venerdì 5 agosto 2022

Natale Cuccurese “Centro-destra-sinistra, autonomia differenziata ed eutanasia della nazione”





Mentre le Anticipazioni del Rapporto Svimez 2022 prospettano un allargamento del divario Nord-Sud, il sistema mediatico-politico dominante spegne i riflettori sulla “nuova questione meridionale” e li accende sull’autonomia differenziata, tanto a destra quanto nel campo del cosiddetto  “centro-sinistra”.

Di recente, sull’argomento è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, dal suo profilo facebook personale, dopo avere riportato i dati Svimez, ha denunciato: “La strada scelta dal centro-sinistra-destra è quella dell’autonomia differenziata, cioè strangolare sempre più il Sud senza rendersi conto che così facendo anche lo sbocco sul mercato interno dei prodotti del Nord si andrà sempre più inaridendo. Un gatto che si morde la coda in modo ridicolo, dispensatore di miseria per tutti i cittadini del Sud così come del Nord”.

Un meccanismo – ha proseguito – che porterà presto all’eutanasia della nazione, conseguenza del razzismo di Stato che ormai pervade ogni aspetto della vita del Paese”.

Un’eutanasia – ha concluso Cuccurese – che, giunti a questo punto, porrebbe fine alle sofferenze di un corpo putrescente che ormai appare irrimediabilmente compromesso grazie alle scelte irresponsabili e ridicole della politica politicante”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese


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Mentre le Anticipazioni del Rapporto Svimez 2022 prospettano un allargamento del divario Nord-Sud, il sistema mediatico-politico dominante spegne i riflettori sulla “nuova questione meridionale” e li accende sull’autonomia differenziata, tanto a destra quanto nel campo del cosiddetto  “centro-sinistra”.

Di recente, sull’argomento è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, dal suo profilo facebook personale, dopo avere riportato i dati Svimez, ha denunciato: “La strada scelta dal centro-sinistra-destra è quella dell’autonomia differenziata, cioè strangolare sempre più il Sud senza rendersi conto che così facendo anche lo sbocco sul mercato interno dei prodotti del Nord si andrà sempre più inaridendo. Un gatto che si morde la coda in modo ridicolo, dispensatore di miseria per tutti i cittadini del Sud così come del Nord”.

Un meccanismo – ha proseguito – che porterà presto all’eutanasia della nazione, conseguenza del razzismo di Stato che ormai pervade ogni aspetto della vita del Paese”.

Un’eutanasia – ha concluso Cuccurese – che, giunti a questo punto, porrebbe fine alle sofferenze di un corpo putrescente che ormai appare irrimediabilmente compromesso grazie alle scelte irresponsabili e ridicole della politica politicante”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese


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giovedì 21 luglio 2022

Giù le mani dall’acqua pubblica del “modello Napoli”




Di Antonio Luongo

Fonte: Left

Si fa sempre più insistente la pressione per privatizzare il sistema di gestione dei servizi idrici portato avanti dall’ex sindaco De Magistris nel rispetto del referendum popolare del 2011. E la siccità al Nord sta accelerando questa operazione di smantellamento

Da mesi procede “la guerra dell’acqua”: un tentativo mal celato di eliminare definitivamente l’anomalia meridionale della gestione pubblica dell’acqua a cominciare da Napoli, che grazie all’azione incisiva dell’ex sindaco de Magistris ha dato forza all’Azienda speciale Abc (Acqua bene comune), facendo così di Napoli l’unica metropoli italiana a rispettare ed applicare il risultato del referendum popolare del 2011 e funzionando anche come stimolo ed esempio per tanti piccoli Comuni che ancora oggi gestiscono “in house” le loro reti idriche nell’interesse dei loro cittadini.
Non a caso la mappa del tipo di gestione di questo preziosissimo bene comune, si riflette in una ben precisa distribuzione territoriale. Infatti, per ora, la cessione delle fonti pubbliche alle multiutility nazionali e internazionali non è riuscita a attecchire con forza oltre il Sud pontino.

La guerra dell’acqua però resta in corso e in Campania da 7 anni i sostenitori principali delle privatizzazioni sono il presidente della Regione De Luca e il suo alter ego Bonavitacola.
La scelta sull’acqua fra pubblico o privato, è quindi diventata un vero e proprio valore qualificante tra chi ha una visione della società volta alla valorizzazione e difesa dei beni comuni e chi invece vuole tornare indietro, con sistemi di privatizzazione che sono ormai riconosciuti come dannosi in mezza Europa.

Ora dietro le quinte la pressione politica e istituzionale a favore delle privatizzazioni sta diventando sempre più insistente. Il sopravvenuto rischio siccità in Pianura padana, con lo svuotamento del letto del Po ha spinto verso un’accelerazione nel picconamento del “sistema Napoli”. Dato che l’acqua è vista come un nodo strategico anche dell’infrastruttura energetica nazionale interconnessa e la sua privatizzazione o meno diventa simbolo di uno scontro tra visioni contrapposte dell’Italia di domani.
Smantellata l’Abc che serve una quota significativa della popolazione meridionale, la prossima privatizzazione di tutte le reti idriche locali al Sud avverrebbe con un veloce effetto domino. Nel momento in cui player come Acea, Hera, Gori, A2A, Veolia, Suez ecc. riuscissero ad avere il totale controllo della rete, da Nord a Sud, nessuna istituzione pubblica avrebbe più alcun potere contrattuale e forza per calmierare il mercato per gli anni a venire.

L’approccio diventa ancor più inaccettabile laddove nelle classi dirigenti si sta facendo strada una soluzione strumentale, ancora una volta ai danni del Sud.
Se la crisi siccità al Nord dovesse protrarsi, la soluzione verrebbe individuata nel travaso dalle falde acquifere meridionali, che almeno per ora non risentono del problema dell’inaridimento dei corsi fluviali e della salinizzazione delle acque dolci, come purtroppo sta avvenendo in forme drammatiche sul delta del Po e anche in altri fiumi del Nord.
L’unica soluzione per tamponare questo fenomeno ormai inarrestabile sarebbe progettare degli impianti di desalinizzazione, per trasformare l’acqua marina in acqua dolce. Una prospettiva non più rinviabile, necessaria per la sopravvivenza dell’industria primaria e secondaria. Tuttavia, come sempre, l’Italia sul tema si è fatta trovare impreparata, dato che per costruire un impianto adatto e collegarlo alla rete idrica servono tra i 3 e i 5 anni, un tempo d’attesa che con la situazione attuale non abbiamo.

Sfruttare le sorgenti meridionali per approvvigionare le regioni settentrionali è un’operazione tecnicamente possibile e anzi, altamente remunerativa per un gestore privato chiamato in soccorso di territori in stato d’emergenza.
Ovviamente in condizioni di emergenza nessuno potrebbe negare una mano tesa ai territori settentrionali in difficoltà, nel rispetto del principio di solidarietà costituzionale.
Tuttavia c’è un “però” grande come una casa.

L’acqua prima che un bene comune è anche una fonte di energia. È possibile approfittare di risorse strategiche per i singoli territori continuando volutamente a dimenticare di definire i Lep (Livelli essenziali di prestazione), che sono ormai l’unica seppur parziale misura di equilibrio e pari opportunità tra regioni? Se prescindiamo dall’aspetto dell’accesso all’acqua, diritto inalienabile di qualsiasi essere umano che non dovrebbe in alcun modo essere subalterno al libero mercato e alle speculazioni, e ci focalizziamo sull’acqua come risorsa energetica e quindi economica, per un Paese e per un territorio, senza i Lep in vigore e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo, qualsiasi forma di solidarietà si trasformerebbe immediatamente in un saccheggio dissimulato. In una nuova forma di colonialismo con condizioni predatorie come sempre unidirezionali.

I Lep nel disegno federalista che ormai i leghisti e la lobby del Nord hanno imposto al Paese grazie all’azione del governo Draghi e in modo del tutto trasversale alle forze parlamentari (non si spiegherebbe diversamente come il progetto Autonomia differenziata sia sopravvissuto indenne a ben 7 governi diversi ), sono la bussola su cui saranno misurate tutte le forme di finanziamento dello Stato centrale e guarda caso sono stati “messi in soffitta” da anni, non essendo nemmeno mai stati definiti, e ancora per anni vorrebbero tenerli in soffitta. Ragionare di crisi climatica ed energetica in un Paese profondamente diviso e diseguale come l’Italia non può più essere fatto se prima non sono chiare le regole del gioco.

Lo strumento per gestire queste ed altre future crisi e calamità naturali imposte dal cambiamento climatico esiste: è il Piano energetico nazionale (Pen), che l’Italia avrebbe dovuto redigere subito dopo i referendum contro il nucleare. Un Pen sostenuto dal basso da 21 Piani energetici regionali (Per), per le peculiarità territoriali.
È stato creato addirittura un ministero della Transizione ecologica, ma colui che lo gestisce ha iniziato a negare l’urgenza del l’innalzamento delle temperature, fa la guerra agli ambientalisti e ha proposto soluzioni vecchie di 40 anni, come il ritorno al nucleare e al fossile, mentre tutto tace subdolamente sulla “questione acqua”.
Il cambiamento climatico ci impone un cambio di paradigma, organizzativo, politico ed economico. Bisogna unirsi e lottare perché al più presto vengano abbandonate le tentazioni suprematiste regionali. Per il Mezzogiorno è quindi urgente avere una rappresentanza politica a schiena dritta. Solo così possiamo allontanarci dalla vocazione colonialista e predatoria tipica di una certa classe dirigente nord centrica.
Se non evolviamo presto verso una riscrittura delle priorità, i prenditori privati hanno individuato un nuovo bene da saccheggiare a danno delle classi più deboli del Sud come del Nord: l’acqua.

Nella foto: manifestazione per l’acqua pubblica, Roma, 26 marzo 2011

Fonte: Left



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Di Antonio Luongo

Fonte: Left

Si fa sempre più insistente la pressione per privatizzare il sistema di gestione dei servizi idrici portato avanti dall’ex sindaco De Magistris nel rispetto del referendum popolare del 2011. E la siccità al Nord sta accelerando questa operazione di smantellamento

Da mesi procede “la guerra dell’acqua”: un tentativo mal celato di eliminare definitivamente l’anomalia meridionale della gestione pubblica dell’acqua a cominciare da Napoli, che grazie all’azione incisiva dell’ex sindaco de Magistris ha dato forza all’Azienda speciale Abc (Acqua bene comune), facendo così di Napoli l’unica metropoli italiana a rispettare ed applicare il risultato del referendum popolare del 2011 e funzionando anche come stimolo ed esempio per tanti piccoli Comuni che ancora oggi gestiscono “in house” le loro reti idriche nell’interesse dei loro cittadini.
Non a caso la mappa del tipo di gestione di questo preziosissimo bene comune, si riflette in una ben precisa distribuzione territoriale. Infatti, per ora, la cessione delle fonti pubbliche alle multiutility nazionali e internazionali non è riuscita a attecchire con forza oltre il Sud pontino.

La guerra dell’acqua però resta in corso e in Campania da 7 anni i sostenitori principali delle privatizzazioni sono il presidente della Regione De Luca e il suo alter ego Bonavitacola.
La scelta sull’acqua fra pubblico o privato, è quindi diventata un vero e proprio valore qualificante tra chi ha una visione della società volta alla valorizzazione e difesa dei beni comuni e chi invece vuole tornare indietro, con sistemi di privatizzazione che sono ormai riconosciuti come dannosi in mezza Europa.

Ora dietro le quinte la pressione politica e istituzionale a favore delle privatizzazioni sta diventando sempre più insistente. Il sopravvenuto rischio siccità in Pianura padana, con lo svuotamento del letto del Po ha spinto verso un’accelerazione nel picconamento del “sistema Napoli”. Dato che l’acqua è vista come un nodo strategico anche dell’infrastruttura energetica nazionale interconnessa e la sua privatizzazione o meno diventa simbolo di uno scontro tra visioni contrapposte dell’Italia di domani.
Smantellata l’Abc che serve una quota significativa della popolazione meridionale, la prossima privatizzazione di tutte le reti idriche locali al Sud avverrebbe con un veloce effetto domino. Nel momento in cui player come Acea, Hera, Gori, A2A, Veolia, Suez ecc. riuscissero ad avere il totale controllo della rete, da Nord a Sud, nessuna istituzione pubblica avrebbe più alcun potere contrattuale e forza per calmierare il mercato per gli anni a venire.

L’approccio diventa ancor più inaccettabile laddove nelle classi dirigenti si sta facendo strada una soluzione strumentale, ancora una volta ai danni del Sud.
Se la crisi siccità al Nord dovesse protrarsi, la soluzione verrebbe individuata nel travaso dalle falde acquifere meridionali, che almeno per ora non risentono del problema dell’inaridimento dei corsi fluviali e della salinizzazione delle acque dolci, come purtroppo sta avvenendo in forme drammatiche sul delta del Po e anche in altri fiumi del Nord.
L’unica soluzione per tamponare questo fenomeno ormai inarrestabile sarebbe progettare degli impianti di desalinizzazione, per trasformare l’acqua marina in acqua dolce. Una prospettiva non più rinviabile, necessaria per la sopravvivenza dell’industria primaria e secondaria. Tuttavia, come sempre, l’Italia sul tema si è fatta trovare impreparata, dato che per costruire un impianto adatto e collegarlo alla rete idrica servono tra i 3 e i 5 anni, un tempo d’attesa che con la situazione attuale non abbiamo.

Sfruttare le sorgenti meridionali per approvvigionare le regioni settentrionali è un’operazione tecnicamente possibile e anzi, altamente remunerativa per un gestore privato chiamato in soccorso di territori in stato d’emergenza.
Ovviamente in condizioni di emergenza nessuno potrebbe negare una mano tesa ai territori settentrionali in difficoltà, nel rispetto del principio di solidarietà costituzionale.
Tuttavia c’è un “però” grande come una casa.

L’acqua prima che un bene comune è anche una fonte di energia. È possibile approfittare di risorse strategiche per i singoli territori continuando volutamente a dimenticare di definire i Lep (Livelli essenziali di prestazione), che sono ormai l’unica seppur parziale misura di equilibrio e pari opportunità tra regioni? Se prescindiamo dall’aspetto dell’accesso all’acqua, diritto inalienabile di qualsiasi essere umano che non dovrebbe in alcun modo essere subalterno al libero mercato e alle speculazioni, e ci focalizziamo sull’acqua come risorsa energetica e quindi economica, per un Paese e per un territorio, senza i Lep in vigore e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo, qualsiasi forma di solidarietà si trasformerebbe immediatamente in un saccheggio dissimulato. In una nuova forma di colonialismo con condizioni predatorie come sempre unidirezionali.

I Lep nel disegno federalista che ormai i leghisti e la lobby del Nord hanno imposto al Paese grazie all’azione del governo Draghi e in modo del tutto trasversale alle forze parlamentari (non si spiegherebbe diversamente come il progetto Autonomia differenziata sia sopravvissuto indenne a ben 7 governi diversi ), sono la bussola su cui saranno misurate tutte le forme di finanziamento dello Stato centrale e guarda caso sono stati “messi in soffitta” da anni, non essendo nemmeno mai stati definiti, e ancora per anni vorrebbero tenerli in soffitta. Ragionare di crisi climatica ed energetica in un Paese profondamente diviso e diseguale come l’Italia non può più essere fatto se prima non sono chiare le regole del gioco.

Lo strumento per gestire queste ed altre future crisi e calamità naturali imposte dal cambiamento climatico esiste: è il Piano energetico nazionale (Pen), che l’Italia avrebbe dovuto redigere subito dopo i referendum contro il nucleare. Un Pen sostenuto dal basso da 21 Piani energetici regionali (Per), per le peculiarità territoriali.
È stato creato addirittura un ministero della Transizione ecologica, ma colui che lo gestisce ha iniziato a negare l’urgenza del l’innalzamento delle temperature, fa la guerra agli ambientalisti e ha proposto soluzioni vecchie di 40 anni, come il ritorno al nucleare e al fossile, mentre tutto tace subdolamente sulla “questione acqua”.
Il cambiamento climatico ci impone un cambio di paradigma, organizzativo, politico ed economico. Bisogna unirsi e lottare perché al più presto vengano abbandonate le tentazioni suprematiste regionali. Per il Mezzogiorno è quindi urgente avere una rappresentanza politica a schiena dritta. Solo così possiamo allontanarci dalla vocazione colonialista e predatoria tipica di una certa classe dirigente nord centrica.
Se non evolviamo presto verso una riscrittura delle priorità, i prenditori privati hanno individuato un nuovo bene da saccheggiare a danno delle classi più deboli del Sud come del Nord: l’acqua.

Nella foto: manifestazione per l’acqua pubblica, Roma, 26 marzo 2011

Fonte: Left



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mercoledì 20 luglio 2022

Natale Cuccurese: “Draghi inserisce l’autonomia differenziata nel programma di governo. Leghisti e protoleghisti ringraziano”



Nel suo discorso odierno rivolto ad un Senato a lui prostrato e supino, il novello Cesare del XXI secolo, Mario Draghi, ha rilanciato la “secessione dei ricchi”. “Ci sono – ha dichiarato il – altri impegni che l’esecutivo vuole assumere che riguardano, ad esempio, […] la discussione per il riconoscimento di forme di autonomia differenziata”.

Mala tempora currunt”, ha commentato a questo proposito via social il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, per poi proseguire: “Draghi ha inserito ufficialmente l’autonomia regionale differenziata nel programma di Governo, con tutta evidenza per ingraziarsi definitivamente leghisti e protoleghisti. Draghi intende perciò e con tutta evidenza continuare nella sua azione di (mal)governo su quelle stesse direttrici che già lo hanno contraddistinto come il più classista ed antimeridionale della storia della Repubblica”.

Insomma, la stabilità politica sarà pagata dai soliti noti, le classi popolari ed il Sud. È proprio vero che mala tempora currunt.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese


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Nel suo discorso odierno rivolto ad un Senato a lui prostrato e supino, il novello Cesare del XXI secolo, Mario Draghi, ha rilanciato la “secessione dei ricchi”. “Ci sono – ha dichiarato il – altri impegni che l’esecutivo vuole assumere che riguardano, ad esempio, […] la discussione per il riconoscimento di forme di autonomia differenziata”.

Mala tempora currunt”, ha commentato a questo proposito via social il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, per poi proseguire: “Draghi ha inserito ufficialmente l’autonomia regionale differenziata nel programma di Governo, con tutta evidenza per ingraziarsi definitivamente leghisti e protoleghisti. Draghi intende perciò e con tutta evidenza continuare nella sua azione di (mal)governo su quelle stesse direttrici che già lo hanno contraddistinto come il più classista ed antimeridionale della storia della Repubblica”.

Insomma, la stabilità politica sarà pagata dai soliti noti, le classi popolari ed il Sud. È proprio vero che mala tempora currunt.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese


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venerdì 15 luglio 2022

La narrazione del Nord virtuoso e del Sud parassita si regge da decenni sui soliti stereotipi

Natale Cuccurese esperto di Questione Meridionale, è presidente del Partito del Sud risponde alle nostre domande su tre temi cruciali: Pnrr e il divario interno; Autonomie Differenziate; ruolo del Sud nel rilancio del Paese

Fonte: Basilicata 24 articolo di Alessandro Cannavale


Natale Cuccurese è originario della provincia di Napoli e vive a Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia, dove è impegnato come consigliere comunale e dell’Unione dei comuni. Esperto di Questione Meridionale, è presidente del Partito del Sud. Gli abbiamo posto alcune domande che permettono di affrontare – con disarmante chiarezza – tre temi cruciali: il Pnrr e il divario interno; le Autonomie Differenziate; il ruolo del Sud nel rilancio del Paese.

Divario Nord-Sud e Pnrr: Sarà la soluzione o l’ennesima occasione sprecata?

La narrazione del Nord virtuoso e del Sud parassita si regge da decenni sui soliti triti stereotipi. Ad esempio, a dispetto di molti luoghi comuni, la Cassa per il Mezzogiorno assorbiva appena lo 0,5% del Pil italiano (mai più dello 0,7%), mentre i normali investimenti pubblici al Nord ammontavano a circa il 3,5% del Pil. Questo dato da solo spiega in buona parte il divario di sviluppo in essere. Secondo il Rapporto Italia Eurispes 2020, mai smentito da nessuno – dal 2000 al 2017 – calcolando quanto avrebbe dovuto ricevere il Sud in spesa pubblica rispetto alla sua popolazione sul totale, l‘ammanco rispetto a quanto effettivamente ricevuto è di ben 840 miliardi di euro (circa 46,7 miliardi di euro per anno, dal 2000 al 2017). Una predazione di risorse che continua anno dopo anno. Con tutta evidenza il differenziale Nord/Sud è quindi voluto e ricercato da chi da sempre guida la politica del Paese, in barba alla Costituzione. Per quanto riguarda il Pnrr, potrebbe essere se non la soluzione almeno l’inizio di un percorso. Purtroppo, lo stato delle cose non permette di nutrire grandi speranze. Secondo le indicazioni della Commissione europea, l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud, seguendo tali parametri, doveva essere destinato il 65% del Pnrr; il Governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio questa quota al 40%, ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali, riducendosi così ulteriormente. Purtroppo, senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale, le amministrazioni del Sud – che su questo non hanno colpe – rischiano di andare in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026); per cui, questa quota ridotta potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi e così come richiesto recentemente da alcuni presidenti e sindaci del Nord. Ovviamente il governo Draghi con tutta evidenza si è prestato a questo gioco, dimenticando che avrebbe potuto richiedere i poteri sostitutivi previsti dall’art.120 della Costituzione per aiutare i Comuni in difficoltà. Avrebbe potuto…

È questa una situazione denunciata a più riprese, ad esempio, dall’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che ha spesso evidenziato come, nell’arco dei suoi due mandati alla guida della città, il personale in forze al municipio partenopeo si sia ridotto del 60% (-1.654 unità) e come “quelli che dovrebbero correre più veloci, vengano messi in condizione di non poter correre”. Per quanto riguarda le amministrazioni locali, al Nord ci sono 1.471.000 dipendenti pubblici contro 1.227.000 del Sud e delle Isole. Tra il 2011 e il 2015 il Centro-Nord ha aumentato il numero di dipendenti pubblici di 26.000 unità, mentre il Sud è stato costretto, proprio per i minori trasferimenti, a ridurlo di 14.000.

Come si conciliano le Autonomie differenziate invocate dalle regioni più ricche del Paese con i principi fondamentali della Costituzione?

L’Autonomia differenziata è un progetto liberista che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, così come da sempre vuole la Lega, che infatti ha ancora oggi al primo punto del suo statuto la “secessione della Padania”. Chi si accorda a queste richieste così come fanno presidenti, parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assume interamente e a futura memoria la responsabilità di questa possibilità e della conseguente prossima e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese. Il processo è molto avanzato. Doveroso ricordare, per restare alla stringente attualità, che martedì 12 luglio è stato approvato il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva avviata tre anni fa su autonomie differenziate in Commissione Bicamerale per le questioni regionali. Tutti a favore, anche i parlamentari meridionali, tranne la senatrice Granato, per procedere con l’Autonomia differenziata, con l’attuazione dell’art.116 della Costituzione e con la definizione della relativa Legge quadro, così come vogliono i governatori delle Regioni del Nord e la ministra Gelmini, senza prima definire i Lep (Livelli essenziali delle prestazioni ndr). Invece di stabilire finalmente i fabbisogni standard per territorio, cioè determinare quali risorse minime sia giusto che lo Stato garantisca con imposte proprie o con la perequazione, si è scelto di continuare in base alla “spesa storica”, cioè in funzione di quel meccanismo perverso, quell’imbroglio, per cui a Reggio Calabria vi sono solo tre asili, mentre a Reggio Emilia 63, pur con una popolazione inferiore, i finanziamenti relativi non avverranno sulla base delle reali esigenze, ma solo fotografando “storicamente” la situazione esistente. Un vero e proprio insulto e una sfida ai cittadini Mezzogiorno. Così grazie all’applicazione della “spesa storica” un bambino del Sud, per questo Stato, ha sì diritto all’asilo nido, ma solo nella misura in cui gli enti locali del suo territorio siano stati capaci di vincere dei bandi competitivi con altri enti locali in luoghi più ricchi, più collegati e con più personale (anche grazie ai trasferimenti statali da sempre diseguali). In caso contrario, tale diritto decade e lui/lei e la sua famiglia, che paga le stesse tasse delle famiglie che risiedono in territori più ricchi, si devono arrangiare. Notando bene che queste famiglie pagheranno in futuro la stessa quota di tasse per la restituzione del prestito Recovery all’Europa dei territori più ricchi, pur avendo ricevuto molto meno.

Dal che si evidenza come sia stata quanto mai opportuna l’interrogazione alla ministra Gelmini, presentata dal Gruppo Parlamentare Manifesta il 30 maggio e preparata in collaborazione con il Laboratorio del Sud, che verte sui Lep messi ancora “in soffitta”, come dichiarato recentemente dalla ministra. Chi si richiama agli art. 116 e 117 della Costituzione per affermare che l’Autonomia differenziata va realizzata, spesso dimentica di dire che la definizione dei Lep attende da sempre. Anche loro sono previsti (art. 117, comma 2, lett. m), non si capisce perché debbano quindi attendere in “soffitta”.

Ricordiamo che i Lep sono quei servizi e quelle prestazioni che lo Stato deve garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, in quanto consentono il pieno rispetto dei diritti sociali e civili dei cittadini, costituzionalmente garantiti come il diritto alla salute e all’istruzione. Non sono un aspetto secondario da mettere in “soffitta”, almeno se si ritiene ancora di vivere in un Paese unito così come previsto dalla Costituzione. Ecco perché quanto sta accadendo è a dir poco assurdo ed è doveroso parlare di razzismo di Stato.

Qual è, e quale dovrebbe essere, il ruolo del Sud? Cosa si potrebbe e dovrebbe fare?

Circa un anno fa, Bankitalia ha proposto un approccio totalmente diverso rispetto a quello proposto da sempre dai governi nazionali, basato su studi e tabelle inoppugnabili che dimostrano quello che appare sempre più evidente a tutti, tranne che ai liberisti al governo, e cioè che per crescere l’Italia deve ridurre il divario tra Nord e Sud e rilanciare gli investimenti pubblici al Sud: “La competitività delle imprese è strettamente legata alla disponibilità di una rete adeguata di trasporti e di telecomunicazioni”, rete trasporti in particolare che come risaputo al Sud non è adeguata. Il Pil del Nord dipende meno di quanto si creda dalle esportazioni all’estero e più di quanto non si pensi dalla vendita dei prodotti al Sud. La situazione di import-export tra Nord e Sud Italia è resa possibile proprio dai tanto discussi trasferimenti fiscali da Nord a Sud. Detto ancora più semplicemente: se fossero annullati o anche solo ridotti (come all’atto pratico si concretizzerebbe con l’ottenimento dell’autonomia differenziata), il primo a farne le spese sarebbe proprio il Nord, che ne subirebbe le conseguenze peggiori.

Come dimostra un altro studio della Banca d’Italia, i 45 miliardi di euro annui che in media, nel decennio 1995-2005, sono stati trasferiti da Nord a Sud sono tornati indietro con gli interessi grazie ai prodotti che il Nord gli ha nel frattempo venduto: 63 miliardi di euro all’anno. Miliardi che diventano 70,5 l’anno se si aggiungono i soldi che il Nord incassa per i rimborsi della mobilità sanitaria di cui abbiamo parlato sopra. Ci sarebbe come trasferimento fiscale dal Sud al Nord anche la formazione dei giovani laureati che emigrano al Nord per lavorare. Sempre secondo Bankitalia, l’aumento di 1 solo euro del Pil al Sud produce una crescita di 40 centesimi del Pil al Centro-Nord. Mentre non accade il contrario. L’aumento del Pil di 1 euro al Centro-Nord determina infatti una crescita per l’intero Paese di soli 10 centesimi.

Investire sulla crescita del Sud comporterebbe un guadagno per l’intero Paese 4 volte maggiore. Un aumento di spesa dei consumatori del Sud di 100 euro innalza la produzione al Centro-Nord di 51,8 euro (di 20,2 euro al Nord-Ovest, di 14,3 euro al Nord-Est e di 17,3 al Centro). Secondo molti analisti e studiosi «se l’Italia dunque superasse le sue miopi illusioni di poter procedere a pezzi semi-separati, tornando a considerarsi Paese e sviluppando quindi anche il Sud, diverrebbe il Paese più competitivo d’Europa e forse del mondo».

Purtroppo, gli appelli ripetuti di Via Nazionale non paiono aver suscitato particolare attenzione nel Governo attuale così come nei precedenti. Il Sud oggi sembra quasi una nazione a parte ed è senza una reale rappresentanza politica a schiena dritta. È un limite che non possiamo più permetterci.

Fonte: Basilicata 24 articolo di Alessandro Cannavale




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Natale Cuccurese esperto di Questione Meridionale, è presidente del Partito del Sud risponde alle nostre domande su tre temi cruciali: Pnrr e il divario interno; Autonomie Differenziate; ruolo del Sud nel rilancio del Paese

Fonte: Basilicata 24 articolo di Alessandro Cannavale


Natale Cuccurese è originario della provincia di Napoli e vive a Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia, dove è impegnato come consigliere comunale e dell’Unione dei comuni. Esperto di Questione Meridionale, è presidente del Partito del Sud. Gli abbiamo posto alcune domande che permettono di affrontare – con disarmante chiarezza – tre temi cruciali: il Pnrr e il divario interno; le Autonomie Differenziate; il ruolo del Sud nel rilancio del Paese.

Divario Nord-Sud e Pnrr: Sarà la soluzione o l’ennesima occasione sprecata?

La narrazione del Nord virtuoso e del Sud parassita si regge da decenni sui soliti triti stereotipi. Ad esempio, a dispetto di molti luoghi comuni, la Cassa per il Mezzogiorno assorbiva appena lo 0,5% del Pil italiano (mai più dello 0,7%), mentre i normali investimenti pubblici al Nord ammontavano a circa il 3,5% del Pil. Questo dato da solo spiega in buona parte il divario di sviluppo in essere. Secondo il Rapporto Italia Eurispes 2020, mai smentito da nessuno – dal 2000 al 2017 – calcolando quanto avrebbe dovuto ricevere il Sud in spesa pubblica rispetto alla sua popolazione sul totale, l‘ammanco rispetto a quanto effettivamente ricevuto è di ben 840 miliardi di euro (circa 46,7 miliardi di euro per anno, dal 2000 al 2017). Una predazione di risorse che continua anno dopo anno. Con tutta evidenza il differenziale Nord/Sud è quindi voluto e ricercato da chi da sempre guida la politica del Paese, in barba alla Costituzione. Per quanto riguarda il Pnrr, potrebbe essere se non la soluzione almeno l’inizio di un percorso. Purtroppo, lo stato delle cose non permette di nutrire grandi speranze. Secondo le indicazioni della Commissione europea, l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud, seguendo tali parametri, doveva essere destinato il 65% del Pnrr; il Governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio questa quota al 40%, ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali, riducendosi così ulteriormente. Purtroppo, senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale, le amministrazioni del Sud – che su questo non hanno colpe – rischiano di andare in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026); per cui, questa quota ridotta potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi e così come richiesto recentemente da alcuni presidenti e sindaci del Nord. Ovviamente il governo Draghi con tutta evidenza si è prestato a questo gioco, dimenticando che avrebbe potuto richiedere i poteri sostitutivi previsti dall’art.120 della Costituzione per aiutare i Comuni in difficoltà. Avrebbe potuto…

È questa una situazione denunciata a più riprese, ad esempio, dall’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che ha spesso evidenziato come, nell’arco dei suoi due mandati alla guida della città, il personale in forze al municipio partenopeo si sia ridotto del 60% (-1.654 unità) e come “quelli che dovrebbero correre più veloci, vengano messi in condizione di non poter correre”. Per quanto riguarda le amministrazioni locali, al Nord ci sono 1.471.000 dipendenti pubblici contro 1.227.000 del Sud e delle Isole. Tra il 2011 e il 2015 il Centro-Nord ha aumentato il numero di dipendenti pubblici di 26.000 unità, mentre il Sud è stato costretto, proprio per i minori trasferimenti, a ridurlo di 14.000.

Come si conciliano le Autonomie differenziate invocate dalle regioni più ricche del Paese con i principi fondamentali della Costituzione?

L’Autonomia differenziata è un progetto liberista che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, così come da sempre vuole la Lega, che infatti ha ancora oggi al primo punto del suo statuto la “secessione della Padania”. Chi si accorda a queste richieste così come fanno presidenti, parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assume interamente e a futura memoria la responsabilità di questa possibilità e della conseguente prossima e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese. Il processo è molto avanzato. Doveroso ricordare, per restare alla stringente attualità, che martedì 12 luglio è stato approvato il documento conclusivo dell’indagine conoscitiva avviata tre anni fa su autonomie differenziate in Commissione Bicamerale per le questioni regionali. Tutti a favore, anche i parlamentari meridionali, tranne la senatrice Granato, per procedere con l’Autonomia differenziata, con l’attuazione dell’art.116 della Costituzione e con la definizione della relativa Legge quadro, così come vogliono i governatori delle Regioni del Nord e la ministra Gelmini, senza prima definire i Lep (Livelli essenziali delle prestazioni ndr). Invece di stabilire finalmente i fabbisogni standard per territorio, cioè determinare quali risorse minime sia giusto che lo Stato garantisca con imposte proprie o con la perequazione, si è scelto di continuare in base alla “spesa storica”, cioè in funzione di quel meccanismo perverso, quell’imbroglio, per cui a Reggio Calabria vi sono solo tre asili, mentre a Reggio Emilia 63, pur con una popolazione inferiore, i finanziamenti relativi non avverranno sulla base delle reali esigenze, ma solo fotografando “storicamente” la situazione esistente. Un vero e proprio insulto e una sfida ai cittadini Mezzogiorno. Così grazie all’applicazione della “spesa storica” un bambino del Sud, per questo Stato, ha sì diritto all’asilo nido, ma solo nella misura in cui gli enti locali del suo territorio siano stati capaci di vincere dei bandi competitivi con altri enti locali in luoghi più ricchi, più collegati e con più personale (anche grazie ai trasferimenti statali da sempre diseguali). In caso contrario, tale diritto decade e lui/lei e la sua famiglia, che paga le stesse tasse delle famiglie che risiedono in territori più ricchi, si devono arrangiare. Notando bene che queste famiglie pagheranno in futuro la stessa quota di tasse per la restituzione del prestito Recovery all’Europa dei territori più ricchi, pur avendo ricevuto molto meno.

Dal che si evidenza come sia stata quanto mai opportuna l’interrogazione alla ministra Gelmini, presentata dal Gruppo Parlamentare Manifesta il 30 maggio e preparata in collaborazione con il Laboratorio del Sud, che verte sui Lep messi ancora “in soffitta”, come dichiarato recentemente dalla ministra. Chi si richiama agli art. 116 e 117 della Costituzione per affermare che l’Autonomia differenziata va realizzata, spesso dimentica di dire che la definizione dei Lep attende da sempre. Anche loro sono previsti (art. 117, comma 2, lett. m), non si capisce perché debbano quindi attendere in “soffitta”.

Ricordiamo che i Lep sono quei servizi e quelle prestazioni che lo Stato deve garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, in quanto consentono il pieno rispetto dei diritti sociali e civili dei cittadini, costituzionalmente garantiti come il diritto alla salute e all’istruzione. Non sono un aspetto secondario da mettere in “soffitta”, almeno se si ritiene ancora di vivere in un Paese unito così come previsto dalla Costituzione. Ecco perché quanto sta accadendo è a dir poco assurdo ed è doveroso parlare di razzismo di Stato.

Qual è, e quale dovrebbe essere, il ruolo del Sud? Cosa si potrebbe e dovrebbe fare?

Circa un anno fa, Bankitalia ha proposto un approccio totalmente diverso rispetto a quello proposto da sempre dai governi nazionali, basato su studi e tabelle inoppugnabili che dimostrano quello che appare sempre più evidente a tutti, tranne che ai liberisti al governo, e cioè che per crescere l’Italia deve ridurre il divario tra Nord e Sud e rilanciare gli investimenti pubblici al Sud: “La competitività delle imprese è strettamente legata alla disponibilità di una rete adeguata di trasporti e di telecomunicazioni”, rete trasporti in particolare che come risaputo al Sud non è adeguata. Il Pil del Nord dipende meno di quanto si creda dalle esportazioni all’estero e più di quanto non si pensi dalla vendita dei prodotti al Sud. La situazione di import-export tra Nord e Sud Italia è resa possibile proprio dai tanto discussi trasferimenti fiscali da Nord a Sud. Detto ancora più semplicemente: se fossero annullati o anche solo ridotti (come all’atto pratico si concretizzerebbe con l’ottenimento dell’autonomia differenziata), il primo a farne le spese sarebbe proprio il Nord, che ne subirebbe le conseguenze peggiori.

Come dimostra un altro studio della Banca d’Italia, i 45 miliardi di euro annui che in media, nel decennio 1995-2005, sono stati trasferiti da Nord a Sud sono tornati indietro con gli interessi grazie ai prodotti che il Nord gli ha nel frattempo venduto: 63 miliardi di euro all’anno. Miliardi che diventano 70,5 l’anno se si aggiungono i soldi che il Nord incassa per i rimborsi della mobilità sanitaria di cui abbiamo parlato sopra. Ci sarebbe come trasferimento fiscale dal Sud al Nord anche la formazione dei giovani laureati che emigrano al Nord per lavorare. Sempre secondo Bankitalia, l’aumento di 1 solo euro del Pil al Sud produce una crescita di 40 centesimi del Pil al Centro-Nord. Mentre non accade il contrario. L’aumento del Pil di 1 euro al Centro-Nord determina infatti una crescita per l’intero Paese di soli 10 centesimi.

Investire sulla crescita del Sud comporterebbe un guadagno per l’intero Paese 4 volte maggiore. Un aumento di spesa dei consumatori del Sud di 100 euro innalza la produzione al Centro-Nord di 51,8 euro (di 20,2 euro al Nord-Ovest, di 14,3 euro al Nord-Est e di 17,3 al Centro). Secondo molti analisti e studiosi «se l’Italia dunque superasse le sue miopi illusioni di poter procedere a pezzi semi-separati, tornando a considerarsi Paese e sviluppando quindi anche il Sud, diverrebbe il Paese più competitivo d’Europa e forse del mondo».

Purtroppo, gli appelli ripetuti di Via Nazionale non paiono aver suscitato particolare attenzione nel Governo attuale così come nei precedenti. Il Sud oggi sembra quasi una nazione a parte ed è senza una reale rappresentanza politica a schiena dritta. È un limite che non possiamo più permetterci.

Fonte: Basilicata 24 articolo di Alessandro Cannavale




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mercoledì 6 luglio 2022

[VIDEO] Conferenza su Mezzogiorno tra Europa e Mediterraneo- L' introduzione di Natale Cuccurese Presidente nazionale del Partito del Sud

 

La Conferenza su "Mezzogiorno tra Europa e Mediterraneo" del 2-3 luglio 2022 a Eboli è una tappa del lavoro svolto sul Mezzogiorno e sulle questioni ad esso connesse e si propone di sviluppare e approfondire analisi e proposte, alla luce delle problematiche di questa modernità, segnata dalla pandemia, dalla guerra e dal cambiamento climatico. Nelle 3 sezioni di lavoro abbiamo provato a indagare il nesso tra la condizione sociale, antropologica e politico-culturale del Sud dell'Italia e quella degli altri Sud, in relazione agli sconvolgimenti epocali e globali.



A questo link tutti gli interventi della due giorni di Eboli: https://transform-italia.it/conferenza-su-mezzogiorno-tra-europa-e-mediterraneo-ii-sessione/?fbclid=IwAR2xSpktHcWU182WPe1v3vPaJmEe3I5ehXn3YpdXlFz9MYLcgZzknxpcHgc


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La Conferenza su "Mezzogiorno tra Europa e Mediterraneo" del 2-3 luglio 2022 a Eboli è una tappa del lavoro svolto sul Mezzogiorno e sulle questioni ad esso connesse e si propone di sviluppare e approfondire analisi e proposte, alla luce delle problematiche di questa modernità, segnata dalla pandemia, dalla guerra e dal cambiamento climatico. Nelle 3 sezioni di lavoro abbiamo provato a indagare il nesso tra la condizione sociale, antropologica e politico-culturale del Sud dell'Italia e quella degli altri Sud, in relazione agli sconvolgimenti epocali e globali.



A questo link tutti gli interventi della due giorni di Eboli: https://transform-italia.it/conferenza-su-mezzogiorno-tra-europa-e-mediterraneo-ii-sessione/?fbclid=IwAR2xSpktHcWU182WPe1v3vPaJmEe3I5ehXn3YpdXlFz9MYLcgZzknxpcHgc


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sabato 25 giugno 2022

Natale Cuccurese: “Le prossime elezioni incombono e l’asse del Nord vuole mostrare agli elettori plaudenti la testa mozzata della colonia Sud”




Mercoledì 22 giugno si è tenuto a Roma un vertice tra i Presidenti delle Regioni colonizzatrici Veneto, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Toscana e la Ministra per gli Affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini per la condivisione definitiva della bozza di legge quadro sull’autonomia differenziata, il cui obiettivo strategico consta nel mettere in cassaforte il bottino frutto dei reiterati scippi perpetrati a Costituzione rovesciata ai danni della colonia Sud, grazie alla legittimazione definitiva del “piede di porco” della spesa storica.  

Di recente, sul tema è intervenuto il Presidente del Sud Natale Cuccurese, che, tramite i canali social, ha denunciato: “Il vertice di ieri fra ‘governatori’ leghisti e proto-leghisti delle sole regioni del Nord somiglia più ad una seduta segreta di una loggia massonica che ad un consesso democratico. Il popolino non deve sapere e infatti nessuna forza politica presente nel Parlamento commissariato reagisce e mette un argine a questo esproprio di democrazia. Se la cantano e se la suonano da soli, esautorando il Parlamento, le Regioni meridionali, i cittadini”.

Ovviamente – ha proseguito Cuccurese – vista la situazione guai parlare di barricate da Sud o di secessione, quello può farlo e minacciarlo solo la Padania, i meridionali non hanno neanche più il diritto di protestare, peggio ancora di lamentarsi. Tanto sui media nazionali non hanno voce. I governatori del Nord fanno esclusivamente i fatti loro e cercano le ‘condizioni per fare presto’ e in silenzio questo esproprio di democrazia e di futuro ai danni di tutto il Paese insieme alla ministra Gelmini, grande amica della ministra del Sud (?) Carfagna, che, infatti, colpevolmente tace”.

Le prossime elezioni – ha concluso Cuccurese – incombono, dal palco bisogna mostrare agli elettori plaudenti la testa mozzata del Sud”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese


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Mercoledì 22 giugno si è tenuto a Roma un vertice tra i Presidenti delle Regioni colonizzatrici Veneto, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Toscana e la Ministra per gli Affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini per la condivisione definitiva della bozza di legge quadro sull’autonomia differenziata, il cui obiettivo strategico consta nel mettere in cassaforte il bottino frutto dei reiterati scippi perpetrati a Costituzione rovesciata ai danni della colonia Sud, grazie alla legittimazione definitiva del “piede di porco” della spesa storica.  

Di recente, sul tema è intervenuto il Presidente del Sud Natale Cuccurese, che, tramite i canali social, ha denunciato: “Il vertice di ieri fra ‘governatori’ leghisti e proto-leghisti delle sole regioni del Nord somiglia più ad una seduta segreta di una loggia massonica che ad un consesso democratico. Il popolino non deve sapere e infatti nessuna forza politica presente nel Parlamento commissariato reagisce e mette un argine a questo esproprio di democrazia. Se la cantano e se la suonano da soli, esautorando il Parlamento, le Regioni meridionali, i cittadini”.

Ovviamente – ha proseguito Cuccurese – vista la situazione guai parlare di barricate da Sud o di secessione, quello può farlo e minacciarlo solo la Padania, i meridionali non hanno neanche più il diritto di protestare, peggio ancora di lamentarsi. Tanto sui media nazionali non hanno voce. I governatori del Nord fanno esclusivamente i fatti loro e cercano le ‘condizioni per fare presto’ e in silenzio questo esproprio di democrazia e di futuro ai danni di tutto il Paese insieme alla ministra Gelmini, grande amica della ministra del Sud (?) Carfagna, che, infatti, colpevolmente tace”.

Le prossime elezioni – ha concluso Cuccurese – incombono, dal palco bisogna mostrare agli elettori plaudenti la testa mozzata del Sud”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese


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martedì 21 giugno 2022

NO AUTONOMIA DIFFERENZIATA!

 



Di Antonio Luongo

Sembra ieri, quando ad ottobre scorso, chiedemmo invano che il neo sindaco di Napoli prendesse una posizione netta e chiara contro l'AUTONOMIA DIFFERENZIATA.
Una posizione "politica", laddove l'impianto normativo caldeggiato dai leghisti e protoleghisti non fa altro che fotografare le differenze tra #Nord e #Sud e su quella base condanna i territori deboli a sprofondare, ma soprattutto territoriale perché un primo cittadino non può esimersi dal rappresentare i suoi concittadini. Non può evitare di difenderli se attaccati.
Eppure non è successo.
Napoli è rimasta alla finestra in attesa dell'elemosina governativa.
Un'elemosina con interessi altissimi, tra l'altro e
il "patto per Napoli" è diventato il "PACCO PER NAPOLI"
In questi mesi, nell'inerzia generale dei rappresentanti di comuni e regioni meridionali, la lobby del Nord non è stata a guardare. Ha lavorato dietro le quinte, facendo pressioni, richieste.
Così d'improvviso, ma non senza preavviso per chi come noi si rifiuta di fare lo struzzo e mettere la testa sotto ls sabbia, la Gelmini accelera il DDL per la SECESSIONE DEI RICCHI . Eppure al di là dei rischi intrinseci di un provvedimento che si tradurrà in tagli indiscriminati per il Sud, la manovra è un attacco mascherato all'unità di Italia. Se così non fosse, sapete dirmi dove sono i finiti i #LEP, livelli essenziali di prestazioni, ancora essenziale di equità sociale e territoriale in un sistema federalista, come quello proposto?
Tra federalismo è colonialismo la differenza è proprio nei lep, mai implementati e oggi addirittura spariti dal dibattito.
Noi come Partito del Sud diciamo NO all'autonomia differenziata e ci contrapporremo a questa legge criminale, anche andando contro all'intero arco parlamentare!
Ne va del futuro dei cittadini meridionali.
LA NUOVA QUESTIONE MERIDIONALE ESISTE E QUESTA NON È UNA STERILE RIVENDICAZIONE...come affermò Draghi il 30 marzo scorso.
Ora stanno passando dalle parole ai fatti. Fermiamoli!




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Di Antonio Luongo

Sembra ieri, quando ad ottobre scorso, chiedemmo invano che il neo sindaco di Napoli prendesse una posizione netta e chiara contro l'AUTONOMIA DIFFERENZIATA.
Una posizione "politica", laddove l'impianto normativo caldeggiato dai leghisti e protoleghisti non fa altro che fotografare le differenze tra #Nord e #Sud e su quella base condanna i territori deboli a sprofondare, ma soprattutto territoriale perché un primo cittadino non può esimersi dal rappresentare i suoi concittadini. Non può evitare di difenderli se attaccati.
Eppure non è successo.
Napoli è rimasta alla finestra in attesa dell'elemosina governativa.
Un'elemosina con interessi altissimi, tra l'altro e
il "patto per Napoli" è diventato il "PACCO PER NAPOLI"
In questi mesi, nell'inerzia generale dei rappresentanti di comuni e regioni meridionali, la lobby del Nord non è stata a guardare. Ha lavorato dietro le quinte, facendo pressioni, richieste.
Così d'improvviso, ma non senza preavviso per chi come noi si rifiuta di fare lo struzzo e mettere la testa sotto ls sabbia, la Gelmini accelera il DDL per la SECESSIONE DEI RICCHI . Eppure al di là dei rischi intrinseci di un provvedimento che si tradurrà in tagli indiscriminati per il Sud, la manovra è un attacco mascherato all'unità di Italia. Se così non fosse, sapete dirmi dove sono i finiti i #LEP, livelli essenziali di prestazioni, ancora essenziale di equità sociale e territoriale in un sistema federalista, come quello proposto?
Tra federalismo è colonialismo la differenza è proprio nei lep, mai implementati e oggi addirittura spariti dal dibattito.
Noi come Partito del Sud diciamo NO all'autonomia differenziata e ci contrapporremo a questa legge criminale, anche andando contro all'intero arco parlamentare!
Ne va del futuro dei cittadini meridionali.
LA NUOVA QUESTIONE MERIDIONALE ESISTE E QUESTA NON È UNA STERILE RIVENDICAZIONE...come affermò Draghi il 30 marzo scorso.
Ora stanno passando dalle parole ai fatti. Fermiamoli!




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sabato 18 giugno 2022

PACE E DIRITTI

Di Antonio Luongo

Nel nostro paese c'è assoluto bisogno di riscrivere i confini e i contenuti di un'identità progressista. La giornata nazionale del rifugiato è stata occasione per ribadirlo.

La manifestazione di ieri, cui ho partecipato insieme al Partito del Sud , all'ex sindaco Luigi de Magistris, al Partito della Rifondazione Comunista ed altri movimenti, in quest'ottica ha un altissimo significato valoriale.
L'accoglienza è universale. Non si può ricordarsene solo per chi ha gli occhi azzurri e i capelli biondi!
L'accoglienza non può essere strumentalizzata alle esigenze partitiche del momento.
Esiste la possibilità di scrivere un'altra'Italia che ha nella solidarietà tra popoli e tra individui in una comunità la sua stella polare e non dà la priorità al dogma del mercato e alla santificazione della speculazione del profitto a qualunque costo.
Si possono riempire le piazze gridando NO alla Guerra, NO ai razzismi. Si può proporre una visione aperta e "mediterranea" della vita.
Le forze presenti oggi sia nel Parlamento nazionale che a livello locale stanno riuscendo abilmente ad addormentare la coscienza civica e a scardinare lentamente gli ultimi pilastri di welfare e stato sociale. Il governo tecnico di Draghi è il mandante occulto di un ritorno al passato che altro non faŕà che spianare la strada alle destre, a stretto giro.
Con lo spauracchio dei finanziamenti del PNRR si sta zavorrando il paese con scelte filo conservatrici e lobbystiche
A Napoli ne possiamo osservarne una declinazione plastica, con una giunta telecomandata, orientata a sviluppare una controrivoluzione sia culturale che economica, totalmente scollegata dalle esigenze delle persone.
Fermiamoli e cambiamo questo destino scritto dall'alto.









 




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Di Antonio Luongo

Nel nostro paese c'è assoluto bisogno di riscrivere i confini e i contenuti di un'identità progressista. La giornata nazionale del rifugiato è stata occasione per ribadirlo.

La manifestazione di ieri, cui ho partecipato insieme al Partito del Sud , all'ex sindaco Luigi de Magistris, al Partito della Rifondazione Comunista ed altri movimenti, in quest'ottica ha un altissimo significato valoriale.
L'accoglienza è universale. Non si può ricordarsene solo per chi ha gli occhi azzurri e i capelli biondi!
L'accoglienza non può essere strumentalizzata alle esigenze partitiche del momento.
Esiste la possibilità di scrivere un'altra'Italia che ha nella solidarietà tra popoli e tra individui in una comunità la sua stella polare e non dà la priorità al dogma del mercato e alla santificazione della speculazione del profitto a qualunque costo.
Si possono riempire le piazze gridando NO alla Guerra, NO ai razzismi. Si può proporre una visione aperta e "mediterranea" della vita.
Le forze presenti oggi sia nel Parlamento nazionale che a livello locale stanno riuscendo abilmente ad addormentare la coscienza civica e a scardinare lentamente gli ultimi pilastri di welfare e stato sociale. Il governo tecnico di Draghi è il mandante occulto di un ritorno al passato che altro non faŕà che spianare la strada alle destre, a stretto giro.
Con lo spauracchio dei finanziamenti del PNRR si sta zavorrando il paese con scelte filo conservatrici e lobbystiche
A Napoli ne possiamo osservarne una declinazione plastica, con una giunta telecomandata, orientata a sviluppare una controrivoluzione sia culturale che economica, totalmente scollegata dalle esigenze delle persone.
Fermiamoli e cambiamo questo destino scritto dall'alto.









 




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Natale Cuccurese: “Col Governo dei ‘migliori’ riesplode il divario Nord-Sud e ci si avvia verso la balcanizzazione del Paese”

 Giorno dopo giorno, la costruzione dell’Italia post-pandemica e post-bellica prende sempre più corpo. E vista da Sud non è un’Italia, così come vorrebbe la Costituzione, incentrata sulla solidarietà, sull’equità e sull’uguaglianza dei diritti, Vista da Sud, invece, è la solita Italia matrigna che distingue tra “figli” residente al Nord e “figliastri” residenti al Sud.

Di recente, è tornato sull’argomento il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che tramite i canali social ha osservato: “Col governo dei ‘migliori’ si continuano a drenare risorse nel Mezzogiorno per portarle al Nord. Infatti, le famiglie in povertà assoluta calano al Nord e aumentano al Sud. Intanto i partiti che sostengono Draghi sono pronti a far partire l’autonomia differenziata, un progetto che porterà presto alla balcanizzazione del Paese”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese


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 Giorno dopo giorno, la costruzione dell’Italia post-pandemica e post-bellica prende sempre più corpo. E vista da Sud non è un’Italia, così come vorrebbe la Costituzione, incentrata sulla solidarietà, sull’equità e sull’uguaglianza dei diritti, Vista da Sud, invece, è la solita Italia matrigna che distingue tra “figli” residente al Nord e “figliastri” residenti al Sud.

Di recente, è tornato sull’argomento il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che tramite i canali social ha osservato: “Col governo dei ‘migliori’ si continuano a drenare risorse nel Mezzogiorno per portarle al Nord. Infatti, le famiglie in povertà assoluta calano al Nord e aumentano al Sud. Intanto i partiti che sostengono Draghi sono pronti a far partire l’autonomia differenziata, un progetto che porterà presto alla balcanizzazione del Paese”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese


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martedì 7 giugno 2022

A NAPOLI SABATO 11 GIUGNO CONVEGNO: "MEZZOGIORNO RISORSA POSSIBILE TRA DUE MONDI"

Sabato 11 giugno Natale Cuccurese, Presidente/Segretario del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti, sarà a Napoli per parlare di “guerra, crisi e #Mezzogiorno”. Quali saranno le conseguenze della crisi in corso per il #Sud.


Vi aspettiamo a questo Convegno organizzato da @ilPCI all’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino dalle ore 10.00









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Sabato 11 giugno Natale Cuccurese, Presidente/Segretario del Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti, sarà a Napoli per parlare di “guerra, crisi e #Mezzogiorno”. Quali saranno le conseguenze della crisi in corso per il #Sud.


Vi aspettiamo a questo Convegno organizzato da @ilPCI all’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino dalle ore 10.00









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mercoledì 1 giugno 2022

Natale Cuccurese: “L’asse Carfagna-Ambrosetti privatizza la questione meridionale”



Dietro la retorica imbonitrice del Governo dei “migliori” sullo storico divario tra Nord e Sud Italia, in realtà, si celano gli interessi dei gruppi imprenditoriali settentrionali, che, grazie alla regia della Ministra per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna da Salerno, si apprestano a trarre profitti dalla “nuova questione meridionale”.

Questo, in estrema sintesi, l’allarme lanciato tramite social dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Nel convegno di Sorrento, – ha osservato Cuccurese – una specie di ‘sagra del piatto di lenticchie’ tutta a vantaggio di prenditori, think tank, multinazionali, politicanti in cerca di visibilità in vista delle prossime elezioni, lobby, multiutility, tutti/e del Nord, evidentemente al fine di ‘svendere’ gli ultimi asset del Mezzogiorno partendo dal settore energetico, Mara Carfagna, sostituendo la Svimez con il forum Ambrosetti, ha dato forse inizio ad una nuova stagione di sfruttamento per il Mezzogiorno, ovvero alla privatizzazione della Questione Meridionale”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese


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Dietro la retorica imbonitrice del Governo dei “migliori” sullo storico divario tra Nord e Sud Italia, in realtà, si celano gli interessi dei gruppi imprenditoriali settentrionali, che, grazie alla regia della Ministra per il Sud e la coesione territoriale Mara Carfagna da Salerno, si apprestano a trarre profitti dalla “nuova questione meridionale”.

Questo, in estrema sintesi, l’allarme lanciato tramite social dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Nel convegno di Sorrento, – ha osservato Cuccurese – una specie di ‘sagra del piatto di lenticchie’ tutta a vantaggio di prenditori, think tank, multinazionali, politicanti in cerca di visibilità in vista delle prossime elezioni, lobby, multiutility, tutti/e del Nord, evidentemente al fine di ‘svendere’ gli ultimi asset del Mezzogiorno partendo dal settore energetico, Mara Carfagna, sostituendo la Svimez con il forum Ambrosetti, ha dato forse inizio ad una nuova stagione di sfruttamento per il Mezzogiorno, ovvero alla privatizzazione della Questione Meridionale”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese


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sabato 21 maggio 2022

Natale Cuccurese: “Al Sud le prediche, alle Università del Nord i soldi”

Non è trascorsa neanche una settimana dal Forum sorrentino “Vieni al Sud” promosso dalla Ministra per il Sud e la coesione sociale Mara Carfagna da Salerno che si copre che quello che, grazie ai presunti miracoli di “Santo” Mario Draghi da Roma, è stato propagandisticamente presentato come il “Mezzogiorno capitale del nuovo mondo” continua, invece, a subire “scippi” su “scippi” a tutto vantaggio dell’oramai famigerata locomotiva Nord.

Sul tema è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, tramite i canali social, ha denunciato: “Fondi alle Università, Sud penalizzato dal meccanismo iniquo che premia un Nord già ricco. Continuano così le prediche a vuoto, come quella del Forum di Sorrento, sulla volontà di fare sviluppare il Mezzogiorno, mentre si procede come sempre quando si tratta di passare dalle parole ai fatti privilegiando una parte, la solita”. “Il sistema – ha concluso Cuccurese – ricalca quello aberrante degli asili nido per cui i soldi pubblici vanno alle realtà in cui le strutture già esistono”.

Insomma, altro che “Mezzogiorno capitale del nuovo mondo”. Purtroppo, il Sud continua ad essere trattato, invece, come la solita colonia estrattiva interna di risorse ad opera di un sistema Nord sempre più bulimico.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese




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Non è trascorsa neanche una settimana dal Forum sorrentino “Vieni al Sud” promosso dalla Ministra per il Sud e la coesione sociale Mara Carfagna da Salerno che si copre che quello che, grazie ai presunti miracoli di “Santo” Mario Draghi da Roma, è stato propagandisticamente presentato come il “Mezzogiorno capitale del nuovo mondo” continua, invece, a subire “scippi” su “scippi” a tutto vantaggio dell’oramai famigerata locomotiva Nord.

Sul tema è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, tramite i canali social, ha denunciato: “Fondi alle Università, Sud penalizzato dal meccanismo iniquo che premia un Nord già ricco. Continuano così le prediche a vuoto, come quella del Forum di Sorrento, sulla volontà di fare sviluppare il Mezzogiorno, mentre si procede come sempre quando si tratta di passare dalle parole ai fatti privilegiando una parte, la solita”. “Il sistema – ha concluso Cuccurese – ricalca quello aberrante degli asili nido per cui i soldi pubblici vanno alle realtà in cui le strutture già esistono”.

Insomma, altro che “Mezzogiorno capitale del nuovo mondo”. Purtroppo, il Sud continua ad essere trattato, invece, come la solita colonia estrattiva interna di risorse ad opera di un sistema Nord sempre più bulimico.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese




mercoledì 18 maggio 2022

Forum del Sud: come ti finanzio il Nord

 di Natale Cuccurese

Con la foto fra il sorridente ministro Brunetta (il più acerrimo nemico del South working) che ha dichiarato che non c’è una questione meridionale, ma mediterranea e la ministra Gelmini, che sul tavolo nazionale vuole mettere in “soffitta” i LEP (Livelli essenziali delle prestazioni) a proposito di Autonomia differenziata (sul tema segnalo l’interrogazione da poco presentata dalla Capogruppo di ManifestA alla Camera, On. Simona Suriano, realizzata in collaborazione con il Laboratorio la Riscossa del Sud), la ministra del Sud Carfagna ci ha deliziato il fine settimana organizzando il Forum del Sud di Sorrento.

Una specie di “sagra del piatto di lenticchie” tutta a vantaggio di prenditori, think tank, multinazionali, politicanti in cerca di visibilità in vista delle prossime elezioni, lobby, multiutility, tutti/e del Nord, evidentemente al fine di “svendere” gli ultimi asset del Mezzogiorno partendo dal settore energetico, in questo momento quanto mai prezioso. Intendiamoci, è sempre bene che il Governo si interessi al Mezzogiorno e ne discuta, ma indicare i rigassificatori come priorità non pare proprio il massimo.

Particolarmente preoccupante il riferimento alla “sostituzione da parte della cabina di regia delle amministrazioni lente o inadempienti” a proposito di PNRR. Eppure da mesi denunciamo la situazione delle amministrazioni del Sud in condizioni di emergenza, con poco personale tecnico e impossibilitate a rispettati i tempi stretti richiesti nella presentazione dei progetti, causa i tagli imposti dai governi da più di un decennio causa austerity e spending review. Tagli che hanno colpito in misura molto maggiore le amministrazioni del Sud.

Inutile richiamare i poteri sostitutivi previsti dall’art. 120 di una Costituzione che con tutta evidenza non è più in vigore da tempo in Italia. Certo sarebbe stato carino avvisare i cittadini che, per i fondi del PNRR, fra bandi che spariscono, allocazioni che cambiano, criteri che mancano, sarà molto difficile raggiungere quel 40% di fondi destinati al Mezzogiorno dal totale di 191,5 miliardi in arrivo dalla UE. Percentuale che la ministra del Sud però continua a ripetere che arriverà a destinazione, come un mantra autoassolutorio. Questo a maggior ragione se improvvisamente le “ferree” regole del PNRR, oggi con la guerra in Ucraina, pare diventino carta straccia. Si finanzieranno infatti anche opere inquinanti legate a petrolio e gas, ovviamente partendo dai nuovi rigassificatori da collocarsi nel Mezzogiorno, così come detto dalla ministra Carfagna a Sorrento. E la transizione ecologica? Ma, figuriamoci, il Sud dietro le belle parole, è solo e come sempre visto esclusivamente come colonia estrattiva e se si inquina e sfrutta, poco male.

Eppure il ministro Franco ha snocciolato tutte le problematiche che da sempre affliggono il Mezzogiorno e che da sempre denunciamo e nel suo caso non è neppure la prima volta. Problematiche che con tutta evidenza sono quindi ben conosciute dal Governo, quello che manca sono le soluzioni o forse la volontà di ricercarle e applicarle. Dice infatti il ministro Franco: “Il PIL pro capite è al Sud il 55% di quello del Nord. È un divario enorme”. Per conseguire tassi di crescita più robusti è cruciale imprimere una forte accelerazione all’economia del Mezzogiorno e riavviare la convergenza tra le due aree del Paese. Il PNRR è un’opportunità nuova”, ma da solo non basta. Bisogna utilizzare tutti i fondi a disposizione e “saper spendere” le risorse, con una capacità “adeguata” di realizzare i progetti. L’ampiezza dei divari e il loro perdurare nel tempo indicano che i ritardi del Mezzogiorno non possono essere riassorbiti solo con un piano di 6 anni, per quanto ben congegnato. Il PNRR è fondamentale, ma non basta, dobbiamo esserne consapevoli. Per un tema di questa portata serve una strategia politica economica del Paese che utilizzi tutti gli strumenti a disposizione. A partire dai Fondi strutturali europei e dai fondi Sviluppo e coesione in un’ottica di complementarietà che vada oltre l’orizzonte temporale del Piano.

Tutto corretto, ma tutte cose che se restano solo proclami, si rivelano per quello che sono: propaganda utile solo a dare speranze ai cittadini meridionali così da raccattare qualche “voto ingenuo”.

Infatti, resta evidente che a Sorrento ha giocato a tutto campo, ma sempre a favore del Partito Unico del Nord, la ministra del Sud Mara Carfagna. Incalzata (come raramente accade) dalle domande dei giornalisti, ha rassicurato su ogni fronte, spostando l’arrivo di fondi per il Sud in un prossimo immaginifico futuro, ma garantendo sempre e comunque la quota del 40% al Sud, mentre le dichiarazioni del presidente Mario Draghi, che ha affermato di evitare le “pigre interpretazioni sul Sud” sono consolatorie, ma bisogna capire, appunto, se saranno foriere di iniziative concrete anche sulle infrastrutture, dato che adesso il Mezzogiorno è visto come hub del gas, anche questo principalmente nell’interesse del Nord, data la crisi in corso. Comunque, nel caso, ben vengano infrastrutture e collegamenti migliori che si aspettavano da decenni, anche se ancora una volta si nota il disinteresse riguardo le vocazioni produttive del Mezzogiorno.

Manca ad esempio dal dibattito il potenziamento della capacità produttiva di industria e servizi avanzati al Sud. Il PNRR destina a questo risorse per oltre 13 miliardi a Industria 4.0, che sarà utilizzata in larga parte al Nord, nei soli territori della cosiddetta “locomotiva”. Bisognerebbe accompagnare la transizione digitale ed energetica, non coi rigassificatori, ma con grandi iniziative di politiche pubbliche favorendo la nascita di occupazione di qualità nel Meridione. Non a caso tra le cinque Regioni di Paesi europei nelle quali il tasso d’occupazione è peggiore, ben 4, secondo i dati Eurostat di dieci giorni fa, sono italiane. Si tratta, nell’ordine, di Sicilia (con un tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni del 41,1%), Campania (41,3%), Calabria (42%) e Puglia (46,7%), mentre il tasso medio per l’Ue a 27 è del 68,4%. Assieme alle quattro regioni italiane c’è anche la Guyana francese, che si trova però in Sudamerica, a testimoniare la condizione coloniale che affligge il Sud. Così si favoriscono solo la fuga dei cervelli e la desertificazione demografica.

Non a caso pochi giorni fa il presidente della SVIMEZ, Adriano Giannola ha denunciato senza mezzi termini un’altra emergenza: “I bandi PNRR sulla scuola sono anti-costituzionali”. Per poi continuare: “Quando lo Stato individua un’esigenza su un diritto fondamentale, che sia la salute come l’istruzione, non può mica mettere a gara la sua attuazione mettendo in competizione gli enti locali. È lo Stato che deve organizzare l’offerta dei servizi”.

Inoltre, senza tanti giri di parole, sempre Giannola ha dichiarato: “C’è un concetto da sbattere in faccia al governo finché non lo comprende: il suo ruolo non è l’arbitro che garantisce il rispetto delle regole, è quello del regista, che individua i fabbisogni e poi coordina le risorse del Paese per realizzare i servizi dove necessario”.

L’immagine più distorta che arriva da Sorrento è ancora quella leghista, cioè del Meridione come un luogo d’elezione dell’impiego pubblico, mentre come detto abbiamo il problema opposto: le strutture statali del Sud sono sotto organico e andrebbero potenziate. Bisognerebbe assumere negli uffici di programmazione come negli asili, mentre il MIUR formula una norma che scaverà un enorme fossato tra università del Nord e del Sud. E così, come da decenni, ancora si parla per il solo Mezzogiorno di investimenti a rischio mafie, pericolo sicuramente vero, ma anche al Nord le mafie sono ben presenti come dimostra, fra gli altri il processo AEmilia. E poi, diciamocelo, perché discriminare e penalizzare solo i territori del Sud quando “la linea della palma” ha da tempo scavalcato le Alpi. Ma, poi, queste mafie non dovrebbe sconfiggerle lo Stato?! Perché non lo fa?!

Fonte: Transform!italia



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 di Natale Cuccurese

Con la foto fra il sorridente ministro Brunetta (il più acerrimo nemico del South working) che ha dichiarato che non c’è una questione meridionale, ma mediterranea e la ministra Gelmini, che sul tavolo nazionale vuole mettere in “soffitta” i LEP (Livelli essenziali delle prestazioni) a proposito di Autonomia differenziata (sul tema segnalo l’interrogazione da poco presentata dalla Capogruppo di ManifestA alla Camera, On. Simona Suriano, realizzata in collaborazione con il Laboratorio la Riscossa del Sud), la ministra del Sud Carfagna ci ha deliziato il fine settimana organizzando il Forum del Sud di Sorrento.

Una specie di “sagra del piatto di lenticchie” tutta a vantaggio di prenditori, think tank, multinazionali, politicanti in cerca di visibilità in vista delle prossime elezioni, lobby, multiutility, tutti/e del Nord, evidentemente al fine di “svendere” gli ultimi asset del Mezzogiorno partendo dal settore energetico, in questo momento quanto mai prezioso. Intendiamoci, è sempre bene che il Governo si interessi al Mezzogiorno e ne discuta, ma indicare i rigassificatori come priorità non pare proprio il massimo.

Particolarmente preoccupante il riferimento alla “sostituzione da parte della cabina di regia delle amministrazioni lente o inadempienti” a proposito di PNRR. Eppure da mesi denunciamo la situazione delle amministrazioni del Sud in condizioni di emergenza, con poco personale tecnico e impossibilitate a rispettati i tempi stretti richiesti nella presentazione dei progetti, causa i tagli imposti dai governi da più di un decennio causa austerity e spending review. Tagli che hanno colpito in misura molto maggiore le amministrazioni del Sud.

Inutile richiamare i poteri sostitutivi previsti dall’art. 120 di una Costituzione che con tutta evidenza non è più in vigore da tempo in Italia. Certo sarebbe stato carino avvisare i cittadini che, per i fondi del PNRR, fra bandi che spariscono, allocazioni che cambiano, criteri che mancano, sarà molto difficile raggiungere quel 40% di fondi destinati al Mezzogiorno dal totale di 191,5 miliardi in arrivo dalla UE. Percentuale che la ministra del Sud però continua a ripetere che arriverà a destinazione, come un mantra autoassolutorio. Questo a maggior ragione se improvvisamente le “ferree” regole del PNRR, oggi con la guerra in Ucraina, pare diventino carta straccia. Si finanzieranno infatti anche opere inquinanti legate a petrolio e gas, ovviamente partendo dai nuovi rigassificatori da collocarsi nel Mezzogiorno, così come detto dalla ministra Carfagna a Sorrento. E la transizione ecologica? Ma, figuriamoci, il Sud dietro le belle parole, è solo e come sempre visto esclusivamente come colonia estrattiva e se si inquina e sfrutta, poco male.

Eppure il ministro Franco ha snocciolato tutte le problematiche che da sempre affliggono il Mezzogiorno e che da sempre denunciamo e nel suo caso non è neppure la prima volta. Problematiche che con tutta evidenza sono quindi ben conosciute dal Governo, quello che manca sono le soluzioni o forse la volontà di ricercarle e applicarle. Dice infatti il ministro Franco: “Il PIL pro capite è al Sud il 55% di quello del Nord. È un divario enorme”. Per conseguire tassi di crescita più robusti è cruciale imprimere una forte accelerazione all’economia del Mezzogiorno e riavviare la convergenza tra le due aree del Paese. Il PNRR è un’opportunità nuova”, ma da solo non basta. Bisogna utilizzare tutti i fondi a disposizione e “saper spendere” le risorse, con una capacità “adeguata” di realizzare i progetti. L’ampiezza dei divari e il loro perdurare nel tempo indicano che i ritardi del Mezzogiorno non possono essere riassorbiti solo con un piano di 6 anni, per quanto ben congegnato. Il PNRR è fondamentale, ma non basta, dobbiamo esserne consapevoli. Per un tema di questa portata serve una strategia politica economica del Paese che utilizzi tutti gli strumenti a disposizione. A partire dai Fondi strutturali europei e dai fondi Sviluppo e coesione in un’ottica di complementarietà che vada oltre l’orizzonte temporale del Piano.

Tutto corretto, ma tutte cose che se restano solo proclami, si rivelano per quello che sono: propaganda utile solo a dare speranze ai cittadini meridionali così da raccattare qualche “voto ingenuo”.

Infatti, resta evidente che a Sorrento ha giocato a tutto campo, ma sempre a favore del Partito Unico del Nord, la ministra del Sud Mara Carfagna. Incalzata (come raramente accade) dalle domande dei giornalisti, ha rassicurato su ogni fronte, spostando l’arrivo di fondi per il Sud in un prossimo immaginifico futuro, ma garantendo sempre e comunque la quota del 40% al Sud, mentre le dichiarazioni del presidente Mario Draghi, che ha affermato di evitare le “pigre interpretazioni sul Sud” sono consolatorie, ma bisogna capire, appunto, se saranno foriere di iniziative concrete anche sulle infrastrutture, dato che adesso il Mezzogiorno è visto come hub del gas, anche questo principalmente nell’interesse del Nord, data la crisi in corso. Comunque, nel caso, ben vengano infrastrutture e collegamenti migliori che si aspettavano da decenni, anche se ancora una volta si nota il disinteresse riguardo le vocazioni produttive del Mezzogiorno.

Manca ad esempio dal dibattito il potenziamento della capacità produttiva di industria e servizi avanzati al Sud. Il PNRR destina a questo risorse per oltre 13 miliardi a Industria 4.0, che sarà utilizzata in larga parte al Nord, nei soli territori della cosiddetta “locomotiva”. Bisognerebbe accompagnare la transizione digitale ed energetica, non coi rigassificatori, ma con grandi iniziative di politiche pubbliche favorendo la nascita di occupazione di qualità nel Meridione. Non a caso tra le cinque Regioni di Paesi europei nelle quali il tasso d’occupazione è peggiore, ben 4, secondo i dati Eurostat di dieci giorni fa, sono italiane. Si tratta, nell’ordine, di Sicilia (con un tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni del 41,1%), Campania (41,3%), Calabria (42%) e Puglia (46,7%), mentre il tasso medio per l’Ue a 27 è del 68,4%. Assieme alle quattro regioni italiane c’è anche la Guyana francese, che si trova però in Sudamerica, a testimoniare la condizione coloniale che affligge il Sud. Così si favoriscono solo la fuga dei cervelli e la desertificazione demografica.

Non a caso pochi giorni fa il presidente della SVIMEZ, Adriano Giannola ha denunciato senza mezzi termini un’altra emergenza: “I bandi PNRR sulla scuola sono anti-costituzionali”. Per poi continuare: “Quando lo Stato individua un’esigenza su un diritto fondamentale, che sia la salute come l’istruzione, non può mica mettere a gara la sua attuazione mettendo in competizione gli enti locali. È lo Stato che deve organizzare l’offerta dei servizi”.

Inoltre, senza tanti giri di parole, sempre Giannola ha dichiarato: “C’è un concetto da sbattere in faccia al governo finché non lo comprende: il suo ruolo non è l’arbitro che garantisce il rispetto delle regole, è quello del regista, che individua i fabbisogni e poi coordina le risorse del Paese per realizzare i servizi dove necessario”.

L’immagine più distorta che arriva da Sorrento è ancora quella leghista, cioè del Meridione come un luogo d’elezione dell’impiego pubblico, mentre come detto abbiamo il problema opposto: le strutture statali del Sud sono sotto organico e andrebbero potenziate. Bisognerebbe assumere negli uffici di programmazione come negli asili, mentre il MIUR formula una norma che scaverà un enorme fossato tra università del Nord e del Sud. E così, come da decenni, ancora si parla per il solo Mezzogiorno di investimenti a rischio mafie, pericolo sicuramente vero, ma anche al Nord le mafie sono ben presenti come dimostra, fra gli altri il processo AEmilia. E poi, diciamocelo, perché discriminare e penalizzare solo i territori del Sud quando “la linea della palma” ha da tempo scavalcato le Alpi. Ma, poi, queste mafie non dovrebbe sconfiggerle lo Stato?! Perché non lo fa?!

Fonte: Transform!italia



 
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