martedì 4 gennaio 2022

Natale Cuccurese: “Tra scippi di Stato al Sud ed autonomia differenziata, la balcanizzazione del Paese è dietro l’angolo”



Tra promesse mancate, cortine fumogene, scippi di Stato relativi sia alla spesa pubblica ordinaria che ai finanziamenti europei del Pnrr e l’approvazione a “scatola vuota” del disegno legge sull’autonomia differenziata, a “scatola vuota” perché saranno i satrapi di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna a riempirla di contenuti a loro piacimento, i cittadini del Sud Italia vengono presi in giro un giorni sì e l’altro pure.

L’ultima beffa, come ha evidenziato anche il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, è quella relativa allo scippo degli investimenti in infrastrutture ferroviarie.

Alta Velocità, – ha denunciato Cuccurese – salta la riserva del 40%: non è ‘territorializzabile’”. “È da luglio, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – quando si è scoperto, semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non erano territorializzati e che lo si va ripetendo”.

Il Sud, – ha proseguito Cuccurese – alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, supportato nell’inganno dai soliti ascari a servizio, si ritroverà come sempre con una elemosina, ma i suoi cittadini al pari di quelli dei territori più avvantaggiati si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo dei banchieri con l’Europa per i prossimi decenni nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla”.

Se a questo aggiungiamo anche l’autonomia differenziata – ha concluso il leader dei meridionalisti progressisti – è facile capire come la balcanizzazione del Paese sia dietro l’angolo”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese


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Tra promesse mancate, cortine fumogene, scippi di Stato relativi sia alla spesa pubblica ordinaria che ai finanziamenti europei del Pnrr e l’approvazione a “scatola vuota” del disegno legge sull’autonomia differenziata, a “scatola vuota” perché saranno i satrapi di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna a riempirla di contenuti a loro piacimento, i cittadini del Sud Italia vengono presi in giro un giorni sì e l’altro pure.

L’ultima beffa, come ha evidenziato anche il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, è quella relativa allo scippo degli investimenti in infrastrutture ferroviarie.

Alta Velocità, – ha denunciato Cuccurese – salta la riserva del 40%: non è ‘territorializzabile’”. “È da luglio, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – quando si è scoperto, semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non erano territorializzati e che lo si va ripetendo”.

Il Sud, – ha proseguito Cuccurese – alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, supportato nell’inganno dai soliti ascari a servizio, si ritroverà come sempre con una elemosina, ma i suoi cittadini al pari di quelli dei territori più avvantaggiati si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo dei banchieri con l’Europa per i prossimi decenni nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla”.

Se a questo aggiungiamo anche l’autonomia differenziata – ha concluso il leader dei meridionalisti progressisti – è facile capire come la balcanizzazione del Paese sia dietro l’angolo”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese


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sabato 1 gennaio 2022

Dividi et impera

Di Antonio Luongo 

Nel clamore delle feste natalizie, la Regione Campania porta in dono la sua strenna e prepara il terreno per minare Abc Napoli e l'acqua pubblica. 

Dopo aver istituito l'Ente Idrico, basato su 5 distretti, uno per provincia, all'improvviso si è avvertita la necessità di spacchettare l'area metropolitana di Napoli: la città di Napoli è stata isolata in un nuovo distretto e altri 31 comuni, una parte consistente della città metropolitana, non si sa in virtù di quale principio di razionalizzazione ne costituiranno un altro. 

Guarda caso la città di #Napoli era l'unica con un'azienda speciale pubblica strutturata con tecnologie, risorse umane di alto profilo e un know how nell'ambito della gestione idrica tale da poter competere con le multiutility private. 

 Dividendo il distretto si punta a tagliare il naturale collegamento tra i piccoli comuni dell'area metropolitana, già costretti per limiti di spesa e personale ad appaltare il servizio a privati, e il player partenopeo. 
È quella che sembra una subdola strategia di accerchiamento, puntando prima a indebolire i piccoli e indebitati comuni, e renderli facili prede del privato. Gori S.p.A e altri, giá presenti sul territorio avranno gioco facile ad infiltrarsi con sempre maggior insistenza. 

Ad una intrinseca debolezza economica, tecnologica e infrastrutturale, i comuni del nuovo distretto si troveranno ad aggiungere una debolezza politica, non potendo più fare fronte comune con Napoli. 

Ecco forse è il caso di chiarire un punto, anche ai tanti compagni impegnati nella difesa del Bene Comune: il referendum del 2011 non sancisce la gestione pubblica di Abc, ma la gestione pubblica dell'acqua in generale.

Prendo atto che l'azienda e la sua indipendenza sono costantemente minate, sia dall'interno che dall'esterno, ma ma attenti a non lasciarsi abbindolare da contentini apparenti che nascondono trappole infernali. 

Tenere la guardia alta sarà obiettivo mio e del Partito del Sud per difendere questo primato politico che è orgogliosamente meridionale, ma che in un paese piú rispettoso della volontà popolare sarebbe diventato nazionale.






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Di Antonio Luongo 

Nel clamore delle feste natalizie, la Regione Campania porta in dono la sua strenna e prepara il terreno per minare Abc Napoli e l'acqua pubblica. 

Dopo aver istituito l'Ente Idrico, basato su 5 distretti, uno per provincia, all'improvviso si è avvertita la necessità di spacchettare l'area metropolitana di Napoli: la città di Napoli è stata isolata in un nuovo distretto e altri 31 comuni, una parte consistente della città metropolitana, non si sa in virtù di quale principio di razionalizzazione ne costituiranno un altro. 

Guarda caso la città di #Napoli era l'unica con un'azienda speciale pubblica strutturata con tecnologie, risorse umane di alto profilo e un know how nell'ambito della gestione idrica tale da poter competere con le multiutility private. 

 Dividendo il distretto si punta a tagliare il naturale collegamento tra i piccoli comuni dell'area metropolitana, già costretti per limiti di spesa e personale ad appaltare il servizio a privati, e il player partenopeo. 
È quella che sembra una subdola strategia di accerchiamento, puntando prima a indebolire i piccoli e indebitati comuni, e renderli facili prede del privato. Gori S.p.A e altri, giá presenti sul territorio avranno gioco facile ad infiltrarsi con sempre maggior insistenza. 

Ad una intrinseca debolezza economica, tecnologica e infrastrutturale, i comuni del nuovo distretto si troveranno ad aggiungere una debolezza politica, non potendo più fare fronte comune con Napoli. 

Ecco forse è il caso di chiarire un punto, anche ai tanti compagni impegnati nella difesa del Bene Comune: il referendum del 2011 non sancisce la gestione pubblica di Abc, ma la gestione pubblica dell'acqua in generale.

Prendo atto che l'azienda e la sua indipendenza sono costantemente minate, sia dall'interno che dall'esterno, ma ma attenti a non lasciarsi abbindolare da contentini apparenti che nascondono trappole infernali. 

Tenere la guardia alta sarà obiettivo mio e del Partito del Sud per difendere questo primato politico che è orgogliosamente meridionale, ma che in un paese piú rispettoso della volontà popolare sarebbe diventato nazionale.






martedì 21 dicembre 2021

L'intervento di Enzo Riccio al Presidio di Roma contro L'Autonomia differenziata [VIDEO]

L'intervento di Enzo Riccio, del Comitato Direttivo Nazionale del Partito del Sud, oggi al Presidio di Roma in Piazza Santi Apostoli, convocato dal Tavolo NO AD, composto da partiti, movimenti, sindacati e associazioni, che sono scesi in piazza a difesa dell’integrità della Repubblica e contro l’inserimento del collegato all'autonomia differenziata nella Legge di Bilancio da parte del Governo Draghi, presentato addirittura senza testo.

L'Autonomia differenziata disgrega la Repubblica, aumenta le diseguaglianze e quindi fa male al Paese.
VIDEO COMPLETO DI TUTTI GLI INTERVENTI DI OGGI:
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L'intervento di Enzo Riccio, del Comitato Direttivo Nazionale del Partito del Sud, oggi al Presidio di Roma in Piazza Santi Apostoli, convocato dal Tavolo NO AD, composto da partiti, movimenti, sindacati e associazioni, che sono scesi in piazza a difesa dell’integrità della Repubblica e contro l’inserimento del collegato all'autonomia differenziata nella Legge di Bilancio da parte del Governo Draghi, presentato addirittura senza testo.

L'Autonomia differenziata disgrega la Repubblica, aumenta le diseguaglianze e quindi fa male al Paese.
VIDEO COMPLETO DI TUTTI GLI INTERVENTI DI OGGI:

lunedì 20 dicembre 2021

IL PARTITO DEL SUD IN PIAZZA A ROMA IL 21 DICEMBRE CONTRO L'AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Il Partito del Sud partecipa al presidio di martedì 21 dicembre, dalle ore 14.00 a Roma in Piazza Santi Apostoli, convocato dal Tavolo NO AD e composto da partiti, movimenti, sindacati e associazioni che si preparano a scendere in piazza per protestare contro le mosse del governo Draghi e a difesa dell’integrità della Repubblica e contro l’inserimento del collegato all'autonomia differenziata nella Legge di Bilancio, presentato addirittura senza testo, che al momento non è stato ancora depositato, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, grazie anche alla mancata definizione dal 2001 dei Lep, pongono il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica vista la concomitante sottrazione di fondi del Pnrr dal 65% indicato dall'Europa. 

L'autonomia differenziata danneggia il Sud, ma anche le fasce più deboli della popolazione del Nord, visto che apre la porta alla stagione delle privatizzazioni indiscriminate di cui questo governo di banchieri è fautore.

Stop immediato e per sempre del regionalismo differenziato dalla Legge di Bilancio, in rispetto dell’articolo 5 della Costituzione e dei principi di uguaglianza e cittadinanza da Nord a Sud. 

L'Autonomia differenziata disgrega la Repubblica, aumenta le diseguaglianze e quindi fa male al Paese.


Natale Cuccurese

Presidente Partito del Sud




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Il Partito del Sud partecipa al presidio di martedì 21 dicembre, dalle ore 14.00 a Roma in Piazza Santi Apostoli, convocato dal Tavolo NO AD e composto da partiti, movimenti, sindacati e associazioni che si preparano a scendere in piazza per protestare contro le mosse del governo Draghi e a difesa dell’integrità della Repubblica e contro l’inserimento del collegato all'autonomia differenziata nella Legge di Bilancio, presentato addirittura senza testo, che al momento non è stato ancora depositato, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, grazie anche alla mancata definizione dal 2001 dei Lep, pongono il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica vista la concomitante sottrazione di fondi del Pnrr dal 65% indicato dall'Europa. 

L'autonomia differenziata danneggia il Sud, ma anche le fasce più deboli della popolazione del Nord, visto che apre la porta alla stagione delle privatizzazioni indiscriminate di cui questo governo di banchieri è fautore.

Stop immediato e per sempre del regionalismo differenziato dalla Legge di Bilancio, in rispetto dell’articolo 5 della Costituzione e dei principi di uguaglianza e cittadinanza da Nord a Sud. 

L'Autonomia differenziata disgrega la Repubblica, aumenta le diseguaglianze e quindi fa male al Paese.


Natale Cuccurese

Presidente Partito del Sud




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CONTRO LE SPECULAZIONI SUI BIGLIETTI FERROVIARI ED AEREI IN OCCASIONI DELLE FESTIVITA’ A DANNO DEI MERIDIONALI EMIGRATI - COMUNICATO STAMPA

 


Come ogni anno le compagnie aeree e ferroviarie rincarano fino al 300% i prezzi dei biglietti per taglieggiare i meridionali che rientrano a casa per le feste.

Una vergogna che come Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud segnaliamo anno dopo anno in occasione delle festività natalizie e di quelle estive, ma il Governo attuale, così come i precedenti, continua a non prendere alcun provvedimento per calmierare i prezzi.

La forte sensazione è che i prezzi dei biglietti vengano aumentati non solo per effetto della maggiore domanda, ma come conseguenza di una pratica speculativa che approfitta dello stato di necessità di quei cittadini meridionali che vogliono o devono tornare nel proprio comune di residenza per trascorrere le festività in famiglia. Una speculazione miserabile così come miserabile ed arretrato è questo Paese diseguale, dove camerieri politici, anche del Sud, sono al servizio permanente solo degli interessi di prenditori e aziende con sede legale al Nord o Multinazionali.

Cosi mentre al Nord aumentano i treni ad alta velocità, nel Mezzogiorno viaggiano vecchie carrozze diesel e migliaia di persone non prendono più il treno per via dei prezzi alti, dei tagli, del degrado del servizio, della mancanza di corse e dei tempi biblici di percorrenza.

Pochi anni fa persino la Commissione europea, tramite la Commissaria Corina Cretu, era intervenuta presso il Governo affichè la Calabria non rimanesse sconnessa dal resto d’Europa. Ma a parte le solite chiacchiere di circostanza la politica politicante italiana, malgrado ce lo chiedesse l’Europa, nulla ha fatto per risolvere il problema. Anche la mancanza da sempre di infrastrutture moderne al Sud è servita a far destinare all’Italia la più altra quota d’Europa del Recovery Fund (191,5 Miliardi) al fine di iniziare a ridurre le differenze fra Nord e Sud, anche in infrastrutture. Nulla di quanto chiesto dall’Europa però si sta realizzando, anzi la quota da destinarsi al Mezzogiorno del 65% dei fondi indicata dall’Europa, è stata ridotta al 40% con un tratto di penna dal Governo Draghi, mentre il sindaco di Milano Sala già sta sgomitando per poter sottrarre al Sud più fondi possibili, indifferente al fatto che in tutto il Sud ogni giorno circolano meno treni, più vecchi e più lenti, che nella sola Lombardia.

Così non solo molti cittadini meridionali sono costretti ad emigrare per mancanza di opportunità, ma in più, tornare nella propria terra per le festività, assume grazie alla speculazione tariffaria le sembianze di un sopruso e di una rapina.


Basti pensare che il biglietto del treno per Salerno tocca la cifra folle di 240,00€. E pensare che Salerno è una città ancora ben collegata visto che è li che arriva e si ferma la AV, mentre per recarsi in Calabria o in Sicilia, in tempi sopportabili, le uniche soluzioni disponibili sono aerei dai costi proibitivi.

Ad esempio, un volo per Palermo il 23 dicembre supera facilmente i 300€ a persona e lo stesso vale per chi prova a raggiungere Lamezia Terme da Milano. Per spendere meno di 200 euro, l’alternativa è prevedere scali a Tolosa o a Budapest.

Così anche per i Precari fuori sede che, a Natale per tornare alle loro famiglie al Sud, spenderanno 400 euro di biglietto aereo solo andata. Quest’anno più che mai i costi sono saliti alle stelle, per cui molti rinunciano aumentando l’amarezza di chi resta lontano e non può nemmeno passare le festività con i propri cari. 

Per queste festività poi è arrivata anche la ciliegina della presa in giro di Trenitalia che per la tratta Av Milano-Parigi, appena inaugurata, prevede un costo di 29€ per un tempo di percorrenza di 6 ore. Mentre, ad esempio, per la tratta, non Av, Milano-Potenza (a Matera non arriva il treno…) il costo arriva a 164,85€ e si è a destinazione in ben 14 ore.

Questo il livello di disattenzione e di disservizio che Ferrovie e Stato italiano riservano ai cittadini del Mezzogiorno, che ora si apprestano a diventare anche di fatto cittadini di serie B grazie alla prossima approvazione del collegato dell’Autonomia differenziata alla Legge di Bilancio.

Come Partito del Sud chiediamo che il Governo intervenga immediatamente presso le compagnie di trasporti aerei, ferroviari e autostradali per calmierare i prezzi durante tutte le festività a calendario, perché non sono più tollerabili queste speculazioni ai danni dei cittadini del Mezzogiorno che violano il diritto a ricongiungersi alla famiglia e che in presenza di posti liberi su aerei e treni diventano un vero e proprio inaccettabile sopruso e uno schiaffo a chi già è costretto da questo Stato ad emigrare per mancanza di opportunità nel proprio territorio.

 

Consiglio Direttivo Nazionale                                     

Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti



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Come ogni anno le compagnie aeree e ferroviarie rincarano fino al 300% i prezzi dei biglietti per taglieggiare i meridionali che rientrano a casa per le feste.

Una vergogna che come Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud segnaliamo anno dopo anno in occasione delle festività natalizie e di quelle estive, ma il Governo attuale, così come i precedenti, continua a non prendere alcun provvedimento per calmierare i prezzi.

La forte sensazione è che i prezzi dei biglietti vengano aumentati non solo per effetto della maggiore domanda, ma come conseguenza di una pratica speculativa che approfitta dello stato di necessità di quei cittadini meridionali che vogliono o devono tornare nel proprio comune di residenza per trascorrere le festività in famiglia. Una speculazione miserabile così come miserabile ed arretrato è questo Paese diseguale, dove camerieri politici, anche del Sud, sono al servizio permanente solo degli interessi di prenditori e aziende con sede legale al Nord o Multinazionali.

Cosi mentre al Nord aumentano i treni ad alta velocità, nel Mezzogiorno viaggiano vecchie carrozze diesel e migliaia di persone non prendono più il treno per via dei prezzi alti, dei tagli, del degrado del servizio, della mancanza di corse e dei tempi biblici di percorrenza.

Pochi anni fa persino la Commissione europea, tramite la Commissaria Corina Cretu, era intervenuta presso il Governo affichè la Calabria non rimanesse sconnessa dal resto d’Europa. Ma a parte le solite chiacchiere di circostanza la politica politicante italiana, malgrado ce lo chiedesse l’Europa, nulla ha fatto per risolvere il problema. Anche la mancanza da sempre di infrastrutture moderne al Sud è servita a far destinare all’Italia la più altra quota d’Europa del Recovery Fund (191,5 Miliardi) al fine di iniziare a ridurre le differenze fra Nord e Sud, anche in infrastrutture. Nulla di quanto chiesto dall’Europa però si sta realizzando, anzi la quota da destinarsi al Mezzogiorno del 65% dei fondi indicata dall’Europa, è stata ridotta al 40% con un tratto di penna dal Governo Draghi, mentre il sindaco di Milano Sala già sta sgomitando per poter sottrarre al Sud più fondi possibili, indifferente al fatto che in tutto il Sud ogni giorno circolano meno treni, più vecchi e più lenti, che nella sola Lombardia.

Così non solo molti cittadini meridionali sono costretti ad emigrare per mancanza di opportunità, ma in più, tornare nella propria terra per le festività, assume grazie alla speculazione tariffaria le sembianze di un sopruso e di una rapina.


Basti pensare che il biglietto del treno per Salerno tocca la cifra folle di 240,00€. E pensare che Salerno è una città ancora ben collegata visto che è li che arriva e si ferma la AV, mentre per recarsi in Calabria o in Sicilia, in tempi sopportabili, le uniche soluzioni disponibili sono aerei dai costi proibitivi.

Ad esempio, un volo per Palermo il 23 dicembre supera facilmente i 300€ a persona e lo stesso vale per chi prova a raggiungere Lamezia Terme da Milano. Per spendere meno di 200 euro, l’alternativa è prevedere scali a Tolosa o a Budapest.

Così anche per i Precari fuori sede che, a Natale per tornare alle loro famiglie al Sud, spenderanno 400 euro di biglietto aereo solo andata. Quest’anno più che mai i costi sono saliti alle stelle, per cui molti rinunciano aumentando l’amarezza di chi resta lontano e non può nemmeno passare le festività con i propri cari. 

Per queste festività poi è arrivata anche la ciliegina della presa in giro di Trenitalia che per la tratta Av Milano-Parigi, appena inaugurata, prevede un costo di 29€ per un tempo di percorrenza di 6 ore. Mentre, ad esempio, per la tratta, non Av, Milano-Potenza (a Matera non arriva il treno…) il costo arriva a 164,85€ e si è a destinazione in ben 14 ore.

Questo il livello di disattenzione e di disservizio che Ferrovie e Stato italiano riservano ai cittadini del Mezzogiorno, che ora si apprestano a diventare anche di fatto cittadini di serie B grazie alla prossima approvazione del collegato dell’Autonomia differenziata alla Legge di Bilancio.

Come Partito del Sud chiediamo che il Governo intervenga immediatamente presso le compagnie di trasporti aerei, ferroviari e autostradali per calmierare i prezzi durante tutte le festività a calendario, perché non sono più tollerabili queste speculazioni ai danni dei cittadini del Mezzogiorno che violano il diritto a ricongiungersi alla famiglia e che in presenza di posti liberi su aerei e treni diventano un vero e proprio inaccettabile sopruso e uno schiaffo a chi già è costretto da questo Stato ad emigrare per mancanza di opportunità nel proprio territorio.

 

Consiglio Direttivo Nazionale                                     

Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti



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venerdì 17 dicembre 2021

L'Autonomia differenziata fa male al Paese!

Parlamento annichilito mentre il Governo costruisce sotto copertura l’Autonomia Differenziata.

Il Partito del Sud aderisce al presidio contro le discriminazioni, per il confronto democratico e a difesa dell’unità della Repubblica, che si terrà a Roma in piazza Santi Apostoli il prossimo 21 dicembre dalle 14 alle 18,30.
Tutti i cittadini sono invitati a partecipare

📌 Venerdì 17 dicembre, ore 13:00 - Conferenza stampa di presentazione https://webtv.senato.it/webtv_live

📌 Martedì 21 dicembre, ore 14:00 - Presidio in P.zza SS. Apostoli







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Parlamento annichilito mentre il Governo costruisce sotto copertura l’Autonomia Differenziata.

Il Partito del Sud aderisce al presidio contro le discriminazioni, per il confronto democratico e a difesa dell’unità della Repubblica, che si terrà a Roma in piazza Santi Apostoli il prossimo 21 dicembre dalle 14 alle 18,30.
Tutti i cittadini sono invitati a partecipare

📌 Venerdì 17 dicembre, ore 13:00 - Conferenza stampa di presentazione https://webtv.senato.it/webtv_live

📌 Martedì 21 dicembre, ore 14:00 - Presidio in P.zza SS. Apostoli







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martedì 7 dicembre 2021

16.12.2021 PERCHE' ADERIRE E SOSTENERE LO SCIOPERO CONTRO IL GOVERNO PIU' CLASSISTA ED ANTIMERIDIONALE DELLA STORIA DELLA REPUBBLICA!

Cgil e Uil hanno proclamato lo sciopero generale per il giorno 16 dicembre a "sostegno delle proposte sindacali su precarietà, pensioni, fisco, lavoro e per la modifica della legge di bilancio"

Una scelta sacrosanta, finalmente arrivata, contro la grande offensiva neoliberista portata avanti a suon di licenziamenti e delocalizzazioni proprio a partire dal Mezzogiorno, come insegnano anche le recente vicende Whirlpool e Leonardo, con salari più bassi rispetto a quelli del 1990, caso unico in Europa, precarizzazione totalizzante del lavoro, aumenti delle bollette e carovita, aumento dell'età pensionabile, controllo totalitario di ogni aspetto sociale tramite l'emergenza pandemica, come in un mondo distopico ed orwelliano dove non vi è più nessuna prospettiva di futuro per larghe fasce della popolazione, ma solo incertezza del domani.
Uno sciopero doveroso davanti alle scelte governative, sempre a favore di aziende e benestanti e contro gran parte della popolazione che si dibatte in preda a precarizzazione e sottrazione di welfare e servizi pubblici, sempre a vantaggio dei territori più ricchi e contro quelli più deboli come il Mezzogiorno a cui questo governo, infarcito di leghisti e protoleghisti, si prepara ad assestare la stilettata finale agendo a tenaglia su due direttrici per strozzarne definitivamente i cittadini: tramite il Pnrr e l'Autonomia differenziata.
Non bisogna infatti dimenticare che la finalità prioritaria del Piano sarebbe quella di ridurre le diseguaglianze tra territori. Tra le 527 prescrizioni indicate da Bruxelles la più importante è proprio quella di ridurre le differenze territoriali calando gli investimenti nelle aree più svantaggiate, ma l’Italia che proprio per questo scopo ha ottenuto la quota di fondi più alta d’Europa, essendo le differenze fra il Nord e il Sud del Paese le maggiori del Continente, assiste al taglio dei fondi del Pnrr da destinare al Sud: dal 65% come indicato dall’Europa, al 40%, ad essere molto ottimisti, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo. Se poi consideriamo anche la recente riproposizione nella Legge di Bilancio del collegato all'Autonomia differenziata e il tentativo di disinnescare la portata dei Lep, contenuta nella stessa Legge di Bilancio in approvazione, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, pone il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica.
Lo sciopero generale è scelta obbligata contro questa palude affaristica a vantaggio di pochi che ha messo le grinfie sulle istituzioni e che vedono la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, mai applicata interamente, ridotta ormai a carte straccia.
Come Partito del Sud lavoreremo con tutte le nostre energie perché dopo trent'anni di austerità fallimentare per il Paese e a solo favore di poche Regioni del Nord, la cosiddetta Locomotiva, e dei ceti più abbienti si inverta la rotta e si torni a rivendicare diritti a favore di tutti i cittadini e che sono sanciti dalla Costituzione, piaccia o meno a Draghi e ai suoi accoliti. Vi è la necessità di unire le lotte da Sud a Nord per restituire fiducia ai cittadini e utile ad unificare le lotte di quei soggetti sociali che da decenni pagano le conseguenze di politiche antipopolari e antimeridionali.
Il Partito del Sud condivide la scelta dello SCIOPERO GENERALE presa da CGIL e UIL e impegna tutte le strutture del Partito e tutte le iscritte e gli iscritti a promuovere in tutte le forme la partecipazione allo sciopero.

Natale Cuccurese, Presidente nazionale Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti



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Cgil e Uil hanno proclamato lo sciopero generale per il giorno 16 dicembre a "sostegno delle proposte sindacali su precarietà, pensioni, fisco, lavoro e per la modifica della legge di bilancio"

Una scelta sacrosanta, finalmente arrivata, contro la grande offensiva neoliberista portata avanti a suon di licenziamenti e delocalizzazioni proprio a partire dal Mezzogiorno, come insegnano anche le recente vicende Whirlpool e Leonardo, con salari più bassi rispetto a quelli del 1990, caso unico in Europa, precarizzazione totalizzante del lavoro, aumenti delle bollette e carovita, aumento dell'età pensionabile, controllo totalitario di ogni aspetto sociale tramite l'emergenza pandemica, come in un mondo distopico ed orwelliano dove non vi è più nessuna prospettiva di futuro per larghe fasce della popolazione, ma solo incertezza del domani.
Uno sciopero doveroso davanti alle scelte governative, sempre a favore di aziende e benestanti e contro gran parte della popolazione che si dibatte in preda a precarizzazione e sottrazione di welfare e servizi pubblici, sempre a vantaggio dei territori più ricchi e contro quelli più deboli come il Mezzogiorno a cui questo governo, infarcito di leghisti e protoleghisti, si prepara ad assestare la stilettata finale agendo a tenaglia su due direttrici per strozzarne definitivamente i cittadini: tramite il Pnrr e l'Autonomia differenziata.
Non bisogna infatti dimenticare che la finalità prioritaria del Piano sarebbe quella di ridurre le diseguaglianze tra territori. Tra le 527 prescrizioni indicate da Bruxelles la più importante è proprio quella di ridurre le differenze territoriali calando gli investimenti nelle aree più svantaggiate, ma l’Italia che proprio per questo scopo ha ottenuto la quota di fondi più alta d’Europa, essendo le differenze fra il Nord e il Sud del Paese le maggiori del Continente, assiste al taglio dei fondi del Pnrr da destinare al Sud: dal 65% come indicato dall’Europa, al 40%, ad essere molto ottimisti, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo. Se poi consideriamo anche la recente riproposizione nella Legge di Bilancio del collegato all'Autonomia differenziata e il tentativo di disinnescare la portata dei Lep, contenuta nella stessa Legge di Bilancio in approvazione, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, pone il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica.
Lo sciopero generale è scelta obbligata contro questa palude affaristica a vantaggio di pochi che ha messo le grinfie sulle istituzioni e che vedono la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, mai applicata interamente, ridotta ormai a carte straccia.
Come Partito del Sud lavoreremo con tutte le nostre energie perché dopo trent'anni di austerità fallimentare per il Paese e a solo favore di poche Regioni del Nord, la cosiddetta Locomotiva, e dei ceti più abbienti si inverta la rotta e si torni a rivendicare diritti a favore di tutti i cittadini e che sono sanciti dalla Costituzione, piaccia o meno a Draghi e ai suoi accoliti. Vi è la necessità di unire le lotte da Sud a Nord per restituire fiducia ai cittadini e utile ad unificare le lotte di quei soggetti sociali che da decenni pagano le conseguenze di politiche antipopolari e antimeridionali.
Il Partito del Sud condivide la scelta dello SCIOPERO GENERALE presa da CGIL e UIL e impegna tutte le strutture del Partito e tutte le iscritte e gli iscritti a promuovere in tutte le forme la partecipazione allo sciopero.

Natale Cuccurese, Presidente nazionale Partito del Sud - Meridionalisti Progressisti



domenica 5 dicembre 2021

L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA FA MALE AL PAESE

Il 16 dicembre tutti al presidio di Roma in P.zza SS. Apostoli per il ritiro del DDL sull’Autonomia Differenziata dai collegati alla Legge di Bilancio!

Il Partito del Sud ha aderito e ci sarà.






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Il 16 dicembre tutti al presidio di Roma in P.zza SS. Apostoli per il ritiro del DDL sull’Autonomia Differenziata dai collegati alla Legge di Bilancio!

Il Partito del Sud ha aderito e ci sarà.






martedì 23 novembre 2021

Natale Cuccurese: “Razzismo di Stato contro i bimbi meridionali. A rischio la loro vita e la loro salute”


Mentre il teatrino mediatico-politico italiano alimenta la dicotomia SìVax/NoVax usandola come arma di distrazione di massa, le notizie che veramente contano, invece, sono del tutto ignorate o rimosse o poste in “ultima pagina”.

Così accade che lo scandalo denunciato dalla Società Italiana di Pediatria delle due Italie per diritto alla vita, alle cure e alla salute dei bambini dell’Italia settentrionale, salvaguardato, e di quelli dell’Italia meridionale, fortemente limitato, venga misconosciuto dai media sedicenti nazionali e dalle istituzioni politiche di un Paese sempre più ingiusto, sempre più diviso e diseguale.

Tra i pochissimi a darne notizia sul suo profilo facebook personale c’è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.    

“Il diritto alla salute – ha denunciato Cuccurese – non è uguale per tutti i bambini, ma dipende in larga parte dalla regione di residenza. A confermarlo, ancora una volta, è uno studio appena pubblicato su Italian Journal of Pediatrics. Un bambino che vive nel Mezzogiorno ha un rischio del 70% più elevato rispetto a un suo coetaneo del Centro-nord di dover migrare in altre regioni per curarsi. Ma ha anche un rischio del 50% più elevato di morire nel primo anno di vita”.

“Ecco perché – ha concluso Cuccurese – è doveroso parlare non solo di razzismo di stato, ma anche di apartheid antimeridionale”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese



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Mentre il teatrino mediatico-politico italiano alimenta la dicotomia SìVax/NoVax usandola come arma di distrazione di massa, le notizie che veramente contano, invece, sono del tutto ignorate o rimosse o poste in “ultima pagina”.

Così accade che lo scandalo denunciato dalla Società Italiana di Pediatria delle due Italie per diritto alla vita, alle cure e alla salute dei bambini dell’Italia settentrionale, salvaguardato, e di quelli dell’Italia meridionale, fortemente limitato, venga misconosciuto dai media sedicenti nazionali e dalle istituzioni politiche di un Paese sempre più ingiusto, sempre più diviso e diseguale.

Tra i pochissimi a darne notizia sul suo profilo facebook personale c’è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.    

“Il diritto alla salute – ha denunciato Cuccurese – non è uguale per tutti i bambini, ma dipende in larga parte dalla regione di residenza. A confermarlo, ancora una volta, è uno studio appena pubblicato su Italian Journal of Pediatrics. Un bambino che vive nel Mezzogiorno ha un rischio del 70% più elevato rispetto a un suo coetaneo del Centro-nord di dover migrare in altre regioni per curarsi. Ma ha anche un rischio del 50% più elevato di morire nel primo anno di vita”.

“Ecco perché – ha concluso Cuccurese – è doveroso parlare non solo di razzismo di stato, ma anche di apartheid antimeridionale”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese



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domenica 21 novembre 2021

Napoli Forum dell’acqua. Da Napoli parte una battaglia di Resistenza. Manifestazione nazionale per chiedere il ritiro dell’art 6 sui servizi pubblici locali.

Di Antonio Luongo

Da Napoli parte un messaggio forte e chiaro, che va al di là delle appartenenze partitiche.

Da Napoli parte una battaglia di Resistenza.
Una comunicazione chiara al governo Draghi: l'acqua deve restare pubblica e la città non è disposta a compromessi.
La città ben conosce ormai il significato del BENE COMUNE e proprio dalla capitale del Meridione si riattivano, instancabili, energie di movimenti, comitati e partiti, come da sempre il Partito del Sud, costretti a ribadire il rispetto di un referendum e di una volontà popolare chiara.
Con tutti i limiti, le difficoltà e i distinguo del caso, a Napoli nel 2011 abbiamo fatto politica e inserito per la prima volta nel dibattito nazionale concetti rivoluzionari per lo scenario retrogrado italiano.
Tra tutti questi l'acqua pubblica è stato un pilastro. Che cosa pensa il nuovo sindaco Manfredi questa eredità? Sarà al fianco dei napoletani o no?












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Di Antonio Luongo

Da Napoli parte un messaggio forte e chiaro, che va al di là delle appartenenze partitiche.

Da Napoli parte una battaglia di Resistenza.
Una comunicazione chiara al governo Draghi: l'acqua deve restare pubblica e la città non è disposta a compromessi.
La città ben conosce ormai il significato del BENE COMUNE e proprio dalla capitale del Meridione si riattivano, instancabili, energie di movimenti, comitati e partiti, come da sempre il Partito del Sud, costretti a ribadire il rispetto di un referendum e di una volontà popolare chiara.
Con tutti i limiti, le difficoltà e i distinguo del caso, a Napoli nel 2011 abbiamo fatto politica e inserito per la prima volta nel dibattito nazionale concetti rivoluzionari per lo scenario retrogrado italiano.
Tra tutti questi l'acqua pubblica è stato un pilastro. Che cosa pensa il nuovo sindaco Manfredi questa eredità? Sarà al fianco dei napoletani o no?












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mercoledì 17 novembre 2021

Il tanto strombazzato "PATTO per Napoli" è già diventato il "PACCO per Napoli"


Di Antonio Luongo

Avete tormentato per mesi Napoli e i napoletani, dicendo che l'amministrazione uscente era incompetente. Che il problema era il sindaco Luigi de Magistris che non andava d'accordo col governatore De Luca.

Ora, a nemmeno un mese dall'inizio della nuova consiliatura, si scopre che il problema non era a Palazzo San Giacomo, ma a Palazzo Chigi. Il tanto strombazzato "PATTO per Napoli" è già diventato il "PACCO per Napoli"
La storia ci insegna che se c'è la volontà politica del Parlamento non c'è austerity, blocco delle assunzioni o fiscal compact che tenga.
Roma dal 2010 ha ceduto allo Stato, cioé sul groppone di noi cittadini, un debito di ben 12 miliardi di euro, e poco meno di due anni fa, nel decreto crescita, ha ottenuto senza battere ciglio e quasi senza combattere un ulteriore finanziamento di 500 milioni di euro all'anno, di cui 300 a fondo perduto.
E come non pensare al tanto famoso Expo milanese, spinto in pompa magna in modo trasversale, gestito come un colabrodo che è costato in pochi anni 1 miliardo e 241 milioni di soldi pubblici. Approccio un po' diverso dallo scalpore e dall'inerzia istituzionale che hanno caratterizzato Bagnoli...no?
Insomma, se il problema ce l'ha Napoli o un qualsiasi altro comune del Sud (300 comuni su 360 in predissesto sono meridionali) allora improvvisamente la macchina si blocca, è poco etico, i soldi non ci sono.
Evidentemente c'è una lobby del Nord, spesso trasversale ai partiti, che lavora dietro le quinte per soffocare i nostri territori, tenerli subalterni e speculare a vantaggio di altri, contro cui da anni mi batto insieme al Partito del Sud.
Smettetela! Questa pantomima va avanti da decenni. Cambiano solo i protagonisti e le modalità. Faccio mie le parole semplici di Alessandra Clemente:
"Le condizioni della popolazione della terza città d'Italia sono di qualche interesse per il governo?"
Se non é troppo disturbo, fatecelo sapere prima che sia troppo tardi!



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Di Antonio Luongo

Avete tormentato per mesi Napoli e i napoletani, dicendo che l'amministrazione uscente era incompetente. Che il problema era il sindaco Luigi de Magistris che non andava d'accordo col governatore De Luca.

Ora, a nemmeno un mese dall'inizio della nuova consiliatura, si scopre che il problema non era a Palazzo San Giacomo, ma a Palazzo Chigi. Il tanto strombazzato "PATTO per Napoli" è già diventato il "PACCO per Napoli"
La storia ci insegna che se c'è la volontà politica del Parlamento non c'è austerity, blocco delle assunzioni o fiscal compact che tenga.
Roma dal 2010 ha ceduto allo Stato, cioé sul groppone di noi cittadini, un debito di ben 12 miliardi di euro, e poco meno di due anni fa, nel decreto crescita, ha ottenuto senza battere ciglio e quasi senza combattere un ulteriore finanziamento di 500 milioni di euro all'anno, di cui 300 a fondo perduto.
E come non pensare al tanto famoso Expo milanese, spinto in pompa magna in modo trasversale, gestito come un colabrodo che è costato in pochi anni 1 miliardo e 241 milioni di soldi pubblici. Approccio un po' diverso dallo scalpore e dall'inerzia istituzionale che hanno caratterizzato Bagnoli...no?
Insomma, se il problema ce l'ha Napoli o un qualsiasi altro comune del Sud (300 comuni su 360 in predissesto sono meridionali) allora improvvisamente la macchina si blocca, è poco etico, i soldi non ci sono.
Evidentemente c'è una lobby del Nord, spesso trasversale ai partiti, che lavora dietro le quinte per soffocare i nostri territori, tenerli subalterni e speculare a vantaggio di altri, contro cui da anni mi batto insieme al Partito del Sud.
Smettetela! Questa pantomima va avanti da decenni. Cambiano solo i protagonisti e le modalità. Faccio mie le parole semplici di Alessandra Clemente:
"Le condizioni della popolazione della terza città d'Italia sono di qualche interesse per il governo?"
Se non é troppo disturbo, fatecelo sapere prima che sia troppo tardi!



giovedì 4 novembre 2021

L’antimeridionalismo del governo Draghi

 



di Natale Cuccurese

Le politiche dei Governi dell’ultimo ventennio, che han visto cieca obbedienza alle indicazioni di Bruxelles, privatizzazioni a pioggia, modifica del Titolo V della Costituzione, pareggio di bilancio e così via, hanno prodotto, anno dopo anno, i loro frutti avvelenati, fra cui un aumento sempre maggiore della povertà assoluta della popolazione oggi arrivata al record di 6 Milioni di cittadini, in larga maggioranza nel Mezzogiorno, la Macroarea più povera di tutto il Continente, con Sicilia e Campania da tempo ai primi due posti per rischio povertà della classifica Eurostat.

Sembra impossibile eppure con il governo Draghi, coi suoi molti tecnocrati, si vuole continuare su di una strada iper liberista, profondamente classista e antimeridionale che data la situazione di forte crisi economica potrebbe portare a gravi problemi sociali.

In questa direzione classista va la proposta di Renzi di un referendum sul Reddito di Cittadinanza (RdC). L’idea di ricorrere ad un Referendum, che al momento è solo un grosso flop in termine di raccolta di firme, fa pensare che Renzi e sodali di governo non intendano correggere il RdC, magari migliorarlo, ma semplicemente cancellarlo, lasciando così le persone in difficoltà senza un sostegno e letteralmente in balia del ricatto occupazionale da parte di prenditori senza scrupoli che ricercano manovalanza a basso costo e senza diritti. La dichiarazione sul carattere “diseducativo” del RdC fatta da Renzi appare inoltre particolarmente classista visto che non solo tende a ridurre le risorse destinate a questa misura, anche contenendo il numero dei beneficiari, ma procede anche in senso punitivo obbligando gli stessi ad accettare qualsiasi proposta di lavoro, anche se a diverse centinaia di chilometri da dove vivono, colpendo ancora una volta il Sud, dove in alcune province , come quella di Napoli, la percentuale dei percettori di RdC è alta. L’ennesimo regalo al sistema industriale del Nord, e l’ennesima mazzata per i disoccupati del Sud. Un incentivo all’emigrazione, una pistola puntata alla tempia dei poveri a cui verrà tolto il RdC se non andranno a lavorare al Nord, oltretutto aumentando la già grave desertificazione demografica del Mezzogiorno. O emigri o muori di fame, per legge!

Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali, che hanno accettato lo schema governativo, sia alcuni dei partiti di centrosinistra, che sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria ora si stupiscono se le aziende licenziano, e di più licenzieranno dal primo novembre data dalla quale si potranno licenziare anche dipendenti di aziende in crisi e Pmi.

Interessante notare che pochi giorni dopo queste polemiche sono arrivati i dati del Rapporto Inps 2020 che, con la fredda logica dei numeri, hanno confermato che senza sussidi e RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad una vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.

A questo scenario non incoraggiante possiamo aggiungere il documento del Gruppo dei 30, sottoscritto da Draghi meno di un anno fa, cioè la contrapposizione “fra debito buono” e “debito cattivo” e la sua ostilità al debito cattivo, già più volte manifestata e ovviamente in linea con le richieste UE degli ultimi mesi, che come ampiamente previsto con la prossima Legge di Bilancio e come annunciato la scorsa settimana da Draghi, porterà alla riduzione/blocco del Reddito di Cittadinanza, abolizione di quota 100, lo sblocco totale dei licenziamenti, così come era richiesto a gran voce Confindustria, e il taglio alle pensioni (come già la UE ha imposto alla Spagna per accedere al Recovery).

Per il Mezzogiorni la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati IstatEurispes e dall’ultimo Rapporto Caritas sull’indice di povertà, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.

Nel silenzio aumentano così sottrazione di risorse e discriminazioni di tutti i tipi, tanto è vero che il rapporto Cnel 2020 che ci informa che in Italia l’aspettativa di vita cambia a seconda di dove sei nato o di dove risiedi, grazie alle politiche di diseguaglianze territoriali perseguite da tutti i governi verso il Mezzogiorno in tema di sanità, istruzione, scuola, infanzia, servizi sociali e ambientali, digitalizzazione e occupazione femminile.

Se sei del Sud sei condannato a morire mediamente fino a 10 anni prima di un tuo omologo del Nord. Non è poco. Conseguenza anche di una spesa sanitaria pubblica pro capite del tutto diseguale, molto più elevata al Nord rispetto al Sud (nel 2020 infatti questa a fronte di una media nazionale di 2,120 euro annui, vanno ad esempio 2.261 euro alla Liguria e 2.012 euro alla Basilicata). Non a caso la scorsa settimana la Corte dei Conti lo ha confermato: “Il Sistema sanitario nazionale non è in grado di garantire un’assistenza uniforme per quantità e qualità”. Il federalismo fiscale, che piace al Pd di Bonaccini e alla Lega, dovrebbe essere applicato solo dopo aver stabilito i livelli essenziali di prestazioni (Lep), che attendono la definizione dalla data della modifica del Titolo V nel 2001, così da poter assicurare su tutto il territorio nazionale e a difesa dei diritti di ogni cittadino, a prescindere dalla latitudine a cui vive, una uguaglianza almeno formale. Invece…

Se non è discriminazione di Stato questa cosa è?! Non è questa una battaglia da combattere insieme a Sinistra?

I cittadini del Sud hanno cercato di ribellarsi come sempre e ancora una volta votando nel 2018 i 5 Stelle e abbiamo visto di quale tradimento questi signori si sono resi protagonisti, con Conte che addirittura ad agosto scrive al Corriere abbandonando il tema della Questione meridionale per rifugiarsi nella questione settentrionale e nella Milano Locomotiva di stampo leghista. Quella questione settentrionale che vorrebbe relegare i cittadini del Mezzogiorno ad una cittadinanza di serie B come infatti vorrebbe l’autonomia differenziata richiesta anche dell’Emilia Romagna a guida Pd. E’ questa la sinistra che si vuole proporre al Mezzogiorno, quella emiliana che in modo poco coraggioso sostiene la secessione dei ricchi, che con le sue privatizzazioni va contro gli interessi delle classi più deboli anche del Nord?

Certo bisogna essere molto coraggiosi per piegarsi a simili compromessi, eversivi dell’unità nazionale, che vanno di gran lunga oltre il concetto base del populismo grillino, cioè quello di né di destra, (ma soprattutto) né di sinistra…

Intanto la condizione del Mezzogiorno si aggrava. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota del Recovery fund da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma la ministra del Sud Carfagna ha abbassato l’asticella al 40%, ma poi dal documento inviato dal governo alla Commissione europea si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%, oltretutto sulla base di dati “poco trasparenti” come evidenziato la scorse settimana da Open data e quindi con una “minore capacità di controllo da parte dei cittadini, quindi un aumento delle possibilità per le organizzazioni mafiose di infiltrarsi nei lavori per le opere previste dal Piano”.

Contemporaneamente nella Nadef l’Autonomia differenziata è stata reinserita nottetempo ad opera di una manina. Forse anche per fare un favore a Giorgetti nello scontro interno alla Lega. Sud visto solo come merce di scambio per gli equilibri governativi, altro che riduzione dei divari territoriali, qui andiamo verso la balcanizzazione del Paese…

A difesa dei cittadini del Sud non vi è nessun contrasto, neanche da parte di forze che si presentano come progressiste, tanto è vero che pochi giorni fa il segretario del Pd Letta ha dichiarato, dopo la vittoria nella maggior parte dei ballottaggi: “avanti con Draghi”.

Cioè, avanti con l’Autonomia differenziata, con la riduzione dei fondi alla sanità pubblica, con la revisione/soppressione del RdC, senza nessun salario minimo, con il ritorno alla riforma Fornero per le pensioni, senza nessuna patrimoniale, con più tasse per i cittadini, senza riduzione dell’orario di lavoro, con i salari più bassi di quelli del 1990, unica nazione europea con questa situazione, con lo stop allo Smart working e al South workinh, con gli aumenti dei costi dei servizi, con lo scippo dei fondi del Pnrr al Sud, con l’abbattimento dell’Iva sul commercio delle armi, con il taglio del cuneo fiscale che privilegia di gran lunga solo i redditi più alti… ecc ecc ecc.

In tutto questo disastro per costruire l’alternativa popolare di sinistra, a cui bisogna lavorare da subito, alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, antifascista, anticapitalista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, anche sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud.

Fonte: Transform!italia



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di Natale Cuccurese

Le politiche dei Governi dell’ultimo ventennio, che han visto cieca obbedienza alle indicazioni di Bruxelles, privatizzazioni a pioggia, modifica del Titolo V della Costituzione, pareggio di bilancio e così via, hanno prodotto, anno dopo anno, i loro frutti avvelenati, fra cui un aumento sempre maggiore della povertà assoluta della popolazione oggi arrivata al record di 6 Milioni di cittadini, in larga maggioranza nel Mezzogiorno, la Macroarea più povera di tutto il Continente, con Sicilia e Campania da tempo ai primi due posti per rischio povertà della classifica Eurostat.

Sembra impossibile eppure con il governo Draghi, coi suoi molti tecnocrati, si vuole continuare su di una strada iper liberista, profondamente classista e antimeridionale che data la situazione di forte crisi economica potrebbe portare a gravi problemi sociali.

In questa direzione classista va la proposta di Renzi di un referendum sul Reddito di Cittadinanza (RdC). L’idea di ricorrere ad un Referendum, che al momento è solo un grosso flop in termine di raccolta di firme, fa pensare che Renzi e sodali di governo non intendano correggere il RdC, magari migliorarlo, ma semplicemente cancellarlo, lasciando così le persone in difficoltà senza un sostegno e letteralmente in balia del ricatto occupazionale da parte di prenditori senza scrupoli che ricercano manovalanza a basso costo e senza diritti. La dichiarazione sul carattere “diseducativo” del RdC fatta da Renzi appare inoltre particolarmente classista visto che non solo tende a ridurre le risorse destinate a questa misura, anche contenendo il numero dei beneficiari, ma procede anche in senso punitivo obbligando gli stessi ad accettare qualsiasi proposta di lavoro, anche se a diverse centinaia di chilometri da dove vivono, colpendo ancora una volta il Sud, dove in alcune province , come quella di Napoli, la percentuale dei percettori di RdC è alta. L’ennesimo regalo al sistema industriale del Nord, e l’ennesima mazzata per i disoccupati del Sud. Un incentivo all’emigrazione, una pistola puntata alla tempia dei poveri a cui verrà tolto il RdC se non andranno a lavorare al Nord, oltretutto aumentando la già grave desertificazione demografica del Mezzogiorno. O emigri o muori di fame, per legge!

Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali, che hanno accettato lo schema governativo, sia alcuni dei partiti di centrosinistra, che sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria ora si stupiscono se le aziende licenziano, e di più licenzieranno dal primo novembre data dalla quale si potranno licenziare anche dipendenti di aziende in crisi e Pmi.

Interessante notare che pochi giorni dopo queste polemiche sono arrivati i dati del Rapporto Inps 2020 che, con la fredda logica dei numeri, hanno confermato che senza sussidi e RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad una vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.

A questo scenario non incoraggiante possiamo aggiungere il documento del Gruppo dei 30, sottoscritto da Draghi meno di un anno fa, cioè la contrapposizione “fra debito buono” e “debito cattivo” e la sua ostilità al debito cattivo, già più volte manifestata e ovviamente in linea con le richieste UE degli ultimi mesi, che come ampiamente previsto con la prossima Legge di Bilancio e come annunciato la scorsa settimana da Draghi, porterà alla riduzione/blocco del Reddito di Cittadinanza, abolizione di quota 100, lo sblocco totale dei licenziamenti, così come era richiesto a gran voce Confindustria, e il taglio alle pensioni (come già la UE ha imposto alla Spagna per accedere al Recovery).

Per il Mezzogiorni la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati IstatEurispes e dall’ultimo Rapporto Caritas sull’indice di povertà, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.

Nel silenzio aumentano così sottrazione di risorse e discriminazioni di tutti i tipi, tanto è vero che il rapporto Cnel 2020 che ci informa che in Italia l’aspettativa di vita cambia a seconda di dove sei nato o di dove risiedi, grazie alle politiche di diseguaglianze territoriali perseguite da tutti i governi verso il Mezzogiorno in tema di sanità, istruzione, scuola, infanzia, servizi sociali e ambientali, digitalizzazione e occupazione femminile.

Se sei del Sud sei condannato a morire mediamente fino a 10 anni prima di un tuo omologo del Nord. Non è poco. Conseguenza anche di una spesa sanitaria pubblica pro capite del tutto diseguale, molto più elevata al Nord rispetto al Sud (nel 2020 infatti questa a fronte di una media nazionale di 2,120 euro annui, vanno ad esempio 2.261 euro alla Liguria e 2.012 euro alla Basilicata). Non a caso la scorsa settimana la Corte dei Conti lo ha confermato: “Il Sistema sanitario nazionale non è in grado di garantire un’assistenza uniforme per quantità e qualità”. Il federalismo fiscale, che piace al Pd di Bonaccini e alla Lega, dovrebbe essere applicato solo dopo aver stabilito i livelli essenziali di prestazioni (Lep), che attendono la definizione dalla data della modifica del Titolo V nel 2001, così da poter assicurare su tutto il territorio nazionale e a difesa dei diritti di ogni cittadino, a prescindere dalla latitudine a cui vive, una uguaglianza almeno formale. Invece…

Se non è discriminazione di Stato questa cosa è?! Non è questa una battaglia da combattere insieme a Sinistra?

I cittadini del Sud hanno cercato di ribellarsi come sempre e ancora una volta votando nel 2018 i 5 Stelle e abbiamo visto di quale tradimento questi signori si sono resi protagonisti, con Conte che addirittura ad agosto scrive al Corriere abbandonando il tema della Questione meridionale per rifugiarsi nella questione settentrionale e nella Milano Locomotiva di stampo leghista. Quella questione settentrionale che vorrebbe relegare i cittadini del Mezzogiorno ad una cittadinanza di serie B come infatti vorrebbe l’autonomia differenziata richiesta anche dell’Emilia Romagna a guida Pd. E’ questa la sinistra che si vuole proporre al Mezzogiorno, quella emiliana che in modo poco coraggioso sostiene la secessione dei ricchi, che con le sue privatizzazioni va contro gli interessi delle classi più deboli anche del Nord?

Certo bisogna essere molto coraggiosi per piegarsi a simili compromessi, eversivi dell’unità nazionale, che vanno di gran lunga oltre il concetto base del populismo grillino, cioè quello di né di destra, (ma soprattutto) né di sinistra…

Intanto la condizione del Mezzogiorno si aggrava. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota del Recovery fund da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma la ministra del Sud Carfagna ha abbassato l’asticella al 40%, ma poi dal documento inviato dal governo alla Commissione europea si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%, oltretutto sulla base di dati “poco trasparenti” come evidenziato la scorse settimana da Open data e quindi con una “minore capacità di controllo da parte dei cittadini, quindi un aumento delle possibilità per le organizzazioni mafiose di infiltrarsi nei lavori per le opere previste dal Piano”.

Contemporaneamente nella Nadef l’Autonomia differenziata è stata reinserita nottetempo ad opera di una manina. Forse anche per fare un favore a Giorgetti nello scontro interno alla Lega. Sud visto solo come merce di scambio per gli equilibri governativi, altro che riduzione dei divari territoriali, qui andiamo verso la balcanizzazione del Paese…

A difesa dei cittadini del Sud non vi è nessun contrasto, neanche da parte di forze che si presentano come progressiste, tanto è vero che pochi giorni fa il segretario del Pd Letta ha dichiarato, dopo la vittoria nella maggior parte dei ballottaggi: “avanti con Draghi”.

Cioè, avanti con l’Autonomia differenziata, con la riduzione dei fondi alla sanità pubblica, con la revisione/soppressione del RdC, senza nessun salario minimo, con il ritorno alla riforma Fornero per le pensioni, senza nessuna patrimoniale, con più tasse per i cittadini, senza riduzione dell’orario di lavoro, con i salari più bassi di quelli del 1990, unica nazione europea con questa situazione, con lo stop allo Smart working e al South workinh, con gli aumenti dei costi dei servizi, con lo scippo dei fondi del Pnrr al Sud, con l’abbattimento dell’Iva sul commercio delle armi, con il taglio del cuneo fiscale che privilegia di gran lunga solo i redditi più alti… ecc ecc ecc.

In tutto questo disastro per costruire l’alternativa popolare di sinistra, a cui bisogna lavorare da subito, alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, antifascista, anticapitalista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, anche sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud.

Fonte: Transform!italia



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martedì 2 novembre 2021

IL PARTITO DEL SUD ADERISCE AL PRESIDIO DI MERCOLEDI’ 3 NOVEMBRE A BOLOGNA CONTRO LA DECISIONE DELLA REGIONE DI AFFIDARE L’ACQUA AI PRIVATI

Il Partito del Sud aderisce al presidio sotto la sede della Regione Emilia-Romagna promosso dal Coordinamento regionale del Movimento per l'acqua pubblica e della Rete regionale Emergenza Climatica e Ambientale per mercoledì 3 novembre alle ore 14.30 per protestare contro la decisione dell'assemblea legislativa di prorogare gli affidamenti ai privati del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027. 

Poco più di 10 giorni fa l’Assemblea Regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato un emendamento alla legge regionale “Misure urgenti a sostegno del sistema economico ed altri interventi per la modifica dell’ordinamento regionale” che proroga gli affidamenti del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027, Uniche eccezioni, i territori di Reggio Emilia e Rimini, dove sono in corso procedure di gara. L’emendamento compie una scelta molto grave, perché prolunga ulteriormente la situazione di privatizzazione del servizio idrico in regione e rappresenta un ennesimo mancato rispetto dell’esito referendario del 2011. 

L’Assemblea Regionale ha preso questa decisione senza nessuna discussione preliminare con i Comitati dell’acqua e altri soggetti della società civile, con un emendamento introdotto di soppiatto in una legge che parlava d’altro. Un vero e proprio colpo di mano con la complicità di tutti i gruppi consiliari. 

C’è chi “coraggiosamente” ha sostenuto che era preferibile concedere una proroga di 6 anni piuttosto che procedere ad una gara, che avrebbe prodotto un affidamento di 30 anni. Facendo finta di non vedere che esiste un’alternativa alla messa in gara del servizio idrico cioè la ripubblicizzazione. Questi personaggi che hanno con tutta evidenza dimenticato che "l'ecologismo senza la lotta di classe è giardinaggio", continuano, con tutta evidenza, a sostenere due parti in commedia, così come sul tema dell’Autonomia differenziata e come nel Parlamento nazionale, a chiacchiere si dicono contrari alla deriva iperliberista imperante in ambito regionale e nazionale, per poi nei fatti adeguarsi prontamente alla volontà del Bonaccini di turno al momento del voto. 
Ricordano la parabola fatta dal M5s, "bla bla bla" prima del voto per poi diventare i più fedeli e servili esecutori silenziosi di ogni privatizzazione di beni comuni a vantaggio esclusivo di privati o multinazionali. 

Come Partito del Sud non possiamo dimenticare che l’unica grande città ad aver applicato il risultato del Referendum sull’acqua pubblica del 2011 è stata la Napoli di de Magistris, applicazione ora messa in discussione dalla nuova giunta Manfredi, anche questa sostenuta da “coraggiosi” complici.

L’impressione di fondo è che questo non è provvedimento a sé stante, ma si inquadra in una strategia ben precisa volta a privatizzare completamente il servizio idrico nel Paese. Una strategia di un Governo non a caso sostenuto da tutti i partiti presenti in Parlamento, nessuno escluso! 

Non deve sfuggire infatti che nel mirino del Governo, c’è, in primo luogo il Mezzogiorno e molto probabilmente l’azienda di diritto pubblico Acqua Bene Comune di Napoli. L’intenzione – che peraltro traspare in tutto il PNRR – è che l’intervento pubblico sia servente nei confronti del mercato, per crearlo e sostenerlo, ed è finalizzato ad aprire la strada alla conquista del Mezzogiorno da parte delle grandi aziende multiutilities quotate in Borsa, per rendere irreversibile il modello di gestione costruito sulle stesse. L'Arera, l'autorità nazionale per l'energia, ha recentemente emanato una circolare che spinge i comuni indebitati ad aprire al libero mercato. Quegli stessi comuni a cui da 20 anni lo stato nazionale taglia le risorse e che sul tema non riceveranno un euro per ristrutturare le reti idriche, nemmeno dal PNRR.
La trappola è pronta. Abbiamo il dovere di combattere e di farlo senza più ipocrisie.

Il Partito del Sud è sempre stato dalla parte dell'acqua pubblica e della gestione pubblica dei servizi locali partendo proprio dall'esempio della Napoli di de Magistris e mercoledì 3 novembre alle ore 14:30 sarà al presidio sotto la Regione promosso dal Coordinamento regionale del Movimento per l'acqua pubblica e della Rete regionale Emergenza Climatica e Ambientale.

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti




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Il Partito del Sud aderisce al presidio sotto la sede della Regione Emilia-Romagna promosso dal Coordinamento regionale del Movimento per l'acqua pubblica e della Rete regionale Emergenza Climatica e Ambientale per mercoledì 3 novembre alle ore 14.30 per protestare contro la decisione dell'assemblea legislativa di prorogare gli affidamenti ai privati del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027. 

Poco più di 10 giorni fa l’Assemblea Regionale dell’Emilia-Romagna ha approvato un emendamento alla legge regionale “Misure urgenti a sostegno del sistema economico ed altri interventi per la modifica dell’ordinamento regionale” che proroga gli affidamenti del servizio idrico in regione fino alla fine del 2027, Uniche eccezioni, i territori di Reggio Emilia e Rimini, dove sono in corso procedure di gara. L’emendamento compie una scelta molto grave, perché prolunga ulteriormente la situazione di privatizzazione del servizio idrico in regione e rappresenta un ennesimo mancato rispetto dell’esito referendario del 2011. 

L’Assemblea Regionale ha preso questa decisione senza nessuna discussione preliminare con i Comitati dell’acqua e altri soggetti della società civile, con un emendamento introdotto di soppiatto in una legge che parlava d’altro. Un vero e proprio colpo di mano con la complicità di tutti i gruppi consiliari. 

C’è chi “coraggiosamente” ha sostenuto che era preferibile concedere una proroga di 6 anni piuttosto che procedere ad una gara, che avrebbe prodotto un affidamento di 30 anni. Facendo finta di non vedere che esiste un’alternativa alla messa in gara del servizio idrico cioè la ripubblicizzazione. Questi personaggi che hanno con tutta evidenza dimenticato che "l'ecologismo senza la lotta di classe è giardinaggio", continuano, con tutta evidenza, a sostenere due parti in commedia, così come sul tema dell’Autonomia differenziata e come nel Parlamento nazionale, a chiacchiere si dicono contrari alla deriva iperliberista imperante in ambito regionale e nazionale, per poi nei fatti adeguarsi prontamente alla volontà del Bonaccini di turno al momento del voto. 
Ricordano la parabola fatta dal M5s, "bla bla bla" prima del voto per poi diventare i più fedeli e servili esecutori silenziosi di ogni privatizzazione di beni comuni a vantaggio esclusivo di privati o multinazionali. 

Come Partito del Sud non possiamo dimenticare che l’unica grande città ad aver applicato il risultato del Referendum sull’acqua pubblica del 2011 è stata la Napoli di de Magistris, applicazione ora messa in discussione dalla nuova giunta Manfredi, anche questa sostenuta da “coraggiosi” complici.

L’impressione di fondo è che questo non è provvedimento a sé stante, ma si inquadra in una strategia ben precisa volta a privatizzare completamente il servizio idrico nel Paese. Una strategia di un Governo non a caso sostenuto da tutti i partiti presenti in Parlamento, nessuno escluso! 

Non deve sfuggire infatti che nel mirino del Governo, c’è, in primo luogo il Mezzogiorno e molto probabilmente l’azienda di diritto pubblico Acqua Bene Comune di Napoli. L’intenzione – che peraltro traspare in tutto il PNRR – è che l’intervento pubblico sia servente nei confronti del mercato, per crearlo e sostenerlo, ed è finalizzato ad aprire la strada alla conquista del Mezzogiorno da parte delle grandi aziende multiutilities quotate in Borsa, per rendere irreversibile il modello di gestione costruito sulle stesse. L'Arera, l'autorità nazionale per l'energia, ha recentemente emanato una circolare che spinge i comuni indebitati ad aprire al libero mercato. Quegli stessi comuni a cui da 20 anni lo stato nazionale taglia le risorse e che sul tema non riceveranno un euro per ristrutturare le reti idriche, nemmeno dal PNRR.
La trappola è pronta. Abbiamo il dovere di combattere e di farlo senza più ipocrisie.

Il Partito del Sud è sempre stato dalla parte dell'acqua pubblica e della gestione pubblica dei servizi locali partendo proprio dall'esempio della Napoli di de Magistris e mercoledì 3 novembre alle ore 14:30 sarà al presidio sotto la Regione promosso dal Coordinamento regionale del Movimento per l'acqua pubblica e della Rete regionale Emergenza Climatica e Ambientale.

Natale Cuccurese
Presidente Nazionale Partito del Sud-Meridionalisti Progressisti




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sabato 30 ottobre 2021

Napoli. Antonio Luongo in merito all'Assemblea regionale sulle evoluzioni giuridico normative per la ripubblicizzazione dell'acqua

Di Antonio Luongo

(Resp. Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud)


Ieri ho partecipato per il Partito del Sud all'assemblea regionale sulle evoluzioni giuridico normative per la ripubblicizzazione dell'acqua, presso Mani Tese Campania.

Con grande piacere ho notato una cospicua e trasversale partecipazione.
🔴 C'erano diverse anime della sinistra;
🔴 c'erano i comitati, i partiti nazionali;
🔴 c'erano rappresentanti progressisti dei cattolici come padre Alex Zanotelli.
🔴 C'era il mondo accademico con Alberto Lucarelli.

Tutti pronti a sostenere la grande manifestazione nazionale del 20 novembre in difesa dell'acqua pubblica.▶️
Tutti intenti a dichiarare adesione alla battaglia.
Peccato che solo con le parole, non suffragate dai fatti, non fermeremo il progetto ormai avanzato di privatizzazione e annullamento degli effetti del referendum del 2011.❗❗❗

Una buona parte di coloro che si dichiarano in difesa dell'acqua pubblica, sostiene apertamente maggioranze politiche che stanno costruendo percorsi di privatizzazione dell'acqua.
La questione quindi è principalmente politica, oltre che civica: i piedi in due staffe non si possono tenere, altrimenti si toglie energia e credibilità al movimento per l'acqua pubblica.

È tempo di smetterla con le questioni di bottega e i giochi di poltrone.
L'Arera, l'autorità nazionale per l'energia, ha recentemente emanato una circolare che spinge i comuni indebitati ad aprire al libero mercato. Quegli stessi comuni a cui da 20 anni lo stato nazionale taglia le risorse e che sul tema non riceveranno un euro per ristrutturare le reti idriche, nemmeno dal PNRR.
La trappola è pronta. Abbiamo il dovere di combattere e di farlo senza ipocrisie. Vale per chi si riempie la bocca con la parola acqua pubblica e vale anche per il nostro nuovo sindaco, Gaetano Manfredi
Governa l'unica metropoli italiana che ha accolto il referendum e trasformato l'acqua in bene comune. Ce l'avrà una posizione sul tema o dobbiamo telefonare a Santa Lucia per avere notizie?






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Di Antonio Luongo

(Resp. Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud)


Ieri ho partecipato per il Partito del Sud all'assemblea regionale sulle evoluzioni giuridico normative per la ripubblicizzazione dell'acqua, presso Mani Tese Campania.

Con grande piacere ho notato una cospicua e trasversale partecipazione.
🔴 C'erano diverse anime della sinistra;
🔴 c'erano i comitati, i partiti nazionali;
🔴 c'erano rappresentanti progressisti dei cattolici come padre Alex Zanotelli.
🔴 C'era il mondo accademico con Alberto Lucarelli.

Tutti pronti a sostenere la grande manifestazione nazionale del 20 novembre in difesa dell'acqua pubblica.▶️
Tutti intenti a dichiarare adesione alla battaglia.
Peccato che solo con le parole, non suffragate dai fatti, non fermeremo il progetto ormai avanzato di privatizzazione e annullamento degli effetti del referendum del 2011.❗❗❗

Una buona parte di coloro che si dichiarano in difesa dell'acqua pubblica, sostiene apertamente maggioranze politiche che stanno costruendo percorsi di privatizzazione dell'acqua.
La questione quindi è principalmente politica, oltre che civica: i piedi in due staffe non si possono tenere, altrimenti si toglie energia e credibilità al movimento per l'acqua pubblica.

È tempo di smetterla con le questioni di bottega e i giochi di poltrone.
L'Arera, l'autorità nazionale per l'energia, ha recentemente emanato una circolare che spinge i comuni indebitati ad aprire al libero mercato. Quegli stessi comuni a cui da 20 anni lo stato nazionale taglia le risorse e che sul tema non riceveranno un euro per ristrutturare le reti idriche, nemmeno dal PNRR.
La trappola è pronta. Abbiamo il dovere di combattere e di farlo senza ipocrisie. Vale per chi si riempie la bocca con la parola acqua pubblica e vale anche per il nostro nuovo sindaco, Gaetano Manfredi
Governa l'unica metropoli italiana che ha accolto il referendum e trasformato l'acqua in bene comune. Ce l'avrà una posizione sul tema o dobbiamo telefonare a Santa Lucia per avere notizie?






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