domenica 4 maggio 2014

Coppa Italia di calcio vinta meritatamente dal Napoli, in uno scenario vergognoso, tra episodi di grande gravità, con commenti di parte che, al solito, tendono a colpevolizzare solo i napoletani…


di  Andrea Balìa

Il Napoli calcio ha conquistato ieri sera a Roma la Coppa Italia in un incontro di grande qualità contro la Fiorentina. Serata macchiata da episodi di enorme gravità avvenuti fuori dello stadio prima della partita, dove tre tifosi napoletani sono stati colpiti da colpi di pistola d’un ultrà romano. Uno di loro, un ragazzo trentenne, è ancora in condizioni di pericolo per la sua vita e/o per le eventuali conseguenze. All’interno dello stadio s’è creato un clima di tensione che ha portato allo spostamento dell’orario d’inizio della gara di 45 minuti. Tutta la tifoseria azzurra aveva deciso di ammainare le proprie bandiere in attesa degli sviluppi. 

Una strana gestione dello svilupparsi degli eventi è stata messa in atto : nessun comunicato nello stadio che chiarisse un po’ l’accaduto o tendesse a tranquillizzare, strana attenzione data a un discutibile capo tifoso napoletano, e il tutto condito da discutibili commenti televisivi dove i tifosi napoletani sembravano passare da vittime a responsabili. Dalla curva viola i soliti beceri e razzisti cori anti Napoli inneggianti al Vesuvio, ma passati sotto traccia come un’abitudine cui rassegnarsi. Il Napoli calcisticamente ha poi vinto, ma l’unica preoccupazione dei commentatori televisivi è stata il sottolineare il presunto gran gioco della Fiorentina, che però guarda caso ha perso col risultato di 3 a 1! 

Nessuno ha detto che da giorni girava voce d’un eventuale attacco di ultrà della Roma contro i tifosi napoletani, cosa puntualmente accaduta e su cui in tanti oggi sembrano cadere dal pero….
Che poi l’immagine del truculento capo tifoso del Napoli sia negativa e preoccupante nessuno lo nega ( ma non tanto e non più di tanti tifosi d’altre squadre intravisti in video di altri incontri). 
Che l’invasione di campo finale sia sbagliata è altrettanto vero, ma è un modo di festeggiare errato ma vecchio quanto il mondo. 
Insomma : col capo tifoso ci hanno voluto parlare loro e da qua a far passare la tifoseria napoletana come frutto e preda della camorra, e il pistolero tifoso romano come un banale delinquente e i cori razzisti come cose ormai scontate, ce ne passa e non ci sembra un metodo equo e sereno d’affrontare i problemi che affliggono il calcio italiano. Quando dallo stadio milanese di San Siro volavano i motorini erano banali delinquenti, mentre tutta la tifoseria napoletana è assimilabile a quel capo tifoso e gli invasori di campo in cerca d’una scomposta euforia orde di barbari. 

Così andremo non tanto lontano e la nostra battaglia di meridionalisti risulta ancor più urgente e necessaria.

.

Leggi tutto »

di  Andrea Balìa

Il Napoli calcio ha conquistato ieri sera a Roma la Coppa Italia in un incontro di grande qualità contro la Fiorentina. Serata macchiata da episodi di enorme gravità avvenuti fuori dello stadio prima della partita, dove tre tifosi napoletani sono stati colpiti da colpi di pistola d’un ultrà romano. Uno di loro, un ragazzo trentenne, è ancora in condizioni di pericolo per la sua vita e/o per le eventuali conseguenze. All’interno dello stadio s’è creato un clima di tensione che ha portato allo spostamento dell’orario d’inizio della gara di 45 minuti. Tutta la tifoseria azzurra aveva deciso di ammainare le proprie bandiere in attesa degli sviluppi. 

Una strana gestione dello svilupparsi degli eventi è stata messa in atto : nessun comunicato nello stadio che chiarisse un po’ l’accaduto o tendesse a tranquillizzare, strana attenzione data a un discutibile capo tifoso napoletano, e il tutto condito da discutibili commenti televisivi dove i tifosi napoletani sembravano passare da vittime a responsabili. Dalla curva viola i soliti beceri e razzisti cori anti Napoli inneggianti al Vesuvio, ma passati sotto traccia come un’abitudine cui rassegnarsi. Il Napoli calcisticamente ha poi vinto, ma l’unica preoccupazione dei commentatori televisivi è stata il sottolineare il presunto gran gioco della Fiorentina, che però guarda caso ha perso col risultato di 3 a 1! 

Nessuno ha detto che da giorni girava voce d’un eventuale attacco di ultrà della Roma contro i tifosi napoletani, cosa puntualmente accaduta e su cui in tanti oggi sembrano cadere dal pero….
Che poi l’immagine del truculento capo tifoso del Napoli sia negativa e preoccupante nessuno lo nega ( ma non tanto e non più di tanti tifosi d’altre squadre intravisti in video di altri incontri). 
Che l’invasione di campo finale sia sbagliata è altrettanto vero, ma è un modo di festeggiare errato ma vecchio quanto il mondo. 
Insomma : col capo tifoso ci hanno voluto parlare loro e da qua a far passare la tifoseria napoletana come frutto e preda della camorra, e il pistolero tifoso romano come un banale delinquente e i cori razzisti come cose ormai scontate, ce ne passa e non ci sembra un metodo equo e sereno d’affrontare i problemi che affliggono il calcio italiano. Quando dallo stadio milanese di San Siro volavano i motorini erano banali delinquenti, mentre tutta la tifoseria napoletana è assimilabile a quel capo tifoso e gli invasori di campo in cerca d’una scomposta euforia orde di barbari. 

Così andremo non tanto lontano e la nostra battaglia di meridionalisti risulta ancor più urgente e necessaria.

.

venerdì 2 maggio 2014

La Cisl definisce il concerto di Taranto "Sagra paesana" e scoppia la polemica su twitter

La Cisl Nazionale nel commentare su twitter il concerto del I° maggio a Roma, ha commesso una leggerezza, definendo il concerto di Taranto una "SAG(R)A PAESANA"



Ciò ha provocato le reazioni indignate di molti utenti che hanno costretto la Cisl ad una parziale retromarcia.

Ecco alcuni esempi di tweet:









Personalmente avendo assistito al concerto in diretta streaming, posso solo commentare che come sagra paesana è riuscita proprio bene.

Giudicate voi




Leggi tutto »
La Cisl Nazionale nel commentare su twitter il concerto del I° maggio a Roma, ha commesso una leggerezza, definendo il concerto di Taranto una "SAG(R)A PAESANA"



Ciò ha provocato le reazioni indignate di molti utenti che hanno costretto la Cisl ad una parziale retromarcia.

Ecco alcuni esempi di tweet:









Personalmente avendo assistito al concerto in diretta streaming, posso solo commentare che come sagra paesana è riuscita proprio bene.

Giudicate voi




giovedì 1 maggio 2014

LA FESTA E’FINITA! Il bello della politica è compiangere e parlare dei morti solo vent’anni dopo


Di Bruno Pappalardo

Ricordo la corsa  che ci portava sul largo Matteotti davanti ad un palco di modeste dimensioni.
Era spesso    laterale alla mastodontica facciata d’ordine marcatamente fascista del Palazzo delle Poste.  
Succedeva  che, d’un tratto, pezzi di folto schieramento di manifestanti  si staccavano dal corteo per precipitarsi nella piazza  cantando “bandiera rossa” e approssimarsi al palco che dalla mattina già esaltava la manifestazione, i lavoratori e i diritti a cui attendevano interessati.
All’epoca non c’erano concerti serali  di star  d’alta attrazione in piazza del plebiscito come altrove.
Per le due pomeridiane la storia era finita.
Ci si tratteneva per una paio d’ora in più per dirsi della giornata.
Gruppetti di  dimostranti, con le bandiere riavvolte s’avviavano alle loro case  o,  più affoltati,   verso i pullman che li aveva condotti dalla provincia vicina, in piazza Mancini, il grosso largo della zona Ferrovia, e luogo della testa del corteo ma anche dell’adunata iniziata già dalle otto del mattino.  
Vederli dopo, verso sera, prim’ancora che calasse del tutto il sole,  staccati,  isolati ormai dal corteo, parevano  bambini che ancora giocavano con l’asta come allo stadio e rossi in volto per il sole inatteso pigliato  durante l’interminabile lungo percorso ,…ricordo che c’era sempre il sole… ebbene, questi riducevano quel tanto di nobiltà, eroicità implicita nella lotta.
Così, insomma,  percepivo la giornata.
Questo festa è per chi lavora! Oggi pochissimi! Esiguo  i sopravvissuti al Sud
E quelli che non lavorano non festeggiano?  Ho avuto l’impressione che oggi, festa che una volta lasciava le strade, intorno a quelli dell’incontro per  la sfilata, deserte, oggi, fossero tutti affollate di gente  mosse da   un fare, negozi, ambulanti, market, abbigliamento et cetera.  Chiuse Banche e scuole. La prima per eccesso di benefici la seconda per fame.
Non ho voluto scrivere nulla sulla giornata. Nessuna voglia. Oggi abbiamo perso ancora un diritto una volta acquisito.
Da quando dai palchi non si chiamano più a raccolta gli operai e gli studenti – come una volta – ma solo i lavoratori, ebbene, la festa sia finita!
E’ finita anche per  un servitore dello Stato, quello di una volta.
E’ finita per  Roberto Mancini, un poliotto anti-camorra che scoprì la “Terra dei Fuochi”e affetto da Linfoma di Hodgkin
Svolse un incessante attività d’indagine sui rifiuti tossici in anni che, allora, nessuno voleva sentire. Per farlo toccava, respirava e acquisiva veleni tutti i giorni fino a contrarre un tumore ai linfonodi e sottoposto ad trapianto come ultima chance ma la sua battaglia è finita!
Cercarono, le istituzioni anche di fermarlo!
Ciao Roberto, ciao ragazzi, ciao Assunta morta per il taglio di un braccio in fabbrica e deceduta per infarto e per un eccesso  di perdita di sangue, ciao Gennaro di Afragola, …potevi stare un po più attento a quel tavolone sull’andito?
Nessuno sul palco stasera diranno i vostri nomi, …non conviene!

Leggi tutto »

Di Bruno Pappalardo

Ricordo la corsa  che ci portava sul largo Matteotti davanti ad un palco di modeste dimensioni.
Era spesso    laterale alla mastodontica facciata d’ordine marcatamente fascista del Palazzo delle Poste.  
Succedeva  che, d’un tratto, pezzi di folto schieramento di manifestanti  si staccavano dal corteo per precipitarsi nella piazza  cantando “bandiera rossa” e approssimarsi al palco che dalla mattina già esaltava la manifestazione, i lavoratori e i diritti a cui attendevano interessati.
All’epoca non c’erano concerti serali  di star  d’alta attrazione in piazza del plebiscito come altrove.
Per le due pomeridiane la storia era finita.
Ci si tratteneva per una paio d’ora in più per dirsi della giornata.
Gruppetti di  dimostranti, con le bandiere riavvolte s’avviavano alle loro case  o,  più affoltati,   verso i pullman che li aveva condotti dalla provincia vicina, in piazza Mancini, il grosso largo della zona Ferrovia, e luogo della testa del corteo ma anche dell’adunata iniziata già dalle otto del mattino.  
Vederli dopo, verso sera, prim’ancora che calasse del tutto il sole,  staccati,  isolati ormai dal corteo, parevano  bambini che ancora giocavano con l’asta come allo stadio e rossi in volto per il sole inatteso pigliato  durante l’interminabile lungo percorso ,…ricordo che c’era sempre il sole… ebbene, questi riducevano quel tanto di nobiltà, eroicità implicita nella lotta.
Così, insomma,  percepivo la giornata.
Questo festa è per chi lavora! Oggi pochissimi! Esiguo  i sopravvissuti al Sud
E quelli che non lavorano non festeggiano?  Ho avuto l’impressione che oggi, festa che una volta lasciava le strade, intorno a quelli dell’incontro per  la sfilata, deserte, oggi, fossero tutti affollate di gente  mosse da   un fare, negozi, ambulanti, market, abbigliamento et cetera.  Chiuse Banche e scuole. La prima per eccesso di benefici la seconda per fame.
Non ho voluto scrivere nulla sulla giornata. Nessuna voglia. Oggi abbiamo perso ancora un diritto una volta acquisito.
Da quando dai palchi non si chiamano più a raccolta gli operai e gli studenti – come una volta – ma solo i lavoratori, ebbene, la festa sia finita!
E’ finita anche per  un servitore dello Stato, quello di una volta.
E’ finita per  Roberto Mancini, un poliotto anti-camorra che scoprì la “Terra dei Fuochi”e affetto da Linfoma di Hodgkin
Svolse un incessante attività d’indagine sui rifiuti tossici in anni che, allora, nessuno voleva sentire. Per farlo toccava, respirava e acquisiva veleni tutti i giorni fino a contrarre un tumore ai linfonodi e sottoposto ad trapianto come ultima chance ma la sua battaglia è finita!
Cercarono, le istituzioni anche di fermarlo!
Ciao Roberto, ciao ragazzi, ciao Assunta morta per il taglio di un braccio in fabbrica e deceduta per infarto e per un eccesso  di perdita di sangue, ciao Gennaro di Afragola, …potevi stare un po più attento a quel tavolone sull’andito?
Nessuno sul palco stasera diranno i vostri nomi, …non conviene!

domenica 20 aprile 2014

sabato 19 aprile 2014

Quel che resta….

di  Andrea Balìa

Una volta c’erano Berlinguer e Almirante….ora ci sono Renzi e la Meloni….

Fino a ieri c’era Gabriel Garcia Marquez (pure parlava, anche se in modo molto poetico e finemente letterario, a suo modo di Sud del mondo)…..ora al riguardo ci restano altri scrittori…..

Fino a poco fa c’era l’amicizia come uno dei valori assoluti da rispettare e di cui dar conferma quando serve….ora “io non sapevo che…” lo si dimostra a giorni alterni….

Una volta c’era Ciano, Lucio Barone, Zitara…..ora è rimasto Ciano…..

Anni fa c’erano i giornalisti….ora c’è Magdi Allan….

Prima c’erano i Papi…ora c’è Francesco II e s’interessa dei poveri….ma è l’eccezione che conferma la regola...

Un tempo c’era Totò e faceva solo il comico….ora c’è Grillo…e pure fa solo il comico ( o no?)….

Quando c’erano gli intellettuali Pasolini scriveva, diceva e faceva film….ora c’è Vanzina e fa i film….

Gramsci era nominato come riferimento….ora si cita Tony Blair….

Prima c’era Berlusconi…oggi…anche….

Aprivi la Tv e c'era Guglielmi, Biagi...ora c'è Porro e Paragone....

Una volta c’era Maradona….oggi ?!?!?

Botta di nostalgia? Forse…e perché no?


.
Leggi tutto »
di  Andrea Balìa

Una volta c’erano Berlinguer e Almirante….ora ci sono Renzi e la Meloni….

Fino a ieri c’era Gabriel Garcia Marquez (pure parlava, anche se in modo molto poetico e finemente letterario, a suo modo di Sud del mondo)…..ora al riguardo ci restano altri scrittori…..

Fino a poco fa c’era l’amicizia come uno dei valori assoluti da rispettare e di cui dar conferma quando serve….ora “io non sapevo che…” lo si dimostra a giorni alterni….

Una volta c’era Ciano, Lucio Barone, Zitara…..ora è rimasto Ciano…..

Anni fa c’erano i giornalisti….ora c’è Magdi Allan….

Prima c’erano i Papi…ora c’è Francesco II e s’interessa dei poveri….ma è l’eccezione che conferma la regola...

Un tempo c’era Totò e faceva solo il comico….ora c’è Grillo…e pure fa solo il comico ( o no?)….

Quando c’erano gli intellettuali Pasolini scriveva, diceva e faceva film….ora c’è Vanzina e fa i film….

Gramsci era nominato come riferimento….ora si cita Tony Blair….

Prima c’era Berlusconi…oggi…anche….

Aprivi la Tv e c'era Guglielmi, Biagi...ora c'è Porro e Paragone....

Una volta c’era Maradona….oggi ?!?!?

Botta di nostalgia? Forse…e perché no?


.

domenica 13 aprile 2014

Ogni nuova politica o norma sulla Giustizia, è indistinguibile dalla magia …

Di Bruno Pappalardo

Occorre il rispetto della legge,giusto! Filippo, 34enne, è un ladro e disoccupato da sei mesi e che dopo aver cercato un nuovo lavoro fino a l’ultimo giorno, s’infila in un supermarket e ruba una bottiglia di latte e del pane. Giustamente processato per direttissima gli vengono appioppati cinque mesi con la condizionale . Non ha scampo, qualche giorno dopo ritorna in un altro market e lascia scivolare nella sua borsa di pezza, una fetta di arrosto da 3,50 euro,del formaggio di 2,95 e una bottiglia di olio da 4,80 . 

Ma cosa crede Filippo che basta entrare in un negozio e requisire tutto quello che gli garba? Bello esempio per suo figlio di 4 anni! Oggi è in galera a Regina Coeli a scontare gli stessi mesi di Berlusconi.

Infatti, questa storia deve finire! Siamo stanchi di morti di fame!
Una donna è stata presa mentre rubava del latte in polvere per il figlio neonato.Nove mesi di carcere, una multa di 400,00 a fronte di si un furto di 60 volte inferiore. Certezza della pena accidenti!

Bisogna smetterla con questo tracimante bonismo da quattro soldi!
Ieri, proprio ieri, un’altro arresto, stessa merce! Non è mica colpa nostra se i loro figlioli verranno assegnati alle istituzioni assistenziali e tolti agli infami genitori? Rigore accidenti e rispetto della legge!

Ad esempio, bene ha fatto il giudice Lamanna che ha intimato a Berlusconi la revoca dell’affidamento dovesse diffamare proprio i giudici che lo hanno condannato ma, intanto, precisando i termini della prescrizione. Può far tutto. Uscire di casa alle 6,00 del mattino e farne ritorno alle 23,00, tutte le interviste e comizi televisivi che vuole et cetera,… Inutile elencare.

Stiamo parlando di reato di “ evasione fiscale” di centinaia di milioni denaro pubblico.
Per mezza giornata a settimana e per nove ( poi diventeranno sei) mesi dovrà collaborare ad una Onlus della galassia Mediaset. Il giudice ha risposto che voleva pensarci e rilascerà una risposta entro 15 giorni.
Stiamo parlando non di supermarket ma di tasche degli italiani. Stiamo, ad esempio, parlando delle casette in legno della L’Aquila e centinaia di malati usciti da quelle case; di soldi usciti da discusse banche nei giorni prima e dopo l’acquisizione delle reti televisive. Delle decine e decine di “prescrizioni”, processi corti e ancor peggio “processi lunghi”, di Lodi e di leggi ad personam; stiamo parlando della crescita esponenziale di scuole private che hanno tolto contributi a quella pubblica ma in maniera subdola buttando sul lastrico migliaia di lavoratori e iniziatore di nuove filosofie sulla conoscenza, quella della “Cultura che Non Riempie il Panino”, stiamo parlando del Debito Pubblico, della Protezione Civile in S.p.a, dell’Alitalia, di editti bulgari, et cetera…
Parliamo di un pregiudicato a cui viene concesso di entrare in Parlamento e trattare col Presidente Napolitano o accordarsi con l’attuale Presidente del Consiglio ma di cosa? Di tante cose ma primariamente della Giustizia. Credo, proprio come pragmatismo, non fosse affatto necessario accordarsi con B. Vedremo!

E’ di ieri, ad esempio, la bocciatura da parte del Senato della 416 ter, quello uscito dalla Camera. La legge è stata (dopo 22 anni di incubazione) modificata e tornata alla Camera più volte. Oltre alla riduzione delle pene da 7anni a 12 con 4 anni a 10, per quei presunti candidati politici in odore di collusione, si è lottato perché restasse una frase voluta proprio da Falcone ossia “altre utilità”. Non si alludeva alla sola promessa del politico di denaro in cambio di voti. Sottintendeva altro: affari vari come appalti, autorizzazioni, assunzioni, favori et cetera. Quella piccola frase o un chiaro rigo che sottolineasse la “disponibilità a soddisfare gli interessi e le esigenze dell’associazione mafiosa” (Antonio Ingroia) ha trovato l’opposizione di Forza Italia e tutto si è arenato nella nera melma di 22 anni di politica sozza.

Ci si chiede come mai, quando si tratta di riformare la Giustizia e fare fronte d’acciaio alla criminalità, oggi come ieri, l’opposizione, Forza Italia, se pur minoritaria, riesce sempre a spuntarla?
Da dove giungono i voti?
La storia della mafia è una lunga semiretta apparentemente nata al Sud. Nacque, invece, altrove,… lì dove il vento e la nebbia nascondono i volti. I volti raccontano sempre la verità di chi l’indossa. Ma appannati e confusi nell’oidio, nel mal bianco, diventano tutti ugualmente ladri e vigliacchi. 

La corruzione, invece, alberga solo dove c’è molto denaro


Leggi tutto »
Di Bruno Pappalardo

Occorre il rispetto della legge,giusto! Filippo, 34enne, è un ladro e disoccupato da sei mesi e che dopo aver cercato un nuovo lavoro fino a l’ultimo giorno, s’infila in un supermarket e ruba una bottiglia di latte e del pane. Giustamente processato per direttissima gli vengono appioppati cinque mesi con la condizionale . Non ha scampo, qualche giorno dopo ritorna in un altro market e lascia scivolare nella sua borsa di pezza, una fetta di arrosto da 3,50 euro,del formaggio di 2,95 e una bottiglia di olio da 4,80 . 

Ma cosa crede Filippo che basta entrare in un negozio e requisire tutto quello che gli garba? Bello esempio per suo figlio di 4 anni! Oggi è in galera a Regina Coeli a scontare gli stessi mesi di Berlusconi.

Infatti, questa storia deve finire! Siamo stanchi di morti di fame!
Una donna è stata presa mentre rubava del latte in polvere per il figlio neonato.Nove mesi di carcere, una multa di 400,00 a fronte di si un furto di 60 volte inferiore. Certezza della pena accidenti!

Bisogna smetterla con questo tracimante bonismo da quattro soldi!
Ieri, proprio ieri, un’altro arresto, stessa merce! Non è mica colpa nostra se i loro figlioli verranno assegnati alle istituzioni assistenziali e tolti agli infami genitori? Rigore accidenti e rispetto della legge!

Ad esempio, bene ha fatto il giudice Lamanna che ha intimato a Berlusconi la revoca dell’affidamento dovesse diffamare proprio i giudici che lo hanno condannato ma, intanto, precisando i termini della prescrizione. Può far tutto. Uscire di casa alle 6,00 del mattino e farne ritorno alle 23,00, tutte le interviste e comizi televisivi che vuole et cetera,… Inutile elencare.

Stiamo parlando di reato di “ evasione fiscale” di centinaia di milioni denaro pubblico.
Per mezza giornata a settimana e per nove ( poi diventeranno sei) mesi dovrà collaborare ad una Onlus della galassia Mediaset. Il giudice ha risposto che voleva pensarci e rilascerà una risposta entro 15 giorni.
Stiamo parlando non di supermarket ma di tasche degli italiani. Stiamo, ad esempio, parlando delle casette in legno della L’Aquila e centinaia di malati usciti da quelle case; di soldi usciti da discusse banche nei giorni prima e dopo l’acquisizione delle reti televisive. Delle decine e decine di “prescrizioni”, processi corti e ancor peggio “processi lunghi”, di Lodi e di leggi ad personam; stiamo parlando della crescita esponenziale di scuole private che hanno tolto contributi a quella pubblica ma in maniera subdola buttando sul lastrico migliaia di lavoratori e iniziatore di nuove filosofie sulla conoscenza, quella della “Cultura che Non Riempie il Panino”, stiamo parlando del Debito Pubblico, della Protezione Civile in S.p.a, dell’Alitalia, di editti bulgari, et cetera…
Parliamo di un pregiudicato a cui viene concesso di entrare in Parlamento e trattare col Presidente Napolitano o accordarsi con l’attuale Presidente del Consiglio ma di cosa? Di tante cose ma primariamente della Giustizia. Credo, proprio come pragmatismo, non fosse affatto necessario accordarsi con B. Vedremo!

E’ di ieri, ad esempio, la bocciatura da parte del Senato della 416 ter, quello uscito dalla Camera. La legge è stata (dopo 22 anni di incubazione) modificata e tornata alla Camera più volte. Oltre alla riduzione delle pene da 7anni a 12 con 4 anni a 10, per quei presunti candidati politici in odore di collusione, si è lottato perché restasse una frase voluta proprio da Falcone ossia “altre utilità”. Non si alludeva alla sola promessa del politico di denaro in cambio di voti. Sottintendeva altro: affari vari come appalti, autorizzazioni, assunzioni, favori et cetera. Quella piccola frase o un chiaro rigo che sottolineasse la “disponibilità a soddisfare gli interessi e le esigenze dell’associazione mafiosa” (Antonio Ingroia) ha trovato l’opposizione di Forza Italia e tutto si è arenato nella nera melma di 22 anni di politica sozza.

Ci si chiede come mai, quando si tratta di riformare la Giustizia e fare fronte d’acciaio alla criminalità, oggi come ieri, l’opposizione, Forza Italia, se pur minoritaria, riesce sempre a spuntarla?
Da dove giungono i voti?
La storia della mafia è una lunga semiretta apparentemente nata al Sud. Nacque, invece, altrove,… lì dove il vento e la nebbia nascondono i volti. I volti raccontano sempre la verità di chi l’indossa. Ma appannati e confusi nell’oidio, nel mal bianco, diventano tutti ugualmente ladri e vigliacchi. 

La corruzione, invece, alberga solo dove c’è molto denaro


lunedì 7 aprile 2014

LA COLONNA INFAME,…

di Bruno Pappalardo



                QUI, OVE S'APRE QUESTO LARGO,SORGEVA UN TEMPO LA BOTTEGA DEL BARBIERE GIAN GIACOMO MORA CHE, ORDITA CON IL COMMISSARIO DELLA PUBBLICA SANITÀ GUGLIELMO PIAZZA E CON ALTRI UNA COSPIRAZIONE, MENTRE UN'ATROCE PESTILENZA INFURIAVA, COSPARGENDO DIVERSI LOCHI DI LETALI UNGUENTI MOLTI CONDUSSE AD UN'ORRENDA MORTE. GIUDICATI ENTRAMBI TRADITORI DELLA PATRIA,

IL SENATO DECRETÒ'CHE DALL'ALTO DI UN CARRO PRIMA FOSSERO MORSI CON TENAGLIE ROVENTI,

MUTILATI DELLA MANO DESTRA, SPEZZATE L'OSSA DEGLI ARTI, INTRECCIATI ALLA RUOTA, DOPO SEI ORE SGOZZATI, BRUCIATI E POI, PERCHÉ DI COTANTO SCELLERATI UOMINI NULLA AVANZASSE, CONFISCATI I BENI, LE CENERI DISPERSE NEL CANALE. PARIMENTI DIEDE ORDINE CHE AD IMPERITURO RICORDO LA FABBRICA OVE IL MISFATTO FU TRAMATO FOSSE RASA AL SUOLO NÉ MAI PIÙ RICOSTRUITA; SULLE MACERIE ERETTA UNA COLONNA DA CHIAMARE INFAME.LUNGI ADUNQUE DA QUI, ALLA LARGA, PROBI CITTADINI, CHE UN ESECRANDO SUOLO NON ABBIA A CONTAMINARVI!  ADDÌ I AGOSTO 1630   

(Senatore Monti prefetto  della pubblica sanità )


Quante cose ci son da dire sulle colonne.

Questa inscrizione del Manzoni è scolpita sulla “COLONNA INFAME”, un’altra storia di dolore.

Già perché la “colonna” definisce  un luogo o un evento accaduto e spesso eretta su quello diventandone    recapito  di quella cosa semmai da lasciare ai posteri. Si pensa subito alla Roma antica e a quella Traiana  costruita  per celebrare le vittorie di Roma e di Traiano sui Daci; …come questa tante altre. Dunque per celebrare virtù, gloria e storia. Mussolini ne fece d’essa qualcosa di simile. Veniva di continuo utilizzata (semmai rivisitata) per i suoi edifici-monumenti per esaltarne la maestosità del proprio mito e l’ardimento delle sue gesta e quelle delle genti italiote.

Lascando stare tutte le significazioni  del passato magneogreco, insomma, questa, ha sempre rappresentato qualcosa di indicativo come quelle “spezzate”. Vengono ancora erette a memoria di fatti connessi a  gruppi di soldati uccisi in guerra o da singoli individui; Simboleggia la vita interrotta prima del suo termine naturale. Nella antica Napoli e nel suo Centro Storico sono presenti colonne incastonate nei cantoni dei palazzi (antiche insule) che marcavano i crocevia e luoghi e ad uso d’orientamento.

Di tutte altre significazioni antropologiche e psicologiche bisognerebbe scrivere una enciclopedia. Intendo la colonna o obelisco come simulacro, feticcio, referente incoscio o conscio-pagano dell’organo maschile e altre ponderazioni  del genere.  

Importante dunque la colonna. Forse per questo a Napoli, quando c’è da maledire qualcosa o qualcuno, ebbene, per evitarsi la blasfemia, è uso dire “ mannaggia ‘a culonna” !

Vorrei parlarvi di questa straordinaria espressione nata nel ‘500 a Napoli (nulla a che vedere come erroneamente si crede, con la colonna dove venne legato il Cristo per essere fustigato) ma il  resto del foglio bianco già urla.

Dunque si è partito dai due condannati, il barbiere Mora e del commissario Piazza con la soddisfazione di un certo Monti;

Vi ricordate il “cucù” di B. che faceva capolino da dietro una colonna e indirizzato alla Merkel, sorpresa e imbarazzata ma sorridente per la sorprendente stupidità del premier italiano?

Vi ricordate di qualche giorno addietro, quando Il Grillo nazionale, in Pompei, abbraccia una colonna degli scavi e dice:  “Queste macerie, un giorno, saranno tutte nostre”! Inquietante, metafora della rovina, come  dire, … dato che di certo tutto franerà, ebbene, io, Grillo, governerò con esse o su di esse.

Vi ricordate che sono entrambi due pregiudicati? ( fossi io non camperei bene con un omicidio colposo)

Vi ricordate che i due, nonostante pregiudicati e condannati vengono a contrattar governi e incontrare il Presidente Napolitano? Perché? Cosa abbiamo da imparare da costoro?

Vi ricordate i mille annunci d’ogni genere dei due ?  

Ve lo ricordate ( uno dei tanti) il patto con gli italiani da Vespa per un milione di occupati?

Ve le ricordate le casette di legno della “ la costruzione delle “new town” fu seguita dai media con dirette tv e programmi ad hoc, con tanto champagne nel frigorifero a favore di telecamera “  Alla fine realizzò subito  una nuova area di degrado con un paio di centinaia di malati che tali divennero in quelle case.

Ve lo ricordate lo slogan di Grillo,”tutti a casa” rivolgendosi ai ladri in Parlamento avvezzi solo a concertare condoni? (proprio lui che si è salvato da una condanna colossale per abuso edilizio - terrazzi e due piscine)!

Spero che Renzi non s’avvicini troppo ad una colonna per farsi propaganda,… E’INFAME e PORTA MALE!!

Meglio i comizi a pagamento da 90.00 euro (maledetta Europa) non rischiando più, della piazza, neppure una pernacchia!


Leggi tutto »
di Bruno Pappalardo



                QUI, OVE S'APRE QUESTO LARGO,SORGEVA UN TEMPO LA BOTTEGA DEL BARBIERE GIAN GIACOMO MORA CHE, ORDITA CON IL COMMISSARIO DELLA PUBBLICA SANITÀ GUGLIELMO PIAZZA E CON ALTRI UNA COSPIRAZIONE, MENTRE UN'ATROCE PESTILENZA INFURIAVA, COSPARGENDO DIVERSI LOCHI DI LETALI UNGUENTI MOLTI CONDUSSE AD UN'ORRENDA MORTE. GIUDICATI ENTRAMBI TRADITORI DELLA PATRIA,

IL SENATO DECRETÒ'CHE DALL'ALTO DI UN CARRO PRIMA FOSSERO MORSI CON TENAGLIE ROVENTI,

MUTILATI DELLA MANO DESTRA, SPEZZATE L'OSSA DEGLI ARTI, INTRECCIATI ALLA RUOTA, DOPO SEI ORE SGOZZATI, BRUCIATI E POI, PERCHÉ DI COTANTO SCELLERATI UOMINI NULLA AVANZASSE, CONFISCATI I BENI, LE CENERI DISPERSE NEL CANALE. PARIMENTI DIEDE ORDINE CHE AD IMPERITURO RICORDO LA FABBRICA OVE IL MISFATTO FU TRAMATO FOSSE RASA AL SUOLO NÉ MAI PIÙ RICOSTRUITA; SULLE MACERIE ERETTA UNA COLONNA DA CHIAMARE INFAME.LUNGI ADUNQUE DA QUI, ALLA LARGA, PROBI CITTADINI, CHE UN ESECRANDO SUOLO NON ABBIA A CONTAMINARVI!  ADDÌ I AGOSTO 1630   

(Senatore Monti prefetto  della pubblica sanità )


Quante cose ci son da dire sulle colonne.

Questa inscrizione del Manzoni è scolpita sulla “COLONNA INFAME”, un’altra storia di dolore.

Già perché la “colonna” definisce  un luogo o un evento accaduto e spesso eretta su quello diventandone    recapito  di quella cosa semmai da lasciare ai posteri. Si pensa subito alla Roma antica e a quella Traiana  costruita  per celebrare le vittorie di Roma e di Traiano sui Daci; …come questa tante altre. Dunque per celebrare virtù, gloria e storia. Mussolini ne fece d’essa qualcosa di simile. Veniva di continuo utilizzata (semmai rivisitata) per i suoi edifici-monumenti per esaltarne la maestosità del proprio mito e l’ardimento delle sue gesta e quelle delle genti italiote.

Lascando stare tutte le significazioni  del passato magneogreco, insomma, questa, ha sempre rappresentato qualcosa di indicativo come quelle “spezzate”. Vengono ancora erette a memoria di fatti connessi a  gruppi di soldati uccisi in guerra o da singoli individui; Simboleggia la vita interrotta prima del suo termine naturale. Nella antica Napoli e nel suo Centro Storico sono presenti colonne incastonate nei cantoni dei palazzi (antiche insule) che marcavano i crocevia e luoghi e ad uso d’orientamento.

Di tutte altre significazioni antropologiche e psicologiche bisognerebbe scrivere una enciclopedia. Intendo la colonna o obelisco come simulacro, feticcio, referente incoscio o conscio-pagano dell’organo maschile e altre ponderazioni  del genere.  

Importante dunque la colonna. Forse per questo a Napoli, quando c’è da maledire qualcosa o qualcuno, ebbene, per evitarsi la blasfemia, è uso dire “ mannaggia ‘a culonna” !

Vorrei parlarvi di questa straordinaria espressione nata nel ‘500 a Napoli (nulla a che vedere come erroneamente si crede, con la colonna dove venne legato il Cristo per essere fustigato) ma il  resto del foglio bianco già urla.

Dunque si è partito dai due condannati, il barbiere Mora e del commissario Piazza con la soddisfazione di un certo Monti;

Vi ricordate il “cucù” di B. che faceva capolino da dietro una colonna e indirizzato alla Merkel, sorpresa e imbarazzata ma sorridente per la sorprendente stupidità del premier italiano?

Vi ricordate di qualche giorno addietro, quando Il Grillo nazionale, in Pompei, abbraccia una colonna degli scavi e dice:  “Queste macerie, un giorno, saranno tutte nostre”! Inquietante, metafora della rovina, come  dire, … dato che di certo tutto franerà, ebbene, io, Grillo, governerò con esse o su di esse.

Vi ricordate che sono entrambi due pregiudicati? ( fossi io non camperei bene con un omicidio colposo)

Vi ricordate che i due, nonostante pregiudicati e condannati vengono a contrattar governi e incontrare il Presidente Napolitano? Perché? Cosa abbiamo da imparare da costoro?

Vi ricordate i mille annunci d’ogni genere dei due ?  

Ve lo ricordate ( uno dei tanti) il patto con gli italiani da Vespa per un milione di occupati?

Ve le ricordate le casette di legno della “ la costruzione delle “new town” fu seguita dai media con dirette tv e programmi ad hoc, con tanto champagne nel frigorifero a favore di telecamera “  Alla fine realizzò subito  una nuova area di degrado con un paio di centinaia di malati che tali divennero in quelle case.

Ve lo ricordate lo slogan di Grillo,”tutti a casa” rivolgendosi ai ladri in Parlamento avvezzi solo a concertare condoni? (proprio lui che si è salvato da una condanna colossale per abuso edilizio - terrazzi e due piscine)!

Spero che Renzi non s’avvicini troppo ad una colonna per farsi propaganda,… E’INFAME e PORTA MALE!!

Meglio i comizi a pagamento da 90.00 euro (maledetta Europa) non rischiando più, della piazza, neppure una pernacchia!


domenica 6 aprile 2014

La Rai non si smentisce...


di Andrea Balìa

E ti pareva! Eravamo in trepidante attesa che l’emittente televisiva nazionale ci facesse dono, nello specifico a noi napoletani, ma poi a tutta l’opinione pubblica della penisola, del solito servizio “gioiello” che, prendendo spunto da un normale reportage sportivo non divagasse – guarda un po’ – nel solito commento esteso al sociale e alle problematiche della città.
L’evento Coppa Davis crea un giro d’affari stimabile in circa 7 milioni d’euro? E cosa volete che sia? Gli alberghi del lungomare sono strapieni come non mai e nei B & B ci vuole fortuna e raccomandazione a trovare una camera? Quisquilie! I ristoranti iniziano ad avere il pienone? Cosa volete che sia….! Il tempo fa le bizze? Eh…ma Napoli sta tradendo! Ovvero, detto fra noi, non siamo attendibili manco più in quello….se si faceva a Bolzano e pioveva…beh allora sì che poteva essere giustificato! Il campo di gara è bellissimo, gli atleti e tifosi (molti stranieri) sono entusiasti? Si, ma quel palazzo ancora disastrato alla vicina Riviera di Chiaia….che poi la magistratura abbia fermato tutto per indagini….va bè…ma non è bello da vedere!
Quale occasione migliore per gettare una mirata e ulteriore spruzzata di fango sulla città, la sua gente coniugando il tutto con l’amministrazione comunale e il suo sindaco, sempre così allenati all’attacco pervicace e quotidiano!
Prego signori s’accomodino…la terra di conquista artefice di inenarrabili nefandezze è sempre là!

Eduardo docet….



Andrea Balia

Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud



.
Leggi tutto »

di Andrea Balìa

E ti pareva! Eravamo in trepidante attesa che l’emittente televisiva nazionale ci facesse dono, nello specifico a noi napoletani, ma poi a tutta l’opinione pubblica della penisola, del solito servizio “gioiello” che, prendendo spunto da un normale reportage sportivo non divagasse – guarda un po’ – nel solito commento esteso al sociale e alle problematiche della città.
L’evento Coppa Davis crea un giro d’affari stimabile in circa 7 milioni d’euro? E cosa volete che sia? Gli alberghi del lungomare sono strapieni come non mai e nei B & B ci vuole fortuna e raccomandazione a trovare una camera? Quisquilie! I ristoranti iniziano ad avere il pienone? Cosa volete che sia….! Il tempo fa le bizze? Eh…ma Napoli sta tradendo! Ovvero, detto fra noi, non siamo attendibili manco più in quello….se si faceva a Bolzano e pioveva…beh allora sì che poteva essere giustificato! Il campo di gara è bellissimo, gli atleti e tifosi (molti stranieri) sono entusiasti? Si, ma quel palazzo ancora disastrato alla vicina Riviera di Chiaia….che poi la magistratura abbia fermato tutto per indagini….va bè…ma non è bello da vedere!
Quale occasione migliore per gettare una mirata e ulteriore spruzzata di fango sulla città, la sua gente coniugando il tutto con l’amministrazione comunale e il suo sindaco, sempre così allenati all’attacco pervicace e quotidiano!
Prego signori s’accomodino…la terra di conquista artefice di inenarrabili nefandezze è sempre là!

Eduardo docet….



Andrea Balia

Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud



.

lunedì 24 marzo 2014

LA PIETRA D’INCIAMPO



di Bruno Pappalardo

Oggi il 70esimo anniversario della strage delle Fosse Ardeatine.
L’autore, il boia fu , Erich Priebke ( morto lo scorso ottobre) 
La rappresaglia avvenne dopo l'assalto partigiano di via Rasella, a Roma, dove morirono 33 soldati tedeschi del battaglione Bozen.
In giornata giunse, dal comando germanico, l’ordine: “…per ogni tedesco morto in via Rasella, bisognava fucilare 10 comunisti badogliani”. 


Per i 33 soldati morti bisognava trovare 330 comunisti, beh, un terribile atto contro la popolazione civile. Dove avrebbero trovato 330 partigiani comunisti e perfino badogliani?
S’auguravano forse che si fossero presentati al Comando delle Gestapo, e, poi alle “SS”, i responsabili? Non esistevano trecento comunisti neppure in clandestinità.
La rappresaglia, per quanto terribile, impietosa e crudele, conserva sempre la fredda consapevolezza di colpire primariamente gente innocenti come per le Fosse Ardeatine.
Il paragone col massacro di Pondelandolfo, consumato il 14 Agosto del 1861 contro la popolazione civile è automatico. Fu più o meno la stessa storia! 


Altri partigiani filoborbonici o anche detti generalmente briganti, comandati dal cerretese Cosimo Giordano catturarono 40 soldati piemontesi che fucilarono. Gesto brutale ma s’era in guerra e si faceva ”resistenza”.
La differenza con i tedeschi è che questi erano in Italia per un incomprensibile accordo con lo Stato italiano trattato con Benito Mussolini.
Ma il tenersi acquattati nei boschi intorno Pontelandolfo, di quest’altri, bersaglieri e soldati di Cialdini, ebbene, perché se nessuno li aveva chiamati. 


Secondo il regolamento militare, in stato di guerra, è ammesso la rappresaglia! A Pontelandolfo furono un migliaia gli innocenti che dovettero morire per superare perfino i tedeschi nella fredda proporzione
Tra l’ordine di Cialdini: “di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra.” (Cialdini al colonnello Negri ) e la risposta: “Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casaduni. Essi bruciano ancora”(Eleonoro Negri) e quella tedesca non c’è molto differenza.
“il comando germanico ha, perciò, ordinato che, per ogni tedesco ucciso, dieci criminali comunisti badogliani siano fucilati. Quest'ordine è già stato eseguito, 25 marzo 1944”

Ogni guerra appare, per scelleratezza, uguale a quella precedente che aumenta relativamente al grado superiore di umanità e civiltà. Dunque bene non farsi troppe illusioni, ... ma qualcosa potrebbe cambiare!

Ora il tedesco Gunter Demnig , in memoria dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti, negli anni ’90 del secolo passato, s’inventa la “Pietra d’Inciampo” che consiste da una semplice targhetta in ottone, grossa come un sampietrino da affiggere sull’ingresso dei palazzi dei superstiti delle deportazioni. Suscitò inizialmente tanta ammirazione ma, poi, col tempo, la pietra incominciò ad infastidire!
Le controversie nascevano dal fatto che la gente (ancora oggi è così) probabilmente vuole allontanare il dolore da se e non accetta atti di fredda brutalità che, forse, in passato hanno anche nascostamente condiviso.
Quella pietra è la metafora di un invito alla riflessione. 


Quella pietra è diventata il simulacro dell’animo di uomini e donne che non vogliono sapere, non vogliono veramente ricordare, non vogliono vedere l’ impietosa realtà dei fatti, i più atroci. Essa è una chiara dichiarazione di inumanità, tanto semplice da condannare e voglia di eliminare ma colpevolmente e paradossalmente aumenta in maniera inversamente proporzionale alla volontà di annientarla. E’ una domanda alla propria anima che interrogata non sa darsi alcuna vera risposta. 


Fissiamo le nostre pietre per ogni morto caduto sul selciato, per ogni pensionato morto solo, per ogni lettiga consunta e lasciata nel corridoio affollato dell’ospedale. Per ogni martire di questa società infame.
Fissiamo una “Pietra” davanti al legittimo Tribunale che dovrà/ebbe condannare i responsabili dei morti leucemici per rifiuti tossici caduti dall’alto. Sul marciapiede davanti casa degli ignobili colpevoli.




Leggi tutto »


di Bruno Pappalardo

Oggi il 70esimo anniversario della strage delle Fosse Ardeatine.
L’autore, il boia fu , Erich Priebke ( morto lo scorso ottobre) 
La rappresaglia avvenne dopo l'assalto partigiano di via Rasella, a Roma, dove morirono 33 soldati tedeschi del battaglione Bozen.
In giornata giunse, dal comando germanico, l’ordine: “…per ogni tedesco morto in via Rasella, bisognava fucilare 10 comunisti badogliani”. 


Per i 33 soldati morti bisognava trovare 330 comunisti, beh, un terribile atto contro la popolazione civile. Dove avrebbero trovato 330 partigiani comunisti e perfino badogliani?
S’auguravano forse che si fossero presentati al Comando delle Gestapo, e, poi alle “SS”, i responsabili? Non esistevano trecento comunisti neppure in clandestinità.
La rappresaglia, per quanto terribile, impietosa e crudele, conserva sempre la fredda consapevolezza di colpire primariamente gente innocenti come per le Fosse Ardeatine.
Il paragone col massacro di Pondelandolfo, consumato il 14 Agosto del 1861 contro la popolazione civile è automatico. Fu più o meno la stessa storia! 


Altri partigiani filoborbonici o anche detti generalmente briganti, comandati dal cerretese Cosimo Giordano catturarono 40 soldati piemontesi che fucilarono. Gesto brutale ma s’era in guerra e si faceva ”resistenza”.
La differenza con i tedeschi è che questi erano in Italia per un incomprensibile accordo con lo Stato italiano trattato con Benito Mussolini.
Ma il tenersi acquattati nei boschi intorno Pontelandolfo, di quest’altri, bersaglieri e soldati di Cialdini, ebbene, perché se nessuno li aveva chiamati. 


Secondo il regolamento militare, in stato di guerra, è ammesso la rappresaglia! A Pontelandolfo furono un migliaia gli innocenti che dovettero morire per superare perfino i tedeschi nella fredda proporzione
Tra l’ordine di Cialdini: “di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra.” (Cialdini al colonnello Negri ) e la risposta: “Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casaduni. Essi bruciano ancora”(Eleonoro Negri) e quella tedesca non c’è molto differenza.
“il comando germanico ha, perciò, ordinato che, per ogni tedesco ucciso, dieci criminali comunisti badogliani siano fucilati. Quest'ordine è già stato eseguito, 25 marzo 1944”

Ogni guerra appare, per scelleratezza, uguale a quella precedente che aumenta relativamente al grado superiore di umanità e civiltà. Dunque bene non farsi troppe illusioni, ... ma qualcosa potrebbe cambiare!

Ora il tedesco Gunter Demnig , in memoria dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti, negli anni ’90 del secolo passato, s’inventa la “Pietra d’Inciampo” che consiste da una semplice targhetta in ottone, grossa come un sampietrino da affiggere sull’ingresso dei palazzi dei superstiti delle deportazioni. Suscitò inizialmente tanta ammirazione ma, poi, col tempo, la pietra incominciò ad infastidire!
Le controversie nascevano dal fatto che la gente (ancora oggi è così) probabilmente vuole allontanare il dolore da se e non accetta atti di fredda brutalità che, forse, in passato hanno anche nascostamente condiviso.
Quella pietra è la metafora di un invito alla riflessione. 


Quella pietra è diventata il simulacro dell’animo di uomini e donne che non vogliono sapere, non vogliono veramente ricordare, non vogliono vedere l’ impietosa realtà dei fatti, i più atroci. Essa è una chiara dichiarazione di inumanità, tanto semplice da condannare e voglia di eliminare ma colpevolmente e paradossalmente aumenta in maniera inversamente proporzionale alla volontà di annientarla. E’ una domanda alla propria anima che interrogata non sa darsi alcuna vera risposta. 


Fissiamo le nostre pietre per ogni morto caduto sul selciato, per ogni pensionato morto solo, per ogni lettiga consunta e lasciata nel corridoio affollato dell’ospedale. Per ogni martire di questa società infame.
Fissiamo una “Pietra” davanti al legittimo Tribunale che dovrà/ebbe condannare i responsabili dei morti leucemici per rifiuti tossici caduti dall’alto. Sul marciapiede davanti casa degli ignobili colpevoli.




sabato 8 marzo 2014

Ecco perchè io mi fido sempre delle donne. Buon 8 marzo.

Di Marenza De Michele

Giornata di vento oggi a Bologna, sole e vento...che strana giornata, che rara occasione pr andare a ritroso nello spazio e nel tempo, alle generazioni di donne da cui provengo, di cui sono fiera: contadine analfabete -mani callose, portamento fiero e sguardo sereno- madri innanzittutto, senza smettere mai di essere figlie sorelle amiche amanti, donne che non conoscevano nè sapevano neanche pronunciare la parola 'mestruazioni', ma più prudentemente ne sussurravano tra loro chiamandole 'marchese', donne che arrossivano anche di fronte allo sguardo di un uomo, donne d'altri tempi, donne indimenticabili.

E in questa strana giornata in cui solo voci di uomini ho sentito a celebrare la bellezza e la fatica del vivere al femminile, voglio aggiungere la mia voce di donna tra le donne -non permetto a nessuno, tantomeno al consumismo, di scipparmi la possibilità di una celebrazione/commemorazione del mio modo di essere al mondo- e affermare forte e chiaro che noi donne non siamo poi molto diverse dalle nostre radici, meglio non fidarsi mai delle apparenze, possiamo anche spararci delle pose ma restiamo fiere forti e serene, degne della 'mission' che madre matura ci ha affidato, essere sempre e comunque portatrici di vita.
 Ecco perchè io mi fido sempre delle donne.

 Buon 8 marzo.


Leggi tutto »
Di Marenza De Michele

Giornata di vento oggi a Bologna, sole e vento...che strana giornata, che rara occasione pr andare a ritroso nello spazio e nel tempo, alle generazioni di donne da cui provengo, di cui sono fiera: contadine analfabete -mani callose, portamento fiero e sguardo sereno- madri innanzittutto, senza smettere mai di essere figlie sorelle amiche amanti, donne che non conoscevano nè sapevano neanche pronunciare la parola 'mestruazioni', ma più prudentemente ne sussurravano tra loro chiamandole 'marchese', donne che arrossivano anche di fronte allo sguardo di un uomo, donne d'altri tempi, donne indimenticabili.

E in questa strana giornata in cui solo voci di uomini ho sentito a celebrare la bellezza e la fatica del vivere al femminile, voglio aggiungere la mia voce di donna tra le donne -non permetto a nessuno, tantomeno al consumismo, di scipparmi la possibilità di una celebrazione/commemorazione del mio modo di essere al mondo- e affermare forte e chiaro che noi donne non siamo poi molto diverse dalle nostre radici, meglio non fidarsi mai delle apparenze, possiamo anche spararci delle pose ma restiamo fiere forti e serene, degne della 'mission' che madre matura ci ha affidato, essere sempre e comunque portatrici di vita.
 Ecco perchè io mi fido sempre delle donne.

 Buon 8 marzo.


8 Marzo "Festa della donna" .....

di Bruno Pappalardo 

Che conta amare se mai venne conosciuto.
Che conta non aver conosciuto i salti nella campana?
Conta forse l’amor conosciuto che da angoscia?
Vale la pena conoscere le pene?
Pensate che Concetta  dovette chiedersi  se il mistero, la gioia dei sensi o la miseria era  tanta o poca e se  insopportabile?
Concetta dovette chiedersi se l’amore o la ragione o l’ansia di un bacio al suo ragazzo biondo fossero così importanti da diventare la forma del suo mondo? NO!
Concetta Biondi non sapeva nulla.
Non poteva sapere perché, in quel vespro caldo e buio, s’ illuminassero i gradini davanti casa.
Il fuoco alto nascondeva la fioca luce del Rosario di sera che le donne lamentavano.
Divenne notte in un baleno ma fu eternità.
Concetta ebbe paura quando giunsero quelle giubbe nere e rosse ma anche nere con lucenti e alti coltelli.
Vide il padre sull’uscio piegarsi, prono come ossequio  ma era  spada straniera trapassata.
Fuggi in cantina. Pensava che nessuno potesse mai raggiungerla.
Aveva sempre pensato che l’interrato cubicolo di terra fosse il suo mondo quieto dove le urla della madre che voleva andasse a prendere acqua non sarebbero mai giunte.
Si rintanò dietro le botti di vino.
Per pochi minuti pensò alla luce sui prati.
Senti il piede pesante e argentino per le armi che scendevano le nove tavole della rampetta.
Erano nove, quante volte le aveva contate.
Aveva appreso dal maestro, in quell’anno, a calcolare fino a dieci,…si erano nove ma… sette, otto, nove,…
Sentì un dolore atroce sotto la grezza vestina terrea, poi fiacco il respiro.
Venti coltelli lunghi la colpirono e così le botti.
Il vino vecchio rubinaceo si accordò col sangue corindòne.
1 e 2,…3, 4e5,…6 zoppo…, 7e8 e poi, 9; i gradini, la fine del gioco.
Lo stupro materiale e immateriale, la violenza, materiale e immateriale contro il debole; La prevaricazione, la minaccia, la paura, il ricatto, vigliaccamente contro le donne, contro le donne bambine tante, tante, migliaia di campane non saltate, sono la somma e  il codice della infamia, dell’ignominia che s’annida tra le pieghe di lenzuola fredde e la cultura sotterrata in quella cantina umida, condensa rossa di un  7 agosto  a Pontelandolfo.

 opera di Bruno Pappalardo n.01 “ il vino vecchio, ...” dal cellulare
 opera di Bruno Pappalardo n.01 “ il Sud ferito” dal cellulare

      

Leggi tutto »
di Bruno Pappalardo 

Che conta amare se mai venne conosciuto.
Che conta non aver conosciuto i salti nella campana?
Conta forse l’amor conosciuto che da angoscia?
Vale la pena conoscere le pene?
Pensate che Concetta  dovette chiedersi  se il mistero, la gioia dei sensi o la miseria era  tanta o poca e se  insopportabile?
Concetta dovette chiedersi se l’amore o la ragione o l’ansia di un bacio al suo ragazzo biondo fossero così importanti da diventare la forma del suo mondo? NO!
Concetta Biondi non sapeva nulla.
Non poteva sapere perché, in quel vespro caldo e buio, s’ illuminassero i gradini davanti casa.
Il fuoco alto nascondeva la fioca luce del Rosario di sera che le donne lamentavano.
Divenne notte in un baleno ma fu eternità.
Concetta ebbe paura quando giunsero quelle giubbe nere e rosse ma anche nere con lucenti e alti coltelli.
Vide il padre sull’uscio piegarsi, prono come ossequio  ma era  spada straniera trapassata.
Fuggi in cantina. Pensava che nessuno potesse mai raggiungerla.
Aveva sempre pensato che l’interrato cubicolo di terra fosse il suo mondo quieto dove le urla della madre che voleva andasse a prendere acqua non sarebbero mai giunte.
Si rintanò dietro le botti di vino.
Per pochi minuti pensò alla luce sui prati.
Senti il piede pesante e argentino per le armi che scendevano le nove tavole della rampetta.
Erano nove, quante volte le aveva contate.
Aveva appreso dal maestro, in quell’anno, a calcolare fino a dieci,…si erano nove ma… sette, otto, nove,…
Sentì un dolore atroce sotto la grezza vestina terrea, poi fiacco il respiro.
Venti coltelli lunghi la colpirono e così le botti.
Il vino vecchio rubinaceo si accordò col sangue corindòne.
1 e 2,…3, 4e5,…6 zoppo…, 7e8 e poi, 9; i gradini, la fine del gioco.
Lo stupro materiale e immateriale, la violenza, materiale e immateriale contro il debole; La prevaricazione, la minaccia, la paura, il ricatto, vigliaccamente contro le donne, contro le donne bambine tante, tante, migliaia di campane non saltate, sono la somma e  il codice della infamia, dell’ignominia che s’annida tra le pieghe di lenzuola fredde e la cultura sotterrata in quella cantina umida, condensa rossa di un  7 agosto  a Pontelandolfo.

 opera di Bruno Pappalardo n.01 “ il vino vecchio, ...” dal cellulare
 opera di Bruno Pappalardo n.01 “ il Sud ferito” dal cellulare

      

sabato 1 marzo 2014

NULLA E’ IMPOSSIBILE PER COLUI CHE DEVE FARLO…!??

Di Bruno Pappalardo

Il sole era nuovo;… posi la mano sulle palpebre.
Guardai la salita.
Tutti volgevano all’edificio bianco abbacinato là, su in alto.
Il sole era nuovo e violento.
Il biancore lasciava appena distinguere le ombre. C’èra tanta gente.
Bianchi erano i rifiuti, bianchi i pochi portoni, bianchi i garzoni.
Il luogo sembrava animato da ricche signore ma la gaiezza prendeva solo le serve e gli operai persi che si cercavano l’un l’altro come ciechi.
Pensai manca una bandiera, manca un colore.
Non riuscivo a pensare ad altro che al  rosso ch’eccelleva sulla forma d’Ella.
E’ voluto l’allotropo del pronome come se fosse persona.
La bandiera è simbolo ma fu fatto di carne umana, bruciata o ferita o infilzata o salvata.
Non è Essa, non potrà mai esserlo in quella luce dove tutti sono simili, nudamente uguali.
La chiesa, la piazza, l’impalcatura del palco, l’altare, i fiori, le volpi argentee sulle creste degli acrominali della scapola sotto il collo alto , le donne in ciabatte e i neri operai diventati angeli per via di quel sole.
Amo il mio partito ma , più che partito il mio gruppo, la miei folli ragazzi che con la  prostata gonfia, quei pazzi scatenati, con capelli arruffati e occhiali segnalati al catastato.  Son forti come fanciulli che hanno bisogno di diversi bisogni ma restano forti per una sola idea.
Che importa?! Si chiami Partito del Sud o movimento o tal’altra cosa,… la bandiera ignifuga è sempre il mio, nostro  Sud,… che importa se sempre avrà o mai più  sarà un cerchio rosso tondo  ma rosso sarà l’animo sdegno del sangue versato
da gente umiliata
in luoghi occupati.
Che conta se pur vinta ha, tuttavia,  in se il fracasso, il fragore e  sempre  per quella luce che s’annida nelle voci ma anche in occhi neri gaetani o in uomini che offendono otre vuote?
Dio mio il sole è ferito! Ancora? Un dardo l’ha colpito e s’annera la mia casa marina, la mi casa sgraziata e disperato  e scuro è il mio cielo non più leggero, fedele e tersamente soffocante d’azzurro? NO!  Dove cadde il corpo nostro, lì,  sorse nuova luce e allora nuovo sole bianco colorerà il fiore di giglio neonato, immacolato.
Arso dunque il SUD ma di sola luce  

Leggi tutto »
Di Bruno Pappalardo

Il sole era nuovo;… posi la mano sulle palpebre.
Guardai la salita.
Tutti volgevano all’edificio bianco abbacinato là, su in alto.
Il sole era nuovo e violento.
Il biancore lasciava appena distinguere le ombre. C’èra tanta gente.
Bianchi erano i rifiuti, bianchi i pochi portoni, bianchi i garzoni.
Il luogo sembrava animato da ricche signore ma la gaiezza prendeva solo le serve e gli operai persi che si cercavano l’un l’altro come ciechi.
Pensai manca una bandiera, manca un colore.
Non riuscivo a pensare ad altro che al  rosso ch’eccelleva sulla forma d’Ella.
E’ voluto l’allotropo del pronome come se fosse persona.
La bandiera è simbolo ma fu fatto di carne umana, bruciata o ferita o infilzata o salvata.
Non è Essa, non potrà mai esserlo in quella luce dove tutti sono simili, nudamente uguali.
La chiesa, la piazza, l’impalcatura del palco, l’altare, i fiori, le volpi argentee sulle creste degli acrominali della scapola sotto il collo alto , le donne in ciabatte e i neri operai diventati angeli per via di quel sole.
Amo il mio partito ma , più che partito il mio gruppo, la miei folli ragazzi che con la  prostata gonfia, quei pazzi scatenati, con capelli arruffati e occhiali segnalati al catastato.  Son forti come fanciulli che hanno bisogno di diversi bisogni ma restano forti per una sola idea.
Che importa?! Si chiami Partito del Sud o movimento o tal’altra cosa,… la bandiera ignifuga è sempre il mio, nostro  Sud,… che importa se sempre avrà o mai più  sarà un cerchio rosso tondo  ma rosso sarà l’animo sdegno del sangue versato
da gente umiliata
in luoghi occupati.
Che conta se pur vinta ha, tuttavia,  in se il fracasso, il fragore e  sempre  per quella luce che s’annida nelle voci ma anche in occhi neri gaetani o in uomini che offendono otre vuote?
Dio mio il sole è ferito! Ancora? Un dardo l’ha colpito e s’annera la mia casa marina, la mi casa sgraziata e disperato  e scuro è il mio cielo non più leggero, fedele e tersamente soffocante d’azzurro? NO!  Dove cadde il corpo nostro, lì,  sorse nuova luce e allora nuovo sole bianco colorerà il fiore di giglio neonato, immacolato.
Arso dunque il SUD ma di sola luce  

lunedì 10 febbraio 2014

CHI LA FA L'ASPETTI: OVVERO LA DABBENAGGINE LEGHISTA ALLA PROVA DEL NOVE


Di Natale Cuccurese

Con una maggioranza di appena il 50,5 per cento dei voti, gli elettori svizzeri hanno approvato l'iniziativa contro l'immigrazione 'di massa' nel paese, su cui erano chiamati a pronunciarsi. I 'No' al referendum sul tetto all'immigrazione si sono fermati al 49,5%.La maggior parte dei sì è stata raccolta nei cantoni in cui si parla italiano e tedesco e nelle zone rurali.Dalle urne è uscito comunque un paese spaccato in due, con i cantoni romandi francofoni più filoeuropei e le grandi città nel campo dei perdenti, mentre i cantoni di lingua tedesca e il Ticino - a grandissima maggioranza - hanno votato a favore dell'iniziativa. Il cantone italofono, confrontato a un flusso di circa 60 mila frontalieri dalla vicina Penisola, ha registrato la più alta percentuale di Sì, saliti a quota 68,17 .Questo in parte quanto riportato oggi sul sito di "La Repubblica", cioè una vittoria di quei partiti, alcuni d'ispirazione leghista, che fan parte dell'ultradestra xenofa svizzera.

In questo panorama deprimente si alza alto il grido di dolore, con relative lacrime di coccodrillo, del sassofonista verde Bobo Maroni «La Svizzera non può considerare i lavoratori lombardi come dei topi. Sono dei lavoratori che operano oltre confine, hanno una dignità che va rispettata». La frase , giusta di per se, dimostra solo la dabbenaggine sesquipedale dell'ideale leghista nostrano che frana vergognosamente proprio di fronte alle stesse argomentazioni usate per vent'anni dagli stessi verdi elmi-cornuti contro gli invisi meridionali, per non parlare poi degli extracomunitari...cioè quell' "ognuno resti a casa sua", idea che evidentemente soprattutto in Ticino hanno ben recepito in questi anni di orgia mediatica leghista, sancendo però nei fatti la certificazione della miopia del credo leghista e del suo fallimento, visto che ci sarà sempre qualcuno più a nord di te che cercherà di alzare muri e discriminarti, infatti non a caso l'Italia nel suo insieme in quest'ottica è ormai bollata dai media e politici nord europei come appartenente al Sud Europa...

 Eppure persino il Vangelo predica " non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te", sarà forse perchè i leghisti, credendo al Dio Po, questa regola non l'hanno mai applicata che adesso la pena del contrappasso colpisce gli incolpevoli frontalieri nostrani..??..
Leggi tutto »

Di Natale Cuccurese

Con una maggioranza di appena il 50,5 per cento dei voti, gli elettori svizzeri hanno approvato l'iniziativa contro l'immigrazione 'di massa' nel paese, su cui erano chiamati a pronunciarsi. I 'No' al referendum sul tetto all'immigrazione si sono fermati al 49,5%.La maggior parte dei sì è stata raccolta nei cantoni in cui si parla italiano e tedesco e nelle zone rurali.Dalle urne è uscito comunque un paese spaccato in due, con i cantoni romandi francofoni più filoeuropei e le grandi città nel campo dei perdenti, mentre i cantoni di lingua tedesca e il Ticino - a grandissima maggioranza - hanno votato a favore dell'iniziativa. Il cantone italofono, confrontato a un flusso di circa 60 mila frontalieri dalla vicina Penisola, ha registrato la più alta percentuale di Sì, saliti a quota 68,17 .Questo in parte quanto riportato oggi sul sito di "La Repubblica", cioè una vittoria di quei partiti, alcuni d'ispirazione leghista, che fan parte dell'ultradestra xenofa svizzera.

In questo panorama deprimente si alza alto il grido di dolore, con relative lacrime di coccodrillo, del sassofonista verde Bobo Maroni «La Svizzera non può considerare i lavoratori lombardi come dei topi. Sono dei lavoratori che operano oltre confine, hanno una dignità che va rispettata». La frase , giusta di per se, dimostra solo la dabbenaggine sesquipedale dell'ideale leghista nostrano che frana vergognosamente proprio di fronte alle stesse argomentazioni usate per vent'anni dagli stessi verdi elmi-cornuti contro gli invisi meridionali, per non parlare poi degli extracomunitari...cioè quell' "ognuno resti a casa sua", idea che evidentemente soprattutto in Ticino hanno ben recepito in questi anni di orgia mediatica leghista, sancendo però nei fatti la certificazione della miopia del credo leghista e del suo fallimento, visto che ci sarà sempre qualcuno più a nord di te che cercherà di alzare muri e discriminarti, infatti non a caso l'Italia nel suo insieme in quest'ottica è ormai bollata dai media e politici nord europei come appartenente al Sud Europa...

 Eppure persino il Vangelo predica " non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te", sarà forse perchè i leghisti, credendo al Dio Po, questa regola non l'hanno mai applicata che adesso la pena del contrappasso colpisce gli incolpevoli frontalieri nostrani..??..

lunedì 27 gennaio 2014

Report Giornata della memoria c/o la scuola Sergio De Simone a Napoli



Stamani alle ore 9,00, nella zona Materdei di Napoli c/o la scuola intitolata a Sergio De Simone (bambino napoletano deportato ad Auschwitz e seviziato dagli esperimenti medici nazisti del dott. Mengele e poi ucciso assieme ad altri 20 bimbi), s'è tenuta la commemorazione della Giornata della Memoria per gli eccidi nazifascisti.

E' seguito un filmato molto toccante proiettato nel vicino e storico cinema/teatro  "Bolivar" sulla tragica vicenda. 

Presente la Rai, tv locali e stampa.


E' intervenuto il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris (col gonfalone del Comune) che  ha assistito ad un canto intonato dai bambini della scuola materna.

Hanno presenziato inoltre :
- la dirigente scolastica Marinella Allocca;
- il rappresentante napoletano della Comunità Ebraica;
- l'assessore alla cultura Nino Daniele;
- l'assessore alla scuola Annamaria Palmieri;
- il direttore del Museo Pan Fabio Pascapè (dirigente del Consiglio d'istituto e Socio Onorario del PdelSUD);
- il Delegato Diretto del Sindaco della Commissione Toponomastica e Vice Presidente Nazionale del PdelSUD Andrea Balìa.
- ii sacerdote Don Merola.

Concorde il Sindaco s'è convenuto con la dirigente Allocca, il dott. Pascapè e Andrea Balìa di verificare l'adeguatezza del toponimo già dedicato al piccolo Sergio De Simone.





Sergio de Simone (italiano)nato a Napoli, il 29 novembre 1937
morto ad Amburgo, il 20 aprile 1945




Sergio de Simone era nato a Napoli il 29 novembre 1937. Le leggi antiebraiche del 1938 e la partenza del padre Edoardo per la guerra indussero sua mamma Gisella a tornare nella casa di famiglia a Fiume. Dapprima la vita sembrava scorrere serena, poi i bambini ebrei vennero espulsi dalle scuole e agli adulti fu impedito di lavorare. Un delatore segnò la condanna di Sergio, della sua mamma, della sua nonna, delle sue cuginette Andra e Tatiana e della loro mamma Mira: furono tutti deportati alla Risiera di San Sabba e da lì a Auschwitz il 29 marzo 1944, con il convoglio 25T. Era la notte del 4 aprile1944 quando furono scaricati sulla rampa di Auschwitz-Birkenau. Con la prima selezione, nonna Rosa fu mandata a destra, caricata su un camion e spedita al gas. Mamma Mira con le bimbe Andra e Tatiana raggiunsero Birkenau a piedi insieme a Gisella e Sergio. Furono tutti tatuati. Mira da quel momento divenne il numero 76482, Andra il 76483, Tatiana il 76484, Gisella il numero 76516 e Sergio il numero 179614. Sergio e le cugine la stessa notte furono separati dalle loro mamme e spediti nella baracca dei bambini. Il nome di Sergio appare in un raro referto medico datato 14 maggio 1944 e firmato dal dottor Josef Mengele, che riferisce di una visita che gli fecero alla gola. Si tratta di un importantissimo documento perché conferma la presenza dei "bambini di Bullenhuser Damm" nel campo di Birkenau. Da quell'inferno Gisella tornò, tornò anche la sorella Mira e le bimbe Andra e Tatiana. Sergio no, lui non tornò. Fu sopraffatto dall'inganno perpetrato da Mengele una fredda mattina di novembre del 1944, quando entrò nella baracca dei bambini di Birkenau e disse: "Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti". Sergio de Simone sarà uno dei 20 bambini assassinati a Bullenhuser Damm e commemorato con un giardino di rose bianche sorto a loro memoria nella stessa scuola, che oggi porta il nome del grande pedagogo polacco Janusz Korczak, morto a Treblinka insieme ai bambini dell'orfanotrofio che aveva istituito e dirigeva nel ghetto di Varsavia.







.
Leggi tutto »


Stamani alle ore 9,00, nella zona Materdei di Napoli c/o la scuola intitolata a Sergio De Simone (bambino napoletano deportato ad Auschwitz e seviziato dagli esperimenti medici nazisti del dott. Mengele e poi ucciso assieme ad altri 20 bimbi), s'è tenuta la commemorazione della Giornata della Memoria per gli eccidi nazifascisti.

E' seguito un filmato molto toccante proiettato nel vicino e storico cinema/teatro  "Bolivar" sulla tragica vicenda. 

Presente la Rai, tv locali e stampa.


E' intervenuto il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris (col gonfalone del Comune) che  ha assistito ad un canto intonato dai bambini della scuola materna.

Hanno presenziato inoltre :
- la dirigente scolastica Marinella Allocca;
- il rappresentante napoletano della Comunità Ebraica;
- l'assessore alla cultura Nino Daniele;
- l'assessore alla scuola Annamaria Palmieri;
- il direttore del Museo Pan Fabio Pascapè (dirigente del Consiglio d'istituto e Socio Onorario del PdelSUD);
- il Delegato Diretto del Sindaco della Commissione Toponomastica e Vice Presidente Nazionale del PdelSUD Andrea Balìa.
- ii sacerdote Don Merola.

Concorde il Sindaco s'è convenuto con la dirigente Allocca, il dott. Pascapè e Andrea Balìa di verificare l'adeguatezza del toponimo già dedicato al piccolo Sergio De Simone.





Sergio de Simone (italiano)nato a Napoli, il 29 novembre 1937
morto ad Amburgo, il 20 aprile 1945




Sergio de Simone era nato a Napoli il 29 novembre 1937. Le leggi antiebraiche del 1938 e la partenza del padre Edoardo per la guerra indussero sua mamma Gisella a tornare nella casa di famiglia a Fiume. Dapprima la vita sembrava scorrere serena, poi i bambini ebrei vennero espulsi dalle scuole e agli adulti fu impedito di lavorare. Un delatore segnò la condanna di Sergio, della sua mamma, della sua nonna, delle sue cuginette Andra e Tatiana e della loro mamma Mira: furono tutti deportati alla Risiera di San Sabba e da lì a Auschwitz il 29 marzo 1944, con il convoglio 25T. Era la notte del 4 aprile1944 quando furono scaricati sulla rampa di Auschwitz-Birkenau. Con la prima selezione, nonna Rosa fu mandata a destra, caricata su un camion e spedita al gas. Mamma Mira con le bimbe Andra e Tatiana raggiunsero Birkenau a piedi insieme a Gisella e Sergio. Furono tutti tatuati. Mira da quel momento divenne il numero 76482, Andra il 76483, Tatiana il 76484, Gisella il numero 76516 e Sergio il numero 179614. Sergio e le cugine la stessa notte furono separati dalle loro mamme e spediti nella baracca dei bambini. Il nome di Sergio appare in un raro referto medico datato 14 maggio 1944 e firmato dal dottor Josef Mengele, che riferisce di una visita che gli fecero alla gola. Si tratta di un importantissimo documento perché conferma la presenza dei "bambini di Bullenhuser Damm" nel campo di Birkenau. Da quell'inferno Gisella tornò, tornò anche la sorella Mira e le bimbe Andra e Tatiana. Sergio no, lui non tornò. Fu sopraffatto dall'inganno perpetrato da Mengele una fredda mattina di novembre del 1944, quando entrò nella baracca dei bambini di Birkenau e disse: "Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti". Sergio de Simone sarà uno dei 20 bambini assassinati a Bullenhuser Damm e commemorato con un giardino di rose bianche sorto a loro memoria nella stessa scuola, che oggi porta il nome del grande pedagogo polacco Janusz Korczak, morto a Treblinka insieme ai bambini dell'orfanotrofio che aveva istituito e dirigeva nel ghetto di Varsavia.







.

domenica 26 gennaio 2014

Un articolo sull'attenzione al femminile delle Commissioni Toponomastica delle città di Napoli e Padova....


 Dol's Magazine


Napoli, Padova. Buone pratiche toponomastiche in Comune

logo_maschio_angioino520




















di Giuliana Cacciapuoti e Nadia Cario

Napoli e Padova sono città profondamente diverse per posizione geografica, dimensione territoriale, densità demografica. Toponomastica femminile fa condividere loro, con le nomine di Giuliana Cacciapuoti e Nadia Cario nelle rispettive Commissioni consultive per la Toponomastica, il percorso verso il riequilibrio toponomastico di genere.
La Toponomastica cittadina è un veicolo identitario delle città e restituire memoria e dignità alle donne che in esse hanno vissuto e agito è un modo efficace e operativo che si mette in pratica con questi due ingressi nelle Commissioni.
Coincidenza ha voluto, per stringere ancor più solidale sorellanza tra le due città apripista della pratica virtuosa di richiedere aderenti al movimento di Toponomastica femminile nei luoghi deputati alle scelte e alle intitolazioni, che  in entrambi i Comuni si giungesse  in breve tempo a 12 nuove intitolazioni femminili.
A Napoli le prime tre donne cui intitolare strade cittadine secondo i criteri indicati dal Nuovo Regolamento toponomastico cittadino, modificato anche con la collaborazione tra Istituzioni e Toponomastica femminile sono state Enrichetta Caracciolo, madre delle battaglie al femminile italiane, Rita Atria testimone di giustizia e la filosofa Hanna Arendt. L’impegno a voler «risarcire»  le donne della mancanza di protagonismo nella storia delle città, si è poi concretizzata con strade e luoghi pubblici per  Iolanda Palladino, giovane studentessa uccisa durante una cruenta manifestazione negli anni Settanta, Mia Martini, a cui si intitola l’Auditorium del quartiere di Barra,  e Lina Mangiacapre, artista femminista , fondatrice delle Nemesiache, ricordata in un’area di circolazione a Posillipo. Con l’iniziativa «Tre strade tre donne» la Consulta delle Elette, che dialoga con Toponomastica femminile, ha proposto Giuseppina Aliverti, oceanografa, Giulia Civita Franceschini, educatrice e Ipazia d’Alessandria, scienziata. L’Istituto I.C. Casanova-Costantinopoli ha cambiato intitolazione in favore di I.C. Rita Levi Montalcini. Il Centro Polifunzionale di Ponticelli è stato intitolato a Barbara Sellini Nunzia Munisi.
grigolon
Tra i criteri scelti per le intitolazioni femminili si è sottolineata la volontà di ricordare soprattutto protagoniste e non vittime e nel contempo di evitare dediche a figure fantastiche o fiabesche, non concretamente presenti nella memoria cittadina.

Tutte le nuove intitolazioni sono avvenute in collaborazione e su richiesta di associazioni, enti, comitati popolari, Municipalità, dal risultato del I Concorso per le scuole indetto da Toponomastica femminile, dalla Consulta delle Elette, da singole proposte con raccolta di firme.
A Padova, a partire dalla campagna 2012 di Toponomastica femminile “8 marzo 3 donne 3 strade”, la Commissione ha proposto i primi tre nomi: la scrittrice Antonietta Giacomelli, la pittrice Leonor Fini e la psicanalista Sabina Spielrein.
Nel 2012, dopo anni di silenzio sono state ricordate la giornalista Ilaria Alpi e la manager Marisa Bellisario. A Ipazia viene intitolata la via a forma di C che attraversa una nuova lottizzazione immersa in un grande parco che prevede un’area didattica dotata di serre, orti e frutteto, a disposizione delle scuole per sensibilizzare i bambini alle attività all’aria aperta legate alla terra.
Viene poi ricordata la poetessa veneziana del ‘500 Veronica Franco, l’intellettuale veronese Isotta Nogarola, la poetessa romana del I sec. a.c. Sulpicia, la garibaldina Antonia Masanello che combatté tra le fila garibaldine travestita da uomo assieme al marito, la giocoliera-mima cittadina romana del I sec. d.c. Toreuma Claudia, la pioniera del femminismo in Italia Anna Maria Mozzoni. Due belle passeggiate pedonali vengono intitolate a S. Teresa di Lisieuxe alla benefattrice Giulia Bianchini d’Alberigo che ha lasciato al Comune un complesso inserito tra le maggiori espressioni artistiche del ‘500 padovano: la Loggia del Falconetto e l’Odeo Cornaro. Viene ricordata, infine, la pittrice padovana Dolores Grigolon.
mozzoni
Le esperienze di Napoli e Padova riconoscono la necessità di avvalersi della competenza culturale di entrambi i generi nelle scelte odonomastiche, affinché sia posto in giusta luce l’operato femminile. Soltanto la partecipazione e la condivisione dell’intera cittadinanza garantiscono alle nuove generazioni di poter ricostruire e rivivere, nella realtà quotidiana, lunghi capitoli di storia  dimenticata e occultata.

E per dar seguito a proponimenti teorici, spesso sbandierati ma non sempre applicati, è fondamentale che la sensibilità culturale maturata negli studi di genere pervada le Commissioni toponomastiche cittadine: entrarne a far parte, varcare una delle porte che l’istituzione adotta nel tramandare modelli di riferimento, è un traguardo importante per le ricercatrici di Toponomastica femminile, che investono energie e saperi per accrescere l’attenzione sugli equilibri di genere e la presenza delle donne nelle intitolazioni pubbliche.
Esserci significa partecipare alla gestione dell’odonomastica, nomi-simbolo calati nello spazio pubblico-sociale-collettivo intorno a noi: non solo le aree di circolazione pubblica, ma anche le scuole, gli asili, le università, le palestre, le sale dei quartieri.
Non si tratta solo di come e a chi intitolare, ma anche di diffondere il linguaggio di genere all’interno delle istituzioni, lasciando cadere in disuso quel neutro maschile, che dietro a una dichiarata inclusione, di fatto persevera nell’occultare la visibilità e l’operato delle donne.
logo_maschio_angioino_20090513_2031129709











Fonte : www.dols.it

ricordiamo che Andrea Balìa (Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud) è Delegato Diretto del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli



.
Leggi tutto »

 Dol's Magazine


Napoli, Padova. Buone pratiche toponomastiche in Comune

logo_maschio_angioino520




















di Giuliana Cacciapuoti e Nadia Cario

Napoli e Padova sono città profondamente diverse per posizione geografica, dimensione territoriale, densità demografica. Toponomastica femminile fa condividere loro, con le nomine di Giuliana Cacciapuoti e Nadia Cario nelle rispettive Commissioni consultive per la Toponomastica, il percorso verso il riequilibrio toponomastico di genere.
La Toponomastica cittadina è un veicolo identitario delle città e restituire memoria e dignità alle donne che in esse hanno vissuto e agito è un modo efficace e operativo che si mette in pratica con questi due ingressi nelle Commissioni.
Coincidenza ha voluto, per stringere ancor più solidale sorellanza tra le due città apripista della pratica virtuosa di richiedere aderenti al movimento di Toponomastica femminile nei luoghi deputati alle scelte e alle intitolazioni, che  in entrambi i Comuni si giungesse  in breve tempo a 12 nuove intitolazioni femminili.
A Napoli le prime tre donne cui intitolare strade cittadine secondo i criteri indicati dal Nuovo Regolamento toponomastico cittadino, modificato anche con la collaborazione tra Istituzioni e Toponomastica femminile sono state Enrichetta Caracciolo, madre delle battaglie al femminile italiane, Rita Atria testimone di giustizia e la filosofa Hanna Arendt. L’impegno a voler «risarcire»  le donne della mancanza di protagonismo nella storia delle città, si è poi concretizzata con strade e luoghi pubblici per  Iolanda Palladino, giovane studentessa uccisa durante una cruenta manifestazione negli anni Settanta, Mia Martini, a cui si intitola l’Auditorium del quartiere di Barra,  e Lina Mangiacapre, artista femminista , fondatrice delle Nemesiache, ricordata in un’area di circolazione a Posillipo. Con l’iniziativa «Tre strade tre donne» la Consulta delle Elette, che dialoga con Toponomastica femminile, ha proposto Giuseppina Aliverti, oceanografa, Giulia Civita Franceschini, educatrice e Ipazia d’Alessandria, scienziata. L’Istituto I.C. Casanova-Costantinopoli ha cambiato intitolazione in favore di I.C. Rita Levi Montalcini. Il Centro Polifunzionale di Ponticelli è stato intitolato a Barbara Sellini Nunzia Munisi.
grigolon
Tra i criteri scelti per le intitolazioni femminili si è sottolineata la volontà di ricordare soprattutto protagoniste e non vittime e nel contempo di evitare dediche a figure fantastiche o fiabesche, non concretamente presenti nella memoria cittadina.

Tutte le nuove intitolazioni sono avvenute in collaborazione e su richiesta di associazioni, enti, comitati popolari, Municipalità, dal risultato del I Concorso per le scuole indetto da Toponomastica femminile, dalla Consulta delle Elette, da singole proposte con raccolta di firme.
A Padova, a partire dalla campagna 2012 di Toponomastica femminile “8 marzo 3 donne 3 strade”, la Commissione ha proposto i primi tre nomi: la scrittrice Antonietta Giacomelli, la pittrice Leonor Fini e la psicanalista Sabina Spielrein.
Nel 2012, dopo anni di silenzio sono state ricordate la giornalista Ilaria Alpi e la manager Marisa Bellisario. A Ipazia viene intitolata la via a forma di C che attraversa una nuova lottizzazione immersa in un grande parco che prevede un’area didattica dotata di serre, orti e frutteto, a disposizione delle scuole per sensibilizzare i bambini alle attività all’aria aperta legate alla terra.
Viene poi ricordata la poetessa veneziana del ‘500 Veronica Franco, l’intellettuale veronese Isotta Nogarola, la poetessa romana del I sec. a.c. Sulpicia, la garibaldina Antonia Masanello che combatté tra le fila garibaldine travestita da uomo assieme al marito, la giocoliera-mima cittadina romana del I sec. d.c. Toreuma Claudia, la pioniera del femminismo in Italia Anna Maria Mozzoni. Due belle passeggiate pedonali vengono intitolate a S. Teresa di Lisieuxe alla benefattrice Giulia Bianchini d’Alberigo che ha lasciato al Comune un complesso inserito tra le maggiori espressioni artistiche del ‘500 padovano: la Loggia del Falconetto e l’Odeo Cornaro. Viene ricordata, infine, la pittrice padovana Dolores Grigolon.
mozzoni
Le esperienze di Napoli e Padova riconoscono la necessità di avvalersi della competenza culturale di entrambi i generi nelle scelte odonomastiche, affinché sia posto in giusta luce l’operato femminile. Soltanto la partecipazione e la condivisione dell’intera cittadinanza garantiscono alle nuove generazioni di poter ricostruire e rivivere, nella realtà quotidiana, lunghi capitoli di storia  dimenticata e occultata.

E per dar seguito a proponimenti teorici, spesso sbandierati ma non sempre applicati, è fondamentale che la sensibilità culturale maturata negli studi di genere pervada le Commissioni toponomastiche cittadine: entrarne a far parte, varcare una delle porte che l’istituzione adotta nel tramandare modelli di riferimento, è un traguardo importante per le ricercatrici di Toponomastica femminile, che investono energie e saperi per accrescere l’attenzione sugli equilibri di genere e la presenza delle donne nelle intitolazioni pubbliche.
Esserci significa partecipare alla gestione dell’odonomastica, nomi-simbolo calati nello spazio pubblico-sociale-collettivo intorno a noi: non solo le aree di circolazione pubblica, ma anche le scuole, gli asili, le università, le palestre, le sale dei quartieri.
Non si tratta solo di come e a chi intitolare, ma anche di diffondere il linguaggio di genere all’interno delle istituzioni, lasciando cadere in disuso quel neutro maschile, che dietro a una dichiarata inclusione, di fatto persevera nell’occultare la visibilità e l’operato delle donne.
logo_maschio_angioino_20090513_2031129709











Fonte : www.dols.it

ricordiamo che Andrea Balìa (Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud) è Delegato Diretto del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris nella Commissione Toponomastica del Comune di Napoli



.

 
[Privacy]
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | Hot Sonakshi Sinha, Car Price in India