lunedì 28 febbraio 2022

NAPOLI CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI

Stamani, 28/02/2022, davanti al Maschio Angioino a Napoli evento d'adesione delle forze antiliberiste Prc, Pap, demA, Partito del Sud (con Antonio Luongo) e Pci alla Campagna di contestazione al Ddl Concorrenza del governo.

Il Governo Draghi accelera circa l'approvazione del DDL CONCORRENZA, che ha come unico fine la PRIVATIZZAZIONE di ciò che rimane dei servizi pubblici locali, soprattutto in termini di Acqua, trasporti e rifiuti, ed interviene anche su porti, spiagge e licenze taxi. Tale provvedimento di chiara impronta LIBERISTA, rappresenta anche una delle condizionali "trappola" per l'erogazione dei fondi PNRR (riforme abilitanti).

In questo contesto e col PATTO per NAPOLI, Sindaco Manfredi e Ass. Baretta, ricevono carta bianca per recarsi a Roma dallo stesso Draghi, e impegnare Napoli all'AUSTERITY per i prossimi 20 anni: tra aumento della tassazione, svendita immobiliare, contenimento salario per i dipendenti e riorganizzazione delle Società partecipate, emerge un approccio in stile Troika per le città metropolitane che vi aderiscono.
L'insieme di queste misure considerato il CAROVITA, con sproporzionato aumento di bollette di luce e gas (a dimostrazione che le liberalizzazioni non sono servite proprio a nulla) produrrà soltanto miseria e diseguaglianze.
La Napoli che resiste invece, su beni comuni e ripubblicizzazione dell'acqua, ha dimostrato che l'ALTERNATIVA è possibile e sostenibile, dando fiducia a 27 milioni di cittadini che hanno votato i Referendum del 2011.
Aderendo quindi alla Campagna Nazionale contro il DDL CONCORRENZA Rivendichiamo che il Consiglio comunale si esprima positivamente alla Richiesta di STRALCIO dell'ART. 6, votando l' Ordine del Giorno che sarà presentato nella seduta di lunedi prossimo da Alessandra Clemente, proprio come sta accadendo in altri Municipi o altre Regioni come per esempio in consiglio regionale del Friuli V.G!!!
Le Forze politiche che hanno sostenuto la COALIZIONE ANTILIBERISTA fanno appello a tutte le realtà sociali della città che in questi anni hanno sostenuto e attraversato tali vertenze, e a partecipare e sostenere il PRESIDIO al Maschio Angioino ore 9.00 del 28 febbraio 2022 promosso dalla stessa coalizione composta da PRC, POTERE AL POPOLO, DEMA, PARTITO DEL SUD E PCI






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Stamani, 28/02/2022, davanti al Maschio Angioino a Napoli evento d'adesione delle forze antiliberiste Prc, Pap, demA, Partito del Sud (con Antonio Luongo) e Pci alla Campagna di contestazione al Ddl Concorrenza del governo.

Il Governo Draghi accelera circa l'approvazione del DDL CONCORRENZA, che ha come unico fine la PRIVATIZZAZIONE di ciò che rimane dei servizi pubblici locali, soprattutto in termini di Acqua, trasporti e rifiuti, ed interviene anche su porti, spiagge e licenze taxi. Tale provvedimento di chiara impronta LIBERISTA, rappresenta anche una delle condizionali "trappola" per l'erogazione dei fondi PNRR (riforme abilitanti).

In questo contesto e col PATTO per NAPOLI, Sindaco Manfredi e Ass. Baretta, ricevono carta bianca per recarsi a Roma dallo stesso Draghi, e impegnare Napoli all'AUSTERITY per i prossimi 20 anni: tra aumento della tassazione, svendita immobiliare, contenimento salario per i dipendenti e riorganizzazione delle Società partecipate, emerge un approccio in stile Troika per le città metropolitane che vi aderiscono.
L'insieme di queste misure considerato il CAROVITA, con sproporzionato aumento di bollette di luce e gas (a dimostrazione che le liberalizzazioni non sono servite proprio a nulla) produrrà soltanto miseria e diseguaglianze.
La Napoli che resiste invece, su beni comuni e ripubblicizzazione dell'acqua, ha dimostrato che l'ALTERNATIVA è possibile e sostenibile, dando fiducia a 27 milioni di cittadini che hanno votato i Referendum del 2011.
Aderendo quindi alla Campagna Nazionale contro il DDL CONCORRENZA Rivendichiamo che il Consiglio comunale si esprima positivamente alla Richiesta di STRALCIO dell'ART. 6, votando l' Ordine del Giorno che sarà presentato nella seduta di lunedi prossimo da Alessandra Clemente, proprio come sta accadendo in altri Municipi o altre Regioni come per esempio in consiglio regionale del Friuli V.G!!!
Le Forze politiche che hanno sostenuto la COALIZIONE ANTILIBERISTA fanno appello a tutte le realtà sociali della città che in questi anni hanno sostenuto e attraversato tali vertenze, e a partecipare e sostenere il PRESIDIO al Maschio Angioino ore 9.00 del 28 febbraio 2022 promosso dalla stessa coalizione composta da PRC, POTERE AL POPOLO, DEMA, PARTITO DEL SUD E PCI






domenica 27 febbraio 2022

NAPOLI: APPELLO PER UN PRESIDIO CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI - Maschio Angioino ore 9.00, lunedì 28 febbraio 2022

APPELLO PER UN PRESIDIO CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI 

Napoli, Maschio Angioino ore 9.00, lunedì 28 febbraio 2022

Promosso dalla coalizione composta da PRC, POTERE AL POPOLO, DEMA, PARTITO DEL SUD E PCI
Il Governo Draghi accelera circa l'approvazione del DDL CONCORRENZA, che ha come unico fine la PRIVATIZZAZIONE di ciò che rimane dei servizi pubblici locali, soprattutto in termini di Acqua, trasporti e rifiuti, ed interviene anche su porti, spiagge e licenze taxi. Tale provvedimento di chiara impronta LIBERISTA, rappresenta anche una delle condizionali "trappola" per l'erogazione dei fondi PNRR (riforme abilitanti).
In questo contesto e col PATTO per NAPOLI, Sindaco Manfredi e Ass. Baretta, ricevono carta bianca per recarsi a Roma dallo stesso Draghi, e impegnare Napoli all'AUSTERITY per i prossimi 20 anni: tra aumento della tassazione, svendita immobiliare, contenimento salario per i dipendenti e riorganizzazione delle Società partecipate, emerge un approccio in stile Troika per le città metropolitane che vi aderiscono.

L'insieme di queste misure considerato il CAROVITA, con sproporzionato aumento di bollette di luce e gas (a dimostrazione che le liberalizzazioni non sono servite proprio a nulla) produrrà soltanto miseria e diseguaglianze.
La Napoli che resiste invece, su beni comuni e ripubblicizzazione dell'acqua, ha dimostrato che l'ALTERNATIVA è possibile e sostenibile, dando fiducia a 27 milioni di cittadini che hanno votato i Referendum del 2011.

Aderendo quindi alla Campagna Nazionale contro il DDL CONCORRENZA Rivendichiamo che il Consiglio comunale si esprima positivamente alla Richiesta di STRALCIO dell'ART. 6, votando l' Ordine del Giorno che sarà presentato nella seduta di lunedi prossimo da Alessandra Clemente, proprio come sta accadendo in altri Municipi o altre Regioni come per esempio in consiglio regionale del Friuli V.G!!!

Le Forze politiche che hanno sostenuto la COALIZIONE ANTILIBERISTA fanno appello a tutte le realtà sociali della città che in questi anni hanno sostenuto e attraversato tali vertenze, e a partecipare e sostenere il PRESIDIO al Maschio Angioino ore 9.00 del 28 febbraio 2022 promosso dalla stessa coalizione composta da PRC, POTERE AL POPOLO, DEMA, PARTITO DEL SUD E PCI.





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APPELLO PER UN PRESIDIO CONTRO LE PRIVATIZZAZIONI 

Napoli, Maschio Angioino ore 9.00, lunedì 28 febbraio 2022

Promosso dalla coalizione composta da PRC, POTERE AL POPOLO, DEMA, PARTITO DEL SUD E PCI
Il Governo Draghi accelera circa l'approvazione del DDL CONCORRENZA, che ha come unico fine la PRIVATIZZAZIONE di ciò che rimane dei servizi pubblici locali, soprattutto in termini di Acqua, trasporti e rifiuti, ed interviene anche su porti, spiagge e licenze taxi. Tale provvedimento di chiara impronta LIBERISTA, rappresenta anche una delle condizionali "trappola" per l'erogazione dei fondi PNRR (riforme abilitanti).
In questo contesto e col PATTO per NAPOLI, Sindaco Manfredi e Ass. Baretta, ricevono carta bianca per recarsi a Roma dallo stesso Draghi, e impegnare Napoli all'AUSTERITY per i prossimi 20 anni: tra aumento della tassazione, svendita immobiliare, contenimento salario per i dipendenti e riorganizzazione delle Società partecipate, emerge un approccio in stile Troika per le città metropolitane che vi aderiscono.

L'insieme di queste misure considerato il CAROVITA, con sproporzionato aumento di bollette di luce e gas (a dimostrazione che le liberalizzazioni non sono servite proprio a nulla) produrrà soltanto miseria e diseguaglianze.
La Napoli che resiste invece, su beni comuni e ripubblicizzazione dell'acqua, ha dimostrato che l'ALTERNATIVA è possibile e sostenibile, dando fiducia a 27 milioni di cittadini che hanno votato i Referendum del 2011.

Aderendo quindi alla Campagna Nazionale contro il DDL CONCORRENZA Rivendichiamo che il Consiglio comunale si esprima positivamente alla Richiesta di STRALCIO dell'ART. 6, votando l' Ordine del Giorno che sarà presentato nella seduta di lunedi prossimo da Alessandra Clemente, proprio come sta accadendo in altri Municipi o altre Regioni come per esempio in consiglio regionale del Friuli V.G!!!

Le Forze politiche che hanno sostenuto la COALIZIONE ANTILIBERISTA fanno appello a tutte le realtà sociali della città che in questi anni hanno sostenuto e attraversato tali vertenze, e a partecipare e sostenere il PRESIDIO al Maschio Angioino ore 9.00 del 28 febbraio 2022 promosso dalla stessa coalizione composta da PRC, POTERE AL POPOLO, DEMA, PARTITO DEL SUD E PCI.





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Natale Cuccurese: “Politici del centro-sinistra-destra, ‘patrioti’ sulla pelle dei meridionali”

La conclamata condizione del Sud Italia come colonia estrattiva interna di risorse economiche ed umane a favore del sistema Nord deve indurci a domandarci quale sia la composizione territoriale delle forze armate italiane, il cui intervento, nell’ambito dell’alleanza Nato, è invocato, dai maggiori leader del Partito Unico del Nord per fronteggiare la crisi ucraina.

Ebbene, a questa domanda ha dato una risposta chiara, netta ed inequivocabile il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, dati alla mano, sul suo profilo facebook personale, ha evidenziato che il 70,15% degli appartenenti alle forze armate italiane è di origine meridionale.

Adesso capite – ha chiosato Cuccurese – che i patrioti del centro-sinistra-destra in Ucraina a combattere non vogliono mandarci i loro figli ma i vostri?!

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese




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La conclamata condizione del Sud Italia come colonia estrattiva interna di risorse economiche ed umane a favore del sistema Nord deve indurci a domandarci quale sia la composizione territoriale delle forze armate italiane, il cui intervento, nell’ambito dell’alleanza Nato, è invocato, dai maggiori leader del Partito Unico del Nord per fronteggiare la crisi ucraina.

Ebbene, a questa domanda ha dato una risposta chiara, netta ed inequivocabile il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, dati alla mano, sul suo profilo facebook personale, ha evidenziato che il 70,15% degli appartenenti alle forze armate italiane è di origine meridionale.

Adesso capite – ha chiosato Cuccurese – che i patrioti del centro-sinistra-destra in Ucraina a combattere non vogliono mandarci i loro figli ma i vostri?!

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese




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LAB-SUD: “PER LA RISCOSSA DEL SUD, COMUNITÀ RIBELLI CON IL ‘CAPPELLO IN MANO’. BASTA REMORE!”

 

"Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud".




Da circa un trentennio, in corrispondenza con la progressiva affermazione della centralità della presunta “questione settentrionale” agitata dalla Lega Nord e fatta propria dal Partito democratico, da Forza Italia e dal M5S, il Sud è privo di un’adeguata rappresentanza politica a livello istituzionale sia nazionale che locale.

Rimosso il Mezzogiorno dal discorso pubblico prima e derubricata la “questione meridionale” da questione nazionale a questione locale dopo, insomma, spenti i riflettori sullo storico divario Nord-Sud, nel corso degli ultimi diciassette anni, come certificato dal Rapporto Eurispes 2020, ai 20milioni di cittadini italiani residenti nelle regioni meridionali sono stati sottratti in modo del tutto illegittimo 840miliardi di euro di spesa pubblica allargata pro-capite.

Ancora oggi, come attestato da Cassa  Depositi e Prestiti, dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Corte dei Conti, dalla Corte costituzionale e dalla Svimez, sulla base del criterio della spesa storica, in nome dell’ideologia etno-liberista della “locomotiva” Nord e della “palla al piede” Sud, ogni anno ai cittadini meridionali vengono indebitamente scippati circa 60miliardi di euro di spesa pubblica complessiva annua per essere drenati verso le regioni settentrionali.

Il tutto avviene con la complicità delle classi dominanti estrattive meridionali, che, in cambio di un “piatto di lenticchie” più o meno abbondante, danno il via libera a che i diritti dei loro concittadini vengano limitati se non del tutto azzerati.

Se ancora oggi al Sud viene riservato nominalmente soltanto il 40% delle risorse “territorializzabili” dei circa 190miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza e non il 65%, come da criteri di ripartizione UE, se ancora oggi le maggiori Regioni leghiste e proto-leghiste del Nord – Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna – fanno “Asse” – l’“Asse del Male” – per perseguire la “secessione dei ricchi”, ciò è dovuto ad un drammatico vuoto di rappresentanza che lascia senza voce 20milioni di cittadini meridionali considerati da sempre “figli di un dio minore”, a cui se va bene, verranno riservate le briciole dell’extra-gettito fiscale dei territori “virtuosi” settentrionali.

Che fare per dare voce a chi non ha voce? Che fare per evitare quello che, a ragione, Natale Cuccurese ha definito il pericolo di “balcanizzazione” del Paese?

Avviare un processo costituente di tutte le forze meridionaliste e meridionali di orientamento progressista e radicale per dare vita a “comunità ribelli” con il “cappello in mano”. Questa, in estrema sintesi, l’appello politico lanciato dopo due anni di impegno meridionalistico a livello informativo e culturale dal “Laboratorio di riscossa per il Sud”.

Di seguito, la versione integrale dell’Appello”, pubblicato il 26 gennaio 2022 sul sito della “Rivista LEFT. Un pensiero nuovo a Sinistra”.

La riscossa del Sud, perché il Meridione non sia più terra di conquista e sfruttamento

Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire tutti insieme una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160 anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una colonia interna estrattiva. È ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con chi non è compromesso da decenni di connivenza politica e finanziaria con il “fronte del Nord”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, in rispetto dei principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per tutti i cittadini, del Sud così come del Nord.

Come Laboratorio per la riscossa del Sud, in collaborazione con la rivista Left e Transform Italia, crediamo che la fase storica attuale per il Mezzogiorno sia particolarmente delicata. Il Sud si dibatte fra Autonomia differenziata e destinazione dei fondi del Pnrr e appare ancora una volta come una colonia depredata ed abbandonata. Terra di conquista, di sfruttamento ed abbandono, dal 1861 vive una condizione che ne ha determinato nel corso dei secoli, nel senso comune, la convinzione di una zavorra per lo sviluppo del Paese, condizionandone da un lato un approccio antropologico della popolazione nella gestione del territorio e del quotidiano ma dall’altro la messa in discussione di uno stato di accettazione che ha dato vita a focolai di lotta e di conquista. I nostri territori sono stati luoghi di rivolte contadine, dei movimenti di occupazione delle terre, di movimenti per il salario, per il diritto al lavoro e alla casa, di movimenti femministi, delle conflittualità urbane lungo tutto il Novecento. Tutte rivoluzioni tradite, tutte “Rivoluzioni (sfruttate a favore) del ricco” così come bollate da Salvemini. Un lento trascinarsi che, come ben delineato da Antonio Gramsci hanno portato alla nascita e all’incancrenirsi della “Questione meridionale”, fino all’attuale degenerazione in dispregio degli articoli della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

Al fine di invertire la prospettiva geografica stiamo già lavorando da più di due anni. Da tutto questo lavoro sono nati sia documenti come la Carta dei diritti del Sud, lettere aperte ai deputati meridionali, al ministro del Sud, sia con incontri sui territori, fin quando è stato possibile vista l’emergenza in cui ci troviamo tutti a vivere ed operare, e poi con tanti incontri in diretta on-line.

L’ultimo dei quali con Luigi de Magistris nei giorni scorsi per presentare il libro Lezioni meridionali nato in collaborazione con Left ( qui il link alla presentazione video) dove sono stati sottolineati aspetti che a noi sembrano fondamentali, così come sottolineato anche dalle condivisibili parole di Luigi de Magistris.

Nei giorni antecedenti quest’ultimo incontro abbiamo prodotto il testo “Sud senza rappresentanza” che si può leggere su Transform!italia proprio per porre in rilievo questi aspetti. La nostra idea è che il Sud alla fine dell’attuale commedia politica, gestita dal governo più antimeridionale e classista della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà, se va bene e come sempre, con un’elemosina per quanto riguarda il Pnrr e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo. Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.
Per cui a nostro avviso è ora di dare una “scossa” e una degna rappresentanza politica al Sud!

Dato che il laboratorio permanente “La riscossa del Sud” è uno spazio di confronto che incontra i territori, attraversando tutte le regioni del Sud, pensiamo di organizzare un primo grande appuntamento assembleare, non appena l’emergenza in corso lo renderà possibile, tra le realtà organizzate meridionali, per strutturare la nostra opposizione, non solo con quanti in questi lunghi mesi hanno aderito al nostro percorso e che ringraziamo, ma aperta anche a tutti quanti lottano per i diritti negati e le offese recate al Sud.

Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud.

Fonte: Il Sud Conta - articolo di Salvatore Lucchese



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"Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud".




Da circa un trentennio, in corrispondenza con la progressiva affermazione della centralità della presunta “questione settentrionale” agitata dalla Lega Nord e fatta propria dal Partito democratico, da Forza Italia e dal M5S, il Sud è privo di un’adeguata rappresentanza politica a livello istituzionale sia nazionale che locale.

Rimosso il Mezzogiorno dal discorso pubblico prima e derubricata la “questione meridionale” da questione nazionale a questione locale dopo, insomma, spenti i riflettori sullo storico divario Nord-Sud, nel corso degli ultimi diciassette anni, come certificato dal Rapporto Eurispes 2020, ai 20milioni di cittadini italiani residenti nelle regioni meridionali sono stati sottratti in modo del tutto illegittimo 840miliardi di euro di spesa pubblica allargata pro-capite.

Ancora oggi, come attestato da Cassa  Depositi e Prestiti, dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Corte dei Conti, dalla Corte costituzionale e dalla Svimez, sulla base del criterio della spesa storica, in nome dell’ideologia etno-liberista della “locomotiva” Nord e della “palla al piede” Sud, ogni anno ai cittadini meridionali vengono indebitamente scippati circa 60miliardi di euro di spesa pubblica complessiva annua per essere drenati verso le regioni settentrionali.

Il tutto avviene con la complicità delle classi dominanti estrattive meridionali, che, in cambio di un “piatto di lenticchie” più o meno abbondante, danno il via libera a che i diritti dei loro concittadini vengano limitati se non del tutto azzerati.

Se ancora oggi al Sud viene riservato nominalmente soltanto il 40% delle risorse “territorializzabili” dei circa 190miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza e non il 65%, come da criteri di ripartizione UE, se ancora oggi le maggiori Regioni leghiste e proto-leghiste del Nord – Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna – fanno “Asse” – l’“Asse del Male” – per perseguire la “secessione dei ricchi”, ciò è dovuto ad un drammatico vuoto di rappresentanza che lascia senza voce 20milioni di cittadini meridionali considerati da sempre “figli di un dio minore”, a cui se va bene, verranno riservate le briciole dell’extra-gettito fiscale dei territori “virtuosi” settentrionali.

Che fare per dare voce a chi non ha voce? Che fare per evitare quello che, a ragione, Natale Cuccurese ha definito il pericolo di “balcanizzazione” del Paese?

Avviare un processo costituente di tutte le forze meridionaliste e meridionali di orientamento progressista e radicale per dare vita a “comunità ribelli” con il “cappello in mano”. Questa, in estrema sintesi, l’appello politico lanciato dopo due anni di impegno meridionalistico a livello informativo e culturale dal “Laboratorio di riscossa per il Sud”.

Di seguito, la versione integrale dell’Appello”, pubblicato il 26 gennaio 2022 sul sito della “Rivista LEFT. Un pensiero nuovo a Sinistra”.

La riscossa del Sud, perché il Meridione non sia più terra di conquista e sfruttamento

Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire tutti insieme una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160 anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una colonia interna estrattiva. È ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con chi non è compromesso da decenni di connivenza politica e finanziaria con il “fronte del Nord”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, in rispetto dei principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per tutti i cittadini, del Sud così come del Nord.

Come Laboratorio per la riscossa del Sud, in collaborazione con la rivista Left e Transform Italia, crediamo che la fase storica attuale per il Mezzogiorno sia particolarmente delicata. Il Sud si dibatte fra Autonomia differenziata e destinazione dei fondi del Pnrr e appare ancora una volta come una colonia depredata ed abbandonata. Terra di conquista, di sfruttamento ed abbandono, dal 1861 vive una condizione che ne ha determinato nel corso dei secoli, nel senso comune, la convinzione di una zavorra per lo sviluppo del Paese, condizionandone da un lato un approccio antropologico della popolazione nella gestione del territorio e del quotidiano ma dall’altro la messa in discussione di uno stato di accettazione che ha dato vita a focolai di lotta e di conquista. I nostri territori sono stati luoghi di rivolte contadine, dei movimenti di occupazione delle terre, di movimenti per il salario, per il diritto al lavoro e alla casa, di movimenti femministi, delle conflittualità urbane lungo tutto il Novecento. Tutte rivoluzioni tradite, tutte “Rivoluzioni (sfruttate a favore) del ricco” così come bollate da Salvemini. Un lento trascinarsi che, come ben delineato da Antonio Gramsci hanno portato alla nascita e all’incancrenirsi della “Questione meridionale”, fino all’attuale degenerazione in dispregio degli articoli della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

Al fine di invertire la prospettiva geografica stiamo già lavorando da più di due anni. Da tutto questo lavoro sono nati sia documenti come la Carta dei diritti del Sud, lettere aperte ai deputati meridionali, al ministro del Sud, sia con incontri sui territori, fin quando è stato possibile vista l’emergenza in cui ci troviamo tutti a vivere ed operare, e poi con tanti incontri in diretta on-line.

L’ultimo dei quali con Luigi de Magistris nei giorni scorsi per presentare il libro Lezioni meridionali nato in collaborazione con Left ( qui il link alla presentazione video) dove sono stati sottolineati aspetti che a noi sembrano fondamentali, così come sottolineato anche dalle condivisibili parole di Luigi de Magistris.

Nei giorni antecedenti quest’ultimo incontro abbiamo prodotto il testo “Sud senza rappresentanza” che si può leggere su Transform!italia proprio per porre in rilievo questi aspetti. La nostra idea è che il Sud alla fine dell’attuale commedia politica, gestita dal governo più antimeridionale e classista della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà, se va bene e come sempre, con un’elemosina per quanto riguarda il Pnrr e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo. Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.
Per cui a nostro avviso è ora di dare una “scossa” e una degna rappresentanza politica al Sud!

Dato che il laboratorio permanente “La riscossa del Sud” è uno spazio di confronto che incontra i territori, attraversando tutte le regioni del Sud, pensiamo di organizzare un primo grande appuntamento assembleare, non appena l’emergenza in corso lo renderà possibile, tra le realtà organizzate meridionali, per strutturare la nostra opposizione, non solo con quanti in questi lunghi mesi hanno aderito al nostro percorso e che ringraziamo, ma aperta anche a tutti quanti lottano per i diritti negati e le offese recate al Sud.

Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud.

Fonte: Il Sud Conta - articolo di Salvatore Lucchese



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giovedì 24 febbraio 2022

IL PARTITO DEL SUD SI SCHIERA PER LA PACE CONTRO OGNI TIPO DI CONFLITTO

Purtroppo la cronaca odierna riporta che in Ucraina, come si temeva, è scoppiata la guerra a fronte di un carente lavoro diplomatico delle nazioni europee e di una persistente posizione statunitense, bloccata dagli evidenti interessi ed obiettivi della Nato. La posizione russa, poco disponibile a continuare discussioni sulla necessità che l'Ucraina resti distante dall'aggregazione Nato, hanno determinato la tragicità degli eventi. Il risultato di questo muro contro muro è una guerra ormai deflagrata. 

Riteniamo, al di là di maggiori approfondimenti del tema nelle prossime ore, come Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti che l'inderogabile priorità sia il blocco della guerra, che, come comprovato dalla storia è solo una tragedia per i popoli coinvolti e non risolutiva di nessuna problematica. 

Da qui il nostro invito ed impegno a tutti i livelli a battersi per bloccare e superare le criticità che hanno determinato la guerra in corso. 

Inoltre come Partito del Sud non possiamo dimenticare i legami storici che legano il Sud Italia alla Russia ed al suo popolo e anche in nome di questo legame invitiamo tutti alla pace e alla tolleranza così come richiesto dalla Costituzione italiana all’Art. 11. 

Sì al disarmo bilaterale, alla diplomazia, alla pace! 


CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD




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Purtroppo la cronaca odierna riporta che in Ucraina, come si temeva, è scoppiata la guerra a fronte di un carente lavoro diplomatico delle nazioni europee e di una persistente posizione statunitense, bloccata dagli evidenti interessi ed obiettivi della Nato. La posizione russa, poco disponibile a continuare discussioni sulla necessità che l'Ucraina resti distante dall'aggregazione Nato, hanno determinato la tragicità degli eventi. Il risultato di questo muro contro muro è una guerra ormai deflagrata. 

Riteniamo, al di là di maggiori approfondimenti del tema nelle prossime ore, come Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti che l'inderogabile priorità sia il blocco della guerra, che, come comprovato dalla storia è solo una tragedia per i popoli coinvolti e non risolutiva di nessuna problematica. 

Da qui il nostro invito ed impegno a tutti i livelli a battersi per bloccare e superare le criticità che hanno determinato la guerra in corso. 

Inoltre come Partito del Sud non possiamo dimenticare i legami storici che legano il Sud Italia alla Russia ed al suo popolo e anche in nome di questo legame invitiamo tutti alla pace e alla tolleranza così come richiesto dalla Costituzione italiana all’Art. 11. 

Sì al disarmo bilaterale, alla diplomazia, alla pace! 


CONSIGLIO DIRETTIVO NAZIONALE DEL PARTITO DEL SUD




EMILIA ROMAGNA: NO ALL’ASSE DEL NORD, NO ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA! (Comunicato stampa unitario demA, PCI, Partito della Rifondazione Comunista, Partito del Sud e L’Altra Emilia-Romagna)

Riprende e si rafforza l’Asse delle Regioni ricche, nato con il malcelato scopo di accrescere nel Paese disuguaglianze sociali e territoriali, grazie all’Autonomia differenziata che rischia di portare in breve tempo alla dissoluzione dell’unità del Paese. Per togliere ogni dubbio sulla sponda separatista e di destra han ben pensato di chiamarlo "Asse dell'autonomia", Zaia-Bonaccini.

Una richiesta pressante di autonomia che avanza nella totale mancanza di trasparenza e condivisione democratica attorno al tema: non si conosce infatti il testo aggiornato su cui si cerca l’intesa, così come non sono noti i veri contenuti oggetto della contrattazione e del rapporto fra le parti. In altre parole si sta procedendo a fari spenti nella più assoluta opacità e mancanza d’informazione ai cittadini, tant'è che Regione che vai narrazione che senti. Richiesta che guarda caso giunge proprio mentre la pandemia ha mostrato tutti i limiti di venti sistemi sanitari diversi e, paradossalmente, mentre Bonaccini chiede al governo centrale denaro per colmare il buco da 800milioni di Euro della Sanità dell’Emilia-Romagna, come riportato da alcune testate, che per la prima volta nella sua storia rischia il default e il commissariamento.
Non è affatto vero come dice Bonaccini che l'Emilia-Romagna non chiede un Euro in più allo Stato, dato che l'Autonomia è richiesta a saldi di bilancio invariati, il che significa cristallizzare differenze territoriali che già oggi fanno dell’Italia un Paese profondamente diseguale, disattendendo il compito che il Pnrr almeno a parole avrebbe dovuto svolgere visto che l’Italia ha ottenuto il più alto finanziamento fra tutti i Paesi Ue proprio per iniziare a porre rimedio a diseguaglianze e alla disastrosa condizione del Mezzogiorno.
Al contrario di Zaia, Bonaccini e di Fontana, come DemA, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito del Sud e L’Altra Emilia-Romagna, diciamo NO all’Autonomia differenziata e riteniamo che siano maturi i tempi per porre mano alle storture costituzionali conseguenti alla sciagurata riforma del Titolo V del 2001, che oltretutto dopo più di vent’anni non vedono ancora la definizione dei LEP.
La Costituzione già oggi riconosce e promuove le autonomie locali e i Presidenti di Regione, anziché avviare pericolosi processi conflittuali fra Regioni e Stato, dovrebbero unirsi nel chiedere al governo una politica di investimenti per i territori al fine di rendere esigibili i diritti costituzionali a tutti i cittadini. A tal fine infatti abbiamo sostenuto la petizione popolare presentata a dicembre in Regione per il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata, promossa dal Comitato contro l’Autonomia Differenziata dell’Emilia-Romagna e partecipato alla relativa raccolta firme.
Solo due anni fa per le elezioni regionali in Emilia-Romagna Bonaccini chiedeva il “voto utile” per fermare la Lega. Oggi il Pd insieme alla Lega governa il Paese e Bonaccini e Zaia fanno una conferenza stampa congiunte in totale sintonia. Il voto dei cittadini si è rivelato utile solo per spostare l’Asse politico verso destra, con un “patto tripartito” che vede Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto collaborare contro l’interesse dei cittadini sia del Nord che del Sud al fine di favorire privatizzazioni e califfati locali.

I/le Segretari/e Regionali:
Enrico Panini -demA
Selene Prodi-Partito Comunista Italiano
Stefano Lugli -Partito della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese-Partito del Sud
Cristina Quintavalla -L’Altra Emilia Romagna




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Riprende e si rafforza l’Asse delle Regioni ricche, nato con il malcelato scopo di accrescere nel Paese disuguaglianze sociali e territoriali, grazie all’Autonomia differenziata che rischia di portare in breve tempo alla dissoluzione dell’unità del Paese. Per togliere ogni dubbio sulla sponda separatista e di destra han ben pensato di chiamarlo "Asse dell'autonomia", Zaia-Bonaccini.

Una richiesta pressante di autonomia che avanza nella totale mancanza di trasparenza e condivisione democratica attorno al tema: non si conosce infatti il testo aggiornato su cui si cerca l’intesa, così come non sono noti i veri contenuti oggetto della contrattazione e del rapporto fra le parti. In altre parole si sta procedendo a fari spenti nella più assoluta opacità e mancanza d’informazione ai cittadini, tant'è che Regione che vai narrazione che senti. Richiesta che guarda caso giunge proprio mentre la pandemia ha mostrato tutti i limiti di venti sistemi sanitari diversi e, paradossalmente, mentre Bonaccini chiede al governo centrale denaro per colmare il buco da 800milioni di Euro della Sanità dell’Emilia-Romagna, come riportato da alcune testate, che per la prima volta nella sua storia rischia il default e il commissariamento.
Non è affatto vero come dice Bonaccini che l'Emilia-Romagna non chiede un Euro in più allo Stato, dato che l'Autonomia è richiesta a saldi di bilancio invariati, il che significa cristallizzare differenze territoriali che già oggi fanno dell’Italia un Paese profondamente diseguale, disattendendo il compito che il Pnrr almeno a parole avrebbe dovuto svolgere visto che l’Italia ha ottenuto il più alto finanziamento fra tutti i Paesi Ue proprio per iniziare a porre rimedio a diseguaglianze e alla disastrosa condizione del Mezzogiorno.
Al contrario di Zaia, Bonaccini e di Fontana, come DemA, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Partito del Sud e L’Altra Emilia-Romagna, diciamo NO all’Autonomia differenziata e riteniamo che siano maturi i tempi per porre mano alle storture costituzionali conseguenti alla sciagurata riforma del Titolo V del 2001, che oltretutto dopo più di vent’anni non vedono ancora la definizione dei LEP.
La Costituzione già oggi riconosce e promuove le autonomie locali e i Presidenti di Regione, anziché avviare pericolosi processi conflittuali fra Regioni e Stato, dovrebbero unirsi nel chiedere al governo una politica di investimenti per i territori al fine di rendere esigibili i diritti costituzionali a tutti i cittadini. A tal fine infatti abbiamo sostenuto la petizione popolare presentata a dicembre in Regione per il ritiro della richiesta di Autonomia differenziata, promossa dal Comitato contro l’Autonomia Differenziata dell’Emilia-Romagna e partecipato alla relativa raccolta firme.
Solo due anni fa per le elezioni regionali in Emilia-Romagna Bonaccini chiedeva il “voto utile” per fermare la Lega. Oggi il Pd insieme alla Lega governa il Paese e Bonaccini e Zaia fanno una conferenza stampa congiunte in totale sintonia. Il voto dei cittadini si è rivelato utile solo per spostare l’Asse politico verso destra, con un “patto tripartito” che vede Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto collaborare contro l’interesse dei cittadini sia del Nord che del Sud al fine di favorire privatizzazioni e califfati locali.

I/le Segretari/e Regionali:
Enrico Panini -demA
Selene Prodi-Partito Comunista Italiano
Stefano Lugli -Partito della Rifondazione Comunista
Natale Cuccurese-Partito del Sud
Cristina Quintavalla -L’Altra Emilia Romagna




martedì 22 febbraio 2022

PRC, Partito del Sud e DemA: “No allo strozza Napoli”

Arriva in Consiglio Comunale il tanto strombazzato “patto per Napoli”, che tuttavia all’improvviso svela la sua identità e assume le sembianze di una trappola. L’accoglienza benevola che i rappresentanti istituzionali gli stanno riservando è legata ad una mistificazione, su cui occorre fare chiarezza.

Solidarietà istituzionale

La proposta di Draghi che il sindaco Manfredi aveva tanto caldeggiato, non è la tanto auspicata manovra di solidarietà istituzionale, ma nulla più di un prestito bancario con interessi altissimi. Lo stato centrale anticiperà soldi in cambio di un contributo annuale degli enti locali, pari a 1/4 del prestito erogato. Un vincolo così stringente, in presenza di situazioni debitorie palesemente straordinarie, a Napoli siamo quasi a 5 miliardi di euro, equivale a costringere l’ente locale a manovre finanziarie “estreme”. Per “finanziare” il prestito gli enti locali avranno una sola strada: scaricare l’onere sui cittadini.

Il patto per Napoli così articolato, non salva Napoli, ma la strozza

Il sindaco di Napoli, dopo aver millantato un corridoio preferenziale col governo e costruito su questa promessa la sua elezione, diventa semplicemente mandante di una manovra lacrime e sangue firmata da Draghi che ha ben poco a che vedere con la presa di coscienza sui problemi del Sud e di tante altre ipocrite bugie. Una posizione tanto più assurda se si pensa che la forte criticità dei conti degli enti locali è conseguenza delle scellerate scelte governative degli ultimi 20 anni, dal fiscal compact in poi.
Per l’ennesima volta, a differenza delle generose soluzioni trovate in passato, come avvenuto più volte per Roma, subiremo la ricetta ormai fallimentare dell’austerity, di uno Stato trasformato in mero contabile di impresa, con i diritti dei cittadini calpestati e inesistenti.
Napoli non può accettare questo strozzinaggio mascherato. Partito del Sud, Dem-a e Rifondazione Comunista esprimono tutta la loro contrarietà e daranno battaglia in ogni sede per fermare questa condanna che sembra passare sotto silenzio nella complice indifferenza dei partiti della maggioranza consiliare.

Fonte: https://campania.iltabloid.it/2022/02/21/prc-partito-del-sud-e-dema-no-allo-strozza-napoli.html




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Arriva in Consiglio Comunale il tanto strombazzato “patto per Napoli”, che tuttavia all’improvviso svela la sua identità e assume le sembianze di una trappola. L’accoglienza benevola che i rappresentanti istituzionali gli stanno riservando è legata ad una mistificazione, su cui occorre fare chiarezza.

Solidarietà istituzionale

La proposta di Draghi che il sindaco Manfredi aveva tanto caldeggiato, non è la tanto auspicata manovra di solidarietà istituzionale, ma nulla più di un prestito bancario con interessi altissimi. Lo stato centrale anticiperà soldi in cambio di un contributo annuale degli enti locali, pari a 1/4 del prestito erogato. Un vincolo così stringente, in presenza di situazioni debitorie palesemente straordinarie, a Napoli siamo quasi a 5 miliardi di euro, equivale a costringere l’ente locale a manovre finanziarie “estreme”. Per “finanziare” il prestito gli enti locali avranno una sola strada: scaricare l’onere sui cittadini.

Il patto per Napoli così articolato, non salva Napoli, ma la strozza

Il sindaco di Napoli, dopo aver millantato un corridoio preferenziale col governo e costruito su questa promessa la sua elezione, diventa semplicemente mandante di una manovra lacrime e sangue firmata da Draghi che ha ben poco a che vedere con la presa di coscienza sui problemi del Sud e di tante altre ipocrite bugie. Una posizione tanto più assurda se si pensa che la forte criticità dei conti degli enti locali è conseguenza delle scellerate scelte governative degli ultimi 20 anni, dal fiscal compact in poi.
Per l’ennesima volta, a differenza delle generose soluzioni trovate in passato, come avvenuto più volte per Roma, subiremo la ricetta ormai fallimentare dell’austerity, di uno Stato trasformato in mero contabile di impresa, con i diritti dei cittadini calpestati e inesistenti.
Napoli non può accettare questo strozzinaggio mascherato. Partito del Sud, Dem-a e Rifondazione Comunista esprimono tutta la loro contrarietà e daranno battaglia in ogni sede per fermare questa condanna che sembra passare sotto silenzio nella complice indifferenza dei partiti della maggioranza consiliare.

Fonte: https://campania.iltabloid.it/2022/02/21/prc-partito-del-sud-e-dema-no-allo-strozza-napoli.html




domenica 20 febbraio 2022

VICENZA: LE PIU' COMPLESSE VICENDE DEL CONFINE ORIENTALE

Anche a Vicenza il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti....

Piazza Matteotti oggi Sabato 19 febbraio alle 16.30. È intervenuta la prof.ssa Alessandra Kersevan contro il becero e violento revisionismo storico delle destre fascioleghiste sulle complesse vicende del confine orientale. Un momento culturale, di liberta, ma soprattutto un momento "antifascista".

Un segnale anche per il sindaco di Vicenza Francesco Rucco che con un atto illiberale e antidemocratico ci ha negato la sala di villa Lattes adducendo la falsa motivazione di negazionismo.
Gli unici negazionisti sono le forze politiche di centrodestra che dall'istituzione del giorno del ricordo del 2004, usano il 10 febbraio come grimaldello per sabotare i fatti storici avvenuti e per infangare la Resistenza....






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Anche a Vicenza il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti....

Piazza Matteotti oggi Sabato 19 febbraio alle 16.30. È intervenuta la prof.ssa Alessandra Kersevan contro il becero e violento revisionismo storico delle destre fascioleghiste sulle complesse vicende del confine orientale. Un momento culturale, di liberta, ma soprattutto un momento "antifascista".

Un segnale anche per il sindaco di Vicenza Francesco Rucco che con un atto illiberale e antidemocratico ci ha negato la sala di villa Lattes adducendo la falsa motivazione di negazionismo.
Gli unici negazionisti sono le forze politiche di centrodestra che dall'istituzione del giorno del ricordo del 2004, usano il 10 febbraio come grimaldello per sabotare i fatti storici avvenuti e per infangare la Resistenza....






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NO ALLA GUERRA!

Stamani... NO ALLA GUERRA... davanti alla Base Nato al Lago Patria, con Rfc, Pap, USB, demA, Luigi de Magistris, Maurizio Acerbo anche Antonio Luongo per il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti...

Di Antonio Luongo

Napoli ha lanciato forte e chiaro il suo NO ALLA GUERRA.
Insieme al Partito del Sud ho partecipato prima, in mattinata, al presidio davanti alla base Nato di Lago Patria.
Successivamente, nel pomeriggio abbiamo manifestato in via Toledo.

La risposta della città è stata importante, a dimostrazione che anche se i partiti alzano una coltre di fumo, c'è spazio per visioni alternative, e non bisogna mai scoraggiarsi per far valere i propri principi.








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Stamani... NO ALLA GUERRA... davanti alla Base Nato al Lago Patria, con Rfc, Pap, USB, demA, Luigi de Magistris, Maurizio Acerbo anche Antonio Luongo per il Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti...

Di Antonio Luongo

Napoli ha lanciato forte e chiaro il suo NO ALLA GUERRA.
Insieme al Partito del Sud ho partecipato prima, in mattinata, al presidio davanti alla base Nato di Lago Patria.
Successivamente, nel pomeriggio abbiamo manifestato in via Toledo.

La risposta della città è stata importante, a dimostrazione che anche se i partiti alzano una coltre di fumo, c'è spazio per visioni alternative, e non bisogna mai scoraggiarsi per far valere i propri principi.








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venerdì 18 febbraio 2022

DA NAPOLI: NO ALLA GUERRA!

Sono giorni ormai che sull'Europa aleggiano venti di guerra. Tutte le forze politiche sembrano accettare passivamente l'escalation e non interrogarsi sui motivi.

Stiamo precipitando nuovamente nelle logiche della Guerra Fredda. Il Parlamento sembra disinteressarsi.
Negli scorsi giorni ho ribadito il mio No alla guerra partecipando ad un presidio in via Toledo.
Domani, insieme al Partito del Sud , ad altre forze politiche e a comitati pacifisti, riproporremo la nostra protesta, fuori la base NATO di Lago Patria, il centro Radar.
L'Italia deve smarcarsi e lavorare per la pace, nel rispetto della Costituzione, ormai dimenticata dai partiti presenti in Parlamento.
Appuntamento domattina alle 11.00.
NO ALLA GUERRA

Antonio Luongo -Coord. Città Metropolitana Napoli del Partito del Sud








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Sono giorni ormai che sull'Europa aleggiano venti di guerra. Tutte le forze politiche sembrano accettare passivamente l'escalation e non interrogarsi sui motivi.

Stiamo precipitando nuovamente nelle logiche della Guerra Fredda. Il Parlamento sembra disinteressarsi.
Negli scorsi giorni ho ribadito il mio No alla guerra partecipando ad un presidio in via Toledo.
Domani, insieme al Partito del Sud , ad altre forze politiche e a comitati pacifisti, riproporremo la nostra protesta, fuori la base NATO di Lago Patria, il centro Radar.
L'Italia deve smarcarsi e lavorare per la pace, nel rispetto della Costituzione, ormai dimenticata dai partiti presenti in Parlamento.
Appuntamento domattina alle 11.00.
NO ALLA GUERRA

Antonio Luongo -Coord. Città Metropolitana Napoli del Partito del Sud








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mercoledì 16 febbraio 2022

NATALE CUCCURESE: “LE ‘BATTUTE’ DI PAPERISSIMA SUI SARDI? UN VERO E PROPRIO ESEMPIO DI RAZZISMO ANTIMERIDIONALE”

 In Italia, mentre contro l’omofobia, la sessofobia ed il razzismo rivolto verso gli stranieri si levano cori, quasi unanimi, da parte di molte componenti della società civile, dei media e delle forze politiche progressiste, ed è giusto e sacrosanto che ciò avvenga, contro le posizioni razziste antimeridionali, invece, si levano poche e sparute voci, perché, in fondo, evidentemente, si ritiene che sia vero che gli abitanti del Sud appartengano alla “razza maledetta”.

La trasmissione Paperissima Sprint alimenta gli atavici pregiudizi antimeridionali dipingendo i Sardi come “bassi”, “puzzolenti” ed “analfabeti”, e la società civile, i media e le forze politico-culturali progressiste cosa fanno? Gridano al razzismo? Levano le loro voci, promuovono trasmissioni ed indicono manifestazioni e cortei per denunciare questo ed altri spregevoli pregiudizi antimeridionali? Giammai! Perché, lo si sa, l’Italia ha la sua colonia interna, il Mezzogiorno, popolata da “selvaggi”, “scansafatiche” e “delinquenti” di tutte le risme, per i quali i principi di uguaglianza, solidarietà, equità ed antirazzismo fissati nella Carta costituzionale non valgono affatto. Una vera e propria inaudita vergogna civile trasversale a moltissime componenti della società, della politica e della cultura italiana, anche a quelle cosiddette progressiste.  

Tra le poche e sparute voci che si sono levate contro l’ennesima discriminazione antimeridionale, di cui questa volta sono stati oggetto i Sardi, bisogna registrare quella del Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Una gag di cattivo gusto – ha denunciato Cuccurese via facebook – con i soliti luoghi comuni sui sardi è andata in onda l’altra sera a Paperissima Sprint. Conduttori e sceneggiatori che davanti alle proteste si scusano stupiti sono, nella migliore delle ipotesi, razzisti inconsapevoli”.

D’altra parte, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – il ‘razzismo di Stato’ è stato talmente introiettato nella mentalità comune che queste scenette pietose passano ormai inosservate o sollevano solo le proteste dei gruppi direttamente interessati, in questo caso i sardi. Nessuno stupore, le reti private e di Stato ci hanno abituato a questi spettacoli di infima categoria”.

Giusto ricordare – ha precisato Cuccurese – che secondo uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – negli ultimi 30 anni Tg e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto”.

Fonte: Il Sud conta - articolo di Salvatore Lucchese





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 In Italia, mentre contro l’omofobia, la sessofobia ed il razzismo rivolto verso gli stranieri si levano cori, quasi unanimi, da parte di molte componenti della società civile, dei media e delle forze politiche progressiste, ed è giusto e sacrosanto che ciò avvenga, contro le posizioni razziste antimeridionali, invece, si levano poche e sparute voci, perché, in fondo, evidentemente, si ritiene che sia vero che gli abitanti del Sud appartengano alla “razza maledetta”.

La trasmissione Paperissima Sprint alimenta gli atavici pregiudizi antimeridionali dipingendo i Sardi come “bassi”, “puzzolenti” ed “analfabeti”, e la società civile, i media e le forze politico-culturali progressiste cosa fanno? Gridano al razzismo? Levano le loro voci, promuovono trasmissioni ed indicono manifestazioni e cortei per denunciare questo ed altri spregevoli pregiudizi antimeridionali? Giammai! Perché, lo si sa, l’Italia ha la sua colonia interna, il Mezzogiorno, popolata da “selvaggi”, “scansafatiche” e “delinquenti” di tutte le risme, per i quali i principi di uguaglianza, solidarietà, equità ed antirazzismo fissati nella Carta costituzionale non valgono affatto. Una vera e propria inaudita vergogna civile trasversale a moltissime componenti della società, della politica e della cultura italiana, anche a quelle cosiddette progressiste.  

Tra le poche e sparute voci che si sono levate contro l’ennesima discriminazione antimeridionale, di cui questa volta sono stati oggetto i Sardi, bisogna registrare quella del Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Una gag di cattivo gusto – ha denunciato Cuccurese via facebook – con i soliti luoghi comuni sui sardi è andata in onda l’altra sera a Paperissima Sprint. Conduttori e sceneggiatori che davanti alle proteste si scusano stupiti sono, nella migliore delle ipotesi, razzisti inconsapevoli”.

D’altra parte, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – il ‘razzismo di Stato’ è stato talmente introiettato nella mentalità comune che queste scenette pietose passano ormai inosservate o sollevano solo le proteste dei gruppi direttamente interessati, in questo caso i sardi. Nessuno stupore, le reti private e di Stato ci hanno abituato a questi spettacoli di infima categoria”.

Giusto ricordare – ha precisato Cuccurese – che secondo uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – negli ultimi 30 anni Tg e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto”.

Fonte: Il Sud conta - articolo di Salvatore Lucchese





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mercoledì 9 febbraio 2022

NATALE CUCCURESE: “IL GOVERNO DRAGHI PUNTA TUTTO SULLA “LOCOMOTIVA” NORD, PNRR ED AUTONOMIA DIFFERENZIATA”



Il teatro è finzione. La politica è teatro. Pertanto, la politica è finzione.

E nel grande teatro della politica italiana mentre c’è chi continua a recitare la parte del paladino della lotta a tutte le diseguaglianze, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, salvo poi accennare a quelle territoriali senza citare neanche una sola volta quella relativa allo storico divario Nord-Sud, c’è chi, invece, Mario Draghi, chiamato proprio da Mattarella a formare un nuovo Governo nel marzo del 2021, si toglie la maschera di colui che mira al superamento delle diseguaglianze per mostrare il suo vero volto.

Il volto di chi deve garantire a tutti i costi e ad ogni costo gli interessi delle lobby finanziarie ed industriali europee e nazionali, acuendo proprio quelle diseguaglianze che, grazie anche alla foglio di fico messagli da Matterella, a parole, ma solo a parole, dice di volere combattere. E per garantire questi interessi, coerentemente alla dottrina liberista del “gocciolamento”, punta tutto sulla “locomotiva” Nord a discapito di un Sud letteralmente privo di rappresentanza.

Sono due le missioni – osserva a questo proposito via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – che Draghi e il suo Governo di tecnocrati stanno portando avanti e che condurranno alla fine inevitabile dell’unità del Paese così come l’abbiamo conosciuta: il via libera all’autonomia differenziata e la ‘truffa’ del Pnrr (n.d.r. gli scippi al Sud)”.

Dopodiché – prosegue Cuccurese – per il Nord e per il Sud, ovviamente per motivi opposti, non ci sarà più nessun motivo per restare uniti”. “La Ue – conclude – in tutto questo guarda ma non interviene e si sa che chi tace acconsente”.

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Il teatro è finzione. La politica è teatro. Pertanto, la politica è finzione.

E nel grande teatro della politica italiana mentre c’è chi continua a recitare la parte del paladino della lotta a tutte le diseguaglianze, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, salvo poi accennare a quelle territoriali senza citare neanche una sola volta quella relativa allo storico divario Nord-Sud, c’è chi, invece, Mario Draghi, chiamato proprio da Mattarella a formare un nuovo Governo nel marzo del 2021, si toglie la maschera di colui che mira al superamento delle diseguaglianze per mostrare il suo vero volto.

Il volto di chi deve garantire a tutti i costi e ad ogni costo gli interessi delle lobby finanziarie ed industriali europee e nazionali, acuendo proprio quelle diseguaglianze che, grazie anche alla foglio di fico messagli da Matterella, a parole, ma solo a parole, dice di volere combattere. E per garantire questi interessi, coerentemente alla dottrina liberista del “gocciolamento”, punta tutto sulla “locomotiva” Nord a discapito di un Sud letteralmente privo di rappresentanza.

Sono due le missioni – osserva a questo proposito via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – che Draghi e il suo Governo di tecnocrati stanno portando avanti e che condurranno alla fine inevitabile dell’unità del Paese così come l’abbiamo conosciuta: il via libera all’autonomia differenziata e la ‘truffa’ del Pnrr (n.d.r. gli scippi al Sud)”.

Dopodiché – prosegue Cuccurese – per il Nord e per il Sud, ovviamente per motivi opposti, non ci sarà più nessun motivo per restare uniti”. “La Ue – conclude – in tutto questo guarda ma non interviene e si sa che chi tace acconsente”.

martedì 8 febbraio 2022

Natale Cuccurese: “Pnrr, disagio sociale, 21 euro pro-capite ai cittadini di Napoli, 555 euro per ogni cittadino di Belluno”




Oramai, è una vergogna civile senza fine. Non ci sono più parole adeguate per esprimere l’indignazione provocata dai continui scippi che il sedicente Governo di ‘unità nazionale’ continua a perpetrare ai danni dei diritti e dei bisogni già ampiamente disattesi, se non calpestati, dei cittadini meridionali.

E l’indignazione diventa somma quando si scopre che per l’ennesima volta nel giro di pochi mesi il Sud viene scippato proprio di quelle risorse finanziarie che l’Europa ha assegnato all’Italia per colmarne gli enormi divari sociali e territoriali che la caratterizzano a livello europeo. Risorse che, invece, all’opposto, il Governo Draghi utilizza proprio per acuire ulteriormente il dualismo Nord-Sud e tutte le altre forme di diseguaglianze.

Uno degli ultimi scippi in ordine di tempo è quello compiuto ai danni dei cittadini napoletani, a cui il Governo dei “migliori” destina 21 euro a testa per contrastare il disagio sociale, a fronte, invece, dei 555 euro pro-capite assegnati ai cittadini di Belluno.

A denunciare l’ennesima sperequazione tra “figli” e “figliastri” è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Con il Pnrr – scrive Cuccurese sul suo profilo facebook personale – i ‘migliori’ sono riusciti talmente bene a mescolare le carte per favorire il Nord e danneggiare il Mezzogiorno che, alla voce ‘disagio sociale’, a Belluno sono assegnati 20 milioni di euro così come alla città di Napoli”.

“Se dividiamo la cifra – continua Cuccurese –  fra i 36.000 abitanti totali di Belluno, otteniamo che ad ogni cittadino spetterebbero 555 euro, per i 949.000 abitanti totali di Napoli, otteniamo 21 euro a cittadino”.

Fonte: Vesuvuano News-articolo di Salvatore Lucchese

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Oramai, è una vergogna civile senza fine. Non ci sono più parole adeguate per esprimere l’indignazione provocata dai continui scippi che il sedicente Governo di ‘unità nazionale’ continua a perpetrare ai danni dei diritti e dei bisogni già ampiamente disattesi, se non calpestati, dei cittadini meridionali.

E l’indignazione diventa somma quando si scopre che per l’ennesima volta nel giro di pochi mesi il Sud viene scippato proprio di quelle risorse finanziarie che l’Europa ha assegnato all’Italia per colmarne gli enormi divari sociali e territoriali che la caratterizzano a livello europeo. Risorse che, invece, all’opposto, il Governo Draghi utilizza proprio per acuire ulteriormente il dualismo Nord-Sud e tutte le altre forme di diseguaglianze.

Uno degli ultimi scippi in ordine di tempo è quello compiuto ai danni dei cittadini napoletani, a cui il Governo dei “migliori” destina 21 euro a testa per contrastare il disagio sociale, a fronte, invece, dei 555 euro pro-capite assegnati ai cittadini di Belluno.

A denunciare l’ennesima sperequazione tra “figli” e “figliastri” è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Con il Pnrr – scrive Cuccurese sul suo profilo facebook personale – i ‘migliori’ sono riusciti talmente bene a mescolare le carte per favorire il Nord e danneggiare il Mezzogiorno che, alla voce ‘disagio sociale’, a Belluno sono assegnati 20 milioni di euro così come alla città di Napoli”.

“Se dividiamo la cifra – continua Cuccurese –  fra i 36.000 abitanti totali di Belluno, otteniamo che ad ogni cittadino spetterebbero 555 euro, per i 949.000 abitanti totali di Napoli, otteniamo 21 euro a cittadino”.

Fonte: Vesuvuano News-articolo di Salvatore Lucchese

lunedì 7 febbraio 2022

Natale Cuccurese: “Pd, FI e Lega Nord uniti contro il Sud”



Le diverse anime del Grande Partito trasversale del Nord – Partito democratico, Forza Italia e Lega Nord – stanno per gettare via la maschera delle false schermaglie ideologiche da marketing elettoralistico per dare vita al “grande centro”, con lo scopo di promuovere in modo sempre più efficace e pervasivo gli interessi miopi ed egoistici del sistema Nord. Il tutto, ovviamente, a discapito dei diritti e dei bisogni già ampiamente disattesi dei cittadini del Sud.

A lanciare l’allarme tramite i canali social è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Franceschini – scrive Cuccurese – fa il tifo per la Lega Nord. Il ministro protoleghista Franceschini non usa giri di parole e illustra lo schema del grande centro in preparazione. Non solo Forza Italia come detto Letta nei giorni scorsi, ma dello schema fa parte anche la Lega. Non a caso già oggi Pd e Lega governano insieme, afferma Franceschini, ‘pur partendo da idee diverse noi e loro siamo riusciti a trovare una mediazione’”.

Non a caso – conclude il meridionalista progressista – l’autonomia differenziata è stata richiesta dalle Regioni leghiste e dall’Emilia Romagna di Bonaccini e sul Pnrr c’è identità di veduta per spostare tutti i fondi possibili a Nord”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese

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Le diverse anime del Grande Partito trasversale del Nord – Partito democratico, Forza Italia e Lega Nord – stanno per gettare via la maschera delle false schermaglie ideologiche da marketing elettoralistico per dare vita al “grande centro”, con lo scopo di promuovere in modo sempre più efficace e pervasivo gli interessi miopi ed egoistici del sistema Nord. Il tutto, ovviamente, a discapito dei diritti e dei bisogni già ampiamente disattesi dei cittadini del Sud.

A lanciare l’allarme tramite i canali social è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Franceschini – scrive Cuccurese – fa il tifo per la Lega Nord. Il ministro protoleghista Franceschini non usa giri di parole e illustra lo schema del grande centro in preparazione. Non solo Forza Italia come detto Letta nei giorni scorsi, ma dello schema fa parte anche la Lega. Non a caso già oggi Pd e Lega governano insieme, afferma Franceschini, ‘pur partendo da idee diverse noi e loro siamo riusciti a trovare una mediazione’”.

Non a caso – conclude il meridionalista progressista – l’autonomia differenziata è stata richiesta dalle Regioni leghiste e dall’Emilia Romagna di Bonaccini e sul Pnrr c’è identità di veduta per spostare tutti i fondi possibili a Nord”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese

domenica 23 gennaio 2022

Manifestazione di Napoli del 21 Gennaio contro lo sfascio della Sanità in Regione Campania.

Di Antonio Luongo 

Proseguono le proteste contro lo sfascio della Sanità in Regione Campania. Anche ieri sera, come e insieme al Partito del Sud, eravamo in strada, con un presidio in piazza Plebiscito, a rappresentare le ragioni e i diritti di chi non ha voce. 
I partiti in consiglio regionale sembrano ormai anestetizzati e incapaci di incidere, ma la realtà é drammatica e non ci permette di temporeggiare. 
La Salute non può essere un privilegio per pochi fortunati!




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Di Antonio Luongo 

Proseguono le proteste contro lo sfascio della Sanità in Regione Campania. Anche ieri sera, come e insieme al Partito del Sud, eravamo in strada, con un presidio in piazza Plebiscito, a rappresentare le ragioni e i diritti di chi non ha voce. 
I partiti in consiglio regionale sembrano ormai anestetizzati e incapaci di incidere, ma la realtà é drammatica e non ci permette di temporeggiare. 
La Salute non può essere un privilegio per pochi fortunati!




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venerdì 21 gennaio 2022

Natale Cuccurese: “Sud discriminato nella distribuzione dei primi farmaci anti-Covid. Alla Campania 480 confezioni per circa 6 milioni di abitanti, alla Liguria 1.080 confezioni per circa 1,5 milioni di residenti”


Celebrato dai media di “regime” come il campione della lotta alle diseguaglianze sociali, economiche, civili e territoriali, dopo avere scippato il Sud anche per il 2022 della spesa pubblica complessiva ordinaria e dopo avere perpetrato e continuare a perpetrare contro di esso scippi a monte, in itinere e a valle dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Governo dei “migliori”, il Governo di Confindustria, dei mercati finanziari e della solita presunta “locomotiva” Nord, scippa il Sud dei primi farmaci specifici anti-coronavirus. 

 A denunciare l’ennesimo atto discriminatorio verso i più basilari diritti dei cittadini meridionali è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che dal suo profilo facebook personale denuncia: “È partita la distribuzione alle Regioni da parte della struttura commissariale della pillola antivirale Molnupiravir, ma alle Regioni del Sud, pur con popolazione uguale o maggiore di altre Regioni simili del Nord è stata destinata una quantità di confezioni di gran lunga minore. Ad esempio, in Campania, con 5 milioni e 800 mila abitanti, 480 confezioni, in Liguria, con circa un milione e mezzo di abitanti, 1.080 confezioni”. “Dunque, – commenta Cuccurese – se sei un meridionale hai più possibilità di morire perché lo stato ti discrimina anche nella distribuzione di farmaci antivirali”.


Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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Celebrato dai media di “regime” come il campione della lotta alle diseguaglianze sociali, economiche, civili e territoriali, dopo avere scippato il Sud anche per il 2022 della spesa pubblica complessiva ordinaria e dopo avere perpetrato e continuare a perpetrare contro di esso scippi a monte, in itinere e a valle dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Governo dei “migliori”, il Governo di Confindustria, dei mercati finanziari e della solita presunta “locomotiva” Nord, scippa il Sud dei primi farmaci specifici anti-coronavirus. 

 A denunciare l’ennesimo atto discriminatorio verso i più basilari diritti dei cittadini meridionali è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che dal suo profilo facebook personale denuncia: “È partita la distribuzione alle Regioni da parte della struttura commissariale della pillola antivirale Molnupiravir, ma alle Regioni del Sud, pur con popolazione uguale o maggiore di altre Regioni simili del Nord è stata destinata una quantità di confezioni di gran lunga minore. Ad esempio, in Campania, con 5 milioni e 800 mila abitanti, 480 confezioni, in Liguria, con circa un milione e mezzo di abitanti, 1.080 confezioni”. “Dunque, – commenta Cuccurese – se sei un meridionale hai più possibilità di morire perché lo stato ti discrimina anche nella distribuzione di farmaci antivirali”.


Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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mercoledì 12 gennaio 2022

Ferrovie e asili nido al Sud, l’ultima beffa del Pnrr

 

Di Natale Cuccurese

Fonte: Left

Gran parte degli investimenti previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per il Mezzogiorno non sono «territorializzabili». Così l'Alta velocità si allontana. E nei servizi all'infanzia rimangono le disuguaglianze rispetto al resto del Paese

Sui giornali di inizio anno è apparsa la notizia che per l’Alta Velocità, «salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è “territorializzabile”».
Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.
Ricordo che avevamo subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.
Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni fa pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.
Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna, ma a questo punto forse sarebbe più corretto parlare di “deportazione programmata”, di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.
Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.

L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud

Nella foto: il ministro dell’Economia Daniele Franco e il presidente del Consiglio alla Camera per le comunicazioni sul Recovery Plan, Roma, 26 aprile 2021



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Di Natale Cuccurese

Fonte: Left

Gran parte degli investimenti previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per il Mezzogiorno non sono «territorializzabili». Così l'Alta velocità si allontana. E nei servizi all'infanzia rimangono le disuguaglianze rispetto al resto del Paese

Sui giornali di inizio anno è apparsa la notizia che per l’Alta Velocità, «salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è “territorializzabile”».
Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.
Ricordo che avevamo subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.
Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni fa pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.
Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna, ma a questo punto forse sarebbe più corretto parlare di “deportazione programmata”, di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.
Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.

L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud

Nella foto: il ministro dell’Economia Daniele Franco e il presidente del Consiglio alla Camera per le comunicazioni sul Recovery Plan, Roma, 26 aprile 2021



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