mercoledì 27 maggio 2009

L’Aquila, provincia di Baghdad. L’emergenza continua


Di Pietro Orsatti


Pattugliamenti, posti di blocco, sorveglianza aerea notturna, zone rosse e “green zone” ultraprotetta del polo amministrativo militare di Coppito. Un’emergenza affrontata come una guerra di Pietro Orsatti da L’Aquila (su left-Avvenimenti).


La partita che si gioca in Abruzzo in questi giorni è difficilissima. Da un lato si stanno modificando a colpi di decreto e di gestione dell’emergenza l’insieme di regole che tengono insieme lo , dall’altro si ridisegna probabilmente l’equilibrio che tiene in piedi il Pdl e il .

A L’Aquila forse non ci si gioca tutto, ma molto sì: sulla questione dei risarcimenti, su come sono stati esautorati enti e amministrazioni locali, sulla necessità di imporre a un pacifico territorio una muscolare Protezione civile, che di civile - vista la militarizzazione del territorio - ha molto poco.


Sistema Baghdad.

Ci sono le zone rosse, c’è la “green zone” ultra protetta del polo amministrativo militare di Coppito, pattugliamenti, posti di blocco ovunque e sorveglianza aerea notturna. Si sta affrontando questa emergenza causata da una catastrofe naturale come se si fosse in guerra, anzi come se si gestisse un’occupazione militare.

«Disinformazione, esautorazione delle comunità, arroganza nel trattare con gli amministratori locali da parte del sottosegretario Bertolaso, lasciato comunque solo, unico interlocutore, a trattare con gli abruzzesi. Bertolaso che, costretto all’angolo promette, prende impegni, che poi puntualmente il Consiglio dei ministri ribalta. Spero che non sia un gioco delle parti». A parlare è Alvaro Jovannitti, ex parlamentare ed ex segretario regionale del Pci negli anni Settanta, una delle memorie storiche di questo territorio. Lui pensava di godersi la pensione, di occuparsi di storia del operaio in Abruzzo, abbandonando la attiva. Ma la scossa del 6 aprile lo ha riproiettato sulla scena come animatore di assemblee e incontri soprattutto fra gli sfollati della costa, che paradossalmente oggi sono quelli che vivono difficoltà ancora più gravi di quelli rimasti nelle tendopoli ma sul loro territorio. «Da un lato il , rendendosi conto che i costi per mantenere migliaia persone in case private o alberghi sono molto più alti che averli nei campi, ha individuato il termine del 30 maggio. C’è un’ipotesi di proroga sul tavolo, ma i soldi stanziati sono meno di un terzo della soglia minima richiesta da albergatori e proprietari di case». E quindi fra poco meno di 15 giorni potrebbe verificarsi il rientro di chi ha preferito abbandonare temporaneamente le proprie comunità di origine in tendopoli già ora sature e con il caldo al limite della tenuta sia sul piano igienico sanitario che psicologico.

Un altro dato che pesa e peserà sempre di più a è che, dopo la gestione immediata dell’emergenza, non sta accadendo nulla. Nessun cantiere, nessuna opera sostanziale di consolidamento e soprattutto nessuna casetta, baracca, azione anche provvisoria di ricostruzione. I centri storici sono deserti, circondati da militari, e dentro non sta avvenendo nulla. E intanto è iniziato un vero e proprio braccio di ferro fra Protezione civile e autorità locali (a esclusione della Regione del tutto assente in questa fase) sull’individuazione delle aree dove ricostruire. Già si è verificato una impasse a dir poco imbarazzante. I Comuni hanno indicato delle aree, la Protezione civile altre. E ciascuno immobilizza la scelta del soggetto “rivale”. Anche perché la Protezione civile agisce d’imperio, senza nessun contatto con gli uffici tecnici e le amministrazioni, mentre respinge, si sospetta di routine, ogni proposta alternativa. Un esempio di quello che sta accadendo è si è verificato a Paganica, frazione de L’Aquila. La provincia di Trento ha stanziato il denaro necessario e bandito una gara per la costruzione di 170 case costruite con i principi di bioarchitettura da destinare a questo paese alle porte della valle dell’Aterno. Consegna prevista, circa 20 giorni fa. La Protezione civile ha individuato, in totale solitudine, un’area e ha perfino iniziato a far preparare le piattaforme per la messa in opera degli edifici. Poi il Comune si è ribellato e ha indicato una zona totalmente differente ma che aveva l’obiettivo di mantenere unita la comunità attorno al centro storico. Risultato? Le 170 case andranno in altri comuni della valle e a Paganica tutto è bloccato. Addirittura le piattaforme sono state ricoperte. Questo tipo di “incidenti” sta avvenendo ovunque, e ovunque si ritarda ogni opera, ispezione, perizia. Bertolaso non cede, le comunità locali neppure. E si attende il .

Perché è sul che si gioca la partita vera. «Dopo il si capirà se i soldi ci sono sul serio, se hanno individuato chi costruirà e come e dove» spiega Jovannitti. «Per il resto terranno tutto fermo sperando che la situazione non degeneri». Ma la rete stesa su questo territorio dall’esecutivo non sta tenendo, perché l’affrettato e ambiguo decreto del sta allarmando non poco gli sfollati. Anche la sua versione emendata non rassicura, perché non sono stati fatti degli emendamenti “sostitutivi” ma modifiche “aggiuntive”. È stata infatti inserita la dicitura “rimborso totale” per le prime case di proprietà e residenza senza togliere la soglia dei 150mila euro per lo stesso obiettivo. Come se il avesse deciso che il totale è al massimo 150mila e basta. E non solo. Non è stata modificata la ripartizione di queste somme, di cui solo 50mila euro a fondo perduto da parte dello e il resto a mutui agevolati e detassazioni. «Trucchi contabili», è la definizione del decreto più diffusa fra le tende. E la rabbia cresce. «Tremonti è molto abile - prosegue Jovannitti - si è tenuto lontano dai riflettori, non si è associato alle roboanti promesse di e dei suoi ministri. Una presa di distanza? Forse. O soltanto la necessità di sopravvivere quando la situazione precipiterà».

Ma c’è qualcun altro che le distanze inizia a prenderle. Si tratta di molti dei politici locali del centrodestra, addirittura di alcuni eletti nelle liste di Forza , che, mesi sotto pressione da parte dei propri elettori, si stanno sempre più numerosi associando al coro di contro il decreto e la militarizzazione del territorio guidato in questa fase dalla presidente della Provincia Pezzopane e, in seconda battuta, dal sindaco de L’Aquila Cialente. E in particolare il disagio verso la propria di sembra montare tra le fila degli eletti di An. Reggerà questo castello di carte fino al ? Sì, se la militarizzazione tiene (e segnali contrari arrivano anche dall’interno delle forze dell’ordine e dei Vigili del fuoco). Sì, se i “ribelli” del Pdl si riallineeranno dopo una bella ramanzina da parte del partito “d’azienda, di e di lotta” nato dalla fusione di An e Forza . Sì, se non si verificherà qualche incidente nelle tendopoli facendo franare l’ordine pubblico. Perché è evidente, oggi, che basterà una piccola scintilla a far esplodere la rivolta nei campi che, non essendoci più un quadro di riferimento politico, non avrà altra via di sfogo che la rabbia.
Fonte:Agoravox
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Di Pietro Orsatti


Pattugliamenti, posti di blocco, sorveglianza aerea notturna, zone rosse e “green zone” ultraprotetta del polo amministrativo militare di Coppito. Un’emergenza affrontata come una guerra di Pietro Orsatti da L’Aquila (su left-Avvenimenti).


La partita che si gioca in Abruzzo in questi giorni è difficilissima. Da un lato si stanno modificando a colpi di decreto e di gestione dell’emergenza l’insieme di regole che tengono insieme lo , dall’altro si ridisegna probabilmente l’equilibrio che tiene in piedi il Pdl e il .

A L’Aquila forse non ci si gioca tutto, ma molto sì: sulla questione dei risarcimenti, su come sono stati esautorati enti e amministrazioni locali, sulla necessità di imporre a un pacifico territorio una muscolare Protezione civile, che di civile - vista la militarizzazione del territorio - ha molto poco.


Sistema Baghdad.

Ci sono le zone rosse, c’è la “green zone” ultra protetta del polo amministrativo militare di Coppito, pattugliamenti, posti di blocco ovunque e sorveglianza aerea notturna. Si sta affrontando questa emergenza causata da una catastrofe naturale come se si fosse in guerra, anzi come se si gestisse un’occupazione militare.

«Disinformazione, esautorazione delle comunità, arroganza nel trattare con gli amministratori locali da parte del sottosegretario Bertolaso, lasciato comunque solo, unico interlocutore, a trattare con gli abruzzesi. Bertolaso che, costretto all’angolo promette, prende impegni, che poi puntualmente il Consiglio dei ministri ribalta. Spero che non sia un gioco delle parti». A parlare è Alvaro Jovannitti, ex parlamentare ed ex segretario regionale del Pci negli anni Settanta, una delle memorie storiche di questo territorio. Lui pensava di godersi la pensione, di occuparsi di storia del operaio in Abruzzo, abbandonando la attiva. Ma la scossa del 6 aprile lo ha riproiettato sulla scena come animatore di assemblee e incontri soprattutto fra gli sfollati della costa, che paradossalmente oggi sono quelli che vivono difficoltà ancora più gravi di quelli rimasti nelle tendopoli ma sul loro territorio. «Da un lato il , rendendosi conto che i costi per mantenere migliaia persone in case private o alberghi sono molto più alti che averli nei campi, ha individuato il termine del 30 maggio. C’è un’ipotesi di proroga sul tavolo, ma i soldi stanziati sono meno di un terzo della soglia minima richiesta da albergatori e proprietari di case». E quindi fra poco meno di 15 giorni potrebbe verificarsi il rientro di chi ha preferito abbandonare temporaneamente le proprie comunità di origine in tendopoli già ora sature e con il caldo al limite della tenuta sia sul piano igienico sanitario che psicologico.

Un altro dato che pesa e peserà sempre di più a è che, dopo la gestione immediata dell’emergenza, non sta accadendo nulla. Nessun cantiere, nessuna opera sostanziale di consolidamento e soprattutto nessuna casetta, baracca, azione anche provvisoria di ricostruzione. I centri storici sono deserti, circondati da militari, e dentro non sta avvenendo nulla. E intanto è iniziato un vero e proprio braccio di ferro fra Protezione civile e autorità locali (a esclusione della Regione del tutto assente in questa fase) sull’individuazione delle aree dove ricostruire. Già si è verificato una impasse a dir poco imbarazzante. I Comuni hanno indicato delle aree, la Protezione civile altre. E ciascuno immobilizza la scelta del soggetto “rivale”. Anche perché la Protezione civile agisce d’imperio, senza nessun contatto con gli uffici tecnici e le amministrazioni, mentre respinge, si sospetta di routine, ogni proposta alternativa. Un esempio di quello che sta accadendo è si è verificato a Paganica, frazione de L’Aquila. La provincia di Trento ha stanziato il denaro necessario e bandito una gara per la costruzione di 170 case costruite con i principi di bioarchitettura da destinare a questo paese alle porte della valle dell’Aterno. Consegna prevista, circa 20 giorni fa. La Protezione civile ha individuato, in totale solitudine, un’area e ha perfino iniziato a far preparare le piattaforme per la messa in opera degli edifici. Poi il Comune si è ribellato e ha indicato una zona totalmente differente ma che aveva l’obiettivo di mantenere unita la comunità attorno al centro storico. Risultato? Le 170 case andranno in altri comuni della valle e a Paganica tutto è bloccato. Addirittura le piattaforme sono state ricoperte. Questo tipo di “incidenti” sta avvenendo ovunque, e ovunque si ritarda ogni opera, ispezione, perizia. Bertolaso non cede, le comunità locali neppure. E si attende il .

Perché è sul che si gioca la partita vera. «Dopo il si capirà se i soldi ci sono sul serio, se hanno individuato chi costruirà e come e dove» spiega Jovannitti. «Per il resto terranno tutto fermo sperando che la situazione non degeneri». Ma la rete stesa su questo territorio dall’esecutivo non sta tenendo, perché l’affrettato e ambiguo decreto del sta allarmando non poco gli sfollati. Anche la sua versione emendata non rassicura, perché non sono stati fatti degli emendamenti “sostitutivi” ma modifiche “aggiuntive”. È stata infatti inserita la dicitura “rimborso totale” per le prime case di proprietà e residenza senza togliere la soglia dei 150mila euro per lo stesso obiettivo. Come se il avesse deciso che il totale è al massimo 150mila e basta. E non solo. Non è stata modificata la ripartizione di queste somme, di cui solo 50mila euro a fondo perduto da parte dello e il resto a mutui agevolati e detassazioni. «Trucchi contabili», è la definizione del decreto più diffusa fra le tende. E la rabbia cresce. «Tremonti è molto abile - prosegue Jovannitti - si è tenuto lontano dai riflettori, non si è associato alle roboanti promesse di e dei suoi ministri. Una presa di distanza? Forse. O soltanto la necessità di sopravvivere quando la situazione precipiterà».

Ma c’è qualcun altro che le distanze inizia a prenderle. Si tratta di molti dei politici locali del centrodestra, addirittura di alcuni eletti nelle liste di Forza , che, mesi sotto pressione da parte dei propri elettori, si stanno sempre più numerosi associando al coro di contro il decreto e la militarizzazione del territorio guidato in questa fase dalla presidente della Provincia Pezzopane e, in seconda battuta, dal sindaco de L’Aquila Cialente. E in particolare il disagio verso la propria di sembra montare tra le fila degli eletti di An. Reggerà questo castello di carte fino al ? Sì, se la militarizzazione tiene (e segnali contrari arrivano anche dall’interno delle forze dell’ordine e dei Vigili del fuoco). Sì, se i “ribelli” del Pdl si riallineeranno dopo una bella ramanzina da parte del partito “d’azienda, di e di lotta” nato dalla fusione di An e Forza . Sì, se non si verificherà qualche incidente nelle tendopoli facendo franare l’ordine pubblico. Perché è evidente, oggi, che basterà una piccola scintilla a far esplodere la rivolta nei campi che, non essendoci più un quadro di riferimento politico, non avrà altra via di sfogo che la rabbia.
Fonte:Agoravox

Solidarietà gaetana: resoconto della visita del Sindaco Raimondi a L’Aquila, Onna e Fagnano Alto


Il Sindaco di Gaeta, Antonio Raimondi, e il presidente del Consiglio Comunale, Pasqualino Magliuzzi, hanno visitato le città dell’Aquila, la frazione di Onna e il comune di Fagnano Alto. Nel capoluogo abruzzese hanno incontrato il sindaco Massimo Cialente.

“Siamo rimasti molto colpiti da questa visita. Il sindaco Cialente ci ha chiesto di non far mancare la nostra solidarietà dal punto di vista politico per avviare la ricostruzione. Ci siamo già attivati in questa prima fase e vogliamo fare molto di più adesso, per questo ci terremo in contatto per stabilire insieme un’opera che potrà essere realizzata dal comune di Gaeta – dichiara Raimondi – In seguito, ci siamo spostati ad Onna, la frazione che ha subito maggiori danni: c’è un’aria spettrale anche perché su 288 abitanti ci sono state 41 vittime. Abbiamo visitato il campo della Protezione Civile e toccato con mano le condizioni di vita. L’associazione «Onna Onlus», creata apposta per canalizzare gli aiuti per la post emergenza e ricostruzione, ci ha fatto da guida. Stanno arrivando i condizionatori perché nelle tende fa molto caldo. Gli abitanti aspettano la possibilità di spostarsi nelle case in legno per uscire dalle tende”.

“Infine, siamo stati a Fagnano Alto, che conta circa 500 abitanti sparsi in 10 frazioni, dove la Protezione Civile di Gaeta ha allestito un campo molto ben tenuto e organizzato che dimostra il valore dell’associazione «La Fenice» e gli abitanti sono molto grati ai cittadini di Gaeta per quello che ha fatto e sicuramente ancora farà – conclude il Sindaco - Visitando i luoghi ci si rende conto che passeranno anni prima di tornare ad una vera normalità. Come amministrazione studieremo varie forme di solidarietà che potranno sicuramente essere d’aiuto”.
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Il Sindaco di Gaeta, Antonio Raimondi, e il presidente del Consiglio Comunale, Pasqualino Magliuzzi, hanno visitato le città dell’Aquila, la frazione di Onna e il comune di Fagnano Alto. Nel capoluogo abruzzese hanno incontrato il sindaco Massimo Cialente.

“Siamo rimasti molto colpiti da questa visita. Il sindaco Cialente ci ha chiesto di non far mancare la nostra solidarietà dal punto di vista politico per avviare la ricostruzione. Ci siamo già attivati in questa prima fase e vogliamo fare molto di più adesso, per questo ci terremo in contatto per stabilire insieme un’opera che potrà essere realizzata dal comune di Gaeta – dichiara Raimondi – In seguito, ci siamo spostati ad Onna, la frazione che ha subito maggiori danni: c’è un’aria spettrale anche perché su 288 abitanti ci sono state 41 vittime. Abbiamo visitato il campo della Protezione Civile e toccato con mano le condizioni di vita. L’associazione «Onna Onlus», creata apposta per canalizzare gli aiuti per la post emergenza e ricostruzione, ci ha fatto da guida. Stanno arrivando i condizionatori perché nelle tende fa molto caldo. Gli abitanti aspettano la possibilità di spostarsi nelle case in legno per uscire dalle tende”.

“Infine, siamo stati a Fagnano Alto, che conta circa 500 abitanti sparsi in 10 frazioni, dove la Protezione Civile di Gaeta ha allestito un campo molto ben tenuto e organizzato che dimostra il valore dell’associazione «La Fenice» e gli abitanti sono molto grati ai cittadini di Gaeta per quello che ha fatto e sicuramente ancora farà – conclude il Sindaco - Visitando i luoghi ci si rende conto che passeranno anni prima di tornare ad una vera normalità. Come amministrazione studieremo varie forme di solidarietà che potranno sicuramente essere d’aiuto”.

venerdì 22 maggio 2009

Il Sindaco di Gaeta Antonio Raimondi incontra Massimo Cialente, Sindaco de L’Aquila, per fare il punto post sisma


Sabato 23 maggio, alle 10, il Sindaco di Gaeta, Antonio Raimondi, incontrerà il Primo Cittadino della città de L’Aquila, Massimo Cialente, colpita duramente dal sisma lo scorso aprile.
“Porterò al Sindaco Cialente i saluti e la vicinanza della città di Gaeta.
Mi recherò sul posto per vedere qual è la situazione adesso che è passata la prima fase dell’emergenza e si deve cominciare a ricostruire e ripartire.
Avremo un confronto sulle modalità di aiuto che Gaeta potrà intraprendere per lasciare un segno tangibile nella ricostruzione – dichiara Raimondi - In seguito, andrò ad Onna, l’epicentro del terremoto, dove vedrò alcune associazioni di volontariato tra cui «Onna Onlus», costituita apposta per l’emergenza post sisma, per rendermi conto di persona del lavoro che si sta svolgendo e trovare i modi più adatti per sostenere tutti coloro che stanno sacrificando il loro tempo e le loro energie per la ricostruzione”.
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Sabato 23 maggio, alle 10, il Sindaco di Gaeta, Antonio Raimondi, incontrerà il Primo Cittadino della città de L’Aquila, Massimo Cialente, colpita duramente dal sisma lo scorso aprile.
“Porterò al Sindaco Cialente i saluti e la vicinanza della città di Gaeta.
Mi recherò sul posto per vedere qual è la situazione adesso che è passata la prima fase dell’emergenza e si deve cominciare a ricostruire e ripartire.
Avremo un confronto sulle modalità di aiuto che Gaeta potrà intraprendere per lasciare un segno tangibile nella ricostruzione – dichiara Raimondi - In seguito, andrò ad Onna, l’epicentro del terremoto, dove vedrò alcune associazioni di volontariato tra cui «Onna Onlus», costituita apposta per l’emergenza post sisma, per rendermi conto di persona del lavoro che si sta svolgendo e trovare i modi più adatti per sostenere tutti coloro che stanno sacrificando il loro tempo e le loro energie per la ricostruzione”.

L’Abruzzo dimenticato. Si lavora solo per il G8


A cinque minuti da Onna lavora un’azienda di prefabbricati antisismici. Ma non ha ordini, per un conflitto tra amministrazioni locali e Bertolaso.




di Pietro Orsatti da L’Aquila



L’uomo vende materiale edilizio, media impresa, partnership nel Nord Italia con una fabbrica che costruisce materiali e case prefabbricate ed ecologiche. La sua impresa ha sede nel centro della valle dell’Aterno, cinque minuti di macchina da Onna. I tempi di costruzione sono due settimane. Si tratta di case di tipo A, totalmente ecologiche. Tecnologia del Nord Europa, antisismicità inimmaginabile per edifici costruiti in cemento e mattoni. Cosa si vorrebbe di più? Con questa tecnologia si potrebbero costruire palazzine di tre piani, con appartamenti di 120 metri quadrati. Si potrebbe dire che è una fortuna averli qui, nell’epicentro del sisma. E invece no. Finora gli ordini sono stati pochi. L’unico di una certa importanza è saltato per un conflitto fra amministrazioni locali e Protezione civile sull’individuazione del sito in cui posizionarle.

«Non si capisce niente di quello che sta accadendo - spiega -, nessuno ha notizie sulle aree individuate e contemporaneamente nessuno sa chi costruirà i famosi “campus”, illustrati dal premier e dalla Protezione civile». Che sembrano essere proprio ideate con le stesse tecnologie (anche se ridotte all’osso) delle case che fornisce l’azienda. Si pensa a un unico grande appalto? Mica sono in tanti in Italia a fare case del genere e nel giro si verrebbe a sapere, e invece niente. Silenzio totale.

Mentre in alcuni campi si aprono battaglie fra comunità e Protezione civile sugli argomenti più futili (una ludoteca, un calcio balilla, un’altalena: anche su tutto questo, pare, bisogna avere l’autorizzazione di Bertolaso), nessuno è venuto a sapere quali siano gli importi esatti delle donazioni fatte dagli italiani per gli sfollati de L’Aquila. Visto che tutti fanno capo alla Protezione civile dovrebbe essere abbastanza facile raccogliere gli estratti conto dei vari conti bancari e rendere nota la cifra totale. Anche qui niente, silenzio. Come nessuno sa quanto si stia spendendo (e chi ci stia lavorando) per i cantieri dell’adeguamento dell’aeroporto del capoluogo abruzzese in occasione del G8 di luglio. Segreto di Stato, no comment, ragioni supreme di sicurezza. Stesso dicasi per la grande caserma della scuola della Guardia di finanza di Coppito, sede del summit. I lavori qui si stanno facendo, e di gran fretta visti i danni. E neanche pochi. Nel resto dell’aquilano nulla. Nulla nel centro storico, nulla nelle frazioni e nei paesi. Prima il G8, poi si vedrà.

A vedere quanto sia efficiente la macchina dei soccorsi berlusconiana ieri è arrivato anche il presidente della commissione Ue Barroso; bravi sì, a preparare l’accoglienza agli ospiti stranieri, ma questi italiani hanno una strana allergia a definire tempi certi per la ricostruzione. E a rispondere alle domande: quando sarà possibile rientrare nel centro storico de L’Aquila?

Intanto nessuno vuole ammettere che, vista anche la mappa provvisoria dei siti di ricostruzione individuati dalla Protezione civile, alcuni centri e comunità sono destinati a scomparire. Gli abitanti dei centri storici di Paganica, Onna, Fossa, Villa S. Angelo (solo per citare i più famosi) sono destinati alla diaspora. Dispersi in altri paesi, sradicati dal loro territorio. È già successo nel 1915 dopo il terremoto della Marsica. E qualcuno azzarda il parallelo con il Vajont: Onna come Erto, Fossa come Casso. Anche questa volta a cancellarli dalla storia un segno di penna su una mappa.
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A cinque minuti da Onna lavora un’azienda di prefabbricati antisismici. Ma non ha ordini, per un conflitto tra amministrazioni locali e Bertolaso.




di Pietro Orsatti da L’Aquila



L’uomo vende materiale edilizio, media impresa, partnership nel Nord Italia con una fabbrica che costruisce materiali e case prefabbricate ed ecologiche. La sua impresa ha sede nel centro della valle dell’Aterno, cinque minuti di macchina da Onna. I tempi di costruzione sono due settimane. Si tratta di case di tipo A, totalmente ecologiche. Tecnologia del Nord Europa, antisismicità inimmaginabile per edifici costruiti in cemento e mattoni. Cosa si vorrebbe di più? Con questa tecnologia si potrebbero costruire palazzine di tre piani, con appartamenti di 120 metri quadrati. Si potrebbe dire che è una fortuna averli qui, nell’epicentro del sisma. E invece no. Finora gli ordini sono stati pochi. L’unico di una certa importanza è saltato per un conflitto fra amministrazioni locali e Protezione civile sull’individuazione del sito in cui posizionarle.

«Non si capisce niente di quello che sta accadendo - spiega -, nessuno ha notizie sulle aree individuate e contemporaneamente nessuno sa chi costruirà i famosi “campus”, illustrati dal premier e dalla Protezione civile». Che sembrano essere proprio ideate con le stesse tecnologie (anche se ridotte all’osso) delle case che fornisce l’azienda. Si pensa a un unico grande appalto? Mica sono in tanti in Italia a fare case del genere e nel giro si verrebbe a sapere, e invece niente. Silenzio totale.

Mentre in alcuni campi si aprono battaglie fra comunità e Protezione civile sugli argomenti più futili (una ludoteca, un calcio balilla, un’altalena: anche su tutto questo, pare, bisogna avere l’autorizzazione di Bertolaso), nessuno è venuto a sapere quali siano gli importi esatti delle donazioni fatte dagli italiani per gli sfollati de L’Aquila. Visto che tutti fanno capo alla Protezione civile dovrebbe essere abbastanza facile raccogliere gli estratti conto dei vari conti bancari e rendere nota la cifra totale. Anche qui niente, silenzio. Come nessuno sa quanto si stia spendendo (e chi ci stia lavorando) per i cantieri dell’adeguamento dell’aeroporto del capoluogo abruzzese in occasione del G8 di luglio. Segreto di Stato, no comment, ragioni supreme di sicurezza. Stesso dicasi per la grande caserma della scuola della Guardia di finanza di Coppito, sede del summit. I lavori qui si stanno facendo, e di gran fretta visti i danni. E neanche pochi. Nel resto dell’aquilano nulla. Nulla nel centro storico, nulla nelle frazioni e nei paesi. Prima il G8, poi si vedrà.

A vedere quanto sia efficiente la macchina dei soccorsi berlusconiana ieri è arrivato anche il presidente della commissione Ue Barroso; bravi sì, a preparare l’accoglienza agli ospiti stranieri, ma questi italiani hanno una strana allergia a definire tempi certi per la ricostruzione. E a rispondere alle domande: quando sarà possibile rientrare nel centro storico de L’Aquila?

Intanto nessuno vuole ammettere che, vista anche la mappa provvisoria dei siti di ricostruzione individuati dalla Protezione civile, alcuni centri e comunità sono destinati a scomparire. Gli abitanti dei centri storici di Paganica, Onna, Fossa, Villa S. Angelo (solo per citare i più famosi) sono destinati alla diaspora. Dispersi in altri paesi, sradicati dal loro territorio. È già successo nel 1915 dopo il terremoto della Marsica. E qualcuno azzarda il parallelo con il Vajont: Onna come Erto, Fossa come Casso. Anche questa volta a cancellarli dalla storia un segno di penna su una mappa.

mercoledì 20 maggio 2009

Ricostruzione, una farsa


Di Pietro Orsatti


ABRUZZO — Fondi scarsi e ancora scontri tra Protezione civile e amministrazioni locali. Le nuove costruzioni, pronte in 7 giorni, vengono bloccate.
A farne le spese gli sfollati. —
A L’Aquila e nella valle dell’Aterno, epicentro del sisma, l’atmosfera sembra congelata.
Si gestisce, forzatamente, la vita nei campi. I lavori, in particolare nel centro storico, sono più o meno fermi. Di ricostruzione o meglio di pre ricostruzione, nemmeno l’ombra. Ma la militarizzazione del territorio rimane comunque invariata.

«Siamo tanti, troppi e siamo inutili - racconta un agente di polizia a un posto di blocco sulla statale 17 che segue la valle incassata fra Gran Sasso e Sirente e Maiella -. Abbiamo l’ordine di fare un tot di controlli ogni giorno, che servano o meno. Fra noi e le altre forze dell’ordine non c’è affatto coordinamento. Ieri abbiamo fermato un locale ed era la quarta volta in meno di mezz’ora. Era giustamente esasperato. Dopo il G8, di sicuro, diminuiranno il nostro numero. Ora l’ordine è farci vedere».

Ma è vero che stanno smantellando i campi e molta gente sta rientrando in casa? «Ma dove?». Già, dove? Perché sarebbe interessante capire dove e come la popolazione colpita nei comuni con crolli e danneggiamenti abbia la minima possibilità di riaccedere alla propria abitazione. E sarebbe davvero interessante capire come domenica scorsa il Tg5 abbia dedicato più di 5 minuti di servizio al rientro “nel centro storico” di un comune praticamente non colpito dal sisma se non per un crollo interno a un campanile e alcuni danni a case già abbandonate e diroccate.

Chi stava in tenda in questo paese era per paura, non perché avesse danni. Come avvenuto in mezzo Abruzzo, del resto. Ma un micro campo della Protezione civile che chiude i battenti, anche se di dubbia utilità, fa notizia. Fa notizia soprattutto quando si cerca di occultare la stasi che attraversa oggi l’area colpita dal terremoto del 6 aprile. Nulla è cambiato, siamo in Italia e nel Belpaese è un’arte, oggi, negare l’evidenza.

E l’evidenza è che non ci sono soldi, che quei pochi soldi che ci sono diventano terreno di scontro fra Protezione civile ed enti e amministrazioni locali e che la ricostruzione è di fatto paralizzata. E la paralisi, in queste settimane, si sta trasformando in farsa. Amara, ma pur sempre farsa. Un esempio.

La Provincia di Trento, immediatamente dopo il sisma, aveva stanziato e approvato una gara per la costruzione di 170 moduli abitativi destinati a Paganica, ex paesone alle porte del capoluogo oggi assorbito come frazione de L’Aquila. Delibera e gara fatti, individuata l’area, già si stava procedendo alla costruzione delle piattaforme di cemento armato dove porre case moderne e funzionali di 80/120 metri quadrati (non baracche o container) costruite con il principio della bioarchitettura.

Purtroppo l’individuazione dell’area da parte della Protezione civile era stata imposta senza alcuna consultazione con il Comune. Da qui lo scontro e il conseguente blocco. Addirittura le piazzole già realizzate sarebbero state ricoperte e, in mancanza di accordo, le case destinate ad altri Comuni dell’area. Mentre era prevista la consegna delle stesse 20 giorni fa alle prime 170 famiglie di Paganica.

Perché questo tipo di case ha una particolarità: quelle di essere realizzate e concluse in 5 o al massimo 7 giorni. Come dire: forzare non paga e non paga neanche il protagonismo. E a farne le spese sono gli sfollati. Solo una di queste strutture di bioarchitettura sarà realizzata a Paganica, forse. Ma dentro un impianto sportivo della locale società di rugby.

A metterla in piedi una “squadra” di camalli genovesi con associazioni locali e il contributo di un gruppetto di imprenditori. Una biblioteca per bambini, che se non interverrà nessuno a bloccarla o a cercare di metterci “il cappello” sopra, potrebbe essere realizzata, consegnata e inaugurata prima della kermesse del G8. Una delle tante, strane, magiche ed efficaci alleanze create dalla società civile in queste settimane.

Fonte:
Terra
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Di Pietro Orsatti


ABRUZZO — Fondi scarsi e ancora scontri tra Protezione civile e amministrazioni locali. Le nuove costruzioni, pronte in 7 giorni, vengono bloccate.
A farne le spese gli sfollati. —
A L’Aquila e nella valle dell’Aterno, epicentro del sisma, l’atmosfera sembra congelata.
Si gestisce, forzatamente, la vita nei campi. I lavori, in particolare nel centro storico, sono più o meno fermi. Di ricostruzione o meglio di pre ricostruzione, nemmeno l’ombra. Ma la militarizzazione del territorio rimane comunque invariata.

«Siamo tanti, troppi e siamo inutili - racconta un agente di polizia a un posto di blocco sulla statale 17 che segue la valle incassata fra Gran Sasso e Sirente e Maiella -. Abbiamo l’ordine di fare un tot di controlli ogni giorno, che servano o meno. Fra noi e le altre forze dell’ordine non c’è affatto coordinamento. Ieri abbiamo fermato un locale ed era la quarta volta in meno di mezz’ora. Era giustamente esasperato. Dopo il G8, di sicuro, diminuiranno il nostro numero. Ora l’ordine è farci vedere».

Ma è vero che stanno smantellando i campi e molta gente sta rientrando in casa? «Ma dove?». Già, dove? Perché sarebbe interessante capire dove e come la popolazione colpita nei comuni con crolli e danneggiamenti abbia la minima possibilità di riaccedere alla propria abitazione. E sarebbe davvero interessante capire come domenica scorsa il Tg5 abbia dedicato più di 5 minuti di servizio al rientro “nel centro storico” di un comune praticamente non colpito dal sisma se non per un crollo interno a un campanile e alcuni danni a case già abbandonate e diroccate.

Chi stava in tenda in questo paese era per paura, non perché avesse danni. Come avvenuto in mezzo Abruzzo, del resto. Ma un micro campo della Protezione civile che chiude i battenti, anche se di dubbia utilità, fa notizia. Fa notizia soprattutto quando si cerca di occultare la stasi che attraversa oggi l’area colpita dal terremoto del 6 aprile. Nulla è cambiato, siamo in Italia e nel Belpaese è un’arte, oggi, negare l’evidenza.

E l’evidenza è che non ci sono soldi, che quei pochi soldi che ci sono diventano terreno di scontro fra Protezione civile ed enti e amministrazioni locali e che la ricostruzione è di fatto paralizzata. E la paralisi, in queste settimane, si sta trasformando in farsa. Amara, ma pur sempre farsa. Un esempio.

La Provincia di Trento, immediatamente dopo il sisma, aveva stanziato e approvato una gara per la costruzione di 170 moduli abitativi destinati a Paganica, ex paesone alle porte del capoluogo oggi assorbito come frazione de L’Aquila. Delibera e gara fatti, individuata l’area, già si stava procedendo alla costruzione delle piattaforme di cemento armato dove porre case moderne e funzionali di 80/120 metri quadrati (non baracche o container) costruite con il principio della bioarchitettura.

Purtroppo l’individuazione dell’area da parte della Protezione civile era stata imposta senza alcuna consultazione con il Comune. Da qui lo scontro e il conseguente blocco. Addirittura le piazzole già realizzate sarebbero state ricoperte e, in mancanza di accordo, le case destinate ad altri Comuni dell’area. Mentre era prevista la consegna delle stesse 20 giorni fa alle prime 170 famiglie di Paganica.

Perché questo tipo di case ha una particolarità: quelle di essere realizzate e concluse in 5 o al massimo 7 giorni. Come dire: forzare non paga e non paga neanche il protagonismo. E a farne le spese sono gli sfollati. Solo una di queste strutture di bioarchitettura sarà realizzata a Paganica, forse. Ma dentro un impianto sportivo della locale società di rugby.

A metterla in piedi una “squadra” di camalli genovesi con associazioni locali e il contributo di un gruppetto di imprenditori. Una biblioteca per bambini, che se non interverrà nessuno a bloccarla o a cercare di metterci “il cappello” sopra, potrebbe essere realizzata, consegnata e inaugurata prima della kermesse del G8. Una delle tante, strane, magiche ed efficaci alleanze create dalla società civile in queste settimane.

Fonte:
Terra

venerdì 8 maggio 2009

L’inutile decisionismo che scontenta tutti


Pietro Orsatti e Angelo Venti da L'Aquila


ATTUALITA' - ABRUZZO — Nei campi degli sfollati comincia a serpeggiare il malumore.
Tra “coprifuoco”, braccialetti e posti di blocco.
Bertolaso: «Per il rientro ci vorranno anni» —
Dopo il terremoto è arrivata la Protezione civile». La frase viene lasciata cadere lì, con leggerezza. Ma leggera non è. È un segnale evidente del malumore che sta montando nei campi degli sfollati del sisma del 6 aprile in Abruzzo.

Cominciano a essere evidenti i punti di attrito fra la macchina decisionale centralizzata messa in piedi dal sottosegretario Bertolaso in questo territorio. Continui controlli dei documenti, posti di blocco, coprifuoco in tutto il territorio dopo le 20, di fatto anche se non dichiarato, privazione di ogni potere decisionale e di “concerto” degli organi elettivi locali, braccialetti di riconoscimento in alcuni campi e in tutti gli altri pass e controlli ogni pochi passi.

«È asfissiante - spiega uno dei ragazzi della rete “3 e 32” che sta promuovendo la nascita dei comitati di cittadini -. Abbiamo avviato il sito e iniziato i primi incontri. Sarà un caso ma sono arrivati subito in casa i carabinieri a chiederci i documenti e cosa stavamo facendo lì. In casa, a casa mia».

E poi fastidio, sempre di più, per il presenzialismo ossessivo del premier e per il decisionismo di provvedimenti che cambiano ogni giorno e che si sono trasformati in un decreto che scontenta tutti. «Prima 12 miliardi, poi 8, poi 6 e ora 1 e mezzo: ma chi la paga questa ricostruzione? Basta con le promesse, vogliamo chiarezza. Vogliamo sapere se c’è copertura per la ricostruzione e per gli indennizzi», l’intervento di un consigliere del Comune de L’Aquila in un affollatissimo Consiglio alla presenza di un Bertolaso chiaramente in difficoltà.

Il pubblico è attento, e critico. Il sindaco Massimo Cialente, dopo settimane di dichiarazioni sottotono, ha deciso di rompere gli indugi: «Non è possibile che venga tenuto fuori dalle decisioni il Comune, come invece viene delineato dal decreto del governo - ha detto -. E poi devono essere coinvolte le ditte locali per rimettere in sicurezza e poi ricostruire e restaurare il centro storico. È passato un mese e invece ci sono solo due gru di ditte di fuori».

Impressionante l’unità del Consiglio comunale nella critica al decreto del governo. Opposizione al progetto di ricostruzione che è sfociata nell’approvazione di un documento che cerca di ridare un ruolo centrale al Comune. «Se non ci sono coperture nel decreto non me ne può fregare di meno - ha risposto alle critiche Bertolaso -. Io sono sempre riuscito a trovare i soldi per gli interventi. Il mio impegno è quello di riuscirci anche questa volta».

Il decisionismo del capo della Protezione civile, però, non ha rasserenato il clima dell’assemblea. Soprattutto quando Bertolaso ha dichiarato che «il tempo di rientro per gli abitanti del centro storico sarà di anni». Minimo cinque, ha fatto intendere. Intanto, emergono le tensioni all’interno della macchina dei soccorsi stessi. Sono stati segnalati episodi che la ferrea militarizzazione del territorio non riesce più a mascherare e che diventano spesso argomento di polemica fra soccorritori e soccorsi.

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Pietro Orsatti e Angelo Venti da L'Aquila


ATTUALITA' - ABRUZZO — Nei campi degli sfollati comincia a serpeggiare il malumore.
Tra “coprifuoco”, braccialetti e posti di blocco.
Bertolaso: «Per il rientro ci vorranno anni» —
Dopo il terremoto è arrivata la Protezione civile». La frase viene lasciata cadere lì, con leggerezza. Ma leggera non è. È un segnale evidente del malumore che sta montando nei campi degli sfollati del sisma del 6 aprile in Abruzzo.

Cominciano a essere evidenti i punti di attrito fra la macchina decisionale centralizzata messa in piedi dal sottosegretario Bertolaso in questo territorio. Continui controlli dei documenti, posti di blocco, coprifuoco in tutto il territorio dopo le 20, di fatto anche se non dichiarato, privazione di ogni potere decisionale e di “concerto” degli organi elettivi locali, braccialetti di riconoscimento in alcuni campi e in tutti gli altri pass e controlli ogni pochi passi.

«È asfissiante - spiega uno dei ragazzi della rete “3 e 32” che sta promuovendo la nascita dei comitati di cittadini -. Abbiamo avviato il sito e iniziato i primi incontri. Sarà un caso ma sono arrivati subito in casa i carabinieri a chiederci i documenti e cosa stavamo facendo lì. In casa, a casa mia».

E poi fastidio, sempre di più, per il presenzialismo ossessivo del premier e per il decisionismo di provvedimenti che cambiano ogni giorno e che si sono trasformati in un decreto che scontenta tutti. «Prima 12 miliardi, poi 8, poi 6 e ora 1 e mezzo: ma chi la paga questa ricostruzione? Basta con le promesse, vogliamo chiarezza. Vogliamo sapere se c’è copertura per la ricostruzione e per gli indennizzi», l’intervento di un consigliere del Comune de L’Aquila in un affollatissimo Consiglio alla presenza di un Bertolaso chiaramente in difficoltà.

Il pubblico è attento, e critico. Il sindaco Massimo Cialente, dopo settimane di dichiarazioni sottotono, ha deciso di rompere gli indugi: «Non è possibile che venga tenuto fuori dalle decisioni il Comune, come invece viene delineato dal decreto del governo - ha detto -. E poi devono essere coinvolte le ditte locali per rimettere in sicurezza e poi ricostruire e restaurare il centro storico. È passato un mese e invece ci sono solo due gru di ditte di fuori».

Impressionante l’unità del Consiglio comunale nella critica al decreto del governo. Opposizione al progetto di ricostruzione che è sfociata nell’approvazione di un documento che cerca di ridare un ruolo centrale al Comune. «Se non ci sono coperture nel decreto non me ne può fregare di meno - ha risposto alle critiche Bertolaso -. Io sono sempre riuscito a trovare i soldi per gli interventi. Il mio impegno è quello di riuscirci anche questa volta».

Il decisionismo del capo della Protezione civile, però, non ha rasserenato il clima dell’assemblea. Soprattutto quando Bertolaso ha dichiarato che «il tempo di rientro per gli abitanti del centro storico sarà di anni». Minimo cinque, ha fatto intendere. Intanto, emergono le tensioni all’interno della macchina dei soccorsi stessi. Sono stati segnalati episodi che la ferrea militarizzazione del territorio non riesce più a mascherare e che diventano spesso argomento di polemica fra soccorritori e soccorsi.

mercoledì 6 maggio 2009

Domani 21 Aprile 2009 Artisti uniti per l'Abruzzo



Tra le nuvole e i sassi passano i sogni di tutti (Ligabue)
passa il sole ogni giorno senza mai tardare. (Tiziano Ferro)
Dove sarò domani? (Enrico Ruggeri)
Dove sarò? (Gianni Morandi)
Tra le nuvole e il mare c'è una stazione di posta (Franco Battiato)
uno straccio di stella messa lì a consolare (Massimo Ranieri)
sul sentiero infinito (Max Pezzali)
del maestrale (Eugenio Finardi)
Day by day (Zucchero)
Day by day (Cesare Cremonini)
hold me shine on me. (Zucchero)
shine on me (Cesare Cremonini)
Day by day save me shine on me (Zucchero, Carmen Consoli, Mauro Pagani, Cesare Cremonini, Eugenio Finardi)
Ma domani, domani, domani, lo so (Francesco Renga)
Lo so che si passa il confine, (Roberto Vecchioni)
E di nuovo la vita (Mauro Pagani)
sembra fatta per te (Giuliano Palma)
e comincia (Elio)
domani (Elio e Le Storie Tese, Vittorio Cosma )
domani è già qui (Jovanotti)

rap 1 Estraggo un foglio nella risma nascosto scrivo e non riesco forse perché il sisma mha scosso (Caparezza)
rap 2 Ogni vita che salvi, ogni pietra che poggi, fa pensare a domani ma puoi farlo solo oggi (Frankie Hi Energy)

e la vita la vita si fa grande così (Gianluca Grignani)
e comincia domani (Giuliano Sangiorgi)
Tra le nuvole e il mare si può fare e rifare (Claudio Baglioni)
con un pò di fortuna (Ron)
si può dimenticare. (Luca Carboni)
Dove sarò (Baustelle)
domani? Dove sarò? (Samuele Bersani e Baustelle)
oh oh oh (coro: Carmen Consoli, Antonella Ruggiero, Alioscia, Pacifico, Mango, Massimo Ranieri, Bluvertigo, Nek, Giuliano Palma, Antonello Venditti, Roberto Vecchioni, Albano)

rap 3 Dove sarò domani che ne sarà dei miei sogni infranti, dei miei piani
Dove sarò domani, tendimi le mani, tendimi le mani (Marracash)

Tra le nuvole e il mare si può andare e andare (Laura Pausini)
sulla scia delle navi di là del temporale (Carmen Consoli)
e qualche volta si vede (Nek)
domani (Antonello Venditti)
una luce di prua (Nek)
e qualcuno grida: Domani (Antonello Venditti)

rap 4 Come laquila che vola
libera tra il cielo e i sassi siamo sempre diversi e siamo sempre gli stessi,
hai fatto il massimo e il massimo non è bastato e non sapevi piangere e adesso
che hai imparato non bastano le lacrime ad impastare il calcestruzzo
eccoci qua cittadini dAbruzzo
e aumentano dintensità le lampadine una frazione di
secondo prima della finee la tua mamma,
la tua patria da ricostruire,
comu le scole, le case e specialmente lu core
e puru nu postu cu facimu lamore
(Jovanotti, J Ax, Fabri Fibra e in chiusura Sud Sound System)

non siamo così soli (Giuliano Sangiorgi)
a fare castelli in aria (J Ax e Fabri Fibra)
non siamo così soli (Giuliano Sangiorgi)
sulla stessa barca (J Ax , Fabri Fibra)
non siamo così soli (Giorgia)
a fare castelli in aria (J Ax e Fabri Fibra)
non siamo così soli (Giorgia)
a stare bene in Italia (J Ax e Fabri Fibra)
sulla stessa barca (J Ax)
a immaginare un nuovo giorno in Italia (Giorgia, Giusy Ferreri, Dolcenera, Mario Venuti, Jovanotti, J Ax, Fabri Fibra)
Tra le nuvole e il mare si può andare, andare
Sulla scia delle navi di là dal temporale (Piero Pelù)
Qualche volta si vede una luce di prua e qualcuno grida, domani (Morgan)
Non siamo così soli (Giorgia, Mario Venuti, Giusy Ferreri, Dolcenera, Giuliano Sangiorgi)
(tromba solo di Roy Paci)
Domani è già qui
Domani è già qui (Jovanotti, Marracash, FabriFibra, J Ax)
(Assolo violino Mauro Pagani)
Ma domani domani, domani lo so, lo so, che si passa il confine (Gianna Nannini)
E di nuovo la vita sembra fatta per te e comincia (Elisa)
domani (Sud Sound System)
Tra le nuvole e il mare, si può fare e rifare
Con un pò di fortuna si può dimenticare (Manuel Agnelli Afterhours)
E di nuovo la vita, sembra fatta per te (Mango)
E comincia (Niccolò Fabi)
(coro finale)
domani
E domani domani, domani lo so
Lo so che si passa il confine
E di nuovo la vita sembra fatta per te
E comincia domani
(Manuel Agnelli, Dolcenera, Zucchero, Niccolò Fabi, Pacifico, Giusy Ferreri, Alioscia, Pacifico, Max Pezzali, Caparezza, Niccolò Agliardi, Luca Carboni, Roy Paci, Tricarico, Ron, Giuliano Sangiorgi, negramaro, Negrita, Giorgia, Francesco Renga, Malika Ayane, Laura Pausini, Morgan, Jovanotti, Massimo Ranieri, Nek, Enrico Ruggeri, Piero Pelù, Antonello Venditti, Roberto Vecchioni, Carmen Consoli, Mango, Cesare Cremonini, Saturnino)
Domani è già qui, domani è già qui (Jovanotti)

(Mauro Pagani)
© Macù Ed. Mus. S.a.s.
(P) 2009 Sugarmusic S.p.a.
Domani 21-04-09 - SALVIAMO L'ARTE IN ABRUZZO
Conto Corrente n° 95882221 intestato al Ministero dei Beni Culturali
IBAN:IT-85-X-07601-03200-000095882221 , BIC / SWIFT: BPPIITRRXXX
Causale "Domani 21-04-09".
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Tra le nuvole e i sassi passano i sogni di tutti (Ligabue)
passa il sole ogni giorno senza mai tardare. (Tiziano Ferro)
Dove sarò domani? (Enrico Ruggeri)
Dove sarò? (Gianni Morandi)
Tra le nuvole e il mare c'è una stazione di posta (Franco Battiato)
uno straccio di stella messa lì a consolare (Massimo Ranieri)
sul sentiero infinito (Max Pezzali)
del maestrale (Eugenio Finardi)
Day by day (Zucchero)
Day by day (Cesare Cremonini)
hold me shine on me. (Zucchero)
shine on me (Cesare Cremonini)
Day by day save me shine on me (Zucchero, Carmen Consoli, Mauro Pagani, Cesare Cremonini, Eugenio Finardi)
Ma domani, domani, domani, lo so (Francesco Renga)
Lo so che si passa il confine, (Roberto Vecchioni)
E di nuovo la vita (Mauro Pagani)
sembra fatta per te (Giuliano Palma)
e comincia (Elio)
domani (Elio e Le Storie Tese, Vittorio Cosma )
domani è già qui (Jovanotti)

rap 1 Estraggo un foglio nella risma nascosto scrivo e non riesco forse perché il sisma mha scosso (Caparezza)
rap 2 Ogni vita che salvi, ogni pietra che poggi, fa pensare a domani ma puoi farlo solo oggi (Frankie Hi Energy)

e la vita la vita si fa grande così (Gianluca Grignani)
e comincia domani (Giuliano Sangiorgi)
Tra le nuvole e il mare si può fare e rifare (Claudio Baglioni)
con un pò di fortuna (Ron)
si può dimenticare. (Luca Carboni)
Dove sarò (Baustelle)
domani? Dove sarò? (Samuele Bersani e Baustelle)
oh oh oh (coro: Carmen Consoli, Antonella Ruggiero, Alioscia, Pacifico, Mango, Massimo Ranieri, Bluvertigo, Nek, Giuliano Palma, Antonello Venditti, Roberto Vecchioni, Albano)

rap 3 Dove sarò domani che ne sarà dei miei sogni infranti, dei miei piani
Dove sarò domani, tendimi le mani, tendimi le mani (Marracash)

Tra le nuvole e il mare si può andare e andare (Laura Pausini)
sulla scia delle navi di là del temporale (Carmen Consoli)
e qualche volta si vede (Nek)
domani (Antonello Venditti)
una luce di prua (Nek)
e qualcuno grida: Domani (Antonello Venditti)

rap 4 Come laquila che vola
libera tra il cielo e i sassi siamo sempre diversi e siamo sempre gli stessi,
hai fatto il massimo e il massimo non è bastato e non sapevi piangere e adesso
che hai imparato non bastano le lacrime ad impastare il calcestruzzo
eccoci qua cittadini dAbruzzo
e aumentano dintensità le lampadine una frazione di
secondo prima della finee la tua mamma,
la tua patria da ricostruire,
comu le scole, le case e specialmente lu core
e puru nu postu cu facimu lamore
(Jovanotti, J Ax, Fabri Fibra e in chiusura Sud Sound System)

non siamo così soli (Giuliano Sangiorgi)
a fare castelli in aria (J Ax e Fabri Fibra)
non siamo così soli (Giuliano Sangiorgi)
sulla stessa barca (J Ax , Fabri Fibra)
non siamo così soli (Giorgia)
a fare castelli in aria (J Ax e Fabri Fibra)
non siamo così soli (Giorgia)
a stare bene in Italia (J Ax e Fabri Fibra)
sulla stessa barca (J Ax)
a immaginare un nuovo giorno in Italia (Giorgia, Giusy Ferreri, Dolcenera, Mario Venuti, Jovanotti, J Ax, Fabri Fibra)
Tra le nuvole e il mare si può andare, andare
Sulla scia delle navi di là dal temporale (Piero Pelù)
Qualche volta si vede una luce di prua e qualcuno grida, domani (Morgan)
Non siamo così soli (Giorgia, Mario Venuti, Giusy Ferreri, Dolcenera, Giuliano Sangiorgi)
(tromba solo di Roy Paci)
Domani è già qui
Domani è già qui (Jovanotti, Marracash, FabriFibra, J Ax)
(Assolo violino Mauro Pagani)
Ma domani domani, domani lo so, lo so, che si passa il confine (Gianna Nannini)
E di nuovo la vita sembra fatta per te e comincia (Elisa)
domani (Sud Sound System)
Tra le nuvole e il mare, si può fare e rifare
Con un pò di fortuna si può dimenticare (Manuel Agnelli Afterhours)
E di nuovo la vita, sembra fatta per te (Mango)
E comincia (Niccolò Fabi)
(coro finale)
domani
E domani domani, domani lo so
Lo so che si passa il confine
E di nuovo la vita sembra fatta per te
E comincia domani
(Manuel Agnelli, Dolcenera, Zucchero, Niccolò Fabi, Pacifico, Giusy Ferreri, Alioscia, Pacifico, Max Pezzali, Caparezza, Niccolò Agliardi, Luca Carboni, Roy Paci, Tricarico, Ron, Giuliano Sangiorgi, negramaro, Negrita, Giorgia, Francesco Renga, Malika Ayane, Laura Pausini, Morgan, Jovanotti, Massimo Ranieri, Nek, Enrico Ruggeri, Piero Pelù, Antonello Venditti, Roberto Vecchioni, Carmen Consoli, Mango, Cesare Cremonini, Saturnino)
Domani è già qui, domani è già qui (Jovanotti)

(Mauro Pagani)
© Macù Ed. Mus. S.a.s.
(P) 2009 Sugarmusic S.p.a.
Domani 21-04-09 - SALVIAMO L'ARTE IN ABRUZZO
Conto Corrente n° 95882221 intestato al Ministero dei Beni Culturali
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martedì 5 maggio 2009

L'Aquila e il decreto abracadabra


E' stato ribattezzato "decreto abracadabra" per le innumerevoli devianze creative con le quali accompagna il processo di ricostruzione dell'Aquila e dei paesini circostanti. La luna di miele tra gli abruzzesi e Silvio Berlusconi ha subito una prima e significativa increspatura. La lettura approfondita del decreto legge, e la verifica che i soldi all'Abruzzo in gran parte (4,7 miliardi di euro) saranno racimolati dall'indizione di nuove lotterie, dagli interventi sul lotto, e dai sempreverdi provvedimenti anti-evasione, soldi veri niente, e che in più le risorse saranno spalmate su un periodo lunghissimo (da oggi al 2033) hanno creato fremiti di rabbia dapprima isolati e poi sempre più partecipati.

Il tam tam ("Berlusconi ci inganna!") è iniziato, e non è una novità, sui blog. Prima Facebook e poi i partiti. Prima i conclavi nelle tende poi le riunioni istituzionali. Una giovane donna, Rosella Graziani, che sa far di conto, ha messo a frutto tutto il tempo ritrovato e fino alla settimana scorsa inutilizzato per radiografare il decreto legge e poi bollarlo in una lettera pubblica: "Mai nella storia dei terremoti italiani avevamo assistito a una ingiustizia tanto grande e a un tale cumulo di menzogne che ha ricoperto L'Aquila più di quanto non abbiano fatto le macerie".

Quali le menzogne e dove l'inganno? I soldi veri, il cash disponibile che Tremonti rende immediatamente spendibile si aggira sul miliardo di euro. Tolte le spese per l'emergenza, restano 700 milioni di euro destinati alla costruzione delle casette temporanee. E qui il primo punto: 400 milioni saranno spesi per edificarle nel 2009 e 300 milioni nel 2010. Se ne dovrebbe dedurre che la totalità delle case provvisorie sarebbero, è bene riusare il condizionale, realizzate totalmente entro l'anno prossimo. Dunque qualcuno avrebbe un tetto a settembre, qualcuno a ottobre, qualche altro a gennaio, o nella primavera che verrà. E' così? E' il dubbio, maledetto, che affligge e turba.

Secondo punto: le casette sono sì temporanee ma il decreto le definisce "a durevole utilizzazione". Durevole. Moduli abitativi condominiali, magari lindi e comodi, a due o tre piani. In legno. Ecocompatibili, risparmiosi, caldi. Perfetti. Possono durare decenni.
E dunque: sarebbero provvisori ma purtroppo paiono proprio definitivi. E, questa è una certezza, sono le uniche costruzioni ad avere pronta una linea di finanziamento. Piccole e sparse new town. New town aveva detto Berlusconi, no? E le case vere? Quelle di pietra?

Qui la seconda questione campale: sembra, a scorrere gli allegati al decreto, che Berlusconi non possa concedere più di 150 mila euro per la ricostruzione dell'abitazione principale. E per di più questi soldi sarebbero veri fino a un certo punto, perciò la definizione di decreto abracadabra. 50 mila euro li concederebbe - cash - il governo; 50 mila li tramuterebbe in credito di imposta (anticipata dalla famiglia terremotata e ammortizzata in un arco temporale di 22 anni); altri cinquantamila sarebbero coperti con un mutuo a tasso agevolato a carico però del destinatario del contributo.

Non si sa bene ancora se sarà così strutturato il fondo. Le norme del decreto possono subire fino al prossimo giovedì emendamenti e correzioni. Quel che comunque sembra chiaro è che la somma ipotizzata (150 mila euro) ammesso che venga confermata, sarà sufficiente per una casa di tipo popolare e di nuova costruzione, ma totalmente sottodimensionata per finanziare i lavori di recupero e restauro conservativo. Nel centro storico dell'Aquila ci sono 800 edifici pubblici e 320 edifici privati, sottoposti a vincoli per il loro pregio.

Recuperi dispendiosi economicamente e, secondo questo decreto, sostanzialmente a carico dei privati.
Così ieri i sindaci delle aree terremotate si sono ritrovati in conclave e hanno iniziato in un borbottio che è poi sfociato in un documento di dura protesta. "Vogliamo vedere nero su bianco i soldi per la ricostruzione e non solo quelli per le casette transitorie. L'Aquila va costruita dov'era e com'era. Così non sarà: a leggere il decreto i tempi sono dilatati fino al 2033, una data ridicola", ha dichiarato la presidente della Provincia Stefania Pezzopane.

Ai dubbi che già gonfiano i primi timori si aggiunge poi l'offesa istituzionale subita dagli enti locali. Il governo, promotore della prima legge costituzionale a vocazione federalista, ha accentrato ogni potere di spesa negando finanche al sindaco dell'Aquila, città epicentro del terremoto e capoluogo di regione, le funzioni commissariali esecutive. Penserà a tutto, come al solito, Guido Bertolaso...

Fonte:
La Repubblica 5 maggio 2009
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E' stato ribattezzato "decreto abracadabra" per le innumerevoli devianze creative con le quali accompagna il processo di ricostruzione dell'Aquila e dei paesini circostanti. La luna di miele tra gli abruzzesi e Silvio Berlusconi ha subito una prima e significativa increspatura. La lettura approfondita del decreto legge, e la verifica che i soldi all'Abruzzo in gran parte (4,7 miliardi di euro) saranno racimolati dall'indizione di nuove lotterie, dagli interventi sul lotto, e dai sempreverdi provvedimenti anti-evasione, soldi veri niente, e che in più le risorse saranno spalmate su un periodo lunghissimo (da oggi al 2033) hanno creato fremiti di rabbia dapprima isolati e poi sempre più partecipati.

Il tam tam ("Berlusconi ci inganna!") è iniziato, e non è una novità, sui blog. Prima Facebook e poi i partiti. Prima i conclavi nelle tende poi le riunioni istituzionali. Una giovane donna, Rosella Graziani, che sa far di conto, ha messo a frutto tutto il tempo ritrovato e fino alla settimana scorsa inutilizzato per radiografare il decreto legge e poi bollarlo in una lettera pubblica: "Mai nella storia dei terremoti italiani avevamo assistito a una ingiustizia tanto grande e a un tale cumulo di menzogne che ha ricoperto L'Aquila più di quanto non abbiano fatto le macerie".

Quali le menzogne e dove l'inganno? I soldi veri, il cash disponibile che Tremonti rende immediatamente spendibile si aggira sul miliardo di euro. Tolte le spese per l'emergenza, restano 700 milioni di euro destinati alla costruzione delle casette temporanee. E qui il primo punto: 400 milioni saranno spesi per edificarle nel 2009 e 300 milioni nel 2010. Se ne dovrebbe dedurre che la totalità delle case provvisorie sarebbero, è bene riusare il condizionale, realizzate totalmente entro l'anno prossimo. Dunque qualcuno avrebbe un tetto a settembre, qualcuno a ottobre, qualche altro a gennaio, o nella primavera che verrà. E' così? E' il dubbio, maledetto, che affligge e turba.

Secondo punto: le casette sono sì temporanee ma il decreto le definisce "a durevole utilizzazione". Durevole. Moduli abitativi condominiali, magari lindi e comodi, a due o tre piani. In legno. Ecocompatibili, risparmiosi, caldi. Perfetti. Possono durare decenni.
E dunque: sarebbero provvisori ma purtroppo paiono proprio definitivi. E, questa è una certezza, sono le uniche costruzioni ad avere pronta una linea di finanziamento. Piccole e sparse new town. New town aveva detto Berlusconi, no? E le case vere? Quelle di pietra?

Qui la seconda questione campale: sembra, a scorrere gli allegati al decreto, che Berlusconi non possa concedere più di 150 mila euro per la ricostruzione dell'abitazione principale. E per di più questi soldi sarebbero veri fino a un certo punto, perciò la definizione di decreto abracadabra. 50 mila euro li concederebbe - cash - il governo; 50 mila li tramuterebbe in credito di imposta (anticipata dalla famiglia terremotata e ammortizzata in un arco temporale di 22 anni); altri cinquantamila sarebbero coperti con un mutuo a tasso agevolato a carico però del destinatario del contributo.

Non si sa bene ancora se sarà così strutturato il fondo. Le norme del decreto possono subire fino al prossimo giovedì emendamenti e correzioni. Quel che comunque sembra chiaro è che la somma ipotizzata (150 mila euro) ammesso che venga confermata, sarà sufficiente per una casa di tipo popolare e di nuova costruzione, ma totalmente sottodimensionata per finanziare i lavori di recupero e restauro conservativo. Nel centro storico dell'Aquila ci sono 800 edifici pubblici e 320 edifici privati, sottoposti a vincoli per il loro pregio.

Recuperi dispendiosi economicamente e, secondo questo decreto, sostanzialmente a carico dei privati.
Così ieri i sindaci delle aree terremotate si sono ritrovati in conclave e hanno iniziato in un borbottio che è poi sfociato in un documento di dura protesta. "Vogliamo vedere nero su bianco i soldi per la ricostruzione e non solo quelli per le casette transitorie. L'Aquila va costruita dov'era e com'era. Così non sarà: a leggere il decreto i tempi sono dilatati fino al 2033, una data ridicola", ha dichiarato la presidente della Provincia Stefania Pezzopane.

Ai dubbi che già gonfiano i primi timori si aggiunge poi l'offesa istituzionale subita dagli enti locali. Il governo, promotore della prima legge costituzionale a vocazione federalista, ha accentrato ogni potere di spesa negando finanche al sindaco dell'Aquila, città epicentro del terremoto e capoluogo di regione, le funzioni commissariali esecutive. Penserà a tutto, come al solito, Guido Bertolaso...

Fonte:
La Repubblica 5 maggio 2009

mercoledì 29 aprile 2009

Arrivano i soldi per il terremoto, dai poveri e dal Sud....



All’Abruzzo per ora arriverà un miliardo e 100 milioni. L’anno prossimo 539 milioni. Il resto degli 8 miliardi annunciati arriverà tra il 2011 al 2033, con stanziamenti progressivi (330 milioni nel 20011; 468 l’anno dopo, 500 nel 2013) che a un certo punto decrescono, fino a toccare 2,9 milioni di euro tra 20 anni.

Come dire: chi vivrà vedrà.

Non è l’unica beffa contenuta nel decreto per la ricostruzione, firmato martedì dal presidente della Repubblica.
Agli stanziamenti, infatti, si provvede con corrispondenti tagli al Fas (fondo aree sottoutilizzate), al bonus famiglia (300 milioni), alla spesa farmaceutica e grazie a nuove entrate garantite da lotterie e slot machines.

Insomma, pagano i poveri e il sud.


Il ministro Giulio Tremonti si era vantato che non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani. «Nessuna nuova tassa», aveva declamato rassicurando Confindustria. E visto che c’era ha pensato di mettere le mani nelle tasche (semi-vuote) dei più poveri.
C’è un altro combinato disposto, poi, che rischia di trasformare l’operazione Abruzzo in una vera manovra in favore dei «protetti». Presentando le misure, infatti, Tremonti non ha escluso l’eventualità di un’altra sanatoria fiscale: quella sul rientro dei capitali illegalmente esportati.

Risorse frutto di riciclaggio, di corruzione e di evasione, «ripulite» con un obolo alleggerito.
È destinato ai più bisognosi, ai nuclei in difficoltà, a chi ha un figlio handicappato a carico, o un anziano. Quello strumento (il primo a considerare il reddito familiare, e non del singolo, e per questo contrabbandato come inizio del quoziente familiare tanto caro alle formazioni cattoliche). Era pensato per una platea di 6,45 milioni di famiglie, che potevano aspirare a un contributo tra i 100 e i mille euro, per una spesa complessiva di quasi due miliardi.

Come mai sono «avanzati» 300 milioni? Come mai è bastato un miliardo e 700 milioni invece dei due stimati? Ci sono meno poveri del previsto (anche in tempo di crisi) o hanno sbagliato i calcoli all’inizio? La verità, purtroppo, è un’altra, e somiglia molto alle vicende legate alla social card (ancora i poveri).

Per ottenere quel bonus, infatti, è stato costruito un percorso con tali e tanti ostacoli, che ottenerlo equivale a vincere un terno al lotto. Nel sito www.nelmerito.it l’economista Franco Osculati lo definisce «lunare». Prima di tutto è a richiesta (non automatico).

La domanda è a carico del datore di lavoro che «eroga il beneficio, secondo l’ordine di presentazione delle richieste nei limiti del monte ritenute e contributi nel mese di febbraio 2009. - spiega Osculati - Nel caso i sostituti d’imposta non provvedano, per insufficienza di tale "monte", gli interessati potranno ri–presentare istanza entro giugno all’agenzia delle entrate. In aggiunta, a cura dei sostituti, delle domande dovrà rimanere traccia nei modelli 770, dovrà essere data informazione, entro aprile, all’Agenzia delle entrate e dovrà essere conservata copia per tre anni». Una vera gimcana, che dovrebbe essere ancora in corso. ma siccome del bonus non parla più nessuno, si suppone che le richieste termineranno. Senza domande, scompaiono anche i poveri e le emergenze.


Una buona fetta delle risorse da utilizzare subito proviene dai giochi (500 milioni). Anche qui il rischio è che si sfruttino i poveri, di solito dipendenti dal vizio delle scommesse.

Il ministero prevede «nuove lotterie ad estrazione istantanea», «ulteriori modalità del gioco del lotto», «l’apertura delle tabaccherie anche nei giorni festivi». Il decreto fa cenno anche all’ipotesi di giochi da attuare nei supermercati. È prevista infatti «l’attivazione di nuovi giochi di sorte legati ai consumi». Ma il grande affare arriverà con le nuove slot machines e con nuove possibilità di poker on line. L’introduzione di macchine di nuova generazione, con il collegamento diretto all’anagrafe, consentirà di incassare per ogni macchinario cambiato una una tantum di 15mila euro: pr attrarre più giocatori, potrebbe abbassarsi la giocata minima a 50 centesimi (oggi è 3 euro) e alzarsi la vincita massima da 10 a 50mila euro.


Fonte: L'Unità 28 aprile 2009
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All’Abruzzo per ora arriverà un miliardo e 100 milioni. L’anno prossimo 539 milioni. Il resto degli 8 miliardi annunciati arriverà tra il 2011 al 2033, con stanziamenti progressivi (330 milioni nel 20011; 468 l’anno dopo, 500 nel 2013) che a un certo punto decrescono, fino a toccare 2,9 milioni di euro tra 20 anni.

Come dire: chi vivrà vedrà.

Non è l’unica beffa contenuta nel decreto per la ricostruzione, firmato martedì dal presidente della Repubblica.
Agli stanziamenti, infatti, si provvede con corrispondenti tagli al Fas (fondo aree sottoutilizzate), al bonus famiglia (300 milioni), alla spesa farmaceutica e grazie a nuove entrate garantite da lotterie e slot machines.

Insomma, pagano i poveri e il sud.


Il ministro Giulio Tremonti si era vantato che non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani. «Nessuna nuova tassa», aveva declamato rassicurando Confindustria. E visto che c’era ha pensato di mettere le mani nelle tasche (semi-vuote) dei più poveri.
C’è un altro combinato disposto, poi, che rischia di trasformare l’operazione Abruzzo in una vera manovra in favore dei «protetti». Presentando le misure, infatti, Tremonti non ha escluso l’eventualità di un’altra sanatoria fiscale: quella sul rientro dei capitali illegalmente esportati.

Risorse frutto di riciclaggio, di corruzione e di evasione, «ripulite» con un obolo alleggerito.
È destinato ai più bisognosi, ai nuclei in difficoltà, a chi ha un figlio handicappato a carico, o un anziano. Quello strumento (il primo a considerare il reddito familiare, e non del singolo, e per questo contrabbandato come inizio del quoziente familiare tanto caro alle formazioni cattoliche). Era pensato per una platea di 6,45 milioni di famiglie, che potevano aspirare a un contributo tra i 100 e i mille euro, per una spesa complessiva di quasi due miliardi.

Come mai sono «avanzati» 300 milioni? Come mai è bastato un miliardo e 700 milioni invece dei due stimati? Ci sono meno poveri del previsto (anche in tempo di crisi) o hanno sbagliato i calcoli all’inizio? La verità, purtroppo, è un’altra, e somiglia molto alle vicende legate alla social card (ancora i poveri).

Per ottenere quel bonus, infatti, è stato costruito un percorso con tali e tanti ostacoli, che ottenerlo equivale a vincere un terno al lotto. Nel sito www.nelmerito.it l’economista Franco Osculati lo definisce «lunare». Prima di tutto è a richiesta (non automatico).

La domanda è a carico del datore di lavoro che «eroga il beneficio, secondo l’ordine di presentazione delle richieste nei limiti del monte ritenute e contributi nel mese di febbraio 2009. - spiega Osculati - Nel caso i sostituti d’imposta non provvedano, per insufficienza di tale "monte", gli interessati potranno ri–presentare istanza entro giugno all’agenzia delle entrate. In aggiunta, a cura dei sostituti, delle domande dovrà rimanere traccia nei modelli 770, dovrà essere data informazione, entro aprile, all’Agenzia delle entrate e dovrà essere conservata copia per tre anni». Una vera gimcana, che dovrebbe essere ancora in corso. ma siccome del bonus non parla più nessuno, si suppone che le richieste termineranno. Senza domande, scompaiono anche i poveri e le emergenze.


Una buona fetta delle risorse da utilizzare subito proviene dai giochi (500 milioni). Anche qui il rischio è che si sfruttino i poveri, di solito dipendenti dal vizio delle scommesse.

Il ministero prevede «nuove lotterie ad estrazione istantanea», «ulteriori modalità del gioco del lotto», «l’apertura delle tabaccherie anche nei giorni festivi». Il decreto fa cenno anche all’ipotesi di giochi da attuare nei supermercati. È prevista infatti «l’attivazione di nuovi giochi di sorte legati ai consumi». Ma il grande affare arriverà con le nuove slot machines e con nuove possibilità di poker on line. L’introduzione di macchine di nuova generazione, con il collegamento diretto all’anagrafe, consentirà di incassare per ogni macchinario cambiato una una tantum di 15mila euro: pr attrarre più giocatori, potrebbe abbassarsi la giocata minima a 50 centesimi (oggi è 3 euro) e alzarsi la vincita massima da 10 a 50mila euro.


Fonte: L'Unità 28 aprile 2009

lunedì 27 aprile 2009

Giuliani - L'uomo che ci salvò la vita





Il video di Claudio Messora censurato da Youtube
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Il video di Claudio Messora censurato da Youtube

giovedì 23 aprile 2009

ABRUZZO - PROTESTE PER FREDDO E DISAGI NELLE TENDOPOLI





ABRUZZO - PROTESTE PER FREDDO E DISAGI NELLE TENDOPOLI, TG1 DEL 21/04/09

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ABRUZZO - PROTESTE PER FREDDO E DISAGI NELLE TENDOPOLI, TG1 DEL 21/04/09

aumentano le difficoltà degli sfollati: L'Aquila, freddo e tendopoli allagate


Pioggia, e poi freddo e fango. Per tutto il giorno, dalla notte prima, ininterrottamente, il maltempo si è abbattuto sull'Aquila. Disagi a non finire, soprattutto nelle tendopoli. In tutte; in quelle cittadine, dove molte tende sono allagate e in quelle dei paesi, dove spesso non c'è neanche l'energia elettrica, una stufetta per riscaldarsi. Anziani e disabili le persone più colpite, con difficoltà a recarsi nei bagni chimici, sotto la pioggia torrenziale. Non tutte le tendopoli sono riuscite a creare percorsi di ghiaia e solo chi ha gli stivali riesce a muoversi nel fango.

Anche le lunghe file per prendere il pasto ieri sono state ostacolate dalla pioggia. Bambini, anziani e disabili sono stati serviti, grazie alla disponibilità di volontari e protezione civile, direttamente nelle tende. L'idea di potersi lavare rimane un sogno. «Abbiamo la tenda allagata – ha raccontato una mamma con tre bambini nella tendopoli di Piazza d'Armi – i materassi dei bambini sono fradici, qui non possiamo più rimanere. Ma negli alberghi della costa non c'è posto, e noi non abbiamo raccomandazioni».

Una storia che in questi giorni torna prepotentemente alla ribalta, quella della divisione degli sfollati tra alberghi, camping e tendopoli. Giornate difficili nelle tendopoli dell'aquilano ma giornate difficili anche per gli sfollati sulla costa. Dopo il terremoto c'è il rischio frane e quello degli allagamenti. Il fiume Vomano, nel Teramano è a rischio esondazione. Chiusi al traffico tutti i ponti, disagi al traffico e rischio di frane. Nella zona della foce del fiume, tra i Comuni di Roseto degli Abruzzi e di Pineto (nella frazione di Scerne) sono stati evacuati i campeggi che ospitavano gli aquilani sfollati per il terremoto. Un altro, ulteriore, disagio a cui vengono sottoposti.

«Stiamo monitorando la situazione – ha detto il presidente della Provincia di Teramo, Ernino D'Agostino – ed abbiamo allertato l'unità di crisi operante all'interno della Provincia. Siamo inoltre in contatto con il prefetto di Teramo per qualsiasi emergenza». La situazione difficile non è solo in provincia di Teramo ma anche in quella di Pescara. Il fiume Saline è a rischio esondazione, a Montesilvano, nella zona di Villa Carmine. Lo ha comunicato la Regione Abruzzo al Comune, e l'amministrazione guidata da Pasquale Cordoma si è attivata facendo transennare la zona dai vigili. In quel tratto il livello del corso d'acqua ha superato la soglia di allarme (e ha raggiunto i 3,33 metri) per cui la Regione ha sollecitato l'attivazione del monitoraggio nelle zone esposte a rischio. In Abruzzo le previsioni prevedono brutto tempo anche per la giornata di oggi.

Oltre ai disagi dei terremotati a L'Aquila cresce l'apprensione anche nel resto della regione. E' ancora viva nella memoria l'alluvione di due anni fa a Tortoreto, che causò milioni di euro di danni, e il blocco di numerose attività economiche. Sul fronte dell'inchiesta il procuratore de L'Aquila, Alfredo Rossini, ha detto che nei prossimi giorni ci potrebbero essere sviluppi con i primi indagati.

Fonte:Il Tempo

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Pioggia, e poi freddo e fango. Per tutto il giorno, dalla notte prima, ininterrottamente, il maltempo si è abbattuto sull'Aquila. Disagi a non finire, soprattutto nelle tendopoli. In tutte; in quelle cittadine, dove molte tende sono allagate e in quelle dei paesi, dove spesso non c'è neanche l'energia elettrica, una stufetta per riscaldarsi. Anziani e disabili le persone più colpite, con difficoltà a recarsi nei bagni chimici, sotto la pioggia torrenziale. Non tutte le tendopoli sono riuscite a creare percorsi di ghiaia e solo chi ha gli stivali riesce a muoversi nel fango.

Anche le lunghe file per prendere il pasto ieri sono state ostacolate dalla pioggia. Bambini, anziani e disabili sono stati serviti, grazie alla disponibilità di volontari e protezione civile, direttamente nelle tende. L'idea di potersi lavare rimane un sogno. «Abbiamo la tenda allagata – ha raccontato una mamma con tre bambini nella tendopoli di Piazza d'Armi – i materassi dei bambini sono fradici, qui non possiamo più rimanere. Ma negli alberghi della costa non c'è posto, e noi non abbiamo raccomandazioni».

Una storia che in questi giorni torna prepotentemente alla ribalta, quella della divisione degli sfollati tra alberghi, camping e tendopoli. Giornate difficili nelle tendopoli dell'aquilano ma giornate difficili anche per gli sfollati sulla costa. Dopo il terremoto c'è il rischio frane e quello degli allagamenti. Il fiume Vomano, nel Teramano è a rischio esondazione. Chiusi al traffico tutti i ponti, disagi al traffico e rischio di frane. Nella zona della foce del fiume, tra i Comuni di Roseto degli Abruzzi e di Pineto (nella frazione di Scerne) sono stati evacuati i campeggi che ospitavano gli aquilani sfollati per il terremoto. Un altro, ulteriore, disagio a cui vengono sottoposti.

«Stiamo monitorando la situazione – ha detto il presidente della Provincia di Teramo, Ernino D'Agostino – ed abbiamo allertato l'unità di crisi operante all'interno della Provincia. Siamo inoltre in contatto con il prefetto di Teramo per qualsiasi emergenza». La situazione difficile non è solo in provincia di Teramo ma anche in quella di Pescara. Il fiume Saline è a rischio esondazione, a Montesilvano, nella zona di Villa Carmine. Lo ha comunicato la Regione Abruzzo al Comune, e l'amministrazione guidata da Pasquale Cordoma si è attivata facendo transennare la zona dai vigili. In quel tratto il livello del corso d'acqua ha superato la soglia di allarme (e ha raggiunto i 3,33 metri) per cui la Regione ha sollecitato l'attivazione del monitoraggio nelle zone esposte a rischio. In Abruzzo le previsioni prevedono brutto tempo anche per la giornata di oggi.

Oltre ai disagi dei terremotati a L'Aquila cresce l'apprensione anche nel resto della regione. E' ancora viva nella memoria l'alluvione di due anni fa a Tortoreto, che causò milioni di euro di danni, e il blocco di numerose attività economiche. Sul fronte dell'inchiesta il procuratore de L'Aquila, Alfredo Rossini, ha detto che nei prossimi giorni ci potrebbero essere sviluppi con i primi indagati.

Fonte:Il Tempo

Striscia la notizia dall'Abruzzo....

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martedì 21 aprile 2009

TERREMOTO E SEGRETI


Di Solange Manfredi



Dopo il terremoto che ha colpito l'Abruzzo vari paesi esteri ci hanno offerto aiuto. Erano pronti ad inviare uomini e mezzi. Il Governo ha rifiutato affermando che non ne avevamo bisogno.

Berlusconi ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Ringraziamo i paesi stranieri per la loro solidarietà, ma invitiamo a non inviare qui i loro aiuti. Siamo in grado di rispondere da soli alle esigenze, siamo un popolo fiero e di benessere, li ringrazio ma bastiamo da soli”.

Siamo in grado di rispondere da soli alle esigenze? Siamo un popolo fiero e di benessere? Bastiamo da soli? Ma se i terremotati dell'Irpinia è trent'anni che vivono in prefabbricati e cenano con pantegane che sono più grandi del mio cane (che pesa 45 kg).

Lì per lì ho pensato che il rifiuto fosse stato motivato dal fatto che è più difficile rubare se hai accanto volontari di paesi esteri dove per una evasione fiscale vai in galera per trent'anni. Potrebbero non capire che, da noi, in Italia fa curriculum avere una, o due, condanne passate in giudicato per entrare in parlamento, e che rubare gli aiuti a chi è stato colpito da una calamità è una prassi consolidata.

Poi ho letto che il Governo ha rifiutato gli aiuti di uomini e mezzi, ma accetterà volentieri quelli economici........sempre, ovviamente, perché siamo un popolo fiero e benestante.....soprattutto stanno molto bene quelli che riescono a rubare di più, ad aggiudicarsi la ricostruzione e non ricostruire o, nella migliore delle ipotesi, costruire con cemento “disarmato”.

Poi, però, una domanda mi è sorta spontanea: perché l'Italia non vuole personale straniero nelle zone colpite dal terremoto?
Così ho provato a cercare di capire cosa potesse esserci di “particolare” in quelle zone, in aiuto mi è arrivata la segnalazione di un nostro lettore, Pinco Ramone.


Due i risultati:

1. Sotto il Gran Sasso, a 1.400 metri sotto terra ci sono i Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS), i più grandi laboratori scientifici sotterranei del mondo. Detti laboratori sono di proprietà dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). In cosa consistano questi esperimenti è facile immaginarlo trattandosi di FISICA NUCLEARE, comunque qualcosa, solo qualcosa, è consultabile visitando il sito: http://www.lngs.infn.it/home_it.htm .

Quanto materiale chimico, radioattivo, nucleare era presente nei laboratori al momento del sisma? Quali esperimenti erano in corso? Ma sopratutto quali e quanti danni ha subito la struttura? Perché i media non fanno un solo cenno a tutto ciò? Interi paesi sono distrutti, l'Aquila è una città fantasma e del più grande laboratorio di fisica nucleare del mondo, situato a 1400 metri di profondità sotto il Gran Sasso, zona colpita dal sisma, non si dice nulla? Se le strutture hanno retto perché non dirlo? Cosa successo a 1400 metri di profondità?

2. Vicino a Sulmona, poi, sotto le colline di S. Cosimo vi è un notevole deposito militare, chilometri di tunnel sotterranei con tanto di ferrovia privata. Meno di un anno fa, il deposito di San Cosimo è stato al centro di un'aspra polemica che aveva costretto il generale di Corpo d'Armata Giorgio Ruggeri ad affermare: “Nel deposito militare di San Cosimo non c'è nulla che possa rappresentare un rischio ambientale o una contaminazione radiologica pericolosa per la salute della popolazione residente. Posso affermare con estrema certezza che gli ipotetici casi di malattia non sarebbero assolutamente collegati alla presenza del deposito e che non sarà smantellato perché rappresenta per l'Esercito una presenza strategica sul territorio”.

Personalmente non mi fido molto delle rassicurazioni date dall'esercito, sopratutto dopo quanto fatto con i nostri soldati e l'Uranio impoverito ( articolo su questo blog http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/12/vergognamoci-per-loro-3-migliaia-di.html )
in cui ricordiamo 2000 nostri soldati che hanno partecipato alle missioni all'estero sono tornati ammalati di tumore.

Dal 1977 vi erano circolari e relazioni scientifiche che avvertivano del pericolo dell'esposizione dei militari alle particelle di uranio impoverito, scarto nucleare usato per rafforzare gli armamenti. Dal 1984, erano state emanate, dalla Nato, precise norme di protezione per chi operava nelle zone a rischio. Ma l'Italia, che pure fa parte della Nato, sino al 1999 non recepisce.

Ma la vergogna più grande avviene dopo. Infatti, i nostri soldati, una volta ammalati, hanno chiesto un indennizzo al Ministero. Sapete cosa dovevano firmare per poter ottenere l'indennizzo? Dovevano firmare un foglio in cui affermavano di essersi ammalati per paura! Si esattamente così. Non per l'uranio impoverito, la cui pericolosità è provata da innumerevoli relazioni scientifiche, ma per “strizza da sentinella”.

Ora, se l'esercito tiene questo comportamento con i suoi soldati, con buona pace dello “spirito di corpo”, mi riesce difficile pensare che possa comportarsi con maggiore correttezza con la c.d. “popolazione civile”.

Ma, a parte questa mia considerazione personale, la domanda è un'altra: ha subito danni quel deposito? Se si, quali e quanti? Anche in questo caso, da parte dei media, assoluto silenzio. Segreto di Stato!

Dunque, nella zona colpita dal terremoto ci sono:

- il più grande laboratorio sotterraneo di fisica NUCLEARE del mondo;

- un deposito di armi (non si sa quali) ed esplosivi con tanto di ferrovia privata.
Perché nessuno ne parla? Cosa è successo a quelle strutture? Sono state danneggiate? Ci possono essere state fuoriuscite di materiale radioattivo?

Nulla, il più assoluto silenzio, meglio fare un servizio giornalistico sulle uova di pasqua nelle tendopoli.

Fonte:Paolo Franceschetti
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Di Solange Manfredi



Dopo il terremoto che ha colpito l'Abruzzo vari paesi esteri ci hanno offerto aiuto. Erano pronti ad inviare uomini e mezzi. Il Governo ha rifiutato affermando che non ne avevamo bisogno.

Berlusconi ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Ringraziamo i paesi stranieri per la loro solidarietà, ma invitiamo a non inviare qui i loro aiuti. Siamo in grado di rispondere da soli alle esigenze, siamo un popolo fiero e di benessere, li ringrazio ma bastiamo da soli”.

Siamo in grado di rispondere da soli alle esigenze? Siamo un popolo fiero e di benessere? Bastiamo da soli? Ma se i terremotati dell'Irpinia è trent'anni che vivono in prefabbricati e cenano con pantegane che sono più grandi del mio cane (che pesa 45 kg).

Lì per lì ho pensato che il rifiuto fosse stato motivato dal fatto che è più difficile rubare se hai accanto volontari di paesi esteri dove per una evasione fiscale vai in galera per trent'anni. Potrebbero non capire che, da noi, in Italia fa curriculum avere una, o due, condanne passate in giudicato per entrare in parlamento, e che rubare gli aiuti a chi è stato colpito da una calamità è una prassi consolidata.

Poi ho letto che il Governo ha rifiutato gli aiuti di uomini e mezzi, ma accetterà volentieri quelli economici........sempre, ovviamente, perché siamo un popolo fiero e benestante.....soprattutto stanno molto bene quelli che riescono a rubare di più, ad aggiudicarsi la ricostruzione e non ricostruire o, nella migliore delle ipotesi, costruire con cemento “disarmato”.

Poi, però, una domanda mi è sorta spontanea: perché l'Italia non vuole personale straniero nelle zone colpite dal terremoto?
Così ho provato a cercare di capire cosa potesse esserci di “particolare” in quelle zone, in aiuto mi è arrivata la segnalazione di un nostro lettore, Pinco Ramone.


Due i risultati:

1. Sotto il Gran Sasso, a 1.400 metri sotto terra ci sono i Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS), i più grandi laboratori scientifici sotterranei del mondo. Detti laboratori sono di proprietà dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). In cosa consistano questi esperimenti è facile immaginarlo trattandosi di FISICA NUCLEARE, comunque qualcosa, solo qualcosa, è consultabile visitando il sito: http://www.lngs.infn.it/home_it.htm .

Quanto materiale chimico, radioattivo, nucleare era presente nei laboratori al momento del sisma? Quali esperimenti erano in corso? Ma sopratutto quali e quanti danni ha subito la struttura? Perché i media non fanno un solo cenno a tutto ciò? Interi paesi sono distrutti, l'Aquila è una città fantasma e del più grande laboratorio di fisica nucleare del mondo, situato a 1400 metri di profondità sotto il Gran Sasso, zona colpita dal sisma, non si dice nulla? Se le strutture hanno retto perché non dirlo? Cosa successo a 1400 metri di profondità?

2. Vicino a Sulmona, poi, sotto le colline di S. Cosimo vi è un notevole deposito militare, chilometri di tunnel sotterranei con tanto di ferrovia privata. Meno di un anno fa, il deposito di San Cosimo è stato al centro di un'aspra polemica che aveva costretto il generale di Corpo d'Armata Giorgio Ruggeri ad affermare: “Nel deposito militare di San Cosimo non c'è nulla che possa rappresentare un rischio ambientale o una contaminazione radiologica pericolosa per la salute della popolazione residente. Posso affermare con estrema certezza che gli ipotetici casi di malattia non sarebbero assolutamente collegati alla presenza del deposito e che non sarà smantellato perché rappresenta per l'Esercito una presenza strategica sul territorio”.

Personalmente non mi fido molto delle rassicurazioni date dall'esercito, sopratutto dopo quanto fatto con i nostri soldati e l'Uranio impoverito ( articolo su questo blog http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/12/vergognamoci-per-loro-3-migliaia-di.html )
in cui ricordiamo 2000 nostri soldati che hanno partecipato alle missioni all'estero sono tornati ammalati di tumore.

Dal 1977 vi erano circolari e relazioni scientifiche che avvertivano del pericolo dell'esposizione dei militari alle particelle di uranio impoverito, scarto nucleare usato per rafforzare gli armamenti. Dal 1984, erano state emanate, dalla Nato, precise norme di protezione per chi operava nelle zone a rischio. Ma l'Italia, che pure fa parte della Nato, sino al 1999 non recepisce.

Ma la vergogna più grande avviene dopo. Infatti, i nostri soldati, una volta ammalati, hanno chiesto un indennizzo al Ministero. Sapete cosa dovevano firmare per poter ottenere l'indennizzo? Dovevano firmare un foglio in cui affermavano di essersi ammalati per paura! Si esattamente così. Non per l'uranio impoverito, la cui pericolosità è provata da innumerevoli relazioni scientifiche, ma per “strizza da sentinella”.

Ora, se l'esercito tiene questo comportamento con i suoi soldati, con buona pace dello “spirito di corpo”, mi riesce difficile pensare che possa comportarsi con maggiore correttezza con la c.d. “popolazione civile”.

Ma, a parte questa mia considerazione personale, la domanda è un'altra: ha subito danni quel deposito? Se si, quali e quanti? Anche in questo caso, da parte dei media, assoluto silenzio. Segreto di Stato!

Dunque, nella zona colpita dal terremoto ci sono:

- il più grande laboratorio sotterraneo di fisica NUCLEARE del mondo;

- un deposito di armi (non si sa quali) ed esplosivi con tanto di ferrovia privata.
Perché nessuno ne parla? Cosa è successo a quelle strutture? Sono state danneggiate? Ci possono essere state fuoriuscite di materiale radioattivo?

Nulla, il più assoluto silenzio, meglio fare un servizio giornalistico sulle uova di pasqua nelle tendopoli.

Fonte:Paolo Franceschetti

domenica 19 aprile 2009

Il sindaco chiese aiuto prima del sisma "Aiutateci, qui è già emergenza"


Il primo cittadino Massimo Cialente inviò un telegramma prima del terremoto
Il presidente della Provincia: "Si doveva intervenire senza aspettare la tragedia"


Di GIUSEPPE CAPORALE



L'AQUILA - Una richiesta d'aiuto. Cinque giorni prima della tragedia. Contenuta in un telegramma urgente. Una richiesta rimasta inascoltata. Mittente, il Comune dell'Aquila. Destinatari, la presidenza del Consiglio dei ministri (dipartimento della Protezione civile), il governatore della Regione Gianni Chiodi, l'assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati e la Prefettura dell'Aquila. Oggetto: una istanza per la dichiarazione dello "stato d'emergenza" per la città dell'Aquila, assieme alla segnalazione dello sciame sismico in corso, e di gravi lesioni ad edifici pubblici e privati. Per colpa del terremoto.

Già, perché all'Aquila il terremoto c'era già, da mesi, con una frequenza sismica ormai quotidiana. La scossa del 30 marzo scorso (con un quarto grado di magnitudo) aveva poi scatenato il panico in città con l'evacuazione di diversi uffici pubblici, oltre a lesioni gravi per migliaia di palazzi. Con una stima dei danni pari a 15 milioni di euro.

Era stata, fino a quel momento, la scossa più forte registrata all'Aquila dal 1967. E anche questo aveva spinto il sindaco Massimo Cialente a spedire un telegramma a Palazzo Chigi. Ma quella missiva (recuperata solo ora tra le macerie degli uffici comunali) cadde nel vuoto.

Del resto, proprio per la presenza dello sciame sismico e la paura diffusa nella provincia aquilana - appena il giorno prima - su richiesta del capo della protezione civile Guido Bertolaso, si era riunita all'Aquila la Commissione Nazionale Grandi Rischi. Una riunione che però non aveva - evidentemente - tranquillizzato Cialente. Che il giorno dopo decise di scrivere il telegramma.

Questo il testo: "In relazione ai gravi e perduranti episodi di eventi sismici il cui inizio risale al 16 gennaio scorso, sotto forma di quotidiano sciame sismico di complessive 200 scosse e oltre, culminato con scossa di quarto grado il 30 marzo scorso, chiedesi urgente e congruo stanziamento di fondi per prime emergenze, nonché dichiarazione stato emergenza ai fini dell'effettuazione dei necessari interventi di ripristino idoneità degli edifici pubblici e privati. Inoltre, si segnalano in particolare gravissimi danni strutturali in due edifici scolastici ospitanti cinquecento alunni".

Per il sindaco, oggi, questo telegramma ha il sapore di una drammatica beffa. "Ho fatto tutto il possibile... Adesso dobbiamo solo ricostruire ciò che abbiamo tragicamente perso. Piangere il nostro dolore e andare avanti". Più dura la posizione della presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane: "La settimana tra il 30 marzo e il 5 aprile, è stata fatale per il nostro territorio. Lanciavamo continui appelli, la gente fuggiva in strada per paura delle scosse. Ci era stato detto che la nostra era una psicosi, che avremmo dovuto avere un atteggiamento diverso, di serenità. Invece..". E prosegue: "Possibile che le due scosse avvenute la notte del 5 aprile, poche ore prima della tragedia, non abbiamo fatto suonare un benché minimo campanello d'allarme? Molti di quelli che si sono salvati, quella notte hanno dormito in macchina".

Fonte:La Repubblica
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Il primo cittadino Massimo Cialente inviò un telegramma prima del terremoto
Il presidente della Provincia: "Si doveva intervenire senza aspettare la tragedia"


Di GIUSEPPE CAPORALE



L'AQUILA - Una richiesta d'aiuto. Cinque giorni prima della tragedia. Contenuta in un telegramma urgente. Una richiesta rimasta inascoltata. Mittente, il Comune dell'Aquila. Destinatari, la presidenza del Consiglio dei ministri (dipartimento della Protezione civile), il governatore della Regione Gianni Chiodi, l'assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati e la Prefettura dell'Aquila. Oggetto: una istanza per la dichiarazione dello "stato d'emergenza" per la città dell'Aquila, assieme alla segnalazione dello sciame sismico in corso, e di gravi lesioni ad edifici pubblici e privati. Per colpa del terremoto.

Già, perché all'Aquila il terremoto c'era già, da mesi, con una frequenza sismica ormai quotidiana. La scossa del 30 marzo scorso (con un quarto grado di magnitudo) aveva poi scatenato il panico in città con l'evacuazione di diversi uffici pubblici, oltre a lesioni gravi per migliaia di palazzi. Con una stima dei danni pari a 15 milioni di euro.

Era stata, fino a quel momento, la scossa più forte registrata all'Aquila dal 1967. E anche questo aveva spinto il sindaco Massimo Cialente a spedire un telegramma a Palazzo Chigi. Ma quella missiva (recuperata solo ora tra le macerie degli uffici comunali) cadde nel vuoto.

Del resto, proprio per la presenza dello sciame sismico e la paura diffusa nella provincia aquilana - appena il giorno prima - su richiesta del capo della protezione civile Guido Bertolaso, si era riunita all'Aquila la Commissione Nazionale Grandi Rischi. Una riunione che però non aveva - evidentemente - tranquillizzato Cialente. Che il giorno dopo decise di scrivere il telegramma.

Questo il testo: "In relazione ai gravi e perduranti episodi di eventi sismici il cui inizio risale al 16 gennaio scorso, sotto forma di quotidiano sciame sismico di complessive 200 scosse e oltre, culminato con scossa di quarto grado il 30 marzo scorso, chiedesi urgente e congruo stanziamento di fondi per prime emergenze, nonché dichiarazione stato emergenza ai fini dell'effettuazione dei necessari interventi di ripristino idoneità degli edifici pubblici e privati. Inoltre, si segnalano in particolare gravissimi danni strutturali in due edifici scolastici ospitanti cinquecento alunni".

Per il sindaco, oggi, questo telegramma ha il sapore di una drammatica beffa. "Ho fatto tutto il possibile... Adesso dobbiamo solo ricostruire ciò che abbiamo tragicamente perso. Piangere il nostro dolore e andare avanti". Più dura la posizione della presidente della Provincia dell'Aquila, Stefania Pezzopane: "La settimana tra il 30 marzo e il 5 aprile, è stata fatale per il nostro territorio. Lanciavamo continui appelli, la gente fuggiva in strada per paura delle scosse. Ci era stato detto che la nostra era una psicosi, che avremmo dovuto avere un atteggiamento diverso, di serenità. Invece..". E prosegue: "Possibile che le due scosse avvenute la notte del 5 aprile, poche ore prima della tragedia, non abbiamo fatto suonare un benché minimo campanello d'allarme? Molti di quelli che si sono salvati, quella notte hanno dormito in macchina".

Fonte:La Repubblica

Inchieste, il procuratore a Berlusconi "Inchieste non sono perdita di tempo"


L'AQUILA - "Per favore non perdiamo tempo, cerchiamo di impiegarlo sulla ricostruzione e non dietro a cose che ormai sono accadute". E' l'ennesimo attacco del presidente del Consiglio ai media e alla magistratura, e in particolare a chi dopo il terremoto sta mettendo in luce le tante zone d'ombra del sistema edilizio abruzzese. Più di una semplice tirata d'orecchie, poco meno di una censura, dunque, tanto che il premier si spinge a un vero e proprio "invito" alla stampa: "Se qualcuno è colpevole, le responsabilità emergeranno, ma per favore non riempiamo le pagine dei giornali di inchieste".

"Quando ci sono questi eventi - insiste dall'Aquila il Cavaliere - c'è chi si rimbocca le maniche e chi invece si prodiga a ricercare responsabilità. Io sono diverso, non è nel mio dna. E poi, per indicare responsabilità ci devono essere prove consistenti".

"A me sembra inverosimile - continua il presidente del Consiglio - un costruttore che costruisce su una zona sismica e risparmia sul ferro e sul cemento può essere solo un pazzo o un delinquente". E comunque, conclude, se ci sono state responsabilità nei controlli non sono della mia parte politica, in quanto negli anni passati questa regione e questa provincia sono state amministrate dalla sinistra".

La replica della magistratura. L'inchiesta sui crolli a L'Aquila ''non e' una perdita di tempo''. Così il procuratore del capoluogo abruzzese, Alfredo Rossini, ha commentato le dichiarazioni di Berlusconi. ''Non vedo che nesso possa esserci tra la ricostruzione e l'accertamento delle eventuali responsabilita''.

Dura anche la reazione di Luca Palamara, presidente dell'Associazione nazionale magistrati: "Sono inaccettabili gli insulti e le denigrazioni, soprattutto se provengono da chi riveste una delle massime cariche istituzionali. Il rilevante lavoro dei pm non può essere messo in discussione". "Noi siamo e vogliamo essere vicini ai colleghi chiamati a accertare e verificare eventuali responsabilità in relazione ai disastri conseguenti al terremoto", premette innanzitutto Palamara. E al premier che ha citato la frase di suo padre sui pm che hanno piacere a far del male, replica: "Mio padre mi ha insegnato una cosa: il rispetto delle regole e la fiducia in chi è chiamato a accertare se le regole sono state violate o meno e quindi in chi è chiamato a svolgere il controllo di legalità". Si tratta del controllo "che la nostra Costituzione attribuisce ai pubblici ministeri, il cui rilevante e quotidiano lavoro non può né essere denigrato né essere messo in discussione. Per questo chiediamo rispetto".

L'accusa di Napolitano. Sui devastanti effetti del sisma interviene anche il capo dello Stato, che punta l'indice contro il "disprezzo per il bene comune e per le regole" che emerge dalle inchieste sulla costruzione di tanti palazzi crollati con il terremoto in Abruzzo.

Il presidente parla di comportamenti "dettati dall'avidità, dalla sete di ricchezza e di potere, dal disprezzo per l'interesse generale e dall'ignoranza dei valori elementari di giustizia e solidarietà". "E - continua - persino quando oggi pensiamo all'Abruzzo, e soffriamo per le vittime dei danni provocati dal terremoto non possiamo non ritenere che anche qui abbia contato in modo pesante, abbiamo contribuito alla gravità del danno e del dolore umano da esso provocato, anche questi comportamenti: sprezzo delle regole, disprezzo dell'interesse generale e dell'interesse dei cittadini".

Il Pd: "Il premier smetta di insultare". Il presidente del Consiglio pensi all'emergenza e alla ricostruzione e provi ad usare, se ci riesce, un po' di senso di responsabilità, come stanno facendo tutti: l'opposizione, gli enti locali e la magistratura". Così il segretario del Pd Dario Franceschini replica alle affermazioni del premier. Contrattaccando: "E' un insulto dire che sono un intralcio all'emergenza e alla ricostruzione quelle inchieste che sono invece dovute in base alla legge e che cercano di accertare le responsabilità di abusi e violazioni di norme nelle costruzione di edifici che, con il loro crollo, hanno causato la morte di tante persone. Berlusconi la smetta anche di giocare a scaricabarile, tentando di coinvolgere l'attuale gestione degli enti locali in responsabilità che, se accertate, vanno indietro negli anni e coinvolgono molti livelli dello Stato".

Di Pietro: "Per Berlusconi criminale chi indaga". Secondo il leader dell'Idv le parole del premier sono "la riprova di quel che l'Italia dei Valori sostiene da tempo: per Berlusconi sono criminali coloro che indagano su chi commette i reati e non chi li commette". "Oggi Berlusconi con queste dichiarazioni - sostiene il leader dell' Idv - ha offeso le vittime del terremoto in Abruzzo. Queste bare chiedono giustizia soprattutto per i crolli degli edifici pubblici per i quali sono stati sottovalutati tutti i preavvisi. Inoltre, è bene ricordare che i fondi per la protezione civile nelle ultime finanziarie del governo Berlusconi sono stati notevolmente ridotti".

Fonte:La Repubblica (18 aprile 2009)
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L'AQUILA - "Per favore non perdiamo tempo, cerchiamo di impiegarlo sulla ricostruzione e non dietro a cose che ormai sono accadute". E' l'ennesimo attacco del presidente del Consiglio ai media e alla magistratura, e in particolare a chi dopo il terremoto sta mettendo in luce le tante zone d'ombra del sistema edilizio abruzzese. Più di una semplice tirata d'orecchie, poco meno di una censura, dunque, tanto che il premier si spinge a un vero e proprio "invito" alla stampa: "Se qualcuno è colpevole, le responsabilità emergeranno, ma per favore non riempiamo le pagine dei giornali di inchieste".

"Quando ci sono questi eventi - insiste dall'Aquila il Cavaliere - c'è chi si rimbocca le maniche e chi invece si prodiga a ricercare responsabilità. Io sono diverso, non è nel mio dna. E poi, per indicare responsabilità ci devono essere prove consistenti".

"A me sembra inverosimile - continua il presidente del Consiglio - un costruttore che costruisce su una zona sismica e risparmia sul ferro e sul cemento può essere solo un pazzo o un delinquente". E comunque, conclude, se ci sono state responsabilità nei controlli non sono della mia parte politica, in quanto negli anni passati questa regione e questa provincia sono state amministrate dalla sinistra".

La replica della magistratura. L'inchiesta sui crolli a L'Aquila ''non e' una perdita di tempo''. Così il procuratore del capoluogo abruzzese, Alfredo Rossini, ha commentato le dichiarazioni di Berlusconi. ''Non vedo che nesso possa esserci tra la ricostruzione e l'accertamento delle eventuali responsabilita''.

Dura anche la reazione di Luca Palamara, presidente dell'Associazione nazionale magistrati: "Sono inaccettabili gli insulti e le denigrazioni, soprattutto se provengono da chi riveste una delle massime cariche istituzionali. Il rilevante lavoro dei pm non può essere messo in discussione". "Noi siamo e vogliamo essere vicini ai colleghi chiamati a accertare e verificare eventuali responsabilità in relazione ai disastri conseguenti al terremoto", premette innanzitutto Palamara. E al premier che ha citato la frase di suo padre sui pm che hanno piacere a far del male, replica: "Mio padre mi ha insegnato una cosa: il rispetto delle regole e la fiducia in chi è chiamato a accertare se le regole sono state violate o meno e quindi in chi è chiamato a svolgere il controllo di legalità". Si tratta del controllo "che la nostra Costituzione attribuisce ai pubblici ministeri, il cui rilevante e quotidiano lavoro non può né essere denigrato né essere messo in discussione. Per questo chiediamo rispetto".

L'accusa di Napolitano. Sui devastanti effetti del sisma interviene anche il capo dello Stato, che punta l'indice contro il "disprezzo per il bene comune e per le regole" che emerge dalle inchieste sulla costruzione di tanti palazzi crollati con il terremoto in Abruzzo.

Il presidente parla di comportamenti "dettati dall'avidità, dalla sete di ricchezza e di potere, dal disprezzo per l'interesse generale e dall'ignoranza dei valori elementari di giustizia e solidarietà". "E - continua - persino quando oggi pensiamo all'Abruzzo, e soffriamo per le vittime dei danni provocati dal terremoto non possiamo non ritenere che anche qui abbia contato in modo pesante, abbiamo contribuito alla gravità del danno e del dolore umano da esso provocato, anche questi comportamenti: sprezzo delle regole, disprezzo dell'interesse generale e dell'interesse dei cittadini".

Il Pd: "Il premier smetta di insultare". Il presidente del Consiglio pensi all'emergenza e alla ricostruzione e provi ad usare, se ci riesce, un po' di senso di responsabilità, come stanno facendo tutti: l'opposizione, gli enti locali e la magistratura". Così il segretario del Pd Dario Franceschini replica alle affermazioni del premier. Contrattaccando: "E' un insulto dire che sono un intralcio all'emergenza e alla ricostruzione quelle inchieste che sono invece dovute in base alla legge e che cercano di accertare le responsabilità di abusi e violazioni di norme nelle costruzione di edifici che, con il loro crollo, hanno causato la morte di tante persone. Berlusconi la smetta anche di giocare a scaricabarile, tentando di coinvolgere l'attuale gestione degli enti locali in responsabilità che, se accertate, vanno indietro negli anni e coinvolgono molti livelli dello Stato".

Di Pietro: "Per Berlusconi criminale chi indaga". Secondo il leader dell'Idv le parole del premier sono "la riprova di quel che l'Italia dei Valori sostiene da tempo: per Berlusconi sono criminali coloro che indagano su chi commette i reati e non chi li commette". "Oggi Berlusconi con queste dichiarazioni - sostiene il leader dell' Idv - ha offeso le vittime del terremoto in Abruzzo. Queste bare chiedono giustizia soprattutto per i crolli degli edifici pubblici per i quali sono stati sottovalutati tutti i preavvisi. Inoltre, è bene ricordare che i fondi per la protezione civile nelle ultime finanziarie del governo Berlusconi sono stati notevolmente ridotti".

Fonte:La Repubblica (18 aprile 2009)

I Testimoni di Geova e il terremoto in Abruzzo



Un video che fa meditare....


Fonte:BeppeGrillo
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Un video che fa meditare....


Fonte:BeppeGrillo

sabato 18 aprile 2009

«Intervenite o crolla tutto»: ai pm il dossier segreto che annunciava il disastro


L’AQUILA — Avevano compilato le schede di valutazione, individuato le «criticità», elencato gli interventi da effettuare e persino l’entità dei fondi da stanziare. Ma quelle indicazioni fornite nel 2005 dai tecnici della Protezione civile dell’Abruzzo guidati dall’ingegner Pierluigi Caputi sono rimaste sulla carta. E le decine di edifici inseriti nella lista di rischio sono venuti giù con la scossa della notte del 6 aprile, provocando in alcuni casi anche morti e feriti. La procura dell’Aquila acquisisce il carteggio finora segreto tra Regione ed enti locali, e apre il capitolo delle responsabilità dei pubblici amministratori. Perché quelle schede consentono di individuare chi doveva intervenire e invece non ha dato seguito alle segnalazioni. Basta scorrere la lista per capire quanto dettagliate fossero state le ispezioni. E basta guardare quel che resta dei palazzi del centro storico della città per capire che cosa non abbia funzionato.

L’esempio più eclatante è quello della scuola elementare De Amicis di San Bernardino. Il grado di vulnerabilità assegnato dagli esperti era 36, il più alto. Nella tabella sui livelli di pericolo erano previste tre opzioni: danno lieve, danno severo, collasso. E così il grado di resistenza assegnato nell’ipotesi di sisma più grave era 0,099, cioè nullo. Al di là dei numeri e dei calcoli matematici la conclusione era chiara: così come era costruito, il palazzo non avrebbe potuto resistere a un terremoto di forte intensità. Esattamente quello che è avvenuto, il tetto è crollato e le mura sono pericolanti. Stesso discorso per la casa dello Studente, per la prefettura, per l’ospedale San Salvatore. Perché anche in questi casi la «vulnerabilità» era stata ben evidenziata dai tecnici, ma gli enti gestori non hanno provveduto a sanare le carenze.

Nella relazione preliminare che dovrà essere esaminata dal procuratore Alfredo Rossini e dal suo sostituto Fabio Picuti è ricostruita la storia di un disastro purtroppo annunciato. Una devastazione della quale si chiederà conto nei prossimi giorni alle imprese edili che hanno costruito i palazzi senza rispettare la normativa e a chi avrebbe dovuto vigilare perché questo fosse evitato. «Nell’anno 2001 — è scritto nel documento — il Dipartimento della Protezione civile diffondeva a tutti gli enti pubblici i risultati di una sua campagna di indagine, svolta negli anni 1997-1999 relativa a valutazioni di vulnerabilità sismica su edifici pubblici, strategici e speciali ricadenti nell’Italia Centro-meridionale ». Ed ecco il passaggio chiave: «L’analisi era posta a disposizione dei soggetti pubblici proprietari di immobili per le eventuali attività di prevenzione». È proprio a questi «soggetti» che i magistrati chiederanno conto. Ma non solo. Nel documento si rintracciano gli indizi per individuare la catena di responsabilità. Perché si specifica che «gli obblighi di messa a norma degli edifici e infrastrutture destinati ai diversi usi resta, in termini generali, in carico ai singoli soggetti proprietari, così come peraltro ribadito dall’Ordinanza della presidenza del Consiglio 3274/2003 che avviava il programma generale di messa in sicurezza in relazione alla emanazione della nuova normativa tecnica per le costruzioni in zona sismica».

Ma la relazione fornisce anche altre informazioni utili all’indagine: «Nell’anno 2004 si avviava altresì una analoga indagine finalizzata alla migliore allocazione delle risorse finanziarie che man mano si sarebbero rese disponibili per la messa in sicurezza sismica degli edifici e delle infrastrutture di carattere strategico e rilevante. Anche tale attività vedeva il pieno coinvolgimento di tutti i soggetti proprietari di immobili, in una prima fase per l’individuazione e la caratterizzazione di massima degli edifici, e in una fase successiva per il reperimento della documentazione tecnica disponibile e per il supporto tecnico-logistico durante l’esecuzione dei sopralluoghi. Sulla base dei risultati di detta attività e delle priorità discendenti, negli anni 2005-2007 sono stati definiti (con fondi sia regionali che attribuiti dalle Ordinanze della presidenza del Consiglio dei ministri 3602/2004 e 3505/2005) due distinti programmi di verifica sismica delle strutture censite, attribuendo ai soggetti proprietari risorse per le verifiche di adeguatezza sismica rispetto alla nuova normativa». L’obiettivo è specificato: verifiche nel territorio regionale su circa 280 edifici e su circa 100 ponti e viadotti. Palazzi e infrastrutture che in molti casi non hanno retto al terremoto di dieci giorni fa.

Fiorenza Sarzanini
Fonte: Corriere della Sera 17 aprile 2009
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L’AQUILA — Avevano compilato le schede di valutazione, individuato le «criticità», elencato gli interventi da effettuare e persino l’entità dei fondi da stanziare. Ma quelle indicazioni fornite nel 2005 dai tecnici della Protezione civile dell’Abruzzo guidati dall’ingegner Pierluigi Caputi sono rimaste sulla carta. E le decine di edifici inseriti nella lista di rischio sono venuti giù con la scossa della notte del 6 aprile, provocando in alcuni casi anche morti e feriti. La procura dell’Aquila acquisisce il carteggio finora segreto tra Regione ed enti locali, e apre il capitolo delle responsabilità dei pubblici amministratori. Perché quelle schede consentono di individuare chi doveva intervenire e invece non ha dato seguito alle segnalazioni. Basta scorrere la lista per capire quanto dettagliate fossero state le ispezioni. E basta guardare quel che resta dei palazzi del centro storico della città per capire che cosa non abbia funzionato.

L’esempio più eclatante è quello della scuola elementare De Amicis di San Bernardino. Il grado di vulnerabilità assegnato dagli esperti era 36, il più alto. Nella tabella sui livelli di pericolo erano previste tre opzioni: danno lieve, danno severo, collasso. E così il grado di resistenza assegnato nell’ipotesi di sisma più grave era 0,099, cioè nullo. Al di là dei numeri e dei calcoli matematici la conclusione era chiara: così come era costruito, il palazzo non avrebbe potuto resistere a un terremoto di forte intensità. Esattamente quello che è avvenuto, il tetto è crollato e le mura sono pericolanti. Stesso discorso per la casa dello Studente, per la prefettura, per l’ospedale San Salvatore. Perché anche in questi casi la «vulnerabilità» era stata ben evidenziata dai tecnici, ma gli enti gestori non hanno provveduto a sanare le carenze.

Nella relazione preliminare che dovrà essere esaminata dal procuratore Alfredo Rossini e dal suo sostituto Fabio Picuti è ricostruita la storia di un disastro purtroppo annunciato. Una devastazione della quale si chiederà conto nei prossimi giorni alle imprese edili che hanno costruito i palazzi senza rispettare la normativa e a chi avrebbe dovuto vigilare perché questo fosse evitato. «Nell’anno 2001 — è scritto nel documento — il Dipartimento della Protezione civile diffondeva a tutti gli enti pubblici i risultati di una sua campagna di indagine, svolta negli anni 1997-1999 relativa a valutazioni di vulnerabilità sismica su edifici pubblici, strategici e speciali ricadenti nell’Italia Centro-meridionale ». Ed ecco il passaggio chiave: «L’analisi era posta a disposizione dei soggetti pubblici proprietari di immobili per le eventuali attività di prevenzione». È proprio a questi «soggetti» che i magistrati chiederanno conto. Ma non solo. Nel documento si rintracciano gli indizi per individuare la catena di responsabilità. Perché si specifica che «gli obblighi di messa a norma degli edifici e infrastrutture destinati ai diversi usi resta, in termini generali, in carico ai singoli soggetti proprietari, così come peraltro ribadito dall’Ordinanza della presidenza del Consiglio 3274/2003 che avviava il programma generale di messa in sicurezza in relazione alla emanazione della nuova normativa tecnica per le costruzioni in zona sismica».

Ma la relazione fornisce anche altre informazioni utili all’indagine: «Nell’anno 2004 si avviava altresì una analoga indagine finalizzata alla migliore allocazione delle risorse finanziarie che man mano si sarebbero rese disponibili per la messa in sicurezza sismica degli edifici e delle infrastrutture di carattere strategico e rilevante. Anche tale attività vedeva il pieno coinvolgimento di tutti i soggetti proprietari di immobili, in una prima fase per l’individuazione e la caratterizzazione di massima degli edifici, e in una fase successiva per il reperimento della documentazione tecnica disponibile e per il supporto tecnico-logistico durante l’esecuzione dei sopralluoghi. Sulla base dei risultati di detta attività e delle priorità discendenti, negli anni 2005-2007 sono stati definiti (con fondi sia regionali che attribuiti dalle Ordinanze della presidenza del Consiglio dei ministri 3602/2004 e 3505/2005) due distinti programmi di verifica sismica delle strutture censite, attribuendo ai soggetti proprietari risorse per le verifiche di adeguatezza sismica rispetto alla nuova normativa». L’obiettivo è specificato: verifiche nel territorio regionale su circa 280 edifici e su circa 100 ponti e viadotti. Palazzi e infrastrutture che in molti casi non hanno retto al terremoto di dieci giorni fa.

Fiorenza Sarzanini
Fonte: Corriere della Sera 17 aprile 2009

mercoledì 15 aprile 2009

«Indecente» è la melassa di regime, non Annozero





Di Gianni Barbacetto


La terra trema e sconvolge l'Abruzzo e l'Italia intera. Subito si mette al lavoro la macchina dei soccorsi, ma anche quella dell'informazione e della politica. Moltissimi lavorano tra le macerie senza risparmiarsi, per estrarre i morti e salvare i vivi, per assistere chi è rimasto senza casa, senza lavoro, senza i propri cari, inghiottiti per sempre dalla terra che continua a tremare in questa settimana di passione, morte senza resurrezione.

Ma bisognerà pur chiedersi anche perché tante cose non hanno funzionato, bisognerà raccontare, insieme agli eroismi di alcuni, anche gli intoppi, i ritardi, le inefficienze, la disorganizzazione, i mezzi dei Vigili del fuoco decrepiti che si fermano ancor prima di arrivare a destinazione, i paesi abbandonati e dimenticati da tutti: mentre tv e politici presidiano L'Aquila e Onna, nessuno pensa a Villa Sant'Angelo o a Poggio Piacenza.

E bisognerà pur chiedersi perché un terremoto che in Giappone sarebbe di routine, da noi fa 300 morti. Bisognerà pur chiedersi perché è crollata la Prefettura dell'Aquila - immagine simbolo, con quella scritta, "Palazzo del Governo", incrinata e spezzata. Perché è crollato l'ospedale San Salvatore, con le sue colonne costruite senza le staffe di ferro. E la Casa dello studente, con i pilastri senza i tondini necessari. E le centinaia di palazzine di burro, gli edifici di sabbia, le case in cemento disarmato.

Silvio Berlusconi parla, piange e balla sulle macerie. Ma i suoi hanno dovuto correggere in una notte il loro cosiddetto Piano casa, che dava licenza di costruire senza cura non soltanto per l'ambiente e il paesaggio, ma senza preoccuparsi della natura sismica di gran parte del Paese: così il Piano casa, mentre si piangono i morti di oggi, preparava i morti e le distruzioni del terremoto prossimo venturo. Tv e giornali ci hanno regalato ore e ore d'informazione, ma anche di melassa.

Sì, tv e giornali sono stati al tempo stesso buonisti - cantori a senso unico dell'eroismo dei soccorritori e della presenza materna dello Stato - e cinici - quando mettevano in scena compiaciuti lo spettacolo del dolore. Se poi qualcuno (Michele Santoro con "Annozero") spazza via, per un paio d'ore, la melassa, cercando di mostrare anche l'altra faccia della luna, di raccontare i limiti dei soccorsi, ecco partire le accuse di "disfattismo", le solite accuse di uso criminoso della tv.

Solo un Paese malato come l'Italia può tollerare l'intromissione della politica (e del politico che è anche padrone della tv commerciale) nel servizio pubblico. Servizio pubblico, in un Paese non mitridatizzato da anni di piccole dosi di veleno berlusconiano, è esattamente quello che Annozero ha raccontato: in Italia è «indecente», nel resto del mondo è – semplicemente – giornalismo.
Intanto finisce la prima fase, drammatica ma sotto i riflettori, e inizia la seconda, in cui a luci spente le popolazioni colpite dovranno fare i conti con il loro lutto, le loro perdite, la loro solitudine, con le colpe di chi ha costruito con sabbia e burro i loro paesi, con le responsabilità della politica che non ha visto né previsto, con i rischi e le tentazioni della ricostruzione.

Fonte:Societàcivile


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Di Gianni Barbacetto


La terra trema e sconvolge l'Abruzzo e l'Italia intera. Subito si mette al lavoro la macchina dei soccorsi, ma anche quella dell'informazione e della politica. Moltissimi lavorano tra le macerie senza risparmiarsi, per estrarre i morti e salvare i vivi, per assistere chi è rimasto senza casa, senza lavoro, senza i propri cari, inghiottiti per sempre dalla terra che continua a tremare in questa settimana di passione, morte senza resurrezione.

Ma bisognerà pur chiedersi anche perché tante cose non hanno funzionato, bisognerà raccontare, insieme agli eroismi di alcuni, anche gli intoppi, i ritardi, le inefficienze, la disorganizzazione, i mezzi dei Vigili del fuoco decrepiti che si fermano ancor prima di arrivare a destinazione, i paesi abbandonati e dimenticati da tutti: mentre tv e politici presidiano L'Aquila e Onna, nessuno pensa a Villa Sant'Angelo o a Poggio Piacenza.

E bisognerà pur chiedersi perché un terremoto che in Giappone sarebbe di routine, da noi fa 300 morti. Bisognerà pur chiedersi perché è crollata la Prefettura dell'Aquila - immagine simbolo, con quella scritta, "Palazzo del Governo", incrinata e spezzata. Perché è crollato l'ospedale San Salvatore, con le sue colonne costruite senza le staffe di ferro. E la Casa dello studente, con i pilastri senza i tondini necessari. E le centinaia di palazzine di burro, gli edifici di sabbia, le case in cemento disarmato.

Silvio Berlusconi parla, piange e balla sulle macerie. Ma i suoi hanno dovuto correggere in una notte il loro cosiddetto Piano casa, che dava licenza di costruire senza cura non soltanto per l'ambiente e il paesaggio, ma senza preoccuparsi della natura sismica di gran parte del Paese: così il Piano casa, mentre si piangono i morti di oggi, preparava i morti e le distruzioni del terremoto prossimo venturo. Tv e giornali ci hanno regalato ore e ore d'informazione, ma anche di melassa.

Sì, tv e giornali sono stati al tempo stesso buonisti - cantori a senso unico dell'eroismo dei soccorritori e della presenza materna dello Stato - e cinici - quando mettevano in scena compiaciuti lo spettacolo del dolore. Se poi qualcuno (Michele Santoro con "Annozero") spazza via, per un paio d'ore, la melassa, cercando di mostrare anche l'altra faccia della luna, di raccontare i limiti dei soccorsi, ecco partire le accuse di "disfattismo", le solite accuse di uso criminoso della tv.

Solo un Paese malato come l'Italia può tollerare l'intromissione della politica (e del politico che è anche padrone della tv commerciale) nel servizio pubblico. Servizio pubblico, in un Paese non mitridatizzato da anni di piccole dosi di veleno berlusconiano, è esattamente quello che Annozero ha raccontato: in Italia è «indecente», nel resto del mondo è – semplicemente – giornalismo.
Intanto finisce la prima fase, drammatica ma sotto i riflettori, e inizia la seconda, in cui a luci spente le popolazioni colpite dovranno fare i conti con il loro lutto, le loro perdite, la loro solitudine, con le colpe di chi ha costruito con sabbia e burro i loro paesi, con le responsabilità della politica che non ha visto né previsto, con i rischi e le tentazioni della ricostruzione.

Fonte:Societàcivile


 
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