sabato 7 maggio 2022

Manifesta-Laboratorio del Sud, una collaborazione a vantaggio del Mezzogiorno






Il Gruppo parlamentare Manifesta e il Laboratorio per la Riscossa del Sud (Lab-Sud) incalzano il Governo dei cosiddetti “migliori” sui temi relativi alla “nuova questione meridionale”, aggiungendo, così, un altro tassello fondamentale al processo di costruzione della rappresentanza politica di 20 milioni di cittadini, che, da circa un trentennio, non hanno più voce, se non quella dei loro oppressori.

In estrema sintesi, ciò è quanto emerge dal comunicato stampa diffuso da Lab-Sud tramite la sua pagina Facebook istituzionale.

Il Laboratorio per la Riscossa del Sud – recita il comunicato stampa – è lieto di annunciare che grazie alla collaborazione con il Gruppo Parlamentare Manifesta ha iniziato a portare le tematiche meridionaliste gramsciane direttamente in Parlamento, a partire da una Interrogazione che chiede conto di alcuni aspetti dell’Autonomia differenziata legati ai Lep, la cui definizione attende dal 2001 e che da indiscrezioni giornalistiche, per volontà politica, addirittura ora andrebbero in ‘soffitta’”.

Ringraziamo pertanto – prosegue Lab-Sud – sia la Capogruppo di Manifesta Simona Suriano, per la disponibilità nei nostri confronti da sempre dimostrata e per avere presentato come prima firmataria l’Interrogazione in oggetto in Parlamento, sia i co-firmatari On. Ehm Yana Chiara del Gruppo Manifesta e gli On. Baroni Massimo Enrico e Pino Cabras del Gruppo Alternativa”.

Il riscatto del Sud – si conclude nel comunicato stampa – inizia anche dal portare direttamente in Parlamento e dar voce e visibilità a temi della scottante attualità legati alla mai risolta Questione meridionale, per sostenere oggi e poi rinforzare sempre di più quella rappresentanza del Mezzogiorno a schiena dritta di cui si sente da sempre la necessità e l’urgenza al fine di superare quelle sperequazioni territoriali e sociali che minano l’unità stessa del Paese”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo Salvatore Lucchese



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Il Gruppo parlamentare Manifesta e il Laboratorio per la Riscossa del Sud (Lab-Sud) incalzano il Governo dei cosiddetti “migliori” sui temi relativi alla “nuova questione meridionale”, aggiungendo, così, un altro tassello fondamentale al processo di costruzione della rappresentanza politica di 20 milioni di cittadini, che, da circa un trentennio, non hanno più voce, se non quella dei loro oppressori.

In estrema sintesi, ciò è quanto emerge dal comunicato stampa diffuso da Lab-Sud tramite la sua pagina Facebook istituzionale.

Il Laboratorio per la Riscossa del Sud – recita il comunicato stampa – è lieto di annunciare che grazie alla collaborazione con il Gruppo Parlamentare Manifesta ha iniziato a portare le tematiche meridionaliste gramsciane direttamente in Parlamento, a partire da una Interrogazione che chiede conto di alcuni aspetti dell’Autonomia differenziata legati ai Lep, la cui definizione attende dal 2001 e che da indiscrezioni giornalistiche, per volontà politica, addirittura ora andrebbero in ‘soffitta’”.

Ringraziamo pertanto – prosegue Lab-Sud – sia la Capogruppo di Manifesta Simona Suriano, per la disponibilità nei nostri confronti da sempre dimostrata e per avere presentato come prima firmataria l’Interrogazione in oggetto in Parlamento, sia i co-firmatari On. Ehm Yana Chiara del Gruppo Manifesta e gli On. Baroni Massimo Enrico e Pino Cabras del Gruppo Alternativa”.

Il riscatto del Sud – si conclude nel comunicato stampa – inizia anche dal portare direttamente in Parlamento e dar voce e visibilità a temi della scottante attualità legati alla mai risolta Questione meridionale, per sostenere oggi e poi rinforzare sempre di più quella rappresentanza del Mezzogiorno a schiena dritta di cui si sente da sempre la necessità e l’urgenza al fine di superare quelle sperequazioni territoriali e sociali che minano l’unità stessa del Paese”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo Salvatore Lucchese



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venerdì 6 maggio 2022

Natale Cuccurese: “La truffa del PNRR. Si fanno parti uguali tra diseguali a tutto discapito del Sud”




Nel segno delle politiche etno-liberiste ancora oggi imperanti, il Governo dei “migliori”, guidato dal “messia” Draghi, prosegue nel modo peggiore possibile le sue scellerate politiche di privatizzazione, precarizzazione ed allocazione delle risorse pubbliche sia ordinarie che straordinarie a favore della sgangherata “locomotiva” Nord. Il tutto non solo a discapito del Sud, ma anche della tenuta unitaria di un Paese, che, in uno scenario internazionale caratterizzato dalla pandemia e dalla guerra russo-ucraina, diverrà sempre più diviso e diseguale .

Sul tema è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, nel commentare l’articolo dell’economista Gianfranco Viesti su Fondi “scippati” al Sud. Contro il ministero scatta il ricorso al Tar, ha osservato: “Per realizzare gli obiettivi del PNRR non si possono fare parti uguali tra Atenei resi diseguali negli anni da criteri di attribuzione delle risorse in base a indicatori di ricchezza socio-economica del contesto”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese



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Nel segno delle politiche etno-liberiste ancora oggi imperanti, il Governo dei “migliori”, guidato dal “messia” Draghi, prosegue nel modo peggiore possibile le sue scellerate politiche di privatizzazione, precarizzazione ed allocazione delle risorse pubbliche sia ordinarie che straordinarie a favore della sgangherata “locomotiva” Nord. Il tutto non solo a discapito del Sud, ma anche della tenuta unitaria di un Paese, che, in uno scenario internazionale caratterizzato dalla pandemia e dalla guerra russo-ucraina, diverrà sempre più diviso e diseguale .

Sul tema è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, nel commentare l’articolo dell’economista Gianfranco Viesti su Fondi “scippati” al Sud. Contro il ministero scatta il ricorso al Tar, ha osservato: “Per realizzare gli obiettivi del PNRR non si possono fare parti uguali tra Atenei resi diseguali negli anni da criteri di attribuzione delle risorse in base a indicatori di ricchezza socio-economica del contesto”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese



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giovedì 28 aprile 2022

La guerra vista da Sud

 



di Natale Cuccurese

Fra i tanti motivi validi per “opporsi alla guerra da Sud” può essere utile un parallelismo, forse un po’ ardito, ma che rende bene l’idea.

Nella guerra del Vietnam, dove i neri americani erano l’11 per cento delle truppe inviate sul campo, l’esatto corrispondente demografico dei neri negli Stati Uniti, si registrò quasi il 28 per cento dei caduti, morti e feriti, una cifra che ha una spiegazione, confermata dai rapporti dei comandi supremi e cioè un numero sproporzionato di afro-americani erano impegnati nelle operazioni più rischiose.

Ai giorni nostri l’Esercito italiano è composto dal 72% di cittadini del Mezzogiorno, contro un dato demografico del 34% di cittadini residenti, ovvia conseguenza anche della cronica scarsità di occasioni di lavoro nel Mezzogiorno.

Basta pensare alla vicenda tragica della Brigata Catanzaro, nella Grande Guerra, e di come i media draghisti stiano utilizzando alcuni argomenti che richiamano molto da vicino la propaganda interventista della Prima Guerra Mondiale, per capire quale potrebbe essere il contributo di sangue che verrebbe richiesto a questi soldati del Sud, nel disgraziato caso si arrivasse ad una guerra guerreggiata.

I meridionali sono da questo punto di vista, oggi, in condizioni peggiori dei neri d’America di allora, che durante il periodo della guerra del Vietnam negli anni 60 e 70 del secolo scorso, diedero vita a una serie di iniziative di resistenza e ribellione contro pregiudizi, razzismo e discriminazione (ricorderete ad esempio, Martin Luther King, Malcom X, le Pantere Nere) che fecero scalpore nel mondo.

Iniziative che invece in Italia al momento non si vedono con questa ampiezza, pur in una situazione ben peggiore come numeri assoluti riferiti alle truppe ed inoltre oppressi da un razzismo di Stato, che si accanisce contro il 34% dei cittadini italiani meridionali, che non ha eguali nella Ue e forse nel mondo.

Un Mezzogiorno che, solo per restare all’attualità, è stretto fra l’Autonomia differenziata costituita dall’Asse del Nord, definito in questo modo da Zaia e Bonaccini, un linguaggio di chiaro rimando fascista anche negli evidenti parallelismi storici se consideriamo l’inserimento della terza Regione di questo Asse (la Lombardia), e la “truffa del PNRR”, che incatenerà anche le future generazioni al ricatto del debito contratto, un debito scellerato che dovrà essere restituito da tutti i cittadini italiani, ma che vedrà i meridionali con tutta evidenza ricevere solo una quota minima della percentuale dei denari in arrivo dalla UE, sicuramente inferiore al 34% relativo alla percentuale dei residenti.

Purtroppo la coscienza di questa condizione di minorità imposte da decenni non è ancora entrata nella consapevolezza di tutti. Fra le cause di questo sicuramente l’assenza in tanti di una coscienza di popolo e di classe, oltre ad una classe dirigente ancora troppo spesso collusa e complice di quella parte di potere (coloniale) italiano.

Malcom X con felice intuizione, in riferimento alla situazione dei neri statunitensi, definì “neri da cortile” questi personaggi, mentre Gaetano Salvemini, in riferimento soprattutto a gran parte della classe “digerente” meridionale, qualche decennio prima, li bollò come “ascari”, ovvero truppe coloniali al servizio dell’invasore. Persone grate di aver ricevuto uno scranno con una posizione di piccolo potere locale in cambio del quale hanno rinunciato a tutto ciò che avrebbero potuto realizzare in un Paese diverso, più civile e moderno, grati di una vita sprecata nella frustrazione, nel costante galleggiamento e nell’autocommiserazione, asserragliati nella loro spietata opera di autoconservazione che li porta all’acquiescenza servile e conseguentemente alla accettazione di quel colonialismo interno estrattivo che sta portando alla lenta morte dei territori. Troppi politici del Sud fanno parte di questa schiera di servi sciocchi che non fanno l’interesse di propri territori.

Un meccanismo ben studiato da Frantz Fanon, attento studioso dei meccanismi di alienazione mentale e culturale caratteristici della “situazione coloniale”. Lui stesso si rese conto della sua condizione di minorità sociale solo una volta arrivato in Francia, dal paese natio nei Caraibi, colonia francese, nello stesso modo in cui il meridionale inconsapevole ne prende coscienza solo emigrando.

A nulla vale la Costituzione con i suoi articoli a tutt’oggi mai applicati interamente. Costituzione che si trova sotto attacco dagli anni ’80 del secolo scorso e che mentre si disarticola pezzo dopo pezzo (pareggio di bilancio, modifica Titolo V e riduzione dei parlamentari su tutto), ad opera soprattutto del centrosinista e dei suoi alleati, semplicemente non si applica. Manca solo l’elezione diretta del Capo dello Stato e poi la metamorfosi della Costituzione nata dalla Resistenza nel Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli sarà compiuta.

Come tutto questo sia sempre più sedimentato ai giorni nostri è in parte spiegato anche da uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – che analizza come negli ultimi 30 anni TG e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto. Facendo sì che una larga parte dei cittadini meridionali sin dall’infanzia introiettino quella condizione di “colpa” e di minorità, totalmente complice del proprio vassallaggio fino ad arrivare a votare la Lega, o altri partiti che curano solo gli interessi del “Nord Locomotiva”, pur di sentirsi “redenti” ed accettati per qualche attimo. Ma la rabbia monta sempre di più, così come la consapevolezza del proprio stato, come dimostrato dal massiccio voto di protesta alle ultime elezioni politiche del 2018, poi miseramente tradito dai 5 stelle.

È il caso quindi di continuare ad organizzarsi con sempre maggior decisione non solo sugli aspetti politici, ma anche sugli aspetti organizzativi e di analisi e diffusione dei veri motivi che causano la “Questione Meridionale, prima che i guerrafondai al governo ci portino diritti in guerra. Una guerra che sarebbe ancora una volta pagata soprattutto dai figli del Sud, mentre la Costituzione è ancora una volta disattesa, così come accade per l’art. 11, quello che dice che l’Italia ripudia la guerra.

Fonte: Transform



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di Natale Cuccurese

Fra i tanti motivi validi per “opporsi alla guerra da Sud” può essere utile un parallelismo, forse un po’ ardito, ma che rende bene l’idea.

Nella guerra del Vietnam, dove i neri americani erano l’11 per cento delle truppe inviate sul campo, l’esatto corrispondente demografico dei neri negli Stati Uniti, si registrò quasi il 28 per cento dei caduti, morti e feriti, una cifra che ha una spiegazione, confermata dai rapporti dei comandi supremi e cioè un numero sproporzionato di afro-americani erano impegnati nelle operazioni più rischiose.

Ai giorni nostri l’Esercito italiano è composto dal 72% di cittadini del Mezzogiorno, contro un dato demografico del 34% di cittadini residenti, ovvia conseguenza anche della cronica scarsità di occasioni di lavoro nel Mezzogiorno.

Basta pensare alla vicenda tragica della Brigata Catanzaro, nella Grande Guerra, e di come i media draghisti stiano utilizzando alcuni argomenti che richiamano molto da vicino la propaganda interventista della Prima Guerra Mondiale, per capire quale potrebbe essere il contributo di sangue che verrebbe richiesto a questi soldati del Sud, nel disgraziato caso si arrivasse ad una guerra guerreggiata.

I meridionali sono da questo punto di vista, oggi, in condizioni peggiori dei neri d’America di allora, che durante il periodo della guerra del Vietnam negli anni 60 e 70 del secolo scorso, diedero vita a una serie di iniziative di resistenza e ribellione contro pregiudizi, razzismo e discriminazione (ricorderete ad esempio, Martin Luther King, Malcom X, le Pantere Nere) che fecero scalpore nel mondo.

Iniziative che invece in Italia al momento non si vedono con questa ampiezza, pur in una situazione ben peggiore come numeri assoluti riferiti alle truppe ed inoltre oppressi da un razzismo di Stato, che si accanisce contro il 34% dei cittadini italiani meridionali, che non ha eguali nella Ue e forse nel mondo.

Un Mezzogiorno che, solo per restare all’attualità, è stretto fra l’Autonomia differenziata costituita dall’Asse del Nord, definito in questo modo da Zaia e Bonaccini, un linguaggio di chiaro rimando fascista anche negli evidenti parallelismi storici se consideriamo l’inserimento della terza Regione di questo Asse (la Lombardia), e la “truffa del PNRR”, che incatenerà anche le future generazioni al ricatto del debito contratto, un debito scellerato che dovrà essere restituito da tutti i cittadini italiani, ma che vedrà i meridionali con tutta evidenza ricevere solo una quota minima della percentuale dei denari in arrivo dalla UE, sicuramente inferiore al 34% relativo alla percentuale dei residenti.

Purtroppo la coscienza di questa condizione di minorità imposte da decenni non è ancora entrata nella consapevolezza di tutti. Fra le cause di questo sicuramente l’assenza in tanti di una coscienza di popolo e di classe, oltre ad una classe dirigente ancora troppo spesso collusa e complice di quella parte di potere (coloniale) italiano.

Malcom X con felice intuizione, in riferimento alla situazione dei neri statunitensi, definì “neri da cortile” questi personaggi, mentre Gaetano Salvemini, in riferimento soprattutto a gran parte della classe “digerente” meridionale, qualche decennio prima, li bollò come “ascari”, ovvero truppe coloniali al servizio dell’invasore. Persone grate di aver ricevuto uno scranno con una posizione di piccolo potere locale in cambio del quale hanno rinunciato a tutto ciò che avrebbero potuto realizzare in un Paese diverso, più civile e moderno, grati di una vita sprecata nella frustrazione, nel costante galleggiamento e nell’autocommiserazione, asserragliati nella loro spietata opera di autoconservazione che li porta all’acquiescenza servile e conseguentemente alla accettazione di quel colonialismo interno estrattivo che sta portando alla lenta morte dei territori. Troppi politici del Sud fanno parte di questa schiera di servi sciocchi che non fanno l’interesse di propri territori.

Un meccanismo ben studiato da Frantz Fanon, attento studioso dei meccanismi di alienazione mentale e culturale caratteristici della “situazione coloniale”. Lui stesso si rese conto della sua condizione di minorità sociale solo una volta arrivato in Francia, dal paese natio nei Caraibi, colonia francese, nello stesso modo in cui il meridionale inconsapevole ne prende coscienza solo emigrando.

A nulla vale la Costituzione con i suoi articoli a tutt’oggi mai applicati interamente. Costituzione che si trova sotto attacco dagli anni ’80 del secolo scorso e che mentre si disarticola pezzo dopo pezzo (pareggio di bilancio, modifica Titolo V e riduzione dei parlamentari su tutto), ad opera soprattutto del centrosinista e dei suoi alleati, semplicemente non si applica. Manca solo l’elezione diretta del Capo dello Stato e poi la metamorfosi della Costituzione nata dalla Resistenza nel Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli sarà compiuta.

Come tutto questo sia sempre più sedimentato ai giorni nostri è in parte spiegato anche da uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – che analizza come negli ultimi 30 anni TG e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto. Facendo sì che una larga parte dei cittadini meridionali sin dall’infanzia introiettino quella condizione di “colpa” e di minorità, totalmente complice del proprio vassallaggio fino ad arrivare a votare la Lega, o altri partiti che curano solo gli interessi del “Nord Locomotiva”, pur di sentirsi “redenti” ed accettati per qualche attimo. Ma la rabbia monta sempre di più, così come la consapevolezza del proprio stato, come dimostrato dal massiccio voto di protesta alle ultime elezioni politiche del 2018, poi miseramente tradito dai 5 stelle.

È il caso quindi di continuare ad organizzarsi con sempre maggior decisione non solo sugli aspetti politici, ma anche sugli aspetti organizzativi e di analisi e diffusione dei veri motivi che causano la “Questione Meridionale, prima che i guerrafondai al governo ci portino diritti in guerra. Una guerra che sarebbe ancora una volta pagata soprattutto dai figli del Sud, mentre la Costituzione è ancora una volta disattesa, così come accade per l’art. 11, quello che dice che l’Italia ripudia la guerra.

Fonte: Transform



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mercoledì 6 aprile 2022

Servizi differenziati ai cittadini

di Natale Cuccurese

Il Corriere del Veneto nell’edizione del primo aprile ci informa che i Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) (mai definiti dalla modifica del Titolo V della Costituzione), grazie alla ministra di FI Gelmini ora “vanno in soffitta”. E purtroppo non è un pesce d’aprile…

Chi si richiama agli art. 116 e 117 della Costituzione per affermare che l’autonomia differenziata va realizzata, guarda caso dimentica sempre di dire che la definizione dei Lep attende dal 2001. Anche loro sono previsti (art. 117, comma 2, lett. m), ma evidentemente non risultano graditi perché troppo costosi all’Asse del Nord e pertanto vengono messi in “soffitta”. Ricordo che i Lep sono quei servizi e quelle prestazioni che lo Stato deve garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, in quanto consentono il pieno rispetto dei diritti sociali e civili dei cittadiniNon sono un aspetto secondario da mettere in “soffitta”, almeno se si pensa di vivere ancora nello stesso Paese. Va anche detto che servirebbero i Lup, cioè i “Livelli uguali delle prestazioni, per evitare in un futuro, che a questo punto appare remoto, che sia possibile il realizzarsi dell’ennesimo inganno, abbassando alla percentuale più bassa possibile gli ancora indefiniti Lep per potere così continuare nelle sperequazioni.
Si realizza, nel silenzio dei più, l’ennesimo scippo al Mezzogiorno, certificando il fatto che parlare di “razzismo di Stato” non è una forzatura, ma semplicemente una constatazione di una evidenza macroscopica.
Con questa ennesima forzatura chi ha avuto avrà sempre di più a danno di chi non ha mai avuto, e grazie al meccanismo della “spesa storica” (quel meccanismo per cui Reggio Emilia ha più di 60 asili e Reggio Calabria, con più abitanti, solo 6) continuerà a non ricevere.
Il fossato fra le due parti del Paese diventerà così sempre più profondo e a poco serve il risibile richiamo nell’articolo al 40% dei fondi del Pnrr destinati al Sud, dato che il Dipartimento Politiche Sviluppo, pochi giorni fa, a proposito dell’allocazione territoriale dei fondi Pnrr, ha comunicato che il 40% destinato al Sud è tutto da verificare, non è garantito e dipende dai bandi…
È doveroso a questo punto ricordare che l’Italia ha ricevuto la quota più alta di fondi del Pnrr (191,5 miliardi €) fra tutti i Paesi UE proprio per iniziare a recuperare l’enorme differenza territoriale fra Nord e Sud del Paese, caso unico in Europa. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma il Governo ha abbassato l’asticella al 40%. Peccato che dalla lettura del documento inviato dal governo alla Commissione UE si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%.
Si certifica così (mentre larga parte dei politici del Sud stanno a guardare o sono complici) la fine di quanto previsto nella prima parte della Costituzione e cioè di cittadini italiani tutti con gli stessi diritti, in cambio di una “doppia cittadinanza”, di serie A al Nord e di serie B al Sud (così com’è in realtà da anni, ma adesso è addirittura ratificata) e il prossimo conseguente avvio della balcanizzazione del Paese non appena questa situazione, totalmente taciuta e mai divulgata dai media, diventerà un’evidenza per cittadini del Mezzogiorno con le tasche sempre più vuote.
Ma evidentemente va bene a molti, soprattutto ai territori dell’Asse del Nord, quelli della “Locomotiva”, e ai loro Governatori, Bonaccini, Fontana & Zaia, a cui è utile anche per poter proseguire sulla strada delle privatizzazioni. Esemplificativo il richiamo che troviamo su “L’Indipendente” del 2 di aprile che ci avvisa che con l’intramoenia la Sanità a pagamento si sta mangiando quella pubblica.
“In alcune aziende sanitarie locali le visite a pagamento hanno superato quelle effettuate attraverso il canale pubblico ordinario. Una situazione particolarmente grave in Lombardia (non a caso regione laboratorio nel processo di privatizzazione della Sanità italiana) al punto che la Regione ha deciso pochi giorni fa di intervenire per limitare il fenomeno, con l’assessore alla Sanità, Letizia Moratti, che ha affermato che l’intramoenia deve essere una libera scelta e non l’unica via per ottenere visite in tempi ragionevoli. Peccato che i buoi siano scappati dal recinto da un pezzo”.
Inutile dire che si evidenzia ancora una volta, come più volte ribadito anche dal “Laboratorio per la Riscossa del Sud”, come il Sud è senza rappresentanza. Un motivo in più per continuare tenacemente ad opporsi all’“autonomia differenziata” che, non a caso, sembra arrivare in dirittura d’arrivo proprio con il governo Draghi, il più classista, antimeridionale e favorevole alle privatizzazioni di tutta la storia della Repubblica.

Fonte: Transform!italia



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di Natale Cuccurese

Il Corriere del Veneto nell’edizione del primo aprile ci informa che i Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) (mai definiti dalla modifica del Titolo V della Costituzione), grazie alla ministra di FI Gelmini ora “vanno in soffitta”. E purtroppo non è un pesce d’aprile…

Chi si richiama agli art. 116 e 117 della Costituzione per affermare che l’autonomia differenziata va realizzata, guarda caso dimentica sempre di dire che la definizione dei Lep attende dal 2001. Anche loro sono previsti (art. 117, comma 2, lett. m), ma evidentemente non risultano graditi perché troppo costosi all’Asse del Nord e pertanto vengono messi in “soffitta”. Ricordo che i Lep sono quei servizi e quelle prestazioni che lo Stato deve garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, in quanto consentono il pieno rispetto dei diritti sociali e civili dei cittadiniNon sono un aspetto secondario da mettere in “soffitta”, almeno se si pensa di vivere ancora nello stesso Paese. Va anche detto che servirebbero i Lup, cioè i “Livelli uguali delle prestazioni, per evitare in un futuro, che a questo punto appare remoto, che sia possibile il realizzarsi dell’ennesimo inganno, abbassando alla percentuale più bassa possibile gli ancora indefiniti Lep per potere così continuare nelle sperequazioni.
Si realizza, nel silenzio dei più, l’ennesimo scippo al Mezzogiorno, certificando il fatto che parlare di “razzismo di Stato” non è una forzatura, ma semplicemente una constatazione di una evidenza macroscopica.
Con questa ennesima forzatura chi ha avuto avrà sempre di più a danno di chi non ha mai avuto, e grazie al meccanismo della “spesa storica” (quel meccanismo per cui Reggio Emilia ha più di 60 asili e Reggio Calabria, con più abitanti, solo 6) continuerà a non ricevere.
Il fossato fra le due parti del Paese diventerà così sempre più profondo e a poco serve il risibile richiamo nell’articolo al 40% dei fondi del Pnrr destinati al Sud, dato che il Dipartimento Politiche Sviluppo, pochi giorni fa, a proposito dell’allocazione territoriale dei fondi Pnrr, ha comunicato che il 40% destinato al Sud è tutto da verificare, non è garantito e dipende dai bandi…
È doveroso a questo punto ricordare che l’Italia ha ricevuto la quota più alta di fondi del Pnrr (191,5 miliardi €) fra tutti i Paesi UE proprio per iniziare a recuperare l’enorme differenza territoriale fra Nord e Sud del Paese, caso unico in Europa. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma il Governo ha abbassato l’asticella al 40%. Peccato che dalla lettura del documento inviato dal governo alla Commissione UE si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%.
Si certifica così (mentre larga parte dei politici del Sud stanno a guardare o sono complici) la fine di quanto previsto nella prima parte della Costituzione e cioè di cittadini italiani tutti con gli stessi diritti, in cambio di una “doppia cittadinanza”, di serie A al Nord e di serie B al Sud (così com’è in realtà da anni, ma adesso è addirittura ratificata) e il prossimo conseguente avvio della balcanizzazione del Paese non appena questa situazione, totalmente taciuta e mai divulgata dai media, diventerà un’evidenza per cittadini del Mezzogiorno con le tasche sempre più vuote.
Ma evidentemente va bene a molti, soprattutto ai territori dell’Asse del Nord, quelli della “Locomotiva”, e ai loro Governatori, Bonaccini, Fontana & Zaia, a cui è utile anche per poter proseguire sulla strada delle privatizzazioni. Esemplificativo il richiamo che troviamo su “L’Indipendente” del 2 di aprile che ci avvisa che con l’intramoenia la Sanità a pagamento si sta mangiando quella pubblica.
“In alcune aziende sanitarie locali le visite a pagamento hanno superato quelle effettuate attraverso il canale pubblico ordinario. Una situazione particolarmente grave in Lombardia (non a caso regione laboratorio nel processo di privatizzazione della Sanità italiana) al punto che la Regione ha deciso pochi giorni fa di intervenire per limitare il fenomeno, con l’assessore alla Sanità, Letizia Moratti, che ha affermato che l’intramoenia deve essere una libera scelta e non l’unica via per ottenere visite in tempi ragionevoli. Peccato che i buoi siano scappati dal recinto da un pezzo”.
Inutile dire che si evidenzia ancora una volta, come più volte ribadito anche dal “Laboratorio per la Riscossa del Sud”, come il Sud è senza rappresentanza. Un motivo in più per continuare tenacemente ad opporsi all’“autonomia differenziata” che, non a caso, sembra arrivare in dirittura d’arrivo proprio con il governo Draghi, il più classista, antimeridionale e favorevole alle privatizzazioni di tutta la storia della Repubblica.

Fonte: Transform!italia



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domenica 3 aprile 2022

Il “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività” subalterno a Draghi: le briciole al Sud e tutto il resto al Nord, anche la “secessione dei ricchi”. Cuccurese: “Ci si opponga con tutte le forze allo spacca-Italia”

Mentre giù al Sud, c’è chi, proponendosi come interlocutore del Draghi censore interessato del “meridionalismo rivendicativo”, propone un “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività” (Amedeo Lepore, “Il Mattino” 1 aprile 2022) senza porsi il problema del vuoto di rappresentanza politica che da decenni attanaglia il Mezzogiorno, su al Nord, invece, gli interessi della presunta “locomotiva” del Paese sono ampiamente rappresentati da tutte le forze politiche sedicenti nazionali, Lega, PD, Forza Italia e M5S, che, compattatesi nel cosiddetto Governo di unità nazionale, pongono con forza al centro dell’agenda politica, un giorno sì e l’altro pure, la centralità della “questione settentrionale”.

Così, mentre una parte del ceto intellettuale e delle classi imprenditoriali meridionali rischiano di assumere il classico ruolo subalterno, acquiescente ed organico verso un Governo classista ed etno-liberista a chiara trazione nordica in nome del “meridionalismo responsabile e del fare”, il Partito Unico del Nord lascia loro le briciole, ma, come è noto, chi si accontenta gode anche dei “piatti di lenticchie”, per concentrare, invece, nella parte “virtuosa” del Paese tutto il resto: l’84% degli 211miliardi di euro del Pnrr e del Fondo complementare; il 72% della spesa pubblica complessiva annua pro-capite, circa 60miliardi di euro l’anno in meno ai cittadini meridionali e in più a quelli del Centro-Nord grazie al “Robin Hood alla rovescia” della spesa storica; l’approvazione dell’autonomia differenziata, meglio conosciuta come “secessione dei ricchi”, voluta dalle regioni leghiste e proto-leghiste Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Ed ora i teorici del “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività”, ci spieghino, cortesemente, come vincere questa sfida senza avere la certezza di risorse ordinarie e straordinarie adeguate. Ci spieghino a cosa vale la sola sfida della produttività senza che si pongano anche le sfide dell’equità sociale e territoriale.  

In realtà, chi può opporsi a questo scambio al ribasso consumato sui soliti “vinti” del Mezzogiorno può essere soltanto un meridionalismo di lotta, quale quello proposto dal Laboratorio di riscossa per il Sud tramite il suo appello per la creazione di “comunità ribelli” che lottino col “cappello in testa” e non si accontentino delle briciole versate nei “cappelli in mano”, come, invece, sono solite fare le loro classi dominanti estrattive sempre pronte a svendere i bisogni ed i diritti limitati e disattesi delle loro comunità in cambio dei classici “piatti di lenticchie”.





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Mentre giù al Sud, c’è chi, proponendosi come interlocutore del Draghi censore interessato del “meridionalismo rivendicativo”, propone un “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività” (Amedeo Lepore, “Il Mattino” 1 aprile 2022) senza porsi il problema del vuoto di rappresentanza politica che da decenni attanaglia il Mezzogiorno, su al Nord, invece, gli interessi della presunta “locomotiva” del Paese sono ampiamente rappresentati da tutte le forze politiche sedicenti nazionali, Lega, PD, Forza Italia e M5S, che, compattatesi nel cosiddetto Governo di unità nazionale, pongono con forza al centro dell’agenda politica, un giorno sì e l’altro pure, la centralità della “questione settentrionale”.

Così, mentre una parte del ceto intellettuale e delle classi imprenditoriali meridionali rischiano di assumere il classico ruolo subalterno, acquiescente ed organico verso un Governo classista ed etno-liberista a chiara trazione nordica in nome del “meridionalismo responsabile e del fare”, il Partito Unico del Nord lascia loro le briciole, ma, come è noto, chi si accontenta gode anche dei “piatti di lenticchie”, per concentrare, invece, nella parte “virtuosa” del Paese tutto il resto: l’84% degli 211miliardi di euro del Pnrr e del Fondo complementare; il 72% della spesa pubblica complessiva annua pro-capite, circa 60miliardi di euro l’anno in meno ai cittadini meridionali e in più a quelli del Centro-Nord grazie al “Robin Hood alla rovescia” della spesa storica; l’approvazione dell’autonomia differenziata, meglio conosciuta come “secessione dei ricchi”, voluta dalle regioni leghiste e proto-leghiste Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Ed ora i teorici del “nuovo meridionalismo alla sfida della produttività”, ci spieghino, cortesemente, come vincere questa sfida senza avere la certezza di risorse ordinarie e straordinarie adeguate. Ci spieghino a cosa vale la sola sfida della produttività senza che si pongano anche le sfide dell’equità sociale e territoriale.  

In realtà, chi può opporsi a questo scambio al ribasso consumato sui soliti “vinti” del Mezzogiorno può essere soltanto un meridionalismo di lotta, quale quello proposto dal Laboratorio di riscossa per il Sud tramite il suo appello per la creazione di “comunità ribelli” che lottino col “cappello in testa” e non si accontentino delle briciole versate nei “cappelli in mano”, come, invece, sono solite fare le loro classi dominanti estrattive sempre pronte a svendere i bisogni ed i diritti limitati e disattesi delle loro comunità in cambio dei classici “piatti di lenticchie”.





sabato 26 marzo 2022

Natale Cuccurese: “Il Sud è senza rappresentanza. La sinistra può ripartire solo da Sud”

In data odierna, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha partecipato alla giornata inaugurale del II Congresso del Partito Comunista Italiano, che, iniziato oggi, proseguirà domani e dopodomani presso il Teatro “4 Mori” di Livorno.

Dopo essersi soffermato sugli aspetti salienti della “nuova questione meridionale” acuita ulteriormente dalle scelte politiche compiute dall’attuale Governo a trazione leghista e neo-liberista, Cuccurese ha dichiarato: “Per costruire l’alternativa popolare di sinistra alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, anticapitalista, antifascista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, anche sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza”.

E dopo avere rimarcato che “Oggi il Sud è senza rappresentanza”, ha così concluso il suo applauditissimo intervento: “A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud, per dare a questo Paese e ai suoi cittadini una speranza, un’alternativa credibile, un motivo per poter continuare a vivere a lavorare in Italia, per programmare un futuro degno per tutti i cittadini da Sud a Nord senza più discriminazioni e nel rispetto di quella Costituzione nata dalla Resistenza, parlo di quella del 48 dove non c’erano state le modifiche in senso liberista del Titolo V o del pareggio di Bilancio, che da tempo è tradita e calpestata da pochi volponi e da tanti interessati apprendisti stregoni anche nel suo Art. 11 che dice che l’Italia ripudia la guerra”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese




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In data odierna, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha partecipato alla giornata inaugurale del II Congresso del Partito Comunista Italiano, che, iniziato oggi, proseguirà domani e dopodomani presso il Teatro “4 Mori” di Livorno.

Dopo essersi soffermato sugli aspetti salienti della “nuova questione meridionale” acuita ulteriormente dalle scelte politiche compiute dall’attuale Governo a trazione leghista e neo-liberista, Cuccurese ha dichiarato: “Per costruire l’alternativa popolare di sinistra alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, anticapitalista, antifascista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, anche sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza”.

E dopo avere rimarcato che “Oggi il Sud è senza rappresentanza”, ha così concluso il suo applauditissimo intervento: “A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud, per dare a questo Paese e ai suoi cittadini una speranza, un’alternativa credibile, un motivo per poter continuare a vivere a lavorare in Italia, per programmare un futuro degno per tutti i cittadini da Sud a Nord senza più discriminazioni e nel rispetto di quella Costituzione nata dalla Resistenza, parlo di quella del 48 dove non c’erano state le modifiche in senso liberista del Titolo V o del pareggio di Bilancio, che da tempo è tradita e calpestata da pochi volponi e da tanti interessati apprendisti stregoni anche nel suo Art. 11 che dice che l’Italia ripudia la guerra”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese




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martedì 15 marzo 2022

Natale Cuccurese: “Pnrr e ‘rinforzi’ al Sud, la solita presa per i fondelli”

Entro la più ampia cornice del “glorioso”, si fa per dire, trentennio neo-liberista, da quando la “questione settentrionale”, agitata originariamente dalla Lega Nord e fatta propria successivamente da tutti i partiti sedicenti nazionali, in primis dal Partito democratico e da Forza Italia, ha del tutto rimosso dall’agenda politica dei governi di tutti colori politici la storica “questione meridionale”, le politiche di spoliazione del Sud si sono acuite sino al punto tale da riservare al 34% della popolazione nazionale soltanto il 28% della spesa pubblica complessiva pro-capite.   

Lo scippo continuo, sistematico e capillare dei finanziamenti pubblici ha determinato tagli draconiani ai Comuni meridionali, che oggi, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, si ritrovano a non avere personale adeguato per partecipare alle gare farlocche per i bandi relativi agli stanziamenti dei circa 200 miliardi di euro del cosiddetto Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che di nazionale ha soltanto il nome.

Anche i rinforzi, a tempo determinato si intende, promessi da Brunetta sono stati un vero e proprio bluff. Infatti, lo stesso Ministro per la Pubblica Amministrazione ha ammesso che sono stati selezionati i peggiori.

Capite bene – ha precisato a riguardo il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – che è tutta una presa per i fondelli. Tacciono i politicanti del Sud, i termini scadono e i fondi andranno tutti, o quasi, a Nord, Nord, Nord, come già richiesto dal duo Fontana, Sala”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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Entro la più ampia cornice del “glorioso”, si fa per dire, trentennio neo-liberista, da quando la “questione settentrionale”, agitata originariamente dalla Lega Nord e fatta propria successivamente da tutti i partiti sedicenti nazionali, in primis dal Partito democratico e da Forza Italia, ha del tutto rimosso dall’agenda politica dei governi di tutti colori politici la storica “questione meridionale”, le politiche di spoliazione del Sud si sono acuite sino al punto tale da riservare al 34% della popolazione nazionale soltanto il 28% della spesa pubblica complessiva pro-capite.   

Lo scippo continuo, sistematico e capillare dei finanziamenti pubblici ha determinato tagli draconiani ai Comuni meridionali, che oggi, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, si ritrovano a non avere personale adeguato per partecipare alle gare farlocche per i bandi relativi agli stanziamenti dei circa 200 miliardi di euro del cosiddetto Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che di nazionale ha soltanto il nome.

Anche i rinforzi, a tempo determinato si intende, promessi da Brunetta sono stati un vero e proprio bluff. Infatti, lo stesso Ministro per la Pubblica Amministrazione ha ammesso che sono stati selezionati i peggiori.

Capite bene – ha precisato a riguardo il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – che è tutta una presa per i fondelli. Tacciono i politicanti del Sud, i termini scadono e i fondi andranno tutti, o quasi, a Nord, Nord, Nord, come già richiesto dal duo Fontana, Sala”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



lunedì 14 marzo 2022

Natale Cuccurese: “Bandi Pnrr, il Governo intervenga con i suoi poteri sostitutivi in aiuto dei Comuni meridionali”




In Italia, lo stampino neo-liberista della competizione tra territori per l’allocazione di risorse finanziarie che dovrebbero garantire l’uguaglianza nella fruizione dei più basilari diritti di cittadinanza, stampino entro cui prende forma anche il Piano nazionale, “nazionale” si fa per dire, di ripresa e resilienza sta dando i suoi frutti per la presunta “locomotiva” settentrionale, riservando soltanto qualche “goccia” per la reietta “carrozza” meridionale.

Infatti, massacrate dal patto di stabilità interna e dal “piede di porco” della spesa storica, le esangui amministrazioni meridionali spesso non hanno neanche i funzionari per rinnovare le carte d’identità scadute, figuriamoci se dispongono di risorse professionali capaci di ideare, progettare ed attuare progetti particolarmente complessi ed articolati come quelli richiesti dai bandi sedicenti “nazionali” per l’assegnazione dei finanziamenti del Pnrr.

Così facendo, le risorse sono scippate a monte, in itinere ed a valle al Sud per essere elargite a coloro che da sempre si autorappresentano come i “meritevoli”: Comuni e Regioni di un Nord egoista, bulimico e razzista.

Che cosa fare per evitare che le “due Italie” si spacchino definitivamente? A questa domanda ha dato una risposta il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che sulla sua pagina facebook personale ha scritto: “Pochi i progetti dei Comuni per gli asili nido del PNRR. Indispensabile un impegno diretto del Governo per realizzare le strutture in tutti i luoghi dove non ci sono o sono scarsi. I Comuni evidentemente non riescono a presentare i progetti perché depauperati dai continui tagli di personale e tecnici negli ultimi trent’anni. Il governo intervenga in base ai poteri sostitutivi dettati dall’art. 120 Costituzione, anche per evitare le richieste proto-leghiste dei Fontana e Sala di turno che non hanno ragione di esistere”.

Fonte:Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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In Italia, lo stampino neo-liberista della competizione tra territori per l’allocazione di risorse finanziarie che dovrebbero garantire l’uguaglianza nella fruizione dei più basilari diritti di cittadinanza, stampino entro cui prende forma anche il Piano nazionale, “nazionale” si fa per dire, di ripresa e resilienza sta dando i suoi frutti per la presunta “locomotiva” settentrionale, riservando soltanto qualche “goccia” per la reietta “carrozza” meridionale.

Infatti, massacrate dal patto di stabilità interna e dal “piede di porco” della spesa storica, le esangui amministrazioni meridionali spesso non hanno neanche i funzionari per rinnovare le carte d’identità scadute, figuriamoci se dispongono di risorse professionali capaci di ideare, progettare ed attuare progetti particolarmente complessi ed articolati come quelli richiesti dai bandi sedicenti “nazionali” per l’assegnazione dei finanziamenti del Pnrr.

Così facendo, le risorse sono scippate a monte, in itinere ed a valle al Sud per essere elargite a coloro che da sempre si autorappresentano come i “meritevoli”: Comuni e Regioni di un Nord egoista, bulimico e razzista.

Che cosa fare per evitare che le “due Italie” si spacchino definitivamente? A questa domanda ha dato una risposta il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che sulla sua pagina facebook personale ha scritto: “Pochi i progetti dei Comuni per gli asili nido del PNRR. Indispensabile un impegno diretto del Governo per realizzare le strutture in tutti i luoghi dove non ci sono o sono scarsi. I Comuni evidentemente non riescono a presentare i progetti perché depauperati dai continui tagli di personale e tecnici negli ultimi trent’anni. Il governo intervenga in base ai poteri sostitutivi dettati dall’art. 120 Costituzione, anche per evitare le richieste proto-leghiste dei Fontana e Sala di turno che non hanno ragione di esistere”.

Fonte:Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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sabato 12 marzo 2022

Lab-Sud: “La sinistra radicale riparte dalle ‘comunità ribelli’ del Sud”

 


La ricostruzione di una sinistra di classe radicalmente alternativa alle forze politiche sedicenti nazionali deve ripartire dal Sud Italia, che, essendo privo di rappresentanza, corre sempre più il rischio di essere ridotto definitivamente a “colonia estrattiva interna” dalle politiche sperequative del Governo dei “migliori”, tramite il loro combinato, giustificato dalla solita “narrazione” razzista antimeridionale, di scippi della spesa pubblica complessiva pro-capite, di scippi dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, e di attuazione del regionalismo differenziato lungo l’“asse del male” Zaia-Bonaccini-Fontana.

Centro propulsore della riscossa del Sud dovranno essere le “comunità ribelli”, che, col “cappello in testa” e non già col “cappello in mano”, dovranno agitare lotte e conflitti per i bisogni ed i diritti disattesi delle classi popolari meridionali, in modo tale da perseguire la riunificazione economica, sociale e civile delle “due Italie”.

Questo, in estrema sintesi, è quanto emerso dalla diretta facebook L’alternativa da “Sud”, promossa ieri pomeriggio dal Laboratorio per la riscossa del Sud in collaborazione con le riviste “Transfor!Italia” e “Left”.

Alla diretta, moderata da Roberto Morea, hanno partecipato le parlamentari Paola Nugnes e Simona Suriano, la dirigente nazionale del Partito della Rifondazione Comunista Loredana Marino ed il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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La ricostruzione di una sinistra di classe radicalmente alternativa alle forze politiche sedicenti nazionali deve ripartire dal Sud Italia, che, essendo privo di rappresentanza, corre sempre più il rischio di essere ridotto definitivamente a “colonia estrattiva interna” dalle politiche sperequative del Governo dei “migliori”, tramite il loro combinato, giustificato dalla solita “narrazione” razzista antimeridionale, di scippi della spesa pubblica complessiva pro-capite, di scippi dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, e di attuazione del regionalismo differenziato lungo l’“asse del male” Zaia-Bonaccini-Fontana.

Centro propulsore della riscossa del Sud dovranno essere le “comunità ribelli”, che, col “cappello in testa” e non già col “cappello in mano”, dovranno agitare lotte e conflitti per i bisogni ed i diritti disattesi delle classi popolari meridionali, in modo tale da perseguire la riunificazione economica, sociale e civile delle “due Italie”.

Questo, in estrema sintesi, è quanto emerso dalla diretta facebook L’alternativa da “Sud”, promossa ieri pomeriggio dal Laboratorio per la riscossa del Sud in collaborazione con le riviste “Transfor!Italia” e “Left”.

Alla diretta, moderata da Roberto Morea, hanno partecipato le parlamentari Paola Nugnes e Simona Suriano, la dirigente nazionale del Partito della Rifondazione Comunista Loredana Marino ed il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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giovedì 10 marzo 2022

Lab-Sud: “È ora di dare una degna rappresentanza politica al Sud!”



Tra scippi della spesa pubblica complessiva pro-capite, scippi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, attuazione dell’autonomia differenziata e costi relativi alla crisi internazionale legati alla guerra in Ucraina, il Sud Italia, del tutto privo di un’adeguata rappresentanza politica, rischia seriamente di essere ulteriormente ridimensionato se non del tutto affossato.

Venerdì 11 gennaio alle ore 18:00, questi ed altri aspetti della “nuova questione meridionale” saranno affrontati in occasione della diretta facebook L’alternativa da Sud, promossa dal Laboratorio per la riscossa del Sud in collaborazione con le riviste Left e Transform!Italia.

Alla diretta parteciperanno la senatrice Paola Nugnes, la deputata Simona Suriano, capogruppo di Manifesta, Loredana Marino, dirigente nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, e Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud. Modererà il dibattito Roberto Morea.   

Come si specifica nella locandina che promuove l’evento: “La nostra idea è che il Sud alla fine dell’attuale commedia politica, gestita dal governo più antimeridionale e classista della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà, se va bene e come sempre, con un’elemosina per quanto riguarda il Pnrr e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo”.

Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese, – si conclude nella locandina – è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali. Per cui a nostro avviso è ora di dare una “scossa” e una degna rappresentanza politica al Sud!

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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Tra scippi della spesa pubblica complessiva pro-capite, scippi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, attuazione dell’autonomia differenziata e costi relativi alla crisi internazionale legati alla guerra in Ucraina, il Sud Italia, del tutto privo di un’adeguata rappresentanza politica, rischia seriamente di essere ulteriormente ridimensionato se non del tutto affossato.

Venerdì 11 gennaio alle ore 18:00, questi ed altri aspetti della “nuova questione meridionale” saranno affrontati in occasione della diretta facebook L’alternativa da Sud, promossa dal Laboratorio per la riscossa del Sud in collaborazione con le riviste Left e Transform!Italia.

Alla diretta parteciperanno la senatrice Paola Nugnes, la deputata Simona Suriano, capogruppo di Manifesta, Loredana Marino, dirigente nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, e Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud. Modererà il dibattito Roberto Morea.   

Come si specifica nella locandina che promuove l’evento: “La nostra idea è che il Sud alla fine dell’attuale commedia politica, gestita dal governo più antimeridionale e classista della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà, se va bene e come sempre, con un’elemosina per quanto riguarda il Pnrr e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo”.

Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese, – si conclude nella locandina – è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali. Per cui a nostro avviso è ora di dare una “scossa” e una degna rappresentanza politica al Sud!

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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martedì 8 marzo 2022

NATALE CUCCURESE: “TRUFFA PNRR, I SOLDI ASSEGNATI PER IL SUD ANDRANNO AL NORD”

Per l’ennesima volta nella centosessantennale storia delle “due Italie”, i costi delle crisi economico-finanziarie saranno scaricati sulla sua parte più debole, la colonia Sud.



Per l’ennesima volta nella centosessantennale storia delle “due Italie”, i costi delle crisi economico-finanziarie saranno scaricati sulla sua parte più debole, la colonia Sud.

A lanciare l’allarme è il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, cha, dal suo profilo facebook personale, nel riportare la notizia relativa all’ipotesi di usare i finanziamenti inutilizzati del Recovery Plan per fronteggiare i costi della crisi ucraina, così commenta: “‘I fondi del Pnrr saranno utilizzati per affrontare la crisi’” in corso. Anche questa volta per risolvere le differenze territoriali se ne parlerà forse un’altra volta, cioè fra qualche decennio. Con tanti saluti a chi ci ha creduto”.

Fonte: Il Sud Conta - articolo Salvatore Lucchese



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Per l’ennesima volta nella centosessantennale storia delle “due Italie”, i costi delle crisi economico-finanziarie saranno scaricati sulla sua parte più debole, la colonia Sud.



Per l’ennesima volta nella centosessantennale storia delle “due Italie”, i costi delle crisi economico-finanziarie saranno scaricati sulla sua parte più debole, la colonia Sud.

A lanciare l’allarme è il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, cha, dal suo profilo facebook personale, nel riportare la notizia relativa all’ipotesi di usare i finanziamenti inutilizzati del Recovery Plan per fronteggiare i costi della crisi ucraina, così commenta: “‘I fondi del Pnrr saranno utilizzati per affrontare la crisi’” in corso. Anche questa volta per risolvere le differenze territoriali se ne parlerà forse un’altra volta, cioè fra qualche decennio. Con tanti saluti a chi ci ha creduto”.

Fonte: Il Sud Conta - articolo Salvatore Lucchese



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NEO-LIBERISMO, UNA “GABBIA” FATALE PER IL SUD SENZA RAPPRESENTANZA, E NON SOLO PER IL SUD. COME ROMPERLA? FONDARE “COMUNITÀ RIBELLI”

 Chi romperà la “gabbia” fatale delle politiche neo-liberiste incentrate sul “merito” e sulle “colpe” e sulla conseguente “narrazione” dominante di un Sud da sempre considerato come la “parte cattiva del Paese” ? Politiche e narrazioni che giustificano anche la “secessione dei ricchi”, rilanciata, di recente, lungo quello che, sempre da Cuccurese, è stato definito l’“asse del male” Zaia-Bonaccini. Chi darà voce a milioni di “vinti” non solo del Mezzogiorno, ma anche del Settentrione, che oggi sono sempre più privi di un’adeguata rappresentanza?

Uno degli assunti di fondo dell’ideologia neo-liberista consta nel ritenere  che i ricchi se sono ricchi lo devono solo ed esclusivamente ai loro talenti: il “merito” è tutto loro. Di contro, i poveri sono poveri soltanto ed unicamente per le loro “colpe”.

Una vera e propria rimozione della dialettica ricchezza-povertà, e non solo in termini socio-economici, ma anche culturali e civili. Come corollario, ne deriva che la ricchezza deve essere sempre di più concentrata nelle mani di pochi, che traineranno tutti gli altri, facendola “sgocciolare” su di loro.  

Ora si intrecci la portata sociale di tale assunto ideologico – diseguaglianze sociali, generazionali e di genere – con quella territoriale – divari Nord/Sud, centro/periferia, zone interne e zone urbane – e per quanto concerne la storica “questione meridionale” ci troveremo di fronte ad un aberrante ideologia etno-libersita gravida di conseguenze anche sul piano civile: il pericolo, come lo definisce il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, di una vera e propria “balcanizzazione” del Paese.

Un’ideologia sulla cui base si giustifica lo storico divario tra il Nord e il Sud di un’Italia sempre più “divisa e diseguale” in termini di superiorità della “locomotiva” Nord ed inferiorità della “palla al piede” Sud: se il Settentrione è sviluppato è solo ed esclusivamente “merito” suo e se il Meridione è arretrato e soltanto ed unicamente “colpa” sua. Ne segue che la ricchezza deve essere concentrata nelle regioni centro-settentrionali, che, bontà loro, ne faranno “sgocciolare” un po’ verso quelle meridionali dove risiedono gli eredi della “razza maledetta”.  

Dunque, ci troviamo di fronte ad un’aberrante ideologia razzista di matrice liberista fatta propria, anche se con sfumature diverse, dalle maggiori forze politiche sedicenti nazionali – Lega (Nord), Forza Italia, Partito Democratico, Fratelli d’Italia –, sulla cui base prima il Sud viene azzoppato con ingenti tagli alla spesa pubblica complessiva pro-capite, e poi viene accusato di non essere capace di partecipare ai bandi di gara per la ripartizione delle risorse finanziarie assegnateci dall’Europa proprio per colmare i divari territoriali.

Chi romperà la “gabbia” fatale delle politiche neo-liberiste incentrate sul “merito” e sulle “colpe” e sulla conseguente “narrazione” dominante di un Sud da sempre considerato come la “parte cattiva del Paese” ? Politiche e narrazioni che giustificano anche la “secessione dei ricchi”, rilanciata, di recente, lungo quello che, sempre da Cuccurese, è stato definito l’“asse del male” Zaia-Bonaccini. Chi darà voce a milioni di “vinti” non solo del Mezzogiorno, ma anche del Settentrione, che oggi sono sempre più privi di un’adeguata rappresentanza?

A questo problema di enorme portata politica, economica, sociale, culturale e civile, non soltanto per i territori meridionali, ma per l’intero sistema Paese, sta provando a dare un risposta concreta il “Laboratorio per la riscossa del Sud”, che, di recente, ha lanciato un appello a tutte le forze meridionali e meridionaliste di orientamento radicale e progressista per l’istituzione di “comunità ribelli”.

“Comunità ribelli” che lottino con il “cappello in testa” per la promozione dei bisogni e dei diritti disattesi delle classi popolari e lavoratici di un Sud, che, nel suo complesso, nel corso dell’ultimo trentennio, a seguito dell’egemonia della “questione settentrionale”, è divenuto sempre più oggetto di scelte politiche razziste e discriminatorie.       



Fonte: Il Sud Conta- articolo Salvatore Lucchese



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 Chi romperà la “gabbia” fatale delle politiche neo-liberiste incentrate sul “merito” e sulle “colpe” e sulla conseguente “narrazione” dominante di un Sud da sempre considerato come la “parte cattiva del Paese” ? Politiche e narrazioni che giustificano anche la “secessione dei ricchi”, rilanciata, di recente, lungo quello che, sempre da Cuccurese, è stato definito l’“asse del male” Zaia-Bonaccini. Chi darà voce a milioni di “vinti” non solo del Mezzogiorno, ma anche del Settentrione, che oggi sono sempre più privi di un’adeguata rappresentanza?

Uno degli assunti di fondo dell’ideologia neo-liberista consta nel ritenere  che i ricchi se sono ricchi lo devono solo ed esclusivamente ai loro talenti: il “merito” è tutto loro. Di contro, i poveri sono poveri soltanto ed unicamente per le loro “colpe”.

Una vera e propria rimozione della dialettica ricchezza-povertà, e non solo in termini socio-economici, ma anche culturali e civili. Come corollario, ne deriva che la ricchezza deve essere sempre di più concentrata nelle mani di pochi, che traineranno tutti gli altri, facendola “sgocciolare” su di loro.  

Ora si intrecci la portata sociale di tale assunto ideologico – diseguaglianze sociali, generazionali e di genere – con quella territoriale – divari Nord/Sud, centro/periferia, zone interne e zone urbane – e per quanto concerne la storica “questione meridionale” ci troveremo di fronte ad un aberrante ideologia etno-libersita gravida di conseguenze anche sul piano civile: il pericolo, come lo definisce il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, di una vera e propria “balcanizzazione” del Paese.

Un’ideologia sulla cui base si giustifica lo storico divario tra il Nord e il Sud di un’Italia sempre più “divisa e diseguale” in termini di superiorità della “locomotiva” Nord ed inferiorità della “palla al piede” Sud: se il Settentrione è sviluppato è solo ed esclusivamente “merito” suo e se il Meridione è arretrato e soltanto ed unicamente “colpa” sua. Ne segue che la ricchezza deve essere concentrata nelle regioni centro-settentrionali, che, bontà loro, ne faranno “sgocciolare” un po’ verso quelle meridionali dove risiedono gli eredi della “razza maledetta”.  

Dunque, ci troviamo di fronte ad un’aberrante ideologia razzista di matrice liberista fatta propria, anche se con sfumature diverse, dalle maggiori forze politiche sedicenti nazionali – Lega (Nord), Forza Italia, Partito Democratico, Fratelli d’Italia –, sulla cui base prima il Sud viene azzoppato con ingenti tagli alla spesa pubblica complessiva pro-capite, e poi viene accusato di non essere capace di partecipare ai bandi di gara per la ripartizione delle risorse finanziarie assegnateci dall’Europa proprio per colmare i divari territoriali.

Chi romperà la “gabbia” fatale delle politiche neo-liberiste incentrate sul “merito” e sulle “colpe” e sulla conseguente “narrazione” dominante di un Sud da sempre considerato come la “parte cattiva del Paese” ? Politiche e narrazioni che giustificano anche la “secessione dei ricchi”, rilanciata, di recente, lungo quello che, sempre da Cuccurese, è stato definito l’“asse del male” Zaia-Bonaccini. Chi darà voce a milioni di “vinti” non solo del Mezzogiorno, ma anche del Settentrione, che oggi sono sempre più privi di un’adeguata rappresentanza?

A questo problema di enorme portata politica, economica, sociale, culturale e civile, non soltanto per i territori meridionali, ma per l’intero sistema Paese, sta provando a dare un risposta concreta il “Laboratorio per la riscossa del Sud”, che, di recente, ha lanciato un appello a tutte le forze meridionali e meridionaliste di orientamento radicale e progressista per l’istituzione di “comunità ribelli”.

“Comunità ribelli” che lottino con il “cappello in testa” per la promozione dei bisogni e dei diritti disattesi delle classi popolari e lavoratici di un Sud, che, nel suo complesso, nel corso dell’ultimo trentennio, a seguito dell’egemonia della “questione settentrionale”, è divenuto sempre più oggetto di scelte politiche razziste e discriminatorie.       



Fonte: Il Sud Conta- articolo Salvatore Lucchese



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lunedì 7 marzo 2022

NATALE CUCCURESE: “IL SUD È SENZA RAPPRESENTANZA. EPIDEMIA E GUERRA NE ACUISCONO LE DISCRIMINAZIONI DI STATO”

 In occasione della diretta streaming promossa ieri mattina da “La Carta di Venosa”su “Egoismi territoriali e venti di guerra”, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha dichiarato: “Il Sud è senza rappresentanza”. “È vero – ha specificato Cuccurese – che ci sono in Parlamento tanti meridionali, ma, tranne rari casi, come quello recente di Manifesta, il Mezzogiorno rimane senza rappresentanza”.

In occasione della diretta streaming promossa ieri mattina da “La Carta di Venosa”su “Egoismi territoriali e venti di guerra”, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha dichiarato: “Il Sud è senza rappresentanza”. “È vero – ha specificato Cuccurese – che ci sono in Parlamento tanti meridionali, ma, tranne rari casi, come quello recente di Manifesta, il Mezzogiorno rimane senza rappresentanza”.

Come dimostrano gli aumenti delle utility delle aziende di armi e di produzione di energia, aziende che hanno sedi legali al Centro-Nord, – ha concluso Cuccurese – per il Sudepidemia e guerra sono fonti di nuove discriminazioni. Discriminazioni che si legano alle vecchie. Si tratta di un vero e proprio razzismo di Stato, che le vicende relative all’autonomia differenziata e al Piano nazionale di ripresa e resilienza rendono sempre più evidente”.    

Fonte: Il Sud Conta-articolo Salvatore Lucchese





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 In occasione della diretta streaming promossa ieri mattina da “La Carta di Venosa”su “Egoismi territoriali e venti di guerra”, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha dichiarato: “Il Sud è senza rappresentanza”. “È vero – ha specificato Cuccurese – che ci sono in Parlamento tanti meridionali, ma, tranne rari casi, come quello recente di Manifesta, il Mezzogiorno rimane senza rappresentanza”.

In occasione della diretta streaming promossa ieri mattina da “La Carta di Venosa”su “Egoismi territoriali e venti di guerra”, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha dichiarato: “Il Sud è senza rappresentanza”. “È vero – ha specificato Cuccurese – che ci sono in Parlamento tanti meridionali, ma, tranne rari casi, come quello recente di Manifesta, il Mezzogiorno rimane senza rappresentanza”.

Come dimostrano gli aumenti delle utility delle aziende di armi e di produzione di energia, aziende che hanno sedi legali al Centro-Nord, – ha concluso Cuccurese – per il Sudepidemia e guerra sono fonti di nuove discriminazioni. Discriminazioni che si legano alle vecchie. Si tratta di un vero e proprio razzismo di Stato, che le vicende relative all’autonomia differenziata e al Piano nazionale di ripresa e resilienza rendono sempre più evidente”.    

Fonte: Il Sud Conta-articolo Salvatore Lucchese





domenica 6 marzo 2022

Natale Cuccurese: “La guerra spezzerà sì le reni, ma quelle del Mezzogiorno”

I venti di guerra che soffiano dall’Europa orientale impattano fortemente sulla società e sull’economia del Sud Italia, già duramente provato da un trentennio di saccheggi operati del tutto illegittimamente dai poteri forti del sistema settentrionale grazie all’appoggio incondizionato del Partito Unico del Nord. Partito composto dalle maggiori forze politiche sedicenti nazionali: Lega (Nord), Partito democratico, Forza Italia.

Non a caso, dal suo profilo facebook personale, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, evidenzia i costi che la colonia Sud  già paga  per la guerra russo-ucraina.

Sulla guerra – scrive Cuccurese – c’è chi guadagna e specula, ma non siete voi che pagate gli aumenti di tutto, l’invio di vagonate di armi per la guerra e che casomai sarete costretti ad andare in guerra”.

Volano le azioni delle fabbriche di armi – prosegue Cuccurese –, guarda caso tutte con la sede legale al Nord, il che in tempi di federalismo fiscale non è proprio indifferente. Gas, luce, benzina, materie prime raggiungono quotazioni stratosferiche e anche qui le multiutility o multinazionali del Centro-Nord, fanno utili mai visti ripianando in alcuni casi bilanci traballanti”.

L’Eni – rimarca il Presidente del Partito del Sud – con l’aumento del prezzo del gas ha fatto un profitto del +3870% solo negli ultimi 4 mesi del 2021 (dall’inizio degli aumenti) e 4,7 mld per tutto l’anno”.

Ricordate bene – conclude Cuccurese – che nel disgraziato caso, in guerra non ci andranno opinionisti, prenditori e politicanti con le tasche piene, ma voi o i vostri figli con le tasche vuote, visto che oltre il 70% dei soldati italiani sono meridionali”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese



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I venti di guerra che soffiano dall’Europa orientale impattano fortemente sulla società e sull’economia del Sud Italia, già duramente provato da un trentennio di saccheggi operati del tutto illegittimamente dai poteri forti del sistema settentrionale grazie all’appoggio incondizionato del Partito Unico del Nord. Partito composto dalle maggiori forze politiche sedicenti nazionali: Lega (Nord), Partito democratico, Forza Italia.

Non a caso, dal suo profilo facebook personale, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, evidenzia i costi che la colonia Sud  già paga  per la guerra russo-ucraina.

Sulla guerra – scrive Cuccurese – c’è chi guadagna e specula, ma non siete voi che pagate gli aumenti di tutto, l’invio di vagonate di armi per la guerra e che casomai sarete costretti ad andare in guerra”.

Volano le azioni delle fabbriche di armi – prosegue Cuccurese –, guarda caso tutte con la sede legale al Nord, il che in tempi di federalismo fiscale non è proprio indifferente. Gas, luce, benzina, materie prime raggiungono quotazioni stratosferiche e anche qui le multiutility o multinazionali del Centro-Nord, fanno utili mai visti ripianando in alcuni casi bilanci traballanti”.

L’Eni – rimarca il Presidente del Partito del Sud – con l’aumento del prezzo del gas ha fatto un profitto del +3870% solo negli ultimi 4 mesi del 2021 (dall’inizio degli aumenti) e 4,7 mld per tutto l’anno”.

Ricordate bene – conclude Cuccurese – che nel disgraziato caso, in guerra non ci andranno opinionisti, prenditori e politicanti con le tasche piene, ma voi o i vostri figli con le tasche vuote, visto che oltre il 70% dei soldati italiani sono meridionali”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese



giovedì 3 marzo 2022

EGOISMI TERRITORIALI E VENTI DI GUERRA- Domenica 6 marzo | ore 10,30 [DIRETTA ON LINE]

Domenica 6 marzo | ore 10,30

Ospiti collegati:
Alessandro Cannavale
Natale Cuccurese
Luigi De Magistris
Marco Esposito
Giulia Fresca
Carmen Lasorella
Nicola Manfredelli

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Domenica 6 marzo | ore 10,30

Ospiti collegati:
Alessandro Cannavale
Natale Cuccurese
Luigi De Magistris
Marco Esposito
Giulia Fresca
Carmen Lasorella
Nicola Manfredelli

LAB-SUD: “BISOGNA DARE VOCE AI ‘VINTI’ DEL SUD. IL MERIDIONE NON SIA PIÙ UNA TERRA DI CONQUISTA E SFRUTTAMENTO”

 “Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese – si conclude nella locandina –, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali. Per cui a nostro avviso è ora di dare una ‘scossa’ e una degna rappresentanza politica al Sud!”



In collaborazione con le riviste Left e Transform-Italia, il Laboratorio per la riscossa del Sud (Lab-Sud) promuove per venerdì 11 marzo, ore 18:00, una diretta facebook dedicata al tema, “L’alternativa da Sud: perché il Meridione non sia più una terra di conquista e sfruttamento”.

Alla diretta parteciperanno la senatrice Paola Nugnes, la deputata Simona Suriano, capogruppo parlamentare di Manifesta, la dirigente nazionale di Rifondazione Comunista Loredana Marino e il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese. Modererà il dibattito Roberto Morea.

Come Laboratorio per la riscossa del Sud, in collaborazione con la rivista Left e Transform Italia – recita la locandina dell’evento –, crediamo che la fase storica attuale per il Mezzogiorno sia particolarmente delicata. Il Sud si dibatte fra Autonomia differenziata e destinazione dei fondi del Pnrr e appare ancora una volta come una colonia depredata ed abbandonata”.

Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese – si conclude nella locandina –, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali. Per cui a nostro avviso è ora di dare una ‘scossa’ e una degna rappresentanza politica al Sud!

Fonte: Il Sud Conta-articolo di Salvatore Lucchese


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 “Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese – si conclude nella locandina –, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali. Per cui a nostro avviso è ora di dare una ‘scossa’ e una degna rappresentanza politica al Sud!”



In collaborazione con le riviste Left e Transform-Italia, il Laboratorio per la riscossa del Sud (Lab-Sud) promuove per venerdì 11 marzo, ore 18:00, una diretta facebook dedicata al tema, “L’alternativa da Sud: perché il Meridione non sia più una terra di conquista e sfruttamento”.

Alla diretta parteciperanno la senatrice Paola Nugnes, la deputata Simona Suriano, capogruppo parlamentare di Manifesta, la dirigente nazionale di Rifondazione Comunista Loredana Marino e il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese. Modererà il dibattito Roberto Morea.

Come Laboratorio per la riscossa del Sud, in collaborazione con la rivista Left e Transform Italia – recita la locandina dell’evento –, crediamo che la fase storica attuale per il Mezzogiorno sia particolarmente delicata. Il Sud si dibatte fra Autonomia differenziata e destinazione dei fondi del Pnrr e appare ancora una volta come una colonia depredata ed abbandonata”.

Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese – si conclude nella locandina –, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali. Per cui a nostro avviso è ora di dare una ‘scossa’ e una degna rappresentanza politica al Sud!

Fonte: Il Sud Conta-articolo di Salvatore Lucchese


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domenica 27 febbraio 2022

LAB-SUD: “PER LA RISCOSSA DEL SUD, COMUNITÀ RIBELLI CON IL ‘CAPPELLO IN MANO’. BASTA REMORE!”

 

"Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud".




Da circa un trentennio, in corrispondenza con la progressiva affermazione della centralità della presunta “questione settentrionale” agitata dalla Lega Nord e fatta propria dal Partito democratico, da Forza Italia e dal M5S, il Sud è privo di un’adeguata rappresentanza politica a livello istituzionale sia nazionale che locale.

Rimosso il Mezzogiorno dal discorso pubblico prima e derubricata la “questione meridionale” da questione nazionale a questione locale dopo, insomma, spenti i riflettori sullo storico divario Nord-Sud, nel corso degli ultimi diciassette anni, come certificato dal Rapporto Eurispes 2020, ai 20milioni di cittadini italiani residenti nelle regioni meridionali sono stati sottratti in modo del tutto illegittimo 840miliardi di euro di spesa pubblica allargata pro-capite.

Ancora oggi, come attestato da Cassa  Depositi e Prestiti, dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Corte dei Conti, dalla Corte costituzionale e dalla Svimez, sulla base del criterio della spesa storica, in nome dell’ideologia etno-liberista della “locomotiva” Nord e della “palla al piede” Sud, ogni anno ai cittadini meridionali vengono indebitamente scippati circa 60miliardi di euro di spesa pubblica complessiva annua per essere drenati verso le regioni settentrionali.

Il tutto avviene con la complicità delle classi dominanti estrattive meridionali, che, in cambio di un “piatto di lenticchie” più o meno abbondante, danno il via libera a che i diritti dei loro concittadini vengano limitati se non del tutto azzerati.

Se ancora oggi al Sud viene riservato nominalmente soltanto il 40% delle risorse “territorializzabili” dei circa 190miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza e non il 65%, come da criteri di ripartizione UE, se ancora oggi le maggiori Regioni leghiste e proto-leghiste del Nord – Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna – fanno “Asse” – l’“Asse del Male” – per perseguire la “secessione dei ricchi”, ciò è dovuto ad un drammatico vuoto di rappresentanza che lascia senza voce 20milioni di cittadini meridionali considerati da sempre “figli di un dio minore”, a cui se va bene, verranno riservate le briciole dell’extra-gettito fiscale dei territori “virtuosi” settentrionali.

Che fare per dare voce a chi non ha voce? Che fare per evitare quello che, a ragione, Natale Cuccurese ha definito il pericolo di “balcanizzazione” del Paese?

Avviare un processo costituente di tutte le forze meridionaliste e meridionali di orientamento progressista e radicale per dare vita a “comunità ribelli” con il “cappello in mano”. Questa, in estrema sintesi, l’appello politico lanciato dopo due anni di impegno meridionalistico a livello informativo e culturale dal “Laboratorio di riscossa per il Sud”.

Di seguito, la versione integrale dell’Appello”, pubblicato il 26 gennaio 2022 sul sito della “Rivista LEFT. Un pensiero nuovo a Sinistra”.

La riscossa del Sud, perché il Meridione non sia più terra di conquista e sfruttamento

Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire tutti insieme una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160 anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una colonia interna estrattiva. È ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con chi non è compromesso da decenni di connivenza politica e finanziaria con il “fronte del Nord”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, in rispetto dei principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per tutti i cittadini, del Sud così come del Nord.

Come Laboratorio per la riscossa del Sud, in collaborazione con la rivista Left e Transform Italia, crediamo che la fase storica attuale per il Mezzogiorno sia particolarmente delicata. Il Sud si dibatte fra Autonomia differenziata e destinazione dei fondi del Pnrr e appare ancora una volta come una colonia depredata ed abbandonata. Terra di conquista, di sfruttamento ed abbandono, dal 1861 vive una condizione che ne ha determinato nel corso dei secoli, nel senso comune, la convinzione di una zavorra per lo sviluppo del Paese, condizionandone da un lato un approccio antropologico della popolazione nella gestione del territorio e del quotidiano ma dall’altro la messa in discussione di uno stato di accettazione che ha dato vita a focolai di lotta e di conquista. I nostri territori sono stati luoghi di rivolte contadine, dei movimenti di occupazione delle terre, di movimenti per il salario, per il diritto al lavoro e alla casa, di movimenti femministi, delle conflittualità urbane lungo tutto il Novecento. Tutte rivoluzioni tradite, tutte “Rivoluzioni (sfruttate a favore) del ricco” così come bollate da Salvemini. Un lento trascinarsi che, come ben delineato da Antonio Gramsci hanno portato alla nascita e all’incancrenirsi della “Questione meridionale”, fino all’attuale degenerazione in dispregio degli articoli della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

Al fine di invertire la prospettiva geografica stiamo già lavorando da più di due anni. Da tutto questo lavoro sono nati sia documenti come la Carta dei diritti del Sud, lettere aperte ai deputati meridionali, al ministro del Sud, sia con incontri sui territori, fin quando è stato possibile vista l’emergenza in cui ci troviamo tutti a vivere ed operare, e poi con tanti incontri in diretta on-line.

L’ultimo dei quali con Luigi de Magistris nei giorni scorsi per presentare il libro Lezioni meridionali nato in collaborazione con Left ( qui il link alla presentazione video) dove sono stati sottolineati aspetti che a noi sembrano fondamentali, così come sottolineato anche dalle condivisibili parole di Luigi de Magistris.

Nei giorni antecedenti quest’ultimo incontro abbiamo prodotto il testo “Sud senza rappresentanza” che si può leggere su Transform!italia proprio per porre in rilievo questi aspetti. La nostra idea è che il Sud alla fine dell’attuale commedia politica, gestita dal governo più antimeridionale e classista della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà, se va bene e come sempre, con un’elemosina per quanto riguarda il Pnrr e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo. Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.
Per cui a nostro avviso è ora di dare una “scossa” e una degna rappresentanza politica al Sud!

Dato che il laboratorio permanente “La riscossa del Sud” è uno spazio di confronto che incontra i territori, attraversando tutte le regioni del Sud, pensiamo di organizzare un primo grande appuntamento assembleare, non appena l’emergenza in corso lo renderà possibile, tra le realtà organizzate meridionali, per strutturare la nostra opposizione, non solo con quanti in questi lunghi mesi hanno aderito al nostro percorso e che ringraziamo, ma aperta anche a tutti quanti lottano per i diritti negati e le offese recate al Sud.

Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud.

Fonte: Il Sud Conta - articolo di Salvatore Lucchese



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"Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud".




Da circa un trentennio, in corrispondenza con la progressiva affermazione della centralità della presunta “questione settentrionale” agitata dalla Lega Nord e fatta propria dal Partito democratico, da Forza Italia e dal M5S, il Sud è privo di un’adeguata rappresentanza politica a livello istituzionale sia nazionale che locale.

Rimosso il Mezzogiorno dal discorso pubblico prima e derubricata la “questione meridionale” da questione nazionale a questione locale dopo, insomma, spenti i riflettori sullo storico divario Nord-Sud, nel corso degli ultimi diciassette anni, come certificato dal Rapporto Eurispes 2020, ai 20milioni di cittadini italiani residenti nelle regioni meridionali sono stati sottratti in modo del tutto illegittimo 840miliardi di euro di spesa pubblica allargata pro-capite.

Ancora oggi, come attestato da Cassa  Depositi e Prestiti, dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Corte dei Conti, dalla Corte costituzionale e dalla Svimez, sulla base del criterio della spesa storica, in nome dell’ideologia etno-liberista della “locomotiva” Nord e della “palla al piede” Sud, ogni anno ai cittadini meridionali vengono indebitamente scippati circa 60miliardi di euro di spesa pubblica complessiva annua per essere drenati verso le regioni settentrionali.

Il tutto avviene con la complicità delle classi dominanti estrattive meridionali, che, in cambio di un “piatto di lenticchie” più o meno abbondante, danno il via libera a che i diritti dei loro concittadini vengano limitati se non del tutto azzerati.

Se ancora oggi al Sud viene riservato nominalmente soltanto il 40% delle risorse “territorializzabili” dei circa 190miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza e non il 65%, come da criteri di ripartizione UE, se ancora oggi le maggiori Regioni leghiste e proto-leghiste del Nord – Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna – fanno “Asse” – l’“Asse del Male” – per perseguire la “secessione dei ricchi”, ciò è dovuto ad un drammatico vuoto di rappresentanza che lascia senza voce 20milioni di cittadini meridionali considerati da sempre “figli di un dio minore”, a cui se va bene, verranno riservate le briciole dell’extra-gettito fiscale dei territori “virtuosi” settentrionali.

Che fare per dare voce a chi non ha voce? Che fare per evitare quello che, a ragione, Natale Cuccurese ha definito il pericolo di “balcanizzazione” del Paese?

Avviare un processo costituente di tutte le forze meridionaliste e meridionali di orientamento progressista e radicale per dare vita a “comunità ribelli” con il “cappello in mano”. Questa, in estrema sintesi, l’appello politico lanciato dopo due anni di impegno meridionalistico a livello informativo e culturale dal “Laboratorio di riscossa per il Sud”.

Di seguito, la versione integrale dell’Appello”, pubblicato il 26 gennaio 2022 sul sito della “Rivista LEFT. Un pensiero nuovo a Sinistra”.

La riscossa del Sud, perché il Meridione non sia più terra di conquista e sfruttamento

Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire tutti insieme una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160 anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una colonia interna estrattiva. È ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con chi non è compromesso da decenni di connivenza politica e finanziaria con il “fronte del Nord”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, in rispetto dei principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per tutti i cittadini, del Sud così come del Nord.

Come Laboratorio per la riscossa del Sud, in collaborazione con la rivista Left e Transform Italia, crediamo che la fase storica attuale per il Mezzogiorno sia particolarmente delicata. Il Sud si dibatte fra Autonomia differenziata e destinazione dei fondi del Pnrr e appare ancora una volta come una colonia depredata ed abbandonata. Terra di conquista, di sfruttamento ed abbandono, dal 1861 vive una condizione che ne ha determinato nel corso dei secoli, nel senso comune, la convinzione di una zavorra per lo sviluppo del Paese, condizionandone da un lato un approccio antropologico della popolazione nella gestione del territorio e del quotidiano ma dall’altro la messa in discussione di uno stato di accettazione che ha dato vita a focolai di lotta e di conquista. I nostri territori sono stati luoghi di rivolte contadine, dei movimenti di occupazione delle terre, di movimenti per il salario, per il diritto al lavoro e alla casa, di movimenti femministi, delle conflittualità urbane lungo tutto il Novecento. Tutte rivoluzioni tradite, tutte “Rivoluzioni (sfruttate a favore) del ricco” così come bollate da Salvemini. Un lento trascinarsi che, come ben delineato da Antonio Gramsci hanno portato alla nascita e all’incancrenirsi della “Questione meridionale”, fino all’attuale degenerazione in dispregio degli articoli della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

Al fine di invertire la prospettiva geografica stiamo già lavorando da più di due anni. Da tutto questo lavoro sono nati sia documenti come la Carta dei diritti del Sud, lettere aperte ai deputati meridionali, al ministro del Sud, sia con incontri sui territori, fin quando è stato possibile vista l’emergenza in cui ci troviamo tutti a vivere ed operare, e poi con tanti incontri in diretta on-line.

L’ultimo dei quali con Luigi de Magistris nei giorni scorsi per presentare il libro Lezioni meridionali nato in collaborazione con Left ( qui il link alla presentazione video) dove sono stati sottolineati aspetti che a noi sembrano fondamentali, così come sottolineato anche dalle condivisibili parole di Luigi de Magistris.

Nei giorni antecedenti quest’ultimo incontro abbiamo prodotto il testo “Sud senza rappresentanza” che si può leggere su Transform!italia proprio per porre in rilievo questi aspetti. La nostra idea è che il Sud alla fine dell’attuale commedia politica, gestita dal governo più antimeridionale e classista della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà, se va bene e come sempre, con un’elemosina per quanto riguarda il Pnrr e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo. Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.
Per cui a nostro avviso è ora di dare una “scossa” e una degna rappresentanza politica al Sud!

Dato che il laboratorio permanente “La riscossa del Sud” è uno spazio di confronto che incontra i territori, attraversando tutte le regioni del Sud, pensiamo di organizzare un primo grande appuntamento assembleare, non appena l’emergenza in corso lo renderà possibile, tra le realtà organizzate meridionali, per strutturare la nostra opposizione, non solo con quanti in questi lunghi mesi hanno aderito al nostro percorso e che ringraziamo, ma aperta anche a tutti quanti lottano per i diritti negati e le offese recate al Sud.

Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud.

Fonte: Il Sud Conta - articolo di Salvatore Lucchese



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