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venerdì 4 febbraio 2022
La città di Napoli sembra vivere "sospesa". Tutti i dibattiti politici sembrano spenti, eppure i problemi restano sempre lì, irrisolti.
Di Antonio Luongo
Da osservatore, da napoletano, non posso evitare di accendere i riflettori sui giovani, la cultura e la mancanza di futuro. Da sempre insieme al Partito del Sud lavoriamo per modificare questa colpevole inerzia.
Intanto sulle pagine di la Repubblica-Napoli del 2 Febbraio 2022 ho aperto un confronto sul tema dell'"infanzia negata", in risposta ad una proposta del senatore Paolo Siani.
Per comodità vi riporto anche qui il mio intervento.
-----------
La situazione dello scenario educativo, scolastico e socio pedagogico a Napoli è drammatica. Da troppo tempo le Istituzioni sono sparite, ma con due atteggiamenti diversi e ugualmente logoranti.
Da una parte indifferenza, dall'altra impotenza.
Le Istituzioni di vertice, lo stato, il Ministero, la Regione sono da da decenni insensibili al problema. Come se non esistesse...un tema invisibile.
Dall'altra parte, in trincea, operatori sociali e corpo docenti, della scuola dell'obbligo sono impotenti. Il Comune fino ad oggi, é stato impossibilitato a muoversi in qualsiasi direzione.
A Napoli non c'e infatti oggettivamente la possibilità di combattere dispersione scolastica e il ben più intricato dilemma dell' "infanzia negata".
Il punto infatti non è tanto provare a correggere i comportamenti deviati dei più giovani, quando si manifestano nelle loro aberrazioni, siano essi l'abbandono della scuola, il bullismo, il vandalismo, fenomeni su cui nei nostri quartieri si segnala un vertiginoso abbassamento dell'età media, ma andare a intercettare le ragioni di questi comportamenti. Andare all'origine, studiare il contesto sociale e affiancare le famiglie. Supportare quei nuclei familiari che per svariati motivi non riescono ad assolvere al loro ruolo di formazione primaria.
Quasi sempre i casi più difficili si generano in zone dove le criticità coesistono: livello economico basso, scarsa istruzione dei genitori, disoccupazione, degrado socio-ambientale.
In più la realtà di Napoli è storicamente complessa. Ogni territorio è ibrido, ogni quartiere stratificato, con sacche di povertà culturale che coesistono con concentrazioni di ricchezza. La famosa città "verticale", la narrazione di "miseria e nobiltà" ha un suo riflesso sociale ben radicato, che rende qualsiasi approccio alla soluzione inevitabilmente non lineare.
Ecco che in un territorio del genere la conoscenza della realtà da parte di chi è deputato a risolvere il problema diventa essenziale. L'anagrafe del rischio diventa essenziale per capire dove indirizzare gli sforzi. E subito dopo avere mezzi e risorse da indirizzare.
È evidente che nel contesto appena descritto le soluzioni non sono lineari, standard, ma devono essere personalizzate per famiglie e territori.
Il Comune deve dedicare tempo e persone ai bambini in difficoltà e alle loro famiglie con approccio "one to one", non "one to many".
E allora ben vengano finalmente sensibilità come quelle del senatore Paolo Siani, che squarciano il velo e rimettono al centro il dibattito sull'nfanzia. Gliene sono sinceramente grato.
Ma attenzione a non disperdere le energie sui fronzoli e sui falsi problemi.
Come dire: possiamo scegliere gli optional della nostra auto, se abbiamo soldi da spendere, ma prima occorre accertarsi ci siano 4 ruote su cui muoversi.
Ecco, fuor di metafora, le ruote sono gli assistenti sociali e le risorse economiche alle scuole di frontiera. Scuole prive di fondi, letteralmente lasciate sole, come se il problema non esistesse, ma chiamate poi a portare il peso del futuro di questi ragazzi.
Parlo per esperienza diretta, insegnando in una scuola secondaria di primo grado del Rione Traiano, una scuola "a rischio" nella periferia occidentale della città.
Mi chiedo dunque: la nuova "Agenzia per l'infanzia" proposta da Maria de Luzemberger, dunque, con chi mai dovrebbe interagire? Una volta approfondito, studiato e individuato un percorso, quali risorse sarebbero da coordinare per portare avanti quell'approccio capillare prima descritto, se ad oggi il Comune di Napoli non ha "tecnicamente" assistenti sociali in numero adeguato?
Il mio intervento qui non è a svilire o distruggere, ma a costruire davvero delle condizioni per un futuro.
Non è benaltrismo, ma ansia per non perdere l'occasione, quando finalmente c'è una persona sensibile come il senatore Siani.
Senatore la invito pubblicamente nella mia scuola! Sono convinto che la conoscenza diretta con le difficoltà che viviamo le farà cogliere quanta poca retorica c'è nelle mie parole e il suo sguardo rinnovato sarà d'aiuto per la città. Per ripartire dalle basi, e non ingenuamente dai vertici.
Da osservatore, da napoletano, non posso evitare di accendere i riflettori sui giovani, la cultura e la mancanza di futuro. Da sempre insieme al Partito del Sud lavoriamo per modificare questa colpevole inerzia.
Intanto sulle pagine di la Repubblica-Napoli del 2 Febbraio 2022 ho aperto un confronto sul tema dell'"infanzia negata", in risposta ad una proposta del senatore Paolo Siani.
Per comodità vi riporto anche qui il mio intervento.
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La situazione dello scenario educativo, scolastico e socio pedagogico a Napoli è drammatica. Da troppo tempo le Istituzioni sono sparite, ma con due atteggiamenti diversi e ugualmente logoranti.
Da una parte indifferenza, dall'altra impotenza.
Le Istituzioni di vertice, lo stato, il Ministero, la Regione sono da da decenni insensibili al problema. Come se non esistesse...un tema invisibile.
Dall'altra parte, in trincea, operatori sociali e corpo docenti, della scuola dell'obbligo sono impotenti. Il Comune fino ad oggi, é stato impossibilitato a muoversi in qualsiasi direzione.
A Napoli non c'e infatti oggettivamente la possibilità di combattere dispersione scolastica e il ben più intricato dilemma dell' "infanzia negata".
Il punto infatti non è tanto provare a correggere i comportamenti deviati dei più giovani, quando si manifestano nelle loro aberrazioni, siano essi l'abbandono della scuola, il bullismo, il vandalismo, fenomeni su cui nei nostri quartieri si segnala un vertiginoso abbassamento dell'età media, ma andare a intercettare le ragioni di questi comportamenti. Andare all'origine, studiare il contesto sociale e affiancare le famiglie. Supportare quei nuclei familiari che per svariati motivi non riescono ad assolvere al loro ruolo di formazione primaria.
Quasi sempre i casi più difficili si generano in zone dove le criticità coesistono: livello economico basso, scarsa istruzione dei genitori, disoccupazione, degrado socio-ambientale.
In più la realtà di Napoli è storicamente complessa. Ogni territorio è ibrido, ogni quartiere stratificato, con sacche di povertà culturale che coesistono con concentrazioni di ricchezza. La famosa città "verticale", la narrazione di "miseria e nobiltà" ha un suo riflesso sociale ben radicato, che rende qualsiasi approccio alla soluzione inevitabilmente non lineare.
Ecco che in un territorio del genere la conoscenza della realtà da parte di chi è deputato a risolvere il problema diventa essenziale. L'anagrafe del rischio diventa essenziale per capire dove indirizzare gli sforzi. E subito dopo avere mezzi e risorse da indirizzare.
È evidente che nel contesto appena descritto le soluzioni non sono lineari, standard, ma devono essere personalizzate per famiglie e territori.
Il Comune deve dedicare tempo e persone ai bambini in difficoltà e alle loro famiglie con approccio "one to one", non "one to many".
E allora ben vengano finalmente sensibilità come quelle del senatore Paolo Siani, che squarciano il velo e rimettono al centro il dibattito sull'nfanzia. Gliene sono sinceramente grato.
Ma attenzione a non disperdere le energie sui fronzoli e sui falsi problemi.
Come dire: possiamo scegliere gli optional della nostra auto, se abbiamo soldi da spendere, ma prima occorre accertarsi ci siano 4 ruote su cui muoversi.
Ecco, fuor di metafora, le ruote sono gli assistenti sociali e le risorse economiche alle scuole di frontiera. Scuole prive di fondi, letteralmente lasciate sole, come se il problema non esistesse, ma chiamate poi a portare il peso del futuro di questi ragazzi.
Parlo per esperienza diretta, insegnando in una scuola secondaria di primo grado del Rione Traiano, una scuola "a rischio" nella periferia occidentale della città.
Mi chiedo dunque: la nuova "Agenzia per l'infanzia" proposta da Maria de Luzemberger, dunque, con chi mai dovrebbe interagire? Una volta approfondito, studiato e individuato un percorso, quali risorse sarebbero da coordinare per portare avanti quell'approccio capillare prima descritto, se ad oggi il Comune di Napoli non ha "tecnicamente" assistenti sociali in numero adeguato?
Il mio intervento qui non è a svilire o distruggere, ma a costruire davvero delle condizioni per un futuro.
Non è benaltrismo, ma ansia per non perdere l'occasione, quando finalmente c'è una persona sensibile come il senatore Siani.
Senatore la invito pubblicamente nella mia scuola! Sono convinto che la conoscenza diretta con le difficoltà che viviamo le farà cogliere quanta poca retorica c'è nelle mie parole e il suo sguardo rinnovato sarà d'aiuto per la città. Per ripartire dalle basi, e non ingenuamente dai vertici.
martedì 14 aprile 2020
Il Partito del Sud, Natale Cuccurese: “Scuole chiuse fino a settembre. Il conto, come sempre, lo pagano le classi e i territori più deboli!”
Alla stregua di un reagente chimico, il Covid-19 sta evidenziando tutte le sperequazioni e le diseguaglianze sociali, civili, economiche e territoriali che caratterizzano il nostro Paese.
Se l’attuazione della didattica a distanza rappresenta una risposta per salvaguardare il diritto allo studio degli studenti durante l’emergenza coronavirus, allo stesso tempo, tuttavia, sembra che l’emergenza venga utilizzata per giustificare l’attuazione radicale della digitalizzazione del sistema d’istruzione nazionale con delle notevoli ricadute negative sia sul piano della libertà d’insegnamento, sia sul piano occupazionale che su quello sociale e territoriale.
Come a questo proposito ha osservato il costituzionalista emerito della “Federico II” Massimo Villone: “Il quotidiano la Repubblica riferisce che molte famiglie non dispongono dell’accesso alla rete o di un tablet. L’innovazione può in tal caso accrescere la diseguaglianza, piuttosto che il contrario. Ed è nel Sud che troviamo le più gravi carenze della rete e le peggiori condizioni socio-economiche delle famiglie”. (la Repubblica Napoli, 11 aprile 2020)
A sua volta, via social, nel commentare un articolo pubblicato sulla Rassegna Sindacale, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha dichiarato: “Scuole chiuse fino a settembre. Il conto, come sempre, lo pagano le classi e i territori più deboli!”.
“Il 41% degli studenti – ha precisato Cuccurese citando direttamente la rivista online – non ha un computer, ma anche il resto d’Italia non se la passa bene. Nell’emergenza bisogna investire e riflettere, perché il prossimo anno scolastico non sarà ordinario”.
“Nel Paese diseguale (senza vergogna) – ha concluso il Presidente del Partito del Sud – i divari sono certificati dai dati resi noti proprio in questi giorni dall’Istat e secondo i quali la percentuale di famiglie senza computer supera il 41% nel Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia in testa (rispettivamente 46% e 44,4%), ed è di circa il 30% – comunque non poco – nelle altre aree del Paese”.
Prima di esaltare acriticamente le nuove tecnologie come panacea di tutti i mali, per farne, invece, uno strumento di controllo sempre più capillare, di esclusione e di ulteriore accrescimento delle diseguaglianze, si rifletta su questi dati e si mettano in campo delle serie politiche di perequazione sociale e territoriale, a partire dal rispetto del vincolo del 34% della spesa pubblica destinata al Sud.
Alla stregua di un reagente chimico, il Covid-19 sta evidenziando tutte le sperequazioni e le diseguaglianze sociali, civili, economiche e territoriali che caratterizzano il nostro Paese.
Se l’attuazione della didattica a distanza rappresenta una risposta per salvaguardare il diritto allo studio degli studenti durante l’emergenza coronavirus, allo stesso tempo, tuttavia, sembra che l’emergenza venga utilizzata per giustificare l’attuazione radicale della digitalizzazione del sistema d’istruzione nazionale con delle notevoli ricadute negative sia sul piano della libertà d’insegnamento, sia sul piano occupazionale che su quello sociale e territoriale.
Come a questo proposito ha osservato il costituzionalista emerito della “Federico II” Massimo Villone: “Il quotidiano la Repubblica riferisce che molte famiglie non dispongono dell’accesso alla rete o di un tablet. L’innovazione può in tal caso accrescere la diseguaglianza, piuttosto che il contrario. Ed è nel Sud che troviamo le più gravi carenze della rete e le peggiori condizioni socio-economiche delle famiglie”. (la Repubblica Napoli, 11 aprile 2020)
A sua volta, via social, nel commentare un articolo pubblicato sulla Rassegna Sindacale, il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, ha dichiarato: “Scuole chiuse fino a settembre. Il conto, come sempre, lo pagano le classi e i territori più deboli!”.
“Il 41% degli studenti – ha precisato Cuccurese citando direttamente la rivista online – non ha un computer, ma anche il resto d’Italia non se la passa bene. Nell’emergenza bisogna investire e riflettere, perché il prossimo anno scolastico non sarà ordinario”.
“Nel Paese diseguale (senza vergogna) – ha concluso il Presidente del Partito del Sud – i divari sono certificati dai dati resi noti proprio in questi giorni dall’Istat e secondo i quali la percentuale di famiglie senza computer supera il 41% nel Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia in testa (rispettivamente 46% e 44,4%), ed è di circa il 30% – comunque non poco – nelle altre aree del Paese”.
Prima di esaltare acriticamente le nuove tecnologie come panacea di tutti i mali, per farne, invece, uno strumento di controllo sempre più capillare, di esclusione e di ulteriore accrescimento delle diseguaglianze, si rifletta su questi dati e si mettano in campo delle serie politiche di perequazione sociale e territoriale, a partire dal rispetto del vincolo del 34% della spesa pubblica destinata al Sud.
mercoledì 13 maggio 2015
LA “BUONA SCUOLA”...in natura, la razza imperfetta è quella dei proff. che non hanno mai insegnato! Quella perfetta affamata
di Bruno Pappalardo
Pare incredibile ma è proprio così.
Questo governo sta sovvertendo,… sta cospirando contro la Costituzione della Repubblica, contro lo Stato. Non credo si possa dire diversamente.
E’ proprio così, bisogna ammetterlo, questo è un governo che tenta di riportare, attraverso il camuffamento del “NUOVO”, l’Italia ad uno stato sociale feudalistico , ossia in pieno vassallaggio nelle mani delle nuove istituzioni.
In sottomissione al Signore del Castello; Dirigente scolastico e gli Uffici scolastici regionali depositari di tesori come l’albo dei proff. meritevoli e da scegliere.
La materia è stata discussa in consiglio dei ministri e si è deciso, ANCHE, che le scuole pubbliche paritarie, …i cosiddetti diplomifici, da adesso in poi, possano, per i propri utenti, genitori dei propri studenti, accedere a detrazioni fiscali, fino a 400 euro annui, solo perché ivi iscritti.
Tutto ciò è contro la Costituzione italiana che parla di scuola aperta a tutti e obbligatoria per almeno 8 anni e così recita all’art. 33 e soprattutto all’ art.34:
“I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”
Questo governo sta sovvertendo,… sta cospirando contro la Costituzione della Repubblica, contro lo Stato. Non credo si possa dire diversamente.
E’ proprio così, bisogna ammetterlo, questo è un governo che tenta di riportare, attraverso il camuffamento del “NUOVO”, l’Italia ad uno stato sociale feudalistico , ossia in pieno vassallaggio nelle mani delle nuove istituzioni.
In sottomissione al Signore del Castello; Dirigente scolastico e gli Uffici scolastici regionali depositari di tesori come l’albo dei proff. meritevoli e da scegliere.
La materia è stata discussa in consiglio dei ministri e si è deciso, ANCHE, che le scuole pubbliche paritarie, …i cosiddetti diplomifici, da adesso in poi, possano, per i propri utenti, genitori dei propri studenti, accedere a detrazioni fiscali, fino a 400 euro annui, solo perché ivi iscritti.
Tutto ciò è contro la Costituzione italiana che parla di scuola aperta a tutti e obbligatoria per almeno 8 anni e così recita all’art. 33 e soprattutto all’ art.34:
“I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”
Con il principio meritocratico, è troppo chiaro il concetto che chi fa, che genera e somministra istruzione, deve essere pubblica;… ossia di tutti, nel rispetto alla condizione di partenza mai sfavorevole per qualcuno, o meglio per nessuno.
Ecco che lo Stato si assume la responsabilità pubblica, di rimuovere ogni ostacolo o condizione economico-sociale che contrassegnano il percorso virtuoso di individui capaci e preparati per lo studio universitario o per la ricerca.
Ecco che lo Stato si assume la responsabilità pubblica, di rimuovere ogni ostacolo o condizione economico-sociale che contrassegnano il percorso virtuoso di individui capaci e preparati per lo studio universitario o per la ricerca.
La legge 62/2000 sancisce, è vero, il diritto dei privati di realizzare degli istituti di educazione “MA SENZA ONERI PER LO STATO”.
Devono tuttavia, sempre, garantire una istruzione o trattamento didattico equipollente e attenersi ( oggi si dice POF) alla stesso Piano di Offerta Formativa.
Se non fosse così si genererebbero due percorsi paralleli e non armonici, non consonanti ma soprattutto non egualitari e presumibilmente uno dei due spinto in avanti perché più ricco ma non più efficace nelle metodologie pedagogiche cognitive ma solo nelle tecnologie.
Mentre Renzi fa proprio riferimento alla legge sopracitata, quella della riforma Berlinguer, (62/2000) sorvola sula principio che devono inoltre accettare disabili e ogni soggetti con qualsiasi genere di andicap e che per essi non è previsto alcun finanziamenti né diretti e neppur sotto forma di contributi alle famiglie che scelgano tali scuole;
QUESTO SI, E’UN “NUOVO” COLPO DI STATO,…FERMIAMIOLI! RIPRENDIAMOCI LA COSTITUZIONE!
di Bruno Pappalardo
Pare incredibile ma è proprio così.
Questo governo sta sovvertendo,… sta cospirando contro la Costituzione della Repubblica, contro lo Stato. Non credo si possa dire diversamente.
E’ proprio così, bisogna ammetterlo, questo è un governo che tenta di riportare, attraverso il camuffamento del “NUOVO”, l’Italia ad uno stato sociale feudalistico , ossia in pieno vassallaggio nelle mani delle nuove istituzioni.
In sottomissione al Signore del Castello; Dirigente scolastico e gli Uffici scolastici regionali depositari di tesori come l’albo dei proff. meritevoli e da scegliere.
La materia è stata discussa in consiglio dei ministri e si è deciso, ANCHE, che le scuole pubbliche paritarie, …i cosiddetti diplomifici, da adesso in poi, possano, per i propri utenti, genitori dei propri studenti, accedere a detrazioni fiscali, fino a 400 euro annui, solo perché ivi iscritti.
Tutto ciò è contro la Costituzione italiana che parla di scuola aperta a tutti e obbligatoria per almeno 8 anni e così recita all’art. 33 e soprattutto all’ art.34:
“I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”
Questo governo sta sovvertendo,… sta cospirando contro la Costituzione della Repubblica, contro lo Stato. Non credo si possa dire diversamente.
E’ proprio così, bisogna ammetterlo, questo è un governo che tenta di riportare, attraverso il camuffamento del “NUOVO”, l’Italia ad uno stato sociale feudalistico , ossia in pieno vassallaggio nelle mani delle nuove istituzioni.
In sottomissione al Signore del Castello; Dirigente scolastico e gli Uffici scolastici regionali depositari di tesori come l’albo dei proff. meritevoli e da scegliere.
La materia è stata discussa in consiglio dei ministri e si è deciso, ANCHE, che le scuole pubbliche paritarie, …i cosiddetti diplomifici, da adesso in poi, possano, per i propri utenti, genitori dei propri studenti, accedere a detrazioni fiscali, fino a 400 euro annui, solo perché ivi iscritti.
Tutto ciò è contro la Costituzione italiana che parla di scuola aperta a tutti e obbligatoria per almeno 8 anni e così recita all’art. 33 e soprattutto all’ art.34:
“I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”
Con il principio meritocratico, è troppo chiaro il concetto che chi fa, che genera e somministra istruzione, deve essere pubblica;… ossia di tutti, nel rispetto alla condizione di partenza mai sfavorevole per qualcuno, o meglio per nessuno.
Ecco che lo Stato si assume la responsabilità pubblica, di rimuovere ogni ostacolo o condizione economico-sociale che contrassegnano il percorso virtuoso di individui capaci e preparati per lo studio universitario o per la ricerca.
Ecco che lo Stato si assume la responsabilità pubblica, di rimuovere ogni ostacolo o condizione economico-sociale che contrassegnano il percorso virtuoso di individui capaci e preparati per lo studio universitario o per la ricerca.
La legge 62/2000 sancisce, è vero, il diritto dei privati di realizzare degli istituti di educazione “MA SENZA ONERI PER LO STATO”.
Devono tuttavia, sempre, garantire una istruzione o trattamento didattico equipollente e attenersi ( oggi si dice POF) alla stesso Piano di Offerta Formativa.
Se non fosse così si genererebbero due percorsi paralleli e non armonici, non consonanti ma soprattutto non egualitari e presumibilmente uno dei due spinto in avanti perché più ricco ma non più efficace nelle metodologie pedagogiche cognitive ma solo nelle tecnologie.
Mentre Renzi fa proprio riferimento alla legge sopracitata, quella della riforma Berlinguer, (62/2000) sorvola sula principio che devono inoltre accettare disabili e ogni soggetti con qualsiasi genere di andicap e che per essi non è previsto alcun finanziamenti né diretti e neppur sotto forma di contributi alle famiglie che scelgano tali scuole;
QUESTO SI, E’UN “NUOVO” COLPO DI STATO,…FERMIAMIOLI! RIPRENDIAMOCI LA COSTITUZIONE!
venerdì 8 febbraio 2013
Borse di Studio, il Ministro fa un passo indietro, ma il problema è un altro
Giustamente gli studenti innanzitutto, ma anche movimenti meridionalisti e partiti politici hanno fatto presente con vibrate proteste questa stortura, diremmo questa aberrazione del sistema tecnocratico che guida il Paese per il quale la legge dei numeri e delle statistiche prevarica su qualsiasi cosa.
Il ministro Profumo ha fatto un passo indietro, è vero, ma il problema è che un modo di pensare discriminatorio non dovrebbe essere assunto neanche per sbaglio come ipotesi di una legge di uno stato che si vanta di essere unitario.
L’idea che si possa legiferare ipotizzando diritti differenziati geograficamente è sbagliata, è assurda e mette questa si in discussione l’unità di Italia.
Non si vogliono differenziare le politiche a seconda delle necessità e delle peculiarità dei territori e si differenziano i diritti dei cittadini che, fino a prova contraria sono tutti italiani…
O no ?
Michele Dell’Edera
Fonte: Sud24.it
.
Giustamente gli studenti innanzitutto, ma anche movimenti meridionalisti e partiti politici hanno fatto presente con vibrate proteste questa stortura, diremmo questa aberrazione del sistema tecnocratico che guida il Paese per il quale la legge dei numeri e delle statistiche prevarica su qualsiasi cosa.
Il ministro Profumo ha fatto un passo indietro, è vero, ma il problema è che un modo di pensare discriminatorio non dovrebbe essere assunto neanche per sbaglio come ipotesi di una legge di uno stato che si vanta di essere unitario.
L’idea che si possa legiferare ipotizzando diritti differenziati geograficamente è sbagliata, è assurda e mette questa si in discussione l’unità di Italia.
Non si vogliono differenziare le politiche a seconda delle necessità e delle peculiarità dei territori e si differenziano i diritti dei cittadini che, fino a prova contraria sono tutti italiani…
O no ?
Michele Dell’Edera
Fonte: Sud24.it
.
mercoledì 6 febbraio 2013
Il Partito del Sud con le associazioni studentesche che manifestano a Bari e in tutto il Sud
Solidarietà agli studenti pugliesi che manifestano a Bari sul decreto Profumo sulle borse di studio.
Magari ci sono altre manifestazioni in altre parti del Sud, esprimiamo a tutti la solidarietà del Partito del Sud e la promessa che con l'aiuto di tutti queste cose non dovranno mai passare. NO PASARAN !!
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Magari ci sono altre manifestazioni in altre parti del Sud, esprimiamo a tutti la solidarietà del Partito del Sud e la promessa che con l'aiuto di tutti queste cose non dovranno mai passare. NO PASARAN !!
Per il semplice fatto che anche noi ieri avevamo segnalato e denunciato la stortura del Decreto Profumo sulle borse di Studio ci sentiamo vicini alle Associazioni Studentesche di Bari che hanno dichiarato lo Stato di Agitazione e ne pubblichiamo il comunicato da loro diffuso ed eventuali contatti per chi vorrà prenderli con loro e unirsi alla protesta.
Noi lo sappiamo di essere una piccola realtà per cui è probabile che il nostro appoggio potrà risultare al momento poco più che virtuale. Diciamo però che da oggi in poi non lasceremo passare più inosservato nulla che possa danneggiare i nostri giovani, i nostri figli il nostro futuro.
Ecco il comunicato degli studenti:
“Oggi le studentesse e gli studenti di Bari, tutte le associazioni
studentesche, i collegi della città e l’Accademia delle Belle Arti
hanno dichiarato lo stato di agitazione.
studentesche, i collegi della città e l’Accademia delle Belle Arti
hanno dichiarato lo stato di agitazione.
Ribadiamo la nostra forte contrarietà al decreto Profumo che prevede:
1) l’espulsione dal sistema di diritto allo studio regionale di
migliaia di studenti e studentesse restringendo i criteri di accesso
ad esso. La conseguenza immediata è l’abbandono dall’università da
parte di quegli studenti (specialmente nel sud Italia) che in assenza
dei sussidi, che dovrebbero essere garantiti dalla Costituzione, non
potranno più sostenerne i costi necessari per proseguire gli studi;
2) l’esodo forzato dal sud al nord di tantissimi studenti con ISEE
superiore a 14.300 di conseguenza l’ulteriore svuotamento delle
università del sud.
3) migliaia di studenti che all’università non si iscriveranno mai.
Riteniamo molto pericolose le conseguenze dell’approvazione del
Decreto e per questo chiediamo con forza che tale provvedimento venga
respinto nella riunione della Conferenza Stato-Regioni in programma il
7 Febbraio prossimo.
1) l’espulsione dal sistema di diritto allo studio regionale di
migliaia di studenti e studentesse restringendo i criteri di accesso
ad esso. La conseguenza immediata è l’abbandono dall’università da
parte di quegli studenti (specialmente nel sud Italia) che in assenza
dei sussidi, che dovrebbero essere garantiti dalla Costituzione, non
potranno più sostenerne i costi necessari per proseguire gli studi;
2) l’esodo forzato dal sud al nord di tantissimi studenti con ISEE
superiore a 14.300 di conseguenza l’ulteriore svuotamento delle
università del sud.
3) migliaia di studenti che all’università non si iscriveranno mai.
Riteniamo molto pericolose le conseguenze dell’approvazione del
Decreto e per questo chiediamo con forza che tale provvedimento venga
respinto nella riunione della Conferenza Stato-Regioni in programma il
7 Febbraio prossimo.
A seguito di un’assemblea tenutasi nella mensa universitaria di Via
Amendola, che ha visto la partecipazione e l’appoggio del Presidente
dell’AdiSu De Santis, gli studenti sono partiti in corteo per la città
e in seguito hanno occupato la sede dell’AdiSu di via Fortunato.
Domattina, 7 febbraio, saremo in piazza Cesare Battisti, ore 10, per
contrastare con la nostra voce la morte del diritto allo studio.
Amendola, che ha visto la partecipazione e l’appoggio del Presidente
dell’AdiSu De Santis, gli studenti sono partiti in corteo per la città
e in seguito hanno occupato la sede dell’AdiSu di via Fortunato.
Domattina, 7 febbraio, saremo in piazza Cesare Battisti, ore 10, per
contrastare con la nostra voce la morte del diritto allo studio.
Non ci fermeremo fino a quando l’approvazione del Decreto non verrà bloccata. ”
Per info sulla protesta:
Portavoce Rete della Conoscenza – Puglia
puglia@retedellaconoscenza.it
puglia@retedellaconoscenza.it
Solidarietà agli studenti pugliesi che manifestano a Bari sul decreto Profumo sulle borse di studio.
Magari ci sono altre manifestazioni in altre parti del Sud, esprimiamo a tutti la solidarietà del Partito del Sud e la promessa che con l'aiuto di tutti queste cose non dovranno mai passare. NO PASARAN !!
Magari ci sono altre manifestazioni in altre parti del Sud, esprimiamo a tutti la solidarietà del Partito del Sud e la promessa che con l'aiuto di tutti queste cose non dovranno mai passare. NO PASARAN !!
Per il semplice fatto che anche noi ieri avevamo segnalato e denunciato la stortura del Decreto Profumo sulle borse di Studio ci sentiamo vicini alle Associazioni Studentesche di Bari che hanno dichiarato lo Stato di Agitazione e ne pubblichiamo il comunicato da loro diffuso ed eventuali contatti per chi vorrà prenderli con loro e unirsi alla protesta.
Noi lo sappiamo di essere una piccola realtà per cui è probabile che il nostro appoggio potrà risultare al momento poco più che virtuale. Diciamo però che da oggi in poi non lasceremo passare più inosservato nulla che possa danneggiare i nostri giovani, i nostri figli il nostro futuro.
Ecco il comunicato degli studenti:
“Oggi le studentesse e gli studenti di Bari, tutte le associazioni
studentesche, i collegi della città e l’Accademia delle Belle Arti
hanno dichiarato lo stato di agitazione.
studentesche, i collegi della città e l’Accademia delle Belle Arti
hanno dichiarato lo stato di agitazione.
Ribadiamo la nostra forte contrarietà al decreto Profumo che prevede:
1) l’espulsione dal sistema di diritto allo studio regionale di
migliaia di studenti e studentesse restringendo i criteri di accesso
ad esso. La conseguenza immediata è l’abbandono dall’università da
parte di quegli studenti (specialmente nel sud Italia) che in assenza
dei sussidi, che dovrebbero essere garantiti dalla Costituzione, non
potranno più sostenerne i costi necessari per proseguire gli studi;
2) l’esodo forzato dal sud al nord di tantissimi studenti con ISEE
superiore a 14.300 di conseguenza l’ulteriore svuotamento delle
università del sud.
3) migliaia di studenti che all’università non si iscriveranno mai.
Riteniamo molto pericolose le conseguenze dell’approvazione del
Decreto e per questo chiediamo con forza che tale provvedimento venga
respinto nella riunione della Conferenza Stato-Regioni in programma il
7 Febbraio prossimo.
1) l’espulsione dal sistema di diritto allo studio regionale di
migliaia di studenti e studentesse restringendo i criteri di accesso
ad esso. La conseguenza immediata è l’abbandono dall’università da
parte di quegli studenti (specialmente nel sud Italia) che in assenza
dei sussidi, che dovrebbero essere garantiti dalla Costituzione, non
potranno più sostenerne i costi necessari per proseguire gli studi;
2) l’esodo forzato dal sud al nord di tantissimi studenti con ISEE
superiore a 14.300 di conseguenza l’ulteriore svuotamento delle
università del sud.
3) migliaia di studenti che all’università non si iscriveranno mai.
Riteniamo molto pericolose le conseguenze dell’approvazione del
Decreto e per questo chiediamo con forza che tale provvedimento venga
respinto nella riunione della Conferenza Stato-Regioni in programma il
7 Febbraio prossimo.
A seguito di un’assemblea tenutasi nella mensa universitaria di Via
Amendola, che ha visto la partecipazione e l’appoggio del Presidente
dell’AdiSu De Santis, gli studenti sono partiti in corteo per la città
e in seguito hanno occupato la sede dell’AdiSu di via Fortunato.
Domattina, 7 febbraio, saremo in piazza Cesare Battisti, ore 10, per
contrastare con la nostra voce la morte del diritto allo studio.
Amendola, che ha visto la partecipazione e l’appoggio del Presidente
dell’AdiSu De Santis, gli studenti sono partiti in corteo per la città
e in seguito hanno occupato la sede dell’AdiSu di via Fortunato.
Domattina, 7 febbraio, saremo in piazza Cesare Battisti, ore 10, per
contrastare con la nostra voce la morte del diritto allo studio.
Non ci fermeremo fino a quando l’approvazione del Decreto non verrà bloccata. ”
Per info sulla protesta:
Portavoce Rete della Conoscenza – Puglia
puglia@retedellaconoscenza.it
puglia@retedellaconoscenza.it
Il ministro lasci, così si spacca l'Italia in tre
di GIANFRANCO VIESTI
La notizia è talmente clamorosa da sembrare falsa. Ma è vera. Ed è un’assoluta follia. Parliamo di una iniziativa del ministro dell’istruzione Francesco Profumo. Il Ministro sta presentando un decreto ministeriale sul tema delle borse di studio per l’u niversità; per la precisione “deter minazione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei requisiti di eleggibilità per il diritto allo studio universitario ai sensi del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68”.
I contenuti del decreto stanno già provocando una forte protesta nelle università, dato che vengono rivisti, spesso in senso peggiorativo, diversi requisiti per l’ottenimento delle borse. Ma c’è un aspetto in particolare che merita la massima attenzione. Una novità clamorosa contenuta al comma 8 dell’articolo 4 riguarda la creazione di tre macroregioni di riferimento per la residenza che regolererebbero il livello massimo di ISEE per poter accedere alle borse: Nord (Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna) con tetto massimo di 20mila euro, Centro (Toscana, Marche, Lazio e Umbria) con tetto di 17.150 euro e Sud (Molise, Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sardegna, Sicilia) di 14.300 euro.
L’ISEE è l’”indicatore della situazione economica equivalente” dei nuclei familiari, che viene calcolato, tenendo conto del reddito e del patrimonio, per stabilire le soglie massime di accessibilità a determinati servizi o benefici. Ad esempio alle borse di studio. In pratica, con un ISEE di 15.000 euro, secondo il decreto Profumo sarà possibile chiedere la borsa di studio nelle regioni del Centro- Nord, ma non in quelle del Sud; con 18.000 solo al Nord e non al Centro-Sud.
Naturalmente (art. 7 del decreto), il numero di idonei così stabilito concorre a determinare il riparto fra le regioni del fondo integrativo nazionale per le borse di studio. Stando a quanto riportato da un sito internet (www.you-ng.it) il Ministro elogia proprio questa nuova articolazione dei limiti ISEE su base geografica, perché in grado secondo lui di tenere conto “di caratteristiche territoriali importanti: non più tetti per poter ottenere la borsa uguali in tutta Italia, ma differenziati, con l’idea riformatrice di adattare a una realtà che cambia un sistema vecchissimo”.
La proposta del Ministro Profumo è definibile solo con un termine: folle. Il sistema vecchissimo è infatti quello in cui tutti gli italiani sono uguali. Si punta invece, per la prima volta in maniera così netta, a discriminare su base geografica la fruizione di un diritto. Le differenti soglie di ISEE non hanno alcuna base giuridica: con tutta probabilità sarebbero immediatamente giudicate incostituzionali. Men che meno hanno una base economica. Da tempo si discute del costo della vita nelle diverse regioni italiane: perché i leghisti e i loro alleati hanno sempre sostenuto la tesi che, costando meno la vita al Sud, salari e stipendi dovrebbero essere, per legge, più bassi. L’argomento è molto controverso, per motivi che qui è impossibile approfondire.
Certamente non vi è alcun dato ufficiale che certifichi le differenze. In un’intervista ad un altro sito (www.edscuola.eu) l’ex Rettore del Politecnico di Torino ora Ministro conferma che “ci sarà una rimodulazione su base geografica che permetterà di favorire gli studenti svantaggiati e fuorisede e penalizzare i fuoricorso”.
Fuorisede è la parola chiave. Il decreto, all’art.3, aumenta le borse per i fuori sede; ma questo, insieme ai diversi tetti regionali, finisce col favorire particolarmente quanti, spostandosi dal Sud al Nord, si gioverebbero delle soglie più alte. Un meccanismo per incentivare ulteriormente il flusso di studenti verso gli Atenei del Nord, già notevole, principalmente perché studiare al Nord consente di venire a contatto con migliori possibilità di lavoro. Un’altra picconata al sistema nazionale dell’istr uzione superiore, ed in particolare agli Atenei del Centro-Sud, già drasticamente colpiti dall’accoppiata Tremonti-Gelmini, e dal taglio ulteriore del Fondi di Finanziamento Ordinario previsto dall’attuale governo. Senatore Monti, in questi giorni lei sta opportunamente, duramente, criticando le tesi leghiste. Essendo lei il Presidente del Consiglio di tutti gli italiani, non ritiene di chiedere al suo Ministro dell’Istruzione, che evidentemente non è Ministro di tutti gli italiani, di dimettersi?
Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno
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La notizia è talmente clamorosa da sembrare falsa. Ma è vera. Ed è un’assoluta follia. Parliamo di una iniziativa del ministro dell’istruzione Francesco Profumo. Il Ministro sta presentando un decreto ministeriale sul tema delle borse di studio per l’u niversità; per la precisione “deter minazione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei requisiti di eleggibilità per il diritto allo studio universitario ai sensi del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68”.
I contenuti del decreto stanno già provocando una forte protesta nelle università, dato che vengono rivisti, spesso in senso peggiorativo, diversi requisiti per l’ottenimento delle borse. Ma c’è un aspetto in particolare che merita la massima attenzione. Una novità clamorosa contenuta al comma 8 dell’articolo 4 riguarda la creazione di tre macroregioni di riferimento per la residenza che regolererebbero il livello massimo di ISEE per poter accedere alle borse: Nord (Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna) con tetto massimo di 20mila euro, Centro (Toscana, Marche, Lazio e Umbria) con tetto di 17.150 euro e Sud (Molise, Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sardegna, Sicilia) di 14.300 euro.
L’ISEE è l’”indicatore della situazione economica equivalente” dei nuclei familiari, che viene calcolato, tenendo conto del reddito e del patrimonio, per stabilire le soglie massime di accessibilità a determinati servizi o benefici. Ad esempio alle borse di studio. In pratica, con un ISEE di 15.000 euro, secondo il decreto Profumo sarà possibile chiedere la borsa di studio nelle regioni del Centro- Nord, ma non in quelle del Sud; con 18.000 solo al Nord e non al Centro-Sud.
Naturalmente (art. 7 del decreto), il numero di idonei così stabilito concorre a determinare il riparto fra le regioni del fondo integrativo nazionale per le borse di studio. Stando a quanto riportato da un sito internet (www.you-ng.it) il Ministro elogia proprio questa nuova articolazione dei limiti ISEE su base geografica, perché in grado secondo lui di tenere conto “di caratteristiche territoriali importanti: non più tetti per poter ottenere la borsa uguali in tutta Italia, ma differenziati, con l’idea riformatrice di adattare a una realtà che cambia un sistema vecchissimo”.
La proposta del Ministro Profumo è definibile solo con un termine: folle. Il sistema vecchissimo è infatti quello in cui tutti gli italiani sono uguali. Si punta invece, per la prima volta in maniera così netta, a discriminare su base geografica la fruizione di un diritto. Le differenti soglie di ISEE non hanno alcuna base giuridica: con tutta probabilità sarebbero immediatamente giudicate incostituzionali. Men che meno hanno una base economica. Da tempo si discute del costo della vita nelle diverse regioni italiane: perché i leghisti e i loro alleati hanno sempre sostenuto la tesi che, costando meno la vita al Sud, salari e stipendi dovrebbero essere, per legge, più bassi. L’argomento è molto controverso, per motivi che qui è impossibile approfondire.
Certamente non vi è alcun dato ufficiale che certifichi le differenze. In un’intervista ad un altro sito (www.edscuola.eu) l’ex Rettore del Politecnico di Torino ora Ministro conferma che “ci sarà una rimodulazione su base geografica che permetterà di favorire gli studenti svantaggiati e fuorisede e penalizzare i fuoricorso”.
Fuorisede è la parola chiave. Il decreto, all’art.3, aumenta le borse per i fuori sede; ma questo, insieme ai diversi tetti regionali, finisce col favorire particolarmente quanti, spostandosi dal Sud al Nord, si gioverebbero delle soglie più alte. Un meccanismo per incentivare ulteriormente il flusso di studenti verso gli Atenei del Nord, già notevole, principalmente perché studiare al Nord consente di venire a contatto con migliori possibilità di lavoro. Un’altra picconata al sistema nazionale dell’istr uzione superiore, ed in particolare agli Atenei del Centro-Sud, già drasticamente colpiti dall’accoppiata Tremonti-Gelmini, e dal taglio ulteriore del Fondi di Finanziamento Ordinario previsto dall’attuale governo. Senatore Monti, in questi giorni lei sta opportunamente, duramente, criticando le tesi leghiste. Essendo lei il Presidente del Consiglio di tutti gli italiani, non ritiene di chiedere al suo Ministro dell’Istruzione, che evidentemente non è Ministro di tutti gli italiani, di dimettersi?
Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno
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di GIANFRANCO VIESTI
La notizia è talmente clamorosa da sembrare falsa. Ma è vera. Ed è un’assoluta follia. Parliamo di una iniziativa del ministro dell’istruzione Francesco Profumo. Il Ministro sta presentando un decreto ministeriale sul tema delle borse di studio per l’u niversità; per la precisione “deter minazione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei requisiti di eleggibilità per il diritto allo studio universitario ai sensi del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68”.
I contenuti del decreto stanno già provocando una forte protesta nelle università, dato che vengono rivisti, spesso in senso peggiorativo, diversi requisiti per l’ottenimento delle borse. Ma c’è un aspetto in particolare che merita la massima attenzione. Una novità clamorosa contenuta al comma 8 dell’articolo 4 riguarda la creazione di tre macroregioni di riferimento per la residenza che regolererebbero il livello massimo di ISEE per poter accedere alle borse: Nord (Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna) con tetto massimo di 20mila euro, Centro (Toscana, Marche, Lazio e Umbria) con tetto di 17.150 euro e Sud (Molise, Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sardegna, Sicilia) di 14.300 euro.
L’ISEE è l’”indicatore della situazione economica equivalente” dei nuclei familiari, che viene calcolato, tenendo conto del reddito e del patrimonio, per stabilire le soglie massime di accessibilità a determinati servizi o benefici. Ad esempio alle borse di studio. In pratica, con un ISEE di 15.000 euro, secondo il decreto Profumo sarà possibile chiedere la borsa di studio nelle regioni del Centro- Nord, ma non in quelle del Sud; con 18.000 solo al Nord e non al Centro-Sud.
Naturalmente (art. 7 del decreto), il numero di idonei così stabilito concorre a determinare il riparto fra le regioni del fondo integrativo nazionale per le borse di studio. Stando a quanto riportato da un sito internet (www.you-ng.it) il Ministro elogia proprio questa nuova articolazione dei limiti ISEE su base geografica, perché in grado secondo lui di tenere conto “di caratteristiche territoriali importanti: non più tetti per poter ottenere la borsa uguali in tutta Italia, ma differenziati, con l’idea riformatrice di adattare a una realtà che cambia un sistema vecchissimo”.
La proposta del Ministro Profumo è definibile solo con un termine: folle. Il sistema vecchissimo è infatti quello in cui tutti gli italiani sono uguali. Si punta invece, per la prima volta in maniera così netta, a discriminare su base geografica la fruizione di un diritto. Le differenti soglie di ISEE non hanno alcuna base giuridica: con tutta probabilità sarebbero immediatamente giudicate incostituzionali. Men che meno hanno una base economica. Da tempo si discute del costo della vita nelle diverse regioni italiane: perché i leghisti e i loro alleati hanno sempre sostenuto la tesi che, costando meno la vita al Sud, salari e stipendi dovrebbero essere, per legge, più bassi. L’argomento è molto controverso, per motivi che qui è impossibile approfondire.
Certamente non vi è alcun dato ufficiale che certifichi le differenze. In un’intervista ad un altro sito (www.edscuola.eu) l’ex Rettore del Politecnico di Torino ora Ministro conferma che “ci sarà una rimodulazione su base geografica che permetterà di favorire gli studenti svantaggiati e fuorisede e penalizzare i fuoricorso”.
Fuorisede è la parola chiave. Il decreto, all’art.3, aumenta le borse per i fuori sede; ma questo, insieme ai diversi tetti regionali, finisce col favorire particolarmente quanti, spostandosi dal Sud al Nord, si gioverebbero delle soglie più alte. Un meccanismo per incentivare ulteriormente il flusso di studenti verso gli Atenei del Nord, già notevole, principalmente perché studiare al Nord consente di venire a contatto con migliori possibilità di lavoro. Un’altra picconata al sistema nazionale dell’istr uzione superiore, ed in particolare agli Atenei del Centro-Sud, già drasticamente colpiti dall’accoppiata Tremonti-Gelmini, e dal taglio ulteriore del Fondi di Finanziamento Ordinario previsto dall’attuale governo. Senatore Monti, in questi giorni lei sta opportunamente, duramente, criticando le tesi leghiste. Essendo lei il Presidente del Consiglio di tutti gli italiani, non ritiene di chiedere al suo Ministro dell’Istruzione, che evidentemente non è Ministro di tutti gli italiani, di dimettersi?
Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno
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La notizia è talmente clamorosa da sembrare falsa. Ma è vera. Ed è un’assoluta follia. Parliamo di una iniziativa del ministro dell’istruzione Francesco Profumo. Il Ministro sta presentando un decreto ministeriale sul tema delle borse di studio per l’u niversità; per la precisione “deter minazione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei requisiti di eleggibilità per il diritto allo studio universitario ai sensi del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68”.
I contenuti del decreto stanno già provocando una forte protesta nelle università, dato che vengono rivisti, spesso in senso peggiorativo, diversi requisiti per l’ottenimento delle borse. Ma c’è un aspetto in particolare che merita la massima attenzione. Una novità clamorosa contenuta al comma 8 dell’articolo 4 riguarda la creazione di tre macroregioni di riferimento per la residenza che regolererebbero il livello massimo di ISEE per poter accedere alle borse: Nord (Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna) con tetto massimo di 20mila euro, Centro (Toscana, Marche, Lazio e Umbria) con tetto di 17.150 euro e Sud (Molise, Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sardegna, Sicilia) di 14.300 euro.
L’ISEE è l’”indicatore della situazione economica equivalente” dei nuclei familiari, che viene calcolato, tenendo conto del reddito e del patrimonio, per stabilire le soglie massime di accessibilità a determinati servizi o benefici. Ad esempio alle borse di studio. In pratica, con un ISEE di 15.000 euro, secondo il decreto Profumo sarà possibile chiedere la borsa di studio nelle regioni del Centro- Nord, ma non in quelle del Sud; con 18.000 solo al Nord e non al Centro-Sud.
Naturalmente (art. 7 del decreto), il numero di idonei così stabilito concorre a determinare il riparto fra le regioni del fondo integrativo nazionale per le borse di studio. Stando a quanto riportato da un sito internet (www.you-ng.it) il Ministro elogia proprio questa nuova articolazione dei limiti ISEE su base geografica, perché in grado secondo lui di tenere conto “di caratteristiche territoriali importanti: non più tetti per poter ottenere la borsa uguali in tutta Italia, ma differenziati, con l’idea riformatrice di adattare a una realtà che cambia un sistema vecchissimo”.
La proposta del Ministro Profumo è definibile solo con un termine: folle. Il sistema vecchissimo è infatti quello in cui tutti gli italiani sono uguali. Si punta invece, per la prima volta in maniera così netta, a discriminare su base geografica la fruizione di un diritto. Le differenti soglie di ISEE non hanno alcuna base giuridica: con tutta probabilità sarebbero immediatamente giudicate incostituzionali. Men che meno hanno una base economica. Da tempo si discute del costo della vita nelle diverse regioni italiane: perché i leghisti e i loro alleati hanno sempre sostenuto la tesi che, costando meno la vita al Sud, salari e stipendi dovrebbero essere, per legge, più bassi. L’argomento è molto controverso, per motivi che qui è impossibile approfondire.
Certamente non vi è alcun dato ufficiale che certifichi le differenze. In un’intervista ad un altro sito (www.edscuola.eu) l’ex Rettore del Politecnico di Torino ora Ministro conferma che “ci sarà una rimodulazione su base geografica che permetterà di favorire gli studenti svantaggiati e fuorisede e penalizzare i fuoricorso”.
Fuorisede è la parola chiave. Il decreto, all’art.3, aumenta le borse per i fuori sede; ma questo, insieme ai diversi tetti regionali, finisce col favorire particolarmente quanti, spostandosi dal Sud al Nord, si gioverebbero delle soglie più alte. Un meccanismo per incentivare ulteriormente il flusso di studenti verso gli Atenei del Nord, già notevole, principalmente perché studiare al Nord consente di venire a contatto con migliori possibilità di lavoro. Un’altra picconata al sistema nazionale dell’istr uzione superiore, ed in particolare agli Atenei del Centro-Sud, già drasticamente colpiti dall’accoppiata Tremonti-Gelmini, e dal taglio ulteriore del Fondi di Finanziamento Ordinario previsto dall’attuale governo. Senatore Monti, in questi giorni lei sta opportunamente, duramente, criticando le tesi leghiste. Essendo lei il Presidente del Consiglio di tutti gli italiani, non ritiene di chiedere al suo Ministro dell’Istruzione, che evidentemente non è Ministro di tutti gli italiani, di dimettersi?
Fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno
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Borse di studio a discriminazione geografica, intervenga Vendola
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Ebbene partendo da questo assunto il Governo ha la sfacciataggine di proporre quanto segue: per i meridionali il reddito ISEE massimo per avere diritto alle borse di studio è di € 14.000, al centro sarà di € 17.000, mentre al nord il limite sarà di € 20.000.
Questa formulazione è palesemente contraria a qualsiasi dettato costituzionale e stabilisce per legge una discriminazione, presupponendo, anzi stabilendo, che i meridionali, passateci il termine, “possono campare” con molto meno e, quindi ce la possono fare con 14.000 €.Se così fosse, perché sempre lo stesso, anzi gli stessi governi, consentono a banche, assicurazioni, compagnie petrolifere e chi più ne ha più ne metta di salassare il sud ogni giorno che passa senza alcunintervento ?
Sempre lo stesso, o gli stessi governi, perché non provano a calcolare quanto costa alle famiglie meridionali sostenere i costi per gli studi dei propri figli fuori sede proprio in quelle località dove si dice che il reddito minimo deve essere 20.000 € perché altrimenti non si riesce a vivere ?
Questa formulazione è palesemente contraria a qualsiasi dettato costituzionale e stabilisce per legge una discriminazione, presupponendo, anzi stabilendo, che i meridionali, passateci il termine, “possono campare” con molto meno e, quindi ce la possono fare con 14.000 €.Se così fosse, perché sempre lo stesso, anzi gli stessi governi, consentono a banche, assicurazioni, compagnie petrolifere e chi più ne ha più ne metta di salassare il sud ogni giorno che passa senza alcunintervento ?
Sempre lo stesso, o gli stessi governi, perché non provano a calcolare quanto costa alle famiglie meridionali sostenere i costi per gli studi dei propri figli fuori sede proprio in quelle località dove si dice che il reddito minimo deve essere 20.000 € perché altrimenti non si riesce a vivere ?
Crediamo che sia preciso dovere del Ministro, del Governo, della Corte Costituzionale, del Capo dello Stato, di bloccare questa tipologia di decreti discriminanti e discriminatori.Inoltre il coordinamento pugliese del Partito del Sud invita le famiglie, il Presidente della Regione Nichi Vendola, e i parlamentari pugliesi uscenti e futuri a non lasciare più passare simili aberrazioni legislazìtive.
Per il coordinamento regionale del Partito Del Sud Michele Dell’Ederahttp://partitodelsudpuglia.wordpress.com
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“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Ebbene partendo da questo assunto il Governo ha la sfacciataggine di proporre quanto segue: per i meridionali il reddito ISEE massimo per avere diritto alle borse di studio è di € 14.000, al centro sarà di € 17.000, mentre al nord il limite sarà di € 20.000.
Questa formulazione è palesemente contraria a qualsiasi dettato costituzionale e stabilisce per legge una discriminazione, presupponendo, anzi stabilendo, che i meridionali, passateci il termine, “possono campare” con molto meno e, quindi ce la possono fare con 14.000 €.Se così fosse, perché sempre lo stesso, anzi gli stessi governi, consentono a banche, assicurazioni, compagnie petrolifere e chi più ne ha più ne metta di salassare il sud ogni giorno che passa senza alcunintervento ?
Sempre lo stesso, o gli stessi governi, perché non provano a calcolare quanto costa alle famiglie meridionali sostenere i costi per gli studi dei propri figli fuori sede proprio in quelle località dove si dice che il reddito minimo deve essere 20.000 € perché altrimenti non si riesce a vivere ?
Questa formulazione è palesemente contraria a qualsiasi dettato costituzionale e stabilisce per legge una discriminazione, presupponendo, anzi stabilendo, che i meridionali, passateci il termine, “possono campare” con molto meno e, quindi ce la possono fare con 14.000 €.Se così fosse, perché sempre lo stesso, anzi gli stessi governi, consentono a banche, assicurazioni, compagnie petrolifere e chi più ne ha più ne metta di salassare il sud ogni giorno che passa senza alcunintervento ?
Sempre lo stesso, o gli stessi governi, perché non provano a calcolare quanto costa alle famiglie meridionali sostenere i costi per gli studi dei propri figli fuori sede proprio in quelle località dove si dice che il reddito minimo deve essere 20.000 € perché altrimenti non si riesce a vivere ?
Crediamo che sia preciso dovere del Ministro, del Governo, della Corte Costituzionale, del Capo dello Stato, di bloccare questa tipologia di decreti discriminanti e discriminatori.Inoltre il coordinamento pugliese del Partito del Sud invita le famiglie, il Presidente della Regione Nichi Vendola, e i parlamentari pugliesi uscenti e futuri a non lasciare più passare simili aberrazioni legislazìtive.
Per il coordinamento regionale del Partito Del Sud Michele Dell’Ederahttp://partitodelsudpuglia.wordpress.com
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martedì 29 maggio 2012
Poeti e autori del Sud cancellati dalle indicazioni del Ministero
http://www.youtube.com/watch?v=Mjxpn1hNCMw&feature=player_embedded#!
Le dichiarazioni di Pino Aprile, giornalista, ex direttore di Oggi e Gente, autore di Terroni e Giù al Sud. Intervista di Fulvia Subanìa .
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Le dichiarazioni di Pino Aprile, giornalista, ex direttore di Oggi e Gente, autore di Terroni e Giù al Sud. Intervista di Fulvia Subanìa .
http://www.youtube.com/watch?v=Mjxpn1hNCMw&feature=player_embedded#!
Le dichiarazioni di Pino Aprile, giornalista, ex direttore di Oggi e Gente, autore di Terroni e Giù al Sud. Intervista di Fulvia Subanìa .
Le dichiarazioni di Pino Aprile, giornalista, ex direttore di Oggi e Gente, autore di Terroni e Giù al Sud. Intervista di Fulvia Subanìa .
venerdì 9 marzo 2012
ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO: ENNESIMA RIFORMA CONTRO I LAVORATORI ED IL MEZZOGIORNO di V. Mungo
Ricevo e posto
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Una riforma molto importante che potra' influenzare in maniera significativa l'avvenire delle giovani
generazioni, nonche' i rapporti tra le classi sociali ed anche quelli territoriali sta gradualmente passando in italia senza un adeguato dibattito, sia giornalistico che politico. Intendiamo riferirci alla questione dell’ "abolizione del valore legale del titolo di studio ", che viene sempre più apertamente sollecitata dai grandi quotidini vicini agli interessi della grande industria privata del nord e che sembra essere fatta propria dall'attuale governo con i provvedimenti relativi all'abolizione della rilevanza del voto di laurea in alcuni pubblici concorsi.
di V. Mungo
Fonte: Partito del Sud -Roma
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Ricevo e posto
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Una riforma molto importante che potra' influenzare in maniera significativa l'avvenire delle giovani
generazioni, nonche' i rapporti tra le classi sociali ed anche quelli territoriali sta gradualmente passando in italia senza un adeguato dibattito, sia giornalistico che politico. Intendiamo riferirci alla questione dell’ "abolizione del valore legale del titolo di studio ", che viene sempre più apertamente sollecitata dai grandi quotidini vicini agli interessi della grande industria privata del nord e che sembra essere fatta propria dall'attuale governo con i provvedimenti relativi all'abolizione della rilevanza del voto di laurea in alcuni pubblici concorsi.
di V. Mungo
Fonte: Partito del Sud -Roma
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sabato 4 febbraio 2012
Scuola, 10.443 prof in esubero Il ministro Profumo lo sa?

Di Fabio Luppino
Il ministro Profumo farebbe bene a confrontarsi con la realtà prima di lanciare idee apparentemente meravigliose. Proporre di fare un nuovo concorso per reclutare docenti cozza con una situazione del personale che consiglierebbe tutt'altro. L'anno scolastico 2012-2013 erediterà un quadro lavorativo ben poco incoraggiante. Ci sono 10.443 professori in esubero tra scuola primaria, medie e superiori. L'effetto ultimo delle riforme Tremonti-Gelmini che di posti ne hanno tagliati complessivamente 80mila. Docenti che, se nel frattempo non si mette mano a qualcosa, rischiano nel giro del prossimo biennio di essere messi in mobilità e licenziati.
LA TABELLA (in Microsoft Office Excel)
Sono insegnanti di ruolo che stanno assistendo alla vertiginosa contrazione delle ore della propria classe di concorso: l'ulteriore entrata a regime della riforma Gelmini nei licei porterà ancora contrazioni. Finiranno per avere spezzoni, nel caso migliore. Ma molti perderanno l'ambita cattedra e dovranno essere riconvertiti. Si è parlato di spostarli nel sostegno (qui ci sono molti posti da riempire) con corsi ad hoc, ma è ancora tutto fermo.
Il quadro al momento è questo. Sono in esubero 1.772 insegnanti nella scuola primaria, 540 alle medie, 8.131 alle superiori. La riforma a regime, l'aumento dell'età pensionabile in vigore dal primo gennaio di quest'anno, gli accorpamenti di scuole in corso faranno aumentare questa cifra. La sofferenza principale è al Sud. Il governo lo sa?
Fonte: L'Unità
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Di Fabio Luppino
Il ministro Profumo farebbe bene a confrontarsi con la realtà prima di lanciare idee apparentemente meravigliose. Proporre di fare un nuovo concorso per reclutare docenti cozza con una situazione del personale che consiglierebbe tutt'altro. L'anno scolastico 2012-2013 erediterà un quadro lavorativo ben poco incoraggiante. Ci sono 10.443 professori in esubero tra scuola primaria, medie e superiori. L'effetto ultimo delle riforme Tremonti-Gelmini che di posti ne hanno tagliati complessivamente 80mila. Docenti che, se nel frattempo non si mette mano a qualcosa, rischiano nel giro del prossimo biennio di essere messi in mobilità e licenziati.
LA TABELLA (in Microsoft Office Excel)
Sono insegnanti di ruolo che stanno assistendo alla vertiginosa contrazione delle ore della propria classe di concorso: l'ulteriore entrata a regime della riforma Gelmini nei licei porterà ancora contrazioni. Finiranno per avere spezzoni, nel caso migliore. Ma molti perderanno l'ambita cattedra e dovranno essere riconvertiti. Si è parlato di spostarli nel sostegno (qui ci sono molti posti da riempire) con corsi ad hoc, ma è ancora tutto fermo.
Il quadro al momento è questo. Sono in esubero 1.772 insegnanti nella scuola primaria, 540 alle medie, 8.131 alle superiori. La riforma a regime, l'aumento dell'età pensionabile in vigore dal primo gennaio di quest'anno, gli accorpamenti di scuole in corso faranno aumentare questa cifra. La sofferenza principale è al Sud. Il governo lo sa?
Fonte: L'Unità
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martedì 17 gennaio 2012
Docenti, più trasferimenti al Sud smontato luogo comune leghista
I dati forniti dal ministero smentiscono la tesi dei meridionali "furbetti" che vanno al Nord e poi si fanno rimandare nelle regioni d'origine, uno dei cavalli di battaglia del Carroccio. Lombardia e Veneto sono al di sotto della media nazionale
di SALVO INTRAVAIA
Insegnanti più stabili al Nord e "ballerini" al Sud. I dati messi a disposizione dal sito del ministero "Scuola in chiaro" 1 - il link lanciato dal ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, per consentire alle famiglie di scegliere con maggiore consapevolezza la scuola dove iscrivere i propri figli - smontano un luogo comune sui docenti meridionali in "missione" al Nord e consegnano agli italiani un'altra verità: della più volte lamentata "toccata e fuga" dei "terroni" nelle scuole del settentrionali non c'è traccia.
Eppure, la presunta "furberia" di questi ultimi, che si sposterebbero nelle regioni del Nord per "rubare" i posti ai colleghi del luogo e dopo pochi anni rifarebbero le valigie in direzione opposta, lasciando le cattedre vacanti, è stata uno dei leit motiv della politica leghista 2 degli ultimi anni. E se questa migrazione si è in qualche caso verificata, in base ai numeri pubblicati qualche giorno fa da viale Trastevere, è stata del tutto marginale. I dati lo confermano. Scorrendo la tabella costruita da Repubblica.it 3, con il tasso di mobilità regionale di maestri e professori, si scopre che il corpo docente più stabile è proprio al Nord: meno trasferimenti e, di conseguenza, più continuità didattica.
Vale la pena citare qualche dato. In Lombardia e Veneto, roccaforti leghiste, i trasferimenti degli insegnanti di scuola elementare ammontano rispettivamente al 4,2 e 3,1 per cento: sotto la media nazionale che si attesta al 4,3 per cento. I dati in questione si riferiscono a "tutti" i trasferimenti: quelli all'interno del comune e della provincia e la piccola percentuale di trasferimenti interprovinciali, che scattano solo all'ultimo nel complesso sistema della mobilità dei docenti. Una "percentuale della percentuale" che riduce ancora il fenomeno dei docenti che ottengono il via libera per tornare al Sud.
Ma, allora, forse il fenomeno esplode nelle medie? Niente affatto. Anche qui nelle due regioni simbolo dell'impegno leghista contro "l'invasione" dello "straniero" meridionale i conti non tornano: 7,2 per cento di trasferimenti in Lombardia e 8,5 in Veneto. Contro una media nazionale che tocca quota 9,0 per cento. In tutte le regioni settentrionali il tasso di mobilità dei docenti per "trasferimento a domanda" è del 5,5 per cento, contro una media nazionale del 6,2 per cento. E', paradossalmente, al Sud che la classe docente è più dinamica: 6,8 per cento.
E la presunta fuga degli insegnanti meridionali verso le regioni d'origine? I dati ministeriali sono confermati da uno studio della Fondazione Agnelli, che nell'ottobre 2009 censì il numero dei docenti che ottennero il lasciapassare dal Nord verso una scuola meridionale: 691 in tutto su oltre 69 mila richieste soddisfatte. E per dare l'idea dell'impatto che questo fenomeno può avere sulle scuole settentrionali basta fare due conti. Nelle sei regioni del Nord - escluse Valle d'Aosta e Trentino Alto-Adige - sono presenti 3 mila e 500 istituzioni scolastiche e quasi 16 mila plessi. Le 691 fughe verso le scuole del Mezzogiorno toccherebbero quindi un plesso ogni 23.
Fonte: La Repubblica
I dati forniti dal ministero smentiscono la tesi dei meridionali "furbetti" che vanno al Nord e poi si fanno rimandare nelle regioni d'origine, uno dei cavalli di battaglia del Carroccio. Lombardia e Veneto sono al di sotto della media nazionale
di SALVO INTRAVAIA
Insegnanti più stabili al Nord e "ballerini" al Sud. I dati messi a disposizione dal sito del ministero "Scuola in chiaro" 1 - il link lanciato dal ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, per consentire alle famiglie di scegliere con maggiore consapevolezza la scuola dove iscrivere i propri figli - smontano un luogo comune sui docenti meridionali in "missione" al Nord e consegnano agli italiani un'altra verità: della più volte lamentata "toccata e fuga" dei "terroni" nelle scuole del settentrionali non c'è traccia.
Eppure, la presunta "furberia" di questi ultimi, che si sposterebbero nelle regioni del Nord per "rubare" i posti ai colleghi del luogo e dopo pochi anni rifarebbero le valigie in direzione opposta, lasciando le cattedre vacanti, è stata uno dei leit motiv della politica leghista 2 degli ultimi anni. E se questa migrazione si è in qualche caso verificata, in base ai numeri pubblicati qualche giorno fa da viale Trastevere, è stata del tutto marginale. I dati lo confermano. Scorrendo la tabella costruita da Repubblica.it 3, con il tasso di mobilità regionale di maestri e professori, si scopre che il corpo docente più stabile è proprio al Nord: meno trasferimenti e, di conseguenza, più continuità didattica.
Vale la pena citare qualche dato. In Lombardia e Veneto, roccaforti leghiste, i trasferimenti degli insegnanti di scuola elementare ammontano rispettivamente al 4,2 e 3,1 per cento: sotto la media nazionale che si attesta al 4,3 per cento. I dati in questione si riferiscono a "tutti" i trasferimenti: quelli all'interno del comune e della provincia e la piccola percentuale di trasferimenti interprovinciali, che scattano solo all'ultimo nel complesso sistema della mobilità dei docenti. Una "percentuale della percentuale" che riduce ancora il fenomeno dei docenti che ottengono il via libera per tornare al Sud.
Ma, allora, forse il fenomeno esplode nelle medie? Niente affatto. Anche qui nelle due regioni simbolo dell'impegno leghista contro "l'invasione" dello "straniero" meridionale i conti non tornano: 7,2 per cento di trasferimenti in Lombardia e 8,5 in Veneto. Contro una media nazionale che tocca quota 9,0 per cento. In tutte le regioni settentrionali il tasso di mobilità dei docenti per "trasferimento a domanda" è del 5,5 per cento, contro una media nazionale del 6,2 per cento. E', paradossalmente, al Sud che la classe docente è più dinamica: 6,8 per cento.
E la presunta fuga degli insegnanti meridionali verso le regioni d'origine? I dati ministeriali sono confermati da uno studio della Fondazione Agnelli, che nell'ottobre 2009 censì il numero dei docenti che ottennero il lasciapassare dal Nord verso una scuola meridionale: 691 in tutto su oltre 69 mila richieste soddisfatte. E per dare l'idea dell'impatto che questo fenomeno può avere sulle scuole settentrionali basta fare due conti. Nelle sei regioni del Nord - escluse Valle d'Aosta e Trentino Alto-Adige - sono presenti 3 mila e 500 istituzioni scolastiche e quasi 16 mila plessi. Le 691 fughe verso le scuole del Mezzogiorno toccherebbero quindi un plesso ogni 23.
Fonte: La Repubblica
mercoledì 14 dicembre 2011
Classi sovraffollate, disabili penalizzati ecco i numeri della gestione Gelmini
Il criterio della trasparenza reintrodotto dal ministro Profumo fa emergere le proporzioni di quanto accaduto negli ultimi tre anni. Nel 2008/2009 le classi con oltre 25 alunni erano l'11,6% oggi sono il 17,3%. Quelle in cui c'è più di un portatore d'handicap sono passate dal 6 al 7%
di SALVO INTRAVAIA
Nel frattempo, però, i numeri venivano meticolosamente occultati: niente più "sintesi dei dati" sulla scuola e niente più pubblicazioni con numeri, grafici e tabelle che potessero svelare il reale impatto della cosiddetta riforma Gelmini sulla scuola italiana. Si andava avanti solo con dichiarazioni dell'ufficio stampa. "Non è prevista l'abrogazione del tetto per il numero degli alunni nelle classi con studenti disabili. Il limite era, e resta, di 20 alunni per classe", recita la Gelmini lo scorso 30 giugno.
Ma le denunce di aule strapiene, disabili in classi troppo numerose e spesso in compagnia di altri portatori di handicap nella stessa aula continuavano. Situazioni che in teoria la normativa vigente non ammette. Ma che per racimolare qualche posto in organico tutti tolleravano: il ministero, i direttori regionali e i provveditori. Gli unici che pativano erano gli stessi alunni e gli insegnanti, costretti a gestire situazioni molto complesse. Ma senza i numeri nessuno poteva parlare. La recente glasnost avviata dal ministro Francesco Profumo svela le reali proporzioni dell'intervento gelminiano sulla scuola nostrana.
Quest'anno, le classi sono mediamente più affollate di tre anni fa e quelle fuorilegge sono in rapida ascesa. Una norma del 1992 stabilisce che per assicurare una adeguata sicurezza in caso di incendio l'affollamento massimo delle classi deve essere di 26 persone: 25 alunni e un insegnante. Nell'anno scolastico 2008/2009 le classi con più di 25 alunni erano l'11,6 per cento. Tre anni dopo, nel 2011/2012, le classi sovraffollate ammontano al 17,3 per cento: quasi sei punti in più. Nella scuola dell'infanzia una classe su tre è over 25, al superiore si scende a una su quattro.
E i disabili? La normativa stabilisce, come del resto ha recentemente chiarito l'ex ministra, che nelle classi con un portatore di handicap il numero degli alunni dovrebbe al massimo essere pari a 20. Il motivo è semplice: in classi sovraffollate l'inserimento degli alunni disabili diventa più complicato. Tre anni fa, le classi con un disabile e con più di 20 alunni erano poco meno di 11 su cento: il 10,8 per cento. Tre anni dopo, il tasso sale al 13,4 per cento con record alla scuola media, che fa segnare un 23 per cento abbondante.
La normativa appena citata non contempla neppure l'ipotesi di infilare in una classe più di un disabile. E non c'è bisogno di spiegarne il motivo. Eppure le situazioni che vedono due e tre portatori di handicap nella stessa classe sono più frequenti di quanto si pensi, specialmente da quando in viale Trastevere è passata la ministra di Leno. Dal 6 per cento dell'anno 2008/2009 si è passati al 7 per cento: qualcosa come 25 mila classi in cui un solo insegnante di sostegno spesso non basta.
Fonte: La Repubblica
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Il criterio della trasparenza reintrodotto dal ministro Profumo fa emergere le proporzioni di quanto accaduto negli ultimi tre anni. Nel 2008/2009 le classi con oltre 25 alunni erano l'11,6% oggi sono il 17,3%. Quelle in cui c'è più di un portatore d'handicap sono passate dal 6 al 7%
di SALVO INTRAVAIA
Nel frattempo, però, i numeri venivano meticolosamente occultati: niente più "sintesi dei dati" sulla scuola e niente più pubblicazioni con numeri, grafici e tabelle che potessero svelare il reale impatto della cosiddetta riforma Gelmini sulla scuola italiana. Si andava avanti solo con dichiarazioni dell'ufficio stampa. "Non è prevista l'abrogazione del tetto per il numero degli alunni nelle classi con studenti disabili. Il limite era, e resta, di 20 alunni per classe", recita la Gelmini lo scorso 30 giugno.
Ma le denunce di aule strapiene, disabili in classi troppo numerose e spesso in compagnia di altri portatori di handicap nella stessa aula continuavano. Situazioni che in teoria la normativa vigente non ammette. Ma che per racimolare qualche posto in organico tutti tolleravano: il ministero, i direttori regionali e i provveditori. Gli unici che pativano erano gli stessi alunni e gli insegnanti, costretti a gestire situazioni molto complesse. Ma senza i numeri nessuno poteva parlare. La recente glasnost avviata dal ministro Francesco Profumo svela le reali proporzioni dell'intervento gelminiano sulla scuola nostrana.
Quest'anno, le classi sono mediamente più affollate di tre anni fa e quelle fuorilegge sono in rapida ascesa. Una norma del 1992 stabilisce che per assicurare una adeguata sicurezza in caso di incendio l'affollamento massimo delle classi deve essere di 26 persone: 25 alunni e un insegnante. Nell'anno scolastico 2008/2009 le classi con più di 25 alunni erano l'11,6 per cento. Tre anni dopo, nel 2011/2012, le classi sovraffollate ammontano al 17,3 per cento: quasi sei punti in più. Nella scuola dell'infanzia una classe su tre è over 25, al superiore si scende a una su quattro.
E i disabili? La normativa stabilisce, come del resto ha recentemente chiarito l'ex ministra, che nelle classi con un portatore di handicap il numero degli alunni dovrebbe al massimo essere pari a 20. Il motivo è semplice: in classi sovraffollate l'inserimento degli alunni disabili diventa più complicato. Tre anni fa, le classi con un disabile e con più di 20 alunni erano poco meno di 11 su cento: il 10,8 per cento. Tre anni dopo, il tasso sale al 13,4 per cento con record alla scuola media, che fa segnare un 23 per cento abbondante.
La normativa appena citata non contempla neppure l'ipotesi di infilare in una classe più di un disabile. E non c'è bisogno di spiegarne il motivo. Eppure le situazioni che vedono due e tre portatori di handicap nella stessa classe sono più frequenti di quanto si pensi, specialmente da quando in viale Trastevere è passata la ministra di Leno. Dal 6 per cento dell'anno 2008/2009 si è passati al 7 per cento: qualcosa come 25 mila classi in cui un solo insegnante di sostegno spesso non basta.
Fonte: La Repubblica
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