lunedì 12 dicembre 2011

Napoli, acqua pubblica e inceneritore cancellato


Di Tommaso Sodano

Siamo a sei mesi dall’insediamento della
Giunta de Magistris al Comune di Napoli e credo che possiamo provare a tracciare un primo bilancio, almeno su due grandi questioni su cui ci siamo apertamente schierati in campagna elettorale: trasformare la vittoria straordinaria del referendum per la pubblicizzazione dell’acqua in atto concreto e formale; e impedire la costruzione dell’inceneritore nella città di Napoli.

Ebbene possiamo dire che su queste due grandi questioni abbiamo raggiunto un risultato straordinario che apre scenari imprevedibili fino a pochi mesi fa.

L’acqua a Napoli, gestito fin ad ora da una società a totale capitale pubblico (Arin Spa) verrà trasformata in un’azienda speciale Abc (Acqua Bene Comune) : questa il senso della delibera approvata dal comune di Napoli, in tempi strettissimi. Da Napoli, terza città d’Italia, parte la sfida per rendere effettiva la volontà popolare, espressa con la vittoria al referendum.

Sul tema rifiuti, dopo 17 anni di infinita emergenza che ha alimentato il sistema affaristico-criminale con la connivenza del sistema politico, si è voltata definitivamente pagina.

Sin dai primi atti della nuova Giunta abbiamo scelto la strada della riduzione dei rifiuti ( con ordinanze sindacali che limitano l’utilizzo dei prodotti monouso) e con l’implementazione dellaraccolta differenziata porta a porta (Pap).

Partendo da una situazione disastrosa della macchina organizzativa e delle risorse finanziarie siamo riusciti già ad estendere la raccolta differenzia PaP nei quartieri di Scampia e di Posillipo ed entro fine anno avremo già raggiunto 240 mila cittadini serviti con questo sistema. E i risultati sono molto incoraggianti: dove c’è il porta a porta abbiamo percentuali di differenziata che si avvicinano al 70% e complessivamente nella città entro la fine del 2011 passeremo dal 15% che abbiamo trovato al 25%.

Ma la vittoria più straordinaria è stata quella di far cancellare l’inceneritore a Napoli est, dal Piano regionale dei rifiuti e dall’accordo di programma sottoscritto da Bassolino, Jervolino e Bertolaso.

Un risultato per nulla scontato, che abbiamo ottenuto contro i poteri forti, le lobby degli inceneritori, alcuni media che nei giorni scorsi hanno gettato fango sulla città di Napoli mostrando con immagini di repertori cumuli di immondizia per le strade della città. Un falso vergognoso per provare a piegare la nostra volontà, usando il solito ricatto della emergenza .

Una settimana fa, nel corso dell’incontro con il ministro Clini, si è sancito il no definitivo alla costruzione dell’inceneritore a Napoli est, il potenziamento della raccolta differenziata e la costruzione di impianti in città per trattare la frazione umida e impianti di selezione manuale per recuperare materiali.

E’ un passo importante perché se è possibile in una città complessa come Napoli fare la raccolta differenziata e rinunciare all’incenerimento come soluzione finale, vorrà dire che è possibile ovunque e quindi si aprono crepe enormi nel binomio discarica-inceneritore.

Questi due temi possono rappresentare un punto di partenza per un laboratorio nazionale sulle sperimentazioni di governo nel pieno della crisi economica e politica: acqua bene pubblico come paradigma della valorizzazione dei beni comuni e ciclo virtuoso dei rifiuti come messa in discussione di un modello di produzione e di consumo.

Siamo solo all’inizio di un cammino lungo e tortuoso, ma avvertiamo forte la voglia diprotagonismo dal basso dei cittadini e questo è forse il valore aggiunto della giunta de Magistris.


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Di Tommaso Sodano

Siamo a sei mesi dall’insediamento della
Giunta de Magistris al Comune di Napoli e credo che possiamo provare a tracciare un primo bilancio, almeno su due grandi questioni su cui ci siamo apertamente schierati in campagna elettorale: trasformare la vittoria straordinaria del referendum per la pubblicizzazione dell’acqua in atto concreto e formale; e impedire la costruzione dell’inceneritore nella città di Napoli.

Ebbene possiamo dire che su queste due grandi questioni abbiamo raggiunto un risultato straordinario che apre scenari imprevedibili fino a pochi mesi fa.

L’acqua a Napoli, gestito fin ad ora da una società a totale capitale pubblico (Arin Spa) verrà trasformata in un’azienda speciale Abc (Acqua Bene Comune) : questa il senso della delibera approvata dal comune di Napoli, in tempi strettissimi. Da Napoli, terza città d’Italia, parte la sfida per rendere effettiva la volontà popolare, espressa con la vittoria al referendum.

Sul tema rifiuti, dopo 17 anni di infinita emergenza che ha alimentato il sistema affaristico-criminale con la connivenza del sistema politico, si è voltata definitivamente pagina.

Sin dai primi atti della nuova Giunta abbiamo scelto la strada della riduzione dei rifiuti ( con ordinanze sindacali che limitano l’utilizzo dei prodotti monouso) e con l’implementazione dellaraccolta differenziata porta a porta (Pap).

Partendo da una situazione disastrosa della macchina organizzativa e delle risorse finanziarie siamo riusciti già ad estendere la raccolta differenzia PaP nei quartieri di Scampia e di Posillipo ed entro fine anno avremo già raggiunto 240 mila cittadini serviti con questo sistema. E i risultati sono molto incoraggianti: dove c’è il porta a porta abbiamo percentuali di differenziata che si avvicinano al 70% e complessivamente nella città entro la fine del 2011 passeremo dal 15% che abbiamo trovato al 25%.

Ma la vittoria più straordinaria è stata quella di far cancellare l’inceneritore a Napoli est, dal Piano regionale dei rifiuti e dall’accordo di programma sottoscritto da Bassolino, Jervolino e Bertolaso.

Un risultato per nulla scontato, che abbiamo ottenuto contro i poteri forti, le lobby degli inceneritori, alcuni media che nei giorni scorsi hanno gettato fango sulla città di Napoli mostrando con immagini di repertori cumuli di immondizia per le strade della città. Un falso vergognoso per provare a piegare la nostra volontà, usando il solito ricatto della emergenza .

Una settimana fa, nel corso dell’incontro con il ministro Clini, si è sancito il no definitivo alla costruzione dell’inceneritore a Napoli est, il potenziamento della raccolta differenziata e la costruzione di impianti in città per trattare la frazione umida e impianti di selezione manuale per recuperare materiali.

E’ un passo importante perché se è possibile in una città complessa come Napoli fare la raccolta differenziata e rinunciare all’incenerimento come soluzione finale, vorrà dire che è possibile ovunque e quindi si aprono crepe enormi nel binomio discarica-inceneritore.

Questi due temi possono rappresentare un punto di partenza per un laboratorio nazionale sulle sperimentazioni di governo nel pieno della crisi economica e politica: acqua bene pubblico come paradigma della valorizzazione dei beni comuni e ciclo virtuoso dei rifiuti come messa in discussione di un modello di produzione e di consumo.

Siamo solo all’inizio di un cammino lungo e tortuoso, ma avvertiamo forte la voglia diprotagonismo dal basso dei cittadini e questo è forse il valore aggiunto della giunta de Magistris.


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martedì 6 dicembre 2011

Nel 2012 il Sud energeticamente autonomo, ma la rete non lo consente

L’Autorità per l’Energia chiede interventi per adeguare il sistema elettrico alla produzione delle rinnovabili.

In Italia gli impianti di energia rinnovabile funzionano bene. Anzi troppo. E per questo la rete nazionale non sarebbe in grado di condurne il carico. La denuncia arriva dall’Autorità per l’Energia: il sistema elettrico nazionale è in difficoltà, soprattutto al Sud, nella distribuzione dell’energia prodotta da sistemi ad impatto zero.

In altri termini i sistemi fotovoltaici, eolici e affini producono più energia di quanta la rete possa portarne. Di conseguenza una buona parte dell’energia che viene accumulata non viene poi usata a dovere, anche se mensilmente dalla bolletta viene prelevata una quota per l’energia prodotta dalle rinnovabili e non per quella che poi viene realmente usata. Secondo l’Autorità le cause di un tale gap tra rete e produzione stanno nel l’“aleatorietà delle produzioni da fonti rinnovabili non programmabili” e nelle “carenze infrastrutturali delle aree in cui tali fonti sono prevalentemente localizzate”. Insomma gli impianti di energia rinnovabile producono in modo discontinuo, con momenti di calma piatta e altri di picco che la rete fatica a sostenere.

Il caso più emblematico è il Sud, nel quale a detta di Alberto Biancardi, Commissario dell’Autorità per l’Energia, si potrebbe raggiungere l’autonomia energetica già a partire dal prossimo se solo la rete lo consentisse e se gli impianti potesse produrre energia in modo continuativo.

Dunque che fare? L’Autorità si augura che il prossimo Governo Monti intervenga con la realizzazione di impianti di accumulo o l’ampliamento della rete. Ma sulle due strade gli stessi esperti dell’Autorità sono in disaccordo.


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L’Autorità per l’Energia chiede interventi per adeguare il sistema elettrico alla produzione delle rinnovabili.

In Italia gli impianti di energia rinnovabile funzionano bene. Anzi troppo. E per questo la rete nazionale non sarebbe in grado di condurne il carico. La denuncia arriva dall’Autorità per l’Energia: il sistema elettrico nazionale è in difficoltà, soprattutto al Sud, nella distribuzione dell’energia prodotta da sistemi ad impatto zero.

In altri termini i sistemi fotovoltaici, eolici e affini producono più energia di quanta la rete possa portarne. Di conseguenza una buona parte dell’energia che viene accumulata non viene poi usata a dovere, anche se mensilmente dalla bolletta viene prelevata una quota per l’energia prodotta dalle rinnovabili e non per quella che poi viene realmente usata. Secondo l’Autorità le cause di un tale gap tra rete e produzione stanno nel l’“aleatorietà delle produzioni da fonti rinnovabili non programmabili” e nelle “carenze infrastrutturali delle aree in cui tali fonti sono prevalentemente localizzate”. Insomma gli impianti di energia rinnovabile producono in modo discontinuo, con momenti di calma piatta e altri di picco che la rete fatica a sostenere.

Il caso più emblematico è il Sud, nel quale a detta di Alberto Biancardi, Commissario dell’Autorità per l’Energia, si potrebbe raggiungere l’autonomia energetica già a partire dal prossimo se solo la rete lo consentisse e se gli impianti potesse produrre energia in modo continuativo.

Dunque che fare? L’Autorità si augura che il prossimo Governo Monti intervenga con la realizzazione di impianti di accumulo o l’ampliamento della rete. Ma sulle due strade gli stessi esperti dell’Autorità sono in disaccordo.


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domenica 4 dicembre 2011

Italia dei veleni, ora c’è la mappa

diDavid Incamicia(sito)


Fonte: Agoravox

Quindici aree al sud, ventuno al nord e otto al centro. E' la mappa del territorio malato di amianto e diossina, disseminato di discariche pericolose e di siti tossici abbandonati. Porto Marghera e Gela, Taranto e Porto Torres, Brindisi e Massa Carrara, ma anche Castel Volturno e il Melfese nell'ex "isola felix" Basilicata. Da decenni questi ed altri territori vivono nel più assoluto inquinamento, eredità di un processo di industrializzazione che avrebbe dovuto diffondere sviluppo e benessere ma che invece e sovente ha significato degrado e morte.

I centri più colpiti sono 44, dove le misure di bonifica non sono mai decollate ed il tasso di morbilità tumorale ha raggiunto punte elevatissime con le vittime che si contano ormai a migliaia. Questi dati, "biologicamente ed ecologicamente" disastrosi, sono stati appena diffusi dallo studio "Sentieri", Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento realizzato dall'Istituto Superiore di Sanità. Evidenziano numeri impressionanti, da cui emerge un quadro diprofondo malessere in cui molti cittadini rischiano quotidianamente la vita solo perché risiedono vicino a fonti di emissioni pericolose, respirando aria contaminata e mangiando prodotti tossici che essi stessi coltivano.

Il veleno agisce ovunque e nell'ombra, contro l'ambiente e contro le persone. I killer più spietati sono leindustrie insalubri e le discariche abusive. Come a Taranto, dove l'Ilva confina con il centro abitato e ibambini continuano a morire per la diossina. O come nelle zone lucane della Val d'Agri e delMetapontino, dove le falde acquifere risentono dei depositi nocivi degli stabilimenti estrattivi di gas e petrolio. Ma ad aggravare il quadro è anche l'incuria delle istituzioni, non di rado oggetto di sospetti di collusione col malaffare tutt'altro che infondati.

L'esempio di maggior clamore, in tal senso, riguarda di nuovo la Basilicata dove proprio di recente sono stati inquisiti diversi politici e disposti gli arresti domiciliari nei confronti di numerosi funzionari pubblici rei di aver omesso i prescritti controlli - e in taluni casi di averne invece contraffatto gli esiti - sull'impianto megainceneritore "Fenice" di San Nicola di Melfi, autentica bomba ecologica che ha infestato l'aria, l'acqua e i terreni dell'area Nord della regione (della quale chi scrive è originario).

Le località altamente inquinate, nell'indagine svolta dall'Iss sono state ribattezzate "Sin": Siti di bonifica di interesse nazionale. Le statistiche di mortalità relative alle aree di riferimento, circa 300 comuni con oltre 5 milioni e mezzo di abitanti, hanno fatto emergere nel periodo ricompreso fra la metà degli anni '90 ed il 2002 ben 10 mila decessi in più (dei quali circa 9000 nel solo Meridione, dove le cosiddette "ecomafie" e il sistema di corruttele perversano) rispetto alla cifra attesa considerando tutte le cause di morte. Limitando l'analisi alle patologie chiaramente ricollegabili, invece, alla prossimità urbana agli stabilimenti siderurgici e alle raffinerie, alle miniere e alle cave, alle discariche e ai centri di trasformazione, il dato delle morti si attesta intorno a poco più di 3.500 unità, che rimane comunque sproporzionato e intollerabile.

Nello specifico, una delle casistiche più ricorrenti è quella rappresentata dalle morti per tumore alla pleura contratto nei siti contaminati da amianto. Tra questi, particolare rilevanza assumono le situazioni di Casale Monferrato, Broni, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Pitelli, di alcuni comuni situati lungo il litorale vesuviano e dei territori confinanti con lo stabilimento "Fibronit" di Bari. L'impatto sulle popolazioni locali delle presenze industriali ed estrattive di Taranto, Gela, Porto Torres, Sulcis-Iglesiente e Porto Marghera assume addirittura tratti drammatici per quanto concerne l'incidenza letale dei tumori polmonari e delle malattie respiratorie in genere.

Gli aumentati decessi per insufficienza renale e per altre malattie del sistema urinario sono invece fortemente legate alle emissioni di metalli pesanti, di composti alogenati e di idrocarburi nei dintorni degli stabilimenti di Piombino, Massa Carrara e Orbetello. Si registra, infine, un incremento anomalo delle morti per malformazioni congenite nelle aree di Falconara e Milazzo.

LA MAPPA DEI SITI DA BONIFICARE

Le patologie colpiscono indiscriminatamente tutta la popolazione e non soltanto gli operai che hanno lavorato nei siti industriali interessati dal dossier. E' questa la conclusione amara dello studio epidemiologico dell'Istituto Superiore di Sanità. Il più subdolo fra i veleni, quello che colpisce le sue vittime nascosto nelle tubature e nei rivestimenti di case ed edifici pubblici, è proprio l'amianto, che nel nostro Paese uccide purtroppo 3 mila persone ogni anno.

L'impiego di tale minerale è stato bandito in Italia da circa un ventennio ma nel nostro ecosistema ne restato a tutt'oggi 32 milioni di tonnellate, pari a 5 quintali per ogni cittadino. Lo smaltimento, nonostante viviamo in un'era ipertecnologica, è fra i maggiori problemi che impediscono una piena e definitiva opera di bonifica. E il livello di rischio cancerogeno, come denunciano gli esperti del Ministero della Salute, è ancora scarsamente percepito dalla stessa popolazione.

Il primato negativo, in tal caso, spetta al Piemonte con 200 nuovi malati all'anno. Qui aveva sede la fabbrica "Eternit", i cui vertici sono ancora sotto processo con migliaia di parti lese, in prevalenza ex operai e dipendenti, in attesa di risarcimento. Ma è significativa anche l'esposizione familiare, con nuovi casi che riguardano mogli e figli entrati in passato in contatto con l'amianto tramite gli indumenti dei lavoratori esposti. L'Iss calcola che l'aumento dell'incidenza della connessa forma tumorale, il mesotelioma, durerà almeno fino al 2015.

Riassumendo i dati del rapporto, sono oltre 9 milioni gli italiani residenti in aree contaminate, che rappresentano il 3% dell'intero territorio nazionale. La Sardegna è la regione più contaminata con 445 mila ettari di terreno da bonificare, seguita dalla Campania con 345 mila ettari. I siti a rischio sono in tutto 57 e la relativa "speciale" classifica vede stavolta in testa la Lombardia con 7 siti, seguita nuovamente dalla Campania con 6, da Piemonte e Toscana con 5, da Puglia e Sicilia con 4.

Al di là della mappatura delle aree degradate in attesa di risanamento, la cui definizione è certamente un passo in avanti, permane lo stato di emergenza denunciato ad esempio dall'associazione dei geologi e dovuto all'assenza di un piano nazionale per le bonifiche che conti su investimenti certi e su procedure snelle ed efficaci. Occorre, insomma, uno strumento normativo che vincoli più seriamente le istituzioni e le autorità di vigilanza e le preservi dalle infiltrazioni della criminalità organizzata.

La percentuale di malattie tumorali e di decessi, che nelle zone "testate" dall'Iss aumenta come visto in maniera esponenziale, finisce per riflettersi negativamente anche sulle rispettive economie, legate nella maggior parte dei casi prevalentemente al turismo e all'agricoltura. Per tale ragione, concludono gli scienziati impegnati in questa campagna di sensibilizzazione, vanno prese decisioni coraggiose che consentano di passare dalla perenne logica emergenziale degli ultimi anni a una fase attuativa.

LE TABELLE DELLO STUDIO "SENTIERI"

Fonte: Agoravox

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diDavid Incamicia(sito)


Fonte: Agoravox

Quindici aree al sud, ventuno al nord e otto al centro. E' la mappa del territorio malato di amianto e diossina, disseminato di discariche pericolose e di siti tossici abbandonati. Porto Marghera e Gela, Taranto e Porto Torres, Brindisi e Massa Carrara, ma anche Castel Volturno e il Melfese nell'ex "isola felix" Basilicata. Da decenni questi ed altri territori vivono nel più assoluto inquinamento, eredità di un processo di industrializzazione che avrebbe dovuto diffondere sviluppo e benessere ma che invece e sovente ha significato degrado e morte.

I centri più colpiti sono 44, dove le misure di bonifica non sono mai decollate ed il tasso di morbilità tumorale ha raggiunto punte elevatissime con le vittime che si contano ormai a migliaia. Questi dati, "biologicamente ed ecologicamente" disastrosi, sono stati appena diffusi dallo studio "Sentieri", Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento realizzato dall'Istituto Superiore di Sanità. Evidenziano numeri impressionanti, da cui emerge un quadro diprofondo malessere in cui molti cittadini rischiano quotidianamente la vita solo perché risiedono vicino a fonti di emissioni pericolose, respirando aria contaminata e mangiando prodotti tossici che essi stessi coltivano.

Il veleno agisce ovunque e nell'ombra, contro l'ambiente e contro le persone. I killer più spietati sono leindustrie insalubri e le discariche abusive. Come a Taranto, dove l'Ilva confina con il centro abitato e ibambini continuano a morire per la diossina. O come nelle zone lucane della Val d'Agri e delMetapontino, dove le falde acquifere risentono dei depositi nocivi degli stabilimenti estrattivi di gas e petrolio. Ma ad aggravare il quadro è anche l'incuria delle istituzioni, non di rado oggetto di sospetti di collusione col malaffare tutt'altro che infondati.

L'esempio di maggior clamore, in tal senso, riguarda di nuovo la Basilicata dove proprio di recente sono stati inquisiti diversi politici e disposti gli arresti domiciliari nei confronti di numerosi funzionari pubblici rei di aver omesso i prescritti controlli - e in taluni casi di averne invece contraffatto gli esiti - sull'impianto megainceneritore "Fenice" di San Nicola di Melfi, autentica bomba ecologica che ha infestato l'aria, l'acqua e i terreni dell'area Nord della regione (della quale chi scrive è originario).

Le località altamente inquinate, nell'indagine svolta dall'Iss sono state ribattezzate "Sin": Siti di bonifica di interesse nazionale. Le statistiche di mortalità relative alle aree di riferimento, circa 300 comuni con oltre 5 milioni e mezzo di abitanti, hanno fatto emergere nel periodo ricompreso fra la metà degli anni '90 ed il 2002 ben 10 mila decessi in più (dei quali circa 9000 nel solo Meridione, dove le cosiddette "ecomafie" e il sistema di corruttele perversano) rispetto alla cifra attesa considerando tutte le cause di morte. Limitando l'analisi alle patologie chiaramente ricollegabili, invece, alla prossimità urbana agli stabilimenti siderurgici e alle raffinerie, alle miniere e alle cave, alle discariche e ai centri di trasformazione, il dato delle morti si attesta intorno a poco più di 3.500 unità, che rimane comunque sproporzionato e intollerabile.

Nello specifico, una delle casistiche più ricorrenti è quella rappresentata dalle morti per tumore alla pleura contratto nei siti contaminati da amianto. Tra questi, particolare rilevanza assumono le situazioni di Casale Monferrato, Broni, Biancavilla, Massa Carrara, Priolo, Pitelli, di alcuni comuni situati lungo il litorale vesuviano e dei territori confinanti con lo stabilimento "Fibronit" di Bari. L'impatto sulle popolazioni locali delle presenze industriali ed estrattive di Taranto, Gela, Porto Torres, Sulcis-Iglesiente e Porto Marghera assume addirittura tratti drammatici per quanto concerne l'incidenza letale dei tumori polmonari e delle malattie respiratorie in genere.

Gli aumentati decessi per insufficienza renale e per altre malattie del sistema urinario sono invece fortemente legate alle emissioni di metalli pesanti, di composti alogenati e di idrocarburi nei dintorni degli stabilimenti di Piombino, Massa Carrara e Orbetello. Si registra, infine, un incremento anomalo delle morti per malformazioni congenite nelle aree di Falconara e Milazzo.

LA MAPPA DEI SITI DA BONIFICARE

Le patologie colpiscono indiscriminatamente tutta la popolazione e non soltanto gli operai che hanno lavorato nei siti industriali interessati dal dossier. E' questa la conclusione amara dello studio epidemiologico dell'Istituto Superiore di Sanità. Il più subdolo fra i veleni, quello che colpisce le sue vittime nascosto nelle tubature e nei rivestimenti di case ed edifici pubblici, è proprio l'amianto, che nel nostro Paese uccide purtroppo 3 mila persone ogni anno.

L'impiego di tale minerale è stato bandito in Italia da circa un ventennio ma nel nostro ecosistema ne restato a tutt'oggi 32 milioni di tonnellate, pari a 5 quintali per ogni cittadino. Lo smaltimento, nonostante viviamo in un'era ipertecnologica, è fra i maggiori problemi che impediscono una piena e definitiva opera di bonifica. E il livello di rischio cancerogeno, come denunciano gli esperti del Ministero della Salute, è ancora scarsamente percepito dalla stessa popolazione.

Il primato negativo, in tal caso, spetta al Piemonte con 200 nuovi malati all'anno. Qui aveva sede la fabbrica "Eternit", i cui vertici sono ancora sotto processo con migliaia di parti lese, in prevalenza ex operai e dipendenti, in attesa di risarcimento. Ma è significativa anche l'esposizione familiare, con nuovi casi che riguardano mogli e figli entrati in passato in contatto con l'amianto tramite gli indumenti dei lavoratori esposti. L'Iss calcola che l'aumento dell'incidenza della connessa forma tumorale, il mesotelioma, durerà almeno fino al 2015.

Riassumendo i dati del rapporto, sono oltre 9 milioni gli italiani residenti in aree contaminate, che rappresentano il 3% dell'intero territorio nazionale. La Sardegna è la regione più contaminata con 445 mila ettari di terreno da bonificare, seguita dalla Campania con 345 mila ettari. I siti a rischio sono in tutto 57 e la relativa "speciale" classifica vede stavolta in testa la Lombardia con 7 siti, seguita nuovamente dalla Campania con 6, da Piemonte e Toscana con 5, da Puglia e Sicilia con 4.

Al di là della mappatura delle aree degradate in attesa di risanamento, la cui definizione è certamente un passo in avanti, permane lo stato di emergenza denunciato ad esempio dall'associazione dei geologi e dovuto all'assenza di un piano nazionale per le bonifiche che conti su investimenti certi e su procedure snelle ed efficaci. Occorre, insomma, uno strumento normativo che vincoli più seriamente le istituzioni e le autorità di vigilanza e le preservi dalle infiltrazioni della criminalità organizzata.

La percentuale di malattie tumorali e di decessi, che nelle zone "testate" dall'Iss aumenta come visto in maniera esponenziale, finisce per riflettersi negativamente anche sulle rispettive economie, legate nella maggior parte dei casi prevalentemente al turismo e all'agricoltura. Per tale ragione, concludono gli scienziati impegnati in questa campagna di sensibilizzazione, vanno prese decisioni coraggiose che consentano di passare dalla perenne logica emergenziale degli ultimi anni a una fase attuativa.

LE TABELLE DELLO STUDIO "SENTIERI"

Fonte: Agoravox

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venerdì 18 novembre 2011

Nucleare, scoppia il caso Clini - Il centrosinistra all'attacco del neoministro

E' polemica sulle dichiarazioni del titolare dell'Ambiente che parla di atomo come possibilità e della Tav da fare "assolutamente". Il Pd: "E' su un binario morto", Verdi e Idv: "Rispettare il referendum". Anche Greenpeace attacca "Si presenta male". In serata la correzione di rotta

ROMA - Le prime dichiarazioni del neoministro dell'ambiente Corrado Clini danno subito il via alle polemiche. Clini ha detto che l'Italia "dovrebbe considerare l'energia nucleare" e che la Tav è da fare "assolutamente".
Nello specifico sul nucleare, Clini ha detto ai microfoni diUn giorno da pecora su RadioDue: "Il ritorno al nucleare è una opzione sulla quale bisognerebbe riflettere molto, anche se quello che è avvenuto in Giappone ha scoraggiato. Comunque, di base, la tecnologia nucleare rimane ancora una delle tecnologie chiave a livello globale". Per il ministro quindi il nucleare è possibile a "certe condizioni": "E' una tecnologia e bisogna valutarla", ha concluso.

Sul Ponte dello Stretto, il ministro ha invece affermato che occorre capire "se sia un'opera prioritaria per l'Italia". Il progetto, comunque, "è un'opera di ingegneria bellissima".

Le reazioni negative di Idv, Pd, Verdi e Sel non si sono fatte attendere: "Clini rispetti il referendum" dice l'Italia dei Valori. Stessi concetti espressi dagli altri, compatti nella difesa dell'esito del referendum.

In serata, sul nucleare è arrivata la correzione di rotta del ministro: "Non ho certo intenzione di riaprire una questione già risolta in modo chiaro con il referendum e sono impegnato da anni nella promozione e nello sviluppo delle energie rinnovabili".

Verdi: "Referendum chiaro". In merito alle dichiarazioni del ministro, il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli dichiara: "Dispiace dover essere noi a ricordare al neo ministro dell'Ambiente Corrado Clini che lo scorso 12 e 13 di giugno 27 milioni di italiani attraverso un referendum hanno detto no al ritorno del nucleare in Italia. Si tratta di una espressione chiara ed inequivocabile, espressa attraverso un istituto costituzionale che non può essere nè ignorato nè aggirato".

Prosegue Bonelli: "Se in materia energetica il neo ministro dell'Ambiente intende riaprire il dibattito 'nucleare si o 'nucleare No' si parte con il piede sbagliato. L'esito del referendum del 12 e 13 novembre va rispettato a partire da chi rappresenta la Repubblica nelle istituzioni". Bonelli conclude: "Invitiamo il ministro Clini a dedicarsi ad un Piano nazionale per l'efficienza ed il risparmio energetico e per riparare ai danni prodotti dal decreto Romani sul Conto energia che hanno affossato il settore delle energie rinnovabili in cui l'Italia deve essere protagonista. Quanto al nucleare non c'è davvero nulla su cui riflettere visto che 27 milioni di italiani lo hanno bocciato senza appello".

Di Pietro: "Si rispetti referendum".
Il presidente dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, fa eco a Bonelli."Se il buongiorno si vede dal mattino oggi non è un buon giorno per l'Ambiente. Alla prima dichiarazione pubblica il ministro Corrado Clini ha già sbagliato due volte. In primo luogo perchè ritiene che in Italia bisogna considerare l'opzione nucleare, in secondo luogo perchè, esercitando uno strumento di democrazia diretta, il popolo italiano ha bocciato con il 95% questa tecnologia obsoleta e pericolosa. Mi auguro che questo governo rispetti la volontà dei cittadini. Per questo, l'Italia dei Valori, che ha promosso quel referendum, vigilerà affinchè si tenga conto del responso che è arrivato dalle urne".

Realacci: "Binario morto".
Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, si aggiunge al coro delle polemiche: "Sul nucleare gli italiani si sono espressi con chiarezza e lo hanno rispedito al mittente senza possibilità di equivoco. Mi auguro che il neo ministro non sprechi un solo attimo del suo tempo su un binario morto come il nucleare. Una scelta sbagliata, insicura e antieconomica per l'italia". Conclude Realacci: "E' solo con un forte investimento sulla green economy che si può essere più competitivi e uscire dalla crisi, che dire, speriamo che Clini oggi sia stato frainteso".

Greenpeace, "il ministro si presenta male".
Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, parla delle dichiarazioni del ministro sul nucleare. "Il nuovo ministro dell'Ambiente si presenta male: a parte ogni considerazione sul declino del nucleare in tutto il mondo" Clini "dovrebbe ricordarsi che su questo tema è appena stato tenuto un referendum che ha bocciato l'ipotesi nucleare a larghissima maggioranza".
"Se Clini pensa di riproporre soluzioni vecchie e pericolose, compresi gli Ogm che gli italiani rifiutano quanto il nucleare - conclude il direttore dell'associazione ambientalista - e se continuerà ad ostacolare come ha fatto in questi anni una politica di salvaguardia del clima, confermerà che questo governo ripercorre la stessa ottusa politica del passato".


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E' polemica sulle dichiarazioni del titolare dell'Ambiente che parla di atomo come possibilità e della Tav da fare "assolutamente". Il Pd: "E' su un binario morto", Verdi e Idv: "Rispettare il referendum". Anche Greenpeace attacca "Si presenta male". In serata la correzione di rotta

ROMA - Le prime dichiarazioni del neoministro dell'ambiente Corrado Clini danno subito il via alle polemiche. Clini ha detto che l'Italia "dovrebbe considerare l'energia nucleare" e che la Tav è da fare "assolutamente".
Nello specifico sul nucleare, Clini ha detto ai microfoni diUn giorno da pecora su RadioDue: "Il ritorno al nucleare è una opzione sulla quale bisognerebbe riflettere molto, anche se quello che è avvenuto in Giappone ha scoraggiato. Comunque, di base, la tecnologia nucleare rimane ancora una delle tecnologie chiave a livello globale". Per il ministro quindi il nucleare è possibile a "certe condizioni": "E' una tecnologia e bisogna valutarla", ha concluso.

Sul Ponte dello Stretto, il ministro ha invece affermato che occorre capire "se sia un'opera prioritaria per l'Italia". Il progetto, comunque, "è un'opera di ingegneria bellissima".

Le reazioni negative di Idv, Pd, Verdi e Sel non si sono fatte attendere: "Clini rispetti il referendum" dice l'Italia dei Valori. Stessi concetti espressi dagli altri, compatti nella difesa dell'esito del referendum.

In serata, sul nucleare è arrivata la correzione di rotta del ministro: "Non ho certo intenzione di riaprire una questione già risolta in modo chiaro con il referendum e sono impegnato da anni nella promozione e nello sviluppo delle energie rinnovabili".

Verdi: "Referendum chiaro". In merito alle dichiarazioni del ministro, il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli dichiara: "Dispiace dover essere noi a ricordare al neo ministro dell'Ambiente Corrado Clini che lo scorso 12 e 13 di giugno 27 milioni di italiani attraverso un referendum hanno detto no al ritorno del nucleare in Italia. Si tratta di una espressione chiara ed inequivocabile, espressa attraverso un istituto costituzionale che non può essere nè ignorato nè aggirato".

Prosegue Bonelli: "Se in materia energetica il neo ministro dell'Ambiente intende riaprire il dibattito 'nucleare si o 'nucleare No' si parte con il piede sbagliato. L'esito del referendum del 12 e 13 novembre va rispettato a partire da chi rappresenta la Repubblica nelle istituzioni". Bonelli conclude: "Invitiamo il ministro Clini a dedicarsi ad un Piano nazionale per l'efficienza ed il risparmio energetico e per riparare ai danni prodotti dal decreto Romani sul Conto energia che hanno affossato il settore delle energie rinnovabili in cui l'Italia deve essere protagonista. Quanto al nucleare non c'è davvero nulla su cui riflettere visto che 27 milioni di italiani lo hanno bocciato senza appello".

Di Pietro: "Si rispetti referendum".
Il presidente dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro, fa eco a Bonelli."Se il buongiorno si vede dal mattino oggi non è un buon giorno per l'Ambiente. Alla prima dichiarazione pubblica il ministro Corrado Clini ha già sbagliato due volte. In primo luogo perchè ritiene che in Italia bisogna considerare l'opzione nucleare, in secondo luogo perchè, esercitando uno strumento di democrazia diretta, il popolo italiano ha bocciato con il 95% questa tecnologia obsoleta e pericolosa. Mi auguro che questo governo rispetti la volontà dei cittadini. Per questo, l'Italia dei Valori, che ha promosso quel referendum, vigilerà affinchè si tenga conto del responso che è arrivato dalle urne".

Realacci: "Binario morto".
Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, si aggiunge al coro delle polemiche: "Sul nucleare gli italiani si sono espressi con chiarezza e lo hanno rispedito al mittente senza possibilità di equivoco. Mi auguro che il neo ministro non sprechi un solo attimo del suo tempo su un binario morto come il nucleare. Una scelta sbagliata, insicura e antieconomica per l'italia". Conclude Realacci: "E' solo con un forte investimento sulla green economy che si può essere più competitivi e uscire dalla crisi, che dire, speriamo che Clini oggi sia stato frainteso".

Greenpeace, "il ministro si presenta male".
Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, parla delle dichiarazioni del ministro sul nucleare. "Il nuovo ministro dell'Ambiente si presenta male: a parte ogni considerazione sul declino del nucleare in tutto il mondo" Clini "dovrebbe ricordarsi che su questo tema è appena stato tenuto un referendum che ha bocciato l'ipotesi nucleare a larghissima maggioranza".
"Se Clini pensa di riproporre soluzioni vecchie e pericolose, compresi gli Ogm che gli italiani rifiutano quanto il nucleare - conclude il direttore dell'associazione ambientalista - e se continuerà ad ostacolare come ha fatto in questi anni una politica di salvaguardia del clima, confermerà che questo governo ripercorre la stessa ottusa politica del passato".


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martedì 15 novembre 2011

Il Cnr: "Rifiuti pericolosi, bombe chimiche più morti e tumori tra chi abita vicino"

Indagine a Napoli e in Campania condotta dai fisiologi di Roma e Pisa dell'Istituto di ricerca. I picchi nella Asl Napoli 4, che comprende 35 comuni dell'interland


Più morti, malformazioni e maggiore incidenza di tumori: questo il quadro riscontrato da diversi studi, condotti tra il 2004 e 2011, sugli abitanti della Campania che vivono vicino a rifiuti pericolosi. Lo segnala un'indagine dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Roma e di Pisa, pubblicata sulla rivista 'Epidemiologia e prevenzione', in occasione del convegno dell'Associazione italiana epidemiologia (Aie).

In particolare, per quel che riguarda le patologie oncologiche, è stata riscontrata nell'area del registro tumori dell'asl Napoli 4, che comprende 35 comuni, una maggiore incidenza di cancro al polmone, fegato, testicolo, esofago, laringe, tiroide, linfoma non Hodgkin, leucemie e sarcoma dei tessuti molli nei maschi, e più casi di cancro al rene, dotti biliari, cervello, leucemia e mieloma nelle donne.

Ma non finisce qui. Nei soggetti residenti vicino a siti di abbandono di rifiuti pericolosi sono stati osservati invece livelli maggiori di diossine, furani, pcb (policlorobifenili, verosimilmente per le combustioni illegali), e pbde (polibromodifenileteri, dei ritardanti di fiamma) nel latte materno.

Secondo l'Aie il trattamento in discariche controllate e in impianti moderni di incenerimento non costituisce problemi rilevanti per la salute, al netto dell'efficienza della gestione e delle tecnologie di combustione e depurazione degli effluenti.

I maggiori rischi per la salute derivano invece dalle emissioni da discariche e siti di abbandono illegali, da impianti d'incenerimento con tecnologie obsolete e dalle combustioni incontrollate di rifiuti.


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Indagine a Napoli e in Campania condotta dai fisiologi di Roma e Pisa dell'Istituto di ricerca. I picchi nella Asl Napoli 4, che comprende 35 comuni dell'interland


Più morti, malformazioni e maggiore incidenza di tumori: questo il quadro riscontrato da diversi studi, condotti tra il 2004 e 2011, sugli abitanti della Campania che vivono vicino a rifiuti pericolosi. Lo segnala un'indagine dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Roma e di Pisa, pubblicata sulla rivista 'Epidemiologia e prevenzione', in occasione del convegno dell'Associazione italiana epidemiologia (Aie).

In particolare, per quel che riguarda le patologie oncologiche, è stata riscontrata nell'area del registro tumori dell'asl Napoli 4, che comprende 35 comuni, una maggiore incidenza di cancro al polmone, fegato, testicolo, esofago, laringe, tiroide, linfoma non Hodgkin, leucemie e sarcoma dei tessuti molli nei maschi, e più casi di cancro al rene, dotti biliari, cervello, leucemia e mieloma nelle donne.

Ma non finisce qui. Nei soggetti residenti vicino a siti di abbandono di rifiuti pericolosi sono stati osservati invece livelli maggiori di diossine, furani, pcb (policlorobifenili, verosimilmente per le combustioni illegali), e pbde (polibromodifenileteri, dei ritardanti di fiamma) nel latte materno.

Secondo l'Aie il trattamento in discariche controllate e in impianti moderni di incenerimento non costituisce problemi rilevanti per la salute, al netto dell'efficienza della gestione e delle tecnologie di combustione e depurazione degli effluenti.

I maggiori rischi per la salute derivano invece dalle emissioni da discariche e siti di abbandono illegali, da impianti d'incenerimento con tecnologie obsolete e dalle combustioni incontrollate di rifiuti.


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martedì 8 novembre 2011

“La discarica di Chiaiano mette a rischio la salute dei cittadini”

Il dato, a quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, emerge dalla relazione dell'ingegnere Luigi Boeri, consegnata al Gip che indaga sul sito voluto e reclamizzato dall'ex capo della protezione civile Guido Bertolaso

La discarica di Chiaiano, fiore all’occhiello della gestione di Guido Bertolaso è stata realizzata con materiali di scarsa qualità senza rispettare i requisiti previsti dal bando di gara. A rischio l’ambiente e la salute dei cittadini. Il dato, a quanto risulta al Fattoquotidiano.it, emerge dalla relazione dell’ingegnere Luigi Boeri, consegnata al Gip nei giorni scorsi. Un lungo e documentato lavoro iniziato nel luglio scorso con analisi, carotaggi e verifiche tecniche. Una relazione che ha risposto ad 8 quesiti a partire dalla impermeabilizzazione del sito, lo stato dei luoghi e la qualità dei materiali utilizzati. Non solo l’argilla ma anche se il materassino bentonico è stato disposto su tutta la superficie così come la geomembrana, il telo di protezione che serve a evitare che il liquido di risulta penetri nelle falde acquifere. Al momento non ci sarebbe evidenza di percolamento, ma l’utilizzo di materiali scadenti, dato che emerge dalla relazione, mette a rischio la tenuta della discarica con conseguenze per la salute dei luoghi.

Dopo l’inchiesta della Procura, il perito doveva verificare la messa in opera e la realizzazione del sito secondo il progetto iniziale. E’ una fonte certa quella che spiega: “L’indagine dei carabinieri del Noe aveva accertato l’uso di materiali di scarsa qualità a partire dall’argilla, un dato che viene sostanzialmente confermato, anzi rafforzato dalla relazione consegnata che evidenzia anche la scarsa qualità del telo di protezione”.

L’inchiesta della Procura, pm Marco Del Gaudio, Antonello Ardituro e Lucia Esposito, coinvolge la ditta appaltatrice la Ibi idroimpianti e la Edilcar, azienda subappaltatrice che ha realizzato i lavori di movimentazione della terra, entrambe hanno ricevuto un’interdittiva antimafia per i presunti rapporti con i clan dei Casalesi e i Mallardo. E’ stato il pentito Gaetano Vassallo a indicare ai magistrati la vicinanza tra i vertici delle due aziende e le formazioni criminali. I militari del Noe, guidati dal maggiore Giovanni Caturano, hanno accertato l’uso di argilla di scarsa qualità, ma anche la frode in pubbliche forniture perché la Edilcar, nella realizzazione dell’invaso, avrebbe prelevato i rifiuti per riportarli di nuovo in discarica mischiati con il terreno vegetale facendosi di fatto pagare due volte. Se il progetto previsto dal bando di assegnazione non è stato rispettato, l’inchiesta è senza dubbio destinata ad allargarsi e potrebbe riguardare la commissione di collaudo che ha certificato la correttezza delle procedure mentre la discarica veniva allestita.

Un sito quello di Chiaiano che proprio in queste ore è tornato nuovamente al centro delle proteste dei cittadini contro un sospetto allargamento della discarica. La chiusura prevista per l’inizio di quest’anno è stata rimandata e continua lo smaltimento di rifiuti nell’invaso, oggi gestito dalla Sapna, la società provinciale. I carabinieri del Noe stanno valutando le denunce dei cittadini e non sono esclusi nuovi accertamenti per verificare l’eventuale illegale allargamento. La bomba ecologica continua la sua vita nonostante le promesse di chiusura.

Fonte:8

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Il dato, a quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, emerge dalla relazione dell'ingegnere Luigi Boeri, consegnata al Gip che indaga sul sito voluto e reclamizzato dall'ex capo della protezione civile Guido Bertolaso

La discarica di Chiaiano, fiore all’occhiello della gestione di Guido Bertolaso è stata realizzata con materiali di scarsa qualità senza rispettare i requisiti previsti dal bando di gara. A rischio l’ambiente e la salute dei cittadini. Il dato, a quanto risulta al Fattoquotidiano.it, emerge dalla relazione dell’ingegnere Luigi Boeri, consegnata al Gip nei giorni scorsi. Un lungo e documentato lavoro iniziato nel luglio scorso con analisi, carotaggi e verifiche tecniche. Una relazione che ha risposto ad 8 quesiti a partire dalla impermeabilizzazione del sito, lo stato dei luoghi e la qualità dei materiali utilizzati. Non solo l’argilla ma anche se il materassino bentonico è stato disposto su tutta la superficie così come la geomembrana, il telo di protezione che serve a evitare che il liquido di risulta penetri nelle falde acquifere. Al momento non ci sarebbe evidenza di percolamento, ma l’utilizzo di materiali scadenti, dato che emerge dalla relazione, mette a rischio la tenuta della discarica con conseguenze per la salute dei luoghi.

Dopo l’inchiesta della Procura, il perito doveva verificare la messa in opera e la realizzazione del sito secondo il progetto iniziale. E’ una fonte certa quella che spiega: “L’indagine dei carabinieri del Noe aveva accertato l’uso di materiali di scarsa qualità a partire dall’argilla, un dato che viene sostanzialmente confermato, anzi rafforzato dalla relazione consegnata che evidenzia anche la scarsa qualità del telo di protezione”.

L’inchiesta della Procura, pm Marco Del Gaudio, Antonello Ardituro e Lucia Esposito, coinvolge la ditta appaltatrice la Ibi idroimpianti e la Edilcar, azienda subappaltatrice che ha realizzato i lavori di movimentazione della terra, entrambe hanno ricevuto un’interdittiva antimafia per i presunti rapporti con i clan dei Casalesi e i Mallardo. E’ stato il pentito Gaetano Vassallo a indicare ai magistrati la vicinanza tra i vertici delle due aziende e le formazioni criminali. I militari del Noe, guidati dal maggiore Giovanni Caturano, hanno accertato l’uso di argilla di scarsa qualità, ma anche la frode in pubbliche forniture perché la Edilcar, nella realizzazione dell’invaso, avrebbe prelevato i rifiuti per riportarli di nuovo in discarica mischiati con il terreno vegetale facendosi di fatto pagare due volte. Se il progetto previsto dal bando di assegnazione non è stato rispettato, l’inchiesta è senza dubbio destinata ad allargarsi e potrebbe riguardare la commissione di collaudo che ha certificato la correttezza delle procedure mentre la discarica veniva allestita.

Un sito quello di Chiaiano che proprio in queste ore è tornato nuovamente al centro delle proteste dei cittadini contro un sospetto allargamento della discarica. La chiusura prevista per l’inizio di quest’anno è stata rimandata e continua lo smaltimento di rifiuti nell’invaso, oggi gestito dalla Sapna, la società provinciale. I carabinieri del Noe stanno valutando le denunce dei cittadini e non sono esclusi nuovi accertamenti per verificare l’eventuale illegale allargamento. La bomba ecologica continua la sua vita nonostante le promesse di chiusura.

Fonte:8

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