sabato 2 aprile 2011

Fukushima, iodio radioattivo nelle falde acquifere: 10mila volte più del consentito

Intanto il governo giapponese annuncia un piano finanziario per la fine di aprile. I danni del terremoto pari al 5% del Pil

Nelle falde acquifere nei pressi della centrale nucleare di Fukushima sono stati registrati valori di Iodio-131 diecimila volte superiori a quelli consentiti. Lo denuncia la Tepco, gestore dell’impianto danneggiato dal sisma e dal conseguente tsunami, sottolineando di aver dovuto effettuare nuove analisi su ordine delle autorità nipponiche per la sicurezza nucleare, poiché sussistevano dubbi sull’esattezza dei primi risultati.

11MILA MORTI, 16MILA DISPERSI – L’Apcom fa il punto sulla tragica conta delle vittime e dei mezzi impiegati nella ricerca degli scomparsi. Oggi, le autorità giapponesi, in collaborazione con quelle statunitensi, hanno mobilitato migliaia di militari per cercare i corpi delle vittime dello tsunami al largo delle coste: fino ad ora 16.451 persone sono considerate disperse, oltre agli 11.578 decessi confermati, secondo l’ultimo bilancio ufficiale. I due eserciti di Tokyo eWashington hanno messo in campo 120 tra aerei ed elicotteri e 65 imbarcazioni. Le speranze di trovare sopravvissuti sono ormai nulle. “Concentreremo le ricerche sulla costa, sui delta dei fiumi e sui territori ancora ricoperti dalle acque del mare”, ha spiegato un responsabile delleForze di difesa. Alle operazioni partecipano 17.000 soldati giapponesi e 7.000 americani, precisa il quotidiano Yomiuri. Tutta la zona compresa nel raggio di trenta chilometri dalla centrale di Fukushima non verrà perlustrata a causa delle alte radiazioni. Si stima che in quell’area vi siano circa un migliaio di cadaveri cui non è stata data sepoltura.

PIL GIAPPONESE A PICCO – Intanto, l’economista giapponese Takatoshi Ito, nell’ambito del Workshop Ambrosetti a Cernobbio, ha affermato che sono pari al 5% del Pil i danni provocati in Giappone da terremoto e tsunami. Ito ha riferito che lo Stato stanzierà pre la ricostruzione una cifra pari al 10% del Pil e altrettanto arriverà dal settore privato. “Il Governo dovrà riallocare alcune poste di bilancio per spostare le risorse e destinarle alla ricostruzione”.

’OTTIMISMO DEL PREMIER IN TV – Si mostra fiducioso per il futuro il premier nipponicoNaoto Kan. Le sue parole sono improntate all’ottimismo. E’ una “lunga battaglia” – dice – quella che attende il Giappone per riportare sotto controllo la centrale nucleare di Fukushima, ma il Paese ce la farà. Il premier, a tre settimane dal devastante terremoto che ha colpito l’arcipelago, è apparso in televisione per assicurare che “è pronto a combattere una lunga battaglia e a vincerla”. “Non possiamo dire – ha sottolineato Kan – che l’impianto sia sufficientemente stabilizzato, ma ci stiamo preparando per qualsiasi tipo di situazione e sono certo che la centrale possa essere stabilizzata”. Il premier ha quindi promesso per la fine di aprile un piano finanziario per il Paese, aggiungendo che il governo sosterrà “responsabilmente” la Tepco di fronte alle richieste di risarcimento per l’incidente nucleare, ma quest’ultima deve continuare ad essere “una società privata”.

Fonte:Giornalettismo

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Intanto il governo giapponese annuncia un piano finanziario per la fine di aprile. I danni del terremoto pari al 5% del Pil

Nelle falde acquifere nei pressi della centrale nucleare di Fukushima sono stati registrati valori di Iodio-131 diecimila volte superiori a quelli consentiti. Lo denuncia la Tepco, gestore dell’impianto danneggiato dal sisma e dal conseguente tsunami, sottolineando di aver dovuto effettuare nuove analisi su ordine delle autorità nipponiche per la sicurezza nucleare, poiché sussistevano dubbi sull’esattezza dei primi risultati.

11MILA MORTI, 16MILA DISPERSI – L’Apcom fa il punto sulla tragica conta delle vittime e dei mezzi impiegati nella ricerca degli scomparsi. Oggi, le autorità giapponesi, in collaborazione con quelle statunitensi, hanno mobilitato migliaia di militari per cercare i corpi delle vittime dello tsunami al largo delle coste: fino ad ora 16.451 persone sono considerate disperse, oltre agli 11.578 decessi confermati, secondo l’ultimo bilancio ufficiale. I due eserciti di Tokyo eWashington hanno messo in campo 120 tra aerei ed elicotteri e 65 imbarcazioni. Le speranze di trovare sopravvissuti sono ormai nulle. “Concentreremo le ricerche sulla costa, sui delta dei fiumi e sui territori ancora ricoperti dalle acque del mare”, ha spiegato un responsabile delleForze di difesa. Alle operazioni partecipano 17.000 soldati giapponesi e 7.000 americani, precisa il quotidiano Yomiuri. Tutta la zona compresa nel raggio di trenta chilometri dalla centrale di Fukushima non verrà perlustrata a causa delle alte radiazioni. Si stima che in quell’area vi siano circa un migliaio di cadaveri cui non è stata data sepoltura.

PIL GIAPPONESE A PICCO – Intanto, l’economista giapponese Takatoshi Ito, nell’ambito del Workshop Ambrosetti a Cernobbio, ha affermato che sono pari al 5% del Pil i danni provocati in Giappone da terremoto e tsunami. Ito ha riferito che lo Stato stanzierà pre la ricostruzione una cifra pari al 10% del Pil e altrettanto arriverà dal settore privato. “Il Governo dovrà riallocare alcune poste di bilancio per spostare le risorse e destinarle alla ricostruzione”.

’OTTIMISMO DEL PREMIER IN TV – Si mostra fiducioso per il futuro il premier nipponicoNaoto Kan. Le sue parole sono improntate all’ottimismo. E’ una “lunga battaglia” – dice – quella che attende il Giappone per riportare sotto controllo la centrale nucleare di Fukushima, ma il Paese ce la farà. Il premier, a tre settimane dal devastante terremoto che ha colpito l’arcipelago, è apparso in televisione per assicurare che “è pronto a combattere una lunga battaglia e a vincerla”. “Non possiamo dire – ha sottolineato Kan – che l’impianto sia sufficientemente stabilizzato, ma ci stiamo preparando per qualsiasi tipo di situazione e sono certo che la centrale possa essere stabilizzata”. Il premier ha quindi promesso per la fine di aprile un piano finanziario per il Paese, aggiungendo che il governo sosterrà “responsabilmente” la Tepco di fronte alle richieste di risarcimento per l’incidente nucleare, ma quest’ultima deve continuare ad essere “una società privata”.

Fonte:Giornalettismo

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martedì 29 marzo 2011

I tumori dell'infanzia nelle vicinanze delle centrali nucleari

Centrale Garigliano
Centrale Garigliano
Formia: Un mese fa leggevo le ambivalenti dichiarazioni attribuite all'onorevole Aldo Forte il quale, sulla base dei dati di uno studio epidemiologico dai risultati contraddittori, avrebbe detto che vivere vicino alle centrali nucleari di Borgo Sabotino e del Garigliano non e' pericoloso (1).
Nell'occasione scrivevo che la centrale/deposito di scorie del Garigliano e' compresa in una stretta ansa del fiume (Figura 1), in zona soggetta ad esondazioni e sismica, gia' allagatasi piu' d'una volta nel passato; che la popolazione locale - in tempi di sempre piu' frequenti esondazioni - questa centrale non la vuole piu'; che la popolazione si aspetta un forte impegno da parte di tutti i politici locali, di maggioranza e d'opposizione, per evitare in quella sede, e in qualsiasi altra area del nostro territorio, centrali nucleari e depositi di scorie radioattive (2).

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Figura 1: la centrale/deposito di scorie radioattive del Garigliano, compresa in una stretta ansa del fiume soggetto ad esondazioni.

Nel frattempo, nel corso dell'ultimo mese:

- C'e' stato il terremoto in Giappone, e' stata danneggiata la centrale nucleare di Fukushima, c'e' stata una notevole ed estesa contaminazione radioattiva;

- La Germania, per prima in Europa e non a caso (come si capira' leggendo il seguito), ha fermato le sue centrali piu' vecchie, mentre quasi tutto il mondo si sta interrogando sui rischi del nucleare;

- C'e' stato un terremoto a Cassino, che dista solo 25 km in linea d'aria dalla centrale del Garigliano;

- Si e' allagata di nuovo la zona della centrale del Garigliano (Figura 2);

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Figura 2: la recente esondazione del fiume Garigliano (marzo 2011) nella zona della centrale nucleare/deposito di scorie radioattive.

Come se tutto cio' non bastasse:

- La Libia e' stata e continua ad essere bombardata da una coalizione di sei paesi che includono Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Canada. Altre potenze mondiali hanno condannato l'intervento. Gheddafi ha minacciato ritorsioni.

Dunque, oltre a possibili incidenti, terremoti, maremoti ed esondazioni, ora bisogna mettere in conto anche possibili atti bellici o terroristici quali potenziali cause di danno alle centrali nucleari di quelle potenze mondiali (inclusa l'Italia) che stanno, a torto o a ragione, bombardando la Libia.

Mettendo per il momento da parte tutte queste angoscianti possibilita' (che secondo me gia' basterebbero per chiudere, ed evitare da ora in poi, le centrali nucleari in tutto il mondo), e ipotizzando un loro funzionamento regolare, senza incidenti, vediamo in base agli studi piu' recenti quale rischio comporta il vivere vicino ad una centrale nucleare.

Gli studi epidemiologici piu' recenti hanno riguardato soprattutto tumori in bambini nei primi anni di vita, per due motivi:

1) L'esposizione alle radiazioni in utero nei primi mesi di gravidanza e' particolarmente nociva, essendo l'embrione ed il feto in rapido accrescimento molto vulnerabili al danno radioattivo, dunque gli effetti delle radiazioni possono essere rilevati piu' facilmente se si studiano bambini nei primi anni di vita;

2) Studiando l'effetto delle radiazioni sui bambini nei primi anni di vita, si elimina l'interferenza di tutti gli altri agenti cancerogeni ai quali possono essere esposti gli adulti nel corso degli anni. Peraltro gli adulti, col passare degli anni, vanno incontro ad un significativo aumento dell'incidenza di tumori facilitato dall'invecchiamento, incidenza che invece e' estremamente bassa nei bambini.

Lo studio piu' importante degli ultimi anni, pubblicato nel 2008, e' stato condotto in Germania ed e' conosciuto con l'acronimo KiKK (Epidemiologische Studie zu Kinderkrebs in der Umgebung von Kernkraftwerken, ovvero Studio Epidemiologico sui Tumori dell'Infanzia nelle Vicinanze di Centrali Nucleari). Contrariamente ai precedenti studi, numericamente molto piu' limitati, lo studio KiKK ha individuato 1592 casi di tumore (esclusa la leucemia), diagnosticati tra il 1980 e il 2003 in bambini di eta' inferiore ai 5 anni, i quali sono stati paragonati a 4750 bambini senza tumore (3). E' stata studiata la relazione tra tumori e distanza dalla centrale, nelle zone circostanti a tutte le centrali nucleari esistenti in Germania (Figura 3).

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Figura 3: tutte le centrali nucleari esistenti in Germania, incluse nello studio KiKK. (8)

Lo studio ha individuato nelle stesse aree anche 593 bambini con leucemia, diagnosticata nello stesso periodo, e li ha paragonati a 1766 bambini senza leucemia (4).

Questo studio e' molto importante proprio perche', con l'enorme numero di casi studiati, e' in grado di provare la significativita' statistica dell'aumento di tumori solidi e di leucemie che e' stato osservato nelle aree studiate. Invece tanti studi precedenti, con un numero molto inferiore di casi, pur avendo rilevato un'aumento di tumori, sono stati inconcludenti perche' il numero di casi era troppo basso per poter dimostrare che le differenze osservate erano reali (statisticamente significative) e non casuali.

Quali sono i risultati dello studio KiKK?

Nei bambini d'eta' inferiore a 5 anni che vivono entro i 5 km da una centrale nucleare, paragonati con bambini della stessa eta' che vivono ad una distanza maggiore, e' stato dimostrato un aumento del rischio di leucemia che e' di 2,2 volte, mentre per i tumori solidi l'aumento e' di 1,6 volte. I risultati sono di una significativita' statistica tale che e' estremamente improbabile che essi siano dovuti al caso. Il rischio di leucemia nello stesso studio e' risultato essere piu' elevato anche in un raggio di 10 km dalla centrale. Tutto questo senza che ci sia evidenza di incidenti nelle 16 centrali tedesche, e senza che siano stati identificati altri fattori che possano aver contribuito all'aumento del rischio.

Lo studio KiKK, dal momento della sua pubblicazione, ha ricevuto un'attenzione enorme sui media in Germania, stimolando un approfondito e prolungato dibattito tra la popolazione tedesca, ma non ha ancora ricevuto altrove l'attenzione che invece merita. Si comprende dunque l'immediata decisione della Germania di chiudere le centrali piu' vecchie subito dopo il disastro di Fukyshima.

La maggiore incidenza di leucemia vicino alle centrali e' stata confermata anche da una recente metaanalisi (analisi complessiva dei dati di tutti gli studi giudicati validi che esistono sull'argomento).

Questa metaanalisi ha incluso i dati di 17 studi effettuati in tutto il mondo e riguardanti le aree vicine a ben 136 centrali nucleari in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Germania, Giappone e Spagna. Nei bambini fino a 9 anni d'eta', il numero di morti dovute a leucemia e' risultato essere dal 5 al 24% piu' elevato e l'incidenza di leucemia e' risultata essere dal 14 al 21% piu' elevata (5).

Durante il normale funzionamento di una centrale nucleare, le emissioni radioattive nell'aria sono quelle che determinano la dose maggiore alla quale vengono esposti gli abitanti delle aree limitrofe. Queste emissioni contengono soprattutto H-3 (trizio) come vapore acqueo radioattivo, C-14 come anidride carbonica radioattiva, e gas nobili radioattivi (Kr, Ar e Xe).

La Figura 4 mostra la relazione tra distanza dalla centrale in Km e la concentrazione di trizio nell'aria (da rilevazioni fatte nelle vicinanze di reattori canadesi).

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Figura 4: la concentrazione di trizio nell'aria aumenta con la vicinanza alla centrale. (8)

E' anche dimostrato che queste emissioni causano piu' elevate concentrazioni di radionuclidi (Figura 5) nel terreno, sulla vegetazione e negli alimenti (da agricoltura e bestiame) prodotti entro un certo raggio dalle centrali nucleari (in base a rilevazioni fatte nelle vicinanze di centrali in Canada).

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Figura 5: la concentrazione di trizio nel terreno, sulla vegetazione e negli alimenti aumenta con la vicinanza alla centrale. (8)

La relazione tra concentrazioni di trizio e distanza dalla centrale osservata in questi studi e' molto simile alla relazione riscontrata nello studio KiKK tra rischio di tumore e distanza dalla centrale.

Sebbene la dose di radioattivita' stimata con procedimenti molto complessi (da 10-2 a 10-4 mSv all'anno) sia stata considerata nel passato troppo bassa per causare tumori, in alcune fasi del normale funzionamento delle centrali le emissioni radioattive aumentano improvvisamente. Infatti e' stato provato un aumento periodico dell'emissione di carbonio e idrogeno radioattivi, in forma di anidride carbonica e vapore acqueo, messo in relazione all'apertura dei reattori che avviene ogni anno per sostituire il combustibile nucleare (Figura 6).

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Figura 6: il rilascio di C-14 da una centrale nel sud della Germania (Neckarwestheim 2) misurato ogni 3 mesi. Si notino gli improvvisi aumenti con cadenza annuale. (8)

Dopo la pubblicazione dello studio KiKK, anche negli Stati Uniti, su richiesta della U.S. Regulatory Commission, sta per essere avviato dalla National Academy of Sciences uno studio sul rischio di tumore nelle vicinanze di centrali nucleari (6).

Tornando al Golfo di Gaeta, ho apprezzato molto l'impegno di tanti politici locali che, spesso andando anche contro le direttive dei loro partiti, si sono schierati contro una nuova centrale o l'ampliamento del deposito di scorie radioattive al Garigliano.

Sandro Bartolomeo, assumendo una posizione ferma ed inequivocabile, recentemente ha scritto un articolo molto chiaro e, nella sua sinteticita', molto ben informato sull'argomento (7). Il suo articolo ha fornito lo stimolo per questo approfondimento.

L'onorevole Aldo Forte invece non lo capisco. Allora per lui cito Ludwig Wittgenstein (Figura 7) il quale, nel suo Tractatus Logico-philosophicus, ha scritto:

«Cio' che si puo' dire si deve dire chiaramente; e su cio' di cui non si e' in grado di parlare si deve tacere».

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Figura 7: Ludwig Wittgenstein (1889-1951)

Se l'onorevole Aldo Forte sente di dover dire qualcosa e di battersi contro la presenza del nucleare nella nostra zona, come la maggioranza della popolazione mi pare che esiga, allora lo dicesse chiaramente, in maniera forte, decisa ed inequivocabile, come hanno gia' fatto in tanti. Altrimenti farebbe meglio a tacere.

1. http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=88067
2. http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=88259
3. Kaatsch P, Spix C, Schulze-Rath R, Schmiedel S, Blettner M: Leukemias in young children living in the vicinity of German nuclear power plants. Int J Cancer 2008, 122:721-726.
4. Spix C, Schmiedel S, Kaatsch P, Schulze-Rath R, Blettner M: Casecontrol study on childhood cancer in the vicinity of nuclear power plants in Germany 1980-2003. Eur J Cancer 2008, 44:275-284.
5. Baker PJ, Hoel D: Meta-analysis of standardized incidence and mortality rates of childhood leukemias in proximity to nuclear facilities. Eur J Cancer Care 2007, 16:355-363.
6. U.S. Nuclear Regulatory Commission: Office of Public Affairs. No. 10-060; April 7, 2010. NRC ASKS National Academy of Sciences to Study Cancer Risk in Populations Living Near Nuclear Power Facilities.
7. http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=88740
8. Fairlie I. Commentary: childhood cancer near nuclear power stations. Environ Health. 2009 Sep 23;8:43.

Fonte:Telefree

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Centrale Garigliano
Centrale Garigliano
Formia: Un mese fa leggevo le ambivalenti dichiarazioni attribuite all'onorevole Aldo Forte il quale, sulla base dei dati di uno studio epidemiologico dai risultati contraddittori, avrebbe detto che vivere vicino alle centrali nucleari di Borgo Sabotino e del Garigliano non e' pericoloso (1).
Nell'occasione scrivevo che la centrale/deposito di scorie del Garigliano e' compresa in una stretta ansa del fiume (Figura 1), in zona soggetta ad esondazioni e sismica, gia' allagatasi piu' d'una volta nel passato; che la popolazione locale - in tempi di sempre piu' frequenti esondazioni - questa centrale non la vuole piu'; che la popolazione si aspetta un forte impegno da parte di tutti i politici locali, di maggioranza e d'opposizione, per evitare in quella sede, e in qualsiasi altra area del nostro territorio, centrali nucleari e depositi di scorie radioattive (2).

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Figura 1: la centrale/deposito di scorie radioattive del Garigliano, compresa in una stretta ansa del fiume soggetto ad esondazioni.

Nel frattempo, nel corso dell'ultimo mese:

- C'e' stato il terremoto in Giappone, e' stata danneggiata la centrale nucleare di Fukushima, c'e' stata una notevole ed estesa contaminazione radioattiva;

- La Germania, per prima in Europa e non a caso (come si capira' leggendo il seguito), ha fermato le sue centrali piu' vecchie, mentre quasi tutto il mondo si sta interrogando sui rischi del nucleare;

- C'e' stato un terremoto a Cassino, che dista solo 25 km in linea d'aria dalla centrale del Garigliano;

- Si e' allagata di nuovo la zona della centrale del Garigliano (Figura 2);

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Figura 2: la recente esondazione del fiume Garigliano (marzo 2011) nella zona della centrale nucleare/deposito di scorie radioattive.

Come se tutto cio' non bastasse:

- La Libia e' stata e continua ad essere bombardata da una coalizione di sei paesi che includono Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Canada. Altre potenze mondiali hanno condannato l'intervento. Gheddafi ha minacciato ritorsioni.

Dunque, oltre a possibili incidenti, terremoti, maremoti ed esondazioni, ora bisogna mettere in conto anche possibili atti bellici o terroristici quali potenziali cause di danno alle centrali nucleari di quelle potenze mondiali (inclusa l'Italia) che stanno, a torto o a ragione, bombardando la Libia.

Mettendo per il momento da parte tutte queste angoscianti possibilita' (che secondo me gia' basterebbero per chiudere, ed evitare da ora in poi, le centrali nucleari in tutto il mondo), e ipotizzando un loro funzionamento regolare, senza incidenti, vediamo in base agli studi piu' recenti quale rischio comporta il vivere vicino ad una centrale nucleare.

Gli studi epidemiologici piu' recenti hanno riguardato soprattutto tumori in bambini nei primi anni di vita, per due motivi:

1) L'esposizione alle radiazioni in utero nei primi mesi di gravidanza e' particolarmente nociva, essendo l'embrione ed il feto in rapido accrescimento molto vulnerabili al danno radioattivo, dunque gli effetti delle radiazioni possono essere rilevati piu' facilmente se si studiano bambini nei primi anni di vita;

2) Studiando l'effetto delle radiazioni sui bambini nei primi anni di vita, si elimina l'interferenza di tutti gli altri agenti cancerogeni ai quali possono essere esposti gli adulti nel corso degli anni. Peraltro gli adulti, col passare degli anni, vanno incontro ad un significativo aumento dell'incidenza di tumori facilitato dall'invecchiamento, incidenza che invece e' estremamente bassa nei bambini.

Lo studio piu' importante degli ultimi anni, pubblicato nel 2008, e' stato condotto in Germania ed e' conosciuto con l'acronimo KiKK (Epidemiologische Studie zu Kinderkrebs in der Umgebung von Kernkraftwerken, ovvero Studio Epidemiologico sui Tumori dell'Infanzia nelle Vicinanze di Centrali Nucleari). Contrariamente ai precedenti studi, numericamente molto piu' limitati, lo studio KiKK ha individuato 1592 casi di tumore (esclusa la leucemia), diagnosticati tra il 1980 e il 2003 in bambini di eta' inferiore ai 5 anni, i quali sono stati paragonati a 4750 bambini senza tumore (3). E' stata studiata la relazione tra tumori e distanza dalla centrale, nelle zone circostanti a tutte le centrali nucleari esistenti in Germania (Figura 3).

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Figura 3: tutte le centrali nucleari esistenti in Germania, incluse nello studio KiKK. (8)

Lo studio ha individuato nelle stesse aree anche 593 bambini con leucemia, diagnosticata nello stesso periodo, e li ha paragonati a 1766 bambini senza leucemia (4).

Questo studio e' molto importante proprio perche', con l'enorme numero di casi studiati, e' in grado di provare la significativita' statistica dell'aumento di tumori solidi e di leucemie che e' stato osservato nelle aree studiate. Invece tanti studi precedenti, con un numero molto inferiore di casi, pur avendo rilevato un'aumento di tumori, sono stati inconcludenti perche' il numero di casi era troppo basso per poter dimostrare che le differenze osservate erano reali (statisticamente significative) e non casuali.

Quali sono i risultati dello studio KiKK?

Nei bambini d'eta' inferiore a 5 anni che vivono entro i 5 km da una centrale nucleare, paragonati con bambini della stessa eta' che vivono ad una distanza maggiore, e' stato dimostrato un aumento del rischio di leucemia che e' di 2,2 volte, mentre per i tumori solidi l'aumento e' di 1,6 volte. I risultati sono di una significativita' statistica tale che e' estremamente improbabile che essi siano dovuti al caso. Il rischio di leucemia nello stesso studio e' risultato essere piu' elevato anche in un raggio di 10 km dalla centrale. Tutto questo senza che ci sia evidenza di incidenti nelle 16 centrali tedesche, e senza che siano stati identificati altri fattori che possano aver contribuito all'aumento del rischio.

Lo studio KiKK, dal momento della sua pubblicazione, ha ricevuto un'attenzione enorme sui media in Germania, stimolando un approfondito e prolungato dibattito tra la popolazione tedesca, ma non ha ancora ricevuto altrove l'attenzione che invece merita. Si comprende dunque l'immediata decisione della Germania di chiudere le centrali piu' vecchie subito dopo il disastro di Fukyshima.

La maggiore incidenza di leucemia vicino alle centrali e' stata confermata anche da una recente metaanalisi (analisi complessiva dei dati di tutti gli studi giudicati validi che esistono sull'argomento).

Questa metaanalisi ha incluso i dati di 17 studi effettuati in tutto il mondo e riguardanti le aree vicine a ben 136 centrali nucleari in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Germania, Giappone e Spagna. Nei bambini fino a 9 anni d'eta', il numero di morti dovute a leucemia e' risultato essere dal 5 al 24% piu' elevato e l'incidenza di leucemia e' risultata essere dal 14 al 21% piu' elevata (5).

Durante il normale funzionamento di una centrale nucleare, le emissioni radioattive nell'aria sono quelle che determinano la dose maggiore alla quale vengono esposti gli abitanti delle aree limitrofe. Queste emissioni contengono soprattutto H-3 (trizio) come vapore acqueo radioattivo, C-14 come anidride carbonica radioattiva, e gas nobili radioattivi (Kr, Ar e Xe).

La Figura 4 mostra la relazione tra distanza dalla centrale in Km e la concentrazione di trizio nell'aria (da rilevazioni fatte nelle vicinanze di reattori canadesi).

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Figura 4: la concentrazione di trizio nell'aria aumenta con la vicinanza alla centrale. (8)

E' anche dimostrato che queste emissioni causano piu' elevate concentrazioni di radionuclidi (Figura 5) nel terreno, sulla vegetazione e negli alimenti (da agricoltura e bestiame) prodotti entro un certo raggio dalle centrali nucleari (in base a rilevazioni fatte nelle vicinanze di centrali in Canada).

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Figura 5: la concentrazione di trizio nel terreno, sulla vegetazione e negli alimenti aumenta con la vicinanza alla centrale. (8)

La relazione tra concentrazioni di trizio e distanza dalla centrale osservata in questi studi e' molto simile alla relazione riscontrata nello studio KiKK tra rischio di tumore e distanza dalla centrale.

Sebbene la dose di radioattivita' stimata con procedimenti molto complessi (da 10-2 a 10-4 mSv all'anno) sia stata considerata nel passato troppo bassa per causare tumori, in alcune fasi del normale funzionamento delle centrali le emissioni radioattive aumentano improvvisamente. Infatti e' stato provato un aumento periodico dell'emissione di carbonio e idrogeno radioattivi, in forma di anidride carbonica e vapore acqueo, messo in relazione all'apertura dei reattori che avviene ogni anno per sostituire il combustibile nucleare (Figura 6).

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Figura 6: il rilascio di C-14 da una centrale nel sud della Germania (Neckarwestheim 2) misurato ogni 3 mesi. Si notino gli improvvisi aumenti con cadenza annuale. (8)

Dopo la pubblicazione dello studio KiKK, anche negli Stati Uniti, su richiesta della U.S. Regulatory Commission, sta per essere avviato dalla National Academy of Sciences uno studio sul rischio di tumore nelle vicinanze di centrali nucleari (6).

Tornando al Golfo di Gaeta, ho apprezzato molto l'impegno di tanti politici locali che, spesso andando anche contro le direttive dei loro partiti, si sono schierati contro una nuova centrale o l'ampliamento del deposito di scorie radioattive al Garigliano.

Sandro Bartolomeo, assumendo una posizione ferma ed inequivocabile, recentemente ha scritto un articolo molto chiaro e, nella sua sinteticita', molto ben informato sull'argomento (7). Il suo articolo ha fornito lo stimolo per questo approfondimento.

L'onorevole Aldo Forte invece non lo capisco. Allora per lui cito Ludwig Wittgenstein (Figura 7) il quale, nel suo Tractatus Logico-philosophicus, ha scritto:

«Cio' che si puo' dire si deve dire chiaramente; e su cio' di cui non si e' in grado di parlare si deve tacere».

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Figura 7: Ludwig Wittgenstein (1889-1951)

Se l'onorevole Aldo Forte sente di dover dire qualcosa e di battersi contro la presenza del nucleare nella nostra zona, come la maggioranza della popolazione mi pare che esiga, allora lo dicesse chiaramente, in maniera forte, decisa ed inequivocabile, come hanno gia' fatto in tanti. Altrimenti farebbe meglio a tacere.

1. http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=88067
2. http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=88259
3. Kaatsch P, Spix C, Schulze-Rath R, Schmiedel S, Blettner M: Leukemias in young children living in the vicinity of German nuclear power plants. Int J Cancer 2008, 122:721-726.
4. Spix C, Schmiedel S, Kaatsch P, Schulze-Rath R, Blettner M: Casecontrol study on childhood cancer in the vicinity of nuclear power plants in Germany 1980-2003. Eur J Cancer 2008, 44:275-284.
5. Baker PJ, Hoel D: Meta-analysis of standardized incidence and mortality rates of childhood leukemias in proximity to nuclear facilities. Eur J Cancer Care 2007, 16:355-363.
6. U.S. Nuclear Regulatory Commission: Office of Public Affairs. No. 10-060; April 7, 2010. NRC ASKS National Academy of Sciences to Study Cancer Risk in Populations Living Near Nuclear Power Facilities.
7. http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=88740
8. Fairlie I. Commentary: childhood cancer near nuclear power stations. Environ Health. 2009 Sep 23;8:43.

Fonte:Telefree

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domenica 27 marzo 2011

Radiazioni - Cosa sono e come agiscono


http://www.youtube.com/watch?v=Yv6fY1FtoaU

La fisica Laura Rizzo spiega come e perché le radiazioni fuoriuscite dalla centrale di Fukushima siano così pericolose e letali. Le playlist scientifiche sono su http://www.rai.tv/dl/portale/html/palinsesti/science&technology.html

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http://www.youtube.com/watch?v=Yv6fY1FtoaU

La fisica Laura Rizzo spiega come e perché le radiazioni fuoriuscite dalla centrale di Fukushima siano così pericolose e letali. Le playlist scientifiche sono su http://www.rai.tv/dl/portale/html/palinsesti/science&technology.html

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venerdì 25 marzo 2011

IL PARTITO DEL SUD ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 26 MARZO A ROMA PER VOTARE SI AI REFERENDUM DEL 12-13 GIUGNO 2011.



Manifestazione nazionale 26 Marzo 2011 a Roma
ore 14 Piazza della Repubblica: partenza corteo
ore 17 Piazza San Giovanni: Concerto

VOTA SI’ ai REFERENDUM per l’ACQUA BENE COMUNE!
SI’ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti, della democrazia

VOGLIAMO L’ACQUA E IL SOLE, MICA LA LUNA
dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Sabato 26 marzo il popolo dell’acqua ha indetto a Roma una grande manifestazione nazionale per 2 SI’ ai referendum per l’acqua bene comune, per il SI’ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti e della democrazia.

Una piazza per l’acqua, una piazza per la vita.

Questi referendum sono fondamentali per tutte le donne e uomini che guardano ad un altro modello di società, di sviluppo e al futuro del pianeta.

E’ da anni che i movimenti in difesa dell’acqua bene comune si battono per il suo riconoscimento quale diritto umano universale, diritto calpestato da diverse norme che vogliamo abrogare con i referendum.

A questa battaglia contro la mercificazione dell’acqua si unisce la battaglia contro il ritorno al nucleare in Italia.

Il tremendo terremoto che ha colpito recentemente il Giappone e la drammatica situazione venutasi a creare nella centrale nucleare di Fukushima, con il disastro nucleare tuttora in corso e con conseguenze ancora imprevedibili ma in ogni caso tragiche per la popolazione coinvolta e per l’ambiente dell’intero pianeta, rendono l’appuntamento del 26 ancora più importante e urgente.

Per questo chiediamo a tutte le donne e gli uomini di questo Paese, che in queste ore guardano a quegli avvenimenti con crescente angoscia e con altrettanta indignazione, di dimostrare il proprio rifiuto a scelte dettate da interessi economici e di potere che disprezzano e distruggono il diritto alla vita, all’acqua, alla salute e ai beni comuni delle popolazioni e del pianeta.

Anche i comitati antinucleari, impegnati per fermare il ritorno del nucleare in Italia, hanno fatto appello a mobilitarsi e partecipare alla manifestazione di sabato prossimo.

Mobilitiamoci tutte e tutti da ogni parte d’Italia, riempiamo le strade e le piazze di Roma con i colori della vita contro le scelte di morte.

Perché solo la partecipazione è libertà, solo la condivisione è speranza di futuro.

Vi aspettiamo.

Firma la petizione su www.acquabenecomune.org
——————
Approfondimenti su Speciale REFERENDUM 12-13 giugno 2011


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http://www.youtube.com/watch?v=eMCyD8sPXR4

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Manifestazione nazionale 26 Marzo 2011 a Roma
ore 14 Piazza della Repubblica: partenza corteo
ore 17 Piazza San Giovanni: Concerto

VOTA SI’ ai REFERENDUM per l’ACQUA BENE COMUNE!
SI’ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti, della democrazia

VOGLIAMO L’ACQUA E IL SOLE, MICA LA LUNA
dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Sabato 26 marzo il popolo dell’acqua ha indetto a Roma una grande manifestazione nazionale per 2 SI’ ai referendum per l’acqua bene comune, per il SI’ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti e della democrazia.

Una piazza per l’acqua, una piazza per la vita.

Questi referendum sono fondamentali per tutte le donne e uomini che guardano ad un altro modello di società, di sviluppo e al futuro del pianeta.

E’ da anni che i movimenti in difesa dell’acqua bene comune si battono per il suo riconoscimento quale diritto umano universale, diritto calpestato da diverse norme che vogliamo abrogare con i referendum.

A questa battaglia contro la mercificazione dell’acqua si unisce la battaglia contro il ritorno al nucleare in Italia.

Il tremendo terremoto che ha colpito recentemente il Giappone e la drammatica situazione venutasi a creare nella centrale nucleare di Fukushima, con il disastro nucleare tuttora in corso e con conseguenze ancora imprevedibili ma in ogni caso tragiche per la popolazione coinvolta e per l’ambiente dell’intero pianeta, rendono l’appuntamento del 26 ancora più importante e urgente.

Per questo chiediamo a tutte le donne e gli uomini di questo Paese, che in queste ore guardano a quegli avvenimenti con crescente angoscia e con altrettanta indignazione, di dimostrare il proprio rifiuto a scelte dettate da interessi economici e di potere che disprezzano e distruggono il diritto alla vita, all’acqua, alla salute e ai beni comuni delle popolazioni e del pianeta.

Anche i comitati antinucleari, impegnati per fermare il ritorno del nucleare in Italia, hanno fatto appello a mobilitarsi e partecipare alla manifestazione di sabato prossimo.

Mobilitiamoci tutte e tutti da ogni parte d’Italia, riempiamo le strade e le piazze di Roma con i colori della vita contro le scelte di morte.

Perché solo la partecipazione è libertà, solo la condivisione è speranza di futuro.

Vi aspettiamo.

Firma la petizione su www.acquabenecomune.org
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Approfondimenti su Speciale REFERENDUM 12-13 giugno 2011


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http://www.youtube.com/watch?v=eMCyD8sPXR4

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Il Garigliano non è il Giappone, ma l'ex centrale è sommersa

Le foto-choc della centrale nucleare chiusa nell'82 invasa dalle acque dopo l'ultima esondazione del fiume Garigliano.
letture: 622
centrale garigliano
centrale garigliano
Sessa Aurunca: Sono state le piogge intense e l'esondazione del fiume Garigliano dell'ultimo weekend autunnale a fare piazza pulita delle ultime tentazioni «nucleari» che si erano rivolte al confine fra Campania e Lazio. La zona era la stessa immortalata in queste immagini diffuse dal partito dei Verdi in Campania, lì dove sorge la centrale che aveva cominciato l'attività commerciale il 1° giugno del 1964 (la costruzione è durata cinque anni dal 1959 al primo gennaio del 1964) e che ha chiuso definitivamente i battenti il 1° marzo del 1982.
L'esondazione dell'ultimo fine settimana ha stravolto l'area della centrale che è «spenta», ma che contiene decine di quintali di materiale irradiato che non si sa, ancora, come e dove smaltire, e ricorda quelli che fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 coinvolsero l'area.

Il terremoto dell'80, e anche le precedenti esondazioni del vicino corso d'acqua l'avevano messa in ginocchio. La centrale aveva un unico reattore da 150 megawatt che funzionava con barre di uranio leggermente arricchito ed era stata progettata su tecnologia della General Elettric per conto della Società Elettronucleare Nazionale Spa. Una controllata del gruppo Iri-Finelettrica che vedeva la compartecipazione di Finmeccanica e Finsider.

LO SMANTELLAMENTO - La centrale durante i suoi 18 anni di vita travagliata aveva avuto almeno sette incidenti con l'emissione conseguente di vapore acqueo nell'atmosfera o di acqua nel Garigliano. L'Enel ha sempre sostenuto che non c'è stato rilascio di radiazioni o di materiale inquinato dalle radiazioni, ma le associazioni ecologiste della zona hanno sostenuto il contrario. Dopo la tragedia di Chernobyl nella centrale c'erano ancora barre di uranio leggermente arricchite trasferite solo a cavallo degli anni Novanta a Trino Vercellese. Resta a tutt'oggi però il problema del «nuclear decommissioning», vale a dire del completo smantellamento della centrale, finora non è stata trovata difatti una soluzione per le scorie radioattive. La Sogin, società nata nel 1999, ha il compito di controllare, smantellare, decontaminare e gestire i rifiuti radioattivi degli impianti nucleari italiani dovrebbe provvedere allo smantellamento.

IL SARCOFAGO - L'unica idea portata avanti sembra sia quella immaginata anche nell'ultima crisi giapponese, ovvero costruire nell'area della centrale di un sarcofago di cemento armato dove stipare le scorie per poi fare del sito del Garigliano un laboratorio di ricerca per lo stoccaggio dei materiali irradiati. Solo qualche giorno fa la zona del Garigliano e quella del Sele erano state indicate dal governatore Caldoro come una possibile zona per l'insediamento delle nuove centrali che il Governo italiano ha in mente di costruire. Ora i Verdi domandano al governatore l'istituzione di una Commissione di inchiesta che faccia luce sulla situazione attuale del sito mentre l'ultimo allagamento dimostra senza se e senza ma che lì quella centrale «non s'ha da fare».

[Corriere del Mezzogiorno]

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FOTO/ Garigliano, l'ex centrale sommersa dall'acqua

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Fonte:Telefree
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Le foto-choc della centrale nucleare chiusa nell'82 invasa dalle acque dopo l'ultima esondazione del fiume Garigliano.
letture: 622
centrale garigliano
centrale garigliano
Sessa Aurunca: Sono state le piogge intense e l'esondazione del fiume Garigliano dell'ultimo weekend autunnale a fare piazza pulita delle ultime tentazioni «nucleari» che si erano rivolte al confine fra Campania e Lazio. La zona era la stessa immortalata in queste immagini diffuse dal partito dei Verdi in Campania, lì dove sorge la centrale che aveva cominciato l'attività commerciale il 1° giugno del 1964 (la costruzione è durata cinque anni dal 1959 al primo gennaio del 1964) e che ha chiuso definitivamente i battenti il 1° marzo del 1982.
L'esondazione dell'ultimo fine settimana ha stravolto l'area della centrale che è «spenta», ma che contiene decine di quintali di materiale irradiato che non si sa, ancora, come e dove smaltire, e ricorda quelli che fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 coinvolsero l'area.

Il terremoto dell'80, e anche le precedenti esondazioni del vicino corso d'acqua l'avevano messa in ginocchio. La centrale aveva un unico reattore da 150 megawatt che funzionava con barre di uranio leggermente arricchito ed era stata progettata su tecnologia della General Elettric per conto della Società Elettronucleare Nazionale Spa. Una controllata del gruppo Iri-Finelettrica che vedeva la compartecipazione di Finmeccanica e Finsider.

LO SMANTELLAMENTO - La centrale durante i suoi 18 anni di vita travagliata aveva avuto almeno sette incidenti con l'emissione conseguente di vapore acqueo nell'atmosfera o di acqua nel Garigliano. L'Enel ha sempre sostenuto che non c'è stato rilascio di radiazioni o di materiale inquinato dalle radiazioni, ma le associazioni ecologiste della zona hanno sostenuto il contrario. Dopo la tragedia di Chernobyl nella centrale c'erano ancora barre di uranio leggermente arricchite trasferite solo a cavallo degli anni Novanta a Trino Vercellese. Resta a tutt'oggi però il problema del «nuclear decommissioning», vale a dire del completo smantellamento della centrale, finora non è stata trovata difatti una soluzione per le scorie radioattive. La Sogin, società nata nel 1999, ha il compito di controllare, smantellare, decontaminare e gestire i rifiuti radioattivi degli impianti nucleari italiani dovrebbe provvedere allo smantellamento.

IL SARCOFAGO - L'unica idea portata avanti sembra sia quella immaginata anche nell'ultima crisi giapponese, ovvero costruire nell'area della centrale di un sarcofago di cemento armato dove stipare le scorie per poi fare del sito del Garigliano un laboratorio di ricerca per lo stoccaggio dei materiali irradiati. Solo qualche giorno fa la zona del Garigliano e quella del Sele erano state indicate dal governatore Caldoro come una possibile zona per l'insediamento delle nuove centrali che il Governo italiano ha in mente di costruire. Ora i Verdi domandano al governatore l'istituzione di una Commissione di inchiesta che faccia luce sulla situazione attuale del sito mentre l'ultimo allagamento dimostra senza se e senza ma che lì quella centrale «non s'ha da fare».

[Corriere del Mezzogiorno]

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FOTO/ Garigliano, l'ex centrale sommersa dall'acqua

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Fonte:Telefree
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sabato 19 marzo 2011

Nucleare: tu chiamali se vuoi cialtroni

Nucleare: tu chiamali se vuoi cialtroni

Di Phastidio

Non stupisce realmente, la pur tardiva (e, soprattutto, tarda) reazione del cosiddetto “esecutivo” italiano al disastro nucleare giapponese. Quello che stupisce semmai è il decisionismo declamatorio dei primi giorni dopo l’evento. Si ha quasi l’impressione che i Nostri non leggano i pur mediocri giornali italiani, e men che meno riescano a prendere informazioni fuori dai patri confini. Un caso di autointossicazione da palinsesto addomesticato?

Di particolare rilievo è la traiettoria della decorativa ministra dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che andiamo di seguito a riassumere:

«Trovo strumentale e macabra la polemica sul nucleare italiano» – 12 marzo 2011;

«La linea italiana sul nucleare non cambia. Nessuna sottovalutazione, ma neppure un allarmismo rispetto ad una situazione eccezionale, una calamità che è stata definita un’apocalisse in un paese ad altissimo rischio sismico» – 14 marzo 2011

L’abbandono del nucleare a seguito del referendum del 1987 in Italia fu «una scelta sciagurata, dettata purtroppo da un’emotività fortissima, speculando sulla paura» – 14 marzo 2011

Ma già il 15 marzo la ministra tutta d’un pezzo (quando non scoppia a piangere) stava compiendo un percorso di presa di coscienza:

«L’incidente nella centrale giapponese, che seguiamo con preoccupazione, ci spingerà ad approfondire ulteriormente i temi della sicurezza, e i problemi di sismicità dei siti»

E’ sempre meglio approfondire, in effetti. Il 16 marzo ecco stagliarsi all’orizzonte la mitica Europa, coperta di Linus dei governi destrorsi italiani, quando non viene esecrata per la curvatura delle banane e la mancanza dell’euvo di cavta:

“La priorità è la salute e la sicurezza dei cittadini, faremo scelte con l’Europa”

Nel giorno delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, ecco la capitolazione, con argomentazioni inoppugnabili, che non sfuggono ad orecchie indiscrete nei corridoi di Montecitorio:

«E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate». Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si ferma a colloquio con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ed il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, ed indica la strategia per l’uscita dell’Italia dal nucleare. Il responsabile del dicastero di via XX Settembre ascolta la collega con interesse. «Bisogna uscirne, ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare niente. Si decide tutto tra un mese» (Ansa)

Ribadiamolo, nessuna meraviglia. Questo approccio del governo (a prescindere dalla effettiva convenienza economica a costruire centrali nucleari) è l’immagine speculare del celebre proclama sui “tre anni dopo le elezioni” per fare le riforme, “senza l’ansia del consenso quotidiano”, come ebbe a dire l’altro grande statista craxiano che guida il dicastero del Lavoro.

Restiamo il paese dei virtuosi del virtuale, quello dove nei giorni pari si elaborano grandi riforme di struttura, e in quelli dispari si dà la colpa ai comunisti frenatori. Il problema, come ben sappiamo, sono quelle seccanti elezioni, e per suprammercato mettiamoci pure i sondaggi d’opinione (non si sa mai, meglio non correre rischi). Non che altri paesi non siano mossi da considerazioni elettorali: vedi la decisione della Merkel sulla sospensione per tre mesi della proroga di funzionamento degli impianti tedeschi più datati, ma in quel caso si parla pur sempre di un passo successivo alla costruzione delle centrali. L’Italia, per contro, è riuscita ad attrarre l’attenzione anche dell’esagitato commissario Ue all’Energia, Guenther Oettinger, che si è detto “curioso” di capire cosa avrebbe fatto l’Italia in materia. Come se l’Italia avesse già centrali nucleari in esercizio, o almeno in costruzione. Siamo riusciti ad ipnotizzare anche i nostri interlocutori europei, evidentemente.

Ora, c’è una soluzione definitiva per risolvere i nostri problemi di “studio” ad “approfondimento” che interferiscono con le elezioni. Anzi, ce ne sarebbero due, ma quella relativa alla sospensione delle consultazioni elettorali la scartiamo (per ora) perché troppo problematica: tenere tutte le elezioni allo stesso momento, ogni cinque anni, e puntare su nuove tecnologie che consentano di costruire una centrale nucleare (ma anche un ponte sullo Stretto, in caso) in meno di cinque anni.

Se il comportamento di un governo peronista ed ammalato di consenso è approssimativamente comprensibile, molto meno lo è quello degli “esperti”, come Chicco Testa ed Umberto Veronesi, anch’essi passati in pochi giorni dalle certezze granitiche alla italianissima “pausa di riflessione”, con sfumatore di contrizione. Ma non era già tutto chiaro?

«Le scorie della produzione energetica non sono un problema; al momento è una piccola quantità che viene vetrificata e poi sigillata. Potrei dormire in camera da letto con le scorie» – Umberto Veronesi, 30 novembre 2010

Ma non è che qualcuno ha visto troppe puntate dei Simpson?

Fonte:Agoravox

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Nucleare: tu chiamali se vuoi cialtroni

Di Phastidio

Non stupisce realmente, la pur tardiva (e, soprattutto, tarda) reazione del cosiddetto “esecutivo” italiano al disastro nucleare giapponese. Quello che stupisce semmai è il decisionismo declamatorio dei primi giorni dopo l’evento. Si ha quasi l’impressione che i Nostri non leggano i pur mediocri giornali italiani, e men che meno riescano a prendere informazioni fuori dai patri confini. Un caso di autointossicazione da palinsesto addomesticato?

Di particolare rilievo è la traiettoria della decorativa ministra dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che andiamo di seguito a riassumere:

«Trovo strumentale e macabra la polemica sul nucleare italiano» – 12 marzo 2011;

«La linea italiana sul nucleare non cambia. Nessuna sottovalutazione, ma neppure un allarmismo rispetto ad una situazione eccezionale, una calamità che è stata definita un’apocalisse in un paese ad altissimo rischio sismico» – 14 marzo 2011

L’abbandono del nucleare a seguito del referendum del 1987 in Italia fu «una scelta sciagurata, dettata purtroppo da un’emotività fortissima, speculando sulla paura» – 14 marzo 2011

Ma già il 15 marzo la ministra tutta d’un pezzo (quando non scoppia a piangere) stava compiendo un percorso di presa di coscienza:

«L’incidente nella centrale giapponese, che seguiamo con preoccupazione, ci spingerà ad approfondire ulteriormente i temi della sicurezza, e i problemi di sismicità dei siti»

E’ sempre meglio approfondire, in effetti. Il 16 marzo ecco stagliarsi all’orizzonte la mitica Europa, coperta di Linus dei governi destrorsi italiani, quando non viene esecrata per la curvatura delle banane e la mancanza dell’euvo di cavta:

“La priorità è la salute e la sicurezza dei cittadini, faremo scelte con l’Europa”

Nel giorno delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, ecco la capitolazione, con argomentazioni inoppugnabili, che non sfuggono ad orecchie indiscrete nei corridoi di Montecitorio:

«E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate». Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si ferma a colloquio con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ed il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, ed indica la strategia per l’uscita dell’Italia dal nucleare. Il responsabile del dicastero di via XX Settembre ascolta la collega con interesse. «Bisogna uscirne, ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare niente. Si decide tutto tra un mese» (Ansa)

Ribadiamolo, nessuna meraviglia. Questo approccio del governo (a prescindere dalla effettiva convenienza economica a costruire centrali nucleari) è l’immagine speculare del celebre proclama sui “tre anni dopo le elezioni” per fare le riforme, “senza l’ansia del consenso quotidiano”, come ebbe a dire l’altro grande statista craxiano che guida il dicastero del Lavoro.

Restiamo il paese dei virtuosi del virtuale, quello dove nei giorni pari si elaborano grandi riforme di struttura, e in quelli dispari si dà la colpa ai comunisti frenatori. Il problema, come ben sappiamo, sono quelle seccanti elezioni, e per suprammercato mettiamoci pure i sondaggi d’opinione (non si sa mai, meglio non correre rischi). Non che altri paesi non siano mossi da considerazioni elettorali: vedi la decisione della Merkel sulla sospensione per tre mesi della proroga di funzionamento degli impianti tedeschi più datati, ma in quel caso si parla pur sempre di un passo successivo alla costruzione delle centrali. L’Italia, per contro, è riuscita ad attrarre l’attenzione anche dell’esagitato commissario Ue all’Energia, Guenther Oettinger, che si è detto “curioso” di capire cosa avrebbe fatto l’Italia in materia. Come se l’Italia avesse già centrali nucleari in esercizio, o almeno in costruzione. Siamo riusciti ad ipnotizzare anche i nostri interlocutori europei, evidentemente.

Ora, c’è una soluzione definitiva per risolvere i nostri problemi di “studio” ad “approfondimento” che interferiscono con le elezioni. Anzi, ce ne sarebbero due, ma quella relativa alla sospensione delle consultazioni elettorali la scartiamo (per ora) perché troppo problematica: tenere tutte le elezioni allo stesso momento, ogni cinque anni, e puntare su nuove tecnologie che consentano di costruire una centrale nucleare (ma anche un ponte sullo Stretto, in caso) in meno di cinque anni.

Se il comportamento di un governo peronista ed ammalato di consenso è approssimativamente comprensibile, molto meno lo è quello degli “esperti”, come Chicco Testa ed Umberto Veronesi, anch’essi passati in pochi giorni dalle certezze granitiche alla italianissima “pausa di riflessione”, con sfumatore di contrizione. Ma non era già tutto chiaro?

«Le scorie della produzione energetica non sono un problema; al momento è una piccola quantità che viene vetrificata e poi sigillata. Potrei dormire in camera da letto con le scorie» – Umberto Veronesi, 30 novembre 2010

Ma non è che qualcuno ha visto troppe puntate dei Simpson?

Fonte:Agoravox

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Prestigiacomo - pensiero sul nucleare dal 14 al 17 marzo 2011


http://www.youtube.com/watch?v=39deJE6MljI

Varianti sbarazzine della posizione del ministro Prestigiacomo sul nucleare in Italia.
12 marzo: Preoccupata per la situazione in Giappone ma allo stesso tempo indignata per la polemica sul programma nucleare in Italia che ritiene "strumentale e macabra".
14 marzo: Ribadisce che l'allarme nucleare dopo il terremoto in Giappone non cambia la politica italiana sul nucleare. "Non si deve speculare: non era ancora finito l'effetto dello Tsunami che gia'in Italia gli antinuclearisti sfruttavano la catastrofe a fini domestici, questo e' sciacallaggio politico"
15 marzo: A Mattino5, durante la telefonata con Belpietro, afferma che "il programma nucleare va avanti con la consapevolezza di
una scelta giusta'. Le centrali pensate per l'Italia sono, ha riferito
Prestigiacomo, 'modernissime' e prevedono sistemi di sicurezza molto superiori a quelle giapponesi. "Non facciamo marcia indietro sul nucleare".
16 marzo: Al Question Time alla Camera, rispondendo a due interrogazioni dell'Idv e del Pd, la Prestigiacomo asserisce che la ''priorita' e' la salute e la sicurezza dei cittadini'' e per questo ''faremo le scelte con l'Europa''.
17 marzo: In uno sfogo con Tremonti, il ministro Prestigiacomo si lamenta: "E' finita, dobbiamo uscire dal nucleare in modo soft, non possiamo mica
rischiare di perdere le elezioni per le centrali nucleari..."

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http://www.youtube.com/watch?v=39deJE6MljI

Varianti sbarazzine della posizione del ministro Prestigiacomo sul nucleare in Italia.
12 marzo: Preoccupata per la situazione in Giappone ma allo stesso tempo indignata per la polemica sul programma nucleare in Italia che ritiene "strumentale e macabra".
14 marzo: Ribadisce che l'allarme nucleare dopo il terremoto in Giappone non cambia la politica italiana sul nucleare. "Non si deve speculare: non era ancora finito l'effetto dello Tsunami che gia'in Italia gli antinuclearisti sfruttavano la catastrofe a fini domestici, questo e' sciacallaggio politico"
15 marzo: A Mattino5, durante la telefonata con Belpietro, afferma che "il programma nucleare va avanti con la consapevolezza di
una scelta giusta'. Le centrali pensate per l'Italia sono, ha riferito
Prestigiacomo, 'modernissime' e prevedono sistemi di sicurezza molto superiori a quelle giapponesi. "Non facciamo marcia indietro sul nucleare".
16 marzo: Al Question Time alla Camera, rispondendo a due interrogazioni dell'Idv e del Pd, la Prestigiacomo asserisce che la ''priorita' e' la salute e la sicurezza dei cittadini'' e per questo ''faremo le scelte con l'Europa''.
17 marzo: In uno sfogo con Tremonti, il ministro Prestigiacomo si lamenta: "E' finita, dobbiamo uscire dal nucleare in modo soft, non possiamo mica
rischiare di perdere le elezioni per le centrali nucleari..."

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mercoledì 16 marzo 2011

L’apocalisse nipponica e la lezione da trarre



Di Lucio Garofalo


L’orribile cataclisma che si è abbattuto sul popolo giapponese deve indurci ad una profonda autocritica politica, filosofica ed esistenziale della nostra civiltà per constatare anzitutto la finitezza della condizione umana, riflettere sul rapporto tra la vulnerabilità dell’essere umano e la potenza smisurata della natura e prendere atto che la nostra tecnologia, per quanto avanzata possa essere, evidenzia una serie di limiti e di carenze oggettive che soccombono di fronte alla furia spaventosa degli elementi naturali.

Ma proviamo a ricostruire in breve i fatti per ricavarne, se possibile, alcuni preziosi insegnamenti che potrebbero servire all’intera umanità, a patto che questa sappia e voglia afferrare e comprendere il senso trasmesso dai recenti accadimenti. Come ogni esperienza traumatica che travolge la vita delle persone e dei popoli, anche l’immane tragedia collettiva che ha sconvolto il Giappone ha impartito alcune lezioni storiche.

Il popolo giapponese è abituato da secoli a convivere con il rischio perenne di terremoti spaventosi ed ha imparato a fronteggiare come nessun altro paese al mondo le dolorose conseguenze causate dalle forze naturali contro cui l’umanità è da sempre costretta a confrontarsi. Non a caso il Giappone è all’avanguardia nel settore delle tecnologie antisismiche e costituisce un modello da seguire per tutti i popoli che abitano la Terra.

Nei giorni scorsi il Giappone è stato colpito da una serie disastrosa di eventi sismici, tra cui la scossa più violenta è durata 400 secondi (cioè oltre 6 minuti e mezzo) ed ha sprigionato un’energia tellurica elevatissima, con una magnitudo misurata a 8.9 della scala Richter, assai vicina al limite massimo che è 10 gradi. In parole semplici, l’intensità del sisma è stata 20 mila volte superiore al terremoto che distrusse L’Aquila e raggiunse una potenza di 5.8 gradi della scala Richter. Dopo quella più forte in Giappone si sono registrate numerose scosse di assestamento che hanno superato i 6 gradi Richter.

Se un terremoto simile si fosse verificato in qualsiasi altra parte del mondo, avrebbe provocato un eccidio inimmaginabile, mentre il Giappone ne è uscito praticamente illeso non avendo subito vittime, tranne un paio di decessi che pare siano dovuti ad infarto cardiaco. Purtroppo, al sisma ha fatto seguito uno tsunami di una forza inaudita che ha investito le coste nord-orientali dell’arcipelago giapponese, penetrando nell’entroterra in un raggio di oltre 5 chilometri con intere città allagate e villaggi rurali sommersi dalle acque e decine di migliaia di morti e dispersi. Dunque, lo tsunami ha arrecato il maggior numero di danni ed ha fatto strage tra le popolazioni stanziate lungo le zone costiere.

Come se ciò non bastasse, si sono verificate violente esplosioni ed incendi in alcune centrali atomiche generando il pericolo di una catastrofe ambientale e sanitaria, per cui l'allarme e la protesta che si vanno diffondendo in queste ore nel mondo contro lo sfruttamento dell'energia nucleare, sono assolutamente inevitabili e più che giustificati.

Le considerazioni da fare sono molteplici, alcune “confortanti”, altre un po’ meno.

Anzitutto occorre prendere atto che la vicenda giapponese fornisce la conferma che anche l’evento sismico più devastante, per quanto imprevedibile, può essere contenuto nei suoi effetti catastrofici mettendo in sicurezza le abitazioni che non sono a norma e costruendo gli edifici pubblici e privati con criteri rigorosamente antisismici come quelli applicati da anni in Giappone, che hanno dimostrato di reggere alle prove più terribili.

Questo è il dato positivo, che ci conforta nella misura in cui attesta che è possibile salvaguardare la vita umana e l’integrità degli agglomerati urbani rispetto alle conseguenze prodotte da un sisma di quelle dimensioni, mentre una riflessione negativa si deve avviare di fronte all’incontenibile furia di uno tsunami. La constatazione di un’evidenza così innegabile deve spingerci ad ammettere i limiti e le debolezze insite nell’attuale modello di sviluppo che esalta oltremodo una tecnologia che pretende di asservire e subordinare la natura e l’uomo alla logica cinica ed affaristica del capitale.

Un discorso a parte merita la questione delle centrali atomiche e l’uso dissennato dell’energia nucleare. Infatti, mentre i terremoti e i maremoti sono disastri naturali assolutamente inevitabili, benché gli effetti siano arginabili e ridimensionabili almeno nel caso dei fenomeni tellurici, i rischi derivanti dal ricorso all’energia atomica sono evitabili in quanto si tratta di una scelta che dipende dalla volontà politica degli Stati.

Il dato più allarmante consegnatoci dai mezzi di informazione concerne l’esplosione alla centrale atomica di Fukushima 1, che dista 250 km da Tokyo, con il nocciolo del reattore che rischia la fusione, l’impianto di raffreddamento del reattore n. 2 ufficialmente fuori uso, alcune quantità di cesio radioattivo rilasciato nell’ambiente esterno, decine di persone già contaminate dalle radiazioni e non si sa cos’altro sia successo e cosa possa accadere nelle prossime ore. Inoltre, una nuova esplosione si è verificata nell’impianto di Fukushima durante la notte scorsa, danneggiando il reattore numero 3 e destando forti timori e preoccupazioni. Lo stesso governo nipponico è stato costretto ad avvisare stampa e opinione pubblica rispetto al rischio di fusione nel reattore n. 3 dell’impianto.

Gianni Mattioli, esponente del “Comitato vota sì per fermare il nucleare”, si chiede giustamente: “In una situazione in cui i francesi dal 1991 stanno costruendo una sola centrale, gli americani dall’80 non stanno realizzando nessun impianto, perché noi in un territorio sismico nel quale i siti possibili si riducono alla Sardegna e poco altro dovremmo costruire centrali?”. La convinzione a cui approda Mattioli è “una profonda ribellione per l’incompetenza e l’ignoranza di chi porta avanti questa scelta, contro la quale stiamo organizzando una grande battaglia di democrazia e cultura scientifica”.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini, ospite del programma "L’Intervista" condotto da Maria Latella su Sky Tg24, a proposito delle possibili ripercussioni "emotive" che potrebbero condizionare il piano di rilancio dell’energia atomica in Italia, ha dichiarato: "Il mio auspicio è che non si decida solo sull’onda dell’emozione". Ricordo che anche in seguito al disastro di Chernobyl si disse che non bisognava decidere emotivamente e che si trattava di una centrale arretrata dal punto di vista tecnologico. Cosa che non vale nel caso degli impianti giapponesi, per cui è certo che la decisione più saggia sia quella di rinunciare all’impiego dell’energia atomica. Alla faccia di Chicco Testa e della lobby di scienziati, politici ed affaristi fautori del ripristino del nucleare in Italia (che oltretutto presenta un territorio ad elevato rischio sismico) in un momento in cui altrove si discute l’ipotesi di superare definitivamente lo sfruttamento delle fonti energetiche nucleari.

In conclusione, non è “sciacallaggio” l’atteggiamento di chi rileva i pericoli concreti legati allo sfruttamento del nucleare alla luce della drammatica esperienza giapponese, ma il cinismo e l’affarismo che alimentano la propaganda condotta negli ultimi anni per convincere l’opinione pubblica italiana ad accettare l’inganno sinistro delle centrali nucleari come soluzione, puramente illusoria, dei problemi energetici del nostro paese.



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Di Lucio Garofalo


L’orribile cataclisma che si è abbattuto sul popolo giapponese deve indurci ad una profonda autocritica politica, filosofica ed esistenziale della nostra civiltà per constatare anzitutto la finitezza della condizione umana, riflettere sul rapporto tra la vulnerabilità dell’essere umano e la potenza smisurata della natura e prendere atto che la nostra tecnologia, per quanto avanzata possa essere, evidenzia una serie di limiti e di carenze oggettive che soccombono di fronte alla furia spaventosa degli elementi naturali.

Ma proviamo a ricostruire in breve i fatti per ricavarne, se possibile, alcuni preziosi insegnamenti che potrebbero servire all’intera umanità, a patto che questa sappia e voglia afferrare e comprendere il senso trasmesso dai recenti accadimenti. Come ogni esperienza traumatica che travolge la vita delle persone e dei popoli, anche l’immane tragedia collettiva che ha sconvolto il Giappone ha impartito alcune lezioni storiche.

Il popolo giapponese è abituato da secoli a convivere con il rischio perenne di terremoti spaventosi ed ha imparato a fronteggiare come nessun altro paese al mondo le dolorose conseguenze causate dalle forze naturali contro cui l’umanità è da sempre costretta a confrontarsi. Non a caso il Giappone è all’avanguardia nel settore delle tecnologie antisismiche e costituisce un modello da seguire per tutti i popoli che abitano la Terra.

Nei giorni scorsi il Giappone è stato colpito da una serie disastrosa di eventi sismici, tra cui la scossa più violenta è durata 400 secondi (cioè oltre 6 minuti e mezzo) ed ha sprigionato un’energia tellurica elevatissima, con una magnitudo misurata a 8.9 della scala Richter, assai vicina al limite massimo che è 10 gradi. In parole semplici, l’intensità del sisma è stata 20 mila volte superiore al terremoto che distrusse L’Aquila e raggiunse una potenza di 5.8 gradi della scala Richter. Dopo quella più forte in Giappone si sono registrate numerose scosse di assestamento che hanno superato i 6 gradi Richter.

Se un terremoto simile si fosse verificato in qualsiasi altra parte del mondo, avrebbe provocato un eccidio inimmaginabile, mentre il Giappone ne è uscito praticamente illeso non avendo subito vittime, tranne un paio di decessi che pare siano dovuti ad infarto cardiaco. Purtroppo, al sisma ha fatto seguito uno tsunami di una forza inaudita che ha investito le coste nord-orientali dell’arcipelago giapponese, penetrando nell’entroterra in un raggio di oltre 5 chilometri con intere città allagate e villaggi rurali sommersi dalle acque e decine di migliaia di morti e dispersi. Dunque, lo tsunami ha arrecato il maggior numero di danni ed ha fatto strage tra le popolazioni stanziate lungo le zone costiere.

Come se ciò non bastasse, si sono verificate violente esplosioni ed incendi in alcune centrali atomiche generando il pericolo di una catastrofe ambientale e sanitaria, per cui l'allarme e la protesta che si vanno diffondendo in queste ore nel mondo contro lo sfruttamento dell'energia nucleare, sono assolutamente inevitabili e più che giustificati.

Le considerazioni da fare sono molteplici, alcune “confortanti”, altre un po’ meno.

Anzitutto occorre prendere atto che la vicenda giapponese fornisce la conferma che anche l’evento sismico più devastante, per quanto imprevedibile, può essere contenuto nei suoi effetti catastrofici mettendo in sicurezza le abitazioni che non sono a norma e costruendo gli edifici pubblici e privati con criteri rigorosamente antisismici come quelli applicati da anni in Giappone, che hanno dimostrato di reggere alle prove più terribili.

Questo è il dato positivo, che ci conforta nella misura in cui attesta che è possibile salvaguardare la vita umana e l’integrità degli agglomerati urbani rispetto alle conseguenze prodotte da un sisma di quelle dimensioni, mentre una riflessione negativa si deve avviare di fronte all’incontenibile furia di uno tsunami. La constatazione di un’evidenza così innegabile deve spingerci ad ammettere i limiti e le debolezze insite nell’attuale modello di sviluppo che esalta oltremodo una tecnologia che pretende di asservire e subordinare la natura e l’uomo alla logica cinica ed affaristica del capitale.

Un discorso a parte merita la questione delle centrali atomiche e l’uso dissennato dell’energia nucleare. Infatti, mentre i terremoti e i maremoti sono disastri naturali assolutamente inevitabili, benché gli effetti siano arginabili e ridimensionabili almeno nel caso dei fenomeni tellurici, i rischi derivanti dal ricorso all’energia atomica sono evitabili in quanto si tratta di una scelta che dipende dalla volontà politica degli Stati.

Il dato più allarmante consegnatoci dai mezzi di informazione concerne l’esplosione alla centrale atomica di Fukushima 1, che dista 250 km da Tokyo, con il nocciolo del reattore che rischia la fusione, l’impianto di raffreddamento del reattore n. 2 ufficialmente fuori uso, alcune quantità di cesio radioattivo rilasciato nell’ambiente esterno, decine di persone già contaminate dalle radiazioni e non si sa cos’altro sia successo e cosa possa accadere nelle prossime ore. Inoltre, una nuova esplosione si è verificata nell’impianto di Fukushima durante la notte scorsa, danneggiando il reattore numero 3 e destando forti timori e preoccupazioni. Lo stesso governo nipponico è stato costretto ad avvisare stampa e opinione pubblica rispetto al rischio di fusione nel reattore n. 3 dell’impianto.

Gianni Mattioli, esponente del “Comitato vota sì per fermare il nucleare”, si chiede giustamente: “In una situazione in cui i francesi dal 1991 stanno costruendo una sola centrale, gli americani dall’80 non stanno realizzando nessun impianto, perché noi in un territorio sismico nel quale i siti possibili si riducono alla Sardegna e poco altro dovremmo costruire centrali?”. La convinzione a cui approda Mattioli è “una profonda ribellione per l’incompetenza e l’ignoranza di chi porta avanti questa scelta, contro la quale stiamo organizzando una grande battaglia di democrazia e cultura scientifica”.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini, ospite del programma "L’Intervista" condotto da Maria Latella su Sky Tg24, a proposito delle possibili ripercussioni "emotive" che potrebbero condizionare il piano di rilancio dell’energia atomica in Italia, ha dichiarato: "Il mio auspicio è che non si decida solo sull’onda dell’emozione". Ricordo che anche in seguito al disastro di Chernobyl si disse che non bisognava decidere emotivamente e che si trattava di una centrale arretrata dal punto di vista tecnologico. Cosa che non vale nel caso degli impianti giapponesi, per cui è certo che la decisione più saggia sia quella di rinunciare all’impiego dell’energia atomica. Alla faccia di Chicco Testa e della lobby di scienziati, politici ed affaristi fautori del ripristino del nucleare in Italia (che oltretutto presenta un territorio ad elevato rischio sismico) in un momento in cui altrove si discute l’ipotesi di superare definitivamente lo sfruttamento delle fonti energetiche nucleari.

In conclusione, non è “sciacallaggio” l’atteggiamento di chi rileva i pericoli concreti legati allo sfruttamento del nucleare alla luce della drammatica esperienza giapponese, ma il cinismo e l’affarismo che alimentano la propaganda condotta negli ultimi anni per convincere l’opinione pubblica italiana ad accettare l’inganno sinistro delle centrali nucleari come soluzione, puramente illusoria, dei problemi energetici del nostro paese.



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martedì 15 marzo 2011

Un botto? Ah, sì?


Di Stefano Montanari


C’era da immaginarlo: un minivalanga di mail mi chiede di dire qualcosa sulle centrali nucleari giapponesi.


Ma che c’è da dire? Chiunque conservi qualche funzionalità cerebrale sa perfettamente che ricavare energia dall’atomo è un’illusione non solo costosissima e con prospettive di durata minime, ma comporta rischi enormi.


Accettando per un attimo l’assurdo che in Giappone non sia successo niente e, soprattutto, che niente succederà, mi chiedo quali siano i costi relativi all’evacuazione di una popolazione, quali quelli connessi ai soggetti che sono stati contaminati (parlo di soldi e non di salute, perché quella, non avendo prezzo, non interessa a nessuno), quali quelli della decontaminazione del territorio (praticamente impossibile) e della diffusione inarrestabile della radioattività, oltre a quelli necessari per riattivare gl’impianti. Che dire, poi, di un sistema energetico così dipendente da una fonte tanto fragile? Quante attività, di servizio, pubbliche, private e casalinghe sono e saranno costrette a ridursi o a fermarsi? Un’occhiata al tonfo della Borsa di Tokyo potrà costituire una traccia del disastro.


Confesso di non aver seguito moltissimo gli avvenimenti, e questo non perché non siano interessanti ma perché provo nausea per come la cosiddetta “informazione” ha approcciato il fatto. Caccia alle immagini spettacolari del terremoto e dell’onda (i giapponesi filmano e fotografano qualsiasi cosa e, dunque, non c’è altra abbondanza) e imbecilli/criminali italioti (mi si scusa se li definisco così?) che, approfittando dell’infallibilità elettromagnetica che regala l’ex cathedra televisivo e, in misura appena minore, quello radiofonico, hanno sparato le stravaganze più fuori dal mondo. Addirittura c’è chi è arrivato a dire che questo disastro dimostra la sicurezza delle centrali nucleari (!!!) e che, comunque, il futuro sarà ancora più radioso perché sono in arrivo le centrali di quarta generazione (in pratica identiche a quelle di terza.) Nessuno si stupirà se, raccontando di qualche strage di mafia, ci sarà chi vedrà nell’evento una dimostrazione dell’onestà di quella benemerita associazione che da secoli e con onore sostituisce l’autorità dello stato.


Ieri sera ho visto un pezzetto di Che Tempo Che Fa, la trasmissione di RAI 3 che a suo tempo ospitò il famoso “zero” del tuttologo Veronesi. Nel momento in cui mi sono collegato parlava Lucia Annunziata la quale, en passant, disse candidamente che anni fa l’ex direttore della centrale di Fukushima aveva avuto qualche problema per aver taroccato i dati e nascosto gl’incidenti che avvenivano nell’impianto, così come avvengono in ogni centrale. A parte l’ovvia considerazione “tutto il mondo è paese” (si vedano i nostri inceneritori), viene da chiedersi perché proprio lei, reginetta della cosiddetta “informazione”, non ne abbia fatto parola quando la notizia era fresca. E perché nessuno parli degl’incidenti che continuamente accadono nelle centrali a livello planetario.


A questo punto, resistendo all’ironia di mandare Umberto Veronesi, il nostro protettore nucleare, a salvare il Giappone, non posso altro che chiedere, implorare, di non far mancare il quorum al referendum sul nucleare. Chi non avrà espresso il suo orrore per una scelta criminale ne sarà complice.

Fonte:Stefano Montanari blog


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Di Stefano Montanari


C’era da immaginarlo: un minivalanga di mail mi chiede di dire qualcosa sulle centrali nucleari giapponesi.


Ma che c’è da dire? Chiunque conservi qualche funzionalità cerebrale sa perfettamente che ricavare energia dall’atomo è un’illusione non solo costosissima e con prospettive di durata minime, ma comporta rischi enormi.


Accettando per un attimo l’assurdo che in Giappone non sia successo niente e, soprattutto, che niente succederà, mi chiedo quali siano i costi relativi all’evacuazione di una popolazione, quali quelli connessi ai soggetti che sono stati contaminati (parlo di soldi e non di salute, perché quella, non avendo prezzo, non interessa a nessuno), quali quelli della decontaminazione del territorio (praticamente impossibile) e della diffusione inarrestabile della radioattività, oltre a quelli necessari per riattivare gl’impianti. Che dire, poi, di un sistema energetico così dipendente da una fonte tanto fragile? Quante attività, di servizio, pubbliche, private e casalinghe sono e saranno costrette a ridursi o a fermarsi? Un’occhiata al tonfo della Borsa di Tokyo potrà costituire una traccia del disastro.


Confesso di non aver seguito moltissimo gli avvenimenti, e questo non perché non siano interessanti ma perché provo nausea per come la cosiddetta “informazione” ha approcciato il fatto. Caccia alle immagini spettacolari del terremoto e dell’onda (i giapponesi filmano e fotografano qualsiasi cosa e, dunque, non c’è altra abbondanza) e imbecilli/criminali italioti (mi si scusa se li definisco così?) che, approfittando dell’infallibilità elettromagnetica che regala l’ex cathedra televisivo e, in misura appena minore, quello radiofonico, hanno sparato le stravaganze più fuori dal mondo. Addirittura c’è chi è arrivato a dire che questo disastro dimostra la sicurezza delle centrali nucleari (!!!) e che, comunque, il futuro sarà ancora più radioso perché sono in arrivo le centrali di quarta generazione (in pratica identiche a quelle di terza.) Nessuno si stupirà se, raccontando di qualche strage di mafia, ci sarà chi vedrà nell’evento una dimostrazione dell’onestà di quella benemerita associazione che da secoli e con onore sostituisce l’autorità dello stato.


Ieri sera ho visto un pezzetto di Che Tempo Che Fa, la trasmissione di RAI 3 che a suo tempo ospitò il famoso “zero” del tuttologo Veronesi. Nel momento in cui mi sono collegato parlava Lucia Annunziata la quale, en passant, disse candidamente che anni fa l’ex direttore della centrale di Fukushima aveva avuto qualche problema per aver taroccato i dati e nascosto gl’incidenti che avvenivano nell’impianto, così come avvengono in ogni centrale. A parte l’ovvia considerazione “tutto il mondo è paese” (si vedano i nostri inceneritori), viene da chiedersi perché proprio lei, reginetta della cosiddetta “informazione”, non ne abbia fatto parola quando la notizia era fresca. E perché nessuno parli degl’incidenti che continuamente accadono nelle centrali a livello planetario.


A questo punto, resistendo all’ironia di mandare Umberto Veronesi, il nostro protettore nucleare, a salvare il Giappone, non posso altro che chiedere, implorare, di non far mancare il quorum al referendum sul nucleare. Chi non avrà espresso il suo orrore per una scelta criminale ne sarà complice.

Fonte:Stefano Montanari blog


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REFERENDUM NUCLEARE 2011: VOTA SI


http://www.youtube.com/watch?v=CPYnP5itwlw&feature=player_embedded#at=38


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http://www.youtube.com/watch?v=CPYnP5itwlw&feature=player_embedded#at=38


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L’incredibile Kikko


http://www.youtube.com/watch?v=5IaeuMu6rSw

Credere a quello che dice Kikko Testa era, fino a ieri, una missione disperata. Da oggi è una missione impossibile. Venerdì sera, mentre il reattore nucleare di Fukushima preoccupava il mondo, Kikko era in tivù a dire: tutto sotto controllo. Ieri mattina, mentre le agenzie giapponesi parlavano di un’esplosione nella centrale nucleare, con distruzione della gabbia protettiva del reattore e rilevazioni di cesio radioattivo, sul sito del Forum Nucleare (presidente Kikko Testa) il titolo era questo: “La centrale di Fukushima è sotto controllo”, corretto da un timido aggiornamento solo a metà giornata. Fortuna che Kikko è giovane e giovanile. Fosse più anziano avrebbe potuto tranquillizzare le popolazioni del Vajont (state sereni, due gocce d’acqua). Ma a quest’uomo così ottimista, uno che sul Titanic avrebbe chiesto all’orchestra di continuare a suonare e ordinato a gran voce altro champagne, dobbiamo dei ringraziamenti. Grazie a Kikko sappiamo esattamente cosa succederebbe qui se avessimo le centrali nucleari. Non sapremmo niente.

In un paese in cui un semplice sacchetto della monnezza pare un problema insormontabile, le scorie nucleari sarebbero presentate come caramelle inoffensive (cosa peraltro già fatta nello spot ingannevole del Forum Nucleare, sospeso dal giurì per manifesta paraculaggine). In caso di incidente, Kikko ci direbbe che va tutto bene, tutto è ok, sotto controllo, senza rischi, beviamoci sopra e non pensiamoci più. Con una semplice apparizione in tivù, Kikko ci ha spiegato perfettamente come la menzogna sui rischi sia connaturata agli interessi dell’industria nucleare, come un buon affare valga più della vita e della salute della gente anche per più generazioni. A quest’uomo elegante e pacato dovremmo dire grazie per la volonterosa pervicacia con cui ci aiuta a non credergli, nemmeno per un minuto.

Alessandro Robecchi - da il manifesto

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http://www.youtube.com/watch?v=5IaeuMu6rSw

Credere a quello che dice Kikko Testa era, fino a ieri, una missione disperata. Da oggi è una missione impossibile. Venerdì sera, mentre il reattore nucleare di Fukushima preoccupava il mondo, Kikko era in tivù a dire: tutto sotto controllo. Ieri mattina, mentre le agenzie giapponesi parlavano di un’esplosione nella centrale nucleare, con distruzione della gabbia protettiva del reattore e rilevazioni di cesio radioattivo, sul sito del Forum Nucleare (presidente Kikko Testa) il titolo era questo: “La centrale di Fukushima è sotto controllo”, corretto da un timido aggiornamento solo a metà giornata. Fortuna che Kikko è giovane e giovanile. Fosse più anziano avrebbe potuto tranquillizzare le popolazioni del Vajont (state sereni, due gocce d’acqua). Ma a quest’uomo così ottimista, uno che sul Titanic avrebbe chiesto all’orchestra di continuare a suonare e ordinato a gran voce altro champagne, dobbiamo dei ringraziamenti. Grazie a Kikko sappiamo esattamente cosa succederebbe qui se avessimo le centrali nucleari. Non sapremmo niente.

In un paese in cui un semplice sacchetto della monnezza pare un problema insormontabile, le scorie nucleari sarebbero presentate come caramelle inoffensive (cosa peraltro già fatta nello spot ingannevole del Forum Nucleare, sospeso dal giurì per manifesta paraculaggine). In caso di incidente, Kikko ci direbbe che va tutto bene, tutto è ok, sotto controllo, senza rischi, beviamoci sopra e non pensiamoci più. Con una semplice apparizione in tivù, Kikko ci ha spiegato perfettamente come la menzogna sui rischi sia connaturata agli interessi dell’industria nucleare, come un buon affare valga più della vita e della salute della gente anche per più generazioni. A quest’uomo elegante e pacato dovremmo dire grazie per la volonterosa pervicacia con cui ci aiuta a non credergli, nemmeno per un minuto.

Alessandro Robecchi - da il manifesto

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domenica 13 marzo 2011

Centrale Nucleare del Garigliano,un mostro che genera mostri


http://www.youtube.com/watch?v=eMCyD8sPXR4


Antonio Ciano, per conto della prima telestreet italiana,nel2003 intervistò l'avv.Marcantonio Tibaldi allora ottantacinquenne. Fu una intervista di Grande richiamo culturale, una intervista denuncia sui danni che aveva provocato la contaminazione nucleare nella zona del Golfo di Gaeta. Quella telestreet, come altre 200 sono state chiuse dal Governo Berlusconi, che ha immesso il digitale terrestre permettendo agli autorizzati di sestuplicare i loro canali. Tmo Gaeta trasmetteva senza fare pubblicità. Per fare giornalismo ci vuole coraggio, TMO Gaeta aveva giornalisti dilettanti che ne avevano da vendere. Quando si tocca gli interessi di pochi contro la salute dei più, il giornalista deve mettere in gioco la sua faccia e la sua professionalità. In Italia non succede. In Italia danno milioni di euro agli Emilio Fede o ai Bruno Vespa. I ragazzi di TMO Gaeta, veri appassioanti dell'informazione, oggi sono a spasso.Coraggio ragazzi!!! c'è You tube, facciamo sapere al mondo cosa è successo alla centrale nucleare del Garigliano.

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http://www.youtube.com/watch?v=eMCyD8sPXR4


Antonio Ciano, per conto della prima telestreet italiana,nel2003 intervistò l'avv.Marcantonio Tibaldi allora ottantacinquenne. Fu una intervista di Grande richiamo culturale, una intervista denuncia sui danni che aveva provocato la contaminazione nucleare nella zona del Golfo di Gaeta. Quella telestreet, come altre 200 sono state chiuse dal Governo Berlusconi, che ha immesso il digitale terrestre permettendo agli autorizzati di sestuplicare i loro canali. Tmo Gaeta trasmetteva senza fare pubblicità. Per fare giornalismo ci vuole coraggio, TMO Gaeta aveva giornalisti dilettanti che ne avevano da vendere. Quando si tocca gli interessi di pochi contro la salute dei più, il giornalista deve mettere in gioco la sua faccia e la sua professionalità. In Italia non succede. In Italia danno milioni di euro agli Emilio Fede o ai Bruno Vespa. I ragazzi di TMO Gaeta, veri appassioanti dell'informazione, oggi sono a spasso.Coraggio ragazzi!!! c'è You tube, facciamo sapere al mondo cosa è successo alla centrale nucleare del Garigliano.

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lunedì 28 febbraio 2011

Nucleare: il rischio che corre l’Italia è reale


Nucleare: il rischio che corre l'Italia è reale

Di Roberta Lemma


Tempo dodici mesi e il nucleare non sarà più soltanto una minaccia ma, una concreta realtà.

Circa 24 mila metri cubi di scorie radioattive, oltre 200 tonnellate di ossido di uranio misto a plutonio, stronzio e cesio. Ecco cosa nascondono al loro interno, nelle piscine di decadimento, le vecchie centrali chiuse che attendono d'esser bonificate. L'Italia non ha mai smesso di essere una Nazione nucleare, ha smesso di produrre, ma, non di lasciar che la propria terra, aria, venissero lentamente contaminati, giorno dopo giorno. I grandi governi, tramite gli esperti da loro scelti, chiamati e super pagati fanno sapere, con metodo propagandistico, di avere progetti validi per lo smaltimento di queste sostanze fortemente velenose per l'uomo e per l'ambiente. In realtà nessuno può rendere salutare ciò che è, per sua natura, maledettamente letale.

Non esistono centrali nucleari sicure, non esistono progetti di centrale nucleare che mettano al sicuro al 100% la popolazione, non esistono strutture in grado di resistere ai terremoti e ad ogni altro tipo di calamità naturale e, l'Italia, è fortemente sismica, fortemente a rischio alluvioni, cedimenti franosi.

La Corte Costituzionale ha stabilito che l'articolo 4, il quale proibiva alle regioni di entrare nella discussione per la "costruzione ed esercizio" delle centrali, non va bene, e stabilisce che le Regioni dovranno avere voce in capitolo sui siti scelti per le nuove centrali nucleari senza però avere il peso di un parere vincolante: ci aspettiamo, tolto il problema dei ''parei vincolanti'', venga tolto il timbro Top-Secret dall'elenco dei 52 siti proposti per il ritorno al nucleare.

'Se diamo retta alle Regioni nessuno le vuole, le vogliono tutti nella Regione a fianco''. Cosi' il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteoli, a margine del convegno 'Lazio ed energia, fra nucleare ed energie alternative', rispondendo a chi gli chiedeva se il governo potrebbe arrivare ad imporre la localizzazione di centrali nucleari in Regioni che si opporranno alla loro realizzazione.

Noi temiamo proprio questo e cioè, di vederci imporre il nucleare come ci hanno imposto di vivere tormentati dalle discariche, di vivere respirando i veleni delle loro fabbriche della morte. Del resto ad inquinare, avvelenare, gestire le stesse discariche, inceneritori, vecchie e nuove centrali nucleari chi sono? I colossi dell'economia nazionale e mondiale. Queste multinazionali, con la loro spregiudicata politica del profitto, con la loro potenza, gestiscono l'intero apparato politico in un diabolico scambio favore-voto - soldi. Dettano legge. Forti del fatto che il nostro ordinamento giuridico pecca di una strategica mancanza, il reato di disastro ambientale e attentato alla salute pubblica. Il nucleare in Italia, come in mezzo mondo occidentale, è un affare che coinvolge due gruppi prinicipalmente, uno francese, Areva, l'altro italiano, Impregilo e una moltitudine incontrollabile di scatole cinesi. A fare da garante, in Italia, la Sogin e Veronesi con la sua nomina alla presidenza alla Agenzia per la sicurezza nucleare. Due facce della stessa medaglia, la lobby super patners che mina tutto l'ordinamento costituizionale italiano. La lobby dei mega affari.

La presidentesse della Confindustria, Marcegaglia è ancor più diretta e spregiudicata: più efficienza, meno rinnovabili e ponti d'oro al nucleare. "Siamo dell'idea che il Paese debba investire in fonti rinnovabili ma su questo tema ci deve essere una graduale riduzione degli incentivi che sono tra i più alti d'Europa", precisa la Marcegaglia. Oltre alle rinnovabili e all'efficienza energetica, la presidente di Confindustria ha ribadito anche la necessità di "andare avanti sul nucleare". Alla Mercegaglia vogliamo ricordare che le famiglie italiane si trovano a pagare il più alto aggravio sulla bolletta dell'energia elettrica di Europa, finanziando la Sogin da tempo immemorabile, distribuendo premi di produzione inesistente, considerando che la sua funzione, smantellamento e bonifica dei siti nucleari chiusi nel 1987 non la ha mai svolta.

A conferma del progetto politico e affaristico italiano, l' inaugurazione della Scuola di Formazione Radioprotezione e Sicurezza di Sogin, collocata all'interno del sito di Caorso. Finora la Scuola ha gia' erogato oltre 30.000 ore di formazione, per circa 900 fruitori e 70 docenti, questi ultimi, tutti tecnici Sogin. Eppure la Sogin doveva essere smantellata e commissionata proprio a fronte dei suoi eccessivi costi senza produrre niente. Con la legge 99/09, la maggioranza aveva deciso il commissariamento della società e il suo riordino, con la vendita di rami d’azienda ad altre società a partecipazione pubblica. La ristrutturazione e lo snellimento dell’azienda non sono però mai avvenuti ed anzi, con il decreto nucleare, il ruolo della Sogin è stato rafforzato; è, infatti attribuito alla Sogin il compito di concordare con l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare la localizzazione e la progettazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi (la Sogin è dal 2003 che tenta di aprire un deposito nazionale per le scorie radioattive) e di svolgere in regime di monopolio pubblico le attività di decomissioning per le nuove centrali.

Il nuovo vertice della Sogin è rappresentato dall’AD Giuseppe Nucci, (vecchio ritorno già raggiunto da svariate interrogazioni parlamentari per il suo ruolo poco trasparente all'interno della Sogin) sostenuto da Tremonti e Lega, il Presidente Giancarlo Aragona e i consiglieri Bruno Mangiatori, Francesco Moro e Piero Risoluti. "Siamo impegnati - ha commentato l'Amministratore Delegato di Sogin Giuseppe Nucci - a fare della Scuola di Caorso un punto di eccellenza a livello nazionale, capace di dialogare con i migliori centri internazionali di settore". Brutti (Idv): Da Berlusconi disinformazione allarmante su energia (DIRE) Roma, 16 feb. - "Se questo e' il livello di informazione in materia di energia nucleare siamo seriamente preoccupati". Paolo Brutti, responsabile Ambiente dell'Italia dei Valori, esprime stupore per le affermazioni rilasciate dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi sul ritorno all'energia atomica.

Noi vogliamo rivolgere poche semplici domande al governo:

  1. Sarà Saluggia o Garigliano ad accogliere il deposito nazionale delle scorie radioattive?

  2. Che fine ha fatto quell'accordo tra Italia e Francia, che prevedeva entro il 31 dicembre 2020 un deposito nazionale per custodire scorie radioattive in Italia?

  3. Se non avete saputo risolvere il problema dello smaltimento delle vecchie scorie nucleari, dove e come pensate di smaltirne di nuove?

  4. La Sogin è pubblica o privata?

  5. Se pubblica, quanto costa agli italiani?

  6. Pensate di togliere, come sarebbe giusto, il sigillo del Segreto di Stato sul ritorno al nucleare in Italia, oppure, prevedete, di usare lo stesso sistema dittatoriale di sempre, lo stesso sistema che da 40 anni vi ha permesso di eludere la giustizia e la fiducia degli italiani, senza che ciò vi costringesse alle Vostre responsabilità?

  7. Le vecchie centrali nucleari, per cui Sogin è stata chiamata e pagata a smantellare e bonificare, senza che l'abbia fatto, saranno riattivate?


Tutto quanto vi è da sapere sulla Sogin. Possibile arrivare a questo in una nazione come l'Italia?


Fonte:Agoravox


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Nucleare: il rischio che corre l'Italia è reale

Di Roberta Lemma


Tempo dodici mesi e il nucleare non sarà più soltanto una minaccia ma, una concreta realtà.

Circa 24 mila metri cubi di scorie radioattive, oltre 200 tonnellate di ossido di uranio misto a plutonio, stronzio e cesio. Ecco cosa nascondono al loro interno, nelle piscine di decadimento, le vecchie centrali chiuse che attendono d'esser bonificate. L'Italia non ha mai smesso di essere una Nazione nucleare, ha smesso di produrre, ma, non di lasciar che la propria terra, aria, venissero lentamente contaminati, giorno dopo giorno. I grandi governi, tramite gli esperti da loro scelti, chiamati e super pagati fanno sapere, con metodo propagandistico, di avere progetti validi per lo smaltimento di queste sostanze fortemente velenose per l'uomo e per l'ambiente. In realtà nessuno può rendere salutare ciò che è, per sua natura, maledettamente letale.

Non esistono centrali nucleari sicure, non esistono progetti di centrale nucleare che mettano al sicuro al 100% la popolazione, non esistono strutture in grado di resistere ai terremoti e ad ogni altro tipo di calamità naturale e, l'Italia, è fortemente sismica, fortemente a rischio alluvioni, cedimenti franosi.

La Corte Costituzionale ha stabilito che l'articolo 4, il quale proibiva alle regioni di entrare nella discussione per la "costruzione ed esercizio" delle centrali, non va bene, e stabilisce che le Regioni dovranno avere voce in capitolo sui siti scelti per le nuove centrali nucleari senza però avere il peso di un parere vincolante: ci aspettiamo, tolto il problema dei ''parei vincolanti'', venga tolto il timbro Top-Secret dall'elenco dei 52 siti proposti per il ritorno al nucleare.

'Se diamo retta alle Regioni nessuno le vuole, le vogliono tutti nella Regione a fianco''. Cosi' il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteoli, a margine del convegno 'Lazio ed energia, fra nucleare ed energie alternative', rispondendo a chi gli chiedeva se il governo potrebbe arrivare ad imporre la localizzazione di centrali nucleari in Regioni che si opporranno alla loro realizzazione.

Noi temiamo proprio questo e cioè, di vederci imporre il nucleare come ci hanno imposto di vivere tormentati dalle discariche, di vivere respirando i veleni delle loro fabbriche della morte. Del resto ad inquinare, avvelenare, gestire le stesse discariche, inceneritori, vecchie e nuove centrali nucleari chi sono? I colossi dell'economia nazionale e mondiale. Queste multinazionali, con la loro spregiudicata politica del profitto, con la loro potenza, gestiscono l'intero apparato politico in un diabolico scambio favore-voto - soldi. Dettano legge. Forti del fatto che il nostro ordinamento giuridico pecca di una strategica mancanza, il reato di disastro ambientale e attentato alla salute pubblica. Il nucleare in Italia, come in mezzo mondo occidentale, è un affare che coinvolge due gruppi prinicipalmente, uno francese, Areva, l'altro italiano, Impregilo e una moltitudine incontrollabile di scatole cinesi. A fare da garante, in Italia, la Sogin e Veronesi con la sua nomina alla presidenza alla Agenzia per la sicurezza nucleare. Due facce della stessa medaglia, la lobby super patners che mina tutto l'ordinamento costituizionale italiano. La lobby dei mega affari.

La presidentesse della Confindustria, Marcegaglia è ancor più diretta e spregiudicata: più efficienza, meno rinnovabili e ponti d'oro al nucleare. "Siamo dell'idea che il Paese debba investire in fonti rinnovabili ma su questo tema ci deve essere una graduale riduzione degli incentivi che sono tra i più alti d'Europa", precisa la Marcegaglia. Oltre alle rinnovabili e all'efficienza energetica, la presidente di Confindustria ha ribadito anche la necessità di "andare avanti sul nucleare". Alla Mercegaglia vogliamo ricordare che le famiglie italiane si trovano a pagare il più alto aggravio sulla bolletta dell'energia elettrica di Europa, finanziando la Sogin da tempo immemorabile, distribuendo premi di produzione inesistente, considerando che la sua funzione, smantellamento e bonifica dei siti nucleari chiusi nel 1987 non la ha mai svolta.

A conferma del progetto politico e affaristico italiano, l' inaugurazione della Scuola di Formazione Radioprotezione e Sicurezza di Sogin, collocata all'interno del sito di Caorso. Finora la Scuola ha gia' erogato oltre 30.000 ore di formazione, per circa 900 fruitori e 70 docenti, questi ultimi, tutti tecnici Sogin. Eppure la Sogin doveva essere smantellata e commissionata proprio a fronte dei suoi eccessivi costi senza produrre niente. Con la legge 99/09, la maggioranza aveva deciso il commissariamento della società e il suo riordino, con la vendita di rami d’azienda ad altre società a partecipazione pubblica. La ristrutturazione e lo snellimento dell’azienda non sono però mai avvenuti ed anzi, con il decreto nucleare, il ruolo della Sogin è stato rafforzato; è, infatti attribuito alla Sogin il compito di concordare con l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare la localizzazione e la progettazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi (la Sogin è dal 2003 che tenta di aprire un deposito nazionale per le scorie radioattive) e di svolgere in regime di monopolio pubblico le attività di decomissioning per le nuove centrali.

Il nuovo vertice della Sogin è rappresentato dall’AD Giuseppe Nucci, (vecchio ritorno già raggiunto da svariate interrogazioni parlamentari per il suo ruolo poco trasparente all'interno della Sogin) sostenuto da Tremonti e Lega, il Presidente Giancarlo Aragona e i consiglieri Bruno Mangiatori, Francesco Moro e Piero Risoluti. "Siamo impegnati - ha commentato l'Amministratore Delegato di Sogin Giuseppe Nucci - a fare della Scuola di Caorso un punto di eccellenza a livello nazionale, capace di dialogare con i migliori centri internazionali di settore". Brutti (Idv): Da Berlusconi disinformazione allarmante su energia (DIRE) Roma, 16 feb. - "Se questo e' il livello di informazione in materia di energia nucleare siamo seriamente preoccupati". Paolo Brutti, responsabile Ambiente dell'Italia dei Valori, esprime stupore per le affermazioni rilasciate dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi sul ritorno all'energia atomica.

Noi vogliamo rivolgere poche semplici domande al governo:

  1. Sarà Saluggia o Garigliano ad accogliere il deposito nazionale delle scorie radioattive?

  2. Che fine ha fatto quell'accordo tra Italia e Francia, che prevedeva entro il 31 dicembre 2020 un deposito nazionale per custodire scorie radioattive in Italia?

  3. Se non avete saputo risolvere il problema dello smaltimento delle vecchie scorie nucleari, dove e come pensate di smaltirne di nuove?

  4. La Sogin è pubblica o privata?

  5. Se pubblica, quanto costa agli italiani?

  6. Pensate di togliere, come sarebbe giusto, il sigillo del Segreto di Stato sul ritorno al nucleare in Italia, oppure, prevedete, di usare lo stesso sistema dittatoriale di sempre, lo stesso sistema che da 40 anni vi ha permesso di eludere la giustizia e la fiducia degli italiani, senza che ciò vi costringesse alle Vostre responsabilità?

  7. Le vecchie centrali nucleari, per cui Sogin è stata chiamata e pagata a smantellare e bonificare, senza che l'abbia fatto, saranno riattivate?


Tutto quanto vi è da sapere sulla Sogin. Possibile arrivare a questo in una nazione come l'Italia?


Fonte:Agoravox


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