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martedì 14 aprile 2020
Il meridionalista Natale Cuccurese (Presidente del Partito del Sud): “Le misèrables. I media difendono il sistema Nord gettando fango sul Sud descritto come accattone, miserabile e mafioso”
Nonostante l’evidente fallimento politico delle Regioni settentrionali nella gestione a dir poco cinica e pressappochista dell’emergenza coronavirus – la sola Lombardia, in data odierna, conta 10.238 vittime, ossia, il 54% dei 18.849 morti totali in Italia, e passa tragicamente dai 4.800 morti del quinquennio 2015/2019 ai 17.000 morti del 2020 – il sistema Nord fa di tutto per occultare le responsabilità delle classi dirigenti locali, gli aspiranti Satapri promotori del regionalismo differenziato, utilizzando come arma di distrazione di massa i soliti cliches antimeridionali.
Come a questo proposito ha osservato via social il meridionalista Natale Cuccurese: “L’epidemia dei luoghi comuni contro Napoli al tempo del Coronavirus non si arresta. I media nazionali schierano quotidianamente l’artiglieria pesante per difendere la Lombardia. La narrazione mainstream della ‘parte sana del paese’ non può essere messa in discussione per nessun motivo, crollerebbe il sistema. Il Sud, visto solo come riserva di salariati a basso costo e discarica terzomondista, può essere descritto solo come accattone, miserabile e mafioso. La retorica dei misèrables!”
11/04/Fonte: Salvatore Lucchese-Vesuvianonews
.
Nonostante l’evidente fallimento politico delle Regioni settentrionali nella gestione a dir poco cinica e pressappochista dell’emergenza coronavirus – la sola Lombardia, in data odierna, conta 10.238 vittime, ossia, il 54% dei 18.849 morti totali in Italia, e passa tragicamente dai 4.800 morti del quinquennio 2015/2019 ai 17.000 morti del 2020 – il sistema Nord fa di tutto per occultare le responsabilità delle classi dirigenti locali, gli aspiranti Satapri promotori del regionalismo differenziato, utilizzando come arma di distrazione di massa i soliti cliches antimeridionali.
Come a questo proposito ha osservato via social il meridionalista Natale Cuccurese: “L’epidemia dei luoghi comuni contro Napoli al tempo del Coronavirus non si arresta. I media nazionali schierano quotidianamente l’artiglieria pesante per difendere la Lombardia. La narrazione mainstream della ‘parte sana del paese’ non può essere messa in discussione per nessun motivo, crollerebbe il sistema. Il Sud, visto solo come riserva di salariati a basso costo e discarica terzomondista, può essere descritto solo come accattone, miserabile e mafioso. La retorica dei misèrables!”
11/04/Fonte: Salvatore Lucchese-Vesuvianonews
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venerdì 10 aprile 2020
Il Partito del Sud, Natale Cuccurese: “No all’accordo capestro per l’Italia. Il Sud ne verrà distrutto”
Straziate dall’emergenza sanitaria coronavirus, che ne sta provocando anche il crollo economico e sociale, l’Italia e la Spagna chiedono solidarietà all’Unione Europea e in cambio ottengono ed accettano l’apertura del’Eurogruppo a finanziamenti con interessi da strozzini.
Ieri sera, osserva a questo proposito il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, “Dopo tante chiacchiere, tanti contrasti a questo punto solo apparenti, l’Italia accetta Mes e Sure esattamente come volevano Germania e Olanda. Nessun accenno ad Eurobond”.
In questo modo, prosegue Cuccurese, “Il governo apre la strada al Memorandum e alla Troika. Il tutto senza alcun passaggio parlamentare”.
“Ora – conclude il Presidente – Conte dica no al Mes e mantenga la parola data. In caso contrario ci ricorderemo a lungo di questo accordo che, coi prestiti, mette una corda al collo agli italiani per i prossimi anni, mentre il Sud ne verrà definitivamente distrutto”.
Straziate dall’emergenza sanitaria coronavirus, che ne sta provocando anche il crollo economico e sociale, l’Italia e la Spagna chiedono solidarietà all’Unione Europea e in cambio ottengono ed accettano l’apertura del’Eurogruppo a finanziamenti con interessi da strozzini.
Ieri sera, osserva a questo proposito il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, “Dopo tante chiacchiere, tanti contrasti a questo punto solo apparenti, l’Italia accetta Mes e Sure esattamente come volevano Germania e Olanda. Nessun accenno ad Eurobond”.
In questo modo, prosegue Cuccurese, “Il governo apre la strada al Memorandum e alla Troika. Il tutto senza alcun passaggio parlamentare”.
“Ora – conclude il Presidente – Conte dica no al Mes e mantenga la parola data. In caso contrario ci ricorderemo a lungo di questo accordo che, coi prestiti, mette una corda al collo agli italiani per i prossimi anni, mentre il Sud ne verrà definitivamente distrutto”.
sabato 4 aprile 2020
PER UNA EUROPA SOLIDALE: EUROBOND ! NO MES, NO SURE !
Dei punti che l'Eurogruppo proporrà martedì, SURE e MES sono da rifiutare senza indugio.
Ci restituiscono soldi nostri, versati senza condizioni, con condizionalità.
Il Sure è un bluff ed il Mes di “nome ma non di fatto”, come vorrebbero farlo passare, apre la porta a Memorandum e Troika, cioè quanto di peggio si possa pensare. Cose di cui l’Italia non ha certo bisogno, soprattutto in questo momento.
Gli Eurobond invece contrastano alla radice la logica del pareggio di bilancio e la sua matrice geopolitica di classe e ben rappresentano quella solidarietà Nord-Sud che da sempre manca in Europa ed anche nel nostro Paese. Potrebbero in altre parole segnare un buon punto di svolta generale.
Naturalmente serve anche fare altro e da subito, come far si che la Bce, ma anche il bilancio Ue coprano le necessità. E che poi la Bce si riformi.
Ma una cosa è certa e cioè che il governo non può impegnarsi, nè all’Eurogruppo di martedì, nè al Consiglio europeo di giovedì, senza prima essere passato dal Camera e Senato.
Il Sure è un bluff ed il Mes di “nome ma non di fatto”, come vorrebbero farlo passare, apre la porta a Memorandum e Troika, cioè quanto di peggio si possa pensare. Cose di cui l’Italia non ha certo bisogno, soprattutto in questo momento.
Gli Eurobond invece contrastano alla radice la logica del pareggio di bilancio e la sua matrice geopolitica di classe e ben rappresentano quella solidarietà Nord-Sud che da sempre manca in Europa ed anche nel nostro Paese. Potrebbero in altre parole segnare un buon punto di svolta generale.
Naturalmente serve anche fare altro e da subito, come far si che la Bce, ma anche il bilancio Ue coprano le necessità. E che poi la Bce si riformi.
Ma una cosa è certa e cioè che il governo non può impegnarsi, nè all’Eurogruppo di martedì, nè al Consiglio europeo di giovedì, senza prima essere passato dal Camera e Senato.
Nel link i motivi per cui il blocco del Nord Europa non vuole i Coronabond, in un breve video esplicativo del nostro amico e consulente economico Andrea Del Monaco https://youtu.be/rYP4GXwEmLU https://m.youtube.com/watch?feature=youtu.be&v=rYP4GXwEmLU
Partito del Sud
Dei punti che l'Eurogruppo proporrà martedì, SURE e MES sono da rifiutare senza indugio.
Ci restituiscono soldi nostri, versati senza condizioni, con condizionalità.
Il Sure è un bluff ed il Mes di “nome ma non di fatto”, come vorrebbero farlo passare, apre la porta a Memorandum e Troika, cioè quanto di peggio si possa pensare. Cose di cui l’Italia non ha certo bisogno, soprattutto in questo momento.
Gli Eurobond invece contrastano alla radice la logica del pareggio di bilancio e la sua matrice geopolitica di classe e ben rappresentano quella solidarietà Nord-Sud che da sempre manca in Europa ed anche nel nostro Paese. Potrebbero in altre parole segnare un buon punto di svolta generale.
Naturalmente serve anche fare altro e da subito, come far si che la Bce, ma anche il bilancio Ue coprano le necessità. E che poi la Bce si riformi.
Ma una cosa è certa e cioè che il governo non può impegnarsi, nè all’Eurogruppo di martedì, nè al Consiglio europeo di giovedì, senza prima essere passato dal Camera e Senato.
Il Sure è un bluff ed il Mes di “nome ma non di fatto”, come vorrebbero farlo passare, apre la porta a Memorandum e Troika, cioè quanto di peggio si possa pensare. Cose di cui l’Italia non ha certo bisogno, soprattutto in questo momento.
Gli Eurobond invece contrastano alla radice la logica del pareggio di bilancio e la sua matrice geopolitica di classe e ben rappresentano quella solidarietà Nord-Sud che da sempre manca in Europa ed anche nel nostro Paese. Potrebbero in altre parole segnare un buon punto di svolta generale.
Naturalmente serve anche fare altro e da subito, come far si che la Bce, ma anche il bilancio Ue coprano le necessità. E che poi la Bce si riformi.
Ma una cosa è certa e cioè che il governo non può impegnarsi, nè all’Eurogruppo di martedì, nè al Consiglio europeo di giovedì, senza prima essere passato dal Camera e Senato.
Nel link i motivi per cui il blocco del Nord Europa non vuole i Coronabond, in un breve video esplicativo del nostro amico e consulente economico Andrea Del Monaco https://youtu.be/rYP4GXwEmLU https://m.youtube.com/watch?feature=youtu.be&v=rYP4GXwEmLU
Partito del Sud
martedì 31 marzo 2020
C’è chi continua senza posa a gettare benzina sul fuoco sulla divisione tra Nord e Sud
Di Natale Cuccurese
C’è chi continua senza posa a gettare benzina sul fuoco sulla divisione tra Nord e Sud.
A #Palermo non c’è stato nessun assalto di manzoniana memoria ai supermercati.
Ad un tentativo di pochi disperati di non pagare alle casse per la mancanza di denaro, si è aggiunto un video che gira sui social e un gruppo su Facebook che invita populisticamente alla “ rivoluzione “, o poco più, il che ha spinto a rafforzare i controlli. Al momento nessun “saccheggio”o “esproprio proletario”.
A #Palermo non c’è stato nessun assalto di manzoniana memoria ai supermercati.
Ad un tentativo di pochi disperati di non pagare alle casse per la mancanza di denaro, si è aggiunto un video che gira sui social e un gruppo su Facebook che invita populisticamente alla “ rivoluzione “, o poco più, il che ha spinto a rafforzare i controlli. Al momento nessun “saccheggio”o “esproprio proletario”.
In un Sud che i governi hanno ridotto allo stremo, con il furto sistematico negli ultimi vent’anni di più di 840 Mld di € a favore del Nord, come certificato da Eurispes, monta però una sorda rabbia.
Il governo dopo i provvedimenti di ieri deve rapidamente intervenire con finanziamenti strutturali capaci di mettere in tranquillità la parte meno protetta della popolazione.
I soldi stanziati sono un utile inizio ma non bastano.
Su questo sarebbe utile prendere esempio dagli Stati Uniti dove sono stati stanziati 2.000 Mld di dollari, con la distribuzione di denaro a pioggia a cittadini e imprese.
Si finanzi un piano sanitario strutturale di uscita dall’emergenza in atto, si facciano affluire finanziamenti cospicui esclusivamente alla sanità pubblica.
A tal fine, viste le titubanze europee, si stampino immediatamente biglietti di stato a corso legale senza debito, che la legge italiana e gli stessi Trattati europei consentono, per mettere in sicurezza la nostra economia, al fine di impedire la definitiva colonizzazione dell’intero Paese da parte delle oligarchie tedesche e nordeuropee che vorrebbero imporci il Mes, a cui seguirebbe inevitabilmente la Troika. Bisogna però provvedere molto rapidamente.
I soldi stanziati sono un utile inizio ma non bastano.
Su questo sarebbe utile prendere esempio dagli Stati Uniti dove sono stati stanziati 2.000 Mld di dollari, con la distribuzione di denaro a pioggia a cittadini e imprese.
Si finanzi un piano sanitario strutturale di uscita dall’emergenza in atto, si facciano affluire finanziamenti cospicui esclusivamente alla sanità pubblica.
A tal fine, viste le titubanze europee, si stampino immediatamente biglietti di stato a corso legale senza debito, che la legge italiana e gli stessi Trattati europei consentono, per mettere in sicurezza la nostra economia, al fine di impedire la definitiva colonizzazione dell’intero Paese da parte delle oligarchie tedesche e nordeuropee che vorrebbero imporci il Mes, a cui seguirebbe inevitabilmente la Troika. Bisogna però provvedere molto rapidamente.
Intanto, come sciacalli, giornali e televisioni danno fra le righe la spiegazione più semplice per possibili disordini al Sud, quella lombrosianamente più comprensibile per un Paese intriso di razzismo e rancore, la solita da decenni: “ i meridionali sono tutti mafiosi”!
Farebbero di tutto pur di negare l’evidente ingiustizia di questo Paese a due velocità, di tutto pur di negare la necessità di qualsiasi intervento redistributivo o la creazione di un RdQ (a Sud come a Nord) per alleviare la sofferenza di masse sempre più numerose, man mano che la “quarantena “ si protrae, di cittadini già ridotti allo stremo da decenni di politiche di austerità volute dai governi da decenni alla guida del Paese, da sempre complici ed esecutori pedissequi dei diktat europei.
L’approdo finale di questa follia da tempo lo abbiamo indicato ed è un progetto eversivo dell’unità nazionale, la secessione, con relativo “anschluss” delle Regioni“virtuose” (coi soldi degli altri) del Nord Italia da parte delle Regioni del Nord Europa. Sarebbe così la definitiva codificazione per legge di cittadini italiani ed europei di serie A e di serie B. Altro che Europa unita.
Si agisca subito!
Si agisca subito!
Di Natale Cuccurese
C’è chi continua senza posa a gettare benzina sul fuoco sulla divisione tra Nord e Sud.
A #Palermo non c’è stato nessun assalto di manzoniana memoria ai supermercati.
Ad un tentativo di pochi disperati di non pagare alle casse per la mancanza di denaro, si è aggiunto un video che gira sui social e un gruppo su Facebook che invita populisticamente alla “ rivoluzione “, o poco più, il che ha spinto a rafforzare i controlli. Al momento nessun “saccheggio”o “esproprio proletario”.
A #Palermo non c’è stato nessun assalto di manzoniana memoria ai supermercati.
Ad un tentativo di pochi disperati di non pagare alle casse per la mancanza di denaro, si è aggiunto un video che gira sui social e un gruppo su Facebook che invita populisticamente alla “ rivoluzione “, o poco più, il che ha spinto a rafforzare i controlli. Al momento nessun “saccheggio”o “esproprio proletario”.
In un Sud che i governi hanno ridotto allo stremo, con il furto sistematico negli ultimi vent’anni di più di 840 Mld di € a favore del Nord, come certificato da Eurispes, monta però una sorda rabbia.
Il governo dopo i provvedimenti di ieri deve rapidamente intervenire con finanziamenti strutturali capaci di mettere in tranquillità la parte meno protetta della popolazione.
I soldi stanziati sono un utile inizio ma non bastano.
Su questo sarebbe utile prendere esempio dagli Stati Uniti dove sono stati stanziati 2.000 Mld di dollari, con la distribuzione di denaro a pioggia a cittadini e imprese.
Si finanzi un piano sanitario strutturale di uscita dall’emergenza in atto, si facciano affluire finanziamenti cospicui esclusivamente alla sanità pubblica.
A tal fine, viste le titubanze europee, si stampino immediatamente biglietti di stato a corso legale senza debito, che la legge italiana e gli stessi Trattati europei consentono, per mettere in sicurezza la nostra economia, al fine di impedire la definitiva colonizzazione dell’intero Paese da parte delle oligarchie tedesche e nordeuropee che vorrebbero imporci il Mes, a cui seguirebbe inevitabilmente la Troika. Bisogna però provvedere molto rapidamente.
I soldi stanziati sono un utile inizio ma non bastano.
Su questo sarebbe utile prendere esempio dagli Stati Uniti dove sono stati stanziati 2.000 Mld di dollari, con la distribuzione di denaro a pioggia a cittadini e imprese.
Si finanzi un piano sanitario strutturale di uscita dall’emergenza in atto, si facciano affluire finanziamenti cospicui esclusivamente alla sanità pubblica.
A tal fine, viste le titubanze europee, si stampino immediatamente biglietti di stato a corso legale senza debito, che la legge italiana e gli stessi Trattati europei consentono, per mettere in sicurezza la nostra economia, al fine di impedire la definitiva colonizzazione dell’intero Paese da parte delle oligarchie tedesche e nordeuropee che vorrebbero imporci il Mes, a cui seguirebbe inevitabilmente la Troika. Bisogna però provvedere molto rapidamente.
Intanto, come sciacalli, giornali e televisioni danno fra le righe la spiegazione più semplice per possibili disordini al Sud, quella lombrosianamente più comprensibile per un Paese intriso di razzismo e rancore, la solita da decenni: “ i meridionali sono tutti mafiosi”!
Farebbero di tutto pur di negare l’evidente ingiustizia di questo Paese a due velocità, di tutto pur di negare la necessità di qualsiasi intervento redistributivo o la creazione di un RdQ (a Sud come a Nord) per alleviare la sofferenza di masse sempre più numerose, man mano che la “quarantena “ si protrae, di cittadini già ridotti allo stremo da decenni di politiche di austerità volute dai governi da decenni alla guida del Paese, da sempre complici ed esecutori pedissequi dei diktat europei.
L’approdo finale di questa follia da tempo lo abbiamo indicato ed è un progetto eversivo dell’unità nazionale, la secessione, con relativo “anschluss” delle Regioni“virtuose” (coi soldi degli altri) del Nord Italia da parte delle Regioni del Nord Europa. Sarebbe così la definitiva codificazione per legge di cittadini italiani ed europei di serie A e di serie B. Altro che Europa unita.
Si agisca subito!
Si agisca subito!
giovedì 26 marzo 2020
IL VERO PROBLEMA : LA SOPRAVVIVENZA ECONOMICA PER LE FAMIGLIE....
di Andrea Balìa
25/03/2020
Come PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI sentiamo il dovere, al di là dell'emergenza di bloccare il CORONAVIRUS che , ovviamente, auspichiamo come tutti avvenga il più celermente possibile, di evidenziare qualcosa che si sta prospettando davvero come un DISASTRO.
Ovvero la situazione economica drammatica in cui sono precipitate (o stanno per farlo) tante famiglie, e singoli, in ispecie al Sud, che già normalmente vivono di lavori precari, giornalieri, talvolta occasionali, non riconosciuti da stipendi fissi, nè in possesso di pensioni e/o retribuzioni garantite. Con l'avvento della dilagante infezione e contagio da virus e le norme restrittive di restare a casa e non potersi muovere la loro situazione sta prendendo gli aspetti d'una vera tragedia. I pochi soldi disponibili e qualche primo escamotage ha tamponato inizialmente la cosa, ma ora si prospetta un vero e proprio disastro...spesso si tratta di nuclei familiari con figli anche piccoli. Dove reperire le risorse per mangiare in primis, a parte altre spese come il fitto o l'acquisto di eventuali medicinali?
Lo Stato, il governo, ha il dovere d'escogitare qualcosa, reperire risorse da destinare a loro per permettere la sopravvivenza. Dove? Stipendi di parlamentari, ministri, spese militari, ecc...da destinare per almeno dai 3 ai 6 prossimi mesi a famiglie e soggetti dopo uno screening di rilevamento.
Leggiamo che in USA anche il cervellotico e sprezzante Trump pare abbia dichiarato che destinerà a breve circa 1200 dollari ad ogni americano. O.K. la nostra economia non è quella americana ma in ogni caso la reperibilità di risorse è un obbligo per aiutare questi nostri fratelli e chiunque non sappia dove sbattere la testa per poter sopravvivere.
Già girano video di mamme e genitori, a dir poco depressi e preoccupati oltre misura!
Non ci meraviglieremmo partano ruberie e/o assalti a viveri in supermercati e negozi di alimenti.
Si parla di patto di stabilità sospeso..ma il rischio che magari per disgrazia domani firmino il Mes allora è davvero la fine, e a virus sparito ricomparirà la Troika e l'Italia diventerà la brutta copia di quello in cui è stata a suo tempo ridotta la Grecia.
Battiamoci per ciò...sollecitiamo il governo a farsi carico di questo dramma che attanaglia tanti italiani, in particolare meridionali!
Fonte: Partito del Sud- Napoli
.
di Andrea Balìa
25/03/2020
Come PARTITO DEL SUD - MERIDIONALISTI PROGRESSISTI sentiamo il dovere, al di là dell'emergenza di bloccare il CORONAVIRUS che , ovviamente, auspichiamo come tutti avvenga il più celermente possibile, di evidenziare qualcosa che si sta prospettando davvero come un DISASTRO.
Ovvero la situazione economica drammatica in cui sono precipitate (o stanno per farlo) tante famiglie, e singoli, in ispecie al Sud, che già normalmente vivono di lavori precari, giornalieri, talvolta occasionali, non riconosciuti da stipendi fissi, nè in possesso di pensioni e/o retribuzioni garantite. Con l'avvento della dilagante infezione e contagio da virus e le norme restrittive di restare a casa e non potersi muovere la loro situazione sta prendendo gli aspetti d'una vera tragedia. I pochi soldi disponibili e qualche primo escamotage ha tamponato inizialmente la cosa, ma ora si prospetta un vero e proprio disastro...spesso si tratta di nuclei familiari con figli anche piccoli. Dove reperire le risorse per mangiare in primis, a parte altre spese come il fitto o l'acquisto di eventuali medicinali?
Lo Stato, il governo, ha il dovere d'escogitare qualcosa, reperire risorse da destinare a loro per permettere la sopravvivenza. Dove? Stipendi di parlamentari, ministri, spese militari, ecc...da destinare per almeno dai 3 ai 6 prossimi mesi a famiglie e soggetti dopo uno screening di rilevamento.
Leggiamo che in USA anche il cervellotico e sprezzante Trump pare abbia dichiarato che destinerà a breve circa 1200 dollari ad ogni americano. O.K. la nostra economia non è quella americana ma in ogni caso la reperibilità di risorse è un obbligo per aiutare questi nostri fratelli e chiunque non sappia dove sbattere la testa per poter sopravvivere.
Già girano video di mamme e genitori, a dir poco depressi e preoccupati oltre misura!
Non ci meraviglieremmo partano ruberie e/o assalti a viveri in supermercati e negozi di alimenti.
Si parla di patto di stabilità sospeso..ma il rischio che magari per disgrazia domani firmino il Mes allora è davvero la fine, e a virus sparito ricomparirà la Troika e l'Italia diventerà la brutta copia di quello in cui è stata a suo tempo ridotta la Grecia.
Battiamoci per ciò...sollecitiamo il governo a farsi carico di questo dramma che attanaglia tanti italiani, in particolare meridionali!
Fonte: Partito del Sud- Napoli
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sabato 14 marzo 2020
Al Ministro per il Sud e la coesione territoriale: FONDI UE, NESSUNA RIMODULAZIONE DELLE RISORSE A DANNO DEL SUD! - Firma la petizione!
I fondi UE sono quasi sempre fondi “strutturali”, cioè intendono intervenire su quelle che sono, appunto, le carenze strutturali e innovative di alcune regioni d’Europa, tra cui il Sud Italia. L’emergenza Coronavirus è invece una situazione contingente e sicuramente passeggera, ha quindi bisogno certamente di fondi, ma certamente di fondi in grado di intervenire sulle carenze determinate dal fermo dell’intero Paese in questo periodo lungo o corto che sia.
Non è una questione di solidarietà, è una questione di lungimiranza, abbiamo una parte del Paese che, finita l’emergenza, potrà riprendere a correre, un’altra parte, il sud, che tornerà ad arrancare.
Proviamo a chiarire:
Il Sole 24 ore ha titolato nei giorni scorsi:”Sui fondi Ue prove di solidarietà dalle regioni del Sud verso il Nord. La rimodulazione delle risorse “.
La solidarietà è un’ottima cosa ed infatti è da 160 anni che la pratichiamo verso il Nord, tanto che ormai non ci restano nemmeno gli occhi per piangere.
Purtroppo già negli anni passati i governi a trazione nordista, ad esempio coi fondi Fas teoricamente destinati al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare risorse a Nord (coi Fas si sono pagate le multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.), riducendo il Sud in povertà nera, come certificato da Eurispes, data la sottrazione di risorse spettanti, a favore del Nord, per ben 840 Mld di € negli ultimi vent’anni. Non è pensabile continuare.
Mentre Il governo Conte si adegua ad ogni volere di Fontana e Zaia, come visto anche ieri sera, al Sud servirebbe una immediata immissione di liquidità in aiuto alle imprese, oltre che la sospensione di scadenze, tasse, mutui e ogni tipo di impegno bancario.
Le attività commerciali, artigianali, produttive autonome in genere, già in ginocchio, saranno rase al suolo da questo periodo di chiusura: vanno sostenute!
Senza sostegno alle imprese la disoccupazione salirà ancora dagli attuali livelli record, il che porterà a continuare in quella emigrazione epocale che già due anni fa ha indotto l’OCSE a lanciare un allarme, ovviamente ignorato, al governo italiano dell’epoca.
Con l’emigrazione aumenterà inevitabilmente anche la desertificazione demografica, anche questa a livelli record.
Già da un decennio siamo la Macroregione più povera d’Europa, nell’indifferenza governativa che blatera ciclicamente di “Piani per il Sud” mai realizzati, ora dopo questo tsunami se non sostenuti adeguatamente, resterà in piedi ben poco dell’apparato produttivo meridionale.
La solidarietà è un’ottima cosa, se si può fare, altrimenti diventa incoscienza, soprattutto dopo le continue spoliazioni di questi ultimi decenni, mentre già alcune regioni del Nord si apprestavano, senza alcuna vergogna, alla “Secessione dei ricchi”, a proposito di solidarietà...
Il tutto in una situazione che oltretutto ha visto la Sanità nel Sud commissariata in quasi tutte le regioni per anni e che oggi si trova ad affrontare l’emergenza con pochi ospedali, causa tagli di bilancio, e pochissimi posti letto di terapia intensiva.
Speriamo solo che, di fronte all’enormità della proposta, il ministro Provenzano si opponga con forza a questa ennesima distrazione di fondi. Il Sud era già sul baratro economico, il colpo di grazia potrebbe arrivare con questa emergenza #coronavirus!
I fondi UE sono quasi sempre fondi “strutturali”, cioè intendono intervenire su quelle che sono, appunto, le carenze strutturali e innovative di alcune regioni d’Europa, tra cui il Sud Italia. L’emergenza Coronavirus è invece una situazione contingente e sicuramente passeggera, ha quindi bisogno certamente di fondi, ma certamente di fondi in grado di intervenire sulle carenze determinate dal fermo dell’intero Paese in questo periodo lungo o corto che sia.
Non è una questione di solidarietà, è una questione di lungimiranza, abbiamo una parte del Paese che, finita l’emergenza, potrà riprendere a correre, un’altra parte, il sud, che tornerà ad arrancare.
Proviamo a chiarire:
Il Sole 24 ore ha titolato nei giorni scorsi:”Sui fondi Ue prove di solidarietà dalle regioni del Sud verso il Nord. La rimodulazione delle risorse “.
La solidarietà è un’ottima cosa ed infatti è da 160 anni che la pratichiamo verso il Nord, tanto che ormai non ci restano nemmeno gli occhi per piangere.
Purtroppo già negli anni passati i governi a trazione nordista, ad esempio coi fondi Fas teoricamente destinati al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare risorse a Nord (coi Fas si sono pagate le multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.), riducendo il Sud in povertà nera, come certificato da Eurispes, data la sottrazione di risorse spettanti, a favore del Nord, per ben 840 Mld di € negli ultimi vent’anni. Non è pensabile continuare.
Mentre Il governo Conte si adegua ad ogni volere di Fontana e Zaia, come visto anche ieri sera, al Sud servirebbe una immediata immissione di liquidità in aiuto alle imprese, oltre che la sospensione di scadenze, tasse, mutui e ogni tipo di impegno bancario.
Le attività commerciali, artigianali, produttive autonome in genere, già in ginocchio, saranno rase al suolo da questo periodo di chiusura: vanno sostenute!
Senza sostegno alle imprese la disoccupazione salirà ancora dagli attuali livelli record, il che porterà a continuare in quella emigrazione epocale che già due anni fa ha indotto l’OCSE a lanciare un allarme, ovviamente ignorato, al governo italiano dell’epoca.
Con l’emigrazione aumenterà inevitabilmente anche la desertificazione demografica, anche questa a livelli record.
Già da un decennio siamo la Macroregione più povera d’Europa, nell’indifferenza governativa che blatera ciclicamente di “Piani per il Sud” mai realizzati, ora dopo questo tsunami se non sostenuti adeguatamente, resterà in piedi ben poco dell’apparato produttivo meridionale.
La solidarietà è un’ottima cosa, se si può fare, altrimenti diventa incoscienza, soprattutto dopo le continue spoliazioni di questi ultimi decenni, mentre già alcune regioni del Nord si apprestavano, senza alcuna vergogna, alla “Secessione dei ricchi”, a proposito di solidarietà...
Il tutto in una situazione che oltretutto ha visto la Sanità nel Sud commissariata in quasi tutte le regioni per anni e che oggi si trova ad affrontare l’emergenza con pochi ospedali, causa tagli di bilancio, e pochissimi posti letto di terapia intensiva.
Speriamo solo che, di fronte all’enormità della proposta, il ministro Provenzano si opponga con forza a questa ennesima distrazione di fondi. Il Sud era già sul baratro economico, il colpo di grazia potrebbe arrivare con questa emergenza #coronavirus!
mercoledì 11 marzo 2020
FONDI UE, NESSUNA RIMODULAZIONE DELLE RISORSE A DANNO DEL SUD!
Il Sole 24 ore titola:”Sui fondi Ue prove di solidarietà dalle regioni del Sud verso il Nord. La rimodulazione delle risorse “.
La solidarietà è un’ottima cosa ed infatti è da 160 anni che la pratichiamo verso il Nord, tanto che ormai non ci restano nemmeno gli occhi per piangere.
Purtroppo già negli anni passati i governi a trazione nordista, ad esempio coi fondi Fas teoricamente destinati al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare risorse a Nord (coi Fas si sono pagate le multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.), riducendo il Sud in povertà nera, come certificato il mese scorso da Eurispes, data la sottrazione di risorse spettanti, a favore del Nord, per ben 840 Mld di € negli ultimi vent’anni. Non è pensabile continuare.
Purtroppo già negli anni passati i governi a trazione nordista, ad esempio coi fondi Fas teoricamente destinati al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare risorse a Nord (coi Fas si sono pagate le multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.), riducendo il Sud in povertà nera, come certificato il mese scorso da Eurispes, data la sottrazione di risorse spettanti, a favore del Nord, per ben 840 Mld di € negli ultimi vent’anni. Non è pensabile continuare.
Mentre Il governo Conte si adegua ad ogni volere di Fontana e Zaia, come visto anche ieri sera, al Sud servirebbe una immediata immissione di liquidità in aiuto alle imprese, oltre che la sospensione di scadenze, tasse, mutui e ogni tipo di impegno bancario.
Le attività commerciali, artigianali, produttive autonome in genere, già in ginocchio, saranno rase al suolo da questo periodo di chiusura: vanno sostenute!
Le attività commerciali, artigianali, produttive autonome in genere, già in ginocchio, saranno rase al suolo da questo periodo di chiusura: vanno sostenute!
Senza sostegno alle imprese la disoccupazione salirà ancora dagli attuali livelli record, il che porterà a continuare in quella emigrazione epocale che già due anni fa ha indotto l’OCSE a lanciare un allarme, ovviamente ignorato, al governo italiano dell’epoca.
Con l’emigrazione aumenterà inevitabilmente anche la desertificazione demografica, anche questa già a livelli record.
Già da un decennio siamo la Macroregione più povera d’Europa, nell’indifferenza governativa che blatera ciclicamente di “Piani per il Sud” mai realizzati, ora dopo questo tsunami se non sostenuti adeguatamente, resterà in piedi ben poco dell’apparato produttivo meridionale.
Già da un decennio siamo la Macroregione più povera d’Europa, nell’indifferenza governativa che blatera ciclicamente di “Piani per il Sud” mai realizzati, ora dopo questo tsunami se non sostenuti adeguatamente, resterà in piedi ben poco dell’apparato produttivo meridionale.
La solidarietà è un’ottima cosa, se si può fare, altrimenti diventa incoscienza, soprattutto dopo le continue spoliazioni di questi ultimi decenni, mentre già alcune regioni del Nord si apprestavano, senza alcuna vergogna, alla “Secessione dei ricchi”, a proposito di solidarietà...
Il tutto in una situazione che oltretutto ha visto la Sanità nel Sud commissariata in quasi tutte le regioni per anni e che oggi si trova ad affrontare l’emergenza con pochi ospedali, causa tagli di bilancio, e pochissimi posti letto di terapia intensiva.
Il tutto in una situazione che oltretutto ha visto la Sanità nel Sud commissariata in quasi tutte le regioni per anni e che oggi si trova ad affrontare l’emergenza con pochi ospedali, causa tagli di bilancio, e pochissimi posti letto di terapia intensiva.
Speriamo solo che, di fronte all’enormità della proposta, il ministro Provenzano si opponga con forza a questa ennesima distrazione di fondi. Il Sud era già sul baratro economico, il colpo di grazia potrebbe arrivare con questa emergenza #coronavirus!
Facciamo sentire in ogni modo la nostra pressione sui rappresentati del Governo e del Parlamento eletti al Sud!
Facciamo sentire in ogni modo la nostra pressione sui rappresentati del Governo e del Parlamento eletti al Sud!
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Il Sole 24 ore titola:”Sui fondi Ue prove di solidarietà dalle regioni del Sud verso il Nord. La rimodulazione delle risorse “.
La solidarietà è un’ottima cosa ed infatti è da 160 anni che la pratichiamo verso il Nord, tanto che ormai non ci restano nemmeno gli occhi per piangere.
Purtroppo già negli anni passati i governi a trazione nordista, ad esempio coi fondi Fas teoricamente destinati al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare risorse a Nord (coi Fas si sono pagate le multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.), riducendo il Sud in povertà nera, come certificato il mese scorso da Eurispes, data la sottrazione di risorse spettanti, a favore del Nord, per ben 840 Mld di € negli ultimi vent’anni. Non è pensabile continuare.
Purtroppo già negli anni passati i governi a trazione nordista, ad esempio coi fondi Fas teoricamente destinati al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare risorse a Nord (coi Fas si sono pagate le multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.), riducendo il Sud in povertà nera, come certificato il mese scorso da Eurispes, data la sottrazione di risorse spettanti, a favore del Nord, per ben 840 Mld di € negli ultimi vent’anni. Non è pensabile continuare.
Mentre Il governo Conte si adegua ad ogni volere di Fontana e Zaia, come visto anche ieri sera, al Sud servirebbe una immediata immissione di liquidità in aiuto alle imprese, oltre che la sospensione di scadenze, tasse, mutui e ogni tipo di impegno bancario.
Le attività commerciali, artigianali, produttive autonome in genere, già in ginocchio, saranno rase al suolo da questo periodo di chiusura: vanno sostenute!
Le attività commerciali, artigianali, produttive autonome in genere, già in ginocchio, saranno rase al suolo da questo periodo di chiusura: vanno sostenute!
Senza sostegno alle imprese la disoccupazione salirà ancora dagli attuali livelli record, il che porterà a continuare in quella emigrazione epocale che già due anni fa ha indotto l’OCSE a lanciare un allarme, ovviamente ignorato, al governo italiano dell’epoca.
Con l’emigrazione aumenterà inevitabilmente anche la desertificazione demografica, anche questa già a livelli record.
Già da un decennio siamo la Macroregione più povera d’Europa, nell’indifferenza governativa che blatera ciclicamente di “Piani per il Sud” mai realizzati, ora dopo questo tsunami se non sostenuti adeguatamente, resterà in piedi ben poco dell’apparato produttivo meridionale.
Già da un decennio siamo la Macroregione più povera d’Europa, nell’indifferenza governativa che blatera ciclicamente di “Piani per il Sud” mai realizzati, ora dopo questo tsunami se non sostenuti adeguatamente, resterà in piedi ben poco dell’apparato produttivo meridionale.
La solidarietà è un’ottima cosa, se si può fare, altrimenti diventa incoscienza, soprattutto dopo le continue spoliazioni di questi ultimi decenni, mentre già alcune regioni del Nord si apprestavano, senza alcuna vergogna, alla “Secessione dei ricchi”, a proposito di solidarietà...
Il tutto in una situazione che oltretutto ha visto la Sanità nel Sud commissariata in quasi tutte le regioni per anni e che oggi si trova ad affrontare l’emergenza con pochi ospedali, causa tagli di bilancio, e pochissimi posti letto di terapia intensiva.
Il tutto in una situazione che oltretutto ha visto la Sanità nel Sud commissariata in quasi tutte le regioni per anni e che oggi si trova ad affrontare l’emergenza con pochi ospedali, causa tagli di bilancio, e pochissimi posti letto di terapia intensiva.
Speriamo solo che, di fronte all’enormità della proposta, il ministro Provenzano si opponga con forza a questa ennesima distrazione di fondi. Il Sud era già sul baratro economico, il colpo di grazia potrebbe arrivare con questa emergenza #coronavirus!
Facciamo sentire in ogni modo la nostra pressione sui rappresentati del Governo e del Parlamento eletti al Sud!
Facciamo sentire in ogni modo la nostra pressione sui rappresentati del Governo e del Parlamento eletti al Sud!
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lunedì 2 dicembre 2019
Stop MES !
Appello per una discussione democratica e il rigetto della attuale proposta
La modifica al Meccanismo Europeo di Stabilità in queste ore sottoposto al vaglio del parlamento italiano, rappresenta un importante passaggio per il nostro paese. Le sue ricadute avranno impatto, oltre che nella definizione degli spazi di manovra economica dello Stato e delle amministrazioni locali, anche nella vita dei cittadini. Riteniamo quindi necessario sottrarre la discussione su questo tema alla semplificazione alla quale stiamo assistendo in queste ore e riteniamo che vada fatta una discussione che possa far comprendere le ricadute che questo provvedimento produrrà. Soprattutto riteniamo inaccettabile che l’Unione Europea assuma come unico rapporto tra gli Stati meccanismi economici privi di un controllo democratico, appaltando al mercato la costruzione di una comunità europea che dovrebbe, al contrario, prevedere meccanismi di solidarietà e di politiche che favoriscano il riequilibrio degli scompensi economici e sociali prodotti dalle pratiche di austerity fin qui messe in atto.
Il caso della Grecia è in questo senso esemplificativo di un ingiusto e sbagliato modo di procedere. La modifica di quel trattato inasprisce il ruolo dei mercati finanziari sulle politiche dei singoli paesi e l’Italia rischia di essere il prossimo paese sottoposto alle istituzioni della finanza. Chiediamo pertanto che si arrivi ad un passaggio parlamentare che offra la possibilità di quel necessario confronto e non si ricorra a scorciatoie per nascondere i nodi politici che quel trattato solleva, ma anche che il Paramento non ratifichi la modifica del Mes nelle attuali forme.
Chiediamo che il Governo rispetti le istituzioni democratiche e porti in Aula la discussione nel rispetto delle regole e senza minimizzare le obiezioni di merito che vengono sollevate, sia queste vengano da chi fino a ieri quel trattato lo ha condiviso, sia da chi fino a ieri si opponeva alle politiche europee ed oggi si schiera con la nuova Commissione votandola nel Parlamento Europeo.
Roberto Morea – tranform! italia
Paola Boffo – transform! italia
Maurizio Acerbo – Segretario PRC
Paolo Ferrero – Vice pres. Sinistra Europea
Stefano Fassina – parlamentare
Pasqualina Napoletano – Ex parlamentare Europea
Eleonora Forenza – Ex parlamentare Europea
Patrizia Sentinelli
Marco Bersani – Attac Italia
Raffaele Tecce – Responsabile Enti Locali PRC
Alfonso Gianni – Ex parlamentare
Ciccio Auletta – consigliere comunale Pisa
Roberto Musacchio – Ex parlamentare Europeo
Rosa Rinaldi – Segreteria PRC
Natale Cuccurese – Presidente Partito del Sud
Andrea Amato
Francesca Lacaita
Paola Boffo – transform! italia
Maurizio Acerbo – Segretario PRC
Paolo Ferrero – Vice pres. Sinistra Europea
Stefano Fassina – parlamentare
Pasqualina Napoletano – Ex parlamentare Europea
Eleonora Forenza – Ex parlamentare Europea
Patrizia Sentinelli
Marco Bersani – Attac Italia
Raffaele Tecce – Responsabile Enti Locali PRC
Alfonso Gianni – Ex parlamentare
Ciccio Auletta – consigliere comunale Pisa
Roberto Musacchio – Ex parlamentare Europeo
Rosa Rinaldi – Segreteria PRC
Natale Cuccurese – Presidente Partito del Sud
Andrea Amato
Francesca Lacaita
Per sottoscrivere l’appello:
Appello per una discussione democratica e il rigetto della attuale proposta
La modifica al Meccanismo Europeo di Stabilità in queste ore sottoposto al vaglio del parlamento italiano, rappresenta un importante passaggio per il nostro paese. Le sue ricadute avranno impatto, oltre che nella definizione degli spazi di manovra economica dello Stato e delle amministrazioni locali, anche nella vita dei cittadini. Riteniamo quindi necessario sottrarre la discussione su questo tema alla semplificazione alla quale stiamo assistendo in queste ore e riteniamo che vada fatta una discussione che possa far comprendere le ricadute che questo provvedimento produrrà. Soprattutto riteniamo inaccettabile che l’Unione Europea assuma come unico rapporto tra gli Stati meccanismi economici privi di un controllo democratico, appaltando al mercato la costruzione di una comunità europea che dovrebbe, al contrario, prevedere meccanismi di solidarietà e di politiche che favoriscano il riequilibrio degli scompensi economici e sociali prodotti dalle pratiche di austerity fin qui messe in atto.
Il caso della Grecia è in questo senso esemplificativo di un ingiusto e sbagliato modo di procedere. La modifica di quel trattato inasprisce il ruolo dei mercati finanziari sulle politiche dei singoli paesi e l’Italia rischia di essere il prossimo paese sottoposto alle istituzioni della finanza. Chiediamo pertanto che si arrivi ad un passaggio parlamentare che offra la possibilità di quel necessario confronto e non si ricorra a scorciatoie per nascondere i nodi politici che quel trattato solleva, ma anche che il Paramento non ratifichi la modifica del Mes nelle attuali forme.
Chiediamo che il Governo rispetti le istituzioni democratiche e porti in Aula la discussione nel rispetto delle regole e senza minimizzare le obiezioni di merito che vengono sollevate, sia queste vengano da chi fino a ieri quel trattato lo ha condiviso, sia da chi fino a ieri si opponeva alle politiche europee ed oggi si schiera con la nuova Commissione votandola nel Parlamento Europeo.
Roberto Morea – tranform! italia
Paola Boffo – transform! italia
Maurizio Acerbo – Segretario PRC
Paolo Ferrero – Vice pres. Sinistra Europea
Stefano Fassina – parlamentare
Pasqualina Napoletano – Ex parlamentare Europea
Eleonora Forenza – Ex parlamentare Europea
Patrizia Sentinelli
Marco Bersani – Attac Italia
Raffaele Tecce – Responsabile Enti Locali PRC
Alfonso Gianni – Ex parlamentare
Ciccio Auletta – consigliere comunale Pisa
Roberto Musacchio – Ex parlamentare Europeo
Rosa Rinaldi – Segreteria PRC
Natale Cuccurese – Presidente Partito del Sud
Andrea Amato
Francesca Lacaita
Paola Boffo – transform! italia
Maurizio Acerbo – Segretario PRC
Paolo Ferrero – Vice pres. Sinistra Europea
Stefano Fassina – parlamentare
Pasqualina Napoletano – Ex parlamentare Europea
Eleonora Forenza – Ex parlamentare Europea
Patrizia Sentinelli
Marco Bersani – Attac Italia
Raffaele Tecce – Responsabile Enti Locali PRC
Alfonso Gianni – Ex parlamentare
Ciccio Auletta – consigliere comunale Pisa
Roberto Musacchio – Ex parlamentare Europeo
Rosa Rinaldi – Segreteria PRC
Natale Cuccurese – Presidente Partito del Sud
Andrea Amato
Francesca Lacaita
Per sottoscrivere l’appello:
lunedì 21 ottobre 2019
Whirlpool, tre cose da fare per salvare mille famiglie campane dalla povertà
Il Governo italiano conosceva già ad aprile 2019 le vere intenzioni della Whirlpool? Il Governo italiano ha evitato di comunicare agli operai napoletani le vere intenzioni di Whirlpool? Sicuramente già dal 6 giugno 2019 il Governo italiano non poteva non sapere i reali obiettivi di Whirlpool: riconvertire i suoi impianti di Napoli e vendere l’impianto a una terza parte. Perché dal 6 giugno? Semplicemente perché il 6 giugno la Whirlpool aveva già comunicato le sue intenzioni per iscritto chiaramente alla SEC, la Consob americana, dopo il comunicato del 31 maggio e dopo l’incontro al ministero dello Sviluppo Economico del 4 giugno. Questo recita chiaramente un report della SEC: «…Whirlpool EMEA announced its intention to reconvert its Naples, Italy manufacturing plant and potentially sell the plant to a third party». Poiché Whirlpool è una public company quotata a Wall Street, poiché le comunicazioni determinano il valore delle azioni e la fiducia degli investitori, la Whirlpool ha dovuto comunicare alla SEC cosa volesse fare a Napoli. Nel report si indicano in modo generico i costi dell’operazione, circa 127 milioni di dollari, di cui solo 19 milioni per la forza lavoro.
Ora Whirlpool ri-annuncia che chiuderà dal primo novembre lo stabilimento di Napoli vista «la mancata disponibilità da parte del governo a discutere del progetto di riconversione». Una vicenda drammatica per 500 operai che perderanno il lavoro, più altrettanti dell’indotto. Mille famiglie nel dramma in una Regione che è già al record europeo di povertà, come si legge dai dati Eurostat 2018 sul rischio di povertà nelle Regioni Europee. Infatti in Campania (e Sicilia) più di quattro persone su dieci sono a rischio povertà, ovvero, dopo i trasferimenti sociali, hanno un reddito disponibile inferiore al 60% di quello medio nazionale. È il rischio povertà il livello più alto dell’Unione europea. In questo quadro già drammatico si innesta la crisi che avrebbe dovuto essere risolta un anno fa secondo l’allora ministro dello Sviluppo Economico: dal balcone di Palazzo Venezia, Di Maio, abolì per decreto la povertà ma non garantì agli operai della Whirlpool Napoli un futuro. La situazione attuale è il risultato di una lunga serie di errori commessi dallo stesso Di Maio che ha lasciato in eredità ben 170 crisi aziendali non risolte.
Il risultato di un atteggiamento rivolto alla cura della propria immagine in modo autoreferenziale (per drenare voti a favore del movimento di cui fa parte) più che alla risoluzione dei problemi aziendali e alla messa in sicurezza dei posti di lavoro dei dipendenti coinvolti. Un atteggiamento condiviso nel precedente governo con la Lega dalla quasi totalità dei ministri. Uno dei peggiori governi della storia repubblicana.
La Whirlpool ha la sua responsabilità: prima ha drenato finanziamenti statali grazie alla disponibilità del Governo; ora svicola dagli impegni assunti cercando di delocalizzare e cedere la proprietà alla società PRS (Passive Refrigeration Solution); purtroppo la PRS non produce lavatrici ma container autorefrigerati. Patuanelli, il successore di Di Maio al MISE, ha contestato la decisione di Whirlpool chiedendo la sospensione della cessione a PRS. Tuttavia è troppo tardi, il MISE avrebbe dovuto intervenire prima con decisioni più incisive ed avvedute. Finora le soluzioni applicate in casi simili con l’intervento di Invitalia (società del Mise) sono state due:
1) i Contratti di Sviluppo: a) per esempio quando la Lamborghini di Modena voleva delocalizzare in Polonia perché il costo del lavoro era troppo alto, Invitalia ha elaborato uno specifico contratto mettendo i soldi per coprire la differenza tra il costo del lavoro in Polonia e in Italia. La Lamborghini, rimanendo in Italia, ha avuto il vantaggio di continuare a valorizzare il proprio brand made in Italy; b) nel caso della Ideal Standard di Frosinone, Invitalia ha avviato una riconversione produttiva, dai sanitari ai sampietrini di gres porcellanato, tramite contributi a fondo perduto e prestiti a tasso agevolato.
2) entrare nel capitale azionario dell’azienda in crisi: per esempio nel caso della Irisbus in Irpinia, Invitalia è entrata nell’equity della società e ha garantito la continuità aziendale, insieme a Ferrovie e un partner di minoranza turco. Tuttavia entro il 2020 Invitala dovrà uscire dal capitale e vendere la propria quota.
Ora al di là delle polemiche politiche e delle responsabilità che gravano anche sulla multinazionale americana il problema è come, in breve tempo, risolvere la crisi salvaguardando i posti di lavoro di un comparto produttivo che ha visto da sempre il nostro Paese fra i principali produttori del settore.
A nostro avviso l’attuale governo deve procedere con decisione, anche nell’interesse nazionale, con il seguente schema:
-nazionalizzare gli stabilimenti
-predisporre una copertura finanziaria garantita dallo Stato tramite Invitalia per i prossimi 24/36 mesi
-affidare la direzione generale della stessa ad un amministratore notoriamente esperto del settore, nominato e controllato dal Ministero per il Sud e la Coesione Territoriale.
Una volta rilanciata l’azienda mantenendo i posti di lavoro, lo Stato potrebbe promuovere la costituzione di una Cooperativa tra i dipendenti della società.
Mettere in mano l’azienda agli operai, rifacendosi alla “legge Marcora”, ha salvato in Italia negli ultimi anni oltre 100 imprese, soprattutto nel settore manifatturiero. Sono stati coinvolti ben 8.000 dipendenti diretti e altrettanti nell’indotto, sviluppando un fatturato complessivo superiore ai 200 Milioni di Euro. Le norme esistenti mettono già a disposizione dei lavoratori che decidono di formare una Cooperativa gli strumenti finanziari adeguati, serve solo la volontà politica di farlo! Ci sarà?!?
Articolo di :
Natale Cuccurese, segretario del Partito del Sud
Andrea Del Monaco, esperto Fondi Ue, saggista e scrittore
Fonte: Left
,
Il Governo italiano conosceva già ad aprile 2019 le vere intenzioni della Whirlpool? Il Governo italiano ha evitato di comunicare agli operai napoletani le vere intenzioni di Whirlpool? Sicuramente già dal 6 giugno 2019 il Governo italiano non poteva non sapere i reali obiettivi di Whirlpool: riconvertire i suoi impianti di Napoli e vendere l’impianto a una terza parte. Perché dal 6 giugno? Semplicemente perché il 6 giugno la Whirlpool aveva già comunicato le sue intenzioni per iscritto chiaramente alla SEC, la Consob americana, dopo il comunicato del 31 maggio e dopo l’incontro al ministero dello Sviluppo Economico del 4 giugno. Questo recita chiaramente un report della SEC: «…Whirlpool EMEA announced its intention to reconvert its Naples, Italy manufacturing plant and potentially sell the plant to a third party». Poiché Whirlpool è una public company quotata a Wall Street, poiché le comunicazioni determinano il valore delle azioni e la fiducia degli investitori, la Whirlpool ha dovuto comunicare alla SEC cosa volesse fare a Napoli. Nel report si indicano in modo generico i costi dell’operazione, circa 127 milioni di dollari, di cui solo 19 milioni per la forza lavoro.
Ora Whirlpool ri-annuncia che chiuderà dal primo novembre lo stabilimento di Napoli vista «la mancata disponibilità da parte del governo a discutere del progetto di riconversione». Una vicenda drammatica per 500 operai che perderanno il lavoro, più altrettanti dell’indotto. Mille famiglie nel dramma in una Regione che è già al record europeo di povertà, come si legge dai dati Eurostat 2018 sul rischio di povertà nelle Regioni Europee. Infatti in Campania (e Sicilia) più di quattro persone su dieci sono a rischio povertà, ovvero, dopo i trasferimenti sociali, hanno un reddito disponibile inferiore al 60% di quello medio nazionale. È il rischio povertà il livello più alto dell’Unione europea. In questo quadro già drammatico si innesta la crisi che avrebbe dovuto essere risolta un anno fa secondo l’allora ministro dello Sviluppo Economico: dal balcone di Palazzo Venezia, Di Maio, abolì per decreto la povertà ma non garantì agli operai della Whirlpool Napoli un futuro. La situazione attuale è il risultato di una lunga serie di errori commessi dallo stesso Di Maio che ha lasciato in eredità ben 170 crisi aziendali non risolte.
Il risultato di un atteggiamento rivolto alla cura della propria immagine in modo autoreferenziale (per drenare voti a favore del movimento di cui fa parte) più che alla risoluzione dei problemi aziendali e alla messa in sicurezza dei posti di lavoro dei dipendenti coinvolti. Un atteggiamento condiviso nel precedente governo con la Lega dalla quasi totalità dei ministri. Uno dei peggiori governi della storia repubblicana.
La Whirlpool ha la sua responsabilità: prima ha drenato finanziamenti statali grazie alla disponibilità del Governo; ora svicola dagli impegni assunti cercando di delocalizzare e cedere la proprietà alla società PRS (Passive Refrigeration Solution); purtroppo la PRS non produce lavatrici ma container autorefrigerati. Patuanelli, il successore di Di Maio al MISE, ha contestato la decisione di Whirlpool chiedendo la sospensione della cessione a PRS. Tuttavia è troppo tardi, il MISE avrebbe dovuto intervenire prima con decisioni più incisive ed avvedute. Finora le soluzioni applicate in casi simili con l’intervento di Invitalia (società del Mise) sono state due:
1) i Contratti di Sviluppo: a) per esempio quando la Lamborghini di Modena voleva delocalizzare in Polonia perché il costo del lavoro era troppo alto, Invitalia ha elaborato uno specifico contratto mettendo i soldi per coprire la differenza tra il costo del lavoro in Polonia e in Italia. La Lamborghini, rimanendo in Italia, ha avuto il vantaggio di continuare a valorizzare il proprio brand made in Italy; b) nel caso della Ideal Standard di Frosinone, Invitalia ha avviato una riconversione produttiva, dai sanitari ai sampietrini di gres porcellanato, tramite contributi a fondo perduto e prestiti a tasso agevolato.
2) entrare nel capitale azionario dell’azienda in crisi: per esempio nel caso della Irisbus in Irpinia, Invitalia è entrata nell’equity della società e ha garantito la continuità aziendale, insieme a Ferrovie e un partner di minoranza turco. Tuttavia entro il 2020 Invitala dovrà uscire dal capitale e vendere la propria quota.
Ora al di là delle polemiche politiche e delle responsabilità che gravano anche sulla multinazionale americana il problema è come, in breve tempo, risolvere la crisi salvaguardando i posti di lavoro di un comparto produttivo che ha visto da sempre il nostro Paese fra i principali produttori del settore.
A nostro avviso l’attuale governo deve procedere con decisione, anche nell’interesse nazionale, con il seguente schema:
-nazionalizzare gli stabilimenti
-predisporre una copertura finanziaria garantita dallo Stato tramite Invitalia per i prossimi 24/36 mesi
-affidare la direzione generale della stessa ad un amministratore notoriamente esperto del settore, nominato e controllato dal Ministero per il Sud e la Coesione Territoriale.
Una volta rilanciata l’azienda mantenendo i posti di lavoro, lo Stato potrebbe promuovere la costituzione di una Cooperativa tra i dipendenti della società.
Mettere in mano l’azienda agli operai, rifacendosi alla “legge Marcora”, ha salvato in Italia negli ultimi anni oltre 100 imprese, soprattutto nel settore manifatturiero. Sono stati coinvolti ben 8.000 dipendenti diretti e altrettanti nell’indotto, sviluppando un fatturato complessivo superiore ai 200 Milioni di Euro. Le norme esistenti mettono già a disposizione dei lavoratori che decidono di formare una Cooperativa gli strumenti finanziari adeguati, serve solo la volontà politica di farlo! Ci sarà?!?
Articolo di :
Natale Cuccurese, segretario del Partito del Sud
Andrea Del Monaco, esperto Fondi Ue, saggista e scrittore
Fonte: Left
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domenica 25 novembre 2018
26 NOVEMBRE 2018 - SCOMPARE NEL SILENZIO DI ISTITUZIONI E MEDIA IL BANCO DI NAPOLI: UNA ”RAPINA” BEN CONFEZIONATA CHE RENDE IL SUD ANCORA PIÙ INDIFESO ED ANCORA PIÙ COLONIA
Di Natale Cuccurese
Cala il sipario sul Banco di Napoli, che da domani 26 novembre verra’ definitivamente incorporato in Intesa Sanpaolo. Non scomparira’ pero’ il logo che restera’ nelle insegne delle filiali.
Fondato nel 1539, il Banco di Napoli è una delle più antiche banche d’Italia, segnando tra alterne vicende la storia del Paese. Nel 1794, Ferdinando IV di Borbone riunì tutti i pubblici banchi in un unico Banco nazionale di Napoli. Nel dicembre del 1808, Gioacchino Murat divenuto re di Napoli, tentò di creare un banco sotto forma di società per azioni sul modello della Banca di Francia. Successivamente, dal 1861 al 1926 è stato istituto di emissione e definito Istituto di credito di diritto pubblico. Le sue origini risalgono ai cosiddetti banchi pubblici dei luoghi pii, sorti all’ombra del Vesuvio tra il XVI e il XVII secolo, in particolare ad un monte di pietà, il Banco della Pietà, fondato nel 1539 con lo scopo filantropico di concedere prestiti su pegno ai cittadini senza interessi. Prima ancora che la crisi caratterizzasse la storia recente, nel 1994 il Banco fu investito da una fase difficile causata da prestiti finiti in sofferenza; una situazione che determinò due anni più tardi l’intervento dello Stato con la nascita della Sga (1997) con 12.378 miliardi di vecchie lire di questi crediti e la privatizzazione tramite asta pubblica: il controllo fu svenduto nel 1997 alla cordata INA-BNL (Banca Nazionale del Lavoro) per la ridicola cifra di 61,4 miliardi di lire (circa 30 milioni di euro), fu rivenduto nel novembre 2000 al Sanpaolo-Imi di Torino, poi confluito nel gruppo Intesa Sanpaolo. Il 31 dicembre 2002 il Banco di Napoli fu incorporato nel Sanpaolo-Imi. La storia gloriosa del Banco di Napoli finì allora. I manager del Sanpaolo di Torino fecero sparire anche il nome ed il logo della Banca napoletana tra il 2003 ed il 2007. Poi furono costretti a riprenderne il marchio, quando si accorsero della forza commerciale che aveva. Il logo, che riportava gli stemmi degli antichi banchi che si fusero tra loro per dare vita al Banco di Napoli, fu comunque sostituito da anonimi archi.
Passano gli anni e si arriva al 2016, quando in seguito a un decreto del ministero dell’Economia lo Stato esercita un vecchio diritto di pegno e compra da Intesa Sanpaolo il 100 per cento delle azioni della Sga. Dai cui bilanci risulta un utile di 500 milioni di euro, frutto del recupero del 90 per cento dei crediti che, a questo punto, dovrebbero essere considerati tutt’altro che inesigibili.
La Sga (società per la gestione delle attività, ndr) del Banco di Napoli ha infatti ottenuto enormi utili dalla riscossione dei crediti considerati inesigibili e grazie a questo profitto ha potuto creare il Fondo Atlante con cui sono state recentemente salvate le banche del Nord.
Un paradosso considerato anche un altro aspetto molto grave, quello relativo alle posizioni degli azionisti del Banco di Napoli che non hanno ottenuto alcun risarcimento nonostante l’enorme utile accumulato dalla Sga. Il tutto si consuma nel silenzio, complice, delle istituzioni.
E i dipendenti che fine faranno? Emigreranno!
Nel Gruppo Intesa Sanpaolo entro il 2020 “andranno in pensione, sfruttando gli scivoli previsti per i dipendenti bancari, una cifra pari a 9 mila addetti”. Quanti di questi saranno dipendenti del Sud? Almeno un terzo, forse di più, visto che Intesa Sanpaolo annuncia la chiusura di “circa 170 sportelli nei prossimi anni, soprattutto nelle aree meno redditizie di Campania e Calabria”.
A fronte di questi tagli, l’annuncio della Banca: “abbiamo deciso di assumere come Gruppo 1500 persone (…) una componente significativa sarà nelle regioni meridionali”.
La realtà è che poiché la legge di stabilità 2018 prevede il “Bonus Sud” (sgravio dei contributi al 100% per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani al di sotto dei 25 anni e disoccupati da almeno sei mesi) Intesa Sanpaolo ne approfitterà per ulteriori risparmi: qualche centinaio di nuove assunzioni al Sud, esenti da contributi, in cambio di 2-3 mila uscite. Ma dove andranno a lavorare i neo-assunti ? Lo anticipa Il Mattino (23.12.2017): “Per il personale l’incorporazione del Banco di Napoli vuol dire che i confini regionali dal 2018 non esisteranno più.” Ciò significa che “i trasferimenti non avverranno necessariamente a livello di area Sud ma nell’ambito dell’intero gruppo, quindi anche verso il Centro e il Nord (…)” saranno soggetti a “eventuali spostamenti “ (…) “soprattutto i più giovani e i 1500 che saranno assunti”.
A Napoli non resterà neanche una direzione generale. “Le circa 50 persone che vi lavorano dovrebbero essere dimezzate nel giro di un anno. Molte di loro matureranno i requisiti per andare in pensione. Le altre saranno trasferite”.
Una vicenda, questa del Banco di Napoli, emblematica delle ruberie che continuano senza sosta, da sempre, ai danni del Mezzogiorno. Ha dichiarato pochi giorni fa l’ex Presidente Napolitano:”Nel momento in cui si è ritenuto che il soddisfacimento di esigenze incontestabili di razionalità ed efficienza, in un contesto molto difficile per l’intero sistema bancario italiano, si debba spingere fino al punto di cancellare, almeno sul piano giuridico-formale, lo storico istituto di credito del Mezzogiorno, non posso non esprimere rammarico e preoccupazione. Ritengo che si debba rendere omaggio alla storia del Banco, che ha costituito una grande realtà rappresentativa dei ceti produttivi e del popolo dei risparmiatori delle regioni meridionali, dando – pur tra non pochi alti e bassi – contributi essenziali nel contrastare lo squilibrio tra Nord e Sud, ovvero la principale tara dello sviluppo nazionale. Non vorrei che questo doloroso commiato riflettesse un ulteriore indebolimento dell’attenzione e della comprensione, a livello nazionale, per gli attuali ancor oggi cosi’ gravi problemi di Napoli e del Mezzogiorno”.
E se lo dice anche lui vuol proprio dire che questa vicenda è, oltre che preoccupante, veramente scandalosa per come è avvenuta, almeno per chi conserva ancora un minimo di onestà intellettuale...
Fonti: Il Mattino, Editoriale il Giglio,Il Denaro, Affari Italiani
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Di Natale Cuccurese
Cala il sipario sul Banco di Napoli, che da domani 26 novembre verra’ definitivamente incorporato in Intesa Sanpaolo. Non scomparira’ pero’ il logo che restera’ nelle insegne delle filiali.
Fondato nel 1539, il Banco di Napoli è una delle più antiche banche d’Italia, segnando tra alterne vicende la storia del Paese. Nel 1794, Ferdinando IV di Borbone riunì tutti i pubblici banchi in un unico Banco nazionale di Napoli. Nel dicembre del 1808, Gioacchino Murat divenuto re di Napoli, tentò di creare un banco sotto forma di società per azioni sul modello della Banca di Francia. Successivamente, dal 1861 al 1926 è stato istituto di emissione e definito Istituto di credito di diritto pubblico. Le sue origini risalgono ai cosiddetti banchi pubblici dei luoghi pii, sorti all’ombra del Vesuvio tra il XVI e il XVII secolo, in particolare ad un monte di pietà, il Banco della Pietà, fondato nel 1539 con lo scopo filantropico di concedere prestiti su pegno ai cittadini senza interessi. Prima ancora che la crisi caratterizzasse la storia recente, nel 1994 il Banco fu investito da una fase difficile causata da prestiti finiti in sofferenza; una situazione che determinò due anni più tardi l’intervento dello Stato con la nascita della Sga (1997) con 12.378 miliardi di vecchie lire di questi crediti e la privatizzazione tramite asta pubblica: il controllo fu svenduto nel 1997 alla cordata INA-BNL (Banca Nazionale del Lavoro) per la ridicola cifra di 61,4 miliardi di lire (circa 30 milioni di euro), fu rivenduto nel novembre 2000 al Sanpaolo-Imi di Torino, poi confluito nel gruppo Intesa Sanpaolo. Il 31 dicembre 2002 il Banco di Napoli fu incorporato nel Sanpaolo-Imi. La storia gloriosa del Banco di Napoli finì allora. I manager del Sanpaolo di Torino fecero sparire anche il nome ed il logo della Banca napoletana tra il 2003 ed il 2007. Poi furono costretti a riprenderne il marchio, quando si accorsero della forza commerciale che aveva. Il logo, che riportava gli stemmi degli antichi banchi che si fusero tra loro per dare vita al Banco di Napoli, fu comunque sostituito da anonimi archi.
Passano gli anni e si arriva al 2016, quando in seguito a un decreto del ministero dell’Economia lo Stato esercita un vecchio diritto di pegno e compra da Intesa Sanpaolo il 100 per cento delle azioni della Sga. Dai cui bilanci risulta un utile di 500 milioni di euro, frutto del recupero del 90 per cento dei crediti che, a questo punto, dovrebbero essere considerati tutt’altro che inesigibili.
La Sga (società per la gestione delle attività, ndr) del Banco di Napoli ha infatti ottenuto enormi utili dalla riscossione dei crediti considerati inesigibili e grazie a questo profitto ha potuto creare il Fondo Atlante con cui sono state recentemente salvate le banche del Nord.
Un paradosso considerato anche un altro aspetto molto grave, quello relativo alle posizioni degli azionisti del Banco di Napoli che non hanno ottenuto alcun risarcimento nonostante l’enorme utile accumulato dalla Sga. Il tutto si consuma nel silenzio, complice, delle istituzioni.
E i dipendenti che fine faranno? Emigreranno!
Nel Gruppo Intesa Sanpaolo entro il 2020 “andranno in pensione, sfruttando gli scivoli previsti per i dipendenti bancari, una cifra pari a 9 mila addetti”. Quanti di questi saranno dipendenti del Sud? Almeno un terzo, forse di più, visto che Intesa Sanpaolo annuncia la chiusura di “circa 170 sportelli nei prossimi anni, soprattutto nelle aree meno redditizie di Campania e Calabria”.
A fronte di questi tagli, l’annuncio della Banca: “abbiamo deciso di assumere come Gruppo 1500 persone (…) una componente significativa sarà nelle regioni meridionali”.
La realtà è che poiché la legge di stabilità 2018 prevede il “Bonus Sud” (sgravio dei contributi al 100% per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani al di sotto dei 25 anni e disoccupati da almeno sei mesi) Intesa Sanpaolo ne approfitterà per ulteriori risparmi: qualche centinaio di nuove assunzioni al Sud, esenti da contributi, in cambio di 2-3 mila uscite. Ma dove andranno a lavorare i neo-assunti ? Lo anticipa Il Mattino (23.12.2017): “Per il personale l’incorporazione del Banco di Napoli vuol dire che i confini regionali dal 2018 non esisteranno più.” Ciò significa che “i trasferimenti non avverranno necessariamente a livello di area Sud ma nell’ambito dell’intero gruppo, quindi anche verso il Centro e il Nord (…)” saranno soggetti a “eventuali spostamenti “ (…) “soprattutto i più giovani e i 1500 che saranno assunti”.
A Napoli non resterà neanche una direzione generale. “Le circa 50 persone che vi lavorano dovrebbero essere dimezzate nel giro di un anno. Molte di loro matureranno i requisiti per andare in pensione. Le altre saranno trasferite”.
Una vicenda, questa del Banco di Napoli, emblematica delle ruberie che continuano senza sosta, da sempre, ai danni del Mezzogiorno. Ha dichiarato pochi giorni fa l’ex Presidente Napolitano:”Nel momento in cui si è ritenuto che il soddisfacimento di esigenze incontestabili di razionalità ed efficienza, in un contesto molto difficile per l’intero sistema bancario italiano, si debba spingere fino al punto di cancellare, almeno sul piano giuridico-formale, lo storico istituto di credito del Mezzogiorno, non posso non esprimere rammarico e preoccupazione. Ritengo che si debba rendere omaggio alla storia del Banco, che ha costituito una grande realtà rappresentativa dei ceti produttivi e del popolo dei risparmiatori delle regioni meridionali, dando – pur tra non pochi alti e bassi – contributi essenziali nel contrastare lo squilibrio tra Nord e Sud, ovvero la principale tara dello sviluppo nazionale. Non vorrei che questo doloroso commiato riflettesse un ulteriore indebolimento dell’attenzione e della comprensione, a livello nazionale, per gli attuali ancor oggi cosi’ gravi problemi di Napoli e del Mezzogiorno”.
E se lo dice anche lui vuol proprio dire che questa vicenda è, oltre che preoccupante, veramente scandalosa per come è avvenuta, almeno per chi conserva ancora un minimo di onestà intellettuale...
Fonti: Il Mattino, Editoriale il Giglio,Il Denaro, Affari Italiani
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giovedì 3 maggio 2018
TU CHIAMALA, SE VUOI, LOTTA DI CLASSE...
Di Natale Cuccurese
A ormai due mesi dalle elezioni, Lega e 5 stelle, che hanno vinto le elezioni, con i loro inutili minuetti mantengono nei fatti in carica il governo Gentiloni, che continua nelle politiche precedenti, come se nulla fosse, mentre già si profila la nascita di un governo di garanzia (per i poteri forti transnazionali) per superare l'estate.
In particolare il governo ancora in carica ha approvato quest'anno il DEF che conferma e sublima le politiche del passato, recepisce il taglio di 7 miliardi di € chiesto dalla Ue sui fondi al #Sud e prevede l’aumento dell’Iva per fine anno.
Delle promesse fatte in campagna elettorale, da Lega e 5 stelle, come la cancellazione della legge Fornero e il reddito di Cittadinanza non si ha più traccia...
Continuiamo a lavorare, come Partito del Sud e Potere al Popolo, affinché le istanze sociali richieste con forza dalla maggioranza dei cittadini, soprattutto del Sud, possano avere voce nel Paese e nel Parlamento, visto che leghisti e grillini si sono fermati solo alle promesse.
Inizieremo con l'abolizione immediata della legge Fornero e la tassa sulle grandi ricchezze, fra cui una tassazione adeguata per le multinazionali visto che attualmente pagano meno tasse del più povero dei contribuenti, per dar forza e vita ad quel Reddito minimo garantito per tutti coloro a cui non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere...
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A ormai due mesi dalle elezioni, Lega e 5 stelle, che hanno vinto le elezioni, con i loro inutili minuetti mantengono nei fatti in carica il governo Gentiloni, che continua nelle politiche precedenti, come se nulla fosse, mentre già si profila la nascita di un governo di garanzia (per i poteri forti transnazionali) per superare l'estate.
In particolare il governo ancora in carica ha approvato quest'anno il DEF che conferma e sublima le politiche del passato, recepisce il taglio di 7 miliardi di € chiesto dalla Ue sui fondi al #Sud e prevede l’aumento dell’Iva per fine anno.
Delle promesse fatte in campagna elettorale, da Lega e 5 stelle, come la cancellazione della legge Fornero e il reddito di Cittadinanza non si ha più traccia...
Continuiamo a lavorare, come Partito del Sud e Potere al Popolo, affinché le istanze sociali richieste con forza dalla maggioranza dei cittadini, soprattutto del Sud, possano avere voce nel Paese e nel Parlamento, visto che leghisti e grillini si sono fermati solo alle promesse.
Inizieremo con l'abolizione immediata della legge Fornero e la tassa sulle grandi ricchezze, fra cui una tassazione adeguata per le multinazionali visto che attualmente pagano meno tasse del più povero dei contribuenti, per dar forza e vita ad quel Reddito minimo garantito per tutti coloro a cui non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere...
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Di Natale Cuccurese
A ormai due mesi dalle elezioni, Lega e 5 stelle, che hanno vinto le elezioni, con i loro inutili minuetti mantengono nei fatti in carica il governo Gentiloni, che continua nelle politiche precedenti, come se nulla fosse, mentre già si profila la nascita di un governo di garanzia (per i poteri forti transnazionali) per superare l'estate.
In particolare il governo ancora in carica ha approvato quest'anno il DEF che conferma e sublima le politiche del passato, recepisce il taglio di 7 miliardi di € chiesto dalla Ue sui fondi al #Sud e prevede l’aumento dell’Iva per fine anno.
Delle promesse fatte in campagna elettorale, da Lega e 5 stelle, come la cancellazione della legge Fornero e il reddito di Cittadinanza non si ha più traccia...
Continuiamo a lavorare, come Partito del Sud e Potere al Popolo, affinché le istanze sociali richieste con forza dalla maggioranza dei cittadini, soprattutto del Sud, possano avere voce nel Paese e nel Parlamento, visto che leghisti e grillini si sono fermati solo alle promesse.
Inizieremo con l'abolizione immediata della legge Fornero e la tassa sulle grandi ricchezze, fra cui una tassazione adeguata per le multinazionali visto che attualmente pagano meno tasse del più povero dei contribuenti, per dar forza e vita ad quel Reddito minimo garantito per tutti coloro a cui non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere...
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A ormai due mesi dalle elezioni, Lega e 5 stelle, che hanno vinto le elezioni, con i loro inutili minuetti mantengono nei fatti in carica il governo Gentiloni, che continua nelle politiche precedenti, come se nulla fosse, mentre già si profila la nascita di un governo di garanzia (per i poteri forti transnazionali) per superare l'estate.
In particolare il governo ancora in carica ha approvato quest'anno il DEF che conferma e sublima le politiche del passato, recepisce il taglio di 7 miliardi di € chiesto dalla Ue sui fondi al #Sud e prevede l’aumento dell’Iva per fine anno.
Delle promesse fatte in campagna elettorale, da Lega e 5 stelle, come la cancellazione della legge Fornero e il reddito di Cittadinanza non si ha più traccia...
Continuiamo a lavorare, come Partito del Sud e Potere al Popolo, affinché le istanze sociali richieste con forza dalla maggioranza dei cittadini, soprattutto del Sud, possano avere voce nel Paese e nel Parlamento, visto che leghisti e grillini si sono fermati solo alle promesse.
Inizieremo con l'abolizione immediata della legge Fornero e la tassa sulle grandi ricchezze, fra cui una tassazione adeguata per le multinazionali visto che attualmente pagano meno tasse del più povero dei contribuenti, per dar forza e vita ad quel Reddito minimo garantito per tutti coloro a cui non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere...
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lunedì 9 aprile 2018
RIPARTIRE DA SUD, UNA STRADA OBBLIGATA PER LE FORZE PROGRESSISTE
Di Natale Cuccurese
Come da noi ampiamente previsto e come dimostrato dal voto del 4 marzo, il Sud ha reagito un voto di protesta che ha pochi eguali nella storia unitaria.
D'altra parte ormai la situazione nel Mezzogiorno è quasi apocalittica se consideriamo che il Sud è afflitto da bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al nord, alta disoccupazione ( maggiore di tre volte rispetto al Nord), disoccupazione giovanile al record europeo in Calabria (58,7%), record europeo di Neet ( tre milioni e mezzo di giovani che non studiano più e non lavorano), povertà assoluta al 10% della popolazione più un 40% in povertà relativa, emigrazione verso il nord e l’estero a livelli record, problematiche ambientali e sanitarie, evasione scolastica vicina al 20%, ben 6 punti sopra la media nazionale, il doppio di quella europea, un sistema universitario messo alle strette per effetto di criteri "folli" nella ripartizione dei fondi che premiano le Università del nord, i comuni prossimi al default grazie alle folli politiche del pareggio di bilancio con conseguenti politiche socio-sanitarie quasi azzerate e trasporti locali ai minimi storici, un'aspettativa di vita più bassa di 5 anni rispetto alla media nazionale, natalità in forte calo causa emigrazione giovanile e si potrebbe ancora continuare a lungo ...
Peccato che a sinistra, malgrado gli allarmi da noi ripetutamente lanciati quasi nessuno è stato in grado di prevedere, o capire, o sia stato minimamente interessato ad intercettare il malcontento evidente. Un risultato che a noi appariva ovvio e scontato visto che il Sud già da un anni, grazie anche alle ultime politiche governative, provocatorie, quasi “coloniali”, aveva raggiunto l’apice del malcontento ed era ormai una polveriera pronta ad esplodere.
Un malcontento che si è dapprima espresso con una partecipazione compatta al referendum costituzionale del 4 dicembre, con il NO ad oltre il 70% medio regionale, per poi esplodere nel voto di protesta verso formazioni alternative, presentate dai media come antisistemiche.
In altre parole è riesplosa con forza una "Nuova Questione Meridionale", come da punto 14 del programma di Potere al Popolo, unica lista presente alle elezioni con proposte concrete e soluzioni per arginare la situazione disastrosa in atto al Sud.
Questo per rimarcare ancora come poco o nulla in realtà importi alla politica italiana di qualsiasi colore e tendenza del Mezzogiorno e del destino dei suoi abitanti. Spesso discriminati da politicanti e media o trattati con bonaria sufficienza. Ma si sa, i meridionali si lamentano sempre…
Tutto era già scritto nella realtà dei fatti, certificata da freddi grafici e brutali statistiche, bastava fare lo sforzo di leggerle, ma nemmeno quello si è voluto fare. Solo disinteresse e fastidio, anche di gran parte dell’attuale sinistra, forse compromessa da anni di frequentazioni di "salotti buoni"...
Giunti quasi al punto di non ritorno, della situazione drammatica del Mezzogiorno, inizia ad occuparsene, finalmente, anche il Corriere della Sera ove il 9 Aprile si legge, ad opera di F. Fubini:
"Il Mezzogiorno sta vivendo una ripresa, un po’ più lenta rispetto al resto del Paese, dove a sua volta è più lenta rispetto al resto d’Europa. Vanta alcuni distretti competitivi, segnala Intesa Sanpaolo, come la meccatronica e l’agroalimentare in Puglia o la mozzarella di bufala campana. Ma niente di tutto questo cambia il quadro di fondo: gli anni dell’euro al Sud hanno coinciso con una catastrofe economica con pochi paragoni nella storia europea.
Dall’inizio del secolo il Meridione è rimasto indietro rapidamente: in termini di reddito lordo, ha perso un terzo sulla media dell’Unione europea, il 30% sulla Germania, il 27% sull’area euro e circa il 40% sulla Spagna; l’arretramento sul centro-nord dell’Italia è stato di oltre dieci punti, persino sulla Grecia di cinque (i dati sono basati su stime della Svimez). In tutta Europa solamente in Campania, Calabria e Sicilia metà della popolazione o oltre viene considerata da Eurostat a rischio di povertà e di esclusione sociale. La stessa agenzia europea mostra che, stimando il reddito per abitante in proporzione al costo della vita, il Mezzogiorno ormai viaggia al livello della Lettonia, più indietro della Lituania e dell’Ungheria, quando ventanni fa era molto più avanti. Nel 2015 circa quattro abitanti del Sud su dieci non avevano mai usato Internet, sempre secondo Eurostat, valori registrati solo in una singola regione greca e in parti della Romania. Criticare e ancor meno deridere non avrebbe senso. Per motivi che hanno poco a che fare con Bruxelles o Francoforte, l’esperienza del Mezzogiorno nell’euro finora è stata un drammatico fallimento ma adesso il tempo stringe: dall’inizio del secolo quest’area ha visto emigrare un decimo dei suoi abitanti, i più dinamici e istruiti. E provateci voi a vendere una casa, quando tanta gente vuole andarsene. Al Sud milioni di famiglie hanno profuso i loro risparmi in immobili che oggi hanno un valore di mercato residuale. "
A dimostrazione di quanto disinteresse ci sia verso i cittadini del Sud e le loro istanze la dichiarazione di alcuni giorni fa di Luigi Marattin deputato del PD, che afferma come la quota attuale degli investimenti al Sud sia superiore al 34%. Su questo punto però ci viene in aiuto uno studio apparso sulla Voce.info: " Ma al PD sbagliano i conti sugli investimenti al Sud", di G. Guzzi e M. Lisciandro, che confuta i dati riportati dall' On. Marattin, e che si conclude con il seguente "Verdetto : Marattin cita dati corretti ma non pertinenti a una confutazione delle dichiarazioni di Pasquale Tridico. Non solo sembra ignorare la distinzione tra risorse ordinarie e aggiuntive, ma sbaglia l’aggregato di riferimento, poiché ciò che bisogna prendere in considerazione per stabilire se lo stato rispetti la cosiddetta quota 34 (fissata oltretutto per legge dal governo di cui era consulente economico) sono solo le risorse ordinarie. La dichiarazione di Luigi Marattin è pertanto Falsa."
Detto quindi di quello che sembra, vista anche la fonte, l’ennesimo grave errore di calcolo partorito ai danni dei cittadini del Sud, bisogna capire come fare per far risalire la china al Mezzogiorno e ai suoi cittadini, non certo contro il nord, ripetiamo, ma come volano economico al fine di far ripartire l’intero paese anche in termini di PIL.
Proviamo a tracciare solo tre proposte di “primo intervento”, che soprattutto in campo progressista sarebbe meglio trovassero sponda, vista la situazione comatosa della sinistra italiana; eccone alcune:
1) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio imposto dall’Europa a trazione tedesca, al fine di far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione.
2) Politiche di innovazione che guardino al Sud. Industria 4.0 è una seria opportunità per le sole regioni del Centro-Nord (come sempre), ma non c’è traccia del Mezzogiorno. Senza correzioni si corre il rischio che la incombente rivoluzione tecnologica generi un ulteriore aumento del divario nord-sud ed un ulteriore impoverimento del Mezzogiorno
3) Riequilibrio Nord-Sud. Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 20% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi.
La nostra proposta, espressa nel libro “Con il Sud si riparte”, prevede la clausola 1 metro x 1 metro.
In altre parole se lo Stato investe in un metro di strada, ferrovia, aeroporto, ospedale, scuola, asilo e cosi via al Nord, lo stesso deve fare anche al Sud, congelando così, almeno in questa prima fase, la situazione all’attuale diversità di sviluppo infrastrutturale e non permettendo così una ulteriore differenziazione a scapito del Sud.
Già questo sarebbe un vantaggio per il Sud, un grosso passo in avanti rispetto alla situazione attuale a dimostrazione di come la situazione sia deteriorata.
In alternativa si riparta almeno dalla clausola Ciampi: 45% di investimenti in conto capitale destinati al sud e da una seria riflessione sul ruolo di cassa depositi e prestiti.
Vedremo nei prossimi mesi se alla prova dei fatti le promesse più demagogiche fatte da chi ha vinto le ultime elezioni non saranno mantenute, come io credo, dove e come si andrà a ripercuotere questo sentimento di rabbia, frustrazione e rivolta che sempre più forte sale al Sud. Un sentimento che dobbiamo prepararci ad intercettare. Abbiamo davanti praterie di consenso se sapremo rispondere alle esigenze territoriali della parte più martoriata del Paese, colpita dalla crisi e dalla austerità europea.
Intanto emerge dai dati, e lo dicevamo da tempo, un paese diviso in due, soprattutto nei tassi di occupazione. E c’è pure chi cade dal pero e si chiede il perché del voto di protesta del 4 Marzo al Sud. Il Mezzogiorno non è in cerca di assistenzialismo. Semplicemente al Sud disoccupazione e precarietà sono molto più diffuse che nel resto d'Italia, grazie soprattutto alle politiche governative degli ultimi 25 anni, e il reddito non basta per vivere con dignità. Il rilancio del Paese passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud.
Che il Mezzogiorno fosse da tempo una "polveriera" e che avrebbe giustamente reagito allo stato attuale delle cose l'abbiamo sostenuto più volte e con forza negli ultimi mesi. Peccato che a a sinistra i temi Sud non siano stati sempre messi bene a fuoco e tenuti in maggiore evidenza in campagna elettorale, anche per non lasciare mano libera a qualunquisti e destra. Ora che se ne paga il giusto scotto è inutile lamentarsi. Bisogna concentrarsi su questo dato e da qui ripartire per capire come la sinistra può intercettare questo malcontento e questa richiesta di maggiore attenzione ed equità che giunge forte dai territori. Lavoriamo a questo da subito con chi a sinistra lo vuole o riesce a capire...
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Come da noi ampiamente previsto e come dimostrato dal voto del 4 marzo, il Sud ha reagito un voto di protesta che ha pochi eguali nella storia unitaria.
D'altra parte ormai la situazione nel Mezzogiorno è quasi apocalittica se consideriamo che il Sud è afflitto da bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al nord, alta disoccupazione ( maggiore di tre volte rispetto al Nord), disoccupazione giovanile al record europeo in Calabria (58,7%), record europeo di Neet ( tre milioni e mezzo di giovani che non studiano più e non lavorano), povertà assoluta al 10% della popolazione più un 40% in povertà relativa, emigrazione verso il nord e l’estero a livelli record, problematiche ambientali e sanitarie, evasione scolastica vicina al 20%, ben 6 punti sopra la media nazionale, il doppio di quella europea, un sistema universitario messo alle strette per effetto di criteri "folli" nella ripartizione dei fondi che premiano le Università del nord, i comuni prossimi al default grazie alle folli politiche del pareggio di bilancio con conseguenti politiche socio-sanitarie quasi azzerate e trasporti locali ai minimi storici, un'aspettativa di vita più bassa di 5 anni rispetto alla media nazionale, natalità in forte calo causa emigrazione giovanile e si potrebbe ancora continuare a lungo ...
Peccato che a sinistra, malgrado gli allarmi da noi ripetutamente lanciati quasi nessuno è stato in grado di prevedere, o capire, o sia stato minimamente interessato ad intercettare il malcontento evidente. Un risultato che a noi appariva ovvio e scontato visto che il Sud già da un anni, grazie anche alle ultime politiche governative, provocatorie, quasi “coloniali”, aveva raggiunto l’apice del malcontento ed era ormai una polveriera pronta ad esplodere.
Un malcontento che si è dapprima espresso con una partecipazione compatta al referendum costituzionale del 4 dicembre, con il NO ad oltre il 70% medio regionale, per poi esplodere nel voto di protesta verso formazioni alternative, presentate dai media come antisistemiche.
In altre parole è riesplosa con forza una "Nuova Questione Meridionale", come da punto 14 del programma di Potere al Popolo, unica lista presente alle elezioni con proposte concrete e soluzioni per arginare la situazione disastrosa in atto al Sud.
Questo per rimarcare ancora come poco o nulla in realtà importi alla politica italiana di qualsiasi colore e tendenza del Mezzogiorno e del destino dei suoi abitanti. Spesso discriminati da politicanti e media o trattati con bonaria sufficienza. Ma si sa, i meridionali si lamentano sempre…
Tutto era già scritto nella realtà dei fatti, certificata da freddi grafici e brutali statistiche, bastava fare lo sforzo di leggerle, ma nemmeno quello si è voluto fare. Solo disinteresse e fastidio, anche di gran parte dell’attuale sinistra, forse compromessa da anni di frequentazioni di "salotti buoni"...
Giunti quasi al punto di non ritorno, della situazione drammatica del Mezzogiorno, inizia ad occuparsene, finalmente, anche il Corriere della Sera ove il 9 Aprile si legge, ad opera di F. Fubini:
"Il Mezzogiorno sta vivendo una ripresa, un po’ più lenta rispetto al resto del Paese, dove a sua volta è più lenta rispetto al resto d’Europa. Vanta alcuni distretti competitivi, segnala Intesa Sanpaolo, come la meccatronica e l’agroalimentare in Puglia o la mozzarella di bufala campana. Ma niente di tutto questo cambia il quadro di fondo: gli anni dell’euro al Sud hanno coinciso con una catastrofe economica con pochi paragoni nella storia europea.
Dall’inizio del secolo il Meridione è rimasto indietro rapidamente: in termini di reddito lordo, ha perso un terzo sulla media dell’Unione europea, il 30% sulla Germania, il 27% sull’area euro e circa il 40% sulla Spagna; l’arretramento sul centro-nord dell’Italia è stato di oltre dieci punti, persino sulla Grecia di cinque (i dati sono basati su stime della Svimez). In tutta Europa solamente in Campania, Calabria e Sicilia metà della popolazione o oltre viene considerata da Eurostat a rischio di povertà e di esclusione sociale. La stessa agenzia europea mostra che, stimando il reddito per abitante in proporzione al costo della vita, il Mezzogiorno ormai viaggia al livello della Lettonia, più indietro della Lituania e dell’Ungheria, quando ventanni fa era molto più avanti. Nel 2015 circa quattro abitanti del Sud su dieci non avevano mai usato Internet, sempre secondo Eurostat, valori registrati solo in una singola regione greca e in parti della Romania. Criticare e ancor meno deridere non avrebbe senso. Per motivi che hanno poco a che fare con Bruxelles o Francoforte, l’esperienza del Mezzogiorno nell’euro finora è stata un drammatico fallimento ma adesso il tempo stringe: dall’inizio del secolo quest’area ha visto emigrare un decimo dei suoi abitanti, i più dinamici e istruiti. E provateci voi a vendere una casa, quando tanta gente vuole andarsene. Al Sud milioni di famiglie hanno profuso i loro risparmi in immobili che oggi hanno un valore di mercato residuale. "
A dimostrazione di quanto disinteresse ci sia verso i cittadini del Sud e le loro istanze la dichiarazione di alcuni giorni fa di Luigi Marattin deputato del PD, che afferma come la quota attuale degli investimenti al Sud sia superiore al 34%. Su questo punto però ci viene in aiuto uno studio apparso sulla Voce.info: " Ma al PD sbagliano i conti sugli investimenti al Sud", di G. Guzzi e M. Lisciandro, che confuta i dati riportati dall' On. Marattin, e che si conclude con il seguente "Verdetto : Marattin cita dati corretti ma non pertinenti a una confutazione delle dichiarazioni di Pasquale Tridico. Non solo sembra ignorare la distinzione tra risorse ordinarie e aggiuntive, ma sbaglia l’aggregato di riferimento, poiché ciò che bisogna prendere in considerazione per stabilire se lo stato rispetti la cosiddetta quota 34 (fissata oltretutto per legge dal governo di cui era consulente economico) sono solo le risorse ordinarie. La dichiarazione di Luigi Marattin è pertanto Falsa."
Detto quindi di quello che sembra, vista anche la fonte, l’ennesimo grave errore di calcolo partorito ai danni dei cittadini del Sud, bisogna capire come fare per far risalire la china al Mezzogiorno e ai suoi cittadini, non certo contro il nord, ripetiamo, ma come volano economico al fine di far ripartire l’intero paese anche in termini di PIL.
Proviamo a tracciare solo tre proposte di “primo intervento”, che soprattutto in campo progressista sarebbe meglio trovassero sponda, vista la situazione comatosa della sinistra italiana; eccone alcune:
1) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio imposto dall’Europa a trazione tedesca, al fine di far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione.
2) Politiche di innovazione che guardino al Sud. Industria 4.0 è una seria opportunità per le sole regioni del Centro-Nord (come sempre), ma non c’è traccia del Mezzogiorno. Senza correzioni si corre il rischio che la incombente rivoluzione tecnologica generi un ulteriore aumento del divario nord-sud ed un ulteriore impoverimento del Mezzogiorno
3) Riequilibrio Nord-Sud. Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 20% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi.
La nostra proposta, espressa nel libro “Con il Sud si riparte”, prevede la clausola 1 metro x 1 metro.
In altre parole se lo Stato investe in un metro di strada, ferrovia, aeroporto, ospedale, scuola, asilo e cosi via al Nord, lo stesso deve fare anche al Sud, congelando così, almeno in questa prima fase, la situazione all’attuale diversità di sviluppo infrastrutturale e non permettendo così una ulteriore differenziazione a scapito del Sud.
Già questo sarebbe un vantaggio per il Sud, un grosso passo in avanti rispetto alla situazione attuale a dimostrazione di come la situazione sia deteriorata.
In alternativa si riparta almeno dalla clausola Ciampi: 45% di investimenti in conto capitale destinati al sud e da una seria riflessione sul ruolo di cassa depositi e prestiti.
Vedremo nei prossimi mesi se alla prova dei fatti le promesse più demagogiche fatte da chi ha vinto le ultime elezioni non saranno mantenute, come io credo, dove e come si andrà a ripercuotere questo sentimento di rabbia, frustrazione e rivolta che sempre più forte sale al Sud. Un sentimento che dobbiamo prepararci ad intercettare. Abbiamo davanti praterie di consenso se sapremo rispondere alle esigenze territoriali della parte più martoriata del Paese, colpita dalla crisi e dalla austerità europea.
Intanto emerge dai dati, e lo dicevamo da tempo, un paese diviso in due, soprattutto nei tassi di occupazione. E c’è pure chi cade dal pero e si chiede il perché del voto di protesta del 4 Marzo al Sud. Il Mezzogiorno non è in cerca di assistenzialismo. Semplicemente al Sud disoccupazione e precarietà sono molto più diffuse che nel resto d'Italia, grazie soprattutto alle politiche governative degli ultimi 25 anni, e il reddito non basta per vivere con dignità. Il rilancio del Paese passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud.
Che il Mezzogiorno fosse da tempo una "polveriera" e che avrebbe giustamente reagito allo stato attuale delle cose l'abbiamo sostenuto più volte e con forza negli ultimi mesi. Peccato che a a sinistra i temi Sud non siano stati sempre messi bene a fuoco e tenuti in maggiore evidenza in campagna elettorale, anche per non lasciare mano libera a qualunquisti e destra. Ora che se ne paga il giusto scotto è inutile lamentarsi. Bisogna concentrarsi su questo dato e da qui ripartire per capire come la sinistra può intercettare questo malcontento e questa richiesta di maggiore attenzione ed equità che giunge forte dai territori. Lavoriamo a questo da subito con chi a sinistra lo vuole o riesce a capire...
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Di Natale Cuccurese
Come da noi ampiamente previsto e come dimostrato dal voto del 4 marzo, il Sud ha reagito un voto di protesta che ha pochi eguali nella storia unitaria.
D'altra parte ormai la situazione nel Mezzogiorno è quasi apocalittica se consideriamo che il Sud è afflitto da bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al nord, alta disoccupazione ( maggiore di tre volte rispetto al Nord), disoccupazione giovanile al record europeo in Calabria (58,7%), record europeo di Neet ( tre milioni e mezzo di giovani che non studiano più e non lavorano), povertà assoluta al 10% della popolazione più un 40% in povertà relativa, emigrazione verso il nord e l’estero a livelli record, problematiche ambientali e sanitarie, evasione scolastica vicina al 20%, ben 6 punti sopra la media nazionale, il doppio di quella europea, un sistema universitario messo alle strette per effetto di criteri "folli" nella ripartizione dei fondi che premiano le Università del nord, i comuni prossimi al default grazie alle folli politiche del pareggio di bilancio con conseguenti politiche socio-sanitarie quasi azzerate e trasporti locali ai minimi storici, un'aspettativa di vita più bassa di 5 anni rispetto alla media nazionale, natalità in forte calo causa emigrazione giovanile e si potrebbe ancora continuare a lungo ...
Peccato che a sinistra, malgrado gli allarmi da noi ripetutamente lanciati quasi nessuno è stato in grado di prevedere, o capire, o sia stato minimamente interessato ad intercettare il malcontento evidente. Un risultato che a noi appariva ovvio e scontato visto che il Sud già da un anni, grazie anche alle ultime politiche governative, provocatorie, quasi “coloniali”, aveva raggiunto l’apice del malcontento ed era ormai una polveriera pronta ad esplodere.
Un malcontento che si è dapprima espresso con una partecipazione compatta al referendum costituzionale del 4 dicembre, con il NO ad oltre il 70% medio regionale, per poi esplodere nel voto di protesta verso formazioni alternative, presentate dai media come antisistemiche.
In altre parole è riesplosa con forza una "Nuova Questione Meridionale", come da punto 14 del programma di Potere al Popolo, unica lista presente alle elezioni con proposte concrete e soluzioni per arginare la situazione disastrosa in atto al Sud.
Questo per rimarcare ancora come poco o nulla in realtà importi alla politica italiana di qualsiasi colore e tendenza del Mezzogiorno e del destino dei suoi abitanti. Spesso discriminati da politicanti e media o trattati con bonaria sufficienza. Ma si sa, i meridionali si lamentano sempre…
Tutto era già scritto nella realtà dei fatti, certificata da freddi grafici e brutali statistiche, bastava fare lo sforzo di leggerle, ma nemmeno quello si è voluto fare. Solo disinteresse e fastidio, anche di gran parte dell’attuale sinistra, forse compromessa da anni di frequentazioni di "salotti buoni"...
Giunti quasi al punto di non ritorno, della situazione drammatica del Mezzogiorno, inizia ad occuparsene, finalmente, anche il Corriere della Sera ove il 9 Aprile si legge, ad opera di F. Fubini:
"Il Mezzogiorno sta vivendo una ripresa, un po’ più lenta rispetto al resto del Paese, dove a sua volta è più lenta rispetto al resto d’Europa. Vanta alcuni distretti competitivi, segnala Intesa Sanpaolo, come la meccatronica e l’agroalimentare in Puglia o la mozzarella di bufala campana. Ma niente di tutto questo cambia il quadro di fondo: gli anni dell’euro al Sud hanno coinciso con una catastrofe economica con pochi paragoni nella storia europea.
Dall’inizio del secolo il Meridione è rimasto indietro rapidamente: in termini di reddito lordo, ha perso un terzo sulla media dell’Unione europea, il 30% sulla Germania, il 27% sull’area euro e circa il 40% sulla Spagna; l’arretramento sul centro-nord dell’Italia è stato di oltre dieci punti, persino sulla Grecia di cinque (i dati sono basati su stime della Svimez). In tutta Europa solamente in Campania, Calabria e Sicilia metà della popolazione o oltre viene considerata da Eurostat a rischio di povertà e di esclusione sociale. La stessa agenzia europea mostra che, stimando il reddito per abitante in proporzione al costo della vita, il Mezzogiorno ormai viaggia al livello della Lettonia, più indietro della Lituania e dell’Ungheria, quando ventanni fa era molto più avanti. Nel 2015 circa quattro abitanti del Sud su dieci non avevano mai usato Internet, sempre secondo Eurostat, valori registrati solo in una singola regione greca e in parti della Romania. Criticare e ancor meno deridere non avrebbe senso. Per motivi che hanno poco a che fare con Bruxelles o Francoforte, l’esperienza del Mezzogiorno nell’euro finora è stata un drammatico fallimento ma adesso il tempo stringe: dall’inizio del secolo quest’area ha visto emigrare un decimo dei suoi abitanti, i più dinamici e istruiti. E provateci voi a vendere una casa, quando tanta gente vuole andarsene. Al Sud milioni di famiglie hanno profuso i loro risparmi in immobili che oggi hanno un valore di mercato residuale. "
A dimostrazione di quanto disinteresse ci sia verso i cittadini del Sud e le loro istanze la dichiarazione di alcuni giorni fa di Luigi Marattin deputato del PD, che afferma come la quota attuale degli investimenti al Sud sia superiore al 34%. Su questo punto però ci viene in aiuto uno studio apparso sulla Voce.info: " Ma al PD sbagliano i conti sugli investimenti al Sud", di G. Guzzi e M. Lisciandro, che confuta i dati riportati dall' On. Marattin, e che si conclude con il seguente "Verdetto : Marattin cita dati corretti ma non pertinenti a una confutazione delle dichiarazioni di Pasquale Tridico. Non solo sembra ignorare la distinzione tra risorse ordinarie e aggiuntive, ma sbaglia l’aggregato di riferimento, poiché ciò che bisogna prendere in considerazione per stabilire se lo stato rispetti la cosiddetta quota 34 (fissata oltretutto per legge dal governo di cui era consulente economico) sono solo le risorse ordinarie. La dichiarazione di Luigi Marattin è pertanto Falsa."
Detto quindi di quello che sembra, vista anche la fonte, l’ennesimo grave errore di calcolo partorito ai danni dei cittadini del Sud, bisogna capire come fare per far risalire la china al Mezzogiorno e ai suoi cittadini, non certo contro il nord, ripetiamo, ma come volano economico al fine di far ripartire l’intero paese anche in termini di PIL.
Proviamo a tracciare solo tre proposte di “primo intervento”, che soprattutto in campo progressista sarebbe meglio trovassero sponda, vista la situazione comatosa della sinistra italiana; eccone alcune:
1) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio imposto dall’Europa a trazione tedesca, al fine di far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione.
2) Politiche di innovazione che guardino al Sud. Industria 4.0 è una seria opportunità per le sole regioni del Centro-Nord (come sempre), ma non c’è traccia del Mezzogiorno. Senza correzioni si corre il rischio che la incombente rivoluzione tecnologica generi un ulteriore aumento del divario nord-sud ed un ulteriore impoverimento del Mezzogiorno
3) Riequilibrio Nord-Sud. Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 20% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi.
La nostra proposta, espressa nel libro “Con il Sud si riparte”, prevede la clausola 1 metro x 1 metro.
In altre parole se lo Stato investe in un metro di strada, ferrovia, aeroporto, ospedale, scuola, asilo e cosi via al Nord, lo stesso deve fare anche al Sud, congelando così, almeno in questa prima fase, la situazione all’attuale diversità di sviluppo infrastrutturale e non permettendo così una ulteriore differenziazione a scapito del Sud.
Già questo sarebbe un vantaggio per il Sud, un grosso passo in avanti rispetto alla situazione attuale a dimostrazione di come la situazione sia deteriorata.
In alternativa si riparta almeno dalla clausola Ciampi: 45% di investimenti in conto capitale destinati al sud e da una seria riflessione sul ruolo di cassa depositi e prestiti.
Vedremo nei prossimi mesi se alla prova dei fatti le promesse più demagogiche fatte da chi ha vinto le ultime elezioni non saranno mantenute, come io credo, dove e come si andrà a ripercuotere questo sentimento di rabbia, frustrazione e rivolta che sempre più forte sale al Sud. Un sentimento che dobbiamo prepararci ad intercettare. Abbiamo davanti praterie di consenso se sapremo rispondere alle esigenze territoriali della parte più martoriata del Paese, colpita dalla crisi e dalla austerità europea.
Intanto emerge dai dati, e lo dicevamo da tempo, un paese diviso in due, soprattutto nei tassi di occupazione. E c’è pure chi cade dal pero e si chiede il perché del voto di protesta del 4 Marzo al Sud. Il Mezzogiorno non è in cerca di assistenzialismo. Semplicemente al Sud disoccupazione e precarietà sono molto più diffuse che nel resto d'Italia, grazie soprattutto alle politiche governative degli ultimi 25 anni, e il reddito non basta per vivere con dignità. Il rilancio del Paese passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud.
Che il Mezzogiorno fosse da tempo una "polveriera" e che avrebbe giustamente reagito allo stato attuale delle cose l'abbiamo sostenuto più volte e con forza negli ultimi mesi. Peccato che a a sinistra i temi Sud non siano stati sempre messi bene a fuoco e tenuti in maggiore evidenza in campagna elettorale, anche per non lasciare mano libera a qualunquisti e destra. Ora che se ne paga il giusto scotto è inutile lamentarsi. Bisogna concentrarsi su questo dato e da qui ripartire per capire come la sinistra può intercettare questo malcontento e questa richiesta di maggiore attenzione ed equità che giunge forte dai territori. Lavoriamo a questo da subito con chi a sinistra lo vuole o riesce a capire...
.
Come da noi ampiamente previsto e come dimostrato dal voto del 4 marzo, il Sud ha reagito un voto di protesta che ha pochi eguali nella storia unitaria.
D'altra parte ormai la situazione nel Mezzogiorno è quasi apocalittica se consideriamo che il Sud è afflitto da bassi livelli d’investimenti e scarsità di infrastrutture rispetto al nord, alta disoccupazione ( maggiore di tre volte rispetto al Nord), disoccupazione giovanile al record europeo in Calabria (58,7%), record europeo di Neet ( tre milioni e mezzo di giovani che non studiano più e non lavorano), povertà assoluta al 10% della popolazione più un 40% in povertà relativa, emigrazione verso il nord e l’estero a livelli record, problematiche ambientali e sanitarie, evasione scolastica vicina al 20%, ben 6 punti sopra la media nazionale, il doppio di quella europea, un sistema universitario messo alle strette per effetto di criteri "folli" nella ripartizione dei fondi che premiano le Università del nord, i comuni prossimi al default grazie alle folli politiche del pareggio di bilancio con conseguenti politiche socio-sanitarie quasi azzerate e trasporti locali ai minimi storici, un'aspettativa di vita più bassa di 5 anni rispetto alla media nazionale, natalità in forte calo causa emigrazione giovanile e si potrebbe ancora continuare a lungo ...
Peccato che a sinistra, malgrado gli allarmi da noi ripetutamente lanciati quasi nessuno è stato in grado di prevedere, o capire, o sia stato minimamente interessato ad intercettare il malcontento evidente. Un risultato che a noi appariva ovvio e scontato visto che il Sud già da un anni, grazie anche alle ultime politiche governative, provocatorie, quasi “coloniali”, aveva raggiunto l’apice del malcontento ed era ormai una polveriera pronta ad esplodere.
Un malcontento che si è dapprima espresso con una partecipazione compatta al referendum costituzionale del 4 dicembre, con il NO ad oltre il 70% medio regionale, per poi esplodere nel voto di protesta verso formazioni alternative, presentate dai media come antisistemiche.
In altre parole è riesplosa con forza una "Nuova Questione Meridionale", come da punto 14 del programma di Potere al Popolo, unica lista presente alle elezioni con proposte concrete e soluzioni per arginare la situazione disastrosa in atto al Sud.
Questo per rimarcare ancora come poco o nulla in realtà importi alla politica italiana di qualsiasi colore e tendenza del Mezzogiorno e del destino dei suoi abitanti. Spesso discriminati da politicanti e media o trattati con bonaria sufficienza. Ma si sa, i meridionali si lamentano sempre…
Tutto era già scritto nella realtà dei fatti, certificata da freddi grafici e brutali statistiche, bastava fare lo sforzo di leggerle, ma nemmeno quello si è voluto fare. Solo disinteresse e fastidio, anche di gran parte dell’attuale sinistra, forse compromessa da anni di frequentazioni di "salotti buoni"...
Giunti quasi al punto di non ritorno, della situazione drammatica del Mezzogiorno, inizia ad occuparsene, finalmente, anche il Corriere della Sera ove il 9 Aprile si legge, ad opera di F. Fubini:
"Il Mezzogiorno sta vivendo una ripresa, un po’ più lenta rispetto al resto del Paese, dove a sua volta è più lenta rispetto al resto d’Europa. Vanta alcuni distretti competitivi, segnala Intesa Sanpaolo, come la meccatronica e l’agroalimentare in Puglia o la mozzarella di bufala campana. Ma niente di tutto questo cambia il quadro di fondo: gli anni dell’euro al Sud hanno coinciso con una catastrofe economica con pochi paragoni nella storia europea.
Dall’inizio del secolo il Meridione è rimasto indietro rapidamente: in termini di reddito lordo, ha perso un terzo sulla media dell’Unione europea, il 30% sulla Germania, il 27% sull’area euro e circa il 40% sulla Spagna; l’arretramento sul centro-nord dell’Italia è stato di oltre dieci punti, persino sulla Grecia di cinque (i dati sono basati su stime della Svimez). In tutta Europa solamente in Campania, Calabria e Sicilia metà della popolazione o oltre viene considerata da Eurostat a rischio di povertà e di esclusione sociale. La stessa agenzia europea mostra che, stimando il reddito per abitante in proporzione al costo della vita, il Mezzogiorno ormai viaggia al livello della Lettonia, più indietro della Lituania e dell’Ungheria, quando ventanni fa era molto più avanti. Nel 2015 circa quattro abitanti del Sud su dieci non avevano mai usato Internet, sempre secondo Eurostat, valori registrati solo in una singola regione greca e in parti della Romania. Criticare e ancor meno deridere non avrebbe senso. Per motivi che hanno poco a che fare con Bruxelles o Francoforte, l’esperienza del Mezzogiorno nell’euro finora è stata un drammatico fallimento ma adesso il tempo stringe: dall’inizio del secolo quest’area ha visto emigrare un decimo dei suoi abitanti, i più dinamici e istruiti. E provateci voi a vendere una casa, quando tanta gente vuole andarsene. Al Sud milioni di famiglie hanno profuso i loro risparmi in immobili che oggi hanno un valore di mercato residuale. "
A dimostrazione di quanto disinteresse ci sia verso i cittadini del Sud e le loro istanze la dichiarazione di alcuni giorni fa di Luigi Marattin deputato del PD, che afferma come la quota attuale degli investimenti al Sud sia superiore al 34%. Su questo punto però ci viene in aiuto uno studio apparso sulla Voce.info: " Ma al PD sbagliano i conti sugli investimenti al Sud", di G. Guzzi e M. Lisciandro, che confuta i dati riportati dall' On. Marattin, e che si conclude con il seguente "Verdetto : Marattin cita dati corretti ma non pertinenti a una confutazione delle dichiarazioni di Pasquale Tridico. Non solo sembra ignorare la distinzione tra risorse ordinarie e aggiuntive, ma sbaglia l’aggregato di riferimento, poiché ciò che bisogna prendere in considerazione per stabilire se lo stato rispetti la cosiddetta quota 34 (fissata oltretutto per legge dal governo di cui era consulente economico) sono solo le risorse ordinarie. La dichiarazione di Luigi Marattin è pertanto Falsa."
Detto quindi di quello che sembra, vista anche la fonte, l’ennesimo grave errore di calcolo partorito ai danni dei cittadini del Sud, bisogna capire come fare per far risalire la china al Mezzogiorno e ai suoi cittadini, non certo contro il nord, ripetiamo, ma come volano economico al fine di far ripartire l’intero paese anche in termini di PIL.
Proviamo a tracciare solo tre proposte di “primo intervento”, che soprattutto in campo progressista sarebbe meglio trovassero sponda, vista la situazione comatosa della sinistra italiana; eccone alcune:
1) Interventi pubblici in deroga al pareggio di bilancio imposto dall’Europa a trazione tedesca, al fine di far ripartire l’occupazione, arginare povertà ed emigrazione.
2) Politiche di innovazione che guardino al Sud. Industria 4.0 è una seria opportunità per le sole regioni del Centro-Nord (come sempre), ma non c’è traccia del Mezzogiorno. Senza correzioni si corre il rischio che la incombente rivoluzione tecnologica generi un ulteriore aumento del divario nord-sud ed un ulteriore impoverimento del Mezzogiorno
3) Riequilibrio Nord-Sud. Nel Mezzogiorno vive il 34 % della popolazione a cui viene destinato il 20% circa di risorse, compresi i fondi europei che hanno smesso di essere aggiuntivi.
La nostra proposta, espressa nel libro “Con il Sud si riparte”, prevede la clausola 1 metro x 1 metro.
In altre parole se lo Stato investe in un metro di strada, ferrovia, aeroporto, ospedale, scuola, asilo e cosi via al Nord, lo stesso deve fare anche al Sud, congelando così, almeno in questa prima fase, la situazione all’attuale diversità di sviluppo infrastrutturale e non permettendo così una ulteriore differenziazione a scapito del Sud.
Già questo sarebbe un vantaggio per il Sud, un grosso passo in avanti rispetto alla situazione attuale a dimostrazione di come la situazione sia deteriorata.
In alternativa si riparta almeno dalla clausola Ciampi: 45% di investimenti in conto capitale destinati al sud e da una seria riflessione sul ruolo di cassa depositi e prestiti.
Vedremo nei prossimi mesi se alla prova dei fatti le promesse più demagogiche fatte da chi ha vinto le ultime elezioni non saranno mantenute, come io credo, dove e come si andrà a ripercuotere questo sentimento di rabbia, frustrazione e rivolta che sempre più forte sale al Sud. Un sentimento che dobbiamo prepararci ad intercettare. Abbiamo davanti praterie di consenso se sapremo rispondere alle esigenze territoriali della parte più martoriata del Paese, colpita dalla crisi e dalla austerità europea.
Intanto emerge dai dati, e lo dicevamo da tempo, un paese diviso in due, soprattutto nei tassi di occupazione. E c’è pure chi cade dal pero e si chiede il perché del voto di protesta del 4 Marzo al Sud. Il Mezzogiorno non è in cerca di assistenzialismo. Semplicemente al Sud disoccupazione e precarietà sono molto più diffuse che nel resto d'Italia, grazie soprattutto alle politiche governative degli ultimi 25 anni, e il reddito non basta per vivere con dignità. Il rilancio del Paese passa obbligatoriamente dal rilancio del Sud.
Che il Mezzogiorno fosse da tempo una "polveriera" e che avrebbe giustamente reagito allo stato attuale delle cose l'abbiamo sostenuto più volte e con forza negli ultimi mesi. Peccato che a a sinistra i temi Sud non siano stati sempre messi bene a fuoco e tenuti in maggiore evidenza in campagna elettorale, anche per non lasciare mano libera a qualunquisti e destra. Ora che se ne paga il giusto scotto è inutile lamentarsi. Bisogna concentrarsi su questo dato e da qui ripartire per capire come la sinistra può intercettare questo malcontento e questa richiesta di maggiore attenzione ed equità che giunge forte dai territori. Lavoriamo a questo da subito con chi a sinistra lo vuole o riesce a capire...
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lunedì 7 dicembre 2015
Dirigenti ADI del PdelSUD informano: Premio Compasso d'Oro ad un campano..
Riceviamo comunicazione da nostri dirigenti del Partito del Sud che ricoprono ruoli direttivi nell'ADI (Associazione Disegno Industriale) che :
Michele Cuomo ha vinto il Compasso d’Oro International Award con la pasta "Canna di Fucile 2011" del Pastificio f.lli Setaro.
Lo straordinario riconoscimento premia un progetto legato alle manifatture storiche e all’innovazione tecnologica.
Complimenti vivissimi a Michele e un segnale di fiducia per tutti gli operatori del design regionale.
ADI Campania
lieti che un campano, figlio del Sud e quindi della nostra terra, possa fregiarsi d'un riconoscimento così prestigioso di caratura internazionale.
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Riceviamo comunicazione da nostri dirigenti del Partito del Sud che ricoprono ruoli direttivi nell'ADI (Associazione Disegno Industriale) che :
Michele Cuomo ha vinto il Compasso d’Oro International Award con la pasta "Canna di Fucile 2011" del Pastificio f.lli Setaro.
Lo straordinario riconoscimento premia un progetto legato alle manifatture storiche e all’innovazione tecnologica.
Complimenti vivissimi a Michele e un segnale di fiducia per tutti gli operatori del design regionale.
ADI Campania
lieti che un campano, figlio del Sud e quindi della nostra terra, possa fregiarsi d'un riconoscimento così prestigioso di caratura internazionale.
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mercoledì 11 novembre 2015
100 Milioni UNESCO a Napoli per il centro storico, ecco lo stato dell’arte dei progetti
In un articolo di un quotidiano nazionale si parla di fondi Unesco destinati al centro storico persi dalla Città di Napoli. L’assegnazione dei fondi risale più o meno al 2012, quindi questo vuol dire che sono passati poco più di due anni da quando si è iniziato a lavorare a questo progetto. Bisognerebbe capire quanto ci mettono, purtroppo in Italia, enti investiti da finanziamenti similari a metterli in campo e a concluderli. Gli Enti coinvolti nella commissione valutativa sono circa 10. Molti di questi enti hanno diritto a parere vincolante con tutto quello che ne consegue. Ma ecco lo stato dell’arte comunicato dal comune all’8 novembre scorso:
Lavori in corso
• intervento 4-Insula del Duomo (appalto lavori)
• intervento 5-Complesso Santa Maria della Colonna (appalto misto)
• intervento 11-Complesso Santa Maria maggiore-Cappella pontaniana (appalto lavori)
• intervento 21-Cappella Pignatelli (appalto lavori)
• intervento 4-Insula del Duomo (appalto lavori)
• intervento 5-Complesso Santa Maria della Colonna (appalto misto)
• intervento 11-Complesso Santa Maria maggiore-Cappella pontaniana (appalto lavori)
• intervento 21-Cappella Pignatelli (appalto lavori)
Gare con aggiudicazione definitiva
• intervento 6-Complesso dei Girolamini (appalto integrato) – aggiudicazione efficace, necessaria presa d’atto (verifiche art. 38 valide scadenza 5 dicembre);
• intervento 8-Complesso San Paolo maggiore (appalto misto) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula convenzione e contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 9-Complesso San Gregorio Armeno ex Asilo Filangieri (appalto servizi architettura e ingegneria) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 10-Complesso Santi Severino e Sossio (appalto lavori) – aggiudicazione efficace presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento perché il raggruppamento ha cambiato composizione societaria);
• intervento 14-Chiesa di San Pietro Martire (appalto misto) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 17a/b-Complesso Annunziata/Ascalesi (appalto lavori) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 23-Insula del Duomo (appalto servizi architettura e ingegneria) – aggiudicazione efficace, necessaria presa d’atto (attesa programma 100);
• intervento 26-Spazi urbani – lotto 1, 2 e 3 (appalto misto) – aggiudicazione efficace, necessaria presa d’atto.
• intervento 6-Complesso dei Girolamini (appalto integrato) – aggiudicazione efficace, necessaria presa d’atto (verifiche art. 38 valide scadenza 5 dicembre);
• intervento 8-Complesso San Paolo maggiore (appalto misto) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula convenzione e contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 9-Complesso San Gregorio Armeno ex Asilo Filangieri (appalto servizi architettura e ingegneria) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 10-Complesso Santi Severino e Sossio (appalto lavori) – aggiudicazione efficace presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento perché il raggruppamento ha cambiato composizione societaria);
• intervento 14-Chiesa di San Pietro Martire (appalto misto) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 17a/b-Complesso Annunziata/Ascalesi (appalto lavori) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 23-Insula del Duomo (appalto servizi architettura e ingegneria) – aggiudicazione efficace, necessaria presa d’atto (attesa programma 100);
• intervento 26-Spazi urbani – lotto 1, 2 e 3 (appalto misto) – aggiudicazione efficace, necessaria presa d’atto.
Gare aggiudicazione provvisoria
• intervento 3-Complesso Santa Maria della pace (appalto servizi architettura e ingegneria);
• intervento 22-Tempio della Scorziata (appalto servizi architettura e ingegneria);
• intervento 24-Complesso San Lorenzo Maggiore (appalto servizi architettura e ingegneria).
• intervento 25-Teatro antico di Neapolis (appalto lavori).
• intervento 3-Complesso Santa Maria della pace (appalto servizi architettura e ingegneria);
• intervento 22-Tempio della Scorziata (appalto servizi architettura e ingegneria);
• intervento 24-Complesso San Lorenzo Maggiore (appalto servizi architettura e ingegneria).
• intervento 25-Teatro antico di Neapolis (appalto lavori).
Offerte anomale
• intervento 2-Castel capuano (appalto integrato).
• intervento 2-Castel capuano (appalto integrato).
Gare in corso
• intervento 1-Murazione aragonese in località porta capuana (appalto misto) – all’esame della commissione
• intervento 12-Chiesa di San Pietro a Maiella (appalto integrato) – all’esame della commissione
• intervento 18 Complesso Ospedale degli incurabili (appalto misto) – all’esame della commissione
• intervento 1-Murazione aragonese in località porta capuana (appalto misto) – all’esame della commissione
• intervento 12-Chiesa di San Pietro a Maiella (appalto integrato) – all’esame della commissione
• intervento 18 Complesso Ospedale degli incurabili (appalto misto) – all’esame della commissione
Gare da bandire
• intervento 7-Complesso San Lorenzo maggiore (appalto misto) – in attesa delle integrazioni da parte della soprintendenza
• intervento 25-Teatro antico di Neapolis (appalto servizi architettura e ingegneria) – gara indetta dal comune e mai bandita dal provveditorato
• intervento 7-Complesso San Lorenzo maggiore (appalto misto) – in attesa delle integrazioni da parte della soprintendenza
• intervento 25-Teatro antico di Neapolis (appalto servizi architettura e ingegneria) – gara indetta dal comune e mai bandita dal provveditorato
Progetti in itinere
• Intervento 16-Chiese raggruppate (appalto lavori) – in attesa dei pareri da parte della soprintendenza (da parte della curia);
• Intervento 20-Santa Maria la nova (appalto integrato) – in attesa dell’ennesimo adeguamento da parte della provincia;
• Intervento 16-Chiese raggruppate (appalto lavori) – in attesa dei pareri da parte della soprintendenza (da parte della curia);
• Intervento 20-Santa Maria la nova (appalto integrato) – in attesa dell’ennesimo adeguamento da parte della provincia;
Progetti non ancora predisposti
• Intervento 13-Chiesa del Monte dei poveri (appalto lavori) – in attesa della documentazione per il subappalto per la messa in sicurezza e lo spostamento degli arredi sacri
• Intervento 15-Chiesa di Santa croce al mercato (appalto lavori) – predisposto nuovo bando per sondaggi
• Intervento 27-Area ZTL.
• Intervento 13-Chiesa del Monte dei poveri (appalto lavori) – in attesa della documentazione per il subappalto per la messa in sicurezza e lo spostamento degli arredi sacri
• Intervento 15-Chiesa di Santa croce al mercato (appalto lavori) – predisposto nuovo bando per sondaggi
• Intervento 27-Area ZTL.
Ricorsi
• intervento 1-Murazione aragonese in località porta capuana (appalto misto)
• intervento 19-Santi Cosma e Damiano (appalto lavori).
• intervento 1-Murazione aragonese in località porta capuana (appalto misto)
• intervento 19-Santi Cosma e Damiano (appalto lavori).
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In un articolo di un quotidiano nazionale si parla di fondi Unesco destinati al centro storico persi dalla Città di Napoli. L’assegnazione dei fondi risale più o meno al 2012, quindi questo vuol dire che sono passati poco più di due anni da quando si è iniziato a lavorare a questo progetto. Bisognerebbe capire quanto ci mettono, purtroppo in Italia, enti investiti da finanziamenti similari a metterli in campo e a concluderli. Gli Enti coinvolti nella commissione valutativa sono circa 10. Molti di questi enti hanno diritto a parere vincolante con tutto quello che ne consegue. Ma ecco lo stato dell’arte comunicato dal comune all’8 novembre scorso:
Lavori in corso
• intervento 4-Insula del Duomo (appalto lavori)
• intervento 5-Complesso Santa Maria della Colonna (appalto misto)
• intervento 11-Complesso Santa Maria maggiore-Cappella pontaniana (appalto lavori)
• intervento 21-Cappella Pignatelli (appalto lavori)
• intervento 4-Insula del Duomo (appalto lavori)
• intervento 5-Complesso Santa Maria della Colonna (appalto misto)
• intervento 11-Complesso Santa Maria maggiore-Cappella pontaniana (appalto lavori)
• intervento 21-Cappella Pignatelli (appalto lavori)
Gare con aggiudicazione definitiva
• intervento 6-Complesso dei Girolamini (appalto integrato) – aggiudicazione efficace, necessaria presa d’atto (verifiche art. 38 valide scadenza 5 dicembre);
• intervento 8-Complesso San Paolo maggiore (appalto misto) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula convenzione e contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 9-Complesso San Gregorio Armeno ex Asilo Filangieri (appalto servizi architettura e ingegneria) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 10-Complesso Santi Severino e Sossio (appalto lavori) – aggiudicazione efficace presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento perché il raggruppamento ha cambiato composizione societaria);
• intervento 14-Chiesa di San Pietro Martire (appalto misto) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 17a/b-Complesso Annunziata/Ascalesi (appalto lavori) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 23-Insula del Duomo (appalto servizi architettura e ingegneria) – aggiudicazione efficace, necessaria presa d’atto (attesa programma 100);
• intervento 26-Spazi urbani – lotto 1, 2 e 3 (appalto misto) – aggiudicazione efficace, necessaria presa d’atto.
• intervento 6-Complesso dei Girolamini (appalto integrato) – aggiudicazione efficace, necessaria presa d’atto (verifiche art. 38 valide scadenza 5 dicembre);
• intervento 8-Complesso San Paolo maggiore (appalto misto) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula convenzione e contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 9-Complesso San Gregorio Armeno ex Asilo Filangieri (appalto servizi architettura e ingegneria) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 10-Complesso Santi Severino e Sossio (appalto lavori) – aggiudicazione efficace presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento perché il raggruppamento ha cambiato composizione societaria);
• intervento 14-Chiesa di San Pietro Martire (appalto misto) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 17a/b-Complesso Annunziata/Ascalesi (appalto lavori) – aggiudicazione efficace, presa d’atto effettuata, necessaria stipula contratto (verifiche art. 38 in fase di aggiornamento);
• intervento 23-Insula del Duomo (appalto servizi architettura e ingegneria) – aggiudicazione efficace, necessaria presa d’atto (attesa programma 100);
• intervento 26-Spazi urbani – lotto 1, 2 e 3 (appalto misto) – aggiudicazione efficace, necessaria presa d’atto.
Gare aggiudicazione provvisoria
• intervento 3-Complesso Santa Maria della pace (appalto servizi architettura e ingegneria);
• intervento 22-Tempio della Scorziata (appalto servizi architettura e ingegneria);
• intervento 24-Complesso San Lorenzo Maggiore (appalto servizi architettura e ingegneria).
• intervento 25-Teatro antico di Neapolis (appalto lavori).
• intervento 3-Complesso Santa Maria della pace (appalto servizi architettura e ingegneria);
• intervento 22-Tempio della Scorziata (appalto servizi architettura e ingegneria);
• intervento 24-Complesso San Lorenzo Maggiore (appalto servizi architettura e ingegneria).
• intervento 25-Teatro antico di Neapolis (appalto lavori).
Offerte anomale
• intervento 2-Castel capuano (appalto integrato).
• intervento 2-Castel capuano (appalto integrato).
Gare in corso
• intervento 1-Murazione aragonese in località porta capuana (appalto misto) – all’esame della commissione
• intervento 12-Chiesa di San Pietro a Maiella (appalto integrato) – all’esame della commissione
• intervento 18 Complesso Ospedale degli incurabili (appalto misto) – all’esame della commissione
• intervento 1-Murazione aragonese in località porta capuana (appalto misto) – all’esame della commissione
• intervento 12-Chiesa di San Pietro a Maiella (appalto integrato) – all’esame della commissione
• intervento 18 Complesso Ospedale degli incurabili (appalto misto) – all’esame della commissione
Gare da bandire
• intervento 7-Complesso San Lorenzo maggiore (appalto misto) – in attesa delle integrazioni da parte della soprintendenza
• intervento 25-Teatro antico di Neapolis (appalto servizi architettura e ingegneria) – gara indetta dal comune e mai bandita dal provveditorato
• intervento 7-Complesso San Lorenzo maggiore (appalto misto) – in attesa delle integrazioni da parte della soprintendenza
• intervento 25-Teatro antico di Neapolis (appalto servizi architettura e ingegneria) – gara indetta dal comune e mai bandita dal provveditorato
Progetti in itinere
• Intervento 16-Chiese raggruppate (appalto lavori) – in attesa dei pareri da parte della soprintendenza (da parte della curia);
• Intervento 20-Santa Maria la nova (appalto integrato) – in attesa dell’ennesimo adeguamento da parte della provincia;
• Intervento 16-Chiese raggruppate (appalto lavori) – in attesa dei pareri da parte della soprintendenza (da parte della curia);
• Intervento 20-Santa Maria la nova (appalto integrato) – in attesa dell’ennesimo adeguamento da parte della provincia;
Progetti non ancora predisposti
• Intervento 13-Chiesa del Monte dei poveri (appalto lavori) – in attesa della documentazione per il subappalto per la messa in sicurezza e lo spostamento degli arredi sacri
• Intervento 15-Chiesa di Santa croce al mercato (appalto lavori) – predisposto nuovo bando per sondaggi
• Intervento 27-Area ZTL.
• Intervento 13-Chiesa del Monte dei poveri (appalto lavori) – in attesa della documentazione per il subappalto per la messa in sicurezza e lo spostamento degli arredi sacri
• Intervento 15-Chiesa di Santa croce al mercato (appalto lavori) – predisposto nuovo bando per sondaggi
• Intervento 27-Area ZTL.
Ricorsi
• intervento 1-Murazione aragonese in località porta capuana (appalto misto)
• intervento 19-Santi Cosma e Damiano (appalto lavori).
• intervento 1-Murazione aragonese in località porta capuana (appalto misto)
• intervento 19-Santi Cosma e Damiano (appalto lavori).
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giovedì 5 novembre 2015
Sud, tra Masterplan, Svimez, calunnie e conti che non tornano
Michele Dell'Edera
E finalmente ieri sono uscite “le prime 10 pagine” del MasterPlan che il Governo sta preparando per il Sud. Si, le prime dieci pagine, perché non può essere diversamente visto che leggendolo ci si rende subito conto, come fa anche notare il Prof. Viesti in alcune sue considerazioni, che si tratta di “un indice” per argomento e che nessun argomento è sviluppato fino in fondo.
Abbiamo capito due cose però, che ci sono fino al 2023 95 miliardi da investire a sud, 7 già nel 2016, e che ci saranno 15 Patti per il Sud, otto con le relative regioni del Mezzogiorno e 7 con le città metropolitane.
Pare però che i 95 miliardi (comunque i benvenuti) non sono altro che fondi strutturali già destinati al Sud (quindi fondi UE già del Sud) e che adesso vengono sbloccati e rivestiti della nuova etichetti di “fondi del Masterplan”. Masterplan che ad oggi viene calato dall’alto e non ancora condiviso tra le regioni e le città metropolitane.
Ecco però che il Governo su quest aspetti corre ai ripari e promuove un Patto per il Sud per ciascuna regione e per ciascuna Città Metropolitana. Si dirà: “benissimo”, ma così si torna alle vecchie programmazioni bilaterali che non faranno altro che aprire la caccia all’accaparramento dei fondi da parte di ciascuna regione e di ciascuna città metropolitana, innescando una sorta di guerra fratricida e tra poveri.
Invece il sud avrebbe bisogno ancora di una visione globale dell’investimento, di un protagonismo forte delle regioni e delle città, ma non (solo) ciascuna per sé ma in un ottica strategica e solidale di sviluppo di tutto il sud. I 15 piani per il sud ci sembrano più un modo (magari non voluto) di dividere che non di unire.
Ma perché il Governo ha osteggiato nei mesi scorsi in tutti i modi la collaborazione tra regioni e città metropolitane ?
Il sospetto è che da parte del Governo ci sia la tentazione di mettere in pratica una sorta di “divide et impera” per portare il tutto sotto l’egida di un centralismo romano.
Dati SVIMEZ, in estate, escono delle anticipazioni, la più drammatica dice che il sud è sull’orlo del baratro e che non si riuscirà, praticamente mai a colmare il gap tra nord e sud, con un sud destinato alla marginalità e al sottosviluppo. Apriti cielo, e annuncio del Masterplan per settembre, di cui da ieri abbiamo l’indice.
Presentazione a fine ottobre dei dati SVIMEZ alla Camera e tra le tantissime ombre viene fuori però una crescita del sud del +0,1% in media nell’ultimo periodo. Ed ecco i canti di vittoria governativi, di politici anche del sud e di molta stampa che canta sempre nel coro del Governo di turno. (Specialmente se la vittima sacrificale è il sud).
Poi leggendo si capisce anche che il nord cresce del +1%. Allora se così è, ipotizziamo una crescita costante di questo tipo per 10 anni e avremo che il sud sarà cresciuto del +1% e il nord del +10%. In pratica il divario nord – sud nella crescita sarebbe di un ulteriore 9%. A questo punto le previsioni SVIMEZ anticipate in estate dove si lanciava l’allarme di un sud che tende a restare sempre più indietro non sono proprio campate in aria.
Vedremo, si dice che nelle prossime settimane l’indice sarà riempito di contenuti. Ci piacerebbe sapere però, nel frattempo, quanti soldi, fino al 2023, pensa di investire il Governo al Nord. Così per capire. E vorremmo anche capire se sono fondi nazionali o Europei, perché si sa che al sud quelli europei tendono a sostituire quelli nazionali e non è proprio questo lo spirito che ispira tali fondi.
Un’ultima cosa, è ripreso alla grande l’offesa mediatica al sud con una presenza ossessiva di esponenti della Lega che raccontano le loro balle in TV e in ogni salsa e di pseudo giornalisti-presentatori-editorialisti che pontificano sul “sud male del mondo”. Ecco, diciamolo, non se ne può più.
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E finalmente ieri sono uscite “le prime 10 pagine” del MasterPlan che il Governo sta preparando per il Sud. Si, le prime dieci pagine, perché non può essere diversamente visto che leggendolo ci si rende subito conto, come fa anche notare il Prof. Viesti in alcune sue considerazioni, che si tratta di “un indice” per argomento e che nessun argomento è sviluppato fino in fondo.
Abbiamo capito due cose però, che ci sono fino al 2023 95 miliardi da investire a sud, 7 già nel 2016, e che ci saranno 15 Patti per il Sud, otto con le relative regioni del Mezzogiorno e 7 con le città metropolitane.
Pare però che i 95 miliardi (comunque i benvenuti) non sono altro che fondi strutturali già destinati al Sud (quindi fondi UE già del Sud) e che adesso vengono sbloccati e rivestiti della nuova etichetti di “fondi del Masterplan”. Masterplan che ad oggi viene calato dall’alto e non ancora condiviso tra le regioni e le città metropolitane.
Ecco però che il Governo su quest aspetti corre ai ripari e promuove un Patto per il Sud per ciascuna regione e per ciascuna Città Metropolitana. Si dirà: “benissimo”, ma così si torna alle vecchie programmazioni bilaterali che non faranno altro che aprire la caccia all’accaparramento dei fondi da parte di ciascuna regione e di ciascuna città metropolitana, innescando una sorta di guerra fratricida e tra poveri.
Invece il sud avrebbe bisogno ancora di una visione globale dell’investimento, di un protagonismo forte delle regioni e delle città, ma non (solo) ciascuna per sé ma in un ottica strategica e solidale di sviluppo di tutto il sud. I 15 piani per il sud ci sembrano più un modo (magari non voluto) di dividere che non di unire.
Ma perché il Governo ha osteggiato nei mesi scorsi in tutti i modi la collaborazione tra regioni e città metropolitane ?
Il sospetto è che da parte del Governo ci sia la tentazione di mettere in pratica una sorta di “divide et impera” per portare il tutto sotto l’egida di un centralismo romano.
Dati SVIMEZ, in estate, escono delle anticipazioni, la più drammatica dice che il sud è sull’orlo del baratro e che non si riuscirà, praticamente mai a colmare il gap tra nord e sud, con un sud destinato alla marginalità e al sottosviluppo. Apriti cielo, e annuncio del Masterplan per settembre, di cui da ieri abbiamo l’indice.
Presentazione a fine ottobre dei dati SVIMEZ alla Camera e tra le tantissime ombre viene fuori però una crescita del sud del +0,1% in media nell’ultimo periodo. Ed ecco i canti di vittoria governativi, di politici anche del sud e di molta stampa che canta sempre nel coro del Governo di turno. (Specialmente se la vittima sacrificale è il sud).
Poi leggendo si capisce anche che il nord cresce del +1%. Allora se così è, ipotizziamo una crescita costante di questo tipo per 10 anni e avremo che il sud sarà cresciuto del +1% e il nord del +10%. In pratica il divario nord – sud nella crescita sarebbe di un ulteriore 9%. A questo punto le previsioni SVIMEZ anticipate in estate dove si lanciava l’allarme di un sud che tende a restare sempre più indietro non sono proprio campate in aria.
Vedremo, si dice che nelle prossime settimane l’indice sarà riempito di contenuti. Ci piacerebbe sapere però, nel frattempo, quanti soldi, fino al 2023, pensa di investire il Governo al Nord. Così per capire. E vorremmo anche capire se sono fondi nazionali o Europei, perché si sa che al sud quelli europei tendono a sostituire quelli nazionali e non è proprio questo lo spirito che ispira tali fondi.
Un’ultima cosa, è ripreso alla grande l’offesa mediatica al sud con una presenza ossessiva di esponenti della Lega che raccontano le loro balle in TV e in ogni salsa e di pseudo giornalisti-presentatori-editorialisti che pontificano sul “sud male del mondo”. Ecco, diciamolo, non se ne può più.
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Michele Dell'Edera
E finalmente ieri sono uscite “le prime 10 pagine” del MasterPlan che il Governo sta preparando per il Sud. Si, le prime dieci pagine, perché non può essere diversamente visto che leggendolo ci si rende subito conto, come fa anche notare il Prof. Viesti in alcune sue considerazioni, che si tratta di “un indice” per argomento e che nessun argomento è sviluppato fino in fondo.
Abbiamo capito due cose però, che ci sono fino al 2023 95 miliardi da investire a sud, 7 già nel 2016, e che ci saranno 15 Patti per il Sud, otto con le relative regioni del Mezzogiorno e 7 con le città metropolitane.
Pare però che i 95 miliardi (comunque i benvenuti) non sono altro che fondi strutturali già destinati al Sud (quindi fondi UE già del Sud) e che adesso vengono sbloccati e rivestiti della nuova etichetti di “fondi del Masterplan”. Masterplan che ad oggi viene calato dall’alto e non ancora condiviso tra le regioni e le città metropolitane.
Ecco però che il Governo su quest aspetti corre ai ripari e promuove un Patto per il Sud per ciascuna regione e per ciascuna Città Metropolitana. Si dirà: “benissimo”, ma così si torna alle vecchie programmazioni bilaterali che non faranno altro che aprire la caccia all’accaparramento dei fondi da parte di ciascuna regione e di ciascuna città metropolitana, innescando una sorta di guerra fratricida e tra poveri.
Invece il sud avrebbe bisogno ancora di una visione globale dell’investimento, di un protagonismo forte delle regioni e delle città, ma non (solo) ciascuna per sé ma in un ottica strategica e solidale di sviluppo di tutto il sud. I 15 piani per il sud ci sembrano più un modo (magari non voluto) di dividere che non di unire.
Ma perché il Governo ha osteggiato nei mesi scorsi in tutti i modi la collaborazione tra regioni e città metropolitane ?
Il sospetto è che da parte del Governo ci sia la tentazione di mettere in pratica una sorta di “divide et impera” per portare il tutto sotto l’egida di un centralismo romano.
Dati SVIMEZ, in estate, escono delle anticipazioni, la più drammatica dice che il sud è sull’orlo del baratro e che non si riuscirà, praticamente mai a colmare il gap tra nord e sud, con un sud destinato alla marginalità e al sottosviluppo. Apriti cielo, e annuncio del Masterplan per settembre, di cui da ieri abbiamo l’indice.
Presentazione a fine ottobre dei dati SVIMEZ alla Camera e tra le tantissime ombre viene fuori però una crescita del sud del +0,1% in media nell’ultimo periodo. Ed ecco i canti di vittoria governativi, di politici anche del sud e di molta stampa che canta sempre nel coro del Governo di turno. (Specialmente se la vittima sacrificale è il sud).
Poi leggendo si capisce anche che il nord cresce del +1%. Allora se così è, ipotizziamo una crescita costante di questo tipo per 10 anni e avremo che il sud sarà cresciuto del +1% e il nord del +10%. In pratica il divario nord – sud nella crescita sarebbe di un ulteriore 9%. A questo punto le previsioni SVIMEZ anticipate in estate dove si lanciava l’allarme di un sud che tende a restare sempre più indietro non sono proprio campate in aria.
Vedremo, si dice che nelle prossime settimane l’indice sarà riempito di contenuti. Ci piacerebbe sapere però, nel frattempo, quanti soldi, fino al 2023, pensa di investire il Governo al Nord. Così per capire. E vorremmo anche capire se sono fondi nazionali o Europei, perché si sa che al sud quelli europei tendono a sostituire quelli nazionali e non è proprio questo lo spirito che ispira tali fondi.
Un’ultima cosa, è ripreso alla grande l’offesa mediatica al sud con una presenza ossessiva di esponenti della Lega che raccontano le loro balle in TV e in ogni salsa e di pseudo giornalisti-presentatori-editorialisti che pontificano sul “sud male del mondo”. Ecco, diciamolo, non se ne può più.
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E finalmente ieri sono uscite “le prime 10 pagine” del MasterPlan che il Governo sta preparando per il Sud. Si, le prime dieci pagine, perché non può essere diversamente visto che leggendolo ci si rende subito conto, come fa anche notare il Prof. Viesti in alcune sue considerazioni, che si tratta di “un indice” per argomento e che nessun argomento è sviluppato fino in fondo.
Abbiamo capito due cose però, che ci sono fino al 2023 95 miliardi da investire a sud, 7 già nel 2016, e che ci saranno 15 Patti per il Sud, otto con le relative regioni del Mezzogiorno e 7 con le città metropolitane.
Pare però che i 95 miliardi (comunque i benvenuti) non sono altro che fondi strutturali già destinati al Sud (quindi fondi UE già del Sud) e che adesso vengono sbloccati e rivestiti della nuova etichetti di “fondi del Masterplan”. Masterplan che ad oggi viene calato dall’alto e non ancora condiviso tra le regioni e le città metropolitane.
Ecco però che il Governo su quest aspetti corre ai ripari e promuove un Patto per il Sud per ciascuna regione e per ciascuna Città Metropolitana. Si dirà: “benissimo”, ma così si torna alle vecchie programmazioni bilaterali che non faranno altro che aprire la caccia all’accaparramento dei fondi da parte di ciascuna regione e di ciascuna città metropolitana, innescando una sorta di guerra fratricida e tra poveri.
Invece il sud avrebbe bisogno ancora di una visione globale dell’investimento, di un protagonismo forte delle regioni e delle città, ma non (solo) ciascuna per sé ma in un ottica strategica e solidale di sviluppo di tutto il sud. I 15 piani per il sud ci sembrano più un modo (magari non voluto) di dividere che non di unire.
Ma perché il Governo ha osteggiato nei mesi scorsi in tutti i modi la collaborazione tra regioni e città metropolitane ?
Il sospetto è che da parte del Governo ci sia la tentazione di mettere in pratica una sorta di “divide et impera” per portare il tutto sotto l’egida di un centralismo romano.
Dati SVIMEZ, in estate, escono delle anticipazioni, la più drammatica dice che il sud è sull’orlo del baratro e che non si riuscirà, praticamente mai a colmare il gap tra nord e sud, con un sud destinato alla marginalità e al sottosviluppo. Apriti cielo, e annuncio del Masterplan per settembre, di cui da ieri abbiamo l’indice.
Presentazione a fine ottobre dei dati SVIMEZ alla Camera e tra le tantissime ombre viene fuori però una crescita del sud del +0,1% in media nell’ultimo periodo. Ed ecco i canti di vittoria governativi, di politici anche del sud e di molta stampa che canta sempre nel coro del Governo di turno. (Specialmente se la vittima sacrificale è il sud).
Poi leggendo si capisce anche che il nord cresce del +1%. Allora se così è, ipotizziamo una crescita costante di questo tipo per 10 anni e avremo che il sud sarà cresciuto del +1% e il nord del +10%. In pratica il divario nord – sud nella crescita sarebbe di un ulteriore 9%. A questo punto le previsioni SVIMEZ anticipate in estate dove si lanciava l’allarme di un sud che tende a restare sempre più indietro non sono proprio campate in aria.
Vedremo, si dice che nelle prossime settimane l’indice sarà riempito di contenuti. Ci piacerebbe sapere però, nel frattempo, quanti soldi, fino al 2023, pensa di investire il Governo al Nord. Così per capire. E vorremmo anche capire se sono fondi nazionali o Europei, perché si sa che al sud quelli europei tendono a sostituire quelli nazionali e non è proprio questo lo spirito che ispira tali fondi.
Un’ultima cosa, è ripreso alla grande l’offesa mediatica al sud con una presenza ossessiva di esponenti della Lega che raccontano le loro balle in TV e in ogni salsa e di pseudo giornalisti-presentatori-editorialisti che pontificano sul “sud male del mondo”. Ecco, diciamolo, non se ne può più.
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