Iolanda Siracusano
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lunedì 7 novembre 2016
Il Partito del Sud fa da apripista ad un “meridionalismo europeo” e progressista
La “questione meridionale” diventa “questione internazionale”
Si è svolto il 4 novembre 2016, nella bellissima cornice del Castello Svevo di Barletta, l’incontro dibattito “Per un’Europa migliore”, organizzato dal Partito del Sud. A discutere del rilancio dell’Italia e dell’Europa, partendo dal rilancio del Sud e da una forte spinta al cambiamento delle politiche che venga dai Paesi dell’Europa meridionale e del Mediterraneo, sono stati, oltre a Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud, Michele dell’Edera e Andrea Balia, entrambi Vice Presidenti del Partito, il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, Argiris Panagopoulos, Membro del Dipartimento di Politica Europea di Syriza, Fernando Martinez De Carnero – Podemos Italia, Andrea Del Monaco, Esperto Fondi Europei, opinionista della Gazzetta Del Mezzogiorno. Nomi insomma di grandissimo rilievo per quella che da più parti è considerata una sfida di primaria importanza: quella di ripartire dal Sud dell’Italia e dal Sud dell’Europa per creare un’Europa diversa, migliore e più giusta. “Un’Europa che sia più solidale e che diventi un’Europa dei Popoli”, ha dichiarato Natale Cuccurese, sottolineando che “il Sud Italia non può oltremodo essere colonia di una colonia, di un’Italia cioè essa stessa colonia di questa Europa tecnocratica”.
Sviluppo sostenibile e meridionalismo europeo
Ad aprire i lavori al Castello Svevo di Barletta è stato Michele Dell’Edera che, oltre a Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud, è anche il Coordinatore della Regione Puglia del Partito. Dell’Edera ha esordito ricordando alla platea che, già nel 2014, era stata lanciata con Michele Emiliano a Bari l’idea che Con il Sud si riparte (idea da cui è stato, tra l’altro, tratto un libro intitolato proprio Con il Sud si riparte, ndr), l’idea secondo la quale tutta l’Italia potrà ripartire se a ripartire sarà proprio il suo Sud. “Ripartire grazie ad uno sviluppo sostenibile”, ha tenuto a precisare Dell’Edera, “e con la consapevolezza che le popolazioni del Mediterraneo, da sempre contaminate le une dalle altre nella loro storia millenaria, meritano rispetto e fiducia per quella che è la loro diversità. Una diversità che non è un problema da risolvere, ma una risorsa dal valore inestimabile, portatrice sana di tolleranza e capacità di integrazione”.
“Oggi siamo qui per dare vita ad un Progetto per il Sud, per l’Italia e per l’Europa, perché l’Europa deve assolutamente ripartire dal suo mare principale, dal Mediterraneo, culla di civiltà straordinarie. Siamo qui per impegnarci a far sì che ci sia un’attenzione nuova da parte dell’Europa a quello che è l’unico sviluppo dignitoso a cui il Partito del Sud può pensare, uno sviluppo cioè rispettoso del lavoro, della salute e dell’ambiente. Crediamo che il diritto al lavoro e alla salute non debbano essere mai essere toccati. Il lavoro è fonte di vita e non può essere fonte di morte e qui mi riferisco soprattutto alle vicende di Taranto, a quelle della Terra dei Fuochi e a tutte quelle che hanno tristemente campeggiato sulle prime pagine dei nostri quotidiani e contribuito negli ultimi decenni ad un danno ambientale irreparabile. Uno sviluppo insomma che, mai e poi mai, prescinda dai valori della nostra Costituzione, un capolavoro di pensiero democratico e lungimirante, la cui applicazione, alla lettera, crediamo e ribadiamo ancora una volta, come già due anni fa e già nel nostro libro “Con il Sud si riparte”, sia quanto mai urgente e necessaria. Già solo questo basterebbe ad arginare quelle che sono le annose problematiche che affliggono la nostra Regione e l’intero Sud Italia. In quest’ottica, credo che tra regioni vicine bisognerebbe aiutarsi l’una con l’altra senza divisioni, fare rete, collaborare per il bene reciproco e comune. E credo anche che le regioni dovrebbero essere in diretto contatto con l’Europa. C’è un bellissimo organo a livello europeo, il Comitato alle Regioni, uno spazio dove le Regioni possono intervenire sulle politiche europee, presentando in maniera diretta esigenze territoriali”.
Michele Dell’Edera, infine, chiude auspicando per il futuro la nascita di un meridionalismo europeo, grazie al quale i paesi del Sud Europa e del Mediterraneo possano sentirsi coinvolti in proposte e modelli nuovi di sviluppo, aiutando in tal modo l’Europa ad uscire dagli egoismi e dall’intolleranza di cui in certi casi ha dato prova anche alle urne.
L’appoggio e la stima reciproca con Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia
Attesissimo e assolutamente lusinghiero nei confronti del Partito organizzatore dell’evento è stato l’intervento di Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia che ha esordito dichiarando di avere una particolare attenzione nei confronti del Partito del Sud. “Direi una passione, da subito, perché io sento molto nei vostri interventi nel vostro modo di fare politica la mia storia personale politica. Mi riferisco soprattutto al metodo riformista e al rifiuto del populismo meridionale, un populismo che mira a strumentalizzare le paure delle persone per creare consenso”. In questo scenario, il Partito del Sud ha il merito di non guardare al passato, perché al contrario di molti partiti e movimenti meridionalisti si sforza di guardare al futuro, di costruire ipotesi economiche, sociali e politiche in cui ovviamente ci sia “il riscatto da chi nella storia è stato trascurato, qualche volta anche con responsabilità proprie”, ha proseguito Emiliano. Perché esiste una scienza, ha spiegato il Presidente della Regione Puglia, la vittimologia, secondo cui le vittime hanno un ruolo nel male che viene loro fatto. Inavvertitamente, cioè, spesso le vittime pongono in essere atteggiamenti e comportamenti di cui un avversario può avvalersi. E oggi l’avversario è il detentore del capitale ed è molto più sofisticato di un tempo e ricatta chiunque: potentissime multinazionali, banche, governi. Figuriamoci i molto più indifesi Sud del mondo, i quali però, attenzione, al pari di chi non ha nulla, un asso nella manica ce lo hanno ed è il potere di dire no, di riuscire con un gesto politico a non dare valore alle regole che l’avversario costruisce con lo scopo di annientarlo. “Quando noi riusciremo a ritornare ad un modello economico nel quale produrre beni e servizi sarà più importante, a livello qualitativo, e parlo di qualità della vita, della rendita che da questi beni e servizi si potrà ricavare in termini puramente monetizzabili, avremo restituito al Sud la sua libertà”.
L’immaginario del Sud, tutto da ricostruire. Podemos
L’immaginario di un Sud tutto da ricostruire nella giusta ottica, non falsato cioè da quella che è l’ideologia imperialista di un capitalismo schiacciante, è stato invece il fil rouge dell’intervento di Fernando Martinez De Carnero di Podemos. “In questa sede parliamo di Sud a livello globale ed è questo che va ripensato e addirittura reinventato in toto, così come il concetto di “patria”, che è stato per troppo tempo strumentalizzato e lasciato nelle mani delle destre e dei nazionalismi”. Per l’esponente di Podemos oggi siamo in un periodo di grande crisi di rappresentanza e di “rappresentazione”, anche, dell’identità e la responsabilità di questa crisi è da far ricadere spesso sulle stesse sinistre che abbiamo visto emergere negli ultimi anni, le quali non hanno resistito al fascino di un’espansione neoliberista senza precedenti, con la conseguente frammentazione della nostra possibilità di lotta sociale che non poteva che portare sfociare in uno sfaldamento della solidarietà e all’agonizzare dell’individuo. “La priorità è dunque ricostruire un’alternativa politica, progressista, che parta dal basso, che obbliga ad una riflessione storica e ad una ridefinizione del concetto di nazione che, se non vuole essere un concetto vuoto, non può prescindere dal suo popolo, da quelle che sono cioè le necessità vere di chi in quelle nazioni ci vive e al loro governo deve senza dubbio partecipare”.
Syriza docet: “Siamo condannati a vincere”
Argiris Panagopoulos, Membro del Dipartimento di Politica Europea di Syriza, non ha dubbi: fare politica oggi significa concentrarsi sui problemi reali della gente, gente colpita pesantemente dalla crisi, a cui bisogna parlare con un linguaggio semplice e non con l’incomprensibile politichese che mira solo a raccattare voti per costruire poteri personali. Fare politica oggi significa fare un grande lavoro sociale, significa risolvere grandi e piccoli, singoli problemi quotidianamente. Fare politica oggi significa fare grandi alleanze con chiunque decida di scendere in campo contro i poteri forti, i colossi della finanza e gli interessi di una oligarchia manipolatrice, per legittima difesa. “Ecco perché ho accettato immediatamente il vostro invito a questo dibattito, perché credo che popoli con una cultura e una sapienza millenaria, popoli che hanno fatto da sempre dell’accoglienza e della tolleranza i propri principi basilari, popoli che della democrazia sono stati i padri, non possano che tentare di arginare con tutte le proprie energie questa deriva egoistica e addirittura estremista di un’Europa che dovrebbe aiutare e non ostacolare il progresso di ciascuno degli stati membri con ricatti e ultimatum vergognosi. Chiunque attenti ai diritti costituzionali dei popoli, al suo sistema sanitario, alla dignità dei più deboli, deve essere fermato”. Molte cose uniscono la Grecia all’Italia: l’arte, la filosofia, discipline ed eventi storici che in questa sede è forse superfluo ricordare. Ma una cosa è sicuramente il Mediterraneo e il suo andirivieni di genti e di pensiero. “Chi avrebbe immaginato mai che il Mediterraneo sarebbe diventato un mare di cadaveri?”, ha domandato a se stesso e ai presenti Panagopoulos. “In pochi mesi sono passati dalla Grecia un milione e duecentomila persone. E sapete cosa? Noi non abbiamo cacciato nessuno. I più poveri dei poveri hanno aperto le loro case e hanno accolto con amicizia e come da imperativo morale queste persone in fuga dall’orrore della guerra. Sulle spiagge di Lesbo e di Lampedusa gli esempi di grande umanità non si contano e oggi, più dei millenni di storia, ad unirci è questo. Questa umanità che pochi possono vantare di avere, presi come sono dalla burocrazia, da conti economici che non tornano e dai tagli obbligatori che devono diminuire i debiti pubblici di cui non i popoli, ma ben altri, sono responsabili”. Infine Panagopoulos ha ricordato che per imporsi all’attenzione dell’Europa non bisogna partire in grande stile. Syriza aveva un piccolo 4,7% in Parlamento, ma è sceso per 4 anni nelle piazze dicendo “Siamo condannati a vincere” e “sebbene avessimo tutti contro, stampa e giornali greci compresi, così come succede in Italia”, abbiamo vinto due elezioni e ci siamo imposti all’attenzione internazionale come non capitava ad un partito politico da anni, con grande favore e appoggio popolare”.
Porti strategici, unificazione della dorsali tirrenica e adriatica e “costruzione di città policentriche”. I tre punti cruciali di Andrea De Monaco
Numeri alla mano, numeri forti, ed esempi eclatanti di mancata programmazione nazionale ed europea di investimenti infrastrutturali, su cui i soldi dovrebbero essere spesi, sono quelli che Andrea Del Monaco, Esperto Fondi Europei, opinionista della Gazzetta Del Mezzogiorno, ha illustrato in anteprima alla platea del Convegno (breve il suo libro “Sud, colonia tedesca? La questione meridionale oggi”) per spiegare il perché ad oggi non si è ancora mai data al Sud Italia e al Sud Europa la possibilità di un concreto sviluppo.
Porti strategici, unificazione della dorsale tirrenica e della dorsale adriatica e “costruzione di città policentriche” sono per Del Monaco i tre punti cruciali di un sottosviluppo che non può certamente essere considerato casuale. “Gioia Tauro, Taranto e Crotone sono porti che servono quasi tutti i mercati. Dovrebbero essere messi in competizione con porti del Baltico che, insieme ai retroporti creerebbe un bacino produttivo nel Mezzogiorno. Ma questo a chi darebbe fastidio? Sicuramente perderebbero di importanza i porti di Rottendam e di Amburgo. E questo la dice lunga sulla subalternità della Confindustria italiana a quelle degli olandesi, dei tedeschi e dei nordeuropei in generale. E questo è un punto politico e di sovranità democratica, a mio parere, fondamentale”.
Seconda questione: grazie alla unificazione della dorsale ferroviaria tirrenica e della dorsale ferroviaria adriatica, passando per Potenza e Matera, noi uniremmo l’Adriatico e il Tirreno, cosa che al momento non esiste. “Perché se io da Torno a Venezia in treno ci impiego quattro ore, per andare invece da Bari a Reggio Calabria ce ne metto nove. Ciò non può che penalizzare le aziende del Sud, costrette ad armare pulmini, o comunque trasporti su gomma, per portare le proprie merci nelle città della stessa regione o delle regioni attigue. E di Matera, capitale della Cultura Europea nel 2019, che non ha una stazione ferroviaria che dire? Che forse le società che detengono gli autobus avrebbero un calo? Ma uno Stato serio fa una stazione, non è che si fa influenzare dalle compagnie di trasporto su gomma”.
Il terzo punto su cui si dovrebbe investire, secondo Del Monaco, riguarda sicuramente la costruzione di città policentriche, ovvero aree geografiche abbastanza ampie nelle regioni del Sud, nelle quali, riattivando le reti ferroviarie locali, le aziende avrebbero la possibilità di dialogare, collaborare e spostare le merci in poco tempo.
Meridionalismo progressista, analisi e storia politica di riferimento. Non “sudismo”!
Andrea Balia, Vice Presidente del Partito del Sud, riallacciandosi alle parole di stima per il Partito del Sud, con cui il Presidente Della Regione Puglia Michele Emiliano ha aperto i lavori, ha cominciato il suo intervento con una precisazione ideologica e una presa di posizione politica che non è mai inutile ribadire per un partito che, in tempi non sospetti, ha deciso coraggiosamente di mettere nel suo nome la parola Sud. “Il Partito del Sud è un partito meridionalista progressista riformista. Un partito che, come ha sottolineato il Presidente Emiliano in apertura, non ha come suo obiettivo la mera rivendicazione storica di un passato che, sebbene glorioso, non può essere anteposto a quelle che sono le priorità odierne: dare al Sud le stesse opportunità e gli stessi diritti come da Costituzione Repubblicana, articoli 3 e 4 per chi volesse andare a vedere cosa c’è scritto dal 1946, e fare del Sud un motore propulsore di sviluppo per tutto il Paese. Perché “Con il Sud si riparte” non è uno slogan da campagna elettorale, ma una nostra ferrea convinzione: se si dà al Sud il modo di ripartire, a ripartire sarà tutta l’Italia e finalmente sarà un’Italia unita non solo sulla carta, ma nei fatti”.
Balia fa sostanzialmente una distinzione tra meridionalismo progressista, quello del Partito di cui è Vice Presidente, e “sudismo”, che poi è un po’ quello che il Presidente della Regione Puglia ha definito populismo meridionale.
“Meridionalismo è un concetto che ha una sua etimologia precisa, una sua storia, suoi padri fondatori. Per il Sud, per la difesa dei Sud, bisogna essere partigiani, di parte, di resistenza”, tiene a sottolineare Balia. “Il sudismo è generico: sui suoi temi e sulla necessità di una verità storica, siamo tutti d’accordo, ci mancherebbe, ma senza un’analisi e una storia politica di riferimento, senza un vigoroso tendere al futuro, e non al passato, secondo noi, non è pagante”. Il Sud Italia ha bisogno di poter mettere a frutto le proprie potenzialità, nel rispetto delle sue radici e delle sue peculiarità. Deve poter recuperare mestieri e competenze autoctone, la “terra” come simbolo e sapienza, anche agricola. E, per dare valore ai frutti di questa terra, dovranno essere messi a punto, concordati e sviluppati, con grande cautela meccanismi virtuosi di scambi commerciali”.
In più, ovviamente, non si può non pensare all’esigenza di dover rivalorizzare quella che è la punta di diamante non solo del Sud Italia, ma di tutto il Sud Europa: cultura e turismo. “A tal fine, il Sud dell’Europa”, secondo Balia, può essere una realtà federale ben definita, con al suo interno applicato lo stesso concetto federativo tra i vari paesi, nel rispetto delle reciproche autonomie economiche, amministrative e gestionali”.
La “questione meridionale”, da questione nazionale irrisolta, diventa “questione internazionale”
A chiudere i lavori di una giornata molto intensa e proficua è stato Natale Cuccurese, Presidente Nazionale del Partito del Sud, che, con il suo accento emiliano (è nato nel Sud, ma vive da molti anni a Reggio Emilia, ndr), non può che ricordare ogni volta a chiunque lo ascolti parlare di diritti del Mezzogiorno d’Italia, che la questione meridionale va ben oltre gli interessi particolaristici di una zona del Paese e che, al contrario, riguarda l’Italia nella sua interezza, considerando anche che al nord risiedono 14 milioni di cittadini di origine meridionale. “Stiamo lottando da anni per il rilancio del Sud, che per noi è anche rilancio del Paese, perché se metà del Paese non è messo in condizione di competere in modo produttivo a quella che è l’economia del Paese, è chiaro che l’Italia non potrà riprendersi. Solo con il Sud si riparte!”
Facendo riferimento all’analisi di alcuni dati macroeconomici recenti, la situazione del Sud Italia, per Cuccurese, non è solo preoccupante, ma è devastante, e senza futuro se non si interviene rapidamente. “L’emigrazione dal Sud Italia, che è cominciata con l’Unità di Italia, perché prima non esisteva, ed è continuata con dimensioni bibliche per 155 anni, continua ancora oggi. Parliamo di oltre 100.000 unità ogni anno. Negli ultimi due-tre anni c’è una novità che non ci conforta: si inizia ad emigrare anche dal Nord, perché con le politiche di austerità europea, la crisi, che magari non è cruenta come al Sud, ha investito in pieno anche il Nord del Paese. Ad emigrare sono persone, spesso giovani, che, in generale, con enormi sacrifici e costi non irrilevanti da parte delle rispettive famiglie, hanno studiato. Persone che per trovare lavoro vanno in Paesi dove con molta probabilità si costruiranno una famiglia e da cui difficilmente torneranno nei territori di nascita”. E mentre al Sud la disoccupazione giovanile è oggi al 58%, è di una settimana fa il dato che invece vede in Germania un record storico di “occupazione”, un dato che non era mai stato così alto dai tempi della riunificazione delle due Germanie. C’è dunque qualcosa che in questa Europa effettivamente non funziona”. La conseguenza è che al Sud Italia c’è un doppio svantaggio. “Siamo nei fatti colonia di una colonia”, ha dichiarato Cuccurese. “L’Italia, che con la sua Confindustria non si oppone ai potentati nordeuropei è nei fatti colonia. E il Sud è, quindi, a sua volta colonia di una colonia e questo è storicamente sempre più evidente”.
Scenari altrettanto cupi dipingono, secondo Cuccurese, i dati sulla denatalità che, al Sud, al contrario che in passato, è oggi più alta che al Nord. Questo sostanzialmente significa che, tra quindici/vent’anni, il Sud sarà spopolato e abitato da una popolazione certo non giovanissima che avrà necessità dettate dall’invecchiamento e porterà con sé una serie di problematiche che non possono essere sottovalutate già oggi, dato l’abbattimento progressivo del welfare di cui siamo tutti testimoni, i continui tagli alla Sanità pubblica e il problema delle pensioni.
Allarmante per il Presidente del Partito anche la questione povertà, “se pensiamo che nei centri Caritas per la prima volta gli italiani superano gli extra comunitari”.
Detto questo, parlare di lotta di classe oggi è sicuramente bollato come demodé. Ciò non significa che questa lotta non sia tuttora in corso e che a vincere, anzi a stravincere, contro le classi popolari siano i poteri che definiamo forti. Anche perché i media, televisioni e giornali, lottano insieme a loro. L’Italia, per chi non lo sapesse è al 77º posto per libertà di stampa nel mondo. Una stampa che spesso, tranne qualche meritoria eccezione, non solo discrimina i meridionali, con l’obiettivo di tenerci in uno stato di sudditanza, ma che rappresenta anche un problema per quella che dovrebbe essere una corretta, esaustiva e indipendente informazione su tematiche di interesse pubblico e che inevitabilmente si ripercuote sulle scelte politiche, apparentemente libere ma in realtà condizionate, che gli italiani sono chiamati a fare nelle cabine elettorali; dove alla rabbia e al disgusto per la politica, si aggiunge una sempre maggiore disinformazione di regime, pericolosa per lo stato della democrazia reale nel nostro paese. Quello che auspico dunque è un’Europa meno tecnocratica, un’Europa dei popoli e solidale. Un cambio di rotta significativo che porti tutti i suoi Sud a contare quanto i suoi Nord e che porti il Sud Italia a divenire volano della ripresa economica del Paese. Ed è per questo motivo che la questione meridionale non può che diventare, da questione nazionale irrisolta, “questione internazionale” e unirsi in tal modo alle lotte degli altri Sud d’Europa.
di
Iolanda Siracusano
Iolanda Siracusano
Fonte: Con il Sud si Riparte
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La “questione meridionale” diventa “questione internazionale”
Si è svolto il 4 novembre 2016, nella bellissima cornice del Castello Svevo di Barletta, l’incontro dibattito “Per un’Europa migliore”, organizzato dal Partito del Sud. A discutere del rilancio dell’Italia e dell’Europa, partendo dal rilancio del Sud e da una forte spinta al cambiamento delle politiche che venga dai Paesi dell’Europa meridionale e del Mediterraneo, sono stati, oltre a Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud, Michele dell’Edera e Andrea Balia, entrambi Vice Presidenti del Partito, il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, Argiris Panagopoulos, Membro del Dipartimento di Politica Europea di Syriza, Fernando Martinez De Carnero – Podemos Italia, Andrea Del Monaco, Esperto Fondi Europei, opinionista della Gazzetta Del Mezzogiorno. Nomi insomma di grandissimo rilievo per quella che da più parti è considerata una sfida di primaria importanza: quella di ripartire dal Sud dell’Italia e dal Sud dell’Europa per creare un’Europa diversa, migliore e più giusta. “Un’Europa che sia più solidale e che diventi un’Europa dei Popoli”, ha dichiarato Natale Cuccurese, sottolineando che “il Sud Italia non può oltremodo essere colonia di una colonia, di un’Italia cioè essa stessa colonia di questa Europa tecnocratica”.
Sviluppo sostenibile e meridionalismo europeo
Ad aprire i lavori al Castello Svevo di Barletta è stato Michele Dell’Edera che, oltre a Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud, è anche il Coordinatore della Regione Puglia del Partito. Dell’Edera ha esordito ricordando alla platea che, già nel 2014, era stata lanciata con Michele Emiliano a Bari l’idea che Con il Sud si riparte (idea da cui è stato, tra l’altro, tratto un libro intitolato proprio Con il Sud si riparte, ndr), l’idea secondo la quale tutta l’Italia potrà ripartire se a ripartire sarà proprio il suo Sud. “Ripartire grazie ad uno sviluppo sostenibile”, ha tenuto a precisare Dell’Edera, “e con la consapevolezza che le popolazioni del Mediterraneo, da sempre contaminate le une dalle altre nella loro storia millenaria, meritano rispetto e fiducia per quella che è la loro diversità. Una diversità che non è un problema da risolvere, ma una risorsa dal valore inestimabile, portatrice sana di tolleranza e capacità di integrazione”.
“Oggi siamo qui per dare vita ad un Progetto per il Sud, per l’Italia e per l’Europa, perché l’Europa deve assolutamente ripartire dal suo mare principale, dal Mediterraneo, culla di civiltà straordinarie. Siamo qui per impegnarci a far sì che ci sia un’attenzione nuova da parte dell’Europa a quello che è l’unico sviluppo dignitoso a cui il Partito del Sud può pensare, uno sviluppo cioè rispettoso del lavoro, della salute e dell’ambiente. Crediamo che il diritto al lavoro e alla salute non debbano essere mai essere toccati. Il lavoro è fonte di vita e non può essere fonte di morte e qui mi riferisco soprattutto alle vicende di Taranto, a quelle della Terra dei Fuochi e a tutte quelle che hanno tristemente campeggiato sulle prime pagine dei nostri quotidiani e contribuito negli ultimi decenni ad un danno ambientale irreparabile. Uno sviluppo insomma che, mai e poi mai, prescinda dai valori della nostra Costituzione, un capolavoro di pensiero democratico e lungimirante, la cui applicazione, alla lettera, crediamo e ribadiamo ancora una volta, come già due anni fa e già nel nostro libro “Con il Sud si riparte”, sia quanto mai urgente e necessaria. Già solo questo basterebbe ad arginare quelle che sono le annose problematiche che affliggono la nostra Regione e l’intero Sud Italia. In quest’ottica, credo che tra regioni vicine bisognerebbe aiutarsi l’una con l’altra senza divisioni, fare rete, collaborare per il bene reciproco e comune. E credo anche che le regioni dovrebbero essere in diretto contatto con l’Europa. C’è un bellissimo organo a livello europeo, il Comitato alle Regioni, uno spazio dove le Regioni possono intervenire sulle politiche europee, presentando in maniera diretta esigenze territoriali”.
Michele Dell’Edera, infine, chiude auspicando per il futuro la nascita di un meridionalismo europeo, grazie al quale i paesi del Sud Europa e del Mediterraneo possano sentirsi coinvolti in proposte e modelli nuovi di sviluppo, aiutando in tal modo l’Europa ad uscire dagli egoismi e dall’intolleranza di cui in certi casi ha dato prova anche alle urne.
L’appoggio e la stima reciproca con Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia
Attesissimo e assolutamente lusinghiero nei confronti del Partito organizzatore dell’evento è stato l’intervento di Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia che ha esordito dichiarando di avere una particolare attenzione nei confronti del Partito del Sud. “Direi una passione, da subito, perché io sento molto nei vostri interventi nel vostro modo di fare politica la mia storia personale politica. Mi riferisco soprattutto al metodo riformista e al rifiuto del populismo meridionale, un populismo che mira a strumentalizzare le paure delle persone per creare consenso”. In questo scenario, il Partito del Sud ha il merito di non guardare al passato, perché al contrario di molti partiti e movimenti meridionalisti si sforza di guardare al futuro, di costruire ipotesi economiche, sociali e politiche in cui ovviamente ci sia “il riscatto da chi nella storia è stato trascurato, qualche volta anche con responsabilità proprie”, ha proseguito Emiliano. Perché esiste una scienza, ha spiegato il Presidente della Regione Puglia, la vittimologia, secondo cui le vittime hanno un ruolo nel male che viene loro fatto. Inavvertitamente, cioè, spesso le vittime pongono in essere atteggiamenti e comportamenti di cui un avversario può avvalersi. E oggi l’avversario è il detentore del capitale ed è molto più sofisticato di un tempo e ricatta chiunque: potentissime multinazionali, banche, governi. Figuriamoci i molto più indifesi Sud del mondo, i quali però, attenzione, al pari di chi non ha nulla, un asso nella manica ce lo hanno ed è il potere di dire no, di riuscire con un gesto politico a non dare valore alle regole che l’avversario costruisce con lo scopo di annientarlo. “Quando noi riusciremo a ritornare ad un modello economico nel quale produrre beni e servizi sarà più importante, a livello qualitativo, e parlo di qualità della vita, della rendita che da questi beni e servizi si potrà ricavare in termini puramente monetizzabili, avremo restituito al Sud la sua libertà”.
L’immaginario del Sud, tutto da ricostruire. Podemos
L’immaginario di un Sud tutto da ricostruire nella giusta ottica, non falsato cioè da quella che è l’ideologia imperialista di un capitalismo schiacciante, è stato invece il fil rouge dell’intervento di Fernando Martinez De Carnero di Podemos. “In questa sede parliamo di Sud a livello globale ed è questo che va ripensato e addirittura reinventato in toto, così come il concetto di “patria”, che è stato per troppo tempo strumentalizzato e lasciato nelle mani delle destre e dei nazionalismi”. Per l’esponente di Podemos oggi siamo in un periodo di grande crisi di rappresentanza e di “rappresentazione”, anche, dell’identità e la responsabilità di questa crisi è da far ricadere spesso sulle stesse sinistre che abbiamo visto emergere negli ultimi anni, le quali non hanno resistito al fascino di un’espansione neoliberista senza precedenti, con la conseguente frammentazione della nostra possibilità di lotta sociale che non poteva che portare sfociare in uno sfaldamento della solidarietà e all’agonizzare dell’individuo. “La priorità è dunque ricostruire un’alternativa politica, progressista, che parta dal basso, che obbliga ad una riflessione storica e ad una ridefinizione del concetto di nazione che, se non vuole essere un concetto vuoto, non può prescindere dal suo popolo, da quelle che sono cioè le necessità vere di chi in quelle nazioni ci vive e al loro governo deve senza dubbio partecipare”.
Syriza docet: “Siamo condannati a vincere”
Argiris Panagopoulos, Membro del Dipartimento di Politica Europea di Syriza, non ha dubbi: fare politica oggi significa concentrarsi sui problemi reali della gente, gente colpita pesantemente dalla crisi, a cui bisogna parlare con un linguaggio semplice e non con l’incomprensibile politichese che mira solo a raccattare voti per costruire poteri personali. Fare politica oggi significa fare un grande lavoro sociale, significa risolvere grandi e piccoli, singoli problemi quotidianamente. Fare politica oggi significa fare grandi alleanze con chiunque decida di scendere in campo contro i poteri forti, i colossi della finanza e gli interessi di una oligarchia manipolatrice, per legittima difesa. “Ecco perché ho accettato immediatamente il vostro invito a questo dibattito, perché credo che popoli con una cultura e una sapienza millenaria, popoli che hanno fatto da sempre dell’accoglienza e della tolleranza i propri principi basilari, popoli che della democrazia sono stati i padri, non possano che tentare di arginare con tutte le proprie energie questa deriva egoistica e addirittura estremista di un’Europa che dovrebbe aiutare e non ostacolare il progresso di ciascuno degli stati membri con ricatti e ultimatum vergognosi. Chiunque attenti ai diritti costituzionali dei popoli, al suo sistema sanitario, alla dignità dei più deboli, deve essere fermato”. Molte cose uniscono la Grecia all’Italia: l’arte, la filosofia, discipline ed eventi storici che in questa sede è forse superfluo ricordare. Ma una cosa è sicuramente il Mediterraneo e il suo andirivieni di genti e di pensiero. “Chi avrebbe immaginato mai che il Mediterraneo sarebbe diventato un mare di cadaveri?”, ha domandato a se stesso e ai presenti Panagopoulos. “In pochi mesi sono passati dalla Grecia un milione e duecentomila persone. E sapete cosa? Noi non abbiamo cacciato nessuno. I più poveri dei poveri hanno aperto le loro case e hanno accolto con amicizia e come da imperativo morale queste persone in fuga dall’orrore della guerra. Sulle spiagge di Lesbo e di Lampedusa gli esempi di grande umanità non si contano e oggi, più dei millenni di storia, ad unirci è questo. Questa umanità che pochi possono vantare di avere, presi come sono dalla burocrazia, da conti economici che non tornano e dai tagli obbligatori che devono diminuire i debiti pubblici di cui non i popoli, ma ben altri, sono responsabili”. Infine Panagopoulos ha ricordato che per imporsi all’attenzione dell’Europa non bisogna partire in grande stile. Syriza aveva un piccolo 4,7% in Parlamento, ma è sceso per 4 anni nelle piazze dicendo “Siamo condannati a vincere” e “sebbene avessimo tutti contro, stampa e giornali greci compresi, così come succede in Italia”, abbiamo vinto due elezioni e ci siamo imposti all’attenzione internazionale come non capitava ad un partito politico da anni, con grande favore e appoggio popolare”.
Porti strategici, unificazione della dorsali tirrenica e adriatica e “costruzione di città policentriche”. I tre punti cruciali di Andrea De Monaco
Numeri alla mano, numeri forti, ed esempi eclatanti di mancata programmazione nazionale ed europea di investimenti infrastrutturali, su cui i soldi dovrebbero essere spesi, sono quelli che Andrea Del Monaco, Esperto Fondi Europei, opinionista della Gazzetta Del Mezzogiorno, ha illustrato in anteprima alla platea del Convegno (breve il suo libro “Sud, colonia tedesca? La questione meridionale oggi”) per spiegare il perché ad oggi non si è ancora mai data al Sud Italia e al Sud Europa la possibilità di un concreto sviluppo.
Porti strategici, unificazione della dorsale tirrenica e della dorsale adriatica e “costruzione di città policentriche” sono per Del Monaco i tre punti cruciali di un sottosviluppo che non può certamente essere considerato casuale. “Gioia Tauro, Taranto e Crotone sono porti che servono quasi tutti i mercati. Dovrebbero essere messi in competizione con porti del Baltico che, insieme ai retroporti creerebbe un bacino produttivo nel Mezzogiorno. Ma questo a chi darebbe fastidio? Sicuramente perderebbero di importanza i porti di Rottendam e di Amburgo. E questo la dice lunga sulla subalternità della Confindustria italiana a quelle degli olandesi, dei tedeschi e dei nordeuropei in generale. E questo è un punto politico e di sovranità democratica, a mio parere, fondamentale”.
Seconda questione: grazie alla unificazione della dorsale ferroviaria tirrenica e della dorsale ferroviaria adriatica, passando per Potenza e Matera, noi uniremmo l’Adriatico e il Tirreno, cosa che al momento non esiste. “Perché se io da Torno a Venezia in treno ci impiego quattro ore, per andare invece da Bari a Reggio Calabria ce ne metto nove. Ciò non può che penalizzare le aziende del Sud, costrette ad armare pulmini, o comunque trasporti su gomma, per portare le proprie merci nelle città della stessa regione o delle regioni attigue. E di Matera, capitale della Cultura Europea nel 2019, che non ha una stazione ferroviaria che dire? Che forse le società che detengono gli autobus avrebbero un calo? Ma uno Stato serio fa una stazione, non è che si fa influenzare dalle compagnie di trasporto su gomma”.
Il terzo punto su cui si dovrebbe investire, secondo Del Monaco, riguarda sicuramente la costruzione di città policentriche, ovvero aree geografiche abbastanza ampie nelle regioni del Sud, nelle quali, riattivando le reti ferroviarie locali, le aziende avrebbero la possibilità di dialogare, collaborare e spostare le merci in poco tempo.
Meridionalismo progressista, analisi e storia politica di riferimento. Non “sudismo”!
Andrea Balia, Vice Presidente del Partito del Sud, riallacciandosi alle parole di stima per il Partito del Sud, con cui il Presidente Della Regione Puglia Michele Emiliano ha aperto i lavori, ha cominciato il suo intervento con una precisazione ideologica e una presa di posizione politica che non è mai inutile ribadire per un partito che, in tempi non sospetti, ha deciso coraggiosamente di mettere nel suo nome la parola Sud. “Il Partito del Sud è un partito meridionalista progressista riformista. Un partito che, come ha sottolineato il Presidente Emiliano in apertura, non ha come suo obiettivo la mera rivendicazione storica di un passato che, sebbene glorioso, non può essere anteposto a quelle che sono le priorità odierne: dare al Sud le stesse opportunità e gli stessi diritti come da Costituzione Repubblicana, articoli 3 e 4 per chi volesse andare a vedere cosa c’è scritto dal 1946, e fare del Sud un motore propulsore di sviluppo per tutto il Paese. Perché “Con il Sud si riparte” non è uno slogan da campagna elettorale, ma una nostra ferrea convinzione: se si dà al Sud il modo di ripartire, a ripartire sarà tutta l’Italia e finalmente sarà un’Italia unita non solo sulla carta, ma nei fatti”.
Balia fa sostanzialmente una distinzione tra meridionalismo progressista, quello del Partito di cui è Vice Presidente, e “sudismo”, che poi è un po’ quello che il Presidente della Regione Puglia ha definito populismo meridionale.
“Meridionalismo è un concetto che ha una sua etimologia precisa, una sua storia, suoi padri fondatori. Per il Sud, per la difesa dei Sud, bisogna essere partigiani, di parte, di resistenza”, tiene a sottolineare Balia. “Il sudismo è generico: sui suoi temi e sulla necessità di una verità storica, siamo tutti d’accordo, ci mancherebbe, ma senza un’analisi e una storia politica di riferimento, senza un vigoroso tendere al futuro, e non al passato, secondo noi, non è pagante”. Il Sud Italia ha bisogno di poter mettere a frutto le proprie potenzialità, nel rispetto delle sue radici e delle sue peculiarità. Deve poter recuperare mestieri e competenze autoctone, la “terra” come simbolo e sapienza, anche agricola. E, per dare valore ai frutti di questa terra, dovranno essere messi a punto, concordati e sviluppati, con grande cautela meccanismi virtuosi di scambi commerciali”.
In più, ovviamente, non si può non pensare all’esigenza di dover rivalorizzare quella che è la punta di diamante non solo del Sud Italia, ma di tutto il Sud Europa: cultura e turismo. “A tal fine, il Sud dell’Europa”, secondo Balia, può essere una realtà federale ben definita, con al suo interno applicato lo stesso concetto federativo tra i vari paesi, nel rispetto delle reciproche autonomie economiche, amministrative e gestionali”.
La “questione meridionale”, da questione nazionale irrisolta, diventa “questione internazionale”
A chiudere i lavori di una giornata molto intensa e proficua è stato Natale Cuccurese, Presidente Nazionale del Partito del Sud, che, con il suo accento emiliano (è nato nel Sud, ma vive da molti anni a Reggio Emilia, ndr), non può che ricordare ogni volta a chiunque lo ascolti parlare di diritti del Mezzogiorno d’Italia, che la questione meridionale va ben oltre gli interessi particolaristici di una zona del Paese e che, al contrario, riguarda l’Italia nella sua interezza, considerando anche che al nord risiedono 14 milioni di cittadini di origine meridionale. “Stiamo lottando da anni per il rilancio del Sud, che per noi è anche rilancio del Paese, perché se metà del Paese non è messo in condizione di competere in modo produttivo a quella che è l’economia del Paese, è chiaro che l’Italia non potrà riprendersi. Solo con il Sud si riparte!”
Facendo riferimento all’analisi di alcuni dati macroeconomici recenti, la situazione del Sud Italia, per Cuccurese, non è solo preoccupante, ma è devastante, e senza futuro se non si interviene rapidamente. “L’emigrazione dal Sud Italia, che è cominciata con l’Unità di Italia, perché prima non esisteva, ed è continuata con dimensioni bibliche per 155 anni, continua ancora oggi. Parliamo di oltre 100.000 unità ogni anno. Negli ultimi due-tre anni c’è una novità che non ci conforta: si inizia ad emigrare anche dal Nord, perché con le politiche di austerità europea, la crisi, che magari non è cruenta come al Sud, ha investito in pieno anche il Nord del Paese. Ad emigrare sono persone, spesso giovani, che, in generale, con enormi sacrifici e costi non irrilevanti da parte delle rispettive famiglie, hanno studiato. Persone che per trovare lavoro vanno in Paesi dove con molta probabilità si costruiranno una famiglia e da cui difficilmente torneranno nei territori di nascita”. E mentre al Sud la disoccupazione giovanile è oggi al 58%, è di una settimana fa il dato che invece vede in Germania un record storico di “occupazione”, un dato che non era mai stato così alto dai tempi della riunificazione delle due Germanie. C’è dunque qualcosa che in questa Europa effettivamente non funziona”. La conseguenza è che al Sud Italia c’è un doppio svantaggio. “Siamo nei fatti colonia di una colonia”, ha dichiarato Cuccurese. “L’Italia, che con la sua Confindustria non si oppone ai potentati nordeuropei è nei fatti colonia. E il Sud è, quindi, a sua volta colonia di una colonia e questo è storicamente sempre più evidente”.
Scenari altrettanto cupi dipingono, secondo Cuccurese, i dati sulla denatalità che, al Sud, al contrario che in passato, è oggi più alta che al Nord. Questo sostanzialmente significa che, tra quindici/vent’anni, il Sud sarà spopolato e abitato da una popolazione certo non giovanissima che avrà necessità dettate dall’invecchiamento e porterà con sé una serie di problematiche che non possono essere sottovalutate già oggi, dato l’abbattimento progressivo del welfare di cui siamo tutti testimoni, i continui tagli alla Sanità pubblica e il problema delle pensioni.
Allarmante per il Presidente del Partito anche la questione povertà, “se pensiamo che nei centri Caritas per la prima volta gli italiani superano gli extra comunitari”.
Detto questo, parlare di lotta di classe oggi è sicuramente bollato come demodé. Ciò non significa che questa lotta non sia tuttora in corso e che a vincere, anzi a stravincere, contro le classi popolari siano i poteri che definiamo forti. Anche perché i media, televisioni e giornali, lottano insieme a loro. L’Italia, per chi non lo sapesse è al 77º posto per libertà di stampa nel mondo. Una stampa che spesso, tranne qualche meritoria eccezione, non solo discrimina i meridionali, con l’obiettivo di tenerci in uno stato di sudditanza, ma che rappresenta anche un problema per quella che dovrebbe essere una corretta, esaustiva e indipendente informazione su tematiche di interesse pubblico e che inevitabilmente si ripercuote sulle scelte politiche, apparentemente libere ma in realtà condizionate, che gli italiani sono chiamati a fare nelle cabine elettorali; dove alla rabbia e al disgusto per la politica, si aggiunge una sempre maggiore disinformazione di regime, pericolosa per lo stato della democrazia reale nel nostro paese. Quello che auspico dunque è un’Europa meno tecnocratica, un’Europa dei popoli e solidale. Un cambio di rotta significativo che porti tutti i suoi Sud a contare quanto i suoi Nord e che porti il Sud Italia a divenire volano della ripresa economica del Paese. Ed è per questo motivo che la questione meridionale non può che diventare, da questione nazionale irrisolta, “questione internazionale” e unirsi in tal modo alle lotte degli altri Sud d’Europa.
di
Iolanda Siracusano
Iolanda Siracusano
Fonte: Con il Sud si Riparte
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Il Partito del Sud fa da apripista ad un “meridionalismo europeo” e progressista
Di Anna Laura Maffei
Si è svolto il 4 novembre 2016, nella bellissima cornice del Castello Svevo di Barletta, l’incontro dibattito “Per un’Europa migliore”, organizzato dal Partito del Sud. A discutere del rilancio dell’Italia e dell’Europa, partendo dal rilancio del Sud e da una forte spinta al cambiamento delle politiche che venga dai Paesi dell’Europa meridionale e del Mediterraneo, sono stati, oltre a Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud, Michele dell’Edera e Andrea Balia, entrambi Vice Presidenti del Partito, il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, Argiris Panagopoulos, Membro del Dipartimento di Politica Europea di Syriza, Fernando Martinez De Carnero – Podemos Italia, Andrea Del Monaco, Esperto Fondi Europei, opinionista della Gazzetta Del Mezzogiorno. Nomi insomma di grandissimo rilievo per quella che da più parti è considerata una sfida di primaria importanza: quella di ripartire dal Sud dell’Italia e dal Sud dell’Europa per creare un’Europa diversa, migliore e più giusta. “Un’Europa che sia più solidale e che diventi un’Europa dei Popoli”, ha dichiarato Natale Cuccurese, sottolineando che “il Sud Italia non può oltremodo essere colonia di una colonia, di un’Italia cioè essa stessa colonia di questa Europa tecnocratica”.
Sviluppo sostenibile e meridionalismo europeo
Ad aprire i lavori al Castello Svevo di Barletta è stato Michele Dell’Edera che, oltre a Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud, è anche il Coordinatore della Regione Puglia del Partito. Dell’Edera ha esordito ricordando alla platea che, già nel 2014, era stata lanciata con Michele Emiliano a Bari l’idea che Con il Sud si riparte (idea da cui è stato, tra l’altro, tratto un libro intitolato proprio Con il Sud si riparte, ndr), l’idea secondo la quale tutta l’Italia potrà ripartire se a ripartire sarà proprio il suo Sud. “Ripartire grazie ad uno sviluppo sostenibile”, ha tenuto a precisare Dell’Edera, “e con la consapevolezza che le popolazioni del Mediterraneo, da sempre contaminate le une dalle altre nella loro storia millenaria, meritano rispetto e fiducia per quella che è la loro diversità. Una diversità che non è un problema da risolvere, ma una risorsa dal valore inestimabile, portatrice sana di tolleranza e capacità di integrazione”.
“Oggi siamo qui per dare vita ad un Progetto per il Sud, per l’Italia e per l’Europa, perché l’Europa deve assolutamente ripartire dal suo mare principale, dal Mediterraneo, culla di civiltà straordinarie. Siamo qui per impegnarci a far sì che ci sia un’attenzione nuova da parte dell’Europa a quello che è l’unico sviluppo dignitoso a cui il Partito del Sud può pensare, uno sviluppo cioè rispettoso del lavoro, della salute e dell’ambiente. Crediamo che il diritto al lavoro e alla salute non debbano essere mai essere toccati. Il lavoro è fonte di vita e non può essere fonte di morte e qui mi riferisco soprattutto alle vicende di Taranto, a quelle della Terra dei Fuochi e a tutte quelle che hanno tristemente campeggiato sulle prime pagine dei nostri quotidiani e contribuito negli ultimi decenni ad un danno ambientale irreparabile. Uno sviluppo insomma che, mai e poi mai, prescinda dai valori della nostra Costituzione, un capolavoro di pensiero democratico e lungimirante, la cui applicazione, alla lettera, crediamo e ribadiamo ancora una volta, come già due anni fa e già nel nostro libro “Con il Sud si riparte”, sia quanto mai urgente e necessaria. Già solo questo basterebbe ad arginare quelle che sono le annose problematiche che affliggono la nostra Regione e l’intero Sud Italia. In quest’ottica, credo che tra regioni vicine bisognerebbe aiutarsi l’una con l’altra senza divisioni, fare rete, collaborare per il bene reciproco e comune. E credo anche che le regioni dovrebbero essere in diretto contatto con l’Europa. C’è un bellissimo organo a livello europeo, il Comitato alle Regioni, uno spazio dove le Regioni possono intervenire sulle politiche europee, presentando in maniera diretta esigenze territoriali”.
Michele Dell’Edera, infine, chiude auspicando per il futuro la nascita di un meridionalismo europeo, grazie al quale i paesi del Sud Europa e del Mediterraneo possano sentirsi coinvolti in proposte e modelli nuovi di sviluppo, aiutando in tal modo l’Europa ad uscire dagli egoismi e dall’intolleranza di cui in certi casi ha dato prova anche alle urne.
L’appoggio e la stima reciproca con Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia
Attesissimo e assolutamente lusinghiero nei confronti del Partito organizzatore dell’evento è stato l’intervento di Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia che ha esordito dichiarando di avere una particolare attenzione nei confronti del Partito del Sud. “Direi una passione, da subito, perché io sento molto nei vostri interventi nel vostro modo di fare politica la mia storia personale politica. Mi riferisco soprattutto al metodo riformista e al rifiuto del populismo meridionale, un populismo che mira a strumentalizzare le paure delle persone per creare consenso”. In questo scenario, il Partito del Sud ha il merito di non guardare al passato, perché al contrario di molti partiti e movimenti meridionalisti si sforza di guardare al futuro, di costruire ipotesi economiche, sociali e politiche in cui ovviamente ci sia “il riscatto da chi nella storia è stato trascurato, qualche volta anche con responsabilità proprie”, ha proseguito Emiliano. Perché esiste una scienza, ha spiegato il Presidente della Regione Puglia, la vittimologia, secondo cui le vittime hanno un ruolo nel male che viene loro fatto. Inavvertitamente, cioè, spesso le vittime pongono in essere atteggiamenti e comportamenti di cui un avversario può avvalersi. E oggi l’avversario è il detentore del capitale ed è molto più sofisticato di un tempo e ricatta chiunque: potentissime multinazionali, banche, governi. Figuriamoci i molto più indifesi Sud del mondo, i quali però, attenzione, al pari di chi non ha nulla, un asso nella manica ce lo hanno ed è il potere di dire no, di riuscire con un gesto politico a non dare valore alle regole che l’avversario costruisce con lo scopo di annientarlo. “Quando noi riusciremo a ritornare ad un modello economico nel quale produrre beni e servizi sarà più importante, a livello qualitativo, e parlo di qualità della vita, della rendita che da questi beni e servizi si potrà ricavare in termini puramente monetizzabili, avremo restituito al Sud la sua libertà”.
L’immaginario del Sud, tutto da ricostruire. Podemos
L’immaginario di un Sud tutto da ricostruire nella giusta ottica, non falsato cioè da quella che è l’ideologia imperialista di un capitalismo schiacciante, è stato invece il fil rouge dell’intervento di Fernando Martinez De Carnero di Podemos. “In questa sede parliamo di Sud a livello globale ed è questo che va ripensato e addirittura reinventato in toto, così come il concetto di “patria”, che è stato per troppo tempo strumentalizzato e lasciato nelle mani delle destre e dei nazionalismi”. Per l’esponente di Podemos oggi siamo in un periodo di grande crisi di rappresentanza e di “rappresentazione”, anche, dell’identità e la responsabilità di questa crisi è da far ricadere spesso sulle stesse sinistre che abbiamo visto emergere negli ultimi anni, le quali non hanno resistito al fascino di un’espansione neoliberista senza precedenti, con la conseguente frammentazione della nostra possibilità di lotta sociale che non poteva che portare sfociare in uno sfaldamento della solidarietà e all’agonizzare dell’individuo. “La priorità è dunque ricostruire un’alternativa politica, progressista, che parta dal basso, che obbliga ad una riflessione storica e ad una ridefinizione del concetto di nazione che, se non vuole essere un concetto vuoto, non può prescindere dal suo popolo, da quelle che sono cioè le necessità vere di chi in quelle nazioni ci vive e al loro governo deve senza dubbio partecipare”.
Syriza docet: “Siamo condannati a vincere”
Argiris Panagopoulos, Membro del Dipartimento di Politica Europea di Syriza, non ha dubbi: fare politica oggi significa concentrarsi sui problemi reali della gente, gente colpita pesantemente dalla crisi, a cui bisogna parlare con un linguaggio semplice e non con l’incomprensibile politichese che mira solo a raccattare voti per costruire poteri personali. Fare politica oggi significa fare un grande lavoro sociale, significa risolvere grandi e piccoli, singoli problemi quotidianamente. Fare politica oggi significa fare grandi alleanze con chiunque decida di scendere in campo contro i poteri forti, i colossi della finanza e gli interessi di una oligarchia manipolatrice, per legittima difesa. “Ecco perché ho accettato immediatamente il vostro invito a questo dibattito, perché credo che popoli con una cultura e una sapienza millenaria, popoli che hanno fatto da sempre dell’accoglienza e della tolleranza i propri principi basilari, popoli che della democrazia sono stati i padri, non possano che tentare di arginare con tutte le proprie energie questa deriva egoistica e addirittura estremista di un’Europa che dovrebbe aiutare e non ostacolare il progresso di ciascuno degli stati membri con ricatti e ultimatum vergognosi. Chiunque attenti ai diritti costituzionali dei popoli, al suo sistema sanitario, alla dignità dei più deboli, deve essere fermato”. Molte cose uniscono la Grecia all’Italia: l’arte, la filosofia, discipline ed eventi storici che in questa sede è forse superfluo ricordare. Ma una cosa è sicuramente il Mediterraneo e il suo andirivieni di genti e di pensiero. “Chi avrebbe immaginato mai che il Mediterraneo sarebbe diventato un mare di cadaveri?”, ha domandato a se stesso e ai presenti Panagopoulos. “In pochi mesi sono passati dalla Grecia un milione e duecentomila persone. E sapete cosa? Noi non abbiamo cacciato nessuno. I più poveri dei poveri hanno aperto le loro case e hanno accolto con amicizia e come da imperativo morale queste persone in fuga dall’orrore della guerra. Sulle spiagge di Lesbo e di Lampedusa gli esempi di grande umanità non si contano e oggi, più dei millenni di storia, ad unirci è questo. Questa umanità che pochi possono vantare di avere, presi come sono dalla burocrazia, da conti economici che non tornano e dai tagli obbligatori che devono diminuire i debiti pubblici di cui non i popoli, ma ben altri, sono responsabili”. Infine Panagopoulos ha ricordato che per imporsi all’attenzione dell’Europa non bisogna partire in grande stile. Syriza aveva un piccolo 4,7% in Parlamento, ma è sceso per 4 anni nelle piazze dicendo “Siamo condannati a vincere” e “sebbene avessimo tutti contro, stampa e giornali greci compresi, così come succede in Italia”, abbiamo vinto due elezioni e ci siamo imposti all’attenzione internazionale come non capitava ad un partito politico da anni, con grande favore e appoggio popolare”.
Porti strategici, unificazione della dorsali tirrenica e adriatica e “costruzione di città policentriche”. I tre punti cruciali di Andrea De Monaco
Numeri alla mano, numeri forti, ed esempi eclatanti di mancata programmazione nazionale ed europea di investimenti infrastrutturali, su cui i soldi dovrebbero essere spesi, sono quelli che Andrea Del Monaco, Esperto Fondi Europei, opinionista della Gazzetta Del Mezzogiorno, ha illustrato in anteprima alla platea del Convegno (breve il suo libro “Sud, colonia tedesca? La questione meridionale oggi”) per spiegare il perché ad oggi non si è ancora mai data al Sud Italia e al Sud Europa la possibilità di un concreto sviluppo.
Porti strategici, unificazione della dorsale tirrenica e della dorsale adriatica e “costruzione di città policentriche” sono per Del Monaco i tre punti cruciali di un sottosviluppo che non può certamente essere considerato casuale. “Gioia Tauro, Taranto e Crotone sono porti che servono quasi tutti i mercati. Dovrebbero essere messi in competizione con porti del Baltico che, insieme ai retroporti creerebbe un bacino produttivo nel Mezzogiorno. Ma questo a chi darebbe fastidio? Sicuramente perderebbero di importanza i porti di Rottendam e di Amburgo. E questo la dice lunga sulla subalternità della Confindustria italiana a quelle degli olandesi, dei tedeschi e dei nordeuropei in generale. E questo è un punto politico e di sovranità democratica, a mio parere, fondamentale”.
Seconda questione: grazie alla unificazione della dorsale ferroviaria tirrenica e della dorsale ferroviaria adriatica, passando per Potenza e Matera, noi uniremmo l’Adriatico e il Tirreno, cosa che al momento non esiste. “Perché se io da Torno a Venezia in treno ci impiego quattro ore, per andare invece da Bari a Reggio Calabria ce ne metto nove. Ciò non può che penalizzare le aziende del Sud, costrette ad armare pulmini, o comunque trasporti su gomma, per portare le proprie merci nelle città della stessa regione o delle regioni attigue. E di Matera, capitale della Cultura Europea nel 2019, che non ha una stazione ferroviaria che dire? Che forse le società che detengono gli autobus avrebbero un calo? Ma uno Stato serio fa una stazione, non è che si fa influenzare dalle compagnie di trasporto su gomma”.
Il terzo punto su cui si dovrebbe investire, secondo Del Monaco, riguarda sicuramente la costruzione di città policentriche, ovvero aree geografiche abbastanza ampie nelle regioni del Sud, nelle quali, riattivando le reti ferroviarie locali, le aziende avrebbero la possibilità di dialogare, collaborare e spostare le merci in poco tempo.
Meridionalismo progressista, analisi e storia politica di riferimento. Non “sudismo”!
Andrea Balia, Vice Presidente del Partito del Sud, riallacciandosi alle parole di stima per il Partito del Sud, con cui il Presidente Della Regione Puglia Michele Emiliano ha aperto i lavori, ha cominciato il suo intervento con una precisazione ideologica e una presa di posizione politica che non è mai inutile ribadire per un partito che, in tempi non sospetti, ha deciso coraggiosamente di mettere nel suo nome la parola Sud. “Il Partito del Sud è un partito meridionalista progressista riformista. Un partito che, come ha sottolineato il Presidente Emiliano in apertura, non ha come suo obiettivo la mera rivendicazione storica di un passato che, sebbene glorioso, non può essere anteposto a quelle che sono le priorità odierne: dare al Sud le stesse opportunità e gli stessi diritti come da Costituzione Repubblicana, articoli 3 e 4 per chi volesse andare a vedere cosa c’è scritto dal 1946, e fare del Sud un motore propulsore di sviluppo per tutto il Paese. Perché “Con il Sud si riparte” non è uno slogan da campagna elettorale, ma una nostra ferrea convinzione: se si dà al Sud il modo di ripartire, a ripartire sarà tutta l’Italia e finalmente sarà un’Italia unita non solo sulla carta, ma nei fatti”.
Balia fa sostanzialmente una distinzione tra meridionalismo progressista, quello del Partito di cui è Vice Presidente, e “sudismo”, che poi è un po’ quello che il Presidente della Regione Puglia ha definito populismo meridionale.
“Meridionalismo è un concetto che ha una sua etimologia precisa, una sua storia, suoi padri fondatori. Per il Sud, per la difesa dei Sud, bisogna essere partigiani, di parte, di resistenza”, tiene a sottolineare Balia. “Il sudismo è generico: sui suoi temi e sulla necessità di una verità storica, siamo tutti d’accordo, ci mancherebbe, ma senza un’analisi e una storia politica di riferimento, senza un vigoroso tendere al futuro, e non al passato, secondo noi, non è pagante”. Il Sud Italia ha bisogno di poter mettere a frutto le proprie potenzialità, nel rispetto delle sue radici e delle sue peculiarità. Deve poter recuperare mestieri e competenze autoctone, la “terra” come simbolo e sapienza, anche agricola. E, per dare valore ai frutti di questa terra, dovranno essere messi a punto, concordati e sviluppati, con grande cautela meccanismi virtuosi di scambi commerciali”.
In più, ovviamente, non si può non pensare all’esigenza di dover rivalorizzare quella che è la punta di diamante non solo del Sud Italia, ma di tutto il Sud Europa: cultura e turismo. “A tal fine, il Sud dell’Europa”, secondo Balia, può essere una realtà federale ben definita, con al suo interno applicato lo stesso concetto federativo tra i vari paesi, nel rispetto delle reciproche autonomie economiche, amministrative e gestionali”.
La “questione meridionale”, da questione nazionale irrisolta, diventa “questione internazionale”
A chiudere i lavori di una giornata molto intensa e proficua è stato Natale Cuccurese, Presidente Nazionale del Partito del Sud, che, con il suo accento emiliano (è nato nel Sud, ma vive da molti anni a Reggio Emilia, ndr), non può che ricordare ogni volta a chiunque lo ascolti parlare di diritti del Mezzogiorno d’Italia, che la questione meridionale va ben oltre gli interessi particolaristici di una zona del Paese e che, al contrario, riguarda l’Italia nella sua interezza, considerando anche che al nord risiedono 14 milioni di cittadini di origine meridionale. “Stiamo lottando da anni per il rilancio del Sud, che per noi è anche rilancio del Paese, perché se metà del Paese non è messo in condizione di competere in modo produttivo a quella che è l’economia del Paese, è chiaro che l’Italia non potrà riprendersi. Solo con il Sud si riparte!”
Facendo riferimento all’analisi di alcuni dati macroeconomici recenti, la situazione del Sud Italia, per Cuccurese, non è solo preoccupante, ma è devastante, e senza futuro se non si interviene rapidamente. “L’emigrazione dal Sud Italia, che è cominciata con l’Unità di Italia, perché prima non esisteva, ed è continuata con dimensioni bibliche per 155 anni, continua ancora oggi. Parliamo di oltre 100.000 unità ogni anno. Negli ultimi due-tre anni c’è una novità che non ci conforta: si inizia ad emigrare anche dal Nord, perché con le politiche di austerità europea, la crisi, che magari non è cruenta come al Sud, ha investito in pieno anche il Nord del Paese. Ad emigrare sono persone, spesso giovani, che, in generale, con enormi sacrifici e costi non irrilevanti da parte delle rispettive famiglie, hanno studiato. Persone che per trovare lavoro vanno in Paesi dove con molta probabilità si costruiranno una famiglia e da cui difficilmente torneranno nei territori di nascita”. E mentre al Sud la disoccupazione giovanile è oggi al 58%, è di una settimana fa il dato che invece vede in Germania un record storico di “occupazione”, un dato che non era mai stato così alto dai tempi della riunificazione delle due Germanie. C’è dunque qualcosa che in questa Europa effettivamente non funziona”. La conseguenza è che al Sud Italia c’è un doppio svantaggio. “Siamo nei fatti colonia di una colonia”, ha dichiarato Cuccurese. “L’Italia, che con la sua Confindustria non si oppone ai potentati nordeuropei è nei fatti colonia. E il Sud è, quindi, a sua volta colonia di una colonia e questo è storicamente sempre più evidente”.
Scenari altrettanto cupi dipingono, secondo Cuccurese, i dati sulla denatalità che, al Sud, al contrario che in passato, è oggi più alta che al Nord. Questo sostanzialmente significa che, tra quindici/vent’anni, il Sud sarà spopolato e abitato da una popolazione certo non giovanissima che avrà necessità dettate dall’invecchiamento e porterà con sé una serie di problematiche che non possono essere sottovalutate già oggi, dato l’abbattimento progressivo del welfare di cui siamo tutti testimoni, i continui tagli alla Sanità pubblica e il problema delle pensioni.
Allarmante per il Presidente del Partito anche la questione povertà, “se pensiamo che nei centri Caritas per la prima volta gli italiani superano gli extra comunitari”.
Detto questo, parlare di lotta di classe oggi è sicuramente bollato come demodé. Ciò non significa che questa lotta non sia tuttora in corso e che a vincere, anzi a stravincere, contro le classi popolari siano i poteri che definiamo forti. Anche perché i media, televisioni e giornali, lottano insieme a loro. L’Italia, per chi non lo sapesse è al 77º posto per libertà di stampa nel mondo. Una stampa che spesso, tranne qualche meritoria eccezione, non solo discrimina i meridionali, con l’obiettivo di tenerci in uno stato di sudditanza, ma che rappresenta anche un problema per quella che dovrebbe essere una corretta, esaustiva e indipendente informazione su tematiche di interesse pubblico e che inevitabilmente si ripercuote sulle scelte politiche, apparentemente libere ma in realtà condizionate, che gli italiani sono chiamati a fare nelle cabine elettorali; dove alla rabbia e al disgusto per la politica, si aggiunge una sempre maggiore disinformazione di regime, pericolosa per lo stato della democrazia reale nel nostro paese. Quello che auspico dunque è un’Europa meno tecnocratica, un’Europa dei popoli e solidale. Un cambio di rotta significativo che porti tutti i suoi Sud a contare quanto i suoi Nord e che porti il Sud Italia a divenire volano della ripresa economica del Paese. Ed è per questo motivo che la questione meridionale non può che diventare, da questione nazionale irrisolta, “questione internazionale” e unirsi in tal modo alle lotte degli altri Sud d’Europa.
Di Anna Laura Maffei
Si è svolto il 4 novembre 2016, nella bellissima cornice del Castello Svevo di Barletta, l’incontro dibattito “Per un’Europa migliore”, organizzato dal Partito del Sud. A discutere del rilancio dell’Italia e dell’Europa, partendo dal rilancio del Sud e da una forte spinta al cambiamento delle politiche che venga dai Paesi dell’Europa meridionale e del Mediterraneo, sono stati, oltre a Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud, Michele dell’Edera e Andrea Balia, entrambi Vice Presidenti del Partito, il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, Argiris Panagopoulos, Membro del Dipartimento di Politica Europea di Syriza, Fernando Martinez De Carnero – Podemos Italia, Andrea Del Monaco, Esperto Fondi Europei, opinionista della Gazzetta Del Mezzogiorno. Nomi insomma di grandissimo rilievo per quella che da più parti è considerata una sfida di primaria importanza: quella di ripartire dal Sud dell’Italia e dal Sud dell’Europa per creare un’Europa diversa, migliore e più giusta. “Un’Europa che sia più solidale e che diventi un’Europa dei Popoli”, ha dichiarato Natale Cuccurese, sottolineando che “il Sud Italia non può oltremodo essere colonia di una colonia, di un’Italia cioè essa stessa colonia di questa Europa tecnocratica”.
Sviluppo sostenibile e meridionalismo europeo
Ad aprire i lavori al Castello Svevo di Barletta è stato Michele Dell’Edera che, oltre a Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud, è anche il Coordinatore della Regione Puglia del Partito. Dell’Edera ha esordito ricordando alla platea che, già nel 2014, era stata lanciata con Michele Emiliano a Bari l’idea che Con il Sud si riparte (idea da cui è stato, tra l’altro, tratto un libro intitolato proprio Con il Sud si riparte, ndr), l’idea secondo la quale tutta l’Italia potrà ripartire se a ripartire sarà proprio il suo Sud. “Ripartire grazie ad uno sviluppo sostenibile”, ha tenuto a precisare Dell’Edera, “e con la consapevolezza che le popolazioni del Mediterraneo, da sempre contaminate le une dalle altre nella loro storia millenaria, meritano rispetto e fiducia per quella che è la loro diversità. Una diversità che non è un problema da risolvere, ma una risorsa dal valore inestimabile, portatrice sana di tolleranza e capacità di integrazione”.
“Oggi siamo qui per dare vita ad un Progetto per il Sud, per l’Italia e per l’Europa, perché l’Europa deve assolutamente ripartire dal suo mare principale, dal Mediterraneo, culla di civiltà straordinarie. Siamo qui per impegnarci a far sì che ci sia un’attenzione nuova da parte dell’Europa a quello che è l’unico sviluppo dignitoso a cui il Partito del Sud può pensare, uno sviluppo cioè rispettoso del lavoro, della salute e dell’ambiente. Crediamo che il diritto al lavoro e alla salute non debbano essere mai essere toccati. Il lavoro è fonte di vita e non può essere fonte di morte e qui mi riferisco soprattutto alle vicende di Taranto, a quelle della Terra dei Fuochi e a tutte quelle che hanno tristemente campeggiato sulle prime pagine dei nostri quotidiani e contribuito negli ultimi decenni ad un danno ambientale irreparabile. Uno sviluppo insomma che, mai e poi mai, prescinda dai valori della nostra Costituzione, un capolavoro di pensiero democratico e lungimirante, la cui applicazione, alla lettera, crediamo e ribadiamo ancora una volta, come già due anni fa e già nel nostro libro “Con il Sud si riparte”, sia quanto mai urgente e necessaria. Già solo questo basterebbe ad arginare quelle che sono le annose problematiche che affliggono la nostra Regione e l’intero Sud Italia. In quest’ottica, credo che tra regioni vicine bisognerebbe aiutarsi l’una con l’altra senza divisioni, fare rete, collaborare per il bene reciproco e comune. E credo anche che le regioni dovrebbero essere in diretto contatto con l’Europa. C’è un bellissimo organo a livello europeo, il Comitato alle Regioni, uno spazio dove le Regioni possono intervenire sulle politiche europee, presentando in maniera diretta esigenze territoriali”.
Michele Dell’Edera, infine, chiude auspicando per il futuro la nascita di un meridionalismo europeo, grazie al quale i paesi del Sud Europa e del Mediterraneo possano sentirsi coinvolti in proposte e modelli nuovi di sviluppo, aiutando in tal modo l’Europa ad uscire dagli egoismi e dall’intolleranza di cui in certi casi ha dato prova anche alle urne.
L’appoggio e la stima reciproca con Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia
Attesissimo e assolutamente lusinghiero nei confronti del Partito organizzatore dell’evento è stato l’intervento di Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia che ha esordito dichiarando di avere una particolare attenzione nei confronti del Partito del Sud. “Direi una passione, da subito, perché io sento molto nei vostri interventi nel vostro modo di fare politica la mia storia personale politica. Mi riferisco soprattutto al metodo riformista e al rifiuto del populismo meridionale, un populismo che mira a strumentalizzare le paure delle persone per creare consenso”. In questo scenario, il Partito del Sud ha il merito di non guardare al passato, perché al contrario di molti partiti e movimenti meridionalisti si sforza di guardare al futuro, di costruire ipotesi economiche, sociali e politiche in cui ovviamente ci sia “il riscatto da chi nella storia è stato trascurato, qualche volta anche con responsabilità proprie”, ha proseguito Emiliano. Perché esiste una scienza, ha spiegato il Presidente della Regione Puglia, la vittimologia, secondo cui le vittime hanno un ruolo nel male che viene loro fatto. Inavvertitamente, cioè, spesso le vittime pongono in essere atteggiamenti e comportamenti di cui un avversario può avvalersi. E oggi l’avversario è il detentore del capitale ed è molto più sofisticato di un tempo e ricatta chiunque: potentissime multinazionali, banche, governi. Figuriamoci i molto più indifesi Sud del mondo, i quali però, attenzione, al pari di chi non ha nulla, un asso nella manica ce lo hanno ed è il potere di dire no, di riuscire con un gesto politico a non dare valore alle regole che l’avversario costruisce con lo scopo di annientarlo. “Quando noi riusciremo a ritornare ad un modello economico nel quale produrre beni e servizi sarà più importante, a livello qualitativo, e parlo di qualità della vita, della rendita che da questi beni e servizi si potrà ricavare in termini puramente monetizzabili, avremo restituito al Sud la sua libertà”.
L’immaginario del Sud, tutto da ricostruire. Podemos
L’immaginario di un Sud tutto da ricostruire nella giusta ottica, non falsato cioè da quella che è l’ideologia imperialista di un capitalismo schiacciante, è stato invece il fil rouge dell’intervento di Fernando Martinez De Carnero di Podemos. “In questa sede parliamo di Sud a livello globale ed è questo che va ripensato e addirittura reinventato in toto, così come il concetto di “patria”, che è stato per troppo tempo strumentalizzato e lasciato nelle mani delle destre e dei nazionalismi”. Per l’esponente di Podemos oggi siamo in un periodo di grande crisi di rappresentanza e di “rappresentazione”, anche, dell’identità e la responsabilità di questa crisi è da far ricadere spesso sulle stesse sinistre che abbiamo visto emergere negli ultimi anni, le quali non hanno resistito al fascino di un’espansione neoliberista senza precedenti, con la conseguente frammentazione della nostra possibilità di lotta sociale che non poteva che portare sfociare in uno sfaldamento della solidarietà e all’agonizzare dell’individuo. “La priorità è dunque ricostruire un’alternativa politica, progressista, che parta dal basso, che obbliga ad una riflessione storica e ad una ridefinizione del concetto di nazione che, se non vuole essere un concetto vuoto, non può prescindere dal suo popolo, da quelle che sono cioè le necessità vere di chi in quelle nazioni ci vive e al loro governo deve senza dubbio partecipare”.
Syriza docet: “Siamo condannati a vincere”
Argiris Panagopoulos, Membro del Dipartimento di Politica Europea di Syriza, non ha dubbi: fare politica oggi significa concentrarsi sui problemi reali della gente, gente colpita pesantemente dalla crisi, a cui bisogna parlare con un linguaggio semplice e non con l’incomprensibile politichese che mira solo a raccattare voti per costruire poteri personali. Fare politica oggi significa fare un grande lavoro sociale, significa risolvere grandi e piccoli, singoli problemi quotidianamente. Fare politica oggi significa fare grandi alleanze con chiunque decida di scendere in campo contro i poteri forti, i colossi della finanza e gli interessi di una oligarchia manipolatrice, per legittima difesa. “Ecco perché ho accettato immediatamente il vostro invito a questo dibattito, perché credo che popoli con una cultura e una sapienza millenaria, popoli che hanno fatto da sempre dell’accoglienza e della tolleranza i propri principi basilari, popoli che della democrazia sono stati i padri, non possano che tentare di arginare con tutte le proprie energie questa deriva egoistica e addirittura estremista di un’Europa che dovrebbe aiutare e non ostacolare il progresso di ciascuno degli stati membri con ricatti e ultimatum vergognosi. Chiunque attenti ai diritti costituzionali dei popoli, al suo sistema sanitario, alla dignità dei più deboli, deve essere fermato”. Molte cose uniscono la Grecia all’Italia: l’arte, la filosofia, discipline ed eventi storici che in questa sede è forse superfluo ricordare. Ma una cosa è sicuramente il Mediterraneo e il suo andirivieni di genti e di pensiero. “Chi avrebbe immaginato mai che il Mediterraneo sarebbe diventato un mare di cadaveri?”, ha domandato a se stesso e ai presenti Panagopoulos. “In pochi mesi sono passati dalla Grecia un milione e duecentomila persone. E sapete cosa? Noi non abbiamo cacciato nessuno. I più poveri dei poveri hanno aperto le loro case e hanno accolto con amicizia e come da imperativo morale queste persone in fuga dall’orrore della guerra. Sulle spiagge di Lesbo e di Lampedusa gli esempi di grande umanità non si contano e oggi, più dei millenni di storia, ad unirci è questo. Questa umanità che pochi possono vantare di avere, presi come sono dalla burocrazia, da conti economici che non tornano e dai tagli obbligatori che devono diminuire i debiti pubblici di cui non i popoli, ma ben altri, sono responsabili”. Infine Panagopoulos ha ricordato che per imporsi all’attenzione dell’Europa non bisogna partire in grande stile. Syriza aveva un piccolo 4,7% in Parlamento, ma è sceso per 4 anni nelle piazze dicendo “Siamo condannati a vincere” e “sebbene avessimo tutti contro, stampa e giornali greci compresi, così come succede in Italia”, abbiamo vinto due elezioni e ci siamo imposti all’attenzione internazionale come non capitava ad un partito politico da anni, con grande favore e appoggio popolare”.
Porti strategici, unificazione della dorsali tirrenica e adriatica e “costruzione di città policentriche”. I tre punti cruciali di Andrea De Monaco
Numeri alla mano, numeri forti, ed esempi eclatanti di mancata programmazione nazionale ed europea di investimenti infrastrutturali, su cui i soldi dovrebbero essere spesi, sono quelli che Andrea Del Monaco, Esperto Fondi Europei, opinionista della Gazzetta Del Mezzogiorno, ha illustrato in anteprima alla platea del Convegno (breve il suo libro “Sud, colonia tedesca? La questione meridionale oggi”) per spiegare il perché ad oggi non si è ancora mai data al Sud Italia e al Sud Europa la possibilità di un concreto sviluppo.
Porti strategici, unificazione della dorsale tirrenica e della dorsale adriatica e “costruzione di città policentriche” sono per Del Monaco i tre punti cruciali di un sottosviluppo che non può certamente essere considerato casuale. “Gioia Tauro, Taranto e Crotone sono porti che servono quasi tutti i mercati. Dovrebbero essere messi in competizione con porti del Baltico che, insieme ai retroporti creerebbe un bacino produttivo nel Mezzogiorno. Ma questo a chi darebbe fastidio? Sicuramente perderebbero di importanza i porti di Rottendam e di Amburgo. E questo la dice lunga sulla subalternità della Confindustria italiana a quelle degli olandesi, dei tedeschi e dei nordeuropei in generale. E questo è un punto politico e di sovranità democratica, a mio parere, fondamentale”.
Seconda questione: grazie alla unificazione della dorsale ferroviaria tirrenica e della dorsale ferroviaria adriatica, passando per Potenza e Matera, noi uniremmo l’Adriatico e il Tirreno, cosa che al momento non esiste. “Perché se io da Torno a Venezia in treno ci impiego quattro ore, per andare invece da Bari a Reggio Calabria ce ne metto nove. Ciò non può che penalizzare le aziende del Sud, costrette ad armare pulmini, o comunque trasporti su gomma, per portare le proprie merci nelle città della stessa regione o delle regioni attigue. E di Matera, capitale della Cultura Europea nel 2019, che non ha una stazione ferroviaria che dire? Che forse le società che detengono gli autobus avrebbero un calo? Ma uno Stato serio fa una stazione, non è che si fa influenzare dalle compagnie di trasporto su gomma”.
Il terzo punto su cui si dovrebbe investire, secondo Del Monaco, riguarda sicuramente la costruzione di città policentriche, ovvero aree geografiche abbastanza ampie nelle regioni del Sud, nelle quali, riattivando le reti ferroviarie locali, le aziende avrebbero la possibilità di dialogare, collaborare e spostare le merci in poco tempo.
Meridionalismo progressista, analisi e storia politica di riferimento. Non “sudismo”!
Andrea Balia, Vice Presidente del Partito del Sud, riallacciandosi alle parole di stima per il Partito del Sud, con cui il Presidente Della Regione Puglia Michele Emiliano ha aperto i lavori, ha cominciato il suo intervento con una precisazione ideologica e una presa di posizione politica che non è mai inutile ribadire per un partito che, in tempi non sospetti, ha deciso coraggiosamente di mettere nel suo nome la parola Sud. “Il Partito del Sud è un partito meridionalista progressista riformista. Un partito che, come ha sottolineato il Presidente Emiliano in apertura, non ha come suo obiettivo la mera rivendicazione storica di un passato che, sebbene glorioso, non può essere anteposto a quelle che sono le priorità odierne: dare al Sud le stesse opportunità e gli stessi diritti come da Costituzione Repubblicana, articoli 3 e 4 per chi volesse andare a vedere cosa c’è scritto dal 1946, e fare del Sud un motore propulsore di sviluppo per tutto il Paese. Perché “Con il Sud si riparte” non è uno slogan da campagna elettorale, ma una nostra ferrea convinzione: se si dà al Sud il modo di ripartire, a ripartire sarà tutta l’Italia e finalmente sarà un’Italia unita non solo sulla carta, ma nei fatti”.
Balia fa sostanzialmente una distinzione tra meridionalismo progressista, quello del Partito di cui è Vice Presidente, e “sudismo”, che poi è un po’ quello che il Presidente della Regione Puglia ha definito populismo meridionale.
“Meridionalismo è un concetto che ha una sua etimologia precisa, una sua storia, suoi padri fondatori. Per il Sud, per la difesa dei Sud, bisogna essere partigiani, di parte, di resistenza”, tiene a sottolineare Balia. “Il sudismo è generico: sui suoi temi e sulla necessità di una verità storica, siamo tutti d’accordo, ci mancherebbe, ma senza un’analisi e una storia politica di riferimento, senza un vigoroso tendere al futuro, e non al passato, secondo noi, non è pagante”. Il Sud Italia ha bisogno di poter mettere a frutto le proprie potenzialità, nel rispetto delle sue radici e delle sue peculiarità. Deve poter recuperare mestieri e competenze autoctone, la “terra” come simbolo e sapienza, anche agricola. E, per dare valore ai frutti di questa terra, dovranno essere messi a punto, concordati e sviluppati, con grande cautela meccanismi virtuosi di scambi commerciali”.
In più, ovviamente, non si può non pensare all’esigenza di dover rivalorizzare quella che è la punta di diamante non solo del Sud Italia, ma di tutto il Sud Europa: cultura e turismo. “A tal fine, il Sud dell’Europa”, secondo Balia, può essere una realtà federale ben definita, con al suo interno applicato lo stesso concetto federativo tra i vari paesi, nel rispetto delle reciproche autonomie economiche, amministrative e gestionali”.
La “questione meridionale”, da questione nazionale irrisolta, diventa “questione internazionale”
A chiudere i lavori di una giornata molto intensa e proficua è stato Natale Cuccurese, Presidente Nazionale del Partito del Sud, che, con il suo accento emiliano (è nato nel Sud, ma vive da molti anni a Reggio Emilia, ndr), non può che ricordare ogni volta a chiunque lo ascolti parlare di diritti del Mezzogiorno d’Italia, che la questione meridionale va ben oltre gli interessi particolaristici di una zona del Paese e che, al contrario, riguarda l’Italia nella sua interezza, considerando anche che al nord risiedono 14 milioni di cittadini di origine meridionale. “Stiamo lottando da anni per il rilancio del Sud, che per noi è anche rilancio del Paese, perché se metà del Paese non è messo in condizione di competere in modo produttivo a quella che è l’economia del Paese, è chiaro che l’Italia non potrà riprendersi. Solo con il Sud si riparte!”
Facendo riferimento all’analisi di alcuni dati macroeconomici recenti, la situazione del Sud Italia, per Cuccurese, non è solo preoccupante, ma è devastante, e senza futuro se non si interviene rapidamente. “L’emigrazione dal Sud Italia, che è cominciata con l’Unità di Italia, perché prima non esisteva, ed è continuata con dimensioni bibliche per 155 anni, continua ancora oggi. Parliamo di oltre 100.000 unità ogni anno. Negli ultimi due-tre anni c’è una novità che non ci conforta: si inizia ad emigrare anche dal Nord, perché con le politiche di austerità europea, la crisi, che magari non è cruenta come al Sud, ha investito in pieno anche il Nord del Paese. Ad emigrare sono persone, spesso giovani, che, in generale, con enormi sacrifici e costi non irrilevanti da parte delle rispettive famiglie, hanno studiato. Persone che per trovare lavoro vanno in Paesi dove con molta probabilità si costruiranno una famiglia e da cui difficilmente torneranno nei territori di nascita”. E mentre al Sud la disoccupazione giovanile è oggi al 58%, è di una settimana fa il dato che invece vede in Germania un record storico di “occupazione”, un dato che non era mai stato così alto dai tempi della riunificazione delle due Germanie. C’è dunque qualcosa che in questa Europa effettivamente non funziona”. La conseguenza è che al Sud Italia c’è un doppio svantaggio. “Siamo nei fatti colonia di una colonia”, ha dichiarato Cuccurese. “L’Italia, che con la sua Confindustria non si oppone ai potentati nordeuropei è nei fatti colonia. E il Sud è, quindi, a sua volta colonia di una colonia e questo è storicamente sempre più evidente”.
Scenari altrettanto cupi dipingono, secondo Cuccurese, i dati sulla denatalità che, al Sud, al contrario che in passato, è oggi più alta che al Nord. Questo sostanzialmente significa che, tra quindici/vent’anni, il Sud sarà spopolato e abitato da una popolazione certo non giovanissima che avrà necessità dettate dall’invecchiamento e porterà con sé una serie di problematiche che non possono essere sottovalutate già oggi, dato l’abbattimento progressivo del welfare di cui siamo tutti testimoni, i continui tagli alla Sanità pubblica e il problema delle pensioni.
Allarmante per il Presidente del Partito anche la questione povertà, “se pensiamo che nei centri Caritas per la prima volta gli italiani superano gli extra comunitari”.
Detto questo, parlare di lotta di classe oggi è sicuramente bollato come demodé. Ciò non significa che questa lotta non sia tuttora in corso e che a vincere, anzi a stravincere, contro le classi popolari siano i poteri che definiamo forti. Anche perché i media, televisioni e giornali, lottano insieme a loro. L’Italia, per chi non lo sapesse è al 77º posto per libertà di stampa nel mondo. Una stampa che spesso, tranne qualche meritoria eccezione, non solo discrimina i meridionali, con l’obiettivo di tenerci in uno stato di sudditanza, ma che rappresenta anche un problema per quella che dovrebbe essere una corretta, esaustiva e indipendente informazione su tematiche di interesse pubblico e che inevitabilmente si ripercuote sulle scelte politiche, apparentemente libere ma in realtà condizionate, che gli italiani sono chiamati a fare nelle cabine elettorali; dove alla rabbia e al disgusto per la politica, si aggiunge una sempre maggiore disinformazione di regime, pericolosa per lo stato della democrazia reale nel nostro paese. Quello che auspico dunque è un’Europa meno tecnocratica, un’Europa dei popoli e solidale. Un cambio di rotta significativo che porti tutti i suoi Sud a contare quanto i suoi Nord e che porti il Sud Italia a divenire volano della ripresa economica del Paese. Ed è per questo motivo che la questione meridionale non può che diventare, da questione nazionale irrisolta, “questione internazionale” e unirsi in tal modo alle lotte degli altri Sud d’Europa.
Il “Partito del Sud” propone “Un progetto per il sud, il Paese, l’Europa”
“Un progetto per il sud, il Paese, l’Europa”, è stato questo il titolo del convegno organizzato nel tardo pomeriggio di ieri presso la sala rossa del Castello di Barletta dalla sezione regionale del “Partito del Sud – meridionalisti progressisti” .
All’incontro, moderato dal coordinatore regionale Puglia del Partito del Sud, Michele Dell’ Edera, sono intervenuti: il presidente della regione Puglia Michele Emiliano nonché sostenitore del partito medesimo, Argiris Panagopoulos Membro del Dipartimento di Politica Europea afferente al partito di maggioranza del governo greco ossia la coalizione della sinistra radicale meglio nota con l’acronimo di “Syriza” , Fernando Martinez De Carnero rappresentante in Italia di uno dei più importanti partiti di sinistra spagnoli “Podemos”, Andrea Del Monaco Esperto Fondi Europei e opinionista della Gazzetta Del Mezzogiorno, Natale Cuccurese Presidente nazionale del Partito del Sud e Andrea Balìa Vicepresidente nazionale del Partito del Sud.
“ E’ possibile che un progetto di rilancio del Paese e dell’Europa parta proprio dal rilancio del Sud e da una forte spinta al cambiamento delle politiche che venga dai Paesi dell’Europa meridionale e del Mediterraneo? E’ questa la sfida che vuole cogliere e lanciare il Partito del Sud. Abbiamo grande fiducia nelle capacità dei popoli che abitano le terre del Sud e nella loro diversità che è sempre risorsa e ricchezza da valorizzare e non problema da risolvere” – è quanto si legge nella presentazione che annunciava l’evento.
“Un percorso avviato nel 2014 col lancio della sfida di un’Italia che riparta da Sud – cosi ha aperto ufficialmente il convegno il coordinatore regionale del Partito del Sud Michele Dell’ Edera – diventata prima un progetto e un libro per teorizzare il concetto: “Con il Sud si Riparte”. Percorso e lavoro che si è cercato ieri a Barletta di ampliare ulteriormente dando la speranza che siano i Sud d’Europa a far cambiare visioni e politiche all’Europa e ai Governi che antepongono sempre il dato finanziario, di bilancio e di produzione industriale all’attenzione alle persone, all’ambiente in cui vivono, alla loro salute, alla dignità che genera il lavoro, alla forza della partecipazione aperta e democratica, alle decisioni da parte dei cittadini, alle sfide a cui chiamano le migrazioni e il relativo mutamento della società.
Che la Costituzione e soprattutto la sua applicazione, come ha rimarcato tempo addietro il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, – ha ancora aggiunto Dell’Edera lanciando uno sguardo al referendum che si terrà esattamente tra poco meno di un mese – sia il faro che guidi l’azione di Governo e della Regione Puglia. Per noi l’attuale Costituzione Repubblicana va finalmente e solo applicata, già solo questo aiuterebbe enormemente la soluzione degli annosi problemi che da decenni affliggono il Mezzogiorno” .
E ancora Emiliano che propende per il “No”, ha poi dichiarato a proposito del referendum : “ Non è vero che non cambia nulla, se vince il SI o se vince il No di certo si apriranno scenari completamente diversi per la storia del nostro paese. Ho una passione per il Partito del Sud – ha poi aggiunto il governatore – perché è vicino alla mia storia politica e al riformismo. È un partito che guarda al futuro non sottostando alla logica e ai “ricatti” imposti dal capitale, ma mira piuttosto ad un modello economico in grado di garantire ai popoli più servizi di qualità, così come Podemos e Syriza partiti che di certo vorrei “studiare” meglio.”
“Il fiscal compact de 2012 (ossia il patto di bilancio europeo che contiene una serie di regole vincolanti per i paesi membri dell’Ue onde garantire il principio dell’equilibrio di bilancio) è stato per noi una follia – ha incalzato Argiris Panagopoulos di Syriza.- . Con il nostro partito abbiamo riaperto in Grecia la tv pubblica, abbiamo offerto più servizi sanitari agli immigrati che prima dell’ascesa di Syriza pagavano di più gli stessi servizi rispetto ai cittadini ellenici. Inoltre quello che chiediamo è un’Europa diversa da quella attuale che tenda ad enfatizzare meno i singoli nazionalismi.”
Basato sui numeri è stato poi l’intervento di Andrea Del Monaco esperto di Fondi Europei e opinionista della Gazzetta Del Mezzogiorno nonché autore del volume “Sud colonia Tedesca? La questione meridionale oggi” il quale ha dichiarato: “Che per il Sud ci sono stati tagli di spesa soprattutto per le infrastrutture e per la sanità da parte del Governo (ad esempio Matera designata capitale europea della cultura nel 2019, non ha ancora una stazione ferroviaria) pur di attenersi al rigore tedesco, perché per la Germania “debito” e “colpa” possono considerarsi sinonimi.”
Fondato nel 2007 a Gaeta, in provincia di Latina, il Partito del Sud di cui Natale Cuccorese ne è il presidente nazionale (e il cui motto è “ Il momento è adesso”), ha ringraziato due importanti esponenti politici del Sud, che hanno sin da subito mostrato interesse per questa nuova realtà politica: il sindaco di Puglia Michele Emiliano e il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.
“Il quadro è devastante, per il Sud non intravedo futuro – ha commentato Cuccorese nel corso dell’incontro – la disoccupazione giovanile al Sud è pari al 58 per cento un po’ meno al Nord dove del resto anche da li è cominciata già da un paio di anni la fuga dei cervelli verso il Nord Europa. In Germania invece abbiamo il record dell’occupazione soprattutto dopo l’unificazione delle due germanie, è quindi evidente che qualcosa non va in Europa, che di certo non è più quella di Spinelli.
E per quanto riguarda il referendum costituzionale: “ La Costituzione non va modificata ma va applicata – ha poi aggiunto il presidente nazionale del Partito del Sud – se dovesse vincere il Si, la riforma andrebbe contro gli interessi del Sud, perché prevede un regionalismo differenziato che andrà a discapito delle regioni “meno ricche” concedendo a quest’ultime meno autonomie sulla scuola, sul lavoro e sul turismo. Se vince il Si il nostro stato di colonia sarà costituzionalizzato; con il Partito per il Sud non vogliamo contrapporci al Nord ma piuttosto fare in modo che anche il meridione abbia le sue stesse opportunità, affinché lo sviluppo del Sud possa essere volano di sviluppo anche per il Nord Italia e per il Nord Europa.”
Dora Dibenedetto
Fonte: Barletta e Dintorni
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“Un progetto per il sud, il Paese, l’Europa”, è stato questo il titolo del convegno organizzato nel tardo pomeriggio di ieri presso la sala rossa del Castello di Barletta dalla sezione regionale del “Partito del Sud – meridionalisti progressisti” .
All’incontro, moderato dal coordinatore regionale Puglia del Partito del Sud, Michele Dell’ Edera, sono intervenuti: il presidente della regione Puglia Michele Emiliano nonché sostenitore del partito medesimo, Argiris Panagopoulos Membro del Dipartimento di Politica Europea afferente al partito di maggioranza del governo greco ossia la coalizione della sinistra radicale meglio nota con l’acronimo di “Syriza” , Fernando Martinez De Carnero rappresentante in Italia di uno dei più importanti partiti di sinistra spagnoli “Podemos”, Andrea Del Monaco Esperto Fondi Europei e opinionista della Gazzetta Del Mezzogiorno, Natale Cuccurese Presidente nazionale del Partito del Sud e Andrea Balìa Vicepresidente nazionale del Partito del Sud.
“ E’ possibile che un progetto di rilancio del Paese e dell’Europa parta proprio dal rilancio del Sud e da una forte spinta al cambiamento delle politiche che venga dai Paesi dell’Europa meridionale e del Mediterraneo? E’ questa la sfida che vuole cogliere e lanciare il Partito del Sud. Abbiamo grande fiducia nelle capacità dei popoli che abitano le terre del Sud e nella loro diversità che è sempre risorsa e ricchezza da valorizzare e non problema da risolvere” – è quanto si legge nella presentazione che annunciava l’evento.
“Un percorso avviato nel 2014 col lancio della sfida di un’Italia che riparta da Sud – cosi ha aperto ufficialmente il convegno il coordinatore regionale del Partito del Sud Michele Dell’ Edera – diventata prima un progetto e un libro per teorizzare il concetto: “Con il Sud si Riparte”. Percorso e lavoro che si è cercato ieri a Barletta di ampliare ulteriormente dando la speranza che siano i Sud d’Europa a far cambiare visioni e politiche all’Europa e ai Governi che antepongono sempre il dato finanziario, di bilancio e di produzione industriale all’attenzione alle persone, all’ambiente in cui vivono, alla loro salute, alla dignità che genera il lavoro, alla forza della partecipazione aperta e democratica, alle decisioni da parte dei cittadini, alle sfide a cui chiamano le migrazioni e il relativo mutamento della società.
Che la Costituzione e soprattutto la sua applicazione, come ha rimarcato tempo addietro il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, – ha ancora aggiunto Dell’Edera lanciando uno sguardo al referendum che si terrà esattamente tra poco meno di un mese – sia il faro che guidi l’azione di Governo e della Regione Puglia. Per noi l’attuale Costituzione Repubblicana va finalmente e solo applicata, già solo questo aiuterebbe enormemente la soluzione degli annosi problemi che da decenni affliggono il Mezzogiorno” .
E ancora Emiliano che propende per il “No”, ha poi dichiarato a proposito del referendum : “ Non è vero che non cambia nulla, se vince il SI o se vince il No di certo si apriranno scenari completamente diversi per la storia del nostro paese. Ho una passione per il Partito del Sud – ha poi aggiunto il governatore – perché è vicino alla mia storia politica e al riformismo. È un partito che guarda al futuro non sottostando alla logica e ai “ricatti” imposti dal capitale, ma mira piuttosto ad un modello economico in grado di garantire ai popoli più servizi di qualità, così come Podemos e Syriza partiti che di certo vorrei “studiare” meglio.”
“Il fiscal compact de 2012 (ossia il patto di bilancio europeo che contiene una serie di regole vincolanti per i paesi membri dell’Ue onde garantire il principio dell’equilibrio di bilancio) è stato per noi una follia – ha incalzato Argiris Panagopoulos di Syriza.- . Con il nostro partito abbiamo riaperto in Grecia la tv pubblica, abbiamo offerto più servizi sanitari agli immigrati che prima dell’ascesa di Syriza pagavano di più gli stessi servizi rispetto ai cittadini ellenici. Inoltre quello che chiediamo è un’Europa diversa da quella attuale che tenda ad enfatizzare meno i singoli nazionalismi.”
Basato sui numeri è stato poi l’intervento di Andrea Del Monaco esperto di Fondi Europei e opinionista della Gazzetta Del Mezzogiorno nonché autore del volume “Sud colonia Tedesca? La questione meridionale oggi” il quale ha dichiarato: “Che per il Sud ci sono stati tagli di spesa soprattutto per le infrastrutture e per la sanità da parte del Governo (ad esempio Matera designata capitale europea della cultura nel 2019, non ha ancora una stazione ferroviaria) pur di attenersi al rigore tedesco, perché per la Germania “debito” e “colpa” possono considerarsi sinonimi.”
Fondato nel 2007 a Gaeta, in provincia di Latina, il Partito del Sud di cui Natale Cuccorese ne è il presidente nazionale (e il cui motto è “ Il momento è adesso”), ha ringraziato due importanti esponenti politici del Sud, che hanno sin da subito mostrato interesse per questa nuova realtà politica: il sindaco di Puglia Michele Emiliano e il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.
“Il quadro è devastante, per il Sud non intravedo futuro – ha commentato Cuccorese nel corso dell’incontro – la disoccupazione giovanile al Sud è pari al 58 per cento un po’ meno al Nord dove del resto anche da li è cominciata già da un paio di anni la fuga dei cervelli verso il Nord Europa. In Germania invece abbiamo il record dell’occupazione soprattutto dopo l’unificazione delle due germanie, è quindi evidente che qualcosa non va in Europa, che di certo non è più quella di Spinelli.
E per quanto riguarda il referendum costituzionale: “ La Costituzione non va modificata ma va applicata – ha poi aggiunto il presidente nazionale del Partito del Sud – se dovesse vincere il Si, la riforma andrebbe contro gli interessi del Sud, perché prevede un regionalismo differenziato che andrà a discapito delle regioni “meno ricche” concedendo a quest’ultime meno autonomie sulla scuola, sul lavoro e sul turismo. Se vince il Si il nostro stato di colonia sarà costituzionalizzato; con il Partito per il Sud non vogliamo contrapporci al Nord ma piuttosto fare in modo che anche il meridione abbia le sue stesse opportunità, affinché lo sviluppo del Sud possa essere volano di sviluppo anche per il Nord Italia e per il Nord Europa.”
Dora Dibenedetto
Fonte: Barletta e Dintorni
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Partire dal Mediterraneo per rilanciare l'Europa: incontro con il Partito del Sud Un Meridionalismo Europeo proposto nell'incontro del Partito del Sud con le forze politiche spagnola e greca di Podemos e Syriza
di COSIMO GIUSEPPE PASTORE
Partire dal Sud per rilanciare l'Europa, questa la sfida che il Partito del Sud insieme a Pomedoms e Syriza, partiti rispettivamente spagnolo e greco, hanno proposto in un incontro tenuto alla sala rossa "Palumbieri" del Castello Svevo di Barletta.
Tra gli ospiti anche Michele Emiliano, governatore della Puglia che apre l'incontro, mediato da Michele Dell'Edera (coordinatore regionale Partito del Sud), manifestando la sua condivisione di valori con il Partito del Sud «un partito che guarda al futuro, non al passato» afferma lo stesso Emiliano.
IDEALI COMUNI
Il Sud d'Europa riunito per rilanciare l'Unione partendo dal suo mare principale, il Mediterraneo «culla di innumerevoli culture» dice Dell'Edera, non «cimitero più grande della storia» prosegue Panagopoulos, membro del partito politico greco Syriza. Condivisa l'idea per cui la "diversità" del Sud non debba essere un problema da risolvere, ma una ricchezza da sfruttare, permettendo al Sud Europeo di avere più voce nelle politiche dell'Unione.
«Quella di oggi non è l'Europa delineata da Spinelli, abbiamo un'Europa germanocentrica, un'Europa delle banche», queste le parole di Andrea Balìa, vicepresidente del Partito del Sud, che auspica un'unione solidale di forze e popoli «bisogna essere partigiani, nel senso di resistenti ma anche propositivi», conclude Balìa.
IL SUD ITALIANO
Andrea del Monaco, esperto fondi Europei e opinionista della Gazzetta del Mezzogiorno, riporta dati allarmanti per il Meridione: fondi europei destinati a riequilibrare il divario tra Nord e Sud Italia ridotti a causa del Fiscal Compact.
Ad illustrare le conseguenze di queste politiche, Cuccurese, presidente del Partito del Sud, che analizza la questione Meridionale ricavandone un quadro devastante: «L'emigrazione delle menti migliori dal Sud Italia e l'alto tasso di denatalità nel Meridione sono dati che non garantiscono alcun futuro per il Sud Italia: entro poco tempo il Sud sarà abitato solo da over cinquantenni».
PODEMOS E SIRYZA
Due forze politiche, Podemos (secondo partito in Spagna) e Syriza (primo partito in Grecia)hanno arricchito l'incontro portando le esperienze virtuose di un Sud Europeo che cerca di emergere dalla crisi e di non sottostare alle politiche di austerità dell'Unione Europea.
«Siamo condannati a vincere» questo lo slogan utilizzato da Panagopoulos (Syriza) nel presentare la caparbietà con cui il partito ha cercato di non abbandonare la Grecia al suo destino. «Abbiamo promesso di non lasciare nessuno solo» prosegue l'esponente di Syriza «abbiamo fatto una grande riforma fiscale ed evitato 16 mila licenziamenti».
«Costruire un immaginario per il Sud e proporre un'alternativa politica alle destre spagnole », questa la proposta politica di Podemos in Spagna, afferma l'esponente del partito Fernando Martinez De Carnero.
I partiti e i loro esponenti non hanno potuto non fare riferimento al prossimo referendum costituzionale in Italia, lanciando un monito comune, espresso dalle parole di Panagopoulos: «Noi del Sud godiamo della storia e della sapienza di 3 mila anni, se vogliono stravolgere la vostra costituzione, voi difendetela con i denti».
Fonte: BarlettaLive
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di COSIMO GIUSEPPE PASTORE
Partire dal Sud per rilanciare l'Europa, questa la sfida che il Partito del Sud insieme a Pomedoms e Syriza, partiti rispettivamente spagnolo e greco, hanno proposto in un incontro tenuto alla sala rossa "Palumbieri" del Castello Svevo di Barletta.
Tra gli ospiti anche Michele Emiliano, governatore della Puglia che apre l'incontro, mediato da Michele Dell'Edera (coordinatore regionale Partito del Sud), manifestando la sua condivisione di valori con il Partito del Sud «un partito che guarda al futuro, non al passato» afferma lo stesso Emiliano.
IDEALI COMUNI
Il Sud d'Europa riunito per rilanciare l'Unione partendo dal suo mare principale, il Mediterraneo «culla di innumerevoli culture» dice Dell'Edera, non «cimitero più grande della storia» prosegue Panagopoulos, membro del partito politico greco Syriza. Condivisa l'idea per cui la "diversità" del Sud non debba essere un problema da risolvere, ma una ricchezza da sfruttare, permettendo al Sud Europeo di avere più voce nelle politiche dell'Unione.
«Quella di oggi non è l'Europa delineata da Spinelli, abbiamo un'Europa germanocentrica, un'Europa delle banche», queste le parole di Andrea Balìa, vicepresidente del Partito del Sud, che auspica un'unione solidale di forze e popoli «bisogna essere partigiani, nel senso di resistenti ma anche propositivi», conclude Balìa.
IL SUD ITALIANO
Andrea del Monaco, esperto fondi Europei e opinionista della Gazzetta del Mezzogiorno, riporta dati allarmanti per il Meridione: fondi europei destinati a riequilibrare il divario tra Nord e Sud Italia ridotti a causa del Fiscal Compact.
Ad illustrare le conseguenze di queste politiche, Cuccurese, presidente del Partito del Sud, che analizza la questione Meridionale ricavandone un quadro devastante: «L'emigrazione delle menti migliori dal Sud Italia e l'alto tasso di denatalità nel Meridione sono dati che non garantiscono alcun futuro per il Sud Italia: entro poco tempo il Sud sarà abitato solo da over cinquantenni».
PODEMOS E SIRYZA
Due forze politiche, Podemos (secondo partito in Spagna) e Syriza (primo partito in Grecia)hanno arricchito l'incontro portando le esperienze virtuose di un Sud Europeo che cerca di emergere dalla crisi e di non sottostare alle politiche di austerità dell'Unione Europea.
«Siamo condannati a vincere» questo lo slogan utilizzato da Panagopoulos (Syriza) nel presentare la caparbietà con cui il partito ha cercato di non abbandonare la Grecia al suo destino. «Abbiamo promesso di non lasciare nessuno solo» prosegue l'esponente di Syriza «abbiamo fatto una grande riforma fiscale ed evitato 16 mila licenziamenti».
«Costruire un immaginario per il Sud e proporre un'alternativa politica alle destre spagnole », questa la proposta politica di Podemos in Spagna, afferma l'esponente del partito Fernando Martinez De Carnero.
I partiti e i loro esponenti non hanno potuto non fare riferimento al prossimo referendum costituzionale in Italia, lanciando un monito comune, espresso dalle parole di Panagopoulos: «Noi del Sud godiamo della storia e della sapienza di 3 mila anni, se vogliono stravolgere la vostra costituzione, voi difendetela con i denti».
Fonte: BarlettaLive
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Barletta incontra la buona politica e Michele Emiliano
Il sud e il suo rilancio: queste le parole chiave del dibattito svoltosi lo scorso 4 novembre presso la sala “Palumbieri” del Castello Svevo di Barletta.
L’evento, organizzato dal ‘partito del sud’- meridionalisti progressisti ha visto la partecipazione di numerose eccellenze pugliesi, primo tra tutti il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano.
“Il mediterraneo è la frontiera dell’Europa. Il progetto di rilancio non solo del nostro paes,e ma anche degli altri Paesi europei, deve e può partire dal sud”, ha dichiarato Michele Dell’Edera, vicepresidente nazionale del partito del sud e coordinatore regionale della Puglia. “Questo mare che ci appartiene dovrebbe essere fonte di vita e non di morti. Attraverso nuove politiche questo atteggiamento apparentemente utopistico può realizzarsi”.
Rinascita europea e meridionalismo europeo di primaria importanza. Importanza attribuita anche da Emiliano, l’importante è che “il rifiuto del populismo meridionale non inizi a strumentalizzare il ruolo della politica per creare consensi. Fondamentale da questo punto di vista sarà il referendum del 4 dicembre: siamo spaventati in quanto il giocattolo politico potrebbe far diventare il governo più rarefatto”.
Fernando Martinez De Carnero del Podemos Italia ha accennato alla situazione spagnola, constatando che “La divisione in regioni crea uno squilibrio territoriale. La divisione nord-sud è presente anche in Spagna. Al giorno d’oggi assistiamo ovunque ad una crisi non solo di rappresentanza ma anche di rappresentanza”.
La tragica e problematica situazione in cui verte l’Europa ( e il sud in particolare) è ben chiara a Argiris Panagopoulos, membro del Dipartimento di politica europea di Syriza: “Io provengo dal sud del sud, per giungere qui a Barletta – ha scherzato – ho viaggiato verso nord. Per questa macelleria sociale che sta avvenendo c’è un solo rimedio: non lasciare mai nessuno solo. La situazione della mia Grecia non è poi così tanto lontana da quella italiana. C’è anche un altro fattore ad unire i nostri due Paesi: il mare dei cadaveri. Un inizio di ricostruzione sta avvenendo: punto di partenza di quest’ultima sono Lampedusa e Lesbo”.
Dati più concreti quelli presentati da Andrea Del Monaco, esperto Fondi Europei e autore del libro SUD COLONIA TEDESCA?, la questione meridionale oggi. Del Monaco ha presentato dati (consultabili sulla Gazzetta del Mezzogiorno) importanti. “Se le regole del bilancio europeo non verranno cambiate l’Italia diventerà una colonia tedesca” ha dichiarato l’esperto”. Uno dei tanti esempi fatti durante la presentazione riguarda i finanziamenti della Napoli, Bari, Lecce, Taranto : “Sono stati tagliati 17 miliardi e mezzo, rinviati come spesa dei 30 miliardi destinati al mezzoggiorno per lo sviluppo e la coesione”. Questa è solo la punta dell’iceberg : tanti altri sono i fondi tagliati per il progresso della nostra regione e di tutte a sud dello stivale.
Con gli interventi di Andrea Balìa (vicepresidente nazionale del Partito del Sud) e Natale Cuccorese (Presidente nazionale del partito del sud) si è concluso il dibattito. “Il dibattito di oggi è antecedente ad un convegno tenutosi a Bari nel 2014. Vogliamo dare il nostro punto di vista e contributo allo sviluppo del nostro Paese. Se riparte il sud, riparte l’intera Italia. Le premesse ci sono tutte, l’importante è continuare a mantenerle” ha concluso Natale Cuccorese.
Incontro fruttuoso quello avvenuto nella città della Disfida, le cui idee verranno scritte in un libro che sarà presto pubblicato.
Fonte: BarlettaNews
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Il sud e il suo rilancio: queste le parole chiave del dibattito svoltosi lo scorso 4 novembre presso la sala “Palumbieri” del Castello Svevo di Barletta.
L’evento, organizzato dal ‘partito del sud’- meridionalisti progressisti ha visto la partecipazione di numerose eccellenze pugliesi, primo tra tutti il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano.
“Il mediterraneo è la frontiera dell’Europa. Il progetto di rilancio non solo del nostro paes,e ma anche degli altri Paesi europei, deve e può partire dal sud”, ha dichiarato Michele Dell’Edera, vicepresidente nazionale del partito del sud e coordinatore regionale della Puglia. “Questo mare che ci appartiene dovrebbe essere fonte di vita e non di morti. Attraverso nuove politiche questo atteggiamento apparentemente utopistico può realizzarsi”.
Rinascita europea e meridionalismo europeo di primaria importanza. Importanza attribuita anche da Emiliano, l’importante è che “il rifiuto del populismo meridionale non inizi a strumentalizzare il ruolo della politica per creare consensi. Fondamentale da questo punto di vista sarà il referendum del 4 dicembre: siamo spaventati in quanto il giocattolo politico potrebbe far diventare il governo più rarefatto”.
Fernando Martinez De Carnero del Podemos Italia ha accennato alla situazione spagnola, constatando che “La divisione in regioni crea uno squilibrio territoriale. La divisione nord-sud è presente anche in Spagna. Al giorno d’oggi assistiamo ovunque ad una crisi non solo di rappresentanza ma anche di rappresentanza”.
La tragica e problematica situazione in cui verte l’Europa ( e il sud in particolare) è ben chiara a Argiris Panagopoulos, membro del Dipartimento di politica europea di Syriza: “Io provengo dal sud del sud, per giungere qui a Barletta – ha scherzato – ho viaggiato verso nord. Per questa macelleria sociale che sta avvenendo c’è un solo rimedio: non lasciare mai nessuno solo. La situazione della mia Grecia non è poi così tanto lontana da quella italiana. C’è anche un altro fattore ad unire i nostri due Paesi: il mare dei cadaveri. Un inizio di ricostruzione sta avvenendo: punto di partenza di quest’ultima sono Lampedusa e Lesbo”.
Dati più concreti quelli presentati da Andrea Del Monaco, esperto Fondi Europei e autore del libro SUD COLONIA TEDESCA?, la questione meridionale oggi. Del Monaco ha presentato dati (consultabili sulla Gazzetta del Mezzogiorno) importanti. “Se le regole del bilancio europeo non verranno cambiate l’Italia diventerà una colonia tedesca” ha dichiarato l’esperto”. Uno dei tanti esempi fatti durante la presentazione riguarda i finanziamenti della Napoli, Bari, Lecce, Taranto : “Sono stati tagliati 17 miliardi e mezzo, rinviati come spesa dei 30 miliardi destinati al mezzoggiorno per lo sviluppo e la coesione”. Questa è solo la punta dell’iceberg : tanti altri sono i fondi tagliati per il progresso della nostra regione e di tutte a sud dello stivale.
Con gli interventi di Andrea Balìa (vicepresidente nazionale del Partito del Sud) e Natale Cuccorese (Presidente nazionale del partito del sud) si è concluso il dibattito. “Il dibattito di oggi è antecedente ad un convegno tenutosi a Bari nel 2014. Vogliamo dare il nostro punto di vista e contributo allo sviluppo del nostro Paese. Se riparte il sud, riparte l’intera Italia. Le premesse ci sono tutte, l’importante è continuare a mantenerle” ha concluso Natale Cuccorese.
Incontro fruttuoso quello avvenuto nella città della Disfida, le cui idee verranno scritte in un libro che sarà presto pubblicato.
Fonte: BarlettaNews
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