giovedì 11 febbraio 2016

Il Partito del Sud presente a Gaeta per rispetto ad una città simbolo della nostra identità

Una delegazione del Partito del Sud del Lazio, con il Coordinatore regionale Antonio Rosato. insieme ad Enzo Riccio del Direttivo Nazionale ed ovviamente il "padrone di casa" Antonio Ciano, nostro Presidente Onorario e capo-brigante di Gaeta, era presente sabato scorso 6 febbraio all'evento di Gaeta.
Nel rispetto delle differenze di vedute e soprattutto di strategie, non possiamo non condividere un omaggio commosso alla "fedelissima" città simbolo dell'identità meridionale, simbolo di una tenace "resistenza" all'invasione militare portata dai piemontesi, e l'omaggio ad una grande figura storica come quella di Carlo di Borbone, che è stato ricordato nello scorso settimana da Gaeta e sarà ricordato presto anche a Napoli, nella nostra "Capitale", durante il prossimo maggio dei monumenti, anche grazie ad una giunta sempre più autonoma e meridionalista.

Ovviamente secondo noi non bisogna confondere i simboli con la realtà, cullando illusioni nostalgiche di impossibili ritorni al passato o peggio ancora velleità separatiste basate sul nulla. Anche la grande partecipazione all'evento, il sabato la sala era piena con centinaia di partecipanti, per noi non basta ad illuderci che questo cambi subito le cose per la nostra terra....ma cerchiamo di inaugurare una nuova stagione verso altri movimenti e associazioni che, invece delle polemiche inutili e sterili, sia foriera di unità sulle cose e sulle azioni che ci uniscono, come il rispetto dell'identità e della nostra vera storia, insieme al rispetto delle strategie diverse per raggiungere lo scopo comune di liberazione della nostra terra, liberazione da uno stato coloniale che perdura da più di 150 anni. La nostra strategia del perseguimento della strada culturale e politica, di matrice progressista, è chiara; saremo rispettosi anche di idee e strategie diverse dalle nostre, ovviamente se gli altri saranno rispettosi di noi e delle nostre idee ed iniziative.


Enzo Riccio
Partito del Sud


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Una delegazione del Partito del Sud del Lazio, con il Coordinatore regionale Antonio Rosato. insieme ad Enzo Riccio del Direttivo Nazionale ed ovviamente il "padrone di casa" Antonio Ciano, nostro Presidente Onorario e capo-brigante di Gaeta, era presente sabato scorso 6 febbraio all'evento di Gaeta.
Nel rispetto delle differenze di vedute e soprattutto di strategie, non possiamo non condividere un omaggio commosso alla "fedelissima" città simbolo dell'identità meridionale, simbolo di una tenace "resistenza" all'invasione militare portata dai piemontesi, e l'omaggio ad una grande figura storica come quella di Carlo di Borbone, che è stato ricordato nello scorso settimana da Gaeta e sarà ricordato presto anche a Napoli, nella nostra "Capitale", durante il prossimo maggio dei monumenti, anche grazie ad una giunta sempre più autonoma e meridionalista.

Ovviamente secondo noi non bisogna confondere i simboli con la realtà, cullando illusioni nostalgiche di impossibili ritorni al passato o peggio ancora velleità separatiste basate sul nulla. Anche la grande partecipazione all'evento, il sabato la sala era piena con centinaia di partecipanti, per noi non basta ad illuderci che questo cambi subito le cose per la nostra terra....ma cerchiamo di inaugurare una nuova stagione verso altri movimenti e associazioni che, invece delle polemiche inutili e sterili, sia foriera di unità sulle cose e sulle azioni che ci uniscono, come il rispetto dell'identità e della nostra vera storia, insieme al rispetto delle strategie diverse per raggiungere lo scopo comune di liberazione della nostra terra, liberazione da uno stato coloniale che perdura da più di 150 anni. La nostra strategia del perseguimento della strada culturale e politica, di matrice progressista, è chiara; saremo rispettosi anche di idee e strategie diverse dalle nostre, ovviamente se gli altri saranno rispettosi di noi e delle nostre idee ed iniziative.


Enzo Riccio
Partito del Sud


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venerdì 5 febbraio 2016

Elezioni Amministrative Castelforte – Nasce il progetto: “Castelforte Futura”. L'adesione del Partito del Sud




Comunicato Stampa

Elezioni Amministrative Castelforte – Nasce il progetto: “Castelforte Futura”

In questi anni abbiamo sempre seguito, come Sezione locale del Partito del Sud, le vicende politiche a Castelforte, nonchè il difficile e accidentato percorso amministrativo che inevitabilmente ha portato a questa nuova chiamata alle urne. Una crisi insanabile che ha portato  la cittadinanza a subire sulla propria pelle le conseguenza di una non amministrazione protrattasi, forse, anche oltre il dovuto. Senza entrare nel merito, e volutamente lontano dalle polemiche che riteniamo sterili e appartenenti ad una politica anacronistica, vogliamo focalizzare questo intervento su una considerazione che non vuole essere solo una speranza, ma a nostro avviso l’unica soluzione per Castelforte.

Un nuovo percorso pensato, architettato e costruito per superare finalmente il passato e iniziare seriamente a costruire il futuro. Castelforte è stata ricostruita sulle macerie già una volta. Adesso, è venuta l’ora per tutti noi di rimboccarsi le maniche ancora una volta. Non sono più, questa volta,  le macerie lasciate dalla guerra, ma pur sempre di macerie si tratta. Bisogna ricostruire Castelforte tutti assieme. Non ci sono più muri da abbattere o da erigere, ma bisogna aderire con convinzione all’unico progetto possibile e plausibile di ricostruzione. Castelforte Futura a nostro avviso resta l’unico strumento politico che può davvero far voltare pagina a Castelforte, e Giancarlo Cardillo con le persone accuratamente scelte, assolutamente nuove e lontane da ogni qualsivoglia sospetto o interessi personali, sono l’utensile politico di cui Castelforte ha bisogno per la ricostruzione. Idee già ben chiare su priorità, progetti,  e cosa c’è da fare per il bene comune e sono di fatto concetti concreti dei quali non si può non tener conto. L’entusiasmo che avvolge già da tempo Castelforte Futura, nuove idee e nuovi amministratori scoperchieranno quella potenzialità e quelle energie che questo territorio è ricco da sempre e che vanno solo valorizzate. Castelforte Futura sarà l’araba fenice che farà risorgere Castelforte. 

Come Coordinatore Regionale Lazio del Partito del Sud dichiaro la mia personale vicinanza, insieme a quella della intera Sezione di Castelforte del nostro Partito, a Giancarlo Cardillo e a Castelforte Futura. La nostra adesione al progetto, vicinanza e il nostro supporto non mancherà certamente.

In Bocca al Lupo Giancarlo, in bocca al lupo Castelforte.

Antonio Rosato

Partito del Sud - Castelforte (LT)


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Comunicato Stampa

Elezioni Amministrative Castelforte – Nasce il progetto: “Castelforte Futura”

In questi anni abbiamo sempre seguito, come Sezione locale del Partito del Sud, le vicende politiche a Castelforte, nonchè il difficile e accidentato percorso amministrativo che inevitabilmente ha portato a questa nuova chiamata alle urne. Una crisi insanabile che ha portato  la cittadinanza a subire sulla propria pelle le conseguenza di una non amministrazione protrattasi, forse, anche oltre il dovuto. Senza entrare nel merito, e volutamente lontano dalle polemiche che riteniamo sterili e appartenenti ad una politica anacronistica, vogliamo focalizzare questo intervento su una considerazione che non vuole essere solo una speranza, ma a nostro avviso l’unica soluzione per Castelforte.

Un nuovo percorso pensato, architettato e costruito per superare finalmente il passato e iniziare seriamente a costruire il futuro. Castelforte è stata ricostruita sulle macerie già una volta. Adesso, è venuta l’ora per tutti noi di rimboccarsi le maniche ancora una volta. Non sono più, questa volta,  le macerie lasciate dalla guerra, ma pur sempre di macerie si tratta. Bisogna ricostruire Castelforte tutti assieme. Non ci sono più muri da abbattere o da erigere, ma bisogna aderire con convinzione all’unico progetto possibile e plausibile di ricostruzione. Castelforte Futura a nostro avviso resta l’unico strumento politico che può davvero far voltare pagina a Castelforte, e Giancarlo Cardillo con le persone accuratamente scelte, assolutamente nuove e lontane da ogni qualsivoglia sospetto o interessi personali, sono l’utensile politico di cui Castelforte ha bisogno per la ricostruzione. Idee già ben chiare su priorità, progetti,  e cosa c’è da fare per il bene comune e sono di fatto concetti concreti dei quali non si può non tener conto. L’entusiasmo che avvolge già da tempo Castelforte Futura, nuove idee e nuovi amministratori scoperchieranno quella potenzialità e quelle energie che questo territorio è ricco da sempre e che vanno solo valorizzate. Castelforte Futura sarà l’araba fenice che farà risorgere Castelforte. 

Come Coordinatore Regionale Lazio del Partito del Sud dichiaro la mia personale vicinanza, insieme a quella della intera Sezione di Castelforte del nostro Partito, a Giancarlo Cardillo e a Castelforte Futura. La nostra adesione al progetto, vicinanza e il nostro supporto non mancherà certamente.

In Bocca al Lupo Giancarlo, in bocca al lupo Castelforte.

Antonio Rosato

Partito del Sud - Castelforte (LT)


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lunedì 1 febbraio 2016

Perché votare “NO” alla riforma Costituzionale, relazione di Alfiero Grandi.

Il Partito del Suddopo aver partecipato già nel 2013 alla manifestazione di Roma a difesa della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, ha da tempo aderito al “Coordinamento Nazionale Democrazia Costituzionale”costituito da decine di singoli cittadini, Comitati, Movimenti, Soggetti Politici e Sindacali schierati a difesa del dettato costituzionale e partecipato l’11 gennaio scorso in Parlamento alla riunione fondante del COMITATO PER IL NO NEL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA LEGGE RENZI-BOSCHI. 



               ( altre foto dell'evento di Roma del 30 Gennaio 2016 a questo Link  ) 


Abbiamo partecipato sabato 30 gennaio come Partito del Sud anche all'assemblea nazionale del "Coordinamento Nazionale per la Democrazia Costituzionale", a Roma intervenendo direttamente con il nostro Vice Presidente Nazionale Michele Dell'Edera per ribadire ancora un volta il nostro convinto NO ad uno stravolgimento della Costituzione volto solo all’esproprio dei diritti dei cittadini al fine di istituzionalizzare le oligarchie attualmente al potere. 




A tal proposito condividiamo la relativa relazione introduttiva di Alfiero Grandi del Comitato per il NO:

L’iniziativa dell’11 gennaio è riuscita molto bene, ci ha fornito indicazioni importanti. La risposta che abbiamo dato presentando il Comitato per il No nel referendum costituzionale è stata ad un ottimo livello di credibilità grazie al ruolo svolto dal presidente Alessandro Pace e dagli altri oratori (Besostri, Carlassare, Ferrara, Azzariti, Rodotà, Villone, Zagrebelsky), tanto che abbiamo spinto altri (centro destra e centristi) a costituire il 20 gennaio un loro comitato.
La presenza di più Comitati per il No consente a ciascuno dei raggruppamenti di rivolgersi a sensibilità culturali e politiche diverse, senza cadere in mediazioni defatiganti, forse impossibili.
Noi dall’inizio abbiamo sottolineato le ragioni di merito che ci portano a rifiutare queste modifiche della Costituzione, perché riteniamo che il combinato di queste modifiche costituzionali con la nuova legge elettorale porterebbero ad uno stravolgimento dell’assetto istituzionale delineato dalla Costituzione nata dalla Resistenza, con gravi conseguenze non solo sulla effettiva rappresentanza politica ma anche sul merito delle scelte politiche, come dimostra un lungo elenco di problemi su cui sta maturando una richiesta referendaria perché il governo ha rifiutato di confrontarsi con i sindacati, associazioni, ecc. imponendo la sua volontà grazie ai numeri parlamentari alterati dal porcellum. Una sorta di anticipazione del futuro.
Invece la destra non si sottrae alla sfida lanciata da Renzi, inusuale e sbagliata, che il referendum sarebbe non sul merito delle scelte ma pro o contro il Presidente del consiglio. Del resto la destra ha partecipato fino ad un certo punto a queste scelte.
E’evidente che Renzi tenta di spostare il confronto dal merito delle scelte che il governo ha imposto al parlamento sia sulla Costituzione, approfittando dei numeri parlamentari drogati dal porcellum, che sulla legge elettorale, che è stata approvata con un uso esagerato e improprio di voti di fiducia su una materia che invece dovrebbe essere affrontata con spirito di garanzia verso tutte le culture politiche.
O con me o contro di me, o approvate o me ne vado; sono gli slogan che si vanno delineando e che alterano il merito delle differenze. Si potrebbe rispondere stai sereno, altri possono guidare un governo, almeno per il periodo necessario ad approvare una nuova legge elettorale per la Camera e il Senato e mantenere in sicurezza i conti pubblici. Ma noi non cadremo nella trappola mediatica e politica di Renzi e insisteremo sul merito delle modifiche alla Costituzione e sulla legge elettorale che non condividiamo perché la governabilità viene ottenuta alterando in modo esagerato il risultato elettorale. Spiegheremo testardamente le ragioni che ci portano a respingere le modifiche alla Costituzione e la legge elettorale ipermaggioritaria per il rapporto inscindibile che le lega.
Dopo l’iniziativa dell’11 gennaio sono arrivate migliaia di adesioni al Coordinamento e al Comitato per il NO nel referendum costituzionale. Per questo ora possiamo e dobbiamo proporci una svolta, con l’obiettivo di mettere solide radici, anzitutto costruendo un finanziamento di massa con quote anche modeste ma in grado di sostenere una campagna referendaria lunga e difficile, che vede in campo una sproporzione di mezzi enorme. Non possiamo dire che le oligarchie vogliono affermare il loro potere e immaginare che ci lasceranno fare una campagna referendaria in condizioni di parità, a meno che noi saremo capaci di dare vita ad una fortissima mobilitazione come è avvenuto nei referendum del 2011, cercando di convincere soprattutto gli astenuti e gli indifferenti che è in gioco qualcosa di decisivo e che la qualità della democrazia in Italia dipende molto da loro, dal loro contributo di passione politica.
Il governo ha tentato di imbrogliare su chi ha chiesto il referendum e poi di manomettere i tempi di effettuazione del referendum costituzionale. Ha imbrogliato quando ha finto di concedere il referendum pur sapendo che l’articolo 138 prevede l’immediata promulgazione della legge di modifica della Costituzione solo quando è approvata dai 2/3 dei parlamentari nella seconda votazione. Il governo sapeva che non avrebbe raggiunto i 2/3 dei consensi malgrado il premio di maggioranza dichiarato incostituzionale dalla Corte. Ricordiamoci che sulla modifica dell’articolo 81 è stata – purtroppo – raggiunta la maggioranza dei 2/3 e non è stato possibile effettuare il referendum, che non a caso viene definito oppositivo, cioè immaginato per consentire a chi non è d’accordo con una modifica della Costituzione, se approvata con meno dei 2/3, di chiedere il referendum. Lo possono fare il 20% dei parlamentari, 5 regioni, 500.000 elettrici/elettori.
Sappiamo già che il referendum può essere chiesto perché il Senato non ha raggiunto i 2/3 di voti a favore ed è per di più prevedibile che accadrà anche alla Camera. Non a caso l’11 gennaio scorso abbiamo annunciato che avevamo registrato l’impegno di almeno 126 deputati a firmare per chiedere il referendum, atto che ovviamente possono fare solo dopo l’approvazione definitiva, verso la metà di aprile, e ancora non c’era stato il pronunciamento della destra e dei centristi.
Il tentativo del governo di far credere che il referendum è una sua concessione è destituito di fondamento. Se avesse raggiunto i 2/3 la legge sarebbe entrata in vigore immediatamente dopo la pubblicazione, mentre ora sarà pubblicata ma valida solo se il referendum l’approverà.
A questo si è aggiunto il tentativo del governo di accelerare i tempi per l’effettuazione del referendum costituzionale insieme alle prossime amministrative, tentando di forzare Costituzione e norme vigenti. Non siamo d’accordo perché le modifiche della Costituzione debbono essere valutate dagli elettori senza condizionamenti di altra natura, in una discussione di massa dedicata a questo argomento, qualunque ne sia l’esito. Difendiamo le garanzie che discendono dalle disposizioni legislative in essere da cui deriva il tempo necessario per lo svolgimento di una vera campagna elettorale nel merito delle scelte. Presenteremo in ogni caso il quesito per la raccolta delle firme per il referendum costituzionale appena la legge sarà pubblicata sulla gazzetta ufficiale. Raccolta di firme che effettueremo solo se sarà indispensabile, perché abbiamo bisogno di dedicare le nostre energie e il tempo che ci sta davanti alla raccolta delle firme per i 2 referendum abrogativi sui 2 quesiti che abbiamo depositato sulla legge elettorale.
Concentrarci solo sul referendum costituzionale sarebbe un errore, perché il risultato negativo sulle regole democratiche viene esattamente dall’insieme delle modifiche costituzionali e dalla legge elettorale. La presentazione del quesito per il referendum costituzionale serve a ottenere dalla Corte di cassazione l’attestazione che è in campo un’iniziativa di raccolta delle firme popolare e a fare sapere al governo che deve garantire che questa possa avvenire nei tempi previsti, altrimenti faremo valere in ogni sede questo diritto. Ai parlamentari facciamo presente che se non manterranno gli impegni presi siamo pronti a raccogliere le firme. Ricordiamo al governo Renzi che il governo Amato nel 2001 decise correttamente, di fronte al deposito del quesito referendario popolare di lasciare il tempo previsto dalla legge al manifestarsi delle diverse volontà (parlamentari, regionali e popolare) senza tagliare artificialmente i tempi. Questa decisione del governo Amato ha l’ufficialità della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e quindi il governo Renzi farebbe bene a desistere da tentazioni di stravolgimento non solo della Costituzione ma anche delle garanzie previste dalle leggi e confermate da precedenti governi.
Renzi, in realtà, deve essere un poco preoccupato, per questo ha scelto di stravolgere il senso del referendum ponendo in pratica la fiducia su di sé. Il governo ha largamente abusato in parlamento della richiesta di fiducia per fare approvare i suoi provvedimenti di legge, senza riguardo al fatto che questo parlamento è stato eletto con modalità dichiarate incostituzionali dalla Corte. Ora arriva a porre la fiducia nel voto del referendum.
Il governo sta preparando una campagna di propaganda martellante e molto costosa – che temo pagheremo tutti noi – per convincere le elettrici e gli elettori.
La nostra risposta non può che essere quella di fare appello ai cittadini, alla loro partecipazione, al loro contributo. Già oggi la concentrazione di appoggio mediatico al governo è enorme. Dobbiamo reagire, chiedendo l’aiuto di tutti. Chiederemo a tutti gli organi di garanzia di fare il loro mestiere, non solo durante la campagna elettorale ma a partire da subito, pretendendo parità di diritti anche a chi ha, come noi, una posizione contraria già nell’avvio della campagna per il no e per la raccolta delle firme per abrogare le norme della legge elettorale.
Cercheremo con le forze che abbiamo, intellettualmente brillanti ma finanziariamente modeste, di reagire. Molti aderenti stanno chiedendoci di affinare gli slogan elettorali, di semplificare il messaggio ed è giusto provarci, rispondendo colpo su colpo.
A chi dirà che sono stati tagliati i posti in parlamento dovremo rispondere che è stato ignorato un ddl nato proprio nel Pd che proponeva con meno parlamentari complessivi un equilibrio numerico accettabile tra camera e senato, senza mantenere l’attuale bicameralismo perfetto. Il Senato invece è ridotto da queste modifiche costituzionali ad un ectoplasma, con ben 10 modalità di partecipazione ai compiti legislativi (alla faccia della semplificazione) come ha calcolato il prof. Azzariti, con componenti che non verranno eletti e quindi non risponderanno agli elettori e questo – come ha detto più volte il prof. Pace – contraddice i principi fondamentali della Costituzione. Il Senato avrà componenti che non avranno né il tempo, né la voglia di svolgere i compiti loro assegnati perché sono stati eletti per fare i sindaci e i consiglieri regionali e dedicheranno il tempo libero all’attività parlamentare.
L’elettività di tutti i parlamentari è un principio fondamentale inderogabile. Il futuro Senato inoltre non avrà mai i numeri sufficienti per garantire un minimo di effettiva rappresentanza politica e malgrado questo eleggerà 2 giudici costituzionali, interverrà sugli altri organi di garanzia costituzionale e per di più dovrebbe rappresentare le autonomie locali e le Regioni, per ironia della sorte: proprio quando vengono ridotti i loro poteri.
Un autentico pasticcio e un grande imbroglio.
A chi dirà che diminuiranno le spese per la politica ricorderemo che spendere meno in questo caso è spendere peggio perché il Senato diventerà una sorta di dopolavoro di lusso, mentre la Camera dei deputati, unico organo che darà la fiducia al governo, resterebbe esattamente come è ora, con la differenza di fondo che il suo ruolo è ribaltato rispetto al governo. Infatti ora è il parlamento che decide (o dovrebbe farlo) gli indirizzi politici e il governo è un esecutivo che ne attua le leggi, in futuro grazie ai meccanismi di modifica della Costituzione ci sarà oltre a un accentramento dei poteri nel governo anche una subalternità della Camera al governo che ne decide l’agenda, sommando all’uso smodato dei decreti legge la possibilità per il governo di obbligare la Camera ad approvare entro 75 giorni i suoi provvedimenti di legge.
In realtà la Costituzione cambiata da Renzi avrà al centro il governo, renderà subalterno il parlamento, influenzerà in modo pesante tutti gli organi di garanzia e le autonomie che la Costituzione nata dalla Resistenza ha previsto per impedire che l’Italia potesse slittare verso l’uomo solo al comando.
Il sindaco d’Italia o il premierato forte, non ha molta importanza la definizione, è esattamente un uomo solo al comando, per di più rafforzato dall’essere anche il leader del partito di maggioranza e quindi determinante nella nomina di fatto dei parlamentari. Se le modifiche della Costituzione andassero in porto e questa legge elettorale restasse in vigore; malgrado i ricorsi a raffica presentati nei tribunali dei capoluoghi dal gruppo di avvocati guidato da Felice Besostri e l’iniziativa referendaria per abrogare 2 punti salienti della legge elettorale, il futuro governo potrebbe decidere di abusare dell’enorme premio di maggioranza per completare il percorso delle modifiche istituzionali.
Non ci è sfuggito che importanti Banche di affari abbiano chiesto esplicitamente all’Italia come agli altri paesi europei di abbandonare le Costituzioni democratiche nate dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Anche se noi dobbiamo mantenere una capacità di argomentazione e dobbiamo ribattere punto per punto nel merito è chiaro che i messaggi di fonte governativa tenderanno alla semplificazione. Quindi dobbiamo impegnare noi stessi e soprattutto farci aiutare da chi ne ha le competenze, chiedendo a tutti coloro che sono in grado e vogliono farlo di aiutarci a rispondere con immagini efficaci. Padellaro domenica scorsa ha messo il dito nella piaga, ma non basta che figure che consideriamo amiche ci dicano quali sono i nostri limiti, in parte almeno li conosciamo già, occorre che ci aiutino sapendo che allo stato non abbiamo neppure le risorse per commissionare progetti e tanto meno per acquistare spazi sui media.
Ci rivolgiamo a tutti: aiutateci a fare meglio, non limitatevi a contemplate i nostri limiti, sono in gioco la Costituzione, la qualità della democrazia italiana e questo riguarda tutti. La democrazia si esercita parteggiando nelle scelte di fondo e ci auguriamo che tanti capiscano che in questo caso occorre più che mai parteggiare e occorre farlo come scelta gratuita, perché noi non avremo mai i mezzi che altri stanno mettendo in campo. Saremo forti se sapremo mobilitare le energie disponibili, se faremo sentire importanti le persone, contando sulle loro energie, sulla loro intelligenza e volontà di partecipazione e riscatto. Come abbiamo visto sono tanti che hanno ancora voglia e chiedono solo di essere messi in grado di farlo. Dobbiamo incoraggiarli ad impegnarsi, dobbiamo rivolgerci ad altri per convincerli ad abbandonare l’astensione, che vale ancora la pena di impegnarsi. Tanti sono nell’astensione, nel disincanto, si ritraggono da una politica insopportabile. Noi chiediamo loro di portare la loro parte di fardello insieme a noi per sconfiggere questa svolta che se non è una torsione autoritaria gli assomiglia molto.
Pensate a una scelta su guerra e pace, tema tornato purtroppo di attualità. Una Camera eletta con un premio di maggioranza enorme decide a maggioranza su proposta del governo, il cui capo, in quanto segretario del partito, è stato decisivo nella scelta dei parlamentari, di fatto nominati per almeno i 2/3. il Senato non può più bilanciare le decisioni della Camera e quindi di fatto il Presidente del Consiglio decide sullo stato di guerra del nostro paese, senza contrappesi istituzionali in grado di fare pesare la volontà popolare e infischiandosene dell’articolo 11 della Costituzione, peraltro già più volte maltrattato.
Nelle prossime settimane dovremo costruire il nostro radicamento locale, in tutte le città e in tutti i luoghi in cui è possibile, anche i più piccoli. Se altri contano sullo strapotere mediatico cercheremo di contrastarli, ma la nostra vera forza sarà nelle persone che sapranno cogliere quesa occasione per reagire. Dopo i referendum del 2011 si cercò di capire come era stato possibile vincere sia la battaglia per riportare al voto la maggioranza degli elettori dopo 25 anni che ad ottenere la maggioranza dei voti per l’abrogazione in materia di acqua pubblica e nucleare. La risposta principale fu trovata in circa 2 milioni di persone che si erano mobilitate, magari occasionalmente. La situazione oggi è diversa. In Emilia Romagna ha votato il 37 % degli elettori, eppure non c’è stata una reazione preoccupata, adeguata. Eppure sentiamo che uno spazio c’è, molti potrebbero tornare ad impegnarsi, chiediamogli di tornare a votare, di cogliere questa occasione, di impegnarsi con noi.
I comitati locali sia sul No alle modifiche costituzionali, sia per l’abrogazione di 2 norme fondamentali della legge elettorale debbono essere concepiti come coordinamenti di tutti coloro che vogliono partecipare, senza esclusioni, senza avanguardismi di sorta. Tutti dentro alla pari e nessuno escluso. Nessuno che prevale su altri, tutti impegnati alla pari nella stessa battaglia. Noi siamo impegnati a fare rispettare queste regole essenziali. Ricordo che il coordinamento nazionale ha finora lavorato su un accordo di fondo, raggiunto discutendo liberamente, senza incarichi particolari, ma sulla fiducia reciproca.
Il referendum per respingere le modifiche della Costituzione come i 2 abrogativi sulla legge elettorale – premio di maggioranza e ballottaggio che la fanno assomigliare fin troppo al porcellum e diritto degli elettori di eleggere tutti i loro rappresentanti – sono l’ultima occasione per impedire una deriva. Dopo tutto diventerà più difficile. Una Camera asservita approverebbe tutto quanto il governo propone. In questo c’è certamente anche un aspetto difensivo. Del resto il governo è stato sordo ad ogni ripensamento e ha fatto della prepotenza e dell’arroganza un tratto distintivo della sua azione ed è quindi inevitabile che in questo momento prevalgano le ragioni del rifiuto dei provvedimenti, che se approvati renderebbero molto difficile tornare indietro.
Ci rendiamo conto che occorre anche costruire proposte positive, che non tutto va lasciato com’è, ma questo sarà possibile con un parlamento eletto in modo non drogato dai premi di maggioranza e aperto ad un vero confronto politico, comprendente la maggioranza reale del paese, non una maggioranza finta che in realtà rappresenta una minoranza di elettori. Comunque dedicheremo tutta la nostra attenzione, come giustamente ha insistito più volte Azzariti, alla costruzione di proposte, anche se in questo clima non sarà semplice. Ad esempio non siamo contrari alla scelta che solo la Camera dia o tolga la fiducia al governo, ma cosa c’entra con questo il Senato delineato dalla Renzi- Boschi e cosa c’entra con i compiti di garanzia promessi ma inesistenti? Meno ancora c’entra questo senato con il Bundesrat tedesco. Perché il governo è stato tanto sordo? Per desiderio di potere, certamente, ma soprattutto perché subisce l’influenza di chi vuole che l’Italia subisca le regole dell’austerità, introietti un modello sociale sostanzialmente autoritario, in cui c’è chi governa e chi è governato, punto. L’ascesa delle classi popolari al governo sparisce dall’orizzonte di queste modifiche. In futuro si punta ad intervenire ben più pesantemente di quanto non sia stato fatto finora stato nello stato sociale, nella scuola, nelle regole e nei diritti del mondo del lavoro. Sullo sfondo la finanziarizzazione di tutti gli aspetti solidali appare chiarissima. Un’oligarchia dominante vuole che risulti chiaro chi comanda e quali sono le gerarchie preposte a decidere nei vari campi. Questo richiama una torsione neoautoritaria. Ripensiamo a lavoro, scuola, ambiente, Rai. L’attacco alle rappresentanze, il dileggio verso il sindacato, il preside decisore solitario, sono solo alcuni aspetti propedeutici a fare passare questa riduzione degli spazi di democrazia. Per questo siamo contrari ad una democrazia ridotta solo al voto ogni 5 anni, alla delega totale ai governanti, con il corollario di rendere difficile espugnare la maggioranza uscente. Secondo Renzi- Boschi nell’arco dei 5 anni chi ha ottenuto il mandato decide e basta. Cosa c’entra questo schema con la Costituzione italiana? C’entra con i gruppi di potere, con le oligarchie che comandano, con l’occupazione di tutti gli spazi di governo, con reti di potere opache che occupano le postazioni, in questo in sintonia con le tecnocrazie europee che si sono assunte il ruolo di sacerdoti dell’austerità ad ogni costo e stanno portando l’unità europea al momento più difficile della storia. E’ difficile capire la coerenza di Renzi nei rapporti con l’Europa: prima abbandona Tsipras al suo destino per ottenere qualche zero virgola di tolleranza europea sul deficit e oggi strilla perché i denari pagati sono meno dei 30 promessi.
Per questo legge elettorale e Costituzione vanno insieme, sono 2 facce della stessa medaglia, insieme portano al risultato. Dobbiamo decidere se e come avviare la raccolta delle firme per arrivare ai 2 referendum elettorali nei mesi di aprile, maggio, giugno. La nostra iniziativa ha incoraggiato altre parti della società ad avere coraggio a loro volta, malgrado sconfitte pesanti. La Cgil ha in corso una consultazione degli iscritti su una proposta di legge di iniziativa popolare per i diritti di tutti i lavoratori, senza distinzione, e raccoglierà le firme su questa proposta. A questo ci dicono si accompagnerà una iniziativa referendaria su alcuni punti della legislazione recente sul lavoro che sono in contrasto con questa proposta legislativa. Il mondo della scuola sta maturando una iniziativa referendaria. Siamo sempre stati molto vicini e attenti a questa iniziativa e ringraziamo il prof Villone, presidente del nostro Comitato per l’abrogazione delle 2 norme della legge elettorale, di avere accettato di aiutare questo percorso del mondo della scuola. Siamo sempre stati favorevoli a che sia il mondo della scuola il protagonista delle iniziative che lo riguardano, come del resto in tutti i settori, lavoro, ecc.. Altri si stanno muovendo su argomenti che riguardano l’ambiente, la Rai. Guardiamo con interesse a quanti stanno prendendo coraggio, a tutti va detto, come abbiamo sempre detto a noi stessi, che occorre valutare con attenzione le forze e l’impegno che comporta una battaglia referendaria.
Inoltre non possiamo dimenticare che dopo la decisione di ammissibilità della Corte è in campo un referendum proposto dai No triv, promosso attraverso le regioni, che allo stato è probabile si svolgerà nella prossima primavera. Noi l’appoggeremo pienamente.
Si prospetta quindi una campagna di raccolta firme in aprile, maggio, giugno a cui non possiamo certo mancare dopo avere incoraggiato altri con la nostra iniziativa. La raccolta delle firme farà tutt’uno con l’avvio della campagna elettorale vera e propria per il No sulle modifiche della Costituzione che sarà la prima ad essere combattuta.
Dobbiamo parlare tra noi con serietà di questa scelta. Raccogliere più di mezzo milione di firme per chiedere il referendum sulla legge elettorale è un impegno titanico per chi come noi non ha un’organizzazione consolidata. Per questo abbiamo deciso di convocare il consiglio direttivo del Comitato che ha depositato le firme per l’12 febbraio prossimo con il compito di prendere le decisioni conclusive. Per quella data occorre che siano formati i comitati locali, che ci arrivino impegni precisi e quantificati sulla raccolta delle firme. Noi cercheremo di organizzare la stampa dei moduli, di avere un quadro chiaro dei possibili certificatori senza i quali le firme non sono valide, di raccogliere gli impegni di quanti ci appoggeranno, ma la chiave di volta per riuscirci è la certezza che entro la fine di giugno noi saremo in grado di raccogliere il grosso delle firme necessarie, perché avremo certamente aiuti e sostegni ma nessuno si farà carico del risultato al posto nostro. Siamo orgogliosi che l’Anpi abbia deciso di aderire alla battaglia sulla Costituzione e sulla legge elettorale, inseriremo i suoi rappresentanti nei 2 consigli direttivi e in tutti i comitati locali. Siamo grati al sostegno dell’Arci, che chiarirà nei suoi organi dirigenti la natura esatta del sostegno. Sappiamo che anche dal sindacato arriveranno appoggi e contributi, che hanno tempi diversi per l’impegno della consultazione degli iscritti e per quelli dei rinnovi contrattuali, ma la chiave è sempre e comunque il vostro/nostro impegno. Senza dimenticare che il nostro impegno sarà decisivo per attivare i contributi degli altri soggetti a livello locale, perché non basterà avere decisioni nazionali positive ma occorrerà verificarle e consolidarle a livello locale e per certi aspetti potrebbero essere migliorate.
Ce la possiamo fare ma dobbiamo avere piena consapevolezza delle difficoltà, sarebbe un serio problema presentarci nella campagna elettorale per il No sulle modifiche alla Costituzione senza avere raggiunto il numero necessario di firme per i referendum sulla legge elettorale. Naturalmente c’è sempre la speranza che l’iniziativa presso i tribunali dia risultati in tempo per evitare di spendere tante energie, purtroppo l’esperienza ci dice che troppo spesso abbiamo avuto ragione ma troppo tardi. Quindi dobbiamo tentare tutti insieme, fino in fondo, di arrivare a raccogliere le firme necessarie per i 2 referendum abrogativi come aspetto di un’unica campagna contro questa deriva istituzionale.
Tra la nostra raccolta e le altre stabiliremo un rapporto di reciproca collaborazione, la più stretta possibile.
Ora abbiamo le risorse per partire e istituiremo i siti dei 2 Comitati, collegati a quello del Coordinamento, nel frattempo occorre che le adesioni crescano il più possibile e diventino anche sostegno finanziario: tante quantità modeste possono dare grandi risultati.
Tutti insieme, nessuno escluso, senza avanguardismi, questo è il criterio ispiratore per formare i comitati locali.
Questo parlamento avrebbe dovuto agire ispirandosi ad un criterio di prudenza visto che ha sulla testa il dubbio legittimo, dopo la sentenza della Corte, di essere stato eletto con un sistema incostituzionale. Non è stato così. Guardiamo a questa campagna referendaria anche come l’occasione per i cittadini di riprendere nelle loro mani il destino del paese, senza farsi ricattare e senza allontanarsi da una realtà che può, legittimamente, non piacere, ma facendo prevalere la volontà di farsi sentire.
Da una vittoria delle ragioni della Costituzione e della democrazia non può venire certo un danno, se altri la pensano diversamente è affar loro, l’Italia ha risorse per reagire ai ricatti e aprire una via positiva a quella che potrebbe diventare una china inarrestabile, in cui la rottamazione diventa solo l’alibi per prendere il posto di chi c’era prima, con nuovi circoli di potere, con nuovi affari, con nuove signorie, ma con una sostanza vecchia e stantia.
Quello proposto non è il nuovo ma è un vecchio che prende il posto dell’altro, ugualmente inaccettabile, ma noi non faremo da spettatori alla disputa tra gruppi di potere, anche perché sappiamo che se consentiremo il consolidamento di questo sistema il risultato sarà ancora una volta maggiore estraniazione e allontanamento dalla vita politica, dalle scelte, da parte dei cittadini. Il contrario del sogno dei padri costituenti. Semmai il sogno di Marchionne e dei suoi sodali. Se passa questo disegno la vita delle persone verrà stravolta, non è vero che non li riguarda, che riguarda solo gli addetti ai lavori e la casta. E’esattamente il contrario.
Abbiamo rispetto per il Presidente della Repubblica, gli chiediamo di vigilare sul rispetto delle regole e con lo stesso rispetto gli ricordiamo che ha il compito di custodire al meglio la Costituzione della nostra Repubblica.
Facciamo sentire alta e forte la nostra voce, invitiamo tutte le energie sane del paese a impegnarsi insieme a noi. Il vecchio è il nostro nemico e chi intacca le garanzie democratiche previste dalla Costituzione è certamente vecchio e per di più non fa che ripetere tanti tentativi precedenti finora falliti, mentre la Costituzione è un valore fondante ed è il nuovo migliore oggi all’orizzonte.
ALFIERO GRANDI
relazione introduttiva incontro 30 gennaio Comitato per il “NO” – Roma


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Il Partito del Suddopo aver partecipato già nel 2013 alla manifestazione di Roma a difesa della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, ha da tempo aderito al “Coordinamento Nazionale Democrazia Costituzionale”costituito da decine di singoli cittadini, Comitati, Movimenti, Soggetti Politici e Sindacali schierati a difesa del dettato costituzionale e partecipato l’11 gennaio scorso in Parlamento alla riunione fondante del COMITATO PER IL NO NEL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA LEGGE RENZI-BOSCHI. 



               ( altre foto dell'evento di Roma del 30 Gennaio 2016 a questo Link  ) 


Abbiamo partecipato sabato 30 gennaio come Partito del Sud anche all'assemblea nazionale del "Coordinamento Nazionale per la Democrazia Costituzionale", a Roma intervenendo direttamente con il nostro Vice Presidente Nazionale Michele Dell'Edera per ribadire ancora un volta il nostro convinto NO ad uno stravolgimento della Costituzione volto solo all’esproprio dei diritti dei cittadini al fine di istituzionalizzare le oligarchie attualmente al potere. 




A tal proposito condividiamo la relativa relazione introduttiva di Alfiero Grandi del Comitato per il NO:

L’iniziativa dell’11 gennaio è riuscita molto bene, ci ha fornito indicazioni importanti. La risposta che abbiamo dato presentando il Comitato per il No nel referendum costituzionale è stata ad un ottimo livello di credibilità grazie al ruolo svolto dal presidente Alessandro Pace e dagli altri oratori (Besostri, Carlassare, Ferrara, Azzariti, Rodotà, Villone, Zagrebelsky), tanto che abbiamo spinto altri (centro destra e centristi) a costituire il 20 gennaio un loro comitato.
La presenza di più Comitati per il No consente a ciascuno dei raggruppamenti di rivolgersi a sensibilità culturali e politiche diverse, senza cadere in mediazioni defatiganti, forse impossibili.
Noi dall’inizio abbiamo sottolineato le ragioni di merito che ci portano a rifiutare queste modifiche della Costituzione, perché riteniamo che il combinato di queste modifiche costituzionali con la nuova legge elettorale porterebbero ad uno stravolgimento dell’assetto istituzionale delineato dalla Costituzione nata dalla Resistenza, con gravi conseguenze non solo sulla effettiva rappresentanza politica ma anche sul merito delle scelte politiche, come dimostra un lungo elenco di problemi su cui sta maturando una richiesta referendaria perché il governo ha rifiutato di confrontarsi con i sindacati, associazioni, ecc. imponendo la sua volontà grazie ai numeri parlamentari alterati dal porcellum. Una sorta di anticipazione del futuro.
Invece la destra non si sottrae alla sfida lanciata da Renzi, inusuale e sbagliata, che il referendum sarebbe non sul merito delle scelte ma pro o contro il Presidente del consiglio. Del resto la destra ha partecipato fino ad un certo punto a queste scelte.
E’evidente che Renzi tenta di spostare il confronto dal merito delle scelte che il governo ha imposto al parlamento sia sulla Costituzione, approfittando dei numeri parlamentari drogati dal porcellum, che sulla legge elettorale, che è stata approvata con un uso esagerato e improprio di voti di fiducia su una materia che invece dovrebbe essere affrontata con spirito di garanzia verso tutte le culture politiche.
O con me o contro di me, o approvate o me ne vado; sono gli slogan che si vanno delineando e che alterano il merito delle differenze. Si potrebbe rispondere stai sereno, altri possono guidare un governo, almeno per il periodo necessario ad approvare una nuova legge elettorale per la Camera e il Senato e mantenere in sicurezza i conti pubblici. Ma noi non cadremo nella trappola mediatica e politica di Renzi e insisteremo sul merito delle modifiche alla Costituzione e sulla legge elettorale che non condividiamo perché la governabilità viene ottenuta alterando in modo esagerato il risultato elettorale. Spiegheremo testardamente le ragioni che ci portano a respingere le modifiche alla Costituzione e la legge elettorale ipermaggioritaria per il rapporto inscindibile che le lega.
Dopo l’iniziativa dell’11 gennaio sono arrivate migliaia di adesioni al Coordinamento e al Comitato per il NO nel referendum costituzionale. Per questo ora possiamo e dobbiamo proporci una svolta, con l’obiettivo di mettere solide radici, anzitutto costruendo un finanziamento di massa con quote anche modeste ma in grado di sostenere una campagna referendaria lunga e difficile, che vede in campo una sproporzione di mezzi enorme. Non possiamo dire che le oligarchie vogliono affermare il loro potere e immaginare che ci lasceranno fare una campagna referendaria in condizioni di parità, a meno che noi saremo capaci di dare vita ad una fortissima mobilitazione come è avvenuto nei referendum del 2011, cercando di convincere soprattutto gli astenuti e gli indifferenti che è in gioco qualcosa di decisivo e che la qualità della democrazia in Italia dipende molto da loro, dal loro contributo di passione politica.
Il governo ha tentato di imbrogliare su chi ha chiesto il referendum e poi di manomettere i tempi di effettuazione del referendum costituzionale. Ha imbrogliato quando ha finto di concedere il referendum pur sapendo che l’articolo 138 prevede l’immediata promulgazione della legge di modifica della Costituzione solo quando è approvata dai 2/3 dei parlamentari nella seconda votazione. Il governo sapeva che non avrebbe raggiunto i 2/3 dei consensi malgrado il premio di maggioranza dichiarato incostituzionale dalla Corte. Ricordiamoci che sulla modifica dell’articolo 81 è stata – purtroppo – raggiunta la maggioranza dei 2/3 e non è stato possibile effettuare il referendum, che non a caso viene definito oppositivo, cioè immaginato per consentire a chi non è d’accordo con una modifica della Costituzione, se approvata con meno dei 2/3, di chiedere il referendum. Lo possono fare il 20% dei parlamentari, 5 regioni, 500.000 elettrici/elettori.
Sappiamo già che il referendum può essere chiesto perché il Senato non ha raggiunto i 2/3 di voti a favore ed è per di più prevedibile che accadrà anche alla Camera. Non a caso l’11 gennaio scorso abbiamo annunciato che avevamo registrato l’impegno di almeno 126 deputati a firmare per chiedere il referendum, atto che ovviamente possono fare solo dopo l’approvazione definitiva, verso la metà di aprile, e ancora non c’era stato il pronunciamento della destra e dei centristi.
Il tentativo del governo di far credere che il referendum è una sua concessione è destituito di fondamento. Se avesse raggiunto i 2/3 la legge sarebbe entrata in vigore immediatamente dopo la pubblicazione, mentre ora sarà pubblicata ma valida solo se il referendum l’approverà.
A questo si è aggiunto il tentativo del governo di accelerare i tempi per l’effettuazione del referendum costituzionale insieme alle prossime amministrative, tentando di forzare Costituzione e norme vigenti. Non siamo d’accordo perché le modifiche della Costituzione debbono essere valutate dagli elettori senza condizionamenti di altra natura, in una discussione di massa dedicata a questo argomento, qualunque ne sia l’esito. Difendiamo le garanzie che discendono dalle disposizioni legislative in essere da cui deriva il tempo necessario per lo svolgimento di una vera campagna elettorale nel merito delle scelte. Presenteremo in ogni caso il quesito per la raccolta delle firme per il referendum costituzionale appena la legge sarà pubblicata sulla gazzetta ufficiale. Raccolta di firme che effettueremo solo se sarà indispensabile, perché abbiamo bisogno di dedicare le nostre energie e il tempo che ci sta davanti alla raccolta delle firme per i 2 referendum abrogativi sui 2 quesiti che abbiamo depositato sulla legge elettorale.
Concentrarci solo sul referendum costituzionale sarebbe un errore, perché il risultato negativo sulle regole democratiche viene esattamente dall’insieme delle modifiche costituzionali e dalla legge elettorale. La presentazione del quesito per il referendum costituzionale serve a ottenere dalla Corte di cassazione l’attestazione che è in campo un’iniziativa di raccolta delle firme popolare e a fare sapere al governo che deve garantire che questa possa avvenire nei tempi previsti, altrimenti faremo valere in ogni sede questo diritto. Ai parlamentari facciamo presente che se non manterranno gli impegni presi siamo pronti a raccogliere le firme. Ricordiamo al governo Renzi che il governo Amato nel 2001 decise correttamente, di fronte al deposito del quesito referendario popolare di lasciare il tempo previsto dalla legge al manifestarsi delle diverse volontà (parlamentari, regionali e popolare) senza tagliare artificialmente i tempi. Questa decisione del governo Amato ha l’ufficialità della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e quindi il governo Renzi farebbe bene a desistere da tentazioni di stravolgimento non solo della Costituzione ma anche delle garanzie previste dalle leggi e confermate da precedenti governi.
Renzi, in realtà, deve essere un poco preoccupato, per questo ha scelto di stravolgere il senso del referendum ponendo in pratica la fiducia su di sé. Il governo ha largamente abusato in parlamento della richiesta di fiducia per fare approvare i suoi provvedimenti di legge, senza riguardo al fatto che questo parlamento è stato eletto con modalità dichiarate incostituzionali dalla Corte. Ora arriva a porre la fiducia nel voto del referendum.
Il governo sta preparando una campagna di propaganda martellante e molto costosa – che temo pagheremo tutti noi – per convincere le elettrici e gli elettori.
La nostra risposta non può che essere quella di fare appello ai cittadini, alla loro partecipazione, al loro contributo. Già oggi la concentrazione di appoggio mediatico al governo è enorme. Dobbiamo reagire, chiedendo l’aiuto di tutti. Chiederemo a tutti gli organi di garanzia di fare il loro mestiere, non solo durante la campagna elettorale ma a partire da subito, pretendendo parità di diritti anche a chi ha, come noi, una posizione contraria già nell’avvio della campagna per il no e per la raccolta delle firme per abrogare le norme della legge elettorale.
Cercheremo con le forze che abbiamo, intellettualmente brillanti ma finanziariamente modeste, di reagire. Molti aderenti stanno chiedendoci di affinare gli slogan elettorali, di semplificare il messaggio ed è giusto provarci, rispondendo colpo su colpo.
A chi dirà che sono stati tagliati i posti in parlamento dovremo rispondere che è stato ignorato un ddl nato proprio nel Pd che proponeva con meno parlamentari complessivi un equilibrio numerico accettabile tra camera e senato, senza mantenere l’attuale bicameralismo perfetto. Il Senato invece è ridotto da queste modifiche costituzionali ad un ectoplasma, con ben 10 modalità di partecipazione ai compiti legislativi (alla faccia della semplificazione) come ha calcolato il prof. Azzariti, con componenti che non verranno eletti e quindi non risponderanno agli elettori e questo – come ha detto più volte il prof. Pace – contraddice i principi fondamentali della Costituzione. Il Senato avrà componenti che non avranno né il tempo, né la voglia di svolgere i compiti loro assegnati perché sono stati eletti per fare i sindaci e i consiglieri regionali e dedicheranno il tempo libero all’attività parlamentare.
L’elettività di tutti i parlamentari è un principio fondamentale inderogabile. Il futuro Senato inoltre non avrà mai i numeri sufficienti per garantire un minimo di effettiva rappresentanza politica e malgrado questo eleggerà 2 giudici costituzionali, interverrà sugli altri organi di garanzia costituzionale e per di più dovrebbe rappresentare le autonomie locali e le Regioni, per ironia della sorte: proprio quando vengono ridotti i loro poteri.
Un autentico pasticcio e un grande imbroglio.
A chi dirà che diminuiranno le spese per la politica ricorderemo che spendere meno in questo caso è spendere peggio perché il Senato diventerà una sorta di dopolavoro di lusso, mentre la Camera dei deputati, unico organo che darà la fiducia al governo, resterebbe esattamente come è ora, con la differenza di fondo che il suo ruolo è ribaltato rispetto al governo. Infatti ora è il parlamento che decide (o dovrebbe farlo) gli indirizzi politici e il governo è un esecutivo che ne attua le leggi, in futuro grazie ai meccanismi di modifica della Costituzione ci sarà oltre a un accentramento dei poteri nel governo anche una subalternità della Camera al governo che ne decide l’agenda, sommando all’uso smodato dei decreti legge la possibilità per il governo di obbligare la Camera ad approvare entro 75 giorni i suoi provvedimenti di legge.
In realtà la Costituzione cambiata da Renzi avrà al centro il governo, renderà subalterno il parlamento, influenzerà in modo pesante tutti gli organi di garanzia e le autonomie che la Costituzione nata dalla Resistenza ha previsto per impedire che l’Italia potesse slittare verso l’uomo solo al comando.
Il sindaco d’Italia o il premierato forte, non ha molta importanza la definizione, è esattamente un uomo solo al comando, per di più rafforzato dall’essere anche il leader del partito di maggioranza e quindi determinante nella nomina di fatto dei parlamentari. Se le modifiche della Costituzione andassero in porto e questa legge elettorale restasse in vigore; malgrado i ricorsi a raffica presentati nei tribunali dei capoluoghi dal gruppo di avvocati guidato da Felice Besostri e l’iniziativa referendaria per abrogare 2 punti salienti della legge elettorale, il futuro governo potrebbe decidere di abusare dell’enorme premio di maggioranza per completare il percorso delle modifiche istituzionali.
Non ci è sfuggito che importanti Banche di affari abbiano chiesto esplicitamente all’Italia come agli altri paesi europei di abbandonare le Costituzioni democratiche nate dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Anche se noi dobbiamo mantenere una capacità di argomentazione e dobbiamo ribattere punto per punto nel merito è chiaro che i messaggi di fonte governativa tenderanno alla semplificazione. Quindi dobbiamo impegnare noi stessi e soprattutto farci aiutare da chi ne ha le competenze, chiedendo a tutti coloro che sono in grado e vogliono farlo di aiutarci a rispondere con immagini efficaci. Padellaro domenica scorsa ha messo il dito nella piaga, ma non basta che figure che consideriamo amiche ci dicano quali sono i nostri limiti, in parte almeno li conosciamo già, occorre che ci aiutino sapendo che allo stato non abbiamo neppure le risorse per commissionare progetti e tanto meno per acquistare spazi sui media.
Ci rivolgiamo a tutti: aiutateci a fare meglio, non limitatevi a contemplate i nostri limiti, sono in gioco la Costituzione, la qualità della democrazia italiana e questo riguarda tutti. La democrazia si esercita parteggiando nelle scelte di fondo e ci auguriamo che tanti capiscano che in questo caso occorre più che mai parteggiare e occorre farlo come scelta gratuita, perché noi non avremo mai i mezzi che altri stanno mettendo in campo. Saremo forti se sapremo mobilitare le energie disponibili, se faremo sentire importanti le persone, contando sulle loro energie, sulla loro intelligenza e volontà di partecipazione e riscatto. Come abbiamo visto sono tanti che hanno ancora voglia e chiedono solo di essere messi in grado di farlo. Dobbiamo incoraggiarli ad impegnarsi, dobbiamo rivolgerci ad altri per convincerli ad abbandonare l’astensione, che vale ancora la pena di impegnarsi. Tanti sono nell’astensione, nel disincanto, si ritraggono da una politica insopportabile. Noi chiediamo loro di portare la loro parte di fardello insieme a noi per sconfiggere questa svolta che se non è una torsione autoritaria gli assomiglia molto.
Pensate a una scelta su guerra e pace, tema tornato purtroppo di attualità. Una Camera eletta con un premio di maggioranza enorme decide a maggioranza su proposta del governo, il cui capo, in quanto segretario del partito, è stato decisivo nella scelta dei parlamentari, di fatto nominati per almeno i 2/3. il Senato non può più bilanciare le decisioni della Camera e quindi di fatto il Presidente del Consiglio decide sullo stato di guerra del nostro paese, senza contrappesi istituzionali in grado di fare pesare la volontà popolare e infischiandosene dell’articolo 11 della Costituzione, peraltro già più volte maltrattato.
Nelle prossime settimane dovremo costruire il nostro radicamento locale, in tutte le città e in tutti i luoghi in cui è possibile, anche i più piccoli. Se altri contano sullo strapotere mediatico cercheremo di contrastarli, ma la nostra vera forza sarà nelle persone che sapranno cogliere quesa occasione per reagire. Dopo i referendum del 2011 si cercò di capire come era stato possibile vincere sia la battaglia per riportare al voto la maggioranza degli elettori dopo 25 anni che ad ottenere la maggioranza dei voti per l’abrogazione in materia di acqua pubblica e nucleare. La risposta principale fu trovata in circa 2 milioni di persone che si erano mobilitate, magari occasionalmente. La situazione oggi è diversa. In Emilia Romagna ha votato il 37 % degli elettori, eppure non c’è stata una reazione preoccupata, adeguata. Eppure sentiamo che uno spazio c’è, molti potrebbero tornare ad impegnarsi, chiediamogli di tornare a votare, di cogliere questa occasione, di impegnarsi con noi.
I comitati locali sia sul No alle modifiche costituzionali, sia per l’abrogazione di 2 norme fondamentali della legge elettorale debbono essere concepiti come coordinamenti di tutti coloro che vogliono partecipare, senza esclusioni, senza avanguardismi di sorta. Tutti dentro alla pari e nessuno escluso. Nessuno che prevale su altri, tutti impegnati alla pari nella stessa battaglia. Noi siamo impegnati a fare rispettare queste regole essenziali. Ricordo che il coordinamento nazionale ha finora lavorato su un accordo di fondo, raggiunto discutendo liberamente, senza incarichi particolari, ma sulla fiducia reciproca.
Il referendum per respingere le modifiche della Costituzione come i 2 abrogativi sulla legge elettorale – premio di maggioranza e ballottaggio che la fanno assomigliare fin troppo al porcellum e diritto degli elettori di eleggere tutti i loro rappresentanti – sono l’ultima occasione per impedire una deriva. Dopo tutto diventerà più difficile. Una Camera asservita approverebbe tutto quanto il governo propone. In questo c’è certamente anche un aspetto difensivo. Del resto il governo è stato sordo ad ogni ripensamento e ha fatto della prepotenza e dell’arroganza un tratto distintivo della sua azione ed è quindi inevitabile che in questo momento prevalgano le ragioni del rifiuto dei provvedimenti, che se approvati renderebbero molto difficile tornare indietro.
Ci rendiamo conto che occorre anche costruire proposte positive, che non tutto va lasciato com’è, ma questo sarà possibile con un parlamento eletto in modo non drogato dai premi di maggioranza e aperto ad un vero confronto politico, comprendente la maggioranza reale del paese, non una maggioranza finta che in realtà rappresenta una minoranza di elettori. Comunque dedicheremo tutta la nostra attenzione, come giustamente ha insistito più volte Azzariti, alla costruzione di proposte, anche se in questo clima non sarà semplice. Ad esempio non siamo contrari alla scelta che solo la Camera dia o tolga la fiducia al governo, ma cosa c’entra con questo il Senato delineato dalla Renzi- Boschi e cosa c’entra con i compiti di garanzia promessi ma inesistenti? Meno ancora c’entra questo senato con il Bundesrat tedesco. Perché il governo è stato tanto sordo? Per desiderio di potere, certamente, ma soprattutto perché subisce l’influenza di chi vuole che l’Italia subisca le regole dell’austerità, introietti un modello sociale sostanzialmente autoritario, in cui c’è chi governa e chi è governato, punto. L’ascesa delle classi popolari al governo sparisce dall’orizzonte di queste modifiche. In futuro si punta ad intervenire ben più pesantemente di quanto non sia stato fatto finora stato nello stato sociale, nella scuola, nelle regole e nei diritti del mondo del lavoro. Sullo sfondo la finanziarizzazione di tutti gli aspetti solidali appare chiarissima. Un’oligarchia dominante vuole che risulti chiaro chi comanda e quali sono le gerarchie preposte a decidere nei vari campi. Questo richiama una torsione neoautoritaria. Ripensiamo a lavoro, scuola, ambiente, Rai. L’attacco alle rappresentanze, il dileggio verso il sindacato, il preside decisore solitario, sono solo alcuni aspetti propedeutici a fare passare questa riduzione degli spazi di democrazia. Per questo siamo contrari ad una democrazia ridotta solo al voto ogni 5 anni, alla delega totale ai governanti, con il corollario di rendere difficile espugnare la maggioranza uscente. Secondo Renzi- Boschi nell’arco dei 5 anni chi ha ottenuto il mandato decide e basta. Cosa c’entra questo schema con la Costituzione italiana? C’entra con i gruppi di potere, con le oligarchie che comandano, con l’occupazione di tutti gli spazi di governo, con reti di potere opache che occupano le postazioni, in questo in sintonia con le tecnocrazie europee che si sono assunte il ruolo di sacerdoti dell’austerità ad ogni costo e stanno portando l’unità europea al momento più difficile della storia. E’ difficile capire la coerenza di Renzi nei rapporti con l’Europa: prima abbandona Tsipras al suo destino per ottenere qualche zero virgola di tolleranza europea sul deficit e oggi strilla perché i denari pagati sono meno dei 30 promessi.
Per questo legge elettorale e Costituzione vanno insieme, sono 2 facce della stessa medaglia, insieme portano al risultato. Dobbiamo decidere se e come avviare la raccolta delle firme per arrivare ai 2 referendum elettorali nei mesi di aprile, maggio, giugno. La nostra iniziativa ha incoraggiato altre parti della società ad avere coraggio a loro volta, malgrado sconfitte pesanti. La Cgil ha in corso una consultazione degli iscritti su una proposta di legge di iniziativa popolare per i diritti di tutti i lavoratori, senza distinzione, e raccoglierà le firme su questa proposta. A questo ci dicono si accompagnerà una iniziativa referendaria su alcuni punti della legislazione recente sul lavoro che sono in contrasto con questa proposta legislativa. Il mondo della scuola sta maturando una iniziativa referendaria. Siamo sempre stati molto vicini e attenti a questa iniziativa e ringraziamo il prof Villone, presidente del nostro Comitato per l’abrogazione delle 2 norme della legge elettorale, di avere accettato di aiutare questo percorso del mondo della scuola. Siamo sempre stati favorevoli a che sia il mondo della scuola il protagonista delle iniziative che lo riguardano, come del resto in tutti i settori, lavoro, ecc.. Altri si stanno muovendo su argomenti che riguardano l’ambiente, la Rai. Guardiamo con interesse a quanti stanno prendendo coraggio, a tutti va detto, come abbiamo sempre detto a noi stessi, che occorre valutare con attenzione le forze e l’impegno che comporta una battaglia referendaria.
Inoltre non possiamo dimenticare che dopo la decisione di ammissibilità della Corte è in campo un referendum proposto dai No triv, promosso attraverso le regioni, che allo stato è probabile si svolgerà nella prossima primavera. Noi l’appoggeremo pienamente.
Si prospetta quindi una campagna di raccolta firme in aprile, maggio, giugno a cui non possiamo certo mancare dopo avere incoraggiato altri con la nostra iniziativa. La raccolta delle firme farà tutt’uno con l’avvio della campagna elettorale vera e propria per il No sulle modifiche della Costituzione che sarà la prima ad essere combattuta.
Dobbiamo parlare tra noi con serietà di questa scelta. Raccogliere più di mezzo milione di firme per chiedere il referendum sulla legge elettorale è un impegno titanico per chi come noi non ha un’organizzazione consolidata. Per questo abbiamo deciso di convocare il consiglio direttivo del Comitato che ha depositato le firme per l’12 febbraio prossimo con il compito di prendere le decisioni conclusive. Per quella data occorre che siano formati i comitati locali, che ci arrivino impegni precisi e quantificati sulla raccolta delle firme. Noi cercheremo di organizzare la stampa dei moduli, di avere un quadro chiaro dei possibili certificatori senza i quali le firme non sono valide, di raccogliere gli impegni di quanti ci appoggeranno, ma la chiave di volta per riuscirci è la certezza che entro la fine di giugno noi saremo in grado di raccogliere il grosso delle firme necessarie, perché avremo certamente aiuti e sostegni ma nessuno si farà carico del risultato al posto nostro. Siamo orgogliosi che l’Anpi abbia deciso di aderire alla battaglia sulla Costituzione e sulla legge elettorale, inseriremo i suoi rappresentanti nei 2 consigli direttivi e in tutti i comitati locali. Siamo grati al sostegno dell’Arci, che chiarirà nei suoi organi dirigenti la natura esatta del sostegno. Sappiamo che anche dal sindacato arriveranno appoggi e contributi, che hanno tempi diversi per l’impegno della consultazione degli iscritti e per quelli dei rinnovi contrattuali, ma la chiave è sempre e comunque il vostro/nostro impegno. Senza dimenticare che il nostro impegno sarà decisivo per attivare i contributi degli altri soggetti a livello locale, perché non basterà avere decisioni nazionali positive ma occorrerà verificarle e consolidarle a livello locale e per certi aspetti potrebbero essere migliorate.
Ce la possiamo fare ma dobbiamo avere piena consapevolezza delle difficoltà, sarebbe un serio problema presentarci nella campagna elettorale per il No sulle modifiche alla Costituzione senza avere raggiunto il numero necessario di firme per i referendum sulla legge elettorale. Naturalmente c’è sempre la speranza che l’iniziativa presso i tribunali dia risultati in tempo per evitare di spendere tante energie, purtroppo l’esperienza ci dice che troppo spesso abbiamo avuto ragione ma troppo tardi. Quindi dobbiamo tentare tutti insieme, fino in fondo, di arrivare a raccogliere le firme necessarie per i 2 referendum abrogativi come aspetto di un’unica campagna contro questa deriva istituzionale.
Tra la nostra raccolta e le altre stabiliremo un rapporto di reciproca collaborazione, la più stretta possibile.
Ora abbiamo le risorse per partire e istituiremo i siti dei 2 Comitati, collegati a quello del Coordinamento, nel frattempo occorre che le adesioni crescano il più possibile e diventino anche sostegno finanziario: tante quantità modeste possono dare grandi risultati.
Tutti insieme, nessuno escluso, senza avanguardismi, questo è il criterio ispiratore per formare i comitati locali.
Questo parlamento avrebbe dovuto agire ispirandosi ad un criterio di prudenza visto che ha sulla testa il dubbio legittimo, dopo la sentenza della Corte, di essere stato eletto con un sistema incostituzionale. Non è stato così. Guardiamo a questa campagna referendaria anche come l’occasione per i cittadini di riprendere nelle loro mani il destino del paese, senza farsi ricattare e senza allontanarsi da una realtà che può, legittimamente, non piacere, ma facendo prevalere la volontà di farsi sentire.
Da una vittoria delle ragioni della Costituzione e della democrazia non può venire certo un danno, se altri la pensano diversamente è affar loro, l’Italia ha risorse per reagire ai ricatti e aprire una via positiva a quella che potrebbe diventare una china inarrestabile, in cui la rottamazione diventa solo l’alibi per prendere il posto di chi c’era prima, con nuovi circoli di potere, con nuovi affari, con nuove signorie, ma con una sostanza vecchia e stantia.
Quello proposto non è il nuovo ma è un vecchio che prende il posto dell’altro, ugualmente inaccettabile, ma noi non faremo da spettatori alla disputa tra gruppi di potere, anche perché sappiamo che se consentiremo il consolidamento di questo sistema il risultato sarà ancora una volta maggiore estraniazione e allontanamento dalla vita politica, dalle scelte, da parte dei cittadini. Il contrario del sogno dei padri costituenti. Semmai il sogno di Marchionne e dei suoi sodali. Se passa questo disegno la vita delle persone verrà stravolta, non è vero che non li riguarda, che riguarda solo gli addetti ai lavori e la casta. E’esattamente il contrario.
Abbiamo rispetto per il Presidente della Repubblica, gli chiediamo di vigilare sul rispetto delle regole e con lo stesso rispetto gli ricordiamo che ha il compito di custodire al meglio la Costituzione della nostra Repubblica.
Facciamo sentire alta e forte la nostra voce, invitiamo tutte le energie sane del paese a impegnarsi insieme a noi. Il vecchio è il nostro nemico e chi intacca le garanzie democratiche previste dalla Costituzione è certamente vecchio e per di più non fa che ripetere tanti tentativi precedenti finora falliti, mentre la Costituzione è un valore fondante ed è il nuovo migliore oggi all’orizzonte.
ALFIERO GRANDI
relazione introduttiva incontro 30 gennaio Comitato per il “NO” – Roma


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venerdì 29 gennaio 2016

IL PARTITO DEL SUD A ROMA DIFESA DELLA COSTITUZIONE #IOVOTONO



Il Partito del Sud, dopo aver partecipato già nel 2013 alla manifestazione di Roma a difesa della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, ha da tempo aderito al “Coordinamento Nazionale Democrazia Costituzionale” costituito da decine di singoli cittadini, Comitati, Movimenti, Soggetti Politici e Sindacali schierati a difesa del dettato costituzionale e partecipato l’11 gennaio scorso in Parlamento alla riunione fondante del COMITATO PER IL NO NEL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA LEGGE RENZI-BOSCHI. 



Parteciperemo sabato 30 gennaio come Partito del Sud all'assemblea nazionale del "Coordinamento Nazionale per la Democrazia Costituzionale", che si terrà a Roma c/o Università La Sapienza, facoltà di Giurisprudenza, aula Calasso dalle 10 alle 15, intervenendo direttamente per ribadire ancora un volta il nostro convinto NO ad uno stravolgimento della Costituzione volto solo all’esproprio dei diritti dei cittadini al fine di istituzionalizzare le oligarchie attualmente al potere. 

Da sempre affermiamo come Partito del Sud che la Costituzione non va modificata ma solo e finalmente applicata, soprattutto nei suoi principi di uguaglianza. Se così fosse avvenuto non si sarebbero materializzate quelle storture e discriminazioni, anche territoriali, che fanno del Sud Italia la Macroregione con il PIL più basso d’Europa. Ora, di fronte al risvegliarsi delle coscienze dei popoli del nostro Sud, favorito anche da una più attenta analisi storiografica risorgimentale, il potere politico e finanziario tenta di soggiogare ancora una volta la nostra voglia di democrazia, riscatto e libertà modificando impropriamente la Costituzione ad opera di un Parlamento di nominati ad opera di una legge già da tempo dichiarata incostituzionale della Consulta.

Sicuramente spregiudicato e abile, Renzi prosegue nel tentativo di instaurare in Italia un regime caratterizzato dalla sostanziale negazione di alcuni principi costituzionali, a partire dal fondamentale diritto all’uguaglianza, per non parlare poi di istruzione, lavoro, salute. Un punto particolarmente sensibile del disegno renziano è costituito dal rifacimento delle istituzioni repubblicane, liquidando il Senato, trasformato in un’accolita di amministratori locali che potranno giovarsi dell’immunità penale nel caso di eventuali malefatte ed una nuova legge elettorale anch’essa gravata da evidenti tratti di incostituzionalità.

Per il Sud sarebbe il colpo fatale verso l'accentuazione di una condizione coloniale senza ritorno. Verremmo ancora una volta usati come pattumiera terzomondista d’Europa e del nord Italia. Pensiamo ad esempio alla vicenda delle trivellazioni, agli inceneritori, ai depositi di scorie nucleari, a industrie inquinanti e opere inutili e dannose per l’ambiente che politiche predatorie presto imporranno ai nostri territori, venendo spuntata la possibilità di resistenza democratica di quei pochi politici del Sud che oggi si oppongono con forza a progetti demenziali e commissariamenti funzionali solo alle solite cricche di potere. Inutile poi rimarcare che con la legge elettorale, legata a questa riforma costituzionale, che garantisce al partito di maggioranza relativa una schiacciante maggioranza di seggi alla Camera, una rappresentanza politica del Sud autonoma e non asservita sarebbe a forte rischio. Vogliono fiaccare ogni forma di resistenza democratica territoriale. Vogliono toglierci persino la speranza.

Ecco perché a sostegno dell'iniziativa saranno presenti in aula sabato a Roma alcuni componenti del Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud capitanati dal Vice Presidente Nazionale Michele Dell’Edera che interverrà dando voce alla nostra contrarietà. 

Il Partito del Sud continua così concretamente e coerentemente la sua opera a favore dei diritti di tutti i cittadini, unica strada democratica e non violenta per l’affermarsi di una nuova alba di riscatto per i nostri territori. Muore la democrazia in Italia. Ora spetta a noi cittadini farla resuscitare. #iovotono

Natale Cuccurese 
Presidente Nazionale Partito del Sud






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Il Partito del Sud, dopo aver partecipato già nel 2013 alla manifestazione di Roma a difesa della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, ha da tempo aderito al “Coordinamento Nazionale Democrazia Costituzionale” costituito da decine di singoli cittadini, Comitati, Movimenti, Soggetti Politici e Sindacali schierati a difesa del dettato costituzionale e partecipato l’11 gennaio scorso in Parlamento alla riunione fondante del COMITATO PER IL NO NEL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA LEGGE RENZI-BOSCHI. 



Parteciperemo sabato 30 gennaio come Partito del Sud all'assemblea nazionale del "Coordinamento Nazionale per la Democrazia Costituzionale", che si terrà a Roma c/o Università La Sapienza, facoltà di Giurisprudenza, aula Calasso dalle 10 alle 15, intervenendo direttamente per ribadire ancora un volta il nostro convinto NO ad uno stravolgimento della Costituzione volto solo all’esproprio dei diritti dei cittadini al fine di istituzionalizzare le oligarchie attualmente al potere. 

Da sempre affermiamo come Partito del Sud che la Costituzione non va modificata ma solo e finalmente applicata, soprattutto nei suoi principi di uguaglianza. Se così fosse avvenuto non si sarebbero materializzate quelle storture e discriminazioni, anche territoriali, che fanno del Sud Italia la Macroregione con il PIL più basso d’Europa. Ora, di fronte al risvegliarsi delle coscienze dei popoli del nostro Sud, favorito anche da una più attenta analisi storiografica risorgimentale, il potere politico e finanziario tenta di soggiogare ancora una volta la nostra voglia di democrazia, riscatto e libertà modificando impropriamente la Costituzione ad opera di un Parlamento di nominati ad opera di una legge già da tempo dichiarata incostituzionale della Consulta.

Sicuramente spregiudicato e abile, Renzi prosegue nel tentativo di instaurare in Italia un regime caratterizzato dalla sostanziale negazione di alcuni principi costituzionali, a partire dal fondamentale diritto all’uguaglianza, per non parlare poi di istruzione, lavoro, salute. Un punto particolarmente sensibile del disegno renziano è costituito dal rifacimento delle istituzioni repubblicane, liquidando il Senato, trasformato in un’accolita di amministratori locali che potranno giovarsi dell’immunità penale nel caso di eventuali malefatte ed una nuova legge elettorale anch’essa gravata da evidenti tratti di incostituzionalità.

Per il Sud sarebbe il colpo fatale verso l'accentuazione di una condizione coloniale senza ritorno. Verremmo ancora una volta usati come pattumiera terzomondista d’Europa e del nord Italia. Pensiamo ad esempio alla vicenda delle trivellazioni, agli inceneritori, ai depositi di scorie nucleari, a industrie inquinanti e opere inutili e dannose per l’ambiente che politiche predatorie presto imporranno ai nostri territori, venendo spuntata la possibilità di resistenza democratica di quei pochi politici del Sud che oggi si oppongono con forza a progetti demenziali e commissariamenti funzionali solo alle solite cricche di potere. Inutile poi rimarcare che con la legge elettorale, legata a questa riforma costituzionale, che garantisce al partito di maggioranza relativa una schiacciante maggioranza di seggi alla Camera, una rappresentanza politica del Sud autonoma e non asservita sarebbe a forte rischio. Vogliono fiaccare ogni forma di resistenza democratica territoriale. Vogliono toglierci persino la speranza.

Ecco perché a sostegno dell'iniziativa saranno presenti in aula sabato a Roma alcuni componenti del Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud capitanati dal Vice Presidente Nazionale Michele Dell’Edera che interverrà dando voce alla nostra contrarietà. 

Il Partito del Sud continua così concretamente e coerentemente la sua opera a favore dei diritti di tutti i cittadini, unica strada democratica e non violenta per l’affermarsi di una nuova alba di riscatto per i nostri territori. Muore la democrazia in Italia. Ora spetta a noi cittadini farla resuscitare. #iovotono

Natale Cuccurese 
Presidente Nazionale Partito del Sud






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domenica 1 marzo 2015

Roma 28 Febbraio 2015 - il Partito del Sud in piazza ‪#‎MAICONSALVINI‬

Ieri a Roma presente una delegazione del Partito del Sud che ha partecipato alla manifestazione #MaiConSalvini.
Enzo Riccio (Vice Presidente del PdelSUD) intervistato da "La Gabbia" di La7.
Come volevasi dimostrare gli unici meridionalisti presenti in piazza a Roma a ‪#‎maiconsalvini‬ erano quelli del PdelSUD...














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Ieri a Roma presente una delegazione del Partito del Sud che ha partecipato alla manifestazione #MaiConSalvini.
Enzo Riccio (Vice Presidente del PdelSUD) intervistato da "La Gabbia" di La7.
Come volevasi dimostrare gli unici meridionalisti presenti in piazza a Roma a ‪#‎maiconsalvini‬ erano quelli del PdelSUD...














lunedì 7 luglio 2014

La voce del Partito del Sud a Roma Sabato 5 Luglio 2014 al convegno di Netleft...presenti tutte le forze politiche progressiste !


Trovo molto interessante lo spazio di discussione in NetLeft per due motivi fondamentali:

1) si prova a costruire a sinistra una discussione ed un'alternativa e proposta politica partendo dall'analisi di una società che sta cambiando in Italia e nel mondo, c'è il bisogno di idee e linguaggi nuovi. Questa e' una cosa che si può applicare anche al meridionalismo, inutile rimpiangere solo il passato se non si capisce il presente e non si hanno progetti concreti per il futuro.

2) in un mondo complesso, le derive populiste e demagogiche, seppur comprensibili, non hanno una valenza a medio e lungo termine. Insomma non basta l'indignazione e la rabbia, seppur giuste e motivate, per costruire e realizzare un'alternativa. Anche qui, mi sembra che il paragone con il meridionalismo, o meglio quello che per me dovrebbe essere il meridionalismo che aspiri a diventare movimento di massa e di liberazione dalla condizione di colonizzazione del Sud.


Chiaramente ho dato la mia disponibilità a partecipare a questo laboratorio e ai prossimi lavori di NetLeft, sperando che la sinistra esca dall'eterno dilemma tra posizioni opportuniste e posizioni antagoniste e soprattutto affronti come prioritario il tema del Sud del paese, insieme a tutti i Sud del mondo, in modo aperto e senza preclusioni ideologiche.



Enzo Riccio

Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud





Presenti come Partito del Sud al dibattito nazionale sui vari tavoli dell'area progressista per ribadire che senza sud e senza meridionalismo, qualsiasi politica è destinata al fallimento.

Quale possibile scenario a sinistra ? Quale progetto nuovo per dare risposte al Paese ? Il Partito del Sud è intervenuto sabato a Roma al coordinamento nazionale di Netleft portando la sua visione meridionalista e ribadendo che se non riparte il sud e se non si riparte da sud non solo i progetti di rilancio nazionali, ma anche quelli della sinistra saranno destinati al fallimento. Ecco alcune foto riguardanti l'intervento di Enzo Riccio vicepresidente nazionale del Partito del Sud. Il dibattito è stato costruttivo e franco. Senza Sud si resta al palo.
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Trovo molto interessante lo spazio di discussione in NetLeft per due motivi fondamentali:

1) si prova a costruire a sinistra una discussione ed un'alternativa e proposta politica partendo dall'analisi di una società che sta cambiando in Italia e nel mondo, c'è il bisogno di idee e linguaggi nuovi. Questa e' una cosa che si può applicare anche al meridionalismo, inutile rimpiangere solo il passato se non si capisce il presente e non si hanno progetti concreti per il futuro.

2) in un mondo complesso, le derive populiste e demagogiche, seppur comprensibili, non hanno una valenza a medio e lungo termine. Insomma non basta l'indignazione e la rabbia, seppur giuste e motivate, per costruire e realizzare un'alternativa. Anche qui, mi sembra che il paragone con il meridionalismo, o meglio quello che per me dovrebbe essere il meridionalismo che aspiri a diventare movimento di massa e di liberazione dalla condizione di colonizzazione del Sud.


Chiaramente ho dato la mia disponibilità a partecipare a questo laboratorio e ai prossimi lavori di NetLeft, sperando che la sinistra esca dall'eterno dilemma tra posizioni opportuniste e posizioni antagoniste e soprattutto affronti come prioritario il tema del Sud del paese, insieme a tutti i Sud del mondo, in modo aperto e senza preclusioni ideologiche.



Enzo Riccio

Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud





Presenti come Partito del Sud al dibattito nazionale sui vari tavoli dell'area progressista per ribadire che senza sud e senza meridionalismo, qualsiasi politica è destinata al fallimento.

Quale possibile scenario a sinistra ? Quale progetto nuovo per dare risposte al Paese ? Il Partito del Sud è intervenuto sabato a Roma al coordinamento nazionale di Netleft portando la sua visione meridionalista e ribadendo che se non riparte il sud e se non si riparte da sud non solo i progetti di rilancio nazionali, ma anche quelli della sinistra saranno destinati al fallimento. Ecco alcune foto riguardanti l'intervento di Enzo Riccio vicepresidente nazionale del Partito del Sud. Il dibattito è stato costruttivo e franco. Senza Sud si resta al palo.

giovedì 15 maggio 2014

"IDV e PdelSUD collaborano nel sostenere le tesi del SUD anche in Europa."

https://www.youtube.com/watch?v=1aVTfvWpm0k

Un ringraziamento a Ignazio Messina per le parole che ha voluto dedicarci stamane a Roma in questa intervista: "IDV e PdelSUD collaborano nel sostenere le tesi del SUD anche in Europa." 

Roma, intervista del 15 maggio 2014




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https://www.youtube.com/watch?v=1aVTfvWpm0k

Un ringraziamento a Ignazio Messina per le parole che ha voluto dedicarci stamane a Roma in questa intervista: "IDV e PdelSUD collaborano nel sostenere le tesi del SUD anche in Europa." 

Roma, intervista del 15 maggio 2014




martedì 1 aprile 2014

Moretti? Paghiamogli il biglietto di sola andata....

Il Partito del Sud aderisce alla campagna su "La Gazzetta del Mezzogiorno" per avere dei treni veloci o almeno decenti al Sud anche sulla dorsale adriatica, ed è d'accordo con le dichiarazioni di oggi sullo stesso giornale del Segretario nazionale dell'IdV Ignazio Messina che annunciano una campagna IdV contro Moretti, riguardo le scandalose dichiarazioni di Moretti Amministratore Delegato di Trenitalia (che forse dovrebbe cambiare nome in Trenicentronorditalia....).

Se infatti Cristo si è fermato ad Eboli come scrisse, oramai qualche anno fa, Carlo Levi, ancora oggi Moretti con la sua Alta Velocità ha deciso di fermarsi ancora prima, a Salerno....e sulla dorsale adriatica non se ne parla proprio di alta velocità e per finire in alcune zone del Sud non si parla nemmeno di "moderata velocità".

Il Partito del Sud aderisce a queste campagne di difesa della nostra terra e del suo diritto ad un trattamento equo rispetto al resto del paese e non essere trattata sempre come colonia di consumatori. Da sempre abbiamo detto che quello delle infrastrutture è un punto nevralgico per il nostro programma di riscatto del Sud e per il rilancio di un'economia del paese che parta da Sud.

Già in passato come Partito del Sud abbiamo protestato contro la soppressione dei treni a lunga percorrenza da e per la Calabria, Puglia e Sicilia, della necessità di ammodernamenti per una rete ottocentesca in alcune zone del Sud...solo per fare uno degli esempi più eclatanti, non si aiuta certo il turismo a Matera, patrimonio mondiale dell'UNESCO, se questo è l'unico capoluogo di provincia dove Trenitalia non arriva e c'è un trenino da Bari, che sembra quello di un parco divertimenti e ci mette più di un'ora per 40 Km!

Chi come Moretti è a capo di una SpA che viene pagata in gran parte con soldi pubblici, e quindi anche da noi meridionali, dovrebbe avere almeno la decenza di evitare certe dichiarazioni sul suo lauto stipendio (sicuramente alto rispetto al servizio che offre, specie come detto al Sud)....altrimenti se crede che potrebbe essere pagato molto di più in altri paesi, anche noi come Partito del Sud insieme agli amici di IdV offriamo subito il nostro contributo per pagare il suo biglietto di sola andata!

Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud
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Il Partito del Sud aderisce alla campagna su "La Gazzetta del Mezzogiorno" per avere dei treni veloci o almeno decenti al Sud anche sulla dorsale adriatica, ed è d'accordo con le dichiarazioni di oggi sullo stesso giornale del Segretario nazionale dell'IdV Ignazio Messina che annunciano una campagna IdV contro Moretti, riguardo le scandalose dichiarazioni di Moretti Amministratore Delegato di Trenitalia (che forse dovrebbe cambiare nome in Trenicentronorditalia....).

Se infatti Cristo si è fermato ad Eboli come scrisse, oramai qualche anno fa, Carlo Levi, ancora oggi Moretti con la sua Alta Velocità ha deciso di fermarsi ancora prima, a Salerno....e sulla dorsale adriatica non se ne parla proprio di alta velocità e per finire in alcune zone del Sud non si parla nemmeno di "moderata velocità".

Il Partito del Sud aderisce a queste campagne di difesa della nostra terra e del suo diritto ad un trattamento equo rispetto al resto del paese e non essere trattata sempre come colonia di consumatori. Da sempre abbiamo detto che quello delle infrastrutture è un punto nevralgico per il nostro programma di riscatto del Sud e per il rilancio di un'economia del paese che parta da Sud.

Già in passato come Partito del Sud abbiamo protestato contro la soppressione dei treni a lunga percorrenza da e per la Calabria, Puglia e Sicilia, della necessità di ammodernamenti per una rete ottocentesca in alcune zone del Sud...solo per fare uno degli esempi più eclatanti, non si aiuta certo il turismo a Matera, patrimonio mondiale dell'UNESCO, se questo è l'unico capoluogo di provincia dove Trenitalia non arriva e c'è un trenino da Bari, che sembra quello di un parco divertimenti e ci mette più di un'ora per 40 Km!

Chi come Moretti è a capo di una SpA che viene pagata in gran parte con soldi pubblici, e quindi anche da noi meridionali, dovrebbe avere almeno la decenza di evitare certe dichiarazioni sul suo lauto stipendio (sicuramente alto rispetto al servizio che offre, specie come detto al Sud)....altrimenti se crede che potrebbe essere pagato molto di più in altri paesi, anche noi come Partito del Sud insieme agli amici di IdV offriamo subito il nostro contributo per pagare il suo biglietto di sola andata!

Enzo Riccio
Vice-Presidente Nazionale Partito del Sud

mercoledì 20 novembre 2013

Domenica 24 Novembre - Conservatorio "Santa Cecilia" Roma: S.O.S. Reggio, maratona musicale raccolta fondi a favore del Museo dello Strumento Musicale di Reggio Calabria

Lo scorso 4 novembre un rogo che sembrerebbe di origine dolosa inghiottiva il Museo dello Strumento Musicale di Reggio Calabria.

Il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma ritiene il vulnus inflitto a Reggio una ferita di tutta la collettività civile, e lancia una raccolta fondi e donazioni a favore della ricostruzione del Museo e del ripristino delle sue straordinarie collezioni organologiche, librarie, discografiche e multimediali.

Lo fa attraverso una maratona musicale No-stop di otto ore, un progetto abbracciato generosamente da musicisti e da artisti che hanno offerto la loro arte per mettere insieme, tassello dopo tassello, un concerto - performance senza eguali.

Tra gli altri, hanno aderito Danilo Rea, Paolo Damiani, Maria Pia De Vito, Ada Montellanico, Daniele Coen, Tosca, Ettore Fioravanti, Eugenio Colombo, Fabio Zeppetella, Blas Roca Rei, Rosario Giuliani, Massimo Nunzi… Ma le sorprese non mancheranno.

Tutto il pubblico romano è invitato a partecipare e a competere in generosità con gli artisti che si esibiranno sul palco, per la rinascita di un grande fondo culturale che appartiene a Reggio Calabria e all’Italia intera.

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Lo scorso 4 novembre un rogo che sembrerebbe di origine dolosa inghiottiva il Museo dello Strumento Musicale di Reggio Calabria.

Il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma ritiene il vulnus inflitto a Reggio una ferita di tutta la collettività civile, e lancia una raccolta fondi e donazioni a favore della ricostruzione del Museo e del ripristino delle sue straordinarie collezioni organologiche, librarie, discografiche e multimediali.

Lo fa attraverso una maratona musicale No-stop di otto ore, un progetto abbracciato generosamente da musicisti e da artisti che hanno offerto la loro arte per mettere insieme, tassello dopo tassello, un concerto - performance senza eguali.

Tra gli altri, hanno aderito Danilo Rea, Paolo Damiani, Maria Pia De Vito, Ada Montellanico, Daniele Coen, Tosca, Ettore Fioravanti, Eugenio Colombo, Fabio Zeppetella, Blas Roca Rei, Rosario Giuliani, Massimo Nunzi… Ma le sorprese non mancheranno.

Tutto il pubblico romano è invitato a partecipare e a competere in generosità con gli artisti che si esibiranno sul palco, per la rinascita di un grande fondo culturale che appartiene a Reggio Calabria e all’Italia intera.

mercoledì 13 novembre 2013

ELLE TV - I Briganti del Sud sugli eccidi dei Savoia nel Risorgimento

http://www.youtube.com/watch?v=kGGkz5DGbIw

  Un incontro dedicato alla storia negata. Presso l'osteria "Terra di Briganti" di Castelforte, in provincia di Latina, si è svolta la presentazione in anteprima nazionale del libro: "Stragi ed eccidi dei Savoia durante il Risorgimento" di Antonio Ciano, Vittoria Longo e Domenico Offi. Dei temi che hanno molto a che fare con il Sannio, soprattutto con i paesi protagonisti della strage e dell'eccidio di cittadini, Casalduni e Pontelandolfo, quando nell'agosto del 1861, a pochi mesi dalla nascita ufficiale dello Stato Unitario, si verificò un evento rimasto quasi del tutto sotto silenzio per circa 150 anni. A conferma della gravità degli eventi, nell'ambito delle manifestazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, Giuliano Amato, presidente del Comitato dei Garanti delle Celebrazioni, dichiarò agli abitanti di Pontelandolfo: "A nome del presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, vi chiedo scusa per quanto qui è successo e che è stato relegato ai margini dei libri di storia".

Si tratta di un riconoscimento ufficiale di quanto avvenuto e, soprattutto, una conferma di quanto sottolineato, in relazione a come nelle scuole sono stati riportati tanti avvenimenti. Era il periodo della guerra contro i "briganti", i combattenti che si opposero pagando con la vita alle truppe del neonato Stato italiano durante il Risorgimento. E' stato raccontato un Sud ribelle contro un 'Italia Savoiarda durante l'incontro moderato da Ortensia De Cesare, forse pronipote della brigantessa Michelina De Cesare. L'attrice Patrizia Stefanelli invece ha recitato una poesia sul tema della serata. Presente anche Gianmatteo Metullo -- archeologo, che ha dato il proprio contributo al discorso. I due coniugi studiosi di storia risorgimentale, Longo e Offi, in maniera chiara ed impeccabile hanno ripercorso con orgoglio questo importante lasso temporale, mettendo in risalto le proprietà positive dei territori del Sud.

Un modo per rimarcare ciò che c'è stato e che è stato relegato ai margini della storia. "Il Libro è il risultato della riflessione, della dignità e dell'indignazione di un uomo che ha riscoperto, nella sua carne, una ferita antica e mai chiusa: il martirio della sua città, Gaeta, per favorire la nascita dell'Italia unita, rivelatasi matrigna e persino ancora nemica di chi, a quella costruzione storica, ha pagato, per tutti, il prezzo più alto, in risorse e sangue." Questa l'introduzione del libro , affidata al giornalista Pino Aprile, che parla dell'amico Antonio Ciano, uno degli autori del volume.

Antonio Ciano di Gaeta scriveva di queste tematiche gia' molti anni fa quando in pochi si occupavano di questo scorcio della storia patria poco approfondita. Il suo primo libro " I Savoia e il Massacro del Sud" apri' gli occhi a tanti che nulla sapevano oltre alla storia ufficiale. Un video, ad inizio conferenza, ha mostrato cosa c'era e cosa hanno saputo realizzare gli uomini del Sud: opifici (Opificio Borbonico di Pietrarsa, era il più grande polo siderurgico della penisola italiana), fabbriche, orfanotrofi e tanto altro.

Un Regno delle Due Sicilie davvero florido dal punto di vista sociale , economico e culturale. E' stata ricordata la figura di Ferdinando II di Borbone contrapposta a quella dei cosiddetti 'macellai garibaldini' al seguito di Vittorio Emanuele di Savoia che durante il Risorgimento, per favorire l'Unità d'Italia, invasero letteralmente il Sud saccheggiandolo e depredandolo. Ciò che ci hanno insegnato a scuola -- hanno detto -- non corrisponde alla verità: l'Unità d'Italia è stata artificiale. Le grandi potenze dell'epoca invogliarono il Piemonte a conquistare il resto della Penisola. In particolar modo, il Regno Unito e la Francia non vedevano di buon occhio uno Stato libero, indipendente e prospero come il Regno delle Due Sicilie, che si affacciava in maniera predominante nel Sud dell'Europa. Lo stesso Antonio Ciano ebbe guai giudiziari per aver raccontato i massacri e le stragi che caratterizzarono quegli anni.

Una serata tanto attesa per i tanti meridionalisti e "briganti" che hanno presenziato. A pubblicare il libro la West Indian di Molinara(BN), casa editrice indipendente. 10 euro il costo del volume che forse sarà presentato anche a Benevento.

EMILIO SPINIELLO

- See more at: http://www.informatoresannita.it/arch...



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http://www.youtube.com/watch?v=kGGkz5DGbIw

  Un incontro dedicato alla storia negata. Presso l'osteria "Terra di Briganti" di Castelforte, in provincia di Latina, si è svolta la presentazione in anteprima nazionale del libro: "Stragi ed eccidi dei Savoia durante il Risorgimento" di Antonio Ciano, Vittoria Longo e Domenico Offi. Dei temi che hanno molto a che fare con il Sannio, soprattutto con i paesi protagonisti della strage e dell'eccidio di cittadini, Casalduni e Pontelandolfo, quando nell'agosto del 1861, a pochi mesi dalla nascita ufficiale dello Stato Unitario, si verificò un evento rimasto quasi del tutto sotto silenzio per circa 150 anni. A conferma della gravità degli eventi, nell'ambito delle manifestazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, Giuliano Amato, presidente del Comitato dei Garanti delle Celebrazioni, dichiarò agli abitanti di Pontelandolfo: "A nome del presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, vi chiedo scusa per quanto qui è successo e che è stato relegato ai margini dei libri di storia".

Si tratta di un riconoscimento ufficiale di quanto avvenuto e, soprattutto, una conferma di quanto sottolineato, in relazione a come nelle scuole sono stati riportati tanti avvenimenti. Era il periodo della guerra contro i "briganti", i combattenti che si opposero pagando con la vita alle truppe del neonato Stato italiano durante il Risorgimento. E' stato raccontato un Sud ribelle contro un 'Italia Savoiarda durante l'incontro moderato da Ortensia De Cesare, forse pronipote della brigantessa Michelina De Cesare. L'attrice Patrizia Stefanelli invece ha recitato una poesia sul tema della serata. Presente anche Gianmatteo Metullo -- archeologo, che ha dato il proprio contributo al discorso. I due coniugi studiosi di storia risorgimentale, Longo e Offi, in maniera chiara ed impeccabile hanno ripercorso con orgoglio questo importante lasso temporale, mettendo in risalto le proprietà positive dei territori del Sud.

Un modo per rimarcare ciò che c'è stato e che è stato relegato ai margini della storia. "Il Libro è il risultato della riflessione, della dignità e dell'indignazione di un uomo che ha riscoperto, nella sua carne, una ferita antica e mai chiusa: il martirio della sua città, Gaeta, per favorire la nascita dell'Italia unita, rivelatasi matrigna e persino ancora nemica di chi, a quella costruzione storica, ha pagato, per tutti, il prezzo più alto, in risorse e sangue." Questa l'introduzione del libro , affidata al giornalista Pino Aprile, che parla dell'amico Antonio Ciano, uno degli autori del volume.

Antonio Ciano di Gaeta scriveva di queste tematiche gia' molti anni fa quando in pochi si occupavano di questo scorcio della storia patria poco approfondita. Il suo primo libro " I Savoia e il Massacro del Sud" apri' gli occhi a tanti che nulla sapevano oltre alla storia ufficiale. Un video, ad inizio conferenza, ha mostrato cosa c'era e cosa hanno saputo realizzare gli uomini del Sud: opifici (Opificio Borbonico di Pietrarsa, era il più grande polo siderurgico della penisola italiana), fabbriche, orfanotrofi e tanto altro.

Un Regno delle Due Sicilie davvero florido dal punto di vista sociale , economico e culturale. E' stata ricordata la figura di Ferdinando II di Borbone contrapposta a quella dei cosiddetti 'macellai garibaldini' al seguito di Vittorio Emanuele di Savoia che durante il Risorgimento, per favorire l'Unità d'Italia, invasero letteralmente il Sud saccheggiandolo e depredandolo. Ciò che ci hanno insegnato a scuola -- hanno detto -- non corrisponde alla verità: l'Unità d'Italia è stata artificiale. Le grandi potenze dell'epoca invogliarono il Piemonte a conquistare il resto della Penisola. In particolar modo, il Regno Unito e la Francia non vedevano di buon occhio uno Stato libero, indipendente e prospero come il Regno delle Due Sicilie, che si affacciava in maniera predominante nel Sud dell'Europa. Lo stesso Antonio Ciano ebbe guai giudiziari per aver raccontato i massacri e le stragi che caratterizzarono quegli anni.

Una serata tanto attesa per i tanti meridionalisti e "briganti" che hanno presenziato. A pubblicare il libro la West Indian di Molinara(BN), casa editrice indipendente. 10 euro il costo del volume che forse sarà presentato anche a Benevento.

EMILIO SPINIELLO

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lunedì 11 novembre 2013

I Briganti del Sud riuniti per la presentazione del volume sugli eccidi dei Savoia nel Risorgimento


Un incontro dedicato alla storia negata. Presso l’osteria “Terra di Briganti” di Castelforte,  in provincia di Latina, si è svolta la presentazione in anteprima nazionale del libro: ”Stragi ed eccidi dei Savoia durante il Risorgimento” di Antonio Ciano, Vittoria Longo e Domenico Offi. Dei temi che hanno molto a che fare con il Sannio, soprattutto con i paesi protagonisti della strage e dell’eccidio di  cittadini, Casalduni e Pontelandolfo, quando nell’agosto del 1861, a pochi mesi dalla nascita ufficiale dello Stato Unitario, si verificò un evento rimasto quasi del tutto sotto silenzio per circa 150 anni. A conferma della gravità degli eventi, nell’ambito delle manifestazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, Giuliano Amato, presidente del Comitato dei Garanti delle Celebrazioni, dichiarò agli abitanti di Pontelandolfo: “A nome del presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, vi chiedo scusa per quanto qui è successo e che è stato relegato ai margini dei libri di storia”.

Si tratta di un riconoscimento ufficiale di quanto avvenuto e, soprattutto, una conferma di quanto  sottolineato, in relazione a come nelle scuole sono stati riportati tanti avvenimenti. Era il periodo della guerra contro i “briganti”,  i combattenti che si opposero pagando con la vita alle truppe del neonato Stato italiano durante il Risorgimento. E’ stato raccontato un Sud ribelle contro un ‘Italia Savoiarda durante l’incontro moderato da  Ortensia De Cesare, forse pronipote della brigantessa Michelina De Cesare. L’attrice Patrizia Stefanelli invece ha recitato una poesia sul tema della serata. Presente anche Gianmatteo Metullo – archeologo, che ha dato il proprio contributo al discorso. I due coniugi studiosi di storia risorgimentale, Longo e Offi, in maniera chiara  ed impeccabile hanno ripercorso con orgoglio questo importante lasso temporale, mettendo in risalto le proprietà positive dei territori del Sud.
Un modo per rimarcare ciò che c’è stato e che è stato relegato ai margini della storia. “Il Libro è il risultato della riflessione, della dignità e dell’indignazione di un uomo che ha riscoperto, nella sua carne, una ferita antica e mai chiusa: il martirio della sua città, Gaeta, per favorire la nascita dell’Italia unita, rivelatasi matrigna e persino ancora nemica di chi, a quella costruzione storica, ha pagato, per tutti, il prezzo più alto, in risorse e sangue.” Questa l’introduzione del libro , affidata al giornalista Pino Aprile, che parla dell’amico Antonio Ciano, uno degli autori del volume.

Antonio Ciano di Gaeta scriveva di queste tematiche gia’ molti anni fa quando in pochi si occupavano di questo scorcio della storia patria poco approfondita. Il suo primo libro “ I Savoia e il Massacro del Sud” apri’ gli occhi a tanti che nulla sapevano oltre alla storia ufficiale. Un video, ad inizio conferenza, ha mostrato cosa c’era e cosa hanno saputo realizzare gli uomini del Sud:  opifici (Opificio Borbonico di Pietrarsa, era il più grande polo siderurgico della penisola italiana), fabbriche, orfanotrofi e tanto altro.
Un Regno delle Due Sicilie davvero  florido dal punto di vista sociale , economico e culturale. E’ stata ricordata la figura di Ferdinando II di Borbone contrapposta a quella dei cosiddetti ‘macellai garibaldini’ al seguito di Vittorio Emanuele di Savoia che durante il Risorgimento, per favorire l’Unità d’Italia, invasero letteralmente il Sud saccheggiandolo e depredandolo. Ciò che ci hanno insegnato a scuola – hanno detto – non corrisponde alla verità: l’Unità d’Italia è stata artificiale. Le grandi potenze dell’epoca invogliarono il Piemonte a conquistare il resto della Penisola. In particolar modo, il Regno Unito e la Francia non vedevano di buon occhio uno Stato libero, indipendente e prospero come il Regno delle Due Sicilie, che si affacciava in maniera predominante nel Sud dell’Europa. Lo stesso Antonio Ciano ebbe guai giudiziari per aver raccontato i massacri e le stragi che caratterizzarono quegli anni.

Una serata tanto attesa per i tanti meridionalisti e “briganti” che hanno presenziato. A pubblicare il libro la West Indian di Molinara(BN), casa editrice indipendente. 10 euro il costo del volume che forse sarà presentato anche a Benevento.

EMILIO SPINIELLO
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Un incontro dedicato alla storia negata. Presso l’osteria “Terra di Briganti” di Castelforte,  in provincia di Latina, si è svolta la presentazione in anteprima nazionale del libro: ”Stragi ed eccidi dei Savoia durante il Risorgimento” di Antonio Ciano, Vittoria Longo e Domenico Offi. Dei temi che hanno molto a che fare con il Sannio, soprattutto con i paesi protagonisti della strage e dell’eccidio di  cittadini, Casalduni e Pontelandolfo, quando nell’agosto del 1861, a pochi mesi dalla nascita ufficiale dello Stato Unitario, si verificò un evento rimasto quasi del tutto sotto silenzio per circa 150 anni. A conferma della gravità degli eventi, nell’ambito delle manifestazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, Giuliano Amato, presidente del Comitato dei Garanti delle Celebrazioni, dichiarò agli abitanti di Pontelandolfo: “A nome del presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, vi chiedo scusa per quanto qui è successo e che è stato relegato ai margini dei libri di storia”.

Si tratta di un riconoscimento ufficiale di quanto avvenuto e, soprattutto, una conferma di quanto  sottolineato, in relazione a come nelle scuole sono stati riportati tanti avvenimenti. Era il periodo della guerra contro i “briganti”,  i combattenti che si opposero pagando con la vita alle truppe del neonato Stato italiano durante il Risorgimento. E’ stato raccontato un Sud ribelle contro un ‘Italia Savoiarda durante l’incontro moderato da  Ortensia De Cesare, forse pronipote della brigantessa Michelina De Cesare. L’attrice Patrizia Stefanelli invece ha recitato una poesia sul tema della serata. Presente anche Gianmatteo Metullo – archeologo, che ha dato il proprio contributo al discorso. I due coniugi studiosi di storia risorgimentale, Longo e Offi, in maniera chiara  ed impeccabile hanno ripercorso con orgoglio questo importante lasso temporale, mettendo in risalto le proprietà positive dei territori del Sud.
Un modo per rimarcare ciò che c’è stato e che è stato relegato ai margini della storia. “Il Libro è il risultato della riflessione, della dignità e dell’indignazione di un uomo che ha riscoperto, nella sua carne, una ferita antica e mai chiusa: il martirio della sua città, Gaeta, per favorire la nascita dell’Italia unita, rivelatasi matrigna e persino ancora nemica di chi, a quella costruzione storica, ha pagato, per tutti, il prezzo più alto, in risorse e sangue.” Questa l’introduzione del libro , affidata al giornalista Pino Aprile, che parla dell’amico Antonio Ciano, uno degli autori del volume.

Antonio Ciano di Gaeta scriveva di queste tematiche gia’ molti anni fa quando in pochi si occupavano di questo scorcio della storia patria poco approfondita. Il suo primo libro “ I Savoia e il Massacro del Sud” apri’ gli occhi a tanti che nulla sapevano oltre alla storia ufficiale. Un video, ad inizio conferenza, ha mostrato cosa c’era e cosa hanno saputo realizzare gli uomini del Sud:  opifici (Opificio Borbonico di Pietrarsa, era il più grande polo siderurgico della penisola italiana), fabbriche, orfanotrofi e tanto altro.
Un Regno delle Due Sicilie davvero  florido dal punto di vista sociale , economico e culturale. E’ stata ricordata la figura di Ferdinando II di Borbone contrapposta a quella dei cosiddetti ‘macellai garibaldini’ al seguito di Vittorio Emanuele di Savoia che durante il Risorgimento, per favorire l’Unità d’Italia, invasero letteralmente il Sud saccheggiandolo e depredandolo. Ciò che ci hanno insegnato a scuola – hanno detto – non corrisponde alla verità: l’Unità d’Italia è stata artificiale. Le grandi potenze dell’epoca invogliarono il Piemonte a conquistare il resto della Penisola. In particolar modo, il Regno Unito e la Francia non vedevano di buon occhio uno Stato libero, indipendente e prospero come il Regno delle Due Sicilie, che si affacciava in maniera predominante nel Sud dell’Europa. Lo stesso Antonio Ciano ebbe guai giudiziari per aver raccontato i massacri e le stragi che caratterizzarono quegli anni.

Una serata tanto attesa per i tanti meridionalisti e “briganti” che hanno presenziato. A pubblicare il libro la West Indian di Molinara(BN), casa editrice indipendente. 10 euro il costo del volume che forse sarà presentato anche a Benevento.

EMILIO SPINIELLO
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