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mercoledì 15 luglio 2020
Assise meridionalista di Lab-Sud
Sabato 11 luglio alla sala Bianca di via Flaminia, si è tenuta l’assise meridionalista di Lab-Sud a cui hanno partecipato Roberto Morea, Loredana Marino, Natale Cuccurese, Rosa Rinaldi, Roberto Musacchio, Valentina Restaino, Antonio Mazzeo, Eleonora Forenza, Francesco Brigati, Francesco Campolongo, Marina Boscaino, Fortunato Maria Cacciatore, Alessandro Cannavale, Giorgio Squadra, Franco Ingrilli, Alessio Malinconico, Francesca Pesce, Gianni Fabbris, Rosa Tavella, Giosuè Bove, Enzo Ciconte, Sergio Marotta, Antonio Luongo, Marta Puntillo, Paola Nugnes, Rino Malinconico, Giovanni Russo Spena.
Ecco la registrazione della mattinata
e quella del pomeriggio
Fonte: Transform!italia
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Sabato 11 luglio alla sala Bianca di via Flaminia, si è tenuta l’assise meridionalista di Lab-Sud a cui hanno partecipato Roberto Morea, Loredana Marino, Natale Cuccurese, Rosa Rinaldi, Roberto Musacchio, Valentina Restaino, Antonio Mazzeo, Eleonora Forenza, Francesco Brigati, Francesco Campolongo, Marina Boscaino, Fortunato Maria Cacciatore, Alessandro Cannavale, Giorgio Squadra, Franco Ingrilli, Alessio Malinconico, Francesca Pesce, Gianni Fabbris, Rosa Tavella, Giosuè Bove, Enzo Ciconte, Sergio Marotta, Antonio Luongo, Marta Puntillo, Paola Nugnes, Rino Malinconico, Giovanni Russo Spena.
Ecco la registrazione della mattinata
e quella del pomeriggio
Fonte: Transform!italia
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giovedì 9 luglio 2020
Roma 11 Luglio Lab-Sud: “Il Meridionalismo Che Cambia”
Riesplosa nel corso dell’ultimo ventennio a causa di precise scelte politiche che, ancora oggi, mirano a foraggiare sistematicamente la “locomotiva” Nord a discapito della “palla al piede Sud”, a partire dalla mobilitazione contro l’attuazione del federalismo asimmetrico ed estrattivo richiesto dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, la “nuova questione meridionale” è tornata ad essere oggetto di un serrato confronto politico-culturale alimentato da partiti politici, comitati, associazioni, movimenti, giornali, centri di ricerca, università, riviste, attivisti, militanti, studiosi ed intellettuali.
E’ all’interno di questo contesto che, promossa da Rif. Comunista, dal Partito del Sud, da Transform!Italia e dalla rivista Left, è nato “Lab-Sud. La riscossa del Sud.
Ora, dopo quasi un anno di analisi, approfondimenti e dibattiti, sabato 11 luglio, alle ore 10:30, a Roma, via Flaminia 53, promosso proprio da Lab-Sud, si terrà l’incontro-dibattito: “Il meridionalismo che cambia”.
In occasione dell’incontro, che sarà trasmesso in diretta streaming sulle pagine facebook di Transform!Italia e di Left, sarà presentata la “Carta dei diritti per il Mezzogiorno”, incentrata, tra gli altri, sui temi della riconversione ecologica, della tutela della salute e della valorizzazione delle risorse agricole.
Riesplosa nel corso dell’ultimo ventennio a causa di precise scelte politiche che, ancora oggi, mirano a foraggiare sistematicamente la “locomotiva” Nord a discapito della “palla al piede Sud”, a partire dalla mobilitazione contro l’attuazione del federalismo asimmetrico ed estrattivo richiesto dalle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, la “nuova questione meridionale” è tornata ad essere oggetto di un serrato confronto politico-culturale alimentato da partiti politici, comitati, associazioni, movimenti, giornali, centri di ricerca, università, riviste, attivisti, militanti, studiosi ed intellettuali.
E’ all’interno di questo contesto che, promossa da Rif. Comunista, dal Partito del Sud, da Transform!Italia e dalla rivista Left, è nato “Lab-Sud. La riscossa del Sud.
Ora, dopo quasi un anno di analisi, approfondimenti e dibattiti, sabato 11 luglio, alle ore 10:30, a Roma, via Flaminia 53, promosso proprio da Lab-Sud, si terrà l’incontro-dibattito: “Il meridionalismo che cambia”.
In occasione dell’incontro, che sarà trasmesso in diretta streaming sulle pagine facebook di Transform!Italia e di Left, sarà presentata la “Carta dei diritti per il Mezzogiorno”, incentrata, tra gli altri, sui temi della riconversione ecologica, della tutela della salute e della valorizzazione delle risorse agricole.
mercoledì 10 giugno 2020
12 Giugno 2020 ore 19 Diretta Lab-Sud: Nessuno scippo di risorse. Il Sud al centro della ricostruzione.
“Il Sud al centro della ricostruzione. Nessuno scippo di risorse".
Gli emendamenti e l'odg in Senato a cura del Laboratorio la riscossa del Sud.
Con:
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica;
Natale Cuccurese, Presidente Partito del Sud;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno Rifondazione Comunista;
Roberto Musacchio, già Parlamentare europeo;
Rosa Rinaldi, già sottosegretario al Ministero del Lavoro.
Coordina: Roberto Morea
Diretta dalla pagina facebook di Transform!italia: https://www.facebook.com/transform.italia/
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“Il Sud al centro della ricostruzione. Nessuno scippo di risorse".
Gli emendamenti e l'odg in Senato a cura del Laboratorio la riscossa del Sud.
Con:
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica;
Natale Cuccurese, Presidente Partito del Sud;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno Rifondazione Comunista;
Roberto Musacchio, già Parlamentare europeo;
Rosa Rinaldi, già sottosegretario al Ministero del Lavoro.
Coordina: Roberto Morea
Diretta dalla pagina facebook di Transform!italia: https://www.facebook.com/transform.italia/
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mercoledì 20 maggio 2020
La Secessione che non si ferma davanti al Covid
Transform!italia organizza per il Sud-Lab una discussione in diretta sul tema:
La Secessione che non si ferma davanti al Covid
Con
Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud;
Marina Boscaino, Comitato contro ogni Autonomia Differenziata;;
Giovanni Russo Spena, Costituzionalista;
Gianluigi Trianni, Forum Diritto alla Salute;
Francesco Masi, Movimento No Triv;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista;
Coordina: Roberto Morea
Evento Facebook : https://www.facebook.com/events/670747450160985/
Diretta sulla pagina di Transform:
Transform!italia organizza per il Sud-Lab una discussione in diretta sul tema:
La Secessione che non si ferma davanti al Covid
Con
Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud;
Marina Boscaino, Comitato contro ogni Autonomia Differenziata;;
Giovanni Russo Spena, Costituzionalista;
Gianluigi Trianni, Forum Diritto alla Salute;
Francesco Masi, Movimento No Triv;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista;
Coordina: Roberto Morea
Evento Facebook : https://www.facebook.com/events/670747450160985/
Diretta sulla pagina di Transform:
giovedì 14 maggio 2020
Venerdì 15 Maggio: Transform!italia organizza per il Sud-Lab una discussione in diretta sul tema: Territori SUDati Fare comunità con la solidarietà
Transform!italia organizza per il Sud-Lab una discussione in diretta sul tema:
Territori SUDati
Fare comunità con la solidarietà
Con
Natale Cuccurese, Pres. Partito del Sud,
Mimmo Lucano, già Sindaco di Riace;
Antonio Luongo, Dinamica ODV- Casa del Popolo Area Flegrea;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista;
Alessio Malinconico, Associazione Ya Basta;
Cosimo Matteucci,Ambulatorio popolare di Barletta;
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica;
Coordina: Roberto Morea
Venerdì 15 Maggio
eventuali domande scritte vanno indirizzate a questa pagina nei commenti sotto il video durante la diretta
https://www.facebook.com/transform.italia/
Evento Facebook : https://www.facebook.com/events/234031024680192/?active_tab=about
Leggi tutto »
Territori SUDati
Fare comunità con la solidarietà
Con
Natale Cuccurese, Pres. Partito del Sud,
Mimmo Lucano, già Sindaco di Riace;
Antonio Luongo, Dinamica ODV- Casa del Popolo Area Flegrea;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista;
Alessio Malinconico, Associazione Ya Basta;
Cosimo Matteucci,Ambulatorio popolare di Barletta;
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica;
Coordina: Roberto Morea
Venerdì 15 Maggio
eventuali domande scritte vanno indirizzate a questa pagina nei commenti sotto il video durante la diretta
https://www.facebook.com/transform.italia/
Evento Facebook : https://www.facebook.com/events/234031024680192/?active_tab=about
Transform!italia organizza per il Sud-Lab una discussione in diretta sul tema:
Territori SUDati
Fare comunità con la solidarietà
Con
Natale Cuccurese, Pres. Partito del Sud,
Mimmo Lucano, già Sindaco di Riace;
Antonio Luongo, Dinamica ODV- Casa del Popolo Area Flegrea;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista;
Alessio Malinconico, Associazione Ya Basta;
Cosimo Matteucci,Ambulatorio popolare di Barletta;
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica;
Coordina: Roberto Morea
Venerdì 15 Maggio
eventuali domande scritte vanno indirizzate a questa pagina nei commenti sotto il video durante la diretta
https://www.facebook.com/transform.italia/
Evento Facebook : https://www.facebook.com/events/234031024680192/?active_tab=about
Territori SUDati
Fare comunità con la solidarietà
Con
Natale Cuccurese, Pres. Partito del Sud,
Mimmo Lucano, già Sindaco di Riace;
Antonio Luongo, Dinamica ODV- Casa del Popolo Area Flegrea;
Loredana Marino, Resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista;
Alessio Malinconico, Associazione Ya Basta;
Cosimo Matteucci,Ambulatorio popolare di Barletta;
Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica;
Coordina: Roberto Morea
Venerdì 15 Maggio
eventuali domande scritte vanno indirizzate a questa pagina nei commenti sotto il video durante la diretta
https://www.facebook.com/transform.italia/
Evento Facebook : https://www.facebook.com/events/234031024680192/?active_tab=about
venerdì 8 maggio 2020
Lettera inviata dal Lab-Sud a tutti i Parlamentari: Si applichi la clausola 34%, non si sottraggano ancora risorse al Sud!
Noi del Laboratorio: La riscossa del Sud, dopo aver articolato per tutta la fase1 un lavoro sullo stato della sanità pubblica nel Mezzogiorno,in emergenza covid19, con il passaggio alla fase2 e le proposte sull'uscita dalla crisi economica e sanitaria abbiamo, subito, voluto smascherare lo scippo di risorse che si prospetta ai danni delle popolazioni del Mezzogiorno d’Italia: dalla modifica degli orientamenti contenuti nella bozza del DIPE all'approvazione in Parlamento del DEF, un ulteriore, gravissimo colpo al Sud, da qui l'idea di un appello, e ringraziamo da subito quanti l'hanno già sottoscritto, verso un assise meridionale a giugno, inoltre abbiamo ritenuto doveroso, per le ragioni sopracitate, scrivere alle/ai Parlamentari della Repubblica italiana.
Giovanni Russo Spena, Rosa Rinaldi, Roberto Musacchio, Natale Cuccurese, Loredana Marino, Roberto Morea
(segue testo della lettera inviata)
"Gentile onorevole,
Le scriviamo, perché siamo molto preoccupati per il modo in cui a livello parlamentare è stato approvato il DEF 2020 in quanto in alcuni suoi punti abbiamo intravisto un primo recepimento del documento della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica dal titolo “L’Italia e la risposta al Covid-19” dove veniva proposto, tra l’altro, la sospensione della riserva del 34% di cui all’art. 7 bis del d-l n. 243/2016 come convertito con modifiche nella legge n. 18/2017 e una diversa ripartizione percentuale del riparto delle risorse del fondo Sviluppo e Coesione secondo quanto previsto dall’art. 1, co. 6, della legge n. 147/2013.
Sappiamo che parlamentari – soprattutto meridionali – di diverse forze politiche sia di maggioranza che di opposizione hanno presentato interrogazioni per chiedere chiarimenti su questi aspetti del documento in questione, pertanto ci sembra grave che nel DEF 2020, da un lato, si sia omesso di indicare i programmi di spesa in conto capitale delle Amministrazioni centrali su cui applicare la riserva del 34% al Meridione come, ad esempio, fatto nel DEF 2019 (si veda, in proposito, la sez. II, cap. IX, pag. 119) dall’altro si prevede la “flessibilità nell’utilizzo dei fondi strutturali” ossia la “possibilità di trasferire risorse tra i tre fondi della politica di coesione e tra le diverse categorie di Regioni” (Sez. I, cap. I, pag. 7 DEF 2020).
Questo aspetto viene inserito all’interno della risposta europea all’attuale crisi e, quindi, ci si chiede perché accettare (o richiedere) questo tipo di flessibilità, qual è la finalità che si vuole perseguire?
Qui ritorna l’indubbio, seppur implicito, collegamento col documento della Presidenza del Consiglio.
E’ appena il caso di ricordare che già oggi, con l’attuale ripartizione dei fondi strutturali (80% al Mezzogiorno e 20% al Centro-Nord) ci scontriamo col fatto che queste risorse sono, perlopiù, sostitutive e non aggiuntive; tuttavia il risvolto più grave è che una modifica normativa peggiorativa per il Mezzogiorno delle due disposizioni in argomento sarebbe una violazione dei criteri perequativi e di riequilibrio territoriale esplicitamente richiamati dalla nostra Costituzione (art. 119, co. 5).
Non vi scriviamo soltanto come cittadine e cittadini di una parte del Paese ma nell’interesse dell’unità e coesione della Repubblica perché da questa crisi il Paese può uscire soltanto se più giusto ed equilibrato senza contrapposizioni e competitività territoriali, senza un intollerabile furto ai danni del Sud.
Che sarebbe anche un intollerabile colpo alla economia nazionale e alla coesione della Repubblica
Pertanto vi chiediamo di proporre e far approvare una mozione d’indirizzo in occasione della conversione del “decreto- Aprile” che vincoli il Governo nel non presentare alle Camere provvedimenti che possano introdurre ulteriori squilibri interregionali e bloccare ogni ddl di modifica delle attuali disposizioni sulla riserva del 34% e sulla ripartizione percentuale dei fondi di coesione.
[ Per leggere l'Appello: https://transform-italia.it/10244-2/
Per sottoscrivere L'Appello inviare mail con la propria adesione a: laboratoriolariscossadelsud@gmail.com ]
Leggi tutto »
Giovanni Russo Spena, Rosa Rinaldi, Roberto Musacchio, Natale Cuccurese, Loredana Marino, Roberto Morea
(segue testo della lettera inviata)
"Gentile onorevole,
Le scriviamo, perché siamo molto preoccupati per il modo in cui a livello parlamentare è stato approvato il DEF 2020 in quanto in alcuni suoi punti abbiamo intravisto un primo recepimento del documento della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica dal titolo “L’Italia e la risposta al Covid-19” dove veniva proposto, tra l’altro, la sospensione della riserva del 34% di cui all’art. 7 bis del d-l n. 243/2016 come convertito con modifiche nella legge n. 18/2017 e una diversa ripartizione percentuale del riparto delle risorse del fondo Sviluppo e Coesione secondo quanto previsto dall’art. 1, co. 6, della legge n. 147/2013.
Sappiamo che parlamentari – soprattutto meridionali – di diverse forze politiche sia di maggioranza che di opposizione hanno presentato interrogazioni per chiedere chiarimenti su questi aspetti del documento in questione, pertanto ci sembra grave che nel DEF 2020, da un lato, si sia omesso di indicare i programmi di spesa in conto capitale delle Amministrazioni centrali su cui applicare la riserva del 34% al Meridione come, ad esempio, fatto nel DEF 2019 (si veda, in proposito, la sez. II, cap. IX, pag. 119) dall’altro si prevede la “flessibilità nell’utilizzo dei fondi strutturali” ossia la “possibilità di trasferire risorse tra i tre fondi della politica di coesione e tra le diverse categorie di Regioni” (Sez. I, cap. I, pag. 7 DEF 2020).
Questo aspetto viene inserito all’interno della risposta europea all’attuale crisi e, quindi, ci si chiede perché accettare (o richiedere) questo tipo di flessibilità, qual è la finalità che si vuole perseguire?
Qui ritorna l’indubbio, seppur implicito, collegamento col documento della Presidenza del Consiglio.
E’ appena il caso di ricordare che già oggi, con l’attuale ripartizione dei fondi strutturali (80% al Mezzogiorno e 20% al Centro-Nord) ci scontriamo col fatto che queste risorse sono, perlopiù, sostitutive e non aggiuntive; tuttavia il risvolto più grave è che una modifica normativa peggiorativa per il Mezzogiorno delle due disposizioni in argomento sarebbe una violazione dei criteri perequativi e di riequilibrio territoriale esplicitamente richiamati dalla nostra Costituzione (art. 119, co. 5).
Non vi scriviamo soltanto come cittadine e cittadini di una parte del Paese ma nell’interesse dell’unità e coesione della Repubblica perché da questa crisi il Paese può uscire soltanto se più giusto ed equilibrato senza contrapposizioni e competitività territoriali, senza un intollerabile furto ai danni del Sud.
Che sarebbe anche un intollerabile colpo alla economia nazionale e alla coesione della Repubblica
Pertanto vi chiediamo di proporre e far approvare una mozione d’indirizzo in occasione della conversione del “decreto- Aprile” che vincoli il Governo nel non presentare alle Camere provvedimenti che possano introdurre ulteriori squilibri interregionali e bloccare ogni ddl di modifica delle attuali disposizioni sulla riserva del 34% e sulla ripartizione percentuale dei fondi di coesione.
[ Per leggere l'Appello: https://transform-italia.it/10244-2/
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Noi del Laboratorio: La riscossa del Sud, dopo aver articolato per tutta la fase1 un lavoro sullo stato della sanità pubblica nel Mezzogiorno,in emergenza covid19, con il passaggio alla fase2 e le proposte sull'uscita dalla crisi economica e sanitaria abbiamo, subito, voluto smascherare lo scippo di risorse che si prospetta ai danni delle popolazioni del Mezzogiorno d’Italia: dalla modifica degli orientamenti contenuti nella bozza del DIPE all'approvazione in Parlamento del DEF, un ulteriore, gravissimo colpo al Sud, da qui l'idea di un appello, e ringraziamo da subito quanti l'hanno già sottoscritto, verso un assise meridionale a giugno, inoltre abbiamo ritenuto doveroso, per le ragioni sopracitate, scrivere alle/ai Parlamentari della Repubblica italiana.
Giovanni Russo Spena, Rosa Rinaldi, Roberto Musacchio, Natale Cuccurese, Loredana Marino, Roberto Morea
(segue testo della lettera inviata)
"Gentile onorevole,
Le scriviamo, perché siamo molto preoccupati per il modo in cui a livello parlamentare è stato approvato il DEF 2020 in quanto in alcuni suoi punti abbiamo intravisto un primo recepimento del documento della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica dal titolo “L’Italia e la risposta al Covid-19” dove veniva proposto, tra l’altro, la sospensione della riserva del 34% di cui all’art. 7 bis del d-l n. 243/2016 come convertito con modifiche nella legge n. 18/2017 e una diversa ripartizione percentuale del riparto delle risorse del fondo Sviluppo e Coesione secondo quanto previsto dall’art. 1, co. 6, della legge n. 147/2013.
Sappiamo che parlamentari – soprattutto meridionali – di diverse forze politiche sia di maggioranza che di opposizione hanno presentato interrogazioni per chiedere chiarimenti su questi aspetti del documento in questione, pertanto ci sembra grave che nel DEF 2020, da un lato, si sia omesso di indicare i programmi di spesa in conto capitale delle Amministrazioni centrali su cui applicare la riserva del 34% al Meridione come, ad esempio, fatto nel DEF 2019 (si veda, in proposito, la sez. II, cap. IX, pag. 119) dall’altro si prevede la “flessibilità nell’utilizzo dei fondi strutturali” ossia la “possibilità di trasferire risorse tra i tre fondi della politica di coesione e tra le diverse categorie di Regioni” (Sez. I, cap. I, pag. 7 DEF 2020).
Questo aspetto viene inserito all’interno della risposta europea all’attuale crisi e, quindi, ci si chiede perché accettare (o richiedere) questo tipo di flessibilità, qual è la finalità che si vuole perseguire?
Qui ritorna l’indubbio, seppur implicito, collegamento col documento della Presidenza del Consiglio.
E’ appena il caso di ricordare che già oggi, con l’attuale ripartizione dei fondi strutturali (80% al Mezzogiorno e 20% al Centro-Nord) ci scontriamo col fatto che queste risorse sono, perlopiù, sostitutive e non aggiuntive; tuttavia il risvolto più grave è che una modifica normativa peggiorativa per il Mezzogiorno delle due disposizioni in argomento sarebbe una violazione dei criteri perequativi e di riequilibrio territoriale esplicitamente richiamati dalla nostra Costituzione (art. 119, co. 5).
Non vi scriviamo soltanto come cittadine e cittadini di una parte del Paese ma nell’interesse dell’unità e coesione della Repubblica perché da questa crisi il Paese può uscire soltanto se più giusto ed equilibrato senza contrapposizioni e competitività territoriali, senza un intollerabile furto ai danni del Sud.
Che sarebbe anche un intollerabile colpo alla economia nazionale e alla coesione della Repubblica
Pertanto vi chiediamo di proporre e far approvare una mozione d’indirizzo in occasione della conversione del “decreto- Aprile” che vincoli il Governo nel non presentare alle Camere provvedimenti che possano introdurre ulteriori squilibri interregionali e bloccare ogni ddl di modifica delle attuali disposizioni sulla riserva del 34% e sulla ripartizione percentuale dei fondi di coesione.
[ Per leggere l'Appello: https://transform-italia.it/10244-2/
Per sottoscrivere L'Appello inviare mail con la propria adesione a: laboratoriolariscossadelsud@gmail.com ]
Giovanni Russo Spena, Rosa Rinaldi, Roberto Musacchio, Natale Cuccurese, Loredana Marino, Roberto Morea
(segue testo della lettera inviata)
"Gentile onorevole,
Le scriviamo, perché siamo molto preoccupati per il modo in cui a livello parlamentare è stato approvato il DEF 2020 in quanto in alcuni suoi punti abbiamo intravisto un primo recepimento del documento della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica dal titolo “L’Italia e la risposta al Covid-19” dove veniva proposto, tra l’altro, la sospensione della riserva del 34% di cui all’art. 7 bis del d-l n. 243/2016 come convertito con modifiche nella legge n. 18/2017 e una diversa ripartizione percentuale del riparto delle risorse del fondo Sviluppo e Coesione secondo quanto previsto dall’art. 1, co. 6, della legge n. 147/2013.
Sappiamo che parlamentari – soprattutto meridionali – di diverse forze politiche sia di maggioranza che di opposizione hanno presentato interrogazioni per chiedere chiarimenti su questi aspetti del documento in questione, pertanto ci sembra grave che nel DEF 2020, da un lato, si sia omesso di indicare i programmi di spesa in conto capitale delle Amministrazioni centrali su cui applicare la riserva del 34% al Meridione come, ad esempio, fatto nel DEF 2019 (si veda, in proposito, la sez. II, cap. IX, pag. 119) dall’altro si prevede la “flessibilità nell’utilizzo dei fondi strutturali” ossia la “possibilità di trasferire risorse tra i tre fondi della politica di coesione e tra le diverse categorie di Regioni” (Sez. I, cap. I, pag. 7 DEF 2020).
Questo aspetto viene inserito all’interno della risposta europea all’attuale crisi e, quindi, ci si chiede perché accettare (o richiedere) questo tipo di flessibilità, qual è la finalità che si vuole perseguire?
Qui ritorna l’indubbio, seppur implicito, collegamento col documento della Presidenza del Consiglio.
E’ appena il caso di ricordare che già oggi, con l’attuale ripartizione dei fondi strutturali (80% al Mezzogiorno e 20% al Centro-Nord) ci scontriamo col fatto che queste risorse sono, perlopiù, sostitutive e non aggiuntive; tuttavia il risvolto più grave è che una modifica normativa peggiorativa per il Mezzogiorno delle due disposizioni in argomento sarebbe una violazione dei criteri perequativi e di riequilibrio territoriale esplicitamente richiamati dalla nostra Costituzione (art. 119, co. 5).
Non vi scriviamo soltanto come cittadine e cittadini di una parte del Paese ma nell’interesse dell’unità e coesione della Repubblica perché da questa crisi il Paese può uscire soltanto se più giusto ed equilibrato senza contrapposizioni e competitività territoriali, senza un intollerabile furto ai danni del Sud.
Che sarebbe anche un intollerabile colpo alla economia nazionale e alla coesione della Repubblica
Pertanto vi chiediamo di proporre e far approvare una mozione d’indirizzo in occasione della conversione del “decreto- Aprile” che vincoli il Governo nel non presentare alle Camere provvedimenti che possano introdurre ulteriori squilibri interregionali e bloccare ogni ddl di modifica delle attuali disposizioni sulla riserva del 34% e sulla ripartizione percentuale dei fondi di coesione.
[ Per leggere l'Appello: https://transform-italia.it/10244-2/
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domenica 3 maggio 2020
Sud-Lab: “Una Carta dei diritti ed un nuovo modello di sviluppo per il Sud e a partire dal Sud”
Nell’ambito delle iniziative promosse per Sud-Lab, si è appena concluso l’incontro-dibattito “La riscossa del Sud o il suo precipizio?”, promosso, da Left e Transform!Italia sulla piattaforma telematica Zoom al seguente link: https://www.facebook.com/watch/live/?v=704549243624038&ref=watch_permalink
Sintetici ed allo stesso tempo precisi e rigorosi gli interventi di Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud, di Loredana Marino, Responsabile Mezzogiorno Rifondazione comunista, Paola Nugnes e Sandro Ruotolo, Senatori della Repubblica.
Nel complesso, gli interventi hanno confermato lo sciagurato piano allo studio del Governo di scippare al Mezzogiorno sia i finanziamenti europei per le politiche di coesione e sviluppo con il beneplacito della Commissione europea sia i finanziamenti nazionali, sospendendo la clausola del 34%.
Insomma, mentre si auspica che l’emergenza coronavirus possa indurre le classi dirigenti a rivedere un modello di sviluppo i cui limiti e le cui contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti, in realtà, sia a livello nazionale che internazionale, l’utopia si rovescia nella distopia: il rafforzamento di un modello di sviluppo diseguale e sperequato, fondato sulla dialettica ricchi/poveri, Nord/Sud. Dialettica che peggiorerebbe le condizioni di sottosviluppo e desertificazioni del Mezzogiorno in una fase storica in cui l’emergenza Covid-19 ne sta disgregando ulteriormente un tessuto socio-economico già messo alla dura prova dalle politiche di spoliazione adottate nei decenni precedenti.
Per contrastare il piano politico nor-centrico, che, se attuato, potrebbe condurre al definitivo “precipizio del Sud”, i relatori hanno dichiarato sia di continuare a vigilare e a denunciare nelle apposite sedi istituzionali quanto sta accadendo, sia di incrementare un percorso politico che, nell’ambito delle iniziative di Sud-Lab, conduca alla stesura di una Carta dei diritti del Mezzogiorno.
Nell’ambito delle iniziative promosse per Sud-Lab, si è appena concluso l’incontro-dibattito “La riscossa del Sud o il suo precipizio?”, promosso, da Left e Transform!Italia sulla piattaforma telematica Zoom al seguente link: https://www.facebook.com/watch/live/?v=704549243624038&ref=watch_permalink
Sintetici ed allo stesso tempo precisi e rigorosi gli interventi di Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud, di Loredana Marino, Responsabile Mezzogiorno Rifondazione comunista, Paola Nugnes e Sandro Ruotolo, Senatori della Repubblica.
Nel complesso, gli interventi hanno confermato lo sciagurato piano allo studio del Governo di scippare al Mezzogiorno sia i finanziamenti europei per le politiche di coesione e sviluppo con il beneplacito della Commissione europea sia i finanziamenti nazionali, sospendendo la clausola del 34%.
Insomma, mentre si auspica che l’emergenza coronavirus possa indurre le classi dirigenti a rivedere un modello di sviluppo i cui limiti e le cui contraddizioni sono sotto gli occhi di tutti, in realtà, sia a livello nazionale che internazionale, l’utopia si rovescia nella distopia: il rafforzamento di un modello di sviluppo diseguale e sperequato, fondato sulla dialettica ricchi/poveri, Nord/Sud. Dialettica che peggiorerebbe le condizioni di sottosviluppo e desertificazioni del Mezzogiorno in una fase storica in cui l’emergenza Covid-19 ne sta disgregando ulteriormente un tessuto socio-economico già messo alla dura prova dalle politiche di spoliazione adottate nei decenni precedenti.
Per contrastare il piano politico nor-centrico, che, se attuato, potrebbe condurre al definitivo “precipizio del Sud”, i relatori hanno dichiarato sia di continuare a vigilare e a denunciare nelle apposite sedi istituzionali quanto sta accadendo, sia di incrementare un percorso politico che, nell’ambito delle iniziative di Sud-Lab, conduca alla stesura di una Carta dei diritti del Mezzogiorno.
mercoledì 29 aprile 2020
Una nuova sfida davanti a noi. Firma anche tu l'appello!!
Circola, in questi giorni, una bozza redatta dal Dipartimento per la programmazione economica ed il coordinamento della politica economica sui prossimi provvedimenti in materia di contrasto all’epidemia di Covid-19. Abbiamo preso visione di tale bozza e la giudichiamo lesiva del dettato costituzionale, soprattutto nella parte dove si ventila la sospensione della clausola relativa alla destinazione del 34% degli investimenti al Sud ed un diverso riparto delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione. Una visione oltremodo miope, che non considera che una eventuale penalizzazione delle Regioni più deboli avrebbe un inevitabile riflesso negativo su tutto il Paese.
Riteniamo che questa ipotesi iniqua vada subito bloccata e che vada concluso l’iter parlamentare del c.d. Piano per il Sud, procedendo con un immediato decreto attuativo della cosiddetta “clausola del 34%”, permettendo, in tal modo, che si avvii la distribuzione degli stanziamenti in conto capitale delle Amministrazioni Pubbliche in proporzione alla popolazione nelle varie regioni italiane, estendendola alle aziende a partecipazione pubblica, nel quadro di un più generale rilancio degli investimenti, che tenga conto anche della funzione sociale dell’impresa come prevista dalla nostra Costituzione.
Invece di sottrarre risorse al Sud sarebbe necessario che il Parlamento e il Governo portassero avanti con determinazione un confronto in sede europea volto a garantire risorse senza creare nuovo debito.
Non potremmo accettare, e denunceremmo come gravissimo vulnus costituzionale, una logica di contrapposizione interna alle aree territoriali italiane.
Senza il Mezzogiorno non c’è ripartenza che tenga. Il Sud va concepito come una effettiva risorsa del Paese e non più un luogo marginalizzato, un mercato di solo sfruttamento e consumo.
Del resto, la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le Regioni costituisce la condizione primaria per mettere in sicurezza il carattere unitario e indivisibile della nostra Repubblica, già purtroppo messo in crisi da modifiche costituzionali, col Titolo V quale grimaldello per la richiesta di autonomia differenziata.
Il transito verso la fase 2 ci consegna un’immagine distopica del futuro, segnata anche da elementi di odio razziale di matrice antropologica e biologica. Abbiamo tutti e tutte assistito alle squallide esibizioni televisive degli ultimi giorni, in cui espressioni razziste e suprematiste sono fertile terreno politico per proseguire verso divisioni e una possibile balcanizzazione del Paese. Da qui discende per noi l’urgenza di articolare una proposta per “una nuova Questione Meridionale”. Temi come salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole, smilitarizzazione, lavoro, declinano in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell’ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, del reddito quale risposta al bisogno individuale della persona, configurano una ancora più radicale critica al sistema liberista.
Il conflitto tra capitale e salute ha generato nuove forme di Resistenza, soffocate da scelte securitarie, e che si sono scontrate con un’informazione non oggettiva, quando non complice del soffocamento della libertà, come riconosciuto dal Tribunale dei Popoli. Siamo il Sud d’Europa! Quella parte d’Europa che rifiuta il liberismo disumano, fondato sui vincoli economici illiberali e sul soffocamento dei diritti umani delle popolazioni locali, di quell’area che fa proprio della sua centralità Mediterranea, della difesa dell’ambiente, dell’accoglienza, dei diritti dei migranti, della cooperazione, della parità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, la propria vocazione e proposta politica, contro conflitti e sfruttamento.
Alla luce di questa breve sintesi, oggi come ieri, pensiamo che chi non vuol soccombere e far soccombere il Sud sotto il macigno di un potere da sempre nord-centrico sia in Italia che in Europa, ha il compito di riprendere le file di una discussione di cambiamento e di riscatto, un impegno di donne ed uomini, protagoniste e protagonisti di lotte in difesa della Terra e dei diritti per il lavoro, impegnati nell’antimafia sociale, accademici, intellettuali, lavoratrici/ori, in una sinergia di sapere e di proposta per il cambiamento radicale, che affronti i nodi da sciogliere in ottica gramsciana.
Ci poniamo dunque l’obiettivo di agire nelle contraddizioni delle politiche liberiste, che oggi si condensano drammaticamente nel rapporto Svimez 2019, ove si parla di “eutanasia del Mezzogiorno”, causato dal calo degli investimenti pubblici e del credito e per il drammatico fenomeno migratorio che ha ripreso nuovo vigore, vista la mancanza di prospettive, causando una vera emergenza nazionale, anche in termini di desertificazione dei territori. Eutanasia colpevolmente prodotta dalla sottrazione di fondi al Sud, a solo vantaggio del Nord, per ben 840 Miliardi di euro, come da rapporto Eurispes 2020, nel solo periodo 2000/2017
Questo Sud, così difficile e lacerato, può rappresentare, tuttavia, un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo. Non si tratta più di ragionare sullo schema, ormai anacronistico, basato sul binomio arretratezza/sviluppo: non c’è un deficit di modernità al Sud. Esso risulta segnato, invece, dalla svalorizzazione sociale della ricchezza, la qual cosa è appunto l’altra faccia della valorizzazione produttiva.
Il Mezzogiorno d’Italia necessita di un progetto globale di sviluppo che lo avvicini sempre più, fino ad equipararlo, agli standard dei servizi e delle infrastrutture presente nella parte più ricca del Paese, al fine di rendere meno gravoso lo sforzo che cittadini ed imprese pure profondono per non restare relegati e marginali nel contesto italiano. Un Piano di Sviluppo che punti a far crescere il lavoro in modo ecosostenibile e che parta da una vera e propria “Carta dei diritti del Sud” che incarni la vocazione dell’intera area vasta, che veda nella riconversione e nell’innovazione ambientale, nell’agricoltura, nella cultura e nel turismo settori di crescita ed occupazione.
Costruiamo insieme il nostro futuro! Per questi e altri motivi lanciamo come Laboratorio Sud un’Assise Meridionale entro il mese di Giugno.
Prime/i firmatar@:
Loredana Marino, resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud
| Alfonso Bertiromo, Medico ISDE |
| Andrea Balia, Partito del Sud – Campania |
| Andrea Del Monaco, Giornalista, scrittore, esperto fondi UE |
| Angelica Perrone, Attivista per i diritti della salute delle donne |
| Anna Bonforte, ZERO Waste – Sicilia |
| Antonio Bianco, Comitato Gaetano Salvemini |
| Antonio Luongo, Partito del Sud – città metropolitana di Napoli |
| Antonio Mazzeo, Giornalista, attivista diritti umani, pace e disarmo |
| Antonio Rosato, Partito del Sud – Sudpontino |
| Bruno Todisco, Avv. Militante politico |
| Claudia Andreoli, Avv. Arrivista CDC |
| Cosimo Matteucci, Avv. MGA sindacato forense, responsabile Ambulatorio popolare Molfetta |
| Cristian Iannone, Avv. Militante politico |
| Eleonora Forenza, Insegnante, militante femminista, già europarlamentare GUE/NGL |
| Filomena Avagliano, Pres. Associazione Resilienza |
| Francesca Pesce, Avv. MGA sindacato forense |
| Francesco Brigati, Operaio – sindacalista FIOM |
| Francesco Campolongo, Ricercatore precario, attivista politico |
| Francesco Iannuzzi, Ricercatore precario |
| Francesco Lupi, Avvocato, militante politico |
| Francesco Musumeci, Medico ISDE, militante politico |
| Franco Ingrillì, Medico, responsabile Ambulatorio popolare di Palermo |
| Fulvio Picoco, Medico psichiatra – resp sanità PRC – Brindisi |
| Gianni Fabbris, L’Atra Agricoltura |
| Giorgio Stracquadanio, Blogger |
| Giosuè Bove, Rivista LEF |
| Giovanni Cutolo, Responsabile dei sud del mondo – Partito del SUD |
| Giovanni Maniscalco,Partito del Sud – Sicilia |
| Giovanni Russo Spena, Politico, accademico costituzionalista, già senatore della Repubblica |
| Giuseppe Spadafora, Partito del Sud – Calabria |
| Margaret Cittadino, Presidente Tribunale del malato – Salerno |
| Marianna Pozzulo, Attivista meridionalista |
| Mario Pugliese, Funzionario INAIL – Sicilia |
| Michele dell’Edera, Partito del Sud – Puglia |
| Mimmo Cosentino, Rifondazione Comunista – Sicilia |
| Mimmo Lucano, già sindaco di Riace |
| Nicola Cesaria, Rifondazione Comunista – Puglia |
| Nicola Sardone, Rifondazione Comunista – Basilicata |
| Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica |
| Paola Saccomanno, Psicologa, attivista Diritti sociali |
| Pietro Muratore,Pres. Alab – Sicilia |
| Pino Scarpelli, Rifondazione Comunista – Calabria |
| Renato Costa, Medico primario – policlinico di Palermo, CGIL Medici |
| Rino Malinconico, Rifondazione Comunista – Campania |
| Roberto Morea, Transform Italia |
| Roberto Musacchio, Politico, già europarlamentare GUE/NGL |
| Rosa Rinaldi, Segreteria nazionale della Rifondazione Comunista |
| Rosa Tavella, Militante politica, già consigliera regionale |
| Rosario Marra, Meridionalista, Rifondazione Comunista – Napoli |
| Rossella Barberio, Avv. attivista Diritti sociali |
| Salvatore Lucchese, Comitato Gaetano Salvemini |
| Tano Malannino, Presidente L’Altra agricoltura |
| Valentina Restaino, Avv. MGA sindacato forense |
| Vincenzo Ritunnano, AIAB – Agricoltura Basilicata |
| Vincenzo Vaccaro, Operatore sanitario, sindacalista CGIL |
Per adesioni: laboratoriolariscossadelsud@gmail.com
Circola, in questi giorni, una bozza redatta dal Dipartimento per la programmazione economica ed il coordinamento della politica economica sui prossimi provvedimenti in materia di contrasto all’epidemia di Covid-19. Abbiamo preso visione di tale bozza e la giudichiamo lesiva del dettato costituzionale, soprattutto nella parte dove si ventila la sospensione della clausola relativa alla destinazione del 34% degli investimenti al Sud ed un diverso riparto delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione. Una visione oltremodo miope, che non considera che una eventuale penalizzazione delle Regioni più deboli avrebbe un inevitabile riflesso negativo su tutto il Paese.
Riteniamo che questa ipotesi iniqua vada subito bloccata e che vada concluso l’iter parlamentare del c.d. Piano per il Sud, procedendo con un immediato decreto attuativo della cosiddetta “clausola del 34%”, permettendo, in tal modo, che si avvii la distribuzione degli stanziamenti in conto capitale delle Amministrazioni Pubbliche in proporzione alla popolazione nelle varie regioni italiane, estendendola alle aziende a partecipazione pubblica, nel quadro di un più generale rilancio degli investimenti, che tenga conto anche della funzione sociale dell’impresa come prevista dalla nostra Costituzione.
Invece di sottrarre risorse al Sud sarebbe necessario che il Parlamento e il Governo portassero avanti con determinazione un confronto in sede europea volto a garantire risorse senza creare nuovo debito.
Non potremmo accettare, e denunceremmo come gravissimo vulnus costituzionale, una logica di contrapposizione interna alle aree territoriali italiane.
Senza il Mezzogiorno non c’è ripartenza che tenga. Il Sud va concepito come una effettiva risorsa del Paese e non più un luogo marginalizzato, un mercato di solo sfruttamento e consumo.
Del resto, la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le Regioni costituisce la condizione primaria per mettere in sicurezza il carattere unitario e indivisibile della nostra Repubblica, già purtroppo messo in crisi da modifiche costituzionali, col Titolo V quale grimaldello per la richiesta di autonomia differenziata.
Il transito verso la fase 2 ci consegna un’immagine distopica del futuro, segnata anche da elementi di odio razziale di matrice antropologica e biologica. Abbiamo tutti e tutte assistito alle squallide esibizioni televisive degli ultimi giorni, in cui espressioni razziste e suprematiste sono fertile terreno politico per proseguire verso divisioni e una possibile balcanizzazione del Paese. Da qui discende per noi l’urgenza di articolare una proposta per “una nuova Questione Meridionale”. Temi come salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole, smilitarizzazione, lavoro, declinano in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell’ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, del reddito quale risposta al bisogno individuale della persona, configurano una ancora più radicale critica al sistema liberista.
Il conflitto tra capitale e salute ha generato nuove forme di Resistenza, soffocate da scelte securitarie, e che si sono scontrate con un’informazione non oggettiva, quando non complice del soffocamento della libertà, come riconosciuto dal Tribunale dei Popoli. Siamo il Sud d’Europa! Quella parte d’Europa che rifiuta il liberismo disumano, fondato sui vincoli economici illiberali e sul soffocamento dei diritti umani delle popolazioni locali, di quell’area che fa proprio della sua centralità Mediterranea, della difesa dell’ambiente, dell’accoglienza, dei diritti dei migranti, della cooperazione, della parità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione, la propria vocazione e proposta politica, contro conflitti e sfruttamento.
Alla luce di questa breve sintesi, oggi come ieri, pensiamo che chi non vuol soccombere e far soccombere il Sud sotto il macigno di un potere da sempre nord-centrico sia in Italia che in Europa, ha il compito di riprendere le file di una discussione di cambiamento e di riscatto, un impegno di donne ed uomini, protagoniste e protagonisti di lotte in difesa della Terra e dei diritti per il lavoro, impegnati nell’antimafia sociale, accademici, intellettuali, lavoratrici/ori, in una sinergia di sapere e di proposta per il cambiamento radicale, che affronti i nodi da sciogliere in ottica gramsciana.
Ci poniamo dunque l’obiettivo di agire nelle contraddizioni delle politiche liberiste, che oggi si condensano drammaticamente nel rapporto Svimez 2019, ove si parla di “eutanasia del Mezzogiorno”, causato dal calo degli investimenti pubblici e del credito e per il drammatico fenomeno migratorio che ha ripreso nuovo vigore, vista la mancanza di prospettive, causando una vera emergenza nazionale, anche in termini di desertificazione dei territori. Eutanasia colpevolmente prodotta dalla sottrazione di fondi al Sud, a solo vantaggio del Nord, per ben 840 Miliardi di euro, come da rapporto Eurispes 2020, nel solo periodo 2000/2017
Questo Sud, così difficile e lacerato, può rappresentare, tuttavia, un terreno di sperimentazione politica straordinaria con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo. Non si tratta più di ragionare sullo schema, ormai anacronistico, basato sul binomio arretratezza/sviluppo: non c’è un deficit di modernità al Sud. Esso risulta segnato, invece, dalla svalorizzazione sociale della ricchezza, la qual cosa è appunto l’altra faccia della valorizzazione produttiva.
Il Mezzogiorno d’Italia necessita di un progetto globale di sviluppo che lo avvicini sempre più, fino ad equipararlo, agli standard dei servizi e delle infrastrutture presente nella parte più ricca del Paese, al fine di rendere meno gravoso lo sforzo che cittadini ed imprese pure profondono per non restare relegati e marginali nel contesto italiano. Un Piano di Sviluppo che punti a far crescere il lavoro in modo ecosostenibile e che parta da una vera e propria “Carta dei diritti del Sud” che incarni la vocazione dell’intera area vasta, che veda nella riconversione e nell’innovazione ambientale, nell’agricoltura, nella cultura e nel turismo settori di crescita ed occupazione.
Costruiamo insieme il nostro futuro! Per questi e altri motivi lanciamo come Laboratorio Sud un’Assise Meridionale entro il mese di Giugno.
Prime/i firmatar@:
Loredana Marino, resp. Mezzogiorno della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud
| Alfonso Bertiromo, Medico ISDE |
| Andrea Balia, Partito del Sud – Campania |
| Andrea Del Monaco, Giornalista, scrittore, esperto fondi UE |
| Angelica Perrone, Attivista per i diritti della salute delle donne |
| Anna Bonforte, ZERO Waste – Sicilia |
| Antonio Bianco, Comitato Gaetano Salvemini |
| Antonio Luongo, Partito del Sud – città metropolitana di Napoli |
| Antonio Mazzeo, Giornalista, attivista diritti umani, pace e disarmo |
| Antonio Rosato, Partito del Sud – Sudpontino |
| Bruno Todisco, Avv. Militante politico |
| Claudia Andreoli, Avv. Arrivista CDC |
| Cosimo Matteucci, Avv. MGA sindacato forense, responsabile Ambulatorio popolare Molfetta |
| Cristian Iannone, Avv. Militante politico |
| Eleonora Forenza, Insegnante, militante femminista, già europarlamentare GUE/NGL |
| Filomena Avagliano, Pres. Associazione Resilienza |
| Francesca Pesce, Avv. MGA sindacato forense |
| Francesco Brigati, Operaio – sindacalista FIOM |
| Francesco Campolongo, Ricercatore precario, attivista politico |
| Francesco Iannuzzi, Ricercatore precario |
| Francesco Lupi, Avvocato, militante politico |
| Francesco Musumeci, Medico ISDE, militante politico |
| Franco Ingrillì, Medico, responsabile Ambulatorio popolare di Palermo |
| Fulvio Picoco, Medico psichiatra – resp sanità PRC – Brindisi |
| Gianni Fabbris, L’Atra Agricoltura |
| Giorgio Stracquadanio, Blogger |
| Giosuè Bove, Rivista LEF |
| Giovanni Cutolo, Responsabile dei sud del mondo – Partito del SUD |
| Giovanni Maniscalco,Partito del Sud – Sicilia |
| Giovanni Russo Spena, Politico, accademico costituzionalista, già senatore della Repubblica |
| Giuseppe Spadafora, Partito del Sud – Calabria |
| Margaret Cittadino, Presidente Tribunale del malato – Salerno |
| Marianna Pozzulo, Attivista meridionalista |
| Mario Pugliese, Funzionario INAIL – Sicilia |
| Michele dell’Edera, Partito del Sud – Puglia |
| Mimmo Cosentino, Rifondazione Comunista – Sicilia |
| Mimmo Lucano, già sindaco di Riace |
| Nicola Cesaria, Rifondazione Comunista – Puglia |
| Nicola Sardone, Rifondazione Comunista – Basilicata |
| Paola Nugnes, Senatrice della Repubblica |
| Paola Saccomanno, Psicologa, attivista Diritti sociali |
| Pietro Muratore,Pres. Alab – Sicilia |
| Pino Scarpelli, Rifondazione Comunista – Calabria |
| Renato Costa, Medico primario – policlinico di Palermo, CGIL Medici |
| Rino Malinconico, Rifondazione Comunista – Campania |
| Roberto Morea, Transform Italia |
| Roberto Musacchio, Politico, già europarlamentare GUE/NGL |
| Rosa Rinaldi, Segreteria nazionale della Rifondazione Comunista |
| Rosa Tavella, Militante politica, già consigliera regionale |
| Rosario Marra, Meridionalista, Rifondazione Comunista – Napoli |
| Rossella Barberio, Avv. attivista Diritti sociali |
| Salvatore Lucchese, Comitato Gaetano Salvemini |
| Tano Malannino, Presidente L’Altra agricoltura |
| Valentina Restaino, Avv. MGA sindacato forense |
| Vincenzo Ritunnano, AIAB – Agricoltura Basilicata |
| Vincenzo Vaccaro, Operatore sanitario, sindacalista CGIL |
Per adesioni: laboratoriolariscossadelsud@gmail.com
domenica 26 aprile 2020
La riscossa del Sud o il precipizio ? Sabato 2 Maggio discussione in diretta sul tema: Cosa prefigura il documento ”l’Italia e il Covid19” nella bozza a cura del Dipe?
Transform!italia organizza per il Sud-Lab una discussione in diretta sul tema: Cosa prefigura il documento ”l’Italia e il Covid19” nella bozza a cura del Dipe?
Partecipano:
Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud;
Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno Partito della Rifondazione Comunista;
Paola Nugnes, Senatrice;
Sandro Ruotolo, Senatore;
Coordina: Roberto Morea
eventuali domande scritte vanno indirizzate alla pagina fan facebook di Transform!italia tramite i messaggi
Sabato 2 Maggio 2020 ore 17,00 in diretta sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/transform.italia/
.
Transform!italia organizza per il Sud-Lab una discussione in diretta sul tema: Cosa prefigura il documento ”l’Italia e il Covid19” nella bozza a cura del Dipe?
Partecipano:
Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud;
Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno Partito della Rifondazione Comunista;
Paola Nugnes, Senatrice;
Sandro Ruotolo, Senatore;
Coordina: Roberto Morea
eventuali domande scritte vanno indirizzate alla pagina fan facebook di Transform!italia tramite i messaggi
Sabato 2 Maggio 2020 ore 17,00 in diretta sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/transform.italia/
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domenica 9 febbraio 2020
Salerno 16 Febbraio Lab-Sud. La Questione meridionale: “un passato già scritto, un futuro ancora da fare”
Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
Un Sud sfruttato e derubato ogni giorno di promesse, risorse, lavoro, persone e prospettive da una politica che insegue capitali e interessi di pochi e che di fatto vorrebbe realizzare una secessione delle regioni settentrionali più ricche a danno del meridione d’Italia e della sua popolazione.
giovedì 9 gennaio 2020
Contro la secessione dei ricchi. Se ne discute a Bologna in vista delle elezioni
Di Natale Cuccurese su Left
Dopo la tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left, transform!italia, Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, con l’appuntamento dello scorso 20 dicembre 2019 a Catania e prima di proseguire il tour nel 2020 in altre Regioni del Sud, il 10 gennaio 2020 il Sud-Lab farà una importante tappa a Bologna. Si confronteranno studiosi e giornalisti che da tempo hanno sollevato il problema della Autonomia differenziata, Comitati locali a favore della Salute, dell’Ambiente, della Scuola pubblica e di tutti quegli aspetti su cui l’Autonomia differenziata impatta. In poche parole si analizzeranno tutte o quasi le sfaccettature che la “Secessione dei Ricchi” avrà sulla vita dei cittadini; chi ne beneficerà, pochi, e chi invece ne uscirà stritolato, la gran parte. Ricordo che in Emilia Romagna si voterà il 26 gennaio prossimo e che, purtroppo, la Regione a guida Pd è una delle tre che ha richiesto il Regionalismo differenziato, pur con meno materie richieste rispetto a Lombardia e Veneto, ma con gli stessi rischi, la stessa perniciosità, sia per le classi più deboli sia nei confronti dell’unità nazionale. Si cercherà così di esplorare le svariate problematiche collegate al processo iniziato nel 2001 con la modifica del Titolo V, con l’intento di aggregare i tanti che resistono, al fine di fornire e ricevere idee e soluzioni anche con un confronto diretto e serrato. Non è un caso che Rifondazione comunista e Partito del Sud partecipino insieme alle elezioni regionali nella Lista “L’Altra Emilia Romagna, che vede inoltre la presenza di Pci e Comitati civici: la sola lista che chiede con decisione il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata da parte della Regione.
La tappa di Bologna giunge a proposito per ricordare come l’autonomia differenziata non sia solo un progetto contro il Sud d’Italia, ma un vero e proprio disegno neoliberista di privatizzazione su scala nazionale, un attacco micidiale e premeditato contro le classi popolari. La spallata definitiva all’unità nazionale. Non a caso la Lega Nord ha ancora oggi, al primo punto del proprio statuto, la secessione della Padania, cosa che, unita alla mancata cancellazione dei decreti sicurezza da parte di questo governo, porterà in pochi anni al regredire completo dello Stato sociale con la formazione di un vero e proprio Terzo Stato, composto da una moltitudine di salariati precari e senza diritti e impossibilitati a protestare, sia a Nord che a Sud.
Bisogna infatti comprendere che la diseguaglianza sociale è oggi una evidente scelta politica ed è l’architrave su cui si regge tutto l’impianto dello sfruttamento bestiale del Sud, ma anche delle classi più disagiate del Nord. Un Sud visto sempre più e solo come colonia estrattiva e discarica terzomondista. Nemmeno avere, nei fatti, già creato da anni due Italie composte da cittadini di serie A e serie B ha provocato reazione alcuna nei cittadini, il tutto grazie al silenzio, quando non mistificazione, dei media. Ma è ovvio che arrivando “al collo di bottiglia” prima o poi la conflagrazione sarà inevitabile, visto che il panorama politico si sta già avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Il tutto convogliato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, che dura nei confronti del Sud dall’Unità d’Italia, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria. Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Sono cose già viste al Sud e che fanno parte a pieno titolo anche della “Nuova Questione Meridionale”.
Così facendo e grazie all’assenza dello Stato, che da tempo ha rinunciato alla sua funzione redistributiva e di compensazione sociale, come dovrebbe essere da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità.
L’ultima proposta Boccia sul Regionalismo differenziato, infatti liquida definitivamente tutto ciò che è pubblico, abbattendo i diritti garantiti e sanciti dalla prima parte della Costituzione.
Settori dei poteri economici e finanziari vogliono abbattere lo Stato sociale, farne campo di profitto con privatizzazioni a pioggia. Se infatti viene distrutta l’unità nazionale, con la formazioni di piccole entità regionali, crolla anche l’esigibilità dei diritti universali, che devono valere per tutto il Paese, con diritti uguali per tutti in base al dettato costituzionale.
L’Europa della finanza sta spingendo da tempo in questa direzione. È l’Europa del liberismo più sfrenato e dell’austerity, che poco si interessa dei suoi cittadini se non marginalmente. La Costituzione italiana, con i suoi diritti garantiti, anche se ad oggi poco applicati, è vista come un nemico da abbattere.
Quello che sta accadendo in Gran Bretagna e Spagna ci dà uno spaccato di quello che sta avvenendo sottotraccia in Europa e che potrebbe presto portare al collasso di entità statuali che ci parevano eterne ed immodificabili. Lo stesso vale per il MES, un meccanismo di controllo degli Stati, soprattutto di quelli del Sud Europa..
Chi continua a proporre il Regionalismo differenziato persegue un progetto secessionista ed eversivo dell’unità nazionale e degli interessi del popolo, andrebbe fermato immediatamente. Una forza di sinistra non può che opporsi a questa deriva antipopolare. Chi è d’accordo con queste posizioni così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assume interamente e a futura memoria la responsabilità della possibile e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese. Chi poi asseconda questo progetto partendo da posizioni progressiste di sinistra ha una responsabilità doppia, come in Emilia-Romagna. Imbarazzante poi il balletto di chi da “sinistra” non solo sostiene elettoralmente queste richieste, presentando una lista a favore del presidente Bonaccini sulla base del “voto utile” ad un fronte che predica un antifascismo di facciata, ma è addirittura firmatario in prima persona di risoluzioni a sostegno e definizione della richiesta di autonomia regionale.
In realtà chi si affronta oggi in Emilia Romagna sono solo due facce dello stesso monocolore verde, il rosso è semplicemente scomparso dai simboli dei cosiddetti progressisti, e già questo la dice lunga. La cosa peggiore è che, in questo delirante scenario secessionista, la Lega, ormai nazionale, trova sponde in parte del Pd, come appunto in Emilia-Romagna, dove il presidente Bonaccini si è posto all’inseguimento della Lega su temi di destra e, come detto recentemente da Luciano Canfora in una intervista sul Manifesto: «Anche questo disgusta. Ma come può il Pd pensare di recuperare nel centro-sud con una proposta simile a quella di Zaia».
Sconvolgente poi che nella “Lista del Presidente Bonaccini”, trovi ricovero un imprenditore, rifiutato anche dalla Lega, che pochi anni fa aveva licenziato più di 500 ciclofattorini con un sms. Ci si sarebbe aspettato di vedere in una lista di sinistra uno dei tanti ciclofattorini licenziati, invece…
L’involuzione “genetica” del Pd emiliano è quasi totalmente compiuta, di sinistra non resta molto, solo un lontano ricordo, come ha dimostrato dapprima la mozione del settembre scorso del Parlamento Europeo che ha equiparato nazismo e comunismo, votata da larghissima parte degli europarlamentari Pd, e pochi giorni fa l’improvvido documentario per le scuole ad opera del Comune di Reggio Emilia su Nilde Iotti, dove non si pronuncia mai la parola o l’appartenenza comunista da parte sua o di Togliatti. Ennesima offesa a storia e memoria.
Ma dicevamo dell’impatto delle politiche di rigore e neoliberiste al Nord, sede della prossima tappa di Bologna. Dobbiamo considerare infatti che nella sola Lombardia ben 200mila famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (Rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti con all’interno famiglie composte spesso da pensionati, malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene.
Inoltre, solo per restare agli ultimi giorni apprese dai quotidiani, drammatica la situazione di Torino, dove raddoppiano i senzatetto: la metà sono italiani cinquantenni, con il Servizio Adulti in difficoltà nel reperire nuovi posti letto. Oppure quello che sta accadendo in Friuli Venezia Giulia, Regione da sempre considerate ricca e virtuosa ove come scrive Il Gazzettino: «La spesa sanitaria elevata è dovuta anche al ricorso alla sanità privata per ottenere prestazioni in tempi contenuti. La questione dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie regionali viene studiata da oltre un decennio con il risultato che la maggior parte delle famiglie sostiene spese di tasca propria per l’acquisto di almeno una prestazione sanitaria specialistiche, analisi del sangue, esami specialistici. Ma c’è chi proprio non ce la fa e rinuncia: il 3,5% delle famiglie del Fvg è costretto a dire no alle spese per i consumi sanitari, rischiando di ledere il proprio stato di salute».
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%, dove infatti l’aspettativa di vita si sta già da qualche anno progressivamente riducendo.
Bisogna infatti comprendere che la diseguaglianza sociale è oggi una evidente scelta politica ed è l’architrave su cui si regge tutto l’impianto dello sfruttamento bestiale del Sud, ma anche delle classi più disagiate del Nord. Un Sud visto sempre più e solo come colonia estrattiva e discarica terzomondista. Nemmeno avere, nei fatti, già creato da anni due Italie composte da cittadini di serie A e serie B ha provocato reazione alcuna nei cittadini, il tutto grazie al silenzio, quando non mistificazione, dei media. Ma è ovvio che arrivando “al collo di bottiglia” prima o poi la conflagrazione sarà inevitabile, visto che il panorama politico si sta già avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Il tutto convogliato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, che dura nei confronti del Sud dall’Unità d’Italia, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria. Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Sono cose già viste al Sud e che fanno parte a pieno titolo anche della “Nuova Questione Meridionale”.
Così facendo e grazie all’assenza dello Stato, che da tempo ha rinunciato alla sua funzione redistributiva e di compensazione sociale, come dovrebbe essere da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità.
L’ultima proposta Boccia sul Regionalismo differenziato, infatti liquida definitivamente tutto ciò che è pubblico, abbattendo i diritti garantiti e sanciti dalla prima parte della Costituzione.
Settori dei poteri economici e finanziari vogliono abbattere lo Stato sociale, farne campo di profitto con privatizzazioni a pioggia. Se infatti viene distrutta l’unità nazionale, con la formazioni di piccole entità regionali, crolla anche l’esigibilità dei diritti universali, che devono valere per tutto il Paese, con diritti uguali per tutti in base al dettato costituzionale.
L’Europa della finanza sta spingendo da tempo in questa direzione. È l’Europa del liberismo più sfrenato e dell’austerity, che poco si interessa dei suoi cittadini se non marginalmente. La Costituzione italiana, con i suoi diritti garantiti, anche se ad oggi poco applicati, è vista come un nemico da abbattere.
Quello che sta accadendo in Gran Bretagna e Spagna ci dà uno spaccato di quello che sta avvenendo sottotraccia in Europa e che potrebbe presto portare al collasso di entità statuali che ci parevano eterne ed immodificabili. Lo stesso vale per il MES, un meccanismo di controllo degli Stati, soprattutto di quelli del Sud Europa..
Chi continua a proporre il Regionalismo differenziato persegue un progetto secessionista ed eversivo dell’unità nazionale e degli interessi del popolo, andrebbe fermato immediatamente. Una forza di sinistra non può che opporsi a questa deriva antipopolare. Chi è d’accordo con queste posizioni così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assume interamente e a futura memoria la responsabilità della possibile e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese. Chi poi asseconda questo progetto partendo da posizioni progressiste di sinistra ha una responsabilità doppia, come in Emilia-Romagna. Imbarazzante poi il balletto di chi da “sinistra” non solo sostiene elettoralmente queste richieste, presentando una lista a favore del presidente Bonaccini sulla base del “voto utile” ad un fronte che predica un antifascismo di facciata, ma è addirittura firmatario in prima persona di risoluzioni a sostegno e definizione della richiesta di autonomia regionale.
In realtà chi si affronta oggi in Emilia Romagna sono solo due facce dello stesso monocolore verde, il rosso è semplicemente scomparso dai simboli dei cosiddetti progressisti, e già questo la dice lunga. La cosa peggiore è che, in questo delirante scenario secessionista, la Lega, ormai nazionale, trova sponde in parte del Pd, come appunto in Emilia-Romagna, dove il presidente Bonaccini si è posto all’inseguimento della Lega su temi di destra e, come detto recentemente da Luciano Canfora in una intervista sul Manifesto: «Anche questo disgusta. Ma come può il Pd pensare di recuperare nel centro-sud con una proposta simile a quella di Zaia».
Sconvolgente poi che nella “Lista del Presidente Bonaccini”, trovi ricovero un imprenditore, rifiutato anche dalla Lega, che pochi anni fa aveva licenziato più di 500 ciclofattorini con un sms. Ci si sarebbe aspettato di vedere in una lista di sinistra uno dei tanti ciclofattorini licenziati, invece…
L’involuzione “genetica” del Pd emiliano è quasi totalmente compiuta, di sinistra non resta molto, solo un lontano ricordo, come ha dimostrato dapprima la mozione del settembre scorso del Parlamento Europeo che ha equiparato nazismo e comunismo, votata da larghissima parte degli europarlamentari Pd, e pochi giorni fa l’improvvido documentario per le scuole ad opera del Comune di Reggio Emilia su Nilde Iotti, dove non si pronuncia mai la parola o l’appartenenza comunista da parte sua o di Togliatti. Ennesima offesa a storia e memoria.
Ma dicevamo dell’impatto delle politiche di rigore e neoliberiste al Nord, sede della prossima tappa di Bologna. Dobbiamo considerare infatti che nella sola Lombardia ben 200mila famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (Rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti con all’interno famiglie composte spesso da pensionati, malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene.
Inoltre, solo per restare agli ultimi giorni apprese dai quotidiani, drammatica la situazione di Torino, dove raddoppiano i senzatetto: la metà sono italiani cinquantenni, con il Servizio Adulti in difficoltà nel reperire nuovi posti letto. Oppure quello che sta accadendo in Friuli Venezia Giulia, Regione da sempre considerate ricca e virtuosa ove come scrive Il Gazzettino: «La spesa sanitaria elevata è dovuta anche al ricorso alla sanità privata per ottenere prestazioni in tempi contenuti. La questione dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie regionali viene studiata da oltre un decennio con il risultato che la maggior parte delle famiglie sostiene spese di tasca propria per l’acquisto di almeno una prestazione sanitaria specialistiche, analisi del sangue, esami specialistici. Ma c’è chi proprio non ce la fa e rinuncia: il 3,5% delle famiglie del Fvg è costretto a dire no alle spese per i consumi sanitari, rischiando di ledere il proprio stato di salute».
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%, dove infatti l’aspettativa di vita si sta già da qualche anno progressivamente riducendo.
Il tutto ovviamente occultato da media complici, che anzi eleggono pochi giorni fa Milano come la città italiana dove vi è “la più alta qualità della vita”. Il non detto è che a Milano puoi vivere benissimo, ma ovviamente solo se sei a dir poco benestante. Ecco perché intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, sarebbe riduttivo, trattandosi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli, che come visto sopra, che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà anche a curarsi.
Una situazione per il Mezzogiorno causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici.
Ecco perché l’appuntamento di Bologna è molto importante, a pochi giorni dal voto, per approfondire i tanti temi del contrasto al neoliberismo spinto, al fine di ingenerare una riflessione che possa auspicabilmente portare ad una riconsiderazione del tema nel vero interesse di tutti i cittadini.
A tal fine saranno invitati tutti i candidati presidenti alla Regione per un confronto ed un approfondimento sul tema.
Una situazione per il Mezzogiorno causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici.
Ecco perché l’appuntamento di Bologna è molto importante, a pochi giorni dal voto, per approfondire i tanti temi del contrasto al neoliberismo spinto, al fine di ingenerare una riflessione che possa auspicabilmente portare ad una riconsiderazione del tema nel vero interesse di tutti i cittadini.
A tal fine saranno invitati tutti i candidati presidenti alla Regione per un confronto ed un approfondimento sul tema.
Fonte: Left
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Di Natale Cuccurese su Left
Dopo la tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left, transform!italia, Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, con l’appuntamento dello scorso 20 dicembre 2019 a Catania e prima di proseguire il tour nel 2020 in altre Regioni del Sud, il 10 gennaio 2020 il Sud-Lab farà una importante tappa a Bologna. Si confronteranno studiosi e giornalisti che da tempo hanno sollevato il problema della Autonomia differenziata, Comitati locali a favore della Salute, dell’Ambiente, della Scuola pubblica e di tutti quegli aspetti su cui l’Autonomia differenziata impatta. In poche parole si analizzeranno tutte o quasi le sfaccettature che la “Secessione dei Ricchi” avrà sulla vita dei cittadini; chi ne beneficerà, pochi, e chi invece ne uscirà stritolato, la gran parte. Ricordo che in Emilia Romagna si voterà il 26 gennaio prossimo e che, purtroppo, la Regione a guida Pd è una delle tre che ha richiesto il Regionalismo differenziato, pur con meno materie richieste rispetto a Lombardia e Veneto, ma con gli stessi rischi, la stessa perniciosità, sia per le classi più deboli sia nei confronti dell’unità nazionale. Si cercherà così di esplorare le svariate problematiche collegate al processo iniziato nel 2001 con la modifica del Titolo V, con l’intento di aggregare i tanti che resistono, al fine di fornire e ricevere idee e soluzioni anche con un confronto diretto e serrato. Non è un caso che Rifondazione comunista e Partito del Sud partecipino insieme alle elezioni regionali nella Lista “L’Altra Emilia Romagna, che vede inoltre la presenza di Pci e Comitati civici: la sola lista che chiede con decisione il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata da parte della Regione.
La tappa di Bologna giunge a proposito per ricordare come l’autonomia differenziata non sia solo un progetto contro il Sud d’Italia, ma un vero e proprio disegno neoliberista di privatizzazione su scala nazionale, un attacco micidiale e premeditato contro le classi popolari. La spallata definitiva all’unità nazionale. Non a caso la Lega Nord ha ancora oggi, al primo punto del proprio statuto, la secessione della Padania, cosa che, unita alla mancata cancellazione dei decreti sicurezza da parte di questo governo, porterà in pochi anni al regredire completo dello Stato sociale con la formazione di un vero e proprio Terzo Stato, composto da una moltitudine di salariati precari e senza diritti e impossibilitati a protestare, sia a Nord che a Sud.
Bisogna infatti comprendere che la diseguaglianza sociale è oggi una evidente scelta politica ed è l’architrave su cui si regge tutto l’impianto dello sfruttamento bestiale del Sud, ma anche delle classi più disagiate del Nord. Un Sud visto sempre più e solo come colonia estrattiva e discarica terzomondista. Nemmeno avere, nei fatti, già creato da anni due Italie composte da cittadini di serie A e serie B ha provocato reazione alcuna nei cittadini, il tutto grazie al silenzio, quando non mistificazione, dei media. Ma è ovvio che arrivando “al collo di bottiglia” prima o poi la conflagrazione sarà inevitabile, visto che il panorama politico si sta già avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Il tutto convogliato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, che dura nei confronti del Sud dall’Unità d’Italia, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria. Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Sono cose già viste al Sud e che fanno parte a pieno titolo anche della “Nuova Questione Meridionale”.
Così facendo e grazie all’assenza dello Stato, che da tempo ha rinunciato alla sua funzione redistributiva e di compensazione sociale, come dovrebbe essere da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità.
L’ultima proposta Boccia sul Regionalismo differenziato, infatti liquida definitivamente tutto ciò che è pubblico, abbattendo i diritti garantiti e sanciti dalla prima parte della Costituzione.
Settori dei poteri economici e finanziari vogliono abbattere lo Stato sociale, farne campo di profitto con privatizzazioni a pioggia. Se infatti viene distrutta l’unità nazionale, con la formazioni di piccole entità regionali, crolla anche l’esigibilità dei diritti universali, che devono valere per tutto il Paese, con diritti uguali per tutti in base al dettato costituzionale.
L’Europa della finanza sta spingendo da tempo in questa direzione. È l’Europa del liberismo più sfrenato e dell’austerity, che poco si interessa dei suoi cittadini se non marginalmente. La Costituzione italiana, con i suoi diritti garantiti, anche se ad oggi poco applicati, è vista come un nemico da abbattere.
Quello che sta accadendo in Gran Bretagna e Spagna ci dà uno spaccato di quello che sta avvenendo sottotraccia in Europa e che potrebbe presto portare al collasso di entità statuali che ci parevano eterne ed immodificabili. Lo stesso vale per il MES, un meccanismo di controllo degli Stati, soprattutto di quelli del Sud Europa..
Chi continua a proporre il Regionalismo differenziato persegue un progetto secessionista ed eversivo dell’unità nazionale e degli interessi del popolo, andrebbe fermato immediatamente. Una forza di sinistra non può che opporsi a questa deriva antipopolare. Chi è d’accordo con queste posizioni così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assume interamente e a futura memoria la responsabilità della possibile e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese. Chi poi asseconda questo progetto partendo da posizioni progressiste di sinistra ha una responsabilità doppia, come in Emilia-Romagna. Imbarazzante poi il balletto di chi da “sinistra” non solo sostiene elettoralmente queste richieste, presentando una lista a favore del presidente Bonaccini sulla base del “voto utile” ad un fronte che predica un antifascismo di facciata, ma è addirittura firmatario in prima persona di risoluzioni a sostegno e definizione della richiesta di autonomia regionale.
In realtà chi si affronta oggi in Emilia Romagna sono solo due facce dello stesso monocolore verde, il rosso è semplicemente scomparso dai simboli dei cosiddetti progressisti, e già questo la dice lunga. La cosa peggiore è che, in questo delirante scenario secessionista, la Lega, ormai nazionale, trova sponde in parte del Pd, come appunto in Emilia-Romagna, dove il presidente Bonaccini si è posto all’inseguimento della Lega su temi di destra e, come detto recentemente da Luciano Canfora in una intervista sul Manifesto: «Anche questo disgusta. Ma come può il Pd pensare di recuperare nel centro-sud con una proposta simile a quella di Zaia».
Sconvolgente poi che nella “Lista del Presidente Bonaccini”, trovi ricovero un imprenditore, rifiutato anche dalla Lega, che pochi anni fa aveva licenziato più di 500 ciclofattorini con un sms. Ci si sarebbe aspettato di vedere in una lista di sinistra uno dei tanti ciclofattorini licenziati, invece…
L’involuzione “genetica” del Pd emiliano è quasi totalmente compiuta, di sinistra non resta molto, solo un lontano ricordo, come ha dimostrato dapprima la mozione del settembre scorso del Parlamento Europeo che ha equiparato nazismo e comunismo, votata da larghissima parte degli europarlamentari Pd, e pochi giorni fa l’improvvido documentario per le scuole ad opera del Comune di Reggio Emilia su Nilde Iotti, dove non si pronuncia mai la parola o l’appartenenza comunista da parte sua o di Togliatti. Ennesima offesa a storia e memoria.
Ma dicevamo dell’impatto delle politiche di rigore e neoliberiste al Nord, sede della prossima tappa di Bologna. Dobbiamo considerare infatti che nella sola Lombardia ben 200mila famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (Rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti con all’interno famiglie composte spesso da pensionati, malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene.
Inoltre, solo per restare agli ultimi giorni apprese dai quotidiani, drammatica la situazione di Torino, dove raddoppiano i senzatetto: la metà sono italiani cinquantenni, con il Servizio Adulti in difficoltà nel reperire nuovi posti letto. Oppure quello che sta accadendo in Friuli Venezia Giulia, Regione da sempre considerate ricca e virtuosa ove come scrive Il Gazzettino: «La spesa sanitaria elevata è dovuta anche al ricorso alla sanità privata per ottenere prestazioni in tempi contenuti. La questione dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie regionali viene studiata da oltre un decennio con il risultato che la maggior parte delle famiglie sostiene spese di tasca propria per l’acquisto di almeno una prestazione sanitaria specialistiche, analisi del sangue, esami specialistici. Ma c’è chi proprio non ce la fa e rinuncia: il 3,5% delle famiglie del Fvg è costretto a dire no alle spese per i consumi sanitari, rischiando di ledere il proprio stato di salute».
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%, dove infatti l’aspettativa di vita si sta già da qualche anno progressivamente riducendo.
Bisogna infatti comprendere che la diseguaglianza sociale è oggi una evidente scelta politica ed è l’architrave su cui si regge tutto l’impianto dello sfruttamento bestiale del Sud, ma anche delle classi più disagiate del Nord. Un Sud visto sempre più e solo come colonia estrattiva e discarica terzomondista. Nemmeno avere, nei fatti, già creato da anni due Italie composte da cittadini di serie A e serie B ha provocato reazione alcuna nei cittadini, il tutto grazie al silenzio, quando non mistificazione, dei media. Ma è ovvio che arrivando “al collo di bottiglia” prima o poi la conflagrazione sarà inevitabile, visto che il panorama politico si sta già avvitando in spirali sempre più concentriche di incertezza, odio e rancore sociali, aizzate ad arte da politici e media che mirano ad alimentare sempre di più la lotta fra poveri. Il tutto convogliato attraverso la costruzione di una mitologia arcaica e a processi psicosociali che alimentano e legittimano disparità e diseguaglianza, facendo apparire come accettabili sperequazioni di stato sociale.
I pregiudizi hanno una importanza fondamentale in questo gioco di specchi, che dura nei confronti del Sud dall’Unità d’Italia, perché legittimano ogni tipo di decisione discriminatoria. Si tende così a far passare come meritevole di rispetto, quasi di discendenza divina, la presenza di una “aristocrazia del denaro”, con una chiave di lettura pseudo calvinista, vista come appartenente ad un ordine universale predestinato. Per cui chi è ricco è perché lo merita, altrettanto dicasi per chi è povero. Così facendo il nemico è solo chi è più povero e sfortunato di noi, lo sguardo, il rimprovero, lo sfottò è sempre rivolto e chi è più in basso. Sono cose già viste al Sud e che fanno parte a pieno titolo anche della “Nuova Questione Meridionale”.
Così facendo e grazie all’assenza dello Stato, che da tempo ha rinunciato alla sua funzione redistributiva e di compensazione sociale, come dovrebbe essere da dettato costituzionale, si è creata una vera e propria oligarchia dei ricchi favorita spesso dalla continuità decennale e familistica con la politica, quasi sempre supportata da privatizzazioni di imprese pubbliche contro l’interesse della collettività, da opacità e contiguità.
L’ultima proposta Boccia sul Regionalismo differenziato, infatti liquida definitivamente tutto ciò che è pubblico, abbattendo i diritti garantiti e sanciti dalla prima parte della Costituzione.
Settori dei poteri economici e finanziari vogliono abbattere lo Stato sociale, farne campo di profitto con privatizzazioni a pioggia. Se infatti viene distrutta l’unità nazionale, con la formazioni di piccole entità regionali, crolla anche l’esigibilità dei diritti universali, che devono valere per tutto il Paese, con diritti uguali per tutti in base al dettato costituzionale.
L’Europa della finanza sta spingendo da tempo in questa direzione. È l’Europa del liberismo più sfrenato e dell’austerity, che poco si interessa dei suoi cittadini se non marginalmente. La Costituzione italiana, con i suoi diritti garantiti, anche se ad oggi poco applicati, è vista come un nemico da abbattere.
Quello che sta accadendo in Gran Bretagna e Spagna ci dà uno spaccato di quello che sta avvenendo sottotraccia in Europa e che potrebbe presto portare al collasso di entità statuali che ci parevano eterne ed immodificabili. Lo stesso vale per il MES, un meccanismo di controllo degli Stati, soprattutto di quelli del Sud Europa..
Chi continua a proporre il Regionalismo differenziato persegue un progetto secessionista ed eversivo dell’unità nazionale e degli interessi del popolo, andrebbe fermato immediatamente. Una forza di sinistra non può che opporsi a questa deriva antipopolare. Chi è d’accordo con queste posizioni così come fanno, governatori secessionisti , parlamentari, intellettuali, gruppi di potere e governi si assume interamente e a futura memoria la responsabilità della possibile e certo non auspicata “balcanizzazione” del Paese. Chi poi asseconda questo progetto partendo da posizioni progressiste di sinistra ha una responsabilità doppia, come in Emilia-Romagna. Imbarazzante poi il balletto di chi da “sinistra” non solo sostiene elettoralmente queste richieste, presentando una lista a favore del presidente Bonaccini sulla base del “voto utile” ad un fronte che predica un antifascismo di facciata, ma è addirittura firmatario in prima persona di risoluzioni a sostegno e definizione della richiesta di autonomia regionale.
In realtà chi si affronta oggi in Emilia Romagna sono solo due facce dello stesso monocolore verde, il rosso è semplicemente scomparso dai simboli dei cosiddetti progressisti, e già questo la dice lunga. La cosa peggiore è che, in questo delirante scenario secessionista, la Lega, ormai nazionale, trova sponde in parte del Pd, come appunto in Emilia-Romagna, dove il presidente Bonaccini si è posto all’inseguimento della Lega su temi di destra e, come detto recentemente da Luciano Canfora in una intervista sul Manifesto: «Anche questo disgusta. Ma come può il Pd pensare di recuperare nel centro-sud con una proposta simile a quella di Zaia».
Sconvolgente poi che nella “Lista del Presidente Bonaccini”, trovi ricovero un imprenditore, rifiutato anche dalla Lega, che pochi anni fa aveva licenziato più di 500 ciclofattorini con un sms. Ci si sarebbe aspettato di vedere in una lista di sinistra uno dei tanti ciclofattorini licenziati, invece…
L’involuzione “genetica” del Pd emiliano è quasi totalmente compiuta, di sinistra non resta molto, solo un lontano ricordo, come ha dimostrato dapprima la mozione del settembre scorso del Parlamento Europeo che ha equiparato nazismo e comunismo, votata da larghissima parte degli europarlamentari Pd, e pochi giorni fa l’improvvido documentario per le scuole ad opera del Comune di Reggio Emilia su Nilde Iotti, dove non si pronuncia mai la parola o l’appartenenza comunista da parte sua o di Togliatti. Ennesima offesa a storia e memoria.
Ma dicevamo dell’impatto delle politiche di rigore e neoliberiste al Nord, sede della prossima tappa di Bologna. Dobbiamo considerare infatti che nella sola Lombardia ben 200mila famiglie si trovano in condizione di povertà assoluta (Rapporto Polis 2019) in gran parte le stesse che vivono nelle case popolari. Edifici quasi sempre fatiscenti con all’interno famiglie composte spesso da pensionati, malati e disabili. Le abitazioni non sono solo in periferia, ma anche a pochi chilometri dal centro. Parti di città che mostrano l’altra faccia della medaglia di quella che è presentata come la capitale della moda, del benessere, del design, ma che nasconde in sé anche una città composta da persone che faticano ad arrivare a fine mese, quando va bene.
Inoltre, solo per restare agli ultimi giorni apprese dai quotidiani, drammatica la situazione di Torino, dove raddoppiano i senzatetto: la metà sono italiani cinquantenni, con il Servizio Adulti in difficoltà nel reperire nuovi posti letto. Oppure quello che sta accadendo in Friuli Venezia Giulia, Regione da sempre considerate ricca e virtuosa ove come scrive Il Gazzettino: «La spesa sanitaria elevata è dovuta anche al ricorso alla sanità privata per ottenere prestazioni in tempi contenuti. La questione dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie regionali viene studiata da oltre un decennio con il risultato che la maggior parte delle famiglie sostiene spese di tasca propria per l’acquisto di almeno una prestazione sanitaria specialistiche, analisi del sangue, esami specialistici. Ma c’è chi proprio non ce la fa e rinuncia: il 3,5% delle famiglie del Fvg è costretto a dire no alle spese per i consumi sanitari, rischiando di ledere il proprio stato di salute».
Se questa è la situazione di Milano o di Reggio Emilia, dove vi sono molte similitudini con quanto descritto per la “capitale morale “, come dimostrato nei giorni scorsi da una inchiesta della “Gazzetta di Reggio”, figuriamoci la situazione nel Mezzogiorno dove la percentuale della popolazione in povertà fra assoluta e relativa è intorno al 40%, dove infatti l’aspettativa di vita si sta già da qualche anno progressivamente riducendo.
Il tutto ovviamente occultato da media complici, che anzi eleggono pochi giorni fa Milano come la città italiana dove vi è “la più alta qualità della vita”. Il non detto è che a Milano puoi vivere benissimo, ma ovviamente solo se sei a dir poco benestante. Ecco perché intendere l’Autonomia regionale solo come un contrasto Sud/Nord, sarebbe riduttivo, trattandosi di un progetto neoliberista, con profonde radici europee, che mira alla privatizzazione progressiva e pervasiva di tutto ciò che oggi è inteso come welfare, sia a Nord che a Sud, a danno delle classi più deboli, che come visto sopra, che già oggi si ritrovano impoverite dalla “crisi” dell’ultimo decennio e che domani, una volta privatizzata la sanità, avranno difficoltà anche a curarsi.
Una situazione per il Mezzogiorno causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici.
Ecco perché l’appuntamento di Bologna è molto importante, a pochi giorni dal voto, per approfondire i tanti temi del contrasto al neoliberismo spinto, al fine di ingenerare una riflessione che possa auspicabilmente portare ad una riconsiderazione del tema nel vero interesse di tutti i cittadini.
A tal fine saranno invitati tutti i candidati presidenti alla Regione per un confronto ed un approfondimento sul tema.
Una situazione per il Mezzogiorno causata dal fatto che «negli ultimi dieci anni c’è stata una perequazione alla rovescia», come da parole del presidente Svimez Adriano Giannola pochi giorni fa audito alla Camera. La certificazione che il Meridione ha lasciato sul campo, a tutto vantaggio del Nord, una parte rilevante, di parecchie decine di miliardi di euro, delle risorse destinate a finanziare gli investimenti pubblici nell’area più svantaggiata del Paese.
Tutti fattori che, uniti alla riproposizione del Regionalismo differenziato senza definizione dei Lep, aspetto che già da un decennio costano al Sud mancati investimenti (che vanno al Nord) per 61,3 miliardi di Euro l’anno ci fanno ben capire come ci sia una precisa volontà nel condurre una lotta senza quartiere ai più poveri deprivandoli di welfare e servizi a solo vantaggio dei soliti potentati economici.
Ecco perché l’appuntamento di Bologna è molto importante, a pochi giorni dal voto, per approfondire i tanti temi del contrasto al neoliberismo spinto, al fine di ingenerare una riflessione che possa auspicabilmente portare ad una riconsiderazione del tema nel vero interesse di tutti i cittadini.
A tal fine saranno invitati tutti i candidati presidenti alla Regione per un confronto ed un approfondimento sul tema.
Fonte: Left
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domenica 5 gennaio 2020
BOLOGNA-VENERDI' 10 GENNAIO SUD-LAB: CONTRO OGNI AUTONOMIA DIFFERENZIATA !
Dopo la tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left, transform!italia, Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, con l’appuntamento dello scorso 20 Dicembre 2019 a Catania e prima di proseguire il tour nel 2020 in altre Regioni del Sud, il 10 Gennaio 2020 il Sud-Lab farà una importante tappa a Bologna. Si confronteranno studiosi che da tempo hanno sollevato il problema della Autonomia Differenziata, Comitati locali a favore della Salute, dell’Ambiente, della Scuola pubblica e di tutti quegli aspetti su cui l’Autonomia differenziata impatta. In poche parole si analizzeranno tutte o quasi le sfaccettature che la “Secessione dei Ricchi” avrà sulla vita dei cittadini; chi ne beneficerà, pochi, e chi invece ne uscirà stritolato, la gran parte.
Ricordiamo che in Emilia Romagna si voterà il 26 Gennaio prossimo e che, purtroppo, la Regione a guida Pd è una delle tre che ha richiesto il Regionalismo differenziato, pur con meno materie rispetto a Lombardia e Veneto, ma con gli stessi rischi, la stessa perniciosità, sia per le classi più deboli sia nei confronti dell’unità nazionale. Si cercherà così di esplorare le svariate problematiche collegate al processo iniziato nel 2001 con la modifica del Titolo V, con l’intento di aggregare i tanti che resistono, al fine di fornire e ricevere idee e soluzioni anche con un confronto diretto e serrato. Non è un caso che Rifondazione Comunista e Partito del Sud partecipino insieme alle elezioni regionali nella Lista “L’Altra Emilia Romagna, che vede inoltre la presenza di P.C.I. e Comitati civici: la sola lista presente in tutte le province al voto che chiede con decisione il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata da parte della Regione.
La tappa di Bologna giunge a proposito per ricordare come l’autonomia differenziata non sia solo un progetto contro il Sud d’Italia, ma un vero e proprio disegno neoliberista di privatizzazione su scala nazionale, un attacco micidiale e premeditato contro le classi popolari. La spallata definitiva all’unità nazionale.
SONO INVITATI A PARTECIPARE E A PORTARE UN LORO CONTRIBUTO DIRETTO AL DIBATTITO TUTTI I CANDIDATI PRESIDENTI ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI DEL 26 GENNAIO 2020
Parteciperanno:
Loredana Marino-Resp. Mezzogiorno PRC
Natale Cuccurese-Pres. Partito del Sud
Marina Boscaino -Coord. Contro Ogni Autonomia
Giovanni Russo Spena-Costituzionalista
Claudia Candeloro-Avv. del Lavoro
Silvano Tagliavini-Coord.Cispadano No autostrada
Lorenzo Grilli-Scuola e Costituzione Bologna
Gianluigi Trianni -Forum Diritto alla Salute
Coordina: Cristina Quintavalla-Portavoce Altra Emilia Romagna
in collegamento Piero Bevilacqua-Pres.Istituto meridionale IMES
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Dopo la tappa siciliana del “Laboratorio Sud”, organizzato da Left, transform!italia, Partito della Rifondazione Comunista e Partito del Sud, con l’appuntamento dello scorso 20 Dicembre 2019 a Catania e prima di proseguire il tour nel 2020 in altre Regioni del Sud, il 10 Gennaio 2020 il Sud-Lab farà una importante tappa a Bologna. Si confronteranno studiosi che da tempo hanno sollevato il problema della Autonomia Differenziata, Comitati locali a favore della Salute, dell’Ambiente, della Scuola pubblica e di tutti quegli aspetti su cui l’Autonomia differenziata impatta. In poche parole si analizzeranno tutte o quasi le sfaccettature che la “Secessione dei Ricchi” avrà sulla vita dei cittadini; chi ne beneficerà, pochi, e chi invece ne uscirà stritolato, la gran parte.
Ricordiamo che in Emilia Romagna si voterà il 26 Gennaio prossimo e che, purtroppo, la Regione a guida Pd è una delle tre che ha richiesto il Regionalismo differenziato, pur con meno materie rispetto a Lombardia e Veneto, ma con gli stessi rischi, la stessa perniciosità, sia per le classi più deboli sia nei confronti dell’unità nazionale. Si cercherà così di esplorare le svariate problematiche collegate al processo iniziato nel 2001 con la modifica del Titolo V, con l’intento di aggregare i tanti che resistono, al fine di fornire e ricevere idee e soluzioni anche con un confronto diretto e serrato. Non è un caso che Rifondazione Comunista e Partito del Sud partecipino insieme alle elezioni regionali nella Lista “L’Altra Emilia Romagna, che vede inoltre la presenza di P.C.I. e Comitati civici: la sola lista presente in tutte le province al voto che chiede con decisione il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata da parte della Regione.
La tappa di Bologna giunge a proposito per ricordare come l’autonomia differenziata non sia solo un progetto contro il Sud d’Italia, ma un vero e proprio disegno neoliberista di privatizzazione su scala nazionale, un attacco micidiale e premeditato contro le classi popolari. La spallata definitiva all’unità nazionale.
SONO INVITATI A PARTECIPARE E A PORTARE UN LORO CONTRIBUTO DIRETTO AL DIBATTITO TUTTI I CANDIDATI PRESIDENTI ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI DEL 26 GENNAIO 2020
Parteciperanno:
Loredana Marino-Resp. Mezzogiorno PRC
Natale Cuccurese-Pres. Partito del Sud
Marina Boscaino -Coord. Contro Ogni Autonomia
Giovanni Russo Spena-Costituzionalista
Claudia Candeloro-Avv. del Lavoro
Silvano Tagliavini-Coord.Cispadano No autostrada
Lorenzo Grilli-Scuola e Costituzione Bologna
Gianluigi Trianni -Forum Diritto alla Salute
Coordina: Cristina Quintavalla-Portavoce Altra Emilia Romagna
in collegamento Piero Bevilacqua-Pres.Istituto meridionale IMES
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