giovedì 12 marzo 2009

Esclusiva audiointervista a Gioacchino Genchi sulle intercettazioni a politici, polizia e massoneria


Di Pietro Orsatti


Domani su Left-Avenimenti uscirà un ampio servizio sulla vicenda Why-not con un’approfondita intervista al consulente di De Magistris.

Nel tardo pomeriggio di ieri l’attacco del presidente del Francesco e il conseguente precipitare della situazione mi impone, per dovere di cronaca, di “rilasciare” l’audio di parte di quell’intervista.
I temi trattati nell’intervista aprtendo dall’inchiesta Why Not e dal conflitto fra procure e il ruolo del Ros nella vicenda dello "scippo" dell’inchiesta a Luigi De Magistris, si sviluppano nel racconto dei retroscena inquietanti degli eventi verificatesi nel 1992: le stragi di Capaci e via D’Amelio, le dimissioni di Cossiga e l’inchiesta Mani Pulite.

Poi Genchi affronta, in conclusione, il tema forse più spinoso: i nuovi confini della massoneria coperta e non, e di organizzazioni para mossoniche finora sconosciute.

Non si tratta solo di un "atto di difesa", ma di una ricostruzione dettagliata della storia degli ultimi vent’anni del Paese.


Fonte e link diretto per ascoltare l'intervistaAgoravox
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Di Pietro Orsatti


Domani su Left-Avenimenti uscirà un ampio servizio sulla vicenda Why-not con un’approfondita intervista al consulente di De Magistris.

Nel tardo pomeriggio di ieri l’attacco del presidente del Francesco e il conseguente precipitare della situazione mi impone, per dovere di cronaca, di “rilasciare” l’audio di parte di quell’intervista.
I temi trattati nell’intervista aprtendo dall’inchiesta Why Not e dal conflitto fra procure e il ruolo del Ros nella vicenda dello "scippo" dell’inchiesta a Luigi De Magistris, si sviluppano nel racconto dei retroscena inquietanti degli eventi verificatesi nel 1992: le stragi di Capaci e via D’Amelio, le dimissioni di Cossiga e l’inchiesta Mani Pulite.

Poi Genchi affronta, in conclusione, il tema forse più spinoso: i nuovi confini della massoneria coperta e non, e di organizzazioni para mossoniche finora sconosciute.

Non si tratta solo di un "atto di difesa", ma di una ricostruzione dettagliata della storia degli ultimi vent’anni del Paese.


Fonte e link diretto per ascoltare l'intervistaAgoravox

domenica 8 febbraio 2009

A chi è servito Provenzano? La storia occulta dell'Italia



Il sottile confine tra Stato e Antistato non è mai stato così poco distinguibile come nella vicenda della latitanza del Boss di Corleone Bernardo Provenzano.
A chi è servito mantenere in vita per 40 e più anni il 'fantasma Provenzano'?
Chi ha usato chi? La mafia allo stato o lo stato alla mafia?
Davvero i 'viddrani' di corleone hanno tenuto e tutt'ora tengono sotto scacco la repubblica italiana?
E con l'appoggio di chi?
Forse dei servizi segreti Americani! Forse con la complicità di Uomini delle istituzioni traditori della patria?
Coincidenze su coincidenze che in questa vicenda non smettono di susseguirsi.
.... E che dire del tempismo singolarissimo circa il suo arresto! Mentre le prime pagine di tutti i giornali e tg fino a poche ore prima erano dedicate ai BROGLI ELETTORALI, proprio in quel giorno -che coincidenza- si è materializzato il fantasma di Corleone, che con il suo arrestato, dopo mezzo secolo di indagini, ha catalizzato l'attenzione dell'opinione pubblica.....
Quale copione si cela dietro questi fatti?
Cos'altro dovrà ancora accadere in questo disgraziato paese prima dell'arrivo della terza repubblica?

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Il sottile confine tra Stato e Antistato non è mai stato così poco distinguibile come nella vicenda della latitanza del Boss di Corleone Bernardo Provenzano.
A chi è servito mantenere in vita per 40 e più anni il 'fantasma Provenzano'?
Chi ha usato chi? La mafia allo stato o lo stato alla mafia?
Davvero i 'viddrani' di corleone hanno tenuto e tutt'ora tengono sotto scacco la repubblica italiana?
E con l'appoggio di chi?
Forse dei servizi segreti Americani! Forse con la complicità di Uomini delle istituzioni traditori della patria?
Coincidenze su coincidenze che in questa vicenda non smettono di susseguirsi.
.... E che dire del tempismo singolarissimo circa il suo arresto! Mentre le prime pagine di tutti i giornali e tg fino a poche ore prima erano dedicate ai BROGLI ELETTORALI, proprio in quel giorno -che coincidenza- si è materializzato il fantasma di Corleone, che con il suo arrestato, dopo mezzo secolo di indagini, ha catalizzato l'attenzione dell'opinione pubblica.....
Quale copione si cela dietro questi fatti?
Cos'altro dovrà ancora accadere in questo disgraziato paese prima dell'arrivo della terza repubblica?

domenica 11 gennaio 2009

Complottismo e anticomplottismo. Icke contro Fede. Con Travaglio in mezzo.


Di Paolo Francescetti
.
1. Premessa. Il dibattito.
2. Le banche.
3. Le stragi.
4. Il terrorismo e la regia unica. La P2.
5. La mafia
6. Complicità della Chiesa.
7. La letteratura.
8. Alcune spiegazioni ufficiali che non quadrano.
9. I giornali e la TV.
10. I giornalisti coraggiosi.
11. le leggi. 12.
Quasi in conclusione: le vittime.
13. In conclusione.



1. Premessa. Il dibattito.
Da decenni c’è un dibattito tra complottisti e anticomplottisti. Il termine complottista indica in genere qualcuno che vede complotti dietro ad eventi come l’11 settembre, le guerre, le stragi, ecc… Indica colui che non accetta le verità ufficiali e ne va a cercare di alternative, ipotizzando un complotto tra vertici del potere. Spesso questo termine è usato in modo spregiativo per indicare uno un po’ paranoico che vede UFO, maghi, massoni ovunque. Non c’è dubbio che io, con il mio sito e con quello di cui mi occupo, sia considerato un complottista. Basta vedere gli insulti che mi becco quotidianamente sui vari siti di controinformazione.
Allora presento alcune riflessioni. Cercherò di spiegare come uno come me, che non ha mai amato i gialli perché in genere mi scordo i particolari e non ricordo i nomi, diventa all’improvviso grazie al suo lavoro di avvocato, un complottista.
E farò un po’ di considerazioni sul problema del complottismo.
Il dibattito tra complottisti e anticomplottisti è stato affrontato già da molti. Sinteticamente, c’è da dire che spesso l’anticomplottista è un nient’altro che un cretino che pensa che la realtà sia solo quella che ha capito lui. E’ uno quindi che quando una cosa non l’ha mai vista né sentita, anziché farsi venire qualche dubbio, inizia a cercare argomenti per confutarla a priori.
Il complottista, è vero, spesso vede alieni e rettiliani dietro ai problemi mondiali.
Il problema però è quello della prova. Mi spiego. Prima di deridere la teoria degli UFO, dovrei avere delle prove contrarie. Ma il punto è che le prove contrarie non esistono.
Perché il fatto è che, anche se tutti coloro che vedono gli Ufo fossero in mala fede o matti, aver dimostrato la loro pazzia non equivarrebbe a dimostrare che gli Ufo non esistono. Avrei solo dimostrato che tutti coloro che ne parlano sono matti. Ma magari gli ufo esistono davvero.
Un po’ come il problema del mostro di Loch Ness. Qualcuno ci crede. Qualcuno no. Chi ci crede forse è un visionario o un ingenuo. Ma chi non ci crede è senz’altro un imbecille, perché non si può mai dimostrare che una cosa non esiste. Posso tutt’ al più dimostrare che una cosa esiste.
Insomma. E’ vero, il complottista può essere un pazzo o un visionario. Ma è anche vero che l’anticomplottista, essendo uno che critica ciò che non conosce è di conseguenza un cretino perché pensa che la realtà finisca dove lui ha deciso che debba finire.
Ma su questo ci hanno discusso in molti.
Qui invece voglio affrontare il problema da una prospettiva diversa.

2. Banche.
Partiamo dalle banche. Mi sono reso conto che una disciplina come quella che regola la Banca d’Italia non poteva essere casuale, ma era il parto di una mente criminale, il cui scopo era depredare i cittadini e coprire i peggiori reati.
Vediamo perché.
La Banca d’Italia, come è noto, dovrebbe controllare il funzionamento delle altre banche italiane. E dovrebbe emettere moneta.
Il problema, però, è che la proprietà della Banca d’Italia è delle banche private e dei grandi gruppi assicurativi italiani, San Paolo, Generali, Intesa, ecc.. E allora qui i conti non tornano. Perché il controllato non può essere anche controllore al tempo stesso. E’ come se lo stato decidesse che la mafia dovesse essere combattuta da Riina e Provenzano.
Inoltre, analizzando le leggi che regolano la Banca D’Italia, si scopre che il governo non ha praticamente alcun potere sulla dirigenza della Banca d’Italia.
Ora, siccome è ovvio che tutto il denaro italiano (a parte quello che viene portato all’estero) viene messo nelle banche, è altrettanto ovvio che togliere allo stato il potere di controllo su di esse equivale a perdere un’occasione importante di controllo dei flussi finanziari, che sarebbe invece fondamentale per poter arginare la criminalità.
Ci si accorge, quindi, che il cuore del sistema criminale mondiale è nelle banche. Non a caso la Svizzera è una cassaforte impenetrabile, e il segreto bancario lì ha dei vincoli ancora più forti dei nostri. Perché la Svizzera è la cassaforte della criminalità organizzata europea. In altre parole, un’associazione mafiosa, sistemerà i suoi conti in questo modo: 1) a livello locale metterà i risparmi minimi, quelli per le spese correnti (pochi milioni di euro). 2) In Svizzera metterà i capitali maggiori, quelli però che devono essere sempre a portata di mano e prelevabili nel giro di poche ore dal bisogno. 3) nei paradisi fiscali come la Caiman verranno messe le somme più ingenti.

Quando poi si scopre che la Banca d’Italia ha una sua emanazione nientemeno che alle Caiman, viene qualcosa di più di un sospetto.

Per creare un sistema bancario del genere, però, ci vuole la complicità di TUTTI i governanti. E deve esistere un sistema quasi perfetto, senza smagliature, che comprenda la complicità anche degli organi di informazione. E occorre che i banchieri siano più potenti dei politici. In altre parole, analizzando le leggi che regolano il sistema bancario risulta evidente che la politica è subordinata alle banche, e sono loro che dettano le leggi nei vari paesi Europei.
E questo non è un discorso da complottista, ma da giurista.

3. Le stragi.
Un’altra cosa che non torna è la storia dello stragismo in Italia. In tutti i maggiori disastri italiani non si sono MAI trovati i mandanti. Al massimo qualche esecutore, mentre Gelli è stato condannato per depistaggio in un unico caso.
L’altra cosa che salta agli occhi a chi si occupa di stragi è che tutti i testimoni fanno regolarmente una brutta fine. Una mattanza infinita, e sempre con le stesse tecniche. E sempre con una pervicace volontà degli inquirenti di archiviare come suicidi o incidenti dei palesi omicidi.
Allora i conti qui non tornano.
A meno di non voler dire che tutti gli inquirenti erano dei dementi, e che per una casualità tutti i testimoni muoiono inevitabilmente con le stesse cinque o sei tecniche, vuol dire che c’è un filo rosso che collega tutti questi casi.
Questo filo rosso sono i servizi segreti che uccidono e depistano.
Ma i servizi segreti (non si scappa su questo punto) sono – o dovrebbero essere – sotto il controllo dello Stato.
Poi, per carità, si parla sempre di servizi segreti deviati. Ma i servizi non deviati? Che fanno? Dormono? Non sono mai riusciti a fermare la mattanza ad opera dei servizi segreti deviati.
E allora a fronte di questa situazione è l’anticomplottista che è un imbecille. Non il complottista. Perché quando i servizi segreti fanno regolarmente secchi tutti coloro che si oppongono al sistema, con una tecnica che dopo un po’ la riconoscerebbe anche mia nipote di otto anni, allora vuol dire che il problema non è la mafia. E’ lo stato stesso.

4. Il terrorismo e la regia unica. Il programma P2.
Dagli anni sessanta ad oggi contiamo decine di stragi in Italia. Ustica, Piazza della Loggia, Italicus, Banca dell’Agricoltura, Moby Prince, Strage di Bologna, ecc… Mai nessun colpevole. Ma sempre gli stessi elementi comuni: la presenza dei servizi segreti a depistare. I testimoni che muoiono come mosche con la stessa tecnica identica in ogni vicenda.
I terroristi sono per la maggior parte liberi all’estero, allegramente latitanti; quando sono stati in galera sono stati trattati con i guanti bianchi e vanno addirittura a parlare alle università perché, che diamine, non dobbiamo serbare rancore, il passato è passato. E qualcuno lo hanno addirittura messo in parlamento, con la carica di segretario alla Presidenza della Camera (alludo a D’Elia).
Negli ultimi anni viene fuori che dietro a tutte le stragi, sia rosse che nere, c’era Gladio. Lo scopo del periodo stragista era arrivare all’attuale forma di governo bipolare, per instaurare un governo di destra secondo quello che era il programma della P2. Ma gli anticomplottisti questo non lo sanno. E se lo sanno non lo considerano. E se lo considerano… eh bè, che diamine, esistono pure le coincidenze. Ti pare che dobbiamo cercare per forza un complotto per questa situazione kafkiana?

A leggere il programma della P2 è sorprendente come esso sia proprio identico alla situazione attuale: bipolarismo, indebolimento della magistratura, indebolimento della scuola pubblica, controllo dell’informazione.
Inoltre Gelli non solo è libero, potente e considerato, ma parla in programmi TV.
Allora delle due l’una: o la P2 ha realizzato il suo programma. Oppure è una coincidenza.
Il fatto che dopo la scoperta della P2 tutti gli iscritti abbiano fatto carriera e addirittura la tessera 1816 ce la troviamo come Presidente del Consiglio… ma sì… forse è una coincidenza.

5. La mafia.
Per decenni ce l’hanno menata con questa storia che al sud c’è la mafia. Il che è pure vero.
Poi sempre per decenni ce l’hanno menata con la storia della gente del sud che è omertosa, e complice della mafia. Il che è pure vero.
Solo che, ad un certo punto, i conti non tornano più. Perché oggi esistono tecnologie sofisticatissime e a basso costo che permettono di effettuare intercettazioni telefoniche e ambientali da qualsiasi parte del pianeta. I nostri servizi segreti contano migliaia di dipendenti, senza calcolare tutte le persone che sono comunque pagate dai servizi. Aggiungiamo che abbiamo un esercito che non fa praticamente quasi nulla tranne mantenere se stesso ed andare in missione all’estero.
E allora si capisce che lo Stato ha i mezzi per fermare le varie mafie, se vuole, in pochi mesi.
Ma se non lo fa è evidentemente per una volontà precisa di non fermarla.
Allora si capisce anche che hanno ragione i meridionali a non denunciare i fatti che vedono. Perché capiscono che il problema non è la mafia, ma è lo stato.
Ed è dallo stato che i cittadini del sud si difendono, prima ancora che dalla mafia.
Ecco perché i meridionali non parlano e sono omertosi. E hanno ragione.
Tra l’altro, da quando mi occupo di questi argomenti non vivo più sicuro; e la gente attorno a me mi dice “ma chi te lo fa fare? Ma voltati dall’altra parte” Come fanno al sud.
Eppure io abito al centro. Allora il problema della mafia non è che la gente è omertosa. La gente infatti è omertosa anche al nord e al centro, a quanto posso constatare nella esperienza personale. Il problema è un altro. La mafia esiste perché lo Stato lo vuole.

6. Complicità della Chiesa.
Qui il problema è delicato.
Sono stato un cattolico, con tanto di tessera Azione cattolica per anni. Uno zio prete. Una madre insegnante di religione. Insomma, un discreto background.
A un certo punto ho iniziato ad avere qualche sospetto.
Il messaggio di Cristo è preciso. Amore, pace, porgere l’altra guancia.
Allora le domande sono: “1) Ma la Chiesa non dovrebbe essere contro ogni forma di violenza? Che senso ha benedire i soldati che partono per il fronte? Afghanistan, Iraq, Vietnam, sono enormi bagni di sangue, che non dovrebbero essere concepiti. Ci vorrebbe la scomunica per chiunque anche solo osasse pensare di attaccare un altro paese. Invece niente; Benedetto XVI trova addirittura unità di intenti con Bush, cioè con uno che ha dichiarato guerra ad un paese straniero con una scusa ridicola, e che ha mandato a morire milioni di suoi cittadini; che è come dire che un PM Palermitano trova unità di intenti con Cosa Nostra.
Poi c’è il problema rosacrociano. E qui, si sa, gli anticomplottisti in genere neanche sanno chi siano questi rosacroce.
Ma quando uno ha un po’ di cultura più della media capisce che la massoneria rosacrociana è la più potente nel mondo, e capisce altresì che i rosacroce si avvalgono di simboli cristiani, e un uomo di Chiesa e di cultura non può ignorare questo fenomeno. Allora dici a te stesso: ma come mai la Chiesa non denuncia questi fatti? Come mai non parlano mai di Rosacroce? (ad esempio la gesuitica Civiltà cattolica, di cui mio padre possiede centinaia di numeri nella sua biblioteca, non ne fa mai cenno).
E la risposta non è piacevole.
La risposta che uno trova è da complottista, sì; e quella parte cattolica che ancora vive in te perché sei stato educato per decenni così, dentro di sé prega che la risposta non sia quella che pensi. Che sia tutto un abbaglio.
Ma a pensare da anticomplottista mi sembra di pensare come un imbecille. E allora purtroppo preferisco essere complottista.

7. La letteratura.
Quando parlo di massoneria, e in particolare di massoneria rosacrociana, come la chiave della spiegazione della maggior parte dei misteri d’Italia, mi si risponde che sono ipotesi non suffragate da nulla. In fondo, chi li conosce questi Rosacroce?
In realtà basta entrare in una libreria molto fornita per accorgersi che di titoli su templari e rosacroce ce ne sono centinaia.

I templari sono un ordine esistito ufficialmente fino al 1300.
Mentre i Rosacroce addirittura, secondo alcuni, non esisterebbero.
Ma centinaia di titoli su un ordine cavalleresco che non esiste più da secoli sono decisamente troppi.
Specialmente poi non c’è rapporto tra la diffusione di titoli su queste due istituzioni, a fronte dell’interesse che l’argomento suscita nei media ufficiali. TV e giornali dedicano ad esempio molta attenzione a fenomeni come l’astrologia, la moda, i motori, ecc… ma quasi nulla a templari e rosacroce, mentre il rapporto è invertito in libreria. Di libri su moto e auto ne troverete qualche decina. Ma centinaia su Templari e Rosacroce. Molti di più anche rispetto ad argomenti pure importanti come la seconda guerra mondiale.
Viene il dubbio che i media ufficiali vogliono presentare una realtà che non corrisponde alla reale importanza dei problemi trattati. Cioè viene il dubbio che i media si occupino di cazzate, e tralascino le cose veramente importanti.
E a chi replica che in fondo la massoneria non è così importante, viene da rispondere che se sulla moneta da un dollaro abbiamo raffigurati una marea di simboli massonici come la piramide, la scritta novus ordo seclorum, ecc…, bè, allora forse così insignificante non è. La moneta è infatti il bene materiale più importante per uno stato, quello che andrà comunque nelle mani di tutti, e quello che, in qualche modo, rappresenta lo stato nel mondo.
Insomma, non hanno messo sulla moneta da un dollaro il simbolo di un’organizzazione buddista, o di un'associazione di tutela della flora e della fauna, ma simboli massonici. E un motivo ci deve essere.

8. Alcune spiegazioni ufficiali che non quadrano.
Poi a me alcune spiegazioni ufficiali della storia non mi hanno mai convinto.
Ad esempio, prendiamo i colori della bandiera italiana. Mi era sempre sembrata una gran cazzata che avessero scelto quei colori perché il rosso rappresentava il sangue dei nostri caduti, il bianco la neve delle nostre montagne, e il verde il colore delle nostre valli.
Prima di tutto abbiamo dei mari stupendi e allora non si capisce perché non hanno messo anche il blu. Poi la neve ce l’abbiamo sì, ma in poche zone d’Italia, e non per tutto l’anno. Allora perché non rappresentare anche i colori della Calabria, della Sicilia, ecc..?
Inoltre gli stessi colori li hanno scelti anche altre nazioni. Anche l’Algeria, il Burundi, La Costa D’avorio e il Madagascar hanno gli stessi colori della nostra bandiera ma non mi vengano a dire che il bianco è quello della neve, perché lì fa un caldo che si schiatta e la neve manco sanno cosa è. Poi scopro che l’Ungheria ha la bandiera identica alla nostra, solo che ha i colori per lungo anziché per largo.
No. Decisamente… mi era sempre sembrata una spiegazione demenziale anche quando ero alle elementari.
Se invece capisci che i Rosacroce sono i vertici del potere internazionale, e che i loro colori d’elezione sono il rosso, il verde e il bianco… allora i conti tornano. Ci hanno semplicemente raccontato un mucchio di cazzate.
Chissà che gli raccontano in Madagascar…

Quando studiavo la storia, al liceo, mi annoiavo. Da una parte mi affascinava, ma da un’altra c’era qualcosa che mi respingeva. Non capivo il perché.
Ad esempio la seconda guerra mondiale. Non si sa quanti libri ho letto sulla seconda guerra mondiale e sull’ascesa del nazismo. Ero affascinato dal fenomeno del nazismo e ho letto libri di tutti i tipi; da quelli di Wiesenthal, alle varie biografie di Hitler…. Eppure i conti non mi tornavano mai e alle fine regolarmente mi scordavo tutto quello che avevo letto.
Già. Perché la storia come ce la presentano la maggior parte dei libri è una serie di avvenimenti messi in fila senza apparente logica, a meno di non pensare di essere stati per secoli governati da degli idioti.
Alcuni esempi. Non sono mai riuscito a capire come cazzo avesse fatto Garibaldi con soli mille uomini a compiere la sua impresa.
E che dire della prima guerra mondiale? Non ho mai capito come si possa far scoppiare una guerra per colpa di un anarchico che spara all’arciduca Francesco Ferdinando.
Ma il capolavoro della demenza umana è la seconda guerra mondiale. Non ho mai capito come avesse fatto Hitler ad armarsi, poi conquistare l’Austria, poi la Polonia, nella assoluta tranquillità degli stati attorno, che avrebbero dovuto fermarlo molto ma molto prima. Quello si armava, conquistava un paese e poi rassicurava tutti: “state tranquilli… ho conquistato l’Austria ma ora mi fermo qui…. Vogliamo la pace noi….”.


Sembra l’America di oggi: “siamo un popolo democratico noi. Vogliamo pace e prosperità. Ora conquistiamo uno staterello, ma poi basta. Poi un altro e ancora basta. Poi un altro ancora….” E nessuno dice nulla, tranne qualche lurido comunista, o qualche anarchico; gente ingrata che anzichè ringraziare l'America per averci liberato dagli americani, li considera dei guerrafondai imperialisti solo per qualche misero milione di morti e qualche decina di guerre negli ultimi 60 anni.
Quando capisci che Hitler fu armato dalle banche inglesi allora sì che i conti tornano e capisci perché nessuno lo fermò.
E quando poi capisci che le stesse banche che hanno finanziato Hitler hanno finanziato anche gli angloamericani... bè... un pochino ti incazzi... ma giusto un po'.
Poi Garibaldi. Quando capisci che l’impresa di Garibaldi fu preparata dalla massoneria e le truppe borboniche non combattevano neanche perché avevano ricevuto ordine di ritirarsi, allora i conti tornano. Ecco perchè mille uomini hanno avuto la meglio sulle truppe borboniche.



Per non parlare del conflitto Israeliano Palestinese. Dopo decenni di guerre sanguinose credo che tutti si siano stancati e pur di una tregua, sia palestinesi che israeliani darebbero chissà cosa. Ma è evidente che non c’è questa volontà, anzi, c’è una fortissima volontà contraria da parte di tutti i governanti del mondo. E quando studi il problema alla luce della volontà massonica di creare un focolaio di guerra permanente per poi scatenare un gigantesco conflitto futuro, allora i conti tornano.
Allora essere complottisti nello studio della storia non è una volontà di vedere complotti ovunque. Ma è una necessità scaturita dalla volontà di capire le cause, apparentemente inspiegabili, di certi avvenimenti.

9. I Giornali e le TV.
Per anni dall’età di venti fino ai trenta anni, ho letto anche due quotidiani al giorno, oltre ai vari settimanali, Panorama e l’Espresso. A un certo punto smisi di leggerli perché mi pareva che dicessero sempre le stesse cose.
Tralasciando la politica, che pare che da circa un secolo vada avanti con le stesse dichiarazioni e gli stessi comportamenti (la maggioranza dice o fa qualcosa; l’opposizione dice che è contro gli interessi del paese; la maggioranza dice che l’opposizione non collabora, poi ogni volta che va su qualcuno dice che la colpa dello sfascio è del governo precedente che nega) anche nella cronaca succedevano sempre le stesse cose.
I fatti seguono sempre lo stesso schema identico in 3 punti:

1) Esiste il problema mafia? 2) Chi indaga viene ammazzato. 3) Se non vengono ammazzati i giornali li attaccano e il problema italiano diventano non la mafia, ma i giudici stessi (ricordate Falcone e Borsellino?), poi si solleva il problema dei giudici che devono lavorare in silenzio e che sono troppo giustizialisti.

1) Esiste il problema massoneria? 2) Arrivano Cordova, Woodcock, De Magistris. 3) I giornali li attaccano e il problema italiano diventano Cordova, Woodcock, De Magistris, i magistrati che devono lavorare in silenzio e che hanno troppo potere.

Scoppia il casino di Tangentopoli? Arrivano quelli che indagano, Di Pietro, Borrelli, il pool di Milano. Dopo un po’ il problema diventa non che esiste un sistema criminale che corrompe tutto e tutti; ma i magistrati, troppo politicizzati, con troppi poteri, che non lavorano in silenzio, ecc…

Sempre le stesse cose. Sempre uguali. Basta. Pietà. Non ne possiamo più.
Insomma.
A un certo punto uno si rompe le palle e smette di leggere. Tanto si può sempre anticipare cosa succede.
Però a questo punto uno si pone qualche domanda. Come mai sempre le stesse cose, sempre gli stessi meccanismi?
Ovviamente per anni non avevo capito dove era il bandolo della matassa. Non avevo capito che esisteva un sistema perfetto come un orologio per azzerare qualsiasi tentativo di legalità.
E allora se qualcuno formula una teoria complottista occorrerebbe perlomeno farsi venire il beneficio del dubbio. Altrimenti è l’anticomplottista che è un imbecille. Ma si sa. Gli imbecilli non sanno di essere imbecilli. Se no che imbecilli sarebbero?

10. I giornalisti coraggiosi.
A un certo punto quando avevo trenta anni, il mondo dell’informazione mi pareva diviso in due. Da una parte Vespa, Fede, Liguori, Ferrara, Belpietro, Jas Gawronski, Farina, Mario Giordano, cioè i giornalisti totalmente asserviti al potere in modo conclamato. E poi i giornalisti coraggiosi, quelli che dicono la verità e denunciano le complicità tra la mafia e lo stato, ovvero Nando Dalla Chiesa, Travaglio, Gomez, Santoro, ecc…
Certo, qualche domanda te la fai… Noti che non si occupano di certi temi e quando li toccano lo fanno in modo superficiale.
Noti che l’inchiesta del giudice Cordova aveva messo in luce che la massoneria deviata è lo strumento di collegamento tra mafia, politica e imprenditoria, e che aveva toccato problematiche addirittura più pericolose di quelle sollevate da Falcone e Borsellino.
Dopo un po’ capisci.
Capisci che questi giornalisti stanno lì come specchietti per le allodole, per far vedere che il sistema è democratico, che le voci fuori dal coro esistono. Ma capisci che deviano accuratamente l’attenzione della gente dalle problematiche principali: cioè la proprietà privata della banche centrali, che è la vera ragione dello sfascio economico programmato di questi ultimi tempi; il ruolo della massoneria in politica; Gladio come regia unica di tutte le stragi in Italia.
Ma loro, questi giornalisti d’assalto, non se ne sono resi conto.

11. Le leggi.
Ma soprattutto l’esistenza di un sistema ben organizzato risulta dalle leggi. Per risolvere buona parte dei problemi italiani basterebbero riforme semplici.
Anzitutto la prescrizione dei reati. Ora tutti i reati vanno in prescrizione a causa della lunghezza dei processi. Sarebbe sufficiente fare una piccola modifica di poche parole, e prevedere che la prescrizione si interrompa con l’inizio del processo, come del resto è previsto in quasi tutte le legislazioni del mondo. E una buona parte dei problemi della giustizia penale sarebbero risolti.
Poi basterebbe semplificare i vari riti civili e prevedere che la maggior parte delle udienze siano orali, con la registrazione meccanografica delle udienze. Alla prima udienza il giudice verifica il contraddittorio e le parti dibattono il problema; la maggior parte delle cause palesemente pretestuose o dilatorie scomparirebbero perchè verrebbero eliminate dal filtro della prima udienza. La maggior parte dei processi si risolverebbe in pochi giorni, anziché durare anni.
La giustizia amministrativa poi è una vergogna. E’ inammissibile che occorrano anni di causa solo per capire se il giudice che deve conoscere una certa causa è il giudice amministrativo o civile. Qualche mese fa è uscita una sentenza della cassazione a sezioni unite solo per decidere a chi spettava il compito di decidere riguardo ad un diritto di pascolo su un prato; in altre parole ci sono voluti anni, e milioni di euro dei contribuenti, solo per capire a quale giudice doveva essere affidata la causa.
Quando sei studente non capisci il sistema. Studi e basta. E più studi più pensi che prima o poi capirai sempre di più. Ma in realtà più capisci e più il sistema sembra folle; e a un certo punto, quando – come ho fatto io – ho scritto un manuale di diritto amministrativo ad uso degli studi post–universitari, capisci che il sistema è quello che è perché se lo si semplificasse, verrebbero fuori le magagne del potere. E che potrebbe semplificarsi con un semplice leggina, fatta da un articolo, che dicesse semplicemente: tutte le cause che riguardano gli enti pubblici sono devolute al Giudice amministrativo. Tutte le cause che riguardano enti privati sono devolute al giudice ordinario. Sarebbe la fine di anni, o decenni di processi inutili che vanno avanti solo per capire il giudice chiamato a decidere.
Il nostro sistema giudiziario è una immensa presa in giro per non far capire nulla al cittadino di come vanno realmente le cose. E’ una immensa macchina mangiasoldi che serve solo per dare stipendi ai magistrati e soldi agli avvocati. Ma non serve ad altro che a proteggere i delinquenti e a non fare quasi mai una vera giustizia.
Sono i tempi del processo, è la mancanza di soldi, è l’esigenza del rispetto del contraddittorio, si pensa quando si è studenti. No. La verità è che l’unico motivo di questo sistema allucinante è il mantenimento dello status quo.

12. Quasi in conclusione. Le vittime.
Per un po’ di tempo pensavo che il problema fosse solo processuale e culturale. Cioè pensavo, in altre parole, che siamo ancora culturalmente lontani dal poter ragionare collegando i vari pezzi della storia e ravvisando nella massoneria questo filo rosso; inoltre pensavo che fosse anche un problema di prove, nel senso che in effetti, in passato, anche se di prove ne hanno lasciate tante, esse erano tutte di difficile reperibilità e anche di difficile lettura.
Tuttavia pensavo che mostrando dei documenti, facendo una serie di collegamenti per me assolutamente evidenti, e ascoltando le testimonianze di varie persone, nel singolo individuo si potesse creare una visione non distorta della realtà.
Ma qui mi sono scontrato con un dato di fatto che, lo ammetto, non mi aspettavo.
La gente non vuole capire.
Anche quando porti delle prove documentali precise, anche quando inviti a leggere libri scritti da autori accreditati, la gente non ne vuole sapere lo stesso.
Quando ad un certo punto il sistema mi è stato chiaro, ogni tanto mi sono imbattuto nelle mie ricerche in alcune verità contrarie a quelle ufficiali. Per almeno tre volte mi è capitato di vedere che delitti palesi e di gente famosa, fatti passare per incidenti e suicidi, non erano tali. La prima cosa che fareste voi quale sarebbe? Io ho chiamato i diretti interessati, i familiari delle vittime.
La reazione di rifiuto di costoro, che pure, a loro dire, cercano la verità, mi ha fatto capire che il problema non è solo culturale e processuale. E’ psicologico e sociologico.
Perché accettare la realtà è duro e, anche se uno si lamenta delle ingiustizie subite dallo stato, degli inquinamenti delle indagini, dei depistaggi, è molto più facile accettare la realtà ufficiale e sperare che un giorno tutto torni alla normalità.
In questo senso è un esempio mio padre. Pur avendo vissuto accanto a me determinati avvenimenti, pur avendo ricevuto minacce di vario tipo che gli hanno fatto perdere il sonno e la tranquillità per sempre, non accetta l’idea della Rosa Rossa. I miei incidenti sono casuali, nessuno ha mai tentato i uccidermi, quella notte del 2 gennaio in un albergo di Modena, e mi sono semplicemente suggestionato. E così può continuare a votare quelle stesse persone che sono i mandanti delle minacce da lui subite. E se un giorno mi uccideranno, a parte il comprensibile sollievo per la fine di un incubo che incombe nella loro vita, il mio sarà stato senz’altro un incidente. E continuerà a votare le stesse persone.
In tal modo sarà ristabilito lo status quo. E finalmente la sua mente troverà pace.
Con la mia famiglia non ho più molti rapporti. In particolare con mio padre non ci parliamo più perché ritiene che io sia il problema. Non il sistema io cui viviamo, e la necessità di non voltarsi dall’altra parte. Io.
Come meravigliarsi allora se qualcuno legge i miei articoli e poi passa agli insulti, alle derisioni, ecc…?
Invece di porsi il problema e studiare e approfondire, meglio pensare che il problema sia io. E’ più comodo. Si perde meno tempo e non si deve ribaltare convinzioni che oramai sono acquisite da anni.
E quando qualche magistrato coraggioso fa un’inchiesta coraggiosa… meglio mandare via lui, piuttosto che parlare dei problemi da questo sollevati. Il problema è chi indaga, mica l’indagato.
Il meccanismo è lo stesso in tutti i campi.

13. In Conclusione.
Ricapitoliamo dunque.
L’anticomplottista è quella persona intelligente e razionale che:
- ritiene che non siano mai stati individuati i responsabili delle stragi perché i mandanti sono davvero bravi ad occultarsi e a non farsi scoprire. E i nostri poliziotti e magistrati sono dei deficienti.
- ritiene che la mafia non può essere sconfitta perché i meridionali sono omertosi. E poi la mafia ha ancora un forte consenso sociale nelle campagne e nei paesi.
- ritiene che la politica demenziale della sinistra di questi ultimi decenni è dovuta a scarsa coesione interna, dissidi, ecc…
- ritiene che i giornali siano assolutamente uniformati quanto a qualità e quantità di notizie, e quanto alla ripetitività di esse, perché succedono sempre le stesse cose;
- ritiene che la Chiesa non prenda posizione contro la guerra, non condanni i guerrafondai, nello IOR nasconda i soldi della mafia mondiale, perché il messaggio di Cristo impone di amare prima di tutto il delinquente e la prostituta; la parabola del figliuol prodigo non dice forse che per il figlio perduto si allestisce il banchetto col vitello grasso? E lei infatti la parabola l’ha presa alla lettera. Ecco perché ad esempio Paolo VI diede delle importanti cariche vaticane a Gelli e Ortolani, gli ideatori della P2. Erano le pecorelle smarrite. Erano i figli perduti e poi ritrovati e quindi gli ha allestito un bel banchetto con le casse dello IOR.
- Ritiene sia un caso se molti membri che erano nella lista della P2 ora ricoprono cariche importanti, da Berlusconi, a Maurizio Costanzo.
- Ritiene che l’11 settembre è stato organizzato da uno che vive in una caverna; poi gli aerei hanno centrato il bersaglio, e per puro caso le torri sono venute giù interamente. Dopodichè Bush, avendo a cuore la sua gente, ha deciso di attaccare l’Iraq perché era uno stato canaglia, sperando in tal modo di risolvere il problema terroristico, non avvedendosi della leggerissima contraddizione tra il voler combattere il terrorismo (cioè un fenomeno interno) con lo scatenare una guerra (cioè un fenomeno esterno); si sa che le guerre in genere aumentano gli odi e i dissidi, ma si vede che i suoi analisti non arrivano a un simile livello di profondità.
- Ritiene che la Banca d’Italia è privatizzata e la BCE è fuori dal controllo dei governi perché si sa, il privato è più efficiente del pubblico. Stesso discorso vale per la privatizzazione dell’acqua, del servizio delle esattorie degli enti locali, ecc… Meglio darli ai privati. Siamo in un’epoca liberale, che diamine, e basta con questo centralismo statale di tipo comunista!!!
- Ritiene che non si facciano leggi serie di riforma dei codici perché i parlamentari non hanno tempo. Sono troppo impegnati a combattere la mafia, il terrorismo, la situazione economica attuale, ecc… hanno altre priorità loro. Le riforme possono aspettare.

In realtà l’anticomplottista è due tipi. C’è l’ignorante che non ha mai letto un atto giudiziario, che non ha mai approfondito la cultura massonica, e quindi segue le vicende politiche solo sui giornali ritenendo magari che leggere due o tre quotidiani sia sufficiente per essere informato veramente. E quindi il suo anticomplottismo è sintomo unicamente di chiusura mentale e ignoranza ma non di mala fede.
E poi c’è l’anticomplottista colto, il giornalista che scrive libri e ci informa su tutte le vicende della vita italiana, lo scrittore, ecc…. Questo anticmplottista in genere non è deficiente. E’ intelligente, spesso anche tanto, ma è solo in mala fede e fa parte del sistema. E il sistema presuppone che chi ne fa parte debba negare i fenomeni che abbiamo elencato.

Il complottista invece è quella persona che vede una regia unica dietro tutti questi fatti, una precisa volontà di non perseguire i reati dei colletti bianchi, ma di vessare la povera gente, gli extracomunitari, la gente che non ce la fa ad arrivare a fine mese. Il complottista arriva addirittura – orrore orrore – a ipotizzare un accordo tra Chiesa Cattolica e poteri massonici…. Davvero una cosa inconcepibile, eretica.
Il complottista è quello che crede alle scie chimiche, alla massoneria rosacrociana come regia unica delle mafie e delle varie criminalità mondiali, all’esistenza di un’organizzazione chiamata Rosa Rossa dietro a molti dei delitti che la stampa ci propina come delitti comuni. Talvolta, si sa, alcuni complottisti sfociano nel paranoico, credono agli UFO, e pure ai rettiliani di Icke.

Ma se la scelta è questa… allora preferisco essere paranoico. Meglio paranoico che deficiente. E sono orgoglioso di essere un complottista.


Il giorno che andrò in giro a dire le stesse cose che dice Icke non mi preoccuperò più di tanto. Al massimo mi curo con qualche pastiglia di Serenase (un antidelirante).


Mi preoccuperei invece se cominciassi a dire le cose che dicono Vespa, Gawronski, Facci, Giordano, Ferrara, ecc. Perchè per questi casi non c'è cura: Sono troppo gravi, e alcuni di loro, forse, sono pure in buona fede.


Ma se comincerò a parlare come Travaglio o Santoro, per cortesia uccidetemi. Perché vorrà dire che mi hanno comprato, o mi hanno fatto il lavaggio del cervello col programma MK Ultra (che ovviamente a quel punto dirò di non conoscere).



Ps. Termino il post con una frase tratta da un blog che lessi tempo fa. Il blog è "Tra cielo e terra" di Santaruina.

Quello che ho scoperto in questi anni è che il “complottismo” per come lo si intende generalmente, è fenomeno alquanto raro.
Vi sono invece numerose persone che ad un certo momento della loro vita scoprono, qual novità, che i governi mentono, scoprono che la storia che si insegna a scuola omette alcuni particolari alquanto importanti, che gli eventi spesso si svolgono in modi molto più complessi di come potrebbe apparire ad uno sguardo superficiale.
E’ una questione di ricerca, perché, per quanto possa sembrare strano, documenti e fonti autorevoli che svelano la faccia occulta della storia esistono, sono a disposizione.
Basta cercarli.

Fonte:Paolo Franceschetti
Leggi tutto »

Di Paolo Francescetti
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1. Premessa. Il dibattito.
2. Le banche.
3. Le stragi.
4. Il terrorismo e la regia unica. La P2.
5. La mafia
6. Complicità della Chiesa.
7. La letteratura.
8. Alcune spiegazioni ufficiali che non quadrano.
9. I giornali e la TV.
10. I giornalisti coraggiosi.
11. le leggi. 12.
Quasi in conclusione: le vittime.
13. In conclusione.



1. Premessa. Il dibattito.
Da decenni c’è un dibattito tra complottisti e anticomplottisti. Il termine complottista indica in genere qualcuno che vede complotti dietro ad eventi come l’11 settembre, le guerre, le stragi, ecc… Indica colui che non accetta le verità ufficiali e ne va a cercare di alternative, ipotizzando un complotto tra vertici del potere. Spesso questo termine è usato in modo spregiativo per indicare uno un po’ paranoico che vede UFO, maghi, massoni ovunque. Non c’è dubbio che io, con il mio sito e con quello di cui mi occupo, sia considerato un complottista. Basta vedere gli insulti che mi becco quotidianamente sui vari siti di controinformazione.
Allora presento alcune riflessioni. Cercherò di spiegare come uno come me, che non ha mai amato i gialli perché in genere mi scordo i particolari e non ricordo i nomi, diventa all’improvviso grazie al suo lavoro di avvocato, un complottista.
E farò un po’ di considerazioni sul problema del complottismo.
Il dibattito tra complottisti e anticomplottisti è stato affrontato già da molti. Sinteticamente, c’è da dire che spesso l’anticomplottista è un nient’altro che un cretino che pensa che la realtà sia solo quella che ha capito lui. E’ uno quindi che quando una cosa non l’ha mai vista né sentita, anziché farsi venire qualche dubbio, inizia a cercare argomenti per confutarla a priori.
Il complottista, è vero, spesso vede alieni e rettiliani dietro ai problemi mondiali.
Il problema però è quello della prova. Mi spiego. Prima di deridere la teoria degli UFO, dovrei avere delle prove contrarie. Ma il punto è che le prove contrarie non esistono.
Perché il fatto è che, anche se tutti coloro che vedono gli Ufo fossero in mala fede o matti, aver dimostrato la loro pazzia non equivarrebbe a dimostrare che gli Ufo non esistono. Avrei solo dimostrato che tutti coloro che ne parlano sono matti. Ma magari gli ufo esistono davvero.
Un po’ come il problema del mostro di Loch Ness. Qualcuno ci crede. Qualcuno no. Chi ci crede forse è un visionario o un ingenuo. Ma chi non ci crede è senz’altro un imbecille, perché non si può mai dimostrare che una cosa non esiste. Posso tutt’ al più dimostrare che una cosa esiste.
Insomma. E’ vero, il complottista può essere un pazzo o un visionario. Ma è anche vero che l’anticomplottista, essendo uno che critica ciò che non conosce è di conseguenza un cretino perché pensa che la realtà finisca dove lui ha deciso che debba finire.
Ma su questo ci hanno discusso in molti.
Qui invece voglio affrontare il problema da una prospettiva diversa.

2. Banche.
Partiamo dalle banche. Mi sono reso conto che una disciplina come quella che regola la Banca d’Italia non poteva essere casuale, ma era il parto di una mente criminale, il cui scopo era depredare i cittadini e coprire i peggiori reati.
Vediamo perché.
La Banca d’Italia, come è noto, dovrebbe controllare il funzionamento delle altre banche italiane. E dovrebbe emettere moneta.
Il problema, però, è che la proprietà della Banca d’Italia è delle banche private e dei grandi gruppi assicurativi italiani, San Paolo, Generali, Intesa, ecc.. E allora qui i conti non tornano. Perché il controllato non può essere anche controllore al tempo stesso. E’ come se lo stato decidesse che la mafia dovesse essere combattuta da Riina e Provenzano.
Inoltre, analizzando le leggi che regolano la Banca D’Italia, si scopre che il governo non ha praticamente alcun potere sulla dirigenza della Banca d’Italia.
Ora, siccome è ovvio che tutto il denaro italiano (a parte quello che viene portato all’estero) viene messo nelle banche, è altrettanto ovvio che togliere allo stato il potere di controllo su di esse equivale a perdere un’occasione importante di controllo dei flussi finanziari, che sarebbe invece fondamentale per poter arginare la criminalità.
Ci si accorge, quindi, che il cuore del sistema criminale mondiale è nelle banche. Non a caso la Svizzera è una cassaforte impenetrabile, e il segreto bancario lì ha dei vincoli ancora più forti dei nostri. Perché la Svizzera è la cassaforte della criminalità organizzata europea. In altre parole, un’associazione mafiosa, sistemerà i suoi conti in questo modo: 1) a livello locale metterà i risparmi minimi, quelli per le spese correnti (pochi milioni di euro). 2) In Svizzera metterà i capitali maggiori, quelli però che devono essere sempre a portata di mano e prelevabili nel giro di poche ore dal bisogno. 3) nei paradisi fiscali come la Caiman verranno messe le somme più ingenti.

Quando poi si scopre che la Banca d’Italia ha una sua emanazione nientemeno che alle Caiman, viene qualcosa di più di un sospetto.

Per creare un sistema bancario del genere, però, ci vuole la complicità di TUTTI i governanti. E deve esistere un sistema quasi perfetto, senza smagliature, che comprenda la complicità anche degli organi di informazione. E occorre che i banchieri siano più potenti dei politici. In altre parole, analizzando le leggi che regolano il sistema bancario risulta evidente che la politica è subordinata alle banche, e sono loro che dettano le leggi nei vari paesi Europei.
E questo non è un discorso da complottista, ma da giurista.

3. Le stragi.
Un’altra cosa che non torna è la storia dello stragismo in Italia. In tutti i maggiori disastri italiani non si sono MAI trovati i mandanti. Al massimo qualche esecutore, mentre Gelli è stato condannato per depistaggio in un unico caso.
L’altra cosa che salta agli occhi a chi si occupa di stragi è che tutti i testimoni fanno regolarmente una brutta fine. Una mattanza infinita, e sempre con le stesse tecniche. E sempre con una pervicace volontà degli inquirenti di archiviare come suicidi o incidenti dei palesi omicidi.
Allora i conti qui non tornano.
A meno di non voler dire che tutti gli inquirenti erano dei dementi, e che per una casualità tutti i testimoni muoiono inevitabilmente con le stesse cinque o sei tecniche, vuol dire che c’è un filo rosso che collega tutti questi casi.
Questo filo rosso sono i servizi segreti che uccidono e depistano.
Ma i servizi segreti (non si scappa su questo punto) sono – o dovrebbero essere – sotto il controllo dello Stato.
Poi, per carità, si parla sempre di servizi segreti deviati. Ma i servizi non deviati? Che fanno? Dormono? Non sono mai riusciti a fermare la mattanza ad opera dei servizi segreti deviati.
E allora a fronte di questa situazione è l’anticomplottista che è un imbecille. Non il complottista. Perché quando i servizi segreti fanno regolarmente secchi tutti coloro che si oppongono al sistema, con una tecnica che dopo un po’ la riconoscerebbe anche mia nipote di otto anni, allora vuol dire che il problema non è la mafia. E’ lo stato stesso.

4. Il terrorismo e la regia unica. Il programma P2.
Dagli anni sessanta ad oggi contiamo decine di stragi in Italia. Ustica, Piazza della Loggia, Italicus, Banca dell’Agricoltura, Moby Prince, Strage di Bologna, ecc… Mai nessun colpevole. Ma sempre gli stessi elementi comuni: la presenza dei servizi segreti a depistare. I testimoni che muoiono come mosche con la stessa tecnica identica in ogni vicenda.
I terroristi sono per la maggior parte liberi all’estero, allegramente latitanti; quando sono stati in galera sono stati trattati con i guanti bianchi e vanno addirittura a parlare alle università perché, che diamine, non dobbiamo serbare rancore, il passato è passato. E qualcuno lo hanno addirittura messo in parlamento, con la carica di segretario alla Presidenza della Camera (alludo a D’Elia).
Negli ultimi anni viene fuori che dietro a tutte le stragi, sia rosse che nere, c’era Gladio. Lo scopo del periodo stragista era arrivare all’attuale forma di governo bipolare, per instaurare un governo di destra secondo quello che era il programma della P2. Ma gli anticomplottisti questo non lo sanno. E se lo sanno non lo considerano. E se lo considerano… eh bè, che diamine, esistono pure le coincidenze. Ti pare che dobbiamo cercare per forza un complotto per questa situazione kafkiana?

A leggere il programma della P2 è sorprendente come esso sia proprio identico alla situazione attuale: bipolarismo, indebolimento della magistratura, indebolimento della scuola pubblica, controllo dell’informazione.
Inoltre Gelli non solo è libero, potente e considerato, ma parla in programmi TV.
Allora delle due l’una: o la P2 ha realizzato il suo programma. Oppure è una coincidenza.
Il fatto che dopo la scoperta della P2 tutti gli iscritti abbiano fatto carriera e addirittura la tessera 1816 ce la troviamo come Presidente del Consiglio… ma sì… forse è una coincidenza.

5. La mafia.
Per decenni ce l’hanno menata con questa storia che al sud c’è la mafia. Il che è pure vero.
Poi sempre per decenni ce l’hanno menata con la storia della gente del sud che è omertosa, e complice della mafia. Il che è pure vero.
Solo che, ad un certo punto, i conti non tornano più. Perché oggi esistono tecnologie sofisticatissime e a basso costo che permettono di effettuare intercettazioni telefoniche e ambientali da qualsiasi parte del pianeta. I nostri servizi segreti contano migliaia di dipendenti, senza calcolare tutte le persone che sono comunque pagate dai servizi. Aggiungiamo che abbiamo un esercito che non fa praticamente quasi nulla tranne mantenere se stesso ed andare in missione all’estero.
E allora si capisce che lo Stato ha i mezzi per fermare le varie mafie, se vuole, in pochi mesi.
Ma se non lo fa è evidentemente per una volontà precisa di non fermarla.
Allora si capisce anche che hanno ragione i meridionali a non denunciare i fatti che vedono. Perché capiscono che il problema non è la mafia, ma è lo stato.
Ed è dallo stato che i cittadini del sud si difendono, prima ancora che dalla mafia.
Ecco perché i meridionali non parlano e sono omertosi. E hanno ragione.
Tra l’altro, da quando mi occupo di questi argomenti non vivo più sicuro; e la gente attorno a me mi dice “ma chi te lo fa fare? Ma voltati dall’altra parte” Come fanno al sud.
Eppure io abito al centro. Allora il problema della mafia non è che la gente è omertosa. La gente infatti è omertosa anche al nord e al centro, a quanto posso constatare nella esperienza personale. Il problema è un altro. La mafia esiste perché lo Stato lo vuole.

6. Complicità della Chiesa.
Qui il problema è delicato.
Sono stato un cattolico, con tanto di tessera Azione cattolica per anni. Uno zio prete. Una madre insegnante di religione. Insomma, un discreto background.
A un certo punto ho iniziato ad avere qualche sospetto.
Il messaggio di Cristo è preciso. Amore, pace, porgere l’altra guancia.
Allora le domande sono: “1) Ma la Chiesa non dovrebbe essere contro ogni forma di violenza? Che senso ha benedire i soldati che partono per il fronte? Afghanistan, Iraq, Vietnam, sono enormi bagni di sangue, che non dovrebbero essere concepiti. Ci vorrebbe la scomunica per chiunque anche solo osasse pensare di attaccare un altro paese. Invece niente; Benedetto XVI trova addirittura unità di intenti con Bush, cioè con uno che ha dichiarato guerra ad un paese straniero con una scusa ridicola, e che ha mandato a morire milioni di suoi cittadini; che è come dire che un PM Palermitano trova unità di intenti con Cosa Nostra.
Poi c’è il problema rosacrociano. E qui, si sa, gli anticomplottisti in genere neanche sanno chi siano questi rosacroce.
Ma quando uno ha un po’ di cultura più della media capisce che la massoneria rosacrociana è la più potente nel mondo, e capisce altresì che i rosacroce si avvalgono di simboli cristiani, e un uomo di Chiesa e di cultura non può ignorare questo fenomeno. Allora dici a te stesso: ma come mai la Chiesa non denuncia questi fatti? Come mai non parlano mai di Rosacroce? (ad esempio la gesuitica Civiltà cattolica, di cui mio padre possiede centinaia di numeri nella sua biblioteca, non ne fa mai cenno).
E la risposta non è piacevole.
La risposta che uno trova è da complottista, sì; e quella parte cattolica che ancora vive in te perché sei stato educato per decenni così, dentro di sé prega che la risposta non sia quella che pensi. Che sia tutto un abbaglio.
Ma a pensare da anticomplottista mi sembra di pensare come un imbecille. E allora purtroppo preferisco essere complottista.

7. La letteratura.
Quando parlo di massoneria, e in particolare di massoneria rosacrociana, come la chiave della spiegazione della maggior parte dei misteri d’Italia, mi si risponde che sono ipotesi non suffragate da nulla. In fondo, chi li conosce questi Rosacroce?
In realtà basta entrare in una libreria molto fornita per accorgersi che di titoli su templari e rosacroce ce ne sono centinaia.

I templari sono un ordine esistito ufficialmente fino al 1300.
Mentre i Rosacroce addirittura, secondo alcuni, non esisterebbero.
Ma centinaia di titoli su un ordine cavalleresco che non esiste più da secoli sono decisamente troppi.
Specialmente poi non c’è rapporto tra la diffusione di titoli su queste due istituzioni, a fronte dell’interesse che l’argomento suscita nei media ufficiali. TV e giornali dedicano ad esempio molta attenzione a fenomeni come l’astrologia, la moda, i motori, ecc… ma quasi nulla a templari e rosacroce, mentre il rapporto è invertito in libreria. Di libri su moto e auto ne troverete qualche decina. Ma centinaia su Templari e Rosacroce. Molti di più anche rispetto ad argomenti pure importanti come la seconda guerra mondiale.
Viene il dubbio che i media ufficiali vogliono presentare una realtà che non corrisponde alla reale importanza dei problemi trattati. Cioè viene il dubbio che i media si occupino di cazzate, e tralascino le cose veramente importanti.
E a chi replica che in fondo la massoneria non è così importante, viene da rispondere che se sulla moneta da un dollaro abbiamo raffigurati una marea di simboli massonici come la piramide, la scritta novus ordo seclorum, ecc…, bè, allora forse così insignificante non è. La moneta è infatti il bene materiale più importante per uno stato, quello che andrà comunque nelle mani di tutti, e quello che, in qualche modo, rappresenta lo stato nel mondo.
Insomma, non hanno messo sulla moneta da un dollaro il simbolo di un’organizzazione buddista, o di un'associazione di tutela della flora e della fauna, ma simboli massonici. E un motivo ci deve essere.

8. Alcune spiegazioni ufficiali che non quadrano.
Poi a me alcune spiegazioni ufficiali della storia non mi hanno mai convinto.
Ad esempio, prendiamo i colori della bandiera italiana. Mi era sempre sembrata una gran cazzata che avessero scelto quei colori perché il rosso rappresentava il sangue dei nostri caduti, il bianco la neve delle nostre montagne, e il verde il colore delle nostre valli.
Prima di tutto abbiamo dei mari stupendi e allora non si capisce perché non hanno messo anche il blu. Poi la neve ce l’abbiamo sì, ma in poche zone d’Italia, e non per tutto l’anno. Allora perché non rappresentare anche i colori della Calabria, della Sicilia, ecc..?
Inoltre gli stessi colori li hanno scelti anche altre nazioni. Anche l’Algeria, il Burundi, La Costa D’avorio e il Madagascar hanno gli stessi colori della nostra bandiera ma non mi vengano a dire che il bianco è quello della neve, perché lì fa un caldo che si schiatta e la neve manco sanno cosa è. Poi scopro che l’Ungheria ha la bandiera identica alla nostra, solo che ha i colori per lungo anziché per largo.
No. Decisamente… mi era sempre sembrata una spiegazione demenziale anche quando ero alle elementari.
Se invece capisci che i Rosacroce sono i vertici del potere internazionale, e che i loro colori d’elezione sono il rosso, il verde e il bianco… allora i conti tornano. Ci hanno semplicemente raccontato un mucchio di cazzate.
Chissà che gli raccontano in Madagascar…

Quando studiavo la storia, al liceo, mi annoiavo. Da una parte mi affascinava, ma da un’altra c’era qualcosa che mi respingeva. Non capivo il perché.
Ad esempio la seconda guerra mondiale. Non si sa quanti libri ho letto sulla seconda guerra mondiale e sull’ascesa del nazismo. Ero affascinato dal fenomeno del nazismo e ho letto libri di tutti i tipi; da quelli di Wiesenthal, alle varie biografie di Hitler…. Eppure i conti non mi tornavano mai e alle fine regolarmente mi scordavo tutto quello che avevo letto.
Già. Perché la storia come ce la presentano la maggior parte dei libri è una serie di avvenimenti messi in fila senza apparente logica, a meno di non pensare di essere stati per secoli governati da degli idioti.
Alcuni esempi. Non sono mai riuscito a capire come cazzo avesse fatto Garibaldi con soli mille uomini a compiere la sua impresa.
E che dire della prima guerra mondiale? Non ho mai capito come si possa far scoppiare una guerra per colpa di un anarchico che spara all’arciduca Francesco Ferdinando.
Ma il capolavoro della demenza umana è la seconda guerra mondiale. Non ho mai capito come avesse fatto Hitler ad armarsi, poi conquistare l’Austria, poi la Polonia, nella assoluta tranquillità degli stati attorno, che avrebbero dovuto fermarlo molto ma molto prima. Quello si armava, conquistava un paese e poi rassicurava tutti: “state tranquilli… ho conquistato l’Austria ma ora mi fermo qui…. Vogliamo la pace noi….”.


Sembra l’America di oggi: “siamo un popolo democratico noi. Vogliamo pace e prosperità. Ora conquistiamo uno staterello, ma poi basta. Poi un altro e ancora basta. Poi un altro ancora….” E nessuno dice nulla, tranne qualche lurido comunista, o qualche anarchico; gente ingrata che anzichè ringraziare l'America per averci liberato dagli americani, li considera dei guerrafondai imperialisti solo per qualche misero milione di morti e qualche decina di guerre negli ultimi 60 anni.
Quando capisci che Hitler fu armato dalle banche inglesi allora sì che i conti tornano e capisci perché nessuno lo fermò.
E quando poi capisci che le stesse banche che hanno finanziato Hitler hanno finanziato anche gli angloamericani... bè... un pochino ti incazzi... ma giusto un po'.
Poi Garibaldi. Quando capisci che l’impresa di Garibaldi fu preparata dalla massoneria e le truppe borboniche non combattevano neanche perché avevano ricevuto ordine di ritirarsi, allora i conti tornano. Ecco perchè mille uomini hanno avuto la meglio sulle truppe borboniche.



Per non parlare del conflitto Israeliano Palestinese. Dopo decenni di guerre sanguinose credo che tutti si siano stancati e pur di una tregua, sia palestinesi che israeliani darebbero chissà cosa. Ma è evidente che non c’è questa volontà, anzi, c’è una fortissima volontà contraria da parte di tutti i governanti del mondo. E quando studi il problema alla luce della volontà massonica di creare un focolaio di guerra permanente per poi scatenare un gigantesco conflitto futuro, allora i conti tornano.
Allora essere complottisti nello studio della storia non è una volontà di vedere complotti ovunque. Ma è una necessità scaturita dalla volontà di capire le cause, apparentemente inspiegabili, di certi avvenimenti.

9. I Giornali e le TV.
Per anni dall’età di venti fino ai trenta anni, ho letto anche due quotidiani al giorno, oltre ai vari settimanali, Panorama e l’Espresso. A un certo punto smisi di leggerli perché mi pareva che dicessero sempre le stesse cose.
Tralasciando la politica, che pare che da circa un secolo vada avanti con le stesse dichiarazioni e gli stessi comportamenti (la maggioranza dice o fa qualcosa; l’opposizione dice che è contro gli interessi del paese; la maggioranza dice che l’opposizione non collabora, poi ogni volta che va su qualcuno dice che la colpa dello sfascio è del governo precedente che nega) anche nella cronaca succedevano sempre le stesse cose.
I fatti seguono sempre lo stesso schema identico in 3 punti:

1) Esiste il problema mafia? 2) Chi indaga viene ammazzato. 3) Se non vengono ammazzati i giornali li attaccano e il problema italiano diventano non la mafia, ma i giudici stessi (ricordate Falcone e Borsellino?), poi si solleva il problema dei giudici che devono lavorare in silenzio e che sono troppo giustizialisti.

1) Esiste il problema massoneria? 2) Arrivano Cordova, Woodcock, De Magistris. 3) I giornali li attaccano e il problema italiano diventano Cordova, Woodcock, De Magistris, i magistrati che devono lavorare in silenzio e che hanno troppo potere.

Scoppia il casino di Tangentopoli? Arrivano quelli che indagano, Di Pietro, Borrelli, il pool di Milano. Dopo un po’ il problema diventa non che esiste un sistema criminale che corrompe tutto e tutti; ma i magistrati, troppo politicizzati, con troppi poteri, che non lavorano in silenzio, ecc…

Sempre le stesse cose. Sempre uguali. Basta. Pietà. Non ne possiamo più.
Insomma.
A un certo punto uno si rompe le palle e smette di leggere. Tanto si può sempre anticipare cosa succede.
Però a questo punto uno si pone qualche domanda. Come mai sempre le stesse cose, sempre gli stessi meccanismi?
Ovviamente per anni non avevo capito dove era il bandolo della matassa. Non avevo capito che esisteva un sistema perfetto come un orologio per azzerare qualsiasi tentativo di legalità.
E allora se qualcuno formula una teoria complottista occorrerebbe perlomeno farsi venire il beneficio del dubbio. Altrimenti è l’anticomplottista che è un imbecille. Ma si sa. Gli imbecilli non sanno di essere imbecilli. Se no che imbecilli sarebbero?

10. I giornalisti coraggiosi.
A un certo punto quando avevo trenta anni, il mondo dell’informazione mi pareva diviso in due. Da una parte Vespa, Fede, Liguori, Ferrara, Belpietro, Jas Gawronski, Farina, Mario Giordano, cioè i giornalisti totalmente asserviti al potere in modo conclamato. E poi i giornalisti coraggiosi, quelli che dicono la verità e denunciano le complicità tra la mafia e lo stato, ovvero Nando Dalla Chiesa, Travaglio, Gomez, Santoro, ecc…
Certo, qualche domanda te la fai… Noti che non si occupano di certi temi e quando li toccano lo fanno in modo superficiale.
Noti che l’inchiesta del giudice Cordova aveva messo in luce che la massoneria deviata è lo strumento di collegamento tra mafia, politica e imprenditoria, e che aveva toccato problematiche addirittura più pericolose di quelle sollevate da Falcone e Borsellino.
Dopo un po’ capisci.
Capisci che questi giornalisti stanno lì come specchietti per le allodole, per far vedere che il sistema è democratico, che le voci fuori dal coro esistono. Ma capisci che deviano accuratamente l’attenzione della gente dalle problematiche principali: cioè la proprietà privata della banche centrali, che è la vera ragione dello sfascio economico programmato di questi ultimi tempi; il ruolo della massoneria in politica; Gladio come regia unica di tutte le stragi in Italia.
Ma loro, questi giornalisti d’assalto, non se ne sono resi conto.

11. Le leggi.
Ma soprattutto l’esistenza di un sistema ben organizzato risulta dalle leggi. Per risolvere buona parte dei problemi italiani basterebbero riforme semplici.
Anzitutto la prescrizione dei reati. Ora tutti i reati vanno in prescrizione a causa della lunghezza dei processi. Sarebbe sufficiente fare una piccola modifica di poche parole, e prevedere che la prescrizione si interrompa con l’inizio del processo, come del resto è previsto in quasi tutte le legislazioni del mondo. E una buona parte dei problemi della giustizia penale sarebbero risolti.
Poi basterebbe semplificare i vari riti civili e prevedere che la maggior parte delle udienze siano orali, con la registrazione meccanografica delle udienze. Alla prima udienza il giudice verifica il contraddittorio e le parti dibattono il problema; la maggior parte delle cause palesemente pretestuose o dilatorie scomparirebbero perchè verrebbero eliminate dal filtro della prima udienza. La maggior parte dei processi si risolverebbe in pochi giorni, anziché durare anni.
La giustizia amministrativa poi è una vergogna. E’ inammissibile che occorrano anni di causa solo per capire se il giudice che deve conoscere una certa causa è il giudice amministrativo o civile. Qualche mese fa è uscita una sentenza della cassazione a sezioni unite solo per decidere a chi spettava il compito di decidere riguardo ad un diritto di pascolo su un prato; in altre parole ci sono voluti anni, e milioni di euro dei contribuenti, solo per capire a quale giudice doveva essere affidata la causa.
Quando sei studente non capisci il sistema. Studi e basta. E più studi più pensi che prima o poi capirai sempre di più. Ma in realtà più capisci e più il sistema sembra folle; e a un certo punto, quando – come ho fatto io – ho scritto un manuale di diritto amministrativo ad uso degli studi post–universitari, capisci che il sistema è quello che è perché se lo si semplificasse, verrebbero fuori le magagne del potere. E che potrebbe semplificarsi con un semplice leggina, fatta da un articolo, che dicesse semplicemente: tutte le cause che riguardano gli enti pubblici sono devolute al Giudice amministrativo. Tutte le cause che riguardano enti privati sono devolute al giudice ordinario. Sarebbe la fine di anni, o decenni di processi inutili che vanno avanti solo per capire il giudice chiamato a decidere.
Il nostro sistema giudiziario è una immensa presa in giro per non far capire nulla al cittadino di come vanno realmente le cose. E’ una immensa macchina mangiasoldi che serve solo per dare stipendi ai magistrati e soldi agli avvocati. Ma non serve ad altro che a proteggere i delinquenti e a non fare quasi mai una vera giustizia.
Sono i tempi del processo, è la mancanza di soldi, è l’esigenza del rispetto del contraddittorio, si pensa quando si è studenti. No. La verità è che l’unico motivo di questo sistema allucinante è il mantenimento dello status quo.

12. Quasi in conclusione. Le vittime.
Per un po’ di tempo pensavo che il problema fosse solo processuale e culturale. Cioè pensavo, in altre parole, che siamo ancora culturalmente lontani dal poter ragionare collegando i vari pezzi della storia e ravvisando nella massoneria questo filo rosso; inoltre pensavo che fosse anche un problema di prove, nel senso che in effetti, in passato, anche se di prove ne hanno lasciate tante, esse erano tutte di difficile reperibilità e anche di difficile lettura.
Tuttavia pensavo che mostrando dei documenti, facendo una serie di collegamenti per me assolutamente evidenti, e ascoltando le testimonianze di varie persone, nel singolo individuo si potesse creare una visione non distorta della realtà.
Ma qui mi sono scontrato con un dato di fatto che, lo ammetto, non mi aspettavo.
La gente non vuole capire.
Anche quando porti delle prove documentali precise, anche quando inviti a leggere libri scritti da autori accreditati, la gente non ne vuole sapere lo stesso.
Quando ad un certo punto il sistema mi è stato chiaro, ogni tanto mi sono imbattuto nelle mie ricerche in alcune verità contrarie a quelle ufficiali. Per almeno tre volte mi è capitato di vedere che delitti palesi e di gente famosa, fatti passare per incidenti e suicidi, non erano tali. La prima cosa che fareste voi quale sarebbe? Io ho chiamato i diretti interessati, i familiari delle vittime.
La reazione di rifiuto di costoro, che pure, a loro dire, cercano la verità, mi ha fatto capire che il problema non è solo culturale e processuale. E’ psicologico e sociologico.
Perché accettare la realtà è duro e, anche se uno si lamenta delle ingiustizie subite dallo stato, degli inquinamenti delle indagini, dei depistaggi, è molto più facile accettare la realtà ufficiale e sperare che un giorno tutto torni alla normalità.
In questo senso è un esempio mio padre. Pur avendo vissuto accanto a me determinati avvenimenti, pur avendo ricevuto minacce di vario tipo che gli hanno fatto perdere il sonno e la tranquillità per sempre, non accetta l’idea della Rosa Rossa. I miei incidenti sono casuali, nessuno ha mai tentato i uccidermi, quella notte del 2 gennaio in un albergo di Modena, e mi sono semplicemente suggestionato. E così può continuare a votare quelle stesse persone che sono i mandanti delle minacce da lui subite. E se un giorno mi uccideranno, a parte il comprensibile sollievo per la fine di un incubo che incombe nella loro vita, il mio sarà stato senz’altro un incidente. E continuerà a votare le stesse persone.
In tal modo sarà ristabilito lo status quo. E finalmente la sua mente troverà pace.
Con la mia famiglia non ho più molti rapporti. In particolare con mio padre non ci parliamo più perché ritiene che io sia il problema. Non il sistema io cui viviamo, e la necessità di non voltarsi dall’altra parte. Io.
Come meravigliarsi allora se qualcuno legge i miei articoli e poi passa agli insulti, alle derisioni, ecc…?
Invece di porsi il problema e studiare e approfondire, meglio pensare che il problema sia io. E’ più comodo. Si perde meno tempo e non si deve ribaltare convinzioni che oramai sono acquisite da anni.
E quando qualche magistrato coraggioso fa un’inchiesta coraggiosa… meglio mandare via lui, piuttosto che parlare dei problemi da questo sollevati. Il problema è chi indaga, mica l’indagato.
Il meccanismo è lo stesso in tutti i campi.

13. In Conclusione.
Ricapitoliamo dunque.
L’anticomplottista è quella persona intelligente e razionale che:
- ritiene che non siano mai stati individuati i responsabili delle stragi perché i mandanti sono davvero bravi ad occultarsi e a non farsi scoprire. E i nostri poliziotti e magistrati sono dei deficienti.
- ritiene che la mafia non può essere sconfitta perché i meridionali sono omertosi. E poi la mafia ha ancora un forte consenso sociale nelle campagne e nei paesi.
- ritiene che la politica demenziale della sinistra di questi ultimi decenni è dovuta a scarsa coesione interna, dissidi, ecc…
- ritiene che i giornali siano assolutamente uniformati quanto a qualità e quantità di notizie, e quanto alla ripetitività di esse, perché succedono sempre le stesse cose;
- ritiene che la Chiesa non prenda posizione contro la guerra, non condanni i guerrafondai, nello IOR nasconda i soldi della mafia mondiale, perché il messaggio di Cristo impone di amare prima di tutto il delinquente e la prostituta; la parabola del figliuol prodigo non dice forse che per il figlio perduto si allestisce il banchetto col vitello grasso? E lei infatti la parabola l’ha presa alla lettera. Ecco perché ad esempio Paolo VI diede delle importanti cariche vaticane a Gelli e Ortolani, gli ideatori della P2. Erano le pecorelle smarrite. Erano i figli perduti e poi ritrovati e quindi gli ha allestito un bel banchetto con le casse dello IOR.
- Ritiene sia un caso se molti membri che erano nella lista della P2 ora ricoprono cariche importanti, da Berlusconi, a Maurizio Costanzo.
- Ritiene che l’11 settembre è stato organizzato da uno che vive in una caverna; poi gli aerei hanno centrato il bersaglio, e per puro caso le torri sono venute giù interamente. Dopodichè Bush, avendo a cuore la sua gente, ha deciso di attaccare l’Iraq perché era uno stato canaglia, sperando in tal modo di risolvere il problema terroristico, non avvedendosi della leggerissima contraddizione tra il voler combattere il terrorismo (cioè un fenomeno interno) con lo scatenare una guerra (cioè un fenomeno esterno); si sa che le guerre in genere aumentano gli odi e i dissidi, ma si vede che i suoi analisti non arrivano a un simile livello di profondità.
- Ritiene che la Banca d’Italia è privatizzata e la BCE è fuori dal controllo dei governi perché si sa, il privato è più efficiente del pubblico. Stesso discorso vale per la privatizzazione dell’acqua, del servizio delle esattorie degli enti locali, ecc… Meglio darli ai privati. Siamo in un’epoca liberale, che diamine, e basta con questo centralismo statale di tipo comunista!!!
- Ritiene che non si facciano leggi serie di riforma dei codici perché i parlamentari non hanno tempo. Sono troppo impegnati a combattere la mafia, il terrorismo, la situazione economica attuale, ecc… hanno altre priorità loro. Le riforme possono aspettare.

In realtà l’anticomplottista è due tipi. C’è l’ignorante che non ha mai letto un atto giudiziario, che non ha mai approfondito la cultura massonica, e quindi segue le vicende politiche solo sui giornali ritenendo magari che leggere due o tre quotidiani sia sufficiente per essere informato veramente. E quindi il suo anticomplottismo è sintomo unicamente di chiusura mentale e ignoranza ma non di mala fede.
E poi c’è l’anticomplottista colto, il giornalista che scrive libri e ci informa su tutte le vicende della vita italiana, lo scrittore, ecc…. Questo anticmplottista in genere non è deficiente. E’ intelligente, spesso anche tanto, ma è solo in mala fede e fa parte del sistema. E il sistema presuppone che chi ne fa parte debba negare i fenomeni che abbiamo elencato.

Il complottista invece è quella persona che vede una regia unica dietro tutti questi fatti, una precisa volontà di non perseguire i reati dei colletti bianchi, ma di vessare la povera gente, gli extracomunitari, la gente che non ce la fa ad arrivare a fine mese. Il complottista arriva addirittura – orrore orrore – a ipotizzare un accordo tra Chiesa Cattolica e poteri massonici…. Davvero una cosa inconcepibile, eretica.
Il complottista è quello che crede alle scie chimiche, alla massoneria rosacrociana come regia unica delle mafie e delle varie criminalità mondiali, all’esistenza di un’organizzazione chiamata Rosa Rossa dietro a molti dei delitti che la stampa ci propina come delitti comuni. Talvolta, si sa, alcuni complottisti sfociano nel paranoico, credono agli UFO, e pure ai rettiliani di Icke.

Ma se la scelta è questa… allora preferisco essere paranoico. Meglio paranoico che deficiente. E sono orgoglioso di essere un complottista.


Il giorno che andrò in giro a dire le stesse cose che dice Icke non mi preoccuperò più di tanto. Al massimo mi curo con qualche pastiglia di Serenase (un antidelirante).


Mi preoccuperei invece se cominciassi a dire le cose che dicono Vespa, Gawronski, Facci, Giordano, Ferrara, ecc. Perchè per questi casi non c'è cura: Sono troppo gravi, e alcuni di loro, forse, sono pure in buona fede.


Ma se comincerò a parlare come Travaglio o Santoro, per cortesia uccidetemi. Perché vorrà dire che mi hanno comprato, o mi hanno fatto il lavaggio del cervello col programma MK Ultra (che ovviamente a quel punto dirò di non conoscere).



Ps. Termino il post con una frase tratta da un blog che lessi tempo fa. Il blog è "Tra cielo e terra" di Santaruina.

Quello che ho scoperto in questi anni è che il “complottismo” per come lo si intende generalmente, è fenomeno alquanto raro.
Vi sono invece numerose persone che ad un certo momento della loro vita scoprono, qual novità, che i governi mentono, scoprono che la storia che si insegna a scuola omette alcuni particolari alquanto importanti, che gli eventi spesso si svolgono in modi molto più complessi di come potrebbe apparire ad uno sguardo superficiale.
E’ una questione di ricerca, perché, per quanto possa sembrare strano, documenti e fonti autorevoli che svelano la faccia occulta della storia esistono, sono a disposizione.
Basta cercarli.

Fonte:Paolo Franceschetti

mercoledì 31 dicembre 2008

Geometria del Male, di Sigismondo Panvini


Geometria del male. Di Sigismondo Panvini. Ed. Punto di Incontro.

Consigliamo la lettura di un libro interessantissimo. Un romanzo che, però, non è un romanzo. Geometria del male, di Sigismondo Panvini.

Alcuni dei pezzi più significativi per invogliarvi alla lettura.


Weishaupt (il fondatore degli illuminati) elaborò nel 1770 "Il nuovo testamento di Satana” e nel 1773 insieme a Mayer Amschel Rotschild mise a punto il piano per instaurare il Novus ordo Seculorum, una nuova era luciferina.

L’organizzazione aveva una struttura piramidale e diversi gradi di iniziazione. Uno degli aspetti più innovativi era l’aggiunta di tre gradi inferiori a cui potevano accedere un gran numero di adepti che in realtà non venivano iniziati ai veri misteri della setta. L’apertura della società alla gente comune permise di influenzare la società in tutte le sue componenti.
Weishaupt reclutò anche le donne.
...
Pag. 48: Il rito egiziano, di cui Cagliostro era divenuto Gran Cofto, doveva la sua ispirazione ai testi dell’egiziano Ermete Trismegisto, che recuperati, tradotti in arabo e commentati avevano aperto le porte allo straordinario pensiero sufi, le cui correnti germinarono nell’Asia centrale e vennero da lì diffuse in tutto il mondo. Il Gran Cofto aveva come sigillo un serpente con una mela in bocca, ritto sulla coda a formare una S, trafitto da parte a parte da una freccia che formava una I. Il monogramma SI significa Superieur Inconnu (superiore sconosciuto) (da notare che il simbolo è identico a quello del dollaro: NDR).
Cagliostro negherà la "Scienza della storia" di GB Vico, opponendo una teoria che interpretava, invece, la storia come una sorta di eventi intellegibili solo a chi fosse capace di compiere un percorso spirituale per penetrare con gli occhi della mente spazi infiniti.

In breve gli illuminati assunsero il controllo di tutti gli ordini più importanti sino a creare una rete di società segrete. Il loro progetto era di creare la divisione delle masse attraverso la politica, l’economia, la religione, l’etnia; corrompere i politici, scegliere i governanti tra i più servili e sottomessi; avere il controllo dell’istruzione per indirizzare i giovani; controllare la stampa; abituare le masse a vivere delle apparenze per soddisfare solo il loro piacere (pag. 50).

Pag. 54: Secondo Von Hund, prima di salire sulla pira De Molay (l’ultimo maestro templare) aveva nominato il suo successore. Ciò testimonia che l’organizzazione templare era sopravvissuta per sette secoli dal rogo di Jacques de Molay, diventando da Ordine dell’Antica Confraternita dei Rosacroce, fondato in Scozia da Roberto Bruce, a ordine della Stretta osservanza Templare, diffusosi in Francia, Germania e Italia, fino alla Massoneria, all’ordine dei cavalieri eletti Cohen, al Martinismo dove, nella più assoluta segretezza, avevano continuato a essere consacrati Milites Christi, per l’espletamento della difficile missione tradere lucem.

55: Clinton era stato preparato dall’elitario Rhodes Group a diventare presidente fin dalla giovinezza.

66: La democrazia, rispecchiando i modelli geometrici diagrammatici tanto cari al collegio invisibile e alla Royal Society, è una vera e propria geometria del male. Ecco spiegato perché, nei ritratti delle alte gerarchie massoniche, la Bibbia, insieme al compasso e alla squadra, è sempre bene in evidenza. La Bibbia è il codice della massoneria, che deve essere interpretato come un percorso a ritroso dell’intera storia umana, che comincia da Mosè e si conclude con la creazione, preceduta da un tragico diluvio.

72: Il processo ai Templari ha assodato che in seno all’ordine vi era un disegno di unificazione del mondo con un nuovo ordinamento sociale.

86: A Guglielmo III si deve la nascita della Banca d’Inghilterra, seconda tappa dello sviluppo del sistema bancario globale, condizione necessaria per portare pochissimi uomini al controllo totale dell’umanità.

Fu proprio il carattere internazionale delle banche dei Rothschild, che conferì loro dei vantaggi unici sulle banche nazionali e sui governi. I legislatori e i parlamenti nazionali avrebbero potuto, e dovuto, limitare questi vantaggi, ma non lo fecero.
Questa situazione è rimasta inalterata per quanto riguarda le banche internazionali dei nostri tempi, e costituisce la spinta verso un governo mondiale.

101: Pochissimi uomini sono riusciti a dominare per intero il mondo attraverso il controllo delle banche e delle attività produttive. Si tratta di una semplice causalità o di una lunga strategia pazientemente perseguita attraverso secoli e millenni?

...

I superiori Incogniti ,seguendo un protocollo segreto stavano semplicemente trasformando (negli USA) un controllo palese in uno occulto, molto più penetrante ed efficace. Mentre l’impero di sua maestà veniva smantellato, essi istituirono nelle ex colonie una rete di società segrete, attraverso cui potevano manovrare l’economia e la politica avviando un controllo sempre più invasivo e capillare del genere umano.
Il consolidamento del loro potere è stato reso possibile grazie alla mafia e alle organizzazioni criminali, da loro direttamente o indirettamente controllate, le quali hanno esteso la loro rete ponendo sotto tutela settori obliqui della società, le cosiddette zone grigie dell’economia (prostituzione, traffici illeciti, gioco d’azzardo). Con la complice indifferenza dei poteri legali e istituzionali le banche sono diventate essenziali per la loro strategia di potere, in quanto la gestione delle grandi masse finanziarie che provenivano da quegli ambiti veniva affidata al sistema bancario.
Ciò ha messo i superiori Incogniti nella condizione di manipolare le istituzioni democratiche, che avevano provveduto a sostituire le antiche monarchie. La produzione legislativa veniva facilmente orientata inserendo ai vertici politici e di governo uomini asserviti ai loro biechi disegni.

121: Il fatturato globale delle organizzazioni malavitose oggi supera di gran lunga il PIL di tutte le nazioni dell’Africa e dell’America latina messe insieme.

...

Gli illuminati, i Superiori Incogniti, chiamateli come volete, sono coloro che hanno rivestito da sempre posizioni di vertice assoluto nel mondo. Costoro sono pochissimi e appartengono ad alcune delle più antiche e ricche famiglie del mondo, la cui caratteristica è quella di rimanere nascosti agli occhi del grande pubblico.
Il loro albero genealogico va indietro di migliaia di anni; sono molto attenti a mantenere il loro legame di sangue, di generazione in generazione senza interromperlo mai, per nessuna ragione, arrivando persino a uccidere chi della loro stirpe dovesse mai trasgredire un simile imperativo.
Il loro potere risiede nell’economia. Controllano tutte le banche Internazionali, il settore petrolifero e tutti i più potenti settori industriali e commerciali ma, soprattutto, comandano direttamente e indirettamente, attraverso uomini da loro indicati, la maggior parte dei governi occidentali e degli organismi internazionali (primo tra tutti l’ONU, la Banca mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, l’Unione Europea). In realtà il loro vero obiettivo è quello di formare un’organizzazione che possa attivamente contribuire ai disegni per la costituzione di un nuovo ordine mondiale, e di un governo mondiale entro la fatidica data del 2012.

.....

William Cooper, un anziano sottufficiale dei Servizi Segreti della marina statunitense, nel suo libro "Behold a pale horse" parla del pensiero e della strategia adottati dal comitato politico del gruppo Bilderberg, basandosi su un documento programmatico del maggio 1979 in possesso dei Servizi di informazione della Marina Statunitense e da lui ritrovato nel 1986, dal titolo quanto mai significativo: “Armi silenziose per delle guerre tranquille”, un vero manuale per soggiogare il mondo intero attraverso il controllo dell’economia. Il documento richiama i documenti scritti da Weishaupt e Rotschild.
Le banche, da sempre strettamente legate a spregiudicati affaristi, hanno da sempre finanziato traffici illeciti, contrabbando, speculazioni essendo unicamente interessate agli immensi profitti che gli investimenti possono fruttare.
La speculazione finanziaria, il traffico di armi, di organi umani, di materiale tossico e radioattivo, la prostituzione, il commercio di droga perciò sono divenute il principale canale di impiego finanziario di grandi banche mondiali e persino di governi: essi avrebbero addirittura il compito di riciclare e ripulire gli immensi profitti che da tali attività derivano,

125: La Trilaterale ha collocato i suoi uomini nei settori al vertice dei governi occidentali per realizzare i suoi programmi. Tra di essi in Italia figurano Romano Prodi, Carlo Azeglio Ciampi, Mario Monti, Renato Ruggiero ex direttore generale del WTO ed ex ministro degli esteri del governo Berlusconi e lo stesso Silvio Berlusconi, ex Presidente del Consiglio, Ottaviano del Turco, ex segretario nazionale CGIL, ex Presidente della commissione nazionale antimafia ed ex Ministro delle finanze; Giuseppe Gazzoni Frascara, ex presidente Industrie Alimentari, Arrigo levi, giornalista del Corriere della Sera e politico, Sergio Romano, ex ambasciatore ed editorialista, Margherita Boniver, Carlo De Benedetti, Giorgio la Malfa, Giorgio De Michelis, Giorgio Benvenuto. E altri….

Nei tempi antichi gli uomini del denaro vivevano ai bordi della società, mal sopportati per le loro ruberie e per le loro usure. A partire dalle grandi rivoluzioni Americana e Francese essi hanno rialzato la testa, acquisito potere, condizionato progressivamente tutto e tutti, rimanendo sempre dietro le quinte a manovrare fili.
E’ emblematico, in tal senso, il favore che la Trilaterale ha sempre accordato alla sinistra italiana dalla metà degli anni 70 fino all’appoggio fornito dal governo Prodi.

Si tratta di una grande congiura ordita contro il mondo, l’antica cospirazione sinarchica, riciclata in versione moderna che ha come fine quello di impadronirsi del governo del mondo.

Quello che dobbiamo fare è capire il perché…

Qui finisce la prima parte del libro. La seconda è più difficile e richiede un minimo di conoscenze di esoterismo, altrimenti risulta incomprensibile.
Buona lettura.

******

PS.
Splendido, nel libro, è la descrizione di come il successo delle imprese di Garibaldi dipese dalla massoneria, altrimenti 1000 uomini non avrebbero mai potuto raggiungere il risultato che fu effettivamente conseguito.

Della stessa casa editrice consigliamo anche: La congiura degli illuminati, di Renè Chandelle.
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Geometria del male. Di Sigismondo Panvini. Ed. Punto di Incontro.

Consigliamo la lettura di un libro interessantissimo. Un romanzo che, però, non è un romanzo. Geometria del male, di Sigismondo Panvini.

Alcuni dei pezzi più significativi per invogliarvi alla lettura.


Weishaupt (il fondatore degli illuminati) elaborò nel 1770 "Il nuovo testamento di Satana” e nel 1773 insieme a Mayer Amschel Rotschild mise a punto il piano per instaurare il Novus ordo Seculorum, una nuova era luciferina.

L’organizzazione aveva una struttura piramidale e diversi gradi di iniziazione. Uno degli aspetti più innovativi era l’aggiunta di tre gradi inferiori a cui potevano accedere un gran numero di adepti che in realtà non venivano iniziati ai veri misteri della setta. L’apertura della società alla gente comune permise di influenzare la società in tutte le sue componenti.
Weishaupt reclutò anche le donne.
...
Pag. 48: Il rito egiziano, di cui Cagliostro era divenuto Gran Cofto, doveva la sua ispirazione ai testi dell’egiziano Ermete Trismegisto, che recuperati, tradotti in arabo e commentati avevano aperto le porte allo straordinario pensiero sufi, le cui correnti germinarono nell’Asia centrale e vennero da lì diffuse in tutto il mondo. Il Gran Cofto aveva come sigillo un serpente con una mela in bocca, ritto sulla coda a formare una S, trafitto da parte a parte da una freccia che formava una I. Il monogramma SI significa Superieur Inconnu (superiore sconosciuto) (da notare che il simbolo è identico a quello del dollaro: NDR).
Cagliostro negherà la "Scienza della storia" di GB Vico, opponendo una teoria che interpretava, invece, la storia come una sorta di eventi intellegibili solo a chi fosse capace di compiere un percorso spirituale per penetrare con gli occhi della mente spazi infiniti.

In breve gli illuminati assunsero il controllo di tutti gli ordini più importanti sino a creare una rete di società segrete. Il loro progetto era di creare la divisione delle masse attraverso la politica, l’economia, la religione, l’etnia; corrompere i politici, scegliere i governanti tra i più servili e sottomessi; avere il controllo dell’istruzione per indirizzare i giovani; controllare la stampa; abituare le masse a vivere delle apparenze per soddisfare solo il loro piacere (pag. 50).

Pag. 54: Secondo Von Hund, prima di salire sulla pira De Molay (l’ultimo maestro templare) aveva nominato il suo successore. Ciò testimonia che l’organizzazione templare era sopravvissuta per sette secoli dal rogo di Jacques de Molay, diventando da Ordine dell’Antica Confraternita dei Rosacroce, fondato in Scozia da Roberto Bruce, a ordine della Stretta osservanza Templare, diffusosi in Francia, Germania e Italia, fino alla Massoneria, all’ordine dei cavalieri eletti Cohen, al Martinismo dove, nella più assoluta segretezza, avevano continuato a essere consacrati Milites Christi, per l’espletamento della difficile missione tradere lucem.

55: Clinton era stato preparato dall’elitario Rhodes Group a diventare presidente fin dalla giovinezza.

66: La democrazia, rispecchiando i modelli geometrici diagrammatici tanto cari al collegio invisibile e alla Royal Society, è una vera e propria geometria del male. Ecco spiegato perché, nei ritratti delle alte gerarchie massoniche, la Bibbia, insieme al compasso e alla squadra, è sempre bene in evidenza. La Bibbia è il codice della massoneria, che deve essere interpretato come un percorso a ritroso dell’intera storia umana, che comincia da Mosè e si conclude con la creazione, preceduta da un tragico diluvio.

72: Il processo ai Templari ha assodato che in seno all’ordine vi era un disegno di unificazione del mondo con un nuovo ordinamento sociale.

86: A Guglielmo III si deve la nascita della Banca d’Inghilterra, seconda tappa dello sviluppo del sistema bancario globale, condizione necessaria per portare pochissimi uomini al controllo totale dell’umanità.

Fu proprio il carattere internazionale delle banche dei Rothschild, che conferì loro dei vantaggi unici sulle banche nazionali e sui governi. I legislatori e i parlamenti nazionali avrebbero potuto, e dovuto, limitare questi vantaggi, ma non lo fecero.
Questa situazione è rimasta inalterata per quanto riguarda le banche internazionali dei nostri tempi, e costituisce la spinta verso un governo mondiale.

101: Pochissimi uomini sono riusciti a dominare per intero il mondo attraverso il controllo delle banche e delle attività produttive. Si tratta di una semplice causalità o di una lunga strategia pazientemente perseguita attraverso secoli e millenni?

...

I superiori Incogniti ,seguendo un protocollo segreto stavano semplicemente trasformando (negli USA) un controllo palese in uno occulto, molto più penetrante ed efficace. Mentre l’impero di sua maestà veniva smantellato, essi istituirono nelle ex colonie una rete di società segrete, attraverso cui potevano manovrare l’economia e la politica avviando un controllo sempre più invasivo e capillare del genere umano.
Il consolidamento del loro potere è stato reso possibile grazie alla mafia e alle organizzazioni criminali, da loro direttamente o indirettamente controllate, le quali hanno esteso la loro rete ponendo sotto tutela settori obliqui della società, le cosiddette zone grigie dell’economia (prostituzione, traffici illeciti, gioco d’azzardo). Con la complice indifferenza dei poteri legali e istituzionali le banche sono diventate essenziali per la loro strategia di potere, in quanto la gestione delle grandi masse finanziarie che provenivano da quegli ambiti veniva affidata al sistema bancario.
Ciò ha messo i superiori Incogniti nella condizione di manipolare le istituzioni democratiche, che avevano provveduto a sostituire le antiche monarchie. La produzione legislativa veniva facilmente orientata inserendo ai vertici politici e di governo uomini asserviti ai loro biechi disegni.

121: Il fatturato globale delle organizzazioni malavitose oggi supera di gran lunga il PIL di tutte le nazioni dell’Africa e dell’America latina messe insieme.

...

Gli illuminati, i Superiori Incogniti, chiamateli come volete, sono coloro che hanno rivestito da sempre posizioni di vertice assoluto nel mondo. Costoro sono pochissimi e appartengono ad alcune delle più antiche e ricche famiglie del mondo, la cui caratteristica è quella di rimanere nascosti agli occhi del grande pubblico.
Il loro albero genealogico va indietro di migliaia di anni; sono molto attenti a mantenere il loro legame di sangue, di generazione in generazione senza interromperlo mai, per nessuna ragione, arrivando persino a uccidere chi della loro stirpe dovesse mai trasgredire un simile imperativo.
Il loro potere risiede nell’economia. Controllano tutte le banche Internazionali, il settore petrolifero e tutti i più potenti settori industriali e commerciali ma, soprattutto, comandano direttamente e indirettamente, attraverso uomini da loro indicati, la maggior parte dei governi occidentali e degli organismi internazionali (primo tra tutti l’ONU, la Banca mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, l’Unione Europea). In realtà il loro vero obiettivo è quello di formare un’organizzazione che possa attivamente contribuire ai disegni per la costituzione di un nuovo ordine mondiale, e di un governo mondiale entro la fatidica data del 2012.

.....

William Cooper, un anziano sottufficiale dei Servizi Segreti della marina statunitense, nel suo libro "Behold a pale horse" parla del pensiero e della strategia adottati dal comitato politico del gruppo Bilderberg, basandosi su un documento programmatico del maggio 1979 in possesso dei Servizi di informazione della Marina Statunitense e da lui ritrovato nel 1986, dal titolo quanto mai significativo: “Armi silenziose per delle guerre tranquille”, un vero manuale per soggiogare il mondo intero attraverso il controllo dell’economia. Il documento richiama i documenti scritti da Weishaupt e Rotschild.
Le banche, da sempre strettamente legate a spregiudicati affaristi, hanno da sempre finanziato traffici illeciti, contrabbando, speculazioni essendo unicamente interessate agli immensi profitti che gli investimenti possono fruttare.
La speculazione finanziaria, il traffico di armi, di organi umani, di materiale tossico e radioattivo, la prostituzione, il commercio di droga perciò sono divenute il principale canale di impiego finanziario di grandi banche mondiali e persino di governi: essi avrebbero addirittura il compito di riciclare e ripulire gli immensi profitti che da tali attività derivano,

125: La Trilaterale ha collocato i suoi uomini nei settori al vertice dei governi occidentali per realizzare i suoi programmi. Tra di essi in Italia figurano Romano Prodi, Carlo Azeglio Ciampi, Mario Monti, Renato Ruggiero ex direttore generale del WTO ed ex ministro degli esteri del governo Berlusconi e lo stesso Silvio Berlusconi, ex Presidente del Consiglio, Ottaviano del Turco, ex segretario nazionale CGIL, ex Presidente della commissione nazionale antimafia ed ex Ministro delle finanze; Giuseppe Gazzoni Frascara, ex presidente Industrie Alimentari, Arrigo levi, giornalista del Corriere della Sera e politico, Sergio Romano, ex ambasciatore ed editorialista, Margherita Boniver, Carlo De Benedetti, Giorgio la Malfa, Giorgio De Michelis, Giorgio Benvenuto. E altri….

Nei tempi antichi gli uomini del denaro vivevano ai bordi della società, mal sopportati per le loro ruberie e per le loro usure. A partire dalle grandi rivoluzioni Americana e Francese essi hanno rialzato la testa, acquisito potere, condizionato progressivamente tutto e tutti, rimanendo sempre dietro le quinte a manovrare fili.
E’ emblematico, in tal senso, il favore che la Trilaterale ha sempre accordato alla sinistra italiana dalla metà degli anni 70 fino all’appoggio fornito dal governo Prodi.

Si tratta di una grande congiura ordita contro il mondo, l’antica cospirazione sinarchica, riciclata in versione moderna che ha come fine quello di impadronirsi del governo del mondo.

Quello che dobbiamo fare è capire il perché…

Qui finisce la prima parte del libro. La seconda è più difficile e richiede un minimo di conoscenze di esoterismo, altrimenti risulta incomprensibile.
Buona lettura.

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PS.
Splendido, nel libro, è la descrizione di come il successo delle imprese di Garibaldi dipese dalla massoneria, altrimenti 1000 uomini non avrebbero mai potuto raggiungere il risultato che fu effettivamente conseguito.

Della stessa casa editrice consigliamo anche: La congiura degli illuminati, di Renè Chandelle.

lunedì 15 dicembre 2008

La distruzione delle Nazioni




Di Ida Magli


Colgo l’occasione della lettera inviatami da un simpatico amico del nostro sito (pubblicata qui accanto) per chiarire a tutti, e prima di tutto ovviamente ai membri del movimento del Prof. Auriti, quale sia l’effettiva situazione dell’Italia, ma prima ancora di tutta l’Europa, ridotta alla ”recessione”.
Un termine, quello di recessione, che si addice perfettamente, non soltanto al sistema economico, ma a tutti gli aspetti della sua vita.

Dividerò in diverse parti questa analisi, cercando di renderla il più esaustiva possibile, e sarò costretta perciò, data la sua lunghezza, a scriverla a puntate. Dirò subito, tuttavia, per rispondere alle proposte del nostro lettore, che, mentre ritengo quanto mai utile, anzi indispensabile, riunire tutti i vari movimenti che, per un motivo o per l’altro, si oppongono alla costruzione europea, dando così un po’ più di forza alla nostra voce, considero invece quasi del tutto inutile se non addirittura negativa l’idea di organizzare un referendum contro la moneta unica. Occorrerebbero, infatti, molti soldi per far conoscere la situazione agli Italiani, tanto più che l’argomento del “signoraggio”, del valore delle monete, della struttura della banca centrale europea, ecc. è molto difficile da comprendere e non si presta a facili slogan. Dove si trovano questi soldi? Io so, in base alla lunga esperienza degli anni trascorsi dall’inizio della mia battaglia contro l’unione europea, ossia dalla firma del trattato di Maastricht, che soldi per salvare l’Italia non se ne trovano.

I Radicali, cui accenna il nostro lettore, sono stati sempre riccamente sovvenzionati per organizzare referendum, anzi è ben noto che li indicono proprio per ricevere denaro, ma mai lo farebbero contro l’Europa. Emma Bonino è stata uno dei Commissari, nominata dal Governo Berlusconi, della famigerata Commissione Santer, Commissione che è stata costretta alle dimissioni dallo stesso Parlamento Europeo “a causa degli ammanchi e delle truffe di bilancio” (motivazione che si può leggere nella Gazzetta Ufficiale), e, ciò malgrado, ha continuato e continua ad attendere altri importanti incarichi in quella specie di Eldorado che è l’Impero Europeo per i fortunati che vi accedono. Bisogna rendersi conto, proprio per la facilità con la quale i delitti politici ed economici che si compiono nelle strutture di Bruxelles, vengono attutiti o del tutto accantonati dai mezzi d’informazione, che nessuno ci aiuterebbe a propagandare i motivi del referendum, ma anzi avremmo tutti contro.

Inoltre, ammesso che si riesca ad organizzarlo, si può essere quasi certi che, o mancherebbe il quorum, oppure darebbe esito negativo. In tutti i casi, il parlamento e le forze politiche se ne servirebbero per confermare l’idea che gli Italiani sono entusiasti dell’Europa e non terrebbero conto, come hanno fatto in molte altre occasioni, neanche di un risultato positivo perché avrebbe di sicuro una maggioranza scarsissima. Dobbiamo guardare in faccia la realtà: gli Italiani non hanno protestato neanche al momento dell’adozione dell’euro, malgrado l’improvviso impoverimento che ha comportato insieme alla difficoltà di adattamento mentale ai nuovi valori numerici. I governanti, spalleggiati dalla complicità dei mezzi d’informazione, hanno truffato i cittadini facendo brillare ai loro lo splendore delle nuove monete come se si trattasse di quel famoso “tesoro” che è nascosto da secoli nell’inconscio mitico di ogni essere umano.

Né c’è da sperare nell’aiuto della Lega, cosa alla quale nei primi anni mi sono aggrappata anch’io (andai a parlare con Bossi supplicandolo di tenere l’Italia fuori dalla moneta unica). Bossi è un politico astuto e si barcamena, ingannando di volta in volta o i propri elettori che sperano nella secessione dall’Italia per non pagare più le tasse per il Sud, oppure gli Italiani che vedono con favore la limitazione della presenza musulmana e la interpretano come un segnale di “italianità”. Di fatto a Bossi l’Unione Europea conviene, come del resto a tutti gli altri movimenti autonomisti, perché non avrà bisogno di fare la secessione: le Nazioni e gli Stati vengono eliminati di fatto con il Trattato di Lisbona e sarà perciò facilissimo per il Lombardo-Veneto diventare semplicemente una “regione” d’Europa. Bisogna ammettere che Bossi l’ha capito in ritardo che non gli conveniva combattere, come faceva i primi tempi, contro Bruxelles, ma l’ha capito. Per questo si è unito a Berlusconi, così come sta facendo Fini con la sua Alleanza Nazionale: si stanno preparando tutti, armi e bagagli, a trasferirsi nell’Impero Europeo e “cara Italia, addio!” (scrivevo questo già nel 1997, nel libro “Contro l’Europa”, ma allora, così come adesso, nessuno mi ha creduto).

E’ urgente, però, per tutti i piccoli gruppi ostili all’Unione Europea, decidere qualche cosa prima delle prossime votazioni per il Parlamento Europeo: una possibilità sarebbe quella di formare una sola lista per le elezioni con l’unico scopo di combattere contro il processo di unificazione europea e di eliminazione dello Stato Italiano ben chiaro nel nome. Sarebbe la prima volta che succede in Italia (gli altri Paesi hanno sempre avuto nel parlamento uno o più piccoli partiti contrari all’Europa) e riuscirebbe così, ad ottenere l’attenzione dei giornalisti, se non altro per la sua novità, anche prescindendo dagli obblighi di legge.
La domanda, però, è sempre la stessa: dove si trovano le forze e i soldi per organizzarsi?

Il momento attuale
Nei giorni scorsi la Svezia ha ratificato per via parlamentare la Costituzione europea, il cui nome è stato cambiato, con i soliti metodi truffaldini di cui è costellata la costruzione dell’UE, in “Trattato di Lisbona” per farla accettare a quei popoli che, come “Costituzione”, l’avevano bocciata. Anche se non ci sono state le maggioranze assolute che accompagnano di solito le questioni europee, tuttavia i politici svedesi hanno approvato con notevole entusiasmo la rinuncia alla sovranità e all’indipendenza del proprio Stato: 243 “sì”, 39 “no”, 13 astensioni e 54 parlamentari assenti. Due piccolissimi partiti di opposizione, quello della Sinistra (i Comunisti) e quello dei Verdi, avevano tentato di far rinviare di un anno la ratifica; ma le quattro formazioni della coalizione governativa di centro-destra insieme al principale partito di opposizione, quello socialdemocratico, si sono uniti nel sostenere con tutte le loro forze i benefici di una immediata approvazione e l’hanno avuta vinta.

Dobbiamo dunque prendere atto, per l’ennesima volta, che la costruzione dell’impero europeo sta a cuore in modo talmente esorbitante ai politici di ognuno degli Stati chiamati a farne parte, da non ammettere neanche una minima pausa di riflessione, tanto meno una pausa che insinui una qualsiasi perplessità nei cittadini, neanche laddove vige un perfetto regime socialista come in Svezia. Il fatto è che i parlamentari svedesi non dimenticano che sono stati i cittadini, votando “No” tutte le volte che si è fatto un referendum, a impedire l’adesione della Svezia alla moneta unica, e dunque sapevano bene che, se avessero potuto, gli Svedesi si sarebbero opposti anche alla Costituzione.

Dobbiamo tenere sempre bene a mente questa constatazione perché uno dei punti più importanti dell’esame che faremo sarà proprio questo: l’Impero europeo è stato ideato in modo misterioso, segreto, da qualcuno fra i massimi detentori del potere il cui nome ci è sempre stato tenuto nascosto, ed è stato realizzato a poco dai governanti dei singoli Stati tenendo il più possibile all’oscuro i cittadini degli scopi da raggiungere. Una oscurità che si è protratta per anni, con il consenso dei mezzi di informazione, in quanto tutti, politici e giornalisti, erano consapevoli che si trattava di una operazione contraria ai sentimenti e agli interessi dei popoli. Quale popolo, infatti, sarebbe così stolto da voler rinunciare a possedere un proprio territorio, una patria? Quale popolo potrebbe desiderare di non essere libero, di non conoscere neanche la lingua di coloro che lo governano, insomma di dipendere da stranieri sui quali non può incidere in nessun modo?

Il Parlamento europeo è pura finzione, come i politici sanno bene, in quanto non ha alcun potere reale sulla volontà della Banca Centrale, dei Capi di governo e dei Commissari, i quali sono tenuti, in base al trattato di Maastricht, a “non sollecitare e a non accettare istruzioni da alcun Governo né da alcun organismo”(Art.157). Nessuno, perciò, ha il diritto di affermare che in Europa vige la democrazia. La costruzione dell’Unione Europea è semmai la prova irrefutabile di come si possa, con innumerevoli sotterfugi, astuzie e stratagemmi formali, ingannare l’opinione pubblica ed esautorare qualsiasi presidio democratico. Del resto se ne è avuta l’ennesima conferma proprio in questi giorni: dall’ultima ricerca svolta sul gradimento dell’Unione fra le popolazioni d’Europa è risultato che soltanto il 35% degli Italiani è favorevole. Importa forse qualcosa ai governanti che la maggioranza dei cittadini non voglia l’unificazione?

Vanno avanti allegramente a programmarsi le votazioni per il Parlamento europeo, assegnando i posti, riccamente retribuiti, ai candidati che vogliono togliersi di torno perché difficilmente collocabili in Italia a causa della loro ignobile condotta politica (come è noto si è fatto il nome di Bassolino e della Jervolino) tanto è sicuro che così non potranno più disporre di nessun potere: il parlamento europeo e il nulla si equivalgono. Scriveva nel 1997 Enrico Letta in un volume di incitamento all’accettazione dell’euro intitolato “Euro sì”, che “sarebbe necessario che cambiasse l’idea che l’approdo a Bruxelles debba seguire la sconfitta in qualche scontro interno di partito o sia l’anticamera del pensionamento rispetto a lunghe carriere politiche nazionali”. Sono passati undici anni, l’Europa imperversa, ma i criteri di scelta dei parlamentari sono rimasti gli stessi, per il semplice motivo che oggi come allora il parlamento europeo è esclusivamente un comodo sedile a disposizione dei partiti.

La cosa più grave, però, è che i governanti non si sono fermati a riflettere sul fallimento del Progetto neanche di fronte all’attuale crisi economica, al crollo delle Banche e delle Borse, fenomeni che segnano il punto culminante del disastro del Progetto stesso, il segnale che tutto l’edificio sta per crollare. Non si può sbagliare, infatti, davanti all’evidenza: non sono le corruzioni, i furti, le truffe, gli errori dei singoli operatori e dei singoli amministratori delegati delle grandi industrie ad aver provocato la catastrofe, ma l’Idea che ne è stata all’origine e che per la sua stessa natura permette o addirittura provoca questi comportamenti.

Quale era questa Idea? Creare un mondo tutto uguale, in funzione del dogma della globalizzazione, senza frontiere, senza dazi, senza confini, senza Stati, senza distinzioni di popoli, di culture, di razze, di territori, di lingue, di costumi, di leggi, di religioni, di governi, di monete: un immenso, unico mare di “uguali” sul quale il Dio Mercato potesse navigare in assoluta libertà. L’Unione Europea (non si è voluto, infatti, che si chiamasse “Stati Uniti d’Europa” in quanto gli Stati non debbono sussistere) doveva esserne il perfetto prototipo, la realizzazione esemplare, quella che il resto del mondo avrebbe dovuto ammirare ed imitare per raggiungere la felicità. Non dimentichiamoci che è questo che promette ai popoli la costituzione europea: la felicità, commisurata al PIL, al prodotto nazionale lordo.

Un'idea del tutto folle, naturalmente, come la situazione attuale ha dimostrato e sta ancora dimostrando. Nessuno aveva mai pensato in precedenza che si potessero mettere in funzione dei “sistemi” privi di qualsiasi interruttore, di una qualsiasi valvola o chiusura di sicurezza; nessuno aveva mai ritenuto che gli uomini fossero “oggetto dei bisogni del mercato” invece che soggetto agente dei propri bisogni. E’ in base a questi principi che il crollo delle Borse ha contagiato tutto il mondo: era stato eliminato, in nome della libertà del mercato e della sua capacità di autoregolarsi, ogni forma di controllo. Ed è in base a questi stessi principi che i governanti oggi, invece di chiedersi in che cosa il sistema fosse sbagliato e cominciare a cambiarlo, insistono nell’esortare i cittadini a spendere in funzione del mercato, annientando così perfino quel buon senso che di solito guida l’uomo intuitivamente verso la salvezza prima di cadere nell’abisso. La formula: “dato che non avete soldi e prevedete che domani ne avrete ancora di meno, spendete più che potete” apparirebbe, come di fatto è, quella di suicidi sul punto di spararsi se non fossero i governanti a proclamarla. Ma l’aspetto più terribile di questa situazione è che siamo costretti a presupporre che una parte almeno dei governanti sia in buona fede, e che non si accorga che i “fondamentalismi” dell’Occidente sono altrettanto distruttivi quanto quelli del terrorismo orientale. E’ infatti fondamentalismo allo stato puro la certezza dei governanti d’Europa che le leggi sulle quali si fonda il Mercato siano inamovibili, identiche a quelle della Fisica, e che gli uomini, identificati esclusivamente come “consumatori”, debbano necessariamente piegarvisi. La verità è, invece, che la legge: consumare sempre più merci per produrre sempre più merci, annienta l’Uomo. Il pensiero, l’anima, il sentimento, il valore, tutto ciò che fa dell’uomo l’Uomo

Fonte: Italiani Liberi
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Di Ida Magli


Colgo l’occasione della lettera inviatami da un simpatico amico del nostro sito (pubblicata qui accanto) per chiarire a tutti, e prima di tutto ovviamente ai membri del movimento del Prof. Auriti, quale sia l’effettiva situazione dell’Italia, ma prima ancora di tutta l’Europa, ridotta alla ”recessione”.
Un termine, quello di recessione, che si addice perfettamente, non soltanto al sistema economico, ma a tutti gli aspetti della sua vita.

Dividerò in diverse parti questa analisi, cercando di renderla il più esaustiva possibile, e sarò costretta perciò, data la sua lunghezza, a scriverla a puntate. Dirò subito, tuttavia, per rispondere alle proposte del nostro lettore, che, mentre ritengo quanto mai utile, anzi indispensabile, riunire tutti i vari movimenti che, per un motivo o per l’altro, si oppongono alla costruzione europea, dando così un po’ più di forza alla nostra voce, considero invece quasi del tutto inutile se non addirittura negativa l’idea di organizzare un referendum contro la moneta unica. Occorrerebbero, infatti, molti soldi per far conoscere la situazione agli Italiani, tanto più che l’argomento del “signoraggio”, del valore delle monete, della struttura della banca centrale europea, ecc. è molto difficile da comprendere e non si presta a facili slogan. Dove si trovano questi soldi? Io so, in base alla lunga esperienza degli anni trascorsi dall’inizio della mia battaglia contro l’unione europea, ossia dalla firma del trattato di Maastricht, che soldi per salvare l’Italia non se ne trovano.

I Radicali, cui accenna il nostro lettore, sono stati sempre riccamente sovvenzionati per organizzare referendum, anzi è ben noto che li indicono proprio per ricevere denaro, ma mai lo farebbero contro l’Europa. Emma Bonino è stata uno dei Commissari, nominata dal Governo Berlusconi, della famigerata Commissione Santer, Commissione che è stata costretta alle dimissioni dallo stesso Parlamento Europeo “a causa degli ammanchi e delle truffe di bilancio” (motivazione che si può leggere nella Gazzetta Ufficiale), e, ciò malgrado, ha continuato e continua ad attendere altri importanti incarichi in quella specie di Eldorado che è l’Impero Europeo per i fortunati che vi accedono. Bisogna rendersi conto, proprio per la facilità con la quale i delitti politici ed economici che si compiono nelle strutture di Bruxelles, vengono attutiti o del tutto accantonati dai mezzi d’informazione, che nessuno ci aiuterebbe a propagandare i motivi del referendum, ma anzi avremmo tutti contro.

Inoltre, ammesso che si riesca ad organizzarlo, si può essere quasi certi che, o mancherebbe il quorum, oppure darebbe esito negativo. In tutti i casi, il parlamento e le forze politiche se ne servirebbero per confermare l’idea che gli Italiani sono entusiasti dell’Europa e non terrebbero conto, come hanno fatto in molte altre occasioni, neanche di un risultato positivo perché avrebbe di sicuro una maggioranza scarsissima. Dobbiamo guardare in faccia la realtà: gli Italiani non hanno protestato neanche al momento dell’adozione dell’euro, malgrado l’improvviso impoverimento che ha comportato insieme alla difficoltà di adattamento mentale ai nuovi valori numerici. I governanti, spalleggiati dalla complicità dei mezzi d’informazione, hanno truffato i cittadini facendo brillare ai loro lo splendore delle nuove monete come se si trattasse di quel famoso “tesoro” che è nascosto da secoli nell’inconscio mitico di ogni essere umano.

Né c’è da sperare nell’aiuto della Lega, cosa alla quale nei primi anni mi sono aggrappata anch’io (andai a parlare con Bossi supplicandolo di tenere l’Italia fuori dalla moneta unica). Bossi è un politico astuto e si barcamena, ingannando di volta in volta o i propri elettori che sperano nella secessione dall’Italia per non pagare più le tasse per il Sud, oppure gli Italiani che vedono con favore la limitazione della presenza musulmana e la interpretano come un segnale di “italianità”. Di fatto a Bossi l’Unione Europea conviene, come del resto a tutti gli altri movimenti autonomisti, perché non avrà bisogno di fare la secessione: le Nazioni e gli Stati vengono eliminati di fatto con il Trattato di Lisbona e sarà perciò facilissimo per il Lombardo-Veneto diventare semplicemente una “regione” d’Europa. Bisogna ammettere che Bossi l’ha capito in ritardo che non gli conveniva combattere, come faceva i primi tempi, contro Bruxelles, ma l’ha capito. Per questo si è unito a Berlusconi, così come sta facendo Fini con la sua Alleanza Nazionale: si stanno preparando tutti, armi e bagagli, a trasferirsi nell’Impero Europeo e “cara Italia, addio!” (scrivevo questo già nel 1997, nel libro “Contro l’Europa”, ma allora, così come adesso, nessuno mi ha creduto).

E’ urgente, però, per tutti i piccoli gruppi ostili all’Unione Europea, decidere qualche cosa prima delle prossime votazioni per il Parlamento Europeo: una possibilità sarebbe quella di formare una sola lista per le elezioni con l’unico scopo di combattere contro il processo di unificazione europea e di eliminazione dello Stato Italiano ben chiaro nel nome. Sarebbe la prima volta che succede in Italia (gli altri Paesi hanno sempre avuto nel parlamento uno o più piccoli partiti contrari all’Europa) e riuscirebbe così, ad ottenere l’attenzione dei giornalisti, se non altro per la sua novità, anche prescindendo dagli obblighi di legge.
La domanda, però, è sempre la stessa: dove si trovano le forze e i soldi per organizzarsi?

Il momento attuale
Nei giorni scorsi la Svezia ha ratificato per via parlamentare la Costituzione europea, il cui nome è stato cambiato, con i soliti metodi truffaldini di cui è costellata la costruzione dell’UE, in “Trattato di Lisbona” per farla accettare a quei popoli che, come “Costituzione”, l’avevano bocciata. Anche se non ci sono state le maggioranze assolute che accompagnano di solito le questioni europee, tuttavia i politici svedesi hanno approvato con notevole entusiasmo la rinuncia alla sovranità e all’indipendenza del proprio Stato: 243 “sì”, 39 “no”, 13 astensioni e 54 parlamentari assenti. Due piccolissimi partiti di opposizione, quello della Sinistra (i Comunisti) e quello dei Verdi, avevano tentato di far rinviare di un anno la ratifica; ma le quattro formazioni della coalizione governativa di centro-destra insieme al principale partito di opposizione, quello socialdemocratico, si sono uniti nel sostenere con tutte le loro forze i benefici di una immediata approvazione e l’hanno avuta vinta.

Dobbiamo dunque prendere atto, per l’ennesima volta, che la costruzione dell’impero europeo sta a cuore in modo talmente esorbitante ai politici di ognuno degli Stati chiamati a farne parte, da non ammettere neanche una minima pausa di riflessione, tanto meno una pausa che insinui una qualsiasi perplessità nei cittadini, neanche laddove vige un perfetto regime socialista come in Svezia. Il fatto è che i parlamentari svedesi non dimenticano che sono stati i cittadini, votando “No” tutte le volte che si è fatto un referendum, a impedire l’adesione della Svezia alla moneta unica, e dunque sapevano bene che, se avessero potuto, gli Svedesi si sarebbero opposti anche alla Costituzione.

Dobbiamo tenere sempre bene a mente questa constatazione perché uno dei punti più importanti dell’esame che faremo sarà proprio questo: l’Impero europeo è stato ideato in modo misterioso, segreto, da qualcuno fra i massimi detentori del potere il cui nome ci è sempre stato tenuto nascosto, ed è stato realizzato a poco dai governanti dei singoli Stati tenendo il più possibile all’oscuro i cittadini degli scopi da raggiungere. Una oscurità che si è protratta per anni, con il consenso dei mezzi di informazione, in quanto tutti, politici e giornalisti, erano consapevoli che si trattava di una operazione contraria ai sentimenti e agli interessi dei popoli. Quale popolo, infatti, sarebbe così stolto da voler rinunciare a possedere un proprio territorio, una patria? Quale popolo potrebbe desiderare di non essere libero, di non conoscere neanche la lingua di coloro che lo governano, insomma di dipendere da stranieri sui quali non può incidere in nessun modo?

Il Parlamento europeo è pura finzione, come i politici sanno bene, in quanto non ha alcun potere reale sulla volontà della Banca Centrale, dei Capi di governo e dei Commissari, i quali sono tenuti, in base al trattato di Maastricht, a “non sollecitare e a non accettare istruzioni da alcun Governo né da alcun organismo”(Art.157). Nessuno, perciò, ha il diritto di affermare che in Europa vige la democrazia. La costruzione dell’Unione Europea è semmai la prova irrefutabile di come si possa, con innumerevoli sotterfugi, astuzie e stratagemmi formali, ingannare l’opinione pubblica ed esautorare qualsiasi presidio democratico. Del resto se ne è avuta l’ennesima conferma proprio in questi giorni: dall’ultima ricerca svolta sul gradimento dell’Unione fra le popolazioni d’Europa è risultato che soltanto il 35% degli Italiani è favorevole. Importa forse qualcosa ai governanti che la maggioranza dei cittadini non voglia l’unificazione?

Vanno avanti allegramente a programmarsi le votazioni per il Parlamento europeo, assegnando i posti, riccamente retribuiti, ai candidati che vogliono togliersi di torno perché difficilmente collocabili in Italia a causa della loro ignobile condotta politica (come è noto si è fatto il nome di Bassolino e della Jervolino) tanto è sicuro che così non potranno più disporre di nessun potere: il parlamento europeo e il nulla si equivalgono. Scriveva nel 1997 Enrico Letta in un volume di incitamento all’accettazione dell’euro intitolato “Euro sì”, che “sarebbe necessario che cambiasse l’idea che l’approdo a Bruxelles debba seguire la sconfitta in qualche scontro interno di partito o sia l’anticamera del pensionamento rispetto a lunghe carriere politiche nazionali”. Sono passati undici anni, l’Europa imperversa, ma i criteri di scelta dei parlamentari sono rimasti gli stessi, per il semplice motivo che oggi come allora il parlamento europeo è esclusivamente un comodo sedile a disposizione dei partiti.

La cosa più grave, però, è che i governanti non si sono fermati a riflettere sul fallimento del Progetto neanche di fronte all’attuale crisi economica, al crollo delle Banche e delle Borse, fenomeni che segnano il punto culminante del disastro del Progetto stesso, il segnale che tutto l’edificio sta per crollare. Non si può sbagliare, infatti, davanti all’evidenza: non sono le corruzioni, i furti, le truffe, gli errori dei singoli operatori e dei singoli amministratori delegati delle grandi industrie ad aver provocato la catastrofe, ma l’Idea che ne è stata all’origine e che per la sua stessa natura permette o addirittura provoca questi comportamenti.

Quale era questa Idea? Creare un mondo tutto uguale, in funzione del dogma della globalizzazione, senza frontiere, senza dazi, senza confini, senza Stati, senza distinzioni di popoli, di culture, di razze, di territori, di lingue, di costumi, di leggi, di religioni, di governi, di monete: un immenso, unico mare di “uguali” sul quale il Dio Mercato potesse navigare in assoluta libertà. L’Unione Europea (non si è voluto, infatti, che si chiamasse “Stati Uniti d’Europa” in quanto gli Stati non debbono sussistere) doveva esserne il perfetto prototipo, la realizzazione esemplare, quella che il resto del mondo avrebbe dovuto ammirare ed imitare per raggiungere la felicità. Non dimentichiamoci che è questo che promette ai popoli la costituzione europea: la felicità, commisurata al PIL, al prodotto nazionale lordo.

Un'idea del tutto folle, naturalmente, come la situazione attuale ha dimostrato e sta ancora dimostrando. Nessuno aveva mai pensato in precedenza che si potessero mettere in funzione dei “sistemi” privi di qualsiasi interruttore, di una qualsiasi valvola o chiusura di sicurezza; nessuno aveva mai ritenuto che gli uomini fossero “oggetto dei bisogni del mercato” invece che soggetto agente dei propri bisogni. E’ in base a questi principi che il crollo delle Borse ha contagiato tutto il mondo: era stato eliminato, in nome della libertà del mercato e della sua capacità di autoregolarsi, ogni forma di controllo. Ed è in base a questi stessi principi che i governanti oggi, invece di chiedersi in che cosa il sistema fosse sbagliato e cominciare a cambiarlo, insistono nell’esortare i cittadini a spendere in funzione del mercato, annientando così perfino quel buon senso che di solito guida l’uomo intuitivamente verso la salvezza prima di cadere nell’abisso. La formula: “dato che non avete soldi e prevedete che domani ne avrete ancora di meno, spendete più che potete” apparirebbe, come di fatto è, quella di suicidi sul punto di spararsi se non fossero i governanti a proclamarla. Ma l’aspetto più terribile di questa situazione è che siamo costretti a presupporre che una parte almeno dei governanti sia in buona fede, e che non si accorga che i “fondamentalismi” dell’Occidente sono altrettanto distruttivi quanto quelli del terrorismo orientale. E’ infatti fondamentalismo allo stato puro la certezza dei governanti d’Europa che le leggi sulle quali si fonda il Mercato siano inamovibili, identiche a quelle della Fisica, e che gli uomini, identificati esclusivamente come “consumatori”, debbano necessariamente piegarvisi. La verità è, invece, che la legge: consumare sempre più merci per produrre sempre più merci, annienta l’Uomo. Il pensiero, l’anima, il sentimento, il valore, tutto ciò che fa dell’uomo l’Uomo

Fonte: Italiani Liberi

sabato 13 dicembre 2008

GELLI S-LOGGIA


9 dicembre 2008. The SANREMO Beppe Grillo Meetup partecipa alla manifestazione contro Licio Gelli che era stato invitato come OSPITE D'ONORE dal Casinò di Sanremo ai Martedì Letterari.
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9 dicembre 2008. The SANREMO Beppe Grillo Meetup partecipa alla manifestazione contro Licio Gelli che era stato invitato come OSPITE D'ONORE dal Casinò di Sanremo ai Martedì Letterari.

giovedì 11 dicembre 2008

La Vicenda De Magistris.



Di Solange Manfredi


In questo articolo cercheremo di spiegare sinteticamente la vicenda De Magistris e i suoi ultimi sviluppi.

Nel farlo non ci soffermeremo sui nomi degli indagati, perché quello che qui interessa è mettere in evidenza un sistema criminale che, riteniamo, riguardi l’intera penisola.

Comunque, chi fosse curioso, o chi volesse conoscere più nel dettaglio la vicenda e magari, riconoscendo qualche nome, aiutare la Procura nelle indagini, può scaricare direttamente gli atti a questo indirizzo: http://www.ilresto.info/11.html

La sottrazione delle indagini a De Magistris

De Magistris nel 2006, a seguito di una denuncia, inizia ad indagare sul fenomeno della illecita gestione pubblica, locale e nazionale, di finanziamenti, convenzioni, commesse e appalti nel settore della depurazione delle acque e della emergenza ambientale.
Il procedimento è il c.d. Poseidone.

Un altro filone di indagine porta De Magistris ad indagare sul fronte della illecita gestione regionale di commesse, appalti e finanziamenti pubblici nei settori della informatizzazione ed innovazione tecnologica degli uffici pubblici, del lavoro interinale, della sanità, dell’energia eolica. Tale procedimento è il c.d. Why Not


All’interno della Procura, alcuni magistrati pongo in essere delle attività illecite allo scopo di sottrarre le suddette inchieste a De Magistris, nonché di delegittimarlo ed isolarlo professionalmente. Lo scopo viene raggiunto e a De Magistris vengono tolte le inchieste.

I procedimenti sottratti a De Magistris, vengono, poi, senza che vi sia una giusta causa, smembrati in tanti procedimenti diversi ed assegnati ad altri procuratori, ovviamente del tutto estranei alle indagini sino a quel momento svolte.
Tutto ciò porta ad una stagnazione delle indagini e al dissolversi di importante tracce investigative.

Il dott. De Magistris, ritenendo illegale quanto successo, inoltra regolare denuncia la Procura della Repubblica di Salerno, ovvero la Procura competente (ex art. 11 c.p.p.) ad indagare sulle ipotesi di reato commesse dai magistrati di Catanzaro.

Trasferimento di De Magistris

A questo punto succede una cosa di gravità assoluta. Il Ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella, coinvolto nelle indagini, chiede al CSM il trasferimento cautelare urgente di De Magistris; ovverosia chiede il trasferimento del magistrato che sta indagando su di lui.

Il Procuratore Generale promuove, quindi, un’azione disciplinare contro De Magistris, che molti autorevoli giuristi valutano assolutamente infondata.

Il giorno prima della seduta in cui verrà discusso il caso De Magistris, Letizia Vacca, il Vice Presidente della Prima Commissione del CSM rilascia dichiarazioni alla stampa dove esprime giudizi di disvalore nei confronti di De Magistris e parla chiaramente dell’intento di “colpirlo” (Forleo e De Magistris sono cattivi magistrati”, tengono “condotte devastanti”, “devono fare le inchieste e non gli eroi). In altri termini, anticipa l’esito della seduta ancora prima che questa venga discussa.

Il CSM, quindi, come anticipato, condanna De Magistris. Si badi bene che De Magistris viene condannato per aspetti disciplinari, ovvero per aspetti che riguardano la “forma” con cui sono state condotte le indagini; non si giudica cioè la fondatezza delle indagini stesse.

Le motivazioni della sentenza lasciano, ancora una volta, ai giuristi ben più di una perplessità.
De Magistris decide di impugnare la sentenza davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Il ricorso è ben fatto e, secondo l’opinione di molti giuristi, ha ottime possibilità di venire accolto.

Però c’è un colpo di scena. L’avvocato di De Magistris si sbaglia e deposita il ricorso in ritardo. Il ricorso viene quindi giudicato inammissibile e non valutato nel merito. In altri termini non vengono esaminate le motivazioni del ricorso, la sentenza del CSM diventa definitiva e De Magistris viene trasferito a Napoli.

Inchiesta della Procura di Salerno

La Procura della Repubblica di Salerno, intanto, investita delle indagini dalla denuncia presentata da De Magistris (e quindi obbligata ad indagare), a febbraio chiede alla Procura di Catanzaro di trasmettergli gli atti relativi alle indagini di De Magistris, ma questa rifiuta di inoltrare i fascicoli.

La Procura di Salerno, grazie ad altre prove raccolte, ritiene che siano ravvisabili delle ipotesi di reato nei comportamenti tenuti da alcuni magistrati della Procura di Catanzaro. Dalle indagini, infatti, emerge che gli indagati, dal un lato avrebbero indebitamente rifiutato di compiere atti del proprio ufficio non procrastinabili e, dall’altro avrebbero compiuto, invece, diversi atti contrari ai doveri dei propri uffici sulle indagini portate avanti da De Magistris. Sempre secondo la Procura di Salerno tali comportamenti sarebbero stati attuati, sostanzialmente, per favorire, mediante la deviazione del regolare procedimento penale, alcuni indagati.

A suffragare tale ipotesi investigativa vi sarebbe anche il comportamento tenuto da alcuni indagati dei procedimenti di De Magistris che, una volta sottratte a questo le indagini, avrebbero assicurato a parenti ed affini di coloro che avevano reso possibile la sottrazione, l’ingresso in studi professionali di grande prestigio, quote societarie, e posti di lavoro vari.

La Procura di Salerno rinnova, quindi, la richiesta di trasmissione degli atti relativi alle indagini di De Magistris alla Procura di Catanzaro. Ma, anche questa volta, la Procura rifiuta di inoltrare i fascicoli. La Procura di Salerno per ben sette volte inoltra la suddetta richiesta ma, per ben sette volte, la Procura di Catanzaro si rifiuta di consegnare gli atti.

La Procura di Salerno, quindi, dopo aver atteso nove mesi ed inviato ben sette richieste, decide il sequestro degli atti.

Questo iter, fin troppo corretto, viene dipinto dalla stampa come una guerra tra Procure. Ciò è assolutamente falso. E vi spiego perché.

Facciamo un parallelo per rendere le cose più chiare.

Io presento una denuncia contro Tizio affermando che questi spaccia cocaina in via X al numero civico 3 all’interno di una panetteria. Il magistrato ha l’obbligo di accertare se il reato da me denunciato è stato commesso.
Il reato ipotizzato è lo spaccio di sostanze stupefacenti, il corpo del reato è la cocaina e il luogo della commissione del reato è il negozio di panettiere.

Il PM ordina la perquisizione della panetteria (ed anche della casa del presunto spacciatore, vi potrebbe essere cocaina conservata anche li), nonché il sequestro, ove rinvenuta, della cocaina (corpo del reato) o di altro materiale inerente l’indagine (magari polveri necessarie a tagliarla).

Nulla di strano vero? Tutto normale.

Bene, veniamo a quanto fatto dalla Procura di Salerno.

La Procura di Salerno riceve una denuncia su presunte ipotesi di reato (ricordiamo gli indagati avrebbero indebitamente rifiutato di compiere atti del proprio ufficio non procrastinabili compiendo, invece, diversi atti contrari ai doveri dei propri uffici sulle indagini portate avanti da De Magistris) compiute all’interno della Procura di Catanzaro da alcuni magistrati.

Abbiamo come luogo della commissione del reato la Procura della Repubblica di Catanzaro, come corpo del reato gli atti omessi o compiuti dai magistrati indagati e, come materiale inerente l’indagine, i fascicoli sottratti a De Magistris.

Il Pm, dunque, ordina la perquisizione della Procura della Repubblica di Catanzaro, luogo del commesso reato, nonché della casa degli indagati (alcune carte potrebbero essere conservate a casa) e, ove rinvenuto, il sequestro del corpo del reato (gli atti contrari ai doveri dei propri uffici) e/o di altro materiale inerente l’indagine (es. i fascicoli sottratti a De Magistris).
Conclusione: se il comportamento del PM era corretto per l’ipotesi di denuncia di spaccio di sostanze stupefacenti, altrettanto lo deve essere in questo caso. Qual è la differenza qui? NESSUNA! L’agire della Procura di Salerno è stato assolutamente corretto e legittimo.

Perché, allora, la stampa ci vuol far credere falsamente (non si sa per ignoranza o per mala fede), che sia in corso una guerra tra Procure?

Contenuti delle inchieste Poseidone e Why Not

Sino ad ora si è parlato tanto della vicenda De Magistris, dello scontro tra Procure, ecc.. ma pochissimo del contenuto delle indagini, perché?

Probabilmente perché il contenuto di quelle indagini fa paura ed è meglio non parlarne.

Infatti gli elementi raccolti indicano l’esistenza di una metodologia criminosa costante e comune riconducibile, attraverso sofisticati reticoli societari, ad esponenti della politica di rilievo delle aree UDC, Forza Italia e DS.

“E’ la criminalità dei c.d. “colletti bianchi” - afferma De Magistris - …opera in modo assolutamente ramificato e consolidato in questo settore con capacità tecniche criminali di assoluto rilievo. Le condotte di reato hanno ad oggetto, in estrema sintesi, i seguenti passaggi: la deliberazione del finanziamento a livello nazionale e regionale. Questo è il passaggio in cui determinanti divengono le forti collusioni con esponenti della politica e della burocrazia (in particolare alti funzionari)… per ottenere illecitamente immani risorse pubbliche la criminalità organizzata – quella dei c.d. “colletti bianchi” - che agisce con consolidate convergenze parallele con la ‘ndrangheta, che rappresenta, allo stato, l’organizzazione mafiosa più potente, utilizza in particolare, lo strumento apparentemente lecito, delle società, soprattutto miste pubblico-private che sono proliferate in Calabria, ma non solo, in tutti i settori, soprattutto quelli dove è consistente la presenza di erogazioni pubbliche: l’ambiente, la sanità, i lavori pubblici, l’informatica, il settore interinale, il terziario. …altro momento decisivo in cui intervengono le modalità operative dei sodalizi che ho potuto ricostruire nelle mie indagini è quello dell’approvazione dei progetti che debbono ottenere l’erogazione pubblica. Spesso è in tale fase che vengono abilmente nascoste dilazioni illecite quali prezzo di corruzioni che vengono mascherate quali consulenze o attività legate alla predisposizione di progetti vari….Altro momento determinante in cui si realizza il pactum scelleris, e/o stessa vita della organizzazioni criminali, è quello delle assunzioni dei lavoratori nelle società e nelle attività finanziate…. Si sono potute constatare assunzioni di persone strettamente collegate o comunque segnalate da magistrati, prefetti, appartenenti alle forze dell’ordine, personaggi inseriti in istituzioni varie. E’ ovvio che quale contrapposizione vi è in diversi casi la copertura istituzionale che garantisce la sostanziale impunità a queste persone…”

In altri termini, per assicurarsi l’impunità chi gestisce e ruba queste immani risorse di denaro compra il silenzio di magistrati, prefetti, forze dell’ordine, politici, finanzieri, regalando posti di lavoro ad amici e parenti di questi.

Grazie a questo collaudato sistema i finanziamenti della Comunità europea per costruire strutture necessarie al paese finiscono nelle mani dei soliti noti. Ma chi sono i soliti noti?

Agli atti si legge che in questo scandalo “un ruolo centrale assume la c.d. Loggia di San Marino”. Inoltre, una delle società maggiormente coinvolte è ricollegabile ad una persona che non solo era iscritto nella loggia P2, ma era già stato coinvolto nel c.d. processo Enimont.

In sostanza, ancora una volta, la massoneria.

Le persone coinvolte, inoltre, sono di primissimo piano e, leggendo le cariche ricoperte, la mente non può che tornare agli anni ’80 a agli elenchi P2:
Presidente del consiglio,
Ministri,
vertici della guardia di finanza
vescovi
magistrati
forze dell’ordine,
servizi segreti
imprenditori
industriali
ecc…

Tutti legati da un vincolo di comune appartenenza, probabilmente da un giuramento, che evidentemente, vale ben più di quello fatto alla Repubblica (vedi articolo su questo blog http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/12/chiarezza-sulla-massoneria.html )

Trasferimento del Procuratore di Salerno.

Il CSM ha affermato che sta prendendo in esame la possibilità di trasferire d’ufficio il Procuratore di Salerno. Pér quali motivi non si sa.

Infatti un Procuratore può essere trasferito d’ufficio solo per due motivi:
- per incompatibilità che è determinata da rapporti, nell’ambito della procura, di parentela o affinità con avvocati o forze dell’ordine;
- per comportamenti, non colpevoli, che nella sostanza però screditano il magistrato agli occhi della collettività.

Ovviamente il CSM, per operare il trasferimento del Procuratore di Salerno, dovrà motivare con la seconda delle previsioni, ovvero per comportamenti, non colpevoli, che nella sostanza però screditano il magistrato agli occhi della collettività.

Il procuratore di Salerno screditato davanti alla collettività?

Personalmente ritengo che l’azione portata avanti da Procuratore di Salerno rappresenti, in una Italia corrotta, un segnale di grande speranza, altro che discredito.

Quello che è certo, comunque, è che, grazie a questa iniziativa del CSM, anche i magistrati di Salerno, nei prossimi mesi, saranno molto impegnati a difendersi, tempo che verrà sottratto inevitabilmente alle indagini, con , ancora una volta, un vantaggio per gli indagati.

Conclusioni.

Questa in estrema sintesi la vicenda De Magistris. Questa l’opera di disinformazione. Questo l’ennesimo attacco ai magistrati onesti. Questo l’ennesimo aiuto dato all’associazione criminale dei colletti bianchi.

Il meccanismo che viene usato nelle Procure, quando indagato è un uomo che fa parte del potere occulto, è sempre lo stesso.

Quanto successo alla Procura di Catanzaro, probabilmente, è successo e continua a succedere nelle Procure di tutta Italia.

Una volta capito il meccanismo non è difficile vederlo ed indagare su di esso. Inoltre il marcio è talmente tanto che non si deve fare molta fatica per individuarlo, basta aprire gli occhi anche solo 5 minuti al giorno.

Il problema è che oggi, con tutti questi atti di intimidazione operati anche in ambito istituzionale, sarà difficile trovare un magistrato che abbia il coraggio di fare il proprio dovere.
Oggi un magistrato onesto, se non viene ucciso, viene massacrato personalmente e professionalmente....mentre il nostro Presidente del Consiglio, in televisione, elogia il suo stalliere Mangano, condannato all’ergastolo per omicidio.

Fonte:
Paolo Franceschetti
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Di Solange Manfredi


In questo articolo cercheremo di spiegare sinteticamente la vicenda De Magistris e i suoi ultimi sviluppi.

Nel farlo non ci soffermeremo sui nomi degli indagati, perché quello che qui interessa è mettere in evidenza un sistema criminale che, riteniamo, riguardi l’intera penisola.

Comunque, chi fosse curioso, o chi volesse conoscere più nel dettaglio la vicenda e magari, riconoscendo qualche nome, aiutare la Procura nelle indagini, può scaricare direttamente gli atti a questo indirizzo: http://www.ilresto.info/11.html

La sottrazione delle indagini a De Magistris

De Magistris nel 2006, a seguito di una denuncia, inizia ad indagare sul fenomeno della illecita gestione pubblica, locale e nazionale, di finanziamenti, convenzioni, commesse e appalti nel settore della depurazione delle acque e della emergenza ambientale.
Il procedimento è il c.d. Poseidone.

Un altro filone di indagine porta De Magistris ad indagare sul fronte della illecita gestione regionale di commesse, appalti e finanziamenti pubblici nei settori della informatizzazione ed innovazione tecnologica degli uffici pubblici, del lavoro interinale, della sanità, dell’energia eolica. Tale procedimento è il c.d. Why Not


All’interno della Procura, alcuni magistrati pongo in essere delle attività illecite allo scopo di sottrarre le suddette inchieste a De Magistris, nonché di delegittimarlo ed isolarlo professionalmente. Lo scopo viene raggiunto e a De Magistris vengono tolte le inchieste.

I procedimenti sottratti a De Magistris, vengono, poi, senza che vi sia una giusta causa, smembrati in tanti procedimenti diversi ed assegnati ad altri procuratori, ovviamente del tutto estranei alle indagini sino a quel momento svolte.
Tutto ciò porta ad una stagnazione delle indagini e al dissolversi di importante tracce investigative.

Il dott. De Magistris, ritenendo illegale quanto successo, inoltra regolare denuncia la Procura della Repubblica di Salerno, ovvero la Procura competente (ex art. 11 c.p.p.) ad indagare sulle ipotesi di reato commesse dai magistrati di Catanzaro.

Trasferimento di De Magistris

A questo punto succede una cosa di gravità assoluta. Il Ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella, coinvolto nelle indagini, chiede al CSM il trasferimento cautelare urgente di De Magistris; ovverosia chiede il trasferimento del magistrato che sta indagando su di lui.

Il Procuratore Generale promuove, quindi, un’azione disciplinare contro De Magistris, che molti autorevoli giuristi valutano assolutamente infondata.

Il giorno prima della seduta in cui verrà discusso il caso De Magistris, Letizia Vacca, il Vice Presidente della Prima Commissione del CSM rilascia dichiarazioni alla stampa dove esprime giudizi di disvalore nei confronti di De Magistris e parla chiaramente dell’intento di “colpirlo” (Forleo e De Magistris sono cattivi magistrati”, tengono “condotte devastanti”, “devono fare le inchieste e non gli eroi). In altri termini, anticipa l’esito della seduta ancora prima che questa venga discussa.

Il CSM, quindi, come anticipato, condanna De Magistris. Si badi bene che De Magistris viene condannato per aspetti disciplinari, ovvero per aspetti che riguardano la “forma” con cui sono state condotte le indagini; non si giudica cioè la fondatezza delle indagini stesse.

Le motivazioni della sentenza lasciano, ancora una volta, ai giuristi ben più di una perplessità.
De Magistris decide di impugnare la sentenza davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Il ricorso è ben fatto e, secondo l’opinione di molti giuristi, ha ottime possibilità di venire accolto.

Però c’è un colpo di scena. L’avvocato di De Magistris si sbaglia e deposita il ricorso in ritardo. Il ricorso viene quindi giudicato inammissibile e non valutato nel merito. In altri termini non vengono esaminate le motivazioni del ricorso, la sentenza del CSM diventa definitiva e De Magistris viene trasferito a Napoli.

Inchiesta della Procura di Salerno

La Procura della Repubblica di Salerno, intanto, investita delle indagini dalla denuncia presentata da De Magistris (e quindi obbligata ad indagare), a febbraio chiede alla Procura di Catanzaro di trasmettergli gli atti relativi alle indagini di De Magistris, ma questa rifiuta di inoltrare i fascicoli.

La Procura di Salerno, grazie ad altre prove raccolte, ritiene che siano ravvisabili delle ipotesi di reato nei comportamenti tenuti da alcuni magistrati della Procura di Catanzaro. Dalle indagini, infatti, emerge che gli indagati, dal un lato avrebbero indebitamente rifiutato di compiere atti del proprio ufficio non procrastinabili e, dall’altro avrebbero compiuto, invece, diversi atti contrari ai doveri dei propri uffici sulle indagini portate avanti da De Magistris. Sempre secondo la Procura di Salerno tali comportamenti sarebbero stati attuati, sostanzialmente, per favorire, mediante la deviazione del regolare procedimento penale, alcuni indagati.

A suffragare tale ipotesi investigativa vi sarebbe anche il comportamento tenuto da alcuni indagati dei procedimenti di De Magistris che, una volta sottratte a questo le indagini, avrebbero assicurato a parenti ed affini di coloro che avevano reso possibile la sottrazione, l’ingresso in studi professionali di grande prestigio, quote societarie, e posti di lavoro vari.

La Procura di Salerno rinnova, quindi, la richiesta di trasmissione degli atti relativi alle indagini di De Magistris alla Procura di Catanzaro. Ma, anche questa volta, la Procura rifiuta di inoltrare i fascicoli. La Procura di Salerno per ben sette volte inoltra la suddetta richiesta ma, per ben sette volte, la Procura di Catanzaro si rifiuta di consegnare gli atti.

La Procura di Salerno, quindi, dopo aver atteso nove mesi ed inviato ben sette richieste, decide il sequestro degli atti.

Questo iter, fin troppo corretto, viene dipinto dalla stampa come una guerra tra Procure. Ciò è assolutamente falso. E vi spiego perché.

Facciamo un parallelo per rendere le cose più chiare.

Io presento una denuncia contro Tizio affermando che questi spaccia cocaina in via X al numero civico 3 all’interno di una panetteria. Il magistrato ha l’obbligo di accertare se il reato da me denunciato è stato commesso.
Il reato ipotizzato è lo spaccio di sostanze stupefacenti, il corpo del reato è la cocaina e il luogo della commissione del reato è il negozio di panettiere.

Il PM ordina la perquisizione della panetteria (ed anche della casa del presunto spacciatore, vi potrebbe essere cocaina conservata anche li), nonché il sequestro, ove rinvenuta, della cocaina (corpo del reato) o di altro materiale inerente l’indagine (magari polveri necessarie a tagliarla).

Nulla di strano vero? Tutto normale.

Bene, veniamo a quanto fatto dalla Procura di Salerno.

La Procura di Salerno riceve una denuncia su presunte ipotesi di reato (ricordiamo gli indagati avrebbero indebitamente rifiutato di compiere atti del proprio ufficio non procrastinabili compiendo, invece, diversi atti contrari ai doveri dei propri uffici sulle indagini portate avanti da De Magistris) compiute all’interno della Procura di Catanzaro da alcuni magistrati.

Abbiamo come luogo della commissione del reato la Procura della Repubblica di Catanzaro, come corpo del reato gli atti omessi o compiuti dai magistrati indagati e, come materiale inerente l’indagine, i fascicoli sottratti a De Magistris.

Il Pm, dunque, ordina la perquisizione della Procura della Repubblica di Catanzaro, luogo del commesso reato, nonché della casa degli indagati (alcune carte potrebbero essere conservate a casa) e, ove rinvenuto, il sequestro del corpo del reato (gli atti contrari ai doveri dei propri uffici) e/o di altro materiale inerente l’indagine (es. i fascicoli sottratti a De Magistris).
Conclusione: se il comportamento del PM era corretto per l’ipotesi di denuncia di spaccio di sostanze stupefacenti, altrettanto lo deve essere in questo caso. Qual è la differenza qui? NESSUNA! L’agire della Procura di Salerno è stato assolutamente corretto e legittimo.

Perché, allora, la stampa ci vuol far credere falsamente (non si sa per ignoranza o per mala fede), che sia in corso una guerra tra Procure?

Contenuti delle inchieste Poseidone e Why Not

Sino ad ora si è parlato tanto della vicenda De Magistris, dello scontro tra Procure, ecc.. ma pochissimo del contenuto delle indagini, perché?

Probabilmente perché il contenuto di quelle indagini fa paura ed è meglio non parlarne.

Infatti gli elementi raccolti indicano l’esistenza di una metodologia criminosa costante e comune riconducibile, attraverso sofisticati reticoli societari, ad esponenti della politica di rilievo delle aree UDC, Forza Italia e DS.

“E’ la criminalità dei c.d. “colletti bianchi” - afferma De Magistris - …opera in modo assolutamente ramificato e consolidato in questo settore con capacità tecniche criminali di assoluto rilievo. Le condotte di reato hanno ad oggetto, in estrema sintesi, i seguenti passaggi: la deliberazione del finanziamento a livello nazionale e regionale. Questo è il passaggio in cui determinanti divengono le forti collusioni con esponenti della politica e della burocrazia (in particolare alti funzionari)… per ottenere illecitamente immani risorse pubbliche la criminalità organizzata – quella dei c.d. “colletti bianchi” - che agisce con consolidate convergenze parallele con la ‘ndrangheta, che rappresenta, allo stato, l’organizzazione mafiosa più potente, utilizza in particolare, lo strumento apparentemente lecito, delle società, soprattutto miste pubblico-private che sono proliferate in Calabria, ma non solo, in tutti i settori, soprattutto quelli dove è consistente la presenza di erogazioni pubbliche: l’ambiente, la sanità, i lavori pubblici, l’informatica, il settore interinale, il terziario. …altro momento decisivo in cui intervengono le modalità operative dei sodalizi che ho potuto ricostruire nelle mie indagini è quello dell’approvazione dei progetti che debbono ottenere l’erogazione pubblica. Spesso è in tale fase che vengono abilmente nascoste dilazioni illecite quali prezzo di corruzioni che vengono mascherate quali consulenze o attività legate alla predisposizione di progetti vari….Altro momento determinante in cui si realizza il pactum scelleris, e/o stessa vita della organizzazioni criminali, è quello delle assunzioni dei lavoratori nelle società e nelle attività finanziate…. Si sono potute constatare assunzioni di persone strettamente collegate o comunque segnalate da magistrati, prefetti, appartenenti alle forze dell’ordine, personaggi inseriti in istituzioni varie. E’ ovvio che quale contrapposizione vi è in diversi casi la copertura istituzionale che garantisce la sostanziale impunità a queste persone…”

In altri termini, per assicurarsi l’impunità chi gestisce e ruba queste immani risorse di denaro compra il silenzio di magistrati, prefetti, forze dell’ordine, politici, finanzieri, regalando posti di lavoro ad amici e parenti di questi.

Grazie a questo collaudato sistema i finanziamenti della Comunità europea per costruire strutture necessarie al paese finiscono nelle mani dei soliti noti. Ma chi sono i soliti noti?

Agli atti si legge che in questo scandalo “un ruolo centrale assume la c.d. Loggia di San Marino”. Inoltre, una delle società maggiormente coinvolte è ricollegabile ad una persona che non solo era iscritto nella loggia P2, ma era già stato coinvolto nel c.d. processo Enimont.

In sostanza, ancora una volta, la massoneria.

Le persone coinvolte, inoltre, sono di primissimo piano e, leggendo le cariche ricoperte, la mente non può che tornare agli anni ’80 a agli elenchi P2:
Presidente del consiglio,
Ministri,
vertici della guardia di finanza
vescovi
magistrati
forze dell’ordine,
servizi segreti
imprenditori
industriali
ecc…

Tutti legati da un vincolo di comune appartenenza, probabilmente da un giuramento, che evidentemente, vale ben più di quello fatto alla Repubblica (vedi articolo su questo blog http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/12/chiarezza-sulla-massoneria.html )

Trasferimento del Procuratore di Salerno.

Il CSM ha affermato che sta prendendo in esame la possibilità di trasferire d’ufficio il Procuratore di Salerno. Pér quali motivi non si sa.

Infatti un Procuratore può essere trasferito d’ufficio solo per due motivi:
- per incompatibilità che è determinata da rapporti, nell’ambito della procura, di parentela o affinità con avvocati o forze dell’ordine;
- per comportamenti, non colpevoli, che nella sostanza però screditano il magistrato agli occhi della collettività.

Ovviamente il CSM, per operare il trasferimento del Procuratore di Salerno, dovrà motivare con la seconda delle previsioni, ovvero per comportamenti, non colpevoli, che nella sostanza però screditano il magistrato agli occhi della collettività.

Il procuratore di Salerno screditato davanti alla collettività?

Personalmente ritengo che l’azione portata avanti da Procuratore di Salerno rappresenti, in una Italia corrotta, un segnale di grande speranza, altro che discredito.

Quello che è certo, comunque, è che, grazie a questa iniziativa del CSM, anche i magistrati di Salerno, nei prossimi mesi, saranno molto impegnati a difendersi, tempo che verrà sottratto inevitabilmente alle indagini, con , ancora una volta, un vantaggio per gli indagati.

Conclusioni.

Questa in estrema sintesi la vicenda De Magistris. Questa l’opera di disinformazione. Questo l’ennesimo attacco ai magistrati onesti. Questo l’ennesimo aiuto dato all’associazione criminale dei colletti bianchi.

Il meccanismo che viene usato nelle Procure, quando indagato è un uomo che fa parte del potere occulto, è sempre lo stesso.

Quanto successo alla Procura di Catanzaro, probabilmente, è successo e continua a succedere nelle Procure di tutta Italia.

Una volta capito il meccanismo non è difficile vederlo ed indagare su di esso. Inoltre il marcio è talmente tanto che non si deve fare molta fatica per individuarlo, basta aprire gli occhi anche solo 5 minuti al giorno.

Il problema è che oggi, con tutti questi atti di intimidazione operati anche in ambito istituzionale, sarà difficile trovare un magistrato che abbia il coraggio di fare il proprio dovere.
Oggi un magistrato onesto, se non viene ucciso, viene massacrato personalmente e professionalmente....mentre il nostro Presidente del Consiglio, in televisione, elogia il suo stalliere Mangano, condannato all’ergastolo per omicidio.

Fonte:
Paolo Franceschetti

mercoledì 10 dicembre 2008

Savoia Vittorio Emanuele, tessera P2 numero 1621

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La P2 ieri. La sua vittoria oggi.


Estratto da Diario, maggio 2001
di Gianni Barbacetto


Vittorio Emanuele di Savoia (tessera 1621) è un curioso caso di uomo off-shore: non può rientrare in Italia, ma in Italia fa business, seppure attraverso società estere. Ora vorrebbe poter rientrare definitivamente, anche se nei fatti non ne è mai stato fuori, a giudicare dai suoi affari e traffici (d’armi): nei decenni scorsi è stato, anche grazie alla sua integrazione nel club P2, mediatore d’affari all’estero per conto di aziende italiane (Agusta) e addirittura di Stato (Italimpianti, Condotte...), quello stesso Stato sul cui territorio non poteva mettere piede.

Di Berlusconi ha detto (era il 1994): «è un buon manager, può rimettere ordine nell’economia italiana». Come? Per esempio «cancellando quel disastro» che è «lo Statuto dei lavoratori, con il divieto di licenziamento».

Apprezzamenti naturali, tra compagni di loggia.

Ma con un finale obbligato per il principe: «Io? Non faccio politica».
Vittorio Emanuele non vota, ma c’è da scommetterci che tifa per Berlusconi, che potrà farlo finalmente rientrare in Italia, questa volta anche fisicamente.

Vent’anni dopo, in Italia è tempo di revisioni. Anche sulla P2. è stato un legittimo club di amiconi, magari con qualcuno che ne approfittava un po’ per fare affari. Gelli? Un abile traffichino che millantava poteri che in realtà non aveva. Ma era proprio questo, la P2?

Vista con distacco, appare invece il luogo più attivo per l’elaborazione di strategie di potere del grande partito atlantico in Italia, almeno tra il 1974 e il 1981.

Centro d’incontro tra politica, affari, ambienti militari. Nella loggia segreta è confluito il partito del golpe, reduce della stagione delle stragi 1969-74, ma con una nuova strategia, più flessibile, più attenta alla politica. E ai soldi, che possono comprarla: come suggerisce, appunto, il Piano di rinascita.

E oggi? La fase, naturalmente, è nuova. La società è cambiata. Anche gli uomini alla ribalta sono, in buona parte, diversi.

Ma nella storia italiana non si butta via niente, c’è una continuità di fondo con il peggio delle nostre vicende, fatte di un anticomunismo eversivo, bancarotte e spoliazioni di denaro pubblico, politica corrotta, stragi, morti ammazzati, rapporti inconfessabili con le organizzazioni criminali.

Il passato, il tremendo passato italiano, deve sempre restare non del tutto chiarito, perché i dossier, gli uomini, i segreti, i ricatti che da quel passato provengono possano essere riciclati nel futuro. Da questo punto di vista, la parabola di Silvio Berlusconi, uomo «nuovissimo» che viene dal passato vecchissimo di Gelli e affiliati, è la parabola dell’Italia.
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Estratto da Diario, maggio 2001
di Gianni Barbacetto


Vittorio Emanuele di Savoia (tessera 1621) è un curioso caso di uomo off-shore: non può rientrare in Italia, ma in Italia fa business, seppure attraverso società estere. Ora vorrebbe poter rientrare definitivamente, anche se nei fatti non ne è mai stato fuori, a giudicare dai suoi affari e traffici (d’armi): nei decenni scorsi è stato, anche grazie alla sua integrazione nel club P2, mediatore d’affari all’estero per conto di aziende italiane (Agusta) e addirittura di Stato (Italimpianti, Condotte...), quello stesso Stato sul cui territorio non poteva mettere piede.

Di Berlusconi ha detto (era il 1994): «è un buon manager, può rimettere ordine nell’economia italiana». Come? Per esempio «cancellando quel disastro» che è «lo Statuto dei lavoratori, con il divieto di licenziamento».

Apprezzamenti naturali, tra compagni di loggia.

Ma con un finale obbligato per il principe: «Io? Non faccio politica».
Vittorio Emanuele non vota, ma c’è da scommetterci che tifa per Berlusconi, che potrà farlo finalmente rientrare in Italia, questa volta anche fisicamente.

Vent’anni dopo, in Italia è tempo di revisioni. Anche sulla P2. è stato un legittimo club di amiconi, magari con qualcuno che ne approfittava un po’ per fare affari. Gelli? Un abile traffichino che millantava poteri che in realtà non aveva. Ma era proprio questo, la P2?

Vista con distacco, appare invece il luogo più attivo per l’elaborazione di strategie di potere del grande partito atlantico in Italia, almeno tra il 1974 e il 1981.

Centro d’incontro tra politica, affari, ambienti militari. Nella loggia segreta è confluito il partito del golpe, reduce della stagione delle stragi 1969-74, ma con una nuova strategia, più flessibile, più attenta alla politica. E ai soldi, che possono comprarla: come suggerisce, appunto, il Piano di rinascita.

E oggi? La fase, naturalmente, è nuova. La società è cambiata. Anche gli uomini alla ribalta sono, in buona parte, diversi.

Ma nella storia italiana non si butta via niente, c’è una continuità di fondo con il peggio delle nostre vicende, fatte di un anticomunismo eversivo, bancarotte e spoliazioni di denaro pubblico, politica corrotta, stragi, morti ammazzati, rapporti inconfessabili con le organizzazioni criminali.

Il passato, il tremendo passato italiano, deve sempre restare non del tutto chiarito, perché i dossier, gli uomini, i segreti, i ricatti che da quel passato provengono possano essere riciclati nel futuro. Da questo punto di vista, la parabola di Silvio Berlusconi, uomo «nuovissimo» che viene dal passato vecchissimo di Gelli e affiliati, è la parabola dell’Italia.

I pizzini di Gelli distribuiti in Tv


Di Maurizio Chierici

Licio Gelli non parla mai a caso. L’altra sera in Tv ha distribuito avvertimenti di sapore mafioso per ricordare a chi di dovere cosa sa e cosa potrebbe raccontare se qualcuno non gli riconosce qualcosa. Ricatto non facile da decifrare agli estranei dei gironi P2.
Ma qualcosa si capisce: il venerabile sembra non più accontentarsi degli omaggi tipo copertina di Panorama, devozione di Berlusconi quando il venerabile ha regalato inediti di Mussolini, D’Annunzio e Verdi alla biblioteca di Pistoia, autorità in festa. I suoi misteri d’ Italia restano nascosti, eppure potrebbero rispuntare con rivelazioni fastidiose.
A meno che… L’ambiguità è l’arma nella quale è davvero maestro.
Comincia col spargere curiosità innocenti come la liturgia dell’affiliazione di Berlusconi. Pizzini di svagatezza mondana. Chi c’era al pranzo del nuovo fratello.
<>, suo medico personale, infiltrato al Corriere della Sera che ha poi colonizzato. Era il numero uno del dipartimento <> della loggia; oggi è protagonista di Vivere Bene, consigli ai malati, naturalmente di Canale 4. Negli anni ’70 l’editore Berlusconi figurava sua terza spalla. In un libro Gervaso racconta come ha conosciuto e avvicinato il Cavaliere a Gelli. Al quale un giorno scrive: <>.
Quel Tassandin, P2.
Gelli ricorda in Tv l’amicizia con Cossiga e Andreotti ( sempre smentita dal senatore ): <>. Parla del Cavaliere, ammirato ma anche deluso: <>. Chiede di accelerare la riforma della giustizia: magistrati sotto tutela del potere politico. Soddisfatto per il sindacato che comincia a litigare; soddisfatto dalla sinistra in crisi, vuol fermare gli extra comunitari <>. B. ha provato a negare la sua tessera P2, è la domanda insidiosa. Il maestro sorride: hanno negato in tanti. <>. Perché fiducioso del programma che avrebbe fatto rinascere l’ Italia. A buon punto ma non ancora completato. Gelli ha 89 anni. I fratelli lo sopportano sapendo ( o non sapendo ) quali carte nasconde.
Come è successo ai pinochettisti cileni diventati miliardari grazie a Pinochet, ne accompagnano il tramonto con l’angoscia che un giorno possa aprire il cassetto dei segreti. Impazienti, aspettano l’ultimo sospiro.


Fonte: L'Unità
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Di Maurizio Chierici

Licio Gelli non parla mai a caso. L’altra sera in Tv ha distribuito avvertimenti di sapore mafioso per ricordare a chi di dovere cosa sa e cosa potrebbe raccontare se qualcuno non gli riconosce qualcosa. Ricatto non facile da decifrare agli estranei dei gironi P2.
Ma qualcosa si capisce: il venerabile sembra non più accontentarsi degli omaggi tipo copertina di Panorama, devozione di Berlusconi quando il venerabile ha regalato inediti di Mussolini, D’Annunzio e Verdi alla biblioteca di Pistoia, autorità in festa. I suoi misteri d’ Italia restano nascosti, eppure potrebbero rispuntare con rivelazioni fastidiose.
A meno che… L’ambiguità è l’arma nella quale è davvero maestro.
Comincia col spargere curiosità innocenti come la liturgia dell’affiliazione di Berlusconi. Pizzini di svagatezza mondana. Chi c’era al pranzo del nuovo fratello.
<>, suo medico personale, infiltrato al Corriere della Sera che ha poi colonizzato. Era il numero uno del dipartimento <> della loggia; oggi è protagonista di Vivere Bene, consigli ai malati, naturalmente di Canale 4. Negli anni ’70 l’editore Berlusconi figurava sua terza spalla. In un libro Gervaso racconta come ha conosciuto e avvicinato il Cavaliere a Gelli. Al quale un giorno scrive: <>.
Quel Tassandin, P2.
Gelli ricorda in Tv l’amicizia con Cossiga e Andreotti ( sempre smentita dal senatore ): <>. Parla del Cavaliere, ammirato ma anche deluso: <>. Chiede di accelerare la riforma della giustizia: magistrati sotto tutela del potere politico. Soddisfatto per il sindacato che comincia a litigare; soddisfatto dalla sinistra in crisi, vuol fermare gli extra comunitari <>. B. ha provato a negare la sua tessera P2, è la domanda insidiosa. Il maestro sorride: hanno negato in tanti. <>. Perché fiducioso del programma che avrebbe fatto rinascere l’ Italia. A buon punto ma non ancora completato. Gelli ha 89 anni. I fratelli lo sopportano sapendo ( o non sapendo ) quali carte nasconde.
Come è successo ai pinochettisti cileni diventati miliardari grazie a Pinochet, ne accompagnano il tramonto con l’angoscia che un giorno possa aprire il cassetto dei segreti. Impazienti, aspettano l’ultimo sospiro.


Fonte: L'Unità

mercoledì 26 novembre 2008

Alcune considerazioni sul recente ritorno delle BR


Di Solange Manfredi




Il decreto Gelmini porta gli studenti (e non solo) in piazza.

Alle manifestazioni di protesta contro il decreto ci sono degli scontri (non si sa se, come in passato, causati da agenti provocatori, ma il sospetto è forte).

Nonostante l’impegno dei partecipanti alle manifestazioni, che instancabilmente gridano “siamo tutti studenti” con la utopica speranza, almeno questa volta, di non venire strumentalizzati, il governo, con rapidità e sicurezza straordinarie, dichiara: “Gli scontri a Piazza Navona del 29 ottobre 2008 sono stati causati dagli studenti di sinistra”.

Ecco creati gli estremisti di destra e di sinistra.

Passano due giorni e il 31 ottobre 2008 Licio Gelli rilascia un intervista in cui afferma:

“Terreno ''fertile'' per un eventuale ritorno delle Brigate Rosse…”

Ancora qualche giorno e, l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga scrive al capo della polizia dispensando consigli:

''Un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura… “

Il 13 novembre il Ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta afferma:

“Sono sotto scorta perchè le Br vogliono farmi fuori”.

Il 15 novembre ancora l’ex presidente della repubblica Francesco Cossiga scrive:

“Cio' premesso io, Francesco Cossiga, già ministro dell'Interno, dichiaro che ho molto più rispetto per i militanti delle Brigate Rosse e di Prima Linea che per i giudici delle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione”.

Il 23 novembre un volantino firmato "Nuove Brigate Rosse" con la stella a cinque punte cerchiata
viene rinvenuto attaccato alla porta d'ingresso della redazione dell'emittente ligure 'Primocanale'. Nel messaggio si legge:

"Nessun compromesso sarà possibile con i carnefici della libertà e dei diritti”

Ricapitolando:

Due indiscussi protagonisti (Gelli e Cossiga) di quel periodo storico noto come gli anni di piombo evocano due cose: “Br e paura”.

Immediatamente il Ministro della Repubblica Brunetta dichiara di vivere sotto scorta perché minacciato dalle Br.

Le Br ricompaiono con un volantino di rivendicazione annunciando il ritorno della lotta armata.

Il tutto in meno di un mese.

Qualcosa non torna, vediamo cosa:


Un ministro della Repubblica sostiene di vivere sotto scorta perché le Br vogliono ucciderlo.

Eppure alla dichiarazione del Ministro Brunetta, non solo nessun giornale o telegiornale dà particolare risalto, ma nessun giornalista si domanda come, quando e da chi sarebbero state ricostituite le BR?

Due sono le possibilità di tanta indifferenza: o nessuno crede alle affermazioni di Brunetta o qualcosa non va nell’informazione.

La notizia del ritorno delle BR, con le minacce di morte ad un Ministro della Repubblica, non è notizia da poco. Ed invece nulla, nei tg si parla di panettoni e regali di Natale. Tutto normale?

Evidentemente si, ed infatti ecco ricomparire, proprio ieri, come d’incanto, le Br con il loro comunicato.

Evocate e subito comparse, quasi si tratti di magia.

Certo qualcuno potrà sostenere che il ritorno delle Br era prevedibile, vista la situazione difficile in cui versa il paese, e le affermazioni fatte in tal senso provenivano da uomini di sicura esperienza.
Ma a tale affermazione si potrebbe contestare che nel 1992, con il crollo della lira e le stragi, nessuno evocò il ritorno delle Br.

In quel periodo storico della nostra repubblica si preferì una nuova sigla: Falange armata.

Dal 1989 al 1994 la Falange armata rivendicò di tutto: stragi, omicidi, rapine, attentati, ecc…(vedi articolo su questo blog http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/05/gladio-il-principale-segreto-della.html )

L’escamotage però non ebbe gran successo, molte persone ancora oggi non ricordano tale sigla e, ancor meno, che da alcuni viene segnalata come struttura formata da ex appartenenti ai corpi speciali che “ha visto i natali dentro le istituzioni dello Stato, i cui responsabili hanno molte medaglie sul petto…”. (Vedi articolo su questo blog http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/01/capaci-damelio-fauro-georgofili-sono.html )

Non c’è niente da fare, nel territorio italiano la forza evocativa e di paura della sigla Br è difficile da ricreare, e il fallimento della falange armata ne è una dimostrazione tangibile.

Meglio tornare al vecchio.

D’altronde, come dice anche l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il consenso si forma sulla paura. E cosa c’è di meglio per terrorizzare i cittadini, e distrarli dal disastro economico e dalle probabili vergognose manovre a favore dei soliti noti, che il ritorno delle Br?

Nulla.

Ed eccole qua.

Probabilmente tale volantino serve a qualcuno per tastare il polso della forza intimidatrice sulla popolazione del ritorno delle Br.

Se sarà positivo si continuerà ed inizieranno gli attentati e gli omicidi.

Se la popolazione risponderà in maniera distratta si troverà un altro modo per incutere terrore (c’è ancora l’asso nella manica del terrorismo islamico).

Allora mi permetto di dare un consiglio a chi deve “organizzare” questi nuovi gruppi terroristici che devono seminare il terrore tra la popolazione a vantaggio dei soliti noti.

Questa volta non fate l’errore commesso nel 1970, siate più organizzati ed attenti.

Se, rivendicando attentati, usate lo stesso simbolo per i gruppi terroristici sia dell’estrema destra che dell’estrema sinistra forse, questa volta, qualcuno potrebbe accorgersene e dirlo.

Nel 1970 avete rifilato come simbolo per rivendicare gli attentati la stella a cinque punte dentro il cerchio sia al gruppo di estrema destra MAR dei Fumagalli che alle BR. Certo, dopo le prime rivendicazioni, ve ne siete accorti ed avete lasciato il simbolo solo alle BR ma, diciamocelo, è stato un errore grossolano.

Quindi, questa volta maggiore attenzione, per favore.

Quando avrete i vostri uomini che attendono in fila, come in caserma e, chiamandoli per nome, gli direte: "tu sarai uno “sparatore” di estremista di destra, tu sarai uno di estrema sinistra, ecc.." nel dargli istruzioni, simboli e volantini, per favore, ricontrollate i fogli, il simbolo del gruppo terroristico della sinistra deve essere diverso da quello del gruppo terroristico di destra. OK?

Si lo so, è vero, anche se fate un errore non succede nulla, noi italiani abbiamo dato ampia prova di credere a tutto, anche agli asini che volano, però con i più attenti non ci fate una bella figura.

Una curiosità: alla persona che per errore nel 1970 diede lo stesso simbolo per rivendicare gli attentati sia agli uomini che avete mandato a fare la parte dei brigatisti rossi e che agli uomini che invece avete mandato a fare gli estremisti di destra nel Mar dei Fumagalli cosa avete fatto? Anche lui morto in un incidente d’auto, o ha avuto un infarto?

Fonte:
Paolo Franceschetti
Leggi tutto »

Di Solange Manfredi




Il decreto Gelmini porta gli studenti (e non solo) in piazza.

Alle manifestazioni di protesta contro il decreto ci sono degli scontri (non si sa se, come in passato, causati da agenti provocatori, ma il sospetto è forte).

Nonostante l’impegno dei partecipanti alle manifestazioni, che instancabilmente gridano “siamo tutti studenti” con la utopica speranza, almeno questa volta, di non venire strumentalizzati, il governo, con rapidità e sicurezza straordinarie, dichiara: “Gli scontri a Piazza Navona del 29 ottobre 2008 sono stati causati dagli studenti di sinistra”.

Ecco creati gli estremisti di destra e di sinistra.

Passano due giorni e il 31 ottobre 2008 Licio Gelli rilascia un intervista in cui afferma:

“Terreno ''fertile'' per un eventuale ritorno delle Brigate Rosse…”

Ancora qualche giorno e, l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga scrive al capo della polizia dispensando consigli:

''Un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura… “

Il 13 novembre il Ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta afferma:

“Sono sotto scorta perchè le Br vogliono farmi fuori”.

Il 15 novembre ancora l’ex presidente della repubblica Francesco Cossiga scrive:

“Cio' premesso io, Francesco Cossiga, già ministro dell'Interno, dichiaro che ho molto più rispetto per i militanti delle Brigate Rosse e di Prima Linea che per i giudici delle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione”.

Il 23 novembre un volantino firmato "Nuove Brigate Rosse" con la stella a cinque punte cerchiata
viene rinvenuto attaccato alla porta d'ingresso della redazione dell'emittente ligure 'Primocanale'. Nel messaggio si legge:

"Nessun compromesso sarà possibile con i carnefici della libertà e dei diritti”

Ricapitolando:

Due indiscussi protagonisti (Gelli e Cossiga) di quel periodo storico noto come gli anni di piombo evocano due cose: “Br e paura”.

Immediatamente il Ministro della Repubblica Brunetta dichiara di vivere sotto scorta perché minacciato dalle Br.

Le Br ricompaiono con un volantino di rivendicazione annunciando il ritorno della lotta armata.

Il tutto in meno di un mese.

Qualcosa non torna, vediamo cosa:


Un ministro della Repubblica sostiene di vivere sotto scorta perché le Br vogliono ucciderlo.

Eppure alla dichiarazione del Ministro Brunetta, non solo nessun giornale o telegiornale dà particolare risalto, ma nessun giornalista si domanda come, quando e da chi sarebbero state ricostituite le BR?

Due sono le possibilità di tanta indifferenza: o nessuno crede alle affermazioni di Brunetta o qualcosa non va nell’informazione.

La notizia del ritorno delle BR, con le minacce di morte ad un Ministro della Repubblica, non è notizia da poco. Ed invece nulla, nei tg si parla di panettoni e regali di Natale. Tutto normale?

Evidentemente si, ed infatti ecco ricomparire, proprio ieri, come d’incanto, le Br con il loro comunicato.

Evocate e subito comparse, quasi si tratti di magia.

Certo qualcuno potrà sostenere che il ritorno delle Br era prevedibile, vista la situazione difficile in cui versa il paese, e le affermazioni fatte in tal senso provenivano da uomini di sicura esperienza.
Ma a tale affermazione si potrebbe contestare che nel 1992, con il crollo della lira e le stragi, nessuno evocò il ritorno delle Br.

In quel periodo storico della nostra repubblica si preferì una nuova sigla: Falange armata.

Dal 1989 al 1994 la Falange armata rivendicò di tutto: stragi, omicidi, rapine, attentati, ecc…(vedi articolo su questo blog http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/05/gladio-il-principale-segreto-della.html )

L’escamotage però non ebbe gran successo, molte persone ancora oggi non ricordano tale sigla e, ancor meno, che da alcuni viene segnalata come struttura formata da ex appartenenti ai corpi speciali che “ha visto i natali dentro le istituzioni dello Stato, i cui responsabili hanno molte medaglie sul petto…”. (Vedi articolo su questo blog http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/01/capaci-damelio-fauro-georgofili-sono.html )

Non c’è niente da fare, nel territorio italiano la forza evocativa e di paura della sigla Br è difficile da ricreare, e il fallimento della falange armata ne è una dimostrazione tangibile.

Meglio tornare al vecchio.

D’altronde, come dice anche l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il consenso si forma sulla paura. E cosa c’è di meglio per terrorizzare i cittadini, e distrarli dal disastro economico e dalle probabili vergognose manovre a favore dei soliti noti, che il ritorno delle Br?

Nulla.

Ed eccole qua.

Probabilmente tale volantino serve a qualcuno per tastare il polso della forza intimidatrice sulla popolazione del ritorno delle Br.

Se sarà positivo si continuerà ed inizieranno gli attentati e gli omicidi.

Se la popolazione risponderà in maniera distratta si troverà un altro modo per incutere terrore (c’è ancora l’asso nella manica del terrorismo islamico).

Allora mi permetto di dare un consiglio a chi deve “organizzare” questi nuovi gruppi terroristici che devono seminare il terrore tra la popolazione a vantaggio dei soliti noti.

Questa volta non fate l’errore commesso nel 1970, siate più organizzati ed attenti.

Se, rivendicando attentati, usate lo stesso simbolo per i gruppi terroristici sia dell’estrema destra che dell’estrema sinistra forse, questa volta, qualcuno potrebbe accorgersene e dirlo.

Nel 1970 avete rifilato come simbolo per rivendicare gli attentati la stella a cinque punte dentro il cerchio sia al gruppo di estrema destra MAR dei Fumagalli che alle BR. Certo, dopo le prime rivendicazioni, ve ne siete accorti ed avete lasciato il simbolo solo alle BR ma, diciamocelo, è stato un errore grossolano.

Quindi, questa volta maggiore attenzione, per favore.

Quando avrete i vostri uomini che attendono in fila, come in caserma e, chiamandoli per nome, gli direte: "tu sarai uno “sparatore” di estremista di destra, tu sarai uno di estrema sinistra, ecc.." nel dargli istruzioni, simboli e volantini, per favore, ricontrollate i fogli, il simbolo del gruppo terroristico della sinistra deve essere diverso da quello del gruppo terroristico di destra. OK?

Si lo so, è vero, anche se fate un errore non succede nulla, noi italiani abbiamo dato ampia prova di credere a tutto, anche agli asini che volano, però con i più attenti non ci fate una bella figura.

Una curiosità: alla persona che per errore nel 1970 diede lo stesso simbolo per rivendicare gli attentati sia agli uomini che avete mandato a fare la parte dei brigatisti rossi e che agli uomini che invece avete mandato a fare gli estremisti di destra nel Mar dei Fumagalli cosa avete fatto? Anche lui morto in un incidente d’auto, o ha avuto un infarto?

Fonte:
Paolo Franceschetti

martedì 25 novembre 2008

Confessioni di un ex massone


MADRID - Maurice Caillet, Venerabile di una Loggia francese per 15 anni, svela alcuni segreti della Massoneria in un libro di recente pubblicazione e dal titolo: “Sono stato massone” (LibrosLibres).

Rituali, norme di funzionamento interno, giuramenti - in particolare le implicazioni del giuramento che obbliga a difendere gli altri “fratelli” massoni - oltre all'influenza sulla politica da parte di questa organizzazione segreta vengono ora alla luce.Il volume svela anche la decisiva influenza della Massoneria nell'elaborazione e approvazione di leggi come quella dell'aborto in Francia, a cui Maurice Caillet, in quanto medico, ha partecipato attivamente.Nato a Bordeaux nel 1933 e specializzato in Ginecologia e Urologia, Caillet ha effettuato aborti e sterilizzazioni prima e dopo la legalizzazione nel suo Paese delle interruzioni di gravidanza. Membro del Partito Socialista Francese, è arrivato a ricoprire incarichi di rilievo nell'amministrazione sanitaria.

Quando è entrato ufficialmente nella Massoneria?
Maurice Caillet: All'inizio del 1970 mi convocarono per una possibile iniziazione. Ignoravo praticamente tutto ciò che mi aspettava. Avevo 36 anni, ero un uomo libero e non mi ero mai affiliato a un sindacato o ad alcun partito politico. Un pomeriggio, in una via discreta della città di Rennes, bussai alla porta del tempio, il cui frontone era ornato da una sfinge alata e da un triangolo che circondava un occhio. Venni ricevuto da un uomo che mi disse: “Signore, ha fatto domanda per essere ammesso tra di noi. La sua decisione è definitiva? E' disposto a sottomettersi alle prove? Se la risposta è positiva, mi segua”. Feci un gesto di assenso e venni introdotto in una serie di corridoi. Iniziai a provare una certa inquietudine, ma prima di poterla formulare sentii che la porta si stava chiudendo dietro di noi...

Nel suo libro “Sono stato massone” spiega che la Massoneria è stata determinante per l'introduzione dell'aborto libero in Francia nel 1974.
Maurice Caillet: L'elezione di Valéry Giscard d'Estaing a Presidente della Repubblica Francese portò Jacques Chirac a diventare Primo Ministro, avendo questi come consigliere personale Jean-Pierre Prouteau, Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, principale ramo massonico francese, di tendenza laicista. Al Ministero della Sanità fu collocata Simone Veil, giurista, ex deportata di Auschwitz, che aveva come consigliere il dottor Pierre Simon, Gran Maestro della Grande Loggia di Francia, con il quale io mantenevo una corrispondenza. I politici erano ben circondati da quelli che chiamavamo i nostri “Fratelli tre punti”, e il disegno di legge sull'aborto venne elaborato rapidamente. Adottata dal Consiglio dei Ministri nel mese di novembre, la legge Veil venne votata a dicembre. I deputati e i senatori massoni di destra e di sinistra votarono all'unanimità!

Lei afferma che tra i massoni c'è il dovere di aiutarsi. Continua ad essere così?
Maurice Caillet: I “favori” sono un'abitudine in Francia. Certe Logge cercano di essere virtuose, ma il segreto che regna in questi circoli favorisce la corruzione. Nella Fratellanza degli Alti Funzionari, ad esempio, si negoziano certe promozioni, e in quella per le Costruzioni e le Opere Pubbliche si distribuiscono i contratti, con notevoli conseguenze finanziarie

Lei ha beneficiato di questi favori?
Maurice Caillet: Sì. La Corte d'Appello presieduta da un “fratello” si pronunciò sul mio divorzio ordinando spese condivise, anziché metterle tutte a mio carico, e ridusse l'entità del contributo che dovevo dare ai miei figli. Tempo dopo, in seguito a un conflitto con i miei tre soci della clinica, un altro “fratello massone”, Jean, direttore della Cassa di Sicurezza Sociale, saputa la questione mi propose di assumere la direzione del Centro per gli Esami Sanitari di Rennes.

L'abbandono della Massoneria ha avuto conseguenze sulla sua carriera?
Maurice Caillet: Da allora non ho trovato posto in nessuna amministrazione pubblica o semipubblica, nonostante il mio ricco curriculum.

Ha mai ricevuto minacce di morte?
Maurice Caillet: Dopo essere stato licenziato dal mio posto di lavoro nell'amministrazione e aver iniziato ad agire contro quella decisione arbitraria, ricevetti la visita di un “fratello” della Grande Loggia di Francia, cattedratico e segretario regionale di Forza Operaia, che mi disse con la massima freddezza che se fossi andato avanti presso il tribunale del lavoro “avrei messo in pericolo la mia vita” e lui non avrebbe potuto far niente per proteggermi. Non ho mai immaginato di poter essere minacciato di morte da noti e onorevoli massoni della nostra città.

Lei era membro del Partito Socialista e conosceva molti dei suoi “fratelli” che si dedicavano alla politica. Potrebbe dirmi quanti massoni ci sono stati nel Governo di Mitterrand?
Maurice Caillet: Dodici.

E in quello attuale di Sarkozy?
Maurice Caillet: Due.

Potrebbe dire a un ignorante come me quali sono i principi della Massoneria?Maurice Caillet: La Massoneria, in tutte le sue obbedienze, propone una filosofia umanista, preoccupata in primo luogo per l'uomo e consacrata alla ricerca della verità, pur affermando che questa è inaccessibile. Rifiuta ogni dogma e sostiene il relativismo, che colloca tutte le religioni su uno stesso piano, mentre dal 1723, nelle Costituzioni di Anderson, pone se stessa su un piano superiore, come “centro d'unione”. Da ciò si deduce un relativismo morale: nessuna norma morale ha in sé un'origine divina e, quindi, definitiva, intangibile. La sua morale evolve in funzione del consenso delle società.

Come si inserisce Dio nella Massoneria?
Maurice Caillet: Per un massone, il concetto stesso di Dio è speciale, come nelle obbedienze chiamate spiritualiste. Nel migliore dei casi è il Grande Architetto dell'Universo, un Dio astratto, ma solo una specie di “Creatore-maestro orologiaio”, come lo definisce il pastore Désaguliers, uno dei fondatori della Massoneria speculativa. Questo Grande Architetto viene pregato, se mi permette l'espressione, perché non intervenga nelle questioni degli uomini, e non viene neanche citato nelle Costituzioni di Anderson.

E il concetto di salvezza?
Maurice Caillet: Come tale non esiste nella Massoneria, salvo sul piano terreno: è l'elitarismo delle successive iniziazioni, anche se queste possono considerarsi appartenenti all'ambito dell'animismo, secondo René Guènon, grande iniziato, e Mircea Eliade, grande esperto di religioni. E' anche la ricerca di un bene che non si specifica in nessun posto... visto che la morale evolve nella sincerità, che, come tutti sappiamo, non è sinonimo di verità.

Qual è il rapporto della Massoneria con le religioni?
Maurice Caillet: E' molto ambiguo. In linea di principio i Massoni proclamano con fermezza una tolleranza speciale nei confronti di tutte le credenze e le ideologie, con un gusto molto marcato per il sincretismo, vale a dire un coordinamento poco coerente delle varie dottrine spirituali: è l'eterna gnosis, sovversione della vera fede. Dall'altro lato, la vita delle Logge, che è stata la mia per 15 anni, rivela un'animosità particolare nei confronti dell'autorità papale e dei dogmi della Chiesa cattolica.

Com'è iniziata la sua scoperta di Cristo?
Maurice Caillet: Ero razionalista, massone e ateo. Non ero neanche battezzato, ma mia moglie Claude era malata e decidemmo di andare a Lourdes. Mentre lei era nelle piscine, il freddo mi costrinse a rifugiarmi nella Cripta, dove assistetti con interesse alla prima Messa della mia vita. Quando il sacerdote, leggendo il Vangelo, disse: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto”, ebbi uno shock tremendo perché avevo sentito questa frase il giorno della mia iniziazione al grado di Apprendista ed ero solito ripeterla quando, già Venerabile, iniziavo i profani. Nel silenzio successivo – perché non c'era l'omelia – sentii chiaramente una voce che mi diceva: “Bene, chiedi la guarigione di Claude, ma cosa offri?”. Istantaneamente, e sicuro di essere stato interpellato da Dio stesso, pensai che avevo solo me stesso da offrire. Al termine della Messa, andai in sacrestia e chiesi immediatamente il Battesimo al sacerdote. Questi, stupefatto quando gli confessai la mia appartenenza massonica e le mie pratiche occultiste, mi disse di andare dall'Arcivescovo di Rennes. Quello fu l'inizio del mio itinerario spirituale.

(Agenzia Zenit del 10 novembre 2008)
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MADRID - Maurice Caillet, Venerabile di una Loggia francese per 15 anni, svela alcuni segreti della Massoneria in un libro di recente pubblicazione e dal titolo: “Sono stato massone” (LibrosLibres).

Rituali, norme di funzionamento interno, giuramenti - in particolare le implicazioni del giuramento che obbliga a difendere gli altri “fratelli” massoni - oltre all'influenza sulla politica da parte di questa organizzazione segreta vengono ora alla luce.Il volume svela anche la decisiva influenza della Massoneria nell'elaborazione e approvazione di leggi come quella dell'aborto in Francia, a cui Maurice Caillet, in quanto medico, ha partecipato attivamente.Nato a Bordeaux nel 1933 e specializzato in Ginecologia e Urologia, Caillet ha effettuato aborti e sterilizzazioni prima e dopo la legalizzazione nel suo Paese delle interruzioni di gravidanza. Membro del Partito Socialista Francese, è arrivato a ricoprire incarichi di rilievo nell'amministrazione sanitaria.

Quando è entrato ufficialmente nella Massoneria?
Maurice Caillet: All'inizio del 1970 mi convocarono per una possibile iniziazione. Ignoravo praticamente tutto ciò che mi aspettava. Avevo 36 anni, ero un uomo libero e non mi ero mai affiliato a un sindacato o ad alcun partito politico. Un pomeriggio, in una via discreta della città di Rennes, bussai alla porta del tempio, il cui frontone era ornato da una sfinge alata e da un triangolo che circondava un occhio. Venni ricevuto da un uomo che mi disse: “Signore, ha fatto domanda per essere ammesso tra di noi. La sua decisione è definitiva? E' disposto a sottomettersi alle prove? Se la risposta è positiva, mi segua”. Feci un gesto di assenso e venni introdotto in una serie di corridoi. Iniziai a provare una certa inquietudine, ma prima di poterla formulare sentii che la porta si stava chiudendo dietro di noi...

Nel suo libro “Sono stato massone” spiega che la Massoneria è stata determinante per l'introduzione dell'aborto libero in Francia nel 1974.
Maurice Caillet: L'elezione di Valéry Giscard d'Estaing a Presidente della Repubblica Francese portò Jacques Chirac a diventare Primo Ministro, avendo questi come consigliere personale Jean-Pierre Prouteau, Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, principale ramo massonico francese, di tendenza laicista. Al Ministero della Sanità fu collocata Simone Veil, giurista, ex deportata di Auschwitz, che aveva come consigliere il dottor Pierre Simon, Gran Maestro della Grande Loggia di Francia, con il quale io mantenevo una corrispondenza. I politici erano ben circondati da quelli che chiamavamo i nostri “Fratelli tre punti”, e il disegno di legge sull'aborto venne elaborato rapidamente. Adottata dal Consiglio dei Ministri nel mese di novembre, la legge Veil venne votata a dicembre. I deputati e i senatori massoni di destra e di sinistra votarono all'unanimità!

Lei afferma che tra i massoni c'è il dovere di aiutarsi. Continua ad essere così?
Maurice Caillet: I “favori” sono un'abitudine in Francia. Certe Logge cercano di essere virtuose, ma il segreto che regna in questi circoli favorisce la corruzione. Nella Fratellanza degli Alti Funzionari, ad esempio, si negoziano certe promozioni, e in quella per le Costruzioni e le Opere Pubbliche si distribuiscono i contratti, con notevoli conseguenze finanziarie

Lei ha beneficiato di questi favori?
Maurice Caillet: Sì. La Corte d'Appello presieduta da un “fratello” si pronunciò sul mio divorzio ordinando spese condivise, anziché metterle tutte a mio carico, e ridusse l'entità del contributo che dovevo dare ai miei figli. Tempo dopo, in seguito a un conflitto con i miei tre soci della clinica, un altro “fratello massone”, Jean, direttore della Cassa di Sicurezza Sociale, saputa la questione mi propose di assumere la direzione del Centro per gli Esami Sanitari di Rennes.

L'abbandono della Massoneria ha avuto conseguenze sulla sua carriera?
Maurice Caillet: Da allora non ho trovato posto in nessuna amministrazione pubblica o semipubblica, nonostante il mio ricco curriculum.

Ha mai ricevuto minacce di morte?
Maurice Caillet: Dopo essere stato licenziato dal mio posto di lavoro nell'amministrazione e aver iniziato ad agire contro quella decisione arbitraria, ricevetti la visita di un “fratello” della Grande Loggia di Francia, cattedratico e segretario regionale di Forza Operaia, che mi disse con la massima freddezza che se fossi andato avanti presso il tribunale del lavoro “avrei messo in pericolo la mia vita” e lui non avrebbe potuto far niente per proteggermi. Non ho mai immaginato di poter essere minacciato di morte da noti e onorevoli massoni della nostra città.

Lei era membro del Partito Socialista e conosceva molti dei suoi “fratelli” che si dedicavano alla politica. Potrebbe dirmi quanti massoni ci sono stati nel Governo di Mitterrand?
Maurice Caillet: Dodici.

E in quello attuale di Sarkozy?
Maurice Caillet: Due.

Potrebbe dire a un ignorante come me quali sono i principi della Massoneria?Maurice Caillet: La Massoneria, in tutte le sue obbedienze, propone una filosofia umanista, preoccupata in primo luogo per l'uomo e consacrata alla ricerca della verità, pur affermando che questa è inaccessibile. Rifiuta ogni dogma e sostiene il relativismo, che colloca tutte le religioni su uno stesso piano, mentre dal 1723, nelle Costituzioni di Anderson, pone se stessa su un piano superiore, come “centro d'unione”. Da ciò si deduce un relativismo morale: nessuna norma morale ha in sé un'origine divina e, quindi, definitiva, intangibile. La sua morale evolve in funzione del consenso delle società.

Come si inserisce Dio nella Massoneria?
Maurice Caillet: Per un massone, il concetto stesso di Dio è speciale, come nelle obbedienze chiamate spiritualiste. Nel migliore dei casi è il Grande Architetto dell'Universo, un Dio astratto, ma solo una specie di “Creatore-maestro orologiaio”, come lo definisce il pastore Désaguliers, uno dei fondatori della Massoneria speculativa. Questo Grande Architetto viene pregato, se mi permette l'espressione, perché non intervenga nelle questioni degli uomini, e non viene neanche citato nelle Costituzioni di Anderson.

E il concetto di salvezza?
Maurice Caillet: Come tale non esiste nella Massoneria, salvo sul piano terreno: è l'elitarismo delle successive iniziazioni, anche se queste possono considerarsi appartenenti all'ambito dell'animismo, secondo René Guènon, grande iniziato, e Mircea Eliade, grande esperto di religioni. E' anche la ricerca di un bene che non si specifica in nessun posto... visto che la morale evolve nella sincerità, che, come tutti sappiamo, non è sinonimo di verità.

Qual è il rapporto della Massoneria con le religioni?
Maurice Caillet: E' molto ambiguo. In linea di principio i Massoni proclamano con fermezza una tolleranza speciale nei confronti di tutte le credenze e le ideologie, con un gusto molto marcato per il sincretismo, vale a dire un coordinamento poco coerente delle varie dottrine spirituali: è l'eterna gnosis, sovversione della vera fede. Dall'altro lato, la vita delle Logge, che è stata la mia per 15 anni, rivela un'animosità particolare nei confronti dell'autorità papale e dei dogmi della Chiesa cattolica.

Com'è iniziata la sua scoperta di Cristo?
Maurice Caillet: Ero razionalista, massone e ateo. Non ero neanche battezzato, ma mia moglie Claude era malata e decidemmo di andare a Lourdes. Mentre lei era nelle piscine, il freddo mi costrinse a rifugiarmi nella Cripta, dove assistetti con interesse alla prima Messa della mia vita. Quando il sacerdote, leggendo il Vangelo, disse: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto”, ebbi uno shock tremendo perché avevo sentito questa frase il giorno della mia iniziazione al grado di Apprendista ed ero solito ripeterla quando, già Venerabile, iniziavo i profani. Nel silenzio successivo – perché non c'era l'omelia – sentii chiaramente una voce che mi diceva: “Bene, chiedi la guarigione di Claude, ma cosa offri?”. Istantaneamente, e sicuro di essere stato interpellato da Dio stesso, pensai che avevo solo me stesso da offrire. Al termine della Messa, andai in sacrestia e chiesi immediatamente il Battesimo al sacerdote. Questi, stupefatto quando gli confessai la mia appartenenza massonica e le mie pratiche occultiste, mi disse di andare dall'Arcivescovo di Rennes. Quello fu l'inizio del mio itinerario spirituale.

(Agenzia Zenit del 10 novembre 2008)

 
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