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lunedì 28 luglio 2008
Inaugurazione della dittatura


domenica 20 luglio 2008
Belgio, re Alberto fa appello all'unità

BRUXELLES (Reuters) - Re Alberto del Belgio oggi ha lanciato un appello all'unità del suo paese in un messaggio tv, alla vigilia della festa nazionale, mentre i leader politici stanno tentando di risolvere la crisi che divide le regioni di lingua francese e fiamminga.
"Dobbiamo inventare nuovi modi di vivere insieme nel nostro paese", ha detto il sovrano in un discorso trasmesso in tv in vista della festività di domani.
"Come sapete bene, il nostro paese sta attraversando gravi difficoltà politiche, ma mi piacerebbe vedere che le difficoltà e le crisi sono anche un momento per reagire e sollevarsi", ha detto il re.
La scorsa settimana, il re ha respinto le dimissioni del primo ministro Yves Leterme, presentate dopo meno di quattro mesi di incarico e ha nominato un gruppo di saggi che aiuti il dialogo sulla divisione del potere tra le varie comunità linguistiche.
Leterme non è riuscito a raggiungere un accordo tra le due regioni alla scadenza di metà luglio, spingendo il paese in una nuova crisi politica.
I cristiano democratici fiamminghi di Leterme hanno nettamente vinto le elezioni federali del giugno 2007 sull'impegno a trasferire alcune poteri federali alle regioni. Sei belgi su dieci sono fiamminghi.
Le Fiandre -- in cui si parla fiammingo e che sono più ricche -- vogliono un maggior controllo regionale sulle tasse e la spesa del welfare.
La Vallonia -- in cui si parla francese ed è più povera -- è contraria a una devoluzione più spinta, temendo di poter perdere fondi.
Il re ha chiesto a due politici di lingua francese e al presidente della piccola comunità belga di lingua tedesca di pensare a modi per aprire i colloqui sulle riforme. Un rapporto è atteso entro la fine del mese.

BRUXELLES (Reuters) - Re Alberto del Belgio oggi ha lanciato un appello all'unità del suo paese in un messaggio tv, alla vigilia della festa nazionale, mentre i leader politici stanno tentando di risolvere la crisi che divide le regioni di lingua francese e fiamminga.
"Dobbiamo inventare nuovi modi di vivere insieme nel nostro paese", ha detto il sovrano in un discorso trasmesso in tv in vista della festività di domani.
"Come sapete bene, il nostro paese sta attraversando gravi difficoltà politiche, ma mi piacerebbe vedere che le difficoltà e le crisi sono anche un momento per reagire e sollevarsi", ha detto il re.
La scorsa settimana, il re ha respinto le dimissioni del primo ministro Yves Leterme, presentate dopo meno di quattro mesi di incarico e ha nominato un gruppo di saggi che aiuti il dialogo sulla divisione del potere tra le varie comunità linguistiche.
Leterme non è riuscito a raggiungere un accordo tra le due regioni alla scadenza di metà luglio, spingendo il paese in una nuova crisi politica.
I cristiano democratici fiamminghi di Leterme hanno nettamente vinto le elezioni federali del giugno 2007 sull'impegno a trasferire alcune poteri federali alle regioni. Sei belgi su dieci sono fiamminghi.
Le Fiandre -- in cui si parla fiammingo e che sono più ricche -- vogliono un maggior controllo regionale sulle tasse e la spesa del welfare.
La Vallonia -- in cui si parla francese ed è più povera -- è contraria a una devoluzione più spinta, temendo di poter perdere fondi.
Il re ha chiesto a due politici di lingua francese e al presidente della piccola comunità belga di lingua tedesca di pensare a modi per aprire i colloqui sulle riforme. Un rapporto è atteso entro la fine del mese.
venerdì 18 luglio 2008
L'Unione Mediterranea di Sarkozy, minaccia di isolamento per la Sicilia


giovedì 17 luglio 2008
Un referendum italiano sul Trattato di Lisbona?


BELGIO,FINE DEL FALSO FEDERALISMO...

Yves Leterme getta la spugna e per il Belgio è di nuovo notte fonda.
Dopo il fallimento di un possibile accordo su una riforma delle istituzioni, ieri sera, il Primo ministro si è recato dal Re Alberto II per rassegnare le sue dimissioni.
Negli ultimi giorni, Leterme era impegnato in una corsa disperata contro il tempo per convincere i partiti francofoni e fiamminghi ad accettare il suo progetto di riforma delle istituzioni. Il successo dei negoziati tra le due comunità avrebbe consentito al Primo ministro di presentarsi oggi al Parlamento federale e chiedere la fiducia dei deputati sulla divisione dei poteri tra le Fiandre e la Vallonia. Di fronte all’impasse, Leterme ha preferito dimettersi.
Rimasto senza governo per oltre nove mesi, un record, nel marzo scorso il Belgio era riuscito a dotarsi di una squadra governativa incaricata di traghettare il Paese in un percorso di riforme istituzionali. Yves Leterme si era dato fino al 15 luglio per riconciliare i fiamminghi (maggioritari) e i valloni, ormai ai ferri corti. Da anni, le Fiandre, la regione più ricca del Regno, chiede più autonomia nei confronti di un governo federale a cui i Valloni si aggrappano disperatamente per non sprofondare in una crisi economica irreversibile. Oltre alla possibilità di legiferare autonomamente sulla politica fiscale o la previdenza sociale, la richiesta fatta dai fiamminghi di separare il comune bilingue di Bruxelles-Hal-Vilvorde (BHV) dalla Regione mista di Bruxelles ha spinto i francofoni in trincea. Leterme, di origine fiamminga, sperava di ammorbidire le posizioni della sua comunità.
Lite di maggioranza. Il suo destino, e quello del Belgio, si sono giocati ieri sera nel corso delle riunioni che i due partiti partiti fiamminghi – CD&V (cristiano-democratico) e NVA (nazionalista) – hanno tenuto a porte chiuse. “Sapevamo che l’NVA, minoritario, avrebbe bocciato la proposta di Leterme” fa sapere a Panorama.it la redattrice del quotidiano fiammingo De Morgen, Lisbeth Van Impe. Ma nessuno avrebbe immaginato che i sostenitori del CD&V facessero irruzione nella sala in cui si era riunita la leadership del partito di Leterme per convincere i loro deputati e sindaci di mandare a casa il Primo ministro. “Sono state ore drammatiche” sostiene Van Impe. “Purtroppo, il cartello che ha consentito a Leterme di vincere le elezioni nel 2007 ha abbandonato il Premier al proprio destino”.
Tocca al Re. Con le dimissioni della massima carica dello Stato, la patata bollente passa ora tra le mani del Re. In una nota diffusa stamane, si apprende che il sovrano “mantiene in sospeso la sua decisione”. Ma per chi sa districarsi nel labirinto politico belga, prevale la sensazione che Alberto II accetterà le dimissioni di Leterme. Una volta accettate, il Re dovrà andare alla ricerca di una “personalità” che possa convincere i partiti fiamminghi e francofoni di formare un nuovo governo. Una missione che molti esperti ritengono estremamente complessa, anche perché Alberto II ha già dimostrato nel passato i suoi limiti nel gestire le crisi. “L’altra possibilità” spiega Van Impe, “è che il Parlamento venga dissolto. In questo caso, ci vogliono un massimo di 40 giorni per organizzare le elezioni. Purtroppo siamo in piena estate, il che significa che non ci sono le condizioni per chiedere ai belgi di recarsi alle urne”. Insomma, lo spettro di una scissione definitiva tra fiamminghi e valloni è più che mai all’ordine del giorno.
http://blog.panorama.it/mondo/2008/07/15/belgio-il-paese-che-non-ce-piu/
****************************
BELGIO: LETERME SI DIMETTE, RE ALBERTO SI RISERVA DECISIONE
Bruxelles, 15 lug. - (Adnkronos) - Il primo ministro belga Yves Leterme si e' dimesso a quattro mesi dall'incarico e re Alberto II si e' riservato una decisione in merito. A riferire che "il re tiene in sospeso la sua decisione" e' una nota di palazzo reale emessa nella notte; questo puo' voler dire che il sovrano spera ancora di convincere il capo del governo cristiano-democratico a restare al suo posto, oppure che re Alberto vuole prendere tempo per le necessarie consultazioni che evitino una nuova crisi politica al Paese. In carica da fine marzo, il 48 enne Leterme ha gettato la spugna dopo il fallimento del tentativo di accordo su una riforma che darebbe piu' autonomia alle Fiandre. Ex leader della regione, Leterme aveva vinto le elezioni politiche del giugno 2007; il suo obiettivo era la riconciliazione sulle riforme costituzionali tra i fiamminghi, che rappresentano il 60% dei 10,5 milioni di abitanti del Belgio, e i francofoni (il 40%).
rarika

Yves Leterme getta la spugna e per il Belgio è di nuovo notte fonda.
Dopo il fallimento di un possibile accordo su una riforma delle istituzioni, ieri sera, il Primo ministro si è recato dal Re Alberto II per rassegnare le sue dimissioni.
Negli ultimi giorni, Leterme era impegnato in una corsa disperata contro il tempo per convincere i partiti francofoni e fiamminghi ad accettare il suo progetto di riforma delle istituzioni. Il successo dei negoziati tra le due comunità avrebbe consentito al Primo ministro di presentarsi oggi al Parlamento federale e chiedere la fiducia dei deputati sulla divisione dei poteri tra le Fiandre e la Vallonia. Di fronte all’impasse, Leterme ha preferito dimettersi.
Rimasto senza governo per oltre nove mesi, un record, nel marzo scorso il Belgio era riuscito a dotarsi di una squadra governativa incaricata di traghettare il Paese in un percorso di riforme istituzionali. Yves Leterme si era dato fino al 15 luglio per riconciliare i fiamminghi (maggioritari) e i valloni, ormai ai ferri corti. Da anni, le Fiandre, la regione più ricca del Regno, chiede più autonomia nei confronti di un governo federale a cui i Valloni si aggrappano disperatamente per non sprofondare in una crisi economica irreversibile. Oltre alla possibilità di legiferare autonomamente sulla politica fiscale o la previdenza sociale, la richiesta fatta dai fiamminghi di separare il comune bilingue di Bruxelles-Hal-Vilvorde (BHV) dalla Regione mista di Bruxelles ha spinto i francofoni in trincea. Leterme, di origine fiamminga, sperava di ammorbidire le posizioni della sua comunità.
Lite di maggioranza. Il suo destino, e quello del Belgio, si sono giocati ieri sera nel corso delle riunioni che i due partiti partiti fiamminghi – CD&V (cristiano-democratico) e NVA (nazionalista) – hanno tenuto a porte chiuse. “Sapevamo che l’NVA, minoritario, avrebbe bocciato la proposta di Leterme” fa sapere a Panorama.it la redattrice del quotidiano fiammingo De Morgen, Lisbeth Van Impe. Ma nessuno avrebbe immaginato che i sostenitori del CD&V facessero irruzione nella sala in cui si era riunita la leadership del partito di Leterme per convincere i loro deputati e sindaci di mandare a casa il Primo ministro. “Sono state ore drammatiche” sostiene Van Impe. “Purtroppo, il cartello che ha consentito a Leterme di vincere le elezioni nel 2007 ha abbandonato il Premier al proprio destino”.
Tocca al Re. Con le dimissioni della massima carica dello Stato, la patata bollente passa ora tra le mani del Re. In una nota diffusa stamane, si apprende che il sovrano “mantiene in sospeso la sua decisione”. Ma per chi sa districarsi nel labirinto politico belga, prevale la sensazione che Alberto II accetterà le dimissioni di Leterme. Una volta accettate, il Re dovrà andare alla ricerca di una “personalità” che possa convincere i partiti fiamminghi e francofoni di formare un nuovo governo. Una missione che molti esperti ritengono estremamente complessa, anche perché Alberto II ha già dimostrato nel passato i suoi limiti nel gestire le crisi. “L’altra possibilità” spiega Van Impe, “è che il Parlamento venga dissolto. In questo caso, ci vogliono un massimo di 40 giorni per organizzare le elezioni. Purtroppo siamo in piena estate, il che significa che non ci sono le condizioni per chiedere ai belgi di recarsi alle urne”. Insomma, lo spettro di una scissione definitiva tra fiamminghi e valloni è più che mai all’ordine del giorno.
http://blog.panorama.it/mondo/2008/07/15/belgio-il-paese-che-non-ce-piu/
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BELGIO: LETERME SI DIMETTE, RE ALBERTO SI RISERVA DECISIONE
Bruxelles, 15 lug. - (Adnkronos) - Il primo ministro belga Yves Leterme si e' dimesso a quattro mesi dall'incarico e re Alberto II si e' riservato una decisione in merito. A riferire che "il re tiene in sospeso la sua decisione" e' una nota di palazzo reale emessa nella notte; questo puo' voler dire che il sovrano spera ancora di convincere il capo del governo cristiano-democratico a restare al suo posto, oppure che re Alberto vuole prendere tempo per le necessarie consultazioni che evitino una nuova crisi politica al Paese. In carica da fine marzo, il 48 enne Leterme ha gettato la spugna dopo il fallimento del tentativo di accordo su una riforma che darebbe piu' autonomia alle Fiandre. Ex leader della regione, Leterme aveva vinto le elezioni politiche del giugno 2007; il suo obiettivo era la riconciliazione sulle riforme costituzionali tra i fiamminghi, che rappresentano il 60% dei 10,5 milioni di abitanti del Belgio, e i francofoni (il 40%).
rarika
lunedì 7 luglio 2008
Contro la ratifica del Trattato di Lisbona


venerdì 27 giugno 2008
CATALOGNA:LA DETERMINAZIONE DI ESSERCI

STORIA DELLLA CATALOGNA
La Catalogna è un Paese europeo piccolo, diverso, antico.
http://rarika-radice.blogspot.com/

STORIA DELLLA CATALOGNA
La Catalogna è un Paese europeo piccolo, diverso, antico.
http://rarika-radice.blogspot.com/
giovedì 26 giugno 2008
Una battaglia in sintesi

LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICAOSCAR LUIGI SCALFARO
Roma, 2 Aprile 1998
Gentile Presidente,
se mi rivolgo a lei con una semplice lettera da cittadino italiano al Presidente della Repubblica, è perché non posso e non voglio lasciare nulla di intentato, davanti alla mia coscienza e alla sua, davanti ai miei concittadini di oggi e davanti a quelli di domani e alla Storia. Lei è il custode della Costituzione ma anche un magistrato. Dunque sa, e può capire meglio di molti altri, quale dialettica ci sia fra forma e contenuto, lettera e spirito, nell’amministrazione della giustizia nella verità, e che è la “finzione” il loro maggiore pericolo. Il trattato di Maastricht è questa finzione . Non “politica estera” ma trasformazione radicale dell’assetto di vita degli italiani, ossia il tradimento della Costituzione. La perdita di tutti i punti fermi politici dai quali i cittadini credono, attraverso la Costituzione, di essere tutelati e ai quali obbediscono. La perdita della libertà, della democrazia, del territorio, della patria, della lingua… In altri paesi dell’Unione si stanno presentando eccezioni alle Corti Costituzionali. Io ho fatto, viceversa, parlando, incontrando gran parte di coloro che dirigono il nostro paese, un’esperienza terribile, dalla quale ho tratto questa conclusione: in Italia c’è oggi lo stesso muro di silenzio, di ottusità, di esaltazione di simboli privi di realtà che ha fatto dire ai tedeschi, dopo la guerra, che essi “ non sapevano”. Per questo le scrivo questa lettera: perché nessuno possa dire domani che “non sapeva”.
Ida Magli
Roma, 2 Aprile 1998

LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICAOSCAR LUIGI SCALFARO
Roma, 2 Aprile 1998
Gentile Presidente,
se mi rivolgo a lei con una semplice lettera da cittadino italiano al Presidente della Repubblica, è perché non posso e non voglio lasciare nulla di intentato, davanti alla mia coscienza e alla sua, davanti ai miei concittadini di oggi e davanti a quelli di domani e alla Storia. Lei è il custode della Costituzione ma anche un magistrato. Dunque sa, e può capire meglio di molti altri, quale dialettica ci sia fra forma e contenuto, lettera e spirito, nell’amministrazione della giustizia nella verità, e che è la “finzione” il loro maggiore pericolo. Il trattato di Maastricht è questa finzione . Non “politica estera” ma trasformazione radicale dell’assetto di vita degli italiani, ossia il tradimento della Costituzione. La perdita di tutti i punti fermi politici dai quali i cittadini credono, attraverso la Costituzione, di essere tutelati e ai quali obbediscono. La perdita della libertà, della democrazia, del territorio, della patria, della lingua… In altri paesi dell’Unione si stanno presentando eccezioni alle Corti Costituzionali. Io ho fatto, viceversa, parlando, incontrando gran parte di coloro che dirigono il nostro paese, un’esperienza terribile, dalla quale ho tratto questa conclusione: in Italia c’è oggi lo stesso muro di silenzio, di ottusità, di esaltazione di simboli privi di realtà che ha fatto dire ai tedeschi, dopo la guerra, che essi “ non sapevano”. Per questo le scrivo questa lettera: perché nessuno possa dire domani che “non sapeva”.
Ida Magli
Roma, 2 Aprile 1998
lunedì 23 giugno 2008
Ue: finita la commedia degli inganni


mercoledì 18 giugno 2008
Dopo il referendum irlandese sul Trattato di Lisbona

di Christopher Booker
L'esito sensazionale del referendum irlandese ha smascherato uno dei più vergognosi inganni mai attuati nella storia della politica.Sette anni fa i leader europei decisero che, come compimento del loro grande "progetto", avrebbero redatto una Costituzione per l'Europa.Dopo aver allargato progressivamente il proprio potere per quasi 50 anni, spesso con il sotterfugio e l'inganno, l'Unione europea era pronta a emergere sul palcoscenico del mondo nelle sue vere vesti, di onnipotente governo sovranazionale. Con la Dichiarazione di Laeken del 2002, piena di riferimenti alla "democrazia" e alla necessità di portare "l'Europa più vicina alla sua gente", fu allestita una convenzione, che per 18 mesi si dedicò a redigere la costituzione, strettamente sorvegliata in ogni suo punto dal presidente, Valéry Giscard d'Estaing. Per altri 18 mesi ne furono raffinati i dettagli, per poi mandarla alla ratifica da parte di compiacenti parlamenti nazionali o dei referendum che alcuni governi erano stati costretti loro malgrado a concedere. Poi venne quel momento scioccante del 2005 in cui la Costituzione fu rigettata dagli elettori di Francia e Olanda. I leader dell'UE, attoniti, non sapevano più che pesci pigliare.Allora, l'estate scorsa, intrapresero un piano audacissimo. Avrebbero riorganizzato i contenuti della costituzione in modo da renderla praticamente incomprensibile, omettendo ogni riferimento al concetto di costituzione, e l'avrebbero imposta ai vari parlamenti evitando accuratamente di passare per altri referendum - tranne che nell'unico paese la cui stessa costituzione lo prevedeva tassativamente: l'Irlanda.Almeno la maggior parte dei leader dell'UE sono stati abbastanza onesti da ammettere che il nuovo trattato e la vecchia costituzione erano esattamente la stessa cosa. Solo il Primo Ministro britannico Gordon Brown, per giustificare l'aver tradito la promessa elettorale di tenere un referendum, ha fatto finta che i due documenti fossero in qualche modo molto diversi. Era così deciso a ottenere la ratifica del trattato che non ha nemmeno concesso al Parlamento il tempo necessario di discuterne sul serio.

di Christopher Booker
L'esito sensazionale del referendum irlandese ha smascherato uno dei più vergognosi inganni mai attuati nella storia della politica.Sette anni fa i leader europei decisero che, come compimento del loro grande "progetto", avrebbero redatto una Costituzione per l'Europa.Dopo aver allargato progressivamente il proprio potere per quasi 50 anni, spesso con il sotterfugio e l'inganno, l'Unione europea era pronta a emergere sul palcoscenico del mondo nelle sue vere vesti, di onnipotente governo sovranazionale. Con la Dichiarazione di Laeken del 2002, piena di riferimenti alla "democrazia" e alla necessità di portare "l'Europa più vicina alla sua gente", fu allestita una convenzione, che per 18 mesi si dedicò a redigere la costituzione, strettamente sorvegliata in ogni suo punto dal presidente, Valéry Giscard d'Estaing. Per altri 18 mesi ne furono raffinati i dettagli, per poi mandarla alla ratifica da parte di compiacenti parlamenti nazionali o dei referendum che alcuni governi erano stati costretti loro malgrado a concedere. Poi venne quel momento scioccante del 2005 in cui la Costituzione fu rigettata dagli elettori di Francia e Olanda. I leader dell'UE, attoniti, non sapevano più che pesci pigliare.Allora, l'estate scorsa, intrapresero un piano audacissimo. Avrebbero riorganizzato i contenuti della costituzione in modo da renderla praticamente incomprensibile, omettendo ogni riferimento al concetto di costituzione, e l'avrebbero imposta ai vari parlamenti evitando accuratamente di passare per altri referendum - tranne che nell'unico paese la cui stessa costituzione lo prevedeva tassativamente: l'Irlanda.Almeno la maggior parte dei leader dell'UE sono stati abbastanza onesti da ammettere che il nuovo trattato e la vecchia costituzione erano esattamente la stessa cosa. Solo il Primo Ministro britannico Gordon Brown, per giustificare l'aver tradito la promessa elettorale di tenere un referendum, ha fatto finta che i due documenti fossero in qualche modo molto diversi. Era così deciso a ottenere la ratifica del trattato che non ha nemmeno concesso al Parlamento il tempo necessario di discuterne sul serio.
venerdì 13 giugno 2008
lunedì 9 giugno 2008
Perché no al trattato di Lisbona
Di Ida Magli
In questi giorni, con la ratifica da parte del Parlamento italiano del cosiddetto Trattato di Lisbona, si porrà fine definitivamente all'esistenza delle Nazione Italia. E mano a mano si porrà fine all'esistenza di quasi tutte le altre nazioni in Europa. Non bisogna sorprendersi del silenzio che accompagna l'atto più importante che sia mai stato compiuto dal 1870 con il Regno d'Italia. È un silenzio che non è dovuto soltanto al volere dei governanti, ben sicuri fin dall'inizio dell'operazione “Unione europea“ che bisognava tenerne all'oscuro il più possibile i cittadini, ma anche alla obiettiva difficoltà per i giornalisti di fornire informazioni e tanto meno spiegazioni di un progetto che esula da qualsiasi concetto di «politica“. Il Trattato di Lisbona è infatti una «visione del mondo» universale, una teologia dogmatica con le sue applicazioni pratiche, la forma più assoluta di totalitarismo che sia mai stata messa in atto. Come potrebbero i giornalisti istruire con poche parole milioni di persone sulla metafisica di Kant? Eppure c'è quasi tutto Kant, inclusa la sua proposta per la Pace Perpetua, nel progetto dell'Unione europea. Ma c'è anche molto Rousseau, molto Voltaire, molto Marx, con in più quello che Tremonti definisce «mercatismo»: l'assolutizzazione del mercato. La falsificazione dei significati linguistici accompagna fin dall'inizio l'operazione europea: quello che viene firmato non è affatto un Trattato e non è neanche una «Costituzione», come era stato chiamato prima che i referendum popolari lo bocciassero. È la proclamazione di una religione universale, accompagnata in tutti i dettagli dagli strumenti coercitivi verso i popoli e verso le singole persone per realizzarla. È il passo fondamentale, dopo averlo costituito in Europa, per giungere alla meta prefissata: il governo mondiale. Posso indicare in questo breve spazio soltanto alcuni degli strumenti preordinati: A) Il sincretismo fra le varie religioni e fra i vari costumi culturali. Un sincretismo che verrà raggiunto con lo spostamento di milioni di persone e smussando tutte le differenze attraverso il «dialogo». Discendono da questa precisa volontà dei governanti le ondate immigratorie che stanno soffocando l'Europa d'occidente. Si tratta di decisioni di forza, prese a tavolino: se nasceranno reazioni o conflitti, come di fatto sono già nati, provvederanno le schedature biometriche, la polizia e il tribunale europeo a eliminarli. B) Il governo concentrato in poche persone, quasi sconosciute ai cittadini, mentre diventano sempre più pleonastici i parlamenti nazionali. Il parlamento europeo, infatti, tanto perché nessuno possa obiettare in seguito che non aveva capito, è stato istituito fin dall'inizio privo di potere legislativo. Pura finzione al fine di gettare polvere negli occhi ai cittadini e tenere buoni con ricche poltrone i residui pretendenti al potere nell'impero fittizio. C) Nella sua qualità di fase di passaggio verso il governo mondiale, l'Europa deve essere debolissima, come infatti sta diventando. Per ora qualcuno lo nota a proposito dell'economia e della ricerca (ricerca significa intelligenza), ma presto sarà chiaro a tutti l'impoverimento intellettuale e affettivo di popoli costretti a perdere la propria identità, la propria «forma» in ogni settore della vita. In Italia la perdita è più grave per il semplice motivo che gli italiani sono i più ricchi di creatività. Di fronte al vuoto di qualsiasi ideale e di qualsiasi futuro, i giovani si battono per quelli vecchi inesistenti, oppure «si annoiano». Vi si aggiungono con uguale impoverimento i milioni di immigrati, anch'essi sradicati dalla loro identità e gettati nel crogiolo della non-forma. Si tratta di conseguenze ovvie, perseguite con ostinazione durante il passare degli anni sia dai fanatici credenti nella religione universale che da coloro che se ne servono per assolutizzare il proprio potere. Ci troviamo di fronte a quello che i poeti tedeschi individuavano chiaramente durante il nazismo come « il generale naufragio dello spirito ». Seppellire le nazioni per paura del nazionalismo significa provocare di nuovo il generale naufragio dello spirito. Significa che alla fine Hitler ha vinto. http://www.italianiliberi.it
Di Ida Magli
In questi giorni, con la ratifica da parte del Parlamento italiano del cosiddetto Trattato di Lisbona, si porrà fine definitivamente all'esistenza delle Nazione Italia. E mano a mano si porrà fine all'esistenza di quasi tutte le altre nazioni in Europa. Non bisogna sorprendersi del silenzio che accompagna l'atto più importante che sia mai stato compiuto dal 1870 con il Regno d'Italia. È un silenzio che non è dovuto soltanto al volere dei governanti, ben sicuri fin dall'inizio dell'operazione “Unione europea“ che bisognava tenerne all'oscuro il più possibile i cittadini, ma anche alla obiettiva difficoltà per i giornalisti di fornire informazioni e tanto meno spiegazioni di un progetto che esula da qualsiasi concetto di «politica“. Il Trattato di Lisbona è infatti una «visione del mondo» universale, una teologia dogmatica con le sue applicazioni pratiche, la forma più assoluta di totalitarismo che sia mai stata messa in atto. Come potrebbero i giornalisti istruire con poche parole milioni di persone sulla metafisica di Kant? Eppure c'è quasi tutto Kant, inclusa la sua proposta per la Pace Perpetua, nel progetto dell'Unione europea. Ma c'è anche molto Rousseau, molto Voltaire, molto Marx, con in più quello che Tremonti definisce «mercatismo»: l'assolutizzazione del mercato. La falsificazione dei significati linguistici accompagna fin dall'inizio l'operazione europea: quello che viene firmato non è affatto un Trattato e non è neanche una «Costituzione», come era stato chiamato prima che i referendum popolari lo bocciassero. È la proclamazione di una religione universale, accompagnata in tutti i dettagli dagli strumenti coercitivi verso i popoli e verso le singole persone per realizzarla. È il passo fondamentale, dopo averlo costituito in Europa, per giungere alla meta prefissata: il governo mondiale. Posso indicare in questo breve spazio soltanto alcuni degli strumenti preordinati: A) Il sincretismo fra le varie religioni e fra i vari costumi culturali. Un sincretismo che verrà raggiunto con lo spostamento di milioni di persone e smussando tutte le differenze attraverso il «dialogo». Discendono da questa precisa volontà dei governanti le ondate immigratorie che stanno soffocando l'Europa d'occidente. Si tratta di decisioni di forza, prese a tavolino: se nasceranno reazioni o conflitti, come di fatto sono già nati, provvederanno le schedature biometriche, la polizia e il tribunale europeo a eliminarli. B) Il governo concentrato in poche persone, quasi sconosciute ai cittadini, mentre diventano sempre più pleonastici i parlamenti nazionali. Il parlamento europeo, infatti, tanto perché nessuno possa obiettare in seguito che non aveva capito, è stato istituito fin dall'inizio privo di potere legislativo. Pura finzione al fine di gettare polvere negli occhi ai cittadini e tenere buoni con ricche poltrone i residui pretendenti al potere nell'impero fittizio. C) Nella sua qualità di fase di passaggio verso il governo mondiale, l'Europa deve essere debolissima, come infatti sta diventando. Per ora qualcuno lo nota a proposito dell'economia e della ricerca (ricerca significa intelligenza), ma presto sarà chiaro a tutti l'impoverimento intellettuale e affettivo di popoli costretti a perdere la propria identità, la propria «forma» in ogni settore della vita. In Italia la perdita è più grave per il semplice motivo che gli italiani sono i più ricchi di creatività. Di fronte al vuoto di qualsiasi ideale e di qualsiasi futuro, i giovani si battono per quelli vecchi inesistenti, oppure «si annoiano». Vi si aggiungono con uguale impoverimento i milioni di immigrati, anch'essi sradicati dalla loro identità e gettati nel crogiolo della non-forma. Si tratta di conseguenze ovvie, perseguite con ostinazione durante il passare degli anni sia dai fanatici credenti nella religione universale che da coloro che se ne servono per assolutizzare il proprio potere. Ci troviamo di fronte a quello che i poeti tedeschi individuavano chiaramente durante il nazismo come « il generale naufragio dello spirito ». Seppellire le nazioni per paura del nazionalismo significa provocare di nuovo il generale naufragio dello spirito. Significa che alla fine Hitler ha vinto. http://www.italianiliberi.it
venerdì 4 aprile 2008
Il Partito del Sud apre "relazioni diplomatiche" con il Kosovo

Giro in rete questo scambio di cortesie tra il blog del fratello Orazio Vasta ed il sito web WWW.RADIOKOSOVAELIRE.COM -sito della Radio indipendentista kosovara. Di fatto questo segna l'avvio di "relazioni diplomatiche" tra la nazione siciliana e meridionale con il Kosovo indipendente. Rispettando in pieno uno degli scopi sanciti nello statuto del Partito del Sud laddove è scritto: "svolgere la più ampia attività di studio, di ricerca, di promozione e/o di documentazione nel campo culturale, artistico, sociale ed economico, sia storico che attuale, riferita prioritariamente ai popoli ed ai territori dell'ex Stato delle Due Sicilie ma anche alla Storia e alla condizione socio-economica dei "Sud" del mondo, sia direttamente, sia organizzando per terzi, sia infine, favorendo riunioni, convegni, seminari;"
In effetti solo stabilendo relazioni internazionali con le quali DARE SOSTEGNO agli altri SUD del mondo, attiviamo i necessari meccanismi di scambio e di reciprocità, che potrebbero consentirci di raggiungere più facilmente gli obiettivi primari fissati.
Un grazie all'amico Orazio Vasta e ai fratelli di Sicilia
Francesco Laricchia
giovedì 3 aprile 2008
IL PARTITO DEL SUD A FIANCO DEL POPOLO DELLA KOSOVA INDIPENDENTE Appena due mesi fa,si metteva in modo nella KOSOVA l'ultimo passaggio politico per giungere,da parte del leggittimo Parlamento di Pristina,all'autoproclamazione, il 17 febbraio,con il sostegno di gran parte della comunità internazionale, dell'INDIPENDENZA della REPUBBLICA DELLA KOSOVA! Il PARTITO DEL SUD, che si ispira al DIRITTO INTERNAZIONALE che sancisce l'AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI, esprime, "senza se e senza ma", il pieno sostegno all'Indipendenza del Popolo della Kosova,auspigando un futuro di pace,nella democrazia e nella giustizia,a tutta la martoriata regione dei Balcani .Dal testo della proclamazione dell'Indipendenza (Fonte: RARIKA-RADICE.BLOGSPOT.COM ): "La Kosova indipendente è consacrata alla pace e alla stabilità..."."La Nazione della Kosova sarà creata sulla base del piano Ahtisaari..."-aggiunge il documento in 12 punti varato dal Parlamento. Il piano, elaborato dall'inviato speciale dell'Onu per la Kosova,piano che i prevede per l'ex colonia serba una "supervisione internazionale"-"La Kosova è una società democratica, laica e multietnica, che accoglierà la presenza internazionale civile e militare... Con l'indipendenza, la Kosova si assume le responsabilità internazionali, assicura la sicurezza delle frontiere con i paesi vicini, e vieta l'uso della violenza per risolvere le differenze... La volontà della Kosova è di avere buone relazioni con i suoi vicini...Una Kosova indipendente garantisce la (protezione) dell'eredità culturale e religiosa...". L'Ufficio relazioni Sicilia-Kosova del Partito del Sud e-mail: trecastagni.pdsud@libero.it
Catania, 3 aprile 2008
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Partsè sè Jugut-Aleanca Mesdhetare-Partito del Sud-Alleanza Meridionale
Dal sito web WWW.RADIOKOSOVAELIRE.COM -sito della Radio indipendentista kosovara- riprendiamo,in lingua albanese,il comunicato stampa inviato dall'"Ufficio relazioni Sicilia-Kosova del PdSud" in sostegno alla Repubblica indipendente della Kosova,a quasi due mesi dall'autoproclamazione dell'Indipendenza da parte del Parlamento di Pristina. Alla fine un commento della RKL sul PdSUd...che, ci fa capire come i patrioti kosovari hanno interpretato il PdSud. Con la speranza,che anche i "nostri" Popoli possano avere,al più presto,questa stessa capacità di sintesi...Orazio Vasta **********************
QUESTO E' IL TESTO TRADOTTO E RIPORTATO SUL SITO DEL KOSOVO:
"Komunikatë nga Partia e Jugut Aleanca Mesdhetare, në mbështetje të pavarësisë së Kosovës
Shërbimi për relacionet Sicili Kosovë, i Partisë së Jugut, "Aleanca Mesdhetare" ka publikuar një komunikatë për shtyp ku thuhet se rreth dy muaj më parë bashkësia ndërkombëtare gjeti një mënyrë për ta përmbyllur statusin e Kosovës, që pasoi me shpalljen e deklaratës kushtetuese nga Kuvendi më 17 shkurt dhe me mbështetje të një pjese të madhe të faktorit ndërkombëtar për shpalljen e Pavarësisë së Republikës së Kosovës. Partia e Jugut e cila inspirohet nga e Drejta ndërkombëtare e popujve për Vetëvendosje shpreh pa hezitim mbështetjen për popullin e Kosovës duke i dëshiruar një të ardhme paqësore me demokraci dhe drejtësi në tërë rajonin e Ballkanit. Kjo parti mbështetet në përmbajtjen e tekstit të proklamuar në (Fonte:RARIKA-RADICE.BLOGSPOT.COM) ku thuhet:Kosova e pavarur do të sjellë paqe e stabilitet. Kosova është krijuar në bazë të planit të Ahtisarit, në dokumentin prej 12 pikave të miratur në Kuvend. Ky plan parasheh një mbikëqyrje ndërkombëtare. Kosova është një shoqëri demokratike, laike dhe multietnike e cila do të mbështetet nga prania ndërkombëtare politike dhe ushtarake.Me aktin e shpalljes së pavarësisë, Kosova merr përsipër përgjegjësi ndërkombëtare për të siguruar paqe me fqinjët dhe për të mos përdorur kurrfarë dhune. Kosova shpreh vullnet për bashkëpunim të mirë me fqinjët. Një Kosovë e lirë dhe e pavarur garanton liritë fetare dhe kulturore të të gjithë qytetarëve. (L'Ufficio relazioni Sicilia-Kosova del Partito del Sud) (e-mail: trecastagni.pdsud@libero.it)
QUESTA E' LA NOTA DI COMMENTO SUL SITO:
".Partia e Jugut Aleanca Mesdhetare është formuar para disa muajve. Është një parti demokratike dhe paqesore, antimafioze dhe antikolonialiste, një parti e të rinjëve, që buron nga rrënjët antike... ".
(Traduzione:Il Partito del Sud Alleanza Meridionale esiste da pochi mesi.E' un partito democratico e nonviolento,anitmafioso e anticolonialista,un partito nuovo,ma dalle antiche radici...).

Giro in rete questo scambio di cortesie tra il blog del fratello Orazio Vasta ed il sito web WWW.RADIOKOSOVAELIRE.COM -sito della Radio indipendentista kosovara. Di fatto questo segna l'avvio di "relazioni diplomatiche" tra la nazione siciliana e meridionale con il Kosovo indipendente. Rispettando in pieno uno degli scopi sanciti nello statuto del Partito del Sud laddove è scritto: "svolgere la più ampia attività di studio, di ricerca, di promozione e/o di documentazione nel campo culturale, artistico, sociale ed economico, sia storico che attuale, riferita prioritariamente ai popoli ed ai territori dell'ex Stato delle Due Sicilie ma anche alla Storia e alla condizione socio-economica dei "Sud" del mondo, sia direttamente, sia organizzando per terzi, sia infine, favorendo riunioni, convegni, seminari;"
In effetti solo stabilendo relazioni internazionali con le quali DARE SOSTEGNO agli altri SUD del mondo, attiviamo i necessari meccanismi di scambio e di reciprocità, che potrebbero consentirci di raggiungere più facilmente gli obiettivi primari fissati.
Un grazie all'amico Orazio Vasta e ai fratelli di Sicilia
Francesco Laricchia
giovedì 3 aprile 2008
IL PARTITO DEL SUD A FIANCO DEL POPOLO DELLA KOSOVA INDIPENDENTE Appena due mesi fa,si metteva in modo nella KOSOVA l'ultimo passaggio politico per giungere,da parte del leggittimo Parlamento di Pristina,all'autoproclamazione, il 17 febbraio,con il sostegno di gran parte della comunità internazionale, dell'INDIPENDENZA della REPUBBLICA DELLA KOSOVA! Il PARTITO DEL SUD, che si ispira al DIRITTO INTERNAZIONALE che sancisce l'AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI, esprime, "senza se e senza ma", il pieno sostegno all'Indipendenza del Popolo della Kosova,auspigando un futuro di pace,nella democrazia e nella giustizia,a tutta la martoriata regione dei Balcani .Dal testo della proclamazione dell'Indipendenza (Fonte: RARIKA-RADICE.BLOGSPOT.COM ): "La Kosova indipendente è consacrata alla pace e alla stabilità..."."La Nazione della Kosova sarà creata sulla base del piano Ahtisaari..."-aggiunge il documento in 12 punti varato dal Parlamento. Il piano, elaborato dall'inviato speciale dell'Onu per la Kosova,piano che i prevede per l'ex colonia serba una "supervisione internazionale"-"La Kosova è una società democratica, laica e multietnica, che accoglierà la presenza internazionale civile e militare... Con l'indipendenza, la Kosova si assume le responsabilità internazionali, assicura la sicurezza delle frontiere con i paesi vicini, e vieta l'uso della violenza per risolvere le differenze... La volontà della Kosova è di avere buone relazioni con i suoi vicini...Una Kosova indipendente garantisce la (protezione) dell'eredità culturale e religiosa...". L'Ufficio relazioni Sicilia-Kosova del Partito del Sud e-mail: trecastagni.pdsud@libero.it
Catania, 3 aprile 2008
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Partsè sè Jugut-Aleanca Mesdhetare-Partito del Sud-Alleanza Meridionale
Dal sito web WWW.RADIOKOSOVAELIRE.COM -sito della Radio indipendentista kosovara- riprendiamo,in lingua albanese,il comunicato stampa inviato dall'"Ufficio relazioni Sicilia-Kosova del PdSud" in sostegno alla Repubblica indipendente della Kosova,a quasi due mesi dall'autoproclamazione dell'Indipendenza da parte del Parlamento di Pristina. Alla fine un commento della RKL sul PdSUd...che, ci fa capire come i patrioti kosovari hanno interpretato il PdSud. Con la speranza,che anche i "nostri" Popoli possano avere,al più presto,questa stessa capacità di sintesi...Orazio Vasta **********************
QUESTO E' IL TESTO TRADOTTO E RIPORTATO SUL SITO DEL KOSOVO:
"Komunikatë nga Partia e Jugut Aleanca Mesdhetare, në mbështetje të pavarësisë së Kosovës
Shërbimi për relacionet Sicili Kosovë, i Partisë së Jugut, "Aleanca Mesdhetare" ka publikuar një komunikatë për shtyp ku thuhet se rreth dy muaj më parë bashkësia ndërkombëtare gjeti një mënyrë për ta përmbyllur statusin e Kosovës, që pasoi me shpalljen e deklaratës kushtetuese nga Kuvendi më 17 shkurt dhe me mbështetje të një pjese të madhe të faktorit ndërkombëtar për shpalljen e Pavarësisë së Republikës së Kosovës. Partia e Jugut e cila inspirohet nga e Drejta ndërkombëtare e popujve për Vetëvendosje shpreh pa hezitim mbështetjen për popullin e Kosovës duke i dëshiruar një të ardhme paqësore me demokraci dhe drejtësi në tërë rajonin e Ballkanit. Kjo parti mbështetet në përmbajtjen e tekstit të proklamuar në (Fonte:RARIKA-RADICE.BLOGSPOT.COM) ku thuhet:Kosova e pavarur do të sjellë paqe e stabilitet. Kosova është krijuar në bazë të planit të Ahtisarit, në dokumentin prej 12 pikave të miratur në Kuvend. Ky plan parasheh një mbikëqyrje ndërkombëtare. Kosova është një shoqëri demokratike, laike dhe multietnike e cila do të mbështetet nga prania ndërkombëtare politike dhe ushtarake.Me aktin e shpalljes së pavarësisë, Kosova merr përsipër përgjegjësi ndërkombëtare për të siguruar paqe me fqinjët dhe për të mos përdorur kurrfarë dhune. Kosova shpreh vullnet për bashkëpunim të mirë me fqinjët. Një Kosovë e lirë dhe e pavarur garanton liritë fetare dhe kulturore të të gjithë qytetarëve. (L'Ufficio relazioni Sicilia-Kosova del Partito del Sud) (e-mail: trecastagni.pdsud@libero.it)
QUESTA E' LA NOTA DI COMMENTO SUL SITO:
".Partia e Jugut Aleanca Mesdhetare është formuar para disa muajve. Është një parti demokratike dhe paqesore, antimafioze dhe antikolonialiste, një parti e të rinjëve, që buron nga rrënjët antike... ".
(Traduzione:Il Partito del Sud Alleanza Meridionale esiste da pochi mesi.E' un partito democratico e nonviolento,anitmafioso e anticolonialista,un partito nuovo,ma dalle antiche radici...).

