martedì 10 maggio 2011

L’Enel, il nucleare e i Mapuche

Di Luca Manes

Appena due anni fa l’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti ha rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore in cui diceva: «Ci sono circa cinquecento impianti nucleari nel mondo, alcuni in zone altamente sismiche come il Giappone, ma si tratta di impianti pronti a resistere anche a terremoti di intensità pari a nove gradi sulla scala Richter». La stessa Enel anche all’indomani del disastro di Fukushima continuava a sostenere la bontà dell’energia nucleare e a dirsi pronta per la costruzione di quattro reattori di tipo Epr in Italia. I due soli progetti di questo tipo oggi in cantiere in Europa, in Francia e Finlandia, stanno entrambi registrando enormi aumenti dei costi, ritardi e altri problemi. Adesso il governo italiano ha rivisto i propri piani nucleari e annunciato un clamoroso dietro-front «a termine», mentre rimane alta l’attenzione per i referendum del 12 e 13 giugno. Nel frattempo l’Enel continua a essere molto attiva nell’Est europeo, in particolare in Romania [centrale di Cernavoda], Slovacchia [Mochovce] e a Kalinigrad, exclave russa a pochi chilometri dalla Lituania, dove il progetto di impianto nucleare è particolarmente avversato dalle comunità locali.

Proprio un attivista di una Ong russa, Vladimir Slyviak, ha preso parte all’assemblea degli azionisti dell’Enel, tenutasi in una blindatissima viale Regina Margherita a Roma la scorsa settimana. La presenza di Slyviak e di tre ospiti cileni, arrivati in Italia per denunciare gli impatti di vari progetti idroelettrici che l’Enel ha in programma nel loro Paese, è stata facilitata dalla Fondazione culturale responsabilità etica e da Campagna per la riforma della Banca mondiale/Mani Tese nell’ambito delle loro attività di azionariato critico, iniziate quattro anni fa.

Appena iniziati i lavori, c’è subito stata una sgradita sorpresa per gli ospiti stranieri: a «causa» l’ingente presenza di azionisti intenzionati a prendere la parola viene tagliato loro il tempo a disposizione. Se gli anni scorsi i minuti per parlare erano dieci, quest’anno sono cinque, comprensivi di traduzione consecutiva. Ovvero gli ospiti stranieri possono esporre le loro ragioni in soli due minuti e mezzo. L’amministratore delegato della compagnia elettrica Fulvio Conti ha poi risposto a Slyviak riconoscendo un interesse in Kalinigrad, sebbene per il coinvolgimento definitivo ci siano da attendere tutta una serie di «valutazioni». Nemmeno una parola sul rischio di contaminazione delle falde acquifere e sui pericoli di incidenti in una zona ad alto traffico aereo internazionale, i principali «difetti» del progetto.
Tanto per non smentirsi, poi, Conti ha difeso a spada tratta il nucleare all’estero [che frutta all’Enel il 14 per cento dell’energia distribuita], ribadendo la sua posizione «attendista» in Italia.

Sul fronte dei grandi progetti idroelettrici e dello sfruttamento dell’acqua cilena, l’Enel ha un atteggiamento sempre più aggressivo. Se qualche anno fa le dighe in Patagonia e in territorio Mapuche erano viste più come un retaggio dell’Endesa [multi-utility spagnola acquisita nel 2007], adesso queste opere multimiliardarie rappresentano una sorta di fiore all’occhiello dell’impresa. Lo si comprende dalle stesse affermazioni di Conti, pronto a ribadire che le affermazioni delle Ong e dei movimenti riportate dagli ospiti cileni in assemblea non rispondono a verità e a promettere all’esponente mapuche Jorge Hueche «possibili ritorsioni legali» qualora si insistesse a denunciare gli impatti delle dighe nel territorio mapuche.

Nella realtà dei fatti, poi, tutte le decisioni «pesanti» erano già state prese in precedenza. Ci ha già pensato il ministero dell’economia, che infatti all’assemblea ha mandato una «delegata» che in soli trenta secondi ha chiarito che «a noi va tutto bene, grazie del lavoro fatto [e del dividendo che ci date, aggiungiamo noi] e tanti saluti». D’altronde se Via XX Settembre ha quasi il 31 per cento delle azioni della compagnia e conta per più della metà del 49 per cento delle quote rappresentate all’Agm, si fa presto a comprendere che di margini d’azione in assemblea ce ne siano ben pochi.

Ultima nota a margine, il presidente uscente Pietro Gnudi ha lodato l’Enel perché «ha fatto scuola sulla corporate governance». Peccato che, tanto per fare un esempio, per il nuovo consiglio d’amministrazione non ci fosse nemmeno una donna candidata…

Fonte:Carta.org


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Di Luca Manes

Appena due anni fa l’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti ha rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore in cui diceva: «Ci sono circa cinquecento impianti nucleari nel mondo, alcuni in zone altamente sismiche come il Giappone, ma si tratta di impianti pronti a resistere anche a terremoti di intensità pari a nove gradi sulla scala Richter». La stessa Enel anche all’indomani del disastro di Fukushima continuava a sostenere la bontà dell’energia nucleare e a dirsi pronta per la costruzione di quattro reattori di tipo Epr in Italia. I due soli progetti di questo tipo oggi in cantiere in Europa, in Francia e Finlandia, stanno entrambi registrando enormi aumenti dei costi, ritardi e altri problemi. Adesso il governo italiano ha rivisto i propri piani nucleari e annunciato un clamoroso dietro-front «a termine», mentre rimane alta l’attenzione per i referendum del 12 e 13 giugno. Nel frattempo l’Enel continua a essere molto attiva nell’Est europeo, in particolare in Romania [centrale di Cernavoda], Slovacchia [Mochovce] e a Kalinigrad, exclave russa a pochi chilometri dalla Lituania, dove il progetto di impianto nucleare è particolarmente avversato dalle comunità locali.

Proprio un attivista di una Ong russa, Vladimir Slyviak, ha preso parte all’assemblea degli azionisti dell’Enel, tenutasi in una blindatissima viale Regina Margherita a Roma la scorsa settimana. La presenza di Slyviak e di tre ospiti cileni, arrivati in Italia per denunciare gli impatti di vari progetti idroelettrici che l’Enel ha in programma nel loro Paese, è stata facilitata dalla Fondazione culturale responsabilità etica e da Campagna per la riforma della Banca mondiale/Mani Tese nell’ambito delle loro attività di azionariato critico, iniziate quattro anni fa.

Appena iniziati i lavori, c’è subito stata una sgradita sorpresa per gli ospiti stranieri: a «causa» l’ingente presenza di azionisti intenzionati a prendere la parola viene tagliato loro il tempo a disposizione. Se gli anni scorsi i minuti per parlare erano dieci, quest’anno sono cinque, comprensivi di traduzione consecutiva. Ovvero gli ospiti stranieri possono esporre le loro ragioni in soli due minuti e mezzo. L’amministratore delegato della compagnia elettrica Fulvio Conti ha poi risposto a Slyviak riconoscendo un interesse in Kalinigrad, sebbene per il coinvolgimento definitivo ci siano da attendere tutta una serie di «valutazioni». Nemmeno una parola sul rischio di contaminazione delle falde acquifere e sui pericoli di incidenti in una zona ad alto traffico aereo internazionale, i principali «difetti» del progetto.
Tanto per non smentirsi, poi, Conti ha difeso a spada tratta il nucleare all’estero [che frutta all’Enel il 14 per cento dell’energia distribuita], ribadendo la sua posizione «attendista» in Italia.

Sul fronte dei grandi progetti idroelettrici e dello sfruttamento dell’acqua cilena, l’Enel ha un atteggiamento sempre più aggressivo. Se qualche anno fa le dighe in Patagonia e in territorio Mapuche erano viste più come un retaggio dell’Endesa [multi-utility spagnola acquisita nel 2007], adesso queste opere multimiliardarie rappresentano una sorta di fiore all’occhiello dell’impresa. Lo si comprende dalle stesse affermazioni di Conti, pronto a ribadire che le affermazioni delle Ong e dei movimenti riportate dagli ospiti cileni in assemblea non rispondono a verità e a promettere all’esponente mapuche Jorge Hueche «possibili ritorsioni legali» qualora si insistesse a denunciare gli impatti delle dighe nel territorio mapuche.

Nella realtà dei fatti, poi, tutte le decisioni «pesanti» erano già state prese in precedenza. Ci ha già pensato il ministero dell’economia, che infatti all’assemblea ha mandato una «delegata» che in soli trenta secondi ha chiarito che «a noi va tutto bene, grazie del lavoro fatto [e del dividendo che ci date, aggiungiamo noi] e tanti saluti». D’altronde se Via XX Settembre ha quasi il 31 per cento delle azioni della compagnia e conta per più della metà del 49 per cento delle quote rappresentate all’Agm, si fa presto a comprendere che di margini d’azione in assemblea ce ne siano ben pochi.

Ultima nota a margine, il presidente uscente Pietro Gnudi ha lodato l’Enel perché «ha fatto scuola sulla corporate governance». Peccato che, tanto per fare un esempio, per il nuovo consiglio d’amministrazione non ci fosse nemmeno una donna candidata…

Fonte:Carta.org


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sabato 7 maggio 2011

REGGIO EMILIA SABATO 7 MAGGIO 2011: ACQUA BENE COMUNE - UN BRINDISI DA RECORD CON L'ACQUA DELLA FONTANA PER ENTRARE NEL GUINNES DEI PRIMATI...

Sui beni comuni e sul nostro futuro vogliamo essere noi a DECIDERE!


Reggio Emilia - P.zza Prampolini: si è svolta nel pomeriggio di oggi la programmata manifestazione indetta dal Comitato Provinciale Acqua Bene Comune di Reggio Emilia che ha organizzato l'evento "Un brindisi da record con l'acqua della fontana per entrare nel Guinness dei Primati" per ribadire che la sovranità appartiene al popolo, come dice la nostra Costituzione, sovranità che stanno cercando di toglierci modificando le leggi per evitare i referendum per l’acqua e contro il nucleare.

Vogliono far sparire i referendum: facciamoci vedere!


Il Partito del Sud, senza bandiere perchè l'acqua è di tutti, era rappresentato in piazza da un gruppo di militanti e dal proprio Coordinatore nord Italia, Natale Cuccurese, qui fotografato mentre brinda con l'acqua della fontana....

ALLA SALUTE DI TUTTI E DEI REFERENDUM ...!!!
VOTIAMO SI AI 4 REFERENDUM DEL 12 -13 GIUGNO 2011



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Sui beni comuni e sul nostro futuro vogliamo essere noi a DECIDERE!


Reggio Emilia - P.zza Prampolini: si è svolta nel pomeriggio di oggi la programmata manifestazione indetta dal Comitato Provinciale Acqua Bene Comune di Reggio Emilia che ha organizzato l'evento "Un brindisi da record con l'acqua della fontana per entrare nel Guinness dei Primati" per ribadire che la sovranità appartiene al popolo, come dice la nostra Costituzione, sovranità che stanno cercando di toglierci modificando le leggi per evitare i referendum per l’acqua e contro il nucleare.

Vogliono far sparire i referendum: facciamoci vedere!


Il Partito del Sud, senza bandiere perchè l'acqua è di tutti, era rappresentato in piazza da un gruppo di militanti e dal proprio Coordinatore nord Italia, Natale Cuccurese, qui fotografato mentre brinda con l'acqua della fontana....

ALLA SALUTE DI TUTTI E DEI REFERENDUM ...!!!
VOTIAMO SI AI 4 REFERENDUM DEL 12 -13 GIUGNO 2011



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mercoledì 20 aprile 2011

Cosa c’è dietro lo stop al nucleare. Acqua pubblica ai francesi e legittimo impedimento

Cosa c'è dietro lo stop al nucleare. Acqua pubblica ai francesi e legittimo impedimento

Di Giovanni Mistero

La notizia è giunta in redazione ieri: il Governo aveva deciso di dismettere il programma nucleare. Fonti interne ci hanno chiarito lo scenario e le ragioni di questa scelta che vedono un accordo Parigi Roma che da una parte toglie la costruzione delle centrali ad AREVA e dall'altra affida la gestione dell'acqua pubblica a VEOLIA.

Nucleare in Italia: il Governo decide disoprassedere sul programma nucleare, lo fa inserendo una moratoria nel decreto legge omnibus, all'esame dell'aula del Senato, che prevede l'abrogazione di tutto l'impianto normativo che attiene la realizzazione di impianti nucleari nel Paese.

L'emendamente recita: "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare".

Ad abbracciare la linea Berlusconi in persona, da sempre scettico nei confronti del programma atomico ma schiacciato dalla lobby nucleare. Sebbene alcune voci leghino questa scelta ad un sondaggio realizzato la scorsa settimana che avrebbe dato al 54% la percentuale di italiani intenzionati a recarsi alle urne il 12 e 13 giugno (quindi oltre il quorum) le ragioni sono più ampie.

Prima di prendere questa decisione il Governo ha intavolato accordi con la Francia per dare una "contropartita" alla perdita economica che ne sarebbe derivata. Raggiunta l'intesa, stamane,AREVA - il colosso mondiale francese del nucleare che si sarebbe dovuto occupare della costruzione delle nostri centrali - ha iniziato la dismissione dei suoi uffici romani.

Il Governo era ben cosciente che il raggiungimento del quorum avrebbe comportato la bocciatura non solo della legge sul Nucleare ma anche quelle sul Legittimo Impedimento e sulla Privatizzazione dell'acqua.

E' stato proprio su quest'ultimo punto che è nata la contropartita da offrire oltralpe, attraverso un patto che sposta gli interessi economici dal nucleare all'acqua e dovrebbe garantire a VEOLIA una consistente presenza nel suo processo di privatizzazione (l'azienda francese è uno dei leader mondiali nel settore della gestione urbana degli acquedotti, dei rifiuti e dei trasporti). I mediatori italiani hanno dovuto fare una vera e propria corsa contro il tempo per cercare di giungere ad un accordo che soddisfacesse Parigi e che potesse essere ratificato già il 23 Aprile, giorno dell'incontro tra Berlusconi e Sarkozy.

Il Governo ha, così, trovato il modo di liberarsi di un referendum chiave che rappresentava, dopo Fukushima, il vero motore della votazione e l'elemento che avrebbe portato i cittadini alle urne.

In un colpo solo si è disinnescata una possibile bomba elettorale in mano alle opposizioni (il pericolo nucleare), si è portato a casa il Legittimo impedimento e si è continuato il processo di privatizzazione dell'acqua pubblica.

La controversia, poi, lascia ancora margini di manovra a futuri colpi di mano "nucleari" poiché l'emendamento di oggi in Senato elimina l'obbligo della stesura dei decreti legislativi di applicazione sul nucleare. Ma i decreti approvati finora non decadono, così come la legge numero 133/08 che dà il via alle centrali. E' uno stop, non una abrogazione mentre il referendum avrebbe abrogato la legge.

Fonte:Agoravox


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Cosa c'è dietro lo stop al nucleare. Acqua pubblica ai francesi e legittimo impedimento

Di Giovanni Mistero

La notizia è giunta in redazione ieri: il Governo aveva deciso di dismettere il programma nucleare. Fonti interne ci hanno chiarito lo scenario e le ragioni di questa scelta che vedono un accordo Parigi Roma che da una parte toglie la costruzione delle centrali ad AREVA e dall'altra affida la gestione dell'acqua pubblica a VEOLIA.

Nucleare in Italia: il Governo decide disoprassedere sul programma nucleare, lo fa inserendo una moratoria nel decreto legge omnibus, all'esame dell'aula del Senato, che prevede l'abrogazione di tutto l'impianto normativo che attiene la realizzazione di impianti nucleari nel Paese.

L'emendamente recita: "Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare".

Ad abbracciare la linea Berlusconi in persona, da sempre scettico nei confronti del programma atomico ma schiacciato dalla lobby nucleare. Sebbene alcune voci leghino questa scelta ad un sondaggio realizzato la scorsa settimana che avrebbe dato al 54% la percentuale di italiani intenzionati a recarsi alle urne il 12 e 13 giugno (quindi oltre il quorum) le ragioni sono più ampie.

Prima di prendere questa decisione il Governo ha intavolato accordi con la Francia per dare una "contropartita" alla perdita economica che ne sarebbe derivata. Raggiunta l'intesa, stamane,AREVA - il colosso mondiale francese del nucleare che si sarebbe dovuto occupare della costruzione delle nostri centrali - ha iniziato la dismissione dei suoi uffici romani.

Il Governo era ben cosciente che il raggiungimento del quorum avrebbe comportato la bocciatura non solo della legge sul Nucleare ma anche quelle sul Legittimo Impedimento e sulla Privatizzazione dell'acqua.

E' stato proprio su quest'ultimo punto che è nata la contropartita da offrire oltralpe, attraverso un patto che sposta gli interessi economici dal nucleare all'acqua e dovrebbe garantire a VEOLIA una consistente presenza nel suo processo di privatizzazione (l'azienda francese è uno dei leader mondiali nel settore della gestione urbana degli acquedotti, dei rifiuti e dei trasporti). I mediatori italiani hanno dovuto fare una vera e propria corsa contro il tempo per cercare di giungere ad un accordo che soddisfacesse Parigi e che potesse essere ratificato già il 23 Aprile, giorno dell'incontro tra Berlusconi e Sarkozy.

Il Governo ha, così, trovato il modo di liberarsi di un referendum chiave che rappresentava, dopo Fukushima, il vero motore della votazione e l'elemento che avrebbe portato i cittadini alle urne.

In un colpo solo si è disinnescata una possibile bomba elettorale in mano alle opposizioni (il pericolo nucleare), si è portato a casa il Legittimo impedimento e si è continuato il processo di privatizzazione dell'acqua pubblica.

La controversia, poi, lascia ancora margini di manovra a futuri colpi di mano "nucleari" poiché l'emendamento di oggi in Senato elimina l'obbligo della stesura dei decreti legislativi di applicazione sul nucleare. Ma i decreti approvati finora non decadono, così come la legge numero 133/08 che dà il via alle centrali. E' uno stop, non una abrogazione mentre il referendum avrebbe abrogato la legge.

Fonte:Agoravox


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sabato 9 aprile 2011

Fra due mesi si vota: chi lo sa?

di Mauro Munafò

I temi su cui siamo chiamati alle urne il 12 e 13 giugno non sono quisquilie. Decideremo se vogliamo il nucleare o no, se l'acqua dev'essere pubblica, se il premier e i ministri sono più uguali degli altri. Ecco una piccola guida

(06 aprile 2011)

Che cosa si vota nel prossimo referendum?

Il referendum del 12 e 13 giugno prevede quattro quesiti distinti: due riguardano la privatizzazione dei servizi idrici, uno il ricorso all'energia nucleare e l'ultimo riguarda la legge sul legittimo impedimento.

Cosa si decide riguardo l'acqua?

Il primo quesito sulla privatizzazione dell'acqua riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Il comitato referendario vuole abrogare la norma per cui la gestione delle Ato e dei servizi idrici passerà in mano a società di capitale privato o misto, a partire dal 2012. La vittoria al referendum bloccherebbe di fatto il procedimento di privatizzazione dei servizi idrici avviato dalla maggioranza. Il secondo quesito riguarda invece "la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito": il comitato referendario vuole abrogare la parte di normativa che permette ai gestori privati di ottenere un guadagno dal capitale investito. In questo modo verrebbe impedito alle aziende di realizzare profitti e, di conseguenza, renderebbe non conveniente agire su questo mercato.

Cosa si decide riguardo il nucleare?

Il quesito prevede l'abrogazione di una grossa mole di articoli e commi: in breve impedirebbe la costruzione di centrali sul territorio italiano. In seguito al disastro di Fukushima e al rinnovato dibattito sulla sicurezza del nucleare, il Governo ha però annunciato una moratoria sull'atomo, che posticiperà ogni decisione sull'argomento per almeno un anno. Il comitato referendario accusa la maggioranza di cercare di confondere gli elettori e, in questo modo, di minare il successo del referendum. Nel 1987, a poco più di un anno dalla tragedia di Chernobyl, gli elettori decretarono con una maggioranza dell'80% il no assoluto alle centrali nucleari in Italia. La vicinanza tra disastri nucleari e referendum, con relativa influenza sulle decisioni, si ripete quindi anche quest'anno.

Cosa si decide riguardo il legittimo impedimento?

Si tratta del quesito più "politico" tra quelli proposti il 12 e 13 giugno. Il legittimo impedimento permette al Presidente del Consiglio e ai ministri di non recarsi in un'udienza penale se sopraggiungono impegni di carattere istituzionale. La Corte costituzionale a gennaio ha ridimensionato l'applicabilità della norma, ma un'eventuale vittoria dei sì la cancellerebbe del tutto.

Chi ha promosso i referendum?

I referendum per abrogare le norme sulla privatizzazione dell'acqua sono stati promossi dal Forum Italiano dei movimenti per l'acqua, composto da un vasto numeri di associazioni. I referendum su legittimo impedimento ed energia nucleare sono stati promossi invece dall'Italia dei Valori. Per quanto riguarda il referendum sull'energia nucleare, è stato anche costituito un comitato nazionale composto da sindacati, partiti e associazioni ecologiste dal nome "Fermiamo il nucleare".

Cosa serve per rendere valide le consultazioni?

Trattandosi di referendum abrogativi, è necessario il raggiungimento del quorum, ovvero il 50% più uno degli aventi diritto al voto. Se il quorum viene raggiunto, l'eventuale vittoria dei "sì" porterebbe all'abrogazione delle leggi.

Da quanto tempo non si raggiunge il quorum?

L'ultimo referendum abrogativo in cui si superò il 50% dei votanti risale al l'11 giugno 1995, ed era composto da dodici diversi quesiti. Le successive sei consultazioni non raggiunsero il quorum. Nel 1999 si arrivò al 49,6%, mentre nel 2009, ultimo referendum, l'affluenza si fermò al 23,84% nonostante fosse stato accorpato con il secondo turno delle elezioni amministrative.

Quando si vota?

Si vota domenica 12 e lunedì 13 giugno, stesse date della consultazione del 2005 in cui il quorum arrivò a poco più del 25%. Alle urne si ricevono 4 schede distinte: è possibile votare solo per i quesiti che si desidera.

Perché si vota il 12 e 13 giugno?

Il termine ultimo per i referendum previsto per legge è fissato nel 15 giugno. I comitati promotori avevano richiesto l'accorpamento del referendum con le elezioni amministrative del 15 e 16 maggio, per permettere un consistente risparmio di fondi statali e avere maggiori possibilità di raggiungere il quorum. Il Ministro dell'Interno Maroni ha però deciso di separare le date. Secondo l'opposizione, questa decisione costerà tra i 300 e i 400 milioni di euro al contribuente, per Maroni solo 50 milioni. L'Italia dei Valori aveva anche suggerito la possibilità di accorpare i referendum alla tornata di ballottaggi delle amministrative del 29 maggio, ma anche questa opzione è stata scartata dal Governo.

Perché si deve votare "sì" per dire "no" e votare "no" per dire "sì"?

Trattandosi di referendum abrogativi, i quesiti chiedono all'elettore se è favorevole alla cancellazione di una legge. Per dire no alla privatizzazione dei servizi idrici è quindi necessario essere favorevoli all'abrogazione della legge che li istituisce.

Come si sono schierati i partiti?

Il partito che più di tutti sta sposando la causa referendaria è l'Italia dei Valori, promotrice di due dei quattro quesiti e dichiaratamente favorevole anche agli altri due. Per i quattro "sì" si sono espressi anche Sinistra Ecologia e Libertà, Rifondazione Comunista e il Movimento 5 Stelle. Più complessa invece la posizione del Partito Democratico: numerosi esponenti, locali e non solo, hanno dichiarato di appoggiare tutti i quesiti, ma manca una presa di posizione da parte della segreteria. Un gruppo di esponenti dei democratici ha dato vita alla campagna "PD per l'acqua pubblica", con lo scopo di spronare la direzione a prendere una posizione netta sul referendum e a mobilitarsi per rendere possibile il raggiungimento del quorum. Il partito di centro Udc ha invece invitato i suoi elettori a recarsi alle urne, ma per votare no ai quesiti su acqua e nucleare.

E il Governo?

Trattandosi di referendum per l'abrogazione di leggi emanate dall'attuale Governo (ad eccezione della norma sulle tariffe sull'acqua, introdotta dal Governo Prodi), la maggioranza è chiaramente contraria. Come è ormai tradizione in questi casi, viene incentivato l'astensionismo in modo da non raggiungere il quorum e rendere nulla la consultazione.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2148399


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di Mauro Munafò

I temi su cui siamo chiamati alle urne il 12 e 13 giugno non sono quisquilie. Decideremo se vogliamo il nucleare o no, se l'acqua dev'essere pubblica, se il premier e i ministri sono più uguali degli altri. Ecco una piccola guida

(06 aprile 2011)

Che cosa si vota nel prossimo referendum?

Il referendum del 12 e 13 giugno prevede quattro quesiti distinti: due riguardano la privatizzazione dei servizi idrici, uno il ricorso all'energia nucleare e l'ultimo riguarda la legge sul legittimo impedimento.

Cosa si decide riguardo l'acqua?

Il primo quesito sulla privatizzazione dell'acqua riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Il comitato referendario vuole abrogare la norma per cui la gestione delle Ato e dei servizi idrici passerà in mano a società di capitale privato o misto, a partire dal 2012. La vittoria al referendum bloccherebbe di fatto il procedimento di privatizzazione dei servizi idrici avviato dalla maggioranza. Il secondo quesito riguarda invece "la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito": il comitato referendario vuole abrogare la parte di normativa che permette ai gestori privati di ottenere un guadagno dal capitale investito. In questo modo verrebbe impedito alle aziende di realizzare profitti e, di conseguenza, renderebbe non conveniente agire su questo mercato.

Cosa si decide riguardo il nucleare?

Il quesito prevede l'abrogazione di una grossa mole di articoli e commi: in breve impedirebbe la costruzione di centrali sul territorio italiano. In seguito al disastro di Fukushima e al rinnovato dibattito sulla sicurezza del nucleare, il Governo ha però annunciato una moratoria sull'atomo, che posticiperà ogni decisione sull'argomento per almeno un anno. Il comitato referendario accusa la maggioranza di cercare di confondere gli elettori e, in questo modo, di minare il successo del referendum. Nel 1987, a poco più di un anno dalla tragedia di Chernobyl, gli elettori decretarono con una maggioranza dell'80% il no assoluto alle centrali nucleari in Italia. La vicinanza tra disastri nucleari e referendum, con relativa influenza sulle decisioni, si ripete quindi anche quest'anno.

Cosa si decide riguardo il legittimo impedimento?

Si tratta del quesito più "politico" tra quelli proposti il 12 e 13 giugno. Il legittimo impedimento permette al Presidente del Consiglio e ai ministri di non recarsi in un'udienza penale se sopraggiungono impegni di carattere istituzionale. La Corte costituzionale a gennaio ha ridimensionato l'applicabilità della norma, ma un'eventuale vittoria dei sì la cancellerebbe del tutto.

Chi ha promosso i referendum?

I referendum per abrogare le norme sulla privatizzazione dell'acqua sono stati promossi dal Forum Italiano dei movimenti per l'acqua, composto da un vasto numeri di associazioni. I referendum su legittimo impedimento ed energia nucleare sono stati promossi invece dall'Italia dei Valori. Per quanto riguarda il referendum sull'energia nucleare, è stato anche costituito un comitato nazionale composto da sindacati, partiti e associazioni ecologiste dal nome "Fermiamo il nucleare".

Cosa serve per rendere valide le consultazioni?

Trattandosi di referendum abrogativi, è necessario il raggiungimento del quorum, ovvero il 50% più uno degli aventi diritto al voto. Se il quorum viene raggiunto, l'eventuale vittoria dei "sì" porterebbe all'abrogazione delle leggi.

Da quanto tempo non si raggiunge il quorum?

L'ultimo referendum abrogativo in cui si superò il 50% dei votanti risale al l'11 giugno 1995, ed era composto da dodici diversi quesiti. Le successive sei consultazioni non raggiunsero il quorum. Nel 1999 si arrivò al 49,6%, mentre nel 2009, ultimo referendum, l'affluenza si fermò al 23,84% nonostante fosse stato accorpato con il secondo turno delle elezioni amministrative.

Quando si vota?

Si vota domenica 12 e lunedì 13 giugno, stesse date della consultazione del 2005 in cui il quorum arrivò a poco più del 25%. Alle urne si ricevono 4 schede distinte: è possibile votare solo per i quesiti che si desidera.

Perché si vota il 12 e 13 giugno?

Il termine ultimo per i referendum previsto per legge è fissato nel 15 giugno. I comitati promotori avevano richiesto l'accorpamento del referendum con le elezioni amministrative del 15 e 16 maggio, per permettere un consistente risparmio di fondi statali e avere maggiori possibilità di raggiungere il quorum. Il Ministro dell'Interno Maroni ha però deciso di separare le date. Secondo l'opposizione, questa decisione costerà tra i 300 e i 400 milioni di euro al contribuente, per Maroni solo 50 milioni. L'Italia dei Valori aveva anche suggerito la possibilità di accorpare i referendum alla tornata di ballottaggi delle amministrative del 29 maggio, ma anche questa opzione è stata scartata dal Governo.

Perché si deve votare "sì" per dire "no" e votare "no" per dire "sì"?

Trattandosi di referendum abrogativi, i quesiti chiedono all'elettore se è favorevole alla cancellazione di una legge. Per dire no alla privatizzazione dei servizi idrici è quindi necessario essere favorevoli all'abrogazione della legge che li istituisce.

Come si sono schierati i partiti?

Il partito che più di tutti sta sposando la causa referendaria è l'Italia dei Valori, promotrice di due dei quattro quesiti e dichiaratamente favorevole anche agli altri due. Per i quattro "sì" si sono espressi anche Sinistra Ecologia e Libertà, Rifondazione Comunista e il Movimento 5 Stelle. Più complessa invece la posizione del Partito Democratico: numerosi esponenti, locali e non solo, hanno dichiarato di appoggiare tutti i quesiti, ma manca una presa di posizione da parte della segreteria. Un gruppo di esponenti dei democratici ha dato vita alla campagna "PD per l'acqua pubblica", con lo scopo di spronare la direzione a prendere una posizione netta sul referendum e a mobilitarsi per rendere possibile il raggiungimento del quorum. Il partito di centro Udc ha invece invitato i suoi elettori a recarsi alle urne, ma per votare no ai quesiti su acqua e nucleare.

E il Governo?

Trattandosi di referendum per l'abrogazione di leggi emanate dall'attuale Governo (ad eccezione della norma sulle tariffe sull'acqua, introdotta dal Governo Prodi), la maggioranza è chiaramente contraria. Come è ormai tradizione in questi casi, viene incentivato l'astensionismo in modo da non raggiungere il quorum e rendere nulla la consultazione.

Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2148399


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venerdì 25 marzo 2011

IL PARTITO DEL SUD ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 26 MARZO A ROMA PER VOTARE SI AI REFERENDUM DEL 12-13 GIUGNO 2011.



Manifestazione nazionale 26 Marzo 2011 a Roma
ore 14 Piazza della Repubblica: partenza corteo
ore 17 Piazza San Giovanni: Concerto

VOTA SI’ ai REFERENDUM per l’ACQUA BENE COMUNE!
SI’ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti, della democrazia

VOGLIAMO L’ACQUA E IL SOLE, MICA LA LUNA
dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Sabato 26 marzo il popolo dell’acqua ha indetto a Roma una grande manifestazione nazionale per 2 SI’ ai referendum per l’acqua bene comune, per il SI’ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti e della democrazia.

Una piazza per l’acqua, una piazza per la vita.

Questi referendum sono fondamentali per tutte le donne e uomini che guardano ad un altro modello di società, di sviluppo e al futuro del pianeta.

E’ da anni che i movimenti in difesa dell’acqua bene comune si battono per il suo riconoscimento quale diritto umano universale, diritto calpestato da diverse norme che vogliamo abrogare con i referendum.

A questa battaglia contro la mercificazione dell’acqua si unisce la battaglia contro il ritorno al nucleare in Italia.

Il tremendo terremoto che ha colpito recentemente il Giappone e la drammatica situazione venutasi a creare nella centrale nucleare di Fukushima, con il disastro nucleare tuttora in corso e con conseguenze ancora imprevedibili ma in ogni caso tragiche per la popolazione coinvolta e per l’ambiente dell’intero pianeta, rendono l’appuntamento del 26 ancora più importante e urgente.

Per questo chiediamo a tutte le donne e gli uomini di questo Paese, che in queste ore guardano a quegli avvenimenti con crescente angoscia e con altrettanta indignazione, di dimostrare il proprio rifiuto a scelte dettate da interessi economici e di potere che disprezzano e distruggono il diritto alla vita, all’acqua, alla salute e ai beni comuni delle popolazioni e del pianeta.

Anche i comitati antinucleari, impegnati per fermare il ritorno del nucleare in Italia, hanno fatto appello a mobilitarsi e partecipare alla manifestazione di sabato prossimo.

Mobilitiamoci tutte e tutti da ogni parte d’Italia, riempiamo le strade e le piazze di Roma con i colori della vita contro le scelte di morte.

Perché solo la partecipazione è libertà, solo la condivisione è speranza di futuro.

Vi aspettiamo.

Firma la petizione su www.acquabenecomune.org
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Approfondimenti su Speciale REFERENDUM 12-13 giugno 2011


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http://www.youtube.com/watch?v=eMCyD8sPXR4

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Manifestazione nazionale 26 Marzo 2011 a Roma
ore 14 Piazza della Repubblica: partenza corteo
ore 17 Piazza San Giovanni: Concerto

VOTA SI’ ai REFERENDUM per l’ACQUA BENE COMUNE!
SI’ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti, della democrazia

VOGLIAMO L’ACQUA E IL SOLE, MICA LA LUNA
dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Sabato 26 marzo il popolo dell’acqua ha indetto a Roma una grande manifestazione nazionale per 2 SI’ ai referendum per l’acqua bene comune, per il SI’ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti e della democrazia.

Una piazza per l’acqua, una piazza per la vita.

Questi referendum sono fondamentali per tutte le donne e uomini che guardano ad un altro modello di società, di sviluppo e al futuro del pianeta.

E’ da anni che i movimenti in difesa dell’acqua bene comune si battono per il suo riconoscimento quale diritto umano universale, diritto calpestato da diverse norme che vogliamo abrogare con i referendum.

A questa battaglia contro la mercificazione dell’acqua si unisce la battaglia contro il ritorno al nucleare in Italia.

Il tremendo terremoto che ha colpito recentemente il Giappone e la drammatica situazione venutasi a creare nella centrale nucleare di Fukushima, con il disastro nucleare tuttora in corso e con conseguenze ancora imprevedibili ma in ogni caso tragiche per la popolazione coinvolta e per l’ambiente dell’intero pianeta, rendono l’appuntamento del 26 ancora più importante e urgente.

Per questo chiediamo a tutte le donne e gli uomini di questo Paese, che in queste ore guardano a quegli avvenimenti con crescente angoscia e con altrettanta indignazione, di dimostrare il proprio rifiuto a scelte dettate da interessi economici e di potere che disprezzano e distruggono il diritto alla vita, all’acqua, alla salute e ai beni comuni delle popolazioni e del pianeta.

Anche i comitati antinucleari, impegnati per fermare il ritorno del nucleare in Italia, hanno fatto appello a mobilitarsi e partecipare alla manifestazione di sabato prossimo.

Mobilitiamoci tutte e tutti da ogni parte d’Italia, riempiamo le strade e le piazze di Roma con i colori della vita contro le scelte di morte.

Perché solo la partecipazione è libertà, solo la condivisione è speranza di futuro.

Vi aspettiamo.

Firma la petizione su www.acquabenecomune.org
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Approfondimenti su Speciale REFERENDUM 12-13 giugno 2011


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http://www.youtube.com/watch?v=eMCyD8sPXR4

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sabato 15 gennaio 2011

A 11 anni dalla rivolta di Cochabamba, la lotta per l'acqua continua

di Lorenzo Pantano

Nel gennaio del 2000, a Cochabamba, in Bolivia, è nato il più grande movimento della storia dell'umanità contro la privatizzazione dell'acqua e del modello economico neoliberista che, con l'avallo di istituzioni quali la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, stanno portando a una sostanziale privatizzazione dei servizi idrici, favorendo l'entrata di grandi multinazionali nella gestione dell'acqua.
In Bolivia, la privatizzazione dell'acqua vide come protagonista una multinazionale americana: la Bechtel Corp. in collaborazione con l'italiana Edison e la supervisione della Banca Mondiale.

Il loro progetto prevedeva che tutta l'acqua della città dovesse essere privatizzata e fornita dalla società Aguas de Tunari, di proprietà della Bechtel; la popolazione non aveva neanche la possibilità di raccogliere acqua piovana, e i prezzi aumentarono a tal punto che una famiglia rischiava di spendere fino al 30% del proprio stipendio per avere acqua. Le multinazionali avevano calcolato i loro profitti, i loro “businness”, ma non avevano fatto i conti con la popolazione.
Nacque, infatti, un grandioso movimento di protesta contro i provvedimenti governativi e le multinazionali dell'acqua, organizzatosi nella coordinadora en defensa de l'agua y la vida, al quale presero parte diverse parti sociali, anche storicamente in conflitto. La battaglia per l'acqua era più importante delle divergenze interne.
A Cochabamba, nel 2001 centinaia furono i feriti e 5 ragazzi persero la vita in quella che è passata alla storia come “la Rivoluzione dell'acqua”, che ha portato la Bechtel a scappare dalla Bolivia a gambe levate e il governo ad abrogare la norma che privatizzava l'acqua.
E' stata la prima volta nella storia che una multinazionale, sotto la pressione dei movimenti nazionali ed internazionali per l'acqua, esce a mani vuote da un paese che ha stracciato il contratto di espropriazione dei beni comuni della popolazione. Ed è stata la prima volta che i sofisticati mezzi di garanzia sugli investimenti della Banca Mondiale non hanno imposto al paese una multa e il risarcimento per il danno che la multinazionale ha subito (la Bechtel è uscita dalla Bolivia con un “risarcimento” di 2 boliviani, 20 centesimi di euro).

Come in Bolivia, anche in Italia da più di 15 anni si sta tentando di privatizzare il servizio idrico. Con la legge Galli del 1994 si voleva dare il via alla mercificazione del servizio idrico, creando quello che oggi è conosciuto come Servizio Idrico Integrato, sistema che accorpa tutte le fasi del percorso idrico, dalla captazione alla distribuzione, alle fognature, al trattamento dei fanghi, e la conseguente nascita degli ambiti territoriali in cui il SII è diviso (i cosiddetti “ATO ambiti territoriali ottimali”).
In particolare, tale legge prevede che secondo il principio del “Full recovery cost”, ovvero la “copertura totale dei costi” si deresponsabilizza lo stato rispetto alla gestione del Servizio Idrico Integrato, in quanto i cittadini con le bollette pagano tutto il servizio, investimenti inclusi. Quindi non si tiene più conto del reddito di una famiglia come una tassazione equa farebbe, ma solo dei consumi.
Con la legge Galli si apre la strada verso la privatizzazione dei servizi idrici, e la mercificazione dell'acqua, che trova uno sbocco intermedio nella legge 549/95, che favorisce il mutamento delle aziende di diritto pubblico in aziende di diritto privato (S.p.A), per poi sfociare nel “Decreto Ronchi” (art. 23bis della legge 133/2008), che impone un minimo del 40% del capitale azionario di tali aziende in mano a privati.
In nome del libero mercato, si impone di vendere i diritti dei cittadini ai capitali privati nonostante in diversi paesi, anche europei, si va nella direzione opposta di una difficile ma necessaria ripubblicizzazione dei servizi.
In questi ultimi anni in Italia sono nati centinaia di comitati locali per la difesa dell'acqua e il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, che ha raccolto oltre 400.000 firme per una legge di iniziativa popolare a favore della ripubblicizzazione del servizio idrico, ma che è rimasto tutt'ora inascoltato a livello istituzionale.
Nell'estate del 2009, dopo l'approvazione definitiva del Decreto Ronchi, il Forum e i Comitati locali creano il Coordinamento referendario per abrogare l'ormai legge Ronchi, e le norme che, dal 1994 in poi favoriscono la gestione privatistica del servizio idrico (perciò anche in forma di S.p.A), e la remunerazione minima del 7% del capitale investito.
Oggi, forti della campagna di raccolta firme più importante della storia di questo paese, una volta superato il vaglia della corte costituzionale, saremo chiamati a portare la popolazione italiana a scegliere in primavera tra acqua privata o acqua pubblica. Ovvero, diritti per pochi che se lo potranno permettere o diritti universali.

In tutto il mondo si sta lottando per evitare il controllo di pochi sulle risorse idriche, sempre più scarse e quindi più appetibili al mercato, se non cause di conflitti armati. Non dobbiamo farci trovare impreparati, perché la lotta per l'acqua in Italia dobbiamo vincerla, a prescindere dal silenzio mediatico che ci circonda.
Oggi le più giovani costituzioni (tra cui anche quella boliviana) dichiarano l'acqua un diritto inalienabile di ogni uomo; noi vogliamo inoltre che essa venga considerata un bene comune, da conservare, da distribuire equamente, da non sprecare, da utilizzare con parsimonia, la cui gestione sia democratica e partecipativa. Perché i cittadini possano davvero prendere coscienza della questione e che abbiano la possibilità di difendere l'acqua dalle speculazioni, dai privati, dagli sprechi e dalla malagestione.

Riprendiamoci l'acqua, perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Per maggiori informazioni:
www.acquabenecomune.org
www.acquapubblicatorino.org
www.referendumacqua.it


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di Lorenzo Pantano

Nel gennaio del 2000, a Cochabamba, in Bolivia, è nato il più grande movimento della storia dell'umanità contro la privatizzazione dell'acqua e del modello economico neoliberista che, con l'avallo di istituzioni quali la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, stanno portando a una sostanziale privatizzazione dei servizi idrici, favorendo l'entrata di grandi multinazionali nella gestione dell'acqua.
In Bolivia, la privatizzazione dell'acqua vide come protagonista una multinazionale americana: la Bechtel Corp. in collaborazione con l'italiana Edison e la supervisione della Banca Mondiale.

Il loro progetto prevedeva che tutta l'acqua della città dovesse essere privatizzata e fornita dalla società Aguas de Tunari, di proprietà della Bechtel; la popolazione non aveva neanche la possibilità di raccogliere acqua piovana, e i prezzi aumentarono a tal punto che una famiglia rischiava di spendere fino al 30% del proprio stipendio per avere acqua. Le multinazionali avevano calcolato i loro profitti, i loro “businness”, ma non avevano fatto i conti con la popolazione.
Nacque, infatti, un grandioso movimento di protesta contro i provvedimenti governativi e le multinazionali dell'acqua, organizzatosi nella coordinadora en defensa de l'agua y la vida, al quale presero parte diverse parti sociali, anche storicamente in conflitto. La battaglia per l'acqua era più importante delle divergenze interne.
A Cochabamba, nel 2001 centinaia furono i feriti e 5 ragazzi persero la vita in quella che è passata alla storia come “la Rivoluzione dell'acqua”, che ha portato la Bechtel a scappare dalla Bolivia a gambe levate e il governo ad abrogare la norma che privatizzava l'acqua.
E' stata la prima volta nella storia che una multinazionale, sotto la pressione dei movimenti nazionali ed internazionali per l'acqua, esce a mani vuote da un paese che ha stracciato il contratto di espropriazione dei beni comuni della popolazione. Ed è stata la prima volta che i sofisticati mezzi di garanzia sugli investimenti della Banca Mondiale non hanno imposto al paese una multa e il risarcimento per il danno che la multinazionale ha subito (la Bechtel è uscita dalla Bolivia con un “risarcimento” di 2 boliviani, 20 centesimi di euro).

Come in Bolivia, anche in Italia da più di 15 anni si sta tentando di privatizzare il servizio idrico. Con la legge Galli del 1994 si voleva dare il via alla mercificazione del servizio idrico, creando quello che oggi è conosciuto come Servizio Idrico Integrato, sistema che accorpa tutte le fasi del percorso idrico, dalla captazione alla distribuzione, alle fognature, al trattamento dei fanghi, e la conseguente nascita degli ambiti territoriali in cui il SII è diviso (i cosiddetti “ATO ambiti territoriali ottimali”).
In particolare, tale legge prevede che secondo il principio del “Full recovery cost”, ovvero la “copertura totale dei costi” si deresponsabilizza lo stato rispetto alla gestione del Servizio Idrico Integrato, in quanto i cittadini con le bollette pagano tutto il servizio, investimenti inclusi. Quindi non si tiene più conto del reddito di una famiglia come una tassazione equa farebbe, ma solo dei consumi.
Con la legge Galli si apre la strada verso la privatizzazione dei servizi idrici, e la mercificazione dell'acqua, che trova uno sbocco intermedio nella legge 549/95, che favorisce il mutamento delle aziende di diritto pubblico in aziende di diritto privato (S.p.A), per poi sfociare nel “Decreto Ronchi” (art. 23bis della legge 133/2008), che impone un minimo del 40% del capitale azionario di tali aziende in mano a privati.
In nome del libero mercato, si impone di vendere i diritti dei cittadini ai capitali privati nonostante in diversi paesi, anche europei, si va nella direzione opposta di una difficile ma necessaria ripubblicizzazione dei servizi.
In questi ultimi anni in Italia sono nati centinaia di comitati locali per la difesa dell'acqua e il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, che ha raccolto oltre 400.000 firme per una legge di iniziativa popolare a favore della ripubblicizzazione del servizio idrico, ma che è rimasto tutt'ora inascoltato a livello istituzionale.
Nell'estate del 2009, dopo l'approvazione definitiva del Decreto Ronchi, il Forum e i Comitati locali creano il Coordinamento referendario per abrogare l'ormai legge Ronchi, e le norme che, dal 1994 in poi favoriscono la gestione privatistica del servizio idrico (perciò anche in forma di S.p.A), e la remunerazione minima del 7% del capitale investito.
Oggi, forti della campagna di raccolta firme più importante della storia di questo paese, una volta superato il vaglia della corte costituzionale, saremo chiamati a portare la popolazione italiana a scegliere in primavera tra acqua privata o acqua pubblica. Ovvero, diritti per pochi che se lo potranno permettere o diritti universali.

In tutto il mondo si sta lottando per evitare il controllo di pochi sulle risorse idriche, sempre più scarse e quindi più appetibili al mercato, se non cause di conflitti armati. Non dobbiamo farci trovare impreparati, perché la lotta per l'acqua in Italia dobbiamo vincerla, a prescindere dal silenzio mediatico che ci circonda.
Oggi le più giovani costituzioni (tra cui anche quella boliviana) dichiarano l'acqua un diritto inalienabile di ogni uomo; noi vogliamo inoltre che essa venga considerata un bene comune, da conservare, da distribuire equamente, da non sprecare, da utilizzare con parsimonia, la cui gestione sia democratica e partecipativa. Perché i cittadini possano davvero prendere coscienza della questione e che abbiano la possibilità di difendere l'acqua dalle speculazioni, dai privati, dagli sprechi e dalla malagestione.

Riprendiamoci l'acqua, perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Per maggiori informazioni:
www.acquabenecomune.org
www.acquapubblicatorino.org
www.referendumacqua.it


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sabato 28 agosto 2010

L'acqua del Pollino pretesa dalla San Benedetto

Dopo l'acquisizione da parte della Coca Cola delle fonti del Vulture si assiste ad un nuovo assalto, attraverso la privatizzazione dell'acqua pubblica, questa volta ad opera della società Acqua San Benedetto spa con sede in provincia di Venezia, intenzionata per poche migliaia di euro a sfruttare le acque del Pollino.

PollinoDi Marilisa Romagna


Esce allo scoperto il presidente e proprietario di Acqua San Benedetto spa, l'ex industriale degli elettrodomestici veneto, il commendatore Gianfranco Zoppas. E la Ola (Organizzazione Lucana Ambientalista) non perde tempo per denunciare «l'assalto al Parco del Pollino delle multinazionali delle acque minerali, dopo quelle dell'energia». «Questa volta , è scritto in una nota, il progetto è uno stabilimento per l'imbottigliamento delle acque minerali nel comune di Viggianello». «Dopo l'acquisizione da parte della Coca Cola delle fonti del Vulture - prosegue la Ola - si assiste ad un nuovo assalto, attraverso la privatizzazione dell'acqua pubblica, questa volta ad opera della società con sede a Scorzè, in provincia di Venezia, intenzionata per poche migliaia di euro a sfruttare le acque del Pollino, che verranno sottratte all'uso delle popolazioni locali per essere privatizzate.

Oggetto dell'acquisto le sorgenti tributarie del fiume Mercure, a sua volta principale tributario del Lao, minacciato dai prelievi d'acqua previsti per il funzionamento della centrale Enel del Mercure. Già nel 2008 il Comune di Viggianello espletò un'asta pubblica andata poi deserta, con base d'asta pari a 1.300milioni di euro, ivi compresa la cessione della titolarità del permesso di sfruttamento delle sorgenti con portate tra i 400/500 litri al secondo. Di recente abbiamo respinto le offerte da parte dell'Enel. Ma non siamo una riserva indiana, e crediamo in un sistema di sviluppo autopropulsivo compatibile con il parco. Chiunque dovesse investire in questo territorio alle nostre condizioni porterà lavoro vero e lavoro serio. Siamo contro ogni tipo di speculazione, e non ci presteremo ad azioni diffamatorie contro i comune e la cittadinanza».

«Da anni - ha ridadito il sindaco di Viggianello, Antonio Fiore - andiamo sostenendo che l'acqua non si vende, e a marzo il consiglio comunale ha aderito alle posizioni di padre Alex Zanotelli sul tema dell'acqua-bene pubblico. La Ola torna a ribadire il suo deciso no alla privatizzazione delle risorse naturali del Pollinoche, nel caso delle acque tributarie del Fiume Mercure, fanno gola assieme ai boschi, alle grandi lobby dell'energia ed oggi anche alle “multinazionali delle bollicine” che, con la promessa di portare sviluppo nell'area, sono intenzionate a sottrarre beni comuni e risorse fondamentali per l'agricoltura e l'allevamento della valle del Mercure alle popolazioni locali, grazie alla compiacenza degli amministratori». Ma il sindaco di Viggianello, non ci sta, e bolla a stretto giro gli esponenti della Ola come dei «buontemponi», precisando che si tratta di «una concessione da 20 litri d'acqua al secondo, sui 1700 totali della sorgente».


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Dopo l'acquisizione da parte della Coca Cola delle fonti del Vulture si assiste ad un nuovo assalto, attraverso la privatizzazione dell'acqua pubblica, questa volta ad opera della società Acqua San Benedetto spa con sede in provincia di Venezia, intenzionata per poche migliaia di euro a sfruttare le acque del Pollino.

PollinoDi Marilisa Romagna


Esce allo scoperto il presidente e proprietario di Acqua San Benedetto spa, l'ex industriale degli elettrodomestici veneto, il commendatore Gianfranco Zoppas. E la Ola (Organizzazione Lucana Ambientalista) non perde tempo per denunciare «l'assalto al Parco del Pollino delle multinazionali delle acque minerali, dopo quelle dell'energia». «Questa volta , è scritto in una nota, il progetto è uno stabilimento per l'imbottigliamento delle acque minerali nel comune di Viggianello». «Dopo l'acquisizione da parte della Coca Cola delle fonti del Vulture - prosegue la Ola - si assiste ad un nuovo assalto, attraverso la privatizzazione dell'acqua pubblica, questa volta ad opera della società con sede a Scorzè, in provincia di Venezia, intenzionata per poche migliaia di euro a sfruttare le acque del Pollino, che verranno sottratte all'uso delle popolazioni locali per essere privatizzate.

Oggetto dell'acquisto le sorgenti tributarie del fiume Mercure, a sua volta principale tributario del Lao, minacciato dai prelievi d'acqua previsti per il funzionamento della centrale Enel del Mercure. Già nel 2008 il Comune di Viggianello espletò un'asta pubblica andata poi deserta, con base d'asta pari a 1.300milioni di euro, ivi compresa la cessione della titolarità del permesso di sfruttamento delle sorgenti con portate tra i 400/500 litri al secondo. Di recente abbiamo respinto le offerte da parte dell'Enel. Ma non siamo una riserva indiana, e crediamo in un sistema di sviluppo autopropulsivo compatibile con il parco. Chiunque dovesse investire in questo territorio alle nostre condizioni porterà lavoro vero e lavoro serio. Siamo contro ogni tipo di speculazione, e non ci presteremo ad azioni diffamatorie contro i comune e la cittadinanza».

«Da anni - ha ridadito il sindaco di Viggianello, Antonio Fiore - andiamo sostenendo che l'acqua non si vende, e a marzo il consiglio comunale ha aderito alle posizioni di padre Alex Zanotelli sul tema dell'acqua-bene pubblico. La Ola torna a ribadire il suo deciso no alla privatizzazione delle risorse naturali del Pollinoche, nel caso delle acque tributarie del Fiume Mercure, fanno gola assieme ai boschi, alle grandi lobby dell'energia ed oggi anche alle “multinazionali delle bollicine” che, con la promessa di portare sviluppo nell'area, sono intenzionate a sottrarre beni comuni e risorse fondamentali per l'agricoltura e l'allevamento della valle del Mercure alle popolazioni locali, grazie alla compiacenza degli amministratori». Ma il sindaco di Viggianello, non ci sta, e bolla a stretto giro gli esponenti della Ola come dei «buontemponi», precisando che si tratta di «una concessione da 20 litri d'acqua al secondo, sui 1700 totali della sorgente».


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