martedì 10 gennaio 2023

Nasce il “Fronte Meridionalista-La Riscossa del Sud”



Nasce il “Fronte meridionalista-La riscossa del Sud”, come luogo di convergenze tra soggettività politiche, culturali e sociali meridionaliste.

I promotori del “Fronte Meridionalista-La riscossa del Sud” sono: Natale  Cuccurese del Partito del Sud, Loredana Marino del Laboratorio permanente per la riscossa del Sud, Nicola Manfredelli dell’Associazione Culturale Carta di Venosa, Salvatore Lucchese del Comitato Gaetano Salvemini.

Un’idea forza nata, in seguito all’assemblea di lancio delle piazze del Sud, tenutasi a Salerno, in cui è stato illustrato e discusso il progetto di un fronte comune per costruire una forza critica autonoma e progressista di matrice gramsciana, un salto di qualità nella costruzione di un’alternativa meridionalista che ha preso forma attraverso comuni obiettivi, ovvero: il no all’autonomia differenzia, il rovesciamento del senso comune della passività di cui il Sud soffre e la necessità teorica di avanzare culturalmente e politicamente sulla cartografia della questione meridionale e dei Sud del mondo.

Questa alleanza è aperta a tutte quelle soggettività meridionaliste che vorranno partecipare, nel rispetto della propria autonomia e a pari condizioni, perché l’obiettivo che ci poniamo è una convergente iniziativa politica, culturale e sociale frutto di una reale democrazia partecipativa, un Fronte che possa vedete anche un coinvolgimento diretto di quella società civile meridionale sensibile alla riscossa del Sud.

Il “Fronte Meridionalista – La riscossa del Sud”, lotta contro le diseguaglianze per reddito di base e per la coesione solidale sancita dalla Costituzione contro il dilagare delle forze politiche antimeridionali. Il nostro modello di Fronte è molto distante nei programmi e nel linguaggio dal razzismo populista leghista, e da modelli secessionisti che si agitano da Nord a Sud.

Il Mezzogiorno quale luogo di millenaria cultura euromediterranea, un “ponte” del Mediterraneo di scambi di cooperazione, di pace e solidarietà di la prosperità di tutti i popoli che vi si affacciano.

A breve presenteremo il nostro Manifesto d’azione rivolto al riscatto del Sud. Promuoveremo insieme ogni azione programmatica a tutela dell’intera area vasta, un modello di sviluppo basato sulla naturale vocazione del territorio meridionale, rifiutando i modelli liberisti a cui occorre sempre più un sud di sfruttamento e di scarto.
Abbiamo uno spazio politico, culturale e sociale enorme da occupare, in tutto lo scenario politico attuale del “Belpaese” manca la voce del Sud, la nostra ambizione e lavorare fianco a fianco con movimenti, associazioni, con la gente del Sud, uomini e donne impegnati da anni nelle dinamiche di lotta ambientali, sociali, per il lavoro, nel continuismo dicotomico capitale – vita,  per insieme  rilanciare un meridionalismo classista di lotta di liberazione e di riscatto.

Per il “Fronte Meridionalista-La riscossa del Sud” Loredana Marino, Natale Cuccurese, Salvatore Lucchese, Nicola Manfredelli.

Per adesioni e informazioni scrivere: frontemeridionalistaRdS@gmail.com

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La notizia della nascita del Fronte è al momento riportata su questi siti e testate giornalistiche:

https://www.basilicata24.it/2023/01/nasce-il-fronte-meridionalista-la-riscossa-del-sud-121152/

https://www.vesuvianonews.it/nasce-il-fronte-meridionalista-la-riscossa-del-sud/?fbclid=IwAR1gos-RrOC35j1XzXr95bQQY-igaXRK6thTcy9wDYjwVNpE8iy4dXmeUCg

https://giornalemio.it/politica/la-riscossa-del-sud-ci-prova-il-fronte-meridionalista/

https://ildispaccio.it/agora/2023/01/09/nasce-il-fronte-meridionalista-la-riscossa-del-sud/

https://calabria.live/e-nato-il-fronte-meridionalista-la-riscossa-del-sud/




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Nasce il “Fronte meridionalista-La riscossa del Sud”, come luogo di convergenze tra soggettività politiche, culturali e sociali meridionaliste.

I promotori del “Fronte Meridionalista-La riscossa del Sud” sono: Natale  Cuccurese del Partito del Sud, Loredana Marino del Laboratorio permanente per la riscossa del Sud, Nicola Manfredelli dell’Associazione Culturale Carta di Venosa, Salvatore Lucchese del Comitato Gaetano Salvemini.

Un’idea forza nata, in seguito all’assemblea di lancio delle piazze del Sud, tenutasi a Salerno, in cui è stato illustrato e discusso il progetto di un fronte comune per costruire una forza critica autonoma e progressista di matrice gramsciana, un salto di qualità nella costruzione di un’alternativa meridionalista che ha preso forma attraverso comuni obiettivi, ovvero: il no all’autonomia differenzia, il rovesciamento del senso comune della passività di cui il Sud soffre e la necessità teorica di avanzare culturalmente e politicamente sulla cartografia della questione meridionale e dei Sud del mondo.

Questa alleanza è aperta a tutte quelle soggettività meridionaliste che vorranno partecipare, nel rispetto della propria autonomia e a pari condizioni, perché l’obiettivo che ci poniamo è una convergente iniziativa politica, culturale e sociale frutto di una reale democrazia partecipativa, un Fronte che possa vedete anche un coinvolgimento diretto di quella società civile meridionale sensibile alla riscossa del Sud.

Il “Fronte Meridionalista – La riscossa del Sud”, lotta contro le diseguaglianze per reddito di base e per la coesione solidale sancita dalla Costituzione contro il dilagare delle forze politiche antimeridionali. Il nostro modello di Fronte è molto distante nei programmi e nel linguaggio dal razzismo populista leghista, e da modelli secessionisti che si agitano da Nord a Sud.

Il Mezzogiorno quale luogo di millenaria cultura euromediterranea, un “ponte” del Mediterraneo di scambi di cooperazione, di pace e solidarietà di la prosperità di tutti i popoli che vi si affacciano.

A breve presenteremo il nostro Manifesto d’azione rivolto al riscatto del Sud. Promuoveremo insieme ogni azione programmatica a tutela dell’intera area vasta, un modello di sviluppo basato sulla naturale vocazione del territorio meridionale, rifiutando i modelli liberisti a cui occorre sempre più un sud di sfruttamento e di scarto.
Abbiamo uno spazio politico, culturale e sociale enorme da occupare, in tutto lo scenario politico attuale del “Belpaese” manca la voce del Sud, la nostra ambizione e lavorare fianco a fianco con movimenti, associazioni, con la gente del Sud, uomini e donne impegnati da anni nelle dinamiche di lotta ambientali, sociali, per il lavoro, nel continuismo dicotomico capitale – vita,  per insieme  rilanciare un meridionalismo classista di lotta di liberazione e di riscatto.

Per il “Fronte Meridionalista-La riscossa del Sud” Loredana Marino, Natale Cuccurese, Salvatore Lucchese, Nicola Manfredelli.

Per adesioni e informazioni scrivere: frontemeridionalistaRdS@gmail.com

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La notizia della nascita del Fronte è al momento riportata su questi siti e testate giornalistiche:

https://www.basilicata24.it/2023/01/nasce-il-fronte-meridionalista-la-riscossa-del-sud-121152/

https://www.vesuvianonews.it/nasce-il-fronte-meridionalista-la-riscossa-del-sud/?fbclid=IwAR1gos-RrOC35j1XzXr95bQQY-igaXRK6thTcy9wDYjwVNpE8iy4dXmeUCg

https://giornalemio.it/politica/la-riscossa-del-sud-ci-prova-il-fronte-meridionalista/

https://ildispaccio.it/agora/2023/01/09/nasce-il-fronte-meridionalista-la-riscossa-del-sud/

https://calabria.live/e-nato-il-fronte-meridionalista-la-riscossa-del-sud/




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domenica 8 gennaio 2023

Cuccurese: “Per il dem Cottarelli 18.500 euro procapite a lombardo valgono quanto 13.700 euro a campano".

continui attacchi mossi dai vari esponenti del sistema-Nord ad associazioni, giornali e studiosi meridionalisti, che, fonti e dati alla mano, da anni argomentano e documentano l’ancora oggi stridente divario tra le storiche due Italie ed il pericolo della sua definitiva istituzionalizzazione tramite l’attuazione del regionalismo differenziato, dà la misura della forte determinazione con cui i poteri forti del Nord Italia intendano perseguire la finalità per loro strategica di continuare a concentrare sempre più poteri, funzioni e risorse nella presunta “locomotiva” del Paese.

Dalle minacce di querela per diffamazione e calunnia mosse dal ministro leghista Calderoli alle redazioni de “Il Mattino” ed il “Messaggero” se dovessero continuare a definire il suo ddl sull’autonomia differenziata come “spacca-Italia”, all’annuncio dato dal leghista Zaia di confutare le analisi della Svimez tramite sito istituzionale della Regione Veneto da lui stesso presieduta, dalle offese razziste mosse dall’imprenditore settentrionale Brambilla proprio al direttore della Svimez Luca Bianchi, da lui bollato come “terrone meridionale”, alle fake news alimentate dal dem Cottarelli sui dati relativi all’uniforme ripartizione, si fa per dire, delle spesa pubblica complessiva territoriale in Italia è tutto un crescendo di intimidazioni, ingiurie e menzogne tese a screditare gli esponenti più autorevoli del meridionalismo contemporaneo, proprio per perseguire l’obiettivo del regionalismo differenziato e discriminatorio.

E proprio rispetto a quanto sostenuto dall’economista lombardo, il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese ha osservato: “Cottarelli parla di argomenti che evidentemente non ha approfondito, ospitato dal Foglio”.

Questo signore – ha proseguito Cuccurese via social – è uno degli esponenti politici, la punta di diamante, con cui il PD protoleghista dice di voler contrastare le disuguaglianze sociali e territoriali”.

Non solo questi neoliberisti – ha precisato Cuccurese – non le vedono le diseguaglianze, ma con tutta evidenza, da sempre poco interessati al tema, nemmeno le studiano dato che per Cottarelli 18.500 euro procapite in Lombardia e 13.700 in Campania sono dati ‘uniformi’”.

Per Cottarelli – ha concluso il Presidente del Sud –  evidentemente i prezzi della Sanità o di autobus e treni dipendono dalla latitudine, forse questi protoleghisti stanno già studiando l’arrivo di gabbie salariali, contro gli interessi dei lavoratori del Mezzogiorno, dopo il via libero definitivo allo Spacca-Italia di Calderoli a cui dicono, a parole, di opporsi”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese




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continui attacchi mossi dai vari esponenti del sistema-Nord ad associazioni, giornali e studiosi meridionalisti, che, fonti e dati alla mano, da anni argomentano e documentano l’ancora oggi stridente divario tra le storiche due Italie ed il pericolo della sua definitiva istituzionalizzazione tramite l’attuazione del regionalismo differenziato, dà la misura della forte determinazione con cui i poteri forti del Nord Italia intendano perseguire la finalità per loro strategica di continuare a concentrare sempre più poteri, funzioni e risorse nella presunta “locomotiva” del Paese.

Dalle minacce di querela per diffamazione e calunnia mosse dal ministro leghista Calderoli alle redazioni de “Il Mattino” ed il “Messaggero” se dovessero continuare a definire il suo ddl sull’autonomia differenziata come “spacca-Italia”, all’annuncio dato dal leghista Zaia di confutare le analisi della Svimez tramite sito istituzionale della Regione Veneto da lui stesso presieduta, dalle offese razziste mosse dall’imprenditore settentrionale Brambilla proprio al direttore della Svimez Luca Bianchi, da lui bollato come “terrone meridionale”, alle fake news alimentate dal dem Cottarelli sui dati relativi all’uniforme ripartizione, si fa per dire, delle spesa pubblica complessiva territoriale in Italia è tutto un crescendo di intimidazioni, ingiurie e menzogne tese a screditare gli esponenti più autorevoli del meridionalismo contemporaneo, proprio per perseguire l’obiettivo del regionalismo differenziato e discriminatorio.

E proprio rispetto a quanto sostenuto dall’economista lombardo, il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese ha osservato: “Cottarelli parla di argomenti che evidentemente non ha approfondito, ospitato dal Foglio”.

Questo signore – ha proseguito Cuccurese via social – è uno degli esponenti politici, la punta di diamante, con cui il PD protoleghista dice di voler contrastare le disuguaglianze sociali e territoriali”.

Non solo questi neoliberisti – ha precisato Cuccurese – non le vedono le diseguaglianze, ma con tutta evidenza, da sempre poco interessati al tema, nemmeno le studiano dato che per Cottarelli 18.500 euro procapite in Lombardia e 13.700 in Campania sono dati ‘uniformi’”.

Per Cottarelli – ha concluso il Presidente del Sud –  evidentemente i prezzi della Sanità o di autobus e treni dipendono dalla latitudine, forse questi protoleghisti stanno già studiando l’arrivo di gabbie salariali, contro gli interessi dei lavoratori del Mezzogiorno, dopo il via libero definitivo allo Spacca-Italia di Calderoli a cui dicono, a parole, di opporsi”.

Fonte: VesuvianoNews-articolo di Salvatore Lucchese




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venerdì 6 gennaio 2023

LA "TRUFFA" DEL PNRR (3)

 


Le "Rubriche della Meridionalità" | …di LEGGI, di NORME, di DIVARI.

di Natale Cuccurese (*)
LA TRUFFA DEL PNRR (3)

Quando si tratta di prendere tempo con gli investimenti al Sud ecco che spunta fuori l’ipotesi del “Ponte sullo Stretto”. Da Forlani, a Berlusconi, a Renzi, a Draghi fino a Salvini ormai quella del “Ponte” è una storia che si dipana nel corso degli ultimi decenni con sempre lo stesso finale: promesse di investimenti a cui segue un nulla di fatto. In Parlamento è anche nata una coalizione per il “Ponte” dai renziani fino alla Lega e Berlusconi. Non proprio una garanzia per il Sud, visto che sono tutti personaggi o partiti che hanno, da sempre, avuto un occhio di riguardo per favorire sempre “prima il nord”. Il Ponte potrebbe così essere usato come arma di “distrazione di massa”, mentre nelle interviste dei vari ministri si spostano quote percentuali sempre più rilevanti dei Fondi del Next Generation EU verso Nord.
Mentre il governo Draghi lasciò a suo tempo meno di 100 ore per la verifica e il dibattito in Parlamento del Pnrr da proporre a Bruxelles, cioè senza nemmeno il tempo di leggere il contenuto del Pnrr. In questo modo sono state decise in Italia le politiche pubbliche del prossimo decennio, praticamente senza discussione alcuna dato che tutti, o quasi, i partiti facevano parte della maggioranza.

Giusto ricordare che per ferrovie, strade, telecomunicazioni, rete idrica, energia, secondo l’analisi della Facoltà di Ingegneria della Sapienza di Roma, sulla base del lavoro degli Stati Generali svoltisi nell’estate del 2020 e coordinato dall’allora Ministro Colao, l’Italia nel suo insieme (fra Nord e Sud con la "media del pollo") è addirittura in 53esima posizione nel Mondo. Il solo Mezzogiorno, dove si viaggia a binario unico, dove non c'è Alta Velocità, carente in strade, telecomunicazioni, rete idrica, energia, in che posizione si colloca?!

Poco più di un anno fa fa in Regione Sicilia è arrivata la comunicazione da parte di RFI dell’avvio della gara d’appalto da 10 milioni di euro per ripristinare parte del collegamento tra Gela e Catania interrotto dopo il crollo di un ponte all’altezza di Niscemi ben 10 anni fa, nel maggio 2011. Oggi per andare da Gela a Catania in treno e percorrere una distanza di circa 110 chilometri occorrono circa 5 ore. Per non parlare di chi vive a Messina e assiste alla chiusura di gallerie e viadotti obsoleti e pericolosi sulle autostrade A18 e A20, abbandonati e non controllati da decenni. Non che in Calabria e in altre zone del Mezzogiorno se la passino molto meglio. In attesa, un domani, del “Ponte” e senza entrare nei dettagli tecnici o nelle problematiche ambientali che ne riguardano la costruzione, forse sarebbe più pratico per il Sud avere “l’uovo oggi”, anziché “la gallina domani”, e procedere subito con i Fondi in arrivo dall’Europa, prima che finiscano in tanti rivoli, ad ammodernare la rete stradale e ferroviaria con treni realmente ad Alta Velocità, treni che da Roma a Villa San Giovanni impieghino tre ore. Così un domani casomai ci si possa anche arrivare al “Ponte”.

Emblematica di questo state di cose l’intervista dello scorso 4 aprile 2021 sul QN del Ministro delle infrastrutture, il leghista Giovannini, a proposito del completamento delle tante opere incompiute in Italia da effettuarsi grazie ai soldi della Next Generation EU, in cui informa che il Parlamento ha dato il via libera al commissariamento delle opere e nominati i relativi commissari, inoltre che i lavori sono da terminare improrogabilmente entro il 2026 pena la perdita dei Fondi, cosa questa che fra l’altro metterebbe al momento fuori dai giochi il Ponte sullo Stretto, spostando in un futuro indeterminato la promessa di una sua eventuale realizzazione. Secondo i dettami UE il 65% dei Fondi doveva essere indirizzato al Sud per iniziare a recuperare il gap, anche infrastrutturale, fra le due parti del Paese. Evidentemente però per i nostri governanti quando si tratta di Mezzogiorno la frase “ce lo chiede l’Europa” non vale più, visto che la piantina allegata all'intervista evidenziava che ben 8 opere commissariate sono al Centro-Nord e solo due al Sud.

In poche parole il rischio concreto è che il Ponte come sempre venga usato anche dall’attuale governo meloni solo come specchietto per le allodole, ma nel frattempo i fondi in arrivo dall’Europa, invece che al Sud per la quota indicata dall’Europa, con la complicità della maggioranza parlamentare, finiscano in mille rivoli che portano tutti al Centro-Nord.

Un altro aspetto che nessuno evidenzia mai è che ben poche grandi aziende in Italia possono essere capofila di un progetto ingegneristico ambizioso come quello del “Ponte”, aziende che guarda caso hanno tutte sede legale al Nord. Il che in epoca di Autonomia differenziata non è proprio ininfluente. Questo ovviamente vale anche per le opere che saranno cantierate con una parte dei Fondi europei che (comunque) arriveranno nel Mezzogiorno. Solo come esempio, la proposta che almeno una quota del 34% (percentuale della popolazione) degli investimenti in opere sia garantita per coinvolgere direttamente nei lavori aziende del Sud non sarebbe sbagliata. In caso contrario i Fondi investiti al Sud serviranno in prospettiva ad aumentare il gap territoriale. Oggi nulla di simile è previsto, pur essendoci al Sud aziende in grado di ben operare ed inserirsi in più comparti anche ad alti livelli. Aziende che per la crisi dell’ultimo anno, secondo la “mappa della solidità” delle imprese tracciata dall’Istat, per il 45% sono a rischio chiusura. Su questo aspetto servirebbe fare pressione.
Lo stesso dicasi per la necessità che la stazione appaltante concluda entro sessanta giorni il processo autorizzativo per l’affidamento delle opere. Senza tale richiamo dei poteri dello Stato molti degli interventi diretti al Mezzogiorno potrebbero non andare in porto o per assenza di risorse di cofinanziamento o per inefficienze causate negli anni dalla destrutturazione dello Stato, di cui la modifica del Titolo V è testimone. Servono buoni progetti concreti e buona attuazione degli stessi, altro che sognare il “Ponte sullo Stretto”.

L’ottica utile a recuperare il gap territoriale potrebbe essere simile quella della defunta e tanto criticata Cassa del Mezzogiorno, che però tanto male non ha fatto all’Italia intera, anzi.

Giova ricordare, come esempio verificabile, che in Germania l’unificazione del Paese, dopo la caduta del muro di Berlino, ha aiutato molto l’Est per convergere con l’Ovest. Per il Sud in 58 anni, cioè dall’avvio della Cassa del Mezzogiorno nel 1950 al 2008, che ha chiuso definitivamente qualsiasi politica pubblica per il Sud lasciandola solo all’utilizzo del fondi europei di coesione, sono stati investiti 342,5 miliardi di euro. In Germania Est si è investito in 30 anni quasi 5 volte in più, cioè tra i 1500 e i 2000 miliardi di euro, 70 miliardi di euro in media all’anno, contro i 6 miliardi l’anno nel Mezzogiorno. Una quota di Pil in Germani fra il 4 e il 5%, mentre nel Mezzogiorno non si è mai superato la soglia dell’1% del Pil. Chiusa la Cassa per il Mezzogiorno la percentuale è scesa ulteriormente.

I diversi investimenti sui territori han determinato che nel 2019, il prodotto per abitante nel Sud è stato, rispetto a quello del Centro-Nord, quasi 20 punti in meno della differenza che intercorre oggi tra le due aree tedesche, mentre Il tasso di disoccupazione, è stato del 17,6% nel Sud Italia e del 6,9% nell’Est tedesco; la disoccupazione giovanile (15-24 anni) del 45,5% nel Sud, e solo dell’8,6% negli ex Germania dell’Est.
Il che ci fa comprendere come ogni divario tra diverse parti di uno stesso Paese sia superabile in pochi decenni se lo si vuole, anche partendo da situazioni peggiori di quelle che ci sono oggi in Italia, non riguardando un fatto antropologico o di razza, ma solo di risorse impegnate e di opportunità fornite. Oltretutto colmare i divari economici è una operazione che si ripaga ampiamente, dato che il periodo in cui il nostro Paese ha conosciuto l’unico periodo di boom economico della sua storia (1950/1980) corrisponde al periodo in cui cresceva anche il Sud con gli investimenti della Cassa del Mezzogiorno.

(*) Aderente Carta di Venosa, Presidente del Partito del Sud




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Le "Rubriche della Meridionalità" | …di LEGGI, di NORME, di DIVARI.

di Natale Cuccurese (*)
LA TRUFFA DEL PNRR (3)

Quando si tratta di prendere tempo con gli investimenti al Sud ecco che spunta fuori l’ipotesi del “Ponte sullo Stretto”. Da Forlani, a Berlusconi, a Renzi, a Draghi fino a Salvini ormai quella del “Ponte” è una storia che si dipana nel corso degli ultimi decenni con sempre lo stesso finale: promesse di investimenti a cui segue un nulla di fatto. In Parlamento è anche nata una coalizione per il “Ponte” dai renziani fino alla Lega e Berlusconi. Non proprio una garanzia per il Sud, visto che sono tutti personaggi o partiti che hanno, da sempre, avuto un occhio di riguardo per favorire sempre “prima il nord”. Il Ponte potrebbe così essere usato come arma di “distrazione di massa”, mentre nelle interviste dei vari ministri si spostano quote percentuali sempre più rilevanti dei Fondi del Next Generation EU verso Nord.
Mentre il governo Draghi lasciò a suo tempo meno di 100 ore per la verifica e il dibattito in Parlamento del Pnrr da proporre a Bruxelles, cioè senza nemmeno il tempo di leggere il contenuto del Pnrr. In questo modo sono state decise in Italia le politiche pubbliche del prossimo decennio, praticamente senza discussione alcuna dato che tutti, o quasi, i partiti facevano parte della maggioranza.

Giusto ricordare che per ferrovie, strade, telecomunicazioni, rete idrica, energia, secondo l’analisi della Facoltà di Ingegneria della Sapienza di Roma, sulla base del lavoro degli Stati Generali svoltisi nell’estate del 2020 e coordinato dall’allora Ministro Colao, l’Italia nel suo insieme (fra Nord e Sud con la "media del pollo") è addirittura in 53esima posizione nel Mondo. Il solo Mezzogiorno, dove si viaggia a binario unico, dove non c'è Alta Velocità, carente in strade, telecomunicazioni, rete idrica, energia, in che posizione si colloca?!

Poco più di un anno fa fa in Regione Sicilia è arrivata la comunicazione da parte di RFI dell’avvio della gara d’appalto da 10 milioni di euro per ripristinare parte del collegamento tra Gela e Catania interrotto dopo il crollo di un ponte all’altezza di Niscemi ben 10 anni fa, nel maggio 2011. Oggi per andare da Gela a Catania in treno e percorrere una distanza di circa 110 chilometri occorrono circa 5 ore. Per non parlare di chi vive a Messina e assiste alla chiusura di gallerie e viadotti obsoleti e pericolosi sulle autostrade A18 e A20, abbandonati e non controllati da decenni. Non che in Calabria e in altre zone del Mezzogiorno se la passino molto meglio. In attesa, un domani, del “Ponte” e senza entrare nei dettagli tecnici o nelle problematiche ambientali che ne riguardano la costruzione, forse sarebbe più pratico per il Sud avere “l’uovo oggi”, anziché “la gallina domani”, e procedere subito con i Fondi in arrivo dall’Europa, prima che finiscano in tanti rivoli, ad ammodernare la rete stradale e ferroviaria con treni realmente ad Alta Velocità, treni che da Roma a Villa San Giovanni impieghino tre ore. Così un domani casomai ci si possa anche arrivare al “Ponte”.

Emblematica di questo state di cose l’intervista dello scorso 4 aprile 2021 sul QN del Ministro delle infrastrutture, il leghista Giovannini, a proposito del completamento delle tante opere incompiute in Italia da effettuarsi grazie ai soldi della Next Generation EU, in cui informa che il Parlamento ha dato il via libera al commissariamento delle opere e nominati i relativi commissari, inoltre che i lavori sono da terminare improrogabilmente entro il 2026 pena la perdita dei Fondi, cosa questa che fra l’altro metterebbe al momento fuori dai giochi il Ponte sullo Stretto, spostando in un futuro indeterminato la promessa di una sua eventuale realizzazione. Secondo i dettami UE il 65% dei Fondi doveva essere indirizzato al Sud per iniziare a recuperare il gap, anche infrastrutturale, fra le due parti del Paese. Evidentemente però per i nostri governanti quando si tratta di Mezzogiorno la frase “ce lo chiede l’Europa” non vale più, visto che la piantina allegata all'intervista evidenziava che ben 8 opere commissariate sono al Centro-Nord e solo due al Sud.

In poche parole il rischio concreto è che il Ponte come sempre venga usato anche dall’attuale governo meloni solo come specchietto per le allodole, ma nel frattempo i fondi in arrivo dall’Europa, invece che al Sud per la quota indicata dall’Europa, con la complicità della maggioranza parlamentare, finiscano in mille rivoli che portano tutti al Centro-Nord.

Un altro aspetto che nessuno evidenzia mai è che ben poche grandi aziende in Italia possono essere capofila di un progetto ingegneristico ambizioso come quello del “Ponte”, aziende che guarda caso hanno tutte sede legale al Nord. Il che in epoca di Autonomia differenziata non è proprio ininfluente. Questo ovviamente vale anche per le opere che saranno cantierate con una parte dei Fondi europei che (comunque) arriveranno nel Mezzogiorno. Solo come esempio, la proposta che almeno una quota del 34% (percentuale della popolazione) degli investimenti in opere sia garantita per coinvolgere direttamente nei lavori aziende del Sud non sarebbe sbagliata. In caso contrario i Fondi investiti al Sud serviranno in prospettiva ad aumentare il gap territoriale. Oggi nulla di simile è previsto, pur essendoci al Sud aziende in grado di ben operare ed inserirsi in più comparti anche ad alti livelli. Aziende che per la crisi dell’ultimo anno, secondo la “mappa della solidità” delle imprese tracciata dall’Istat, per il 45% sono a rischio chiusura. Su questo aspetto servirebbe fare pressione.
Lo stesso dicasi per la necessità che la stazione appaltante concluda entro sessanta giorni il processo autorizzativo per l’affidamento delle opere. Senza tale richiamo dei poteri dello Stato molti degli interventi diretti al Mezzogiorno potrebbero non andare in porto o per assenza di risorse di cofinanziamento o per inefficienze causate negli anni dalla destrutturazione dello Stato, di cui la modifica del Titolo V è testimone. Servono buoni progetti concreti e buona attuazione degli stessi, altro che sognare il “Ponte sullo Stretto”.

L’ottica utile a recuperare il gap territoriale potrebbe essere simile quella della defunta e tanto criticata Cassa del Mezzogiorno, che però tanto male non ha fatto all’Italia intera, anzi.

Giova ricordare, come esempio verificabile, che in Germania l’unificazione del Paese, dopo la caduta del muro di Berlino, ha aiutato molto l’Est per convergere con l’Ovest. Per il Sud in 58 anni, cioè dall’avvio della Cassa del Mezzogiorno nel 1950 al 2008, che ha chiuso definitivamente qualsiasi politica pubblica per il Sud lasciandola solo all’utilizzo del fondi europei di coesione, sono stati investiti 342,5 miliardi di euro. In Germania Est si è investito in 30 anni quasi 5 volte in più, cioè tra i 1500 e i 2000 miliardi di euro, 70 miliardi di euro in media all’anno, contro i 6 miliardi l’anno nel Mezzogiorno. Una quota di Pil in Germani fra il 4 e il 5%, mentre nel Mezzogiorno non si è mai superato la soglia dell’1% del Pil. Chiusa la Cassa per il Mezzogiorno la percentuale è scesa ulteriormente.

I diversi investimenti sui territori han determinato che nel 2019, il prodotto per abitante nel Sud è stato, rispetto a quello del Centro-Nord, quasi 20 punti in meno della differenza che intercorre oggi tra le due aree tedesche, mentre Il tasso di disoccupazione, è stato del 17,6% nel Sud Italia e del 6,9% nell’Est tedesco; la disoccupazione giovanile (15-24 anni) del 45,5% nel Sud, e solo dell’8,6% negli ex Germania dell’Est.
Il che ci fa comprendere come ogni divario tra diverse parti di uno stesso Paese sia superabile in pochi decenni se lo si vuole, anche partendo da situazioni peggiori di quelle che ci sono oggi in Italia, non riguardando un fatto antropologico o di razza, ma solo di risorse impegnate e di opportunità fornite. Oltretutto colmare i divari economici è una operazione che si ripaga ampiamente, dato che il periodo in cui il nostro Paese ha conosciuto l’unico periodo di boom economico della sua storia (1950/1980) corrisponde al periodo in cui cresceva anche il Sud con gli investimenti della Cassa del Mezzogiorno.

(*) Aderente Carta di Venosa, Presidente del Partito del Sud




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sabato 31 dicembre 2022

LA "TRUFFA" DEL PNRR (2)

 



Le "Rubriche della Meridionalità" | …di LEGGI, di NORME, di DIVARI.

di Natale Cuccurese (*)

LA TRUFFA DEL PNRR (2)
Quello che sta succedendo nei confronti del Sud con i fondi del Pnrr ormai trascende la fantascienza.
Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso, immutabile nel corso dei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più. Così il Mezzogiorno improvvisamente è sparito dal dibattito politico e dei media, tanto è vero che il Governo Meloni nella prima bozza della Manovra di Bilancio 2023, in approvazione in questi giorni, non lo menzionava nemmeno.
Dopo il taglio dei fondi del Pnrr, dal 65% da destinare al Sud come indicato dall’Europa, al 40%, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo, con la ministra del Sud in silenzio complice e il dibattito surreale sul Ponte sullo Stretto usato come “arma di distrazione di massa”, anche sull’Alta velocità il governo penalizza il Sud. Lo schema è lo stesso già usato dal precedente governo Conte (proseguito poi con Draghi) nel novembre 2020 quando nella bozza del collegato alla Legge di Bilancio l’articolo 150 definiva il “Fondo per la perequazione infrastrutturale” con lo stanziamento di 4,6 miliardi di € diluiti nel tempo per il Mezzogiorno dove per il 2021, periodo di competenza, i soldi stanziati erano zero, ora la stessa cosa sta per accadere con i fondi del Pnrr a proposito di Alta Velocità ferroviaria!
Facile notare infatti che per l’AV la gran parte delle risorse nei primi anni è destinata al Nord. Per il Sud, sull’asse Salerno-Reggio Calabria, andranno fondi in prevalenza dopo la chiusura del Pnnr del 2026. Questo significa che mentre l’arrivo dei fondi al Nord sono garantiti dalle strette condizionalità poste dall’Europa, quelli al Sud rimangono affidati alla volontà della politica nazionale del dopo Piano. Non è un aspetto secondario se analizziamo brevemente tempi, condizionalità e conseguenti rischi a cui ci sottopone il Pnnr.
Insieme alla Grecia siamo l'unico Paese ad aver chiesto, oltre ai sussidi, tutta la quota disponibile dei prestiti. Il dato non è incoraggiante. Bisognerebbe anche capire cosa impedisca all’Italia, di emetterne 30 MLD di titoli di debito pubblico in più all’anno fino al ‘26 per finanziare investimenti decisi in autonomia e senza controlli della Ue, al fine di evitare di avere tutto deciso, come da dettagliato cronoprogramma dettato dall’Europa, punto per punto, per l'attuazione rigorosa del Recovery. Il Parlamento così è nei fatti commissariato, l’attuazione del cronoprogramma sarà semestralmente controllato dalla Commissione e l’erogazione dei fondi resterà a rischio.
Se mai arriveranno i fondi bisognerà poi spenderli velocemente per rientrare nei parametri richiesti dalla Commissione Ue, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito "le mafie italiane". Se invece faremo opportuni controlli, ci accuseranno di essere troppo lenti e metteremo a rischio la realizzazione entro il 2026 delle opere e l’erogazione dei fondi . Dopo il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis, nel 2021, contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti, era infatti arrivato negli stessi giorni un minaccioso articolo del quotidiano francese “Le Figaro” che aveva titolato “Europa: occhio alle frodi con i fondi del Recovery plan”. Nell’articolo si evidenziava appunto il rischio di frodi ad opera delle “mafie italiane”.
In poche parole, comunque si muove e muoverà l'Italia nell'utilizzo dei fondi del Recovery per l'Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l'erogazione dei fondi dopo le prime rate e casomai chiederne la restituzione. Una spada di Damocle che ci terrà in ostaggio per anni.
E mentre in Italia ci si arrangia come si può fra prestiti, che tutti ripagheremo, e scippo di fondi fra territori, negli Stati Uniti Joe Biden da più di un anno ha lanciato un piano di infrastrutture per 2300 MLD di $ , aumentando il salario minimo, aumentando le tasse ai ricchi con una patrimoniale a partire da 400.000 $, ha stanziato 200 MLD di $ per mandare all’asilo (gratuito) TUTTI i bambini americani, ha stanziato per la scuola 190 MLD di $ per offrire 2 anni gratis nei “community College” e 80 MLD di $ in borse di studio per studenti universitari più meritevoli e bisognosi.
È il “families plan” finanziato appunto con l’aumento delle tasse ai più ricchi.
Un piano che ha rilanciato l’economia degli Stati Uniti, creato oltre 260 mila posti di lavoro, sopra le attese. Con un tasso di disoccupazione ai minimi e i salari aumentati del 4,7 per cento rispetto a un anno fa, segno di un mercato del lavoro dinamico.
Negli States l’Università e gli asili diventano per tutti. In Italia l’Università e gli asili sono per pochi, residenti soprattutto nel Nord, e l’apertura di nuovi asili si basa ancora sulla “spesa storica” a tutto danno del Sud.
Rilevante anche il fatto che il Presidente americano ha sbugiardato già nell’aprile 2021 la “teoria del trickle-down (sgocciolamento), in Italia teoria della “Locomotiva” (sostenuta dagli economisti liberisti del nostro governo e alla base della richiesta dell’Autonomia differenziata), sostenendo che la crescita economica NON fa bene a tutti, ma avvantaggia solo i più ricchi.
Invece in Italia con il Presidente Meloni guai a parlare di Reddito di Cittadinanza, di patrimoniale, di salario minimo, di Sanità pubblica. Si procede con l'ennesimo condono e si prosegue senza indugio sulla strada dell’Autonomia differenziata, e altre misure sempre e solo a vantaggio delle classi e dei territori più ricchi.
L’Italia così accelera nella sua corsa verso la dissoluzione e mentre già nel Rapporto 2021 di Eurispes, si affermava che "Il Sud sembra quasi una nazione a parte”, si prosegue sulla stessa strada. “E' un limite che non possiamo permetterci", diventa interessante notare che questa esortazione, soprattutto i dati disastrosi snocciolati nel Rapporto, non scalfiscono l’indifferenza assoluta nei confronti del Mezzogiorno del Governo.
Un silenzio che vale più di mille discorsi.

(*) Aderente Carta di Venosa, Presidente del Partito del Sud 




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Le "Rubriche della Meridionalità" | …di LEGGI, di NORME, di DIVARI.

di Natale Cuccurese (*)

LA TRUFFA DEL PNRR (2)
Quello che sta succedendo nei confronti del Sud con i fondi del Pnrr ormai trascende la fantascienza.
Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso, immutabile nel corso dei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più. Così il Mezzogiorno improvvisamente è sparito dal dibattito politico e dei media, tanto è vero che il Governo Meloni nella prima bozza della Manovra di Bilancio 2023, in approvazione in questi giorni, non lo menzionava nemmeno.
Dopo il taglio dei fondi del Pnrr, dal 65% da destinare al Sud come indicato dall’Europa, al 40%, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo, con la ministra del Sud in silenzio complice e il dibattito surreale sul Ponte sullo Stretto usato come “arma di distrazione di massa”, anche sull’Alta velocità il governo penalizza il Sud. Lo schema è lo stesso già usato dal precedente governo Conte (proseguito poi con Draghi) nel novembre 2020 quando nella bozza del collegato alla Legge di Bilancio l’articolo 150 definiva il “Fondo per la perequazione infrastrutturale” con lo stanziamento di 4,6 miliardi di € diluiti nel tempo per il Mezzogiorno dove per il 2021, periodo di competenza, i soldi stanziati erano zero, ora la stessa cosa sta per accadere con i fondi del Pnrr a proposito di Alta Velocità ferroviaria!
Facile notare infatti che per l’AV la gran parte delle risorse nei primi anni è destinata al Nord. Per il Sud, sull’asse Salerno-Reggio Calabria, andranno fondi in prevalenza dopo la chiusura del Pnnr del 2026. Questo significa che mentre l’arrivo dei fondi al Nord sono garantiti dalle strette condizionalità poste dall’Europa, quelli al Sud rimangono affidati alla volontà della politica nazionale del dopo Piano. Non è un aspetto secondario se analizziamo brevemente tempi, condizionalità e conseguenti rischi a cui ci sottopone il Pnnr.
Insieme alla Grecia siamo l'unico Paese ad aver chiesto, oltre ai sussidi, tutta la quota disponibile dei prestiti. Il dato non è incoraggiante. Bisognerebbe anche capire cosa impedisca all’Italia, di emetterne 30 MLD di titoli di debito pubblico in più all’anno fino al ‘26 per finanziare investimenti decisi in autonomia e senza controlli della Ue, al fine di evitare di avere tutto deciso, come da dettagliato cronoprogramma dettato dall’Europa, punto per punto, per l'attuazione rigorosa del Recovery. Il Parlamento così è nei fatti commissariato, l’attuazione del cronoprogramma sarà semestralmente controllato dalla Commissione e l’erogazione dei fondi resterà a rischio.
Se mai arriveranno i fondi bisognerà poi spenderli velocemente per rientrare nei parametri richiesti dalla Commissione Ue, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito "le mafie italiane". Se invece faremo opportuni controlli, ci accuseranno di essere troppo lenti e metteremo a rischio la realizzazione entro il 2026 delle opere e l’erogazione dei fondi . Dopo il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis, nel 2021, contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti, era infatti arrivato negli stessi giorni un minaccioso articolo del quotidiano francese “Le Figaro” che aveva titolato “Europa: occhio alle frodi con i fondi del Recovery plan”. Nell’articolo si evidenziava appunto il rischio di frodi ad opera delle “mafie italiane”.
In poche parole, comunque si muove e muoverà l'Italia nell'utilizzo dei fondi del Recovery per l'Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l'erogazione dei fondi dopo le prime rate e casomai chiederne la restituzione. Una spada di Damocle che ci terrà in ostaggio per anni.
E mentre in Italia ci si arrangia come si può fra prestiti, che tutti ripagheremo, e scippo di fondi fra territori, negli Stati Uniti Joe Biden da più di un anno ha lanciato un piano di infrastrutture per 2300 MLD di $ , aumentando il salario minimo, aumentando le tasse ai ricchi con una patrimoniale a partire da 400.000 $, ha stanziato 200 MLD di $ per mandare all’asilo (gratuito) TUTTI i bambini americani, ha stanziato per la scuola 190 MLD di $ per offrire 2 anni gratis nei “community College” e 80 MLD di $ in borse di studio per studenti universitari più meritevoli e bisognosi.
È il “families plan” finanziato appunto con l’aumento delle tasse ai più ricchi.
Un piano che ha rilanciato l’economia degli Stati Uniti, creato oltre 260 mila posti di lavoro, sopra le attese. Con un tasso di disoccupazione ai minimi e i salari aumentati del 4,7 per cento rispetto a un anno fa, segno di un mercato del lavoro dinamico.
Negli States l’Università e gli asili diventano per tutti. In Italia l’Università e gli asili sono per pochi, residenti soprattutto nel Nord, e l’apertura di nuovi asili si basa ancora sulla “spesa storica” a tutto danno del Sud.
Rilevante anche il fatto che il Presidente americano ha sbugiardato già nell’aprile 2021 la “teoria del trickle-down (sgocciolamento), in Italia teoria della “Locomotiva” (sostenuta dagli economisti liberisti del nostro governo e alla base della richiesta dell’Autonomia differenziata), sostenendo che la crescita economica NON fa bene a tutti, ma avvantaggia solo i più ricchi.
Invece in Italia con il Presidente Meloni guai a parlare di Reddito di Cittadinanza, di patrimoniale, di salario minimo, di Sanità pubblica. Si procede con l'ennesimo condono e si prosegue senza indugio sulla strada dell’Autonomia differenziata, e altre misure sempre e solo a vantaggio delle classi e dei territori più ricchi.
L’Italia così accelera nella sua corsa verso la dissoluzione e mentre già nel Rapporto 2021 di Eurispes, si affermava che "Il Sud sembra quasi una nazione a parte”, si prosegue sulla stessa strada. “E' un limite che non possiamo permetterci", diventa interessante notare che questa esortazione, soprattutto i dati disastrosi snocciolati nel Rapporto, non scalfiscono l’indifferenza assoluta nei confronti del Mezzogiorno del Governo.
Un silenzio che vale più di mille discorsi.

(*) Aderente Carta di Venosa, Presidente del Partito del Sud 




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mercoledì 28 dicembre 2022

VISIONI MERIDIONALISTE…(VIDEO)

 Manifestazione NO Autonomia Differenziata

Roma 21 dicembre 2022
Il lucido e condivisibile intervento di VALENTINO ROMANO per il Partito del Sud e la Carta di Venosa
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 Manifestazione NO Autonomia Differenziata

Roma 21 dicembre 2022
Il lucido e condivisibile intervento di VALENTINO ROMANO per il Partito del Sud e la Carta di Venosa

venerdì 23 dicembre 2022

LA "TRUFFA" DEL PNRR

 


Le "Rubriche della Meridionalità"
LA TRUFFA DEL PNRR
di Natale Cuccurese (*)
Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) mira ad avvicinare, un po’, il Sud al resto d’Italia, un obiettivo che forse si può raggiungere ma iniziando col potenziare l’apparato produttivo meridionale, altrimenti si avrà solo spesa senza capacità di creare lavoro, e su questo fronte le notizie non sono incoraggianti. In base ai recentissimi dati del Mise, potrebbe essere allocato al Mezzogiorno al massimo un 24% anziché il 40% promesso a suo tempo dalla Ministra del Sud Carfagna, del precedente Governo Draghi. E’ sempre utile ricordare che secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva essere destinato circa il 65% del Pnrr, il Governo Draghi, a suo tempo, ha retrocesso a suo insindacabile giudizio, con un tratto di penna, questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali, come più volte abbiamo denunciato in questi ultimi mesi, riducendosi così ulteriormente all’attuale e più realistico 24% definito pochi già fa dal MISE.
Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale, soprattutto per scarsità di personale, visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti per la realizzazione delle opere (2026) per cui questa quota del 24% potrebbe diminuire ulteriormente e come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori e il Presidente Fontana già si sono fatti avanti pochi mesi fa pronti ad intercettare anche quel 24% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale… Ovviamente anche il governo Meloni, dopo quello Draghi, si presta a questo gioco a perdere per il Sud, dimenticando che potrebbe richiedere i poteri sostitutivi previsti dall’Art.120 della Costituzione per aiutare i Comuni in difficoltà. Potrebbe…
E’ questa una situazione denunciata a più riprese, ad esempio, anche dall’ex Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che ha spesso evidenziato come, nell'arco dei suoi due mandati alla guida della città, il personale in forze al municipio partenopeo si sia ridotto del 60% (-1.654 unità) e come "quelli che dovrebbero correre più veloci, vengano messi in condizione di non poter correre". Per quanto riguarda le amministrazioni locali, al Nord ci sono 1.471.000 dipendenti pubblici contro il 1.227.000 del Sud e delle Isole. Tra il 2011 e il 2015 il Centro-Nord ha aumentato il numero di dipendenti pubblici di 26.000 unità, mentre il Sud è stato costretto, proprio per i minori trasferimenti, a ridurlo di 14.000. Solo come ultimo esempio, oggi a Bari il numero di comunali è la metà di quelli di Bologna rispetto alla popolazione.
Il tutto imposto in base ai dettami del Razzismo di Stato, che opprimono il Mezzogiorno dal 1861, alimentati a bella posta da media di regime e politicanti compiacenti verso i centri di potere finanziario, tutti del Nord.
Se non si potenzia la capacità produttiva del Mezzogiorno, come ci ricorda la Svimez nel suo ultimo rapporto di due settimane fa, l’effetto dell’arrivo di (teorici) fondi del Pnrr rischia di ridursi ulteriormente. Non a caso con l’acuirsi della crisi economica ed energetica attualmente ben 447 sono i Comuni in dissesto al Sud, contro i 27 del Nord, confermando così anche in numeri assoluti lo squilibrio a favore del Nord e la necessità di correre da subito a riequilibrare le risorse da destinare ai territori, dove la cosiddetta “Locomotiva” del Nord fa da sempre la parte del leone.
Oltretutto il PNRR poi si coniuga molto male con l’altro progetto “spacca Italia” e cioè l’autonomia differenziata, perché il primo è un piano nazionale e centralizzato addirittura eccessivo, con limitatissimo coinvolgimento di Regioni ed enti locali. Per la prima volta, però, ha il merito di aver consentito di fare politica nazionale sulla Sanità. Con l’autonomia differenziata invece le Regioni chiedono competenze molto più larghe e da gestire in autonomia come fossero, appunto, piccole signorie. L’autonomia differenziata del Nord “virtuoso” (coi soldi degli altri), con le Regioni che vogliono trattenere fino al 90% del residuo fiscale (184 miliardi di euro su 750 totali di gettito fiscale annuo solo per le tre Regioni capofila) sarà così il colpo di grazia definitivo per i Comuni e le Regioni del Sud, che come accennato si ritrovano senza servizi, senza soldi, senza impiegati, senza tecnici.
Fatto questo primo passaggio introduttivo e certamente non esaustivo, vedremo nelle prossime “puntate” dove si individuano le altre criticità del Pnrr che ci portano a definirlo provocatoriamente “truffa”. Una “truffa” che comunque non riguarda solo il Mezzogiorno.

(*) Aderente Carta di Venosa, Presidente del Partito del Sud



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Le "Rubriche della Meridionalità"
LA TRUFFA DEL PNRR
di Natale Cuccurese (*)
Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) mira ad avvicinare, un po’, il Sud al resto d’Italia, un obiettivo che forse si può raggiungere ma iniziando col potenziare l’apparato produttivo meridionale, altrimenti si avrà solo spesa senza capacità di creare lavoro, e su questo fronte le notizie non sono incoraggianti. In base ai recentissimi dati del Mise, potrebbe essere allocato al Mezzogiorno al massimo un 24% anziché il 40% promesso a suo tempo dalla Ministra del Sud Carfagna, del precedente Governo Draghi. E’ sempre utile ricordare che secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva essere destinato circa il 65% del Pnrr, il Governo Draghi, a suo tempo, ha retrocesso a suo insindacabile giudizio, con un tratto di penna, questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali, come più volte abbiamo denunciato in questi ultimi mesi, riducendosi così ulteriormente all’attuale e più realistico 24% definito pochi già fa dal MISE.
Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale, soprattutto per scarsità di personale, visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti per la realizzazione delle opere (2026) per cui questa quota del 24% potrebbe diminuire ulteriormente e come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori e il Presidente Fontana già si sono fatti avanti pochi mesi fa pronti ad intercettare anche quel 24% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale… Ovviamente anche il governo Meloni, dopo quello Draghi, si presta a questo gioco a perdere per il Sud, dimenticando che potrebbe richiedere i poteri sostitutivi previsti dall’Art.120 della Costituzione per aiutare i Comuni in difficoltà. Potrebbe…
E’ questa una situazione denunciata a più riprese, ad esempio, anche dall’ex Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che ha spesso evidenziato come, nell'arco dei suoi due mandati alla guida della città, il personale in forze al municipio partenopeo si sia ridotto del 60% (-1.654 unità) e come "quelli che dovrebbero correre più veloci, vengano messi in condizione di non poter correre". Per quanto riguarda le amministrazioni locali, al Nord ci sono 1.471.000 dipendenti pubblici contro il 1.227.000 del Sud e delle Isole. Tra il 2011 e il 2015 il Centro-Nord ha aumentato il numero di dipendenti pubblici di 26.000 unità, mentre il Sud è stato costretto, proprio per i minori trasferimenti, a ridurlo di 14.000. Solo come ultimo esempio, oggi a Bari il numero di comunali è la metà di quelli di Bologna rispetto alla popolazione.
Il tutto imposto in base ai dettami del Razzismo di Stato, che opprimono il Mezzogiorno dal 1861, alimentati a bella posta da media di regime e politicanti compiacenti verso i centri di potere finanziario, tutti del Nord.
Se non si potenzia la capacità produttiva del Mezzogiorno, come ci ricorda la Svimez nel suo ultimo rapporto di due settimane fa, l’effetto dell’arrivo di (teorici) fondi del Pnrr rischia di ridursi ulteriormente. Non a caso con l’acuirsi della crisi economica ed energetica attualmente ben 447 sono i Comuni in dissesto al Sud, contro i 27 del Nord, confermando così anche in numeri assoluti lo squilibrio a favore del Nord e la necessità di correre da subito a riequilibrare le risorse da destinare ai territori, dove la cosiddetta “Locomotiva” del Nord fa da sempre la parte del leone.
Oltretutto il PNRR poi si coniuga molto male con l’altro progetto “spacca Italia” e cioè l’autonomia differenziata, perché il primo è un piano nazionale e centralizzato addirittura eccessivo, con limitatissimo coinvolgimento di Regioni ed enti locali. Per la prima volta, però, ha il merito di aver consentito di fare politica nazionale sulla Sanità. Con l’autonomia differenziata invece le Regioni chiedono competenze molto più larghe e da gestire in autonomia come fossero, appunto, piccole signorie. L’autonomia differenziata del Nord “virtuoso” (coi soldi degli altri), con le Regioni che vogliono trattenere fino al 90% del residuo fiscale (184 miliardi di euro su 750 totali di gettito fiscale annuo solo per le tre Regioni capofila) sarà così il colpo di grazia definitivo per i Comuni e le Regioni del Sud, che come accennato si ritrovano senza servizi, senza soldi, senza impiegati, senza tecnici.
Fatto questo primo passaggio introduttivo e certamente non esaustivo, vedremo nelle prossime “puntate” dove si individuano le altre criticità del Pnrr che ci portano a definirlo provocatoriamente “truffa”. Una “truffa” che comunque non riguarda solo il Mezzogiorno.

(*) Aderente Carta di Venosa, Presidente del Partito del Sud



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giovedì 22 dicembre 2022

IL PARTITO DEL SUD A ROMA, CON IL TAVOLO NAZIONALE CONTRO OGNI FORMA DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA




Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti presente con i suoi rappresentanti (fra cui in foto Antonio Luongo, Andrew Notarnicola) e con l'intervento del suo dirigente, lo scrittore Valentino Romano, al presidio al Pantheon a Roma, organizzata dal Tavolo No Autonomia Differenziata in occasione della discussione in Parlamento della Legge di Bilancio.

Realtà sociali, sindacali e forze politiche, insieme, per chiedere il ritiro della bozza di legge Calderoli, dell’art. 143 della Legge di Bilancio e la cancellazione del comma 3 dell’art 116 della Costituzione.

----------------------------------------------------------------------------------------

CONTRO OGNI AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Di Antonio Luongo

Ieri siamo stati presenti a Roma, col Partito del Sud, per far sentire la nostra voce e fermare la furia leghista e secessionista.
Per noi ha preso parola lo scrittore Valentino Romano.
Nonostante la data prenatalizia, abbiamo raccolto sotto il "No alla secessione dei ricchi" tantissime sigle e associazioni.
Tutti in difesa dell'Unità di Italia e per le pari opportunità per tutte le Regioni.
Abbiamo ufficialmente chiesto lo stralcio dell'articolo 143 dalla legge di bilancio, quello che rispolvera il contentino dei LEP, ma senza premesse economiche, destinato a fare da foglia di fico per il progetto nordista di Calderoli. Inoltre abbiamo ribadito la necessita di non toccare il reddito di cittadinanza in questo momento storico, azzardo politico che rischia di mandare in crisi tantissime famiglie.
Noi c'eravamo e su questi aspetti ci saremo sempre senza distinguo o tentennamenti, finché i cittadini meridionali non apriranno gli occhi e prenderanno in mano il loro destino!























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Il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti presente con i suoi rappresentanti (fra cui in foto Antonio Luongo, Andrew Notarnicola) e con l'intervento del suo dirigente, lo scrittore Valentino Romano, al presidio al Pantheon a Roma, organizzata dal Tavolo No Autonomia Differenziata in occasione della discussione in Parlamento della Legge di Bilancio.

Realtà sociali, sindacali e forze politiche, insieme, per chiedere il ritiro della bozza di legge Calderoli, dell’art. 143 della Legge di Bilancio e la cancellazione del comma 3 dell’art 116 della Costituzione.

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CONTRO OGNI AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Di Antonio Luongo

Ieri siamo stati presenti a Roma, col Partito del Sud, per far sentire la nostra voce e fermare la furia leghista e secessionista.
Per noi ha preso parola lo scrittore Valentino Romano.
Nonostante la data prenatalizia, abbiamo raccolto sotto il "No alla secessione dei ricchi" tantissime sigle e associazioni.
Tutti in difesa dell'Unità di Italia e per le pari opportunità per tutte le Regioni.
Abbiamo ufficialmente chiesto lo stralcio dell'articolo 143 dalla legge di bilancio, quello che rispolvera il contentino dei LEP, ma senza premesse economiche, destinato a fare da foglia di fico per il progetto nordista di Calderoli. Inoltre abbiamo ribadito la necessita di non toccare il reddito di cittadinanza in questo momento storico, azzardo politico che rischia di mandare in crisi tantissime famiglie.
Noi c'eravamo e su questi aspetti ci saremo sempre senza distinguo o tentennamenti, finché i cittadini meridionali non apriranno gli occhi e prenderanno in mano il loro destino!























lunedì 19 dicembre 2022

ROMA 21 DICEMBRE: ANCHE DA NAPOLI CONTRO L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA!


Di Antonio Luongo

Bentornati al 1994!

Bentornata secessione!
L'antimeridionalismo non è mai passato di moda e oggi ha purtroppo l'approvazione anche di molti rappresentanti eletti al Sud e vendutisi al miglior offerente.
Lo scopo ormai è chiaro: spezzare le gambe al Sud e alla sua capacità di "fare"!
Poco importa che l'Italia resti zavorrata: pur di far ingrassare la sedicente "locomotiva settentrionale".
Il sud deve restare la colonia estrattiva, fornire emigrati, forza lavoro, risorse umane e materiali, ma non godere della ricchezza che contribuisce a creare.
Per tenere in piedi questo schema vale tutto!
Anche calpestare la Costituzione!

Noi non ci stiamo.
Siamo tutti uguali e nessun magheggio di #Calderoli, nessun accordo sotto banco in salsa piddina potrà impedirci di dimostrarlo!
TUTTI A ROMA IL 21 DICEMBRE CONTRO IL GOVERNO DELLA LEGA NORD E L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA
NO ALLA “SECESSIONE DEI RICCHI”
Il Partito del Sud ci sarà!



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Di Antonio Luongo

Bentornati al 1994!

Bentornata secessione!
L'antimeridionalismo non è mai passato di moda e oggi ha purtroppo l'approvazione anche di molti rappresentanti eletti al Sud e vendutisi al miglior offerente.
Lo scopo ormai è chiaro: spezzare le gambe al Sud e alla sua capacità di "fare"!
Poco importa che l'Italia resti zavorrata: pur di far ingrassare la sedicente "locomotiva settentrionale".
Il sud deve restare la colonia estrattiva, fornire emigrati, forza lavoro, risorse umane e materiali, ma non godere della ricchezza che contribuisce a creare.
Per tenere in piedi questo schema vale tutto!
Anche calpestare la Costituzione!

Noi non ci stiamo.
Siamo tutti uguali e nessun magheggio di #Calderoli, nessun accordo sotto banco in salsa piddina potrà impedirci di dimostrarlo!
TUTTI A ROMA IL 21 DICEMBRE CONTRO IL GOVERNO DELLA LEGA NORD E L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA
NO ALLA “SECESSIONE DEI RICCHI”
Il Partito del Sud ci sarà!



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venerdì 16 dicembre 2022

IL PARTITO DEL SUD SARÀ A ROMA IL 21 DICEMBRE, CON IL TAVOLO NAZIONALE CONTRO OGNI FORMA DI AUTONOMIA DIFFERENZIATA, PER DIRE NO AD UN PROGETTO EVERSIVO DELL’UNITÀ NAZIONALE E CHE DISCRIMINA, ANCORA UNA VOLTA, TUTTI I CITTADINI A PARTIRE DA QUELLI DEL MEZZOGIORNO

Per il ritiro della bozza di legge Calderoli!

Per il ritiro dell’art. 143 della Legge di Bilancio!
Il Tavolo Nazionale NO-Autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti, già mobilitato a fronte della bozza di attuazione del 3° comma dell’art. 116 della Costituzione circolata nelle scorse settimane, intende lanciare l’allarme rispetto a una novità particolarmente grave contenuta nell’articolo 143 della Legge di Bilancio, che prevede di definire entro sei mesi i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), passando attraverso una Cabina di regia, “ai fini della completa attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”. L’articolo in questione prevede tra l’altro che, qualora la Cabina di regia non arrivi a determinare i LEP entro i termini stabiliti, venga nominato entro trenta giorni un Commissario per concludere il percorso.
Con questo articolo il governo cerca da un lato di aggirare le critiche che da più parti si sono levate a livello nazionale contro l’Autonomia differenziata, dall’altro di strumentalizzare addirittura queste critiche, utilizzando i LEP per accelerare il processo.
La determinazione “commissariata” dei LEP, lungi dal rallentare o addirittura impedire l’Autonomia differenziata, viene oggi utilizzata chiaramente come lo strumento per assicurarne l’attuazione.
Il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata ritiene, invece, che il riduzionismo dei diritti civili e sociali dei cittadini tradotti in “prestazioni”, per giunta “essenziali”, sia solo una delle gravi derive prodotte dal regionalismo. Se realizzato, nelle 23 materie previste dall’art. 116, c. 3, il decentramento legislativo porterebbe comunque alla disarticolazione della Repubblica e delle politiche pubbliche, con normative diverse, tipologie di contratti di lavoro diverse, concorrenza al ribasso sui diritti tra i territori (per attrarre investimenti al minor costo del lavoro possibile).
Sarebbe importante capire a quali LEP si riferisce la Legge di Bilancio del governo Meloni.
L’art. 143 ribadisce testualmente che la Cabina di regia dovrebbe partire da “una ricognizione della spesa storica a carattere permanente dell’ultimo triennio”, per poi definire i LEP “nell'ambito degli stanziamenti di bilancio a legislazione vigente”.
Queste formulazioni non lasciano spazio ad equivoci: i LEP devono essere veramente “essenziali”, cioè minimi. Infatti, delle due, l’una: o la “spesa storica” verrà confermata, sancendo così definitivamente l’impossibilità del superamento degli attuali enormi divari tra le diverse aree del Paese, oppure si procederà ad una “compensazione”, togliendo finanziamenti alle zone che ne ricevono di più, per trasferirli a quelle svantaggiate. Gli stanziamenti "a legislazione vigente” impediscono infatti, a priori, qualunque ipotesi di maggiori investimenti per aumentare i livelli delle prestazioni laddove servirebbe.
Tutto ciò, nella prospettiva dell’Autonomia differenziata, è strumentale a privatizzare i servizi, esternalizzarli e a ridurne i costi.
I Livelli Essenziali Assistenza (LEA), già in vigore da molti anni nella sanità, lo dimostrano, al sud in modo eclatante, ma anche al nord in modo sempre più drammatico: si tratta di livelli che non garantiscono il diritto alla salute, alle cure, alla prevenzione, con buona pace dei diritti incomprimibili. Chi può, supplisce alle carenze di personale, di reparti e di ospedali, con il “turismo sanitario”, che poi genera flussi finanziari in uscita proprio dalle regioni con minori dotazioni, verso quelle più ricche.
Di LEA si muore sempre di più e ora si vorrebbe imporre lo stesso modello per tutti i servizi, per giunta con tempi contingentati e con organismi tecnici che esautorano il Parlamento, relativamente a scelte fondamentali dalle quali dipendono i diritti civili e sociali dei cittadini.
Il momento è dunque grave: la bozza Calderoli e l’art. 143 della Legge di bilancio, produrrebbero un effetto micidiale sulla coesione nazionale.
Nelle ultime settimane, anche se ancora parzialmente, il tema dell’Autonomia differenziata è diventato oggetto di discussione pubblica. Tuttavia, i lavoratori e i cittadini non sono ancora pienamente consapevoli di cosa rappresenti l’Autonomia differenziata, né di quali pericoli riservi, per le loro vite, la sua attuazione.
Per questi motivi, il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata e le 700 realtà sociali e sindacali della campagna Non per noi ma per tutti e tutte saranno in piazza a Roma, mercoledì 21 dicembre, dalle ore 16 alle ore 19.
Il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti







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Per il ritiro della bozza di legge Calderoli!

Per il ritiro dell’art. 143 della Legge di Bilancio!
Il Tavolo Nazionale NO-Autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti, già mobilitato a fronte della bozza di attuazione del 3° comma dell’art. 116 della Costituzione circolata nelle scorse settimane, intende lanciare l’allarme rispetto a una novità particolarmente grave contenuta nell’articolo 143 della Legge di Bilancio, che prevede di definire entro sei mesi i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), passando attraverso una Cabina di regia, “ai fini della completa attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”. L’articolo in questione prevede tra l’altro che, qualora la Cabina di regia non arrivi a determinare i LEP entro i termini stabiliti, venga nominato entro trenta giorni un Commissario per concludere il percorso.
Con questo articolo il governo cerca da un lato di aggirare le critiche che da più parti si sono levate a livello nazionale contro l’Autonomia differenziata, dall’altro di strumentalizzare addirittura queste critiche, utilizzando i LEP per accelerare il processo.
La determinazione “commissariata” dei LEP, lungi dal rallentare o addirittura impedire l’Autonomia differenziata, viene oggi utilizzata chiaramente come lo strumento per assicurarne l’attuazione.
Il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata ritiene, invece, che il riduzionismo dei diritti civili e sociali dei cittadini tradotti in “prestazioni”, per giunta “essenziali”, sia solo una delle gravi derive prodotte dal regionalismo. Se realizzato, nelle 23 materie previste dall’art. 116, c. 3, il decentramento legislativo porterebbe comunque alla disarticolazione della Repubblica e delle politiche pubbliche, con normative diverse, tipologie di contratti di lavoro diverse, concorrenza al ribasso sui diritti tra i territori (per attrarre investimenti al minor costo del lavoro possibile).
Sarebbe importante capire a quali LEP si riferisce la Legge di Bilancio del governo Meloni.
L’art. 143 ribadisce testualmente che la Cabina di regia dovrebbe partire da “una ricognizione della spesa storica a carattere permanente dell’ultimo triennio”, per poi definire i LEP “nell'ambito degli stanziamenti di bilancio a legislazione vigente”.
Queste formulazioni non lasciano spazio ad equivoci: i LEP devono essere veramente “essenziali”, cioè minimi. Infatti, delle due, l’una: o la “spesa storica” verrà confermata, sancendo così definitivamente l’impossibilità del superamento degli attuali enormi divari tra le diverse aree del Paese, oppure si procederà ad una “compensazione”, togliendo finanziamenti alle zone che ne ricevono di più, per trasferirli a quelle svantaggiate. Gli stanziamenti "a legislazione vigente” impediscono infatti, a priori, qualunque ipotesi di maggiori investimenti per aumentare i livelli delle prestazioni laddove servirebbe.
Tutto ciò, nella prospettiva dell’Autonomia differenziata, è strumentale a privatizzare i servizi, esternalizzarli e a ridurne i costi.
I Livelli Essenziali Assistenza (LEA), già in vigore da molti anni nella sanità, lo dimostrano, al sud in modo eclatante, ma anche al nord in modo sempre più drammatico: si tratta di livelli che non garantiscono il diritto alla salute, alle cure, alla prevenzione, con buona pace dei diritti incomprimibili. Chi può, supplisce alle carenze di personale, di reparti e di ospedali, con il “turismo sanitario”, che poi genera flussi finanziari in uscita proprio dalle regioni con minori dotazioni, verso quelle più ricche.
Di LEA si muore sempre di più e ora si vorrebbe imporre lo stesso modello per tutti i servizi, per giunta con tempi contingentati e con organismi tecnici che esautorano il Parlamento, relativamente a scelte fondamentali dalle quali dipendono i diritti civili e sociali dei cittadini.
Il momento è dunque grave: la bozza Calderoli e l’art. 143 della Legge di bilancio, produrrebbero un effetto micidiale sulla coesione nazionale.
Nelle ultime settimane, anche se ancora parzialmente, il tema dell’Autonomia differenziata è diventato oggetto di discussione pubblica. Tuttavia, i lavoratori e i cittadini non sono ancora pienamente consapevoli di cosa rappresenti l’Autonomia differenziata, né di quali pericoli riservi, per le loro vite, la sua attuazione.
Per questi motivi, il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata e le 700 realtà sociali e sindacali della campagna Non per noi ma per tutti e tutte saranno in piazza a Roma, mercoledì 21 dicembre, dalle ore 16 alle ore 19.
Il Tavolo per il NO all’Autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti







mercoledì 7 dicembre 2022

PIAZZE DEL SUD CONTRO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA PER IL REDDITO

 Assemblea meridionalista di lancio

Ri_partimo da una città del Mezzogiorno, Salerno, per proseguire instancabilmente un percorso di conflitto e convergenza.
Il laboratorio La riscossa del sud in questi anni è stato luogo di approfondimenti, di analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, di un sud risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo.
Riteniamo con convinzione che questo Sud, può rappresentare un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo.
Abbiamo il compito di rovesciare il senso comune della passività di cui il sud è oggetto. Elaborare l’altra narrazione. Rompere la gabbia di un’eredità fatta di stereotipi e pensieri che negano i rapporti asimmetrici di poteri che hanno tradotto processi storici e politici in rapporti geografici, creando i Sud dei subalterni, inferiori al nord del pianeta. Un salto critico e culturale di saperi e comunità che impone la decostruzione di quel dispositivo nazionale che sostiene e richiede un sud come alterità subordinata alla modernità, da incorporare, nella complessità odierna del capitale e nella sua moltiplicazione dello sfruttamento.
Riteniamo che domenica 11 sia un appuntamento importante per mettere a confronto realtà che si muovono sul terreno della lotta per il Sud.




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 Assemblea meridionalista di lancio

Ri_partimo da una città del Mezzogiorno, Salerno, per proseguire instancabilmente un percorso di conflitto e convergenza.
Il laboratorio La riscossa del sud in questi anni è stato luogo di approfondimenti, di analisi e rinnovamento interpretativo della questione meridionale, capace di stabilire un nesso tra modernità e trasformazione, di un sud risorsa del Paese e non marginalizzato a solo mercato di sfruttamento e consumo.
Riteniamo con convinzione che questo Sud, può rappresentare un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo.
Abbiamo il compito di rovesciare il senso comune della passività di cui il sud è oggetto. Elaborare l’altra narrazione. Rompere la gabbia di un’eredità fatta di stereotipi e pensieri che negano i rapporti asimmetrici di poteri che hanno tradotto processi storici e politici in rapporti geografici, creando i Sud dei subalterni, inferiori al nord del pianeta. Un salto critico e culturale di saperi e comunità che impone la decostruzione di quel dispositivo nazionale che sostiene e richiede un sud come alterità subordinata alla modernità, da incorporare, nella complessità odierna del capitale e nella sua moltiplicazione dello sfruttamento.
Riteniamo che domenica 11 sia un appuntamento importante per mettere a confronto realtà che si muovono sul terreno della lotta per il Sud.




 
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