sabato 4 giugno 2011

Luigi de Magistris - VOTA SI ai Referendum del 12-13 giugno


http://www.youtube.com/watch?v=_4UGe1Dird4

http://www.pupia.tv - Luigi de Magistris - VOTA SI ai Referendum del 12-13 giugno. Per l'acqua pubblica, contro il nucleare e il legittimo impedimento

Napoli, piazza Municipio (03.06.11)

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http://www.youtube.com/watch?v=_4UGe1Dird4

http://www.pupia.tv - Luigi de Magistris - VOTA SI ai Referendum del 12-13 giugno. Per l'acqua pubblica, contro il nucleare e il legittimo impedimento

Napoli, piazza Municipio (03.06.11)

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CASTELBELFORTE (MN) - VOLANTINAGGIO DEL PARTITO DEL SUD A FAVORE DI 4 SI REFERENDUM DI GIUGNO


Ora
domenica 5 giugno · 9.00 - 13.00

Luogo
CASTELBELFORTE (MN)
Piazza Garibaldi
Castelberforte (MN)
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Ora
domenica 5 giugno · 9.00 - 13.00

Luogo
CASTELBELFORTE (MN)
Piazza Garibaldi
Castelberforte (MN)

venerdì 3 giugno 2011

PARTITO DEL SUD - NORD ITALIA - VOLANTINAGGI IN PIAZZA PER 4 SI' AI REFERENDUM: RIEPILOGO SEDI E DATE PROSSIMI EVENTI

ADERISCI, PARTECIPA, INSIEME SI PUO' !!



FIDENZA (PR)
SABATO 4 GIUGNO

PIAZZA GARIBALDI DALLE 14,30 ALLE 17,30


CASTELBELFORTE (MN)
DOMENICA 5 GIUGNO

PIAZZA GARIBALDI DALLE 9,30 ALLE 13


BOLOGNA
DOMENICA 5 GIUGNO
LUNEDI' 6 GIUGNO

PIAZZA MALPIGHI DALLE 17,00 ALLE 20


VICENZA
MERCOLEDI' 8 GIUGNO

PIAZZA POSTE DALLE 18 ALLE 23,30

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ADERISCI, PARTECIPA, INSIEME SI PUO' !!



FIDENZA (PR)
SABATO 4 GIUGNO

PIAZZA GARIBALDI DALLE 14,30 ALLE 17,30


CASTELBELFORTE (MN)
DOMENICA 5 GIUGNO

PIAZZA GARIBALDI DALLE 9,30 ALLE 13


BOLOGNA
DOMENICA 5 GIUGNO
LUNEDI' 6 GIUGNO

PIAZZA MALPIGHI DALLE 17,00 ALLE 20


VICENZA
MERCOLEDI' 8 GIUGNO

PIAZZA POSTE DALLE 18 ALLE 23,30

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Adriano, lo tsunami e il nucleare - Annozero 2 giugno 2011


http://www.youtube.com/watch?v=Lbxmfhxwo9I

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http://www.youtube.com/watch?v=Lbxmfhxwo9I

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FIDENZA - VOLANTINAGGIO DEL PARTITO DEL SUD A FAVORE DI 4 SI REFERENDUM DI GIUGNO


Ora
sabato 4 giugno · 14.30 - 17.30

Luogo
Fidenza
Piazza Garibaldi
Fidenza, Italy
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Ora
sabato 4 giugno · 14.30 - 17.30

Luogo
Fidenza
Piazza Garibaldi
Fidenza, Italy

giovedì 2 giugno 2011

Voto fuori sede: chiunque è domiciliato in una città da non residente può votare lo stesso per il referendum (vedi link)

AVVISO: chiunque è domiciliato in una città da non residente può votare lo stesso per il referendum, basta compilare il modulo (vedi link) e aspettare che gli venga assegnato un seggio (viene spedita comunicazione via mail) dove recarsi a votare!!! VOTA SI CONTRO IL NUCLEARE, VOTA SI CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA, VOTA SI CONTRO IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO!! (Fonte: Briganti - Gruppo facebook)

www.referendumacqua.it

Il sito del Comitato Promotore per il si ai referendum sull'acqua pubblica


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AVVISO: chiunque è domiciliato in una città da non residente può votare lo stesso per il referendum, basta compilare il modulo (vedi link) e aspettare che gli venga assegnato un seggio (viene spedita comunicazione via mail) dove recarsi a votare!!! VOTA SI CONTRO IL NUCLEARE, VOTA SI CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA, VOTA SI CONTRO IL LEGITTIMO IMPEDIMENTO!! (Fonte: Briganti - Gruppo facebook)

www.referendumacqua.it

Il sito del Comitato Promotore per il si ai referendum sull'acqua pubblica


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REFERENDUM 12 - 13 GIUGNO 2011 - IL PARTITO DEL SUD VOTA 4 SI'

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mercoledì 1 giugno 2011

VICENZA: IL PARTITO DEL SUD ADERISCE UFFICIALMENTE ALL'EVENTO ORGANIZZATO IN CITTA' A SOSTEGNO DEI REFERENDUM


Programma Serata 8 Giugno 2011 a sostegno dei referendum

• 18:00 Check sound per i gruppi
• 18:20 primo gruppo Ben Panthera
• 18:40 primo intervento studenti Cecilia Correale (rete) (colletivo)
• 19:00 secondo gruppo The Brightones
• 19:20 secondo intervento “legittimo impedimento” Avv Arnaud Leonardo presidente giuristi democratici di Padova
• 19:30 terzo gruppo Good For One Day
• 19:50 terzo intervento “referendum acqua” Sig. Canova Filippo
• 20:00 quarto gruppo Time Killer
• 20:20 quarto intervento “referendum sul nucleare” Angelo Tonello
• 20:30 preparazione per Luca Bassanese, intrattiene Bepi De marzi
• 21:00 alle 23:00 suona Bassanese e intrattiene De Marzi


Dalle 18:00 alle 20:30 conduce Elena Romano e Monica De Bortoli
Direttore artistico di serata Corrà Nicolò

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Programma Serata 8 Giugno 2011 a sostegno dei referendum

• 18:00 Check sound per i gruppi
• 18:20 primo gruppo Ben Panthera
• 18:40 primo intervento studenti Cecilia Correale (rete) (colletivo)
• 19:00 secondo gruppo The Brightones
• 19:20 secondo intervento “legittimo impedimento” Avv Arnaud Leonardo presidente giuristi democratici di Padova
• 19:30 terzo gruppo Good For One Day
• 19:50 terzo intervento “referendum acqua” Sig. Canova Filippo
• 20:00 quarto gruppo Time Killer
• 20:20 quarto intervento “referendum sul nucleare” Angelo Tonello
• 20:30 preparazione per Luca Bassanese, intrattiene Bepi De marzi
• 21:00 alle 23:00 suona Bassanese e intrattiene De Marzi


Dalle 18:00 alle 20:30 conduce Elena Romano e Monica De Bortoli
Direttore artistico di serata Corrà Nicolò

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FIDENZA - VOLANTINAGGIO DEL PARTITO DEL SUD A FAVORE DI 4 SI REFERENDUM DI GIUGNO

Sabato 28 maggio 2011 si è svolto il volantinaggio della sezione fidentina del Partito del Sud, in piazza Garibaldi a Fidenza, a sostegno del SI ai 4 referendum di giugno e per far conoscere meglio le idee del Partito del Sud alla cittadinanza.
Il gruppo di amici del Partito del Sud, guidati da Mimmo Maione, ha sostato più di tre ore in piazza con il proprio banchetto, raccogliendo il consenso e il sostegno dei cittadini.
Complimenti vivissimi a tutti.

Il volantinaggio verrà ripetuto il 2 giugno e il 4 giugno, sempre nelle stessa piazza.









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Sabato 28 maggio 2011 si è svolto il volantinaggio della sezione fidentina del Partito del Sud, in piazza Garibaldi a Fidenza, a sostegno del SI ai 4 referendum di giugno e per far conoscere meglio le idee del Partito del Sud alla cittadinanza.
Il gruppo di amici del Partito del Sud, guidati da Mimmo Maione, ha sostato più di tre ore in piazza con il proprio banchetto, raccogliendo il consenso e il sostegno dei cittadini.
Complimenti vivissimi a tutti.

Il volantinaggio verrà ripetuto il 2 giugno e il 4 giugno, sempre nelle stessa piazza.









lunedì 30 maggio 2011

KALAFRO dice no al nucleare e vota SI al referendum


http://www.youtube.com/watch?v=UgkH0ctAhSY


Intraprendere la strada dell'energia nucleare per l'approvigionamento energetico in Italia è un'assurdità. La produzione di energia deve essere diffusa, ecocompatibile, basata su fonti rinnovabili come il sole, il vento, la terra, il mare...ma soprattutto: devono diminuire i consumi e quindi deve cambiare il modello economico! Il nucleare è un passo indietro, e noi tutti siamo per il progesso.

L'acqua è una risorsa fondamentale, stategica, limitata, delicata e deve essere gestita in modo efficiente e sostenibile restando pubblica. Gestire l'acqua con i criteri del mercato è un suicidio, è una cosa alla quale ci dobbiamo opporre in massa.

La legge deve essere uguale per tutti...soprattutto per i politici e i padroni!

PER QUESTO VOTIAMO 4 SI AL REFERENDUM DEL 12 E 13 GIUGNO

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http://www.youtube.com/watch?v=UgkH0ctAhSY


Intraprendere la strada dell'energia nucleare per l'approvigionamento energetico in Italia è un'assurdità. La produzione di energia deve essere diffusa, ecocompatibile, basata su fonti rinnovabili come il sole, il vento, la terra, il mare...ma soprattutto: devono diminuire i consumi e quindi deve cambiare il modello economico! Il nucleare è un passo indietro, e noi tutti siamo per il progesso.

L'acqua è una risorsa fondamentale, stategica, limitata, delicata e deve essere gestita in modo efficiente e sostenibile restando pubblica. Gestire l'acqua con i criteri del mercato è un suicidio, è una cosa alla quale ci dobbiamo opporre in massa.

La legge deve essere uguale per tutti...soprattutto per i politici e i padroni!

PER QUESTO VOTIAMO 4 SI AL REFERENDUM DEL 12 E 13 GIUGNO

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lunedì 23 maggio 2011

No al divieto di bandiera. La espone anche il parroco

Dopo l'esposto del consigliere comunale del Pdl di Novellara è scattato l'effetto contrario: le bandiere hanno invaso tutta la città. E i sindaci si sono schierati: non faremo le multe

Sul balcone sventola bandiera… d’acqua. Ha provocato una vera e propria reazione popolare tra i sostenitori dei referendum del 12-13 la denuncia del Pdl reggiano nei confronti di chi espone le bandiere referendarie pro acqua pubblica e contro il nucleare. Così il sindaco di Novellara, il paese dove era partita la denuncia,Raul Daoli (Pd) ha fatto marcia indietro non solo sulle multe, ma ora chiede ai vigili urbani di lasciare i vessili lì dove sono.

“Distinguerei i casi di propaganda dalla manifestazione del pensiero”. A Reggio Emilia dove il consigliere provinciale del Pdl Massimiliano Camurani aveva fatto denuncia per un intervento analogo il sindaco di Reggio ha dato ordine, appellandosi ad una sentenza della Corte Costituzionale del 1995, di lasciare dove sono i drappi. Non poteva essere diversamente visto il grandissimo numero di bandiere che oramai sono esposte in tutta la provincia.

“Ne abbiamo vendute oltre cinquemila da inizio della campagna, la maggior parte in questi ultimi due giorni”, spiega Tommaso Dotti coordinatore del Comitato Acqua Bene Comune di Reggio Emilia che ha rilanciato sulla questione. “Il balcone è mio e lo gestisco io“, lo slogan usato dai referendari pro acqua pubblica. La gente ha risposto aumentando i vessilli esposti. Il record è di via Roma, a Reggio Emilia, la centralissima strada che una volta era il fulcro del quartiere del “Popòl Giòst” il rione più tipico della città, dove si parlava dialetto reggiano alla rovescia, l’arsave, per non essere riconosciuti dalla polizia (i ladri di polli) o dai fascisti (durante il regime). Nella centralissima via Roma, che scherzo del destino vede anche la presenza della sede del Pdl (e una volta del Msi poi diventato An) sono oltre cento le bandiere esposte. Sia fuori dalla Camera del Lavoro, la Cgil ha aderito alla campagna, ma anche dai balconi e le finestre di abitazioni di cittadini normali. Tanti anche i bar che espongono il vessillo. “Non ci penso nemmeno di levarlo, anzi ne compro un altro”.

Così mentre il sindaco di Reggio Graziano Delrio fa sapere che “non intende rimuovere le bandiere dai balconi” e la consigliera Pdl di Novellara Cristina Fantinati ribatte “la sentenza del 1995 non c’entra nulla con il referendum di giugno” le bandiere vengono esposte anche da parte di parroci. Come succede fuori dall’oratorio Cristo Re di Novellara dove campeggia lo striscione “Acqua dono di Dio, bene comune diritto di tutti“. “Subito l’avevo rimosso vista la polemica ma i ragazzi sono saliti sulle finestre e mi hanno detto di riappendiamolo” speiga don Candido Bizzarri.

Lo stesso fa don Emanuele Benatti, resposnsabile del Centro Missionario, che una settimana fa aveva appoggiato il referendum con il vescovo di Reggio Adriano Caprioli. “Mi viene da ridere continuerò a esporre le bandiere. Chi ha alzato la polemica vuole solo abbassare il quorum”. In tanti oltre a quella a favore del si per l’acqua pubblica ora richiedono quelle contro il nucleare preparate dal comitato reggiano “Si rinnovabili, no nucleare”. “In questi ultimi due giorni abbiamo ricevuto le richieste di centinaia di cittadini” spiega il giovanissimo Davide Valeriani, coordinatore del comitato e consigliere di quartiere del Movimento 5 Stelle.

Intanto anche nel Pdl si registrano le prime crepe. “Non esagerei rispetto a chi espone vessilli nelle proprie abitazioni” dice il consigliere regionale Fabio Filippi, mentre la Lega Nord non è intervenuta nella polemica lasciando solo il partito alleato. Roberto Ferrari, segretario provinciale del Pd Roberto Ferrari ironizza: “Via pure quelle del Milan”.


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Dopo l'esposto del consigliere comunale del Pdl di Novellara è scattato l'effetto contrario: le bandiere hanno invaso tutta la città. E i sindaci si sono schierati: non faremo le multe

Sul balcone sventola bandiera… d’acqua. Ha provocato una vera e propria reazione popolare tra i sostenitori dei referendum del 12-13 la denuncia del Pdl reggiano nei confronti di chi espone le bandiere referendarie pro acqua pubblica e contro il nucleare. Così il sindaco di Novellara, il paese dove era partita la denuncia,Raul Daoli (Pd) ha fatto marcia indietro non solo sulle multe, ma ora chiede ai vigili urbani di lasciare i vessili lì dove sono.

“Distinguerei i casi di propaganda dalla manifestazione del pensiero”. A Reggio Emilia dove il consigliere provinciale del Pdl Massimiliano Camurani aveva fatto denuncia per un intervento analogo il sindaco di Reggio ha dato ordine, appellandosi ad una sentenza della Corte Costituzionale del 1995, di lasciare dove sono i drappi. Non poteva essere diversamente visto il grandissimo numero di bandiere che oramai sono esposte in tutta la provincia.

“Ne abbiamo vendute oltre cinquemila da inizio della campagna, la maggior parte in questi ultimi due giorni”, spiega Tommaso Dotti coordinatore del Comitato Acqua Bene Comune di Reggio Emilia che ha rilanciato sulla questione. “Il balcone è mio e lo gestisco io“, lo slogan usato dai referendari pro acqua pubblica. La gente ha risposto aumentando i vessilli esposti. Il record è di via Roma, a Reggio Emilia, la centralissima strada che una volta era il fulcro del quartiere del “Popòl Giòst” il rione più tipico della città, dove si parlava dialetto reggiano alla rovescia, l’arsave, per non essere riconosciuti dalla polizia (i ladri di polli) o dai fascisti (durante il regime). Nella centralissima via Roma, che scherzo del destino vede anche la presenza della sede del Pdl (e una volta del Msi poi diventato An) sono oltre cento le bandiere esposte. Sia fuori dalla Camera del Lavoro, la Cgil ha aderito alla campagna, ma anche dai balconi e le finestre di abitazioni di cittadini normali. Tanti anche i bar che espongono il vessillo. “Non ci penso nemmeno di levarlo, anzi ne compro un altro”.

Così mentre il sindaco di Reggio Graziano Delrio fa sapere che “non intende rimuovere le bandiere dai balconi” e la consigliera Pdl di Novellara Cristina Fantinati ribatte “la sentenza del 1995 non c’entra nulla con il referendum di giugno” le bandiere vengono esposte anche da parte di parroci. Come succede fuori dall’oratorio Cristo Re di Novellara dove campeggia lo striscione “Acqua dono di Dio, bene comune diritto di tutti“. “Subito l’avevo rimosso vista la polemica ma i ragazzi sono saliti sulle finestre e mi hanno detto di riappendiamolo” speiga don Candido Bizzarri.

Lo stesso fa don Emanuele Benatti, resposnsabile del Centro Missionario, che una settimana fa aveva appoggiato il referendum con il vescovo di Reggio Adriano Caprioli. “Mi viene da ridere continuerò a esporre le bandiere. Chi ha alzato la polemica vuole solo abbassare il quorum”. In tanti oltre a quella a favore del si per l’acqua pubblica ora richiedono quelle contro il nucleare preparate dal comitato reggiano “Si rinnovabili, no nucleare”. “In questi ultimi due giorni abbiamo ricevuto le richieste di centinaia di cittadini” spiega il giovanissimo Davide Valeriani, coordinatore del comitato e consigliere di quartiere del Movimento 5 Stelle.

Intanto anche nel Pdl si registrano le prime crepe. “Non esagerei rispetto a chi espone vessilli nelle proprie abitazioni” dice il consigliere regionale Fabio Filippi, mentre la Lega Nord non è intervenuta nella polemica lasciando solo il partito alleato. Roberto Ferrari, segretario provinciale del Pd Roberto Ferrari ironizza: “Via pure quelle del Milan”.


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sabato 21 maggio 2011

Referendum 12-13 giugno 2011: sul quesito nucleare incertezza fino all’ultimo

Il decreto Omnibus, la cui discussione è iniziata ieri alla Camera, non sarà votato prima della prossima settimana. Regna dunque sovrana l’incertezza sul referendum del 12/13 giugno. Quando ormai mancano 20 giorni alle votazioni, non sappiamo ancora se troveremo anche il dibattuto tema del ritorno all’atomo in Italia.

In attesa, dei referendum di giugno 2011, il famigerato emendamento sul nucleare contenuto nel decreto, dovrà passare all’esame della Camera. Il Governo, infatti, starebbe valutando la possibilità di modificarne il testo cancellando le norme per fare le centrali. Il passo successivo è la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, in tempi davvero brevi, e poi un nuovo esame, quello dei giudici della Corte di Cassazione, che dovranno approvare o meno se le nuove ed eventuali modifiche introdotte dal Governo potrebbero far saltare il referendum.

Secondo alcune fonti interne, la Camera dovrebbe far passare il testo, lasciando la patata bollente alla Cassazione, che dovrà allora emettere la sentenza. E anche qui possiamo ben sperare visto che, a detta di alcuni esperti giuristi, vi sarebbero “i presupposti per i quali la Corte disponga che il referendum si faccia ugualmente”. Infatti, grazie ad una sentenza del 1978 la Corte Costituzionale avrebbe specificato che “modificando le norme sottoposte a referendum, al Parlamento non è permesso di frustrare gli intendimenti dei promotori e dei sottoscrittori delle richieste di referendum“.

Alle urne, dunque, forse riusciremo a trovare anche il nucleare. Ma da parte del ‘Comitato Vota Sì per fermare il nucleare‘ c’è preoccupazione. Secondo il responsabile della comunicazione, Daniele Di Stefano, il rinvio da parte della Camera e il protrarsi dei tempi potrebbero indebolire la campagna referendaria: “Anche se poi il referendum si farà, il Governo, con questa incertezza, sta ottenendo quello che voleva, cioè intralciare la campagna referendaria contro il nucleare. Si pensi che molti media hanno già detto frettolosamente che il referendum non ci sarà”.

Intanto ieri Greenpeace ha manifestato davanti a Palazzo Montecitorio, e molti altri nomi noti dello spettacolo e della musica sono scesi in campo a favore del voto. Resta da attendere che, in tempi brevi, la questione possa passare alla Cassazione.

Francesca Mancuso

Fonte: http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/4919-referendum-12-13-giugno-2011-nucleare

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Il decreto Omnibus, la cui discussione è iniziata ieri alla Camera, non sarà votato prima della prossima settimana. Regna dunque sovrana l’incertezza sul referendum del 12/13 giugno. Quando ormai mancano 20 giorni alle votazioni, non sappiamo ancora se troveremo anche il dibattuto tema del ritorno all’atomo in Italia.

In attesa, dei referendum di giugno 2011, il famigerato emendamento sul nucleare contenuto nel decreto, dovrà passare all’esame della Camera. Il Governo, infatti, starebbe valutando la possibilità di modificarne il testo cancellando le norme per fare le centrali. Il passo successivo è la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, in tempi davvero brevi, e poi un nuovo esame, quello dei giudici della Corte di Cassazione, che dovranno approvare o meno se le nuove ed eventuali modifiche introdotte dal Governo potrebbero far saltare il referendum.

Secondo alcune fonti interne, la Camera dovrebbe far passare il testo, lasciando la patata bollente alla Cassazione, che dovrà allora emettere la sentenza. E anche qui possiamo ben sperare visto che, a detta di alcuni esperti giuristi, vi sarebbero “i presupposti per i quali la Corte disponga che il referendum si faccia ugualmente”. Infatti, grazie ad una sentenza del 1978 la Corte Costituzionale avrebbe specificato che “modificando le norme sottoposte a referendum, al Parlamento non è permesso di frustrare gli intendimenti dei promotori e dei sottoscrittori delle richieste di referendum“.

Alle urne, dunque, forse riusciremo a trovare anche il nucleare. Ma da parte del ‘Comitato Vota Sì per fermare il nucleare‘ c’è preoccupazione. Secondo il responsabile della comunicazione, Daniele Di Stefano, il rinvio da parte della Camera e il protrarsi dei tempi potrebbero indebolire la campagna referendaria: “Anche se poi il referendum si farà, il Governo, con questa incertezza, sta ottenendo quello che voleva, cioè intralciare la campagna referendaria contro il nucleare. Si pensi che molti media hanno già detto frettolosamente che il referendum non ci sarà”.

Intanto ieri Greenpeace ha manifestato davanti a Palazzo Montecitorio, e molti altri nomi noti dello spettacolo e della musica sono scesi in campo a favore del voto. Resta da attendere che, in tempi brevi, la questione possa passare alla Cassazione.

Francesca Mancuso

Fonte: http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/4919-referendum-12-13-giugno-2011-nucleare

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martedì 17 maggio 2011

2 si per l'acqua pubblica: passaparola! referendum


http://www.youtube.com/watch?v=oG1V9lus9Rw&feature=share


il 12 e 13 giugno è importantissimo andare a votare. non solo sono in ballo le leggi su acqua pubblica,nucleare e legittimo impedimento, ma è in ballo la democrazia stessa. perchè la democrazia necessita partecipazione.
Fai girare questo video!


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http://www.youtube.com/watch?v=oG1V9lus9Rw&feature=share


il 12 e 13 giugno è importantissimo andare a votare. non solo sono in ballo le leggi su acqua pubblica,nucleare e legittimo impedimento, ma è in ballo la democrazia stessa. perchè la democrazia necessita partecipazione.
Fai girare questo video!


lunedì 16 maggio 2011

Calabria, acqua rubata la guerra del lago malato

Una strana privatizzazione e gli affari della malavita: migliaia di persone costrette a combattere per un servizio fondamental. Il bacino artificiale dell'Alaco trasformato in un concentrato di veleni che arriva direttamente nelle case di PAOLO RUMIZ

Attenti. I tamburi delle acque libere rullano a Sud, nella penultima nocca del ditone calabro, sui monti chiamati "Le Serre". È la lotta di migliaia di abitanti stanchi di una privatizzazione zoppa che, in una terra benedetta dalle migliori sorgenti della Penisola, li obbliga a bere un liquido alla candeggina. Li vedi in processione tra i boschi, silenziosi e furenti, a caccia delle antiche fontane per riempirsi il cofano con le bottiglie di sopravvivenza. Tutta gente che promette sfracelli ai referendum di giugno. Una miccia che inquieta il Palazzo e i padroni delle acque.
Non la vogliono. Quella cosa che esce dai rubinetti è - dicono - iperclorata, sa di ruggine e ha il colore del fango. E viene dalla diga più malavitosa d'Italia, quella dell'Alaco, tra Badolato e Serra San Bruno, famosa per essere costata il decuplo del previsto. Sono anni che la gente ha paura di quell'invaso, ma negli ultimi mesi un balletto di ordinanze di non potabilità (quella di Vibo Valentia è durata 106 giorni!) poi revocate a macchia di leopardo, o reiterate all'interno della stessa rete, ha esasperato il problema, e ora il "tam-tam" corre anche sul web, contesta le rassicurazioni dei gestori, buca il silenzio di chi ha paura.

"Che venga, che venga a casa mia il sindaco di Vibo - urla una donna sui settanta accanto a una fontana sulla strada per Capistrano - venga che gli cucino gli spaghetti con l'acqua dell'Alaco... se li dovrà mangiare tutti!". In questi monti di alberi immensi, tornanti e nebbia, le donne sono le più determinate, il cuore della rivolta. "Figli di p..., scriva che siamo incazzati e non abbiamo più paura; questa è una guerra per la vita perché l'acqua è la vita", sibila un anziano ossuto dalla barba lunga, apparentemente mitissimo, e si fa il segno della Croce dopo la parola "vita" come se avesse chiamato in causa l'Altissimo in persona.

Assaggio l'acqua di Serra San Bruno: pessima. Cerco di capire, e subito mi perdo in teorema bizantino. In Calabria funziona così: la raccolta e il pompaggio delle acque tocca a una società di diritto privato chiamata Sorical, mentre la distribuzione tramite le condutture spetta ai Comuni. E così, di fronte al vespaio scoppiato sulle Serre, nel Vibonese e dintorni, ecco l'inevitabile palleggiamento di responsabilità, con la Sorical che accusa i Comuni di avere reti colabrodo e la gente dei Comuni che accusa la Sorical di mettere in rete acqua malata. La fiaba del lupo e l'agnello.

Mettersi contro il sistema non è facile. Il giudice Luigi De Magistris che nel 2008 ha indagato sul business, s'è rotto le corna ed è stato trasferito. Diverso il destino dell'imprenditore Sergio Abramo che, dopo aver durissimamente attaccato la Sorical per certe irregolarità nel rapporto con una banca d'affari, è stato nominato presidente della Sorical medesima ed ora è assai più prudente nei giudizi.

Il fatto è che dietro la società c'è la francese Véolia, che di fatto comanda col 46,5 per cento delle azioni e gestisce pure il discusso inceneritore di Gioia Tauro, destinato al raddoppio. E' questo il potere ed è qui la polpa: il privato (ma chiamiamolo per comodità "i francesi") che vende all'ingrosso ai Comuni la loro stessa acqua e lascia ad essi la rogna di gestire la rete. Col pubblico che si riduce a esattore per conto dei privati, anche a costo di indebitarsi.

A fronte di questo affare colossale, di canoni in forte rialzo e di investimenti tutto sommato relativi, scrive Luca Martinelli su "Altraeconomia", i francesi riconoscono alla Regione "un canone di 500 mila euro l'anno" per l'uso di tutti gli impianti calabresi. Un'inezia. L'affitto degli impianti di un'intera regione ricchissima d'acque equivale a un quarantesimo di quanto la società di gestione milanese paga per gli impianti di quella sola città. Ovvio che ai francesi piaccia la Calabria.

Ma con la diga dell'Alaco il meccanismo dell'oro blu si inceppa. La Sorical la eredita nel 2005 dalla Cassa del Mezzogiorno che l'ha appena messa in funzione. Una cattedrale nel deserto, costruita per spillare denaro pubblico in una zona umida con sabbie mobili e acque malariche. I fondali del lago artificiale non sono stati puliti e bonificati delle infiltrazioni di ferro e manganese contigue alle miniere borboniche di Mongiana. E quando, salutati dal plauso della politica, i francesi prendono in mano l'impianto dopo alcune migliorie, si ritrovano a mettere in rete un'acqua che grida vendetta rispetto alle fonti delle Serre. Una fornitura praticamente imposta dalla politica a 400 mila persone fino a quel momento agganciate a pozzi o condotte indipendenti, spesso - si asserisce - di buona qualità.

Nel 2010 persino la Regione Calabria, legata ai francesi, riconosce che qualcosa non va. L'Agenzia protezione ambiente dimostra che l'inquinamento viene dal lago, non dalla rete. Intervengono anche i Nas, che mettono sotto sequestro un serbatoio nel Vibonese. Nel gennaio di quest'anno il sindaco di Vibo dichiara l'acqua non potabile. Lo stesso accade in altri Comuni. Allora la gente chiede: riapriteci i vecchi pozzi che avevano acqua sicura. Ma non si può. Non sono più operativi. Qualcuno, veloce come il vento, li ha già disattivati.

"Macché pozzi buoni! - sbotta al telefono Sergio De Marco, responsabile tecnico della Sorical - questa dei sindaci è una bufala colossale. Li abbiamo chiusi perché erano di pessima qualità. Non bastavano, d'estate si svuotavano. E la storia della nostra acqua che sarebbe peggiore è un'invenzione dei Comuni che cercano un alibi per non pagarci le forniture. Possibile che per la stessa acqua altri Comuni non abbiano mai protestato? Centinaia di analisi dimostrano che l'acqua dell'Alaco è buona. Lo scriva, mi raccomando".

Per la politica, chi critica i francesi è "comunista" o propagatore di allarme. Alla Sorical si deve credere. Credere che l'acqua è buona, che il fondale del lago è pulito e che le analisi sono state fatte. Credere che un potabilizzatore da trecento litri al secondo è sufficiente per 400 mila persone. Così, per capire, bisogna andare lassù, oltre spettrali alberghi disabitati, fino al lago maledetto perso nella pioggia tra pale eoliche che paiono croci di un Golgota, in fondo a boschi così appetibili per "certi affari" che da gennaio vi sono morte già cinquanta persone per faide tra clan.

Strano, la rete che circonda l'invaso è aperta in più punti. Cancelli senza lucchetto. Nessuno pattuglia le sponde, tranne mandrie di vacche bianche che pascolano lasciando escrementi sulla battigia. Di chi sono? Sono le "vacche sacre", mi diranno a Serra San Bruno. Non hanno bisogno di pastori perché sono intoccabili. Sono della criminalità organizzata che così dimostra la sua onnipotenza e segna il territorio. Un simbolo, non un affare.

L'acqua sulle sponde è coperta di schiuma marrone quasi dorata. I ciottoli sono nerastri, hanno perso il colore originale. Cime di faggi nudi e abeti bianchi sbucano dalla superficie. Possibile siano cresciuti in acqua, dopo l'asserita ripulitura e impermeabilizzazione dei fondali? Vado a Serra San Bruno dove la resistenza, benedetta dal parroco, abita nella tana dell'associazione "I briganti", guidata da Sergio Gambino, figlio di un giornalista che ha dedicato la vita intera alla lotta contro la n'drangheta.

"Noi lo sappiamo" dice Gambino, capelli lunghi neri, occhi accesi e barbetta borbonica, "lo sanno i pastori, i boscaioli, i carbonai... Nessuno ha mai pulito quel lago... Altri sono venuti e ci hanno versato dentro non si sa cosa... La diga è in Comune di Brognaturo, retto da Cosma Damiano Tassoni, lo stesso sindaco che consentì quella diga demenziale... Credo che questi signori non abbiano idea di quanto siamo determinati a lottare per ciò che ci spetta".

La sera, a Pizzo Calabro mi diranno: "Lo sa? Bossi ha ragione. Siamo una colonia francese. Ci hanno venduto. Acqua e nucleare. Ecco cos'è il patto Berlusconi-Sarkozy".


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Una strana privatizzazione e gli affari della malavita: migliaia di persone costrette a combattere per un servizio fondamental. Il bacino artificiale dell'Alaco trasformato in un concentrato di veleni che arriva direttamente nelle case di PAOLO RUMIZ

Attenti. I tamburi delle acque libere rullano a Sud, nella penultima nocca del ditone calabro, sui monti chiamati "Le Serre". È la lotta di migliaia di abitanti stanchi di una privatizzazione zoppa che, in una terra benedetta dalle migliori sorgenti della Penisola, li obbliga a bere un liquido alla candeggina. Li vedi in processione tra i boschi, silenziosi e furenti, a caccia delle antiche fontane per riempirsi il cofano con le bottiglie di sopravvivenza. Tutta gente che promette sfracelli ai referendum di giugno. Una miccia che inquieta il Palazzo e i padroni delle acque.
Non la vogliono. Quella cosa che esce dai rubinetti è - dicono - iperclorata, sa di ruggine e ha il colore del fango. E viene dalla diga più malavitosa d'Italia, quella dell'Alaco, tra Badolato e Serra San Bruno, famosa per essere costata il decuplo del previsto. Sono anni che la gente ha paura di quell'invaso, ma negli ultimi mesi un balletto di ordinanze di non potabilità (quella di Vibo Valentia è durata 106 giorni!) poi revocate a macchia di leopardo, o reiterate all'interno della stessa rete, ha esasperato il problema, e ora il "tam-tam" corre anche sul web, contesta le rassicurazioni dei gestori, buca il silenzio di chi ha paura.

"Che venga, che venga a casa mia il sindaco di Vibo - urla una donna sui settanta accanto a una fontana sulla strada per Capistrano - venga che gli cucino gli spaghetti con l'acqua dell'Alaco... se li dovrà mangiare tutti!". In questi monti di alberi immensi, tornanti e nebbia, le donne sono le più determinate, il cuore della rivolta. "Figli di p..., scriva che siamo incazzati e non abbiamo più paura; questa è una guerra per la vita perché l'acqua è la vita", sibila un anziano ossuto dalla barba lunga, apparentemente mitissimo, e si fa il segno della Croce dopo la parola "vita" come se avesse chiamato in causa l'Altissimo in persona.

Assaggio l'acqua di Serra San Bruno: pessima. Cerco di capire, e subito mi perdo in teorema bizantino. In Calabria funziona così: la raccolta e il pompaggio delle acque tocca a una società di diritto privato chiamata Sorical, mentre la distribuzione tramite le condutture spetta ai Comuni. E così, di fronte al vespaio scoppiato sulle Serre, nel Vibonese e dintorni, ecco l'inevitabile palleggiamento di responsabilità, con la Sorical che accusa i Comuni di avere reti colabrodo e la gente dei Comuni che accusa la Sorical di mettere in rete acqua malata. La fiaba del lupo e l'agnello.

Mettersi contro il sistema non è facile. Il giudice Luigi De Magistris che nel 2008 ha indagato sul business, s'è rotto le corna ed è stato trasferito. Diverso il destino dell'imprenditore Sergio Abramo che, dopo aver durissimamente attaccato la Sorical per certe irregolarità nel rapporto con una banca d'affari, è stato nominato presidente della Sorical medesima ed ora è assai più prudente nei giudizi.

Il fatto è che dietro la società c'è la francese Véolia, che di fatto comanda col 46,5 per cento delle azioni e gestisce pure il discusso inceneritore di Gioia Tauro, destinato al raddoppio. E' questo il potere ed è qui la polpa: il privato (ma chiamiamolo per comodità "i francesi") che vende all'ingrosso ai Comuni la loro stessa acqua e lascia ad essi la rogna di gestire la rete. Col pubblico che si riduce a esattore per conto dei privati, anche a costo di indebitarsi.

A fronte di questo affare colossale, di canoni in forte rialzo e di investimenti tutto sommato relativi, scrive Luca Martinelli su "Altraeconomia", i francesi riconoscono alla Regione "un canone di 500 mila euro l'anno" per l'uso di tutti gli impianti calabresi. Un'inezia. L'affitto degli impianti di un'intera regione ricchissima d'acque equivale a un quarantesimo di quanto la società di gestione milanese paga per gli impianti di quella sola città. Ovvio che ai francesi piaccia la Calabria.

Ma con la diga dell'Alaco il meccanismo dell'oro blu si inceppa. La Sorical la eredita nel 2005 dalla Cassa del Mezzogiorno che l'ha appena messa in funzione. Una cattedrale nel deserto, costruita per spillare denaro pubblico in una zona umida con sabbie mobili e acque malariche. I fondali del lago artificiale non sono stati puliti e bonificati delle infiltrazioni di ferro e manganese contigue alle miniere borboniche di Mongiana. E quando, salutati dal plauso della politica, i francesi prendono in mano l'impianto dopo alcune migliorie, si ritrovano a mettere in rete un'acqua che grida vendetta rispetto alle fonti delle Serre. Una fornitura praticamente imposta dalla politica a 400 mila persone fino a quel momento agganciate a pozzi o condotte indipendenti, spesso - si asserisce - di buona qualità.

Nel 2010 persino la Regione Calabria, legata ai francesi, riconosce che qualcosa non va. L'Agenzia protezione ambiente dimostra che l'inquinamento viene dal lago, non dalla rete. Intervengono anche i Nas, che mettono sotto sequestro un serbatoio nel Vibonese. Nel gennaio di quest'anno il sindaco di Vibo dichiara l'acqua non potabile. Lo stesso accade in altri Comuni. Allora la gente chiede: riapriteci i vecchi pozzi che avevano acqua sicura. Ma non si può. Non sono più operativi. Qualcuno, veloce come il vento, li ha già disattivati.

"Macché pozzi buoni! - sbotta al telefono Sergio De Marco, responsabile tecnico della Sorical - questa dei sindaci è una bufala colossale. Li abbiamo chiusi perché erano di pessima qualità. Non bastavano, d'estate si svuotavano. E la storia della nostra acqua che sarebbe peggiore è un'invenzione dei Comuni che cercano un alibi per non pagarci le forniture. Possibile che per la stessa acqua altri Comuni non abbiano mai protestato? Centinaia di analisi dimostrano che l'acqua dell'Alaco è buona. Lo scriva, mi raccomando".

Per la politica, chi critica i francesi è "comunista" o propagatore di allarme. Alla Sorical si deve credere. Credere che l'acqua è buona, che il fondale del lago è pulito e che le analisi sono state fatte. Credere che un potabilizzatore da trecento litri al secondo è sufficiente per 400 mila persone. Così, per capire, bisogna andare lassù, oltre spettrali alberghi disabitati, fino al lago maledetto perso nella pioggia tra pale eoliche che paiono croci di un Golgota, in fondo a boschi così appetibili per "certi affari" che da gennaio vi sono morte già cinquanta persone per faide tra clan.

Strano, la rete che circonda l'invaso è aperta in più punti. Cancelli senza lucchetto. Nessuno pattuglia le sponde, tranne mandrie di vacche bianche che pascolano lasciando escrementi sulla battigia. Di chi sono? Sono le "vacche sacre", mi diranno a Serra San Bruno. Non hanno bisogno di pastori perché sono intoccabili. Sono della criminalità organizzata che così dimostra la sua onnipotenza e segna il territorio. Un simbolo, non un affare.

L'acqua sulle sponde è coperta di schiuma marrone quasi dorata. I ciottoli sono nerastri, hanno perso il colore originale. Cime di faggi nudi e abeti bianchi sbucano dalla superficie. Possibile siano cresciuti in acqua, dopo l'asserita ripulitura e impermeabilizzazione dei fondali? Vado a Serra San Bruno dove la resistenza, benedetta dal parroco, abita nella tana dell'associazione "I briganti", guidata da Sergio Gambino, figlio di un giornalista che ha dedicato la vita intera alla lotta contro la n'drangheta.

"Noi lo sappiamo" dice Gambino, capelli lunghi neri, occhi accesi e barbetta borbonica, "lo sanno i pastori, i boscaioli, i carbonai... Nessuno ha mai pulito quel lago... Altri sono venuti e ci hanno versato dentro non si sa cosa... La diga è in Comune di Brognaturo, retto da Cosma Damiano Tassoni, lo stesso sindaco che consentì quella diga demenziale... Credo che questi signori non abbiano idea di quanto siamo determinati a lottare per ciò che ci spetta".

La sera, a Pizzo Calabro mi diranno: "Lo sa? Bossi ha ragione. Siamo una colonia francese. Ci hanno venduto. Acqua e nucleare. Ecco cos'è il patto Berlusconi-Sarkozy".


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mercoledì 11 maggio 2011

Referendum SEGRETO per la privatizzazione dell’acqua

Vi inoltro questo messaggio pregandovi di divulgarlo il più possibile perché sarebbe un peccato perdere l’opportunità di raggiungere il quorum il 12 giugno(referendum per l’acqua, fonte di vita). L’unica possibilità che abbiamo però è quella del passaparola perché, come si evince da quanto dichiarato da questa ricercatrice, non ci sarà nessuna pubblicità istituzionale.

Ciao a tutti,
confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti . Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.
Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.
E’ arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l’argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure.
Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui “il servizio pubblico” viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della “res publica”. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.

Il referendum è evidentemente anche questo!

Mariachiara Alberton

RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO VOI IL REFERENDUM… perchè il Governo non farà passare gli spot ne’ in Rai ne’ a Mediaset. Sapete perché? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i cittadini italiani.
Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E’ necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone.

Il referendum non sarà pubblicizzato in TV.
I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno.
QUINDI : I cittadini, non andranno a votare il referendum.

Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ? Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti.
Passaparola!

Maria Cristina PUTEO
Dipartimento di Scienze Statistiche

QUI POTETE SCARICARE IL TESTO REFERENDARIO (pdf)

“Non privatizzate sorella acqua” – Digiuno dei missionari a S.Pietro

Insieme a sacerdoti e suore si raduneranno il 9 giugno a Piazza S.Pietro, a partire dalle 12, per un giorno di digiuno a pane e acqua per appoggiare il referendum del 12 e 13 giugno con i due quesiti contro la privatizzazione idrica. “In piazza come hanno fatto i monaci in Myanmar contro il regime che opprime il popolo”

"Non privatizzate sorella acqua"  Digiuno dei missionari a S.Pietro

Città del Vaticano – Sacerdoti, suore e missionari si raduneranno il 9 giugno a Piazza S.Pietro, a partire dalle 12, per un giorno di digiuno a pane e acqua per “salvare l’acqua”. L’iniziativa, lanciata dai missionari padre Adriano Sella e padre Alex Zanotelli, fa riferimento al referendum del 12 e 13 giugno con i due quesiti contro la privatizzazione dell’acqua.

“Come cristiani – si legge nell’appello – non possiamo accettare la Legge Ronchi, votata dal nostro Parlamento (primo in Europa) il 19 novembre 2009, che dichiara l’acqua come bene di rilevanza economica. Il referendum del 12 e 13 giugno sarà molto importante per bloccare questo processo di privatizzazione dell’acqua e per salvare l’acqua come un grande dono per l’umanità”.

“Ci stanno rubando l’acqua – affermano i missionari – come possiamo permettere che l’acqua, nostra madre, sia violentata e fatta diventare mera merce per il mercato? Per noi cristiani, l’acqua è un grande dono di Dio, che fa parte della sua straordinaria creazione e non può mai essere trasformata in merce”.

L’appello fa riferimento alle parole sull’acqua come bene comune pronunciate più volte da Benedetto XVI, contenute nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, ed espresse di recente anche dal segretario della Cei, Monsignor Mariano Crociata, durante il convegno ad Assisi su “Sorella Acqua” (aprile 2011).

In quell’occasione Monsignor Crociata aveva affermato: “In questo scenario, conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che vedono poche multinazionali trasformare l’acqua in affare, a detrimento dell’accesso alle fonti e quindi dell’approvvigionamento, con conseguente perdita di autonomia da parte degli enti governativi. Il tema va affrontato dalla comunità internazionale, per un uso equo e responsabile di questa risorsa, bene strategico – l’oro blu! – attorno al quale si gioca una delle partite decisive del prossimo futuro. Richiede un impegno comune – proseguiva Crociata – che sappia orientare le scelte e le politiche per l’acqua, concepita e riconosciuta come diritto umano, come bene dalla destinazione universale”.

“A dire quanto queste problematiche tocchino la sensibilità comune – affermava il Segretario generale della Cei – la Corte costituzionale ha ammesso a referendum due quesiti, sui quali il popolo italiano sarà chiamato a esprimersi nel prossimo mese di giugno”. Ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose si chiede di scendere in piazza “come hanno fatto i monaci in Myanmar (ex Birmania) contro il regime che opprime il popolo”. “Venite – recita l’appello – con i vostri simboli sacerdotali e religiosi, ma anche con i vostri manifesti pastorali, per gridare a tutto il popolo italiano: ‘Salviamo l’acqua!’”.

Link: http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/05/09/news/acqua_missionari_digiunano-15993973/


Fonte:Stampa Libera

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Vi inoltro questo messaggio pregandovi di divulgarlo il più possibile perché sarebbe un peccato perdere l’opportunità di raggiungere il quorum il 12 giugno(referendum per l’acqua, fonte di vita). L’unica possibilità che abbiamo però è quella del passaparola perché, come si evince da quanto dichiarato da questa ricercatrice, non ci sarà nessuna pubblicità istituzionale.

Ciao a tutti,
confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti . Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.
Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.
E’ arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l’argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure.
Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui “il servizio pubblico” viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della “res publica”. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.

Il referendum è evidentemente anche questo!

Mariachiara Alberton

RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO VOI IL REFERENDUM… perchè il Governo non farà passare gli spot ne’ in Rai ne’ a Mediaset. Sapete perché? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i cittadini italiani.
Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E’ necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone.

Il referendum non sarà pubblicizzato in TV.
I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno.
QUINDI : I cittadini, non andranno a votare il referendum.

Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ? Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti.
Passaparola!

Maria Cristina PUTEO
Dipartimento di Scienze Statistiche

QUI POTETE SCARICARE IL TESTO REFERENDARIO (pdf)

“Non privatizzate sorella acqua” – Digiuno dei missionari a S.Pietro

Insieme a sacerdoti e suore si raduneranno il 9 giugno a Piazza S.Pietro, a partire dalle 12, per un giorno di digiuno a pane e acqua per appoggiare il referendum del 12 e 13 giugno con i due quesiti contro la privatizzazione idrica. “In piazza come hanno fatto i monaci in Myanmar contro il regime che opprime il popolo”

"Non privatizzate sorella acqua"  Digiuno dei missionari a S.Pietro

Città del Vaticano – Sacerdoti, suore e missionari si raduneranno il 9 giugno a Piazza S.Pietro, a partire dalle 12, per un giorno di digiuno a pane e acqua per “salvare l’acqua”. L’iniziativa, lanciata dai missionari padre Adriano Sella e padre Alex Zanotelli, fa riferimento al referendum del 12 e 13 giugno con i due quesiti contro la privatizzazione dell’acqua.

“Come cristiani – si legge nell’appello – non possiamo accettare la Legge Ronchi, votata dal nostro Parlamento (primo in Europa) il 19 novembre 2009, che dichiara l’acqua come bene di rilevanza economica. Il referendum del 12 e 13 giugno sarà molto importante per bloccare questo processo di privatizzazione dell’acqua e per salvare l’acqua come un grande dono per l’umanità”.

“Ci stanno rubando l’acqua – affermano i missionari – come possiamo permettere che l’acqua, nostra madre, sia violentata e fatta diventare mera merce per il mercato? Per noi cristiani, l’acqua è un grande dono di Dio, che fa parte della sua straordinaria creazione e non può mai essere trasformata in merce”.

L’appello fa riferimento alle parole sull’acqua come bene comune pronunciate più volte da Benedetto XVI, contenute nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, ed espresse di recente anche dal segretario della Cei, Monsignor Mariano Crociata, durante il convegno ad Assisi su “Sorella Acqua” (aprile 2011).

In quell’occasione Monsignor Crociata aveva affermato: “In questo scenario, conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che vedono poche multinazionali trasformare l’acqua in affare, a detrimento dell’accesso alle fonti e quindi dell’approvvigionamento, con conseguente perdita di autonomia da parte degli enti governativi. Il tema va affrontato dalla comunità internazionale, per un uso equo e responsabile di questa risorsa, bene strategico – l’oro blu! – attorno al quale si gioca una delle partite decisive del prossimo futuro. Richiede un impegno comune – proseguiva Crociata – che sappia orientare le scelte e le politiche per l’acqua, concepita e riconosciuta come diritto umano, come bene dalla destinazione universale”.

“A dire quanto queste problematiche tocchino la sensibilità comune – affermava il Segretario generale della Cei – la Corte costituzionale ha ammesso a referendum due quesiti, sui quali il popolo italiano sarà chiamato a esprimersi nel prossimo mese di giugno”. Ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose si chiede di scendere in piazza “come hanno fatto i monaci in Myanmar (ex Birmania) contro il regime che opprime il popolo”. “Venite – recita l’appello – con i vostri simboli sacerdotali e religiosi, ma anche con i vostri manifesti pastorali, per gridare a tutto il popolo italiano: ‘Salviamo l’acqua!’”.

Link: http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/05/09/news/acqua_missionari_digiunano-15993973/


Fonte:Stampa Libera

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