’amministrazione non ci fosse nemmeno una donna candidata…

Fonte:Carta.org


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sabato 30 aprile 2011

Da Prometeo a Fukushima, passando per Chernobyl



Di Lucio Garofalo


In occasione del 25esimo anniversario del disastro di Chernobyl, che ricorreva esattamente il 26 aprile scorso, è tornato in mente un accostamento con il 1986, in modo particolare per la coincidenza di due eventi: l’attacco militare contro la Libia (per la cronaca, ricordo che nel 1986 l’amministrazione presieduta da Ronald Reagan ordinò il bombardamento di Tripoli e Bengasi) e l’incidente nucleare nella cittadina ucraina.

L’attuale situazione politica ed economica mondiale è inasprita da numerosi altri fattori, a cominciare dalla gravissima recessione internazionale, paragonabile alla “grande depressione” del 1929, indubbiamente peggiore rispetto alla crisi petrolifera del 1974.

Non c’è dubbio che il regime libico di Gheddafi non abbia mai svolto un ruolo effettivamente “critico” o “antagonista” rispetto alle ingerenze dell’Occidente, tanto nel 1986 quanto nel 2011, ma è stato sempre funzionale agli interessi di supremazia economica, politica e militare, cari alle potenze imperialistiche del Nord del mondo.

Peraltro l’atteggiamento ambiguo e controverso della Libia ha sempre fatto comodo alla Cia e al militarismo Usa, al Mossad e al terrorismo sionista, ed ha sempre osteggiato, di fatto, la causa palestinese, soprattutto quando il colonnello Gheddafi ha armato e appoggiato le fazioni palestinesi più estremiste e violente, come il gruppo paramilitare fondato e guidato da Abu Abbas, il Fronte per la Liberazione della Palestina, che non a caso si rese responsabile dell’eliminazione fisica di numerosi esponenti dell’OLP di Arafat, quasi quanti ne abbiano assassinati gli agenti dei servizi segreti israeliani.

L’anno prima della tragedia di Chernobyl, ossia nel 1985, un commando che faceva capo al FLP realizzò, al largo delle coste egiziane, il dirottamento dell’Achille Lauro, una nave da crociera italiana, sequestrando l’equipaggio e i passeggeri. Nel corso dell'azione perse la vita Leon Klinghoffer, un disabile di religione ebraica e cittadinanza statunitense. La vicenda fu all’origine della “crisi di Sigonella” esplosa tra il governo italiano, guidato all’epoca da Bettino Craxi, e l’amministrazione Usa di Ronald Reagan.

La “guerra umanitaria” in Libia e la catastrofe di Fukushima sono due avvenimenti inquietanti che fotografano in modo emblematico l’incombente crisi energetica planetaria, che dovrebbe indurre i governi ad intraprendere strade alternative rispetto alla dipendenza dalle fonti petrolifere e nucleari, per orientarsi verso la ricerca e lo sfruttamento di risorse energetiche più pulite e rinnovabili. Esistono mille ragioni per farlo, anzitutto di convenienza pratica, ma anche pulsioni di tipo basico, come la salvaguardia del genere umano. Ci dovrebbe spingere in tale direzione l’istinto di autoconservazione della specie, o il buon senso, eppure prevalgono altre spinte, senza dubbio autodistruttive, interessi affaristici che sono appannaggio di una ristretta cerchia di compagnie economiche multinazionali che agiscono a danno della sopravvivenza dell’umanità e delle principali forme di vita sul nostro pianeta, cioè a nostro discapito.

Oggi più che nel passato, sin dai tempi mitici e primordiali di Prometeo, l’eroe titanico che rubò il fuoco agli dei per donarlo all’umanità, questa è seriamente minacciata da molti fattori di rischio, e non mi riferisco semplicemente ad un’eventuale “apocalisse atomica” o ad immani devastazioni belliche, né solo alla crisi che investe il capitalismo.


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Di Lucio Garofalo


In occasione del 25esimo anniversario del disastro di Chernobyl, che ricorreva esattamente il 26 aprile scorso, è tornato in mente un accostamento con il 1986, in modo particolare per la coincidenza di due eventi: l’attacco militare contro la Libia (per la cronaca, ricordo che nel 1986 l’amministrazione presieduta da Ronald Reagan ordinò il bombardamento di Tripoli e Bengasi) e l’incidente nucleare nella cittadina ucraina.

L’attuale situazione politica ed economica mondiale è inasprita da numerosi altri fattori, a cominciare dalla gravissima recessione internazionale, paragonabile alla “grande depressione” del 1929, indubbiamente peggiore rispetto alla crisi petrolifera del 1974.

Non c’è dubbio che il regime libico di Gheddafi non abbia mai svolto un ruolo effettivamente “critico” o “antagonista” rispetto alle ingerenze dell’Occidente, tanto nel 1986 quanto nel 2011, ma è stato sempre funzionale agli interessi di supremazia economica, politica e militare, cari alle potenze imperialistiche del Nord del mondo.

Peraltro l’atteggiamento ambiguo e controverso della Libia ha sempre fatto comodo alla Cia e al militarismo Usa, al Mossad e al terrorismo sionista, ed ha sempre osteggiato, di fatto, la causa palestinese, soprattutto quando il colonnello Gheddafi ha armato e appoggiato le fazioni palestinesi più estremiste e violente, come il gruppo paramilitare fondato e guidato da Abu Abbas, il Fronte per la Liberazione della Palestina, che non a caso si rese responsabile dell’eliminazione fisica di numerosi esponenti dell’OLP di Arafat, quasi quanti ne abbiano assassinati gli agenti dei servizi segreti israeliani.

L’anno prima della tragedia di Chernobyl, ossia nel 1985, un commando che faceva capo al FLP realizzò, al largo delle coste egiziane, il dirottamento dell’Achille Lauro, una nave da crociera italiana, sequestrando l’equipaggio e i passeggeri. Nel corso dell'azione perse la vita Leon Klinghoffer, un disabile di religione ebraica e cittadinanza statunitense. La vicenda fu all’origine della “crisi di Sigonella” esplosa tra il governo italiano, guidato all’epoca da Bettino Craxi, e l’amministrazione Usa di Ronald Reagan.

La “guerra umanitaria” in Libia e la catastrofe di Fukushima sono due avvenimenti inquietanti che fotografano in modo emblematico l’incombente crisi energetica planetaria, che dovrebbe indurre i governi ad intraprendere strade alternative rispetto alla dipendenza dalle fonti petrolifere e nucleari, per orientarsi verso la ricerca e lo sfruttamento di risorse energetiche più pulite e rinnovabili. Esistono mille ragioni per farlo, anzitutto di convenienza pratica, ma anche pulsioni di tipo basico, come la salvaguardia del genere umano. Ci dovrebbe spingere in tale direzione l’istinto di autoconservazione della specie, o il buon senso, eppure prevalgono altre spinte, senza dubbio autodistruttive, interessi affaristici che sono appannaggio di una ristretta cerchia di compagnie economiche multinazionali che agiscono a danno della sopravvivenza dell’umanità e delle principali forme di vita sul nostro pianeta, cioè a nostro discapito.

Oggi più che nel passato, sin dai tempi mitici e primordiali di Prometeo, l’eroe titanico che rubò il fuoco agli dei per donarlo all’umanità, questa è seriamente minacciata da molti fattori di rischio, e non mi riferisco semplicemente ad un’eventuale “apocalisse atomica” o ad immani devastazioni belliche, né solo alla crisi che investe il capitalismo.


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venerdì 29 aprile 2011

Referendum, Tozzi: “Il governo vuole tutelare se stesso e le lobby”

Non solo il terrore per il quesito sul legittimo impedimento. Secondo il geologo, i piani del governo per inficiare i quesiti su nucleare e acqua servono per tutelare i gruppi industriali che trarranno beneficio dai piani del governo. Che sono sospesi solo temporaneamente

“I have a dream: un governo che, quando si trova a lagiferare su questioni di carattere energetico-ambientale, si affidi a un comitato scientifico”. A parlare così è Mario Tozzi, geologo, divulgatore e mezzobusto televisivo dell’ambientalismo italiano che sottolinea come la classe politica nostrana sia l’unica a non avvalersi di un consiglio di esperti in materia di ambiente ed energia. “Sarkozy, Obama e tutti gli altri leader – attacca Tozzi – si affidano a un comitato indipendente di scienziati che indirizza le loro politiche, il governo italiano se ne guarda bene”.

L’esempio più lampante di quanto sostiene il geologo, sono i principali maître à penser del ritorno italiano al nucleare: Chicco Testa, laureato in filosofia ed ex ambientalista convertito all’atomo, eUmberto Veronesi che invece è un oncologo. Di fisici e ingenieri neanche l’ombra. “E’ perché in Italia su energia e ambiente si seguono solamente gli interessi delle lobby, per poi fare una clamorosa marcia indietro quando si avvicinano i referendum e quindi il voto popolare”, attacca Tozzi.

Il riferimento è ovviamente alle modifiche legislative apportate al decreto Omnibus che, secondo le intenzioni della maggioranza, deve scongiurare la tornata referendaria in programma per metà giugno. Lo scorso 20 aprile, la maggioranza smentiva se stessa votando favorevolmente il pacchetto di misure che metteva nel congelatore il tanto sbandierato ritorno all’energia atomica. Nel vertice italo-francese è stato lo stesso presidente del Consiglio a chiarire le motivazioni di quel provvedimento: “Il programma nucleare italiano è stato bloccato per fare fallire il referendum”.

Come il Fatto ha scritto più volte, il terrore di Berlusconi è che gli italiani oltre dire Sì all’abrogazione dell’atomo e dell’acqua privata, votassero anche la bocciatura della legge sullegittimo impedimento. Un colpo insostenibile per chi basa la sua legittimazione sul consenso popolare. Anche Tozzi la pensa così, ma ci mette il carico: “Berlusconi dice che quanto accaduto aFukushima ha spaventato gli italiani e che la decisione della moratoria è stata fatta per permettere ai cittadini di tranquillizzarsi. Per poi, magari fra un anno, ripresentare lo stesso progetto tale e quale. Che tristezza! Il presidente del Consiglio considera il suo popolo non in grado di discernere fra emozione e ragione”. Detto in altro modo, secondo il premier, gli italiani non sono in grado di mantenere su due piani separati l’ondata emotiva per quanto accaduto a Fukushima e una seria riflessione sull’energia atomica.

Ora che il copione del nucleare si sta ripetendo anche sulle risorse idriche, con la presentazione di un decreto legge fatto ad hoc per depotenziare i due quesiti referendari, il piano del governo appare ancora più evidente. Ma, secondo Tozzi, l’imput a far saltare il voto del 12 e 13 giugno non arriva solo dal terrore di B. per il probabile raggiungimento del quorum con tanto di bocciatura della legge che lo tiene lontano dai tribunali. “I quesiti, così come sono stati formulati – sostiene il geologo – scardinano i piani di un settore importante del sistema industriale italiano: la lobby nucleare e quella dell’acqua privata. E Berlusconi, cercando di vanificare il referendum, ha voluto tutelare quei gruppi”. Non è un mistero che, ad esempio sull’acqua, i primi a parlare di manovre correttive sulla legge che privatizza le risorse idriche sono stati proprio gli imprenditori che gestiscono tale risorsa. Con Roberto Bazzano, presidente di Federutility, la federazione che riunisce i gestori degli acquedotti, che aveva detto: “Chiediamoci seriamente se non sia il caso di evitare un referendum che ha sempre più un taglio puramente ideologico”. Ma cosa vuole dire privatizzare l’acqua? “Fare pagare una bolletta maggiorata ai consumatori – risponde Tozzi – E’ già così: ad Agrigento o a Latina, dove gli acquedotti sono già in mani private il servizio costa caro. A Milano, dove l’acqua è pubblica, la bolletta è molto più leggera”.

In attesa di leggere il decreto legge che cercherà di mettere la parola fine anche al voto sull’acqua, Tozzi qualche conclusione la può già tracciare. “Berlusconi, ancora una volta, ha vinto perché è riuscito a fare passare l’idea che non ci sia più nessun bisogno di andare a votare. Che ci ha già pensato il governo ad accogliere le preoccupazioni degli italiani”.

Ma non si vuole rassegnare. Anche perché la Corte di Cassazione, l’organo che dovrà decidere se dopo le modifiche legislative i quesiti siano ancora ammissibili, non si è ancora espressa. “Nel frattempo io, come divulgatore scientifico, porto avanti la mia triplice battaglia: contro l’atomo, a favore dell’acqua pubblica e per affidare le questioni ambientali a persone con un minimo di conoscenza ed esperienza. Sarebbe davvero l’ora”.

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Non solo il terrore per il quesito sul legittimo impedimento. Secondo il geologo, i piani del governo per inficiare i quesiti su nucleare e acqua servono per tutelare i gruppi industriali che trarranno beneficio dai piani del governo. Che sono sospesi solo temporaneamente

“I have a dream: un governo che, quando si trova a lagiferare su questioni di carattere energetico-ambientale, si affidi a un comitato scientifico”. A parlare così è Mario Tozzi, geologo, divulgatore e mezzobusto televisivo dell’ambientalismo italiano che sottolinea come la classe politica nostrana sia l’unica a non avvalersi di un consiglio di esperti in materia di ambiente ed energia. “Sarkozy, Obama e tutti gli altri leader – attacca Tozzi – si affidano a un comitato indipendente di scienziati che indirizza le loro politiche, il governo italiano se ne guarda bene”.

L’esempio più lampante di quanto sostiene il geologo, sono i principali maître à penser del ritorno italiano al nucleare: Chicco Testa, laureato in filosofia ed ex ambientalista convertito all’atomo, eUmberto Veronesi che invece è un oncologo. Di fisici e ingenieri neanche l’ombra. “E’ perché in Italia su energia e ambiente si seguono solamente gli interessi delle lobby, per poi fare una clamorosa marcia indietro quando si avvicinano i referendum e quindi il voto popolare”, attacca Tozzi.

Il riferimento è ovviamente alle modifiche legislative apportate al decreto Omnibus che, secondo le intenzioni della maggioranza, deve scongiurare la tornata referendaria in programma per metà giugno. Lo scorso 20 aprile, la maggioranza smentiva se stessa votando favorevolmente il pacchetto di misure che metteva nel congelatore il tanto sbandierato ritorno all’energia atomica. Nel vertice italo-francese è stato lo stesso presidente del Consiglio a chiarire le motivazioni di quel provvedimento: “Il programma nucleare italiano è stato bloccato per fare fallire il referendum”.

Come il Fatto ha scritto più volte, il terrore di Berlusconi è che gli italiani oltre dire Sì all’abrogazione dell’atomo e dell’acqua privata, votassero anche la bocciatura della legge sullegittimo impedimento. Un colpo insostenibile per chi basa la sua legittimazione sul consenso popolare. Anche Tozzi la pensa così, ma ci mette il carico: “Berlusconi dice che quanto accaduto aFukushima ha spaventato gli italiani e che la decisione della moratoria è stata fatta per permettere ai cittadini di tranquillizzarsi. Per poi, magari fra un anno, ripresentare lo stesso progetto tale e quale. Che tristezza! Il presidente del Consiglio considera il suo popolo non in grado di discernere fra emozione e ragione”. Detto in altro modo, secondo il premier, gli italiani non sono in grado di mantenere su due piani separati l’ondata emotiva per quanto accaduto a Fukushima e una seria riflessione sull’energia atomica.

Ora che il copione del nucleare si sta ripetendo anche sulle risorse idriche, con la presentazione di un decreto legge fatto ad hoc per depotenziare i due quesiti referendari, il piano del governo appare ancora più evidente. Ma, secondo Tozzi, l’imput a far saltare il voto del 12 e 13 giugno non arriva solo dal terrore di B. per il probabile raggiungimento del quorum con tanto di bocciatura della legge che lo tiene lontano dai tribunali. “I quesiti, così come sono stati formulati – sostiene il geologo – scardinano i piani di un settore importante del sistema industriale italiano: la lobby nucleare e quella dell’acqua privata. E Berlusconi, cercando di vanificare il referendum, ha voluto tutelare quei gruppi”. Non è un mistero che, ad esempio sull’acqua, i primi a parlare di manovre correttive sulla legge che privatizza le risorse idriche sono stati proprio gli imprenditori che gestiscono tale risorsa. Con Roberto Bazzano, presidente di Federutility, la federazione che riunisce i gestori degli acquedotti, che aveva detto: “Chiediamoci seriamente se non sia il caso di evitare un referendum che ha sempre più un taglio puramente ideologico”. Ma cosa vuole dire privatizzare l’acqua? “Fare pagare una bolletta maggiorata ai consumatori – risponde Tozzi – E’ già così: ad Agrigento o a Latina, dove gli acquedotti sono già in mani private il servizio costa caro. A Milano, dove l’acqua è pubblica, la bolletta è molto più leggera”.

In attesa di leggere il decreto legge che cercherà di mettere la parola fine anche al voto sull’acqua, Tozzi qualche conclusione la può già tracciare. “Berlusconi, ancora una volta, ha vinto perché è riuscito a fare passare l’idea che non ci sia più nessun bisogno di andare a votare. Che ci ha già pensato il governo ad accogliere le preoccupazioni degli italiani”.

Ma non si vuole rassegnare. Anche perché la Corte di Cassazione, l’organo che dovrà decidere se dopo le modifiche legislative i quesiti siano ancora ammissibili, non si è ancora espressa. “Nel frattempo io, come divulgatore scientifico, porto avanti la mia triplice battaglia: contro l’atomo, a favore dell’acqua pubblica e per affidare le questioni ambientali a persone con un minimo di conoscenza ed esperienza. Sarebbe davvero l’ora”.

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mercoledì 20 aprile 2011

Cosa c’è dietro lo stop al nucleare. Acqua pubblica ai francesi e legittimo impedimento

Cosa c'è dietro lo stop al nucleare. Acqua pubblica ai francesi e legittimo impedimento

Di Giovanni Mistero

La notizia è giunta in redazione ieri: il Governo aveva deciso di dismettere il programma nucleare. Fonti interne ci hanno chiarito lo scenario e le ragioni di questa scelta che vedono un accordo Parigi Roma che da una parte toglie la costruzione delle centrali ad AREVA e dall'altra affida la gestione dell'acqua pubblica a VEOLIA.

Nucleare in Italia: il Governo decide disoprassedere sul programma nucleare, lo fa inserendo una moratoria nel decreto legge omnibus, all'esame dell'aula del Senato, che prevede l'abrogazione di tutto l'impianto normativo che attiene la realizzazione di impianti nucleari nel Paese.

L'emendamente recita: "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare".

Ad abbracciare la linea Berlusconi in persona, da sempre scettico nei confronti del programma atomico ma schiacciato dalla lobby nucleare. Sebbene alcune voci leghino questa scelta ad un sondaggio realizzato la scorsa settimana che avrebbe dato al 54% la percentuale di italiani intenzionati a recarsi alle urne il 12 e 13 giugno (quindi oltre il quorum) le ragioni sono più ampie.

Prima di prendere questa decisione il Governo ha intavolato accordi con la Francia per dare una "contropartita" alla perdita economica che ne sarebbe derivata. Raggiunta l'intesa, stamane,AREVA - il colosso mondiale francese del nucleare che si sarebbe dovuto occupare della costruzione delle nostri centrali - ha iniziato la dismissione dei suoi uffici romani.

Il Governo era ben cosciente che il raggiungimento del quorum avrebbe comportato la bocciatura non solo della legge sul Nucleare ma anche quelle sul Legittimo Impedimento e sulla Privatizzazione dell'acqua.

E' stato proprio su quest'ultimo punto che è nata la contropartita da offrire oltralpe, attraverso un patto che sposta gli interessi economici dal nucleare all'acqua e dovrebbe garantire a VEOLIA una consistente presenza nel suo processo di privatizzazione (l'azienda francese è uno dei leader mondiali nel settore della gestione urbana degli acquedotti, dei rifiuti e dei trasporti). I mediatori italiani hanno dovuto fare una vera e propria corsa contro il tempo per cercare di giungere ad un accordo che soddisfacesse Parigi e che potesse essere ratificato già il 23 Aprile, giorno dell'incontro tra Berlusconi e Sarkozy.

Il Governo ha, così, trovato il modo di liberarsi di un referendum chiave che rappresentava, dopo Fukushima, il vero motore della votazione e l'elemento che avrebbe portato i cittadini alle urne.

In un colpo solo si è disinnescata una possibile bomba elettorale in mano alle opposizioni (il pericolo nucleare), si è portato a casa il Legittimo impedimento e si è continuato il processo di privatizzazione dell'acqua pubblica.

La controversia, poi, lascia ancora margini di manovra a futuri colpi di mano "nucleari" poiché l'emendamento di oggi in Senato elimina l'obbligo della stesura dei decreti legislativi di applicazione sul nucleare. Ma i decreti approvati finora non decadono, così come la legge numero 133/08 che dà il via alle centrali. E' uno stop, non una abrogazione mentre il referendum avrebbe abrogato la legge.

Fonte:Agoravox


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Cosa c'è dietro lo stop al nucleare. Acqua pubblica ai francesi e legittimo impedimento

Di Giovanni Mistero

La notizia è giunta in redazione ieri: il Governo aveva deciso di dismettere il programma nucleare. Fonti interne ci hanno chiarito lo scenario e le ragioni di questa scelta che vedono un accordo Parigi Roma che da una parte toglie la costruzione delle centrali ad AREVA e dall'altra affida la gestione dell'acqua pubblica a VEOLIA.

Nucleare in Italia: il Governo decide disoprassedere sul programma nucleare, lo fa inserendo una moratoria nel decreto legge omnibus, all'esame dell'aula del Senato, che prevede l'abrogazione di tutto l'impianto normativo che attiene la realizzazione di impianti nucleari nel Paese.

L'emendamente recita: "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare".

Ad abbracciare la linea Berlusconi in persona, da sempre scettico nei confronti del programma atomico ma schiacciato dalla lobby nucleare. Sebbene alcune voci leghino questa scelta ad un sondaggio realizzato la scorsa settimana che avrebbe dato al 54% la percentuale di italiani intenzionati a recarsi alle urne il 12 e 13 giugno (quindi oltre il quorum) le ragioni sono più ampie.

Prima di prendere questa decisione il Governo ha intavolato accordi con la Francia per dare una "contropartita" alla perdita economica che ne sarebbe derivata. Raggiunta l'intesa, stamane,AREVA - il colosso mondiale francese del nucleare che si sarebbe dovuto occupare della costruzione delle nostri centrali - ha iniziato la dismissione dei suoi uffici romani.

Il Governo era ben cosciente che il raggiungimento del quorum avrebbe comportato la bocciatura non solo della legge sul Nucleare ma anche quelle sul Legittimo Impedimento e sulla Privatizzazione dell'acqua.

E' stato proprio su quest'ultimo punto che è nata la contropartita da offrire oltralpe, attraverso un patto che sposta gli interessi economici dal nucleare all'acqua e dovrebbe garantire a VEOLIA una consistente presenza nel suo processo di privatizzazione (l'azienda francese è uno dei leader mondiali nel settore della gestione urbana degli acquedotti, dei rifiuti e dei trasporti). I mediatori italiani hanno dovuto fare una vera e propria corsa contro il tempo per cercare di giungere ad un accordo che soddisfacesse Parigi e che potesse essere ratificato già il 23 Aprile, giorno dell'incontro tra Berlusconi e Sarkozy.

Il Governo ha, così, trovato il modo di liberarsi di un referendum chiave che rappresentava, dopo Fukushima, il vero motore della votazione e l'elemento che avrebbe portato i cittadini alle urne.

In un colpo solo si è disinnescata una possibile bomba elettorale in mano alle opposizioni (il pericolo nucleare), si è portato a casa il Legittimo impedimento e si è continuato il processo di privatizzazione dell'acqua pubblica.

La controversia, poi, lascia ancora margini di manovra a futuri colpi di mano "nucleari" poiché l'emendamento di oggi in Senato elimina l'obbligo della stesura dei decreti legislativi di applicazione sul nucleare. Ma i decreti approvati finora non decadono, così come la legge numero 133/08 che dà il via alle centrali. E' uno stop, non una abrogazione mentre il referendum avrebbe abrogato la legge.

Fonte:Agoravox


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sabato 16 aprile 2011

Crisi nucleare: Iodio 131 e Cesio 134 e 137 anche in Italia e in Europa

Incidente di livello 1 nel nordest della Francia (Fessenheim). Dal Giappone mancano notizie aggiornate dallo scorso 7 aprile
Radiazioni gamma da Cesio137 in Italia

Radiazioni gamma da Cesio137 in Italia

Roma 10 apr 2011 - La nube radioattiva partita dai reattori giapponesi di Fukushima ha lasciato segni del suo passaggio anche nei cieli d’Europa, e non solo nei cieli.

L’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, e il sistema delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell’Ambiente effettuano in Italia il monitoraggio della radioattività ambientale. Dal 12 marzo 2011, l’Ispra ha richiesto di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l’andamento di una eventuale presenza di radioattività in aria riconducibile all’incidente nella centrale di Fukushima in Giappone. Vengono effettuate misure giornaliere con particolare riguardo alla presenza degli isotopi Iodio 131 e Cesio 137. È stato anche richiesto di effettuare misure di deposizione al suolo con cadenza settimanale. Sono state programmate anche alcune misure su vegetali a foglia larga e latte al fine di seguire eventuali fenomeni di trasferimento dei radionuclidi nell’ambiente.

I risultati delle ultime misure effettuate, hanno evidenziato la presenza in aria di piccole tracce variabili di Iodio 131 e Cesio 137 in atmosfera. Le concentrazioni sono in generale accordo con quelle rilevate in altri paesi Europei. L’Istituto fa sapere che «i valori riscontrati non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario». Anche sui vegetali a foglia larga i rilevamenti a partire dal 30 marzo, hanno evidenziato piccole tracce di Iodio 131 e Cesio 137. Sono state, inoltre, effettuate misure su campioni di foraggio e sul latte a partire dal 30 marzo, hanno evidenziato un valore molto piccolo di concentrazione di Iodio 131. Sul sito dell’Ispra è possibile seguire l’aggiornamento dei dati.

Nel sudest della Francia è stato rilevato iodio 131 nell’acqua piovana e nel latte, a fine marzo, da due diversi organismi: il Criirad, indipendente di ricerca sulla radioattività, e l’ Irsn, Istituto francese per la protezione radiologica e la sicurezza nucleare. Le dosi sono basse, ma in condizioni normali dovrebbero essere assenti. Più bassi di quelli rilevati nel 1986 in seguito all’incidente di Chernobyl, tali livelli non sono tali da destare preoccupazione. Il Criirad ha sottolineato che, in caso di condizioni meteorologiche avverse, il falloutradioattivo di iodio-131 può raggiungere diverse centinaia di becquerel per metro quadrato o espandersi per qualche migliaio di metri quadrati.Gli spinaci, le insalate e gli altri ortaggi coltivati su superfici di grandi dimensioni sono prodotti alimentari da considerarsi particolarmente sensibili alla contaminazione da iodio-131, se esposti alla pioggia. Lo Iodio Radioattivo -131 è particolarmente tossico se assorbito dalla tiroide, dove si satura e porta ad un aumento del rischio di cancro.

centrale_nucleare_Fessenheim

Intanto, un guasto senza alcuna conseguenza per la sicurezza, si è verificato tra domenica e lunedì scorsi alla centrale nucleare di Fessenheim, nel nord-est della Francia, la più vecchia del Paese, diventata principale bersaglio degli ecologisti dopo le esplosioni alla centrale nucleare di Fukushima, in Giappone. L’incidente, dovuto ad una ”manovra inappropriata”, hanno riferito da Strasburgo, è stato classificato di livello 1, sulla scala Ines degli incidenti che va da 1 a 7.

La Direzione generale dell’energia della Commissione europea (Dg Ener) sta coordinando la risposta a questo incidente nell’UE con il sostegno del Centro comune di ricerca. La direzione è anche responsabile della legislazione concernente i livelli di radioattività negli alimenti nonché dell’introduzione, ove necessario, di una clausola di salvaguardia per imporre dei test sulla radioattività. La Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha sottolineato che l’agenzia non è coinvolta nella misurazione della radioattività, ma resta vigile e pronta a fornire assistenza tecnica, se richiesto.

In Giappone, nel frattempo, in seguito alla forte scossa di 7.1 Richter dello scorso 7 aprile, è tornato l'allarme per la stabilità delle centrali nucleari disseminate nell'arcipelago. Nella centrale di Onagawa (prefettura di Miyagi) sono state rilevate delle perdite d'acqua. La Tohoku Electric, il gestore dell'impianto già disattivato dopo il sisma/tsunami dell'11 marzo, ha fatto sapere che le perdite rilevate sarebbero 8-9, legate alle vasche di raffreddamento del combustibile spento dei reattori n.1 e 2. Tuttavia, la Tohoku ha precisato che non c'è stato alcun cambiamento dei livelli di radiazioni all'esterno della struttura. Due delle tre fonti di energia esterne sono saltate per il sisma, lasciandone solo una al raffreddamento del combustibile spento le cui operazioni si sono fermate brevemente e poi ripartite.

Nella rete internet si sta diffondendo un appello alle autorità giapponesi affinché venga evacuata la popolazione maggiormente a rischio intorno alla centrale nucleare di Fukushima e gli organi istituzionali forniscano a tutti i Paesi indicazioni precise sulla prevenzione medica dalle radiazioni. «Tra le tante morti provocate dal nucleare», si legge, «una è quella dell'informazione. In gioco c'è il futuro del Giappone e forse dell'umanità intera».

di Paolo Della Ventura

IL VIDEO






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Incidente di livello 1 nel nordest della Francia (Fessenheim). Dal Giappone mancano notizie aggiornate dallo scorso 7 aprile
Radiazioni gamma da Cesio137 in Italia

Radiazioni gamma da Cesio137 in Italia

Roma 10 apr 2011 - La nube radioattiva partita dai reattori giapponesi di Fukushima ha lasciato segni del suo passaggio anche nei cieli d’Europa, e non solo nei cieli.

L’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, e il sistema delle Agenzie Regionali e delle Province Autonome per la Protezione dell’Ambiente effettuano in Italia il monitoraggio della radioattività ambientale. Dal 12 marzo 2011, l’Ispra ha richiesto di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l’andamento di una eventuale presenza di radioattività in aria riconducibile all’incidente nella centrale di Fukushima in Giappone. Vengono effettuate misure giornaliere con particolare riguardo alla presenza degli isotopi Iodio 131 e Cesio 137. È stato anche richiesto di effettuare misure di deposizione al suolo con cadenza settimanale. Sono state programmate anche alcune misure su vegetali a foglia larga e latte al fine di seguire eventuali fenomeni di trasferimento dei radionuclidi nell’ambiente.

I risultati delle ultime misure effettuate, hanno evidenziato la presenza in aria di piccole tracce variabili di Iodio 131 e Cesio 137 in atmosfera. Le concentrazioni sono in generale accordo con quelle rilevate in altri paesi Europei. L’Istituto fa sapere che «i valori riscontrati non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario». Anche sui vegetali a foglia larga i rilevamenti a partire dal 30 marzo, hanno evidenziato piccole tracce di Iodio 131 e Cesio 137. Sono state, inoltre, effettuate misure su campioni di foraggio e sul latte a partire dal 30 marzo, hanno evidenziato un valore molto piccolo di concentrazione di Iodio 131. Sul sito dell’Ispra è possibile seguire l’aggiornamento dei dati.

Nel sudest della Francia è stato rilevato iodio 131 nell’acqua piovana e nel latte, a fine marzo, da due diversi organismi: il Criirad, indipendente di ricerca sulla radioattività, e l’ Irsn, Istituto francese per la protezione radiologica e la sicurezza nucleare. Le dosi sono basse, ma in condizioni normali dovrebbero essere assenti. Più bassi di quelli rilevati nel 1986 in seguito all’incidente di Chernobyl, tali livelli non sono tali da destare preoccupazione. Il Criirad ha sottolineato che, in caso di condizioni meteorologiche avverse, il falloutradioattivo di iodio-131 può raggiungere diverse centinaia di becquerel per metro quadrato o espandersi per qualche migliaio di metri quadrati.Gli spinaci, le insalate e gli altri ortaggi coltivati su superfici di grandi dimensioni sono prodotti alimentari da considerarsi particolarmente sensibili alla contaminazione da iodio-131, se esposti alla pioggia. Lo Iodio Radioattivo -131 è particolarmente tossico se assorbito dalla tiroide, dove si satura e porta ad un aumento del rischio di cancro.

centrale_nucleare_Fessenheim

Intanto, un guasto senza alcuna conseguenza per la sicurezza, si è verificato tra domenica e lunedì scorsi alla centrale nucleare di Fessenheim, nel nord-est della Francia, la più vecchia del Paese, diventata principale bersaglio degli ecologisti dopo le esplosioni alla centrale nucleare di Fukushima, in Giappone. L’incidente, dovuto ad una ”manovra inappropriata”, hanno riferito da Strasburgo, è stato classificato di livello 1, sulla scala Ines degli incidenti che va da 1 a 7.

La Direzione generale dell’energia della Commissione europea (Dg Ener) sta coordinando la risposta a questo incidente nell’UE con il sostegno del Centro comune di ricerca. La direzione è anche responsabile della legislazione concernente i livelli di radioattività negli alimenti nonché dell’introduzione, ove necessario, di una clausola di salvaguardia per imporre dei test sulla radioattività. La Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha sottolineato che l’agenzia non è coinvolta nella misurazione della radioattività, ma resta vigile e pronta a fornire assistenza tecnica, se richiesto.

In Giappone, nel frattempo, in seguito alla forte scossa di 7.1 Richter dello scorso 7 aprile, è tornato l'allarme per la stabilità delle centrali nucleari disseminate nell'arcipelago. Nella centrale di Onagawa (prefettura di Miyagi) sono state rilevate delle perdite d'acqua. La Tohoku Electric, il gestore dell'impianto già disattivato dopo il sisma/tsunami dell'11 marzo, ha fatto sapere che le perdite rilevate sarebbero 8-9, legate alle vasche di raffreddamento del combustibile spento dei reattori n.1 e 2. Tuttavia, la Tohoku ha precisato che non c'è stato alcun cambiamento dei livelli di radiazioni all'esterno della struttura. Due delle tre fonti di energia esterne sono saltate per il sisma, lasciandone solo una al raffreddamento del combustibile spento le cui operazioni si sono fermate brevemente e poi ripartite.

Nella rete internet si sta diffondendo un appello alle autorità giapponesi affinché venga evacuata la popolazione maggiormente a rischio intorno alla centrale nucleare di Fukushima e gli organi istituzionali forniscano a tutti i Paesi indicazioni precise sulla prevenzione medica dalle radiazioni. «Tra le tante morti provocate dal nucleare», si legge, «una è quella dell'informazione. In gioco c'è il futuro del Giappone e forse dell'umanità intera».

di Paolo Della Ventura

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