venerdì 8 aprile 2011

PER UN PIANO ALTERNATIVO DEI RIFIUTI

Ricevo e posto questo comunicato dagli amici dell'Associazione Oceanus con l'invito ad una manifestazione civica per il 9/04 a Piazza Dante a Napoli...condivido l'approccio di una riscossa civile per chiedere un piano alternativo e l'indignazione per il continuo fallimento della solita ricetta di "discariche ed inceneritori" che ci propinano Regione, Provincia e Comune...e sono quasi 20 anni...

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CITTADINI CAMPANI PER UN PIANO ALTERNATIVO DEI RIFIUTI

SABATO 9 APRILE alle ore 10:00 parte da Piazza Dante a Napoli, la
manifestazione UNITARIA ed apartitica per l’attuazione del Piano Alternativo
dei Rifiuti in CAMPANIA.

I Cittadini Campani, dopo 17 anni di inutile attesa, presentano alla città
ed alla regione un piano concreto che punta al RICICLO TOTALE della materia.

Finalmente, al centro del processo di gestione dei rifiuti ci sono i
cittadini, attori principali della "Raccolta Differenziata Porta a Porta",
destinatari delle nuove opportunità di LAVORO, favoriti nella creazione di
nuove IMPRESE per l’ampliamento della ricca filiera del recupero dei
materiali. Un piano che aderisce in pieno alle istanze della comunità
scientifica internazionale, nel rispetto delle direttive della Comunità
Europea.

Intanto, sommersi dalla spazzatura della “nuova”, prevedibile, crisi, i
Cittadini di tutta la regione, guardano con sdegno all’assenza totale di
Comune, Provincia e Regione, sicché alla nostra valida proposta segue, forte
e chiara, la protesa.

Nei 4 mesi che ci separano dalla precedente manifestazione di sabato 18
dicembre, con poca spesa, si sarebbero potuti realizzare:

· un numero adeguato di ”Impianti di Compostaggio” per la conversione
dell’umido.

· i primi centri di ”Trattamento Meccanico Manuale” per l’indifferenziato
secco.

I vantaggi per la comunità, dalla riduzione della quantità sul totale dei
rifiuti, al risparmio sui costi di invio dell’umido fuori regione, sarebbero
oggi evidenti.

Le istituzioni, invece, cadono nel ridicolo annunciando soluzioni pigre e
già sentite e, al punto in cui siamo, offensive, per:

· tempo: altri 3 interminabili anni d’incertezza e, cioè, di munnezza
per le strade.

· denaro pubblico: addirittura 500 milioni di € ad inceneritore per
un numero totale di 4, un’opera sovradimensionata, basata su di una
tecnologia inquinante e superata.

· salute pubblica: ancora decine di maleodoranti discariche che, con l’attuale
traffico di rifiuti tossici-industriali, ammaleranno ulteriormente terre ed
abitanti.

Un sacrificio insostenibile che i Cittadini Campani respingono totalmente al
mittente.

Per questi motivi, sabato mattina, i CITTADINI di questa regione torneranno
a manifestare perché prevalga il BUONSENSO e si affermi il “Piano
Alternativo dei Rifiuti” e facendo nuova richiesta formale d’incontro con le
istituzioni, nelle sedi più opportune: i Consigli Monotematici sui Rifiuti,
regionale, provinciale e comunale, aperti alla cittadinanza ed al confronto
pubblico

Lontani da logiche partitiche e a difesa del principio che i servizi
pubblici debbano funzionare a prescindere dal colore politico delle
amministrazioni, sono ESCLUSI dal corteo tutti i partiti politici ed i loro
candidati sindaci.

Leggi tutto »
Ricevo e posto questo comunicato dagli amici dell'Associazione Oceanus con l'invito ad una manifestazione civica per il 9/04 a Piazza Dante a Napoli...condivido l'approccio di una riscossa civile per chiedere un piano alternativo e l'indignazione per il continuo fallimento della solita ricetta di "discariche ed inceneritori" che ci propinano Regione, Provincia e Comune...e sono quasi 20 anni...

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CITTADINI CAMPANI PER UN PIANO ALTERNATIVO DEI RIFIUTI

SABATO 9 APRILE alle ore 10:00 parte da Piazza Dante a Napoli, la
manifestazione UNITARIA ed apartitica per l’attuazione del Piano Alternativo
dei Rifiuti in CAMPANIA.

I Cittadini Campani, dopo 17 anni di inutile attesa, presentano alla città
ed alla regione un piano concreto che punta al RICICLO TOTALE della materia.

Finalmente, al centro del processo di gestione dei rifiuti ci sono i
cittadini, attori principali della "Raccolta Differenziata Porta a Porta",
destinatari delle nuove opportunità di LAVORO, favoriti nella creazione di
nuove IMPRESE per l’ampliamento della ricca filiera del recupero dei
materiali. Un piano che aderisce in pieno alle istanze della comunità
scientifica internazionale, nel rispetto delle direttive della Comunità
Europea.

Intanto, sommersi dalla spazzatura della “nuova”, prevedibile, crisi, i
Cittadini di tutta la regione, guardano con sdegno all’assenza totale di
Comune, Provincia e Regione, sicché alla nostra valida proposta segue, forte
e chiara, la protesa.

Nei 4 mesi che ci separano dalla precedente manifestazione di sabato 18
dicembre, con poca spesa, si sarebbero potuti realizzare:

· un numero adeguato di ”Impianti di Compostaggio” per la conversione
dell’umido.

· i primi centri di ”Trattamento Meccanico Manuale” per l’indifferenziato
secco.

I vantaggi per la comunità, dalla riduzione della quantità sul totale dei
rifiuti, al risparmio sui costi di invio dell’umido fuori regione, sarebbero
oggi evidenti.

Le istituzioni, invece, cadono nel ridicolo annunciando soluzioni pigre e
già sentite e, al punto in cui siamo, offensive, per:

· tempo: altri 3 interminabili anni d’incertezza e, cioè, di munnezza
per le strade.

· denaro pubblico: addirittura 500 milioni di € ad inceneritore per
un numero totale di 4, un’opera sovradimensionata, basata su di una
tecnologia inquinante e superata.

· salute pubblica: ancora decine di maleodoranti discariche che, con l’attuale
traffico di rifiuti tossici-industriali, ammaleranno ulteriormente terre ed
abitanti.

Un sacrificio insostenibile che i Cittadini Campani respingono totalmente al
mittente.

Per questi motivi, sabato mattina, i CITTADINI di questa regione torneranno
a manifestare perché prevalga il BUONSENSO e si affermi il “Piano
Alternativo dei Rifiuti” e facendo nuova richiesta formale d’incontro con le
istituzioni, nelle sedi più opportune: i Consigli Monotematici sui Rifiuti,
regionale, provinciale e comunale, aperti alla cittadinanza ed al confronto
pubblico

Lontani da logiche partitiche e a difesa del principio che i servizi
pubblici debbano funzionare a prescindere dal colore politico delle
amministrazioni, sono ESCLUSI dal corteo tutti i partiti politici ed i loro
candidati sindaci.

venerdì 1 aprile 2011

Campania, emergenza rifiuti: il nuovo piano prevede 4 inceneritori


Il governo regionale annuncia: "Servono tre anni per uscirne". Presentato il piano regionale. Legambiente: “Non cambia nulla, un regalo alle lobby dell'incenerimento”

Napoli e la provincia si preparano a un altro fine settimana di crisi nel settore dei rifiuti, le stime della società comunale Asia parlano di circa 3500 tonnellate di spazzatura a terra solo nella città capoluogo. L’ennesima emergenza causata dal blocco degli impianti Stir e dall’assenza di discariche. Una situazione che la giunta regionale, guidata da Stefano Caldoro, vuole risolvere con il nuovo piano rifiuti presentato pochi giorni fa. Il primo dato che emerge dalle parole del governatore è che ci vorranno almeno 3 anni per tornare alla normalità: “Dobbiamo far capire ai cittadini che prima di tre anni non gli possiamo assicurare niente”. E detta i tempi e le priorità: “Abbiamo una proiezione di almeno 36 mesi per gli inceneritori a Napoli est e Salerno”. Ecco gli inceneritori. Il piano presentato ne prevede addirittura quattro, oltre quello già esistente di Acerra, con l’obiettivo di bruciare la metà dei rifiuti prodotti in Campania . Un impianto a Napoli est da 400 mila tonnellate all’anno, un altro a Salerno da 300 mila e spunta ora anche un gassificatore a Caserta da 90 mila tonnellate. Ma non è finita, il piano prevede un altro inceneritore che dovrà bruciare le 7 milioni di ecoballe stoccate a Giugliano che dovrebbe funzionare per un periodo di 20 anni.

Sul punto non mancano le critiche da parte delle associazioni ambientaliste. Per Legambiente “l o scenario previsto dei quattro forni rimane un regalo alla lobby degli inceneritori ma soprattutto incompatibile con ipotesi serie di sviluppo della raccolta differenziata, del riciclaggio dei materiali e di politiche di riduzioni”. Anche i comitati cittadini, sono tornate in piazza le mamme vulcaniche a Terzigno, sono fermamente contrari al piano che prevede tra l’altro fino al 2020 l’uso di discariche, ad iniziare dall’ampliamento di quelle esistenti.

Un piano che dovrà essere vagliato dal consiglio regionale, ma anche dalle autorità europee per sbloccare i fondi destinati alla Campania, circa 140 milioni di euro, ancora bloccati. Proprio ieriJanez Potocnik, il commissario europeo all’ambiente, in visita in Italia, aveva ammonito: “E’ importante che vengano definiti degli impegni di lungo periodo così come è necessario stabilire degli obiettivi nel breve periodo che riguardino la raccolta differenziata. Questi passaggi a breve termine darebbero credibilità ad un piano più a lungo termine”.

Sulla differenziata il piano prevede di arrivare entro due anni a raccoglierne il 50 per cento ( prevista dalla legge nazionale entro il 31 dicembre 2011) e la costruzione di impianti di compostaggio e di digestione anaerobica per la frazione organica riconvertendo gli attuali Stir. Sugli obiettivi del piano arrivano critiche anche dal candidato sindaco Luigi De Magistris: “ La finalità del Piano regionale non è risolvere il problema rifiuti in coerenza con le direttive europee, ma permettere in Campania la realizzazione degli inceneritori. Si vuole dimostrare che la raccolta differenziata è costosa, il recupero di materia inefficace, mentre bruciare conviene”.

Mentre il centrodestra esprime un plauso al piano, anche Confcommmercio si dice soddisfatta: “Va salutato con favore un piano che si basa su una pianificazione razionale e di lungo periodo, e non su soluzioni tampone destinate ad esaurirsi in breve tempo”. In attesa che il piano venga attuato, d i certo c’è solo il fine settimana prossimo e quello sarà di nuovo all’insegna dei rifiuti.


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Il governo regionale annuncia: "Servono tre anni per uscirne". Presentato il piano regionale. Legambiente: “Non cambia nulla, un regalo alle lobby dell'incenerimento”

Napoli e la provincia si preparano a un altro fine settimana di crisi nel settore dei rifiuti, le stime della società comunale Asia parlano di circa 3500 tonnellate di spazzatura a terra solo nella città capoluogo. L’ennesima emergenza causata dal blocco degli impianti Stir e dall’assenza di discariche. Una situazione che la giunta regionale, guidata da Stefano Caldoro, vuole risolvere con il nuovo piano rifiuti presentato pochi giorni fa. Il primo dato che emerge dalle parole del governatore è che ci vorranno almeno 3 anni per tornare alla normalità: “Dobbiamo far capire ai cittadini che prima di tre anni non gli possiamo assicurare niente”. E detta i tempi e le priorità: “Abbiamo una proiezione di almeno 36 mesi per gli inceneritori a Napoli est e Salerno”. Ecco gli inceneritori. Il piano presentato ne prevede addirittura quattro, oltre quello già esistente di Acerra, con l’obiettivo di bruciare la metà dei rifiuti prodotti in Campania . Un impianto a Napoli est da 400 mila tonnellate all’anno, un altro a Salerno da 300 mila e spunta ora anche un gassificatore a Caserta da 90 mila tonnellate. Ma non è finita, il piano prevede un altro inceneritore che dovrà bruciare le 7 milioni di ecoballe stoccate a Giugliano che dovrebbe funzionare per un periodo di 20 anni.

Sul punto non mancano le critiche da parte delle associazioni ambientaliste. Per Legambiente “l o scenario previsto dei quattro forni rimane un regalo alla lobby degli inceneritori ma soprattutto incompatibile con ipotesi serie di sviluppo della raccolta differenziata, del riciclaggio dei materiali e di politiche di riduzioni”. Anche i comitati cittadini, sono tornate in piazza le mamme vulcaniche a Terzigno, sono fermamente contrari al piano che prevede tra l’altro fino al 2020 l’uso di discariche, ad iniziare dall’ampliamento di quelle esistenti.

Un piano che dovrà essere vagliato dal consiglio regionale, ma anche dalle autorità europee per sbloccare i fondi destinati alla Campania, circa 140 milioni di euro, ancora bloccati. Proprio ieriJanez Potocnik, il commissario europeo all’ambiente, in visita in Italia, aveva ammonito: “E’ importante che vengano definiti degli impegni di lungo periodo così come è necessario stabilire degli obiettivi nel breve periodo che riguardino la raccolta differenziata. Questi passaggi a breve termine darebbero credibilità ad un piano più a lungo termine”.

Sulla differenziata il piano prevede di arrivare entro due anni a raccoglierne il 50 per cento ( prevista dalla legge nazionale entro il 31 dicembre 2011) e la costruzione di impianti di compostaggio e di digestione anaerobica per la frazione organica riconvertendo gli attuali Stir. Sugli obiettivi del piano arrivano critiche anche dal candidato sindaco Luigi De Magistris: “ La finalità del Piano regionale non è risolvere il problema rifiuti in coerenza con le direttive europee, ma permettere in Campania la realizzazione degli inceneritori. Si vuole dimostrare che la raccolta differenziata è costosa, il recupero di materia inefficace, mentre bruciare conviene”.

Mentre il centrodestra esprime un plauso al piano, anche Confcommmercio si dice soddisfatta: “Va salutato con favore un piano che si basa su una pianificazione razionale e di lungo periodo, e non su soluzioni tampone destinate ad esaurirsi in breve tempo”. In attesa che il piano venga attuato, d i certo c’è solo il fine settimana prossimo e quello sarà di nuovo all’insegna dei rifiuti.


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sabato 9 ottobre 2010

“Monnezza” di Napoli, come poteva sparire?


La “monnezza” è ritornata nelle strade di Napoli e provincia per colpa dell’amministrazione comunale, come sostiene il presidente del Consiglio? Cerchiamo di non scambiare gli effetti con le cause. Perché se gli effetti ben documentati dalle immagini che rimbalzano da una parte all’altra del pianeta si manifestano una volta di più su una metropoli che fino a un quarto di secolo fa era la quinta città industriale d’Italia e su una regione che in un secolo o giù di li da la più ricca è diventata la più povera d’Italia, la cause prime questa volta sono tutte a Roma. E risalgono tutte alla politica del “governo del fare” di Silvio Berlusconi e, in particolare, alla strategia elaborata dal dominus della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Una strategia fondata sull’idea che tutto è, appunto, emergenza e che tutto può essere gestito in via eccezionale in deroga alle leggi dei tempi normali e alla normale dialettica democratica. È stata questa la politica con cui, nel 2008, è stata tolta la “monnezza dalle strade” sostenendo di avere risolto il problema dei rifiuti in Campania. Ma questa politica dell’ “eccezionale” non funziona. Non ha funzionato nella gestione del dopo terremoto a L’Aquila. Non ha funzionato per gestire i mondiali di nuoto a Roma. E non ha funzionato per gestire la cosiddetta emergenza dei rifiuti, che in Campania dura da quasi vent’anni.. Vediamo perché. L’Europa consiglia anzi, impone di affrontare il problema dei rifiuti solidi urbani sulla base delle 5 R. In ordine: riduzione, reimpiego, raccolta differenziata, riciclo e infine, ma solo infine, recupero di energia. Quel pochissimo che resta (deve restare) di questo percorso è materiale del tutto inerte che può essere messo a riposo in discariche, scelte in ogni caso per avere il minimo impatto ambientale possibile. Vediamo cosa è successo in Campania dopo l’intervento del governo Berlusconi. La regione meridionale gestisce nel complesso circa 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani ogni anno. Una quantità che non è significativamente diminuita nel corso di questi anni. Anche perché non c’è in atto una forte politica che si ponga questo obiettivo, sia attraverso l’educazione dei cittadini che con accordi di programma con i produttori di materia destinata a diventare rifiuti. La gestione di questi rifiuti non è affatto integrata. Cosicché anche le pratiche di reimpiego la seconda R stentano ad avviarsi. In breve gli scarti né diminuiscono né diventano materia prima per altre attività. Tutti i rifiuti che vengono prodotti devono essere smaltiti. La prima opzione per lo smaltimento dei rifiuti è la raccolta differenziata, in modo da favorire il riciclaggio. Bene: l’obiettivo dichiarato di Bertolaso, messo nero su bianco e diventato legge (articolo l della legge 123/2008) è una raccolta differenziata pari al 25% entro il 2009, al 35% entro il 2010, al 50″/0 entro il 2011. A tutt’oggi il 35% viene raggiunto e superato solo in alcuni comuni e in alcune province (soprattutto Salerno). Non nella grande area metropolitana di Napoli che si estende fino a Caserta. Le ultime statistiche elaborate dalla società che gestisce i rifiuti a Napoli, l’Asia, fino ad aprile 2010 e da allora mai aggiornate parlano di una raccolta differenziata ferma al 18,9%. Lo stesso presidente dell’Asia, Daniele Fortini, dice che difficilmente si raggiungerà il 20% entro il 2010. E che occorre una buona dose di ottimismo per immaginare che entro il 2011, come recita le legge, si possa raggiungere il 50%. D’altra parte la raccolta differenziata è finalizzata alla quarta R, il riciclaggio. Ebbene per riciclare la frazione umida della città di Napoli occorrerebbero cinque impianti di compostaggio. A tutt’oggi i cinque impianti non solo non esistono, ma non sono stati neppure progettati. Non è un caso. La strategia di Bertolaso, infatti, ha puntato quasi tutto sui termovalorizzatori e sulle discariche, ovvero sulle leve che l’Unione europea considera le ultime da attivare e, comunque, con mille vincoli. Ebbene, a tutt’oggi dei tre termovalorizzatori previsti ce n’è in funzione solo uno: quello di Acerra. In realtà nei giorni scorsi tutte le tre linee dell’impianto erano ferme. Ma, dicono i gestori, è fisiologico. Ebbene questo termovalorizzatore, secondo i dati dei gestori, smaltirà nel 2010 tra 400 e 600.000 tonnellate di rifiuti. Ammettiamo che i gestori abbiano ragione. E sottraiamo per intero questa quota al monte dei rifiuti prodotti. Ebbene, come rileva lo stesso direttore dell’Asia, restano almeno 2 milioni di tonnellate che finiscono sotto il tappeto, in discarica: l’80%. Una quantità che da sola basterebbe a decretare il fallimento della strategia di Bertolaso. Non serve dire che dallo scorso primo gennaio sono gli enti locali a dover gestire raccolta differenziata e discariche. Né serve ricordare che gli Enti locali sostengono che il governo non sta trasferendo i soldi promessi (e allocati altrove). Sia come sia, una cosa è certa: la strategia voluta dal governo Berlusconi non funziona. Non fosse altro perché non mette al riparo dalle inefficienze, vere o presunte, degli Enti locali. Ma non è finita qui. Come prevede la legge speciale voluta dal Sottosegretario alla Protezione Civile, in discarica non finiscono rifiuti inerti dopo debita vagliatura, ma rifiuti tal quale: in deroga alle direttive europee. Inoltre le discariche campane non vengono gestite in maniera assolutamente trasparente (come vorrebbe l’Europa), ma in maniera sostanzialmente segreta: essendo state elevate per legge al rango di “aree di interesse strategico nazionale” e militarizzate. Il che significa che il territorio campano è chiamato ad assorbire 2 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti solidi urbani non a norma e dunque, pericolose, fuori da ogni controllo democratico. Ma tutti i buchi, anche quelli piantonati dai militari, prima o poi si riempiono. E così, con la quantità di rifiuti conferiti, tutte le discariche oggi attive in Campania si esauriranno entro il 2011. Alcune già nei prossimi mesi. Ecco perché Bertolaso ne vuole aprire a tutti i costi un’altra, a Cava Vitiello. Un buco enorme che, come l’altro già attivo a Terzigno, si trova in pieno Parco Nazionale del Vesuvio, considerato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Se Cava Vitiello venisse ridotta a discarica ci troveremmo di fronte a «un autentico abuso di stato», sostiene Ugo Leone, che del Parco vesuviano è il presidente. Riassumendo. L’80% dei rifiuti campani finisce senza trattamenti e, dunque, fuori dalle norme europee in discariche, alcune delle quali localizzate in zone urbanizzate e/o di altissimo pregio ambientale. Tutte destinate a esaurirsi nei prossimi mesi. La verità è che l’emergenza rifiuti non è mai terminata. Né poteva terminare, vista la strategia scelta. Semplicemente, la polvere è stata messa sotto il tappeto. Sebbene presidiato dai militari ed eletto a ordito di interesse strategico, il tappeto ormai non regge più.


Fonte:Napolionline.org

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La “monnezza” è ritornata nelle strade di Napoli e provincia per colpa dell’amministrazione comunale, come sostiene il presidente del Consiglio? Cerchiamo di non scambiare gli effetti con le cause. Perché se gli effetti ben documentati dalle immagini che rimbalzano da una parte all’altra del pianeta si manifestano una volta di più su una metropoli che fino a un quarto di secolo fa era la quinta città industriale d’Italia e su una regione che in un secolo o giù di li da la più ricca è diventata la più povera d’Italia, la cause prime questa volta sono tutte a Roma. E risalgono tutte alla politica del “governo del fare” di Silvio Berlusconi e, in particolare, alla strategia elaborata dal dominus della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Una strategia fondata sull’idea che tutto è, appunto, emergenza e che tutto può essere gestito in via eccezionale in deroga alle leggi dei tempi normali e alla normale dialettica democratica. È stata questa la politica con cui, nel 2008, è stata tolta la “monnezza dalle strade” sostenendo di avere risolto il problema dei rifiuti in Campania. Ma questa politica dell’ “eccezionale” non funziona. Non ha funzionato nella gestione del dopo terremoto a L’Aquila. Non ha funzionato per gestire i mondiali di nuoto a Roma. E non ha funzionato per gestire la cosiddetta emergenza dei rifiuti, che in Campania dura da quasi vent’anni.. Vediamo perché. L’Europa consiglia anzi, impone di affrontare il problema dei rifiuti solidi urbani sulla base delle 5 R. In ordine: riduzione, reimpiego, raccolta differenziata, riciclo e infine, ma solo infine, recupero di energia. Quel pochissimo che resta (deve restare) di questo percorso è materiale del tutto inerte che può essere messo a riposo in discariche, scelte in ogni caso per avere il minimo impatto ambientale possibile. Vediamo cosa è successo in Campania dopo l’intervento del governo Berlusconi. La regione meridionale gestisce nel complesso circa 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani ogni anno. Una quantità che non è significativamente diminuita nel corso di questi anni. Anche perché non c’è in atto una forte politica che si ponga questo obiettivo, sia attraverso l’educazione dei cittadini che con accordi di programma con i produttori di materia destinata a diventare rifiuti. La gestione di questi rifiuti non è affatto integrata. Cosicché anche le pratiche di reimpiego la seconda R stentano ad avviarsi. In breve gli scarti né diminuiscono né diventano materia prima per altre attività. Tutti i rifiuti che vengono prodotti devono essere smaltiti. La prima opzione per lo smaltimento dei rifiuti è la raccolta differenziata, in modo da favorire il riciclaggio. Bene: l’obiettivo dichiarato di Bertolaso, messo nero su bianco e diventato legge (articolo l della legge 123/2008) è una raccolta differenziata pari al 25% entro il 2009, al 35% entro il 2010, al 50″/0 entro il 2011. A tutt’oggi il 35% viene raggiunto e superato solo in alcuni comuni e in alcune province (soprattutto Salerno). Non nella grande area metropolitana di Napoli che si estende fino a Caserta. Le ultime statistiche elaborate dalla società che gestisce i rifiuti a Napoli, l’Asia, fino ad aprile 2010 e da allora mai aggiornate parlano di una raccolta differenziata ferma al 18,9%. Lo stesso presidente dell’Asia, Daniele Fortini, dice che difficilmente si raggiungerà il 20% entro il 2010. E che occorre una buona dose di ottimismo per immaginare che entro il 2011, come recita le legge, si possa raggiungere il 50%. D’altra parte la raccolta differenziata è finalizzata alla quarta R, il riciclaggio. Ebbene per riciclare la frazione umida della città di Napoli occorrerebbero cinque impianti di compostaggio. A tutt’oggi i cinque impianti non solo non esistono, ma non sono stati neppure progettati. Non è un caso. La strategia di Bertolaso, infatti, ha puntato quasi tutto sui termovalorizzatori e sulle discariche, ovvero sulle leve che l’Unione europea considera le ultime da attivare e, comunque, con mille vincoli. Ebbene, a tutt’oggi dei tre termovalorizzatori previsti ce n’è in funzione solo uno: quello di Acerra. In realtà nei giorni scorsi tutte le tre linee dell’impianto erano ferme. Ma, dicono i gestori, è fisiologico. Ebbene questo termovalorizzatore, secondo i dati dei gestori, smaltirà nel 2010 tra 400 e 600.000 tonnellate di rifiuti. Ammettiamo che i gestori abbiano ragione. E sottraiamo per intero questa quota al monte dei rifiuti prodotti. Ebbene, come rileva lo stesso direttore dell’Asia, restano almeno 2 milioni di tonnellate che finiscono sotto il tappeto, in discarica: l’80%. Una quantità che da sola basterebbe a decretare il fallimento della strategia di Bertolaso. Non serve dire che dallo scorso primo gennaio sono gli enti locali a dover gestire raccolta differenziata e discariche. Né serve ricordare che gli Enti locali sostengono che il governo non sta trasferendo i soldi promessi (e allocati altrove). Sia come sia, una cosa è certa: la strategia voluta dal governo Berlusconi non funziona. Non fosse altro perché non mette al riparo dalle inefficienze, vere o presunte, degli Enti locali. Ma non è finita qui. Come prevede la legge speciale voluta dal Sottosegretario alla Protezione Civile, in discarica non finiscono rifiuti inerti dopo debita vagliatura, ma rifiuti tal quale: in deroga alle direttive europee. Inoltre le discariche campane non vengono gestite in maniera assolutamente trasparente (come vorrebbe l’Europa), ma in maniera sostanzialmente segreta: essendo state elevate per legge al rango di “aree di interesse strategico nazionale” e militarizzate. Il che significa che il territorio campano è chiamato ad assorbire 2 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti solidi urbani non a norma e dunque, pericolose, fuori da ogni controllo democratico. Ma tutti i buchi, anche quelli piantonati dai militari, prima o poi si riempiono. E così, con la quantità di rifiuti conferiti, tutte le discariche oggi attive in Campania si esauriranno entro il 2011. Alcune già nei prossimi mesi. Ecco perché Bertolaso ne vuole aprire a tutti i costi un’altra, a Cava Vitiello. Un buco enorme che, come l’altro già attivo a Terzigno, si trova in pieno Parco Nazionale del Vesuvio, considerato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Se Cava Vitiello venisse ridotta a discarica ci troveremmo di fronte a «un autentico abuso di stato», sostiene Ugo Leone, che del Parco vesuviano è il presidente. Riassumendo. L’80% dei rifiuti campani finisce senza trattamenti e, dunque, fuori dalle norme europee in discariche, alcune delle quali localizzate in zone urbanizzate e/o di altissimo pregio ambientale. Tutte destinate a esaurirsi nei prossimi mesi. La verità è che l’emergenza rifiuti non è mai terminata. Né poteva terminare, vista la strategia scelta. Semplicemente, la polvere è stata messa sotto il tappeto. Sebbene presidiato dai militari ed eletto a ordito di interesse strategico, il tappeto ormai non regge più.


Fonte:Napolionline.org

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Inceneritore di Acerra, adesso anche la magistratura vuole vederci chiaro

Inceneritore di Acerra, adesso anche la magistratura vuole vederci chiaro

Le rassicurazione del premier sul funzionamento del termovalorizzatore non sono servite. La procura di Napoli oggi ha aperto un'inchiesta

di Nello Trocchia

Non sono bastate le rassicurazioni di governo, protezione civile e società che lo ha preso in carico, ora la magistratura di Napoli vuole vederci chiaro ed ha aperto un’indagine sull’inceneritore di Acerra. La procura partenopea ha avviato un’inchiesta sull’impianto, costruito da Impregilo, (i cui ex manager sono sotto processo a Napoli) e ora gestito dall’A2a, grazie anche alla contribuzione incentivante prevista dai Cip6. Il procuratore, Giovandomenico Lepore, e i pm Federico Bisceglia e Maurizio De Marco hanno delegato questa mattina i carabinieri del Noe a eseguire verifiche sull’impianto, accertando in particolare se le sue caratteristiche corrispondano a quelle del bando di gara, sulle emissioni, sulla qualità e la quantità dei rifiuti bruciati. Il nuovo filone di inchiesta è stata avviato dopo due denunce – una del Comitato civico per Acerra, l’altra dell’ex senatore di Rifondazione comunista Tommaso Sodano – protocollate nel 2009 e finora mai esaminate. Ilfattoquotidiano.it più volte si è occupato della vicenda, del collaudo fantasma e del mancato funzionamento a regime dell’impianto. E ora la questione arriva finalmente all’’attenzione della magistratura partenopea.

Nelle scorse settimane Sodano era già stato ascoltato dai pm, ai quali aveva fornito chiarimenti sulla denuncia del giugno 2009. Una denuncia che poneva l’attenzione sui rischi ambientali connessi all’impianto e sulle gravi carenze che l’inceneritore presentava, evidenziando il superamento dei limiti di emissione e l’assenza di un adeguato sistema di monitoraggio delle emissioni. Domani Sodano consegnerà un dossier per integrare le presunte carenze già segnalate allora e chiederà il sequestro dell’impianto, per il mancato rispetto delle 27 prescrizioni del ministero dell’Ambiente.

Il nuovo esposto partirà da un documento riservato della provincia di Napoli, sei pagine di analisi puntuale su quello che accade nell’impianto e che si conclude con una serie di criticità. “L’impianto non è conforme a quanto previsto dall’autorizzazione integrata ambientale (Aia)”. E’ una delle valutazioni, firmate dalla direzione tutela del territorio della provincia di Napoli, un giudizio severo sul funzionamento dell’impianto. L’impianto gioiello che Berlusconi è pronto ad esportare anche in altre regioni presenta altre anomalie e si denuncia anche l’inopportunità di passaggi intermedi nello smaltimento dei fanghi. I rilievi dei tecnici della Provincia bocciano l’impianto defininendolo “fuori norma”. Per l’A2a è tutto in regola. Ora tocca ai carabinieri del nucleo operativo ecologico accertare chi ha ragione.

Una notizia, quella della nuova indagine, che suona come un fulmine a ciel sereno per l’Impregilo che aspetta i 355 milioni di euro per la vendita di quell’impianto. Proprio oggi la società milanese, nel corso del vertice italo-cinese, ha firmato con Shanghai Electric Group, Mandarin Capital Partners e China Development Bank Securities una lettera di intenti per collaborare nel settore della dissalazione, in cui il gruppo italiano è attivo attraverso la propria controllata Fisia Italimpianti. Proprio la Fisia Italmpianti, a capo di un consorzio, dieci anni fa, vinceva la gara di appalto per la gestione dei rifiuti in Campania. Per il disastro nell’impiantistica, c’è un processo in corso a Napoli a carico dei vertici della società Impregilo e delle sue controllate. Dopo un decennio la Campania è ancora all’anno zero.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/07/inceneritore-di-acerra-adesso-anche-la-magistratura-vuole-vederci-chiaro/69832/

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Inceneritore di Acerra, adesso anche la magistratura vuole vederci chiaro

Le rassicurazione del premier sul funzionamento del termovalorizzatore non sono servite. La procura di Napoli oggi ha aperto un'inchiesta

di Nello Trocchia

Non sono bastate le rassicurazioni di governo, protezione civile e società che lo ha preso in carico, ora la magistratura di Napoli vuole vederci chiaro ed ha aperto un’indagine sull’inceneritore di Acerra. La procura partenopea ha avviato un’inchiesta sull’impianto, costruito da Impregilo, (i cui ex manager sono sotto processo a Napoli) e ora gestito dall’A2a, grazie anche alla contribuzione incentivante prevista dai Cip6. Il procuratore, Giovandomenico Lepore, e i pm Federico Bisceglia e Maurizio De Marco hanno delegato questa mattina i carabinieri del Noe a eseguire verifiche sull’impianto, accertando in particolare se le sue caratteristiche corrispondano a quelle del bando di gara, sulle emissioni, sulla qualità e la quantità dei rifiuti bruciati. Il nuovo filone di inchiesta è stata avviato dopo due denunce – una del Comitato civico per Acerra, l’altra dell’ex senatore di Rifondazione comunista Tommaso Sodano – protocollate nel 2009 e finora mai esaminate. Ilfattoquotidiano.it più volte si è occupato della vicenda, del collaudo fantasma e del mancato funzionamento a regime dell’impianto. E ora la questione arriva finalmente all’’attenzione della magistratura partenopea.

Nelle scorse settimane Sodano era già stato ascoltato dai pm, ai quali aveva fornito chiarimenti sulla denuncia del giugno 2009. Una denuncia che poneva l’attenzione sui rischi ambientali connessi all’impianto e sulle gravi carenze che l’inceneritore presentava, evidenziando il superamento dei limiti di emissione e l’assenza di un adeguato sistema di monitoraggio delle emissioni. Domani Sodano consegnerà un dossier per integrare le presunte carenze già segnalate allora e chiederà il sequestro dell’impianto, per il mancato rispetto delle 27 prescrizioni del ministero dell’Ambiente.

Il nuovo esposto partirà da un documento riservato della provincia di Napoli, sei pagine di analisi puntuale su quello che accade nell’impianto e che si conclude con una serie di criticità. “L’impianto non è conforme a quanto previsto dall’autorizzazione integrata ambientale (Aia)”. E’ una delle valutazioni, firmate dalla direzione tutela del territorio della provincia di Napoli, un giudizio severo sul funzionamento dell’impianto. L’impianto gioiello che Berlusconi è pronto ad esportare anche in altre regioni presenta altre anomalie e si denuncia anche l’inopportunità di passaggi intermedi nello smaltimento dei fanghi. I rilievi dei tecnici della Provincia bocciano l’impianto defininendolo “fuori norma”. Per l’A2a è tutto in regola. Ora tocca ai carabinieri del nucleo operativo ecologico accertare chi ha ragione.

Una notizia, quella della nuova indagine, che suona come un fulmine a ciel sereno per l’Impregilo che aspetta i 355 milioni di euro per la vendita di quell’impianto. Proprio oggi la società milanese, nel corso del vertice italo-cinese, ha firmato con Shanghai Electric Group, Mandarin Capital Partners e China Development Bank Securities una lettera di intenti per collaborare nel settore della dissalazione, in cui il gruppo italiano è attivo attraverso la propria controllata Fisia Italimpianti. Proprio la Fisia Italmpianti, a capo di un consorzio, dieci anni fa, vinceva la gara di appalto per la gestione dei rifiuti in Campania. Per il disastro nell’impiantistica, c’è un processo in corso a Napoli a carico dei vertici della società Impregilo e delle sue controllate. Dopo un decennio la Campania è ancora all’anno zero.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/07/inceneritore-di-acerra-adesso-anche-la-magistratura-vuole-vederci-chiaro/69832/

mercoledì 29 settembre 2010

Il solito film dell'emergenza rifiuti...

Ancora una volta va in onda il solito film sull'emergenza...ed una protesta civile contro l'apertura di una nuova discarica, a Terzigno vicino Napoli, viene strumentalizzata dai media che ovviamente danno la colpa ai cittadini e non ad una cattiva gestione del ciclo dei rifiuti in Campania (e non solo in Campania...).
Quando si capirà che la ricetta di discariche ed inceneritori non e' la soluzione???
Quando si capirà che la vera risposta e' una gestione virtuosa che diminuisce i rifiuti all'origine, massimizza la separazione degli stessi ed il loro riutilizzo con una raccolta differenziata spinta???
Ma non avevano detto che l'emergenza era finita, il problema era risolto ed il "nuovo termovalorizzatore" di Acerra era la soluzione ideale e definitiva???
Invece il cancrovalorizzatore di Acerra non funziona, e' un impianto vecchio già in partenza; inoltre un inceneritore non e' MAI una soluzione definitiva al problema, perche' il 30% di quello che viene messo a bruciare diventa cenere e quindi "rifiuto speciale" da smaltire in discariche speciali e le discariche, cme purtroppo stiamo imparando sempre meglio in Campania, non hanno capacità infinita....questo per non parlare degli effetti nocivi degli inceneritori sul territorio circostante per particelle e nanoparticelle emesse a seguito della combustione, anche se tutto il processo fosse in regola (e non lo e' quasi mai in Italia...).
NON SONO I CITTADINI A DOOVERSI VERGOGNARE, MA LE ISTITUZIONI LOCALI E NAZIONALI...VERGOGNATEVI!!! NON DEVONO ESSERE I CITTADINI CHE PROTESTANO PACIFICAMENTE A SUBIRE LE MANGANELLATE!!!
NOI SOSTENIAMO LA LOTTA DEI CITTADINI DI TERZIGNO!!!

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Ancora una volta va in onda il solito film sull'emergenza...ed una protesta civile contro l'apertura di una nuova discarica, a Terzigno vicino Napoli, viene strumentalizzata dai media che ovviamente danno la colpa ai cittadini e non ad una cattiva gestione del ciclo dei rifiuti in Campania (e non solo in Campania...).
Quando si capirà che la ricetta di discariche ed inceneritori non e' la soluzione???
Quando si capirà che la vera risposta e' una gestione virtuosa che diminuisce i rifiuti all'origine, massimizza la separazione degli stessi ed il loro riutilizzo con una raccolta differenziata spinta???
Ma non avevano detto che l'emergenza era finita, il problema era risolto ed il "nuovo termovalorizzatore" di Acerra era la soluzione ideale e definitiva???
Invece il cancrovalorizzatore di Acerra non funziona, e' un impianto vecchio già in partenza; inoltre un inceneritore non e' MAI una soluzione definitiva al problema, perche' il 30% di quello che viene messo a bruciare diventa cenere e quindi "rifiuto speciale" da smaltire in discariche speciali e le discariche, cme purtroppo stiamo imparando sempre meglio in Campania, non hanno capacità infinita....questo per non parlare degli effetti nocivi degli inceneritori sul territorio circostante per particelle e nanoparticelle emesse a seguito della combustione, anche se tutto il processo fosse in regola (e non lo e' quasi mai in Italia...).
NON SONO I CITTADINI A DOOVERSI VERGOGNARE, MA LE ISTITUZIONI LOCALI E NAZIONALI...VERGOGNATEVI!!! NON DEVONO ESSERE I CITTADINI CHE PROTESTANO PACIFICAMENTE A SUBIRE LE MANGANELLATE!!!
NOI SOSTENIAMO LA LOTTA DEI CITTADINI DI TERZIGNO!!!

 
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