martedì 27 aprile 2010

kalafro - briganti - non sono eroi

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lunedì 26 aprile 2010

kalafro - briganti - briganti


http://www.youtube.com/watch?v=6ht0IrX7aLM&feature=related
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http://www.youtube.com/watch?v=6ht0IrX7aLM&feature=related

domenica 25 aprile 2010

Bella Ciao, Modena City Ramblers & Paolo Rossi


http://www.youtube.com/watch?v=hgzunxz8hs8

La splendida esecuzione di Bella Ciao con la partecipazione di TUTTA Piazza San Giovanni.Concertone Primo Maggio 2007.

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http://www.youtube.com/watch?v=hgzunxz8hs8

La splendida esecuzione di Bella Ciao con la partecipazione di TUTTA Piazza San Giovanni.Concertone Primo Maggio 2007.

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giovedì 22 aprile 2010

Brigante se more, dal film "Libertà".

Questo video è tratto dal Film "Libertà" della regista Nina Mair che ha raccontato la storia di TMO Gaeta, la prima telestreet italiana, oggi oscurata da Berlusconi a causa del digitale terrestre. TMO ha fatto la storia della televisione italiana, ha raccontato Gaeta, la sua storia, la sua vitalità, sin dal 2001. TMO è stata oggetto di studi, di tesi di laurea e per ultimo ha mosso Nina Mair eRobert Jahn dalla Germania, visto che si è parlato anche all'estero della TV gaetana. La Canzone che sentite è stata adattata dal maestro Gino Oliviero, come pure la colonna sonora del Film, su licenza gratuita di Eugenio Bennato. Il Film è stato sponsorizzato dalla Provincia di Bolzano alla quale siamo grati.Per noi del Partito del Sud Destra e sinistra sono solo indicazioni stradali. La destra nel 1860 e dintorni ha espropriato tutti i beni della chiesa, conventi, terre, banche, proprietà privete dei nostri partigiani chiamati briganti. Oggi, Berlusconi, ha tolto a noi la possibilità di condividere con il popolo la sua storia, il nostro pensiero.
La sinistra lo ha lasciato fare e l'Italia tutta pagherà questo stato di cose. Berlusconi con le sue tv, grazie alla massoneria, ha fatto un colpo di stato,e un giorno sarà punito: il Partito del Sud gli esproprierà tutti i beni, comprese le frequenze tv che ha rubato al Sud e al libero mercato, proprio come ha fatto il suo partito di riferimento nel 1860 ai meridionali e alla chiesa.


http://www.youtube.com/watch?v=8LVDZ7bG9Xo

La Canzone di Eugenio Bennato cantata dai ragazzi di TMO Gaeta nella trattoria "La Lampara". Eugenio ha concesso di usare la musica della sua canzone, gratuitamente" a due registi tedeschi che hanno prodotto il film "Libertà" .
Noi l'abbiamo adattata contro i Lumbard e contro Bossi, che governano l'Italia per conto della Padania. I padani, nel 1860 hanno fucilato un milione di contadini per fotterci le nostre ricchezze, oggi, con le loro tv stanno massacrando il popolo ignaro e ci chiamano Terroni. Grazie Eugenio, migliaia di meridionali si stanno forgiando grazie a "Brigante se more", stanno prendendo coscienza del vero male del Sud: il Risorgimento. Grazie a te, grazie agli stormy six, a Nino D'Angelo, a Eddy Napoli, a Federico Salvatore, a Gragnaniello, a Edoardo Bennato,a Teresa De Sio, ai Briganti Elettrici, a Trio Tarantae, a Napoli Incanto, ai Briganti di Frontiera, e ad altre centinaia di gruppi il Sud si sta svegliando.
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Questo video è tratto dal Film "Libertà" della regista Nina Mair che ha raccontato la storia di TMO Gaeta, la prima telestreet italiana, oggi oscurata da Berlusconi a causa del digitale terrestre. TMO ha fatto la storia della televisione italiana, ha raccontato Gaeta, la sua storia, la sua vitalità, sin dal 2001. TMO è stata oggetto di studi, di tesi di laurea e per ultimo ha mosso Nina Mair eRobert Jahn dalla Germania, visto che si è parlato anche all'estero della TV gaetana. La Canzone che sentite è stata adattata dal maestro Gino Oliviero, come pure la colonna sonora del Film, su licenza gratuita di Eugenio Bennato. Il Film è stato sponsorizzato dalla Provincia di Bolzano alla quale siamo grati.Per noi del Partito del Sud Destra e sinistra sono solo indicazioni stradali. La destra nel 1860 e dintorni ha espropriato tutti i beni della chiesa, conventi, terre, banche, proprietà privete dei nostri partigiani chiamati briganti. Oggi, Berlusconi, ha tolto a noi la possibilità di condividere con il popolo la sua storia, il nostro pensiero.
La sinistra lo ha lasciato fare e l'Italia tutta pagherà questo stato di cose. Berlusconi con le sue tv, grazie alla massoneria, ha fatto un colpo di stato,e un giorno sarà punito: il Partito del Sud gli esproprierà tutti i beni, comprese le frequenze tv che ha rubato al Sud e al libero mercato, proprio come ha fatto il suo partito di riferimento nel 1860 ai meridionali e alla chiesa.


http://www.youtube.com/watch?v=8LVDZ7bG9Xo

La Canzone di Eugenio Bennato cantata dai ragazzi di TMO Gaeta nella trattoria "La Lampara". Eugenio ha concesso di usare la musica della sua canzone, gratuitamente" a due registi tedeschi che hanno prodotto il film "Libertà" .
Noi l'abbiamo adattata contro i Lumbard e contro Bossi, che governano l'Italia per conto della Padania. I padani, nel 1860 hanno fucilato un milione di contadini per fotterci le nostre ricchezze, oggi, con le loro tv stanno massacrando il popolo ignaro e ci chiamano Terroni. Grazie Eugenio, migliaia di meridionali si stanno forgiando grazie a "Brigante se more", stanno prendendo coscienza del vero male del Sud: il Risorgimento. Grazie a te, grazie agli stormy six, a Nino D'Angelo, a Eddy Napoli, a Federico Salvatore, a Gragnaniello, a Edoardo Bennato,a Teresa De Sio, ai Briganti Elettrici, a Trio Tarantae, a Napoli Incanto, ai Briganti di Frontiera, e ad altre centinaia di gruppi il Sud si sta svegliando.
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mercoledì 21 aprile 2010

Bennato e Montecorvino a Gaeta ( Brigante se more)


http://www.youtube.com/watch?v=MyohoU0x_aM

Grazie Eugenio per averci regalato questa composizione.
Grazie Eugenio, Gaeta ti ha tributato il meritato trionfo. Migliaia di compatrioti si stanno accostando alla nostra storia grazie alle tue canzoni inneggianti al nostro passato. I nostri partigiani, hanno dato la vita per noi tutti, e sono stati chiamati Briganti.
Questa versione è quella originale, da te concepita, te ne siamo grati.
Forse l'hai pensata cantata dai briganti anarchici che se ne fottevano dei re, di tutti i re, e che combattevano per la loro terra.
Sul Matese nacque una repubblica anarchica, perseguitata dal potere monarchico, furono tutti denunciati, ma difesi dall'avv. Merlino. Erano stati avviati all'anarchismo da Enrico Malatesta. C'è chi canta la tua canzone inneggiando ai Borboni, a noi stanno bene entrambe le versioni. Oggi la canto per cacciare i Lumbard. Piemontesi massacrarono un milione di contadini. Oggi i Lombardi, con le loro tv,massacrano i cervelli della gente, reato ancora più infame e i poteri padani non hanno più bisogno di mandare i soldati a fucilarci, e ci chiamano "Terroni".
Grazie Eugenio.Stai dando dignità ed orgoglio al sud intero e a tutti i meridionali "Spierti" nel mondo intero.
Ieri un gruppo di donne di Gaeta mi ha chiesto di intitolare una strada a Michelina De Cesare, cosa che porporrò alla Commisisone per la Toponomastica e ciò, dopo aver ascoltato "Il sorriso di Michela ". Ecco l'effetto che voi cantanti avete sul pubblico e sulla sensibilità del popolo.

(Antonio Ciano, segretario nazionale del Partito del Sud e autore del libro " I Savoia e il massacro del Sud")

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http://www.youtube.com/watch?v=MyohoU0x_aM

Grazie Eugenio per averci regalato questa composizione.
Grazie Eugenio, Gaeta ti ha tributato il meritato trionfo. Migliaia di compatrioti si stanno accostando alla nostra storia grazie alle tue canzoni inneggianti al nostro passato. I nostri partigiani, hanno dato la vita per noi tutti, e sono stati chiamati Briganti.
Questa versione è quella originale, da te concepita, te ne siamo grati.
Forse l'hai pensata cantata dai briganti anarchici che se ne fottevano dei re, di tutti i re, e che combattevano per la loro terra.
Sul Matese nacque una repubblica anarchica, perseguitata dal potere monarchico, furono tutti denunciati, ma difesi dall'avv. Merlino. Erano stati avviati all'anarchismo da Enrico Malatesta. C'è chi canta la tua canzone inneggiando ai Borboni, a noi stanno bene entrambe le versioni. Oggi la canto per cacciare i Lumbard. Piemontesi massacrarono un milione di contadini. Oggi i Lombardi, con le loro tv,massacrano i cervelli della gente, reato ancora più infame e i poteri padani non hanno più bisogno di mandare i soldati a fucilarci, e ci chiamano "Terroni".
Grazie Eugenio.Stai dando dignità ed orgoglio al sud intero e a tutti i meridionali "Spierti" nel mondo intero.
Ieri un gruppo di donne di Gaeta mi ha chiesto di intitolare una strada a Michelina De Cesare, cosa che porporrò alla Commisisone per la Toponomastica e ciò, dopo aver ascoltato "Il sorriso di Michela ". Ecco l'effetto che voi cantanti avete sul pubblico e sulla sensibilità del popolo.

(Antonio Ciano, segretario nazionale del Partito del Sud e autore del libro " I Savoia e il massacro del Sud")

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martedì 13 aprile 2010

Gaeta 16 e 17 Aprile 2010 - Concerto di Eugenio Bennato e Pietra Montecorvino " Il sorriso di Michela".





Il Sorriso di Michela di Eugenio Bennato
http://www.youtube.com/watch?v=1uRkSmLnYro
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Il Sorriso di Michela di Eugenio Bennato
http://www.youtube.com/watch?v=1uRkSmLnYro
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sabato 10 aprile 2010

Riturnella Eugenio Bennato Musicanova


http://www.youtube.com/watch?v=RzEhr1VL1H4&feature=related

Allegoria tra l'emigrazione della rondine e l'emigrazione umana.
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http://www.youtube.com/watch?v=RzEhr1VL1H4&feature=related

Allegoria tra l'emigrazione della rondine e l'emigrazione umana.

venerdì 9 aprile 2010

Musicanova - Il brigante Crocco - E la lotta per la libertà...


http://www.youtube.com/watch?v=bvQE7jcNX58

Dall'album del 1980 "Brigante se more" dei Musicanova (Eugenio Bennato e Carlo D'Angiò).

"E intorno a noi il timore e la complicità di un popolo. Quel popolo che disprezzato da regi funzionari ed infidi piemontesi sentiva forte sulla pelle che a noi era negato ogni diritto, anche la dignità di uomini. E chi poteva vendicarli se non noi, accomunati dallo stesso destino? Cafoni anche noi, non più disposti a chinare il capo. Calpestati, come l'erba dagli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo. Molti, molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni. Le loro rivoluzioni. Ma libertà non è cambiare padrone. Non è parola vana ed astratta. È dire senza timore, È MIO, e sentire forte il possesso di qualcosa, a cominciare dall'anima. È vivere di ciò che si ama. Vento forte ed impetuoso, in ogni generazione rinasce. Così è stato, e così sempre sarà..."
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http://www.youtube.com/watch?v=bvQE7jcNX58

Dall'album del 1980 "Brigante se more" dei Musicanova (Eugenio Bennato e Carlo D'Angiò).

"E intorno a noi il timore e la complicità di un popolo. Quel popolo che disprezzato da regi funzionari ed infidi piemontesi sentiva forte sulla pelle che a noi era negato ogni diritto, anche la dignità di uomini. E chi poteva vendicarli se non noi, accomunati dallo stesso destino? Cafoni anche noi, non più disposti a chinare il capo. Calpestati, come l'erba dagli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo. Molti, molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni. Le loro rivoluzioni. Ma libertà non è cambiare padrone. Non è parola vana ed astratta. È dire senza timore, È MIO, e sentire forte il possesso di qualcosa, a cominciare dall'anima. È vivere di ciò che si ama. Vento forte ed impetuoso, in ogni generazione rinasce. Così è stato, e così sempre sarà..."
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Musicanova - Il cammino del brigante - I protagonisti, la speranza, la strage...


http://www.youtube.com/watch?v=kz5sHu38Fo0

Dall'album del 1980 "Brigante se more" dei Musicanova (Eugenio Bennato e Carlo D'Angiò).

"La guerra contro il brigantaggio, insorto contro lo stato unitario, costò più morti di tutti quelli del Risorgimento. Abbiamo sempre vissuto su dei falsi: il falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola "
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http://www.youtube.com/watch?v=kz5sHu38Fo0

Dall'album del 1980 "Brigante se more" dei Musicanova (Eugenio Bennato e Carlo D'Angiò).

"La guerra contro il brigantaggio, insorto contro lo stato unitario, costò più morti di tutti quelli del Risorgimento. Abbiamo sempre vissuto su dei falsi: il falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola "
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mercoledì 7 aprile 2010

Il Sorriso di Michela di Eugenio Bennato


http://www.youtube.com/watch?v=1uRkSmLnYro

Dedicata a :
Michelina De Cesare
Medaglia dOro al Valor Militare


Associazione Due Sicilie di Vicenza, Decreto nr. 2/MO in data 1 dicembre 2003


Catturata durante un combattimento contro preponderanti forze nemiche e sottoposta a crudeli torture per costringerla a svelare le posizioni della resistenza locale preferì la morte al tradimento. Fulgido esempio di amore di Patria e di fedeltà alla Resistenza contro linvasore piemontese. Monte Morrone, Mignano, 30 agosto 1868.


Michelina De Cesare nacque a Caspoli (Mignano Montelungo) il 28 ottobre del 1841 e quando avvenne linvasione piemontese aveva appena ventanni. Era una bellissima ragazza e fu in quel periodo che conobbe Francesco Guerra, uno dei più temuti capi della guerriglia in Terra di Lavoro, aggregandosi al gruppo da lui comandato.
Francesco Guerra, nato a Mignano il 12 ottobre 1836, era stato sergente dellArmata delle Due Sicilie e aveva partecipato alle battaglie del Volturno nel 1860. Disciolto lesercito duosiciliano, si aggregò ai guerriglieri legittimisti che combattevano contro i piemontesi, divenendo in breve tempo il comandante di un fortissimo gruppo. In quegli anni lintero Sud era in rivolta nel tentativo di riportare sul trono Francesco II. Le formazioni partigiane erano oltre 500 e resistevano strenuamente contro lintero esercito invasore.
La tattica adottata dalla banda Guerra fu quella tipica della guerriglia, evitava cioè il contatto con forze preponderanti e agiva solo in condizioni di sicurezza. Quando veniva intercettato dalla truppa nemica, il gruppo si divideva per riunirsi dopo in un punto precedentemente designato a seconda delle località attraversate. Francesco Guerra faceva eseguire sempre dei rapidi spostamenti, di regola notturni, posizionandosi in altre regioni confinanti.
Michelina, in seguito, si sposò segretamente con Francesco nella chiesa di Galluccio e con lui partecipò ad ogni combattimento del suo gruppo. Fu assai impavida e con il suo formidabile intuito riuscì numerose volte a prevenire gli attacchi e le imboscate del nemico. Ma non riuscì a prevenire la vigliaccheria dei traditori.
Dopo circa sette anni di strenua lotta che inflisse molti danni alle truppe nemiche, nella notte tra il 30 e il 31 agosto del 1868 Francesco Guerra e Michelina De Cesare, in sosta in una masseria alle pendici di Monte Morrone con altri due guerriglieri, Giacomo Ciccone e Francesco Orsi, furono circondati di sorpresa da un reparto del 27° fanteria comandati dal maggiore Lombardi. Le truppe nemiche erano state guidate da una spia del luogo ed erano riuscite nel loro intento anche perché favorite da un fortissimo temporale. Francesco Guerra fu ucciso alla prima scarica della fucileria piemontese, gli altri furono uccisi durante la fuga.
Michelina, rimasta ferita, fu catturata e poi torturata allo scopo di conoscere la posizione degli altri guerriglieri. Morta a causa delle atroci sevizie subite, fu spogliata ed esposta il giorno successivo nella piazza del paese di Mignano come monito alle popolazioni "liberate" insieme ai cadaveri di Francesco Guerra, Giacomo Ciccone e Francesco Orsi, questultimo quasi irriconoscibile per il massacro a cui era stato sottoposto.
L'effetto di questo macabro spettacolo sulla gente inorridita dall'efferato avvenimento fu opposto a quanto avevano in animo i barbari piemontesi, tanto che la guerriglia nella zona riprese con più vigore di prima.
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http://www.youtube.com/watch?v=1uRkSmLnYro

Dedicata a :
Michelina De Cesare
Medaglia dOro al Valor Militare


Associazione Due Sicilie di Vicenza, Decreto nr. 2/MO in data 1 dicembre 2003


Catturata durante un combattimento contro preponderanti forze nemiche e sottoposta a crudeli torture per costringerla a svelare le posizioni della resistenza locale preferì la morte al tradimento. Fulgido esempio di amore di Patria e di fedeltà alla Resistenza contro linvasore piemontese. Monte Morrone, Mignano, 30 agosto 1868.


Michelina De Cesare nacque a Caspoli (Mignano Montelungo) il 28 ottobre del 1841 e quando avvenne linvasione piemontese aveva appena ventanni. Era una bellissima ragazza e fu in quel periodo che conobbe Francesco Guerra, uno dei più temuti capi della guerriglia in Terra di Lavoro, aggregandosi al gruppo da lui comandato.
Francesco Guerra, nato a Mignano il 12 ottobre 1836, era stato sergente dellArmata delle Due Sicilie e aveva partecipato alle battaglie del Volturno nel 1860. Disciolto lesercito duosiciliano, si aggregò ai guerriglieri legittimisti che combattevano contro i piemontesi, divenendo in breve tempo il comandante di un fortissimo gruppo. In quegli anni lintero Sud era in rivolta nel tentativo di riportare sul trono Francesco II. Le formazioni partigiane erano oltre 500 e resistevano strenuamente contro lintero esercito invasore.
La tattica adottata dalla banda Guerra fu quella tipica della guerriglia, evitava cioè il contatto con forze preponderanti e agiva solo in condizioni di sicurezza. Quando veniva intercettato dalla truppa nemica, il gruppo si divideva per riunirsi dopo in un punto precedentemente designato a seconda delle località attraversate. Francesco Guerra faceva eseguire sempre dei rapidi spostamenti, di regola notturni, posizionandosi in altre regioni confinanti.
Michelina, in seguito, si sposò segretamente con Francesco nella chiesa di Galluccio e con lui partecipò ad ogni combattimento del suo gruppo. Fu assai impavida e con il suo formidabile intuito riuscì numerose volte a prevenire gli attacchi e le imboscate del nemico. Ma non riuscì a prevenire la vigliaccheria dei traditori.
Dopo circa sette anni di strenua lotta che inflisse molti danni alle truppe nemiche, nella notte tra il 30 e il 31 agosto del 1868 Francesco Guerra e Michelina De Cesare, in sosta in una masseria alle pendici di Monte Morrone con altri due guerriglieri, Giacomo Ciccone e Francesco Orsi, furono circondati di sorpresa da un reparto del 27° fanteria comandati dal maggiore Lombardi. Le truppe nemiche erano state guidate da una spia del luogo ed erano riuscite nel loro intento anche perché favorite da un fortissimo temporale. Francesco Guerra fu ucciso alla prima scarica della fucileria piemontese, gli altri furono uccisi durante la fuga.
Michelina, rimasta ferita, fu catturata e poi torturata allo scopo di conoscere la posizione degli altri guerriglieri. Morta a causa delle atroci sevizie subite, fu spogliata ed esposta il giorno successivo nella piazza del paese di Mignano come monito alle popolazioni "liberate" insieme ai cadaveri di Francesco Guerra, Giacomo Ciccone e Francesco Orsi, questultimo quasi irriconoscibile per il massacro a cui era stato sottoposto.
L'effetto di questo macabro spettacolo sulla gente inorridita dall'efferato avvenimento fu opposto a quanto avevano in animo i barbari piemontesi, tanto che la guerriglia nella zona riprese con più vigore di prima.
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sabato 3 aprile 2010

Ninco Nanco deve morire ( di Eugenio Bennato)


http://www.youtube.com/watch?v=n0alJvn7a30

Di Antonio Ciano

Ringrazio Eugenio Benato per avermi mandato tramite e mail questa canzone aggiornata e rivista. Come saprete, Ernesto Galli della Loggia, un giornalista salariato di regime ha attaccato Edoardo Bennato, fratello di Eugenio, solo perchè ha scritto una canzone contro i savoia.
Eugenio e la Montecorvino verranno a cantare a Gaeta il 16 ed il 17 aprile,vorrei vedervi tutti nella piazza di gaeta a sostenere i nostri cantanti.
Eugenio Bennato è stato il primo cantante a prendere coscienza del cancro che attanaglia il Sud, il risorgimento piemontese. E' l'emblema della nostra resistenza, sosteniamolo, il sud ribelle deve essere presente. E' una questione di orgoglio meridionale e riguarda tutti i movimenti meridionalisti, da nord a sud.


Ninco Nanco deve morire? no, non è mai morto. E' tra noi, vive in noi. Come potete vedere dalle fotografie che i piemontesi facevano fare si può notare come la testa è ben staccata dal manichino fotomontato. A Ninco tagliarono la testa dopo che esposero il suo corpo nella piazza del paese, come era costumanza dei peggiori barbari venuti a portare la libertà dove la libertà era nata.
Ribelliamoci al Monumento eretto dai piemontesi nelle nostre terre: il Risorgimento. Deve essere abbattuto, è il cancro che ha mortificato la nostra gente, la nostra economia. Il Risorgimento è quella filosofia che ha affamato il sud, che ha fatto morire milioni di meridionali e settentrionali in guerre di aggressione, che ha massacrato un milione di contadini chiamati Briganti dagli invasori, erano solo degli eroi, dei partigiani. Iniziarono loro la lotta contro i savoia, quella lotta continuò nel 1943-45. Oggi il savoiardo, principe dei Cetrioli, lo mandano come un pupazzo a balalre sotto le stalle,

Molte ipotesi ritengono che il brigante venne ucciso per ordine del comandante della G.N. aviglianese, Don Benedetto Corbo, appartenente ad una delle maggiori famiglie gentilizie della zona, per evitare che venissero alla luce sue presunte connivenze controrivoluzionarie. Due mesi dopo, lo stesso Corbo fu coinvolto in un'altra vicenda di complicità con i briganti e venne accusato dal generale Baligno, comandante delle truppe di Basilicata, di aver rilasciato senza permesso alcuni briganti appartenenti alla banda Ninco Nanco.La salma del brigante fu portata il giorno dopo a Avigliano e fu appesa all'Arco della Piazza come monito[2]. Dopo la morte del brigante, i suoi uomini confluirono nella banda "Ingiongiolo" di Oppido Lucano.
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http://www.youtube.com/watch?v=n0alJvn7a30

Di Antonio Ciano

Ringrazio Eugenio Benato per avermi mandato tramite e mail questa canzone aggiornata e rivista. Come saprete, Ernesto Galli della Loggia, un giornalista salariato di regime ha attaccato Edoardo Bennato, fratello di Eugenio, solo perchè ha scritto una canzone contro i savoia.
Eugenio e la Montecorvino verranno a cantare a Gaeta il 16 ed il 17 aprile,vorrei vedervi tutti nella piazza di gaeta a sostenere i nostri cantanti.
Eugenio Bennato è stato il primo cantante a prendere coscienza del cancro che attanaglia il Sud, il risorgimento piemontese. E' l'emblema della nostra resistenza, sosteniamolo, il sud ribelle deve essere presente. E' una questione di orgoglio meridionale e riguarda tutti i movimenti meridionalisti, da nord a sud.


Ninco Nanco deve morire? no, non è mai morto. E' tra noi, vive in noi. Come potete vedere dalle fotografie che i piemontesi facevano fare si può notare come la testa è ben staccata dal manichino fotomontato. A Ninco tagliarono la testa dopo che esposero il suo corpo nella piazza del paese, come era costumanza dei peggiori barbari venuti a portare la libertà dove la libertà era nata.
Ribelliamoci al Monumento eretto dai piemontesi nelle nostre terre: il Risorgimento. Deve essere abbattuto, è il cancro che ha mortificato la nostra gente, la nostra economia. Il Risorgimento è quella filosofia che ha affamato il sud, che ha fatto morire milioni di meridionali e settentrionali in guerre di aggressione, che ha massacrato un milione di contadini chiamati Briganti dagli invasori, erano solo degli eroi, dei partigiani. Iniziarono loro la lotta contro i savoia, quella lotta continuò nel 1943-45. Oggi il savoiardo, principe dei Cetrioli, lo mandano come un pupazzo a balalre sotto le stalle,

Molte ipotesi ritengono che il brigante venne ucciso per ordine del comandante della G.N. aviglianese, Don Benedetto Corbo, appartenente ad una delle maggiori famiglie gentilizie della zona, per evitare che venissero alla luce sue presunte connivenze controrivoluzionarie. Due mesi dopo, lo stesso Corbo fu coinvolto in un'altra vicenda di complicità con i briganti e venne accusato dal generale Baligno, comandante delle truppe di Basilicata, di aver rilasciato senza permesso alcuni briganti appartenenti alla banda Ninco Nanco.La salma del brigante fu portata il giorno dopo a Avigliano e fu appesa all'Arco della Piazza come monito[2]. Dopo la morte del brigante, i suoi uomini confluirono nella banda "Ingiongiolo" di Oppido Lucano.
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venerdì 2 aprile 2010

IN ANTEPRIMA SUI BLOG DEL PARTITO DEL SUD L'ULTIMA CANZONE DELL'AMICO EUGENIO BENNATO SU MICHELINA DE CESARE .



Ecco a voi:
Il Sorriso di Michela
di Eugenio Bennato.

Il grande dono dell'Artista Napoletano per Antonio Ciano e per tutti gli amici del Partito del Sud.

Con le immagini montate in poche ore dal nostro capo brigante...Antonio Ciano!

Buon ascolto!!!









http://www.youtube.com/watch?v=6cOnVkcdzhs&feature=player_embedded

Fra poche ore la nuova versione, curata dall'artista, del brano: Ninco Nanco !!











Michelina De Cesare
Medaglia d’Oro al Valor Militare


Associazione Due Sicilie di Vicenza, Decreto nr. 2/MO in data 1 dicembre 2003


Catturata durante un combattimento contro preponderanti forze nemiche e sottoposta a crudeli torture per costringerla a svelare le posizioni della resistenza locale preferì la morte al tradimento. Fulgido esempio di amore di Patria e di fedeltà alla Resistenza contro l’invasore piemontese. Monte Morrone, Mignano, 30 agosto 1868.

Michelina De Cesare nacque a Caspoli (Mignano Montelungo) il 28 ottobre del 1841 e quando avvenne l’invasione piemontese aveva appena vent’anni. Era una bellissima ragazza e fu in quel periodo che conobbe Francesco Guerra, uno dei più temuti capi della guerriglia in Terra di Lavoro, aggregandosi al gruppo da lui comandato.
Francesco Guerra, nato a Mignano il 12 ottobre 1836, era stato sergente dell’Armata delle Due Sicilie e aveva partecipato alle battaglie del Volturno nel 1860. Disciolto l’esercito duosiciliano, si aggregò ai guerriglieri legittimisti che combattevano contro i piemontesi, divenendo in breve tempo il comandante di un fortissimo gruppo. In quegli anni l’intero Sud era in rivolta nel tentativo di riportare sul trono Francesco II. Le formazioni partigiane erano oltre 500 e resistevano strenuamente contro l’intero esercito invasore.
La tattica adottata dalla banda Guerra fu quella tipica della guerriglia, evitava cioè il contatto con forze preponderanti e agiva solo in condizioni di sicurezza. Quando veniva intercettato dalla truppa nemica, il gruppo si divideva per riunirsi dopo in un punto precedentemente designato a seconda delle località attraversate. Francesco Guerra faceva eseguire sempre dei rapidi spostamenti, di regola notturni, posizionandosi in altre regioni confinanti.
Michelina, in seguito, si sposò segretamente con Francesco nella chiesa di Galluccio e con lui partecipò ad ogni combattimento del suo gruppo. Fu assai impavida e con il suo formidabile intuito riuscì numerose volte a prevenire gli attacchi e le imboscate del nemico. Ma non riuscì a prevenire la vigliaccheria dei traditori.
Dopo circa sette anni di strenua lotta che inflisse molti danni alle truppe nemiche, nella notte tra il 30 e il 31 agosto del 1868 Francesco Guerra e Michelina De Cesare, in sosta in una masseria alle pendici di Monte Morrone con altri due guerriglieri, Giacomo Ciccone e Francesco Orsi, furono circondati di sorpresa da un reparto del 27° fanteria comandati dal maggiore Lombardi. Le truppe nemiche erano state guidate da una spia del luogo ed erano riuscite nel loro intento anche perché favorite da un fortissimo temporale. Francesco Guerra fu ucciso alla prima scarica della fucileria piemontese, gli altri furono uccisi durante la fuga.
Michelina, rimasta ferita, fu catturata e poi torturata allo scopo di conoscere la posizione degli altri guerriglieri. Morta a causa delle atroci sevizie subite, fu spogliata ed esposta il giorno successivo nella piazza del paese di Mignano come monito alle popolazioni "liberate" insieme ai cadaveri di Francesco Guerra, Giacomo Ciccone e Francesco Orsi, quest’ultimo quasi irriconoscibile per il massacro a cui era stato sottoposto.
L'effetto di questo macabro spettacolo sulla gente inorridita dall'efferato avvenimento fu opposto a quanto avevano in animo i barbari piemontesi, tanto che la guerriglia nella zona riprese con più vigore di prima.

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Ecco a voi:
Il Sorriso di Michela
di Eugenio Bennato.

Il grande dono dell'Artista Napoletano per Antonio Ciano e per tutti gli amici del Partito del Sud.

Con le immagini montate in poche ore dal nostro capo brigante...Antonio Ciano!

Buon ascolto!!!









http://www.youtube.com/watch?v=6cOnVkcdzhs&feature=player_embedded

Fra poche ore la nuova versione, curata dall'artista, del brano: Ninco Nanco !!











Michelina De Cesare
Medaglia d’Oro al Valor Militare


Associazione Due Sicilie di Vicenza, Decreto nr. 2/MO in data 1 dicembre 2003


Catturata durante un combattimento contro preponderanti forze nemiche e sottoposta a crudeli torture per costringerla a svelare le posizioni della resistenza locale preferì la morte al tradimento. Fulgido esempio di amore di Patria e di fedeltà alla Resistenza contro l’invasore piemontese. Monte Morrone, Mignano, 30 agosto 1868.

Michelina De Cesare nacque a Caspoli (Mignano Montelungo) il 28 ottobre del 1841 e quando avvenne l’invasione piemontese aveva appena vent’anni. Era una bellissima ragazza e fu in quel periodo che conobbe Francesco Guerra, uno dei più temuti capi della guerriglia in Terra di Lavoro, aggregandosi al gruppo da lui comandato.
Francesco Guerra, nato a Mignano il 12 ottobre 1836, era stato sergente dell’Armata delle Due Sicilie e aveva partecipato alle battaglie del Volturno nel 1860. Disciolto l’esercito duosiciliano, si aggregò ai guerriglieri legittimisti che combattevano contro i piemontesi, divenendo in breve tempo il comandante di un fortissimo gruppo. In quegli anni l’intero Sud era in rivolta nel tentativo di riportare sul trono Francesco II. Le formazioni partigiane erano oltre 500 e resistevano strenuamente contro l’intero esercito invasore.
La tattica adottata dalla banda Guerra fu quella tipica della guerriglia, evitava cioè il contatto con forze preponderanti e agiva solo in condizioni di sicurezza. Quando veniva intercettato dalla truppa nemica, il gruppo si divideva per riunirsi dopo in un punto precedentemente designato a seconda delle località attraversate. Francesco Guerra faceva eseguire sempre dei rapidi spostamenti, di regola notturni, posizionandosi in altre regioni confinanti.
Michelina, in seguito, si sposò segretamente con Francesco nella chiesa di Galluccio e con lui partecipò ad ogni combattimento del suo gruppo. Fu assai impavida e con il suo formidabile intuito riuscì numerose volte a prevenire gli attacchi e le imboscate del nemico. Ma non riuscì a prevenire la vigliaccheria dei traditori.
Dopo circa sette anni di strenua lotta che inflisse molti danni alle truppe nemiche, nella notte tra il 30 e il 31 agosto del 1868 Francesco Guerra e Michelina De Cesare, in sosta in una masseria alle pendici di Monte Morrone con altri due guerriglieri, Giacomo Ciccone e Francesco Orsi, furono circondati di sorpresa da un reparto del 27° fanteria comandati dal maggiore Lombardi. Le truppe nemiche erano state guidate da una spia del luogo ed erano riuscite nel loro intento anche perché favorite da un fortissimo temporale. Francesco Guerra fu ucciso alla prima scarica della fucileria piemontese, gli altri furono uccisi durante la fuga.
Michelina, rimasta ferita, fu catturata e poi torturata allo scopo di conoscere la posizione degli altri guerriglieri. Morta a causa delle atroci sevizie subite, fu spogliata ed esposta il giorno successivo nella piazza del paese di Mignano come monito alle popolazioni "liberate" insieme ai cadaveri di Francesco Guerra, Giacomo Ciccone e Francesco Orsi, quest’ultimo quasi irriconoscibile per il massacro a cui era stato sottoposto.
L'effetto di questo macabro spettacolo sulla gente inorridita dall'efferato avvenimento fu opposto a quanto avevano in animo i barbari piemontesi, tanto che la guerriglia nella zona riprese con più vigore di prima.

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mercoledì 31 marzo 2010

Ciao Nicola . Nicola Arigliano - 20 chilometri al giorno


http://www.youtube.com/watch?v=kbQDVBlEhMI

20 km al giorno
10 all'andata
10 al ritorno
20 km al giorno
per poi sentirmi dire che
non hai voglia di uscire
20 km al giorno
polvere e sole
andata e ritorno
20 km al giorno
per poi sentirmi dire che
non mi vuoi piu' vedere
avevo le scarpe pulite
e la camicia
fresca di bucato
un mazzo di fiori di prato
ma tutto e' andato sprecato
a 20 km al giorno
breve l'andata
lungo il ritorno
20 km al giorno
per poi tornare a casa e
non pensare che a te
avevo le scarpe pulite
e la camicia
fresca di bucato
un mazzo di fiori di prato
ma tutto e' andato sprecato
20 km al giorno
10 all'andata
10 al ritorno
20 km al giorno
per poi tornare a casa e
non pensare che a te
la la la la la la la la
la la la la
la la la la

Nicola, personalmente rimarrai sempre nel mio cuore. ADDIO!!!
.
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http://www.youtube.com/watch?v=kbQDVBlEhMI

20 km al giorno
10 all'andata
10 al ritorno
20 km al giorno
per poi sentirmi dire che
non hai voglia di uscire
20 km al giorno
polvere e sole
andata e ritorno
20 km al giorno
per poi sentirmi dire che
non mi vuoi piu' vedere
avevo le scarpe pulite
e la camicia
fresca di bucato
un mazzo di fiori di prato
ma tutto e' andato sprecato
a 20 km al giorno
breve l'andata
lungo il ritorno
20 km al giorno
per poi tornare a casa e
non pensare che a te
avevo le scarpe pulite
e la camicia
fresca di bucato
un mazzo di fiori di prato
ma tutto e' andato sprecato
20 km al giorno
10 all'andata
10 al ritorno
20 km al giorno
per poi tornare a casa e
non pensare che a te
la la la la la la la la
la la la la
la la la la

Nicola, personalmente rimarrai sempre nel mio cuore. ADDIO!!!
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mercoledì 17 marzo 2010

Il capo dei briganti



http://www.youtube.com/watch?v=J9h70foenaU
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http://www.youtube.com/watch?v=J9h70foenaU

sabato 6 febbraio 2010

“Popolare” e “popolaresco”



Scopo di questo scritto è tracciare le linee culturali essenziali che hanno portato alla creazione della “forma chiusa” canzone napoletana classica, o più precisamente “popolaresca” per differenziarla dalla “popolare”.In senso molto lato può chiarire un retro pensiero che sta nelle nostre discussioni sul tema della “paesologia” e la “paesonologia”. Facendo i necessari distinguo la “paesologia” sta al “popolare” come “la paesonologia” sta al “popolaresco”.Ritorniamo alla “canzone napoletana”…..

Una problema preliminare è stabilire che Napoli è stata una capitale di un Regno da circa tre secoli. E un altro aspetto importante è stabilire che tutte le dinastie regnanti , e i Borboni in ultimo, erano sempre stati in piena sintonia con il popolo napoletano e non solo per furbizia o demagogia o per “populismo”. Il Re è col popolo mentre i Borghesi essendo “rivoluzionari” avevano privilegiato le ‘èlites’ a discapito del popolo. Dalla cultura sia della Rivoluzione francese che dei “moti insurrezionali “ del Risorgimento italiano si evince questa dicotomia o allontanamento dal popolo anche a Napoli da parte della borghesia economica e politica.

Questa città ,magnifica e straordinaria ha avuto sempre una forza centripeta particolarissima. Ha sempre aggregato tutto il “contado”. Napoli è sempre stata una “nazione” non chiusa in se stessa. Ha saputo mettere insieme ,aggregare, mischiare , contaminare tutto quello che gli stava intono o vicino attraverso quel fenomeno sociologico e culturale che è sintetizzabile nella “categoria “ della “napoletanità”.

Ma fatto unico e peculiare: c’è una interpretazione del “popolare” e del “colto” nella canzone, nella musica e nella scrittura che forma un “tutt’uno”. C’è una perfetta identità tra popolo e “regime”, nel senso di chi comanda lo fa non solo dal punto di vista politico ma soprattutto psicologico e culturale. Fenomeno che non si verificherà nel resto d’Italia. Facciamo un esempio banalissimo : i Gonzaga a Mantova o gli Estensi a Ferrara. C’una sostanziale differenza tra la canzone, le serenate ,gli strambotti, i racconti che nascono nel popolo e quelli che nascono per e nella Corte scritte da e per letterati e cortigiani. A Napoli già la sua prima forma di espressione musicale,“la villanella”( che poi si svilupperà in tutto il mondo) sarà già una canzone essenzialmente espressione di “cultura “ e di “natura” con un connubio straordinario tra cultura “bassa” e “alta” o “ colta

Perché avviene questo? Perché Napoli ha una canzone “nazional-popolare “già dal 1500. De Mauro ,che è un grandissimo cultore e conoscitore della musica e della canzone italiana, la definisce “canzone di scambio”. Sono due i tipi di melodie, di canzoni, di “racconti in musica”, che nascono nella storia d’Italia. La “canzone d’uso” e “la canzone di scambio”. La “canzone d’uso” è quella che nasce in un posto definito e si canta solo in quel posto particolare. Una “canzone d’uso” è per esempio “la taranta” che nasce nella penisola sorrentina ed ivi resta perché rispecchia in pieno quel particolare territorio e quelle determinate tradizioni antropologiche e culturali. Diventava impensabile che una tale “accezione culturale” avesse rilevanza e si trasmettesse in altri territori anche vicini , nemmeno in Abruzzo o nelle Marche. La canzone napoletana, invece, nasce già con una vocazione universale come “canzone di scambio” Perché già con la “villanella napoletana” si parte dai sentimenti più elementari, naturali e cosmici che possono esistere e che sono di tutt’Italia e non solo dei napoletani.

La canzone napoletana è la perfetta rappresentazione a livello naturale, personale , politico ,popolare di quelli che sono i rapporti più originali e più universali ed eterni tra un uomo e una donna. Per fare una esempio, nella canzone medioevale ,pur importante, dei “trovatori” ,questo non c’è. La canzone dei “trovatori” è una canzone colta, coltissima. Il rapporto tra uomo e donna è di grande “stilnovismo”, di attenzione idealistica all’amore per la donna. Non c’è niente di fisico, tutto è centrato su un sentimento quasi religioso che esenta dal poter anche solo osar pensare di toccare ,sfiorare o solo guardare una “madonna”. Nella canzone del medioevo, quella colta e quella popolare, o c’è la rabbia popolarreggiante, rozza e laida o il rimando continuo ad una donna eterna, angelica da mettere sul piedistallo. Nella canzone napoletana si scende dal piedistallo e si esce dal laido. Si rappresenta la vita quale realmente è, nei vicoli ,nei posti quotidiani della vita normale, nei quartieri popolari, dove le occasioni di incontro tra un ragazzo e una ragazza erano rari e difficili.

La canzone prima è naturale poi diventa popolare infine popolaresca. La canzone popolare mette le parole alla musica naturale usando le parole primarie dell’esistenza e della vita. La fatica per il lavoro, il pensiero della donna che ti fa soffrire, il pensiero del cibo che non c’è, la lontananza e la nostalgia delle persone amate. Perché cantiamo e non parliamo o scriviamo soltanto? Ma cantare è molto di più, perchè ci dà una certezza che il nostro dolore urlato con rabbia così forte che o qualcosa nella natura o perfino un Dio ci ascolteranno. Più la gridiamo e la ripetiamo più c’è possibilità di un ascolto.

Ma il nodo è nel momento in cui la canzone naturale diventa popolare .Quindi è necessario chiarire il passaggio fondamentale da popolare a popolaresca che è il processo che rende la canzone napoletana unica nel suo genere. La canzone popolaresca è l’imitazione della canzone popolare. Quando la canzone popolaresca imita in profondità ,senza perderne i valori ,la canzone popolare fa una operazione culturale di grande importanza. Quello che hanno fatto Ferdinando Russo e Salvatore Di Giacomo nella canzone napoletana dopo la crisi dell’unità d’Italia risanando finalmente il rapporto tra borghesia e popolo in quella meravigliosa festa che è “Piedigrotta”. E’ praticamente un “festival” di un popolo e di una nazione che si riuniva intorno ad una grotta in una festa di origine pagana. Cosa succedeva che ognuno scriveva una canzone per questa occasione e gli autori ( artigiani e popolani ma napoletani ) le offrivano ai musicisti per partecipare a questa gara in rappresentanza di un quartiere .Nascevano quindi come canzoni popolaresche prima dal testo e poi dalla melodia. Da questa esperienza di festa popolare e religiosa si capisce allora che cos’è la canzone napoletana. E’ una liberazione , un esorcismo, uno sfrenato buttar fuori tutto quello che hai dentro in cui corrisponde agli altri perfettamente: E’ la natura e la cultura che si mischia perfettamente. E’ come una festa psicanalitica, ma a livello popolare. I napoletani dopo questa sbronza, questa sbornia di canzoni, che non erano parole sole ma canzoni, si sentivano felici. Queste canzoni parlavano di “sé stessi”, delle loro paure ,insicurezze, delle gioie straordinarie.

Purtroppo quando la canzone popolaresca napoletana imiterà sé stessa e non la popolare, entrerà in crisi. La più grande canzone napoletana è quando si realizza il connubio ,che non vale solo per la canzone ma anche per la vita, tra il naturale e l’intelligenza culturale. La cultura è fatta di tante cose ma per traslato dalle piccole e particolari interessi assumono un sentimento generale che rispecchia i valori profondi e universali della vita di ognuno di noi.

mauro orlando



Gli spunti estratti fanno parte di un articolo più organico ed articolato sulla Canzone napoletana.Chi è interessato a leggerlo: www.orlando.mauro@libero.it

Fonte:Comunità provvisoria

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Scopo di questo scritto è tracciare le linee culturali essenziali che hanno portato alla creazione della “forma chiusa” canzone napoletana classica, o più precisamente “popolaresca” per differenziarla dalla “popolare”.In senso molto lato può chiarire un retro pensiero che sta nelle nostre discussioni sul tema della “paesologia” e la “paesonologia”. Facendo i necessari distinguo la “paesologia” sta al “popolare” come “la paesonologia” sta al “popolaresco”.Ritorniamo alla “canzone napoletana”…..

Una problema preliminare è stabilire che Napoli è stata una capitale di un Regno da circa tre secoli. E un altro aspetto importante è stabilire che tutte le dinastie regnanti , e i Borboni in ultimo, erano sempre stati in piena sintonia con il popolo napoletano e non solo per furbizia o demagogia o per “populismo”. Il Re è col popolo mentre i Borghesi essendo “rivoluzionari” avevano privilegiato le ‘èlites’ a discapito del popolo. Dalla cultura sia della Rivoluzione francese che dei “moti insurrezionali “ del Risorgimento italiano si evince questa dicotomia o allontanamento dal popolo anche a Napoli da parte della borghesia economica e politica.

Questa città ,magnifica e straordinaria ha avuto sempre una forza centripeta particolarissima. Ha sempre aggregato tutto il “contado”. Napoli è sempre stata una “nazione” non chiusa in se stessa. Ha saputo mettere insieme ,aggregare, mischiare , contaminare tutto quello che gli stava intono o vicino attraverso quel fenomeno sociologico e culturale che è sintetizzabile nella “categoria “ della “napoletanità”.

Ma fatto unico e peculiare: c’è una interpretazione del “popolare” e del “colto” nella canzone, nella musica e nella scrittura che forma un “tutt’uno”. C’è una perfetta identità tra popolo e “regime”, nel senso di chi comanda lo fa non solo dal punto di vista politico ma soprattutto psicologico e culturale. Fenomeno che non si verificherà nel resto d’Italia. Facciamo un esempio banalissimo : i Gonzaga a Mantova o gli Estensi a Ferrara. C’una sostanziale differenza tra la canzone, le serenate ,gli strambotti, i racconti che nascono nel popolo e quelli che nascono per e nella Corte scritte da e per letterati e cortigiani. A Napoli già la sua prima forma di espressione musicale,“la villanella”( che poi si svilupperà in tutto il mondo) sarà già una canzone essenzialmente espressione di “cultura “ e di “natura” con un connubio straordinario tra cultura “bassa” e “alta” o “ colta

Perché avviene questo? Perché Napoli ha una canzone “nazional-popolare “già dal 1500. De Mauro ,che è un grandissimo cultore e conoscitore della musica e della canzone italiana, la definisce “canzone di scambio”. Sono due i tipi di melodie, di canzoni, di “racconti in musica”, che nascono nella storia d’Italia. La “canzone d’uso” e “la canzone di scambio”. La “canzone d’uso” è quella che nasce in un posto definito e si canta solo in quel posto particolare. Una “canzone d’uso” è per esempio “la taranta” che nasce nella penisola sorrentina ed ivi resta perché rispecchia in pieno quel particolare territorio e quelle determinate tradizioni antropologiche e culturali. Diventava impensabile che una tale “accezione culturale” avesse rilevanza e si trasmettesse in altri territori anche vicini , nemmeno in Abruzzo o nelle Marche. La canzone napoletana, invece, nasce già con una vocazione universale come “canzone di scambio” Perché già con la “villanella napoletana” si parte dai sentimenti più elementari, naturali e cosmici che possono esistere e che sono di tutt’Italia e non solo dei napoletani.

La canzone napoletana è la perfetta rappresentazione a livello naturale, personale , politico ,popolare di quelli che sono i rapporti più originali e più universali ed eterni tra un uomo e una donna. Per fare una esempio, nella canzone medioevale ,pur importante, dei “trovatori” ,questo non c’è. La canzone dei “trovatori” è una canzone colta, coltissima. Il rapporto tra uomo e donna è di grande “stilnovismo”, di attenzione idealistica all’amore per la donna. Non c’è niente di fisico, tutto è centrato su un sentimento quasi religioso che esenta dal poter anche solo osar pensare di toccare ,sfiorare o solo guardare una “madonna”. Nella canzone del medioevo, quella colta e quella popolare, o c’è la rabbia popolarreggiante, rozza e laida o il rimando continuo ad una donna eterna, angelica da mettere sul piedistallo. Nella canzone napoletana si scende dal piedistallo e si esce dal laido. Si rappresenta la vita quale realmente è, nei vicoli ,nei posti quotidiani della vita normale, nei quartieri popolari, dove le occasioni di incontro tra un ragazzo e una ragazza erano rari e difficili.

La canzone prima è naturale poi diventa popolare infine popolaresca. La canzone popolare mette le parole alla musica naturale usando le parole primarie dell’esistenza e della vita. La fatica per il lavoro, il pensiero della donna che ti fa soffrire, il pensiero del cibo che non c’è, la lontananza e la nostalgia delle persone amate. Perché cantiamo e non parliamo o scriviamo soltanto? Ma cantare è molto di più, perchè ci dà una certezza che il nostro dolore urlato con rabbia così forte che o qualcosa nella natura o perfino un Dio ci ascolteranno. Più la gridiamo e la ripetiamo più c’è possibilità di un ascolto.

Ma il nodo è nel momento in cui la canzone naturale diventa popolare .Quindi è necessario chiarire il passaggio fondamentale da popolare a popolaresca che è il processo che rende la canzone napoletana unica nel suo genere. La canzone popolaresca è l’imitazione della canzone popolare. Quando la canzone popolaresca imita in profondità ,senza perderne i valori ,la canzone popolare fa una operazione culturale di grande importanza. Quello che hanno fatto Ferdinando Russo e Salvatore Di Giacomo nella canzone napoletana dopo la crisi dell’unità d’Italia risanando finalmente il rapporto tra borghesia e popolo in quella meravigliosa festa che è “Piedigrotta”. E’ praticamente un “festival” di un popolo e di una nazione che si riuniva intorno ad una grotta in una festa di origine pagana. Cosa succedeva che ognuno scriveva una canzone per questa occasione e gli autori ( artigiani e popolani ma napoletani ) le offrivano ai musicisti per partecipare a questa gara in rappresentanza di un quartiere .Nascevano quindi come canzoni popolaresche prima dal testo e poi dalla melodia. Da questa esperienza di festa popolare e religiosa si capisce allora che cos’è la canzone napoletana. E’ una liberazione , un esorcismo, uno sfrenato buttar fuori tutto quello che hai dentro in cui corrisponde agli altri perfettamente: E’ la natura e la cultura che si mischia perfettamente. E’ come una festa psicanalitica, ma a livello popolare. I napoletani dopo questa sbronza, questa sbornia di canzoni, che non erano parole sole ma canzoni, si sentivano felici. Queste canzoni parlavano di “sé stessi”, delle loro paure ,insicurezze, delle gioie straordinarie.

Purtroppo quando la canzone popolaresca napoletana imiterà sé stessa e non la popolare, entrerà in crisi. La più grande canzone napoletana è quando si realizza il connubio ,che non vale solo per la canzone ma anche per la vita, tra il naturale e l’intelligenza culturale. La cultura è fatta di tante cose ma per traslato dalle piccole e particolari interessi assumono un sentimento generale che rispecchia i valori profondi e universali della vita di ognuno di noi.

mauro orlando



Gli spunti estratti fanno parte di un articolo più organico ed articolato sulla Canzone napoletana.Chi è interessato a leggerlo: www.orlando.mauro@libero.it

Fonte:Comunità provvisoria

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venerdì 25 dicembre 2009

Adeste Fidelis - Coro Della Capella Sistina



Adeste Fidelis - Coro Della Capella Sistina - Vaticano
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Adeste Fidelis - Coro Della Capella Sistina - Vaticano

venerdì 20 novembre 2009

LA STORIA DI NAPOLI (Nascette 'mmiez ' 'o mare)



La storia di Napoli attraverso le immagini e foto d'epoca e attraverso la musica.
Il brano si intitola "Nascette 'mmiez' 'o mare" (nacque in mezzo al mare),testo e musica di Roberto De Simone.
Le voci sono di : Virgilio Villani,Gianni Lamagna,Anna Spagnuolo,Pino De Vittorio.
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La storia di Napoli attraverso le immagini e foto d'epoca e attraverso la musica.
Il brano si intitola "Nascette 'mmiez' 'o mare" (nacque in mezzo al mare),testo e musica di Roberto De Simone.
Le voci sono di : Virgilio Villani,Gianni Lamagna,Anna Spagnuolo,Pino De Vittorio.

domenica 1 novembre 2009

kalafro - briganti - briganti

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domenica 25 ottobre 2009

Nuovi Briganti - Fottuto Terrone

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