lunedì 10 maggio 2010

L'Unità d'Italia passa dalla massoneria.


di Virginia Perini


Altro che sciocchezze o vecchie credenze. L'esoterismo, i misteri, le scuole di sapere alternativo sono filoni rimasti sempre nell'ombra. Oggi invece entrano nell'enciclopedia.


Il filosofo Gian Mario Cazzaniga ha infatti pubblicato un Annale della "Storia d'Italia" (Einaudi) proprio sull'Esoterismo (avendone pubblicato in precedenza uno su: Massoneria) e ha scelto Affaritaliani.it per raccontare il suo lavoro. "Dai pitagorici ai cabalisti, dai rosacroce alle correnti esoteriche novecentesche, fino alle nuove forme contemporanee per esoterismo s'intende un deposito di conoscenze riservate, che si presume assai antico, detenuto da un gruppo ristretto, a cui si accede solo per cooptazione”. E prosegue: "Dall'antichità ai giorni nostri, le sue diverse forme hanno seguito il corso della storia. Per questo merita uno studio e una diffusione enciclopedica. In Grecia esistevano misteri eleusini, orfici e dionisiaci. Nell'impero romano si diffusero quelli di Mitra e Iside".

Ma le ragioni di una totale esclusione dal sapere tradizionale risale all'avvento delle Chiese cristiane: "La vita dell'esoterismo si è dovuta interfacciare con esse in quanto depositarie di un’unica verità". Da quel momento per esoterismo si può intendere un insieme di conoscenze e riti che hanno vita riservata perché la Chiesa li condanna. Ma per esoterismo si può intendere anche una tradizione di paradigmi culturali che non coincidono con quelli storicamente egemoni, questione che oggi si ripropone con flussi migratori che portano in occidente culture diverse, spesso ricche di tradizioni esoteriche”.

Riguardo alla massoneria oggi si parla molto del suo rapporto con l'Unità d'Italia: “Le discussioni sull'appartenenza alla massoneria di Giuseppe Mazzini sono un falso problema. Mazzini fu dapprima dirigente carbonaro e, mentre era in carcere, gli furono conferiti gradi massonici da Passano, un capo della massoneria, in modo che potesse comunicare all’esterno con dirigenti di logge e, anche successivamente, si avvalse di massoni che simpatizzavano con il suo programma politico. Nel periodo dell'Unità d'Italia fiorirono molte scuole di origine esoterica. Ebbero un ruolo importante le Vendite Carbonare: puntavano sulle libertà politiche e sulla concessione di una costituzione, come in altri paesi d'Europa. Per quanto riguarda la massoneria, è sempre stato un luogo di accettazione delle diversità, dunque circolarono spesso in essa progetti alternativi rispetto a quelli dominanti. La Chiesa cattolica ha sempre criticato le concezioni della massoneria, dichiarandole incompatibili con la propria dottrina, sia perché è proprio della massoneria legittimare una pluralità di vie per la ricerca della verità, ciò che la Chiesa condanna come relativismo, sia perché in Italia e in altri paesi latini le lotte liberali per una democrazia costituzionale si sono trasformate in movimenti anticlericali contro il potere temporale vaticano.".

Poi aggiunge: "Il rapporto tra massoneria e politica è spesso oggetto di letture errate. Più volte nella storia, al contrario dei luoghi comuni, sono stati i politici ad utilizzarla per meglio realizzare i loro programmi. D’altra parte essendo la massoneria una associazione radicata nei gruppi dirigenti, è facile trovare massoni fra i dirigenti politici ma in tutti i partiti, anche se la presenza maggiore la troviamo nei partiti laici, dai repubblicani ai liberali e ai socialisti”.

E sul proliferare delle sette e delle aggregazioni: "La società in continuo cambiamento genera molta insicurezza, questo contesto spiega l'esigenza di trovare un'identità in gruppi con ideali comuni. Sono favorevole al principio della libertà associativa, anche se alcune sette che vengono dagli Stati Uniti sono talora responsabili di truffe. Ma per questo ci sono i controlli e la vigilanza che la legge prevede. Il falso allarmismo è molto diffuso ed è pericoloso".


Gian Mario Cazzaniga (Torino, 20 aprile 1942) è un filosofo e dirigente del movimento operaio italiano.

Professore ordinario di Filosofia Morale all'università di Pisa. Membro del Consiglio Universitario Nazionale (1979-1983, 1986-1989). Dirigente della sinistra socialista (PSI e poi PSIUP (1960-1967). Dirigente UGI: membro di giunta UNURI (1965-1966), estensore delle Tesi approvate al congresso UGI di Napoli (1965), estensore delle tesi di minoranza al congresso UGI di Rimini (1967). Fondatore della CGIL Scuola (1966), poi segretario nazionale, responsabile università (1976-1978). Attivo nella sinistra extraparlamentare: Quaderni Rossi (1962-1966), Il potere operaio pisano (1967-1968), Centro Karl Marx di Pisa, poi Organizzazione dei Lavoratori Comunisti (1969-1975).

Iscritto al PCI (1975), responsabile nazionale Università (1979-1980), membro della Direzione nazionale (1989-1990) e dell'ufficio di Presidenza del Comitato Centrale (Presidente della Commissione Economica (1990-1991). Membro della direzione nazionale del PDS (1991-1997). Nel 1997 si ritira dall’attività politica. Scrive su “Belfagor” e su “Menabò di Etica ed Economia".

Fonte:Brano tratto da Affari italiani

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di Virginia Perini


Altro che sciocchezze o vecchie credenze. L'esoterismo, i misteri, le scuole di sapere alternativo sono filoni rimasti sempre nell'ombra. Oggi invece entrano nell'enciclopedia.


Il filosofo Gian Mario Cazzaniga ha infatti pubblicato un Annale della "Storia d'Italia" (Einaudi) proprio sull'Esoterismo (avendone pubblicato in precedenza uno su: Massoneria) e ha scelto Affaritaliani.it per raccontare il suo lavoro. "Dai pitagorici ai cabalisti, dai rosacroce alle correnti esoteriche novecentesche, fino alle nuove forme contemporanee per esoterismo s'intende un deposito di conoscenze riservate, che si presume assai antico, detenuto da un gruppo ristretto, a cui si accede solo per cooptazione”. E prosegue: "Dall'antichità ai giorni nostri, le sue diverse forme hanno seguito il corso della storia. Per questo merita uno studio e una diffusione enciclopedica. In Grecia esistevano misteri eleusini, orfici e dionisiaci. Nell'impero romano si diffusero quelli di Mitra e Iside".

Ma le ragioni di una totale esclusione dal sapere tradizionale risale all'avvento delle Chiese cristiane: "La vita dell'esoterismo si è dovuta interfacciare con esse in quanto depositarie di un’unica verità". Da quel momento per esoterismo si può intendere un insieme di conoscenze e riti che hanno vita riservata perché la Chiesa li condanna. Ma per esoterismo si può intendere anche una tradizione di paradigmi culturali che non coincidono con quelli storicamente egemoni, questione che oggi si ripropone con flussi migratori che portano in occidente culture diverse, spesso ricche di tradizioni esoteriche”.

Riguardo alla massoneria oggi si parla molto del suo rapporto con l'Unità d'Italia: “Le discussioni sull'appartenenza alla massoneria di Giuseppe Mazzini sono un falso problema. Mazzini fu dapprima dirigente carbonaro e, mentre era in carcere, gli furono conferiti gradi massonici da Passano, un capo della massoneria, in modo che potesse comunicare all’esterno con dirigenti di logge e, anche successivamente, si avvalse di massoni che simpatizzavano con il suo programma politico. Nel periodo dell'Unità d'Italia fiorirono molte scuole di origine esoterica. Ebbero un ruolo importante le Vendite Carbonare: puntavano sulle libertà politiche e sulla concessione di una costituzione, come in altri paesi d'Europa. Per quanto riguarda la massoneria, è sempre stato un luogo di accettazione delle diversità, dunque circolarono spesso in essa progetti alternativi rispetto a quelli dominanti. La Chiesa cattolica ha sempre criticato le concezioni della massoneria, dichiarandole incompatibili con la propria dottrina, sia perché è proprio della massoneria legittimare una pluralità di vie per la ricerca della verità, ciò che la Chiesa condanna come relativismo, sia perché in Italia e in altri paesi latini le lotte liberali per una democrazia costituzionale si sono trasformate in movimenti anticlericali contro il potere temporale vaticano.".

Poi aggiunge: "Il rapporto tra massoneria e politica è spesso oggetto di letture errate. Più volte nella storia, al contrario dei luoghi comuni, sono stati i politici ad utilizzarla per meglio realizzare i loro programmi. D’altra parte essendo la massoneria una associazione radicata nei gruppi dirigenti, è facile trovare massoni fra i dirigenti politici ma in tutti i partiti, anche se la presenza maggiore la troviamo nei partiti laici, dai repubblicani ai liberali e ai socialisti”.

E sul proliferare delle sette e delle aggregazioni: "La società in continuo cambiamento genera molta insicurezza, questo contesto spiega l'esigenza di trovare un'identità in gruppi con ideali comuni. Sono favorevole al principio della libertà associativa, anche se alcune sette che vengono dagli Stati Uniti sono talora responsabili di truffe. Ma per questo ci sono i controlli e la vigilanza che la legge prevede. Il falso allarmismo è molto diffuso ed è pericoloso".


Gian Mario Cazzaniga (Torino, 20 aprile 1942) è un filosofo e dirigente del movimento operaio italiano.

Professore ordinario di Filosofia Morale all'università di Pisa. Membro del Consiglio Universitario Nazionale (1979-1983, 1986-1989). Dirigente della sinistra socialista (PSI e poi PSIUP (1960-1967). Dirigente UGI: membro di giunta UNURI (1965-1966), estensore delle Tesi approvate al congresso UGI di Napoli (1965), estensore delle tesi di minoranza al congresso UGI di Rimini (1967). Fondatore della CGIL Scuola (1966), poi segretario nazionale, responsabile università (1976-1978). Attivo nella sinistra extraparlamentare: Quaderni Rossi (1962-1966), Il potere operaio pisano (1967-1968), Centro Karl Marx di Pisa, poi Organizzazione dei Lavoratori Comunisti (1969-1975).

Iscritto al PCI (1975), responsabile nazionale Università (1979-1980), membro della Direzione nazionale (1989-1990) e dell'ufficio di Presidenza del Comitato Centrale (Presidente della Commissione Economica (1990-1991). Membro della direzione nazionale del PDS (1991-1997). Nel 1997 si ritira dall’attività politica. Scrive su “Belfagor” e su “Menabò di Etica ed Economia".

Fonte:Brano tratto da Affari italiani

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lunedì 8 febbraio 2010

Islam e Occidente. Le probabili ragioni di un conflitto inesistente.



Di Paolo Franceschetti


Aggiungo una cosa all’articolo precedente, perché mi rendo conto che non sono stato chiaro su un punto.

Lo scopo ultimo del conflitto con l’Islam è, ovviamente, sottomettere l’Islam e asservirlo al dominio massonico anglo-americano.
Su questo non c’è dubbio e credevo non ci fosse dubbio, perché più volte abbiamo parlato, nei nostri articoli, di una futura terza guerra mondiale progettata addirittura già dal 1800. Più volte abbiamo detto che la prossima guerra sarà ovviamente con l’Iran.

Quello che non si capisce, però, è il motivo di quest’odio tra civiltà. In altre parole, nelle vicende islamiche e occidentali si ha l’impressione che ci sia qualcosa di più di una semplice voglia di sottomettere il mondo islamico.
In altri casi, quando l’America per qualche motivo ha voluto distruggere un paese, lo ha fatto, senza troppe complicazioni. Vietnam, Afghanistan, Iraq… Basta trovare una scusa qualsiasi, come quella delle armi di distruzione di massa, e si parte all’attacco.
Talvolta non è necessaria neanche una scusa. Quando sono state scoperte le isole del Pacifico, è stato deciso di annetterle. Semplicemente. Punto e basta. Senza complicarsi troppo la vita con scuse religiose, o di altro tipo. Quando hanno voluto distruggere i nativi americani, lo hanno fatto senza motivazioni ideologiche e religiose.
La stessa cosa hanno fatto gli inglesi in Asia e in Africa.
La stessa cosa abbiamo fatto noi durante il fascismo con l’Etiopia.

Ma con il mondo islamico nel suo complesso si nota un astio che va al di là della semplice voglia di occuparne i territori e sfruttarne le risorse.

C’è un odio culturale, o meglio, si vuole instillare tale odio culturale, per trasformarlo in un vero e proprio scontro di civiltà.
Lo scontro in realtà è inesistente, come ho detto, ma la ragione è appunto quella di voler DISTRUGGERE LA CIVILTA’ ISLAMICA, non solo occuparne i territori.

La civiltà islamica ha infatti insita in se stessa il concetto di “finanza etica”, cioè il concetto per cui la finanza deve servire l’uomo, ed essere al suo servizio. E’ vietato quindi finanziare aziende criminali, fabbriche di armi, ecc…

E’ logico che questo è un principio solo teorico, perché talvolta nella pratica non viene seguito. Ma porre un principio anche solo a livello teorico è importante, perché abitua la gente a pensare che chiunque si comporta diversamente commette un illecito.

Introdotto da noi, questo principio sarebbe dirompente, dato che le nostre banche finanziano fabbriche di armi, multinazionali che sfruttano il lavoro del terzo mondo, imprese colluse con la mafia, ecc…

Inoltre l’introduzione dei principi finanziari islamici porterebbe allo scoperto la truffa delle banche centrali ai danni del cittadino occidentale.

Quindi il punto è che senz’altro ci sarà un prossimo conflitto col Medioriente; ma l’obiettivo finale è soprattutto distruggere la civiltà islamica, affinché in futuro non ne rimanga traccia, per far prevalere i princìpi della finanza occidentale; princìpi oppressivi e disumani, in quanto, basandosi sul debito, portano i privati, gli enti e le imprese ad indebitarsi fino al collo, fino a stritolarli; mentre quelli della finanza islamica sono invece a misura d’uomo, meno pericolosi, e basati non sul debito, ma sulla compartecipazione tra banche e debitori.
I princìpi della finanza islamica, cioè, potrebbero in qualche modo fermare il predominio massonico sul mondo e diminuire lo sfruttamento dei cittadini e dei paesi poveri da parte delle banche e delle multinazionali.
Per questo dovranno essere distrutti.

Fonte:Il Blog di Paolo Franceschetti
.
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Di Paolo Franceschetti


Aggiungo una cosa all’articolo precedente, perché mi rendo conto che non sono stato chiaro su un punto.

Lo scopo ultimo del conflitto con l’Islam è, ovviamente, sottomettere l’Islam e asservirlo al dominio massonico anglo-americano.
Su questo non c’è dubbio e credevo non ci fosse dubbio, perché più volte abbiamo parlato, nei nostri articoli, di una futura terza guerra mondiale progettata addirittura già dal 1800. Più volte abbiamo detto che la prossima guerra sarà ovviamente con l’Iran.

Quello che non si capisce, però, è il motivo di quest’odio tra civiltà. In altre parole, nelle vicende islamiche e occidentali si ha l’impressione che ci sia qualcosa di più di una semplice voglia di sottomettere il mondo islamico.
In altri casi, quando l’America per qualche motivo ha voluto distruggere un paese, lo ha fatto, senza troppe complicazioni. Vietnam, Afghanistan, Iraq… Basta trovare una scusa qualsiasi, come quella delle armi di distruzione di massa, e si parte all’attacco.
Talvolta non è necessaria neanche una scusa. Quando sono state scoperte le isole del Pacifico, è stato deciso di annetterle. Semplicemente. Punto e basta. Senza complicarsi troppo la vita con scuse religiose, o di altro tipo. Quando hanno voluto distruggere i nativi americani, lo hanno fatto senza motivazioni ideologiche e religiose.
La stessa cosa hanno fatto gli inglesi in Asia e in Africa.
La stessa cosa abbiamo fatto noi durante il fascismo con l’Etiopia.

Ma con il mondo islamico nel suo complesso si nota un astio che va al di là della semplice voglia di occuparne i territori e sfruttarne le risorse.

C’è un odio culturale, o meglio, si vuole instillare tale odio culturale, per trasformarlo in un vero e proprio scontro di civiltà.
Lo scontro in realtà è inesistente, come ho detto, ma la ragione è appunto quella di voler DISTRUGGERE LA CIVILTA’ ISLAMICA, non solo occuparne i territori.

La civiltà islamica ha infatti insita in se stessa il concetto di “finanza etica”, cioè il concetto per cui la finanza deve servire l’uomo, ed essere al suo servizio. E’ vietato quindi finanziare aziende criminali, fabbriche di armi, ecc…

E’ logico che questo è un principio solo teorico, perché talvolta nella pratica non viene seguito. Ma porre un principio anche solo a livello teorico è importante, perché abitua la gente a pensare che chiunque si comporta diversamente commette un illecito.

Introdotto da noi, questo principio sarebbe dirompente, dato che le nostre banche finanziano fabbriche di armi, multinazionali che sfruttano il lavoro del terzo mondo, imprese colluse con la mafia, ecc…

Inoltre l’introduzione dei principi finanziari islamici porterebbe allo scoperto la truffa delle banche centrali ai danni del cittadino occidentale.

Quindi il punto è che senz’altro ci sarà un prossimo conflitto col Medioriente; ma l’obiettivo finale è soprattutto distruggere la civiltà islamica, affinché in futuro non ne rimanga traccia, per far prevalere i princìpi della finanza occidentale; princìpi oppressivi e disumani, in quanto, basandosi sul debito, portano i privati, gli enti e le imprese ad indebitarsi fino al collo, fino a stritolarli; mentre quelli della finanza islamica sono invece a misura d’uomo, meno pericolosi, e basati non sul debito, ma sulla compartecipazione tra banche e debitori.
I princìpi della finanza islamica, cioè, potrebbero in qualche modo fermare il predominio massonico sul mondo e diminuire lo sfruttamento dei cittadini e dei paesi poveri da parte delle banche e delle multinazionali.
Per questo dovranno essere distrutti.

Fonte:Il Blog di Paolo Franceschetti
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lunedì 21 dicembre 2009

Quelle logge iniziatiche che videro Milano capitale di «fratellanza»


Sembra che a introdurre le idee massoniche a Milano, attorno alla metà del Settecento, sia stato un orologiaio ginevrino, Pierre George Madiot, fondatore di una loggia a cui si affiliarono parecchi nobili (i Castelbarco, gli Alari e i Casnedi tra gli altri) e qualche alto ufficiale dell'esercito. La data di nascita ufficiale della massoneria ambrosiana è però comunemente fissata al 1805, l'anno in cui alcuni notabili napoleonici costituiscono nel capoluogo lombardo il Supremo Consiglio d'Italia del Rito Scozzese Antico Accettato, cioè il primo nucleo di una struttura capillare, minuziosamente organizzata e con forti legami internazionali che si estende velocemente al resto d'Italia e che dà un contributo determinante alla storia del Risorgimento.
Milano è insomma il luogo di nascita della moderna massoneria italiana e resta la sua città di riferimento per buona parte del XIX secolo. In questo periodo la classe dirigente della città, quasi al completo, ha nelle logge i suoi punti di ritrovo abituali. Per capire quanto sia massonico l'Ottocento milanese è sufficiente dare una scorsa alla toponomastica del centro: Vincenzo Monti, Andrea Appiani, Pietro Maroncelli, Melchiorre Gioia, Gaetano Pini, Giuseppe Missori, per non citare che i nomi più conosciuti, sono degli illustri «fratelli», così come molti esponenti delle famiglie Belgioioso e Parravicini (nella cappella di questi ultimi al Cimitero Monumentale sono tuttora ben visibili la squadra e il compasso). Milano può addirittura contare su un arcivescovo «libero muratore»: si tratta del cardinale austriaco Carlo Gaetano di Gaysruk, titolare della diocesi ambrosiana dal 1818 al 1846, che in nome della fratellanza massonica intercede presso la corte di Vienna per proteggere i liberali lombardi, pressoché tutti membri di logge.
Tra Ottocento e Novecento la massoneria è al centro della vita economica della città. La Banca Commerciale Italiana, fondata a Milano dal «fratello» Giuseppe Toeplitz, si inserisce in una vasta ragnatela finanziaria costituita da logge europee e americane. Parallelamente, e in nome di quel progresso sociale da sempre auspicato dai «liberi muratori», la massoneria milanese dà un contributo determinante alla nascita della Camera del Lavoro. Tuttora esponenti della CGIL e membri del Grande Oriente d'Italia siedono fianco a fianco nel consiglio di amministrazione della Società Umanitaria, il lascito più importante di quella stagione di fervore massonico.
Filantropismo e alta finanza, spiritualità iniziatica e condizionamenti politici continuano a mescolarsi, nella storia delle «obbedienze» ambrosiane, per tutto il Novecento. Dopo lo scioglimento del Grande Oriente attuato nel 1925 dal Fascismo (peraltro fondato nel 1919 a Milano da ben sedici massoni e in casa del «fratello» Cesare Goldmann), le logge si ricostituiscono alla fine della seconda guerra mondiale. È questo il momento in cui il volto della massoneria assume il suo aspetto più opaco. Nascono varie logge coperte, dedite alla gestione di un potere occulto, come la P2. Ma anche come la meno nota (e molto meno deleteria) «Giustizia e Libertà» alla quale, secondo il massimo storico della massoneria italiana, Aldo Mola, avrebbero aderito esponenti di un potere trasversale che ha base a Milano: dal presidente di Mediobanca, Enrico Cuccia, al dirigente del PCI Gianni Cervetti.
Oggi la massoneria milanese è soprattutto un'istituzione culturale, che ha fortemente accentuato il suo aspetto spirituale e ha compiuto un grande sforzo di trasparenza. I suoi membri sono soprattutto liberi professionisti e, in misura sempre crescente, intellettuali e artisti. Che hanno nel milanese d'adozione Salvatore Quasimodo, poeta innamorato della notte, del suo culto e dei suoi templi, un precedente illustre.

Fonte:Il Giornale

Segnalazione:ASDS

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Sembra che a introdurre le idee massoniche a Milano, attorno alla metà del Settecento, sia stato un orologiaio ginevrino, Pierre George Madiot, fondatore di una loggia a cui si affiliarono parecchi nobili (i Castelbarco, gli Alari e i Casnedi tra gli altri) e qualche alto ufficiale dell'esercito. La data di nascita ufficiale della massoneria ambrosiana è però comunemente fissata al 1805, l'anno in cui alcuni notabili napoleonici costituiscono nel capoluogo lombardo il Supremo Consiglio d'Italia del Rito Scozzese Antico Accettato, cioè il primo nucleo di una struttura capillare, minuziosamente organizzata e con forti legami internazionali che si estende velocemente al resto d'Italia e che dà un contributo determinante alla storia del Risorgimento.
Milano è insomma il luogo di nascita della moderna massoneria italiana e resta la sua città di riferimento per buona parte del XIX secolo. In questo periodo la classe dirigente della città, quasi al completo, ha nelle logge i suoi punti di ritrovo abituali. Per capire quanto sia massonico l'Ottocento milanese è sufficiente dare una scorsa alla toponomastica del centro: Vincenzo Monti, Andrea Appiani, Pietro Maroncelli, Melchiorre Gioia, Gaetano Pini, Giuseppe Missori, per non citare che i nomi più conosciuti, sono degli illustri «fratelli», così come molti esponenti delle famiglie Belgioioso e Parravicini (nella cappella di questi ultimi al Cimitero Monumentale sono tuttora ben visibili la squadra e il compasso). Milano può addirittura contare su un arcivescovo «libero muratore»: si tratta del cardinale austriaco Carlo Gaetano di Gaysruk, titolare della diocesi ambrosiana dal 1818 al 1846, che in nome della fratellanza massonica intercede presso la corte di Vienna per proteggere i liberali lombardi, pressoché tutti membri di logge.
Tra Ottocento e Novecento la massoneria è al centro della vita economica della città. La Banca Commerciale Italiana, fondata a Milano dal «fratello» Giuseppe Toeplitz, si inserisce in una vasta ragnatela finanziaria costituita da logge europee e americane. Parallelamente, e in nome di quel progresso sociale da sempre auspicato dai «liberi muratori», la massoneria milanese dà un contributo determinante alla nascita della Camera del Lavoro. Tuttora esponenti della CGIL e membri del Grande Oriente d'Italia siedono fianco a fianco nel consiglio di amministrazione della Società Umanitaria, il lascito più importante di quella stagione di fervore massonico.
Filantropismo e alta finanza, spiritualità iniziatica e condizionamenti politici continuano a mescolarsi, nella storia delle «obbedienze» ambrosiane, per tutto il Novecento. Dopo lo scioglimento del Grande Oriente attuato nel 1925 dal Fascismo (peraltro fondato nel 1919 a Milano da ben sedici massoni e in casa del «fratello» Cesare Goldmann), le logge si ricostituiscono alla fine della seconda guerra mondiale. È questo il momento in cui il volto della massoneria assume il suo aspetto più opaco. Nascono varie logge coperte, dedite alla gestione di un potere occulto, come la P2. Ma anche come la meno nota (e molto meno deleteria) «Giustizia e Libertà» alla quale, secondo il massimo storico della massoneria italiana, Aldo Mola, avrebbero aderito esponenti di un potere trasversale che ha base a Milano: dal presidente di Mediobanca, Enrico Cuccia, al dirigente del PCI Gianni Cervetti.
Oggi la massoneria milanese è soprattutto un'istituzione culturale, che ha fortemente accentuato il suo aspetto spirituale e ha compiuto un grande sforzo di trasparenza. I suoi membri sono soprattutto liberi professionisti e, in misura sempre crescente, intellettuali e artisti. Che hanno nel milanese d'adozione Salvatore Quasimodo, poeta innamorato della notte, del suo culto e dei suoi templi, un precedente illustre.

Fonte:Il Giornale

Segnalazione:ASDS

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lunedì 14 dicembre 2009

Tg1 storia intervista il Gran Maestro della massoneria sull'unità d'Italia

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NWO Come l'Elite plasma un essere umano-Da bambino ad adulto



Per conseguire il Nuovo Ordine Mondiale, l'Elite plasma, droga, distrae, manipola l'essere umano da sempre, ma da qualche anno quest'opera è sempre più sofisticata.
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Per conseguire il Nuovo Ordine Mondiale, l'Elite plasma, droga, distrae, manipola l'essere umano da sempre, ma da qualche anno quest'opera è sempre più sofisticata.

mercoledì 9 dicembre 2009

La regata strabica per il 150° anniversario dell'Unita d'Italia: Garibaldi sbarcò a…Trapani.


Degli sprechi che si stanno facendo un po’ in tutta Italia con la scusa delle manifestazioni per i centocinquanta anni di unità nazionale già sappiamo.
Renzo Carini, Sindaco di Marsala, città dei Mille, non ha voluto perdere l’occasione.

E ha chiesto al comitato promotore presso al Presidenza del Consiglio dei Ministri un milione di euro tondi tondi per completare la più classica tra le opere incompiute marsalesi: il Monumento ai Mille. I lavori per la costruzione della mastodontica opera, al centro del lungomare, furono inaugurati dall’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Bettino Craxi, nel luglio 1986. Craxi, fradicio di sudore in un mare di garofani rossi, pose la prima pietra. “Speriamo che non resti un’incompiuta”, si lascò sfuggire. Ci indovinò. Perché due anni dopo un solerte funzionario del demanio fermò i lavori: tutto il monumento era totalmente abusivo. Da considerare che la prima pietra fu posata nel 1986, ma che il primo progetto era del 1960…. Un progetto da lasciare a bocca aperta: “due poppe di nave, in travertino e a grandezza quasi naturale, che si fondono in una sola prua a ricordare i due bastimenti dell'impresa, il Piemonte e il Lombardo, convergenti nell'unicità del Risorgimento. Misure: 70 metri di lunghezza per 26 di larghezza. Poi un albero maestro che si innalza per 47 metri”. E le vele? “Un panneggio marmoreo di 550metri quadri. A prua, svettante per 5 metri, Giuseppe Garibaldi”. I costi, in valuta del 1984, furono di un miliardo e 200 milioni. Ma il monumento non si è fatto mai.

Altri tempi, si dirà. Oggi si tenta di più. Addirittura, di cambiare la storia.

“Navi dagli alti alberi delle scuole di marina ed i loro equipaggi seguiranno idealmente la rotta Genova-Trapani in ricordo dell'impresa di Garibaldi”. Chi parla, trionfante, è Mimmo Turano, Presidente della Provincia Regionale di Trapani. E’ sua l’idea della Garibaldi Tall Ships Regatta 2010, “il fastoso evento che celebrerà il centocinquantesimo annivesario dello sbarco dei mille a Trapani”. Peccato che, libri di storia alla mano, Garibaldi sia sbarcato a Marsala.

Ma in tempi in cui un boss mafioso diventa un eroe, può anche succedere che l’unità d’Italia anziché da Marsala, cominci a Trapani.
Cos’è la storia di fronte alla possibilità di celebrare un mega evento?
E così Turano ha stipulato un accordo contrattuale con la società inglese “Tall Ships International limited“ per il quale l’amministrazione provinciale ha stanziato, in bilancio, la somma di 400.000,00 Euro. La regata si terrà ad Aprile 2010.
Turano è lo stesso che due settimane fa, nel pieno della polemica sull’esposizione dei crocifissi, fece comprare e distribuire nelle scuole della Provincia ben 72 crocifissi, con tanto di rito di benedizione inviato alla stampa.
Insomma, è uno che sta sulla notizia.
Tant’è che è andato a presentare la regata in terra di infedeli, a Instabul, il 20 Novembre scorso in occasione della International Sail Training & Tall Ships Conference 2009.

“Non consentiremo a nessuno di offendere l’intelligenza dei marsalesi e di strumentalizzare lo sbarco di Garibaldi a Marsala che nulla – ma proprio nulla – ha a che vedere con Trapani.” Aveva tuonato così il Sindaco di Marsala, Renzo Carini, appresa la notizia: "Pensavo fosse uno scherzo di carnevale, fuori stagione. Ed invece, purtroppo, no!!! L’iniziativa del Presidente della Provincia Regionale Mimmo Turano vuole forse cambiare il percorso storico che portò all’Unità d’Italia? Garibaldi, e nessuno lo può negare, è sbarcato nel porto di Marsala ed ha proseguito il suo cammino per Salemi, Vita e Calatafimi. Ed allora… mi sembra davvero assurdo programmare la “Garibaldi Cup” con base nel porto di Trapani. E non mi si venga a dire che lo si fa per i fondali perché ciò non mi sembra affatto conducibile”. “Non saremo complici di questa offesa” aveva ribadito il vicesindaco, Michele Milazzo.

Come è finita? E ‘ finita che anche il Sindaco di Marsala, per farlo stare buono, ha avuto il suo contentino, la sua regatuccia: Quarto – Marettimo – Marsala. Glielo hanno promesso. E (forse) arriva anche un milione di euro per completare il monumento ai Mille.

Le regate sono raddoppiate (anzi, diciamo che se ne fa una e mezza). E quindi anche i costi.

Con quei soldi altre cose, più civili e meno false, potevano essere fatte. Ad esempio rimuovere le colline di fanghi indegnamente buttate sul lungomare di Marsala dal cinque anni e che nessuno pensa di rimuovere. Era il 2005. Si stavano facendo in fretta e furia e con i poteri straordinari della Protezione Civile (che in Italia segue tutto, dalle regate ai terremoti) i lavori per l’escavazione del porto di Trapani in vista delle tappe siciliane dell’America’s Cup. La mania trapanese delle regate cominciò lì. I fondali a Trapani furono scavati alla perfezione. Ma i fanghi che vennero fuori dalle acque del porto furono portati, di notte, sul lungomare di Marsala. Lì stanno dal 2005. Nessuno ancora ci ha detto di chi è la colpa. Ma ci hanno messo quattro anni per fare le analisi e arrivare alla conclusione che non sono nocivi. “Ci si può piantare il basilico” ha detto il Sindaco Carini a termine delle indagini di “caratterizzazione”.

I fanghi saranno ancora lì, mentre, ad Aprile del 2010 Trapani festeggerà i suoi Mille, come in una realtà virtuale e parallela. Un sospetto viene: che si tratti di un regolamento di conti? Nel luglio scorso il Grande Oriente D'Italia ha scelto di festeggiare il 150° anniversario della fondazione del rito simbolico italiano, avvenuta a Torino l’8 ottobre 1859, proprio a Marsala. Forse qualche fratello massone trapanese è rimasto colpito nell'orgoglio. Trapani vanta una posizione di tutto rispetto nell'evoluzione della massoneria contemporanea. Nel 1986 furono individuate le logge massoniche Iside, Iside 2, Hiram, Ciullo D'Alcamo, Cafiero, Osiride oltre alla famigerata Loggia “C”. Quest'ultima entrò in funzione l'8 maggio del 1981, pochi giorni dopo la scoperta della lista degli iscritti alla P2 a Villa Wanda, residenza aretina di Licio Gelli.
La stretta appartenenza di Garibaldi alla massoneria è cosa risaputa, suggellata con la suprema carica di Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia.

Questa potrebbe essere una spiegazione. Nel frattempo pare che alla Provincia stiano lavorando ad un’altra regata, questo volta per celebrare, nel 2014, il 70° anniversario dello sbarco degli Alleati. In Normandia? No, sempre a Trapani, naturalmente.

Fonte:Marsala.it
Segnalazione ASDS
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Degli sprechi che si stanno facendo un po’ in tutta Italia con la scusa delle manifestazioni per i centocinquanta anni di unità nazionale già sappiamo.
Renzo Carini, Sindaco di Marsala, città dei Mille, non ha voluto perdere l’occasione.

E ha chiesto al comitato promotore presso al Presidenza del Consiglio dei Ministri un milione di euro tondi tondi per completare la più classica tra le opere incompiute marsalesi: il Monumento ai Mille. I lavori per la costruzione della mastodontica opera, al centro del lungomare, furono inaugurati dall’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Bettino Craxi, nel luglio 1986. Craxi, fradicio di sudore in un mare di garofani rossi, pose la prima pietra. “Speriamo che non resti un’incompiuta”, si lascò sfuggire. Ci indovinò. Perché due anni dopo un solerte funzionario del demanio fermò i lavori: tutto il monumento era totalmente abusivo. Da considerare che la prima pietra fu posata nel 1986, ma che il primo progetto era del 1960…. Un progetto da lasciare a bocca aperta: “due poppe di nave, in travertino e a grandezza quasi naturale, che si fondono in una sola prua a ricordare i due bastimenti dell'impresa, il Piemonte e il Lombardo, convergenti nell'unicità del Risorgimento. Misure: 70 metri di lunghezza per 26 di larghezza. Poi un albero maestro che si innalza per 47 metri”. E le vele? “Un panneggio marmoreo di 550metri quadri. A prua, svettante per 5 metri, Giuseppe Garibaldi”. I costi, in valuta del 1984, furono di un miliardo e 200 milioni. Ma il monumento non si è fatto mai.

Altri tempi, si dirà. Oggi si tenta di più. Addirittura, di cambiare la storia.

“Navi dagli alti alberi delle scuole di marina ed i loro equipaggi seguiranno idealmente la rotta Genova-Trapani in ricordo dell'impresa di Garibaldi”. Chi parla, trionfante, è Mimmo Turano, Presidente della Provincia Regionale di Trapani. E’ sua l’idea della Garibaldi Tall Ships Regatta 2010, “il fastoso evento che celebrerà il centocinquantesimo annivesario dello sbarco dei mille a Trapani”. Peccato che, libri di storia alla mano, Garibaldi sia sbarcato a Marsala.

Ma in tempi in cui un boss mafioso diventa un eroe, può anche succedere che l’unità d’Italia anziché da Marsala, cominci a Trapani.
Cos’è la storia di fronte alla possibilità di celebrare un mega evento?
E così Turano ha stipulato un accordo contrattuale con la società inglese “Tall Ships International limited“ per il quale l’amministrazione provinciale ha stanziato, in bilancio, la somma di 400.000,00 Euro. La regata si terrà ad Aprile 2010.
Turano è lo stesso che due settimane fa, nel pieno della polemica sull’esposizione dei crocifissi, fece comprare e distribuire nelle scuole della Provincia ben 72 crocifissi, con tanto di rito di benedizione inviato alla stampa.
Insomma, è uno che sta sulla notizia.
Tant’è che è andato a presentare la regata in terra di infedeli, a Instabul, il 20 Novembre scorso in occasione della International Sail Training & Tall Ships Conference 2009.

“Non consentiremo a nessuno di offendere l’intelligenza dei marsalesi e di strumentalizzare lo sbarco di Garibaldi a Marsala che nulla – ma proprio nulla – ha a che vedere con Trapani.” Aveva tuonato così il Sindaco di Marsala, Renzo Carini, appresa la notizia: "Pensavo fosse uno scherzo di carnevale, fuori stagione. Ed invece, purtroppo, no!!! L’iniziativa del Presidente della Provincia Regionale Mimmo Turano vuole forse cambiare il percorso storico che portò all’Unità d’Italia? Garibaldi, e nessuno lo può negare, è sbarcato nel porto di Marsala ed ha proseguito il suo cammino per Salemi, Vita e Calatafimi. Ed allora… mi sembra davvero assurdo programmare la “Garibaldi Cup” con base nel porto di Trapani. E non mi si venga a dire che lo si fa per i fondali perché ciò non mi sembra affatto conducibile”. “Non saremo complici di questa offesa” aveva ribadito il vicesindaco, Michele Milazzo.

Come è finita? E ‘ finita che anche il Sindaco di Marsala, per farlo stare buono, ha avuto il suo contentino, la sua regatuccia: Quarto – Marettimo – Marsala. Glielo hanno promesso. E (forse) arriva anche un milione di euro per completare il monumento ai Mille.

Le regate sono raddoppiate (anzi, diciamo che se ne fa una e mezza). E quindi anche i costi.

Con quei soldi altre cose, più civili e meno false, potevano essere fatte. Ad esempio rimuovere le colline di fanghi indegnamente buttate sul lungomare di Marsala dal cinque anni e che nessuno pensa di rimuovere. Era il 2005. Si stavano facendo in fretta e furia e con i poteri straordinari della Protezione Civile (che in Italia segue tutto, dalle regate ai terremoti) i lavori per l’escavazione del porto di Trapani in vista delle tappe siciliane dell’America’s Cup. La mania trapanese delle regate cominciò lì. I fondali a Trapani furono scavati alla perfezione. Ma i fanghi che vennero fuori dalle acque del porto furono portati, di notte, sul lungomare di Marsala. Lì stanno dal 2005. Nessuno ancora ci ha detto di chi è la colpa. Ma ci hanno messo quattro anni per fare le analisi e arrivare alla conclusione che non sono nocivi. “Ci si può piantare il basilico” ha detto il Sindaco Carini a termine delle indagini di “caratterizzazione”.

I fanghi saranno ancora lì, mentre, ad Aprile del 2010 Trapani festeggerà i suoi Mille, come in una realtà virtuale e parallela. Un sospetto viene: che si tratti di un regolamento di conti? Nel luglio scorso il Grande Oriente D'Italia ha scelto di festeggiare il 150° anniversario della fondazione del rito simbolico italiano, avvenuta a Torino l’8 ottobre 1859, proprio a Marsala. Forse qualche fratello massone trapanese è rimasto colpito nell'orgoglio. Trapani vanta una posizione di tutto rispetto nell'evoluzione della massoneria contemporanea. Nel 1986 furono individuate le logge massoniche Iside, Iside 2, Hiram, Ciullo D'Alcamo, Cafiero, Osiride oltre alla famigerata Loggia “C”. Quest'ultima entrò in funzione l'8 maggio del 1981, pochi giorni dopo la scoperta della lista degli iscritti alla P2 a Villa Wanda, residenza aretina di Licio Gelli.
La stretta appartenenza di Garibaldi alla massoneria è cosa risaputa, suggellata con la suprema carica di Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia.

Questa potrebbe essere una spiegazione. Nel frattempo pare che alla Provincia stiano lavorando ad un’altra regata, questo volta per celebrare, nel 2014, il 70° anniversario dello sbarco degli Alleati. In Normandia? No, sempre a Trapani, naturalmente.

Fonte:Marsala.it
Segnalazione ASDS

sabato 5 dicembre 2009

Garibaldi ferito nell'ombelico...





Garibaldi era un massone come oggi Berlusconi, Cicchitto, Licio Gelli, Maurizio Costanzo, Duilio Poggiolini, Roberto Gervaso. La massoneria inglese finanziò il viaggio sciagurato dei mille che diedero un impronta di sangue al risorgimento italiano. Gli inglesi avevano l'interesse ad ostacolare lo Stato dei papi e chiesero a Peppino di marciare fino a Roma. Gli diedero 3 milioni di franchi provenienti da un fondo scozzese e dei giornalisti al seguito che ne potessero elogiare le imprese, mitizzarlo. Anche Alessandro Dumas era tra gli elogiatori. Gli fornirono pure fucili di precisione senza i quali Garibaldi avrebbe fatto la stessa fine dei fratelli Bandiera e Pisacane.

Festeggiare un brigante e massone come Garibaldi significa ancora dare linfa ai massoni e rimarcare l'ignoranza storica dei fatti. Non abbiamo bisogno di segni del suo passaggio, non abbiamo bisogno di quella barca di cemento armato sul lungomare ormai discarica a cielo aperto. I soldi per ristrutturare quello scempio senza senso preferiamo si diano ai lavoratori della cooperativa Letizia e altri disoccupati. La massoneria a Trapani e Marsala prolifera come il punteruolo rosso. Le logge piu o meno segrete non si contano piu. Il connubio con la mafia e la politica è la norma. Gente che con la scusa del mutuo soccorso fa affari d'oro sulla pelle dei cittadini e dello Stato.

La massoneria insieme alla mafia ed alla politica corrotta è il principale freno allo sviluppo culturale ed umano di questa terra. Chiunque potrebbe essere un massone: un commercialista, un ragioniere, un impiegato comunale, un assessore, un consigliere, un commerciante. Potresti lavorare fianco a fianco con un massone e non saperlo. In maggio del 2007 nella famosa operazione "Black Out" la squadra mobile di trapani mise bene in evidenza la stretta relazione tra mafia e massoneria. Tra Marsala e Mazara la massoneria ha il compito di pilotare, proteggere, controllare gli appalti pubblici. All'epoca fu arrestato l'imprenditore mazarese Salvatore Accomando, il funzionario comunale Giuseppe Sucameli, Michele Accomando imprenditore. La mafia tramite una figura referente come potrebbe essere un imprenditore indica quale ditta deve aggiudicarsi l'appalto dei lavori. Un funzionario all'interno delle istituzioni si mette a disposizione per "favorire" la cosa avendo accesso ad atti piu o meno segreti. Le intercettazioni, in particolare, rivelano la ''dichiarata appartenenza dell'imprenditore Michele Accomando a una loggia massonica, di natura e radice imprecisata, operante a Mazara del Vallo e, per suo stesso dire, diffusa tramite altri 'fratelli' in altre zone del territorio siciliano''.

Un altra inchiesta svela alcuni personaggi tra cui il marsalese Nicolò Sorrentino che avevano formato una sorta di club blocca processi. Massoni che aiutarono Salvatore Accomando ed un ginecoloco di palermo, De Gregorio, ad insabbiare le loro losche vicende. De Gregorio era accusato di aver abusato di una minorenne. Operazione Hiram. Nell’inchiesta risulta indagato anche il gran maestro Stefano De Carolis, esponente di spicco della Serenissima Gran Loggia Unita d’Italia. Il massone sarebbe stato messo a conoscenza dall’imprenditore Michele Accomando e da un altro indagato dell’inchiesta Hiram, del piano per ottenere il controllo di un procedimento penale pendente in Cassazione che riguardava il boss mafioso Giovanbattista Agate, fratello del capomafia di Mazara, Mariano.

I pm della Dda di Palermo hanno inviato un avviso di garanzia anche a un sacerdote, gesuita che vive a Roma, padre Ferruccio Romanin, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Poi Guido Peparaio, 55 anni, impiegato del ministero di Giustizia, addetto alla cancelleria della seconda sezione della Corte di Cassazione con la qualifica di ausiliario. Francesca Surdo, 35 anni, originaria di Palermo, agente della polizia di Stato in servizio alla Direzione anticrimine di Roma. E chissà quanti altri...

Fonte:
Leonidablog

Segnalazione ASDS
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Garibaldi era un massone come oggi Berlusconi, Cicchitto, Licio Gelli, Maurizio Costanzo, Duilio Poggiolini, Roberto Gervaso. La massoneria inglese finanziò il viaggio sciagurato dei mille che diedero un impronta di sangue al risorgimento italiano. Gli inglesi avevano l'interesse ad ostacolare lo Stato dei papi e chiesero a Peppino di marciare fino a Roma. Gli diedero 3 milioni di franchi provenienti da un fondo scozzese e dei giornalisti al seguito che ne potessero elogiare le imprese, mitizzarlo. Anche Alessandro Dumas era tra gli elogiatori. Gli fornirono pure fucili di precisione senza i quali Garibaldi avrebbe fatto la stessa fine dei fratelli Bandiera e Pisacane.

Festeggiare un brigante e massone come Garibaldi significa ancora dare linfa ai massoni e rimarcare l'ignoranza storica dei fatti. Non abbiamo bisogno di segni del suo passaggio, non abbiamo bisogno di quella barca di cemento armato sul lungomare ormai discarica a cielo aperto. I soldi per ristrutturare quello scempio senza senso preferiamo si diano ai lavoratori della cooperativa Letizia e altri disoccupati. La massoneria a Trapani e Marsala prolifera come il punteruolo rosso. Le logge piu o meno segrete non si contano piu. Il connubio con la mafia e la politica è la norma. Gente che con la scusa del mutuo soccorso fa affari d'oro sulla pelle dei cittadini e dello Stato.

La massoneria insieme alla mafia ed alla politica corrotta è il principale freno allo sviluppo culturale ed umano di questa terra. Chiunque potrebbe essere un massone: un commercialista, un ragioniere, un impiegato comunale, un assessore, un consigliere, un commerciante. Potresti lavorare fianco a fianco con un massone e non saperlo. In maggio del 2007 nella famosa operazione "Black Out" la squadra mobile di trapani mise bene in evidenza la stretta relazione tra mafia e massoneria. Tra Marsala e Mazara la massoneria ha il compito di pilotare, proteggere, controllare gli appalti pubblici. All'epoca fu arrestato l'imprenditore mazarese Salvatore Accomando, il funzionario comunale Giuseppe Sucameli, Michele Accomando imprenditore. La mafia tramite una figura referente come potrebbe essere un imprenditore indica quale ditta deve aggiudicarsi l'appalto dei lavori. Un funzionario all'interno delle istituzioni si mette a disposizione per "favorire" la cosa avendo accesso ad atti piu o meno segreti. Le intercettazioni, in particolare, rivelano la ''dichiarata appartenenza dell'imprenditore Michele Accomando a una loggia massonica, di natura e radice imprecisata, operante a Mazara del Vallo e, per suo stesso dire, diffusa tramite altri 'fratelli' in altre zone del territorio siciliano''.

Un altra inchiesta svela alcuni personaggi tra cui il marsalese Nicolò Sorrentino che avevano formato una sorta di club blocca processi. Massoni che aiutarono Salvatore Accomando ed un ginecoloco di palermo, De Gregorio, ad insabbiare le loro losche vicende. De Gregorio era accusato di aver abusato di una minorenne. Operazione Hiram. Nell’inchiesta risulta indagato anche il gran maestro Stefano De Carolis, esponente di spicco della Serenissima Gran Loggia Unita d’Italia. Il massone sarebbe stato messo a conoscenza dall’imprenditore Michele Accomando e da un altro indagato dell’inchiesta Hiram, del piano per ottenere il controllo di un procedimento penale pendente in Cassazione che riguardava il boss mafioso Giovanbattista Agate, fratello del capomafia di Mazara, Mariano.

I pm della Dda di Palermo hanno inviato un avviso di garanzia anche a un sacerdote, gesuita che vive a Roma, padre Ferruccio Romanin, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Poi Guido Peparaio, 55 anni, impiegato del ministero di Giustizia, addetto alla cancelleria della seconda sezione della Corte di Cassazione con la qualifica di ausiliario. Francesca Surdo, 35 anni, originaria di Palermo, agente della polizia di Stato in servizio alla Direzione anticrimine di Roma. E chissà quanti altri...

Fonte:
Leonidablog

Segnalazione ASDS
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martedì 17 novembre 2009

Il Governo mondiale si avvicina


di Ida Magli

Anche la Borsa ha gli “invisibili”. E’ questo il sorprendente titolo apparso in prima pagina sul Corriere Economia del 26 ottobre. scorso. Chi sono questi “invisibili”? Certo non è un caso che si alluda agli invisibili nel contesto di normali riflessioni sull’andamento della Borsa. Pare, infatti, che essi siano quasi tutti ricchissimi banchieri, i più grandi capitalisti (dico “pare” perché un alone di mistero li circonda). E’sorprendente invece che compaia apertamente un riferimento, sia pure per scherzosa analogia, a quella élite del Potere che di fatto guida il mondo, ma di cui non si parla mai, e che appunto deve a questo silenzio la sua “invisibilità”.

Gli effetti, però, si vedono: la “globalizzazione” avanza a grandi passi, perseguita con una volontà implacabile e con una strategia abilissima proprio da quegli invisibili che stanno ormai per raggiungere il Governo Mondiale, il Nuovo Ordine che si erano prefissati. Per realizzarlo era necessario livellare, uniformare, omogeneizzare, unificare tutto: i mercati, le monete, i territori, le nazioni, i governi, i costumi, i valori, le religioni, i sessi, i corpi. Nulla è rimasto indenne dall’opera uniformatrice, e in America come in Europa siamo adesso di fronte al fatto compiuto.

C’è una cosa, però, che gli “ invisibili” non possono unificare subito, a viso aperto, fino a quando non avranno in mano tutto il potere: i governi democratici. Il motivo è evidente: in qualsiasi democrazia i parlamenti hanno bisogno per vivere di almeno due idee contrapposte. Contrapposte significa che devono essere diverse fra loro, diseguali.
Come mandare avanti, dunque, nell’appiattimento del pensiero unico, nell’uniformità dei bisogni, dei desideri, dei valori, il sistema democratico con i suoi Partiti, le sue Destre e Sinistre, i suoi Liberali e Socialisti, le sue votazioni in Parlamento?


Di qui la pseudo- politica del bisticcio continuo, la vacuità dei mille pettegolezzi, le discussioni sulle inezie, l’invenzione del nulla. Un quadro questo che non è per niente, come qualcuno potrebbe pensare, precipuo dell’Italia, perché in realtà si presenta analogo in quasi tutti gli Stati democratici, in America come in Francia o in Inghilterra, ognuno con i propri scandali sessuali, con le tangenti, le ruberie, i favoritismi. Da qualche parte non si chiamano già più “partiti”, ma “associazioni”, lobbies. In realtà tutti sanno, e per primi i politici, che i parlamenti sono diventati una pura facciata.

In Italia, però, la situazione è molto più difficile che negli altri Stati a causa della presenza di una Sinistra ferma agli ideali del comunismo; ideali che coincidono quasi tutti con quelli del Governo Mondiale che si sta realizzando, e che quindi le impediscono di svolgere perfino la parvenza di una opposizione. Uguaglianza, internazionalismo, mondialismo, sono sostanza del suo credo; per questo a nessuno, quanto alla Sinistra, piace l’unificazione europea, l’eliminazione delle Nazioni, il governo sovra- nazionale, l’uguaglianza fra religioni, etnie, popoli, individui, sessi, con quello che ne consegue di passione smodata per gli immigrati, per gli islamici, per gli omosessuali. Peccato, però, che siano i più grandi banchieri e i maggiori capitalisti del mondo quelli che spingono verso l’unificazione dei popoli e dei governi.

Sembrerebbe una contraddizione ma non lo è, in quanto più i sudditi sono uguali e più è facile governarli. Ma per la Sinistra che, in Italia, ha per anni condannato come i peggior nemici, i “padroni”, padroni di casa, padroni della fabbrica, padroni dell’industria, insomma “ i ricchi”, questa situazione l’ha praticamente paralizzata, ridotta a non saper più quale programma proporre, visto che non è in grado neanche di denunciare i crimini delle grandi banche americane, massime colpevoli della crisi economica. Contro le banche neppure uno sciopero.

Si potrebbe concludere che, non avendo nulla a cui opporsi, alla Sinistra non è rimasto altro nemico che Berlusconi. Ma è proprio così?

Anche Berlusconi è un entusiasta sostenitore dell’unificazione europea, passo determinante per l’unificazione mondiale, firmandone senza esitare tutti i Trattati; anche Berlusconi simpatizza con le Organizzazioni Mondiali e lavora per estenderne il potere all’Est come in Africa; anche Berlusconi partecipa ai summit dei Banchieri. Un odio personale, dunque, come ritengono molti opinionisti? L’odio personale non è una politica e, com’è evidente, significherebbe la fine della Sinistra. E’ più probabile, invece, che, dietro all’odio per Berlusconi, che serve a nutrire i fedelissimi, la Sinistra stia silenziosamente lavorando per svuotare la dialettica parlamentare e affrettare così quella fine dei parlamenti nazionali indispensabile all’instaurazione e al funzionamento del governo mondiale.


Fonte: http://web.mclink.it
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di Ida Magli

Anche la Borsa ha gli “invisibili”. E’ questo il sorprendente titolo apparso in prima pagina sul Corriere Economia del 26 ottobre. scorso. Chi sono questi “invisibili”? Certo non è un caso che si alluda agli invisibili nel contesto di normali riflessioni sull’andamento della Borsa. Pare, infatti, che essi siano quasi tutti ricchissimi banchieri, i più grandi capitalisti (dico “pare” perché un alone di mistero li circonda). E’sorprendente invece che compaia apertamente un riferimento, sia pure per scherzosa analogia, a quella élite del Potere che di fatto guida il mondo, ma di cui non si parla mai, e che appunto deve a questo silenzio la sua “invisibilità”.

Gli effetti, però, si vedono: la “globalizzazione” avanza a grandi passi, perseguita con una volontà implacabile e con una strategia abilissima proprio da quegli invisibili che stanno ormai per raggiungere il Governo Mondiale, il Nuovo Ordine che si erano prefissati. Per realizzarlo era necessario livellare, uniformare, omogeneizzare, unificare tutto: i mercati, le monete, i territori, le nazioni, i governi, i costumi, i valori, le religioni, i sessi, i corpi. Nulla è rimasto indenne dall’opera uniformatrice, e in America come in Europa siamo adesso di fronte al fatto compiuto.

C’è una cosa, però, che gli “ invisibili” non possono unificare subito, a viso aperto, fino a quando non avranno in mano tutto il potere: i governi democratici. Il motivo è evidente: in qualsiasi democrazia i parlamenti hanno bisogno per vivere di almeno due idee contrapposte. Contrapposte significa che devono essere diverse fra loro, diseguali.
Come mandare avanti, dunque, nell’appiattimento del pensiero unico, nell’uniformità dei bisogni, dei desideri, dei valori, il sistema democratico con i suoi Partiti, le sue Destre e Sinistre, i suoi Liberali e Socialisti, le sue votazioni in Parlamento?


Di qui la pseudo- politica del bisticcio continuo, la vacuità dei mille pettegolezzi, le discussioni sulle inezie, l’invenzione del nulla. Un quadro questo che non è per niente, come qualcuno potrebbe pensare, precipuo dell’Italia, perché in realtà si presenta analogo in quasi tutti gli Stati democratici, in America come in Francia o in Inghilterra, ognuno con i propri scandali sessuali, con le tangenti, le ruberie, i favoritismi. Da qualche parte non si chiamano già più “partiti”, ma “associazioni”, lobbies. In realtà tutti sanno, e per primi i politici, che i parlamenti sono diventati una pura facciata.

In Italia, però, la situazione è molto più difficile che negli altri Stati a causa della presenza di una Sinistra ferma agli ideali del comunismo; ideali che coincidono quasi tutti con quelli del Governo Mondiale che si sta realizzando, e che quindi le impediscono di svolgere perfino la parvenza di una opposizione. Uguaglianza, internazionalismo, mondialismo, sono sostanza del suo credo; per questo a nessuno, quanto alla Sinistra, piace l’unificazione europea, l’eliminazione delle Nazioni, il governo sovra- nazionale, l’uguaglianza fra religioni, etnie, popoli, individui, sessi, con quello che ne consegue di passione smodata per gli immigrati, per gli islamici, per gli omosessuali. Peccato, però, che siano i più grandi banchieri e i maggiori capitalisti del mondo quelli che spingono verso l’unificazione dei popoli e dei governi.

Sembrerebbe una contraddizione ma non lo è, in quanto più i sudditi sono uguali e più è facile governarli. Ma per la Sinistra che, in Italia, ha per anni condannato come i peggior nemici, i “padroni”, padroni di casa, padroni della fabbrica, padroni dell’industria, insomma “ i ricchi”, questa situazione l’ha praticamente paralizzata, ridotta a non saper più quale programma proporre, visto che non è in grado neanche di denunciare i crimini delle grandi banche americane, massime colpevoli della crisi economica. Contro le banche neppure uno sciopero.

Si potrebbe concludere che, non avendo nulla a cui opporsi, alla Sinistra non è rimasto altro nemico che Berlusconi. Ma è proprio così?

Anche Berlusconi è un entusiasta sostenitore dell’unificazione europea, passo determinante per l’unificazione mondiale, firmandone senza esitare tutti i Trattati; anche Berlusconi simpatizza con le Organizzazioni Mondiali e lavora per estenderne il potere all’Est come in Africa; anche Berlusconi partecipa ai summit dei Banchieri. Un odio personale, dunque, come ritengono molti opinionisti? L’odio personale non è una politica e, com’è evidente, significherebbe la fine della Sinistra. E’ più probabile, invece, che, dietro all’odio per Berlusconi, che serve a nutrire i fedelissimi, la Sinistra stia silenziosamente lavorando per svuotare la dialettica parlamentare e affrettare così quella fine dei parlamenti nazionali indispensabile all’instaurazione e al funzionamento del governo mondiale.


Fonte: http://web.mclink.it
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giovedì 1 ottobre 2009

MISSIONE A COSTANTINOPOLI L’AIUTO DELLA MASSONERIA


Sergio Romano

La lettera del giorno al Corriere della Sera

Parlando della presenza colonialista italiana in Libia di solito si considera il periodo degli anni Trenta, caratterizzati dal mito della «quarta sponda» fascista.
Ma la nostra presenza è ben precedente. E una testimonianza diretta mi è venuta dalla lettura de «La rinascita della Tripolitania ­Memorie e studi sui quattro anni di Governo del Conte Volpi di Misurata». Edito dalla Arnoldo Mondadori nel 1926 ripercorre gli anni, dal 1921 al 1925, del governatorato tenuto appunto da Giuseppe Volpi.
Il testo, una sorta di diario preciso e approfondito, mi ha fatto conoscere questo predecessore di Italo Balbo, a cui solo un rimpasto di governo permise di evitare la partecipazione al voto del Gran Consiglio del 24 luglio 1943. Ma chi era Giuseppe Volpi e come fu possibile per lui, massone, diventare anche presidente della Confindustria e che fu il fautore della prima Esposizione internazionale dell’Arte cinematografica e tra i promotori della diga del Vajont?


Mario Taliani , Noceto (Pr) ,



Caro Taliani,
Lei stesso accenna nelle sua lettera ad alcune del­le tappe della vita di Giu­seppe Volpi, fondatore della Sade (una grande azienda elet­trica), creatore di Porto Mar­ghera, governatore della Tripo­litania, ministro delle Finanze dal 1925 al 1928, presidente di Confindustria e grande regista dalla Mostra cinematografica di Venezia. Nella mia risposta mi limiterò quindi a raccontar­le la storia della sua prima mis­sione politica. Quando scoppiò la guerra italo-turca, Volpi era già noto per le sue ambiziose iniziative nei Balcani, le sue buone rela­zioni con gli ambienti finanzia­ri turchi e gli stretti rapporti con la Banca Commerciale ita­liana di Otto Joel e Giuseppe Toeplitz. Era massone? Nella sua «Storia della massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni», Aldo A. Mola cita il suo nome fra quelli degli «esponenti di prima fila del mondo finanziario, largamen­te rappresentato tra le colonne dei Templi Massonici», che «erano andati ultimamente im­primendo fiduciosa e dinami­ca baldanza alla politica estera italiana». Ma non so se fosse stato iniziato e a quale loggia, eventualmente, appartenesse. Posso dirle tuttavia che la sua prima missione politica fu cer­tamente favorita dalla fitta re­te di contatti che esisteva allo­ra fra la massoneria europea e il movimento dei Giovani tur­chi. Quando Giolitti, nella pri­mavera del 1912, lo incaricò di utilizzare le sue amicizie per sondare le intenzioni del go­verno del Sultano, Volpi partì per Costantinopoli con un pas­saporto serbo (era console onorario di Serbia a Venezia). Ma portò con sé lettere di pre­sentazione che avevano accan­to alla firma del mittente un simbolo massonico (tre punti in forma di triangolo) ed era­no indirizzate ad alcuni fra i più noti esponenti della mas­soneria turca. Non sembra, tuttavia, che Volpi si sia servito di queste lettere. Ebbe molti incontri e gettò la prima pietra del nego­ziato che sarebbe cominciato in Svizzera qualche mese do­po. Ma la persona che gli aprì le porte del potere turco fu Ber­nardino Nogara, rappresentan­te a Costantinopoli della Socie­tà Commerciale d’Oriente che lo stesso Volpi aveva creato qualche anno prima insieme alla Banca Commerciale.
E No­gara non era massone, ma de­votamente cattolico. Mentre Volpi, nel 1925, sarebbe diven­tato ministro delle Finanze del governo Mussolini, Nogara, dopo i Trattati del Laterano, sa­rebbe stato, di fatto, il primo ministro delle Finanze della Santa Sede.

Fonte:
Corriere della Sera27/09/2009
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Sergio Romano

La lettera del giorno al Corriere della Sera

Parlando della presenza colonialista italiana in Libia di solito si considera il periodo degli anni Trenta, caratterizzati dal mito della «quarta sponda» fascista.
Ma la nostra presenza è ben precedente. E una testimonianza diretta mi è venuta dalla lettura de «La rinascita della Tripolitania ­Memorie e studi sui quattro anni di Governo del Conte Volpi di Misurata». Edito dalla Arnoldo Mondadori nel 1926 ripercorre gli anni, dal 1921 al 1925, del governatorato tenuto appunto da Giuseppe Volpi.
Il testo, una sorta di diario preciso e approfondito, mi ha fatto conoscere questo predecessore di Italo Balbo, a cui solo un rimpasto di governo permise di evitare la partecipazione al voto del Gran Consiglio del 24 luglio 1943. Ma chi era Giuseppe Volpi e come fu possibile per lui, massone, diventare anche presidente della Confindustria e che fu il fautore della prima Esposizione internazionale dell’Arte cinematografica e tra i promotori della diga del Vajont?


Mario Taliani , Noceto (Pr) ,



Caro Taliani,
Lei stesso accenna nelle sua lettera ad alcune del­le tappe della vita di Giu­seppe Volpi, fondatore della Sade (una grande azienda elet­trica), creatore di Porto Mar­ghera, governatore della Tripo­litania, ministro delle Finanze dal 1925 al 1928, presidente di Confindustria e grande regista dalla Mostra cinematografica di Venezia. Nella mia risposta mi limiterò quindi a raccontar­le la storia della sua prima mis­sione politica. Quando scoppiò la guerra italo-turca, Volpi era già noto per le sue ambiziose iniziative nei Balcani, le sue buone rela­zioni con gli ambienti finanzia­ri turchi e gli stretti rapporti con la Banca Commerciale ita­liana di Otto Joel e Giuseppe Toeplitz. Era massone? Nella sua «Storia della massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni», Aldo A. Mola cita il suo nome fra quelli degli «esponenti di prima fila del mondo finanziario, largamen­te rappresentato tra le colonne dei Templi Massonici», che «erano andati ultimamente im­primendo fiduciosa e dinami­ca baldanza alla politica estera italiana». Ma non so se fosse stato iniziato e a quale loggia, eventualmente, appartenesse. Posso dirle tuttavia che la sua prima missione politica fu cer­tamente favorita dalla fitta re­te di contatti che esisteva allo­ra fra la massoneria europea e il movimento dei Giovani tur­chi. Quando Giolitti, nella pri­mavera del 1912, lo incaricò di utilizzare le sue amicizie per sondare le intenzioni del go­verno del Sultano, Volpi partì per Costantinopoli con un pas­saporto serbo (era console onorario di Serbia a Venezia). Ma portò con sé lettere di pre­sentazione che avevano accan­to alla firma del mittente un simbolo massonico (tre punti in forma di triangolo) ed era­no indirizzate ad alcuni fra i più noti esponenti della mas­soneria turca. Non sembra, tuttavia, che Volpi si sia servito di queste lettere. Ebbe molti incontri e gettò la prima pietra del nego­ziato che sarebbe cominciato in Svizzera qualche mese do­po. Ma la persona che gli aprì le porte del potere turco fu Ber­nardino Nogara, rappresentan­te a Costantinopoli della Socie­tà Commerciale d’Oriente che lo stesso Volpi aveva creato qualche anno prima insieme alla Banca Commerciale.
E No­gara non era massone, ma de­votamente cattolico. Mentre Volpi, nel 1925, sarebbe diven­tato ministro delle Finanze del governo Mussolini, Nogara, dopo i Trattati del Laterano, sa­rebbe stato, di fatto, il primo ministro delle Finanze della Santa Sede.

Fonte:
Corriere della Sera27/09/2009
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mercoledì 9 settembre 2009

A chi sta inviando segnali?


Articolo pubblicato su L'Unità di oggi, 9 settembre

Di Luigi de Magistris

Il Presidente del Consiglio, il piduista Berlusconi, ha affermato, con toni minacciosi ed inaccettabili per uno Stato di diritto, che vi sono magistrati di talune Procure della Repubblica che indagano sulle stragi di mafia cospirando e congiurando ai suoi danni. Le Istituzioni, quelle non ancora corrose dal crimine organizzato, e la parte sana della società civile non possono accettare intimidazioni di questo genere.

Attendiamo con speranza - sin dalle stragi di Capaci e di via D´Amelio - che venga scoperta tutta la verità sugli omicidi Falcone e Borsellino; vogliamo sapere perché la mafia ramificò la strategia della tensione militare piazzando bombe a Roma, Firenze e Milano; aspettiamo di sapere se pezzi deviati delle Istituzioni - che ancora operano nel Paese in continuità con una P2 mai morta ed anzi sempre più forte - trattarono con Cosa Nostra; vogliamo capire se esiste un rapporto tra la fine della strategia militare della mafia e la discesa in politica, da vincenti, di Dell`Utri, Berlusconi e della stessa nascita del partito di Forza Italia; chiediamo a gran voce di individuare coloro i quali hanno sottratto l´agenda rossa di Paolo Borsellino; intendiamo sapere chi ha favorito in questi anni l´istituzionalizzazione della mafia con il consolidamento della sua penetrazione nell´economia e nello Stato.

Ed allora veniamo al punto: perchè Berlusconi minaccia i magistrati che stanno investigando svolgendo indagini difficili e pericolose? Ha in mente, forse, di creare le condizioni per isolare servitori dello Stato e magari per favorire l´intervento di menti istituzionali raffinatissime? Invia messaggi a qualcuno?

Non so che cosa accadrà nel futuro - sulla mia pelle ho visto realizzarsi melmosi intrecci istituzionali mai visti e sentiti e forse nemmeno immaginati - ma so per certo che vigileremo in tantissimi affinchè non sia esercitata nessuna interferenza illecita che ostacoli il lavoro dei magistrati e delle forze dell´ordine e impedisca agli italiani di conoscere la verità, fosse pure una verità terribile e inquietante, forse la verità che ci farà capire perchè un ampio manipolo di golpisti con il grembiulino intende sovvertire le Istituzioni Repubblicane.
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Articolo pubblicato su L'Unità di oggi, 9 settembre

Di Luigi de Magistris

Il Presidente del Consiglio, il piduista Berlusconi, ha affermato, con toni minacciosi ed inaccettabili per uno Stato di diritto, che vi sono magistrati di talune Procure della Repubblica che indagano sulle stragi di mafia cospirando e congiurando ai suoi danni. Le Istituzioni, quelle non ancora corrose dal crimine organizzato, e la parte sana della società civile non possono accettare intimidazioni di questo genere.

Attendiamo con speranza - sin dalle stragi di Capaci e di via D´Amelio - che venga scoperta tutta la verità sugli omicidi Falcone e Borsellino; vogliamo sapere perché la mafia ramificò la strategia della tensione militare piazzando bombe a Roma, Firenze e Milano; aspettiamo di sapere se pezzi deviati delle Istituzioni - che ancora operano nel Paese in continuità con una P2 mai morta ed anzi sempre più forte - trattarono con Cosa Nostra; vogliamo capire se esiste un rapporto tra la fine della strategia militare della mafia e la discesa in politica, da vincenti, di Dell`Utri, Berlusconi e della stessa nascita del partito di Forza Italia; chiediamo a gran voce di individuare coloro i quali hanno sottratto l´agenda rossa di Paolo Borsellino; intendiamo sapere chi ha favorito in questi anni l´istituzionalizzazione della mafia con il consolidamento della sua penetrazione nell´economia e nello Stato.

Ed allora veniamo al punto: perchè Berlusconi minaccia i magistrati che stanno investigando svolgendo indagini difficili e pericolose? Ha in mente, forse, di creare le condizioni per isolare servitori dello Stato e magari per favorire l´intervento di menti istituzionali raffinatissime? Invia messaggi a qualcuno?

Non so che cosa accadrà nel futuro - sulla mia pelle ho visto realizzarsi melmosi intrecci istituzionali mai visti e sentiti e forse nemmeno immaginati - ma so per certo che vigileremo in tantissimi affinchè non sia esercitata nessuna interferenza illecita che ostacoli il lavoro dei magistrati e delle forze dell´ordine e impedisca agli italiani di conoscere la verità, fosse pure una verità terribile e inquietante, forse la verità che ci farà capire perchè un ampio manipolo di golpisti con il grembiulino intende sovvertire le Istituzioni Repubblicane.
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venerdì 4 settembre 2009

La Chiesa, la massoneria e uno scandalo dimenticato ma istruttivo: il caso Bidegain (1904)



di Massimo Introvigne



Alla fine del XIX secolo una parte del mondo cattolico francese cadde nella provocazione di un massone, Léo Taxil ((pseudonimo di Marie-Joseph-Antoine-Gabriel Jogand-Pagès, 1854-1907), che nel 1885 si dichiarò convertito al cattolicesimo e cominciò a produrre decine di libri – migliaia di pagine – in cui esponeva rivelazioni sempre più mirabolanti, mescolando sapientemente il vero e il falso. Quando cominciò a raccontare di diavoli che apparivano in loggia in forma di coccodrillo e si mettevano a suonare il pianoforte molti cominciarono a dubitare. Una campagna contro la sua credibilità condotta da varie riviste cattoliche portò al suo auto-smascheramento del 1897: in una conferenza pubblica dichiarò di non essersi mai convertito e di essersi solo voluto burlare della credulità di molti cattolici.

Il caso Taxil è molto complesso – spero di poterlo ulteriormente illustrare in un lungo capitolo della mia opera “I satanisti. Storia, riti e miti del satanismo”, che uscirà tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 –, ma in questa nota voglio presentare una sorta di “secondo tempo” o di “rivincita” dei cattolici di Francia dopo il caso Taxil, di cui non si parla quasi mai. Tutti ridono del caso Taxil, ma – molto opportunamente – si dimenticano del caso Bidegain.

Nell’anno stesso, 1892, in cui Taxil iniziava a diffondere le sue rivelazioni più mirabolanti sui diavoli che apparivano nelle logge massoniche era iniziato alla massoneria Jean-Baptiste Bidegain (1870-1926), la cui carriera meriterebbe un parallelo con quella di Taxil che non è stato finora tentato dagli storici. Militante dei Circoli cattolici di Albert de Mun (1841-1914), poco dopo i vent’anni Bidegain aveva dichiarato di essersi convertito dal cattolicesimo al libero pensiero. Come per Taxil, ci si è chiesti a lungo se la sua conversione laica sia stata, almeno in un primo momento, sincera. Come aveva fatto il neo-convertito al cattolicesimo Taxil, il neo-convertito alla massoneria Bidegain prende delle iniziative singolari, ma si rimane perplessi quando si vedono le autorità massoniche del Grande Oriente lasciargli fondare una loggia, l’Action Socialiste, che per statuto è «composta esclusivamente di socialisti», si consacra a «una propaganda intensiva» a favore delle dottrine socialiste ed è chiusa in linea di principio (anche se si faranno delle eccezioni) agli Ebrei, sospettati di essere anti-socialisti e agenti del grande capitale. Le tirate socialiste e anticlericali del fratello Bidegain avrebbero dovuto mettere in sospetto le autorità massoniche, che al contrario gli proposero di lavorare a tempo pieno al Grande Oriente di cui divenne vice-segretario nel 1900.

Si trattava di una interessante posizione, tanto più che Bidegain si trovava a lavorare in un dipartimento delicato. Convinto della necessità di epurare l’esercito – che nel famoso caso Dreyfus aveva manifestato sentimenti nazionalisti e anti-repubblicani – il Grande Oriente aveva cominciato a schedare minuziosamente tutti gli ufficiali francesi, trasmettendo le schede – le famose “fiches “– al ministro della guerra, il generale Louis-Joseph-Nicholas André (1838-1913), che non era massone ma era un libero pensatore anticlericale amico intimo del presidente del Consiglio (e fanatico anti-cattolico) Émile Combes (1835-1921).

La maggior parte delle “fiches” sono state distrutte, ma quelle che rimangono mostrano quale tipo d’informazioni contenessero: i militari che non dovevano assolutamente essere promossi erano decorati da epiteti come «clericale militante», «clericanaglia», «spirito gesuitico»; talora le informazioni erano anche più precise: «va a Messa», «porta delle candele alle cerimonie religiose», «è andato a ricevere le Ceneri» e perfino «ha partecipato alla Prima Comunione della figlia». Il sistema delle “fiches” era evidentemente odioso e, se scoperto, avrebbe provocato sicuri contraccolpi nell’opinione pubblica.
Al Grande Oriente giunse nel 1902 la voce che un agente – chiamato in codice «GT 104» – in contatto con la curia di Parigi e con la destra nazionalista si era infiltrato nella massoneria per indagare sulle “fiches”. L’indagine sulla segnalazione anonima fu affidata dal Grande Oriente a Bidegain, il quale concluse che si trattava di fantasie e che non c’era da preoccuparsi. Si può immaginare quanto la sua inchiesta fosse stata accurata: infatti «GT 104» era lo stesso Bidegain. Seguire le peripezie del caso delle “fiches” ci porterebbe lontano dal nostro studio: sarà sufficiente dire che, a tempo debito, Bidegain si rivelerà per l’infiltrato che era e consegnerà un buon numero di “fiches” (sembra contro un’importante somma in denaro) ai deputati della destra nazionalista Gabriel Syveton (1864-1904) e Jean Guyot de Villeneuve (1862-1907). Quest’ultimo, il 28 ottobre 1904, lesse estratti dalle fiches alla Camera dei Deputati francese, e Syveton si tolse il gusto di schiaffeggiare il generale André. Lo schiaffo non piacque anche ad alcuni deputati dell’opposizione, e il governo Combes si salvò per qualche mese, ma cadde travolto dallo scandalo nel successivo gennaio 1905.

È interessante notare che Bidegain aveva seguito le istruzioni di un gruppo di «congiurati» anti-massonici tra cui figurava in primo piano l’abbé Marie-Joseph-Louis-Gabriel de Bessonies (1859-1913) – un sacerdote giornalista che firmava talora Gabriel Soulacroix, e che non aveva fatto una figura straordinaria nel caso Taxil, in quanto aveva creduto fino all’ultimo all’impostore–: anzi, il deputato de Villeneuve all’inizio diffidava di Bidegain proprio in quanto presentato da qualcuno come de Bessonies che si era già fatto ingannare da Léo Taxil. In realtà, come ha notato lo storico Pierre Chevalier, il ruolo di de Bessonies è stato esagerato ad arte nelle prime versioni cattoliche dell’affaire per far passare in secondo piano il vero protagonista dell’operazione, Henri-Louis Odelin (1849-1935), il potente vicario generale dell’arcivescovo di Parigi, considerato l’eminenza grigia della diocesi e in diretto contatto con Roma. Odelin voleva che le” fiches”venissero scoperte, ma non voleva che si dicesse che l’infiltrazione di Bidegain derivava da un complotto clericale: riuscì ammirabilmente in entrambi gli scopi. La conclusione della vicenda fu tragica per i protagonisti di parte cattolica: poco dopo la denuncia alla Camera il deputato Syveton morì asfissiato dal gas e, benché il caso sia stato archiviato come incidente o suicidio, la tesi dell’omicidio sembra oggi probabile a molti storici.

Bidegain – che aveva dovuto scappare dalla Francia – fu inseguito dalla fama, diffusa dalla massoneria, di «venduto» e «traditore»: il mondo cattolico, forse, non seppe proteggerlo e finì per suicidarsi nel 1926, in seguito peraltro a uno scandalo non direttamente collegato all’affare delle “fiches”. Guyot de Villeneuve, vittima di un incidente automobilistico, morì in clinica e i suoi amici – forse però ormai in preda a un «complottismo» esasperato – denunciarono «le cure “particolari” di un infermiere massone». Odelin, il suo collaboratore de Bessonies e i loro referenti a Roma non cantarono – con comprensibile discrezione – vittoria: ma in realtà avevano vinto. Nessuno poteva essere più ostile alla Chiesa di Combes, e Combes cadde dal suo posto di primo ministro in conseguenza del caso delle fiches. Dopo lo scandalo l’anticlericalismo e l’influenza della massoneria sulla politica francese si avvieranno a un lento ma inarrestabile declino. Il caso Taxil e il successivo caso Bidegain – comunque li s’interpreti – sono strettamente legati. Taxil aveva insegnato ai cattolici che non dovevano cercare negli archivi della massoneria francese prove dell’adorazione del Demonio e reliquie di Lucifero, ma documenti di un’influenza sempre più invadente sulla società e sulla politica. Trovarono le “fiches”: e non avrebbero potuto trovare di meglio.

Non è, forse, casuale che i manuali scolastici francesi di storia – in genere di orientamento laicista – parlino volentieri del caso Taxil e ignorino completamente il caso Bidegain. Entrambi gli “affaires” presentano lati oscuri e sono ricchi di eventi drammatici e colpi di scena. Entrambi sono dunque “interessanti”. Ma dal punto di vista delle conseguenze, contrariamente a quanto si crede di solito, è l’affaire Bidegain il più importante. Il caso Taxil si concluse con molte risate, e certo screditò – ma per pochi anni – un certo anti-massonismo cattolico. Il caso Bidegain fece cadere un governo che sembrava invincibile e determinò la fine della carriera di Combes, uno degli uomini politici più anticlericali dell’intera storia politica francese.
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di Massimo Introvigne



Alla fine del XIX secolo una parte del mondo cattolico francese cadde nella provocazione di un massone, Léo Taxil ((pseudonimo di Marie-Joseph-Antoine-Gabriel Jogand-Pagès, 1854-1907), che nel 1885 si dichiarò convertito al cattolicesimo e cominciò a produrre decine di libri – migliaia di pagine – in cui esponeva rivelazioni sempre più mirabolanti, mescolando sapientemente il vero e il falso. Quando cominciò a raccontare di diavoli che apparivano in loggia in forma di coccodrillo e si mettevano a suonare il pianoforte molti cominciarono a dubitare. Una campagna contro la sua credibilità condotta da varie riviste cattoliche portò al suo auto-smascheramento del 1897: in una conferenza pubblica dichiarò di non essersi mai convertito e di essersi solo voluto burlare della credulità di molti cattolici.

Il caso Taxil è molto complesso – spero di poterlo ulteriormente illustrare in un lungo capitolo della mia opera “I satanisti. Storia, riti e miti del satanismo”, che uscirà tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 –, ma in questa nota voglio presentare una sorta di “secondo tempo” o di “rivincita” dei cattolici di Francia dopo il caso Taxil, di cui non si parla quasi mai. Tutti ridono del caso Taxil, ma – molto opportunamente – si dimenticano del caso Bidegain.

Nell’anno stesso, 1892, in cui Taxil iniziava a diffondere le sue rivelazioni più mirabolanti sui diavoli che apparivano nelle logge massoniche era iniziato alla massoneria Jean-Baptiste Bidegain (1870-1926), la cui carriera meriterebbe un parallelo con quella di Taxil che non è stato finora tentato dagli storici. Militante dei Circoli cattolici di Albert de Mun (1841-1914), poco dopo i vent’anni Bidegain aveva dichiarato di essersi convertito dal cattolicesimo al libero pensiero. Come per Taxil, ci si è chiesti a lungo se la sua conversione laica sia stata, almeno in un primo momento, sincera. Come aveva fatto il neo-convertito al cattolicesimo Taxil, il neo-convertito alla massoneria Bidegain prende delle iniziative singolari, ma si rimane perplessi quando si vedono le autorità massoniche del Grande Oriente lasciargli fondare una loggia, l’Action Socialiste, che per statuto è «composta esclusivamente di socialisti», si consacra a «una propaganda intensiva» a favore delle dottrine socialiste ed è chiusa in linea di principio (anche se si faranno delle eccezioni) agli Ebrei, sospettati di essere anti-socialisti e agenti del grande capitale. Le tirate socialiste e anticlericali del fratello Bidegain avrebbero dovuto mettere in sospetto le autorità massoniche, che al contrario gli proposero di lavorare a tempo pieno al Grande Oriente di cui divenne vice-segretario nel 1900.

Si trattava di una interessante posizione, tanto più che Bidegain si trovava a lavorare in un dipartimento delicato. Convinto della necessità di epurare l’esercito – che nel famoso caso Dreyfus aveva manifestato sentimenti nazionalisti e anti-repubblicani – il Grande Oriente aveva cominciato a schedare minuziosamente tutti gli ufficiali francesi, trasmettendo le schede – le famose “fiches “– al ministro della guerra, il generale Louis-Joseph-Nicholas André (1838-1913), che non era massone ma era un libero pensatore anticlericale amico intimo del presidente del Consiglio (e fanatico anti-cattolico) Émile Combes (1835-1921).

La maggior parte delle “fiches” sono state distrutte, ma quelle che rimangono mostrano quale tipo d’informazioni contenessero: i militari che non dovevano assolutamente essere promossi erano decorati da epiteti come «clericale militante», «clericanaglia», «spirito gesuitico»; talora le informazioni erano anche più precise: «va a Messa», «porta delle candele alle cerimonie religiose», «è andato a ricevere le Ceneri» e perfino «ha partecipato alla Prima Comunione della figlia». Il sistema delle “fiches” era evidentemente odioso e, se scoperto, avrebbe provocato sicuri contraccolpi nell’opinione pubblica.
Al Grande Oriente giunse nel 1902 la voce che un agente – chiamato in codice «GT 104» – in contatto con la curia di Parigi e con la destra nazionalista si era infiltrato nella massoneria per indagare sulle “fiches”. L’indagine sulla segnalazione anonima fu affidata dal Grande Oriente a Bidegain, il quale concluse che si trattava di fantasie e che non c’era da preoccuparsi. Si può immaginare quanto la sua inchiesta fosse stata accurata: infatti «GT 104» era lo stesso Bidegain. Seguire le peripezie del caso delle “fiches” ci porterebbe lontano dal nostro studio: sarà sufficiente dire che, a tempo debito, Bidegain si rivelerà per l’infiltrato che era e consegnerà un buon numero di “fiches” (sembra contro un’importante somma in denaro) ai deputati della destra nazionalista Gabriel Syveton (1864-1904) e Jean Guyot de Villeneuve (1862-1907). Quest’ultimo, il 28 ottobre 1904, lesse estratti dalle fiches alla Camera dei Deputati francese, e Syveton si tolse il gusto di schiaffeggiare il generale André. Lo schiaffo non piacque anche ad alcuni deputati dell’opposizione, e il governo Combes si salvò per qualche mese, ma cadde travolto dallo scandalo nel successivo gennaio 1905.

È interessante notare che Bidegain aveva seguito le istruzioni di un gruppo di «congiurati» anti-massonici tra cui figurava in primo piano l’abbé Marie-Joseph-Louis-Gabriel de Bessonies (1859-1913) – un sacerdote giornalista che firmava talora Gabriel Soulacroix, e che non aveva fatto una figura straordinaria nel caso Taxil, in quanto aveva creduto fino all’ultimo all’impostore–: anzi, il deputato de Villeneuve all’inizio diffidava di Bidegain proprio in quanto presentato da qualcuno come de Bessonies che si era già fatto ingannare da Léo Taxil. In realtà, come ha notato lo storico Pierre Chevalier, il ruolo di de Bessonies è stato esagerato ad arte nelle prime versioni cattoliche dell’affaire per far passare in secondo piano il vero protagonista dell’operazione, Henri-Louis Odelin (1849-1935), il potente vicario generale dell’arcivescovo di Parigi, considerato l’eminenza grigia della diocesi e in diretto contatto con Roma. Odelin voleva che le” fiches”venissero scoperte, ma non voleva che si dicesse che l’infiltrazione di Bidegain derivava da un complotto clericale: riuscì ammirabilmente in entrambi gli scopi. La conclusione della vicenda fu tragica per i protagonisti di parte cattolica: poco dopo la denuncia alla Camera il deputato Syveton morì asfissiato dal gas e, benché il caso sia stato archiviato come incidente o suicidio, la tesi dell’omicidio sembra oggi probabile a molti storici.

Bidegain – che aveva dovuto scappare dalla Francia – fu inseguito dalla fama, diffusa dalla massoneria, di «venduto» e «traditore»: il mondo cattolico, forse, non seppe proteggerlo e finì per suicidarsi nel 1926, in seguito peraltro a uno scandalo non direttamente collegato all’affare delle “fiches”. Guyot de Villeneuve, vittima di un incidente automobilistico, morì in clinica e i suoi amici – forse però ormai in preda a un «complottismo» esasperato – denunciarono «le cure “particolari” di un infermiere massone». Odelin, il suo collaboratore de Bessonies e i loro referenti a Roma non cantarono – con comprensibile discrezione – vittoria: ma in realtà avevano vinto. Nessuno poteva essere più ostile alla Chiesa di Combes, e Combes cadde dal suo posto di primo ministro in conseguenza del caso delle fiches. Dopo lo scandalo l’anticlericalismo e l’influenza della massoneria sulla politica francese si avvieranno a un lento ma inarrestabile declino. Il caso Taxil e il successivo caso Bidegain – comunque li s’interpreti – sono strettamente legati. Taxil aveva insegnato ai cattolici che non dovevano cercare negli archivi della massoneria francese prove dell’adorazione del Demonio e reliquie di Lucifero, ma documenti di un’influenza sempre più invadente sulla società e sulla politica. Trovarono le “fiches”: e non avrebbero potuto trovare di meglio.

Non è, forse, casuale che i manuali scolastici francesi di storia – in genere di orientamento laicista – parlino volentieri del caso Taxil e ignorino completamente il caso Bidegain. Entrambi gli “affaires” presentano lati oscuri e sono ricchi di eventi drammatici e colpi di scena. Entrambi sono dunque “interessanti”. Ma dal punto di vista delle conseguenze, contrariamente a quanto si crede di solito, è l’affaire Bidegain il più importante. Il caso Taxil si concluse con molte risate, e certo screditò – ma per pochi anni – un certo anti-massonismo cattolico. Il caso Bidegain fece cadere un governo che sembrava invincibile e determinò la fine della carriera di Combes, uno degli uomini politici più anticlericali dell’intera storia politica francese.
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sabato 15 agosto 2009

Licio Gelli intervistato da effetto reale. Prevede anche...



Ad Effetto Reale del 02-04-2006.
La soffitta di Licio Gelli, con i documenti dei massoni piduisti, "Il Piano Di Rinascita Democratica"; ed inoltre un intervista inedita in cui ribade il suo appunto per le riforme della giustizia, della scuola e della costituzione di Berlusconi.
In più, "prevede" anche l'esito delle elezioni!!!
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Ad Effetto Reale del 02-04-2006.
La soffitta di Licio Gelli, con i documenti dei massoni piduisti, "Il Piano Di Rinascita Democratica"; ed inoltre un intervista inedita in cui ribade il suo appunto per le riforme della giustizia, della scuola e della costituzione di Berlusconi.
In più, "prevede" anche l'esito delle elezioni!!!

domenica 26 luglio 2009

Rai: altro che nomine, qui quello che si sta attuando è il piano di Licio Gelli...


Di Giuseppe Giulietti



E' inutile far finta di non sapere che anche le ultimissime nomine Rai stavano nelle discussioni di Palazzo Grazioli. Quello che sta accadendo è il prendere forma, in modi sempre più evidenti, di un polo Raiset nel quale l'elemento dominante è costituito dalle proprietà del premier. Non basta più essere ottimi professionisti di destra per entrare nella rosa dei candidati alle direzioni; quello che serve ora è godere della fiducia dei pasdaran della parte più estrema del partito del conflitto di interessi, a tal punto che non pochi esponenti del centro destra, e non di secondo piano, nei corridoi della Camera parlavano e parlano, a mezzabocca, delle nomine Rai come di un completo trionfo del partito Mediaset. A tal punto che donne e uomini dichiaramente di destra, lontanissimi da questa associaizone, e con la quale abbiamo avuto perfino fieri contrasti nelle aule dei tribunali, sono stati letteralmente cancellati perchè ritenuti poco affidabili, non tanto dal punto di vista politico, ma da quello degli interessi dell'azienda concorrente.
Quello che è accaduto va letto contestulamente alla nomina della piattaforma unica con l'obiettivo di attrarre strutturalmente la Rai nell'orbita di Mediaset in una guerra contro Sky divenuto elemento ostile perchè danneggia il patrimonio del Presidente in carica. A noi non stanno simpatici nè Berlusconi nè Murdoch e quelli che si definiscono "liberali" non possono stare a guardare quando si profilano nuove pericolose forme di concentrazione. Vale per Rupert e per Silvio. Vale per la Rai e per Tronchetti Provera.
Per il futuro sarà bene non cadere nella trappola di fermarsi a difendere solo e soltanto le "isole" di Raitre e del Tg3 perchè questi signori useranno il lanciafiamme per azzerare non solo Raitre e il Tg3 ma anche l'esperienza di Rainews24, Rai International e anche le ultime diversità sopravvissute nelle altre reti e testate; ma soprattutto punteranno a mettere le mani in maniera definitiva sui new media, sulla Sipra, sul marketing strategico, sulla fiction e sul cinema, affinchè tutti i centri di comando e di spesa siano unificati in pochissime mani.
Non si illudano le opposizioni. In questo quadro ci potrà essere anche qualcuno che vota centro sinistra ma sempre e solo se sarà un esponente gradito al premier editore.
In ogni caso tutto ciò che sta avvenendo ricorda singolarmente un certo Piano di Rinascita Democratica che si poneva come obiettivo la dissoluzione della Rai e la realizzazione di un'unica centralizzata agenzia dell'informazione. Sarà una casualità ma a quella prospettiva ci siamo sempre più vicini. E proprio perchè Articolo21 rispetta le Autorità istituzionali ci permettiamo di segnalare con grande rispetto e passione civile che nel settore della comunicazione stiamo assistendo ad un progressivo svuotamento dei principi contenuti nell'articolo21 della Costituzione e la conseguente trasformazione della nostra repubblica da quella parlamentare a quella presidenziale a reti unificate. E' questo il vero problema, altro che le nomine. In discussione c'è qualcosa di un pò più delicato che il profilo biografico di qualche direttore o vicedirettore. Per queste ragioni Articolo21 chiederà a tutte forze politiche di mettere in cantiere per il mese di settembre una grande manifestazione unitaria in sede internazionale e nazionale e una grande campagna contro ogni forma di bavagli, bavaglini, grembiulini...
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Di Giuseppe Giulietti



E' inutile far finta di non sapere che anche le ultimissime nomine Rai stavano nelle discussioni di Palazzo Grazioli. Quello che sta accadendo è il prendere forma, in modi sempre più evidenti, di un polo Raiset nel quale l'elemento dominante è costituito dalle proprietà del premier. Non basta più essere ottimi professionisti di destra per entrare nella rosa dei candidati alle direzioni; quello che serve ora è godere della fiducia dei pasdaran della parte più estrema del partito del conflitto di interessi, a tal punto che non pochi esponenti del centro destra, e non di secondo piano, nei corridoi della Camera parlavano e parlano, a mezzabocca, delle nomine Rai come di un completo trionfo del partito Mediaset. A tal punto che donne e uomini dichiaramente di destra, lontanissimi da questa associaizone, e con la quale abbiamo avuto perfino fieri contrasti nelle aule dei tribunali, sono stati letteralmente cancellati perchè ritenuti poco affidabili, non tanto dal punto di vista politico, ma da quello degli interessi dell'azienda concorrente.
Quello che è accaduto va letto contestulamente alla nomina della piattaforma unica con l'obiettivo di attrarre strutturalmente la Rai nell'orbita di Mediaset in una guerra contro Sky divenuto elemento ostile perchè danneggia il patrimonio del Presidente in carica. A noi non stanno simpatici nè Berlusconi nè Murdoch e quelli che si definiscono "liberali" non possono stare a guardare quando si profilano nuove pericolose forme di concentrazione. Vale per Rupert e per Silvio. Vale per la Rai e per Tronchetti Provera.
Per il futuro sarà bene non cadere nella trappola di fermarsi a difendere solo e soltanto le "isole" di Raitre e del Tg3 perchè questi signori useranno il lanciafiamme per azzerare non solo Raitre e il Tg3 ma anche l'esperienza di Rainews24, Rai International e anche le ultime diversità sopravvissute nelle altre reti e testate; ma soprattutto punteranno a mettere le mani in maniera definitiva sui new media, sulla Sipra, sul marketing strategico, sulla fiction e sul cinema, affinchè tutti i centri di comando e di spesa siano unificati in pochissime mani.
Non si illudano le opposizioni. In questo quadro ci potrà essere anche qualcuno che vota centro sinistra ma sempre e solo se sarà un esponente gradito al premier editore.
In ogni caso tutto ciò che sta avvenendo ricorda singolarmente un certo Piano di Rinascita Democratica che si poneva come obiettivo la dissoluzione della Rai e la realizzazione di un'unica centralizzata agenzia dell'informazione. Sarà una casualità ma a quella prospettiva ci siamo sempre più vicini. E proprio perchè Articolo21 rispetta le Autorità istituzionali ci permettiamo di segnalare con grande rispetto e passione civile che nel settore della comunicazione stiamo assistendo ad un progressivo svuotamento dei principi contenuti nell'articolo21 della Costituzione e la conseguente trasformazione della nostra repubblica da quella parlamentare a quella presidenziale a reti unificate. E' questo il vero problema, altro che le nomine. In discussione c'è qualcosa di un pò più delicato che il profilo biografico di qualche direttore o vicedirettore. Per queste ragioni Articolo21 chiederà a tutte forze politiche di mettere in cantiere per il mese di settembre una grande manifestazione unitaria in sede internazionale e nazionale e una grande campagna contro ogni forma di bavagli, bavaglini, grembiulini...

mercoledì 22 luglio 2009

sabato 13 giugno 2009

De Magistris: "Berlusconi è tessera P2 1816 e sta attuando il piano di Gelli" -Annozero -11/06/2009



Luigi De Magistris: "Berlusconi sta attuando il piano di rinascita democratica ideato da Licio Gelli e ha la tessera P2 numero 1816".
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Luigi De Magistris: "Berlusconi sta attuando il piano di rinascita democratica ideato da Licio Gelli e ha la tessera P2 numero 1816".

lunedì 20 aprile 2009

MASSONERIA, IL GRANDE MAESTRO E LA SETTA SEGRETA



LA MASSONERIA DEL GRANDE ORIENTE D'ITALIA SPIEGATA PER LA PRIMA VOLTA DAL GRANDE MAESTRO GUSTAVO RAFFI IN UNA INTERVISTA DI LEONARDO METALLI. TUTTI I RITI E LE RELIGIONI DELLA SETTA PIU' MISTERIOSA...
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LA MASSONERIA DEL GRANDE ORIENTE D'ITALIA SPIEGATA PER LA PRIMA VOLTA DAL GRANDE MAESTRO GUSTAVO RAFFI IN UNA INTERVISTA DI LEONARDO METALLI. TUTTI I RITI E LE RELIGIONI DELLA SETTA PIU' MISTERIOSA...

venerdì 17 aprile 2009

Cosa Nostra, la massoneria e la borghesia, intrecci attuali



Di Rino Giacalone



È la descrizione della moderna «mafiopoli» che emerge dall'ultima relazione sullo stato delle indagini antimafia in provincia di Trapani, è stata redatta dalla Procura nazionale guidata dal procuratore Piero Grasso. Concetti immediatamente chiari, il giudizio è netto, si deduce da quella parte di relazione sottoscritta dall'allora pm della Dna Teresa Principato, neo procuratore aggiunto della Dda di Palermo. È adesso lei, ex procuratore aggiunto a Trapani, che coordina le indagini antimafia nel trapanese.


«La mafia esiste e non è affatto sconfitta», c'è un incessante lavoro investigativo e inquirente, «ma c'è un tessuto sociale permeabile alle organizzazioni mafiose». Analisi precisa che dice di fotografare la situazione odierna: «Cosa Nostra, a Trapani, è capillarmente radicata sul territorio ed è in grado di condizionare pesantemente la realtà sociale, economica ed istituzionale. Permane, sempre in provincia di Trapani, lo stretto rapporto esistente tra esponenti mafiosi, uomini politici, pubblici funzionari, tecnici progettisti ed imprenditori. Fatti ormai accertati e consacrati nelle numerose sentenze emesse negli ultimi anni dal Tribunale e dalla Corte di Assise di Trapani».


Stretti i legami con le cosche palermitane, «uomo cerniera» è Matteo Messina Denaro (latitante, ricercato dal 1993), intrattiene i rapporti con la pericolosa cosca di Brancaccio, retta da Giuseppe Guttadauro, fratello di Filippo che è sposato con Rosalia Messina Denaro, sorella di Matteo. La mafia trapanese resta alleata delle cosche dei corleonesi, ma la relazione della Dna coglie anche elementi dell'essenza di un'altra serie di rapporti: «Una specificità della criminalità trapanese resta il legame con logge massoniche, settori della borghesia professionale e della pubblica amministrazione». Indagini che danno ragione a questo assunto sono quelle come «Black Out», condotta dalla Polizia, soggetti di rilievo l'imprenditore mazarese Michele Accomando e l'ex capo dell'Utc del Comune Pino Sucameli, soggetti che si incrociano in altre indagini come quelle denominate «Hiram» (mafia e massoneria, condotta dai Carabinieri) e «Eolo» (interesse di Cosa Nostra nella realizzazione di parchi eolici, frutto di indagini della Polizia).


La mafia trapanese è «ricca»: «L'organizzazione ha una fortissima vitalità fondata su ampie risorse umane e finanziarie», sfruttate «per attuare la strategia di sommersione». Le azioni delittuose eclatanti sono ferme all'ultimo omicidio eccellente, quando l'antivigilia di Natale del 1995 fu ucciso l'agente di custodia Giuseppe Montalto. È cambiata la strategia, ma non gli uomini: «Le scelte strategiche mafiose restano saldamente in mano agli stessi soggetti responsabili dei più gravi delitti di sangue del passato».


Il «lato » amaro della relazione riguarda quello che le ultime indagini hanno evidenziato assieme al «penetrante controllo del territorio» da parte della mafia e cioè i «consensi riscossi che hanno assunto contorni di vera e propria connivenza». Situazione questa che spiega la capacità del super boss Messina Denaro a riuscire a restare ancora latitante. La relazione si sofferma parecchio sui fiancheggiatori: «Cosa Nostra può contare su una cerchia indefinita di fiancheggiatori che al momento opportuno si mettono a disposizione, soggetti che formano la cosiddetta zona grigia, all'interno della quale si materializzano momenti di una realtà sociale multiforme, il cui denominatore comune è rappresentato dal disconoscimento dell'autorità statale e dalla spontanea compenetrazione dei suoi adepti ai modelli di riferimento proposti da Cosa Nostra».


Oggi a costituire l'organigramma mafioso trapanese sono una serie di «uomini d'onore» tornati liberi, che dopo avere evitato la condanna per gravi delitti e dopo avere scontato le pene, usciti dal carcere, si sono reinseriti nell'organizzazione criminale. Ognuno con ruoli precisi. Ci sono quelli inseriti nella rete tra esponenti mafiosi, uomini politici, pubblici funzionari, tecnici progettisti ed imprenditori, per il controllo mafioso sui pubblici appalti, merce di contraccambio denaro e procacciamento di voti. Ci sono poi quelli che tornano a comandare, nei paesi in particolare, Salemi, Vita, Campobello, per esempio. Restano quattro i mandamenti attraverso i quali oggi il capo mafia latitante Matteo Messina Denaro «governa» Cosa Nostra trapanese: il mandamento di Trapani, che ricomprende le famiglie di Trapani, di Valderice e di Paceco; quello di Alcamo, che ricomprende le famiglie di Alcamo, Calatafimi e Castellammare (nel passato ricomprendeva anche la famiglia di Camporeale, durante la guerra di mafia dei primi ani '80 il mandamento di Alcamo venne sciolto e le relative famiglie furono aggregate al mandamento di Mazara; successivamente venne ricomposta la famiglia di Alcamo e ricostituito il relativo mandamento); quello di Castelvetrano, che ricomprende le famiglie di Campobello di Mazara, Santa Ninfa, Gibellina, Partanna, Salaparuta e Poggioreale; questi ultimi due centri formano un'unica famiglia; e Mazara del Vallo, che ricomprende le famiglie di Salemi, Vita e Marsala. Maggiori latitanti sono oltre a Matteo Messina Denaro, il marsalese Francesco De Vita e il salemitano Salvatore Miceli.


Secondo la relazione della Dna, l'imposizione del «pizzo» a tutte le imprese, lavori e servizi pubblici, continua ad essere lo strumento principale di arricchimento e contemporaneamente di controllo del territorio da parte di Cosa Nostra: «Il pagamento del pizzo è recepito come atto dovuto da essere sostanzialmente considerato dalle imprese alla stregua di un costo di produzione; la costante registrazione di atti intimidatori e danneggiamenti più o meno gravi non è quasi mai seguita dalla collaborazione dei soggetti destinatari di tali atti che già nell'immediatezza del fatto - quindi in condizioni psicologiche che potrebbero essere favorevoli alla denuncia - si trincerano dietro la negazione assoluta di ogni seppure minimo elemento, arrivando a non ammettere addirittura ciò che è evidente».

Nel settore dei pubblici appalti, dalle indagini condotte continua ad emergere la presenza di Cosa Nostra, in particolare nella fase di esecuzione dei lavori e non soltanto con la nota pressione estorsiva. Tra i soggetti individuati alcuni arrestati, altri ad oggi sottoposti ad indagini, vi sono soggetti appartenenti o vicini all'organizzazione che partecipano ad attività di turbativa del pubblico incanto, sono emerse situazioni di assoggettamento delle stazioni appaltanti. La cosidetta «messa a posto» ha cambiato forma e metodo: si sono colti nelle indagini gli aspetti relativi al monopolio delle forniture di inerti, alle «imposizioni nella produzione, nel trasporto, gestione del mercato del lavoro».


Affari e interessi. Ma per la mafia non ci sono solo gli appalti, ma c'è anche il traffico di stupefacenti. Non è un «ritorno» perchè il commercio di droga non è mai sparito dall'agenda mafiosa, «non v'è traffico di livello alto che non veda coinvolti uomini di Cosa Nostra». Molti sono gli «uomini d'onore» attivamente dediti al traffico degli stupefacenti come testimoniano alcune indagini condotte non solo dalla Dda di Palermo ma anche dalle procure di Trapani e Marsala. Particolare attenzione la Dna ha dedicato ad una indagine coordinata dalla Procura di Trapani e condotta dalla Squadra Mobile a proposito delle truffe nell'ambito dei giochi controllati dai Monopoli di Stato e che portò all'esecuzione di 10 arresti, chiamati a rispondere, a titolo diverso, di associazione per delinquere, estorsione, sfruttamento della prostituzione, usura e di altri gravi reati. Le investigazioni hanno fatto luce su un'organizzazione criminale che, attraverso danneggiamenti ed intimidazioni, «obbligava» i gestori di alcuni locali pubblici ad installare all'interno dei propri esercizi commerciali apparecchiature per i videogiochi del genere vietato, pretendendo poi la metà dei guadagni realizzati». Dietro questi scenari di criminalità comune sarebbero emersi contatti con la mafia gelese.

Una delle nuove frontiere è rappresentata dall'uso indebito di pubblici finanziamenti, regionali, statali e comunitari. La Guardia di Finanza ha individuato un soggetto condannato per mafia che è riuscito a percepire contribuzioni pubbliche nel settore dell'agricoltura, una parte di questa inchiesta è concentrata nell'alcamese, dove alcuni degli indagati sono peraltro risultati sottoposti a misure di prevenzione. Analoga situazione è emersa anche nei confronti di soggetti residenti a Marsala. È all'interno di queste indagini, condotte anche da Polizia e Carabinieri, che gli investigatori si sono imbattuti in quella rete di fiancheggiatori, alcuni pubblici funzionari, con posti chiave in più svariati settori, cosa che conferma «la pericolosità dell'organizzazione mafiosa, nonché la sua straordinaria capacità di infiltrare il tessuto economico e sociale».


L'attualità. Mafia e Casalesi. Anche Trapani è Gomorra. L'omicidio di un commerciante di carni oggetto di una indagine della Procura di Reggio Emilia, ha svelato «alleanze» fino a quel momento segrete, tra gli oramai famosi gruppi dei «casalesi» e i mafiosi trapanesi. La «Gomorra» criminale non è fatta solo dalla Camorra ma anche da Cosa Nostra, messi assieme da una serie di «affari». Nel caso in questione commercio di carni e riciclaggio dei relativi proventi attraverso una rete di cooperative di servizio: una complessa indagine originata dall'omicidio di un imprenditore del settore, ha posto in risalto il diretto coinvolgimento di soggetti ritenuti collegati sia al clan camorristico dei Casalesi che a soggetti originari della zona di Trapani. Sono tre le Procure antimafia impegnate nella ricerca di Matteo Messina Denaro, super boss latitante di Castelvetrano, capo assoluto della mafia trapanese, ma in grado di «comandare» anche nell'agrigentino e in una parte del palermitano. Matteo Messina Denaro avrebbe investito in diverse società imprenditoriali, maneggiando grossi capitali di provenienza illecita. La storia delle «alleanze» tra mafia e camorra non è notizia nuova. Già a metà degli anni '80 se ne occupò il giudice Giovanni Falcone dopo averne raccolto particolari dal pentito Tommaso Buscetta. Casalesi e Cosa Nostra hanno molte cose in Comune, capaci di usare le armi ma in grado a far diventare l'«illecito» impresa «lecita», riusando i capitali del traffico di droga e riuscendo ad attingere a canali pubblici di finanziamento, creando un nuovo «welfare» del malaffare.


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Di Rino Giacalone



È la descrizione della moderna «mafiopoli» che emerge dall'ultima relazione sullo stato delle indagini antimafia in provincia di Trapani, è stata redatta dalla Procura nazionale guidata dal procuratore Piero Grasso. Concetti immediatamente chiari, il giudizio è netto, si deduce da quella parte di relazione sottoscritta dall'allora pm della Dna Teresa Principato, neo procuratore aggiunto della Dda di Palermo. È adesso lei, ex procuratore aggiunto a Trapani, che coordina le indagini antimafia nel trapanese.


«La mafia esiste e non è affatto sconfitta», c'è un incessante lavoro investigativo e inquirente, «ma c'è un tessuto sociale permeabile alle organizzazioni mafiose». Analisi precisa che dice di fotografare la situazione odierna: «Cosa Nostra, a Trapani, è capillarmente radicata sul territorio ed è in grado di condizionare pesantemente la realtà sociale, economica ed istituzionale. Permane, sempre in provincia di Trapani, lo stretto rapporto esistente tra esponenti mafiosi, uomini politici, pubblici funzionari, tecnici progettisti ed imprenditori. Fatti ormai accertati e consacrati nelle numerose sentenze emesse negli ultimi anni dal Tribunale e dalla Corte di Assise di Trapani».


Stretti i legami con le cosche palermitane, «uomo cerniera» è Matteo Messina Denaro (latitante, ricercato dal 1993), intrattiene i rapporti con la pericolosa cosca di Brancaccio, retta da Giuseppe Guttadauro, fratello di Filippo che è sposato con Rosalia Messina Denaro, sorella di Matteo. La mafia trapanese resta alleata delle cosche dei corleonesi, ma la relazione della Dna coglie anche elementi dell'essenza di un'altra serie di rapporti: «Una specificità della criminalità trapanese resta il legame con logge massoniche, settori della borghesia professionale e della pubblica amministrazione». Indagini che danno ragione a questo assunto sono quelle come «Black Out», condotta dalla Polizia, soggetti di rilievo l'imprenditore mazarese Michele Accomando e l'ex capo dell'Utc del Comune Pino Sucameli, soggetti che si incrociano in altre indagini come quelle denominate «Hiram» (mafia e massoneria, condotta dai Carabinieri) e «Eolo» (interesse di Cosa Nostra nella realizzazione di parchi eolici, frutto di indagini della Polizia).


La mafia trapanese è «ricca»: «L'organizzazione ha una fortissima vitalità fondata su ampie risorse umane e finanziarie», sfruttate «per attuare la strategia di sommersione». Le azioni delittuose eclatanti sono ferme all'ultimo omicidio eccellente, quando l'antivigilia di Natale del 1995 fu ucciso l'agente di custodia Giuseppe Montalto. È cambiata la strategia, ma non gli uomini: «Le scelte strategiche mafiose restano saldamente in mano agli stessi soggetti responsabili dei più gravi delitti di sangue del passato».


Il «lato » amaro della relazione riguarda quello che le ultime indagini hanno evidenziato assieme al «penetrante controllo del territorio» da parte della mafia e cioè i «consensi riscossi che hanno assunto contorni di vera e propria connivenza». Situazione questa che spiega la capacità del super boss Messina Denaro a riuscire a restare ancora latitante. La relazione si sofferma parecchio sui fiancheggiatori: «Cosa Nostra può contare su una cerchia indefinita di fiancheggiatori che al momento opportuno si mettono a disposizione, soggetti che formano la cosiddetta zona grigia, all'interno della quale si materializzano momenti di una realtà sociale multiforme, il cui denominatore comune è rappresentato dal disconoscimento dell'autorità statale e dalla spontanea compenetrazione dei suoi adepti ai modelli di riferimento proposti da Cosa Nostra».


Oggi a costituire l'organigramma mafioso trapanese sono una serie di «uomini d'onore» tornati liberi, che dopo avere evitato la condanna per gravi delitti e dopo avere scontato le pene, usciti dal carcere, si sono reinseriti nell'organizzazione criminale. Ognuno con ruoli precisi. Ci sono quelli inseriti nella rete tra esponenti mafiosi, uomini politici, pubblici funzionari, tecnici progettisti ed imprenditori, per il controllo mafioso sui pubblici appalti, merce di contraccambio denaro e procacciamento di voti. Ci sono poi quelli che tornano a comandare, nei paesi in particolare, Salemi, Vita, Campobello, per esempio. Restano quattro i mandamenti attraverso i quali oggi il capo mafia latitante Matteo Messina Denaro «governa» Cosa Nostra trapanese: il mandamento di Trapani, che ricomprende le famiglie di Trapani, di Valderice e di Paceco; quello di Alcamo, che ricomprende le famiglie di Alcamo, Calatafimi e Castellammare (nel passato ricomprendeva anche la famiglia di Camporeale, durante la guerra di mafia dei primi ani '80 il mandamento di Alcamo venne sciolto e le relative famiglie furono aggregate al mandamento di Mazara; successivamente venne ricomposta la famiglia di Alcamo e ricostituito il relativo mandamento); quello di Castelvetrano, che ricomprende le famiglie di Campobello di Mazara, Santa Ninfa, Gibellina, Partanna, Salaparuta e Poggioreale; questi ultimi due centri formano un'unica famiglia; e Mazara del Vallo, che ricomprende le famiglie di Salemi, Vita e Marsala. Maggiori latitanti sono oltre a Matteo Messina Denaro, il marsalese Francesco De Vita e il salemitano Salvatore Miceli.


Secondo la relazione della Dna, l'imposizione del «pizzo» a tutte le imprese, lavori e servizi pubblici, continua ad essere lo strumento principale di arricchimento e contemporaneamente di controllo del territorio da parte di Cosa Nostra: «Il pagamento del pizzo è recepito come atto dovuto da essere sostanzialmente considerato dalle imprese alla stregua di un costo di produzione; la costante registrazione di atti intimidatori e danneggiamenti più o meno gravi non è quasi mai seguita dalla collaborazione dei soggetti destinatari di tali atti che già nell'immediatezza del fatto - quindi in condizioni psicologiche che potrebbero essere favorevoli alla denuncia - si trincerano dietro la negazione assoluta di ogni seppure minimo elemento, arrivando a non ammettere addirittura ciò che è evidente».

Nel settore dei pubblici appalti, dalle indagini condotte continua ad emergere la presenza di Cosa Nostra, in particolare nella fase di esecuzione dei lavori e non soltanto con la nota pressione estorsiva. Tra i soggetti individuati alcuni arrestati, altri ad oggi sottoposti ad indagini, vi sono soggetti appartenenti o vicini all'organizzazione che partecipano ad attività di turbativa del pubblico incanto, sono emerse situazioni di assoggettamento delle stazioni appaltanti. La cosidetta «messa a posto» ha cambiato forma e metodo: si sono colti nelle indagini gli aspetti relativi al monopolio delle forniture di inerti, alle «imposizioni nella produzione, nel trasporto, gestione del mercato del lavoro».


Affari e interessi. Ma per la mafia non ci sono solo gli appalti, ma c'è anche il traffico di stupefacenti. Non è un «ritorno» perchè il commercio di droga non è mai sparito dall'agenda mafiosa, «non v'è traffico di livello alto che non veda coinvolti uomini di Cosa Nostra». Molti sono gli «uomini d'onore» attivamente dediti al traffico degli stupefacenti come testimoniano alcune indagini condotte non solo dalla Dda di Palermo ma anche dalle procure di Trapani e Marsala. Particolare attenzione la Dna ha dedicato ad una indagine coordinata dalla Procura di Trapani e condotta dalla Squadra Mobile a proposito delle truffe nell'ambito dei giochi controllati dai Monopoli di Stato e che portò all'esecuzione di 10 arresti, chiamati a rispondere, a titolo diverso, di associazione per delinquere, estorsione, sfruttamento della prostituzione, usura e di altri gravi reati. Le investigazioni hanno fatto luce su un'organizzazione criminale che, attraverso danneggiamenti ed intimidazioni, «obbligava» i gestori di alcuni locali pubblici ad installare all'interno dei propri esercizi commerciali apparecchiature per i videogiochi del genere vietato, pretendendo poi la metà dei guadagni realizzati». Dietro questi scenari di criminalità comune sarebbero emersi contatti con la mafia gelese.

Una delle nuove frontiere è rappresentata dall'uso indebito di pubblici finanziamenti, regionali, statali e comunitari. La Guardia di Finanza ha individuato un soggetto condannato per mafia che è riuscito a percepire contribuzioni pubbliche nel settore dell'agricoltura, una parte di questa inchiesta è concentrata nell'alcamese, dove alcuni degli indagati sono peraltro risultati sottoposti a misure di prevenzione. Analoga situazione è emersa anche nei confronti di soggetti residenti a Marsala. È all'interno di queste indagini, condotte anche da Polizia e Carabinieri, che gli investigatori si sono imbattuti in quella rete di fiancheggiatori, alcuni pubblici funzionari, con posti chiave in più svariati settori, cosa che conferma «la pericolosità dell'organizzazione mafiosa, nonché la sua straordinaria capacità di infiltrare il tessuto economico e sociale».


L'attualità. Mafia e Casalesi. Anche Trapani è Gomorra. L'omicidio di un commerciante di carni oggetto di una indagine della Procura di Reggio Emilia, ha svelato «alleanze» fino a quel momento segrete, tra gli oramai famosi gruppi dei «casalesi» e i mafiosi trapanesi. La «Gomorra» criminale non è fatta solo dalla Camorra ma anche da Cosa Nostra, messi assieme da una serie di «affari». Nel caso in questione commercio di carni e riciclaggio dei relativi proventi attraverso una rete di cooperative di servizio: una complessa indagine originata dall'omicidio di un imprenditore del settore, ha posto in risalto il diretto coinvolgimento di soggetti ritenuti collegati sia al clan camorristico dei Casalesi che a soggetti originari della zona di Trapani. Sono tre le Procure antimafia impegnate nella ricerca di Matteo Messina Denaro, super boss latitante di Castelvetrano, capo assoluto della mafia trapanese, ma in grado di «comandare» anche nell'agrigentino e in una parte del palermitano. Matteo Messina Denaro avrebbe investito in diverse società imprenditoriali, maneggiando grossi capitali di provenienza illecita. La storia delle «alleanze» tra mafia e camorra non è notizia nuova. Già a metà degli anni '80 se ne occupò il giudice Giovanni Falcone dopo averne raccolto particolari dal pentito Tommaso Buscetta. Casalesi e Cosa Nostra hanno molte cose in Comune, capaci di usare le armi ma in grado a far diventare l'«illecito» impresa «lecita», riusando i capitali del traffico di droga e riuscendo ad attingere a canali pubblici di finanziamento, creando un nuovo «welfare» del malaffare.


domenica 15 marzo 2009

Genchi: trascrizione dell’intervista da cui il servizio pubblicato su Left


Di Pietro Orsatti

Trascrizione integrale dell´audio rilasciato da Pietro Orsatti giovedí 12 marzo 2009. L’intervista a Gioacchino Genchi è stata realizzata il 7 marzo

Intervista a Gioacchino : “Adesso parlo io”

di Pietro Orsatti

Leggi il servizio Pubblicato da Left

Trascrizione integrale dell´audio rilasciato da Pietro Orsatti giovedí 12 marzo 2009. L’intervista è stata realizzata il 7 marzo

Pietro Orsatti (PO): “Il tuo lavoro non é quello di intercettare qualcuno?”

Gioacchino (GG): “No, assolutamente.”

PO: “Tu non hai mai messo una microscopia?”

GG: “No, assolutamente no. Guarda, io ho fatto una sola intercettazione telefonica in vita mia. Quando abbiamo cambiato casa ed avevo il telefono nello studio, in cucina ed in camera da letto. Io ero nello studio, dovevo fare una telefonata, ho alzato il telefono, ed ho sentito mia moglie che parlava con sua madre. Peró non ci ho capito nulla perché parlavano in sloveno. Questa é stata l´unica intercettazione fatta in vita mia. Ho chiamato subito il tecnico ed ho fatto cambiare l´impianto di modo che, anche a casa mia, se uno alzava il telefono, gli altri dovevano stare isolati. Se quella é un´intercettazione quella si l´ho fatta, ma comunque non ci ho capito nulla perché parlano in sloveno, perché mia moglie é di origine della minoranza slovena di Gorizia”.

PO: “Tu ti sei ritrovato a dover fare un incastro fondamentalmente di dati telefonici ed utenze e questo tu non lo fai solo per , tu lo fai da decenni.”

GG: “Si da sempre. È molto semplice, te lo riepilogo in due battute. Parliamo di ovviamente e non di altre indagini di , perché io questo lavoro a Catanzaro lo facevo giá da diversi anni prima in processi di mafia ed omicidio con sentenze che hanno dato ergastoli per stragi, facendo esattamente le stesse cose, anzi forse facendo qualcosa di molto di piú in termini di acquisizione di dati e di intercettazioni.
L´indagine non aveva nessuna intercettazione. non ha fatto intercettazioni né sapeva di disporne tanto che quando mi ha conferito l´incarico – leggi bene la relazione che io ho fatto a Salerno sulla presunta acquisizione del tabulato del cellulare di Mastella – nel conferimento dell´incarico di non é stato inserito di analizzare ed incrociare le intercettazioni ed i tabulati, perché non sapeva quando mi ha dato l´incarico che avrebbe acquisito le intercettazioni. Dopo che mi dato l´incarico, eravamo a fine marzo, ha acquisito dalla procura di Lamezia, dei carabinieri si sono presentati da lui ed hanno detto “dottor , anni fa noi abbiamo intercettato Saladino in un´indagine per delle minacce che aveva subito e ci sono delle intercettazioni importanti”. Quindi il conferimento dell´incarico é giá il primo atto importante con i quesiti che sono gli stessi quesiti che da piú di vent´anni io ricevo da tutti i magistrati d´Italia, compresi i magistrati che siedono e si sono seduti al consiglio superiore della magistratura,. Quindi se deve essere sanzionato perché quei quesiti sono debordanti, illeggittimi etc, bisogna annullare tutte le sentenze di ergastolo che sono state date sulla base di quegli incarichi e bisogna punire tutti i magistrati d´Italia, giudici, pubblici ministeri, presidenti di Corte d´Assise, magistrati che sono ancora in Cassazione e che sono pure alla Procura Generale della Cassazione e che mi hanno dato lo stesso identico quesito e lo stesso identico incarico. L´incarico ripeto non prevedeva di analizzare le intercettazioni telefoniche perché le intercettazioni di Saladino sono sopravvenute al processo , sono arrivate dopo. Le intercettazioni di Saladino mi sono state consegnate da quando é venuto a ed abbiamo avuto una riunione di due giorni (19-20 aprile 2007) a venti-trenta giorni dal conferimento dell´incarico, ed abbiamo fatto una riunione operativa in cui dovevamo trattare altri temi ed alla quale hanno partecipato Woodcock, un ufficiale di polizia giudiziaria di Woodcock, il dottor ed il consulente finanziario, il dott. Sagona, un ispettore in pensione della Banca d´Italia. Abbiamo parlato di tutto tranne che di Mastella, di Saladino e dell´indagine perché la riunione atteneva ad altri ambiti di collegamento investigativo con le indagini di Woodcock sulla in particolare. Questo é forse il punto che ha preoccupato. Di questo comunque ne parliamo dopo.

Quando é venuto mi ha portato queste intercettazioni che noi abbiamo trattato nelle settimane successive. Quando abbiamo acquisito i tabulati io ho scritto fino alla noia nelle relazioni successive che bisognava chiedere l´autorizzazione al parlamento per le intercettazioni e per i tabulati dei parlamentari di cui frattanto erano state individuate le utenze. Noi potevano individuare le utenze dei parlamentari che avevano un telefono intestato a loro. Per esempio Prodi aveva un telefono intestato a Romano Prodi che non é stato acquisito perché Prodi era parlamentare. Il senatore di Pietro aveva un telefono intestato ad Antonio di Pietro di cui non si potevano certamente acquisire i tabulati.
Ma se un parlamentare utilizza dei telefoni che saltano da una societá ad un ente ad un ministero e poi un altro ministero e poi alla Camera e poi al Senato, se un parlamentare non utilizza i telefoni a sé intestati e cambia sedici apparecchi con la stessa SIM e la stessa SIM la cambia sei volte intestandola da una parte all´altra, come si fa a stabilire che é un parlamentare? Aggiungo che se un parlamentare attiva a nome proprio decine di schede come é successo per un altro parlamentare di cui sono stati acquisiti i tabulati e le proprie schede vengono date a diverse persone e magari le stesse schede le troviamo in una dinamica di un duplice omicidio, la protezione va a quel parlamentare ma non puó essere estesa a tutti i soggetti, i portaborse, i colleghi di studio, gli avvocati - e forse anche non avvocati – dello stesso parlamentare che ricevono le schede ed usano le schede intestate al parlamentare.
Poi si dice nel rapporto del falsamente che la scheda era intestata alla Camera dei deputati mentre non é vero. La scheda era intestata al dipartimento dell´amministrazione penitenziaria e non solo era cambiata l´intestazione ma era pure cambiata l´azienda telefonica da TIM a WIND e poi da WIND a TIM di nuovo, quindi era una confusione ed era impossibile stabilire se non si faceva il tabulato di chi era quel cellulare che é stato acquisito per ragioni assolutamente diverse. É stato acquisito perché risultavano dei contatti telefonici nel range delle intercettazioni, quando giá sapevamo solo il periodo delle intercettazioni, mentre il cellulare di Saladino si muoveva a Roma ed aveva altri tipi di contatti telefonici prima e dopo che erano giá stati rivelati come di interesse. Quindi si é acquisito immediatamente il tabulato per non perdere il tempo pregresso. Perché qual é il punto di partenza? La test dott.ssa Caterina Merante ha riempito decine di pagine di verbali in cui ha fatto tutta una serie di dichiarazioni che riguardavano una serie di soggetti e di fatti molto gravi con collusioni istituzionali che andavano dai servizi di sicurezza alla politica al giornalismo al mondo degli affari, dell´imprenditoria, della finanza, delle forze di polizia, della guardia di finanza, della polizia di Stato, del ministero dell´interno. Queste dichiarazioni dovevano essere riscontrate. Le dichiarazioni della Merante sono della primavera del 2007 – iniziano a fine marzo – e riguardano fatti precedenti risalenti ai primi anni 2000. Quindi noi avevamo 24 mesi di tempo per prendere i tabulati. Ecco quindi l´esigenza di acquisizione immediata dei tabulati senza poter eseguire quelle verifiche che, quand´anche fossero state fatte, le acquisizioni sarebbero state legittime. Il dice “ si doveva fermare - e lo stesso dice Rutelli - perché quel cellulare era intestato alla Camera dei deputati”. Ma il non dice che fra le stesse acquisizioni diversi mesi dopo, quando io avevo giá individuato che quel cellulare era di Mastella ed avevo scritto al Pubblico Ministero che bisognava chiedere l´autorizzazione al Parlamento. Ma non solo, avevo anche scritto che bisognava chiedere l´autorizzazione al Parlamento anche per le intercettazioni indirette perché cosí diceva la legge Boato. Io non sapevo che di lí a qualche settimana la Corte Costituzionale avrebbe dichiarato illegittime quelle norme della legge Boato che prevedevano l´impossibilitá di utilizzare le intercettazioni indirette dei parlamentari. Quindi (questo era, ndr) il mio scrupolo, il mio zelo istituzionale e la mia perfetta conoscenza delle norme e tutela del mio lavoro e del lavoro del PM. Basta leggere le relazioni che il guarda caso non ha citato. Perché ha dato alla procura generale, che se l´é chiesto perché era su commissione il lavoro fatto, e poi al COPASIR e poi alla procura di Roma, una rappresentazione totalmente alterata della realtá”.

PO: “Ma perché il ha puntato te e perché su ?”

GG: “Probabilmente si sono voluti pulire il coltello perché io dal 1989 mi imbatto in delle porcherie fatte dal ”.

PO: “Quindi é qui la vicenda, chiamiamola il conflitto tra una parte dello Stato ed un´altra.”

GG: “Io ritengo che abbiano voluto colpire me ben oltre la mia funzione di consulente dell´autoritá giudiziaria per quello che io rappresento, ho rappresentato, per quello che io ho fatto in passato e per quello che é stato il mio ruolo anche all´interno della Polizia di Stato.”

PO: “Tu rappresenti te stesso ed il tuo lavoro.”

GG: “Io rappresento me stesso, il mio lavoro ed una massa enorme di persone per bene con le quali io ho lavorato, compresi ufficiali e sottoufficiali del , magistrati e funzionari di Polizia.”

PO: “Raccontiamola questa storia”.

GG: “Nell´89 c´é l´attentato all´Addaura ed iniziano una serie di sospetti”.

PO: “L´attentato all´Addaura é quello della bomba che poi dicono che non era una bomba.”

GG: “I sospetti si materializzano poi nel ´92 allorché viene riferito ai magistrati di Caltanissetta e prima ai magistrati di da un maresciallo dei carabinieri, un artificiere, che il congegno esplosivo sarebbe stato consegnato a un funzionario di polizia che si trovava presente sul posto. Io immediatamente con La Barbera svolgo degli accertamenti che riguardavano questo funzionario di polizia che giá per la veritá era indicato per la sua amicizia con Contrada e per alcuni suoi rapporti che aveva avuto a con (qualcuno, ndr) di molto sospetto e dimostro che quel funzionario di polizia non avrebbe mai potuto ricevere quel congegno che viene maldestramente fatto eplodere e brillare e non consente di stabilire chiaramente come era stato congegnato effettivamente quell´attentato e se si trattava di un vero attentato o se voleva essere solo un´intimidazione. Io dimostro che quel funzionario si trovava in tutt´altra sede in quel momento. Questo maresciallo dei carabinieri é stato condannato per false dichiarazioni al pubblico ministero.
Poi le occasioni per aver lavorato sulla trattativa e per essere stato messo anche da parte, io e La Barbera, quando stava per arrivare l´onnipotenza, diciamo, del a che avrebbe assicurato, come ha assicurato, grandi successi, come li ha fatti i successi. Sicuramente la cattura di Riina é stato un grande risultato. Peró se si fossero fatte pure le indagini sul covo di Riina, io mi preoccupo di piú di come ci si é arrivati alla cattura di Riina e possibilmente del fatto stesso che Riina sia stato reso latitante per tanti anni. Perché vedi le catture sono certamente un successo dello Stato ma sono allo stesso tempo un successo dello Stato che dimostra l´insuccesso o le connivenze dello Stato per tutto il tempo in cui i latitanti, poi catturati, sono rimasti tali. Plaudire a chi ha catturato Provenzano quando ormai si trovava in uno stato quasi larvale é certamente giusto perché é il risultato di un´attivitá di intelligence di poliziotti che hanno dato la vita e sacrificato affetti”.

PO: “É la fine di un percorso diciamo”.

GG: “Peró io mi chiedo se in uno Stato che si rispetti e che si chiami tale con la S maiuscola possa essere consentito che un soggetto di quel genere possa restare per piú di quarant´anni latitante. E´ veramente un assurdo pensare a questo e che poi venga trovato sotto casa a mangiare ricotta e cicoria solo perché si seguono un paio di mutande. Io non penso che Provenzano si sia cambiato le mutande solo quella volta negli ultimi quarant´anni. Penso che se le sia cambiate altre volte o qualcuno gliele lavava pure queste benedette mutande, no?”

PO: “Ti faccio una domanda. Ritorniamo al ´92. Il ´92 é un anno cruciale per la Repubblica italiana. Sei d´accordo?”

GG: “Si, peró le cose cruciali del ´92 nessuno le dice. Tutti parlano di quello che c´é dopo le stragi e nessuno dice quello che c´é prima. Nel ´92 ci sono due attacchi concentrici al sistema politico: uno viene (dalle inchieste su, ndr) tangentopoli e dalla procura di Milano e da altre autoritá giudiziarie che seguono, alcune bene altre meno bene alcune addirittura male, l´esempio ed il metodo investigativo della procura di Milano ed (un altro, ndr) che viene da un Presidente della Repubblica che inizia a picconare il sistema di cui aveva fatto parte e che lo aveva generato e che si chiama Francesco Cossiga. Si tratta di un Presidente della Repubblica che é giunto al limite del suo mandato ed inizia a togliersi tutti i sassolini dalle scarpe e che fa, oggi si direbbe, “outing”. Un Presidente della Repubblica che viene attaccato concentricamente e viene messo pure in stato di accusa con l´impeachment ed é costretto a dimettersi. Ed é costretto a dimettersi perché c´é un qualcuno che in Italia vuole accelerare, c´é un qualcuno che probabilmente giá studiava od era in pantaloncini corti e si allenava, come accade per i giocatori che sono in panchina, per prendere le redini dell´Italia. E magari per prendere le redini dell´Italia avrebbe voluto pure utilizzare i percorsi dell´autoritá giudiziaria, strumentalizzare alcune inziative ed inchieste giudiziarie. Ma é ancora presto per parlare di questo. I dati sono questi: un Presidente della Repubblica viene fatto dimettere e la strage di Capaci avviene mentre si sta votando l´elezione del Capo dello Stato interrompendo quello che é il corso che quel Parlamento di inquisiti e tutto quello che vogliamo, comunque un Parlamento eletto, si stava dando con la proposta di un altro ben diverso Presidente della Repubblica. Questi sono i fatti di cui pochissimi parlano”.

PO: “Nello stesso momento ci sono alcune aziende che cominciano a muoversi”.

GG: “Di questo non voglio parlare”.

PO: “Peró tu ti ritrovi in quel momento ad essere vice-questore a .”

GG: “No io in quel momento ero appena appena commissario. Io sono entrato in polizia nel marzo dell´86 e nel ´92 ero commissario capo da poco. Dirigevo la zona telecomunicazioni per la Sicilia occidentale ed in concomitanza delle stragi Parisi mi volle affiancare un ulteriore incarico operativo di direzione del nucleo anticrimine, cioé un gruppo di una sessantina di poliziotti dotati di autovetture velocissime, di armamento e di equipaggiamento per eseguire immediatamente dei blitz e dei controlli, quindi un´attivitá operativa. Infatti sono stati i miei ragazzi a trovare nella collinetta di Capaci il famoso bigliettino con il numero del telefonino del responsabile SISDE di “NECP300 portare in assistenza”. Vedi caso NECP300 é lo stesso telefono che noi trovammo poi clonato ad Antonino Gioé e La Barbera nel covo di via Ughetti dopo la cattura che fu fatta grazie ad un´operazione di intelligence della Procura della Repubblica di , dai magistrati Lo Voi e Pignatone.”

PO: “Quindi il 19 luglio tu ti ritrovi un paio di ore dopo?”

GG: “No, un po´ prima. Sono andato in via D´Amelio con il mio autista che ancora si ricorda, ci guardiamo mentre ancora le macchine erano in fiamme, ancora fumava per terra, i pezzi di Emanuela Loi cadevano dalle pareti, dall´intonaco del palazzo, e certamente lá era scoppiato un ordigno che non poteva essere stato azionato sul posto. Perché se fosse stato azionato sul posto chiunque…”

PO: “Sarebbe stato come minimo ferito o mutilato”

GG: “No, sarebbe stato un attentato kamikaze e lá non erano stati trovati dei morti se non dei poliziotti e . É da escludere che gli stessi poliziotti si siano fatti essi stessi un attentato, e non poteva essere nei palazzi adiacenti perché sarebbe stato travolto dall´onda d´urto. Le modalitá dell´acceleramento nella posa della macchina hanno pure escluso che ci potesse essere un effetto ritardato, cioé che si preme e scatta dopo 5 secondi, perché c´é stata l´osservazione diretta di Paolo che é uscito dalla macchina, si é avvicinato al citofono e la macchina era messa proprio all´ingresso del cancelletto di via D´Amelio e quindi é stata quasi collegata all´impulso del citofono.”

PO: “C´é un unico punto.”

GG: “Guardando e considerando che tutta la parte montuosa dell´altura di Monte Pellegrino é inaccessibile eccetto le strade, da cui non si poteva certamente mettersi sul ciglio della strada ed aspettare che arrivasse, ho realizzato due ragionamenti. Uno deve essere stato fondamentale l´elemento informativo, quando sarebbe andato lá, perché tieni conto che non ci si puó appostare con il joystick in mano per aspettare per mesi e giorni che arrivi , qualcuno te lo deve pure dire quando sta arrivando. Due ci vuole un punto di osservazione: siccome in via D´Amelio era stata fatta anche l´intercettazione del telefono dell´abitazione per carpire questi elementi informativi e siccome l´intercettazione abusiva poteva essere eseguita solo in un ambito ristretto, non poteva essere eseguita da Londra o da Milano o da Bruxelles, doveva necessariamente essere eseguita da un ambito molto ristretto – allora abbiamo ipotizzato a questo punto che ci fosse un´unica postazione di ascolto clandestino e di avvistamento. Poi abbiamo anche riflettuto su una cosa importante: andava da decenni a villeggiare a Villagrazia di Carini, dove si poteva uccidere pure con la fiocina di un fucile subacqueo perché andava lá e prendeva il bagno. Infatti aveva il costume blu da bagno di TERITAL nella borsa che si é sporcata per l´incendio della macchina ma che era intatta. Si trattava di una borsa in pelle marrone al cui interno c´erano il costume e la batteria di un cellulare MICROTAC, la batteria quella doppia, batteria che poi i familiari donarono al fidanzato della figlia e che ha utilizzato fino a qualche anno fa. Per dire come quell´incendio non ha distrutto la macchina di , non ha distrutto la borsa, non ha distrutto la batteria che é di per sé infiammabile. L´unica cosa che si é infiammata forse perché era rossa é l´agenda che non si é piú trovata. ”

PO: “Ma questa borsa che passeggia per via D´Amelio (incomp) in quei momenti… quel video é impressionante.”

GG: “Certamente quel video c´é. Magari forse la contestazione di furto mi é sembrata pure a me un po´ eccessiva, peró insomma io non so se le cose che ha detto l´ufficiale – io non le ho lette, non conosco gli atti - siano perfettamente aderenti al vero. Quindi probabilmente la contestazione di furto non ci sta come é stato correttamente osservato anche dalla Cassazione, peró certamente c´é una grossa discrasia di una borsa che conteneva un´agenda e di un´agenda che non si é piú trovata. Non solo, é tutto l´elemento acceleratore della strage dietro questa agenda che sparisce con il tentativo di cancellare gli ultimi giorni di vita di . Se poi vai a considerare quando é stata rubata la macchina, la 126 utilizzata per la strage,…”

PO: “Tu ad un certo punto ti ritrovi lí, Castello Utveggio, capisci che sono circolate…”

GG: “Guardo io ti leggo quello che ho giá dichiarato in un´intervista che poi é stata per esigenze (tecniche, ndr) tagliata a proposito della vicenda Castello Utveggio e della vicenda Spatuzza. Tieni presente che dopo la creazione dei gruppi - io li lascio a maggio 2003.”

PO: “Lasci o te li fanno lasciare?”

GG: “No no lascio (incomp). Sono stato io ad andarmene, non é assolutamente vero che mi la fanno lasciare, sono stato io volontariamente ad andarmene. Questo risulta nei processi, non é stato smentito, c´é la mia nota con la quale io rientro in servizio.”

PO: “Perché c´é un po´ di pubblicistica che dice che sei stato allontanato, tu sei stato trasferito un periodo.”

GG: “No, io sono stato trasferito nell´ottobre precedente quando ci fu il tentativo di allontanare me e poi La Barbera. Anche La Barbera fu trasferito. Ed i gruppi nascono perché la dott.ssa Boccassini ed il dott. Cardella in particolare si impongono sul ministero dell´interno e devo dire anche Tinebra, perché queste risorse investigative e queste persone – in particolare il dott. La Barbera, io e basta – potessimo rioccuparci delle indagini. Perché dopo che apriamo il fronte sui servizi, in particolare dopo che apriamo il fronte su Contrada perché sia chiaro, noi siamo stati trasferiti. Ma non era tanto un trasferimento mio e di La Barbera ma lo smantellamento di una struttura della Polizia di Stato perché tutto doveva passare in mano al . Questo é il disegno ancora piú perfido di questa scelta che in quel momento fu fatta”.

PO: “Ma che cosa gli hai fatto ai , che cosa gli hai toccato? C´é un pezzo del che comunque ti ha puntato.”

GG: “Si sicuramente”

PO: “Non del , dell´arma dei carabinieri.“

GG: „No guarda l´arma dei carabinieri lo escludo tassativamente perché l´arma dei carabinieri é fatta di persone serie. Il pericolo é fatto da persone che entrano ed escono dai servizi di sicurezza e dal e che in questi vari passaggi si dimenticano intanto di essere dei carabinieri. Perché é normale e fisiologico che una persona della Polizia possa andare nei servizi di sicurezza, alla DIGOS, all´UCIGOS, allo SCO e poi rientrare e fare il questore o qualunque cosa. Peró la cosa importante é che questo poliziotto o carabiniere che transita che possa andare pure al RIS, alla territoriale, comandare una compagnia, poi comandare un reparto operativo, poi andare al etc, ´sto carabiniere o ufficiale dei carabinieri non deve mai dimenticare di essere un carabiniere e di avere giurato fedeltá allo Stato in quanto carabiniere. Perché se dimentica questo allora comincia ad essere molto pericoloso”.

PO: “Ma é una questione politica?”

GG: “Eh sí, é una questione politica. Io mi occupo di queste indagini con e tolgono , tolgono me ed affidano tutto al ed il combina il pataracchio che ha combinato secondo me anche in danno dei magistrati di Catanzaro perché Iannelli non é colui che ha avocato l´indagine. Iannelli é colui a cui é stata prospettata una rappresentazione totalmente falsa di quelle indagini illegali che il ha fatto su e su di me. Io vado da Mentana e Mentana subito dopo la mia trasmissione viene cacciato. Viene messo un nuovo conduttore di MATRIX che la prima trasmissione che fa é con Mori del . Un bravo giornalista, Nicola Biondo, fa un´inchiesta sul sull´Unitá e qualche giorno dopo stavano per chiudere l´Unitá. Io adesso non vorrei peró comincia ad esser molto preoccupante. Qui il vero problema ed io l´ho scritto nel mio blog é l´attuazione della direttiva Napolitano. Io mi augurerei che Napolitano, che ha fatto quella splendida circolare che voleva evitare concentramenti di potere e di informazione su questi organi di Polizia che operano all´esterno dell´ambito istituzionale e giurisdizionale dello Stato, se non ha avuto la forza di farla valere come ministro dell´interno quantomento abbia la forza di farla valere come Presidente della Repubblica”.

PO: “Prima facevi un accenno alla .”

GG: ”La oggi bisogna porla in una dimensione diversa da come siamo stati abituati. Io mi sono occupato in numerosissime occasioni di indagini sulla ed ho realizzato una conclusione. Sono state fatte intercettazioni, sono state fatte perquisizioni e per i ricordi che ho io tutti i soggetti a cui sono stati trovati i paramenti massonici, i grembiulini, sono stati sempre prosciolti alla fine delle indagini. Magari c´erano condotte riprovevoli dal punto di vista morale e politico peró di reati nemmeno l´ombra. Il vero problema é invece quando i grembiulini non si trovano, i cosiddetti affiliati all´orecchio. I veri problemi non sono le singole logge, che poi tra l´altro sono sempre in lite tra di loro, i veri problemi sono quando queste logge vengono aggregate e si autoaggregano anche senza volerlo per la sola volontá di chi sta facendo le indagini. Ritengo che in questo e nel mio piccolo forse anche io abbiamo avuto il primato di aggregare delle logge e delle consorterie massoniche o paramassoniche che possono poi anche chiamarsi Compagnia delle Opere o Opus Dei. Qualcuno quando pensa alla pensa solo ai compassi, solo a Gelli, pensa solo ad una cosiddetta laica. Io vi invito a leggere il libro di Pinotti, quello che c´é sull´Opus Dei e vi assicuro che esce fuori un quadro di Gelli persino quale campione di democrazia al cospetto di quelle che emerge dall´Opus Dei, se sono vere le cose che sono scritte in quel libro”.

PO: “Quindi questa componente continua ad esistere, si parla addirittura di nuove possibili logge coperte.”

GG: “Sí sono tutta una serie di aggregazioni e sub-aggregazioni che ormai utilizzano internet e non utilizzano piú le regole della tessera, del numero e del codice e che utilizzano un sistema di accordi trasversali specie con la frantumazione dei partiti e delle ideologie, con il valere degli accordi trasversali dei sistemi degli inciuci che partono dal mondo della politica per arrivare a quello della finanza passando e controllando totalmente il mondo dell´informazione. È evidente che in una situazione di questo genere specie se questi soggetti apparentemente disgiunti vengono attaccati contemporaneamente é chiaro che si uniscano. Infatti l´unisono anche parlamentare degli attacchi che si sono avuti all´attivitá ed al lavoro del dottor ed in particolare al mio con una mistificazione di numeri e nomi senza uguali che ha lasciato persino di stucco alcuni parlamentari. Io ovviamente non posso dire chi ma io sono stato contattato da diversi parlamentari che sono rimasti assolutamente stupiti di quello che é accaduto. Non riuscivano a capire il come ed il perché. Il come ed il perché sta nel fatto che pochi ma buoni si sono uniti ed hanno orchestrato l´inciucio”.

PO: “Davvero pochi?”

GG: “Fortunatamente si, sono pochi ma buoni nel senso di peggiori“.

PO: „Cioé che controllano comunque il sistema informativo“.

GG: “Si, controllano il sistema informativo ed hanno cercato di controllare il sistema parlamentare. Peró secondo me non ci sono riusciti.”

PO: “Dici che qualche anticorpo c´é ancora?”

GG: “Si io credo che il nostro Parlamento e la nostra politica abbiano dei grossi anticorpi.”

PO: “Ma Mentana si é auto (incomp.)? Aveva giá lanciato dei segnali. ”

GG: “Mentana é stato un incontro-scontro interessante. Io non conoscevo Mentana, mi trovavo alla redazione della Sciarelli, a CHI L`HA VISTO, e stavamo per andare in trasmissione. Mi ha chiamato un mio amico che é un regista della Sciarelli dicendomi che un suo amico che é un regista che lavora con Mentana voleva contattarmi e voleva sentirmi perché Mentana voleva fare una puntata di MATRIX con me. Contemporaneamente mi é giunto un messaggino di Mentana sul cellulare. Ci siamo sentiti, io gli ho dato la disponibilitá e gli ho detto se aveva bisogno di qualche argomento. Mi ha detto che pensava a tutto lui e che stava organizzando. Gli ho chiesto allora di sapere cosa stava organizzando anche per prepararmi e mi ha detto che era tutto a sorpresa e non poteva dirmi nulla. Io non ho insistito anzi ho apprezzato la serietá di un giornalista che voleva lavorare sull´elemento sorpresa anche per animare la trasmissione. Quindi mi ha invitato per il pomeriggio successivo per andare agli studi e registrare la trasmissione. A questo punto ho detto no: io vengo con piacere ed accetto qualunque tipo di sfida con lei visto che sará certamente una sfida da come si sta palesando peró io vengo in trasmissione solo a condizione che la trasmissione sia in diretta. Mi ha detto: “Ma dai che facciamo tardi, cosí poi la vediamo in TV e magari stiamo assieme la sera.” Io ho detto: “No, mi dispiace Mentana, ma io non vado in trasmissioni registrate.”

PO: “E lui ha accettato?”

GG: “Lui ha accettato ed ha detto “non c´é problema. Anzi cosí abbiamo pure un po´ piu´ di tempo per preparare i servizi e lavoriamo meglio anche nel pomeriggio”. Io non so che tipo di permessi abbia chiesto lui peró certamente lui voleva fare una trasmissione per rilanciare il presidente del consiglio. Lui probabilmente era andato sotto con l´intervista a Di Pietro e Saviano ma con la mia si voleva riprendere perché c´era un cartellone enorme che mi sono sentito male quando sono entrato in quello studio e nel vedere quella gigantografia con le dichiarazioni del presidente del consiglio. Tra l´altro mi ha anche fatto dire prima quello che io avevo giá anticipato e cioé che secondo me Berlusconi era stato probabilmente depistato quando ha detto “il piú grande scandalo” perché io l´ho sentito quando lui in un´intervista per strada aveva detto “se sono vere le cose che riportano i giornali”, perché lui non era stato in consiglio dei ministri o al copasir e non aveva sentito i servizi, ma si trovava in Sardegna dove forse qualche entitá dei servizi c´é pure quantomeno quelli che stavano costruendo alla Maddalena e di cui mi stavo occupando, peró Berlusconi non aveva modo di avere informazioni in tempo reale ed ha rilasciato una dichiarazione di assoluta gravitá. Ma io che non ritenevo di avere un fatto personale con Berlusconi anche perché devo dire con tutta onestá che dall´indagine Berlusconi non era assolutamente emerso e forse questo é stato questo il guaio perché se fosse emerso avremmo trovato piú solidarietá quantomeno nella magistratura associata ed invece questo non c´é stato. Quindi il presidente Berlusconi si é scagliato diciamo contro di me. Allora Mentana dopo che io difendo il presidente Berlusconi nel senso di dire “secondo me il presidente Berlusconi é stato informato male”, io non posso prendermela con chi ha solo avuto la leggerezza nel riferire al presidente del consiglio un´informazione appresa dalla stampa - infatti io sono un uomo dello Stato e mi tocca difendere il presidente del consiglio indipendentemente dal fatto se l´ho votato o meno – e Mentana mi lancia subito dopo il servizio di Berlusconi che non parlava per strada con gli stessi giornalisti a cui aveva detto le cose che avevo sentito io ma il comizio che aveva fatto dentro un teatro nel quale non aveva assolutamente parlato dei giornali e se sono vere le cose che hanno riportato i giornali ma ha dato per scontato che io avevo intercettato tutti gli italiani. Quindi tra l´altro se avessi intercettato tutti gli italiani avrei intercettato lui e quelli e quelle che parlavano con lui. Quindi avrei avuto quelle famose intercettazioni che molti mi hanno chiesto quando lui ha detto “se esce una mia intercettazione io lascio l´Italia” io sono stato tempestato di telefonate “ tira fuori le intercettazioni di Berlusconi perché cosí facciamo bingo”. Io ho detto mi dispiace ma con tutta la buona volontá io il presidente Berlusconi non l´ho intercettato ma non solo: io non ho intercettato nemmeno le gentili signorine che si sarebbero intrattenute al telefono con il presidente Berlusconi. Con tutto quello che posso fare per l´Italia io vi posso portare intercettazioni mafiose, di assassini, di criminali, degli amici di Saladino che sono in Parlamento ma il presidente Berlusconi purtroppo in questo non c´entra perché se ci fosse entrato forse i destini della nostra indagine forse sarebbero stati diversi. Peró Berlusconi insomma certamente non devo insegnargli io come fare il presidente del consiglio, lui si avvale delle sue fonti informative ed io gli auguro di avere buoni risultati. Peró io devo dire una cosa: devono stare molto attenti a queste sirene che girano attorno ai palazzi. Un grande generale scrisse che un esercito che fonda le sue forze sull´arruolamento dei traditori vincerá le prime battaglie ma perderá sicuramente la guerra”.

Fonte:Agoravox

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Di Pietro Orsatti

Trascrizione integrale dell´audio rilasciato da Pietro Orsatti giovedí 12 marzo 2009. L’intervista a Gioacchino Genchi è stata realizzata il 7 marzo

Intervista a Gioacchino : “Adesso parlo io”

di Pietro Orsatti

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Trascrizione integrale dell´audio rilasciato da Pietro Orsatti giovedí 12 marzo 2009. L’intervista è stata realizzata il 7 marzo

Pietro Orsatti (PO): “Il tuo lavoro non é quello di intercettare qualcuno?”

Gioacchino (GG): “No, assolutamente.”

PO: “Tu non hai mai messo una microscopia?”

GG: “No, assolutamente no. Guarda, io ho fatto una sola intercettazione telefonica in vita mia. Quando abbiamo cambiato casa ed avevo il telefono nello studio, in cucina ed in camera da letto. Io ero nello studio, dovevo fare una telefonata, ho alzato il telefono, ed ho sentito mia moglie che parlava con sua madre. Peró non ci ho capito nulla perché parlavano in sloveno. Questa é stata l´unica intercettazione fatta in vita mia. Ho chiamato subito il tecnico ed ho fatto cambiare l´impianto di modo che, anche a casa mia, se uno alzava il telefono, gli altri dovevano stare isolati. Se quella é un´intercettazione quella si l´ho fatta, ma comunque non ci ho capito nulla perché parlano in sloveno, perché mia moglie é di origine della minoranza slovena di Gorizia”.

PO: “Tu ti sei ritrovato a dover fare un incastro fondamentalmente di dati telefonici ed utenze e questo tu non lo fai solo per , tu lo fai da decenni.”

GG: “Si da sempre. È molto semplice, te lo riepilogo in due battute. Parliamo di ovviamente e non di altre indagini di , perché io questo lavoro a Catanzaro lo facevo giá da diversi anni prima in processi di mafia ed omicidio con sentenze che hanno dato ergastoli per stragi, facendo esattamente le stesse cose, anzi forse facendo qualcosa di molto di piú in termini di acquisizione di dati e di intercettazioni.
L´indagine non aveva nessuna intercettazione. non ha fatto intercettazioni né sapeva di disporne tanto che quando mi ha conferito l´incarico – leggi bene la relazione che io ho fatto a Salerno sulla presunta acquisizione del tabulato del cellulare di Mastella – nel conferimento dell´incarico di non é stato inserito di analizzare ed incrociare le intercettazioni ed i tabulati, perché non sapeva quando mi ha dato l´incarico che avrebbe acquisito le intercettazioni. Dopo che mi dato l´incarico, eravamo a fine marzo, ha acquisito dalla procura di Lamezia, dei carabinieri si sono presentati da lui ed hanno detto “dottor , anni fa noi abbiamo intercettato Saladino in un´indagine per delle minacce che aveva subito e ci sono delle intercettazioni importanti”. Quindi il conferimento dell´incarico é giá il primo atto importante con i quesiti che sono gli stessi quesiti che da piú di vent´anni io ricevo da tutti i magistrati d´Italia, compresi i magistrati che siedono e si sono seduti al consiglio superiore della magistratura,. Quindi se deve essere sanzionato perché quei quesiti sono debordanti, illeggittimi etc, bisogna annullare tutte le sentenze di ergastolo che sono state date sulla base di quegli incarichi e bisogna punire tutti i magistrati d´Italia, giudici, pubblici ministeri, presidenti di Corte d´Assise, magistrati che sono ancora in Cassazione e che sono pure alla Procura Generale della Cassazione e che mi hanno dato lo stesso identico quesito e lo stesso identico incarico. L´incarico ripeto non prevedeva di analizzare le intercettazioni telefoniche perché le intercettazioni di Saladino sono sopravvenute al processo , sono arrivate dopo. Le intercettazioni di Saladino mi sono state consegnate da quando é venuto a ed abbiamo avuto una riunione di due giorni (19-20 aprile 2007) a venti-trenta giorni dal conferimento dell´incarico, ed abbiamo fatto una riunione operativa in cui dovevamo trattare altri temi ed alla quale hanno partecipato Woodcock, un ufficiale di polizia giudiziaria di Woodcock, il dottor ed il consulente finanziario, il dott. Sagona, un ispettore in pensione della Banca d´Italia. Abbiamo parlato di tutto tranne che di Mastella, di Saladino e dell´indagine perché la riunione atteneva ad altri ambiti di collegamento investigativo con le indagini di Woodcock sulla in particolare. Questo é forse il punto che ha preoccupato. Di questo comunque ne parliamo dopo.

Quando é venuto mi ha portato queste intercettazioni che noi abbiamo trattato nelle settimane successive. Quando abbiamo acquisito i tabulati io ho scritto fino alla noia nelle relazioni successive che bisognava chiedere l´autorizzazione al parlamento per le intercettazioni e per i tabulati dei parlamentari di cui frattanto erano state individuate le utenze. Noi potevano individuare le utenze dei parlamentari che avevano un telefono intestato a loro. Per esempio Prodi aveva un telefono intestato a Romano Prodi che non é stato acquisito perché Prodi era parlamentare. Il senatore di Pietro aveva un telefono intestato ad Antonio di Pietro di cui non si potevano certamente acquisire i tabulati.
Ma se un parlamentare utilizza dei telefoni che saltano da una societá ad un ente ad un ministero e poi un altro ministero e poi alla Camera e poi al Senato, se un parlamentare non utilizza i telefoni a sé intestati e cambia sedici apparecchi con la stessa SIM e la stessa SIM la cambia sei volte intestandola da una parte all´altra, come si fa a stabilire che é un parlamentare? Aggiungo che se un parlamentare attiva a nome proprio decine di schede come é successo per un altro parlamentare di cui sono stati acquisiti i tabulati e le proprie schede vengono date a diverse persone e magari le stesse schede le troviamo in una dinamica di un duplice omicidio, la protezione va a quel parlamentare ma non puó essere estesa a tutti i soggetti, i portaborse, i colleghi di studio, gli avvocati - e forse anche non avvocati – dello stesso parlamentare che ricevono le schede ed usano le schede intestate al parlamentare.
Poi si dice nel rapporto del falsamente che la scheda era intestata alla Camera dei deputati mentre non é vero. La scheda era intestata al dipartimento dell´amministrazione penitenziaria e non solo era cambiata l´intestazione ma era pure cambiata l´azienda telefonica da TIM a WIND e poi da WIND a TIM di nuovo, quindi era una confusione ed era impossibile stabilire se non si faceva il tabulato di chi era quel cellulare che é stato acquisito per ragioni assolutamente diverse. É stato acquisito perché risultavano dei contatti telefonici nel range delle intercettazioni, quando giá sapevamo solo il periodo delle intercettazioni, mentre il cellulare di Saladino si muoveva a Roma ed aveva altri tipi di contatti telefonici prima e dopo che erano giá stati rivelati come di interesse. Quindi si é acquisito immediatamente il tabulato per non perdere il tempo pregresso. Perché qual é il punto di partenza? La test dott.ssa Caterina Merante ha riempito decine di pagine di verbali in cui ha fatto tutta una serie di dichiarazioni che riguardavano una serie di soggetti e di fatti molto gravi con collusioni istituzionali che andavano dai servizi di sicurezza alla politica al giornalismo al mondo degli affari, dell´imprenditoria, della finanza, delle forze di polizia, della guardia di finanza, della polizia di Stato, del ministero dell´interno. Queste dichiarazioni dovevano essere riscontrate. Le dichiarazioni della Merante sono della primavera del 2007 – iniziano a fine marzo – e riguardano fatti precedenti risalenti ai primi anni 2000. Quindi noi avevamo 24 mesi di tempo per prendere i tabulati. Ecco quindi l´esigenza di acquisizione immediata dei tabulati senza poter eseguire quelle verifiche che, quand´anche fossero state fatte, le acquisizioni sarebbero state legittime. Il dice “ si doveva fermare - e lo stesso dice Rutelli - perché quel cellulare era intestato alla Camera dei deputati”. Ma il non dice che fra le stesse acquisizioni diversi mesi dopo, quando io avevo giá individuato che quel cellulare era di Mastella ed avevo scritto al Pubblico Ministero che bisognava chiedere l´autorizzazione al Parlamento. Ma non solo, avevo anche scritto che bisognava chiedere l´autorizzazione al Parlamento anche per le intercettazioni indirette perché cosí diceva la legge Boato. Io non sapevo che di lí a qualche settimana la Corte Costituzionale avrebbe dichiarato illegittime quelle norme della legge Boato che prevedevano l´impossibilitá di utilizzare le intercettazioni indirette dei parlamentari. Quindi (questo era, ndr) il mio scrupolo, il mio zelo istituzionale e la mia perfetta conoscenza delle norme e tutela del mio lavoro e del lavoro del PM. Basta leggere le relazioni che il guarda caso non ha citato. Perché ha dato alla procura generale, che se l´é chiesto perché era su commissione il lavoro fatto, e poi al COPASIR e poi alla procura di Roma, una rappresentazione totalmente alterata della realtá”.

PO: “Ma perché il ha puntato te e perché su ?”

GG: “Probabilmente si sono voluti pulire il coltello perché io dal 1989 mi imbatto in delle porcherie fatte dal ”.

PO: “Quindi é qui la vicenda, chiamiamola il conflitto tra una parte dello Stato ed un´altra.”

GG: “Io ritengo che abbiano voluto colpire me ben oltre la mia funzione di consulente dell´autoritá giudiziaria per quello che io rappresento, ho rappresentato, per quello che io ho fatto in passato e per quello che é stato il mio ruolo anche all´interno della Polizia di Stato.”

PO: “Tu rappresenti te stesso ed il tuo lavoro.”

GG: “Io rappresento me stesso, il mio lavoro ed una massa enorme di persone per bene con le quali io ho lavorato, compresi ufficiali e sottoufficiali del , magistrati e funzionari di Polizia.”

PO: “Raccontiamola questa storia”.

GG: “Nell´89 c´é l´attentato all´Addaura ed iniziano una serie di sospetti”.

PO: “L´attentato all´Addaura é quello della bomba che poi dicono che non era una bomba.”

GG: “I sospetti si materializzano poi nel ´92 allorché viene riferito ai magistrati di Caltanissetta e prima ai magistrati di da un maresciallo dei carabinieri, un artificiere, che il congegno esplosivo sarebbe stato consegnato a un funzionario di polizia che si trovava presente sul posto. Io immediatamente con La Barbera svolgo degli accertamenti che riguardavano questo funzionario di polizia che giá per la veritá era indicato per la sua amicizia con Contrada e per alcuni suoi rapporti che aveva avuto a con (qualcuno, ndr) di molto sospetto e dimostro che quel funzionario di polizia non avrebbe mai potuto ricevere quel congegno che viene maldestramente fatto eplodere e brillare e non consente di stabilire chiaramente come era stato congegnato effettivamente quell´attentato e se si trattava di un vero attentato o se voleva essere solo un´intimidazione. Io dimostro che quel funzionario si trovava in tutt´altra sede in quel momento. Questo maresciallo dei carabinieri é stato condannato per false dichiarazioni al pubblico ministero.
Poi le occasioni per aver lavorato sulla trattativa e per essere stato messo anche da parte, io e La Barbera, quando stava per arrivare l´onnipotenza, diciamo, del a che avrebbe assicurato, come ha assicurato, grandi successi, come li ha fatti i successi. Sicuramente la cattura di Riina é stato un grande risultato. Peró se si fossero fatte pure le indagini sul covo di Riina, io mi preoccupo di piú di come ci si é arrivati alla cattura di Riina e possibilmente del fatto stesso che Riina sia stato reso latitante per tanti anni. Perché vedi le catture sono certamente un successo dello Stato ma sono allo stesso tempo un successo dello Stato che dimostra l´insuccesso o le connivenze dello Stato per tutto il tempo in cui i latitanti, poi catturati, sono rimasti tali. Plaudire a chi ha catturato Provenzano quando ormai si trovava in uno stato quasi larvale é certamente giusto perché é il risultato di un´attivitá di intelligence di poliziotti che hanno dato la vita e sacrificato affetti”.

PO: “É la fine di un percorso diciamo”.

GG: “Peró io mi chiedo se in uno Stato che si rispetti e che si chiami tale con la S maiuscola possa essere consentito che un soggetto di quel genere possa restare per piú di quarant´anni latitante. E´ veramente un assurdo pensare a questo e che poi venga trovato sotto casa a mangiare ricotta e cicoria solo perché si seguono un paio di mutande. Io non penso che Provenzano si sia cambiato le mutande solo quella volta negli ultimi quarant´anni. Penso che se le sia cambiate altre volte o qualcuno gliele lavava pure queste benedette mutande, no?”

PO: “Ti faccio una domanda. Ritorniamo al ´92. Il ´92 é un anno cruciale per la Repubblica italiana. Sei d´accordo?”

GG: “Si, peró le cose cruciali del ´92 nessuno le dice. Tutti parlano di quello che c´é dopo le stragi e nessuno dice quello che c´é prima. Nel ´92 ci sono due attacchi concentrici al sistema politico: uno viene (dalle inchieste su, ndr) tangentopoli e dalla procura di Milano e da altre autoritá giudiziarie che seguono, alcune bene altre meno bene alcune addirittura male, l´esempio ed il metodo investigativo della procura di Milano ed (un altro, ndr) che viene da un Presidente della Repubblica che inizia a picconare il sistema di cui aveva fatto parte e che lo aveva generato e che si chiama Francesco Cossiga. Si tratta di un Presidente della Repubblica che é giunto al limite del suo mandato ed inizia a togliersi tutti i sassolini dalle scarpe e che fa, oggi si direbbe, “outing”. Un Presidente della Repubblica che viene attaccato concentricamente e viene messo pure in stato di accusa con l´impeachment ed é costretto a dimettersi. Ed é costretto a dimettersi perché c´é un qualcuno che in Italia vuole accelerare, c´é un qualcuno che probabilmente giá studiava od era in pantaloncini corti e si allenava, come accade per i giocatori che sono in panchina, per prendere le redini dell´Italia. E magari per prendere le redini dell´Italia avrebbe voluto pure utilizzare i percorsi dell´autoritá giudiziaria, strumentalizzare alcune inziative ed inchieste giudiziarie. Ma é ancora presto per parlare di questo. I dati sono questi: un Presidente della Repubblica viene fatto dimettere e la strage di Capaci avviene mentre si sta votando l´elezione del Capo dello Stato interrompendo quello che é il corso che quel Parlamento di inquisiti e tutto quello che vogliamo, comunque un Parlamento eletto, si stava dando con la proposta di un altro ben diverso Presidente della Repubblica. Questi sono i fatti di cui pochissimi parlano”.

PO: “Nello stesso momento ci sono alcune aziende che cominciano a muoversi”.

GG: “Di questo non voglio parlare”.

PO: “Peró tu ti ritrovi in quel momento ad essere vice-questore a .”

GG: “No io in quel momento ero appena appena commissario. Io sono entrato in polizia nel marzo dell´86 e nel ´92 ero commissario capo da poco. Dirigevo la zona telecomunicazioni per la Sicilia occidentale ed in concomitanza delle stragi Parisi mi volle affiancare un ulteriore incarico operativo di direzione del nucleo anticrimine, cioé un gruppo di una sessantina di poliziotti dotati di autovetture velocissime, di armamento e di equipaggiamento per eseguire immediatamente dei blitz e dei controlli, quindi un´attivitá operativa. Infatti sono stati i miei ragazzi a trovare nella collinetta di Capaci il famoso bigliettino con il numero del telefonino del responsabile SISDE di “NECP300 portare in assistenza”. Vedi caso NECP300 é lo stesso telefono che noi trovammo poi clonato ad Antonino Gioé e La Barbera nel covo di via Ughetti dopo la cattura che fu fatta grazie ad un´operazione di intelligence della Procura della Repubblica di , dai magistrati Lo Voi e Pignatone.”

PO: “Quindi il 19 luglio tu ti ritrovi un paio di ore dopo?”

GG: “No, un po´ prima. Sono andato in via D´Amelio con il mio autista che ancora si ricorda, ci guardiamo mentre ancora le macchine erano in fiamme, ancora fumava per terra, i pezzi di Emanuela Loi cadevano dalle pareti, dall´intonaco del palazzo, e certamente lá era scoppiato un ordigno che non poteva essere stato azionato sul posto. Perché se fosse stato azionato sul posto chiunque…”

PO: “Sarebbe stato come minimo ferito o mutilato”

GG: “No, sarebbe stato un attentato kamikaze e lá non erano stati trovati dei morti se non dei poliziotti e . É da escludere che gli stessi poliziotti si siano fatti essi stessi un attentato, e non poteva essere nei palazzi adiacenti perché sarebbe stato travolto dall´onda d´urto. Le modalitá dell´acceleramento nella posa della macchina hanno pure escluso che ci potesse essere un effetto ritardato, cioé che si preme e scatta dopo 5 secondi, perché c´é stata l´osservazione diretta di Paolo che é uscito dalla macchina, si é avvicinato al citofono e la macchina era messa proprio all´ingresso del cancelletto di via D´Amelio e quindi é stata quasi collegata all´impulso del citofono.”

PO: “C´é un unico punto.”

GG: “Guardando e considerando che tutta la parte montuosa dell´altura di Monte Pellegrino é inaccessibile eccetto le strade, da cui non si poteva certamente mettersi sul ciglio della strada ed aspettare che arrivasse, ho realizzato due ragionamenti. Uno deve essere stato fondamentale l´elemento informativo, quando sarebbe andato lá, perché tieni conto che non ci si puó appostare con il joystick in mano per aspettare per mesi e giorni che arrivi , qualcuno te lo deve pure dire quando sta arrivando. Due ci vuole un punto di osservazione: siccome in via D´Amelio era stata fatta anche l´intercettazione del telefono dell´abitazione per carpire questi elementi informativi e siccome l´intercettazione abusiva poteva essere eseguita solo in un ambito ristretto, non poteva essere eseguita da Londra o da Milano o da Bruxelles, doveva necessariamente essere eseguita da un ambito molto ristretto – allora abbiamo ipotizzato a questo punto che ci fosse un´unica postazione di ascolto clandestino e di avvistamento. Poi abbiamo anche riflettuto su una cosa importante: andava da decenni a villeggiare a Villagrazia di Carini, dove si poteva uccidere pure con la fiocina di un fucile subacqueo perché andava lá e prendeva il bagno. Infatti aveva il costume blu da bagno di TERITAL nella borsa che si é sporcata per l´incendio della macchina ma che era intatta. Si trattava di una borsa in pelle marrone al cui interno c´erano il costume e la batteria di un cellulare MICROTAC, la batteria quella doppia, batteria che poi i familiari donarono al fidanzato della figlia e che ha utilizzato fino a qualche anno fa. Per dire come quell´incendio non ha distrutto la macchina di , non ha distrutto la borsa, non ha distrutto la batteria che é di per sé infiammabile. L´unica cosa che si é infiammata forse perché era rossa é l´agenda che non si é piú trovata. ”

PO: “Ma questa borsa che passeggia per via D´Amelio (incomp) in quei momenti… quel video é impressionante.”

GG: “Certamente quel video c´é. Magari forse la contestazione di furto mi é sembrata pure a me un po´ eccessiva, peró insomma io non so se le cose che ha detto l´ufficiale – io non le ho lette, non conosco gli atti - siano perfettamente aderenti al vero. Quindi probabilmente la contestazione di furto non ci sta come é stato correttamente osservato anche dalla Cassazione, peró certamente c´é una grossa discrasia di una borsa che conteneva un´agenda e di un´agenda che non si é piú trovata. Non solo, é tutto l´elemento acceleratore della strage dietro questa agenda che sparisce con il tentativo di cancellare gli ultimi giorni di vita di . Se poi vai a considerare quando é stata rubata la macchina, la 126 utilizzata per la strage,…”

PO: “Tu ad un certo punto ti ritrovi lí, Castello Utveggio, capisci che sono circolate…”

GG: “Guardo io ti leggo quello che ho giá dichiarato in un´intervista che poi é stata per esigenze (tecniche, ndr) tagliata a proposito della vicenda Castello Utveggio e della vicenda Spatuzza. Tieni presente che dopo la creazione dei gruppi - io li lascio a maggio 2003.”

PO: “Lasci o te li fanno lasciare?”

GG: “No no lascio (incomp). Sono stato io ad andarmene, non é assolutamente vero che mi la fanno lasciare, sono stato io volontariamente ad andarmene. Questo risulta nei processi, non é stato smentito, c´é la mia nota con la quale io rientro in servizio.”

PO: “Perché c´é un po´ di pubblicistica che dice che sei stato allontanato, tu sei stato trasferito un periodo.”

GG: “No, io sono stato trasferito nell´ottobre precedente quando ci fu il tentativo di allontanare me e poi La Barbera. Anche La Barbera fu trasferito. Ed i gruppi nascono perché la dott.ssa Boccassini ed il dott. Cardella in particolare si impongono sul ministero dell´interno e devo dire anche Tinebra, perché queste risorse investigative e queste persone – in particolare il dott. La Barbera, io e basta – potessimo rioccuparci delle indagini. Perché dopo che apriamo il fronte sui servizi, in particolare dopo che apriamo il fronte su Contrada perché sia chiaro, noi siamo stati trasferiti. Ma non era tanto un trasferimento mio e di La Barbera ma lo smantellamento di una struttura della Polizia di Stato perché tutto doveva passare in mano al . Questo é il disegno ancora piú perfido di questa scelta che in quel momento fu fatta”.

PO: “Ma che cosa gli hai fatto ai , che cosa gli hai toccato? C´é un pezzo del che comunque ti ha puntato.”

GG: “Si sicuramente”

PO: “Non del , dell´arma dei carabinieri.“

GG: „No guarda l´arma dei carabinieri lo escludo tassativamente perché l´arma dei carabinieri é fatta di persone serie. Il pericolo é fatto da persone che entrano ed escono dai servizi di sicurezza e dal e che in questi vari passaggi si dimenticano intanto di essere dei carabinieri. Perché é normale e fisiologico che una persona della Polizia possa andare nei servizi di sicurezza, alla DIGOS, all´UCIGOS, allo SCO e poi rientrare e fare il questore o qualunque cosa. Peró la cosa importante é che questo poliziotto o carabiniere che transita che possa andare pure al RIS, alla territoriale, comandare una compagnia, poi comandare un reparto operativo, poi andare al etc, ´sto carabiniere o ufficiale dei carabinieri non deve mai dimenticare di essere un carabiniere e di avere giurato fedeltá allo Stato in quanto carabiniere. Perché se dimentica questo allora comincia ad essere molto pericoloso”.

PO: “Ma é una questione politica?”

GG: “Eh sí, é una questione politica. Io mi occupo di queste indagini con e tolgono , tolgono me ed affidano tutto al ed il combina il pataracchio che ha combinato secondo me anche in danno dei magistrati di Catanzaro perché Iannelli non é colui che ha avocato l´indagine. Iannelli é colui a cui é stata prospettata una rappresentazione totalmente falsa di quelle indagini illegali che il ha fatto su e su di me. Io vado da Mentana e Mentana subito dopo la mia trasmissione viene cacciato. Viene messo un nuovo conduttore di MATRIX che la prima trasmissione che fa é con Mori del . Un bravo giornalista, Nicola Biondo, fa un´inchiesta sul sull´Unitá e qualche giorno dopo stavano per chiudere l´Unitá. Io adesso non vorrei peró comincia ad esser molto preoccupante. Qui il vero problema ed io l´ho scritto nel mio blog é l´attuazione della direttiva Napolitano. Io mi augurerei che Napolitano, che ha fatto quella splendida circolare che voleva evitare concentramenti di potere e di informazione su questi organi di Polizia che operano all´esterno dell´ambito istituzionale e giurisdizionale dello Stato, se non ha avuto la forza di farla valere come ministro dell´interno quantomento abbia la forza di farla valere come Presidente della Repubblica”.

PO: “Prima facevi un accenno alla .”

GG: ”La oggi bisogna porla in una dimensione diversa da come siamo stati abituati. Io mi sono occupato in numerosissime occasioni di indagini sulla ed ho realizzato una conclusione. Sono state fatte intercettazioni, sono state fatte perquisizioni e per i ricordi che ho io tutti i soggetti a cui sono stati trovati i paramenti massonici, i grembiulini, sono stati sempre prosciolti alla fine delle indagini. Magari c´erano condotte riprovevoli dal punto di vista morale e politico peró di reati nemmeno l´ombra. Il vero problema é invece quando i grembiulini non si trovano, i cosiddetti affiliati all´orecchio. I veri problemi non sono le singole logge, che poi tra l´altro sono sempre in lite tra di loro, i veri problemi sono quando queste logge vengono aggregate e si autoaggregano anche senza volerlo per la sola volontá di chi sta facendo le indagini. Ritengo che in questo e nel mio piccolo forse anche io abbiamo avuto il primato di aggregare delle logge e delle consorterie massoniche o paramassoniche che possono poi anche chiamarsi Compagnia delle Opere o Opus Dei. Qualcuno quando pensa alla pensa solo ai compassi, solo a Gelli, pensa solo ad una cosiddetta laica. Io vi invito a leggere il libro di Pinotti, quello che c´é sull´Opus Dei e vi assicuro che esce fuori un quadro di Gelli persino quale campione di democrazia al cospetto di quelle che emerge dall´Opus Dei, se sono vere le cose che sono scritte in quel libro”.

PO: “Quindi questa componente continua ad esistere, si parla addirittura di nuove possibili logge coperte.”

GG: “Sí sono tutta una serie di aggregazioni e sub-aggregazioni che ormai utilizzano internet e non utilizzano piú le regole della tessera, del numero e del codice e che utilizzano un sistema di accordi trasversali specie con la frantumazione dei partiti e delle ideologie, con il valere degli accordi trasversali dei sistemi degli inciuci che partono dal mondo della politica per arrivare a quello della finanza passando e controllando totalmente il mondo dell´informazione. È evidente che in una situazione di questo genere specie se questi soggetti apparentemente disgiunti vengono attaccati contemporaneamente é chiaro che si uniscano. Infatti l´unisono anche parlamentare degli attacchi che si sono avuti all´attivitá ed al lavoro del dottor ed in particolare al mio con una mistificazione di numeri e nomi senza uguali che ha lasciato persino di stucco alcuni parlamentari. Io ovviamente non posso dire chi ma io sono stato contattato da diversi parlamentari che sono rimasti assolutamente stupiti di quello che é accaduto. Non riuscivano a capire il come ed il perché. Il come ed il perché sta nel fatto che pochi ma buoni si sono uniti ed hanno orchestrato l´inciucio”.

PO: “Davvero pochi?”

GG: “Fortunatamente si, sono pochi ma buoni nel senso di peggiori“.

PO: „Cioé che controllano comunque il sistema informativo“.

GG: “Si, controllano il sistema informativo ed hanno cercato di controllare il sistema parlamentare. Peró secondo me non ci sono riusciti.”

PO: “Dici che qualche anticorpo c´é ancora?”

GG: “Si io credo che il nostro Parlamento e la nostra politica abbiano dei grossi anticorpi.”

PO: “Ma Mentana si é auto (incomp.)? Aveva giá lanciato dei segnali. ”

GG: “Mentana é stato un incontro-scontro interessante. Io non conoscevo Mentana, mi trovavo alla redazione della Sciarelli, a CHI L`HA VISTO, e stavamo per andare in trasmissione. Mi ha chiamato un mio amico che é un regista della Sciarelli dicendomi che un suo amico che é un regista che lavora con Mentana voleva contattarmi e voleva sentirmi perché Mentana voleva fare una puntata di MATRIX con me. Contemporaneamente mi é giunto un messaggino di Mentana sul cellulare. Ci siamo sentiti, io gli ho dato la disponibilitá e gli ho detto se aveva bisogno di qualche argomento. Mi ha detto che pensava a tutto lui e che stava organizzando. Gli ho chiesto allora di sapere cosa stava organizzando anche per prepararmi e mi ha detto che era tutto a sorpresa e non poteva dirmi nulla. Io non ho insistito anzi ho apprezzato la serietá di un giornalista che voleva lavorare sull´elemento sorpresa anche per animare la trasmissione. Quindi mi ha invitato per il pomeriggio successivo per andare agli studi e registrare la trasmissione. A questo punto ho detto no: io vengo con piacere ed accetto qualunque tipo di sfida con lei visto che sará certamente una sfida da come si sta palesando peró io vengo in trasmissione solo a condizione che la trasmissione sia in diretta. Mi ha detto: “Ma dai che facciamo tardi, cosí poi la vediamo in TV e magari stiamo assieme la sera.” Io ho detto: “No, mi dispiace Mentana, ma io non vado in trasmissioni registrate.”

PO: “E lui ha accettato?”

GG: “Lui ha accettato ed ha detto “non c´é problema. Anzi cosí abbiamo pure un po´ piu´ di tempo per preparare i servizi e lavoriamo meglio anche nel pomeriggio”. Io non so che tipo di permessi abbia chiesto lui peró certamente lui voleva fare una trasmissione per rilanciare il presidente del consiglio. Lui probabilmente era andato sotto con l´intervista a Di Pietro e Saviano ma con la mia si voleva riprendere perché c´era un cartellone enorme che mi sono sentito male quando sono entrato in quello studio e nel vedere quella gigantografia con le dichiarazioni del presidente del consiglio. Tra l´altro mi ha anche fatto dire prima quello che io avevo giá anticipato e cioé che secondo me Berlusconi era stato probabilmente depistato quando ha detto “il piú grande scandalo” perché io l´ho sentito quando lui in un´intervista per strada aveva detto “se sono vere le cose che riportano i giornali”, perché lui non era stato in consiglio dei ministri o al copasir e non aveva sentito i servizi, ma si trovava in Sardegna dove forse qualche entitá dei servizi c´é pure quantomeno quelli che stavano costruendo alla Maddalena e di cui mi stavo occupando, peró Berlusconi non aveva modo di avere informazioni in tempo reale ed ha rilasciato una dichiarazione di assoluta gravitá. Ma io che non ritenevo di avere un fatto personale con Berlusconi anche perché devo dire con tutta onestá che dall´indagine Berlusconi non era assolutamente emerso e forse questo é stato questo il guaio perché se fosse emerso avremmo trovato piú solidarietá quantomeno nella magistratura associata ed invece questo non c´é stato. Quindi il presidente Berlusconi si é scagliato diciamo contro di me. Allora Mentana dopo che io difendo il presidente Berlusconi nel senso di dire “secondo me il presidente Berlusconi é stato informato male”, io non posso prendermela con chi ha solo avuto la leggerezza nel riferire al presidente del consiglio un´informazione appresa dalla stampa - infatti io sono un uomo dello Stato e mi tocca difendere il presidente del consiglio indipendentemente dal fatto se l´ho votato o meno – e Mentana mi lancia subito dopo il servizio di Berlusconi che non parlava per strada con gli stessi giornalisti a cui aveva detto le cose che avevo sentito io ma il comizio che aveva fatto dentro un teatro nel quale non aveva assolutamente parlato dei giornali e se sono vere le cose che hanno riportato i giornali ma ha dato per scontato che io avevo intercettato tutti gli italiani. Quindi tra l´altro se avessi intercettato tutti gli italiani avrei intercettato lui e quelli e quelle che parlavano con lui. Quindi avrei avuto quelle famose intercettazioni che molti mi hanno chiesto quando lui ha detto “se esce una mia intercettazione io lascio l´Italia” io sono stato tempestato di telefonate “ tira fuori le intercettazioni di Berlusconi perché cosí facciamo bingo”. Io ho detto mi dispiace ma con tutta la buona volontá io il presidente Berlusconi non l´ho intercettato ma non solo: io non ho intercettato nemmeno le gentili signorine che si sarebbero intrattenute al telefono con il presidente Berlusconi. Con tutto quello che posso fare per l´Italia io vi posso portare intercettazioni mafiose, di assassini, di criminali, degli amici di Saladino che sono in Parlamento ma il presidente Berlusconi purtroppo in questo non c´entra perché se ci fosse entrato forse i destini della nostra indagine forse sarebbero stati diversi. Peró Berlusconi insomma certamente non devo insegnargli io come fare il presidente del consiglio, lui si avvale delle sue fonti informative ed io gli auguro di avere buoni risultati. Peró io devo dire una cosa: devono stare molto attenti a queste sirene che girano attorno ai palazzi. Un grande generale scrisse che un esercito che fonda le sue forze sull´arruolamento dei traditori vincerá le prime battaglie ma perderá sicuramente la guerra”.

Fonte:Agoravox

 
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