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COMUNICATO STAMPA Dopo un percorso durato alcuni mesi, anche con incontri diretti sempre all'insegna della cordiale collaborazione...
La campagna di adesione al Partito del Sud è ripresa, con il nuovo tesseramento, da gennaio.
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I sud del mondo hanno tutti in comune il medesimo destino, sono stati conquistati, sfruttati depredati e abbandonati a loro stessi. Il partito del sud è convinto che la solidarietà e l'accoglienza siano un dovere perchè ogni essere umano ha diritto a vivere una vita dignitosa
Solo 6 euro per ogni 100 di spesa restano alle imprese del sud, diamo ai nostri figli la possibilità di restare nella loro terra. Sei tu a fare la scelta. COMPRA PRODOTTI DEL SUD. Prima di acquistare un prodotto guarda etichetta, scegli aziende con sede e stabilimenti nel sud Italia
MONNEZZA Il comune avvia la raccolta differenziata. Ma in città rispuntano i roghi
NAPOLI
di Adriana Pollice
La conversione del decreto d'urgenza sui rifiuti campani, se mai arriverà, troverà la situazione già avviata a una soluzione. «Al punto in cui siamo, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, il Dl è superato nei fatti - spiega Tommaso Sodano, vicesindaco partenopeo - Quello che avevo chiesto in commissione Ambiente era eliminare il meccanismo del nullaosta preventivo della regione che riceve i rifiuti, sostituendolo con una comunicazione che permetta di tenere sotto controllo quantità e qualità dei conferimenti. Una discussione ormai accademica perché Napoli sta facendo da sola». Insomma, sarebbe servito dare la possibilità alle città metropolitane di stringere accordi con un benestare successivo, di conformità e regolarità, ma è evidente che da mesi non è più di rifiuti che si discute ma di affari per le imprese del nord, di mettere le mani sull'impiantistica da costruire, preferibilmente termovalorizzatori con pochi addetti e molti soldi dai Cip6.
Mentre a Roma si litiga, diventa più tiepida la solidarietà della Liguria: «Il governo chiede di aiutare la Campania - la posizione del governatore Claudio Burlando - ma i suoi partiti locali dicono no. Accoglieremo una ridotta quantità, se avremo risposte positive per le due aziende liguri, ancora in credito per lavori eseguiti durante la prima emergenza, saliremo a 2-3 mila tonnellate». Tra le condizioni poste dalla Liguria anche la predisposizione di un piano campano per uno smaltimento autosufficiente e la solidarietà delle altre regioni, per adesso si sono fatte avanti solo Toscana ed Emilia Romagna. A Palazzo San Giacomo allora si lavora per chiudere entro la settimana l'accordo con il paese estero, accordo che non ha bisogno del decreto legge in discussione. «De Magistris non è capace, ci devo pensare io» dichiarò il 22 giugno Berlusconi, è passato un mese e il governo non ha smosso un sacchetto. I rifiuti campani però sono serviti a far fare vetrina all'orgoglio padano. «Alla Lega - ribatte il sindaco partenopeo - ricordo che nel sud Italia, a Caserta, a Napoli in contrada Pisani nel quartiere Pianura, sono stati sversati da imprenditori criminali del nord rifiuti tossico-nocivi. Il partito di Bossi è stato anche responsabile degli anni di commissariamento e di emergenza ambientale». Dal comune raccontano di richieste da parte di amministratori e imprenditori settentrionali per smaltire i rifiuti napoletani, richieste bloccare dai veti di sapore elettorale.
La città allora prova a fare da sé. Ieri de Magistris era nel carcere di Poggioreale, dove sono stipati quasi 2.800 persone, il doppio del previsto. Si è discusso del reinserimento dei detenuti che possono usufruire di premialità nella manutenzione di parchi e giardini, ma anche di un protocollo per la differenziata nelle strutture detentive cittadine e persino di un sito di compostaggio. Perché per fare a meno del decreto c'è bisogno di liberare le strade con l'invio fuori dei sacchetti ma, soprattutto, di avviare la differenziata spinta. Per questo nell'incontro previsto per domani con il premier si discuterà dello sblocco dei fondi Fas destinati alla Campania. Si vede l'uscita ma il percorso non è agevole. Tre giorni di sciopero degli addetti della Lavajet (la società che lavora alla raccolta in subappalto per Asìa), rimasti senza quattordicesima, hanno rimesso in ginocchio il centro storico. Lunedì notte 22 roghi e, soprattutto, colline di rifiuti maleodoranti a corso Garibaldi, nelle vicinanze c'è un mercato del pesce, e alla Pignasecca. Ieri, a ridosso dell'ospedale Pellegrini, la strada era occupata da una montagna di immondizia che bloccava il traffico. L'intervento dell'Asìa ha permesso di liberare le vie in tarda mattinata ma il clima resta teso. «Ogni volta che la città affonda - il commento del presidente di Asìa, Raphael Rossi - i dipendenti di Lavajet non aiutano». Duro anche il sindaco: «O tutti scendono per strada a lavorare, anche in condizioni difficili perché non sappiamo dove andare a sversare, o prenderemo decisioni drastiche, anche in quella direzione».
Fonte: Il Manifesto
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MONNEZZA Il comune avvia la raccolta differenziata. Ma in città rispuntano i roghi
NAPOLI
di Adriana Pollice
La conversione del decreto d'urgenza sui rifiuti campani, se mai arriverà, troverà la situazione già avviata a una soluzione. «Al punto in cui siamo, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, il Dl è superato nei fatti - spiega Tommaso Sodano, vicesindaco partenopeo - Quello che avevo chiesto in commissione Ambiente era eliminare il meccanismo del nullaosta preventivo della regione che riceve i rifiuti, sostituendolo con una comunicazione che permetta di tenere sotto controllo quantità e qualità dei conferimenti. Una discussione ormai accademica perché Napoli sta facendo da sola». Insomma, sarebbe servito dare la possibilità alle città metropolitane di stringere accordi con un benestare successivo, di conformità e regolarità, ma è evidente che da mesi non è più di rifiuti che si discute ma di affari per le imprese del nord, di mettere le mani sull'impiantistica da costruire, preferibilmente termovalorizzatori con pochi addetti e molti soldi dai Cip6.
Mentre a Roma si litiga, diventa più tiepida la solidarietà della Liguria: «Il governo chiede di aiutare la Campania - la posizione del governatore Claudio Burlando - ma i suoi partiti locali dicono no. Accoglieremo una ridotta quantità, se avremo risposte positive per le due aziende liguri, ancora in credito per lavori eseguiti durante la prima emergenza, saliremo a 2-3 mila tonnellate». Tra le condizioni poste dalla Liguria anche la predisposizione di un piano campano per uno smaltimento autosufficiente e la solidarietà delle altre regioni, per adesso si sono fatte avanti solo Toscana ed Emilia Romagna. A Palazzo San Giacomo allora si lavora per chiudere entro la settimana l'accordo con il paese estero, accordo che non ha bisogno del decreto legge in discussione. «De Magistris non è capace, ci devo pensare io» dichiarò il 22 giugno Berlusconi, è passato un mese e il governo non ha smosso un sacchetto. I rifiuti campani però sono serviti a far fare vetrina all'orgoglio padano. «Alla Lega - ribatte il sindaco partenopeo - ricordo che nel sud Italia, a Caserta, a Napoli in contrada Pisani nel quartiere Pianura, sono stati sversati da imprenditori criminali del nord rifiuti tossico-nocivi. Il partito di Bossi è stato anche responsabile degli anni di commissariamento e di emergenza ambientale». Dal comune raccontano di richieste da parte di amministratori e imprenditori settentrionali per smaltire i rifiuti napoletani, richieste bloccare dai veti di sapore elettorale.
La città allora prova a fare da sé. Ieri de Magistris era nel carcere di Poggioreale, dove sono stipati quasi 2.800 persone, il doppio del previsto. Si è discusso del reinserimento dei detenuti che possono usufruire di premialità nella manutenzione di parchi e giardini, ma anche di un protocollo per la differenziata nelle strutture detentive cittadine e persino di un sito di compostaggio. Perché per fare a meno del decreto c'è bisogno di liberare le strade con l'invio fuori dei sacchetti ma, soprattutto, di avviare la differenziata spinta. Per questo nell'incontro previsto per domani con il premier si discuterà dello sblocco dei fondi Fas destinati alla Campania. Si vede l'uscita ma il percorso non è agevole. Tre giorni di sciopero degli addetti della Lavajet (la società che lavora alla raccolta in subappalto per Asìa), rimasti senza quattordicesima, hanno rimesso in ginocchio il centro storico. Lunedì notte 22 roghi e, soprattutto, colline di rifiuti maleodoranti a corso Garibaldi, nelle vicinanze c'è un mercato del pesce, e alla Pignasecca. Ieri, a ridosso dell'ospedale Pellegrini, la strada era occupata da una montagna di immondizia che bloccava il traffico. L'intervento dell'Asìa ha permesso di liberare le vie in tarda mattinata ma il clima resta teso. «Ogni volta che la città affonda - il commento del presidente di Asìa, Raphael Rossi - i dipendenti di Lavajet non aiutano». Duro anche il sindaco: «O tutti scendono per strada a lavorare, anche in condizioni difficili perché non sappiamo dove andare a sversare, o prenderemo decisioni drastiche, anche in quella direzione».
Fonte: Il Manifesto
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Napoli, spazzatura nelle strade
Napoli, spazzatura nelle strade




Il neo eletto sindaco di Napoli Luigi De Magistris fa il punto sulla situazione rifiuti e nelle sue parole spira una ventata di ottimismo, anche grazie ai 10-15 comuni che potrebbero dare a breve la loro disponibilità per il trasferimento della spazzatura.Il sindaco si augura che il meccanismo di richiesta del nulla osta alle Regioni non blocchi i contatti diretti presi con i Comuni."In 30 giorni - ha concluso De Magistris - abbiamo fatto cose che non si sono fatte in 15 anni".
Fonte: Tmnews
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Il neo eletto sindaco di Napoli Luigi De Magistris fa il punto sulla situazione rifiuti e nelle sue parole spira una ventata di ottimismo, anche grazie ai 10-15 comuni che potrebbero dare a breve la loro disponibilità per il trasferimento della spazzatura.Il sindaco si augura che il meccanismo di richiesta del nulla osta alle Regioni non blocchi i contatti diretti presi con i Comuni."In 30 giorni - ha concluso De Magistris - abbiamo fatto cose che non si sono fatte in 15 anni".
Fonte: Tmnews
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Le priorità fissate nella normativa erano e sono: ridurre la produzione di rifiuti, riciclare ovvero recuperare i materiali recuperabili e infine recuperare il potenziale energetico contenuto nel materiale non recuperabile. L’obiettivo primario di riduzione dei rifiuti è stato mancato!
Siamo passati da una produzione di rifiuti solidi urbani procapite all’anno di 450 Kg nel 1996 a 541 nel 2008.I rifiuti speciali da 70 milioni di tonnellate del 1997 ai 120 di oggi! Il valore medio della raccolta differenziata è pari a circa il 31% con forti differenze tra nord , centro e sud. E proprio sui rifiuti speciali voglio fare delle osservazioni. Nelle province di Napoli e Caserta sono state scaricate nell’ultimo triennio , dieci milioni di rifiuti speciali pericolosi.
Dai Rapporti di Ispra e da quelli della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti emerge che, sono scomparsi 31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali nel 2006. Trentuno milioni di tonnellate sono quasi l’equivalente annuo di rifiuti solidi urbani prodotti oggi in Italia. Per avere un’idea “visiva “ possiamo dire che, in termini volumetrici equivalgono a un solido alto 3000 metri con una base di 30.000 metri quadrati. L’incessante susseguirsi di indagini relative alla gestione illegale dei rifiuti speciali : indagine “Emelie” della procura di Pescara su scorie ferrose, “Eurotess” della Procura di Prato , “Terazzamento” della Procura di Reggio Calabria.
La procura di Grosseto ha scoperto che il gruppo Mercegaglia e Lucchinii ha utilizzato una società toscana per “trasformare” un milione di tonnellate di rifiuti speciali in rifiuti normali. E’ stato il Nucleo Ecologico dei Carabinieri a interrompere questa criminale pratica. A Pianura (NA) sono finiti i rifiuti dell’ACNA di Cengio (SV) la industria chimica che ha trasportato al Sud un miliardo e mezzo di fanghi tossici a base di cianuro. Ad Acerra sono stati sversati un milione di tonnellate di fanghi industriali provenienti da Porto Marghera.Tonnellate di toner esausti provenienti da Lombardia e Toscana sono finiti tra Villa Literno e Castelvolturno.
E ancora in Campania sono finiti gli scarti industriali delle industrie siderurgiche di Udine e Brescia. Allora si pone il problema di abolire nella normativa la comoda ed economica distinzione tra rifiuti solidi urbani che , possono essere smaltiti solo nella regione e rifiuti speciali che possono essere smaltiti su tutto il territorio nazionale. Le argomentazioni che confutano tale necessità , come l’esistenza d’impianti dedicati e la difficoltà di monitoraggio dei rifiuti speciali sono superabili e solo una interessata ottica di parte che, antepone una presunta competitività messa in discussione rispetto al diritto ad un ambiente salubre può accampare tali motivazioni.
Resta inoltre chiaro che, difficoltà nel trovare nuove siti per discariche e illusione tipo, quelle del dentista di Bergamo che , si trova a fare il ministro ,” bruciamo tutto” confligge con la realtà e con un minimo di serietà scientifica. Il bilancio di massa del ciclo combustibile da rifiuti/ inceneritore ovvero il rapporto tra il volume di rifiuti che entra nelle varie fasi di trattamento e il volume che, ne esce da stoccare in discarica dice che l’equivalente trasformato in CDR che entra in tre anni nell’inceneritore è restituito in rifiuto nel tempo di quattro anni. L’art 199 del Codice ambiente (dlgs 152/2006) recita che le misure da adottare devono essere tese “ alla riduzione delle quantità, dei volumi e della pericolosità dei rifiuti” e questo è tanto più vero per i rifiuti speciali specialmente quelli pericolosi che provengono dal settore industriale.
Evidente che la norma che rende i rifiuti speciali smaltibili in tutta Italia ha come “utilizzatori finali” il settore manifatturiero e consente di tessere le lodi per i Comuni che presentano altre percentuali di raccolta differenziata ma gli effetti negativi sono trasferiti prevalentemente su altre aree territoriali. L’indagine della Procura di Grosseto dimostra che anche i grandi gruppi guardano unicamente al costo di smaltimento pagando 150 euro a tonnellate alla società toscana per lo smaltimento illegale in luogo dei 500 normalmente richiesti.
Sempre la comoda normativa sui rifiuti speciali consente che il compost e il CDR proveniente dal ciclo degli RSU e rimasto invenduto , diventa rifiuto speciale da smaltire su tutto il territorio nazionale. Il Sud trasformato come pattumiera del Nord attraverso l’esternalizzazione dei costi di smaltimento consente a settori industriali del Nord di restare competitivi. La polemica leghista appare ancora più inaccettabile e forse sarebbe ora che la rappresentanza del sud presente in Parlamento iniziasse dalla modifica della normativa sui rifiuti speciali (regionalizzazione rifiuti speciali, tracciabilità attraverso l’uso delle tecnologie informatiche e bilancio di massa ) per ricondurre in un ambito di equità sociale.
Fonte: Agorà magazine
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Le priorità fissate nella normativa erano e sono: ridurre la produzione di rifiuti, riciclare ovvero recuperare i materiali recuperabili e infine recuperare il potenziale energetico contenuto nel materiale non recuperabile. L’obiettivo primario di riduzione dei rifiuti è stato mancato!
Siamo passati da una produzione di rifiuti solidi urbani procapite all’anno di 450 Kg nel 1996 a 541 nel 2008.I rifiuti speciali da 70 milioni di tonnellate del 1997 ai 120 di oggi! Il valore medio della raccolta differenziata è pari a circa il 31% con forti differenze tra nord , centro e sud. E proprio sui rifiuti speciali voglio fare delle osservazioni. Nelle province di Napoli e Caserta sono state scaricate nell’ultimo triennio , dieci milioni di rifiuti speciali pericolosi.
Dai Rapporti di Ispra e da quelli della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti emerge che, sono scomparsi 31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali nel 2006. Trentuno milioni di tonnellate sono quasi l’equivalente annuo di rifiuti solidi urbani prodotti oggi in Italia. Per avere un’idea “visiva “ possiamo dire che, in termini volumetrici equivalgono a un solido alto 3000 metri con una base di 30.000 metri quadrati. L’incessante susseguirsi di indagini relative alla gestione illegale dei rifiuti speciali : indagine “Emelie” della procura di Pescara su scorie ferrose, “Eurotess” della Procura di Prato , “Terazzamento” della Procura di Reggio Calabria.
La procura di Grosseto ha scoperto che il gruppo Mercegaglia e Lucchinii ha utilizzato una società toscana per “trasformare” un milione di tonnellate di rifiuti speciali in rifiuti normali. E’ stato il Nucleo Ecologico dei Carabinieri a interrompere questa criminale pratica. A Pianura (NA) sono finiti i rifiuti dell’ACNA di Cengio (SV) la industria chimica che ha trasportato al Sud un miliardo e mezzo di fanghi tossici a base di cianuro. Ad Acerra sono stati sversati un milione di tonnellate di fanghi industriali provenienti da Porto Marghera.Tonnellate di toner esausti provenienti da Lombardia e Toscana sono finiti tra Villa Literno e Castelvolturno.
E ancora in Campania sono finiti gli scarti industriali delle industrie siderurgiche di Udine e Brescia. Allora si pone il problema di abolire nella normativa la comoda ed economica distinzione tra rifiuti solidi urbani che , possono essere smaltiti solo nella regione e rifiuti speciali che possono essere smaltiti su tutto il territorio nazionale. Le argomentazioni che confutano tale necessità , come l’esistenza d’impianti dedicati e la difficoltà di monitoraggio dei rifiuti speciali sono superabili e solo una interessata ottica di parte che, antepone una presunta competitività messa in discussione rispetto al diritto ad un ambiente salubre può accampare tali motivazioni.
Resta inoltre chiaro che, difficoltà nel trovare nuove siti per discariche e illusione tipo, quelle del dentista di Bergamo che , si trova a fare il ministro ,” bruciamo tutto” confligge con la realtà e con un minimo di serietà scientifica. Il bilancio di massa del ciclo combustibile da rifiuti/ inceneritore ovvero il rapporto tra il volume di rifiuti che entra nelle varie fasi di trattamento e il volume che, ne esce da stoccare in discarica dice che l’equivalente trasformato in CDR che entra in tre anni nell’inceneritore è restituito in rifiuto nel tempo di quattro anni. L’art 199 del Codice ambiente (dlgs 152/2006) recita che le misure da adottare devono essere tese “ alla riduzione delle quantità, dei volumi e della pericolosità dei rifiuti” e questo è tanto più vero per i rifiuti speciali specialmente quelli pericolosi che provengono dal settore industriale.
Evidente che la norma che rende i rifiuti speciali smaltibili in tutta Italia ha come “utilizzatori finali” il settore manifatturiero e consente di tessere le lodi per i Comuni che presentano altre percentuali di raccolta differenziata ma gli effetti negativi sono trasferiti prevalentemente su altre aree territoriali. L’indagine della Procura di Grosseto dimostra che anche i grandi gruppi guardano unicamente al costo di smaltimento pagando 150 euro a tonnellate alla società toscana per lo smaltimento illegale in luogo dei 500 normalmente richiesti.
Sempre la comoda normativa sui rifiuti speciali consente che il compost e il CDR proveniente dal ciclo degli RSU e rimasto invenduto , diventa rifiuto speciale da smaltire su tutto il territorio nazionale. Il Sud trasformato come pattumiera del Nord attraverso l’esternalizzazione dei costi di smaltimento consente a settori industriali del Nord di restare competitivi. La polemica leghista appare ancora più inaccettabile e forse sarebbe ora che la rappresentanza del sud presente in Parlamento iniziasse dalla modifica della normativa sui rifiuti speciali (regionalizzazione rifiuti speciali, tracciabilità attraverso l’uso delle tecnologie informatiche e bilancio di massa ) per ricondurre in un ambito di equità sociale.
Fonte: Agorà magazine
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Napoli, 2 lug. (TMNews) - "Napoli ha già sofferto a sufficienza per l´incapacità politico-amministrativa nazionale e locale, non si merita anche il ministro Calderoli nella versione epuratore padano". Lo scrive su Facebook il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che aggiunge: "L´intervista rilasciata a La Repubblica è un mix di razzismo, miopia, allucinazione. Parole offensive e pericolose, completamente estranee alla realtà dei fatti. Voglio, dunque, rassicurare il ministro Calderoli: Napoli - aggiunge il sindaco - non ha bisogno di lui né tantomeno di una nuova stagione emergenziale, che lo veda magari anche commissario ai rifiuti".
Per de Magistris: "Sarebbe un doppio danno per i cittadini e le cittadine della nostra città. Napoli non ha bisogno - ribadisce - delle discariche e degli inceneritori che distruggono l´ambiente e la salute pubblica. Napoli non ha bisogno del livore xenofobo di Calderoli e simili".
Al contrario, Napoli e i napoletani "conoscono perfettamente ciò di cui hanno bisogno e lo realizzeranno, offrendo al Paese una lezione di coraggio e dignità. Si tratta di un ciclo nuovo ed ecocompatibile, fondato sulla raccolta differenziata avanzata e diffusa (che estenderemo a tutta la città per arrivare, entro l´anno, al 70%) e - aggiunge de Mahistris - sugli impianti di compostaggio, che procederemo a realizzare prima di quanto Calderoli stesso possa immaginare. Napoli, in questo momento, ha solo bisogno della solidarietà momentanea delle altre Regioni per poter uscire dalla criticità che sta vivendo e che, come nuovi amministratori, abbiamo ereditato. Napoli infatti lavorerà alla costruzione di una sua autonomia nella gestione dei rifiuti per non dipendere più da nessuno", conclude.
Fonte: TMnews
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Napoli, 2 lug. (TMNews) - "Napoli ha già sofferto a sufficienza per l´incapacità politico-amministrativa nazionale e locale, non si merita anche il ministro Calderoli nella versione epuratore padano". Lo scrive su Facebook il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che aggiunge: "L´intervista rilasciata a La Repubblica è un mix di razzismo, miopia, allucinazione. Parole offensive e pericolose, completamente estranee alla realtà dei fatti. Voglio, dunque, rassicurare il ministro Calderoli: Napoli - aggiunge il sindaco - non ha bisogno di lui né tantomeno di una nuova stagione emergenziale, che lo veda magari anche commissario ai rifiuti".
Per de Magistris: "Sarebbe un doppio danno per i cittadini e le cittadine della nostra città. Napoli non ha bisogno - ribadisce - delle discariche e degli inceneritori che distruggono l´ambiente e la salute pubblica. Napoli non ha bisogno del livore xenofobo di Calderoli e simili".
Al contrario, Napoli e i napoletani "conoscono perfettamente ciò di cui hanno bisogno e lo realizzeranno, offrendo al Paese una lezione di coraggio e dignità. Si tratta di un ciclo nuovo ed ecocompatibile, fondato sulla raccolta differenziata avanzata e diffusa (che estenderemo a tutta la città per arrivare, entro l´anno, al 70%) e - aggiunge de Mahistris - sugli impianti di compostaggio, che procederemo a realizzare prima di quanto Calderoli stesso possa immaginare. Napoli, in questo momento, ha solo bisogno della solidarietà momentanea delle altre Regioni per poter uscire dalla criticità che sta vivendo e che, come nuovi amministratori, abbiamo ereditato. Napoli infatti lavorerà alla costruzione di una sua autonomia nella gestione dei rifiuti per non dipendere più da nessuno", conclude.
Fonte: TMnews
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Il primo round sembra averlo vinto Luigi De Magistris, il nuovo sindaco di Napoli, ma il lungo match dell’ emergenza rifiuti – che va avanti quasi da diciotto anni – è ben lungi dall’ essere vinto. L’ex-pm è fiducioso e dichiara a tutti i microfoni “Napoli diventerà autonoma” emancipandosi da Provincia, Regione e Governo per la gestione della spazzatura. Fa affidamento allo storico orgoglio napoletano e alla capacità dei cittadini partenopei di “darsi da fare”, ma soprattutto sulla task-force ambientalista che ha messo in piedi per combattere il primo dramma della terza città d’ Italia.
Oggi, il centro di Napoli è pulito. La periferia, invece, soffre ancora sotto tonnellate di rifiuti, 1380 la giacenza non raccolta. Per il sesto giorno di fila, come rende noto il neo-presidente di Asia, Rapahel Rossi, vi è stata la diminuzione della quantità di spazzatura in strada. Grazie alla possibilità di sversare negli impianti di Chiaiano, Giugliano, Tufino, e nei siti di trasferenza a Caivano e Acerra, la società municipalizzata addetta alla raccolta dei rifiuti è riuscita – lavorando 24 ore su 24 – a dare respiro all’ intera città. Rimane critica la situazione a Soccavo e Pianura, con 200 tonnellate a terra, altrettante a Fuorigrotta. Difficile la situazione anche a Napoli est: tra i quartieri di Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio si registrano ancora 250 tonnellate non raccolte.
Miracolo napoletano? Luigi De Magistris ne va fiero, ma l’ allerta è per domani, quando gli Stir saranno nuovamente saturi. Regione e Provincia, che hanno la responsabilità sulla gestione dei flussi e degli impianti, non hanno ancora reso note soluzioni. Nel Consiglio di Ministri di domani, nonostante le polemiche per la mancata messa all’ordine del giorno del decreto rifiuti, il ministro dell’ ambienteStefania Prestigiacomo ha assicurato che la questione sarà discussa.
Al momento, sono quattro gli uomini su cui grava il peso di risolvere l’ emergenza rifiuti a Napoli. Il primo, ovviamente, è proprio Luigi De Magistris – che ha incentrato parte della sua campagna elettorale proprio sulla necessità di realizzare un ciclo virtuoso dei rifiuti in città. Subito sotto troviamo il vice-sindaco e assessore all’ Ambiente, Tommaso Sodano. Infine, ci sono due pezzi da novanta dell’ ambientalismo – Rapahel Rossi, presidente di Asia voluto direttamente dal sindaco e al centro di una rara vicenda di legalità all’ Amiat di Torino (dove denunciò mazzete e spreco di denaro pubblico per milioni di euro) a cui si affianca Raffaele Del Giudice, il direttore di Legambiente Campania e volto carismatico delle battaglie contro discariche e inceneritori. Il nodo gordiano è la messa in atto dellaraccolta differenziata spinta: un progetto ambizioso in una città come Napoli, dove finanche la raccolta del “tal quale” sembra impossibile.
“Autonomia” è la parola d’ ordine per Luigi De Magistris. Dopo il colpo basso leghista, dopo che Napoli è stata lasciata a marcire sotto tonnellate di rifiuti per giorni senza che il Governo accennasse a intervenire – e dopo i sospetti di boicottaggio del piano di raccolta differenziata – il primo cittadino decide di imboccare la strada della gestione indipendente del ciclo dei rifiuti. L’ ex-pm è convinto di aver portato una rivoluzione a palazzo San Giacomo, di aver rotto i rapporti tra la politica napoletana e la camorra e di aver scatenato la reazione tremenda delle lobby economiche e dei potentati locali, che stanno facendo di tutto per mettere in difficoltà la sua amministrazione.
Il vice-sindaco Tommaso Sodano, ex-presidente della Commissione Ambiente del Senato, ha da subito predisposto un piano di emergenza per l’ inizio della raccolta differenziata in tutti i quartieri di Napoli, anche in quelli dove non sarà da subito disponibile il servizio Porta a Porta. Si tratta delle isole ecologiche mobili, postazioni in grado di essere spostate in città e che permettono il riciclo di carta, plastica, multimateriale, ma anche pile e farmaci scaduti. Insomma, come afferma l’ assessore all’ Ambiente, si tratta di “educare gradualmente la popolazione a effettuare la differenziata”. Una grande sfida in vista dell’ allargamento del Porta a Porta a tutta la città.
La nomina di Raphael Rossi come nuovo presidente di Asia è stata uno dei primi atti della Giunta Comunale, segno della forte volontà di dare una sterzata alla gestione della società che per anni Daniele Fortini aveva guidato nella scellerata gestione di discariche e il tentativo di costruire inceneritori. Rossi viene da Torino, dove era stato vice-presidente dell’ Amiat (Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino) e dove aveva denunciato l’ acquisto di macchinari inutili e costosi per i cittadini. La vicenda fu al centro di una puntata di Report, la trasmissione giornalistica di Raitre condotta da Milena Gabanelli, in cui si ricostruì anche il licenziamento di Raphael Rossi a seguito del rifiuto di una mazzetta per il suo silenzio sull’ illecito. Si tratta anche di un tecnico di notevole spessore, grazie al quale la raccolta differenziata Porta a Porta ha raggiunto enormi livelli di incidenza a Torino. Rossi aveva già preso parte, nel 2007, all’ elaborazione di un piano per la Raccolta Differenziata a Napoli, soltanto parzialmente attuato dalla precedente amministrazione. Ora tocca a lui metterlo in pratica.
Il primo round sembra averlo vinto Luigi De Magistris, il nuovo sindaco di Napoli, ma il lungo match dell’ emergenza rifiuti – che va avanti quasi da diciotto anni – è ben lungi dall’ essere vinto. L’ex-pm è fiducioso e dichiara a tutti i microfoni “Napoli diventerà autonoma” emancipandosi da Provincia, Regione e Governo per la gestione della spazzatura. Fa affidamento allo storico orgoglio napoletano e alla capacità dei cittadini partenopei di “darsi da fare”, ma soprattutto sulla task-force ambientalista che ha messo in piedi per combattere il primo dramma della terza città d’ Italia.
Oggi, il centro di Napoli è pulito. La periferia, invece, soffre ancora sotto tonnellate di rifiuti, 1380 la giacenza non raccolta. Per il sesto giorno di fila, come rende noto il neo-presidente di Asia, Rapahel Rossi, vi è stata la diminuzione della quantità di spazzatura in strada. Grazie alla possibilità di sversare negli impianti di Chiaiano, Giugliano, Tufino, e nei siti di trasferenza a Caivano e Acerra, la società municipalizzata addetta alla raccolta dei rifiuti è riuscita – lavorando 24 ore su 24 – a dare respiro all’ intera città. Rimane critica la situazione a Soccavo e Pianura, con 200 tonnellate a terra, altrettante a Fuorigrotta. Difficile la situazione anche a Napoli est: tra i quartieri di Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio si registrano ancora 250 tonnellate non raccolte.
Miracolo napoletano? Luigi De Magistris ne va fiero, ma l’ allerta è per domani, quando gli Stir saranno nuovamente saturi. Regione e Provincia, che hanno la responsabilità sulla gestione dei flussi e degli impianti, non hanno ancora reso note soluzioni. Nel Consiglio di Ministri di domani, nonostante le polemiche per la mancata messa all’ordine del giorno del decreto rifiuti, il ministro dell’ ambienteStefania Prestigiacomo ha assicurato che la questione sarà discussa.
Al momento, sono quattro gli uomini su cui grava il peso di risolvere l’ emergenza rifiuti a Napoli. Il primo, ovviamente, è proprio Luigi De Magistris – che ha incentrato parte della sua campagna elettorale proprio sulla necessità di realizzare un ciclo virtuoso dei rifiuti in città. Subito sotto troviamo il vice-sindaco e assessore all’ Ambiente, Tommaso Sodano. Infine, ci sono due pezzi da novanta dell’ ambientalismo – Rapahel Rossi, presidente di Asia voluto direttamente dal sindaco e al centro di una rara vicenda di legalità all’ Amiat di Torino (dove denunciò mazzete e spreco di denaro pubblico per milioni di euro) a cui si affianca Raffaele Del Giudice, il direttore di Legambiente Campania e volto carismatico delle battaglie contro discariche e inceneritori. Il nodo gordiano è la messa in atto dellaraccolta differenziata spinta: un progetto ambizioso in una città come Napoli, dove finanche la raccolta del “tal quale” sembra impossibile.
“Autonomia” è la parola d’ ordine per Luigi De Magistris. Dopo il colpo basso leghista, dopo che Napoli è stata lasciata a marcire sotto tonnellate di rifiuti per giorni senza che il Governo accennasse a intervenire – e dopo i sospetti di boicottaggio del piano di raccolta differenziata – il primo cittadino decide di imboccare la strada della gestione indipendente del ciclo dei rifiuti. L’ ex-pm è convinto di aver portato una rivoluzione a palazzo San Giacomo, di aver rotto i rapporti tra la politica napoletana e la camorra e di aver scatenato la reazione tremenda delle lobby economiche e dei potentati locali, che stanno facendo di tutto per mettere in difficoltà la sua amministrazione.
Il vice-sindaco Tommaso Sodano, ex-presidente della Commissione Ambiente del Senato, ha da subito predisposto un piano di emergenza per l’ inizio della raccolta differenziata in tutti i quartieri di Napoli, anche in quelli dove non sarà da subito disponibile il servizio Porta a Porta. Si tratta delle isole ecologiche mobili, postazioni in grado di essere spostate in città e che permettono il riciclo di carta, plastica, multimateriale, ma anche pile e farmaci scaduti. Insomma, come afferma l’ assessore all’ Ambiente, si tratta di “educare gradualmente la popolazione a effettuare la differenziata”. Una grande sfida in vista dell’ allargamento del Porta a Porta a tutta la città.
La nomina di Raphael Rossi come nuovo presidente di Asia è stata uno dei primi atti della Giunta Comunale, segno della forte volontà di dare una sterzata alla gestione della società che per anni Daniele Fortini aveva guidato nella scellerata gestione di discariche e il tentativo di costruire inceneritori. Rossi viene da Torino, dove era stato vice-presidente dell’ Amiat (Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino) e dove aveva denunciato l’ acquisto di macchinari inutili e costosi per i cittadini. La vicenda fu al centro di una puntata di Report, la trasmissione giornalistica di Raitre condotta da Milena Gabanelli, in cui si ricostruì anche il licenziamento di Raphael Rossi a seguito del rifiuto di una mazzetta per il suo silenzio sull’ illecito. Si tratta anche di un tecnico di notevole spessore, grazie al quale la raccolta differenziata Porta a Porta ha raggiunto enormi livelli di incidenza a Torino. Rossi aveva già preso parte, nel 2007, all’ elaborazione di un piano per la Raccolta Differenziata a Napoli, soltanto parzialmente attuato dalla precedente amministrazione. Ora tocca a lui metterlo in pratica.
Fonte: www.nuovasocieta.it
di Diego Novelli
D'altra parte da chi pensa che i disgraziati che fuggono dal Nord Africa per raggiungere Lampedusa attraverso il canale della morte vanno fermati con le mitragliatrici, cosa possiamo ancora aspettarci? E questi personaggi seggono sui banchi del Governo della nostra Repubblica.
Ciò che sta accadendo a Napoli ne è una ennesima conferma.
Il Consiglio dei Ministri deve da giorni votare un decreto legge che autorizzi il trasporto dell'immondizia che giace nelle strade del capoluogo partenopeo, all'esterno della regione campana.
Questo atto, sicuramente di carattere emergenziale, non risolutivo, ma comunque valido per alleggerire la disperata situazione esistente (siamo di fronte al rischio di gravi epidemie) è stato bloccato da giorni dal ministro leghista Calderoli, quello che ha la faccia da Gianduja, caratterizzata da un permanente sorriso ebete.
Nessun ministro di questo sciagurato governo è insorto, se non altro per respingere un volgare, disgustoso ricatto, cinicamente messo in atto (per usare il raffinato linguaggio di Bossi) per verificare se Berlusconi tiene "oppure se se la fa sotto".
Di fronte al rischio del colera che può colpire una città (Napoli questa triste esperienza l'ha già conosciuta) ci sono dei miserabili individui che giocano le loro ultime carte sulla pelle di centinaia di migliaia di esseri umani.
Dietro ai fatti gravi di Napoli è più che evidente che si muovono interessi sporchi pilotati dalla camorra.
L'intrepido ministro dell'Interno, osannato a Pontida, invocato come futuro Presidente del Consiglio, tace.
Ma non ci sono sufficienti motivi di ordine pubblico per intervenire onde sbloccare la situazione?
La televisione ci mostra ogni giorno scene sconcertanti. Gruppi di persone, giovani e non, che tranquillamente davanti agli occhi impassibili della polizia in assetto anti-sommossa, cospargono per protesta le strade della città di immondizia. Rovesciano cassonetti, incendiano cumuli di rifiuti, provocando il diffondersi di velenose nuvole di diossina.
Se il governo ricattato dalla Lega è irresponsabilmente immobile, non si può dire che di fronte allo squallore che oggi offre Napoli, terza città d'Italia, ci sia stata l'indignazione, la ribellione civile che ci si poteva attendere soprattutto dalle forze politiche.
Ma coloro che ci rappresentano in Parlamento non hanno nulla da dire, da fare, da smuovere sia a Palazzo Chigi sia al Quirinale?
Qualcuno di questi "impiegati della politica" (non sono stati eletti, ma nominati dai vertici dei loro partiti) per le vicende della Tav è giunto a chiedere la militarizzazione della zona della Valle di Susa interessata al primo "buco di servizio".
Ora, di fronte ad una città che corre addirittura il pericolo del colera, voltano la faccia dall'altra parte. Non avvertono un senso di vergogna?

Fonte: www.nuovasocieta.it
di Diego Novelli
D'altra parte da chi pensa che i disgraziati che fuggono dal Nord Africa per raggiungere Lampedusa attraverso il canale della morte vanno fermati con le mitragliatrici, cosa possiamo ancora aspettarci? E questi personaggi seggono sui banchi del Governo della nostra Repubblica.
Ciò che sta accadendo a Napoli ne è una ennesima conferma.
Il Consiglio dei Ministri deve da giorni votare un decreto legge che autorizzi il trasporto dell'immondizia che giace nelle strade del capoluogo partenopeo, all'esterno della regione campana.
Questo atto, sicuramente di carattere emergenziale, non risolutivo, ma comunque valido per alleggerire la disperata situazione esistente (siamo di fronte al rischio di gravi epidemie) è stato bloccato da giorni dal ministro leghista Calderoli, quello che ha la faccia da Gianduja, caratterizzata da un permanente sorriso ebete.
Nessun ministro di questo sciagurato governo è insorto, se non altro per respingere un volgare, disgustoso ricatto, cinicamente messo in atto (per usare il raffinato linguaggio di Bossi) per verificare se Berlusconi tiene "oppure se se la fa sotto".
Di fronte al rischio del colera che può colpire una città (Napoli questa triste esperienza l'ha già conosciuta) ci sono dei miserabili individui che giocano le loro ultime carte sulla pelle di centinaia di migliaia di esseri umani.
Dietro ai fatti gravi di Napoli è più che evidente che si muovono interessi sporchi pilotati dalla camorra.
L'intrepido ministro dell'Interno, osannato a Pontida, invocato come futuro Presidente del Consiglio, tace.
Ma non ci sono sufficienti motivi di ordine pubblico per intervenire onde sbloccare la situazione?
La televisione ci mostra ogni giorno scene sconcertanti. Gruppi di persone, giovani e non, che tranquillamente davanti agli occhi impassibili della polizia in assetto anti-sommossa, cospargono per protesta le strade della città di immondizia. Rovesciano cassonetti, incendiano cumuli di rifiuti, provocando il diffondersi di velenose nuvole di diossina.
Se il governo ricattato dalla Lega è irresponsabilmente immobile, non si può dire che di fronte allo squallore che oggi offre Napoli, terza città d'Italia, ci sia stata l'indignazione, la ribellione civile che ci si poteva attendere soprattutto dalle forze politiche.
Ma coloro che ci rappresentano in Parlamento non hanno nulla da dire, da fare, da smuovere sia a Palazzo Chigi sia al Quirinale?
Qualcuno di questi "impiegati della politica" (non sono stati eletti, ma nominati dai vertici dei loro partiti) per le vicende della Tav è giunto a chiedere la militarizzazione della zona della Valle di Susa interessata al primo "buco di servizio".
Ora, di fronte ad una città che corre addirittura il pericolo del colera, voltano la faccia dall'altra parte. Non avvertono un senso di vergogna?
