martedì 12 aprile 2016

Referendum del 17 Aprile, non resterò indifferente. Voterò e mi impegnerò affinché le persone vadano a votare.

‪#‎Referendum17Aprile‬, non resterò indifferente. Voterò e mi impegnerò affinché le persone vadano a votare.

Reputo l’invito all’astensione un fatto grave, in un paese che già non applica e non rispetta il voto popolare di precedenti referendum, come quello sull’acqua pubblica.
In un paese che ci ha visto, nel racconto dei media, scivolare da cittadini a consumatori, per poi passare al ruolo di semplici contribuenti.
E’ necessario segnare una svolta democratica e riappropriarsi del voto come strumento di cittadinanza consapevole. Come dice il Presidente della Corte Costituzionale: "al referendum si deve votare da buoni cittadini"

Sono giornate difficili, perché tante persone nemmeno sanno che il 17 Aprile ci sarà il Referendum. Una coltre di silenzio al riguardo è stata calata dalla televisione di Stato, che ha abdicato definitivamente al suo ruolo informativo di servizio pubblico per diventare, a imperitura vergogna di vertici asserviti e giornalisti, semplice megafono governativo.
Politicanti e lobbisti vorrebbero per meri interessi personali svendere e mettere a rischio un patrimonio naturale che è proprietà di tutti. Vorrebbero stravolgere anche la Costituzione, così come fagocitare ogni bellezza, ogni sentimento, ogni libertà.

Riprendiamo tutti insieme la voglia di decidere, la voglia di partecipare senza rassegnazione e in difesa del nostro mare, a tutela del bene comune, a difesa della bellezza della natura, del nostro turismo e dell’economia dei nostri territori e soprattutto in difesa dell' interesse di tutti i contro gli interessi di pochi. Il Sud deve sentirsi in prima linea in questa lotta per difendersi dallo scempio che insaziabili cricche parassitarie vorrebbero fare anche del suo mare.

Il 17 aprile segna l’inizio di un percorso di liberazione per contrastare e sconfiggere la cappa opprimente dell’egoismo e dell’avidità di chi pensa che la politica non sia bene comune, ma privato mercimonio. ‪#‎il17aprileiovotosi‬

Natale Cuccurese











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‪#‎Referendum17Aprile‬, non resterò indifferente. Voterò e mi impegnerò affinché le persone vadano a votare.

Reputo l’invito all’astensione un fatto grave, in un paese che già non applica e non rispetta il voto popolare di precedenti referendum, come quello sull’acqua pubblica.
In un paese che ci ha visto, nel racconto dei media, scivolare da cittadini a consumatori, per poi passare al ruolo di semplici contribuenti.
E’ necessario segnare una svolta democratica e riappropriarsi del voto come strumento di cittadinanza consapevole. Come dice il Presidente della Corte Costituzionale: "al referendum si deve votare da buoni cittadini"

Sono giornate difficili, perché tante persone nemmeno sanno che il 17 Aprile ci sarà il Referendum. Una coltre di silenzio al riguardo è stata calata dalla televisione di Stato, che ha abdicato definitivamente al suo ruolo informativo di servizio pubblico per diventare, a imperitura vergogna di vertici asserviti e giornalisti, semplice megafono governativo.
Politicanti e lobbisti vorrebbero per meri interessi personali svendere e mettere a rischio un patrimonio naturale che è proprietà di tutti. Vorrebbero stravolgere anche la Costituzione, così come fagocitare ogni bellezza, ogni sentimento, ogni libertà.

Riprendiamo tutti insieme la voglia di decidere, la voglia di partecipare senza rassegnazione e in difesa del nostro mare, a tutela del bene comune, a difesa della bellezza della natura, del nostro turismo e dell’economia dei nostri territori e soprattutto in difesa dell' interesse di tutti i contro gli interessi di pochi. Il Sud deve sentirsi in prima linea in questa lotta per difendersi dallo scempio che insaziabili cricche parassitarie vorrebbero fare anche del suo mare.

Il 17 aprile segna l’inizio di un percorso di liberazione per contrastare e sconfiggere la cappa opprimente dell’egoismo e dell’avidità di chi pensa che la politica non sia bene comune, ma privato mercimonio. ‪#‎il17aprileiovotosi‬

Natale Cuccurese











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venerdì 12 febbraio 2016

Referendum anti trivelle, una data scelta contro l'interesse del popolo e della democrazia, intervenga il Presidente Mattarella.

Di Natale Cuccurese

Dopo la rinuncia della Petroceltic a cercare petrolio al largo delle Isole Tremiti, accompagnata dalla nota del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi che sperava nella fine di “alcune strumentalizzazioni sul tema delle attività di ricerca in mare”, dimenticando però di dire che nessun merito ha la ministra sulla rinuncia, visto che questa è dovuta solo una decisione commerciale della Petroceltic  avendo anzi il ministero già concesso a suo tempo le autorizzazioni per trenta denari, ecco che il Governo, mostrando l’implicita volontà di continuare col concedere per il futuro autorizzazioni a trivellare il nostro mare, ha la bella pensata di fissare al 17 aprile il referendum anti-trivelle. Viene così bocciata l’ipotesi di accorpamento con le elezioni amministrative e viene mostrato al contempo poco rispetto per le Regioni, che da tempo si sono coalizzate nel fronte del NO alle trivellazioni. Fronte capeggiato dal Presidente della Puglia Michele Emiliano che sta ben operando su questo e altri fronti a vantaggio della Puglia e del Sud e che non a caso è da sempre sostenuto dal Partito del Sud.

Gli italiani, quindi, saranno chiamati in tempi strettissimi a votare il referendum. La decisione del Governo Renzi è uno schiaffo alla democrazia motivato dalla consapevolezza di poter perdere la battaglia contro le trivelle che va contro il comune sentire delle popolazione coinvolte. La data infatti pare scelta apposta per ridurre i partecipanti al referendum, nell’evidente intento di boicottare la consultazione popolare, rifuggendo l'Election Day, cioè un'unica giornata in cui far votare per il referendum e le elezioni comunali.
Quanto sopra avviene fra l’altro in un periodo di grave crisi economica, con un aggravio insensato di spesa di più di 300 milioni di euro, in un paese dove mancano i soldi persino per le necessità più elementari, ad iniziare dalle scuole. Un ulteriore sberleffo a tutti gli italiani da parte di un Governo mai eletto e che sta dimostrando nei fatti di non tenere in nessun conto il parere degli elettori.
Due mesi di tempo prima del voto del referendum non bastano nemmeno per aprire la discussione, figuriamoci per la mobilitazione degli elettori nel tentativo di raggiungere il quorum. 

Fra l’altro come scrive sul Fatto Quotidiano il costituzionalista Enzo Di Salvatore “È evidente il tentativo di boicottare il referendum ‘spacchettando’ i quesiti” spiega. Dinanzi alla Corte Costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione promossi dalle Regioni nei confronti del Parlamento e dell’Ufficio Centrale per il Referendum (Cassazione), che la Legge di Stabilità non aveva soddisfatto. Entro le prossime settimane dovrebbe arrivare una risposta. “Nel caso l’esito del conflitto fosse positivo – dice Di Salvatore – si voterebbe per altri due quesiti, uno relativo al piano delle aree e l’altro alla durata dei titoli in terraferma”. Quindi il referendum potrebbe svolgersi su tre quesiti e non solo su uno. Stando alla decisione presa dal consiglio dei ministri un quesito verrebbe presentato il 17 aprile e per l’altro bisognerebbe rinviare. “Vorrebbe dire – conclude Di Salvatore – che nel 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne ben quattro volte”.

La scelta referendaria è fra un governo che avvalendosi di abili scorciatoie ripropone il saccheggio dell'ambiente e fra i cittadini sui territori che vogliono immaginare un futuro diverso per il nostro ambiente, per la nostra economia, per la nostra salute, per il nostro futuro.
L’esito del referendum potrebbe poi impattare in modo drammatico sul Sud, che si vedrebbe persino negare la possibilità di poter progettare un futuro di sviluppo diverso per i nostri mari, per le nostre risorse ambientali, per il nostro turismo, per la nostra bellezza.
È un referendum sul modello di vita che vogliamo per noi e le nuove generazioni e quindi necessita della massima mobilitazione, della massima informazione, del massimo coinvolgimento delle popolazioni.
Due mesi sono pochi e l’atteggiamento decisionista del governo è ancora una volta poco democratico e a vantaggio di interessi che non solo certo quelli collettivi.

Su questo facciamo appello come Partito del Sud al Capo dello Stato Sergio Mattarella, affinchè intervenga nell’interesse di tutti i cittadini per poter far rivalutare questa scelta.


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Di Natale Cuccurese

Dopo la rinuncia della Petroceltic a cercare petrolio al largo delle Isole Tremiti, accompagnata dalla nota del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi che sperava nella fine di “alcune strumentalizzazioni sul tema delle attività di ricerca in mare”, dimenticando però di dire che nessun merito ha la ministra sulla rinuncia, visto che questa è dovuta solo una decisione commerciale della Petroceltic  avendo anzi il ministero già concesso a suo tempo le autorizzazioni per trenta denari, ecco che il Governo, mostrando l’implicita volontà di continuare col concedere per il futuro autorizzazioni a trivellare il nostro mare, ha la bella pensata di fissare al 17 aprile il referendum anti-trivelle. Viene così bocciata l’ipotesi di accorpamento con le elezioni amministrative e viene mostrato al contempo poco rispetto per le Regioni, che da tempo si sono coalizzate nel fronte del NO alle trivellazioni. Fronte capeggiato dal Presidente della Puglia Michele Emiliano che sta ben operando su questo e altri fronti a vantaggio della Puglia e del Sud e che non a caso è da sempre sostenuto dal Partito del Sud.

Gli italiani, quindi, saranno chiamati in tempi strettissimi a votare il referendum. La decisione del Governo Renzi è uno schiaffo alla democrazia motivato dalla consapevolezza di poter perdere la battaglia contro le trivelle che va contro il comune sentire delle popolazione coinvolte. La data infatti pare scelta apposta per ridurre i partecipanti al referendum, nell’evidente intento di boicottare la consultazione popolare, rifuggendo l'Election Day, cioè un'unica giornata in cui far votare per il referendum e le elezioni comunali.
Quanto sopra avviene fra l’altro in un periodo di grave crisi economica, con un aggravio insensato di spesa di più di 300 milioni di euro, in un paese dove mancano i soldi persino per le necessità più elementari, ad iniziare dalle scuole. Un ulteriore sberleffo a tutti gli italiani da parte di un Governo mai eletto e che sta dimostrando nei fatti di non tenere in nessun conto il parere degli elettori.
Due mesi di tempo prima del voto del referendum non bastano nemmeno per aprire la discussione, figuriamoci per la mobilitazione degli elettori nel tentativo di raggiungere il quorum. 

Fra l’altro come scrive sul Fatto Quotidiano il costituzionalista Enzo Di Salvatore “È evidente il tentativo di boicottare il referendum ‘spacchettando’ i quesiti” spiega. Dinanzi alla Corte Costituzionale pendono ancora due conflitti di attribuzione promossi dalle Regioni nei confronti del Parlamento e dell’Ufficio Centrale per il Referendum (Cassazione), che la Legge di Stabilità non aveva soddisfatto. Entro le prossime settimane dovrebbe arrivare una risposta. “Nel caso l’esito del conflitto fosse positivo – dice Di Salvatore – si voterebbe per altri due quesiti, uno relativo al piano delle aree e l’altro alla durata dei titoli in terraferma”. Quindi il referendum potrebbe svolgersi su tre quesiti e non solo su uno. Stando alla decisione presa dal consiglio dei ministri un quesito verrebbe presentato il 17 aprile e per l’altro bisognerebbe rinviare. “Vorrebbe dire – conclude Di Salvatore – che nel 2016 gli italiani saranno chiamati alle urne ben quattro volte”.

La scelta referendaria è fra un governo che avvalendosi di abili scorciatoie ripropone il saccheggio dell'ambiente e fra i cittadini sui territori che vogliono immaginare un futuro diverso per il nostro ambiente, per la nostra economia, per la nostra salute, per il nostro futuro.
L’esito del referendum potrebbe poi impattare in modo drammatico sul Sud, che si vedrebbe persino negare la possibilità di poter progettare un futuro di sviluppo diverso per i nostri mari, per le nostre risorse ambientali, per il nostro turismo, per la nostra bellezza.
È un referendum sul modello di vita che vogliamo per noi e le nuove generazioni e quindi necessita della massima mobilitazione, della massima informazione, del massimo coinvolgimento delle popolazioni.
Due mesi sono pochi e l’atteggiamento decisionista del governo è ancora una volta poco democratico e a vantaggio di interessi che non solo certo quelli collettivi.

Su questo facciamo appello come Partito del Sud al Capo dello Stato Sergio Mattarella, affinchè intervenga nell’interesse di tutti i cittadini per poter far rivalutare questa scelta.


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martedì 19 gennaio 2016

In difesa dell’Adriatico e delle Isole Tremiti, il comunicato congiunto di Manfredonia

Lunedì 18 gennaio 2016, presso l’Aula consiliare della Città di Manfredonia, si è tenuto il previsto incontro, promosso dalla Rete NoTriv, per ribadire il NO alla ricerca del petrolio nel mare Adriatico al largo delle Isole Tremiti, autorizzata il 22 dicembre scorso dal Ministero dello Sviluppo economico alla Petroceltic Italia srl.

L’Adriatico, mare chiuso e dagli equilibri ambientali fragili, già gravato da 78 concessioni funzionanti per l’estrazione di gas e di petrolio, 17 permessi di ricerca già rilasciati nell’area italiana e 29 in fase di rilascio in quella croata, cui si aggiungono 24 ulteriori richieste, non può sopportare altri carichi.

Ribadiamo, ancora una volta, la nostra ferma contrarietà alla ricerca di idrocarburi nell’Adriatico poiché rappresenta un’offesa alla bellezza e alla biodiversità del mare, un danno per altri settori strategici della nostra economia, come il turismo, la pesca e la blu economy. La scelta petrolifera è un rischio senza benefici per le comunità costiere e per tutto il Paese: il greggio presente nel sottosuolo marino italiano, stimato in circa 10 milioni di tonnellate, di scarsa qualità, soddisferebbe il fabbisogno energetico nazionale per appena due mesi con scarsi effetti sull’indipendenza energetica dell’Italia.

In cambio, alla scarsità dei vantaggi corrisponde la grande preoccupazione che desta l’estrazione degli idrocarburi in mare per le possibili perdite sia normali, sia per incidenti, con i danni che deriverebbero per le zone costiere che vivono di turismo e di pesca.

A tale rischio si aggiungono, nell’attuale fase, i danni alla fauna ittica causati dalla tecnica utilizzata per l’individuazione dei giacimenti di idrocarburi, attraverso il cosiddetto airgun. Tale pratica di ricerca, che il Governo ha autorizzato in prossimità delle Tremiti, può avere effetti a decine di chilometri di distanza, almeno 50 (rapporto ISPRA del Maggio 2012) in quanto le esplosioni delle prospezioni sismiche producono fortissimo rumore che investe l’ambiente marino. Le Isole Tremiti sono a 24 km dalla area in cui è stata autorizzata, da parte Ministero dello Sviluppo economico, la ricerca della Petroceltic in un ambiente delicato come quello dell’Adriatico e in prossimità di una delle più belle aree protette marine del Pianeta.

Non possiamo permettere che avvenga tale violazione del mare. Dobbiamo assumerci il compito e la responsabilità di proteggere l’Adriatico per difendere un patrimonio naturalistico unico, un ecosistema importantissimo per l’economia dell’Italia e degli altri Paesi ionio-adriatici e dell’Europa: le bellezze naturali dei luoghi, la cultura, la storia, le attività economiche che sostengono queste comunità costiere.

A questa scelta di ulteriori sacrifici ambientali e rischi, l’Assemblea chiede di poter istituire un tavolo di confronto al Governo Nazionale e alla Regione Puglia sui temi centrali della politica energetica e sui nuovi indirizzi mondiali sui cambiamenti climatici. A questo proposito, la Regione Puglia ha già avviato politiche importanti di conversione energetica.

Ritiene, inoltre, che un tavolo di confronto e di condivisione per ulteriori scelte sul piano energetico potrebbe favorire gli stessi indirizzi e investimenti delle imprese del settore.

Chiede, quindi, di condividere le scelte con le popolazioni locali perché ciò può rigettare proposte incompatibili ed insostenibili dal territorio e favorire soluzioni coerenti e importanti per lo sviluppo locale; d’istituire, inoltre, un tavolo di confronto sui temi della blu economy e della direttiva Eusair-Macroregione Ionio-Adriatica, sui temi della pesca sostenibile, della qualità ambientale e sulla sostenibilità del turismo e dei trasporti nei nostri mari, di straordinaria importanza ecologica.

L’Assemblea, fermamente convinta a condurre la lotta con ogni mezzo democratico, chiede al Governo di REVOCARE L’AUTORIZZAZIONE alla Petroceltic Italia srl.
Qualora i ministeri dovessero perseverare nell’assurda politica energetica cui condannare l’Adriatico e che espone l’Italia ad eventuale procedura d’infrazione del diritto comunitario, impugneremo l’autorizzazione alla Petroceltic innanzi al TAR del Lazio.

L’Assemblea, infine, prosegue l’impegno della battaglia referendaria.

Il presidente della Regione Puglia,
il presidente della Provincia di Foggia,
il presidente del Parco Nazionale del Gargano,
i sindaci dei Comuni pugliesi,
le associazioni ambientaliste,
la rete NOTRIV

Fonte: Con il Sud si Riparte

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Lunedì 18 gennaio 2016, presso l’Aula consiliare della Città di Manfredonia, si è tenuto il previsto incontro, promosso dalla Rete NoTriv, per ribadire il NO alla ricerca del petrolio nel mare Adriatico al largo delle Isole Tremiti, autorizzata il 22 dicembre scorso dal Ministero dello Sviluppo economico alla Petroceltic Italia srl.

L’Adriatico, mare chiuso e dagli equilibri ambientali fragili, già gravato da 78 concessioni funzionanti per l’estrazione di gas e di petrolio, 17 permessi di ricerca già rilasciati nell’area italiana e 29 in fase di rilascio in quella croata, cui si aggiungono 24 ulteriori richieste, non può sopportare altri carichi.

Ribadiamo, ancora una volta, la nostra ferma contrarietà alla ricerca di idrocarburi nell’Adriatico poiché rappresenta un’offesa alla bellezza e alla biodiversità del mare, un danno per altri settori strategici della nostra economia, come il turismo, la pesca e la blu economy. La scelta petrolifera è un rischio senza benefici per le comunità costiere e per tutto il Paese: il greggio presente nel sottosuolo marino italiano, stimato in circa 10 milioni di tonnellate, di scarsa qualità, soddisferebbe il fabbisogno energetico nazionale per appena due mesi con scarsi effetti sull’indipendenza energetica dell’Italia.

In cambio, alla scarsità dei vantaggi corrisponde la grande preoccupazione che desta l’estrazione degli idrocarburi in mare per le possibili perdite sia normali, sia per incidenti, con i danni che deriverebbero per le zone costiere che vivono di turismo e di pesca.

A tale rischio si aggiungono, nell’attuale fase, i danni alla fauna ittica causati dalla tecnica utilizzata per l’individuazione dei giacimenti di idrocarburi, attraverso il cosiddetto airgun. Tale pratica di ricerca, che il Governo ha autorizzato in prossimità delle Tremiti, può avere effetti a decine di chilometri di distanza, almeno 50 (rapporto ISPRA del Maggio 2012) in quanto le esplosioni delle prospezioni sismiche producono fortissimo rumore che investe l’ambiente marino. Le Isole Tremiti sono a 24 km dalla area in cui è stata autorizzata, da parte Ministero dello Sviluppo economico, la ricerca della Petroceltic in un ambiente delicato come quello dell’Adriatico e in prossimità di una delle più belle aree protette marine del Pianeta.

Non possiamo permettere che avvenga tale violazione del mare. Dobbiamo assumerci il compito e la responsabilità di proteggere l’Adriatico per difendere un patrimonio naturalistico unico, un ecosistema importantissimo per l’economia dell’Italia e degli altri Paesi ionio-adriatici e dell’Europa: le bellezze naturali dei luoghi, la cultura, la storia, le attività economiche che sostengono queste comunità costiere.

A questa scelta di ulteriori sacrifici ambientali e rischi, l’Assemblea chiede di poter istituire un tavolo di confronto al Governo Nazionale e alla Regione Puglia sui temi centrali della politica energetica e sui nuovi indirizzi mondiali sui cambiamenti climatici. A questo proposito, la Regione Puglia ha già avviato politiche importanti di conversione energetica.

Ritiene, inoltre, che un tavolo di confronto e di condivisione per ulteriori scelte sul piano energetico potrebbe favorire gli stessi indirizzi e investimenti delle imprese del settore.

Chiede, quindi, di condividere le scelte con le popolazioni locali perché ciò può rigettare proposte incompatibili ed insostenibili dal territorio e favorire soluzioni coerenti e importanti per lo sviluppo locale; d’istituire, inoltre, un tavolo di confronto sui temi della blu economy e della direttiva Eusair-Macroregione Ionio-Adriatica, sui temi della pesca sostenibile, della qualità ambientale e sulla sostenibilità del turismo e dei trasporti nei nostri mari, di straordinaria importanza ecologica.

L’Assemblea, fermamente convinta a condurre la lotta con ogni mezzo democratico, chiede al Governo di REVOCARE L’AUTORIZZAZIONE alla Petroceltic Italia srl.
Qualora i ministeri dovessero perseverare nell’assurda politica energetica cui condannare l’Adriatico e che espone l’Italia ad eventuale procedura d’infrazione del diritto comunitario, impugneremo l’autorizzazione alla Petroceltic innanzi al TAR del Lazio.

L’Assemblea, infine, prosegue l’impegno della battaglia referendaria.

Il presidente della Regione Puglia,
il presidente della Provincia di Foggia,
il presidente del Parco Nazionale del Gargano,
i sindaci dei Comuni pugliesi,
le associazioni ambientaliste,
la rete NOTRIV

Fonte: Con il Sud si Riparte

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mercoledì 13 gennaio 2016

Il 18 anche il Partito del Sud a Manfredonia contro le trivellazioni

trivellazioni-mareAnche il Partito del Sud sarà presente a Manfredonia il prossimo 18 ottobre alle 10 presso il Municipio, insieme ai presidenti di Regione Michele Emiliano, Puglia, e Paolo Frattura, Molise. Saranno presenti inoltre tutti i sindaci della Provincia di Foggia, le associazione e i movimenti ambientalisti, i movimenti #NoTriv e i semplici cittadini.
L’idea del Governo di poter consentire delle ricerche di “idrocarburi” con metodi invasivi è il preludio a danni inenarrabili per l’ambiente delicatissimo dell’Adriatico e delle coste Pugliesi e Molisane e, altresì, prelude, nel caso tali ricerche avessero risultati positivi sgnalando tale presenza, a trivellazioni selvagge del nostro mare.
E’ bene comprendere da parte del Governo che le regioni interessate e i cittadini pugliesi e molisani non consentiranno tale scempio.
Il Partito del Sud è al fianco sempre di Michele Emiliano in questa e in altre battaglie confermiamo l’importanza del coordinamento tra regioni del sud e città metropolitane al fine di impedire colpi di mano di qualsiasi genere.
il Coordinamento regionale della Puglia del Partito del Sud


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trivellazioni-mareAnche il Partito del Sud sarà presente a Manfredonia il prossimo 18 ottobre alle 10 presso il Municipio, insieme ai presidenti di Regione Michele Emiliano, Puglia, e Paolo Frattura, Molise. Saranno presenti inoltre tutti i sindaci della Provincia di Foggia, le associazione e i movimenti ambientalisti, i movimenti #NoTriv e i semplici cittadini.
L’idea del Governo di poter consentire delle ricerche di “idrocarburi” con metodi invasivi è il preludio a danni inenarrabili per l’ambiente delicatissimo dell’Adriatico e delle coste Pugliesi e Molisane e, altresì, prelude, nel caso tali ricerche avessero risultati positivi sgnalando tale presenza, a trivellazioni selvagge del nostro mare.
E’ bene comprendere da parte del Governo che le regioni interessate e i cittadini pugliesi e molisani non consentiranno tale scempio.
Il Partito del Sud è al fianco sempre di Michele Emiliano in questa e in altre battaglie confermiamo l’importanza del coordinamento tra regioni del sud e città metropolitane al fine di impedire colpi di mano di qualsiasi genere.
il Coordinamento regionale della Puglia del Partito del Sud


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venerdì 16 ottobre 2015

I fatti parlano sempre di più delle parole



Di Michele Dell'Edera
Fonte: Italiatoday



Si è fatto un gran parlare, soprattutto ad agosto, di questo famoso “piano per il sud” che il Governo con enfasi aveva annunciato per settembre. Diciamo che questa enfasi comunicativa era venuta fuori più perché, con le anticipazioni catastrofiche dello SVIMEZ, gli appelli di Saviano e i movimenti dei Governatori come Michele Emiliano e gli altri delle regioni del Sud, il Governo aveva bisogno di far vedere che la “partita sud” l’avrebbe giocata da protagonista non delegandola alla periferia.

Poi si è andati avanti con scaramucce e battaglie tra Governatori e Presidente del Consiglio che, dimostrando il suo grande attaccamento al mezzogiorno, preferì andare a vedere una partita di tennis (giocata da tenniste pugliesi, quindi del sud) piuttosto che aprire la Fiera del Levante e dare una risposta alle istituzioni locali meridionali là radunate.

Oggi forse si capisce di più di quella assenza. Il Presidente del Consiglio non venne a Bari perché sul sud allora come oggi non aveva nulla da dire. Le belle parole di ieri, quelle di agosto, sono state sostituite dai fatti di oggi e cioè l’assoluta assenza di qualsiasi “piano per il sud” e la presenza di tre slide, dico tre, nella presentazione della legge di stabilità presentata ancora con enfasi ieri.

Le famose tre slide cosa ci dicono: 1) che il Governo metterà ancora fondi sull’ILVA a Taranto (non si capisce dalle slide se per tutelare la produzione, la salute o tutte e due le cose). 2) Che si completerà la Salerno-Reggio Calabria, ma questo è un totem che da quasi mezzo secolo mettono in mostra tutti i Governi. 3) Che per la “terra dei fuochi” ci sono 450 milioni di euro diventati 150 in un Comunicato Stampa di Palazzo Chigi.

E’ chiaro che questo non è un piano per il Sud. E’ un “citare il sud” per liberarsi la coscienza. Ma il Governo non ha mente nulla di strategico per il sud. O meglio non ha proprio in mente il sud.
Oppure ci faccia capire.

Purtroppo ancora una volta le parole per la politica italiana sono una cosa i fatti un’altra. Renzi come gli altri sul Sud ha fatto parole… perché obbligato dalla sua voglia di comunicare sempre e comunque.

Il Sud dovrà fare da solo ripartendo da regioni e città.


Fonte: Italiatoday


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Di Michele Dell'Edera
Fonte: Italiatoday



Si è fatto un gran parlare, soprattutto ad agosto, di questo famoso “piano per il sud” che il Governo con enfasi aveva annunciato per settembre. Diciamo che questa enfasi comunicativa era venuta fuori più perché, con le anticipazioni catastrofiche dello SVIMEZ, gli appelli di Saviano e i movimenti dei Governatori come Michele Emiliano e gli altri delle regioni del Sud, il Governo aveva bisogno di far vedere che la “partita sud” l’avrebbe giocata da protagonista non delegandola alla periferia.

Poi si è andati avanti con scaramucce e battaglie tra Governatori e Presidente del Consiglio che, dimostrando il suo grande attaccamento al mezzogiorno, preferì andare a vedere una partita di tennis (giocata da tenniste pugliesi, quindi del sud) piuttosto che aprire la Fiera del Levante e dare una risposta alle istituzioni locali meridionali là radunate.

Oggi forse si capisce di più di quella assenza. Il Presidente del Consiglio non venne a Bari perché sul sud allora come oggi non aveva nulla da dire. Le belle parole di ieri, quelle di agosto, sono state sostituite dai fatti di oggi e cioè l’assoluta assenza di qualsiasi “piano per il sud” e la presenza di tre slide, dico tre, nella presentazione della legge di stabilità presentata ancora con enfasi ieri.

Le famose tre slide cosa ci dicono: 1) che il Governo metterà ancora fondi sull’ILVA a Taranto (non si capisce dalle slide se per tutelare la produzione, la salute o tutte e due le cose). 2) Che si completerà la Salerno-Reggio Calabria, ma questo è un totem che da quasi mezzo secolo mettono in mostra tutti i Governi. 3) Che per la “terra dei fuochi” ci sono 450 milioni di euro diventati 150 in un Comunicato Stampa di Palazzo Chigi.

E’ chiaro che questo non è un piano per il Sud. E’ un “citare il sud” per liberarsi la coscienza. Ma il Governo non ha mente nulla di strategico per il sud. O meglio non ha proprio in mente il sud.
Oppure ci faccia capire.

Purtroppo ancora una volta le parole per la politica italiana sono una cosa i fatti un’altra. Renzi come gli altri sul Sud ha fatto parole… perché obbligato dalla sua voglia di comunicare sempre e comunque.

Il Sud dovrà fare da solo ripartendo da regioni e città.


Fonte: Italiatoday


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TERRA DEI FUOCHI E LEGGE DI STABILITA', ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI QUANTO SCRITTO.




Di Michele Ammendola

Leggere questo titolone dovrebbe far ben sperare.
Finalmente le nostre battaglie hanno trovato un interlocutore sensibile, un governo attento che cambia marcia e invece.......
NULLA È CAMBIATO 
Cerchiamo di capire.....

Innanzitutto sono 150 milioni di euro all'anno per tre anni che non si occupano di Terra dei fuochi per come la intendiamo noi (a quanto si capisce dalle prime indiscrezioni).
E si perché si occuperanno di terra dei fuochi per come la intende il Governatore della Campania De Luca il quale sin dal primo giorno ha identificato il problema della terra dei fuochi con le "ECOBALLE", che non sono esattamente TERRA DEI FUOCHI.

Sin dal primo giorno infatti lo sceriffo di Salerno ha tuonato che bisognava rimuovere le ECOBALLE e risolvere il problema. Come?
E che ce vo', BRUCIAMMELE.


Si avete capito bene, il governo ci fa credere di chiudere definitivamente il dramma del BIOCIDIO mettendogli addosso una nuova veste e semplicemente dandogli fuoco.


Le Ecoballe (di Bassoliniana memoria) di Taverna del Re sono un problema importante da risolvere ma sicuramente non sono il primo intervento da fare. A differenza dell'intombamento dei rifiuti e del fenomeno dei roghi tossici che SICURAMENTE provocano CANCRO, le ECOBALLE (forse) non provocano direttamente CANCRO ma sicuramente provocano direttamente SANZIONI UE.


Allora io mi chiedo: "ma vuoi vedere che al governo interessa più sanare i conti pubblici (in stile Caldoro) che sanare la salute dei cittadini campani?".


So solo una cosa. Non riesco a considerarlo un passo in avanti perché lo considero solo uno sporco slogan elettorale.







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Di Michele Ammendola

Leggere questo titolone dovrebbe far ben sperare.
Finalmente le nostre battaglie hanno trovato un interlocutore sensibile, un governo attento che cambia marcia e invece.......
NULLA È CAMBIATO 
Cerchiamo di capire.....

Innanzitutto sono 150 milioni di euro all'anno per tre anni che non si occupano di Terra dei fuochi per come la intendiamo noi (a quanto si capisce dalle prime indiscrezioni).
E si perché si occuperanno di terra dei fuochi per come la intende il Governatore della Campania De Luca il quale sin dal primo giorno ha identificato il problema della terra dei fuochi con le "ECOBALLE", che non sono esattamente TERRA DEI FUOCHI.

Sin dal primo giorno infatti lo sceriffo di Salerno ha tuonato che bisognava rimuovere le ECOBALLE e risolvere il problema. Come?
E che ce vo', BRUCIAMMELE.


Si avete capito bene, il governo ci fa credere di chiudere definitivamente il dramma del BIOCIDIO mettendogli addosso una nuova veste e semplicemente dandogli fuoco.


Le Ecoballe (di Bassoliniana memoria) di Taverna del Re sono un problema importante da risolvere ma sicuramente non sono il primo intervento da fare. A differenza dell'intombamento dei rifiuti e del fenomeno dei roghi tossici che SICURAMENTE provocano CANCRO, le ECOBALLE (forse) non provocano direttamente CANCRO ma sicuramente provocano direttamente SANZIONI UE.


Allora io mi chiedo: "ma vuoi vedere che al governo interessa più sanare i conti pubblici (in stile Caldoro) che sanare la salute dei cittadini campani?".


So solo una cosa. Non riesco a considerarlo un passo in avanti perché lo considero solo uno sporco slogan elettorale.







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venerdì 2 ottobre 2015

NULLA AVVIENE PER CASO: DAL REFERENDUM NO TRIV LA SPERANZA DI RIPARTENZA PER IL SUD


Di Natale Cuccurese

Grazie all’iniziativa di 10 Consigli Regionali (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto) che hanno presentato in Cassazione ben sei quesiti referendari, i cittadini italiani potranno scegliere in prima persona, con il voto referendario, il futuro energetico del Paese. Sarà infatti possibile abrogare l'articolo 35 del Decreto Sviluppo e parti dell'articolo 38 del Decreto Sblocca Italia. La Lombardia invece ha impugnato l'articolo 38, mentre l’Emilia Romagna non ha aderito, pur se il Governatore Bonaccini ha detto che approva la “carta anti trivelle di Termoli”.

In questi due articoli si trova insita la possibilità alle multinazionali dell'energia di permettere ricerca ed estrazione quasi illimitata di idrocarburi liquidi e gassosi, senza che la popolazione e la politica locale dei territori interessati abbiano voce in capitolo.
Sarebbero bastate solo cinque deliberazioni a favore del referendum, a norma dell’articolo 75 della Costituzione, il fatto che siano state in dieci Regioni a deliberarlo è un fatto estremamente significativo.

Altrettanto importante è che tutte le Regioni del Sud continentale si siano espresse in modo concorde a favore del referendum e contro le trivellazioni. Unica nota dolente la Regione Sicilia. 
La Regione Puglia ha addirittura già previsto dei fondi per la comunicazione.
Il prossimo appuntamento sarà il 9 ottobre a Pescara con nuovo summit di quasi tutti i Governatori del Sud per valutare i passi successivi, come sempre in maniera congiunta. Si tratta del terzo incontro dopo quelli di Termoli e Bari, in quelle che noi del Partito del Sud auspichiamo come prove tecniche di Macroregione Sud.

Con questo passo i Governatori hanno deliberato di concentrare la strategia di difesa non solo ecologica, ma anche economica ed occupazionale, su settori importanti per lo sviluppo dei territori quali prodotti vitivinicoli, doc e dop, pesca e turismo su tutti, senza dimenticare la salvaguardia dei mari, dei territori e della salute delle popolazioni, affinché mari e territori non vengano devastati e la loro economia stravolta.

Capofila dell’iniziativa, che recepisce anche l'intuizione del Coord. Nazionale No Triv e di altre 200 Associazioni, è la Basilicata, con il Presidente Pino Lacorazza che chiede «che siano ripristinati i poteri delle Regioni».Secondo Lacorazza un altro dei punti sul tappeto è quello del diritto di proprietà privata, perché «un articolo dello `Sblocca Italia´ prevede che per 12 anni sia concesso il permesso di ricerca sui terreni privati alle società estrattrici» Il presidente lucana ribadisce che non si tratta di un caso di «nimby» («non in my back yard», non nel mio cortile): in Basilicata «abbiamo già la presenza di 70 impianti di trivellazione» - spiega: «non vogliamo “non sporcare il nostro giardino” e spostare il problema in quello degli altri, ma crediamo che la politica energetica dell’Italia debba raccordarsi con l’Unione europea, che non può soltanto occuparsi di moneta e burocrazia».

La Consulta ora valuterà l'ammissibilità dei quesiti referendari, che intervengono per dire un netto no alle trivelle in mare e in terra, oltre che per riaffermare il ruolo delle Regioni e degli enti locali nelle procedure che li riguardano.


La proposta referendaria che arriva in Cassazione si articola in cinque quesiti sulle disposizioni del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Sblocca Italia), del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (sulle semplificazioni) e della legge 23 agosto 2004, n. 239 (riordino del settore energetico).

Il primo quesito chiede l’abrogazione del comma 1 dell’art. 38, del decreto Sblocca Italia che estende il vincolo all’esproprio dei terreni anche nella “fase di ricerca” e non solo alle attività di estrazione.

Il secondo quesito chiede l’abrogazione del comma 1 dell’art. 38, comma 1-bis, sempre del decreto Sblocca Italia, che riguarda il cosiddetto Piano delle aree con cui viene organizzata le attività di ricerca ed estrazione degli idrocarburi. Scopo dell’abrogazione referendaria è fare esprimere la Conferenza delle Regioni sul Piano delle aree non solo per le attività di ricerca sula terraferma ma anche in mare e di evitare che, in caso di mancato raggiungimento dell’intesa, si ricorra all’esercizio del potere sostitutivo da parte del Governo. Il quesito, infine, si pone l’obbiettivo che non possano essere rilasciati nuovi titoli per le attività di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi fino a quando non sarà adottato il Piano delle aree.

Il terzo quesito riguarda la durata delle attività. L’art. 38 dello Sblocca Italia, infatti, ha tacitamente abrogato la previsione legislativa dei permessi e delle concessioni. Con il quesito si chiede intervenire sulla durata dei titoli concessori unici.

Il quarto quesito è relativo all’art. 57 del decreto-legge n. 5 del 2012 sulle semplificazioni,
la proposta referendaria mira ad abrogare la possibilità che per le infrastrutture,gli insediamenti strategici, le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi e le opere strumentali allo sfruttamento degli idrocarburi, si possa esercitare il potere sostitutivo. Il quinto quesito completa logicamente il secondo e il quarto, dal punto di vista della partecipazione degli Enti territoriali e mira a far sì che l’intesa sul rilascio dei titoli minerari torni un “atto a struttura necessariamente bilaterale”, e cioè “superabile” dallo Stato solo a seguito di effettiva “trattativa” con le Regioni interessate. La normativa nazionale che si vuole abrogare mira a spossessare le Regioni dei poteri sulle attività estrattive, in questo caso quelle in mare.

Secondo i proponenti i referendum “È un atto arrogante di un governo che decide senza sentire gli enti locali e le Regioni, un regalo alle industrie petrolifere fatto proprio nel momento in cui emergono nuove fonti energetiche ben più ecologiche”.

Il referendum è l’unica possibilità che resta agli italiani per rimettere in discussione la Strategia Energetica Nazionale impostata dall'ultimo Governo Berlusconi, accettata dagli esecutivi successivi e rilanciata dal Governo Renzi.

Come Partito del Sud non possiamo che apprezzare l'azione dei Governatori che hanno supportato l’iniziativa referendaria a cominciare dal Governatore della Puglia Michele Emiliano che prosegue con convinzione e coerenza nell'applicazione del suo Programma, proprio come da noi del Partito del Sud proposto su questi punti a febbraio ed inserito nel Programma di Emiliano Sindaco di Puglia( http://sagra.micheleemiliano.it/la-puglia-traino-del-sud-e-dellintero-paese-con-michele-emiliano-presidente-2/ ), opponendosi così a qualsiasi progetto inquinante, o con relativo pericolo di inquinamento, avendo come riferimento principale rispetto a qualsiasi progetto economico la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini.

Nulla avviene per caso.
Grazie Presidente Emiliano, ed avanti così.


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Di Natale Cuccurese

Grazie all’iniziativa di 10 Consigli Regionali (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto) che hanno presentato in Cassazione ben sei quesiti referendari, i cittadini italiani potranno scegliere in prima persona, con il voto referendario, il futuro energetico del Paese. Sarà infatti possibile abrogare l'articolo 35 del Decreto Sviluppo e parti dell'articolo 38 del Decreto Sblocca Italia. La Lombardia invece ha impugnato l'articolo 38, mentre l’Emilia Romagna non ha aderito, pur se il Governatore Bonaccini ha detto che approva la “carta anti trivelle di Termoli”.

In questi due articoli si trova insita la possibilità alle multinazionali dell'energia di permettere ricerca ed estrazione quasi illimitata di idrocarburi liquidi e gassosi, senza che la popolazione e la politica locale dei territori interessati abbiano voce in capitolo.
Sarebbero bastate solo cinque deliberazioni a favore del referendum, a norma dell’articolo 75 della Costituzione, il fatto che siano state in dieci Regioni a deliberarlo è un fatto estremamente significativo.

Altrettanto importante è che tutte le Regioni del Sud continentale si siano espresse in modo concorde a favore del referendum e contro le trivellazioni. Unica nota dolente la Regione Sicilia. 
La Regione Puglia ha addirittura già previsto dei fondi per la comunicazione.
Il prossimo appuntamento sarà il 9 ottobre a Pescara con nuovo summit di quasi tutti i Governatori del Sud per valutare i passi successivi, come sempre in maniera congiunta. Si tratta del terzo incontro dopo quelli di Termoli e Bari, in quelle che noi del Partito del Sud auspichiamo come prove tecniche di Macroregione Sud.

Con questo passo i Governatori hanno deliberato di concentrare la strategia di difesa non solo ecologica, ma anche economica ed occupazionale, su settori importanti per lo sviluppo dei territori quali prodotti vitivinicoli, doc e dop, pesca e turismo su tutti, senza dimenticare la salvaguardia dei mari, dei territori e della salute delle popolazioni, affinché mari e territori non vengano devastati e la loro economia stravolta.

Capofila dell’iniziativa, che recepisce anche l'intuizione del Coord. Nazionale No Triv e di altre 200 Associazioni, è la Basilicata, con il Presidente Pino Lacorazza che chiede «che siano ripristinati i poteri delle Regioni».Secondo Lacorazza un altro dei punti sul tappeto è quello del diritto di proprietà privata, perché «un articolo dello `Sblocca Italia´ prevede che per 12 anni sia concesso il permesso di ricerca sui terreni privati alle società estrattrici» Il presidente lucana ribadisce che non si tratta di un caso di «nimby» («non in my back yard», non nel mio cortile): in Basilicata «abbiamo già la presenza di 70 impianti di trivellazione» - spiega: «non vogliamo “non sporcare il nostro giardino” e spostare il problema in quello degli altri, ma crediamo che la politica energetica dell’Italia debba raccordarsi con l’Unione europea, che non può soltanto occuparsi di moneta e burocrazia».

La Consulta ora valuterà l'ammissibilità dei quesiti referendari, che intervengono per dire un netto no alle trivelle in mare e in terra, oltre che per riaffermare il ruolo delle Regioni e degli enti locali nelle procedure che li riguardano.


La proposta referendaria che arriva in Cassazione si articola in cinque quesiti sulle disposizioni del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 (Sblocca Italia), del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 (sulle semplificazioni) e della legge 23 agosto 2004, n. 239 (riordino del settore energetico).

Il primo quesito chiede l’abrogazione del comma 1 dell’art. 38, del decreto Sblocca Italia che estende il vincolo all’esproprio dei terreni anche nella “fase di ricerca” e non solo alle attività di estrazione.

Il secondo quesito chiede l’abrogazione del comma 1 dell’art. 38, comma 1-bis, sempre del decreto Sblocca Italia, che riguarda il cosiddetto Piano delle aree con cui viene organizzata le attività di ricerca ed estrazione degli idrocarburi. Scopo dell’abrogazione referendaria è fare esprimere la Conferenza delle Regioni sul Piano delle aree non solo per le attività di ricerca sula terraferma ma anche in mare e di evitare che, in caso di mancato raggiungimento dell’intesa, si ricorra all’esercizio del potere sostitutivo da parte del Governo. Il quesito, infine, si pone l’obbiettivo che non possano essere rilasciati nuovi titoli per le attività di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi fino a quando non sarà adottato il Piano delle aree.

Il terzo quesito riguarda la durata delle attività. L’art. 38 dello Sblocca Italia, infatti, ha tacitamente abrogato la previsione legislativa dei permessi e delle concessioni. Con il quesito si chiede intervenire sulla durata dei titoli concessori unici.

Il quarto quesito è relativo all’art. 57 del decreto-legge n. 5 del 2012 sulle semplificazioni,
la proposta referendaria mira ad abrogare la possibilità che per le infrastrutture,gli insediamenti strategici, le opere necessarie al trasporto, allo stoccaggio, al trasferimento degli idrocarburi e le opere strumentali allo sfruttamento degli idrocarburi, si possa esercitare il potere sostitutivo. Il quinto quesito completa logicamente il secondo e il quarto, dal punto di vista della partecipazione degli Enti territoriali e mira a far sì che l’intesa sul rilascio dei titoli minerari torni un “atto a struttura necessariamente bilaterale”, e cioè “superabile” dallo Stato solo a seguito di effettiva “trattativa” con le Regioni interessate. La normativa nazionale che si vuole abrogare mira a spossessare le Regioni dei poteri sulle attività estrattive, in questo caso quelle in mare.

Secondo i proponenti i referendum “È un atto arrogante di un governo che decide senza sentire gli enti locali e le Regioni, un regalo alle industrie petrolifere fatto proprio nel momento in cui emergono nuove fonti energetiche ben più ecologiche”.

Il referendum è l’unica possibilità che resta agli italiani per rimettere in discussione la Strategia Energetica Nazionale impostata dall'ultimo Governo Berlusconi, accettata dagli esecutivi successivi e rilanciata dal Governo Renzi.

Come Partito del Sud non possiamo che apprezzare l'azione dei Governatori che hanno supportato l’iniziativa referendaria a cominciare dal Governatore della Puglia Michele Emiliano che prosegue con convinzione e coerenza nell'applicazione del suo Programma, proprio come da noi del Partito del Sud proposto su questi punti a febbraio ed inserito nel Programma di Emiliano Sindaco di Puglia( http://sagra.micheleemiliano.it/la-puglia-traino-del-sud-e-dellintero-paese-con-michele-emiliano-presidente-2/ ), opponendosi così a qualsiasi progetto inquinante, o con relativo pericolo di inquinamento, avendo come riferimento principale rispetto a qualsiasi progetto economico la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini.

Nulla avviene per caso.
Grazie Presidente Emiliano, ed avanti così.


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martedì 22 settembre 2015

Il Consiglio Regionale Pugliese approva la richiesta di referendum #NoTriv


E’ lo stesso presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ad annunciare  con soddisfazione la delibera di Consiglio Regionale a favore della richiesta di referendum contro la norma Sblocca Italia rispetto al tema delle trivellazione in mare. Ecco le parole del Presidente Emiliano:
“È una giornata felice oggi per i pugliesi e per il nostro Consiglio regionale. Abbiamo appena approvato in aula, all’unanimità, la delibera con la quale faremo ricorso al referendum contro le norme dello Sblocca Italia che consentono le trivellazioni nel nostro mare Adriatico e Ionio. Insieme alla Puglia stanno votando altre otto regioni italiane.
Credo sia la prima volta che si realizza una simile unità di intenti, che non nasce in polemica col governo, ma in una dialettica determinata dalla normale applicazione delle norme. Non abbiamo impugnato l’insieme dello Sblocca Italia, ma solo quella parte che facilita le ricerche di idrocarburi.
Non ho mai visto una popolazione minuta arricchirsi grazie al petrolio, di solito ne traggono vantaggio solo le multinazionali non lasciando nulla sul territorio se non inquinamento. Oggi si diventa “ricchi”, nel senso che si vive in equilibrio, se si tutelano la propria identità e la bellezza del territorio, se si attraggono investimenti legati ad attività non impattanti. In una regione come la nostra, che il National Geographic ha definito la più bella del mondo, è chiaro che piazzare piattaforme petrolifere davanti a San Nicola, alle spiagge del Salento o nel golfo di Taranto, non crea affatto ricchezza, ma solo smarrimento e distacco dalle istituzioni.
Oggi abbiamo dato vita ad un evento politico molto importante che ha come obiettivo la tutela della nostra terra ma anche la ricostruzione di un rapporto di fiducia con i cittadini.”


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E’ lo stesso presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ad annunciare  con soddisfazione la delibera di Consiglio Regionale a favore della richiesta di referendum contro la norma Sblocca Italia rispetto al tema delle trivellazione in mare. Ecco le parole del Presidente Emiliano:
“È una giornata felice oggi per i pugliesi e per il nostro Consiglio regionale. Abbiamo appena approvato in aula, all’unanimità, la delibera con la quale faremo ricorso al referendum contro le norme dello Sblocca Italia che consentono le trivellazioni nel nostro mare Adriatico e Ionio. Insieme alla Puglia stanno votando altre otto regioni italiane.
Credo sia la prima volta che si realizza una simile unità di intenti, che non nasce in polemica col governo, ma in una dialettica determinata dalla normale applicazione delle norme. Non abbiamo impugnato l’insieme dello Sblocca Italia, ma solo quella parte che facilita le ricerche di idrocarburi.
Non ho mai visto una popolazione minuta arricchirsi grazie al petrolio, di solito ne traggono vantaggio solo le multinazionali non lasciando nulla sul territorio se non inquinamento. Oggi si diventa “ricchi”, nel senso che si vive in equilibrio, se si tutelano la propria identità e la bellezza del territorio, se si attraggono investimenti legati ad attività non impattanti. In una regione come la nostra, che il National Geographic ha definito la più bella del mondo, è chiaro che piazzare piattaforme petrolifere davanti a San Nicola, alle spiagge del Salento o nel golfo di Taranto, non crea affatto ricchezza, ma solo smarrimento e distacco dalle istituzioni.
Oggi abbiamo dato vita ad un evento politico molto importante che ha come obiettivo la tutela della nostra terra ma anche la ricostruzione di un rapporto di fiducia con i cittadini.”


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venerdì 14 agosto 2015

STUPIDI, STUPIDI, STUPIDI,…uccidete voi stessi e gli altri!

Di Bruno Pappalardo

Ero da poco sveglio.
Al solito accendo la tivù , eternamente sintonizzato su RaiNews24, bello o brutto che sia o cosa sia diventato dopo la direzione di Corradino Mineo, qui poco conta.
Conta che incominciai svogliatamente a seguire le notizie. Il caldo già s’avviava a divorarmi con fauci anche quelle sudanti, di un mostro giallo,…no anzi, Rosso,… le allucinazioni già si mostravano.
Eccoli i nipponici che si inchinano a 90° davanti ad un ammasso di pietre ordinate e squadrate che volevano fosse una stele in onore di tutti i morti del 6 Agosto del 1945 da parte dell’aeronautica militare statunitense che alle 8,15 sgancia prima su Hiroshima e poi su Nagasaki gli arcinoti ordigni della morte “little Boy” e poi la “Fat Man”. Muoiono da 100/200.000 vittime dirette ed esclusivamente civili.
Questo evento cambierà la Storia di quegli anni ma anche il concetto dell’esistenza dell’uomo che diventa apocalittica ma anche più chiara visione del futuro dell’intera storia dell’umanità
Mi ricordo di averli già visti chini, mi chiedo.? Era stato pochi mesi prima che avevo visto già quella scena.
Un dejà vu o solo un sogno o delirio per il caldo? Nooo!
Era Marzo di quest’anno che ho visto gli stessi inchini in accappatoio.
Si commemoravano i morti, diretti ( 20.000) e indiretti di un’altra grande tragedia, quella dello tsunami
dell’11 Marzo del 2011 per l’incidente nella centrale nucleare di Fukushima.
Il 12 di Agosto altri inchini ( proprio l’altro ieri)
Cavolo mi dico. Ma stanno sempre a testa in giù???
Dal 12 appunto il Giappone è nuovamente un paese produttore di energia nucleare, …ma insomma BASTA!
Fukushima è stata una vera tragedia molto più grande di quella di Cernobyl –
La nube raggiunse la Francia e L’Italia con un incremento ( almeno quello visibile)di casi di malattie tiroidei. Ma raggiunse quasi tutta l’Europa
Parlare della Germania e dire tutto il male di questo mondo non è neppure giusto. Questo popolo ha deciso veramente di abbandonare tutti i programmi di reattori nucleari proprio da quegli anni e lo ha mantenuto.
Stupidi, Stupidi, Stupidi, alzatevi dritti e strappatevi i vostri abiti che ricordano un passato illustre. Non li meritate:
• Maggio 2011, il primo ministro giapponese, visto la tragedia e l’opinione pubblica contraria, decide di lasciare i piani per la costruzione di 14 nuovi reattori a fissione;
• Giugno 2011, il ministro dell'Industria Giapponese, Banri Kaieda, commenta il risultato del referendum italiano sul nucleare e dichiara :"per noi il nucleare sarà e continuerà ad essere uno dei quattro importanti pilastri del Giappone,
• Maggio 2012, tutti i 54 reattori presenti nel Paese erano fermi ma dopo 9 giorni ne sono riattivati 30
• 2014 sono attivi in Giappone 48 reattori nucleari e 2 nuovi reattori sono in costruzione. Il programma prevede la costruzione di altri 10 reattori;
• Agosto2015 inaugurazione della nuova centrale nucleare di Sendai.
Kyoto, antica capitale del Giappone con i suoi templi antichi fu risparmiata anche dagli americani durante la guerra mondiale. Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO vive di arte E turismo. Si riattiveranno 2 reattori nucleari spenti.
Poi guardatevi allo specchio, …non vedrete alcuna immagine perché siete morti e morti saranno le vostre vittime innocenti delle vostre sporche politiche di potere e stupido, stupido, pragmatismo per accendere più condizionatori d’aria,…
Non sono un accanito ambientalista o naturalista o pacifista ma neppure stupido, stupido, stupido!

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Di Bruno Pappalardo

Ero da poco sveglio.
Al solito accendo la tivù , eternamente sintonizzato su RaiNews24, bello o brutto che sia o cosa sia diventato dopo la direzione di Corradino Mineo, qui poco conta.
Conta che incominciai svogliatamente a seguire le notizie. Il caldo già s’avviava a divorarmi con fauci anche quelle sudanti, di un mostro giallo,…no anzi, Rosso,… le allucinazioni già si mostravano.
Eccoli i nipponici che si inchinano a 90° davanti ad un ammasso di pietre ordinate e squadrate che volevano fosse una stele in onore di tutti i morti del 6 Agosto del 1945 da parte dell’aeronautica militare statunitense che alle 8,15 sgancia prima su Hiroshima e poi su Nagasaki gli arcinoti ordigni della morte “little Boy” e poi la “Fat Man”. Muoiono da 100/200.000 vittime dirette ed esclusivamente civili.
Questo evento cambierà la Storia di quegli anni ma anche il concetto dell’esistenza dell’uomo che diventa apocalittica ma anche più chiara visione del futuro dell’intera storia dell’umanità
Mi ricordo di averli già visti chini, mi chiedo.? Era stato pochi mesi prima che avevo visto già quella scena.
Un dejà vu o solo un sogno o delirio per il caldo? Nooo!
Era Marzo di quest’anno che ho visto gli stessi inchini in accappatoio.
Si commemoravano i morti, diretti ( 20.000) e indiretti di un’altra grande tragedia, quella dello tsunami
dell’11 Marzo del 2011 per l’incidente nella centrale nucleare di Fukushima.
Il 12 di Agosto altri inchini ( proprio l’altro ieri)
Cavolo mi dico. Ma stanno sempre a testa in giù???
Dal 12 appunto il Giappone è nuovamente un paese produttore di energia nucleare, …ma insomma BASTA!
Fukushima è stata una vera tragedia molto più grande di quella di Cernobyl –
La nube raggiunse la Francia e L’Italia con un incremento ( almeno quello visibile)di casi di malattie tiroidei. Ma raggiunse quasi tutta l’Europa
Parlare della Germania e dire tutto il male di questo mondo non è neppure giusto. Questo popolo ha deciso veramente di abbandonare tutti i programmi di reattori nucleari proprio da quegli anni e lo ha mantenuto.
Stupidi, Stupidi, Stupidi, alzatevi dritti e strappatevi i vostri abiti che ricordano un passato illustre. Non li meritate:
• Maggio 2011, il primo ministro giapponese, visto la tragedia e l’opinione pubblica contraria, decide di lasciare i piani per la costruzione di 14 nuovi reattori a fissione;
• Giugno 2011, il ministro dell'Industria Giapponese, Banri Kaieda, commenta il risultato del referendum italiano sul nucleare e dichiara :"per noi il nucleare sarà e continuerà ad essere uno dei quattro importanti pilastri del Giappone,
• Maggio 2012, tutti i 54 reattori presenti nel Paese erano fermi ma dopo 9 giorni ne sono riattivati 30
• 2014 sono attivi in Giappone 48 reattori nucleari e 2 nuovi reattori sono in costruzione. Il programma prevede la costruzione di altri 10 reattori;
• Agosto2015 inaugurazione della nuova centrale nucleare di Sendai.
Kyoto, antica capitale del Giappone con i suoi templi antichi fu risparmiata anche dagli americani durante la guerra mondiale. Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO vive di arte E turismo. Si riattiveranno 2 reattori nucleari spenti.
Poi guardatevi allo specchio, …non vedrete alcuna immagine perché siete morti e morti saranno le vostre vittime innocenti delle vostre sporche politiche di potere e stupido, stupido, pragmatismo per accendere più condizionatori d’aria,…
Non sono un accanito ambientalista o naturalista o pacifista ma neppure stupido, stupido, stupido!

giovedì 23 luglio 2015

Il Sud brucia ( campagna web di sensibilizzazione )

Di Antonio Rosato

No, non è il titolo di un nuovo libro, ma è una amara constatazione che anno dopo anno si replica crudelmente sul nostro territorio con apice  nella stagione estiva. 
E' vero che le ultime settimane hanno assunto torride caratteristiche climatiche che normalmente appartengono ad  altre latitudini, ma è anche vero che ad altre latitudini (ove l’uomo non ha da speculare) foreste piuttosto che savane non bruciano quasi mai da sole. 

Sulla terra dei fuochi il Partito del Sud denuncia incessantemente da tempo i focolai appiccati per smaltire illecitamente prodotti inquinanti provenienti da tutta Italia. Ma anche sugli incendi boschivi vogliamo attirare l’attenzione e sollecitare, magari, anche  le coscienze delle persone che conoscono, che hanno visto, che sanno, a denunciare gli autori incendiari. E alle autorità  ad essere più sensibili, presenti ed a impiegare al meglio le  risorse umane e finanziarie a disposizione per controlli e prevenzione del proprio territorio. 

Sappiamo bene che spesso c’è la mano della criminalità locale piuttosto che quella organizzata, che per sporchi interessi devasta senza scrupoli ettari ed ettari di vegetazione mediterranea. 
Vegetazione spesso accogliente varietà arboree uniche al mondo. 
I danni per l’ecosistema spesso sono irreparabili oltre che incalcolabili. 

Eppure tutto ciò accade sotto gli occhi di tutti ogni giorno e ogni notte. 
I motivi per cui mani criminali si macchiano di un  cosi vile reato varia. Speculazioni edilizie, pastorizia, estorsioni, provvigioni sugli interventi e mille altre radici delittuose mandano in fumo spesso le più belle cartoline del nostro paese. 
Ricordiamo il Gargano in cenere, la Costiera Amalfitana, la Sardegna, Calabria, praticamente ovunque.. 
Di luoghi andati in fumo ognuno di noi ne conosce forse centinaia .Ma quanti piromani hanno pagato per questi crimini? Quanti mascalzoni sono stati acciuffati ?

Ma soprattutto mi chiedo quante indagini davvero serie sono state fatte in merito. 
Ho l’impressione che incendiare un Pino Loricato sulla Sila piuttosto che una rarissima un’Orchidea Fantasma, sia meno grave che superare di 5 Km orari il limite di velocità su una statale a 4 corsie, dove il fiscalissimo e impassibile vigile fotografo è appostato, o meno grave che far scadere di 10 minuti il tagliando orario al parcheggio della stazione ferroviaria per colpa del treno “in ritardo magari”. 

Invece di appostarsi con l’artiglieria fotografica sotto un albero aspettando con soddisfazione la prima infrazione di 5 km orari in più sulla statale non sarebbe anche utile fare prevenzione nei mesi estivi facendosi un giro per i boschi? Inoltre si sa che in Italia le leggi non mancano, ma cerchiamo anche di farle rispettare però. Spesso, dove in estate sono stati appiccati fuochi dolosi, in inverno si pascola tranquillamente ad esempio. E si sa bene che è vietatissimo.  
Magari ,paradosso, il vigile è proprio appostato li, a posizionare e poi venerare il suo sofisticato autovelox, ma incurante invece di chi pascola su un terreno bruciato in estate proprio dietro la se. 

Le autorità agiscono certo come possono, ma spesso si ha l'impressione che alcuni chiudano gli occhi. Ma la sensibilità si sa bene, scatta spesso solo dopo una evitabile tragedia. Tragedie che non mancano mai.
Persone morte in quartieri spazzati via dall’acqua perché costruiti troppo vicini ad un corso d’acqua se ne contano ogni anno. Acqua che scende veloce senza ostacoli a causa della deforestazione boschiva per mani delinquenziali e piromani, provocando inevitabilmente, quando piove oltre misura, frane che invadono paesi, campeggi, scuole, che bloccano strade, ferrovie  o territori interi. Spesso la causa, come già detto ma è giusto rimarcarlo, è conseguenza dell’erosione e della mancanza di alberi a monte che trattengono il terreno e l’acqua piovana. Anche i bambini alle elementari conoscono questo. Ma nessuno paga mai per questo. 

Mentre il pensionato che ruba una salsiccia al supermercato per fame viene preso e processato, mentre chi ha dimenticato di pagare la TARI viene subito beccato e sanzionato etc etc ……c’è chi invece da fuoco al Sud e non solo e passa inosservato. Il delinquente va sempre preso e condannato, e chi tace pur avendo visto, o venendo a conoscenza di fatti precisi legati all’argomento,  ha la stessa responsabilità di chi delinque, almeno morale. 

Teniamo alta la guardia, e difendiamo il nostro territorio. Noi lo stiamo facendo. Unisciti al Partito del Sud, difendi il nostro territorio. 

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Caro cittadino del Sud recupera il tuo spirito brigantesco
Avvampi di sdegno se leggi dell’eccidio di Casalduni e Pontelandolfo. Ti si riempiono gli occhi occhi di lacrime quando parli di Michelina De Cesare. Prenderesti ora per allora cavallo e fucile per riunirti a Carmine Crocco e difendere la tua terra, sprezzante della tua stessa vita andresti a difendere Gaeta forse. 
Ma oggi però permetti  che brucino sotto i tuoi occhi quei boschi e quelle montagne che hanno dato riparo a tanti valorosi antenati. 
Oggi permetti al vile piromane di violentare la tua terra. Dov’è il Brigante che è in te?  Dov'è finita quella rabbia? Dove quel coraggio ?!

Unisciti a noi e difendi la tua terra. Denuncia chi brucia le tue montagne, i tuoi boschi, la tua storia. Fai come noi del Partito del Sud. 
Combatti per la tua terra da vero Brigante. Non permettere che il SUD BRUCI.

Durante le tue prossime vacanza vigila sul tuo territorio, non permetterne lo scempio.

Inviaci un tuo breve pensiero in merito all'indirizzo mail info@partitodelsud.eu, ne ricaveremo un banner per sensibilizzare l'attenzione su questo tema per una campagna web diffusa tramite le nostre pagine e gruppi.

Buone vacanze dal Partito del SUD 






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Di Antonio Rosato

No, non è il titolo di un nuovo libro, ma è una amara constatazione che anno dopo anno si replica crudelmente sul nostro territorio con apice  nella stagione estiva. 
E' vero che le ultime settimane hanno assunto torride caratteristiche climatiche che normalmente appartengono ad  altre latitudini, ma è anche vero che ad altre latitudini (ove l’uomo non ha da speculare) foreste piuttosto che savane non bruciano quasi mai da sole. 

Sulla terra dei fuochi il Partito del Sud denuncia incessantemente da tempo i focolai appiccati per smaltire illecitamente prodotti inquinanti provenienti da tutta Italia. Ma anche sugli incendi boschivi vogliamo attirare l’attenzione e sollecitare, magari, anche  le coscienze delle persone che conoscono, che hanno visto, che sanno, a denunciare gli autori incendiari. E alle autorità  ad essere più sensibili, presenti ed a impiegare al meglio le  risorse umane e finanziarie a disposizione per controlli e prevenzione del proprio territorio. 

Sappiamo bene che spesso c’è la mano della criminalità locale piuttosto che quella organizzata, che per sporchi interessi devasta senza scrupoli ettari ed ettari di vegetazione mediterranea. 
Vegetazione spesso accogliente varietà arboree uniche al mondo. 
I danni per l’ecosistema spesso sono irreparabili oltre che incalcolabili. 

Eppure tutto ciò accade sotto gli occhi di tutti ogni giorno e ogni notte. 
I motivi per cui mani criminali si macchiano di un  cosi vile reato varia. Speculazioni edilizie, pastorizia, estorsioni, provvigioni sugli interventi e mille altre radici delittuose mandano in fumo spesso le più belle cartoline del nostro paese. 
Ricordiamo il Gargano in cenere, la Costiera Amalfitana, la Sardegna, Calabria, praticamente ovunque.. 
Di luoghi andati in fumo ognuno di noi ne conosce forse centinaia .Ma quanti piromani hanno pagato per questi crimini? Quanti mascalzoni sono stati acciuffati ?

Ma soprattutto mi chiedo quante indagini davvero serie sono state fatte in merito. 
Ho l’impressione che incendiare un Pino Loricato sulla Sila piuttosto che una rarissima un’Orchidea Fantasma, sia meno grave che superare di 5 Km orari il limite di velocità su una statale a 4 corsie, dove il fiscalissimo e impassibile vigile fotografo è appostato, o meno grave che far scadere di 10 minuti il tagliando orario al parcheggio della stazione ferroviaria per colpa del treno “in ritardo magari”. 

Invece di appostarsi con l’artiglieria fotografica sotto un albero aspettando con soddisfazione la prima infrazione di 5 km orari in più sulla statale non sarebbe anche utile fare prevenzione nei mesi estivi facendosi un giro per i boschi? Inoltre si sa che in Italia le leggi non mancano, ma cerchiamo anche di farle rispettare però. Spesso, dove in estate sono stati appiccati fuochi dolosi, in inverno si pascola tranquillamente ad esempio. E si sa bene che è vietatissimo.  
Magari ,paradosso, il vigile è proprio appostato li, a posizionare e poi venerare il suo sofisticato autovelox, ma incurante invece di chi pascola su un terreno bruciato in estate proprio dietro la se. 

Le autorità agiscono certo come possono, ma spesso si ha l'impressione che alcuni chiudano gli occhi. Ma la sensibilità si sa bene, scatta spesso solo dopo una evitabile tragedia. Tragedie che non mancano mai.
Persone morte in quartieri spazzati via dall’acqua perché costruiti troppo vicini ad un corso d’acqua se ne contano ogni anno. Acqua che scende veloce senza ostacoli a causa della deforestazione boschiva per mani delinquenziali e piromani, provocando inevitabilmente, quando piove oltre misura, frane che invadono paesi, campeggi, scuole, che bloccano strade, ferrovie  o territori interi. Spesso la causa, come già detto ma è giusto rimarcarlo, è conseguenza dell’erosione e della mancanza di alberi a monte che trattengono il terreno e l’acqua piovana. Anche i bambini alle elementari conoscono questo. Ma nessuno paga mai per questo. 

Mentre il pensionato che ruba una salsiccia al supermercato per fame viene preso e processato, mentre chi ha dimenticato di pagare la TARI viene subito beccato e sanzionato etc etc ……c’è chi invece da fuoco al Sud e non solo e passa inosservato. Il delinquente va sempre preso e condannato, e chi tace pur avendo visto, o venendo a conoscenza di fatti precisi legati all’argomento,  ha la stessa responsabilità di chi delinque, almeno morale. 

Teniamo alta la guardia, e difendiamo il nostro territorio. Noi lo stiamo facendo. Unisciti al Partito del Sud, difendi il nostro territorio. 

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Caro cittadino del Sud recupera il tuo spirito brigantesco
Avvampi di sdegno se leggi dell’eccidio di Casalduni e Pontelandolfo. Ti si riempiono gli occhi occhi di lacrime quando parli di Michelina De Cesare. Prenderesti ora per allora cavallo e fucile per riunirti a Carmine Crocco e difendere la tua terra, sprezzante della tua stessa vita andresti a difendere Gaeta forse. 
Ma oggi però permetti  che brucino sotto i tuoi occhi quei boschi e quelle montagne che hanno dato riparo a tanti valorosi antenati. 
Oggi permetti al vile piromane di violentare la tua terra. Dov’è il Brigante che è in te?  Dov'è finita quella rabbia? Dove quel coraggio ?!

Unisciti a noi e difendi la tua terra. Denuncia chi brucia le tue montagne, i tuoi boschi, la tua storia. Fai come noi del Partito del Sud. 
Combatti per la tua terra da vero Brigante. Non permettere che il SUD BRUCI.

Durante le tue prossime vacanza vigila sul tuo territorio, non permetterne lo scempio.

Inviaci un tuo breve pensiero in merito all'indirizzo mail info@partitodelsud.eu, ne ricaveremo un banner per sensibilizzare l'attenzione su questo tema per una campagna web diffusa tramite le nostre pagine e gruppi.

Buone vacanze dal Partito del SUD 






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lunedì 6 luglio 2015

Michele Emiliano:”Ilva, ennesimo decreto non accettabile per chi abbia a cuore i valori costituzionali e in generale l’armonia tra le istituzioni”.

ilva_taranto 3Rispetto all’ennesimo Decreto Legge del Governo sull’Ilva, questa volta per impedire il sequestro preventivo dell’Altoforno 2, ecco quanto dichiarato dal Presidente della Regione Michele Emiliano al Direttore Responsabile di Studio100TV Walter Baldacconi per l’edizione del TG delle 14.00 del 4/7/2015.
“Si è consumata in queste ore devo dire nel silenzio assordante dei media nazionali una vicenda molto grave soprattutto per chi come me ha un legame particolare con la Costituzione, con le Istituzioni, con il Governo, con la magistratura.
Nelle ore precedenti il decreto vi è stato un tentativo molto intenso da parte degli avvocati dell’Ilva di convincere i Pubblici Ministeri della necessità che l’attività dell’altoforno 2 non si interrompesse per evitare il blocco complessivo dello stabilimento.
Questa attività difensiva, pur nella fase delle indagini preliminari di un gravissimo fatto che ha comportato la morte di un operaio, evidentemente non si è compiuta nel senso auspicato dai difensori ed il dissequestro non è stato concesso.
Il governo mantenendo una impostazione che è sempre la stessa da molti anni, ha ritenuto che la prosecuzione dell’attività produttiva della fabbrica avesse priorità su qualunque altro bene della vita e comunque su qualunque altro diritto.
È una scelta fortissima, non c’è dubbio, ed è chiaro che se il governo ha adottato un provvedimento del genere con riferimento ad uno specifico fatto che è appunto quello di Taranto, nessuno che abbia a cuore i valori costituzionali e in generale l’armonia tra le istituzioni può essere contento.
È evidente che stiamo rischiando di entrare in un meccanismo nel quale il governo è convinto che i magistrati non comprendano le esigenze che il governo presenta e, viceversa probabilmente, i magistrati temono che l’intento di far funzionare la fabbrica induca il governo a passare sopra le esigenze prioritarie della tutela della salute e in questo caso, non legate alla vicenda ambientale ma legate ad una specifica vicenda tecnica delittuosa che, è appunto, un’ipotesi di omicidio colposo con riferimento alla morte di un operaio qualche settimana fa.
È dunque io che sono il Presidente della Regione e che quindi sono in mezzo a questa dialettica con il compito di dovere orientare innanzitutto l’opinione dei pugliesi non posso tacere in una situazione come questa. Devo parlare. E invitare , nel limite delle rispettive prerogative, tutti a recuperare un clima di fiducia perché è inimmaginabile che le istituzioni trovino la soluzione giusta ad una situazione così complicata e drammatica senza fidarsi l’una dell’altra.
Altro allo stato non mi sento di dire, devo però comunque far presente che il Governo ha deciso. Questa decisione , ripeto, è al limite della compatibilità costituzionale, nel senso che ha sottoposto lo strumento del decreto-legge al massimo stress possibile.
Bisognerà attendere, ammesso che qualcuno rinvii questo decreto davanti alla Corte Costituzionale, per verificare se questo tentativo, ripeto coerente con tutti gli altri decreti-legge precedenti, abbia oltrepassato o meno il limite della costituzionalità.”



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ilva_taranto 3Rispetto all’ennesimo Decreto Legge del Governo sull’Ilva, questa volta per impedire il sequestro preventivo dell’Altoforno 2, ecco quanto dichiarato dal Presidente della Regione Michele Emiliano al Direttore Responsabile di Studio100TV Walter Baldacconi per l’edizione del TG delle 14.00 del 4/7/2015.
“Si è consumata in queste ore devo dire nel silenzio assordante dei media nazionali una vicenda molto grave soprattutto per chi come me ha un legame particolare con la Costituzione, con le Istituzioni, con il Governo, con la magistratura.
Nelle ore precedenti il decreto vi è stato un tentativo molto intenso da parte degli avvocati dell’Ilva di convincere i Pubblici Ministeri della necessità che l’attività dell’altoforno 2 non si interrompesse per evitare il blocco complessivo dello stabilimento.
Questa attività difensiva, pur nella fase delle indagini preliminari di un gravissimo fatto che ha comportato la morte di un operaio, evidentemente non si è compiuta nel senso auspicato dai difensori ed il dissequestro non è stato concesso.
Il governo mantenendo una impostazione che è sempre la stessa da molti anni, ha ritenuto che la prosecuzione dell’attività produttiva della fabbrica avesse priorità su qualunque altro bene della vita e comunque su qualunque altro diritto.
È una scelta fortissima, non c’è dubbio, ed è chiaro che se il governo ha adottato un provvedimento del genere con riferimento ad uno specifico fatto che è appunto quello di Taranto, nessuno che abbia a cuore i valori costituzionali e in generale l’armonia tra le istituzioni può essere contento.
È evidente che stiamo rischiando di entrare in un meccanismo nel quale il governo è convinto che i magistrati non comprendano le esigenze che il governo presenta e, viceversa probabilmente, i magistrati temono che l’intento di far funzionare la fabbrica induca il governo a passare sopra le esigenze prioritarie della tutela della salute e in questo caso, non legate alla vicenda ambientale ma legate ad una specifica vicenda tecnica delittuosa che, è appunto, un’ipotesi di omicidio colposo con riferimento alla morte di un operaio qualche settimana fa.
È dunque io che sono il Presidente della Regione e che quindi sono in mezzo a questa dialettica con il compito di dovere orientare innanzitutto l’opinione dei pugliesi non posso tacere in una situazione come questa. Devo parlare. E invitare , nel limite delle rispettive prerogative, tutti a recuperare un clima di fiducia perché è inimmaginabile che le istituzioni trovino la soluzione giusta ad una situazione così complicata e drammatica senza fidarsi l’una dell’altra.
Altro allo stato non mi sento di dire, devo però comunque far presente che il Governo ha deciso. Questa decisione , ripeto, è al limite della compatibilità costituzionale, nel senso che ha sottoposto lo strumento del decreto-legge al massimo stress possibile.
Bisognerà attendere, ammesso che qualcuno rinvii questo decreto davanti alla Corte Costituzionale, per verificare se questo tentativo, ripeto coerente con tutti gli altri decreti-legge precedenti, abbia oltrepassato o meno il limite della costituzionalità.”



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giovedì 6 novembre 2014

COMUNICATO - MOBILITAZIONE DI BAGNOLI DEL 7 NOVEMBRE CONTRO IL DECRETO "SBLOCCA ITALIA" E CONTRO IL COMMISSARIAMENTO DI BAGNOLI.

Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti a Napoli e dintorni a partecipare alla mobilitazione prevista a Bagnoli domani 7 Novembre per contestare, con la forza della pacifica protesta democratica, il decreto governativo “Sblocca Italia”, che rischia di consegnare il nostro territorio a lobby dedite allo sfruttamento sistematico di acqua, aria e suolo in spregio ad ogni forma di democrazia partecipativa e al buonsenso. 

Un attacco totale alle nostre radici democratiche che va dall’ambiente alla Costituzione, dal diritto del lavoro a quello della casa, dalla salute alla scuola, in un’aggressione senza precedenti alle regole stesse della democrazia italiana, in ossequio ai diktat liberisti che giungono da una parte dell’Europa.Non sentiamo certo la necessità che alle tante emergenze ambientali e non solo che attanagliano la nostra terra, che ancora attendono soluzione e risposta, se ne aggiungano altre causate da uno sfruttamento onnivoro delle risorse naturali ed umane in un’ottica coloniale . 

Inoltre , in violazione agli accordi firmati il 14 agosto, il Governo vorrebbe nei fatti espropriare la città di Napoli dei poteri costituzionali su Bagnoli causando così una forte rottura istituzionale; Bagnoli e Napoli non possono essere commissariate !! L’appuntamento per manifestare insieme con il nostro popolo, che merita considerazione e rispetto, è quindi per domani 7 Novembre a Bagnoli in Piazzale Tecchio ore 9,00. 

Partito del Sud - Napoli


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Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti a Napoli e dintorni a partecipare alla mobilitazione prevista a Bagnoli domani 7 Novembre per contestare, con la forza della pacifica protesta democratica, il decreto governativo “Sblocca Italia”, che rischia di consegnare il nostro territorio a lobby dedite allo sfruttamento sistematico di acqua, aria e suolo in spregio ad ogni forma di democrazia partecipativa e al buonsenso. 

Un attacco totale alle nostre radici democratiche che va dall’ambiente alla Costituzione, dal diritto del lavoro a quello della casa, dalla salute alla scuola, in un’aggressione senza precedenti alle regole stesse della democrazia italiana, in ossequio ai diktat liberisti che giungono da una parte dell’Europa.Non sentiamo certo la necessità che alle tante emergenze ambientali e non solo che attanagliano la nostra terra, che ancora attendono soluzione e risposta, se ne aggiungano altre causate da uno sfruttamento onnivoro delle risorse naturali ed umane in un’ottica coloniale . 

Inoltre , in violazione agli accordi firmati il 14 agosto, il Governo vorrebbe nei fatti espropriare la città di Napoli dei poteri costituzionali su Bagnoli causando così una forte rottura istituzionale; Bagnoli e Napoli non possono essere commissariate !! L’appuntamento per manifestare insieme con il nostro popolo, che merita considerazione e rispetto, è quindi per domani 7 Novembre a Bagnoli in Piazzale Tecchio ore 9,00. 

Partito del Sud - Napoli


domenica 26 ottobre 2014

Partito del Sud presente ieri a Napoli Manifestazione "Terra dei Fuochi"



 Da anni seguiamo la questione dei roghi tossici nella provincie di Napoli e Caserta, questione che si intreccia con il traffico illegale e lo smaltimento di rifiuti pericolosi nelle nostre terre e con le tante emergenze ambientali che attanagliano la nostra terra.
Da anni, prima che si accendessero finalmente i riflettori sulla "Terra dei Fuochi" ed arrivassero le TV, abbiamo parlato di queste vicende e come Partito del Sud siamo vicini a tutte le Associazione che da anni denunciano i quotidiani roghi tossici nella zona e da sempre abbiamo partecipato a tutte le manifestazioni indette al riguardo, a sud come a nord, con il solo intento di manifestare insieme al nostro popolo ferito e che si ammala sempre più gravemente di giorno in giorno.

Anche in questa occasione come nelle precedenti , così come richiesto dagli organizzatori, abbiamo partecipato senza le nostre bandiere o simboli di partito, ma con il nostro orgoglio calpestato per una tragedia troppo a lungo passata sotto silenzio e con il nostro impegno civile.  

Il nostro compito sarà ed è quello di dare risposte politiche al riguardo nel vuoto d’interesse della politica italiana di oggi, perché per noi questo e' il compito del meridionalismo, anche al fine di evitare che si spengano i riflettori su questa emergenza che continua a mietere vittime innocenti fra la popolazione ma che sembra interessare sempre meno i media italiani .

Partito del Sud - Napoli



Presenti ieri a Napoli le Sezioni di Napoli, Portici, Villa Literno e Monte di Procida


 





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 Da anni seguiamo la questione dei roghi tossici nella provincie di Napoli e Caserta, questione che si intreccia con il traffico illegale e lo smaltimento di rifiuti pericolosi nelle nostre terre e con le tante emergenze ambientali che attanagliano la nostra terra.
Da anni, prima che si accendessero finalmente i riflettori sulla "Terra dei Fuochi" ed arrivassero le TV, abbiamo parlato di queste vicende e come Partito del Sud siamo vicini a tutte le Associazione che da anni denunciano i quotidiani roghi tossici nella zona e da sempre abbiamo partecipato a tutte le manifestazioni indette al riguardo, a sud come a nord, con il solo intento di manifestare insieme al nostro popolo ferito e che si ammala sempre più gravemente di giorno in giorno.

Anche in questa occasione come nelle precedenti , così come richiesto dagli organizzatori, abbiamo partecipato senza le nostre bandiere o simboli di partito, ma con il nostro orgoglio calpestato per una tragedia troppo a lungo passata sotto silenzio e con il nostro impegno civile.  

Il nostro compito sarà ed è quello di dare risposte politiche al riguardo nel vuoto d’interesse della politica italiana di oggi, perché per noi questo e' il compito del meridionalismo, anche al fine di evitare che si spengano i riflettori su questa emergenza che continua a mietere vittime innocenti fra la popolazione ma che sembra interessare sempre meno i media italiani .

Partito del Sud - Napoli



Presenti ieri a Napoli le Sezioni di Napoli, Portici, Villa Literno e Monte di Procida


 





venerdì 24 ottobre 2014

IL PARTITO DEL SUD DOMANI IN PIAZZA A NAPOLI E ROMA...

Sabato 25/10/2014 a Roma e a Napoli



Ribadendo una tradizione che lo accompagna, sin dalla sua nascita ed espansione territoriale nel paese, il Partito del Sud conferma la sua presenza nelle diverse esigenze ed occasioni e sui vari problemi, senza appiattirsi per questo in accordi strumentali.

Siano essi elezioni, convegni, sostegno a cause e giuste rivendicazioni, il Partito del Sud non fa mancare la sua partecipazione con i suoi iscritti locali e non, e, dove possibile ed opportuno, con i suoi simboli, bandiere e striscioni.

Sabato 25 Ottobre 2014 saremo presenti sia a Roma, assieme ai lavoratori e alle forze sindacali, per la manifestazione nazionale di protesta contro gli iniqui provvedimenti governativi sul lavoro, che a Napoli per la protesta sui roghi tossici che continuano ad avvelenare le nostre terre.

Con e per il Sud e con e per i lavoratori dell’intero paese!

Partito del Sud




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Sabato 25/10/2014 a Roma e a Napoli



Ribadendo una tradizione che lo accompagna, sin dalla sua nascita ed espansione territoriale nel paese, il Partito del Sud conferma la sua presenza nelle diverse esigenze ed occasioni e sui vari problemi, senza appiattirsi per questo in accordi strumentali.

Siano essi elezioni, convegni, sostegno a cause e giuste rivendicazioni, il Partito del Sud non fa mancare la sua partecipazione con i suoi iscritti locali e non, e, dove possibile ed opportuno, con i suoi simboli, bandiere e striscioni.

Sabato 25 Ottobre 2014 saremo presenti sia a Roma, assieme ai lavoratori e alle forze sindacali, per la manifestazione nazionale di protesta contro gli iniqui provvedimenti governativi sul lavoro, che a Napoli per la protesta sui roghi tossici che continuano ad avvelenare le nostre terre.

Con e per il Sud e con e per i lavoratori dell’intero paese!

Partito del Sud




mercoledì 22 ottobre 2014

A P.zza Dante a Napoli, Sabato 25 Ottobre 2014 per la Terra dei Fuochi...




Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti a Napoli e dintorni a partecipare alla “ Seconda mobilitazione Generale per la Terra dei Fuochi” del 25 ottobre.

Anche in questa occasione come nelle precedenti , così come richiesto dagli organizzatori, senza le nostre bandiere o simboli di partito, ma con il nostro orgoglio calpestato per una tragedia troppo a lungo passata sotto silenzio e con il nostro impegno civile. 

Questo è il link con l'evento ed la pagina su Facebook: https://www.facebook.com/LaTerraDeiFuochi?fref=ts 

 Da anni seguiamo la questione dei roghi tossici nella provincie di Napoli e Caserta, questione che si intreccia con il traffico illegale e lo smaltimento di rifiuti pericolosi nelle nostre terre e con le tante emergenze ambientali che attanagliano la nostra terra.
Da anni, prima che si accendessero finalmente i riflettori sulla "Terra dei Fuochi" ed arrivassero le TV, abbiamo parlato di queste vicende e come Partito del Sud siamo vicini a tutte le Associazione che da anni denunciano i quotidiani roghi tossici nella zona e da sempre abbiamo partecipato a tutte le manifestazioni indette al riguardo, a Sud come a nord, con il solo intento di manifestare insieme al nostro popolo ferito e che si ammala sempre più gravemente di giorno in giorno.

Il nostro compito sarà ed è quello di dare risposte politiche al riguardo nel vuoto d’interesse della politica italiana di oggi, perché per noi questo e' il compito del meridionalismo, anche al fine di evitare che si spengano i riflettori su questa emergenza che continua a mietere vittime innocenti fra la popolazione ma che sembra interessare sempre meno i media italiani .

 L’appuntamento è quindi il 25 ottobre a Napoli in P.zza Dante alle ore 16,00.

 Partito del Sud - Napoli


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Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti a Napoli e dintorni a partecipare alla “ Seconda mobilitazione Generale per la Terra dei Fuochi” del 25 ottobre.

Anche in questa occasione come nelle precedenti , così come richiesto dagli organizzatori, senza le nostre bandiere o simboli di partito, ma con il nostro orgoglio calpestato per una tragedia troppo a lungo passata sotto silenzio e con il nostro impegno civile. 

Questo è il link con l'evento ed la pagina su Facebook: https://www.facebook.com/LaTerraDeiFuochi?fref=ts 

 Da anni seguiamo la questione dei roghi tossici nella provincie di Napoli e Caserta, questione che si intreccia con il traffico illegale e lo smaltimento di rifiuti pericolosi nelle nostre terre e con le tante emergenze ambientali che attanagliano la nostra terra.
Da anni, prima che si accendessero finalmente i riflettori sulla "Terra dei Fuochi" ed arrivassero le TV, abbiamo parlato di queste vicende e come Partito del Sud siamo vicini a tutte le Associazione che da anni denunciano i quotidiani roghi tossici nella zona e da sempre abbiamo partecipato a tutte le manifestazioni indette al riguardo, a Sud come a nord, con il solo intento di manifestare insieme al nostro popolo ferito e che si ammala sempre più gravemente di giorno in giorno.

Il nostro compito sarà ed è quello di dare risposte politiche al riguardo nel vuoto d’interesse della politica italiana di oggi, perché per noi questo e' il compito del meridionalismo, anche al fine di evitare che si spengano i riflettori su questa emergenza che continua a mietere vittime innocenti fra la popolazione ma che sembra interessare sempre meno i media italiani .

 L’appuntamento è quindi il 25 ottobre a Napoli in P.zza Dante alle ore 16,00.

 Partito del Sud - Napoli


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lunedì 22 settembre 2014

Il ponte di Messina è inutile speculazione in mano alle solite lobby.


Di Natale Cuccurese

Il ponte di Messina è inutile speculazione in mano alle solite lobby. 

Calabria e Sicilia, ma anche le restanti regioni del Sud andrebbero dotate di adeguate infrastrutture, strade, linee ferroviarie anche veloci, aeroporti, prima di procedere con un'opera faraonica che mette a rischio il già precario equilibrio naturale, essendo il ponte localizzato in una delle aree di maggior pregio naturalistico del Mediterraneo, fra l'altro ad elevato rischio sismico. 

 Impregilo, la ditta principale appaltatrice del Ponte, ha già detto che sarebbe disposta a rinunciare all'incasso delle penali se il Governo riproponesse l'idea di realizzare l'opera che collega la Sicilia alla Calabria, con un costo comunque valutato in 1,5 miliardi per lo Stato. 

 La definitiva chiusura di tutte le partite aperte con il General contractor Eurolink comporterebbe invece allo Stato una spesa in penali pari a 700 milioni di euro se il Tribunale, che ad oggi non si è ancora espresso, accettasse il ricorso di Eurolink. 

Si rigettino le pretese e gli inviti di Impregilo, si attenda la sentenza del tribunale e nel caso si valuti seriamente la possibilità di avviare una trattativa atta a concordare opere alternative in infrastrutture che sono indispensabili per Calabria e Sicilia e che sono la vera necessità di quei territori.



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Di Natale Cuccurese

Il ponte di Messina è inutile speculazione in mano alle solite lobby. 

Calabria e Sicilia, ma anche le restanti regioni del Sud andrebbero dotate di adeguate infrastrutture, strade, linee ferroviarie anche veloci, aeroporti, prima di procedere con un'opera faraonica che mette a rischio il già precario equilibrio naturale, essendo il ponte localizzato in una delle aree di maggior pregio naturalistico del Mediterraneo, fra l'altro ad elevato rischio sismico. 

 Impregilo, la ditta principale appaltatrice del Ponte, ha già detto che sarebbe disposta a rinunciare all'incasso delle penali se il Governo riproponesse l'idea di realizzare l'opera che collega la Sicilia alla Calabria, con un costo comunque valutato in 1,5 miliardi per lo Stato. 

 La definitiva chiusura di tutte le partite aperte con il General contractor Eurolink comporterebbe invece allo Stato una spesa in penali pari a 700 milioni di euro se il Tribunale, che ad oggi non si è ancora espresso, accettasse il ricorso di Eurolink. 

Si rigettino le pretese e gli inviti di Impregilo, si attenda la sentenza del tribunale e nel caso si valuti seriamente la possibilità di avviare una trattativa atta a concordare opere alternative in infrastrutture che sono indispensabili per Calabria e Sicilia e che sono la vera necessità di quei territori.



domenica 11 maggio 2014

Bologna 10 Maggio manifestazione di #ioL8 per il ritorno alla Campania Felix.



"PER IL LAVORO EMIGRIAMO MA NON DIMENTICHIAMO LA TERRA CHE AMIAMO"

Ieri a Bologna marcia di protesta contro il biocidio nella Campania Felix. Dopo Modena , Reggio Emilia, Udine e Imola  ancora si protesta al nord.

Il Partito del Sud ancora presente, senza bandiere come richiesto dagli organizzatori, insieme ad altre Associazioni, Movimenti e singoli cittadini. 

Il corteo particolarmente numeroso ed animato si è snodato per le strade del centro di Bologna. Durante il percorso sono stati distribuiti volanti ai passanti, ricevendone condivisione. 

Al termine del corteo hanno preso la parola con interventi applauditi i rappresentanti di Legambiente, di Libera, del Coordinamento Comitati Fuochi, di #ioL8 ed altre associazioni; è stato inoltre posto in evidenza il fatto che i cittadini campani sollevano e  hanno sollevato da anni il problema dell'avvelenamento dei territori ai danni del Sud in generale e della Campania in particolare, il tutto però spesso nel silenzio colpevole  sia degli organi della Stato preposti al controllo dei territori relativi, sia dei mezzi d'informazione, favorendo così nei fatti non solo una distorta visione delle cause e dei veri responsabili del problema nell'opinione pubblica nazionale, ma anche, di riflesso, permettendo che il problema raggiungesse la gravità attuale.
Ribadita la necessità che solo l'aggregazione nazionale di realtà sensibili al problema , nei campi della legalità, del sociale, della tutela dell'ambiente, possa portare ad affrontare e risolvere il problema che ancora è poco e male affrontato. Particolarmente toccante la testimonianza portata dalle madri di alcuni bambini purtroppo scomparsi per malattie legate all'avvelenamento dei territori.

Ancora una volta dimostrato nei fatti l'attaccamento alla propria terra d'origine dei tanti cittadini meridionali emigrati per lavoro al nord.

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Postiamo il comunicato di #ioL8 di ieri:

Alla fine la giornata della marcia più attesa è arrivata con tutto il suo carico di speranze e aspettative... le telefonate e i messaggi dell' ultimo momento per sapere chi verrà tra gli amici, gli ultimi incontri il giorno prima per spargerne ancora di più la voce, un pizzico di sana ansia, ma soprattutto la voglia di farsi sentire e di raggiungere, proprio qui a Bologna, un "risultato importante". 

E questo risultato c'è stato, grazie a tutti i presenti: associazioni che da sempre lottano per questi temi, conterranei che ci hanno supportati fin dal primo momento, amici, conoscenti ma anche non pochi cittadini che prima non conoscevamo ma che oggi hanno deciso spontaneamente di unire la loro voce alla nostra, urlando no a chi ci avvelena il futuro. Grazie!

La presenza di due mamme coraggiose e' stata poi l'emozione piu' grande, quella che da sola da senso all'intero, modesto operato di mesi di impegno... Ci guardiamo in faccia e, senza nemmeno dircelo, già sappiamo che non è assolutamente un punto d'arrivo ma un punto di partenza.


#ioL8 e quando si lotta per qualcosa a cui si tiene davvero, anche da lontano, già pensi a cosa potrai fare o dire domani,a chi potrai incontrare per dirgli cosa sta accadendo nella nostra terra e cosa non dovrà mai piu' succedere in nessun altro posto di questo paese!.












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"PER IL LAVORO EMIGRIAMO MA NON DIMENTICHIAMO LA TERRA CHE AMIAMO"

Ieri a Bologna marcia di protesta contro il biocidio nella Campania Felix. Dopo Modena , Reggio Emilia, Udine e Imola  ancora si protesta al nord.

Il Partito del Sud ancora presente, senza bandiere come richiesto dagli organizzatori, insieme ad altre Associazioni, Movimenti e singoli cittadini. 

Il corteo particolarmente numeroso ed animato si è snodato per le strade del centro di Bologna. Durante il percorso sono stati distribuiti volanti ai passanti, ricevendone condivisione. 

Al termine del corteo hanno preso la parola con interventi applauditi i rappresentanti di Legambiente, di Libera, del Coordinamento Comitati Fuochi, di #ioL8 ed altre associazioni; è stato inoltre posto in evidenza il fatto che i cittadini campani sollevano e  hanno sollevato da anni il problema dell'avvelenamento dei territori ai danni del Sud in generale e della Campania in particolare, il tutto però spesso nel silenzio colpevole  sia degli organi della Stato preposti al controllo dei territori relativi, sia dei mezzi d'informazione, favorendo così nei fatti non solo una distorta visione delle cause e dei veri responsabili del problema nell'opinione pubblica nazionale, ma anche, di riflesso, permettendo che il problema raggiungesse la gravità attuale.
Ribadita la necessità che solo l'aggregazione nazionale di realtà sensibili al problema , nei campi della legalità, del sociale, della tutela dell'ambiente, possa portare ad affrontare e risolvere il problema che ancora è poco e male affrontato. Particolarmente toccante la testimonianza portata dalle madri di alcuni bambini purtroppo scomparsi per malattie legate all'avvelenamento dei territori.

Ancora una volta dimostrato nei fatti l'attaccamento alla propria terra d'origine dei tanti cittadini meridionali emigrati per lavoro al nord.

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Postiamo il comunicato di #ioL8 di ieri:

Alla fine la giornata della marcia più attesa è arrivata con tutto il suo carico di speranze e aspettative... le telefonate e i messaggi dell' ultimo momento per sapere chi verrà tra gli amici, gli ultimi incontri il giorno prima per spargerne ancora di più la voce, un pizzico di sana ansia, ma soprattutto la voglia di farsi sentire e di raggiungere, proprio qui a Bologna, un "risultato importante". 

E questo risultato c'è stato, grazie a tutti i presenti: associazioni che da sempre lottano per questi temi, conterranei che ci hanno supportati fin dal primo momento, amici, conoscenti ma anche non pochi cittadini che prima non conoscevamo ma che oggi hanno deciso spontaneamente di unire la loro voce alla nostra, urlando no a chi ci avvelena il futuro. Grazie!

La presenza di due mamme coraggiose e' stata poi l'emozione piu' grande, quella che da sola da senso all'intero, modesto operato di mesi di impegno... Ci guardiamo in faccia e, senza nemmeno dircelo, già sappiamo che non è assolutamente un punto d'arrivo ma un punto di partenza.


#ioL8 e quando si lotta per qualcosa a cui si tiene davvero, anche da lontano, già pensi a cosa potrai fare o dire domani,a chi potrai incontrare per dirgli cosa sta accadendo nella nostra terra e cosa non dovrà mai piu' succedere in nessun altro posto di questo paese!.












martedì 29 aprile 2014

#ioL8 - Marcia per la vita a Bologna il 10 Maggio 2014 - Hai il coraggio di far finta di niente?

Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti a Bologna e dintorni a partecipare alla manifestazione #ioL8 del 10 maggio per protestare contro l'avvelenamento dei territori.


L’appuntamento è per il 10 maggio a Bologna, ore 11,30  in piazza XX Settembre a pochi metri dalla stazione ferroviaria centrale. 


Esortiamo tutti i nostri simpatizzanti e militanti ad ottemperare a quanto richiesto dagli organizzatori e cioè a partecipare senza bandiere o simboli di partito, ma portando il nostro orgoglio calpestato per una tragedia troppo a lungo passata sotto silenzio e forti del nostro impegno civile.

Da anni come PdelSUD seguiamo la questione dei roghi tossici nella provincia di Napoli e Caserta, questione che si intreccia con il traffico illegale e lo smaltimento di rifiuti pericolosi nelle nostre terre e con le tante emergenze ambientali. Da anni, prima che si accendessero finalmente i riflettori sulla "Terra dei Fuochi" ed arrivassero le TV, abbiamo parlato di queste vicende e siamo vicini alle Associazioni che da anni denunciano i quotidiani roghi tossici e l'avvelenamento dei territori.

Ora non e' il momento di cavalcare la protesta ma di manifestare insieme al nostro popolo ferito e che si ammala sempre più gravemente di giorno in giorno, poi il nostro compito sarà anche quello di dare risposte politiche nel deserto della politica italiana di oggi perché per noi questo e' il compito del meridionalismo. 



10 Maggio, dopo Modena, Reggio Emilia Udine e Imola l'appuntamento per tutti è a Bologna.

Partito del Sud - Coord. Nord Italia

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https://www.youtube.com/watch?v=h1ewkhLmzYI  


A seguire Il Comunicato di #ioL8

“Da circa trent’anni la Campania è luogo di sversamento dei rifiuti tossici industriali provenienti soprattutto dall’Italia settentrionale e da parte d’Europa – si legge nel comunicato del comitato – In tutti questi anni tante denunce da parte di comitati, associazioni ambientaliste locali e semplici cittadini sono state puntualmente ignorate. Le stesse dichiarazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone, che ha raccontato di un perverso intreccio tra criminalità organizzata, grande imprenditoria e mondo politico colluso, sono state insabbiate con segreto di stato per oltre 17 anni. Oggi le statistiche dicono che in Campania si muore più che altrove di tumore e leucemia e spesso le vittime sono giovani e bambini con pochi anni d’età. Oggi siamo finalmente riusciti a portare questo problema all’attenzione di tutto il paese. Ma non basta perché nella “terra dei fuochi” continuano tuttora ad esserci roghi e sversamenti di materiale tossico. Un problema cui le istituzioni (locali e nazionali) NON sanno o NON vogliono dare un’adeguata soluzione. Questa Marcia è pertanto uno dei tanti modi per informare la popolazione su quello che è un grave problema DI TUTTO IL PAESE.
 E per mettervi in guardia che, purtroppo, in nome di sporchi interessi economici, TUTTA L’ITALIA E’ (O STA DIVENTANDO) “TERRA DEI FUOCHI”. UNITEVI A NOI E RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA TERRA”.


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Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti a Bologna e dintorni a partecipare alla manifestazione #ioL8 del 10 maggio per protestare contro l'avvelenamento dei territori.


L’appuntamento è per il 10 maggio a Bologna, ore 11,30  in piazza XX Settembre a pochi metri dalla stazione ferroviaria centrale. 


Esortiamo tutti i nostri simpatizzanti e militanti ad ottemperare a quanto richiesto dagli organizzatori e cioè a partecipare senza bandiere o simboli di partito, ma portando il nostro orgoglio calpestato per una tragedia troppo a lungo passata sotto silenzio e forti del nostro impegno civile.

Da anni come PdelSUD seguiamo la questione dei roghi tossici nella provincia di Napoli e Caserta, questione che si intreccia con il traffico illegale e lo smaltimento di rifiuti pericolosi nelle nostre terre e con le tante emergenze ambientali. Da anni, prima che si accendessero finalmente i riflettori sulla "Terra dei Fuochi" ed arrivassero le TV, abbiamo parlato di queste vicende e siamo vicini alle Associazioni che da anni denunciano i quotidiani roghi tossici e l'avvelenamento dei territori.

Ora non e' il momento di cavalcare la protesta ma di manifestare insieme al nostro popolo ferito e che si ammala sempre più gravemente di giorno in giorno, poi il nostro compito sarà anche quello di dare risposte politiche nel deserto della politica italiana di oggi perché per noi questo e' il compito del meridionalismo. 



10 Maggio, dopo Modena, Reggio Emilia Udine e Imola l'appuntamento per tutti è a Bologna.

Partito del Sud - Coord. Nord Italia

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https://www.youtube.com/watch?v=h1ewkhLmzYI  


A seguire Il Comunicato di #ioL8

“Da circa trent’anni la Campania è luogo di sversamento dei rifiuti tossici industriali provenienti soprattutto dall’Italia settentrionale e da parte d’Europa – si legge nel comunicato del comitato – In tutti questi anni tante denunce da parte di comitati, associazioni ambientaliste locali e semplici cittadini sono state puntualmente ignorate. Le stesse dichiarazioni del pentito di camorra Carmine Schiavone, che ha raccontato di un perverso intreccio tra criminalità organizzata, grande imprenditoria e mondo politico colluso, sono state insabbiate con segreto di stato per oltre 17 anni. Oggi le statistiche dicono che in Campania si muore più che altrove di tumore e leucemia e spesso le vittime sono giovani e bambini con pochi anni d’età. Oggi siamo finalmente riusciti a portare questo problema all’attenzione di tutto il paese. Ma non basta perché nella “terra dei fuochi” continuano tuttora ad esserci roghi e sversamenti di materiale tossico. Un problema cui le istituzioni (locali e nazionali) NON sanno o NON vogliono dare un’adeguata soluzione. Questa Marcia è pertanto uno dei tanti modi per informare la popolazione su quello che è un grave problema DI TUTTO IL PAESE.
 E per mettervi in guardia che, purtroppo, in nome di sporchi interessi economici, TUTTA L’ITALIA E’ (O STA DIVENTANDO) “TERRA DEI FUOCHI”. UNITEVI A NOI E RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA TERRA”.


 
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