sabato 2 luglio 2011

L'asilo nido di Gaeta, tra i migliori d'Italia


http://www.youtube.com/watch?v=WtU4GTnkaNw&feature=related
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venerdì 24 giugno 2011

Ospedale Gaeta: la Polverini chiude i reparti. Raimondi " Di nuovo in piazza con nuove e più aspre forme di protesta "

Ha promesso di «spaccare in due l'Italia» occupando addirittura l'autostrada con l'aiuto di Pontecorvo. A parlare così è il sindaco di Gaeta, Antonio Raimondi «A rischio c'è la chiusura dei reparti del Di Liegro entro la fine del mese e dunque tra pochi giorni».

Nel vertice intersindacale tenutosi proprio a Gaeta lunedì scorso, tutti i sindaci presenti, nonostante le rinnovate polemiche per la collocazione del policlinico del Golfo, hanno convenuto sulla necessità che nessun presidio può essere chiuso senza che prima non si faccia l'ospedale nuovo.

«Il day surgery che doveva essere riaperto a metà mese è ancora chiuso, malattie infettive se ne va dalla provincia di Latina e dunque per curarsi bisognerà traslocare a Roma, la riabilitazione va a Sezze, il pronto soccorso si chiude, medicina post acuzie va a Formia così come il laboratorio analisi. E poi mi devo ancora spiegare perchè non avviene questo trasferimento del distretto sanitario. Capisco le esigenze del governatore Polverini, ma sulla sanità non si puo risparmiare perchè chi risparmia spreca». E il rischio, in base a questo quadro, secondo il sindaco «è che ci sarà la cosiddetta mobilità passiva, ovvero andremo tutti a farci curare tra il Molise e la Campania o se va bene in provincia di Frosinone».

«Così come abbiamo fatto lo scorso anno - annuncia Raimondi - se non ci ascolteranno e se non ci daranno garanzie scenderemo in piazza con nuove e più aspre forme di protesta».

Il Sindaco Antonio Raimondi durante la prima manifestazione a difesa del Di Liegro del 24/09/2010


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Ha promesso di «spaccare in due l'Italia» occupando addirittura l'autostrada con l'aiuto di Pontecorvo. A parlare così è il sindaco di Gaeta, Antonio Raimondi «A rischio c'è la chiusura dei reparti del Di Liegro entro la fine del mese e dunque tra pochi giorni».

Nel vertice intersindacale tenutosi proprio a Gaeta lunedì scorso, tutti i sindaci presenti, nonostante le rinnovate polemiche per la collocazione del policlinico del Golfo, hanno convenuto sulla necessità che nessun presidio può essere chiuso senza che prima non si faccia l'ospedale nuovo.

«Il day surgery che doveva essere riaperto a metà mese è ancora chiuso, malattie infettive se ne va dalla provincia di Latina e dunque per curarsi bisognerà traslocare a Roma, la riabilitazione va a Sezze, il pronto soccorso si chiude, medicina post acuzie va a Formia così come il laboratorio analisi. E poi mi devo ancora spiegare perchè non avviene questo trasferimento del distretto sanitario. Capisco le esigenze del governatore Polverini, ma sulla sanità non si puo risparmiare perchè chi risparmia spreca». E il rischio, in base a questo quadro, secondo il sindaco «è che ci sarà la cosiddetta mobilità passiva, ovvero andremo tutti a farci curare tra il Molise e la Campania o se va bene in provincia di Frosinone».

«Così come abbiamo fatto lo scorso anno - annuncia Raimondi - se non ci ascolteranno e se non ci daranno garanzie scenderemo in piazza con nuove e più aspre forme di protesta».

Il Sindaco Antonio Raimondi durante la prima manifestazione a difesa del Di Liegro del 24/09/2010


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giovedì 16 giugno 2011

Il PUA regionale all'esame del Consiglio della regione Lazio a fine luglio, parola dell'Ass. Zappalà


Si è svolto in Via Parigi a Roma un incontro tra l'Assessore nal Turismo Zappalà e i responsabili del demanio marittimo della regione Lazio. Sono stati invitati tutti e 24 i comuni rivieraschi ma pochi hanno aderito. I primi ad arrivare sono stati l'assessore al Demanio Antonio Ciano di Gaeta,il Sindaco di Ponza e la Dott. Giancotti per il comune di Ventotene.


L'assessore Zappalà,uomo di esperienza politica ha parlato del Turismo nel Lazio, della campagna mediatica che sta proponendo in Italia con un proprio sito Web e presso 18 stazioni ferroviarie italiane con pannelli giganti che mostrano le bellezze della nostra regione invitando i turisti a visitarla. Campagna che nei prossimi mesi sarà ripetuta nei porti e negli aeroporti europei. "Una iniziativa molto interessante-dice Ciano- ma abbiamo bisogno di infrastrutture capaci di accogliere milioni di turisti e prezzi competitivi. Roma e il Lazio offrono paesaggi unici, spettacolari. Laghi,chiese secolari,conventi da visitare, spiagge bellissime, siti archeologici di interesse mondiali,borghi medievali che, solo a vederli, fanno mozzare il fiato. Abbiamo siti demaniali inutilizzati, caserme, cinte murarie secolari da ristrutturare.


Gaeta grazie al federalismo Demaniale ha chiesto al Demanio 81 beni, aspettiamo la firma dei decreti attuativi, che ritardano a venire. Si parla di ottobre, vogliamo essere ottimisti. Questi beni sono una ricchezza inestimabile per il nostro territorio e non parlo solo di Gaeta. Roma ha adisposizione centinaia di strutture: caserme,conventi,poligoni,teatri,siti archeologici che, da soli,potrebbero dare lavoro a migliaia di giovani.

A Gaeta, quando era governatore Marrazzo, con una operazione unica, siamo riusciti a portare sotto la giurisdizione della città la Caserma Sant'Angelo, la casina rossa, l'orto botanico borbonico,la palazzina degli ufficiali da adibire a sito per i parchi del Sud pontino e la chiesa di San Michele. Queste strutture dovevano essere ristrutturate. La regione deve spenderci 29 milioni di euro, ma tutto è fermo, speriamo che il commissario del parco si attivi per recuperare quel manufatto.Monte Orlando potrebbe rappresentare il bacino culturale e religioso dell'intero territorio, non solo di Gaeta. Ma tutto è fermo. Con Marrazzo ,tramite il Dott. Raniero de Filippis erano cominciati lavori oggi interrotti, la Chiesa di San Michele e la palazzina degli ufficiali erano state quasi ristrutturate, poi tutto si è arenato. L'erba cresce, sta divorando nuovamente il sito. , la stessa cosa non possiamo dire giunta Polverini.


A Gaeta sono stati tolti 26 milioni di euro per il completamento della Ferrovia Formia Gaeta, noi li vogliamo. Sono stati stornati 2 milioni di Euro che ci erano stati assegnati dalla Litorale Spa, dovevano servire a rifare i marciapiedi di Via Bologna e di Via Fontania. La Litorale SPA è stata cancellata dalla giunta di destra. Vorrebbero chiuderci l'Ospedale Don Luigi Di Liegro, sono notizie allarmanti. La sanità in provincia di Latina è in pareggio, chiudessero le strutture in deficit che insistono su Roma, togliessero alle strutture private le sovvenzioni che la Regione Lazio elargisce. La Polverini ha dimezzato i fondi per i meno abbienti. Con Marrazz a Gaeta si era arrivati a 245 mila euro, con una media di 2700 euro a famiglia., mentre paga 26 mila euro al mese per la direzione sanitaria ad UN ex albergo di Formia con la struttura ospedaliera di Gaeta a disposizione in parte.

Abbiamo accolto con piacere dalla bocca dell'assessore Zappalà che entro luglio il Consiglio della Regione approverà il PUA regionale dopodichè ogni comune potrà apportare variazioni.Questa è una notizia ottima, come abbiamo apportato modifiche al regolamento regionale del 15 luglio 2009 approvato dalla giunta Marrazzo, sperando che siano accolte. Comunque abbiamo instaurato un ottimo rapporto con L'assessore Zappalà, che ci ha comunicato anche la modifica al regolamento regionale per i pontili di attracco che in questo momento assillano l'isola di Ponza.

Gaeta ha espresso le proprie considerazioni per il PUA e per qualche modifica del regolamento regionale di cui sopra.



Il Partito del Sud Gaeta



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Si è svolto in Via Parigi a Roma un incontro tra l'Assessore nal Turismo Zappalà e i responsabili del demanio marittimo della regione Lazio. Sono stati invitati tutti e 24 i comuni rivieraschi ma pochi hanno aderito. I primi ad arrivare sono stati l'assessore al Demanio Antonio Ciano di Gaeta,il Sindaco di Ponza e la Dott. Giancotti per il comune di Ventotene.


L'assessore Zappalà,uomo di esperienza politica ha parlato del Turismo nel Lazio, della campagna mediatica che sta proponendo in Italia con un proprio sito Web e presso 18 stazioni ferroviarie italiane con pannelli giganti che mostrano le bellezze della nostra regione invitando i turisti a visitarla. Campagna che nei prossimi mesi sarà ripetuta nei porti e negli aeroporti europei. "Una iniziativa molto interessante-dice Ciano- ma abbiamo bisogno di infrastrutture capaci di accogliere milioni di turisti e prezzi competitivi. Roma e il Lazio offrono paesaggi unici, spettacolari. Laghi,chiese secolari,conventi da visitare, spiagge bellissime, siti archeologici di interesse mondiali,borghi medievali che, solo a vederli, fanno mozzare il fiato. Abbiamo siti demaniali inutilizzati, caserme, cinte murarie secolari da ristrutturare.


Gaeta grazie al federalismo Demaniale ha chiesto al Demanio 81 beni, aspettiamo la firma dei decreti attuativi, che ritardano a venire. Si parla di ottobre, vogliamo essere ottimisti. Questi beni sono una ricchezza inestimabile per il nostro territorio e non parlo solo di Gaeta. Roma ha adisposizione centinaia di strutture: caserme,conventi,poligoni,teatri,siti archeologici che, da soli,potrebbero dare lavoro a migliaia di giovani.

A Gaeta, quando era governatore Marrazzo, con una operazione unica, siamo riusciti a portare sotto la giurisdizione della città la Caserma Sant'Angelo, la casina rossa, l'orto botanico borbonico,la palazzina degli ufficiali da adibire a sito per i parchi del Sud pontino e la chiesa di San Michele. Queste strutture dovevano essere ristrutturate. La regione deve spenderci 29 milioni di euro, ma tutto è fermo, speriamo che il commissario del parco si attivi per recuperare quel manufatto.Monte Orlando potrebbe rappresentare il bacino culturale e religioso dell'intero territorio, non solo di Gaeta. Ma tutto è fermo. Con Marrazzo ,tramite il Dott. Raniero de Filippis erano cominciati lavori oggi interrotti, la Chiesa di San Michele e la palazzina degli ufficiali erano state quasi ristrutturate, poi tutto si è arenato. L'erba cresce, sta divorando nuovamente il sito. , la stessa cosa non possiamo dire giunta Polverini.


A Gaeta sono stati tolti 26 milioni di euro per il completamento della Ferrovia Formia Gaeta, noi li vogliamo. Sono stati stornati 2 milioni di Euro che ci erano stati assegnati dalla Litorale Spa, dovevano servire a rifare i marciapiedi di Via Bologna e di Via Fontania. La Litorale SPA è stata cancellata dalla giunta di destra. Vorrebbero chiuderci l'Ospedale Don Luigi Di Liegro, sono notizie allarmanti. La sanità in provincia di Latina è in pareggio, chiudessero le strutture in deficit che insistono su Roma, togliessero alle strutture private le sovvenzioni che la Regione Lazio elargisce. La Polverini ha dimezzato i fondi per i meno abbienti. Con Marrazz a Gaeta si era arrivati a 245 mila euro, con una media di 2700 euro a famiglia., mentre paga 26 mila euro al mese per la direzione sanitaria ad UN ex albergo di Formia con la struttura ospedaliera di Gaeta a disposizione in parte.

Abbiamo accolto con piacere dalla bocca dell'assessore Zappalà che entro luglio il Consiglio della Regione approverà il PUA regionale dopodichè ogni comune potrà apportare variazioni.Questa è una notizia ottima, come abbiamo apportato modifiche al regolamento regionale del 15 luglio 2009 approvato dalla giunta Marrazzo, sperando che siano accolte. Comunque abbiamo instaurato un ottimo rapporto con L'assessore Zappalà, che ci ha comunicato anche la modifica al regolamento regionale per i pontili di attracco che in questo momento assillano l'isola di Ponza.

Gaeta ha espresso le proprie considerazioni per il PUA e per qualche modifica del regolamento regionale di cui sopra.



Il Partito del Sud Gaeta



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domenica 5 giugno 2011

Gaeta festeggia l'unità nazionale il 2 giugno. Allocuzione del Sindaco Raimondi


http://www.youtube.com/watch?v=dOExiyTMbDE&feature=feedu

Il Sindaco Raimondi, davanti ad una folla considerevole ha parlato del 2 giugno del 1946,quando gli italiani, con un referendum denocratico scelsero la Repubblica, mettendo fino ad un periodo oscuro. Durante la Monarchia sabauda la nostra città fu distrutta due volte, nel 1860-61 e nel 1943-44. Mancava l'Opposizione, cioè quella Destra e quella Sinistra i cui esponenti si dicono patrioti. Noi diciamo che sono patrioti della pagnotta.

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http://www.youtube.com/watch?v=dOExiyTMbDE&feature=feedu

Il Sindaco Raimondi, davanti ad una folla considerevole ha parlato del 2 giugno del 1946,quando gli italiani, con un referendum denocratico scelsero la Repubblica, mettendo fino ad un periodo oscuro. Durante la Monarchia sabauda la nostra città fu distrutta due volte, nel 1860-61 e nel 1943-44. Mancava l'Opposizione, cioè quella Destra e quella Sinistra i cui esponenti si dicono patrioti. Noi diciamo che sono patrioti della pagnotta.

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giovedì 2 giugno 2011

Il Partito del Sud vince a Napoli con De Magistris. Ciano esulta

Nella coalizione con Idv e Federazione Sinistra il Pds fondato dall'assessore gaetano Ciano prende 1292 voti ma nessun eletto.
letture: 221
Telefree
de magistris
de magistris




Napoli: Soddisfatto l'assessore Antonio Ciano, fondatore a Gaeta del Partito del Sud. Il movimento si espande e conquista un posto anche nel governo cittadino di Napoli, il Comune vinto dal candidato De Magistris per l'Idv, con altri alleati tra cui il Partito del Sud.
«Sono davvero molto soddisfatto - dichiara a caldo Antonio Ciano - perchè il Partito del Sud sta crescendo a livello nazionale con la fondazione di nuove sezioni. E dopo il riconoscimento di un suo esponente nel Comune di Gaeta adesso ce ne sarà pure uno a Napoli come mi auguro».

«Destra e sinistra sono per noi solo delle implicazioni stradali - ribadisce Ciano a mo' di battuta - infatti a Napoli il candidato vincitore non si è alleato nè con gli uni nè con gli altri, lasciandoli all'opposizione almeno sulla carta». Insomma, sembra quasi di essere tornati ai tempi dei Borboni quando se accadeva qualcosa a Napoli se ne sentivano le conseguenze anche nella vicina e fedele Gaeta. Una vittoria questa però che non ha nulla a che vedere con le nostalgie monarchiche come ci tiene a ribadire lo stesso Ciano «siamo repubblicani e ci accingiamo a festeggiare come si deve il prossimo 2 giugno».
fonte: Latina Oggi

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Nella coalizione con Idv e Federazione Sinistra il Pds fondato dall'assessore gaetano Ciano prende 1292 voti ma nessun eletto.
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de magistris




Napoli: Soddisfatto l'assessore Antonio Ciano, fondatore a Gaeta del Partito del Sud. Il movimento si espande e conquista un posto anche nel governo cittadino di Napoli, il Comune vinto dal candidato De Magistris per l'Idv, con altri alleati tra cui il Partito del Sud.
«Sono davvero molto soddisfatto - dichiara a caldo Antonio Ciano - perchè il Partito del Sud sta crescendo a livello nazionale con la fondazione di nuove sezioni. E dopo il riconoscimento di un suo esponente nel Comune di Gaeta adesso ce ne sarà pure uno a Napoli come mi auguro».

«Destra e sinistra sono per noi solo delle implicazioni stradali - ribadisce Ciano a mo' di battuta - infatti a Napoli il candidato vincitore non si è alleato nè con gli uni nè con gli altri, lasciandoli all'opposizione almeno sulla carta». Insomma, sembra quasi di essere tornati ai tempi dei Borboni quando se accadeva qualcosa a Napoli se ne sentivano le conseguenze anche nella vicina e fedele Gaeta. Una vittoria questa però che non ha nulla a che vedere con le nostalgie monarchiche come ci tiene a ribadire lo stesso Ciano «siamo repubblicani e ci accingiamo a festeggiare come si deve il prossimo 2 giugno».
fonte: Latina Oggi

giovedì 12 maggio 2011

Salvatore Di Ciaccio: "Gaeta non dimentica".

L'articolo di Salvatore Di Ciaccio, Assessore alla Cultura e Vicensindaco del Comune di Gaeta, inserito nell'ultimo numero della prestigiosa rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo LIMES sul tema "L'Italia dopo l'Italia", in occasione del 150° anniversario dell'unità nazionale. La rivista è stata presentata il 7 maggio Gaeta nell'ambito del convegno "L'Italia Incompiuta" presso l'aula magna dell'Istituto Nautico Caboto.



LIMES 02/11 L'Italia dopo l'Italia

Salvatore Di Ciaccio - Assessore Alla Cultura del Comune di Gaeta

1. Gaeta ha occupato nel corso dei secoli, un importante ruolo di cerniera tra il Nord e il Sud dell'Italia, oltre che porta (e porto) tra Europa e paesi che affacciano sul Mediterraneo. La sua storia si è spesso intrecciata con i destini di alcune dinastie che hanno regnato nel Meridione. Di qui anche un patrimonio storico-architettonico di assoluto prestigio e una significativa vivacità culturale, economica. Gaeta ha il carattere di una città libera, tra le poche a battere moneta nel XII secolo.

di ciaccio

Una città ricca di tradizioni, già repubblica marinara. «La chiave del Regno di Napoli» - così era chiamata la cittadina tirrenica per la sua posizione strategica - subì diversi assedi finalizzati alla conquista dell'Italia del Sud. Spesso i regnanti del tempo trovavano rifugio tra le sue mura per difendersi dalle invasioni o per riorganizzare le truppe in vista della riconquista dei territori. Nel 1734 Carlo di Borbone, con la conquista di Napoli e del Sud Italia, si insediò come sovrano del Regno delle Due Sicilie, la cui parabola si concluse nel 1861 con le tristi vicende dell'assedio di Gaeta e della resa di Francesco II di Borbone.

Qui fu compiuto il processo di unificazione nazionale. Città e abitanti erano strettamente legati ai governanti del tempo, con i quali condividevano splendori e miserie, carestie e traffici mercantili, e un forte senso di appartenenza e dignità che durante l'assedio di Gaeta del 1860-61 si trasformò in un moto di fedeltà totale nei confronti del re Francesco II di Borbone e della regina Maria Sofia. La dinastia borbonica considerò, per ragioni geografiche, militari e anche di svago, la città fortezza di Gaeta alla stregua di una seconda capitale del regno, tanto che Francesco II vi si rifugiò insieme alla regina e ai militari rimasti fedeli quando la situazione politica e militare stava precipitando.

L'intento del re, che nonostante l'età e le leggende del tempo era un giovane colto, di buone maniere e dotato di acume strategico, era di provocare l'intervento di Francia e Inghilterra, convinto dell'amicizia di questi due paesi, che avevano l'obbligo di intervenire per fermare una guerra non dichiarata. Indubbiamente l'inesperienza del re nel gestire una così delicata situazione, unita all'incapacità diplomatica di risolvere a favore della monarchia borbonica gli eventi che si susseguirono nel periodo risorgimentale, determinarono le scelte del Cavour. Il quale seppe manovrare le dinamiche interne e internazionali in modo da isolare il regno borbonico. Eppure sospetti e ambiguità riaffiorano ancora nella storiografia attuale circa il ruolo di Francia e Inghilterra, che «permisero che un piccolo Stato senza un soldo s'impadronisse dell'Italia a suon di cannonate». Forse per sostituire uno Stato sovrano forte, quale era il Regno delle Due Sicilie, con uno Stato nascente più facile da controllare. Purtroppo gli eventi precipitarono rapidamente e la città diventò l'ultimo baluardo contro un esercito che - al di là di ogni pur valida considerazione circa lo spirito risorgimentale - doveva essere considerato invasore sia per le modalità con cui intervenne nell'Italia del Sud sia per aver successivamente prosciugato ogni risorsa e potenzialità del Meridione.

2. La difesa della città e dei regnanti fu strenua e coraggiosa. Nonostante la limitatezza dei mezzi di comunicazione del tempo, l'assedio e le vicende di Francesco II e Maria Sofia destarono interesse e ammirazione in tutta Europa. Non meno coraggiosi furono i gaetani che si strinsero intorno al re con un alto senso di dignità, eroismo e fedeltà, pur nella consapevolezza che la furia distruttrice dei cannoni rigati usati dai Savoia e un'epidemia di tifo non avrebbero dato alcuno scampo agli assediati. Molti documenti dell'epoca, primo fra tutti il Giornale dell'Assedio del giornalista francese Charles Garnier, descrivono le drammatiche vicende dell'assedio sin dai primi giorni, con una dovizia di particolari significativa.

Le cronache riportano diversi gesti di eroismo da parte dei militari rimasti fedeli al re e degli stessi cittadini che non abbandonarono la città, pur avendone la

possibilità, anzi contribuirono concretamente alla difesa. Estremo coraggio mostrò in quelle circostanze la giovane regina Maria Sofia di Baviera, sorella dell'imperatrice Sissi, che incurante del pericolo, sostenne moralmente i militari negli avamposti, accudì i feriti e i malati di tifo, e più del marito rifiutò qualunque ipotesi di resa della cittadella. «Femme héroique qui, reine soldat, avait fat elle même son coup de feu sur les remparts de Gaète»: così descrive le gesta eroiche della ventunenne regina Marcel Proust in La prisonnière, quinto volume dell'opera A la recherche du temps perdu, mentre D'Annunzio, per la resistenza opposta al processo di unificazione, stigmatizza l'ardire di «l'aquiletta bavara che rampogna».

La città fu fatta oggetto di violenti e continui bombardamenti che non si interruppero nemmeno il giorno di Natale, senza risparmiare chiese e ospedali. Il cinismo del generale Cialdini, comandante delle

truppe assedianti, era legato anche alla necessità che la resa della piazzaforte di Gaeta avvenisse il più rapidamente possibile, in modo che il 17 marzo 1861 potesse riunirsi a Torino il parlamento della nuova Italia. Le forze in campo erano davvero sproporzionate, soprattutto per l'utilizzo dei cannoni rigati Cavalli, che permettevano agli assedianti una gittata di fuoco notevole da posizioni sicure. Inoltre, come spesso accade in queste vicende, i tradimenti delle persone più fedeli fecero il resto. È il caso dell'architetto del genio borbonico Guarinelli, che consegnò ai piemontesi le mappe delle fortificazioni e delle bocche da fuoco della piazzaforte, permettendo così ai cannoni di colpire gli obiettivi sensibili con estrema facilità. L'inevitabile conclusione di questa aggressione fu la distruzione della città, la morte di numerosi soldati e civili, la fine di un regno che aveva governato il Sud Italia con lungimiranza, favorendone lo sviluppo economico, sociale e culturale. Di qui una frattura mai ricomposta nell'identità e nelle potenzialità di una parte importante della nazione.

Gaeta perse in un assedio tutto quello che aveva costruito in secoli di grande attività: intraprendenza, rapporti economici e culturali con tutto il Mediterraneo. La flotta mercantile venne progressivamente smantellata. Armatori, marinai, ufficiali provenienti dalla Scuola nautica del Borgo di Gaeta fondata nel 1853 si ritrovarono senza lavoro. Millenari traffici marittimi furono interrotti. Distrutta o soppressa fu anche l'intensa attività artigianale che ruotava intorno

alla cantieristica, alla pesca, all'agricoltura. Il territorio intorno alla cittadella fu completamente devastato: migliaia di alberi d'olivo, vanto della città e fonte di reddito notevole (nel bacino del Mediterraneo l'olio proveniente da Gaeta era considerato il migliore e si vendeva a un prezzo più elevato rispetto agli altri), furono sradicati per liberare il campo e per ottenerne legna per riscaldare i soldati piemontesi. Già durante l'assedio molti gaetani furono costretti ad allontanarsi dalle loro case, soprattutto nell'antico borgo marinaro e contadino.

Dopo la resa l'esodo aumentò. La città perse un considerevole numero di abitanti. In sostanza venne disperso il tessuto sociale, economico, culturale. Accanto ai danni materiali, ecco l'accanimento psicologico. Gaeta venne trasformata in un luogo di espiazione. Le sue carceri divennero tristemente famose fino a pochi decenni orsono. Furono rinchiusi a Gaeta, fra gli altri, Mazzini, Reder, Kappler. Intere porzioni della città vennero demanializzate e sottratte alla fruibilità della cittadinanza. Tuttora l'amministrazione comunale lotta per il recupero del proprio patrimonio: strade, giardini, palazzi, caserme, spesso costruite dai nostri antenati con spirito di redistribuzione e solidarietà, come nel caso dell'Ospedale della SS. Annunziata, fondato nel 1320 per fini assistenziali. La città ha fatto fatica a risollevarsi da una sorte avversa. I bombardamenti e le distruzioni della seconda guerra mondiale sembravano averle inferto il colpo di grazia. Nonostante tutto nel dopoguerra Gaeta si è rialzata. Contando sulle sue forze migliori è riuscita nella ricostruzione fisica e morale del suo territorio e ha nel tempo recuperato quel ruolo culturale, economico e anche turistico che merita. Ma permane ancora oggi una sensazione di lontananza delle istituzioni, specie nell'ambito dei servizi, delle infrastrutture, dei collegamenti.

3. Da questa vicenda storica possono trarsi delle considerazioni che, oltre ad essere utili per la comprensione di una diversa verità storica, accendono una luce nuova sulle possibili proiezioni future di Gaeta e del Sud. Perché i Savoia, dopo la conquista del Meridione, lo depredarono e lo abbandonarono al suo destino, invece che sfruttarne le capacità, le eccellenze, le potenzialità, per rafforzare l'Italia e anche il loro potere? Cosa determinò questa scelta insensata: la loro incapacità, anche in relazione alla morte di Cavour nel giugno 1861, precisi ordini di Francia e Inghilterra, oppure una stupida e assurda ritorsione contro chi aveva osato ribellarsi a quest'annessione forzata? Analizzando i dati che stanno emergendo negli ultimi anni, si scopre che l'economia del Sud era florida, l'agricoltura fertile, la cantieristica navale all'avanguardia, il patrimonio storico-culturale di assoluto prestigio. Si stavano diffondendo le prime forme di turismo e di welfare. D'altra parte, 127 anni di pace non erano comuni nell'Europa del XIX secolo.

Il Regno delle Due Sicilie aveva messo a frutto questo valore per diventare, storicizzando il pil, la terza potenza industriale d'Europa. Certo sono immaginabili condizioni di vita non facili per il popolo, forme di vessazione e situazioni sociali disagiate. Ma riesce difficile immaginare condizioni migliori al Nord, continuamente invaso da potenze straniere e teatro di guerre continue, dove la penuria di cibo e le malattie infettive e carenziali erano frequenti (sarà per questo che nel cinema italiano del dopoguerra i veneti venivano spesso rappresentati come stupidotti). Fatto sta che le diverse eccellenze del Sud furono cancellate dalla visione miope dei Savoia. Tutto il Sud vide repressa la propria identità, i propri saperi, la volontà di essere parte integrante di uno Stato che nella propaganda piemontese doveva liberarlo dal giogo di un regno antiquato e repressivo. Inevitabile fu perciò la disillusione e il rancore per una patria che rivelò, negli anni successivi al 1861, tutta la sua inettitudine e l'assoluto disinteresse a sostenere lo sviluppo unitario della nazione.

Quanto influì sul declino di tutta l'Italia la scelta scellerata di abbandonare al suo destino il Meridione? E soprattutto, che prezzo stiamo pagando ancora adesso per l'assoluta indifferenza, che purtroppo resiste da 150 anni, di tanti governi per le vicende del Sud? La domanda vale oggi come allora, perché ancora oggi è chiaro che valorizzare l'enorme patrimonio del Sud significa innanzitutto ridare fiducia e importanza a una parte cospicua del paese, ricostituire l'unità nazionale con spirito solidaristico e di pari opportunità. Turismo, agricoltura, cultura, nautica, servizi, artigianato possono tutti rilanciare l'occupazione e i consumi, supportare il tessuto socioculturale e istituzionale, migliorare un'immagine complessiva dell'Italia decisamente appannata. Senza dimenticare il nostro ruolo strategico nel bacino del Mediterraneo, sempre più animato da diversi flussi, tensioni, opportunità che necessitano di una governance alla quale l'Italia può e deve dare un contributo sostanziale.

Gaeta oggi vuole incamminarsi in questa direzione, comprendendo il proprio passato con un pizzico di nostalgia positiva, cioè mettendo a frutto l'esperienza

e l'importanza dei periodi più fecondi. Studiare a fondo la propria storia significa capire chi eravamo e quindi chi potremo essere, recuperare un'identità e trasformarla in opportunità. L'anniversario dell'Unità d'Italia deve trasmettere un messaggio positivo in vista di un futuro realmente unitario, fatto di gesti concreti, infrastrutture, servizi, politiche sociali e di sviluppo ugualmente distribuite tra Nord e Sud. Senza mai dimenticare il sacrificio dei nostri antenati che ci hanno indicato una strada fatta di coraggio, fedeltà, morale. Abbiamo il dovere di onorarli e ricordarlo sempre, a noi e agli altri, perché «la verità rafforza l'unità», come recita lo slogan coniato dal Comitato cittadino del Comune di Gaeta per il centocinquantenario (www.150gaeta.org).

[Salvatore Di Ciaccio, assessore alla Cultura e vicesindaco del Comune di Gaeta, Limes 2/2011]


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L'articolo di Salvatore Di Ciaccio, Assessore alla Cultura e Vicensindaco del Comune di Gaeta, inserito nell'ultimo numero della prestigiosa rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo LIMES sul tema "L'Italia dopo l'Italia", in occasione del 150° anniversario dell'unità nazionale. La rivista è stata presentata il 7 maggio Gaeta nell'ambito del convegno "L'Italia Incompiuta" presso l'aula magna dell'Istituto Nautico Caboto.



LIMES 02/11 L'Italia dopo l'Italia

Salvatore Di Ciaccio - Assessore Alla Cultura del Comune di Gaeta

1. Gaeta ha occupato nel corso dei secoli, un importante ruolo di cerniera tra il Nord e il Sud dell'Italia, oltre che porta (e porto) tra Europa e paesi che affacciano sul Mediterraneo. La sua storia si è spesso intrecciata con i destini di alcune dinastie che hanno regnato nel Meridione. Di qui anche un patrimonio storico-architettonico di assoluto prestigio e una significativa vivacità culturale, economica. Gaeta ha il carattere di una città libera, tra le poche a battere moneta nel XII secolo.

di ciaccio

Una città ricca di tradizioni, già repubblica marinara. «La chiave del Regno di Napoli» - così era chiamata la cittadina tirrenica per la sua posizione strategica - subì diversi assedi finalizzati alla conquista dell'Italia del Sud. Spesso i regnanti del tempo trovavano rifugio tra le sue mura per difendersi dalle invasioni o per riorganizzare le truppe in vista della riconquista dei territori. Nel 1734 Carlo di Borbone, con la conquista di Napoli e del Sud Italia, si insediò come sovrano del Regno delle Due Sicilie, la cui parabola si concluse nel 1861 con le tristi vicende dell'assedio di Gaeta e della resa di Francesco II di Borbone.

Qui fu compiuto il processo di unificazione nazionale. Città e abitanti erano strettamente legati ai governanti del tempo, con i quali condividevano splendori e miserie, carestie e traffici mercantili, e un forte senso di appartenenza e dignità che durante l'assedio di Gaeta del 1860-61 si trasformò in un moto di fedeltà totale nei confronti del re Francesco II di Borbone e della regina Maria Sofia. La dinastia borbonica considerò, per ragioni geografiche, militari e anche di svago, la città fortezza di Gaeta alla stregua di una seconda capitale del regno, tanto che Francesco II vi si rifugiò insieme alla regina e ai militari rimasti fedeli quando la situazione politica e militare stava precipitando.

L'intento del re, che nonostante l'età e le leggende del tempo era un giovane colto, di buone maniere e dotato di acume strategico, era di provocare l'intervento di Francia e Inghilterra, convinto dell'amicizia di questi due paesi, che avevano l'obbligo di intervenire per fermare una guerra non dichiarata. Indubbiamente l'inesperienza del re nel gestire una così delicata situazione, unita all'incapacità diplomatica di risolvere a favore della monarchia borbonica gli eventi che si susseguirono nel periodo risorgimentale, determinarono le scelte del Cavour. Il quale seppe manovrare le dinamiche interne e internazionali in modo da isolare il regno borbonico. Eppure sospetti e ambiguità riaffiorano ancora nella storiografia attuale circa il ruolo di Francia e Inghilterra, che «permisero che un piccolo Stato senza un soldo s'impadronisse dell'Italia a suon di cannonate». Forse per sostituire uno Stato sovrano forte, quale era il Regno delle Due Sicilie, con uno Stato nascente più facile da controllare. Purtroppo gli eventi precipitarono rapidamente e la città diventò l'ultimo baluardo contro un esercito che - al di là di ogni pur valida considerazione circa lo spirito risorgimentale - doveva essere considerato invasore sia per le modalità con cui intervenne nell'Italia del Sud sia per aver successivamente prosciugato ogni risorsa e potenzialità del Meridione.

2. La difesa della città e dei regnanti fu strenua e coraggiosa. Nonostante la limitatezza dei mezzi di comunicazione del tempo, l'assedio e le vicende di Francesco II e Maria Sofia destarono interesse e ammirazione in tutta Europa. Non meno coraggiosi furono i gaetani che si strinsero intorno al re con un alto senso di dignità, eroismo e fedeltà, pur nella consapevolezza che la furia distruttrice dei cannoni rigati usati dai Savoia e un'epidemia di tifo non avrebbero dato alcuno scampo agli assediati. Molti documenti dell'epoca, primo fra tutti il Giornale dell'Assedio del giornalista francese Charles Garnier, descrivono le drammatiche vicende dell'assedio sin dai primi giorni, con una dovizia di particolari significativa.

Le cronache riportano diversi gesti di eroismo da parte dei militari rimasti fedeli al re e degli stessi cittadini che non abbandonarono la città, pur avendone la

possibilità, anzi contribuirono concretamente alla difesa. Estremo coraggio mostrò in quelle circostanze la giovane regina Maria Sofia di Baviera, sorella dell'imperatrice Sissi, che incurante del pericolo, sostenne moralmente i militari negli avamposti, accudì i feriti e i malati di tifo, e più del marito rifiutò qualunque ipotesi di resa della cittadella. «Femme héroique qui, reine soldat, avait fat elle même son coup de feu sur les remparts de Gaète»: così descrive le gesta eroiche della ventunenne regina Marcel Proust in La prisonnière, quinto volume dell'opera A la recherche du temps perdu, mentre D'Annunzio, per la resistenza opposta al processo di unificazione, stigmatizza l'ardire di «l'aquiletta bavara che rampogna».

La città fu fatta oggetto di violenti e continui bombardamenti che non si interruppero nemmeno il giorno di Natale, senza risparmiare chiese e ospedali. Il cinismo del generale Cialdini, comandante delle

truppe assedianti, era legato anche alla necessità che la resa della piazzaforte di Gaeta avvenisse il più rapidamente possibile, in modo che il 17 marzo 1861 potesse riunirsi a Torino il parlamento della nuova Italia. Le forze in campo erano davvero sproporzionate, soprattutto per l'utilizzo dei cannoni rigati Cavalli, che permettevano agli assedianti una gittata di fuoco notevole da posizioni sicure. Inoltre, come spesso accade in queste vicende, i tradimenti delle persone più fedeli fecero il resto. È il caso dell'architetto del genio borbonico Guarinelli, che consegnò ai piemontesi le mappe delle fortificazioni e delle bocche da fuoco della piazzaforte, permettendo così ai cannoni di colpire gli obiettivi sensibili con estrema facilità. L'inevitabile conclusione di questa aggressione fu la distruzione della città, la morte di numerosi soldati e civili, la fine di un regno che aveva governato il Sud Italia con lungimiranza, favorendone lo sviluppo economico, sociale e culturale. Di qui una frattura mai ricomposta nell'identità e nelle potenzialità di una parte importante della nazione.

Gaeta perse in un assedio tutto quello che aveva costruito in secoli di grande attività: intraprendenza, rapporti economici e culturali con tutto il Mediterraneo. La flotta mercantile venne progressivamente smantellata. Armatori, marinai, ufficiali provenienti dalla Scuola nautica del Borgo di Gaeta fondata nel 1853 si ritrovarono senza lavoro. Millenari traffici marittimi furono interrotti. Distrutta o soppressa fu anche l'intensa attività artigianale che ruotava intorno

alla cantieristica, alla pesca, all'agricoltura. Il territorio intorno alla cittadella fu completamente devastato: migliaia di alberi d'olivo, vanto della città e fonte di reddito notevole (nel bacino del Mediterraneo l'olio proveniente da Gaeta era considerato il migliore e si vendeva a un prezzo più elevato rispetto agli altri), furono sradicati per liberare il campo e per ottenerne legna per riscaldare i soldati piemontesi. Già durante l'assedio molti gaetani furono costretti ad allontanarsi dalle loro case, soprattutto nell'antico borgo marinaro e contadino.

Dopo la resa l'esodo aumentò. La città perse un considerevole numero di abitanti. In sostanza venne disperso il tessuto sociale, economico, culturale. Accanto ai danni materiali, ecco l'accanimento psicologico. Gaeta venne trasformata in un luogo di espiazione. Le sue carceri divennero tristemente famose fino a pochi decenni orsono. Furono rinchiusi a Gaeta, fra gli altri, Mazzini, Reder, Kappler. Intere porzioni della città vennero demanializzate e sottratte alla fruibilità della cittadinanza. Tuttora l'amministrazione comunale lotta per il recupero del proprio patrimonio: strade, giardini, palazzi, caserme, spesso costruite dai nostri antenati con spirito di redistribuzione e solidarietà, come nel caso dell'Ospedale della SS. Annunziata, fondato nel 1320 per fini assistenziali. La città ha fatto fatica a risollevarsi da una sorte avversa. I bombardamenti e le distruzioni della seconda guerra mondiale sembravano averle inferto il colpo di grazia. Nonostante tutto nel dopoguerra Gaeta si è rialzata. Contando sulle sue forze migliori è riuscita nella ricostruzione fisica e morale del suo territorio e ha nel tempo recuperato quel ruolo culturale, economico e anche turistico che merita. Ma permane ancora oggi una sensazione di lontananza delle istituzioni, specie nell'ambito dei servizi, delle infrastrutture, dei collegamenti.

3. Da questa vicenda storica possono trarsi delle considerazioni che, oltre ad essere utili per la comprensione di una diversa verità storica, accendono una luce nuova sulle possibili proiezioni future di Gaeta e del Sud. Perché i Savoia, dopo la conquista del Meridione, lo depredarono e lo abbandonarono al suo destino, invece che sfruttarne le capacità, le eccellenze, le potenzialità, per rafforzare l'Italia e anche il loro potere? Cosa determinò questa scelta insensata: la loro incapacità, anche in relazione alla morte di Cavour nel giugno 1861, precisi ordini di Francia e Inghilterra, oppure una stupida e assurda ritorsione contro chi aveva osato ribellarsi a quest'annessione forzata? Analizzando i dati che stanno emergendo negli ultimi anni, si scopre che l'economia del Sud era florida, l'agricoltura fertile, la cantieristica navale all'avanguardia, il patrimonio storico-culturale di assoluto prestigio. Si stavano diffondendo le prime forme di turismo e di welfare. D'altra parte, 127 anni di pace non erano comuni nell'Europa del XIX secolo.

Il Regno delle Due Sicilie aveva messo a frutto questo valore per diventare, storicizzando il pil, la terza potenza industriale d'Europa. Certo sono immaginabili condizioni di vita non facili per il popolo, forme di vessazione e situazioni sociali disagiate. Ma riesce difficile immaginare condizioni migliori al Nord, continuamente invaso da potenze straniere e teatro di guerre continue, dove la penuria di cibo e le malattie infettive e carenziali erano frequenti (sarà per questo che nel cinema italiano del dopoguerra i veneti venivano spesso rappresentati come stupidotti). Fatto sta che le diverse eccellenze del Sud furono cancellate dalla visione miope dei Savoia. Tutto il Sud vide repressa la propria identità, i propri saperi, la volontà di essere parte integrante di uno Stato che nella propaganda piemontese doveva liberarlo dal giogo di un regno antiquato e repressivo. Inevitabile fu perciò la disillusione e il rancore per una patria che rivelò, negli anni successivi al 1861, tutta la sua inettitudine e l'assoluto disinteresse a sostenere lo sviluppo unitario della nazione.

Quanto influì sul declino di tutta l'Italia la scelta scellerata di abbandonare al suo destino il Meridione? E soprattutto, che prezzo stiamo pagando ancora adesso per l'assoluta indifferenza, che purtroppo resiste da 150 anni, di tanti governi per le vicende del Sud? La domanda vale oggi come allora, perché ancora oggi è chiaro che valorizzare l'enorme patrimonio del Sud significa innanzitutto ridare fiducia e importanza a una parte cospicua del paese, ricostituire l'unità nazionale con spirito solidaristico e di pari opportunità. Turismo, agricoltura, cultura, nautica, servizi, artigianato possono tutti rilanciare l'occupazione e i consumi, supportare il tessuto socioculturale e istituzionale, migliorare un'immagine complessiva dell'Italia decisamente appannata. Senza dimenticare il nostro ruolo strategico nel bacino del Mediterraneo, sempre più animato da diversi flussi, tensioni, opportunità che necessitano di una governance alla quale l'Italia può e deve dare un contributo sostanziale.

Gaeta oggi vuole incamminarsi in questa direzione, comprendendo il proprio passato con un pizzico di nostalgia positiva, cioè mettendo a frutto l'esperienza

e l'importanza dei periodi più fecondi. Studiare a fondo la propria storia significa capire chi eravamo e quindi chi potremo essere, recuperare un'identità e trasformarla in opportunità. L'anniversario dell'Unità d'Italia deve trasmettere un messaggio positivo in vista di un futuro realmente unitario, fatto di gesti concreti, infrastrutture, servizi, politiche sociali e di sviluppo ugualmente distribuite tra Nord e Sud. Senza mai dimenticare il sacrificio dei nostri antenati che ci hanno indicato una strada fatta di coraggio, fedeltà, morale. Abbiamo il dovere di onorarli e ricordarlo sempre, a noi e agli altri, perché «la verità rafforza l'unità», come recita lo slogan coniato dal Comitato cittadino del Comune di Gaeta per il centocinquantenario (www.150gaeta.org).

[Salvatore Di Ciaccio, assessore alla Cultura e vicesindaco del Comune di Gaeta, Limes 2/2011]


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martedì 10 maggio 2011

Ufficialmente presentato a Ponte il Partito del Sud Gruppo Sannita.

Sabato 30 aprile è stato ufficialmente presentato, il Gruppo Sannita del Partito del Sud.

La sede provinciale è intitolata a Concetta Biondi, martire dell’eccidio di Pontelandolfo e assunta a simbolo della sofferenza del Sud nelle dinamiche di annessione al regno sabaudo-piemontese, l’incontro si è avuto a Ponte in Via Ocone ed ha visto la partecipazione di un folto e caloroso pubblico.

La serata, svoltasi in un clima accogliente e informale è stata presentata dal Presidente del Partito del Sud Gruppo Sannita, dott. Domenico Capobianco che con il suo intervento ha espresso le motivazioni di tale scelta politica e del ruolo che il Partito del Sud intende svolgere nel Sud ed in particolar modo nel nostro Sannio; l’impatto sociale ed economico della scelta politica effettuata è stato ampiamente discusso dal dott. Giuseppe Mazza, segretario del partito, la cui analisi del tessuto sociale sannita ha evidenziato il ruolo del nostro territorio nello sviluppo economico del Mezzogiorno.

Le motivazioni mosse dal sentimento ideologico e culturale sono state discusse con grande sensibilità, passione e competenza dalla Coordinatrice donne del Partito del Sud Gruppo Sannita, l’imprenditrice Giusi Meola.

Di non minore impatto l’intervento del Coordinatore dei giovani Alessio Limato, che ha evidenziato il positivo percorso fatto con gli amici dell’A.S.D. Ponteinsieme e del Comitato Civico Il Ponte, alcuni dei quali oggi impegnati anche per il progetto “Partito del Sud”, esperienza che ha consentito la nascita di questo nuovo percorso insieme. Egli ha anche comunicato di essersi candidato alle comunali di Benevento, come indipendente, con l’intento di dare alla sua persona la più ampia visibilità possibile per il nuovo progetto politico.

Sicuramente il momento di maggiore entusiasmo si è raggiunto con l’intervento del fondatore storico del Partito del Sud, Antonio Ciano, assessore al comune di Gaeta, giornalista, scrittore e storico della contro-storia dell’Unità d’Italia, autore tra l’altro dei testi “ I Savoia e il Massacro del Sud” e “Le stragi e gli eccidi dei Savoia”, il cui entusiasmo ha come sempre trovato grande eco tra i partecipanti e riscosso notevole favore di pubblico.

Tra gli ospiti presenti anche il dott. Ubaldo Sterlicchio del Gruppo Neoborbonico, Nicola Bove della Pro Loco Casalduni, l'ing. Pierluigi Mauta di San Giorgio del Sannio, il dott. Mario Delfino di Telese Terme e diversi altri simpatizzanti che hanno dato vita al dibattito, che oltre ad essere orientato ad un fatto strettamente politico ha toccato tematiche attualissime quali il ruolo dei nostri territori in materia di energie rinnovabili e particolare accento è stato posto sulla necessità assoluta di partecipare ai referendum del prossimo giugno.

A tutti l’invito al prossimo evento, organizzato dal Partito del Sud Gruppo Sannita, con la presentazione dell’opera “Fuoco del Sud” da parte dell’autore Lino Patruno, giornalista, scrittore, professore presso L’Università degli Studi di Bari e per oltre un decennio direttore della Gazzetta del Mezzogiorno di Bari. L’appuntamento è previsto per sabato, 28 maggio alle ore 18.00 in via G. Ocone n. 7 all’ingresso di Ponte.

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Sabato 30 aprile è stato ufficialmente presentato, il Gruppo Sannita del Partito del Sud.

La sede provinciale è intitolata a Concetta Biondi, martire dell’eccidio di Pontelandolfo e assunta a simbolo della sofferenza del Sud nelle dinamiche di annessione al regno sabaudo-piemontese, l’incontro si è avuto a Ponte in Via Ocone ed ha visto la partecipazione di un folto e caloroso pubblico.

La serata, svoltasi in un clima accogliente e informale è stata presentata dal Presidente del Partito del Sud Gruppo Sannita, dott. Domenico Capobianco che con il suo intervento ha espresso le motivazioni di tale scelta politica e del ruolo che il Partito del Sud intende svolgere nel Sud ed in particolar modo nel nostro Sannio; l’impatto sociale ed economico della scelta politica effettuata è stato ampiamente discusso dal dott. Giuseppe Mazza, segretario del partito, la cui analisi del tessuto sociale sannita ha evidenziato il ruolo del nostro territorio nello sviluppo economico del Mezzogiorno.

Le motivazioni mosse dal sentimento ideologico e culturale sono state discusse con grande sensibilità, passione e competenza dalla Coordinatrice donne del Partito del Sud Gruppo Sannita, l’imprenditrice Giusi Meola.

Di non minore impatto l’intervento del Coordinatore dei giovani Alessio Limato, che ha evidenziato il positivo percorso fatto con gli amici dell’A.S.D. Ponteinsieme e del Comitato Civico Il Ponte, alcuni dei quali oggi impegnati anche per il progetto “Partito del Sud”, esperienza che ha consentito la nascita di questo nuovo percorso insieme. Egli ha anche comunicato di essersi candidato alle comunali di Benevento, come indipendente, con l’intento di dare alla sua persona la più ampia visibilità possibile per il nuovo progetto politico.

Sicuramente il momento di maggiore entusiasmo si è raggiunto con l’intervento del fondatore storico del Partito del Sud, Antonio Ciano, assessore al comune di Gaeta, giornalista, scrittore e storico della contro-storia dell’Unità d’Italia, autore tra l’altro dei testi “ I Savoia e il Massacro del Sud” e “Le stragi e gli eccidi dei Savoia”, il cui entusiasmo ha come sempre trovato grande eco tra i partecipanti e riscosso notevole favore di pubblico.

Tra gli ospiti presenti anche il dott. Ubaldo Sterlicchio del Gruppo Neoborbonico, Nicola Bove della Pro Loco Casalduni, l'ing. Pierluigi Mauta di San Giorgio del Sannio, il dott. Mario Delfino di Telese Terme e diversi altri simpatizzanti che hanno dato vita al dibattito, che oltre ad essere orientato ad un fatto strettamente politico ha toccato tematiche attualissime quali il ruolo dei nostri territori in materia di energie rinnovabili e particolare accento è stato posto sulla necessità assoluta di partecipare ai referendum del prossimo giugno.

A tutti l’invito al prossimo evento, organizzato dal Partito del Sud Gruppo Sannita, con la presentazione dell’opera “Fuoco del Sud” da parte dell’autore Lino Patruno, giornalista, scrittore, professore presso L’Università degli Studi di Bari e per oltre un decennio direttore della Gazzetta del Mezzogiorno di Bari. L’appuntamento è previsto per sabato, 28 maggio alle ore 18.00 in via G. Ocone n. 7 all’ingresso di Ponte.

domenica 1 maggio 2011

Inaugurata la sezione del Gruppo Sannita a Ponte (Benevento)



Di Antonio Ciano

Ieri ho avuto l'onore di inaugurare la sezione del Gruppo Sannita del Partito del Sud di PONTE in pr di Benevento intitolata a CONCETTA BIONDI. Il Presidente Dr. Domenico Capobianco e il segr. Dott. Giuseppe Mazza sono stati superbi ORGANIZZATORI DELL'EVENTO.

Una sezione moderna, spaziosa,e soprattutto piena di iscritti e curiosi. Quasi cento persone per l'INAUGURAZIONE.
Ponte, nei pressi di Pontelandolfo e Casalduni è, come Gaeta, luogo della memoria e del riscatto del Sud.Aspettiamo che i giovani dell'intera provincia di Benevento si attivino per aprire nuove sezioni.

Quando si prende coscienza si fa sul serio. La sezione ha organizzato il gruppo dei giovani, la direzione femminile. Una sezione compatta, piena di gente per bene, di giovani, di donne.
La sezione Concetta Biondi ha un'anima bella e candida.
Faranno cose belle in pr di Benevento, ho notato la loro determinazione e la loro presa di coscienza e soprattutto l'orgoglio di far parte Partito da noi fondato, sperando che nel prossimo futuro si possa andare avanti unendo tutte le forse meridionali

Il riscatto del sud è partito da Gaeta nel 2007, e saranno le città eccidiate dai piemontesi a rispondere per prima al richiamo dell'orgoglio perduto e ritrovato.

Il Partito del Sud nell'ultimo annno ha aperto sezioni a Parma, a Piacenza, a Bologna, a Modena, a Vicenza, a Verona, a Milano, a Torino, a Genova, a Grosseto, a Caserta, in tanti Comuni Siciliani, a San Giovanni In Fiore, Cosenza e in Calabria, a Ortanuova, a Brindisi, a Foggia e nelle Puglie, in pr di Napoli, nella costiera amalfitana, oltre a quelle tradizionali di Gaeta, Roma, Reggio Emilia, Mantova e Napoli.

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Di Antonio Ciano

Ieri ho avuto l'onore di inaugurare la sezione del Gruppo Sannita del Partito del Sud di PONTE in pr di Benevento intitolata a CONCETTA BIONDI. Il Presidente Dr. Domenico Capobianco e il segr. Dott. Giuseppe Mazza sono stati superbi ORGANIZZATORI DELL'EVENTO.

Una sezione moderna, spaziosa,e soprattutto piena di iscritti e curiosi. Quasi cento persone per l'INAUGURAZIONE.
Ponte, nei pressi di Pontelandolfo e Casalduni è, come Gaeta, luogo della memoria e del riscatto del Sud.Aspettiamo che i giovani dell'intera provincia di Benevento si attivino per aprire nuove sezioni.

Quando si prende coscienza si fa sul serio. La sezione ha organizzato il gruppo dei giovani, la direzione femminile. Una sezione compatta, piena di gente per bene, di giovani, di donne.
La sezione Concetta Biondi ha un'anima bella e candida.
Faranno cose belle in pr di Benevento, ho notato la loro determinazione e la loro presa di coscienza e soprattutto l'orgoglio di far parte Partito da noi fondato, sperando che nel prossimo futuro si possa andare avanti unendo tutte le forse meridionali

Il riscatto del sud è partito da Gaeta nel 2007, e saranno le città eccidiate dai piemontesi a rispondere per prima al richiamo dell'orgoglio perduto e ritrovato.

Il Partito del Sud nell'ultimo annno ha aperto sezioni a Parma, a Piacenza, a Bologna, a Modena, a Vicenza, a Verona, a Milano, a Torino, a Genova, a Grosseto, a Caserta, in tanti Comuni Siciliani, a San Giovanni In Fiore, Cosenza e in Calabria, a Ortanuova, a Brindisi, a Foggia e nelle Puglie, in pr di Napoli, nella costiera amalfitana, oltre a quelle tradizionali di Gaeta, Roma, Reggio Emilia, Mantova e Napoli.

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mercoledì 27 aprile 2011

Inaugurazione Partito del Sud Gruppo Sannita con il Fondatore del PdSUD Antonio Ciano - IL SANNIO NON PIU' "DORMIENTE", MA PROTAGONISTA DEL RISCATTO




Sabato 30 aprile · 17.30 - 20.30

Sezione Provinciale "Concetta Biondi"
Via G. Ocone n. 7, ex Punto Bianco
Ponte, Italy

Interverranno all'incontro pubblico il Presidente del Partito del Sud Gruppo Sannita Dott. Domenico Capobianco, il Segretario Provinciale Dott. Giuseppe Mazza, il Coordinatore dei Giovani Alessio Limato, la coordinatrice del gruppo donne Giusy Meola, concluderà il Fondatore del Partito del Sud Antonio Ciano.

Noi siamo per un'Italia veramente unita.

Eventuali ulteriori interventi o domande saranno concordati con l'organizzazione.
Responsabile Pietro Corbo 347.6162111 e.mail: partitodelsud@live.com

Evento facebook:


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SABATO INCONTRO A PONTE

Nasce il Partito del Sud-Gruppo Sannita

Sabato 30 aprile, alle ore 17.30, presso la Sezione Provinciale "Concetta Biondi" di Via G. Ocone n. 7, ex Punto Bianco, a Ponte, è in programma un incontro del Partito del Sud-Gruppo Sannita.
L'appuntamento (Il Sannio non piu' "dormiente", ma protagonista del riscatto del Sud) prevede gli interventi del Presidente del Partito del Sud Gruppo Sannita Domenico Capobianco, del Segretario Provinciale Giuseppe Mazza, del Coordinatore dei Giovani Alessio Limato, della coordinatrice del gruppo donne Giusy Meola. Le conclusioni sono affidate al Fondatore del Partito del Sud, Antonio Ciano.


Fonte:NTR24 TV


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Sabato 30 aprile · 17.30 - 20.30

Sezione Provinciale "Concetta Biondi"
Via G. Ocone n. 7, ex Punto Bianco
Ponte, Italy

Interverranno all'incontro pubblico il Presidente del Partito del Sud Gruppo Sannita Dott. Domenico Capobianco, il Segretario Provinciale Dott. Giuseppe Mazza, il Coordinatore dei Giovani Alessio Limato, la coordinatrice del gruppo donne Giusy Meola, concluderà il Fondatore del Partito del Sud Antonio Ciano.

Noi siamo per un'Italia veramente unita.

Eventuali ulteriori interventi o domande saranno concordati con l'organizzazione.
Responsabile Pietro Corbo 347.6162111 e.mail: partitodelsud@live.com

Evento facebook:


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SABATO INCONTRO A PONTE

Nasce il Partito del Sud-Gruppo Sannita

Sabato 30 aprile, alle ore 17.30, presso la Sezione Provinciale "Concetta Biondi" di Via G. Ocone n. 7, ex Punto Bianco, a Ponte, è in programma un incontro del Partito del Sud-Gruppo Sannita.
L'appuntamento (Il Sannio non piu' "dormiente", ma protagonista del riscatto del Sud) prevede gli interventi del Presidente del Partito del Sud Gruppo Sannita Domenico Capobianco, del Segretario Provinciale Giuseppe Mazza, del Coordinatore dei Giovani Alessio Limato, della coordinatrice del gruppo donne Giusy Meola. Le conclusioni sono affidate al Fondatore del Partito del Sud, Antonio Ciano.


Fonte:NTR24 TV


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domenica 17 aprile 2011

Sono Brigante, di Mimmo Cavallo


http://www.youtube.com/watch?v=cGy34ph4xII

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http://www.youtube.com/watch?v=cGy34ph4xII

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martedì 12 aprile 2011

TERRONI,con Roberto D'Alessandro e Mimmo Cavallo


http://www.youtube.com/watch?v=7LGNBwfz28k&feature=player_embedded#at=12


Il best seller di Pino Aprile "TERRONI" sta riscuotendo successi editoriali incredili e sulla scia di quel successo Roberto D'Alessandro e Mimmo Cavallo si stanno cimentando nella rappresetazione teatrale del miglior libro dell'anno. Al Quirino di Roma c'era il tutto esaurito, a Ladispoli pure e a Marsala il teatro Impero era al limite della capienza. Roberto e Mimmo si sono superati, omaggiati da continui applausi fino alla standing ovation finale.


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http://www.youtube.com/watch?v=7LGNBwfz28k&feature=player_embedded#at=12


Il best seller di Pino Aprile "TERRONI" sta riscuotendo successi editoriali incredili e sulla scia di quel successo Roberto D'Alessandro e Mimmo Cavallo si stanno cimentando nella rappresetazione teatrale del miglior libro dell'anno. Al Quirino di Roma c'era il tutto esaurito, a Ladispoli pure e a Marsala il teatro Impero era al limite della capienza. Roberto e Mimmo si sono superati, omaggiati da continui applausi fino alla standing ovation finale.


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sabato 9 aprile 2011

Assedio, dopo cinque mesi ok della Regione al monumento

monumento caduti - Raimondi
monumento caduti - Raimondi
Gaeta: Come volevasi dimostrare, tutta l'inutile polemica sul monumento in onore dei caduti di Gaeta fatta qualche mese indietro si è dimostrata una bufala.

Ripercorriamo il film, qualche mese indietro, l'amministrazione Raimondi per celebrare l'assedio di Gaeta fece istallare un semplice ed elegante monumento all'ingresso di gaeta sant'Erasmo per ricordare il dolorosissimo assedio di Gaeta e i tanti morti gaetani che ci furono nel 1861.
La celebrazione andò benissimo, il monumento apprezzatissimo, ma proprio in quell'occasione il consigliere Matarazzo uscì su tutti i giornali dicendo che il monumento non poteva rimanere al suo posto perchè non c'era il parere della Regione. Adesso il parere paesistico è finalmente arrivato, dopo 5 mesi, e il monumento sarà rimontato PER SEMPRE al suo posto. Ancora una volta chi non vuole far fare nulla a Gaeta è stato sconfitto

ONORE AI MORTI GAETANI


Fonte: Telefree


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monumento caduti - Raimondi
monumento caduti - Raimondi
Gaeta: Come volevasi dimostrare, tutta l'inutile polemica sul monumento in onore dei caduti di Gaeta fatta qualche mese indietro si è dimostrata una bufala.

Ripercorriamo il film, qualche mese indietro, l'amministrazione Raimondi per celebrare l'assedio di Gaeta fece istallare un semplice ed elegante monumento all'ingresso di gaeta sant'Erasmo per ricordare il dolorosissimo assedio di Gaeta e i tanti morti gaetani che ci furono nel 1861.
La celebrazione andò benissimo, il monumento apprezzatissimo, ma proprio in quell'occasione il consigliere Matarazzo uscì su tutti i giornali dicendo che il monumento non poteva rimanere al suo posto perchè non c'era il parere della Regione. Adesso il parere paesistico è finalmente arrivato, dopo 5 mesi, e il monumento sarà rimontato PER SEMPRE al suo posto. Ancora una volta chi non vuole far fare nulla a Gaeta è stato sconfitto

ONORE AI MORTI GAETANI


Fonte: Telefree


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domenica 27 marzo 2011

Gaeta,il Porto,il Demanio, il 2 di giugno repubblicano da festeggiare


http://www.youtube.com/watch?v=RMQuVsFIamM

Il 2 di giugno è vera festa dell'Unità d'Italia. In quel giorno felice nacque la nostra repubblica, quella che abbattè la monarchia sabauda, quella nata dalla resistenza che ci ha ridato la libertà, che ci ha ridato la vita, la pace, e una certa prosperità e la difenderemo in tutti i modi. I nostri padri costituenti ci hanno regalato la più bella costituzione del mondo, qualcuno la vorrebbe debellare. I Massoni di ieri e di oggi non hanno cambiato volto. La difenderemo con le unghie e con i denti. Il 2 di giugno invito i gaetani ad esporre ai balconi la bandiera italiana repubblicana, contro la farsa orchestrata da questo parlamento padano momentaneamente di stanza a Roma. Ipocritamente e furbescamente hanno tentato di farci festeggiare la nascita della monarchia sabauda avvenuta il 17 di marzo per unità italiana. La sinistra un tempo difendeva i valori della Resistenza, del vero risorgimento italiano. Oggi è assente,ha scordato la Storia e inneggia alla monarchia sabauda. Strillano, festeggiano la morte di un milione di contadini impiccati o fatti morire nei lager piemontesi. Qualcuno a Gaeta ha festeggiato i bombardatori della città, ha festeggiato i nostri aguzzini, ha festeggiato la morte di 3 mila gaetani e quella di 1200 soldati che difendevano la nostra dignità di popolo, festeggiavano l'esproprio dei nostri beni demaniali, passati di mano, dal Regno delle Due Sicilie al regno di sardegna. Festeggiate pure la nascita della monarchia sabauda o ipocriti e falsi repubblicani, ma un giorno sarete costretti voi ad emigrare. A Gaeta il 17 di marzo ho visto esposto 9 bandiere in tutta la città,segno che nessuno ha voluto festeggiare il nostro martirio. Invito i gaetani ad esporre le bandiere tricolori italiane di questa repubblica e le bandiere biancorosse di Gaeta ai balconi, diamo all'Italia e a Bossi il segno della nostra vitalità e di unità della nostra Patria repubblicana. Viva la Repubblica e abbasso la monarchia sabauda.

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http://www.youtube.com/watch?v=RMQuVsFIamM

Il 2 di giugno è vera festa dell'Unità d'Italia. In quel giorno felice nacque la nostra repubblica, quella che abbattè la monarchia sabauda, quella nata dalla resistenza che ci ha ridato la libertà, che ci ha ridato la vita, la pace, e una certa prosperità e la difenderemo in tutti i modi. I nostri padri costituenti ci hanno regalato la più bella costituzione del mondo, qualcuno la vorrebbe debellare. I Massoni di ieri e di oggi non hanno cambiato volto. La difenderemo con le unghie e con i denti. Il 2 di giugno invito i gaetani ad esporre ai balconi la bandiera italiana repubblicana, contro la farsa orchestrata da questo parlamento padano momentaneamente di stanza a Roma. Ipocritamente e furbescamente hanno tentato di farci festeggiare la nascita della monarchia sabauda avvenuta il 17 di marzo per unità italiana. La sinistra un tempo difendeva i valori della Resistenza, del vero risorgimento italiano. Oggi è assente,ha scordato la Storia e inneggia alla monarchia sabauda. Strillano, festeggiano la morte di un milione di contadini impiccati o fatti morire nei lager piemontesi. Qualcuno a Gaeta ha festeggiato i bombardatori della città, ha festeggiato i nostri aguzzini, ha festeggiato la morte di 3 mila gaetani e quella di 1200 soldati che difendevano la nostra dignità di popolo, festeggiavano l'esproprio dei nostri beni demaniali, passati di mano, dal Regno delle Due Sicilie al regno di sardegna. Festeggiate pure la nascita della monarchia sabauda o ipocriti e falsi repubblicani, ma un giorno sarete costretti voi ad emigrare. A Gaeta il 17 di marzo ho visto esposto 9 bandiere in tutta la città,segno che nessuno ha voluto festeggiare il nostro martirio. Invito i gaetani ad esporre le bandiere tricolori italiane di questa repubblica e le bandiere biancorosse di Gaeta ai balconi, diamo all'Italia e a Bossi il segno della nostra vitalità e di unità della nostra Patria repubblicana. Viva la Repubblica e abbasso la monarchia sabauda.

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Gramsci a Ulloa, come la pensavano sulla Questione Romana e sull'Unità italiana


Gramsci e la questione romana


Sembrerà un paradosso, ma con l’Allocuzione tenuta nel Concistoro segreto in Gaeta il 20 Aprile del 1849 prima e con il Sillabo poi, Pio IX intuì quali erano i mali che poi avrebbero colpito la nostra società.


Nell’anno 2000 il Vaticano ha celebrato la beatificazione di Papa Maria Mastai Ferretti, ossia Pio IX, scatenando le ire dei frammassoni di tutto il mondo, e dei loro seguaci. Il radicale Marco Pannella da Teramo, santone e guru della libertà di licenziamento degli operai, da sempre liberale e falso pacifista, guerrafondaio quando si tratta di buttare le bombe sulla Serbia socialista, da sempre alle dipendenze della setta liberal-massonica mondialista, ha organizzato perfino un’adunata il 20 settembre 2000 per ricordare al mondo la breccia di Porta Pia. Non la pensava così Antonio Gramsci che, da grande studioso della Chiesa e del mondo che lo circondava, a proposito dei festeggiamenti del cinquantesimo anniversario della presa di Roma scrisse:”Porta Pia non fu che un meschino episodio, militarmente e politicamente. Militarmente non fu che una grottesca scaramuccia. Fu veramente degna delle tradizioni militari italiane. Porta Pia rassomiglia - in piccolo- a Vittorio Veneto. Porta Pia fu la piccola , facile vittoria dell’aggressore enormemente superiore all’avversario inerme, come Vittorio Veneto fu facile vittoria contro un avversario che - militarmente- non esisteva più. Politicamente Porta Pia fu semplicemente l’ultimo episodio della costruzione violenta ed artificiale del Regno d’Italia. Tutto il resto è chincaglieria retorica. Le belle frasi Terza Roma sono completamente vuote di senso.

Roma è città imperiale e città papale: in ciò sta la sua grandezza universale. La “Terza Roma” non è che una sporca città di provincia, un sordido nido di travetti, di albergatori, di bagascie e di parassiti. Mentre le due fasi della storia di Roma, l’imperiale e la papale, hanno lasciato traccia immortale, la breve parentesi dell’occupazione sabauda lascia, unica traccia di sé, il Palazzo di Giustizia, statue di gesso e grottesche imitazioni decorative: nato tra lo scandalo dei fornitori ladri e dei deputati patrioti corrotti, esso è degno di albergare la decadenza giuridica della società contemporanea. Per questo la questione romana non è risolta. Non potevano risolverla le cannonate del re di Savoia. La violenza militarista non può risolvere i problemi internazionali. E la questione romana è un problema internazionale...”( L’Ordine Nuovo, Rassegna Settimanale di Cultura Socialista, 2 Ottobre 1920)


La Chiesa cattolica è societas perfecta

Pannella non ha mai letto la Questione Romana di Gramsci che da comunista vero ha inteso innalzare un monumento alla Chiesa e ai cattolici:"...il bisogno religioso, il fatto religioso sono essenzialmente fenomeni universali, internazionali. Perciò nonostante tutte le declamazioni della pseudosociologia democratica di qualche socialista da loggia o da sinagoga, la Chiesa cattolica è societas perfecta, assai più e meglio che lo Stato nazionale massonico e borghese. Il potere temporale dei papi, a torto vituperato dai semi-analfabeti del Libero Pensiero, è stato un modus vivendi storicamente necessario e inevitabile, è stata l’unica forma che potesse, nei secoli passati, garantire la libertà della Chiesa...” .


Molti storici ritengono l’opera dell’unificazione italiana fatta dai Savoia un merito di quella casa regnante; altri solo barbarie, guerra fratricida: un milione di morti per fucilazione, freddo e fame; carcerazioni, stati d’assedio; emigrazioni oceaniche, rappresaglie su scioperanti che chiedevano pane e lavoro. L’unificazione dell’Italia poteva e doveva avvenire in altro modo. L’Italia è stata divisa dai Savoia; storici e politici di parte fanno finta di non saperlo. Oggi esiste una profonda spaccatura tra Nord e Sud, si sono costruite due nazioni, socialmente, storicamente e politicamente diverse. Bossi ne ha solo tracciato il solco. La divisione dell’Italia tra Nord e Sud ha origine nel 1860 quando i piemontesi rapirono le ricchezze delle popolazioni meridionali, quando azzerarono le leggi secolari, quando un esercito di 220.000 tra soldati, carabinieri, polizia, guardia nazionale fece guerra ai contadini che insorsero contro i soprusi dei sindaci liberal-massoni che erano soliti assoggettare a sé, a parenti ed amici, le terre demaniali e quelle della Chiesa.


“...L’unità nazionale poteva avere un corso diverso da quello che ha avuto- continua Gramsci- l’unificazione d’Italia in una monarchia accentratrice non ebbe altra giustificazione che la forza delle armi e gli intrighi diplomatici dei Savoia. Della serietà dei famosi Plebisciti non è nemmeno il caso di parlarne: roba simile all’acclamazione dei fiumani a D’annunzio.

In verità, sarebbe stato più conforme alle esigenze della situazione storica e ai bisogni del popolo italiano il programma federalista repubblicano di Balbo o quello neoguelfo del Gioberti. Malgrado le diffidenze degli storici aulici o democratici, i cattolici italiani erano più patrioti dei patrioti...”. Ecco la grandezza del comunista Gramsci, la grandezza intellettuale, la grande intuizione storica, l’arguzia di un italiano, di un Meridionale, di uno tra i più grandi cervelli che l’Italia abbia mai annoverato. Gramsci riteneva:”...una breve parentesi, un attimo di fronte alla storia, la durata dello Stato massonico-nazionale- borghese che, secondo i professorelli delle regie scuole, doveva durare in eterno...”. Gramsci pagò con la vita la sua appartenenza politica, pagò con la vita il suo pensare antimassonico, ma Noi Meridionali gli siamo grati. I Savoia, anche se esiliati, hanno continuato a beneficiare delle nostre ricchezze nel loro esilio dorato, ma verrà il giorno in cui dovranno restituire il mal tolto ai Meridionali e all’Italia tutta.

Alla manifestazione promossa da Marco Pannella c’erano meno di cento persone; il significato è uno solo: la gente ha capito, la gente di Roma non si è fatta prendere per i fondelli dal marciume massonico e per risposta ha partecipato in massa al Giubileo indetto da Papa Giovanni Paolo II.

“... Per troppo tempo, il Partito Socialista, dominato da una cricca di massoni e di borghesucci, ha insozzato la sua bandiera partecipando al carnasciale commemorativo del Venti Settembre...” ( L’Ordine Nuovo, Rassegna Settimanale di Cultura Socialista, 2 ottobre 1920)

Parole pesanti come un macigno. Se i marxisti e i socialisti di oggi non la pensano come Gramsci significa che, o sono massoni o non sono socialisti.

Molti socialisti si sono dichiarati subito, i seguaci di Bettino Craxi hanno subito trovato collocazione a destra, sguazzano in quell’area politica che accomuna fascisti ed ex fascisti, cattolici traditori, liberali, liberisti, libertari e tutta la feccia politica italiana vicino alle sette massoniche. Molti socialisti e comunisti si sono assuefatti al sistema liberal-borghese da qualche tempo a questa parte difendendo quegli interessi “nazionali” che comunque sono solo padani, mentre il Sud langue.

La Chiesa come valore assoluto

La nazione germanica è sorta da una crisi religiosa. La Riforma protestante, e si è consolidata e rafforzata attraverso un lavorìo del pensiero filosofico che l’ha portata alla creazione dello Stato moderno, in cui il cittadino è anche il credente...cosa è avvenuto in Italia? Il Risorgimento italiano è stato un movimento politico artificiale, senza basi, senza radici nello spirito del popolo, perché non è stato preceduto da una rivoluzione religiosa; il liberalismo cavourriano, separando lo Stato dalla Chiesa, e rendendolo antagonistico a questa come depositaria del divino, in realtà non commise che un grande errore, perché non fece che spogliare lo Stato del suo valore assoluto.( Antonio Gramsci, Scritti politici, Editori Riuniti, Roma, 1978, pag. 61)

Ecco, leggendo tra le righe l’opera complessa di Gramsci ci si accorge del suo pensare anti-massonico, anti risorgimentale, anti liberista. Perciò noi, gramsciani ed italiani del Sud, incensiamo colui il quale ha dato luce e calore al pensare di milioni di persone. Gramsci è inviso da Pannella e dai liberi muratori che mai hanno preso una cazzuola in mano, ma solo compassi e squadre.

Unione non unità d’italia

Pietro Calà Ulloa così ha spiegato il suo pensare sull’unità d’Italia:”La confederazione è la sola possibile in Italia, perché poggia sul genio della nazione. La sua divisione, precedente alla dominazione romana, nasceva dalla configurazione stessa della penisola. Era confederata l’Italia, per secoli, prima della conquista romana, che possiamo considerare come la prima invasione barbarica della penisola. Crollato l’impero d’Occidente, l’Italia tornò spontaneamente alla sua costituzione naturale. E fu allora che divenne l’anima e lo spirito del mondo. I difensori più illustri dell’indipendenza italiana l’hanno sempre intesa, e servita, attraverso leghe e confederazioni. Era quasi un istinto di conservazione, nella consapevolezza che per l’Italia, essere una, significava essere schiavizzata. L’unità può dare forza, ma non indipendenza. Per quanti amano veramente la patria l’indipendenza non può che essere nella federazione: un fatto di fede e di coscienza...” (Pietro Calà Ulloa, Unione non unità d’Italia, Argo p.s.c.r.l., Lecce, 1998, pag 25)


Capitolo tratto dal libro di Antonio Ciano " Le stragi e gli eccidi dei Savoia"

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Gramsci e la questione romana


Sembrerà un paradosso, ma con l’Allocuzione tenuta nel Concistoro segreto in Gaeta il 20 Aprile del 1849 prima e con il Sillabo poi, Pio IX intuì quali erano i mali che poi avrebbero colpito la nostra società.


Nell’anno 2000 il Vaticano ha celebrato la beatificazione di Papa Maria Mastai Ferretti, ossia Pio IX, scatenando le ire dei frammassoni di tutto il mondo, e dei loro seguaci. Il radicale Marco Pannella da Teramo, santone e guru della libertà di licenziamento degli operai, da sempre liberale e falso pacifista, guerrafondaio quando si tratta di buttare le bombe sulla Serbia socialista, da sempre alle dipendenze della setta liberal-massonica mondialista, ha organizzato perfino un’adunata il 20 settembre 2000 per ricordare al mondo la breccia di Porta Pia. Non la pensava così Antonio Gramsci che, da grande studioso della Chiesa e del mondo che lo circondava, a proposito dei festeggiamenti del cinquantesimo anniversario della presa di Roma scrisse:”Porta Pia non fu che un meschino episodio, militarmente e politicamente. Militarmente non fu che una grottesca scaramuccia. Fu veramente degna delle tradizioni militari italiane. Porta Pia rassomiglia - in piccolo- a Vittorio Veneto. Porta Pia fu la piccola , facile vittoria dell’aggressore enormemente superiore all’avversario inerme, come Vittorio Veneto fu facile vittoria contro un avversario che - militarmente- non esisteva più. Politicamente Porta Pia fu semplicemente l’ultimo episodio della costruzione violenta ed artificiale del Regno d’Italia. Tutto il resto è chincaglieria retorica. Le belle frasi Terza Roma sono completamente vuote di senso.

Roma è città imperiale e città papale: in ciò sta la sua grandezza universale. La “Terza Roma” non è che una sporca città di provincia, un sordido nido di travetti, di albergatori, di bagascie e di parassiti. Mentre le due fasi della storia di Roma, l’imperiale e la papale, hanno lasciato traccia immortale, la breve parentesi dell’occupazione sabauda lascia, unica traccia di sé, il Palazzo di Giustizia, statue di gesso e grottesche imitazioni decorative: nato tra lo scandalo dei fornitori ladri e dei deputati patrioti corrotti, esso è degno di albergare la decadenza giuridica della società contemporanea. Per questo la questione romana non è risolta. Non potevano risolverla le cannonate del re di Savoia. La violenza militarista non può risolvere i problemi internazionali. E la questione romana è un problema internazionale...”( L’Ordine Nuovo, Rassegna Settimanale di Cultura Socialista, 2 Ottobre 1920)


La Chiesa cattolica è societas perfecta

Pannella non ha mai letto la Questione Romana di Gramsci che da comunista vero ha inteso innalzare un monumento alla Chiesa e ai cattolici:"...il bisogno religioso, il fatto religioso sono essenzialmente fenomeni universali, internazionali. Perciò nonostante tutte le declamazioni della pseudosociologia democratica di qualche socialista da loggia o da sinagoga, la Chiesa cattolica è societas perfecta, assai più e meglio che lo Stato nazionale massonico e borghese. Il potere temporale dei papi, a torto vituperato dai semi-analfabeti del Libero Pensiero, è stato un modus vivendi storicamente necessario e inevitabile, è stata l’unica forma che potesse, nei secoli passati, garantire la libertà della Chiesa...” .


Molti storici ritengono l’opera dell’unificazione italiana fatta dai Savoia un merito di quella casa regnante; altri solo barbarie, guerra fratricida: un milione di morti per fucilazione, freddo e fame; carcerazioni, stati d’assedio; emigrazioni oceaniche, rappresaglie su scioperanti che chiedevano pane e lavoro. L’unificazione dell’Italia poteva e doveva avvenire in altro modo. L’Italia è stata divisa dai Savoia; storici e politici di parte fanno finta di non saperlo. Oggi esiste una profonda spaccatura tra Nord e Sud, si sono costruite due nazioni, socialmente, storicamente e politicamente diverse. Bossi ne ha solo tracciato il solco. La divisione dell’Italia tra Nord e Sud ha origine nel 1860 quando i piemontesi rapirono le ricchezze delle popolazioni meridionali, quando azzerarono le leggi secolari, quando un esercito di 220.000 tra soldati, carabinieri, polizia, guardia nazionale fece guerra ai contadini che insorsero contro i soprusi dei sindaci liberal-massoni che erano soliti assoggettare a sé, a parenti ed amici, le terre demaniali e quelle della Chiesa.


“...L’unità nazionale poteva avere un corso diverso da quello che ha avuto- continua Gramsci- l’unificazione d’Italia in una monarchia accentratrice non ebbe altra giustificazione che la forza delle armi e gli intrighi diplomatici dei Savoia. Della serietà dei famosi Plebisciti non è nemmeno il caso di parlarne: roba simile all’acclamazione dei fiumani a D’annunzio.

In verità, sarebbe stato più conforme alle esigenze della situazione storica e ai bisogni del popolo italiano il programma federalista repubblicano di Balbo o quello neoguelfo del Gioberti. Malgrado le diffidenze degli storici aulici o democratici, i cattolici italiani erano più patrioti dei patrioti...”. Ecco la grandezza del comunista Gramsci, la grandezza intellettuale, la grande intuizione storica, l’arguzia di un italiano, di un Meridionale, di uno tra i più grandi cervelli che l’Italia abbia mai annoverato. Gramsci riteneva:”...una breve parentesi, un attimo di fronte alla storia, la durata dello Stato massonico-nazionale- borghese che, secondo i professorelli delle regie scuole, doveva durare in eterno...”. Gramsci pagò con la vita la sua appartenenza politica, pagò con la vita il suo pensare antimassonico, ma Noi Meridionali gli siamo grati. I Savoia, anche se esiliati, hanno continuato a beneficiare delle nostre ricchezze nel loro esilio dorato, ma verrà il giorno in cui dovranno restituire il mal tolto ai Meridionali e all’Italia tutta.

Alla manifestazione promossa da Marco Pannella c’erano meno di cento persone; il significato è uno solo: la gente ha capito, la gente di Roma non si è fatta prendere per i fondelli dal marciume massonico e per risposta ha partecipato in massa al Giubileo indetto da Papa Giovanni Paolo II.

“... Per troppo tempo, il Partito Socialista, dominato da una cricca di massoni e di borghesucci, ha insozzato la sua bandiera partecipando al carnasciale commemorativo del Venti Settembre...” ( L’Ordine Nuovo, Rassegna Settimanale di Cultura Socialista, 2 ottobre 1920)

Parole pesanti come un macigno. Se i marxisti e i socialisti di oggi non la pensano come Gramsci significa che, o sono massoni o non sono socialisti.

Molti socialisti si sono dichiarati subito, i seguaci di Bettino Craxi hanno subito trovato collocazione a destra, sguazzano in quell’area politica che accomuna fascisti ed ex fascisti, cattolici traditori, liberali, liberisti, libertari e tutta la feccia politica italiana vicino alle sette massoniche. Molti socialisti e comunisti si sono assuefatti al sistema liberal-borghese da qualche tempo a questa parte difendendo quegli interessi “nazionali” che comunque sono solo padani, mentre il Sud langue.

La Chiesa come valore assoluto

La nazione germanica è sorta da una crisi religiosa. La Riforma protestante, e si è consolidata e rafforzata attraverso un lavorìo del pensiero filosofico che l’ha portata alla creazione dello Stato moderno, in cui il cittadino è anche il credente...cosa è avvenuto in Italia? Il Risorgimento italiano è stato un movimento politico artificiale, senza basi, senza radici nello spirito del popolo, perché non è stato preceduto da una rivoluzione religiosa; il liberalismo cavourriano, separando lo Stato dalla Chiesa, e rendendolo antagonistico a questa come depositaria del divino, in realtà non commise che un grande errore, perché non fece che spogliare lo Stato del suo valore assoluto.( Antonio Gramsci, Scritti politici, Editori Riuniti, Roma, 1978, pag. 61)

Ecco, leggendo tra le righe l’opera complessa di Gramsci ci si accorge del suo pensare anti-massonico, anti risorgimentale, anti liberista. Perciò noi, gramsciani ed italiani del Sud, incensiamo colui il quale ha dato luce e calore al pensare di milioni di persone. Gramsci è inviso da Pannella e dai liberi muratori che mai hanno preso una cazzuola in mano, ma solo compassi e squadre.

Unione non unità d’italia

Pietro Calà Ulloa così ha spiegato il suo pensare sull’unità d’Italia:”La confederazione è la sola possibile in Italia, perché poggia sul genio della nazione. La sua divisione, precedente alla dominazione romana, nasceva dalla configurazione stessa della penisola. Era confederata l’Italia, per secoli, prima della conquista romana, che possiamo considerare come la prima invasione barbarica della penisola. Crollato l’impero d’Occidente, l’Italia tornò spontaneamente alla sua costituzione naturale. E fu allora che divenne l’anima e lo spirito del mondo. I difensori più illustri dell’indipendenza italiana l’hanno sempre intesa, e servita, attraverso leghe e confederazioni. Era quasi un istinto di conservazione, nella consapevolezza che per l’Italia, essere una, significava essere schiavizzata. L’unità può dare forza, ma non indipendenza. Per quanti amano veramente la patria l’indipendenza non può che essere nella federazione: un fatto di fede e di coscienza...” (Pietro Calà Ulloa, Unione non unità d’Italia, Argo p.s.c.r.l., Lecce, 1998, pag 25)


Capitolo tratto dal libro di Antonio Ciano " Le stragi e gli eccidi dei Savoia"

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sabato 19 marzo 2011

Antonio Ciano scrive una lettera aperta all'Ambasciata d'Israele a Roma


Sig.Ambasciatore,

Il 17 di marzo c.a. nella piazza del Pantheon a Roma è stata violata la Costituzione italiana da parte di alcuni poliziotti.

L’art.21 della nostra Costituzione recita che ogni cittadino può esprimere le proprie idee con i mezzi a disposizione che ha.

Uno nostro compagno di Partito, il prof. Gaetano Siciliano, durante le celebrazioni della nascita della monarchia sabauda, fatte passare dal governo razzista di Berlusconi come festa dell’unità nazionale,ha manifestato pacificamente e democraticamete dalla sua camera di albergo esponendo un manifesto che difendeva gli ebrei.

Il manifesto recava la scritta” IO non festeggio i genocidi- La vita è bella” .

I genocidi erano riferiti a quelli subiti dagli ebrei nell’ultima guerra mondiale e a quelli subiti dai meridionali nel 1860 e dintorni. La scritta “La vita è bella” era riferita al Film di Roberto Benigni che descrisse la straziante vicenda di una famiglia ebraica in quel periodo storico.

Ebbene, le leggi razziali contro gli ebrei, in italia, furono promulgate da Vittorio Emanuele Terzo di Savoia nel 1938. Questo re, oltre a promulgare tali leggi nefande e vergognose per l’Umanità intera, abbandonò l’Italia e gli italiani nelle mani dei fascisti e dei nazisti e l’8 settembre del 1943 fuggi dall’Italia con la sua corte.

In Italia vigono ancora molte leggi fasciste e sono ancora in vigore molti decreti legge di savoiarda memoria, e nè i nostri parlamentari si sono mai preoccupati di cancellarle, nè si sono mai preoccupati di far cancellare dalle strade e dalle piazze il nome di quel re.

Eppure il 27 di gennaio di ogni anno ricordiamo gli orrori di quelle leggi, della Shoà,dell’olocausto.

Milioni di ebrei furono perseguitati, rastrellati,rinchiusi nei lager e fatti morire.

La stessa sorte toccò ai meridionali nel 1860,quando Vittorio Emanuele II, senza dichiarazione di guerra, invase il pacifico Regno delle Due sicilie, massacrando oltre un milione di contadini e rinchiudendo migliaia di italiani del Sud nei lager di Gaeta, di San Maurizio, di Milano e di Fenestrelle.

Ebrei e meridionali subirono una sorte atroce da parte dei re che qualcuno, oggi, chiama padri della Patria.

Per noi del Partito del Sud, sono solo degli assassini.

In Francia festeggiano la repubblica il 14 di luglio di ogni anno e i francesi mai si son sognati di rendere omaggio a Maria Antonietta e a Luigi XVI°.In Germania il primo Ministro Sig.ra Merkel non festaggia Hitler. A Marzabotto non festeggiano Reader e a Roma non festeggiano Kappler.

Non capiamo perchè in Italia debbano festeggiare i re che provocarono eccidi nefandi, pari, se non superiori a quelli nazisti.

La nostra Repubblica è nata sulle ceneri di casa Savoia e qualcuno festeggia i Savoia.Questi fatti sono incomprensibili da parte di molti italiani, specie se figli o nipoti degli 87 mila partigiani immolatisi per darci la libertà dal nazi-fascismo e per darci questa Repubblica.

Con questa nostra missiva, Sig Ambasciatore,vogliamo solo ribadire che in Italia, il giorno 17 di marzo, è stata violata la nostra Costituzione, ma soprattuto è stata tolta ad un nostro compatriota la libertà di manifestare contro il genocidio orrendo che subirono gli ebrei. Le chiediamo di intervenire presso il Governo italiano, presso il Ministro degli Interni Maroni, per l’individuazione dei poliziotti che, secondo noi, si sono macchiati di abuso di potere, di razzismo nei confronti degli ebrei, avendo con mezzi brutali, strappato il manifesto di cui sopra.

Il Presidente Onorario del Partito del Sud

Cap.Antonio Ciano


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Sig.Ambasciatore,

Il 17 di marzo c.a. nella piazza del Pantheon a Roma è stata violata la Costituzione italiana da parte di alcuni poliziotti.

L’art.21 della nostra Costituzione recita che ogni cittadino può esprimere le proprie idee con i mezzi a disposizione che ha.

Uno nostro compagno di Partito, il prof. Gaetano Siciliano, durante le celebrazioni della nascita della monarchia sabauda, fatte passare dal governo razzista di Berlusconi come festa dell’unità nazionale,ha manifestato pacificamente e democraticamete dalla sua camera di albergo esponendo un manifesto che difendeva gli ebrei.

Il manifesto recava la scritta” IO non festeggio i genocidi- La vita è bella” .

I genocidi erano riferiti a quelli subiti dagli ebrei nell’ultima guerra mondiale e a quelli subiti dai meridionali nel 1860 e dintorni. La scritta “La vita è bella” era riferita al Film di Roberto Benigni che descrisse la straziante vicenda di una famiglia ebraica in quel periodo storico.

Ebbene, le leggi razziali contro gli ebrei, in italia, furono promulgate da Vittorio Emanuele Terzo di Savoia nel 1938. Questo re, oltre a promulgare tali leggi nefande e vergognose per l’Umanità intera, abbandonò l’Italia e gli italiani nelle mani dei fascisti e dei nazisti e l’8 settembre del 1943 fuggi dall’Italia con la sua corte.

In Italia vigono ancora molte leggi fasciste e sono ancora in vigore molti decreti legge di savoiarda memoria, e nè i nostri parlamentari si sono mai preoccupati di cancellarle, nè si sono mai preoccupati di far cancellare dalle strade e dalle piazze il nome di quel re.

Eppure il 27 di gennaio di ogni anno ricordiamo gli orrori di quelle leggi, della Shoà,dell’olocausto.

Milioni di ebrei furono perseguitati, rastrellati,rinchiusi nei lager e fatti morire.

La stessa sorte toccò ai meridionali nel 1860,quando Vittorio Emanuele II, senza dichiarazione di guerra, invase il pacifico Regno delle Due sicilie, massacrando oltre un milione di contadini e rinchiudendo migliaia di italiani del Sud nei lager di Gaeta, di San Maurizio, di Milano e di Fenestrelle.

Ebrei e meridionali subirono una sorte atroce da parte dei re che qualcuno, oggi, chiama padri della Patria.

Per noi del Partito del Sud, sono solo degli assassini.

In Francia festeggiano la repubblica il 14 di luglio di ogni anno e i francesi mai si son sognati di rendere omaggio a Maria Antonietta e a Luigi XVI°.In Germania il primo Ministro Sig.ra Merkel non festaggia Hitler. A Marzabotto non festeggiano Reader e a Roma non festeggiano Kappler.

Non capiamo perchè in Italia debbano festeggiare i re che provocarono eccidi nefandi, pari, se non superiori a quelli nazisti.

La nostra Repubblica è nata sulle ceneri di casa Savoia e qualcuno festeggia i Savoia.Questi fatti sono incomprensibili da parte di molti italiani, specie se figli o nipoti degli 87 mila partigiani immolatisi per darci la libertà dal nazi-fascismo e per darci questa Repubblica.

Con questa nostra missiva, Sig Ambasciatore,vogliamo solo ribadire che in Italia, il giorno 17 di marzo, è stata violata la nostra Costituzione, ma soprattuto è stata tolta ad un nostro compatriota la libertà di manifestare contro il genocidio orrendo che subirono gli ebrei. Le chiediamo di intervenire presso il Governo italiano, presso il Ministro degli Interni Maroni, per l’individuazione dei poliziotti che, secondo noi, si sono macchiati di abuso di potere, di razzismo nei confronti degli ebrei, avendo con mezzi brutali, strappato il manifesto di cui sopra.

Il Presidente Onorario del Partito del Sud

Cap.Antonio Ciano


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venerdì 18 marzo 2011

150°, feste in tutta la provincia. Ma Gaeta fuori dal coro

Iniziative e notti tricolore come in tutta Italia. Ma a Gaeta un 17 marzo in sordina. Raimondi: "Non possiamo festeggiare".
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tricolore
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Gaeta: Il Comune di Gaeta oggi 17 marzo, festa del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, resterà chiuso come tutti gli altri comuni italiani, ma il sindaco Antonio Raimondi e la sua amministrazione commemoreranno la giornata fuori dal coro.

«Noi non festeggiamo - ha dichiarato infatti il primo cittadino di Gaeta - ma continuiamo a commemorare l'Unità d'Italia e basta come abbiamo fatto finora. Facciamo parte della Repubblica italiana e rispettiamo il nostro presidente Giorgio Napolitano che ci ha chiesto di tenere chiuso il Comune in occasione di questa festa che è nazionale, ci mancherebbe, ma è tutto qui. Il prefetto non ci ha chiesto di fare l'alzabandiera o altro, l'unico evento che organizziamo in occasione di questa giornata è il «Concerto per Gaeta». Le nostre ragioni per quanto riguarda il 150° - ha spiegato il sindaco Raimondi - le abbiamo ribadite più volte. Non si può festeggiare un'unità d'Italia che è nata anche sulle macerie di Gaeta, sul sangue delle migliaia di gaetani morti durante un sanguinoso assedio durato 102 gioni (dal 6 novembre al 16 febbraio 1861) senza che ciò sia mai stato riconosciuto. Per questo motivo tutte le manifestazioni che saranno in programma in tutto l'arco del 2011 per noi avranno un preciso scopo. Quale? Quello di stimolare una discussione franca e costruttiva sulle vicende di quel periodo anche attraverso punti di vista differenti, per guardare ad un futuro veramente unitario che potrà avverarsi solo dopo un'elaborazione condivisa di tutte le criticità, le inefficienze e le ingiustizie che dalla proclamazione del regno d'Italia e dalla riunione del suo parlamento il 17 marzo 1861 cominciarono a manifestarsi. Da allora - ha aggiunto Raimondi - il Meridione divenne la cenerentola d'Italia, mentre a Gaeta lo Stato prese tutto, demanializzando per il 75% l'intero territorio cittadino, e senza mai risarcirle i 2 milioni e 17 mila lire dell'epoca di danni di guerra, pari a 240 milioni di euro di oggi».

Il sindaco Raimondi ha rigettato anche l'accusa di essere un nostalgico borbonico. «Qualche nostalgico certamente c'è, ma - ha detto - non sono io. Il nostro slogan per le celebrazioni dei 150 anni è: «La verità rafforza l'Unità». Noi vogliamo che si faccia verità storica sui fatti del Risorgimento, nel quale, ripeto, ci sono state luci ed ombre per quanto riguarda le sorti di Gaeta e del Meridione. Per noi l'Unità d'Italia si è fatta con la proclamazione della Repubblica italiana, festeggiata il 2 Giugno. Noi siamo Italiani ed Europei».

Ieri intanto c'è stata una conferenza stampa a tutto tondo sui progetti in campo per lo sviluppo di Gaeta: protocollo Eni, portualità, cantieristica, pua. Nessuna dichiarazione sul 150° dell'Unità d'Italia.

[Anna Galise, Il Tempo]

Fonte: Telefree

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Iniziative e notti tricolore come in tutta Italia. Ma a Gaeta un 17 marzo in sordina. Raimondi: "Non possiamo festeggiare".
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Gaeta: Il Comune di Gaeta oggi 17 marzo, festa del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, resterà chiuso come tutti gli altri comuni italiani, ma il sindaco Antonio Raimondi e la sua amministrazione commemoreranno la giornata fuori dal coro.

«Noi non festeggiamo - ha dichiarato infatti il primo cittadino di Gaeta - ma continuiamo a commemorare l'Unità d'Italia e basta come abbiamo fatto finora. Facciamo parte della Repubblica italiana e rispettiamo il nostro presidente Giorgio Napolitano che ci ha chiesto di tenere chiuso il Comune in occasione di questa festa che è nazionale, ci mancherebbe, ma è tutto qui. Il prefetto non ci ha chiesto di fare l'alzabandiera o altro, l'unico evento che organizziamo in occasione di questa giornata è il «Concerto per Gaeta». Le nostre ragioni per quanto riguarda il 150° - ha spiegato il sindaco Raimondi - le abbiamo ribadite più volte. Non si può festeggiare un'unità d'Italia che è nata anche sulle macerie di Gaeta, sul sangue delle migliaia di gaetani morti durante un sanguinoso assedio durato 102 gioni (dal 6 novembre al 16 febbraio 1861) senza che ciò sia mai stato riconosciuto. Per questo motivo tutte le manifestazioni che saranno in programma in tutto l'arco del 2011 per noi avranno un preciso scopo. Quale? Quello di stimolare una discussione franca e costruttiva sulle vicende di quel periodo anche attraverso punti di vista differenti, per guardare ad un futuro veramente unitario che potrà avverarsi solo dopo un'elaborazione condivisa di tutte le criticità, le inefficienze e le ingiustizie che dalla proclamazione del regno d'Italia e dalla riunione del suo parlamento il 17 marzo 1861 cominciarono a manifestarsi. Da allora - ha aggiunto Raimondi - il Meridione divenne la cenerentola d'Italia, mentre a Gaeta lo Stato prese tutto, demanializzando per il 75% l'intero territorio cittadino, e senza mai risarcirle i 2 milioni e 17 mila lire dell'epoca di danni di guerra, pari a 240 milioni di euro di oggi».

Il sindaco Raimondi ha rigettato anche l'accusa di essere un nostalgico borbonico. «Qualche nostalgico certamente c'è, ma - ha detto - non sono io. Il nostro slogan per le celebrazioni dei 150 anni è: «La verità rafforza l'Unità». Noi vogliamo che si faccia verità storica sui fatti del Risorgimento, nel quale, ripeto, ci sono state luci ed ombre per quanto riguarda le sorti di Gaeta e del Meridione. Per noi l'Unità d'Italia si è fatta con la proclamazione della Repubblica italiana, festeggiata il 2 Giugno. Noi siamo Italiani ed Europei».

Ieri intanto c'è stata una conferenza stampa a tutto tondo sui progetti in campo per lo sviluppo di Gaeta: protocollo Eni, portualità, cantieristica, pua. Nessuna dichiarazione sul 150° dell'Unità d'Italia.

[Anna Galise, Il Tempo]

Fonte: Telefree

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giovedì 17 marzo 2011

LA QUESTIONE SICILIANA. OGGI COME IERI - PALERMO VENERDI' 18 MARZO






venerdì 18 marzo · 9.30 - 13.00





09,30 Presentazione e saluti a cura del moderatore Avv. Mario Pastorello;

10,00 Antonio Ciano (storico,saggista, Presidente Onorario del Partito del Sud):
Questione Meridionale: passato, presente e futuro;

10.45 Avv. Roberto La Rosa:
Lo Statuto Siciliano;

11,30 Prof. Gandolfo Dominici:
L'importanza dell'applicazione dello Statuto per l'economia siciliana - Il sistema bancario siciliano.

Seguiranno: interventi dei presenti e dibattito





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venerdì 18 marzo · 9.30 - 13.00





09,30 Presentazione e saluti a cura del moderatore Avv. Mario Pastorello;

10,00 Antonio Ciano (storico,saggista, Presidente Onorario del Partito del Sud):
Questione Meridionale: passato, presente e futuro;

10.45 Avv. Roberto La Rosa:
Lo Statuto Siciliano;

11,30 Prof. Gandolfo Dominici:
L'importanza dell'applicazione dello Statuto per l'economia siciliana - Il sistema bancario siciliano.

Seguiranno: interventi dei presenti e dibattito





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Gaeta non ha mai aderito al sedicente regno d'Italia


http://www.youtube.com/watch?v=bRcZ0NGHszg&feature=feedu

Questo che vedete è il documento dell'atto di adesione al Regno d'Italia, depositato nell'Archivio comunale del comune di Gaeta. C'è la firma del Sindaco Ianni e di cinque decurioni ( consiglieri comunali).Per essere valido dovevano apporre la firma 18 decurioni su 25. Cavour se ne accorse e con un altro atto illegittimo, si fece spedire dal comitato liberale una lista dei notabili delloa città sottoscritta da nessuno. In carica rimase il sindaco legittimo Raffaele Ianni, sostituito a maggio da Domenico Vellucci in libere elezioni..
Gaeta non ha mai riconosciuto il Regno d'Italia e festeggia la Repubblica.


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http://www.youtube.com/watch?v=bRcZ0NGHszg&feature=feedu

Questo che vedete è il documento dell'atto di adesione al Regno d'Italia, depositato nell'Archivio comunale del comune di Gaeta. C'è la firma del Sindaco Ianni e di cinque decurioni ( consiglieri comunali).Per essere valido dovevano apporre la firma 18 decurioni su 25. Cavour se ne accorse e con un altro atto illegittimo, si fece spedire dal comitato liberale una lista dei notabili delloa città sottoscritta da nessuno. In carica rimase il sindaco legittimo Raffaele Ianni, sostituito a maggio da Domenico Vellucci in libere elezioni..
Gaeta non ha mai riconosciuto il Regno d'Italia e festeggia la Repubblica.


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L'Orda Massonica


Il Piemonte servo dei voleri della massoneria, indirizza da sempre la politica italiana.


Nel 1861 il Piemonte faceva capo alla gran Massoneria di Mister Albert Pike ed oggi alla Trilateral Commission.

Il 12 marzo 1849 sul "Globe", quotidiano inglese, portavoce dell'alto iniziato Palmerston, ministro della regina Vittoria, apparve un articolo che era praticamente un vero libro profetico e possiamo dire, senza enfasi, che era stato preparato segretamente nel Sacro Tempio della massoneria londinese:

"...E' da ritenere che gli accadimenti dell'anno scorso non siano stati che la prima scena di un dramma fecondo di risultati piu' vasti e piu' pacifici. L'edificio innalzato dal Congresso d Vienna era così arbitrario e artificioso che ciascun uomo di stato liberale vedeva chiaramente che non avrebbe sopportato il primo urto dell'Europa. L'intero sistema stabilito dal Congresso di Vienna stava dissolvendosi e Lord Palmerston ha agito saggiamente allorchè ha rifiutato il proprio concorso a opporre una diga all'onda dilagante. Il piano che egli ha concepito è quello di una nuova configurazione dell'Europa attraverso la costituzione di un forte regno tedesco che possa costituire un muro di separazione fra Francia e Russia, la creazione di un regno polacco-magiaro destinato a completare l'opera contro il gigante del nord, infine un reame d'Italia superiore guidato dalla casa Savoia. Si è spesso rimproverato a Palmerston di avere trascurato l'alleanza con l'Austria, ma qui gli accusatori devono ancora rendergli giustizia. L'alleanza dell'Inghilterra e dell'Austria non si è mai fondata su una comunanza di princìpi: essa esiste semplicemente in quanto l'Austria era la principale rappresentante e come l'incarnazione della nazione tedesca.

Dopo la pace di Westfalia fino a quella di Aix-Le Chapelle (1648, 1748) l'Austria s'è trovata ad essere il centro della nazione tedesca. Ma allorchè la spada di Federico fece dilatare i confini del suo reame prima limitati all'elettorato del Brandeburgo, allorchè i veri tedeschi riconobbero in questo guerriero il reale rappresentante della loro forza e della loro nazionalità, la Prussia divenne l'alleata naturale dell'Inghilterra sul continente. Ciò che l'Austria fin dall'inizio del secolo scorso, ciò che la Prussia divenne piu' tardi, la Germania può esserlo ugualmente che la capitale sia a Berlino o Francoforte..."

Il disegno era chiaro, doveva essere attuata la profezia di Comenius espressa in "Lux in Tenebris" secondo la quale sarebbe dovuta sorgere dalle tenebre come fonte di luce una Super -chiesa che integrasse ogni religione attraverso i Concistori nazionali, le Chiese Nazionali, onde giungere in nome di un umanesimo unitivo ed a carattere filantropico e tollerante, a proclamare l'uguaglianza e la pari dignità di tutte le religioni.

Questo progetto si scontrava con un ostacolo formidabile: la chiesa cattolica con la sua gerarchia, la casa Asburgo d'Austria, cattolicissima, la Santa Russia degli zar ed il Regno delle Due Sicilie, primo stato al mondo, quest'ultimo che aveva saputo integrare il dogma cattolico con il verbo del Vangelo tradotto in pratica da leggi che non disdegnavano le novità della rivoluzione francese o quelle comuniste del Campanella e di Marx.

La Santa Russia, l'Impero Asburgico e il Regno delle Due Sicilie dovevano lasciare il posto al nuovo ordine massonico, ma il popolino queste cose non le sapeva, nè le conosce oggi, in quanto la storia ufficiale viene scritta dai vincitori ed è sempre artefatta.

Questo nuovo ordine doveva portare sconvolgimenti politici e morali di inaudita violenza.

In Italia il compito di capovolgere detto ordine, come abbiamo visto nell'articolo del "Globe", fu assegnato al Piemonte e a casa Savoia, votata alla Gran Consorteria. Gli altri sovrani infatti erano tutti devotissimi alla Chiesa di Roma. Lo stato piu' retrivo d'Italia avrebbe dovuto dar luce allo stivale! Al suo servizio la massoneria londinese mise uomini, denaro e mezzi; soprattutto denaro e oro. I massoni sapevano che ad unità compiuta sarebbero stati "elargiti" per secoli.

Casa Savoia doveva eseguire spietatamente gli ordini di Londra dopo decenni di preparazione al liberismo.

Londra mandò Lord Gladstone a Napoli e Lord Mintho ed altri emissari nelle varie province italiane a preparare la "rivoluzione liberale" agli ordini di Giuseppe Mazzini, capo della Carboneria Italiana, il cui scopo finale, secondo il suo fondatore genovese Antonio Maghella, era "...quello di Voltaire e della rivoluzione francese: il completo annientamento del cattolicesimo ed infine del cristianesimo".

Questo signore nel 1809 era prefetto e ministro della polizia del Regno di Napoli ed ebbe modo di iniziare alla setta migliaia di persone e di infilarle in posti chiave.

La Carboneria era organizzata in "vendite". Il vertice era chiamato "alta vendita" ed era composto da 40 membri ed operava in stretto contatto coi "supremi consigli" di 33 gr. del "rito scozzese". Mazzini era un esponente di punta dell'ala oltranzista. Nel 1847, durante un convegno internazionale della massoneria a Strasburgo, venne approntato un piano di confederazione europea allargata ai popoli germanici, latini e slavi da conseguire attraverso una serie di rivoluzioni ben orchestrate.

Il Primo Ministro inglese Palmerston sparge per tutta l'Europa emissari per la sollevazione; Lord Mintho visita Torino, Roma e Napoli.

Nel 1848 le rivoluzioni scoppiano in ordinata sequenza:

il 22 febbraio a parigi, il 13 marzo a Vienna, il 17 marzo a Berlino e a venezia, il 18 marzo a Milano, il 30 marzo a Napoli, in Toscana, a Roma, a Praga ed in Croazia, lasciando esenti i soli paesi laicisti.


Da " I Savoia e il Massacro del Sud", pagina 49, 50 e 51, di Antonio Ciano, Editore Grandmelò S.r.l.


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Il Piemonte servo dei voleri della massoneria, indirizza da sempre la politica italiana.


Nel 1861 il Piemonte faceva capo alla gran Massoneria di Mister Albert Pike ed oggi alla Trilateral Commission.

Il 12 marzo 1849 sul "Globe", quotidiano inglese, portavoce dell'alto iniziato Palmerston, ministro della regina Vittoria, apparve un articolo che era praticamente un vero libro profetico e possiamo dire, senza enfasi, che era stato preparato segretamente nel Sacro Tempio della massoneria londinese:

"...E' da ritenere che gli accadimenti dell'anno scorso non siano stati che la prima scena di un dramma fecondo di risultati piu' vasti e piu' pacifici. L'edificio innalzato dal Congresso d Vienna era così arbitrario e artificioso che ciascun uomo di stato liberale vedeva chiaramente che non avrebbe sopportato il primo urto dell'Europa. L'intero sistema stabilito dal Congresso di Vienna stava dissolvendosi e Lord Palmerston ha agito saggiamente allorchè ha rifiutato il proprio concorso a opporre una diga all'onda dilagante. Il piano che egli ha concepito è quello di una nuova configurazione dell'Europa attraverso la costituzione di un forte regno tedesco che possa costituire un muro di separazione fra Francia e Russia, la creazione di un regno polacco-magiaro destinato a completare l'opera contro il gigante del nord, infine un reame d'Italia superiore guidato dalla casa Savoia. Si è spesso rimproverato a Palmerston di avere trascurato l'alleanza con l'Austria, ma qui gli accusatori devono ancora rendergli giustizia. L'alleanza dell'Inghilterra e dell'Austria non si è mai fondata su una comunanza di princìpi: essa esiste semplicemente in quanto l'Austria era la principale rappresentante e come l'incarnazione della nazione tedesca.

Dopo la pace di Westfalia fino a quella di Aix-Le Chapelle (1648, 1748) l'Austria s'è trovata ad essere il centro della nazione tedesca. Ma allorchè la spada di Federico fece dilatare i confini del suo reame prima limitati all'elettorato del Brandeburgo, allorchè i veri tedeschi riconobbero in questo guerriero il reale rappresentante della loro forza e della loro nazionalità, la Prussia divenne l'alleata naturale dell'Inghilterra sul continente. Ciò che l'Austria fin dall'inizio del secolo scorso, ciò che la Prussia divenne piu' tardi, la Germania può esserlo ugualmente che la capitale sia a Berlino o Francoforte..."

Il disegno era chiaro, doveva essere attuata la profezia di Comenius espressa in "Lux in Tenebris" secondo la quale sarebbe dovuta sorgere dalle tenebre come fonte di luce una Super -chiesa che integrasse ogni religione attraverso i Concistori nazionali, le Chiese Nazionali, onde giungere in nome di un umanesimo unitivo ed a carattere filantropico e tollerante, a proclamare l'uguaglianza e la pari dignità di tutte le religioni.

Questo progetto si scontrava con un ostacolo formidabile: la chiesa cattolica con la sua gerarchia, la casa Asburgo d'Austria, cattolicissima, la Santa Russia degli zar ed il Regno delle Due Sicilie, primo stato al mondo, quest'ultimo che aveva saputo integrare il dogma cattolico con il verbo del Vangelo tradotto in pratica da leggi che non disdegnavano le novità della rivoluzione francese o quelle comuniste del Campanella e di Marx.

La Santa Russia, l'Impero Asburgico e il Regno delle Due Sicilie dovevano lasciare il posto al nuovo ordine massonico, ma il popolino queste cose non le sapeva, nè le conosce oggi, in quanto la storia ufficiale viene scritta dai vincitori ed è sempre artefatta.

Questo nuovo ordine doveva portare sconvolgimenti politici e morali di inaudita violenza.

In Italia il compito di capovolgere detto ordine, come abbiamo visto nell'articolo del "Globe", fu assegnato al Piemonte e a casa Savoia, votata alla Gran Consorteria. Gli altri sovrani infatti erano tutti devotissimi alla Chiesa di Roma. Lo stato piu' retrivo d'Italia avrebbe dovuto dar luce allo stivale! Al suo servizio la massoneria londinese mise uomini, denaro e mezzi; soprattutto denaro e oro. I massoni sapevano che ad unità compiuta sarebbero stati "elargiti" per secoli.

Casa Savoia doveva eseguire spietatamente gli ordini di Londra dopo decenni di preparazione al liberismo.

Londra mandò Lord Gladstone a Napoli e Lord Mintho ed altri emissari nelle varie province italiane a preparare la "rivoluzione liberale" agli ordini di Giuseppe Mazzini, capo della Carboneria Italiana, il cui scopo finale, secondo il suo fondatore genovese Antonio Maghella, era "...quello di Voltaire e della rivoluzione francese: il completo annientamento del cattolicesimo ed infine del cristianesimo".

Questo signore nel 1809 era prefetto e ministro della polizia del Regno di Napoli ed ebbe modo di iniziare alla setta migliaia di persone e di infilarle in posti chiave.

La Carboneria era organizzata in "vendite". Il vertice era chiamato "alta vendita" ed era composto da 40 membri ed operava in stretto contatto coi "supremi consigli" di 33 gr. del "rito scozzese". Mazzini era un esponente di punta dell'ala oltranzista. Nel 1847, durante un convegno internazionale della massoneria a Strasburgo, venne approntato un piano di confederazione europea allargata ai popoli germanici, latini e slavi da conseguire attraverso una serie di rivoluzioni ben orchestrate.

Il Primo Ministro inglese Palmerston sparge per tutta l'Europa emissari per la sollevazione; Lord Mintho visita Torino, Roma e Napoli.

Nel 1848 le rivoluzioni scoppiano in ordinata sequenza:

il 22 febbraio a parigi, il 13 marzo a Vienna, il 17 marzo a Berlino e a venezia, il 18 marzo a Milano, il 30 marzo a Napoli, in Toscana, a Roma, a Praga ed in Croazia, lasciando esenti i soli paesi laicisti.


Da " I Savoia e il Massacro del Sud", pagina 49, 50 e 51, di Antonio Ciano, Editore Grandmelò S.r.l.


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