mercoledì 12 gennaio 2022

Ferrovie e asili nido al Sud, l’ultima beffa del Pnrr

 

Di Natale Cuccurese

Fonte: Left

Gran parte degli investimenti previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per il Mezzogiorno non sono «territorializzabili». Così l'Alta velocità si allontana. E nei servizi all'infanzia rimangono le disuguaglianze rispetto al resto del Paese

Sui giornali di inizio anno è apparsa la notizia che per l’Alta Velocità, «salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è “territorializzabile”».
Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.
Ricordo che avevamo subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.
Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni fa pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.
Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna, ma a questo punto forse sarebbe più corretto parlare di “deportazione programmata”, di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.
Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.

L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud

Nella foto: il ministro dell’Economia Daniele Franco e il presidente del Consiglio alla Camera per le comunicazioni sul Recovery Plan, Roma, 26 aprile 2021



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Di Natale Cuccurese

Fonte: Left

Gran parte degli investimenti previsti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per il Mezzogiorno non sono «territorializzabili». Così l'Alta velocità si allontana. E nei servizi all'infanzia rimangono le disuguaglianze rispetto al resto del Paese

Sui giornali di inizio anno è apparsa la notizia che per l’Alta Velocità, «salta la riserva del 40% dei fondi del Pnrr al Sud perché non è “territorializzabile”».
Peccato che è dal luglio scorso, da quando cioè si è scoperto l’inganno semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati.
Ricordo che avevamo subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 annunciati dal governo, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’è traccia.

La scorsa estate, di fronte alle polemiche sorte la ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale” utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.
Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale e comunque, se mai sarà attivato questo vincolo, cosa che ad oggi con tutta evidenza per l’AV non c’è, i fondi arriveranno solo se gli aiuti forniti a chi non ne ha bisogno finiscono.

Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e Pil inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il governo ha retrocesso a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa rischia di rimanere sulla carta senza target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa. Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, le amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, rischiano di andare seriamente in difficoltà e non riuscire a rispettare i tempi richiesti (2026) per cui questa quota del 16% potrebbe diminuire ulteriormente, come sempre a favore di territori più ricchi come la Lombardia dove, non a caso, i sindaci Sala e Gori già si sono fatti avanti pochi giorni fa pronti ad intercettare anche quel 16% di fondi solo teoricamente destinati al Sud, ovviamente al fine di non perderli a livello nazionale totale.

Come se tutto questo non bastasse nei provvedimenti attuativi riguardanti i finanziamenti di 2,4 miliardi di euro per gli asili nido dello scorso 30 novembre, invece di correggere il bando di pochi mesi fa che già aveva suscitato proteste, visto che finanziava chi più aveva e cioè Milano, Torino, Bolzano a danno di chi non ha nulla come Venafro, non solo non riequilibra nulla, ma nel tentativo di rendere la predazione meno evidente sposta al 2035 in base ai dati Istat, che fotografano solo la proiezione dell’attuale situazione senza interventi, nascite e residenze future di 50.000 bambini del Sud al Nord, in base ad una ipotetica futura emigrazione interna. Per cui i finanziamenti del Pnrr non sono modulati in base alla situazione di oggi, ma in base all’ipotetica situazione nel 2035. Così da poter anticipare i fondi per nuovi asili al Nord subito, comunque entro il 2026, per rientrare fra quelli del Pnrr.

Di conseguenza si evince che il problema degli asili al Sud non si risolverà nemmeno questa volta, mentre il governo prevede e certifica, scritto nero su bianco, che l’emigrazione interna continuerà, dato che con tutta evidenza sa benissimo che nulla farà per riequilibrare le differenze territoriali come l’Europa aveva richiesto per i fondi del Pnrr, ed anzi già prevede che l’emigrazione con l’Autonomia differenziata, che evidentemente avrà il via libera, risulterà addirittura maggiore dell’attuale, dando così implicitamente ragione ai dubbi e timori che solleviamo da anni sull’argomento, e che il Sud sarà sempre più desertificato, mentre l’Europa, a questo punto silente e complice, resterà a guardare.
Da un punto di vista costituzionale non sembra proprio accettabile un governo che con ben 13 anni di anticipo destini risorse a favore di un solo territorio e nei fatti programmi l’emigrazione interna, ma a questo punto forse sarebbe più corretto parlare di “deportazione programmata”, di decine di migliaia di cittadini, dal Sud al Nord del Paese, invece di operare per risolvere le disparità territoriali affinchè l’emigrazione nel 2035 non ci sia più o almeno in proporzioni sempre minori e non maggiori come si prevede e quindi vuole.

Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblica, ben supportato nell’inganno da politici del Sud evidentemente interessati al mantenimento dello status quo, si ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, e qui si evidenzia l’ennesima truffa, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.
Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata in dirittura d’arrivo e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali.

L’autore: Natale Cuccurese è presidente del Partito del Sud

Nella foto: il ministro dell’Economia Daniele Franco e il presidente del Consiglio alla Camera per le comunicazioni sul Recovery Plan, Roma, 26 aprile 2021



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venerdì 10 luglio 2020

Una carta dei diritti per il Mezzogiorno

Riconversione ecologica, salvaguardia della salute, valorizzazione delle risorse agricole sono solo alcuni dei nodi cruciali da risolvere per impedire l’ulteriore marginalizzazione del Sud. Che vede allontanarsi sempre più investimenti e fondi europei

Che l’emergenza Covid sia stata e sia una delle principali questioni a cui chi governa deve dedicarsi è fuori di dubbio e nessuno lo contesta, anzi.
L’azione di governo, l’azione dei governi europei, l’informazione paiono concentrarsi da mesi solo ed esclusivamente attorno a quello che sembra essere l’unico problema o l’unica questione sul tavolo.
La vicenda di Mondragone, con le palazzine isolate dall’esercito perché ad alta concentrazione contagio, il fatto che le persone lì residenti siano “bulgare”, come se fosse una colpa, pare essere l’unico problema nazionale.
Proviamo a fare mente locale, andiamo proprio in quella zona a nord della Campania in cui si colloca, secondo i più, la Terra dei fuochi. In quel territorio si muore, oltre che di Covid, anche in giovanissima età, per i veleni sversati per decenni da multinazionali e criminalità organizzata con la connivenza delle molte amministrazioni che nei decenni si sono susseguite. In quella zona è ancora presente (si dice bonificata) la centrale nucleare posta sul fiume Garigliano. Secondo alcune testimonianze degli abitanti della zona le morti per tumore anche lì superano le concentrazioni normali presenti sul resto del territorio nazionale.
Nel tempo questa questione è stata affrontata in tre modi: il problema non esiste; è tutta colpa dei rifiuti sversati dagli abitanti nelle campagne; si muore non per inquinamento, ma per una errata alimentazione. Questa storia dell’errata alimentazione negli ultimi anni è diventata una specie di mantra con qualche piccola variante: ad esempio a Taranto gli abitanti del rione Tamburi non muoiono per le polveri sottili prodotte dall’impianto siderurgico, ma per “un loro cattivo stile di vita”. Cattivo stile di vita che ritroviamo anche in Basilicata dove non è l’inquinamento da idrocarburi a creare problemi alla popolazione, ma anche qui pessime abitudini alimentari.
Da anni cittadini, comitati, poche amministrazioni illuminate chiedono ai governi regionali e nazionali di intervenire su queste emergenze, di bonificare le aree, di non concedere più ad aziende senza scrupoli di ferire a morte i territori. È da anni che questi stessi soggetti chiedono che vengano stanziati fondi per queste aree del Sud Italia, ma cosa accade: si concedono altre autorizzazioni a società petrolifere in mare e sulla terra in particolare tra Basilicata e Taranto, si decide di creare un deposito unico nazionale di scorie nucleari in Basilicata.
Si dirà: “notizie vecchie”. Certo, “notizie vecchie”, ma emergenze mai risolte, tanto si sa, in Italia un’emergenza lava l’altra e al Sud in particolare le lava tutte ed ogni volta che pare esserci una destinazione di fondi che va verso Sud, ecco che puntuale arriva una qualche emergenza utile a dirottare fondi altrove.
Nelle scorse settimane, in piena emergenza Covid, per affrontare la programmazione e il coordinamento della politica economica è stata proposta la sospensione della regola di destinazione del 34% degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie al Sud, nonché una diversa distribuzione dei fondi europei di sviluppo e coesione.
Teniamo conto che la legge sul 34% di investimenti da destinarsi al Sud ha vita breve, tanto breve che certamente non ha ancora avuto modo di incidere realmente sulle politiche di uno Stato da sempre strabico e da sempre ipnotizzato da una visione che vede una parte del Paese “locomotiva” e un’altra parte “vagone”, anche un po’ malandato.
Al Mezzogiorno, come sempre, non rimane che l’elemosina, in perfetta coerenza con la complessiva linea politica dei governi Conte e precedenti. Se il Conte 1 si è caratterizzato per il sostegno all’autonomia differenziata, il Conte bis, pur annoverando al suo interno numerosi ministri, oltre allo stesso presidente del Consiglio, provenienti proprio dalle regioni meridionali, si è caratterizzato e si caratterizzerà per la sottrazione al Mezzogiorno di quei finanziamenti che sarebbero stati necessari a rallentare e a restringere il divario di sviluppo tra Nord e Sud del Paese sempre e comunque in aumento.
Scelte che restano incomprensibili e irresponsabili perché, se una crisi è anche un’opportunità, da una crisi non si può che uscire insieme, tutelando tutti i cittadini, senza esclusioni né contrapposizioni territoriali.
Senza il Mezzogiorno non c’è ripresa che tenga e il Sud va concepito come una effettiva risorsa del Paese e non un luogo marginalizzato o solo come un mercato di sfruttamento e consumo.
L’unico modo per uscire dalle emergenze e diseguaglianze, da tutte, è la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le regioni. È necessario mettere in sicurezza il carattere unitario e indivisibile della nostra Repubblica, già messo in crisi da modifiche costituzionali quali quella del Titolo V.
Tali modifiche hanno costituito terreno fertile per la richiesta di autonomia differenziata, altra sciagura nazionale.
In questa drammatica emergenza Covid, il transito alla Fase 2 ci consegna un’immagine distopica del futuro segnata anche da elementi di odio razziale, di matrice antropologica e biologica. Ecco perché è interessante articolare, a proposito di Sud e di aree marginalizzate del Paese, una proposta per “una nuova questione meridionale”.
Nel conflitto sempre esistente e mai estinto tra capitale e vita umana, i temi come: salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole pongono in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell’ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, del reddito quale risposta al bisogno individuale della persona.
Oggi chi non vuole soccombere e far soccombere il Sud sotto il macigno di un potere costituito deve riprendere le fila di una discussione di cambiamento e di riscatto. Questo Sud così difficile e lacerato può rappresentare un terreno di sperimentazione politica e di politiche straordinario con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo rivolto più alla conservazione e all’arricchimento dei capitali esistenti che non alla creazione di un benessere diffuso. Per superare la politica delle emergenze che ne cancellano altre non puntando mai alla risoluzione delle questioni, il Mezzogiorno d’Italia necessita di un progetto globale di sviluppo che parta da una vera e propria “Carta dei diritti del Sud” che incarni la vocazione di un’intera area vasta, che veda nella riconversione e nell’innovazione ambientale, nell’agricoltura e nel turismo settori di crescita ed occupazione. Per gli uomini e le donne che abitano il Sud è necessario costruire insieme il proprio futuro. Il luogo certamente può essere l’assise meridionale che si terrà l’11 luglio a Roma. Il titolo: Il meridionalismo che cambia.
Perché le emergenze non diventino questioni, e perché le questioni non vengano oscurate da altre emergenze.

Michele Dell’Edera e Loredana Marino fanno parte del Lab-Sud la riscossa del Sud che promuove per l’11 luglio a Roma (via Flaminia 53, ore 10.30) l’incontro Il meridionalismo che cambia. Diretta streaming sulle pagine Facebook di Transform! Italia e di Left.

Fonte: Left




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Riconversione ecologica, salvaguardia della salute, valorizzazione delle risorse agricole sono solo alcuni dei nodi cruciali da risolvere per impedire l’ulteriore marginalizzazione del Sud. Che vede allontanarsi sempre più investimenti e fondi europei

Che l’emergenza Covid sia stata e sia una delle principali questioni a cui chi governa deve dedicarsi è fuori di dubbio e nessuno lo contesta, anzi.
L’azione di governo, l’azione dei governi europei, l’informazione paiono concentrarsi da mesi solo ed esclusivamente attorno a quello che sembra essere l’unico problema o l’unica questione sul tavolo.
La vicenda di Mondragone, con le palazzine isolate dall’esercito perché ad alta concentrazione contagio, il fatto che le persone lì residenti siano “bulgare”, come se fosse una colpa, pare essere l’unico problema nazionale.
Proviamo a fare mente locale, andiamo proprio in quella zona a nord della Campania in cui si colloca, secondo i più, la Terra dei fuochi. In quel territorio si muore, oltre che di Covid, anche in giovanissima età, per i veleni sversati per decenni da multinazionali e criminalità organizzata con la connivenza delle molte amministrazioni che nei decenni si sono susseguite. In quella zona è ancora presente (si dice bonificata) la centrale nucleare posta sul fiume Garigliano. Secondo alcune testimonianze degli abitanti della zona le morti per tumore anche lì superano le concentrazioni normali presenti sul resto del territorio nazionale.
Nel tempo questa questione è stata affrontata in tre modi: il problema non esiste; è tutta colpa dei rifiuti sversati dagli abitanti nelle campagne; si muore non per inquinamento, ma per una errata alimentazione. Questa storia dell’errata alimentazione negli ultimi anni è diventata una specie di mantra con qualche piccola variante: ad esempio a Taranto gli abitanti del rione Tamburi non muoiono per le polveri sottili prodotte dall’impianto siderurgico, ma per “un loro cattivo stile di vita”. Cattivo stile di vita che ritroviamo anche in Basilicata dove non è l’inquinamento da idrocarburi a creare problemi alla popolazione, ma anche qui pessime abitudini alimentari.
Da anni cittadini, comitati, poche amministrazioni illuminate chiedono ai governi regionali e nazionali di intervenire su queste emergenze, di bonificare le aree, di non concedere più ad aziende senza scrupoli di ferire a morte i territori. È da anni che questi stessi soggetti chiedono che vengano stanziati fondi per queste aree del Sud Italia, ma cosa accade: si concedono altre autorizzazioni a società petrolifere in mare e sulla terra in particolare tra Basilicata e Taranto, si decide di creare un deposito unico nazionale di scorie nucleari in Basilicata.
Si dirà: “notizie vecchie”. Certo, “notizie vecchie”, ma emergenze mai risolte, tanto si sa, in Italia un’emergenza lava l’altra e al Sud in particolare le lava tutte ed ogni volta che pare esserci una destinazione di fondi che va verso Sud, ecco che puntuale arriva una qualche emergenza utile a dirottare fondi altrove.
Nelle scorse settimane, in piena emergenza Covid, per affrontare la programmazione e il coordinamento della politica economica è stata proposta la sospensione della regola di destinazione del 34% degli investimenti a valere sulle risorse ordinarie al Sud, nonché una diversa distribuzione dei fondi europei di sviluppo e coesione.
Teniamo conto che la legge sul 34% di investimenti da destinarsi al Sud ha vita breve, tanto breve che certamente non ha ancora avuto modo di incidere realmente sulle politiche di uno Stato da sempre strabico e da sempre ipnotizzato da una visione che vede una parte del Paese “locomotiva” e un’altra parte “vagone”, anche un po’ malandato.
Al Mezzogiorno, come sempre, non rimane che l’elemosina, in perfetta coerenza con la complessiva linea politica dei governi Conte e precedenti. Se il Conte 1 si è caratterizzato per il sostegno all’autonomia differenziata, il Conte bis, pur annoverando al suo interno numerosi ministri, oltre allo stesso presidente del Consiglio, provenienti proprio dalle regioni meridionali, si è caratterizzato e si caratterizzerà per la sottrazione al Mezzogiorno di quei finanziamenti che sarebbero stati necessari a rallentare e a restringere il divario di sviluppo tra Nord e Sud del Paese sempre e comunque in aumento.
Scelte che restano incomprensibili e irresponsabili perché, se una crisi è anche un’opportunità, da una crisi non si può che uscire insieme, tutelando tutti i cittadini, senza esclusioni né contrapposizioni territoriali.
Senza il Mezzogiorno non c’è ripresa che tenga e il Sud va concepito come una effettiva risorsa del Paese e non un luogo marginalizzato o solo come un mercato di sfruttamento e consumo.
L’unico modo per uscire dalle emergenze e diseguaglianze, da tutte, è la rimozione degli squilibri economici e infrastrutturali tra le regioni. È necessario mettere in sicurezza il carattere unitario e indivisibile della nostra Repubblica, già messo in crisi da modifiche costituzionali quali quella del Titolo V.
Tali modifiche hanno costituito terreno fertile per la richiesta di autonomia differenziata, altra sciagura nazionale.
In questa drammatica emergenza Covid, il transito alla Fase 2 ci consegna un’immagine distopica del futuro segnata anche da elementi di odio razziale, di matrice antropologica e biologica. Ecco perché è interessante articolare, a proposito di Sud e di aree marginalizzate del Paese, una proposta per “una nuova questione meridionale”.
Nel conflitto sempre esistente e mai estinto tra capitale e vita umana, i temi come: salvaguardia del territorio, inquinamento industriale, riconversione ecologica, valorizzazione delle risorse agricole pongono in modo nuovo il tema della salute, della difesa dell’ambiente, del lavoro/non lavoro, delle migrazioni, del reddito quale risposta al bisogno individuale della persona.
Oggi chi non vuole soccombere e far soccombere il Sud sotto il macigno di un potere costituito deve riprendere le fila di una discussione di cambiamento e di riscatto. Questo Sud così difficile e lacerato può rappresentare un terreno di sperimentazione politica e di politiche straordinario con la messa in discussione delle caratteristiche di fondo del capitalismo contemporaneo rivolto più alla conservazione e all’arricchimento dei capitali esistenti che non alla creazione di un benessere diffuso. Per superare la politica delle emergenze che ne cancellano altre non puntando mai alla risoluzione delle questioni, il Mezzogiorno d’Italia necessita di un progetto globale di sviluppo che parta da una vera e propria “Carta dei diritti del Sud” che incarni la vocazione di un’intera area vasta, che veda nella riconversione e nell’innovazione ambientale, nell’agricoltura e nel turismo settori di crescita ed occupazione. Per gli uomini e le donne che abitano il Sud è necessario costruire insieme il proprio futuro. Il luogo certamente può essere l’assise meridionale che si terrà l’11 luglio a Roma. Il titolo: Il meridionalismo che cambia.
Perché le emergenze non diventino questioni, e perché le questioni non vengano oscurate da altre emergenze.

Michele Dell’Edera e Loredana Marino fanno parte del Lab-Sud la riscossa del Sud che promuove per l’11 luglio a Roma (via Flaminia 53, ore 10.30) l’incontro Il meridionalismo che cambia. Diretta streaming sulle pagine Facebook di Transform! Italia e di Left.

Fonte: Left




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martedì 26 maggio 2020

“Ripartiamo da Sud. Dall’appello del Lab-Sud per l’Assise meridionale allo speciale Sud di LEFT”

In contrapposizione alla cancellazione, di fatto, della quota 34% e del drenaggio dei finanziamenti europei da Sud e Nord, in queste settimane, prende sempre più piede un variegato movimento in difesa dei diritti cancellati e vilipesi di un Mezzogiorno sistematicamente denigrato, discriminato e cancellato dalla carta geografica degli interventi pubblici di un Paese, che, nel corso degli ultimi decenni, lo ha messo letteralmente al servizio della sua area territorialmente più forte, la “locomotiva” Nord.
È questo il contesto in cui si colloca l’iniziativa per un’Assise meridionale, promossa dal Partito del Sud e da Rifondazione comunista in collaborazione con Transform!Italia e la rivista Left.

Nell’ambito delle iniziative relative al Partito del Sud incontra, martedì 26 maggio alle ore 18:30, se ne parlerà in occasione della diretta facebook: “Ripartiamo da Sud. Dall’appello del Lab-Sud per l’Assise meridionale allo speciale Sud di LEFT”.
In qualità di relatori parteciperanno: Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno di Rif. Comunista; Roberto Morea, Transform!Italia, Roberto Musacchio, Left; Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud. Modererà il dibattito Michele Dell’Edera, giornalista e vicepresidente del Partito del Sud.


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In contrapposizione alla cancellazione, di fatto, della quota 34% e del drenaggio dei finanziamenti europei da Sud e Nord, in queste settimane, prende sempre più piede un variegato movimento in difesa dei diritti cancellati e vilipesi di un Mezzogiorno sistematicamente denigrato, discriminato e cancellato dalla carta geografica degli interventi pubblici di un Paese, che, nel corso degli ultimi decenni, lo ha messo letteralmente al servizio della sua area territorialmente più forte, la “locomotiva” Nord.
È questo il contesto in cui si colloca l’iniziativa per un’Assise meridionale, promossa dal Partito del Sud e da Rifondazione comunista in collaborazione con Transform!Italia e la rivista Left.

Nell’ambito delle iniziative relative al Partito del Sud incontra, martedì 26 maggio alle ore 18:30, se ne parlerà in occasione della diretta facebook: “Ripartiamo da Sud. Dall’appello del Lab-Sud per l’Assise meridionale allo speciale Sud di LEFT”.
In qualità di relatori parteciperanno: Loredana Marino, responsabile Mezzogiorno di Rif. Comunista; Roberto Morea, Transform!Italia, Roberto Musacchio, Left; Natale Cuccurese, Presidente del Partito del Sud. Modererà il dibattito Michele Dell’Edera, giornalista e vicepresidente del Partito del Sud.


domenica 24 maggio 2020

In edicola ancora un numero imperdibile di #Left con focus sul Sud! Dopo il numero di settembre 2019, un nuovo e corposo “speciale Sud”.

Ancora un numero imperdibile di #Left con focus sul Sud!
Dopo il numero di settembre 2019, un nuovo e corposo “speciale Sud”.

Sud, se non ora quando ? “Ribaltare la prospettiva geografica”...

Con interviste al Ministro Provenzano e al Senatore Sandro Ruotolo, articoli di Giovanni Russo Spena, Andrea Del Monaco, Roberto Musacchio, della Senatrice Paola Nugnes e tanti altri articoli di ottimi autori, con gli editoriali di Simona Maggiorelli e del nostro Presidente Natale cuccurese.

Left in edicola in tutta Italia questa settimana

Il modello Lombardia ha fallito la prova più importante, checché ne dicano la Lega, Salvini, Giorgetti e il governatore Fontana. C'è bisogno di un cambio di prospettiva, di un salto di paradigma culturale
LA GRANDE OCCASIONE
In edicola dal 22 maggio, oppure subito sul tuo dispositivo qui
📲https://bit.ly/2ZqzLZY
LOTTA ALLE DISUGUAGLIANZE TRA NORD E SUD, UNA QUESTIONE
DI CIVILTÀ Editoriale di Simona Maggiorelli https://bit.ly/2Zmsies
SUD, SE NON ORA QUANDO?
Editoriale di Natale Cuccurese https://bit.ly/2WQMSSy
«NON UN SOLDO VERRÀ TOLTO AL SUD»
Intervista di Simona Maggiorelli al ministro Peppe Provenzano ⛲️ https://bit.ly/2TsKU8L
Passata l’emergenza nulla sarà più come prima.
Grazie alla bassa diffusione della pandemia, il Mezzogiorno può essere la base del rilancio per tutta l’Italia. Con questi imperativi: lavoro, giustizia sociale, diritti degli immigrati, difesa dell’ambiente, equa distribuzione delle risorse. E soprattutto, lotta alle mafie
Sommario con tutti gli articoli 🚩 https://bit.ly/3gjRZCy
Copertina di Fabio Magnasciutti


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Ancora un numero imperdibile di #Left con focus sul Sud!
Dopo il numero di settembre 2019, un nuovo e corposo “speciale Sud”.

Sud, se non ora quando ? “Ribaltare la prospettiva geografica”...

Con interviste al Ministro Provenzano e al Senatore Sandro Ruotolo, articoli di Giovanni Russo Spena, Andrea Del Monaco, Roberto Musacchio, della Senatrice Paola Nugnes e tanti altri articoli di ottimi autori, con gli editoriali di Simona Maggiorelli e del nostro Presidente Natale cuccurese.

Left in edicola in tutta Italia questa settimana

Il modello Lombardia ha fallito la prova più importante, checché ne dicano la Lega, Salvini, Giorgetti e il governatore Fontana. C'è bisogno di un cambio di prospettiva, di un salto di paradigma culturale
LA GRANDE OCCASIONE
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LOTTA ALLE DISUGUAGLIANZE TRA NORD E SUD, UNA QUESTIONE
DI CIVILTÀ Editoriale di Simona Maggiorelli https://bit.ly/2Zmsies
SUD, SE NON ORA QUANDO?
Editoriale di Natale Cuccurese https://bit.ly/2WQMSSy
«NON UN SOLDO VERRÀ TOLTO AL SUD»
Intervista di Simona Maggiorelli al ministro Peppe Provenzano ⛲️ https://bit.ly/2TsKU8L
Passata l’emergenza nulla sarà più come prima.
Grazie alla bassa diffusione della pandemia, il Mezzogiorno può essere la base del rilancio per tutta l’Italia. Con questi imperativi: lavoro, giustizia sociale, diritti degli immigrati, difesa dell’ambiente, equa distribuzione delle risorse. E soprattutto, lotta alle mafie
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Copertina di Fabio Magnasciutti


sabato 23 maggio 2020

RIPARTIAMO DA SUD. "DALL'APPELLO LAB-SUD PER L'ASSISE MERIDIONALE ALLO SPECIALE SUD DI LEFT"

RIPARTIAMO DA SUD. "DALL'APPELLO LAB-SUD PER L'ASSISE MERIDIONALE ALLO SPECIALE SUD DI LEFT"

PARTECIPERANNO:
LOREDANA MARINO, RESP. MEZZOGIORNO DELLA RIF. COMUNISTA;
ROBERTO MOREA, TRANSFORM!ITALIA;
ROBERTO MUSACCHIO, LEFT;
NATALE CUCCURESE, PRESIDENTE DEL PARTITO DEL SUD

MODERA: MICHELE DELL'EDERA; GIORNALISTA E VICEPRESIDENTE DEL PARTITO DEL SUD

DIRETTA FACEBOOK SULLA PAGINA FAN DEL PARTITO DEL SUD : https://www.facebook.com/PdelSud/

SI POSSONO PORRE DOMANDE AGLI OSPITI IN DIRETTA DAI COMMENTI AL VIDEO SULLA PAGINA FAN DEL PARTITO DEL SUD.

EVENTO FB: https://www.facebook.com/events/869178250224895/



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RIPARTIAMO DA SUD. "DALL'APPELLO LAB-SUD PER L'ASSISE MERIDIONALE ALLO SPECIALE SUD DI LEFT"

PARTECIPERANNO:
LOREDANA MARINO, RESP. MEZZOGIORNO DELLA RIF. COMUNISTA;
ROBERTO MOREA, TRANSFORM!ITALIA;
ROBERTO MUSACCHIO, LEFT;
NATALE CUCCURESE, PRESIDENTE DEL PARTITO DEL SUD

MODERA: MICHELE DELL'EDERA; GIORNALISTA E VICEPRESIDENTE DEL PARTITO DEL SUD

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SI POSSONO PORRE DOMANDE AGLI OSPITI IN DIRETTA DAI COMMENTI AL VIDEO SULLA PAGINA FAN DEL PARTITO DEL SUD.

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