giovedì 31 maggio 2012

Le spine della Liberazione - Verità rimosse tornano in libreria


Gigi Di Fiore rilegge crimini e misfatti
degli Alleati nel Sud dopo il 1943

Michele De FeudisFonte: Corriere del Mezzogiorno
Verità storiche rimosse tornano in libreria senza alcuna rilettura ideologica. Racconti finora relegati nella memorialistica divengono così il materiale primario di una ricerca che punta ad arricchire la storia patria con vicende dimenticate. Il saggio di Gigi Di Fiore, Controstoria della Liberazione. Le stragi e i crimini dimenticati degli alleati nell’Italia del Sud (Rizzoli) si inserisce nel filone revisionista inaugurato da Il sangue dei vintidi Giampaolo Pansa, e scandaglia la fase finale della Seconda Guerra mondiale, soffermandosi sul meridione tra l’occupazione americana e il debole «Regno del Sud».
«Il mio lavoro non intende contestare il significato storico e morale del sangue versato dagli angloamericani per sconfiggere il nazifascismo, ma ristabilire una verità a tutto tondo sulla vittoria alleata nel Mezzogiorno, dove i liberati furono violati dai liberatori, in una mistificazione dei ruoli tra aguzzini santificati e vittime zittite»: la premessa di Di Fiore punta a rompere il silenzio che, per ragioni di «Realpolitik», fu adottato nelle vulgate ufficiali per occultare stragi, connivenze tra liberatori e mafiosi, violenze sulle donne che generarono la terribile categoria della marochinate e disastri ecologici scaturiti dall’iprite (il caso della nave americana John Harvey bombardata dai tedeschi mentre era nel porto di Bari).
«Capita spesso - scrive Di Fiore - che le memorie individuali divergano dai valori e dalle ricostruzioni offerte dalla storia ufficiale. Anche nella mia famiglia si sono tramandati ricordi non sempre politicamente corretti su quei mesi». Il riferimento è la vicenda di una zia, Nannina, violentata insieme a tante donne ciociare dalle truppe alleate nel Lazio. Non volle mai sposarsi né partecipare ai comitati che ottennero degli indennizzi statali per violenze subite. «No, no, mica mi potevano ridare l’onore. Mica mi potevano fare di nuovo signorina» spiegava. Dopo la caduta del fascismo, nel meridione d’Italia furono disseminati numerosi campi di internamento nei quali venivano reclusi «criminali pericolosi, fascisti, nemici, spie, gente che si era arricchita nel Ventennio insieme con civili, spesso povera gente impiegata nella burocrazia fascista con mansioni irrilevanti, accusata di chissà quali misfatti senza aver fatto nulla». Taranto ospitò una di queste strutture: il campo jonico era a Sant’Andrea, vicino all’attuale quartiere Paolo VI. L’organizzazione prevedeva dieci recinti, «chiamati pen come le aree dove si tengono i polli». Il 9 aprile del 1945 fu teatro di una rivolta. Alcune sentinelle spararono ad un giovane prigioniero che stava ricevendo dalla madre, attraverso il reticolato, del cibo. E la situazione fu ricomposta solo grazie alla collaborazione degli ufficiali della X Mas, che avevano rapporti con i servizi inglesi.
Tra le varie storie di prigionieri risalta quella del generale Nicola Bellomo: l’8 settembre 1943, dopo la resa di Badoglio, evitò con un manipolo di soldati coraggiosi che i tedeschi devastassero il porto di Bari. Gli inglesi inizialmente gli assegnarono una medaglia d’argento e lo nominarono comandante della Piazza di Bari. Poi si ricordarono che aveva fatto riacciuffare due ufficiali britannici reclusi a Torre Tasca, e lo accusarono di «crimini di guerra», arrivando il 28 luglio 1945 a fucilarlo dopo un processo farsa. Sul bombardamento tedesco nel porto di Bari della notte tra il 1° e il 2 dicembre del 1943, Di Fiore offre una versione senza edulcorazioni: tra le navi colpite c’era la statunitense «John Harvey» che «trasportava un micidiale carico top secret di 91 tonnellate d’iprite, gas di solito utilizzato per la guerra chimica». L’iprite si coagulò in una sorta di «mostarda» che insieme alla nafta fuoriuscita dalle petroliere affondate formò «un velo mortale» sull’acqua del porto. Tragico il bilancio: 800 militari intossicati o ustionati, 250 morti civili. La presenza di gas vietati dalla Convenzione di Ginevra fu nascosta nei rapporti ufficiali degli angloamericani. «Wiston Churcill andò oltre nell’operazione di occultamento: pretese che dal testo venisse cancellata la parola "iprite"». Ma i postumi di questa mattanza hanno lasciato tracce indelebili nell’Adriatico per i decenni successivi: dal 1955 al 2000 più di 200 pescatori hanno presentato denunce per ustioni di varia entità attribuibili al «gas mostarda». Vittime collaterali della Hiroshima barese.

Michele De FeudisFonte: Corriere del Mezzogiorno
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Gigi Di Fiore rilegge crimini e misfatti
degli Alleati nel Sud dopo il 1943

Michele De FeudisFonte: Corriere del Mezzogiorno
Verità storiche rimosse tornano in libreria senza alcuna rilettura ideologica. Racconti finora relegati nella memorialistica divengono così il materiale primario di una ricerca che punta ad arricchire la storia patria con vicende dimenticate. Il saggio di Gigi Di Fiore, Controstoria della Liberazione. Le stragi e i crimini dimenticati degli alleati nell’Italia del Sud (Rizzoli) si inserisce nel filone revisionista inaugurato da Il sangue dei vintidi Giampaolo Pansa, e scandaglia la fase finale della Seconda Guerra mondiale, soffermandosi sul meridione tra l’occupazione americana e il debole «Regno del Sud».
«Il mio lavoro non intende contestare il significato storico e morale del sangue versato dagli angloamericani per sconfiggere il nazifascismo, ma ristabilire una verità a tutto tondo sulla vittoria alleata nel Mezzogiorno, dove i liberati furono violati dai liberatori, in una mistificazione dei ruoli tra aguzzini santificati e vittime zittite»: la premessa di Di Fiore punta a rompere il silenzio che, per ragioni di «Realpolitik», fu adottato nelle vulgate ufficiali per occultare stragi, connivenze tra liberatori e mafiosi, violenze sulle donne che generarono la terribile categoria della marochinate e disastri ecologici scaturiti dall’iprite (il caso della nave americana John Harvey bombardata dai tedeschi mentre era nel porto di Bari).
«Capita spesso - scrive Di Fiore - che le memorie individuali divergano dai valori e dalle ricostruzioni offerte dalla storia ufficiale. Anche nella mia famiglia si sono tramandati ricordi non sempre politicamente corretti su quei mesi». Il riferimento è la vicenda di una zia, Nannina, violentata insieme a tante donne ciociare dalle truppe alleate nel Lazio. Non volle mai sposarsi né partecipare ai comitati che ottennero degli indennizzi statali per violenze subite. «No, no, mica mi potevano ridare l’onore. Mica mi potevano fare di nuovo signorina» spiegava. Dopo la caduta del fascismo, nel meridione d’Italia furono disseminati numerosi campi di internamento nei quali venivano reclusi «criminali pericolosi, fascisti, nemici, spie, gente che si era arricchita nel Ventennio insieme con civili, spesso povera gente impiegata nella burocrazia fascista con mansioni irrilevanti, accusata di chissà quali misfatti senza aver fatto nulla». Taranto ospitò una di queste strutture: il campo jonico era a Sant’Andrea, vicino all’attuale quartiere Paolo VI. L’organizzazione prevedeva dieci recinti, «chiamati pen come le aree dove si tengono i polli». Il 9 aprile del 1945 fu teatro di una rivolta. Alcune sentinelle spararono ad un giovane prigioniero che stava ricevendo dalla madre, attraverso il reticolato, del cibo. E la situazione fu ricomposta solo grazie alla collaborazione degli ufficiali della X Mas, che avevano rapporti con i servizi inglesi.
Tra le varie storie di prigionieri risalta quella del generale Nicola Bellomo: l’8 settembre 1943, dopo la resa di Badoglio, evitò con un manipolo di soldati coraggiosi che i tedeschi devastassero il porto di Bari. Gli inglesi inizialmente gli assegnarono una medaglia d’argento e lo nominarono comandante della Piazza di Bari. Poi si ricordarono che aveva fatto riacciuffare due ufficiali britannici reclusi a Torre Tasca, e lo accusarono di «crimini di guerra», arrivando il 28 luglio 1945 a fucilarlo dopo un processo farsa. Sul bombardamento tedesco nel porto di Bari della notte tra il 1° e il 2 dicembre del 1943, Di Fiore offre una versione senza edulcorazioni: tra le navi colpite c’era la statunitense «John Harvey» che «trasportava un micidiale carico top secret di 91 tonnellate d’iprite, gas di solito utilizzato per la guerra chimica». L’iprite si coagulò in una sorta di «mostarda» che insieme alla nafta fuoriuscita dalle petroliere affondate formò «un velo mortale» sull’acqua del porto. Tragico il bilancio: 800 militari intossicati o ustionati, 250 morti civili. La presenza di gas vietati dalla Convenzione di Ginevra fu nascosta nei rapporti ufficiali degli angloamericani. «Wiston Churcill andò oltre nell’operazione di occultamento: pretese che dal testo venisse cancellata la parola "iprite"». Ma i postumi di questa mattanza hanno lasciato tracce indelebili nell’Adriatico per i decenni successivi: dal 1955 al 2000 più di 200 pescatori hanno presentato denunce per ustioni di varia entità attribuibili al «gas mostarda». Vittime collaterali della Hiroshima barese.

Michele De FeudisFonte: Corriere del Mezzogiorno
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martedì 29 maggio 2012

Cosenza: il libro di Gigi Di Fiore "Controstoria della Liberazione"

http://www.youtube.com/watch?v=9aCcVZSwcCs

 Gigi Di Fiore, giornalista de "Il Mattino", alle prese con la "Controstoria della Liberazione", il suo nuovo volume presentato a Cosenza per iniziativa del Partito del Sud. Dopo aver esaminato in altri libri le origini dei guai del Mezzogiorno, che affondano le radici nell'unità, o meglio nell'annessione, da parte del Piemonte, Di Fiore analizza ciò che accadde alla fine della Seconda Guerra Mondiale. E dimostra, documenti alla mano, che anche la Liberazione è stata diversa, tra Nord e Sud. E ha marcato ancora di più il divario tra le due "Italie".

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http://www.youtube.com/watch?v=9aCcVZSwcCs

 Gigi Di Fiore, giornalista de "Il Mattino", alle prese con la "Controstoria della Liberazione", il suo nuovo volume presentato a Cosenza per iniziativa del Partito del Sud. Dopo aver esaminato in altri libri le origini dei guai del Mezzogiorno, che affondano le radici nell'unità, o meglio nell'annessione, da parte del Piemonte, Di Fiore analizza ciò che accadde alla fine della Seconda Guerra Mondiale. E dimostra, documenti alla mano, che anche la Liberazione è stata diversa, tra Nord e Sud. E ha marcato ancora di più il divario tra le due "Italie".

martedì 22 maggio 2012

II Partito del Sud Calabria presenta l'ultimo libro di Gigi Di Fiore il 28 maggio a Cosenza


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sabato 12 maggio 2012

Cosenza: presentazione del libro di Gigi Di Fiore

 Fonte: Strill

Il nuovo libro di Gigi Di Fiore, “Controstoria della Liberazione”, sarà presentato a Cosenza presso la libreria Ubik. Gigi Di Fiore, membro della Commissione Cultura del Partito del Sud, è giornalista de “Il Mattino” ed autore di diversi saggi cari a tutto il movimento meridionalista, tra cui –“Controstoria dell’unità d’Italia – Fatti e misfatti del Risorgimento”, BUR saggi Rizzoli 2010 –“I vinti del Risorgimento” (terza ristampa), Utet 2011 –“Gli ultimi giorni di Gaeta – L’assedio che condannò l’Italia all’unità”, BUR saggi Rizzoli 2012 Il nuovo libro descrive quello che è successo nel nostro Sud durante la liberazione del territorio dalle truppe nazifasciste durante l’ultimo conflitto mondiale. Dalla quarta di copertina si legge:
“Siamo stati liberati, sì. Ma anche calpestati, uccisi, violentati. Dopo aver affrontato il mito del Risorgimento nel bestseller “Controstoria dell’Unità d’Italia”, Gigi Di Fiore riapre le ferite inflitte al nostro Paese dall’'esercito di Liberazione. Scopre così il volto meno glorioso, dimenticato dai resoconti oleografici più o meno ufficiali, degli Alleati salvatori: collusioni con la mafia e la delinquenza, la corruzione, i regolamenti di conti, i colonnelli cinici che fecero i loro affari senza andare troppo per il sottile. Vicende scomode e a lungo taciute, che ci obbligano a ripensare squilibri e fallimenti dell’Italia di oggi: i diversi modi in cui nord e sud furono liberati dal nazifascismo alimentarono nuovi divari 83 anni dopo il Risorgimento tra le due aree del Paese.”

 Fonte: Strill

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 Fonte: Strill

Il nuovo libro di Gigi Di Fiore, “Controstoria della Liberazione”, sarà presentato a Cosenza presso la libreria Ubik. Gigi Di Fiore, membro della Commissione Cultura del Partito del Sud, è giornalista de “Il Mattino” ed autore di diversi saggi cari a tutto il movimento meridionalista, tra cui –“Controstoria dell’unità d’Italia – Fatti e misfatti del Risorgimento”, BUR saggi Rizzoli 2010 –“I vinti del Risorgimento” (terza ristampa), Utet 2011 –“Gli ultimi giorni di Gaeta – L’assedio che condannò l’Italia all’unità”, BUR saggi Rizzoli 2012 Il nuovo libro descrive quello che è successo nel nostro Sud durante la liberazione del territorio dalle truppe nazifasciste durante l’ultimo conflitto mondiale. Dalla quarta di copertina si legge:
“Siamo stati liberati, sì. Ma anche calpestati, uccisi, violentati. Dopo aver affrontato il mito del Risorgimento nel bestseller “Controstoria dell’Unità d’Italia”, Gigi Di Fiore riapre le ferite inflitte al nostro Paese dall’'esercito di Liberazione. Scopre così il volto meno glorioso, dimenticato dai resoconti oleografici più o meno ufficiali, degli Alleati salvatori: collusioni con la mafia e la delinquenza, la corruzione, i regolamenti di conti, i colonnelli cinici che fecero i loro affari senza andare troppo per il sottile. Vicende scomode e a lungo taciute, che ci obbligano a ripensare squilibri e fallimenti dell’Italia di oggi: i diversi modi in cui nord e sud furono liberati dal nazifascismo alimentarono nuovi divari 83 anni dopo il Risorgimento tra le due aree del Paese.”

 Fonte: Strill

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venerdì 11 maggio 2012

Controstoria della Liberazione - video presentazione a Napoli del 24 aprile e articolo del Quotidiano della Calabria


http://www.youtube.com/watch?v=Cv6zPOz18AM&feature=share
L'ultimo libro del giornalista-scrittore Gigi Di Fiore, edito sempre da Rizzoli, "Controstoria della liberazione - le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell'Italia del Sud presentato alla libreria Feltrinelli di Napoli. Servizio del Tg3 Campania.





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http://www.youtube.com/watch?v=Cv6zPOz18AM&feature=share
L'ultimo libro del giornalista-scrittore Gigi Di Fiore, edito sempre da Rizzoli, "Controstoria della liberazione - le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell'Italia del Sud presentato alla libreria Feltrinelli di Napoli. Servizio del Tg3 Campania.





lunedì 7 maggio 2012

L’Italia libera ricomiciò da Sud eppure se lo dimenticò subito

di Lino Patruno


C’è un altro e misconosciuto periodo nero nel lungo calvario dei danni al Mezzogiorno italiano: lo sbarco in Sicilia e gli 800 giorni di occupazione anglo-americana dal 10 luglio 1943. Del tutto opportuno quindi che Gigi Di Fiore lo abbia ripercorso con la sua Controstoria della Liberazione. Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell’Italia del Sud (Rizzoli ed., pagg. 352, euro 19,00). Come un altro Risorgimento tradito, del resto per primo già ripercorso dallo scrittore e giornalista napoletano (inviato del «Mattino») con la sua fortunata Controstoria dell’Unità d’Italia. Un Paese a malapena unificato fu di nuovo spaccato non solo dall’ar mistizio dell’8 settembre fino alla pace, ma dalle sue conseguenze. Perché quella che poteva essere una resurrezione del Sud senza nazifascismo, fu anche una tragedia in più atti che segnò pure il futuro del Sud, non diversamente da ciò che avvenne dopo il 1861. 

Il primo atto furono le stragi di soldati italiani considerati tutt’altro che alleati nonostante la non belligeranza: anche peggio delle stragi e delle fucilazioni sommarie della lotta al brigantaggio. Poi i crimini contro la popolazione civile addirittura odiata e considerata non meno incivile e «affricana» (con due effe) di come la descrisse Nino Bixio dopo la risalita di Garibaldi. Poi i bombardamenti indiscriminati che distrussero il 64 per cento delle industrie. Poi un’inflazione selvaggia provocata dalla diffusione incontrollata delle Am-lire e la spaventosa miseria. Fra un atto e l’altro, una interessata collaborazione delle due potenze trasformò i boss di Cosa Nostra (a cominciare da Lucky Luciano) in galantuomini e addirittura sindaci, facendo crescere il potere della mafia come mai prima. Lo spudorato oltraggio alle donne violentate dai marocchini è rimasto una cicatrice e una vergogna mai cancellate. Il contrabbando, le malattie veneree, violenze di ogni genere martirizzarono soprattutto e ancòra una volta Napoli sempre meno ex-capitale. Altro che il mito soprattutto cinematografico degli «Hey, man» con le tavolette di cioccolata, le chewing gum e le sigarette per tutti di cui si è sempre detto che il Sud si fosse innamorato. 

Furono più conquistatori che liberatori (anche in questo ancòra una volta), padroni assoluti e arroganti, sospettosi e brutali in una torbida retrovia di bordelli e puttane prima di andare a morire a Cassino. Del resto il cinema se ne è anche occupato con lo struggente La ciociara del premio Oscar a Sophia Loren. E Napoli milionaria di Eduardo proprio partendo da quei giorni ci ha lasciato un quadro indimenticabile e universale della guerra e dei suoi orrori. Di Fiore non è autore che arrangi fonti e documenti. La sua impressionante precisione è figlia di una ricerca addirittura spasmodica, non c’è episodio in cui manchino una data e un nome. E così un periodo finora considerato solo controverso viene fuori con una luce ben più cupa. Soprattutto, è quel che conta, più cupa per il domani di un Sud che dalla guerra e dal dopoguerra uscì con le ossa molto più rotte del resto del Paese. E che pagò dopo non meno di prima. Davanti al boom della ricostruzione, nessuno tenne conto delle sue condizioni peggiori, meno che mai i governi nordisti figli della lotta partigiana al di là del Rubicone. 

Per l’ennesima volta il Sud era da rimuovere, forse colpevole di essere stato con Pescara, Brindisi e Salerno sede di un regno voltagabbana e vile. E quando gli americani, consci di ciò che avevano combinato, fecero arrivare i soldi del Piano Marshall soprattutto per il Sud, quei soldi andarono per il novanta per cento al Centro Nord. Una ennesima Questione Meridionale di cui il Sud non doveva lamentarsi. Tranne poi le pezze della Cassa per il Mezzogiorno per cercare di rimediare a ciò che era stato quasi irrimediabilmente compromesso. Di Fiore non usa toni partigiani di rivendicazione, ed è un altro dei pregi del suo racconto. Nel quale la Puglia compare non solo come vittima (vedi la vicenda oscura del generale Bellomo, la terra bruciata di Foggia, l’attacco al porto di Taranto) ma addirittura, con Bari, come faro della nuova Italia della speranza, della democrazia, della rinascita. Radio Bari, il congresso dei Comitati di Liberazione nazionale. L’Italia ricominciò da Sud, ma lo si dimenticò sùbito.


Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno


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di Lino Patruno


C’è un altro e misconosciuto periodo nero nel lungo calvario dei danni al Mezzogiorno italiano: lo sbarco in Sicilia e gli 800 giorni di occupazione anglo-americana dal 10 luglio 1943. Del tutto opportuno quindi che Gigi Di Fiore lo abbia ripercorso con la sua Controstoria della Liberazione. Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell’Italia del Sud (Rizzoli ed., pagg. 352, euro 19,00). Come un altro Risorgimento tradito, del resto per primo già ripercorso dallo scrittore e giornalista napoletano (inviato del «Mattino») con la sua fortunata Controstoria dell’Unità d’Italia. Un Paese a malapena unificato fu di nuovo spaccato non solo dall’ar mistizio dell’8 settembre fino alla pace, ma dalle sue conseguenze. Perché quella che poteva essere una resurrezione del Sud senza nazifascismo, fu anche una tragedia in più atti che segnò pure il futuro del Sud, non diversamente da ciò che avvenne dopo il 1861. 

Il primo atto furono le stragi di soldati italiani considerati tutt’altro che alleati nonostante la non belligeranza: anche peggio delle stragi e delle fucilazioni sommarie della lotta al brigantaggio. Poi i crimini contro la popolazione civile addirittura odiata e considerata non meno incivile e «affricana» (con due effe) di come la descrisse Nino Bixio dopo la risalita di Garibaldi. Poi i bombardamenti indiscriminati che distrussero il 64 per cento delle industrie. Poi un’inflazione selvaggia provocata dalla diffusione incontrollata delle Am-lire e la spaventosa miseria. Fra un atto e l’altro, una interessata collaborazione delle due potenze trasformò i boss di Cosa Nostra (a cominciare da Lucky Luciano) in galantuomini e addirittura sindaci, facendo crescere il potere della mafia come mai prima. Lo spudorato oltraggio alle donne violentate dai marocchini è rimasto una cicatrice e una vergogna mai cancellate. Il contrabbando, le malattie veneree, violenze di ogni genere martirizzarono soprattutto e ancòra una volta Napoli sempre meno ex-capitale. Altro che il mito soprattutto cinematografico degli «Hey, man» con le tavolette di cioccolata, le chewing gum e le sigarette per tutti di cui si è sempre detto che il Sud si fosse innamorato. 

Furono più conquistatori che liberatori (anche in questo ancòra una volta), padroni assoluti e arroganti, sospettosi e brutali in una torbida retrovia di bordelli e puttane prima di andare a morire a Cassino. Del resto il cinema se ne è anche occupato con lo struggente La ciociara del premio Oscar a Sophia Loren. E Napoli milionaria di Eduardo proprio partendo da quei giorni ci ha lasciato un quadro indimenticabile e universale della guerra e dei suoi orrori. Di Fiore non è autore che arrangi fonti e documenti. La sua impressionante precisione è figlia di una ricerca addirittura spasmodica, non c’è episodio in cui manchino una data e un nome. E così un periodo finora considerato solo controverso viene fuori con una luce ben più cupa. Soprattutto, è quel che conta, più cupa per il domani di un Sud che dalla guerra e dal dopoguerra uscì con le ossa molto più rotte del resto del Paese. E che pagò dopo non meno di prima. Davanti al boom della ricostruzione, nessuno tenne conto delle sue condizioni peggiori, meno che mai i governi nordisti figli della lotta partigiana al di là del Rubicone. 

Per l’ennesima volta il Sud era da rimuovere, forse colpevole di essere stato con Pescara, Brindisi e Salerno sede di un regno voltagabbana e vile. E quando gli americani, consci di ciò che avevano combinato, fecero arrivare i soldi del Piano Marshall soprattutto per il Sud, quei soldi andarono per il novanta per cento al Centro Nord. Una ennesima Questione Meridionale di cui il Sud non doveva lamentarsi. Tranne poi le pezze della Cassa per il Mezzogiorno per cercare di rimediare a ciò che era stato quasi irrimediabilmente compromesso. Di Fiore non usa toni partigiani di rivendicazione, ed è un altro dei pregi del suo racconto. Nel quale la Puglia compare non solo come vittima (vedi la vicenda oscura del generale Bellomo, la terra bruciata di Foggia, l’attacco al porto di Taranto) ma addirittura, con Bari, come faro della nuova Italia della speranza, della democrazia, della rinascita. Radio Bari, il congresso dei Comitati di Liberazione nazionale. L’Italia ricominciò da Sud, ma lo si dimenticò sùbito.


Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno


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martedì 1 maggio 2012

"Controstoria della liberazione" di Gigi Di Fiore


Rizzoli Editore, 358 pp., 19,00 euro



Ci ha abituato ad accogliere la versione dei vinti dell’unità d’Italia, superando il disprezzo per l’insipienza borbonica e per il brigantaggio. Adesso, tenta il salto nella storia contemporanea Gigi Di Fiore, trattando le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nel sud d’Italia. Il suo libro, però, non mira a rovesciare l’ortodossia con la denuncia del rimosso. E infatti, citando Javier Cercas difensore del revisionismo, l’autore dichiara subito il suo intento: “Non contestare il significato storico e morale del sangue versato dagli angloamericani per sconfiggere il nazifascismo, ma ristabilire una verità a tutto tondo sulla vittoria alleata nel Mezzogiorno, dove i liberati furono violati dai liberatori, in una mistificazione dei ruoli tra aguzzini santificati e vittime zittite”. Il silenzio e la vergogna intorno a quegli episodi Di Fiore li ha respirati per anni nella sua famiglia acquisita, nella rassegnazione della zia Nannina, sartina del Frusinate rimasta signorina per espiare la colpa di aver perso l’innocenza a sedici anni per lo stupro di un soldato marocchino. Ma questo libro non ha niente di elegiaco o di intimistico: è un affresco puntuale e feroce delle violenze subite da un’intera nazione, taciute per anni in nome dell’acquiescenza dei vinti.
Comincia con la torva storia del reclutamento da parte degli americani dei mafiosi d’origine italiana, per fronteggiare l’offensiva nazifascista all’indomani del-l’attacco di Pearl Harbor. Col ritmo incalzante di un racconto di Mario Puzo, descrive la spietata trattativa tra Lucky Luciano, il capo dei capi sbattuto in galera e lì assurto al rango di dominus, e il controspionaggio americano in vista dello sbarco in Sicilia nel luglio 1943. Ricostruisce l’iniziale abbraccio tra la mafia e il Movimento indipendestina di Finocchiaro Aprile, e poi il ritiro dell’appoggio al separatismo da parte della mafia, che voleva darsi a politiche ben più ciniche, come dimostra la svolta nell’omicidio del bandito Giuliano. E ricorda il pregiudizio antitaliano degli Alleati che ancora grava come una tara sulla nostra autostima.
Il generale Patton, a capo della 45° divisione di fanteria, considerava i siciliani arretrati e violenti e diffidava degli italiani. Quando le truppe della VII armata sbarcano ad Agrigento, mentre gli inglesi dirigono verso Catania, incontrano l’opposizione della divisione Livorno con finti cannoni di legno piazzati lungo la costa. A Palermo, nominano sindaco l’ex podestà Paternò Castello marchese di San Giuliano, che aveva in casa le vecchie foto dei reali inglesi. In compenso, a Vittoria fucilano su due piedi il podestà di Acate Giuseppe Mangano, suo fratello, prima di sgozzare il figlio con la lama di una baionetta. Altra strage, all’aeroporto militare di Biscari, difeso dagli avieri del capitano Talente che tennero testa al nemico, fino alla resa sotto le bombe, andando incontro a una spietata esecuzione a freddo. “Kill the Italians” era la parola d’ordine dello sbarco. A Bari, capitale del governo Badoglio dopo la fuga del re, gli inglesi quattro mesi dopo il loro arrivo, fucilarono dopo un processo farsa il generale Nicola Bellomo, reo di aver dato l’ordine di sparare su due ufficiali britannici in fuga. Per tenere a bada gli italiani fedeli ai nazifascisti, gli Alleati allestirono vari campi di internamento, a Padula, Afragola, Taranto, ma anche Catania, Messina, Siracusa, destinati a ex fascisti, imprenditori come Achille Lauro, burocrati, professionisti, universitari, che vennero umiliati, seviziati con sveglie di notte e rasatura a zero, senza potersi difendersi, e sottoposti a una corte marziale inglese. Fu l’amnistia di Togliatti, nel giugno del ‘46, a porre fine ai processi di epurazione nei loro confronti. Ma adesso è questo libro a salvare i loro nomi dall’oblio.
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Rizzoli Editore, 358 pp., 19,00 euro



Ci ha abituato ad accogliere la versione dei vinti dell’unità d’Italia, superando il disprezzo per l’insipienza borbonica e per il brigantaggio. Adesso, tenta il salto nella storia contemporanea Gigi Di Fiore, trattando le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nel sud d’Italia. Il suo libro, però, non mira a rovesciare l’ortodossia con la denuncia del rimosso. E infatti, citando Javier Cercas difensore del revisionismo, l’autore dichiara subito il suo intento: “Non contestare il significato storico e morale del sangue versato dagli angloamericani per sconfiggere il nazifascismo, ma ristabilire una verità a tutto tondo sulla vittoria alleata nel Mezzogiorno, dove i liberati furono violati dai liberatori, in una mistificazione dei ruoli tra aguzzini santificati e vittime zittite”. Il silenzio e la vergogna intorno a quegli episodi Di Fiore li ha respirati per anni nella sua famiglia acquisita, nella rassegnazione della zia Nannina, sartina del Frusinate rimasta signorina per espiare la colpa di aver perso l’innocenza a sedici anni per lo stupro di un soldato marocchino. Ma questo libro non ha niente di elegiaco o di intimistico: è un affresco puntuale e feroce delle violenze subite da un’intera nazione, taciute per anni in nome dell’acquiescenza dei vinti.
Comincia con la torva storia del reclutamento da parte degli americani dei mafiosi d’origine italiana, per fronteggiare l’offensiva nazifascista all’indomani del-l’attacco di Pearl Harbor. Col ritmo incalzante di un racconto di Mario Puzo, descrive la spietata trattativa tra Lucky Luciano, il capo dei capi sbattuto in galera e lì assurto al rango di dominus, e il controspionaggio americano in vista dello sbarco in Sicilia nel luglio 1943. Ricostruisce l’iniziale abbraccio tra la mafia e il Movimento indipendestina di Finocchiaro Aprile, e poi il ritiro dell’appoggio al separatismo da parte della mafia, che voleva darsi a politiche ben più ciniche, come dimostra la svolta nell’omicidio del bandito Giuliano. E ricorda il pregiudizio antitaliano degli Alleati che ancora grava come una tara sulla nostra autostima.
Il generale Patton, a capo della 45° divisione di fanteria, considerava i siciliani arretrati e violenti e diffidava degli italiani. Quando le truppe della VII armata sbarcano ad Agrigento, mentre gli inglesi dirigono verso Catania, incontrano l’opposizione della divisione Livorno con finti cannoni di legno piazzati lungo la costa. A Palermo, nominano sindaco l’ex podestà Paternò Castello marchese di San Giuliano, che aveva in casa le vecchie foto dei reali inglesi. In compenso, a Vittoria fucilano su due piedi il podestà di Acate Giuseppe Mangano, suo fratello, prima di sgozzare il figlio con la lama di una baionetta. Altra strage, all’aeroporto militare di Biscari, difeso dagli avieri del capitano Talente che tennero testa al nemico, fino alla resa sotto le bombe, andando incontro a una spietata esecuzione a freddo. “Kill the Italians” era la parola d’ordine dello sbarco. A Bari, capitale del governo Badoglio dopo la fuga del re, gli inglesi quattro mesi dopo il loro arrivo, fucilarono dopo un processo farsa il generale Nicola Bellomo, reo di aver dato l’ordine di sparare su due ufficiali britannici in fuga. Per tenere a bada gli italiani fedeli ai nazifascisti, gli Alleati allestirono vari campi di internamento, a Padula, Afragola, Taranto, ma anche Catania, Messina, Siracusa, destinati a ex fascisti, imprenditori come Achille Lauro, burocrati, professionisti, universitari, che vennero umiliati, seviziati con sveglie di notte e rasatura a zero, senza potersi difendersi, e sottoposti a una corte marziale inglese. Fu l’amnistia di Togliatti, nel giugno del ‘46, a porre fine ai processi di epurazione nei loro confronti. Ma adesso è questo libro a salvare i loro nomi dall’oblio.

giovedì 26 aprile 2012

A sud, bombe al Napalm e gas chimico


Di Gigi di Fiore
Fonte: Il Fatto Quotidiano del 26 aprile 2012 pag. 4

In ottobre, il bilancio delle azioni angloamericane raggiunse le 16.000 tonnellate di bombe sganciate. L’accanimento superò ogni limite, tanto che in quei raid vennero sperimentate miscele chimiche devastanti contenute in serbatoi da 110 galloni che sarebbero poi diventate protagoniste nella guerra del Vietnam vent’anni piu tardi: il famigerato Napalm. A Bari, la tragedia nella tragedia rivelò l’inquietante verità destinata a rimanere segreta. Era la notte tra il 1° e il 2 dicembre 1943, quando un raid tedesco di 105 aerei sul porto provocò l’affondamento di 17 navi alleate (cinque americane, quattro inglesi, tre norvegesi, tre italiane, due polacche), in gran parte della classe Liberty ships che trasportavano anche bombe, e un migliaio di vittime tra i civili. Molti di quei morti furono provocati dalla distruzione della nave statunitense John Harvey, che aveva attraccato quello stesso pomeriggio e trasportava un micidiale carico top secret di 91 tonnellate d’iprite, gas di solito utilizzato per la guerra chimica. Il gas era contenuto in 2000 bombe dal peso di 45,5 chili l’una e doveva servire a un’eventuale rappresaglia in caso di uso di armi chimiche da parte della Luftwaffe. La nave affondò con l’equipaggio non lontano dal porto barese, le bombe si aprirono e il gas contaminò le acque al largo della città (…)
I MARINAI che si gettavano in mare dalle altre navi colpite furono ben presto investiti e impregnati dalla micidiale sostanza. I vapori dell’iprite si sparsero in tutto il porto, bruciando la pelle e contaminando i polmoni dei sopravvissuti. Oltre ottocento militari furono ricoverati per ustioni o ferite. Tra questi, 617 risultarono intossicati dall’iprite. A Bari ne morirono 84, gli altri persero la vita in altri ospedali in Italia, in Nordafrica e negli Stati Uniti, dove erano stati trasferiti a causa della gravità delle loro condizioni. I civili morti per le stesse cause furono non meno di 250. L’ultima vittima si spense, fra atroci sofferenze, un mese dopo il bombardamento. Racconta Augusto Carbonara, un barese protagonista di quelle ore: “All’ospedale neozelandese installato nel non ancora finito Policlinico della città, cominciarono ad arrivare i primi feriti. Molti, piu che colpiti dalle esplosioni, erano provati dall’effetto del gas vescicante. Ma non si sapeva che fosse stato il gas a provocare tali effetti, perché, sul momento, nessuno lo intui. Chi non poté cambiarsi di sua iniziativa rimase con gli abiti zuppi d’iprite, che non solo agì sulla pelle, ma fu assunta attraverso le vie respiratorie. I primi inspiegabili collassi si ebbero dopo cinque o sei ore dalla contaminazione. Dopo, seguirono le prime morti, quasi improvvise, di gente che qualche minuto prima sembrava stesse per riprendersi. Tutti avevano la pelle piena di vesciche. Sulle ascelle, linguine e i genitali la pelle si staccava come per le ustioni piu gravi”. Gli angloamericani cercarono di coprire la verità, ma non potevano far finta di nulla: c’era chi sollecitava spiegazioni su quelle morti insolite. Così fu spedito a Bari un esperto per studiare una versione credibile sull’accaduto. A pochi giorni dal bombardamento, arrivò nel capoluogo pugliese il colonnello Stewart Alexander, già consulente medico per il settore della chimica di guerra nel quartier generale di Eisenhower. Presentò una prima relazione al quartier generale di Algeri il 27 dicembre 1943. Il rapporto, rigoroso pur senza approfondire le ragioni della presenza del gas sulla nave americana, fu approvato da Eisenhower che lo fece archiviare senza alcuna conseguenza.
WINSTON Churchill andò oltre nell’operazione di occultamento: pretese che dal testo venisse cancellata la parola “iprite” e che le ustioni fossero attribuite “ad azione nemica”. In ogni caso, il premier britannico si oppose sempre con decisione all’istituzione di una commissione d’inchiesta. Dopo tutte quelle pressioni politico-militari, la versione ufficiale di comodo fu infine che le ustioni sulle vittime si dovevano a semplici “dermatiti” provocate da cause “non ancora individuate”. Tutto ignoto, quindi con decessi avvenuti quasi per caso. Era la verità di comodo alleata, che metteva la sordina sulla presenza in una nave alleata di devastanti gas chimici vietati dalla Convenzione di Ginevra. (…) Di certo, tra il 1955 e il 2000 piu di duecento pescatori hanno presentato delle denunce per ustioni di varia entità attribuite al «gas mostarda». E quasi una mini Hiroshima italiana, nelle acque baresi. Un capitolo oscuro e silenzioso di cui gli Alleati ancora si vergognano. Solo nel 1993, in una pubblicazione ufficiale medica dell’esercito statunitense si ammise la presenza dell’iprite sulla John Harvey. In questo modo secco: “La nave statunitense John Harvey che trasportava munizioni di gas mostarda ancorata nel porto fu attaccata dai tedeschi e distrutta. La contaminazione dell’acqua e delle zone circostanti fece oltre 600 vittime”.
di Gigi Di Fiore, IFQ
Controstoria della Liberazione    Gigi Di Fiore    RIZZOLI    360 PAGINE    19 EURO

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 26 aprile 2012 pag. 4


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Di Gigi di Fiore
Fonte: Il Fatto Quotidiano del 26 aprile 2012 pag. 4

In ottobre, il bilancio delle azioni angloamericane raggiunse le 16.000 tonnellate di bombe sganciate. L’accanimento superò ogni limite, tanto che in quei raid vennero sperimentate miscele chimiche devastanti contenute in serbatoi da 110 galloni che sarebbero poi diventate protagoniste nella guerra del Vietnam vent’anni piu tardi: il famigerato Napalm. A Bari, la tragedia nella tragedia rivelò l’inquietante verità destinata a rimanere segreta. Era la notte tra il 1° e il 2 dicembre 1943, quando un raid tedesco di 105 aerei sul porto provocò l’affondamento di 17 navi alleate (cinque americane, quattro inglesi, tre norvegesi, tre italiane, due polacche), in gran parte della classe Liberty ships che trasportavano anche bombe, e un migliaio di vittime tra i civili. Molti di quei morti furono provocati dalla distruzione della nave statunitense John Harvey, che aveva attraccato quello stesso pomeriggio e trasportava un micidiale carico top secret di 91 tonnellate d’iprite, gas di solito utilizzato per la guerra chimica. Il gas era contenuto in 2000 bombe dal peso di 45,5 chili l’una e doveva servire a un’eventuale rappresaglia in caso di uso di armi chimiche da parte della Luftwaffe. La nave affondò con l’equipaggio non lontano dal porto barese, le bombe si aprirono e il gas contaminò le acque al largo della città (…)
I MARINAI che si gettavano in mare dalle altre navi colpite furono ben presto investiti e impregnati dalla micidiale sostanza. I vapori dell’iprite si sparsero in tutto il porto, bruciando la pelle e contaminando i polmoni dei sopravvissuti. Oltre ottocento militari furono ricoverati per ustioni o ferite. Tra questi, 617 risultarono intossicati dall’iprite. A Bari ne morirono 84, gli altri persero la vita in altri ospedali in Italia, in Nordafrica e negli Stati Uniti, dove erano stati trasferiti a causa della gravità delle loro condizioni. I civili morti per le stesse cause furono non meno di 250. L’ultima vittima si spense, fra atroci sofferenze, un mese dopo il bombardamento. Racconta Augusto Carbonara, un barese protagonista di quelle ore: “All’ospedale neozelandese installato nel non ancora finito Policlinico della città, cominciarono ad arrivare i primi feriti. Molti, piu che colpiti dalle esplosioni, erano provati dall’effetto del gas vescicante. Ma non si sapeva che fosse stato il gas a provocare tali effetti, perché, sul momento, nessuno lo intui. Chi non poté cambiarsi di sua iniziativa rimase con gli abiti zuppi d’iprite, che non solo agì sulla pelle, ma fu assunta attraverso le vie respiratorie. I primi inspiegabili collassi si ebbero dopo cinque o sei ore dalla contaminazione. Dopo, seguirono le prime morti, quasi improvvise, di gente che qualche minuto prima sembrava stesse per riprendersi. Tutti avevano la pelle piena di vesciche. Sulle ascelle, linguine e i genitali la pelle si staccava come per le ustioni piu gravi”. Gli angloamericani cercarono di coprire la verità, ma non potevano far finta di nulla: c’era chi sollecitava spiegazioni su quelle morti insolite. Così fu spedito a Bari un esperto per studiare una versione credibile sull’accaduto. A pochi giorni dal bombardamento, arrivò nel capoluogo pugliese il colonnello Stewart Alexander, già consulente medico per il settore della chimica di guerra nel quartier generale di Eisenhower. Presentò una prima relazione al quartier generale di Algeri il 27 dicembre 1943. Il rapporto, rigoroso pur senza approfondire le ragioni della presenza del gas sulla nave americana, fu approvato da Eisenhower che lo fece archiviare senza alcuna conseguenza.
WINSTON Churchill andò oltre nell’operazione di occultamento: pretese che dal testo venisse cancellata la parola “iprite” e che le ustioni fossero attribuite “ad azione nemica”. In ogni caso, il premier britannico si oppose sempre con decisione all’istituzione di una commissione d’inchiesta. Dopo tutte quelle pressioni politico-militari, la versione ufficiale di comodo fu infine che le ustioni sulle vittime si dovevano a semplici “dermatiti” provocate da cause “non ancora individuate”. Tutto ignoto, quindi con decessi avvenuti quasi per caso. Era la verità di comodo alleata, che metteva la sordina sulla presenza in una nave alleata di devastanti gas chimici vietati dalla Convenzione di Ginevra. (…) Di certo, tra il 1955 e il 2000 piu di duecento pescatori hanno presentato delle denunce per ustioni di varia entità attribuite al «gas mostarda». E quasi una mini Hiroshima italiana, nelle acque baresi. Un capitolo oscuro e silenzioso di cui gli Alleati ancora si vergognano. Solo nel 1993, in una pubblicazione ufficiale medica dell’esercito statunitense si ammise la presenza dell’iprite sulla John Harvey. In questo modo secco: “La nave statunitense John Harvey che trasportava munizioni di gas mostarda ancorata nel porto fu attaccata dai tedeschi e distrutta. La contaminazione dell’acqua e delle zone circostanti fece oltre 600 vittime”.
di Gigi Di Fiore, IFQ
Controstoria della Liberazione    Gigi Di Fiore    RIZZOLI    360 PAGINE    19 EURO

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 26 aprile 2012 pag. 4


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martedì 17 aprile 2012

Napoli 24 Aprile 2012: Presentazione del nuovo libro di Gigi Di Fiore, "Controstoria della Liberazione”

Siamo a segnalare la presentazione del nuovo libro di Gigi Di Fiore, "Controstoria della Liberazione”, che si terrà martedì 24 aprile 2012, alle ore 18,00, presso la libreria La Feltrinelli in Piazza dei Martiri, Napoli.

Gigi Di Fiore, membro della Commissione Cultura del Partito del Sud, è un giornalista de "Il Mattino" ed è l'autore di diversi saggi cari a tutto il movimento meridionalista, fra cui

--“Controstoria dell'unità d'Italia - Fatti e misfatti del Risorgimento”, BUR saggi Rizzoli 2010

--“I vinti del Risorgimento” (terza ristampa), Utet 2011

--“Gli ultimi giorni di Gaeta - L'assedio che condannò l'Italia all'unità”, BUR saggi Rizzoli 2012

Il nuovo libro dell’amico Gigi descrive quello che è successo nel nostro Sud durante la liberazione del territorio dalle truppe nazi-fasciste durante l’ultimo conflitto mondiale. Dalla quarta di copertina si legge:

“Siamo stati liberati, sì. Ma anche calpestati, uccisi, violentati. Dopo aver affrontato il mito del Risorgimento nel bestseller “Controstoria dell’Unità d’Italia”, Gigi Di Fiore riapre le ferite inflitte al nostro Paese dall’esercito di Liberazione. Scopre così il volto meno glorioso, dimenticato dai resoconti oleografici più o meno ufficiali, degli Alleati salvatori: collusioni con la mafia e la delinquenza, la corruzione, i regolamenti di conti, i colonnelli cinici che fecero i loro affari senza andare troppo per il sottile. Vicende scomode e a lungo taciute, che ci obbligano a ripensare squilibri e fallimenti dell’Italia di oggi: i diversi modi in cui nord e sud furono liberati dal nazifascismo alimentarono nuovi divari 83 anni dopo il Risorgimento tra le due aree del Paese.”

Il co-Segretario Nazionale del Partito del Sud, Andrea Balìa, e il Segretario Provinciale di Napoli del PdSud, Alessandro Citarella, v’invitano a partecipare numerosi martedì prossimo a questa importante presentazione.






24 aprile 2012, ore 18, La Feltrinelli,

Piazza dei Martiri, Napoli


Scheda

Titolo: Controstoria della Liberazione

Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell’Italia del sud.

Autore: Gigi Di Fiore

Editore: Rizzoli

Pagine: 356

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo copertina: 19,00 €



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Siamo a segnalare la presentazione del nuovo libro di Gigi Di Fiore, "Controstoria della Liberazione”, che si terrà martedì 24 aprile 2012, alle ore 18,00, presso la libreria La Feltrinelli in Piazza dei Martiri, Napoli.

Gigi Di Fiore, membro della Commissione Cultura del Partito del Sud, è un giornalista de "Il Mattino" ed è l'autore di diversi saggi cari a tutto il movimento meridionalista, fra cui

--“Controstoria dell'unità d'Italia - Fatti e misfatti del Risorgimento”, BUR saggi Rizzoli 2010

--“I vinti del Risorgimento” (terza ristampa), Utet 2011

--“Gli ultimi giorni di Gaeta - L'assedio che condannò l'Italia all'unità”, BUR saggi Rizzoli 2012

Il nuovo libro dell’amico Gigi descrive quello che è successo nel nostro Sud durante la liberazione del territorio dalle truppe nazi-fasciste durante l’ultimo conflitto mondiale. Dalla quarta di copertina si legge:

“Siamo stati liberati, sì. Ma anche calpestati, uccisi, violentati. Dopo aver affrontato il mito del Risorgimento nel bestseller “Controstoria dell’Unità d’Italia”, Gigi Di Fiore riapre le ferite inflitte al nostro Paese dall’esercito di Liberazione. Scopre così il volto meno glorioso, dimenticato dai resoconti oleografici più o meno ufficiali, degli Alleati salvatori: collusioni con la mafia e la delinquenza, la corruzione, i regolamenti di conti, i colonnelli cinici che fecero i loro affari senza andare troppo per il sottile. Vicende scomode e a lungo taciute, che ci obbligano a ripensare squilibri e fallimenti dell’Italia di oggi: i diversi modi in cui nord e sud furono liberati dal nazifascismo alimentarono nuovi divari 83 anni dopo il Risorgimento tra le due aree del Paese.”

Il co-Segretario Nazionale del Partito del Sud, Andrea Balìa, e il Segretario Provinciale di Napoli del PdSud, Alessandro Citarella, v’invitano a partecipare numerosi martedì prossimo a questa importante presentazione.






24 aprile 2012, ore 18, La Feltrinelli,

Piazza dei Martiri, Napoli


Scheda

Titolo: Controstoria della Liberazione

Le stragi e i crimini dimenticati degli Alleati nell’Italia del sud.

Autore: Gigi Di Fiore

Editore: Rizzoli

Pagine: 356

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo copertina: 19,00 €



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mercoledì 21 marzo 2012

Su "Il Mattino" : "Chi comanda al Sud ha il volto straniero" articolo di Gigi di Fiore


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Fonte: Il Mattino del 21 Marzo 2012

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Fonte: Il Mattino del 21 Marzo 2012

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domenica 11 marzo 2012

Unità d'Italia, la festa cominci dal Sud

interessante articolo del nostro amico di Gigi Di Fiore in prima pagina su "il Mattino" di Napoli di oggi 10 Marzo 2012



Istituita la data del 17 Marzo : ora Monti scenda sotto la linea gotica


di Gigi Di Fiore


Alla fine, il governo Monti, è riuscito a partorire anche la << Giornata dell'anniversario dell'Unità d'Italia>>. Dove altri hanno fallito tra le polemiche, è riuscito in sordina il governo dei tecnici. Il 17 Marzo, data in cui nel 1861 Vittorio Emanuele II fu nominato per decreto primo re d'Italia ogni anno saranno organizzate iniziative, convegni, dibattiti, confronti. Tutto bene, se si lascerà fuori la porta la retorica e il già detto. Soprattutto al Sud, dove qualche aspirazione a saperne di più su come diventammo una sola nazione ha molto fondamento. A un anno dal fiume di parole e bacchettate sul valore dell'unità, si è assistito alla scomparsa per consunzione del termine Mezzogiorno dalle agende politiche. Lo stesso governo Monti, preso dalla necessità di uniformare strette e tassazioni al nord, come al sud e al centro, non ha mai annunciato programmi di sviluppo per la parte più debole del paese in crisi. Forse, un segnale potrebbe darlo un viaggio ufficiale, anche brevem del capo del governo tecnico a sud di Roma. Lo fecero tanti primi ministri, in momenti difficili : Giuseppe Zanardelli in Basilicata a inizio Novecento; Ferruccio Parri a Napoli nell'immediato dopoguerra. Vedere Monti nelle regioni meridionali, sentirlo parlare di unità e di storia risorgimentale in questo momento potrebbe essere importante. Sarebbe un segnale : tutte le rinascite partono da valori condivisi e sembra davvero fuori luogo, in un momento in cui si fa fatica a mettere insieme politiche anti-crisi in Europa, qulsiasi ipotesi secessionista. Nei dibattiti, sarebbe ormai miope non parlare di brigantaggio o di divari economici provocati da un'unificazione che 151 anni fa privilegiò lo sviluppo del nord. Anche i modi diversi in cui avvenne la liberazione tra il 1943 e il 1945 nelle due parti d'Italia in quegli anni di nuovo divisa, furono causa di squilibri. E' la nostra storia a raccontarlo : le Am-lire alimentarono più inflazione sotto Roma; le industrie meridionali furono distrutte al 65 per cento dalle bombe mentre quelle del nord rimasero intatte. Chi avrà il coraggio di organizzare dibattiti equilibrati, affrontare argomenti tabù senza urlare? Sempre che una settimana di tempo sia sufficiente. Basta discutere e analizzare, senza timore di poter mettere in forse il valore dell'unità. Solo conoscendo i diversimodi in cui siamo diventati nazione, si possono ritrovare le ragioni dello stare insieme al nord e al sud. Ma è a Roma che si dovrebbe pensare, anche per il futuro, a come rivitalizzare un'identità italiana comune, rileggendo la storia, raccontando i fatti senza chiudersi gli occhi, riconoscere il valore e l'importanza che il Mezzogiorno ha avuto per lo sviluppo del Paese 151 anni fa come nella ricostruzione del dopoguerra. Sarebbe un piccolo risarcimento storico, sul piano politico-culturale. Servirebbe a unire. E non sarebbe male se l'esempio partisse proprio da Monti.


Gigi Di Fiore


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interessante articolo del nostro amico di Gigi Di Fiore in prima pagina su "il Mattino" di Napoli di oggi 10 Marzo 2012



Istituita la data del 17 Marzo : ora Monti scenda sotto la linea gotica


di Gigi Di Fiore


Alla fine, il governo Monti, è riuscito a partorire anche la << Giornata dell'anniversario dell'Unità d'Italia>>. Dove altri hanno fallito tra le polemiche, è riuscito in sordina il governo dei tecnici. Il 17 Marzo, data in cui nel 1861 Vittorio Emanuele II fu nominato per decreto primo re d'Italia ogni anno saranno organizzate iniziative, convegni, dibattiti, confronti. Tutto bene, se si lascerà fuori la porta la retorica e il già detto. Soprattutto al Sud, dove qualche aspirazione a saperne di più su come diventammo una sola nazione ha molto fondamento. A un anno dal fiume di parole e bacchettate sul valore dell'unità, si è assistito alla scomparsa per consunzione del termine Mezzogiorno dalle agende politiche. Lo stesso governo Monti, preso dalla necessità di uniformare strette e tassazioni al nord, come al sud e al centro, non ha mai annunciato programmi di sviluppo per la parte più debole del paese in crisi. Forse, un segnale potrebbe darlo un viaggio ufficiale, anche brevem del capo del governo tecnico a sud di Roma. Lo fecero tanti primi ministri, in momenti difficili : Giuseppe Zanardelli in Basilicata a inizio Novecento; Ferruccio Parri a Napoli nell'immediato dopoguerra. Vedere Monti nelle regioni meridionali, sentirlo parlare di unità e di storia risorgimentale in questo momento potrebbe essere importante. Sarebbe un segnale : tutte le rinascite partono da valori condivisi e sembra davvero fuori luogo, in un momento in cui si fa fatica a mettere insieme politiche anti-crisi in Europa, qulsiasi ipotesi secessionista. Nei dibattiti, sarebbe ormai miope non parlare di brigantaggio o di divari economici provocati da un'unificazione che 151 anni fa privilegiò lo sviluppo del nord. Anche i modi diversi in cui avvenne la liberazione tra il 1943 e il 1945 nelle due parti d'Italia in quegli anni di nuovo divisa, furono causa di squilibri. E' la nostra storia a raccontarlo : le Am-lire alimentarono più inflazione sotto Roma; le industrie meridionali furono distrutte al 65 per cento dalle bombe mentre quelle del nord rimasero intatte. Chi avrà il coraggio di organizzare dibattiti equilibrati, affrontare argomenti tabù senza urlare? Sempre che una settimana di tempo sia sufficiente. Basta discutere e analizzare, senza timore di poter mettere in forse il valore dell'unità. Solo conoscendo i diversimodi in cui siamo diventati nazione, si possono ritrovare le ragioni dello stare insieme al nord e al sud. Ma è a Roma che si dovrebbe pensare, anche per il futuro, a come rivitalizzare un'identità italiana comune, rileggendo la storia, raccontando i fatti senza chiudersi gli occhi, riconoscere il valore e l'importanza che il Mezzogiorno ha avuto per lo sviluppo del Paese 151 anni fa come nella ricostruzione del dopoguerra. Sarebbe un piccolo risarcimento storico, sul piano politico-culturale. Servirebbe a unire. E non sarebbe male se l'esempio partisse proprio da Monti.


Gigi Di Fiore


mercoledì 18 gennaio 2012

Intervista a Gigi Di Fiore: Chi è Nicola Cosentino


http://www.youtube.com/watch?v=a8l7JXthCXQ&feature=related

http://www.cadoinpiedi.it/2012/01/12/chi_e_nicola_cosentino.html

Vita e opere di Nick o' Mericano, l'uomo cresciuto politicamente a Casal di Principe dove ha ancora casa. Vivono ancora lì i suoi fratelli. Come i suoi parenti vicini al clan


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http://www.youtube.com/watch?v=a8l7JXthCXQ&feature=related

http://www.cadoinpiedi.it/2012/01/12/chi_e_nicola_cosentino.html

Vita e opere di Nick o' Mericano, l'uomo cresciuto politicamente a Casal di Principe dove ha ancora casa. Vivono ancora lì i suoi fratelli. Come i suoi parenti vicini al clan


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venerdì 13 gennaio 2012

I fantasmi dello Stato che non c’è - Gigi Di Fiore racconta Casal di Principe, feudo della malavita organizzata

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Di ElisaVenturi

I Casalesi sono nati con Casal di Principe.
Per questo è difficile trovare un momento, un punto preciso sulla linea del tempo in cui lo Stato è diventato il nemico che fa perdere tempo in burocrazia e controlli e la camorra è diventata l’ordine, capace di garantire tranquillità e protezione a una terra che non ha ancora imparato a proteggersi da se stessa. In quella linea del tempo, però, di punti fermi ce ne sono
stati messi diversi. A partire da quando le famiglie della camorra si sono unite e strutturate in maniera gerarchica: è stato Cutolo, negli anni ‘70, a “mafizzare” la camorra.
Una parola,ma che racchiude molte organizzazioni criminali. Molto più dinamiche
di quanto lo sia la società e capaci di reinventarsi, ogni volta. Anche quando lo Stato riesce a tagliargli la testa. In un business che non teme crisi. Nei campi coltivati mosse i primi passi la camorra che ora si prepara a indossare il camice.
La liberalizzazione potrebbe dare una mano alla conquista delle farmacie che sembra
l’ultima frontiera della criminalità organizzata:
sugli scaffali, farmaci a basso costo, magari di produzione cinese. Falsi
gratta e vinci - con costi,ma anche premi, più bassi - e lotterie erano stati tra gli ultimi
frutti della creatività criminale campana.
Una creatività che cresce dietro le tende tirate delle finestre, su quelle strade vuote di giovani e con i vecchi seduti in piazza. Su quelle strade camminano i fantasmi di uno Stato che non c’è. E di una politica che la criminalità del Sud la guarda, a fasi alterne, con disprezzo o condiscendenza.
Un mondoalla rovescia quello che si respira tra quelle strade di paese, dove tutti si conoscono e si rispettano. Fino all’arresto o all’inchiesta su questo o quello: allora anche il rapporto di vicinato
sparisce. E nessuno sa, pensa, immagina.
«C’è una cappa pesante di immobilismo. Quando si arriva da queste parti, quello
che si respira è un clima pesantissimo,nonostante i successi giudiziari e l’intensificazione
dei controlli del ‘modello Caserta’» dice al nostro giornale Gigi Di Fiore,
giornalista e autore del libro “L’impero. Traffici, storie e segreti dell’occulta e potente
mafia dei Casalesi”. «Qui la gente fatica ancora a riconoscere le divise come amiche.Penso al recente arresto di Michele Zagaria, quando i commenti rivolti alle forze dell’ordine furono più che altro espressione di fastidio. Persino il parroco disse di lui che era un parrocchiano come
gli altri». Di Fiore racconta di un’adesione ancora forte, che col dominio dei Corleonesi ha in comune non solo il fatto di identificare l’organizzazione criminale col territorio di provincia del quale è cuore.
A unire - per dividere dallo Stato - ci sono affinità culturali e di identità. Un’origine comune che passa per la tranquillità economica, ma che non è soltanto questo.
C’è una visione distorta dello Stato. Filtrata dalle organizzazioni criminali già nell’Ottocento e che neppure Mussolini, durante il Ventennio, riuscì a estirpare.
«Questa è una battaglia che non si vince soltanto sul piano giudiziario. Anche se si
stanno moltiplicando risvegli di attenzione grazie a persone e associazioni storicamente
radicate sul territorio». Hanno la faccia giovane e colorata di questi risvegli le alternative alla camorra. Perché chi nasce e cresce a Casal di Principe non è per forza un casalese. «Un’alternativa c’è sempre - spiega Di Fiore -, ma per i giovani è difficile. Serve un impegno anche culturale che si sviluppi sul territorio. Ma come si fa in un paese dove vicino c’è il parente o
l’amico?». O il conoscente, nella migliore delle ipotesi, perché nell’Italia dei “paesotti”
ci si conosce tutti. Difficile pensare che il boss latitante in paese nessuno lo avesse più visto.Oche passi inosservato chi ritira il pizzo. Prima o poi certi personaggi si devono essere incrociati sulla propria strada. Ma si è tanto abituati a non vedere che si finisce per credere di non aver visto,
anche se ignorare è difficile. Spesso l’alibi dei politici è ‘non sapevo chi fosse’: su questo l’informazione può fare molto, dicendo il più possibile, fornendo nomi e dati che tolgano quell’alibi ai politici. In certe zone il contributo dei giornalisti è stato fondamentale: in molti hanno avuto
problemi in periodi in cui nonera facile come ora avere scorta o protezione». In quegli anni, quelli dei grandi processi alla criminalità,la stampa e le sue penne c’erano eccome, ma relegati a essere cronaca locale. «Credo ci sia stata una sottostima di una terra che ha avuto poco spazio nei
mass media nazionali».E che Gomorra ha reso “notiziabile”. Risale al 2008 il saggio di Di Fiore.Da allora qualcosa è cambiato. «Se dovessi farne un’edizione oggi non modificherei l’impianto di un libro che di soddisfazioni me ne ha date molte. Certo lo aggiornerei, però.Con gli arresti di Iovine
e Zagaria - che sono stati successi importanti per lo Stato - e con la vicenda Cosentino,
che nel libro ha solo un accenno ». Troppi tifosi e pochi giocatori in campo
in questa lotta alla camorra. «Questo è parte del problema. Lo stesso giorno che uscì il film Gomorra c’era il funerale di Noviello (un imprenditore ucciso da sicari dei Casalesi perché si era rifiutato di pagare il pizzo, ndr): al cinema c’era la fila, in chiesa davvero poca gente». Non stupì da quella parte di Bel Paese. Lo fece di più salendo verso il nord di un’Italia che vive di “mazzette” e raccomandazioni. Che cerca la scappatoia a ogni regola. Fondata sulle
caste e su figli destinati a seguire le orme dei genitori. Perché qui, nulla si muove.
Non solo al Sud. «Per combattere davvero la camorra, serve che ciascuno, nel suo
piccolo, si prenda il proprio impegno: quello di non protestare se prendo una multa guidando senza cintura di sicurezza, come di non accettare la mazzetta in cambio di un appalto. Il rispetto della legalità deve esserci sempre,non solo da un certo grado in poi».

Fonte: Corriere Nazionale del 13 gennaio 2012 pag.4

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Di ElisaVenturi

I Casalesi sono nati con Casal di Principe.
Per questo è difficile trovare un momento, un punto preciso sulla linea del tempo in cui lo Stato è diventato il nemico che fa perdere tempo in burocrazia e controlli e la camorra è diventata l’ordine, capace di garantire tranquillità e protezione a una terra che non ha ancora imparato a proteggersi da se stessa. In quella linea del tempo, però, di punti fermi ce ne sono
stati messi diversi. A partire da quando le famiglie della camorra si sono unite e strutturate in maniera gerarchica: è stato Cutolo, negli anni ‘70, a “mafizzare” la camorra.
Una parola,ma che racchiude molte organizzazioni criminali. Molto più dinamiche
di quanto lo sia la società e capaci di reinventarsi, ogni volta. Anche quando lo Stato riesce a tagliargli la testa. In un business che non teme crisi. Nei campi coltivati mosse i primi passi la camorra che ora si prepara a indossare il camice.
La liberalizzazione potrebbe dare una mano alla conquista delle farmacie che sembra
l’ultima frontiera della criminalità organizzata:
sugli scaffali, farmaci a basso costo, magari di produzione cinese. Falsi
gratta e vinci - con costi,ma anche premi, più bassi - e lotterie erano stati tra gli ultimi
frutti della creatività criminale campana.
Una creatività che cresce dietro le tende tirate delle finestre, su quelle strade vuote di giovani e con i vecchi seduti in piazza. Su quelle strade camminano i fantasmi di uno Stato che non c’è. E di una politica che la criminalità del Sud la guarda, a fasi alterne, con disprezzo o condiscendenza.
Un mondoalla rovescia quello che si respira tra quelle strade di paese, dove tutti si conoscono e si rispettano. Fino all’arresto o all’inchiesta su questo o quello: allora anche il rapporto di vicinato
sparisce. E nessuno sa, pensa, immagina.
«C’è una cappa pesante di immobilismo. Quando si arriva da queste parti, quello
che si respira è un clima pesantissimo,nonostante i successi giudiziari e l’intensificazione
dei controlli del ‘modello Caserta’» dice al nostro giornale Gigi Di Fiore,
giornalista e autore del libro “L’impero. Traffici, storie e segreti dell’occulta e potente
mafia dei Casalesi”. «Qui la gente fatica ancora a riconoscere le divise come amiche.Penso al recente arresto di Michele Zagaria, quando i commenti rivolti alle forze dell’ordine furono più che altro espressione di fastidio. Persino il parroco disse di lui che era un parrocchiano come
gli altri». Di Fiore racconta di un’adesione ancora forte, che col dominio dei Corleonesi ha in comune non solo il fatto di identificare l’organizzazione criminale col territorio di provincia del quale è cuore.
A unire - per dividere dallo Stato - ci sono affinità culturali e di identità. Un’origine comune che passa per la tranquillità economica, ma che non è soltanto questo.
C’è una visione distorta dello Stato. Filtrata dalle organizzazioni criminali già nell’Ottocento e che neppure Mussolini, durante il Ventennio, riuscì a estirpare.
«Questa è una battaglia che non si vince soltanto sul piano giudiziario. Anche se si
stanno moltiplicando risvegli di attenzione grazie a persone e associazioni storicamente
radicate sul territorio». Hanno la faccia giovane e colorata di questi risvegli le alternative alla camorra. Perché chi nasce e cresce a Casal di Principe non è per forza un casalese. «Un’alternativa c’è sempre - spiega Di Fiore -, ma per i giovani è difficile. Serve un impegno anche culturale che si sviluppi sul territorio. Ma come si fa in un paese dove vicino c’è il parente o
l’amico?». O il conoscente, nella migliore delle ipotesi, perché nell’Italia dei “paesotti”
ci si conosce tutti. Difficile pensare che il boss latitante in paese nessuno lo avesse più visto.Oche passi inosservato chi ritira il pizzo. Prima o poi certi personaggi si devono essere incrociati sulla propria strada. Ma si è tanto abituati a non vedere che si finisce per credere di non aver visto,
anche se ignorare è difficile. Spesso l’alibi dei politici è ‘non sapevo chi fosse’: su questo l’informazione può fare molto, dicendo il più possibile, fornendo nomi e dati che tolgano quell’alibi ai politici. In certe zone il contributo dei giornalisti è stato fondamentale: in molti hanno avuto
problemi in periodi in cui nonera facile come ora avere scorta o protezione». In quegli anni, quelli dei grandi processi alla criminalità,la stampa e le sue penne c’erano eccome, ma relegati a essere cronaca locale. «Credo ci sia stata una sottostima di una terra che ha avuto poco spazio nei
mass media nazionali».E che Gomorra ha reso “notiziabile”. Risale al 2008 il saggio di Di Fiore.Da allora qualcosa è cambiato. «Se dovessi farne un’edizione oggi non modificherei l’impianto di un libro che di soddisfazioni me ne ha date molte. Certo lo aggiornerei, però.Con gli arresti di Iovine
e Zagaria - che sono stati successi importanti per lo Stato - e con la vicenda Cosentino,
che nel libro ha solo un accenno ». Troppi tifosi e pochi giocatori in campo
in questa lotta alla camorra. «Questo è parte del problema. Lo stesso giorno che uscì il film Gomorra c’era il funerale di Noviello (un imprenditore ucciso da sicari dei Casalesi perché si era rifiutato di pagare il pizzo, ndr): al cinema c’era la fila, in chiesa davvero poca gente». Non stupì da quella parte di Bel Paese. Lo fece di più salendo verso il nord di un’Italia che vive di “mazzette” e raccomandazioni. Che cerca la scappatoia a ogni regola. Fondata sulle
caste e su figli destinati a seguire le orme dei genitori. Perché qui, nulla si muove.
Non solo al Sud. «Per combattere davvero la camorra, serve che ciascuno, nel suo
piccolo, si prenda il proprio impegno: quello di non protestare se prendo una multa guidando senza cintura di sicurezza, come di non accettare la mazzetta in cambio di un appalto. Il rispetto della legalità deve esserci sempre,non solo da un certo grado in poi».

Fonte: Corriere Nazionale del 13 gennaio 2012 pag.4

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lunedì 19 dicembre 2011

"Controstoria dell'Unità d'Italia: Fatti e Misfatti del Risorgimento"-- Incontro con Gigi Di Fiore


http://www.youtube.com/watch?v=WTExN4VAX_Y&feature=youtu.be

Il 15 dicembre 2011 si è svolto, presso la sezione Guido Dorso, nuova sede del Partito del Sud a Napoli in via di Pozzuoli (ex via Napoli) 86, un incontro con il giornalista e scrittore meridionalista Gigi Di Fiore -- membro della Commissione Cultura del partito -- per la presentazione del suo libro "Controstoria dell'Unità d'Italia", con la partecipazione del prof. Giovanni Cutolo, membro del Direttivo Nazionale e Presidente della Commissione Cultura del Partito del Sud. L'incontro è stato moderato dal dott. Anthony M. Quattrone, Docente Universitario e Coordinatore della Commissione Cultura del Partito del Sud.

Non ha potuto partecipare, come era stato invece annunciato, il dott. Marco Esposito, Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli e membro della Commissione Cultura del Partito del Sud a causa di un'urgente convocazione della Giunta Comunale di Napoli in concomitanza con l'incontro.

E' possibile consultare la biografia di Gigi Di Fiore al seguente link su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Gigi_Di_Fiore

Il sito nazionale del Partito del Sud è al seguente link: www.partitodelsud.eu
Contatta il Partito del Sud nazionale scrivendo a: info@partitodelsud.eu

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http://www.youtube.com/watch?v=WTExN4VAX_Y&feature=youtu.be

Il 15 dicembre 2011 si è svolto, presso la sezione Guido Dorso, nuova sede del Partito del Sud a Napoli in via di Pozzuoli (ex via Napoli) 86, un incontro con il giornalista e scrittore meridionalista Gigi Di Fiore -- membro della Commissione Cultura del partito -- per la presentazione del suo libro "Controstoria dell'Unità d'Italia", con la partecipazione del prof. Giovanni Cutolo, membro del Direttivo Nazionale e Presidente della Commissione Cultura del Partito del Sud. L'incontro è stato moderato dal dott. Anthony M. Quattrone, Docente Universitario e Coordinatore della Commissione Cultura del Partito del Sud.

Non ha potuto partecipare, come era stato invece annunciato, il dott. Marco Esposito, Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli e membro della Commissione Cultura del Partito del Sud a causa di un'urgente convocazione della Giunta Comunale di Napoli in concomitanza con l'incontro.

E' possibile consultare la biografia di Gigi Di Fiore al seguente link su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Gigi_Di_Fiore

Il sito nazionale del Partito del Sud è al seguente link: www.partitodelsud.eu
Contatta il Partito del Sud nazionale scrivendo a: info@partitodelsud.eu

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mercoledì 14 dicembre 2011

Incontro con Gigi Di Fiore, Giovedì 15/12/2011, c/o la Sede di Napoli del PdSud

Giovedi 15 Dicembre 2011 alle 18,30, presso la sezione Guido Dorso, nuova sede del Partito del Sud a Napoli in via di Pozzuoli (ex via Napoli) 86, incontro con il giornalista e scrittore meridionalista Gigi Di Fiore - membro della Commissione Cultura del partito - per la presentazione del suo libro "Controstoria dell'unità d'Italia".


Parteciparanno anche Marco Esposito, giornalista, scrittore, ed Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli, e il prof. Giovanni Cutolo, Membro del Direttivo Nazionale e Presidente della Commissione Cultura del Partito del Sud.


Modererà l'incontro il dott. Anthony Quattrone, Docente Universitario ed Esperto Risorse Umane.



Fonte: Partito del Sud - Napoli


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Giovedi 15 Dicembre 2011 alle 18,30, presso la sezione Guido Dorso, nuova sede del Partito del Sud a Napoli in via di Pozzuoli (ex via Napoli) 86, incontro con il giornalista e scrittore meridionalista Gigi Di Fiore - membro della Commissione Cultura del partito - per la presentazione del suo libro "Controstoria dell'unità d'Italia".


Parteciparanno anche Marco Esposito, giornalista, scrittore, ed Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli, e il prof. Giovanni Cutolo, Membro del Direttivo Nazionale e Presidente della Commissione Cultura del Partito del Sud.


Modererà l'incontro il dott. Anthony Quattrone, Docente Universitario ed Esperto Risorse Umane.



Fonte: Partito del Sud - Napoli


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lunedì 12 dicembre 2011

Su "Il Mattino" del 11 dicembre 2011 articolo di Gigi Di Fiore: Dopo l'Unità alla ricerca di una identità meridionale.


Dopo l’Unità alla ricerca di un’identità meridionale

Di Gigi Di Fiore

Finita la grande sbornia di saggi, non sempre originali, sulla rilettura del Risorgimento,
arrivano in libreria nuovi testi sul difficile rapporto tra Nord e Sud d’Italia. Si chiamava Terroni il best seller di Pino Aprile, che ha riacceso i riflettori sull’ identità meridionale quando nelle agende politiche dominava la «questione settentrionale».E il sequel di Terroni si chiama Giù al sud (Piemme, pagg.470,euro19,50).
Uguali i colori, i caratteri e l’impostazione della copertina.
Uguale il tema:le mistificazioni della storia ufficiale sull’annessione dell’ex Due Sicilie al resto d’Italia. Un anno e mezzo dopo,Pino Aprile,ripercorre alcune tappe del suo mega- tour promozionale e attinge a persone incontrate,a luoghi, ricordi per rimarcare,
meglio precisare,puntualizzare.Di Terroni, la seconda puntata non ha l’avvio schioppettante e la presa incandescente che solo la rivisitazione della storia risorgimentale, con le violenze compiute ai danni del Sud, poteva assicurare.
L'autore se ne accorge e ripropone episodi noti, già presenti in Terroni, come l’eccidio di
Pontelandolfo. Anche Giù al sud , come il suo predecessore, non è un saggio puro, ma un
pamphlet di 52 capitoli autonomi scritto in prima persona, che mixa più racconti.
Pino Aprile resta un narratore di ritrovata identità e il suo è un canto d’amore per il Sud in
un volumone che poco si addentra nei mali dell’attualità meridionale (su mafia e camorra,
adesempio, Pino Aprile resta in superficie), riconducendoli in prevalenza a scelte politiche, passate e presenti,nord-centriche.
Nell’ansia di metterci dentro troppe cose, però, l’autore rischia in qualche caso l’inesattezza,
citando a volte le fonti, altre no.
Tra i citati, a buona ragione,ci sono i professori Vittorio Daniele
e Paolo Malanima, che hanno pubblicato in un testo (Il divario Nord-Sud in Italia 1861-2011, Rubbettino, pagg. 259, euro 15) una ricerca che ha avuto già tante anticipazioni e citazioni.
Il testo,con analisi e tabelle, sfata il mito del divario economico esistente tra Nord e Sud
all’alba dell'unità d'Italia.Il pil dell'ex Regno delle Due Sicilie era pari a quello delle altre regioni.
Le differenze erano tutte sociali: il sistema ferroviario, l’alfabetizzazione,la produzione della seta.
Ma fu poi il «graduale processo di riallocazione dei fattori di produzione delle manifatture e
delle attività commerciali» a far nascere negli anni il divario economico tra le due aree territoriali del Paese.
L’industrializzazione e la crescita italiana accentuarono squilibri, con un Nord produttore vicino ai grandi mercati europei e un Sud relegato al ruolo di consumatore. Due modi di parlare del rapporto Nord-Sud,due testi che si compenetrano: alla vis polemica di
Aprile,lo studio di Daniele e Malanima fornisce dati e materia concreta di riflessione.


Fonte: Il Mattino del 11 Dicembre 2011 pag 29

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Dopo l’Unità alla ricerca di un’identità meridionale

Di Gigi Di Fiore

Finita la grande sbornia di saggi, non sempre originali, sulla rilettura del Risorgimento,
arrivano in libreria nuovi testi sul difficile rapporto tra Nord e Sud d’Italia. Si chiamava Terroni il best seller di Pino Aprile, che ha riacceso i riflettori sull’ identità meridionale quando nelle agende politiche dominava la «questione settentrionale».E il sequel di Terroni si chiama Giù al sud (Piemme, pagg.470,euro19,50).
Uguali i colori, i caratteri e l’impostazione della copertina.
Uguale il tema:le mistificazioni della storia ufficiale sull’annessione dell’ex Due Sicilie al resto d’Italia. Un anno e mezzo dopo,Pino Aprile,ripercorre alcune tappe del suo mega- tour promozionale e attinge a persone incontrate,a luoghi, ricordi per rimarcare,
meglio precisare,puntualizzare.Di Terroni, la seconda puntata non ha l’avvio schioppettante e la presa incandescente che solo la rivisitazione della storia risorgimentale, con le violenze compiute ai danni del Sud, poteva assicurare.
L'autore se ne accorge e ripropone episodi noti, già presenti in Terroni, come l’eccidio di
Pontelandolfo. Anche Giù al sud , come il suo predecessore, non è un saggio puro, ma un
pamphlet di 52 capitoli autonomi scritto in prima persona, che mixa più racconti.
Pino Aprile resta un narratore di ritrovata identità e il suo è un canto d’amore per il Sud in
un volumone che poco si addentra nei mali dell’attualità meridionale (su mafia e camorra,
adesempio, Pino Aprile resta in superficie), riconducendoli in prevalenza a scelte politiche, passate e presenti,nord-centriche.
Nell’ansia di metterci dentro troppe cose, però, l’autore rischia in qualche caso l’inesattezza,
citando a volte le fonti, altre no.
Tra i citati, a buona ragione,ci sono i professori Vittorio Daniele
e Paolo Malanima, che hanno pubblicato in un testo (Il divario Nord-Sud in Italia 1861-2011, Rubbettino, pagg. 259, euro 15) una ricerca che ha avuto già tante anticipazioni e citazioni.
Il testo,con analisi e tabelle, sfata il mito del divario economico esistente tra Nord e Sud
all’alba dell'unità d'Italia.Il pil dell'ex Regno delle Due Sicilie era pari a quello delle altre regioni.
Le differenze erano tutte sociali: il sistema ferroviario, l’alfabetizzazione,la produzione della seta.
Ma fu poi il «graduale processo di riallocazione dei fattori di produzione delle manifatture e
delle attività commerciali» a far nascere negli anni il divario economico tra le due aree territoriali del Paese.
L’industrializzazione e la crescita italiana accentuarono squilibri, con un Nord produttore vicino ai grandi mercati europei e un Sud relegato al ruolo di consumatore. Due modi di parlare del rapporto Nord-Sud,due testi che si compenetrano: alla vis polemica di
Aprile,lo studio di Daniele e Malanima fornisce dati e materia concreta di riflessione.


Fonte: Il Mattino del 11 Dicembre 2011 pag 29

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mercoledì 7 dicembre 2011

Catturato il capo dei Casalesi: Nel suo bunker Zagaria leggeva Gomorra e altri libri che parlavano della Camorra


"I Gattopardi" e "Solo per giustizia" dell'ex pm anticamorra oggi in Cassazione Raffaele Cantone, "L'Impero" del giornalista del "Mattino" Gigi di Fiore, "Gomorra" di Roberto Saviano, un libro su Steve Jobs. Sono alcuni dei volumi trovati nel covo di una decina di metri quadrati dove è stato arrestato il boss Michele Zagaria.
Un letto a una piazza e mezza, un piccolo armadio, con tre giubbotti in pelle, niente armi, niente soldi, una fioca luce, è qui che Michele Zagaria ha vissuto gli ultimi giorni di libertà. Un televisore a cristalli liquidi, un angolo cottura per preparare il caffè e un angolo per il bagno e la doccia.

C'erano anche un crocifisso, sulla parete del letto, e altre immagini sacre. Nel rifugio sono in corso i rilievi della polizia scientifica. Per evitare contaminazioni dell'ambiente e non compromettere i rilievi, per ora non è stato consentito l'accesso a giornalisti e fotoreporter.
Il superboss secondo i magistrati della Dda viveva in quel rifugio da anni, limitandosi moltissimo nelle uscite e salendo di tanto in tanto nella villetta in superficie di proprietà di un suo fiancheggiatore. Il covo si trova sotto una camera della casa, il cui pavimento si sposta su binari per lasciare accesso al bunker. Un rifugio insomma "di ultima generazione", munito anche di telecamere di protezione e di televisori.


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"I Gattopardi" e "Solo per giustizia" dell'ex pm anticamorra oggi in Cassazione Raffaele Cantone, "L'Impero" del giornalista del "Mattino" Gigi di Fiore, "Gomorra" di Roberto Saviano, un libro su Steve Jobs. Sono alcuni dei volumi trovati nel covo di una decina di metri quadrati dove è stato arrestato il boss Michele Zagaria.
Un letto a una piazza e mezza, un piccolo armadio, con tre giubbotti in pelle, niente armi, niente soldi, una fioca luce, è qui che Michele Zagaria ha vissuto gli ultimi giorni di libertà. Un televisore a cristalli liquidi, un angolo cottura per preparare il caffè e un angolo per il bagno e la doccia.

C'erano anche un crocifisso, sulla parete del letto, e altre immagini sacre. Nel rifugio sono in corso i rilievi della polizia scientifica. Per evitare contaminazioni dell'ambiente e non compromettere i rilievi, per ora non è stato consentito l'accesso a giornalisti e fotoreporter.
Il superboss secondo i magistrati della Dda viveva in quel rifugio da anni, limitandosi moltissimo nelle uscite e salendo di tanto in tanto nella villetta in superficie di proprietà di un suo fiancheggiatore. Il covo si trova sotto una camera della casa, il cui pavimento si sposta su binari per lasciare accesso al bunker. Un rifugio insomma "di ultima generazione", munito anche di telecamere di protezione e di televisori.


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mercoledì 16 novembre 2011

All'Università per Stranieri di Perugia adottato il testo "Controstoria dell'unità d'Italia" di Gigi Di Fiore per il corso di storia



Una notizia di grande importanza per tutto il movimento meridionalista: l'inserimento del libro "Controstoria dell'unità d'Italia" di Gigi Di Fiore tra i testi adottati per il corso di storia all'Università per Stranieri di Perugia, Anno Accademico 2011-2012.

I nostri sinceri complimenti all'amico Gigi Di Fiore che grazie al costante impegno per la ricerca della verità storica ha raggiunto questo, ennesimo, importante risultato.





Per ingrandire fare click sull'immagine.


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Una notizia di grande importanza per tutto il movimento meridionalista: l'inserimento del libro "Controstoria dell'unità d'Italia" di Gigi Di Fiore tra i testi adottati per il corso di storia all'Università per Stranieri di Perugia, Anno Accademico 2011-2012.

I nostri sinceri complimenti all'amico Gigi Di Fiore che grazie al costante impegno per la ricerca della verità storica ha raggiunto questo, ennesimo, importante risultato.





Per ingrandire fare click sull'immagine.


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lunedì 17 ottobre 2011

La gallina canta – i Mille risorgimenti

Ricevo e posto:


http://www.youtube.com/watch?v=Pl_Zg8Tbdck


IL CLUBINO

Via Luca Giordano, 73

In collaborazione con Libreria Loffredo e www.mondocult.it

Presenta i mercoledì letterari

INPASTALLAUTORE IIª

AUTORI CHE ‘DEGUSTANO’ LETTORI,

LETTORI CHE ‘DEGUSTANO’ AUTORI

A cura di Maurizio Ponticello & Simonetta Santamaria

mercoledì 19 ottobre 2011, ore 20.30

La gallina canta – i Mille risorgimenti

Franco Biancardi e Napoli tricolore (Photocity Ed.)

Gigi Di Fiore e Controstoria dell’unità d’Italia (Bur-Rizzoli)

Diana Lama e Camicie rosse, storie nere – AA.VV. (Hobby & Work)

Giuseppe Cozzolino e Altri Risorgimenti – AA.VV. (Bietti)

Fischio d’inizio per la seconda edizione della fortunata rassegna letteraria INPASTALLAUTORE.

Un primo appuntamento tutt’altro che comodo e senza spigoli: si parlerà infatti di Risorgimento italiano.

Ospiti di Maurizio Ponticello e Simonetta Santamaria al Cubino quattro autori, quattro punti di vista a confronto per regalare al pubblico una visione a tutto tondo (tra storia e letteratura) sull’argomento che da 150 anni fa ancora discutere.

Al termine, l’angolo umoristico “Il conto lo paga l’autore”: ad aprire la stagione sarà Gabriele Aprea.

E, come da consuetudine, gran finale “in pasta”.

Info:

IL CLUBINO

Via Luca Giordano, 73

081-19534230

328-1019922

I libri

NAPOLI TRICOLORE (Photocity Edizioni)

di Franco Biancardi

(dalla Prefazione di Ezio Ghidini Citro)

Un viaggio appassionante nella storia di Napoli. L’autore, partendo dalla leggenda della fondazione di Napoli documenta minutamente gli eventi storici e politici dei vari periodi, dando al lettore l’esatta dimensione dei fatti: sono così ricostruite le difficoltà del regno borbonico di contrastare l’ingresso di potenze straniere in cerca di una propria collocazione nel Mediterraneo e nella penisola italiana, da cui nasce il progetto di creare uno stato unitario. Parlando della caduta dei Borbone, l’Autore descrive fatti e cose della famiglia reale, il ruolo della Massoneria francese, inglese e del Nord Europa che a Napoli avevano Logge e interessi economici.

La spedizione dei Mille viene inquadrata da Biancardi in una dimensione storica europea. Non è sottaciuto il tradimento dei generali dei Borbone e dei nobili napoletani, palermitani, pugliesi, calabresi e lucani, come, al tempo stesso, è evidenziato il ruolo particolare della camorra che si schiera con Garibaldi, e le incursioni violente dei Briganti che, traditi dalle promesse dei Savoia, determinano reazioni violente da parte dei Piemontesi.

Con grande onestà intellettuale, memore del contribuito e delle rinunzie che le popolazioni del Regno di Napoli e delle Due Sicilie dettero per l’unificazione italiana, Franco Biancardi invita i napoletani e le popolazioni del Sud a conoscere la propria storia e a “non rinnegare, non restaurare” ma lavorare per costruire il futuro di questa realtà che si chiama Italia.

CONTROSTORIA DELL’UNITÀ D’ITALIA (Bur-Rizzoli)

di Gigi Di Fiore

L’unità d’Italia è un valore indiscutibile, ma come è stata raggiunta? Dei 22 anni dall’esplosione rivoluzionaria del 1848 alla breccia di Porta Pia nel 1870, molti episodi rimangono nell’ombra: il bombardamento piemontese di Genova del 1849, i plebisciti combinati per le annessioni del Centro Italia, le agitazioni manovrate da carabinieri infiltrati, la corruzione e gli appoggi mafiosi e camorristici alla marcia trionfale di Garibaldi, la guerra civile del brigantaggio, le leggi anti-cattoliche. Con il piglio narrativo del giornalista e basandosi su una ricca scelta di documenti inediti, Gigi Di Fiore sfata i miti del Risorgimento, portando alla luce fatti troppo a lungo rimossi.

Il libro è stato tra i 6 finalisti del prestigioso premio Acqui terme, ha vinto il premio saggistica città di Melfi. Le ricerche originali, con nuovi documenti sull’eccidio di Pontelandolfo, gli sono valsi il Landolfo d’oro.

La prima edizione, per Rizzoli, è del 2007. Quella attualmente in libreria è la versione tascabile inserita nella collana BUR-Rizzoli saggistica.

CAMICE ROSSE SU FONDO NERO (AA.VV. - Hobby & Work)

Tredici giallisti per mille garibaldini

A cura di Luigi De Pascalis e Luigi Sanvito

Dumas seguì la spedizione dei Mille come giornalista. Ma ci furono storie che non poté raccontare. Gialle, naturalmente. I motivi potrebbero essere molteplici: troppo efferate; perché avrebbero messo in cattiva luce l’iniziativa; perché c’entravano nomi eccellenti e ne andava della loro integrità morale; perché contenevano dei segreti militari. Storie che racconterà a eventi accaduti e a pochi intimi. In questa antologia, appunto.

IL DITTATORE A NAPOLI di Diana Lama

Il racconto è ambientato a Napoli nell’arco della giornata del 7 settembre 1860.

Garibaldi entra in città, viene convinto ad assistere ai festeggiamenti di Piedigrotta per ingraziarsi la popolazione. Si scatena un temporale memorabile. Questi sono i fatti reali, storicamente documentati. Il delitto avviene in questa cornice, sotto gli occhi di uno scugnizzo napoletano che sarà la voce narrante. Garibaldi e i suoi faranno parte dell’intreccio e forse causa del delitto, anche se probabilmente vittima e assassino saranno nella popolazione locale, popolani e camorristi tutti curiosi di conoscere quello che a Napoli fu chiamato il Dittatore.

ALTRI RISORGIMENTI (AA.VV. - Bietti)

A cura di Gianfranco de Turris

1841-70. Trent’anni decisivi per il nostro Paese. La storia la conosciamo tutti. Il Risorgimento, l’unità d’Italia, Cavour, Garibaldi… E se le cose fossero andate diversamente? Se Garibaldi non fosse tornato dal Sud America? Se Mastai Ferretti non fosse stato eletto Papa? Se Pisacane avesse rinviato la sua spedizione al 1881? Se Francesco II avesse accettato l’alleanza con Vittorio Emanuele II? O se lo stesso Vittorio Emanuele II avesse abdicato e si fosse trasferito in Sud America? Cosa saremmo oggi, insomma, se quello che ci hanno raccontato fosse… falso?

Ecco dunque, in diciannove racconti ucronici, una storia alternativa del Risorgimento che non ha nulla da invidiare a quella “ufficiale”.

LE SPIE DI SUA MAESTÀ di Giuseppe Cozzolino e Bruno Pezone

1859: se Francesco II avesse accettato l’alleanza con Vittorio Emanuele II

Nel 1900, in un’Italia ucronica che non ha conosciuto la Spedizione dei Mille né l’unificazione operata dalla Corona Sabauda, ma la coesistenza di Tre Regni (quello di Sardegna, quello pontificio e quello delle Due Sicilie), i servizi segreti di Sua Maestà Savoia decidono di richiamare il veneziano Elmo Pratt, abilissimo ufficiale dell’esercito regio e veterano delle campagne d’Africa, grande esperto di armi e lotta a mani nude. Scopo: smantellare una cospirazione per assassinare Umberto I e gli altri regnanti della penisola. Affiancato e osteggiato dal nobile napoletano Cosmo Valenti, membro della polizia segreta borbonica, trasformista sul modello di Fregoli ed esperto prestigiatore, Pratt finirà col prevenire un complotto per scatenare una guerra civile e minare la stabilità dell’Europa stessa a favore dell’impero austro-ungarico. I due, nonostante l’inevitabile diffidenza e l’appartenenza a “ditte concorrenti”, verranno chiamati a costituire un Corpo Speciale denominato S.C.I.P.I.O. (Segreti Corpi per l’Intervento Periglioso e l’Infiltrazione Organizzata) e si aggireranno in tutte le regioni d’Italia affrontando assassini, spie nemiche, scienziati pazzi, società sovversive e minacce ancor più inconcepibili.

GLI AUTORI

Franco Biancardi è dirigente scolastico, formatore e saggista. È laureato in Giurisprudenza, in Scienze dell’Educazione e Scienze della Formazione in una società multiculturale, in Dirigenza e coordinamento di servizi formativi, scolastici e socio-educativi. È autore di quaranta volumi fra testi scientifici e di divulgazione e di numerosi articoli. Cura la formazione dei docenti della scuola di base nell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Coltiva la passione per la Storia e, in particolare, per la Storia italiana preunitaria.

Gigi Di Fiore, napoletano, laurea in giurisprudenza, giornalista professionista dal 1985. Ha lavorato a Milano, da redattore alla redazione Interni del Giornale allora diretto da Indro Montanelli negli anni Ottanta. Attualmente è inviato speciale al Mattino di Napoli. Ha finora pubblicato tredici libri con la Utet e la Rizzoli. Suoi principali argomenti di scrittura sono la criminalità organizzata e la storia del Risorgimento, con attenzione particolare alla fine del regno delle Due Sicilie e il brigantaggio. Premio Saint Vincent di giornalismo nel 2001, tre volte premio speciale cronista, per i suoi libri ha ottenuto il premio Melfi saggistica, il premio Landolfo d’oro e il premio Pedio per la ricerca storica. Di recente, gli è stato assegnato il premio Guido Dorso per l’attività di giornalista e saggista. È stato ospite in diversi programmi televisivi tra cui Samarcanda, Costanzo show, La storia siamo noi, Blu notte, History channel. È stato intervistato per documentari girati dalla Bbc e dalle Tv spagnola e svizzera.

Diana Lama, napoletana, ha esordito con il romanzo Rossi come lei (Mondadori, in collaborazione con Vincenzo De Falco), vincitore nel 1995 del Premio Tedeschi. In prosieguo ha affiancato alla carriera di medico e docente universitaria una sempre più vivace produzione nel campo della narrativa gialla. Del 2007 è Solo tra ragazze (Piemme), seguito l’anno successivo, sempre per Piemme, da La sirena sotto le alghe. Ha inoltre partecipato a varie antologie per i più importanti editori italiani (Il ritorno del Duca, History & Mystery, Anime nere reloaded, Seven). I suoi romanzi sono pubblicati in Francia, in Canada e nella Federazione Russa. È presidente di Napolinoir.

Giuseppe Cozzolino, scrittore e giornalista napoletano, è autore - con Carmine Treanni - dei saggi Cult Tv, L’universo dei telefilm (Falsopiano, 2000) e Planet Serial – i telefilm che hanno fatto la storia della TV (Aracne, 2004). Ha curato le antologie Partenope Pandemonium (Larcher, 2007), Questi fantasmi – 17 storie di luoghi e spettri napoletani (Boopen Led, 2009) e Geografia del Mistero (Giulio Perrone/Lab, 2010). Insegna presso l’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” (Cattedra di Analisi dell’Opera Multimediale). È fondatore, con Bruno Pezone, dell’associazione “Mondo Cult”, che riunisce alcuni dei migliori scrittori italiani del mistero. Attualmente ricopre il ruolo di direttore artistico/coordinatore del nuovissimo progetto Noir Factory - Corso di Scrittura per Cinema, Televisione & Fumetto

Bruno Pezone, avvocato napoletano da sempre affascinato dalla letteratura fantastica e noir, esordisce come scrittore con ‘O Munaciello nella raccolta Partenope Pandemonium (Larcher, 2007). Lo stesso anno pubblica l’antologia di racconti fantastici Arcana Temporis, sempre per Larcher. Nel 2009 partecipa all’antologia Questi fantasmi – 17 storie di spettri e luoghi napoletani e pubblica il suo primo romanzo, La Catena di Partenope, entrambi editi da Boopen Led. Altri suoi racconti sono stati pubblicati su www.napolinoir.it e su Geografia del Mistero (Giulio Perrone/Lab, 2010). È ideatore e fondatore, con Giuseppe Cozzolino, dell’associazione/network “Mondo Cult”.

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IL CLUBINO

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In collaborazione con Libreria Loffredo e www.mondocult.it

Presenta i mercoledì letterari

INPASTALLAUTORE IIª

AUTORI CHE ‘DEGUSTANO’ LETTORI,

LETTORI CHE ‘DEGUSTANO’ AUTORI

A cura di Maurizio Ponticello & Simonetta Santamaria

mercoledì 19 ottobre 2011, ore 20.30

La gallina canta – i Mille risorgimenti

Franco Biancardi e Napoli tricolore (Photocity Ed.)

Gigi Di Fiore e Controstoria dell’unità d’Italia (Bur-Rizzoli)

Diana Lama e Camicie rosse, storie nere – AA.VV. (Hobby & Work)

Giuseppe Cozzolino e Altri Risorgimenti – AA.VV. (Bietti)

Fischio d’inizio per la seconda edizione della fortunata rassegna letteraria INPASTALLAUTORE.

Un primo appuntamento tutt’altro che comodo e senza spigoli: si parlerà infatti di Risorgimento italiano.

Ospiti di Maurizio Ponticello e Simonetta Santamaria al Cubino quattro autori, quattro punti di vista a confronto per regalare al pubblico una visione a tutto tondo (tra storia e letteratura) sull’argomento che da 150 anni fa ancora discutere.

Al termine, l’angolo umoristico “Il conto lo paga l’autore”: ad aprire la stagione sarà Gabriele Aprea.

E, come da consuetudine, gran finale “in pasta”.

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I libri

NAPOLI TRICOLORE (Photocity Edizioni)

di Franco Biancardi

(dalla Prefazione di Ezio Ghidini Citro)

Un viaggio appassionante nella storia di Napoli. L’autore, partendo dalla leggenda della fondazione di Napoli documenta minutamente gli eventi storici e politici dei vari periodi, dando al lettore l’esatta dimensione dei fatti: sono così ricostruite le difficoltà del regno borbonico di contrastare l’ingresso di potenze straniere in cerca di una propria collocazione nel Mediterraneo e nella penisola italiana, da cui nasce il progetto di creare uno stato unitario. Parlando della caduta dei Borbone, l’Autore descrive fatti e cose della famiglia reale, il ruolo della Massoneria francese, inglese e del Nord Europa che a Napoli avevano Logge e interessi economici.

La spedizione dei Mille viene inquadrata da Biancardi in una dimensione storica europea. Non è sottaciuto il tradimento dei generali dei Borbone e dei nobili napoletani, palermitani, pugliesi, calabresi e lucani, come, al tempo stesso, è evidenziato il ruolo particolare della camorra che si schiera con Garibaldi, e le incursioni violente dei Briganti che, traditi dalle promesse dei Savoia, determinano reazioni violente da parte dei Piemontesi.

Con grande onestà intellettuale, memore del contribuito e delle rinunzie che le popolazioni del Regno di Napoli e delle Due Sicilie dettero per l’unificazione italiana, Franco Biancardi invita i napoletani e le popolazioni del Sud a conoscere la propria storia e a “non rinnegare, non restaurare” ma lavorare per costruire il futuro di questa realtà che si chiama Italia.

CONTROSTORIA DELL’UNITÀ D’ITALIA (Bur-Rizzoli)

di Gigi Di Fiore

L’unità d’Italia è un valore indiscutibile, ma come è stata raggiunta? Dei 22 anni dall’esplosione rivoluzionaria del 1848 alla breccia di Porta Pia nel 1870, molti episodi rimangono nell’ombra: il bombardamento piemontese di Genova del 1849, i plebisciti combinati per le annessioni del Centro Italia, le agitazioni manovrate da carabinieri infiltrati, la corruzione e gli appoggi mafiosi e camorristici alla marcia trionfale di Garibaldi, la guerra civile del brigantaggio, le leggi anti-cattoliche. Con il piglio narrativo del giornalista e basandosi su una ricca scelta di documenti inediti, Gigi Di Fiore sfata i miti del Risorgimento, portando alla luce fatti troppo a lungo rimossi.

Il libro è stato tra i 6 finalisti del prestigioso premio Acqui terme, ha vinto il premio saggistica città di Melfi. Le ricerche originali, con nuovi documenti sull’eccidio di Pontelandolfo, gli sono valsi il Landolfo d’oro.

La prima edizione, per Rizzoli, è del 2007. Quella attualmente in libreria è la versione tascabile inserita nella collana BUR-Rizzoli saggistica.

CAMICE ROSSE SU FONDO NERO (AA.VV. - Hobby & Work)

Tredici giallisti per mille garibaldini

A cura di Luigi De Pascalis e Luigi Sanvito

Dumas seguì la spedizione dei Mille come giornalista. Ma ci furono storie che non poté raccontare. Gialle, naturalmente. I motivi potrebbero essere molteplici: troppo efferate; perché avrebbero messo in cattiva luce l’iniziativa; perché c’entravano nomi eccellenti e ne andava della loro integrità morale; perché contenevano dei segreti militari. Storie che racconterà a eventi accaduti e a pochi intimi. In questa antologia, appunto.

IL DITTATORE A NAPOLI di Diana Lama

Il racconto è ambientato a Napoli nell’arco della giornata del 7 settembre 1860.

Garibaldi entra in città, viene convinto ad assistere ai festeggiamenti di Piedigrotta per ingraziarsi la popolazione. Si scatena un temporale memorabile. Questi sono i fatti reali, storicamente documentati. Il delitto avviene in questa cornice, sotto gli occhi di uno scugnizzo napoletano che sarà la voce narrante. Garibaldi e i suoi faranno parte dell’intreccio e forse causa del delitto, anche se probabilmente vittima e assassino saranno nella popolazione locale, popolani e camorristi tutti curiosi di conoscere quello che a Napoli fu chiamato il Dittatore.

ALTRI RISORGIMENTI (AA.VV. - Bietti)

A cura di Gianfranco de Turris

1841-70. Trent’anni decisivi per il nostro Paese. La storia la conosciamo tutti. Il Risorgimento, l’unità d’Italia, Cavour, Garibaldi… E se le cose fossero andate diversamente? Se Garibaldi non fosse tornato dal Sud America? Se Mastai Ferretti non fosse stato eletto Papa? Se Pisacane avesse rinviato la sua spedizione al 1881? Se Francesco II avesse accettato l’alleanza con Vittorio Emanuele II? O se lo stesso Vittorio Emanuele II avesse abdicato e si fosse trasferito in Sud America? Cosa saremmo oggi, insomma, se quello che ci hanno raccontato fosse… falso?

Ecco dunque, in diciannove racconti ucronici, una storia alternativa del Risorgimento che non ha nulla da invidiare a quella “ufficiale”.

LE SPIE DI SUA MAESTÀ di Giuseppe Cozzolino e Bruno Pezone

1859: se Francesco II avesse accettato l’alleanza con Vittorio Emanuele II

Nel 1900, in un’Italia ucronica che non ha conosciuto la Spedizione dei Mille né l’unificazione operata dalla Corona Sabauda, ma la coesistenza di Tre Regni (quello di Sardegna, quello pontificio e quello delle Due Sicilie), i servizi segreti di Sua Maestà Savoia decidono di richiamare il veneziano Elmo Pratt, abilissimo ufficiale dell’esercito regio e veterano delle campagne d’Africa, grande esperto di armi e lotta a mani nude. Scopo: smantellare una cospirazione per assassinare Umberto I e gli altri regnanti della penisola. Affiancato e osteggiato dal nobile napoletano Cosmo Valenti, membro della polizia segreta borbonica, trasformista sul modello di Fregoli ed esperto prestigiatore, Pratt finirà col prevenire un complotto per scatenare una guerra civile e minare la stabilità dell’Europa stessa a favore dell’impero austro-ungarico. I due, nonostante l’inevitabile diffidenza e l’appartenenza a “ditte concorrenti”, verranno chiamati a costituire un Corpo Speciale denominato S.C.I.P.I.O. (Segreti Corpi per l’Intervento Periglioso e l’Infiltrazione Organizzata) e si aggireranno in tutte le regioni d’Italia affrontando assassini, spie nemiche, scienziati pazzi, società sovversive e minacce ancor più inconcepibili.

GLI AUTORI

Franco Biancardi è dirigente scolastico, formatore e saggista. È laureato in Giurisprudenza, in Scienze dell’Educazione e Scienze della Formazione in una società multiculturale, in Dirigenza e coordinamento di servizi formativi, scolastici e socio-educativi. È autore di quaranta volumi fra testi scientifici e di divulgazione e di numerosi articoli. Cura la formazione dei docenti della scuola di base nell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Coltiva la passione per la Storia e, in particolare, per la Storia italiana preunitaria.

Gigi Di Fiore, napoletano, laurea in giurisprudenza, giornalista professionista dal 1985. Ha lavorato a Milano, da redattore alla redazione Interni del Giornale allora diretto da Indro Montanelli negli anni Ottanta. Attualmente è inviato speciale al Mattino di Napoli. Ha finora pubblicato tredici libri con la Utet e la Rizzoli. Suoi principali argomenti di scrittura sono la criminalità organizzata e la storia del Risorgimento, con attenzione particolare alla fine del regno delle Due Sicilie e il brigantaggio. Premio Saint Vincent di giornalismo nel 2001, tre volte premio speciale cronista, per i suoi libri ha ottenuto il premio Melfi saggistica, il premio Landolfo d’oro e il premio Pedio per la ricerca storica. Di recente, gli è stato assegnato il premio Guido Dorso per l’attività di giornalista e saggista. È stato ospite in diversi programmi televisivi tra cui Samarcanda, Costanzo show, La storia siamo noi, Blu notte, History channel. È stato intervistato per documentari girati dalla Bbc e dalle Tv spagnola e svizzera.

Diana Lama, napoletana, ha esordito con il romanzo Rossi come lei (Mondadori, in collaborazione con Vincenzo De Falco), vincitore nel 1995 del Premio Tedeschi. In prosieguo ha affiancato alla carriera di medico e docente universitaria una sempre più vivace produzione nel campo della narrativa gialla. Del 2007 è Solo tra ragazze (Piemme), seguito l’anno successivo, sempre per Piemme, da La sirena sotto le alghe. Ha inoltre partecipato a varie antologie per i più importanti editori italiani (Il ritorno del Duca, History & Mystery, Anime nere reloaded, Seven). I suoi romanzi sono pubblicati in Francia, in Canada e nella Federazione Russa. È presidente di Napolinoir.

Giuseppe Cozzolino, scrittore e giornalista napoletano, è autore - con Carmine Treanni - dei saggi Cult Tv, L’universo dei telefilm (Falsopiano, 2000) e Planet Serial – i telefilm che hanno fatto la storia della TV (Aracne, 2004). Ha curato le antologie Partenope Pandemonium (Larcher, 2007), Questi fantasmi – 17 storie di luoghi e spettri napoletani (Boopen Led, 2009) e Geografia del Mistero (Giulio Perrone/Lab, 2010). Insegna presso l’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” (Cattedra di Analisi dell’Opera Multimediale). È fondatore, con Bruno Pezone, dell’associazione “Mondo Cult”, che riunisce alcuni dei migliori scrittori italiani del mistero. Attualmente ricopre il ruolo di direttore artistico/coordinatore del nuovissimo progetto Noir Factory - Corso di Scrittura per Cinema, Televisione & Fumetto

Bruno Pezone, avvocato napoletano da sempre affascinato dalla letteratura fantastica e noir, esordisce come scrittore con ‘O Munaciello nella raccolta Partenope Pandemonium (Larcher, 2007). Lo stesso anno pubblica l’antologia di racconti fantastici Arcana Temporis, sempre per Larcher. Nel 2009 partecipa all’antologia Questi fantasmi – 17 storie di spettri e luoghi napoletani e pubblica il suo primo romanzo, La Catena di Partenope, entrambi editi da Boopen Led. Altri suoi racconti sono stati pubblicati su www.napolinoir.it e su Geografia del Mistero (Giulio Perrone/Lab, 2010). È ideatore e fondatore, con Giuseppe Cozzolino, dell’associazione/network “Mondo Cult”.

 
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