mercoledì 25 gennaio 2012

Legame tra rifiuti e tumori in Campania Ecco gli studi che Strasburgo ha ignorato


C’è un rapporto che stabilisce un nesso tra l'incremento dei casi di cancro e il disastro spazzatura nelle zone tra Napoli e Caserta: è allegato al ricorso che la Corte dei Diritti dell'Uomo ha recentemente accolto, condannando lo Stato italiano per la gestione dell’emergenza, ma senza riconoscere il danno alla salute


Ci sono un paio di rapporti conservati nei cassetti, conosciuti solo dagli addetti ai lavori. Stabilirebbero un nesso tra l’incremento dei tumori e la presenza di discariche illegali e di rifiuti per le strade in Campania. Uno in particolare, quello dell’Istituto superiore di sanità (Iss), evidenza “eccessi significativi della mortalità per tumore al polmone, fegato, stomaco, rene e vescica, e di prevalenza delle malformazioni congenite totali, degli arti, del sistema cardiovascolare e dell’apparato urogenitale”, con particolare attenzione nell’area a cavallo tra le province di Napoli e Caserta. Gli studi sono stati esibiti con il ricorso presentato e vinto davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo dall’avvocato Errico Di Lorenzo a nome di un gruppo di residenti di Somma Vesuviana (Napoli). Di Lorenzo nei giorni scorsi è riuscito a ottenere la condanna dello Stato italiano per la (mala)gestione dell’emergenza rifiuti in Campania, per aver costretto gli abitanti del vesuviano a vivere immersi nell’immondizia. Ma la sentenza si è limitata a certificare il “danno esistenziale“, ritenendo non provato il danno alla salute. Niente paura, quindi: secondo la Corte di Strasburgo non c’è una correlazione tra l’aumento dei casi di cancro e il disastro spazzatura in Campania. Peccato, invece, che a leggere le carte allegate al ricorso c’è ben poco da restare tranquilli.

Anche perché i rapporti sono abbastanza recenti. E sono firmati da medici esperti e competenti, del dipartimento di Ambiente e Prevenzione Primaria dell’Iss, del Cnr, dell’Osservatorio Epidemiologico. Lo studio Iss è del 2008 e analizza i cluster (i grappoli) di tumori sviluppati in particolari aree del territorio campano (leggi lo studio). La concentrazione maggiore si è rivelata tra Caserta e Napoli, in quel tratto maledettamente avvelenato che collega i comuni di Acerra, Aversa e Giugliano. Il ‘triangolo della morte’, dove si sono sversati e si continuano a sversare rifiuti di ogni tipo, in discariche legali ma soprattutto tra le campagne e negli invasi abusivi, ad ogni ora del giorno e della notte.

Le statistiche dello studio spiegano che il tumore al polmone affligge in maniera maggiore i Comuni nei pressi di Giugliano, tra Acerra e Pomigliano d’Arco e nei paesi vesuviani di nord-est: 255 casi solo a Giugliano, 259 a Casoria, 124 ad Acerra, 1008 totali nell’area nord. Mentre il tumore del fegato prevale nei Comuni del mariglianese: 73 casi solo a Marigliano, 665 nell’intera area. Mentre il tumore dello stomaco è la forma di cancro prevalente nell’area del basso casertano-aversano fino al giuglianese (615 casi osservati).

Da questo campionario degli orrori, si apprende che il tumore della vescica incide molto nell’area maranese-giuglianese e nel basso casertano (a Marano 37 casi, 206 nell’area nord); il tumore del rene prevale nell’area giuglianese (82 casi osservati in totale). Mentre per quanto riguarda le malformazioni congenite (arti, urogenitali e cardiovascolari), ecco i dati: 561 casi osservati nell’acerrano-pomiglianese, 216 in penisola sorrentina, 194 nel basso aversano, 157 a Portici-Ercolano, 9 a Liveri. Per le malformazioni cardiovascolari, ci sono 94 casi in penisola sorrentina, 134 casi nell’area nord-vesuviana. Per le malformazioni urogenitali: 22 ad Acerra, 26 nel basso aversano, 31 casi area S. Maria a Vico-Maddaloni- San Felice a Cancello-Arienzo. Infine, per le malformazioni degli arti: 160 casi nell’acerrano-pomiglianese e nell’alto vesuviano.

A conclusioni abbastanza simili arriva un rapporto sintetico commissionato qualche anno fa da Guido Bertolaso, all’epoca commissario straordinario dell’emergenza, dal titolo “Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana”. Il riassunto afferma l’esistenza di “numerose associazioni significative (cioè non imputabili al caso) tra salute e rifiuti” con “trend di rischio in aumento” e percepibili incrementi della mortalità tumorale nelle aree contaminate dalla spazzatura: più 2 per cento di mortalità generale, più 1 per cento per tutti i tumori, più 2 per cento per gli uomini per il tumore del polmone, più 4 per cento negli uomini e più 7 per cento nelle donne per il tumore al fegato, più 5 per cento negli uomini per il tumore dello stomaco.

Forse è poco per scatenare allarmismo. Forse è poco per dimostrare un nesso inequivocabile. Forse è abbastanza per chiedere che gli studi vengano approfonditi, e che i cittadini che vivono su questi luoghi vengano correttamente informati. “Ma la mancanza di informazione pubblica sugli aspetti connessi allo smaltimento dei rifiuti e sui rischi per la popolazione è una delle cose che ho denunciato nelle mie azioni legali” afferma l’avvocato Di Lorenzo, che sta preparando un ricorso in Appello a Strasburgo per quella parte della sentenza che non riconosce il danno alla salute. Secondo il legale, la catastrofe dei rifiuti in Campania avrebbe dovuto indurre il Capo dello Stato ad applicare l’articolo 126 della Costituzione, quello sullo scioglimento dei consigli regionali e sulla rimozione del Governatore. “Perché nel 2007-2008, nella fase più acuta della crisi, Bassolino e i suoi assessori non sono stati mandati a casa?”. Ormai è tardi per darsi una risposta.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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C’è un rapporto che stabilisce un nesso tra l'incremento dei casi di cancro e il disastro spazzatura nelle zone tra Napoli e Caserta: è allegato al ricorso che la Corte dei Diritti dell'Uomo ha recentemente accolto, condannando lo Stato italiano per la gestione dell’emergenza, ma senza riconoscere il danno alla salute


Ci sono un paio di rapporti conservati nei cassetti, conosciuti solo dagli addetti ai lavori. Stabilirebbero un nesso tra l’incremento dei tumori e la presenza di discariche illegali e di rifiuti per le strade in Campania. Uno in particolare, quello dell’Istituto superiore di sanità (Iss), evidenza “eccessi significativi della mortalità per tumore al polmone, fegato, stomaco, rene e vescica, e di prevalenza delle malformazioni congenite totali, degli arti, del sistema cardiovascolare e dell’apparato urogenitale”, con particolare attenzione nell’area a cavallo tra le province di Napoli e Caserta. Gli studi sono stati esibiti con il ricorso presentato e vinto davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo dall’avvocato Errico Di Lorenzo a nome di un gruppo di residenti di Somma Vesuviana (Napoli). Di Lorenzo nei giorni scorsi è riuscito a ottenere la condanna dello Stato italiano per la (mala)gestione dell’emergenza rifiuti in Campania, per aver costretto gli abitanti del vesuviano a vivere immersi nell’immondizia. Ma la sentenza si è limitata a certificare il “danno esistenziale“, ritenendo non provato il danno alla salute. Niente paura, quindi: secondo la Corte di Strasburgo non c’è una correlazione tra l’aumento dei casi di cancro e il disastro spazzatura in Campania. Peccato, invece, che a leggere le carte allegate al ricorso c’è ben poco da restare tranquilli.

Anche perché i rapporti sono abbastanza recenti. E sono firmati da medici esperti e competenti, del dipartimento di Ambiente e Prevenzione Primaria dell’Iss, del Cnr, dell’Osservatorio Epidemiologico. Lo studio Iss è del 2008 e analizza i cluster (i grappoli) di tumori sviluppati in particolari aree del territorio campano (leggi lo studio). La concentrazione maggiore si è rivelata tra Caserta e Napoli, in quel tratto maledettamente avvelenato che collega i comuni di Acerra, Aversa e Giugliano. Il ‘triangolo della morte’, dove si sono sversati e si continuano a sversare rifiuti di ogni tipo, in discariche legali ma soprattutto tra le campagne e negli invasi abusivi, ad ogni ora del giorno e della notte.

Le statistiche dello studio spiegano che il tumore al polmone affligge in maniera maggiore i Comuni nei pressi di Giugliano, tra Acerra e Pomigliano d’Arco e nei paesi vesuviani di nord-est: 255 casi solo a Giugliano, 259 a Casoria, 124 ad Acerra, 1008 totali nell’area nord. Mentre il tumore del fegato prevale nei Comuni del mariglianese: 73 casi solo a Marigliano, 665 nell’intera area. Mentre il tumore dello stomaco è la forma di cancro prevalente nell’area del basso casertano-aversano fino al giuglianese (615 casi osservati).

Da questo campionario degli orrori, si apprende che il tumore della vescica incide molto nell’area maranese-giuglianese e nel basso casertano (a Marano 37 casi, 206 nell’area nord); il tumore del rene prevale nell’area giuglianese (82 casi osservati in totale). Mentre per quanto riguarda le malformazioni congenite (arti, urogenitali e cardiovascolari), ecco i dati: 561 casi osservati nell’acerrano-pomiglianese, 216 in penisola sorrentina, 194 nel basso aversano, 157 a Portici-Ercolano, 9 a Liveri. Per le malformazioni cardiovascolari, ci sono 94 casi in penisola sorrentina, 134 casi nell’area nord-vesuviana. Per le malformazioni urogenitali: 22 ad Acerra, 26 nel basso aversano, 31 casi area S. Maria a Vico-Maddaloni- San Felice a Cancello-Arienzo. Infine, per le malformazioni degli arti: 160 casi nell’acerrano-pomiglianese e nell’alto vesuviano.

A conclusioni abbastanza simili arriva un rapporto sintetico commissionato qualche anno fa da Guido Bertolaso, all’epoca commissario straordinario dell’emergenza, dal titolo “Trattamento dei rifiuti in Campania: impatto sulla salute umana”. Il riassunto afferma l’esistenza di “numerose associazioni significative (cioè non imputabili al caso) tra salute e rifiuti” con “trend di rischio in aumento” e percepibili incrementi della mortalità tumorale nelle aree contaminate dalla spazzatura: più 2 per cento di mortalità generale, più 1 per cento per tutti i tumori, più 2 per cento per gli uomini per il tumore del polmone, più 4 per cento negli uomini e più 7 per cento nelle donne per il tumore al fegato, più 5 per cento negli uomini per il tumore dello stomaco.

Forse è poco per scatenare allarmismo. Forse è poco per dimostrare un nesso inequivocabile. Forse è abbastanza per chiedere che gli studi vengano approfonditi, e che i cittadini che vivono su questi luoghi vengano correttamente informati. “Ma la mancanza di informazione pubblica sugli aspetti connessi allo smaltimento dei rifiuti e sui rischi per la popolazione è una delle cose che ho denunciato nelle mie azioni legali” afferma l’avvocato Di Lorenzo, che sta preparando un ricorso in Appello a Strasburgo per quella parte della sentenza che non riconosce il danno alla salute. Secondo il legale, la catastrofe dei rifiuti in Campania avrebbe dovuto indurre il Capo dello Stato ad applicare l’articolo 126 della Costituzione, quello sullo scioglimento dei consigli regionali e sulla rimozione del Governatore. “Perché nel 2007-2008, nella fase più acuta della crisi, Bassolino e i suoi assessori non sono stati mandati a casa?”. Ormai è tardi per darsi una risposta.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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sabato 21 gennaio 2012

Lo Stato si compra l’inceneritore di Acerra per 355 milioni. I privati ringraziano


Il governo ha autorizzato l'acquisto da parte della Regione Campania dell'impianto al centro di un processo a carico di Impregilo. I soldi arriverebbero dai Fas, fondi destinati alle aree sottosviluppate che andrebbero nelle casse dei privati.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

La questione rifiuti campana entra nell’agenda del governo, lo schema di decreto legge su “misure urgenti in materia ambientale” contiene un comma che dovrebbe sancire la conclusione della querelle sulla proprietà dell’inceneritore di Acerra, oggetto di polemiche nel recente passato. Per quell’impianto e per l’intero ciclo di gestione dei rifiuti in Campania c’è un processo in corso davanti al Tribunale di Napoli a carico dei manager di Impregilo e dei vertici del commissariato di governo, a partire dall’ex governatore Antonio Bassolino. Ma, nonostante tutto, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, richiamando il decreto che sancì la fine dell’emergenza rifiuti, apre all’acquisto con fondi pubblici dell’inceneritore.

Sarà la Regione Campania a comprare il forno mentre la gestione è affidata, ormai dal 2008 e per 15 anni, alla multiutility bresciana A2a attraverso la controllata Partenope ambiente. Le modalità che sanciranno il passaggio da una spa ad un ente di stato con soldi pubblici vengono chiarite al comma 3 dell’articolo 1 della bozza di decreto: “La Regione Campania è autorizzata ad utilizzare le risorse del Fondo per lo Sviluppo e coesione sociale 2007-2013 relative al programma attuativo regionale, per l’acquisto del termovalorizzatore di Acerra ai sensi dell’articolo 7 del decreto legge n.195 del 2009. Le risorse necessarie vengono trasferite alla stessa regione”.

In realtà il fondo per lo sviluppo altro non è che, sotto altro nome, il fondo per le aree sottoutilizzate che verrà utilizzato per compare l’impianto di incenerimento al costo di 355 milioni di euro, secondo una valutazione dell’Enea del 2007, oggetto anche di un ricorso pendente presso la Corte Costituzionale. I dettagli della vicenda vengono chiariti da Gianfranco Polillo, sottosegretario all’economia, che, in commissione bilancio della Camera, ha spiegato: “Il decreto si limita a prorogare il termine per il trasferimento della proprietà dell’impianto” da fine dicembre 2011 a fine gennaio 2012. La cessione dovrebbe prevedere anche la risoluzione del contenzioso ancora pendente tra Impregilo e protezione civile.

L’inceneritore napoletano usufruisce dei Cip 6, gli incentivi destinati, solo in Italia, a chi produce energia bruciando rifiuti, incentivi che il primo ministro Mario Monti da Commissario Europeo definì “droga illiberale nel mercato delle tecnologie ambientali”. All’inizio del 2008, A2a rinunciò alla gestione dell’impianto perché privo dei Cip6. Successivamente un decreto del morente governo Prodi introdusse i benefici pubblici, per un periodo di 8 anni, e A2a tornò interessata assumendone la gestione. La multiutility spiega al fattoquotidiano.it che il contratto, compresa la gestione dello Stir di Caivano, prevede che “La società venga remunerata con una quota pari al 49% dell’energia elettrica prodotta dal termovalorizzatore tramite la combustione dei rifiuti ad esso conferiti a seguito del trattamento negli Stir”. Produzione incentivata dal Cip6 di cui la A2a beneficia per la quota di energia che le spetta come compenso. I ricavi per A2a nel 2010 sono intorno ai 57 milioni di euro da cui vanno sottratti i costi di gestione dell’impianto. Un dato in crescita nel 2011 visto che l’inceneritore ha raggiunto il 100% della capacità produttiva bruciando 600mila tonnellate di rifiuti. Un ottimo investimento per A2a nella gestione del forno di Acerra così come Impregilo nella vendita. A perderci saranno le tasche dei cittadini che vedranno volatilizzarsi 355 milioni di euro di denaro pubblico destinato al fondo per le aree sottoutilizzate.

di Nello Trocchia e Matteo Incerti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Il governo ha autorizzato l'acquisto da parte della Regione Campania dell'impianto al centro di un processo a carico di Impregilo. I soldi arriverebbero dai Fas, fondi destinati alle aree sottosviluppate che andrebbero nelle casse dei privati.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

La questione rifiuti campana entra nell’agenda del governo, lo schema di decreto legge su “misure urgenti in materia ambientale” contiene un comma che dovrebbe sancire la conclusione della querelle sulla proprietà dell’inceneritore di Acerra, oggetto di polemiche nel recente passato. Per quell’impianto e per l’intero ciclo di gestione dei rifiuti in Campania c’è un processo in corso davanti al Tribunale di Napoli a carico dei manager di Impregilo e dei vertici del commissariato di governo, a partire dall’ex governatore Antonio Bassolino. Ma, nonostante tutto, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, richiamando il decreto che sancì la fine dell’emergenza rifiuti, apre all’acquisto con fondi pubblici dell’inceneritore.

Sarà la Regione Campania a comprare il forno mentre la gestione è affidata, ormai dal 2008 e per 15 anni, alla multiutility bresciana A2a attraverso la controllata Partenope ambiente. Le modalità che sanciranno il passaggio da una spa ad un ente di stato con soldi pubblici vengono chiarite al comma 3 dell’articolo 1 della bozza di decreto: “La Regione Campania è autorizzata ad utilizzare le risorse del Fondo per lo Sviluppo e coesione sociale 2007-2013 relative al programma attuativo regionale, per l’acquisto del termovalorizzatore di Acerra ai sensi dell’articolo 7 del decreto legge n.195 del 2009. Le risorse necessarie vengono trasferite alla stessa regione”.

In realtà il fondo per lo sviluppo altro non è che, sotto altro nome, il fondo per le aree sottoutilizzate che verrà utilizzato per compare l’impianto di incenerimento al costo di 355 milioni di euro, secondo una valutazione dell’Enea del 2007, oggetto anche di un ricorso pendente presso la Corte Costituzionale. I dettagli della vicenda vengono chiariti da Gianfranco Polillo, sottosegretario all’economia, che, in commissione bilancio della Camera, ha spiegato: “Il decreto si limita a prorogare il termine per il trasferimento della proprietà dell’impianto” da fine dicembre 2011 a fine gennaio 2012. La cessione dovrebbe prevedere anche la risoluzione del contenzioso ancora pendente tra Impregilo e protezione civile.

L’inceneritore napoletano usufruisce dei Cip 6, gli incentivi destinati, solo in Italia, a chi produce energia bruciando rifiuti, incentivi che il primo ministro Mario Monti da Commissario Europeo definì “droga illiberale nel mercato delle tecnologie ambientali”. All’inizio del 2008, A2a rinunciò alla gestione dell’impianto perché privo dei Cip6. Successivamente un decreto del morente governo Prodi introdusse i benefici pubblici, per un periodo di 8 anni, e A2a tornò interessata assumendone la gestione. La multiutility spiega al fattoquotidiano.it che il contratto, compresa la gestione dello Stir di Caivano, prevede che “La società venga remunerata con una quota pari al 49% dell’energia elettrica prodotta dal termovalorizzatore tramite la combustione dei rifiuti ad esso conferiti a seguito del trattamento negli Stir”. Produzione incentivata dal Cip6 di cui la A2a beneficia per la quota di energia che le spetta come compenso. I ricavi per A2a nel 2010 sono intorno ai 57 milioni di euro da cui vanno sottratti i costi di gestione dell’impianto. Un dato in crescita nel 2011 visto che l’inceneritore ha raggiunto il 100% della capacità produttiva bruciando 600mila tonnellate di rifiuti. Un ottimo investimento per A2a nella gestione del forno di Acerra così come Impregilo nella vendita. A perderci saranno le tasche dei cittadini che vedranno volatilizzarsi 355 milioni di euro di denaro pubblico destinato al fondo per le aree sottoutilizzate.

di Nello Trocchia e Matteo Incerti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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lunedì 9 gennaio 2012

“Rifiuti meglio in Olanda che ad Acerra” ‘Medici per l’Ambiente’ contro l’inceneritore

Secondo il sodalizio partenopeo quello dell'impianto inaugurato nel 2009 da Berlusconi "è uno smaltimento altamente tossico e costoso, che in venti anni costerà circa 262 milioni di euro per circa 5239 anni di vita persi dai cittadini acerrani e napoletani"

L'inceneritore di Acerra

“I rifiuti di Napoli? Meglio in Olanda che nell’inceneritore di Acerra“. Lo scrive in un documento il direttivo napoletano dell’associazione indipendente Medici per l’Ambiente, che da anni studia (e critica) le politiche di smaltimento dei rifiuti campani e denuncia lo scempio ambientale in atto, con il conseguente, drammatico, picco delle patologie tumorali sui territori del napoletano e del casertano. “Quello di Acerra – sostiene il sodalizio – è uno smaltimento altamente tossico e costosissimo, che in venti anni costerà circa 262 milioni di euro per circa 5239 anni di vita persi dai cittadini acerrani e napoletani: cioè circa 35mila euro al giorno e circa 7 mesi di vita persi ogni giorno dai cittadini di Acerra e Napoli. Le navi della spazzatura verso l’Olanda sono un’iniziativa incongrua, ma ci auguriamo che servano a far trionfare la verità sulle bugie”. La presa di posizione degli esperti di un’associazione schierata al fianco dei comitati antidiscariche e ‘rifiuti zero’ arriva a poche ore dall’attracco a Napoli dellaNordstern, la prima nave dei rifiuti, voluta fortissimamente dal sindaco Luigi de Magistris e dall’assessore all’Ambiente Tommaso Sodano. Nei prossimi giorni la Nordstern verrà caricata con circa 3000 tonnellate di ‘secco’ e prenderà il largo verso i Paesi Bassi. L’obiettivo è quello di far parte una nave ogni fine settimana.

L’analisi dei dottori Comella, Marfella, Esposito e Ciannella prende spunto da alcuni studi indipendenti, e in particolare da quello ‘Externe’ della Comunità Europea. Secondo i quali l’inceneritore di Acerra è da considerarsi “impianto insalubre di classe I”, cioè il massimo della tossicità industriale. Da qui deriverebbero i dati sopracitati. Danni che secondo i Medici per l’Ambiente colpiscono solo i cittadini della provincia napoletana. L’associazione, infatti, ricorda come nel maxi inceneritore di Acerra “che pone da solo la Campania al terzo posto in Italia come potenza di incenerimento, si smaltiva e si smaltiscono i rifiuti solidi urbani (rsu) della intera Regione Campania e non della sola Napoli. Quindi era ed è una bugia che Napoli con la sua inciviltà pretendeva di smaltire i propri rifiuti presso le altre Province campane laddove, in modo ordinario, oltre i due terzi delle 1650 tonnellate al giorno incenerite ad Acerra/Napoli provengono da tutte le altre Province della Regione Campania”.

Il gruppo di medici allarga le sue riflessioni anche al versante dei costi, promuovendo l’operazione olandese. “Per smaltire una tonnellata di rsu in Olanda il costo massimo è di circa 80 euro a tonnellata (ma secondo altri addetti ai lavori è di circa 140 euro a tonnellata, ndr) che è invece, in Campania, soltanto l’incentivo minimo con il quale lo Stato finanzia la ditta lombarda A2A e cioè i Comuni proprietari della A2A, (al 60 per cento) Milano, Brescia, Bergamo e Varese”. Città “che da sempre hanno negato solidarietà a Napoli e alla Campania per smaltire tale tipologia di rifiuti, preferendo, per i propri impianti in Lombardia, smaltire oltre 500mila tonnellate l’anno di rifiuti speciali e industriali, ma non rsu campani”.

La conclusione è condita da una polemica. “Smaltire i rsu in Olanda, a nostro parere, è una iniziativa incongrua, ma sollevando per circa un anno le amministrazioni del Comune e dellaProvincia di Napoli dalle necessità quotidiane di fronteggiare con efficacia il pluridecennale scorretto sistema di smaltimento dei rsu a Napoli e in Campania” può servire a tutti, in particolare al Comune di Napoli e alla Regione Campania “per intervenire in modo rapido sulla volontà di perpetuare sistemi di smaltimento tossici e costosissimi come i maxi inceneritori, finanziati con il sistema dei CIP6 per favorire ben individuati gruppi di potere lobbistico del nord. E indirizzare non solo il Comune di Napoli ma la intera Regione Campania verso la realizzazione dei necessari impianti, che non sono i maxi inceneritori (contro i quali si sono schierati anche de Magistris e Sodano, che hanno fatto stralciare l’inceneritore di Napoli est dal piano del governo Monti, ndr), ma ad esempio gli impianti di compostaggio”.


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Secondo il sodalizio partenopeo quello dell'impianto inaugurato nel 2009 da Berlusconi "è uno smaltimento altamente tossico e costoso, che in venti anni costerà circa 262 milioni di euro per circa 5239 anni di vita persi dai cittadini acerrani e napoletani"

L'inceneritore di Acerra

“I rifiuti di Napoli? Meglio in Olanda che nell’inceneritore di Acerra“. Lo scrive in un documento il direttivo napoletano dell’associazione indipendente Medici per l’Ambiente, che da anni studia (e critica) le politiche di smaltimento dei rifiuti campani e denuncia lo scempio ambientale in atto, con il conseguente, drammatico, picco delle patologie tumorali sui territori del napoletano e del casertano. “Quello di Acerra – sostiene il sodalizio – è uno smaltimento altamente tossico e costosissimo, che in venti anni costerà circa 262 milioni di euro per circa 5239 anni di vita persi dai cittadini acerrani e napoletani: cioè circa 35mila euro al giorno e circa 7 mesi di vita persi ogni giorno dai cittadini di Acerra e Napoli. Le navi della spazzatura verso l’Olanda sono un’iniziativa incongrua, ma ci auguriamo che servano a far trionfare la verità sulle bugie”. La presa di posizione degli esperti di un’associazione schierata al fianco dei comitati antidiscariche e ‘rifiuti zero’ arriva a poche ore dall’attracco a Napoli dellaNordstern, la prima nave dei rifiuti, voluta fortissimamente dal sindaco Luigi de Magistris e dall’assessore all’Ambiente Tommaso Sodano. Nei prossimi giorni la Nordstern verrà caricata con circa 3000 tonnellate di ‘secco’ e prenderà il largo verso i Paesi Bassi. L’obiettivo è quello di far parte una nave ogni fine settimana.

L’analisi dei dottori Comella, Marfella, Esposito e Ciannella prende spunto da alcuni studi indipendenti, e in particolare da quello ‘Externe’ della Comunità Europea. Secondo i quali l’inceneritore di Acerra è da considerarsi “impianto insalubre di classe I”, cioè il massimo della tossicità industriale. Da qui deriverebbero i dati sopracitati. Danni che secondo i Medici per l’Ambiente colpiscono solo i cittadini della provincia napoletana. L’associazione, infatti, ricorda come nel maxi inceneritore di Acerra “che pone da solo la Campania al terzo posto in Italia come potenza di incenerimento, si smaltiva e si smaltiscono i rifiuti solidi urbani (rsu) della intera Regione Campania e non della sola Napoli. Quindi era ed è una bugia che Napoli con la sua inciviltà pretendeva di smaltire i propri rifiuti presso le altre Province campane laddove, in modo ordinario, oltre i due terzi delle 1650 tonnellate al giorno incenerite ad Acerra/Napoli provengono da tutte le altre Province della Regione Campania”.

Il gruppo di medici allarga le sue riflessioni anche al versante dei costi, promuovendo l’operazione olandese. “Per smaltire una tonnellata di rsu in Olanda il costo massimo è di circa 80 euro a tonnellata (ma secondo altri addetti ai lavori è di circa 140 euro a tonnellata, ndr) che è invece, in Campania, soltanto l’incentivo minimo con il quale lo Stato finanzia la ditta lombarda A2A e cioè i Comuni proprietari della A2A, (al 60 per cento) Milano, Brescia, Bergamo e Varese”. Città “che da sempre hanno negato solidarietà a Napoli e alla Campania per smaltire tale tipologia di rifiuti, preferendo, per i propri impianti in Lombardia, smaltire oltre 500mila tonnellate l’anno di rifiuti speciali e industriali, ma non rsu campani”.

La conclusione è condita da una polemica. “Smaltire i rsu in Olanda, a nostro parere, è una iniziativa incongrua, ma sollevando per circa un anno le amministrazioni del Comune e dellaProvincia di Napoli dalle necessità quotidiane di fronteggiare con efficacia il pluridecennale scorretto sistema di smaltimento dei rsu a Napoli e in Campania” può servire a tutti, in particolare al Comune di Napoli e alla Regione Campania “per intervenire in modo rapido sulla volontà di perpetuare sistemi di smaltimento tossici e costosissimi come i maxi inceneritori, finanziati con il sistema dei CIP6 per favorire ben individuati gruppi di potere lobbistico del nord. E indirizzare non solo il Comune di Napoli ma la intera Regione Campania verso la realizzazione dei necessari impianti, che non sono i maxi inceneritori (contro i quali si sono schierati anche de Magistris e Sodano, che hanno fatto stralciare l’inceneritore di Napoli est dal piano del governo Monti, ndr), ma ad esempio gli impianti di compostaggio”.


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sabato 7 gennaio 2012

Napoli. Rifiuti: arriva la nave olandese.







Il 7 gennaio attraccherà nel porto di Napoli la nave Nordstern, lunga 88 metri, viene dall'Olanda e viaggia a dieci nodi all'ora: porterà via i rifiuti cittadini. Costo: molto inferiore rispetto a quello previsto per Acerra o per altre regioni italiane.Lunga 88 metri, 13 di larghezza e ha una stazza di 3700 tonnellate. Costruita nel 1994, la Nordstern viaggia a una velocità massima di 10 nodi l'ora. La bassa velocità è giustificata dal fatto che è una nave adatta alla navigazione fluvio-marittima, con un pescaggio povero per i fiumi Ad occuparsi del trasporto dei rifiuti napoletani in Olanda, è la società tedesca Wessels Shipping Company che fa capo ad una famiglia tedesca, la Wessel che opera in diversi settori impreditoriali.“ Costi: trasferire i rifiuti in Olanda costerà 80 euro a tonnellata (tutto compreso, anche il trasporto). Attualmente il trasporto dei rifiuti napoletani in altre regioni costa 160 euro a tonnellata, mentre bruciarli nell'inceneritore di Acerra costerebbe 109 euro a tonnellata. Il risparmio quindi è notevole, per non parlare della sottrazione del business alle ecomafie locali che, purtroppo, ancora sono fortemente radicate nel territorio. Come più volte ribadito da Raphal Rossi, ormai ex Presidente Asia, e prossimo direttore Osservatorio Rifiuti Zero 2020, la nave trasporterà l'indifferenziato, compreso l'umido, e non solo il secco come erroneamente sostenuto da qualcuno.Tale trasporto consentirà alla città di evitare nuove emergenze, in attesa del potenziamento della raccolta differenziata e del Porta a Porta.Si è scelto, dunque, di utilizzare un inceneritore già esistente e fortemente sottoutilizzato e gli olandesi sono ben contenti di utilizzare i nostri rifiuti perchè non ne hanno abbastanza da bruciare.


Fonte : Sostiene de Magistris

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Il 7 gennaio attraccherà nel porto di Napoli la nave Nordstern, lunga 88 metri, viene dall'Olanda e viaggia a dieci nodi all'ora: porterà via i rifiuti cittadini. Costo: molto inferiore rispetto a quello previsto per Acerra o per altre regioni italiane.Lunga 88 metri, 13 di larghezza e ha una stazza di 3700 tonnellate. Costruita nel 1994, la Nordstern viaggia a una velocità massima di 10 nodi l'ora. La bassa velocità è giustificata dal fatto che è una nave adatta alla navigazione fluvio-marittima, con un pescaggio povero per i fiumi Ad occuparsi del trasporto dei rifiuti napoletani in Olanda, è la società tedesca Wessels Shipping Company che fa capo ad una famiglia tedesca, la Wessel che opera in diversi settori impreditoriali.“ Costi: trasferire i rifiuti in Olanda costerà 80 euro a tonnellata (tutto compreso, anche il trasporto). Attualmente il trasporto dei rifiuti napoletani in altre regioni costa 160 euro a tonnellata, mentre bruciarli nell'inceneritore di Acerra costerebbe 109 euro a tonnellata. Il risparmio quindi è notevole, per non parlare della sottrazione del business alle ecomafie locali che, purtroppo, ancora sono fortemente radicate nel territorio. Come più volte ribadito da Raphal Rossi, ormai ex Presidente Asia, e prossimo direttore Osservatorio Rifiuti Zero 2020, la nave trasporterà l'indifferenziato, compreso l'umido, e non solo il secco come erroneamente sostenuto da qualcuno.Tale trasporto consentirà alla città di evitare nuove emergenze, in attesa del potenziamento della raccolta differenziata e del Porta a Porta.Si è scelto, dunque, di utilizzare un inceneritore già esistente e fortemente sottoutilizzato e gli olandesi sono ben contenti di utilizzare i nostri rifiuti perchè non ne hanno abbastanza da bruciare.


Fonte : Sostiene de Magistris

mercoledì 21 dicembre 2011

Intervista a Raphael Rossi


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=fnZrBarR73c#!


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lunedì 12 dicembre 2011

Napoli, acqua pubblica e inceneritore cancellato


Di Tommaso Sodano

Siamo a sei mesi dall’insediamento della
Giunta de Magistris al Comune di Napoli e credo che possiamo provare a tracciare un primo bilancio, almeno su due grandi questioni su cui ci siamo apertamente schierati in campagna elettorale: trasformare la vittoria straordinaria del referendum per la pubblicizzazione dell’acqua in atto concreto e formale; e impedire la costruzione dell’inceneritore nella città di Napoli.

Ebbene possiamo dire che su queste due grandi questioni abbiamo raggiunto un risultato straordinario che apre scenari imprevedibili fino a pochi mesi fa.

L’acqua a Napoli, gestito fin ad ora da una società a totale capitale pubblico (Arin Spa) verrà trasformata in un’azienda speciale Abc (Acqua Bene Comune) : questa il senso della delibera approvata dal comune di Napoli, in tempi strettissimi. Da Napoli, terza città d’Italia, parte la sfida per rendere effettiva la volontà popolare, espressa con la vittoria al referendum.

Sul tema rifiuti, dopo 17 anni di infinita emergenza che ha alimentato il sistema affaristico-criminale con la connivenza del sistema politico, si è voltata definitivamente pagina.

Sin dai primi atti della nuova Giunta abbiamo scelto la strada della riduzione dei rifiuti ( con ordinanze sindacali che limitano l’utilizzo dei prodotti monouso) e con l’implementazione dellaraccolta differenziata porta a porta (Pap).

Partendo da una situazione disastrosa della macchina organizzativa e delle risorse finanziarie siamo riusciti già ad estendere la raccolta differenzia PaP nei quartieri di Scampia e di Posillipo ed entro fine anno avremo già raggiunto 240 mila cittadini serviti con questo sistema. E i risultati sono molto incoraggianti: dove c’è il porta a porta abbiamo percentuali di differenziata che si avvicinano al 70% e complessivamente nella città entro la fine del 2011 passeremo dal 15% che abbiamo trovato al 25%.

Ma la vittoria più straordinaria è stata quella di far cancellare l’inceneritore a Napoli est, dal Piano regionale dei rifiuti e dall’accordo di programma sottoscritto da Bassolino, Jervolino e Bertolaso.

Un risultato per nulla scontato, che abbiamo ottenuto contro i poteri forti, le lobby degli inceneritori, alcuni media che nei giorni scorsi hanno gettato fango sulla città di Napoli mostrando con immagini di repertori cumuli di immondizia per le strade della città. Un falso vergognoso per provare a piegare la nostra volontà, usando il solito ricatto della emergenza .

Una settimana fa, nel corso dell’incontro con il ministro Clini, si è sancito il no definitivo alla costruzione dell’inceneritore a Napoli est, il potenziamento della raccolta differenziata e la costruzione di impianti in città per trattare la frazione umida e impianti di selezione manuale per recuperare materiali.

E’ un passo importante perché se è possibile in una città complessa come Napoli fare la raccolta differenziata e rinunciare all’incenerimento come soluzione finale, vorrà dire che è possibile ovunque e quindi si aprono crepe enormi nel binomio discarica-inceneritore.

Questi due temi possono rappresentare un punto di partenza per un laboratorio nazionale sulle sperimentazioni di governo nel pieno della crisi economica e politica: acqua bene pubblico come paradigma della valorizzazione dei beni comuni e ciclo virtuoso dei rifiuti come messa in discussione di un modello di produzione e di consumo.

Siamo solo all’inizio di un cammino lungo e tortuoso, ma avvertiamo forte la voglia diprotagonismo dal basso dei cittadini e questo è forse il valore aggiunto della giunta de Magistris.


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Di Tommaso Sodano

Siamo a sei mesi dall’insediamento della
Giunta de Magistris al Comune di Napoli e credo che possiamo provare a tracciare un primo bilancio, almeno su due grandi questioni su cui ci siamo apertamente schierati in campagna elettorale: trasformare la vittoria straordinaria del referendum per la pubblicizzazione dell’acqua in atto concreto e formale; e impedire la costruzione dell’inceneritore nella città di Napoli.

Ebbene possiamo dire che su queste due grandi questioni abbiamo raggiunto un risultato straordinario che apre scenari imprevedibili fino a pochi mesi fa.

L’acqua a Napoli, gestito fin ad ora da una società a totale capitale pubblico (Arin Spa) verrà trasformata in un’azienda speciale Abc (Acqua Bene Comune) : questa il senso della delibera approvata dal comune di Napoli, in tempi strettissimi. Da Napoli, terza città d’Italia, parte la sfida per rendere effettiva la volontà popolare, espressa con la vittoria al referendum.

Sul tema rifiuti, dopo 17 anni di infinita emergenza che ha alimentato il sistema affaristico-criminale con la connivenza del sistema politico, si è voltata definitivamente pagina.

Sin dai primi atti della nuova Giunta abbiamo scelto la strada della riduzione dei rifiuti ( con ordinanze sindacali che limitano l’utilizzo dei prodotti monouso) e con l’implementazione dellaraccolta differenziata porta a porta (Pap).

Partendo da una situazione disastrosa della macchina organizzativa e delle risorse finanziarie siamo riusciti già ad estendere la raccolta differenzia PaP nei quartieri di Scampia e di Posillipo ed entro fine anno avremo già raggiunto 240 mila cittadini serviti con questo sistema. E i risultati sono molto incoraggianti: dove c’è il porta a porta abbiamo percentuali di differenziata che si avvicinano al 70% e complessivamente nella città entro la fine del 2011 passeremo dal 15% che abbiamo trovato al 25%.

Ma la vittoria più straordinaria è stata quella di far cancellare l’inceneritore a Napoli est, dal Piano regionale dei rifiuti e dall’accordo di programma sottoscritto da Bassolino, Jervolino e Bertolaso.

Un risultato per nulla scontato, che abbiamo ottenuto contro i poteri forti, le lobby degli inceneritori, alcuni media che nei giorni scorsi hanno gettato fango sulla città di Napoli mostrando con immagini di repertori cumuli di immondizia per le strade della città. Un falso vergognoso per provare a piegare la nostra volontà, usando il solito ricatto della emergenza .

Una settimana fa, nel corso dell’incontro con il ministro Clini, si è sancito il no definitivo alla costruzione dell’inceneritore a Napoli est, il potenziamento della raccolta differenziata e la costruzione di impianti in città per trattare la frazione umida e impianti di selezione manuale per recuperare materiali.

E’ un passo importante perché se è possibile in una città complessa come Napoli fare la raccolta differenziata e rinunciare all’incenerimento come soluzione finale, vorrà dire che è possibile ovunque e quindi si aprono crepe enormi nel binomio discarica-inceneritore.

Questi due temi possono rappresentare un punto di partenza per un laboratorio nazionale sulle sperimentazioni di governo nel pieno della crisi economica e politica: acqua bene pubblico come paradigma della valorizzazione dei beni comuni e ciclo virtuoso dei rifiuti come messa in discussione di un modello di produzione e di consumo.

Siamo solo all’inizio di un cammino lungo e tortuoso, ma avvertiamo forte la voglia diprotagonismo dal basso dei cittadini e questo è forse il valore aggiunto della giunta de Magistris.


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domenica 4 dicembre 2011

Il sindaco de Magistris: " Querelo chi dice che Napoli è sporca ! "

Per il sindaco non c'è alcuna emergenza rifiuti: "Sono state mostrate immagini di repertorio, un danno enorme per la città"


"Ho dato mandato all'ufficio di Gabinetto del Comune di denunciare coloro che, in questi giorni, a ogni livello, hanno gravemente compromesso l'immagine della città". Lo ha detto il sindaco Luigi de Magistris , in relazione alle notizie di un'emergenza rifiuti che, ha più volte ribadito nei giorni scorsi, "non c'è, sono state mostrate immagini di repertorio con cumuli di rifiuti - ha affermato a margine di un convegno - sono un danno enorme alla città che ho l'onore e il dovere di rappresentare".Il sindaco de Magistris ha annunciato, parlando a margine del convegno "La politica contro le mafie", durante il quale è stato presentato un videomessaggio di Roberto Saviano, che "i soldi che ricaveremo dall'azione giudiziaria li destineremo alla raccolta porta a porta".








Partito del Sud - Napoli: riceviamo dall'ufficio comunicazione di de Magistris e postiamo :


Questa mattina, presso la Prefettura di Napoli, si è svolto l'incontro tra il ministro dell'ambiente Corrado Clini, il presidente della regione Stefano Caldoro, il presidente della provincia Luigi Cesaro, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris.
I partecipanti hanno convenuto che non c'è al momento alcuna condizione di 'stato di emergenza' ed hanno trovato un accordo su diversi punti. In primo luogo sara' data una risposta rapida alle richieste della Commissione Europea nel quadro generale del piano regionale.
Innanzitutto saranno adottate misure per incentivare in tempi rapidi la raccolta differenziata, integrata con la valorizzazione dei materiali raccolti, per mezzo di un'impiantistica adeguata, in particolare con il trattamento del compostaggio in ambito locale.


Fonte : comunicazione.demagistris.it

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Per il sindaco non c'è alcuna emergenza rifiuti: "Sono state mostrate immagini di repertorio, un danno enorme per la città"


"Ho dato mandato all'ufficio di Gabinetto del Comune di denunciare coloro che, in questi giorni, a ogni livello, hanno gravemente compromesso l'immagine della città". Lo ha detto il sindaco Luigi de Magistris , in relazione alle notizie di un'emergenza rifiuti che, ha più volte ribadito nei giorni scorsi, "non c'è, sono state mostrate immagini di repertorio con cumuli di rifiuti - ha affermato a margine di un convegno - sono un danno enorme alla città che ho l'onore e il dovere di rappresentare".Il sindaco de Magistris ha annunciato, parlando a margine del convegno "La politica contro le mafie", durante il quale è stato presentato un videomessaggio di Roberto Saviano, che "i soldi che ricaveremo dall'azione giudiziaria li destineremo alla raccolta porta a porta".








Partito del Sud - Napoli: riceviamo dall'ufficio comunicazione di de Magistris e postiamo :


Questa mattina, presso la Prefettura di Napoli, si è svolto l'incontro tra il ministro dell'ambiente Corrado Clini, il presidente della regione Stefano Caldoro, il presidente della provincia Luigi Cesaro, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris.
I partecipanti hanno convenuto che non c'è al momento alcuna condizione di 'stato di emergenza' ed hanno trovato un accordo su diversi punti. In primo luogo sara' data una risposta rapida alle richieste della Commissione Europea nel quadro generale del piano regionale.
Innanzitutto saranno adottate misure per incentivare in tempi rapidi la raccolta differenziata, integrata con la valorizzazione dei materiali raccolti, per mezzo di un'impiantistica adeguata, in particolare con il trattamento del compostaggio in ambito locale.


Fonte : comunicazione.demagistris.it

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Italia dei veleni, ora c’è la mappa

diDavid Incamicia(sito)


Fonte: Agoravox

Quindici aree al sud, ventuno al nord e otto al centro. E' la mappa del territorio malato di amianto e diossina, disseminato di discariche pericolose e di siti tossici abbandonati. Porto Marghera e Gela, Taranto e Porto Torres, Brindisi e Massa Carrara, ma anche Castel Volturno e il Melfese nell'ex "isola felix" Basilicata. Da decenni questi ed altri territori vivono nel più assoluto inquinamento, eredità di un processo di industrializzazione che avrebbe dovuto diffondere sviluppo e benessere ma che invece e sovente ha significato degrado e morte.

I centri più colpiti sono 44, dove le misure di bonifica non sono mai decollate ed il tasso di morbilità tumorale ha raggiunto punte elevatissime con le vittime che si contano ormai a migliaia. Questi dati, "biologicamente ed ecologicamente" disastrosi, sono stati appena diffusi dallo studio "Sentieri", Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento realizzato dall'Istituto Superiore di Sanità. Evidenziano numeri impressionanti, da cui emerge un quadro diprofondo malessere in cui molti cittadini rischiano quotidianamente la vita solo perché risiedono vicino a fonti di emissioni pericolose, respirando aria contaminata e mangiando prodotti tossici che essi stessi coltivano.

Il veleno agisce ovunque e nell'ombra, contro l'ambiente e contro le persone. I killer più spietati sono leindustrie insalubri e le discariche abusive. Come a Taranto, dove l'Ilva confina con il centro abitato e ibambini continuano a morire per la diossina. O come nelle zone lucane della Val d'Agri e delMetapontino, dove le falde acquifere risentono dei depositi nocivi degli stabilimenti estrattivi di gas e petrolio. Ma ad aggravare il quadro è anche l'incuria delle istituzioni, non di rado oggetto di sospetti di collusione col malaffare tutt'altro che infondati.

L'esempio di maggior clamore, in tal senso, riguarda di nuovo la Basilicata dove proprio di recente sono stati inquisiti diversi politici e disposti gli arresti domiciliari nei confronti di numerosi funzionari pubblici rei di aver omesso i prescritti controlli - e in taluni casi di averne invece contraffatto gli esiti - sull'impianto megainceneritore "Fenice" di San Nicola di Melfi, autentica bomba ecologica che ha infestato l'aria, l'acqua e i terreni dell'area Nord della regione (della quale chi scrive è originario).

Le località altamente inquinate, nell'indagine svolta dall'Iss sono state ribattezzate "Sin": Siti di bonifica di interesse nazionale. Le statistiche di mortalità relative alle aree di riferimento, circa 300 comuni con oltre 5 milioni e mezzo di abitanti, hanno fatto emergere nel periodo ricompreso fra la metà degli anni '90 ed il 2002 ben 10 mila decessi in più (dei quali circa 9000 nel solo Meridione, dove le cosiddette "ecomafie" e il sistema di corruttele perversano) rispetto alla cifra attesa considerando tutte le cause di morte. Limitando l'analisi alle patologie chiaramente ricollegabili, invece, alla prossimità urbana agli stabilimenti siderurgici e alle raffinerie, alle miniere e alle cave, alle discariche e ai centri di trasformazione, il dato delle morti si attesta intorno a poco più di 3.500 unità, che rimane comunque sproporzionato e intollerabile.

Nello specifico, una delle casistiche più ricorrenti è quella rappresentata dalle morti per tumore alla pleura contratto nei siti contaminati da amianto. Tra questi, particolare rilevanza assumono le situazioni di Casale Monferrato, Broni, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Pitelli, di alcuni comuni situati lungo il litorale vesuviano e dei territori confinanti con lo stabilimento "Fibronit" di Bari. L'impatto sulle popolazioni locali delle presenze industriali ed estrattive di Taranto, Gela, Porto Torres, Sulcis-Iglesiente e Porto Marghera assume addirittura tratti drammatici per quanto concerne l'incidenza letale dei tumori polmonari e delle malattie respiratorie in genere.

Gli aumentati decessi per insufficienza renale e per altre malattie del sistema urinario sono invece fortemente legate alle emissioni di metalli pesanti, di composti alogenati e di idrocarburi nei dintorni degli stabilimenti di Piombino, Massa Carrara e Orbetello. Si registra, infine, un incremento anomalo delle morti per malformazioni congenite nelle aree di Falconara e Milazzo.

LA MAPPA DEI SITI DA BONIFICARE

Le patologie colpiscono indiscriminatamente tutta la popolazione e non soltanto gli operai che hanno lavorato nei siti industriali interessati dal dossier. E' questa la conclusione amara dello studio epidemiologico dell'Istituto Superiore di Sanità. Il più subdolo fra i veleni, quello che colpisce le sue vittime nascosto nelle tubature e nei rivestimenti di case ed edifici pubblici, è proprio l'amianto, che nel nostro Paese uccide purtroppo 3 mila persone ogni anno.

L'impiego di tale minerale è stato bandito in Italia da circa un ventennio ma nel nostro ecosistema ne restato a tutt'oggi 32 milioni di tonnellate, pari a 5 quintali per ogni cittadino. Lo smaltimento, nonostante viviamo in un'era ipertecnologica, è fra i maggiori problemi che impediscono una piena e definitiva opera di bonifica. E il livello di rischio cancerogeno, come denunciano gli esperti del Ministero della Salute, è ancora scarsamente percepito dalla stessa popolazione.

Il primato negativo, in tal caso, spetta al Piemonte con 200 nuovi malati all'anno. Qui aveva sede la fabbrica "Eternit", i cui vertici sono ancora sotto processo con migliaia di parti lese, in prevalenza ex operai e dipendenti, in attesa di risarcimento. Ma è significativa anche l'esposizione familiare, con nuovi casi che riguardano mogli e figli entrati in passato in contatto con l'amianto tramite gli indumenti dei lavoratori esposti. L'Iss calcola che l'aumento dell'incidenza della connessa forma tumorale, il mesotelioma, durerà almeno fino al 2015.

Riassumendo i dati del rapporto, sono oltre 9 milioni gli italiani residenti in aree contaminate, che rappresentano il 3% dell'intero territorio nazionale. La Sardegna è la regione più contaminata con 445 mila ettari di terreno da bonificare, seguita dalla Campania con 345 mila ettari. I siti a rischio sono in tutto 57 e la relativa "speciale" classifica vede stavolta in testa la Lombardia con 7 siti, seguita nuovamente dalla Campania con 6, da Piemonte e Toscana con 5, da Puglia e Sicilia con 4.

Al di là della mappatura delle aree degradate in attesa di risanamento, la cui definizione è certamente un passo in avanti, permane lo stato di emergenza denunciato ad esempio dall'associazione dei geologi e dovuto all'assenza di un piano nazionale per le bonifiche che conti su investimenti certi e su procedure snelle ed efficaci. Occorre, insomma, uno strumento normativo che vincoli più seriamente le istituzioni e le autorità di vigilanza e le preservi dalle infiltrazioni della criminalità organizzata.

La percentuale di malattie tumorali e di decessi, che nelle zone "testate" dall'Iss aumenta come visto in maniera esponenziale, finisce per riflettersi negativamente anche sulle rispettive economie, legate nella maggior parte dei casi prevalentemente al turismo e all'agricoltura. Per tale ragione, concludono gli scienziati impegnati in questa campagna di sensibilizzazione, vanno prese decisioni coraggiose che consentano di passare dalla perenne logica emergenziale degli ultimi anni a una fase attuativa.

LE TABELLE DELLO STUDIO "SENTIERI"

Fonte: Agoravox

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diDavid Incamicia(sito)


Fonte: Agoravox

Quindici aree al sud, ventuno al nord e otto al centro. E' la mappa del territorio malato di amianto e diossina, disseminato di discariche pericolose e di siti tossici abbandonati. Porto Marghera e Gela, Taranto e Porto Torres, Brindisi e Massa Carrara, ma anche Castel Volturno e il Melfese nell'ex "isola felix" Basilicata. Da decenni questi ed altri territori vivono nel più assoluto inquinamento, eredità di un processo di industrializzazione che avrebbe dovuto diffondere sviluppo e benessere ma che invece e sovente ha significato degrado e morte.

I centri più colpiti sono 44, dove le misure di bonifica non sono mai decollate ed il tasso di morbilità tumorale ha raggiunto punte elevatissime con le vittime che si contano ormai a migliaia. Questi dati, "biologicamente ed ecologicamente" disastrosi, sono stati appena diffusi dallo studio "Sentieri", Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento realizzato dall'Istituto Superiore di Sanità. Evidenziano numeri impressionanti, da cui emerge un quadro diprofondo malessere in cui molti cittadini rischiano quotidianamente la vita solo perché risiedono vicino a fonti di emissioni pericolose, respirando aria contaminata e mangiando prodotti tossici che essi stessi coltivano.

Il veleno agisce ovunque e nell'ombra, contro l'ambiente e contro le persone. I killer più spietati sono leindustrie insalubri e le discariche abusive. Come a Taranto, dove l'Ilva confina con il centro abitato e ibambini continuano a morire per la diossina. O come nelle zone lucane della Val d'Agri e delMetapontino, dove le falde acquifere risentono dei depositi nocivi degli stabilimenti estrattivi di gas e petrolio. Ma ad aggravare il quadro è anche l'incuria delle istituzioni, non di rado oggetto di sospetti di collusione col malaffare tutt'altro che infondati.

L'esempio di maggior clamore, in tal senso, riguarda di nuovo la Basilicata dove proprio di recente sono stati inquisiti diversi politici e disposti gli arresti domiciliari nei confronti di numerosi funzionari pubblici rei di aver omesso i prescritti controlli - e in taluni casi di averne invece contraffatto gli esiti - sull'impianto megainceneritore "Fenice" di San Nicola di Melfi, autentica bomba ecologica che ha infestato l'aria, l'acqua e i terreni dell'area Nord della regione (della quale chi scrive è originario).

Le località altamente inquinate, nell'indagine svolta dall'Iss sono state ribattezzate "Sin": Siti di bonifica di interesse nazionale. Le statistiche di mortalità relative alle aree di riferimento, circa 300 comuni con oltre 5 milioni e mezzo di abitanti, hanno fatto emergere nel periodo ricompreso fra la metà degli anni '90 ed il 2002 ben 10 mila decessi in più (dei quali circa 9000 nel solo Meridione, dove le cosiddette "ecomafie" e il sistema di corruttele perversano) rispetto alla cifra attesa considerando tutte le cause di morte. Limitando l'analisi alle patologie chiaramente ricollegabili, invece, alla prossimità urbana agli stabilimenti siderurgici e alle raffinerie, alle miniere e alle cave, alle discariche e ai centri di trasformazione, il dato delle morti si attesta intorno a poco più di 3.500 unità, che rimane comunque sproporzionato e intollerabile.

Nello specifico, una delle casistiche più ricorrenti è quella rappresentata dalle morti per tumore alla pleura contratto nei siti contaminati da amianto. Tra questi, particolare rilevanza assumono le situazioni di Casale Monferrato, Broni, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Pitelli, di alcuni comuni situati lungo il litorale vesuviano e dei territori confinanti con lo stabilimento "Fibronit" di Bari. L'impatto sulle popolazioni locali delle presenze industriali ed estrattive di Taranto, Gela, Porto Torres, Sulcis-Iglesiente e Porto Marghera assume addirittura tratti drammatici per quanto concerne l'incidenza letale dei tumori polmonari e delle malattie respiratorie in genere.

Gli aumentati decessi per insufficienza renale e per altre malattie del sistema urinario sono invece fortemente legate alle emissioni di metalli pesanti, di composti alogenati e di idrocarburi nei dintorni degli stabilimenti di Piombino, Massa Carrara e Orbetello. Si registra, infine, un incremento anomalo delle morti per malformazioni congenite nelle aree di Falconara e Milazzo.

LA MAPPA DEI SITI DA BONIFICARE

Le patologie colpiscono indiscriminatamente tutta la popolazione e non soltanto gli operai che hanno lavorato nei siti industriali interessati dal dossier. E' questa la conclusione amara dello studio epidemiologico dell'Istituto Superiore di Sanità. Il più subdolo fra i veleni, quello che colpisce le sue vittime nascosto nelle tubature e nei rivestimenti di case ed edifici pubblici, è proprio l'amianto, che nel nostro Paese uccide purtroppo 3 mila persone ogni anno.

L'impiego di tale minerale è stato bandito in Italia da circa un ventennio ma nel nostro ecosistema ne restato a tutt'oggi 32 milioni di tonnellate, pari a 5 quintali per ogni cittadino. Lo smaltimento, nonostante viviamo in un'era ipertecnologica, è fra i maggiori problemi che impediscono una piena e definitiva opera di bonifica. E il livello di rischio cancerogeno, come denunciano gli esperti del Ministero della Salute, è ancora scarsamente percepito dalla stessa popolazione.

Il primato negativo, in tal caso, spetta al Piemonte con 200 nuovi malati all'anno. Qui aveva sede la fabbrica "Eternit", i cui vertici sono ancora sotto processo con migliaia di parti lese, in prevalenza ex operai e dipendenti, in attesa di risarcimento. Ma è significativa anche l'esposizione familiare, con nuovi casi che riguardano mogli e figli entrati in passato in contatto con l'amianto tramite gli indumenti dei lavoratori esposti. L'Iss calcola che l'aumento dell'incidenza della connessa forma tumorale, il mesotelioma, durerà almeno fino al 2015.

Riassumendo i dati del rapporto, sono oltre 9 milioni gli italiani residenti in aree contaminate, che rappresentano il 3% dell'intero territorio nazionale. La Sardegna è la regione più contaminata con 445 mila ettari di terreno da bonificare, seguita dalla Campania con 345 mila ettari. I siti a rischio sono in tutto 57 e la relativa "speciale" classifica vede stavolta in testa la Lombardia con 7 siti, seguita nuovamente dalla Campania con 6, da Piemonte e Toscana con 5, da Puglia e Sicilia con 4.

Al di là della mappatura delle aree degradate in attesa di risanamento, la cui definizione è certamente un passo in avanti, permane lo stato di emergenza denunciato ad esempio dall'associazione dei geologi e dovuto all'assenza di un piano nazionale per le bonifiche che conti su investimenti certi e su procedure snelle ed efficaci. Occorre, insomma, uno strumento normativo che vincoli più seriamente le istituzioni e le autorità di vigilanza e le preservi dalle infiltrazioni della criminalità organizzata.

La percentuale di malattie tumorali e di decessi, che nelle zone "testate" dall'Iss aumenta come visto in maniera esponenziale, finisce per riflettersi negativamente anche sulle rispettive economie, legate nella maggior parte dei casi prevalentemente al turismo e all'agricoltura. Per tale ragione, concludono gli scienziati impegnati in questa campagna di sensibilizzazione, vanno prese decisioni coraggiose che consentano di passare dalla perenne logica emergenziale degli ultimi anni a una fase attuativa.

LE TABELLE DELLO STUDIO "SENTIERI"

Fonte: Agoravox

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