giovedì 6 luglio 2017

Il Partito del Sud presente all'incontro pubblico a Roma "Dopo il Brancaccio vediamoci il 10 luglio a Roma"


Una delegazione romana del Partito del Sud sarà presente all'incontro pubblico del 10 luglio a Roma, a partire dalle 17 a Via della Lungara 19, alla Casa Internazionale delle donne.

L'incontro prosegue il cammino avviato con l'assemblea pubblica al teatro Brancaccio il  18 giugno, per un'alleanza popolare per la democrazia e l'uguaglianza.

Abbiamo chiesto di intervenire per ribadire l'importanza della tematica meridionalista come punto fondamentale di questa nuova aggregazione politica di sinistra, sia per l'attuazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione sia per la lotta contro le disuguaglianze e le ingiustizie, di cui la irrisolta (ed anzi aggravata negli ultimi 25-30 anni...) "questione meridionale" è una delle principali.

Non c'e' vera sinistra che combatte le disuguaglianze senza un'attenzione prioritaria al Sud, come dissero già in passato alcuni meridionalisti storici come Gramsci, Salvemini e soprattutto Dorso: "No il Mezzogiorno non ha bisogno di carità ma di giustizia!".


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


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Una delegazione romana del Partito del Sud sarà presente all'incontro pubblico del 10 luglio a Roma, a partire dalle 17 a Via della Lungara 19, alla Casa Internazionale delle donne.

L'incontro prosegue il cammino avviato con l'assemblea pubblica al teatro Brancaccio il  18 giugno, per un'alleanza popolare per la democrazia e l'uguaglianza.

Abbiamo chiesto di intervenire per ribadire l'importanza della tematica meridionalista come punto fondamentale di questa nuova aggregazione politica di sinistra, sia per l'attuazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione sia per la lotta contro le disuguaglianze e le ingiustizie, di cui la irrisolta (ed anzi aggravata negli ultimi 25-30 anni...) "questione meridionale" è una delle principali.

Non c'e' vera sinistra che combatte le disuguaglianze senza un'attenzione prioritaria al Sud, come dissero già in passato alcuni meridionalisti storici come Gramsci, Salvemini e soprattutto Dorso: "No il Mezzogiorno non ha bisogno di carità ma di giustizia!".


Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


lunedì 19 giugno 2017

L’assemblea del 18 giugno al Teatro Brancaccio di Roma e la prospettiva meridionalista in una nuova sinistra.

Dopo aver aderito al bell’appello di Anna Falcone e Tommaso Montanari, ieri come Partito del Sud abbiamo partecipato all'affollata assemblea che si è tenuta al Teatro Brancaccio di Roma.

Una prima evidenza positiva: c’è in questo paese tanta voglia di partecipazione e di una sinistra “vera” , una sinistra unita, lontana dai troppi compromessi al ribasso sui diritti e sul lavoro degli ultimi anni ed anche dai troppi litigi e soliti personalismi che invece purtroppo sono storicamente da sempre presenti nel DNA della politica italiana e in quella di sinistra in particolare….c’erano tantissime persone che non sono nemmeno riuscite ad entrare nel teatro che già alle 10 era strapieno nei suoi oltre 1000 posti ed è stato allestito anche uno spazio con delle casse per permettere di seguire l’assemblea all’esterno per chi non era riuscito ad entrare. Rilevante anche il notevole seguito di parecchie decine di migliaia di persone collegate allo streaming dell’evento.

Particolarmente apprezzato l’intervento iniziale di Montanari sulla necessità di una svolta a sinistra in netta discontinuità con Renzi e con le sue politiche neo-liberiste; di notevole interesse per me anche altri interventi sulla necessità di tornare ad utilizzare la leva fiscale in modo progressivo, come ci dice anche la nostra Costituzione, ed in particolare fa riflettere la citazione che gli scaglioni IRPEF negli anni ’70 erano ben dodici partendo da un 10% (!!!) per i redditi più bassi per arrivare ad oltre il 70%...i governi di centro-sinistra degli ultimi 20 anni sul piano della redistribuzione del reddito e della giustizia fiscale sono stati quindi più di destra dei governi democristiani e del penta-partito della Prima Repubblica!!!
La giustizia sociale e la redistribuzione del reddito, insieme ad un ripristino dei diritti del lavoro ed una difesa dell’ambiente e dei beni comuni, sono stati il leit motiv di tanti interventi, tutti condivisibili specie quando si evocavano i principi fondamentali della Costituzione.
Montanari e altri hanno evidenziato che tra i temi di giustizia sociale c’è sicuramente quello della “questione meridionale” che, dopo essere stata a lungo ignorata, torna ad essere quasi esplosiva; apprezzato anche l’intervento di Maurizio Acerbo, nuovo Segretario di Rifondazione Comunista, che parlando di questione meridionale cita Gramsci…musica per le nostre orecchie!

Tra le cose migliorabili si potevano di certo evitare le contestazioni chiassose a chi ha avuto diritto di parola, come quella al Senatore Gotor di Articolo 1 – MDP , poi se quello che viene proposto non è condivisibile lo si può contestare e fischiare a fine intervento…da migliorare sicuramente anche la gestione degli interventi, anche noi del Partito del Sud siamo stati citati ma non abbiamo avuto la possibilità di fare un nostro piccolo intervento sul palco.

Ovviamente c’è in questa assemblea, e nello spirito polemico e un po’ rissoso che sotto sotto ogni tanto trapelava, lo spettro e l’eterna questione delle alleanze e le possibili sponde, con la differenza netta tra chi contesta Renzi ma non gli chiude del tutto la porta, vedi Pisapia (non è intervenuto ma solo a pronunciare il suo nome ci sono stati molti fischi in sala…) o appunto quelli di Articolo 1 –MDP, e quelli che dicono che un dialogo con chi ha avuto a che fare con Renzi, con queste fallimentari esperienze di centro-sinistra e “terze vie alla Blair” sia impossibile.
Inoltre l’impressione è che la maggior parte dei partecipanti sia, giustamente, stanca dei tatticismi e dei leader che dall’alto scelgono per tutti, piuttosto ci vuole PRIMA un programma nuovo e rivoluzionario capace di tornare ad entusiasmare a sinistra e raccogliere nuove energie e consensi, guidato dai principi fondamentali della Costituzione che abbiamo già difeso nel referendum vittorioso dello scorso dicembre. Solo su un programma di questo tipo si possono POI trovare convergenze, senza nessuna preclusione rispetto a storie passate, ma con la chiarezza che chi ci sta su questo programma non può poi cercare alleanze con l’area neo-liberista, ad esempio con Renzi o con chi vuole dialogare con Renzi, continuando con le logiche iperliberiste da “turbo-capitalismo” degli ultimi governi che, ad esempio con la cancellazione dell’articolo 18 o il continuo innalzamento dell’età per la pensione, hanno finito per delineare una politica perfino più liberista di quella del nefasto governo di centro-destra e leghista di Berlusconi.

Chi oggi avrà il coraggio di concordare una fiscalità più alta per le fasce più ricche e abbassare le tasse solo per i più poveri? Chi avrà il coraggio di proporre una patrimoniale? Chi avrà il coraggio di difendere e rafforzare il welfare, quindi difendere l’istruzione e la sanità pubblica? Chi avrà il coraggio di difendere l’ambiente contro gli interessi delle grandi aziende nazionali e multi-nazionali? Chi avrà il coraggio di colpire la rendita finanziaria e la speculazione?
E chi avrà il coraggio di proporre e concordare un nuovo “Piano Marshall” per il Sud, un territorio devastato economicamente dalla crisi ancor di più del resto del paese e che oramai come ci dice l’ISTAT è a rischio di tsunami demografico?

Per noi del Partito del Sud, dopo aver aderito con entusiasmo, per continuare a lavorare ed impegnarci in questo progetto, quindi, non c’è solo una semplice questione di “presenzialismo”,  c’è da capire se il percorso intrapreso ieri sia effettivamente strutturato e organizzato con comitati locali e programmi concreti dove possiamo dare il nostro apporto ed il nostro contributo meridionalista. Programmi che devono essere non solo di rottura e di inversione di tendenza in generale rispetto alle politiche neo-liberiste di Renzi o del centro-destra o alle fumose e ondivaghe proposte grilline, ma che soprattutto hanno come punto centrale e fondamentale la “questione meridionale”, insomma per noi una vera sinistra in questo paese o è “meridionalista” o non è sinistra.

Una questione meridionale da affrontare con una nuova ricetta per risolverla dopo più di 150 anni, una ricetta “neo-keynesiana” che siamo convinti che possa far ripartire il paese da Sud, invece che continuare con le logiche fallimentari degli ultimi decenni con il Sud fermo ad aspettare la “locomotiva del Nord”, del centro-nord o tedesca che sia. Un programma meridionalista che finalmente tenda a riequilibrare il divario in termini sociali e soprattutto economici, cioè di spesa, di infrastrutture etc etc etc….in pieno accordo ed in piena attuazione dell’articolo 3 comma 2 della nostra bella Costituzione Repubblicana.




Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


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Dopo aver aderito al bell’appello di Anna Falcone e Tommaso Montanari, ieri come Partito del Sud abbiamo partecipato all'affollata assemblea che si è tenuta al Teatro Brancaccio di Roma.

Una prima evidenza positiva: c’è in questo paese tanta voglia di partecipazione e di una sinistra “vera” , una sinistra unita, lontana dai troppi compromessi al ribasso sui diritti e sul lavoro degli ultimi anni ed anche dai troppi litigi e soliti personalismi che invece purtroppo sono storicamente da sempre presenti nel DNA della politica italiana e in quella di sinistra in particolare….c’erano tantissime persone che non sono nemmeno riuscite ad entrare nel teatro che già alle 10 era strapieno nei suoi oltre 1000 posti ed è stato allestito anche uno spazio con delle casse per permettere di seguire l’assemblea all’esterno per chi non era riuscito ad entrare. Rilevante anche il notevole seguito di parecchie decine di migliaia di persone collegate allo streaming dell’evento.

Particolarmente apprezzato l’intervento iniziale di Montanari sulla necessità di una svolta a sinistra in netta discontinuità con Renzi e con le sue politiche neo-liberiste; di notevole interesse per me anche altri interventi sulla necessità di tornare ad utilizzare la leva fiscale in modo progressivo, come ci dice anche la nostra Costituzione, ed in particolare fa riflettere la citazione che gli scaglioni IRPEF negli anni ’70 erano ben dodici partendo da un 10% (!!!) per i redditi più bassi per arrivare ad oltre il 70%...i governi di centro-sinistra degli ultimi 20 anni sul piano della redistribuzione del reddito e della giustizia fiscale sono stati quindi più di destra dei governi democristiani e del penta-partito della Prima Repubblica!!!
La giustizia sociale e la redistribuzione del reddito, insieme ad un ripristino dei diritti del lavoro ed una difesa dell’ambiente e dei beni comuni, sono stati il leit motiv di tanti interventi, tutti condivisibili specie quando si evocavano i principi fondamentali della Costituzione.
Montanari e altri hanno evidenziato che tra i temi di giustizia sociale c’è sicuramente quello della “questione meridionale” che, dopo essere stata a lungo ignorata, torna ad essere quasi esplosiva; apprezzato anche l’intervento di Maurizio Acerbo, nuovo Segretario di Rifondazione Comunista, che parlando di questione meridionale cita Gramsci…musica per le nostre orecchie!

Tra le cose migliorabili si potevano di certo evitare le contestazioni chiassose a chi ha avuto diritto di parola, come quella al Senatore Gotor di Articolo 1 – MDP , poi se quello che viene proposto non è condivisibile lo si può contestare e fischiare a fine intervento…da migliorare sicuramente anche la gestione degli interventi, anche noi del Partito del Sud siamo stati citati ma non abbiamo avuto la possibilità di fare un nostro piccolo intervento sul palco.

Ovviamente c’è in questa assemblea, e nello spirito polemico e un po’ rissoso che sotto sotto ogni tanto trapelava, lo spettro e l’eterna questione delle alleanze e le possibili sponde, con la differenza netta tra chi contesta Renzi ma non gli chiude del tutto la porta, vedi Pisapia (non è intervenuto ma solo a pronunciare il suo nome ci sono stati molti fischi in sala…) o appunto quelli di Articolo 1 –MDP, e quelli che dicono che un dialogo con chi ha avuto a che fare con Renzi, con queste fallimentari esperienze di centro-sinistra e “terze vie alla Blair” sia impossibile.
Inoltre l’impressione è che la maggior parte dei partecipanti sia, giustamente, stanca dei tatticismi e dei leader che dall’alto scelgono per tutti, piuttosto ci vuole PRIMA un programma nuovo e rivoluzionario capace di tornare ad entusiasmare a sinistra e raccogliere nuove energie e consensi, guidato dai principi fondamentali della Costituzione che abbiamo già difeso nel referendum vittorioso dello scorso dicembre. Solo su un programma di questo tipo si possono POI trovare convergenze, senza nessuna preclusione rispetto a storie passate, ma con la chiarezza che chi ci sta su questo programma non può poi cercare alleanze con l’area neo-liberista, ad esempio con Renzi o con chi vuole dialogare con Renzi, continuando con le logiche iperliberiste da “turbo-capitalismo” degli ultimi governi che, ad esempio con la cancellazione dell’articolo 18 o il continuo innalzamento dell’età per la pensione, hanno finito per delineare una politica perfino più liberista di quella del nefasto governo di centro-destra e leghista di Berlusconi.

Chi oggi avrà il coraggio di concordare una fiscalità più alta per le fasce più ricche e abbassare le tasse solo per i più poveri? Chi avrà il coraggio di proporre una patrimoniale? Chi avrà il coraggio di difendere e rafforzare il welfare, quindi difendere l’istruzione e la sanità pubblica? Chi avrà il coraggio di difendere l’ambiente contro gli interessi delle grandi aziende nazionali e multi-nazionali? Chi avrà il coraggio di colpire la rendita finanziaria e la speculazione?
E chi avrà il coraggio di proporre e concordare un nuovo “Piano Marshall” per il Sud, un territorio devastato economicamente dalla crisi ancor di più del resto del paese e che oramai come ci dice l’ISTAT è a rischio di tsunami demografico?

Per noi del Partito del Sud, dopo aver aderito con entusiasmo, per continuare a lavorare ed impegnarci in questo progetto, quindi, non c’è solo una semplice questione di “presenzialismo”,  c’è da capire se il percorso intrapreso ieri sia effettivamente strutturato e organizzato con comitati locali e programmi concreti dove possiamo dare il nostro apporto ed il nostro contributo meridionalista. Programmi che devono essere non solo di rottura e di inversione di tendenza in generale rispetto alle politiche neo-liberiste di Renzi o del centro-destra o alle fumose e ondivaghe proposte grilline, ma che soprattutto hanno come punto centrale e fondamentale la “questione meridionale”, insomma per noi una vera sinistra in questo paese o è “meridionalista” o non è sinistra.

Una questione meridionale da affrontare con una nuova ricetta per risolverla dopo più di 150 anni, una ricetta “neo-keynesiana” che siamo convinti che possa far ripartire il paese da Sud, invece che continuare con le logiche fallimentari degli ultimi decenni con il Sud fermo ad aspettare la “locomotiva del Nord”, del centro-nord o tedesca che sia. Un programma meridionalista che finalmente tenda a riequilibrare il divario in termini sociali e soprattutto economici, cioè di spesa, di infrastrutture etc etc etc….in pieno accordo ed in piena attuazione dell’articolo 3 comma 2 della nostra bella Costituzione Repubblicana.




Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud


venerdì 31 marzo 2017

Il Sud, la Sinistra e l'Europa....la manifestazione e l'interessante evento di Diem25 a Roma il 25 marzo - di E. Riccio

Il 25 marzo come Partito del Sud abbiamo partecipato alla pacifica manifestazione a Roma della mattina, partita da Piazza Vittorio, per un'Europa diversa da quella attuale, dominata dalle lobbies finanziarie e dall'austerità, ma più giusta e più solidale. Un'Europa quindi anche alternativa a quella che va incontro al vento dei populismi, fascismi e razzismi xenofobi che stanno attraversando l'Europa....e non solo visto il recente successo di Trump in USA e altri da Putin ad Erdogan....insomma per una visiona alternativa anche a quelle ottocentesche di rinchiudersi in vecchi confini nazionali, tanto piu' che noi meridionali in questi 150 anni e più di questi confini siamo prima diventati e poi restati colonia di un paese che oggi rischia a sua volta di essere colonia di un "Europa del Nord", onestamente colonia di una colonia ci sembrerebbe troppo e pensare di tornare ad antichi confini e antiche monarchie pure ci sembrerebbe, non solo nostalgico e inattuabile, ma anche ridicolo.

In una Roma blindata, per la presenza di più cortei, alcuni un po' troppo europeisti senza se e senza ma altri un po' troppo ferocemente anti-europeisti senza alcuna possibilità di salvezza ed infine altri ancora, i peggiori secondo me, addirittura anti-europeisti e "sovranisti" con la patetica presenza di alcuni politici che speculano sulle paure e sulla crisi, passando con disinvoltura da "prima il nord" a "prima gli italiani", per fortuna tutto è andato bene e specialmente la nostra manifestazione è stata pacifica e ci siamo fatti notare, anche se con le solite approssimazioni della stampa italiana.

Come detto anche in un recente articolo degli amici e amiche di Rubriche meridionali, dobbiamo sempre spiegare le stesse cose....cioè che "revisione storica" sul cosiddetto "risorgimento" non significa "nostalgia di antichi confini" e antiche dinastie, i cui eredi tra l'altro hanno già detto e ripetuto che non sono per niente interessati a ripristinare il loro trono e il loro ex Regno. Piuttosto serve ricordare sempre COME è stata fatta male l'unità del 1861, quali conseguenze ha avuto come origine della "questione meridionale" e come le logiche coloniali si siano propagate, putroppo tutte o quasi tutte, dal nefasto regime sabaudo-fascista alla Repubblica con la sua bella Costituzione, di cui chiediamo sempre l'applicazione integrale....l'applicazione integrale e sostanziale dell'articolo 3 spazzerebbe via la "questione meridionale" in un amen.

Interessante poi l'evento in serata al Teatro Italia di Diem25, "Il tempo del coraggio" con notevoli spunti di interesse e tantissimi interventi interessanti da Varoufakis al regista Ken Loach in video, fino a Monedero di Podemos e tanti altri. Interessante soprattutto per l'idea di un'internazionale progressista a livello europeo ipotizzata da Varoufakis e altri, in raccordo con le migliori esperienza europee da Podemos in Spagna, ai Verdi francesi, a Razem in Polonia fino ai tanti movimenti locali progressisti per la difesa dell'ambiente e contro le logiche di speculazione edilizia e finanziaria. Molti ospiti con i loro interventi molto applauditi e soprattutto molto applaudito l'intervento del Sindaco di Napoli De Magistris, che ha portato l'esempio di Napoli "città ribelle" alla corruzione, alle mafie e alle logiche neoliberiste perseguite dal governo Renzi e dall'establishment europeo....tutti guardano con interesse ad una "terza via" di sinistra vera, alternativa sia alle logiche neoliberiste (purtroppo spinte e proseguite anche con il PD di Renzi...) sia ai pericolosi populismi razzisti e xeonfobi che ora si vogliono "rebrandizzare" come "sovranisti".

Tutto molto bello e condivisibile....personalmente resta un po' di incertezza nelle tappe e nell'organizzazione di questo cammino, sia in Italia che in Europa, Bisognerebbe avere un po' di pragmatismo e di organizzazione in più per costruire sui territori questa sinistra alternativa, finalmente unita e senza le divisioni assurde attuali in una foresta fatta di cespugli, partiti, movimenti, sigle sconosciute ed incomprensibili...e lavorare sui territori, per parlare al popolo e tornare nelle periferie e accanto ai più deboli schiacciati dalla crisi attuali, infine bisognerebbe raccordare le battaglie dei movimenti locali con il grande sogno di un'Europa più giusta, più democratica, più solidale...noi del Partito del Sud non possiamo che giocare la nostra partita in questo campo, per una politica forse utopica ma libera e giusta... non vogliamo essere colonia di una colonia, cioè colonia dell'Italia che diventa colonia insieme ai cosiddetti PIGS (praticamente i paesi dell'Europa del Sud insieme all'Irlanda) di un'Europa del Nord in un folle disegno di "Europa a più velocità"!

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud
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Il 25 marzo come Partito del Sud abbiamo partecipato alla pacifica manifestazione a Roma della mattina, partita da Piazza Vittorio, per un'Europa diversa da quella attuale, dominata dalle lobbies finanziarie e dall'austerità, ma più giusta e più solidale. Un'Europa quindi anche alternativa a quella che va incontro al vento dei populismi, fascismi e razzismi xenofobi che stanno attraversando l'Europa....e non solo visto il recente successo di Trump in USA e altri da Putin ad Erdogan....insomma per una visiona alternativa anche a quelle ottocentesche di rinchiudersi in vecchi confini nazionali, tanto piu' che noi meridionali in questi 150 anni e più di questi confini siamo prima diventati e poi restati colonia di un paese che oggi rischia a sua volta di essere colonia di un "Europa del Nord", onestamente colonia di una colonia ci sembrerebbe troppo e pensare di tornare ad antichi confini e antiche monarchie pure ci sembrerebbe, non solo nostalgico e inattuabile, ma anche ridicolo.

In una Roma blindata, per la presenza di più cortei, alcuni un po' troppo europeisti senza se e senza ma altri un po' troppo ferocemente anti-europeisti senza alcuna possibilità di salvezza ed infine altri ancora, i peggiori secondo me, addirittura anti-europeisti e "sovranisti" con la patetica presenza di alcuni politici che speculano sulle paure e sulla crisi, passando con disinvoltura da "prima il nord" a "prima gli italiani", per fortuna tutto è andato bene e specialmente la nostra manifestazione è stata pacifica e ci siamo fatti notare, anche se con le solite approssimazioni della stampa italiana.

Come detto anche in un recente articolo degli amici e amiche di Rubriche meridionali, dobbiamo sempre spiegare le stesse cose....cioè che "revisione storica" sul cosiddetto "risorgimento" non significa "nostalgia di antichi confini" e antiche dinastie, i cui eredi tra l'altro hanno già detto e ripetuto che non sono per niente interessati a ripristinare il loro trono e il loro ex Regno. Piuttosto serve ricordare sempre COME è stata fatta male l'unità del 1861, quali conseguenze ha avuto come origine della "questione meridionale" e come le logiche coloniali si siano propagate, putroppo tutte o quasi tutte, dal nefasto regime sabaudo-fascista alla Repubblica con la sua bella Costituzione, di cui chiediamo sempre l'applicazione integrale....l'applicazione integrale e sostanziale dell'articolo 3 spazzerebbe via la "questione meridionale" in un amen.

Interessante poi l'evento in serata al Teatro Italia di Diem25, "Il tempo del coraggio" con notevoli spunti di interesse e tantissimi interventi interessanti da Varoufakis al regista Ken Loach in video, fino a Monedero di Podemos e tanti altri. Interessante soprattutto per l'idea di un'internazionale progressista a livello europeo ipotizzata da Varoufakis e altri, in raccordo con le migliori esperienza europee da Podemos in Spagna, ai Verdi francesi, a Razem in Polonia fino ai tanti movimenti locali progressisti per la difesa dell'ambiente e contro le logiche di speculazione edilizia e finanziaria. Molti ospiti con i loro interventi molto applauditi e soprattutto molto applaudito l'intervento del Sindaco di Napoli De Magistris, che ha portato l'esempio di Napoli "città ribelle" alla corruzione, alle mafie e alle logiche neoliberiste perseguite dal governo Renzi e dall'establishment europeo....tutti guardano con interesse ad una "terza via" di sinistra vera, alternativa sia alle logiche neoliberiste (purtroppo spinte e proseguite anche con il PD di Renzi...) sia ai pericolosi populismi razzisti e xeonfobi che ora si vogliono "rebrandizzare" come "sovranisti".

Tutto molto bello e condivisibile....personalmente resta un po' di incertezza nelle tappe e nell'organizzazione di questo cammino, sia in Italia che in Europa, Bisognerebbe avere un po' di pragmatismo e di organizzazione in più per costruire sui territori questa sinistra alternativa, finalmente unita e senza le divisioni assurde attuali in una foresta fatta di cespugli, partiti, movimenti, sigle sconosciute ed incomprensibili...e lavorare sui territori, per parlare al popolo e tornare nelle periferie e accanto ai più deboli schiacciati dalla crisi attuali, infine bisognerebbe raccordare le battaglie dei movimenti locali con il grande sogno di un'Europa più giusta, più democratica, più solidale...noi del Partito del Sud non possiamo che giocare la nostra partita in questo campo, per una politica forse utopica ma libera e giusta... non vogliamo essere colonia di una colonia, cioè colonia dell'Italia che diventa colonia insieme ai cosiddetti PIGS (praticamente i paesi dell'Europa del Sud insieme all'Irlanda) di un'Europa del Nord in un folle disegno di "Europa a più velocità"!

Enzo Riccio
Segr. Org. Nazionale
Partito del Sud

mercoledì 8 febbraio 2017

L'estremismo malattia infantile del meridionalismo - di E. Riccio

Una degli scritti di Lenin, che è diventato anche una delle sue più famose citazioni, “l’estremismo, malattia infantile del comunismo”, scritta nei primi decenni del secolo scorso e recentemente ripubblicata, può essere facilmente parafrasata ed applicarsi oggi al meridionalismo, dopo circa un secolo sembra essere ancora molto attuale, purtroppo,  per il meridionalismo ed in generale, purtroppo, anche talvolta per la politica italiana di sinistra.

Per non fare lo stesso errore che si fa spesso, con delle etichette che confondono  perché ognuno gli da il suo significato e poi magari si discute inutilmente per ore sulla terminologia, definiamo inizialmente il “meridionalismo” come quel magma che ribolle al Sud, oramai da qualche anno, magari in forma un po’ confusa ma sicuramente come fenomeno in crescita. Se poi fino ad una decina di anni fa politicamente c’era il nulla, oggi si osserva un magma di passione, di ricerca ed orgoglio identitario e anche di rabbiosa rivalsa che vuole trasformarsi anche in proposta politica ed avere rappresentanza politica nelle istituzioni locali e nazionali, consapevoli che senza questa presenza ogni recriminazione resta vana e velleitaria. Questa voglia, che sicuramente è aumentata con la diffusione dei social network e soprattutto è andata in crescendo dopo anni di propaganda leghista e diffusione di stereotipi razzisti anti-meridionale. Un processo che è partito senz’altro anche dalla revisione storica del cosiddetto “risorgimento”, oltre che da una perdurante colonizzazione economica e culturale che dura da più di 150 anni, proviamo ad analizzare però meglio il fenomeno e fare dei ragionamenti per trarre delle conclusioni semplici, visto che frequento oramai da una decina d’anni l’ambiente e conosco quindi oramai molto bene meccanismi ed alcuni personaggi.
Iniziamo con un primo chiarimento e facendo svanire una prima grande illusione, da anni si prova a riunire un “fronte meridionalista”, ma l’esperienza ci insegna che non è assolutamente possibile un’aggregazione che unisca tutti a partire solo dalla “verità storica” e di una generica e confusa difesa del Sud, se si vuole avere un minimo di serietà, credibilità e soprattutto possibilità di organizzazione e crescita, non si può che accompagnarli senza prescindere da valori di base condivisi, per noi del Partito del Sud sono quelli progressisti con il conseguente rifiuto di ogni ideologia razzista o fascista. Inoltre siamo lontanissimi da nostalgie identitarie o nazionaliste di tipo ultra-cattoliche che utilizzano termini e concetti ottocenteschi e vagheggiano impossibili ritorni al passato, infine non crediamo all’opzione indipendentista, cioè consideriamo l’indipendentismo subito (con il solito problema, la mai risolta ed eterna discussione se riferirlo solo alla parte continentale o anche alla Sicilia che ha delle sue peculiarità storiche e culturali…) assolutamente irrealizzabile e velleitario oggi, lontanissimo dalle masse meridionali e dai loro bisogni prioritari e soprattutto da ogni possibilità pratica di conseguirlo, ovviamente con metodi democratici e pacifici, a prescindere se poi davvero convenga e abbia senso dividere i meridionali rimasti al di sotto del Tronto con quelli, e sono tanti, che per lavoro sono emigrati al centro-nord…ha davvero senso? Già oggi hanno poco senso i confini nazionali, nonostante le nuove ondate xenofobe, nazionaliste e anti-europeiste pensano di tornarci agitando spettri, paure e cavalcando la (giusta) rabbia sociale…figuriamoci l’idea di mettere nuovi confini all’interno della penisola…per noi ha più senso un cammino di autonomia e di federalismo solidale, nella prospettiva di macro-regioni autonome che resteranno in Italia ed in Europa, ovviamente sperando in un’altra Italia ed un’altra Europa…ma volente o nolente siamo in questa posizione geografica, non su Marte o su Base Alpha sulla Luna.

Fatte queste premesse, per chi come noi cerca la strada politica, che significa presentarsi alle elezioni e crescere nei consenti e quindi anche cercare alleanze compatibili con i propri valori e i propri programmi, non solo sparare proclami e litanie in rete, a noi interessa un’aggregazione progressista, che sia alternativa sia ai partiti neo-liberisti compreso l’attuale PD di Renzi, sia alla destra lepenista di Salvini e Meloni con la resurrezione o meno della figura imbalsamata di Berlusconi ed anche alternativa alla demagogia “ne’ destra ne’ sinistra” del Movimento Cinque Stelle (che poi per costituzione e regole interne non fa alleanze e quindi non vedo che possibilità di aggregazione ci potrebbero essere, lascio il dilemma a certi pensatori del nostro mondo che aspirano a fare i Grillo di serie B o C…). Il nostro discorso neo-meridionalista, è sulle orme e segue le lezioni dei classici meridionalisti, i primi che parlarono di colonizzazione del Mezzogiorno e di “conquista regia” al posto di Unità d’Italia, personaggi come Gramsci, Salvemini, Dorso etc etc…quindi per noi con questi padri spirituali il “vero meridionalismo” non può che collocarsi in un ambito progressista, per il nostro Sud e per tutti i Sud del mondo. Il resto per noi è generico “sudismo” di accatto ed altre insalate miste condite male alle quali non siamo più interessati, abbiamo tra l’altro poco tempo a disposizione visto che non viviamo di politica, che per noi è impegno, passione civile, sacrificio personale di denaro e soprattutto di tempo, quindi non possiamo proseguire, ancora, con riunioni e tentativi inutili quando non ci sono dei presupposti di base.
C’è chi questo discorso non lo vuole capire perché tutti pronti a fare le rivoluzioni da dietro al PC, chi gli da fastidio perché hanno dei valori di base destrorsi o addirittura fascisti, hanno la fissa dei “comunisti” come i peggiori maccartisti americani degli anni ’50 del secolo scorso o i vecchi tradizionalisti cattolici…Tralascio poi per pietà alcuni “personaggetti”, come direbbe il De Luca-Crozza,  che hanno pure fatto parte del nostro movimento, per poi uscirne e diventare capetti del loro piccolo movimento scissionista e che hanno il coraggio di parlare di settarismo e protagonismo per noi…in genere non sono che dei semplici accattoni e mistificatori, rivoluzionari a parole ma poi pronti a vendersi per un piatto di lenticchie al primo partito tradizionale (alcuni ai vecchi democristiani alla Mastella o a provare sponde con i Lombardo o con i De Luca… o addirittura altri a flirtare anche con De Magistris,  che noi abbiamo appoggiato fin dal 2011 e per questo molti del nostro piccolo mondo antico per anni ci hanno accusato di essere “troppo di sinistra”!!!).
Un’altra  cosa paradossale è che alcuni dei rivoluzionari da tastiera del nostro mondo che strepitano “non siamo italiani”, ignorando che lo eravamo già prima del 1861 essendo italiani con identità napoletana o siciliana, tra l’altro spesso confondendo quindi esattamente come i “liberal-risorgimentali”  dell’800 i concetti di Stato e Nazione o talvolta quello di identità con quello di nazione, ricalcano esattamente questi schemi di divisionismo, settarismo, stupido protagonismo ed inutile narcisismo classici della politica italiana in generale. La battaglia “io sono più meridionalista di te” o, fate voi, “io sono più duosiciliano di te”, “io sono più napolitano” di te,  a me non interessa più e non riesce ad appassionarmi, soprattutto credo che non interessi alla maggioranza del nostro popolo che vorrebbe più pragmatismo e più azioni concrete per il riscatto della nostra terra piuttosto che lunghissime disquisizioni sui termini e sul sesso degli angeli, approfondite ed interminabili analisi senza però uno straccio di proposta e prospettiva concreta e non vaga per un futuro migliore. Non ne parleremo più ed ignoreremo sempre più polemiche e provocazioni d’ora in poi, abbiamo chiaramente affermato i nostri valori, la nostra linea e le nostre priorità, chi li condivide è benvenuto…altre strade non ci interessano, auguriamo buona fortuna a tutti e come si dice negli annunci…astenersi perditempo!

Detto questo sul meridionalismo, speriamo poi di non trovare questa sindrome infantile, ancora dopo circa un secolo, anche nella sinistra alternativa, per me e per noi del Partito del Sud c’è sicuramente nel paese molta voglia di sinistra vera e di programmi di giustizia sociale e difesa dei diritti con l’applicazione integrale della Costituzione, come ci ha insegnato anche il referendum di dicembre.
C’è bisogno di un’azione politica  di sinistra vera in Italia ed in Europa specialmente in una società sempre più post-industriale, infatti come aggravante della crisi attuale c’è da dire che con la rivoluzione digitale in atto diminuiranno complessivamente i posti di lavoro, infatti ci sono studi recenti che dicono che per uno nuovo che se ne crea ce ne saranno almeno dieci tradizionali che scompaiono. C’è bisogno quindi di più welfare e non di meno stato sociale, di reinventarsi il lavoro per gestire il tempo libero che aumenterà, di lavorare meno e lavorare tutti come si diceva negli anni ’60 e come dice anche oggi un sociologo come De Masi (Professore però mi permetto di aggiungere …che poi vanno pagati equamente tutti!!!). C’è bisogno di più diritti per i lavoratori e meno “flessibilità”, di politiche di beni comuni, di politiche di redistribuzione del reddito per far pagare di più a chi ha di più e di meno a chi ha di meno e di spostare di più la tassazione dal lavoro alla rendita, di limitare la finanza ed il suo strapotere, di opporsi e farla finita con le politiche europee di austerità ed anche di azioni più semplici, popolari e clamorose come quella di imporre per legge dei rapporti tra gli stipendi massimi e quelli minimi…quest’ultima cosa la diceva un pericolo “comunista” come Adriano Olivetti che parlava di un rapporto massimo di 1 a 10 o nella “rossa Svizzera” hanno recentemente proposto un referendum per un rapporto massimo di 1 a 12…può essere che oggi non c’è nessun leader della sinistra che ha il coraggio di proporre un rapporto massimo di 1 a 20???
C’è bisogno quindi soprattutto di ripartire dai più deboli, dalla classe media che si è impoverita sempre più negli ultimi anni, e parlando di povertà e lavoro non si può che ripartire da Sud dove la povertà è ancora più drammatica ed evidente così come la disoccupazione, giovanile e femminile soprattutto ma non solo. Mettere il rilancio del Sud tra le priorità vere di un’agenda politica progressista sarebbe anche una novità della sinistra italiana e farebbe parte naturalmente di un programma che ha come priorità quella di aiutare i più deboli e i più poveri. Quando diciamo queste cose negli incontri con altri compagni vediamo che vengono puntualmente apprezzate, ora speriamo che ci saranno anche dei passi avanti concreti in più per la formazione di questo schieramento progressista alternativo, che potrebbe far leva anche su alcune ottime esperienze che ora al Sud ci sono, come De Magistris ed Emiliano coi quali noi del Partito del Sud abbiamo da tempo ottimi rapporti di collaborazione. E speriamo che anche i vari gruppi della sinistra alternativa superino divisioni e contrasti, protagonismi, narcisismi vari…anche per loro è arrivato il momento di capire che la battaglia “io sono più comunista di te”, “io sono più a sinistra di te”, “io sono più duro e puro di te” non serve a niente, serve scegliere chiaramente gli obiettivi e le priorità politiche e programmatiche, farle capire alle masse con azioni e dichiarazioni semplici e non contorte. Questo se non si vuole lasciarle in preda alle derive populiste e destrorse dei “Lepenisti” e “Trumpisti” italiani che fiutano il vento ed italianamente cercano di correre sul nuovo carro del vincitore e paradossalmente, dopo essere stati per anni gli eredi del peggiore liberismo all’italiana, ora stanno cercando di rifarsi con la bandiera dell’anti-sistema, “anti-casta” e “anti-establishment”,  accompagnandole a retoriche anti-immigrazione e di difesa dei confini, spingendo quindi la guerra tra poveri e continuando a spargere ulteriormente paure e odio di cui non abbiamo proprio bisogno, così stanno purtroppo guadagnando consensi soprattutto nei quartieri più popolari e disagiati da troppo tempo un po’ abbandonati dalla sinistra….ovviamente per capire che la difesa dei più deboli poi sia tutta tattica e strumentale, basta leggere solo la proposta di “flat-tax” di Salvini, una tassa che appunto essendo flat e uguale per tutti ovviamente favorirebbe i più ricchi e non i più poveri, tra l’altro sarebbe in contrasto coi principi costituzionali.

Quindi avanti con il dialogo con una sinistra vera, spingendola sempre più a mettere il riscatto del Sud tra le sue priorità nell’agenda politica e, come ho detto a conclusione del mio intervento al recente incontro con i compagni dell’Altra Europa con Tsipras, citando uno dei nostri maestri preferiti, Antonio Gramsci e mettendo la sua frase in prima persona plurale: istruiamoci, avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza; agitiamoci, avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo ed organizziamoci, avremo bisogno di tutta la nostra forza!



Enzo Riccio

Segr. Org. Nazionale 
Partito del Sud
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Una degli scritti di Lenin, che è diventato anche una delle sue più famose citazioni, “l’estremismo, malattia infantile del comunismo”, scritta nei primi decenni del secolo scorso e recentemente ripubblicata, può essere facilmente parafrasata ed applicarsi oggi al meridionalismo, dopo circa un secolo sembra essere ancora molto attuale, purtroppo,  per il meridionalismo ed in generale, purtroppo, anche talvolta per la politica italiana di sinistra.

Per non fare lo stesso errore che si fa spesso, con delle etichette che confondono  perché ognuno gli da il suo significato e poi magari si discute inutilmente per ore sulla terminologia, definiamo inizialmente il “meridionalismo” come quel magma che ribolle al Sud, oramai da qualche anno, magari in forma un po’ confusa ma sicuramente come fenomeno in crescita. Se poi fino ad una decina di anni fa politicamente c’era il nulla, oggi si osserva un magma di passione, di ricerca ed orgoglio identitario e anche di rabbiosa rivalsa che vuole trasformarsi anche in proposta politica ed avere rappresentanza politica nelle istituzioni locali e nazionali, consapevoli che senza questa presenza ogni recriminazione resta vana e velleitaria. Questa voglia, che sicuramente è aumentata con la diffusione dei social network e soprattutto è andata in crescendo dopo anni di propaganda leghista e diffusione di stereotipi razzisti anti-meridionale. Un processo che è partito senz’altro anche dalla revisione storica del cosiddetto “risorgimento”, oltre che da una perdurante colonizzazione economica e culturale che dura da più di 150 anni, proviamo ad analizzare però meglio il fenomeno e fare dei ragionamenti per trarre delle conclusioni semplici, visto che frequento oramai da una decina d’anni l’ambiente e conosco quindi oramai molto bene meccanismi ed alcuni personaggi.
Iniziamo con un primo chiarimento e facendo svanire una prima grande illusione, da anni si prova a riunire un “fronte meridionalista”, ma l’esperienza ci insegna che non è assolutamente possibile un’aggregazione che unisca tutti a partire solo dalla “verità storica” e di una generica e confusa difesa del Sud, se si vuole avere un minimo di serietà, credibilità e soprattutto possibilità di organizzazione e crescita, non si può che accompagnarli senza prescindere da valori di base condivisi, per noi del Partito del Sud sono quelli progressisti con il conseguente rifiuto di ogni ideologia razzista o fascista. Inoltre siamo lontanissimi da nostalgie identitarie o nazionaliste di tipo ultra-cattoliche che utilizzano termini e concetti ottocenteschi e vagheggiano impossibili ritorni al passato, infine non crediamo all’opzione indipendentista, cioè consideriamo l’indipendentismo subito (con il solito problema, la mai risolta ed eterna discussione se riferirlo solo alla parte continentale o anche alla Sicilia che ha delle sue peculiarità storiche e culturali…) assolutamente irrealizzabile e velleitario oggi, lontanissimo dalle masse meridionali e dai loro bisogni prioritari e soprattutto da ogni possibilità pratica di conseguirlo, ovviamente con metodi democratici e pacifici, a prescindere se poi davvero convenga e abbia senso dividere i meridionali rimasti al di sotto del Tronto con quelli, e sono tanti, che per lavoro sono emigrati al centro-nord…ha davvero senso? Già oggi hanno poco senso i confini nazionali, nonostante le nuove ondate xenofobe, nazionaliste e anti-europeiste pensano di tornarci agitando spettri, paure e cavalcando la (giusta) rabbia sociale…figuriamoci l’idea di mettere nuovi confini all’interno della penisola…per noi ha più senso un cammino di autonomia e di federalismo solidale, nella prospettiva di macro-regioni autonome che resteranno in Italia ed in Europa, ovviamente sperando in un’altra Italia ed un’altra Europa…ma volente o nolente siamo in questa posizione geografica, non su Marte o su Base Alpha sulla Luna.

Fatte queste premesse, per chi come noi cerca la strada politica, che significa presentarsi alle elezioni e crescere nei consenti e quindi anche cercare alleanze compatibili con i propri valori e i propri programmi, non solo sparare proclami e litanie in rete, a noi interessa un’aggregazione progressista, che sia alternativa sia ai partiti neo-liberisti compreso l’attuale PD di Renzi, sia alla destra lepenista di Salvini e Meloni con la resurrezione o meno della figura imbalsamata di Berlusconi ed anche alternativa alla demagogia “ne’ destra ne’ sinistra” del Movimento Cinque Stelle (che poi per costituzione e regole interne non fa alleanze e quindi non vedo che possibilità di aggregazione ci potrebbero essere, lascio il dilemma a certi pensatori del nostro mondo che aspirano a fare i Grillo di serie B o C…). Il nostro discorso neo-meridionalista, è sulle orme e segue le lezioni dei classici meridionalisti, i primi che parlarono di colonizzazione del Mezzogiorno e di “conquista regia” al posto di Unità d’Italia, personaggi come Gramsci, Salvemini, Dorso etc etc…quindi per noi con questi padri spirituali il “vero meridionalismo” non può che collocarsi in un ambito progressista, per il nostro Sud e per tutti i Sud del mondo. Il resto per noi è generico “sudismo” di accatto ed altre insalate miste condite male alle quali non siamo più interessati, abbiamo tra l’altro poco tempo a disposizione visto che non viviamo di politica, che per noi è impegno, passione civile, sacrificio personale di denaro e soprattutto di tempo, quindi non possiamo proseguire, ancora, con riunioni e tentativi inutili quando non ci sono dei presupposti di base.
C’è chi questo discorso non lo vuole capire perché tutti pronti a fare le rivoluzioni da dietro al PC, chi gli da fastidio perché hanno dei valori di base destrorsi o addirittura fascisti, hanno la fissa dei “comunisti” come i peggiori maccartisti americani degli anni ’50 del secolo scorso o i vecchi tradizionalisti cattolici…Tralascio poi per pietà alcuni “personaggetti”, come direbbe il De Luca-Crozza,  che hanno pure fatto parte del nostro movimento, per poi uscirne e diventare capetti del loro piccolo movimento scissionista e che hanno il coraggio di parlare di settarismo e protagonismo per noi…in genere non sono che dei semplici accattoni e mistificatori, rivoluzionari a parole ma poi pronti a vendersi per un piatto di lenticchie al primo partito tradizionale (alcuni ai vecchi democristiani alla Mastella o a provare sponde con i Lombardo o con i De Luca… o addirittura altri a flirtare anche con De Magistris,  che noi abbiamo appoggiato fin dal 2011 e per questo molti del nostro piccolo mondo antico per anni ci hanno accusato di essere “troppo di sinistra”!!!).
Un’altra  cosa paradossale è che alcuni dei rivoluzionari da tastiera del nostro mondo che strepitano “non siamo italiani”, ignorando che lo eravamo già prima del 1861 essendo italiani con identità napoletana o siciliana, tra l’altro spesso confondendo quindi esattamente come i “liberal-risorgimentali”  dell’800 i concetti di Stato e Nazione o talvolta quello di identità con quello di nazione, ricalcano esattamente questi schemi di divisionismo, settarismo, stupido protagonismo ed inutile narcisismo classici della politica italiana in generale. La battaglia “io sono più meridionalista di te” o, fate voi, “io sono più duosiciliano di te”, “io sono più napolitano” di te,  a me non interessa più e non riesce ad appassionarmi, soprattutto credo che non interessi alla maggioranza del nostro popolo che vorrebbe più pragmatismo e più azioni concrete per il riscatto della nostra terra piuttosto che lunghissime disquisizioni sui termini e sul sesso degli angeli, approfondite ed interminabili analisi senza però uno straccio di proposta e prospettiva concreta e non vaga per un futuro migliore. Non ne parleremo più ed ignoreremo sempre più polemiche e provocazioni d’ora in poi, abbiamo chiaramente affermato i nostri valori, la nostra linea e le nostre priorità, chi li condivide è benvenuto…altre strade non ci interessano, auguriamo buona fortuna a tutti e come si dice negli annunci…astenersi perditempo!

Detto questo sul meridionalismo, speriamo poi di non trovare questa sindrome infantile, ancora dopo circa un secolo, anche nella sinistra alternativa, per me e per noi del Partito del Sud c’è sicuramente nel paese molta voglia di sinistra vera e di programmi di giustizia sociale e difesa dei diritti con l’applicazione integrale della Costituzione, come ci ha insegnato anche il referendum di dicembre.
C’è bisogno di un’azione politica  di sinistra vera in Italia ed in Europa specialmente in una società sempre più post-industriale, infatti come aggravante della crisi attuale c’è da dire che con la rivoluzione digitale in atto diminuiranno complessivamente i posti di lavoro, infatti ci sono studi recenti che dicono che per uno nuovo che se ne crea ce ne saranno almeno dieci tradizionali che scompaiono. C’è bisogno quindi di più welfare e non di meno stato sociale, di reinventarsi il lavoro per gestire il tempo libero che aumenterà, di lavorare meno e lavorare tutti come si diceva negli anni ’60 e come dice anche oggi un sociologo come De Masi (Professore però mi permetto di aggiungere …che poi vanno pagati equamente tutti!!!). C’è bisogno di più diritti per i lavoratori e meno “flessibilità”, di politiche di beni comuni, di politiche di redistribuzione del reddito per far pagare di più a chi ha di più e di meno a chi ha di meno e di spostare di più la tassazione dal lavoro alla rendita, di limitare la finanza ed il suo strapotere, di opporsi e farla finita con le politiche europee di austerità ed anche di azioni più semplici, popolari e clamorose come quella di imporre per legge dei rapporti tra gli stipendi massimi e quelli minimi…quest’ultima cosa la diceva un pericolo “comunista” come Adriano Olivetti che parlava di un rapporto massimo di 1 a 10 o nella “rossa Svizzera” hanno recentemente proposto un referendum per un rapporto massimo di 1 a 12…può essere che oggi non c’è nessun leader della sinistra che ha il coraggio di proporre un rapporto massimo di 1 a 20???
C’è bisogno quindi soprattutto di ripartire dai più deboli, dalla classe media che si è impoverita sempre più negli ultimi anni, e parlando di povertà e lavoro non si può che ripartire da Sud dove la povertà è ancora più drammatica ed evidente così come la disoccupazione, giovanile e femminile soprattutto ma non solo. Mettere il rilancio del Sud tra le priorità vere di un’agenda politica progressista sarebbe anche una novità della sinistra italiana e farebbe parte naturalmente di un programma che ha come priorità quella di aiutare i più deboli e i più poveri. Quando diciamo queste cose negli incontri con altri compagni vediamo che vengono puntualmente apprezzate, ora speriamo che ci saranno anche dei passi avanti concreti in più per la formazione di questo schieramento progressista alternativo, che potrebbe far leva anche su alcune ottime esperienze che ora al Sud ci sono, come De Magistris ed Emiliano coi quali noi del Partito del Sud abbiamo da tempo ottimi rapporti di collaborazione. E speriamo che anche i vari gruppi della sinistra alternativa superino divisioni e contrasti, protagonismi, narcisismi vari…anche per loro è arrivato il momento di capire che la battaglia “io sono più comunista di te”, “io sono più a sinistra di te”, “io sono più duro e puro di te” non serve a niente, serve scegliere chiaramente gli obiettivi e le priorità politiche e programmatiche, farle capire alle masse con azioni e dichiarazioni semplici e non contorte. Questo se non si vuole lasciarle in preda alle derive populiste e destrorse dei “Lepenisti” e “Trumpisti” italiani che fiutano il vento ed italianamente cercano di correre sul nuovo carro del vincitore e paradossalmente, dopo essere stati per anni gli eredi del peggiore liberismo all’italiana, ora stanno cercando di rifarsi con la bandiera dell’anti-sistema, “anti-casta” e “anti-establishment”,  accompagnandole a retoriche anti-immigrazione e di difesa dei confini, spingendo quindi la guerra tra poveri e continuando a spargere ulteriormente paure e odio di cui non abbiamo proprio bisogno, così stanno purtroppo guadagnando consensi soprattutto nei quartieri più popolari e disagiati da troppo tempo un po’ abbandonati dalla sinistra….ovviamente per capire che la difesa dei più deboli poi sia tutta tattica e strumentale, basta leggere solo la proposta di “flat-tax” di Salvini, una tassa che appunto essendo flat e uguale per tutti ovviamente favorirebbe i più ricchi e non i più poveri, tra l’altro sarebbe in contrasto coi principi costituzionali.

Quindi avanti con il dialogo con una sinistra vera, spingendola sempre più a mettere il riscatto del Sud tra le sue priorità nell’agenda politica e, come ho detto a conclusione del mio intervento al recente incontro con i compagni dell’Altra Europa con Tsipras, citando uno dei nostri maestri preferiti, Antonio Gramsci e mettendo la sua frase in prima persona plurale: istruiamoci, avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza; agitiamoci, avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo ed organizziamoci, avremo bisogno di tutta la nostra forza!



Enzo Riccio

Segr. Org. Nazionale 
Partito del Sud

venerdì 24 giugno 2016

Lo Zapatismo di Napoli....di Enzo Riccio

Da un'intervista ad Enzo Riccio del Direttivo nazionale del PdSUD sul Giornale online pugliese TerlizziNews , nella sua nuova rubrica di spazio meridionalista....


Come nasce questa vittoria e cosa ha di particolare?
E’ la domanda che rivolgiamo ad Enzo Riccio nostro blogger collaboratore della pagina “Noi Meridionali”.
“Beh se i vari sapientoni in tv o sui giornali oltre a provare (spesso inutilmente ma con insistenza) ad infangarla in vari modi, provassero ad ascoltare la città, sarebbe facile capire che a Napoli il Sindaco è amato     da gran parte sia della borghesia che degli strati popolari della città, i motivi?
Perché è onesto, perché ascolta, perché promuove la democrazia dal basso, perché si oppone al dogma neoliberista dell’austerità e della crescita delle diseguaglianze, perché non si inginocchia né va col cappello in mano dai partiti tradizionali del belpaese tutti a guida, interessi e trazione “tosco-padana”, che quindi vogliono continuare a mantenere Napoli a livello di colonia e non al ruolo che le compete di capitale europea, perché ha liberato Napoli dalla monnezza che arrivava ai secondi piani, perché non ha mai fatto accordi con quella zona grigia di mafia, camorra e collusioni.
Insomma i motivi sono davvero tanti, ma si potrebbero sintetizzare in onestà, solidarietà e orgoglio. Ecco quell’orgoglio napoletano che i servi di regime che provano ad interpretare dal di fuori ma non capiranno mai, semplicemente perché non amano questa città, sotto sotto in molti specie tra i principali giornalisti che si vedono sulle TV nazionali non l’hanno mai amata ed hanno sempre preferito speculare e vendere al resto del paese solo la sua parte peggiore, sottolineare le sue ombre e nascondere le sue tante luci.
De Magistris nei quartieri più borghesi di Napoli vince ancora più nettamente di quelli popolari, in più riesce ad avere consenso anche nei quartieri popolari perché espressione di una sinistra popolare e che ascolta, molto diversa da quella “radical chic” che oramai attanaglia il maggior partito di presunta sinistra che è il PD, che ha oramai abbandonato colpevolmente ogni idea di giustizia sociale.
Altra cosa, le accuse di “neoborbonismo”, sempre fatte giocando sui termini senza spiegare e approfondire cosa si intende, un po’ così come piace al giornalismo all’italiana delle etichette, allora diciamo che se per “borbonico” si intende riscoprire e rispettare la nostra vera storia che male c’è?
Finalmente, anche grazie all’impegno di alcuni meridionalisti come noi, è stata sdoganata la questione meridionale che ha le sue radici in un’unità d’Italia fatta male e c’è tutto un filone storico importante da Gramsci a Salvemini che certe cose le ha dette in modo chiaro, non per creare divisioni o mettere in discussione l’unità di ieri e di oggi ma per un futuro diverso da paese realmente unito e non diviso e profondamente diseguale come è oggi.
Paradossale poi infine l’accusa di voler costruire un “leghismo del Sud”, sia De Magistris sia i meridionalisti che lo sostengono sono chiaramente posizionati a sinistra, antifascisti e antirazzisti, quindi ovviamente un progetto politico che si pone giusto agli antipodi della Lega Nord, del lepenismo e di tutti i movimenti europei razzisti e xenofobi. Per la verità se cerca una sponda la cerca per un ruolo nuovo, unendo le città ribelli sul Mediterraneo, per far si che il Sud torni ad essere ponte e faro di culture così come lo è stato in diversi periodi della sua civiltà fin dal tempo della Magna Grecia.
Il vero dato sta nello schiacciante 66% su chi ha votato, vuol dire circa il 23% del totale dei voti dei napoletani e quindi più di 180.000 voti (più di quelli presi già al primo turno), da un lato bisogna riconquistare una parte del voto di astensione e dall’altra fa pensare che chi ne ha meno della metà come il candidato del centro-destra Lettieri, sconfitto per la seconda volta, o peggio ancora il PD napoletano sta messo di certo molto peggio.
E’ ovvio che in un periodo come questo, con forti pulsioni di antipolitica e un tripolarismo che si va delineando ovunque nel belpaese, prendere voti per un non allineato, senza giornali o grandi sponsor economici, come De Magistris è davvero dura ma come si fa a non parlare di trionfo per chi vince al ballottaggio e al secondo mandato col 66% dei voti?
Noi continuiamo a credere in un progetto di Napoli ribelle che si autogoverna e che esce dallo schema colonialista e neo-liberista, un progetto che nelle sue intenzioni possa diffondersi nel resto del Sud della penisola che diventa Sud ribelle trovando altre esperienza amministrative entusiasmanti (che ci sono anche al Sud a dispetto delle solite narrazioni) e magari trova sponde anche in altre città mediterranee come Barcellona (dove il Sindaco Ada Colauha salutato con entusiasmo la vittoria di De Magistris e si è detta pronta a collaborare per una rete di città mediterranee) o Atene, città storicamente legata al Sud Italia.
Un progetto e un “quarto polo” nuovo per costruire un paese e anche un’Europa diversa, aperta, solidale, antirazzista e antifascista, che spezzi le catene dell’austerità e che costruisca una rete di tipo europeo per diminuire le diseguaglianze economiche e sociali tra i territori e tra i cittadini dei singoli territori, disuguaglianze terribili che invece quest’Europa sta producendo. Un movimento che guardi più al benessere dei tanti che a quello dei pochi oggi al vertice di banche, grandi società multinazionali, media, finanza etc.
Un movimento per i meridionalisti progressisti per liquidare definitivamente più di 150 anni di colonialismo subiti dal Sud e per costruire un nuovo modello di società non basata sulle paure e sulle chiusure ma sulla frontiera aperta del Mediterraneo, il Mare Nostrum che diventi di nuovo luogo di scambio, piuttosto che cimitero di disperati o mare da presidiare con navi da guerra”.
“Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene si fa così” (Pericle, Discorso agli Ateniesi 431 A.C.)
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Da un'intervista ad Enzo Riccio del Direttivo nazionale del PdSUD sul Giornale online pugliese TerlizziNews , nella sua nuova rubrica di spazio meridionalista....


Come nasce questa vittoria e cosa ha di particolare?
E’ la domanda che rivolgiamo ad Enzo Riccio nostro blogger collaboratore della pagina “Noi Meridionali”.
“Beh se i vari sapientoni in tv o sui giornali oltre a provare (spesso inutilmente ma con insistenza) ad infangarla in vari modi, provassero ad ascoltare la città, sarebbe facile capire che a Napoli il Sindaco è amato     da gran parte sia della borghesia che degli strati popolari della città, i motivi?
Perché è onesto, perché ascolta, perché promuove la democrazia dal basso, perché si oppone al dogma neoliberista dell’austerità e della crescita delle diseguaglianze, perché non si inginocchia né va col cappello in mano dai partiti tradizionali del belpaese tutti a guida, interessi e trazione “tosco-padana”, che quindi vogliono continuare a mantenere Napoli a livello di colonia e non al ruolo che le compete di capitale europea, perché ha liberato Napoli dalla monnezza che arrivava ai secondi piani, perché non ha mai fatto accordi con quella zona grigia di mafia, camorra e collusioni.
Insomma i motivi sono davvero tanti, ma si potrebbero sintetizzare in onestà, solidarietà e orgoglio. Ecco quell’orgoglio napoletano che i servi di regime che provano ad interpretare dal di fuori ma non capiranno mai, semplicemente perché non amano questa città, sotto sotto in molti specie tra i principali giornalisti che si vedono sulle TV nazionali non l’hanno mai amata ed hanno sempre preferito speculare e vendere al resto del paese solo la sua parte peggiore, sottolineare le sue ombre e nascondere le sue tante luci.
De Magistris nei quartieri più borghesi di Napoli vince ancora più nettamente di quelli popolari, in più riesce ad avere consenso anche nei quartieri popolari perché espressione di una sinistra popolare e che ascolta, molto diversa da quella “radical chic” che oramai attanaglia il maggior partito di presunta sinistra che è il PD, che ha oramai abbandonato colpevolmente ogni idea di giustizia sociale.
Altra cosa, le accuse di “neoborbonismo”, sempre fatte giocando sui termini senza spiegare e approfondire cosa si intende, un po’ così come piace al giornalismo all’italiana delle etichette, allora diciamo che se per “borbonico” si intende riscoprire e rispettare la nostra vera storia che male c’è?
Finalmente, anche grazie all’impegno di alcuni meridionalisti come noi, è stata sdoganata la questione meridionale che ha le sue radici in un’unità d’Italia fatta male e c’è tutto un filone storico importante da Gramsci a Salvemini che certe cose le ha dette in modo chiaro, non per creare divisioni o mettere in discussione l’unità di ieri e di oggi ma per un futuro diverso da paese realmente unito e non diviso e profondamente diseguale come è oggi.
Paradossale poi infine l’accusa di voler costruire un “leghismo del Sud”, sia De Magistris sia i meridionalisti che lo sostengono sono chiaramente posizionati a sinistra, antifascisti e antirazzisti, quindi ovviamente un progetto politico che si pone giusto agli antipodi della Lega Nord, del lepenismo e di tutti i movimenti europei razzisti e xenofobi. Per la verità se cerca una sponda la cerca per un ruolo nuovo, unendo le città ribelli sul Mediterraneo, per far si che il Sud torni ad essere ponte e faro di culture così come lo è stato in diversi periodi della sua civiltà fin dal tempo della Magna Grecia.
Il vero dato sta nello schiacciante 66% su chi ha votato, vuol dire circa il 23% del totale dei voti dei napoletani e quindi più di 180.000 voti (più di quelli presi già al primo turno), da un lato bisogna riconquistare una parte del voto di astensione e dall’altra fa pensare che chi ne ha meno della metà come il candidato del centro-destra Lettieri, sconfitto per la seconda volta, o peggio ancora il PD napoletano sta messo di certo molto peggio.
E’ ovvio che in un periodo come questo, con forti pulsioni di antipolitica e un tripolarismo che si va delineando ovunque nel belpaese, prendere voti per un non allineato, senza giornali o grandi sponsor economici, come De Magistris è davvero dura ma come si fa a non parlare di trionfo per chi vince al ballottaggio e al secondo mandato col 66% dei voti?
Noi continuiamo a credere in un progetto di Napoli ribelle che si autogoverna e che esce dallo schema colonialista e neo-liberista, un progetto che nelle sue intenzioni possa diffondersi nel resto del Sud della penisola che diventa Sud ribelle trovando altre esperienza amministrative entusiasmanti (che ci sono anche al Sud a dispetto delle solite narrazioni) e magari trova sponde anche in altre città mediterranee come Barcellona (dove il Sindaco Ada Colauha salutato con entusiasmo la vittoria di De Magistris e si è detta pronta a collaborare per una rete di città mediterranee) o Atene, città storicamente legata al Sud Italia.
Un progetto e un “quarto polo” nuovo per costruire un paese e anche un’Europa diversa, aperta, solidale, antirazzista e antifascista, che spezzi le catene dell’austerità e che costruisca una rete di tipo europeo per diminuire le diseguaglianze economiche e sociali tra i territori e tra i cittadini dei singoli territori, disuguaglianze terribili che invece quest’Europa sta producendo. Un movimento che guardi più al benessere dei tanti che a quello dei pochi oggi al vertice di banche, grandi società multinazionali, media, finanza etc.
Un movimento per i meridionalisti progressisti per liquidare definitivamente più di 150 anni di colonialismo subiti dal Sud e per costruire un nuovo modello di società non basata sulle paure e sulle chiusure ma sulla frontiera aperta del Mediterraneo, il Mare Nostrum che diventi di nuovo luogo di scambio, piuttosto che cimitero di disperati o mare da presidiare con navi da guerra”.
“Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene si fa così” (Pericle, Discorso agli Ateniesi 431 A.C.)

mercoledì 4 maggio 2016

Il Partito del Sud partecipa alla manifestazione di Roma del 7 maggio contro il TTIP!

Cosa si nasconde dietro questa sigla oscura ed un po' inquietante come TTIP?
Si hanno poche notizie in realtà dai media italiani, molto piu' impegnati su lunghe ed inutili polemiche politiche interne o sulle ultime altrettanto inutili dichiarazioni propagandistiche di Renzi, bisogna informarsi da soli e andare un po' in rete o sui pochi giornali che trattano di temi internazionali, molto pochi nel desolante mondo dell'informazione del belpaese, per capire. Si tratta  in effetti di un trattato commerciale in discussione tra USA e UE che è rimasto a lungo per molti dettagli segreto e che vuole liberalizzare, ancora di più di oggi, gli scambi tra le due sponde dell'Oceano Atlantico per aumentare gli scambi tra America ed Europa e quindi teoricamente, molto teoricamente, dovrebbe  portare più ricchezza per "tutti".
Come mai ci sono proteste soprattutto negli Stati Uniti contro questo trattato? Come mai l'unico candidato realmente di sinistra, Bernie Sanders, che difficilmente riuscirà a battere alle primarie il candidato democratico Hillary Clinton sostenuto da tutte le principali lobbies di potere e l'establishment di Wall Street, è decisamente contrario? Come mai alcuni gruppi antagonisti e di sinistra vera (quella vera, non quella annacquata "sinistra alla verdiniana" un po' di moda oggi in Italia...) sono contrari e manifestano in paesi europei come in Germania, ad esempio a Berlino ad ottobre scorso centinaia di migliaia sono scese in piazza contro il trattato , senza che nessuno lo riportasse in Italia?
E' facile capirlo, andando a leggere alcuni documenti in rete, ad esempio quelli divulgati e desecretati da Greenpeace e disponibili sul sito italiano del Coordinamento AntiTTIP, sembrerebbe davvero il punto di non ritorno del neoliberismo 2.0.
Si tratta infatti di un vero e proprio tentativo di "golpe" neoliberista che fa fuori quel po' di democrazia rimasta a favore degli interessi di multinazionali, definendo una sorta di NATO economica ufficiale accanto a quella militare, in grado di imporre le proprie scelte a livello sovranazionale ai governi e...udite udite...imporre anche standard qualitativi su merci e prodotti diversi da quelli attuali, si potrebbe ad esempio dare il via libera agli OGM, si potrebbero rilassare anche i vincoli ambientali ancora di più alla mercé degli interessi commerciali delle multinazionali del petrolio (cammino già avviato tragicamente da Renzi nell'ultimo periodo...). Insomma tutto fa capire che invece di esportare diritti e ricchezza per tutti, si taglierebbero diritti dei lavoratori che verrebbero adeguati tutti verso il basso, un po' e pure peggio di quello che è successo con la globalizzazione degli anni '90 di fine secolo scorso che ha aumentato le disuguaglianze in Europa e in USA, con un eccesso sfrenato di liberismo e deregulation che per anni ci ha ingannati con "la mano invisibile del mercato" che avrebbe dovuto equilibrare gli scompensi....abbiamo capito da tempo che questa funzione il libero mercato non ce l'ha, serve la buona politica che mette regole e vincoli per difendere il 99% della popolazione e non quell' 1% di super-ricchi, top manager, banchieri, finanzieri etc etc che hanno concentrato la maggior parte delle ricchezza e ambiscono a farlo sempre di più.
Per questi motivi il Partito del Sud ha deciso di partecipare con una sua delegazione laziale alla manifestazione del 7 maggio a Roma contro il TTIP, un'altra battaglia per il nostro Sud che deve già lottare contro il colonialismo interno italiano che ci ammorba da più di 150 anni e ora anche contro l'Europa che pretende di meridionalizzare tutto il Sud di Europa e contro questi trattati che renderebbero "Sud del mondo" tutti i lavoratori e "Nord" una ristretta cerchia di industriali, banchieri, finanzieri e top manager sempre più avidi. Ma ci saranno anche dei "briganti" a contrastarli, oggi come ieri sulle barricate per uno sviluppo sostenibile e per una maggiore uguaglianza, contro gli invasori, gli oppressori, i "galantuomini e liberali", i padroni di ieri e di oggi ...ora e sempre RESISTENZA!!!


Enzo Riccio
Partito del Sud - sez. "Lucio Barone" Roma
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Cosa si nasconde dietro questa sigla oscura ed un po' inquietante come TTIP?
Si hanno poche notizie in realtà dai media italiani, molto piu' impegnati su lunghe ed inutili polemiche politiche interne o sulle ultime altrettanto inutili dichiarazioni propagandistiche di Renzi, bisogna informarsi da soli e andare un po' in rete o sui pochi giornali che trattano di temi internazionali, molto pochi nel desolante mondo dell'informazione del belpaese, per capire. Si tratta  in effetti di un trattato commerciale in discussione tra USA e UE che è rimasto a lungo per molti dettagli segreto e che vuole liberalizzare, ancora di più di oggi, gli scambi tra le due sponde dell'Oceano Atlantico per aumentare gli scambi tra America ed Europa e quindi teoricamente, molto teoricamente, dovrebbe  portare più ricchezza per "tutti".
Come mai ci sono proteste soprattutto negli Stati Uniti contro questo trattato? Come mai l'unico candidato realmente di sinistra, Bernie Sanders, che difficilmente riuscirà a battere alle primarie il candidato democratico Hillary Clinton sostenuto da tutte le principali lobbies di potere e l'establishment di Wall Street, è decisamente contrario? Come mai alcuni gruppi antagonisti e di sinistra vera (quella vera, non quella annacquata "sinistra alla verdiniana" un po' di moda oggi in Italia...) sono contrari e manifestano in paesi europei come in Germania, ad esempio a Berlino ad ottobre scorso centinaia di migliaia sono scese in piazza contro il trattato , senza che nessuno lo riportasse in Italia?
E' facile capirlo, andando a leggere alcuni documenti in rete, ad esempio quelli divulgati e desecretati da Greenpeace e disponibili sul sito italiano del Coordinamento AntiTTIP, sembrerebbe davvero il punto di non ritorno del neoliberismo 2.0.
Si tratta infatti di un vero e proprio tentativo di "golpe" neoliberista che fa fuori quel po' di democrazia rimasta a favore degli interessi di multinazionali, definendo una sorta di NATO economica ufficiale accanto a quella militare, in grado di imporre le proprie scelte a livello sovranazionale ai governi e...udite udite...imporre anche standard qualitativi su merci e prodotti diversi da quelli attuali, si potrebbe ad esempio dare il via libera agli OGM, si potrebbero rilassare anche i vincoli ambientali ancora di più alla mercé degli interessi commerciali delle multinazionali del petrolio (cammino già avviato tragicamente da Renzi nell'ultimo periodo...). Insomma tutto fa capire che invece di esportare diritti e ricchezza per tutti, si taglierebbero diritti dei lavoratori che verrebbero adeguati tutti verso il basso, un po' e pure peggio di quello che è successo con la globalizzazione degli anni '90 di fine secolo scorso che ha aumentato le disuguaglianze in Europa e in USA, con un eccesso sfrenato di liberismo e deregulation che per anni ci ha ingannati con "la mano invisibile del mercato" che avrebbe dovuto equilibrare gli scompensi....abbiamo capito da tempo che questa funzione il libero mercato non ce l'ha, serve la buona politica che mette regole e vincoli per difendere il 99% della popolazione e non quell' 1% di super-ricchi, top manager, banchieri, finanzieri etc etc che hanno concentrato la maggior parte delle ricchezza e ambiscono a farlo sempre di più.
Per questi motivi il Partito del Sud ha deciso di partecipare con una sua delegazione laziale alla manifestazione del 7 maggio a Roma contro il TTIP, un'altra battaglia per il nostro Sud che deve già lottare contro il colonialismo interno italiano che ci ammorba da più di 150 anni e ora anche contro l'Europa che pretende di meridionalizzare tutto il Sud di Europa e contro questi trattati che renderebbero "Sud del mondo" tutti i lavoratori e "Nord" una ristretta cerchia di industriali, banchieri, finanzieri e top manager sempre più avidi. Ma ci saranno anche dei "briganti" a contrastarli, oggi come ieri sulle barricate per uno sviluppo sostenibile e per una maggiore uguaglianza, contro gli invasori, gli oppressori, i "galantuomini e liberali", i padroni di ieri e di oggi ...ora e sempre RESISTENZA!!!


Enzo Riccio
Partito del Sud - sez. "Lucio Barone" Roma

martedì 1 aprile 2014

Moretti? Paghiamogli il biglietto di sola andata....

Il Partito del Sud aderisce alla campagna su "La Gazzetta del Mezzogiorno" per avere dei treni veloci o almeno decenti al Sud anche sulla dorsale adriatica, ed è d'accordo con le dichiarazioni di oggi sullo stesso giornale del Segretario nazionale dell'IdV Ignazio Messina che annunciano una campagna IdV contro Moretti, riguardo le scandalose dichiarazioni di Moretti Amministratore Delegato di Trenitalia (che forse dovrebbe cambiare nome in Trenicentronorditalia....).

Se infatti Cristo si è fermato ad Eboli come scrisse, oramai qualche anno fa, Carlo Levi, ancora oggi Moretti con la sua Alta Velocità ha deciso di fermarsi ancora prima, a Salerno....e sulla dorsale adriatica non se ne parla proprio di alta velocità e per finire in alcune zone del Sud non si parla nemmeno di "moderata velocità".

Il Partito del Sud aderisce a queste campagne di difesa della nostra terra e del suo diritto ad un trattamento equo rispetto al resto del paese e non essere trattata sempre come colonia di consumatori. Da sempre abbiamo detto che quello delle infrastrutture è un punto nevralgico per il nostro programma di riscatto del Sud e per il rilancio di un'economia del paese che parta da Sud.

Già in passato come Partito del Sud abbiamo protestato contro la soppressione dei treni a lunga percorrenza da e per la Calabria, Puglia e Sicilia, della necessità di ammodernamenti per una rete ottocentesca in alcune zone del Sud...solo per fare uno degli esempi più eclatanti, non si aiuta certo il turismo a Matera, patrimonio mondiale dell'UNESCO, se questo è l'unico capoluogo di provincia dove Trenitalia non arriva e c'è un trenino da Bari, che sembra quello di un parco divertimenti e ci mette più di un'ora per 40 Km!

Chi come Moretti è a capo di una SpA che viene pagata in gran parte con soldi pubblici, e quindi anche da noi meridionali, dovrebbe avere almeno la decenza di evitare certe dichiarazioni sul suo lauto stipendio (sicuramente alto rispetto al servizio che offre, specie come detto al Sud)....altrimenti se crede che potrebbe essere pagato molto di più in altri paesi, anche noi come Partito del Sud insieme agli amici di IdV offriamo subito il nostro contributo per pagare il suo biglietto di sola andata!

Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud
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Il Partito del Sud aderisce alla campagna su "La Gazzetta del Mezzogiorno" per avere dei treni veloci o almeno decenti al Sud anche sulla dorsale adriatica, ed è d'accordo con le dichiarazioni di oggi sullo stesso giornale del Segretario nazionale dell'IdV Ignazio Messina che annunciano una campagna IdV contro Moretti, riguardo le scandalose dichiarazioni di Moretti Amministratore Delegato di Trenitalia (che forse dovrebbe cambiare nome in Trenicentronorditalia....).

Se infatti Cristo si è fermato ad Eboli come scrisse, oramai qualche anno fa, Carlo Levi, ancora oggi Moretti con la sua Alta Velocità ha deciso di fermarsi ancora prima, a Salerno....e sulla dorsale adriatica non se ne parla proprio di alta velocità e per finire in alcune zone del Sud non si parla nemmeno di "moderata velocità".

Il Partito del Sud aderisce a queste campagne di difesa della nostra terra e del suo diritto ad un trattamento equo rispetto al resto del paese e non essere trattata sempre come colonia di consumatori. Da sempre abbiamo detto che quello delle infrastrutture è un punto nevralgico per il nostro programma di riscatto del Sud e per il rilancio di un'economia del paese che parta da Sud.

Già in passato come Partito del Sud abbiamo protestato contro la soppressione dei treni a lunga percorrenza da e per la Calabria, Puglia e Sicilia, della necessità di ammodernamenti per una rete ottocentesca in alcune zone del Sud...solo per fare uno degli esempi più eclatanti, non si aiuta certo il turismo a Matera, patrimonio mondiale dell'UNESCO, se questo è l'unico capoluogo di provincia dove Trenitalia non arriva e c'è un trenino da Bari, che sembra quello di un parco divertimenti e ci mette più di un'ora per 40 Km!

Chi come Moretti è a capo di una SpA che viene pagata in gran parte con soldi pubblici, e quindi anche da noi meridionali, dovrebbe avere almeno la decenza di evitare certe dichiarazioni sul suo lauto stipendio (sicuramente alto rispetto al servizio che offre, specie come detto al Sud)....altrimenti se crede che potrebbe essere pagato molto di più in altri paesi, anche noi come Partito del Sud insieme agli amici di IdV offriamo subito il nostro contributo per pagare il suo biglietto di sola andata!

Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud

 
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