venerdì 5 ottobre 2012

La mafia che garantiva l'unità nazionale

Quanti patti stato-mafia sono stati siglati dall’Unità d’Italia ad oggi? Soprattutto, siamo certi che il Tricolore sarebbe durato senza la forte mediazione d’una certa “nobiltà agraria”: un discorso che vale per l’intero Mezzogiorno. E perché dalla Sicilia alla Calabria, e dalla Basilica alla Puglia ed alla Campania, affermare la presenza del nuovo stato risultava assai difficile.
Erroneamente i libri di storia hanno per 150 anni sovrapposto la Carboneria risorgimentale alle società segrete: ed allora perché nessuno sa spiegare tutte le finalità delle oltre tremila società segrete che continuarono ad operare nell’intero Sud Italia anche dopo l’unificazione? È più che nutrita la bibliografia sulle società segrete siciliane, ed è certo che i loro affiliati hanno gestito nell’Isola la fase di transizione dal regno borbonico a quello sabaudo. Non si sbaglia ad asserire che nell’intero Mezzogiorno gli affiliati alle società segrete erano per numero ben maggiori di carabinieri, garibaldini, bersaglieri, prefetti e regi magistrati militari.

Al punto che, fino ai primi del ‘900, la gente comune che riceveva torti si rivolgeva ancora al barone, e per fatti più piccoli al massaro del nobile o al compaesano autorevole. I carabinieri del Regno ed i tribunali militari non offrivano fiducia al popolo. E come dare loro torto? Gli esempi di vita quotidiana offerti dalle truppe d’occupazione non erano tutti edificanti, e le voci di angherie o ingiuste carcerazioni si diffondevano rapidamente. Quando nel 1866 a Palermo scoppiarono i focolai di ribellione anti-piemontese, subito ribattezzati “rivolta del sette e mezzo”, era già di dominio pubblico la novella d’un umile giovinetto di campagna caduto sotto i colpi dei militari che giocavano a tiro al bersaglio. È un fatto che la “rivolta del sette e mezzo”, fortemente appoggiata dalle società segrete, venne placata da accordi che lo stato piemontese dovette raggiungere con i notabili delle campagne palermitane.

Oggi si parla tanto di patto stato-cosa nostra, stato-stidda, stato-’ndrangheta, stato-’ndrine, stato-camorra, stato-sacra corona, stato-criminalità in genere. La stessa Unità d’Italia è stata un grande patto, un accordo anche con potenze straniere. In Calabria si narra che, nell’areale della Sila piccola, sia avvenuto nel 1862 un episodio d’ineguagliabile efferatezza: il padre ed il fratello d’una ragazza violentata dalla truppe d’occupazione chiesero ad un aiutante di campo di poter conferire col colonnello Fumel, da poco in Calabria per arginare il brigantaggio (quello militare, finanziato dall’ufficiale borbonico spagnolo José Borjes). Inaspettata la reazione del colonnello Pietro Fumel: ordinò l’arresto di padre e figlio, che poi vennero impiccati insieme ad altri contadini sospettati di brigantaggio. La risposta della popolazione fu di diverso tipo: tanti migrarono da un territorio ormai inospitale, ma altri (in contatto anche con organizzazioni segrete) decisero d’intralciare l’opera del colonnello piemontese.

«Io sottoscritto, avendo avuto la missione di distruggere il brigantaggio - scriveva nel suo proclama il colonnello Fumel - prometto una ricompensa di cento lire per ogni brigante, vivo o morto, che mi sarà portato. Questa ricompensa sarà data ad ogni brigante che ucciderà un suo camerata; gli sarà inoltre risparmiata la vita. Coloro che in onta degli ordini, dessero rifugio o qualunque altro mezzo di sussistenza o di aiuto ai briganti, o vedendoli o conoscendo il luogo ove si trovano nascosti, non ne informassero le truppe e la civile e militare autorità, verranno immediatamente fucilati. Tutte le capanne di campagna che non sono abitate dovranno essere, nello spazio di tre giorni, scoperchiate e i loro ingressi murati. È proibito di trasportare pane o altra specie di provvigione oltre le abitazioni dei Comuni, e chiunque disubbidirà a questo ordine sarà considerato come complice dei briganti». Le parole e le azioni (fucilazioni) di Fumel fecero il giro del mondo, e le filantropiche Stati Uniti e Gran Bretagna offrirono ospitalità ai Meridionali in fuga dai militari sabaudi.

Il colonnello decimò le bande calabresi di Palma, Schipani, Ferrigno, Morrone, Franzese, Rosacozza, Molinari, Bellusci, Pinnolo... Ma proprio dalle quelle zone partiva una massiccia migrazione alla volta degli Usa. Infatti nel 1880 la famiglia Colosimo lascerà i monti della Sila piccola per trasferirsi a Chicago: il giovane Giacomo Colosimo raggiungerà i suoi parenti nel 1894, e qualche anno dopo assurgerà a primo boss ufficialmente riconosciuto della “Chicago Outfit”. Intanto lo stato italiano già annoverava nel Parlamento del Regno non pochi notabili calabresi, e tutto sembrava essere rientrato: anzi garantivano agli increduli piemontesi che il brigantaggio stava finendo.

Ma molti parlamentari del Regno ribattevano che fino ad un anno prima i briganti venivano segnalati persino alle porte di Napoli: 25 lire era la ricompensa per chi catturava un brigante. Bettino Ricasoli succedeva a Camillo Benso di Cavour e, all’atto d’insediarsi, rendeva noto che «il nostro governo in queste province è debolissimo». Nell’agosto del 1862 Re Vittorio Emanuele II decretava lo stato d’assedio del Sud: a giudicare la Reggio Calabria di oggi sembra che quel proclama non sia mai stato revocato. Infatti nel dicembre 1862 nasceva la «Commissione Parlamentare d’Inchiesta per studiare il fenomeno del brigantaggio nelle province meridionali e le sue cause politiche e sociali»: l’ormai nota “commissione anti-brigantaggio”. Nel maggio 1863 la Commissione d’Inchiesta pubblicava una lunga relazione, e di brigantaggio s’è parlato fino al 1963, quando la Repubblica italiana istituiva la commissione anti-mafia. Ma sul patto-stato mafia qualche refolo era già trapelato, almeno oltre Atlantico. Antefatto: i sindaci delle città lungo la traiettoria Chicago-New York avevano stretto tra il 1908 ed il 1910 accordi col piano alto della criminalità organizzata, nello specifico con i boss “five points gang”. L’obiettivo era stato matematicamente calcolato, corrispondeva al non far elevare oltre una certa percentuale statistica omicidi, rapine e visibilità a fenomeni come prostituzione ed estorsioni. Ed in una delle prime “intercettazioni ambientali” della storia (siamo prima del 1920) un luogotenente di Johnny Torrio ammette senza mezzi termini “qui lo stato si deve sempre mettere d’accordo con noi, in Italia è pure così”. Nasceva il “sindacato del crimine”, e sarà lo stesso Torrio ad indicare Luky Luciano come suo erede. Lo scenografico Luciano che, grazie al Dipartimento di Stato, rammenterà all’Italia del dopo guerra l’importanza di tenere fede al patto.

di Ruggiero Capone
Fonte: L'Opinione

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Quanti patti stato-mafia sono stati siglati dall’Unità d’Italia ad oggi? Soprattutto, siamo certi che il Tricolore sarebbe durato senza la forte mediazione d’una certa “nobiltà agraria”: un discorso che vale per l’intero Mezzogiorno. E perché dalla Sicilia alla Calabria, e dalla Basilica alla Puglia ed alla Campania, affermare la presenza del nuovo stato risultava assai difficile.
Erroneamente i libri di storia hanno per 150 anni sovrapposto la Carboneria risorgimentale alle società segrete: ed allora perché nessuno sa spiegare tutte le finalità delle oltre tremila società segrete che continuarono ad operare nell’intero Sud Italia anche dopo l’unificazione? È più che nutrita la bibliografia sulle società segrete siciliane, ed è certo che i loro affiliati hanno gestito nell’Isola la fase di transizione dal regno borbonico a quello sabaudo. Non si sbaglia ad asserire che nell’intero Mezzogiorno gli affiliati alle società segrete erano per numero ben maggiori di carabinieri, garibaldini, bersaglieri, prefetti e regi magistrati militari.

Al punto che, fino ai primi del ‘900, la gente comune che riceveva torti si rivolgeva ancora al barone, e per fatti più piccoli al massaro del nobile o al compaesano autorevole. I carabinieri del Regno ed i tribunali militari non offrivano fiducia al popolo. E come dare loro torto? Gli esempi di vita quotidiana offerti dalle truppe d’occupazione non erano tutti edificanti, e le voci di angherie o ingiuste carcerazioni si diffondevano rapidamente. Quando nel 1866 a Palermo scoppiarono i focolai di ribellione anti-piemontese, subito ribattezzati “rivolta del sette e mezzo”, era già di dominio pubblico la novella d’un umile giovinetto di campagna caduto sotto i colpi dei militari che giocavano a tiro al bersaglio. È un fatto che la “rivolta del sette e mezzo”, fortemente appoggiata dalle società segrete, venne placata da accordi che lo stato piemontese dovette raggiungere con i notabili delle campagne palermitane.

Oggi si parla tanto di patto stato-cosa nostra, stato-stidda, stato-’ndrangheta, stato-’ndrine, stato-camorra, stato-sacra corona, stato-criminalità in genere. La stessa Unità d’Italia è stata un grande patto, un accordo anche con potenze straniere. In Calabria si narra che, nell’areale della Sila piccola, sia avvenuto nel 1862 un episodio d’ineguagliabile efferatezza: il padre ed il fratello d’una ragazza violentata dalla truppe d’occupazione chiesero ad un aiutante di campo di poter conferire col colonnello Fumel, da poco in Calabria per arginare il brigantaggio (quello militare, finanziato dall’ufficiale borbonico spagnolo José Borjes). Inaspettata la reazione del colonnello Pietro Fumel: ordinò l’arresto di padre e figlio, che poi vennero impiccati insieme ad altri contadini sospettati di brigantaggio. La risposta della popolazione fu di diverso tipo: tanti migrarono da un territorio ormai inospitale, ma altri (in contatto anche con organizzazioni segrete) decisero d’intralciare l’opera del colonnello piemontese.

«Io sottoscritto, avendo avuto la missione di distruggere il brigantaggio - scriveva nel suo proclama il colonnello Fumel - prometto una ricompensa di cento lire per ogni brigante, vivo o morto, che mi sarà portato. Questa ricompensa sarà data ad ogni brigante che ucciderà un suo camerata; gli sarà inoltre risparmiata la vita. Coloro che in onta degli ordini, dessero rifugio o qualunque altro mezzo di sussistenza o di aiuto ai briganti, o vedendoli o conoscendo il luogo ove si trovano nascosti, non ne informassero le truppe e la civile e militare autorità, verranno immediatamente fucilati. Tutte le capanne di campagna che non sono abitate dovranno essere, nello spazio di tre giorni, scoperchiate e i loro ingressi murati. È proibito di trasportare pane o altra specie di provvigione oltre le abitazioni dei Comuni, e chiunque disubbidirà a questo ordine sarà considerato come complice dei briganti». Le parole e le azioni (fucilazioni) di Fumel fecero il giro del mondo, e le filantropiche Stati Uniti e Gran Bretagna offrirono ospitalità ai Meridionali in fuga dai militari sabaudi.

Il colonnello decimò le bande calabresi di Palma, Schipani, Ferrigno, Morrone, Franzese, Rosacozza, Molinari, Bellusci, Pinnolo... Ma proprio dalle quelle zone partiva una massiccia migrazione alla volta degli Usa. Infatti nel 1880 la famiglia Colosimo lascerà i monti della Sila piccola per trasferirsi a Chicago: il giovane Giacomo Colosimo raggiungerà i suoi parenti nel 1894, e qualche anno dopo assurgerà a primo boss ufficialmente riconosciuto della “Chicago Outfit”. Intanto lo stato italiano già annoverava nel Parlamento del Regno non pochi notabili calabresi, e tutto sembrava essere rientrato: anzi garantivano agli increduli piemontesi che il brigantaggio stava finendo.

Ma molti parlamentari del Regno ribattevano che fino ad un anno prima i briganti venivano segnalati persino alle porte di Napoli: 25 lire era la ricompensa per chi catturava un brigante. Bettino Ricasoli succedeva a Camillo Benso di Cavour e, all’atto d’insediarsi, rendeva noto che «il nostro governo in queste province è debolissimo». Nell’agosto del 1862 Re Vittorio Emanuele II decretava lo stato d’assedio del Sud: a giudicare la Reggio Calabria di oggi sembra che quel proclama non sia mai stato revocato. Infatti nel dicembre 1862 nasceva la «Commissione Parlamentare d’Inchiesta per studiare il fenomeno del brigantaggio nelle province meridionali e le sue cause politiche e sociali»: l’ormai nota “commissione anti-brigantaggio”. Nel maggio 1863 la Commissione d’Inchiesta pubblicava una lunga relazione, e di brigantaggio s’è parlato fino al 1963, quando la Repubblica italiana istituiva la commissione anti-mafia. Ma sul patto-stato mafia qualche refolo era già trapelato, almeno oltre Atlantico. Antefatto: i sindaci delle città lungo la traiettoria Chicago-New York avevano stretto tra il 1908 ed il 1910 accordi col piano alto della criminalità organizzata, nello specifico con i boss “five points gang”. L’obiettivo era stato matematicamente calcolato, corrispondeva al non far elevare oltre una certa percentuale statistica omicidi, rapine e visibilità a fenomeni come prostituzione ed estorsioni. Ed in una delle prime “intercettazioni ambientali” della storia (siamo prima del 1920) un luogotenente di Johnny Torrio ammette senza mezzi termini “qui lo stato si deve sempre mettere d’accordo con noi, in Italia è pure così”. Nasceva il “sindacato del crimine”, e sarà lo stesso Torrio ad indicare Luky Luciano come suo erede. Lo scenografico Luciano che, grazie al Dipartimento di Stato, rammenterà all’Italia del dopo guerra l’importanza di tenere fede al patto.

di Ruggiero Capone
Fonte: L'Opinione

sabato 19 marzo 2011

Antonio Ciano scrive una lettera aperta all'Ambasciata d'Israele a Roma


Sig.Ambasciatore,

Il 17 di marzo c.a. nella piazza del Pantheon a Roma è stata violata la Costituzione italiana da parte di alcuni poliziotti.

L’art.21 della nostra Costituzione recita che ogni cittadino può esprimere le proprie idee con i mezzi a disposizione che ha.

Uno nostro compagno di Partito, il prof. Gaetano Siciliano, durante le celebrazioni della nascita della monarchia sabauda, fatte passare dal governo razzista di Berlusconi come festa dell’unità nazionale,ha manifestato pacificamente e democraticamete dalla sua camera di albergo esponendo un manifesto che difendeva gli ebrei.

Il manifesto recava la scritta” IO non festeggio i genocidi- La vita è bella” .

I genocidi erano riferiti a quelli subiti dagli ebrei nell’ultima guerra mondiale e a quelli subiti dai meridionali nel 1860 e dintorni. La scritta “La vita è bella” era riferita al Film di Roberto Benigni che descrisse la straziante vicenda di una famiglia ebraica in quel periodo storico.

Ebbene, le leggi razziali contro gli ebrei, in italia, furono promulgate da Vittorio Emanuele Terzo di Savoia nel 1938. Questo re, oltre a promulgare tali leggi nefande e vergognose per l’Umanità intera, abbandonò l’Italia e gli italiani nelle mani dei fascisti e dei nazisti e l’8 settembre del 1943 fuggi dall’Italia con la sua corte.

In Italia vigono ancora molte leggi fasciste e sono ancora in vigore molti decreti legge di savoiarda memoria, e nè i nostri parlamentari si sono mai preoccupati di cancellarle, nè si sono mai preoccupati di far cancellare dalle strade e dalle piazze il nome di quel re.

Eppure il 27 di gennaio di ogni anno ricordiamo gli orrori di quelle leggi, della Shoà,dell’olocausto.

Milioni di ebrei furono perseguitati, rastrellati,rinchiusi nei lager e fatti morire.

La stessa sorte toccò ai meridionali nel 1860,quando Vittorio Emanuele II, senza dichiarazione di guerra, invase il pacifico Regno delle Due sicilie, massacrando oltre un milione di contadini e rinchiudendo migliaia di italiani del Sud nei lager di Gaeta, di San Maurizio, di Milano e di Fenestrelle.

Ebrei e meridionali subirono una sorte atroce da parte dei re che qualcuno, oggi, chiama padri della Patria.

Per noi del Partito del Sud, sono solo degli assassini.

In Francia festeggiano la repubblica il 14 di luglio di ogni anno e i francesi mai si son sognati di rendere omaggio a Maria Antonietta e a Luigi XVI°.In Germania il primo Ministro Sig.ra Merkel non festaggia Hitler. A Marzabotto non festeggiano Reader e a Roma non festeggiano Kappler.

Non capiamo perchè in Italia debbano festeggiare i re che provocarono eccidi nefandi, pari, se non superiori a quelli nazisti.

La nostra Repubblica è nata sulle ceneri di casa Savoia e qualcuno festeggia i Savoia.Questi fatti sono incomprensibili da parte di molti italiani, specie se figli o nipoti degli 87 mila partigiani immolatisi per darci la libertà dal nazi-fascismo e per darci questa Repubblica.

Con questa nostra missiva, Sig Ambasciatore,vogliamo solo ribadire che in Italia, il giorno 17 di marzo, è stata violata la nostra Costituzione, ma soprattuto è stata tolta ad un nostro compatriota la libertà di manifestare contro il genocidio orrendo che subirono gli ebrei. Le chiediamo di intervenire presso il Governo italiano, presso il Ministro degli Interni Maroni, per l’individuazione dei poliziotti che, secondo noi, si sono macchiati di abuso di potere, di razzismo nei confronti degli ebrei, avendo con mezzi brutali, strappato il manifesto di cui sopra.

Il Presidente Onorario del Partito del Sud

Cap.Antonio Ciano


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Sig.Ambasciatore,

Il 17 di marzo c.a. nella piazza del Pantheon a Roma è stata violata la Costituzione italiana da parte di alcuni poliziotti.

L’art.21 della nostra Costituzione recita che ogni cittadino può esprimere le proprie idee con i mezzi a disposizione che ha.

Uno nostro compagno di Partito, il prof. Gaetano Siciliano, durante le celebrazioni della nascita della monarchia sabauda, fatte passare dal governo razzista di Berlusconi come festa dell’unità nazionale,ha manifestato pacificamente e democraticamete dalla sua camera di albergo esponendo un manifesto che difendeva gli ebrei.

Il manifesto recava la scritta” IO non festeggio i genocidi- La vita è bella” .

I genocidi erano riferiti a quelli subiti dagli ebrei nell’ultima guerra mondiale e a quelli subiti dai meridionali nel 1860 e dintorni. La scritta “La vita è bella” era riferita al Film di Roberto Benigni che descrisse la straziante vicenda di una famiglia ebraica in quel periodo storico.

Ebbene, le leggi razziali contro gli ebrei, in italia, furono promulgate da Vittorio Emanuele Terzo di Savoia nel 1938. Questo re, oltre a promulgare tali leggi nefande e vergognose per l’Umanità intera, abbandonò l’Italia e gli italiani nelle mani dei fascisti e dei nazisti e l’8 settembre del 1943 fuggi dall’Italia con la sua corte.

In Italia vigono ancora molte leggi fasciste e sono ancora in vigore molti decreti legge di savoiarda memoria, e nè i nostri parlamentari si sono mai preoccupati di cancellarle, nè si sono mai preoccupati di far cancellare dalle strade e dalle piazze il nome di quel re.

Eppure il 27 di gennaio di ogni anno ricordiamo gli orrori di quelle leggi, della Shoà,dell’olocausto.

Milioni di ebrei furono perseguitati, rastrellati,rinchiusi nei lager e fatti morire.

La stessa sorte toccò ai meridionali nel 1860,quando Vittorio Emanuele II, senza dichiarazione di guerra, invase il pacifico Regno delle Due sicilie, massacrando oltre un milione di contadini e rinchiudendo migliaia di italiani del Sud nei lager di Gaeta, di San Maurizio, di Milano e di Fenestrelle.

Ebrei e meridionali subirono una sorte atroce da parte dei re che qualcuno, oggi, chiama padri della Patria.

Per noi del Partito del Sud, sono solo degli assassini.

In Francia festeggiano la repubblica il 14 di luglio di ogni anno e i francesi mai si son sognati di rendere omaggio a Maria Antonietta e a Luigi XVI°.In Germania il primo Ministro Sig.ra Merkel non festaggia Hitler. A Marzabotto non festeggiano Reader e a Roma non festeggiano Kappler.

Non capiamo perchè in Italia debbano festeggiare i re che provocarono eccidi nefandi, pari, se non superiori a quelli nazisti.

La nostra Repubblica è nata sulle ceneri di casa Savoia e qualcuno festeggia i Savoia.Questi fatti sono incomprensibili da parte di molti italiani, specie se figli o nipoti degli 87 mila partigiani immolatisi per darci la libertà dal nazi-fascismo e per darci questa Repubblica.

Con questa nostra missiva, Sig Ambasciatore,vogliamo solo ribadire che in Italia, il giorno 17 di marzo, è stata violata la nostra Costituzione, ma soprattuto è stata tolta ad un nostro compatriota la libertà di manifestare contro il genocidio orrendo che subirono gli ebrei. Le chiediamo di intervenire presso il Governo italiano, presso il Ministro degli Interni Maroni, per l’individuazione dei poliziotti che, secondo noi, si sono macchiati di abuso di potere, di razzismo nei confronti degli ebrei, avendo con mezzi brutali, strappato il manifesto di cui sopra.

Il Presidente Onorario del Partito del Sud

Cap.Antonio Ciano


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venerdì 18 marzo 2011

Roma 17 marzo 2011: cronaca di un giorno da uomini liberi...o quasi...



Ieri abbiamo fatto la nostra manifestazione organizzata dal Partito del Sud di Roma ed, anche se la Questura di Roma ci ha negato l'accesso alla Piazza del Pantheon e la possibilità di manifestare civilmente il nostro dissenso contro il vergognoso omaggio al re macellaio, grazie soprattutto all'iniziativa di un amico siciliano, siamo riusciti per qualche minuto ad esporre un cartello che dimostra la nostra pacifica protesta meridionale contro questa festa assurda. Infatti mentre la polizia bloccava la maggior parte dei "briganti" partiti da Piazza Venezia vero le 9-9.30 e che voleva passare per il Pantheon, non per fermarsi a manifestare ma almeno a distribuire volantini o facendo leggere cartelli che indossavamo, qualcuno di noi si e' staccato dal gruppo ed ha raggiunto il Pantheon giusto in tempo per fotografare e filmare il cartellone esposto dall'amico Gaetano da un balcone che affacciava sulla piazza. cartellone che si vede nella foto sopra ed e' stato ripreso anche da alcuni giornali e testate on line.
Il cartellone è stato bruscamente ritirato da agenti di polizia (motivi di ordine pubblico???) e l'amico Gaetano Siciliano è stato minacciato di denuncia (di quale reato???)...noi del Partito del Sud siamo pronti ad accollarci le spese legali nel caso che la minaccia diventi realtà. Inoltre Enzo Riccio e Natale Cuccurese, sentiti gli altri esponenti del Direttivo Nazionale, hanno deciso per la tessera onoraria a Gaetano...Siciliano di nome e di fatto! E' lo stesso Gaetano che spiega in una sua nota su FB che sta benissimo, che non ha subito nessuna violenza e per ora nessuna denuncia ma solo minacce...ringrazia noi e tutti gli altri movimenti meridionalisti e sicilianisti che gli hanno dimostrato solidarietà.
Ci vorrebbero tanti come lui, uomini del Sud coraggiosi, sinceri e e moderati...così diversi dai tanti rivoluzionari da tastiera che girano in rete, i duri e puri di "indipendenza o niente" (che però spesso rimangano sulle loro poltrone o seduti davanti ai loro PC e continuano a vivere in un loro mondo virtuale), quelli che hanno sempre una precisazione da fare ed una critica per chi fa qualcosa che per loro e' sempre troppo poco...la stragrande maggioranza di questi leoni della rete non li vediamo mai nella realtà, ne' nelle strade e nelle piazze ne' altrove.
Sotto una pioggia incessante, siamo arrivati a Piazza Farnese intorno alle 10 dove c'era il raduno e l'autorizzazione a manifestare...avevamo distribuito i nostri cartelloni con le nostre frasi di protesta contro il 17 marzo, contro i Savoia e contro le bugie risorgimentali. Ci hanno raggiunti altre delegazioni, tra cui quella di Insorgenza Civile e di un gruppo veneto che si è unito alla nostra protesta...inoltre altri amici del Partito del Sud ci hanno raggiunto da Napoli, dalla Toscana, dalla Calabria ed anche dal Nord. Molti dei passanti non capivano e c'era pure qualcuno che leggendo il nostro volantino o i nostri cartelloni ci accusava di essere "contro l'Italia unita"...ancora una volta dovevamo spiegare che noi eravamo contro il COME si era arrivati all'Italia unita e cosa questo ha significato per il Sud. Tante bandiere del regno delle Due Sicilie, simbolo della nostra identità e di una storia negata da quasi 150 anni...e foto finale davanti a Palazzo Farnese, dimora romana di Francesco II nel suo esilio romano e che quindi sembrava un nostro appuntamento con i ricordi e con un destino. Anche qui abbiamo spiegato a tantissimi che il nostro era un omaggio alla nostra storia ed alla nostra identità, una storia ancora negata da 150 anni e continuamente oltraggiata con le bugie risorgimentali, non nostalgia o velleità di tornare ad antiche monarchie.
Verso le 12.30-13 tutti belli zuppi, ci siamo salutati ed abbiamo lasciato la piazza...alcuni di noi si sono concessi una sosta pranzo ed altri ci hanno salutato per tornare a casa....una bella giornata, mentre ovunque nelle vie ed anche in TV avanzava la stantia retorica "risorgimentale", noi l'abbiamo vissuta da uomini liberi con la nostra protesta civile e pacifica e da meridionali a testa alta.
Sarebbe stato bello contare sulla partecipazione di decine di briganti in più ed avere avuto la possibilità di essere in piazza al passaggio del Presidente Napolitano...ma abbiamo la coscienza a posto per aver fatto il massimo di quello che si poteva fare e siamo pronti alle prossime battaglie.
Ringrazio tutti i partecipanti, sia del PdSud che gli altri e spero che tutti, a parte la pioggia, hanno avuto le mie stesse piacevoli sensazioni...e concludo con la bella frase scelta da Gaetano:
IO NON FESTEGGIO GENOCIDI...LA VITA E' BELLA

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
PARTITO DEL SUD
.
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Ieri abbiamo fatto la nostra manifestazione organizzata dal Partito del Sud di Roma ed, anche se la Questura di Roma ci ha negato l'accesso alla Piazza del Pantheon e la possibilità di manifestare civilmente il nostro dissenso contro il vergognoso omaggio al re macellaio, grazie soprattutto all'iniziativa di un amico siciliano, siamo riusciti per qualche minuto ad esporre un cartello che dimostra la nostra pacifica protesta meridionale contro questa festa assurda. Infatti mentre la polizia bloccava la maggior parte dei "briganti" partiti da Piazza Venezia vero le 9-9.30 e che voleva passare per il Pantheon, non per fermarsi a manifestare ma almeno a distribuire volantini o facendo leggere cartelli che indossavamo, qualcuno di noi si e' staccato dal gruppo ed ha raggiunto il Pantheon giusto in tempo per fotografare e filmare il cartellone esposto dall'amico Gaetano da un balcone che affacciava sulla piazza. cartellone che si vede nella foto sopra ed e' stato ripreso anche da alcuni giornali e testate on line.
Il cartellone è stato bruscamente ritirato da agenti di polizia (motivi di ordine pubblico???) e l'amico Gaetano Siciliano è stato minacciato di denuncia (di quale reato???)...noi del Partito del Sud siamo pronti ad accollarci le spese legali nel caso che la minaccia diventi realtà. Inoltre Enzo Riccio e Natale Cuccurese, sentiti gli altri esponenti del Direttivo Nazionale, hanno deciso per la tessera onoraria a Gaetano...Siciliano di nome e di fatto! E' lo stesso Gaetano che spiega in una sua nota su FB che sta benissimo, che non ha subito nessuna violenza e per ora nessuna denuncia ma solo minacce...ringrazia noi e tutti gli altri movimenti meridionalisti e sicilianisti che gli hanno dimostrato solidarietà.
Ci vorrebbero tanti come lui, uomini del Sud coraggiosi, sinceri e e moderati...così diversi dai tanti rivoluzionari da tastiera che girano in rete, i duri e puri di "indipendenza o niente" (che però spesso rimangano sulle loro poltrone o seduti davanti ai loro PC e continuano a vivere in un loro mondo virtuale), quelli che hanno sempre una precisazione da fare ed una critica per chi fa qualcosa che per loro e' sempre troppo poco...la stragrande maggioranza di questi leoni della rete non li vediamo mai nella realtà, ne' nelle strade e nelle piazze ne' altrove.
Sotto una pioggia incessante, siamo arrivati a Piazza Farnese intorno alle 10 dove c'era il raduno e l'autorizzazione a manifestare...avevamo distribuito i nostri cartelloni con le nostre frasi di protesta contro il 17 marzo, contro i Savoia e contro le bugie risorgimentali. Ci hanno raggiunti altre delegazioni, tra cui quella di Insorgenza Civile e di un gruppo veneto che si è unito alla nostra protesta...inoltre altri amici del Partito del Sud ci hanno raggiunto da Napoli, dalla Toscana, dalla Calabria ed anche dal Nord. Molti dei passanti non capivano e c'era pure qualcuno che leggendo il nostro volantino o i nostri cartelloni ci accusava di essere "contro l'Italia unita"...ancora una volta dovevamo spiegare che noi eravamo contro il COME si era arrivati all'Italia unita e cosa questo ha significato per il Sud. Tante bandiere del regno delle Due Sicilie, simbolo della nostra identità e di una storia negata da quasi 150 anni...e foto finale davanti a Palazzo Farnese, dimora romana di Francesco II nel suo esilio romano e che quindi sembrava un nostro appuntamento con i ricordi e con un destino. Anche qui abbiamo spiegato a tantissimi che il nostro era un omaggio alla nostra storia ed alla nostra identità, una storia ancora negata da 150 anni e continuamente oltraggiata con le bugie risorgimentali, non nostalgia o velleità di tornare ad antiche monarchie.
Verso le 12.30-13 tutti belli zuppi, ci siamo salutati ed abbiamo lasciato la piazza...alcuni di noi si sono concessi una sosta pranzo ed altri ci hanno salutato per tornare a casa....una bella giornata, mentre ovunque nelle vie ed anche in TV avanzava la stantia retorica "risorgimentale", noi l'abbiamo vissuta da uomini liberi con la nostra protesta civile e pacifica e da meridionali a testa alta.
Sarebbe stato bello contare sulla partecipazione di decine di briganti in più ed avere avuto la possibilità di essere in piazza al passaggio del Presidente Napolitano...ma abbiamo la coscienza a posto per aver fatto il massimo di quello che si poteva fare e siamo pronti alle prossime battaglie.
Ringrazio tutti i partecipanti, sia del PdSud che gli altri e spero che tutti, a parte la pioggia, hanno avuto le mie stesse piacevoli sensazioni...e concludo con la bella frase scelta da Gaetano:
IO NON FESTEGGIO GENOCIDI...LA VITA E' BELLA

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
PARTITO DEL SUD
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Roma 17 marzo 2011 -Pantheon: Io non festeggio i genocidi - La vita è bella


http://www.youtube.com/watch?v=lvrN_PkAOu0&feature=channel_video_title


Manifestazione meridionalista organizzata dal Partito del Sud .
Piazza del Pantheon.Si ringrazia l'amico Ivan che ci ha gentilmente inviato il video.

Art. 21. Costituzione Italiana - Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Riceviamo e postiamo il commento di Gaetano Siciliano,che ha esposto lo striscione contro tutti i genocidi a Piazza del Pantheon:

Rispondo con questa nota alle numerose attestazioni di stima e solidarietà degli amici della rete e delle tante persone a cui non riesco a rispondere singolarmente perchè non faccio in tempo a leggere.
Voglio rassicurare tutti, intanto, che sono tornato a casa integro e senza problemi. E voglio ringraziare anche tutti coloro che si impegnano da più tempo di me e con merito: è grazie a loro e alla partecipazione di tutti che ho trovato il coraggio di manifestare il mio dissenso in questo modo.
Ringrazio il M.I.S., Antonio Ciano e il Partito del Sud che si sono offerti di sostenere eventuali spese legali, Madreterra Sicilia per l'iniziativa di raccolta fondi e Fonso Genchi per aver creato addirittura un evento. Chiarisco, a proposito, che gli agenti di polizia sono stati decisi nel togliere il cartello ma non mi hanno tolto un capello, hanno minacciato di portarmi in questura e poi che sarei stato denunciato ma al momento non mi è stato notificato nulla. Il cartello è stato stropicciato e dopo alcuni minuti per gli accertamenti gli agenti lo hanno srotolato di nuovo per leggere cosa c'era scritto; lo stavano lasciando lì ma hanno preferito essere sicuri che non lo esponessi di nuovo. Ringrazio tutti i partecipanti alla manifestazione contro l'omaggio del Presidente della Repubblica a Vittorio Emanuele II che non hanno potuto manifestare in piazza del Pantheon ma grazie ai quali presenti in piazza è stato possibile diffondere le immagini: manifestazione conclusasi poi a Piazza Farnese e alla quale mi sono unito dopo essere stato rilasciato dalla forza pubblica.
Ringrazio anche l'Albergo del Senato per la collaborazione e avermi riservato la camera migliore con balcone centrale e vista ideale sulla piazza; e il personale delle camere che il pomeriggio precedente quando sono uscito hanno effettuato le pulizie senza procurare allarmi per il cartellone; il signore, probabilmente di origine meridionale, che si offerto di portarmi la valigia e la cortesia con cui sono stato trattato anche dopo l'irruzione della polizia.
Voglio precisare inoltre, riguardo all'articolo di repubblica che il cartello è stato esposto mentre le autorità entravano al Pantheon e non dopo: mi è sembrato chiaramente che almeno Alemanno lo avesse notato facendo finta di niente.
A mio parere è stata una bella manifestazione, con partecipanti di vari movimenti accorsi per l'occasione nonostante la pioggia che per due giorni ha insistito sulla città. Ringrazio tutte le persone che ho avuto modo di conoscere personalmente, il giornalista e scrittore argentino che ha solidarizzato con noi, gli amici con i quali ho passato una bella giornata pranzando insieme e Natale Cuccurese che mi ha intervistato e col quale insieme ho fatto rientro in treno.


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http://www.youtube.com/watch?v=lvrN_PkAOu0&feature=channel_video_title


Manifestazione meridionalista organizzata dal Partito del Sud .
Piazza del Pantheon.Si ringrazia l'amico Ivan che ci ha gentilmente inviato il video.

Art. 21. Costituzione Italiana - Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Riceviamo e postiamo il commento di Gaetano Siciliano,che ha esposto lo striscione contro tutti i genocidi a Piazza del Pantheon:

Rispondo con questa nota alle numerose attestazioni di stima e solidarietà degli amici della rete e delle tante persone a cui non riesco a rispondere singolarmente perchè non faccio in tempo a leggere.
Voglio rassicurare tutti, intanto, che sono tornato a casa integro e senza problemi. E voglio ringraziare anche tutti coloro che si impegnano da più tempo di me e con merito: è grazie a loro e alla partecipazione di tutti che ho trovato il coraggio di manifestare il mio dissenso in questo modo.
Ringrazio il M.I.S., Antonio Ciano e il Partito del Sud che si sono offerti di sostenere eventuali spese legali, Madreterra Sicilia per l'iniziativa di raccolta fondi e Fonso Genchi per aver creato addirittura un evento. Chiarisco, a proposito, che gli agenti di polizia sono stati decisi nel togliere il cartello ma non mi hanno tolto un capello, hanno minacciato di portarmi in questura e poi che sarei stato denunciato ma al momento non mi è stato notificato nulla. Il cartello è stato stropicciato e dopo alcuni minuti per gli accertamenti gli agenti lo hanno srotolato di nuovo per leggere cosa c'era scritto; lo stavano lasciando lì ma hanno preferito essere sicuri che non lo esponessi di nuovo. Ringrazio tutti i partecipanti alla manifestazione contro l'omaggio del Presidente della Repubblica a Vittorio Emanuele II che non hanno potuto manifestare in piazza del Pantheon ma grazie ai quali presenti in piazza è stato possibile diffondere le immagini: manifestazione conclusasi poi a Piazza Farnese e alla quale mi sono unito dopo essere stato rilasciato dalla forza pubblica.
Ringrazio anche l'Albergo del Senato per la collaborazione e avermi riservato la camera migliore con balcone centrale e vista ideale sulla piazza; e il personale delle camere che il pomeriggio precedente quando sono uscito hanno effettuato le pulizie senza procurare allarmi per il cartellone; il signore, probabilmente di origine meridionale, che si offerto di portarmi la valigia e la cortesia con cui sono stato trattato anche dopo l'irruzione della polizia.
Voglio precisare inoltre, riguardo all'articolo di repubblica che il cartello è stato esposto mentre le autorità entravano al Pantheon e non dopo: mi è sembrato chiaramente che almeno Alemanno lo avesse notato facendo finta di niente.
A mio parere è stata una bella manifestazione, con partecipanti di vari movimenti accorsi per l'occasione nonostante la pioggia che per due giorni ha insistito sulla città. Ringrazio tutte le persone che ho avuto modo di conoscere personalmente, il giornalista e scrittore argentino che ha solidarizzato con noi, gli amici con i quali ho passato una bella giornata pranzando insieme e Natale Cuccurese che mi ha intervistato e col quale insieme ho fatto rientro in treno.


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Manifesto di contestazione al Pantheon "Io non festeggio genocidi, la vita è bella".


Il cartello fatto togliere, un po' bruscamente, da un uomo della sicurezza dopo pochi minuti.

Fuori programma al Pantheon, durante le celebrazioni per il 150esimo anniversario dell'unità d'Italia. Subito dopo l'ingresso delle autorità, da un balcone di piazza della Rotonda è stato infatti issato un grosso manifesto con la scritta "Io non festeggio genocidi, la vita è bella", fatto togliere, un po' bruscamente, da un uomo della sicurezza dopo pochi minuti.

Poco prima dell'arrivo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per l'omaggio alla tomba di Vittorio Emanuele II, un solitario contestatore ha fischiato l'ex erede al trono Vittorio Emanuele.

Fonte: La Repubblica del 17 marzo 2011


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Il cartello fatto togliere, un po' bruscamente, da un uomo della sicurezza dopo pochi minuti.

Fuori programma al Pantheon, durante le celebrazioni per il 150esimo anniversario dell'unità d'Italia. Subito dopo l'ingresso delle autorità, da un balcone di piazza della Rotonda è stato infatti issato un grosso manifesto con la scritta "Io non festeggio genocidi, la vita è bella", fatto togliere, un po' bruscamente, da un uomo della sicurezza dopo pochi minuti.

Poco prima dell'arrivo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per l'omaggio alla tomba di Vittorio Emanuele II, un solitario contestatore ha fischiato l'ex erede al trono Vittorio Emanuele.

Fonte: La Repubblica del 17 marzo 2011


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Manifestazione di Roma al Pantheon



Di Gaetano Siciliano

Rispondo con questa nota alle numerose attestazioni di stima e solidarietà degli amici della rete e delle tante persone a cui non riesco a rispondere singolarmente perchè non faccio in tempo a leggere.

Voglio rassicurare tutti, intanto, che sono tornato a casa integro e senza problemi. E voglio ringraziare anche tutti coloro che si impegnano da più tempo di me e con merito: è grazie a loro e alla partecipazione di tutti che ho trovato il coraggio di manifestare il mio dissenso in questo modo.

Ringrazio il M.I.S., Antonio Ciano e il Partito del Sud che si sono offerti di sostenere eventuali spese legali, Madreterra Sicilia per l'iniziativa di raccolta fondi e Fonso Genchi per aver creato addirittura un evento. Chiarisco, a proposito, che gli agenti di polizia sono stati decisi nel togliere il cartello ma non mi hanno tolto un capello, hanno minacciato di portarmi in questura e poi che sarei stato denunciato ma al momento non mi è stato notificato nulla. Il cartello è stato stropicciato e dopo alcuni minuti per gli accertamenti gli agenti lo hanno srotolato di nuovo per leggere cosa c'era scritto; lo stavano lasciando lì ma hanno preferito essere sicuri che non lo esponessi di nuovo. Ringrazio tutti i partecipanti alla manifestazione contro l'omaggio del Presidente della Repubblica a Vittorio Emanuele II che non hanno potuto manifestare in piazza del Pantheon ma grazie ai quali presenti in piazza è stato possibile diffondere le immagini: manifestazione conclusasi poi a Piazza Farnese e alla quale mi sono unito dopo essere stato rilasciato dalla forza pubblica.

Ringrazio anche l'Albergo del Senato per la collaborazione e avermi riservato la camera migliore con balcone centrale e vista ideale sulla piazza; e il personale delle camere che il pomeriggio precedente quando sono uscito hanno effettuato le pulizie senza procurare allarmi per il cartellone; il signore, probabilmente di origine meridionale, che si offerto di portarmi la valigia e la cortesia con cui sono stato trattato anche dopo l'irruzione della polizia.

Voglio precisare inoltre, riguardo all'articolo di repubblica che il cartello è stato esposto mentre le autorità entravano al Pantheon e non dopo: mi è sembrato chiaramente che almeno Alemanno lo avesse notato facendo finta di niente.

A mio parere è stata una bella manifestazione, con partecipanti di vari movimenti accorsi per l'occasione nonostante la pioggia che per due giorni ha insistito sulla città. Ringrazio tutte le persone che ho avuto modo di conoscere personalmente, il giornalista e scrittore argentino che ha solidarizzato con noi, gli amici con i quali ho passato una bella giornata pranzando insieme e Natale Cuccurese che mi ha intervistato e col quale insieme ho fatto rientro in treno.


Fonte:Profilo Facebook


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Di Gaetano Siciliano

Rispondo con questa nota alle numerose attestazioni di stima e solidarietà degli amici della rete e delle tante persone a cui non riesco a rispondere singolarmente perchè non faccio in tempo a leggere.

Voglio rassicurare tutti, intanto, che sono tornato a casa integro e senza problemi. E voglio ringraziare anche tutti coloro che si impegnano da più tempo di me e con merito: è grazie a loro e alla partecipazione di tutti che ho trovato il coraggio di manifestare il mio dissenso in questo modo.

Ringrazio il M.I.S., Antonio Ciano e il Partito del Sud che si sono offerti di sostenere eventuali spese legali, Madreterra Sicilia per l'iniziativa di raccolta fondi e Fonso Genchi per aver creato addirittura un evento. Chiarisco, a proposito, che gli agenti di polizia sono stati decisi nel togliere il cartello ma non mi hanno tolto un capello, hanno minacciato di portarmi in questura e poi che sarei stato denunciato ma al momento non mi è stato notificato nulla. Il cartello è stato stropicciato e dopo alcuni minuti per gli accertamenti gli agenti lo hanno srotolato di nuovo per leggere cosa c'era scritto; lo stavano lasciando lì ma hanno preferito essere sicuri che non lo esponessi di nuovo. Ringrazio tutti i partecipanti alla manifestazione contro l'omaggio del Presidente della Repubblica a Vittorio Emanuele II che non hanno potuto manifestare in piazza del Pantheon ma grazie ai quali presenti in piazza è stato possibile diffondere le immagini: manifestazione conclusasi poi a Piazza Farnese e alla quale mi sono unito dopo essere stato rilasciato dalla forza pubblica.

Ringrazio anche l'Albergo del Senato per la collaborazione e avermi riservato la camera migliore con balcone centrale e vista ideale sulla piazza; e il personale delle camere che il pomeriggio precedente quando sono uscito hanno effettuato le pulizie senza procurare allarmi per il cartellone; il signore, probabilmente di origine meridionale, che si offerto di portarmi la valigia e la cortesia con cui sono stato trattato anche dopo l'irruzione della polizia.

Voglio precisare inoltre, riguardo all'articolo di repubblica che il cartello è stato esposto mentre le autorità entravano al Pantheon e non dopo: mi è sembrato chiaramente che almeno Alemanno lo avesse notato facendo finta di niente.

A mio parere è stata una bella manifestazione, con partecipanti di vari movimenti accorsi per l'occasione nonostante la pioggia che per due giorni ha insistito sulla città. Ringrazio tutte le persone che ho avuto modo di conoscere personalmente, il giornalista e scrittore argentino che ha solidarizzato con noi, gli amici con i quali ho passato una bella giornata pranzando insieme e Natale Cuccurese che mi ha intervistato e col quale insieme ho fatto rientro in treno.


Fonte:Profilo Facebook


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ROMA 17 MARZO 2011 - INTERVISTA CON GAETANO SICILIANO


http://qik.com/video/38472033

Art. 21. Costituzione Italiana - Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure


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Art. 21. Costituzione Italiana - Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure


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ROMA - MANIFESTAZIONE MERIDIONALISTA DEL 17 MARZO 2011 - PIAZZA FARNESE


http://qik.com/video/38470137

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