venerdì 5 luglio 2013

ASSICURAZIONI, RC-AUTO, FLESSIBILITA' ZERO


Riceviamo e postiamo:

Di Bruno Pappalardo


Anche a me viene di dirla così come un qualsiasi argomento d’una chiacchierata, ...
Una di quelle al bar tra amici, insomma una idea che rimbalza folle nel vuoto compresso del mio piccolo cranietto .
Ovviamente non ha ne i presupposti di competenza e ne quella di una facile fattualità rispetto alla bella proposta della Gabriella Gambardella, …semmai potrebbe essere considerata una singolare aggiunta.
Quella di Gabriella tenta (meglio) di abbassare proprio i costi delle polizze e renderle eque.
Beh,…leggete!

Si parla tanto e da tantissimo di “flessibilità” in particolare per l’universo-lavoro ma non solo.
Ora è curioso che alcuni pezzi dello Stato si sono resi elastici al punto di accettare contratti di lavoro inimmaginabili una volta (tempo determinato o interminato) promiscui, provvisori, precari ma assolti sia dalla politica complice che da una parte dell’opinione pubblica.
Resta, tuttavia, il principio e la nozione che il lavoro può essere contrattato (nei suoi oggi 108 modalità) anche con e dalle istituzioni.
La RC-auto è obbligatoria … Bene!
Chi gestisce però questo servizio sono società private e presenti anche in Borsa.
(suscettibili quindi di variazioni di capitali, …i nostri)
Ora a maggior ragione le Assicurazioni Auto dovrebbero essere i custodi e promotori della massima espressione della flessibilità!
Se vado dal verduraio compro a seconda delle mie esigenze e della mia tasca!
In fondo è questo il principio!
A seconda della necessità di una azienda, ossia quelle del costo del lavoro e dei costi di produzione al netto degli oneri salariali, si assumono i dipendenti applicando, ad hoc, un tipo di contratto adatto all’impresa.

Ora sei posseggo una macchina ma che non uso, ossia la tengo veramente e letteralmente ferma, allora posso non pagare la polizza assicurativa. Qualora, però, dovessi usarla per un sol giorno, sarei costretto a stipulare un contratto almeno di sei mesi con tutte le applicazioni gravanti e afferenti agli aumenti e stipula del nuovo contratto!
Perché se mi occorre per un sol giorno?
E se fossero due o tre mesi?
Se fossi costretto a raggiungere un posto di lavoro, lontano da casa e irraggiungibile con altri mezzi ma per soli tre mesi per “apprendistato formazione” al lavoro, ebbene, per riattivare l’auto e la relativa RC-auto, sarei costretto, qualora quell’apprendistato mi fosse remunerato, a restituirlo o rimborsarlo forse rifondendoci, alla Assicurazione o rinunciare a quella occasione!
E la flessibilità dove cavolo va a finire?
Certo il manico del coltello e dalla parte degli istituti assicurativi e son loro che decidono non la povera utenza.
Conclusione: premesso che occorre studiare la materia e avere il parere di esperti del settore, pensavo potesse essere interessante ragionare sulla cosa e farne una proposta!
Perché non pensare a frantumare la grossa impresa assicurativa in tante piccole agenzie che governino e seguano solo un modesto numero di auto, curare meglio i propri clienti.
Sarebbe anche più facile e di maggiore interesse per l’agenzia (Paper-Car) appurare la veridicità dei sinistri. Semmai dopo un lungo periodo di collaudo del cliente passare anche ad una assicurazione a chilometri et cetera…!
Beh, l’ho detta,…è ovvio che parliamo di Davide e Golia
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Riceviamo e postiamo:

Di Bruno Pappalardo


Anche a me viene di dirla così come un qualsiasi argomento d’una chiacchierata, ...
Una di quelle al bar tra amici, insomma una idea che rimbalza folle nel vuoto compresso del mio piccolo cranietto .
Ovviamente non ha ne i presupposti di competenza e ne quella di una facile fattualità rispetto alla bella proposta della Gabriella Gambardella, …semmai potrebbe essere considerata una singolare aggiunta.
Quella di Gabriella tenta (meglio) di abbassare proprio i costi delle polizze e renderle eque.
Beh,…leggete!

Si parla tanto e da tantissimo di “flessibilità” in particolare per l’universo-lavoro ma non solo.
Ora è curioso che alcuni pezzi dello Stato si sono resi elastici al punto di accettare contratti di lavoro inimmaginabili una volta (tempo determinato o interminato) promiscui, provvisori, precari ma assolti sia dalla politica complice che da una parte dell’opinione pubblica.
Resta, tuttavia, il principio e la nozione che il lavoro può essere contrattato (nei suoi oggi 108 modalità) anche con e dalle istituzioni.
La RC-auto è obbligatoria … Bene!
Chi gestisce però questo servizio sono società private e presenti anche in Borsa.
(suscettibili quindi di variazioni di capitali, …i nostri)
Ora a maggior ragione le Assicurazioni Auto dovrebbero essere i custodi e promotori della massima espressione della flessibilità!
Se vado dal verduraio compro a seconda delle mie esigenze e della mia tasca!
In fondo è questo il principio!
A seconda della necessità di una azienda, ossia quelle del costo del lavoro e dei costi di produzione al netto degli oneri salariali, si assumono i dipendenti applicando, ad hoc, un tipo di contratto adatto all’impresa.

Ora sei posseggo una macchina ma che non uso, ossia la tengo veramente e letteralmente ferma, allora posso non pagare la polizza assicurativa. Qualora, però, dovessi usarla per un sol giorno, sarei costretto a stipulare un contratto almeno di sei mesi con tutte le applicazioni gravanti e afferenti agli aumenti e stipula del nuovo contratto!
Perché se mi occorre per un sol giorno?
E se fossero due o tre mesi?
Se fossi costretto a raggiungere un posto di lavoro, lontano da casa e irraggiungibile con altri mezzi ma per soli tre mesi per “apprendistato formazione” al lavoro, ebbene, per riattivare l’auto e la relativa RC-auto, sarei costretto, qualora quell’apprendistato mi fosse remunerato, a restituirlo o rimborsarlo forse rifondendoci, alla Assicurazione o rinunciare a quella occasione!
E la flessibilità dove cavolo va a finire?
Certo il manico del coltello e dalla parte degli istituti assicurativi e son loro che decidono non la povera utenza.
Conclusione: premesso che occorre studiare la materia e avere il parere di esperti del settore, pensavo potesse essere interessante ragionare sulla cosa e farne una proposta!
Perché non pensare a frantumare la grossa impresa assicurativa in tante piccole agenzie che governino e seguano solo un modesto numero di auto, curare meglio i propri clienti.
Sarebbe anche più facile e di maggiore interesse per l’agenzia (Paper-Car) appurare la veridicità dei sinistri. Semmai dopo un lungo periodo di collaudo del cliente passare anche ad una assicurazione a chilometri et cetera…!
Beh, l’ho detta,…è ovvio che parliamo di Davide e Golia

domenica 2 giugno 2013

A proposito di 2 Giugno, Repubblica, fascisti, Sud...

di Lucio Volino

"Non molti sanno che la prima Repubblica autonoma antifascista fu dichiarata nel Sud. Era il 15 settembre del 1943 ed il partigiano Domenico Bochicchio conquistò la cittadina di Maschito,piccolo comune arberesce vicino Venosa in provincia di Potenza,e proclamò la Repubblica indipendente di Maschito . Bochicchio fu eletto sindaco e fu formato un consiglio comunale con consiglieri ed assessori. Il primo atto del consiglio fu di dichiarare decaduto il regime fascista e la monarchia sabauda. Tutto il paese si organizzò per l'autogestione e principalmente per la ridistribuzione di beni alimentari e delle medicine . Purtroppo la Repubblica durò solo una ventina di giorni poi le milizie fasciste ripresero la cittadina e terminò quella esperienza.solo mesi dopo nacquero le Repubbliche partigiane del Nord. La Repubblica di Maschitto aveva molte caratteristiche libertarie."

Lucio Volino - Partito del Sud  Napoli


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di Lucio Volino

"Non molti sanno che la prima Repubblica autonoma antifascista fu dichiarata nel Sud. Era il 15 settembre del 1943 ed il partigiano Domenico Bochicchio conquistò la cittadina di Maschito,piccolo comune arberesce vicino Venosa in provincia di Potenza,e proclamò la Repubblica indipendente di Maschito . Bochicchio fu eletto sindaco e fu formato un consiglio comunale con consiglieri ed assessori. Il primo atto del consiglio fu di dichiarare decaduto il regime fascista e la monarchia sabauda. Tutto il paese si organizzò per l'autogestione e principalmente per la ridistribuzione di beni alimentari e delle medicine . Purtroppo la Repubblica durò solo una ventina di giorni poi le milizie fasciste ripresero la cittadina e terminò quella esperienza.solo mesi dopo nacquero le Repubbliche partigiane del Nord. La Repubblica di Maschitto aveva molte caratteristiche libertarie."

Lucio Volino - Partito del Sud  Napoli


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giovedì 30 maggio 2013

Evento presentazione associazione al PAN....




Da Partito del Sud - Napoli: Stasera al PAN (Museo d'Arte Moderna di Napoli) evento/presentazione, cui il Partito del Sud invita ad una sentita partecipazione, sia per la meritoria iniziativa associativa e sia perchè riguardante la storia della città di Napoli  :


"AMICI  DEL  PAN"
Presentazione alla cittadinanza

Giovedì 30 Maggio ore 18:00
Pan - Palazzo delle Arti di Napoli, Palazzo Roccella - Sala De Stefano
Via dei Mille n.60 Napoli

Introduzione di Imma Pempinello

Rileggiamo insieme
"LA CASA DEI SOGNI"
di Francesco Canessa, ed. La Conchiglia, 2006
DIARIO DEGLI ANNI DI GUERRA VISSUTI IN UN APPARTAMENTO E NEL RICOVERO
ANTIAEREO DI PALAZZO ROCCELLA, OGGI PALAZZO DELLE ARTI DI NAPOLI.
Sarà presente l'autore

Letture di Annie Pempinello
Con l'affettuosa partecipazione di Riccardo Canessa, Susanna Canessa e Monica Doglione, 
Brunello Canessa.

Lettura delle cronache del Palazzo a cura di Francesca Sifola

Fonte : Fabio Pascapè
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Da Partito del Sud - Napoli: Stasera al PAN (Museo d'Arte Moderna di Napoli) evento/presentazione, cui il Partito del Sud invita ad una sentita partecipazione, sia per la meritoria iniziativa associativa e sia perchè riguardante la storia della città di Napoli  :


"AMICI  DEL  PAN"
Presentazione alla cittadinanza

Giovedì 30 Maggio ore 18:00
Pan - Palazzo delle Arti di Napoli, Palazzo Roccella - Sala De Stefano
Via dei Mille n.60 Napoli

Introduzione di Imma Pempinello

Rileggiamo insieme
"LA CASA DEI SOGNI"
di Francesco Canessa, ed. La Conchiglia, 2006
DIARIO DEGLI ANNI DI GUERRA VISSUTI IN UN APPARTAMENTO E NEL RICOVERO
ANTIAEREO DI PALAZZO ROCCELLA, OGGI PALAZZO DELLE ARTI DI NAPOLI.
Sarà presente l'autore

Letture di Annie Pempinello
Con l'affettuosa partecipazione di Riccardo Canessa, Susanna Canessa e Monica Doglione, 
Brunello Canessa.

Lettura delle cronache del Palazzo a cura di Francesca Sifola

Fonte : Fabio Pascapè

mercoledì 29 maggio 2013

In memoria di Franca Rame...

Di Marenza De Michele
Partito del Sud - Donne

Il racconto, davanti al pubblico televisivo, dello stupro subito, in tempi in cui le donne subivano in silenzio, denunciare era tabù, trovo che sia stata prova di grande coraggio. Una testimonianza al femminile che non dimenticherò...

  http://video.repubblica.it/dossier/e-morta-franca-rame/franca-rame-quando-racconto-a-celentano-lo-stupro/129922/128439?ref=&ref=fbpr

 Franca Rame, quando raccontò a Celentano ''Lo stupro'' Era il 9 marzo del 1973, giorno in cui Franca Rame fu aggredita da 5 neofascisti: la portarono su un furgoncino e la violentarono, lasciandola poi sulla strada in uno stato di totale confusione mentale. La violenza fu raccontata dall’attrice nel 1975, a teatro, attraverso il monologo “Lo stupro”, senza dichiarare di averla vissuta personalmente. Nel 1987, Franca Rame, chiamata da Celentano, recitò "Lo stupro" in diretta, sulla Rai, il sabato sera, a Fantastico. E sconvolse l'Italia .



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Di Marenza De Michele
Partito del Sud - Donne

Il racconto, davanti al pubblico televisivo, dello stupro subito, in tempi in cui le donne subivano in silenzio, denunciare era tabù, trovo che sia stata prova di grande coraggio. Una testimonianza al femminile che non dimenticherò...

  http://video.repubblica.it/dossier/e-morta-franca-rame/franca-rame-quando-racconto-a-celentano-lo-stupro/129922/128439?ref=&ref=fbpr

 Franca Rame, quando raccontò a Celentano ''Lo stupro'' Era il 9 marzo del 1973, giorno in cui Franca Rame fu aggredita da 5 neofascisti: la portarono su un furgoncino e la violentarono, lasciandola poi sulla strada in uno stato di totale confusione mentale. La violenza fu raccontata dall’attrice nel 1975, a teatro, attraverso il monologo “Lo stupro”, senza dichiarare di averla vissuta personalmente. Nel 1987, Franca Rame, chiamata da Celentano, recitò "Lo stupro" in diretta, sulla Rai, il sabato sera, a Fantastico. E sconvolse l'Italia .



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Le donne di Calabria. La violenza non ha Nord e Sud…


La dirigente di una multinazionale – scappata, a suo dire, dalla Calabria – ha scritto una lettera al Corriere della Sera per denunciare che in Calabria le donne sono atavicamente vittime della cultura maschilista. Lo spunto per tale considerazione le è stato fornito dalla barbara uccisione di Fabiana Luzzi a Corigliano Calabro.



Si signora, è vero. Com’è vero che le donne sono sottomesse ad un’atavica cultura maschilista in Europa, negli Stati Uniti d’America e finanche in Sudafrica. Non se n’è accorta? Eppure le donne hanno tenuto ben cinque conferenze mondiali per denunciare la fenomenologia: Città del Messico (1975), Copenaghen (1980), Nairobi (1985), Pechino (1995) e New York (2000).
Il celebre pugile argentino Carlos Monzon ha ucciso Alicia Muñiz, modella uruguaiana, al culmine di un furioso litigio.
La modella sudafricana Reeva Steenkamp è stata assassinata alle quattro di mattina da Oscar Pistorius, l’atleta “diversamente abile” che ha conquistato le simpatie planetarie a suon di vittorie, con quattro colpi di pistola nella sua casa di Pretoria in Sudafrica.
Christian Brando, figlio dell’attore Marlon, ha ammazzato Leebonny Bakley, moglie dell’attore Robert Blake. Brando era stato fidanzato con la donna prima che lei convolasse a nozze, ma probabilmente la relazione non era ancora finita.
L’atleta O.J. Simpson è responsabile dell’omicidio dell’ex moglie Nicole Brown e dell’amico di lei Ronald Goldman.
Quattro storie che hanno fatto il giro del mondo. Quattro posizioni geografiche diverse. Quattro femminicidi che alla dirigente di una multinazionale non credo possano essere sfuggiti. Cosa li distingue dall’omicidio di Fabiana Luzzi a Corigliano Calabro? Quattro soprusi maschili nei confronti delle donne. Quattro vicende che esaltano la cultura maschile – globale, nel senso mondiale – della sopraffazione, della risoluzione dei problemi e degli isterismi a suon di colpi d’arma da fuoco o fendenti.



Da sociologo “cum sudata laude” potrei inoltrarmi in dissertazioni e comparazioni che richiederebbero uno spazio infinito, paragonabile ad un’opera enciclopedica, per dimostrare empiricamente come il maschilismo violento non abbia locazione di sorta, ma sarebbe dispersivo e non centrerei l’obiettivo. Per cui, limito le mie osservazioni – ripeto, osservazioni – a poco accademici rilievi.
Se un omicidio viene perpetrato a Milano si tratta di delinquenza. Se un assassinio avviene a Roma si segue la pista politica. Se succede a Corigliano Calabro è sottocultura, sottosviluppo, sotto del più sotto del sotto degli inferi.
Sa cosa c’è signora? Che concordo con le sue tesi, se lei accetta di estenderle ad una territorialità senza confini. Direi che in ogni latitudine c’è da lottare per sconfiggere la sopraffazione, l’impeto irrefrenabile di uomini che credono di risolvere ogni questione alzando la voce, menando le mani o cliccando un grilletto. C’è da lavorare per far capire, a quanti ancora non lo hanno capito, che la dignità di un essere umano prescinde dal sesso. C’è da opporre alla cultura della violenza il culto della pace.
Ma c’è, infine signora, che sono stanco di ascoltare o leggere critiche – luoghi comuni – rivolte alla Calabria gratuitamente, peggio se provengono da qualcuno dei suoi figli. Anch’io, come lei, sono andato via – non scappato – dalla Calabria, perché non trovavo posto per inserirmi nel mondo del lavoro, ma ci torno sempre e guardo alla mia terra natia con assoluta voglia di fare qualcosa per lei, con assoluto orgoglio di sentirmi e dirmi per quello che sono, un calabrese.
Ho lasciato Taurianova (RC), che ho vissuto e finanche amministrato, 23 anni orsono per raggiungere Milano, che dal canto suo mi ha eletto “figlio” conferendomi l’Ambrogino d’Oro – massima onorificenza cittadina – e alla quale guardo come ad una mamma che mi ha permesso di sviluppare le mie idee e le mie capacità. Ma, non ho trovato il paradiso terrestre. Mi scuso per la banalità: tutto il mondo è paese…
Antonio Marziale (sociologo)
Fonte: Calabriaonweb



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La dirigente di una multinazionale – scappata, a suo dire, dalla Calabria – ha scritto una lettera al Corriere della Sera per denunciare che in Calabria le donne sono atavicamente vittime della cultura maschilista. Lo spunto per tale considerazione le è stato fornito dalla barbara uccisione di Fabiana Luzzi a Corigliano Calabro.



Si signora, è vero. Com’è vero che le donne sono sottomesse ad un’atavica cultura maschilista in Europa, negli Stati Uniti d’America e finanche in Sudafrica. Non se n’è accorta? Eppure le donne hanno tenuto ben cinque conferenze mondiali per denunciare la fenomenologia: Città del Messico (1975), Copenaghen (1980), Nairobi (1985), Pechino (1995) e New York (2000).
Il celebre pugile argentino Carlos Monzon ha ucciso Alicia Muñiz, modella uruguaiana, al culmine di un furioso litigio.
La modella sudafricana Reeva Steenkamp è stata assassinata alle quattro di mattina da Oscar Pistorius, l’atleta “diversamente abile” che ha conquistato le simpatie planetarie a suon di vittorie, con quattro colpi di pistola nella sua casa di Pretoria in Sudafrica.
Christian Brando, figlio dell’attore Marlon, ha ammazzato Leebonny Bakley, moglie dell’attore Robert Blake. Brando era stato fidanzato con la donna prima che lei convolasse a nozze, ma probabilmente la relazione non era ancora finita.
L’atleta O.J. Simpson è responsabile dell’omicidio dell’ex moglie Nicole Brown e dell’amico di lei Ronald Goldman.
Quattro storie che hanno fatto il giro del mondo. Quattro posizioni geografiche diverse. Quattro femminicidi che alla dirigente di una multinazionale non credo possano essere sfuggiti. Cosa li distingue dall’omicidio di Fabiana Luzzi a Corigliano Calabro? Quattro soprusi maschili nei confronti delle donne. Quattro vicende che esaltano la cultura maschile – globale, nel senso mondiale – della sopraffazione, della risoluzione dei problemi e degli isterismi a suon di colpi d’arma da fuoco o fendenti.



Da sociologo “cum sudata laude” potrei inoltrarmi in dissertazioni e comparazioni che richiederebbero uno spazio infinito, paragonabile ad un’opera enciclopedica, per dimostrare empiricamente come il maschilismo violento non abbia locazione di sorta, ma sarebbe dispersivo e non centrerei l’obiettivo. Per cui, limito le mie osservazioni – ripeto, osservazioni – a poco accademici rilievi.
Se un omicidio viene perpetrato a Milano si tratta di delinquenza. Se un assassinio avviene a Roma si segue la pista politica. Se succede a Corigliano Calabro è sottocultura, sottosviluppo, sotto del più sotto del sotto degli inferi.
Sa cosa c’è signora? Che concordo con le sue tesi, se lei accetta di estenderle ad una territorialità senza confini. Direi che in ogni latitudine c’è da lottare per sconfiggere la sopraffazione, l’impeto irrefrenabile di uomini che credono di risolvere ogni questione alzando la voce, menando le mani o cliccando un grilletto. C’è da lavorare per far capire, a quanti ancora non lo hanno capito, che la dignità di un essere umano prescinde dal sesso. C’è da opporre alla cultura della violenza il culto della pace.
Ma c’è, infine signora, che sono stanco di ascoltare o leggere critiche – luoghi comuni – rivolte alla Calabria gratuitamente, peggio se provengono da qualcuno dei suoi figli. Anch’io, come lei, sono andato via – non scappato – dalla Calabria, perché non trovavo posto per inserirmi nel mondo del lavoro, ma ci torno sempre e guardo alla mia terra natia con assoluta voglia di fare qualcosa per lei, con assoluto orgoglio di sentirmi e dirmi per quello che sono, un calabrese.
Ho lasciato Taurianova (RC), che ho vissuto e finanche amministrato, 23 anni orsono per raggiungere Milano, che dal canto suo mi ha eletto “figlio” conferendomi l’Ambrogino d’Oro – massima onorificenza cittadina – e alla quale guardo come ad una mamma che mi ha permesso di sviluppare le mie idee e le mie capacità. Ma, non ho trovato il paradiso terrestre. Mi scuso per la banalità: tutto il mondo è paese…
Antonio Marziale (sociologo)
Fonte: Calabriaonweb



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lunedì 13 maggio 2013

Importante Conferenza 2a Università di Napoli con collaborazione dell'ADI (Delegaz. Campana PdelSUD)

IMPORTANTE CONFERENZA c/o CITTA' DELLA SCIENZA, ORGANIZZATA DALLA 2a UNIVERSITA' di NAPOLI, IN COLLABORAZIONE CON l'ADI CAMPANIA (Presidente Salvatore Cozzolino del Partito del SUD):

Patrocinio del Comune di Napoli.

Intervento e saluto di Luigi de Magistris sindaco di Napoli









Fonte : ADI Campania
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IMPORTANTE CONFERENZA c/o CITTA' DELLA SCIENZA, ORGANIZZATA DALLA 2a UNIVERSITA' di NAPOLI, IN COLLABORAZIONE CON l'ADI CAMPANIA (Presidente Salvatore Cozzolino del Partito del SUD):

Patrocinio del Comune di Napoli.

Intervento e saluto di Luigi de Magistris sindaco di Napoli









Fonte : ADI Campania

domenica 12 maggio 2013

...Il rischio dell'amore...



Di Marenza De Michele


"Se si toglie il rischio dalla vita non resta poi molto."
Sigmund Freud.

...Il rischio dell'amore...
Gli auguri per la festa della mamma si rincorrono sulla mia home, e arrivano a ricordarmi una festa che io non sento molto visto che non sono madre nè ho mai anelato ad esserlo.
Ma credo molto nel senso di appartenenza, che non necessariamente deriva però dai legami di sangue, credo nell'investimento affettivo e nel senso di responsabilità, anche se non è un ruolo sociale a definirlo.
Credo nell'amore, sentimento di accoglienza, fiducia e abbandono, che lega gli esseri umani tra di loro e si esprime in varie forme, credo che sia un sentimento sublime e terrificante, perchè qualunque legame umano è temporaneo come temporanea è la nostra vita, e anche solo il pensiero di perdere l'amato ci fa tremare di paura.
L'amore comporta il rischio della felicità e della sofferenza, l'amore è fatto per chi ha coraggio da vendere, l'amore mi stupisce perchè è così simile e così diverso nelle sue varie manifestazioni.
E allora voglio ringraziare proprio chi, perchè ha avuto il coraggio di amare, ha messo al mondo la vita: mia madre innanzitutto, e con lei le sue mamme, e tutte le donne che figli o no spesso abbondano di amore e lo riversano su chiunque, i figli degli altri, gli animali, la natura...in ogni caso è il dono della vita che si perpetua, perchè vita è seminare e germogliare ma anche prendersene cura...tutte le pianticelle, bambine giovani adulte anziane, hanno bisogno di essere innaffiate di amore.
E' questa la festa che sento mia, quella del sentimento materno, quella di chi ha il coraggio di accettare il rischio dell'amore.

Auguri donne...e "mamme".

"Se si toglie il rischio dalla vita non resta poi molto."

Sigmund Freud.

...Il rischio dell'amore...
Gli auguri per la festa della mamma si rincorrono sulla mia home, e arrivano a ricordarmi una festa che io non sento molto visto che non sono madre nè ho mai anelato ad esserlo.
Ma credo molto nel senso di appartenenza, che non necessariamente deriva però dai legami di sangue, credo nell'investimento affettivo e nel senso di responsabilità, anche se non è un ruolo sociale a definirlo.
Credo nell'amore, sentimento di accoglienza, fiducia e abbandono, che lega gli esseri umani tra di loro e si esprime in varie forme, credo che sia un sentimento sublime e terrificante, perchè qualunque legame umano è temporaneo come temporanea è la nostra vita, e anche solo il pensiero di perdere l'amato ci fa tremare di paura.
L'amore comporta il rischio della felicità e della sofferenza, l'amore è fatto per chi ha coraggio da vendere, l'amore mi stupisce perchè è così simile e così diverso nelle sue varie manifestazioni.
E allora voglio ringraziare proprio chi, perchè ha avuto il coraggio di amare, ha messo al mondo la vita: mia madre innanzitutto, e con lei le sue mamme, e tutte le donne che figli o no spesso abbondano di amore e lo riversano su chiunque, i figli degli altri, gli animali, la natura...in ogni caso è il dono della vita che si perpetua, perchè vita è seminare e germogliare ma anche prendersene cura...tutte le pianticelle, bambine giovani adulte anziane, hanno bisogno di essere innaffiate di amore.
E' questa la festa che sento mia, quella del sentimento materno, quella di chi ha il coraggio di accettare il rischio dell'amore.

Auguri donne...e "mamme".
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Di Marenza De Michele


"Se si toglie il rischio dalla vita non resta poi molto."
Sigmund Freud.

...Il rischio dell'amore...
Gli auguri per la festa della mamma si rincorrono sulla mia home, e arrivano a ricordarmi una festa che io non sento molto visto che non sono madre nè ho mai anelato ad esserlo.
Ma credo molto nel senso di appartenenza, che non necessariamente deriva però dai legami di sangue, credo nell'investimento affettivo e nel senso di responsabilità, anche se non è un ruolo sociale a definirlo.
Credo nell'amore, sentimento di accoglienza, fiducia e abbandono, che lega gli esseri umani tra di loro e si esprime in varie forme, credo che sia un sentimento sublime e terrificante, perchè qualunque legame umano è temporaneo come temporanea è la nostra vita, e anche solo il pensiero di perdere l'amato ci fa tremare di paura.
L'amore comporta il rischio della felicità e della sofferenza, l'amore è fatto per chi ha coraggio da vendere, l'amore mi stupisce perchè è così simile e così diverso nelle sue varie manifestazioni.
E allora voglio ringraziare proprio chi, perchè ha avuto il coraggio di amare, ha messo al mondo la vita: mia madre innanzitutto, e con lei le sue mamme, e tutte le donne che figli o no spesso abbondano di amore e lo riversano su chiunque, i figli degli altri, gli animali, la natura...in ogni caso è il dono della vita che si perpetua, perchè vita è seminare e germogliare ma anche prendersene cura...tutte le pianticelle, bambine giovani adulte anziane, hanno bisogno di essere innaffiate di amore.
E' questa la festa che sento mia, quella del sentimento materno, quella di chi ha il coraggio di accettare il rischio dell'amore.

Auguri donne...e "mamme".

"Se si toglie il rischio dalla vita non resta poi molto."

Sigmund Freud.

...Il rischio dell'amore...
Gli auguri per la festa della mamma si rincorrono sulla mia home, e arrivano a ricordarmi una festa che io non sento molto visto che non sono madre nè ho mai anelato ad esserlo.
Ma credo molto nel senso di appartenenza, che non necessariamente deriva però dai legami di sangue, credo nell'investimento affettivo e nel senso di responsabilità, anche se non è un ruolo sociale a definirlo.
Credo nell'amore, sentimento di accoglienza, fiducia e abbandono, che lega gli esseri umani tra di loro e si esprime in varie forme, credo che sia un sentimento sublime e terrificante, perchè qualunque legame umano è temporaneo come temporanea è la nostra vita, e anche solo il pensiero di perdere l'amato ci fa tremare di paura.
L'amore comporta il rischio della felicità e della sofferenza, l'amore è fatto per chi ha coraggio da vendere, l'amore mi stupisce perchè è così simile e così diverso nelle sue varie manifestazioni.
E allora voglio ringraziare proprio chi, perchè ha avuto il coraggio di amare, ha messo al mondo la vita: mia madre innanzitutto, e con lei le sue mamme, e tutte le donne che figli o no spesso abbondano di amore e lo riversano su chiunque, i figli degli altri, gli animali, la natura...in ogni caso è il dono della vita che si perpetua, perchè vita è seminare e germogliare ma anche prendersene cura...tutte le pianticelle, bambine giovani adulte anziane, hanno bisogno di essere innaffiate di amore.
E' questa la festa che sento mia, quella del sentimento materno, quella di chi ha il coraggio di accettare il rischio dell'amore.

Auguri donne...e "mamme".

AUGURI A TUTTE LE MAMME



Di Bruno Pappalardo
La festa assordante di fiori, pupazzetti e cioccolatini ci allontana dall'arso umile vivere presso celle volgenti al sole sorgente, volgenti a certi volti, nel sacrilego scordar quelli che osarono.
Fu bella e grande quella Madre.

Foto: La festa assordante di fiori, pupazzetti e cioccolatini ci allontana dall'arso umile vivere presso celle volgenti al sole sorgente, volgenti a certi volti, nel sacrilego scordar quelli che osarono.
Fu bella e grande quella Madre.

Carissima mamma,

sto per partire per Roma. Oramai è certo. Questa lettera mi è stata data appunto per annunziarti il trasloco. Perciò scrivimi a Roma d’ora innanzi e finché io non ti abbia avvertito di un altro trasloco.
Ieri ho ricevuto un’assicurata di Carlo del 5 maggio. Mi scrive che mi manderà la tua fotografia: sarò molto contento. A quest’ora ti deve essere giunta la fotografia di Delio che ti ho spedito una decina di giorni fa, raccomandata.
Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi.
Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione.
Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta, stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente.
La vita è cosí, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.
Ti abbraccio teneramente.

Nino  
Ti scriverò subito da Roma. Di’ a Carlo che stia allegro e che lo ringrazio infinitamente.
Baci a tutti.

Antonio Gramsci

Carissima mamma,

sto per partire per Roma. Oramai è certo. Questa lettera mi è stata data appunto per annunziarti il trasloco. Perciò scrivimi a Roma d’ora innanzi e finché io non ti abbia avvertito di un altro trasloco.
Ieri ho ricevuto un’assicurata di Carlo del 5 maggio. Mi scrive che mi manderà la tua fotografia: sarò molto contento. A quest’ora ti deve essere giunta la fotografia di Delio che ti ho spedito una decina di giorni fa, raccomandata.
Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi.
Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione.
Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta, stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente.
La vita è cosí, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.
Ti abbraccio teneramente.

Nino
Ti scriverò subito da Roma. Di’ a Carlo che stia allegro e che lo ringrazio infinitamente.
Baci a tutti.

Antonio Gramsci


.
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Di Bruno Pappalardo
La festa assordante di fiori, pupazzetti e cioccolatini ci allontana dall'arso umile vivere presso celle volgenti al sole sorgente, volgenti a certi volti, nel sacrilego scordar quelli che osarono.
Fu bella e grande quella Madre.

Foto: La festa assordante di fiori, pupazzetti e cioccolatini ci allontana dall'arso umile vivere presso celle volgenti al sole sorgente, volgenti a certi volti, nel sacrilego scordar quelli che osarono.
Fu bella e grande quella Madre.

Carissima mamma,

sto per partire per Roma. Oramai è certo. Questa lettera mi è stata data appunto per annunziarti il trasloco. Perciò scrivimi a Roma d’ora innanzi e finché io non ti abbia avvertito di un altro trasloco.
Ieri ho ricevuto un’assicurata di Carlo del 5 maggio. Mi scrive che mi manderà la tua fotografia: sarò molto contento. A quest’ora ti deve essere giunta la fotografia di Delio che ti ho spedito una decina di giorni fa, raccomandata.
Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi.
Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione.
Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta, stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente.
La vita è cosí, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.
Ti abbraccio teneramente.

Nino  
Ti scriverò subito da Roma. Di’ a Carlo che stia allegro e che lo ringrazio infinitamente.
Baci a tutti.

Antonio Gramsci

Carissima mamma,

sto per partire per Roma. Oramai è certo. Questa lettera mi è stata data appunto per annunziarti il trasloco. Perciò scrivimi a Roma d’ora innanzi e finché io non ti abbia avvertito di un altro trasloco.
Ieri ho ricevuto un’assicurata di Carlo del 5 maggio. Mi scrive che mi manderà la tua fotografia: sarò molto contento. A quest’ora ti deve essere giunta la fotografia di Delio che ti ho spedito una decina di giorni fa, raccomandata.
Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi.
Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione.
Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta, stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente.
La vita è cosí, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.
Ti abbraccio teneramente.

Nino
Ti scriverò subito da Roma. Di’ a Carlo che stia allegro e che lo ringrazio infinitamente.
Baci a tutti.

Antonio Gramsci


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lunedì 6 maggio 2013

…‘a nave cammina e ‘a fava se coce” (quel maledetto modo di dire)


di Bruno Pappalardo


Ci furono tempi in cui si parlava  di “posto fisso”. 
E’ una dolce favola che vale la pena raccontarla ai propri nipoti o figlioli. Iniziava proprio con la canonica locuzione:  “C’era una volta,…
Pensa, tesoro mio,  c’era un volta, un  paese in cui  la gente era contenta, … quasi tutti possedeva una entrata  sicura e fissa mensile per la propria famiglia e per i figli dei figli e per il futuroPoi giunse un esercito di uomini cattivi che tutto distrusse”
Erano gli anni dove molti soffrivano travaso di bile, di rabbia. Molti soffrivano perché esisteva Il Pubblico Impiego, anche quello privato, partecipato,  parificato o statale. Se solo si accennava ad un insegnante, un docente, immediatamente lo si emarginava quasi fosse un appestato; incredibile!. Non era parte della comunità perché non ero uno di loro, ovverosia non appartenenti allo stesso comparto di liberi professionisti o commercianti o altro.  
Tanto era la collera di questi che, pur non avendo una chiara convinzione ideo-politica, votavano a  Destra.  Accadde che gli auspici di costoro giunsero davvero! Venne, infatti, la nana cattiva, scura in volto,… la “brunetta”e che, in un battito d’ala, sbaragliò la vita di tanti e tutto finì,… pure la stabilità del PIL
Il “posto fisso” era il “posto sicuro” da cui attingere denaro per  favolose Finanziarie e tagli. 
Con un intercalare tutto nostro; non un vero e proprio proverbio con  la pertinente predizione, non una pillola di saggezza da seguire  ma, piuttosto una constatazione. Veniva detta, ogni tanto verso chi possedeva quella modestissima sicurezza per i propri figli ma come fossero i veri colpevoli, mi ripeto,  d’ essere, ad esempio,  un insegnante;
Ma a voi che v’importa, lo stipendio va e viene beato voi,… ‘a nave cammina e ‘a fava se coce
Intendevano provocare e detrarre il “beneficio” genesi, secondo loro, solo del miglior profitto con il minimo sforzo. Suscitava in me, tuttavia, sempre un fastidio ma non per i motivi per cui si è  detto.  
Veniva piuttosto in mente una storia che avevo letto e che mi lasciava ferito e un senso di sacrificio e fatica che pareva ch’io stesso mi fossi espulso. Quel senso di colpa di cui spesso si  parla e si racconta per un meridionale emigrato.   Non era così, ovviamente, ma lasciava l’amaro alla gola come una grossa corda.  
Quel dire era un chiodo puntuto che penetrava il fianco mio ma credo d’ogni meridionale.
Un tempo, ancora più indietro della favola, il nostro popolo dovette, tra la fine dell’800 e primi decenni del ‘900 lasciare la propria terra, sui famosi “bastimenti”   
Durante il lungo viaggio di mesi, infatti, (cerco di dirla corta) i nostri lontani padri “espatrianti” conducevano con loro dei sacchetti di fave. Preciso, non fagioli o ceci;… mi pare inutile spiegarne il motivo. Beh, i nostri padri sapevano che, quando è secca, non ha limite di scadenza. Era ed è un alimento straordinario;  sali minerali e proteine,  molte fibre e pochi grassi, zuccheri, acido folico, potassio, magnesio fosforo, zinco, ferro e tant’altro.
La fava è stata da sempre  presente nel bacino del mediterraneo e molto diffusa, dal medioevo in poi e quasi esclusivamente nel nostro Meridione. Ne è stata il principale nutrimento. Proprio per questo veniva chiamata “la carne dei poveri”.
Era già presente nei villaggi neolitici e in tombe egizie e credo di poter facilmente ipotizzare  che proprio quest’ultimi, strutturati in una piccola comunità o colonia, stabilitasi,  dove oggi, nel Centro Storico di Napoli, s’erge la statua del  Nilo, (dal I sec a.C al I sec.d.C)  via del Sole e della Luna, et cetera, le avessero fatte conoscere   
Ebbene, le fave, quando son secche devono essere ben cotte ed il tempo di cottura e relativamente lungo.Era più lungo del solito per quei poveretti che dovevano arrangiarsi con le tubature cocenti per i vapori sul cassero. Ma il tempo per loro non contava. Di tempo ne avevano e, dunque, mentre loro, lentamente e inquieti s’avvicinavano sempre più alla nuova patria, privo di alcun sforzo, le fave si cuocevano senza che nessuno dovesse curarsene.( massimo profitto)
Insomma per quegli emigranti per forza, è ancora un lamento dentro ciascuno di noi di cui neppure avvertiamo più le contenute urla delle donne che partorivano dietro una coperta stesa, i vecchi malati lasciati al mare, l’eterogeneità dei bisogni di donne e uomini e bambini, l’igiene e quel pudore represso che pure urlava ma solo allargando le labbra e che, per ovvi motivi di spazio, veniva compresso tra i corpi come tavole di legno.
Quanta somiglianza, quanta vicinanza a quei fetidi barconi e gommoni neri e a quei  grossi mostruosi colonizzatori che vendettero la nostra carne come parimenti oggi, si fa per quella più scura.


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di Bruno Pappalardo


Ci furono tempi in cui si parlava  di “posto fisso”. 
E’ una dolce favola che vale la pena raccontarla ai propri nipoti o figlioli. Iniziava proprio con la canonica locuzione:  “C’era una volta,…
Pensa, tesoro mio,  c’era un volta, un  paese in cui  la gente era contenta, … quasi tutti possedeva una entrata  sicura e fissa mensile per la propria famiglia e per i figli dei figli e per il futuroPoi giunse un esercito di uomini cattivi che tutto distrusse”
Erano gli anni dove molti soffrivano travaso di bile, di rabbia. Molti soffrivano perché esisteva Il Pubblico Impiego, anche quello privato, partecipato,  parificato o statale. Se solo si accennava ad un insegnante, un docente, immediatamente lo si emarginava quasi fosse un appestato; incredibile!. Non era parte della comunità perché non ero uno di loro, ovverosia non appartenenti allo stesso comparto di liberi professionisti o commercianti o altro.  
Tanto era la collera di questi che, pur non avendo una chiara convinzione ideo-politica, votavano a  Destra.  Accadde che gli auspici di costoro giunsero davvero! Venne, infatti, la nana cattiva, scura in volto,… la “brunetta”e che, in un battito d’ala, sbaragliò la vita di tanti e tutto finì,… pure la stabilità del PIL
Il “posto fisso” era il “posto sicuro” da cui attingere denaro per  favolose Finanziarie e tagli. 
Con un intercalare tutto nostro; non un vero e proprio proverbio con  la pertinente predizione, non una pillola di saggezza da seguire  ma, piuttosto una constatazione. Veniva detta, ogni tanto verso chi possedeva quella modestissima sicurezza per i propri figli ma come fossero i veri colpevoli, mi ripeto,  d’ essere, ad esempio,  un insegnante;
Ma a voi che v’importa, lo stipendio va e viene beato voi,… ‘a nave cammina e ‘a fava se coce
Intendevano provocare e detrarre il “beneficio” genesi, secondo loro, solo del miglior profitto con il minimo sforzo. Suscitava in me, tuttavia, sempre un fastidio ma non per i motivi per cui si è  detto.  
Veniva piuttosto in mente una storia che avevo letto e che mi lasciava ferito e un senso di sacrificio e fatica che pareva ch’io stesso mi fossi espulso. Quel senso di colpa di cui spesso si  parla e si racconta per un meridionale emigrato.   Non era così, ovviamente, ma lasciava l’amaro alla gola come una grossa corda.  
Quel dire era un chiodo puntuto che penetrava il fianco mio ma credo d’ogni meridionale.
Un tempo, ancora più indietro della favola, il nostro popolo dovette, tra la fine dell’800 e primi decenni del ‘900 lasciare la propria terra, sui famosi “bastimenti”   
Durante il lungo viaggio di mesi, infatti, (cerco di dirla corta) i nostri lontani padri “espatrianti” conducevano con loro dei sacchetti di fave. Preciso, non fagioli o ceci;… mi pare inutile spiegarne il motivo. Beh, i nostri padri sapevano che, quando è secca, non ha limite di scadenza. Era ed è un alimento straordinario;  sali minerali e proteine,  molte fibre e pochi grassi, zuccheri, acido folico, potassio, magnesio fosforo, zinco, ferro e tant’altro.
La fava è stata da sempre  presente nel bacino del mediterraneo e molto diffusa, dal medioevo in poi e quasi esclusivamente nel nostro Meridione. Ne è stata il principale nutrimento. Proprio per questo veniva chiamata “la carne dei poveri”.
Era già presente nei villaggi neolitici e in tombe egizie e credo di poter facilmente ipotizzare  che proprio quest’ultimi, strutturati in una piccola comunità o colonia, stabilitasi,  dove oggi, nel Centro Storico di Napoli, s’erge la statua del  Nilo, (dal I sec a.C al I sec.d.C)  via del Sole e della Luna, et cetera, le avessero fatte conoscere   
Ebbene, le fave, quando son secche devono essere ben cotte ed il tempo di cottura e relativamente lungo.Era più lungo del solito per quei poveretti che dovevano arrangiarsi con le tubature cocenti per i vapori sul cassero. Ma il tempo per loro non contava. Di tempo ne avevano e, dunque, mentre loro, lentamente e inquieti s’avvicinavano sempre più alla nuova patria, privo di alcun sforzo, le fave si cuocevano senza che nessuno dovesse curarsene.( massimo profitto)
Insomma per quegli emigranti per forza, è ancora un lamento dentro ciascuno di noi di cui neppure avvertiamo più le contenute urla delle donne che partorivano dietro una coperta stesa, i vecchi malati lasciati al mare, l’eterogeneità dei bisogni di donne e uomini e bambini, l’igiene e quel pudore represso che pure urlava ma solo allargando le labbra e che, per ovvi motivi di spazio, veniva compresso tra i corpi come tavole di legno.
Quanta somiglianza, quanta vicinanza a quei fetidi barconi e gommoni neri e a quei  grossi mostruosi colonizzatori che vendettero la nostra carne come parimenti oggi, si fa per quella più scura.


giovedì 2 maggio 2013

Un'emozione in diretta streaming #1MaggioTa

Ieri sera ho assistito alla diretta streaming su jotv.tv del concertone del 1° maggio a Taranto.

Da tarantina, non posso descrivere la sensazione che ho provato nel vedere la folla oceanica urlare "TARANTO LIBERA".

Il concertone è stato orgnizzato dal comintato dei cittadini e lavoratori liberi e pensanti a cui sono andati i complimenti di tutti gli artisti che hanno partecipato all'evento tra i quali: Elio Germano, RAF, Sud Sound System, Francesco Baccini, Fiorella Mannoia, Luca Barbarossa e Roy Paci.

Momenti di forte tensione emotiva si sono avuti quando sono state lette dal palco le storie di operai, mamme e ragazzi vittime dell'ILVA, la fabbrica di morte.

L'ottima presentazione di Michele Riondino e la professionalità dei giornalisti (precari) di jotv ha reso questo concerto un evento di assoluto valore.


Preciso inoltre, che nessun artista ha percepito compenso e che nessun sindacato o ente ha partecipato all'organizzazione.

Il sindaco di Taranto Ezio Stefano, che pare non sapesse nulla del concerto, dopo essere stato coinvolto nell'inchiesta "Ambiente Svenduto", ha dichiarato che non si dimetterà neanche se gli viene notificato un avviso di garanzia da parte della magistratura.

La partecipazione dei tarantini è la migliore risposta che la città potesse dare alla neo ministra alla salute Beatrice Lorenzin: “Sul caso Ilva la magistratura non deve interferire, decide tutto il governo” 
aggiungendo in un twitt che demolirebbe il quartiere tamburi e sposterebbe le persone in un'altra area

No cara ministra, SUL CASO ILVA DECIDONO I TARANTINI e con la manifestazione di ieri il messaggio è stato lanciato FORTE E CHIARO

Taranto vuole essere libera.

LIBERA dal ricatto lavoro contro salute,
LIBERA di riappropriarsi della propria terra,
LIBERA di lasciar giocare i bambini nei prati ,
LIBERA di riprendersi il suo mare che ha "coltivato" per 3000 anni
LIBERA di respirare
LIBERA di vivere

Speriamo non siate troppo sordi per recepire il messaggio, noi tarantini non ci stancheremo di uralre


Rosanna Gadaleta

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Ieri sera ho assistito alla diretta streaming su jotv.tv del concertone del 1° maggio a Taranto.

Da tarantina, non posso descrivere la sensazione che ho provato nel vedere la folla oceanica urlare "TARANTO LIBERA".

Il concertone è stato orgnizzato dal comintato dei cittadini e lavoratori liberi e pensanti a cui sono andati i complimenti di tutti gli artisti che hanno partecipato all'evento tra i quali: Elio Germano, RAF, Sud Sound System, Francesco Baccini, Fiorella Mannoia, Luca Barbarossa e Roy Paci.

Momenti di forte tensione emotiva si sono avuti quando sono state lette dal palco le storie di operai, mamme e ragazzi vittime dell'ILVA, la fabbrica di morte.

L'ottima presentazione di Michele Riondino e la professionalità dei giornalisti (precari) di jotv ha reso questo concerto un evento di assoluto valore.


Preciso inoltre, che nessun artista ha percepito compenso e che nessun sindacato o ente ha partecipato all'organizzazione.

Il sindaco di Taranto Ezio Stefano, che pare non sapesse nulla del concerto, dopo essere stato coinvolto nell'inchiesta "Ambiente Svenduto", ha dichiarato che non si dimetterà neanche se gli viene notificato un avviso di garanzia da parte della magistratura.

La partecipazione dei tarantini è la migliore risposta che la città potesse dare alla neo ministra alla salute Beatrice Lorenzin: “Sul caso Ilva la magistratura non deve interferire, decide tutto il governo” 
aggiungendo in un twitt che demolirebbe il quartiere tamburi e sposterebbe le persone in un'altra area

No cara ministra, SUL CASO ILVA DECIDONO I TARANTINI e con la manifestazione di ieri il messaggio è stato lanciato FORTE E CHIARO

Taranto vuole essere libera.

LIBERA dal ricatto lavoro contro salute,
LIBERA di riappropriarsi della propria terra,
LIBERA di lasciar giocare i bambini nei prati ,
LIBERA di riprendersi il suo mare che ha "coltivato" per 3000 anni
LIBERA di respirare
LIBERA di vivere

Speriamo non siate troppo sordi per recepire il messaggio, noi tarantini non ci stancheremo di uralre


Rosanna Gadaleta

martedì 30 aprile 2013

Importante iniziativa/concorso per giovani designers con aziende campane, patrocinata dall'ADI

Iniziativa patrocinata dall'ADI, il cui Presidente della Delegazione Campana é l'architetto Salvatore Cozzolino autorevole iscritto della sezione Guido Dorso di Napoli del Partito del Sud!





Wine&Thecity e Pastificio dei Campi

PREMIO NAZIONALE CONVIVIUM DESIGN 2013

patrocinio di Campania

  • tema: oggetti e strategie per la tavola, per gli alimenti e per il vino
  • criteri: sostenibilità A&S, innovazione, consumi sani, costo equilibrato, fattibilità, ...
  • candidati: studenti e designer
  • termine consegna lavori: 12 maggio 2013 online
  • proclamazione: settimana di Wine and the City, 21-25 maggio 2013
  • premi: diploma + omaggio di Pastificio dei Campi (+ 700,00 euro per il primo)
  • materiali: 3 jpg composte da disegni, foto e testi riconducibili ad una dimensione cartacea A3

giuria: Cozzolino (presidente ADI Campania), Crespi (giornalista), DiMartino (imprenditore alimenti), Forcolini (designer), Iaccarino (chef)

Fonte : ADI Campania
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Iniziativa patrocinata dall'ADI, il cui Presidente della Delegazione Campana é l'architetto Salvatore Cozzolino autorevole iscritto della sezione Guido Dorso di Napoli del Partito del Sud!





Wine&Thecity e Pastificio dei Campi

PREMIO NAZIONALE CONVIVIUM DESIGN 2013

patrocinio di Campania

  • tema: oggetti e strategie per la tavola, per gli alimenti e per il vino
  • criteri: sostenibilità A&S, innovazione, consumi sani, costo equilibrato, fattibilità, ...
  • candidati: studenti e designer
  • termine consegna lavori: 12 maggio 2013 online
  • proclamazione: settimana di Wine and the City, 21-25 maggio 2013
  • premi: diploma + omaggio di Pastificio dei Campi (+ 700,00 euro per il primo)
  • materiali: 3 jpg composte da disegni, foto e testi riconducibili ad una dimensione cartacea A3

giuria: Cozzolino (presidente ADI Campania), Crespi (giornalista), DiMartino (imprenditore alimenti), Forcolini (designer), Iaccarino (chef)

Fonte : ADI Campania

domenica 7 aprile 2013

STRAGE DI STATO, ... e


di Bruno Pappalardo, 06.04.2013

Stavolta mi sono attardato.
Volevo scrivere di loro ma temevo di scadere nella retorica. Spesso capita di scivolarvi dentro senza percepirlo e regredendo proprio sui sentimenti di altri ma anche i tuoi.  
Sarebbe stato una cattiva cosa; giocare con la tastiera alla ricerca di parole. Insomma nessuno me lo chiedeva eppure volevo farlo ma ne avevo paura.  
La storia di Rocco e Anna Maria, i coniugi Dionisi di Civitanova Marche è inaccettabile!
Perché, mi direte, le altre volte?
Certo, … quante altre volte abbiamo assistito allo stesso tragico evento. Quanti imprenditori suicidi abbiamo contato quest’anno. Quanti operai indifesi nelle fabbriche per la riduzione dei costi della sicurezza ci hanno lasciati. Quanti leucemici hanno subito e oggi muoiono. Quante vittime, debitori delle Agenzia delle Entrate o di Equitalia  abbiamo lasciato che si dessero fuoco addolorandoci, ovvio, ma poi venivamo presi dal successivo! Abbiamo rincorso i morti.
Ma questa volta mi è sembrato fosse l’ultima. Questa volta credo sia l’ultima, voglio crederlo.
Non perché il governo, il vero carnefice con l’alibi di fare il suo mestiere e quello della crisi, da domani, di colpo, risolverà tutti i problematici effetti regressivi della situazione economia del Paese e, allora, saranno rose  e fiori per tutti. NO, affatto!
E’ proprio perché non credo in questo, ho paura che sia l’ultima volta!
Che sarà la prossima volta dovesse succedere? Veramente nessuno si smuoverà dalle proprie seggiole?
Non lo so! Non credo! Questa volta sono state troppo tangibili le motivazioni.
Un suicida può dirsi pazzo, può dirsi smarrito, fuori dalla ragionevolezza, caduto nella fragilità elaborativa del progettare un futuro nonostante sia tuttavia e resta tenebroso e complesso, dall’abbandono della propria lucida ragione, senso critico, senno, poca resistenza e maturità davanti ai problemi che vengono trasformati come insormontabili muri luridi e, dunque, alcuna via d’uscita.
C’era nella storia di Rocco e Anna Maria già tutto questo ma, questa volta, è stato il peso insostenibile di una dignità che non si voleva svendere.
L’aveva detto Anna Maria” mai ai servizi sociali”, “noi ci vergogniamo, non ci andremo a chiedere aiuto”.
Ecco la DIGNITA’, …noi conosciamo bene questa sottrazione
Quando la colpa diventa vile, se ne va camuffato in società e si fa chiamare giustizia!
Ecco che la DIGNITA’ parla:
“prendetevi tutto! auto, tivù, toglieteci l’energia elettrica, saremo al buio ma lasciateci abiti decorosi, lasciateci stare, lasciateci soli,… staremo bene ma senza l’assillo del debito, il debito può essere infame, il debito può apparire come furto alla comunità, una torto incancellabile per i probi!
Credo che mai sia stato tanto ponderatamente ragionato, lucido, congetturato questa morte. Mai come questo, “paradossalmente, è stato così riflessivo, praticamente voluto e generato. 
I concittadini  hanno chiesto che nessun rappresentante delle istituzioni si presentassero oggi ai funerali.
Mai come questo terribile morte è stato più eloquente, mai così accusatorio, mai così giusto e facile è stato  
individuare i colpevoli,  i suoi assassini.
  

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di Bruno Pappalardo, 06.04.2013

Stavolta mi sono attardato.
Volevo scrivere di loro ma temevo di scadere nella retorica. Spesso capita di scivolarvi dentro senza percepirlo e regredendo proprio sui sentimenti di altri ma anche i tuoi.  
Sarebbe stato una cattiva cosa; giocare con la tastiera alla ricerca di parole. Insomma nessuno me lo chiedeva eppure volevo farlo ma ne avevo paura.  
La storia di Rocco e Anna Maria, i coniugi Dionisi di Civitanova Marche è inaccettabile!
Perché, mi direte, le altre volte?
Certo, … quante altre volte abbiamo assistito allo stesso tragico evento. Quanti imprenditori suicidi abbiamo contato quest’anno. Quanti operai indifesi nelle fabbriche per la riduzione dei costi della sicurezza ci hanno lasciati. Quanti leucemici hanno subito e oggi muoiono. Quante vittime, debitori delle Agenzia delle Entrate o di Equitalia  abbiamo lasciato che si dessero fuoco addolorandoci, ovvio, ma poi venivamo presi dal successivo! Abbiamo rincorso i morti.
Ma questa volta mi è sembrato fosse l’ultima. Questa volta credo sia l’ultima, voglio crederlo.
Non perché il governo, il vero carnefice con l’alibi di fare il suo mestiere e quello della crisi, da domani, di colpo, risolverà tutti i problematici effetti regressivi della situazione economia del Paese e, allora, saranno rose  e fiori per tutti. NO, affatto!
E’ proprio perché non credo in questo, ho paura che sia l’ultima volta!
Che sarà la prossima volta dovesse succedere? Veramente nessuno si smuoverà dalle proprie seggiole?
Non lo so! Non credo! Questa volta sono state troppo tangibili le motivazioni.
Un suicida può dirsi pazzo, può dirsi smarrito, fuori dalla ragionevolezza, caduto nella fragilità elaborativa del progettare un futuro nonostante sia tuttavia e resta tenebroso e complesso, dall’abbandono della propria lucida ragione, senso critico, senno, poca resistenza e maturità davanti ai problemi che vengono trasformati come insormontabili muri luridi e, dunque, alcuna via d’uscita.
C’era nella storia di Rocco e Anna Maria già tutto questo ma, questa volta, è stato il peso insostenibile di una dignità che non si voleva svendere.
L’aveva detto Anna Maria” mai ai servizi sociali”, “noi ci vergogniamo, non ci andremo a chiedere aiuto”.
Ecco la DIGNITA’, …noi conosciamo bene questa sottrazione
Quando la colpa diventa vile, se ne va camuffato in società e si fa chiamare giustizia!
Ecco che la DIGNITA’ parla:
“prendetevi tutto! auto, tivù, toglieteci l’energia elettrica, saremo al buio ma lasciateci abiti decorosi, lasciateci stare, lasciateci soli,… staremo bene ma senza l’assillo del debito, il debito può essere infame, il debito può apparire come furto alla comunità, una torto incancellabile per i probi!
Credo che mai sia stato tanto ponderatamente ragionato, lucido, congetturato questa morte. Mai come questo, “paradossalmente, è stato così riflessivo, praticamente voluto e generato. 
I concittadini  hanno chiesto che nessun rappresentante delle istituzioni si presentassero oggi ai funerali.
Mai come questo terribile morte è stato più eloquente, mai così accusatorio, mai così giusto e facile è stato  
individuare i colpevoli,  i suoi assassini.
  

venerdì 29 marzo 2013

Napoli nella top ten per le vacanze di Pasqua La città conquista turisti italiani e stranieri


Nella classifica stilata dal'Osservatorio Trivago.it. il capoluogo campano è una delle città più convenienti d'Italia.


di Cristina Zagaria

Per Pasqua tutti in Campania, anzi a Napoli. Nella top ten stilata da Trivago per la Pasqua 2013 c’è la costa campana. Trend positivo anche per Napoli, una tra le città più convenienti d’Italia. E il capoluogo partenopeo conquista anche l’estero, scalzando Sorrento nella classifica delle mete preferite dagli stranieri. In calo (perchè troppo care) Ischia e Capri rispetto al 2012.
Questa sarà una Pasqua a corto raggio. Ma soprattutto in Italia per i milioni di Italiani che non rinunceranno alle proprie vacanze: Roma, Firenze, Venezia, Milano e Napoli sono le destinazioni nostrane più ricercate. Questi i dati dell’Osservatorio di Trivago.it che sta monitorando attentamente il flusso delle ricerche alberghiere e il relativo indice di prezzo per le mete preferite per le festività di Pasqua dai viaggiatori di tutta Europa.
Nella classifica delle città Italiane più ricercate dagli italiani Napoli è al quinto posto (dopo Roma, Firenze, Venezia e Milano). “Napoli conquista due posizioni nella classifica nazionale - spiega Giulia Eremita, Country Manager Trivago Italia -  con il 35 per cento in più delle ricerche e si classifica nella Top ten delle mete italiane preferite dagli italiani, in quinta posizione e dall’estero, in nona posizione”, sottolinea Eremita, “lo scorso anno Sorrento si era posizionata prima di Napoli, quest’anno Napoli è in cima alle preferenze”
Infatti il dato significativo è proprio la  conquista da parte del capoluogo partenopeo del nono posto nella classifica delle città più ricercate dagli stranieri.

Fonte : www.repubblica.it


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Nella classifica stilata dal'Osservatorio Trivago.it. il capoluogo campano è una delle città più convenienti d'Italia.


di Cristina Zagaria

Per Pasqua tutti in Campania, anzi a Napoli. Nella top ten stilata da Trivago per la Pasqua 2013 c’è la costa campana. Trend positivo anche per Napoli, una tra le città più convenienti d’Italia. E il capoluogo partenopeo conquista anche l’estero, scalzando Sorrento nella classifica delle mete preferite dagli stranieri. In calo (perchè troppo care) Ischia e Capri rispetto al 2012.
Questa sarà una Pasqua a corto raggio. Ma soprattutto in Italia per i milioni di Italiani che non rinunceranno alle proprie vacanze: Roma, Firenze, Venezia, Milano e Napoli sono le destinazioni nostrane più ricercate. Questi i dati dell’Osservatorio di Trivago.it che sta monitorando attentamente il flusso delle ricerche alberghiere e il relativo indice di prezzo per le mete preferite per le festività di Pasqua dai viaggiatori di tutta Europa.
Nella classifica delle città Italiane più ricercate dagli italiani Napoli è al quinto posto (dopo Roma, Firenze, Venezia e Milano). “Napoli conquista due posizioni nella classifica nazionale - spiega Giulia Eremita, Country Manager Trivago Italia -  con il 35 per cento in più delle ricerche e si classifica nella Top ten delle mete italiane preferite dagli italiani, in quinta posizione e dall’estero, in nona posizione”, sottolinea Eremita, “lo scorso anno Sorrento si era posizionata prima di Napoli, quest’anno Napoli è in cima alle preferenze”
Infatti il dato significativo è proprio la  conquista da parte del capoluogo partenopeo del nono posto nella classifica delle città più ricercate dagli stranieri.

Fonte : www.repubblica.it


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giovedì 28 marzo 2013

Contribuiamo alla rinascita della Città della Scienza !



Contribuiamo alla rinascita della Città della Scienza !


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Contribuiamo alla rinascita della Città della Scienza !


HO SOGNATO CHE…

di Bruno Pappalardo


AVVISO: si avvertono i lettori (qualora ce ne fossero) che l’autore non è responsabile di eventuali disturbi o accidenti generati  dalla lunghezza della sua nota! 

Se fossi irrazionale direi d’essere simpatico; ...ma se razionale fosse stato Cristoforo Colombo non avremmo mai visto l’America, … giunse alle Bahamas.  Se fosse stato razionale  non le avrebbe mai lasciate!     
La razionalità non è affatto, allora, l’unica  strada dritta e sicura della esistenza e, poi, sopravvivenza umana!! I sogni, ad esempio, dicono siano costruzioni, proiezioni, di immagini d’apparenza reali. In quanto  irreali, allora, tautologicamente “irrazionali”. Emozioni, angosce o desideri, interiori e mentali che si confrontano, si combattono e s’accordano per generare, una amalgama irragionevole e non contigua con la vita reale.  Ma anche Colombo aveva un sogno!
Non lo aveva lo scienziato del “serendip”; (serendipità, oggi è un neologismo) ossia il Viagra. Senza alcuna volontà, se lo trovò tra le mani e ne restò colpito quanto le donne. Il ricercatore Julius H. Comroe disse: “La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino”.   ùù
Beh,..ho imparato da tempo che dovevo guardare dietro le cose dritte e trovare, in quelle storte,   stupefacenti verità.
Ecco che, come Cristoforo, l’altro giorno, forse ad occhi aperti, ho sognato anch’io!
Mi sono rivisto ragazzo, in camice grigio, a lavorar la creta. Si lavorava per le ceramiche come per il modellato di un busto o per un bassorilievo su lastre di lavagna.  Spessissimo sezionavamo forme di argilla con un filo sottile di ferro. Il taglio era perfetto e univa due punti estremi della massa.
Poi, d’un tratto, mi son trovato a guardar dall’alto la mia città. Era anch’essa grigia come l’argilla!  
Avevo tra le mani non più una sottilissima filaccia ma una grossa lama che affondavo sulla docile materia degli edifici che si lasciava penetrare.
Spesso ho pensato che il Padreterno avesse usato, con spasimi atroci, lo stesso bisturi per fessurare stretti vicoli come tagli profondi, oggi esangui. Stavolta ero io!  Guardavo due punti, … due estremi, due opposti!
Erano Palazzo Reale in piazza del plebiscito, ovvero la piazza della vergogna, e Palazzo Reale di Capodimonte. Era facile individuarli perché una linea praticamente dritta è già esistente sulle planimetrie. Esiste ed è chiara! E’ il vecchio tracciato francese, voluto da Murat per raggiungere e collegare i due siti. Ancora viene chiamata dalla gente del luogo foraavianova (fuori la strada nuova) una sola parola! Su quel segmento sono nato e vissuto e quando uscivo dal vicolo perpendicolare sboccando sulla “ViaNova”, m’abbacinavo di luce perché larga. Toponomasticamente Santa Teresa degli Scalzi si legava a Via Toledomediante il ginocchio largo di piazza Dante!
Ma, brusco, affondo la punta della lama su Capodimonte e raggiungo, strisciando la lama come per segnare una fetta di torta, Largo Palazzo. Perché unirli ancora? Forse, uscendo dall’anodina sospensione di quel momento, credetti di capire.  Avevo unito due siti simbolo della città, due corpi storici e identitari uniti dal segmento AB.  
Quel taglio, pensai, potrebbe diventare, un giorno, la“ Via della Nova Memoria”!
…Se i vicoli che s’aggrovigliano intorno come matasse impazzite, sbrogliate all’interno della sua stessa sfericità, potessero avere nomi come “Francesco II” al posto di ”II traversa Fonseca”? E se l’attuale corso Amedeo di Savoia, si chiamasse anche “Gia’ regina Sofia? E su, dopo il Tondo di Capodimonte, un tratto senza un vero nome come “o’ spasso ‘e Ferdinando”? Beh, allora, sarebbe un filo rosso di un racconto non più celato e non interrotto ma posto alla luce del sole. Perché si direbbe? Perché sono i nostri luoghi e da qui scesero i briganti nascosti nei valloni di San Rocco a difendere la loro patria.
Ci ripensai da sveglio. Mi dissi, basta con la fissa della Storia Patria, …è sacrosanta! Ma l’inconscio forse nasceva dalla negazione d’essa?? Era solo un sogno di una città che non ci guadagna mai, manco in sonno… già era solo un sogno!

PS: Trav. Fonseca non allude a Eleonora Pimentel Fonseca. Non bisogna mai cancellare i simboli, i nomi, le iscrizioni che hanno segnato le mura o ponti o piazze. Non bisogna cancellare le tracce della storia sia essa dei vinti o vincitori perché la città deve essere letta come testo urbano. Si trattava di un certo Ugo Fonseca, proprietario del terreno dove vennero erette i primi grossi palazzoni del fine ‘700.  
Per il PdelSud questo sogno potrebbe diventare un modulo di intervento negli innumerevoli paesi del Sud.

Bruno Pappalardo   -   Partito del Sud  Napoli


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di Bruno Pappalardo


AVVISO: si avvertono i lettori (qualora ce ne fossero) che l’autore non è responsabile di eventuali disturbi o accidenti generati  dalla lunghezza della sua nota! 

Se fossi irrazionale direi d’essere simpatico; ...ma se razionale fosse stato Cristoforo Colombo non avremmo mai visto l’America, … giunse alle Bahamas.  Se fosse stato razionale  non le avrebbe mai lasciate!     
La razionalità non è affatto, allora, l’unica  strada dritta e sicura della esistenza e, poi, sopravvivenza umana!! I sogni, ad esempio, dicono siano costruzioni, proiezioni, di immagini d’apparenza reali. In quanto  irreali, allora, tautologicamente “irrazionali”. Emozioni, angosce o desideri, interiori e mentali che si confrontano, si combattono e s’accordano per generare, una amalgama irragionevole e non contigua con la vita reale.  Ma anche Colombo aveva un sogno!
Non lo aveva lo scienziato del “serendip”; (serendipità, oggi è un neologismo) ossia il Viagra. Senza alcuna volontà, se lo trovò tra le mani e ne restò colpito quanto le donne. Il ricercatore Julius H. Comroe disse: “La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino”.   ùù
Beh,..ho imparato da tempo che dovevo guardare dietro le cose dritte e trovare, in quelle storte,   stupefacenti verità.
Ecco che, come Cristoforo, l’altro giorno, forse ad occhi aperti, ho sognato anch’io!
Mi sono rivisto ragazzo, in camice grigio, a lavorar la creta. Si lavorava per le ceramiche come per il modellato di un busto o per un bassorilievo su lastre di lavagna.  Spessissimo sezionavamo forme di argilla con un filo sottile di ferro. Il taglio era perfetto e univa due punti estremi della massa.
Poi, d’un tratto, mi son trovato a guardar dall’alto la mia città. Era anch’essa grigia come l’argilla!  
Avevo tra le mani non più una sottilissima filaccia ma una grossa lama che affondavo sulla docile materia degli edifici che si lasciava penetrare.
Spesso ho pensato che il Padreterno avesse usato, con spasimi atroci, lo stesso bisturi per fessurare stretti vicoli come tagli profondi, oggi esangui. Stavolta ero io!  Guardavo due punti, … due estremi, due opposti!
Erano Palazzo Reale in piazza del plebiscito, ovvero la piazza della vergogna, e Palazzo Reale di Capodimonte. Era facile individuarli perché una linea praticamente dritta è già esistente sulle planimetrie. Esiste ed è chiara! E’ il vecchio tracciato francese, voluto da Murat per raggiungere e collegare i due siti. Ancora viene chiamata dalla gente del luogo foraavianova (fuori la strada nuova) una sola parola! Su quel segmento sono nato e vissuto e quando uscivo dal vicolo perpendicolare sboccando sulla “ViaNova”, m’abbacinavo di luce perché larga. Toponomasticamente Santa Teresa degli Scalzi si legava a Via Toledomediante il ginocchio largo di piazza Dante!
Ma, brusco, affondo la punta della lama su Capodimonte e raggiungo, strisciando la lama come per segnare una fetta di torta, Largo Palazzo. Perché unirli ancora? Forse, uscendo dall’anodina sospensione di quel momento, credetti di capire.  Avevo unito due siti simbolo della città, due corpi storici e identitari uniti dal segmento AB.  
Quel taglio, pensai, potrebbe diventare, un giorno, la“ Via della Nova Memoria”!
…Se i vicoli che s’aggrovigliano intorno come matasse impazzite, sbrogliate all’interno della sua stessa sfericità, potessero avere nomi come “Francesco II” al posto di ”II traversa Fonseca”? E se l’attuale corso Amedeo di Savoia, si chiamasse anche “Gia’ regina Sofia? E su, dopo il Tondo di Capodimonte, un tratto senza un vero nome come “o’ spasso ‘e Ferdinando”? Beh, allora, sarebbe un filo rosso di un racconto non più celato e non interrotto ma posto alla luce del sole. Perché si direbbe? Perché sono i nostri luoghi e da qui scesero i briganti nascosti nei valloni di San Rocco a difendere la loro patria.
Ci ripensai da sveglio. Mi dissi, basta con la fissa della Storia Patria, …è sacrosanta! Ma l’inconscio forse nasceva dalla negazione d’essa?? Era solo un sogno di una città che non ci guadagna mai, manco in sonno… già era solo un sogno!

PS: Trav. Fonseca non allude a Eleonora Pimentel Fonseca. Non bisogna mai cancellare i simboli, i nomi, le iscrizioni che hanno segnato le mura o ponti o piazze. Non bisogna cancellare le tracce della storia sia essa dei vinti o vincitori perché la città deve essere letta come testo urbano. Si trattava di un certo Ugo Fonseca, proprietario del terreno dove vennero erette i primi grossi palazzoni del fine ‘700.  
Per il PdelSud questo sogno potrebbe diventare un modulo di intervento negli innumerevoli paesi del Sud.

Bruno Pappalardo   -   Partito del Sud  Napoli


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lunedì 25 marzo 2013

#Sud, abbandonato a se stesso ma generoso con gli altri

di LINO PATRUNO

La situazione è questa. Chissà come e quando si riuscirà a fare un governo. Si teme di dover andare di nuovo a votare lasciando il Paese ai negozi che scompaiono, ai fallimenti delle imprese, alla gente che va a mangiare alla mensa comunale, al pianto di chi ha perso anche la dignità, ai suicidi di chi non ce la fa. Un giovane su tre non lavora. Il rischio che Cipro sia costretta a uscire dall’euro per l’ennesima idiozia dell’Europa sta allarmando anche l’Italia dei piccoli risparmiatori.

Per fortuna la gente scoraggiata riacquista un po’ di fiducia grazie a papa Francesco che promette primavera: ma è solo un cerino per riscaldarsi.

Figuriamoci se, in un clima del genere, qualcuno alza il dito e dice: ma di Sud, non parliamo? Per favore, non disturbi.

Eppure solo pochi giorni fa il Censis lo ha descritto come “abbandonato a se stesso”. Con 300mila posti di lavoro persi in pochi anni: come trecento Bridgestone che avessero chiuso. Con un divario verso il Centro Nord che aumenta invece di diminuire. Con una famiglia su quattro povera: una ogni due piani di un condominio. Con un reddito addirittura più basso di quello della Grecia: addirittura. E una classe dirigente non solo incapace di disturbare, ma “rinsecchita” (come dice De Rita, presidente dello stesso Censis).

Quanti meridionali ci sono fra gli attuali leader politici? Berlusconi è di Milano, Monti di Varese, Bersani di Piacenza, Grillo di Genova. Resta Vendola, ma ha il 3 per cento e neanche lui sa ancòra bene che fare da grande fra Roma e Puglia. Mentre gli stessi meridionali, specialisti nel farsi del male, continuano a dire: eh, ma noi li abbiamo avuti i capi di governo e non ne abbiamo saputo approfittare. In 152 anni di unità d’Italia, solo per 25 anni un sudista primo ministro: se qualcuno si accontenta, festeggi pure.

Soprattutto, Sud non solo assente dai pensieri, dai dibattiti tv, dai programmi dei partiti, dalle cose urgenti da fare, dai tre o otto punti prioritari. Problema del Sud come “grande fallimento collettivo”, ha arrischiato recentemente a scrivere il maggior giornale italiano in un momento di distrazione. Ma Sud molesto e pernicioso: se non ci fosse, si è convinti, l’Italia sarebbe una Germania. Senza il minimo sospetto che l’Italia sarebbe la Germania se il Sud ci fosse a pieno titolo, non il contrario. E che, tanto per fare un esempio, l’Asia sta diventando un colosso non grazie al ricco e stremato Giappone, ma grazie agli ex poveri Cina e India.

E però, con tutti i soldi che diamo al Sud. Neanche un euro, e da tempo. Solo fondi europei, che tuttavia non si aggiungono ma sostituiscono la spesa che dovrebbe fare lo Stato. Anzi, chi lo sa? Dei 550mila progetti di “coesione” europea fra il 2007 e il 2013, oltre il 73 per cento sono andati al Centro Nord, solo il resto al Sud: incredibile ma vero. E “coesione” significa riduzione delle differenze, non aumento. Dice: ma il Sud li utilizza per fare rotonde e marciapiedi, non grandi opere. E’ vero, perché nessuno va a vedere che il Friuli li utilizza per diffondere le “tecniche di tatuaggio artistico”.

Fatti bene i conti, è il Sud povero a sostenere il Nord ricco, visto che in questo momento riceve dallo Stato meno di quanto paga in tasse. Visto che anche con le sue tasse, si pagano interessi a chi al Nord ha titoli pubblici (Buoni del tesoro e compagnia). E visto che con gli utili delle banche al Sud ingrassa le fondazioni bancarie al Nord.

Sono solo esempi, magari incredibili per gli stessi autocritici meridionali: ma in tempi di Internet, tutto verificabile con un clic sul sito giusto. Altro che 75 per cento delle sue tasse che la Lega Nord vorrebbe trattenere a casa sua, e che già più o meno trattiene. Dovrebbero rinunciare alla spesa dello Stato, pagarsi ospedali e bus, e non gli conviene. Tranne che non vogliano l’uno e l’altro, nel rinsecchimento (appunto) della classe dirigente meridionale, disinformata e incapace di reagire.

E tuttavia, chissà che non venga proprio dal vituperato Sud l’esempio opposto alla sua nomea. Come dalla Sicilia, sempre additata per i suoi sprechi, senza andare a vedere cosa avviene nelle altre regioni a statuto speciale del Nord. Ma Sicilia che abolisce le sue province mentre in campo nazionale si è sempre fatto solo finta. Con la sospensione delle elezioni già previste per maggio. E province da sostituire con liberi consorzi di Comuni che mettano insieme i servizi, dagli asili all’assistenza domiciliare per gli anziani, riducendo le spese e aumentando l’efficienza.

Vedremo come finirà. Resterebbe comunque la conferma che, a onta dei pregiudizi, c’è un Sud che funziona (o tenta di funzionare) e un Sud che non funziona. Come tutta l’Italia. Solo che il Sud è Sud, e tanto basta per crocifiggerlo.

Fonte: Gazzetta del mezzogiorno

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di LINO PATRUNO

La situazione è questa. Chissà come e quando si riuscirà a fare un governo. Si teme di dover andare di nuovo a votare lasciando il Paese ai negozi che scompaiono, ai fallimenti delle imprese, alla gente che va a mangiare alla mensa comunale, al pianto di chi ha perso anche la dignità, ai suicidi di chi non ce la fa. Un giovane su tre non lavora. Il rischio che Cipro sia costretta a uscire dall’euro per l’ennesima idiozia dell’Europa sta allarmando anche l’Italia dei piccoli risparmiatori.

Per fortuna la gente scoraggiata riacquista un po’ di fiducia grazie a papa Francesco che promette primavera: ma è solo un cerino per riscaldarsi.

Figuriamoci se, in un clima del genere, qualcuno alza il dito e dice: ma di Sud, non parliamo? Per favore, non disturbi.

Eppure solo pochi giorni fa il Censis lo ha descritto come “abbandonato a se stesso”. Con 300mila posti di lavoro persi in pochi anni: come trecento Bridgestone che avessero chiuso. Con un divario verso il Centro Nord che aumenta invece di diminuire. Con una famiglia su quattro povera: una ogni due piani di un condominio. Con un reddito addirittura più basso di quello della Grecia: addirittura. E una classe dirigente non solo incapace di disturbare, ma “rinsecchita” (come dice De Rita, presidente dello stesso Censis).

Quanti meridionali ci sono fra gli attuali leader politici? Berlusconi è di Milano, Monti di Varese, Bersani di Piacenza, Grillo di Genova. Resta Vendola, ma ha il 3 per cento e neanche lui sa ancòra bene che fare da grande fra Roma e Puglia. Mentre gli stessi meridionali, specialisti nel farsi del male, continuano a dire: eh, ma noi li abbiamo avuti i capi di governo e non ne abbiamo saputo approfittare. In 152 anni di unità d’Italia, solo per 25 anni un sudista primo ministro: se qualcuno si accontenta, festeggi pure.

Soprattutto, Sud non solo assente dai pensieri, dai dibattiti tv, dai programmi dei partiti, dalle cose urgenti da fare, dai tre o otto punti prioritari. Problema del Sud come “grande fallimento collettivo”, ha arrischiato recentemente a scrivere il maggior giornale italiano in un momento di distrazione. Ma Sud molesto e pernicioso: se non ci fosse, si è convinti, l’Italia sarebbe una Germania. Senza il minimo sospetto che l’Italia sarebbe la Germania se il Sud ci fosse a pieno titolo, non il contrario. E che, tanto per fare un esempio, l’Asia sta diventando un colosso non grazie al ricco e stremato Giappone, ma grazie agli ex poveri Cina e India.

E però, con tutti i soldi che diamo al Sud. Neanche un euro, e da tempo. Solo fondi europei, che tuttavia non si aggiungono ma sostituiscono la spesa che dovrebbe fare lo Stato. Anzi, chi lo sa? Dei 550mila progetti di “coesione” europea fra il 2007 e il 2013, oltre il 73 per cento sono andati al Centro Nord, solo il resto al Sud: incredibile ma vero. E “coesione” significa riduzione delle differenze, non aumento. Dice: ma il Sud li utilizza per fare rotonde e marciapiedi, non grandi opere. E’ vero, perché nessuno va a vedere che il Friuli li utilizza per diffondere le “tecniche di tatuaggio artistico”.

Fatti bene i conti, è il Sud povero a sostenere il Nord ricco, visto che in questo momento riceve dallo Stato meno di quanto paga in tasse. Visto che anche con le sue tasse, si pagano interessi a chi al Nord ha titoli pubblici (Buoni del tesoro e compagnia). E visto che con gli utili delle banche al Sud ingrassa le fondazioni bancarie al Nord.

Sono solo esempi, magari incredibili per gli stessi autocritici meridionali: ma in tempi di Internet, tutto verificabile con un clic sul sito giusto. Altro che 75 per cento delle sue tasse che la Lega Nord vorrebbe trattenere a casa sua, e che già più o meno trattiene. Dovrebbero rinunciare alla spesa dello Stato, pagarsi ospedali e bus, e non gli conviene. Tranne che non vogliano l’uno e l’altro, nel rinsecchimento (appunto) della classe dirigente meridionale, disinformata e incapace di reagire.

E tuttavia, chissà che non venga proprio dal vituperato Sud l’esempio opposto alla sua nomea. Come dalla Sicilia, sempre additata per i suoi sprechi, senza andare a vedere cosa avviene nelle altre regioni a statuto speciale del Nord. Ma Sicilia che abolisce le sue province mentre in campo nazionale si è sempre fatto solo finta. Con la sospensione delle elezioni già previste per maggio. E province da sostituire con liberi consorzi di Comuni che mettano insieme i servizi, dagli asili all’assistenza domiciliare per gli anziani, riducendo le spese e aumentando l’efficienza.

Vedremo come finirà. Resterebbe comunque la conferma che, a onta dei pregiudizi, c’è un Sud che funziona (o tenta di funzionare) e un Sud che non funziona. Come tutta l’Italia. Solo che il Sud è Sud, e tanto basta per crocifiggerlo.

Fonte: Gazzetta del mezzogiorno

domenica 17 marzo 2013

'Briganti o emigranti'


Di Marenza De Michele

Una fiammella per ogni vita spenta nel tragico tentativo di difendere la propria terra e la propria libertà -uomini donne bambini- in una guerra in cui gli esiti potevano anche essere scontati, troppa disparità di forze, ma non altrettanto scontati gli effetti a lungo termine di cui ancora stiamo pagando il prezzo.
'Briganti o emigranti' -ed io faccio parte della seconda categoria- il dolore più forte è l'essere stati privati del proprio passato, della propria storia, e con essi della dignità e del valore di un popolo che non ha nulla di cui vergognarsi...una genìa diventata becera e maledetta non solo agli occhi di chi ha condotto il gioco, ma soprattutto agli occhi delle vittime, vittime due volte.
E allora io non posso festeggiare, voglio solo ricordare e chiedere a gran voce, ancora una volta, verità dignità e giustizia.
Rivoglio indietro la mia storia, rivoglio indietro l'orgoglio di essere meridionale, voglio che la parola SUD diventi il vessillo di una bandiera onorata esposta con fierezza dal suo popolo, non importa in quale landa desolata si ritrova a vivere.
E questo per noi che siamo vittime, noi appellati 'terroni', e per chi a sua volta ignaro continua a pagare le colpe dei padri inserito suo malgrado in un conflitto di cui non capisce il senso, vittima anche lui delle bugie e dei giochi sporchi.
Questo è per me il 17 Marzo...Unità? Ma quale unità...è ancora tutta da costruire, e un edificio non può avere come fondamenta la mistificazione, come in ogni famiglia bisogna cominciare da patti chiari e condivisi.
Io oggi voglio ricordare e chiedere ancora una volta VERITA'...tutto qui.

Buongiorno, per un nostro giorno della Memoria.
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Di Marenza De Michele

Una fiammella per ogni vita spenta nel tragico tentativo di difendere la propria terra e la propria libertà -uomini donne bambini- in una guerra in cui gli esiti potevano anche essere scontati, troppa disparità di forze, ma non altrettanto scontati gli effetti a lungo termine di cui ancora stiamo pagando il prezzo.
'Briganti o emigranti' -ed io faccio parte della seconda categoria- il dolore più forte è l'essere stati privati del proprio passato, della propria storia, e con essi della dignità e del valore di un popolo che non ha nulla di cui vergognarsi...una genìa diventata becera e maledetta non solo agli occhi di chi ha condotto il gioco, ma soprattutto agli occhi delle vittime, vittime due volte.
E allora io non posso festeggiare, voglio solo ricordare e chiedere a gran voce, ancora una volta, verità dignità e giustizia.
Rivoglio indietro la mia storia, rivoglio indietro l'orgoglio di essere meridionale, voglio che la parola SUD diventi il vessillo di una bandiera onorata esposta con fierezza dal suo popolo, non importa in quale landa desolata si ritrova a vivere.
E questo per noi che siamo vittime, noi appellati 'terroni', e per chi a sua volta ignaro continua a pagare le colpe dei padri inserito suo malgrado in un conflitto di cui non capisce il senso, vittima anche lui delle bugie e dei giochi sporchi.
Questo è per me il 17 Marzo...Unità? Ma quale unità...è ancora tutta da costruire, e un edificio non può avere come fondamenta la mistificazione, come in ogni famiglia bisogna cominciare da patti chiari e condivisi.
Io oggi voglio ricordare e chiedere ancora una volta VERITA'...tutto qui.

Buongiorno, per un nostro giorno della Memoria.

 
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