mercoledì 18 luglio 2012

I complimenti e l'adesione di Mino Errico


Da Partito del Sud - Napoli: L'amico MINO ERRICO, compatriota e gestore del blog www.eleaml.org, che fu la rivista elettronica di Nicola Zitara, aderisce all'appelo e ci scrive queste parole : " Caro Andrea ho mandato un sms di incoraggiamento a PIno Aprile. Un abbraccio a te e a Enzo Riccio per quello che fate per il nostro Sud! Mino

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Da Partito del Sud - Napoli: L'amico MINO ERRICO, compatriota e gestore del blog www.eleaml.org, che fu la rivista elettronica di Nicola Zitara, aderisce all'appelo e ci scrive queste parole : " Caro Andrea ho mandato un sms di incoraggiamento a PIno Aprile. Un abbraccio a te e a Enzo Riccio per quello che fate per il nostro Sud! Mino

Anche il duo comico napoletano "I Fatebenefratelli" aderisce all'appello a Pino Aprile!




Ecco il loro messaggio che ci è arrivato poche ore fa...grazie a Edo e Gigi...I Fatebenefratelli!


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SOSTENIAMO PIENAMENTE PINO APRILE QUALE DEGNO RAPPRESENTANTE DEL PARTITO DEL SUD. EDO E GIGI IMPERATRICE (I FATEBENEFRATELLI)
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Ecco il loro messaggio che ci è arrivato poche ore fa...grazie a Edo e Gigi...I Fatebenefratelli!


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SOSTENIAMO PIENAMENTE PINO APRILE QUALE DEGNO RAPPRESENTANTE DEL PARTITO DEL SUD. EDO E GIGI IMPERATRICE (I FATEBENEFRATELLI)

martedì 17 luglio 2012

Il Movimento Pro Sud aderisce all'appello a Pino Aprile!

proSud


Il Movimento Pro Sud aderisce all'appello a Pino Aprile e si unisce ad una lunga lista di adesioni, singole o di gruppi, che ci stanno arrivando a soli due giorni dalla pubblicazione...avanti SUD!
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proSud


Il Movimento Pro Sud aderisce all'appello a Pino Aprile e si unisce ad una lunga lista di adesioni, singole o di gruppi, che ci stanno arrivando a soli due giorni dalla pubblicazione...avanti SUD!

Umberto Calabrese Direttore di Agora Magazine aderisce all'appello a Pino Aprile!




Umberto Calabrese, Direttore di Agorà Magazine, aderisce all'appello a Pino Aprile...l'onda d'entusiasmo è in fase di crescita e speriamo diventi tsunami!!!
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Umberto Calabrese, Direttore di Agorà Magazine, aderisce all'appello a Pino Aprile...l'onda d'entusiasmo è in fase di crescita e speriamo diventi tsunami!!!

IL “SUD” PROVA A SCRIVERE A PINO APRILE PER IL RISCATTO


Fonte: Zeroventiquattro

Sabato scorso a Monte Sant’Angelo, pur essendo passata un po’ in sordina come notizia, vi è stata una interessante novità in ambito politico nazionale. Alcune sigle di liste civiche e partiti meridionali hanno scritto e letto una lettera appello a Pino Aprile, l’autore di “Terroni” e “Giù al Sud”, affinché rompa gli indugi e si metta alla guida (o quanto meno affianchi) del popolo meridionale che crede ad una possibilità di riscatto politico, economico e sociale.
A firmare l’appello il Partito del Sud, L’Altro Sud, per il Sud e Insieme per la Rinascita nella speranza che presto altri sostengano questa iniziativa e abbandonino le divisioni per convergere in un’unica realtà meridionalista.
L’appello è stato letto da Marco Esposito, Assessore al Comune di Napoli, alla fine dello spettacolo tenuto da Pino Aprile ed Eugenio Bennato  nell’ambito di FestambienteSud, manifestazione promossa daLegambiente a Monte Sant’Angelo e ancora in corso.
Il documento già nel titolo ci pare un piccolo programma e un manifesto identitario: “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei, lettera aperta a Pino Aprile”
Ecco la lettera appello:
Caro Pino,
la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l’esclusione degli scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici. Lo conferma l’applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell’Imu al 2012 con simultaneo taglio dei fondi per i Comuni poveri, in modo da portare risorse dove già ci sono i soldi. E, nello stesso tempo, il governo ha dimenticato di elencare i diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale, un silenzio che equivale a diritti zero per i cittadini del Sud. Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra.
Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l’attenzione sulle statistiche, con la Banca d’Italia costretta ad ammettere che l’area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863. Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet.
E’ il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.
Caro Pino,
nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre Terre. Ma l’impegno che chiediamo a noi stessi e l’invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.
Sigle promotrici dell’inniziativa
Partito del Sud
per il Sud
L’Altro Sud
Insieme per la Rinascita


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Fonte: Zeroventiquattro

Sabato scorso a Monte Sant’Angelo, pur essendo passata un po’ in sordina come notizia, vi è stata una interessante novità in ambito politico nazionale. Alcune sigle di liste civiche e partiti meridionali hanno scritto e letto una lettera appello a Pino Aprile, l’autore di “Terroni” e “Giù al Sud”, affinché rompa gli indugi e si metta alla guida (o quanto meno affianchi) del popolo meridionale che crede ad una possibilità di riscatto politico, economico e sociale.
A firmare l’appello il Partito del Sud, L’Altro Sud, per il Sud e Insieme per la Rinascita nella speranza che presto altri sostengano questa iniziativa e abbandonino le divisioni per convergere in un’unica realtà meridionalista.
L’appello è stato letto da Marco Esposito, Assessore al Comune di Napoli, alla fine dello spettacolo tenuto da Pino Aprile ed Eugenio Bennato  nell’ambito di FestambienteSud, manifestazione promossa daLegambiente a Monte Sant’Angelo e ancora in corso.
Il documento già nel titolo ci pare un piccolo programma e un manifesto identitario: “Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei, lettera aperta a Pino Aprile”
Ecco la lettera appello:
Caro Pino,
la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l’esclusione degli scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici. Lo conferma l’applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell’Imu al 2012 con simultaneo taglio dei fondi per i Comuni poveri, in modo da portare risorse dove già ci sono i soldi. E, nello stesso tempo, il governo ha dimenticato di elencare i diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale, un silenzio che equivale a diritti zero per i cittadini del Sud. Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra.
Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l’attenzione sulle statistiche, con la Banca d’Italia costretta ad ammettere che l’area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863. Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet.
E’ il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.
Caro Pino,
nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre Terre. Ma l’impegno che chiediamo a noi stessi e l’invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.
Sigle promotrici dell’inniziativa
Partito del Sud
per il Sud
L’Altro Sud
Insieme per la Rinascita


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lunedì 16 luglio 2012

Marco Esposito legge l' appello a Pino Aprile. 14 luglio 2012


http://www.youtube.com/watch?v=8lO0RnlSIDI&feature=share




Marco Esposito (giornalista, Assessore al Commercio del Comune di Napoli) legge l'appello " SCHIETTI, ORGOGLIOSI, ALLEGRI, MEDITERRANEI" insieme ad Enzo Riccio, Emiddio de Franciscis ed Antonio Ciano del Partito del Sud

  Leggi l'appello Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei Lettera aperta a Pino Aprile
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http://www.youtube.com/watch?v=8lO0RnlSIDI&feature=share




Marco Esposito (giornalista, Assessore al Commercio del Comune di Napoli) legge l'appello " SCHIETTI, ORGOGLIOSI, ALLEGRI, MEDITERRANEI" insieme ad Enzo Riccio, Emiddio de Franciscis ed Antonio Ciano del Partito del Sud

  Leggi l'appello Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei Lettera aperta a Pino Aprile

Profondo Sud: Con Pino Aprile ed Eugenio Bennato



http://www.youtube.com/watch?v=H6Q4s0iRtxo&feature=share

 A Monte Santangelo c'è stata la prima dello spettacolo.Era il 14 luglio del 2012.Giorno di rivoluzioni. Nel 1799 in Francia.Nel 2012 in Italia.La stanno facendo i "TERRONI"

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http://www.youtube.com/watch?v=H6Q4s0iRtxo&feature=share

 A Monte Santangelo c'è stata la prima dello spettacolo.Era il 14 luglio del 2012.Giorno di rivoluzioni. Nel 1799 in Francia.Nel 2012 in Italia.La stanno facendo i "TERRONI"

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domenica 15 luglio 2012

Verso l'unione dei meridionalisti: I firmatari dell'appello

Primo elenco di personalità della cultura, del giornalismo, della società civile e dello spettacolo che hanno già sottoscritto l'appello 

Leggi l'appello Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei Lettera aperta a Pino Aprile

L'elenco è in costante aggiornamento
Per sottoscrivere l'appello è necessario compilare il form online

Questi i nomi dei primi firmatari:
  • Marco Esposito (giornalista, Assessore al Commercio del Comune di Napoli)
  • Eugenio Bennato (musicista)
  • Antonio Ciano (storico e scrittore)
  • Carlo Alvino (giornalista)
  • Elena Bianchini Braglia (ricercatrice storica)
  • Roberto D’Alessandro (regista e attore)
  • Carlo Forcolini (Presidente Europeo I.E.D., ex presidente ADI)
  • Aldo Vella (ex sindaco di San Giorgio a Cremano (NA), direttore “Cronache Meridionali”)
  • Tony Quattrone (Presidente International School of Naples)
  • Salvatore Cozzolino (architetto, presidente ADI Campania)
  • Pietro Condorelli (musicista)
  • Pasquale Perrinella (Generale esercito italiano)
  • Rino De Martino (Titolare “la Treves” Napoli)
  • Marco Rossano (regista)
  • Cristian Rinaldi (imprenditore)
  • Antonio Capacchione (Presidente stabilimenti balneari Puglia)
  • Lino Patruno (giornalista, scrittore ed ex Direttore de "La Gazzetta del Mezzogiorno"
  • Paolo Esposito ( giornalista e Direttore di Caffenews)
  • Umberto Calabrese(Direttore di Agorà Magazine)
  • Marcello Caronte (Presidente AIPA - Associazione Giovani Imprenditori Partenopei)
  • Michele Dell'Edera (Direttore di SUD24)
  • Nicola Manfredelli (Giornalista rappresentante di Lucania Viva)
  • Angelo Forgione (Giornalista, pubblicista e fondatore del movimento V.A.N.TO)
  • Francesco Marino (Storico, e redattore del blog di notizie ambientali MoliseGreen)
  • Fabio Pascapè (attuale Responsabile del Museo P.A.N.)
  • Massimo Costa (Docente di Economia Aziendale all'Università di Palermo)
  • Raffaele Giamminelli, (Docente di Disegno e Storia dell'Arte e saggista)
  • Matteo Merolla (Presidente Associazione Sacco e Vanzetti)
  • Antonio Cucco Fiore (Presidente Murgiamadre)
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Primo elenco di personalità della cultura, del giornalismo, della società civile e dello spettacolo che hanno già sottoscritto l'appello 

Leggi l'appello Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei Lettera aperta a Pino Aprile

L'elenco è in costante aggiornamento
Per sottoscrivere l'appello è necessario compilare il form online

Questi i nomi dei primi firmatari:
  • Marco Esposito (giornalista, Assessore al Commercio del Comune di Napoli)
  • Eugenio Bennato (musicista)
  • Antonio Ciano (storico e scrittore)
  • Carlo Alvino (giornalista)
  • Elena Bianchini Braglia (ricercatrice storica)
  • Roberto D’Alessandro (regista e attore)
  • Carlo Forcolini (Presidente Europeo I.E.D., ex presidente ADI)
  • Aldo Vella (ex sindaco di San Giorgio a Cremano (NA), direttore “Cronache Meridionali”)
  • Tony Quattrone (Presidente International School of Naples)
  • Salvatore Cozzolino (architetto, presidente ADI Campania)
  • Pietro Condorelli (musicista)
  • Pasquale Perrinella (Generale esercito italiano)
  • Rino De Martino (Titolare “la Treves” Napoli)
  • Marco Rossano (regista)
  • Cristian Rinaldi (imprenditore)
  • Antonio Capacchione (Presidente stabilimenti balneari Puglia)
  • Lino Patruno (giornalista, scrittore ed ex Direttore de "La Gazzetta del Mezzogiorno"
  • Paolo Esposito ( giornalista e Direttore di Caffenews)
  • Umberto Calabrese(Direttore di Agorà Magazine)
  • Marcello Caronte (Presidente AIPA - Associazione Giovani Imprenditori Partenopei)
  • Michele Dell'Edera (Direttore di SUD24)
  • Nicola Manfredelli (Giornalista rappresentante di Lucania Viva)
  • Angelo Forgione (Giornalista, pubblicista e fondatore del movimento V.A.N.TO)
  • Francesco Marino (Storico, e redattore del blog di notizie ambientali MoliseGreen)
  • Fabio Pascapè (attuale Responsabile del Museo P.A.N.)
  • Massimo Costa (Docente di Economia Aziendale all'Università di Palermo)
  • Raffaele Giamminelli, (Docente di Disegno e Storia dell'Arte e saggista)
  • Matteo Merolla (Presidente Associazione Sacco e Vanzetti)
  • Antonio Cucco Fiore (Presidente Murgiamadre)

sabato 14 luglio 2012

Schietti, orgogliosi, allegri, mediterranei Lettera aperta a Pino Aprile

Caro Pino,

la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l'esclusione degli scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici. Lo conferma l'applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell'Imu al 2012 con simultaneo taglio dei fondi per i Comuni poveri, in modo da portare risorse dove già ci sono i soldi. E, nello stesso tempo, il governo ha dimenticato di elencare i diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale, un silenzio che equivale a diritti zero per i cittadini del Sud. Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra.

Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l'attenzione sulle statistiche, con la Banca d'Italia costretta ad ammettere che l'area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863. Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet.

E' il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.

Caro Pino,  

nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre Terre. Ma l'impegno che chiediamo a noi stessi e l'invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.

In serata il primo elenco di personalità della cultura, giornalismo, società civile e spettacolo che hanno già sottoscritto l'appello

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Primi Firmatari:


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Caro Pino,

la Lega Nord è fuori dal governo e si è avvitata in una crisi forse irreversibile eppure lo spirito antimeridionale della politica italiana non si è affatto attenuato. Lo dimostra l'esclusione degli scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici. Lo conferma l'applicazione del federalismo voluta dal governo Monti: anticipo dell'Imu al 2012 con simultaneo taglio dei fondi per i Comuni poveri, in modo da portare risorse dove già ci sono i soldi. E, nello stesso tempo, il governo ha dimenticato di elencare i diritti minimi da garantire in tutto il territorio nazionale, un silenzio che equivale a diritti zero per i cittadini del Sud. Ma questo non può sorprenderti: la legge si applica al Nord e si interpreta per i meridionali; va così da 151 anni e il razzismo dotto di chi ha studiato alla Bocconi cambia solo i toni rispetto a quello becero di chi si è diplomato per corrispondenza alla scuola Radio Elettra.

Le celebrazioni organizzate per i 150 anni hanno un merito: aver portato l'attenzione sulle statistiche, con la Banca d'Italia costretta ad ammettere che l'area di Napoli aveva un Pil del 40% superiore alla media nazionale. E se da +40% scivoli fino a -40% non può essere per responsabilità interne: è perché hai ceduto alla forza. Come a Pietrarsa il 6 agosto 1863. Ma il vento sta cambiando e dopo Gaeta oggi Napoli è libera da ceti politici eterodiretti. Ciò incoraggia chi crede che ogni comunità possa scegliere la propria strada, senza aspettare un placet.

E' il momento di osare. Va promosso un movimento che abbia a cuore gli interessi delle Terre del Sud. Libero e democratico, certo, ma soprattutto schietto, orgoglioso, allegro, mediterraneo. Un movimento aperto, ma che tenga fuori chi ha governato a braccetto con partiti nordisti e oggi magari cerca di riverniciarsi. Un movimento che punti nelle elezioni del 2013 a una rappresentanza diretta in Parlamento e che subito dopo apra, città per città, una fase costituente, perché i giovani del Sud possano contare in Europa senza esser costretti a lasciare le proprie Terre.

Caro Pino,  

nessuno meglio di te ha saputo raccontare cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa potremmo essere noi Terroni. Ecco perché crediamo che qualsiasi progetto di riscatto non possa che vederti alla testa. Lo sappiamo: puntare a uno scranno a Montecitorio appare poca cosa, per la distanza tra quanto si potrà fare e quanto servirebbe alle nostre Terre. Ma l'impegno che chiediamo a noi stessi e l'invito che ti rivolgiamo è di considerarlo il primo passo. Verso nuovi ambiziosi obiettivi.

In serata il primo elenco di personalità della cultura, giornalismo, società civile e spettacolo che hanno già sottoscritto l'appello

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Primi Firmatari:


giovedì 12 luglio 2012

PINO APRILE ED EUGENIO BENNATO DEBUTTANO IN "PROFONDO SUD"



Lo spettacolo di musiche e parole, con Eugenio Bennato e Pino Aprile,

 debutterà sabato 14 luglio nel castello di Monte Sant'Angelo (Foggia) alle ore

 21 (foto di Maurizio Pompei)



Con una scelta di testi riadattati per il teatro, dai libri di Pino Aprile (Terroni, Giù al Sud, L'altro Sud) e delle canzoni in cui Eugenio Bennato ha travasato i frutti della sua ricerca musicale e storica (da Brigante se more a Questione meridionale, sino a La taranta del futuro), si racconta come il Mezzogiorno d'Italia fu invaso, depredato, annesso e mai considerato parte davvero integrante del Paese così costruito. Così, l'Italia ha perso la più grande occasione per fare degli italiani un popolo unito e ricco delle sue differenze.
Biglietto a 12 euro
Fonte :  www.promomusic.biz
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Lo spettacolo di musiche e parole, con Eugenio Bennato e Pino Aprile,

 debutterà sabato 14 luglio nel castello di Monte Sant'Angelo (Foggia) alle ore

 21 (foto di Maurizio Pompei)



Con una scelta di testi riadattati per il teatro, dai libri di Pino Aprile (Terroni, Giù al Sud, L'altro Sud) e delle canzoni in cui Eugenio Bennato ha travasato i frutti della sua ricerca musicale e storica (da Brigante se more a Questione meridionale, sino a La taranta del futuro), si racconta come il Mezzogiorno d'Italia fu invaso, depredato, annesso e mai considerato parte davvero integrante del Paese così costruito. Così, l'Italia ha perso la più grande occasione per fare degli italiani un popolo unito e ricco delle sue differenze.
Biglietto a 12 euro
Fonte :  www.promomusic.biz

sabato 30 giugno 2012

Casalgrande( RE) 5 Luglio 2012 Teatro Fabrizio De André, ore 21.00: Spettacolo teatrale "A Sud" di e con PINO APRILE ed EUGENIO BENNATO


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Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti in zona a presenziare allo spettacolo

 ( PdSUD)

.......................................................................................

Ora Legale: A SUD

05/07/2012
21:00a23:00
Teatro Fabrizio De André, ore 21.00 secondo appuntamento con la rassegna  ORA LEGALE. Tema di questa sera è
” A SUD “
di e con  PINO APRILE ed EUGENIO BENNATOEzio Lambiase, chitarra
testi di PINO APRILE con la collaborazione di Raffaele Vescera
musiche di EUGENIO BENNATO
luci Angelo Generali
Con una scelta di testi riadattati per il teatro, dai libri di Pino Aprile (TerroniGiù al SudL’altro Sud) e delle canzoni in cui Eugenio Bennato ha travasato i frutti della sua ricerca musicale e storica (da Brigante se more a Questione meridionale, sino a La taranta del futuro), si racconta come il Mezzogiorno d’Italia fu invaso, depredato, annesso e mai considerato parte davvero integrante del Paese così costruito. Così, l’Italia ha perso la più grande occasione per fare degli italiani un popolo unito e ricco delle sue differenze. Si racconta come fu demolita l’economia del Sud (Consiglio Nazionale delle Ricerche e Ufficio studi della Banca d’Italia dimostrano che non era più povero del Nord); le sue aziende distrutte, anche a mano armata, per non fare concorrenza a quelle del Nord; l’oro delle banche razziato e portato via, come gli arredi e i beni di regge, chiese, case, residenze private.
Il pregiudizio («Andiamo a fare esperienza d’Africa», «Questi sono peggio che beduini») giustificò fucilazioni in massa, rappresaglie, lo sterminio della popolazione e la cancellazione di interi paesi, la libertà di stupro concessa ai bersaglieri. L’opposizione all’unificazione così condotta sfociò in una guerra durata circa dieci anni e gabellata per “Brigantaggio”, anche se a combattere c’erano delinquenti (da una parte e dall’altra) e migliaia di soldati borbonici, fedeli al giuramento fatto. Quando la sconfitta fu evidente, il Sud, per la prima volta nella sua storia plurimillenaria scoprì la via dell’emigrazione. L’unificazione così fatta, contro una parte del Paese, produsse la Questione meridionale che non esisteva e la fa durare ancora oggi: a Sud tagliano le linee ferroviarie (mille chilometri, negli ultimi decenni), i treni diretti Sud-Nord, Matera è l’unica città europea irraggiungibile in treno, mentre miliardi di euro di tutti gli italiani vengono investiti nell’alta velocità solo al Nord; le alluvioni seminano morte in Liguria, Toscana e Sicilia, ma gli aiuti statali e quelli chiesti alla solidarietà nazionale e le accise sulla benzina vanno solo al Nord e zero in Sicilia; per uno studente meridionale, l’Italia spende metà che per uno del Nord e il ministero dell’Istruzione cancella dai programmi dei licei per la letteratura del Novecento, tutti i poeti e gli autori meridionali, inclusi i premi Nobel. Eppure, a sorpresa, migliaia di giovani cosmopoliti, colti e decisi rifiutano di andarsene dal Sud, o persino vi tornano, abbandonando lusinghieri incarichi all’estero e al Nord, e ripartono dalla propria terra, dalla propria storia, per riportare il Mezzogiorno alla dignità violata.E forse cominciare a fare, dopo 150 anni, l’Unità d’Italia, prima che l’Italia si spezzi.

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Invitiamo tutti i nostri iscritti e simpatizzanti in zona a presenziare allo spettacolo

 ( PdSUD)

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Ora Legale: A SUD

05/07/2012
21:00a23:00
Teatro Fabrizio De André, ore 21.00 secondo appuntamento con la rassegna  ORA LEGALE. Tema di questa sera è
” A SUD “
di e con  PINO APRILE ed EUGENIO BENNATOEzio Lambiase, chitarra
testi di PINO APRILE con la collaborazione di Raffaele Vescera
musiche di EUGENIO BENNATO
luci Angelo Generali
Con una scelta di testi riadattati per il teatro, dai libri di Pino Aprile (TerroniGiù al SudL’altro Sud) e delle canzoni in cui Eugenio Bennato ha travasato i frutti della sua ricerca musicale e storica (da Brigante se more a Questione meridionale, sino a La taranta del futuro), si racconta come il Mezzogiorno d’Italia fu invaso, depredato, annesso e mai considerato parte davvero integrante del Paese così costruito. Così, l’Italia ha perso la più grande occasione per fare degli italiani un popolo unito e ricco delle sue differenze. Si racconta come fu demolita l’economia del Sud (Consiglio Nazionale delle Ricerche e Ufficio studi della Banca d’Italia dimostrano che non era più povero del Nord); le sue aziende distrutte, anche a mano armata, per non fare concorrenza a quelle del Nord; l’oro delle banche razziato e portato via, come gli arredi e i beni di regge, chiese, case, residenze private.
Il pregiudizio («Andiamo a fare esperienza d’Africa», «Questi sono peggio che beduini») giustificò fucilazioni in massa, rappresaglie, lo sterminio della popolazione e la cancellazione di interi paesi, la libertà di stupro concessa ai bersaglieri. L’opposizione all’unificazione così condotta sfociò in una guerra durata circa dieci anni e gabellata per “Brigantaggio”, anche se a combattere c’erano delinquenti (da una parte e dall’altra) e migliaia di soldati borbonici, fedeli al giuramento fatto. Quando la sconfitta fu evidente, il Sud, per la prima volta nella sua storia plurimillenaria scoprì la via dell’emigrazione. L’unificazione così fatta, contro una parte del Paese, produsse la Questione meridionale che non esisteva e la fa durare ancora oggi: a Sud tagliano le linee ferroviarie (mille chilometri, negli ultimi decenni), i treni diretti Sud-Nord, Matera è l’unica città europea irraggiungibile in treno, mentre miliardi di euro di tutti gli italiani vengono investiti nell’alta velocità solo al Nord; le alluvioni seminano morte in Liguria, Toscana e Sicilia, ma gli aiuti statali e quelli chiesti alla solidarietà nazionale e le accise sulla benzina vanno solo al Nord e zero in Sicilia; per uno studente meridionale, l’Italia spende metà che per uno del Nord e il ministero dell’Istruzione cancella dai programmi dei licei per la letteratura del Novecento, tutti i poeti e gli autori meridionali, inclusi i premi Nobel. Eppure, a sorpresa, migliaia di giovani cosmopoliti, colti e decisi rifiutano di andarsene dal Sud, o persino vi tornano, abbandonando lusinghieri incarichi all’estero e al Nord, e ripartono dalla propria terra, dalla propria storia, per riportare il Mezzogiorno alla dignità violata.E forse cominciare a fare, dopo 150 anni, l’Unità d’Italia, prima che l’Italia si spezzi.

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martedì 5 giugno 2012

PINO APRILE DENUNCIA LA ELIMINAZIONE DEGLI AUTORI DEL SUD DAI PROGRAMMI SCOLASTICI

http://www.youtube.com/watch?v=68R8Rq4RGeI&sns=tw

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http://www.youtube.com/watch?v=68R8Rq4RGeI&sns=tw

martedì 29 maggio 2012

Poeti e autori del Sud cancellati dalle indicazioni del Ministero

http://www.youtube.com/watch?v=Mjxpn1hNCMw&feature=player_embedded#!

 Le dichiarazioni di Pino Aprile, giornalista, ex direttore di Oggi e Gente, autore di Terroni e Giù al Sud. Intervista di Fulvia Subanìa .

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http://www.youtube.com/watch?v=Mjxpn1hNCMw&feature=player_embedded#!

 Le dichiarazioni di Pino Aprile, giornalista, ex direttore di Oggi e Gente, autore di Terroni e Giù al Sud. Intervista di Fulvia Subanìa .

lunedì 30 aprile 2012

Terrone Day - il video

Si ringrazia Marco Rossano per la partecipazione all'evento e per la realizzazione di questo bel video.


http://www.youtube.com/watch?v=tGFi6HwYWMc

 Evento Terrone Day organizzato a San Giorgio di Mantova dal Partito del Sud. All'evento hanno partecipato il giornalista Pino Aprile, il musicista Mimmo Cavallo, il regista attore Roberto D'Alessandro, il documentarista Marco Rossano e l'assessore allo sviluppo del comune di Napoli Marco Esposito.


Nella foto Marco Rossano




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Si ringrazia Marco Rossano per la partecipazione all'evento e per la realizzazione di questo bel video.


http://www.youtube.com/watch?v=tGFi6HwYWMc

 Evento Terrone Day organizzato a San Giorgio di Mantova dal Partito del Sud. All'evento hanno partecipato il giornalista Pino Aprile, il musicista Mimmo Cavallo, il regista attore Roberto D'Alessandro, il documentarista Marco Rossano e l'assessore allo sviluppo del comune di Napoli Marco Esposito.


Nella foto Marco Rossano




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sabato 28 aprile 2012

Il "Terrone Day" annunciato dalla "Gazzetta di Mantova" del 28 aprile 2012




Per ingrandire fare click sull'immagine

Fonte: Gazzetta di Mantova del 28 aprile 2012 pag. 19

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Fonte: Gazzetta di Mantova del 28 aprile 2012 pag. 19

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giovedì 29 marzo 2012

Venerdì 30 marzo lo spettacolo Terroni a Como!

Venerdí 30 marzo al Teatro Nuovo di Rebbio di Como, lo spettacolo "Terroni"
Centocinquant’anni di menzogne - spettacolo basato sul libro "Terroni" di Pino Aprile.
Adattato, diretto ed interpretato da Roberto D’Alessandro

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Venerdí 30 marzo al Teatro Nuovo di Rebbio di Como, lo spettacolo "Terroni"
Centocinquant’anni di menzogne - spettacolo basato sul libro "Terroni" di Pino Aprile.
Adattato, diretto ed interpretato da Roberto D’Alessandro

lunedì 19 marzo 2012

Poeti e scrittori meridionali del '900 cancellati dai programmi per i licei -PINO APRILE, AUTORE DI «TERRONI»: «UN MODO PER IGNORARCI»

Rivoluzione silenziosa della riforma Gelmini:
i grandi del XX secolo scompaiono dalle lezioni

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo

«Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole/ ed è subito sera». Li avete riconosciuti? Ma certo. E come si potrebbero dimenticare i versi del siciliano Salvatore Quasimodo, uno dei padri dell'ermetismo, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959? A rileggerle oggi quelle parole malinconiche ancora emozionano. Per non parlare di Uomo del mio tempo. «Sei ancora quello della pietra e della fionda uomo del mio tempo…», e così via. Capolavori in versi celebrati in tutte le antologie letterarie del Novecento, ad esempio da critici e storici della letteratura del calibro diNatalino Sapegno, tanto per limitarci a un nome soltanto. Eppure Quasimodo (e non solo lui) è scomparso definitivamente insieme a una pattuglia dei principali poeti e scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici dei licei italiani e degli istituti superiori in genere. Intellettuali del calibro di Sciascia, Vittorini o Silone diventeranno illustri sconosciuti per gli studenti della generazione 2.0 Impossibile? No, vero, verissimo.

IL DOCUMENTO - La decisione è stata presa nel silenzio generale, e messa nero su bianco, nel 2010 da una commissione di esperti nominata dal ministro dell'Istruzione di allora Maristella Gelmini. Il documento ministeriale, partorito nei giorni della riforma, (ancora disponibile sul sito del Ministero dell'Istruzione) appare a tratti ancor più ermetico dei versi di Quasimodo. Ve ne proponiamo solo il titolo per intero: «Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all'articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione all'articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento». In pratica sono le linee guida destinate ai docenti per il cosiddetto «curricolo»: serve a definire i fondamentali degli insegnamenti che il Miur (il Ministero dell'istruzione dell'Università e della ricerca scientifica) ritiene strategici per gli studenti delle scuole superiori.

I «SOLITI» CLASSICI - Nelle indicazioni «imprescindibili» per la letteratura del quinto anno gli esperti ministeriali si mantengono sul classico e nel periodo tra Ottocento e Novecento inseriscono Pascoli, D'Annunzio, Verga e Pirandello, autori giustamente definiti «non eludibili». Ma la sorpresa arriva al XX secolo. Qui chiarisce il papello ministeriale «il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un'adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva (per esempio Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, …). Il percorso della narrativa, dalla stagione neorealistica ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi e potrà essere integrato da altri autori (per esempio Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello…)». Stop. Nient'altro. E il povero Quasimodo? Dimenticato, forse. Ma, insieme al premio Nobel, l'oblio ministeriale ha mietuto - come dicevamo - altre vittime illustri: il salernitano Alfonso Gatto (A mio padre: «Se mi tornassi questa sera accanto, lungo la via dove scende l'ombra…»); oppure il materano Rocco Scotellaro («È fatto giorno, siamo entrati in giuoco anche noi, con i panni e le scarpe e le facce che avevamo»). E che dire poi in letteratura delle assenze del siciliano Leonardo Sciascia, dell'abruzzese Ignazio Silone, del potentino Leonardo Sinisgalli, del siracusano Elio Vittorini (ma anche del torinese Carlo Levi). Tutti «minori»non degni dell'attenzione ministeriale?

«COMPLOTTO» NORDISTA? - È indignato Pino Aprile, scrittore meridionalista, autore del fortunato «Terroni». Nel recente libro «Giù al Sud» ha dedicato un intero capitolo alla vicenda. Per lui non ci sono dubbi: «Su 17 poeti o scrittori del XX secolo, escludendo Verga e Pirandello assegnati all'Ottocento, non c'è un solo meridionale. C'è stato un netto rifiuto della cultura del Sud. Gli autori meridionali saranno confinati a realtà regionali, mentre la letteratura vera, quella che conta, sarà quella dell'Italia del Nord, vincente ed europea». Ma è davvero possibile credere a un complotto nordista tra i banchi di scuola, o le nuove indicazioni non sono, più banalmente, il risultato del grande dibattito che da anni divide i critici sulla letteratura del Novecento? Visto però che a pensar male qualche volta ci s'azzecca, c'è chi ha avanzato una richiesta ufficiale di «correzione», con un esposto all'attuale ministro Francesco Profumo. Ma anche al Capo dello Stato e ai presidenti di Camera e Senato. Semplicissima la richiesta: «Integrare le indicazioni didattiche con i nomi di Quasimodo, Gatto, Scotellaro e di altri intellettuali del nostro Sud e di regioni del Centro Italia poco rappresentate». L'appello arriva dal «Centro di documentazione della poesia del Sud» di Nusco, in Irpinia, dove ieri si è tenuto un convegno proprio sulla questione con la partecipazione di Aprile. Paolo Saggese, uno dei prof che (insieme con Alfonso Nannariello, Alessandro Di Napoli, Franca Molinaro, Peppino Iuliano) anima l'associazione, spiega di non voler alimentare «polemiche o battaglie di retroguardia. O, peggio ancora, una contrapposizioni Nord-Sud».

L'APPELLO - Al contrario l'appello, lanciato anche a tutte le scuole italiane, vuol essere un manifesto per l'unità culturale del Paese. «Perché — argomenta Saggese — una cultura nazionale veramente unitaria deve dare agli studenti la visione completa degli autori, includendo quelli del Sud. Invece con la Gelmini — aggiunge — è stata introdotta, non sappiamo quanto volontariamente, una visione decisamente nordista che tiene fuori almeno 15 regioni». Al ministro Profumo quindi l'ardua decisione. Ritroveremo Quasimodo tra gli autori del Novecento ritenuti «fondamentali» per gli studenti? Oppure, afflitti, dovremo condividere il suo Lamento per il Sud: «Ho dimenticato il mare, la grave conchiglia soffiata dai pastori siciliani, le cantilene dei carri lungo le strade (…) nell'aria dei verdi altipiani per le terre e i fiumi della Lombardia…Più nessuno mi porterà nel Sud….»

Roberto Russo

Fonte: Corriere del Mezzogiorno


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Rivoluzione silenziosa della riforma Gelmini:
i grandi del XX secolo scompaiono dalle lezioni

Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo

«Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un raggio di sole/ ed è subito sera». Li avete riconosciuti? Ma certo. E come si potrebbero dimenticare i versi del siciliano Salvatore Quasimodo, uno dei padri dell'ermetismo, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959? A rileggerle oggi quelle parole malinconiche ancora emozionano. Per non parlare di Uomo del mio tempo. «Sei ancora quello della pietra e della fionda uomo del mio tempo…», e così via. Capolavori in versi celebrati in tutte le antologie letterarie del Novecento, ad esempio da critici e storici della letteratura del calibro diNatalino Sapegno, tanto per limitarci a un nome soltanto. Eppure Quasimodo (e non solo lui) è scomparso definitivamente insieme a una pattuglia dei principali poeti e scrittori meridionali del Novecento dai programmi scolastici dei licei italiani e degli istituti superiori in genere. Intellettuali del calibro di Sciascia, Vittorini o Silone diventeranno illustri sconosciuti per gli studenti della generazione 2.0 Impossibile? No, vero, verissimo.

IL DOCUMENTO - La decisione è stata presa nel silenzio generale, e messa nero su bianco, nel 2010 da una commissione di esperti nominata dal ministro dell'Istruzione di allora Maristella Gelmini. Il documento ministeriale, partorito nei giorni della riforma, (ancora disponibile sul sito del Ministero dell'Istruzione) appare a tratti ancor più ermetico dei versi di Quasimodo. Ve ne proponiamo solo il titolo per intero: «Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all'articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione all'articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento». In pratica sono le linee guida destinate ai docenti per il cosiddetto «curricolo»: serve a definire i fondamentali degli insegnamenti che il Miur (il Ministero dell'istruzione dell'Università e della ricerca scientifica) ritiene strategici per gli studenti delle scuole superiori.

I «SOLITI» CLASSICI - Nelle indicazioni «imprescindibili» per la letteratura del quinto anno gli esperti ministeriali si mantengono sul classico e nel periodo tra Ottocento e Novecento inseriscono Pascoli, D'Annunzio, Verga e Pirandello, autori giustamente definiti «non eludibili». Ma la sorpresa arriva al XX secolo. Qui chiarisce il papello ministeriale «il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un'adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori della lirica coeva e successiva (per esempio Rebora, Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto, …). Il percorso della narrativa, dalla stagione neorealistica ad oggi, comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi e potrà essere integrato da altri autori (per esempio Pavese, Pasolini, Morante, Meneghello…)». Stop. Nient'altro. E il povero Quasimodo? Dimenticato, forse. Ma, insieme al premio Nobel, l'oblio ministeriale ha mietuto - come dicevamo - altre vittime illustri: il salernitano Alfonso Gatto (A mio padre: «Se mi tornassi questa sera accanto, lungo la via dove scende l'ombra…»); oppure il materano Rocco Scotellaro («È fatto giorno, siamo entrati in giuoco anche noi, con i panni e le scarpe e le facce che avevamo»). E che dire poi in letteratura delle assenze del siciliano Leonardo Sciascia, dell'abruzzese Ignazio Silone, del potentino Leonardo Sinisgalli, del siracusano Elio Vittorini (ma anche del torinese Carlo Levi). Tutti «minori»non degni dell'attenzione ministeriale?

«COMPLOTTO» NORDISTA? - È indignato Pino Aprile, scrittore meridionalista, autore del fortunato «Terroni». Nel recente libro «Giù al Sud» ha dedicato un intero capitolo alla vicenda. Per lui non ci sono dubbi: «Su 17 poeti o scrittori del XX secolo, escludendo Verga e Pirandello assegnati all'Ottocento, non c'è un solo meridionale. C'è stato un netto rifiuto della cultura del Sud. Gli autori meridionali saranno confinati a realtà regionali, mentre la letteratura vera, quella che conta, sarà quella dell'Italia del Nord, vincente ed europea». Ma è davvero possibile credere a un complotto nordista tra i banchi di scuola, o le nuove indicazioni non sono, più banalmente, il risultato del grande dibattito che da anni divide i critici sulla letteratura del Novecento? Visto però che a pensar male qualche volta ci s'azzecca, c'è chi ha avanzato una richiesta ufficiale di «correzione», con un esposto all'attuale ministro Francesco Profumo. Ma anche al Capo dello Stato e ai presidenti di Camera e Senato. Semplicissima la richiesta: «Integrare le indicazioni didattiche con i nomi di Quasimodo, Gatto, Scotellaro e di altri intellettuali del nostro Sud e di regioni del Centro Italia poco rappresentate». L'appello arriva dal «Centro di documentazione della poesia del Sud» di Nusco, in Irpinia, dove ieri si è tenuto un convegno proprio sulla questione con la partecipazione di Aprile. Paolo Saggese, uno dei prof che (insieme con Alfonso Nannariello, Alessandro Di Napoli, Franca Molinaro, Peppino Iuliano) anima l'associazione, spiega di non voler alimentare «polemiche o battaglie di retroguardia. O, peggio ancora, una contrapposizioni Nord-Sud».

L'APPELLO - Al contrario l'appello, lanciato anche a tutte le scuole italiane, vuol essere un manifesto per l'unità culturale del Paese. «Perché — argomenta Saggese — una cultura nazionale veramente unitaria deve dare agli studenti la visione completa degli autori, includendo quelli del Sud. Invece con la Gelmini — aggiunge — è stata introdotta, non sappiamo quanto volontariamente, una visione decisamente nordista che tiene fuori almeno 15 regioni». Al ministro Profumo quindi l'ardua decisione. Ritroveremo Quasimodo tra gli autori del Novecento ritenuti «fondamentali» per gli studenti? Oppure, afflitti, dovremo condividere il suo Lamento per il Sud: «Ho dimenticato il mare, la grave conchiglia soffiata dai pastori siciliani, le cantilene dei carri lungo le strade (…) nell'aria dei verdi altipiani per le terre e i fiumi della Lombardia…Più nessuno mi porterà nel Sud….»

Roberto Russo

Fonte: Corriere del Mezzogiorno


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Paolo Saggese, “Crescita zero. L’Italia del terzo millennio…”

A colloquio con Paolo Saggese
di Antonietta Gnerre

Il libro - Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud, Delta 3 edizioni, Grottaminarda, 2011 - si apre con un prologo dal titolo La colpa è tutta nostra, che consiste in una riflessione accorata sulla crisi italiana che stiamo vivendo.

“In effetti, questa mia riflessione vuole porre l’accento su un concetto, a cui tengo molto: la crisi finanziaria, che stiamo vivendo, è, a mio avviso, innanzitutto una crisi politica, etica, culturale, di cui siamo tutti direttamente o indirettamente colpevoli. La “celebrazione” dell’immoralità e il senso d’impotenza nei confronti del degrado morale e culturale della Nazione sono alla base della “crisi” attuale: questi aspetti sono molto più preoccupanti degli indicatori puramente finanziari. E di questa crisi siamo tutti colpevoli.”

Dal libro emerge un’Italia che ha smarrito l’idea del bene comune e di un progetto ideale.
“Infatti, per poter riemergere dalla crisi occorre, a mio avviso, una rigenerazione intellettuale, morale e culturale della Nazione e un ritorno alla politica intesa come civismo, come “servizio”, come realizzazione del “bene comune” in quanto il “pubblico” è la “casa comune”, che tutti dobbiamo costruire, ponendo da parte gli interessi personali e gli egoismi delle varie piccole o grandi consorterie. Intanto, la nostra civiltà - lo ha posto in rilievo con acume e forza ideale, tra gli altri, Erich Fromm - e la nostra “economia” sono state organizzate e concepite, strutturate idealmente secondo principî ben diversi, diametralmente opposti: egoismi, arrivismi, fame di potere e di denaro, “la sacra fame dell’oro” di virgiliana e dantesca memoria, hanno sempre di più, oggi più di ieri, posto il denaro e il potere come unici “valori” esistenziali da perseguire, ad ogni costo. L’Italia, più delle altre Nazioni, mi sembra contaminata da questo virus distruttivo.”
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Segue la Prefazione di Pino Aprile che ha dedicato, tra l’altro, un intero capitolo del suo ultimo libro, Giù al Sud (Piemme 2011), al Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, fondato da te e da Giuseppe Iuliano.
“Sì, siamo grati a Pino Aprile, perché ha compreso come l’esclusione della poesia del Sud dalla storia nazionale sia un effetto di questa crisi italiana, che è alimentata da una contrapposizione netta tra Nord, Sud e Centro, purtroppo gravemente “sostenuta” da una politica diseducativa, che ha cavalcato il localismo e purtroppo anche il razzismo. Tuttavia, occorre dirlo, il Centro è sostenuto da tanti intellettuali italiani quali Ugo Piscopo, Giuseppe Panella, Francesco D’Episcopo, Alessandro Di Napoli, Enzo Rega, Alfonso Nannariello, Franca Molinaro, Salvatore Salvatore, Vincenzo D’Alessio e centinaia di altri, che hanno dedicato il loro pensiero alla valorizzazione del dialogo tra le culture e al confronto libero e basato sull’accoglienza e la reciprocità, rivolti sia all’Italia e all’Europa, ma anche a tutte le culture del Mediterraneo. In tal senso e non solo, sposiamo l’idea di Fernand Braudel del Mediterraneo come “ponte” tra civiltà.”

Il libro strutturato in quattro capitoli è impreziosito anche dalla postfazione di Dario Meninno, RSU FIOM CGIL dell’Iribus - Iveco di Flumeri, che racconta la fine della battaglia degli operai in difesa del lavoro.
“In effetti, il libro, che si occupa di questa crisi da vari punti di indagine, offre uno spaccato di una vicenda che ha del paradossale. La Irisbus Iveco di Valle Ufita, con quasi settecento operai, e con un indotto, che conta altrettanti lavoratori, è stata chiusa dalla FIAT. Eppure, questo stabilimento è l’unico in Italia a costruire pullman, di cui il nostro Paese ha urgentemente bisogno, dal momento che possiede un “parco autobus” obsoleto e altamente inquinante, per il quale l’Unione Europea ha richiesto uno svecchiamento immediato. Eppure, nonostante questo stabilimento fornisca un prodotto necessario al Paese, la politica e le economie aziendali hanno preferito altro! Quando, insomma, una Nazione rinuncia anche a prodotti “utili” e indispensabili, dimostra tra l’altro di non avere una guida, un progetto, una politica industriale degni di questo nome.”
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Entriamo nel cuore del libro, il primo capitolo, Poeti cafoni e meridionali criminali, è incentrato sulla damnatio memoriae della Poesia del Sud, la cui produzione novecentesca è lasciata fuori dalle recenti Indicazioni nazionali emanate a seguito del riordino dei Licei (DPR 89/2010).
“In questo capitolo, stigmatizzo un aspetto che pare sia sfuggito a molti: infatti, nelle “Indicazioni nazionali” emanate a seguito del riordino dei Licei, relativamente ai poeti e scrittori del Novecento, su diciassette autori menzionati, nessuno è meridionale. Non compare neanche Salvatore Quasimodo, Premio Nobel della Letteratura! Forse è casuale che compaiano solo scrittori e poeti lombardi, veneti, liguri, piemontesi, toscani, e tutte le altre regioni siano poco o per nulla rappresentate? Ma, al di là della polemica, a noi è sembrato sacrosanto segnalare la questione ed invitare tutte le scuole italiane a chiedere una integrazione delle “Indicazioni” includendo autori provenienti anche dalle altre regioni. È vero, si potrà obiettare, che le “Indicazioni” sono appunto semplicemente indicative, ma l’elenco così proposto con il tempo creerà un “canone” e indurrà le case editrici ad adeguarsi a questo elenco a nostro avviso incompleto se non discriminante.”
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Il secondo capitolo - I giovani e la crisi, affronta il tema principale della crisi etica prima che economica dell’Italia - analizza il destino dei giovani meridionali condannati all’emigrazione.
“La realtà del Sud è ancora più drammatica di quella del Nord e del Centro. Si tratta effettivamente di un’intera generazione abbandonata, condannata ad una vita peggiore di quella dei propri nonni e dei propri genitori. Parlo dei giovani tra i quindici e i trentacinque anni: tranne i privilegiati, il resto dovrà ricominciare d’accapo, “accontentandosi” di un lavoro sottopagato e precario. Il problema è sempre lo stesso: il modello dell’homo oeconomicus produce sviluppo - spesso distruttivo -, ma non il progresso, tanto meno la felicità. Crea un mondo, piuttosto, sempre più ingiusto!”
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La riflessione che emerge è il sostanziale fallimento delle politiche per l’industrializzazione soprattutto successive al terremoto del 23 novembre 1980.
“Nel libro, tento di affrontare le questioni da un punto di vista locale, nazionale e internazionale. Relativamente all’Irpinia, il grande progetto dell’”industria in montagna” elaborato dopo il terremoto del 23 novembre 1980 è stato in parte un fallimento. Ci sono casi di grande successo - analizzo quello della SEVES -, ma in genere i risultati sono stati inferiori alle attese. Ripensare quel periodo deve essere un obiettivo dell’oggi, per evitare gli errori del passato. Già Manlio Rossi-Doria, del resto, nei mesi immediatamente successivi al terremoto aveva dato delle indicazioni preziose, che furono in buona parte trascurate dalla politica.”
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Uno spazio centrale del libro è dedicato all’Irisbus e alla sua chiusura, documentata attraverso alcune riflessioni, che partono dai livelli internazionali per arrivare al locale.
“Nelle riflessioni dedicate all’Irisbus, ho posto in evidenza come la FIAT abbia accentuato la sua propensione globale e continuerà sempre di più negli anni a venire a guardare all’Asia e all’America e meno all’Italia. Dunque, in tal modo si spiega anche la dismissione della Irisbus, che al contrario avrebbe potuto essere - come in realtà è - uno stabilimento particolarmente prezioso non solo per il destino dell’Irpinia, ma anche per il piano industriale dell’Italia in Europa.”
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Il terzo capitolo, Politici, è dedicato ai politici della Seconda Repubblica, così lontani da un “politico dei princìpi”, desanctisiano, che risponde al nome di Gerardo Bianco. La cui figura di uomo retto e coerente può essere un simbolo per una nuova scommessa. Per un rinnovo della politica?
“La crisi della politica è davanti agli occhi di tutti, da quando le classi dirigenti sono state selezionate non sulla base delle qualità intellettuali o etiche ma spesso sulla base di valutazioni altre, che non hanno nulla a che vedere con il vero fine della politica, da intendersi come “risoluzione dei problemi della pólis”. L’omaggio a Gerardo Bianco è stato un modo per proporre un modello ideale, di politico desanctisiano, che rappresenta paradossalmente il futuro, nel senso che i giovani dovrebbero ritornare alla politica guardando a questi modelli ideali.”
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Infine, l’ultimo capitolo, Intellettuali e cultura, con tre paragrafi dedicati ad Antonio La Penna, Giuseppe Iuliano e Franco Arminio, riespone un’idea di intellettualità militante, che supera l’elitismo dorsiano per arrivare ad una visione della questione meridionale come questione di popolo.
“Sì, per risolvere la “questione meridionale” e in generale la crisi italiana, bisognerebbe ritornare ad un civismo diffuso, in cui tutti indistintamente si sentano chiamati a dare il loro contributo per il “bene comune”. Soluzioni elitiste o elitarie sono condannate al fallimento, come anche soluzioni che possano venire dall’alto. Un civismo dal basso è la soluzione che prospetto.”
Secondo te una culturale collettiva può portare ad una nuova prospettiva per l’intero Paese?
“Certo. Gramsci pensava ad un “intellettuale collettivo”, che fosse il partito. Mutuando da Gramsci questo concetto, potremmo affermare che il Paese si salva se il popolo, non più massa, sarà in grado di divenire “intellettuale collettivo”, unione di uomini e donne, che in nome del “bene comune”, dei valori della giustizia, della solidarietà, del rispetto reciproco e della pace possano pensare e progettare un futuro insieme.”
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Il libro si chiude con una pars construens, che consiste nella proposta di una virtù civica comune, che può rappresentare una svolta possibile per l’Irpinia, il Sud e l’Italia.
“In effetti, noi abbiamo costituito - dietro suggerimento del Presidente dell’UPI, Università Popolare d’Irpinia, Michele Ciasullo, che firma anche l’Introduzione al libro - le “Sentinelle dell’Irpinia”, un’associazione, che è un modo di essere, che ognuno dovrebbe assumere per il bene delle proprie comunità. Ecco, se gli Italiani divenissero tutti “Sentinelle dell’Italia” nel senso che pongano gli interessi, le bellezze, le ricchezze, il bene comune della Nazione al primo posto, avremmo risolto la “crisi” prima di tutto etica, politica e civile, che ci “condanna”. Allora, saremmo veramente forti e potremmo affrontare con slancio, con forza, con la convinzione del vero ottimismo, le sfide che ci attendono, e dare un futuro ai nostri giovani.”

Paolo Saggese (Torella dei Lombardi, Av, 1967), laureato in Lettere classiche presso l’Università degli Studi di Firenze, Dottore di ricerca in filologia greca e latina presso lo stesso Ateneo, già docente di Letteratura latina presso le SICSI dell’Università di Salerno, insegna da più di quindici anni latino e greco presso i Licei della provincia di Avellino. Autore o curatore di una trentina di volumi dedicati alla poesia latina ed italiana, alla storia del Novecento e alla politica, fondatore con Giuseppe Iuliano del Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud e condirettore artistico con lo stesso del “Festival della Poesia dei Paesi del Mediterraneo”, si è occupato di recente di Giuseppe Marotta, valorizzando le origini irpine dello scrittore de L’oro di Napoli. Ha, inoltre, pubblicato le poesie dedicate al terremoto dell’Irpinia (La polvere e la luna. I poeti del 23 novembre, Delta 3 edizioni, 2010), ha curato il poemetto La prigione di Francesco De Sanctis, ed ha appena concluso il saggio meridionalista Dorso, Gramsci, Sturzo: un dialogo “spezzato” (e altri saggi dorsiani), volume di prossima pubblicazione per i tipi della Delta 3 edizioni.

Fonte: Rainews24


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A colloquio con Paolo Saggese
di Antonietta Gnerre

Il libro - Crescita zero. L’Italia del Terzo Millennio vista da una provincia del Sud, Delta 3 edizioni, Grottaminarda, 2011 - si apre con un prologo dal titolo La colpa è tutta nostra, che consiste in una riflessione accorata sulla crisi italiana che stiamo vivendo.

“In effetti, questa mia riflessione vuole porre l’accento su un concetto, a cui tengo molto: la crisi finanziaria, che stiamo vivendo, è, a mio avviso, innanzitutto una crisi politica, etica, culturale, di cui siamo tutti direttamente o indirettamente colpevoli. La “celebrazione” dell’immoralità e il senso d’impotenza nei confronti del degrado morale e culturale della Nazione sono alla base della “crisi” attuale: questi aspetti sono molto più preoccupanti degli indicatori puramente finanziari. E di questa crisi siamo tutti colpevoli.”

Dal libro emerge un’Italia che ha smarrito l’idea del bene comune e di un progetto ideale.
“Infatti, per poter riemergere dalla crisi occorre, a mio avviso, una rigenerazione intellettuale, morale e culturale della Nazione e un ritorno alla politica intesa come civismo, come “servizio”, come realizzazione del “bene comune” in quanto il “pubblico” è la “casa comune”, che tutti dobbiamo costruire, ponendo da parte gli interessi personali e gli egoismi delle varie piccole o grandi consorterie. Intanto, la nostra civiltà - lo ha posto in rilievo con acume e forza ideale, tra gli altri, Erich Fromm - e la nostra “economia” sono state organizzate e concepite, strutturate idealmente secondo principî ben diversi, diametralmente opposti: egoismi, arrivismi, fame di potere e di denaro, “la sacra fame dell’oro” di virgiliana e dantesca memoria, hanno sempre di più, oggi più di ieri, posto il denaro e il potere come unici “valori” esistenziali da perseguire, ad ogni costo. L’Italia, più delle altre Nazioni, mi sembra contaminata da questo virus distruttivo.”
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Segue la Prefazione di Pino Aprile che ha dedicato, tra l’altro, un intero capitolo del suo ultimo libro, Giù al Sud (Piemme 2011), al Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, fondato da te e da Giuseppe Iuliano.
“Sì, siamo grati a Pino Aprile, perché ha compreso come l’esclusione della poesia del Sud dalla storia nazionale sia un effetto di questa crisi italiana, che è alimentata da una contrapposizione netta tra Nord, Sud e Centro, purtroppo gravemente “sostenuta” da una politica diseducativa, che ha cavalcato il localismo e purtroppo anche il razzismo. Tuttavia, occorre dirlo, il Centro è sostenuto da tanti intellettuali italiani quali Ugo Piscopo, Giuseppe Panella, Francesco D’Episcopo, Alessandro Di Napoli, Enzo Rega, Alfonso Nannariello, Franca Molinaro, Salvatore Salvatore, Vincenzo D’Alessio e centinaia di altri, che hanno dedicato il loro pensiero alla valorizzazione del dialogo tra le culture e al confronto libero e basato sull’accoglienza e la reciprocità, rivolti sia all’Italia e all’Europa, ma anche a tutte le culture del Mediterraneo. In tal senso e non solo, sposiamo l’idea di Fernand Braudel del Mediterraneo come “ponte” tra civiltà.”

Il libro strutturato in quattro capitoli è impreziosito anche dalla postfazione di Dario Meninno, RSU FIOM CGIL dell’Iribus - Iveco di Flumeri, che racconta la fine della battaglia degli operai in difesa del lavoro.
“In effetti, il libro, che si occupa di questa crisi da vari punti di indagine, offre uno spaccato di una vicenda che ha del paradossale. La Irisbus Iveco di Valle Ufita, con quasi settecento operai, e con un indotto, che conta altrettanti lavoratori, è stata chiusa dalla FIAT. Eppure, questo stabilimento è l’unico in Italia a costruire pullman, di cui il nostro Paese ha urgentemente bisogno, dal momento che possiede un “parco autobus” obsoleto e altamente inquinante, per il quale l’Unione Europea ha richiesto uno svecchiamento immediato. Eppure, nonostante questo stabilimento fornisca un prodotto necessario al Paese, la politica e le economie aziendali hanno preferito altro! Quando, insomma, una Nazione rinuncia anche a prodotti “utili” e indispensabili, dimostra tra l’altro di non avere una guida, un progetto, una politica industriale degni di questo nome.”
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Entriamo nel cuore del libro, il primo capitolo, Poeti cafoni e meridionali criminali, è incentrato sulla damnatio memoriae della Poesia del Sud, la cui produzione novecentesca è lasciata fuori dalle recenti Indicazioni nazionali emanate a seguito del riordino dei Licei (DPR 89/2010).
“In questo capitolo, stigmatizzo un aspetto che pare sia sfuggito a molti: infatti, nelle “Indicazioni nazionali” emanate a seguito del riordino dei Licei, relativamente ai poeti e scrittori del Novecento, su diciassette autori menzionati, nessuno è meridionale. Non compare neanche Salvatore Quasimodo, Premio Nobel della Letteratura! Forse è casuale che compaiano solo scrittori e poeti lombardi, veneti, liguri, piemontesi, toscani, e tutte le altre regioni siano poco o per nulla rappresentate? Ma, al di là della polemica, a noi è sembrato sacrosanto segnalare la questione ed invitare tutte le scuole italiane a chiedere una integrazione delle “Indicazioni” includendo autori provenienti anche dalle altre regioni. È vero, si potrà obiettare, che le “Indicazioni” sono appunto semplicemente indicative, ma l’elenco così proposto con il tempo creerà un “canone” e indurrà le case editrici ad adeguarsi a questo elenco a nostro avviso incompleto se non discriminante.”
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Il secondo capitolo - I giovani e la crisi, affronta il tema principale della crisi etica prima che economica dell’Italia - analizza il destino dei giovani meridionali condannati all’emigrazione.
“La realtà del Sud è ancora più drammatica di quella del Nord e del Centro. Si tratta effettivamente di un’intera generazione abbandonata, condannata ad una vita peggiore di quella dei propri nonni e dei propri genitori. Parlo dei giovani tra i quindici e i trentacinque anni: tranne i privilegiati, il resto dovrà ricominciare d’accapo, “accontentandosi” di un lavoro sottopagato e precario. Il problema è sempre lo stesso: il modello dell’homo oeconomicus produce sviluppo - spesso distruttivo -, ma non il progresso, tanto meno la felicità. Crea un mondo, piuttosto, sempre più ingiusto!”
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La riflessione che emerge è il sostanziale fallimento delle politiche per l’industrializzazione soprattutto successive al terremoto del 23 novembre 1980.
“Nel libro, tento di affrontare le questioni da un punto di vista locale, nazionale e internazionale. Relativamente all’Irpinia, il grande progetto dell’”industria in montagna” elaborato dopo il terremoto del 23 novembre 1980 è stato in parte un fallimento. Ci sono casi di grande successo - analizzo quello della SEVES -, ma in genere i risultati sono stati inferiori alle attese. Ripensare quel periodo deve essere un obiettivo dell’oggi, per evitare gli errori del passato. Già Manlio Rossi-Doria, del resto, nei mesi immediatamente successivi al terremoto aveva dato delle indicazioni preziose, che furono in buona parte trascurate dalla politica.”
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Uno spazio centrale del libro è dedicato all’Irisbus e alla sua chiusura, documentata attraverso alcune riflessioni, che partono dai livelli internazionali per arrivare al locale.
“Nelle riflessioni dedicate all’Irisbus, ho posto in evidenza come la FIAT abbia accentuato la sua propensione globale e continuerà sempre di più negli anni a venire a guardare all’Asia e all’America e meno all’Italia. Dunque, in tal modo si spiega anche la dismissione della Irisbus, che al contrario avrebbe potuto essere - come in realtà è - uno stabilimento particolarmente prezioso non solo per il destino dell’Irpinia, ma anche per il piano industriale dell’Italia in Europa.”
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Il terzo capitolo, Politici, è dedicato ai politici della Seconda Repubblica, così lontani da un “politico dei princìpi”, desanctisiano, che risponde al nome di Gerardo Bianco. La cui figura di uomo retto e coerente può essere un simbolo per una nuova scommessa. Per un rinnovo della politica?
“La crisi della politica è davanti agli occhi di tutti, da quando le classi dirigenti sono state selezionate non sulla base delle qualità intellettuali o etiche ma spesso sulla base di valutazioni altre, che non hanno nulla a che vedere con il vero fine della politica, da intendersi come “risoluzione dei problemi della pólis”. L’omaggio a Gerardo Bianco è stato un modo per proporre un modello ideale, di politico desanctisiano, che rappresenta paradossalmente il futuro, nel senso che i giovani dovrebbero ritornare alla politica guardando a questi modelli ideali.”
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Infine, l’ultimo capitolo, Intellettuali e cultura, con tre paragrafi dedicati ad Antonio La Penna, Giuseppe Iuliano e Franco Arminio, riespone un’idea di intellettualità militante, che supera l’elitismo dorsiano per arrivare ad una visione della questione meridionale come questione di popolo.
“Sì, per risolvere la “questione meridionale” e in generale la crisi italiana, bisognerebbe ritornare ad un civismo diffuso, in cui tutti indistintamente si sentano chiamati a dare il loro contributo per il “bene comune”. Soluzioni elitiste o elitarie sono condannate al fallimento, come anche soluzioni che possano venire dall’alto. Un civismo dal basso è la soluzione che prospetto.”
Secondo te una culturale collettiva può portare ad una nuova prospettiva per l’intero Paese?
“Certo. Gramsci pensava ad un “intellettuale collettivo”, che fosse il partito. Mutuando da Gramsci questo concetto, potremmo affermare che il Paese si salva se il popolo, non più massa, sarà in grado di divenire “intellettuale collettivo”, unione di uomini e donne, che in nome del “bene comune”, dei valori della giustizia, della solidarietà, del rispetto reciproco e della pace possano pensare e progettare un futuro insieme.”
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Il libro si chiude con una pars construens, che consiste nella proposta di una virtù civica comune, che può rappresentare una svolta possibile per l’Irpinia, il Sud e l’Italia.
“In effetti, noi abbiamo costituito - dietro suggerimento del Presidente dell’UPI, Università Popolare d’Irpinia, Michele Ciasullo, che firma anche l’Introduzione al libro - le “Sentinelle dell’Irpinia”, un’associazione, che è un modo di essere, che ognuno dovrebbe assumere per il bene delle proprie comunità. Ecco, se gli Italiani divenissero tutti “Sentinelle dell’Italia” nel senso che pongano gli interessi, le bellezze, le ricchezze, il bene comune della Nazione al primo posto, avremmo risolto la “crisi” prima di tutto etica, politica e civile, che ci “condanna”. Allora, saremmo veramente forti e potremmo affrontare con slancio, con forza, con la convinzione del vero ottimismo, le sfide che ci attendono, e dare un futuro ai nostri giovani.”

Paolo Saggese (Torella dei Lombardi, Av, 1967), laureato in Lettere classiche presso l’Università degli Studi di Firenze, Dottore di ricerca in filologia greca e latina presso lo stesso Ateneo, già docente di Letteratura latina presso le SICSI dell’Università di Salerno, insegna da più di quindici anni latino e greco presso i Licei della provincia di Avellino. Autore o curatore di una trentina di volumi dedicati alla poesia latina ed italiana, alla storia del Novecento e alla politica, fondatore con Giuseppe Iuliano del Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud e condirettore artistico con lo stesso del “Festival della Poesia dei Paesi del Mediterraneo”, si è occupato di recente di Giuseppe Marotta, valorizzando le origini irpine dello scrittore de L’oro di Napoli. Ha, inoltre, pubblicato le poesie dedicate al terremoto dell’Irpinia (La polvere e la luna. I poeti del 23 novembre, Delta 3 edizioni, 2010), ha curato il poemetto La prigione di Francesco De Sanctis, ed ha appena concluso il saggio meridionalista Dorso, Gramsci, Sturzo: un dialogo “spezzato” (e altri saggi dorsiani), volume di prossima pubblicazione per i tipi della Delta 3 edizioni.

Fonte: Rainews24


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domenica 11 marzo 2012

Terroni a Gaeta. Spettacolo al Cinema Teatro Ariston.









Una superba interpretazione di Roberto D'Alessandro al teatro Ariston di Gaeta. Lo spettacolo a cura della Camera di Commercio di Latina, voluto fortemente dal presidente Zottola è stato visionato dai ragazzi delle scuole.
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Una superba interpretazione di Roberto D'Alessandro al teatro Ariston di Gaeta. Lo spettacolo a cura della Camera di Commercio di Latina, voluto fortemente dal presidente Zottola è stato visionato dai ragazzi delle scuole.

 
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