martedì 4 gennaio 2022

Natale Cuccurese: “Tra scippi di Stato al Sud ed autonomia differenziata, la balcanizzazione del Paese è dietro l’angolo”



Tra promesse mancate, cortine fumogene, scippi di Stato relativi sia alla spesa pubblica ordinaria che ai finanziamenti europei del Pnrr e l’approvazione a “scatola vuota” del disegno legge sull’autonomia differenziata, a “scatola vuota” perché saranno i satrapi di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna a riempirla di contenuti a loro piacimento, i cittadini del Sud Italia vengono presi in giro un giorni sì e l’altro pure.

L’ultima beffa, come ha evidenziato anche il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, è quella relativa allo scippo degli investimenti in infrastrutture ferroviarie.

Alta Velocità, – ha denunciato Cuccurese – salta la riserva del 40%: non è ‘territorializzabile’”. “È da luglio, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – quando si è scoperto, semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non erano territorializzati e che lo si va ripetendo”.

Il Sud, – ha proseguito Cuccurese – alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, supportato nell’inganno dai soliti ascari a servizio, si ritroverà come sempre con una elemosina, ma i suoi cittadini al pari di quelli dei territori più avvantaggiati si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo dei banchieri con l’Europa per i prossimi decenni nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla”.

Se a questo aggiungiamo anche l’autonomia differenziata – ha concluso il leader dei meridionalisti progressisti – è facile capire come la balcanizzazione del Paese sia dietro l’angolo”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese


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Tra promesse mancate, cortine fumogene, scippi di Stato relativi sia alla spesa pubblica ordinaria che ai finanziamenti europei del Pnrr e l’approvazione a “scatola vuota” del disegno legge sull’autonomia differenziata, a “scatola vuota” perché saranno i satrapi di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna a riempirla di contenuti a loro piacimento, i cittadini del Sud Italia vengono presi in giro un giorni sì e l’altro pure.

L’ultima beffa, come ha evidenziato anche il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, è quella relativa allo scippo degli investimenti in infrastrutture ferroviarie.

Alta Velocità, – ha denunciato Cuccurese – salta la riserva del 40%: non è ‘territorializzabile’”. “È da luglio, – ha proseguito il Presidente del Partito del Sud – quando si è scoperto, semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non erano territorializzati e che lo si va ripetendo”.

Il Sud, – ha proseguito Cuccurese – alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, supportato nell’inganno dai soliti ascari a servizio, si ritroverà come sempre con una elemosina, ma i suoi cittadini al pari di quelli dei territori più avvantaggiati si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo dei banchieri con l’Europa per i prossimi decenni nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla”.

Se a questo aggiungiamo anche l’autonomia differenziata – ha concluso il leader dei meridionalisti progressisti – è facile capire come la balcanizzazione del Paese sia dietro l’angolo”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese


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mercoledì 29 dicembre 2021

Con Draghi al Quirinale torna la monarchia (sabauda)

 


Di Natale Cuccurese

Passato anche questo Natale l’orizzonte degli eventi non sembra particolarmente incoraggiante, visto che l’ormai imminente approvazione della Legge di Bilancio si basa sui soli voti di fiducia, senza nessuna discussione parlamentare e senza nemmeno che i parlamentari abbiano potuto prendere visione in tempi congrui dei vari articoli e discuterne. Con addirittura un collegato, quello sul via libera all’Autonomia differenziata, che al momento è formato solo dal titolo, con il testo che verrà aggiunto solo successivamente, evidentemente dopo decisioni prese nelle segrete stanze, in base alle alchimie spartitorie e agli equilibri di governo, anche in vista della elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Va rilevato che l’Italia sembra rapidamente indietreggiare nel corso della storia, per tornare ai tempi della monarchia assoluta, quando il monarca decideva e imponeva con i ministri da lui solo nominati tasse e investimenti e il suo governo era definito “dei migliori”. La storia cambiò solo con le Rivoluzioni, inglese e francese, e con la conseguente nascita dei Parlamenti.

Il salto indietro dell’Italia è quindi quanto mai preoccupante. E’ vero che anche negli ultimi anni si era arrivati con il fiatone all’approvazione della Legge di Bilancio, ma una compressione e una mancanza assoluta di dibattito come quest’anno non si era mai raggiunta. Un vulnus notevole che dovrebbe preoccupare cittadini, media e vertici dello Stato e che invece passa nell’indifferenza generale. Si è passati dalla aristocrazia del sangue a quella della finanza e visto che la storia è ciclica e spesso si ripete e “insegna ma non ha scolari”, sarà interessante vedere cosa accadrà nel prossimo futuro visto l’acuirsi della crisi.

Malgrado il quotidiano elogio a reti unificate a Draghi, se analizziamo solo i più recenti avvenimenti, notiamo che l’azione del Governo è tutta volta a solo vantaggio di confindustriali e prenditori vari e che la frase “non è il momento di prendere ma di dare ai cittadini”, pronunciata da Draghi ad inizio mandato, era riferita esclusivamente a queste due categorie, agli altri cittadini, i diseredati, la prossima Befana porterà solo carbone. Alla conferenza stampa di fine anno un giornalista de “Il Fatto Quotidiano” ha posto precise domande a Draghi sulla scelta governativa di favorire i redditi medio-alti in Legge di Bilancio in approvazione, ma il premier ha risposto trincerandosi dietro un giro di parole utile a depistare gli ascoltatori meno accorti, facendo leva sull’uso di “termini percentuali”.

È però evidente a tutti che un beneficio di 200€ a chi guadagna 20.000€/anno sia “percentualmente” maggiore di 500€ a chi ne guadagna 100.000€. Eppure si sta sempre regalando 500€ (cifra comunque maggiore di 200€) a chi guadagna 100 mila euro, altro che “progressività” scritta in Costituzione.

Così la presupposta “manovra espansiva” tanto decantata da governo e miopi politicanti a servizio permanente, con la prevista revisione Irpef va a tutto vantaggio dei redditi medio-alti e in combinazione con il Superbonus 110, si configura come assolutamente regressiva. Oltretutto queste risorse potrebbero avere un utilizzo socialmente più utile che non le ristrutturazioni di immobili di chi ha un reddito medio-alto, ad esempio essere utilizzate per compensare e sostenere il welfare di quei redditi più bassi che sono quelli meno favoriti dalla revisione, visto che nel caso in cui si prevedesse l’impossibilità di utilizzare il Superbonus per chi ha redditi superiori a 50 mila euro, il risparmio di imposta sarebbe di 9,6 miliardi, che corrisponde a circa due miliardi all’anno. Questo sì che andrebbe in quell’ottica di “dare” ai cittadini “in difficoltà” e non di dare ai “soliti” cittadini.

A maggior ragione se si pensa che ben 4,6 milioni di persone vivono oggi in condizione di povertà assoluta, contro i 2,8 milioni del 2008, secondo dati Istat. In questo modo si potrebbe iniziare ad aiutare concretamente quei cittadini più in difficoltà, che sono per la maggior quota nel Mezzogiorno, dove la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati Istat ed Eurispes sull’indice di povertà, che vede il Sud al primo posto d’Europa come Macroregione, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.

In questa direzione classista va anche il recente sblocco dei licenziamenti preteso e ottenuto da Confindustria; sblocco che già da qualche mese sta producendo i suoi effetti disastrosi sull’occupazione con licenziamenti a pioggia, alcuni addirittura via email.

Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali che hanno accettato lo schema governativo e che solo ultimamente e limitatamente a CGIL e Uil han dato segnali di “risveglio” con lo sciopero generale del 16 dicembre, sia alcuni dei partiti che  sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria, ora si stupiscono se le aziende licenziano, mentre c’è chi preme per togliere il Reddito di Cittadinanza al fine di dare tutti i fondi ai prenditori. Il fatto avviene proprio quando il Rapporto Inps 2020, con la fredda logica dei numeri, ha confermato che senza sussidi, RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad un vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.

A proposito di diseguaglianza è doveroso ricordare la situazione che sta vivendo il Mezzogiorno, che già da prima della crisi Covid era in enorme difficoltà stretto tra razzismo di Stato e decennali scippi di fondi e risorse, l’ultimo sul Pnrr. Il Cnel nel suo rapporto 2020 ci informa che “Il risultato più drammatico del Covid è l’accentuazione del divario Nord-Sud nella speranza di vita che, mentre a livello nazionale continua ad essere la seconda più alta d’Europa, presenta difformità significative tra le città di Milano e Napoli fino a 3 anni che aumentano a 10 se si considerano le fasce sociali più povere del Mezzogiorno e quelle più ricche dell’Italia settentrionale”.

Stupisce che Papa Francesco nella sua omelia di S.Stefano si meravigli “dell’inverno demografico” in Italia, per una popolazione che fra denatalità ed emigrazioni bibliche è in calo anno dopo anno. Ma forse il Papa non è a conoscenza del fatto che ormai l’Italia, grazie alle ricette neoliberiste che ci propinano da trent’anni tutti i governi di centrodestra e centrosinistra, è un inferno di precariato dove le famiglie non possono più programmare un futuro dignitoso per sè e i propri figli. Evidentemente non conosce le condizioni di sfruttamento bestiale dei rider, dei precari di ogni genere e tipo, che ricordano quelle descritti da Dickens nella Londra dell’800.

A questo siamo tornati nell’Italia attuale, con una Costituzione tradita, mai interamente applicata e più volte ritoccata in peggio in passato e anche recentemente con la riduzione dei parlamentari, che han trasformato il Paese, grazie a politicanti imbelli, in un laboratorio mondiale dell’ordoliberismo.

Ben venga pertanto una iniziativa come quella della raccolta firma on line di Transform!italia (https://transform-italia.it/appello-piu-salari-piu-diritti/) per i salari minimi ed i diritti dei lavoratori. Utile a sollevare e segnalare il problema ai parlamentari europei. Ricordando che i salari italiani sono, caso unico in Europa, più bassi oggi che nel 1990.

Un Paese l’Italia che avanza verso il burrone con la testa girata all’indietro, mentre giovani e cittadini senza futuro e speranza emigrano in massa all’estero.

Chi è responsabile della crisi attuale (e delle precedenti) dovrebbe ora per la stampa mainstream risolverla, usando però solo le vecchie ricette che ci hanno portato all’attuale situazione. Mentre addirittura c’è chi auspica un ritorno ad una monarchia di fatto, con un Presidente della Repubblica che dirige dall’alto l’operato del Governo, ovviamente a solo a vantaggio dei “migliori”. Il tutto riponendo la Costituzione del 1948 dentro un cassetto, visto che Il semipresidenzialismo non è previsto. Il che, dopo aver giurato di rispettare la Costituzione da parte di Premier e Ministri, è semplicemente eversivo.

Fonte: Transform!italia

 



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Di Natale Cuccurese

Passato anche questo Natale l’orizzonte degli eventi non sembra particolarmente incoraggiante, visto che l’ormai imminente approvazione della Legge di Bilancio si basa sui soli voti di fiducia, senza nessuna discussione parlamentare e senza nemmeno che i parlamentari abbiano potuto prendere visione in tempi congrui dei vari articoli e discuterne. Con addirittura un collegato, quello sul via libera all’Autonomia differenziata, che al momento è formato solo dal titolo, con il testo che verrà aggiunto solo successivamente, evidentemente dopo decisioni prese nelle segrete stanze, in base alle alchimie spartitorie e agli equilibri di governo, anche in vista della elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Va rilevato che l’Italia sembra rapidamente indietreggiare nel corso della storia, per tornare ai tempi della monarchia assoluta, quando il monarca decideva e imponeva con i ministri da lui solo nominati tasse e investimenti e il suo governo era definito “dei migliori”. La storia cambiò solo con le Rivoluzioni, inglese e francese, e con la conseguente nascita dei Parlamenti.

Il salto indietro dell’Italia è quindi quanto mai preoccupante. E’ vero che anche negli ultimi anni si era arrivati con il fiatone all’approvazione della Legge di Bilancio, ma una compressione e una mancanza assoluta di dibattito come quest’anno non si era mai raggiunta. Un vulnus notevole che dovrebbe preoccupare cittadini, media e vertici dello Stato e che invece passa nell’indifferenza generale. Si è passati dalla aristocrazia del sangue a quella della finanza e visto che la storia è ciclica e spesso si ripete e “insegna ma non ha scolari”, sarà interessante vedere cosa accadrà nel prossimo futuro visto l’acuirsi della crisi.

Malgrado il quotidiano elogio a reti unificate a Draghi, se analizziamo solo i più recenti avvenimenti, notiamo che l’azione del Governo è tutta volta a solo vantaggio di confindustriali e prenditori vari e che la frase “non è il momento di prendere ma di dare ai cittadini”, pronunciata da Draghi ad inizio mandato, era riferita esclusivamente a queste due categorie, agli altri cittadini, i diseredati, la prossima Befana porterà solo carbone. Alla conferenza stampa di fine anno un giornalista de “Il Fatto Quotidiano” ha posto precise domande a Draghi sulla scelta governativa di favorire i redditi medio-alti in Legge di Bilancio in approvazione, ma il premier ha risposto trincerandosi dietro un giro di parole utile a depistare gli ascoltatori meno accorti, facendo leva sull’uso di “termini percentuali”.

È però evidente a tutti che un beneficio di 200€ a chi guadagna 20.000€/anno sia “percentualmente” maggiore di 500€ a chi ne guadagna 100.000€. Eppure si sta sempre regalando 500€ (cifra comunque maggiore di 200€) a chi guadagna 100 mila euro, altro che “progressività” scritta in Costituzione.

Così la presupposta “manovra espansiva” tanto decantata da governo e miopi politicanti a servizio permanente, con la prevista revisione Irpef va a tutto vantaggio dei redditi medio-alti e in combinazione con il Superbonus 110, si configura come assolutamente regressiva. Oltretutto queste risorse potrebbero avere un utilizzo socialmente più utile che non le ristrutturazioni di immobili di chi ha un reddito medio-alto, ad esempio essere utilizzate per compensare e sostenere il welfare di quei redditi più bassi che sono quelli meno favoriti dalla revisione, visto che nel caso in cui si prevedesse l’impossibilità di utilizzare il Superbonus per chi ha redditi superiori a 50 mila euro, il risparmio di imposta sarebbe di 9,6 miliardi, che corrisponde a circa due miliardi all’anno. Questo sì che andrebbe in quell’ottica di “dare” ai cittadini “in difficoltà” e non di dare ai “soliti” cittadini.

A maggior ragione se si pensa che ben 4,6 milioni di persone vivono oggi in condizione di povertà assoluta, contro i 2,8 milioni del 2008, secondo dati Istat. In questo modo si potrebbe iniziare ad aiutare concretamente quei cittadini più in difficoltà, che sono per la maggior quota nel Mezzogiorno, dove la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati Istat ed Eurispes sull’indice di povertà, che vede il Sud al primo posto d’Europa come Macroregione, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.

In questa direzione classista va anche il recente sblocco dei licenziamenti preteso e ottenuto da Confindustria; sblocco che già da qualche mese sta producendo i suoi effetti disastrosi sull’occupazione con licenziamenti a pioggia, alcuni addirittura via email.

Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali che hanno accettato lo schema governativo e che solo ultimamente e limitatamente a CGIL e Uil han dato segnali di “risveglio” con lo sciopero generale del 16 dicembre, sia alcuni dei partiti che  sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria, ora si stupiscono se le aziende licenziano, mentre c’è chi preme per togliere il Reddito di Cittadinanza al fine di dare tutti i fondi ai prenditori. Il fatto avviene proprio quando il Rapporto Inps 2020, con la fredda logica dei numeri, ha confermato che senza sussidi, RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad un vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.

A proposito di diseguaglianza è doveroso ricordare la situazione che sta vivendo il Mezzogiorno, che già da prima della crisi Covid era in enorme difficoltà stretto tra razzismo di Stato e decennali scippi di fondi e risorse, l’ultimo sul Pnrr. Il Cnel nel suo rapporto 2020 ci informa che “Il risultato più drammatico del Covid è l’accentuazione del divario Nord-Sud nella speranza di vita che, mentre a livello nazionale continua ad essere la seconda più alta d’Europa, presenta difformità significative tra le città di Milano e Napoli fino a 3 anni che aumentano a 10 se si considerano le fasce sociali più povere del Mezzogiorno e quelle più ricche dell’Italia settentrionale”.

Stupisce che Papa Francesco nella sua omelia di S.Stefano si meravigli “dell’inverno demografico” in Italia, per una popolazione che fra denatalità ed emigrazioni bibliche è in calo anno dopo anno. Ma forse il Papa non è a conoscenza del fatto che ormai l’Italia, grazie alle ricette neoliberiste che ci propinano da trent’anni tutti i governi di centrodestra e centrosinistra, è un inferno di precariato dove le famiglie non possono più programmare un futuro dignitoso per sè e i propri figli. Evidentemente non conosce le condizioni di sfruttamento bestiale dei rider, dei precari di ogni genere e tipo, che ricordano quelle descritti da Dickens nella Londra dell’800.

A questo siamo tornati nell’Italia attuale, con una Costituzione tradita, mai interamente applicata e più volte ritoccata in peggio in passato e anche recentemente con la riduzione dei parlamentari, che han trasformato il Paese, grazie a politicanti imbelli, in un laboratorio mondiale dell’ordoliberismo.

Ben venga pertanto una iniziativa come quella della raccolta firma on line di Transform!italia (https://transform-italia.it/appello-piu-salari-piu-diritti/) per i salari minimi ed i diritti dei lavoratori. Utile a sollevare e segnalare il problema ai parlamentari europei. Ricordando che i salari italiani sono, caso unico in Europa, più bassi oggi che nel 1990.

Un Paese l’Italia che avanza verso il burrone con la testa girata all’indietro, mentre giovani e cittadini senza futuro e speranza emigrano in massa all’estero.

Chi è responsabile della crisi attuale (e delle precedenti) dovrebbe ora per la stampa mainstream risolverla, usando però solo le vecchie ricette che ci hanno portato all’attuale situazione. Mentre addirittura c’è chi auspica un ritorno ad una monarchia di fatto, con un Presidente della Repubblica che dirige dall’alto l’operato del Governo, ovviamente a solo a vantaggio dei “migliori”. Il tutto riponendo la Costituzione del 1948 dentro un cassetto, visto che Il semipresidenzialismo non è previsto. Il che, dopo aver giurato di rispettare la Costituzione da parte di Premier e Ministri, è semplicemente eversivo.

Fonte: Transform!italia

 



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mercoledì 15 dicembre 2021

La truffa del PNRR

 di Natale Cuccurese

Come si continua a ripetere da mesi il PNRR per il Mezzogiorno è solo una truffa ben congegnata dai soliti centri di potere politico finanziari di quella “Milano Locomotiva” a cui recentemente si è inchinato anche l’ex PdC Conte (tradendo le decine di migliaia di voti avuti al Sud dal M5s). Ora leghisti e protoleghisti di lotta e di governo iniziano a uscire allo scoperto, pronti ad intercettare, come già tante volte in passato, ogni risorsa teoricamente destinata al Mezzogiorno.

Sui giornali del 14 dicembre 2021 troviamo infatti le parole del Sindaco di Milano Sala proferite in occasione del tour ‘Italiadomani’ promosso dal governo, che ha fatto tappa il 13 dicembre a Milano: “Per Sala ‘i fondi per l’edilizia popolare sono insufficienti’. E sul palco fa pressing sul governo perchè riassegni velocemente le risorse che i Comuni del sud non saranno in grado di investire. I bandi riservano il 40% delle risorse al Sud’. Milano ha chiesto 5 miliardi, è in grado di spendere un miliardo all’anno entro il 2026. A chi è in grado di fare di più è giusto che arrivi di più. Offriamo progetti già a livello definitivo, possiamo attivare gare rapidamente e gestire ricorsi – sottolinea -. Non contesto l’idea del 40% al sud, giusto dare a tutti la possibilità di partecipare. Milano si candida a usare i residui, qualora ci siano Comuni non in grado di investire nei tempi corretti”.

Per inquadrare meglio la situazione è utile un breve riassunto delle puntate precedenti di questa vera e propria “truffa” ordita ai danni del Sud.

Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso nei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più.
Dopo il taglio dei fondi del Pnrr, dal 65% da destinare al Sud come indicato dall’Europa, al 40%, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo, con la ministra del Sud in silenzio complice e il dibattito surreale sul Ponte sullo Stretto usato come “arma di distrazione di massa”, leggendo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) si è scoperto che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 miliardi annunciati dal governo, sono effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, non c’è traccia. Di fronte alle polemiche sorte la Ministra per il Sud, Mara Carfagna, ha risposto, che la restante parte degli investimenti verrà ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio.
Questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi non c’è alcuna quota minima territoriale e dove c’è, come il 34% nel bando nidi da 700 milioni, è una quota iniqua, perché il fabbisogno di nidi è per il 90% nel Mezzogiorno. In Italia, in 1 provincia su 4 vengono offerti almeno 33 posti in asili nido ogni 100 bimbi. Nessuna di queste province si trova a Sud. Un bambino del Sud, per questo Stato, ha sì diritto all’asilo nido, ma solo nella misura in cui gli enti locali del suo territorio sono stati capaci di vincere dei bandi competitivi con altri enti locali in luoghi più ricchi più collegati e con più personale (anche grazie ai trasferimenti statali da sempre diseguali). In caso contrario tale diritto decade e lui e la sua famiglia, che paga le stesse tasse delle famiglie che risiedono in territori più ricchi, si devono arrangiare.

Interessante notare che le preoccupazioni per l’ennesima sottrazione di risorse al Sud sono più che giustificate se solo dopo le polemiche sorte la scorsa estate la ministra del Sud, Mara Carfagna, durante il question time al Senato del 15 luglio, ha proposto di introdurre una norma per evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno con l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale”. Vincolo che evidentemente prima non c’era e comunque non pare oggi frenare la voracità dei sindaci lombardi. Evidentemente è un vincolo che esiste solo a chiacchiere.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva spettare il 65% del Pnrr, il Governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%.

La Commissione europea al corrente della situazione tace rendendosi complice della sottrazione.

Bisogna ricordare che insieme alla Grecia siamo l’unico Paese ad aver chiesto, oltre ai sussidi, tutta la quota disponibile dei prestiti. Bisognerebbe capire cosa impedisca all’Italia, che quest’anno emetterà titoli per 600 miliardi, di emetterne altri 40 all’anno fino al ‘26 per finanziare investimenti decisi in autonomia e senza controlli della Ue, al fine di evitare di avere un quadro di “riforme” già deciso, come da dettagliato cronoprogramma dettato dall’Europa, punto per punto, per accedere ai fondi del Recovery. Il Parlamento così risulta nei fatti commissariato, l’attuazione del cronoprogramma verrà semestralmente controllato dalla Commissione e l’erogazione dei fondi resterà a rischio. Non a caso all’arrivo ad agosto dall’Europa dell’anticipo di 24,9 miliardi di euro del Recovery, il nostro Tesoro, grazie alle aste di BTP, aveva già in cassa 114,75 miliardi di euro (fonti del Tesoro).

Quando poi arriveranno i fondi bisognerà spenderli velocemente per rientrare nei tempi di utilizzo richiesti dalla Commissione UE, come evidenziato da Sala, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito “le mafie italiane”. Se invece faremo opportuni controlli, ci accuseranno di essere lenti o corrotti. Dopo il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti, è infatti arrivato poche settimane fa un minaccioso articolo del quotidiano francese Le Figaro che ha titolato “Europa: occhio alle frodi con i fondi del Recovery plan”. Nell’articolo si evidenzia appunto il rischio di frodi ad opera delle “mafie italiane”.
In poche parole, comunque si muoverà l’Italia nell’utilizzo dei fondi del Recovery per l’Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l’erogazione dei fondi dopo la prima rata. Tanto valeva fare da soli, senza quota di prestiti.

A maggior ragione se consideriamo che la Commissione europea pur fornendo le indicazioni per l’uso del PNRR non controlla il reale utilizzo geografico dei fondi permettendo così nei fatti che questi vadano, come sempre in Italia, sole aree più ricche. Già in passato la Commissione aveva fatto orecchie da mercante quando negli anni passati i governi a trazione nordista, ad esempio coi fondi FAS teoricamente destinati al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare risorse a Nord (coi FAS si sono pagate le multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.). Evidentemente prima della possibile separazione del Paese, grazie all’autonomia differenziata, si vuole rinforzare le regioni di interesse economico dell’area franco-tedesca rispetto a quelle del Sud, malgrado le belle parole usate a sostegno teorico dei territori più deboli della UE come il nostro Mezzogiorno.

Ora, come nelle migliori truffe ad opera di veloci e furtivi mariuoli, si passa alla fase due: “Il Pacco”!

Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale per i tagli imposti da Roma in passato per la spending review, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi, guarda caso come richiesto da Sala e Gori, punta dell’iceberg degli amministratori del Nord che con tutta evidenza sono già a tavola pronti a banchettare con i fondi che saranno distratti al Sud.

È questa una situazione denunciata a più riprese, ad esempio, da de Magistris quando era Sindaco di Napoli, che aveva spesso evidenziato come, nell’arco dei suoi due mandati alla guida della città, il personale in forze al municipio partenopeo si sia ridotto del 60% e come “quelli che dovrebbero correre più veloci, vengano messi in condizione di non poter correre”. In effetti, se si getta uno sguardo alla dotazione organica delle principali città italiane, salta agli occhi come il Comune di Napoli abbia perso – nel solo triennio 2017-2019 – ben 1.654 persone. Ad esempio non è vero, o al limite è vero solo in parte, che della mancata spesa dei fondi europei destinati al Sud per le infrastrutture sono responsabili solo le Regioni del Sud, ma ci sono grosse responsabilità da parte del Governo nazionale. È effetto (dell’imbroglio) del mancato co-finanziamento. Così, ad esempio, ai tempi del Governo Renzi sono stati scippati 10 miliardi di euro al Mezzogiorno, scaricando contemporaneamente la responsabilità della sottrazione sul Sud e sulle sue, spesso presunte, inefficienze.

Ciliegina finale: i cittadini del Sud si troveranno così a dover ripagare il prestito ricevuto dalla UE, tramite le tasse pagate allo Stato, nella stessa percentuale dei cittadini dei territori del Nord che però riceveranno la gran parte dei fondi stanziati.
I territori ricchi del Nord si apprestano così ad incassare quanto dovrebbe essere destinato al Mezzogiorno per il suo rilancio, e questo prossimo furto di risorse emerge pochi giorni prima dell’approvazione, nella Legge di Bilancio, del collegato che darà il via libera all’autonomia differenziata.
Ecco perché, per i cittadini del Sud, si può parlare di vera e propria truffa del PNRR…

Fonte: Transform!italia





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 di Natale Cuccurese

Come si continua a ripetere da mesi il PNRR per il Mezzogiorno è solo una truffa ben congegnata dai soliti centri di potere politico finanziari di quella “Milano Locomotiva” a cui recentemente si è inchinato anche l’ex PdC Conte (tradendo le decine di migliaia di voti avuti al Sud dal M5s). Ora leghisti e protoleghisti di lotta e di governo iniziano a uscire allo scoperto, pronti ad intercettare, come già tante volte in passato, ogni risorsa teoricamente destinata al Mezzogiorno.

Sui giornali del 14 dicembre 2021 troviamo infatti le parole del Sindaco di Milano Sala proferite in occasione del tour ‘Italiadomani’ promosso dal governo, che ha fatto tappa il 13 dicembre a Milano: “Per Sala ‘i fondi per l’edilizia popolare sono insufficienti’. E sul palco fa pressing sul governo perchè riassegni velocemente le risorse che i Comuni del sud non saranno in grado di investire. I bandi riservano il 40% delle risorse al Sud’. Milano ha chiesto 5 miliardi, è in grado di spendere un miliardo all’anno entro il 2026. A chi è in grado di fare di più è giusto che arrivi di più. Offriamo progetti già a livello definitivo, possiamo attivare gare rapidamente e gestire ricorsi – sottolinea -. Non contesto l’idea del 40% al sud, giusto dare a tutti la possibilità di partecipare. Milano si candida a usare i residui, qualora ci siano Comuni non in grado di investire nei tempi corretti”.

Per inquadrare meglio la situazione è utile un breve riassunto delle puntate precedenti di questa vera e propria “truffa” ordita ai danni del Sud.

Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso nei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più.
Dopo il taglio dei fondi del Pnrr, dal 65% da destinare al Sud come indicato dall’Europa, al 40%, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo, con la ministra del Sud in silenzio complice e il dibattito surreale sul Ponte sullo Stretto usato come “arma di distrazione di massa”, leggendo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) si è scoperto che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 miliardi annunciati dal governo, sono effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, non c’è traccia. Di fronte alle polemiche sorte la Ministra per il Sud, Mara Carfagna, ha risposto, che la restante parte degli investimenti verrà ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio.
Questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi non c’è alcuna quota minima territoriale e dove c’è, come il 34% nel bando nidi da 700 milioni, è una quota iniqua, perché il fabbisogno di nidi è per il 90% nel Mezzogiorno. In Italia, in 1 provincia su 4 vengono offerti almeno 33 posti in asili nido ogni 100 bimbi. Nessuna di queste province si trova a Sud. Un bambino del Sud, per questo Stato, ha sì diritto all’asilo nido, ma solo nella misura in cui gli enti locali del suo territorio sono stati capaci di vincere dei bandi competitivi con altri enti locali in luoghi più ricchi più collegati e con più personale (anche grazie ai trasferimenti statali da sempre diseguali). In caso contrario tale diritto decade e lui e la sua famiglia, che paga le stesse tasse delle famiglie che risiedono in territori più ricchi, si devono arrangiare.

Interessante notare che le preoccupazioni per l’ennesima sottrazione di risorse al Sud sono più che giustificate se solo dopo le polemiche sorte la scorsa estate la ministra del Sud, Mara Carfagna, durante il question time al Senato del 15 luglio, ha proposto di introdurre una norma per evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno con l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale”. Vincolo che evidentemente prima non c’era e comunque non pare oggi frenare la voracità dei sindaci lombardi. Evidentemente è un vincolo che esiste solo a chiacchiere.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva spettare il 65% del Pnrr, il Governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%.

La Commissione europea al corrente della situazione tace rendendosi complice della sottrazione.

Bisogna ricordare che insieme alla Grecia siamo l’unico Paese ad aver chiesto, oltre ai sussidi, tutta la quota disponibile dei prestiti. Bisognerebbe capire cosa impedisca all’Italia, che quest’anno emetterà titoli per 600 miliardi, di emetterne altri 40 all’anno fino al ‘26 per finanziare investimenti decisi in autonomia e senza controlli della Ue, al fine di evitare di avere un quadro di “riforme” già deciso, come da dettagliato cronoprogramma dettato dall’Europa, punto per punto, per accedere ai fondi del Recovery. Il Parlamento così risulta nei fatti commissariato, l’attuazione del cronoprogramma verrà semestralmente controllato dalla Commissione e l’erogazione dei fondi resterà a rischio. Non a caso all’arrivo ad agosto dall’Europa dell’anticipo di 24,9 miliardi di euro del Recovery, il nostro Tesoro, grazie alle aste di BTP, aveva già in cassa 114,75 miliardi di euro (fonti del Tesoro).

Quando poi arriveranno i fondi bisognerà spenderli velocemente per rientrare nei tempi di utilizzo richiesti dalla Commissione UE, come evidenziato da Sala, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito “le mafie italiane”. Se invece faremo opportuni controlli, ci accuseranno di essere lenti o corrotti. Dopo il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti, è infatti arrivato poche settimane fa un minaccioso articolo del quotidiano francese Le Figaro che ha titolato “Europa: occhio alle frodi con i fondi del Recovery plan”. Nell’articolo si evidenzia appunto il rischio di frodi ad opera delle “mafie italiane”.
In poche parole, comunque si muoverà l’Italia nell’utilizzo dei fondi del Recovery per l’Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l’erogazione dei fondi dopo la prima rata. Tanto valeva fare da soli, senza quota di prestiti.

A maggior ragione se consideriamo che la Commissione europea pur fornendo le indicazioni per l’uso del PNRR non controlla il reale utilizzo geografico dei fondi permettendo così nei fatti che questi vadano, come sempre in Italia, sole aree più ricche. Già in passato la Commissione aveva fatto orecchie da mercante quando negli anni passati i governi a trazione nordista, ad esempio coi fondi FAS teoricamente destinati al Sud, si sono inventati mille cavilli per potere dirottare risorse a Nord (coi FAS si sono pagate le multe delle quote latte degli agricoltori padani, i traghetti sul lago di Como ecc.). Evidentemente prima della possibile separazione del Paese, grazie all’autonomia differenziata, si vuole rinforzare le regioni di interesse economico dell’area franco-tedesca rispetto a quelle del Sud, malgrado le belle parole usate a sostegno teorico dei territori più deboli della UE come il nostro Mezzogiorno.

Ora, come nelle migliori truffe ad opera di veloci e furtivi mariuoli, si passa alla fase due: “Il Pacco”!

Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale per i tagli imposti da Roma in passato per la spending review, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi, guarda caso come richiesto da Sala e Gori, punta dell’iceberg degli amministratori del Nord che con tutta evidenza sono già a tavola pronti a banchettare con i fondi che saranno distratti al Sud.

È questa una situazione denunciata a più riprese, ad esempio, da de Magistris quando era Sindaco di Napoli, che aveva spesso evidenziato come, nell’arco dei suoi due mandati alla guida della città, il personale in forze al municipio partenopeo si sia ridotto del 60% e come “quelli che dovrebbero correre più veloci, vengano messi in condizione di non poter correre”. In effetti, se si getta uno sguardo alla dotazione organica delle principali città italiane, salta agli occhi come il Comune di Napoli abbia perso – nel solo triennio 2017-2019 – ben 1.654 persone. Ad esempio non è vero, o al limite è vero solo in parte, che della mancata spesa dei fondi europei destinati al Sud per le infrastrutture sono responsabili solo le Regioni del Sud, ma ci sono grosse responsabilità da parte del Governo nazionale. È effetto (dell’imbroglio) del mancato co-finanziamento. Così, ad esempio, ai tempi del Governo Renzi sono stati scippati 10 miliardi di euro al Mezzogiorno, scaricando contemporaneamente la responsabilità della sottrazione sul Sud e sulle sue, spesso presunte, inefficienze.

Ciliegina finale: i cittadini del Sud si troveranno così a dover ripagare il prestito ricevuto dalla UE, tramite le tasse pagate allo Stato, nella stessa percentuale dei cittadini dei territori del Nord che però riceveranno la gran parte dei fondi stanziati.
I territori ricchi del Nord si apprestano così ad incassare quanto dovrebbe essere destinato al Mezzogiorno per il suo rilancio, e questo prossimo furto di risorse emerge pochi giorni prima dell’approvazione, nella Legge di Bilancio, del collegato che darà il via libera all’autonomia differenziata.
Ecco perché, per i cittadini del Sud, si può parlare di vera e propria truffa del PNRR…

Fonte: Transform!italia





martedì 23 novembre 2021

Natale Cuccurese: “Razzismo di Stato contro i bimbi meridionali. A rischio la loro vita e la loro salute”


Mentre il teatrino mediatico-politico italiano alimenta la dicotomia SìVax/NoVax usandola come arma di distrazione di massa, le notizie che veramente contano, invece, sono del tutto ignorate o rimosse o poste in “ultima pagina”.

Così accade che lo scandalo denunciato dalla Società Italiana di Pediatria delle due Italie per diritto alla vita, alle cure e alla salute dei bambini dell’Italia settentrionale, salvaguardato, e di quelli dell’Italia meridionale, fortemente limitato, venga misconosciuto dai media sedicenti nazionali e dalle istituzioni politiche di un Paese sempre più ingiusto, sempre più diviso e diseguale.

Tra i pochissimi a darne notizia sul suo profilo facebook personale c’è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.    

“Il diritto alla salute – ha denunciato Cuccurese – non è uguale per tutti i bambini, ma dipende in larga parte dalla regione di residenza. A confermarlo, ancora una volta, è uno studio appena pubblicato su Italian Journal of Pediatrics. Un bambino che vive nel Mezzogiorno ha un rischio del 70% più elevato rispetto a un suo coetaneo del Centro-nord di dover migrare in altre regioni per curarsi. Ma ha anche un rischio del 50% più elevato di morire nel primo anno di vita”.

“Ecco perché – ha concluso Cuccurese – è doveroso parlare non solo di razzismo di stato, ma anche di apartheid antimeridionale”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese



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Mentre il teatrino mediatico-politico italiano alimenta la dicotomia SìVax/NoVax usandola come arma di distrazione di massa, le notizie che veramente contano, invece, sono del tutto ignorate o rimosse o poste in “ultima pagina”.

Così accade che lo scandalo denunciato dalla Società Italiana di Pediatria delle due Italie per diritto alla vita, alle cure e alla salute dei bambini dell’Italia settentrionale, salvaguardato, e di quelli dell’Italia meridionale, fortemente limitato, venga misconosciuto dai media sedicenti nazionali e dalle istituzioni politiche di un Paese sempre più ingiusto, sempre più diviso e diseguale.

Tra i pochissimi a darne notizia sul suo profilo facebook personale c’è il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.    

“Il diritto alla salute – ha denunciato Cuccurese – non è uguale per tutti i bambini, ma dipende in larga parte dalla regione di residenza. A confermarlo, ancora una volta, è uno studio appena pubblicato su Italian Journal of Pediatrics. Un bambino che vive nel Mezzogiorno ha un rischio del 70% più elevato rispetto a un suo coetaneo del Centro-nord di dover migrare in altre regioni per curarsi. Ma ha anche un rischio del 50% più elevato di morire nel primo anno di vita”.

“Ecco perché – ha concluso Cuccurese – è doveroso parlare non solo di razzismo di stato, ma anche di apartheid antimeridionale”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo di Salvatore Lucchese



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mercoledì 17 novembre 2021

La lunga notte del Sud

 di Natale Cuccurese

Preoccupati per la tempistica richiesta, per i meccanismi che regoleranno i bandi, per la carenza di personale specializzato, per l’inevitabile allungamento dei tempi in contrasto con le 527 prescrizioni e per le scadenze stringenti imposte dal Pnrr, oltre 500 sindaci del Mezzogiorno, riuniti nella rete RecoverySud, da tempo fanno presente che nelle piante organiche municipali del Sud il personale continua ad arrivare con il contagocce e non si possono riparare così facilmente i danni decennali di politiche federaliste e di austerity che hanno svuotato proprio gli apparati burocratici meridionali più in difficoltà. Chiarendo che: «Non chiediamo sussidi, non chiediamo assistenzialismo, chiediamo tecnici e altre figure professionali che lavorino per creare valore aggiunto nei nostri territori, per consentire alle nostre imprese di insediarsi, per rigenerare città e natura in modo da creare posti di lavoro».

Quale sarà la capacità di progettazione, esecuzione e controllo di investimenti pubblici negli enti locali, dopo oltre 10 anni di tagli al personale e agli investimenti, in modo principale nei Comuni del Mezzogiorno?! Fra l’altro Draghi sta accelerando in vista di fine anno, data ultima in cui l’Italia deve presentare le riforme richieste dalla Commissione europea, pena la perdita dei fondi del Recovery, richiedendo ai ministri target settimanali e non più mensili. Mancano ancora 23 obiettivi. Ora per gli enti locali le cose sono due per non perdere i fondi del Pnrr: o per fare bene, faranno poco, oppure per fare tutto, faranno male. Se mai arriveranno i fondi bisognerà poi spenderli velocemente per rientrare nei parametri richiesti dalla Commissione UE, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito “le mafie italiane”. Se si faranno opportuni controlli invece ci accuseranno di essere lenti o corrotti. Non a caso nel maggio scorso è arrivato il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti. In poche parole, comunque si muoverà l’Italia nell’utilizzo dei fondi del Recovery per l’Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l’erogazione dei fondi dopo la prima rata. Risulta ora forse più chiaro perché i primi fondi arrivati nel settembre scorso e quindi “sicuri”, 700 milioni di euro destinati ad aumentare il numero di scuole materne e asili nido nelle aree «svantaggiate» del Paese, non sono finiti al Sud, ma grazie alla presenza leghista nel Governo a Milano, a Torino o anche a Belluno.

Non bisogna infatti dimenticare che la finalità prioritaria del Piano è ridurre le diseguaglianze tra territori. Tra le 527 prescrizioni indicate da Bruxelles la più importante è proprio quella di ridurre le differenze territoriali calando gli investimenti nelle aree più svantaggiate, ma l’Italia che proprio per questo scopo ha ottenuto la quota di fondi più alta d’Europa, essendo le differenze fra il Nord e il Sud del Paese le maggiori del Continente, assiste al taglio dei fondi del Pnrr da destinare al Sud: dal 65% come indicato dall’Europa, al 40%, ad essere ottimisti, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo. Se poi consideriamo anche la recente riproposizione nella Nadef del collegato alla Legge di Bilancio del progetto Autonomia differenziata, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, pongono il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica.

La situazione è questa anche per i “fondi anti-Covid”, dove per il Sud al danno si somma la beffa se pensiamo che anche su questo fronte al Sud è destinato solo il 33,41% del fondo globale per abbattere le liste d’attesa Covid.

Ma la situazione diventa ancora più fosca in prospettiva, visto che sul QN del 14 novembre viene ventilato come “per le terze dosi dei vaccini non ci sono i soldi”, visto che l’insieme delle Regioni in Italia hanno speso fino ad ora 8 miliardi per gestire il Covid nel 2021, ricevendo in cambio dal Governo nazionale poco più di 3 miliardi. Ora, avendo esaurito quasi tutte le Regioni le risorse a disposizione il rischio è una disparità di trattamento per i cittadini a seconda dei territori. È chiaro che quelle Regioni che hanno una sanità territoriale più forte, oppure dispongono di Case della salute e centro vaccinali di prossimità, e hanno rapporti con medici di medicina generale e farmacie, come quelle del Nord che da decenni ricevono più fondi, saranno meno svantaggiate. E così si potrebbe aprire un nuovo e pericolosissimo capitolo per le drammatiche conseguenze che questo insieme di situazioni potrebbe comportare per un Paese che sta vivendo una notte che sembra non volere passare mai.

Fonte: Transform!italia





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 di Natale Cuccurese

Preoccupati per la tempistica richiesta, per i meccanismi che regoleranno i bandi, per la carenza di personale specializzato, per l’inevitabile allungamento dei tempi in contrasto con le 527 prescrizioni e per le scadenze stringenti imposte dal Pnrr, oltre 500 sindaci del Mezzogiorno, riuniti nella rete RecoverySud, da tempo fanno presente che nelle piante organiche municipali del Sud il personale continua ad arrivare con il contagocce e non si possono riparare così facilmente i danni decennali di politiche federaliste e di austerity che hanno svuotato proprio gli apparati burocratici meridionali più in difficoltà. Chiarendo che: «Non chiediamo sussidi, non chiediamo assistenzialismo, chiediamo tecnici e altre figure professionali che lavorino per creare valore aggiunto nei nostri territori, per consentire alle nostre imprese di insediarsi, per rigenerare città e natura in modo da creare posti di lavoro».

Quale sarà la capacità di progettazione, esecuzione e controllo di investimenti pubblici negli enti locali, dopo oltre 10 anni di tagli al personale e agli investimenti, in modo principale nei Comuni del Mezzogiorno?! Fra l’altro Draghi sta accelerando in vista di fine anno, data ultima in cui l’Italia deve presentare le riforme richieste dalla Commissione europea, pena la perdita dei fondi del Recovery, richiedendo ai ministri target settimanali e non più mensili. Mancano ancora 23 obiettivi. Ora per gli enti locali le cose sono due per non perdere i fondi del Pnrr: o per fare bene, faranno poco, oppure per fare tutto, faranno male. Se mai arriveranno i fondi bisognerà poi spenderli velocemente per rientrare nei parametri richiesti dalla Commissione UE, ma così facendo è già pronta l’accusa di aver favorito “le mafie italiane”. Se si faranno opportuni controlli invece ci accuseranno di essere lenti o corrotti. Non a caso nel maggio scorso è arrivato il monito del vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis contro frodi e mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati che bloccherebbero immediatamente i pagamenti. In poche parole, comunque si muoverà l’Italia nell’utilizzo dei fondi del Recovery per l’Europa ci sarà motivo di rimbrotto, se va bene, se va male invece sarà motivo per sospendere l’erogazione dei fondi dopo la prima rata. Risulta ora forse più chiaro perché i primi fondi arrivati nel settembre scorso e quindi “sicuri”, 700 milioni di euro destinati ad aumentare il numero di scuole materne e asili nido nelle aree «svantaggiate» del Paese, non sono finiti al Sud, ma grazie alla presenza leghista nel Governo a Milano, a Torino o anche a Belluno.

Non bisogna infatti dimenticare che la finalità prioritaria del Piano è ridurre le diseguaglianze tra territori. Tra le 527 prescrizioni indicate da Bruxelles la più importante è proprio quella di ridurre le differenze territoriali calando gli investimenti nelle aree più svantaggiate, ma l’Italia che proprio per questo scopo ha ottenuto la quota di fondi più alta d’Europa, essendo le differenze fra il Nord e il Sud del Paese le maggiori del Continente, assiste al taglio dei fondi del Pnrr da destinare al Sud: dal 65% come indicato dall’Europa, al 40%, ad essere ottimisti, senza fornire nessuna giustificazione da parte del Governo. Se poi consideriamo anche la recente riproposizione nella Nadef del collegato alla Legge di Bilancio del progetto Autonomia differenziata, è facile capire come l’attacco al Sud, già prostrato da una povertà che non ha eguali in Europa, pongono il Governo Draghi in cima alla classifica, non solo fra quelli più classisti, ma anche fra i più antimeridionali della storia della Repubblica.

La situazione è questa anche per i “fondi anti-Covid”, dove per il Sud al danno si somma la beffa se pensiamo che anche su questo fronte al Sud è destinato solo il 33,41% del fondo globale per abbattere le liste d’attesa Covid.

Ma la situazione diventa ancora più fosca in prospettiva, visto che sul QN del 14 novembre viene ventilato come “per le terze dosi dei vaccini non ci sono i soldi”, visto che l’insieme delle Regioni in Italia hanno speso fino ad ora 8 miliardi per gestire il Covid nel 2021, ricevendo in cambio dal Governo nazionale poco più di 3 miliardi. Ora, avendo esaurito quasi tutte le Regioni le risorse a disposizione il rischio è una disparità di trattamento per i cittadini a seconda dei territori. È chiaro che quelle Regioni che hanno una sanità territoriale più forte, oppure dispongono di Case della salute e centro vaccinali di prossimità, e hanno rapporti con medici di medicina generale e farmacie, come quelle del Nord che da decenni ricevono più fondi, saranno meno svantaggiate. E così si potrebbe aprire un nuovo e pericolosissimo capitolo per le drammatiche conseguenze che questo insieme di situazioni potrebbe comportare per un Paese che sta vivendo una notte che sembra non volere passare mai.

Fonte: Transform!italia





Natale Cuccurese: “Classifiche sulla qualità della vita, il solito razzismo di Stato nei confronti del Sud”


Tabella: Corriere della Sera del 14 novembre 2021


Dopo averlo “azzoppato” tramite lo scippo continuo e sistematico di risorse pubbliche pro-capite, il Sud diviene oggetto di critiche discriminatorie e bullistiche più o meno velate da parte della stampa settentrionale, che non perde occasione per accusare il Mezzogiorno di essere “zoppo”, di essere incapace di “correre”, anzi di essere la solita “palla al piede”, che impedisce al tonico e ben preparato Nord di vincere.  

Di recente, sull’argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, nel commentare la classifica delle città italiane sulla qualità della vita pubblicata dal “Corriere della Sera”, ha osservato: “Ovviamente, queste classifiche diventano occasione per un tifo da stadio che permette a media e politicanti di confermare le teorie razziste che da decenni opprimono il Mezzogiorno, senza prendere in considerazione i dati Eurispes dal 2000 al 2017 che hanno certificato, senza essere mai smentiti, la sottrazione di risorse per 840miliardi di euro al Sud ad esclusivo vantaggio del Nord, senza considerare il trucco della spesa storica e l’invenzione delle variabili dummy. Non a caso, la prima città meridionale, è (inevitabilmente) al 55esimo posto, semplicemente perché non tutti partono alla pari”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese 




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Tabella: Corriere della Sera del 14 novembre 2021


Dopo averlo “azzoppato” tramite lo scippo continuo e sistematico di risorse pubbliche pro-capite, il Sud diviene oggetto di critiche discriminatorie e bullistiche più o meno velate da parte della stampa settentrionale, che non perde occasione per accusare il Mezzogiorno di essere “zoppo”, di essere incapace di “correre”, anzi di essere la solita “palla al piede”, che impedisce al tonico e ben preparato Nord di vincere.  

Di recente, sull’argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, nel commentare la classifica delle città italiane sulla qualità della vita pubblicata dal “Corriere della Sera”, ha osservato: “Ovviamente, queste classifiche diventano occasione per un tifo da stadio che permette a media e politicanti di confermare le teorie razziste che da decenni opprimono il Mezzogiorno, senza prendere in considerazione i dati Eurispes dal 2000 al 2017 che hanno certificato, senza essere mai smentiti, la sottrazione di risorse per 840miliardi di euro al Sud ad esclusivo vantaggio del Nord, senza considerare il trucco della spesa storica e l’invenzione delle variabili dummy. Non a caso, la prima città meridionale, è (inevitabilmente) al 55esimo posto, semplicemente perché non tutti partono alla pari”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese 




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giovedì 4 novembre 2021

L’antimeridionalismo del governo Draghi

 



di Natale Cuccurese

Le politiche dei Governi dell’ultimo ventennio, che han visto cieca obbedienza alle indicazioni di Bruxelles, privatizzazioni a pioggia, modifica del Titolo V della Costituzione, pareggio di bilancio e così via, hanno prodotto, anno dopo anno, i loro frutti avvelenati, fra cui un aumento sempre maggiore della povertà assoluta della popolazione oggi arrivata al record di 6 Milioni di cittadini, in larga maggioranza nel Mezzogiorno, la Macroarea più povera di tutto il Continente, con Sicilia e Campania da tempo ai primi due posti per rischio povertà della classifica Eurostat.

Sembra impossibile eppure con il governo Draghi, coi suoi molti tecnocrati, si vuole continuare su di una strada iper liberista, profondamente classista e antimeridionale che data la situazione di forte crisi economica potrebbe portare a gravi problemi sociali.

In questa direzione classista va la proposta di Renzi di un referendum sul Reddito di Cittadinanza (RdC). L’idea di ricorrere ad un Referendum, che al momento è solo un grosso flop in termine di raccolta di firme, fa pensare che Renzi e sodali di governo non intendano correggere il RdC, magari migliorarlo, ma semplicemente cancellarlo, lasciando così le persone in difficoltà senza un sostegno e letteralmente in balia del ricatto occupazionale da parte di prenditori senza scrupoli che ricercano manovalanza a basso costo e senza diritti. La dichiarazione sul carattere “diseducativo” del RdC fatta da Renzi appare inoltre particolarmente classista visto che non solo tende a ridurre le risorse destinate a questa misura, anche contenendo il numero dei beneficiari, ma procede anche in senso punitivo obbligando gli stessi ad accettare qualsiasi proposta di lavoro, anche se a diverse centinaia di chilometri da dove vivono, colpendo ancora una volta il Sud, dove in alcune province , come quella di Napoli, la percentuale dei percettori di RdC è alta. L’ennesimo regalo al sistema industriale del Nord, e l’ennesima mazzata per i disoccupati del Sud. Un incentivo all’emigrazione, una pistola puntata alla tempia dei poveri a cui verrà tolto il RdC se non andranno a lavorare al Nord, oltretutto aumentando la già grave desertificazione demografica del Mezzogiorno. O emigri o muori di fame, per legge!

Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali, che hanno accettato lo schema governativo, sia alcuni dei partiti di centrosinistra, che sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria ora si stupiscono se le aziende licenziano, e di più licenzieranno dal primo novembre data dalla quale si potranno licenziare anche dipendenti di aziende in crisi e Pmi.

Interessante notare che pochi giorni dopo queste polemiche sono arrivati i dati del Rapporto Inps 2020 che, con la fredda logica dei numeri, hanno confermato che senza sussidi e RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad una vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.

A questo scenario non incoraggiante possiamo aggiungere il documento del Gruppo dei 30, sottoscritto da Draghi meno di un anno fa, cioè la contrapposizione “fra debito buono” e “debito cattivo” e la sua ostilità al debito cattivo, già più volte manifestata e ovviamente in linea con le richieste UE degli ultimi mesi, che come ampiamente previsto con la prossima Legge di Bilancio e come annunciato la scorsa settimana da Draghi, porterà alla riduzione/blocco del Reddito di Cittadinanza, abolizione di quota 100, lo sblocco totale dei licenziamenti, così come era richiesto a gran voce Confindustria, e il taglio alle pensioni (come già la UE ha imposto alla Spagna per accedere al Recovery).

Per il Mezzogiorni la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati IstatEurispes e dall’ultimo Rapporto Caritas sull’indice di povertà, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.

Nel silenzio aumentano così sottrazione di risorse e discriminazioni di tutti i tipi, tanto è vero che il rapporto Cnel 2020 che ci informa che in Italia l’aspettativa di vita cambia a seconda di dove sei nato o di dove risiedi, grazie alle politiche di diseguaglianze territoriali perseguite da tutti i governi verso il Mezzogiorno in tema di sanità, istruzione, scuola, infanzia, servizi sociali e ambientali, digitalizzazione e occupazione femminile.

Se sei del Sud sei condannato a morire mediamente fino a 10 anni prima di un tuo omologo del Nord. Non è poco. Conseguenza anche di una spesa sanitaria pubblica pro capite del tutto diseguale, molto più elevata al Nord rispetto al Sud (nel 2020 infatti questa a fronte di una media nazionale di 2,120 euro annui, vanno ad esempio 2.261 euro alla Liguria e 2.012 euro alla Basilicata). Non a caso la scorsa settimana la Corte dei Conti lo ha confermato: “Il Sistema sanitario nazionale non è in grado di garantire un’assistenza uniforme per quantità e qualità”. Il federalismo fiscale, che piace al Pd di Bonaccini e alla Lega, dovrebbe essere applicato solo dopo aver stabilito i livelli essenziali di prestazioni (Lep), che attendono la definizione dalla data della modifica del Titolo V nel 2001, così da poter assicurare su tutto il territorio nazionale e a difesa dei diritti di ogni cittadino, a prescindere dalla latitudine a cui vive, una uguaglianza almeno formale. Invece…

Se non è discriminazione di Stato questa cosa è?! Non è questa una battaglia da combattere insieme a Sinistra?

I cittadini del Sud hanno cercato di ribellarsi come sempre e ancora una volta votando nel 2018 i 5 Stelle e abbiamo visto di quale tradimento questi signori si sono resi protagonisti, con Conte che addirittura ad agosto scrive al Corriere abbandonando il tema della Questione meridionale per rifugiarsi nella questione settentrionale e nella Milano Locomotiva di stampo leghista. Quella questione settentrionale che vorrebbe relegare i cittadini del Mezzogiorno ad una cittadinanza di serie B come infatti vorrebbe l’autonomia differenziata richiesta anche dell’Emilia Romagna a guida Pd. E’ questa la sinistra che si vuole proporre al Mezzogiorno, quella emiliana che in modo poco coraggioso sostiene la secessione dei ricchi, che con le sue privatizzazioni va contro gli interessi delle classi più deboli anche del Nord?

Certo bisogna essere molto coraggiosi per piegarsi a simili compromessi, eversivi dell’unità nazionale, che vanno di gran lunga oltre il concetto base del populismo grillino, cioè quello di né di destra, (ma soprattutto) né di sinistra…

Intanto la condizione del Mezzogiorno si aggrava. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota del Recovery fund da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma la ministra del Sud Carfagna ha abbassato l’asticella al 40%, ma poi dal documento inviato dal governo alla Commissione europea si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%, oltretutto sulla base di dati “poco trasparenti” come evidenziato la scorse settimana da Open data e quindi con una “minore capacità di controllo da parte dei cittadini, quindi un aumento delle possibilità per le organizzazioni mafiose di infiltrarsi nei lavori per le opere previste dal Piano”.

Contemporaneamente nella Nadef l’Autonomia differenziata è stata reinserita nottetempo ad opera di una manina. Forse anche per fare un favore a Giorgetti nello scontro interno alla Lega. Sud visto solo come merce di scambio per gli equilibri governativi, altro che riduzione dei divari territoriali, qui andiamo verso la balcanizzazione del Paese…

A difesa dei cittadini del Sud non vi è nessun contrasto, neanche da parte di forze che si presentano come progressiste, tanto è vero che pochi giorni fa il segretario del Pd Letta ha dichiarato, dopo la vittoria nella maggior parte dei ballottaggi: “avanti con Draghi”.

Cioè, avanti con l’Autonomia differenziata, con la riduzione dei fondi alla sanità pubblica, con la revisione/soppressione del RdC, senza nessun salario minimo, con il ritorno alla riforma Fornero per le pensioni, senza nessuna patrimoniale, con più tasse per i cittadini, senza riduzione dell’orario di lavoro, con i salari più bassi di quelli del 1990, unica nazione europea con questa situazione, con lo stop allo Smart working e al South workinh, con gli aumenti dei costi dei servizi, con lo scippo dei fondi del Pnrr al Sud, con l’abbattimento dell’Iva sul commercio delle armi, con il taglio del cuneo fiscale che privilegia di gran lunga solo i redditi più alti… ecc ecc ecc.

In tutto questo disastro per costruire l’alternativa popolare di sinistra, a cui bisogna lavorare da subito, alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, antifascista, anticapitalista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, anche sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud.

Fonte: Transform!italia



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di Natale Cuccurese

Le politiche dei Governi dell’ultimo ventennio, che han visto cieca obbedienza alle indicazioni di Bruxelles, privatizzazioni a pioggia, modifica del Titolo V della Costituzione, pareggio di bilancio e così via, hanno prodotto, anno dopo anno, i loro frutti avvelenati, fra cui un aumento sempre maggiore della povertà assoluta della popolazione oggi arrivata al record di 6 Milioni di cittadini, in larga maggioranza nel Mezzogiorno, la Macroarea più povera di tutto il Continente, con Sicilia e Campania da tempo ai primi due posti per rischio povertà della classifica Eurostat.

Sembra impossibile eppure con il governo Draghi, coi suoi molti tecnocrati, si vuole continuare su di una strada iper liberista, profondamente classista e antimeridionale che data la situazione di forte crisi economica potrebbe portare a gravi problemi sociali.

In questa direzione classista va la proposta di Renzi di un referendum sul Reddito di Cittadinanza (RdC). L’idea di ricorrere ad un Referendum, che al momento è solo un grosso flop in termine di raccolta di firme, fa pensare che Renzi e sodali di governo non intendano correggere il RdC, magari migliorarlo, ma semplicemente cancellarlo, lasciando così le persone in difficoltà senza un sostegno e letteralmente in balia del ricatto occupazionale da parte di prenditori senza scrupoli che ricercano manovalanza a basso costo e senza diritti. La dichiarazione sul carattere “diseducativo” del RdC fatta da Renzi appare inoltre particolarmente classista visto che non solo tende a ridurre le risorse destinate a questa misura, anche contenendo il numero dei beneficiari, ma procede anche in senso punitivo obbligando gli stessi ad accettare qualsiasi proposta di lavoro, anche se a diverse centinaia di chilometri da dove vivono, colpendo ancora una volta il Sud, dove in alcune province , come quella di Napoli, la percentuale dei percettori di RdC è alta. L’ennesimo regalo al sistema industriale del Nord, e l’ennesima mazzata per i disoccupati del Sud. Un incentivo all’emigrazione, una pistola puntata alla tempia dei poveri a cui verrà tolto il RdC se non andranno a lavorare al Nord, oltretutto aumentando la già grave desertificazione demografica del Mezzogiorno. O emigri o muori di fame, per legge!

Bisogna ricordare che sia i sindacati confederali, che hanno accettato lo schema governativo, sia alcuni dei partiti di centrosinistra, che sostengono il governo, dopo aver fatto da sponda alle richieste di Confindustria ora si stupiscono se le aziende licenziano, e di più licenzieranno dal primo novembre data dalla quale si potranno licenziare anche dipendenti di aziende in crisi e Pmi.

Interessante notare che pochi giorni dopo queste polemiche sono arrivati i dati del Rapporto Inps 2020 che, con la fredda logica dei numeri, hanno confermato che senza sussidi e RdC e senza il blocco dei licenziamenti l’Italia sarebbe andata incontro ad una vera e propria catastrofe sociale, con la diseguaglianza, che già è altissima, che sarebbe addirittura raddoppiata.

A questo scenario non incoraggiante possiamo aggiungere il documento del Gruppo dei 30, sottoscritto da Draghi meno di un anno fa, cioè la contrapposizione “fra debito buono” e “debito cattivo” e la sua ostilità al debito cattivo, già più volte manifestata e ovviamente in linea con le richieste UE degli ultimi mesi, che come ampiamente previsto con la prossima Legge di Bilancio e come annunciato la scorsa settimana da Draghi, porterà alla riduzione/blocco del Reddito di Cittadinanza, abolizione di quota 100, lo sblocco totale dei licenziamenti, così come era richiesto a gran voce Confindustria, e il taglio alle pensioni (come già la UE ha imposto alla Spagna per accedere al Recovery).

Per il Mezzogiorni la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati IstatEurispes e dall’ultimo Rapporto Caritas sull’indice di povertà, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall’apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall’agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.

Nel silenzio aumentano così sottrazione di risorse e discriminazioni di tutti i tipi, tanto è vero che il rapporto Cnel 2020 che ci informa che in Italia l’aspettativa di vita cambia a seconda di dove sei nato o di dove risiedi, grazie alle politiche di diseguaglianze territoriali perseguite da tutti i governi verso il Mezzogiorno in tema di sanità, istruzione, scuola, infanzia, servizi sociali e ambientali, digitalizzazione e occupazione femminile.

Se sei del Sud sei condannato a morire mediamente fino a 10 anni prima di un tuo omologo del Nord. Non è poco. Conseguenza anche di una spesa sanitaria pubblica pro capite del tutto diseguale, molto più elevata al Nord rispetto al Sud (nel 2020 infatti questa a fronte di una media nazionale di 2,120 euro annui, vanno ad esempio 2.261 euro alla Liguria e 2.012 euro alla Basilicata). Non a caso la scorsa settimana la Corte dei Conti lo ha confermato: “Il Sistema sanitario nazionale non è in grado di garantire un’assistenza uniforme per quantità e qualità”. Il federalismo fiscale, che piace al Pd di Bonaccini e alla Lega, dovrebbe essere applicato solo dopo aver stabilito i livelli essenziali di prestazioni (Lep), che attendono la definizione dalla data della modifica del Titolo V nel 2001, così da poter assicurare su tutto il territorio nazionale e a difesa dei diritti di ogni cittadino, a prescindere dalla latitudine a cui vive, una uguaglianza almeno formale. Invece…

Se non è discriminazione di Stato questa cosa è?! Non è questa una battaglia da combattere insieme a Sinistra?

I cittadini del Sud hanno cercato di ribellarsi come sempre e ancora una volta votando nel 2018 i 5 Stelle e abbiamo visto di quale tradimento questi signori si sono resi protagonisti, con Conte che addirittura ad agosto scrive al Corriere abbandonando il tema della Questione meridionale per rifugiarsi nella questione settentrionale e nella Milano Locomotiva di stampo leghista. Quella questione settentrionale che vorrebbe relegare i cittadini del Mezzogiorno ad una cittadinanza di serie B come infatti vorrebbe l’autonomia differenziata richiesta anche dell’Emilia Romagna a guida Pd. E’ questa la sinistra che si vuole proporre al Mezzogiorno, quella emiliana che in modo poco coraggioso sostiene la secessione dei ricchi, che con le sue privatizzazioni va contro gli interessi delle classi più deboli anche del Nord?

Certo bisogna essere molto coraggiosi per piegarsi a simili compromessi, eversivi dell’unità nazionale, che vanno di gran lunga oltre il concetto base del populismo grillino, cioè quello di né di destra, (ma soprattutto) né di sinistra…

Intanto la condizione del Mezzogiorno si aggrava. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota del Recovery fund da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma la ministra del Sud Carfagna ha abbassato l’asticella al 40%, ma poi dal documento inviato dal governo alla Commissione europea si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%, oltretutto sulla base di dati “poco trasparenti” come evidenziato la scorse settimana da Open data e quindi con una “minore capacità di controllo da parte dei cittadini, quindi un aumento delle possibilità per le organizzazioni mafiose di infiltrarsi nei lavori per le opere previste dal Piano”.

Contemporaneamente nella Nadef l’Autonomia differenziata è stata reinserita nottetempo ad opera di una manina. Forse anche per fare un favore a Giorgetti nello scontro interno alla Lega. Sud visto solo come merce di scambio per gli equilibri governativi, altro che riduzione dei divari territoriali, qui andiamo verso la balcanizzazione del Paese…

A difesa dei cittadini del Sud non vi è nessun contrasto, neanche da parte di forze che si presentano come progressiste, tanto è vero che pochi giorni fa il segretario del Pd Letta ha dichiarato, dopo la vittoria nella maggior parte dei ballottaggi: “avanti con Draghi”.

Cioè, avanti con l’Autonomia differenziata, con la riduzione dei fondi alla sanità pubblica, con la revisione/soppressione del RdC, senza nessun salario minimo, con il ritorno alla riforma Fornero per le pensioni, senza nessuna patrimoniale, con più tasse per i cittadini, senza riduzione dell’orario di lavoro, con i salari più bassi di quelli del 1990, unica nazione europea con questa situazione, con lo stop allo Smart working e al South workinh, con gli aumenti dei costi dei servizi, con lo scippo dei fondi del Pnrr al Sud, con l’abbattimento dell’Iva sul commercio delle armi, con il taglio del cuneo fiscale che privilegia di gran lunga solo i redditi più alti… ecc ecc ecc.

In tutto questo disastro per costruire l’alternativa popolare di sinistra, a cui bisogna lavorare da subito, alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, antifascista, anticapitalista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, anche sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud.

Fonte: Transform!italia



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mercoledì 3 novembre 2021

Natale Cuccurese: “La Corte dei Conti denuncia il divario Nord-Sud e il Governi dei migliori punta all’autonomia differenziata”

 Dal 2017 al 2020, la spesa sanitaria corrente pro-capite ha acuito le diseguaglianze tra cittadini italiani di serie A, residenti al Nord, e cittadini italiani di serie B, residenti al Sud.

A denunciarlo non è una nostalgica e piagnona associazione neoborbonica, bensì un organo di rilevanza costituzionale dello Stato italiano: la Corte dei Conti.

Di recente, sull’argomento è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, dalla sua pagina facebook personale, ha commentato: “Per la Corte dei conti il Servizio Sanitario Nazionale non garantisce un’assistenza adeguata al Sud. I divari territoriali sono soprattutto diseguaglianze nei diritti fondamentali  – istruzione e sanità – che possono essere ridotti solo attraverso una visione unitaria del Paese e non certo dividendolo ulteriormente con l’Autonomia differenziata, che il Governo dei migliori ha recuperato nottetempo nella Nadef della Legge di Bilancio”.

Fonte immagine: Corriere della Sera del 3 novembre 2021

Fonte articolo: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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 Dal 2017 al 2020, la spesa sanitaria corrente pro-capite ha acuito le diseguaglianze tra cittadini italiani di serie A, residenti al Nord, e cittadini italiani di serie B, residenti al Sud.

A denunciarlo non è una nostalgica e piagnona associazione neoborbonica, bensì un organo di rilevanza costituzionale dello Stato italiano: la Corte dei Conti.

Di recente, sull’argomento è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, dalla sua pagina facebook personale, ha commentato: “Per la Corte dei conti il Servizio Sanitario Nazionale non garantisce un’assistenza adeguata al Sud. I divari territoriali sono soprattutto diseguaglianze nei diritti fondamentali  – istruzione e sanità – che possono essere ridotti solo attraverso una visione unitaria del Paese e non certo dividendolo ulteriormente con l’Autonomia differenziata, che il Governo dei migliori ha recuperato nottetempo nella Nadef della Legge di Bilancio”.

Fonte immagine: Corriere della Sera del 3 novembre 2021

Fonte articolo: Vesuvianonews-articolo di Salvatore Lucchese



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venerdì 22 ottobre 2021

L' intervento di Natale Cuccurese, Presidente Nazionale del Partito del Sud, all’XI Congresso Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista




Buonasera a tutte e a tutti, ringrazio Maurizio Acerbo per l’invito e sono qui a portare il saluto e gli auspici di buon lavoro per il vostro XI congresso nazionale anche a nome dei meridionalisti progressisti del Partito del Sud. Mai come quest’anno la collaborazione fra i nostri partiti ha trovato corrispondenza nelle ultime elezioni: a Roma, a Napoli e in Calabria dove eravamo insieme nella lista Calabria resistente e solidale in sostegno di Luigi de Magistris Presidente (e dove la coalizione nel suo insieme ha ottenuto un risultato per nulla disprezzabile, avendo superato il 16% dei consensi). Giova qui ricordare che la nostra collaborazione si sviluppa già da oltre due anni nel Lab Sud che ricordo è composto oltre che dai nostri due Partiti anche da Transform Italia e dalla rivista Left. Direi quindi che fra di noi abbiamo già costruito da tempo una collaborazione unitaria in vista di una alternativa, con uno scopo ben dichiarato. Mi ha fatto quindi molto piacere ritrovare alcune delle proposte avanzate e dei documenti prodotti come la “carta dei diritti per il Sud” nella Tesi 13 del vostro documento.

Per il Mezzogiorni la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati Istat, Eurispes e dall’ultimo Rapporto Caritas sull'indice di povertà, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall'apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall'agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.
Nel silenzio aumentano così sottrazione di risorse e discriminazioni di tutti i tipi, tanto è vero che il rapporto Cnel 2020 che ci informa che in Italia l’aspettativa di vita cambia a seconda di dove sei nato o di dove risiedi, grazie alle politiche di diseguaglianze territoriali perseguite da tutti i governi verso il Mezzogiorno in tema di sanità, istruzione, scuola, infanzia, servizi sociali e ambientali, digitalizzazione e occupazione femminile.
Se sei del Sud sei condannato a morire mediamente fino a 10 anni prima di un tuo omologo del Nord. Non è poco. Conseguenza anche di una spesa sanitaria pubblica pro capite del tutto diseguale, molto più elevata al Nord rispetto al Sud (infatti questa a fronte di una media nazionale di 1.838 euro annui, vanno ad esempio 2.255 euro a Bolzano e 1.725 euro in Calabria).
Se non è discriminazione di Stato questa cosa è?! Non è questa una battaglia da combattere insieme a Sinistra?
I cittadini del Sud hanno cercato di ribellarsi come sempre e ancora una volta votando nel 2018 i 5 Stelle e abbiamo visto di quale tradimento questi signori si sono resi protagonisti, con Conte che addirittura ad agosto scrive al Corriere abbandonando il tema della Questione meridionale per rifugiarsi nella questione settentrionale e nella Milano Locomotiva di stampo leghista. Oggi i sondaggi danno primo partito nelle intenzioni di voto Fratelli d’Italia, sicuramente anche per reazione. Non permettiamo che questo accada, diamo risposte concrete e percorribili ai territori del Mezzogiorno. Facciamo capire anche nelle parole oltre che nei fatti la nostra vicinanza ai cittadini tutti che non sono di serie B, come vorrebbe l’autonomia differenziata richiesta anche dell’Emilia Romagna a guida Pd. E’ questa la sinistra che si vuole proporre al Mezzogiorno, quella emiliana che in modo poco coraggioso sostiene la secessione dei ricchi, che con le sue privatizzazioni va contro gli interessi delle classi più deboli anche del Nord? Mi auguro proprio di no, anche se l’altro ieri il ministro Orlando in una intervista a Repubblica non ha escluso l’alleanza con Forza Italia evidentemente ispirandosi alle ultime comunali di Napoli cioè tutti dentro in una coalizione larga (larghissima) con Italia Viva, Calenda, Forza Italia, fascisti che inneggiano sui social a Mussolini, protoleghisti, trasformisti ecc ecc.
Certo bisogna essere molto coraggiosi per far parte di un simile polpettone che è di gran lunga oltre il concetto base del populismo grillino, cioè quello di nè di destra, (ma soprattutto) nè di sinistra…
Ma dopotutto ci si ispira al governo nazionale, dove tutti i partiti presenti in Parlamento governo insieme, per cui nessuno stupore. Altro che voto utile…l’unica cosa utile per il bene dei cittadini è costruire l’alternativa per contrastare questo stato di cose
Intanto la condizione del Mezzogiorno si aggrava. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota del Recovery fund da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma la ministra del Sud Carfagna ha abbassato l'asticella al 40%, ma poi dal documento inviato dal governo alla Commissione europea si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%.
Contemporaneamente nella Nadef l’Autonomia differenziata è stata reinserita nottetempo ad opera di una manina. Forse anche per fare un favore a Giorgetti nello scontro interno alla Lega. Lo stesso dicasi per la recente nomina di Maroni della Lega, uno di quei partiti che la legge contro il caporalato non l'ha mai voluta, a capo della Consulta per la prevenzione del caporalato. Il Sud è visto solo come merce di scambio per gli equilibri governativi, altro che riduzione dei divari territoriali, qui andiamo verso la balcanizzazione del Paese…
Sempre questa settimana, per restare all’attualità, il segretario del Pd Letta ha dichiarato dopo la vittoria nella maggior parte dei ballottaggi “avanti con Draghi”…
Cioè, avanti con l’Autonomia differenziata, con la riduzione dei fondi alla sanità pubblica, con la revisione/soppressione del RdC, senza nessun salario minimo, con il ritorno alla riforma Fornero per le pensioni, senza nessuna patrimoniale, con più tasse per i cittadini, senza riduzione dell’orario di lavoro, con i salari più bassi di quelli del 1990 unica nazione europea con questa situazione, con lo stop allo #smartworking e al #Southworkinh, con gli aumenti dei costi dei servizi, con lo scippo dei fondi del Pnrr al Sud, con l’abbattimento dell’Iva sul commercio delle armi, con il taglio del cuneo fiscale che privilegia di gran lunga solo i redditi più alti… ecc ecc ecc
In tutto questo disastro per costruire l’alternativa popolare di sinistra alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, anticapitalista, antifascista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, in questo caso sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud.
C’è un’enorme spazio vuoto da occupare a sinistra, perché questa politica del Pd e dei suoi coraggiosi alleati non è sinistra, anzi la discredita. Uno spazio da occupare, insieme quanto prima per costruire l’alternativa di sistema che ridia speranza a quella maggioranza di cittadini traditi e che oggi si rifugiano nell’astensionismo. Insieme ci abbiamo già provato con generosità nel 2018 e nel 2019, purtroppo le cose non sono andate come si auspicava, ma non dobbiamo scoraggiarci e insistere come ci ha indicato il meridionalista Antonio Gramsci “Mi sono convinto che anche quando tutto sembra perduto bisogna mettersi tranquillamente all’opera ricominciando dall’inizio”.
Diamo a questo disgraziato Paese e ai suoi cittadini una speranza, una alternativa credibile, un motivo per poter continuare a vivere a lavorare in Italia, per programmare un futuro degno per tutti i cittadini da Sud a Nord senza più discriminazioni e nel rispetto di quella Costituzione nata dalla Resistenza e donataci dai padri fondatori della Repubblica, che da tempo è tradita e calpestata.
Grazie e buon lavoro!








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Buonasera a tutte e a tutti, ringrazio Maurizio Acerbo per l’invito e sono qui a portare il saluto e gli auspici di buon lavoro per il vostro XI congresso nazionale anche a nome dei meridionalisti progressisti del Partito del Sud. Mai come quest’anno la collaborazione fra i nostri partiti ha trovato corrispondenza nelle ultime elezioni: a Roma, a Napoli e in Calabria dove eravamo insieme nella lista Calabria resistente e solidale in sostegno di Luigi de Magistris Presidente (e dove la coalizione nel suo insieme ha ottenuto un risultato per nulla disprezzabile, avendo superato il 16% dei consensi). Giova qui ricordare che la nostra collaborazione si sviluppa già da oltre due anni nel Lab Sud che ricordo è composto oltre che dai nostri due Partiti anche da Transform Italia e dalla rivista Left. Direi quindi che fra di noi abbiamo già costruito da tempo una collaborazione unitaria in vista di una alternativa, con uno scopo ben dichiarato. Mi ha fatto quindi molto piacere ritrovare alcune delle proposte avanzate e dei documenti prodotti come la “carta dei diritti per il Sud” nella Tesi 13 del vostro documento.

Per il Mezzogiorni la situazione, già drammatica come testimoniato dai recenti dati Istat, Eurispes e dall’ultimo Rapporto Caritas sull'indice di povertà, diventerà presto insostenibile. Doveroso infatti rimarcare che il Sud dall'apparizione di Draghi e del suo governo infarcito di leghisti e neo liberisti, è stato completamente cancellato non solo dall'agenda politica, ma anche dal dibattito dei media.
Nel silenzio aumentano così sottrazione di risorse e discriminazioni di tutti i tipi, tanto è vero che il rapporto Cnel 2020 che ci informa che in Italia l’aspettativa di vita cambia a seconda di dove sei nato o di dove risiedi, grazie alle politiche di diseguaglianze territoriali perseguite da tutti i governi verso il Mezzogiorno in tema di sanità, istruzione, scuola, infanzia, servizi sociali e ambientali, digitalizzazione e occupazione femminile.
Se sei del Sud sei condannato a morire mediamente fino a 10 anni prima di un tuo omologo del Nord. Non è poco. Conseguenza anche di una spesa sanitaria pubblica pro capite del tutto diseguale, molto più elevata al Nord rispetto al Sud (infatti questa a fronte di una media nazionale di 1.838 euro annui, vanno ad esempio 2.255 euro a Bolzano e 1.725 euro in Calabria).
Se non è discriminazione di Stato questa cosa è?! Non è questa una battaglia da combattere insieme a Sinistra?
I cittadini del Sud hanno cercato di ribellarsi come sempre e ancora una volta votando nel 2018 i 5 Stelle e abbiamo visto di quale tradimento questi signori si sono resi protagonisti, con Conte che addirittura ad agosto scrive al Corriere abbandonando il tema della Questione meridionale per rifugiarsi nella questione settentrionale e nella Milano Locomotiva di stampo leghista. Oggi i sondaggi danno primo partito nelle intenzioni di voto Fratelli d’Italia, sicuramente anche per reazione. Non permettiamo che questo accada, diamo risposte concrete e percorribili ai territori del Mezzogiorno. Facciamo capire anche nelle parole oltre che nei fatti la nostra vicinanza ai cittadini tutti che non sono di serie B, come vorrebbe l’autonomia differenziata richiesta anche dell’Emilia Romagna a guida Pd. E’ questa la sinistra che si vuole proporre al Mezzogiorno, quella emiliana che in modo poco coraggioso sostiene la secessione dei ricchi, che con le sue privatizzazioni va contro gli interessi delle classi più deboli anche del Nord? Mi auguro proprio di no, anche se l’altro ieri il ministro Orlando in una intervista a Repubblica non ha escluso l’alleanza con Forza Italia evidentemente ispirandosi alle ultime comunali di Napoli cioè tutti dentro in una coalizione larga (larghissima) con Italia Viva, Calenda, Forza Italia, fascisti che inneggiano sui social a Mussolini, protoleghisti, trasformisti ecc ecc.
Certo bisogna essere molto coraggiosi per far parte di un simile polpettone che è di gran lunga oltre il concetto base del populismo grillino, cioè quello di nè di destra, (ma soprattutto) nè di sinistra…
Ma dopotutto ci si ispira al governo nazionale, dove tutti i partiti presenti in Parlamento governo insieme, per cui nessuno stupore. Altro che voto utile…l’unica cosa utile per il bene dei cittadini è costruire l’alternativa per contrastare questo stato di cose
Intanto la condizione del Mezzogiorno si aggrava. Secondo le indicazioni di Bruxelles, la quota del Recovery fund da destinare al Sud doveva essere del 65% circa. Ma la ministra del Sud Carfagna ha abbassato l'asticella al 40%, ma poi dal documento inviato dal governo alla Commissione europea si è verificato che la quota reale destinata è di circa il 16%.
Contemporaneamente nella Nadef l’Autonomia differenziata è stata reinserita nottetempo ad opera di una manina. Forse anche per fare un favore a Giorgetti nello scontro interno alla Lega. Lo stesso dicasi per la recente nomina di Maroni della Lega, uno di quei partiti che la legge contro il caporalato non l'ha mai voluta, a capo della Consulta per la prevenzione del caporalato. Il Sud è visto solo come merce di scambio per gli equilibri governativi, altro che riduzione dei divari territoriali, qui andiamo verso la balcanizzazione del Paese…
Sempre questa settimana, per restare all’attualità, il segretario del Pd Letta ha dichiarato dopo la vittoria nella maggior parte dei ballottaggi “avanti con Draghi”…
Cioè, avanti con l’Autonomia differenziata, con la riduzione dei fondi alla sanità pubblica, con la revisione/soppressione del RdC, senza nessun salario minimo, con il ritorno alla riforma Fornero per le pensioni, senza nessuna patrimoniale, con più tasse per i cittadini, senza riduzione dell’orario di lavoro, con i salari più bassi di quelli del 1990 unica nazione europea con questa situazione, con lo stop allo #smartworking e al #Southworkinh, con gli aumenti dei costi dei servizi, con lo scippo dei fondi del Pnrr al Sud, con l’abbattimento dell’Iva sul commercio delle armi, con il taglio del cuneo fiscale che privilegia di gran lunga solo i redditi più alti… ecc ecc ecc
In tutto questo disastro per costruire l’alternativa popolare di sinistra alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, anticapitalista, antifascista, femminista e pacifista, aggiungerei meridionalista; visto che il Mezzogiorno non solo è il territorio più povero d’ Europa, ma soffre di discriminazioni e di un razzismo di Stato che addirittura penalizza volutamente anche la durata di vita dei suoi abitanti e quindi ha bisogno di un richiamo e di una sua specificità riconoscibile e riconducibile. Bisogna unirsi tutti su più battaglie, in questo caso sul Mezzogiorno dandogli voce e rappresentanza. A mio avviso la sinistra può ripartire solo da Sud.
C’è un’enorme spazio vuoto da occupare a sinistra, perché questa politica del Pd e dei suoi coraggiosi alleati non è sinistra, anzi la discredita. Uno spazio da occupare, insieme quanto prima per costruire l’alternativa di sistema che ridia speranza a quella maggioranza di cittadini traditi e che oggi si rifugiano nell’astensionismo. Insieme ci abbiamo già provato con generosità nel 2018 e nel 2019, purtroppo le cose non sono andate come si auspicava, ma non dobbiamo scoraggiarci e insistere come ci ha indicato il meridionalista Antonio Gramsci “Mi sono convinto che anche quando tutto sembra perduto bisogna mettersi tranquillamente all’opera ricominciando dall’inizio”.
Diamo a questo disgraziato Paese e ai suoi cittadini una speranza, una alternativa credibile, un motivo per poter continuare a vivere a lavorare in Italia, per programmare un futuro degno per tutti i cittadini da Sud a Nord senza più discriminazioni e nel rispetto di quella Costituzione nata dalla Resistenza e donataci dai padri fondatori della Repubblica, che da tempo è tradita e calpestata.
Grazie e buon lavoro!








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venerdì 15 ottobre 2021

Natale Cuccurese: “Green Pass, arma di distrazione di massa dal Pnrr e dall’autonomia differenziata”

Il clamore mediatico-politico sul Green Pass come arma di distrazione di massa dai temi strategici per la tenuta unitaria dell’intero sistema Paese: Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), Legge di stabilità ed autonomia differenziata.

Questa, in estrema sintesi, la tesi del Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, sul suo profilo facebook, ha scritto: “L’Italia è tra i Paesi al mondo con la percentuale più alta di persone vaccinate, eppure da settimane si parla solo di Green Pass (unico Paese al mondo che lo ha introdotto come obbligatorio per poter lavorare) e parleremo di questo chissà ancora per quanto tempo, lasciando sempre più sullo sfondo quello di cui dovremmo parlare, visti gli interessi economici in gioco per lo sviluppo dei territori, come il PNRR o l’Autonomia differenziata collegata alla Legge di bilancio”.

Fonte: Vesuvianonews- articolo di Salvatore Lucchese


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Il Post su Facebook completo:

FATEVI UNA DOMANDA E DATEVI UNA RISPOSTA…
La percentuale dei lavoratori vaccinati nei #porti italiani: in testa Gioia Tauro, Bari-Brindisi, Sardegna e Taranto, in coda Trieste…
L’Italia è tra i Paesi al mondo con la percentuale più alta di persone vaccinate, eppure da settimane si parla solo di Green Pass (unico Paese al mondo che lo ha introdotto come obbligatorio per poter lavorare) e parleremo di questo chissà ancora per quanto tempo, lasciando sempre più sullo sfondo quello di cui dovremmo parlare, visti gli interessi economici in gioco per lo sviluppo dei territori, come il PNRR o l’Autonomia differenziata collegata alla Legge di bilancio…


tabella tratta dal Sole 24 ore del 15 ottobre 2021







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Il clamore mediatico-politico sul Green Pass come arma di distrazione di massa dai temi strategici per la tenuta unitaria dell’intero sistema Paese: Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), Legge di stabilità ed autonomia differenziata.

Questa, in estrema sintesi, la tesi del Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, sul suo profilo facebook, ha scritto: “L’Italia è tra i Paesi al mondo con la percentuale più alta di persone vaccinate, eppure da settimane si parla solo di Green Pass (unico Paese al mondo che lo ha introdotto come obbligatorio per poter lavorare) e parleremo di questo chissà ancora per quanto tempo, lasciando sempre più sullo sfondo quello di cui dovremmo parlare, visti gli interessi economici in gioco per lo sviluppo dei territori, come il PNRR o l’Autonomia differenziata collegata alla Legge di bilancio”.

Fonte: Vesuvianonews- articolo di Salvatore Lucchese


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Il Post su Facebook completo:

FATEVI UNA DOMANDA E DATEVI UNA RISPOSTA…
La percentuale dei lavoratori vaccinati nei #porti italiani: in testa Gioia Tauro, Bari-Brindisi, Sardegna e Taranto, in coda Trieste…
L’Italia è tra i Paesi al mondo con la percentuale più alta di persone vaccinate, eppure da settimane si parla solo di Green Pass (unico Paese al mondo che lo ha introdotto come obbligatorio per poter lavorare) e parleremo di questo chissà ancora per quanto tempo, lasciando sempre più sullo sfondo quello di cui dovremmo parlare, visti gli interessi economici in gioco per lo sviluppo dei territori, come il PNRR o l’Autonomia differenziata collegata alla Legge di bilancio…


tabella tratta dal Sole 24 ore del 15 ottobre 2021







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lunedì 11 ottobre 2021

Natale Cuccurese: “Governo Draghi, il Governo più classista ed antimeridionale della storia della Repubblica”

Prima vi azzoppo e poi vi obbligo a gareggiare contro atleti sani, robusti ed iperallenati alle stesse Olimpiadi. Subito dopo avere perso inevitabilmente tutte le competizioni vi bullizzo, accusandovi di essere i soliti atleti fannulloni, incapaci e buoni a nulla.

Fuori metafora, questo è il trattamento riservato alle Regioni e ai Comuni meridionali dallo Stato patrigno italiano, che da circa venti anni li ha ancora di più azzoppati a tutto vantaggio delle Regioni e dei Comuni settentrionale tramite il “piede di porco” della spesa storica, per poi farli competere gli uni contro gli altri per accedere ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

In questo modo, i bandi per i diritti bandiscono i diritti al Sud, ma la “colpa” sarà sempre e solo la sua, e trasformano gli stessi diritti in privilegi al Nord, ma il “merito” sarà sempre e soltanto il suo.

Su questo argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud,  Natale Cuccurese. Il Governo – ha scritto – sottovaluta gravemente la condizione degli Enti Locali. Afferma che i soldi ci sono e ora bisogna progettare e spendere. Ma è risaputo che ai Comuni, in modo particolare a quelli del Sud, causa i tagli degli anni passati, mancano le risorse umane e tecniche. Il Governo finge di ignorarlo. Al Comune di Napoli la situazione è drammatica da tempo, come denunciato da sempre da Luigi de Magistris, mentre solo ora improvvisamente se ne accorgono anche media locali e burattini senza fili inviati da Roma per normalizzare la città. Il Comune di Lecce ad esempio ha 373 dipendenti su una pianta organica di 722”.

Bisogna solo capire – ha proseguito Cuccurese – se anche questa situazione, voluta nel passato, fa parte di un unico progetto che mira a defraudare il Mezzogiorno della quota di fondi del Pnrr che gli dovrebbero essere riservati, per spostare così più soldi possibili al Nord, in attesa dell’autonomia differenziata. Anche questo possibile inganno serve a creare un clima dove sguazzano liberamente fascisti e razzisti, mentre la Lega resta al governo, servita e riverita”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo Salvatore Lucchese



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Prima vi azzoppo e poi vi obbligo a gareggiare contro atleti sani, robusti ed iperallenati alle stesse Olimpiadi. Subito dopo avere perso inevitabilmente tutte le competizioni vi bullizzo, accusandovi di essere i soliti atleti fannulloni, incapaci e buoni a nulla.

Fuori metafora, questo è il trattamento riservato alle Regioni e ai Comuni meridionali dallo Stato patrigno italiano, che da circa venti anni li ha ancora di più azzoppati a tutto vantaggio delle Regioni e dei Comuni settentrionale tramite il “piede di porco” della spesa storica, per poi farli competere gli uni contro gli altri per accedere ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

In questo modo, i bandi per i diritti bandiscono i diritti al Sud, ma la “colpa” sarà sempre e solo la sua, e trasformano gli stessi diritti in privilegi al Nord, ma il “merito” sarà sempre e soltanto il suo.

Su questo argomento è intervenuto via social il Presidente del Partito del Sud,  Natale Cuccurese. Il Governo – ha scritto – sottovaluta gravemente la condizione degli Enti Locali. Afferma che i soldi ci sono e ora bisogna progettare e spendere. Ma è risaputo che ai Comuni, in modo particolare a quelli del Sud, causa i tagli degli anni passati, mancano le risorse umane e tecniche. Il Governo finge di ignorarlo. Al Comune di Napoli la situazione è drammatica da tempo, come denunciato da sempre da Luigi de Magistris, mentre solo ora improvvisamente se ne accorgono anche media locali e burattini senza fili inviati da Roma per normalizzare la città. Il Comune di Lecce ad esempio ha 373 dipendenti su una pianta organica di 722”.

Bisogna solo capire – ha proseguito Cuccurese – se anche questa situazione, voluta nel passato, fa parte di un unico progetto che mira a defraudare il Mezzogiorno della quota di fondi del Pnrr che gli dovrebbero essere riservati, per spostare così più soldi possibili al Nord, in attesa dell’autonomia differenziata. Anche questo possibile inganno serve a creare un clima dove sguazzano liberamente fascisti e razzisti, mentre la Lega resta al governo, servita e riverita”.

Fonte: Vesuvianonews - articolo Salvatore Lucchese



giovedì 7 ottobre 2021

Natale Cuccurese: “Pnrr, progetti irrigui: 29% al Sud e 71% al Nord. Ditelo alla Carfagna”

 


Il Governo di “unità nazionale” altro non è che il Governo unitario del “Grande Nord”, come dimostrano le continue, sistematiche e reiterate sottrazioni di risorse operate ai danni del Sud. L’ultimo scippo subito dai cittadini meridionali, prima sedotti e poi abbandonati da tutti i partiti sedicenti nazionali, è stato denunciato dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, dati alla mano, via social, ha osservato: “Pnrr altro che 40% di fondi al Mezzogiorno come garantito dalla ministra per il Sud (?) Mara Carfagna. Progetti irrigui recentemente approvati dal Mipaaf: 29% al Mezzogiorno 71% al Centro-Nord”.





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Il Governo di “unità nazionale” altro non è che il Governo unitario del “Grande Nord”, come dimostrano le continue, sistematiche e reiterate sottrazioni di risorse operate ai danni del Sud. L’ultimo scippo subito dai cittadini meridionali, prima sedotti e poi abbandonati da tutti i partiti sedicenti nazionali, è stato denunciato dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, dati alla mano, via social, ha osservato: “Pnrr altro che 40% di fondi al Mezzogiorno come garantito dalla ministra per il Sud (?) Mara Carfagna. Progetti irrigui recentemente approvati dal Mipaaf: 29% al Mezzogiorno 71% al Centro-Nord”.





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martedì 5 ottobre 2021

Il neosindaco Manfredi punta sulla crescita di Napoli, peccato che il Governo dei suoi “amici” dem e 5S proceda nella direzione opposta. La denuncia di Natale Cuccurese




 

Subito dopo essere stato eletto, il neosindaco di Napoli, Gaetano Manfredi da Nola, ha dichiarato che lo sviluppo di Napoli e dell’intero Mezzogiorno rappresenta una condizione imprescindibile per lo crescita non solo dell’Italia, ma anche dell’Europa.

Peccato, però, che le forze politiche che appoggiano il Governo nazionale, tra cui i suoi “amici” dem e pentastellati, procedano nella direzione diametralmente opposta tramite l’attuazione di politiche che, come al solito, avvantaggiano il Nord a tutto discapito del Sud.

Di recente, su questo argomento è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, via facebook, ha osservato: “Nelle ultime ore abbiamo assistito dapprima all’endorsement del ministro dello Sviluppo economico, il leghista Giancarlo Giorgetti, all’insediamento di uno stabilimento Intel a Mirafiori, Torino, anziché a Catania, contro la stessa volontà della multinazionale interessata alla “Etna Valley”. Privilegiando così come sempre il Nord e dimostrando nei fatti quanto poco gli importa del Mezzogiorno e del suo sviluppo, campanello d’allarme anche per il Pnrr, di cui il governo Draghi sta già da tempo predisponendo le modalità di scippo relativamente ai fondi teoricamente destinati al Sud, 65% del totale, in contrasto a quanto indicato dalla Ue”.

Poche ore dopo – ha proseguito Cuccurese – abbiamo assistito da parte di Draghi alla riesumazione della “secessione dei ricchi” nel Nadef, nella cui versione finale torna l’autonomia differenziata, visto che nella notte fra il 29 e 30 settembre una manina interessata ha inserito il testo sulla prosecuzione del cammino dell’ Autonomia differenziata assente nella bozza entrata in Cdm. Anche questo è un favore ai nordisti Zaia, Giorgetti & C”.

Anche per questo, ma non solo, pensiamo alla e gabbie salariali o alla soppressione del southworking, – ha concluso Cuccurese – possiamo definire quello di Draghi come il governo più classista e antimeridionale della storia della Repubblica. Utile ricordare che questo governo è sostenuto da tutti i partiti, nessuno escluso, presenti in Parlamento”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese


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Subito dopo essere stato eletto, il neosindaco di Napoli, Gaetano Manfredi da Nola, ha dichiarato che lo sviluppo di Napoli e dell’intero Mezzogiorno rappresenta una condizione imprescindibile per lo crescita non solo dell’Italia, ma anche dell’Europa.

Peccato, però, che le forze politiche che appoggiano il Governo nazionale, tra cui i suoi “amici” dem e pentastellati, procedano nella direzione diametralmente opposta tramite l’attuazione di politiche che, come al solito, avvantaggiano il Nord a tutto discapito del Sud.

Di recente, su questo argomento è intervenuto il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, che, via facebook, ha osservato: “Nelle ultime ore abbiamo assistito dapprima all’endorsement del ministro dello Sviluppo economico, il leghista Giancarlo Giorgetti, all’insediamento di uno stabilimento Intel a Mirafiori, Torino, anziché a Catania, contro la stessa volontà della multinazionale interessata alla “Etna Valley”. Privilegiando così come sempre il Nord e dimostrando nei fatti quanto poco gli importa del Mezzogiorno e del suo sviluppo, campanello d’allarme anche per il Pnrr, di cui il governo Draghi sta già da tempo predisponendo le modalità di scippo relativamente ai fondi teoricamente destinati al Sud, 65% del totale, in contrasto a quanto indicato dalla Ue”.

Poche ore dopo – ha proseguito Cuccurese – abbiamo assistito da parte di Draghi alla riesumazione della “secessione dei ricchi” nel Nadef, nella cui versione finale torna l’autonomia differenziata, visto che nella notte fra il 29 e 30 settembre una manina interessata ha inserito il testo sulla prosecuzione del cammino dell’ Autonomia differenziata assente nella bozza entrata in Cdm. Anche questo è un favore ai nordisti Zaia, Giorgetti & C”.

Anche per questo, ma non solo, pensiamo alla e gabbie salariali o alla soppressione del southworking, – ha concluso Cuccurese – possiamo definire quello di Draghi come il governo più classista e antimeridionale della storia della Repubblica. Utile ricordare che questo governo è sostenuto da tutti i partiti, nessuno escluso, presenti in Parlamento”.

Fonte: Vesuvianonews-articolo Salvatore Lucchese


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