domenica 27 febbraio 2022

Natale Cuccurese: “Politici del centro-sinistra-destra, ‘patrioti’ sulla pelle dei meridionali”

La conclamata condizione del Sud Italia come colonia estrattiva interna di risorse economiche ed umane a favore del sistema Nord deve indurci a domandarci quale sia la composizione territoriale delle forze armate italiane, il cui intervento, nell’ambito dell’alleanza Nato, è invocato, dai maggiori leader del Partito Unico del Nord per fronteggiare la crisi ucraina.

Ebbene, a questa domanda ha dato una risposta chiara, netta ed inequivocabile il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, dati alla mano, sul suo profilo facebook personale, ha evidenziato che il 70,15% degli appartenenti alle forze armate italiane è di origine meridionale.

Adesso capite – ha chiosato Cuccurese – che i patrioti del centro-sinistra-destra in Ucraina a combattere non vogliono mandarci i loro figli ma i vostri?!

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese




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La conclamata condizione del Sud Italia come colonia estrattiva interna di risorse economiche ed umane a favore del sistema Nord deve indurci a domandarci quale sia la composizione territoriale delle forze armate italiane, il cui intervento, nell’ambito dell’alleanza Nato, è invocato, dai maggiori leader del Partito Unico del Nord per fronteggiare la crisi ucraina.

Ebbene, a questa domanda ha dato una risposta chiara, netta ed inequivocabile il Presidente del Partito del Sud, Natale Cuccurese, che, dati alla mano, sul suo profilo facebook personale, ha evidenziato che il 70,15% degli appartenenti alle forze armate italiane è di origine meridionale.

Adesso capite – ha chiosato Cuccurese – che i patrioti del centro-sinistra-destra in Ucraina a combattere non vogliono mandarci i loro figli ma i vostri?!

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese




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LAB-SUD: “PER LA RISCOSSA DEL SUD, COMUNITÀ RIBELLI CON IL ‘CAPPELLO IN MANO’. BASTA REMORE!”

 

"Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud".




Da circa un trentennio, in corrispondenza con la progressiva affermazione della centralità della presunta “questione settentrionale” agitata dalla Lega Nord e fatta propria dal Partito democratico, da Forza Italia e dal M5S, il Sud è privo di un’adeguata rappresentanza politica a livello istituzionale sia nazionale che locale.

Rimosso il Mezzogiorno dal discorso pubblico prima e derubricata la “questione meridionale” da questione nazionale a questione locale dopo, insomma, spenti i riflettori sullo storico divario Nord-Sud, nel corso degli ultimi diciassette anni, come certificato dal Rapporto Eurispes 2020, ai 20milioni di cittadini italiani residenti nelle regioni meridionali sono stati sottratti in modo del tutto illegittimo 840miliardi di euro di spesa pubblica allargata pro-capite.

Ancora oggi, come attestato da Cassa  Depositi e Prestiti, dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Corte dei Conti, dalla Corte costituzionale e dalla Svimez, sulla base del criterio della spesa storica, in nome dell’ideologia etno-liberista della “locomotiva” Nord e della “palla al piede” Sud, ogni anno ai cittadini meridionali vengono indebitamente scippati circa 60miliardi di euro di spesa pubblica complessiva annua per essere drenati verso le regioni settentrionali.

Il tutto avviene con la complicità delle classi dominanti estrattive meridionali, che, in cambio di un “piatto di lenticchie” più o meno abbondante, danno il via libera a che i diritti dei loro concittadini vengano limitati se non del tutto azzerati.

Se ancora oggi al Sud viene riservato nominalmente soltanto il 40% delle risorse “territorializzabili” dei circa 190miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza e non il 65%, come da criteri di ripartizione UE, se ancora oggi le maggiori Regioni leghiste e proto-leghiste del Nord – Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna – fanno “Asse” – l’“Asse del Male” – per perseguire la “secessione dei ricchi”, ciò è dovuto ad un drammatico vuoto di rappresentanza che lascia senza voce 20milioni di cittadini meridionali considerati da sempre “figli di un dio minore”, a cui se va bene, verranno riservate le briciole dell’extra-gettito fiscale dei territori “virtuosi” settentrionali.

Che fare per dare voce a chi non ha voce? Che fare per evitare quello che, a ragione, Natale Cuccurese ha definito il pericolo di “balcanizzazione” del Paese?

Avviare un processo costituente di tutte le forze meridionaliste e meridionali di orientamento progressista e radicale per dare vita a “comunità ribelli” con il “cappello in mano”. Questa, in estrema sintesi, l’appello politico lanciato dopo due anni di impegno meridionalistico a livello informativo e culturale dal “Laboratorio di riscossa per il Sud”.

Di seguito, la versione integrale dell’Appello”, pubblicato il 26 gennaio 2022 sul sito della “Rivista LEFT. Un pensiero nuovo a Sinistra”.

La riscossa del Sud, perché il Meridione non sia più terra di conquista e sfruttamento

Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire tutti insieme una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160 anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una colonia interna estrattiva. È ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con chi non è compromesso da decenni di connivenza politica e finanziaria con il “fronte del Nord”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, in rispetto dei principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per tutti i cittadini, del Sud così come del Nord.

Come Laboratorio per la riscossa del Sud, in collaborazione con la rivista Left e Transform Italia, crediamo che la fase storica attuale per il Mezzogiorno sia particolarmente delicata. Il Sud si dibatte fra Autonomia differenziata e destinazione dei fondi del Pnrr e appare ancora una volta come una colonia depredata ed abbandonata. Terra di conquista, di sfruttamento ed abbandono, dal 1861 vive una condizione che ne ha determinato nel corso dei secoli, nel senso comune, la convinzione di una zavorra per lo sviluppo del Paese, condizionandone da un lato un approccio antropologico della popolazione nella gestione del territorio e del quotidiano ma dall’altro la messa in discussione di uno stato di accettazione che ha dato vita a focolai di lotta e di conquista. I nostri territori sono stati luoghi di rivolte contadine, dei movimenti di occupazione delle terre, di movimenti per il salario, per il diritto al lavoro e alla casa, di movimenti femministi, delle conflittualità urbane lungo tutto il Novecento. Tutte rivoluzioni tradite, tutte “Rivoluzioni (sfruttate a favore) del ricco” così come bollate da Salvemini. Un lento trascinarsi che, come ben delineato da Antonio Gramsci hanno portato alla nascita e all’incancrenirsi della “Questione meridionale”, fino all’attuale degenerazione in dispregio degli articoli della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

Al fine di invertire la prospettiva geografica stiamo già lavorando da più di due anni. Da tutto questo lavoro sono nati sia documenti come la Carta dei diritti del Sud, lettere aperte ai deputati meridionali, al ministro del Sud, sia con incontri sui territori, fin quando è stato possibile vista l’emergenza in cui ci troviamo tutti a vivere ed operare, e poi con tanti incontri in diretta on-line.

L’ultimo dei quali con Luigi de Magistris nei giorni scorsi per presentare il libro Lezioni meridionali nato in collaborazione con Left ( qui il link alla presentazione video) dove sono stati sottolineati aspetti che a noi sembrano fondamentali, così come sottolineato anche dalle condivisibili parole di Luigi de Magistris.

Nei giorni antecedenti quest’ultimo incontro abbiamo prodotto il testo “Sud senza rappresentanza” che si può leggere su Transform!italia proprio per porre in rilievo questi aspetti. La nostra idea è che il Sud alla fine dell’attuale commedia politica, gestita dal governo più antimeridionale e classista della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà, se va bene e come sempre, con un’elemosina per quanto riguarda il Pnrr e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo. Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.
Per cui a nostro avviso è ora di dare una “scossa” e una degna rappresentanza politica al Sud!

Dato che il laboratorio permanente “La riscossa del Sud” è uno spazio di confronto che incontra i territori, attraversando tutte le regioni del Sud, pensiamo di organizzare un primo grande appuntamento assembleare, non appena l’emergenza in corso lo renderà possibile, tra le realtà organizzate meridionali, per strutturare la nostra opposizione, non solo con quanti in questi lunghi mesi hanno aderito al nostro percorso e che ringraziamo, ma aperta anche a tutti quanti lottano per i diritti negati e le offese recate al Sud.

Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud.

Fonte: Il Sud Conta - articolo di Salvatore Lucchese



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"Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud".




Da circa un trentennio, in corrispondenza con la progressiva affermazione della centralità della presunta “questione settentrionale” agitata dalla Lega Nord e fatta propria dal Partito democratico, da Forza Italia e dal M5S, il Sud è privo di un’adeguata rappresentanza politica a livello istituzionale sia nazionale che locale.

Rimosso il Mezzogiorno dal discorso pubblico prima e derubricata la “questione meridionale” da questione nazionale a questione locale dopo, insomma, spenti i riflettori sullo storico divario Nord-Sud, nel corso degli ultimi diciassette anni, come certificato dal Rapporto Eurispes 2020, ai 20milioni di cittadini italiani residenti nelle regioni meridionali sono stati sottratti in modo del tutto illegittimo 840miliardi di euro di spesa pubblica allargata pro-capite.

Ancora oggi, come attestato da Cassa  Depositi e Prestiti, dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Corte dei Conti, dalla Corte costituzionale e dalla Svimez, sulla base del criterio della spesa storica, in nome dell’ideologia etno-liberista della “locomotiva” Nord e della “palla al piede” Sud, ogni anno ai cittadini meridionali vengono indebitamente scippati circa 60miliardi di euro di spesa pubblica complessiva annua per essere drenati verso le regioni settentrionali.

Il tutto avviene con la complicità delle classi dominanti estrattive meridionali, che, in cambio di un “piatto di lenticchie” più o meno abbondante, danno il via libera a che i diritti dei loro concittadini vengano limitati se non del tutto azzerati.

Se ancora oggi al Sud viene riservato nominalmente soltanto il 40% delle risorse “territorializzabili” dei circa 190miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza e non il 65%, come da criteri di ripartizione UE, se ancora oggi le maggiori Regioni leghiste e proto-leghiste del Nord – Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna – fanno “Asse” – l’“Asse del Male” – per perseguire la “secessione dei ricchi”, ciò è dovuto ad un drammatico vuoto di rappresentanza che lascia senza voce 20milioni di cittadini meridionali considerati da sempre “figli di un dio minore”, a cui se va bene, verranno riservate le briciole dell’extra-gettito fiscale dei territori “virtuosi” settentrionali.

Che fare per dare voce a chi non ha voce? Che fare per evitare quello che, a ragione, Natale Cuccurese ha definito il pericolo di “balcanizzazione” del Paese?

Avviare un processo costituente di tutte le forze meridionaliste e meridionali di orientamento progressista e radicale per dare vita a “comunità ribelli” con il “cappello in mano”. Questa, in estrema sintesi, l’appello politico lanciato dopo due anni di impegno meridionalistico a livello informativo e culturale dal “Laboratorio di riscossa per il Sud”.

Di seguito, la versione integrale dell’Appello”, pubblicato il 26 gennaio 2022 sul sito della “Rivista LEFT. Un pensiero nuovo a Sinistra”.

La riscossa del Sud, perché il Meridione non sia più terra di conquista e sfruttamento

Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire tutti insieme una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160 anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una colonia interna estrattiva. È ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica marxista e deve necessariamente fare leva con chi non è compromesso da decenni di connivenza politica e finanziaria con il “fronte del Nord”, al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equità nazionale, in rispetto dei principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la nazione, ma soprattutto per tutti i cittadini, del Sud così come del Nord.

Come Laboratorio per la riscossa del Sud, in collaborazione con la rivista Left e Transform Italia, crediamo che la fase storica attuale per il Mezzogiorno sia particolarmente delicata. Il Sud si dibatte fra Autonomia differenziata e destinazione dei fondi del Pnrr e appare ancora una volta come una colonia depredata ed abbandonata. Terra di conquista, di sfruttamento ed abbandono, dal 1861 vive una condizione che ne ha determinato nel corso dei secoli, nel senso comune, la convinzione di una zavorra per lo sviluppo del Paese, condizionandone da un lato un approccio antropologico della popolazione nella gestione del territorio e del quotidiano ma dall’altro la messa in discussione di uno stato di accettazione che ha dato vita a focolai di lotta e di conquista. I nostri territori sono stati luoghi di rivolte contadine, dei movimenti di occupazione delle terre, di movimenti per il salario, per il diritto al lavoro e alla casa, di movimenti femministi, delle conflittualità urbane lungo tutto il Novecento. Tutte rivoluzioni tradite, tutte “Rivoluzioni (sfruttate a favore) del ricco” così come bollate da Salvemini. Un lento trascinarsi che, come ben delineato da Antonio Gramsci hanno portato alla nascita e all’incancrenirsi della “Questione meridionale”, fino all’attuale degenerazione in dispregio degli articoli della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.

Al fine di invertire la prospettiva geografica stiamo già lavorando da più di due anni. Da tutto questo lavoro sono nati sia documenti come la Carta dei diritti del Sud, lettere aperte ai deputati meridionali, al ministro del Sud, sia con incontri sui territori, fin quando è stato possibile vista l’emergenza in cui ci troviamo tutti a vivere ed operare, e poi con tanti incontri in diretta on-line.

L’ultimo dei quali con Luigi de Magistris nei giorni scorsi per presentare il libro Lezioni meridionali nato in collaborazione con Left ( qui il link alla presentazione video) dove sono stati sottolineati aspetti che a noi sembrano fondamentali, così come sottolineato anche dalle condivisibili parole di Luigi de Magistris.

Nei giorni antecedenti quest’ultimo incontro abbiamo prodotto il testo “Sud senza rappresentanza” che si può leggere su Transform!italia proprio per porre in rilievo questi aspetti. La nostra idea è che il Sud alla fine dell’attuale commedia politica, gestita dal governo più antimeridionale e classista della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà, se va bene e come sempre, con un’elemosina per quanto riguarda il Pnrr e con l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo. Data la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese, è facile capire come la balcanizzazione del Paese, prevista da molti osservatori, sia dietro l’angolo se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.
Per cui a nostro avviso è ora di dare una “scossa” e una degna rappresentanza politica al Sud!

Dato che il laboratorio permanente “La riscossa del Sud” è uno spazio di confronto che incontra i territori, attraversando tutte le regioni del Sud, pensiamo di organizzare un primo grande appuntamento assembleare, non appena l’emergenza in corso lo renderà possibile, tra le realtà organizzate meridionali, per strutturare la nostra opposizione, non solo con quanti in questi lunghi mesi hanno aderito al nostro percorso e che ringraziamo, ma aperta anche a tutti quanti lottano per i diritti negati e le offese recate al Sud.

Abbiamo il compito di creare “Comunità ribelli” con il “cappello in testa”, una nuova forma di soggettività conflittuali, che dalla contraddizione capitale/vita metta in campo un agire di collettivo che parta dalla difesa del territorio, dai bisogni individuali per un’autorganizzazione collettiva, per l’organizzazione di conflitto ad ogni insulto del potere e delle relazioni sociali dominanti ad un popolo e la sua terra. Comunità, luoghi di critica biopolitica e auto organizzazione, di costruzione del contropotere in contrapposizione al modello di sviluppo capitalistico. L’alternativa oggi può nascere da Sud.

Fonte: Il Sud Conta - articolo di Salvatore Lucchese



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mercoledì 16 febbraio 2022

NATALE CUCCURESE: “LE ‘BATTUTE’ DI PAPERISSIMA SUI SARDI? UN VERO E PROPRIO ESEMPIO DI RAZZISMO ANTIMERIDIONALE”

 In Italia, mentre contro l’omofobia, la sessofobia ed il razzismo rivolto verso gli stranieri si levano cori, quasi unanimi, da parte di molte componenti della società civile, dei media e delle forze politiche progressiste, ed è giusto e sacrosanto che ciò avvenga, contro le posizioni razziste antimeridionali, invece, si levano poche e sparute voci, perché, in fondo, evidentemente, si ritiene che sia vero che gli abitanti del Sud appartengano alla “razza maledetta”.

La trasmissione Paperissima Sprint alimenta gli atavici pregiudizi antimeridionali dipingendo i Sardi come “bassi”, “puzzolenti” ed “analfabeti”, e la società civile, i media e le forze politico-culturali progressiste cosa fanno? Gridano al razzismo? Levano le loro voci, promuovono trasmissioni ed indicono manifestazioni e cortei per denunciare questo ed altri spregevoli pregiudizi antimeridionali? Giammai! Perché, lo si sa, l’Italia ha la sua colonia interna, il Mezzogiorno, popolata da “selvaggi”, “scansafatiche” e “delinquenti” di tutte le risme, per i quali i principi di uguaglianza, solidarietà, equità ed antirazzismo fissati nella Carta costituzionale non valgono affatto. Una vera e propria inaudita vergogna civile trasversale a moltissime componenti della società, della politica e della cultura italiana, anche a quelle cosiddette progressiste.  

Tra le poche e sparute voci che si sono levate contro l’ennesima discriminazione antimeridionale, di cui questa volta sono stati oggetto i Sardi, bisogna registrare quella del Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Una gag di cattivo gusto – ha denunciato Cuccurese via facebook – con i soliti luoghi comuni sui sardi è andata in onda l’altra sera a Paperissima Sprint. Conduttori e sceneggiatori che davanti alle proteste si scusano stupiti sono, nella migliore delle ipotesi, razzisti inconsapevoli”.

D’altra parte, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – il ‘razzismo di Stato’ è stato talmente introiettato nella mentalità comune che queste scenette pietose passano ormai inosservate o sollevano solo le proteste dei gruppi direttamente interessati, in questo caso i sardi. Nessuno stupore, le reti private e di Stato ci hanno abituato a questi spettacoli di infima categoria”.

Giusto ricordare – ha precisato Cuccurese – che secondo uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – negli ultimi 30 anni Tg e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto”.

Fonte: Il Sud conta - articolo di Salvatore Lucchese





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 In Italia, mentre contro l’omofobia, la sessofobia ed il razzismo rivolto verso gli stranieri si levano cori, quasi unanimi, da parte di molte componenti della società civile, dei media e delle forze politiche progressiste, ed è giusto e sacrosanto che ciò avvenga, contro le posizioni razziste antimeridionali, invece, si levano poche e sparute voci, perché, in fondo, evidentemente, si ritiene che sia vero che gli abitanti del Sud appartengano alla “razza maledetta”.

La trasmissione Paperissima Sprint alimenta gli atavici pregiudizi antimeridionali dipingendo i Sardi come “bassi”, “puzzolenti” ed “analfabeti”, e la società civile, i media e le forze politico-culturali progressiste cosa fanno? Gridano al razzismo? Levano le loro voci, promuovono trasmissioni ed indicono manifestazioni e cortei per denunciare questo ed altri spregevoli pregiudizi antimeridionali? Giammai! Perché, lo si sa, l’Italia ha la sua colonia interna, il Mezzogiorno, popolata da “selvaggi”, “scansafatiche” e “delinquenti” di tutte le risme, per i quali i principi di uguaglianza, solidarietà, equità ed antirazzismo fissati nella Carta costituzionale non valgono affatto. Una vera e propria inaudita vergogna civile trasversale a moltissime componenti della società, della politica e della cultura italiana, anche a quelle cosiddette progressiste.  

Tra le poche e sparute voci che si sono levate contro l’ennesima discriminazione antimeridionale, di cui questa volta sono stati oggetto i Sardi, bisogna registrare quella del Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Una gag di cattivo gusto – ha denunciato Cuccurese via facebook – con i soliti luoghi comuni sui sardi è andata in onda l’altra sera a Paperissima Sprint. Conduttori e sceneggiatori che davanti alle proteste si scusano stupiti sono, nella migliore delle ipotesi, razzisti inconsapevoli”.

D’altra parte, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – il ‘razzismo di Stato’ è stato talmente introiettato nella mentalità comune che queste scenette pietose passano ormai inosservate o sollevano solo le proteste dei gruppi direttamente interessati, in questo caso i sardi. Nessuno stupore, le reti private e di Stato ci hanno abituato a questi spettacoli di infima categoria”.

Giusto ricordare – ha precisato Cuccurese – che secondo uno studio condotto da due docenti dall’Università del Salento – “La parte cattiva dell’Italia. Sud, media e immaginario collettivo”, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini – negli ultimi 30 anni Tg e trasmissioni su reti nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto”.

Fonte: Il Sud conta - articolo di Salvatore Lucchese





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martedì 15 febbraio 2022

LA RISCOSSA DEI "VINTI"

Laboratorio la Riscossa del Sud presenta in diretta dalla pagina di Transform!italia e dalla pagina Lab-Sud un incontro dal titolo:

LA RISCOSSA DEI "VINTI"
con :
Piero Bevilacqua
Tullia Conte
Natale Cuccurese
Loredana Marino
Sergio Marotta
Giovanni Russo Spena
Modera: Roberto Morea
Assistiamo negli ultimi mesi a una pura e semplice, quasi compiaciuta, dissoluzione del Paese nel nulla di un passato che non passa, dove i rischi tendono sempre a concentrarsi sulle classi e territori più deboli, con risorse sempre insufficienti e intrappolate nella deprivazione e nella marginalità. Cittadini che il potere, oggi come nel passato, vorrebbe trasformare in “perdenti” o “vinti”, sudditi da gettare nella fornace dello sfruttamento, ma che lentamente non paiono più rassegnati al loro destino, ma impegnati a Resistere collettivamente. Ripudiando sfortuna o destino e convinti che il loro “stato” dipenda esclusivamente dai rapporti di potere fra le classi. Anche da questo discendono le manganellate, reali come nel caso degli studenti o virtuali, che chi detiene il potere abbatte sempre più frequentemente sulle loro “teste ribelli”











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Laboratorio la Riscossa del Sud presenta in diretta dalla pagina di Transform!italia e dalla pagina Lab-Sud un incontro dal titolo:

LA RISCOSSA DEI "VINTI"
con :
Piero Bevilacqua
Tullia Conte
Natale Cuccurese
Loredana Marino
Sergio Marotta
Giovanni Russo Spena
Modera: Roberto Morea
Assistiamo negli ultimi mesi a una pura e semplice, quasi compiaciuta, dissoluzione del Paese nel nulla di un passato che non passa, dove i rischi tendono sempre a concentrarsi sulle classi e territori più deboli, con risorse sempre insufficienti e intrappolate nella deprivazione e nella marginalità. Cittadini che il potere, oggi come nel passato, vorrebbe trasformare in “perdenti” o “vinti”, sudditi da gettare nella fornace dello sfruttamento, ma che lentamente non paiono più rassegnati al loro destino, ma impegnati a Resistere collettivamente. Ripudiando sfortuna o destino e convinti che il loro “stato” dipenda esclusivamente dai rapporti di potere fra le classi. Anche da questo discendono le manganellate, reali come nel caso degli studenti o virtuali, che chi detiene il potere abbatte sempre più frequentemente sulle loro “teste ribelli”











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mercoledì 9 febbraio 2022

NATALE CUCCURESE: “IL GOVERNO DRAGHI PUNTA TUTTO SULLA “LOCOMOTIVA” NORD, PNRR ED AUTONOMIA DIFFERENZIATA”



Il teatro è finzione. La politica è teatro. Pertanto, la politica è finzione.

E nel grande teatro della politica italiana mentre c’è chi continua a recitare la parte del paladino della lotta a tutte le diseguaglianze, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, salvo poi accennare a quelle territoriali senza citare neanche una sola volta quella relativa allo storico divario Nord-Sud, c’è chi, invece, Mario Draghi, chiamato proprio da Mattarella a formare un nuovo Governo nel marzo del 2021, si toglie la maschera di colui che mira al superamento delle diseguaglianze per mostrare il suo vero volto.

Il volto di chi deve garantire a tutti i costi e ad ogni costo gli interessi delle lobby finanziarie ed industriali europee e nazionali, acuendo proprio quelle diseguaglianze che, grazie anche alla foglio di fico messagli da Matterella, a parole, ma solo a parole, dice di volere combattere. E per garantire questi interessi, coerentemente alla dottrina liberista del “gocciolamento”, punta tutto sulla “locomotiva” Nord a discapito di un Sud letteralmente privo di rappresentanza.

Sono due le missioni – osserva a questo proposito via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – che Draghi e il suo Governo di tecnocrati stanno portando avanti e che condurranno alla fine inevitabile dell’unità del Paese così come l’abbiamo conosciuta: il via libera all’autonomia differenziata e la ‘truffa’ del Pnrr (n.d.r. gli scippi al Sud)”.

Dopodiché – prosegue Cuccurese – per il Nord e per il Sud, ovviamente per motivi opposti, non ci sarà più nessun motivo per restare uniti”. “La Ue – conclude – in tutto questo guarda ma non interviene e si sa che chi tace acconsente”.

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Il teatro è finzione. La politica è teatro. Pertanto, la politica è finzione.

E nel grande teatro della politica italiana mentre c’è chi continua a recitare la parte del paladino della lotta a tutte le diseguaglianze, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, salvo poi accennare a quelle territoriali senza citare neanche una sola volta quella relativa allo storico divario Nord-Sud, c’è chi, invece, Mario Draghi, chiamato proprio da Mattarella a formare un nuovo Governo nel marzo del 2021, si toglie la maschera di colui che mira al superamento delle diseguaglianze per mostrare il suo vero volto.

Il volto di chi deve garantire a tutti i costi e ad ogni costo gli interessi delle lobby finanziarie ed industriali europee e nazionali, acuendo proprio quelle diseguaglianze che, grazie anche alla foglio di fico messagli da Matterella, a parole, ma solo a parole, dice di volere combattere. E per garantire questi interessi, coerentemente alla dottrina liberista del “gocciolamento”, punta tutto sulla “locomotiva” Nord a discapito di un Sud letteralmente privo di rappresentanza.

Sono due le missioni – osserva a questo proposito via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese – che Draghi e il suo Governo di tecnocrati stanno portando avanti e che condurranno alla fine inevitabile dell’unità del Paese così come l’abbiamo conosciuta: il via libera all’autonomia differenziata e la ‘truffa’ del Pnrr (n.d.r. gli scippi al Sud)”.

Dopodiché – prosegue Cuccurese – per il Nord e per il Sud, ovviamente per motivi opposti, non ci sarà più nessun motivo per restare uniti”. “La Ue – conclude – in tutto questo guarda ma non interviene e si sa che chi tace acconsente”.

Non fare la fine di Masaniello

 di Natale Cuccurese

In questo approfondimento sui “vinti”, che si sta dipanando a più voci nelle ultime settimane su transform!italia, e in vista del webinar sul tema del 15 febbraio 2022 (in diretta sulla pagina FB), è quasi automatico cogliere lo spunto fornito dalla vicenda di Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello, il popolano protagonista della rivolta napoletana che vide, dal 7 al 16 luglio 1647, che vide la popolazione della città insorgere contro la pressione fiscale imposta dal governo vicereale spagnolo. Un uomo che possiamo ben annoverare fra i “vinti”, sia per la sua vicenda personale che lo portò rapidamente alla morte violenta, sia per la vicenda storiografica che ne è seguita, fino a fare nell’800 un simbolo di quel Romanticismo italiano “minore”, utile ad offrire un contributo alla causa risorgimentale del paese, facendolo assurgere a simbolo del trinomio patria-nazione-libertà. Una vicenda emblematica di quel susseguirsi di rivolgimenti sociali che tende a travolgere i più deboli. Una serie di eventi imprevedibili che poi quasi inevitabilmente getta in conclusione i personaggi nel mucchio dei “vinti”.

Masaniello fu infatti simbolo e artefice della rivolta napoletana scatenata dall’esasperazione delle classi più umili verso le gabelle imposte dai governanti sugli alimenti che provocarono dieci giorni di rivolta e che costrinsero gli occupanti spagnoli ad accettare le rivendicazioni popolari. Un emblema dell’opposizione agli spagnoli e al loro governo coloniale corrotto, fatto di insopportabile fiscalismo e formalismo e braccio armato della Chiesa controriformista. Masaniello fu subito dopo questi fatti accusato ufficialmente di pazzia ed ucciso per volere del viceré e con la complicità di alcuni capi popolari.

Nonostante la breve durata, la ribellione da lui guidata indebolì il secolare dominio spagnolo sulla città, aprendo la strada per la proclamazione dell’effimera e filofrancese Real Repubblica Napoletana, avvenuta cinque mesi dopo la sua morte.

Nell’Italia della prima metà dell’800 divenne perciò facile, quasi automatico, per i patrioti che combattevano per l’indipendenza, la libertà e l’unità nazionale, il parallelo fra oppressori spagnoli e austriaci ed assimilare la rivolta del Seicento ai primi afflati risorgimentali, usandone il mito in chiave antiborbonica.

Peccato però che, unità d’Italia a parte, il paragone fosse ardito, visto che gli austriaci erano presenti solo al Nord, essendo già da tempo stati sconfitti e cacciati dal Sud nella battaglia di Bitonto, combattuta nel 1734, con la disfatta dell’esercito austriaco e la vittoria di Carlo di Borbone che permise al Regno di Napoli di affermarsi come stato indipendente e sovrano.

Può essere utile ricordare che la forza evocativa di Masaniello e della sua ribellione era in quel periodo così forte che fece presa anche fuori d’Italia per incitare alla rivoluzione nazionale e alla lotta di liberazione dall’oppressione straniera. Ad esempio in Belgio la nascita del Paese e la sua indipendenza è dovuta a un evento che oramai in pochi ricordano: la rappresentazione il 25 agosto del 1830 della commedia La muta di Portici di Daniel Auber, in cui è protagonista proprio Masaniello. Nell’opera di Auber, quando il tenore francese Adolphe Nourrit intonò l’Amour sacré de la Patrie, il tenore che interpretava Masaniello si fece prendere così tanto dallo spirito della canzone e del tempo che uscì dal teatro seguito da tutto il pubblico, al corteo si unirono i lavoratori che stavano protestando contro l’opprimente autorità olandese. È un fatto storico quindi che il Masaniello di Auber fu la scintilla che portò all’indipendenza, dopo svariate traversie, pochi mesi dopo, nel gennaio del 1831.

Anche nel caso dei belgi si trattava di “vinti”, ma non più rassegnati alla miseria a cui erano costretti dagli olandesi, ed impegnati a combatterla collettivamente, fino ad essere inclusi nel mondo dei “vincitori”. Questi due aspetti sono stati fra loro sinergici nel corso dell’800 e del ‘900 portando ad una prima fase di rivolte a livello europeo e italiano per combattere lo stato di miseria e di abietto sfruttamento da parte delle classi dominanti, nazionali e straniere, per poi sfociare nella seconda parte del secolo scorso nella creazione dei sistemi pubblici di welfare e una maggiore pace sociale.

Masaniello, e meglio ancora la sua raffigurazione, conteneva tutti i requisiti per far presa sia sui ceti intellettuali sia su quelli popolari del tempo. I primi apprezzavano il suo essere il braccio ribelle , solo finchè utile, manovrato da menti più raffinate, ai secondi piaceva perché era uno di loro, si potevano identificare nei suoi valori e nella sua forza ed esprimeva e rappresentava le loro necessità concrete, fra cui l’indipendenza e la libertà.

Il mito di Masaniello fu così megafono utile alla propaganda per costruire l’unificazione del paese su miti positivi. Col suo carisma, col suo percorso da popolano a leader politico, con la sua integrità morale, con la sua carica contagiosa di amor patrio, inteso nella prima parte dell’800 come utile antesignano della napoletana indipendenza, utile alla cacciata dei Borbone in chiave unitaria.

Peccato che dopo l’unità italiana ben presto dopo averlo usato, la leggenda di Masaniello venne tradita e declinò velocemente, non essendo più utile, anzi dannosa, visto la costante deriva antimeridionale dello Stato savoiardo. Dal Brigantaggio ai giorni nostri le discriminazioni antimeridionali hanno accompagnato il cammino del paese fino a sfociare nei giorni nostri nell’evidenza di un “razzismo di Stato”, utile a sfruttare la colonia interna estrattiva meridionale per permettere al capitalismo padano di restare agganciato alle Regioni ricche del Nord Europa. A tal proposito, per restare solo all’attualità, basta verificare cosa sta succedendo con l’Autonomia differenziata o con le quotidiane distrazioni dei fondi del Pnrr teoricamente destinati al Sud. Altro che soluzione della “Questione meridionale”. Masaniello torna così ad essere solo un popolano napoletano, un pescivendolo pazzo, da buttare nel mucchio dei “vinti”. Ormai senza gloria, quando raramente appare, viene presentato solo in funzione negativa, quasi sia solo un Pulcinella sconfitto. Evidentemente mantiene ancora intatta la sua carica di pericolosità per il potere, con il suo mito di liberatore dall’oppressione, soprattutto per chi è interessato a mantenere lo status quo odierno che vede il Mezzogiorno esclusivamente come colonia. È quindi un mito, perdente ma non ancora del tutto perduto, da infangare.

Come scrivevo nel centenario di Verga sempre per transform!italia, sotto altre spoglie anche in Masaniello riecheggia in parte la sindrome dei Malavoglia: la costante vulnerabilità esistenziale rispetto a eventi imprevedibili. E, come ai tempi del quadro il Quarto stato di Pellizza da Volpedo, questa vulnerabilità è distribuita in modo fortemente diseguale. Le opportunità si concentrano solo in un “Primo Stato”, mentre i rischi tendono sempre a concentrarsi nel “Quarto Stato”, spesso privo di risorse sufficienti e con alte probabilità di rimanere intrappolato nella deprivazione e nella marginalità.

Ai nuovi “vinti”, antichi ed attuali, del Sud non resta che cercare un futuro verso l’estero, visto che in Italia semplicemente non c’è e non c’è nessuna volontà di progettarlo dato il disinteresse totale dei circoli e camarille di potere finanziario, politico e mediaticoAssistiamo così a una pura e semplice, quasi compiaciuta, dissoluzione del Paese verso il nulla, anche nella distruzione dei suoi miti fondanti come nel caso di Masaniello o, allargando la prospettiva, come nel caso dei “Beni comuni” che creano anch’essi uno strumento e un ponte tra passato e futuro, con la loro possibilità  di trarre utilità dall’ambiente e da un bene pubblico senza depauperarlo e rispettandone la vocazione naturale, mezzo di difesa della cultura e dell’identità abitativa, al di là del ruolo storico che hanno svolto in passato di assicurare i mezzi di sussistenza materiale alle popolazioni locali. Un argine alla progressiva liberazione dai vincoli umani e territoriali che ha portato nel tempo alla distruzione della memoria di un territorio, privato di quel rapporto durevole tra la società insediata e l’ambiente. Beni comuni oggi sotto attacco diretto del governo in nome delle privatizzazioni che renderanno presto il paese da Nord a Sud, come in un riciclo di un paradosso insostenibile, un unico ed indistinto “non-luogo”.

Come uscirne e come affrancare le generazioni dei “vinti” è l’obiettivo che una sinistra non compromessa unita al meridionalismo progressista deve darsi rapidamente, proprio partendo da Sud, per dare non solo una spallata alla situazione politica esistente, ma anche per porre basi concrete e durature ad una nuova stagione politica che eviti al paese, soprattutto dopo la parabola del M5S, di cadere in una sorta di sindrome di Masaniello, beninteso quella della sua personale vicenda storica di breve durata. Perché come ricorda lo scrittore Domenico Rea, “Masaniello rappresenta perfettamente una delle caratteristiche estreme dei napoletani [ma io aggiungerei “e degli italiani”], il raptus furioso, che può essere terribile, ma è sempre, ahimè, di breve durata” e questi raptus di breve durata vengono poi sfruttati per fini nascosti ed egoistici, come nella vicenda personale di Masaniello, da “poche mani, non sorvegliate da controllo, che tessono la tela della vita collettiva”.

Fonte: https://transform-italia.it/non-fare-la-fine-di-masaniello/



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 di Natale Cuccurese

In questo approfondimento sui “vinti”, che si sta dipanando a più voci nelle ultime settimane su transform!italia, e in vista del webinar sul tema del 15 febbraio 2022 (in diretta sulla pagina FB), è quasi automatico cogliere lo spunto fornito dalla vicenda di Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello, il popolano protagonista della rivolta napoletana che vide, dal 7 al 16 luglio 1647, che vide la popolazione della città insorgere contro la pressione fiscale imposta dal governo vicereale spagnolo. Un uomo che possiamo ben annoverare fra i “vinti”, sia per la sua vicenda personale che lo portò rapidamente alla morte violenta, sia per la vicenda storiografica che ne è seguita, fino a fare nell’800 un simbolo di quel Romanticismo italiano “minore”, utile ad offrire un contributo alla causa risorgimentale del paese, facendolo assurgere a simbolo del trinomio patria-nazione-libertà. Una vicenda emblematica di quel susseguirsi di rivolgimenti sociali che tende a travolgere i più deboli. Una serie di eventi imprevedibili che poi quasi inevitabilmente getta in conclusione i personaggi nel mucchio dei “vinti”.

Masaniello fu infatti simbolo e artefice della rivolta napoletana scatenata dall’esasperazione delle classi più umili verso le gabelle imposte dai governanti sugli alimenti che provocarono dieci giorni di rivolta e che costrinsero gli occupanti spagnoli ad accettare le rivendicazioni popolari. Un emblema dell’opposizione agli spagnoli e al loro governo coloniale corrotto, fatto di insopportabile fiscalismo e formalismo e braccio armato della Chiesa controriformista. Masaniello fu subito dopo questi fatti accusato ufficialmente di pazzia ed ucciso per volere del viceré e con la complicità di alcuni capi popolari.

Nonostante la breve durata, la ribellione da lui guidata indebolì il secolare dominio spagnolo sulla città, aprendo la strada per la proclamazione dell’effimera e filofrancese Real Repubblica Napoletana, avvenuta cinque mesi dopo la sua morte.

Nell’Italia della prima metà dell’800 divenne perciò facile, quasi automatico, per i patrioti che combattevano per l’indipendenza, la libertà e l’unità nazionale, il parallelo fra oppressori spagnoli e austriaci ed assimilare la rivolta del Seicento ai primi afflati risorgimentali, usandone il mito in chiave antiborbonica.

Peccato però che, unità d’Italia a parte, il paragone fosse ardito, visto che gli austriaci erano presenti solo al Nord, essendo già da tempo stati sconfitti e cacciati dal Sud nella battaglia di Bitonto, combattuta nel 1734, con la disfatta dell’esercito austriaco e la vittoria di Carlo di Borbone che permise al Regno di Napoli di affermarsi come stato indipendente e sovrano.

Può essere utile ricordare che la forza evocativa di Masaniello e della sua ribellione era in quel periodo così forte che fece presa anche fuori d’Italia per incitare alla rivoluzione nazionale e alla lotta di liberazione dall’oppressione straniera. Ad esempio in Belgio la nascita del Paese e la sua indipendenza è dovuta a un evento che oramai in pochi ricordano: la rappresentazione il 25 agosto del 1830 della commedia La muta di Portici di Daniel Auber, in cui è protagonista proprio Masaniello. Nell’opera di Auber, quando il tenore francese Adolphe Nourrit intonò l’Amour sacré de la Patrie, il tenore che interpretava Masaniello si fece prendere così tanto dallo spirito della canzone e del tempo che uscì dal teatro seguito da tutto il pubblico, al corteo si unirono i lavoratori che stavano protestando contro l’opprimente autorità olandese. È un fatto storico quindi che il Masaniello di Auber fu la scintilla che portò all’indipendenza, dopo svariate traversie, pochi mesi dopo, nel gennaio del 1831.

Anche nel caso dei belgi si trattava di “vinti”, ma non più rassegnati alla miseria a cui erano costretti dagli olandesi, ed impegnati a combatterla collettivamente, fino ad essere inclusi nel mondo dei “vincitori”. Questi due aspetti sono stati fra loro sinergici nel corso dell’800 e del ‘900 portando ad una prima fase di rivolte a livello europeo e italiano per combattere lo stato di miseria e di abietto sfruttamento da parte delle classi dominanti, nazionali e straniere, per poi sfociare nella seconda parte del secolo scorso nella creazione dei sistemi pubblici di welfare e una maggiore pace sociale.

Masaniello, e meglio ancora la sua raffigurazione, conteneva tutti i requisiti per far presa sia sui ceti intellettuali sia su quelli popolari del tempo. I primi apprezzavano il suo essere il braccio ribelle , solo finchè utile, manovrato da menti più raffinate, ai secondi piaceva perché era uno di loro, si potevano identificare nei suoi valori e nella sua forza ed esprimeva e rappresentava le loro necessità concrete, fra cui l’indipendenza e la libertà.

Il mito di Masaniello fu così megafono utile alla propaganda per costruire l’unificazione del paese su miti positivi. Col suo carisma, col suo percorso da popolano a leader politico, con la sua integrità morale, con la sua carica contagiosa di amor patrio, inteso nella prima parte dell’800 come utile antesignano della napoletana indipendenza, utile alla cacciata dei Borbone in chiave unitaria.

Peccato che dopo l’unità italiana ben presto dopo averlo usato, la leggenda di Masaniello venne tradita e declinò velocemente, non essendo più utile, anzi dannosa, visto la costante deriva antimeridionale dello Stato savoiardo. Dal Brigantaggio ai giorni nostri le discriminazioni antimeridionali hanno accompagnato il cammino del paese fino a sfociare nei giorni nostri nell’evidenza di un “razzismo di Stato”, utile a sfruttare la colonia interna estrattiva meridionale per permettere al capitalismo padano di restare agganciato alle Regioni ricche del Nord Europa. A tal proposito, per restare solo all’attualità, basta verificare cosa sta succedendo con l’Autonomia differenziata o con le quotidiane distrazioni dei fondi del Pnrr teoricamente destinati al Sud. Altro che soluzione della “Questione meridionale”. Masaniello torna così ad essere solo un popolano napoletano, un pescivendolo pazzo, da buttare nel mucchio dei “vinti”. Ormai senza gloria, quando raramente appare, viene presentato solo in funzione negativa, quasi sia solo un Pulcinella sconfitto. Evidentemente mantiene ancora intatta la sua carica di pericolosità per il potere, con il suo mito di liberatore dall’oppressione, soprattutto per chi è interessato a mantenere lo status quo odierno che vede il Mezzogiorno esclusivamente come colonia. È quindi un mito, perdente ma non ancora del tutto perduto, da infangare.

Come scrivevo nel centenario di Verga sempre per transform!italia, sotto altre spoglie anche in Masaniello riecheggia in parte la sindrome dei Malavoglia: la costante vulnerabilità esistenziale rispetto a eventi imprevedibili. E, come ai tempi del quadro il Quarto stato di Pellizza da Volpedo, questa vulnerabilità è distribuita in modo fortemente diseguale. Le opportunità si concentrano solo in un “Primo Stato”, mentre i rischi tendono sempre a concentrarsi nel “Quarto Stato”, spesso privo di risorse sufficienti e con alte probabilità di rimanere intrappolato nella deprivazione e nella marginalità.

Ai nuovi “vinti”, antichi ed attuali, del Sud non resta che cercare un futuro verso l’estero, visto che in Italia semplicemente non c’è e non c’è nessuna volontà di progettarlo dato il disinteresse totale dei circoli e camarille di potere finanziario, politico e mediaticoAssistiamo così a una pura e semplice, quasi compiaciuta, dissoluzione del Paese verso il nulla, anche nella distruzione dei suoi miti fondanti come nel caso di Masaniello o, allargando la prospettiva, come nel caso dei “Beni comuni” che creano anch’essi uno strumento e un ponte tra passato e futuro, con la loro possibilità  di trarre utilità dall’ambiente e da un bene pubblico senza depauperarlo e rispettandone la vocazione naturale, mezzo di difesa della cultura e dell’identità abitativa, al di là del ruolo storico che hanno svolto in passato di assicurare i mezzi di sussistenza materiale alle popolazioni locali. Un argine alla progressiva liberazione dai vincoli umani e territoriali che ha portato nel tempo alla distruzione della memoria di un territorio, privato di quel rapporto durevole tra la società insediata e l’ambiente. Beni comuni oggi sotto attacco diretto del governo in nome delle privatizzazioni che renderanno presto il paese da Nord a Sud, come in un riciclo di un paradosso insostenibile, un unico ed indistinto “non-luogo”.

Come uscirne e come affrancare le generazioni dei “vinti” è l’obiettivo che una sinistra non compromessa unita al meridionalismo progressista deve darsi rapidamente, proprio partendo da Sud, per dare non solo una spallata alla situazione politica esistente, ma anche per porre basi concrete e durature ad una nuova stagione politica che eviti al paese, soprattutto dopo la parabola del M5S, di cadere in una sorta di sindrome di Masaniello, beninteso quella della sua personale vicenda storica di breve durata. Perché come ricorda lo scrittore Domenico Rea, “Masaniello rappresenta perfettamente una delle caratteristiche estreme dei napoletani [ma io aggiungerei “e degli italiani”], il raptus furioso, che può essere terribile, ma è sempre, ahimè, di breve durata” e questi raptus di breve durata vengono poi sfruttati per fini nascosti ed egoistici, come nella vicenda personale di Masaniello, da “poche mani, non sorvegliate da controllo, che tessono la tela della vita collettiva”.

Fonte: https://transform-italia.it/non-fare-la-fine-di-masaniello/



martedì 8 febbraio 2022

Natale Cuccurese: “Pnrr, disagio sociale, 21 euro pro-capite ai cittadini di Napoli, 555 euro per ogni cittadino di Belluno”




Oramai, è una vergogna civile senza fine. Non ci sono più parole adeguate per esprimere l’indignazione provocata dai continui scippi che il sedicente Governo di ‘unità nazionale’ continua a perpetrare ai danni dei diritti e dei bisogni già ampiamente disattesi, se non calpestati, dei cittadini meridionali.

E l’indignazione diventa somma quando si scopre che per l’ennesima volta nel giro di pochi mesi il Sud viene scippato proprio di quelle risorse finanziarie che l’Europa ha assegnato all’Italia per colmarne gli enormi divari sociali e territoriali che la caratterizzano a livello europeo. Risorse che, invece, all’opposto, il Governo Draghi utilizza proprio per acuire ulteriormente il dualismo Nord-Sud e tutte le altre forme di diseguaglianze.

Uno degli ultimi scippi in ordine di tempo è quello compiuto ai danni dei cittadini napoletani, a cui il Governo dei “migliori” destina 21 euro a testa per contrastare il disagio sociale, a fronte, invece, dei 555 euro pro-capite assegnati ai cittadini di Belluno.

A denunciare l’ennesima sperequazione tra “figli” e “figliastri” è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Con il Pnrr – scrive Cuccurese sul suo profilo facebook personale – i ‘migliori’ sono riusciti talmente bene a mescolare le carte per favorire il Nord e danneggiare il Mezzogiorno che, alla voce ‘disagio sociale’, a Belluno sono assegnati 20 milioni di euro così come alla città di Napoli”.

“Se dividiamo la cifra – continua Cuccurese –  fra i 36.000 abitanti totali di Belluno, otteniamo che ad ogni cittadino spetterebbero 555 euro, per i 949.000 abitanti totali di Napoli, otteniamo 21 euro a cittadino”.

Fonte: Vesuvuano News-articolo di Salvatore Lucchese

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Oramai, è una vergogna civile senza fine. Non ci sono più parole adeguate per esprimere l’indignazione provocata dai continui scippi che il sedicente Governo di ‘unità nazionale’ continua a perpetrare ai danni dei diritti e dei bisogni già ampiamente disattesi, se non calpestati, dei cittadini meridionali.

E l’indignazione diventa somma quando si scopre che per l’ennesima volta nel giro di pochi mesi il Sud viene scippato proprio di quelle risorse finanziarie che l’Europa ha assegnato all’Italia per colmarne gli enormi divari sociali e territoriali che la caratterizzano a livello europeo. Risorse che, invece, all’opposto, il Governo Draghi utilizza proprio per acuire ulteriormente il dualismo Nord-Sud e tutte le altre forme di diseguaglianze.

Uno degli ultimi scippi in ordine di tempo è quello compiuto ai danni dei cittadini napoletani, a cui il Governo dei “migliori” destina 21 euro a testa per contrastare il disagio sociale, a fronte, invece, dei 555 euro pro-capite assegnati ai cittadini di Belluno.

A denunciare l’ennesima sperequazione tra “figli” e “figliastri” è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Con il Pnrr – scrive Cuccurese sul suo profilo facebook personale – i ‘migliori’ sono riusciti talmente bene a mescolare le carte per favorire il Nord e danneggiare il Mezzogiorno che, alla voce ‘disagio sociale’, a Belluno sono assegnati 20 milioni di euro così come alla città di Napoli”.

“Se dividiamo la cifra – continua Cuccurese –  fra i 36.000 abitanti totali di Belluno, otteniamo che ad ogni cittadino spetterebbero 555 euro, per i 949.000 abitanti totali di Napoli, otteniamo 21 euro a cittadino”.

Fonte: Vesuvuano News-articolo di Salvatore Lucchese

lunedì 7 febbraio 2022

Natale Cuccurese: “Pd, FI e Lega Nord uniti contro il Sud”



Le diverse anime del Grande Partito trasversale del Nord – Partito democratico, Forza Italia e Lega Nord – stanno per gettare via la maschera delle false schermaglie ideologiche da marketing elettoralistico per dare vita al “grande centro”, con lo scopo di promuovere in modo sempre più efficace e pervasivo gli interessi miopi ed egoistici del sistema Nord. Il tutto, ovviamente, a discapito dei diritti e dei bisogni già ampiamente disattesi dei cittadini del Sud.

A lanciare l’allarme tramite i canali social è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Franceschini – scrive Cuccurese – fa il tifo per la Lega Nord. Il ministro protoleghista Franceschini non usa giri di parole e illustra lo schema del grande centro in preparazione. Non solo Forza Italia come detto Letta nei giorni scorsi, ma dello schema fa parte anche la Lega. Non a caso già oggi Pd e Lega governano insieme, afferma Franceschini, ‘pur partendo da idee diverse noi e loro siamo riusciti a trovare una mediazione’”.

Non a caso – conclude il meridionalista progressista – l’autonomia differenziata è stata richiesta dalle Regioni leghiste e dall’Emilia Romagna di Bonaccini e sul Pnrr c’è identità di veduta per spostare tutti i fondi possibili a Nord”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese

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Le diverse anime del Grande Partito trasversale del Nord – Partito democratico, Forza Italia e Lega Nord – stanno per gettare via la maschera delle false schermaglie ideologiche da marketing elettoralistico per dare vita al “grande centro”, con lo scopo di promuovere in modo sempre più efficace e pervasivo gli interessi miopi ed egoistici del sistema Nord. Il tutto, ovviamente, a discapito dei diritti e dei bisogni già ampiamente disattesi dei cittadini del Sud.

A lanciare l’allarme tramite i canali social è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.

Franceschini – scrive Cuccurese – fa il tifo per la Lega Nord. Il ministro protoleghista Franceschini non usa giri di parole e illustra lo schema del grande centro in preparazione. Non solo Forza Italia come detto Letta nei giorni scorsi, ma dello schema fa parte anche la Lega. Non a caso già oggi Pd e Lega governano insieme, afferma Franceschini, ‘pur partendo da idee diverse noi e loro siamo riusciti a trovare una mediazione’”.

Non a caso – conclude il meridionalista progressista – l’autonomia differenziata è stata richiesta dalle Regioni leghiste e dall’Emilia Romagna di Bonaccini e sul Pnrr c’è identità di veduta per spostare tutti i fondi possibili a Nord”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese

venerdì 28 gennaio 2022

Natale Cuccurese: “Il Governo Draghi regala un altro miliardo di euro ai Comuni più ricchi del Nord”

 Il sistema Nord batte cassa e il Governo Draghi, ad evidente trazione leghista e proto-leghista, subito sgancia gli “schéi”.

A denunciare la chiara natura antimeridionale del Governo dei cosiddetti “migliori”, ancora una volta è stato il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, una delle poche voci critiche che da anni si leva sistematicamente e costantemente in difesa dei bisogni e dei diritti disattesi dei 20 milioni di cittadini meridionali abbandonati da quasi tutte le altre forze politiche sedicenti nazionali al loro “destino” di povertà, disparità, rassegnazione, marginalità ed emigrazione.     

Le risorse PNRR per la rigenerazione urbana – ha osservato Cuccurese sulla sua pagina facebook personale – erano state assegnate ai Comuni più bisognosi anche in base all’indice di vulnerabilità sociale e materiale”. “E per quelli ricchi – ha proseguito sarcasticamente – come da lamentele di Zaia dei giorni scorsi…?!”.

Il Governo Draghi – ha denunciato Cuccurese – infarcito di leghisti e proto-leghisti, immediatamente si attiva per i ricchi e trova quasi un miliardo di euro anche per i Comuni più ricchi del Nord, confermandosi come il Governo più classista ed antimeridionale della storia della Repubblica”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese



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 Il sistema Nord batte cassa e il Governo Draghi, ad evidente trazione leghista e proto-leghista, subito sgancia gli “schéi”.

A denunciare la chiara natura antimeridionale del Governo dei cosiddetti “migliori”, ancora una volta è stato il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, una delle poche voci critiche che da anni si leva sistematicamente e costantemente in difesa dei bisogni e dei diritti disattesi dei 20 milioni di cittadini meridionali abbandonati da quasi tutte le altre forze politiche sedicenti nazionali al loro “destino” di povertà, disparità, rassegnazione, marginalità ed emigrazione.     

Le risorse PNRR per la rigenerazione urbana – ha osservato Cuccurese sulla sua pagina facebook personale – erano state assegnate ai Comuni più bisognosi anche in base all’indice di vulnerabilità sociale e materiale”. “E per quelli ricchi – ha proseguito sarcasticamente – come da lamentele di Zaia dei giorni scorsi…?!”.

Il Governo Draghi – ha denunciato Cuccurese – infarcito di leghisti e proto-leghisti, immediatamente si attiva per i ricchi e trova quasi un miliardo di euro anche per i Comuni più ricchi del Nord, confermandosi come il Governo più classista ed antimeridionale della storia della Repubblica”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese



giovedì 27 gennaio 2022

Gettati nel mucchio dei vinti

 di Natale Cuccurese

“Nella prefazione al suo più famoso romanzo, I Malavoglia, Giovanni Verga espose una duplice visione del progresso: da un lato, un generale avanzamento del benessere e delle opportunità, dall’altra un susseguirsi di rivolgimenti sociali che tende a travolgere i più deboli. I Malavoglia sono una famiglia laboriosa di pescatori, con una barca simbolicamente chiamata «Provvidenza». A dispetto della loro intraprendenza, la «fiumana» del progresso finisce tuttavia per sopraffarli: una serie di eventi imprevedibili getta i personaggi nel mucchio dei «vinti”.

Inizia così un approfondimento a firma Maurizio Ferrera sull’inserto domenicale del “Corriere della Sera”- “La Lettura”, in prossimità del 27 gennaio centenario della scomparsa di Giovanni Verga. Una visione disincantata della società, che non dà molta speranza ai “vinti” se non quella di affidarsi alla “provvidenza”, visto che Verga registra nel racconto oggettivamente i fatti, senza che il narratore sovrapponga ad essi le proprie opinioni, ma utile socialmente e mediaticamente, nel mettere in luce le condizioni di vita degli umili, degli emarginati e diseredati, delle classi sociali più povere e sfruttate dell’Italia meridionale, in uno scontro circolare ma senza sbocchi fra modernità e antichi valori, ma fornendo l’assist,  vent’anni dopo la pubblicazione dei Malavoglia, a Giuseppe Pellizza da Volpedo per riprendere la metafora della fiumana nel suo celebre quadro Il Quarto Stato”. “Anche in questo caso si tratta di perdenti, ma non più rassegnati alla miseria ed anzi impegnati a combatterla collettivamente. Ripudiando sfortuna o destino e convinti che il loro “stato” dipenda esclusivamente dai rapporti di potere fra le classi. Se Verga ha il merito di sdoganare lo stato miserabile degli ultimi, Pellizza da Volpedo indica con precisione la pretesa di inclusione nel mondo dei vincitori da parte degli oppressi”. Questi due aspetti sono stati fra loro sinergici nel corso del ‘900 portando ad una prima fase di rivolta, a Nord come a Sud, per combattere lo stato di miseria e di abietto sfruttamento da parte delle classi dominanti per poi sfociare nella seconda parte del secolo scorso, grazie alla Resistenza da cui discende la Costituzione, nella creazione dei sistemi pubblici di welfare e una maggiore pace sociale.

In segno di riconoscenza la Ministra Mariastella Gelmini, attuale “pasionaria” dell’Autonomia differenziata, durante il Governo Berlusconi IV non escluse Verga dai programmi didattici a differenza di altri autori meridionali  quali Gesualdo Bufalino, Elio Vittorini, Leonardo Sciascia, Domenico Rea, Salvatore Quasimodo, Matilde Serao, Anna Maria Ortese, con gravi ripercussioni sul piano culturale, visto che propone agli studenti una visione viziosa ed incompleta della letteratura italiana dato che, a parte Verga, Pirandello ed Elsa Morante, sono stati ben 17 gli scrittori meridionali cancellati dai programmi scolastici, palesando una netta esclusione di un pezzo significativo della cultura del nostro Paese. Confermando che quando si parla di “razzismo di Stato” nei confronti del Mezzogiorno il termine usato non è solo centrato ma persino moderato. Ma anche questo è un esempio della cancellazione che dal 1861 opprime i “vinti”, in questo caso quelli del Risorgimento.

 “Nel corso del Novecento, industrializzazione e mercato hanno moltiplicato la ricchezza, mentre il welfare state ha attutito l’impatto sociale dei cambiamenti”. Non è infatti un caso se l’unico momento di “miracolo economico” e di boom demografico l’Italia l’ha vissuto negli anni ’60, quando l’incontro fra due anime, quella democristiana clientelare e quella comunista più attenta agli aspetti sociali, si sono incontrate, pur marciando su binari paralleli e spesso conflittuali, ma nei fatti comunque remando, finchè han potuto, a favore dello sviluppo del Paese. Stagione poi bruscamente interrotta con la tragedia Moro. Una stagione, la sola, che non a caso ha visto costruire anche nel Mezzogiorno infrastrutture come mai prima e soprattutto dopo, visto quello che sta accadendo in questi mesi con le continue sottrazioni di risorse al Sud, a favore del Nord, dei fondi del Pnrr in aperto contrasto dalle indicazioni europee, volte ad un riequilibrio dello spaventoso differenziali economico ed infrastrutturale Nord/Sud e ha portato L’Ue a far sì che per l’Italia sia stata stanziata la quota più alta di fondi del Recovery Plan fra tutti i Paesi europei (191,5 Miliardi), ma che già si profila come l’ennesima occasione persa per il Mezzogiorno.

 Con la caduta del muro di Berlino, lo scenario è bruscamente cambiato, “la transizione post-industriale, la globalizzazione, la cosiddetta quarta rivoluzione tecnologica sono diventati i motori di una seconda “Grande Trasformazione”. La nascita della Lega Nord, la morte della DC e lo spostamento degli eredi del PCI nel campo liberista han fatto del tutto collassare quel bilanciamento, che pur fra mille contrasti aveva permesso di far raggiungere al Paese conquiste sociali e di crescita economica difficilmente replicabili.  “L’apertura economica e la globalizzazione impattano diversamente sulla struttura produttiva: penalizzano i vecchi settori, le piccole e piccolissime imprese, i territori geograficamente più periferici. La finanziarizzazione del capitalismo e la formazione di grandi conglomerati multinazionali moltiplicano invece le opportunità per i detentori di capitale”, unito all’entrata nella Unione Europea, con conseguente crisi di molte aziende nazionali unito alle privatizzazioni selvagge delle stesse e alle delocalizzazioni hanno comportato uno sbilanciamento totale di fondi nazionali e di risorse ed investimenti solo a favore del territori Locomotiva del Nord, nella fallace speranza di restare agganciati alle regioni europee più ricche. In poche parole si ripresenta una nuova “rivoluzione” per l’Italia, ma è solo quella che Salvemini definiva “Rivoluzione del ricco”, cioè utile solo a certe classi sociali e che già in passato sono state utili a determinare la nascita, crescita ed espansione del capitalismo di stampo padano e a danno dei territori “conquistati” dal nuovo Stato unitario e che con l’Autonomia differenziata potrebbe facilmente portare alla divisione del Paese.

Sotto altre spoglie, è un po’ la sindrome dei Malavoglia: la costante vulnerabilità esistenziale rispetto a eventi imprevedibili. E, come ai tempi di Pellizza da Volpedo, questa vulnerabilità è distribuita in modo fortemente diseguale. Le opportunità si concentrano in un «Primo Stato» di tecnocrati privilegiati, in grado di catturare un surplus di opzioni, mentre i rischi tendono sempre a concentrarsi nel “Quarto Stato”, spesso privo di risorse sufficienti e con alte probabilità di rimanere intrappolato nella deprivazione e nella marginalità che non a caso vede in questi giorni un aggravarsi della propria condizione che addirittura investe anche la scuola pubblica, da tempo chiaramente abbandonata e allo sbando, che si dibatte fra sottofinanziamento e privatizzazioni e ora con l’arrivo della “Secessione dei Ricchi” perderà inevitabilmente la propria connotazione di collante nazionale, di uniformità e universalità. Proprio in questi giorni la tragedia che ha investito un ragazzo di Udine impegnato in quella che è chiamata Alternanza scuola-lavoro fa ben capire come per questo Stato la crescita culturale dei cittadini è secondaria rispetto alla creazione di sudditi che abbiano da subito introiettato la precarietà e subalternità, così da poterli sfruttare bestialmente come nella Londra dell’800 di Dickens. Le manganellate sulle testa degli studenti inferte dalla polizia il giorno dopo la tragedia confermano l’arroganza governativa e fanno ben capire come la deriva tecnocratica in atto sia pericolosa. Si palesa così la volontà da parte del potere politico, sempre più ademocratico, ad un eterno ritorno al passato, con una umanità travolta dalla «fiumana» del progresso senza la forza o gli strumenti per coglierne le (poche) opportunità in un opprimente senso della vita combattuta senza speranza giorno dopo giorno e che non a caso sta portando interi territori del Mezzogiorno, ma non solo, alla desertificazione demografica, alla fuga dei nuovi “vinti” verso l’estero in cerca di un futuro, visto che in Italia semplicemente non c’è e non c’è nessuna volontà di progettarlo dato il disinteresse totale dei circoli e camarille di potere finanziario, politico e mediaticoUn ritorno a Verga che ne certifica l’attualità. Assistiamo così a una pura e semplice, quasi compiaciuta, dissoluzione del Paese nel nulla di un passato che non passa e che ritorna come in un gioco dell’oca sempre allo stesso punto di partenza, stancamente ed inutilmente per i “vinti”.

Ciliegina sulla torta la pandemia da Covid-19 ha aggravato la situazione, provocando danni sociali enormi e creando un clima di allarme che le generazioni nate dopo la Seconda guerra mondiale non avevano mai sperimentato. S’è diffusa un’incertezza assoluta sia livello individuale che collettivo. Come uscirne e come affrancare le generazioni dei “vinti” è l’obiettivo che una sinistra non compromessa unita ad un meridionalismo progressista devi darsi rapidamente al fine di una “Rivoluzione del cittadino”, non visto più nella sola forma di contribuente e/o consumatore come vorrebbe il racconto di politici e media, che possa dare un futuro credibile al Paese prima di una dissoluzione che appare inevitabile ed ormai dietro l’angolo.

Fonte: Transform!italia




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 di Natale Cuccurese

“Nella prefazione al suo più famoso romanzo, I Malavoglia, Giovanni Verga espose una duplice visione del progresso: da un lato, un generale avanzamento del benessere e delle opportunità, dall’altra un susseguirsi di rivolgimenti sociali che tende a travolgere i più deboli. I Malavoglia sono una famiglia laboriosa di pescatori, con una barca simbolicamente chiamata «Provvidenza». A dispetto della loro intraprendenza, la «fiumana» del progresso finisce tuttavia per sopraffarli: una serie di eventi imprevedibili getta i personaggi nel mucchio dei «vinti”.

Inizia così un approfondimento a firma Maurizio Ferrera sull’inserto domenicale del “Corriere della Sera”- “La Lettura”, in prossimità del 27 gennaio centenario della scomparsa di Giovanni Verga. Una visione disincantata della società, che non dà molta speranza ai “vinti” se non quella di affidarsi alla “provvidenza”, visto che Verga registra nel racconto oggettivamente i fatti, senza che il narratore sovrapponga ad essi le proprie opinioni, ma utile socialmente e mediaticamente, nel mettere in luce le condizioni di vita degli umili, degli emarginati e diseredati, delle classi sociali più povere e sfruttate dell’Italia meridionale, in uno scontro circolare ma senza sbocchi fra modernità e antichi valori, ma fornendo l’assist,  vent’anni dopo la pubblicazione dei Malavoglia, a Giuseppe Pellizza da Volpedo per riprendere la metafora della fiumana nel suo celebre quadro Il Quarto Stato”. “Anche in questo caso si tratta di perdenti, ma non più rassegnati alla miseria ed anzi impegnati a combatterla collettivamente. Ripudiando sfortuna o destino e convinti che il loro “stato” dipenda esclusivamente dai rapporti di potere fra le classi. Se Verga ha il merito di sdoganare lo stato miserabile degli ultimi, Pellizza da Volpedo indica con precisione la pretesa di inclusione nel mondo dei vincitori da parte degli oppressi”. Questi due aspetti sono stati fra loro sinergici nel corso del ‘900 portando ad una prima fase di rivolta, a Nord come a Sud, per combattere lo stato di miseria e di abietto sfruttamento da parte delle classi dominanti per poi sfociare nella seconda parte del secolo scorso, grazie alla Resistenza da cui discende la Costituzione, nella creazione dei sistemi pubblici di welfare e una maggiore pace sociale.

In segno di riconoscenza la Ministra Mariastella Gelmini, attuale “pasionaria” dell’Autonomia differenziata, durante il Governo Berlusconi IV non escluse Verga dai programmi didattici a differenza di altri autori meridionali  quali Gesualdo Bufalino, Elio Vittorini, Leonardo Sciascia, Domenico Rea, Salvatore Quasimodo, Matilde Serao, Anna Maria Ortese, con gravi ripercussioni sul piano culturale, visto che propone agli studenti una visione viziosa ed incompleta della letteratura italiana dato che, a parte Verga, Pirandello ed Elsa Morante, sono stati ben 17 gli scrittori meridionali cancellati dai programmi scolastici, palesando una netta esclusione di un pezzo significativo della cultura del nostro Paese. Confermando che quando si parla di “razzismo di Stato” nei confronti del Mezzogiorno il termine usato non è solo centrato ma persino moderato. Ma anche questo è un esempio della cancellazione che dal 1861 opprime i “vinti”, in questo caso quelli del Risorgimento.

 “Nel corso del Novecento, industrializzazione e mercato hanno moltiplicato la ricchezza, mentre il welfare state ha attutito l’impatto sociale dei cambiamenti”. Non è infatti un caso se l’unico momento di “miracolo economico” e di boom demografico l’Italia l’ha vissuto negli anni ’60, quando l’incontro fra due anime, quella democristiana clientelare e quella comunista più attenta agli aspetti sociali, si sono incontrate, pur marciando su binari paralleli e spesso conflittuali, ma nei fatti comunque remando, finchè han potuto, a favore dello sviluppo del Paese. Stagione poi bruscamente interrotta con la tragedia Moro. Una stagione, la sola, che non a caso ha visto costruire anche nel Mezzogiorno infrastrutture come mai prima e soprattutto dopo, visto quello che sta accadendo in questi mesi con le continue sottrazioni di risorse al Sud, a favore del Nord, dei fondi del Pnrr in aperto contrasto dalle indicazioni europee, volte ad un riequilibrio dello spaventoso differenziali economico ed infrastrutturale Nord/Sud e ha portato L’Ue a far sì che per l’Italia sia stata stanziata la quota più alta di fondi del Recovery Plan fra tutti i Paesi europei (191,5 Miliardi), ma che già si profila come l’ennesima occasione persa per il Mezzogiorno.

 Con la caduta del muro di Berlino, lo scenario è bruscamente cambiato, “la transizione post-industriale, la globalizzazione, la cosiddetta quarta rivoluzione tecnologica sono diventati i motori di una seconda “Grande Trasformazione”. La nascita della Lega Nord, la morte della DC e lo spostamento degli eredi del PCI nel campo liberista han fatto del tutto collassare quel bilanciamento, che pur fra mille contrasti aveva permesso di far raggiungere al Paese conquiste sociali e di crescita economica difficilmente replicabili.  “L’apertura economica e la globalizzazione impattano diversamente sulla struttura produttiva: penalizzano i vecchi settori, le piccole e piccolissime imprese, i territori geograficamente più periferici. La finanziarizzazione del capitalismo e la formazione di grandi conglomerati multinazionali moltiplicano invece le opportunità per i detentori di capitale”, unito all’entrata nella Unione Europea, con conseguente crisi di molte aziende nazionali unito alle privatizzazioni selvagge delle stesse e alle delocalizzazioni hanno comportato uno sbilanciamento totale di fondi nazionali e di risorse ed investimenti solo a favore del territori Locomotiva del Nord, nella fallace speranza di restare agganciati alle regioni europee più ricche. In poche parole si ripresenta una nuova “rivoluzione” per l’Italia, ma è solo quella che Salvemini definiva “Rivoluzione del ricco”, cioè utile solo a certe classi sociali e che già in passato sono state utili a determinare la nascita, crescita ed espansione del capitalismo di stampo padano e a danno dei territori “conquistati” dal nuovo Stato unitario e che con l’Autonomia differenziata potrebbe facilmente portare alla divisione del Paese.

Sotto altre spoglie, è un po’ la sindrome dei Malavoglia: la costante vulnerabilità esistenziale rispetto a eventi imprevedibili. E, come ai tempi di Pellizza da Volpedo, questa vulnerabilità è distribuita in modo fortemente diseguale. Le opportunità si concentrano in un «Primo Stato» di tecnocrati privilegiati, in grado di catturare un surplus di opzioni, mentre i rischi tendono sempre a concentrarsi nel “Quarto Stato”, spesso privo di risorse sufficienti e con alte probabilità di rimanere intrappolato nella deprivazione e nella marginalità che non a caso vede in questi giorni un aggravarsi della propria condizione che addirittura investe anche la scuola pubblica, da tempo chiaramente abbandonata e allo sbando, che si dibatte fra sottofinanziamento e privatizzazioni e ora con l’arrivo della “Secessione dei Ricchi” perderà inevitabilmente la propria connotazione di collante nazionale, di uniformità e universalità. Proprio in questi giorni la tragedia che ha investito un ragazzo di Udine impegnato in quella che è chiamata Alternanza scuola-lavoro fa ben capire come per questo Stato la crescita culturale dei cittadini è secondaria rispetto alla creazione di sudditi che abbiano da subito introiettato la precarietà e subalternità, così da poterli sfruttare bestialmente come nella Londra dell’800 di Dickens. Le manganellate sulle testa degli studenti inferte dalla polizia il giorno dopo la tragedia confermano l’arroganza governativa e fanno ben capire come la deriva tecnocratica in atto sia pericolosa. Si palesa così la volontà da parte del potere politico, sempre più ademocratico, ad un eterno ritorno al passato, con una umanità travolta dalla «fiumana» del progresso senza la forza o gli strumenti per coglierne le (poche) opportunità in un opprimente senso della vita combattuta senza speranza giorno dopo giorno e che non a caso sta portando interi territori del Mezzogiorno, ma non solo, alla desertificazione demografica, alla fuga dei nuovi “vinti” verso l’estero in cerca di un futuro, visto che in Italia semplicemente non c’è e non c’è nessuna volontà di progettarlo dato il disinteresse totale dei circoli e camarille di potere finanziario, politico e mediaticoUn ritorno a Verga che ne certifica l’attualità. Assistiamo così a una pura e semplice, quasi compiaciuta, dissoluzione del Paese nel nulla di un passato che non passa e che ritorna come in un gioco dell’oca sempre allo stesso punto di partenza, stancamente ed inutilmente per i “vinti”.

Ciliegina sulla torta la pandemia da Covid-19 ha aggravato la situazione, provocando danni sociali enormi e creando un clima di allarme che le generazioni nate dopo la Seconda guerra mondiale non avevano mai sperimentato. S’è diffusa un’incertezza assoluta sia livello individuale che collettivo. Come uscirne e come affrancare le generazioni dei “vinti” è l’obiettivo che una sinistra non compromessa unita ad un meridionalismo progressista devi darsi rapidamente al fine di una “Rivoluzione del cittadino”, non visto più nella sola forma di contribuente e/o consumatore come vorrebbe il racconto di politici e media, che possa dare un futuro credibile al Paese prima di una dissoluzione che appare inevitabile ed ormai dietro l’angolo.

Fonte: Transform!italia




domenica 23 gennaio 2022

[VIDEO COMPLETO] PRESENTAZIONE ON-LINE DI "LEZIONI MERIDIONALI" CON LUIGI DE MAGISTRIS DEL 21 GENNAIO


Con:
-Luigi de Magistris
e gli autori
-Loredana Marino
-Natale Cuccurese
-Anna D'Ascenzio
-Giovanni Russo Spena
LEZIONI MERIDIONALI
Il Sud di oggi e il Sud di ieri. Temi e Percorsi
Un libro che vi accompagnerà in un viaggio conoscitivo utile ad invertire la prospettiva geografica e che ti aiuterà a vedere, per sempre, il Mezzogiorno con occhi diversi …




 

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Con:
-Luigi de Magistris
e gli autori
-Loredana Marino
-Natale Cuccurese
-Anna D'Ascenzio
-Giovanni Russo Spena
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Il Sud di oggi e il Sud di ieri. Temi e Percorsi
Un libro che vi accompagnerà in un viaggio conoscitivo utile ad invertire la prospettiva geografica e che ti aiuterà a vedere, per sempre, il Mezzogiorno con occhi diversi …




 

venerdì 21 gennaio 2022

Natale Cuccurese: “Sud discriminato nella distribuzione dei primi farmaci anti-Covid. Alla Campania 480 confezioni per circa 6 milioni di abitanti, alla Liguria 1.080 confezioni per circa 1,5 milioni di residenti”


Celebrato dai media di “regime” come il campione della lotta alle diseguaglianze sociali, economiche, civili e territoriali, dopo avere scippato il Sud anche per il 2022 della spesa pubblica complessiva ordinaria e dopo avere perpetrato e continuare a perpetrare contro di esso scippi a monte, in itinere e a valle dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Governo dei “migliori”, il Governo di Confindustria, dei mercati finanziari e della solita presunta “locomotiva” Nord, scippa il Sud dei primi farmaci specifici anti-coronavirus. 

 A denunciare l’ennesimo atto discriminatorio verso i più basilari diritti dei cittadini meridionali è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che dal suo profilo facebook personale denuncia: “È partita la distribuzione alle Regioni da parte della struttura commissariale della pillola antivirale Molnupiravir, ma alle Regioni del Sud, pur con popolazione uguale o maggiore di altre Regioni simili del Nord è stata destinata una quantità di confezioni di gran lunga minore. Ad esempio, in Campania, con 5 milioni e 800 mila abitanti, 480 confezioni, in Liguria, con circa un milione e mezzo di abitanti, 1.080 confezioni”. “Dunque, – commenta Cuccurese – se sei un meridionale hai più possibilità di morire perché lo stato ti discrimina anche nella distribuzione di farmaci antivirali”.


Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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Celebrato dai media di “regime” come il campione della lotta alle diseguaglianze sociali, economiche, civili e territoriali, dopo avere scippato il Sud anche per il 2022 della spesa pubblica complessiva ordinaria e dopo avere perpetrato e continuare a perpetrare contro di esso scippi a monte, in itinere e a valle dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Governo dei “migliori”, il Governo di Confindustria, dei mercati finanziari e della solita presunta “locomotiva” Nord, scippa il Sud dei primi farmaci specifici anti-coronavirus. 

 A denunciare l’ennesimo atto discriminatorio verso i più basilari diritti dei cittadini meridionali è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che dal suo profilo facebook personale denuncia: “È partita la distribuzione alle Regioni da parte della struttura commissariale della pillola antivirale Molnupiravir, ma alle Regioni del Sud, pur con popolazione uguale o maggiore di altre Regioni simili del Nord è stata destinata una quantità di confezioni di gran lunga minore. Ad esempio, in Campania, con 5 milioni e 800 mila abitanti, 480 confezioni, in Liguria, con circa un milione e mezzo di abitanti, 1.080 confezioni”. “Dunque, – commenta Cuccurese – se sei un meridionale hai più possibilità di morire perché lo stato ti discrimina anche nella distribuzione di farmaci antivirali”.


Fonte: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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giovedì 20 gennaio 2022

PRESENTAZIONE ON-LINE DI "LEZIONI MERIDIONALI" CON LUIGI DE MAGISTRIS - VENERDI' 21 GENNAIO ORE 18,00

Iniziamo da venerdì 21 Gennaio alle 18,00 con la prima presentazione, on line, di LEZIONI MERIDIONALI trasmessa in diretta su https://www.facebook.com/transform.italia

Con:
-Luigi de Magistris
e gli autori
-Loredana Marino
-Natale Cuccurese
-Anna D'Ascenzio
-Giovanni Russo Spena

Sperando di riprendere presto la programmazione territorio dopo territorio, città dopo citta, da Sud a Nord con l'iniziativa in presenza.
LEZIONI MERIDIONALI
Il Sud di oggi e il Sud di ieri. Temi e Percorsi
Un libro che vi accompagnerà in un viaggio conoscitivo utile ad invertire la prospettiva geografica e che ti aiuterà a vedere, per sempre, il Mezzogiorno con occhi diversi …
Un ringraziamento speciale a Simona Maggiorelli che ha creduto sin da subito nel progetto del SUDLAB e a quante e quanti hanno collaborato a questo libro: Giso Amendola, Filomena Avagliano, Imma Barbarossa, Tullia Conte, Natale Cuccurese, Guido D’Agostino, Anna D’Ascienzio, Rino Malinconico, Loredana Marino, Sergio Marotta, Ciro Raia, Valentino Romano, Giovanni Russo Spena, Isaia Sales, Pasquale Voza, Roberto Morea, Roberto Musacchio
Acquistabile on line su: https://left.it/libri/

Un grazie speciale a Transform!italia e a Left che da tempo danno spazio con continuità alle tesi meridionaliste progressiste, oltre a importanti (e liberi) approfondimenti politici e culturali. 







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Iniziamo da venerdì 21 Gennaio alle 18,00 con la prima presentazione, on line, di LEZIONI MERIDIONALI trasmessa in diretta su https://www.facebook.com/transform.italia

Con:
-Luigi de Magistris
e gli autori
-Loredana Marino
-Natale Cuccurese
-Anna D'Ascenzio
-Giovanni Russo Spena

Sperando di riprendere presto la programmazione territorio dopo territorio, città dopo citta, da Sud a Nord con l'iniziativa in presenza.
LEZIONI MERIDIONALI
Il Sud di oggi e il Sud di ieri. Temi e Percorsi
Un libro che vi accompagnerà in un viaggio conoscitivo utile ad invertire la prospettiva geografica e che ti aiuterà a vedere, per sempre, il Mezzogiorno con occhi diversi …
Un ringraziamento speciale a Simona Maggiorelli che ha creduto sin da subito nel progetto del SUDLAB e a quante e quanti hanno collaborato a questo libro: Giso Amendola, Filomena Avagliano, Imma Barbarossa, Tullia Conte, Natale Cuccurese, Guido D’Agostino, Anna D’Ascienzio, Rino Malinconico, Loredana Marino, Sergio Marotta, Ciro Raia, Valentino Romano, Giovanni Russo Spena, Isaia Sales, Pasquale Voza, Roberto Morea, Roberto Musacchio
Acquistabile on line su: https://left.it/libri/

Un grazie speciale a Transform!italia e a Left che da tempo danno spazio con continuità alle tesi meridionaliste progressiste, oltre a importanti (e liberi) approfondimenti politici e culturali. 







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mercoledì 12 gennaio 2022

Ferrovie e asili nido al Sud, l’ultima beffa del Pnrr

 

Di Natale Cuccurese

Fonte: Left

Gran parte degli investimenti previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per il Mezzogiorno non sono «territorializzabili». Così l'Alta velocità si allontana. E nei servizi all'infanzia rimangono le disuguaglianze rispetto al resto del Paese

Sui giornali di inizio anno è apparsa la notizia che per l’Alta Velocità, «salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è “territorializzabile”».
Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.
Ricordo che avevamo subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.
Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni fa pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.
Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna, ma a questo punto forse sarebbe più corretto parlare di “deportazione programmata”, di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.
Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.

L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud

Nella foto: il ministro dell’Economia Daniele Franco e il presidente del Consiglio alla Camera per le comunicazioni sul Recovery Plan, Roma, 26 aprile 2021



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Di Natale Cuccurese

Fonte: Left

Gran parte degli investimenti previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per il Mezzogiorno non sono «territorializzabili». Così l'Alta velocità si allontana. E nei servizi all'infanzia rimangono le disuguaglianze rispetto al resto del Paese

Sui giornali di inizio anno è apparsa la notizia che per l’Alta Velocità, «salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è “territorializzabile”».
Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.
Ricordo che avevamo subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.
Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni fa pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.
Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna, ma a questo punto forse sarebbe più corretto parlare di “deportazione programmata”, di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.
Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.

L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud

Nella foto: il ministro dell’Economia Daniele Franco e il presidente del Consiglio alla Camera per le comunicazioni sul Recovery Plan, Roma, 26 aprile 2021



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