giovedì 20 gennaio 2022

PRESENTAZIONE ON-LINE DI "LEZIONI MERIDIONALI" CON LUIGI DE MAGISTRIS - VENERDI' 21 GENNAIO ORE 18,00

Iniziamo da venerdì 21 Gennaio alle 18,00 con la prima presentazione, on line, di LEZIONI MERIDIONALI trasmessa in diretta su https://www.facebook.com/transform.italia

Con:
-Luigi de Magistris
e gli autori
-Loredana Marino
-Natale Cuccurese
-Anna D'Ascenzio
-Giovanni Russo Spena

Sperando di riprendere presto la programmazione territorio dopo territorio, città dopo citta, da Sud a Nord con l'iniziativa in presenza.
LEZIONI MERIDIONALI
Il Sud di oggi e il Sud di ieri. Temi e Percorsi
Un libro che vi accompagnerà in un viaggio conoscitivo utile ad invertire la prospettiva geografica e che ti aiuterà a vedere, per sempre, il Mezzogiorno con occhi diversi …
Un ringraziamento speciale a Simona Maggiorelli che ha creduto sin da subito nel progetto del SUDLAB e a quante e quanti hanno collaborato a questo libro: Giso Amendola, Filomena Avagliano, Imma Barbarossa, Tullia Conte, Natale Cuccurese, Guido D’Agostino, Anna D’Ascienzio, Rino Malinconico, Loredana Marino, Sergio Marotta, Ciro Raia, Valentino Romano, Giovanni Russo Spena, Isaia Sales, Pasquale Voza, Roberto Morea, Roberto Musacchio
Acquistabile on line su: https://left.it/libri/

Un grazie speciale a Transform!italia e a Left che da tempo danno spazio con continuità alle tesi meridionaliste progressiste, oltre a importanti (e liberi) approfondimenti politici e culturali. 







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Iniziamo da venerdì 21 Gennaio alle 18,00 con la prima presentazione, on line, di LEZIONI MERIDIONALI trasmessa in diretta su https://www.facebook.com/transform.italia

Con:
-Luigi de Magistris
e gli autori
-Loredana Marino
-Natale Cuccurese
-Anna D'Ascenzio
-Giovanni Russo Spena

Sperando di riprendere presto la programmazione territorio dopo territorio, città dopo citta, da Sud a Nord con l'iniziativa in presenza.
LEZIONI MERIDIONALI
Il Sud di oggi e il Sud di ieri. Temi e Percorsi
Un libro che vi accompagnerà in un viaggio conoscitivo utile ad invertire la prospettiva geografica e che ti aiuterà a vedere, per sempre, il Mezzogiorno con occhi diversi …
Un ringraziamento speciale a Simona Maggiorelli che ha creduto sin da subito nel progetto del SUDLAB e a quante e quanti hanno collaborato a questo libro: Giso Amendola, Filomena Avagliano, Imma Barbarossa, Tullia Conte, Natale Cuccurese, Guido D’Agostino, Anna D’Ascienzio, Rino Malinconico, Loredana Marino, Sergio Marotta, Ciro Raia, Valentino Romano, Giovanni Russo Spena, Isaia Sales, Pasquale Voza, Roberto Morea, Roberto Musacchio
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Un grazie speciale a Transform!italia e a Left che da tempo danno spazio con continuità alle tesi meridionaliste progressiste, oltre a importanti (e liberi) approfondimenti politici e culturali. 







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mercoledì 19 gennaio 2022

Sud senza rappresentanza


di Laboratorio Sud
La Riscossa

Su giornali di inizio anno la notizia che per l’Alta Velocità, “salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è territorializzabile”.

Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.

Ricordo che avevamo fra i pochi ad aver subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la Ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.

Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il Governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.

Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

A questo scenario si aggiungono le agghiaccianti dichiarazioni di esponenti di primo piano della Lega che continuano a rivendicare una quota di fondi sempre maggiore per il Nord. Pochi giorni fa, in una nota, Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda, e Giacomo Ghilardi, coordinatore regionale dei sindaci leghisti “Nella consapevolezza della diversità di sviluppo del Sud e del Nord, ma nell’altrettanta certezza che la Lombardia deve continuare a essere la locomotiva economica e di sviluppo sostenibile dell’Italia e dell’Europa», hanno dichiarato in una nota Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda, e Giacomo Ghilardi, coordinatore regionale dei sindaci leghisti, «è opportuno riconsiderare i parametri, soprattutto in previsione dei prossimi bandi, tenendo conto anche dei parametri relativi alla sostenibilità dei servizi economici, turistici, sociali di territori che devono competere col resto del continente».

Cecchetti e Ghilardi hanno parlato di «criteri discriminatori». Non è una questione regionale o di partito: riguarda l’intero Paese. Se corre la Lombardia marciano anche le regioni più indietro. «Anche tramite la Commissione Speciale Autonomie», hanno assicurato i due leghisti, «cercheremo di andarne a fondo per capire quali iniziative sia possibile intraprendere per cambiare le cose». A queste pretese si è aggiunto anche Bitonci parlamentare leghista, ex sindaco di Padova e sottosegretario all’economia, che ha predisposto una mozione presentata dal capogruppo leghista a Montecitorio Riccardo Molinari e sottoscritta da tutti i deputati veneti, in cui si chiedono più fondi a favore del Nord (chissà che novità): “l nostro territorio è forza trainante del Paese, non può restare escluso dai fondi per la rigenerazione urbana”. «È un problema di governance nazionale: la spinta dei sindaci veneti, lombardi, friulani, piemontesi ed emiliani deve essere sul presidente Decaro, che non a caso è sindaco di Bari. Dovrebbe essere meno a trazione romano-centrica e fare di più il sindacato dei Comuni».

C’è da dire che questa visione della Locomotiva, ricordata di coordinatori leghisti, è una teoria bocconiana. “Tutto ciò che fa correre Milano rallenta Napoli”, ha detto tempo fa Tambellini ex rettore della Bocconi. Teoria ripresa ed elogiata a suo tempo da Padoan ex ministro economia dei governi Renzi e Gentiloni. Ovviamente vale anche il contrario, ciò che fa correre Napoli rallenta Milano.

Con tutta evidenza il differenziale Nord/Sud è quindi voluto e ricercato, alla faccia della Costituzione.

Utile ricordare che il Presidente degli Stati Uniti Biden lo scorso aprile, sulla base di recenti studi di importanti economisti americani, ha sbugiardato la “teoria del trickle-down (sgocciolamento), in Italia definita appunto teoria della “Locomotiva” (sostenuta recentemente anche dall’ex PdC Conte con una lettera ai milanesi pochi giorni prima di Ferragosto pubblicata sul Corriere della Sera), ribadendo che la crescita economica così condotta non fa bene a tutti, ma avvantaggia solo i più ricchi. Peccato che in Italia nessuno abbia tenuto in considerazione gli studi degli americani e che tutto proceda indifferentemente e contro ogni logica.

La conseguenza di questo approccio è quello che sta avvenendo nei confronti del Sud con i fondi del Pnrr, come visto sopra. Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso nei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più.

Se non bastassero le rivendicazioni leghiste ecco che anche i sindaci protoleghisti dellla Lombardia, Sala e Fontana sbracciano e danno manforte per intercettare i fondi teoricamente destinati al Sud. Ha infatti dichiarato Sala dal palco di una recente manifestazione: «i fondi per l’edilizia popolare sono insufficienti», facendo pressing sul governo perchè riassegni velocemente le risorse che i Comuni del Sud non saranno in grado di investire. «Milano ha chiesto 5 miliardi, è in grado di spendere un miliardo all’anno entro il 2026. A chi è in grado di fare di più è giusto che arrivi di più. Offriamo progetti già a livello definitivo, possiamo attivare gare rapidamente e gestire ricorsi – sottolinea -. Non contesto l’idea del 40% al Sud, giusto dare a tutti la possibilità di partecipare. Milano si candida a usare i residui, qualora ci siano Comuni non in grado di investire nei tempi corretti”.

E così mentre il Nord fra leghisti e protoleghisti fa come sempre blocco trasversale per intercettare ed ingurgitare ogni centesimo che deriva dall’Europa, al Sud i politici, legati al carro del Nord per appartenenza politica, allargano le braccia e cercano come sempre di far buon viso a cattiva sorte, pronti a ricevere solo qualche elemosina per mantenere oleate le loro clientele. E’ questo un problema della classe politica meridionale che si ha dal 1861 ed è stato più volte analizzato con acume soprattutto da Antonio Gramsci e Gaetano Salvemini nei loro scritti. Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una Colonia interna estrattiva. E’ ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con i Partiti della Sinistra non compromessi da decenni di connivenza con i “poteri forti”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, rispettando i principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per i suoi cittadini. Non a caso l’unico boom economico e demografico l’Italia lo ha avuto nel periodo della Cassa del Mezzogiorno, che ha avuto molti più meriti che demeriti, anche se una propaganda interessata mette continuamente  in luce solo questi ultimi.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.

Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali. E’ ora di dare (degna) rappresentanza politica al Sud!

 Fonte: Trasform!italia





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di Laboratorio Sud
La Riscossa

Su giornali di inizio anno la notizia che per l’Alta Velocità, “salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è territorializzabile”.

Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.

Ricordo che avevamo fra i pochi ad aver subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la Ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.

Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il Governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.

Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

A questo scenario si aggiungono le agghiaccianti dichiarazioni di esponenti di primo piano della Lega che continuano a rivendicare una quota di fondi sempre maggiore per il Nord. Pochi giorni fa, in una nota, Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda, e Giacomo Ghilardi, coordinatore regionale dei sindaci leghisti “Nella consapevolezza della diversità di sviluppo del Sud e del Nord, ma nell’altrettanta certezza che la Lombardia deve continuare a essere la locomotiva economica e di sviluppo sostenibile dell’Italia e dell’Europa», hanno dichiarato in una nota Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda, e Giacomo Ghilardi, coordinatore regionale dei sindaci leghisti, «è opportuno riconsiderare i parametri, soprattutto in previsione dei prossimi bandi, tenendo conto anche dei parametri relativi alla sostenibilità dei servizi economici, turistici, sociali di territori che devono competere col resto del continente».

Cecchetti e Ghilardi hanno parlato di «criteri discriminatori». Non è una questione regionale o di partito: riguarda l’intero Paese. Se corre la Lombardia marciano anche le regioni più indietro. «Anche tramite la Commissione Speciale Autonomie», hanno assicurato i due leghisti, «cercheremo di andarne a fondo per capire quali iniziative sia possibile intraprendere per cambiare le cose». A queste pretese si è aggiunto anche Bitonci parlamentare leghista, ex sindaco di Padova e sottosegretario all’economia, che ha predisposto una mozione presentata dal capogruppo leghista a Montecitorio Riccardo Molinari e sottoscritta da tutti i deputati veneti, in cui si chiedono più fondi a favore del Nord (chissà che novità): “l nostro territorio è forza trainante del Paese, non può restare escluso dai fondi per la rigenerazione urbana”. «È un problema di governance nazionale: la spinta dei sindaci veneti, lombardi, friulani, piemontesi ed emiliani deve essere sul presidente Decaro, che non a caso è sindaco di Bari. Dovrebbe essere meno a trazione romano-centrica e fare di più il sindacato dei Comuni».

C’è da dire che questa visione della Locomotiva, ricordata di coordinatori leghisti, è una teoria bocconiana. “Tutto ciò che fa correre Milano rallenta Napoli”, ha detto tempo fa Tambellini ex rettore della Bocconi. Teoria ripresa ed elogiata a suo tempo da Padoan ex ministro economia dei governi Renzi e Gentiloni. Ovviamente vale anche il contrario, ciò che fa correre Napoli rallenta Milano.

Con tutta evidenza il differenziale Nord/Sud è quindi voluto e ricercato, alla faccia della Costituzione.

Utile ricordare che il Presidente degli Stati Uniti Biden lo scorso aprile, sulla base di recenti studi di importanti economisti americani, ha sbugiardato la “teoria del trickle-down (sgocciolamento), in Italia definita appunto teoria della “Locomotiva” (sostenuta recentemente anche dall’ex PdC Conte con una lettera ai milanesi pochi giorni prima di Ferragosto pubblicata sul Corriere della Sera), ribadendo che la crescita economica così condotta non fa bene a tutti, ma avvantaggia solo i più ricchi. Peccato che in Italia nessuno abbia tenuto in considerazione gli studi degli americani e che tutto proceda indifferentemente e contro ogni logica.

La conseguenza di questo approccio è quello che sta avvenendo nei confronti del Sud con i fondi del Pnrr, come visto sopra. Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso nei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più.

Se non bastassero le rivendicazioni leghiste ecco che anche i sindaci protoleghisti dellla Lombardia, Sala e Fontana sbracciano e danno manforte per intercettare i fondi teoricamente destinati al Sud. Ha infatti dichiarato Sala dal palco di una recente manifestazione: «i fondi per l’edilizia popolare sono insufficienti», facendo pressing sul governo perchè riassegni velocemente le risorse che i Comuni del Sud non saranno in grado di investire. «Milano ha chiesto 5 miliardi, è in grado di spendere un miliardo all’anno entro il 2026. A chi è in grado di fare di più è giusto che arrivi di più. Offriamo progetti già a livello definitivo, possiamo attivare gare rapidamente e gestire ricorsi – sottolinea -. Non contesto l’idea del 40% al Sud, giusto dare a tutti la possibilità di partecipare. Milano si candida a usare i residui, qualora ci siano Comuni non in grado di investire nei tempi corretti”.

E così mentre il Nord fra leghisti e protoleghisti fa come sempre blocco trasversale per intercettare ed ingurgitare ogni centesimo che deriva dall’Europa, al Sud i politici, legati al carro del Nord per appartenenza politica, allargano le braccia e cercano come sempre di far buon viso a cattiva sorte, pronti a ricevere solo qualche elemosina per mantenere oleate le loro clientele. E’ questo un problema della classe politica meridionale che si ha dal 1861 ed è stato più volte analizzato con acume soprattutto da Antonio Gramsci e Gaetano Salvemini nei loro scritti. Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una Colonia interna estrattiva. E’ ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con i Partiti della Sinistra non compromessi da decenni di connivenza con i “poteri forti”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, rispettando i principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per i suoi cittadini. Non a caso l’unico boom economico e demografico l’Italia lo ha avuto nel periodo della Cassa del Mezzogiorno, che ha avuto molti più meriti che demeriti, anche se una propaganda interessata mette continuamente  in luce solo questi ultimi.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.

Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali. E’ ora di dare (degna) rappresentanza politica al Sud!

 Fonte: Trasform!italia





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mercoledì 12 gennaio 2022

Ferrovie e asili nido al Sud, l’ultima beffa del Pnrr

 

Di Natale Cuccurese

Fonte: Left

Gran parte degli investimenti previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per il Mezzogiorno non sono «territorializzabili». Così l'Alta velocità si allontana. E nei servizi all'infanzia rimangono le disuguaglianze rispetto al resto del Paese

Sui giornali di inizio anno è apparsa la notizia che per l’Alta Velocità, «salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è “territorializzabile”».
Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.
Ricordo che avevamo subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.
Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni fa pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.
Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna, ma a questo punto forse sarebbe più corretto parlare di “deportazione programmata”, di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.
Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.

L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud

Nella foto: il ministro dell’Economia Daniele Franco e il presidente del Consiglio alla Camera per le comunicazioni sul Recovery Plan, Roma, 26 aprile 2021



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Di Natale Cuccurese

Fonte: Left

Gran parte degli investimenti previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per il Mezzogiorno non sono «territorializzabili». Così l'Alta velocità si allontana. E nei servizi all'infanzia rimangono le disuguaglianze rispetto al resto del Paese

Sui giornali di inizio anno è apparsa la notizia che per l’Alta Velocità, «salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è “territorializzabile”».
Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.
Ricordo che avevamo subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.
Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni fa pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.
Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna, ma a questo punto forse sarebbe più corretto parlare di “deportazione programmata”, di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.
Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.

L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud

Nella foto: il ministro dell’Economia Daniele Franco e il presidente del Consiglio alla Camera per le comunicazioni sul Recovery Plan, Roma, 26 aprile 2021



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martedì 4 gennaio 2022

Natale Cuccurese: “Tra scippi di Stato al Sud ed autonomia differenziata, la balcanizzazione del Paese è dietro l’angolo”



Tra promesse mancate, cortine fumogene, scippi di Stato relativi sia alla spesa pubblica ordinaria che ai finanziamenti europei del Pnrr e l’approvazione a “scatola vuota” del disegno legge sull’autonomia differenziata, a “scatola vuota” perché saranno i satrapi di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna a riempirla di contenuti a loro piacimento, i cittadini del Sud Italia vengono presi in giro un giorni sì e l’altro pure.

L’ultima beffa, come ha evidenziato anche il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, è quella relativa allo scippo degli investimenti in infrastrutture ferroviarie.

Alta Velocità, – ha denunciato Cuccurese – salta la riserva del 40%: non è ‘territorializzabile’”. “È da luglio, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – quando si è scoperto, semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non erano territorializzati e che lo si va ripetendo”.

Il Sud, – ha proseguito Cuccurese – alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, supportato nell’inganno dai soliti ascari a servizio, si ritroverà come sempre con una elemosina, ma i suoi cittadini al pari di quelli dei territori più avvantaggiati si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo dei banchieri con l’Europa per i prossimi decenni nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla”.

Se a questo aggiungiamo anche l’autonomia differenziata – ha concluso il leader dei meridionalisti progressisti – è facile capire come la balcanizzazione del Paese sia dietro l’angolo”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese


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Tra promesse mancate, cortine fumogene, scippi di Stato relativi sia alla spesa pubblica ordinaria che ai finanziamenti europei del Pnrr e l’approvazione a “scatola vuota” del disegno legge sull’autonomia differenziata, a “scatola vuota” perché saranno i satrapi di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna a riempirla di contenuti a loro piacimento, i cittadini del Sud Italia vengono presi in giro un giorni sì e l’altro pure.

L’ultima beffa, come ha evidenziato anche il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, è quella relativa allo scippo degli investimenti in infrastrutture ferroviarie.

Alta Velocità, – ha denunciato Cuccurese – salta la riserva del 40%: non è ‘territorializzabile’”. “È da luglio, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – quando si è scoperto, semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non erano territorializzati e che lo si va ripetendo”.

Il Sud, – ha proseguito Cuccurese – alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, supportato nell’inganno dai soliti ascari a servizio, si ritroverà come sempre con una elemosina, ma i suoi cittadini al pari di quelli dei territori più avvantaggiati si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo dei banchieri con l’Europa per i prossimi decenni nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla”.

Se a questo aggiungiamo anche l’autonomia differenziata – ha concluso il leader dei meridionalisti progressisti – è facile capire come la balcanizzazione del Paese sia dietro l’angolo”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese


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venerdì 17 dicembre 2021

L'Autonomia differenziata fa male al Paese!

Parlamento annichilito mentre il Governo costruisce sotto copertura l’Autonomia Differenziata.

Il Partito del Sud aderisce al presidio contro le discriminazioni, per il confronto democratico e a difesa dell’unità della Repubblica, che si terrà a Roma in piazza Santi Apostoli il prossimo 21 dicembre dalle 14 alle 18,30.
Tutti i cittadini sono invitati a partecipare

📌 Venerdì 17 dicembre, ore 13:00 - Conferenza stampa di presentazione https://webtv.senato.it/webtv_live

📌 Martedì 21 dicembre, ore 14:00 - Presidio in P.zza SS. Apostoli







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Parlamento annichilito mentre il Governo costruisce sotto copertura l’Autonomia Differenziata.

Il Partito del Sud aderisce al presidio contro le discriminazioni, per il confronto democratico e a difesa dell’unità della Repubblica, che si terrà a Roma in piazza Santi Apostoli il prossimo 21 dicembre dalle 14 alle 18,30.
Tutti i cittadini sono invitati a partecipare

📌 Venerdì 17 dicembre, ore 13:00 - Conferenza stampa di presentazione https://webtv.senato.it/webtv_live

📌 Martedì 21 dicembre, ore 14:00 - Presidio in P.zza SS. Apostoli







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martedì 23 novembre 2021

Natale Cuccurese: “Razzismo di Stato contro i bimbi meridionali. A rischio la loro vita e la loro salute”


Mentre il teatrino mediatico-politico italiano alimenta la dicotomia SìVax/NoVax usandola come arma di distrazione di massa, le notizie che veramente contano, invece, sono del tutto ignorate o rimosse o poste in “ultima pagina”.

Così accade che lo scandalo denunciato dalla Società Italiana di Pediatria delle due Italie per diritto alla vita, alle cure e alla salute dei bambini dell’Italia settentrionale, salvaguardato, e di quelli dell’Italia meridionale, fortemente limitato, venga misconosciuto dai media sedicenti nazionali e dalle istituzioni politiche di un Paese sempre più ingiusto, sempre più diviso e diseguale.

Tra i pochissimi a darne notizia sul suo profilo facebook personale c’è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.    

“Il diritto alla salute – ha denunciato Cuccurese – non è uguale per tutti i bambini, ma dipende in larga parte dalla regione di residenza. A confermarlo, ancora una volta, è uno studio appena pubblicato su Italian Journal of Pediatrics. Un bambino che vive nel Mezzogiorno ha un rischio del 70% più elevato rispetto a un suo coetaneo del Centro-nord di dover migrare in altre regioni per curarsi. Ma ha anche un rischio del 50% più elevato di morire nel primo anno di vita”.

“Ecco perché – ha concluso Cuccurese – è doveroso parlare non solo di razzismo di stato, ma anche di apartheid antimeridionale”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese



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Mentre il teatrino mediatico-politico italiano alimenta la dicotomia SìVax/NoVax usandola come arma di distrazione di massa, le notizie che veramente contano, invece, sono del tutto ignorate o rimosse o poste in “ultima pagina”.

Così accade che lo scandalo denunciato dalla Società Italiana di Pediatria delle due Italie per diritto alla vita, alle cure e alla salute dei bambini dell’Italia settentrionale, salvaguardato, e di quelli dell’Italia meridionale, fortemente limitato, venga misconosciuto dai media sedicenti nazionali e dalle istituzioni politiche di un Paese sempre più ingiusto, sempre più diviso e diseguale.

Tra i pochissimi a darne notizia sul suo profilo facebook personale c’è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.    

“Il diritto alla salute – ha denunciato Cuccurese – non è uguale per tutti i bambini, ma dipende in larga parte dalla regione di residenza. A confermarlo, ancora una volta, è uno studio appena pubblicato su Italian Journal of Pediatrics. Un bambino che vive nel Mezzogiorno ha un rischio del 70% più elevato rispetto a un suo coetaneo del Centro-nord di dover migrare in altre regioni per curarsi. Ma ha anche un rischio del 50% più elevato di morire nel primo anno di vita”.

“Ecco perché – ha concluso Cuccurese – è doveroso parlare non solo di razzismo di stato, ma anche di apartheid antimeridionale”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese



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mercoledì 17 novembre 2021

La lunga notte del Sud

 di Natale Cuccurese

Preoccupati per la tempistica richiesta, per i meccanismi che regoleranno i bandi, per la carenza di personale specializzato, per l’inevitabile allungamento dei tempi in contrasto con le 527 prescrizioni e per le scadenze stringenti imposte dal Pnrr, oltre 500 sindaci del Mezzogiorno, riuniti nella rete RecoverySud, da tempo fanno presente che nelle piante organiche municipali del Sud il personale continua ad arrivare con il contagocce e non si possono riparare così facilmente i danni decennali di politiche federaliste e di austerity che hanno svuotato proprio gli apparati burocratici meridionali più in difficoltà. Chiarendo che: «Non chiediamo sussidi, non chiediamo assistenzialismo, chiediamo tecnici e altre figure professionali che lavorino per creare valore aggiunto nei nostri territori, per consentire alle nostre imprese di insediarsi, per rigenerare città e natura in modo da creare posti di lavoro».

Quale sarà la capacità di progettazione, esecuzione e controllo di investimenti pubblici negli enti locali, dopo oltre 10 anni di tagli al personale e agli investimenti, in modo principale nei Comuni del Mezzogiorno?! Fra l’altro Draghi sta accelerando in vista di fine anno, data ultima in cui l’Italia deve presentare le riforme richieste dalla Commissione europea, pena la perdita dei fondi del Recovery, richiedendo ai ministri target settimanali e non più mensili. Mancano ancora 23 obiettivi. Ora per gli enti locali le cose sono due per non perdere i fondi del Pnrr: o per fare bene, faranno poco, oppure per fare tutto, faranno male. Se mai arriveranno i fondi bisognerà poi spenderli velocemente per rientrare nei parametri richiesti dalla Commissione UE, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito “le mafie italiane”. Se si faranno opportuni controlli invece ci accuseranno di essere lenti o corrotti. Non a caso nel maggio scorso è arrivato il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti. In poche parole, comunque si muoverà l’Italia nell’utilizzo dei fondi del Recovery per l’Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l’erogazione dei fondi dopo la prima rata. Risulta ora forse più chiaro perché i primi fondi arrivati nel settembre scorso e quindi “sicuri”, 700 milioni di euro destinati ad aumentare il numero di scuole materne e asili nido nelle aree «svantaggiate» del Paese, non sono finiti al Sud, ma grazie alla presenza leghista nel Governo a Milano, a Torino o anche a Belluno.

Non bisogna infatti dimenticare che la finalità prioritaria del Piano è ridurre le diseguaglianze tra territori. Tra le 527 prescrizioni indicate da Bruxelles la più importante è proprio quella di ridurre le differenze territoriali calando gli investimenti nelle aree più svantaggiate, ma l’Italia che proprio per questo scopo ha ottenuto la quota di fondi più alta d’Europa, essendo le differenze fra il Nord e il Sud del Paese le maggiori del Continente, assiste al taglio dei fondi del Pnrr da destinare al Sud: dal 65% come indicato dall’Europa, al 40%, ad essere ottimisti, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo. Se poi consideriamo anche la recente riproposizione nella Nadef del collegato alla Legge di Bilancio del progetto Autonomia differenziata, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, pongono il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica.

La situazione è questa anche per i “fondi anti-Covid”, dove per il Sud al danno si somma la beffa se pensiamo che anche su questo fronte al Sud è destinato solo il 33,41% del fondo globale per abbattere le liste d’attesa Covid.

Ma la situazione diventa ancora più fosca in prospettiva, visto che sul QN del 14 novembre viene ventilato come “per le terze dosi dei vaccini non ci sono i soldi”, visto che l’insieme delle Regioni in Italia hanno speso fino ad ora 8 miliardi per gestire il Covid nel 2021, ricevendo in cambio dal Governo nazionale poco più di 3 miliardi. Ora, avendo esaurito quasi tutte le Regioni le risorse a disposizione il rischio è una disparità di trattamento per i cittadini a seconda dei territori. È chiaro che quelle Regioni che hanno una sanità territoriale più forte, oppure dispongono di Case della salute e centro vaccinali di prossimità, e hanno rapporti con medici di medicina generale e farmacie, come quelle del Nord che da decenni ricevono più fondi, saranno meno svantaggiate. E così si potrebbe aprire un nuovo e pericolosissimo capitolo per le drammatiche conseguenze che questo insieme di situazioni potrebbe comportare per un Paese che sta vivendo una notte che sembra non volere passare mai.

Fonte: Transform!italia





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 di Natale Cuccurese

Preoccupati per la tempistica richiesta, per i meccanismi che regoleranno i bandi, per la carenza di personale specializzato, per l’inevitabile allungamento dei tempi in contrasto con le 527 prescrizioni e per le scadenze stringenti imposte dal Pnrr, oltre 500 sindaci del Mezzogiorno, riuniti nella rete RecoverySud, da tempo fanno presente che nelle piante organiche municipali del Sud il personale continua ad arrivare con il contagocce e non si possono riparare così facilmente i danni decennali di politiche federaliste e di austerity che hanno svuotato proprio gli apparati burocratici meridionali più in difficoltà. Chiarendo che: «Non chiediamo sussidi, non chiediamo assistenzialismo, chiediamo tecnici e altre figure professionali che lavorino per creare valore aggiunto nei nostri territori, per consentire alle nostre imprese di insediarsi, per rigenerare città e natura in modo da creare posti di lavoro».

Quale sarà la capacità di progettazione, esecuzione e controllo di investimenti pubblici negli enti locali, dopo oltre 10 anni di tagli al personale e agli investimenti, in modo principale nei Comuni del Mezzogiorno?! Fra l’altro Draghi sta accelerando in vista di fine anno, data ultima in cui l’Italia deve presentare le riforme richieste dalla Commissione europea, pena la perdita dei fondi del Recovery, richiedendo ai ministri target settimanali e non più mensili. Mancano ancora 23 obiettivi. Ora per gli enti locali le cose sono due per non perdere i fondi del Pnrr: o per fare bene, faranno poco, oppure per fare tutto, faranno male. Se mai arriveranno i fondi bisognerà poi spenderli velocemente per rientrare nei parametri richiesti dalla Commissione UE, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito “le mafie italiane”. Se si faranno opportuni controlli invece ci accuseranno di essere lenti o corrotti. Non a caso nel maggio scorso è arrivato il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti. In poche parole, comunque si muoverà l’Italia nell’utilizzo dei fondi del Recovery per l’Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l’erogazione dei fondi dopo la prima rata. Risulta ora forse più chiaro perché i primi fondi arrivati nel settembre scorso e quindi “sicuri”, 700 milioni di euro destinati ad aumentare il numero di scuole materne e asili nido nelle aree «svantaggiate» del Paese, non sono finiti al Sud, ma grazie alla presenza leghista nel Governo a Milano, a Torino o anche a Belluno.

Non bisogna infatti dimenticare che la finalità prioritaria del Piano è ridurre le diseguaglianze tra territori. Tra le 527 prescrizioni indicate da Bruxelles la più importante è proprio quella di ridurre le differenze territoriali calando gli investimenti nelle aree più svantaggiate, ma l’Italia che proprio per questo scopo ha ottenuto la quota di fondi più alta d’Europa, essendo le differenze fra il Nord e il Sud del Paese le maggiori del Continente, assiste al taglio dei fondi del Pnrr da destinare al Sud: dal 65% come indicato dall’Europa, al 40%, ad essere ottimisti, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo. Se poi consideriamo anche la recente riproposizione nella Nadef del collegato alla Legge di Bilancio del progetto Autonomia differenziata, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, pongono il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica.

La situazione è questa anche per i “fondi anti-Covid”, dove per il Sud al danno si somma la beffa se pensiamo che anche su questo fronte al Sud è destinato solo il 33,41% del fondo globale per abbattere le liste d’attesa Covid.

Ma la situazione diventa ancora più fosca in prospettiva, visto che sul QN del 14 novembre viene ventilato come “per le terze dosi dei vaccini non ci sono i soldi”, visto che l’insieme delle Regioni in Italia hanno speso fino ad ora 8 miliardi per gestire il Covid nel 2021, ricevendo in cambio dal Governo nazionale poco più di 3 miliardi. Ora, avendo esaurito quasi tutte le Regioni le risorse a disposizione il rischio è una disparità di trattamento per i cittadini a seconda dei territori. È chiaro che quelle Regioni che hanno una sanità territoriale più forte, oppure dispongono di Case della salute e centro vaccinali di prossimità, e hanno rapporti con medici di medicina generale e farmacie, come quelle del Nord che da decenni ricevono più fondi, saranno meno svantaggiate. E così si potrebbe aprire un nuovo e pericolosissimo capitolo per le drammatiche conseguenze che questo insieme di situazioni potrebbe comportare per un Paese che sta vivendo una notte che sembra non volere passare mai.

Fonte: Transform!italia





Il tanto strombazzato "PATTO per Napoli" è già diventato il "PACCO per Napoli"


Di Antonio Luongo

Avete tormentato per mesi Napoli e i napoletani, dicendo che l'amministrazione uscente era incompetente. Che il problema era il sindaco Luigi de Magistris che non andava d'accordo col governatore De Luca.

Ora, a nemmeno un mese dall'inizio della nuova consiliatura, si scopre che il problema non era a Palazzo San Giacomo, ma a Palazzo Chigi. Il tanto strombazzato "PATTO per Napoli" è già diventato il "PACCO per Napoli"
La storia ci insegna che se c'è la volontà politica del Parlamento non c'è austerity, blocco delle assunzioni o fiscal compact che tenga.
Roma dal 2010 ha ceduto allo Stato, cioé sul groppone di noi cittadini, un debito di ben 12 miliardi di euro, e poco meno di due anni fa, nel decreto crescita, ha ottenuto senza battere ciglio e quasi senza combattere un ulteriore finanziamento di 500 milioni di euro all'anno, di cui 300 a fondo perduto.
E come non pensare al tanto famoso Expo milanese, spinto in pompa magna in modo trasversale, gestito come un colabrodo che è costato in pochi anni 1 miliardo e 241 milioni di soldi pubblici. Approccio un po' diverso dallo scalpore e dall'inerzia istituzionale che hanno caratterizzato Bagnoli...no?
Insomma, se il problema ce l'ha Napoli o un qualsiasi altro comune del Sud (300 comuni su 360 in predissesto sono meridionali) allora improvvisamente la macchina si blocca, è poco etico, i soldi non ci sono.
Evidentemente c'è una lobby del Nord, spesso trasversale ai partiti, che lavora dietro le quinte per soffocare i nostri territori, tenerli subalterni e speculare a vantaggio di altri, contro cui da anni mi batto insieme al Partito del Sud.
Smettetela! Questa pantomima va avanti da decenni. Cambiano solo i protagonisti e le modalità. Faccio mie le parole semplici di Alessandra Clemente:
"Le condizioni della popolazione della terza città d'Italia sono di qualche interesse per il governo?"
Se non é troppo disturbo, fatecelo sapere prima che sia troppo tardi!



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Di Antonio Luongo

Avete tormentato per mesi Napoli e i napoletani, dicendo che l'amministrazione uscente era incompetente. Che il problema era il sindaco Luigi de Magistris che non andava d'accordo col governatore De Luca.

Ora, a nemmeno un mese dall'inizio della nuova consiliatura, si scopre che il problema non era a Palazzo San Giacomo, ma a Palazzo Chigi. Il tanto strombazzato "PATTO per Napoli" è già diventato il "PACCO per Napoli"
La storia ci insegna che se c'è la volontà politica del Parlamento non c'è austerity, blocco delle assunzioni o fiscal compact che tenga.
Roma dal 2010 ha ceduto allo Stato, cioé sul groppone di noi cittadini, un debito di ben 12 miliardi di euro, e poco meno di due anni fa, nel decreto crescita, ha ottenuto senza battere ciglio e quasi senza combattere un ulteriore finanziamento di 500 milioni di euro all'anno, di cui 300 a fondo perduto.
E come non pensare al tanto famoso Expo milanese, spinto in pompa magna in modo trasversale, gestito come un colabrodo che è costato in pochi anni 1 miliardo e 241 milioni di soldi pubblici. Approccio un po' diverso dallo scalpore e dall'inerzia istituzionale che hanno caratterizzato Bagnoli...no?
Insomma, se il problema ce l'ha Napoli o un qualsiasi altro comune del Sud (300 comuni su 360 in predissesto sono meridionali) allora improvvisamente la macchina si blocca, è poco etico, i soldi non ci sono.
Evidentemente c'è una lobby del Nord, spesso trasversale ai partiti, che lavora dietro le quinte per soffocare i nostri territori, tenerli subalterni e speculare a vantaggio di altri, contro cui da anni mi batto insieme al Partito del Sud.
Smettetela! Questa pantomima va avanti da decenni. Cambiano solo i protagonisti e le modalità. Faccio mie le parole semplici di Alessandra Clemente:
"Le condizioni della popolazione della terza città d'Italia sono di qualche interesse per il governo?"
Se non é troppo disturbo, fatecelo sapere prima che sia troppo tardi!



Natale Cuccurese: “Classifiche sulla qualità della vita, il solito razzismo di Stato nei confronti del Sud”


Tabella: Corriere della Sera del 14 novembre 2021


Dopo averlo “azzoppato” tramite lo scippo continuo e sistematico di risorse pubbliche pro-capite, il Sud diviene oggetto di critiche discriminatorie e bullistiche più o meno velate da parte della stampa settentrionale, che non perde occasione per accusare il Mezzogiorno di essere “zoppo”, di essere incapace di “correre”, anzi di essere la solita “palla al piede”, che impedisce al tonico e ben preparato Nord di vincere.  

Di recente, sull’argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, nel commentare la classifica delle città italiane sulla qualità della vita pubblicata dal “Corriere della Sera”, ha osservato: “Ovviamente, queste classifiche diventano occasione per un tifo da stadio che permette a media e politicanti di confermare le teorie razziste che da decenni opprimono il Mezzogiorno, senza prendere in considerazione i dati Eurispes dal 2000 al 2017 che hanno certificato, senza essere mai smentiti, la sottrazione di risorse per 840miliardi di euro al Sud ad esclusivo vantaggio del Nord, senza considerare il trucco della spesa storica e l’invenzione delle variabili dummy. Non a caso, la prima città meridionale, è (inevitabilmente) al 55esimo posto, semplicemente perché non tutti partono alla pari”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese 




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Tabella: Corriere della Sera del 14 novembre 2021


Dopo averlo “azzoppato” tramite lo scippo continuo e sistematico di risorse pubbliche pro-capite, il Sud diviene oggetto di critiche discriminatorie e bullistiche più o meno velate da parte della stampa settentrionale, che non perde occasione per accusare il Mezzogiorno di essere “zoppo”, di essere incapace di “correre”, anzi di essere la solita “palla al piede”, che impedisce al tonico e ben preparato Nord di vincere.  

Di recente, sull’argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, nel commentare la classifica delle città italiane sulla qualità della vita pubblicata dal “Corriere della Sera”, ha osservato: “Ovviamente, queste classifiche diventano occasione per un tifo da stadio che permette a media e politicanti di confermare le teorie razziste che da decenni opprimono il Mezzogiorno, senza prendere in considerazione i dati Eurispes dal 2000 al 2017 che hanno certificato, senza essere mai smentiti, la sottrazione di risorse per 840miliardi di euro al Sud ad esclusivo vantaggio del Nord, senza considerare il trucco della spesa storica e l’invenzione delle variabili dummy. Non a caso, la prima città meridionale, è (inevitabilmente) al 55esimo posto, semplicemente perché non tutti partono alla pari”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese 




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giovedì 4 novembre 2021

Il sindaco del "non detto".


Di Antonio Luongo


Facciamo un gioco.

Vi elenco dei temi essenziali per lo sviluppo di Napoli nel prossimo futuro. Voi mi dite la posizione del sindaco Gaetano Manfredi :
📌 acqua pubblica: a favore o contro la legge 15/ 2015 che mette a rischio l'acqua pubblica e l'ABC. Stiamo ancora aspettando una dichiarazione.
📌 questione meridionale: a favore o contro l'autonomia differenziata e la secessione dei ricchi? Il Partito del Sud lo ha pubblicamente invitato a un confronto sul tema...nessuna risposta
📌 trasporti pubblici: la precedente amministrazione si è occupata di trovare i soldi per acquistare i nuovi treni per la metro. Intanto sono trascorsi mesi e la situazione è ormai al collasso. Quasi sempre il servizio non funziona e la manutenzione è di treni o funicolari é ormai impossibile.
La nuova maggioranza ripartirà da...BOH.
Però abbiamo delle certezze:
▶️ il sindaco e la giunta TRIPLICHERANNO i loro stipendi
▶️ il lungomare, nei desideri del sindaco, andrebbe riaperto al traffico e allo smog
▶️ durante le alluvioni, con qualunque livello di allerta, crollasse il mondo, le scuole non saranno chiuse. Fare l'opposto del predecessore, a prescindere da qualsiasi valutazione, è più importante della salute pubblica. (In foto un albero crollato davanti all'ingresso di una scuola)
Spero davvero che la nuova maggioranza faccia il bene di Napoli, ma, se il buongiorno si vede dal mattino, forse è il caso di ridiscutere al più presto le priorità della città.



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Di Antonio Luongo


Facciamo un gioco.

Vi elenco dei temi essenziali per lo sviluppo di Napoli nel prossimo futuro. Voi mi dite la posizione del sindaco Gaetano Manfredi :
📌 acqua pubblica: a favore o contro la legge 15/ 2015 che mette a rischio l'acqua pubblica e l'ABC. Stiamo ancora aspettando una dichiarazione.
📌 questione meridionale: a favore o contro l'autonomia differenziata e la secessione dei ricchi? Il Partito del Sud lo ha pubblicamente invitato a un confronto sul tema...nessuna risposta
📌 trasporti pubblici: la precedente amministrazione si è occupata di trovare i soldi per acquistare i nuovi treni per la metro. Intanto sono trascorsi mesi e la situazione è ormai al collasso. Quasi sempre il servizio non funziona e la manutenzione è di treni o funicolari é ormai impossibile.
La nuova maggioranza ripartirà da...BOH.
Però abbiamo delle certezze:
▶️ il sindaco e la giunta TRIPLICHERANNO i loro stipendi
▶️ il lungomare, nei desideri del sindaco, andrebbe riaperto al traffico e allo smog
▶️ durante le alluvioni, con qualunque livello di allerta, crollasse il mondo, le scuole non saranno chiuse. Fare l'opposto del predecessore, a prescindere da qualsiasi valutazione, è più importante della salute pubblica. (In foto un albero crollato davanti all'ingresso di una scuola)
Spero davvero che la nuova maggioranza faccia il bene di Napoli, ma, se il buongiorno si vede dal mattino, forse è il caso di ridiscutere al più presto le priorità della città.



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L’antimeridionalismo del governo Draghi

 



di Natale Cuccurese

Le politiche dei Governi dell’ultimo ventennio, che han visto cieca obbedienza alle indicazioni di Bruxelles, privatizzazioni a pioggia, modifica del Titolo V della Costituzione, pareggio di bilancio e così via, hanno prodotto, anno dopo anno, i loro frutti avvelenati, fra cui un aumento sempre maggiore della povertà assoluta della popolazione oggi arrivata al record di 6 Milioni di cittadini, in larga maggioranza nel Mezzogiorno, la Macroarea più povera di tutto il Continente, con Sicilia e Campania da tempo ai primi due posti per rischio povertà della classifica Eurostat.

Sembra impossibile eppure con il governo Draghi, coi suoi molti tecnocrati, si vuole continuare su di una strada iper liberista, profondamente classista e antimeridionale che data la situazione di forte crisi economica potrebbe portare a gravi problemi sociali.

In questa direzione classista va la proposta di Renzi di un referendum sul Reddito di Cittadinanza (RdC). L’idea di ricorrere ad un Referendum, che al momento è solo un grosso flop in termine di raccolta di firme, fa pensare che Renzi e sodali di governo non intendano correggere il RdC, magari migliorarlo, ma semplicemente cancellarlo, lasciando così le persone in difficoltà senza un sostegno e letteralmente in balia del ricatto occupazionale da parte di prenditori senza scrupoli che ricercano manovalanza a basso costo e senza diritti. La dichiarazione sul carattere “diseducativo” del RdC fatta da Renzi appare inoltre particolarmente classista visto che non solo tende a ridurre le risorse destinate a questa misura, anche contenendo il numero dei beneficiari, ma procede anche in senso punitivo obbligando gli stessi ad accettare qualsiasi proposta di lavoro, anche se a diverse centinaia di chilometri da dove vivono, colpendo ancora una volta il Sud, dove in alcune province , come quella di Napoli, la percentuale dei percettori di RdC è alta. L’ennesimo regalo al sistema industriale del Nord, e l’ennesima mazzata per i disoccupati del Sud. Un incentivo all’emigrazione, una pistola puntata alla tempia dei poveri a cui verrà tolto il RdC se non andranno a lavorare al Nord, oltretutto aumentando la già grave desertificazione demografica del Mezzogiorno. O emigri o muori di fame, per legge!

Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali, che hanno accettato lo schema governativo, sia alcuni dei partiti di centrosinistra, che sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria ora si stupiscono se le aziende licenziano, e di più licenzieranno dal primo novembre data dalla quale si potranno licenziare anche dipendenti di aziende in crisi e Pmi.

Interessante notare che pochi giorni dopo queste polemiche sono arrivati i dati del Rapporto Inps 2020 che, con la fredda logica dei numeri, hanno confermato che senza sussidi e RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad una vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.

A questo scenario non incoraggiante possiamo aggiungere il documento del Gruppo dei 30, sottoscritto da Draghi meno di un anno fa, cioè la contrapposizione “fra debito buono” e “debito cattivo” e la sua ostilità al debito cattivo, già più volte manifestata e ovviamente in linea con le richieste UE degli ultimi mesi, che come ampiamente previsto con la prossima Legge di Bilancio e come annunciato la scorsa settimana da Draghi, porterà alla riduzione/blocco del Reddito di Cittadinanza, abolizione di quota 100, lo sblocco totale dei licenziamenti, così come era richiesto a gran voce Confindustria, e il taglio alle pensioni (come già la UE ha imposto alla Spagna per accedere al Recovery).

Per il Mezzogiorni la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati IstatEurispes e dall’ultimo Rapporto Caritas sull’indice di povertà, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.

Nel silenzio aumentano così sottrazione di risorse e discriminazioni di tutti i tipi, tanto è vero che il rapporto Cnel 2020 che ci informa che in Italia l’aspettativa di vita cambia a seconda di dove sei nato o di dove risiedi, grazie alle politiche di diseguaglianze territoriali perseguite da tutti i governi verso il Mezzogiorno in tema di sanità, istruzione, scuola, infanzia, servizi sociali e ambientali, digitalizzazione e occupazione femminile.

Se sei del Sud sei condannato a morire mediamente fino a 10 anni prima di un tuo omologo del Nord. Non è poco. Conseguenza anche di una spesa sanitaria pubblica pro capite del tutto diseguale, molto più elevata al Nord rispetto al Sud (nel 2020 infatti questa a fronte di una media nazionale di 2,120 euro annui, vanno ad esempio 2.261 euro alla Liguria e 2.012 euro alla Basilicata). Non a caso la scorsa settimana la Corte dei Conti lo ha confermato: “Il Sistema sanitario nazionale non è in grado di garantire un’assistenza uniforme per quantità e qualità”. Il federalismo fiscale, che piace al Pd di Bonaccini e alla Lega, dovrebbe essere applicato solo dopo aver stabilito i livelli essenziali di prestazioni (Lep), che attendono la definizione dalla data della modifica del Titolo V nel 2001, così da poter assicurare su tutto il territorio nazionale e a difesa dei diritti di ogni cittadino, a prescindere dalla latitudine a cui vive, una uguaglianza almeno formale. Invece…

Se non è discriminazione di Stato questa cosa è?! Non è questa una battaglia da combattere insieme a Sinistra?

I cittadini del Sud hanno cercato di ribellarsi come sempre e ancora una volta votando nel 2018 i 5 Stelle e abbiamo visto di quale tradimento questi signori si sono resi protagonisti, con Conte che addirittura ad agosto scrive al Corriere abbandonando il tema della Questione meridionale per rifugiarsi nella questione settentrionale e nella Milano Locomotiva di stampo leghista. Quella questione settentrionale che vorrebbe relegare i cittadini del Mezzogiorno ad una cittadinanza di serie B come infatti vorrebbe l’autonomia differenziata richiesta anche dell’Emilia Romagna a guida Pd. E’ questa la sinistra che si vuole proporre al Mezzogiorno, quella emiliana che in modo poco coraggioso sostiene la secessione dei ricchi, che con le sue privatizzazioni va contro gli interessi delle classi più deboli anche del Nord?

Certo bisogna essere molto coraggiosi per piegarsi a simili compromessi, eversivi dell’unità nazionale, che vanno di gran lunga oltre il concetto base del populismo grillino, cioè quello di né di destra, (ma soprattutto) né di sinistra…

Intanto la condizione del Mezzogiorno si aggrava. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota del Recovery fund da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma la ministra del Sud Carfagna ha abbassato l’asticella al 40%, ma poi dal documento inviato dal governo alla Commissione europea si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%, oltretutto sulla base di dati “poco trasparenti” come evidenziato la scorse settimana da Open data e quindi con una “minore capacità di controllo da parte dei cittadini, quindi un aumento delle possibilità per le organizzazioni mafiose di infiltrarsi nei lavori per le opere previste dal Piano”.

Contemporaneamente nella Nadef l’Autonomia differenziata è stata reinserita nottetempo ad opera di una manina. Forse anche per fare un favore a Giorgetti nello scontro interno alla Lega. Sud visto solo come merce di scambio per gli equilibri governativi, altro che riduzione dei divari territoriali, qui andiamo verso la balcanizzazione del Paese…

A difesa dei cittadini del Sud non vi è nessun contrasto, neanche da parte di forze che si presentano come progressiste, tanto è vero che pochi giorni fa il segretario del Pd Letta ha dichiarato, dopo la vittoria nella maggior parte dei ballottaggi: “avanti con Draghi”.

Cioè, avanti con l’Autonomia differenziata, con la riduzione dei fondi alla sanità pubblica, con la revisione/soppressione del RdC, senza nessun salario minimo, con il ritorno alla riforma Fornero per le pensioni, senza nessuna patrimoniale, con più tasse per i cittadini, senza riduzione dell’orario di lavoro, con i salari più bassi di quelli del 1990, unica nazione europea con questa situazione, con lo stop allo Smart working e al South workinh, con gli aumenti dei costi dei servizi, con lo scippo dei fondi del Pnrr al Sud, con l’abbattimento dell’Iva sul commercio delle armi, con il taglio del cuneo fiscale che privilegia di gran lunga solo i redditi più alti… ecc ecc ecc.

In tutto questo disastro per costruire l’alternativa popolare di sinistra, a cui bisogna lavorare da subito, alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, antifascista, anticapitalista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, anche sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud.

Fonte: Transform!italia



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di Natale Cuccurese

Le politiche dei Governi dell’ultimo ventennio, che han visto cieca obbedienza alle indicazioni di Bruxelles, privatizzazioni a pioggia, modifica del Titolo V della Costituzione, pareggio di bilancio e così via, hanno prodotto, anno dopo anno, i loro frutti avvelenati, fra cui un aumento sempre maggiore della povertà assoluta della popolazione oggi arrivata al record di 6 Milioni di cittadini, in larga maggioranza nel Mezzogiorno, la Macroarea più povera di tutto il Continente, con Sicilia e Campania da tempo ai primi due posti per rischio povertà della classifica Eurostat.

Sembra impossibile eppure con il governo Draghi, coi suoi molti tecnocrati, si vuole continuare su di una strada iper liberista, profondamente classista e antimeridionale che data la situazione di forte crisi economica potrebbe portare a gravi problemi sociali.

In questa direzione classista va la proposta di Renzi di un referendum sul Reddito di Cittadinanza (RdC). L’idea di ricorrere ad un Referendum, che al momento è solo un grosso flop in termine di raccolta di firme, fa pensare che Renzi e sodali di governo non intendano correggere il RdC, magari migliorarlo, ma semplicemente cancellarlo, lasciando così le persone in difficoltà senza un sostegno e letteralmente in balia del ricatto occupazionale da parte di prenditori senza scrupoli che ricercano manovalanza a basso costo e senza diritti. La dichiarazione sul carattere “diseducativo” del RdC fatta da Renzi appare inoltre particolarmente classista visto che non solo tende a ridurre le risorse destinate a questa misura, anche contenendo il numero dei beneficiari, ma procede anche in senso punitivo obbligando gli stessi ad accettare qualsiasi proposta di lavoro, anche se a diverse centinaia di chilometri da dove vivono, colpendo ancora una volta il Sud, dove in alcune province , come quella di Napoli, la percentuale dei percettori di RdC è alta. L’ennesimo regalo al sistema industriale del Nord, e l’ennesima mazzata per i disoccupati del Sud. Un incentivo all’emigrazione, una pistola puntata alla tempia dei poveri a cui verrà tolto il RdC se non andranno a lavorare al Nord, oltretutto aumentando la già grave desertificazione demografica del Mezzogiorno. O emigri o muori di fame, per legge!

Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali, che hanno accettato lo schema governativo, sia alcuni dei partiti di centrosinistra, che sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria ora si stupiscono se le aziende licenziano, e di più licenzieranno dal primo novembre data dalla quale si potranno licenziare anche dipendenti di aziende in crisi e Pmi.

Interessante notare che pochi giorni dopo queste polemiche sono arrivati i dati del Rapporto Inps 2020 che, con la fredda logica dei numeri, hanno confermato che senza sussidi e RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad una vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.

A questo scenario non incoraggiante possiamo aggiungere il documento del Gruppo dei 30, sottoscritto da Draghi meno di un anno fa, cioè la contrapposizione “fra debito buono” e “debito cattivo” e la sua ostilità al debito cattivo, già più volte manifestata e ovviamente in linea con le richieste UE degli ultimi mesi, che come ampiamente previsto con la prossima Legge di Bilancio e come annunciato la scorsa settimana da Draghi, porterà alla riduzione/blocco del Reddito di Cittadinanza, abolizione di quota 100, lo sblocco totale dei licenziamenti, così come era richiesto a gran voce Confindustria, e il taglio alle pensioni (come già la UE ha imposto alla Spagna per accedere al Recovery).

Per il Mezzogiorni la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati IstatEurispes e dall’ultimo Rapporto Caritas sull’indice di povertà, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.

Nel silenzio aumentano così sottrazione di risorse e discriminazioni di tutti i tipi, tanto è vero che il rapporto Cnel 2020 che ci informa che in Italia l’aspettativa di vita cambia a seconda di dove sei nato o di dove risiedi, grazie alle politiche di diseguaglianze territoriali perseguite da tutti i governi verso il Mezzogiorno in tema di sanità, istruzione, scuola, infanzia, servizi sociali e ambientali, digitalizzazione e occupazione femminile.

Se sei del Sud sei condannato a morire mediamente fino a 10 anni prima di un tuo omologo del Nord. Non è poco. Conseguenza anche di una spesa sanitaria pubblica pro capite del tutto diseguale, molto più elevata al Nord rispetto al Sud (nel 2020 infatti questa a fronte di una media nazionale di 2,120 euro annui, vanno ad esempio 2.261 euro alla Liguria e 2.012 euro alla Basilicata). Non a caso la scorsa settimana la Corte dei Conti lo ha confermato: “Il Sistema sanitario nazionale non è in grado di garantire un’assistenza uniforme per quantità e qualità”. Il federalismo fiscale, che piace al Pd di Bonaccini e alla Lega, dovrebbe essere applicato solo dopo aver stabilito i livelli essenziali di prestazioni (Lep), che attendono la definizione dalla data della modifica del Titolo V nel 2001, così da poter assicurare su tutto il territorio nazionale e a difesa dei diritti di ogni cittadino, a prescindere dalla latitudine a cui vive, una uguaglianza almeno formale. Invece…

Se non è discriminazione di Stato questa cosa è?! Non è questa una battaglia da combattere insieme a Sinistra?

I cittadini del Sud hanno cercato di ribellarsi come sempre e ancora una volta votando nel 2018 i 5 Stelle e abbiamo visto di quale tradimento questi signori si sono resi protagonisti, con Conte che addirittura ad agosto scrive al Corriere abbandonando il tema della Questione meridionale per rifugiarsi nella questione settentrionale e nella Milano Locomotiva di stampo leghista. Quella questione settentrionale che vorrebbe relegare i cittadini del Mezzogiorno ad una cittadinanza di serie B come infatti vorrebbe l’autonomia differenziata richiesta anche dell’Emilia Romagna a guida Pd. E’ questa la sinistra che si vuole proporre al Mezzogiorno, quella emiliana che in modo poco coraggioso sostiene la secessione dei ricchi, che con le sue privatizzazioni va contro gli interessi delle classi più deboli anche del Nord?

Certo bisogna essere molto coraggiosi per piegarsi a simili compromessi, eversivi dell’unità nazionale, che vanno di gran lunga oltre il concetto base del populismo grillino, cioè quello di né di destra, (ma soprattutto) né di sinistra…

Intanto la condizione del Mezzogiorno si aggrava. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota del Recovery fund da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma la ministra del Sud Carfagna ha abbassato l’asticella al 40%, ma poi dal documento inviato dal governo alla Commissione europea si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%, oltretutto sulla base di dati “poco trasparenti” come evidenziato la scorse settimana da Open data e quindi con una “minore capacità di controllo da parte dei cittadini, quindi un aumento delle possibilità per le organizzazioni mafiose di infiltrarsi nei lavori per le opere previste dal Piano”.

Contemporaneamente nella Nadef l’Autonomia differenziata è stata reinserita nottetempo ad opera di una manina. Forse anche per fare un favore a Giorgetti nello scontro interno alla Lega. Sud visto solo come merce di scambio per gli equilibri governativi, altro che riduzione dei divari territoriali, qui andiamo verso la balcanizzazione del Paese…

A difesa dei cittadini del Sud non vi è nessun contrasto, neanche da parte di forze che si presentano come progressiste, tanto è vero che pochi giorni fa il segretario del Pd Letta ha dichiarato, dopo la vittoria nella maggior parte dei ballottaggi: “avanti con Draghi”.

Cioè, avanti con l’Autonomia differenziata, con la riduzione dei fondi alla sanità pubblica, con la revisione/soppressione del RdC, senza nessun salario minimo, con il ritorno alla riforma Fornero per le pensioni, senza nessuna patrimoniale, con più tasse per i cittadini, senza riduzione dell’orario di lavoro, con i salari più bassi di quelli del 1990, unica nazione europea con questa situazione, con lo stop allo Smart working e al South workinh, con gli aumenti dei costi dei servizi, con lo scippo dei fondi del Pnrr al Sud, con l’abbattimento dell’Iva sul commercio delle armi, con il taglio del cuneo fiscale che privilegia di gran lunga solo i redditi più alti… ecc ecc ecc.

In tutto questo disastro per costruire l’alternativa popolare di sinistra, a cui bisogna lavorare da subito, alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, antifascista, anticapitalista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, anche sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud.

Fonte: Transform!italia



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