martedì 15 novembre 2011

Il Cnr: "Rifiuti pericolosi, bombe chimiche più morti e tumori tra chi abita vicino"

Indagine a Napoli e in Campania condotta dai fisiologi di Roma e Pisa dell'Istituto di ricerca. I picchi nella Asl Napoli 4, che comprende 35 comuni dell'interland


Più morti, malformazioni e maggiore incidenza di tumori: questo il quadro riscontrato da diversi studi, condotti tra il 2004 e 2011, sugli abitanti della Campania che vivono vicino a rifiuti pericolosi. Lo segnala un'indagine dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Roma e di Pisa, pubblicata sulla rivista 'Epidemiologia e prevenzione', in occasione del convegno dell'Associazione italiana epidemiologia (Aie).

In particolare, per quel che riguarda le patologie oncologiche, è stata riscontrata nell'area del registro tumori dell'asl Napoli 4, che comprende 35 comuni, una maggiore incidenza di cancro al polmone, fegato, testicolo, esofago, laringe, tiroide, linfoma non Hodgkin, leucemie e sarcoma dei tessuti molli nei maschi, e più casi di cancro al rene, dotti biliari, cervello, leucemia e mieloma nelle donne.

Ma non finisce qui. Nei soggetti residenti vicino a siti di abbandono di rifiuti pericolosi sono stati osservati invece livelli maggiori di diossine, furani, pcb (policlorobifenili, verosimilmente per le combustioni illegali), e pbde (polibromodifenileteri, dei ritardanti di fiamma) nel latte materno.

Secondo l'Aie il trattamento in discariche controllate e in impianti moderni di incenerimento non costituisce problemi rilevanti per la salute, al netto dell'efficienza della gestione e delle tecnologie di combustione e depurazione degli effluenti.

I maggiori rischi per la salute derivano invece dalle emissioni da discariche e siti di abbandono illegali, da impianti d'incenerimento con tecnologie obsolete e dalle combustioni incontrollate di rifiuti.


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Indagine a Napoli e in Campania condotta dai fisiologi di Roma e Pisa dell'Istituto di ricerca. I picchi nella Asl Napoli 4, che comprende 35 comuni dell'interland


Più morti, malformazioni e maggiore incidenza di tumori: questo il quadro riscontrato da diversi studi, condotti tra il 2004 e 2011, sugli abitanti della Campania che vivono vicino a rifiuti pericolosi. Lo segnala un'indagine dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Roma e di Pisa, pubblicata sulla rivista 'Epidemiologia e prevenzione', in occasione del convegno dell'Associazione italiana epidemiologia (Aie).

In particolare, per quel che riguarda le patologie oncologiche, è stata riscontrata nell'area del registro tumori dell'asl Napoli 4, che comprende 35 comuni, una maggiore incidenza di cancro al polmone, fegato, testicolo, esofago, laringe, tiroide, linfoma non Hodgkin, leucemie e sarcoma dei tessuti molli nei maschi, e più casi di cancro al rene, dotti biliari, cervello, leucemia e mieloma nelle donne.

Ma non finisce qui. Nei soggetti residenti vicino a siti di abbandono di rifiuti pericolosi sono stati osservati invece livelli maggiori di diossine, furani, pcb (policlorobifenili, verosimilmente per le combustioni illegali), e pbde (polibromodifenileteri, dei ritardanti di fiamma) nel latte materno.

Secondo l'Aie il trattamento in discariche controllate e in impianti moderni di incenerimento non costituisce problemi rilevanti per la salute, al netto dell'efficienza della gestione e delle tecnologie di combustione e depurazione degli effluenti.

I maggiori rischi per la salute derivano invece dalle emissioni da discariche e siti di abbandono illegali, da impianti d'incenerimento con tecnologie obsolete e dalle combustioni incontrollate di rifiuti.


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martedì 8 novembre 2011

“La discarica di Chiaiano mette a rischio la salute dei cittadini”

Il dato, a quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, emerge dalla relazione dell'ingegnere Luigi Boeri, consegnata al Gip che indaga sul sito voluto e reclamizzato dall'ex capo della protezione civile Guido Bertolaso

La discarica di Chiaiano, fiore all’occhiello della gestione di Guido Bertolaso è stata realizzata con materiali di scarsa qualità senza rispettare i requisiti previsti dal bando di gara. A rischio l’ambiente e la salute dei cittadini. Il dato, a quanto risulta al Fattoquotidiano.it, emerge dalla relazione dell’ingegnere Luigi Boeri, consegnata al Gip nei giorni scorsi. Un lungo e documentato lavoro iniziato nel luglio scorso con analisi, carotaggi e verifiche tecniche. Una relazione che ha risposto ad 8 quesiti a partire dalla impermeabilizzazione del sito, lo stato dei luoghi e la qualità dei materiali utilizzati. Non solo l’argilla ma anche se il materassino bentonico è stato disposto su tutta la superficie così come la geomembrana, il telo di protezione che serve a evitare che il liquido di risulta penetri nelle falde acquifere. Al momento non ci sarebbe evidenza di percolamento, ma l’utilizzo di materiali scadenti, dato che emerge dalla relazione, mette a rischio la tenuta della discarica con conseguenze per la salute dei luoghi.

Dopo l’inchiesta della Procura, il perito doveva verificare la messa in opera e la realizzazione del sito secondo il progetto iniziale. E’ una fonte certa quella che spiega: “L’indagine dei carabinieri del Noe aveva accertato l’uso di materiali di scarsa qualità a partire dall’argilla, un dato che viene sostanzialmente confermato, anzi rafforzato dalla relazione consegnata che evidenzia anche la scarsa qualità del telo di protezione”.

L’inchiesta della Procura, pm Marco Del Gaudio, Antonello Ardituro e Lucia Esposito, coinvolge la ditta appaltatrice la Ibi idroimpianti e la Edilcar, azienda subappaltatrice che ha realizzato i lavori di movimentazione della terra, entrambe hanno ricevuto un’interdittiva antimafia per i presunti rapporti con i clan dei Casalesi e i Mallardo. E’ stato il pentito Gaetano Vassallo a indicare ai magistrati la vicinanza tra i vertici delle due aziende e le formazioni criminali. I militari del Noe, guidati dal maggiore Giovanni Caturano, hanno accertato l’uso di argilla di scarsa qualità, ma anche la frode in pubbliche forniture perché la Edilcar, nella realizzazione dell’invaso, avrebbe prelevato i rifiuti per riportarli di nuovo in discarica mischiati con il terreno vegetale facendosi di fatto pagare due volte. Se il progetto previsto dal bando di assegnazione non è stato rispettato, l’inchiesta è senza dubbio destinata ad allargarsi e potrebbe riguardare la commissione di collaudo che ha certificato la correttezza delle procedure mentre la discarica veniva allestita.

Un sito quello di Chiaiano che proprio in queste ore è tornato nuovamente al centro delle proteste dei cittadini contro un sospetto allargamento della discarica. La chiusura prevista per l’inizio di quest’anno è stata rimandata e continua lo smaltimento di rifiuti nell’invaso, oggi gestito dalla Sapna, la società provinciale. I carabinieri del Noe stanno valutando le denunce dei cittadini e non sono esclusi nuovi accertamenti per verificare l’eventuale illegale allargamento. La bomba ecologica continua la sua vita nonostante le promesse di chiusura.

Fonte:8

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Il dato, a quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, emerge dalla relazione dell'ingegnere Luigi Boeri, consegnata al Gip che indaga sul sito voluto e reclamizzato dall'ex capo della protezione civile Guido Bertolaso

La discarica di Chiaiano, fiore all’occhiello della gestione di Guido Bertolaso è stata realizzata con materiali di scarsa qualità senza rispettare i requisiti previsti dal bando di gara. A rischio l’ambiente e la salute dei cittadini. Il dato, a quanto risulta al Fattoquotidiano.it, emerge dalla relazione dell’ingegnere Luigi Boeri, consegnata al Gip nei giorni scorsi. Un lungo e documentato lavoro iniziato nel luglio scorso con analisi, carotaggi e verifiche tecniche. Una relazione che ha risposto ad 8 quesiti a partire dalla impermeabilizzazione del sito, lo stato dei luoghi e la qualità dei materiali utilizzati. Non solo l’argilla ma anche se il materassino bentonico è stato disposto su tutta la superficie così come la geomembrana, il telo di protezione che serve a evitare che il liquido di risulta penetri nelle falde acquifere. Al momento non ci sarebbe evidenza di percolamento, ma l’utilizzo di materiali scadenti, dato che emerge dalla relazione, mette a rischio la tenuta della discarica con conseguenze per la salute dei luoghi.

Dopo l’inchiesta della Procura, il perito doveva verificare la messa in opera e la realizzazione del sito secondo il progetto iniziale. E’ una fonte certa quella che spiega: “L’indagine dei carabinieri del Noe aveva accertato l’uso di materiali di scarsa qualità a partire dall’argilla, un dato che viene sostanzialmente confermato, anzi rafforzato dalla relazione consegnata che evidenzia anche la scarsa qualità del telo di protezione”.

L’inchiesta della Procura, pm Marco Del Gaudio, Antonello Ardituro e Lucia Esposito, coinvolge la ditta appaltatrice la Ibi idroimpianti e la Edilcar, azienda subappaltatrice che ha realizzato i lavori di movimentazione della terra, entrambe hanno ricevuto un’interdittiva antimafia per i presunti rapporti con i clan dei Casalesi e i Mallardo. E’ stato il pentito Gaetano Vassallo a indicare ai magistrati la vicinanza tra i vertici delle due aziende e le formazioni criminali. I militari del Noe, guidati dal maggiore Giovanni Caturano, hanno accertato l’uso di argilla di scarsa qualità, ma anche la frode in pubbliche forniture perché la Edilcar, nella realizzazione dell’invaso, avrebbe prelevato i rifiuti per riportarli di nuovo in discarica mischiati con il terreno vegetale facendosi di fatto pagare due volte. Se il progetto previsto dal bando di assegnazione non è stato rispettato, l’inchiesta è senza dubbio destinata ad allargarsi e potrebbe riguardare la commissione di collaudo che ha certificato la correttezza delle procedure mentre la discarica veniva allestita.

Un sito quello di Chiaiano che proprio in queste ore è tornato nuovamente al centro delle proteste dei cittadini contro un sospetto allargamento della discarica. La chiusura prevista per l’inizio di quest’anno è stata rimandata e continua lo smaltimento di rifiuti nell’invaso, oggi gestito dalla Sapna, la società provinciale. I carabinieri del Noe stanno valutando le denunce dei cittadini e non sono esclusi nuovi accertamenti per verificare l’eventuale illegale allargamento. La bomba ecologica continua la sua vita nonostante le promesse di chiusura.

Fonte:8

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venerdì 28 ottobre 2011

Rifiuti, a Parma pronti a prendere esempio da Napoli

Rifiuti, a Parma pronti a prendere esempio da Napoli
Rifiuti, a Parma pronti a prendere esempio da Napoli


Rifiuti, a Parma pronti a prendere esempio da Napoli
L'Associazione Gestione Corretta Rifiuti critica le scelte del Comune di Parma relative ai costi dello smaltimento della spazzatura e loda la scelta di Magistris ricaduta sull'Olanda

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di Mario Parisi


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Fonte:Napolitoday.it


Chi lo avrebbe mai detto che nella civile ed ordinata Parma ci fossero comitati di cittadini pronti a chiedere ai propri poltici di prendere esempio da Napoli per lo smaltimento dei rifiuti? La città partenopea, tanto vituperata nel Nord Italiaper la questione spazzatura, dopo pochi mesi dall'insediamento della nuova giunta comunale, sembra addirittura diventata un "modello" da cui attingere, per organizzare la raccolta dell'immondizia, sia dal punto di vista ambientale che da quello dei costi.

Ad evidenziare la questione, con dovizia di particolari, ci ha pensato l'Associazione Gestione Corretta Rifiuti di Parma.

"Il comune di Parma paga ad Iren 160 euro per ogni tonnellata di rifiuti indifferenziato da smaltire prodotto dai cittadini da avviare a discariche o inceneritori. Il comune di Napoli per gestire l'emergenza di oggi e smaltire le tonnellate di rifiuti accumulate nei tempi recenti, ha concluso accordi con un consorzio di aziende olandesi con il pagamento di 109 euro a tonnellata incluso il trasporto via nave, con considerevoli risparmi rispetto alla gestione in loco. Nel frattempo gli inceneritori olandesi sono a caccia di rifiuti in giro per l'Europa e il costo di smaltimento negli impianti è sceso a 40 Euro a tonnellata, praticamente un quarto di quanto paghiamo qui a Parma. Fame di rifiuti ce l'hanno anche in Danimarca dove negli inceneritori di Nykobing e Falster sono costretti ad importare monnezza dalla Germania per far funzionare la rete di teleriscaldamento delle 2 cittadine", si legge sul sito ufficiale dell'associazione emiliana.

La foto sottostante, tratta dal sito dellaGCR, spiega nel dettaglio con un prospetto numerico, la differenza di costi tra il comune ducale e quello partenopeo:

rifiuti-Grc-2





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Fonte:Napolitoday.it

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Rifiuti, a Parma pronti a prendere esempio da Napoli
Rifiuti, a Parma pronti a prendere esempio da Napoli


Rifiuti, a Parma pronti a prendere esempio da Napoli
L'Associazione Gestione Corretta Rifiuti critica le scelte del Comune di Parma relative ai costi dello smaltimento della spazzatura e loda la scelta di Magistris ricaduta sull'Olanda

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Chi lo avrebbe mai detto che nella civile ed ordinata Parma ci fossero comitati di cittadini pronti a chiedere ai propri poltici di prendere esempio da Napoli per lo smaltimento dei rifiuti? La città partenopea, tanto vituperata nel Nord Italiaper la questione spazzatura, dopo pochi mesi dall'insediamento della nuova giunta comunale, sembra addirittura diventata un "modello" da cui attingere, per organizzare la raccolta dell'immondizia, sia dal punto di vista ambientale che da quello dei costi.

Ad evidenziare la questione, con dovizia di particolari, ci ha pensato l'Associazione Gestione Corretta Rifiuti di Parma.

"Il comune di Parma paga ad Iren 160 euro per ogni tonnellata di rifiuti indifferenziato da smaltire prodotto dai cittadini da avviare a discariche o inceneritori. Il comune di Napoli per gestire l'emergenza di oggi e smaltire le tonnellate di rifiuti accumulate nei tempi recenti, ha concluso accordi con un consorzio di aziende olandesi con il pagamento di 109 euro a tonnellata incluso il trasporto via nave, con considerevoli risparmi rispetto alla gestione in loco. Nel frattempo gli inceneritori olandesi sono a caccia di rifiuti in giro per l'Europa e il costo di smaltimento negli impianti è sceso a 40 Euro a tonnellata, praticamente un quarto di quanto paghiamo qui a Parma. Fame di rifiuti ce l'hanno anche in Danimarca dove negli inceneritori di Nykobing e Falster sono costretti ad importare monnezza dalla Germania per far funzionare la rete di teleriscaldamento delle 2 cittadine", si legge sul sito ufficiale dell'associazione emiliana.

La foto sottostante, tratta dal sito dellaGCR, spiega nel dettaglio con un prospetto numerico, la differenza di costi tra il comune ducale e quello partenopeo:

rifiuti-Grc-2





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Fonte:Napolitoday.it

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martedì 4 ottobre 2011

De Magistris e il video leghista : "Nulla da imparare da loro"

Da Partito del Sud - Napoli:





Replica del sindaco al filmato di Tele Padania che prende in giro i cittadini soprattutto su rifiuti ed evasione fiscale


"Noi non abbiamo veramente nulla da imparare da loro". Lo ha detto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, parlando del video di Tele Padania con il quale si prendono di mira i cittadini partenopei su vari argomenti, dalla raccolta differenziata alla emissione degli scontrini fiscali.

"Non ho visto il video perchè ho cose più importanti da fare - ha affermato - devo rispondere al nulla perchè, come ha detto Napolitano, la Padania non esiste. Quindi Tele Padania è una televisione di qualcosa che giuridicamente non esiste".




riceviamo dall'ufficio comunicazione di de Magistris e postiamo :


RIFIUTI, SODANO: DA LEGA NESSUNA LEZIONE A NAPOLI


“La Lega non deve insegnare proprio nulla ai napoletani e ai campani: laddove la raccolta differenziata porta a porta viene praticata, infatti, si raggiungono percentuali alte di riuscita e buona qualità di materiale. Piuttosto la Lega dovrebbe spiegare al Paese intero, se ha un minimo senso di onestà intellettuale e della decenza, come mai Napoli e la Campania siano state trasformate per decenni in uno sversatoio a cielo aperto per i rifiuti industriali, anche tossici, provenienti dal Nord Est dell’Italia. L’amministrazione di Napoli sta procedendo nell’estensione della raccolta differenziata porta a porta e i cittadini rispondono con partecipazione e convinzione: la migliore lezione che si possa offrire alla Lega, dalla quale ci attendiamo, proprio da napoletani, che ci spieghi il caso del quartiere Pianura o quello delle aree di Gomorra, per intenderci, in cui l’industria del Nord Est ha sversato di tutto servendosi della collaborazione della camorra”. Lo afferma in una nota Tommaso Sodano vicesindaco di Napoli commentando il video di Telepadania.


Fonte : comunicazionedemagistris.it





http://www.youtube.com/watch?v=_5K70edCBOg&feature=feedu


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Da Partito del Sud - Napoli:





Replica del sindaco al filmato di Tele Padania che prende in giro i cittadini soprattutto su rifiuti ed evasione fiscale


"Noi non abbiamo veramente nulla da imparare da loro". Lo ha detto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, parlando del video di Tele Padania con il quale si prendono di mira i cittadini partenopei su vari argomenti, dalla raccolta differenziata alla emissione degli scontrini fiscali.

"Non ho visto il video perchè ho cose più importanti da fare - ha affermato - devo rispondere al nulla perchè, come ha detto Napolitano, la Padania non esiste. Quindi Tele Padania è una televisione di qualcosa che giuridicamente non esiste".




riceviamo dall'ufficio comunicazione di de Magistris e postiamo :


RIFIUTI, SODANO: DA LEGA NESSUNA LEZIONE A NAPOLI


“La Lega non deve insegnare proprio nulla ai napoletani e ai campani: laddove la raccolta differenziata porta a porta viene praticata, infatti, si raggiungono percentuali alte di riuscita e buona qualità di materiale. Piuttosto la Lega dovrebbe spiegare al Paese intero, se ha un minimo senso di onestà intellettuale e della decenza, come mai Napoli e la Campania siano state trasformate per decenni in uno sversatoio a cielo aperto per i rifiuti industriali, anche tossici, provenienti dal Nord Est dell’Italia. L’amministrazione di Napoli sta procedendo nell’estensione della raccolta differenziata porta a porta e i cittadini rispondono con partecipazione e convinzione: la migliore lezione che si possa offrire alla Lega, dalla quale ci attendiamo, proprio da napoletani, che ci spieghi il caso del quartiere Pianura o quello delle aree di Gomorra, per intenderci, in cui l’industria del Nord Est ha sversato di tutto servendosi della collaborazione della camorra”. Lo afferma in una nota Tommaso Sodano vicesindaco di Napoli commentando il video di Telepadania.


Fonte : comunicazionedemagistris.it





http://www.youtube.com/watch?v=_5K70edCBOg&feature=feedu


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mercoledì 31 agosto 2011

Dal Veneto ad Acerra, viaggio tra i rifiuti: “Hanno ucciso la nostra regione”

L’immondizia diventa oro. Non per i cittadini, come accade in Svezia, ma per chi, in politica come fra i camorristi, lucra da anni sulla salute delle persone. Questo il pensiero che Antonio Marfella, tossicologo e oncologo del Pascale, affida alle pagine di Campania su Web: “Si smaltiscono illegalmente gli scarti industriali del Nord mentre Napoli affoga nella spazzatura”
Antonio Marfella

Il professor Marfella



Di Enrico Nocera
FONTE: CAMPANIA SU WEB


L’inceneritore di Napoli Est come prova generale di un genocidio. Rifiuti tossici smaltiti come quelli che ognuno di noi produce ogni giorno in casa. Il balletto di cifre attorno al termovalorizzatore di Acerra, che non si capisce bene cosa bruci. Sono solo alcuni degli spunti emersi dal colloquio che Campania su Web ha intrattenuto col professor Antonio Marfella, tossicologo e oncologo del Pascale di Napoli, impegnato da anni nel denunciare lo sterminio del territorio campano.

Esistono, nella nostra regione, impianti capaci di smaltire in sicurezza i rifiuti industriali?

Le discariche ci sono e sono tantissime, distribuite in tutta la Campania. Il problema è che sono tutte abusive, non censite e non dichiarate. Si è così liberi di lavorare come meglio si crede: legalmente e, soprattutto, illegalmente. Ognuno di noi paga una quota non indifferente dei costi legati al corretto smaltimento dei rifiuti industriali. Prendiamo, come esempio, gli scarti dell’edilizia. La Campania produce, secondo i dati dell’Ispra, non meno di 280.000 tonnellate all’anno di scarti derivati dalla lavorazione edile. Nonostante ciò non è mai stata censita una sola discarica a norma sull’intero territorio regionale per rifiuti inerti e non pericolosi come, appunto, quelli dell’edilizia.

Ci spiega perché l’inceneritore non è la scelta più adatta per risolvere la crisi rifiuti?

Gli inceneritori sono industrie tossiche insalubri, e si costruiscono solo se indispensabili e in zone non densamente popolate. Napoli è già dotata dell’inceneritore di Acerra, tra i più grandi d’Europa, con la capacità di accogliere, secondo i dati ufficiali, 1.700 tonnellate al giorno di rifiuti. La realtà è un’altra: non sappiamo da dove provenga quello che si brucia. Mentre Napoli, per l’ennesima volta, veniva ricoperta dai rifiuti, nessuno ci ha spiegato perché l’immondizia non fosse portata lì. Una cosa tragica e ridicola: avere la terza capacità di incenerimento in Italia, subire comunque le tossine sprigionate dal termovalorizzatore, far guadagnare la ditta A2A di Brescia e Milano, senza neanche bruciare un solo chilo di spazzatura napoletana.

C’è infatti parecchia confusione riguardo Acerra. È possibile che non si riesca a capire la quantità effettiva di rifiuti che questo termovalorizzatore brucia ogni giorno?

I dati ufficiali del gestore A2A sono quelli che ho elencato prima. La questione è legata alla provenienza. Ripeto: si tratta, molto probabilmente, di immondizia non specificata e non napoletana. È interessante rilevare come un consulente della Regione, il professor Bidello dell’Università Parthenope, dichiari che Acerra brucia non più di 700 tonnellate al giorno. Per questo motivo, sempre secondo Bidello, sarebbe necessario costruire un altro inceneritore, quello di Napoli Est, da 1.000 tonnellate al giorno. Ma non sarebbe più logico spingere la Regione a raggiungere quelle 1.700 tonnellate proclamate nei dati ufficiali? Nessuno si è stupito di questo balletto di cifre e delle evidenti contraddizioni. In fondo ne va solo della salute di circa un milione di cittadini napoletani. Senza contare che il risparmio per lo stato italiano sarebbe di 4,5 miliardi, e sottolineo miliardi, di euro.

Lei afferma che l’inceneritore previsto a Napoli Est corrisponde a “una esplicita volontà di genocidio" nei riguardi della popolazione napoletana. Per quale motivo? Quali rischi comporta la presenza di un termovalorizzatore nei pressi di un centro urbano?

L’inceneritore a Napoli Est è una follia e una vergogna. Quando, in quella zona, ancora esistevano le centraline per il monitoraggio dell’aria, si registrarono oltre 228 sforamenti di polveri sottili nel solo anno 2008. Aggiungere anche l’incenerimento di mille tonnellate di monnezza indifferenziata, urbana e industriale, sarebbe effettivamente un genocidio concentrato nella zona con la maggior densità di abitanti per chilometro quadrato.

In che modo, dunque, poter smaltire senza rischi per la salute quei rifiuti che non sono avviabili alla raccolta differenziata?

Gli impianti come quello di Vedelago, in Veneto. O, se si vuole perseguire la strada di discariche e inceneritori, bisogna stare attenti alla quantità di rifiuti immessa. Le discariche urbane venete, ad esempio, accolgono in media 40mila tonnellate all’anno. La sola Chiaiano, nei pressi di un centro abitato, deve sopportarne oltre 300mila. La media europea degli inceneritori non supera le 120mila tonnellate all’anno. A Napoli non si pensa neanche a costruire un impianto che non superi le mille tonnellate al giorno. Così è più facile bruciare immondizia indifferenziata, assimilando anche rifiuti industriali per risparmiare sullo smaltimento legale, caricando tutto sulle spalle dei cittadini attraverso continui aumenti della Tarsu. A lucrare sono sia le nostre industrie che quelle del Nord Italia, soprattutto quelle conciarie, che hanno trasformato il fiume Sarno in una discarica abusiva. Penso alle industrie di Solofra, in provincia di Avellino, dove i governanti fanno i farisei per poche tonnellate di immondizia urbana napoletana. Una vergogna.

Secondo una sua nota pubblicata su Facebook, il Veneto dispone di circa 68 discariche per rifiuti speciali. Eppure, come Lei stesso sottolinea, la regione di Luca Zaia continua a sversare in Campania i propri scarti industriali. C'è una spiegazione razionale a questo paradosso?

Sono dati dell’Istituto Superiore Prevenzione Ambiente. In Veneto è presente questo numero di discariche per rifiuti inerti non pericolosi, mentre in Campania zero assoluto. A dichiarare come il Veneto smaltisca fuori regione i propri rifiuti industriali sono i dati dell’Arpa. I rifiuti industriali sono materia privata, ma le responsabilità sono anche dei funzionari pubblici campani, che non hanno mai controllato i flussi di questi pericolosissimi rifiuti tossici che da decenni convergono verso le nostre discariche urbane. I dati epidemiologici ci sono, nessuno può negare la correlazione tra determinate patologie e i rifiuti tossici sversati in regione. Tutto per colpa di quegli stupidi camorristi che hanno avvelenato se stessi e le proprie famiglie. Ignoranza e malgoverno: un’accoppiata micidiale e mortale per la Campania.

I dati sulla differenziata a Napoli non fanno ben sperare. L'Asia comunica che il riciclo, nel capoluogo, è fermo al 16 percento. Esistono responsabilità anche da parte dei semplici cittadini?

Esistono, ma fa comodo a troppe persone che la situazione resti tale. Abbiamo il dovere di migliorare, a qualunque costo, la raccolta differenziata. Non solo per recuperare un’immagine di dignità, ma per smascherare questi delinquenti che lucrano sulla nostra salute.

A fine giugno, Lei scrisse che una testata importante come il "Corriere del Mezzogiorno" si è schierata "in modo palesemente fondamentalista e talebano in una campagna stampa a favore dell'inceneritore a Napoli Est". Per quale motivo?

Lo chieda a loro e a chi detiene la maggioranza dei pacchetti azionari nel giornale. O crede che anche ottimi giornalisti come quelli del Corriere possano andare contro i propri padroni?

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L’immondizia diventa oro. Non per i cittadini, come accade in Svezia, ma per chi, in politica come fra i camorristi, lucra da anni sulla salute delle persone. Questo il pensiero che Antonio Marfella, tossicologo e oncologo del Pascale, affida alle pagine di Campania su Web: “Si smaltiscono illegalmente gli scarti industriali del Nord mentre Napoli affoga nella spazzatura”
Antonio Marfella

Il professor Marfella



Di Enrico Nocera
FONTE: CAMPANIA SU WEB


L’inceneritore di Napoli Est come prova generale di un genocidio. Rifiuti tossici smaltiti come quelli che ognuno di noi produce ogni giorno in casa. Il balletto di cifre attorno al termovalorizzatore di Acerra, che non si capisce bene cosa bruci. Sono solo alcuni degli spunti emersi dal colloquio che Campania su Web ha intrattenuto col professor Antonio Marfella, tossicologo e oncologo del Pascale di Napoli, impegnato da anni nel denunciare lo sterminio del territorio campano.

Esistono, nella nostra regione, impianti capaci di smaltire in sicurezza i rifiuti industriali?

Le discariche ci sono e sono tantissime, distribuite in tutta la Campania. Il problema è che sono tutte abusive, non censite e non dichiarate. Si è così liberi di lavorare come meglio si crede: legalmente e, soprattutto, illegalmente. Ognuno di noi paga una quota non indifferente dei costi legati al corretto smaltimento dei rifiuti industriali. Prendiamo, come esempio, gli scarti dell’edilizia. La Campania produce, secondo i dati dell’Ispra, non meno di 280.000 tonnellate all’anno di scarti derivati dalla lavorazione edile. Nonostante ciò non è mai stata censita una sola discarica a norma sull’intero territorio regionale per rifiuti inerti e non pericolosi come, appunto, quelli dell’edilizia.

Ci spiega perché l’inceneritore non è la scelta più adatta per risolvere la crisi rifiuti?

Gli inceneritori sono industrie tossiche insalubri, e si costruiscono solo se indispensabili e in zone non densamente popolate. Napoli è già dotata dell’inceneritore di Acerra, tra i più grandi d’Europa, con la capacità di accogliere, secondo i dati ufficiali, 1.700 tonnellate al giorno di rifiuti. La realtà è un’altra: non sappiamo da dove provenga quello che si brucia. Mentre Napoli, per l’ennesima volta, veniva ricoperta dai rifiuti, nessuno ci ha spiegato perché l’immondizia non fosse portata lì. Una cosa tragica e ridicola: avere la terza capacità di incenerimento in Italia, subire comunque le tossine sprigionate dal termovalorizzatore, far guadagnare la ditta A2A di Brescia e Milano, senza neanche bruciare un solo chilo di spazzatura napoletana.

C’è infatti parecchia confusione riguardo Acerra. È possibile che non si riesca a capire la quantità effettiva di rifiuti che questo termovalorizzatore brucia ogni giorno?

I dati ufficiali del gestore A2A sono quelli che ho elencato prima. La questione è legata alla provenienza. Ripeto: si tratta, molto probabilmente, di immondizia non specificata e non napoletana. È interessante rilevare come un consulente della Regione, il professor Bidello dell’Università Parthenope, dichiari che Acerra brucia non più di 700 tonnellate al giorno. Per questo motivo, sempre secondo Bidello, sarebbe necessario costruire un altro inceneritore, quello di Napoli Est, da 1.000 tonnellate al giorno. Ma non sarebbe più logico spingere la Regione a raggiungere quelle 1.700 tonnellate proclamate nei dati ufficiali? Nessuno si è stupito di questo balletto di cifre e delle evidenti contraddizioni. In fondo ne va solo della salute di circa un milione di cittadini napoletani. Senza contare che il risparmio per lo stato italiano sarebbe di 4,5 miliardi, e sottolineo miliardi, di euro.

Lei afferma che l’inceneritore previsto a Napoli Est corrisponde a “una esplicita volontà di genocidio" nei riguardi della popolazione napoletana. Per quale motivo? Quali rischi comporta la presenza di un termovalorizzatore nei pressi di un centro urbano?

L’inceneritore a Napoli Est è una follia e una vergogna. Quando, in quella zona, ancora esistevano le centraline per il monitoraggio dell’aria, si registrarono oltre 228 sforamenti di polveri sottili nel solo anno 2008. Aggiungere anche l’incenerimento di mille tonnellate di monnezza indifferenziata, urbana e industriale, sarebbe effettivamente un genocidio concentrato nella zona con la maggior densità di abitanti per chilometro quadrato.

In che modo, dunque, poter smaltire senza rischi per la salute quei rifiuti che non sono avviabili alla raccolta differenziata?

Gli impianti come quello di Vedelago, in Veneto. O, se si vuole perseguire la strada di discariche e inceneritori, bisogna stare attenti alla quantità di rifiuti immessa. Le discariche urbane venete, ad esempio, accolgono in media 40mila tonnellate all’anno. La sola Chiaiano, nei pressi di un centro abitato, deve sopportarne oltre 300mila. La media europea degli inceneritori non supera le 120mila tonnellate all’anno. A Napoli non si pensa neanche a costruire un impianto che non superi le mille tonnellate al giorno. Così è più facile bruciare immondizia indifferenziata, assimilando anche rifiuti industriali per risparmiare sullo smaltimento legale, caricando tutto sulle spalle dei cittadini attraverso continui aumenti della Tarsu. A lucrare sono sia le nostre industrie che quelle del Nord Italia, soprattutto quelle conciarie, che hanno trasformato il fiume Sarno in una discarica abusiva. Penso alle industrie di Solofra, in provincia di Avellino, dove i governanti fanno i farisei per poche tonnellate di immondizia urbana napoletana. Una vergogna.

Secondo una sua nota pubblicata su Facebook, il Veneto dispone di circa 68 discariche per rifiuti speciali. Eppure, come Lei stesso sottolinea, la regione di Luca Zaia continua a sversare in Campania i propri scarti industriali. C'è una spiegazione razionale a questo paradosso?

Sono dati dell’Istituto Superiore Prevenzione Ambiente. In Veneto è presente questo numero di discariche per rifiuti inerti non pericolosi, mentre in Campania zero assoluto. A dichiarare come il Veneto smaltisca fuori regione i propri rifiuti industriali sono i dati dell’Arpa. I rifiuti industriali sono materia privata, ma le responsabilità sono anche dei funzionari pubblici campani, che non hanno mai controllato i flussi di questi pericolosissimi rifiuti tossici che da decenni convergono verso le nostre discariche urbane. I dati epidemiologici ci sono, nessuno può negare la correlazione tra determinate patologie e i rifiuti tossici sversati in regione. Tutto per colpa di quegli stupidi camorristi che hanno avvelenato se stessi e le proprie famiglie. Ignoranza e malgoverno: un’accoppiata micidiale e mortale per la Campania.

I dati sulla differenziata a Napoli non fanno ben sperare. L'Asia comunica che il riciclo, nel capoluogo, è fermo al 16 percento. Esistono responsabilità anche da parte dei semplici cittadini?

Esistono, ma fa comodo a troppe persone che la situazione resti tale. Abbiamo il dovere di migliorare, a qualunque costo, la raccolta differenziata. Non solo per recuperare un’immagine di dignità, ma per smascherare questi delinquenti che lucrano sulla nostra salute.

A fine giugno, Lei scrisse che una testata importante come il "Corriere del Mezzogiorno" si è schierata "in modo palesemente fondamentalista e talebano in una campagna stampa a favore dell'inceneritore a Napoli Est". Per quale motivo?

Lo chieda a loro e a chi detiene la maggioranza dei pacchetti azionari nel giornale. O crede che anche ottimi giornalisti come quelli del Corriere possano andare contro i propri padroni?

lunedì 22 agosto 2011

Rossi (Asia): Napoli è di nuovo capitale europea e mondiale

Rossi (Asia): Napoli è di nuovo capitale europea e mondiale

Il presidente dell'azienda per la raccolta dei rifiuti a Napoli, ringrazia i cittadini per l'impegno profuso per ripulire la città, e ora parola alla differenziata




NAPOLI - Raphael Rossi, neo presidente di Asia Napoli, torna aull'argomento città pulita, in una nota diffusa dall'azienda. "Ho iniziato la mia presidenza due mesi fa con la convinzione che restituire decoro e pulizia a Napoli significasse innanzitutto riscoprirne la bellezza e fare in modo che i cittadini e i turisti di tutto il mondo potessero apprezzarla pienamente durante l'estate".

"In questi primi due mesi da presidente di Asia - continua la nota - ho visto molti lavoratori dell'azienda impegnarsi costantemente per liberare la città dai rifiuti. Ho incontrato moltissime persone disponibili a fare di tutto per riportare Napoli a essere una capitale europea e mondiale. Abbiamo così potuto goderci un Ferragosto 'da cartolina', ricevendo i complimenti di tanti turisti. E anche di tanti cittadini".

Nella pulizia della città, prosegue Rossi, "abbiamo potuto contare sull'imprescindibile collaborazione dei cittadini. Ho conosciuto di persona numerosi napoletani che si impegnano ogni giorno osservando le indicazioni fornite per la gestione dei rifiuti. In tanti rappresentano esempi virtuosi che facilitano il lavoro di tutti. Sono cittadini che aderiscono ai nostri valori e a principi più generali di convivenza sociale. Certo sappiamo anche che ci sono persone non così interessate al bene della città, che si comportano in modo irrispettoso del senso civico, dell'ambiente e delle norme. Stiamo mettendo in campo strumenti nuovi per informare e coinvolgere anche loro, motivandoli a cambiare abitudini".

"Esistono sanzioni pesanti per comportamenti scorretti: in questo senso con il Comune stiamo attivando opportuni strumenti di controllo e prevenzione". Adesso è necessaria "l'estensione del programma di raccolta differenziata porta a porta che coinvolgerà nei prossimi mesi un totale di 325mila napoletani, quasi 200mila in più rispetto alla situazione attuale. Un progetto che continuerà per il prossimo anno fino a coprire con il servizio porzioni sempre maggiori del territorio. Questo genererà enormi benefici per la Campania intera, perchè significa aumentare la quantità di rifiuti che anzichè essere tali, possono tornare a essere considerati materie prime per processi di riciclo. Evitando perciò di inquinare attraverso discariche e inceneritori".

"Ringrazio ancora una volta tutti i protagonisti di questo primo successo per Napoli: i cittadini, i lavoratori di Asia, il Comune e gli enti di Provincia e Regione con cui cooperiamo per l'intero ciclo di gestione dei rifiuti. Siamo in tanti ad aderire a un progetto ambizioso per la città. Ora Napoli è bella e splendente. Di fronte a tale bellezza devono crescere la passione, l'impegno civico e il senso di responsabilità di tutti i cittadini napoletani. Ognuno di noi impegnato a non tradire e sporcare Napoli per godere dell'incanto di questa città unica al mondo, come turista o come cittadino appena rientrato dalle ferie".

Fonte: Napolicentro


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Rossi (Asia): Napoli è di nuovo capitale europea e mondiale

Il presidente dell'azienda per la raccolta dei rifiuti a Napoli, ringrazia i cittadini per l'impegno profuso per ripulire la città, e ora parola alla differenziata




NAPOLI - Raphael Rossi, neo presidente di Asia Napoli, torna aull'argomento città pulita, in una nota diffusa dall'azienda. "Ho iniziato la mia presidenza due mesi fa con la convinzione che restituire decoro e pulizia a Napoli significasse innanzitutto riscoprirne la bellezza e fare in modo che i cittadini e i turisti di tutto il mondo potessero apprezzarla pienamente durante l'estate".

"In questi primi due mesi da presidente di Asia - continua la nota - ho visto molti lavoratori dell'azienda impegnarsi costantemente per liberare la città dai rifiuti. Ho incontrato moltissime persone disponibili a fare di tutto per riportare Napoli a essere una capitale europea e mondiale. Abbiamo così potuto goderci un Ferragosto 'da cartolina', ricevendo i complimenti di tanti turisti. E anche di tanti cittadini".

Nella pulizia della città, prosegue Rossi, "abbiamo potuto contare sull'imprescindibile collaborazione dei cittadini. Ho conosciuto di persona numerosi napoletani che si impegnano ogni giorno osservando le indicazioni fornite per la gestione dei rifiuti. In tanti rappresentano esempi virtuosi che facilitano il lavoro di tutti. Sono cittadini che aderiscono ai nostri valori e a principi più generali di convivenza sociale. Certo sappiamo anche che ci sono persone non così interessate al bene della città, che si comportano in modo irrispettoso del senso civico, dell'ambiente e delle norme. Stiamo mettendo in campo strumenti nuovi per informare e coinvolgere anche loro, motivandoli a cambiare abitudini".

"Esistono sanzioni pesanti per comportamenti scorretti: in questo senso con il Comune stiamo attivando opportuni strumenti di controllo e prevenzione". Adesso è necessaria "l'estensione del programma di raccolta differenziata porta a porta che coinvolgerà nei prossimi mesi un totale di 325mila napoletani, quasi 200mila in più rispetto alla situazione attuale. Un progetto che continuerà per il prossimo anno fino a coprire con il servizio porzioni sempre maggiori del territorio. Questo genererà enormi benefici per la Campania intera, perchè significa aumentare la quantità di rifiuti che anzichè essere tali, possono tornare a essere considerati materie prime per processi di riciclo. Evitando perciò di inquinare attraverso discariche e inceneritori".

"Ringrazio ancora una volta tutti i protagonisti di questo primo successo per Napoli: i cittadini, i lavoratori di Asia, il Comune e gli enti di Provincia e Regione con cui cooperiamo per l'intero ciclo di gestione dei rifiuti. Siamo in tanti ad aderire a un progetto ambizioso per la città. Ora Napoli è bella e splendente. Di fronte a tale bellezza devono crescere la passione, l'impegno civico e il senso di responsabilità di tutti i cittadini napoletani. Ognuno di noi impegnato a non tradire e sporcare Napoli per godere dell'incanto di questa città unica al mondo, come turista o come cittadino appena rientrato dalle ferie".

Fonte: Napolicentro


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domenica 14 agosto 2011

ABBIAMO MANTENUTO LA PROMESSA: A FERRAGOSTO CITTA' SENZA RIFIUTI


Napoli è una città finalmente pulita dai rifiuti. Questa sera verranno rimossi quelli combusti, portando così via gli ultimi cumuli residui.

Abbiamo mantenuto la promessa, quella di una città liberata dalla spazzatura per ferragosto.


Si tratta di un risultato straordinario, frutto di un impegno faticoso. Per questo l'amministrazione vuole ringraziare tutti i lavoratori: quelli della Asia e delle altre ditte incaricate della rimozione della spazzatura in giacenza per le strade.


Così come vogliamo ringraziare la Sapna per la sua leale collaborazione: è stata proprio tale collaborazione, infatti, che ha consentito, in una condizione di precarietà impiantistica, il risultato attuale. Adesso, però, chiediamo un contributo e uno sforzo ai cittadini perché ci aiutino a mantenere Napoli pulita.


Come? Rispettando gli orari di conferimento e denunciando quanti, in modo incivile e illegale, abbandonano i rifiuti per la strada, compresi quelli ingombranti, non rispettando orari e spazi di raccolta. Da parte nostra, perseguiremo questi comportamenti indegni disponendo un incremento dei controlli e delle sanzioni.


Da settembre, poi, il Comune ha intenzione di lanciare una vera e propria campagna di pulizia urbana, in particolare delle strade di accesso alla città di Napoli, oltre ad altre operazioni di bonifica del territorio


Fonte: Luigi de Magistris


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Napoli è una città finalmente pulita dai rifiuti. Questa sera verranno rimossi quelli combusti, portando così via gli ultimi cumuli residui.

Abbiamo mantenuto la promessa, quella di una città liberata dalla spazzatura per ferragosto.


Si tratta di un risultato straordinario, frutto di un impegno faticoso. Per questo l'amministrazione vuole ringraziare tutti i lavoratori: quelli della Asia e delle altre ditte incaricate della rimozione della spazzatura in giacenza per le strade.


Così come vogliamo ringraziare la Sapna per la sua leale collaborazione: è stata proprio tale collaborazione, infatti, che ha consentito, in una condizione di precarietà impiantistica, il risultato attuale. Adesso, però, chiediamo un contributo e uno sforzo ai cittadini perché ci aiutino a mantenere Napoli pulita.


Come? Rispettando gli orari di conferimento e denunciando quanti, in modo incivile e illegale, abbandonano i rifiuti per la strada, compresi quelli ingombranti, non rispettando orari e spazi di raccolta. Da parte nostra, perseguiremo questi comportamenti indegni disponendo un incremento dei controlli e delle sanzioni.


Da settembre, poi, il Comune ha intenzione di lanciare una vera e propria campagna di pulizia urbana, in particolare delle strade di accesso alla città di Napoli, oltre ad altre operazioni di bonifica del territorio


Fonte: Luigi de Magistris


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giovedì 11 agosto 2011

RIFIUTI, GIUNTA APPROVA DELIBERA PER ESTERO.


riceviamo dalla segreteria/comunicazione di Luigi de Magistris e postiamo :



DE MAGISTRIS: ANCHE IN AGOSTO LIBERAZIONE NAPOLI E’ PRIORITA’


La Giunta, riunitasi oggi 11 agosto, ha approvato una delibera in merito al trasferimento dei rifiuti all’estero. “La priorità di consentire la liberazione di Napoli dalla piaga dei rifiuti ci ha spinto a continuare l’attività dell’amministrazione anche in pieno agosto, tenendo presente i tempi stretti del progetto perché, come abbiamo annunciato e secondo gli impegni pubblicamente presi, già a settembre dovrà partire la prima nave di rifiuti verso il Nord Europa”. Così in una nota il sindaco di Napoli commenta la decisione della Giunta che, sempre secondo Luigi de Magistris, “è il frutto del lavoro e del confronto condotti con la Provincia di Napoli, i dirigenti del Comune di Napoli, l’Autorità Portuale e la Capitaneria di Porto, oltre alla SAPNA spa e all’ASIA NAPOLI spa. Il trasporto estero dei rifiuti –conclude nella nota il sindaco- si svolgerà secondo i principi inderogabili che caratterizzano l’operato di questa amministrazione: trasparenza e pubblicità degli accordi che, anche economicamente, sono stati raggiunti con i soggetti esteri interessati”.


Fonte : comunicazione.demagistris.it

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riceviamo dalla segreteria/comunicazione di Luigi de Magistris e postiamo :



DE MAGISTRIS: ANCHE IN AGOSTO LIBERAZIONE NAPOLI E’ PRIORITA’


La Giunta, riunitasi oggi 11 agosto, ha approvato una delibera in merito al trasferimento dei rifiuti all’estero. “La priorità di consentire la liberazione di Napoli dalla piaga dei rifiuti ci ha spinto a continuare l’attività dell’amministrazione anche in pieno agosto, tenendo presente i tempi stretti del progetto perché, come abbiamo annunciato e secondo gli impegni pubblicamente presi, già a settembre dovrà partire la prima nave di rifiuti verso il Nord Europa”. Così in una nota il sindaco di Napoli commenta la decisione della Giunta che, sempre secondo Luigi de Magistris, “è il frutto del lavoro e del confronto condotti con la Provincia di Napoli, i dirigenti del Comune di Napoli, l’Autorità Portuale e la Capitaneria di Porto, oltre alla SAPNA spa e all’ASIA NAPOLI spa. Il trasporto estero dei rifiuti –conclude nella nota il sindaco- si svolgerà secondo i principi inderogabili che caratterizzano l’operato di questa amministrazione: trasparenza e pubblicità degli accordi che, anche economicamente, sono stati raggiunti con i soggetti esteri interessati”.


Fonte : comunicazione.demagistris.it

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martedì 9 agosto 2011

La7: In Onda con Luigi de Magistris


http://www.youtube.com/watch?v=3KiJVScoEvg

Incontro con LUIGI DE MAGISTRIS - A due mesi dalla sua elezione a Sindaco di Napoli Luigi De Magistris protagonista della ventunesima puntata di IN ONDA, il programma di approfondimento condotto da Luisella Costamagna e Luca Telese.


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http://www.youtube.com/watch?v=3KiJVScoEvg

Incontro con LUIGI DE MAGISTRIS - A due mesi dalla sua elezione a Sindaco di Napoli Luigi De Magistris protagonista della ventunesima puntata di IN ONDA, il programma di approfondimento condotto da Luisella Costamagna e Luca Telese.


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domenica 7 agosto 2011

Il Comune di Napoli ha firmato un protocollo con il Centro di Vedelago per la costruzione di un impianto TMM

«Il rapporto di collaborazione tra il Comune di Napoli e il Centro Riciclo Vedelago è stato formalizzato in un protocollo di intesa firmato oggi dal vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano e Carla Poli.

Col protocollo si dà l'avvio ad uno studio preliminare di fattibilità per la realizzazione di un impianto di trattamento meccanico a freddo con annesso impianto di estrusione da collocare sul territorio di Napoli e favorire l’implementazione dell’utilizzo delle materie di seconda vita nei cicli produttivi propri.

L'amministrazione di Napoli ritiene che il centro di Vedelago possiede il know-how necessario a costruire un impianto di trattamento a freddo per valorizzare la frazione residua dei rifiuti o del trattamento dei residui del recupero delle materia plastiche, tanto da essere riconosciuto a livello europeo.

Si tratta di un progetto che questa amministrazione reputa necessario per realizzare quella rivoluzione ambientale che poggia sulla differenziata e il riclico dei rifiuti, unica strada per superare l'emergenza senza doversi piegare alla filiera classica discariche-inceneritore che, fino ad oggi, non ha prodotto alcun risultato vero.

Le attività del rapporto di collaborazione saranno così articolate: uno studio dello stato di fatto sulle raccolte differenziate con l'acquisizione ed analisi dei dati di produzione; l'elaborazione del Piano Preventivo dei costi degli interventi e dei benefici derivanti dalla implementazione del suddetto impianto; l'elaborazione del Piano di Gestione

Commerciale comprendente l'analisi del mercato per i materiali in entrata ed in uscita (input/output); la verifica della possibilità di promuovere attività di ricerca e innovazione coinvolgendo Istituti di Ricerca e Università.


Fonte: Luigi de Magistris


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«Il rapporto di collaborazione tra il Comune di Napoli e il Centro Riciclo Vedelago è stato formalizzato in un protocollo di intesa firmato oggi dal vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano e Carla Poli.

Col protocollo si dà l'avvio ad uno studio preliminare di fattibilità per la realizzazione di un impianto di trattamento meccanico a freddo con annesso impianto di estrusione da collocare sul territorio di Napoli e favorire l’implementazione dell’utilizzo delle materie di seconda vita nei cicli produttivi propri.

L'amministrazione di Napoli ritiene che il centro di Vedelago possiede il know-how necessario a costruire un impianto di trattamento a freddo per valorizzare la frazione residua dei rifiuti o del trattamento dei residui del recupero delle materia plastiche, tanto da essere riconosciuto a livello europeo.

Si tratta di un progetto che questa amministrazione reputa necessario per realizzare quella rivoluzione ambientale che poggia sulla differenziata e il riclico dei rifiuti, unica strada per superare l'emergenza senza doversi piegare alla filiera classica discariche-inceneritore che, fino ad oggi, non ha prodotto alcun risultato vero.

Le attività del rapporto di collaborazione saranno così articolate: uno studio dello stato di fatto sulle raccolte differenziate con l'acquisizione ed analisi dei dati di produzione; l'elaborazione del Piano Preventivo dei costi degli interventi e dei benefici derivanti dalla implementazione del suddetto impianto; l'elaborazione del Piano di Gestione

Commerciale comprendente l'analisi del mercato per i materiali in entrata ed in uscita (input/output); la verifica della possibilità di promuovere attività di ricerca e innovazione coinvolgendo Istituti di Ricerca e Università.


Fonte: Luigi de Magistris


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venerdì 5 agosto 2011

Rifiuti, oggi firmiamo accordi con tre città !

importante comunicazione del sindaco


Entro oggi firmeremo tre accordi per portare i rifiuti da Napoli verso altre destinazioni.

Due sono con paesi esteri, un terzo con una città italiana. Le destinazioni, però, resteranno segrete fino alla partenza della prima nave che avverrà agli inizi di settembre. Questo affinché non ci siano azioni di sabotaggio e iniziative speculative.

Non si tratta di solidarietà concessa da altri enti, ma di accordi commerciali. Abbiamo avuto offerte anche da paesi dell'Africa centrale e dall'Estremo oriente anche più vantaggiosi economicamente di quelli che oggi andiamo a firmare.

Ma abbiamo preferito quelli del Nord Europa dove vige una legislazione ambientale rigida, che offre molteplici garanzie». Il costo dell'operazione sarà inferiore rispetto al trasferimento dei rifiuti in altre province della Campania e nelle altre Regioni.



Luigi de Magistris




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importante comunicazione del sindaco


Entro oggi firmeremo tre accordi per portare i rifiuti da Napoli verso altre destinazioni.

Due sono con paesi esteri, un terzo con una città italiana. Le destinazioni, però, resteranno segrete fino alla partenza della prima nave che avverrà agli inizi di settembre. Questo affinché non ci siano azioni di sabotaggio e iniziative speculative.

Non si tratta di solidarietà concessa da altri enti, ma di accordi commerciali. Abbiamo avuto offerte anche da paesi dell'Africa centrale e dall'Estremo oriente anche più vantaggiosi economicamente di quelli che oggi andiamo a firmare.

Ma abbiamo preferito quelli del Nord Europa dove vige una legislazione ambientale rigida, che offre molteplici garanzie». Il costo dell'operazione sarà inferiore rispetto al trasferimento dei rifiuti in altre province della Campania e nelle altre Regioni.



Luigi de Magistris




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mercoledì 3 agosto 2011

In Norvegia sono avanti anni luce da quello che succede qui Italia....


http://www.youtube.com/watch?v=KK1oslkabxc&feature=player_embedded


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http://www.youtube.com/watch?v=KK1oslkabxc&feature=player_embedded


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sabato 30 luglio 2011

La sfida di De Magistris: «Non manderemo i rifiuti al Nord»

(di Massimiliano Amato da l’Unità)

«La Lega non vuole i rifiuti di Napoli e preannuncia barricate? E noi non vogliamo l’elemosina della Lega. Stiano tranquilli: non glieli manderemo». A Luigi de Magistris non fanno difetto né il coraggio, né una certa propensione alle impennate d’orgoglio. Però stavolta il suo ragionamento è tutto politico, e non fa una grinza.
Sindaco, l’accuseranno dl voler giocare allo sfascio: c’è un ordine del giorno votato dalla Camera che obbliga II governo ad autorizzare I trasferimenti, e lei che fa? Si veste di carattere, come si dice a Napoli?
«No, guardi: queste accuse le conosco bene e ormai posso dire di essere vaccinato. L’opposizione ideologica e antimeridionalistica della Lega è incomprensibile, ma rappresenta un dato di fatto. Un problema politico nazionale. È bene che esploda: ne terranno conto, spero, i tanti meridionali che vivono al Nord. Noi non abbiamo bisogno della solidarietà del Carroccio, possiamo fare anche da soli, grazie».
E come?
«Ancora qualche ora e daremo l’annuncio: sono in dirittura d’arrivo due accordi con altrettanti Paesi stranieri disposti a darci una mano per alleggerire le giacenze. Cinquemila tonnellate ogni settimana, ventimila al mese».
Alt che fine faranno questi rifiuti? Saranno Inceneriti?
«Capisco dove vuole andare a parare. Sgombriamo subito il campo: la mia amministrazione si opporrà sempre al progetto del secondo termovalorizzatore. E non vogliamo discariche: Napoli ha già dato, per circa un ventennio con Pianura e, negli ultimi due anni, con Chiaiano. Può bastare. Abbiamo un altro piano in campo, che poggia su differenziata e impianti di compostaggio, e non faremo un solo passo indietro».
Però non ha risposto alla domanda.
«Ci stavo arrivando. I rifiuti che imbarcheremo sulle navi andranno negli inceneritori, certo. Ma sono inceneritori a norma. Niente a che vedere con quello che hanno intenzione di costruire da noi».
Perché non rivelate I nomi del paesi stranieri con I quali siete In trattativa?
«Per evitare atti di boicottaggio. Nelle scorse settimane abbiamo registrato degli episodi che ci fanno chiaramente intendere come le ecomafie siano ormai mobilitate per impedirci di varare il piano che dovrà portare alla piena autonomia di Napoli nella gestione del ciclo dei rifiuti. L’opposizione della Lega, al confronto, fa ridere».
Non teme di essersi spinto un po’ troppo in avanti, con II progetto Napoli autonoma?
«Non avevamo scelta. La legge non ci aiuta. La provincializzazione del ciclo ha prodotto e continua a produrre guasti inenarrabili, e noi non potevamo aspettare all’infinito. Non ci rimaneva altra strada che cercare di uscirne da soli, potenziando l’impiantistica con la costruzione di uno Stir esclusivamente dedicato alla città di Napoli e la realizzazione di tre impianti di compostaggio e con il lancio di un grande piano per la differenziata: 330mila napoletani inizieranno a settembre. È un terzo della città».
Che però dev’essere prima liberata dal cumuli
«E per questo abbiamo individuato i siti di trasferenza. Ancora qualche giorno e sarà pronto quello di via Brin, in un ex autoparco in cui vivevano, parecchio oltre i limiti della decenza, 140 immigrati. Sono soddisfattissimo di questa operazione, perché abbiamo risolto due problemi: si garantisce a questi immigrati una sistemazione degna e si crea un polmone per disingolfare gli impianti e assicurare una continuità alla raccolta».
Al di là dell’ufficialità, com’è andata con Beriusconi?
«Al premier ho chiesto un passaggio politico fondamentale. Chiediamo di sbloccare 500 milioni di fondi europei che attendono solo di entrare a far parte della dotazione finanziaria della città. Sono bloccati alla Regione per via del patto di stabilità. Noi poniamo il problema della diretta attribuibilità dei fondi alla città. Stiamo creando un precedente che potrà rivelarsi molto utile per tutte le altre realtà metropolitane italiane. Con quei soldi io non finanzio solo l’inizio della differenziata: ci completo la metropolitana, ci faccio il Forum internazionale delle Culture, do una grande boccata d’ossigeno alla città».
E si è chiesto perché nessuno ci abbia pensato prima?
«Questo non deve chiederlo a me. Napoli può spenderli, questi soldi, perché non è soggetta ai vincoli posti dal patto di stabilità. Conviene a tutti: alla città che può finalmente rialzarsi, alla Regione, che non dovrà restituire i fondi a Bruxelles, allo stesso governo. E sarà contenta, credo, anche la Lega, visto che non chiediamo un centesimo in più di quanto ci spetti effettivamente».
La palla, ora, passa a Caldoro, è cosi?
«Prima sarà necessario un passaggio politico del governo, e sotto questo aspetto ho avuto ampie rassicurazioni. Con il presidente della Regione i rapporti sono buoni, cordiali e costanti. Ora, però, è il momento delle risposte».
Vuole anche lei un ministero a Napoli?
«Non scherziamo. Il Capo dello Stato ha posto un problema politico giusto e sacrosanto: non aggiungo una virgola a quello che lui ha scritto nella lettera al governo sulla pagliacciata dei ministeri al Nord. L’Italia è una e indivisibile, e i ministeri devono stare nella Capitale, punto. Piuttosto, visto che Tremonti ha detto che vuole rilanciare un piano per il sud, si crei a Napoli un ufficio strategico del ministero dello Sviluppo economico che renda operativo un piano di investimenti concreti per il Mezzogiorno. Ma un ufficio, appunto, non un ministero».

Fonte: Napolionline


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(di Massimiliano Amato da l’Unità)

«La Lega non vuole i rifiuti di Napoli e preannuncia barricate? E noi non vogliamo l’elemosina della Lega. Stiano tranquilli: non glieli manderemo». A Luigi de Magistris non fanno difetto né il coraggio, né una certa propensione alle impennate d’orgoglio. Però stavolta il suo ragionamento è tutto politico, e non fa una grinza.
Sindaco, l’accuseranno dl voler giocare allo sfascio: c’è un ordine del giorno votato dalla Camera che obbliga II governo ad autorizzare I trasferimenti, e lei che fa? Si veste di carattere, come si dice a Napoli?
«No, guardi: queste accuse le conosco bene e ormai posso dire di essere vaccinato. L’opposizione ideologica e antimeridionalistica della Lega è incomprensibile, ma rappresenta un dato di fatto. Un problema politico nazionale. È bene che esploda: ne terranno conto, spero, i tanti meridionali che vivono al Nord. Noi non abbiamo bisogno della solidarietà del Carroccio, possiamo fare anche da soli, grazie».
E come?
«Ancora qualche ora e daremo l’annuncio: sono in dirittura d’arrivo due accordi con altrettanti Paesi stranieri disposti a darci una mano per alleggerire le giacenze. Cinquemila tonnellate ogni settimana, ventimila al mese».
Alt che fine faranno questi rifiuti? Saranno Inceneriti?
«Capisco dove vuole andare a parare. Sgombriamo subito il campo: la mia amministrazione si opporrà sempre al progetto del secondo termovalorizzatore. E non vogliamo discariche: Napoli ha già dato, per circa un ventennio con Pianura e, negli ultimi due anni, con Chiaiano. Può bastare. Abbiamo un altro piano in campo, che poggia su differenziata e impianti di compostaggio, e non faremo un solo passo indietro».
Però non ha risposto alla domanda.
«Ci stavo arrivando. I rifiuti che imbarcheremo sulle navi andranno negli inceneritori, certo. Ma sono inceneritori a norma. Niente a che vedere con quello che hanno intenzione di costruire da noi».
Perché non rivelate I nomi del paesi stranieri con I quali siete In trattativa?
«Per evitare atti di boicottaggio. Nelle scorse settimane abbiamo registrato degli episodi che ci fanno chiaramente intendere come le ecomafie siano ormai mobilitate per impedirci di varare il piano che dovrà portare alla piena autonomia di Napoli nella gestione del ciclo dei rifiuti. L’opposizione della Lega, al confronto, fa ridere».
Non teme di essersi spinto un po’ troppo in avanti, con II progetto Napoli autonoma?
«Non avevamo scelta. La legge non ci aiuta. La provincializzazione del ciclo ha prodotto e continua a produrre guasti inenarrabili, e noi non potevamo aspettare all’infinito. Non ci rimaneva altra strada che cercare di uscirne da soli, potenziando l’impiantistica con la costruzione di uno Stir esclusivamente dedicato alla città di Napoli e la realizzazione di tre impianti di compostaggio e con il lancio di un grande piano per la differenziata: 330mila napoletani inizieranno a settembre. È un terzo della città».
Che però dev’essere prima liberata dal cumuli
«E per questo abbiamo individuato i siti di trasferenza. Ancora qualche giorno e sarà pronto quello di via Brin, in un ex autoparco in cui vivevano, parecchio oltre i limiti della decenza, 140 immigrati. Sono soddisfattissimo di questa operazione, perché abbiamo risolto due problemi: si garantisce a questi immigrati una sistemazione degna e si crea un polmone per disingolfare gli impianti e assicurare una continuità alla raccolta».
Al di là dell’ufficialità, com’è andata con Beriusconi?
«Al premier ho chiesto un passaggio politico fondamentale. Chiediamo di sbloccare 500 milioni di fondi europei che attendono solo di entrare a far parte della dotazione finanziaria della città. Sono bloccati alla Regione per via del patto di stabilità. Noi poniamo il problema della diretta attribuibilità dei fondi alla città. Stiamo creando un precedente che potrà rivelarsi molto utile per tutte le altre realtà metropolitane italiane. Con quei soldi io non finanzio solo l’inizio della differenziata: ci completo la metropolitana, ci faccio il Forum internazionale delle Culture, do una grande boccata d’ossigeno alla città».
E si è chiesto perché nessuno ci abbia pensato prima?
«Questo non deve chiederlo a me. Napoli può spenderli, questi soldi, perché non è soggetta ai vincoli posti dal patto di stabilità. Conviene a tutti: alla città che può finalmente rialzarsi, alla Regione, che non dovrà restituire i fondi a Bruxelles, allo stesso governo. E sarà contenta, credo, anche la Lega, visto che non chiediamo un centesimo in più di quanto ci spetti effettivamente».
La palla, ora, passa a Caldoro, è cosi?
«Prima sarà necessario un passaggio politico del governo, e sotto questo aspetto ho avuto ampie rassicurazioni. Con il presidente della Regione i rapporti sono buoni, cordiali e costanti. Ora, però, è il momento delle risposte».
Vuole anche lei un ministero a Napoli?
«Non scherziamo. Il Capo dello Stato ha posto un problema politico giusto e sacrosanto: non aggiungo una virgola a quello che lui ha scritto nella lettera al governo sulla pagliacciata dei ministeri al Nord. L’Italia è una e indivisibile, e i ministeri devono stare nella Capitale, punto. Piuttosto, visto che Tremonti ha detto che vuole rilanciare un piano per il sud, si crei a Napoli un ufficio strategico del ministero dello Sviluppo economico che renda operativo un piano di investimenti concreti per il Mezzogiorno. Ma un ufficio, appunto, non un ministero».

Fonte: Napolionline


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venerdì 29 luglio 2011

Campania verso il disastro ecologico: due milioni di metri quadri di monnezza


http://www.youtube.com/watch?v=SX5Mmb70eBw&feature=feedu

L'allarme viene lanciato dall'ultimo rapporto Arpac. Il documento rileva macchie estesi di contaminazione invasa da oltre 17 milioni di tonnellate di rifiuti anche tossici e nocivi. L'agenzia ha individuato sette macro zone di Nello Trocchia.



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http://www.youtube.com/watch?v=SX5Mmb70eBw&feature=feedu

L'allarme viene lanciato dall'ultimo rapporto Arpac. Il documento rileva macchie estesi di contaminazione invasa da oltre 17 milioni di tonnellate di rifiuti anche tossici e nocivi. L'agenzia ha individuato sette macro zone di Nello Trocchia.



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giovedì 28 luglio 2011

Dossier choc sulle aree avvelenate Giugliano e Caserta le più a rischio

Studio Arpac: situazione ambientale compromessa
I veleni hanno distrutto un'area da 4 milioni di mq

Un rogo di rifiuti

Un rogo di rifiuti

NAPOLI - Le analisi effettuate evidenziano idrocarburi, toulene altri composti nelle acque dei pozzi spia e nei suoli oltre i limiti di legge. Si scrive Aree Vaste, si legge bombe ecologiche: porzioni di territorio della Campania in cui i dati raccolti indicano che la situazione ambientale è particolarmente compromessa a causa della presenza contemporanea, in zone relativamente limitate, di più siti inquinati. Sono: Masseria del Pozzo -Schiavi Giugliano; Lo Uttaro a Caserta; Maruzzella nei Comuni di San Tammaro e Santa Maria la Fossa; Pianura, nei Comuni di Napoli e Pozzuoli; Regi Lagni; Fiume Sarno.

L’allarme dopo l’audizione del direttore generale dell’Arpac, Antonio Episcopo, e della direttrice tecnica, Marinella Vito, davanti alle commissioni regionali Ecomafie e Camorra, presiedute da Antonio Amato e da Gianfranco Valiante. Le Aree Vaste, rileva l’agenzia campana per protezione dell’ambiente, «sono interessate dalla presenza contemporanea di due o più siti di smaltimento dei rifiuti. In esse le diverse indagini effettuate nel tempo, principalmente sulla falda acquifera, hanno evidenziato situazioni di contaminazione delle acque sotterranee, potenzialmente correlabili ad una cattiva gestione dei siti presenti». L’Area Vasta Pianura racchiude 5 siti fortemente avvelenati: la discarica abusiva Caselle Pisani, lo sversatoio ex di Fra. Bi, l’immondezzaio Senga, la discarica ex Citet, lo sversatoio illegale in località Spadari.

Stagno, berillio, ferro, manganese, cobalto, rame, stagno, zinco, PCB sono i materiali contaminanti rinvenuti oltre le soglie di legge nel suolo e nell’acqua. In località Spadari, Senga ed ex Citet sono stati rilevati anche «corpi con presenze elettromagnetiche». L’Area Vasta Lo Uttaro è punteggiata da ben 8 bombe ecologiche: l’omonima discarica, lo sversatoio Mastroianni o Torrione, la discarica ACSA/CE3, l’omonimo sito di trasferenza, un ex sito di stoccaggio provvisorio, la discarica Ecologica Meridionale, l’invaso Migliore Carolina, l’ex cava in uso Saint Gobain. Nei siti di Lo Uttaro, Mastroianni, Ecologica Meridionale è stato rilevato il superamento nelle acque di falda dei limiti di ferro, manganese, arsenico, fluoruri, dicloreratano, diclopropanocloruro di vinile, solfati. Dal casertano a Giugliano, ecco l’Area Vasta Masseria del Pozzo. C’è la discarica abusiva Schiavi, sotto la quale scorrono acque appestate da tetracloroetilene, dicloropropano, benzene, toulene. C’è anche lo sversatoio della Fibe, 51.000 mq e un milione di metri cubi di immondizia, che ha funzionato tra il 2002 ed il 2003.

Le analisi nei pozzi spia hanno evidenziato lì sotto, tra l’altro, il superamento nelle acque di benzopirene, dicloropropano, tricloroetano, cloruro di vinile. Questa Area Vasta comprende pure la ex Resit, che ha funzionato per 24 anni e due siti di stoccaggio Fibe (Ponte Riccio e Cava Giuliano) dove sono accatastati da 8 anni 275.000 metri cubi di rifiuti. In entrambi i siti, ed è clamoroso, non sono state ad oggi effettuate indagini per stabilire i livelli di contaminazione dell’aria e dell’acqua. Sei i punti critici che costituiscono l’Area Vasta località Maruzzella, nella provincia di Caserta. Le due discariche consortili Maruzzella 1 e 2 - dove le indagini hanno riscontrato il superamento nei suoli di idrocarburi, indenopirene, benzopirene, benzopirilene - il sito di trasferenza Ce2, le due discariche Parco Saurino, i due siti di stoccaggio Pozzo Bianco e Ferrandelle. In nessuno di questi ultimi due sono state svolte indagini sulla contaminazione dell’acqua e del suolo. Nei Regi Lagni, rileva l’Arpac, l’asta principale, che attraversa 30 Comuni del casertano e del napoletano, è punteggiata da aree avvelenate.

Qualche esempio: località Boscofangone a Nola (diossine e furani nel sottosuolo); località Pizzomontone ad Acerra (superamenti di cobalto, piombo, rame, zinco), località Torretta - Tre Ponti a Marigliano (superamenti cadmio, piombo, rame e zinco). Il Sarno, infine, dove restano da realizzare collettori e reti fognarie e dove esistono ancora Comuni che sversano le acque reflue direttamente nel fiume e poi a mare, nonostante gli indubbi progressi effettuati durante la fase commissariale gestita dal generale Iucci. Ce n’è abbastanza per preoccuparsi, insomma, come sottolinea Antonio Amato, il presidente della commissione regionale bonifiche ed ecomafie: «Stiamo parlando di oltre 2 milioni e 700.000 mq di territorio definite Aree Vaste. Oltre 17 milioni e 400.000 metri cubi di rifiuti. Quanto si sta mettendo oggi in campo a Giugliano alla Resit - la bonifica -va esteso a tutte le Aree Vaste. L’Arpac ci informa, però, che spesso non è stata effettuata neppure la messa in sicurezza e mancano perfino i teloni a copertura dei rifiuti abbandonati negli sversatoi».

Fabrizio Geremicca
28 luglio 2011


Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno


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Studio Arpac: situazione ambientale compromessa
I veleni hanno distrutto un'area da 4 milioni di mq

Un rogo di rifiuti

Un rogo di rifiuti

NAPOLI - Le analisi effettuate evidenziano idrocarburi, toulene altri composti nelle acque dei pozzi spia e nei suoli oltre i limiti di legge. Si scrive Aree Vaste, si legge bombe ecologiche: porzioni di territorio della Campania in cui i dati raccolti indicano che la situazione ambientale è particolarmente compromessa a causa della presenza contemporanea, in zone relativamente limitate, di più siti inquinati. Sono: Masseria del Pozzo -Schiavi Giugliano; Lo Uttaro a Caserta; Maruzzella nei Comuni di San Tammaro e Santa Maria la Fossa; Pianura, nei Comuni di Napoli e Pozzuoli; Regi Lagni; Fiume Sarno.

L’allarme dopo l’audizione del direttore generale dell’Arpac, Antonio Episcopo, e della direttrice tecnica, Marinella Vito, davanti alle commissioni regionali Ecomafie e Camorra, presiedute da Antonio Amato e da Gianfranco Valiante. Le Aree Vaste, rileva l’agenzia campana per protezione dell’ambiente, «sono interessate dalla presenza contemporanea di due o più siti di smaltimento dei rifiuti. In esse le diverse indagini effettuate nel tempo, principalmente sulla falda acquifera, hanno evidenziato situazioni di contaminazione delle acque sotterranee, potenzialmente correlabili ad una cattiva gestione dei siti presenti». L’Area Vasta Pianura racchiude 5 siti fortemente avvelenati: la discarica abusiva Caselle Pisani, lo sversatoio ex di Fra. Bi, l’immondezzaio Senga, la discarica ex Citet, lo sversatoio illegale in località Spadari.

Stagno, berillio, ferro, manganese, cobalto, rame, stagno, zinco, PCB sono i materiali contaminanti rinvenuti oltre le soglie di legge nel suolo e nell’acqua. In località Spadari, Senga ed ex Citet sono stati rilevati anche «corpi con presenze elettromagnetiche». L’Area Vasta Lo Uttaro è punteggiata da ben 8 bombe ecologiche: l’omonima discarica, lo sversatoio Mastroianni o Torrione, la discarica ACSA/CE3, l’omonimo sito di trasferenza, un ex sito di stoccaggio provvisorio, la discarica Ecologica Meridionale, l’invaso Migliore Carolina, l’ex cava in uso Saint Gobain. Nei siti di Lo Uttaro, Mastroianni, Ecologica Meridionale è stato rilevato il superamento nelle acque di falda dei limiti di ferro, manganese, arsenico, fluoruri, dicloreratano, diclopropanocloruro di vinile, solfati. Dal casertano a Giugliano, ecco l’Area Vasta Masseria del Pozzo. C’è la discarica abusiva Schiavi, sotto la quale scorrono acque appestate da tetracloroetilene, dicloropropano, benzene, toulene. C’è anche lo sversatoio della Fibe, 51.000 mq e un milione di metri cubi di immondizia, che ha funzionato tra il 2002 ed il 2003.

Le analisi nei pozzi spia hanno evidenziato lì sotto, tra l’altro, il superamento nelle acque di benzopirene, dicloropropano, tricloroetano, cloruro di vinile. Questa Area Vasta comprende pure la ex Resit, che ha funzionato per 24 anni e due siti di stoccaggio Fibe (Ponte Riccio e Cava Giuliano) dove sono accatastati da 8 anni 275.000 metri cubi di rifiuti. In entrambi i siti, ed è clamoroso, non sono state ad oggi effettuate indagini per stabilire i livelli di contaminazione dell’aria e dell’acqua. Sei i punti critici che costituiscono l’Area Vasta località Maruzzella, nella provincia di Caserta. Le due discariche consortili Maruzzella 1 e 2 - dove le indagini hanno riscontrato il superamento nei suoli di idrocarburi, indenopirene, benzopirene, benzopirilene - il sito di trasferenza Ce2, le due discariche Parco Saurino, i due siti di stoccaggio Pozzo Bianco e Ferrandelle. In nessuno di questi ultimi due sono state svolte indagini sulla contaminazione dell’acqua e del suolo. Nei Regi Lagni, rileva l’Arpac, l’asta principale, che attraversa 30 Comuni del casertano e del napoletano, è punteggiata da aree avvelenate.

Qualche esempio: località Boscofangone a Nola (diossine e furani nel sottosuolo); località Pizzomontone ad Acerra (superamenti di cobalto, piombo, rame, zinco), località Torretta - Tre Ponti a Marigliano (superamenti cadmio, piombo, rame e zinco). Il Sarno, infine, dove restano da realizzare collettori e reti fognarie e dove esistono ancora Comuni che sversano le acque reflue direttamente nel fiume e poi a mare, nonostante gli indubbi progressi effettuati durante la fase commissariale gestita dal generale Iucci. Ce n’è abbastanza per preoccuparsi, insomma, come sottolinea Antonio Amato, il presidente della commissione regionale bonifiche ed ecomafie: «Stiamo parlando di oltre 2 milioni e 700.000 mq di territorio definite Aree Vaste. Oltre 17 milioni e 400.000 metri cubi di rifiuti. Quanto si sta mettendo oggi in campo a Giugliano alla Resit - la bonifica -va esteso a tutte le Aree Vaste. L’Arpac ci informa, però, che spesso non è stata effettuata neppure la messa in sicurezza e mancano perfino i teloni a copertura dei rifiuti abbandonati negli sversatoi».

Fabrizio Geremicca
28 luglio 2011


Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno


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