martedì 24 dicembre 2013

Lo spirito del Natale.


Di Marenza De Michele


Quale sarà mai lo spirito del Natale...di certo non quello che respiro in giro per strada: gente che corre stressata carica di pacchetti, carrelli al supermercato -ma quanto riusciamo a mangiare?- colmi di cibarie di cui non abbiamo alcun bisogno...no, lo spirito del Natale non è nello sfrenato consumismo che in questi giorni raggiunge l'apoteosi.

Allora ho bisogno dei bambini per entrare nello spirito del Natale, i loro occhi avidi di sorprese, la loro ferma ingenuità dell'attesa di Babbo Natale, le manine curiose che rovistano tra i personaggi del Presepe...
E poi guardo alle persone che si aggrappano alla vita, a quelle che si sforzano di afferrarne gli ultimi brandelli con la golosità di chi ha dovuto sottostare a una ferrea dieta...e penso...
Ah quant'è dolce la vita al suo inizio e alla sua fine, quanto desiderabile ne è il primo e l'ultimo alito...

Trovo qui lo spirito del Natale, nella vita stessa, tanto più amata quanto più sfuggente, e nell'amore che ne è il motore...di altro non abbiamo bisogno...

 Auguri!



Festa medioevale a Foggia, gli antichi fasti dei tempi di Federico II riprodotti in piazza...il gestore di un locale menziona per caso i briganti definendoli patrioti di contro ai truffaldini con la camicia rossa...memorie...

Cos'è un uomo senza memoria, cos'è un popolo senza memoria...
Il cervello protegge la memoria distribuendola in più zone diverse della corteccia per evitare che un singolo danno possa distruggerla per intero, l'anima di un popolo protegge la sua memoria con i riti collettivi in cui respira il suo passato...
A cosa serve la memoria...senza radici un albero non vive, senza memoria un uomo dimentica la sua identità, senza memoria un popolo calpesta la sua dignità...
Stasera ho fatto un esercizio di memoria...
 Buonanotte.


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Di Marenza De Michele


Quale sarà mai lo spirito del Natale...di certo non quello che respiro in giro per strada: gente che corre stressata carica di pacchetti, carrelli al supermercato -ma quanto riusciamo a mangiare?- colmi di cibarie di cui non abbiamo alcun bisogno...no, lo spirito del Natale non è nello sfrenato consumismo che in questi giorni raggiunge l'apoteosi.

Allora ho bisogno dei bambini per entrare nello spirito del Natale, i loro occhi avidi di sorprese, la loro ferma ingenuità dell'attesa di Babbo Natale, le manine curiose che rovistano tra i personaggi del Presepe...
E poi guardo alle persone che si aggrappano alla vita, a quelle che si sforzano di afferrarne gli ultimi brandelli con la golosità di chi ha dovuto sottostare a una ferrea dieta...e penso...
Ah quant'è dolce la vita al suo inizio e alla sua fine, quanto desiderabile ne è il primo e l'ultimo alito...

Trovo qui lo spirito del Natale, nella vita stessa, tanto più amata quanto più sfuggente, e nell'amore che ne è il motore...di altro non abbiamo bisogno...

 Auguri!



Festa medioevale a Foggia, gli antichi fasti dei tempi di Federico II riprodotti in piazza...il gestore di un locale menziona per caso i briganti definendoli patrioti di contro ai truffaldini con la camicia rossa...memorie...

Cos'è un uomo senza memoria, cos'è un popolo senza memoria...
Il cervello protegge la memoria distribuendola in più zone diverse della corteccia per evitare che un singolo danno possa distruggerla per intero, l'anima di un popolo protegge la sua memoria con i riti collettivi in cui respira il suo passato...
A cosa serve la memoria...senza radici un albero non vive, senza memoria un uomo dimentica la sua identità, senza memoria un popolo calpesta la sua dignità...
Stasera ho fatto un esercizio di memoria...
 Buonanotte.


lunedì 16 dicembre 2013

LA FACCIA

Di Bruno Pappalardo

Si dice “ a FACCIA a FACCIA” e tu, Madiba non l’ha mai sottratta davanti al potere dei bianchi,
Avevi una bella FACCIA che mostravi garbato ai tuoi aguzzini molestandoli; Avevi una BRUTTA FACCIA quando la trasfiguravi durante la lotta armata o quando dovevi affrontare un giudice e a costui diceva “IN FACCIA”, sul muso, le tue ragioni.
Ti chiamavano anche FACCIA D’ANGELO ma che, con sfrontato dominio, sapevi esibire in FACCIA ai boia della tua gente e con una insolente FACCIA da bronzo, irriguardoso e coraggioso affrontavi la subdola dialettica delle leggi dei bianchi.
Avevi la FACCIA pitturata come il colore della tua terra e diventava NERA per sbattere in faccia a tutti i diritti non solo tuoi o solo della tua gente ma quelli di tutti.
Avevi la FACCIA TOSTA di guardare in faccia il carceriere e leggergli in faccia la confusione, il disorientamento che gli creavi piazzandoti, petto in fuori, davanti per lasciarti frustare, e loro, sbigottiti, s’impaurivano. Tu non guardavi in FACCIA NESSUNO per non scendere a compromessi e dire in FACCIA come anticipatamente avresti agito e cosa ritenevi giusto, senza badare agli strumenti coercitivi e la tortura che usavano per il tuo corpo, sul tuo viso mentre tu, restavi immobile come una statua, un monumento vivente perché avanzasse l’ idealità della libertà dei diritti. Difficile resistere sapendo dei morti dell’ Apartheid, ebbene, allora non perdevi la FACCIA o avresti perso i diritti e la libertà di tutti e gli ridevi in FACCIA a quei banchieri, notabili, politici, imprenditori speculatori pitturati di bianco e alla pari con i tuoi eterni denti bianchi
Hai saputo SPUTARE IN FACCIA alla morte, alla paura, a quella a cui volevano giungere gli speculatori della carne, della compravendita dei corpi e della dignità della tua terra attraverso la segregazione razziale e il martirio. Bene!
Ma la tua gente voleva vedere la tua FA CCIA!
Non è stato permesso a quelli della tua tribù d’origine di partecipare al tuo funerale! Hanno impedito che la vedessero.
La FACCIA è tutto! Non è un organo vitale, non è un cuore o un cervello ma di più!
La FACCIA è l’anima e la storia di una vita, di un uomo e delle sue radici, della sua identità, il suo racconto!
E’ veramente diventato progredito e moderno il tuo Sudafrica tanto da impedire, per un grande cerimoniale mediatico, che essi non ti vedessero, come accade in tutto il mondo? E,… allora hai GIRATO LA FACCIA non lasciando che colpissero di nuovo l’altra guancia.
Qualcuno sorvegli la bara, …qualcuno un giorno scoprirà un paese senza volto.

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Di Bruno Pappalardo

Si dice “ a FACCIA a FACCIA” e tu, Madiba non l’ha mai sottratta davanti al potere dei bianchi,
Avevi una bella FACCIA che mostravi garbato ai tuoi aguzzini molestandoli; Avevi una BRUTTA FACCIA quando la trasfiguravi durante la lotta armata o quando dovevi affrontare un giudice e a costui diceva “IN FACCIA”, sul muso, le tue ragioni.
Ti chiamavano anche FACCIA D’ANGELO ma che, con sfrontato dominio, sapevi esibire in FACCIA ai boia della tua gente e con una insolente FACCIA da bronzo, irriguardoso e coraggioso affrontavi la subdola dialettica delle leggi dei bianchi.
Avevi la FACCIA pitturata come il colore della tua terra e diventava NERA per sbattere in faccia a tutti i diritti non solo tuoi o solo della tua gente ma quelli di tutti.
Avevi la FACCIA TOSTA di guardare in faccia il carceriere e leggergli in faccia la confusione, il disorientamento che gli creavi piazzandoti, petto in fuori, davanti per lasciarti frustare, e loro, sbigottiti, s’impaurivano. Tu non guardavi in FACCIA NESSUNO per non scendere a compromessi e dire in FACCIA come anticipatamente avresti agito e cosa ritenevi giusto, senza badare agli strumenti coercitivi e la tortura che usavano per il tuo corpo, sul tuo viso mentre tu, restavi immobile come una statua, un monumento vivente perché avanzasse l’ idealità della libertà dei diritti. Difficile resistere sapendo dei morti dell’ Apartheid, ebbene, allora non perdevi la FACCIA o avresti perso i diritti e la libertà di tutti e gli ridevi in FACCIA a quei banchieri, notabili, politici, imprenditori speculatori pitturati di bianco e alla pari con i tuoi eterni denti bianchi
Hai saputo SPUTARE IN FACCIA alla morte, alla paura, a quella a cui volevano giungere gli speculatori della carne, della compravendita dei corpi e della dignità della tua terra attraverso la segregazione razziale e il martirio. Bene!
Ma la tua gente voleva vedere la tua FA CCIA!
Non è stato permesso a quelli della tua tribù d’origine di partecipare al tuo funerale! Hanno impedito che la vedessero.
La FACCIA è tutto! Non è un organo vitale, non è un cuore o un cervello ma di più!
La FACCIA è l’anima e la storia di una vita, di un uomo e delle sue radici, della sua identità, il suo racconto!
E’ veramente diventato progredito e moderno il tuo Sudafrica tanto da impedire, per un grande cerimoniale mediatico, che essi non ti vedessero, come accade in tutto il mondo? E,… allora hai GIRATO LA FACCIA non lasciando che colpissero di nuovo l’altra guancia.
Qualcuno sorvegli la bara, …qualcuno un giorno scoprirà un paese senza volto.

sabato 7 dicembre 2013

Bronzi di Riace tornano al Museo Archeologico di Reggio Calabria. Incarico per l'allestimento ad un'eccellenza del Partito del Sud !

I Bronzi di Riace tornano al Museo Archeologico di Reggio Calabria. Incarico per l'allestimento ad un'eccellenza del Partito del Sud, l' Architetto Buonfantino ! Complimenti vivissimi !!





I Bronzi di Riace tornano a casa nel Museo Archeologico di Reggio Calabria.
L'incarico per l'allestimento è stato assegnato all'architetto Francesco Buonfantino e al suo studio Gnosis di Napoli.
L'architetto Buonfantino è titolare dello studio d'architettura forse più importante della capitale del Sud ed autore ed esecutore di progetti di grande spessore come il Parco dello Sport a Bagnoli (Na),il Museo della cultura africana ad Algeri e tanti altri qualificati lavori in tutto il mondo.
Il Partito del Sud è fiero ed orgoglioso d'annoverare tra i suoi iscritti della sezione Guido Dorso di Napoli uno dei profili significativi delle eccellenze del Sud, e dell'incarico a lui assegnato.



Partito del Sud  -  Napoli



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I Bronzi di Riace tornano al Museo Archeologico di Reggio Calabria. Incarico per l'allestimento ad un'eccellenza del Partito del Sud, l' Architetto Buonfantino ! Complimenti vivissimi !!





I Bronzi di Riace tornano a casa nel Museo Archeologico di Reggio Calabria.
L'incarico per l'allestimento è stato assegnato all'architetto Francesco Buonfantino e al suo studio Gnosis di Napoli.
L'architetto Buonfantino è titolare dello studio d'architettura forse più importante della capitale del Sud ed autore ed esecutore di progetti di grande spessore come il Parco dello Sport a Bagnoli (Na),il Museo della cultura africana ad Algeri e tanti altri qualificati lavori in tutto il mondo.
Il Partito del Sud è fiero ed orgoglioso d'annoverare tra i suoi iscritti della sezione Guido Dorso di Napoli uno dei profili significativi delle eccellenze del Sud, e dell'incarico a lui assegnato.



Partito del Sud  -  Napoli



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venerdì 6 dicembre 2013

Non c'e' strada facile per la libertà....ciao Nelson


Oggi ci ha lasciato un grande uomo, un uomo che ha fatto la storia, e non solo suo paese, Nelson Mandela è stato e sarà sempre per tutti un esempio di lotta per l'uguaglianza e la libertà.
Se in Sudafrica non c'è più la vergogna del regime dell'Apartheid lo si deve a lui e alla lotta dell'ANC fino alla fine degli anni '80.

Non c'è libertà senza uguaglianza....in Sudafrica come in Italia, con un parte del paese colonizzato e di fatto in condizioni di forte disuguaglianza, e sperando che noi meridionalisti possiamo imparare la sua lezione...non mi rimane che salutarlo e citare la sua famosa frase:
"Non c'è strada facile per la libertà"




Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale
Partito del Sud

Fonte: Partito del Sud - Roma 


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Oggi ci ha lasciato un grande uomo, un uomo che ha fatto la storia, e non solo suo paese, Nelson Mandela è stato e sarà sempre per tutti un esempio di lotta per l'uguaglianza e la libertà.
Se in Sudafrica non c'è più la vergogna del regime dell'Apartheid lo si deve a lui e alla lotta dell'ANC fino alla fine degli anni '80.

Non c'è libertà senza uguaglianza....in Sudafrica come in Italia, con un parte del paese colonizzato e di fatto in condizioni di forte disuguaglianza, e sperando che noi meridionalisti possiamo imparare la sua lezione...non mi rimane che salutarlo e citare la sua famosa frase:
"Non c'è strada facile per la libertà"




Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale
Partito del Sud

Fonte: Partito del Sud - Roma 


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lunedì 2 dicembre 2013

ACQUA, FUOCO, …INFERNO

di Bruno Pappalardo

Vorrei parlare di certi insetti.
Esiste una superfamiglia di insetti Coleotteri Polifagi. Hanno antenne con gli ultimi articoli provvisti ciascuno di un processo laminare, e che, nell’insieme, prendono l’aspetto di un ventaglio. Vi appartengono 13 famiglie tra le quali: Giornaruvidi, Mercenarianidi e le Trojogide
La famiglia più numerosa e interessante è dell’ordine Polifagi, ovvero quelli che divorano di tutto, quelli che fanno una ingestione sproporzionata di quantità di cibo. Viene chiamata anche iperfagia connessa a turbe dei meccanismi fisiologici che contribuiscono a regolare l’appetito, insomma dei classici parassiti ma questi, però, insaziabili. 


Con oltre 30.000 specie, di cui 350 nelle riviste nazionali che si interessano particolarmente di Napoli e del Sud ( ma solo in fatti negativissimi come delitti, reati, ‘ndraghetisti, sacracoronaunitaristi, camorristi e inquinamenti, soprattutto quelli falsi)
A quelli veri, esempio la “Terra dei Fuochi”, invece, non danno alcun peso.
L’eccidio etnico, pianificato e studiato come sistema, in Campania e nel Sud, non prende che pochi trafiletti interni dalla sesta pagina,…a volte anche ottava. Ci sarà un perché?
Un rigurgito si è sentito solo qualche settimana fa per un grosso corteo proprio a Napoli.
Un corteo che ne ha precorso un altro tanto da decidere presso la Commissione sicurezza europea non ha creduto di finanziare una parte della bonifica.


Pare che la notizia abbia interessato, per un sol giorno, solo pochi quotidiani.
L’habitat naturale dove crescono e si nascondono questi giornaruvidi sono negli archivi etti delle segreterie politiche, polverosi ne escono e si celano, lasciando le proprie uova negli interstizi murari tra le pareti crepate del Parlamento a Roma. Doveroso, perché vero,…non dire di tutti loro, di farne un sol fascio)
Come agiscono e come possono essere nocivi per l’uomo o in queste prolificate zone di disoccupati del SUD? Come sempre, rastrellando il fondo del barile e per farlo calunniare, diffamare, accusare!
Subito un esempio; l’infame attacco portato, come tanti altri, alla città di Napoli, capitale del Sud (intendo come simbolo) dalla rivista “L’Espresso editando in copertina “bevi Napoli e poi muori” denunciando lo stato delle acque in Campania “TUTTE INQUINATE. ERA FALSO! 


Ecco quei “giornaruvidi “ che seguirono la notizia, arricchendola di particolari e dati insussistenti, sono i classici professionisti della bustarella. Lo scoop-scandalo genere veline inventate è il loro vero cibo. Stesso maniere usate da quella rivista per l’uso vergognoso della copertina (2001-2002) “spacciando” continue foto di donne, troppo osé, per vendere il periodico . Questi venderebbero le madri!
E’ il caso del Manfellotti, il responsabile, che essendo napoletano dovrebbe considerare la propria città come una complessa e difficile realtà ma amata genitrice. 


La scusa adoperata di dare con la sua copertina un colpo-choc per il bene di Napoli e del Sud il Maffellotto la può vendere solo ad un suo simile meridionale juventino ( metafora)
E’proprio vero che i primi nemici del meridione sono proprio quei meridionali obiettivi, lucidi, neutri, indice e pollice; i cosiddetti ascari nascosti nei cuscini gonfi dei salotti dabbene.
De Magistris incontrò il comandante della Sesta Flotta Nato, Ammiraglio Philip Davidson facendo giungere il rapporto sull'acqua condotto dalla Us. Navy che confermava la falsità. Un chiaro disegno per chissà progetti politici-imprenditoriali (mia personale opinione).
Sono quelli che sostengono subdolamente i Riva, i padroni di tutto e servi di se stessi, l’ILVA, ovvero il capitalismo di relazioni che uccide l'Italia e primariamente in maniera drammatica il SUD e generatore di malattie inesorabili ma col dito indice contro la magistratura. Quelli che tacciono.


Chi di questi scriverà di quella madre mezza romana e napoletana, Dove sono i cosiddetti garantisti pronti a difendere il politico di turno e salvarlo dalla galera? Il figlio, il detenuto Federico Perna, le scriveva “Mamma mi stanno uccidendo”. Federico aveva la Cirrosi epatica, epatite C e aveva bisogno di cure urgenti che attendeva da tre anni. La malattia l’aveva contratta in quell’inferno. In carcere, se sei stato un tossico ti odiano perché dai troppo fastidio! Era a Poggioreale. Nessuno ha parlato davanti alle foto orrende di Federico CHE NON AVEVA IL CELLULARE DELLA CANCELLIERI? 


Si abbia il coraggio, da parte di tutti, sostenitori di qualsiasi teoria o fede politica, filosofica o storica, di ammettere il rivoltante, schifoso divario umano e non piagnucoloso degli onesti meridionalisti che reclamano giustizia sulla scelleratezza.



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di Bruno Pappalardo

Vorrei parlare di certi insetti.
Esiste una superfamiglia di insetti Coleotteri Polifagi. Hanno antenne con gli ultimi articoli provvisti ciascuno di un processo laminare, e che, nell’insieme, prendono l’aspetto di un ventaglio. Vi appartengono 13 famiglie tra le quali: Giornaruvidi, Mercenarianidi e le Trojogide
La famiglia più numerosa e interessante è dell’ordine Polifagi, ovvero quelli che divorano di tutto, quelli che fanno una ingestione sproporzionata di quantità di cibo. Viene chiamata anche iperfagia connessa a turbe dei meccanismi fisiologici che contribuiscono a regolare l’appetito, insomma dei classici parassiti ma questi, però, insaziabili. 


Con oltre 30.000 specie, di cui 350 nelle riviste nazionali che si interessano particolarmente di Napoli e del Sud ( ma solo in fatti negativissimi come delitti, reati, ‘ndraghetisti, sacracoronaunitaristi, camorristi e inquinamenti, soprattutto quelli falsi)
A quelli veri, esempio la “Terra dei Fuochi”, invece, non danno alcun peso.
L’eccidio etnico, pianificato e studiato come sistema, in Campania e nel Sud, non prende che pochi trafiletti interni dalla sesta pagina,…a volte anche ottava. Ci sarà un perché?
Un rigurgito si è sentito solo qualche settimana fa per un grosso corteo proprio a Napoli.
Un corteo che ne ha precorso un altro tanto da decidere presso la Commissione sicurezza europea non ha creduto di finanziare una parte della bonifica.


Pare che la notizia abbia interessato, per un sol giorno, solo pochi quotidiani.
L’habitat naturale dove crescono e si nascondono questi giornaruvidi sono negli archivi etti delle segreterie politiche, polverosi ne escono e si celano, lasciando le proprie uova negli interstizi murari tra le pareti crepate del Parlamento a Roma. Doveroso, perché vero,…non dire di tutti loro, di farne un sol fascio)
Come agiscono e come possono essere nocivi per l’uomo o in queste prolificate zone di disoccupati del SUD? Come sempre, rastrellando il fondo del barile e per farlo calunniare, diffamare, accusare!
Subito un esempio; l’infame attacco portato, come tanti altri, alla città di Napoli, capitale del Sud (intendo come simbolo) dalla rivista “L’Espresso editando in copertina “bevi Napoli e poi muori” denunciando lo stato delle acque in Campania “TUTTE INQUINATE. ERA FALSO! 


Ecco quei “giornaruvidi “ che seguirono la notizia, arricchendola di particolari e dati insussistenti, sono i classici professionisti della bustarella. Lo scoop-scandalo genere veline inventate è il loro vero cibo. Stesso maniere usate da quella rivista per l’uso vergognoso della copertina (2001-2002) “spacciando” continue foto di donne, troppo osé, per vendere il periodico . Questi venderebbero le madri!
E’ il caso del Manfellotti, il responsabile, che essendo napoletano dovrebbe considerare la propria città come una complessa e difficile realtà ma amata genitrice. 


La scusa adoperata di dare con la sua copertina un colpo-choc per il bene di Napoli e del Sud il Maffellotto la può vendere solo ad un suo simile meridionale juventino ( metafora)
E’proprio vero che i primi nemici del meridione sono proprio quei meridionali obiettivi, lucidi, neutri, indice e pollice; i cosiddetti ascari nascosti nei cuscini gonfi dei salotti dabbene.
De Magistris incontrò il comandante della Sesta Flotta Nato, Ammiraglio Philip Davidson facendo giungere il rapporto sull'acqua condotto dalla Us. Navy che confermava la falsità. Un chiaro disegno per chissà progetti politici-imprenditoriali (mia personale opinione).
Sono quelli che sostengono subdolamente i Riva, i padroni di tutto e servi di se stessi, l’ILVA, ovvero il capitalismo di relazioni che uccide l'Italia e primariamente in maniera drammatica il SUD e generatore di malattie inesorabili ma col dito indice contro la magistratura. Quelli che tacciono.


Chi di questi scriverà di quella madre mezza romana e napoletana, Dove sono i cosiddetti garantisti pronti a difendere il politico di turno e salvarlo dalla galera? Il figlio, il detenuto Federico Perna, le scriveva “Mamma mi stanno uccidendo”. Federico aveva la Cirrosi epatica, epatite C e aveva bisogno di cure urgenti che attendeva da tre anni. La malattia l’aveva contratta in quell’inferno. In carcere, se sei stato un tossico ti odiano perché dai troppo fastidio! Era a Poggioreale. Nessuno ha parlato davanti alle foto orrende di Federico CHE NON AVEVA IL CELLULARE DELLA CANCELLIERI? 


Si abbia il coraggio, da parte di tutti, sostenitori di qualsiasi teoria o fede politica, filosofica o storica, di ammettere il rivoltante, schifoso divario umano e non piagnucoloso degli onesti meridionalisti che reclamano giustizia sulla scelleratezza.



giovedì 21 novembre 2013

Emanuele Filiberto diventa «ambasciatore di Pompei nel mondo». Incredibile decisione...

Di Andrea Balia

Spesso si crede d’aver visto e sentito tutto, poi ce n’è sempre una nuova che fa sobbalzare, indignare, ecc… A volta la realtà supera la più audace fantasia, altre volte la realtà si trasforma in farsa e può prendere una piega amara. Quello che oggi i giornali riportano supera tutto ciò ed è da brividi febbrili e da conati, cioè il sindaco di Pompei Claudio D’Alessio, fra l'altro indagato dalla Procura di Torre Annunziata a settembre per concussione (innocente dall'accusa della procura fino al processo (e sentenza definitiva) ma sicuramente è già colpevole di ascarismo e ignoranza storica ..) ha avuto l'idea "geniale" di nominare Emanuele Filiberto di Savoia 'Ambasciatore di Pompei nel Mondo', conferitogli nel corso di una cerimonia svoltasi oggi in Comune.

 Il rampollo della dinastia sabauda ... a fronte non si comprende di quali meriti personali e financo (anzi vieppiù..) dinastici e storici debba ricevere questa nomina e riconoscimento. Proprio Pompei, la cui scoperta la si deve ad altra dinastia vittima di quella cui appartiene il “ragazzo”, distintosi per juventinate, balletti in Tv e pubblicità di sottaceti e olive, deve ricevere, assieme a tutta la gente del Sud, tale affronto.

Un curriculum vitae davvero all’altezza per poter reclamare a pieno titolo competenze, storia e appartenenza, il riconoscimento perché ne sia lui il beneficiario (sic!). Il solito strisciante minoritarismo frutto del malvezzo, dello strusciarsi al nome alla moda, alla sudditanza al nobile di turno del tutto fuori luogo e in ispecie all’avvilente ignoranza storica del politico di terz’ordine. Donne napoletane meritevoli per competenza e immagine, ben altro spessore di personaggi illustri figli delle terre del Sud, avrebbero potuto ricoprire questo ruolo.

Ma tant’è…e sta solo a dimostrare che solo la diffusione e consapevolezza della verità storica supportata da un’adeguata rappresentatività politica, quanto sempre più possibile presente nelle istituzioni, può evitare in futuro il ripetersi di tali scellerate decisioni e vergogne per il Sud. Nella speranza che il connubio di queste esigenze, di cui il Partito del Sud si fa portatore, ahinoi isolato, sia compreso da tutti quelli che, pur se in buona fede, operano sottovalutando l’aspetto politico e operativo ritenendo che il solo impegno culturale possa da solo sopperire a tali evidenti tragiche decisioni.

 Andrea Balìa
Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud

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Partito del Sud -Napoli




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Di Andrea Balia

Spesso si crede d’aver visto e sentito tutto, poi ce n’è sempre una nuova che fa sobbalzare, indignare, ecc… A volta la realtà supera la più audace fantasia, altre volte la realtà si trasforma in farsa e può prendere una piega amara. Quello che oggi i giornali riportano supera tutto ciò ed è da brividi febbrili e da conati, cioè il sindaco di Pompei Claudio D’Alessio, fra l'altro indagato dalla Procura di Torre Annunziata a settembre per concussione (innocente dall'accusa della procura fino al processo (e sentenza definitiva) ma sicuramente è già colpevole di ascarismo e ignoranza storica ..) ha avuto l'idea "geniale" di nominare Emanuele Filiberto di Savoia 'Ambasciatore di Pompei nel Mondo', conferitogli nel corso di una cerimonia svoltasi oggi in Comune.

 Il rampollo della dinastia sabauda ... a fronte non si comprende di quali meriti personali e financo (anzi vieppiù..) dinastici e storici debba ricevere questa nomina e riconoscimento. Proprio Pompei, la cui scoperta la si deve ad altra dinastia vittima di quella cui appartiene il “ragazzo”, distintosi per juventinate, balletti in Tv e pubblicità di sottaceti e olive, deve ricevere, assieme a tutta la gente del Sud, tale affronto.

Un curriculum vitae davvero all’altezza per poter reclamare a pieno titolo competenze, storia e appartenenza, il riconoscimento perché ne sia lui il beneficiario (sic!). Il solito strisciante minoritarismo frutto del malvezzo, dello strusciarsi al nome alla moda, alla sudditanza al nobile di turno del tutto fuori luogo e in ispecie all’avvilente ignoranza storica del politico di terz’ordine. Donne napoletane meritevoli per competenza e immagine, ben altro spessore di personaggi illustri figli delle terre del Sud, avrebbero potuto ricoprire questo ruolo.

Ma tant’è…e sta solo a dimostrare che solo la diffusione e consapevolezza della verità storica supportata da un’adeguata rappresentatività politica, quanto sempre più possibile presente nelle istituzioni, può evitare in futuro il ripetersi di tali scellerate decisioni e vergogne per il Sud. Nella speranza che il connubio di queste esigenze, di cui il Partito del Sud si fa portatore, ahinoi isolato, sia compreso da tutti quelli che, pur se in buona fede, operano sottovalutando l’aspetto politico e operativo ritenendo che il solo impegno culturale possa da solo sopperire a tali evidenti tragiche decisioni.

 Andrea Balìa
Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud

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Partito del Sud -Napoli




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mercoledì 20 novembre 2013

Addio a Marcello D'Orta, scrisse 'Io speriamo che me la cavo'

Marcello D'Orta descrive Napoli e i suoi vicoli,lettura di Antonio Ciano

  https://www.youtube.com/watch?v=uJ7nrgC47QY&feature=youtu.be





E' morto a Napoli Marcello D'Orta, 60 anni, l'autore di 'Io speriamo che me la cavo'. Ammalato da tempo di cancro, l'ex maestro elementare era diventato noto con il best seller del 1990 dal quale venne ricavato anche un film interpretato da Paolo Villaggio e diretto da Lina Wertmüller. Era impegnato ora nella stesura di un libro su Gesù.

Marcello D'Orta, che avemmo il piacere di conoscere, era un profondo conoscitore della vera storia del Sud ed un innamorato della sua terra, oltre che esserne un difensore ogni qual volta ne avesse l'occasione.
E' rimasta famosa la sua frase su Piazza del Plebiscito a Napoli : " sarebbe più giusto che la titolazione esatta fosse << Piazza presi per il sedere >>

Andrea Balìa  
Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud
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Marcello D'Orta descrive Napoli e i suoi vicoli,lettura di Antonio Ciano

  https://www.youtube.com/watch?v=uJ7nrgC47QY&feature=youtu.be





E' morto a Napoli Marcello D'Orta, 60 anni, l'autore di 'Io speriamo che me la cavo'. Ammalato da tempo di cancro, l'ex maestro elementare era diventato noto con il best seller del 1990 dal quale venne ricavato anche un film interpretato da Paolo Villaggio e diretto da Lina Wertmüller. Era impegnato ora nella stesura di un libro su Gesù.

Marcello D'Orta, che avemmo il piacere di conoscere, era un profondo conoscitore della vera storia del Sud ed un innamorato della sua terra, oltre che esserne un difensore ogni qual volta ne avesse l'occasione.
E' rimasta famosa la sua frase su Piazza del Plebiscito a Napoli : " sarebbe più giusto che la titolazione esatta fosse << Piazza presi per il sedere >>

Andrea Balìa  
Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud

Domenica 24 Novembre - Conservatorio "Santa Cecilia" Roma: S.O.S. Reggio, maratona musicale raccolta fondi a favore del Museo dello Strumento Musicale di Reggio Calabria

Lo scorso 4 novembre un rogo che sembrerebbe di origine dolosa inghiottiva il Museo dello Strumento Musicale di Reggio Calabria.

Il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma ritiene il vulnus inflitto a Reggio una ferita di tutta la collettività civile, e lancia una raccolta fondi e donazioni a favore della ricostruzione del Museo e del ripristino delle sue straordinarie collezioni organologiche, librarie, discografiche e multimediali.

Lo fa attraverso una maratona musicale No-stop di otto ore, un progetto abbracciato generosamente da musicisti e da artisti che hanno offerto la loro arte per mettere insieme, tassello dopo tassello, un concerto - performance senza eguali.

Tra gli altri, hanno aderito Danilo Rea, Paolo Damiani, Maria Pia De Vito, Ada Montellanico, Daniele Coen, Tosca, Ettore Fioravanti, Eugenio Colombo, Fabio Zeppetella, Blas Roca Rei, Rosario Giuliani, Massimo Nunzi… Ma le sorprese non mancheranno.

Tutto il pubblico romano è invitato a partecipare e a competere in generosità con gli artisti che si esibiranno sul palco, per la rinascita di un grande fondo culturale che appartiene a Reggio Calabria e all’Italia intera.

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Lo scorso 4 novembre un rogo che sembrerebbe di origine dolosa inghiottiva il Museo dello Strumento Musicale di Reggio Calabria.

Il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma ritiene il vulnus inflitto a Reggio una ferita di tutta la collettività civile, e lancia una raccolta fondi e donazioni a favore della ricostruzione del Museo e del ripristino delle sue straordinarie collezioni organologiche, librarie, discografiche e multimediali.

Lo fa attraverso una maratona musicale No-stop di otto ore, un progetto abbracciato generosamente da musicisti e da artisti che hanno offerto la loro arte per mettere insieme, tassello dopo tassello, un concerto - performance senza eguali.

Tra gli altri, hanno aderito Danilo Rea, Paolo Damiani, Maria Pia De Vito, Ada Montellanico, Daniele Coen, Tosca, Ettore Fioravanti, Eugenio Colombo, Fabio Zeppetella, Blas Roca Rei, Rosario Giuliani, Massimo Nunzi… Ma le sorprese non mancheranno.

Tutto il pubblico romano è invitato a partecipare e a competere in generosità con gli artisti che si esibiranno sul palco, per la rinascita di un grande fondo culturale che appartiene a Reggio Calabria e all’Italia intera.

mercoledì 6 novembre 2013

Bill De Blasio, progressista e d'origini campane, nuovo sindaco di New York !


Bill De Blasio, originario, in quanto nipote d'emigranti del Sud di S. Agata dei Goti, è diventato il nuovo sindaco di New York! Fiero delle sue origini ha ringraziato pubblicamente i compaesani del paese campano (con cui ha conservato contatti e parentele) che ha dato i natali ai suoi nonni, Democratico, progressista e di sinistra è intenzionato a procedere in una politica d'interventi di forte riequilibrio economico....

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Bill De Blasio, originario, in quanto nipote d'emigranti del Sud di S. Agata dei Goti, è diventato il nuovo sindaco di New York! Fiero delle sue origini ha ringraziato pubblicamente i compaesani del paese campano (con cui ha conservato contatti e parentele) che ha dato i natali ai suoi nonni, Democratico, progressista e di sinistra è intenzionato a procedere in una politica d'interventi di forte riequilibrio economico....

domenica 3 novembre 2013

Commedia meridionalista di Roberto D'Alessandro dal 26 novembre a Roma

Il nostro amico Roberto D'Alessandro regista ed attore meridionalista, già autore dell'adattamento teatrale di "Terroni" del best seller omonimo di Pino Aprile, sarà a Roma dal 26 novembre all'8 dicembre con il suo spettacolo "Milano non esiste"...la storia di un calabrese a Milano, una delle tante storie di emigrazione ma da non perdere....





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Il nostro amico Roberto D'Alessandro regista ed attore meridionalista, già autore dell'adattamento teatrale di "Terroni" del best seller omonimo di Pino Aprile, sarà a Roma dal 26 novembre all'8 dicembre con il suo spettacolo "Milano non esiste"...la storia di un calabrese a Milano, una delle tante storie di emigrazione ma da non perdere....





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sabato 26 ottobre 2013

I treni nord-sud un’offesa ai cittadini, cosa ne pensano i nostri rappresentanti ?

Ci siamo spesso soffermati su come vengano gestiti gli orari dei treni tra nord e sud e viceversa da parte delle ferrovie e di come, di fatto, ci siano due italie.
Che i cittadini italiani siano tutti uguali e che in tutto il territorio italiano vi siano uguali servizi è e resta un’utopia.
Ho viaggiato la notte scorsa con l’Inter City Notte Milano – Lecce e ho provato con mano quanto sia offensivo nei confronti dei viaggiatori tutti il materiale ferroviario utilizzato in queste tratte che, tra l’altro, sono a lunghissima percorrenza.
Unico treno che ferma di notte in alcune stazioni importanti (ma non troppo per 2013-10-24 20.30.25le ferrovie) viene preso praticamente da tutti coloro che devono rientrare a Sud partendo da Milano con la necessità di viaggiare di notte facendo l’adriatica. Il treno con materiale anni 70 (credo, non sono un esperto) ma dalle foto riconoscerete le famose carrozze si è riempito all’inverosimile (ricordate i vecchi scompartimenti a 6 posti e il corridoio con gli strapuntini ?) bene: ecco il viaggio di chi per lavoro o per incontrare i propri congiunti viaggia in questa tratta. Ultima notazione tutti, chi più chi meno, nonostante meridionali ed extracomunitari (consentitemi la battuta) hanno avuto un comportamento in viaggio cortese e civile… I bagni in partenza treno… forse erano puliti, ma in condizioni pessime di conservazione e di condizioni igieniche generali…
2013-10-24 20.28.52Pubblico questo resoconto con alcune foto dei vagoni prima del riempimento per chiedere ai nostri rappresentanti istituzionali centrali e locali, ma per quale motivo dobbiamo essere considerati un popolo di bestie ? Per quale motivo vi sedete ancora ai tavoli con le ferrovie e non chiedete una cosa sola: la restituzione di dignità di cittadini a tutti coloro i quali usufruiscono di questi servizi.

Cura del particolare
Cura del particolare
2013-10-24 23.27.352013-10-24 20.31.39
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Ci siamo spesso soffermati su come vengano gestiti gli orari dei treni tra nord e sud e viceversa da parte delle ferrovie e di come, di fatto, ci siano due italie.
Che i cittadini italiani siano tutti uguali e che in tutto il territorio italiano vi siano uguali servizi è e resta un’utopia.
Ho viaggiato la notte scorsa con l’Inter City Notte Milano – Lecce e ho provato con mano quanto sia offensivo nei confronti dei viaggiatori tutti il materiale ferroviario utilizzato in queste tratte che, tra l’altro, sono a lunghissima percorrenza.
Unico treno che ferma di notte in alcune stazioni importanti (ma non troppo per 2013-10-24 20.30.25le ferrovie) viene preso praticamente da tutti coloro che devono rientrare a Sud partendo da Milano con la necessità di viaggiare di notte facendo l’adriatica. Il treno con materiale anni 70 (credo, non sono un esperto) ma dalle foto riconoscerete le famose carrozze si è riempito all’inverosimile (ricordate i vecchi scompartimenti a 6 posti e il corridoio con gli strapuntini ?) bene: ecco il viaggio di chi per lavoro o per incontrare i propri congiunti viaggia in questa tratta. Ultima notazione tutti, chi più chi meno, nonostante meridionali ed extracomunitari (consentitemi la battuta) hanno avuto un comportamento in viaggio cortese e civile… I bagni in partenza treno… forse erano puliti, ma in condizioni pessime di conservazione e di condizioni igieniche generali…
2013-10-24 20.28.52Pubblico questo resoconto con alcune foto dei vagoni prima del riempimento per chiedere ai nostri rappresentanti istituzionali centrali e locali, ma per quale motivo dobbiamo essere considerati un popolo di bestie ? Per quale motivo vi sedete ancora ai tavoli con le ferrovie e non chiedete una cosa sola: la restituzione di dignità di cittadini a tutti coloro i quali usufruiscono di questi servizi.

Cura del particolare
Cura del particolare
2013-10-24 23.27.352013-10-24 20.31.39

sabato 5 ottobre 2013

Lutto nazionale, ma non basta!


Di Armando Melodia

E' stato già detto tutto sulla tragedia di Lampedusa. 

Tutti, a cominciare dal Papa, al Presidente della Repubblica, dall'eroica sindaca dell'isola Giusi Nicolini e ai suoi eroici concittadini, piangiamo gli oltre TRECENTO morti di questo ennesimo disastro. 
Tutti, sappiamo che non sarà l'ultima volta che conteremo morti innocenti. Tutti sappiamo che ciò continuerà ad accadere finché i motivi che spingono queste donne e questi uomini a rischiare la propria vita nella speranza di un futuro migliore, non saranno rimossi.

Povertà, miseria, violenza, guerra queste sono le cause di un fenomeno di migrazione, o meglio, di fuga dai paesi di origine verso una Europa chiusa, sorda e cieca di fronte al dolore.
La commozione, il lutto nazionale non bastano più. Occorre agire con un obbiettivo ben preciso: creare le condizioni per un vero sviluppo economico e sociale del SUD del mondo.
Certo bisogna lottare contro i trafficanti di uomini, ma bisogna combattere contro una politica dell'Europa e dell'Occidente che preferisce chiudere le proprie frontiere agli emigranti ed aprirle ai mercanti di armi, veri e propri venditori di morte.

Non ci si deve chiudere dentro i propri confini, pensando di mantenere cosi un benessere economico, che oltretutto si sta dimostrando sempre più effimero. Dobbiamo aprirci sempre più alla cooperazione, all'integrazione vera, attivando ad esempio un'area di libero scambio di merci, di capitali e soprattutto di persone tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Dobbiamo lottare contro ogni l'integralismo, a cominciare da quello nostrano, contro ogni razzismo, a cominciare da quello di casa nostra, contro ogni egoismo a cominciare da quello di ciascuno di noi.
Il grido "vergogna" di Papa Francesco certamente è rivolto a chi può molto, ma nulla o poco fa. Tuttavia dobbiamo sentirlo rivolto a tutti: alle persone e alle istituzioni locali, nazionali ed europee.
Va bene la proposta di conferire a Lampedusa il premio Nobel per la pace. Ma soltanto se questo serve a far diventare la questione della emigrazione-fuga dai Paesi dell'Africa e del vicino oriente una questione mondiale.

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Di Armando Melodia

E' stato già detto tutto sulla tragedia di Lampedusa. 

Tutti, a cominciare dal Papa, al Presidente della Repubblica, dall'eroica sindaca dell'isola Giusi Nicolini e ai suoi eroici concittadini, piangiamo gli oltre TRECENTO morti di questo ennesimo disastro. 
Tutti, sappiamo che non sarà l'ultima volta che conteremo morti innocenti. Tutti sappiamo che ciò continuerà ad accadere finché i motivi che spingono queste donne e questi uomini a rischiare la propria vita nella speranza di un futuro migliore, non saranno rimossi.

Povertà, miseria, violenza, guerra queste sono le cause di un fenomeno di migrazione, o meglio, di fuga dai paesi di origine verso una Europa chiusa, sorda e cieca di fronte al dolore.
La commozione, il lutto nazionale non bastano più. Occorre agire con un obbiettivo ben preciso: creare le condizioni per un vero sviluppo economico e sociale del SUD del mondo.
Certo bisogna lottare contro i trafficanti di uomini, ma bisogna combattere contro una politica dell'Europa e dell'Occidente che preferisce chiudere le proprie frontiere agli emigranti ed aprirle ai mercanti di armi, veri e propri venditori di morte.

Non ci si deve chiudere dentro i propri confini, pensando di mantenere cosi un benessere economico, che oltretutto si sta dimostrando sempre più effimero. Dobbiamo aprirci sempre più alla cooperazione, all'integrazione vera, attivando ad esempio un'area di libero scambio di merci, di capitali e soprattutto di persone tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Dobbiamo lottare contro ogni l'integralismo, a cominciare da quello nostrano, contro ogni razzismo, a cominciare da quello di casa nostra, contro ogni egoismo a cominciare da quello di ciascuno di noi.
Il grido "vergogna" di Papa Francesco certamente è rivolto a chi può molto, ma nulla o poco fa. Tuttavia dobbiamo sentirlo rivolto a tutti: alle persone e alle istituzioni locali, nazionali ed europee.
Va bene la proposta di conferire a Lampedusa il premio Nobel per la pace. Ma soltanto se questo serve a far diventare la questione della emigrazione-fuga dai Paesi dell'Africa e del vicino oriente una questione mondiale.

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EXODUS


Di Bruno Pappalardo


Sant’iddio non voglio sapere se l’Europa ci abbandona a fronteggiare l’uscita, la fuga, l’esodo di disperati dalle proprie terre. Sant’iddio come può accadere?
Questa umanità oggi, alla ricerca di pane attraverso il mare, …il mare è il pane, fugge anche dalla repressione violenta di “primavere arabe” diventate inferni gelidi ripristinando la vecchia dittatura e ufficializzandone il potere, previo colloqui segreti ed interviste come nulla fosse mai sorto e che furono attori di repressione rosse pel sangue di milioni di uomini e donne.
Le donne, …sant’iddio le donne, … anche i loro figlioletti, vengono stuprate dovunque e la pratica continua due tre volte al giorno anche sui barconi, lungo il viaggio, sotto gli occhi dei propri figli adulti e mariti.
Giunti nel Belpaese vengono nascoste per la vergogna.
Sant’iddio come si può permettere questo?
Non è questa la forma del mondo che avevi promesso e offerto!
Avevi chiesto fosse l’ “amore” …
L’amore consumato dal corpo, tu lo sai, non cresce mai più e neppure l’anima.
Quaggiù, nel nero solco, delle ancore traballanti, un buco nero della coscienza di un consorzio occidentale, sono scivolati in un mulinello infame, come scorie residue di un lavello, sagome sconnesse forse ancora in vita.
La forma del mondo doveva essere dopo l’amore, la Ragione!
Oggi entrambe ci sono nemiche e lì, nella bella Sicilia e calato il mortale è silenzio.

Strano, ieri la sera a Lampedusa è apparsa ancora dolce l’albeggio e le fioche luci si sono accese come ogni vespro prima delle pur lunghe notti. Bisogna pur dormire.
Come tutti nel mondo domani forse tra un mese quelle centinaia di corpi bronzei luccicanti sotto il sole del della mattina a cui gridavi, “… muoviti, sbraccia, muoviti!” s’accosteranno, come ogni mattina, ai soliti tavolini della piazza e tutto sarà cassato.
Mi hai fatto credere fossero dei fratelli, allegri uomini che ridevano come bambini sulle minime cose sciocche ma da cui nasce la grandezza dell’esistenza.
Questa mattina pensavano di prendere il caffè bollente insieme agli isolani ma il mondo d’una umanità anch’essa in esodo, suda, trema, si vergogna davanti ad un altro uomo .
Oggi con te abbiamo seguito le orme di un popolo che voleva attraversare le acque ma le orribili alte onde sono crollate sotto l’exodus delle proprie coscienze morte.
Sant’iddio …
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Di Bruno Pappalardo


Sant’iddio non voglio sapere se l’Europa ci abbandona a fronteggiare l’uscita, la fuga, l’esodo di disperati dalle proprie terre. Sant’iddio come può accadere?
Questa umanità oggi, alla ricerca di pane attraverso il mare, …il mare è il pane, fugge anche dalla repressione violenta di “primavere arabe” diventate inferni gelidi ripristinando la vecchia dittatura e ufficializzandone il potere, previo colloqui segreti ed interviste come nulla fosse mai sorto e che furono attori di repressione rosse pel sangue di milioni di uomini e donne.
Le donne, …sant’iddio le donne, … anche i loro figlioletti, vengono stuprate dovunque e la pratica continua due tre volte al giorno anche sui barconi, lungo il viaggio, sotto gli occhi dei propri figli adulti e mariti.
Giunti nel Belpaese vengono nascoste per la vergogna.
Sant’iddio come si può permettere questo?
Non è questa la forma del mondo che avevi promesso e offerto!
Avevi chiesto fosse l’ “amore” …
L’amore consumato dal corpo, tu lo sai, non cresce mai più e neppure l’anima.
Quaggiù, nel nero solco, delle ancore traballanti, un buco nero della coscienza di un consorzio occidentale, sono scivolati in un mulinello infame, come scorie residue di un lavello, sagome sconnesse forse ancora in vita.
La forma del mondo doveva essere dopo l’amore, la Ragione!
Oggi entrambe ci sono nemiche e lì, nella bella Sicilia e calato il mortale è silenzio.

Strano, ieri la sera a Lampedusa è apparsa ancora dolce l’albeggio e le fioche luci si sono accese come ogni vespro prima delle pur lunghe notti. Bisogna pur dormire.
Come tutti nel mondo domani forse tra un mese quelle centinaia di corpi bronzei luccicanti sotto il sole del della mattina a cui gridavi, “… muoviti, sbraccia, muoviti!” s’accosteranno, come ogni mattina, ai soliti tavolini della piazza e tutto sarà cassato.
Mi hai fatto credere fossero dei fratelli, allegri uomini che ridevano come bambini sulle minime cose sciocche ma da cui nasce la grandezza dell’esistenza.
Questa mattina pensavano di prendere il caffè bollente insieme agli isolani ma il mondo d’una umanità anch’essa in esodo, suda, trema, si vergogna davanti ad un altro uomo .
Oggi con te abbiamo seguito le orme di un popolo che voleva attraversare le acque ma le orribili alte onde sono crollate sotto l’exodus delle proprie coscienze morte.
Sant’iddio …

sabato 28 settembre 2013

LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI,…ma...

Di Bruno Pappalardo

Nella Pietà di Michelangelo, la Madonna è coetanea se non più giovane del proprio figlio. Perché? Perchè  era il suo concetto di vita e divino.  La madonna  già sa, conosce da prima la tragedia che colpirà l’umanità e la vita terrena della propria carne. Lei è giovane quasi della età del suo concepimento.
Il figlio è là morto e la previsione s’è avverata, - la mano della madonna indica che è effettivamente s’è compiuto – Dunque viene legato il passato al futuro: la morte del figlio segnerà il destino degli uomini in avvenire. Si esclude il presente! IL triangolo (i tre angoli, le tre persone)che chiude la raffigurazione lascia fuori il vero dolore umano e la sua vera pietà. Non si legge lo strazio, l’afflizione in nessun punto della rappresentazione  se non la rassegnazione della Rivelazione.
E’, dunque lontana dalla iconografia tradizionale, la Vergine anziana afflitta col bambino tra le braccia.
Giunse, però, il Caravaggio a smontare l’ossatura compositiva dell’eterno binomio Donna-bambino,  - Madre-figlio.  Scompose, distrusse! Il bambino non è in braccio e la Madonna è una popolana. Vengono esaltati altri principi di estremo legame e divinismo. Dicono, gli stupidi, fosse dissacrante! Manifesta solo un’altro legame, o meglio la stessa cosa: il sacro è nel terreo uomo con sozzi vesti come il nero dei piedi, in primo piano, nella Madonna dei Pellegrini  
Ella è nelle forme e vesti consuete per quel tempo;…(questo concetto ha influenzato  moltissimo Napoli, dopo che Caravaggio vi lavorò  sull’iconografia rappresentativa del sacro nei presepi) La Vergine non è  in trono.  Non ha corone o vesti preziose ma esce sull’uscio di casa come chiunque. Non sovrasta nessuno. La centralità del quadro che, nella tradizione cristiana spettava al sacro, adotta invece
 lo stipite d’una porta. I due pellegrini inginocchiati in preghiera mostrano dei piedi nudi e gonfi messi in primissimo piano.
Scandalo! Ma quei piedi dovevano essere gonfi e sporchi per forza perché il cammino era stato lunghissimo e non andavano nascosti ma mostrati.  Diventavano il simbolo stesso dell'ubbidienza e della devozione.   
La rappresentazione Madre-figlio (al di là della simbologia teologica) rappresenta da sempre il concepimento non solo del figlio ma dell’eterno amore, dunque della vita e della sua prosecuzione. Essa è ciò che è avvenuto, quello che è e che sarà  tra i cicli sanguiferi, sia ormonali che parametrici di una umanità di martiri dilaniati che soffre e uccide, fino allo sfinimento d’esso, ebbene, si perpetua nella vita di un fanciullo e di una donna dove è racchiuso l’Universo. Da esso sempre il movimentismo,  il gesto, i sentimenti, il BENE, il MALE, le infinite sfumature del nostro animo, la percezione aptica e carnale e la passione sensista et cetera. Dal dolore e dal Male della crocefissione d’un figlio si volle credere al BENE della salvazione umana.   
Così fu il 28 Settembre del ‘43, a Napoli, durante le quattro giornate di resistenza della città per scacciare le forze naziste,  ancora una volta avemmo una Donna ed unFanciullo che vollero riaprire un varco stretto tra il tufo perché del  sangue vigoroso e vivido  penetrasse nella città perché si rianimasse.

Una Donna, Maddalena Cerasuolo detta Lenina ed un FANCIULLO, un lazzaro, uno scugnizzo Gennarino Capuozzo,  ancora una volta  furono certi che il loro sacrificio ( forse per nulla cristiano ma solo soggetti assoluti di vitafosse un vitale lacciolo che potesse ancora legare il passato col futuro. 

Avemmo in  Via Santa Teresa degli Scalzi, sotto il roccione smisurato e verde di Capodimonte nuovamente una Madonna col Bambino, segno di un diverso laico divinismo,.. questa volta avvolti nel laticlavio rosso dell’olocausto

Sono nato su quella strada dove una nuova icone  germogliò, …il bambino davanti all’enorme  carro armato grigio che affronta sconveniente il confronto sapendo già del proprio futuro: il BENE    



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Di Bruno Pappalardo

Nella Pietà di Michelangelo, la Madonna è coetanea se non più giovane del proprio figlio. Perché? Perchè  era il suo concetto di vita e divino.  La madonna  già sa, conosce da prima la tragedia che colpirà l’umanità e la vita terrena della propria carne. Lei è giovane quasi della età del suo concepimento.
Il figlio è là morto e la previsione s’è avverata, - la mano della madonna indica che è effettivamente s’è compiuto – Dunque viene legato il passato al futuro: la morte del figlio segnerà il destino degli uomini in avvenire. Si esclude il presente! IL triangolo (i tre angoli, le tre persone)che chiude la raffigurazione lascia fuori il vero dolore umano e la sua vera pietà. Non si legge lo strazio, l’afflizione in nessun punto della rappresentazione  se non la rassegnazione della Rivelazione.
E’, dunque lontana dalla iconografia tradizionale, la Vergine anziana afflitta col bambino tra le braccia.
Giunse, però, il Caravaggio a smontare l’ossatura compositiva dell’eterno binomio Donna-bambino,  - Madre-figlio.  Scompose, distrusse! Il bambino non è in braccio e la Madonna è una popolana. Vengono esaltati altri principi di estremo legame e divinismo. Dicono, gli stupidi, fosse dissacrante! Manifesta solo un’altro legame, o meglio la stessa cosa: il sacro è nel terreo uomo con sozzi vesti come il nero dei piedi, in primo piano, nella Madonna dei Pellegrini  
Ella è nelle forme e vesti consuete per quel tempo;…(questo concetto ha influenzato  moltissimo Napoli, dopo che Caravaggio vi lavorò  sull’iconografia rappresentativa del sacro nei presepi) La Vergine non è  in trono.  Non ha corone o vesti preziose ma esce sull’uscio di casa come chiunque. Non sovrasta nessuno. La centralità del quadro che, nella tradizione cristiana spettava al sacro, adotta invece
 lo stipite d’una porta. I due pellegrini inginocchiati in preghiera mostrano dei piedi nudi e gonfi messi in primissimo piano.
Scandalo! Ma quei piedi dovevano essere gonfi e sporchi per forza perché il cammino era stato lunghissimo e non andavano nascosti ma mostrati.  Diventavano il simbolo stesso dell'ubbidienza e della devozione.   
La rappresentazione Madre-figlio (al di là della simbologia teologica) rappresenta da sempre il concepimento non solo del figlio ma dell’eterno amore, dunque della vita e della sua prosecuzione. Essa è ciò che è avvenuto, quello che è e che sarà  tra i cicli sanguiferi, sia ormonali che parametrici di una umanità di martiri dilaniati che soffre e uccide, fino allo sfinimento d’esso, ebbene, si perpetua nella vita di un fanciullo e di una donna dove è racchiuso l’Universo. Da esso sempre il movimentismo,  il gesto, i sentimenti, il BENE, il MALE, le infinite sfumature del nostro animo, la percezione aptica e carnale e la passione sensista et cetera. Dal dolore e dal Male della crocefissione d’un figlio si volle credere al BENE della salvazione umana.   
Così fu il 28 Settembre del ‘43, a Napoli, durante le quattro giornate di resistenza della città per scacciare le forze naziste,  ancora una volta avemmo una Donna ed unFanciullo che vollero riaprire un varco stretto tra il tufo perché del  sangue vigoroso e vivido  penetrasse nella città perché si rianimasse.

Una Donna, Maddalena Cerasuolo detta Lenina ed un FANCIULLO, un lazzaro, uno scugnizzo Gennarino Capuozzo,  ancora una volta  furono certi che il loro sacrificio ( forse per nulla cristiano ma solo soggetti assoluti di vitafosse un vitale lacciolo che potesse ancora legare il passato col futuro. 

Avemmo in  Via Santa Teresa degli Scalzi, sotto il roccione smisurato e verde di Capodimonte nuovamente una Madonna col Bambino, segno di un diverso laico divinismo,.. questa volta avvolti nel laticlavio rosso dell’olocausto

Sono nato su quella strada dove una nuova icone  germogliò, …il bambino davanti all’enorme  carro armato grigio che affronta sconveniente il confronto sapendo già del proprio futuro: il BENE    



mercoledì 11 settembre 2013

TORRI, TERRORE E TERRORISMO

11 settembre, ricordiamo tutte le vittime della inumana violenza e ingiustizia, da Salvador Allende, alle vittime di New York, fino ai giorni nostri con le vittime per avvelenamento dei territori della "terra dei fuochi", vittime innocenti col silenzio complice di chi avrebbe dovuto vigilare, informare e denunciare e non l'ha fatto . 

Sempre un 11 di settembre (del 1906) scopriamo che c'è chi aveva proposto come evitare e prevenire tutta questa barbarie. A Johannesburg, in Sud Africa, Mahatma Gandhi completava la sua visione di resistenza e lotta contro le ingiustizie, riunendo, nel nome di un desiderio comune, persone di ogni religione ed etnia. Satyagraha, il nome con il quale verrà chiamata dal gennaio 1907 la resistenza passiva e la disobbedienza civile attraverso la forza della verità, dell’amore e della non-violenza; anni dopo finirà anche lui vittima della violenza bestiale che aveva provato a contrastare.

(PdelSUD)

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di Bruno Pappalardo


Ma dove sono le immagini delle “Torri Gemelle” schiantate l’11 settembre del 2001?
 Dove sono finiti i filmati, i report, dichiarazioni, commemorazioni e tutte quelle bizzarre questioni di negazionisti che dubitavano sulla sincerità di quelle esiziali enormi croci nere che ferivano a morte le enormi vetrate delle torri?
Dove è andata la memoria di quel giorno?

Dell’olocausto, un terribile indicibile orrore che colpi non solo il popolo ebraico ma tutta l’umanità, beh, … c’è un giorno che autorevolmente pretende di ricordare a tutti quel terribile evento !

Si era detto che l’attacco terroristico alle Torri gemelle, le “Twin Towers” oggi, Groud Zero, di New York, avrebbe sconvolto, trasformato il mondo nei valori, nella esistenza quotidiana, nella storia e futuro dell’umanità, facile similitudine con la shoah ma nella semiotica etica e simbolica del consorzio umano, anzi anche più distruggente e annientante della prima.
 Come mai stamani a stento qualcuno ha espulso solo un miserevole accenno alle torri?
In uno forse due giornali o in un TG. ma soprattutto al baretto, “le Magnolie” sotto casa, non ne hanno o non ne volevano parlare?
Il bar Le Magnolie” possiede in plasma enorme e le notizie stamani, erano quelle stesse da mesi ma soprabbondando in enfasi: Berlusconi e i suoi tentativi di svicolare mentre si preparano altre tre processi; Obama che forse rinuncia ad un attacco in Siria; la Siria senza più primavere, la voglia di stabilità politica altrimenti nessun crescita nonostante “timidi segnali” di incremento; calcio, il solito Balotelli ritenuto, chissà perché, divino, che su dieci tentativi ne azzecca uno al massimo e imbuca, miracolo, la rete dei Cechi scalzando la non meno angosciante popolarità di Garibaldi, et cetera,… mentre Sky, sulle Twin Tower” ne fa un servizio di 1 minuto e 40 secondi.
Sia della PRIMA che della SECONDA, innegabili e strabocchevoli eventi che avrebbero cambiato l’umanità, mi chiedo cosa veramente è mutato, cosa ha snaturato?
Non voglio fare lunghi esempi me ne guarderei ma, secondo me, NIENTE, …neppure una bazzecola, (tentato l’allucinazione del terrore) solo la morte di poveri innocenti!
Il giorno della Memoria sull’Olocausto, se ingenuamente ha pensato di restare una inesorabile lezione contro le atrocità e la guerra, ebbene, fate le vostre deduzioni.
Se l’attacco alle Torri gemelle, dovevano mutare le abitudini e la stessa esistenza del mondo specialmente per gi aspetti sulla sicurezza internazionale dell’Occidente o le grandi metropoli d’esso, rendendo più esteso il rischio terrorismo e dimostrando che nessuno più può ritenersi sicuro, bene, ditemi, per caso è calato l’afflusso turistico di lusso a Chamois o lo shopping in Via Montenapoleone?
Credo una leggera flessione causata dalla crisi ma null’altro. Insomma ZERO!
Quello che invece ritengo sia al di sopra di tutto questo e che è veramente, tra tutte, il più normale e ordinario e scontato fatto ma diventato subito straordinario nella sua irrazionalità, ebbene, è la lettera di Papa Francesco in risposta al “NON CREDENTE” ex direttore Scafari. Francesco sostiene:
“ Come mai si è voluto la Chiesa nel buio della superstizione che si oppone alla luce della ragione, (…) Come mai la cultura d'ispirazione cristiana, è da una parte e la cultura moderna d'impronta illuminista, dall'altra?
Come , si è giunti all'incomunicabilità. E’ giunto il tempo il tempo di un dialogo aperto e senza preconcetti che riapra le porte per un serio e fecondo incontro….
La parola greca è "exousia", che alla lettera rimanda a ciò che "proviene dall'essere" che si è e da sé.
Non si tratta di qualcosa di esteriore, dunque, ma di qualcosa da dentro e che si impone da sé. Insomma dice: …se il BENE è dalla parte del cristianesimo e del cattolicesimo e se tu, non credente, sei dalla stessa parte, onesto, leale, rispettoso delle leggi, corretto e tollerante e solidale col prossimo a cui destini parte della tua vita, allora, non c’è bisogno di altra catalogazione, stiamo percorrendo la stessa strada.

 QueI due eventi di cui sopra non furono l’effetto di questa logica ma dell’ odio, della illiceità, della miseria dell’anima e nulla sarebbe mai accaduto se avessero seguito questo semplice pensiero che non ha nulla di veramente religioso e nulla di veramente laico ma è solo la vera Rivoluzione d’aver Memoria!

 E’ accaduto al Sud che quel cammino di luce della ragione insieme non è mai stato percorso ma ha viaggiato nel buio del pregiudizio e in uno strumentale e mirato assistenzialismo evangelico- illuminista


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11 settembre, ricordiamo tutte le vittime della inumana violenza e ingiustizia, da Salvador Allende, alle vittime di New York, fino ai giorni nostri con le vittime per avvelenamento dei territori della "terra dei fuochi", vittime innocenti col silenzio complice di chi avrebbe dovuto vigilare, informare e denunciare e non l'ha fatto . 

Sempre un 11 di settembre (del 1906) scopriamo che c'è chi aveva proposto come evitare e prevenire tutta questa barbarie. A Johannesburg, in Sud Africa, Mahatma Gandhi completava la sua visione di resistenza e lotta contro le ingiustizie, riunendo, nel nome di un desiderio comune, persone di ogni religione ed etnia. Satyagraha, il nome con il quale verrà chiamata dal gennaio 1907 la resistenza passiva e la disobbedienza civile attraverso la forza della verità, dell’amore e della non-violenza; anni dopo finirà anche lui vittima della violenza bestiale che aveva provato a contrastare.

(PdelSUD)

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di Bruno Pappalardo


Ma dove sono le immagini delle “Torri Gemelle” schiantate l’11 settembre del 2001?
 Dove sono finiti i filmati, i report, dichiarazioni, commemorazioni e tutte quelle bizzarre questioni di negazionisti che dubitavano sulla sincerità di quelle esiziali enormi croci nere che ferivano a morte le enormi vetrate delle torri?
Dove è andata la memoria di quel giorno?

Dell’olocausto, un terribile indicibile orrore che colpi non solo il popolo ebraico ma tutta l’umanità, beh, … c’è un giorno che autorevolmente pretende di ricordare a tutti quel terribile evento !

Si era detto che l’attacco terroristico alle Torri gemelle, le “Twin Towers” oggi, Groud Zero, di New York, avrebbe sconvolto, trasformato il mondo nei valori, nella esistenza quotidiana, nella storia e futuro dell’umanità, facile similitudine con la shoah ma nella semiotica etica e simbolica del consorzio umano, anzi anche più distruggente e annientante della prima.
 Come mai stamani a stento qualcuno ha espulso solo un miserevole accenno alle torri?
In uno forse due giornali o in un TG. ma soprattutto al baretto, “le Magnolie” sotto casa, non ne hanno o non ne volevano parlare?
Il bar Le Magnolie” possiede in plasma enorme e le notizie stamani, erano quelle stesse da mesi ma soprabbondando in enfasi: Berlusconi e i suoi tentativi di svicolare mentre si preparano altre tre processi; Obama che forse rinuncia ad un attacco in Siria; la Siria senza più primavere, la voglia di stabilità politica altrimenti nessun crescita nonostante “timidi segnali” di incremento; calcio, il solito Balotelli ritenuto, chissà perché, divino, che su dieci tentativi ne azzecca uno al massimo e imbuca, miracolo, la rete dei Cechi scalzando la non meno angosciante popolarità di Garibaldi, et cetera,… mentre Sky, sulle Twin Tower” ne fa un servizio di 1 minuto e 40 secondi.
Sia della PRIMA che della SECONDA, innegabili e strabocchevoli eventi che avrebbero cambiato l’umanità, mi chiedo cosa veramente è mutato, cosa ha snaturato?
Non voglio fare lunghi esempi me ne guarderei ma, secondo me, NIENTE, …neppure una bazzecola, (tentato l’allucinazione del terrore) solo la morte di poveri innocenti!
Il giorno della Memoria sull’Olocausto, se ingenuamente ha pensato di restare una inesorabile lezione contro le atrocità e la guerra, ebbene, fate le vostre deduzioni.
Se l’attacco alle Torri gemelle, dovevano mutare le abitudini e la stessa esistenza del mondo specialmente per gi aspetti sulla sicurezza internazionale dell’Occidente o le grandi metropoli d’esso, rendendo più esteso il rischio terrorismo e dimostrando che nessuno più può ritenersi sicuro, bene, ditemi, per caso è calato l’afflusso turistico di lusso a Chamois o lo shopping in Via Montenapoleone?
Credo una leggera flessione causata dalla crisi ma null’altro. Insomma ZERO!
Quello che invece ritengo sia al di sopra di tutto questo e che è veramente, tra tutte, il più normale e ordinario e scontato fatto ma diventato subito straordinario nella sua irrazionalità, ebbene, è la lettera di Papa Francesco in risposta al “NON CREDENTE” ex direttore Scafari. Francesco sostiene:
“ Come mai si è voluto la Chiesa nel buio della superstizione che si oppone alla luce della ragione, (…) Come mai la cultura d'ispirazione cristiana, è da una parte e la cultura moderna d'impronta illuminista, dall'altra?
Come , si è giunti all'incomunicabilità. E’ giunto il tempo il tempo di un dialogo aperto e senza preconcetti che riapra le porte per un serio e fecondo incontro….
La parola greca è "exousia", che alla lettera rimanda a ciò che "proviene dall'essere" che si è e da sé.
Non si tratta di qualcosa di esteriore, dunque, ma di qualcosa da dentro e che si impone da sé. Insomma dice: …se il BENE è dalla parte del cristianesimo e del cattolicesimo e se tu, non credente, sei dalla stessa parte, onesto, leale, rispettoso delle leggi, corretto e tollerante e solidale col prossimo a cui destini parte della tua vita, allora, non c’è bisogno di altra catalogazione, stiamo percorrendo la stessa strada.

 QueI due eventi di cui sopra non furono l’effetto di questa logica ma dell’ odio, della illiceità, della miseria dell’anima e nulla sarebbe mai accaduto se avessero seguito questo semplice pensiero che non ha nulla di veramente religioso e nulla di veramente laico ma è solo la vera Rivoluzione d’aver Memoria!

 E’ accaduto al Sud che quel cammino di luce della ragione insieme non è mai stato percorso ma ha viaggiato nel buio del pregiudizio e in uno strumentale e mirato assistenzialismo evangelico- illuminista


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Una rete tra città metropolitane, le Olimpiadi 2024 siano occasione anche per le città del Sud

COMUNICATO STAMPA

Fare rete tra le grandi città metropolitane d’Italia e, ancor di più tra le grandi città metropolitane del sud, può essere sicuramente uno dei modi per rilanciare il nostro Paese valorizzando le tantissime risorse in strutture e in know-how che queste città hanno.

Ogni volta che si immagina un evento, un’iniziativa, una nuova sfida nel nostro Paese si immagina sempre di dover creare qualcosa di nuovo in infrastrutture, di coinvolgere nuove professionalità e attivare nuove consulenze, insomma, si immagina sempre qualcosa di nuovo e di costoso.

Le grandi città metropolitane, in Italia, nel bene e nel male dispongono già di buone se non ottime infrastrutture che magari necessitano solo di dover essere messe a punto di nuovo, posseggono ottime Università, alle volte più di una e ottimi Politecnici, senza contare i grandi centri di ricerca e incubatori di impresa che, alle volte ospitano Startup di altissimo livello.

La proposta del Governo Letta di candidare l’Italia allo svolgimento delle prossime Olimpiadi del 2024 potrebbe essere la prima occasione per favorire questa rete tra città metropolitane. Un evento realizzato non in maniera diffusa sulla città di Roma o sulle solo città di Roma e Milano oltre che concentrare ancora una volta sforzi, costi e risorse sulle sole città che ad ogni evento sopportano questo tipo di stress infrastrutturale, escluderebbe ancora una volta dalla ribalta nazionale e internazionale città importanti e in grado di supportare l’evento con le loro strutture già esistenti.

In particolare città del Sud come Napoli, Palermo, Bari, Catania potrebbero essere anche esse protagoniste, con impianti, università, ricerca di un evento planetario come le Olimpiadi.

Una scelta del genere consentirebbe all’Italia di risparmiare sui costi e redistribuire gli investimenti su tutto il territorio nazionale e in tutte le città metropolitane anche quelle che di solito non sono oggetto di queste attenzioni, favorendo comunque l’ammodernamento infrastrutturale e soprattutto una immagine turistica che possa sinergicamente vedere coinvolta e rilanciare, attraverso i luoghi simbolo e le eccellenze di queste città, l’immagine stessa dell’Italia all’estero.

Ecco perché il Partito del Sud è favorevole ad un evento olimpico distribuito su tutto il territorio nazionale, che comprenda anche le città metropolitane del Sud ancora una volta inopinatamente escluse in questa ipotesi iniziale del Governo, e sostiene e rilancia quando proposto ieri a tal propositi dal Sindaco di Bari Michele Emiliano.



SEGRETERIA POLITICA NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD


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COMUNICATO STAMPA

Fare rete tra le grandi città metropolitane d’Italia e, ancor di più tra le grandi città metropolitane del sud, può essere sicuramente uno dei modi per rilanciare il nostro Paese valorizzando le tantissime risorse in strutture e in know-how che queste città hanno.

Ogni volta che si immagina un evento, un’iniziativa, una nuova sfida nel nostro Paese si immagina sempre di dover creare qualcosa di nuovo in infrastrutture, di coinvolgere nuove professionalità e attivare nuove consulenze, insomma, si immagina sempre qualcosa di nuovo e di costoso.

Le grandi città metropolitane, in Italia, nel bene e nel male dispongono già di buone se non ottime infrastrutture che magari necessitano solo di dover essere messe a punto di nuovo, posseggono ottime Università, alle volte più di una e ottimi Politecnici, senza contare i grandi centri di ricerca e incubatori di impresa che, alle volte ospitano Startup di altissimo livello.

La proposta del Governo Letta di candidare l’Italia allo svolgimento delle prossime Olimpiadi del 2024 potrebbe essere la prima occasione per favorire questa rete tra città metropolitane. Un evento realizzato non in maniera diffusa sulla città di Roma o sulle solo città di Roma e Milano oltre che concentrare ancora una volta sforzi, costi e risorse sulle sole città che ad ogni evento sopportano questo tipo di stress infrastrutturale, escluderebbe ancora una volta dalla ribalta nazionale e internazionale città importanti e in grado di supportare l’evento con le loro strutture già esistenti.

In particolare città del Sud come Napoli, Palermo, Bari, Catania potrebbero essere anche esse protagoniste, con impianti, università, ricerca di un evento planetario come le Olimpiadi.

Una scelta del genere consentirebbe all’Italia di risparmiare sui costi e redistribuire gli investimenti su tutto il territorio nazionale e in tutte le città metropolitane anche quelle che di solito non sono oggetto di queste attenzioni, favorendo comunque l’ammodernamento infrastrutturale e soprattutto una immagine turistica che possa sinergicamente vedere coinvolta e rilanciare, attraverso i luoghi simbolo e le eccellenze di queste città, l’immagine stessa dell’Italia all’estero.

Ecco perché il Partito del Sud è favorevole ad un evento olimpico distribuito su tutto il territorio nazionale, che comprenda anche le città metropolitane del Sud ancora una volta inopinatamente escluse in questa ipotesi iniziale del Governo, e sostiene e rilancia quando proposto ieri a tal propositi dal Sindaco di Bari Michele Emiliano.



SEGRETERIA POLITICA NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD


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martedì 30 luglio 2013

La strage del viadotto e le bare allineate in una palestra, come a San Giuliano di Puglia

Sentito articolo di Gigi Di Fiore dal suo blog di oggi sul Mattino; il Partito del Sud esprime il proprio cordoglio alle famiglie di tutti gli scomparsi nell'incidente della A16 e la solidarietà ai feriti e ai loro familiari.


di Gigi Di Fiore

 C'è sempre una palestra, nel dolore. Bare allineate. Tutte uguali e tutte diverse. Fiori, mamme, padri, fratelli, sorelle che si chiedono perché. Le tragedie, certe tragedie, posseggono un rito che si ripete. Il rito del dolore, del pianto, delle mille domande senza risposta.


La tragedia sull'autostrada A16, sul maledetto viadotto nel vallone di Acqualonga. Come la tragedia per il terremoto di quel 31 ottobre 2002 a San Giuliano di Puglia: 27 bambini e una loro maestra morti per il crollo della scuola elementare del paese. Me le ricordo quelle piccole bare tutte bianche, mi ricordo quella palestra surreale. La morte allineava vite e speranze differenti. Le mamme invocavano un nome, si aggrappavano alla fede in mancanza di altro. C'era compostezza in quelle lacrime. C'era stupore. Chi poteva fare qualcosa, perché, come è successo? Le eterne risposte che incombono su una morte improvvisa.

Era l'angoscia che raccontò nel 1947 anche Dino Buzzati, in un articolo senza uguali sul Corriere della sera. Il 16 luglio di quell'anno, nel mare di Albenga era naufragata una motonave con una comitiva in gita scolastica. Morirono 44 bambini e 4 accompagnatrici. Bare allineate, lenzuola bianche. Il rituale dei volti sgomenti. "Ad Albenga si era concentrato tutto il dolore del mondo", scrisse Buzzati.

Quello stesso dolore si è concentrato oggi a Pozzuoli. L'Italia è in lutto, le tragedie collettive invocano spiegazioni, responsabilità: 38 morti pesano su quella strada maledetta in discesa.

Con il presidente Ciampi, nel giorno dei funerali a San Giuliano piangemmo tutti. Ascoltammo il lamento delle mamme, le richieste di giustizia. Non riuscimmo ad esercitare cinismo, a governare l'emozione che ci prese. Persino l'indimenticabile Peppe D'Avanzo, scorza dura di cronista mai abbastanza rimpianto, lacrimava.

E' duro raccontare il dolore, ma è dura la ripetitività di queste tragedie. Segnate da bare in fila, palestre in grado di raccoglierle, folla attonita.
Perché, ci si chiede anche ora, come è potuto accadere? Certe domande non sempre trovano risposte. E il dolore di una perdita cara, troppe volte, deve bastare a se stesso.


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Sentito articolo di Gigi Di Fiore dal suo blog di oggi sul Mattino; il Partito del Sud esprime il proprio cordoglio alle famiglie di tutti gli scomparsi nell'incidente della A16 e la solidarietà ai feriti e ai loro familiari.


di Gigi Di Fiore

 C'è sempre una palestra, nel dolore. Bare allineate. Tutte uguali e tutte diverse. Fiori, mamme, padri, fratelli, sorelle che si chiedono perché. Le tragedie, certe tragedie, posseggono un rito che si ripete. Il rito del dolore, del pianto, delle mille domande senza risposta.


La tragedia sull'autostrada A16, sul maledetto viadotto nel vallone di Acqualonga. Come la tragedia per il terremoto di quel 31 ottobre 2002 a San Giuliano di Puglia: 27 bambini e una loro maestra morti per il crollo della scuola elementare del paese. Me le ricordo quelle piccole bare tutte bianche, mi ricordo quella palestra surreale. La morte allineava vite e speranze differenti. Le mamme invocavano un nome, si aggrappavano alla fede in mancanza di altro. C'era compostezza in quelle lacrime. C'era stupore. Chi poteva fare qualcosa, perché, come è successo? Le eterne risposte che incombono su una morte improvvisa.

Era l'angoscia che raccontò nel 1947 anche Dino Buzzati, in un articolo senza uguali sul Corriere della sera. Il 16 luglio di quell'anno, nel mare di Albenga era naufragata una motonave con una comitiva in gita scolastica. Morirono 44 bambini e 4 accompagnatrici. Bare allineate, lenzuola bianche. Il rituale dei volti sgomenti. "Ad Albenga si era concentrato tutto il dolore del mondo", scrisse Buzzati.

Quello stesso dolore si è concentrato oggi a Pozzuoli. L'Italia è in lutto, le tragedie collettive invocano spiegazioni, responsabilità: 38 morti pesano su quella strada maledetta in discesa.

Con il presidente Ciampi, nel giorno dei funerali a San Giuliano piangemmo tutti. Ascoltammo il lamento delle mamme, le richieste di giustizia. Non riuscimmo ad esercitare cinismo, a governare l'emozione che ci prese. Persino l'indimenticabile Peppe D'Avanzo, scorza dura di cronista mai abbastanza rimpianto, lacrimava.

E' duro raccontare il dolore, ma è dura la ripetitività di queste tragedie. Segnate da bare in fila, palestre in grado di raccoglierle, folla attonita.
Perché, ci si chiede anche ora, come è potuto accadere? Certe domande non sempre trovano risposte. E il dolore di una perdita cara, troppe volte, deve bastare a se stesso.


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martedì 23 luglio 2013

TERRORE TRA I PENSIONATI. L’INPS INVIA MILIONI DI "LETTERE MINATORIE"...

Riceviamo e postiamo:

Di Franco Gallo


Il 19 luglio a.d. 2013 mi telefona mia madre, di anni 81 ma piuttosto arzilla e capace, e mi balbetta terrorizzata che l’INPS ha mandato una lettera di sei pagine e che le vogliono togliere la pensione. Mi dice anche che la dannata lettera l’ha ricevuta quella stessa mattina, 19 luglio 2013, e che è disperata e non sa cosa fare. Mi precipito a casa di mamma e comincio a leggere la missiva. E’ datata 20 maggio 2013. 
E che cxxxo ! Dal 20 di maggio gliela recapitano il 19 luglio cioè dopo due mesi? Che capolavoro di puntualità. 

E’ piena di codici, anche a barre, di numeri di sigle: WWW, PIN, PEC, CUD, MODELLO OBIS M, ISTRUZIONI CUD, CNS, 730, UNICO, PEC, RED, DETR, CONTACT CENTER; e poi tante leggi con articoli e date. 

Dopo averla letta almeno cinque volte capisco che l’INPS vuole sapere quanto guadagna mamma e che tutta la questione si può risolvere collegandosi al sito WWW.INPS.IT ma che però bisogna avere un PIN che è facilissimo da scaricare e che loro, l’INPS, gliene scrivono la metà sulla lettera e poi mamma, a 81 anni, si collega al sito e scarica l’altra metà. Ma, deve fare attenzione! Perché il PIN a 16 cifre poi si trasforma in uno a 8 cifre che notoriamente è meglio! Minchia! Penso io, ma questi sono proprio dei geni della comunicazione oltre che molto puntuali e tempestivi nelle consegne dei dispacci. 

Però, per fortuna, si può andare al CAF e infatti mamma ci va subito perché non si fida della mia “consulenza” e lì trova almeno un centinaio di pensionati muniti della stessa lettera e preoccupati per la loro pensione. E sì, perché gli stessi "geni" di cui sopra minacciano la sospensione delle prestazioni collegate al reddito nel caso non si ottemperasse a tutto ciò prescrive la lettera compresi i WWW, che, letto da una pensionata di una certa età equivale a dire: mi levano la pensione! 

Mi vengono da fare alcune tristi osservazioni di cui la prima è che se lo stato italiano vuole che i pensionati, i cittadini, le imprese, i lavoratori si servano di internet per gestire i rapporti con la nostra elefantiaca macchina pubblica, perché l’accesso a internet non è gratuito e perché non è mai abbastanza veloce e stabile e perché è difficilissimo navigare in Calabria piuttosto che a Milano? 
L’accesso alla rete è stato reso a pagamento (tra l’altro piuttosto salato) e poi la casta ci obbliga a usare internet per accedere alla pubblica amministrazione; per carità, è una cosa comodissima, ma, considerata la propensione truffaldina dei nostri politicanti, mi viene da pensare che tutti i servizi internet siano stati concepiti non tanto per facilitare il cittadino ma per arricchire le società che gestiscono la rete. Chissà magari i politicanti si collegano gratis o forse i gestori regalano il tablet alla moglie o ai figli. No! non può essere così! E’ una cattivo pensiero mio. 

L’altra osservazione è questa: caro INPS, ma se i pensionati li paghi tu, se hai a disposizione l’agenzia delle entrate, la finanza, le forze dell’ordine, computer potentissimi, non dovresti già essere a conoscenza delle cose che chiedi con una lunghissima, complicatissima, costosa (a spese dei contribuenti) lettera? 

 E da ultimo: per chiedere ad un pensionato di 80 anni se ha fatto o meno la dichiarazione dei redditi e che se non l’avesse fatta la deve fare, c’è bisogno di scrivere un papello di 6 (dico sei) pagine? 

Questa burocrazia è stranissima. Ogni tanto, nel posto dove lavoro da 30 anni, vogliono sapere come mi chiamo, il codice fiscale, quanto mi pagano, che lavoro faccio. Ed io non so mai se mi trovo in un incubo kafkiano oppure in una realtà parallela o chissà dove. Vi allego la lettera dell’INPS e chi riuscirà a capire tutto alla prima lettura, da quel momento sarà il mio mito.

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Riceviamo e postiamo:

Di Franco Gallo


Il 19 luglio a.d. 2013 mi telefona mia madre, di anni 81 ma piuttosto arzilla e capace, e mi balbetta terrorizzata che l’INPS ha mandato una lettera di sei pagine e che le vogliono togliere la pensione. Mi dice anche che la dannata lettera l’ha ricevuta quella stessa mattina, 19 luglio 2013, e che è disperata e non sa cosa fare. Mi precipito a casa di mamma e comincio a leggere la missiva. E’ datata 20 maggio 2013. 
E che cxxxo ! Dal 20 di maggio gliela recapitano il 19 luglio cioè dopo due mesi? Che capolavoro di puntualità. 

E’ piena di codici, anche a barre, di numeri di sigle: WWW, PIN, PEC, CUD, MODELLO OBIS M, ISTRUZIONI CUD, CNS, 730, UNICO, PEC, RED, DETR, CONTACT CENTER; e poi tante leggi con articoli e date. 

Dopo averla letta almeno cinque volte capisco che l’INPS vuole sapere quanto guadagna mamma e che tutta la questione si può risolvere collegandosi al sito WWW.INPS.IT ma che però bisogna avere un PIN che è facilissimo da scaricare e che loro, l’INPS, gliene scrivono la metà sulla lettera e poi mamma, a 81 anni, si collega al sito e scarica l’altra metà. Ma, deve fare attenzione! Perché il PIN a 16 cifre poi si trasforma in uno a 8 cifre che notoriamente è meglio! Minchia! Penso io, ma questi sono proprio dei geni della comunicazione oltre che molto puntuali e tempestivi nelle consegne dei dispacci. 

Però, per fortuna, si può andare al CAF e infatti mamma ci va subito perché non si fida della mia “consulenza” e lì trova almeno un centinaio di pensionati muniti della stessa lettera e preoccupati per la loro pensione. E sì, perché gli stessi "geni" di cui sopra minacciano la sospensione delle prestazioni collegate al reddito nel caso non si ottemperasse a tutto ciò prescrive la lettera compresi i WWW, che, letto da una pensionata di una certa età equivale a dire: mi levano la pensione! 

Mi vengono da fare alcune tristi osservazioni di cui la prima è che se lo stato italiano vuole che i pensionati, i cittadini, le imprese, i lavoratori si servano di internet per gestire i rapporti con la nostra elefantiaca macchina pubblica, perché l’accesso a internet non è gratuito e perché non è mai abbastanza veloce e stabile e perché è difficilissimo navigare in Calabria piuttosto che a Milano? 
L’accesso alla rete è stato reso a pagamento (tra l’altro piuttosto salato) e poi la casta ci obbliga a usare internet per accedere alla pubblica amministrazione; per carità, è una cosa comodissima, ma, considerata la propensione truffaldina dei nostri politicanti, mi viene da pensare che tutti i servizi internet siano stati concepiti non tanto per facilitare il cittadino ma per arricchire le società che gestiscono la rete. Chissà magari i politicanti si collegano gratis o forse i gestori regalano il tablet alla moglie o ai figli. No! non può essere così! E’ una cattivo pensiero mio. 

L’altra osservazione è questa: caro INPS, ma se i pensionati li paghi tu, se hai a disposizione l’agenzia delle entrate, la finanza, le forze dell’ordine, computer potentissimi, non dovresti già essere a conoscenza delle cose che chiedi con una lunghissima, complicatissima, costosa (a spese dei contribuenti) lettera? 

 E da ultimo: per chiedere ad un pensionato di 80 anni se ha fatto o meno la dichiarazione dei redditi e che se non l’avesse fatta la deve fare, c’è bisogno di scrivere un papello di 6 (dico sei) pagine? 

Questa burocrazia è stranissima. Ogni tanto, nel posto dove lavoro da 30 anni, vogliono sapere come mi chiamo, il codice fiscale, quanto mi pagano, che lavoro faccio. Ed io non so mai se mi trovo in un incubo kafkiano oppure in una realtà parallela o chissà dove. Vi allego la lettera dell’INPS e chi riuscirà a capire tutto alla prima lettura, da quel momento sarà il mio mito.

giovedì 11 luglio 2013

Il Partito del Sud invita a contribuire per ricollocare una nuova targa a Fenestrelle!

La targa, a suo tempo collocata dagli amici dei CDS, come si sa è stata vergognosamente distrutta! Si invitano i meridionalisti e iscritti e simpatizzanti del PdelSUD a contribuire per poter produrre una nuova targa commemorativa dei soldati dell'ex Regno e Stato autonomo delle Due Sicilie, rinchiusi e lasciati morire, nella fortezza di Fenestrelle presso Torino, dai nuovi governanti sabaudi!

NUMERO POSTAPAY 4023600584667630 intestato a Cafiero Alfredo.
Causale : Lapide Fenestrelle.


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La targa, a suo tempo collocata dagli amici dei CDS, come si sa è stata vergognosamente distrutta! Si invitano i meridionalisti e iscritti e simpatizzanti del PdelSUD a contribuire per poter produrre una nuova targa commemorativa dei soldati dell'ex Regno e Stato autonomo delle Due Sicilie, rinchiusi e lasciati morire, nella fortezza di Fenestrelle presso Torino, dai nuovi governanti sabaudi!

NUMERO POSTAPAY 4023600584667630 intestato a Cafiero Alfredo.
Causale : Lapide Fenestrelle.


venerdì 5 luglio 2013

I BRONZI di RIACE, abbandonati, in attesa dell’ennesima ristrutturazione…il Partito del Sud chiama alla mobilitazione!

di  Andrea Balìa

Se potessero arrossirebbero loro dalla vergogna e dalla mortificazione, se non fossero di bronzo! Già, di bronzo come la faccia dei politici italiani. “La cultura non da da mangiare…” è la dotta considerazione regalataci tempo fa, se la memoria non ci inganna, da quella gran mente di Giulio Tremonti! Ma a tutto c’è un limite. Un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera rifà la storia di questa ennesima vergogna, figlia dell’inedia del Ministero della Cultura e dei politici calabresi, cattiva espressione d’una meravigliosa terra del Sud dell’Italia. Furono ritrovati il 16 Agosto del 1972, vennero esposti a Firenze con ragguardevoli numero di visite e poi in Calabria, nella loro terra presso il Museo della Magna Grecia, dove per insufficiente gestione della comunicazione ebbero un numero ben più modesto di visitatori (almeno nell’ultimo triennio d’esposizione dal 2006 al 2009). Ebbene, dal 23 Dicembre del 2009, causa necessità di ristrutturare il Museo, giacciono supini in una sala di Palazzo Campanella sempre a Reggio Calabria. Sono stati stanziati dai Fondi europei ben 10 milioni di euro per questi lavori che, se malauguratamente s’arrivasse al 2015, non sarebbero più usufruibili. Diatribe d’ogni genere, tra il sindaco che oppone fantasiosi problemi di viabilità e le opposizioni ai lavori dell’associazione Amici del Museo che si preoccupa d’una necropoli sottostante al Museo che potrebbe ricevere danni dall’avanzamento dei lavori. Insomma la Salerno – Reggio Calabria fa da esempio sulla tempistica. Pochi sanno come individuare la sala che accoglie i  Bronzi, e questa è solo la prima delle difficoltà che la dice lunga sull’attenzione riservata a tutta la faccenda. Il Partito del Sud denuncia quanto sopra come stato delle cose insopportabile per la disattenzione ministeriale e la pervicace inettitudine e lassismo burocratico d’una classe politica locale di cui il Sud non ne regge più la presenza e ne avverte l’impellente necessità di ricambio. Stendiamo poi un velo pietoso sulla malsana e ventilata ipotesi di scippare i Bronzi al Sud per ricollocarli magari in un sito centro/nordico! Classico esempio di risoluzione a proprio uso e consumo. Ringraziamo ma I Bronzi di Riace sono esempio di grandezza e memoria d’un Sud aulico e della sua millenaria storia e cultura, e la loro casa risiede in Calabria. Il Sud va difeso con le unghie dai suoi figli e da chi ne ha cuore le sorti, non potendo, in primis, permettersi l’oblio sciatto e immemore su uno degli argomenti, come la cultura e la conservazione e valorizzazione dei suoi beni artistici e architettonici, che è rispetto della memoria e potenziale volano di sviluppo economico.

Andrea Balìa

Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud 


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di  Andrea Balìa

Se potessero arrossirebbero loro dalla vergogna e dalla mortificazione, se non fossero di bronzo! Già, di bronzo come la faccia dei politici italiani. “La cultura non da da mangiare…” è la dotta considerazione regalataci tempo fa, se la memoria non ci inganna, da quella gran mente di Giulio Tremonti! Ma a tutto c’è un limite. Un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera rifà la storia di questa ennesima vergogna, figlia dell’inedia del Ministero della Cultura e dei politici calabresi, cattiva espressione d’una meravigliosa terra del Sud dell’Italia. Furono ritrovati il 16 Agosto del 1972, vennero esposti a Firenze con ragguardevoli numero di visite e poi in Calabria, nella loro terra presso il Museo della Magna Grecia, dove per insufficiente gestione della comunicazione ebbero un numero ben più modesto di visitatori (almeno nell’ultimo triennio d’esposizione dal 2006 al 2009). Ebbene, dal 23 Dicembre del 2009, causa necessità di ristrutturare il Museo, giacciono supini in una sala di Palazzo Campanella sempre a Reggio Calabria. Sono stati stanziati dai Fondi europei ben 10 milioni di euro per questi lavori che, se malauguratamente s’arrivasse al 2015, non sarebbero più usufruibili. Diatribe d’ogni genere, tra il sindaco che oppone fantasiosi problemi di viabilità e le opposizioni ai lavori dell’associazione Amici del Museo che si preoccupa d’una necropoli sottostante al Museo che potrebbe ricevere danni dall’avanzamento dei lavori. Insomma la Salerno – Reggio Calabria fa da esempio sulla tempistica. Pochi sanno come individuare la sala che accoglie i  Bronzi, e questa è solo la prima delle difficoltà che la dice lunga sull’attenzione riservata a tutta la faccenda. Il Partito del Sud denuncia quanto sopra come stato delle cose insopportabile per la disattenzione ministeriale e la pervicace inettitudine e lassismo burocratico d’una classe politica locale di cui il Sud non ne regge più la presenza e ne avverte l’impellente necessità di ricambio. Stendiamo poi un velo pietoso sulla malsana e ventilata ipotesi di scippare i Bronzi al Sud per ricollocarli magari in un sito centro/nordico! Classico esempio di risoluzione a proprio uso e consumo. Ringraziamo ma I Bronzi di Riace sono esempio di grandezza e memoria d’un Sud aulico e della sua millenaria storia e cultura, e la loro casa risiede in Calabria. Il Sud va difeso con le unghie dai suoi figli e da chi ne ha cuore le sorti, non potendo, in primis, permettersi l’oblio sciatto e immemore su uno degli argomenti, come la cultura e la conservazione e valorizzazione dei suoi beni artistici e architettonici, che è rispetto della memoria e potenziale volano di sviluppo economico.

Andrea Balìa

Vice Presidente Nazionale del Partito del Sud 


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