venerdì 27 marzo 2015

SUPIRCHIARIA; …voglio parià nguollo a nu supirchiuso.

Di Bruno Pappalardo
Per gli stranieri (soperchiare, soverchiare) Significa, “…voglio divertirmi alle spalle di uno tizio occupato a sopraffare, usare la propria potenza e autorità per imporre ad altri la volontà propria: cert’uomini di mal affare ... per soverchiare due innocenti (Manzoni).
Ora lascio a voi indovinare chi possa essere costui in senso assoluto?
…Ma come, ma si certo ch’è facile,…non vorrete dirmi che non vi ricordate il nome? E’ così?
Vi sfugge? Beh, allora ve lo dico ma quando lo leggerete vi roderete le mani, lo so!
E’ Marchionne!
Vistoooo!
Si quel manager che per salvare le aziende Fiat licenzia quasi tutti gli operai ( secondo lui spalleggiati) tutelati dai sindacati ma scappa in America con la cassa.
Lui pensa come gli altri. ( sono gli operai che devono calare le loro pretese e non il contrario investendo su un più nuovo e competitivo piano di produzione industriale)
Così come lui sa pensare anche il garzone del verduraio sotto casa. Peccato!
Scappa in America perché è da li ch’é iniziato la grande crisi di questi anni e la troverà disfatta pronta ad accettare anche l’elemosina.
( le chiamano anche “condizioni di promozione favorevoli” )
Li, trova, appunto, un Obama sbiancato in volto, … distrutto dal prodotto interno lordo.
Allora prende la Chrysler in disfacimento e pensando ( chiunque altro s-pregiudicato con i soldi di altri lo avrebbe fatto) che utilizzando quelli invece, sottratti agli operai italiani della Fiat, di acquisirla.
Unendo le due aziende - dato che la tassazione governativa è la metà della metà di quella italiana – allora avrebbe potuto attuare il suo vecchio desiderio: pagare un salario da fame e arricchire la propria azienda e mai e poi mai abbassare di un giusto ribasso (almeno in Italia) il costo del prodotto finale per garantirsi competitività ma solo sfruttare i muscoli tesi ma sfatti degli operai. Insomma uno s-pregiudicato. 

In America o in Romania o in Ucraina o in Polonia o in qualunque altro paese dell’ex sovietismo sarebbe stata la stessa cosa purché affamati.
Oggi, quest’uomo di m…anager. Ha acquisito uno stipendio da capogiro.
Nel 2014 ha incassato come stipendio ordinario 6,6 milioni di euro
25 circa di milioni di euro, premio previsto dai manager , per la fusione Chrysler ,
12 milioni che può gestire come meglio crederà a fine mandato annuo;
23 milioni di euro in azioni ( 1,62 milioni di azioni)
Ora fate un po i conti e ditemi se i circa 66,6 milioni i euro all’anno non sia una offesa alle fatiche e sacrifici della gente che lavora e soffre guadagnando mille volte di operaio con un salario annuo.
E’ vero che siamo liberi di guadagnare tutti i soldi che vogliamo ma non in un contesto come la fabbrica , sotto la stessa proprietà e in qualità di “dipendente” . Ma occorre una proporzione tra l’eccesso e la destabilizzazione della dignità di un lavoratore avvilito dalla dismisura.
Quanti operai di Cassino, di Pomigliano, di Melfi si potevano assumere per dieci anni almeno con un salario congruo?
E’ chiaro che questo discorso è leggermente scalibrato.

Ma pensavo ad un Sud e alla sua avvilita afflizione. La mia città soffre! E pur comprendendo i diritti di tutti non riesco a comprender coloro che li tolgono agli altri.

Il Sud è nello stato in cui versa anche per questo , per mille ragioni, per mille leggi contro, ma soprattutto per il denaro sottratto per eccesso alle produzioni e alla resistenza di non intraprendere - capitalizzando nuove proposte – riconversioni virtuose.
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Di Bruno Pappalardo
Per gli stranieri (soperchiare, soverchiare) Significa, “…voglio divertirmi alle spalle di uno tizio occupato a sopraffare, usare la propria potenza e autorità per imporre ad altri la volontà propria: cert’uomini di mal affare ... per soverchiare due innocenti (Manzoni).
Ora lascio a voi indovinare chi possa essere costui in senso assoluto?
…Ma come, ma si certo ch’è facile,…non vorrete dirmi che non vi ricordate il nome? E’ così?
Vi sfugge? Beh, allora ve lo dico ma quando lo leggerete vi roderete le mani, lo so!
E’ Marchionne!
Vistoooo!
Si quel manager che per salvare le aziende Fiat licenzia quasi tutti gli operai ( secondo lui spalleggiati) tutelati dai sindacati ma scappa in America con la cassa.
Lui pensa come gli altri. ( sono gli operai che devono calare le loro pretese e non il contrario investendo su un più nuovo e competitivo piano di produzione industriale)
Così come lui sa pensare anche il garzone del verduraio sotto casa. Peccato!
Scappa in America perché è da li ch’é iniziato la grande crisi di questi anni e la troverà disfatta pronta ad accettare anche l’elemosina.
( le chiamano anche “condizioni di promozione favorevoli” )
Li, trova, appunto, un Obama sbiancato in volto, … distrutto dal prodotto interno lordo.
Allora prende la Chrysler in disfacimento e pensando ( chiunque altro s-pregiudicato con i soldi di altri lo avrebbe fatto) che utilizzando quelli invece, sottratti agli operai italiani della Fiat, di acquisirla.
Unendo le due aziende - dato che la tassazione governativa è la metà della metà di quella italiana – allora avrebbe potuto attuare il suo vecchio desiderio: pagare un salario da fame e arricchire la propria azienda e mai e poi mai abbassare di un giusto ribasso (almeno in Italia) il costo del prodotto finale per garantirsi competitività ma solo sfruttare i muscoli tesi ma sfatti degli operai. Insomma uno s-pregiudicato. 

In America o in Romania o in Ucraina o in Polonia o in qualunque altro paese dell’ex sovietismo sarebbe stata la stessa cosa purché affamati.
Oggi, quest’uomo di m…anager. Ha acquisito uno stipendio da capogiro.
Nel 2014 ha incassato come stipendio ordinario 6,6 milioni di euro
25 circa di milioni di euro, premio previsto dai manager , per la fusione Chrysler ,
12 milioni che può gestire come meglio crederà a fine mandato annuo;
23 milioni di euro in azioni ( 1,62 milioni di azioni)
Ora fate un po i conti e ditemi se i circa 66,6 milioni i euro all’anno non sia una offesa alle fatiche e sacrifici della gente che lavora e soffre guadagnando mille volte di operaio con un salario annuo.
E’ vero che siamo liberi di guadagnare tutti i soldi che vogliamo ma non in un contesto come la fabbrica , sotto la stessa proprietà e in qualità di “dipendente” . Ma occorre una proporzione tra l’eccesso e la destabilizzazione della dignità di un lavoratore avvilito dalla dismisura.
Quanti operai di Cassino, di Pomigliano, di Melfi si potevano assumere per dieci anni almeno con un salario congruo?
E’ chiaro che questo discorso è leggermente scalibrato.

Ma pensavo ad un Sud e alla sua avvilita afflizione. La mia città soffre! E pur comprendendo i diritti di tutti non riesco a comprender coloro che li tolgono agli altri.

Il Sud è nello stato in cui versa anche per questo , per mille ragioni, per mille leggi contro, ma soprattutto per il denaro sottratto per eccesso alle produzioni e alla resistenza di non intraprendere - capitalizzando nuove proposte – riconversioni virtuose.

lunedì 23 febbraio 2015

Si blocchi subito l’emorragia di imprese e lavoro dal Mezzogiorno.

Di Natale Cuccurese

Non è con l’abolizione dell’art 18 e togliendo diritti ai lavoratori che si creano nuove posti di lavoro. Non è acuendo le già tante ineguaglianze presenti nel paese che si esce dalla crisi economica e morale, fra l’altro in perenne spregio dell’ art. 3 della Costituzione; quella Costituzione che ora vorrebbero pure cambiare.

Ineguaglianze che perdurano soprattutto verso i giovani, le donne, i disabili e il Mezzogiorno, che ricordiamo ha oggi da dati SVIMEZ ha la più alta percentuale di disoccupazione in Italia. Drammatica poi la condizione di chi si trova a vivere oggi in due o più di queste condizioni di ineguaglianza contemporaneamente. L’assenza di serie politiche industriali, la continua delocalizzazione verso il nord del paese, o l’estero, delle poche realtà produttive oggi presenti nel territorio meridionale in base a decisioni governative che contribuiscono solo, ed in modo miope, ad aumentare ancora di più il gap fra nord e sud del paese, non lasciano presagire nulla di buono per il futuro se non l’acuirsi di queste ineguaglianze, già da tempo, giunte al limite estremo di sopportazione.

La riduzione dei diritti, e spesso dei salari, crea solo l’illusione del lavoro, creando invece solide basi a miseria, emigrazione e rancore sociale.

La situazione delle piccole e medie imprese italiane è al collasso, strette fra una tassazione ormai intollerabile e che scoraggia gli investimenti, unito a norme burocratiche cervellotiche e bloccanti e un accesso al credito ormai irraggiungibile per i più, mentre le grandi imprese italiane delocalizzano senza freno o scompaiono acquisite da gruppi stranieri, dopo essere state sovvenzionate, a volte per decenni, dal denaro pubblico.

Si parta dall’abolizione della legge Fornero, dal riconoscimento dei diritti dei lavoratori e da stipendi netti adeguati al costo della vita tramite un defiscalizzazione crescente del costo del lavoro nei confronti dei aziende e lavoratori, costi oggi ai massimi in Europa. Si blocchi subito l’emorragia di imprese e lavoro dal Mezzogiorno, si investa in politiche industriali, di incentivi e defiscalizzazioni a partire dalle aree sottoutilizzate, aree peraltro già vittime in un recente passato di spoliazioni di fondi grazie anche alla complicità di politici meridionali.


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Di Natale Cuccurese

Non è con l’abolizione dell’art 18 e togliendo diritti ai lavoratori che si creano nuove posti di lavoro. Non è acuendo le già tante ineguaglianze presenti nel paese che si esce dalla crisi economica e morale, fra l’altro in perenne spregio dell’ art. 3 della Costituzione; quella Costituzione che ora vorrebbero pure cambiare.

Ineguaglianze che perdurano soprattutto verso i giovani, le donne, i disabili e il Mezzogiorno, che ricordiamo ha oggi da dati SVIMEZ ha la più alta percentuale di disoccupazione in Italia. Drammatica poi la condizione di chi si trova a vivere oggi in due o più di queste condizioni di ineguaglianza contemporaneamente. L’assenza di serie politiche industriali, la continua delocalizzazione verso il nord del paese, o l’estero, delle poche realtà produttive oggi presenti nel territorio meridionale in base a decisioni governative che contribuiscono solo, ed in modo miope, ad aumentare ancora di più il gap fra nord e sud del paese, non lasciano presagire nulla di buono per il futuro se non l’acuirsi di queste ineguaglianze, già da tempo, giunte al limite estremo di sopportazione.

La riduzione dei diritti, e spesso dei salari, crea solo l’illusione del lavoro, creando invece solide basi a miseria, emigrazione e rancore sociale.

La situazione delle piccole e medie imprese italiane è al collasso, strette fra una tassazione ormai intollerabile e che scoraggia gli investimenti, unito a norme burocratiche cervellotiche e bloccanti e un accesso al credito ormai irraggiungibile per i più, mentre le grandi imprese italiane delocalizzano senza freno o scompaiono acquisite da gruppi stranieri, dopo essere state sovvenzionate, a volte per decenni, dal denaro pubblico.

Si parta dall’abolizione della legge Fornero, dal riconoscimento dei diritti dei lavoratori e da stipendi netti adeguati al costo della vita tramite un defiscalizzazione crescente del costo del lavoro nei confronti dei aziende e lavoratori, costi oggi ai massimi in Europa. Si blocchi subito l’emorragia di imprese e lavoro dal Mezzogiorno, si investa in politiche industriali, di incentivi e defiscalizzazioni a partire dalle aree sottoutilizzate, aree peraltro già vittime in un recente passato di spoliazioni di fondi grazie anche alla complicità di politici meridionali.


lunedì 9 febbraio 2015

CONSAPEVOLE SE TI MORDE IL LUPO MA NON L`AGNELLO

Di Bruno Pappalardo
Quante volte ci hanno detto “avete consumato e speso molto più di quanto dovevate”.
Certo che è così!
Ma se non lo avessimo fatto, Voi della Grande Finanza (GF) come cavolo trafficavate?

Il bombardamento “rassicurante” di straordinarie “promozioni” per acquistare di tutto. “ la pubblicità ci inonda con immagini caleidoscopiche(…) di seducenti prospettive con la domanda di Microsoft: Where do you want to go today? ( dove vuoi andare oggi?) La vera domanda, dice Naomi Klein è: “come posso meglio pilotarti oggi?”.
Il piacere di uno pseudo prestigio sociale raggiunto, competitività col vicino di casa, adeguamento alla massa, tenermi costantemente aggiornato sulle nuove tecnologie di un mondo globalizzato e consumistico, …boh? 

Certo era e deve essere “perpetuo” la macchina della produzione. Il consumo non può fermarsi! Deve sempre produrre un bene, appunto di consumo, altrimenti il dispositivo della esistenza di tutta la società occidentale (per prima) e poi delle altre- come carte da domino – farà crollare tutti i mercati e dunque, carestia, morte, pestilenza e morte. 

M’ero così comprato una macchina adatta a me e la famiglia, due televisori, una telecamera, degli sci e un bilocale in montagna (l’ho sempre schifata la montagna, …amo il mare ma la tendenza era quella)
Ora sono anche proprietario di una azienda e che, come tante altre, dal 2008 ad oggi, è stata attraversata da un definitivo default; insomma chiusura sequenziale licenziamento del personale.
Le ho provate tutte: parenti, amici e istituti per avere un prestito per tirare avanti.
Ho remissivamente supplicato i dirigenti dei tutte le banche di credito, ma loro, ottusi e arroganti, con sorrisini sorgenti, come contrazione nervosa, sui lati delle sottili labbra, hanno rifiutato ogni mia risorsa a garanzia perché incongruente per accedere ad un prestito supertaglieggiante.

Questa è la storia della GRECIA; Questa è la storia dell’Italia e di alcuni altri paesi della zona UE.

Un amico di un amico mi ha presentato una finanziaria,…una di quelle che neppure vogliono sapere del tuo passato o di “assegni protestati ” - come i titoli greci che non avrebbero dovuti essere accettati dalla CE quando si trattò di lasciare entrare la Grecia penalizzandola sul cambio della moneta - ma che non trascurano di farti firmare una cinquantina di fogli consegnandoti all’istante un assegno di anticipo sull’importo concordato.

Rinfrancato e ricredendo che nel mondo esistono anche le anime pie organizzazioni di credito evangeliche, me la godo. Ma le cose non stanno così e subito si mettono male!
Il resto del finanziamento non arriva. Una sfilza di telefonate per avere il saldo. Ti rendi conto che quella sede è una copertura. Si tratta di USURAI, di organizzazioni malavitose che speculano sulla fame degli altri.

M’arriva per posta un altro assegno, di poco più bassa dell’importo a saldo. Incasso! Per sicurezza non riassumo quei lavoratori allontanati. Ho paura di ricadere nelle stesse difficoltà. Provo ad andare avanti ma la produzione non è più quella di prima. A stento resta qualcosa per me e i dipendenti. 

Questa è la storia della GRECIA; questa è la storia dell’Italia e della mancata CRESCITA!
Si presentano un giorno gli USURAI con tanto di cravatta nera su camicia bianca e giacca attillata!
Perché non pago? Non ho soldi sufficienti e mi chiedono di cedere l’azienda e per garanzia vogliono la mia casa.

Gli dico che se mi continuano a pressarmi non sarò capace di restituire i soldi. Che si fermassero! 

QUESTA E’ LA STORIA DELLA GRECIA E DELLA RIBELLIONE POPOLARE E DELLA VITTORIA DI SYRIZA DI TSIPRAS CHE HA DETTO SOLO AI SUOI USURAI DI ESSERE STUPIDI, STUPIDI, STUPIDI!..................
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Di Bruno Pappalardo
Quante volte ci hanno detto “avete consumato e speso molto più di quanto dovevate”.
Certo che è così!
Ma se non lo avessimo fatto, Voi della Grande Finanza (GF) come cavolo trafficavate?

Il bombardamento “rassicurante” di straordinarie “promozioni” per acquistare di tutto. “ la pubblicità ci inonda con immagini caleidoscopiche(…) di seducenti prospettive con la domanda di Microsoft: Where do you want to go today? ( dove vuoi andare oggi?) La vera domanda, dice Naomi Klein è: “come posso meglio pilotarti oggi?”.
Il piacere di uno pseudo prestigio sociale raggiunto, competitività col vicino di casa, adeguamento alla massa, tenermi costantemente aggiornato sulle nuove tecnologie di un mondo globalizzato e consumistico, …boh? 

Certo era e deve essere “perpetuo” la macchina della produzione. Il consumo non può fermarsi! Deve sempre produrre un bene, appunto di consumo, altrimenti il dispositivo della esistenza di tutta la società occidentale (per prima) e poi delle altre- come carte da domino – farà crollare tutti i mercati e dunque, carestia, morte, pestilenza e morte. 

M’ero così comprato una macchina adatta a me e la famiglia, due televisori, una telecamera, degli sci e un bilocale in montagna (l’ho sempre schifata la montagna, …amo il mare ma la tendenza era quella)
Ora sono anche proprietario di una azienda e che, come tante altre, dal 2008 ad oggi, è stata attraversata da un definitivo default; insomma chiusura sequenziale licenziamento del personale.
Le ho provate tutte: parenti, amici e istituti per avere un prestito per tirare avanti.
Ho remissivamente supplicato i dirigenti dei tutte le banche di credito, ma loro, ottusi e arroganti, con sorrisini sorgenti, come contrazione nervosa, sui lati delle sottili labbra, hanno rifiutato ogni mia risorsa a garanzia perché incongruente per accedere ad un prestito supertaglieggiante.

Questa è la storia della GRECIA; Questa è la storia dell’Italia e di alcuni altri paesi della zona UE.

Un amico di un amico mi ha presentato una finanziaria,…una di quelle che neppure vogliono sapere del tuo passato o di “assegni protestati ” - come i titoli greci che non avrebbero dovuti essere accettati dalla CE quando si trattò di lasciare entrare la Grecia penalizzandola sul cambio della moneta - ma che non trascurano di farti firmare una cinquantina di fogli consegnandoti all’istante un assegno di anticipo sull’importo concordato.

Rinfrancato e ricredendo che nel mondo esistono anche le anime pie organizzazioni di credito evangeliche, me la godo. Ma le cose non stanno così e subito si mettono male!
Il resto del finanziamento non arriva. Una sfilza di telefonate per avere il saldo. Ti rendi conto che quella sede è una copertura. Si tratta di USURAI, di organizzazioni malavitose che speculano sulla fame degli altri.

M’arriva per posta un altro assegno, di poco più bassa dell’importo a saldo. Incasso! Per sicurezza non riassumo quei lavoratori allontanati. Ho paura di ricadere nelle stesse difficoltà. Provo ad andare avanti ma la produzione non è più quella di prima. A stento resta qualcosa per me e i dipendenti. 

Questa è la storia della GRECIA; questa è la storia dell’Italia e della mancata CRESCITA!
Si presentano un giorno gli USURAI con tanto di cravatta nera su camicia bianca e giacca attillata!
Perché non pago? Non ho soldi sufficienti e mi chiedono di cedere l’azienda e per garanzia vogliono la mia casa.

Gli dico che se mi continuano a pressarmi non sarò capace di restituire i soldi. Che si fermassero! 

QUESTA E’ LA STORIA DELLA GRECIA E DELLA RIBELLIONE POPOLARE E DELLA VITTORIA DI SYRIZA DI TSIPRAS CHE HA DETTO SOLO AI SUOI USURAI DI ESSERE STUPIDI, STUPIDI, STUPIDI!..................

giovedì 5 febbraio 2015

Tsipras, una trattativa in rappresentanza di tutti i popoli europei.




Di Natale Cuccurese

Continua oggi il giro d'Europa di Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras.
Dopo Parigi, Londra, Roma, Francoforte,oggi Berlino per il primo; Cipro, Roma, Bruxelles e Parigi per il secondo. Il "tour" sembra stia incassando consensi e simpatie, tranne che da parte tedesca.
Angela Merkel per ora evita il faccia a faccia e prima chiede al premier ellenico di esporre le sue  richieste, anche se il progetto presentato il 2 febbraio agli investitori di Londra è piuttosto chiaro, così chiaro che secondo l'analista e del New York Times Lawson Remer «non può essere rifiutato».Bloomberg lo ha definito «brillante» e il think tank liberista Adam Smith ha chiesto al governo inglese di appoggiarlo. I mercati, insomma, sembrano apprezzarlo più dei governi. Bruxelles ha riservato a Tsipras un'accoglienza calorosa, ma a Berlino il clima è gelido.

Ma cosa prevede il progetto greco? Il governo di Syriza chiede che il debito di Atene verso la Bce e gli altri Paesi europei venga trasformato in obbligazioni permanenti con interessi legati alla crescita del Paese.
Le capitali europee e la Bce non otterrebbero indietro il rimborso dei prestiti, atteso dopo il 2020, ma in compenso potrebbero continuare a incassare gli interessi, proporzionati però all'aumento della ricchezza nazionale greca.

Inoltre il leader di Syriza domanda che sia rispettato l'accordo del 2012, secondo il quale Eurotower e Eurozona avrebbero dovuto girare ad Atene la quota di profitti realizzati sui prestiti offerti alla Grecia se avesse rispettato tutti gli impegni presi.

Terzo: Tsipras chiede anche di rivedere i parametri fissati con la Troika sul deficit.Stando agli accordi, Atene dovrebbe accantonare ogni anno un avanzo primario del 4% del Pil. Il governo vuole ridurlo all'1-1,5%.

Quarto: la Grecia non vuole ricevere altri aiuti. Ma in compenso ha bisogno di liquidità e in tempi rapidi.

Il governo greco propone quindi di aumentare l'emissione di titoli di debito della Banca centrale greca da 15 a 25 miliardi e farli acquistare dagli istituti di credito grazie al meccanismo della liquidità di emergenza previsto dall'Eurotower.

Per l'operazione serve il sì di due terzi del board Bce.
I leader greci hanno messo Mario Draghi in posizione difensiva.
Infatti i banchieri centrali sarebbero contrari, ma se la Bce dovesse sconfessare la salute delle banche greche che hanno superato i suoi stress test rischierebbe l'autogol. Così la banca centrale, piuttosto che subire il pressing di Atene, ha giocato di anticipo: la sera del 4 febbraio ha deciso di rimuovere la deroga che dal 2010 consentiva agli istituti di credito greci di ottenere liquidità grazie alla garanzia dei propri titoli di Stato. «Attualmente», ha spiegato il consiglio direttivo, «non è più possibile presumere una conclusione positiva della revisione del programma di aiuti alla Grecia». Una decisione pesante che anticipa lo scenario del piano greco, ma senza mettere una soluzione sul piatto. Che avvelena il clima in vista dell'Eurogruppo previsto il 12 febbraio, come riportato da "Lettera43".

Syriza, da parte sua, promette una lotta dura alla corruzione, all'evasione e a chi ha portato i capitali all'estero. Formule che all'orecchio dei tedeschi appaiono vaghe, tanto è vero che l'esecutivo tedesco ha stilato un documento per chiedere al premier greco che prosegua nelle privatizzazioni concordate, non riassuma i dipendenti pubblici licenziati e non aumenti salari e pensioni.In altre parole che ritiri le promesse elettorali.

Si capirà nei prossimi giorni se il diktat tedesco farà breccia nelle difese greche.In questo malaugurato caso vedremo aumentare ancora di più l'egemonia del pensiero economico tedesco sull'Europa e contemporaneamente il governo greco si troverà in grossa difficoltà con i propri elettori che si aspettano una continuità con le promesse elettorali.

Da parte del Partito del Sud  non può esserci in questa fase che vicinanza e sostegno alle richieste dei rappresentanti del popolo greco. Vicinanza non solo politica, ma anche culturale e umana all'insegna di quelle origini megaelleniche che sono alla base della nostra identità culturale. Avanti Tsipras! Ti invitiamo a tenere ben diritto il timone della trattativa verso le tue giuste richieste, per rappresentare una Europa che ponga, finalmente, all'apice dei suoi pensieri il bene supremo dei popoli e non solo gli interessi della finanza.

Riferimento




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Di Natale Cuccurese

Continua oggi il giro d'Europa di Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras.
Dopo Parigi, Londra, Roma, Francoforte,oggi Berlino per il primo; Cipro, Roma, Bruxelles e Parigi per il secondo. Il "tour" sembra stia incassando consensi e simpatie, tranne che da parte tedesca.
Angela Merkel per ora evita il faccia a faccia e prima chiede al premier ellenico di esporre le sue  richieste, anche se il progetto presentato il 2 febbraio agli investitori di Londra è piuttosto chiaro, così chiaro che secondo l'analista e del New York Times Lawson Remer «non può essere rifiutato».Bloomberg lo ha definito «brillante» e il think tank liberista Adam Smith ha chiesto al governo inglese di appoggiarlo. I mercati, insomma, sembrano apprezzarlo più dei governi. Bruxelles ha riservato a Tsipras un'accoglienza calorosa, ma a Berlino il clima è gelido.

Ma cosa prevede il progetto greco? Il governo di Syriza chiede che il debito di Atene verso la Bce e gli altri Paesi europei venga trasformato in obbligazioni permanenti con interessi legati alla crescita del Paese.
Le capitali europee e la Bce non otterrebbero indietro il rimborso dei prestiti, atteso dopo il 2020, ma in compenso potrebbero continuare a incassare gli interessi, proporzionati però all'aumento della ricchezza nazionale greca.

Inoltre il leader di Syriza domanda che sia rispettato l'accordo del 2012, secondo il quale Eurotower e Eurozona avrebbero dovuto girare ad Atene la quota di profitti realizzati sui prestiti offerti alla Grecia se avesse rispettato tutti gli impegni presi.

Terzo: Tsipras chiede anche di rivedere i parametri fissati con la Troika sul deficit.Stando agli accordi, Atene dovrebbe accantonare ogni anno un avanzo primario del 4% del Pil. Il governo vuole ridurlo all'1-1,5%.

Quarto: la Grecia non vuole ricevere altri aiuti. Ma in compenso ha bisogno di liquidità e in tempi rapidi.

Il governo greco propone quindi di aumentare l'emissione di titoli di debito della Banca centrale greca da 15 a 25 miliardi e farli acquistare dagli istituti di credito grazie al meccanismo della liquidità di emergenza previsto dall'Eurotower.

Per l'operazione serve il sì di due terzi del board Bce.
I leader greci hanno messo Mario Draghi in posizione difensiva.
Infatti i banchieri centrali sarebbero contrari, ma se la Bce dovesse sconfessare la salute delle banche greche che hanno superato i suoi stress test rischierebbe l'autogol. Così la banca centrale, piuttosto che subire il pressing di Atene, ha giocato di anticipo: la sera del 4 febbraio ha deciso di rimuovere la deroga che dal 2010 consentiva agli istituti di credito greci di ottenere liquidità grazie alla garanzia dei propri titoli di Stato. «Attualmente», ha spiegato il consiglio direttivo, «non è più possibile presumere una conclusione positiva della revisione del programma di aiuti alla Grecia». Una decisione pesante che anticipa lo scenario del piano greco, ma senza mettere una soluzione sul piatto. Che avvelena il clima in vista dell'Eurogruppo previsto il 12 febbraio, come riportato da "Lettera43".

Syriza, da parte sua, promette una lotta dura alla corruzione, all'evasione e a chi ha portato i capitali all'estero. Formule che all'orecchio dei tedeschi appaiono vaghe, tanto è vero che l'esecutivo tedesco ha stilato un documento per chiedere al premier greco che prosegua nelle privatizzazioni concordate, non riassuma i dipendenti pubblici licenziati e non aumenti salari e pensioni.In altre parole che ritiri le promesse elettorali.

Si capirà nei prossimi giorni se il diktat tedesco farà breccia nelle difese greche.In questo malaugurato caso vedremo aumentare ancora di più l'egemonia del pensiero economico tedesco sull'Europa e contemporaneamente il governo greco si troverà in grossa difficoltà con i propri elettori che si aspettano una continuità con le promesse elettorali.

Da parte del Partito del Sud  non può esserci in questa fase che vicinanza e sostegno alle richieste dei rappresentanti del popolo greco. Vicinanza non solo politica, ma anche culturale e umana all'insegna di quelle origini megaelleniche che sono alla base della nostra identità culturale. Avanti Tsipras! Ti invitiamo a tenere ben diritto il timone della trattativa verso le tue giuste richieste, per rappresentare una Europa che ponga, finalmente, all'apice dei suoi pensieri il bene supremo dei popoli e non solo gli interessi della finanza.

Riferimento




martedì 3 febbraio 2015

NAPOLI 16 FEBBRAIO 2015 : PRESENTAZIONE DI "CON IL SUD SI RIPARTE"!

Sarà presentato a Napoli in prima nazionale il 16 febbraio ore 17,30 al Maschio Angioino, il libro “CON IL SUD SI RIPARTE”, alla presenza di tutti gli autori e di due “firme” importantissime della politica del Sud di oggi: il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris che ne ha curato la prefazione e il candidato Governatore della Puglia ed ex Sindaco di Bari Michele Emiliano che ne ha curato l' introduzione.

Durante la presentazione svolgerà le funzioni di moderatore il giornalista Alessio Postiglione anche lui presente fra gli autori, insieme a lui e alle due firme già citate il Presidente Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese, Il Vice presidente Andrea Balia e l'Editore Pietro Golia. 

Dopo i discorsi introduttivi e la presentazione del libro verrà dato spazio a tutti gli autori presenti, così che ognuno possa illustrare in sintesi il capitolo curato, essendo “Con il Sud si Riparte”, un libro scritto a più mani. Ecco tutti gli autori: A. Balia, L.Bianco, A. Ciano, V.Caratozzolo, S.Cozzolino, N. Cuccurese, G.Cutolo M. Dell'Edera, G.Di Grezia, E. de Franciscis, R. Gadaleta, G. Lipari, A. Melodia, B. Pappalardo, A. Postiglione, E. Riccio , V. Romanelli, A. Rosato, G. Spadafora. 

"Con il Sud si riparte!" più che il titolo di un libro, dicono gli autori, è una convinzione tramutatasi in uno scritto propositivo che nasce dal lavoro e da un’idea di un Sud protagonista del rilancio economico e sociale che, partendo da Sud, sia volano di ripartenza per l’intero Paese.
E’ uno dei primi libri sul Sud che non si limita a denunciare solo lo stato in cui questo è stato ridotto, ma ne disegna in vari campi anche le potenzialità concrete e le politiche e soluzioni da adottarsi per una sua rapida e costruttiva ripartenza.

Il libro, edito dalla napoletana “Controcorrente” sarà disponibile per l'acquisto dal 16 febbraio e sarà reperibile oltre che on line, a partire dal sito dell'Editore, anche nelle oltre 600 librerie del circuito Mondadori ed Edicolè presenti su tutto il territorio nazionale. Gli Editori del sud sono il simbolo della nostra cultura secolare, noi siamo loro grati ed abbiamo scelto le Edizioni Controcorrente come Editore di "Con il Sud si Riparte!" anche per essere coerenti con il nostro messaggio politico a proposito di CompraSud.

Il Prezzo è di 10 € ed i proventi della vendita verranno automaticamente devoluti dagli autori a favore del Partito del Sud, al fine di propagandare sempre più l'ideale meridionalista tramite l'attività politica e culturale da questo svolta. Duecento pagine da leggere con attenzione.


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Sarà presentato a Napoli in prima nazionale il 16 febbraio ore 17,30 al Maschio Angioino, il libro “CON IL SUD SI RIPARTE”, alla presenza di tutti gli autori e di due “firme” importantissime della politica del Sud di oggi: il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris che ne ha curato la prefazione e il candidato Governatore della Puglia ed ex Sindaco di Bari Michele Emiliano che ne ha curato l' introduzione.

Durante la presentazione svolgerà le funzioni di moderatore il giornalista Alessio Postiglione anche lui presente fra gli autori, insieme a lui e alle due firme già citate il Presidente Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese, Il Vice presidente Andrea Balia e l'Editore Pietro Golia. 

Dopo i discorsi introduttivi e la presentazione del libro verrà dato spazio a tutti gli autori presenti, così che ognuno possa illustrare in sintesi il capitolo curato, essendo “Con il Sud si Riparte”, un libro scritto a più mani. Ecco tutti gli autori: A. Balia, L.Bianco, A. Ciano, V.Caratozzolo, S.Cozzolino, N. Cuccurese, G.Cutolo M. Dell'Edera, G.Di Grezia, E. de Franciscis, R. Gadaleta, G. Lipari, A. Melodia, B. Pappalardo, A. Postiglione, E. Riccio , V. Romanelli, A. Rosato, G. Spadafora. 

"Con il Sud si riparte!" più che il titolo di un libro, dicono gli autori, è una convinzione tramutatasi in uno scritto propositivo che nasce dal lavoro e da un’idea di un Sud protagonista del rilancio economico e sociale che, partendo da Sud, sia volano di ripartenza per l’intero Paese.
E’ uno dei primi libri sul Sud che non si limita a denunciare solo lo stato in cui questo è stato ridotto, ma ne disegna in vari campi anche le potenzialità concrete e le politiche e soluzioni da adottarsi per una sua rapida e costruttiva ripartenza.

Il libro, edito dalla napoletana “Controcorrente” sarà disponibile per l'acquisto dal 16 febbraio e sarà reperibile oltre che on line, a partire dal sito dell'Editore, anche nelle oltre 600 librerie del circuito Mondadori ed Edicolè presenti su tutto il territorio nazionale. Gli Editori del sud sono il simbolo della nostra cultura secolare, noi siamo loro grati ed abbiamo scelto le Edizioni Controcorrente come Editore di "Con il Sud si Riparte!" anche per essere coerenti con il nostro messaggio politico a proposito di CompraSud.

Il Prezzo è di 10 € ed i proventi della vendita verranno automaticamente devoluti dagli autori a favore del Partito del Sud, al fine di propagandare sempre più l'ideale meridionalista tramite l'attività politica e culturale da questo svolta. Duecento pagine da leggere con attenzione.


martedì 20 gennaio 2015

La riforma Fornero va abolita e non strumentalizzata...

Di Natale Cuccurese 

La riforma Fornero va abolita.Il tema previdenziale va messo all’ordine del giorno dal Governo. L’eccessivo innalzamento dell’età pensionabile, oltre i 67 anni, frena l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, mentre permane il problema degli esodati, che non è ancora concluso. Fra l'altro, pur se nessuno ne parla, dal primo luglio la Germania ha ridotto l'età pensionabile da 67 a 63 anni, mentre due anni fa ci impose, nella complice acquiescenza dei nostri politici, di alzare la nostra a 67 anni per equipararla alla loro. 
I cittadini non possono essere trattati da "servi della gleba" da tiranneggiare e schiavizzare fino a tarda età, non c'è solo il lavoro nella vita. Inoltre in un paese come l'Italia dove l'imposizione di tasse ( balzelli) fra le più alte d'Europa non è certo ricompensata con servizi adeguati a quanto pagato, gli anziani si sobbarcano anche la fatica di aiutare figli e nipoti. 

In tutto questo si inseriscono oggi le "grida salviniane", atte solo a richiamare l'attenzione su temi cari alla lega a fini elettorali. In realtà già era noto che il referendum proposto dalla lega sarebbe stata bocciata dalla Corte Costituzionale in quanto implica conseguenze dirette sul bilancio dello Stato...e c'è chi li segue al Sud...


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Di Natale Cuccurese 

La riforma Fornero va abolita.Il tema previdenziale va messo all’ordine del giorno dal Governo. L’eccessivo innalzamento dell’età pensionabile, oltre i 67 anni, frena l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, mentre permane il problema degli esodati, che non è ancora concluso. Fra l'altro, pur se nessuno ne parla, dal primo luglio la Germania ha ridotto l'età pensionabile da 67 a 63 anni, mentre due anni fa ci impose, nella complice acquiescenza dei nostri politici, di alzare la nostra a 67 anni per equipararla alla loro. 
I cittadini non possono essere trattati da "servi della gleba" da tiranneggiare e schiavizzare fino a tarda età, non c'è solo il lavoro nella vita. Inoltre in un paese come l'Italia dove l'imposizione di tasse ( balzelli) fra le più alte d'Europa non è certo ricompensata con servizi adeguati a quanto pagato, gli anziani si sobbarcano anche la fatica di aiutare figli e nipoti. 

In tutto questo si inseriscono oggi le "grida salviniane", atte solo a richiamare l'attenzione su temi cari alla lega a fini elettorali. In realtà già era noto che il referendum proposto dalla lega sarebbe stata bocciata dalla Corte Costituzionale in quanto implica conseguenze dirette sul bilancio dello Stato...e c'è chi li segue al Sud...


giovedì 11 dicembre 2014

SCIOPERO GENERALE DEL 12 DICEMBRE, IL PARTITO DEL SUD IN PIAZZA CON I LAVORATORI.

La constatazione che il Governo Renzi continui a non mettere il Sud e la sua situazione di drammatico impoverimento, anche demografico, al centro della sua agenda e che non ci sia una politica del lavoro che cerchi di livellare le politiche occupazionali e salariali verso l'alto e non verso il basso, estendendo i diritti a chi non li ha, invece che toglierli a chi li ha, in una ricerca affannosa di limitazione dei diritti del lavoro e costituzionali che fanno drammaticamente regredire verso la soglia di povertà, economica e sociale, l'intero popolo italiano, non può non vedere il Partito del Sud in piazza domani con chi protesta, chiede uguaglianza, difesa del lavoro e della sua dignità, a sostegno dello sciopero generale proclamato dai Sindacati CGIL e UIL, contro quanto previsto dal Jobs Act e dalla Legge di Stabilità. 

L'attacco neoliberista iniziato da tempo con le riforme Biagi e Fornero ha da prima accresciuto la precarizzazione del lavoro, spacciandolo come unica alternativa possibile alla creazione di nuovi posti di lavoro,ed ora si arriva alla stretta finale con Renzi che vuol rendere precario il lavoro molto più della famigerata riforma Hartz realizzata in Germania, con in più l’aggravante di un sistema di protezioni sociali nemmeno minimamente paragonabile ai tedeschi. Il tutto anche se, per stessa ammissione dell'attuale capo economista del FMI, vent'anni di ricerche hanno negato l'esistenza di una relazione tra maggiore precarietà del lavoro e minore disoccupazione. 

Purtroppo c’è da temere che la questione in ballo non sia solo lo smantellamento di fatto dei diritti minimi dei lavoratori. In altre parole un’icona da abbattere, quella dell’art. 18, vista come un segnale da lanciare per soddisfare la destra liberista italiana ed europea con cui Renzi ha stipulato un patto e che porterà la stessa destra in futuro a pretendere sempre di più in termini di riduzione di diritti dei lavoratori. 

Una volta che la diga cede la marea montante, della negazione di ogni diritto di ogni dignità, potrebbe poi travolgere tutto e tutti in un futuro che si presenta con tinte sempre più fosche, anche in presenza di fatti degenerativi della vita pubblica di cui le recenti vicende romane sono solo l'ultimo campanello d'allarme in un panorama italiano già da tempo compromesso e terminale. 

In questo quadro ormai degenerato sarebbe meglio prendere atto della situazione e predisporre risposte politiche ed istituzionali adeguate, anzichè arroccarsi in una difesa aprioristica dello status quo agitando lo spettro dell'antipolitica, aprendo così il campo sia a campagne demagogiche sia a possibili situazioni eversive.  

Si dia quindi voce e dignità al paese che lavora anzichè tentare di emarginare il Sindacato, come tenta di fare questo Governo, investendo di maggiore responsabilità le parti sociali e politiche se si vogliono realmente bloccare le derive oscure e antidemocratiche.

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud





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La constatazione che il Governo Renzi continui a non mettere il Sud e la sua situazione di drammatico impoverimento, anche demografico, al centro della sua agenda e che non ci sia una politica del lavoro che cerchi di livellare le politiche occupazionali e salariali verso l'alto e non verso il basso, estendendo i diritti a chi non li ha, invece che toglierli a chi li ha, in una ricerca affannosa di limitazione dei diritti del lavoro e costituzionali che fanno drammaticamente regredire verso la soglia di povertà, economica e sociale, l'intero popolo italiano, non può non vedere il Partito del Sud in piazza domani con chi protesta, chiede uguaglianza, difesa del lavoro e della sua dignità, a sostegno dello sciopero generale proclamato dai Sindacati CGIL e UIL, contro quanto previsto dal Jobs Act e dalla Legge di Stabilità. 

L'attacco neoliberista iniziato da tempo con le riforme Biagi e Fornero ha da prima accresciuto la precarizzazione del lavoro, spacciandolo come unica alternativa possibile alla creazione di nuovi posti di lavoro,ed ora si arriva alla stretta finale con Renzi che vuol rendere precario il lavoro molto più della famigerata riforma Hartz realizzata in Germania, con in più l’aggravante di un sistema di protezioni sociali nemmeno minimamente paragonabile ai tedeschi. Il tutto anche se, per stessa ammissione dell'attuale capo economista del FMI, vent'anni di ricerche hanno negato l'esistenza di una relazione tra maggiore precarietà del lavoro e minore disoccupazione. 

Purtroppo c’è da temere che la questione in ballo non sia solo lo smantellamento di fatto dei diritti minimi dei lavoratori. In altre parole un’icona da abbattere, quella dell’art. 18, vista come un segnale da lanciare per soddisfare la destra liberista italiana ed europea con cui Renzi ha stipulato un patto e che porterà la stessa destra in futuro a pretendere sempre di più in termini di riduzione di diritti dei lavoratori. 

Una volta che la diga cede la marea montante, della negazione di ogni diritto di ogni dignità, potrebbe poi travolgere tutto e tutti in un futuro che si presenta con tinte sempre più fosche, anche in presenza di fatti degenerativi della vita pubblica di cui le recenti vicende romane sono solo l'ultimo campanello d'allarme in un panorama italiano già da tempo compromesso e terminale. 

In questo quadro ormai degenerato sarebbe meglio prendere atto della situazione e predisporre risposte politiche ed istituzionali adeguate, anzichè arroccarsi in una difesa aprioristica dello status quo agitando lo spettro dell'antipolitica, aprendo così il campo sia a campagne demagogiche sia a possibili situazioni eversive.  

Si dia quindi voce e dignità al paese che lavora anzichè tentare di emarginare il Sindacato, come tenta di fare questo Governo, investendo di maggiore responsabilità le parti sociali e politiche se si vogliono realmente bloccare le derive oscure e antidemocratiche.

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud





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sabato 6 dicembre 2014

UN PLAUSO A MICHELE EMILIANO

Questo dimostra che solo se il Sud ha le orecchie dritte , tramite i suoi rappresentanti, si possono e potranno evitare sviste da parte dei Governi, come successo in un primo momento ieri a danno degli abitanti del Gargano a proposito del decreto sui benefici della defiscalizzazione a favore dei contribuenti colpiti dagli eventi metereologici e come anche da noi prontamente denunciato ieri. 

In questo caso un grande plauso a Michele Emiliano ed al suo pronto intervento a sostegno delle ragioni degli abitanti del Gargano.

Natale Cuccurese






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Questo dimostra che solo se il Sud ha le orecchie dritte , tramite i suoi rappresentanti, si possono e potranno evitare sviste da parte dei Governi, come successo in un primo momento ieri a danno degli abitanti del Gargano a proposito del decreto sui benefici della defiscalizzazione a favore dei contribuenti colpiti dagli eventi metereologici e come anche da noi prontamente denunciato ieri. 

In questo caso un grande plauso a Michele Emiliano ed al suo pronto intervento a sostegno delle ragioni degli abitanti del Gargano.

Natale Cuccurese






venerdì 28 novembre 2014

I soldi della Sicilia ai siciliani. Pronta per l'Ars la legge voto. Il Partito del Sud nel coordinamento per la presentazione della proposta di legge-voto sulla sovranità fiscale della Sicilia. Una iniziativa importante e seria per voltare pagina e dare fiato alle speranze dei siciliani.


I soldi della Sicilia ai siciliani
Pronta per l'Ars la legge voto

POLITICA – L'intervista al professor Massimo Costa sulla proposta legislativa che sarà presentata ufficialmente nella sede del Parlamento dell'Isola e che prevede di attribuire alla nostra regione tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio: «Con questa legge attuata in pochi anni potremmo ritrovarci con il 20 per cento di pressione fiscale in meno e con il potere d’acquisto di stipendiati e pensionati aumentato del 50 per cento»
Fonte: MeridioneNews Palermo
Attribuire alla Sicilia tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio, acque territoriali incluse per allentare l’oppressione fiscale che stritola la nostra regione. E' questo l'obiettivo del disegno di legge voto che diverse associazioni e movimenti siciliani (vedi in calce l’elenco) hanno messo a punto nei giorni scorsi sul tema del’attuazione dello Statuto siciliano in materia finanziaria, che prevede, tra le altre cose, un referendum. Il disegno di legge verrà presentato all'Ars, dove non mancano deputati pronti a farsene carico. Del suo contenuto abbiamo parlato con il suo estensore, il professorMassimo Costa,  docente di Economia aziendale all'università di Palermo e tra i principali esperti dei capitoli finanziari dello Statuto siciliano. 
Professor Costa, da cosa nasce questa iniziativa?
«Si tratta di un percorso che è iniziato da alcuni mesi per superare la condizione di impasse in cui versa la Sicilia. Un impasse politico e istituzionale, ma soprattutto economico e sociale che sta assumendo i contorni drammatici di una vera e propria catastrofe. Noi siamo convinti che, al di là di specifiche responsabilità politiche, il mancato rispetto della nostra Costituzione regionale, lo Statuto, gridi vendetta in questo momento. Non possiamo continuare a farci derubare di svariati miliardi l’anno e poi accendere in continuazione mutui con lo Stato (evasore) per coprire questi buchi. È una situazione insostenibile. Oggi la Sicilia si comporta nei confronti dello Stato italiano come quell’amministratore di condominio che, di fronte alla necessità di pagare i debiti a fronte di un condomino che non paga mai, andasse proprio dal condomino moroso a farsi prestare a interesse ciò che questi dovrebbe versare, magari anche con gli interessi di mora. Ecco: lo Stato italiano è il condomino moroso, che dovrebbe pagare anche i danni, e il quale invece addirittura ci presta a usura quanto ci è dovuto per diritto».
Ma da cosa dipende la mancata attuazione dello Statuto? 
«Innanzitutto da un blocco delle competenze legislative della Regione che ha origine nella giurisprudenza abrogativa della Corte Costituzionale. La Corte Costituzionale, che per Costituzione (sembra un gioco di parole ma non lo è) non è competente a giudicare della costituzionalità delle leggi siciliane, pur di difendere il principio con il quale ha abolito (o crede di aver abolito) la competenza naturale dell’Alta Corte, è arrivata ultimamente ad abrogare interi pezzi dello Statuto. In queste condizioni qualunque iniziativa della Regione sarebbe “castrata” a Roma, dove sarebbe dichiarata incompetente. Le uniche vie d’uscita (non “insurrezionali”, ovviamente scherzo) sono quindi i “decreti attuativi”, ma questi chiedono tempo e volontà politica oggi assenti, ovvero le “leggi dello Stato”, immediatamente efficaci, da consolidare poi con i decreti attuativi, ma pur sempre efficaci. Ecco, noi non consideriamo affatto chiusa la questione dell’Alta Corte, ma, nel frattempo, per dare respiro alla Sicilia, ci potremmo prendere ciò che ci spetta con una semplice legge dello Stato, da approvare all’Ars come legge-voto».
E in cosa consiste questa legge che avete proposto? 
«Consiste semplicemente nell’attribuzione alla Sicilia di tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio, acque territoriali incluse, e nella possibilità di manovrarle liberamente per allentare l’oppressione fiscale che oggi contribuisce a strangolare la nostra Terra. Consiste nella possibilità di creare una “zona economica speciale”, in termini fiscali e doganali, all’interno dell’Unione Europea, sfruttando la condizione di insularità che è riconosciuta nei trattati europei. Consiste infine nella possibilità di emettere “certificati di credito fiscale”, privi di interessi, con funzioni sostanzialmente monetarie. In una parola l’indipendenza economica, se non ancora quella politica. In questo modo sarebbe più facile realizzare infrastrutture produttive, favorire l’insediamento imprenditoriale, e quindi l’occupazione, difendere il made in Sicily, spezzare la spirale della povertà e dell’austerità. In pratica fare una vera e propria inversione di marcia».
Tradotto in soldoni, che significa?
«Con questa legge attuata in pochi anni potremmo ritrovarci con il 20 per cento di pressione fiscale in meno e con il potere d’acquisto di stipendiati e pensionati aumentato del 50 per cento. Visto che l’alternativa è la morte, mi pare che si debba per lo meno tentare.Ovviamente, a fronte di questo, ci faremmo carico anche di tutte le spese pubbliche, decidendo noi se e quanti servizi sanitari o scolastici dare ai nostri cittadini, prima che questi vengano del tutto azzerati dallo Stato italiano».
E perché mai questa legge dovrebbe essere approvata? Se non ci hanno mai concesso in 70 anni quanto ci spetta?
«Primo, perché è costituzionale. Non c’è niente di più costituzionale che il rispetto dello Statuto. Poi, perché noi andiamo a Roma a dire che “La Sicilia non vuole più niente!”. Come si fa a dire di no a chi non vuole essere mantenuto? E poi, e questo fa parte essenziale della strategia, perché la legge andrà corredata da un referendum consultivo da parte dei Siciliani e da quante più mozioni possibili da parte dei Comuni. Sarà un grande referendum sulla Sovranità fiscale della Sicilia.. Ne nascerà un dibattito che ci cambierà tutti, anche culturalmente. Se i tre livelli della politica siciliana si esprimeranno in tal senso, Roma dovrà infine cedere».
Questo referendum rappresenta allora una rinuncia ad aspirazioni indipendentiste, visto che ci si muove all’interno della legalità italiana ed europea?
«Questo referendum consente ai Siciliani di riappropriarsi di quella dignità minima con la quale poi potranno decidere cosa fare del loro futuro. Noi non stiamo rinunciando proprio a niente né smuovendo niente rispetto alla situazione attuale. Semplicemente altre strade, volendo restare nella legalità costituzionale attuale, sembrano precluse mentre questa non lo è. Non si negano in linea di principio strappi “più arditi”; ma questi, in ogni caso, andrebbero adeguatamente preparati. Oggi la Sicilia è stremata. Dobbiamo dare intanto il pane ai Siciliani, il lavoro o almeno un reddito alle famiglie che non ne hanno più uno. Poi penseremo a tutto il resto».
Il disegno di legge sarà presentato come iniziativa popolare?
«No. Questa è la volontà che è emersa dalla riunione operativa del 9 novembre. E in effetti me ne sono convinto anch’io. A parte ogni considerazione pratica sulle difficoltà tecniche, si è posto il problema della necessità che in ultimo siano sempre le forze presenti in Ars a dover votare il provvedimento. A questo punto lo presentiamo pubblicamente in Ars, lo indirizziamo al presidente dell’Assemblea, e poi le forze politiche, se vogliono, possono presentarlo e votarlo. Noi spingeremo a farlo. Ma, se non vogliono, non sarebbero certo “costretti” a farlo se il disegno di legge fosse di iniziativa popolare. L’unico vantaggio potrebbe essere quello del deposito in “automatico”, non certo quello della sua approvazione. Ma già alcuni deputati hanno manifestato interesse, quindi questo passaggio si rivela non utile. Se poi non lo votano sappiamo con chi prendercela e sappiamo cosa chiedere alle prossime elezioni».
Mi dica la verità, questo coordinamento di movimenti prelude alla nascita di un nuovo soggetto politico?
«No, perché alcuni di questi già sono un soggetto politico e non tutti sarebbero “fondibili” l’uno con l’altro, anche perché i soggetti e le forze che l’appoggerebbero in ARS farebbero un passo indietro se pensassero che dietro c’è un concorrente potenziale e a noi non interessa invece che il risultato finale. Ma soprattutto perché non ci interessa far naufragare una iniziativa così importante usandola come sgabello per ambizioni personali o piccoli progetti politici. Non posso certo dire di essere del tutto soddisfatto dell’attuale rappresentanza politica dei Siciliani. C’è – è vero – una domanda politica che non trova la corrispondente offerta, tanto è vero che più della metà degli elettori ormai sta stabilmente a casa. Ma queste aggregazioni devono trovare un altro tavolo dove costituirsi. Questa legge, e il referendum su di essa, può essere votata da chi vota SEL o Fratelli d’Italia. È una cosa fatta nel solo interesse della Sicilia».
La consideri pure una provocazione se vuole. siete sicuri di essere nel vento della storia? C’è chi dice che ormai lo Statuto è acqua passata…
«Sono solo quattro vecchietti nostalgici della prima repubblica, e/o intellettuali e burocrati di regime compromessi e interessati, che non hanno capito niente di dove va il mondo. Oggi, proprio mentre le élite mondiali vogliono distruggere i popoli e le tradizioni, dappertutto è una riscoperta delle proprie origini. Perché la Sicilia dovrebbe essere da meno? Si leggono cose sui giornali che sino a pochi anni fa sarebbe stato solo pazzia il pensarle. A Napoli, ad esempio,l’altro giorno l’erede dei Borbone è stato accolto per strada con acclamazioni come per un vero re (e ve lo dice uno che, quando parla di storia, non è mai stato “tenero” con i Borbone). In tutta Europa, dove più dove meno, il sovranismo dilaga; lo stesso che sbrigativamente il regime liquida come “populismo”. Un recentissimo sondaggio della Demos attribuisce al 44 % dei Siciliani la voglia di indipendenza. Folklore? Mah! Secondo me il vento della Storia è proprio questo».
Qui sotto l’elenco delle associazioni e dei movimenti che ad oggi hanno sottoscritto il disegno di legge e l’iniziativa referendaria costituendosi in coordinamento (questo invece il link per leggere il disegno di legge)
L’Altra Sicilia
Comitato Autodeterminazione Sicilia-Stato
Fronte Nazionale Siciliano – Sezione “Archimede” di Bagheria
Movimento Onda Lunga
Movimento per l’Indipendenza della Sicilia
Noi Mediterranei Sicilia
Noi Siciliani Liberi
Partito del Sud
Partito Socialista Siciliano
La Sicilia e i Siciliani per lo Statuto
Stupor Mundi
Trapani Cambia
Il Vessillo del Vespro
VorasZancle
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I soldi della Sicilia ai siciliani
Pronta per l'Ars la legge voto

POLITICA – L'intervista al professor Massimo Costa sulla proposta legislativa che sarà presentata ufficialmente nella sede del Parlamento dell'Isola e che prevede di attribuire alla nostra regione tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio: «Con questa legge attuata in pochi anni potremmo ritrovarci con il 20 per cento di pressione fiscale in meno e con il potere d’acquisto di stipendiati e pensionati aumentato del 50 per cento»
Fonte: MeridioneNews Palermo
Attribuire alla Sicilia tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio, acque territoriali incluse per allentare l’oppressione fiscale che stritola la nostra regione. E' questo l'obiettivo del disegno di legge voto che diverse associazioni e movimenti siciliani (vedi in calce l’elenco) hanno messo a punto nei giorni scorsi sul tema del’attuazione dello Statuto siciliano in materia finanziaria, che prevede, tra le altre cose, un referendum. Il disegno di legge verrà presentato all'Ars, dove non mancano deputati pronti a farsene carico. Del suo contenuto abbiamo parlato con il suo estensore, il professorMassimo Costa,  docente di Economia aziendale all'università di Palermo e tra i principali esperti dei capitoli finanziari dello Statuto siciliano. 
Professor Costa, da cosa nasce questa iniziativa?
«Si tratta di un percorso che è iniziato da alcuni mesi per superare la condizione di impasse in cui versa la Sicilia. Un impasse politico e istituzionale, ma soprattutto economico e sociale che sta assumendo i contorni drammatici di una vera e propria catastrofe. Noi siamo convinti che, al di là di specifiche responsabilità politiche, il mancato rispetto della nostra Costituzione regionale, lo Statuto, gridi vendetta in questo momento. Non possiamo continuare a farci derubare di svariati miliardi l’anno e poi accendere in continuazione mutui con lo Stato (evasore) per coprire questi buchi. È una situazione insostenibile. Oggi la Sicilia si comporta nei confronti dello Stato italiano come quell’amministratore di condominio che, di fronte alla necessità di pagare i debiti a fronte di un condomino che non paga mai, andasse proprio dal condomino moroso a farsi prestare a interesse ciò che questi dovrebbe versare, magari anche con gli interessi di mora. Ecco: lo Stato italiano è il condomino moroso, che dovrebbe pagare anche i danni, e il quale invece addirittura ci presta a usura quanto ci è dovuto per diritto».
Ma da cosa dipende la mancata attuazione dello Statuto? 
«Innanzitutto da un blocco delle competenze legislative della Regione che ha origine nella giurisprudenza abrogativa della Corte Costituzionale. La Corte Costituzionale, che per Costituzione (sembra un gioco di parole ma non lo è) non è competente a giudicare della costituzionalità delle leggi siciliane, pur di difendere il principio con il quale ha abolito (o crede di aver abolito) la competenza naturale dell’Alta Corte, è arrivata ultimamente ad abrogare interi pezzi dello Statuto. In queste condizioni qualunque iniziativa della Regione sarebbe “castrata” a Roma, dove sarebbe dichiarata incompetente. Le uniche vie d’uscita (non “insurrezionali”, ovviamente scherzo) sono quindi i “decreti attuativi”, ma questi chiedono tempo e volontà politica oggi assenti, ovvero le “leggi dello Stato”, immediatamente efficaci, da consolidare poi con i decreti attuativi, ma pur sempre efficaci. Ecco, noi non consideriamo affatto chiusa la questione dell’Alta Corte, ma, nel frattempo, per dare respiro alla Sicilia, ci potremmo prendere ciò che ci spetta con una semplice legge dello Stato, da approvare all’Ars come legge-voto».
E in cosa consiste questa legge che avete proposto? 
«Consiste semplicemente nell’attribuzione alla Sicilia di tutte le entrate tributarie che maturano nel suo territorio, acque territoriali incluse, e nella possibilità di manovrarle liberamente per allentare l’oppressione fiscale che oggi contribuisce a strangolare la nostra Terra. Consiste nella possibilità di creare una “zona economica speciale”, in termini fiscali e doganali, all’interno dell’Unione Europea, sfruttando la condizione di insularità che è riconosciuta nei trattati europei. Consiste infine nella possibilità di emettere “certificati di credito fiscale”, privi di interessi, con funzioni sostanzialmente monetarie. In una parola l’indipendenza economica, se non ancora quella politica. In questo modo sarebbe più facile realizzare infrastrutture produttive, favorire l’insediamento imprenditoriale, e quindi l’occupazione, difendere il made in Sicily, spezzare la spirale della povertà e dell’austerità. In pratica fare una vera e propria inversione di marcia».
Tradotto in soldoni, che significa?
«Con questa legge attuata in pochi anni potremmo ritrovarci con il 20 per cento di pressione fiscale in meno e con il potere d’acquisto di stipendiati e pensionati aumentato del 50 per cento. Visto che l’alternativa è la morte, mi pare che si debba per lo meno tentare.Ovviamente, a fronte di questo, ci faremmo carico anche di tutte le spese pubbliche, decidendo noi se e quanti servizi sanitari o scolastici dare ai nostri cittadini, prima che questi vengano del tutto azzerati dallo Stato italiano».
E perché mai questa legge dovrebbe essere approvata? Se non ci hanno mai concesso in 70 anni quanto ci spetta?
«Primo, perché è costituzionale. Non c’è niente di più costituzionale che il rispetto dello Statuto. Poi, perché noi andiamo a Roma a dire che “La Sicilia non vuole più niente!”. Come si fa a dire di no a chi non vuole essere mantenuto? E poi, e questo fa parte essenziale della strategia, perché la legge andrà corredata da un referendum consultivo da parte dei Siciliani e da quante più mozioni possibili da parte dei Comuni. Sarà un grande referendum sulla Sovranità fiscale della Sicilia.. Ne nascerà un dibattito che ci cambierà tutti, anche culturalmente. Se i tre livelli della politica siciliana si esprimeranno in tal senso, Roma dovrà infine cedere».
Questo referendum rappresenta allora una rinuncia ad aspirazioni indipendentiste, visto che ci si muove all’interno della legalità italiana ed europea?
«Questo referendum consente ai Siciliani di riappropriarsi di quella dignità minima con la quale poi potranno decidere cosa fare del loro futuro. Noi non stiamo rinunciando proprio a niente né smuovendo niente rispetto alla situazione attuale. Semplicemente altre strade, volendo restare nella legalità costituzionale attuale, sembrano precluse mentre questa non lo è. Non si negano in linea di principio strappi “più arditi”; ma questi, in ogni caso, andrebbero adeguatamente preparati. Oggi la Sicilia è stremata. Dobbiamo dare intanto il pane ai Siciliani, il lavoro o almeno un reddito alle famiglie che non ne hanno più uno. Poi penseremo a tutto il resto».
Il disegno di legge sarà presentato come iniziativa popolare?
«No. Questa è la volontà che è emersa dalla riunione operativa del 9 novembre. E in effetti me ne sono convinto anch’io. A parte ogni considerazione pratica sulle difficoltà tecniche, si è posto il problema della necessità che in ultimo siano sempre le forze presenti in Ars a dover votare il provvedimento. A questo punto lo presentiamo pubblicamente in Ars, lo indirizziamo al presidente dell’Assemblea, e poi le forze politiche, se vogliono, possono presentarlo e votarlo. Noi spingeremo a farlo. Ma, se non vogliono, non sarebbero certo “costretti” a farlo se il disegno di legge fosse di iniziativa popolare. L’unico vantaggio potrebbe essere quello del deposito in “automatico”, non certo quello della sua approvazione. Ma già alcuni deputati hanno manifestato interesse, quindi questo passaggio si rivela non utile. Se poi non lo votano sappiamo con chi prendercela e sappiamo cosa chiedere alle prossime elezioni».
Mi dica la verità, questo coordinamento di movimenti prelude alla nascita di un nuovo soggetto politico?
«No, perché alcuni di questi già sono un soggetto politico e non tutti sarebbero “fondibili” l’uno con l’altro, anche perché i soggetti e le forze che l’appoggerebbero in ARS farebbero un passo indietro se pensassero che dietro c’è un concorrente potenziale e a noi non interessa invece che il risultato finale. Ma soprattutto perché non ci interessa far naufragare una iniziativa così importante usandola come sgabello per ambizioni personali o piccoli progetti politici. Non posso certo dire di essere del tutto soddisfatto dell’attuale rappresentanza politica dei Siciliani. C’è – è vero – una domanda politica che non trova la corrispondente offerta, tanto è vero che più della metà degli elettori ormai sta stabilmente a casa. Ma queste aggregazioni devono trovare un altro tavolo dove costituirsi. Questa legge, e il referendum su di essa, può essere votata da chi vota SEL o Fratelli d’Italia. È una cosa fatta nel solo interesse della Sicilia».
La consideri pure una provocazione se vuole. siete sicuri di essere nel vento della storia? C’è chi dice che ormai lo Statuto è acqua passata…
«Sono solo quattro vecchietti nostalgici della prima repubblica, e/o intellettuali e burocrati di regime compromessi e interessati, che non hanno capito niente di dove va il mondo. Oggi, proprio mentre le élite mondiali vogliono distruggere i popoli e le tradizioni, dappertutto è una riscoperta delle proprie origini. Perché la Sicilia dovrebbe essere da meno? Si leggono cose sui giornali che sino a pochi anni fa sarebbe stato solo pazzia il pensarle. A Napoli, ad esempio,l’altro giorno l’erede dei Borbone è stato accolto per strada con acclamazioni come per un vero re (e ve lo dice uno che, quando parla di storia, non è mai stato “tenero” con i Borbone). In tutta Europa, dove più dove meno, il sovranismo dilaga; lo stesso che sbrigativamente il regime liquida come “populismo”. Un recentissimo sondaggio della Demos attribuisce al 44 % dei Siciliani la voglia di indipendenza. Folklore? Mah! Secondo me il vento della Storia è proprio questo».
Qui sotto l’elenco delle associazioni e dei movimenti che ad oggi hanno sottoscritto il disegno di legge e l’iniziativa referendaria costituendosi in coordinamento (questo invece il link per leggere il disegno di legge)
L’Altra Sicilia
Comitato Autodeterminazione Sicilia-Stato
Fronte Nazionale Siciliano – Sezione “Archimede” di Bagheria
Movimento Onda Lunga
Movimento per l’Indipendenza della Sicilia
Noi Mediterranei Sicilia
Noi Siciliani Liberi
Partito del Sud
Partito Socialista Siciliano
La Sicilia e i Siciliani per lo Statuto
Stupor Mundi
Trapani Cambia
Il Vessillo del Vespro
VorasZancle

mercoledì 19 novembre 2014

COFINANZIAMENTO NAZIONALE FONDI UE, ENNESIMA OCCASIONE PERSA PER IL SUD E PER IL PAESE ?

Di Natale Cuccurese

Abbiamo recentemente analizzato, sull’onda della diffusione delle indagini SVIMEZ, come ci sia assoluta necessità di cominciare a dire con chiarezza  in Europa che il nostro Paese  ha bisogno di una politica come quella concessa alla Germania dopo la riunificazione, con uno sforzo titanico di investimenti pubblici in deroga a tutti i patti per tutto il Mezzogiorno, come quello che è stato appunto concesso alla Germania dopo la caduta del Muro. Se è stato concesso alla Germani perché non deve essere concesso all’Italia, sia pure con 153 anni di ritardo, vista la situazione in cui versa il nostro Meridione?

Ad oggi nei fatti, e in contrasto alla stessa Costituzione, vengono forniti servizi ed investimenti diversi alla popolazione, che pure paga le stesse tasse, solo sulla base di  criteri geografici.
Problemi che si sono acuiti in questi ultimi venti anni grazie ad un politica discriminatoria portata avanti dalla lega, quella stessa lega che ora vuol scendere a sud e che trova anche movimenti sudisti pronta a supportarla. Andando avanti di questo passo sarà realizzata nei fatti un secessione economica della nazione.

A questo si aggiunga che con la legge di stabilità 2015 si realizza solo l’ennesima operazione di facciata all’insegna dell’ottimismo, come da recente prassi, con il Governo che vara una grande azione cosmetica di fiducia collettiva, con forti richiami agli imprenditori e alle multinazionali, per assunzioni precarie ed investimenti, visto che sembra volere favorire soprattutto quest’ultime, dallo Sblocca Italia al Jobs Act.
Il tutto realizzato in spregio dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori, della salute dei cittadini ed al welfare.

La crescita così disperatamente cercata nella legge di stabilità, ancora al vaglio della Commissione UE, viene in realtà perseguita nello Sblocca Italia grazie a "grandi opere" con annessi commissari che gestiranno grandi aree urbane in tutto il paese, partendo ad esempio da Bagnoli, espropriando gli enti locali da ogni possibilità d’intervento, anche in maniera autoritaria ed incostituzionale.

Anche il più distratto tra gli italiani avrà poi compreso che la questione relativa dell’articolo 18, la cui cancellazione nei fatti è in queste ore in dirittura d'arrivo, è semplicemente un gioco di potere ed equilibri che si svolge sulla testa dei lavoratori, spostando contemporaneamente l’attenzione dai veri problemi, dai veri responsabili della crisi in corso e soprattutto dalle sue reali possibili soluzioni.
Purtroppo c’è da temere che la questione in ballo non sia solo lo smantellamento di fatto dei diritti minimi dei lavoratori. In altre parole una diga, un’icona quella dell’art. 18, da rompere, un segnale da lanciare per soddisfare la destra liberista italiana ed europea, con cui Renzi ha stipulato un patto, e che porterà la stessa destra in futuro a pretendere sempre di più in termini di riduzione di diritti. Una volta che la diga cede la marea montante, della negazione di ogni diritto di ogni dignità, potrebbe poi travolgere tutto e tutti in un futuro che si presenta con tinte sempre più fosche e di cui già si vedono i risultati nelle piazze italiane. Non è vero che non ci sia più una destra e una sinistra, la prima è ben attiva ed in gran spolvero.

Infine non ultimo il vergognoso balletto che segna l’inizio di un nuovo, devastante, conflitto tra Stato e Regioni, giocato sulla sanità regionale e perciò sulla pelle di tutti i cittadini. In poche parole la sintesi è che le tasse che escono dalla porta rientrano dalla finestra, ed ovviamente le Regioni più povere, quelle del Sud, dovranno aumentare di molto la tassazione rispetto alle più ricche. Un altro strappo alla Costituzione che prevede il principio perequativo. In alte parole chi meno ha più paga, in base ad uno strano principio che appare solo punitivo. Risibile poi la vicenda del mettere nelle buste paga dei lavoratori dipendenti del settore privato il 50% del Tfr maturato a tassazione piena.

In questo panorama che porterà ad una lunga stagnazione il Governo potrebbe seguire l’esempio di altri partner europei, come la Francia, al fine di rilanciare l'economia ed aggirare il fiscal compact per poter investire, iniziando ad abolire il pareggio di bilancio in Costituzione, sforare il limite del 3% nel rapporto deficit/PIL escludendo il cofinanziamento nazionale dal calcolo dello stesso per poter riprendere ad investire e iniziare a considerare di ricontrattare i Trattati UE.

In questo caso, come analizzato dal Andrea Del Monaco, esperto di fondi strutturali europei, la sanzione più importante che Bruxelles potrebbe imporci è un deposito infruttifero presso la Banca Centrale Europea costituito in due parti: una fissa dello 0,2% del PIL, e una variabile, pari allo 0,1% del PIL per ogni punto (o frazione di punto) di sfondamento del 3%. In altre parole se sforiamo al 4% dovremmo pagare meno di 5 miliardi.
La Francia ad esempio sfora il 3% dal 2008 senza tanti drammi. Queste considerazioni nascono anche dal fatto che il Fiscal Compact da gennaio 2013 ha rafforzato le regole dell’austerità. Il deficit strutturale di bilancio non deve superare lo 0,5% del PIL: solo per rispettare questo parametro si dovrebbero trovare 15 miliardi, o in tagli, che però non arrivano e anzi dopo le recenti nomine paiono allontanarsi sempre più, o in tasse, molto più probabile, per non dire quasi certo.

Quindi sforare per far ripartire gli investimenti, con un piano per lo sviluppo e il lavoro, con i fondi Ue.

L’Italia ha 26 miliardi residui del ciclo 2007–2013 e 84 miliardi del ciclo 2014–2020, includendo il cofinanziamento al 50%, di cui al Sud dovrebbero andarne 53. Qui sul cofinanziamento però arriva il tasto dolente per il Sud che, con l’immobilismo acquiescente ai diktat tedeschi del nostro Governo, ancora un volta sarà chiamato a mettere ordine nei disastrati conti italiani, sia subendo una maggiore tassazione percentuale, sia pagando con distruzione di risorse naturali sul suo territorio, inquinamento e quindi salute dei suoi cittadini, sia con una decurtazione dal 50% al 25% del cofinanziamento europeo come proposto questa estate da Delrio, in spregio alla logica e al buon senso .

Lo stesso sottosegretario lo scorso 30 settembre ha in realtà accennato ad una normativa che eviti che le risorse derivanti dal cofinanziamento diventino come già successo per  il Fas, il vecchio Fondo per le aree sottoutilizzate,  un tesoretto per finanziare investimenti anche in altre zone d'Italia, come in un recente passato, dal pagamento delle multe ai contadini padani ( a proposito di Salvini e della sua discesa a sud, quanta poca memoria in tanti meridionali…) all’acquisto di battelli sul lago di Como. Un'ipotesi comunque ad oggi ancora poco chiara, che nasconde la evidente necessità di “tagliare” il cofinanziamento nazionale dal 50% al 25% a scapito del Sud per stare sotto il 3%.

In realtà nell’ipotesi vista prima, con un cofinanziamento nazionale al 50%, il Sud avrebbe 53 miliardi da investire nel ciclo 2014- 2020, mentre nell’attuale ciclo 2007-2013 c’è ancora la necessità di spendere in investimenti sui territori i fondi stanziati per non doverli restituire a Bruxelles! Su questa considerazione si apre un interessante problema visto che non sono in ritardo con l'utilizzo in investimenti solo le Regioni, ma anche il Governo per ben 5 miliardi.
A questo punto Renzi potrebbe anche valutare di sostituirsi ai Governatori nel programmare la spesa globale nei territori, ma solo al fine di non sottrarre le risorse ai cittadini meridionali, con la necessità di spenderli entro il dicembre 2015. Si potrebbe perciò seriamente pensare a programmare e realizzare la bonifica della “Terra dei Fuochi”, ristrutturare gli edifici scolastici che lo necessitano, finire la SA-RC, investire in infrastrutture, investire nella messa in sicurezza dei territori, restauro dei siti archeologici, nella cultura….Certo si potrebbe…

Lo vorrà fare il Governo Renzi ? Vorrà passare dalla parole ai fatti o vorrà ancora una volta dimenticare il Sud  perdendo così l’occasione di far ripartire l’economia dell'intera nazione e non precipitare ulteriormente nell’attuale stagnazione, correndo in più il rischio di dare forza a tutti quei movimenti che fanno di questa crisi volano per le loro rivendicazioni che rischiano di scatenare una guerra fra poveri, da nord a sud, con conflitti sociali che nulla di buono possono portare alla nostra sempre più  traballante democrazia…






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Di Natale Cuccurese

Abbiamo recentemente analizzato, sull’onda della diffusione delle indagini SVIMEZ, come ci sia assoluta necessità di cominciare a dire con chiarezza  in Europa che il nostro Paese  ha bisogno di una politica come quella concessa alla Germania dopo la riunificazione, con uno sforzo titanico di investimenti pubblici in deroga a tutti i patti per tutto il Mezzogiorno, come quello che è stato appunto concesso alla Germania dopo la caduta del Muro. Se è stato concesso alla Germani perché non deve essere concesso all’Italia, sia pure con 153 anni di ritardo, vista la situazione in cui versa il nostro Meridione?

Ad oggi nei fatti, e in contrasto alla stessa Costituzione, vengono forniti servizi ed investimenti diversi alla popolazione, che pure paga le stesse tasse, solo sulla base di  criteri geografici.
Problemi che si sono acuiti in questi ultimi venti anni grazie ad un politica discriminatoria portata avanti dalla lega, quella stessa lega che ora vuol scendere a sud e che trova anche movimenti sudisti pronta a supportarla. Andando avanti di questo passo sarà realizzata nei fatti un secessione economica della nazione.

A questo si aggiunga che con la legge di stabilità 2015 si realizza solo l’ennesima operazione di facciata all’insegna dell’ottimismo, come da recente prassi, con il Governo che vara una grande azione cosmetica di fiducia collettiva, con forti richiami agli imprenditori e alle multinazionali, per assunzioni precarie ed investimenti, visto che sembra volere favorire soprattutto quest’ultime, dallo Sblocca Italia al Jobs Act.
Il tutto realizzato in spregio dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori, della salute dei cittadini ed al welfare.

La crescita così disperatamente cercata nella legge di stabilità, ancora al vaglio della Commissione UE, viene in realtà perseguita nello Sblocca Italia grazie a "grandi opere" con annessi commissari che gestiranno grandi aree urbane in tutto il paese, partendo ad esempio da Bagnoli, espropriando gli enti locali da ogni possibilità d’intervento, anche in maniera autoritaria ed incostituzionale.

Anche il più distratto tra gli italiani avrà poi compreso che la questione relativa dell’articolo 18, la cui cancellazione nei fatti è in queste ore in dirittura d'arrivo, è semplicemente un gioco di potere ed equilibri che si svolge sulla testa dei lavoratori, spostando contemporaneamente l’attenzione dai veri problemi, dai veri responsabili della crisi in corso e soprattutto dalle sue reali possibili soluzioni.
Purtroppo c’è da temere che la questione in ballo non sia solo lo smantellamento di fatto dei diritti minimi dei lavoratori. In altre parole una diga, un’icona quella dell’art. 18, da rompere, un segnale da lanciare per soddisfare la destra liberista italiana ed europea, con cui Renzi ha stipulato un patto, e che porterà la stessa destra in futuro a pretendere sempre di più in termini di riduzione di diritti. Una volta che la diga cede la marea montante, della negazione di ogni diritto di ogni dignità, potrebbe poi travolgere tutto e tutti in un futuro che si presenta con tinte sempre più fosche e di cui già si vedono i risultati nelle piazze italiane. Non è vero che non ci sia più una destra e una sinistra, la prima è ben attiva ed in gran spolvero.

Infine non ultimo il vergognoso balletto che segna l’inizio di un nuovo, devastante, conflitto tra Stato e Regioni, giocato sulla sanità regionale e perciò sulla pelle di tutti i cittadini. In poche parole la sintesi è che le tasse che escono dalla porta rientrano dalla finestra, ed ovviamente le Regioni più povere, quelle del Sud, dovranno aumentare di molto la tassazione rispetto alle più ricche. Un altro strappo alla Costituzione che prevede il principio perequativo. In alte parole chi meno ha più paga, in base ad uno strano principio che appare solo punitivo. Risibile poi la vicenda del mettere nelle buste paga dei lavoratori dipendenti del settore privato il 50% del Tfr maturato a tassazione piena.

In questo panorama che porterà ad una lunga stagnazione il Governo potrebbe seguire l’esempio di altri partner europei, come la Francia, al fine di rilanciare l'economia ed aggirare il fiscal compact per poter investire, iniziando ad abolire il pareggio di bilancio in Costituzione, sforare il limite del 3% nel rapporto deficit/PIL escludendo il cofinanziamento nazionale dal calcolo dello stesso per poter riprendere ad investire e iniziare a considerare di ricontrattare i Trattati UE.

In questo caso, come analizzato dal Andrea Del Monaco, esperto di fondi strutturali europei, la sanzione più importante che Bruxelles potrebbe imporci è un deposito infruttifero presso la Banca Centrale Europea costituito in due parti: una fissa dello 0,2% del PIL, e una variabile, pari allo 0,1% del PIL per ogni punto (o frazione di punto) di sfondamento del 3%. In altre parole se sforiamo al 4% dovremmo pagare meno di 5 miliardi.
La Francia ad esempio sfora il 3% dal 2008 senza tanti drammi. Queste considerazioni nascono anche dal fatto che il Fiscal Compact da gennaio 2013 ha rafforzato le regole dell’austerità. Il deficit strutturale di bilancio non deve superare lo 0,5% del PIL: solo per rispettare questo parametro si dovrebbero trovare 15 miliardi, o in tagli, che però non arrivano e anzi dopo le recenti nomine paiono allontanarsi sempre più, o in tasse, molto più probabile, per non dire quasi certo.

Quindi sforare per far ripartire gli investimenti, con un piano per lo sviluppo e il lavoro, con i fondi Ue.

L’Italia ha 26 miliardi residui del ciclo 2007–2013 e 84 miliardi del ciclo 2014–2020, includendo il cofinanziamento al 50%, di cui al Sud dovrebbero andarne 53. Qui sul cofinanziamento però arriva il tasto dolente per il Sud che, con l’immobilismo acquiescente ai diktat tedeschi del nostro Governo, ancora un volta sarà chiamato a mettere ordine nei disastrati conti italiani, sia subendo una maggiore tassazione percentuale, sia pagando con distruzione di risorse naturali sul suo territorio, inquinamento e quindi salute dei suoi cittadini, sia con una decurtazione dal 50% al 25% del cofinanziamento europeo come proposto questa estate da Delrio, in spregio alla logica e al buon senso .

Lo stesso sottosegretario lo scorso 30 settembre ha in realtà accennato ad una normativa che eviti che le risorse derivanti dal cofinanziamento diventino come già successo per  il Fas, il vecchio Fondo per le aree sottoutilizzate,  un tesoretto per finanziare investimenti anche in altre zone d'Italia, come in un recente passato, dal pagamento delle multe ai contadini padani ( a proposito di Salvini e della sua discesa a sud, quanta poca memoria in tanti meridionali…) all’acquisto di battelli sul lago di Como. Un'ipotesi comunque ad oggi ancora poco chiara, che nasconde la evidente necessità di “tagliare” il cofinanziamento nazionale dal 50% al 25% a scapito del Sud per stare sotto il 3%.

In realtà nell’ipotesi vista prima, con un cofinanziamento nazionale al 50%, il Sud avrebbe 53 miliardi da investire nel ciclo 2014- 2020, mentre nell’attuale ciclo 2007-2013 c’è ancora la necessità di spendere in investimenti sui territori i fondi stanziati per non doverli restituire a Bruxelles! Su questa considerazione si apre un interessante problema visto che non sono in ritardo con l'utilizzo in investimenti solo le Regioni, ma anche il Governo per ben 5 miliardi.
A questo punto Renzi potrebbe anche valutare di sostituirsi ai Governatori nel programmare la spesa globale nei territori, ma solo al fine di non sottrarre le risorse ai cittadini meridionali, con la necessità di spenderli entro il dicembre 2015. Si potrebbe perciò seriamente pensare a programmare e realizzare la bonifica della “Terra dei Fuochi”, ristrutturare gli edifici scolastici che lo necessitano, finire la SA-RC, investire in infrastrutture, investire nella messa in sicurezza dei territori, restauro dei siti archeologici, nella cultura….Certo si potrebbe…

Lo vorrà fare il Governo Renzi ? Vorrà passare dalla parole ai fatti o vorrà ancora una volta dimenticare il Sud  perdendo così l’occasione di far ripartire l’economia dell'intera nazione e non precipitare ulteriormente nell’attuale stagnazione, correndo in più il rischio di dare forza a tutti quei movimenti che fanno di questa crisi volano per le loro rivendicazioni che rischiano di scatenare una guerra fra poveri, da nord a sud, con conflitti sociali che nulla di buono possono portare alla nostra sempre più  traballante democrazia…






martedì 18 novembre 2014

CHEF: plat di poveracci affogati in consommé

dI Bruno Pappalardo

Chiamatela come volete(frammentata, liquida, ecc.ecc.) ma questa verrà ricordata come l’epoca del “ CLERICIANO SUPERIORE”

I posteri, forse tra 1000 anni,  troveranno sotto le macerie del tempo, caccavelle e forchettoni.
Alludo alla Clerici e la sua “Prova del Cuoco” , in un altro muro-format attraverso la quale sono penetrati i germi dei milioni di “masterchef” fino alla bella e vera cucina di casa Parodi, per dare maggiore realismo e concretezza senza neppure la finzione scenografica all’inganno psicologico e la trasferire la convinzione di stare così bene da trascrivere e conservare ricette.  Non c’è da stupirsi.
Quando i popoli muoiono di fame  allora, forza con  ricette culinarie a go-gò
Quando si dice immersi nell’epoca della  “grande comunicazione”, ebbene,non riusciamo a parlare manco con il portiere.  Quando si parla troppo di UNITA’ è il momento probabilmente di DIVIDERSI.

Insomma questa è la storia dell’uomo:   dei dritti e dei rovesci, del bianco e del nero, della logica e coerenza dall’’irrazionale e discordanza, del Bene e del Male,  ..insomma delle incoerenze senza fare troppa filosofia.
Pensiamo ai welfare, alle tasse, alle cosiddette “detrazioni fiscali”, alla dispersione scolastica, al sempre più complesso accesso alla Sanità et cetera ma, che cadono come macigni solo sulle spalle dei più poveri  sempre più curvi.
L’Italia si sente assediata. Lo Stato, infatti, incassa 700 miliardi, molto di più della media europea relativamente al fattore demografico ma meno della metà di servizi e assistenza.  Pare che ogni famiglia, in cui lavora almeno un componente, abbia perso dal 2008-2009 in media circa 11.000 euro.
 Italia ma quale Italia? L’Italia dei poveracci! Ma allora Dov’è il BUCO da cui cadono, perdendosi nelle profondità dei abissi, le nostre risorse? Per saperlo dobbiamo cercare veramente un BUCO o ALTRO?
E’ una strategia: promettere soluzioni e benefici senza copertura finanziaria ma, poi, nel corso dei lavori. si proverà a cercarle. Cerca, cerca, ma non si trovano.
Si va, allora, come sempre  su quei cittadini molto vicini alla propria conservazione.
Ti prendono dei soldi per darli all’immigrato (a cui spettano) o all’anziano da assistere oppure 80 euro solo per chi lavora e mille altre cose.  Pare ( ma è vero) che prendano da te per dare a lui che sta peggio di te.

I Comuni e Regioni pagano cifre indicibili allo Stato. Oneri che cadono su tutti i cittadini ma, questa volta, data una magnifica propaganda danno  l’illusione di una tassa nuova, migliore della prima, per sostenere quell’altro nelle tue stesse condizioni. Dunque non BUCO ma “PARTITA DI GIRO
Il non togliere a chi possiede veramente ricchezza  ma chi è leggermente avanti sulla scala della  sopravvivenza   di se stesso per girare  il denaro requisito   all’indigente. Il primo odia il secondo. La società si spacca in mille frammenti ed è più facile manipolare il potere.
Insomma  si comprende cosa intende il presidente del consiglio per  Legge di STABILITA’ ovverosia fissità, immutabilità, immobilità su una parte del paese che non viene assolutamente toccato.
 E’ solo un pretesto quello panzana  che da ciò,… poi scappano  investitori  o soldi all’estero(120mldi).
Sta montando una rabbia tra i cittadini, una rabbia dei poveri che s’affidano (unica speranza) ai sindacati. Ma anche quest’ultimi  vengono puntualmente isolati e combattuti.
 La propaganda governativa  lavora ai fianchi e e sostiene che  i sindacalisti “stanno parlando per te, che puoi chiedere da te cosa è meglio per te,… lo fanno per tenersi a galla” e, sequenzialmente, anche il sindacato viene condannato al pubblico ludibrio.
Fu così che durante un estesi momenti di depressione economiche,  vennero  eletti i dittatori( soprattutto di destra estrema) di tutta l’Europa con nefasti e disumani esiti

Ecco come viene cotta una umanità in una brodaglia di mille ingredienti e valori per la quale   occorrono, veramente. magistrali e scellerati CHEF       

      
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dI Bruno Pappalardo

Chiamatela come volete(frammentata, liquida, ecc.ecc.) ma questa verrà ricordata come l’epoca del “ CLERICIANO SUPERIORE”

I posteri, forse tra 1000 anni,  troveranno sotto le macerie del tempo, caccavelle e forchettoni.
Alludo alla Clerici e la sua “Prova del Cuoco” , in un altro muro-format attraverso la quale sono penetrati i germi dei milioni di “masterchef” fino alla bella e vera cucina di casa Parodi, per dare maggiore realismo e concretezza senza neppure la finzione scenografica all’inganno psicologico e la trasferire la convinzione di stare così bene da trascrivere e conservare ricette.  Non c’è da stupirsi.
Quando i popoli muoiono di fame  allora, forza con  ricette culinarie a go-gò
Quando si dice immersi nell’epoca della  “grande comunicazione”, ebbene,non riusciamo a parlare manco con il portiere.  Quando si parla troppo di UNITA’ è il momento probabilmente di DIVIDERSI.

Insomma questa è la storia dell’uomo:   dei dritti e dei rovesci, del bianco e del nero, della logica e coerenza dall’’irrazionale e discordanza, del Bene e del Male,  ..insomma delle incoerenze senza fare troppa filosofia.
Pensiamo ai welfare, alle tasse, alle cosiddette “detrazioni fiscali”, alla dispersione scolastica, al sempre più complesso accesso alla Sanità et cetera ma, che cadono come macigni solo sulle spalle dei più poveri  sempre più curvi.
L’Italia si sente assediata. Lo Stato, infatti, incassa 700 miliardi, molto di più della media europea relativamente al fattore demografico ma meno della metà di servizi e assistenza.  Pare che ogni famiglia, in cui lavora almeno un componente, abbia perso dal 2008-2009 in media circa 11.000 euro.
 Italia ma quale Italia? L’Italia dei poveracci! Ma allora Dov’è il BUCO da cui cadono, perdendosi nelle profondità dei abissi, le nostre risorse? Per saperlo dobbiamo cercare veramente un BUCO o ALTRO?
E’ una strategia: promettere soluzioni e benefici senza copertura finanziaria ma, poi, nel corso dei lavori. si proverà a cercarle. Cerca, cerca, ma non si trovano.
Si va, allora, come sempre  su quei cittadini molto vicini alla propria conservazione.
Ti prendono dei soldi per darli all’immigrato (a cui spettano) o all’anziano da assistere oppure 80 euro solo per chi lavora e mille altre cose.  Pare ( ma è vero) che prendano da te per dare a lui che sta peggio di te.

I Comuni e Regioni pagano cifre indicibili allo Stato. Oneri che cadono su tutti i cittadini ma, questa volta, data una magnifica propaganda danno  l’illusione di una tassa nuova, migliore della prima, per sostenere quell’altro nelle tue stesse condizioni. Dunque non BUCO ma “PARTITA DI GIRO
Il non togliere a chi possiede veramente ricchezza  ma chi è leggermente avanti sulla scala della  sopravvivenza   di se stesso per girare  il denaro requisito   all’indigente. Il primo odia il secondo. La società si spacca in mille frammenti ed è più facile manipolare il potere.
Insomma  si comprende cosa intende il presidente del consiglio per  Legge di STABILITA’ ovverosia fissità, immutabilità, immobilità su una parte del paese che non viene assolutamente toccato.
 E’ solo un pretesto quello panzana  che da ciò,… poi scappano  investitori  o soldi all’estero(120mldi).
Sta montando una rabbia tra i cittadini, una rabbia dei poveri che s’affidano (unica speranza) ai sindacati. Ma anche quest’ultimi  vengono puntualmente isolati e combattuti.
 La propaganda governativa  lavora ai fianchi e e sostiene che  i sindacalisti “stanno parlando per te, che puoi chiedere da te cosa è meglio per te,… lo fanno per tenersi a galla” e, sequenzialmente, anche il sindacato viene condannato al pubblico ludibrio.
Fu così che durante un estesi momenti di depressione economiche,  vennero  eletti i dittatori( soprattutto di destra estrema) di tutta l’Europa con nefasti e disumani esiti

Ecco come viene cotta una umanità in una brodaglia di mille ingredienti e valori per la quale   occorrono, veramente. magistrali e scellerati CHEF       

      

domenica 16 novembre 2014

Al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, Palazzo Chigi, Roma.

Al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, Palazzo Chigi, Roma.

Sig. Presidente,
Gaeta, città antica e dalle grandi tradizioni storiche, ha rappresentato per secoli una posizione strategico militare di importante rilievo, tanto è vero che tutt’oggi sono presenti sul territorio diverse caserme ed ex officine militari. Nonostante ciò, dal dopoguerra ad oggi diversi siti sono stati dismessi e completamente abbandonati da parte delle autorità militari. All’incuria del tempo si sono aggiunti gli atti sconsiderati da parte di coloro che hanno ulteriormente saccheggiato e deturpato il patrimonio storico ,presente in quelle proprietà demaniali, le quali interdette per molto tempo alla collettività, non hanno potuto ricevere quella cura e quella attenzione che le avrebbe potuto preservare e salvaguardare dalla rovina. Gaeta, oggi città a forte vocazione turistica, necessita di spazi vitali per l’espansione di attività produttive e per la realizzazione di nuove e più moderne strutture ricettive, attende di ricevere dallo Stato tutti questi beni, ora di proprietà del Demanio Civile.

Potrebbero rappresentare una spinta propulsiva all’economia del basso Lazio. Pertanto, chiediamo che vengano assegnate alla città di Gaeta tutte quelle proprietà demaniali ormai in stato di decadenza e di abbandono che il Ministero della Difesa ha lasciato senza destinazione da diversi decenni. I beni demaniali di Gaeta sono moltissimi, alcuni, ancora oggi nelle mani di Enti militari come la Marina Militare che ospita la Base Nato e la nave ammiraglia della Sesta Flotta nel Mediterraneo; come il deposito combustibili che serve alle attività della Marina Militare, come la Scuola Nautica della GDF che occupa il Castello Aragonese, sede della Caserma Mazzini, la caserma Cavour e la Caserma Bausan sita nei pressi di Punta Stendardo, sull’ultimo bastione borbonico della città; come la sede della Capitaneria di Porto di Gaeta. I beni più importanti, oltre ai bastioni del Fronte di terra in parte ristrutturati in questi ultimi anni, sono:

1) Caserma S. Angelo Basso.
2) Chiesa di San Michele Arcangelo
3) Vecchia tipografia.
4) Forte Emilio Savio.
5) Casa Tosti.
6) Cortile retrostante Casa Tosti.
7) Torrione francese.
8) Caserma Cialdini.
9) Ex caserma “V. Emanuele II (annessa chiesa di S. Domenico)
10) Casina rossa dell’ex villa Reale-villa della caserma S.Angelo
11) Gran Guardia borbonica
12) Caserma Gattola.

Nella maggior parte, si tratta di proprietà che vennero requisite dallo Stato Piemontese all’indomani della presa di Gaeta, nel febbraio del 1861e di conseguenza con la costruzione dello stato unitario, rientrarono sotto la giurisdizione del Ministero della Guerra. Da ricordare che il Regno delle Due Sicilie era uno stato pacifico e prospero, dove la disoccupazione non esisteva e da dove nessuno era mai emigrato.
Fu attaccato da casa Savoia, senza dichiarazione di Guerra, perciò quei beni appartengono alla città, come tutti i beni demaniali del Sud. Da allora in poi, quello che era patrimonio della città di Gaeta, divenne un peso ed un aggravio per l’intera cittadina tirrenica che ha dovuto assistere alla sua requisizione, ed infine, alla trasformazione di alcuni di essi in carcere militare (come la caserma Sant’Angelo e il castello Angioino). Il detto “Ti mando a Gaeta” è stato per oltre un secolo, sinonimo di carcerazione inumana dando alla città la nomea di luogo tenebroso. Tra i beni demaniali menzionati vi sono numerosi monumenti risalenti al medioevo come la caserma Sant’Angelo ( due ettari di fabbricato) e l’annessa chiesa di San Michele, con un pavimento in marmo policromo, appartenenti ad un unico complesso monastico che fu soppresso nel 1788 e destinato a scuola per sottufficiali dell’esercito borbonico.

Conquistata Gaeta, i piemontesi lo adibirono a carcere inumano e terribile. All’interno vi fu costruita anche una tipografia militare.
Oggi tutto è in abbandono, compresa la tipografia, e la falegnameria. Della stessa categoria fanno parte “Casa Tosti” e il “ cortile retrostante” beni che appartenevano ad una famiglia nobile della città poi passati al comune e successivamente anch’essi incamerati dal demanio militare. Tuttora versano in uno stato di completo deterioramento.
Tra l’altro, anche la Casina della “Villa Reale” così come la villa della Caserma Sant’Angelo erano beni donati dalla monarchia borbonica alla città e costituirono , per breve tempo, “una pubblica Villa per comodo e diletto degli abitanti di Gaeta”.

A seguire l’edificio della “Gran Guardia” costruito nel 1786 dall’Arch. Ferrari, ed adibito dopo l’unificazione nazionale, fino alla metà degli anni ottanta del 900 a “Circolo Ufficiali dell’Esercito”, nel centro della città antica, oggi in completo abbandono. Nello specifico, la restante parte dei beni demaniali in questione, pensati e realizzati esclusivamente come opere militari di difesa, ed in particolare il “Torrione francese”, la Caserma “Cialdini”, la Caserma “Gattola” ed il “Forte Emilio Savio”.
In riferimento a quanto espresso, l’amministrazione Raimondi, stabilì una progettualità in relazione alle esigenze di ogni singolo bene ed in stretta connessione con quelle della città. Tuttavia, dal momento che per il recupero e la sistemazione di gran parte dei suddetti beni ,l’Amministrazione Comunale si troverebbe a dover far fronte alla necessità di trovare i fondi attraverso non solo i canali istituzionali, ossia gli Enti Centrali e Locali dello Stato, con una burocrazia infernale, ma anche attraverso forme di finanziamento europeo e privato.
 A motivo di ciò, la passata amministrazione comunale, aveva già allacciato stretti contatti con l’Ater di Latina per quanto riguardala realizzazione di diversi alloggi di “Edilizia convenzionata” in diverse strutture presenti sul territorio. Infatti l’Ater si è dimostrata disponibilissima alla ristrutturazione di diversi stabili fatiscenti che darebbero la possibilità a molti cittadini di avere finalmente una casa a fitti agevolati nella propria città. Oggi, almeno seimila gaetani sono stati costretti ad emigrare nei paesi vicini per mancanza di case.
Pertanto, al fine di ottenere una utilizzazione più razionale ed efficiente delle suddette strutture e, per dimezzare nettamente i tempi, sarebbe opportuno affidare la gestione di alcune di esse a Cooperative di giovani o a privati, in quanto , alcuni di questi beni verranno destinati alla realizzazione di strutture ricettive per sopperire alla mancanza di punti di accoglienza, e quindi a posti letto nella città. Altri beni verranno adibiti a Musei di fatti che determinarono la barbara repressione savoiarda nel sud Italia, al Carcere di Gaeta, alla resistenza dei nostri patrioti chiamati Briganti dalla casta piemontese. Tutto ciò a sicuro vantaggio e sostegno dell’intera economia turistica delle città del Golfo di Gaeta( Gaeta-Formia-Minturno-Itri).
Altri beni demaniali , invece, verrebbero destinati all’apertura di strutture culturali a disposizione dei cittadini. Verrebbe realizzata una “Casa delle Associazioni” per far fronte alle esigenze del mondo dell’associazionismo culturale. Infine, altre proprietà demaniali verrebbero destinate a parcheggi ed infrastrutture per i quartieri interessati, ed in particolare , per il centro storico di Gaeta S.E., dove gran parte dei beni sono situati.

Vogliamo ricordare che al Piemonte sono stati regalati dal governo Prodi circa mille miliardi di lire per la ristrutturazione dei beni savoiardi>; che il governo Berlusconi ha regalato a Palmanova tutti i beni demaniali siti in quella città. Gaeta, nel 1860-61 è stata teatro di un assedio tremendo da parte della monarchia sabauda. La città fu rasa al suolo, i morti ammontarono a 4.000 tra civili e militari. La sua economia distrutta e il suo popolo diasporato in tutto il mondo. Sig. Presidente,

Il suo Governo ha regalato a Firenze tutti i beni demaniali siti in quella città, come ha regalato al Roma, a Torino e Milano beni e caserme vuote per farne case popolari, aree commerciali e artigianali.
Gaeta è la città che più di tutte ha subito il risorgimento e la sua barbarie. Ha subito un assedio tremendo da parte del macellaio Cialdini, per conto dei Savoia e del loro primo Ministro Cavour. La città fu attaccata senza dichiarazione di guerra. Fu massacrata e rasa al suolo da 160 mila bombe scaraventate dai piemontesi.
I morti, tra militari e civili ammontarono a 4.000. La città fu divisa in tre zone militari, togliendole possibilità economiche da sviluppare e soprattutto, regalarono ad uno Stato straniero, il Piemonte massonico ed anti cattolico, le nostre strutture militari, le chiese i conventi. I danni di guerra non sono stati pagati dalla banda di criminali piemontesi.
Oggi aspettiamo che il Suo governo dia alla città martire del Risorgimento quello che i criminali piemontesi accorparono al Regno di Sardegna.

 Antonio Ciano
Ex Assessore al Demanio della città e Presidente Onorario del Partito del Sud






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Al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, Palazzo Chigi, Roma.

Sig. Presidente,
Gaeta, città antica e dalle grandi tradizioni storiche, ha rappresentato per secoli una posizione strategico militare di importante rilievo, tanto è vero che tutt’oggi sono presenti sul territorio diverse caserme ed ex officine militari. Nonostante ciò, dal dopoguerra ad oggi diversi siti sono stati dismessi e completamente abbandonati da parte delle autorità militari. All’incuria del tempo si sono aggiunti gli atti sconsiderati da parte di coloro che hanno ulteriormente saccheggiato e deturpato il patrimonio storico ,presente in quelle proprietà demaniali, le quali interdette per molto tempo alla collettività, non hanno potuto ricevere quella cura e quella attenzione che le avrebbe potuto preservare e salvaguardare dalla rovina. Gaeta, oggi città a forte vocazione turistica, necessita di spazi vitali per l’espansione di attività produttive e per la realizzazione di nuove e più moderne strutture ricettive, attende di ricevere dallo Stato tutti questi beni, ora di proprietà del Demanio Civile.

Potrebbero rappresentare una spinta propulsiva all’economia del basso Lazio. Pertanto, chiediamo che vengano assegnate alla città di Gaeta tutte quelle proprietà demaniali ormai in stato di decadenza e di abbandono che il Ministero della Difesa ha lasciato senza destinazione da diversi decenni. I beni demaniali di Gaeta sono moltissimi, alcuni, ancora oggi nelle mani di Enti militari come la Marina Militare che ospita la Base Nato e la nave ammiraglia della Sesta Flotta nel Mediterraneo; come il deposito combustibili che serve alle attività della Marina Militare, come la Scuola Nautica della GDF che occupa il Castello Aragonese, sede della Caserma Mazzini, la caserma Cavour e la Caserma Bausan sita nei pressi di Punta Stendardo, sull’ultimo bastione borbonico della città; come la sede della Capitaneria di Porto di Gaeta. I beni più importanti, oltre ai bastioni del Fronte di terra in parte ristrutturati in questi ultimi anni, sono:

1) Caserma S. Angelo Basso.
2) Chiesa di San Michele Arcangelo
3) Vecchia tipografia.
4) Forte Emilio Savio.
5) Casa Tosti.
6) Cortile retrostante Casa Tosti.
7) Torrione francese.
8) Caserma Cialdini.
9) Ex caserma “V. Emanuele II (annessa chiesa di S. Domenico)
10) Casina rossa dell’ex villa Reale-villa della caserma S.Angelo
11) Gran Guardia borbonica
12) Caserma Gattola.

Nella maggior parte, si tratta di proprietà che vennero requisite dallo Stato Piemontese all’indomani della presa di Gaeta, nel febbraio del 1861e di conseguenza con la costruzione dello stato unitario, rientrarono sotto la giurisdizione del Ministero della Guerra. Da ricordare che il Regno delle Due Sicilie era uno stato pacifico e prospero, dove la disoccupazione non esisteva e da dove nessuno era mai emigrato.
Fu attaccato da casa Savoia, senza dichiarazione di Guerra, perciò quei beni appartengono alla città, come tutti i beni demaniali del Sud. Da allora in poi, quello che era patrimonio della città di Gaeta, divenne un peso ed un aggravio per l’intera cittadina tirrenica che ha dovuto assistere alla sua requisizione, ed infine, alla trasformazione di alcuni di essi in carcere militare (come la caserma Sant’Angelo e il castello Angioino). Il detto “Ti mando a Gaeta” è stato per oltre un secolo, sinonimo di carcerazione inumana dando alla città la nomea di luogo tenebroso. Tra i beni demaniali menzionati vi sono numerosi monumenti risalenti al medioevo come la caserma Sant’Angelo ( due ettari di fabbricato) e l’annessa chiesa di San Michele, con un pavimento in marmo policromo, appartenenti ad un unico complesso monastico che fu soppresso nel 1788 e destinato a scuola per sottufficiali dell’esercito borbonico.

Conquistata Gaeta, i piemontesi lo adibirono a carcere inumano e terribile. All’interno vi fu costruita anche una tipografia militare.
Oggi tutto è in abbandono, compresa la tipografia, e la falegnameria. Della stessa categoria fanno parte “Casa Tosti” e il “ cortile retrostante” beni che appartenevano ad una famiglia nobile della città poi passati al comune e successivamente anch’essi incamerati dal demanio militare. Tuttora versano in uno stato di completo deterioramento.
Tra l’altro, anche la Casina della “Villa Reale” così come la villa della Caserma Sant’Angelo erano beni donati dalla monarchia borbonica alla città e costituirono , per breve tempo, “una pubblica Villa per comodo e diletto degli abitanti di Gaeta”.

A seguire l’edificio della “Gran Guardia” costruito nel 1786 dall’Arch. Ferrari, ed adibito dopo l’unificazione nazionale, fino alla metà degli anni ottanta del 900 a “Circolo Ufficiali dell’Esercito”, nel centro della città antica, oggi in completo abbandono. Nello specifico, la restante parte dei beni demaniali in questione, pensati e realizzati esclusivamente come opere militari di difesa, ed in particolare il “Torrione francese”, la Caserma “Cialdini”, la Caserma “Gattola” ed il “Forte Emilio Savio”.
In riferimento a quanto espresso, l’amministrazione Raimondi, stabilì una progettualità in relazione alle esigenze di ogni singolo bene ed in stretta connessione con quelle della città. Tuttavia, dal momento che per il recupero e la sistemazione di gran parte dei suddetti beni ,l’Amministrazione Comunale si troverebbe a dover far fronte alla necessità di trovare i fondi attraverso non solo i canali istituzionali, ossia gli Enti Centrali e Locali dello Stato, con una burocrazia infernale, ma anche attraverso forme di finanziamento europeo e privato.
 A motivo di ciò, la passata amministrazione comunale, aveva già allacciato stretti contatti con l’Ater di Latina per quanto riguardala realizzazione di diversi alloggi di “Edilizia convenzionata” in diverse strutture presenti sul territorio. Infatti l’Ater si è dimostrata disponibilissima alla ristrutturazione di diversi stabili fatiscenti che darebbero la possibilità a molti cittadini di avere finalmente una casa a fitti agevolati nella propria città. Oggi, almeno seimila gaetani sono stati costretti ad emigrare nei paesi vicini per mancanza di case.
Pertanto, al fine di ottenere una utilizzazione più razionale ed efficiente delle suddette strutture e, per dimezzare nettamente i tempi, sarebbe opportuno affidare la gestione di alcune di esse a Cooperative di giovani o a privati, in quanto , alcuni di questi beni verranno destinati alla realizzazione di strutture ricettive per sopperire alla mancanza di punti di accoglienza, e quindi a posti letto nella città. Altri beni verranno adibiti a Musei di fatti che determinarono la barbara repressione savoiarda nel sud Italia, al Carcere di Gaeta, alla resistenza dei nostri patrioti chiamati Briganti dalla casta piemontese. Tutto ciò a sicuro vantaggio e sostegno dell’intera economia turistica delle città del Golfo di Gaeta( Gaeta-Formia-Minturno-Itri).
Altri beni demaniali , invece, verrebbero destinati all’apertura di strutture culturali a disposizione dei cittadini. Verrebbe realizzata una “Casa delle Associazioni” per far fronte alle esigenze del mondo dell’associazionismo culturale. Infine, altre proprietà demaniali verrebbero destinate a parcheggi ed infrastrutture per i quartieri interessati, ed in particolare , per il centro storico di Gaeta S.E., dove gran parte dei beni sono situati.

Vogliamo ricordare che al Piemonte sono stati regalati dal governo Prodi circa mille miliardi di lire per la ristrutturazione dei beni savoiardi>; che il governo Berlusconi ha regalato a Palmanova tutti i beni demaniali siti in quella città. Gaeta, nel 1860-61 è stata teatro di un assedio tremendo da parte della monarchia sabauda. La città fu rasa al suolo, i morti ammontarono a 4.000 tra civili e militari. La sua economia distrutta e il suo popolo diasporato in tutto il mondo. Sig. Presidente,

Il suo Governo ha regalato a Firenze tutti i beni demaniali siti in quella città, come ha regalato al Roma, a Torino e Milano beni e caserme vuote per farne case popolari, aree commerciali e artigianali.
Gaeta è la città che più di tutte ha subito il risorgimento e la sua barbarie. Ha subito un assedio tremendo da parte del macellaio Cialdini, per conto dei Savoia e del loro primo Ministro Cavour. La città fu attaccata senza dichiarazione di guerra. Fu massacrata e rasa al suolo da 160 mila bombe scaraventate dai piemontesi.
I morti, tra militari e civili ammontarono a 4.000. La città fu divisa in tre zone militari, togliendole possibilità economiche da sviluppare e soprattutto, regalarono ad uno Stato straniero, il Piemonte massonico ed anti cattolico, le nostre strutture militari, le chiese i conventi. I danni di guerra non sono stati pagati dalla banda di criminali piemontesi.
Oggi aspettiamo che il Suo governo dia alla città martire del Risorgimento quello che i criminali piemontesi accorparono al Regno di Sardegna.

 Antonio Ciano
Ex Assessore al Demanio della città e Presidente Onorario del Partito del Sud






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giovedì 6 novembre 2014

COMUNICATO - MOBILITAZIONE DI BAGNOLI DEL 7 NOVEMBRE CONTRO IL DECRETO "SBLOCCA ITALIA" E CONTRO IL COMMISSARIAMENTO DI BAGNOLI.

Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti a Napoli e dintorni a partecipare alla mobilitazione prevista a Bagnoli domani 7 Novembre per contestare, con la forza della pacifica protesta democratica, il decreto governativo “Sblocca Italia”, che rischia di consegnare il nostro territorio a lobby dedite allo sfruttamento sistematico di acqua, aria e suolo in spregio ad ogni forma di democrazia partecipativa e al buonsenso. 

Un attacco totale alle nostre radici democratiche che va dall’ambiente alla Costituzione, dal diritto del lavoro a quello della casa, dalla salute alla scuola, in un’aggressione senza precedenti alle regole stesse della democrazia italiana, in ossequio ai diktat liberisti che giungono da una parte dell’Europa.Non sentiamo certo la necessità che alle tante emergenze ambientali e non solo che attanagliano la nostra terra, che ancora attendono soluzione e risposta, se ne aggiungano altre causate da uno sfruttamento onnivoro delle risorse naturali ed umane in un’ottica coloniale . 

Inoltre , in violazione agli accordi firmati il 14 agosto, il Governo vorrebbe nei fatti espropriare la città di Napoli dei poteri costituzionali su Bagnoli causando così una forte rottura istituzionale; Bagnoli e Napoli non possono essere commissariate !! L’appuntamento per manifestare insieme con il nostro popolo, che merita considerazione e rispetto, è quindi per domani 7 Novembre a Bagnoli in Piazzale Tecchio ore 9,00. 

Partito del Sud - Napoli


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Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti a Napoli e dintorni a partecipare alla mobilitazione prevista a Bagnoli domani 7 Novembre per contestare, con la forza della pacifica protesta democratica, il decreto governativo “Sblocca Italia”, che rischia di consegnare il nostro territorio a lobby dedite allo sfruttamento sistematico di acqua, aria e suolo in spregio ad ogni forma di democrazia partecipativa e al buonsenso. 

Un attacco totale alle nostre radici democratiche che va dall’ambiente alla Costituzione, dal diritto del lavoro a quello della casa, dalla salute alla scuola, in un’aggressione senza precedenti alle regole stesse della democrazia italiana, in ossequio ai diktat liberisti che giungono da una parte dell’Europa.Non sentiamo certo la necessità che alle tante emergenze ambientali e non solo che attanagliano la nostra terra, che ancora attendono soluzione e risposta, se ne aggiungano altre causate da uno sfruttamento onnivoro delle risorse naturali ed umane in un’ottica coloniale . 

Inoltre , in violazione agli accordi firmati il 14 agosto, il Governo vorrebbe nei fatti espropriare la città di Napoli dei poteri costituzionali su Bagnoli causando così una forte rottura istituzionale; Bagnoli e Napoli non possono essere commissariate !! L’appuntamento per manifestare insieme con il nostro popolo, che merita considerazione e rispetto, è quindi per domani 7 Novembre a Bagnoli in Piazzale Tecchio ore 9,00. 

Partito del Sud - Napoli


giovedì 30 ottobre 2014

THYSSENKRUPP; …quattro straccioni contro quattro straccioni!

Di Bruno Pappalardo

Certo che è importante sapere cosa sia veramente successo ieri tra operai scioperanti della ThyssenKrupp,… ma sarà la solita menata. Si rimbalzeranno accuse da una parte all’altra.
Il comando di quel commissariato di polizia, a Terni, ha già mandato in onda un video per dimostrare che gli operai lanciavano degli oggetti, (bottigliette d’acqua che nel video appaiono individuiate da un cerchio rosso) Ma insomma avete caschi, giubbotti di sicurezza e pannelli scudanti possibile che 4 poliziotti si sono feriti? Erano 4 perché dovevano pareggiare con i veri 4 feriti portati in ospedale. Allora cosa veramente è successo? 

Che degli straccioni, poveracci, narco-condizionati che a stento riescono a tirare avanti con dignità, la complessa storia di un sol mese ( si va avanti mese dopo mese, giorno dopo giorno …) della propria famiglia che non arriva neppure al 10 di quello ma, erano in divisa, fronteggiavano quattro straccioni poveri, non in divisa, che chiedevano (…è ammesso almeno la rabbia che non diventa violenza?) urlanti il diritto al Lavoro. 

Stronzo di operaio tu lavori per dare lo stipendio a quegl’altri stronzi in divisa e tu con l’elmo Azzurro-Sorrento fai il tuo lavoro per proteggere proprio loro e i loro diritti che sono anche i tuoi.
Cari straccioni poveri uomini, in divisa o senza, vi hanno messo di fronte l’uno contro l’altro per svicolare dai loro doveri e furbi giochetti con pupazzetti che sono le vostre vite.
Ma non vedete che la situazione l’hanno creato gli altri ben lontani da quella manifestazione?
Non riuscite a vedere il disegno? Non riuscite, cari lavoratori delle forze di polizia che domani vi toglieranno il vostro sindacato, ossia i vostri diritti?
Ma veramente non riusciamo a comprendere che questo non sposterà di un centimetro quanto già stabilito?

Certo ci saranno anche le “scuse del Governo” (detto tra noi non avverrà mai o si userà un linguaggio ambiguo che dirà e non dirà per dividere le colpe e frammentare, dividere, scheggiare, spezzettare ancora la logica) , embhé, … dopo?
NULLA, questo è successo! 

E’ successo a Terni ma succede dovunque,… spero non succeda mai al Sud perché sarebbe terribile.
“Caro mio Sud, allora, muoviti sei l’unica nostra speranza, richiama i tuoi uomini, il tuo esercito quello che mai ti ha tradito e ridai vita alla via per il futuro”?
Direte “belle panzane”…forse ma io ci credo perché i segni (non grafici impaurenti) sono sui volti dei nostri uomini onesti. Sul volto di un perseguitato dalla politica a Napoli, ho visto la freccia in alto, verticale della “Ordinata” mentre si ammollava l’ “Ascissa ”.


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Di Bruno Pappalardo

Certo che è importante sapere cosa sia veramente successo ieri tra operai scioperanti della ThyssenKrupp,… ma sarà la solita menata. Si rimbalzeranno accuse da una parte all’altra.
Il comando di quel commissariato di polizia, a Terni, ha già mandato in onda un video per dimostrare che gli operai lanciavano degli oggetti, (bottigliette d’acqua che nel video appaiono individuiate da un cerchio rosso) Ma insomma avete caschi, giubbotti di sicurezza e pannelli scudanti possibile che 4 poliziotti si sono feriti? Erano 4 perché dovevano pareggiare con i veri 4 feriti portati in ospedale. Allora cosa veramente è successo? 

Che degli straccioni, poveracci, narco-condizionati che a stento riescono a tirare avanti con dignità, la complessa storia di un sol mese ( si va avanti mese dopo mese, giorno dopo giorno …) della propria famiglia che non arriva neppure al 10 di quello ma, erano in divisa, fronteggiavano quattro straccioni poveri, non in divisa, che chiedevano (…è ammesso almeno la rabbia che non diventa violenza?) urlanti il diritto al Lavoro. 

Stronzo di operaio tu lavori per dare lo stipendio a quegl’altri stronzi in divisa e tu con l’elmo Azzurro-Sorrento fai il tuo lavoro per proteggere proprio loro e i loro diritti che sono anche i tuoi.
Cari straccioni poveri uomini, in divisa o senza, vi hanno messo di fronte l’uno contro l’altro per svicolare dai loro doveri e furbi giochetti con pupazzetti che sono le vostre vite.
Ma non vedete che la situazione l’hanno creato gli altri ben lontani da quella manifestazione?
Non riuscite a vedere il disegno? Non riuscite, cari lavoratori delle forze di polizia che domani vi toglieranno il vostro sindacato, ossia i vostri diritti?
Ma veramente non riusciamo a comprendere che questo non sposterà di un centimetro quanto già stabilito?

Certo ci saranno anche le “scuse del Governo” (detto tra noi non avverrà mai o si userà un linguaggio ambiguo che dirà e non dirà per dividere le colpe e frammentare, dividere, scheggiare, spezzettare ancora la logica) , embhé, … dopo?
NULLA, questo è successo! 

E’ successo a Terni ma succede dovunque,… spero non succeda mai al Sud perché sarebbe terribile.
“Caro mio Sud, allora, muoviti sei l’unica nostra speranza, richiama i tuoi uomini, il tuo esercito quello che mai ti ha tradito e ridai vita alla via per il futuro”?
Direte “belle panzane”…forse ma io ci credo perché i segni (non grafici impaurenti) sono sui volti dei nostri uomini onesti. Sul volto di un perseguitato dalla politica a Napoli, ho visto la freccia in alto, verticale della “Ordinata” mentre si ammollava l’ “Ascissa ”.


mercoledì 29 ottobre 2014

Il Sud ad un bivio...o lo tsunami demografico ed il deserto annunciato dallo Svimez o una ripartenza da Sud dell'intero paese

Il rapporto SVIMEZ 2014 è una fotografia impietosa ma cruda e realistica della crisi dell'intero paese e del Mezzogiorno in particolare.
Certo è impressionante leggere negli ultimi anni del calo, al netto degli immigrati,  e dell'invecchiamento della popolazione del Mezzogiorno, con la ripresa dell'emigrazione, soprattutto giovanile, e l'aumento della disoccupazione e tragica diffusione della povertà, come già citato anche nel recente articolo del nostro Presidente Natale Cuccurese sul blog nazionale.

Come detto anche dall'amico Gigi Di Fiore, sul suo ottimo articolo sul Blog del Mattino online, ancora oggi sembrano attuali le poche voci dei meridionalisti del passato, come Nitti ad esempio ad inizio del 1900, quando protestavano contro le politiche nord-centriche del Regno d'Italia che tanto contribuirono ad allargare la forbice tra il nostro Sud e il Centro-Nord del paese. Oramai anche gli studi di Malanima e Daniele del CNR sull'andamento del PIL pro-capite per il Sud e per il Centro-Nord e gli studi della Banca d'Italia (fonte che credo non sia sospettabile di simpatie neoborboniche o revisioniste....) sugli indici di industrializzazione relativa e sul valore aggiunto industriale, dimostrano che il divario nacque dopo la "malaunità" del 1861 e non esisteva prima o almeno fu davvero minimo fino alla fine del secolo XIX quando il PIL pro-capite del Sud è stimato intorno al 93% di quello del resto del paese, ancora un paese povero e fondamentalmente agricolo ed arretrato. 
Poi il Regno sabaudo fece di tutto per allargare il divario, il gap inizia a formarsi tra il 1891 ed il 1913 quando ci fu l'industrializzazione del Nord a scapito del Sud arrivando all'80%, per aggravarsi durante il periodo fascista e raggiungere il suo picco dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1951 il PIL del Sud era diventato quasi la metà, esattamente il 47% di quello del Centro-Nord! Quindi ci fu l'unico periodo in cui il gap diminuì tra il 1951 ed il 1973, periodo che coincide con il boom economico dell'Italia dopo il Piano Marshall (sebbene anche quei fondi destinati soprattutto al Nord...) ed il primo illuminato periodo della Cassa del Mezzogiorno...cresce il Sud e cresce l'intero paese anche se noi "terroni" paghiamo a carissimo prezzo questa crescita con il periodo di più forte emigrazione sud-nord, negli anni '60 si stimano ca. 300.000 persone all'anno, alla fine però il PIL pro-capite del Sud diventa il 66% di quello del resto del paese. Infine l'ultimo periodo esaminato da Malanima e Daniele, dagli anni '70 ai primi anni del nuovo secolo, iniziato con la crisi petrolifera e la seconda fase della Cassa del Mezzogiorno, quella in cui si passò dagli investimenti ai sussidi (spesso preda delle aziende del Nord che vennero al Sud...) la situazione peggiorò per l'intero paese e per il Sud in particolare ed il gap tornò ad allargarsi...poi negli ultimi anni specie i governi Berlusconi-Tremonti, oramai dichiaratamente "leghisti", hanno ulteriormente aggravato la situazione con i ben noti scippi dei fondi FAS ai danni del Mezzogiorno. 

Le risposte del governo Renzi finora sono largamente insufficienti ed insoddisfacenti, abbastanza patetiche poi le risposte di Del Rio sulle difficoltà di territorio al Sud per giustificare le briciole al Sud per gli investimenti ferroviari (il 2% del totale!!!). Oggi, come ci insegna anche la storia e la ricostruzione sui vari periodi di Daniele e Malanima, servirebbe un nuovo "Piano Marshall" per il Sud e poi si deve essere molto più coraggiosi con lo sforamento dei parametri europei. Infine, soprattutto con le limitate risorse comunque a disposizione, bisogna  privilegiare investimenti al Sud con priorità su infrastrutture, turismo e protezione beni ambientali e culturali, artigianato ed eno-gastronomia di qualità, quindi sviluppo sostenibile ed incentivi per sviluppo hi-tech se non si vuole l'annientamento totale di un popolo ed il deserto, non solo industriale ma anche civile, entro qualche decina di anni.

Non basta più indignarsi e protestare, oppure pensare a cose velleitarie ed irraggiungibili come ritorni ad antichi confini, bisogna organizzare un movimento meridionalista di massa che faccia sentire la sua voce forte nello scenario politico italiano e lì dove si decide...noi del Partito del Sud lavoriamo su questo e sulle nostre proposte al di là della protesta, continueremo a farlo, insieme alle migliori espressioni politiche meridionali, come De Magistris o Emiliano ad esempio, che hanno dimostrato di non aver nulla da imparare in quanto ad onestà ed efficienza amministrativa dai loro colleghi del Centro-Nord travolti da decine di scandali e di inefficienze. Dalle persone migliori il Sud riparte e l'Italia sarà quello che il Sud sarà...un Sud autonomo e forte, di nuovo al centro del Mediterraneo e di nuovo faro di civiltà dell'intero continente europeo.


Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud 


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Il rapporto SVIMEZ 2014 è una fotografia impietosa ma cruda e realistica della crisi dell'intero paese e del Mezzogiorno in particolare.
Certo è impressionante leggere negli ultimi anni del calo, al netto degli immigrati,  e dell'invecchiamento della popolazione del Mezzogiorno, con la ripresa dell'emigrazione, soprattutto giovanile, e l'aumento della disoccupazione e tragica diffusione della povertà, come già citato anche nel recente articolo del nostro Presidente Natale Cuccurese sul blog nazionale.

Come detto anche dall'amico Gigi Di Fiore, sul suo ottimo articolo sul Blog del Mattino online, ancora oggi sembrano attuali le poche voci dei meridionalisti del passato, come Nitti ad esempio ad inizio del 1900, quando protestavano contro le politiche nord-centriche del Regno d'Italia che tanto contribuirono ad allargare la forbice tra il nostro Sud e il Centro-Nord del paese. Oramai anche gli studi di Malanima e Daniele del CNR sull'andamento del PIL pro-capite per il Sud e per il Centro-Nord e gli studi della Banca d'Italia (fonte che credo non sia sospettabile di simpatie neoborboniche o revisioniste....) sugli indici di industrializzazione relativa e sul valore aggiunto industriale, dimostrano che il divario nacque dopo la "malaunità" del 1861 e non esisteva prima o almeno fu davvero minimo fino alla fine del secolo XIX quando il PIL pro-capite del Sud è stimato intorno al 93% di quello del resto del paese, ancora un paese povero e fondamentalmente agricolo ed arretrato. 
Poi il Regno sabaudo fece di tutto per allargare il divario, il gap inizia a formarsi tra il 1891 ed il 1913 quando ci fu l'industrializzazione del Nord a scapito del Sud arrivando all'80%, per aggravarsi durante il periodo fascista e raggiungere il suo picco dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1951 il PIL del Sud era diventato quasi la metà, esattamente il 47% di quello del Centro-Nord! Quindi ci fu l'unico periodo in cui il gap diminuì tra il 1951 ed il 1973, periodo che coincide con il boom economico dell'Italia dopo il Piano Marshall (sebbene anche quei fondi destinati soprattutto al Nord...) ed il primo illuminato periodo della Cassa del Mezzogiorno...cresce il Sud e cresce l'intero paese anche se noi "terroni" paghiamo a carissimo prezzo questa crescita con il periodo di più forte emigrazione sud-nord, negli anni '60 si stimano ca. 300.000 persone all'anno, alla fine però il PIL pro-capite del Sud diventa il 66% di quello del resto del paese. Infine l'ultimo periodo esaminato da Malanima e Daniele, dagli anni '70 ai primi anni del nuovo secolo, iniziato con la crisi petrolifera e la seconda fase della Cassa del Mezzogiorno, quella in cui si passò dagli investimenti ai sussidi (spesso preda delle aziende del Nord che vennero al Sud...) la situazione peggiorò per l'intero paese e per il Sud in particolare ed il gap tornò ad allargarsi...poi negli ultimi anni specie i governi Berlusconi-Tremonti, oramai dichiaratamente "leghisti", hanno ulteriormente aggravato la situazione con i ben noti scippi dei fondi FAS ai danni del Mezzogiorno. 

Le risposte del governo Renzi finora sono largamente insufficienti ed insoddisfacenti, abbastanza patetiche poi le risposte di Del Rio sulle difficoltà di territorio al Sud per giustificare le briciole al Sud per gli investimenti ferroviari (il 2% del totale!!!). Oggi, come ci insegna anche la storia e la ricostruzione sui vari periodi di Daniele e Malanima, servirebbe un nuovo "Piano Marshall" per il Sud e poi si deve essere molto più coraggiosi con lo sforamento dei parametri europei. Infine, soprattutto con le limitate risorse comunque a disposizione, bisogna  privilegiare investimenti al Sud con priorità su infrastrutture, turismo e protezione beni ambientali e culturali, artigianato ed eno-gastronomia di qualità, quindi sviluppo sostenibile ed incentivi per sviluppo hi-tech se non si vuole l'annientamento totale di un popolo ed il deserto, non solo industriale ma anche civile, entro qualche decina di anni.

Non basta più indignarsi e protestare, oppure pensare a cose velleitarie ed irraggiungibili come ritorni ad antichi confini, bisogna organizzare un movimento meridionalista di massa che faccia sentire la sua voce forte nello scenario politico italiano e lì dove si decide...noi del Partito del Sud lavoriamo su questo e sulle nostre proposte al di là della protesta, continueremo a farlo, insieme alle migliori espressioni politiche meridionali, come De Magistris o Emiliano ad esempio, che hanno dimostrato di non aver nulla da imparare in quanto ad onestà ed efficienza amministrativa dai loro colleghi del Centro-Nord travolti da decine di scandali e di inefficienze. Dalle persone migliori il Sud riparte e l'Italia sarà quello che il Sud sarà...un Sud autonomo e forte, di nuovo al centro del Mediterraneo e di nuovo faro di civiltà dell'intero continente europeo.


Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud 


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