venerdì 21 giugno 2013

DAL PARTITO DEL SUD SOLIDARIETA' AL COMITATO "NO MUOS"



Volantino Partito del Sud Sicilia


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Volantino Partito del Sud Sicilia


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venerdì 14 giugno 2013

COMUNICATO STAMPA - Il PdelSUD aderisce alla manifestazione del 22 giugno alla centrale nucleare sul Garigliano



Il Partito Del Sud , sempre più attento e vigile al territorio, sabato 22 giugno alle 15,00 prenderà parte, anche se senza vessilli per rispettare la volontà delle associazioni e comitati organizzatori, al sit-in pacifico indetto dal forum di associazioni che vuole denunciare la gravissima situazione ambientale nell’alto casertano/basso Lazio presumibilmente legata alla presenza della centrale nucleare sul Garigliano e dai rifiuti tossici presumibilmente seppelliti sotto 400 metri di bitume e asfalto della adiacente statale Appia, come da indagini per disastro ambientale in corso a cura della Procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere; da questa denuncia nasce il sequestro di 400 metri del nuovo tratto di Appia in oggetto con ripristino del vecchio tratto.

Tale situazione ha presumibilmente causato, negli ultimi decenni, la morte di cittadini della zona a causa di terribili malattie. Il bollettino dei necrologi è paragonabile e spesso superiore a quelli di molte guerre.

Il Partito del Sud non può essere insensibile rispetto all’incremento del numero di malati e dei morti dovuti, se confermato dalle indagini, a questa forma di inquinamento criminale che ha visto coinvolgere anche bambini oltre che uomini e donne di tutte le età.

Molti di questi malati sono risultati non essere curabili sul posto e questo ha ancora di più aggravato la situazione di famiglie, spesso di umili condizioni, che hanno dovuto sopportare oltre che il dolore per i congiunti anche l’emigrazione verso nosocomi più attrezzati.

Il Partito del Sud sarà presente alla manifestazione con molti dei suoi iscritti e simpatizzanti che hanno dato disponibilità alla partecipazione.

Per chi volesse aggregarsi, vista l’importanza della manifestazione, può segnalare al Partito  la propria volontà di partecipazione scrivendo a info@partitodelsud.eu


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Il Partito Del Sud , sempre più attento e vigile al territorio, sabato 22 giugno alle 15,00 prenderà parte, anche se senza vessilli per rispettare la volontà delle associazioni e comitati organizzatori, al sit-in pacifico indetto dal forum di associazioni che vuole denunciare la gravissima situazione ambientale nell’alto casertano/basso Lazio presumibilmente legata alla presenza della centrale nucleare sul Garigliano e dai rifiuti tossici presumibilmente seppelliti sotto 400 metri di bitume e asfalto della adiacente statale Appia, come da indagini per disastro ambientale in corso a cura della Procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere; da questa denuncia nasce il sequestro di 400 metri del nuovo tratto di Appia in oggetto con ripristino del vecchio tratto.

Tale situazione ha presumibilmente causato, negli ultimi decenni, la morte di cittadini della zona a causa di terribili malattie. Il bollettino dei necrologi è paragonabile e spesso superiore a quelli di molte guerre.

Il Partito del Sud non può essere insensibile rispetto all’incremento del numero di malati e dei morti dovuti, se confermato dalle indagini, a questa forma di inquinamento criminale che ha visto coinvolgere anche bambini oltre che uomini e donne di tutte le età.

Molti di questi malati sono risultati non essere curabili sul posto e questo ha ancora di più aggravato la situazione di famiglie, spesso di umili condizioni, che hanno dovuto sopportare oltre che il dolore per i congiunti anche l’emigrazione verso nosocomi più attrezzati.

Il Partito del Sud sarà presente alla manifestazione con molti dei suoi iscritti e simpatizzanti che hanno dato disponibilità alla partecipazione.

Per chi volesse aggregarsi, vista l’importanza della manifestazione, può segnalare al Partito  la propria volontà di partecipazione scrivendo a info@partitodelsud.eu


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lunedì 27 maggio 2013

Ilva, la bufala dei 40 mila posti a rischio


Di Alessandro Marescotti

Nella vicenda Ilva troppi giornalisti hanno accettato e rilanciato un numero misterioso: 40 mila. Uno per tutti il Corriere della Sera: “Ilva nel caos: 40 mila a rischio”. E’ un numero non verificato, da nessuna parte c’è uno straccio di documentazione, di disaggregazione attendibile dei dati.Ma alloraquanti sono i posti di lavoro nell’Ilva Spa?
Sono 16.343 in 15 siti produttivi in Italia, Europa e Tunisia.  Di questi a Taranto sono 12.859, a Genova 1.600, a Novi Ligure 800, a Racconigi 80, a Marghera 120, a Patrica 70.
L’indotto a Taranto oggi conta circa 3 mila lavoratori.
Tutto il Gruppo Riva nel mondo ammonta a 21.711 dipendenti.
Alcuni specificano che sono a rischio “24 mila posti di lavoro diretti, 40 mila con l’indotto”. Ma se sommiamo tutti i dipendenti del Gruppo Riva nel mondo ai tremila dell’indotto di Taranto oscilliamo tra i 24 e i 25 mila.Con quali calcoli si arrivi invece ai fatidici 40 mila nessuno lo spiega. Mistero. Eppure 40 mila è la cifra che appare nei titoloni.
Tuttavia la bufala non è solo questo fantomatico numero di 40 mila.
La vera bufala è far credere che i lavoratori siano meglio tutelati lasciando ai Riva la piena libertà di spostamento dei profitti accumulati in anni e anni di produzione che i magistrati ritengono frutto di attività altamente inquinanti e per la qual cosa da tempo è partita una poderosa inchiesta dal nome emblematico: Ambiente Svenduto
L’accusa della magistratura è pesante: ammonterebbe a oltre 8 miliardi il profitto di un’attività ritenuta illecita penalmente.
“La ratio del sequestro – ha spiegato il procuratore Franco Sebastio – è quella di bloccare le somme sottratte agli investimenti per abbattere l’impatto ambientale della fabbrica”.
Sarebbe interessante capire come mai, invece di gioire per la mossa dei magistrati, stuoli di politici e giornalisti si preoccupino ora e non prima. 
Era meglio promettere la realizzazione di un’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) senza un piano industriale e senza quattrini? Che garanzia dava e dà un cronoprogramma di interventi promessi e non mantenuti, dato che le casse dell’Ilva risultavano stranamente vuote?
A Taranto il dubbio che inquietava prima (e non ora) era invece che tutta la storia dell’Ilva finisse con il fallimento dell’azienda e la dichiarazione fatale: non abbiamo più un euro in cassa, arrangiatevi. Avremmo avuto i lavoratori sul lastrico senza paracadute. E in più un deserto pieno di veleni e di rottami.
Questo scenario apocalittico, grazie alla magistratura, non c’è più.
Ora a Taranto lavoratori e cittadini hanno un paracadute, una polizza per il futuro. E una speranza di rinascita basata sulle bonifiche.
Al posto dell’incubo di un futuro non garantito da niente e nessuno, c’è ora la Guardia di Finanza che sta setacciando operosamente conti correnti, titoli e proprietà riconducibili al gruppo Riva e ai protagonisti di questa vicenda.
Perché allora fare allarmismo e parlare di 40 mila persone messe in pericolo se i magistrati stanno cercando proprio ciò che servirà ai lavoratori e ai cittadini, per garantire le bonifiche, il lavoro e un futuro possibile risarcimento?
La storia dell’Ilva di Taranto è contornata da politici e sindacalisti che non si sono preoccupati quando si dovevano preoccupare e che si preoccupano invece ora che dovrebbero al contrario gioire e ringraziare la magistratura. La magistratura ha saputo dimostrare che la legalità paga.
Utilizzando il grimaldello legale del “sequestro per equivalente”, il Gip Patrizia Todisco ha fatto come Robin Hood: toglie ai Riva per dare ai poveri.
Nessuno sembra apprezzare che questa volta Robin Hood agisce nella legalità. Come confondere allora le idee? Facile: capovolgendo tutto e inventando 40 mila persone in preda al panico. Perché solo un’ondata di panico può contrastare l’ondata di giubilo con cui a Taranto è stato accolto il “sequestro per equivalente” di oltre otto miliardi di beni e capitali dell’impero economico dei Riva.




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Di Alessandro Marescotti

Nella vicenda Ilva troppi giornalisti hanno accettato e rilanciato un numero misterioso: 40 mila. Uno per tutti il Corriere della Sera: “Ilva nel caos: 40 mila a rischio”. E’ un numero non verificato, da nessuna parte c’è uno straccio di documentazione, di disaggregazione attendibile dei dati.Ma alloraquanti sono i posti di lavoro nell’Ilva Spa?
Sono 16.343 in 15 siti produttivi in Italia, Europa e Tunisia.  Di questi a Taranto sono 12.859, a Genova 1.600, a Novi Ligure 800, a Racconigi 80, a Marghera 120, a Patrica 70.
L’indotto a Taranto oggi conta circa 3 mila lavoratori.
Tutto il Gruppo Riva nel mondo ammonta a 21.711 dipendenti.
Alcuni specificano che sono a rischio “24 mila posti di lavoro diretti, 40 mila con l’indotto”. Ma se sommiamo tutti i dipendenti del Gruppo Riva nel mondo ai tremila dell’indotto di Taranto oscilliamo tra i 24 e i 25 mila.Con quali calcoli si arrivi invece ai fatidici 40 mila nessuno lo spiega. Mistero. Eppure 40 mila è la cifra che appare nei titoloni.
Tuttavia la bufala non è solo questo fantomatico numero di 40 mila.
La vera bufala è far credere che i lavoratori siano meglio tutelati lasciando ai Riva la piena libertà di spostamento dei profitti accumulati in anni e anni di produzione che i magistrati ritengono frutto di attività altamente inquinanti e per la qual cosa da tempo è partita una poderosa inchiesta dal nome emblematico: Ambiente Svenduto
L’accusa della magistratura è pesante: ammonterebbe a oltre 8 miliardi il profitto di un’attività ritenuta illecita penalmente.
“La ratio del sequestro – ha spiegato il procuratore Franco Sebastio – è quella di bloccare le somme sottratte agli investimenti per abbattere l’impatto ambientale della fabbrica”.
Sarebbe interessante capire come mai, invece di gioire per la mossa dei magistrati, stuoli di politici e giornalisti si preoccupino ora e non prima. 
Era meglio promettere la realizzazione di un’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) senza un piano industriale e senza quattrini? Che garanzia dava e dà un cronoprogramma di interventi promessi e non mantenuti, dato che le casse dell’Ilva risultavano stranamente vuote?
A Taranto il dubbio che inquietava prima (e non ora) era invece che tutta la storia dell’Ilva finisse con il fallimento dell’azienda e la dichiarazione fatale: non abbiamo più un euro in cassa, arrangiatevi. Avremmo avuto i lavoratori sul lastrico senza paracadute. E in più un deserto pieno di veleni e di rottami.
Questo scenario apocalittico, grazie alla magistratura, non c’è più.
Ora a Taranto lavoratori e cittadini hanno un paracadute, una polizza per il futuro. E una speranza di rinascita basata sulle bonifiche.
Al posto dell’incubo di un futuro non garantito da niente e nessuno, c’è ora la Guardia di Finanza che sta setacciando operosamente conti correnti, titoli e proprietà riconducibili al gruppo Riva e ai protagonisti di questa vicenda.
Perché allora fare allarmismo e parlare di 40 mila persone messe in pericolo se i magistrati stanno cercando proprio ciò che servirà ai lavoratori e ai cittadini, per garantire le bonifiche, il lavoro e un futuro possibile risarcimento?
La storia dell’Ilva di Taranto è contornata da politici e sindacalisti che non si sono preoccupati quando si dovevano preoccupare e che si preoccupano invece ora che dovrebbero al contrario gioire e ringraziare la magistratura. La magistratura ha saputo dimostrare che la legalità paga.
Utilizzando il grimaldello legale del “sequestro per equivalente”, il Gip Patrizia Todisco ha fatto come Robin Hood: toglie ai Riva per dare ai poveri.
Nessuno sembra apprezzare che questa volta Robin Hood agisce nella legalità. Come confondere allora le idee? Facile: capovolgendo tutto e inventando 40 mila persone in preda al panico. Perché solo un’ondata di panico può contrastare l’ondata di giubilo con cui a Taranto è stato accolto il “sequestro per equivalente” di oltre otto miliardi di beni e capitali dell’impero economico dei Riva.




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mercoledì 8 maggio 2013

Anche il Partito del Sud Puglia contro la legge “Taglia Ulivi” – #fatequalcosadimeridionale


olivosecolareIl prossimo 12 maggio si terrà una nuova tappa sul territorio pugliese per dire NO alla modifica della L.R. 14/2007 a tutela degli ulivi secolari ribattezzata dispregiativamente“TAGLIA ULIVI”.
Una legge che anche dal punto di vista del Partito del Sud di Puglia è totalmente sbagliata. Riteniamo che la politica, e non solo su tematiche ambientali, deve imparare a salvaguardare e a proteggere quelle che sono le “ricchezze” del sud.
La tecnocrazia e gli interessi non possono prevalere sul territorio e sui dirittidelle persone.
Per questo intendiamo appoggiare qualsiasi inziziativa in tal senso e invitiamo quanti, simpatizzanti e iscritti possono partecipare all’evento di recarsi sul posto.
Ecco di seguito le informazioni sull’evento tratte dalla Pagina Facebook dedicata alla manifestazione.
Masseria Brancati – cda Brancati sn – Ostuni (BR)
Infoline: 330 822 910 (Corrado) -3273357137 (Simona)
www.masseriabrancati.com
Coordinate satellitari acquisite da “Google maps”:
40.778202, 17.557182
Indicazione per raggiungere la masseria:
- Dalla SS 379 uscita Ostuni Pilone, proseguire verso Ostuni
a circa 3 km dopo una curva a gomito vs dx, al biforcamento prima del ponte prendere a dx. La masseria è subito sulla dx…
- Da Ostuni:
prende la sp per Villanova, al 1° rondò proseguire verso sx direzione Rosamarina Pilone a circa 2,5 km subito dopo il ponte prendere la strada a sx e subito a dx troverete la masseria…
PROGRAMMA:
MARCIA DEGLI ULIVI:
un lento ed esaltante cammino tra gli ulivi plurisecolari della Masseria Brancati, rappresentativi di questi monumenti pugliesi, dove potremo ammirare alcuni esemplari MILLENARI.
MERCATINO DEL BARATTO:
tutto il giorno all’interno della masseria potremo scambiarci o solo ammirare le “cose vecchie”,, per una diffusione della sensibilità al RIUSO, al RICICLO, ad una SECONDA VITA dei nostri oggetti.
Ognuno è libero di portare OGGETTI, ABITI DISMESSI e offrirli ai partecipanti in cambio di altri oggetti. E’ ammessa anche la formula VENDITA.
TONY ESPOSITO e JOE AMORUSO
Ospiti d’eccezione e testimonial
con Vincenzo Scrimieri, Nico Vignola, Piero Boggia,
Antonio Colonna, Giuseppe Sabatelli.
Colazione al sacco con “tendenza alla condivisione” .
TAVOLA ROTONDA ECOLOGISTA, AMBIENTALE, AGRICOLA ED ECONOMICA per l’individuazione di strumenti di sviluppo e tutela reali del nostro territorio e delle sue risorse a cura di Eugenio Lombardi e Simona Ciccarese.
TAVOLA ROTONDA LEGISLATIVO-POLITICA per la definizione di mezzi legislativi e politici di salvaguardia a cura di Donato Cippone e del Movimento per la Governabilità XII Ottobre.
ORGANISMI PARTECIPANTI:
WWF, Legambiente, FAI Ambiente Italia, Touring Club e Rotary International, Ecomuseo Urbano del Nord Barese (organizzatore), AZIENDE AGRICOLE appartenenti al PARCO NATURALE DUNE COSTIERE, Movimento per la Governabilità – XII Ottobre (organizzatore), Mov. Ecologisti e Civili, VERDI, MoVimento 5 Stelle.
Attendiamo ancora conferme di partecipazione da parte di ANPA Puglia, Confartigianato sede di Brindisi.
Altri Organizzatori: Donato Cippone, Riccardo Fornarelli, Eugenio Lombardi, Simona Ciccarese, Florenza Mongelli.
Ribadiamo ancora una volta ai politici e agli amministratori locali e regionali che la tutela e la valorizzazione del territorio non può passare dalla logica dell’urbanizzazione e cementificazione a discapito di ulivi, carrubi, macchia mediterranea e dei tanti millenari segni identitari. Fra le iniziative di denuncia e sensibilizzazione ,anche una lettera personale alla First Lady Michelle Obama da tempo sostenitrice della dieta mediterranea e che ha adottato il millenario ulivo di Vernole, a cura dell’Ecomuseo Urbano del Nord Barese.
“Valutiamo adeguatamente la reale vocazione della Puglia: Turismo e Agricoltura di qualità.Divulghiamo e differenziamo la Nostra proposta sui mercati domestici e internazionali” (Riccardo Fornarelli).


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olivosecolareIl prossimo 12 maggio si terrà una nuova tappa sul territorio pugliese per dire NO alla modifica della L.R. 14/2007 a tutela degli ulivi secolari ribattezzata dispregiativamente“TAGLIA ULIVI”.
Una legge che anche dal punto di vista del Partito del Sud di Puglia è totalmente sbagliata. Riteniamo che la politica, e non solo su tematiche ambientali, deve imparare a salvaguardare e a proteggere quelle che sono le “ricchezze” del sud.
La tecnocrazia e gli interessi non possono prevalere sul territorio e sui dirittidelle persone.
Per questo intendiamo appoggiare qualsiasi inziziativa in tal senso e invitiamo quanti, simpatizzanti e iscritti possono partecipare all’evento di recarsi sul posto.
Ecco di seguito le informazioni sull’evento tratte dalla Pagina Facebook dedicata alla manifestazione.
Masseria Brancati – cda Brancati sn – Ostuni (BR)
Infoline: 330 822 910 (Corrado) -3273357137 (Simona)
www.masseriabrancati.com
Coordinate satellitari acquisite da “Google maps”:
40.778202, 17.557182
Indicazione per raggiungere la masseria:
- Dalla SS 379 uscita Ostuni Pilone, proseguire verso Ostuni
a circa 3 km dopo una curva a gomito vs dx, al biforcamento prima del ponte prendere a dx. La masseria è subito sulla dx…
- Da Ostuni:
prende la sp per Villanova, al 1° rondò proseguire verso sx direzione Rosamarina Pilone a circa 2,5 km subito dopo il ponte prendere la strada a sx e subito a dx troverete la masseria…
PROGRAMMA:
MARCIA DEGLI ULIVI:
un lento ed esaltante cammino tra gli ulivi plurisecolari della Masseria Brancati, rappresentativi di questi monumenti pugliesi, dove potremo ammirare alcuni esemplari MILLENARI.
MERCATINO DEL BARATTO:
tutto il giorno all’interno della masseria potremo scambiarci o solo ammirare le “cose vecchie”,, per una diffusione della sensibilità al RIUSO, al RICICLO, ad una SECONDA VITA dei nostri oggetti.
Ognuno è libero di portare OGGETTI, ABITI DISMESSI e offrirli ai partecipanti in cambio di altri oggetti. E’ ammessa anche la formula VENDITA.
TONY ESPOSITO e JOE AMORUSO
Ospiti d’eccezione e testimonial
con Vincenzo Scrimieri, Nico Vignola, Piero Boggia,
Antonio Colonna, Giuseppe Sabatelli.
Colazione al sacco con “tendenza alla condivisione” .
TAVOLA ROTONDA ECOLOGISTA, AMBIENTALE, AGRICOLA ED ECONOMICA per l’individuazione di strumenti di sviluppo e tutela reali del nostro territorio e delle sue risorse a cura di Eugenio Lombardi e Simona Ciccarese.
TAVOLA ROTONDA LEGISLATIVO-POLITICA per la definizione di mezzi legislativi e politici di salvaguardia a cura di Donato Cippone e del Movimento per la Governabilità XII Ottobre.
ORGANISMI PARTECIPANTI:
WWF, Legambiente, FAI Ambiente Italia, Touring Club e Rotary International, Ecomuseo Urbano del Nord Barese (organizzatore), AZIENDE AGRICOLE appartenenti al PARCO NATURALE DUNE COSTIERE, Movimento per la Governabilità – XII Ottobre (organizzatore), Mov. Ecologisti e Civili, VERDI, MoVimento 5 Stelle.
Attendiamo ancora conferme di partecipazione da parte di ANPA Puglia, Confartigianato sede di Brindisi.
Altri Organizzatori: Donato Cippone, Riccardo Fornarelli, Eugenio Lombardi, Simona Ciccarese, Florenza Mongelli.
Ribadiamo ancora una volta ai politici e agli amministratori locali e regionali che la tutela e la valorizzazione del territorio non può passare dalla logica dell’urbanizzazione e cementificazione a discapito di ulivi, carrubi, macchia mediterranea e dei tanti millenari segni identitari. Fra le iniziative di denuncia e sensibilizzazione ,anche una lettera personale alla First Lady Michelle Obama da tempo sostenitrice della dieta mediterranea e che ha adottato il millenario ulivo di Vernole, a cura dell’Ecomuseo Urbano del Nord Barese.
“Valutiamo adeguatamente la reale vocazione della Puglia: Turismo e Agricoltura di qualità.Divulghiamo e differenziamo la Nostra proposta sui mercati domestici e internazionali” (Riccardo Fornarelli).


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giovedì 2 maggio 2013

Un'emozione in diretta streaming #1MaggioTa

Ieri sera ho assistito alla diretta streaming su jotv.tv del concertone del 1° maggio a Taranto.

Da tarantina, non posso descrivere la sensazione che ho provato nel vedere la folla oceanica urlare "TARANTO LIBERA".

Il concertone è stato orgnizzato dal comintato dei cittadini e lavoratori liberi e pensanti a cui sono andati i complimenti di tutti gli artisti che hanno partecipato all'evento tra i quali: Elio Germano, RAF, Sud Sound System, Francesco Baccini, Fiorella Mannoia, Luca Barbarossa e Roy Paci.

Momenti di forte tensione emotiva si sono avuti quando sono state lette dal palco le storie di operai, mamme e ragazzi vittime dell'ILVA, la fabbrica di morte.

L'ottima presentazione di Michele Riondino e la professionalità dei giornalisti (precari) di jotv ha reso questo concerto un evento di assoluto valore.


Preciso inoltre, che nessun artista ha percepito compenso e che nessun sindacato o ente ha partecipato all'organizzazione.

Il sindaco di Taranto Ezio Stefano, che pare non sapesse nulla del concerto, dopo essere stato coinvolto nell'inchiesta "Ambiente Svenduto", ha dichiarato che non si dimetterà neanche se gli viene notificato un avviso di garanzia da parte della magistratura.

La partecipazione dei tarantini è la migliore risposta che la città potesse dare alla neo ministra alla salute Beatrice Lorenzin: “Sul caso Ilva la magistratura non deve interferire, decide tutto il governo” 
aggiungendo in un twitt che demolirebbe il quartiere tamburi e sposterebbe le persone in un'altra area

No cara ministra, SUL CASO ILVA DECIDONO I TARANTINI e con la manifestazione di ieri il messaggio è stato lanciato FORTE E CHIARO

Taranto vuole essere libera.

LIBERA dal ricatto lavoro contro salute,
LIBERA di riappropriarsi della propria terra,
LIBERA di lasciar giocare i bambini nei prati ,
LIBERA di riprendersi il suo mare che ha "coltivato" per 3000 anni
LIBERA di respirare
LIBERA di vivere

Speriamo non siate troppo sordi per recepire il messaggio, noi tarantini non ci stancheremo di uralre


Rosanna Gadaleta

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Ieri sera ho assistito alla diretta streaming su jotv.tv del concertone del 1° maggio a Taranto.

Da tarantina, non posso descrivere la sensazione che ho provato nel vedere la folla oceanica urlare "TARANTO LIBERA".

Il concertone è stato orgnizzato dal comintato dei cittadini e lavoratori liberi e pensanti a cui sono andati i complimenti di tutti gli artisti che hanno partecipato all'evento tra i quali: Elio Germano, RAF, Sud Sound System, Francesco Baccini, Fiorella Mannoia, Luca Barbarossa e Roy Paci.

Momenti di forte tensione emotiva si sono avuti quando sono state lette dal palco le storie di operai, mamme e ragazzi vittime dell'ILVA, la fabbrica di morte.

L'ottima presentazione di Michele Riondino e la professionalità dei giornalisti (precari) di jotv ha reso questo concerto un evento di assoluto valore.


Preciso inoltre, che nessun artista ha percepito compenso e che nessun sindacato o ente ha partecipato all'organizzazione.

Il sindaco di Taranto Ezio Stefano, che pare non sapesse nulla del concerto, dopo essere stato coinvolto nell'inchiesta "Ambiente Svenduto", ha dichiarato che non si dimetterà neanche se gli viene notificato un avviso di garanzia da parte della magistratura.

La partecipazione dei tarantini è la migliore risposta che la città potesse dare alla neo ministra alla salute Beatrice Lorenzin: “Sul caso Ilva la magistratura non deve interferire, decide tutto il governo” 
aggiungendo in un twitt che demolirebbe il quartiere tamburi e sposterebbe le persone in un'altra area

No cara ministra, SUL CASO ILVA DECIDONO I TARANTINI e con la manifestazione di ieri il messaggio è stato lanciato FORTE E CHIARO

Taranto vuole essere libera.

LIBERA dal ricatto lavoro contro salute,
LIBERA di riappropriarsi della propria terra,
LIBERA di lasciar giocare i bambini nei prati ,
LIBERA di riprendersi il suo mare che ha "coltivato" per 3000 anni
LIBERA di respirare
LIBERA di vivere

Speriamo non siate troppo sordi per recepire il messaggio, noi tarantini non ci stancheremo di uralre


Rosanna Gadaleta

venerdì 5 aprile 2013

Taranto 7 Aprile, firmare e partecipare per salvare una città


tarantoilvaIl Partito del Sud Puglia ha firmato l’appello del comitato “Taranto 7 Aprile” per cancellare la legge 231/2012.
Invitiamo inoltre iscritti e simpatizzanti a partecipare alla manifestazione del 7 aprile a Taranto, il 9 aprile a Roma e, ovviamente, a firmare l’appello.
“Ti proponiamo di firmare questo appello per cancellare la legge 231/2012 che toglie alla magistratura la possibilità di sequestrare gli stabilimenti inquinanti definiti di “interesse strategico”. Occorre abolire questa legge perché è una ciambella di salvataggio per tutte le industrie inquinanti. Con la tua firma aderisci alla manifestazione di Taranto del 7 aprile e alla mobilitazione nazionale per cancellare la legge 231/2012. Per contatti taranto7aprile@gmail.com
“Ambiente svenduto”. Con la Procura di Taranto per vincere in tutt’Italia


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tarantoilvaIl Partito del Sud Puglia ha firmato l’appello del comitato “Taranto 7 Aprile” per cancellare la legge 231/2012.
Invitiamo inoltre iscritti e simpatizzanti a partecipare alla manifestazione del 7 aprile a Taranto, il 9 aprile a Roma e, ovviamente, a firmare l’appello.
“Ti proponiamo di firmare questo appello per cancellare la legge 231/2012 che toglie alla magistratura la possibilità di sequestrare gli stabilimenti inquinanti definiti di “interesse strategico”. Occorre abolire questa legge perché è una ciambella di salvataggio per tutte le industrie inquinanti. Con la tua firma aderisci alla manifestazione di Taranto del 7 aprile e alla mobilitazione nazionale per cancellare la legge 231/2012. Per contatti taranto7aprile@gmail.com
“Ambiente svenduto”. Con la Procura di Taranto per vincere in tutt’Italia


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giovedì 28 febbraio 2013

Salviamo gli ulivi secolari, il Partito del Sud appoggia la petizione on line


olivosecolareIl Partito del Sud di Puglia appoggia la Petizione on line per salvare gli ulivi secolari della nostra regione. Ancora una volta in Consiglio Regionale si discuterà di una deroga alla legge che li tutela. La domanda è, a che pro ?
Chiediamo ai Consiglieri Regionali pugliesi di non rendersi responsabili di questo ulteriore scempio e schiaffo alla nostra regione.
Riportiamo di seguito il testo della petizione lanciata on line e il link
“Il 5 marzo si discuterà in Regione Puglia una deroga all’attuale legge 14/2007 che oggi tutela il patrimonio pugliese degli ulivi secolari, con una mappatura degli ulivi del territorio e la creazione di Elenchi Regionali che tutelano questo albero unico al mondo. Se la deroga dovesse passare, gli ulivi monumentali di Puglia potranno essere estirpati senza dover richiedere pareri paesaggistici (oggi gli unici vincoli che proteggono questo splendido patrimonio del sud) nessun vincolo, senza alcun criterio per lasciare spazio a capannoni, case ed ogni altra volontà urbanistica. Aiutateci a DIRE NO a scellerati azioni distruttive dell’uomo, a NON consentire ulteriori azioni distruttive del nostro territorio, già fortemente segnata da una politica miope e a salvaguardare questi MONUMENTI DELLA NATURA. Segnaliamo per dovere di cronaca che è in atto da diversi anni una richiesta presso l’UNESCO per il riconoscimento dei nostri ulivi quale PATRIMONIO DELL’UMANITA’.”
La petizione è stata creata da Simona su avaaz.org e noi vi abbiamo aderito

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olivosecolareIl Partito del Sud di Puglia appoggia la Petizione on line per salvare gli ulivi secolari della nostra regione. Ancora una volta in Consiglio Regionale si discuterà di una deroga alla legge che li tutela. La domanda è, a che pro ?
Chiediamo ai Consiglieri Regionali pugliesi di non rendersi responsabili di questo ulteriore scempio e schiaffo alla nostra regione.
Riportiamo di seguito il testo della petizione lanciata on line e il link
“Il 5 marzo si discuterà in Regione Puglia una deroga all’attuale legge 14/2007 che oggi tutela il patrimonio pugliese degli ulivi secolari, con una mappatura degli ulivi del territorio e la creazione di Elenchi Regionali che tutelano questo albero unico al mondo. Se la deroga dovesse passare, gli ulivi monumentali di Puglia potranno essere estirpati senza dover richiedere pareri paesaggistici (oggi gli unici vincoli che proteggono questo splendido patrimonio del sud) nessun vincolo, senza alcun criterio per lasciare spazio a capannoni, case ed ogni altra volontà urbanistica. Aiutateci a DIRE NO a scellerati azioni distruttive dell’uomo, a NON consentire ulteriori azioni distruttive del nostro territorio, già fortemente segnata da una politica miope e a salvaguardare questi MONUMENTI DELLA NATURA. Segnaliamo per dovere di cronaca che è in atto da diversi anni una richiesta presso l’UNESCO per il riconoscimento dei nostri ulivi quale PATRIMONIO DELL’UMANITA’.”
La petizione è stata creata da Simona su avaaz.org e noi vi abbiamo aderito

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lunedì 18 febbraio 2013

...SEGUI IL PASSEGGINO ROSSO...

Segui il Passeggino Rosso è l’espressione di una volontà ben precisa, tirare fuori dalla disinformazione tutte quelle persone che non sanno cosa succede nella loro città.


Il fine è allargare a un più ampio pubblico la diffusione di notizie, per creare una comunità che riconosca e approfondisca le tematiche collegate all’inquinamento ambientale.

A spingere quel Passeggino ci sono già un gruppo di donne, molto determinate, le Mamme No Al Carbone di Brindisi.

Succede spesso che questo tipo di lotta venga demonizzata, molti sono convinti che chi protesta e chiede giustizia sociale e ambientale sia un nemico da ignorare o sminuire.
Noi affermiamo il contrario: è un diritto reclamare maggiore attenzione ed è un dovere difendere i nostri figli dai quotidiani attacchi alla salute che subiscono costantemente, ormai da troppo tempo.

I legami tra inquinamento e problemi di salute dei più piccoli sono già conosciuti.

Come può un genitore rimanere impassibile davanti ai dati che emergono dalle ricerche condotte dal Dr Latini e dal Dr Rosati (rispettivamente Direttore e ora anche unico italiano componente del pool di consulenti scientifici sulla valutazione dei rischi della Commissione europea della salute, e Dirigente medico della Divisione di Neonatologia dell'Ospedale Perrino)? Da questi studi si evince che tra il 2001 ed il 2008 a Brindisi su 7688 nascite sono state registrate 176 malattie congenite di diversa gravità. I neonati che presentano malformazioni alla nascita sono il 18 per cento in più rispetto alla media europea, mentre quelli con malformazioni cardiovascolari superano addirittura la soglia record del 68 per cento.

Maurizio Portaluri, direttore dell’Unità di radioterapia dell’ospedale “Perrino”, davanti al risultato del primo studio aveva dichiarato senza troppi preamboli: «Le malformazioni congenite sono una spia molto precoce e molto sensibile di sostanze nocive nell’ambiente e negli organismi animali».
Un altro studio relativo al periodo 2001-2007 rileva eccessi di ricoveri per malattie cerebrovascolari, cardiache e respiratorie quando aumenta la concentrazione di specifici inquinanti atmosferici (pur nel rispetto dei limiti di legge). La ricerca, condotta da ricercatori del CNR di Lecce e Pisa, mostra anche una associazione più forte nei giorni in cui i venti tengono l'abitato sottovento rispetto all'area industriale.
Brindisi ha subìto una industrializzazione selvaggia, ci sono molti impianti impattanti, e la popolazione non lo sa.
Sul territorio di questa città gravano dei vincoli di tutela ambientale, scorrendo la pagina qui allegata , potrete rendervi conto che c’è un’urgenza da sollecitare.
http://noalcarbonebrindisi.blogspot.it/2011/11/tutti-i-numeri-della-crisi-ambientale.html

Se i cittadini prendessero pienamente coscienza di tali informazioni, abbraccerebbero ancora quel fatalismo con cui si delega ad altri quelle che potrebbero essere le nostre scelte?

Il Passeggino Rosso vuole semplicemente informare una comunità dei rischi che corre vivendo e facendo crescere i propri figli in una città spesso distratta e assente.
L’ultima tegola che si abbatterà sulle nostre teste sarà un inceneritore!


la Provincia di Brindisi,  a seguito del pronunciamento del TAR di Lecce, che ha riconosciuto in capo alla stessa la competenza per il rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.), ha dato avvio ai procedimenti relativi alle istanze presentate dal Consorzio ASI per il rilascio di detta Autorizzazione riguardante la Piattaforma Polifunzionale ubicata nella zona industriale di Brindisi e costituita da un impianto di incenerimento dei rifiuti industriali speciali pericolosi, un impianto per il trattamento acque reflue industriali ed un impianto per il trattamento dei fanghi derivanti dai reflui civili. E' stato, inoltre, avviato il procedimento, previsto dalla normativa in materia, relativo all'istanza di Autorizzazione per l'ampliamento della discarica di rifiuti pericolosi, ubicata anche essa nella zona industriale del Comune di Brindisi.” 

Come si può anche solo pensare di aggravare una città e la sua popolazione con tali propositi?
Invece di bonificare continuiamo a distruggere!
Il Passeggino Rosso continuerà a percorrere la sua strada verso la consapevolezza…
                                      
…conoscere insieme per combattere uniti…


Ulteriori informazioni:
Fonte: Blog noalcarbonebrindisi

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Segui il Passeggino Rosso è l’espressione di una volontà ben precisa, tirare fuori dalla disinformazione tutte quelle persone che non sanno cosa succede nella loro città.


Il fine è allargare a un più ampio pubblico la diffusione di notizie, per creare una comunità che riconosca e approfondisca le tematiche collegate all’inquinamento ambientale.

A spingere quel Passeggino ci sono già un gruppo di donne, molto determinate, le Mamme No Al Carbone di Brindisi.

Succede spesso che questo tipo di lotta venga demonizzata, molti sono convinti che chi protesta e chiede giustizia sociale e ambientale sia un nemico da ignorare o sminuire.
Noi affermiamo il contrario: è un diritto reclamare maggiore attenzione ed è un dovere difendere i nostri figli dai quotidiani attacchi alla salute che subiscono costantemente, ormai da troppo tempo.

I legami tra inquinamento e problemi di salute dei più piccoli sono già conosciuti.

Come può un genitore rimanere impassibile davanti ai dati che emergono dalle ricerche condotte dal Dr Latini e dal Dr Rosati (rispettivamente Direttore e ora anche unico italiano componente del pool di consulenti scientifici sulla valutazione dei rischi della Commissione europea della salute, e Dirigente medico della Divisione di Neonatologia dell'Ospedale Perrino)? Da questi studi si evince che tra il 2001 ed il 2008 a Brindisi su 7688 nascite sono state registrate 176 malattie congenite di diversa gravità. I neonati che presentano malformazioni alla nascita sono il 18 per cento in più rispetto alla media europea, mentre quelli con malformazioni cardiovascolari superano addirittura la soglia record del 68 per cento.

Maurizio Portaluri, direttore dell’Unità di radioterapia dell’ospedale “Perrino”, davanti al risultato del primo studio aveva dichiarato senza troppi preamboli: «Le malformazioni congenite sono una spia molto precoce e molto sensibile di sostanze nocive nell’ambiente e negli organismi animali».
Un altro studio relativo al periodo 2001-2007 rileva eccessi di ricoveri per malattie cerebrovascolari, cardiache e respiratorie quando aumenta la concentrazione di specifici inquinanti atmosferici (pur nel rispetto dei limiti di legge). La ricerca, condotta da ricercatori del CNR di Lecce e Pisa, mostra anche una associazione più forte nei giorni in cui i venti tengono l'abitato sottovento rispetto all'area industriale.
Brindisi ha subìto una industrializzazione selvaggia, ci sono molti impianti impattanti, e la popolazione non lo sa.
Sul territorio di questa città gravano dei vincoli di tutela ambientale, scorrendo la pagina qui allegata , potrete rendervi conto che c’è un’urgenza da sollecitare.
http://noalcarbonebrindisi.blogspot.it/2011/11/tutti-i-numeri-della-crisi-ambientale.html

Se i cittadini prendessero pienamente coscienza di tali informazioni, abbraccerebbero ancora quel fatalismo con cui si delega ad altri quelle che potrebbero essere le nostre scelte?

Il Passeggino Rosso vuole semplicemente informare una comunità dei rischi che corre vivendo e facendo crescere i propri figli in una città spesso distratta e assente.
L’ultima tegola che si abbatterà sulle nostre teste sarà un inceneritore!


la Provincia di Brindisi,  a seguito del pronunciamento del TAR di Lecce, che ha riconosciuto in capo alla stessa la competenza per il rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.), ha dato avvio ai procedimenti relativi alle istanze presentate dal Consorzio ASI per il rilascio di detta Autorizzazione riguardante la Piattaforma Polifunzionale ubicata nella zona industriale di Brindisi e costituita da un impianto di incenerimento dei rifiuti industriali speciali pericolosi, un impianto per il trattamento acque reflue industriali ed un impianto per il trattamento dei fanghi derivanti dai reflui civili. E' stato, inoltre, avviato il procedimento, previsto dalla normativa in materia, relativo all'istanza di Autorizzazione per l'ampliamento della discarica di rifiuti pericolosi, ubicata anche essa nella zona industriale del Comune di Brindisi.” 

Come si può anche solo pensare di aggravare una città e la sua popolazione con tali propositi?
Invece di bonificare continuiamo a distruggere!
Il Passeggino Rosso continuerà a percorrere la sua strada verso la consapevolezza…
                                      
…conoscere insieme per combattere uniti…


Ulteriori informazioni:
Fonte: Blog noalcarbonebrindisi

giovedì 20 dicembre 2012

Manifestazione a Taranto per il diritto alla salute prima di tutto il resto!


In migliaia hanno manifestato il 15 dicembre a Taranto, nel silenzio della maggior parte dei media del belpaese, per far rispettare le decisioni della magistratura, contro il decreto del governo salva ILVA e per chiedere prima le bonifiche....prima la salute e poi tutto il resto!!!
Basta con il ricatto del lavoro al posto della salute, basta con le aziende del Nord come quella della famiglia Riva che portano i soldi al Nord e lasciano l'inquinamento ed i tumori al Sud!
A tal proposito segnaliamo anche un interessante gruppo Facebook per tutti gli aggiornamenti:



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In migliaia hanno manifestato il 15 dicembre a Taranto, nel silenzio della maggior parte dei media del belpaese, per far rispettare le decisioni della magistratura, contro il decreto del governo salva ILVA e per chiedere prima le bonifiche....prima la salute e poi tutto il resto!!!
Basta con il ricatto del lavoro al posto della salute, basta con le aziende del Nord come quella della famiglia Riva che portano i soldi al Nord e lasciano l'inquinamento ed i tumori al Sud!
A tal proposito segnaliamo anche un interessante gruppo Facebook per tutti gli aggiornamenti:



lunedì 12 novembre 2012

Taranto Libera - Artisti Uniti per #Taranto

"ARTISTI UNITI X TARANTO (AUT)" è un progetto nato per associarsi, e con forza, alla Taranto che ha scelto di non tacere più la propria indignazione, di ribellarsi all'infamia della malattia, della morte, del ricatto occupazionale, della povertà indotta ma anche e soprattutto di insorgere contro l'ignoranza cieca, prima causa dell'autodenigrazione e origine di ogni male.

Ma è anche un progetto gravido di speranza che guarda al domani con fiducia e con la sicurezza che, con l'impegno di tutti, si potranno correggere gli errori e gli orrori del recente passato e creare le basi per un futuro radioso del quale poter essere indistintamente protagonisti.
Questo è il sentimento comune che ci ha portato a realizzare un videoclip, sulla base di una canzone interpretata da 30 artisti tarantini, con l'apporto di un équipe di professionisti (compositori, arrangiatori, attori, registi, fotografi, grafici) e studi professionali che hanno prestato la loro opera gratuitamente. Sia il brano che il relativo video, sono divulgati in forma assolutamente GRATUITA.

Segui il progetto sulla pagina Facebook:
https://www.facebook.com/pages/Artisti-uniti-per-Taranto-AUT/329851273778897

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"ARTISTI UNITI X TARANTO (AUT)" è un progetto nato per associarsi, e con forza, alla Taranto che ha scelto di non tacere più la propria indignazione, di ribellarsi all'infamia della malattia, della morte, del ricatto occupazionale, della povertà indotta ma anche e soprattutto di insorgere contro l'ignoranza cieca, prima causa dell'autodenigrazione e origine di ogni male.

Ma è anche un progetto gravido di speranza che guarda al domani con fiducia e con la sicurezza che, con l'impegno di tutti, si potranno correggere gli errori e gli orrori del recente passato e creare le basi per un futuro radioso del quale poter essere indistintamente protagonisti.
Questo è il sentimento comune che ci ha portato a realizzare un videoclip, sulla base di una canzone interpretata da 30 artisti tarantini, con l'apporto di un équipe di professionisti (compositori, arrangiatori, attori, registi, fotografi, grafici) e studi professionali che hanno prestato la loro opera gratuitamente. Sia il brano che il relativo video, sono divulgati in forma assolutamente GRATUITA.

Segui il progetto sulla pagina Facebook:
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venerdì 5 ottobre 2012

Il 19 Ottobre alla libreria Treves di Napoli: Presentazione libro " La misura della terra"


Ivan Esposito del PdSUD, con altri amici del partito fondatori della Società NoProfit PRO.TE.NEO, presentano il libro "La misura della terra" di Antonio di Gennaro, assieme all'autore presso la storica libreria Treves di Napoli.
Il 19 Ottobre alle 18,00...





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Ivan Esposito del PdSUD, con altri amici del partito fondatori della Società NoProfit PRO.TE.NEO, presentano il libro "La misura della terra" di Antonio di Gennaro, assieme all'autore presso la storica libreria Treves di Napoli.
Il 19 Ottobre alle 18,00...





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martedì 18 settembre 2012

Caro Clini ma lo sai che le bugie hanno le gambe corte?

di Rosanna Gadaleta

Il 14 settembre scorso, si è svolto a Conversano in provincia di Bari, un tavolo tecnico per discutere della vicenda ILVA. A margine dell'incontro il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, si è scontrato con una giornalista, Giovanna Lanzillotta.

Alle incalzanti domande della giornalista, sulle responsabilità e sui soggetti deputati al controllo degli inquinanti nella zona di Taranto, il ministro risponde testualmente: "i dati pubblicati dall'Istituto superiore di sanità e i dati pubblicati dall'osservatorio regionale dei tumori della Puglia dimostrano che questo eccesso di mortalità a Taranto di cui si parla non trova riscontro nei dati ufficiali. Ma questi numeri non fanno comodo a quelli che fanno propaganda e strumentalizzano le morti per avere ragione politicamente; queste persone non hanno il diritto di parlare, non hanno dignità. La mortalità per tumore della città di Lecce è superiore a quella di Taranto, ce lo dicono i numeri resi noti dall'Istituto superiore di sanità e dall'osservatorio dei tumori della Puglia.
Questi signori trovano molto facile parlare e sparlare di tutto senza sapere di cosa parlano e questa è una rovina per il nostro paese e non aiutano l'ambiente"



Ma le cose come stanno realmente?
Contrariamente a quanto dichiarato dal ministro Clini, i dati dimostrano che la mortalità in eccesso a Taranto c'è.
La conferma arriva dallo studio Sentieri dell'Istituto Superiore di Sanità e saranno presentati ufficialmente il 12 ottobre. Secondo tali dati, che riguardano un periodo che dal 2002 arriva all’anno scorso, la mortalità in eccesso a Taranto è almeno del 10%  in più rispetto ai dati attesi e confermano il trend già evidenziato con il precendente dossier (1995-2002).

Il rapporto riguarda non solo Taranto ma i 52 Sin, siti di interesse industriale. I luoghi più inquinati d’Italia, che vanno da Porto torres a Marghera, a Casale Monferrato, a Taranto, appunto.

A questo punto mi pongo due domande:
  1. ma il ministro Balduzzi non poteva  comnunicare al suo collega Clini, i dati in anteprima, evitandogli una sonora figuraccia ?
  2. il ministro ha la memoria corta?
Secondo l'Informativa del ministro dell'Ambiente e tutela del territorio e del mare presentata dal Ministro stesso, il 1 agosto scorso alla Camera dei Deputati le indagini epidemiologiche realizzate sia per conto della magistratura, che per conto dell'Istituto superiore di sanità, hanno rilevato "uno stato della salute della popolazione, con evidenti eccessi di mortalità, che fa riferimento presumibilmente a contaminazioni ambientali derivanti da impianti che a quel tempo operavano nel rispetto delle leggi".

Il presidente del cda Ilva, Bruno Ferrante, lo presenterà nella prossime ore alla procura di Taranto, al primo cittadino Ippazio Stefano e poi agli organi di stampa. Un piano che si annuncia "straordinario" per l’impiego di 400 milioni di euro (si dice che per rifare le cockerie in realtà occorrerebbe un miliardo di euro), ma soprattutto perché l’azienda del Gruppo Riva, per la prima volta, avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di coprire i parchi minerali.

Per quest’ultimo intervento l’Ilva starebbe pensando di scomodare addirittura architetti di grido, archistar come Renzo Piano o Santiago Calatrava, in modo da ridurre l’impatto estetico dell’operazione.

 Ma il piano non ferma il braccio di ferro con la procura, che respinge al mittente la richiesta di bloccare lo spegnimento: «Non c'è nessuna trattativa sull'Ilva. Perchè ancora oggi ci sono centinaia di tonnellate di polveri che si riversano sui quartieri di Taranto e perchè i provvedimenti giudiziari sono chiarissimi e dicono tutti la stessa cosa: bisogna eliminare, subito, le fonti d'inquinamento. Tutto il resto viene dopo, produzione compresa.

E' l'ennesimo stop da parte del procuratore Sebastio all'ILVA, la quale può tenere accesi gli altoforni solo per consentire le bonifica ma non per la produzione, è arrivato finalmente il nuovo piano straordinario di messa a norma degli impianti.

Purtroppo  non si può non rilevare che al momento le prescrizioni della procura sono state disattese come dimostra l'ultimo video in notturna dell'ambientalista Fabio Matacchiera



Intanto il ministro Corrado Clini ha ribadito che nel processo contro i vertici dell’Ilva per disastro ambientale, il ministero dell’Ambiente si costuitirà parte civile.

Prendiamo atto di questo repentino cambio di rotta da parte di Clini che, lo ricordiamo, il 26 luglio scorso, dopo l’annuncio del sequestro degli impianti dell’area a caldo, annunciò di voler ricorrere immediatamente a riesame, pur figurando come Ministero dell’ambiente tra le parti lese e ci auguriamo che d'ora in poi si continui ad operare per salvaguardare prima di tutto la salute dei cittadini di Taranto e del quartiere Tamburi.

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di Rosanna Gadaleta

Il 14 settembre scorso, si è svolto a Conversano in provincia di Bari, un tavolo tecnico per discutere della vicenda ILVA. A margine dell'incontro il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, si è scontrato con una giornalista, Giovanna Lanzillotta.

Alle incalzanti domande della giornalista, sulle responsabilità e sui soggetti deputati al controllo degli inquinanti nella zona di Taranto, il ministro risponde testualmente: "i dati pubblicati dall'Istituto superiore di sanità e i dati pubblicati dall'osservatorio regionale dei tumori della Puglia dimostrano che questo eccesso di mortalità a Taranto di cui si parla non trova riscontro nei dati ufficiali. Ma questi numeri non fanno comodo a quelli che fanno propaganda e strumentalizzano le morti per avere ragione politicamente; queste persone non hanno il diritto di parlare, non hanno dignità. La mortalità per tumore della città di Lecce è superiore a quella di Taranto, ce lo dicono i numeri resi noti dall'Istituto superiore di sanità e dall'osservatorio dei tumori della Puglia.
Questi signori trovano molto facile parlare e sparlare di tutto senza sapere di cosa parlano e questa è una rovina per il nostro paese e non aiutano l'ambiente"



Ma le cose come stanno realmente?
Contrariamente a quanto dichiarato dal ministro Clini, i dati dimostrano che la mortalità in eccesso a Taranto c'è.
La conferma arriva dallo studio Sentieri dell'Istituto Superiore di Sanità e saranno presentati ufficialmente il 12 ottobre. Secondo tali dati, che riguardano un periodo che dal 2002 arriva all’anno scorso, la mortalità in eccesso a Taranto è almeno del 10%  in più rispetto ai dati attesi e confermano il trend già evidenziato con il precendente dossier (1995-2002).

Il rapporto riguarda non solo Taranto ma i 52 Sin, siti di interesse industriale. I luoghi più inquinati d’Italia, che vanno da Porto torres a Marghera, a Casale Monferrato, a Taranto, appunto.

A questo punto mi pongo due domande:
  1. ma il ministro Balduzzi non poteva  comnunicare al suo collega Clini, i dati in anteprima, evitandogli una sonora figuraccia ?
  2. il ministro ha la memoria corta?
Secondo l'Informativa del ministro dell'Ambiente e tutela del territorio e del mare presentata dal Ministro stesso, il 1 agosto scorso alla Camera dei Deputati le indagini epidemiologiche realizzate sia per conto della magistratura, che per conto dell'Istituto superiore di sanità, hanno rilevato "uno stato della salute della popolazione, con evidenti eccessi di mortalità, che fa riferimento presumibilmente a contaminazioni ambientali derivanti da impianti che a quel tempo operavano nel rispetto delle leggi".

Il presidente del cda Ilva, Bruno Ferrante, lo presenterà nella prossime ore alla procura di Taranto, al primo cittadino Ippazio Stefano e poi agli organi di stampa. Un piano che si annuncia "straordinario" per l’impiego di 400 milioni di euro (si dice che per rifare le cockerie in realtà occorrerebbe un miliardo di euro), ma soprattutto perché l’azienda del Gruppo Riva, per la prima volta, avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di coprire i parchi minerali.

Per quest’ultimo intervento l’Ilva starebbe pensando di scomodare addirittura architetti di grido, archistar come Renzo Piano o Santiago Calatrava, in modo da ridurre l’impatto estetico dell’operazione.

 Ma il piano non ferma il braccio di ferro con la procura, che respinge al mittente la richiesta di bloccare lo spegnimento: «Non c'è nessuna trattativa sull'Ilva. Perchè ancora oggi ci sono centinaia di tonnellate di polveri che si riversano sui quartieri di Taranto e perchè i provvedimenti giudiziari sono chiarissimi e dicono tutti la stessa cosa: bisogna eliminare, subito, le fonti d'inquinamento. Tutto il resto viene dopo, produzione compresa.

E' l'ennesimo stop da parte del procuratore Sebastio all'ILVA, la quale può tenere accesi gli altoforni solo per consentire le bonifica ma non per la produzione, è arrivato finalmente il nuovo piano straordinario di messa a norma degli impianti.

Purtroppo  non si può non rilevare che al momento le prescrizioni della procura sono state disattese come dimostra l'ultimo video in notturna dell'ambientalista Fabio Matacchiera



Intanto il ministro Corrado Clini ha ribadito che nel processo contro i vertici dell’Ilva per disastro ambientale, il ministero dell’Ambiente si costuitirà parte civile.

Prendiamo atto di questo repentino cambio di rotta da parte di Clini che, lo ricordiamo, il 26 luglio scorso, dopo l’annuncio del sequestro degli impianti dell’area a caldo, annunciò di voler ricorrere immediatamente a riesame, pur figurando come Ministero dell’ambiente tra le parti lese e ci auguriamo che d'ora in poi si continui ad operare per salvaguardare prima di tutto la salute dei cittadini di Taranto e del quartiere Tamburi.

lunedì 17 settembre 2012

Registro tumori Campania, il Governo dismette, l’UE dà una mano, oggi catena umana


“Ciò che sta accadendo in queste ore in Campania ha il sapore dell’assurdo. La salute dei cittadini non può passare in secondo piano per una mera questione di riduzione delle spese, archiviato alla voce – disavanzo sanitartio -”. Questa la reazione stamane (ieri ndr) del Primo Vicepresidente Vicario del Parlamento Europeo Gianni Pittella sulla questione del Registro dei Tumori della Campania.“I comitati di cittadini che stamane hanno invocato la convenzione di Aarhus riceveranno il sostegno dell’Unione e ci attiveremo sin da subito per individuare tutte le possibili soluzioni – ha proseguito l’On. Pittella – Già nella mattinata di domani provvederò a rappresentare le istanze dei cittadini campani presso la Commissione dell’UE e chiederò ai nostri tecnici di individuare la possibilità che il percorso sia finanziato nell’ambito dei programmi europei”. Poi entrando nel vivo della questione ha dichiarato: “Il registro in Campania, più che altrove, rappresenta uno strumento necessario e fondamentale per la tutela della salute dei cittadini che hanno il diritto di conoscere lo “stato” delle cose. Confido, comunque, nel Governo Monti affinché torni sulla questione e compia una scelta di coscienza e di giustizia”. Il Vicepresidente ha poi assicurato che nei prossimi giorni sarà in Campania per incontrare i comitati civici e il Prof. Marfella per assicurare la sua vicinanza e aggiornare i cittadini sulle evoluzioni in sede europea. Intanto per domani è prevista la prima iniziativa di protesta alla quale prenderà parte, oltre i comitati civici e diversi esponenti del mondo scientifico, anche il responsabile regionale dell’organizzazione Prima Persona, fondata proprio da Pittella, Marco Esposito, assessore al Comune di Napoli. E sempre dalle sezioni di Napoli e Salerno dell’associazione Prima Persona viene annunciata una nuova iniziativa: “ Da martedì lanceremo una campagna stampa a cui già stanno aderendo diverse testate giornalistiche ed una raccolta firme per chiedere al Governo di fare dietrofront”, dichiara Alfonso Gentile responsabile cittadino dell’organizzazione. “ E’ un atto incomprensibile che non può essere accettato da chi vive in un territorio investito negli ultimi trent’anni da un disastro ambientale mai contrastato”, conclude Roberto Viscido, responsabile della sezione salernitana. A sostenere la creazione del registro si è, infine, mobilitato anche il volontariato campano “Stiamo invitando tutte le associazioni del territorio – spiega Giuseppe De Stefano Presidente del Centro di Servizio per il Volontariato di Napoli – a mobilitarsi per fare si che il Governo ritorni sulla propria scelta”.
Intanto oggi, davanti al “Pascale”, alle 13, ci sarà una catena umana a difesa del registro tumori. L’invito è rivolto a cittadini e medici, ma hanno già aderito diverse sigle di associazioni e movimenti.
Fonte: Sud24


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“Ciò che sta accadendo in queste ore in Campania ha il sapore dell’assurdo. La salute dei cittadini non può passare in secondo piano per una mera questione di riduzione delle spese, archiviato alla voce – disavanzo sanitartio -”. Questa la reazione stamane (ieri ndr) del Primo Vicepresidente Vicario del Parlamento Europeo Gianni Pittella sulla questione del Registro dei Tumori della Campania.“I comitati di cittadini che stamane hanno invocato la convenzione di Aarhus riceveranno il sostegno dell’Unione e ci attiveremo sin da subito per individuare tutte le possibili soluzioni – ha proseguito l’On. Pittella – Già nella mattinata di domani provvederò a rappresentare le istanze dei cittadini campani presso la Commissione dell’UE e chiederò ai nostri tecnici di individuare la possibilità che il percorso sia finanziato nell’ambito dei programmi europei”. Poi entrando nel vivo della questione ha dichiarato: “Il registro in Campania, più che altrove, rappresenta uno strumento necessario e fondamentale per la tutela della salute dei cittadini che hanno il diritto di conoscere lo “stato” delle cose. Confido, comunque, nel Governo Monti affinché torni sulla questione e compia una scelta di coscienza e di giustizia”. Il Vicepresidente ha poi assicurato che nei prossimi giorni sarà in Campania per incontrare i comitati civici e il Prof. Marfella per assicurare la sua vicinanza e aggiornare i cittadini sulle evoluzioni in sede europea. Intanto per domani è prevista la prima iniziativa di protesta alla quale prenderà parte, oltre i comitati civici e diversi esponenti del mondo scientifico, anche il responsabile regionale dell’organizzazione Prima Persona, fondata proprio da Pittella, Marco Esposito, assessore al Comune di Napoli. E sempre dalle sezioni di Napoli e Salerno dell’associazione Prima Persona viene annunciata una nuova iniziativa: “ Da martedì lanceremo una campagna stampa a cui già stanno aderendo diverse testate giornalistiche ed una raccolta firme per chiedere al Governo di fare dietrofront”, dichiara Alfonso Gentile responsabile cittadino dell’organizzazione. “ E’ un atto incomprensibile che non può essere accettato da chi vive in un territorio investito negli ultimi trent’anni da un disastro ambientale mai contrastato”, conclude Roberto Viscido, responsabile della sezione salernitana. A sostenere la creazione del registro si è, infine, mobilitato anche il volontariato campano “Stiamo invitando tutte le associazioni del territorio – spiega Giuseppe De Stefano Presidente del Centro di Servizio per il Volontariato di Napoli – a mobilitarsi per fare si che il Governo ritorni sulla propria scelta”.
Intanto oggi, davanti al “Pascale”, alle 13, ci sarà una catena umana a difesa del registro tumori. L’invito è rivolto a cittadini e medici, ma hanno già aderito diverse sigle di associazioni e movimenti.
Fonte: Sud24


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mercoledì 11 luglio 2012

Sospendere le trivellazioni nei Campi Flegrei


Foto: Il Mattino on line del 9 luglio 2012
Il Partito del Sud della Provincia di Napoli sostienel’ordine del giorno presentato da Carmine Attanasio capogruppo dei Verdi Ecologisti, dai consiglieri Gennaro Esposito e Carlo Iannello di “Napoli è Tua”, dal consigliere Ciro Borriello capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà e dal consigliere Luigi Zimbaldi del gruppo misto, per discutere nel prossimo Consiglio Comunale le autorizzazioni a svolgere trivellazioni nel vulcano dei Campi Flegrei nel sito di Bagnolifutura.
Il Partito del Sud sostiene in pieno due principi fondamentali per quanto riguarda qualsiasi intervento sul territorio, dalla gestione dei rifiuti alle trivellazioni del sottosuolo: devono essere sempre rispettate sia lo stato di diritto sia la democrazia.  Lo stato di diritto prevede che ogni attività deve essere fatta nella massima trasparenza, nel pieno rispetto della legge, prendendo in considerazione i diritti delle minoranze, tutelando la sicurezza e la salute dei cittadini, applicando la massima attenzione nel seguire con giusta prudenza i dettati e i protocolli previsti dalla comunità scientifica.  La democrazia prevede la possibilità che, attraverso un dibattito sereno e documentato, una comunità interessata a una decisione di notevole rilevanza possa esprimersi con gli strumenti disponibili, dalle assemblee ai referendum, dalle interpellanze parlamentari agli ordini del giorno nei Consigli Comunali, dalle riunioni con le associazioni agli incontri con i singoli cittadini, in breve, utilizzando tutti gli strumenti della democrazia.
Secondo Alessandro Citarella, segretario provinciale del Partito del Sud, “nel caso specifico delle trivellazioni nei Campi Flegrei, giustamente diverse associazioni e raggruppamenti sul Web hanno già manifestato la loro comprensibile preoccupazione per il progetto e hanno chiesto all’amministrazione napoletana di esprimersi sia sulla sicurezza delle trivellazioni, sia sull’evidente mancanza di un piano di fuga e di emergenza per le popolazioni dei Campi Flegrei.  Pertanto”, sostiene Citarella, “l’iniziativa di Carmine Attanasio e degli altri consiglieri è pienamente condivisibile.”
Il Partito del Sud, nell’auspicare un dibattito sereno e oggettivo rispetto alle trivellazioni, invita il Sindaco a sospendere l’autorizzazione a svolgere trivellazioni fino a quando siano stati rispettati in pieno i dettati dello stato di diritto e della democrazia, che sembrerebbero, almeno in questa circostanza, siano stati completamente disattesi.
Fonte: PdSUD Napoli

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Foto: Il Mattino on line del 9 luglio 2012
Il Partito del Sud della Provincia di Napoli sostienel’ordine del giorno presentato da Carmine Attanasio capogruppo dei Verdi Ecologisti, dai consiglieri Gennaro Esposito e Carlo Iannello di “Napoli è Tua”, dal consigliere Ciro Borriello capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà e dal consigliere Luigi Zimbaldi del gruppo misto, per discutere nel prossimo Consiglio Comunale le autorizzazioni a svolgere trivellazioni nel vulcano dei Campi Flegrei nel sito di Bagnolifutura.
Il Partito del Sud sostiene in pieno due principi fondamentali per quanto riguarda qualsiasi intervento sul territorio, dalla gestione dei rifiuti alle trivellazioni del sottosuolo: devono essere sempre rispettate sia lo stato di diritto sia la democrazia.  Lo stato di diritto prevede che ogni attività deve essere fatta nella massima trasparenza, nel pieno rispetto della legge, prendendo in considerazione i diritti delle minoranze, tutelando la sicurezza e la salute dei cittadini, applicando la massima attenzione nel seguire con giusta prudenza i dettati e i protocolli previsti dalla comunità scientifica.  La democrazia prevede la possibilità che, attraverso un dibattito sereno e documentato, una comunità interessata a una decisione di notevole rilevanza possa esprimersi con gli strumenti disponibili, dalle assemblee ai referendum, dalle interpellanze parlamentari agli ordini del giorno nei Consigli Comunali, dalle riunioni con le associazioni agli incontri con i singoli cittadini, in breve, utilizzando tutti gli strumenti della democrazia.
Secondo Alessandro Citarella, segretario provinciale del Partito del Sud, “nel caso specifico delle trivellazioni nei Campi Flegrei, giustamente diverse associazioni e raggruppamenti sul Web hanno già manifestato la loro comprensibile preoccupazione per il progetto e hanno chiesto all’amministrazione napoletana di esprimersi sia sulla sicurezza delle trivellazioni, sia sull’evidente mancanza di un piano di fuga e di emergenza per le popolazioni dei Campi Flegrei.  Pertanto”, sostiene Citarella, “l’iniziativa di Carmine Attanasio e degli altri consiglieri è pienamente condivisibile.”
Il Partito del Sud, nell’auspicare un dibattito sereno e oggettivo rispetto alle trivellazioni, invita il Sindaco a sospendere l’autorizzazione a svolgere trivellazioni fino a quando siano stati rispettati in pieno i dettati dello stato di diritto e della democrazia, che sembrerebbero, almeno in questa circostanza, siano stati completamente disattesi.
Fonte: PdSUD Napoli

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venerdì 15 giugno 2012

Un digestore anaerobico a Bagnoli? Il parere del PdSUD...di I. Esposito e C. Godano


Da Partito del Sud - Roma: Ricevo e posto con condivisione quest' articolo degli amici Ivan e Cataldo della sezione di Napoli. Per anni abbiamo detto che serviva stimolare la raccolta differenziata al posto della ricetta fallimentare di discariche ed inceneritori, ovviamente servono gli impianti di compostaggio e tra questi i migliori sono i digestori anaerobici. Quindi se si farà in modo regolare e con la partecipazione ed il coinvolgimento dei cittadini della zona, non possiamo che essere favorevoli....


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di Cataldo Godano — Responsabile Scientifico e Ambiente
e Ivan Esposito — Vice Coordinatore Provinciale Napoli e Provincia

Progresso, trasparenza e partecipazione democratica

Bagnoli – zona ex Italsider

Un digestore anaerobico a Bagnoli. Questa è la scelta dell’Amministrazione de Magistris per contribuire a risolvere, strutturalmente, il problema dei rifiuti di Napoli.
Alcuni si oppongono all’idea ritenendola incompatibile con lo sviluppo turistico dell’area occidentale di Napoli.
Bagnoli, nella loro impostazione, sembra così passare da un sogno ad un altro, del tutto opposto. Lungo tutto il Novecento si era pensato che potesse incarnare lo sviluppo industriale della città. Oggi, che di quella realtà siderurgica e chimica rimangono solo danni ambientali e carcasse industriali dismesse, il mito è il turismo e la sua economia patinata. Se per cent’anni Bagnoli doveva somigliare alla Brianza, oggi rincorriamo la Costa Azzurra.
Un sogno, quello odierno, che richiede di tornare indietro di un secolo e di ripristinare la verginità ecologica della zona. Perciò, niente digestore. Niente colmata. Anche la Città della Scienza, a rigore, dovrebbe andar giù.
Evitiamo le ubriacature ideologiche e proviamo a ragionare su come raggiungere un equilibrio urbanistico e ambientale accettabile. Nell’area metropolitana di Napoli – che si estende ben oltre i confini della città – vivono due milioni di persone, in uno spazio piccolo e quanto mai caotico. Questo spazio invece di aspirare a trasformarsi nel paese delle meraviglie, dovrebbe raggiungere standard di qualità della vita decenti, a cominciare dalla gestione di un ciclo dei rifiuti basato sulla differenziata e non sugli inceneritori.
Bagnoli è, e resterà, un quartiere di una grande città, non assumerà i tratti di un borgo marinari più o meno oleografico. Poiché pezzo di una grande città, Bagnoli deve avere case, servizi pubblici, strutture per il tempo libero e aree produttive orientate a settori non delocalizzabili: cultura, tecnologia, ambiente. In questo quadro, il digestore – a patto che si costruisca con onestà e intelligenza – quasi del tutto mancate in Campania sul tema rifiuti – non è una struttura incompatibile. Può invece rappresentare una concreta realizzazione dopo i tanti annunci che si sono succeduti in questi vent’anni che ci separano dalla dismissione dell’Italsider.
Procediamo per ordine e cerchiamo di capire di cosa si tratta. Come funziona un digestore?
E’ preso detto, se abbiamo a disposizione del materiale organico di qualsiasi provenienza, lo mettiamo a contatto con dei microorganismi in assenza di ossigeno. In queste condizioni i microorganismi sono in grado di sviluppare i loro processi metabolici e quindi di digerire le sostanze organiche messe a loro disposizione. In termini ancor più semplici i nostri microrganismi si cibano delle sostanze organiche (nel nostro caso ‘monnezza’) per fornirci dei sottoprodotti molto interessanti: compost e metano. Le fasi sono semplici, dapprima il materiale organico è pretrattato eliminando eventuali residui di materiale non organico (metalli e plastica) e triturato fino a ottenere un’omogeneità granulometrica. Il materiale, immesso nel digestore, è poi metabolizzato dai batteri anaerobici. La maggior parte degli impianti è a flusso continuo in modo da mantenere costante il volume di materiale organico. La digestione richiede un tempo variabile dai 15 ai 30 giorni se si lavora con batteri mesofili a temperature comprese tra i 20 e i 45 °C, ma si può essere considerevolmente più veloci se si lavorasse con batteri termofili a temperature superiori ai 50 °C.
I prodotti della digestione sono essenzialmente tre: il biogas, il digestato acidogenico e quello metanogenico.
Il biogas è essenzialmente metano che può essere bruciato (tramite motore a scoppio o microturbina) per produrre energia elettrica da sfruttare per la cogenerazione (ovvero per riscaldare i digestori alla giusta temperatura) o da vendere alle compagnie di distribuzione nella rete elettrica. La combustione del biogas è assolutamente poco inquinate trattandosi di gas e non di oli combustibili.
Il digestato acidogenico è composto di lignina e cellulosa, somiglia molto al compost domestico e può essere utilizzato per produrre materiale edile.
Il digestato metanogenico può essere utilizzato come ottimo fertilizzante.
In conclusione, siamo dell’opinione che il progetto dell’amministrazione comunale debba procedere. Il digestore rappresenta un utile servizio per l’intera città. Inoltre la presenza di Città della Scienza e delle imprese ad alto contenuto tecnologico che essa ospita, compongono una sorta di distretto produttivo avanzato. In questo contesto il digestore occuperebbe un posto assolutamente coerente e favorevole ad un sviluppo industriale ecologicamente compatibile collegato al polo universitario scientifico che è localizzato nella stessa area.
D’altro canto quindici anni di gestione a dir poco discutibile della questione rifiuti nel nostro Comune ha eroso la fiducia della cittadinanza nei confronti delle istituzioni. Diventa quindi comprensibile la protesta di chi non crede più alle promesse da marinaio dei politici che si sono avvicendati alla guida della città. L’amministrazione di de Magistris deve quindi trovare gli strumenti per consentire un controllo democratico dello sviluppo del progetto. Il coinvolgimento dei cittadini è peraltro uno dei punti qualificanti di quest’amministrazione. Un semplice strumento come un’area dedicata del sito web del Comune potrebbe rendere trasparenti le fasi di realizzazione del progetto.
Aspettiamo quindi che il digestore sia realizzato con intelligenza e partecipazione democratica.

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Da Partito del Sud - Roma: Ricevo e posto con condivisione quest' articolo degli amici Ivan e Cataldo della sezione di Napoli. Per anni abbiamo detto che serviva stimolare la raccolta differenziata al posto della ricetta fallimentare di discariche ed inceneritori, ovviamente servono gli impianti di compostaggio e tra questi i migliori sono i digestori anaerobici. Quindi se si farà in modo regolare e con la partecipazione ed il coinvolgimento dei cittadini della zona, non possiamo che essere favorevoli....


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di Cataldo Godano — Responsabile Scientifico e Ambiente
e Ivan Esposito — Vice Coordinatore Provinciale Napoli e Provincia

Progresso, trasparenza e partecipazione democratica

Bagnoli – zona ex Italsider

Un digestore anaerobico a Bagnoli. Questa è la scelta dell’Amministrazione de Magistris per contribuire a risolvere, strutturalmente, il problema dei rifiuti di Napoli.
Alcuni si oppongono all’idea ritenendola incompatibile con lo sviluppo turistico dell’area occidentale di Napoli.
Bagnoli, nella loro impostazione, sembra così passare da un sogno ad un altro, del tutto opposto. Lungo tutto il Novecento si era pensato che potesse incarnare lo sviluppo industriale della città. Oggi, che di quella realtà siderurgica e chimica rimangono solo danni ambientali e carcasse industriali dismesse, il mito è il turismo e la sua economia patinata. Se per cent’anni Bagnoli doveva somigliare alla Brianza, oggi rincorriamo la Costa Azzurra.
Un sogno, quello odierno, che richiede di tornare indietro di un secolo e di ripristinare la verginità ecologica della zona. Perciò, niente digestore. Niente colmata. Anche la Città della Scienza, a rigore, dovrebbe andar giù.
Evitiamo le ubriacature ideologiche e proviamo a ragionare su come raggiungere un equilibrio urbanistico e ambientale accettabile. Nell’area metropolitana di Napoli – che si estende ben oltre i confini della città – vivono due milioni di persone, in uno spazio piccolo e quanto mai caotico. Questo spazio invece di aspirare a trasformarsi nel paese delle meraviglie, dovrebbe raggiungere standard di qualità della vita decenti, a cominciare dalla gestione di un ciclo dei rifiuti basato sulla differenziata e non sugli inceneritori.
Bagnoli è, e resterà, un quartiere di una grande città, non assumerà i tratti di un borgo marinari più o meno oleografico. Poiché pezzo di una grande città, Bagnoli deve avere case, servizi pubblici, strutture per il tempo libero e aree produttive orientate a settori non delocalizzabili: cultura, tecnologia, ambiente. In questo quadro, il digestore – a patto che si costruisca con onestà e intelligenza – quasi del tutto mancate in Campania sul tema rifiuti – non è una struttura incompatibile. Può invece rappresentare una concreta realizzazione dopo i tanti annunci che si sono succeduti in questi vent’anni che ci separano dalla dismissione dell’Italsider.
Procediamo per ordine e cerchiamo di capire di cosa si tratta. Come funziona un digestore?
E’ preso detto, se abbiamo a disposizione del materiale organico di qualsiasi provenienza, lo mettiamo a contatto con dei microorganismi in assenza di ossigeno. In queste condizioni i microorganismi sono in grado di sviluppare i loro processi metabolici e quindi di digerire le sostanze organiche messe a loro disposizione. In termini ancor più semplici i nostri microrganismi si cibano delle sostanze organiche (nel nostro caso ‘monnezza’) per fornirci dei sottoprodotti molto interessanti: compost e metano. Le fasi sono semplici, dapprima il materiale organico è pretrattato eliminando eventuali residui di materiale non organico (metalli e plastica) e triturato fino a ottenere un’omogeneità granulometrica. Il materiale, immesso nel digestore, è poi metabolizzato dai batteri anaerobici. La maggior parte degli impianti è a flusso continuo in modo da mantenere costante il volume di materiale organico. La digestione richiede un tempo variabile dai 15 ai 30 giorni se si lavora con batteri mesofili a temperature comprese tra i 20 e i 45 °C, ma si può essere considerevolmente più veloci se si lavorasse con batteri termofili a temperature superiori ai 50 °C.
I prodotti della digestione sono essenzialmente tre: il biogas, il digestato acidogenico e quello metanogenico.
Il biogas è essenzialmente metano che può essere bruciato (tramite motore a scoppio o microturbina) per produrre energia elettrica da sfruttare per la cogenerazione (ovvero per riscaldare i digestori alla giusta temperatura) o da vendere alle compagnie di distribuzione nella rete elettrica. La combustione del biogas è assolutamente poco inquinate trattandosi di gas e non di oli combustibili.
Il digestato acidogenico è composto di lignina e cellulosa, somiglia molto al compost domestico e può essere utilizzato per produrre materiale edile.
Il digestato metanogenico può essere utilizzato come ottimo fertilizzante.
In conclusione, siamo dell’opinione che il progetto dell’amministrazione comunale debba procedere. Il digestore rappresenta un utile servizio per l’intera città. Inoltre la presenza di Città della Scienza e delle imprese ad alto contenuto tecnologico che essa ospita, compongono una sorta di distretto produttivo avanzato. In questo contesto il digestore occuperebbe un posto assolutamente coerente e favorevole ad un sviluppo industriale ecologicamente compatibile collegato al polo universitario scientifico che è localizzato nella stessa area.
D’altro canto quindici anni di gestione a dir poco discutibile della questione rifiuti nel nostro Comune ha eroso la fiducia della cittadinanza nei confronti delle istituzioni. Diventa quindi comprensibile la protesta di chi non crede più alle promesse da marinaio dei politici che si sono avvicendati alla guida della città. L’amministrazione di de Magistris deve quindi trovare gli strumenti per consentire un controllo democratico dello sviluppo del progetto. Il coinvolgimento dei cittadini è peraltro uno dei punti qualificanti di quest’amministrazione. Un semplice strumento come un’area dedicata del sito web del Comune potrebbe rendere trasparenti le fasi di realizzazione del progetto.
Aspettiamo quindi che il digestore sia realizzato con intelligenza e partecipazione democratica.

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martedì 15 maggio 2012

Il registro dei tumori in Campania: una necessità immediata!


Alessandro Citarella, Segretario Provinciale di Napoli del Partito del Sud
E’ necessario occuparsi periodicamente di ambiente, inquinamento e salute perché sono tre argomenti che toccano ogni aspetto del vivere civile, indipendentemente dalla condizione sociale, convinzione politica, religiosa o altra distinzione fra i membri di una società.
Se si volesse formulare una modello grafico, l’ambiente funge da contenitore degli esseri viventi, le materie prime che consumano e gli scarti che producono.  In questo contenitore, l’inquinamento e la salute sono in un rapporto causale, tipo matematico, dove più inquinamento porta a meno salute, e meno inquinamento porta alla protezione del livello di salute raggiunto.
A fronte di un conclamato rapporto di casualità tra il livello d’inquinamento ambientale ed il numero di casi di vari tipi di cancro, è necessario sviluppare e rafforzare il censimento scientifico dei casi di tumore nel territorio, onde evitare di basare analisi e interventi solo sulle denunce dei cittadini e delle associazioni, le indagini della magistratura, e le decisioni dei tribunali.
Tralasciando le agenzie di controllo dell’ambiente, molto legate alla gestione politica e con pochi mezzi a disposizione, uno strumento fondamentale sarebbe, senz’altro, il registro dei tumori gestito dall’Associazione italiana dei registri tumori (AIRTUM).  Dal 1997, l’AIRTUM promuove e coordina l’attività dei registri esistenti, cui fanno parte ricercatori e personale operante territorialmente, raccogliendo le informazioni sui casi di tumore nella popolazione residente nelle diverse aree geografiche, fornendo un quadro epidemiologico aggiornato, perché nessuna struttura ospedaliera è obbligata alla raccolta di tali dati, che invece sembrerebbe indispensabile sia per programmare gli interventi sui territori, sia per assistere la comunità medica responsabile nell’amministrazione della cura dei malati di tumore.
In Campania il registro dei tumori c’è nelle province di Napoli e Salerno, ma non esiste per le altre tre, Avellino, Benevento e Caserta.  A Napoli il registro è stato creato nel 1995 per il territorio servito dall’ASL NA4, finanziato dal 2001 dalla Regione Campania, e oggi copre solo 35 comuni dell’area Nord di Napoli, lasciando sguarniti gli altri 57 comuni della provincia fornendo, pertanto, la copertura a solo 43% dei comuni ed il 17% degli abitanti. I dati attualmente disponibili coprono il periodo dal 1997 al 2007, mentre è stato da poco avviato lo screening dell’anno 2008.
A Salerno il registro è finanziato dalla Provincia, coprendo 100% della popolazione (circa 1.100.000 abitanti ) e tutti i comuni (158 ). I dati attualmente disponibili coprono il periodo dal 1996 al 2003.
In Campania, la verifica attualmente riguarda solo 35% dei comuni e 28% degli abitanti – cifre irrisorie se raffrontante all’altissimo numero di siti di stoccaggio dei rifiuti normali e tossici presenti sul territorio regionale.
Sebbene la V Commissione Regionale Sanità della Campania abbia dato il suo “via libera” il mese scorso, la commissione bilancio della Regione Campania non ha potuto dare il suo consenso perché mancherebbe la copertura finanziaria.  Di fronte a un inspiegabile rallentamento nella creazione dei registri regionali dei tumori in linea con le urgenti necessità ambientali e sanitarie, si registra una puntuale e ferma interrogazione parlamentare del 9 maggio 2012, promossa dalla senatrice del PdL Diana de Feo, che chiede come il governo intenda intervenire per consentire che tutte le regioni italiane siano dotate dell’apposito registro tumori, in maniera proporzionale all’estensione territoriale e al numero di abitanti.  Nella sua interrogazione al Ministro della sanità, la senatrice chiede l’intervento del governo per garantire maggiore efficienza all’AIRTUM, per disporre di maggiori informazioni epidemiologiche utili alla comunità scientifica e alla popolazione.
La senatrice De Feo ha riassunto egregiamente il quadro generale del nostro territorio in una precedente interrogazione parlamentare presentata il 19 aprile 2012: “gli studiosi dell’Università Federico II hanno analizzato e quindi paragonato il DNA di 50 donne sane che vivono nell’area interessata con quello di 50 donne coetanee provenienti da luoghi in cui non sorgono discariche, rilevando che nelle prime il citato DNA è sensibilmente più vecchio. Tale invecchiamento precoce, secondo detta analisi pubblicata sulla rivista Gene, sarebbe causato dalla esposizione a sostanze dannose”.
La senatrice De Feo ha anche menzionato i dati pubblicati dall’autorevole rivista medica Lancet, che nel 2003 impiegò poco tempo per definire l’area tra Acerra, Nola e Marigliano come “il triangolo della morte”, dove per i tumore del fegato c’è un tasso record rispetto ai dati nazionali, riconducibile all’endemia di epatiti croniche, mentre per il cancro alla vescica, al sistema nervoso e alla prostata i dati sembrano collegabili alla generale e progressiva compromissione dell’ambiente.  Nell’interrogazione parlamentare del 19 aprile 2012,  la senatrice ricorda che nel  triangolo della morte”sorgono circa 1.230 discariche abusive contenenti rifiuti tossici.”
E’ doveroso denunciare che la senatrice De Feo è stata lasciata praticamente da sola nella sua battaglia per sostenere l’AIRTUM, perché i parlamentari eletti al Sud non sembrano interessati alla questione ambientale e le ripercussioni sulla salute dei cittadini (elettori).  Anzi, si registra, invece, il loro voto a sostegno di misure per la tutela finanziaria e legale degli inquinatori abituali dei territori campani che sono, normalmente, ditte del nord Italia.
Il numero dei morti per tumore in Campania sembra un dato preso da un bollettino di guerra – una guerra combattuta in particolare da medici per l’ambiente, oncologi, ricercatori, cittadini e associazioni, lasciati completamente soli dalla maggioranza dei politici eletti nel Sud.  Oggi è necessario sostenere chi opera per rendere efficiente e aggiornato il registro dei tumori in Campania, chi vuole aumentare lo staff dalle dieci unità attualmente in servizio, al numero adeguato per servire una regione di quasi sei milioni di abitanti.  Poi verrà il momento per far partire le necessarie iniziative politiche e legali per colpire chi ha inquinato la Campania e chi ha permesso il disastro.  Verrà il momento per punire le ditte del Nord che hanno smaltito i loro rifiuti tossici in Campania. E verrà il momento per punire chi ha permesso il disastro –  quei politici e politicanti locali, di diverso colore ma di uguale essenza criminale, che hanno chiuso alle volte un occhio, e in altre occasioni entrambi gli occhi, o partecipato agli utili del malaffare. E’ solo una questione di tempo.

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Alessandro Citarella, Segretario Provinciale di Napoli del Partito del Sud
E’ necessario occuparsi periodicamente di ambiente, inquinamento e salute perché sono tre argomenti che toccano ogni aspetto del vivere civile, indipendentemente dalla condizione sociale, convinzione politica, religiosa o altra distinzione fra i membri di una società.
Se si volesse formulare una modello grafico, l’ambiente funge da contenitore degli esseri viventi, le materie prime che consumano e gli scarti che producono.  In questo contenitore, l’inquinamento e la salute sono in un rapporto causale, tipo matematico, dove più inquinamento porta a meno salute, e meno inquinamento porta alla protezione del livello di salute raggiunto.
A fronte di un conclamato rapporto di casualità tra il livello d’inquinamento ambientale ed il numero di casi di vari tipi di cancro, è necessario sviluppare e rafforzare il censimento scientifico dei casi di tumore nel territorio, onde evitare di basare analisi e interventi solo sulle denunce dei cittadini e delle associazioni, le indagini della magistratura, e le decisioni dei tribunali.
Tralasciando le agenzie di controllo dell’ambiente, molto legate alla gestione politica e con pochi mezzi a disposizione, uno strumento fondamentale sarebbe, senz’altro, il registro dei tumori gestito dall’Associazione italiana dei registri tumori (AIRTUM).  Dal 1997, l’AIRTUM promuove e coordina l’attività dei registri esistenti, cui fanno parte ricercatori e personale operante territorialmente, raccogliendo le informazioni sui casi di tumore nella popolazione residente nelle diverse aree geografiche, fornendo un quadro epidemiologico aggiornato, perché nessuna struttura ospedaliera è obbligata alla raccolta di tali dati, che invece sembrerebbe indispensabile sia per programmare gli interventi sui territori, sia per assistere la comunità medica responsabile nell’amministrazione della cura dei malati di tumore.
In Campania il registro dei tumori c’è nelle province di Napoli e Salerno, ma non esiste per le altre tre, Avellino, Benevento e Caserta.  A Napoli il registro è stato creato nel 1995 per il territorio servito dall’ASL NA4, finanziato dal 2001 dalla Regione Campania, e oggi copre solo 35 comuni dell’area Nord di Napoli, lasciando sguarniti gli altri 57 comuni della provincia fornendo, pertanto, la copertura a solo 43% dei comuni ed il 17% degli abitanti. I dati attualmente disponibili coprono il periodo dal 1997 al 2007, mentre è stato da poco avviato lo screening dell’anno 2008.
A Salerno il registro è finanziato dalla Provincia, coprendo 100% della popolazione (circa 1.100.000 abitanti ) e tutti i comuni (158 ). I dati attualmente disponibili coprono il periodo dal 1996 al 2003.
In Campania, la verifica attualmente riguarda solo 35% dei comuni e 28% degli abitanti – cifre irrisorie se raffrontante all’altissimo numero di siti di stoccaggio dei rifiuti normali e tossici presenti sul territorio regionale.
Sebbene la V Commissione Regionale Sanità della Campania abbia dato il suo “via libera” il mese scorso, la commissione bilancio della Regione Campania non ha potuto dare il suo consenso perché mancherebbe la copertura finanziaria.  Di fronte a un inspiegabile rallentamento nella creazione dei registri regionali dei tumori in linea con le urgenti necessità ambientali e sanitarie, si registra una puntuale e ferma interrogazione parlamentare del 9 maggio 2012, promossa dalla senatrice del PdL Diana de Feo, che chiede come il governo intenda intervenire per consentire che tutte le regioni italiane siano dotate dell’apposito registro tumori, in maniera proporzionale all’estensione territoriale e al numero di abitanti.  Nella sua interrogazione al Ministro della sanità, la senatrice chiede l’intervento del governo per garantire maggiore efficienza all’AIRTUM, per disporre di maggiori informazioni epidemiologiche utili alla comunità scientifica e alla popolazione.
La senatrice De Feo ha riassunto egregiamente il quadro generale del nostro territorio in una precedente interrogazione parlamentare presentata il 19 aprile 2012: “gli studiosi dell’Università Federico II hanno analizzato e quindi paragonato il DNA di 50 donne sane che vivono nell’area interessata con quello di 50 donne coetanee provenienti da luoghi in cui non sorgono discariche, rilevando che nelle prime il citato DNA è sensibilmente più vecchio. Tale invecchiamento precoce, secondo detta analisi pubblicata sulla rivista Gene, sarebbe causato dalla esposizione a sostanze dannose”.
La senatrice De Feo ha anche menzionato i dati pubblicati dall’autorevole rivista medica Lancet, che nel 2003 impiegò poco tempo per definire l’area tra Acerra, Nola e Marigliano come “il triangolo della morte”, dove per i tumore del fegato c’è un tasso record rispetto ai dati nazionali, riconducibile all’endemia di epatiti croniche, mentre per il cancro alla vescica, al sistema nervoso e alla prostata i dati sembrano collegabili alla generale e progressiva compromissione dell’ambiente.  Nell’interrogazione parlamentare del 19 aprile 2012,  la senatrice ricorda che nel  triangolo della morte”sorgono circa 1.230 discariche abusive contenenti rifiuti tossici.”
E’ doveroso denunciare che la senatrice De Feo è stata lasciata praticamente da sola nella sua battaglia per sostenere l’AIRTUM, perché i parlamentari eletti al Sud non sembrano interessati alla questione ambientale e le ripercussioni sulla salute dei cittadini (elettori).  Anzi, si registra, invece, il loro voto a sostegno di misure per la tutela finanziaria e legale degli inquinatori abituali dei territori campani che sono, normalmente, ditte del nord Italia.
Il numero dei morti per tumore in Campania sembra un dato preso da un bollettino di guerra – una guerra combattuta in particolare da medici per l’ambiente, oncologi, ricercatori, cittadini e associazioni, lasciati completamente soli dalla maggioranza dei politici eletti nel Sud.  Oggi è necessario sostenere chi opera per rendere efficiente e aggiornato il registro dei tumori in Campania, chi vuole aumentare lo staff dalle dieci unità attualmente in servizio, al numero adeguato per servire una regione di quasi sei milioni di abitanti.  Poi verrà il momento per far partire le necessarie iniziative politiche e legali per colpire chi ha inquinato la Campania e chi ha permesso il disastro.  Verrà il momento per punire le ditte del Nord che hanno smaltito i loro rifiuti tossici in Campania. E verrà il momento per punire chi ha permesso il disastro –  quei politici e politicanti locali, di diverso colore ma di uguale essenza criminale, che hanno chiuso alle volte un occhio, e in altre occasioni entrambi gli occhi, o partecipato agli utili del malaffare. E’ solo una questione di tempo.

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