lunedì 16 novembre 2020

Natale Cuccurese: “Bonomi propone salari di serie B per il Sud già retrocesso per servizi e diritti in serie B e i poteri forti del Nord applaudono”.

Se nella famosa canzone del cantautore Francesco Guccini a fischiare era la “locomotiva” della giustizia proletaria, negli interventi del Presidente  di Confindustria Carlo Bonomi a fischiare, invece, è la locomotiva del sistema Nord, che mira alla definitiva istituzionalizzazione del Sud come sua colonia estrattiva interna anche sul piano salariale.

È il segno dei nostri tempi, in cui la “lotta di classe esiste e l’hanno vinta i ricchi”.

Contro la proposta di Bonomi di reintrodurre, di fatto, le gabbie salariali al Sud ha preso posizione il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che dal suo profilo facebook ha osservato: “L’ultima idea di Bonomi è il reddito su base territoriale. La logica è che a cittadini di serie B vanno stipendi di serie B, mentre lo Stato ha già provveduto da tempo a fornirli di sevizi e infrastrutture da serie B”.

Applaudono – ha rimarcato Cuccurese – i cacicchi leghisti e protoleghisti del Nord, che da tempo preparano la secessione dei ricchi, fra i commenti compiaciuti di media ed economisti bocconiani al seguito”.

Fonte: Vesuvianonews –  articolo Salvatore Lucchese





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Se nella famosa canzone del cantautore Francesco Guccini a fischiare era la “locomotiva” della giustizia proletaria, negli interventi del Presidente  di Confindustria Carlo Bonomi a fischiare, invece, è la locomotiva del sistema Nord, che mira alla definitiva istituzionalizzazione del Sud come sua colonia estrattiva interna anche sul piano salariale.

È il segno dei nostri tempi, in cui la “lotta di classe esiste e l’hanno vinta i ricchi”.

Contro la proposta di Bonomi di reintrodurre, di fatto, le gabbie salariali al Sud ha preso posizione il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che dal suo profilo facebook ha osservato: “L’ultima idea di Bonomi è il reddito su base territoriale. La logica è che a cittadini di serie B vanno stipendi di serie B, mentre lo Stato ha già provveduto da tempo a fornirli di sevizi e infrastrutture da serie B”.

Applaudono – ha rimarcato Cuccurese – i cacicchi leghisti e protoleghisti del Nord, che da tempo preparano la secessione dei ricchi, fra i commenti compiaciuti di media ed economisti bocconiani al seguito”.

Fonte: Vesuvianonews –  articolo Salvatore Lucchese





sabato 6 giugno 2020

Sud, lo scandalo della spesa storica

Fonte: IlSudonline 


La nostra costituzione trasuda del sangue di martiri che si sono immolati per ottenerla. Dal sogno d’avere lo Statuto Albertino all’odierna era glaciale che attanaglia la attanaglia, sono passati poco più di 170 anni. In una parabola discendente di attenzione la Costituzione è passata da essere anelata, ad essere considerata opprimente dai separatisti del nord mentre per il popolo meridionale mantiene il miraggio della mai raggiunta eguaglianza. Se guardiamo alle vicende politiche degli anni scorsi noi meridionali non siamo mai stati trattati in maniera uguale agli italiani del nord, siamo sempre: quelli che potevano aspettare, quelli che non contavano, anzi quelli da insultare perché parassiti di un nord produttivo. Circostanza divenuta ormai uno stereotipo per tutti, tanto che ormai in parte ce lo diciamo anche da soli. Molla scatenante di questo ingranaggio infernale fu la Legge Pica. Oggi per trovare tracce di questo retaggio basta ascoltare le notizie del telegiornale con un attimo di coscienza critica. Ponete attenzione, quando al nord vengono eseguiti arresti e tra gli indigeni viene pescato almeno un meridionale, subito viene sottolineata questa presenza che automaticamente diventa giustificazione al delinquere degli altri!Il retaggio si ripete anche in altri tematiche più importanti ovvero quando il governo o il parlamento legiferano sui denari pubblici scatta una sorta di format che aggira qualsiasi senso costituzionalmente riconosciuto di eguaglianza tra gli italiani ed anche in questa circostanza a stringere la cinghia è sempre il sud per dare al nord venendo anche gravato dalla falsa giustificazione che al Sud si rubano i soldi pubblici. Personalmente mastri d’opera fina ed ingordi come quelli che hanno subito condanne per le ruberie nella sanità pubblica lombarda o per il Mose, non li ho mai visti al Sud! Gli enti del nord hanno l’abitudine di alzare la voce nel silenzio delle restanti. Ma questo silenzio per molti anni è stato dettato da leggi quali la “Stammati” che però intendeva frenare la scellerata abitudine degli enti locali ad accendere mutui, sperando di contenere il debito pubblico italiano, che stava portando al fallimento lo Stato. Ma come si sa le leggi vengono applicate ai nemici ed interpretate per gli amici e quindi verso quale parte d’Italia credete che sia stata applicata la normativa e verso quali enti d’Italia sia stata interpreta?  Questo strozzamento ha comportato che ad oggi la spesa storica (AMMONTARE EFFETTIVAMENTE SPESO DAL COMUNE IN UN ANNO PER L’OFFERTA DI SERVIZI AI CITTADINI E RICALCOLATA CON L’AUSILIO DELLE INFORMAZIONI RACCOLTE ATTRAVERSO I QUESTIONARI) cosa produce: a Reggio Emilia che ha 171.000 circa abitanti, contro i 180.000 circa di Reggio Calabria si può vivere diversamente perché Reggio Emilia ottiene 28 milioni di euro per l’istruzione, Reggio Calabria solo 9; 21 milioni vengono assegnati a Reggio Emilia per la cultura contro i 4 a Reggio Calabria. Vengono erogati dallo Stato a Reggio Emilia ben 54 milioni per l’edilizia popolare contro solo 8 assegnati a Reggio Calabria che sicuramente ha un numero di indigenti molto superiore vista la cronica mancanza di lavoro. Vengono erogati quasi 40 milioni in politiche sociali contro 17 per Reggio Calabria, quest’ultima ha tre asili contro i 60 che ha Reggio Emilia. E’ ora di conoscere le assegnazioni complessive di fondi per singolo comune DEVONO ESSERE PUBBLICATE E DISPONIBILI SEMPRE!!!!!!Ora vi siete fatti un’idea dei soprusi patiti in questo caso da Reggio Calabria in confronto a Reggio Emilia, ma il discorso può essere esteso a tutte le città del meridione che con la scusa degli effetti della legge Stammati e con il modus operandi / retaggio, da sempre utilizzato contro i meridionali, hanno ottenuto sempre meno!!Tra l’altro l’assegnazione di minori importi di bilancio comporta agli enti l’assurdo che la magistratura contabile, verificandone il bilancio e vigilandolo solo per gli importi assegnati senza sindacarne le discrasie tra città, è sempre pronta a bacchettare i comuni meridionali che sono in dissesto o che si avvicinano a ciò. Queste erogazioni avrebbero, per perseguire il dettato costituzionale dell’eguaglianza tra cittadini italiani, dovuto tenere conto del numero degli abitanti ricadenti sotto la gestione dell’ente e dell’ampiezza del territorio amministrato, invece hanno finito per consolidare solo punti di forza e di arroganza nordista verso gli enti del sud. Da qua si comprende il perenne commissariamento della sanità calabrese, gli enti sempre in stato pre-dissesto, le opere pubbliche mai terminate o finite dopo tempi interminabili dovute alla centellinazione delle erogazioni che le rendono obsolete già all’inaugurazione.Pensate perfino il leghista Giorgetti, presidente dell’allora Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, si accorge di questa macroscopica differenza e fa abbandonare alla lega nord il dire che al sud i politici sperperano il denaro affidatogli, perché constata che non vengono assegnati fondi sufficienti al Sud. Allora il Giorgetti fa virare la politica leghista e sdogana un format micidiale: LA SPESA STORICA. Ovvero la spesa che gli enti imputavano nei loro bilanci spesi in servizi negli anni 2015/2016. (GOGNA STUDIATA SCIENTIFICAMENTE PER OPPRIMERE IL SUD A BENEFICIO DEL NORD) Un esempio? Attorno al 2015 a Salerno è fallita la municipalizzata del trasporto pubblico e quindi in bilancio la spesa che andata scritta è stata: “0”.Secondo Giorgetti e la commissione, Salerno dovrà attenersi per le spese future e le imputazioni in bilancio alla spesa storica di zero euro per gli anni a venire?? Quindi secondo loro, Salerno non potrà mai avere un autobus di linea pubblico! Ma vi sembra normale!?!?Sono personalmente convito che il momento sia favorevole alla nascita nazionale del Partito del Sud perché proprio la spesa storica ha acceso una miccia che prima o poi farà esplodere in scioperi e proteste l’intero dormiente Sud appena prenderà coscienza della situazione, anche grazie a testate giornalistiche come questa Pregiatissima che pubblicano questo tipo di articoli. Sostenete il Partito del Sud per richiedere civilmente i diritti estorti al Sud e per dare un futuro nelle nostre terre ai nostri figli!! Facciamo nascere una coscienza Meridionalista. Lo meritiamo!!! 

Di Massimo Cogliandro dal Partito del Sud Reggio Calabria.
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Fonte: IlSudonline 


La nostra costituzione trasuda del sangue di martiri che si sono immolati per ottenerla. Dal sogno d’avere lo Statuto Albertino all’odierna era glaciale che attanaglia la attanaglia, sono passati poco più di 170 anni. In una parabola discendente di attenzione la Costituzione è passata da essere anelata, ad essere considerata opprimente dai separatisti del nord mentre per il popolo meridionale mantiene il miraggio della mai raggiunta eguaglianza. Se guardiamo alle vicende politiche degli anni scorsi noi meridionali non siamo mai stati trattati in maniera uguale agli italiani del nord, siamo sempre: quelli che potevano aspettare, quelli che non contavano, anzi quelli da insultare perché parassiti di un nord produttivo. Circostanza divenuta ormai uno stereotipo per tutti, tanto che ormai in parte ce lo diciamo anche da soli. Molla scatenante di questo ingranaggio infernale fu la Legge Pica. Oggi per trovare tracce di questo retaggio basta ascoltare le notizie del telegiornale con un attimo di coscienza critica. Ponete attenzione, quando al nord vengono eseguiti arresti e tra gli indigeni viene pescato almeno un meridionale, subito viene sottolineata questa presenza che automaticamente diventa giustificazione al delinquere degli altri!Il retaggio si ripete anche in altri tematiche più importanti ovvero quando il governo o il parlamento legiferano sui denari pubblici scatta una sorta di format che aggira qualsiasi senso costituzionalmente riconosciuto di eguaglianza tra gli italiani ed anche in questa circostanza a stringere la cinghia è sempre il sud per dare al nord venendo anche gravato dalla falsa giustificazione che al Sud si rubano i soldi pubblici. Personalmente mastri d’opera fina ed ingordi come quelli che hanno subito condanne per le ruberie nella sanità pubblica lombarda o per il Mose, non li ho mai visti al Sud! Gli enti del nord hanno l’abitudine di alzare la voce nel silenzio delle restanti. Ma questo silenzio per molti anni è stato dettato da leggi quali la “Stammati” che però intendeva frenare la scellerata abitudine degli enti locali ad accendere mutui, sperando di contenere il debito pubblico italiano, che stava portando al fallimento lo Stato. Ma come si sa le leggi vengono applicate ai nemici ed interpretate per gli amici e quindi verso quale parte d’Italia credete che sia stata applicata la normativa e verso quali enti d’Italia sia stata interpreta?  Questo strozzamento ha comportato che ad oggi la spesa storica (AMMONTARE EFFETTIVAMENTE SPESO DAL COMUNE IN UN ANNO PER L’OFFERTA DI SERVIZI AI CITTADINI E RICALCOLATA CON L’AUSILIO DELLE INFORMAZIONI RACCOLTE ATTRAVERSO I QUESTIONARI) cosa produce: a Reggio Emilia che ha 171.000 circa abitanti, contro i 180.000 circa di Reggio Calabria si può vivere diversamente perché Reggio Emilia ottiene 28 milioni di euro per l’istruzione, Reggio Calabria solo 9; 21 milioni vengono assegnati a Reggio Emilia per la cultura contro i 4 a Reggio Calabria. Vengono erogati dallo Stato a Reggio Emilia ben 54 milioni per l’edilizia popolare contro solo 8 assegnati a Reggio Calabria che sicuramente ha un numero di indigenti molto superiore vista la cronica mancanza di lavoro. Vengono erogati quasi 40 milioni in politiche sociali contro 17 per Reggio Calabria, quest’ultima ha tre asili contro i 60 che ha Reggio Emilia. E’ ora di conoscere le assegnazioni complessive di fondi per singolo comune DEVONO ESSERE PUBBLICATE E DISPONIBILI SEMPRE!!!!!!Ora vi siete fatti un’idea dei soprusi patiti in questo caso da Reggio Calabria in confronto a Reggio Emilia, ma il discorso può essere esteso a tutte le città del meridione che con la scusa degli effetti della legge Stammati e con il modus operandi / retaggio, da sempre utilizzato contro i meridionali, hanno ottenuto sempre meno!!Tra l’altro l’assegnazione di minori importi di bilancio comporta agli enti l’assurdo che la magistratura contabile, verificandone il bilancio e vigilandolo solo per gli importi assegnati senza sindacarne le discrasie tra città, è sempre pronta a bacchettare i comuni meridionali che sono in dissesto o che si avvicinano a ciò. Queste erogazioni avrebbero, per perseguire il dettato costituzionale dell’eguaglianza tra cittadini italiani, dovuto tenere conto del numero degli abitanti ricadenti sotto la gestione dell’ente e dell’ampiezza del territorio amministrato, invece hanno finito per consolidare solo punti di forza e di arroganza nordista verso gli enti del sud. Da qua si comprende il perenne commissariamento della sanità calabrese, gli enti sempre in stato pre-dissesto, le opere pubbliche mai terminate o finite dopo tempi interminabili dovute alla centellinazione delle erogazioni che le rendono obsolete già all’inaugurazione.Pensate perfino il leghista Giorgetti, presidente dell’allora Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, si accorge di questa macroscopica differenza e fa abbandonare alla lega nord il dire che al sud i politici sperperano il denaro affidatogli, perché constata che non vengono assegnati fondi sufficienti al Sud. Allora il Giorgetti fa virare la politica leghista e sdogana un format micidiale: LA SPESA STORICA. Ovvero la spesa che gli enti imputavano nei loro bilanci spesi in servizi negli anni 2015/2016. (GOGNA STUDIATA SCIENTIFICAMENTE PER OPPRIMERE IL SUD A BENEFICIO DEL NORD) Un esempio? Attorno al 2015 a Salerno è fallita la municipalizzata del trasporto pubblico e quindi in bilancio la spesa che andata scritta è stata: “0”.Secondo Giorgetti e la commissione, Salerno dovrà attenersi per le spese future e le imputazioni in bilancio alla spesa storica di zero euro per gli anni a venire?? Quindi secondo loro, Salerno non potrà mai avere un autobus di linea pubblico! Ma vi sembra normale!?!?Sono personalmente convito che il momento sia favorevole alla nascita nazionale del Partito del Sud perché proprio la spesa storica ha acceso una miccia che prima o poi farà esplodere in scioperi e proteste l’intero dormiente Sud appena prenderà coscienza della situazione, anche grazie a testate giornalistiche come questa Pregiatissima che pubblicano questo tipo di articoli. Sostenete il Partito del Sud per richiedere civilmente i diritti estorti al Sud e per dare un futuro nelle nostre terre ai nostri figli!! Facciamo nascere una coscienza Meridionalista. Lo meritiamo!!! 

Di Massimo Cogliandro dal Partito del Sud Reggio Calabria.

giovedì 4 giugno 2020

Cosa esce sulla ruota del Sud?


Di Natale Cuccurese
Oltre 3.000 pagine di documenti e proposte legislative e finanziarie, per un totale di 1.850 miliardi di euro erogabili con il prossimo periodo di programmazione 2021-2027 (Qfp), di cui 1.100 miliardi per il bilancio Ue ‘normale’, e 750 miliardi raccolti sul mercato con euro obbligazioni, che finanzieranno 500 miliardi di sovvenzioni e 250 di possibili prestiti agli Stati membri. La Commissione pone poche condizioni, ma assai stringenti. Innanzitutto il carattere volontario. Devono essere i governi a fare richiesta delle risorse, il cui esborso sarà legato a un piano nazionale di interventi e misure per sovvenzioni concesse a rate, solo se si attuano le riforme. In altre parole la Commissione viene in soccorso degli Stati, ma saranno questi ultimi i responsabili per la propria ripresa, è uno strumento volontario, che mette al centro le riforme nazionali che gli stessi Paesi predispongono. Di questo Recovery Fund complessivo, il grosso capitolo di spesa è quello relativo a “ripresa e resilienza” (602,9 miliardi), a cui si aggiungono altri 53,3 miliardi di euro per le politiche di coesione e 32,8 miliardi per il fondo di transizione. I soldi extra per coesione e transizione sostenibile rappresentano una leva possibile per lo sviluppo del Mezzogiorno. La Commissione insiste sulla necessità di puntare su green economy e digitale, ma le sovvenzioni a fondo perduto possono essere garantite anche a lavoratori autonomi, piccole e medie imprese, sanità, cultura, turismo. E qui finisce l’edulcorata rappresentazione fatta dai media più o meno allineati.
Ora analizziamo perché anche questa “occasione imperdibile” potrebbe poi non essere così conveniente né per l’Italia e tantomeno per il Sud. Iniziamo da quest’ultimo.
Abbiamo assistito al recente “scippo con destrezza” dei fondi di coesione, se non ci saranno modifiche dovuti ad interpellanze, grazie al gioco dell’oca dell’azione europea. Cioè dapprima la Commissione europea a marzo ha “invitato” il governo italiano allo “scippo” nei confronti del Sud spostando a favore del Nord, per affrontare l’emergenza Covid19, i fondi di coesione spettanti al Sud. Successivamente, dopo che nel DL Rilancio il governo italiano ha preparato il terreno per l’ennesimo “sacco del Sud” recependo i suggerimenti europei, con il Ministro Provenzano nella veste di spettatore quando non di pompiere, la Commissione europea ha ben pensato di nascondere la mano e di invitare, nei fatti, il nostro governo, tramite i fondi messi a disposizione (nel tempo) con il recovery fund, a recuperare (in tutto o in parte) quegli stessi fondi che aveva consigliato di spostare al Nord per bocca della Presidente della Commissione Europea a inizio emergenza.
Attenzione però, perché per il Sud il risultato totale dell’operazione sarà, ben che vada, a saldo zero rispetto all’importo iniziale dei fondi di coesione che già gli spettavano. Di conseguenza si può già prevedere che i “nuovi” fondi del recovery fund andranno tutti e solo al Nord.
Infatti la considerazione che le amministrazioni del Mezzogiorno dovranno essere rapide, brave e decise a promuovere progetti “degni” di finanziamento, per poi garantire di portare a termine le opere di rilancio così da ricevere tutte le tranche di sovvenzioni, lascia presagire giudizi di merito difficilmente raggiungibili, trucchi contabili che già in passato si sono rivelati trappole mortali per il Sud.
Inoltre l’invito europeo “a fare presto” per accedere al fondo fa poi capire come sia invece molto meglio procedere coi piedi di piombo e valutare bene pro e contro dell’operazione anche a livello nazionale soprattutto considerando che la verità sul Recovery Fund è che l’Italia, fatti salvi i 91 miliardi di prestiti, come contributi a fondo perduto avrà 82 miliardi, nel contempo, secondo il documento della Commissione Europea SWD (2020) 98 final del 27 maggio, l’Italia dovrebbe, come contributore netto, versare 96 miliardi, quindi: 82 miliardi meno 96 miliardi= meno 14 miliardi.
Certo ci si può consolare con la considerazione che senza questo contributo di 82 miliardi, comunque inviso ai Paesi rigoristi in una situazione che si presume sarà oggetto di dura trattativa, ci troveremmo a dover sborsare una cifra molto più ingente, una magra consolazione sventolata come svolta epocale per le nostre finanze, eppure il totale resta sempre negativo.
Per cui la fregatura che sta arrivando dall’Europa capitanata dai paesi nordici rigoristi è chiara, mentre larga parte dei media sono come sempre plaudenti dell’azione del governo giallo-rosso che non può, soprattutto nella sua parte “gialla”, accedere al MES se non vuole perdere la faccia, per cui a mali estremi estremi rimedi: ben venga il Recovery Fund dopotutto è pur sempre un risparmio e in più ci sono sempre i 91 miliardi di prestiti, ovviamente da restituire.
L’unica differenza fra l’analisi della posizione italiana e quella del Sud è che mentre su quella nazionale i protocolli sono già visibili e consultabili, per il gioco delle “tre carte” illustrato e riservato Sud, cioè l’ennesima fregatura di una lunga serie, non essendo ancora resi pubblici i protocolli siamo alle supposizioni, pur se ragionate, anche perché, come diceva quel tale, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende”.  In poche parole per il Sud, per ottenere solo quanto già gli è dovuto, “gli esami non finiscono mai” e non solo c’è il rischio concreto di non ricevere tutto quanto già dovuto, ma vi è ovviamente anche la certezza che i soldi del prestito andranno tutti al Nord, mentre il relativo debito lo dovranno poi ripagare anche i cittadini del Mezzogiorno che nulla riceveranno, se non ulteriore miseria.
Questo anche in considerazione del fatto che le risorse saranno legate alle Raccomandazioni Ue. Quelle del 2019 per l’Italia includono tagli di spesa pubblica, aggiustamenti strutturali e meno agevolazioni fiscali, ritocchi alle pensioni (verso il basso ovviamente), in poche parole altra austerity. Questo in un quadro dove al Sud la povertà, fra assoluta e relativa, già lambisce quasi la metà della popolazione.
In questa ipotesi, grazie alle anticipazioni fornite da Milano Finanza, si comprende bene il perché del Dossier preparato dalla Commissione Colao istituita al di là di qualsiasi processo democratico, per un piano anticrisi. Il sostegno all’economia dovrebbe passare “attraverso la creazione di un Fondo per lo Sviluppo che avrà una dotazione compresa tra i 100 e i 200 miliardi di euro. Lo Stato, le regioni, le province e i comuni conferiranno al Fondo immobili, partecipazioni in società e titoli. (…) Secondo quanto si apprende verrà poi sondata anche la possibilità di attingere a parte delle riserve auree di Bankitalia. È previsto che il fondo verrà gestito da CdP. Le sue quote dovrebbero essere messe a garanzia dei crediti erogati alle imprese e dunque assegnate alle banche e vendute agli investitori internazionali e alla stessa Bce”.
Insomma un bel progetto di saccheggio dello stato italiano a vantaggio di pochi. In Cile per imporre un “simil Piano Colao” hanno dovuto  fare un golpe, qui è bastato mettere lo Stato in mano ai populisti, fra l’altro non molto preparati, visto che si fanno assistere, per svolgere i compiti per i quali sono stati eletti, da oltre 400 “esperti”.
È ovvio che l’autunno a questo punto si prospetta non caldo ma torrido.
Per iniziare a cambiare la situazione sarebbe utile un ritorno immediato ad una seria e dura lotta di classe che non può essere solo nazionale, ma europea, per cambiare insieme, radicalmente e presto tutta la struttura di questa Europa che non solo non rappresenta più in alcun modo quella progettata dai padri fondatori , ma che ormai è un pericolo per la stessa tenuta democratica del Continente.

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Di Natale Cuccurese
Oltre 3.000 pagine di documenti e proposte legislative e finanziarie, per un totale di 1.850 miliardi di euro erogabili con il prossimo periodo di programmazione 2021-2027 (Qfp), di cui 1.100 miliardi per il bilancio Ue ‘normale’, e 750 miliardi raccolti sul mercato con euro obbligazioni, che finanzieranno 500 miliardi di sovvenzioni e 250 di possibili prestiti agli Stati membri. La Commissione pone poche condizioni, ma assai stringenti. Innanzitutto il carattere volontario. Devono essere i governi a fare richiesta delle risorse, il cui esborso sarà legato a un piano nazionale di interventi e misure per sovvenzioni concesse a rate, solo se si attuano le riforme. In altre parole la Commissione viene in soccorso degli Stati, ma saranno questi ultimi i responsabili per la propria ripresa, è uno strumento volontario, che mette al centro le riforme nazionali che gli stessi Paesi predispongono. Di questo Recovery Fund complessivo, il grosso capitolo di spesa è quello relativo a “ripresa e resilienza” (602,9 miliardi), a cui si aggiungono altri 53,3 miliardi di euro per le politiche di coesione e 32,8 miliardi per il fondo di transizione. I soldi extra per coesione e transizione sostenibile rappresentano una leva possibile per lo sviluppo del Mezzogiorno. La Commissione insiste sulla necessità di puntare su green economy e digitale, ma le sovvenzioni a fondo perduto possono essere garantite anche a lavoratori autonomi, piccole e medie imprese, sanità, cultura, turismo. E qui finisce l’edulcorata rappresentazione fatta dai media più o meno allineati.
Ora analizziamo perché anche questa “occasione imperdibile” potrebbe poi non essere così conveniente né per l’Italia e tantomeno per il Sud. Iniziamo da quest’ultimo.
Abbiamo assistito al recente “scippo con destrezza” dei fondi di coesione, se non ci saranno modifiche dovuti ad interpellanze, grazie al gioco dell’oca dell’azione europea. Cioè dapprima la Commissione europea a marzo ha “invitato” il governo italiano allo “scippo” nei confronti del Sud spostando a favore del Nord, per affrontare l’emergenza Covid19, i fondi di coesione spettanti al Sud. Successivamente, dopo che nel DL Rilancio il governo italiano ha preparato il terreno per l’ennesimo “sacco del Sud” recependo i suggerimenti europei, con il Ministro Provenzano nella veste di spettatore quando non di pompiere, la Commissione europea ha ben pensato di nascondere la mano e di invitare, nei fatti, il nostro governo, tramite i fondi messi a disposizione (nel tempo) con il recovery fund, a recuperare (in tutto o in parte) quegli stessi fondi che aveva consigliato di spostare al Nord per bocca della Presidente della Commissione Europea a inizio emergenza.
Attenzione però, perché per il Sud il risultato totale dell’operazione sarà, ben che vada, a saldo zero rispetto all’importo iniziale dei fondi di coesione che già gli spettavano. Di conseguenza si può già prevedere che i “nuovi” fondi del recovery fund andranno tutti e solo al Nord.
Infatti la considerazione che le amministrazioni del Mezzogiorno dovranno essere rapide, brave e decise a promuovere progetti “degni” di finanziamento, per poi garantire di portare a termine le opere di rilancio così da ricevere tutte le tranche di sovvenzioni, lascia presagire giudizi di merito difficilmente raggiungibili, trucchi contabili che già in passato si sono rivelati trappole mortali per il Sud.
Inoltre l’invito europeo “a fare presto” per accedere al fondo fa poi capire come sia invece molto meglio procedere coi piedi di piombo e valutare bene pro e contro dell’operazione anche a livello nazionale soprattutto considerando che la verità sul Recovery Fund è che l’Italia, fatti salvi i 91 miliardi di prestiti, come contributi a fondo perduto avrà 82 miliardi, nel contempo, secondo il documento della Commissione Europea SWD (2020) 98 final del 27 maggio, l’Italia dovrebbe, come contributore netto, versare 96 miliardi, quindi: 82 miliardi meno 96 miliardi= meno 14 miliardi.
Certo ci si può consolare con la considerazione che senza questo contributo di 82 miliardi, comunque inviso ai Paesi rigoristi in una situazione che si presume sarà oggetto di dura trattativa, ci troveremmo a dover sborsare una cifra molto più ingente, una magra consolazione sventolata come svolta epocale per le nostre finanze, eppure il totale resta sempre negativo.
Per cui la fregatura che sta arrivando dall’Europa capitanata dai paesi nordici rigoristi è chiara, mentre larga parte dei media sono come sempre plaudenti dell’azione del governo giallo-rosso che non può, soprattutto nella sua parte “gialla”, accedere al MES se non vuole perdere la faccia, per cui a mali estremi estremi rimedi: ben venga il Recovery Fund dopotutto è pur sempre un risparmio e in più ci sono sempre i 91 miliardi di prestiti, ovviamente da restituire.
L’unica differenza fra l’analisi della posizione italiana e quella del Sud è che mentre su quella nazionale i protocolli sono già visibili e consultabili, per il gioco delle “tre carte” illustrato e riservato Sud, cioè l’ennesima fregatura di una lunga serie, non essendo ancora resi pubblici i protocolli siamo alle supposizioni, pur se ragionate, anche perché, come diceva quel tale, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si prende”.  In poche parole per il Sud, per ottenere solo quanto già gli è dovuto, “gli esami non finiscono mai” e non solo c’è il rischio concreto di non ricevere tutto quanto già dovuto, ma vi è ovviamente anche la certezza che i soldi del prestito andranno tutti al Nord, mentre il relativo debito lo dovranno poi ripagare anche i cittadini del Mezzogiorno che nulla riceveranno, se non ulteriore miseria.
Questo anche in considerazione del fatto che le risorse saranno legate alle Raccomandazioni Ue. Quelle del 2019 per l’Italia includono tagli di spesa pubblica, aggiustamenti strutturali e meno agevolazioni fiscali, ritocchi alle pensioni (verso il basso ovviamente), in poche parole altra austerity. Questo in un quadro dove al Sud la povertà, fra assoluta e relativa, già lambisce quasi la metà della popolazione.
In questa ipotesi, grazie alle anticipazioni fornite da Milano Finanza, si comprende bene il perché del Dossier preparato dalla Commissione Colao istituita al di là di qualsiasi processo democratico, per un piano anticrisi. Il sostegno all’economia dovrebbe passare “attraverso la creazione di un Fondo per lo Sviluppo che avrà una dotazione compresa tra i 100 e i 200 miliardi di euro. Lo Stato, le regioni, le province e i comuni conferiranno al Fondo immobili, partecipazioni in società e titoli. (…) Secondo quanto si apprende verrà poi sondata anche la possibilità di attingere a parte delle riserve auree di Bankitalia. È previsto che il fondo verrà gestito da CdP. Le sue quote dovrebbero essere messe a garanzia dei crediti erogati alle imprese e dunque assegnate alle banche e vendute agli investitori internazionali e alla stessa Bce”.
Insomma un bel progetto di saccheggio dello stato italiano a vantaggio di pochi. In Cile per imporre un “simil Piano Colao” hanno dovuto  fare un golpe, qui è bastato mettere lo Stato in mano ai populisti, fra l’altro non molto preparati, visto che si fanno assistere, per svolgere i compiti per i quali sono stati eletti, da oltre 400 “esperti”.
È ovvio che l’autunno a questo punto si prospetta non caldo ma torrido.
Per iniziare a cambiare la situazione sarebbe utile un ritorno immediato ad una seria e dura lotta di classe che non può essere solo nazionale, ma europea, per cambiare insieme, radicalmente e presto tutta la struttura di questa Europa che non solo non rappresenta più in alcun modo quella progettata dai padri fondatori , ma che ormai è un pericolo per la stessa tenuta democratica del Continente.

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“Il Sud nella morsa dei cacicchi del Nord e del tradimento del M5s continua ad essere derubato senza ritegno”

Come di recente ha attestato la Corte dei conti, il Sud continua ad essere scippato delle risorse pubbliche che gli spettano di diritto grazie al trucco incostituzionale della spesa storica. La qualcosa non fa altro che acuire il divario tra il Nord e il Sud di un Paese, che rimane unito solo sulla carta, ma che, dal punto di vista sociale, economico e civile, è spaccato letteralmente in due: una sola Costituzione formale per due Italie materiali sempre più distanti tra loro.
Nel commentare via facebook i dati sulla spesa storica resi noti dalla Corte dei conti, il Presidente del Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha osservato: “Mentre va avanti il teatrino delle richieste senza vergogna di Regionalismo da parte dei cacicchi del Nord, nel silenzio dei più (soprattutto del M5s che ha clamorosamente tradito il voto del Sud) va avanti la sottrazione di risorse al Sud a solo favore del Nord per 61,5 Miliardi all’anno con il meccanismo della spesa storica, come denuncia la Corte dei Conti: ‘Ignorato il divieto di applicarla’”.



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Come di recente ha attestato la Corte dei conti, il Sud continua ad essere scippato delle risorse pubbliche che gli spettano di diritto grazie al trucco incostituzionale della spesa storica. La qualcosa non fa altro che acuire il divario tra il Nord e il Sud di un Paese, che rimane unito solo sulla carta, ma che, dal punto di vista sociale, economico e civile, è spaccato letteralmente in due: una sola Costituzione formale per due Italie materiali sempre più distanti tra loro.
Nel commentare via facebook i dati sulla spesa storica resi noti dalla Corte dei conti, il Presidente del Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha osservato: “Mentre va avanti il teatrino delle richieste senza vergogna di Regionalismo da parte dei cacicchi del Nord, nel silenzio dei più (soprattutto del M5s che ha clamorosamente tradito il voto del Sud) va avanti la sottrazione di risorse al Sud a solo favore del Nord per 61,5 Miliardi all’anno con il meccanismo della spesa storica, come denuncia la Corte dei Conti: ‘Ignorato il divieto di applicarla’”.



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mercoledì 3 giugno 2020

Natale Cuccurese: “Per il Sud gli esami non finiscono mai, così come le fregature”

Sulla necessità di affrontare il dualismo Nord/Sud, il Governo Conte bis si riempie la bocca di proclami: da quelli relativi al riconoscimento degli scippi di Stato subiti dal Mezzogiorno nel corso degli ultimi dieci anni a quelli che riguardano l’impegno di fare del Meridione la leva per il rilancio della crescita economica dell’intero Paese.
Ma ai proclami e alle dichiarazioni scritte e verbali dei vari Conte, Boccia e Provenzano non seguono i fatti. Ad oggi, non solo è rimasto in vigore il ‘piede di porco’ della spesa storica, grazie al quale dal 2009 al 2019 il Sud è stato derubato di 660 miliardi di euro di spesa pubblica allargata, scippo che ha acuito maggiormente il divario tra le regioni settentrionali e quelle meridionali, ma, con la scusa dell’emergenza sanitaria Covid-19, il Governo Conte bis, oltre ad operare per la sospensione, di fatto, della quota 34% per ilo 2021, sta anche scippando al Sud ben 10 miliardi di euro dei rimanenti fondi europei del settennio 2014/2020.

Sul tema dello scippo in corso dei fondi di coesione e sviluppo europei è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, via facebook, il 30 maggio, ha scritto: “Per il Sud ‘gli esami non finiscono mai”, così come le fregature”.
Dapprima – ha osservato Cuccurese – la Commissione europea a marzo ‘invita’ il Governo allo ‘scippo’ nei confronti del Sud spostando a Nord i fondi di coesione per affrontare l’emergenza Covid-19. Successivamente, dopo che nel DL Rilancio il Governo ha preparato il terreno per l’ennesimo ‘sacco del Sud’, nasconde la mano e invita tramite i fondi messi a disposizione (nel tempo) con il recovery fund a recuperare (in tutto o in parte) quegli stessi fondi che aveva consigliato di spostare al Nord per bocca della Presidente della Commissione Europea a inizio emergenza”.

Per il Sud – ha proseguito Cuccurese – il risultato totale dell’operazione sarà, ben che vada, a saldo zero rispetto all’importo iniziale dei fondi di coesione che già gli spettavano. In poche parole i nuovi fondi del recovery fund andranno tutti al Nord.
L’invito ‘a fare presto’ ad accedere al fondo fa poi capire come sia meglio procedere coi piedi di piombo e valutare bene pro e contro dell’operazione anche a livello nazionale
”.
Inoltre, – ha concluso il Presidente del Partito del Sud – la considerazione che ‘le amministrazioni del Mezzogiorno dovranno essere innanzitutto rapide, brave e decise a promuovere progetti degni di finanziamento, per poi garantire di portare a termine le opere di rilancio così da ricevere tutte le tranche di sovvenzioni’lascia presagire meriti di giudizio che già in passato si sono rivelati trappole mortali per il Sud. Insomma, per il Sud, per ottenere solo quanto dovuto, ‘gli esami non finiscono mai’”.

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Sulla necessità di affrontare il dualismo Nord/Sud, il Governo Conte bis si riempie la bocca di proclami: da quelli relativi al riconoscimento degli scippi di Stato subiti dal Mezzogiorno nel corso degli ultimi dieci anni a quelli che riguardano l’impegno di fare del Meridione la leva per il rilancio della crescita economica dell’intero Paese.
Ma ai proclami e alle dichiarazioni scritte e verbali dei vari Conte, Boccia e Provenzano non seguono i fatti. Ad oggi, non solo è rimasto in vigore il ‘piede di porco’ della spesa storica, grazie al quale dal 2009 al 2019 il Sud è stato derubato di 660 miliardi di euro di spesa pubblica allargata, scippo che ha acuito maggiormente il divario tra le regioni settentrionali e quelle meridionali, ma, con la scusa dell’emergenza sanitaria Covid-19, il Governo Conte bis, oltre ad operare per la sospensione, di fatto, della quota 34% per ilo 2021, sta anche scippando al Sud ben 10 miliardi di euro dei rimanenti fondi europei del settennio 2014/2020.

Sul tema dello scippo in corso dei fondi di coesione e sviluppo europei è intervenuto il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, via facebook, il 30 maggio, ha scritto: “Per il Sud ‘gli esami non finiscono mai”, così come le fregature”.
Dapprima – ha osservato Cuccurese – la Commissione europea a marzo ‘invita’ il Governo allo ‘scippo’ nei confronti del Sud spostando a Nord i fondi di coesione per affrontare l’emergenza Covid-19. Successivamente, dopo che nel DL Rilancio il Governo ha preparato il terreno per l’ennesimo ‘sacco del Sud’, nasconde la mano e invita tramite i fondi messi a disposizione (nel tempo) con il recovery fund a recuperare (in tutto o in parte) quegli stessi fondi che aveva consigliato di spostare al Nord per bocca della Presidente della Commissione Europea a inizio emergenza”.

Per il Sud – ha proseguito Cuccurese – il risultato totale dell’operazione sarà, ben che vada, a saldo zero rispetto all’importo iniziale dei fondi di coesione che già gli spettavano. In poche parole i nuovi fondi del recovery fund andranno tutti al Nord.
L’invito ‘a fare presto’ ad accedere al fondo fa poi capire come sia meglio procedere coi piedi di piombo e valutare bene pro e contro dell’operazione anche a livello nazionale
”.
Inoltre, – ha concluso il Presidente del Partito del Sud – la considerazione che ‘le amministrazioni del Mezzogiorno dovranno essere innanzitutto rapide, brave e decise a promuovere progetti degni di finanziamento, per poi garantire di portare a termine le opere di rilancio così da ricevere tutte le tranche di sovvenzioni’lascia presagire meriti di giudizio che già in passato si sono rivelati trappole mortali per il Sud. Insomma, per il Sud, per ottenere solo quanto dovuto, ‘gli esami non finiscono mai’”.

sabato 16 maggio 2020

Cuccurese (Partito del Sud) intervistato da ilSudonline: “Così continua lo scippo al Mezzogiorno”

Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud, si dice che il paese non riparte senza il Sud. Ma poi permangono le differenze. Perchè?
Perché come dimostrato anche dall’ultimo Rapporto Eurispes 2020, la sottrazione al Sud di risorse a vantaggio del Nord, dovute in base alla semplice percentuale della popolazione residente (34%) è massiccia e pervasiva ed ammonta a ben 840 Miliardi di Euro solo nel periodo dal 2000 al 2017.
Basta guardare solamente la differenza in infrastrutture per rendersene conto.
Permane nei governi nazionali una visione monoculare che da sempre privilegia il Nord e la sua presunta funzione di “locomotiva”, con la conseguente destinazione della stragrande maggioranza delle risorse.
In realtà non solo questa presunzione si è dimostrata da sempre infondata, portando all’attuale situazione di un Paese a due velocità, visto che la sottrazione di risorse continua inesorabilmente, addirittura aggravandosi ad un ritmo di 61,3 Miliardi di Euro all’anno, ma ha portato alla richiesta sempre più pressante di Autonomia differenziata da parte di alcune Regioni del Nord oltre ad un sempre più indecente, sentimento di superiorità di stampo razzista introiettato dalle classi dirigenti nordiche grazie ad un leghismo sottotraccia sempre più pervasivo. In realtà di “virtuoso” c’è poco. Sono semplicemente “virtuosi” coi soldi a pioggia degli altri, come ampiamente dimostrato in Lombardia con l’emergenza pandemiche che ha messo in evidenza carenze organizzative drammatiche.
Che cosa sta succedendo sulle risorse destinate al Sud?
Sono semplicemente dirottate al Nord. Anche in quest’ ultimo D.L. Rilancio vediamo come malgrado le assicurazioni governative, più volte espresse, ancora una volta chi paga è il Sud, esattamente così come già da marzo era stato indicato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.
Solo come esempio ed analizzando le 464 pagine del Decreto appare evidente come:
-Nell’articolo 231 CAP. XI Coesione territoriale pag. 426 si legge che “in via eccezionale i Fondi sviluppo e coesione possono essere destinati ad ogni tipologia di intervento a livello nazionale, regionale o locale per fronteggiare l’emergenza Covid-19… coerenti come da importanti modifiche recentemente apportate ai regolamenti europei ai sensi del Regolamento (UE) 2020/460 del 30 marzo 2020 e del Regolamento (UE) 2020/558 del 23 aprile 2020…”
Quindi lo scippo al Sud, l’ennesimo negli ultimi anni sui Fondi di coesione, è ufficialmente confermato!
-Nell’art.232 è confermato che non sarà più necessario il cofinanziamento del Governo italiano sui fondi europei, anche qui come da indicazioni europee, il che si tradurrà in una più rapida possibilità di spesa senza impattare sul piano di stabilità, ma anche in un minor apporto di fondi (quelli che avrebbe dovuto mettere il Governo italiano) e visto che gran parte del cofinanziamento riguarda regioni del Sud il tutto si tradurrà nei fatti nell’ennesima sottrazione di fondi al Sud.
-Titolo II Art.27 pag. 49
Versamento IRAP sospeso per una serie di categorie. Interessante questo machiavello per finanziare il Nord in modo non palese. Con l’IRAP (33% circa) si finanzia la Sanità.
Il MES ci presta soldi, ad un tasso molto basso, solo per finanziare la Sanità.
Risultato: le imprese (che sono in larga maggioranza al Nord) non pagheranno la tassa aumentando gli utili, i soldi alla Sanità arriveranno in sostituzione (in quota parte) dal MES e la restituzione del nuovo debito la pagheranno tutti i cittadini, anche quelli del Sud…
-Reddito di Emergenza art.87 pag.160 una misura tampone per due mesi, da 400 euro a 800 euro. Esclusi totalmente i nuclei familiari in cui c’è un pensionato o una persona che percepisce il RDC, categorie in maggioranza al Sud.
-Visto che il settore turistico, i bar e i ristoranti sono sostenuti col taglio della prima rata dell’IMU, nei fatti il “sostegno governativo” si scarica sulle spalle dei comuni già in ampia difficoltà.
Si può ben immaginare quale effetto disastroso avrà questa mancata entrata sui conti dei comuni in dissesto, in larga parte parte al Sud, a partire da quello di Napoli come infatti denunciato dal Sindaco de Magistris, che vedono così messi a rischio conti e servizi
Se a questa prima analisi aggiungiamo per la “clausola 34%”, sospesa nella bozza Dipe, che il Def 2020, appena approvato, non contiene l’elenco dei programmi di spesa e le Amministrazioni tenute a rispettare la riserva del 34% sulla spesa in conto capitale al Meridione da inserire, secondo la legge 196/2009 e successive modifiche e integrazioni che regola i documenti di bilancio della contabilità pubblica, nella Sezione II del Documento di Economia e Finanza recentemente approvato dal Parlamento come, ad esempio, è stato correttamente fatto nel DEF 2019, è chiaro che, malgrado le rassicurazioni ministeriali,  il quadro per il Sud è a dir poco a tinte fosche.
E’ una storia già vista: è successo anche in passato, con Tremonti. Perchè il Nord riesce a difendersi meglio?
Il Nord ha da sempre il controllo economico del Paese, di conseguenza controlla i mezzi di informazione e del racconto mediatico. Basta guardare il nome dei proprietari dei grandi giornali o delle televisioni private nazionali per rendersene conto, mentre la televisione pubblica è da tempo controllata e megafono esclusivo  del potere politico, sempre legato a doppio filo al potere economico. Ogni inefficienza, ogni problematica è sempre scaricata sugli ultimi, meridionali prima, migranti poi. Ecco perché per un meridionale essere razzista è doppiamente immondo.  Interessante a tal fine ricordare che da uno studio condotto da due docenti dall’università del Salento [ ‘La parte cattiva dell’Italia: Sud, media e immaginario collettivo’, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini], negli ultimi 30 anni i tg nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto. Ecco perché nei confronti del Mezzogiorno si può parlare di un vero e proprio razzismo di Stato e della riduzione a  mercato interno a vantaggio nella larga parte dei casi di merci prodotte al Nord o da aziende con sede legale al Nord. Basti pensare che in campo bancario, assicurativo, della distribuzione ecc. tutte le grandi aziende presenti al Sud sono del Nord.
Perchè in Parlamento non si crea una forza in grado di difendere gli interessi del Sud?
Questo è un problema che era già presente dai tempi di Salvemini. I motivi sono sempre economico-mediatici. Oggi se non si ha visibilità , se non si appare soprattutto in televisione per contrastare il racconto mediaticamente imposto grazie a stereotipi e discriminazioni decennali, racconto che ovviamente il potere economico predilige, semplicemente non si viene percepiti nell’immaginario collettivo, non si è rilevati e quindi risulta difficile aggregare.
Malgrado queste difficoltà noi del Partito del Sud proseguiamo da anni per portare in ogni assise possibile i nostri temi, non ci arrendiamo. A tal fine negli ultimi anni abbiamo stretto rapporti di collaborazione con partiti di quella sinistra che hanno, come noi, una visione gramsciana, l’unica che può portare fuori il Mezzogiorno dallo stato attuale di colonia interna estrattiva e dare una possibilità concreta di rappresentanza meridionalista a livello nazionale senza lacci e lacciuoli. Per gli stessi motivi e per portare il tema della “Nuova questione meridionale” anche in Europa siamo entrati a far parte del Partito della Sinistra Europea con la formula della cooperazione rafforzata.
Una delle leggende sul Sud racconta che spesso i soldi investiti nelle nostre aree si sono tradotti in sprechi. E’ così?
Su questo punto è meglio essere chiari: gli sprechi ci sono stati e noi certamente non difendiamo i responsabili, anzi li condanniamo doppiamente, ma anche qui si evince un problema mediatico pressante se pensiamo che sprechi ce ne sono stati molti di più al Nord e per importi di gran lunga maggiori, eppure hanno fatto meno “rumore”. D’altra parte il potere economico è stabilmente al Nord e tutti gli scandali economico finanziari degli ultimi decenni sono lì scoppiati. Per non parlare poi dell’intreccio politico-economico-mafioso che spesso appare da alcune inchieste in controluce.
La linea della palma , come scriveva Sciascia, ha da tempo superato le Alpi. Le mafie sono il primo nemico del Sud, il primo tassello di controllo e asservimento del territorio. Diciamo che su questi aspetti il Paese, da Nord a Sud, è semplicemente da rifondare al più presto.
C’è una responsabilità anche della classe dirigente meridionale?
Sicuramente, per gestire il potere inserirsi in un partito nazionale può per alcuni apparire più semplice, anche per arrivare a gestire una quota di potere, ma poi si deve giocoforza mediare o sottostare ad alcune regole non scritte che non sempre sono a vantaggio del territorio che si amministra. Bisogna trovare il modo di unirsi fra volenterosi per liberarsi della cappa di oppressione che da decenni impedisce al Sud di liberare le energie represse per poter autonomamente e nel proprio interesse, ovviamente armonizzato e solidale con il resto del Paese, come da dettato costituzionale, affrancarsi da una condizione che nei fatti è coloniale.
Cosa proponete per risalire la china dopo il disastro del covid?
Proprio pochi giorni fa il nostro Consiglio Direttivo Nazionale ha approvato un documento al riguardo, documento che il Vs. giornale ha pubblicato e per questo Vi ringraziamo.
Invece di cervellotiche decisioni sempre a vantaggio dei territori e delle categorie più ricche, spesso dettate da stereotipi e discriminazioni territoriali, servirebbero per il Sud politiche di sviluppo e di investimento, per creare posti di lavoro e combattere la disoccupazione, considerando che, in modo particolare negli ultimi venticinque anni, guarda caso dalle prime affermazioni elettorali della Lega Nord, la forbice degli investimenti pubblici è andata a divaricarsi sempre più fra Nord e Sud del Paese, con una spesa costantemente maggiore al Nord anno su anno.
Senza investimenti pubblici non è possibile rilanciare il Sud. Anche l’attuale governo, purtroppo, come i precedenti, sta continuando in una cieca politica di austerità che mette in ginocchio il Paese e il Mezzogiorno in particolare, del tutto insensibile alla drammaticità dell’emergenza in corso, basti pensare alla lentezza dell’arrivo di misure a sostegno di famiglie e piccole imprese che stanno creando veri e propri drammi umani e gettando i cittadini disperati nelle mani di usurai e faccendieri.
In breve sintesi nel documento abbiamo quindi indicato un primo pacchetto di possibili interventi per ripartire da Sud, purtroppo le nostre linee guida non han trovato applicazione nel D.L. Rilancio, la cosa non ci ha stupito.
Qual è il vostro giudizio sul decreto rilancio appena approvato dal governo?
Considerazione generale: pochi soldi veri, sussidi a pioggia soprattutto alle grandi aziende, sconto Irap e proroga delle tasse, ma nessun rilancio dell’economia reale. Per il Sud ho già risposto nel dettaglio in precedenza.
Coi fondi scippati al Sud e allocati al Nord vince Confindustria, che come sempre guida le scelte anche di questo governo che di sinistra ha ben poco. Solo con il Sud il Paese può ripartire. L’Italia non può pensare di definirsi un grande Paese democratico europeo se continuerà in barba a decenza e dettato costituzionale a trascurare le Regioni del Sud e ad umiliarne i cittadini. Purtroppo si continua anche durante un’emergenza pandemica drammatica come quella in corso con la consueta sottrazione di Fondi a vantaggio esclusivo del Nord. La misura è colma!
L’impressione è che il Sud, ora ha anche la “colpa”, agli occhi di alcuni razzisti e boiardi di Stato, di essere riuscito coi propri scienziati, medici, politici, cittadini, ad organizzarsi e disciplinarsi contenendo l’ondata pandemica, resistendo anche al “rientro caotico dal Nord” dei propri emigrati innescato da colpevoli anticipazioni governative ai media, pur con mezzi ridotto all’osso dai continui tagli, dimostrando così, nei fatti, di essere riuscito a reagire meglio del Nord.
Un Sud che ha rialzato la testa e perciò ora deve essere ancora punito, ma è difficile pensare che dopo il fallimento totale del racconto mediatico imposto da decenni i cittadini del Sud possano tornare ad abbassare la testa. Il re è nudo. Il vecchio approccio del Sud visto come un salvadanaio sempre a disposizione, dopo la presa di coscienza da parte di una moltitudine crescente di cittadini del Mezzogiorno che han preso atto in questa emergenza delle proprie eccellenze, delle discriminazioni da sempre subite a favore di territori la cui “virtuosità ed efficienza”, è stata messa in forte discussione dall’emergenza Coronavirus, potrebbe preludere, visto la contemporanea reiterazione delle richieste di “Secessione dei Ricchi” da parte dei governatori del Nord, le giornaliere e sempre più pesanti provocazioni mediatiche a reti unificate e lo stato di prostrazione economica di sempre più larghe fasce di popolazione del Sud, a quella “tempesta perfetta” prodromica a cambiamenti epocali.

Fonte : IlSudonline



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Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud, si dice che il paese non riparte senza il Sud. Ma poi permangono le differenze. Perchè?
Perché come dimostrato anche dall’ultimo Rapporto Eurispes 2020, la sottrazione al Sud di risorse a vantaggio del Nord, dovute in base alla semplice percentuale della popolazione residente (34%) è massiccia e pervasiva ed ammonta a ben 840 Miliardi di Euro solo nel periodo dal 2000 al 2017.
Basta guardare solamente la differenza in infrastrutture per rendersene conto.
Permane nei governi nazionali una visione monoculare che da sempre privilegia il Nord e la sua presunta funzione di “locomotiva”, con la conseguente destinazione della stragrande maggioranza delle risorse.
In realtà non solo questa presunzione si è dimostrata da sempre infondata, portando all’attuale situazione di un Paese a due velocità, visto che la sottrazione di risorse continua inesorabilmente, addirittura aggravandosi ad un ritmo di 61,3 Miliardi di Euro all’anno, ma ha portato alla richiesta sempre più pressante di Autonomia differenziata da parte di alcune Regioni del Nord oltre ad un sempre più indecente, sentimento di superiorità di stampo razzista introiettato dalle classi dirigenti nordiche grazie ad un leghismo sottotraccia sempre più pervasivo. In realtà di “virtuoso” c’è poco. Sono semplicemente “virtuosi” coi soldi a pioggia degli altri, come ampiamente dimostrato in Lombardia con l’emergenza pandemiche che ha messo in evidenza carenze organizzative drammatiche.
Che cosa sta succedendo sulle risorse destinate al Sud?
Sono semplicemente dirottate al Nord. Anche in quest’ ultimo D.L. Rilancio vediamo come malgrado le assicurazioni governative, più volte espresse, ancora una volta chi paga è il Sud, esattamente così come già da marzo era stato indicato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.
Solo come esempio ed analizzando le 464 pagine del Decreto appare evidente come:
-Nell’articolo 231 CAP. XI Coesione territoriale pag. 426 si legge che “in via eccezionale i Fondi sviluppo e coesione possono essere destinati ad ogni tipologia di intervento a livello nazionale, regionale o locale per fronteggiare l’emergenza Covid-19… coerenti come da importanti modifiche recentemente apportate ai regolamenti europei ai sensi del Regolamento (UE) 2020/460 del 30 marzo 2020 e del Regolamento (UE) 2020/558 del 23 aprile 2020…”
Quindi lo scippo al Sud, l’ennesimo negli ultimi anni sui Fondi di coesione, è ufficialmente confermato!
-Nell’art.232 è confermato che non sarà più necessario il cofinanziamento del Governo italiano sui fondi europei, anche qui come da indicazioni europee, il che si tradurrà in una più rapida possibilità di spesa senza impattare sul piano di stabilità, ma anche in un minor apporto di fondi (quelli che avrebbe dovuto mettere il Governo italiano) e visto che gran parte del cofinanziamento riguarda regioni del Sud il tutto si tradurrà nei fatti nell’ennesima sottrazione di fondi al Sud.
-Titolo II Art.27 pag. 49
Versamento IRAP sospeso per una serie di categorie. Interessante questo machiavello per finanziare il Nord in modo non palese. Con l’IRAP (33% circa) si finanzia la Sanità.
Il MES ci presta soldi, ad un tasso molto basso, solo per finanziare la Sanità.
Risultato: le imprese (che sono in larga maggioranza al Nord) non pagheranno la tassa aumentando gli utili, i soldi alla Sanità arriveranno in sostituzione (in quota parte) dal MES e la restituzione del nuovo debito la pagheranno tutti i cittadini, anche quelli del Sud…
-Reddito di Emergenza art.87 pag.160 una misura tampone per due mesi, da 400 euro a 800 euro. Esclusi totalmente i nuclei familiari in cui c’è un pensionato o una persona che percepisce il RDC, categorie in maggioranza al Sud.
-Visto che il settore turistico, i bar e i ristoranti sono sostenuti col taglio della prima rata dell’IMU, nei fatti il “sostegno governativo” si scarica sulle spalle dei comuni già in ampia difficoltà.
Si può ben immaginare quale effetto disastroso avrà questa mancata entrata sui conti dei comuni in dissesto, in larga parte parte al Sud, a partire da quello di Napoli come infatti denunciato dal Sindaco de Magistris, che vedono così messi a rischio conti e servizi
Se a questa prima analisi aggiungiamo per la “clausola 34%”, sospesa nella bozza Dipe, che il Def 2020, appena approvato, non contiene l’elenco dei programmi di spesa e le Amministrazioni tenute a rispettare la riserva del 34% sulla spesa in conto capitale al Meridione da inserire, secondo la legge 196/2009 e successive modifiche e integrazioni che regola i documenti di bilancio della contabilità pubblica, nella Sezione II del Documento di Economia e Finanza recentemente approvato dal Parlamento come, ad esempio, è stato correttamente fatto nel DEF 2019, è chiaro che, malgrado le rassicurazioni ministeriali,  il quadro per il Sud è a dir poco a tinte fosche.
E’ una storia già vista: è successo anche in passato, con Tremonti. Perchè il Nord riesce a difendersi meglio?
Il Nord ha da sempre il controllo economico del Paese, di conseguenza controlla i mezzi di informazione e del racconto mediatico. Basta guardare il nome dei proprietari dei grandi giornali o delle televisioni private nazionali per rendersene conto, mentre la televisione pubblica è da tempo controllata e megafono esclusivo  del potere politico, sempre legato a doppio filo al potere economico. Ogni inefficienza, ogni problematica è sempre scaricata sugli ultimi, meridionali prima, migranti poi. Ecco perché per un meridionale essere razzista è doppiamente immondo.  Interessante a tal fine ricordare che da uno studio condotto da due docenti dall’università del Salento [ ‘La parte cattiva dell’Italia: Sud, media e immaginario collettivo’, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini], negli ultimi 30 anni i tg nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto. Ecco perché nei confronti del Mezzogiorno si può parlare di un vero e proprio razzismo di Stato e della riduzione a  mercato interno a vantaggio nella larga parte dei casi di merci prodotte al Nord o da aziende con sede legale al Nord. Basti pensare che in campo bancario, assicurativo, della distribuzione ecc. tutte le grandi aziende presenti al Sud sono del Nord.
Perchè in Parlamento non si crea una forza in grado di difendere gli interessi del Sud?
Questo è un problema che era già presente dai tempi di Salvemini. I motivi sono sempre economico-mediatici. Oggi se non si ha visibilità , se non si appare soprattutto in televisione per contrastare il racconto mediaticamente imposto grazie a stereotipi e discriminazioni decennali, racconto che ovviamente il potere economico predilige, semplicemente non si viene percepiti nell’immaginario collettivo, non si è rilevati e quindi risulta difficile aggregare.
Malgrado queste difficoltà noi del Partito del Sud proseguiamo da anni per portare in ogni assise possibile i nostri temi, non ci arrendiamo. A tal fine negli ultimi anni abbiamo stretto rapporti di collaborazione con partiti di quella sinistra che hanno, come noi, una visione gramsciana, l’unica che può portare fuori il Mezzogiorno dallo stato attuale di colonia interna estrattiva e dare una possibilità concreta di rappresentanza meridionalista a livello nazionale senza lacci e lacciuoli. Per gli stessi motivi e per portare il tema della “Nuova questione meridionale” anche in Europa siamo entrati a far parte del Partito della Sinistra Europea con la formula della cooperazione rafforzata.
Una delle leggende sul Sud racconta che spesso i soldi investiti nelle nostre aree si sono tradotti in sprechi. E’ così?
Su questo punto è meglio essere chiari: gli sprechi ci sono stati e noi certamente non difendiamo i responsabili, anzi li condanniamo doppiamente, ma anche qui si evince un problema mediatico pressante se pensiamo che sprechi ce ne sono stati molti di più al Nord e per importi di gran lunga maggiori, eppure hanno fatto meno “rumore”. D’altra parte il potere economico è stabilmente al Nord e tutti gli scandali economico finanziari degli ultimi decenni sono lì scoppiati. Per non parlare poi dell’intreccio politico-economico-mafioso che spesso appare da alcune inchieste in controluce.
La linea della palma , come scriveva Sciascia, ha da tempo superato le Alpi. Le mafie sono il primo nemico del Sud, il primo tassello di controllo e asservimento del territorio. Diciamo che su questi aspetti il Paese, da Nord a Sud, è semplicemente da rifondare al più presto.
C’è una responsabilità anche della classe dirigente meridionale?
Sicuramente, per gestire il potere inserirsi in un partito nazionale può per alcuni apparire più semplice, anche per arrivare a gestire una quota di potere, ma poi si deve giocoforza mediare o sottostare ad alcune regole non scritte che non sempre sono a vantaggio del territorio che si amministra. Bisogna trovare il modo di unirsi fra volenterosi per liberarsi della cappa di oppressione che da decenni impedisce al Sud di liberare le energie represse per poter autonomamente e nel proprio interesse, ovviamente armonizzato e solidale con il resto del Paese, come da dettato costituzionale, affrancarsi da una condizione che nei fatti è coloniale.
Cosa proponete per risalire la china dopo il disastro del covid?
Proprio pochi giorni fa il nostro Consiglio Direttivo Nazionale ha approvato un documento al riguardo, documento che il Vs. giornale ha pubblicato e per questo Vi ringraziamo.
Invece di cervellotiche decisioni sempre a vantaggio dei territori e delle categorie più ricche, spesso dettate da stereotipi e discriminazioni territoriali, servirebbero per il Sud politiche di sviluppo e di investimento, per creare posti di lavoro e combattere la disoccupazione, considerando che, in modo particolare negli ultimi venticinque anni, guarda caso dalle prime affermazioni elettorali della Lega Nord, la forbice degli investimenti pubblici è andata a divaricarsi sempre più fra Nord e Sud del Paese, con una spesa costantemente maggiore al Nord anno su anno.
Senza investimenti pubblici non è possibile rilanciare il Sud. Anche l’attuale governo, purtroppo, come i precedenti, sta continuando in una cieca politica di austerità che mette in ginocchio il Paese e il Mezzogiorno in particolare, del tutto insensibile alla drammaticità dell’emergenza in corso, basti pensare alla lentezza dell’arrivo di misure a sostegno di famiglie e piccole imprese che stanno creando veri e propri drammi umani e gettando i cittadini disperati nelle mani di usurai e faccendieri.
In breve sintesi nel documento abbiamo quindi indicato un primo pacchetto di possibili interventi per ripartire da Sud, purtroppo le nostre linee guida non han trovato applicazione nel D.L. Rilancio, la cosa non ci ha stupito.
Qual è il vostro giudizio sul decreto rilancio appena approvato dal governo?
Considerazione generale: pochi soldi veri, sussidi a pioggia soprattutto alle grandi aziende, sconto Irap e proroga delle tasse, ma nessun rilancio dell’economia reale. Per il Sud ho già risposto nel dettaglio in precedenza.
Coi fondi scippati al Sud e allocati al Nord vince Confindustria, che come sempre guida le scelte anche di questo governo che di sinistra ha ben poco. Solo con il Sud il Paese può ripartire. L’Italia non può pensare di definirsi un grande Paese democratico europeo se continuerà in barba a decenza e dettato costituzionale a trascurare le Regioni del Sud e ad umiliarne i cittadini. Purtroppo si continua anche durante un’emergenza pandemica drammatica come quella in corso con la consueta sottrazione di Fondi a vantaggio esclusivo del Nord. La misura è colma!
L’impressione è che il Sud, ora ha anche la “colpa”, agli occhi di alcuni razzisti e boiardi di Stato, di essere riuscito coi propri scienziati, medici, politici, cittadini, ad organizzarsi e disciplinarsi contenendo l’ondata pandemica, resistendo anche al “rientro caotico dal Nord” dei propri emigrati innescato da colpevoli anticipazioni governative ai media, pur con mezzi ridotto all’osso dai continui tagli, dimostrando così, nei fatti, di essere riuscito a reagire meglio del Nord.
Un Sud che ha rialzato la testa e perciò ora deve essere ancora punito, ma è difficile pensare che dopo il fallimento totale del racconto mediatico imposto da decenni i cittadini del Sud possano tornare ad abbassare la testa. Il re è nudo. Il vecchio approccio del Sud visto come un salvadanaio sempre a disposizione, dopo la presa di coscienza da parte di una moltitudine crescente di cittadini del Mezzogiorno che han preso atto in questa emergenza delle proprie eccellenze, delle discriminazioni da sempre subite a favore di territori la cui “virtuosità ed efficienza”, è stata messa in forte discussione dall’emergenza Coronavirus, potrebbe preludere, visto la contemporanea reiterazione delle richieste di “Secessione dei Ricchi” da parte dei governatori del Nord, le giornaliere e sempre più pesanti provocazioni mediatiche a reti unificate e lo stato di prostrazione economica di sempre più larghe fasce di popolazione del Sud, a quella “tempesta perfetta” prodromica a cambiamenti epocali.

Fonte : IlSudonline



venerdì 15 maggio 2020

Natale Cuccurese: “Decreto Rilancio e DEF 2020, coi fondi scippati al Sud e allocati al Nord vince Confindustria”

Le prime impressioni a caldo raccolte via web sull’impatto del Decreto Rilancia sulla già fragile e depauperata società ed economia meridionale sono alquanto negative. 

 Tra gli altri, è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che ne ha evidenziato almeno quattro criticità: 
1) la conferma dello scippo dei fondi strutturali europei, da drenare da Sud a Nord; 
2) l’ulteriore sottrazione di fondi al Mezzogiorno tramite il mancato cofinanziamento da parte del Governo italiano dei fondi europei; 
3) lo scaricamento dei costi della restituzione del prestito MES sul Sud, riservando i vantaggi della sospensione dell’IRAP soprattutto per le imprese del Nord; 
4) l’inadeguatezza del reddito di emergenza, che esclude i nuclei familiari in cui è presente un pensionato o un percettore di reddito di cittadinanza. 

 Alle quattro criticità sopracitate, Cuccurese ne aggiunge una quinta: la sospensione, di fatto, nel DEF 2020 della legge vincolo del 34%. 

Insomma, secondo Cuccurese: “Coi fondi scippati al Sud e allocati al Nord vince Confindustria, che come sempre guida le scelte anche di questo Governo che di sinistra non ha proprio nulla”.

Fonte: Vesuvianonews- Articolo Salvatore Lucchese


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Le prime impressioni a caldo raccolte via web sull’impatto del Decreto Rilancia sulla già fragile e depauperata società ed economia meridionale sono alquanto negative. 

 Tra gli altri, è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che ne ha evidenziato almeno quattro criticità: 
1) la conferma dello scippo dei fondi strutturali europei, da drenare da Sud a Nord; 
2) l’ulteriore sottrazione di fondi al Mezzogiorno tramite il mancato cofinanziamento da parte del Governo italiano dei fondi europei; 
3) lo scaricamento dei costi della restituzione del prestito MES sul Sud, riservando i vantaggi della sospensione dell’IRAP soprattutto per le imprese del Nord; 
4) l’inadeguatezza del reddito di emergenza, che esclude i nuclei familiari in cui è presente un pensionato o un percettore di reddito di cittadinanza. 

 Alle quattro criticità sopracitate, Cuccurese ne aggiunge una quinta: la sospensione, di fatto, nel DEF 2020 della legge vincolo del 34%. 

Insomma, secondo Cuccurese: “Coi fondi scippati al Sud e allocati al Nord vince Confindustria, che come sempre guida le scelte anche di questo Governo che di sinistra non ha proprio nulla”.

Fonte: Vesuvianonews- Articolo Salvatore Lucchese


mercoledì 13 maggio 2020

COMUNICATO STAMPA CDN 10 MAGGIO 2020 - IL RILANCIO DELL'ECONOMIA VISTO DA SUD


COMUNICATO STAMPA

Il Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud riunitisi a mezzo internet,nel ribadire la forte preoccupazione in merito notizie trapelate in merito al contenuto di una bozza Dipe che prevede la sospensione della riserva del 34% degli investimenti alle regioni meridionali e la revisione delle quote dei Fsc, ha approvato all’unanimità in data odierna il sottostante comunicato:

·        Abbattimento al 50% della fiscalità nazionale, regionale e comunale per il primo anno verso quanti emergono dal nero, con assenza di sanzioni per il pregresso, estendendo tali agevolazione alle imprese manifatturiere che intendono rientrare dall’estero, negando qualsiasi incentivo o aiuto a quelle imprese che hanno sede legale all’estero.
·        Prevedere una ultra deducibilità degli affitti delle imprese ovvero tra il 116 ed il 125 %;
·        Sostegno economico immediato a famiglie, commercianti, artigiani, piccoli imprenditori, cassintegrati, precari e a tutte le persone colpite dalla crisi;
·        Reintegro immediato dell'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300 dello statuto dei lavoratori;
·        Patrimoniale per le grandi ricchezze oltre gli 800.000 € secondo la proposta Camusso.
·        Lavorare meno lavorare tutti: ridurre l’orario di lavoro mantenendo inalterato il salario, come da proposta task force Ministro Innovazione e rilanciata dal Ministro del Lavoro Catalfo.
·        Legge 66/99: abbassare la soglia da 15 a 10 relativa al numero dipendenti relativi all’assunzione di almeno un lavoratore disabile.
·        Opere pubbliche per il recupero del gap infrastrutturale Sud/Nord, per il rilancio del Paese partendo da Sud, quali ferrovie, strade, autostrade, porti, aeroporti, scuole ecc. Prevedere un Hub Alitalia nel Mezzogiorno e l’inserimento di un porto del Mezzogiorno nella “ Via della seta”
·        Regolarizzazione di tutti gli irregolari presenti sul territorio nazionale;
·        Togliere immediatamente la competenza delle Regioni sulla Sanità, provvedendo alla riapertura degli ospedali dismessi. Creazione di un registro tumori per ogni unità sanitaria locale.
·        Costruzioni di centrali elettriche a pannelli solari partendo da ogni provincia della Sicilia e della Calabria (regioni che geograficamente hanno il migliore indice di rendimento per la produzione di energia solare in confronto al resto d’Italia).

Si ritiene inoltre di mettere in rilievo per l’ennesima volta, a proposito di Autonomia Differenziata, che la richiesta di alcune Regioni di voler trattenere il cosiddetto “Residuo Fiscale”, si basa su un equivoco consistente nel ritenere effettivamente esistente nelle pieghe del bilancio dello Stato un residuo fiscale a favore di alcune Regioni. Da un punto di vista di contabilità pubblica, saremmo di fronte a un equivoco perché in uno Stato unitario non ci sono residui fiscali dal momento che il rapporto fiscale si svolge tra il cittadino e lo Stato. Inoltre, anche ammettendo l’ipotesi dell’esistenza di un residuo fiscale, vi sarebbe un palese errore di calcolo in quanto non si terrebbe conto del fatto che una parte della differenza di quanto versato all’erario rispetto a quanto trasferito dallo Stato alle Regioni ritorna sul territorio regionale in forma di pagamento degli interessi sui titoli del debito pubblico posseduti dai soggetti residenti in quelle regioni, a partire ovviamente da quelle più ricche.

10 Maggio 2020 

Comitato Direttivo Nazionale

Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti       

             

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COMUNICATO STAMPA

Il Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud riunitisi a mezzo internet,nel ribadire la forte preoccupazione in merito notizie trapelate in merito al contenuto di una bozza Dipe che prevede la sospensione della riserva del 34% degli investimenti alle regioni meridionali e la revisione delle quote dei Fsc, ha approvato all’unanimità in data odierna il sottostante comunicato:

·        Abbattimento al 50% della fiscalità nazionale, regionale e comunale per il primo anno verso quanti emergono dal nero, con assenza di sanzioni per il pregresso, estendendo tali agevolazione alle imprese manifatturiere che intendono rientrare dall’estero, negando qualsiasi incentivo o aiuto a quelle imprese che hanno sede legale all’estero.
·        Prevedere una ultra deducibilità degli affitti delle imprese ovvero tra il 116 ed il 125 %;
·        Sostegno economico immediato a famiglie, commercianti, artigiani, piccoli imprenditori, cassintegrati, precari e a tutte le persone colpite dalla crisi;
·        Reintegro immediato dell'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300 dello statuto dei lavoratori;
·        Patrimoniale per le grandi ricchezze oltre gli 800.000 € secondo la proposta Camusso.
·        Lavorare meno lavorare tutti: ridurre l’orario di lavoro mantenendo inalterato il salario, come da proposta task force Ministro Innovazione e rilanciata dal Ministro del Lavoro Catalfo.
·        Legge 66/99: abbassare la soglia da 15 a 10 relativa al numero dipendenti relativi all’assunzione di almeno un lavoratore disabile.
·        Opere pubbliche per il recupero del gap infrastrutturale Sud/Nord, per il rilancio del Paese partendo da Sud, quali ferrovie, strade, autostrade, porti, aeroporti, scuole ecc. Prevedere un Hub Alitalia nel Mezzogiorno e l’inserimento di un porto del Mezzogiorno nella “ Via della seta”
·        Regolarizzazione di tutti gli irregolari presenti sul territorio nazionale;
·        Togliere immediatamente la competenza delle Regioni sulla Sanità, provvedendo alla riapertura degli ospedali dismessi. Creazione di un registro tumori per ogni unità sanitaria locale.
·        Costruzioni di centrali elettriche a pannelli solari partendo da ogni provincia della Sicilia e della Calabria (regioni che geograficamente hanno il migliore indice di rendimento per la produzione di energia solare in confronto al resto d’Italia).

Si ritiene inoltre di mettere in rilievo per l’ennesima volta, a proposito di Autonomia Differenziata, che la richiesta di alcune Regioni di voler trattenere il cosiddetto “Residuo Fiscale”, si basa su un equivoco consistente nel ritenere effettivamente esistente nelle pieghe del bilancio dello Stato un residuo fiscale a favore di alcune Regioni. Da un punto di vista di contabilità pubblica, saremmo di fronte a un equivoco perché in uno Stato unitario non ci sono residui fiscali dal momento che il rapporto fiscale si svolge tra il cittadino e lo Stato. Inoltre, anche ammettendo l’ipotesi dell’esistenza di un residuo fiscale, vi sarebbe un palese errore di calcolo in quanto non si terrebbe conto del fatto che una parte della differenza di quanto versato all’erario rispetto a quanto trasferito dallo Stato alle Regioni ritorna sul territorio regionale in forma di pagamento degli interessi sui titoli del debito pubblico posseduti dai soggetti residenti in quelle regioni, a partire ovviamente da quelle più ricche.

10 Maggio 2020 

Comitato Direttivo Nazionale

Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti       

             

domenica 3 maggio 2020

Sud-Lab: “Una Carta dei diritti ed un nuovo modello di sviluppo per il Sud e a partire dal Sud”

Nell’ambito delle iniziative promosse per Sud-Lab, si è appena concluso l’incontro-dibattito “La riscossa del Sud o il suo precipizio?”, promosso,  da Left e Transform!Italia sulla piattaforma telematica Zoom al seguente link: https://www.facebook.com/watch/live/?v=704549243624038&ref=watch_permalink
Sintetici ed allo stesso tempo precisi e rigorosi gli interventi di Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud, di Loredana Marino, Responsabile Mezzogiorno Rifondazione comunista, Paola Nugnes e Sandro Ruotolo, Senatori della Repubblica.
Nel complesso, gli interventi hanno confermato lo sciagurato piano allo studio del Governo di scippare al Mezzogiorno sia i finanziamenti europei per le politiche di coesione e sviluppo con il beneplacito della Commissione europea sia i finanziamenti nazionali, sospendendo la clausola del 34%.
Insomma, mentre si auspica che l’emergenza coronavirus possa indurre le classi dirigenti a rivedere un modello di sviluppo i cui limiti e le cui contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti, in realtà, sia a livello nazionale che internazionale, l’utopia si rovescia nella distopia: il rafforzamento di un modello di sviluppo diseguale e sperequato, fondato sulla dialettica ricchi/poveri, Nord/Sud. Dialettica che peggiorerebbe le condizioni di sottosviluppo e desertificazioni del Mezzogiorno in una fase storica in cui l’emergenza Covid-19 ne sta disgregando ulteriormente un tessuto socio-economico già messo alla dura prova dalle politiche di spoliazione adottate nei decenni precedenti.
Per contrastare il piano politico nor-centrico, che, se attuato, potrebbe condurre al definitivo “precipizio del Sud”, i relatori hanno dichiarato sia di continuare a vigilare e a denunciare nelle apposite sedi istituzionali quanto sta accadendo, sia di incrementare un percorso politico che, nell’ambito delle iniziative di Sud-Lab, conduca alla stesura di una Carta dei diritti del Mezzogiorno.


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Nell’ambito delle iniziative promosse per Sud-Lab, si è appena concluso l’incontro-dibattito “La riscossa del Sud o il suo precipizio?”, promosso,  da Left e Transform!Italia sulla piattaforma telematica Zoom al seguente link: https://www.facebook.com/watch/live/?v=704549243624038&ref=watch_permalink
Sintetici ed allo stesso tempo precisi e rigorosi gli interventi di Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud, di Loredana Marino, Responsabile Mezzogiorno Rifondazione comunista, Paola Nugnes e Sandro Ruotolo, Senatori della Repubblica.
Nel complesso, gli interventi hanno confermato lo sciagurato piano allo studio del Governo di scippare al Mezzogiorno sia i finanziamenti europei per le politiche di coesione e sviluppo con il beneplacito della Commissione europea sia i finanziamenti nazionali, sospendendo la clausola del 34%.
Insomma, mentre si auspica che l’emergenza coronavirus possa indurre le classi dirigenti a rivedere un modello di sviluppo i cui limiti e le cui contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti, in realtà, sia a livello nazionale che internazionale, l’utopia si rovescia nella distopia: il rafforzamento di un modello di sviluppo diseguale e sperequato, fondato sulla dialettica ricchi/poveri, Nord/Sud. Dialettica che peggiorerebbe le condizioni di sottosviluppo e desertificazioni del Mezzogiorno in una fase storica in cui l’emergenza Covid-19 ne sta disgregando ulteriormente un tessuto socio-economico già messo alla dura prova dalle politiche di spoliazione adottate nei decenni precedenti.
Per contrastare il piano politico nor-centrico, che, se attuato, potrebbe condurre al definitivo “precipizio del Sud”, i relatori hanno dichiarato sia di continuare a vigilare e a denunciare nelle apposite sedi istituzionali quanto sta accadendo, sia di incrementare un percorso politico che, nell’ambito delle iniziative di Sud-Lab, conduca alla stesura di una Carta dei diritti del Mezzogiorno.


giovedì 23 aprile 2020

Natale Cuccurese: “Per l’ennesima volta un progetto di riunificazione nazionale sta per essere sacrificato sull’altare degli egoismi territoriali del Nord”



In piena emergenza sanitaria da Covid-19, la locomotiva Nord cerca di ripartire e lo vuole fare sottraendo per l’ennesima volta i finanziamenti pubblici italiani ed europei, che, invece, Costituzione alla mano, spetterebbero di diritto al Sud.
Infatti, dopo i tagli e gli storni decisi a livello europeo a favore del Nord (Left.it), il Governo italiano sta vagliando la possibilità di sospendere anche quota 34% per i finanziamenti nazionali e quota 80% per quelli europei. Le risorse così ottenute verrebbero drenate da Sud a Nord, condannando definitivamente il Meridione alla sua “deriva africana”.
Sull’ennesimo tentativo di “scippo di Stato” perpetrato ai danni di un Sud che proprio in queste settimane è anche sotto il fuoco incrociato dei media nazionali e locali, è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, via social, ha denunciato: “Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel Governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei”.
Insomma, siamo alle solite, al di là dei pregiudizi e delle “grandi balle”, il Nord continua a vivere sulla spalle e sulla pelle di un Sud sempre più ridotto a “colonia estrattiva interna”, mentre il sistema Paese rischia di andare definitivamente in frantumi.
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In piena emergenza sanitaria da Covid-19, la locomotiva Nord cerca di ripartire e lo vuole fare sottraendo per l’ennesima volta i finanziamenti pubblici italiani ed europei, che, invece, Costituzione alla mano, spetterebbero di diritto al Sud.
Infatti, dopo i tagli e gli storni decisi a livello europeo a favore del Nord (Left.it), il Governo italiano sta vagliando la possibilità di sospendere anche quota 34% per i finanziamenti nazionali e quota 80% per quelli europei. Le risorse così ottenute verrebbero drenate da Sud a Nord, condannando definitivamente il Meridione alla sua “deriva africana”.
Sull’ennesimo tentativo di “scippo di Stato” perpetrato ai danni di un Sud che proprio in queste settimane è anche sotto il fuoco incrociato dei media nazionali e locali, è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, via social, ha denunciato: “Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel Governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei”.
Insomma, siamo alle solite, al di là dei pregiudizi e delle “grandi balle”, il Nord continua a vivere sulla spalle e sulla pelle di un Sud sempre più ridotto a “colonia estrattiva interna”, mentre il sistema Paese rischia di andare definitivamente in frantumi.

mercoledì 22 aprile 2020

Vogliono far ripartire il Nord con i soldi per il Sud. Una storia già vista


Di Natale Cuccurese

Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei

È in arrivo la tempesta perfetta nei rapporti fra Nord e Sud in questo inizio di 2020, causa la pandemia in corso che ha colpito principalmente le popolazioni del Nord a cui va garantita giusta solidarietà, ma che a livello europeo non ha ricevuto particolare vicinanza, come si può evincere dal contrasto fra Stati del Nord contro quelli Sud Europa in merito alle modalità di sostegno all’economia per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Un contrasto ben riprodotto nelle logiche interne al nostro Paese fra Nord e Sud Italia in merito alla stessa emergenza. Un contrasto che in un caso come nell’altro ha radici profonde e che in Italia si è sviluppato negli ultimi quarant’anni come sottrazione progressiva di risorse al Sud a favore del Nord. Fa quasi sorridere vedere partiti, politici e giornalisti che si lamentano della discriminazione operata verso i Sud d’Europa, di cui l’Italia fa parte nella sua interezza, ma che all’interno dei confini nazionali applicano senza vergogna le stesse ricette e pesi, che rigettano in Europa, nei confronti del Sud Italia. Una situazione di discriminazione in termini di risorse da sempre gestita in modo monoculare dai vari governi che si sono succeduti negli anni e che è accelerata nell’ultimo ventennio con la modifica del Titolo V della Costituzione nel 2001 con l’avvio del processo di Autonomia differenziata in base alla sola spesa storica e in perenne attesa della definizione di Lep e Lea, con conseguente progressivo trasferimento di risorse dal Sud a vantaggio del Nord per ben 840 Miliardi di Euro nel periodo 2000-20017 come ben dimostrato dall’ultimo rapporto Eurispes di fine gennaio scorso.
Un Sud, che ora ha anche la “colpa”, agli occhi di alcuni razzisti e boiardi di Stato, di essere riuscito coi propri scienziati, medici, politici, cittadini, ad organizzarsi e disciplinarsi contenendo l’ondata pandemica, resistendo anche al “rientro caotico dal Nord” dei propri emigrati innescato da colpevoli anticipazioni governative ai media, pur con mezzi ridotto all’osso dai continui tagli. Un Sud che ha rialzato la testa e perciò deve essere punito, per cui alle discriminazioni e furti già subiti nel recente passato ora se ne potrebbero aggiungere altri.

Vediamo quali in cinque fasi:

– Già l’11 marzo l’Europa per bocca della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, nello stallo che dura tutt’oggi dello stanziamento di risorse europee a favore degli Stati membri ha indicato lo spostamento totale dei Fondi di Coesione destinati al Sud verso il Nord a supporto delle Regioni più colpite.

-Inoltre la Commissione europea, nel quadro dell’iniziativa “Coronavirus Response Investment Initiative”, il 13 febbraio scorso ha dato il via libera alla spesa sanitaria e ha in parte sburocratizzato il sistema di aiuti per le imprese e i cittadini. Nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse sanitarie da Sud verso Nord, a valere sul programma 2014-20 specificando che «l’eventuale maggiore contributo di risorse aggiuntive delle Regioni meridionali all’emergenza Coronavirus, (…) dovrebbe essere oggetto di una successiva ‘compensazione intertemporale’, che avverrebbe attraverso un ristoro premile di risorse dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le Suddette Regioni nel ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell’ambito della legge di Bilancio 2021». In poche parole l’ennesima sottrazione di risorse ad una spesa sanitaria che già oggi, grazie a commissariamenti e tagli, in investimenti fissi in Sanità dal bilancio della Repubblica italiana vede spesi per un cittadino calabrese un terzo di quanto si spende per un cittadino piemontese, un quinto rispetto da un emiliano romagnolo, un quarto rispetto ad un veneto, mentre campani e pugliesi si devono accontentare della metà esatta di quanto ricevono i lombardi e di un terzo di quello che incassano i veneti, così come certificano i Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana. 

Su questi due ultimi aspetti abbiamo inviato nei giorni una lettera aperta come “Laboratorio-Sud”al Ministro Giuseppe Provenzano.

-Anche per i fondi previsti dal “Piano per il Sud”, presentato in pompa magna dal governo prima dell’inizio dell’emergenza, si prevede uno stop, se non un trasferimento dei fondi al Nord. Ecco forse perché, con “rara attenzione”, sul frontespizio dello stesso appare il mare di Trieste.

-Come da relativa comunicazione la Commissione europea pochi giorni fa ha deciso che non sarà più necessario il cofinanziamento del Governo italiano sui fondi europei, il che si tradurrà in una più rapida possibilità di spesa senza impattare sul piano di stabilità, ma anche in un minor apporto di fondi (il 35%) e visto che gran parte del cofinanziamento riguarda regioni del Sud il tutto si tradurrà nei fatti nell’ennesima sottrazione di fondi al Sud.

-Infine giunge notizia che il Governo, come proposto dal Dipe, si appresta a sospende l’applicazione della “clausola 34%” a favore degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie del Sud, anche se il ministro Provenzano su Twitter, pur ammettendo l’esistenza della proposta, ha specificato di essere contrario. Nota bene: il 34% si riferisce alla percentuale della popolazione del Sud, il che prevede la distribuzione degli investimenti in conto capitale delle amministrazioni pubbliche in proporzione alla popolazione, cosa che non è mai stata applicata in passato e forse nemmeno ora. Evidentemente i cittadini del Sud sono, da sempre, considerati di serie B, in barba a Costituzione e diritti di cittadinanza.

Appare evidente, anche da recente dichiarazioni dei “governatori secessionisti”, che l’intenzione, passata l’emergenza, è quella di proseguire con il Regionalismo, cioè un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, e porta in gran parte la responsabilità dello smantellamento del Ssn e dell’apertura alle privatizzazioni in campo sanitario in nome di una efficienza che pare non trovare riscontro dagli aspetti che stanno lentamente emergendo soprattutto in Lombardia, e che stanno mettendo a nudo criticità che ci auguriamo siano chiarite al più presto da parte della Magistratura. È chiaro che la pervasiva sottrazione di risorse al Mezzogiorno è supportata dal racconto mediatico di un Nord organizzato e virtuoso opposto ad un Sud sregolato e sprecone.

Questa affabulazione, che negli ultimi mesi vede schierati a reti unificate quasi tutti i media preoccupati di difendere lo status quo e la narrazione della “parte sana del Paese”, è quotidianamente contraddetta dalla sempre più evidente malagestione di alcune Regioni del Nord a partire dalla Lombardia. L’epidemia di Covid19 sta infatti facendo emergere crepe sempre più grosse nell’impianto narrativo che dall’Unità in poi è stato utile a mantenere il Sud in stato di perenne sudditanza ed inoltre sta mettendo in evidenza come il Regionalismo in campo sanitario, in casi d’emergenza come l’attuale, sia dannoso per un coordinamento nazionale operativo efficace. Lo vediamo in questi giorni con la fase 2, dove le Regioni avanzano in ordine sparso e dove ognuno sembra poter fare come gli pare.

Inoltre, ora che si procede con le riaperture, spesso in deroga, si può notare una frenesia mediatica in favore del finanziamento della “locomotiva del nord”. Ogni risorsa per gran parte del circuito mediatico-politico deve essere messa in campo per la ripresa e riorganizzazione delle fabbriche del Nord, come scritto chiaramente su di un giornale affine alla destra leghista, “al Nord si vuole tornare a lavorare, non a correre in strada a suonare il mandolino, a cui si aggiungono nelle ultime ore, ad opera sempre dello stesso giornalista, affermazioni televisive quali: “i meridionali sono inferiori a noi settentrionali” in un evidente incitamento all’odio razziale, senza che chi dovrebbe vigilare muova un dito. Una posizione, quella delle riaperture in deroga, in linea con le richieste confindustriali tutte volte alla privatizzazione degli utili socializzando il rischio del contagio. Sarebbe invece utile uscire dal lockdown in modo graduale e per Regione, in base a valutazioni squisitamente sanitarie e non alle volontà delle lobby confindustriali, peraltro in un periodo in cui le garanzie costituzionali sono pericolosamente sospese per Dpcm.
In poche parole come si è visto e a prescindere da cosa accadrà al summit del 23 aprile le ipotesi sul tavolo all’interno dei confini nazionali sono le solite: tagli al Sud e (comunque) soldi a pioggia al Nord.

Visto che con le logiche fin qui seguite appare evidente che se l’Italia dovesse ottenere in sede europea quanto auspicabile, cioè nessun indebitamento a fronte di stanziamenti da parte della Bce, come avvenuto in Usa o in Gran Bretagna ad opera delle rispettive Banche centrali, gran parte dei fondi ottenuti andrà come sempre a Nord, insensibili al fatto che il Sud si ritrovi in condizioni infrastrutturali, e non solo, di estrema arretratezza rispetto al Nord, con una percentuale di disoccupati, neet e poveri che non ha eguali in Europa. 

Molto più semplice spremere come sempre il Sud privandolo di ogni stanziamento nazionale ed europeo invece di percorrere soluzioni diverse però invise a potentati e utili clientele. Ad esempio per finanziare gli interventi pubblici si potrebbe cominciare dal recupero dei 7,5 miliardi di dollari all’anno di tasse sulle imprese con sede nei paradisi fiscali, prevalentemente Ue, invece di dare a queste aziende con sede all’estero anche gli aiuti di Stato, nel cercare di recuperare i miliardi dell’evasione fiscale invece di impegnare uomini e mezzi nella caccia ai runner, di far pagare tasse adeguate alle multinazionali che si arricchiscono sul territorio nazionale invece di favorirle con una tassazione ridicola e casomai di studiare una adeguata tassazione progressiva invece di propugnare tasse piatte.

Questo vecchio approccio del Sud visto come un salvadanaio sempre a disposizione, dopo la presa di coscienza da parte di una moltitudine crescente di cittadini del Mezzogiorno che han preso atto in questa emergenza delle proprie eccellenze, delle discriminazioni da sempre subite a favore di territori la cui “virtuosità ed efficienza”, è stato messo in forte discussione dall’emergenza Coronavirus, potrebbe preludere, visto la contemporanea reiterazione delle richieste di “Secessione dei Ricchi” da parte dei governatori del Nord, le giornaliere e sempre più pesanti provocazioni mediatiche a reti unificate e lo stato di prostrazione economica di sempre più larghe fasce di popolazione del Sud, a quella “tempesta perfetta” prodromica a cambiamenti epocali. Alcuni cambiamenti potrebbero incontrare il favore dell’Europa, a partire da quelle lobby che da tempo “sponsorizzano” la creazione di una Macroregione Alpina che risolverebbe definitivamente le problematiche dell’industria tedesca, a partire da quella automobilistica, che vede proprio nelle tre “Regioni secessioniste” la presenza di filiere produttive senza le quali i colossi tedeschi andrebbero in crisi, come accaduto in questa emergenza, per mancanza di componenti. Prima però “dell’Anschluss” risulta evidentemente utile da parte di una certa classe predatoria del Nord completare del tutto il sacco giugulatorio del Sud affinché nulla di utile sia lasciato alle spalle, in una strategia ben orchestrata ed utile a mettere pezzi d’Italia in piena emergenza Covid19 l’uno contro l’altro.

Per fermare il tracollo nazionale sarebbe invece utile contrapporre alla visione egoistica e razzista del Regionalismo, figlio diretto su scala ridotta del nazionalismo, un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale basato su solide tesi gramsciane, il solo che può permettere all’Italia di uscire dalla crisi, dare risposta alla richiesta di giustizia che sale dai cittadini, soprattutto da quei settori che più stanno soffrendo per questa emergenza a Nord come a Sud, e ripartire con eguali diritti e possibilità per ogni cittadino a prescindere dalla latitudine.



Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud-meridionalisti progressisti


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Di Natale Cuccurese

Proprio quando servirebbe un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse destinate al Meridione a vantaggio delle regioni settentrionali. La stessa ipotesi vale anche per i fondi di coesione europei

È in arrivo la tempesta perfetta nei rapporti fra Nord e Sud in questo inizio di 2020, causa la pandemia in corso che ha colpito principalmente le popolazioni del Nord a cui va garantita giusta solidarietà, ma che a livello europeo non ha ricevuto particolare vicinanza, come si può evincere dal contrasto fra Stati del Nord contro quelli Sud Europa in merito alle modalità di sostegno all’economia per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Un contrasto ben riprodotto nelle logiche interne al nostro Paese fra Nord e Sud Italia in merito alla stessa emergenza. Un contrasto che in un caso come nell’altro ha radici profonde e che in Italia si è sviluppato negli ultimi quarant’anni come sottrazione progressiva di risorse al Sud a favore del Nord. Fa quasi sorridere vedere partiti, politici e giornalisti che si lamentano della discriminazione operata verso i Sud d’Europa, di cui l’Italia fa parte nella sua interezza, ma che all’interno dei confini nazionali applicano senza vergogna le stesse ricette e pesi, che rigettano in Europa, nei confronti del Sud Italia. Una situazione di discriminazione in termini di risorse da sempre gestita in modo monoculare dai vari governi che si sono succeduti negli anni e che è accelerata nell’ultimo ventennio con la modifica del Titolo V della Costituzione nel 2001 con l’avvio del processo di Autonomia differenziata in base alla sola spesa storica e in perenne attesa della definizione di Lep e Lea, con conseguente progressivo trasferimento di risorse dal Sud a vantaggio del Nord per ben 840 Miliardi di Euro nel periodo 2000-20017 come ben dimostrato dall’ultimo rapporto Eurispes di fine gennaio scorso.
Un Sud, che ora ha anche la “colpa”, agli occhi di alcuni razzisti e boiardi di Stato, di essere riuscito coi propri scienziati, medici, politici, cittadini, ad organizzarsi e disciplinarsi contenendo l’ondata pandemica, resistendo anche al “rientro caotico dal Nord” dei propri emigrati innescato da colpevoli anticipazioni governative ai media, pur con mezzi ridotto all’osso dai continui tagli. Un Sud che ha rialzato la testa e perciò deve essere punito, per cui alle discriminazioni e furti già subiti nel recente passato ora se ne potrebbero aggiungere altri.

Vediamo quali in cinque fasi:

– Già l’11 marzo l’Europa per bocca della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, nello stallo che dura tutt’oggi dello stanziamento di risorse europee a favore degli Stati membri ha indicato lo spostamento totale dei Fondi di Coesione destinati al Sud verso il Nord a supporto delle Regioni più colpite.

-Inoltre la Commissione europea, nel quadro dell’iniziativa “Coronavirus Response Investment Initiative”, il 13 febbraio scorso ha dato il via libera alla spesa sanitaria e ha in parte sburocratizzato il sistema di aiuti per le imprese e i cittadini. Nel governo si sta facendo strada l’ipotesi di riprogrammare le risorse sanitarie da Sud verso Nord, a valere sul programma 2014-20 specificando che «l’eventuale maggiore contributo di risorse aggiuntive delle Regioni meridionali all’emergenza Coronavirus, (…) dovrebbe essere oggetto di una successiva ‘compensazione intertemporale’, che avverrebbe attraverso un ristoro premile di risorse dal Fondo di Sviluppo e Coesione per le Suddette Regioni nel ciclo di programmazione 2021-27, da prevedersi nel prossimo Documento di Economia e Finanza e da definire nell’ambito della legge di Bilancio 2021». In poche parole l’ennesima sottrazione di risorse ad una spesa sanitaria che già oggi, grazie a commissariamenti e tagli, in investimenti fissi in Sanità dal bilancio della Repubblica italiana vede spesi per un cittadino calabrese un terzo di quanto si spende per un cittadino piemontese, un quinto rispetto da un emiliano romagnolo, un quarto rispetto ad un veneto, mentre campani e pugliesi si devono accontentare della metà esatta di quanto ricevono i lombardi e di un terzo di quello che incassano i veneti, così come certificano i Conti Pubblici Territoriali della Repubblica italiana. 

Su questi due ultimi aspetti abbiamo inviato nei giorni una lettera aperta come “Laboratorio-Sud”al Ministro Giuseppe Provenzano.

-Anche per i fondi previsti dal “Piano per il Sud”, presentato in pompa magna dal governo prima dell’inizio dell’emergenza, si prevede uno stop, se non un trasferimento dei fondi al Nord. Ecco forse perché, con “rara attenzione”, sul frontespizio dello stesso appare il mare di Trieste.

-Come da relativa comunicazione la Commissione europea pochi giorni fa ha deciso che non sarà più necessario il cofinanziamento del Governo italiano sui fondi europei, il che si tradurrà in una più rapida possibilità di spesa senza impattare sul piano di stabilità, ma anche in un minor apporto di fondi (il 35%) e visto che gran parte del cofinanziamento riguarda regioni del Sud il tutto si tradurrà nei fatti nell’ennesima sottrazione di fondi al Sud.

-Infine giunge notizia che il Governo, come proposto dal Dipe, si appresta a sospende l’applicazione della “clausola 34%” a favore degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie del Sud, anche se il ministro Provenzano su Twitter, pur ammettendo l’esistenza della proposta, ha specificato di essere contrario. Nota bene: il 34% si riferisce alla percentuale della popolazione del Sud, il che prevede la distribuzione degli investimenti in conto capitale delle amministrazioni pubbliche in proporzione alla popolazione, cosa che non è mai stata applicata in passato e forse nemmeno ora. Evidentemente i cittadini del Sud sono, da sempre, considerati di serie B, in barba a Costituzione e diritti di cittadinanza.

Appare evidente, anche da recente dichiarazioni dei “governatori secessionisti”, che l’intenzione, passata l’emergenza, è quella di proseguire con il Regionalismo, cioè un progetto classista, liberista, incostituzionale ed eversivo, che mette in pericolo l’unità stessa del Paese, e porta in gran parte la responsabilità dello smantellamento del Ssn e dell’apertura alle privatizzazioni in campo sanitario in nome di una efficienza che pare non trovare riscontro dagli aspetti che stanno lentamente emergendo soprattutto in Lombardia, e che stanno mettendo a nudo criticità che ci auguriamo siano chiarite al più presto da parte della Magistratura. È chiaro che la pervasiva sottrazione di risorse al Mezzogiorno è supportata dal racconto mediatico di un Nord organizzato e virtuoso opposto ad un Sud sregolato e sprecone.

Questa affabulazione, che negli ultimi mesi vede schierati a reti unificate quasi tutti i media preoccupati di difendere lo status quo e la narrazione della “parte sana del Paese”, è quotidianamente contraddetta dalla sempre più evidente malagestione di alcune Regioni del Nord a partire dalla Lombardia. L’epidemia di Covid19 sta infatti facendo emergere crepe sempre più grosse nell’impianto narrativo che dall’Unità in poi è stato utile a mantenere il Sud in stato di perenne sudditanza ed inoltre sta mettendo in evidenza come il Regionalismo in campo sanitario, in casi d’emergenza come l’attuale, sia dannoso per un coordinamento nazionale operativo efficace. Lo vediamo in questi giorni con la fase 2, dove le Regioni avanzano in ordine sparso e dove ognuno sembra poter fare come gli pare.

Inoltre, ora che si procede con le riaperture, spesso in deroga, si può notare una frenesia mediatica in favore del finanziamento della “locomotiva del nord”. Ogni risorsa per gran parte del circuito mediatico-politico deve essere messa in campo per la ripresa e riorganizzazione delle fabbriche del Nord, come scritto chiaramente su di un giornale affine alla destra leghista, “al Nord si vuole tornare a lavorare, non a correre in strada a suonare il mandolino, a cui si aggiungono nelle ultime ore, ad opera sempre dello stesso giornalista, affermazioni televisive quali: “i meridionali sono inferiori a noi settentrionali” in un evidente incitamento all’odio razziale, senza che chi dovrebbe vigilare muova un dito. Una posizione, quella delle riaperture in deroga, in linea con le richieste confindustriali tutte volte alla privatizzazione degli utili socializzando il rischio del contagio. Sarebbe invece utile uscire dal lockdown in modo graduale e per Regione, in base a valutazioni squisitamente sanitarie e non alle volontà delle lobby confindustriali, peraltro in un periodo in cui le garanzie costituzionali sono pericolosamente sospese per Dpcm.
In poche parole come si è visto e a prescindere da cosa accadrà al summit del 23 aprile le ipotesi sul tavolo all’interno dei confini nazionali sono le solite: tagli al Sud e (comunque) soldi a pioggia al Nord.

Visto che con le logiche fin qui seguite appare evidente che se l’Italia dovesse ottenere in sede europea quanto auspicabile, cioè nessun indebitamento a fronte di stanziamenti da parte della Bce, come avvenuto in Usa o in Gran Bretagna ad opera delle rispettive Banche centrali, gran parte dei fondi ottenuti andrà come sempre a Nord, insensibili al fatto che il Sud si ritrovi in condizioni infrastrutturali, e non solo, di estrema arretratezza rispetto al Nord, con una percentuale di disoccupati, neet e poveri che non ha eguali in Europa. 

Molto più semplice spremere come sempre il Sud privandolo di ogni stanziamento nazionale ed europeo invece di percorrere soluzioni diverse però invise a potentati e utili clientele. Ad esempio per finanziare gli interventi pubblici si potrebbe cominciare dal recupero dei 7,5 miliardi di dollari all’anno di tasse sulle imprese con sede nei paradisi fiscali, prevalentemente Ue, invece di dare a queste aziende con sede all’estero anche gli aiuti di Stato, nel cercare di recuperare i miliardi dell’evasione fiscale invece di impegnare uomini e mezzi nella caccia ai runner, di far pagare tasse adeguate alle multinazionali che si arricchiscono sul territorio nazionale invece di favorirle con una tassazione ridicola e casomai di studiare una adeguata tassazione progressiva invece di propugnare tasse piatte.

Questo vecchio approccio del Sud visto come un salvadanaio sempre a disposizione, dopo la presa di coscienza da parte di una moltitudine crescente di cittadini del Mezzogiorno che han preso atto in questa emergenza delle proprie eccellenze, delle discriminazioni da sempre subite a favore di territori la cui “virtuosità ed efficienza”, è stato messo in forte discussione dall’emergenza Coronavirus, potrebbe preludere, visto la contemporanea reiterazione delle richieste di “Secessione dei Ricchi” da parte dei governatori del Nord, le giornaliere e sempre più pesanti provocazioni mediatiche a reti unificate e lo stato di prostrazione economica di sempre più larghe fasce di popolazione del Sud, a quella “tempesta perfetta” prodromica a cambiamenti epocali. Alcuni cambiamenti potrebbero incontrare il favore dell’Europa, a partire da quelle lobby che da tempo “sponsorizzano” la creazione di una Macroregione Alpina che risolverebbe definitivamente le problematiche dell’industria tedesca, a partire da quella automobilistica, che vede proprio nelle tre “Regioni secessioniste” la presenza di filiere produttive senza le quali i colossi tedeschi andrebbero in crisi, come accaduto in questa emergenza, per mancanza di componenti. Prima però “dell’Anschluss” risulta evidentemente utile da parte di una certa classe predatoria del Nord completare del tutto il sacco giugulatorio del Sud affinché nulla di utile sia lasciato alle spalle, in una strategia ben orchestrata ed utile a mettere pezzi d’Italia in piena emergenza Covid19 l’uno contro l’altro.

Per fermare il tracollo nazionale sarebbe invece utile contrapporre alla visione egoistica e razzista del Regionalismo, figlio diretto su scala ridotta del nazionalismo, un progetto unitario di rinascita e coesione nazionale basato su solide tesi gramsciane, il solo che può permettere all’Italia di uscire dalla crisi, dare risposta alla richiesta di giustizia che sale dai cittadini, soprattutto da quei settori che più stanno soffrendo per questa emergenza a Nord come a Sud, e ripartire con eguali diritti e possibilità per ogni cittadino a prescindere dalla latitudine.



Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud-meridionalisti progressisti


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