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sabato 3 dicembre 2022
Autonomia differenziata: una riforma pericolosa - In diretta on-line mercoledì 7 dicembre alle ore 19.00
CSI incontra Antonio Madera (Comitato NO AD) e Natale Cuccurese (Partito del Sud) che ci illustreranno i contenuti e le distorsioni di questa riforma.
giovedì 1 dicembre 2022
AUTONOMIA DIFFERENZIATA…VERSO L’ASSEMBLEA DI SALERNO…- in diretta Giovedì 1 dicembre 2022 alle 20:30 sulla pagina facebook del Partito del Sud
Giovedì 1 dicembre 2022 alle 20:30 sulla pagina facebook del Partito del Sud (https://www.facebook.com/PdelSud) sarà trasmesso un incontro propedeutico all’assemblea nazionale per il Mezzogiorno che si terrà l’11 dicembre a Salerno.
Giovedì 1 dicembre 2022 alle 20:30 sulla pagina facebook del Partito del Sud (https://www.facebook.com/PdelSud) sarà trasmesso un incontro propedeutico all’assemblea nazionale per il Mezzogiorno che si terrà l’11 dicembre a Salerno.
sabato 26 novembre 2022
Cuccurese: “La sinistra o è meridionalista o è automaticamente proto-leghista”
Sin dalle sue origini, la questione meridionale è stata sollevata come questione sociale, economica e civile di valenza nazionale sia dai liberali moderati, sia dai democratici radicali, sia dai socialisti, dai comunisti e dai cattolici, sia dai meridionalisti di opposizione che da quelli di governo.
È solo negli ultimi decenni che si è diffuso anche un meridionalismo identitario, di matrice, perlopiù, neo-borbonica, speculare a quello alimentato dalla Lega Nord, tanto da indurre molti attivisti, militanti e politici, anche nel campo delle sinistre sociali e radicali, ad identificare le posizioni ed i temi relativi all’attuale dibattito sulla “nuova questione meridionale” con le posizioni identitarie e filo-borboniche tout court.
Un errore politico che evidenzia il problema fondamentale sia della rimozione della memoria storica sia della scomparsa dei partiti come intellettuali ed educatori collettivi.
Un problema cruciale a cui bisognerebbe dare una risposta anche in termini di formazione culturale, civile e politica mediante un’“archeologia” della questione meridionale e del meridionalismo, al fine di ripristinarne, recuperarne ed attualizzarne il volto autentico, quello sociale, popolare ed unitario, dietro le pericolose derive identitarie, che potrebbero prendere sempre più piede, conducendo in questo modo ad una vera e propria “balcanizzazione” del Paese, se i bisogni ed i diritti disattesi dei cittadini meridionali non trovassero una rappresentanza nel campo politico autenticamente progressista e radicale.
Di recente, su questi temi è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.
“In tutto questo disastro – ha evidenziato Cuccurese – per costruire l’alternativa popolare di sinistra alle parole d’ordine antiliberista, ambientalista, anticapitalista, antifascista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, in questo caso sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud”.
Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese
Sin dalle sue origini, la questione meridionale è stata sollevata come questione sociale, economica e civile di valenza nazionale sia dai liberali moderati, sia dai democratici radicali, sia dai socialisti, dai comunisti e dai cattolici, sia dai meridionalisti di opposizione che da quelli di governo.
È solo negli ultimi decenni che si è diffuso anche un meridionalismo identitario, di matrice, perlopiù, neo-borbonica, speculare a quello alimentato dalla Lega Nord, tanto da indurre molti attivisti, militanti e politici, anche nel campo delle sinistre sociali e radicali, ad identificare le posizioni ed i temi relativi all’attuale dibattito sulla “nuova questione meridionale” con le posizioni identitarie e filo-borboniche tout court.
Un errore politico che evidenzia il problema fondamentale sia della rimozione della memoria storica sia della scomparsa dei partiti come intellettuali ed educatori collettivi.
Un problema cruciale a cui bisognerebbe dare una risposta anche in termini di formazione culturale, civile e politica mediante un’“archeologia” della questione meridionale e del meridionalismo, al fine di ripristinarne, recuperarne ed attualizzarne il volto autentico, quello sociale, popolare ed unitario, dietro le pericolose derive identitarie, che potrebbero prendere sempre più piede, conducendo in questo modo ad una vera e propria “balcanizzazione” del Paese, se i bisogni ed i diritti disattesi dei cittadini meridionali non trovassero una rappresentanza nel campo politico autenticamente progressista e radicale.
Di recente, su questi temi è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.
“In tutto questo disastro – ha evidenziato Cuccurese – per costruire l’alternativa popolare di sinistra alle parole d’ordine antiliberista, ambientalista, anticapitalista, antifascista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, in questo caso sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud”.
Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese
giovedì 24 novembre 2022
Cuccurese: “Governo Meloni, il Sud umiliato deve insorgere”
La categoria sociologica della “lotta di classe dopo la lotta di classe” descrive e denuncia le politiche neo-liberiste che tolgono ai poveri e alle classi lavoratrici per dare ai ricchi. Descrive e denuncia la redistribuzione alla rovescia delle risorse economiche, dei poteri, delle capacità e dell’opportunità verso il vertice della piramide sociale a discapito delle classi intermedie e di quelle popolari.
In Italia, la grande porcata della redistribuzione delle risorse alla rovescia avviene sia a livello sociale che a livello territoriale ed alimenta ulteriormente lo storico divario tra il Nord e il Sud di un Paese sempre più diviso e diseguale.
Coerentemente alle politiche etno-liberiste degli ultimi decenni, anche il governo Meloni toglie ai poveri e al Sud per dare ai ricchi e al Nord, come dimostrano sia il suo progetto di federalismo estrattivo sia il suo attacco al Reddito di cittadinanza.
Di recente, sull’argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, a cui va riconosciuto l’indiscusso merito di essere l’unico leader della sinistra radicale che tiene sempre accessi i riflettori sulla nuova questione meridionale.
“Nel pieno della crisi economica ed energetica – ha scritto Cuccurese – il governo fascio-razzista crea una ulteriore tempesta sociale, specie in Campania e Sicilia. Ai cittadini, ridotti in miseria da 161 anni di colonialismo estrattivo a vantaggio di una sola parte del Paese, non resterà che fare la fila alla Caritas o insorgere”.
Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese
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La categoria sociologica della “lotta di classe dopo la lotta di classe” descrive e denuncia le politiche neo-liberiste che tolgono ai poveri e alle classi lavoratrici per dare ai ricchi. Descrive e denuncia la redistribuzione alla rovescia delle risorse economiche, dei poteri, delle capacità e dell’opportunità verso il vertice della piramide sociale a discapito delle classi intermedie e di quelle popolari.
In Italia, la grande porcata della redistribuzione delle risorse alla rovescia avviene sia a livello sociale che a livello territoriale ed alimenta ulteriormente lo storico divario tra il Nord e il Sud di un Paese sempre più diviso e diseguale.
Coerentemente alle politiche etno-liberiste degli ultimi decenni, anche il governo Meloni toglie ai poveri e al Sud per dare ai ricchi e al Nord, come dimostrano sia il suo progetto di federalismo estrattivo sia il suo attacco al Reddito di cittadinanza.
Di recente, sull’argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, a cui va riconosciuto l’indiscusso merito di essere l’unico leader della sinistra radicale che tiene sempre accessi i riflettori sulla nuova questione meridionale.
“Nel pieno della crisi economica ed energetica – ha scritto Cuccurese – il governo fascio-razzista crea una ulteriore tempesta sociale, specie in Campania e Sicilia. Ai cittadini, ridotti in miseria da 161 anni di colonialismo estrattivo a vantaggio di una sola parte del Paese, non resterà che fare la fila alla Caritas o insorgere”.
Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese
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lunedì 21 novembre 2022
SENZA SUD NON C'È ITALIA. SENZA SUD NON C'È SINISTRA. SENZA SUD NON C'È UNIONE.
Di Antonio Luongo
Sono giornate intense sul fronte del “federalismo” in salsa leghista.
Il ministro Calderoli rifinisce il suo progetto ed è tutto un fiorire di dichiarazionie di slanci in avanti sull'Autonomia Differenziata: ogni regione potrà arrogare a se le competenze dello stato, come istruzione o la gestione della fiscalità, mettendo la parola fine all'unità del paese e facendosi beffe della Costituzione.Andasse in porto, questa legge rinnegherà qualsiasi principio di solidarietà e uguaglianza tra regioni: se ce la fai è bene, altrimenti lo stato se ne disinteressa.
Calderoli non si farà sfuggire l'occasione e completerà il sogno leghista. Probabilmente nelle successive settimane osserveremo un'apparente frenata, perché la corrente protoleghista del PD non potrà acuire le differenze, impegnata a tirare la volata congressuale a Bonaccini…ma si può davvero restare a guardare passivi in attesa del colpo di grazia?
Se questa Unione deve essere "Popolare", il tema della nuova QUESTIONE MERIDIONALE, e tutto quello che ne consegue in termini di scelte programmatiche e politiche, deve essere prioritario.
Le diseguaglianze Nord - Sud, arrivati alle soglie 2023, dopo l'ennesimo netto indirizzo dell'Europa, stavolta corroborato da finanziamenti, ancora una volta quasi totalmente dirottati, non può essere "UN” tema, ma deve diventare "IL" tema.
Apriamo gli occhi. Viviamo due paesi diversi a seconda della latitudine.
Per dirla meglio quella che un tempo era una LOTTA DI CLASSE ora è innanzitutto e in modo ancora più retrogrado, una LOTTA DI TERRITORIO.
Lungi da me svilire una traiettoria politica a questione di campanile, ma non si può far finta di non vedere che sia proprio questo il segno dell'accelerazione di Calderoli. E se la Costituzione viene svuotata fino a questo punto. Se l'unità del Paese viene picconata, sancendo per legge che esistono territori e cittadini di serie A e di serie B, allora non possono esistere distinguo. La difesa del Sud è in automatico difesa della Costituzione e chi vuole far ripartire la sinistra non può relegare l'argomento ad appendice o contentino da sbandierare per colorire la propria posizione sotto elezioni.
Dall'altra parte la destra ha chiaro il progetto del suo futuro: spingere su un regionalismo iniquo, egoista e che cristallizzi la rendita di posizioni raggiunte in 30 anni di federalismo zoppo , in cambio del sogno presidenzialista.
Senza la priorità Sud, con tutto quello che significherà in termini di rappresentanza, posizionamento, agenda e percorsi programmatici l'Unione Popolare abbraccerà le identiche contraddizioni da cui ha dichiarato di voler prendere le distanze.
Siamo in tempo per fare in modo che ciò non avvenga e io e il Partito del Sud lavoreremo per questo.
Di Antonio Luongo
Sono giornate intense sul fronte del “federalismo” in salsa leghista.
Il ministro Calderoli rifinisce il suo progetto ed è tutto un fiorire di dichiarazionie di slanci in avanti sull'Autonomia Differenziata: ogni regione potrà arrogare a se le competenze dello stato, come istruzione o la gestione della fiscalità, mettendo la parola fine all'unità del paese e facendosi beffe della Costituzione.Andasse in porto, questa legge rinnegherà qualsiasi principio di solidarietà e uguaglianza tra regioni: se ce la fai è bene, altrimenti lo stato se ne disinteressa.
Calderoli non si farà sfuggire l'occasione e completerà il sogno leghista. Probabilmente nelle successive settimane osserveremo un'apparente frenata, perché la corrente protoleghista del PD non potrà acuire le differenze, impegnata a tirare la volata congressuale a Bonaccini…ma si può davvero restare a guardare passivi in attesa del colpo di grazia?
Se questa Unione deve essere "Popolare", il tema della nuova QUESTIONE MERIDIONALE, e tutto quello che ne consegue in termini di scelte programmatiche e politiche, deve essere prioritario.
Le diseguaglianze Nord - Sud, arrivati alle soglie 2023, dopo l'ennesimo netto indirizzo dell'Europa, stavolta corroborato da finanziamenti, ancora una volta quasi totalmente dirottati, non può essere "UN” tema, ma deve diventare "IL" tema.
Apriamo gli occhi. Viviamo due paesi diversi a seconda della latitudine.
Per dirla meglio quella che un tempo era una LOTTA DI CLASSE ora è innanzitutto e in modo ancora più retrogrado, una LOTTA DI TERRITORIO.
Lungi da me svilire una traiettoria politica a questione di campanile, ma non si può far finta di non vedere che sia proprio questo il segno dell'accelerazione di Calderoli. E se la Costituzione viene svuotata fino a questo punto. Se l'unità del Paese viene picconata, sancendo per legge che esistono territori e cittadini di serie A e di serie B, allora non possono esistere distinguo. La difesa del Sud è in automatico difesa della Costituzione e chi vuole far ripartire la sinistra non può relegare l'argomento ad appendice o contentino da sbandierare per colorire la propria posizione sotto elezioni.
Dall'altra parte la destra ha chiaro il progetto del suo futuro: spingere su un regionalismo iniquo, egoista e che cristallizzi la rendita di posizioni raggiunte in 30 anni di federalismo zoppo , in cambio del sogno presidenzialista.
Senza la priorità Sud, con tutto quello che significherà in termini di rappresentanza, posizionamento, agenda e percorsi programmatici l'Unione Popolare abbraccerà le identiche contraddizioni da cui ha dichiarato di voler prendere le distanze.
Siamo in tempo per fare in modo che ciò non avvenga e io e il Partito del Sud lavoreremo per questo.
domenica 13 novembre 2022
Cuccurese: “Governo Meloni, attacco ai poveri, attacco al Sud”
“In Italia, 5,6 milioni di persone in persone in povertà assoluta; 8,8 mln in povertà relativa. La maggior parte, working poors, cioè lavorano, ma non guadagnano abbastanza per sfamare sé stessi e la famiglia. Su questo fronte servirebbe l’introduzione del salario minimo. Il Mezzogiorno in testa alle classifiche di povertà in Ue, i governi italiani da decenni nulla fanno, anzi il governo Meloni vuole abolire il RdC che, da dati Istat, ha salvato dalla povertà un milione di cittadini, e ora arrivano i rischi dell’autonomia differenziata che comporteranno per i cittadini ancora meno salute, ancora meno istruzione, ancora più povertà. L’Italia a tutta velocità verso il baratro”.
Questo quanto dichiarato via social dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.
Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese
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“In Italia, 5,6 milioni di persone in persone in povertà assoluta; 8,8 mln in povertà relativa. La maggior parte, working poors, cioè lavorano, ma non guadagnano abbastanza per sfamare sé stessi e la famiglia. Su questo fronte servirebbe l’introduzione del salario minimo. Il Mezzogiorno in testa alle classifiche di povertà in Ue, i governi italiani da decenni nulla fanno, anzi il governo Meloni vuole abolire il RdC che, da dati Istat, ha salvato dalla povertà un milione di cittadini, e ora arrivano i rischi dell’autonomia differenziata che comporteranno per i cittadini ancora meno salute, ancora meno istruzione, ancora più povertà. L’Italia a tutta velocità verso il baratro”.
Questo quanto dichiarato via social dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.
Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese
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domenica 6 novembre 2022
UN 5 NOVEMBRE A ROMA CONTRO LA GUERRA!
Di Natale Cuccurese
A Roma ieri ha sfilato il popolo della Pace. Un enorme corteo, una manifestazione a cui ha dato la sua adesione formale agli organizzatori il Partito del Sud, che ha chiesto la via diplomatica per la fine di tutte le guerre. Un movimento dal popolare necessario per una manifestazione forte, variegata, unitaria contro la guerra. Senza bandiere di partito, sperando che a sinistra i partiti si occupino di pace non strumentalmente, con un necessario “mea culpa” per chi ha aumentato le spese militari.
Di Natale Cuccurese
A Roma ieri ha sfilato il popolo della Pace. Un enorme corteo, una manifestazione a cui ha dato la sua adesione formale agli organizzatori il Partito del Sud, che ha chiesto la via diplomatica per la fine di tutte le guerre. Un movimento dal popolare necessario per una manifestazione forte, variegata, unitaria contro la guerra. Senza bandiere di partito, sperando che a sinistra i partiti si occupino di pace non strumentalmente, con un necessario “mea culpa” per chi ha aumentato le spese militari.
#Napoli Insorgiamo partendo dal Sud per una reale alternativa a questo sistema
Di Antonio Luongo
Ieri a Napoli si è svolta una manifestazione dalla duplice valenza, cui ho partecipato insieme al Partito del Sud.
Di Antonio Luongo
Ieri a Napoli si è svolta una manifestazione dalla duplice valenza, cui ho partecipato insieme al Partito del Sud.
martedì 18 ottobre 2022
CHI ASCOLTA IL SUD?
Di Antonio Luongo
Le elezioni si sono concluse con un dato molto significativo: il numero di persone che non sono andate a votare.
Di Antonio Luongo
Le elezioni si sono concluse con un dato molto significativo: il numero di persone che non sono andate a votare.
sabato 15 ottobre 2022
SOS Sud: prende corpo lo scambio presidenzialismo-autonomia differenziata.
Viste da Sud, le elezioni di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato e di Lorenzo Fontana a quella della Camera preannunciano “peste, fame e carestia”.
Infatti, nei loro rispettivi discorsi d’insediamento, il primo ha fatto un riferimento implicito al presidenzialismo, senza, tuttavia, negare l’autonomia differenziata. Il secondo, invece, ha posto l’accento proprio sulle autonomie: “Ricchezza dell’Italia – ha dichiarato – da valorizzare nelle modalità previste e auspicate dalla Costituzione”.
Suona strano che un acerrimo nemico come Fontana delle altre forme di diversità, culturale, sessuale e di genere, esalti la valorizzazione delle diversità in ambito territoriale.
In realtà, il pluri-laureato Fontana ha volutamente celato dietro la maschera ingannevole della valorizzazione delle diversità territoriali, il disegno perverso e a Costituzione rovesciata della “secessione dei ricchi”, che, non solo cristallizzerà lo storico dualismo tra il Nord e il Sud di un Paese sempre più diviso e diseguale, proprio come confermato di recente dall’Istat, ma lo acuirà ulteriormente, sino a condurre, probabilmente, alla sua definitiva balcanizzazione.
Tranne rarissime e sparute voci contro questa pericolosissima deriva, tra cui quelle di un instancabile Massimo Villone, emerito di diritto costituzionale presso la “Federico II” di Napoli, e dell’altrettanto infaticabile Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud, sembra proprio che nessun altro dopo l’insediamento del magnifico duo alle Camere abbia denunciato tali pericoli.
Neanche il leader di Unione Popolare, Luigi de Magistris, che pure in campagna elettorale aveva provato timidamente ad accendere i riflettori sul gap Nord-Sud e sulla “secessione dei ricchi”. De Magistris, se ci sei batti un colpo!
Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese
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Viste da Sud, le elezioni di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato e di Lorenzo Fontana a quella della Camera preannunciano “peste, fame e carestia”.
Infatti, nei loro rispettivi discorsi d’insediamento, il primo ha fatto un riferimento implicito al presidenzialismo, senza, tuttavia, negare l’autonomia differenziata. Il secondo, invece, ha posto l’accento proprio sulle autonomie: “Ricchezza dell’Italia – ha dichiarato – da valorizzare nelle modalità previste e auspicate dalla Costituzione”.
Suona strano che un acerrimo nemico come Fontana delle altre forme di diversità, culturale, sessuale e di genere, esalti la valorizzazione delle diversità in ambito territoriale.
In realtà, il pluri-laureato Fontana ha volutamente celato dietro la maschera ingannevole della valorizzazione delle diversità territoriali, il disegno perverso e a Costituzione rovesciata della “secessione dei ricchi”, che, non solo cristallizzerà lo storico dualismo tra il Nord e il Sud di un Paese sempre più diviso e diseguale, proprio come confermato di recente dall’Istat, ma lo acuirà ulteriormente, sino a condurre, probabilmente, alla sua definitiva balcanizzazione.
Tranne rarissime e sparute voci contro questa pericolosissima deriva, tra cui quelle di un instancabile Massimo Villone, emerito di diritto costituzionale presso la “Federico II” di Napoli, e dell’altrettanto infaticabile Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud, sembra proprio che nessun altro dopo l’insediamento del magnifico duo alle Camere abbia denunciato tali pericoli.
Neanche il leader di Unione Popolare, Luigi de Magistris, che pure in campagna elettorale aveva provato timidamente ad accendere i riflettori sul gap Nord-Sud e sulla “secessione dei ricchi”. De Magistris, se ci sei batti un colpo!
Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese
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venerdì 30 settembre 2022
Cuccurese: “Autonomia differenziata, colpo di grazia ad un Paese che non è stato mai unito”
In occasione dell’ultima tornata elettorale, il forte ridimensionamento subito dalla Lega nazionale di Salvini ha consentito ai “satrapi” delle Regioni Lombardia, Attilio Fontana, e Veneto, Luca Zaia, di rilanciare la Lega Nord dura e pura delle origini.
Li ha messi nella migliore delle condizioni per sbattere i pugni sul tavolo e chiedere con forza e determinazione che l’autonomia differenziata venga attuata quanto prima. Pena una crisi di governo, dato che la stessa autonomia differenziata è stata oggetto dell’accordo politico-elettorale con Fratelli d’Italia, che in cambio ha ottenuto l’appoggio della Lega per la riforma della Costituzione italiana in senso presidenziale.
Come a questo proposito ha osservato il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese: “L’autonomia differenziata farebbe implodere definitivamente un Paese che non è stato mai unito”.
Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese
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In occasione dell’ultima tornata elettorale, il forte ridimensionamento subito dalla Lega nazionale di Salvini ha consentito ai “satrapi” delle Regioni Lombardia, Attilio Fontana, e Veneto, Luca Zaia, di rilanciare la Lega Nord dura e pura delle origini.
Li ha messi nella migliore delle condizioni per sbattere i pugni sul tavolo e chiedere con forza e determinazione che l’autonomia differenziata venga attuata quanto prima. Pena una crisi di governo, dato che la stessa autonomia differenziata è stata oggetto dell’accordo politico-elettorale con Fratelli d’Italia, che in cambio ha ottenuto l’appoggio della Lega per la riforma della Costituzione italiana in senso presidenziale.
Come a questo proposito ha osservato il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese: “L’autonomia differenziata farebbe implodere definitivamente un Paese che non è stato mai unito”.
Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese
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giovedì 22 settembre 2022
UP, Cuccurese: “Al Sud non si voti il Partito Unico del Nord”
Purtroppo, da più di centosessanta anni l’Italia è un paese letteralmente spaccato in due. Da un lato, un Nord colonizzatore, relativamente più sviluppato. Dall’altro, un Sud colonia estrattiva interna, da sempre in ritardo di sviluppo.
Pertanto, l’Italia a due velocità non è soltanto una metafora per indicare lo storico divario tra le due parti di un paese sempre più diviso e diseguale, ma anche la descrizione di un paese letteralmente spaccato in due per l’offerta di treni sulla rete ferroviaria sedicente nazionale: oltre 150 treni al giorni al Centro-Nord e meno di 15 treni al giorno al Sud.
nazionale per lo sviluppo del Sud è scesa ulteriormente. Dimenticando che il miracolo economico italiano si è avuto quando con la Cassa del Mezzogiorno si è incluso il Sud nello sviluppo, confermando che l’unica maniera per crescere è includere il Sud, non escluderlo. Che il motore del Paese può essere anche il Sud”.
“Ora – denuncia – per predare ancora e disintegrare il Paese arriva l’Autonomia differenziata, a cui solo Unione Popolare è contraria”.
“Un voto – conclude Cuccurese – a Unione Popolare è un voto per il Sud, tutto il resto sono chiacchiere, razzismo e furti di Stato da parte dei soliti politicanti del centrosinistradestra anche del Sud, con la testa rivolta esclusivamente a Nord”.
Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese
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Purtroppo, da più di centosessanta anni l’Italia è un paese letteralmente spaccato in due. Da un lato, un Nord colonizzatore, relativamente più sviluppato. Dall’altro, un Sud colonia estrattiva interna, da sempre in ritardo di sviluppo.
Pertanto, l’Italia a due velocità non è soltanto una metafora per indicare lo storico divario tra le due parti di un paese sempre più diviso e diseguale, ma anche la descrizione di un paese letteralmente spaccato in due per l’offerta di treni sulla rete ferroviaria sedicente nazionale: oltre 150 treni al giorni al Centro-Nord e meno di 15 treni al giorno al Sud.
nazionale per lo sviluppo del Sud è scesa ulteriormente. Dimenticando che il miracolo economico italiano si è avuto quando con la Cassa del Mezzogiorno si è incluso il Sud nello sviluppo, confermando che l’unica maniera per crescere è includere il Sud, non escluderlo. Che il motore del Paese può essere anche il Sud”.
“Ora – denuncia – per predare ancora e disintegrare il Paese arriva l’Autonomia differenziata, a cui solo Unione Popolare è contraria”.
“Un voto – conclude Cuccurese – a Unione Popolare è un voto per il Sud, tutto il resto sono chiacchiere, razzismo e furti di Stato da parte dei soliti politicanti del centrosinistradestra anche del Sud, con la testa rivolta esclusivamente a Nord”.
Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese
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martedì 20 settembre 2022
mercoledì 14 settembre 2022
VOTO UTILE? MA UTILE A CHI? A CHI CONVIENE?
Di Antonio Luongo
Si parla tanto di voto utile; ma l'unico voto utile è per Unione Popolare
Riflettiamo: bisogna evitare che la destra vada al potere. Fin qui tutti d'accordo.
Ma in che modo? Qui c'è tutta la differenza del mondo.
Fare la guerra alla destra non serve a nulla, se non si segna una distanza significativa nei contenuti e nel futuro che si vuole dare al paese.
Sono troppi anni ormai che agli italiani viene chiesto il voto con i toni più accesi e gli argomenti più creativi, salvo poi cancellare tutti i buoni propositi qualche settimana dopo in Parlamento. Quanti governi di larghe intese avete visto? Tutti dentro, compresi quelli che si dichiaravano "alternativi". Questo è il vero male della nostra democrazia: il consociativismo. È cosi che si riesce a non cambiare nulla, e si continuano a fare gli interessi dei potenti a discapito della povera gente.
Se chi milita in un partito di centrosinistra accetta o addirittura propone azioni di destra, che senso ha votarlo?
E siamo così convinti che la coalizione che fino all'altro ieri avrebbe condiviso le stesse posizioni di Calenda, con l'abolizione del reddito di cittadinanza vi sia "utile"?
Siamo così convinti che un partito che vuole l'autonomia differenziata al pari della Lega Nord, sia utile? Utile per chi? Certamente solo per una certa élites benestante.
Diamo il voto a idee, contenuti, posizioni, non alle chiacchiere da talk show. E occorre coerenza e certezza che quello che si dice in campagna elettorale non venga svenduto e stravolto alla prima convenienza per accaparrare una poltrona in più.
Rappresentanti credibili, non banderuole.
Il vero rischio democratico è avere un Parlamento col pensiero unico sulle principali questioni strategiche, come energia, lavoro e pressione fiscale.
Oggi l'unica forza che si colloca fuori da questo sistema di compromessi e inciuci è unione popolare. Unione Popolare ha scelto di rappresentare i cittadini e non i poteri forti o le lobby. Anche se ci costa il doppio della fatica.
E soprattutto: non siamo soli come vogliono farvi credere e come l'appoggio incondizionato di Melanchon a Luigi de Magistris ha dimostrato. È l'Italia che deve svegliarsi e intraprendere una strada che in gran parte dei paesi europei è realtà!
Pensateci.
Di Antonio Luongo
Si parla tanto di voto utile; ma l'unico voto utile è per Unione Popolare
Riflettiamo: bisogna evitare che la destra vada al potere. Fin qui tutti d'accordo.
Ma in che modo? Qui c'è tutta la differenza del mondo.
Fare la guerra alla destra non serve a nulla, se non si segna una distanza significativa nei contenuti e nel futuro che si vuole dare al paese.
Sono troppi anni ormai che agli italiani viene chiesto il voto con i toni più accesi e gli argomenti più creativi, salvo poi cancellare tutti i buoni propositi qualche settimana dopo in Parlamento. Quanti governi di larghe intese avete visto? Tutti dentro, compresi quelli che si dichiaravano "alternativi". Questo è il vero male della nostra democrazia: il consociativismo. È cosi che si riesce a non cambiare nulla, e si continuano a fare gli interessi dei potenti a discapito della povera gente.
Se chi milita in un partito di centrosinistra accetta o addirittura propone azioni di destra, che senso ha votarlo?
E siamo così convinti che la coalizione che fino all'altro ieri avrebbe condiviso le stesse posizioni di Calenda, con l'abolizione del reddito di cittadinanza vi sia "utile"?
Siamo così convinti che un partito che vuole l'autonomia differenziata al pari della Lega Nord, sia utile? Utile per chi? Certamente solo per una certa élites benestante.
Diamo il voto a idee, contenuti, posizioni, non alle chiacchiere da talk show. E occorre coerenza e certezza che quello che si dice in campagna elettorale non venga svenduto e stravolto alla prima convenienza per accaparrare una poltrona in più.
Rappresentanti credibili, non banderuole.
Il vero rischio democratico è avere un Parlamento col pensiero unico sulle principali questioni strategiche, come energia, lavoro e pressione fiscale.
Oggi l'unica forza che si colloca fuori da questo sistema di compromessi e inciuci è unione popolare. Unione Popolare ha scelto di rappresentare i cittadini e non i poteri forti o le lobby. Anche se ci costa il doppio della fatica.
E soprattutto: non siamo soli come vogliono farvi credere e come l'appoggio incondizionato di Melanchon a Luigi de Magistris ha dimostrato. È l'Italia che deve svegliarsi e intraprendere una strada che in gran parte dei paesi europei è realtà!
Pensateci.
Lo scippo di parlamentari a danno del Mezzogiorno
Tra candidati del Nord paracadutati nelle regioni del Meridione e il taglio dei parlamentari che colpisce in particolare alcuni territori del Sud, le prossime elezioni provocheranno un’ulteriore spaccatura territoriale del Paese
Di Natale Cuccurese
Il taglio dei parlamentari a seguito del referendum del settembre 2020, fortemente voluto dal Movimento 5 stelle, unito all’attuale e deleteria legge elettorale, priva i territori del Mezzogiorno di una rappresentanza parlamentare degna di questo nome. Già lo avevamo previsto su queste pagine. Il Partito consociativo del Nord non si accontenta più di sfruttare il Mezzogiorno, di opprimere i suoi cittadini con i tanti, continui, scippi di fondi, ma adesso occupa, esautora e soppianta con propri candidati paracadutati in collegi “sicuri” da altri territori del Centro-Nord, anche le liste elettorali, proprio come si fa con una colonia, con l’effetto che i cittadini di molti territori del Sud resteranno senza una propria rappresentanza politica territoriale diretta. A meno che non si pensi davvero che un Franceschini, un Salvini o una Boschi, fra gli altri, abbiano a cuore e conoscano le problematiche dei territori nei quali sono stati paracadutati.
Analizziamo le conseguenze per il Mezzogiorno della riduzione dei parlamentari, in quello che potrebbe essere l’ultimo imbroglio, forse quello definitivo, per il Sud ed i suoi cittadini, approfondendo la spaccatura già presente nel Paese. La densità di popolazione, parametro per l’assegnazione del numero dei seggi alla Camera e al Senato, al Sud è più bassa che al Nord, mentre la desertificazione demografica causata dall’emigrazione cresce di anno in anno. La conseguenza è che il Sud, in un Parlamento ridotto, avrà un peso politico ancora minore del precedente.
Sicilia e Sardegna, ad esempio, avranno una più pesante riduzione dei rappresentanti in termini percentuali al Senato rispetto ad altre Regioni a Statuto speciale come il Trentino Alto Adige e la Val d’Aosta. La Basilicata e l’Umbria subiscono il taglio maggiore al Senato, i rappresentanti passano dagli attuali 7 a soli 3 (-57,1%) e qualsiasi partito sotto il 20% dei voti non eleggerà alcun rappresentante, inoltre visto che il Senato è eletto su base regionale, la Sardegna finisce per avere un senatore ogni 328mila abitanti, mentre il Trentino-Alto Adige uno ogni 172mila (a causa della legge che taglia i parlamentari, che tutela particolarmente la rappresentatività delle province autonome di Bolzano e Trento, ndr) rendendo evidente la sperequazione per cui il voto di un cittadino trentino vale il doppio di quello di un cittadino sardo.
Bisogna poi considerare che, in linea generale, gli attuali collegi sono diventati grandissimi, soprattutto al Senato, e che con la riduzione dei seggi il rischio, o meglio la certezza, è che solo il maggior partito riuscirà ad eleggere, soprattutto nelle regioni più piccole, così con questo meccanismo mancherà una rappresentanza di tutte le opposizioni al Senato non solo in Basilicata e Umbria, ma anche in Calabria, Abruzzo, Sardegna oltre a Liguria, Friuli, Marche, Umbria e Trentino.
Inoltre la riduzione degli eletti al Sud comporterà una loro minore autonomia, visto che sui pochi eletti graverà una maggiore pressione dei gruppi di potere economico e delle varie lobby, che come è noto sono concentrate al Nord. In altre parole, i già minori eletti del Sud saranno sottoposti a pressioni di ogni tipo per spingerli a scelte che spesso potrebbero essere contro l’interesse dei territori che devono rappresentare, inoltre l’inevitabile riduzione degli eletti del territorio a favore dei paracadutati sposterà ulteriormente il piatto della bilancia politica e di rappresentanza verso Nord.
Dunque, considerato che il numero dei seggi è minore di prima e che le liste dei candidati sono, come si è visto, compilate dalle segreterie di partito, e fatta salva la buonafede di tutti, la domanda che si pone è: sono stati candidati, al Sud come al Nord, i personaggi più autonomi, quelli che maggiormente possono fare gli interessi dei propri elettori oppure il rischio è quello che siano stati candidati quelli più propensi ad obbedire alle direttive del partito, a maggior ragione di fronte all’evidenza che, come visto, solo i maggiori partiti avranno possibilità di eleggere? Forse sarebbe stato il caso di procedere, parallelamente alla riduzione dei parlamentari a seguito del referendum, ad un ritorno ad una legge elettorale proporzionale, così come aveva detto durante la campagna referendaria l’allora segretario del Pd Zingaretti, ma purtroppo le cose non sono andate così.
Stupisce che l’artefice primo di questa manovra di riduzione dei parlamentari e di rappresentanza sia proprio il M5s che al Sud ha avuto un grande risultato alle ultime elezioni del 2018. L’ennesima giravolta, dopo il governo con la Lega, che mortifica i territori del Sud e ne tradisce le aspettative.
Ciliegina sulla torta in questa sottrazione di rappresentanza è il fatto che, non potendo comunque vietare il voto ai cittadini meridionali, lo si impedisce nei fatti ad oltre 4,9 milioni di cittadini “fuori sede”, cioè domiciliati in Italia ma che per motivi di studio, lavoro o perché devono curarsi, hanno momentaneamente il domicilio lontano dal Comune di residenza. Infatti, mentre un italiano che vive all’estero può votare con facilità, uno studente, un lavoratore, un malato in Italia deve necessariamente tornare al Comune di residenza per poter esprimere il suo voto. Inutile dire che la stragrande maggioranza di questi cittadini, privati così di un diritto costituzionale, sono meridionali.
Una vergogna indegna di un Paese civile che (a chiacchiere) si definisce democratico. L’ennesima evidente prova di una sottrazione di rappresentanza voluta e dettata da un razzismo di Stato che opprime da decenni il Mezzogiorno, tramutato così sempre di più in una colonia interna in cui larga parte dei cittadini non hanno, nei fatti, nemmeno più il diritto di voto. Politicanti e media mainstream come sempre diranno dopo le lezioni che nel Mezzogiorno l’astensionismo è molto alto, segno di un disinteresse per la politica. Insomma al danno si aggiungerà come sempre la beffa del pubblico ludibrio.
Ecco perché per il Sud si prepara l’ennesimo scippo. Uno scippo di rappresentanza e di democrazia che prelude consequenzialmente all’ennesimo furto di risorse.
* In foto: il ministro della Cultura Dario Franceschini, candidato al Senato nel collegio di Napoli nella lista del Pd
L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud
Fonte: Left
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Tra candidati del Nord paracadutati nelle regioni del Meridione e il taglio dei parlamentari che colpisce in particolare alcuni territori del Sud, le prossime elezioni provocheranno un’ulteriore spaccatura territoriale del Paese
Di Natale Cuccurese
Il taglio dei parlamentari a seguito del referendum del settembre 2020, fortemente voluto dal Movimento 5 stelle, unito all’attuale e deleteria legge elettorale, priva i territori del Mezzogiorno di una rappresentanza parlamentare degna di questo nome. Già lo avevamo previsto su queste pagine. Il Partito consociativo del Nord non si accontenta più di sfruttare il Mezzogiorno, di opprimere i suoi cittadini con i tanti, continui, scippi di fondi, ma adesso occupa, esautora e soppianta con propri candidati paracadutati in collegi “sicuri” da altri territori del Centro-Nord, anche le liste elettorali, proprio come si fa con una colonia, con l’effetto che i cittadini di molti territori del Sud resteranno senza una propria rappresentanza politica territoriale diretta. A meno che non si pensi davvero che un Franceschini, un Salvini o una Boschi, fra gli altri, abbiano a cuore e conoscano le problematiche dei territori nei quali sono stati paracadutati.
Analizziamo le conseguenze per il Mezzogiorno della riduzione dei parlamentari, in quello che potrebbe essere l’ultimo imbroglio, forse quello definitivo, per il Sud ed i suoi cittadini, approfondendo la spaccatura già presente nel Paese. La densità di popolazione, parametro per l’assegnazione del numero dei seggi alla Camera e al Senato, al Sud è più bassa che al Nord, mentre la desertificazione demografica causata dall’emigrazione cresce di anno in anno. La conseguenza è che il Sud, in un Parlamento ridotto, avrà un peso politico ancora minore del precedente.
Sicilia e Sardegna, ad esempio, avranno una più pesante riduzione dei rappresentanti in termini percentuali al Senato rispetto ad altre Regioni a Statuto speciale come il Trentino Alto Adige e la Val d’Aosta. La Basilicata e l’Umbria subiscono il taglio maggiore al Senato, i rappresentanti passano dagli attuali 7 a soli 3 (-57,1%) e qualsiasi partito sotto il 20% dei voti non eleggerà alcun rappresentante, inoltre visto che il Senato è eletto su base regionale, la Sardegna finisce per avere un senatore ogni 328mila abitanti, mentre il Trentino-Alto Adige uno ogni 172mila (a causa della legge che taglia i parlamentari, che tutela particolarmente la rappresentatività delle province autonome di Bolzano e Trento, ndr) rendendo evidente la sperequazione per cui il voto di un cittadino trentino vale il doppio di quello di un cittadino sardo.
Bisogna poi considerare che, in linea generale, gli attuali collegi sono diventati grandissimi, soprattutto al Senato, e che con la riduzione dei seggi il rischio, o meglio la certezza, è che solo il maggior partito riuscirà ad eleggere, soprattutto nelle regioni più piccole, così con questo meccanismo mancherà una rappresentanza di tutte le opposizioni al Senato non solo in Basilicata e Umbria, ma anche in Calabria, Abruzzo, Sardegna oltre a Liguria, Friuli, Marche, Umbria e Trentino.
Inoltre la riduzione degli eletti al Sud comporterà una loro minore autonomia, visto che sui pochi eletti graverà una maggiore pressione dei gruppi di potere economico e delle varie lobby, che come è noto sono concentrate al Nord. In altre parole, i già minori eletti del Sud saranno sottoposti a pressioni di ogni tipo per spingerli a scelte che spesso potrebbero essere contro l’interesse dei territori che devono rappresentare, inoltre l’inevitabile riduzione degli eletti del territorio a favore dei paracadutati sposterà ulteriormente il piatto della bilancia politica e di rappresentanza verso Nord.
Dunque, considerato che il numero dei seggi è minore di prima e che le liste dei candidati sono, come si è visto, compilate dalle segreterie di partito, e fatta salva la buonafede di tutti, la domanda che si pone è: sono stati candidati, al Sud come al Nord, i personaggi più autonomi, quelli che maggiormente possono fare gli interessi dei propri elettori oppure il rischio è quello che siano stati candidati quelli più propensi ad obbedire alle direttive del partito, a maggior ragione di fronte all’evidenza che, come visto, solo i maggiori partiti avranno possibilità di eleggere? Forse sarebbe stato il caso di procedere, parallelamente alla riduzione dei parlamentari a seguito del referendum, ad un ritorno ad una legge elettorale proporzionale, così come aveva detto durante la campagna referendaria l’allora segretario del Pd Zingaretti, ma purtroppo le cose non sono andate così.
Stupisce che l’artefice primo di questa manovra di riduzione dei parlamentari e di rappresentanza sia proprio il M5s che al Sud ha avuto un grande risultato alle ultime elezioni del 2018. L’ennesima giravolta, dopo il governo con la Lega, che mortifica i territori del Sud e ne tradisce le aspettative.
Ciliegina sulla torta in questa sottrazione di rappresentanza è il fatto che, non potendo comunque vietare il voto ai cittadini meridionali, lo si impedisce nei fatti ad oltre 4,9 milioni di cittadini “fuori sede”, cioè domiciliati in Italia ma che per motivi di studio, lavoro o perché devono curarsi, hanno momentaneamente il domicilio lontano dal Comune di residenza. Infatti, mentre un italiano che vive all’estero può votare con facilità, uno studente, un lavoratore, un malato in Italia deve necessariamente tornare al Comune di residenza per poter esprimere il suo voto. Inutile dire che la stragrande maggioranza di questi cittadini, privati così di un diritto costituzionale, sono meridionali.
Una vergogna indegna di un Paese civile che (a chiacchiere) si definisce democratico. L’ennesima evidente prova di una sottrazione di rappresentanza voluta e dettata da un razzismo di Stato che opprime da decenni il Mezzogiorno, tramutato così sempre di più in una colonia interna in cui larga parte dei cittadini non hanno, nei fatti, nemmeno più il diritto di voto. Politicanti e media mainstream come sempre diranno dopo le lezioni che nel Mezzogiorno l’astensionismo è molto alto, segno di un disinteresse per la politica. Insomma al danno si aggiungerà come sempre la beffa del pubblico ludibrio.
Ecco perché per il Sud si prepara l’ennesimo scippo. Uno scippo di rappresentanza e di democrazia che prelude consequenzialmente all’ennesimo furto di risorse.
* In foto: il ministro della Cultura Dario Franceschini, candidato al Senato nel collegio di Napoli nella lista del Pd
L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud
Fonte: Left
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mercoledì 10 agosto 2022
Natale Cuccurese: “Solo Unione popolare si oppone all’autonomia differenziata. Centrodestrasinistra a favore”
Se il Sud dovesse votare per il centro-destra o per il centro-sinistra si scaverebbe una fossa da solo. Anzi, metterebbe una pietra tombale sulla fossa che in cui già si ritrova dopo decenni di “scippi” e di politiche razziste di Stato perpetrati nei suoi confronti dal Partito Unico del Nord.
“L’autonomia differenziata – osserva il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – è praticamente cosa fatta, visto che è usata come merce di scambio all’interno della coalizione di centrodestra da FdI per ottenere il presidenzialismo, e visto che anche il centrosinistra guida protoleghista la vuole da tempo ed è al centro dell’agenda Draghi”.
“Questo – prosegue Cuccurese – a riprova che il centrodestrasinistra è un’unica pastetta e che votando una di queste due coalizioni, cioè cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto finale per il cittadino in realtà non cambia. Non a caso erano al governo tutti insieme con Draghi”.
“Resta solo Unione Popolare – conclude il Presidente del Partito del Sud – che si oppone all’Autonomia differenziata e allo stravolgimento della Costituzione in senso presidenzialista”.
Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese
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Se il Sud dovesse votare per il centro-destra o per il centro-sinistra si scaverebbe una fossa da solo. Anzi, metterebbe una pietra tombale sulla fossa che in cui già si ritrova dopo decenni di “scippi” e di politiche razziste di Stato perpetrati nei suoi confronti dal Partito Unico del Nord.
“L’autonomia differenziata – osserva il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – è praticamente cosa fatta, visto che è usata come merce di scambio all’interno della coalizione di centrodestra da FdI per ottenere il presidenzialismo, e visto che anche il centrosinistra guida protoleghista la vuole da tempo ed è al centro dell’agenda Draghi”.
“Questo – prosegue Cuccurese – a riprova che il centrodestrasinistra è un’unica pastetta e che votando una di queste due coalizioni, cioè cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto finale per il cittadino in realtà non cambia. Non a caso erano al governo tutti insieme con Draghi”.
“Resta solo Unione Popolare – conclude il Presidente del Partito del Sud – che si oppone all’Autonomia differenziata e allo stravolgimento della Costituzione in senso presidenzialista”.
Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese
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