sabato 22 maggio 2010

Tutela dell'ambiente e lotta al lavoro nero «Cambiare il mondo con la tecnologia»

È di Napoli il team che rappresenta l'Italia all'Imagine Cup, gara di informatica per studenti dei 5 continenti


I finalisti dell'edizione 2010 dell'Imagine Cup all'università  Federico II di Napoli
I finalisti dell'edizione 2010 dell'Imagine Cup all'università Federico II di Napoli


NAPOLI
- Il mondo si cambia anche attraverso piccoli gesti. I macroproblemi che affliggono l’umanità, quelli che le Nazioni Unite hanno sintetizzato negli otto Millennium Goals da centrare entro il 2015 - educazione universale, lotta alla fame nel mondo, uguaglianza tra i sessi, salute per i bambini, sostegno alle madri in gravidanza, lotta contro l'hiv e altre patologie su vasta scala, sostenibilità ambientale e global partnership - sono l'effetto di comportamenti, scelte e stili di vita che appartengono al quotidiano di ciascuno di noi. Per questo intervenendo sul piccolo è possibile pensare in grande. È questa la filosofia che sta alla base dell’Imagine Cup, la gara di information technology per studenti universitari di tutto il mondo promossa da Microsoft, che arriva quest'anno all'ottava edizione. Più di 300mila studenti vi hanno preso parte nei cinque continenti e solo i migliori di loro si affronteranno nella sfida decisiva, le finali mondiali che si svolgeranno all’inizio di luglio a Varsavia. E a rappresentare l’Italia nella più importante delle categorie in cui si suddivide la competizione, quella del «Software Design», ci sarà una squadra di studenti dell’università Federico II di Napoli, uscita vincitrice dalla selezione nazionale che proprio nel capoluogo campano ha avuto tra mercoledì e giovedì la sua fase finale. I quattro studenti del team «Error 404 v.2.0» (Raffaele Galiero, Clemente Giorio, Giulio D’Angelo e Ivana Cipolletta) sono stati designati come i portacolori azzurri al termine di una selezione che ha visto, a livello nazionale, la partecipazione di 250 studenti di diversi atenei di un po' tutte le regioni italiane.

Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane

STOP AL TRAFFICO - A far prevalere il team partenopeo è stato un progetto, ribattezzato Lift4U, che ha come obiettivo la riduzione del numero di veicoli circolanti sulle strade mediante la gestione centralizzata di un maxi sistema di car pooling, car sharing, bike sharing e di uso ottimale dei mezzi pubblici, accessibile sia da pc sia da dispositivi mobili, ovvero i sempre più diffusi smartphone. Dietro di loro si sono piazzati il team «Code Zero» dell’università di Cagliari (Davide Luzzu e Roberto Manca), con un progetto legato all’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro flessibile finalizzato a gestire le microassunzioni temporanee e a fare emergere il lavoro nero; e una squadra dell’università di Genova (Marco Gandolfo, Noemi Greco e Luca Oneto) che con ByBNet ha dato vita ad una sorta di e-Bay della solidarietà, creando una piattaforma per l’incontro tra le persone che offrono donazioni in denaro oppure beni o tempo libero e le associazioni umanitarie che di quelle offerte abbisognano. Queste ultime vengono valutate con un sistema di feedback degli utenti e con un’analisi di affidabilità affidata a programmi di "intelligenza artificiale" che fanno tesoro delle esperienze pregresse e dei giudizi del network per valutare le possibilità che un progetto di cooperazione vada a buon fine o per definire il grado di fiducia che si può riporre in quell'ente.

LA SCHEDA: i sei progetti arrivati alle finali nazionali di Imagine Cup 2010

I quattro studenti del team 'Error 404 v.2.0'
I quattro studenti del team "Error 404 v.2.0"

GIOCANDO S'IMPARA - Le finali italiane hanno decretato anche i vincitori di altre due categorie: la «Game Design», per l’ideazione di videogiochi, e la «Surface Interaction», destinata ad applicazioni per Sourface, la piattaforma multitouch di Microsoft, anch’esse incentrate sugli obiettivi del millennio dell’Onu. Le due categorie sono state vinte rispettivamente dal team «NextSoft» dell’università di Catania (Claudio Musumeci, Stefano Musumeci, Dario Paraspola e Federico Fausto Santoro) con il gioco Bacteriovirus (una guerra tra globuli bianchi e batteri che ricorda vagamente l’idea di base dei cartoni animati della serie «Alla scoperta del corpo umano»); e dal team «Fooding» del Politecnico di Milano (Laura Stefani, Gianvito Toscano, Luca Trinchero e Roberto Turla) con il software omonimo, pensato per l’erogazione di informazioni in tema alimentare e utilizzabile anche per la gestione delle prenotazioni di un ristorante.

FANTASIA AL POTERE - «Il livello dei progetti presentati cresce di anno in anno - commenta Anders Nilsson, a capo del gruppo Developer and Platform di Microsoft Italia -, conseguenza anche di una maggiore predisposizione di rettori e docenti a concedere tempo agli studenti per queste che sono applicazioni concrete del sapere. Dietro ognuna di queste piattaforme ci sono mesi e mesi di lavoro e comunque sia andata la classifica finale, ciascuno dei partecipanti sa che per il solo fatto di essere arrivato fin qui ha comunque vinto». Lo slogan dell’iniziativa non è stato scelto a caso: You win, we all win, tu vinci, tutti vinciamo. «Del resto - aggiunge Mauro Minella, responsabile dei programmi universitari di Microsoft Italia - quelli presentati sono progetti tecnologici innovativi e fantasiosi ma assolutamente concreti e realizzabili. In gara ci sono state tante idee: ciò che il mondo potrebbe diventare domani è in mano ai giovani di oggi».

LA START UP DELL'ANNO - L’evento di Napoli è stato anche l’occasione per assegnare il premio «Start-up dell’anno» alla migliore delle 10 aziende start-up arrivate in finale nel contest promosso dalla stessa Microsoft e dall’associazione PNICube, che raggruppa gli incubatori di impresa universitari italiani. La vittoria in questo caso è andata alla Genefinity, una spin off dell’università di Trieste fondata nel 2006, che realizza soluzioni per il settore dei film sottili per la diagnostica medica.

LE FINALI MONDIALI - In Polonia la competizione sarà serrata. Il confronto sarà solo tra i campioni delle diverse edizioni nazionali e quindi i progetti in gara saranno tutti di livello elevato. L’Italia vanta già una vittoria a livello mondiale, quella dell’edizione del 2006, quando ad aggiudicarsi il titolo, in India (la finale si svolge ogni anno in un Paese diverso, l’Italia è tra i candidati ad ospitare quelle del 2011) a prevalere fu un team del Politecnico di Torino. Lo scorso anno i portacolori italiani arrivavano invece da Udine, uno dei poli universitari più attivi nella partecipazione a questa competizione, che in altri due casi aveva inviato propri studenti alle finali mondiali. La categoria del Software Design è la più importante, ma non è detto che il quattro di «Error 404» siano gli unici italiani in gara alla finalissima: per tutte le altre categorie, dalle embedded technologies alle arti visive (fotografia, minifilmati), dalla creazione di videogame alla sfida su algoritmi e abilità di calcolo la selezione avviene online e a livello globale e i nomi degli ammessi alla sfida in terra polacca si conosceranno solo nelle prossime settimane.

David Platt, docente ad Harvard
David Platt, docente ad Harvard
«SOFTWARE SUCKS» - «C’è un gran bisogno di dummies nella progettazione di software - ha commentato il prof. David Platt, docente ad Harvard e autore dell’eloquente volume Why software sucks, edito in Italia da Mondadori con il titolo "Perché il software fa schifo", ospite della manifestazione -. Purtroppo dietro a molti dei programmi o dei siti web che utilizziamo ogni giorno ci sono persone che ragionano più come computer che come esseri umani e questo si riflette nei programmi stessi, spesso complicati e inaccessibili al grande pubblico. Ma questo poteva forse andare bene fino a un decennio fa, quando l’informatica di uso quotidiano era appannaggio solo di studiosi e addetti ai lavori, che in qualche modo accettavano e si predisponevano a studiare il funzionamento dei diversi programmi. Oggi, invece, il pc e Internet sono usati praticamente da tutti, dai bambini agli anziani. E quello che forse era accettabile un tempo, ora non lo è più». La regola, per Platt, eccentrico docente che nei suoi key note salta sui tavoli e cammina sulle poltroncine come il Benigni della "Notte degli Oscar", deve essere una sola: «Basta che funzioni». Ergo: niente fronzoli e niente opzioni che la maggior parte degli utenti mai utilizzerà ma che spesso mettono in crisi chi sta dall’altra parte del monitor e fanno perdere tempo. Un’idea di software «no frills» che ancora non riesce a decollare nelle software house. Perché? Platt ha la sua dissacrante teoria: «Per troppo tempo abbiamo lasciato che i programmi fossero prodotti da smanettoni sfigati che il sabato sera stanno davanti al pc anziché uscire a divertirsi. Il risultato è che le loro frustrazioni si riversano su di noi».

Fonte:Corriere della Sera

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È di Napoli il team che rappresenta l'Italia all'Imagine Cup, gara di informatica per studenti dei 5 continenti


I finalisti dell'edizione 2010 dell'Imagine Cup all'università  Federico II di Napoli
I finalisti dell'edizione 2010 dell'Imagine Cup all'università Federico II di Napoli


NAPOLI
- Il mondo si cambia anche attraverso piccoli gesti. I macroproblemi che affliggono l’umanità, quelli che le Nazioni Unite hanno sintetizzato negli otto Millennium Goals da centrare entro il 2015 - educazione universale, lotta alla fame nel mondo, uguaglianza tra i sessi, salute per i bambini, sostegno alle madri in gravidanza, lotta contro l'hiv e altre patologie su vasta scala, sostenibilità ambientale e global partnership - sono l'effetto di comportamenti, scelte e stili di vita che appartengono al quotidiano di ciascuno di noi. Per questo intervenendo sul piccolo è possibile pensare in grande. È questa la filosofia che sta alla base dell’Imagine Cup, la gara di information technology per studenti universitari di tutto il mondo promossa da Microsoft, che arriva quest'anno all'ottava edizione. Più di 300mila studenti vi hanno preso parte nei cinque continenti e solo i migliori di loro si affronteranno nella sfida decisiva, le finali mondiali che si svolgeranno all’inizio di luglio a Varsavia. E a rappresentare l’Italia nella più importante delle categorie in cui si suddivide la competizione, quella del «Software Design», ci sarà una squadra di studenti dell’università Federico II di Napoli, uscita vincitrice dalla selezione nazionale che proprio nel capoluogo campano ha avuto tra mercoledì e giovedì la sua fase finale. I quattro studenti del team «Error 404 v.2.0» (Raffaele Galiero, Clemente Giorio, Giulio D’Angelo e Ivana Cipolletta) sono stati designati come i portacolori azzurri al termine di una selezione che ha visto, a livello nazionale, la partecipazione di 250 studenti di diversi atenei di un po' tutte le regioni italiane.

Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane Imagine Cup, le finali italiane

STOP AL TRAFFICO - A far prevalere il team partenopeo è stato un progetto, ribattezzato Lift4U, che ha come obiettivo la riduzione del numero di veicoli circolanti sulle strade mediante la gestione centralizzata di un maxi sistema di car pooling, car sharing, bike sharing e di uso ottimale dei mezzi pubblici, accessibile sia da pc sia da dispositivi mobili, ovvero i sempre più diffusi smartphone. Dietro di loro si sono piazzati il team «Code Zero» dell’università di Cagliari (Davide Luzzu e Roberto Manca), con un progetto legato all’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro flessibile finalizzato a gestire le microassunzioni temporanee e a fare emergere il lavoro nero; e una squadra dell’università di Genova (Marco Gandolfo, Noemi Greco e Luca Oneto) che con ByBNet ha dato vita ad una sorta di e-Bay della solidarietà, creando una piattaforma per l’incontro tra le persone che offrono donazioni in denaro oppure beni o tempo libero e le associazioni umanitarie che di quelle offerte abbisognano. Queste ultime vengono valutate con un sistema di feedback degli utenti e con un’analisi di affidabilità affidata a programmi di "intelligenza artificiale" che fanno tesoro delle esperienze pregresse e dei giudizi del network per valutare le possibilità che un progetto di cooperazione vada a buon fine o per definire il grado di fiducia che si può riporre in quell'ente.

LA SCHEDA: i sei progetti arrivati alle finali nazionali di Imagine Cup 2010

I quattro studenti del team 'Error 404 v.2.0'
I quattro studenti del team "Error 404 v.2.0"

GIOCANDO S'IMPARA - Le finali italiane hanno decretato anche i vincitori di altre due categorie: la «Game Design», per l’ideazione di videogiochi, e la «Surface Interaction», destinata ad applicazioni per Sourface, la piattaforma multitouch di Microsoft, anch’esse incentrate sugli obiettivi del millennio dell’Onu. Le due categorie sono state vinte rispettivamente dal team «NextSoft» dell’università di Catania (Claudio Musumeci, Stefano Musumeci, Dario Paraspola e Federico Fausto Santoro) con il gioco Bacteriovirus (una guerra tra globuli bianchi e batteri che ricorda vagamente l’idea di base dei cartoni animati della serie «Alla scoperta del corpo umano»); e dal team «Fooding» del Politecnico di Milano (Laura Stefani, Gianvito Toscano, Luca Trinchero e Roberto Turla) con il software omonimo, pensato per l’erogazione di informazioni in tema alimentare e utilizzabile anche per la gestione delle prenotazioni di un ristorante.

FANTASIA AL POTERE - «Il livello dei progetti presentati cresce di anno in anno - commenta Anders Nilsson, a capo del gruppo Developer and Platform di Microsoft Italia -, conseguenza anche di una maggiore predisposizione di rettori e docenti a concedere tempo agli studenti per queste che sono applicazioni concrete del sapere. Dietro ognuna di queste piattaforme ci sono mesi e mesi di lavoro e comunque sia andata la classifica finale, ciascuno dei partecipanti sa che per il solo fatto di essere arrivato fin qui ha comunque vinto». Lo slogan dell’iniziativa non è stato scelto a caso: You win, we all win, tu vinci, tutti vinciamo. «Del resto - aggiunge Mauro Minella, responsabile dei programmi universitari di Microsoft Italia - quelli presentati sono progetti tecnologici innovativi e fantasiosi ma assolutamente concreti e realizzabili. In gara ci sono state tante idee: ciò che il mondo potrebbe diventare domani è in mano ai giovani di oggi».

LA START UP DELL'ANNO - L’evento di Napoli è stato anche l’occasione per assegnare il premio «Start-up dell’anno» alla migliore delle 10 aziende start-up arrivate in finale nel contest promosso dalla stessa Microsoft e dall’associazione PNICube, che raggruppa gli incubatori di impresa universitari italiani. La vittoria in questo caso è andata alla Genefinity, una spin off dell’università di Trieste fondata nel 2006, che realizza soluzioni per il settore dei film sottili per la diagnostica medica.

LE FINALI MONDIALI - In Polonia la competizione sarà serrata. Il confronto sarà solo tra i campioni delle diverse edizioni nazionali e quindi i progetti in gara saranno tutti di livello elevato. L’Italia vanta già una vittoria a livello mondiale, quella dell’edizione del 2006, quando ad aggiudicarsi il titolo, in India (la finale si svolge ogni anno in un Paese diverso, l’Italia è tra i candidati ad ospitare quelle del 2011) a prevalere fu un team del Politecnico di Torino. Lo scorso anno i portacolori italiani arrivavano invece da Udine, uno dei poli universitari più attivi nella partecipazione a questa competizione, che in altri due casi aveva inviato propri studenti alle finali mondiali. La categoria del Software Design è la più importante, ma non è detto che il quattro di «Error 404» siano gli unici italiani in gara alla finalissima: per tutte le altre categorie, dalle embedded technologies alle arti visive (fotografia, minifilmati), dalla creazione di videogame alla sfida su algoritmi e abilità di calcolo la selezione avviene online e a livello globale e i nomi degli ammessi alla sfida in terra polacca si conosceranno solo nelle prossime settimane.

David Platt, docente ad Harvard
David Platt, docente ad Harvard
«SOFTWARE SUCKS» - «C’è un gran bisogno di dummies nella progettazione di software - ha commentato il prof. David Platt, docente ad Harvard e autore dell’eloquente volume Why software sucks, edito in Italia da Mondadori con il titolo "Perché il software fa schifo", ospite della manifestazione -. Purtroppo dietro a molti dei programmi o dei siti web che utilizziamo ogni giorno ci sono persone che ragionano più come computer che come esseri umani e questo si riflette nei programmi stessi, spesso complicati e inaccessibili al grande pubblico. Ma questo poteva forse andare bene fino a un decennio fa, quando l’informatica di uso quotidiano era appannaggio solo di studiosi e addetti ai lavori, che in qualche modo accettavano e si predisponevano a studiare il funzionamento dei diversi programmi. Oggi, invece, il pc e Internet sono usati praticamente da tutti, dai bambini agli anziani. E quello che forse era accettabile un tempo, ora non lo è più». La regola, per Platt, eccentrico docente che nei suoi key note salta sui tavoli e cammina sulle poltroncine come il Benigni della "Notte degli Oscar", deve essere una sola: «Basta che funzioni». Ergo: niente fronzoli e niente opzioni che la maggior parte degli utenti mai utilizzerà ma che spesso mettono in crisi chi sta dall’altra parte del monitor e fanno perdere tempo. Un’idea di software «no frills» che ancora non riesce a decollare nelle software house. Perché? Platt ha la sua dissacrante teoria: «Per troppo tempo abbiamo lasciato che i programmi fossero prodotti da smanettoni sfigati che il sabato sera stanno davanti al pc anziché uscire a divertirsi. Il risultato è che le loro frustrazioni si riversano su di noi».

Fonte:Corriere della Sera

lunedì 26 aprile 2010

STUDENTI MERIDIONALI I MIGLIORI D'ITALIA IN ASTROFISICA (alla faccia della Gelmini e di Lynn..)


http://www.youtube.com/watch?v=i7jDVyYhcrg

Alla finale svolta a Torino per determinare i finalisti alla olimpiade mondiale degli studenti di astronomia si sono classificati come i più bravi solo giovani studenti meridionali. 4 CALABRESI E 1 PUGLIESE
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http://www.youtube.com/watch?v=i7jDVyYhcrg

Alla finale svolta a Torino per determinare i finalisti alla olimpiade mondiale degli studenti di astronomia si sono classificati come i più bravi solo giovani studenti meridionali. 4 CALABRESI E 1 PUGLIESE

lunedì 8 febbraio 2010

Scuola, riforma superiore. La Gelmini oscura i forum


L'ha definita una "riforma epocale", frutto di "un ampio confronto" con il mondo della scuola. Ma subito dopo lo show a Palazzo Chigi spalleggiata da Silvio Berlusconi, la maestra "unica" dell'istruzione ha oscurato tutti i forum sul riordino della scuola superiore dal sito istituzionale Indire, l'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica.

Una vera e propria censura per docenti, studenti e genitori. Sul web sono stati oscurati tutti i i thread intitolati "Conosci e commenta la riforma". Un atto che la Gelminini ha compiuto senza alcun preavviso e senza alcuna motivazione.

Lo denuncia con rabbia il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia, materia scolastica che per altro la Gelmini ha pressochè "bandito" dalla sua scuola.

Intanto secondo Tuttoscuola, la riforma delle superiori porterà al taglio di 7 mila insegnanti negli istituti tecnico-professionali. Gli schemi iniziali dei regolamenti della riforma, approvati tra maggio e giugno 2009, prevedevano, spiega il mensile di settore, l'avvio della riforma anche per il secondo anno di corso per tutti, ma la critica generalizzata a questo doppio avvio ha convinto il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini a desistere, limitando l'avvio al primo anno. «Chi, invece, non era disposto a desistere era il ministero dell'Economia che dal minor orario delle seconde classi aveva programmato un cospicuo risparmio di risorse - ricordano da Tuttoscuola - per non incorrere nella clausola di salvaguardia, il Miur ha dovuto trovare altre risorse a compensazione e lo ha fatto riducendo gli orari delle classi successive alla prima (quinte escluse) per i tecnici e l'orario delle seconde e terze per i professionali (i licei sono salvi), con effetto immediato da settembre».

Per le classi dei tecnici si passerà dall'orario medio settimanale di 36 ore a 32 ore (sono interessate quasi 24 mila classi), con una conseguente riduzione di docenza pari a circa 5.300 posti di docente (senza contare anche i 400-500 posti di insegnanti tecnico pratici).

L'operazione dimagrimento per i professionali interesserà circa 10.800 classi, calcola Tuttoscuola: per le seconde si passerà dall'orario medio settimanale di 36 ore a 32, per le terze da 36 a 34 ore. La conseguente riduzione oraria dovrebbe determinare un minor fabbisogno di docenza pari a circa 1.800 posti (senza contare anche un centinaio di posti di insegnanti tecnico pratici «a registro»).

Complessivamente, quindi, i posti di docenza nelle classi intermedie dei tecnici e dei professionali si dovrebbero ridurre di oltre 7 mila posti. A questi sono da aggiungere almeno 500 posti degli insegnanti tecnico pratici. Si tratta, comunque, di stime da verificare, spiega il mensile, con le determinazioni dei nuovi organici che il Miur si prepara a definire per il prossimo anno scolastico.

Fonte:L'Unità del 08/02/2009
.
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L'ha definita una "riforma epocale", frutto di "un ampio confronto" con il mondo della scuola. Ma subito dopo lo show a Palazzo Chigi spalleggiata da Silvio Berlusconi, la maestra "unica" dell'istruzione ha oscurato tutti i forum sul riordino della scuola superiore dal sito istituzionale Indire, l'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica.

Una vera e propria censura per docenti, studenti e genitori. Sul web sono stati oscurati tutti i i thread intitolati "Conosci e commenta la riforma". Un atto che la Gelminini ha compiuto senza alcun preavviso e senza alcuna motivazione.

Lo denuncia con rabbia il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia, materia scolastica che per altro la Gelmini ha pressochè "bandito" dalla sua scuola.

Intanto secondo Tuttoscuola, la riforma delle superiori porterà al taglio di 7 mila insegnanti negli istituti tecnico-professionali. Gli schemi iniziali dei regolamenti della riforma, approvati tra maggio e giugno 2009, prevedevano, spiega il mensile di settore, l'avvio della riforma anche per il secondo anno di corso per tutti, ma la critica generalizzata a questo doppio avvio ha convinto il ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini a desistere, limitando l'avvio al primo anno. «Chi, invece, non era disposto a desistere era il ministero dell'Economia che dal minor orario delle seconde classi aveva programmato un cospicuo risparmio di risorse - ricordano da Tuttoscuola - per non incorrere nella clausola di salvaguardia, il Miur ha dovuto trovare altre risorse a compensazione e lo ha fatto riducendo gli orari delle classi successive alla prima (quinte escluse) per i tecnici e l'orario delle seconde e terze per i professionali (i licei sono salvi), con effetto immediato da settembre».

Per le classi dei tecnici si passerà dall'orario medio settimanale di 36 ore a 32 ore (sono interessate quasi 24 mila classi), con una conseguente riduzione di docenza pari a circa 5.300 posti di docente (senza contare anche i 400-500 posti di insegnanti tecnico pratici).

L'operazione dimagrimento per i professionali interesserà circa 10.800 classi, calcola Tuttoscuola: per le seconde si passerà dall'orario medio settimanale di 36 ore a 32, per le terze da 36 a 34 ore. La conseguente riduzione oraria dovrebbe determinare un minor fabbisogno di docenza pari a circa 1.800 posti (senza contare anche un centinaio di posti di insegnanti tecnico pratici «a registro»).

Complessivamente, quindi, i posti di docenza nelle classi intermedie dei tecnici e dei professionali si dovrebbero ridurre di oltre 7 mila posti. A questi sono da aggiungere almeno 500 posti degli insegnanti tecnico pratici. Si tratta, comunque, di stime da verificare, spiega il mensile, con le determinazioni dei nuovi organici che il Miur si prepara a definire per il prossimo anno scolastico.

Fonte:L'Unità del 08/02/2009
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venerdì 5 febbraio 2010

SCUOLE CONTRO. ASINI AL SUD? LE PROVE INVALSI NON DICONO TUTTO


Secondo la rilevazione INVALSI sugli apprendimenti nella Scuola elementare, il Sud è da serie B. Non è vero, ma si vuole giocare a tutti i costi a mettere il Sud contro il Nord.


Di Ciro Raia


Penso che quanti abbiano letto l’allarmante e provocatorio titolo, in prima pagina, de "La Repubblica" del 2 febbraio scorso – Scuola, i bambini del Sud in serie B- si siano chiesti, come me, quale maledizione accompagni il popolo meridionale. Non so quanti abbiano pensato di essere di fronte ad una notizia manipolata. Non è questione di campanilismo ma solo di correttezza dell’informazione. Quanto annunciato, infatti, dall’infausta titolazione (ma anche dal contenuto dell’articolo di pagina 23 del quotidiano citato), non rende ragione alla verità dei fatti e, inoltre, rischia di consegnare all’immaginario collettivo la visione di una realtà artefatta.

Ritengo, perciò, doveroso dover fare alcune considerazioni sulla questione in quanto "persona informata dei fatti", per la mia antica militanza di docente nella scuola di base, per la mia trentennale attività di formatore, per i miei quattordici anni passati (non a rigirare le dita!) all’Irre della Campania, per la mia ultima esperienza di dirigente maturata metà a Napoli e metà (sarà un caso?) a Bologna.

Non è vero che alle elementari c’è un’Italia a due velocità e che gli studenti del Sud imparano meno rispetto ai coetanei del Nord. È vero che è di moda, negli ultimi tempi, ridurre ogni cosa a test. E il test, come si sa, richiede necessariamente delle risposte, che costituiscono il fine ultimo di teorie pedagogiche, le quali, però, tentano ad escludere la capacità di saper fare le domande. La rilevazione degli apprendimenti nella scuola primaria, resa nota dall’ INVALSI (Istituto Nazionale per la VALutazione del Sistema di Istruzione e di Formazione) e relativa all’a. s. 2008/2009, richiede qualche piccolo commento.

La prova standardizzata degli apprendimenti in Italiano e in Matematica, sostenuta nel maggio 2009, dagli alunni delle seconde e delle quinte classi delle elementari, ha riguardato "solo" il 68% circa del totale delle scuole elementari. In ognuna delle scuole individuata, la prova è stata sostenuta "solo" da un campione di alunni pari al 31% della popolazione scolastica!
Se nelle seconde classi si è verificato, in italiano, una rilevazione di dati più negativi per gli alunni del sud (61,6%) rispetto a quelli del centro (66,3%) e del nord (67,3%), non altrettanto è avvenuto per la rilevazione dei dati riguardanti la matematica. In quest’ultima materia, infatti, sono state registrate delle eccellenze tra gli allievi meridionali (10,6%) non riscontrabili tra gli allievi del centro (7,5%) e del nord (7,0%).

Nelle quinte classi, invece, il gap tra gli alunni delle diverse aree geografiche nelle prove di italiano risulta assottigliarsi, mentre in quelle di matematica, quasi, si ribalta a vantaggio degli allievi delle classi del centro e del nord. Delle due, l’una: o le eccellenze in matematica (come, d’altra parte, il recupero in italiano) presuppongono il possesso di capacità logiche o le stesse capacità logiche non sono opportunamente considerate nel processo insegnamento-apprendimento. E qui subentra il discorso valutativo. Nella scuola di base (elementare e media) quale valutazione si vuole perseguire? Recenti riforme hanno reintrodotto il voto ed eliminato il giudizio: scelte politiche più che pedagogiche, scelte restauratrici più che innovatrici.

Il voto, infatti, espresso secondo una scala di valori abbastanza individuale (basta fare riferimento agli insegnanti di "manica stretta" [quando lo vedi un sette?] e a quelli di "manica larga" [ci sarà mai un quattro?] o ai principi che ciascuno ha ereditato dai propri modelli) se snellisce le operazioni degli scrutini (intendo il tempo passato a scrivere), non rende ragione del perché e del come sia avvenuto o non avvenuto l’apprendimento. Il voto tiene conto solo dell’alunno; il giudizio anche dell’ambiente e dei soggetti impegnati nel processo di insegnamento-apprendimento. Ovviamente, la scuola (di base) del voto ragiona su risposte (chiuse, aperte, a quiz, a numeri, a lettere, intelligenza prescrittiva); quella del giudizio ha bisogno del ragionamento (capacità, nessi, intelligenza creativa).

Le prove dell’INVALSI appartengono alla valutazione col voto e il ricorso alla prova standardizzata ne è la conferma. Una prova standardizzata, infatti, annulla tutte le teorie e le pratiche basate sul concetto della programmazione, sul raggiungimento degli obiettivi nelle aree cognitive e non, sulla modifica costante dei comportamenti. La prova standardizzata è un sinonimo di "a domanda risponde"; la prova differenziata, al contrario, riconosce e valuta "a partire dalle situazioni di ciascuno". E, a volerla proprio dire tutta, la prova standardizzata è fuorviante nella scuola di base, perché introduce un concetto più vicino alla scienza della misurazione (docimologia) che non a quella della valutazione.

Il 31% della popolazione scolastica sottoposta a prova INVALSI (il test) include anche gli alunni di cittadinanza diversa da quella italiana. Secondo il rapporto di restituzione dell’Istituto Nazionale di Valutazione, i dati sugli apprendimenti degli alunni stranieri sono in controtendenza rispetto a quelli fatti registrare dagli alunni italiani: più negativi al nord, meno negativi al sud. E questo solo perché, secondo l’INVALSI, gli stranieri sarebbero più numerosi al nord che non al sud! Può essere una spiegazione? Al sud ci sono moltissimi evasori scolastici sia italiani che stranieri di prima e di seconda generazione. Dunque, neanche questi ultimi dati possono essere attendibili, sia per la sottovalutazione del fenomeno "stranieri", sia per il perfido principio di voler giocare, a tutti i costi, il nord contro il sud!

Il ragionamento sottile, rispetto alla qualità dell’insegnamento oltre la linea gotica, è più o meno questo: nonostante molti stranieri (con gravi difficoltà linguistiche, che esistono dovunque!) i risultati dell’apprendimento degli alunni del nord sono migliori! Non così al sud, dove il numero degli stranieri è inferiore (sic) e la qualità degli apprendimenti è migliore! Si è in presenza di un ossimoro logico, più consono ad una mentalità padana che a una corretta visione di un "problema-scuola".

La mia attività di dirigente a Bologna mi suggerisce, poi, alcune considerazioni. Quando, due anni fa, ebbi l’incarico nella città felsinea, nonostante alcune pregresse esperienze maturate nel campo dell’insegnamento e della formazione, mi sentivo quasi inadeguato a sostenere l’impatto con una realtà, da tempo, individuata come una punta di un iceberg dell’avanguardia pedagogico-didattica. A due anni di distanza, mi sento tranquillamente di poter affermare che non è proprio così e che le eccellenze bolognesi sono in numero, più o meno pari, alle eccellenze napoletane, palermitane, milanesi o cagliaritane.

Come lo sono le punte negative esistenti in tutti i luoghi della penisola. Ciò che, secondo me, fa la differenza del "nostro" sud col centro-nord (un certo centro-nord!) è la presenza (puntuale, talora quasi "asfissiante") delle istituzioni ed il senso dello Stato, che da esse ne deriva. In tale contesto, la scuola, nel suo insieme, se ne avvantaggia, perché gode di maggiori opportunità, perché i servizi funzionano, perché respira l’aria della concertazione.

È chiaro che, in questa ottica, non sono "i bambini del Sud, in serie B"; sono, al contrario, la politica ed i politici del Sud di serie B! Sono quella politica e quei politici, che, per anni, per esempio, hanno consentito che molti appartamenti privati, adibiti a locali scolastici, fossero presi in fitto e pagati profumatamente; sono quella politica e quei politici che hanno fatto in modo che le risorse assegnate (fondi, strutture, strumenti) alle scuole meridionali fossero dissipate per il sistema clientelare che le governava (appartenenza politica o sindacale); sono quella politica e quei politici, che in combutta anche con la malavita organizzata, hanno fatto in modo che quest’ultima entrasse sin’anche nella gestione dei concorsi, nell’assegnazione delle cattedre, degli LSU, dei PON, dei POR.

È questo che determina un’Italia a due velocità! È la scuola intenzionalmente rinsecchita delle sue potenzialità e delle sue risorse; è l’istituzione volontariamente tradotta in una insolita dimensione di azienda, in cui gli alunni sono considerati alla stregua di materiali inerti: i buoni da una parte, quelli di risulta dall’altra.
La differenza della scuola, perciò, non la fanno solo il tempo pieno né solo i molteplici stimoli presenti in talune realtà. La differenza la fanno gli uomini politici, che si candidano a tradurre i tanti progetti in reali processi, con tangibili risultati (prodotti) di cambiamento.

E, quindi, non si può ragionare di nessuna "ricerca shock dell’Invalsi", che fa presagire un futuro da serie B ai bambini del sud. Sarebbe stato, forse, più corretto parlare di una ricerca funzionale ad una idea di scuola, che è prigioniera della logica dello spoil system, dei funzionari incapaci, dei politici miopi. Che, a ben considerare, sono gli unici a rischiare di giocare non nella serie cadetta ma in prima divisione.


Autore: prof. Ciro Raia

Fonte:Il mediano.it

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Secondo la rilevazione INVALSI sugli apprendimenti nella Scuola elementare, il Sud è da serie B. Non è vero, ma si vuole giocare a tutti i costi a mettere il Sud contro il Nord.


Di Ciro Raia


Penso che quanti abbiano letto l’allarmante e provocatorio titolo, in prima pagina, de "La Repubblica" del 2 febbraio scorso – Scuola, i bambini del Sud in serie B- si siano chiesti, come me, quale maledizione accompagni il popolo meridionale. Non so quanti abbiano pensato di essere di fronte ad una notizia manipolata. Non è questione di campanilismo ma solo di correttezza dell’informazione. Quanto annunciato, infatti, dall’infausta titolazione (ma anche dal contenuto dell’articolo di pagina 23 del quotidiano citato), non rende ragione alla verità dei fatti e, inoltre, rischia di consegnare all’immaginario collettivo la visione di una realtà artefatta.

Ritengo, perciò, doveroso dover fare alcune considerazioni sulla questione in quanto "persona informata dei fatti", per la mia antica militanza di docente nella scuola di base, per la mia trentennale attività di formatore, per i miei quattordici anni passati (non a rigirare le dita!) all’Irre della Campania, per la mia ultima esperienza di dirigente maturata metà a Napoli e metà (sarà un caso?) a Bologna.

Non è vero che alle elementari c’è un’Italia a due velocità e che gli studenti del Sud imparano meno rispetto ai coetanei del Nord. È vero che è di moda, negli ultimi tempi, ridurre ogni cosa a test. E il test, come si sa, richiede necessariamente delle risposte, che costituiscono il fine ultimo di teorie pedagogiche, le quali, però, tentano ad escludere la capacità di saper fare le domande. La rilevazione degli apprendimenti nella scuola primaria, resa nota dall’ INVALSI (Istituto Nazionale per la VALutazione del Sistema di Istruzione e di Formazione) e relativa all’a. s. 2008/2009, richiede qualche piccolo commento.

La prova standardizzata degli apprendimenti in Italiano e in Matematica, sostenuta nel maggio 2009, dagli alunni delle seconde e delle quinte classi delle elementari, ha riguardato "solo" il 68% circa del totale delle scuole elementari. In ognuna delle scuole individuata, la prova è stata sostenuta "solo" da un campione di alunni pari al 31% della popolazione scolastica!
Se nelle seconde classi si è verificato, in italiano, una rilevazione di dati più negativi per gli alunni del sud (61,6%) rispetto a quelli del centro (66,3%) e del nord (67,3%), non altrettanto è avvenuto per la rilevazione dei dati riguardanti la matematica. In quest’ultima materia, infatti, sono state registrate delle eccellenze tra gli allievi meridionali (10,6%) non riscontrabili tra gli allievi del centro (7,5%) e del nord (7,0%).

Nelle quinte classi, invece, il gap tra gli alunni delle diverse aree geografiche nelle prove di italiano risulta assottigliarsi, mentre in quelle di matematica, quasi, si ribalta a vantaggio degli allievi delle classi del centro e del nord. Delle due, l’una: o le eccellenze in matematica (come, d’altra parte, il recupero in italiano) presuppongono il possesso di capacità logiche o le stesse capacità logiche non sono opportunamente considerate nel processo insegnamento-apprendimento. E qui subentra il discorso valutativo. Nella scuola di base (elementare e media) quale valutazione si vuole perseguire? Recenti riforme hanno reintrodotto il voto ed eliminato il giudizio: scelte politiche più che pedagogiche, scelte restauratrici più che innovatrici.

Il voto, infatti, espresso secondo una scala di valori abbastanza individuale (basta fare riferimento agli insegnanti di "manica stretta" [quando lo vedi un sette?] e a quelli di "manica larga" [ci sarà mai un quattro?] o ai principi che ciascuno ha ereditato dai propri modelli) se snellisce le operazioni degli scrutini (intendo il tempo passato a scrivere), non rende ragione del perché e del come sia avvenuto o non avvenuto l’apprendimento. Il voto tiene conto solo dell’alunno; il giudizio anche dell’ambiente e dei soggetti impegnati nel processo di insegnamento-apprendimento. Ovviamente, la scuola (di base) del voto ragiona su risposte (chiuse, aperte, a quiz, a numeri, a lettere, intelligenza prescrittiva); quella del giudizio ha bisogno del ragionamento (capacità, nessi, intelligenza creativa).

Le prove dell’INVALSI appartengono alla valutazione col voto e il ricorso alla prova standardizzata ne è la conferma. Una prova standardizzata, infatti, annulla tutte le teorie e le pratiche basate sul concetto della programmazione, sul raggiungimento degli obiettivi nelle aree cognitive e non, sulla modifica costante dei comportamenti. La prova standardizzata è un sinonimo di "a domanda risponde"; la prova differenziata, al contrario, riconosce e valuta "a partire dalle situazioni di ciascuno". E, a volerla proprio dire tutta, la prova standardizzata è fuorviante nella scuola di base, perché introduce un concetto più vicino alla scienza della misurazione (docimologia) che non a quella della valutazione.

Il 31% della popolazione scolastica sottoposta a prova INVALSI (il test) include anche gli alunni di cittadinanza diversa da quella italiana. Secondo il rapporto di restituzione dell’Istituto Nazionale di Valutazione, i dati sugli apprendimenti degli alunni stranieri sono in controtendenza rispetto a quelli fatti registrare dagli alunni italiani: più negativi al nord, meno negativi al sud. E questo solo perché, secondo l’INVALSI, gli stranieri sarebbero più numerosi al nord che non al sud! Può essere una spiegazione? Al sud ci sono moltissimi evasori scolastici sia italiani che stranieri di prima e di seconda generazione. Dunque, neanche questi ultimi dati possono essere attendibili, sia per la sottovalutazione del fenomeno "stranieri", sia per il perfido principio di voler giocare, a tutti i costi, il nord contro il sud!

Il ragionamento sottile, rispetto alla qualità dell’insegnamento oltre la linea gotica, è più o meno questo: nonostante molti stranieri (con gravi difficoltà linguistiche, che esistono dovunque!) i risultati dell’apprendimento degli alunni del nord sono migliori! Non così al sud, dove il numero degli stranieri è inferiore (sic) e la qualità degli apprendimenti è migliore! Si è in presenza di un ossimoro logico, più consono ad una mentalità padana che a una corretta visione di un "problema-scuola".

La mia attività di dirigente a Bologna mi suggerisce, poi, alcune considerazioni. Quando, due anni fa, ebbi l’incarico nella città felsinea, nonostante alcune pregresse esperienze maturate nel campo dell’insegnamento e della formazione, mi sentivo quasi inadeguato a sostenere l’impatto con una realtà, da tempo, individuata come una punta di un iceberg dell’avanguardia pedagogico-didattica. A due anni di distanza, mi sento tranquillamente di poter affermare che non è proprio così e che le eccellenze bolognesi sono in numero, più o meno pari, alle eccellenze napoletane, palermitane, milanesi o cagliaritane.

Come lo sono le punte negative esistenti in tutti i luoghi della penisola. Ciò che, secondo me, fa la differenza del "nostro" sud col centro-nord (un certo centro-nord!) è la presenza (puntuale, talora quasi "asfissiante") delle istituzioni ed il senso dello Stato, che da esse ne deriva. In tale contesto, la scuola, nel suo insieme, se ne avvantaggia, perché gode di maggiori opportunità, perché i servizi funzionano, perché respira l’aria della concertazione.

È chiaro che, in questa ottica, non sono "i bambini del Sud, in serie B"; sono, al contrario, la politica ed i politici del Sud di serie B! Sono quella politica e quei politici, che, per anni, per esempio, hanno consentito che molti appartamenti privati, adibiti a locali scolastici, fossero presi in fitto e pagati profumatamente; sono quella politica e quei politici che hanno fatto in modo che le risorse assegnate (fondi, strutture, strumenti) alle scuole meridionali fossero dissipate per il sistema clientelare che le governava (appartenenza politica o sindacale); sono quella politica e quei politici, che in combutta anche con la malavita organizzata, hanno fatto in modo che quest’ultima entrasse sin’anche nella gestione dei concorsi, nell’assegnazione delle cattedre, degli LSU, dei PON, dei POR.

È questo che determina un’Italia a due velocità! È la scuola intenzionalmente rinsecchita delle sue potenzialità e delle sue risorse; è l’istituzione volontariamente tradotta in una insolita dimensione di azienda, in cui gli alunni sono considerati alla stregua di materiali inerti: i buoni da una parte, quelli di risulta dall’altra.
La differenza della scuola, perciò, non la fanno solo il tempo pieno né solo i molteplici stimoli presenti in talune realtà. La differenza la fanno gli uomini politici, che si candidano a tradurre i tanti progetti in reali processi, con tangibili risultati (prodotti) di cambiamento.

E, quindi, non si può ragionare di nessuna "ricerca shock dell’Invalsi", che fa presagire un futuro da serie B ai bambini del sud. Sarebbe stato, forse, più corretto parlare di una ricerca funzionale ad una idea di scuola, che è prigioniera della logica dello spoil system, dei funzionari incapaci, dei politici miopi. Che, a ben considerare, sono gli unici a rischiare di giocare non nella serie cadetta ma in prima divisione.


Autore: prof. Ciro Raia

Fonte:Il mediano.it

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sabato 10 ottobre 2009

Graduatorie dei precari il Tar commissaria la Gelmini




Provvedimento inedito in seguito ai ricorsi dei supplenti penalizzati
Il Tribunale del Lazio dà 30 giorni di tempo al ministero per eseguire le ordinanze


di SALVO INTRAVAIA



Il Tar Lazio commissaria il ministro Gelmini sulle graduatorie dei precari. E' la prima volta che accade, ne dà notizia l'Anief che ha patrocinato i ricorsi dei supplenti inseriti "in coda", anziché "a pettine", nell'ultimo aggiornamento delle liste dei supplenti. Se entro 30 giorni il ministero non darà esecuzione alle ordinanze del tribunale amministrativo a viale Trastevere arriverà un commissario che si dovrà occupare della questione. Intanto, sulla vicenda il ministro Mariastella Gelmini ha annunciato l'emanazione di un provvedimento ad hoc che "sana" l'intera questione. Ma il Tar ricorda che eludendo le ordinanze cautelari il ministero ha aggirato la Costituzione e lo ha condannato al pagamento delle spese a favore degli insegnanti danneggiati.

Il braccio di ferro sulle graduatorie dei precari della scuola, che interessano 500 mila insegnanti, rischia di fare scoppiare l'ennesimo caso politico sulla scuola. E di fare precipitare nel caos l'avvio dell'anno scolastico. Alla luce dei provvedimenti del Tar e del Consiglio di stato, parte degli 8 mila docenti che hanno ottenuto l'immissione in ruolo ad agosto potrebbero vedersela revocata a favore dei colleghi con più punteggio.

Stesso discorso per gli oltre 100 mila supplenti nominati alcune settimane fa, prima della riapertura dei portoni. Il numero di coloro che, ritenendo ingiusto l'inserimento in coda in altre province, si sono rivolti alla giustizia amministrativa è infatti altissimo: 7 mila e 500, fa sapere Marcello Pacifico, presidente dell'Anief (l'Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione), ed altrettanti che si sono rivolti alò Presidente della Repubblica perché i termini per il ricorso al Tar erano scaduti. In totale, 15 mila insegnanti che potrebbero sovvertire tutte le nomine effettuate due mesi fa.

Lo scorso mese di aprile, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha emanato il decreto per l'aggiornamento delle graduatorie dei precari, ma con una novità: graduatorie bloccate (nella sostanza) per due anni e possibilità di inserimento, ma soltanto in coda, in tre province oltre quella di appartenenza. Anche se nessuno lo ha mai detto a chiare lettere, il provvedimento mirava a tutelare i precari delle regioni settentrionali spesso scalzati nelle immissioni in ruolo e nell'attribuzione delle supplenze dai colleghi meridionali, con più anni di precariato e con più punti. Non potendosi spostare in un'altra provincia i precari meridionali, collocati soltanto in coda anche se con più punti, vengono nominati soltanto dopo i colleghi autoctoni.

Rilevata l'incongruenza, l'Anief si era subito rivolta al Tar, che in più occasioni si è pronunciato a favore di questa tesi, per ottenere l'inserimento dei precari "a pettine": cioè, in base al punteggio e non in coda. Ma il ministero dell'Istruzione, spiegano gli interessati, "lo scorso luglio ha emanato una nota invitando gli Uffici scolastici provinciali e regionali a non adeguarsi alle ordinanze della magistratura amministrativa procedendo, in attesa dell'udienza del Consiglio di Stato, alle assegnazioni delle immissioni in ruolo e delle supplenza annuali" secondo le graduatorie "principali" e pescando solo successivamente dalle "code", "in spregio a ogni principio meritocratico". Sentenza, quella del Consiglio di stato, che poco più di una settimana fa ha confermato la linea del Tar Lazio.

Solo dopo il pronunciamento del Consiglio di stato, lo scorso 5 ottobre, il ministero ha inviato una nota agli Uffici scolastici provinciali e regionali in cui invita i dirigenti ad inserire i ricorrenti "a pettine" ma, vista la natura cautelare dei provvedimenti, "con riserva" e senza rivoluzionare le nomine in ruolo e dei supplenti. Ma nel giudizio di ottemperanza del Tar Lazio di ieri questo modo di procedere di viale Trastevere configura, a parere dei giudici, "lo sviamento di potere per elusione della misura cautelare accordata" ai ricorrenti. "Atteso infatti - proseguono i giudici - che, in applicazione dei principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale affermati dagli articoli 24 e 113 della Costituzione, l'amministrazione scolastica era (ed è) tenuta a dare tempestiva e puntuale esecuzione alla precitata decisione cautelare". E "assegna 30 giorni di tempo per "dare puntuale esecuzione all'ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l'inserimento 'a pettinè dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali, inserendoli nella fascia d'appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria provinciale di attuale iscrizione". Ma non solo: "in caso di non ottemperanza alla esecuzione della presente ordinanza collegiale, nomina sin da ora un commissario ad actus nella persona del dottor Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica, il quale - decorso vanamente l'indicato termine di trenta giorni - provvederà in via sostituiva ad adempiere al dictum giudiziale (...), predisponendo in proposito apposita relazione sulle attività svolte in esecuzione dell'incarico"-. E condanna l'amministrazione "al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di questa fase cautelare, che vengono liquidate in complessive euro 5 mila euro".

Ma il governo sembra cercare l'escamotage: un emendamento che il ministro Mariastella Gelmini presenterà in occasione della conversione in legge del decreto-legge salva-precari in discussione nei prossimi giorni. Anche l'Anief è intenzionata a non mollare. "La giustizia ancora vige nei tribunali - dichiara Marcello Pacifico - speriamo che il Parlamento non intervenga perché, altrimenti, dovrà intervenire il giudice delle leggi, la Corte costituzionale per mettere la parola fine alla vicenda".

Fonte:
La Repubblica del 10 ottobre 2009
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Provvedimento inedito in seguito ai ricorsi dei supplenti penalizzati
Il Tribunale del Lazio dà 30 giorni di tempo al ministero per eseguire le ordinanze


di SALVO INTRAVAIA



Il Tar Lazio commissaria il ministro Gelmini sulle graduatorie dei precari. E' la prima volta che accade, ne dà notizia l'Anief che ha patrocinato i ricorsi dei supplenti inseriti "in coda", anziché "a pettine", nell'ultimo aggiornamento delle liste dei supplenti. Se entro 30 giorni il ministero non darà esecuzione alle ordinanze del tribunale amministrativo a viale Trastevere arriverà un commissario che si dovrà occupare della questione. Intanto, sulla vicenda il ministro Mariastella Gelmini ha annunciato l'emanazione di un provvedimento ad hoc che "sana" l'intera questione. Ma il Tar ricorda che eludendo le ordinanze cautelari il ministero ha aggirato la Costituzione e lo ha condannato al pagamento delle spese a favore degli insegnanti danneggiati.

Il braccio di ferro sulle graduatorie dei precari della scuola, che interessano 500 mila insegnanti, rischia di fare scoppiare l'ennesimo caso politico sulla scuola. E di fare precipitare nel caos l'avvio dell'anno scolastico. Alla luce dei provvedimenti del Tar e del Consiglio di stato, parte degli 8 mila docenti che hanno ottenuto l'immissione in ruolo ad agosto potrebbero vedersela revocata a favore dei colleghi con più punteggio.

Stesso discorso per gli oltre 100 mila supplenti nominati alcune settimane fa, prima della riapertura dei portoni. Il numero di coloro che, ritenendo ingiusto l'inserimento in coda in altre province, si sono rivolti alla giustizia amministrativa è infatti altissimo: 7 mila e 500, fa sapere Marcello Pacifico, presidente dell'Anief (l'Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione), ed altrettanti che si sono rivolti alò Presidente della Repubblica perché i termini per il ricorso al Tar erano scaduti. In totale, 15 mila insegnanti che potrebbero sovvertire tutte le nomine effettuate due mesi fa.

Lo scorso mese di aprile, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha emanato il decreto per l'aggiornamento delle graduatorie dei precari, ma con una novità: graduatorie bloccate (nella sostanza) per due anni e possibilità di inserimento, ma soltanto in coda, in tre province oltre quella di appartenenza. Anche se nessuno lo ha mai detto a chiare lettere, il provvedimento mirava a tutelare i precari delle regioni settentrionali spesso scalzati nelle immissioni in ruolo e nell'attribuzione delle supplenze dai colleghi meridionali, con più anni di precariato e con più punti. Non potendosi spostare in un'altra provincia i precari meridionali, collocati soltanto in coda anche se con più punti, vengono nominati soltanto dopo i colleghi autoctoni.

Rilevata l'incongruenza, l'Anief si era subito rivolta al Tar, che in più occasioni si è pronunciato a favore di questa tesi, per ottenere l'inserimento dei precari "a pettine": cioè, in base al punteggio e non in coda. Ma il ministero dell'Istruzione, spiegano gli interessati, "lo scorso luglio ha emanato una nota invitando gli Uffici scolastici provinciali e regionali a non adeguarsi alle ordinanze della magistratura amministrativa procedendo, in attesa dell'udienza del Consiglio di Stato, alle assegnazioni delle immissioni in ruolo e delle supplenza annuali" secondo le graduatorie "principali" e pescando solo successivamente dalle "code", "in spregio a ogni principio meritocratico". Sentenza, quella del Consiglio di stato, che poco più di una settimana fa ha confermato la linea del Tar Lazio.

Solo dopo il pronunciamento del Consiglio di stato, lo scorso 5 ottobre, il ministero ha inviato una nota agli Uffici scolastici provinciali e regionali in cui invita i dirigenti ad inserire i ricorrenti "a pettine" ma, vista la natura cautelare dei provvedimenti, "con riserva" e senza rivoluzionare le nomine in ruolo e dei supplenti. Ma nel giudizio di ottemperanza del Tar Lazio di ieri questo modo di procedere di viale Trastevere configura, a parere dei giudici, "lo sviamento di potere per elusione della misura cautelare accordata" ai ricorrenti. "Atteso infatti - proseguono i giudici - che, in applicazione dei principi costituzionali di effettività della tutela giurisdizionale affermati dagli articoli 24 e 113 della Costituzione, l'amministrazione scolastica era (ed è) tenuta a dare tempestiva e puntuale esecuzione alla precitata decisione cautelare". E "assegna 30 giorni di tempo per "dare puntuale esecuzione all'ordinanza medesima mediante istruzioni agli uffici scolastici periferici di disporre l'inserimento 'a pettinè dei ricorrenti nelle graduatorie provinciali, inserendoli nella fascia d'appartenenza e con il punteggio acquisito e aggiornato nella graduatoria provinciale di attuale iscrizione". Ma non solo: "in caso di non ottemperanza alla esecuzione della presente ordinanza collegiale, nomina sin da ora un commissario ad actus nella persona del dottor Luciano Cannerozzi de Grazia, dirigente generale della Funzione Pubblica, il quale - decorso vanamente l'indicato termine di trenta giorni - provvederà in via sostituiva ad adempiere al dictum giudiziale (...), predisponendo in proposito apposita relazione sulle attività svolte in esecuzione dell'incarico"-. E condanna l'amministrazione "al pagamento in favore dei ricorrenti delle spese di questa fase cautelare, che vengono liquidate in complessive euro 5 mila euro".

Ma il governo sembra cercare l'escamotage: un emendamento che il ministro Mariastella Gelmini presenterà in occasione della conversione in legge del decreto-legge salva-precari in discussione nei prossimi giorni. Anche l'Anief è intenzionata a non mollare. "La giustizia ancora vige nei tribunali - dichiara Marcello Pacifico - speriamo che il Parlamento non intervenga perché, altrimenti, dovrà intervenire il giudice delle leggi, la Corte costituzionale per mettere la parola fine alla vicenda".

Fonte:
La Repubblica del 10 ottobre 2009

martedì 15 settembre 2009

Fiori per la Gelmini dalle mamme e dai precari della scuola. Proteste e sit-in a Napoli



Protestano le mamme delle scuole chiuse a Napoli. I precari protestano non solo a Nisida
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Protestano le mamme delle scuole chiuse a Napoli. I precari protestano non solo a Nisida

lunedì 14 settembre 2009

In difesa della scuola pubblica - Piero Calamandrei



Discorso in difesa della scuola pubblica di Piero Calamandrei.... le parole che l'On. Calamandrei pronunciò nel 1950 sono quanto mai attuali ed interessanti, alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno interessato il mondo della scuola e università.
Piero Calamandrei (Firenze, 21 aprile 1889 Firenze, 27 settembre 1956) è stato un giornalista, giurista, politico e docente universitario italiano.
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Discorso in difesa della scuola pubblica di Piero Calamandrei.... le parole che l'On. Calamandrei pronunciò nel 1950 sono quanto mai attuali ed interessanti, alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno interessato il mondo della scuola e università.
Piero Calamandrei (Firenze, 21 aprile 1889 Firenze, 27 settembre 1956) è stato un giornalista, giurista, politico e docente universitario italiano.

domenica 13 settembre 2009

Le bugie di Gelmini sul tempo pieno senza «compresenza»


Giuseppe Caliceti

Il nuovo anno scolastico è alle porte e la battaglia della disinformazione sulla scuola continua. Dopo aver tagliato senza ritegno su fondi e personale, una Gelmini senza ritegno, ha la faccia tosta di dichiarare che grazie a lei le scuole a tempo pieno aumentano: proprio lei che sta studiando il modo per farle saltare in tre anni. Facendo saltare quella "compresenza" che è l'essenza del tempo pieno. Fioroni, responsabile Educazione del Pd, chiede che la smetta di dire bugie e ricorda come «il tempo pieno non esiste più. È invece iniziata l'era del doposcuola, in cui i nostri figli sono considerati poco più di pacchi postali: non interessa più cosa imparano ma ci si occupa solo di dove parcheggiarli. È francamente incomprensibile cosa ci sia d'andarne così fieri».
Rincarano la dose le deputate del Pd Manuela Ghizzoni, Maria Coscia e Rosa De Pasquale, affermando che Gelmini «insiste a raccontar favole e si auto incensa, ma noi vogliamo che venga in parlamento a riferire i dati reali: quanti studenti ci sono in ogni classe, quante sezioni a tempo pieno non sono state autorizzate rispetto alle richieste delle famiglie, quante richieste di tempo prolungato nella scuola media». Occorre allora chiarirsi bene sulla compresenza: le poche ore a settima in cui, su un'unica classe, fino allo scorso anno, c'erano due docenti contemporaneamente. Permetteva il recupero per alunni in difficoltà. Di organizzare uscite didattiche - per legge ogni venti alunni occorre ci sia un adulto. Di mettere una pezza di fronte a emergenze e disagi crescenti di una società sempre più complessa. Di aiutare i bambini di origine straniera. Di aiutare i cosiddetti alunni "difficili", cioè con problemi, ma non certificati. Per dare «pari opportunità a tutti» aiutando chi ne aveva più bisogno, creando cioè almeno da bambini a vivere in un ambiente più sano e meno selettivo. Ma anche per aiutare i bambini diversamente abili dopo la drastica riduzione dei docenti di sostegno nonostante le certificazioni dell'Usl dichiarino come, per diritto, abbiano diritto a un numero tot di ore di aiuto, che poi non vengono date perché bisogna risparmiare; sulla loro pelle: la pelle di un bambino disabile; una vergogna.
Ma la compresenza in questi anni è stata utilizzata in particolare per "coprire" le assenze dei docenti in malattia, evitando la nomina (e il pagamento) da parte dei presidi di tante supplenze, con un conseguente risparmio.

In sintesi: ogni virtuosa compresenza votata all'aiuto degli alunni più in difficoltà o alla costruzione di una scuola più moderna e laboratoriale, permettendo tra l'altro uscite didattiche che senza la compresenza diventano impossibili per legge, è sempre "saltata" - in modo indegno - in nome del risparmio, almeno per i primi cinque giorni di malattia.
E ora che la compresenza non c'è più ma ne restano residui perché il programma di taglio ai docenti sarà completato in tre anni? Utilizziamo le ore eccedenti guadagnate con la soppressione della compresenza per fare progetti sul disagio. È un consiglio che diamo a tutte le scuole, a tutti i docenti: specie quelli delle scuole a tempo pieno. Guardiamo in faccia chi sono i presidi contrari oggi o domani - perché già si sta giocando la partita sui tagli del prossimo anno - a progetti contro il "disagio scolastico" che fino a oggi incentivavano e promuovevano.

Fonte:
Il Manifesto13/09/2009
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Giuseppe Caliceti

Il nuovo anno scolastico è alle porte e la battaglia della disinformazione sulla scuola continua. Dopo aver tagliato senza ritegno su fondi e personale, una Gelmini senza ritegno, ha la faccia tosta di dichiarare che grazie a lei le scuole a tempo pieno aumentano: proprio lei che sta studiando il modo per farle saltare in tre anni. Facendo saltare quella "compresenza" che è l'essenza del tempo pieno. Fioroni, responsabile Educazione del Pd, chiede che la smetta di dire bugie e ricorda come «il tempo pieno non esiste più. È invece iniziata l'era del doposcuola, in cui i nostri figli sono considerati poco più di pacchi postali: non interessa più cosa imparano ma ci si occupa solo di dove parcheggiarli. È francamente incomprensibile cosa ci sia d'andarne così fieri».
Rincarano la dose le deputate del Pd Manuela Ghizzoni, Maria Coscia e Rosa De Pasquale, affermando che Gelmini «insiste a raccontar favole e si auto incensa, ma noi vogliamo che venga in parlamento a riferire i dati reali: quanti studenti ci sono in ogni classe, quante sezioni a tempo pieno non sono state autorizzate rispetto alle richieste delle famiglie, quante richieste di tempo prolungato nella scuola media». Occorre allora chiarirsi bene sulla compresenza: le poche ore a settima in cui, su un'unica classe, fino allo scorso anno, c'erano due docenti contemporaneamente. Permetteva il recupero per alunni in difficoltà. Di organizzare uscite didattiche - per legge ogni venti alunni occorre ci sia un adulto. Di mettere una pezza di fronte a emergenze e disagi crescenti di una società sempre più complessa. Di aiutare i bambini di origine straniera. Di aiutare i cosiddetti alunni "difficili", cioè con problemi, ma non certificati. Per dare «pari opportunità a tutti» aiutando chi ne aveva più bisogno, creando cioè almeno da bambini a vivere in un ambiente più sano e meno selettivo. Ma anche per aiutare i bambini diversamente abili dopo la drastica riduzione dei docenti di sostegno nonostante le certificazioni dell'Usl dichiarino come, per diritto, abbiano diritto a un numero tot di ore di aiuto, che poi non vengono date perché bisogna risparmiare; sulla loro pelle: la pelle di un bambino disabile; una vergogna.
Ma la compresenza in questi anni è stata utilizzata in particolare per "coprire" le assenze dei docenti in malattia, evitando la nomina (e il pagamento) da parte dei presidi di tante supplenze, con un conseguente risparmio.

In sintesi: ogni virtuosa compresenza votata all'aiuto degli alunni più in difficoltà o alla costruzione di una scuola più moderna e laboratoriale, permettendo tra l'altro uscite didattiche che senza la compresenza diventano impossibili per legge, è sempre "saltata" - in modo indegno - in nome del risparmio, almeno per i primi cinque giorni di malattia.
E ora che la compresenza non c'è più ma ne restano residui perché il programma di taglio ai docenti sarà completato in tre anni? Utilizziamo le ore eccedenti guadagnate con la soppressione della compresenza per fare progetti sul disagio. È un consiglio che diamo a tutte le scuole, a tutti i docenti: specie quelli delle scuole a tempo pieno. Guardiamo in faccia chi sono i presidi contrari oggi o domani - perché già si sta giocando la partita sui tagli del prossimo anno - a progetti contro il "disagio scolastico" che fino a oggi incentivavano e promuovevano.

Fonte:
Il Manifesto13/09/2009

sabato 12 settembre 2009

TAGLI NELLE SCUOLE: CONSUMATORI RITORNANO AL MITTENTE LE TESSERE ELETTORALI


Continua la battaglia del Codacons contro i tagli nelle scuole. La nuova offensiva nei confronti del Governo, che non è ancora sceso a più miti consigli nonostante il protrarsi delle proteste di precari direttamente interessati dai tagli e cittadini preoccupati per il futuro della pubblica istruzione, arriva da Catania ed è promossa dal segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi: Tanasi, 100 dirigenti Codacons e i responsabili del comitato "Salviamo i precari" e del Comitato Vittime della Gelmini, spediranno alle sedi del Governo centrale le proprie tessere elettorali, rinunciando così al diritto/dovere di voto per sottolineare la discrepanza enorme esistente tra ciò che i politici avevano promesso in campagna elettorale e ciò che hanno invece attuato. "La nostra protesta - sottolinea Tanasi - è pesante e significativa. Ogni buon cittadino ha il dovere di esprimere le proprie preferenze di voto e lo fa basandosi sui programmi presentati dai politici in campagna elettorale. L'attuale Governo aveva promesso a tutti gli italiani un milione di nuovi posti di lavoro. Quello che ci propone sono invece tagli di personale pesantissimi in periodo di crisi generale e un avanzare della percentuale di disoccuazione soprattutto tra i giovani del sud Italia. Dove sono finite le promesse e le buone intenzioni grazie alle quali hanno acquisito migliaia di voti utili? Non possiamo più accettare - continua Tanasi - una simile incoerenza. Ecco perché, indignati, consegneremo le nostre tessere elettorali. Non ci interessa votare - conclude Tanasi - se otteniamo poi l'esatto contrario di ciò che veniva programmato. Continuando di questo passo ci saranno in effetti un milione di posti di lavoro, ma in meno".

Fonte:
Cataniaoggi
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Continua la battaglia del Codacons contro i tagli nelle scuole. La nuova offensiva nei confronti del Governo, che non è ancora sceso a più miti consigli nonostante il protrarsi delle proteste di precari direttamente interessati dai tagli e cittadini preoccupati per il futuro della pubblica istruzione, arriva da Catania ed è promossa dal segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi: Tanasi, 100 dirigenti Codacons e i responsabili del comitato "Salviamo i precari" e del Comitato Vittime della Gelmini, spediranno alle sedi del Governo centrale le proprie tessere elettorali, rinunciando così al diritto/dovere di voto per sottolineare la discrepanza enorme esistente tra ciò che i politici avevano promesso in campagna elettorale e ciò che hanno invece attuato. "La nostra protesta - sottolinea Tanasi - è pesante e significativa. Ogni buon cittadino ha il dovere di esprimere le proprie preferenze di voto e lo fa basandosi sui programmi presentati dai politici in campagna elettorale. L'attuale Governo aveva promesso a tutti gli italiani un milione di nuovi posti di lavoro. Quello che ci propone sono invece tagli di personale pesantissimi in periodo di crisi generale e un avanzare della percentuale di disoccuazione soprattutto tra i giovani del sud Italia. Dove sono finite le promesse e le buone intenzioni grazie alle quali hanno acquisito migliaia di voti utili? Non possiamo più accettare - continua Tanasi - una simile incoerenza. Ecco perché, indignati, consegneremo le nostre tessere elettorali. Non ci interessa votare - conclude Tanasi - se otteniamo poi l'esatto contrario di ciò che veniva programmato. Continuando di questo passo ci saranno in effetti un milione di posti di lavoro, ma in meno".

Fonte:
Cataniaoggi

giovedì 10 settembre 2009

Scuola: lasciateci almeno il precariato!



Tagli al personale e sicurezza i temi della protesta inscenata questa mattina dai precari della scuola. Chiedono al governo di rinunciare ai tagli e paradossalmente di restare almeno precari piuttosto che tornarsene a casa.
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Tagli al personale e sicurezza i temi della protesta inscenata questa mattina dai precari della scuola. Chiedono al governo di rinunciare ai tagli e paradossalmente di restare almeno precari piuttosto che tornarsene a casa.

domenica 6 settembre 2009

venerdì 4 settembre 2009

"Troppi studenti per classe" . Il Codacons denuncia la Gelmini


L'associazione annuncia esposti a 104 procure d'Italia per "turbativa di pubblico servizio" e un ricorso collettivo contro i tagli agli organici del personale nella scuola
di SALVO INTRAVAIA

"Classi superaffollate" e il Codacons denuncia il ministro Gelmini. La notizia che quest'anno le classi italiane avrebbero avuto un maggior numero di alunni era stata anticipata qualche giorno fa da Repubblica.it.

Ma l'associazione dei consumatori guidata da Carlo Rienzi passa ai fatti. Denuncia il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, e i direttori degli Usr (gli uffici scolastici regionali) a 104 procure per "interruzione e turbativa di pubblico servizio e violazione delle norme sulla sicurezza delle classi che superano i 25 alunni" e annuncia un megaricorso collettivo contro i tagli agli organici del personale che lasceranno a casa quasi 18 mila precari e che hanno fatto esplodere la protesta di questi giorni.

Il Codacons per supportare la denuncia tira in ballo una delle norme sull'affollamento delle classi più disattesa degli ultimi anni: quella antincendio (Dm 26 agosto 1992) che prevede un affollamento massimo per classe di 26 persone. In pratica, tra alunni e insegnanti, non bisogna superare le 26 unità: un docente e 25 allievi, due insegnanti e 24 alunni e via discorrendo. Ma si potrebbe ancora scendere: un'aula di 36 metri quadri può ospitare al massimo 18 ragazzi.

Le uniche norme che interessano i dirigenti periferici del ministero (degli Uffici scolastici provinciali e degli Uffici scolastici regionali) quando si predispone l'organico sono quelle emanate annualmente dal viale Trastevere, che aumentano anno per anno il numero di alunni per classe.
In base alle ultime, in una classe di scuola superiore potrebbero entrare anche 30 studenti. Salvo poi verificare le altre normative in materia: quella antincendio appunto e quella igienico-sanitaria che nella fattispecie stabilisce una quadratura di 1,96 metri quadri a studente. Per non disattendere nessuna delle norme in questione bisognerebbe, volta per volta, prendere in considerazione gli indici più restrittivi. Ma, si sa, la teoria è una cosa mentre la pratica un'altra. E il responsabile resta il dirigente scolastico.

"Nelle classi in cui si inseriranno più di 25 alunni per sopperire alla mancanza di docenti 'tagliati' dalla Gelmini - afferma l'associazione di consumatori in una nota - si commette un grave reato: si mette a repentaglio la sicurezza dei ragazzi e si violano le norme di igiene pubblica sul limite minimo di spazio che un'aula deve avere". Il Codacons, per i casi di classi fuorilegge, chiede alle procure di avviare l'azione penale contro il ministro e i direttori regionali e di "sequestrare le classi illegali".

"E' dal 1971 che è previsto un limite massimo di alunni per ogni classe. Prevedere adesso - spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi - classi di 30 o 40 alunni è una vera e propria follia che fa correre inutili rischi a studenti e insegnanti". Rienzi precisa che "l'esposto è stato presentato oggi nelle 104 Procure e che ora sia i docenti precari danneggiati dai tagli che le famiglie i cui figli sono messi a rischio potranno costituirsi parte civile". E quando entrerà in vigore la class action "le famiglie potranno agire rappresentate dal Codacons per i danni subiti". Un'ulteriore motivo di sofferenza per la scuola che rischia di fare esplodere la protesta.

Un allarme , quello sulla sicurezza delle aule scolastiche, che a pochi giorni dall'avvio delle lezioni viene lanciato anche da Cittadinanzattiva, che dal 17 settembre "lancia una campagna di mobilitazione dei cittadini sul sovraffollamento delle aule". Il perché è presto detto. "Distacchi di intonaco, segni di fatiscenza, barriere architettoniche, oltre agli arredi in numero inadeguato rispetto a quello degli studenti e spesso rotti: la sicurezza delle aule scolastiche lascia molto a desiderare", denuncia Cittadinanzattiva, .

"Alle carenze che riscontriamo ormai da anni, - spiegano - si aggiunge ora il pericolo del sovraffollamento delle aule" perché "il decreto legge 112 del 25 giugno 2008 prevede, infatti, la formazione delle classi con un incremento dell'attuale numero di studenti per aula". Per questo Cittadinanzattiva, contestualmente ai dati sulla sicurezza delle scuole e sulla vivibilità della aule, lancerà una specifica campagna sul problema del sovraffollamento i cui dettagli saranno disponibili anche sul sito dell'associazione, www.cittadinanzattiva.it, a partire dal prossimo 17 settembre.

Fonte:La Repubblica
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L'associazione annuncia esposti a 104 procure d'Italia per "turbativa di pubblico servizio" e un ricorso collettivo contro i tagli agli organici del personale nella scuola
di SALVO INTRAVAIA

"Classi superaffollate" e il Codacons denuncia il ministro Gelmini. La notizia che quest'anno le classi italiane avrebbero avuto un maggior numero di alunni era stata anticipata qualche giorno fa da Repubblica.it.

Ma l'associazione dei consumatori guidata da Carlo Rienzi passa ai fatti. Denuncia il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, e i direttori degli Usr (gli uffici scolastici regionali) a 104 procure per "interruzione e turbativa di pubblico servizio e violazione delle norme sulla sicurezza delle classi che superano i 25 alunni" e annuncia un megaricorso collettivo contro i tagli agli organici del personale che lasceranno a casa quasi 18 mila precari e che hanno fatto esplodere la protesta di questi giorni.

Il Codacons per supportare la denuncia tira in ballo una delle norme sull'affollamento delle classi più disattesa degli ultimi anni: quella antincendio (Dm 26 agosto 1992) che prevede un affollamento massimo per classe di 26 persone. In pratica, tra alunni e insegnanti, non bisogna superare le 26 unità: un docente e 25 allievi, due insegnanti e 24 alunni e via discorrendo. Ma si potrebbe ancora scendere: un'aula di 36 metri quadri può ospitare al massimo 18 ragazzi.

Le uniche norme che interessano i dirigenti periferici del ministero (degli Uffici scolastici provinciali e degli Uffici scolastici regionali) quando si predispone l'organico sono quelle emanate annualmente dal viale Trastevere, che aumentano anno per anno il numero di alunni per classe.
In base alle ultime, in una classe di scuola superiore potrebbero entrare anche 30 studenti. Salvo poi verificare le altre normative in materia: quella antincendio appunto e quella igienico-sanitaria che nella fattispecie stabilisce una quadratura di 1,96 metri quadri a studente. Per non disattendere nessuna delle norme in questione bisognerebbe, volta per volta, prendere in considerazione gli indici più restrittivi. Ma, si sa, la teoria è una cosa mentre la pratica un'altra. E il responsabile resta il dirigente scolastico.

"Nelle classi in cui si inseriranno più di 25 alunni per sopperire alla mancanza di docenti 'tagliati' dalla Gelmini - afferma l'associazione di consumatori in una nota - si commette un grave reato: si mette a repentaglio la sicurezza dei ragazzi e si violano le norme di igiene pubblica sul limite minimo di spazio che un'aula deve avere". Il Codacons, per i casi di classi fuorilegge, chiede alle procure di avviare l'azione penale contro il ministro e i direttori regionali e di "sequestrare le classi illegali".

"E' dal 1971 che è previsto un limite massimo di alunni per ogni classe. Prevedere adesso - spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi - classi di 30 o 40 alunni è una vera e propria follia che fa correre inutili rischi a studenti e insegnanti". Rienzi precisa che "l'esposto è stato presentato oggi nelle 104 Procure e che ora sia i docenti precari danneggiati dai tagli che le famiglie i cui figli sono messi a rischio potranno costituirsi parte civile". E quando entrerà in vigore la class action "le famiglie potranno agire rappresentate dal Codacons per i danni subiti". Un'ulteriore motivo di sofferenza per la scuola che rischia di fare esplodere la protesta.

Un allarme , quello sulla sicurezza delle aule scolastiche, che a pochi giorni dall'avvio delle lezioni viene lanciato anche da Cittadinanzattiva, che dal 17 settembre "lancia una campagna di mobilitazione dei cittadini sul sovraffollamento delle aule". Il perché è presto detto. "Distacchi di intonaco, segni di fatiscenza, barriere architettoniche, oltre agli arredi in numero inadeguato rispetto a quello degli studenti e spesso rotti: la sicurezza delle aule scolastiche lascia molto a desiderare", denuncia Cittadinanzattiva, .

"Alle carenze che riscontriamo ormai da anni, - spiegano - si aggiunge ora il pericolo del sovraffollamento delle aule" perché "il decreto legge 112 del 25 giugno 2008 prevede, infatti, la formazione delle classi con un incremento dell'attuale numero di studenti per aula". Per questo Cittadinanzattiva, contestualmente ai dati sulla sicurezza delle scuole e sulla vivibilità della aule, lancerà una specifica campagna sul problema del sovraffollamento i cui dettagli saranno disponibili anche sul sito dell'associazione, www.cittadinanzattiva.it, a partire dal prossimo 17 settembre.

Fonte:La Repubblica

mercoledì 2 settembre 2009

Protesta dei precari, a Catania momenti di caos

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scuola, licenziamenti e tv di regime



La televisione italiana censura sistematicamente ogni protesta della società civile, anche quella dei docenti e del personale ATA. Una protesta per reagire al più grande licenziamento di massa della storia d'Italia. La TV tace e perciò la gente non ne sa nulla.
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La televisione italiana censura sistematicamente ogni protesta della società civile, anche quella dei docenti e del personale ATA. Una protesta per reagire al più grande licenziamento di massa della storia d'Italia. La TV tace e perciò la gente non ne sa nulla.

martedì 1 settembre 2009

SCUOLA : PROTESTE DEI PRECARI IN CAMPANIA



Salerno,scontro tra docenti e i poliziotti!!


Salerno, i docenti cercavano di entrare nell'USP per poter consultare le proprie posizioni,graduatorie, ricorsi, assegnaz.provvisorie ecct. e la polizia ha impedito l'accesso
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Salerno,scontro tra docenti e i poliziotti!!


Salerno, i docenti cercavano di entrare nell'USP per poter consultare le proprie posizioni,graduatorie, ricorsi, assegnaz.provvisorie ecct. e la polizia ha impedito l'accesso

Continua il presidio a Palermo davanti l'USP - Il fotoracconto della 1ma settimana 30/8/09



Il fotoracconto della prima settimana di presidio all'USP di Palermo e lo sciopero della fame di Giacomo e Paolo Assistenti Tecnici di Laboratorio
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Il fotoracconto della prima settimana di presidio all'USP di Palermo e lo sciopero della fame di Giacomo e Paolo Assistenti Tecnici di Laboratorio

venerdì 28 agosto 2009

lunedì 24 agosto 2009

Scuola. Veneto senza presidi, i "rinforzi" arriveranno dal Sud: la Lega protesta


66 incarichi vacanti. I dirigenti saranno chiamati da Campania,
Puglia e Sicilia. Il Carroccio: «Nuove regole per i concorsi»



di Giovanni Santin e Chiara Pavan

VENEZIA (22 agosto) - L’anno scolastico che si sta per aprire decolla all’insegna delle "assenze", quelle dei presidi. In Veneto ne mancano 66. Arriveranno da fuori regione, con buona pace della Lega pronta a dare battaglia sul «problema dei presidi foresti».

Nelle sette province del Veneto, sia pur in misura diversa, il posto di dirigente scolastico sarà infatti coperto da personale in arrivo da Lazio, Marche, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. Da settembre, così, ci sarà una distribuzione a pioggia di presidi meridionali che cascherà un po’ su tutte le scuole d’Italia, ma soprattutto al Nord, dove i posti vacanti sono numerosi.

Ed è questo che a Vicenza, a fine luglio, ha fatto scattare una mozione bipartisan con la quale si è intimato l’alt all’arrivo di dirigenti del sud. Sotto accusa c’è innanzitutto un concorso bandito nel 2004: un numero di posti assegnati a ciascuna regione, e un dieci per cento in più di persone idonee da lasciare in lista d’attesa. Ma qualcuno, al sud, ci avrebbe provato, mettendo in lista più concorrenti, che ora sarebbero tutti da sistemare. A nord, invece, hanno inserito nelle graduatorie di merito soltanto il numero di dirigenti previsto dal concorso bandito. Di qui il "gap" che ora crea problemi.

E Vicenza, dopo la protesta sollevata in consiglio provinciale dall’assessore alla scuola Morena Martini (Pdl), si ritrova ad essere anche il territorio più colpito dalla mancanza di presidi locali: qui i posti vacanti sono 25. Seguono Padova con 12; Venezia con 9, Belluno con 7. A Rovigo e Verona ne mancano 5; la meno scoperta è invece Treviso con tre soli “buchi”.
Non tutte le 66 caselle tuttavia saranno coperte, ma solo 38; questo il numero che il governo centrale ha previsto per il Veneto. Gli altri 28 posti saranno assegnati "in reggenza".
E questa è sicuramente un'altra soluzione che penalizza la scuola, perché si tratta di presidi che già hanno una loro scuola da "governare" e che saranno costretti a sdoppiarsi lavorando, e dirigendo, anche un'altra sede.

Ieri all'Ufficio Scolastico Regionale di Venezia non erano in grado di procedere alle nomine «perché non erano ancora arrivate tutte le disponibilità». Ma una cosa è certa: questi 38 posti saranno attribuiti tutti a candidati idonei provenienti da fuori regione «perché noi non abbiamo più personale abilitato per la funzione dirigente».

Le ragioni? Non solo fuga dalla scuola, non solo tagli che, al contrario, come nel caso di liceo classico e scientifico di Belluno, unendosi fanno “risparmiare” un preside. «Manca proprio il personale abilitato» ripetono da Venezia.
La Lega, intanto, si prepara a contrastare «l’invasione di presidi del Sud». Mario Pittoni, capogruppo del Carroccio nella Commissione istruzione del Senato, in una nota suggerisce che «basta chiudere definitivamente con le riserve di idonei, che, come sappiamo, in certe zone tendono a lievitare oltre misura, e ridurre il peso della valutazione scolastica, visto che in alcune realtà i supervoti non si negano a nessuno».
Certo, «la buona notizia» è che con «l’ultima infornata - dice sempre Pittoni - dovrebbero svuotarsi del tutto le graduatorie anche al Sud. Si può quindi mettere mano ad un nuovo regolamento concorsuale» che, appunto, dovrà essere indetto per «un numero di idonei corrispondenti ai posti disponibili, neanche uno di più» e, in secondo luogo, dovrà limitare il peso «delle valutazioni dei titoli, viste le pesanti diversità tra un’area e l’altra del paese».

Secondo Morena Martini, che a Vicenza ha aperto il "dibattito" sulla provenienza dei presidi, non si tratta di bandire i presidi del sud, ma di affrontare la questione in modo diverso. «Stiamo parlando della tutela dei lavoratori, non solo dei veneti, ma di tutta Italia - precisa l’assessore - Il problema sta nel concorso per dirigente scolastico bandito nel 2004, e nelle due seguenti sanatorie. Da rivedere».

Certo, non sarà facile incidere sull’anno scolastico che si sta per aprire, ma si potrà indicare un nuovo percorso: «Alcuni presidi siciliani mi hanno scritto, sperano di poter venire a Vicenza, proprio perché stiamo portando avanti una battaglia per la giustizia». E la Lega, coi suoi «proclami», non fa un grande servizio. «Ma dove sono stati finora? - ribatte Martini - Nel 2004 e nel 2007 potevano stare attenti, potevano giocarsela in modo diverso coi loro esponenti al governo». Con gli slogan, chiude l’assessore, non si fanno battaglie, ma «rapine elettorali». Che non servono a nessuno, tantomeno alla scuola.
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66 incarichi vacanti. I dirigenti saranno chiamati da Campania,
Puglia e Sicilia. Il Carroccio: «Nuove regole per i concorsi»



di Giovanni Santin e Chiara Pavan

VENEZIA (22 agosto) - L’anno scolastico che si sta per aprire decolla all’insegna delle "assenze", quelle dei presidi. In Veneto ne mancano 66. Arriveranno da fuori regione, con buona pace della Lega pronta a dare battaglia sul «problema dei presidi foresti».

Nelle sette province del Veneto, sia pur in misura diversa, il posto di dirigente scolastico sarà infatti coperto da personale in arrivo da Lazio, Marche, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. Da settembre, così, ci sarà una distribuzione a pioggia di presidi meridionali che cascherà un po’ su tutte le scuole d’Italia, ma soprattutto al Nord, dove i posti vacanti sono numerosi.

Ed è questo che a Vicenza, a fine luglio, ha fatto scattare una mozione bipartisan con la quale si è intimato l’alt all’arrivo di dirigenti del sud. Sotto accusa c’è innanzitutto un concorso bandito nel 2004: un numero di posti assegnati a ciascuna regione, e un dieci per cento in più di persone idonee da lasciare in lista d’attesa. Ma qualcuno, al sud, ci avrebbe provato, mettendo in lista più concorrenti, che ora sarebbero tutti da sistemare. A nord, invece, hanno inserito nelle graduatorie di merito soltanto il numero di dirigenti previsto dal concorso bandito. Di qui il "gap" che ora crea problemi.

E Vicenza, dopo la protesta sollevata in consiglio provinciale dall’assessore alla scuola Morena Martini (Pdl), si ritrova ad essere anche il territorio più colpito dalla mancanza di presidi locali: qui i posti vacanti sono 25. Seguono Padova con 12; Venezia con 9, Belluno con 7. A Rovigo e Verona ne mancano 5; la meno scoperta è invece Treviso con tre soli “buchi”.
Non tutte le 66 caselle tuttavia saranno coperte, ma solo 38; questo il numero che il governo centrale ha previsto per il Veneto. Gli altri 28 posti saranno assegnati "in reggenza".
E questa è sicuramente un'altra soluzione che penalizza la scuola, perché si tratta di presidi che già hanno una loro scuola da "governare" e che saranno costretti a sdoppiarsi lavorando, e dirigendo, anche un'altra sede.

Ieri all'Ufficio Scolastico Regionale di Venezia non erano in grado di procedere alle nomine «perché non erano ancora arrivate tutte le disponibilità». Ma una cosa è certa: questi 38 posti saranno attribuiti tutti a candidati idonei provenienti da fuori regione «perché noi non abbiamo più personale abilitato per la funzione dirigente».

Le ragioni? Non solo fuga dalla scuola, non solo tagli che, al contrario, come nel caso di liceo classico e scientifico di Belluno, unendosi fanno “risparmiare” un preside. «Manca proprio il personale abilitato» ripetono da Venezia.
La Lega, intanto, si prepara a contrastare «l’invasione di presidi del Sud». Mario Pittoni, capogruppo del Carroccio nella Commissione istruzione del Senato, in una nota suggerisce che «basta chiudere definitivamente con le riserve di idonei, che, come sappiamo, in certe zone tendono a lievitare oltre misura, e ridurre il peso della valutazione scolastica, visto che in alcune realtà i supervoti non si negano a nessuno».
Certo, «la buona notizia» è che con «l’ultima infornata - dice sempre Pittoni - dovrebbero svuotarsi del tutto le graduatorie anche al Sud. Si può quindi mettere mano ad un nuovo regolamento concorsuale» che, appunto, dovrà essere indetto per «un numero di idonei corrispondenti ai posti disponibili, neanche uno di più» e, in secondo luogo, dovrà limitare il peso «delle valutazioni dei titoli, viste le pesanti diversità tra un’area e l’altra del paese».

Secondo Morena Martini, che a Vicenza ha aperto il "dibattito" sulla provenienza dei presidi, non si tratta di bandire i presidi del sud, ma di affrontare la questione in modo diverso. «Stiamo parlando della tutela dei lavoratori, non solo dei veneti, ma di tutta Italia - precisa l’assessore - Il problema sta nel concorso per dirigente scolastico bandito nel 2004, e nelle due seguenti sanatorie. Da rivedere».

Certo, non sarà facile incidere sull’anno scolastico che si sta per aprire, ma si potrà indicare un nuovo percorso: «Alcuni presidi siciliani mi hanno scritto, sperano di poter venire a Vicenza, proprio perché stiamo portando avanti una battaglia per la giustizia». E la Lega, coi suoi «proclami», non fa un grande servizio. «Ma dove sono stati finora? - ribatte Martini - Nel 2004 e nel 2007 potevano stare attenti, potevano giocarsela in modo diverso coi loro esponenti al governo». Con gli slogan, chiude l’assessore, non si fanno battaglie, ma «rapine elettorali». Che non servono a nessuno, tantomeno alla scuola.

 
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