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martedì 29 settembre 2015
Dalla Catalogna interessanti indicazioni per gli autonomisti, federalisti ed indipendentisti europei
Di Natale Cuccurese
Lo scenario delle elezioni in Catalogna è stato dominato dai partiti indipendentisti che hanno saputo polarizzare l’attenzione creando una coalizione destinata a servire quale strumento plebiscitario per la lotta a favore dell’autodeterminazione della Catalogna. La conseguenza di questo è stata, per contrapposizione, favorire il piazzamento dei partiti che difendevano apertamente il nazionalismo spagnolo, a scapito di altre realtà, in primo luogo di sinistra.
L’aspetto paradossale è che alla fine tutto questo non è risultato decisivo per quanto riguarda una possibile soluzione per la questione catalana, pur creando una base di consenso ai separatisti la cui tenuta e solidità si verificherà già nelle prossime elezioni di dicembre. Infatti gli indipendentisti catalani in coalizione andranno forse al Governo, ma son rimasti sotto il 48% dei voti, sommando anche i voti di altri partiti favorevoli all’indipendenza catalana. A questo si aggiunga che la coalizione indipendentista unanimista Junts pel Si, che rappresenta forze politiche di taglio molto diverso, avrà grosse difficoltà nel portare avanti il processo per l’indipendenza della Catalogna visti sia i risultati che vedono la crescita di Ciudadanos, il partito che ha avuto i maggiori incrementi in seggi difendendo una politica nazionalista spagnola contraria a qualsiasi forma di separazione al grido di “Viva Spagna”, sia le prime dichiarazioni provenienti dal CUP “ Non abbiamo vinto il plebiscito, nessuna dichiarazione di indipendenza”.
In questo scenario Podemos non ha voluto tradire la sua posizione, sostenendo il diritto alla autodeterminazione dei catalani ma, parallelamente, confermando la visione neo-costituzionalista con l’obbiettivo di costruire una Spagna federale e repubblicana, senza rinunciare nel contempo a denunciare la trappola insita in queste elezioni, presentate quali una sorta di plebiscito pro o contro l’indipendenza. Questa focalizzazione ha così prodotto un dibattito politico che ha evitato che si affrontassero con dovizia i problemi sociali ed economici che impattano direttamente sulla società civile catalana, distogliendo l’attenzione dalle colpe dei liberisti che così hanno evitato di pagare appieno il prezzo politico per le responsabilità rispetto all’attuale situazione economica spagnola e alla dilagante corruzione; corruzione che non è certo un’esclusiva italiana.
Le alternative sono rimaste divise e la concorrenza ideologica fra CUP e Podemos, già polarizzata sulle elezioni di dicembre e che a dire di Iglesias ha avuto in queste elezioni un risultato “ Altamente deludente”, ha frammentato la sinistra, insieme infatti le due formazioni avrebbero avuto la stessa percentuale di Ciudadanos. Frammentazione favorita da questa condizione plebiscitaria pro o contro l’indipendenza su cui si è giocata tutta la campagna elettorale. Focalizzazione mediatica che però sicuramente non sarà più la stessa in vista delle prossime elezioni di dicembre che potrebbero arrivare a capovolgere i risultati catalani, in uno scenario nazionale dove l’attenzione dei media sarà incentrata sul “voto utile” per puntare su una riforma delle istituzioni, in questo caso statali, cambiando le carte in tavola e gli scenari politici e comunicativi.
Intanto già incombono le elezioni politiche che potrebbero risultare decisive per il futuro della Spagna, dell’Europa e dare altre interessanti indicazioni strategiche anche agli autonomisti, federalisti ed indipendentisti europei.
Fonte: Con il Sud si Riparte !
.
Di Natale Cuccurese
Lo scenario delle elezioni in Catalogna è stato dominato dai partiti indipendentisti che hanno saputo polarizzare l’attenzione creando una coalizione destinata a servire quale strumento plebiscitario per la lotta a favore dell’autodeterminazione della Catalogna. La conseguenza di questo è stata, per contrapposizione, favorire il piazzamento dei partiti che difendevano apertamente il nazionalismo spagnolo, a scapito di altre realtà, in primo luogo di sinistra.
L’aspetto paradossale è che alla fine tutto questo non è risultato decisivo per quanto riguarda una possibile soluzione per la questione catalana, pur creando una base di consenso ai separatisti la cui tenuta e solidità si verificherà già nelle prossime elezioni di dicembre. Infatti gli indipendentisti catalani in coalizione andranno forse al Governo, ma son rimasti sotto il 48% dei voti, sommando anche i voti di altri partiti favorevoli all’indipendenza catalana. A questo si aggiunga che la coalizione indipendentista unanimista Junts pel Si, che rappresenta forze politiche di taglio molto diverso, avrà grosse difficoltà nel portare avanti il processo per l’indipendenza della Catalogna visti sia i risultati che vedono la crescita di Ciudadanos, il partito che ha avuto i maggiori incrementi in seggi difendendo una politica nazionalista spagnola contraria a qualsiasi forma di separazione al grido di “Viva Spagna”, sia le prime dichiarazioni provenienti dal CUP “ Non abbiamo vinto il plebiscito, nessuna dichiarazione di indipendenza”.
In questo scenario Podemos non ha voluto tradire la sua posizione, sostenendo il diritto alla autodeterminazione dei catalani ma, parallelamente, confermando la visione neo-costituzionalista con l’obbiettivo di costruire una Spagna federale e repubblicana, senza rinunciare nel contempo a denunciare la trappola insita in queste elezioni, presentate quali una sorta di plebiscito pro o contro l’indipendenza. Questa focalizzazione ha così prodotto un dibattito politico che ha evitato che si affrontassero con dovizia i problemi sociali ed economici che impattano direttamente sulla società civile catalana, distogliendo l’attenzione dalle colpe dei liberisti che così hanno evitato di pagare appieno il prezzo politico per le responsabilità rispetto all’attuale situazione economica spagnola e alla dilagante corruzione; corruzione che non è certo un’esclusiva italiana.
Le alternative sono rimaste divise e la concorrenza ideologica fra CUP e Podemos, già polarizzata sulle elezioni di dicembre e che a dire di Iglesias ha avuto in queste elezioni un risultato “ Altamente deludente”, ha frammentato la sinistra, insieme infatti le due formazioni avrebbero avuto la stessa percentuale di Ciudadanos. Frammentazione favorita da questa condizione plebiscitaria pro o contro l’indipendenza su cui si è giocata tutta la campagna elettorale. Focalizzazione mediatica che però sicuramente non sarà più la stessa in vista delle prossime elezioni di dicembre che potrebbero arrivare a capovolgere i risultati catalani, in uno scenario nazionale dove l’attenzione dei media sarà incentrata sul “voto utile” per puntare su una riforma delle istituzioni, in questo caso statali, cambiando le carte in tavola e gli scenari politici e comunicativi.
Intanto già incombono le elezioni politiche che potrebbero risultare decisive per il futuro della Spagna, dell’Europa e dare altre interessanti indicazioni strategiche anche agli autonomisti, federalisti ed indipendentisti europei.
Fonte: Con il Sud si Riparte !
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martedì 22 settembre 2015
DAL SUCCESSO DI TSIPRAS LA NECESSITA' DI INTERNAZIONALIZZARE LA LOTTA DEI SUD EUROPA
Di Natale Cuccurese
Da salutare con soddisfazione il successo di Tsipras alle lezioni greche.
Sconfitte le speranze tecnocratiche europee che, come avvenuto in Italia con i Governi tecnici e l'unanimismo dei nazareni, avrebbero desiderato anche in Grecia spostare l'asse governativo verso posizioni di destra neoliberista. La Grecia, grazie a Tsipras, resiste ancora malgrado l'avanzata di Alba Dorata e la forte astensione.
Bisogna ora allargare e internazionalizzare le lotte dei Sud Europa, tutti sotto attacco da tempo, nel tentativo di cambiare le logiche europee per tornare a progettare una Europa dei Popoli ripartendo dal "Manifesto di Ventotene".
Sarà per noi indispensabile collegarsi alle lotte di Grecia e Spagna ( Podemos) tramite il fermento macroregionale del Sud che sta già muovendo i primi passi. Fondamentale a questo riguardo cosa accadrà nei prossimi mesi con gli sviluppi al riguardo in Italia ed in Spagna con le elezioni di fine anno.
Di Natale Cuccurese
Da salutare con soddisfazione il successo di Tsipras alle lezioni greche.
Sconfitte le speranze tecnocratiche europee che, come avvenuto in Italia con i Governi tecnici e l'unanimismo dei nazareni, avrebbero desiderato anche in Grecia spostare l'asse governativo verso posizioni di destra neoliberista. La Grecia, grazie a Tsipras, resiste ancora malgrado l'avanzata di Alba Dorata e la forte astensione.
Bisogna ora allargare e internazionalizzare le lotte dei Sud Europa, tutti sotto attacco da tempo, nel tentativo di cambiare le logiche europee per tornare a progettare una Europa dei Popoli ripartendo dal "Manifesto di Ventotene".
Sarà per noi indispensabile collegarsi alle lotte di Grecia e Spagna ( Podemos) tramite il fermento macroregionale del Sud che sta già muovendo i primi passi. Fondamentale a questo riguardo cosa accadrà nei prossimi mesi con gli sviluppi al riguardo in Italia ed in Spagna con le elezioni di fine anno.
giovedì 3 settembre 2015
SUD CUORE IMMENSO
Di Antonio Rosato
Novembre 1943, la feroce battaglia sulla linea GUSTAV assume
aspetti che Dante avrebbe potuto descrivere solo aggiungendo un girone in più
nell’Inferno della sua divina commedia, il girone peggiore, quello più crudele
e zeppo di sofferenze inenarrabili forse.
Fortificazioni tedesche ben
congeniate e alleati dall’altra parte del Garigliano convinti di sfondare si
giocano la crudele partita a suon di assalti e bombardamenti incessanti via
mare, terra e aria. Al centro la popolazione civile, ignara e ottenebrata dagli
eventi al centro della disputa. Perlopiù vecchi donne e bambini perché gli
uomini in salute sono chi al fronte, chi prigioniero nei vari campi di lavoro o
concentramento sparsi in giro per il mondo.
Manca cibo, manca acqua potabile.
Le bestie quali requisite per soddisfare le esigenze alimentari dei tedeschi,
quali cadute sotto le bombe assieme ai loro padroni. Fame e freddo sono solo un
contorno alle sofferenze dei feriti, mutilati o morti sotto gli attacchi.
Ricoveri non ve ne sono, ne tantomeno ripari poiché il 100% delle abitazioni in
alcuni comuni come Castelforte e San Cosma e Damiano sono state abbattute dai
bombardamenti. Gli altri invece, quelle donne e bambini o anziani graziati da
quella mano invisibile che ha deviato quella scheggia o quella raffica, si
porteranno per il resto della vita fino
alla tomba danni psicologici mai sanati. Giorni e giorni senza dormire, e notti
illuminate a giorno dai traccianti o dalle granate. Lacrime non se ne versano
più, finite da tempo, e i bambini,
quando i bombardamenti erano meno fitti o si spostavano sulle montagne,
giocavano tra le macerie con la neve caduta copiosa o i resti delle granate, e
spesso anche inesplose o esplose tra piccole ed innocenti mani che hanno come unica colpa quella di
essere venuti al mondo negli anni sbagliati.
Ma dopo mesi e mesi insonni, mangiando erba destinate
solitamente alle capre, sradicata tra i muri o nei fossi in paese, perchè fuori
paese i campi minati non permettevano di andare, e rassegnati alla morte, arriva
la speranza di salvezza. Sotto i bombardamenti vengono sfilati gli abitanti per
portarli la dove la guerra non c’è. Mia nonna mi raccontava sempre di quella
notte.
Mio zio che appena camminava e mio padre di pochi giorni nato sotto i bombardamenti del 23 dicembre
del “43 legato con una sciarpa dietro le spalle, si incamminarono assieme ad
altre persone. Con gli occhi ancora pieni di terrore e sgranati come se fosse
stato ieri mi narrava di quando per non inciampare sulle mine a strappo
passavano sui morti del Rio Ravi. Senza scarpe e senza bagagli. Mettendo i
piedi uno dietro l’altro sui morti perchè il passaggio era più sicuro. Spesso,
senza toccare terra per metri e metri. Giorni di cammino, e poi i camion.
Salirono su senza neanche sapere la destinazione, senza chiedere, senza cibo
acqua e con l’unico bagaglio al seguito quello della speranza.
La guerra oramai era alle spalle anche se i fischi delle
granate e dei proiettili ancora restavano nelle orecchie. Ad essere sincero
penso che questi non siano mai andati via e sia poi invecchiata con questi
sibili nelle orecchie e nella testa,
solo che non ne parlava, ma sicuramente ci conviveva. I mezzi diretti a sud,
quel profondo sud che Lei non aveva mai ne visto nè visitato. Quel Sud
meraviglioso che ha accolto questi sfollati a braccia aperte. Lei nello
specifico fu destinata assieme ad altre famiglie in quel di CARBONE in
provincia di Potenza. Furono accolti con pane appositamente sfornato e
formaggio. Sapori oramai dimenticati da mesi. Mi racconta di compaesani che
appena messo il primo boccone in bocca hanno dato di stomaco perche vuoto da
troppi giorni e non più abituato a ricevere cibo. Ogni famiglia di Carbone, ma
cosi anche a Castrovillari, Cittanova, Maratea etc, aprirono le porte di casa a
questi profughi di guerra. Profughi definiti allora SFOLLATI.
Ridotti a poco più che ruderi umani, dove non si capiva se la
pelle era osso o ancora poteva definirsi pelle, entrarono in una casa vera dopo
mesi. Casa aperta e messa a disposizione di persone sconosciute. Cose che solo
al Sud forse possono accadere. La gara di solidarietà in paese fu commovente,
con scene da da libro “Cuore”. Latte per i bambini, uova e maccheroni fatti in
casa, cotti sul fuoco del camino. Quel fuoco che emanava non calore, ma amore.
Quell’amore meridionale che abbiamo nel sangue. Da noi l’ospite ancora oggi è
sacro. Queste persone erano sfortunate,
erano sfollati come i Siriani oggi. E si parlava con i propri figli mettendoli
al corrente che da quella sera avrebbero diviso la stanza con un bambino
bisognoso, più sfortunato di loro, per questo bisognava stringersi un
pochettino di più e condividere tutto.
Scarpe nuove e vestiti per i bambini “SFOLLATI”
e per le mamme. Un letto, cibo e il caldo di una casa. Tutto questo, pensate,
senza chiedere nulla in cambio e spessissimo senza neanche capirsi perché i
dialetti erano troppo diversi e non tutti conoscevano l’italiano imposto 60
anni prima. Sfollati, cosi si chiamavano.
Ma oggi il sud non ha perso quel
grande cuore e quell’amore che ha verso l’essere umano e per il prossimo. Anche
oggi il nostro meridione strappa dall’acqua quei migranti disperati provenienti
chi sa da dove. Sulle coste siciliane non si chiede il passaporto, quelle sono
cose per buracrati senza faccia e senza cuore. Ma si offre una coperta per
scaldarsi, o un paio di ciabatte. Non si chiede al bambino da dove viene, ma gli
si offre il cartone di latte e qualche biscotto. Non siamo come alcuni
governanti gelidi e senza cuore del nord italia e nord europa. Noi siamo il
sud. Che si chiamino sfollati, o profughi, o migranti a noi non interessa. Ho
visto in Tv donne meridionali piangere, commosse dalle condizioni e dai
racconti di quella povera gente che qualcuno invece vorrebbe affondare a mare.
Ho visto anziani portare dei panini e vestitini dismessi dei nipotini. Senza
chiedere nulla in cambio, come nel “44. E il cuore che è diverso, la
sensibilità verso il prossimo, di cui ne vado fiero, che è diversa. Mai nessuno
si sognerebbe nel nostro sud di costruire muri o barricate. Nessuno si
sognerebbe di tatuare su un braccio un numero. Nessuno si preoccuperebbe di
innalzare barriere di filo spinato o far rincorrere dai cani i migranti. Noi
siamo il sud, cosi diverso, cosi civile, cosi solidale e cosi ospitale. Non ci
importa il colore della pelle, nè il passaporto.
E mentre nei palazzi Europei
in francese o in inglese non si
prendono decisioni, da noi al sud senza capirsi , senza conoscere l’arabo o il
francese si aiutano queste persone a prescindere da ogni altra considerazione. Si
porge la mano verso il mare e si tira
fuori quell’essere spaventato e indifeso che in quel momento ha bisogno. Questo
è il nostro sud, e ne vado fiero e orgoglioso. Mentre ad altre latitudini politivi
e faccendieri si accapigliano nei palazzi facendo a gara a chi è più razzista,noi
siamo diversi da sempre. E la storia lo dice. Vorrei concludere questo mio post
con delle parole prese in prestito da un grandissimo meridionale, Totò.
Parole
che vorrei dedicare a quelli che fanno barricate o vorrebbero bombardare i
barconi. Parole però, che forse solo noi riusciamo seriamente a comprendere e
farle nostre nell’animo:
“Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"
.
Di Antonio Rosato
Novembre 1943, la feroce battaglia sulla linea GUSTAV assume
aspetti che Dante avrebbe potuto descrivere solo aggiungendo un girone in più
nell’Inferno della sua divina commedia, il girone peggiore, quello più crudele
e zeppo di sofferenze inenarrabili forse.
Fortificazioni tedesche ben
congeniate e alleati dall’altra parte del Garigliano convinti di sfondare si
giocano la crudele partita a suon di assalti e bombardamenti incessanti via
mare, terra e aria. Al centro la popolazione civile, ignara e ottenebrata dagli
eventi al centro della disputa. Perlopiù vecchi donne e bambini perché gli
uomini in salute sono chi al fronte, chi prigioniero nei vari campi di lavoro o
concentramento sparsi in giro per il mondo.
Manca cibo, manca acqua potabile.
Le bestie quali requisite per soddisfare le esigenze alimentari dei tedeschi,
quali cadute sotto le bombe assieme ai loro padroni. Fame e freddo sono solo un
contorno alle sofferenze dei feriti, mutilati o morti sotto gli attacchi.
Ricoveri non ve ne sono, ne tantomeno ripari poiché il 100% delle abitazioni in
alcuni comuni come Castelforte e San Cosma e Damiano sono state abbattute dai
bombardamenti. Gli altri invece, quelle donne e bambini o anziani graziati da
quella mano invisibile che ha deviato quella scheggia o quella raffica, si
porteranno per il resto della vita fino
alla tomba danni psicologici mai sanati. Giorni e giorni senza dormire, e notti
illuminate a giorno dai traccianti o dalle granate. Lacrime non se ne versano
più, finite da tempo, e i bambini,
quando i bombardamenti erano meno fitti o si spostavano sulle montagne,
giocavano tra le macerie con la neve caduta copiosa o i resti delle granate, e
spesso anche inesplose o esplose tra piccole ed innocenti mani che hanno come unica colpa quella di
essere venuti al mondo negli anni sbagliati.
Ma dopo mesi e mesi insonni, mangiando erba destinate
solitamente alle capre, sradicata tra i muri o nei fossi in paese, perchè fuori
paese i campi minati non permettevano di andare, e rassegnati alla morte, arriva
la speranza di salvezza. Sotto i bombardamenti vengono sfilati gli abitanti per
portarli la dove la guerra non c’è. Mia nonna mi raccontava sempre di quella
notte.
Mio zio che appena camminava e mio padre di pochi giorni nato sotto i bombardamenti del 23 dicembre
del “43 legato con una sciarpa dietro le spalle, si incamminarono assieme ad
altre persone. Con gli occhi ancora pieni di terrore e sgranati come se fosse
stato ieri mi narrava di quando per non inciampare sulle mine a strappo
passavano sui morti del Rio Ravi. Senza scarpe e senza bagagli. Mettendo i
piedi uno dietro l’altro sui morti perchè il passaggio era più sicuro. Spesso,
senza toccare terra per metri e metri. Giorni di cammino, e poi i camion.
Salirono su senza neanche sapere la destinazione, senza chiedere, senza cibo
acqua e con l’unico bagaglio al seguito quello della speranza.
La guerra oramai era alle spalle anche se i fischi delle
granate e dei proiettili ancora restavano nelle orecchie. Ad essere sincero
penso che questi non siano mai andati via e sia poi invecchiata con questi
sibili nelle orecchie e nella testa,
solo che non ne parlava, ma sicuramente ci conviveva. I mezzi diretti a sud,
quel profondo sud che Lei non aveva mai ne visto nè visitato. Quel Sud
meraviglioso che ha accolto questi sfollati a braccia aperte. Lei nello
specifico fu destinata assieme ad altre famiglie in quel di CARBONE in
provincia di Potenza. Furono accolti con pane appositamente sfornato e
formaggio. Sapori oramai dimenticati da mesi. Mi racconta di compaesani che
appena messo il primo boccone in bocca hanno dato di stomaco perche vuoto da
troppi giorni e non più abituato a ricevere cibo. Ogni famiglia di Carbone, ma
cosi anche a Castrovillari, Cittanova, Maratea etc, aprirono le porte di casa a
questi profughi di guerra. Profughi definiti allora SFOLLATI.
Ridotti a poco più che ruderi umani, dove non si capiva se la
pelle era osso o ancora poteva definirsi pelle, entrarono in una casa vera dopo
mesi. Casa aperta e messa a disposizione di persone sconosciute. Cose che solo
al Sud forse possono accadere. La gara di solidarietà in paese fu commovente,
con scene da da libro “Cuore”. Latte per i bambini, uova e maccheroni fatti in
casa, cotti sul fuoco del camino. Quel fuoco che emanava non calore, ma amore.
Quell’amore meridionale che abbiamo nel sangue. Da noi l’ospite ancora oggi è
sacro. Queste persone erano sfortunate,
erano sfollati come i Siriani oggi. E si parlava con i propri figli mettendoli
al corrente che da quella sera avrebbero diviso la stanza con un bambino
bisognoso, più sfortunato di loro, per questo bisognava stringersi un
pochettino di più e condividere tutto.
Scarpe nuove e vestiti per i bambini “SFOLLATI”
e per le mamme. Un letto, cibo e il caldo di una casa. Tutto questo, pensate,
senza chiedere nulla in cambio e spessissimo senza neanche capirsi perché i
dialetti erano troppo diversi e non tutti conoscevano l’italiano imposto 60
anni prima. Sfollati, cosi si chiamavano.
Ma oggi il sud non ha perso quel
grande cuore e quell’amore che ha verso l’essere umano e per il prossimo. Anche
oggi il nostro meridione strappa dall’acqua quei migranti disperati provenienti
chi sa da dove. Sulle coste siciliane non si chiede il passaporto, quelle sono
cose per buracrati senza faccia e senza cuore. Ma si offre una coperta per
scaldarsi, o un paio di ciabatte. Non si chiede al bambino da dove viene, ma gli
si offre il cartone di latte e qualche biscotto. Non siamo come alcuni
governanti gelidi e senza cuore del nord italia e nord europa. Noi siamo il
sud. Che si chiamino sfollati, o profughi, o migranti a noi non interessa. Ho
visto in Tv donne meridionali piangere, commosse dalle condizioni e dai
racconti di quella povera gente che qualcuno invece vorrebbe affondare a mare.
Ho visto anziani portare dei panini e vestitini dismessi dei nipotini. Senza
chiedere nulla in cambio, come nel “44. E il cuore che è diverso, la
sensibilità verso il prossimo, di cui ne vado fiero, che è diversa. Mai nessuno
si sognerebbe nel nostro sud di costruire muri o barricate. Nessuno si
sognerebbe di tatuare su un braccio un numero. Nessuno si preoccuperebbe di
innalzare barriere di filo spinato o far rincorrere dai cani i migranti. Noi
siamo il sud, cosi diverso, cosi civile, cosi solidale e cosi ospitale. Non ci
importa il colore della pelle, nè il passaporto.
E mentre nei palazzi Europei
in francese o in inglese non si
prendono decisioni, da noi al sud senza capirsi , senza conoscere l’arabo o il
francese si aiutano queste persone a prescindere da ogni altra considerazione. Si
porge la mano verso il mare e si tira
fuori quell’essere spaventato e indifeso che in quel momento ha bisogno. Questo
è il nostro sud, e ne vado fiero e orgoglioso. Mentre ad altre latitudini politivi
e faccendieri si accapigliano nei palazzi facendo a gara a chi è più razzista,noi
siamo diversi da sempre. E la storia lo dice. Vorrei concludere questo mio post
con delle parole prese in prestito da un grandissimo meridionale, Totò.
Parole
che vorrei dedicare a quelli che fanno barricate o vorrebbero bombardare i
barconi. Parole però, che forse solo noi riusciamo seriamente a comprendere e
farle nostre nell’animo:
“Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"
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lunedì 31 agosto 2015
EUROPA.: …si è coricata vestita per non uscire!
Di Bruno Pappalardo
Come si chiama …Mocherino,…Moscerino,…no, no, Mogherini , si insomma la ministra italiana dell’ Estero d’ Europea?
Ecco era una buona occasione perché qualcuno ricordasse il suo egregio nome; peccato!
E quell’altra per la legislazione, relazioni interistituzionali, Stato di diritto e Carta dei diritti fondamentali Věra Jourová Rep. Ceca Rep. e uguaglianza di genere o confondo conFrans Timmermans della commissione Juncher.
Sono andati questi signori sui confini dell’Ungheria?
SI sono presentati per verificare che non si verificasse che questo Paese non voglia tentare un genocidio nei confronti dei profughi siriani impediti da fili spinati?
Vogliono solo passare e per raggiungere la Germania.
C’è forse qualche accordo con la Merkel che ultimamente ha dichiarato apertamente di volere che l’Europa e in particolare il suo Paese accoglierà questo popolo, mentre poi, sotto, sotto, boicotta ogni tentativo di accoglienza?
Si tratta soltanto di controllarli e sfamare questi disgraziati e non colpirli con lacrimogeni, bastoni e mezzi blindati. Si tratta di non rifiutare loro un diritto umano e previsto dalla Carta dei diritti Europea e di tutti i paesi occidentali e non. Serve per dichiarare che L’Europa esiste.
Nessuno è andato, dunque, nulla, nessuna Europa esiste!
Intorno il silenzio degli equilibri.
Ma neppure si sono udite campane a morte,… anche se ce ne fossero…
Manco il vento che lascia sul terreno una foglia.
L’Europa? E’ un Terzo pianeta da cui non raccogliere neppure un sassolino che possa raccontare che un giorno passò da lì davvero il vento per lasciare un segno.
L’Europa è impareggiabile a non lasciar alcun segno dell’Uomo.
Ha la straordinaria capacità di sparire, …talvolta una moneta però si è affossata nella sottile polvere che mostra intorno alcuna traccia di piedi testimoniando la Sua Lontananza.
Eppure quanto determinata forza per distruggere Atene, …che rigore, non smesso per la piccola Grecia.
Tsipras per loro non esisti perché loro non esistono e devo spesso provare a ricordarmelo.

Di Bruno Pappalardo
Come si chiama …Mocherino,…Moscerino,…no, no, Mogherini , si insomma la ministra italiana dell’ Estero d’ Europea?
Ecco era una buona occasione perché qualcuno ricordasse il suo egregio nome; peccato!
E quell’altra per la legislazione, relazioni interistituzionali, Stato di diritto e Carta dei diritti fondamentali Věra Jourová Rep. Ceca Rep. e uguaglianza di genere o confondo conFrans Timmermans della commissione Juncher.
Sono andati questi signori sui confini dell’Ungheria?
SI sono presentati per verificare che non si verificasse che questo Paese non voglia tentare un genocidio nei confronti dei profughi siriani impediti da fili spinati?
Vogliono solo passare e per raggiungere la Germania.
C’è forse qualche accordo con la Merkel che ultimamente ha dichiarato apertamente di volere che l’Europa e in particolare il suo Paese accoglierà questo popolo, mentre poi, sotto, sotto, boicotta ogni tentativo di accoglienza?
Si tratta soltanto di controllarli e sfamare questi disgraziati e non colpirli con lacrimogeni, bastoni e mezzi blindati. Si tratta di non rifiutare loro un diritto umano e previsto dalla Carta dei diritti Europea e di tutti i paesi occidentali e non. Serve per dichiarare che L’Europa esiste.
Nessuno è andato, dunque, nulla, nessuna Europa esiste!
Intorno il silenzio degli equilibri.
Ma neppure si sono udite campane a morte,… anche se ce ne fossero…
Manco il vento che lascia sul terreno una foglia.
L’Europa? E’ un Terzo pianeta da cui non raccogliere neppure un sassolino che possa raccontare che un giorno passò da lì davvero il vento per lasciare un segno.
L’Europa è impareggiabile a non lasciar alcun segno dell’Uomo.
Ha la straordinaria capacità di sparire, …talvolta una moneta però si è affossata nella sottile polvere che mostra intorno alcuna traccia di piedi testimoniando la Sua Lontananza.
Eppure quanto determinata forza per distruggere Atene, …che rigore, non smesso per la piccola Grecia.
Tsipras per loro non esisti perché loro non esistono e devo spesso provare a ricordarmelo.

lunedì 24 agosto 2015
CASO MARKOV, ANCORA UN CASO DI DIPLOMAZIA FALLIMENTARE?
Di Antonio Rosato
Di casi diplomatici imbarazzanti in Italia se ne contano
oramai troppi. Mi chiedo se sia il caso di riorganizzare tutto dalle
fondamenta. Potremmo citarne davvero a decine, ma sarebbe davvero un dilungarsi spropositato e anche insolente verso il
popolo italiano che merita sicuramente una diplomazia diversa e aggiungo
sovrana.
Tuttavia non possiamo far finta che il caso Ochalan non sia mai
esistito, oppure le continue figuracce con il recente caso Marò che
hanno ridicolizzato l’Italia.
O ancora, per restare nel recente, il caso
Shalabayeva, ricordate? La compagna del dissidente Kazako Mukhatar Ablyazov che
venne fermata assieme alla figlia di 6 anni in una villa di Casalpalocco alle
porte di Roma ed estradate, non si sa come e non si sa perché, con urgenza in
Kazakistan? Ci sarebbero poi da approfondire casi come il Cermis, o il caso
Callipari.
Si potrebbe andare avanti a lungo.
Casi risolti con
successo poi sono stati quasi esclusivamente quelli dove è stato pagato un generoso riscatto, cosa che in realtà ha addirittura in prospettiva messo ancora più in pericolo nostri
connazionali presenti in alcune parti del mondo. Come detto si potrebbe saturare la
capienza di un pc su figuracce diplomatiche continue e fallimenti di una
politica estera pressoché inesistente. E su ogni caso ci sarebbe da parlare e
scrivere per giorni forse. Questo veloce sorvolo su alcuni casi, e ognuno di
voi potrebbe ricordarne altri ancora, serve solo per arrivare all'ultimo caso avvenuto alla vigilia
di ferragosto 2015.
Pochi giorni fa, poche ore dopo il suo arrivo a Malpensa, è stato fermato
Igor MARKOV. Non tutti possono sapere chi è questo signore ovviamente e
non tutti conoscono cosa è successo. Nome è cognome ci portano d’istinto
nell’est europeo, e fin qua ci siamo, non è particolarmente difficile. Markov è un dissidente politico ucraino con doppio passaporto
diplomatico ospitato in esilio in Russia. E qui si capisce subito che la
faccenda si fa più delicata e che forse un’altra figuraccia imbarazzante è alle porte. Ma
facciamo un pò di ordine cercando di sintetizzare quanto più possibile.
Dopo il
vero e proprio rovesciamento del Governo democratico in Ucraina, con la formazione di un governo con
personaggi sostenuti da Europa e U.S.A., abbiamo assistito alla sospensione di parecchie forme di democrazia politica a Kiev. Tralasciando il problema della guerra nel Donbass e nel sud
est del paese, dobbiamo per prima cosa cercare di capire quali garanzie, in termini di diritti umani, possono esserci in questo momento in Ucraina, paese in forte difficoltà politica ed economica, che recentemente ha dato in appalto il suo sistema di sicurezza ai leader di Settore Destro, assembramento dichiaratamente neonazista. E' un paese che per l'Europa dà le necessarie garanzie democratiche? Markov infatti dopo l'arresto a Sanremo ha più volte dichiarato che, se estradato, rischierebbe la morte.
La sua colpa? Fatta la tara sulla frequentazioni con uomini d'affari nel suo viaggio in Italia, opzione comunque tutti da verificare, pare siano solo reati d'opinione e di una zuffa che risale al 2007 quando si oppose in patria ad una manifestazione neonazista. Markov è da sempre oppositore, già incarcerato in passato, degli attuali politici al potere a Kiev. Diamo giustamente asilo politico in Italia a migliaia di rifugiati che scappano dalla
guerra o da paesi dove la libertà di parola ed espressione è vietata, e per Markov?
Noi siamo per la libertà di
espressione, di parola e libero scambio commerciale e culturale. Per la
pacifica convivenza tra popoli e culture. Condanniamo la tortura ed ogni forma
di violenza e bandiamo la guerra. Non possiamo permettere che la sua stessa vita possa essere messa in pericolo. Diciamo perciò a voce alta “NO ALL’ESTRADIZIONE DI MARKOV”, già in passato incarcerato in Ucraina come oppositore politico. Questo considerando anche che, come notorio, l'Ucraina non ha certo brillato per il suo stato di diritto negli ultimi tempi, dimostrando di non essere in grado di svolgere inchieste indipendenti su fatti coinvolgenti le opposizioni, come dimostra la Strage di Odessa...
Non
possiamo ancora una volta fare meschine figure diplomatiche mondiali e non
vogliamo macchiarci o renderci complici di eventuali ingiustizie. Cogliamo l’occasione per
invitare e sollecitare il Premier Renzi a fare ogni sforzo possibile perché la miserabile guerra fratricida in Ucraina abbia presto una fine. Invitiamo
Renzi a rivedere anche la posizione italiana in merito alle sanzioni alla Russia, che a noi non ha fatto nessun
torto e il cui popolo è stato sempre amico del nostro Paese. Lo stesso invito va
all’Unione Europea, ricordando che l’Ucraina è EUROPA, e non possiamo
permetterci di avere una guerra in Europa. Non vogliamo questo e soprattutto
vogliamo che Italia ed Europa cessino immediatamente
di dare aiuti economici e soprattutto militari a Kiev. Condanniamo ogni
forma di violenza e difendiamo la libertà di espressione, di stampa e politica
ovunque questa venga messa alla prova. Chiediamo e che a Igor Markov venga dato lo status di rifugiato politico e che l’Italia e la sua diplomazia inizino a dimostrare la propria indipendenza in campo internazionale.
.
Di Antonio Rosato
Di casi diplomatici imbarazzanti in Italia se ne contano
oramai troppi. Mi chiedo se sia il caso di riorganizzare tutto dalle
fondamenta. Potremmo citarne davvero a decine, ma sarebbe davvero un dilungarsi spropositato e anche insolente verso il
popolo italiano che merita sicuramente una diplomazia diversa e aggiungo
sovrana.
Tuttavia non possiamo far finta che il caso Ochalan non sia mai
esistito, oppure le continue figuracce con il recente caso Marò che
hanno ridicolizzato l’Italia.
O ancora, per restare nel recente, il caso
Shalabayeva, ricordate? La compagna del dissidente Kazako Mukhatar Ablyazov che
venne fermata assieme alla figlia di 6 anni in una villa di Casalpalocco alle
porte di Roma ed estradate, non si sa come e non si sa perché, con urgenza in
Kazakistan? Ci sarebbero poi da approfondire casi come il Cermis, o il caso
Callipari.
Si potrebbe andare avanti a lungo.
Casi risolti con
successo poi sono stati quasi esclusivamente quelli dove è stato pagato un generoso riscatto, cosa che in realtà ha addirittura in prospettiva messo ancora più in pericolo nostri
connazionali presenti in alcune parti del mondo. Come detto si potrebbe saturare la
capienza di un pc su figuracce diplomatiche continue e fallimenti di una
politica estera pressoché inesistente. E su ogni caso ci sarebbe da parlare e
scrivere per giorni forse. Questo veloce sorvolo su alcuni casi, e ognuno di
voi potrebbe ricordarne altri ancora, serve solo per arrivare all'ultimo caso avvenuto alla vigilia
di ferragosto 2015.
Pochi giorni fa, poche ore dopo il suo arrivo a Malpensa, è stato fermato
Igor MARKOV. Non tutti possono sapere chi è questo signore ovviamente e
non tutti conoscono cosa è successo. Nome è cognome ci portano d’istinto
nell’est europeo, e fin qua ci siamo, non è particolarmente difficile. Markov è un dissidente politico ucraino con doppio passaporto
diplomatico ospitato in esilio in Russia. E qui si capisce subito che la
faccenda si fa più delicata e che forse un’altra figuraccia imbarazzante è alle porte. Ma
facciamo un pò di ordine cercando di sintetizzare quanto più possibile.
Dopo il
vero e proprio rovesciamento del Governo democratico in Ucraina, con la formazione di un governo con
personaggi sostenuti da Europa e U.S.A., abbiamo assistito alla sospensione di parecchie forme di democrazia politica a Kiev. Tralasciando il problema della guerra nel Donbass e nel sud
est del paese, dobbiamo per prima cosa cercare di capire quali garanzie, in termini di diritti umani, possono esserci in questo momento in Ucraina, paese in forte difficoltà politica ed economica, che recentemente ha dato in appalto il suo sistema di sicurezza ai leader di Settore Destro, assembramento dichiaratamente neonazista. E' un paese che per l'Europa dà le necessarie garanzie democratiche? Markov infatti dopo l'arresto a Sanremo ha più volte dichiarato che, se estradato, rischierebbe la morte.
La sua colpa? Fatta la tara sulla frequentazioni con uomini d'affari nel suo viaggio in Italia, opzione comunque tutti da verificare, pare siano solo reati d'opinione e di una zuffa che risale al 2007 quando si oppose in patria ad una manifestazione neonazista. Markov è da sempre oppositore, già incarcerato in passato, degli attuali politici al potere a Kiev. Diamo giustamente asilo politico in Italia a migliaia di rifugiati che scappano dalla
guerra o da paesi dove la libertà di parola ed espressione è vietata, e per Markov?
Noi siamo per la libertà di
espressione, di parola e libero scambio commerciale e culturale. Per la
pacifica convivenza tra popoli e culture. Condanniamo la tortura ed ogni forma
di violenza e bandiamo la guerra. Non possiamo permettere che la sua stessa vita possa essere messa in pericolo. Diciamo perciò a voce alta “NO ALL’ESTRADIZIONE DI MARKOV”, già in passato incarcerato in Ucraina come oppositore politico. Questo considerando anche che, come notorio, l'Ucraina non ha certo brillato per il suo stato di diritto negli ultimi tempi, dimostrando di non essere in grado di svolgere inchieste indipendenti su fatti coinvolgenti le opposizioni, come dimostra la Strage di Odessa...
Non
possiamo ancora una volta fare meschine figure diplomatiche mondiali e non
vogliamo macchiarci o renderci complici di eventuali ingiustizie. Cogliamo l’occasione per
invitare e sollecitare il Premier Renzi a fare ogni sforzo possibile perché la miserabile guerra fratricida in Ucraina abbia presto una fine. Invitiamo
Renzi a rivedere anche la posizione italiana in merito alle sanzioni alla Russia, che a noi non ha fatto nessun
torto e il cui popolo è stato sempre amico del nostro Paese. Lo stesso invito va
all’Unione Europea, ricordando che l’Ucraina è EUROPA, e non possiamo
permetterci di avere una guerra in Europa. Non vogliamo questo e soprattutto
vogliamo che Italia ed Europa cessino immediatamente
di dare aiuti economici e soprattutto militari a Kiev. Condanniamo ogni
forma di violenza e difendiamo la libertà di espressione, di stampa e politica
ovunque questa venga messa alla prova. Chiediamo e che a Igor Markov venga dato lo status di rifugiato politico e che l’Italia e la sua diplomazia inizino a dimostrare la propria indipendenza in campo internazionale.
.
martedì 14 luglio 2015
Quel sogno europeo che da sempre si infrange sui muri dell’egoismo e della rappresaglia
Di Michele Dell'Edera
Tutti, anche il nostro Governo, spiega come sia stato un errore per Tsipras indire un referendum e, pur rendendo pubblico un appello alla fine “delle politiche di sola austerità” alla fine ci si accoda all’inflessibilità teutonica da sempre ottusa e foriera di catastrofi europee e mondiali.
Eppure dopo la vittoria del “no” in Grecia, i governi francese, italiano, spagnolo e portoghese avrebbero potuto facilmente creare un fronte “mediterraneo” che avrebbe potuto fermare le rappresaglie tedesche e più in generale di tutti i paesi del nord e dell’est d’Europa.
E invece no, questi governi, tra cui il nostro, si sono fermati a un debole “c’è bisogno di un’altra europa” (per la verità i Portoghesi si sono comportati come i ragazzini che indicano, per paura, alla maestra chi ha “copiato” o non ha fatto i compiti) e hanno di fatto avallato la “rappresaglia” tedesca contro la Grecia e in principal modo contro un premier, Tsipras, che ha provato una resistenza eroica per il suo Paese sperando anche in una resa con l’onore delle armi. Ma l’onore delle armi i tedeschi e i nordici non lo hanno mai reso a nessuno. Adesso ancora una volta sotto forma di “aiuti umanitari” alla Grecia arriva una bella cassa di tritolo da collocarsi sotto il sedere aspettando che i buoni europei di Bruxelles decidano tra qualche mese o qualche anno di farla esplodere o meno, salvo poi arraffare qualche altro boccone importante di quel Paese.
Un’occasione persa, per Paesi che si dicono importanti (a parole) come l’Italia. Si sarebbe potuto andare là e dire: “adesso basta, si cambia”. L’Europa e la Germania è (anzi era) terrorizzata dalla possibile uscita della Grecia, figuriamoci se questa minaccia fosse giunta da Italia, Francia e Spagna… Avrebbero tirato fuori quasi subito la bandiera bianca.
L’Europa e il suo sogno finiscono per una rappresaglia contro Tsipras e la Grecia che ha osato resistere. L’Europa per noi finisce perché si considera un “errore” chiedere al popolo cosa ne pensa di un accordo (ma lo hanno fatto anche alcuni paesi del nord europa, rispondendo no tra l’altro e nessuno si è scandalizzato). L’Europa finisce perché “la democrazia è un errore” e “il potere della finanza” una virtù.
Intendiamoci, nessuno è d’accordo con le baby pensioni greche e la sostanziale imponità fiscale degli armatori greci, la Grecia deve cambiare, ma la prima cosa che l’Europa doveva e dovrebbe mettere in campo è la ristrutturazione dei debiti garantendo a tutti il rientro dei propri capitali prestati, ma anche la sostenibilità del debito.
Il debito è sostenibile se i tassi di interesse sono abbordabili, se invece si porta alla morte del creditore allo si è di fronte ad usura e strozzinaggio.
Garantire il rientro è una cosa, garantire guadagni vergognosi a chi ha prestato è un altra.
Il sogno europeo è finito contro il muro: della rappresaglia, dell’ingordigia, dell’egoismo, della vendetta.
Fonte: Con il Sud si riparte
.
Di Michele Dell'Edera
Tutti, anche il nostro Governo, spiega come sia stato un errore per Tsipras indire un referendum e, pur rendendo pubblico un appello alla fine “delle politiche di sola austerità” alla fine ci si accoda all’inflessibilità teutonica da sempre ottusa e foriera di catastrofi europee e mondiali.
Eppure dopo la vittoria del “no” in Grecia, i governi francese, italiano, spagnolo e portoghese avrebbero potuto facilmente creare un fronte “mediterraneo” che avrebbe potuto fermare le rappresaglie tedesche e più in generale di tutti i paesi del nord e dell’est d’Europa.
E invece no, questi governi, tra cui il nostro, si sono fermati a un debole “c’è bisogno di un’altra europa” (per la verità i Portoghesi si sono comportati come i ragazzini che indicano, per paura, alla maestra chi ha “copiato” o non ha fatto i compiti) e hanno di fatto avallato la “rappresaglia” tedesca contro la Grecia e in principal modo contro un premier, Tsipras, che ha provato una resistenza eroica per il suo Paese sperando anche in una resa con l’onore delle armi. Ma l’onore delle armi i tedeschi e i nordici non lo hanno mai reso a nessuno. Adesso ancora una volta sotto forma di “aiuti umanitari” alla Grecia arriva una bella cassa di tritolo da collocarsi sotto il sedere aspettando che i buoni europei di Bruxelles decidano tra qualche mese o qualche anno di farla esplodere o meno, salvo poi arraffare qualche altro boccone importante di quel Paese.
Un’occasione persa, per Paesi che si dicono importanti (a parole) come l’Italia. Si sarebbe potuto andare là e dire: “adesso basta, si cambia”. L’Europa e la Germania è (anzi era) terrorizzata dalla possibile uscita della Grecia, figuriamoci se questa minaccia fosse giunta da Italia, Francia e Spagna… Avrebbero tirato fuori quasi subito la bandiera bianca.
L’Europa e il suo sogno finiscono per una rappresaglia contro Tsipras e la Grecia che ha osato resistere. L’Europa per noi finisce perché si considera un “errore” chiedere al popolo cosa ne pensa di un accordo (ma lo hanno fatto anche alcuni paesi del nord europa, rispondendo no tra l’altro e nessuno si è scandalizzato). L’Europa finisce perché “la democrazia è un errore” e “il potere della finanza” una virtù.
Intendiamoci, nessuno è d’accordo con le baby pensioni greche e la sostanziale imponità fiscale degli armatori greci, la Grecia deve cambiare, ma la prima cosa che l’Europa doveva e dovrebbe mettere in campo è la ristrutturazione dei debiti garantendo a tutti il rientro dei propri capitali prestati, ma anche la sostenibilità del debito.
Il debito è sostenibile se i tassi di interesse sono abbordabili, se invece si porta alla morte del creditore allo si è di fronte ad usura e strozzinaggio.
Garantire il rientro è una cosa, garantire guadagni vergognosi a chi ha prestato è un altra.
Il sogno europeo è finito contro il muro: della rappresaglia, dell’ingordigia, dell’egoismo, della vendetta.
Fonte: Con il Sud si riparte
.
lunedì 13 luglio 2015
Cessione totale di sovranità da parte della Grecia, ecco il nocciolo vero della questione.
Di Natale Cuccurese
Cessione totale di sovranità da parte della Grecia, ecco il nocciolo vero della questione. Tsipras eletto democraticamente è inviso ai tedeschi e al FMI per cui deve passar la mano.
Scrive "il Fatto Quotidiano": Il Fondo monetario internazionale, riferisce la Bild, ha messo in campo la possibilità che per svolgere i negoziati sugli aiuti in Grecia si instauri un governo tecnico ad Atene. (...in Italia in quanto a governi tecnici già ci si è messi avanti per tempo...) Il Fmi chiede inoltre garanzie sul fatto che le riforme annunciate vengano davvero realizzate. Dell’esecutivo ellenico dovrebbero far parte anche ministri che non provengono da un partito, come nel 2011. “Noi non crediamo che Syriza possa fare le riforme – ha detto un esponente del Fondo al tabloid tedesco – non abbiamo fiducia in loro”.
Se questa Europa a trazione tedesca non intende rispettare Governi eletti democraticamente ed invece di ricercare il confronto e la mediazione fra diverse posizioni è pronta a spazzarli via in nome di un pensiero unico economico, peraltro deciso da burocrazie sovranazionali prive di qualsiasi legittimazione democratica, significa, come dicevo qualche giorno fa, che questa idea di Europa non solo è già morta ma è pericolosa e da combattere.
Di Natale Cuccurese
Cessione totale di sovranità da parte della Grecia, ecco il nocciolo vero della questione. Tsipras eletto democraticamente è inviso ai tedeschi e al FMI per cui deve passar la mano.
Scrive "il Fatto Quotidiano": Il Fondo monetario internazionale, riferisce la Bild, ha messo in campo la possibilità che per svolgere i negoziati sugli aiuti in Grecia si instauri un governo tecnico ad Atene. (...in Italia in quanto a governi tecnici già ci si è messi avanti per tempo...) Il Fmi chiede inoltre garanzie sul fatto che le riforme annunciate vengano davvero realizzate. Dell’esecutivo ellenico dovrebbero far parte anche ministri che non provengono da un partito, come nel 2011. “Noi non crediamo che Syriza possa fare le riforme – ha detto un esponente del Fondo al tabloid tedesco – non abbiamo fiducia in loro”.
Se questa Europa a trazione tedesca non intende rispettare Governi eletti democraticamente ed invece di ricercare il confronto e la mediazione fra diverse posizioni è pronta a spazzarli via in nome di un pensiero unico economico, peraltro deciso da burocrazie sovranazionali prive di qualsiasi legittimazione democratica, significa, come dicevo qualche giorno fa, che questa idea di Europa non solo è già morta ma è pericolosa e da combattere.
domenica 12 luglio 2015
EUROFARSA
Riceviamo e postiamo:
Di Antonio Rosato
Chi sta seguendo la crescita
costante del Partito del Sud, sa che questo è merito o conseguenza se
preferite, dei risultati ottenuti sul territorio nazionale e dell’offerta
politica che esso mette a disposizione del cittadino. Offerta che ovviamente
non è confinata al solo mezzogiorno dello stivale, e non solo su battaglie o
recriminazioni storiche seppur nel DNA di ogni uno di noi. Ma il successo di
tale progresso è dovuto alla credibilità di scelte maturate e di contenuti non
populisti tangibili che guardano al territorio nazionale ma non solo.
Sulla
situazione europea tanto abbiamo scritto e detto. Adesso siamo nel dopo
Referendum Greco, e tutti si chiedono che ne sarà della Grecia, dell’euro e di
questa Europa nata male e vissuta peggio fino a queste ore. E' vero che i greci
hanno fatto i furbetti falsando i conti. Un pò come le famose vacche di Mussolini. E un
pò così ha fatto la Grecia per entrare in Europa. Ha gonfiato i conti.
Ha
pagato un dazio importante, e adesso come tutti sanno è nella situazione della
bancarotta. Ma nessuno mi venga dire che o a farci credere che non si sapeva
nulla . Germania, Francia e gli altri paesi sapevano tutto, ma hanno chiuso gli occhi per comodità speculativa.
Alexis TSIPRAS, poi, arriva buon ultimo
come erede d’una situazione preesistente creata da altri.. Preferibile spostare
l’attenzione su altro. Su quello che nessuno dice pur essendo sotto il naso di
tutti. Giornalisti colpevolmente compresi ovviamente, sintetizzando quanto più
possibile per non dilungarsi troppo. Si sa che per l’entrata nell’euro e
nell’eurozona molti paesi hanno pagato a caro prezzo questa decisione. Non solo
la Grecia , ma Spagna, Portogallo, Irlanda, Italia sono tra i paesi che più
sono stati colpiti economicamente dall’euro. Speculazioni? Forse si, ma ci
vorrebbe un giorno per disquisire su tale argomento, che potrebbe risultare
anche noioso ai più. Se andiamo sul sito dell’Unione europea troviamo l’elenco
dei paesi dell’area Euro. Diamo un occhiata. Austria, Belgio, Francia,
Italia………….. e poi Lettonia, Lituania, Cipro, Slovacchia,
Slovenia Estonia.
La domanda sorge spontanea. Ma questi paesi hanno pagato
dazio come noi e la Grecia, o per loro e stato diversa l’entrata nell’area euro?
In più sul sito ufficiale dell’Unione europea non è citato il Kosovo. Si il
Kosovo avete letto bene. In Kosovo la moneta ufficiale e l’euro. Kosovo? Ma è
una nazione il Kosovo? Andiamo a fare qualche ricerca. Il Kosovo ufficialmente
non è neanche una nazione. E’ ufficialmente ancora territorio della SERBIA.
Come possibile che una non nazione usi la moneta che manda a gambe all’aria la
Grecia? Chi ha autorizzato il Kosovo ad usare l’euro? Che conti ha presentato
il Kosovo per entrare nella moneta unica europea? Ma se uno si fa un giro a
Pristina piuttosto che a Pec scopre che tutte le banche ed assicurazioni sono tedesche.
E gestiscono capitali immensi provenienti da quell’Europa e non solo, che in
teoria servirebbero alla ricostruzione del paese. La Merkel fa fallire la
Grecia e mette mano su capitali immensi che partono dall’Unione Europea,
finiscono a banche e assicurazioni tedesche in Kosovo che fanno fruttare questi inaspettati denari e tornano in Germania con gli interessi? Allora se per il Kosovo cosi funziona, forse
per i paesi Baltici che fanno anche la voce grossa con le quote immigrati, che
non vogliono a casa loro, forse qualcosa
di strano c’è? Complottisti qualcuno sta pensando. Ma è la pura realtà nuda e
cruda. Inoltre c’è la Russia sanzionata che, almeno da un punto di vista
strettamente legato al controllo del Mediterraneo in un’ottica occidentale e
filo americana, incute paura.
Anche perchè se la Germania ha messo le mani
sulla parte economica nei balcani gli americani non si sono fatti scappare
quella legata ai petroliferi. Ovvio , mi pare equo anche. Tu banche e io
petroliferi, con un contentino anche ai turchi sul controllo di aereoporti, centrali elettriche, e comunicazioni. Si, perchè anche i turchi devono essere accontentati… in fondo sono parte strategicamente indispensabile della NATO.
Ma allora
che EUROPA è? Germania e Francia dettano regole di comportamento e austerità su
paesi che molto hanno pagato, spred e parametri o quote e chi più ne ha più ne
metta, e ci ritroviamo paesi Paltici e dell’est, con chiaro stampo
pericolosamente nazionalista tra l’altro, che entrano dalla porta sul retro e
si siedono a tavola senza neanche pulirsi le scarpe prima di entrare.
Strana
Europa questa. Come dice TSIPRAS questa è l’Europa delle banche e dell’alta
finanza speculativa, non è mai nata l’Europa dei popoli. Vi lascio con una
domanda: “ è questa l’Europa che vogliamo?”
Riceviamo e postiamo:
Di Antonio Rosato
Chi sta seguendo la crescita
costante del Partito del Sud, sa che questo è merito o conseguenza se
preferite, dei risultati ottenuti sul territorio nazionale e dell’offerta
politica che esso mette a disposizione del cittadino. Offerta che ovviamente
non è confinata al solo mezzogiorno dello stivale, e non solo su battaglie o
recriminazioni storiche seppur nel DNA di ogni uno di noi. Ma il successo di
tale progresso è dovuto alla credibilità di scelte maturate e di contenuti non
populisti tangibili che guardano al territorio nazionale ma non solo.
Sulla
situazione europea tanto abbiamo scritto e detto. Adesso siamo nel dopo
Referendum Greco, e tutti si chiedono che ne sarà della Grecia, dell’euro e di
questa Europa nata male e vissuta peggio fino a queste ore. E' vero che i greci
hanno fatto i furbetti falsando i conti. Un pò come le famose vacche di Mussolini. E un
pò così ha fatto la Grecia per entrare in Europa. Ha gonfiato i conti.
Ha
pagato un dazio importante, e adesso come tutti sanno è nella situazione della
bancarotta. Ma nessuno mi venga dire che o a farci credere che non si sapeva
nulla . Germania, Francia e gli altri paesi sapevano tutto, ma hanno chiuso gli occhi per comodità speculativa.
Alexis TSIPRAS, poi, arriva buon ultimo
come erede d’una situazione preesistente creata da altri.. Preferibile spostare
l’attenzione su altro. Su quello che nessuno dice pur essendo sotto il naso di
tutti. Giornalisti colpevolmente compresi ovviamente, sintetizzando quanto più
possibile per non dilungarsi troppo. Si sa che per l’entrata nell’euro e
nell’eurozona molti paesi hanno pagato a caro prezzo questa decisione. Non solo
la Grecia , ma Spagna, Portogallo, Irlanda, Italia sono tra i paesi che più
sono stati colpiti economicamente dall’euro. Speculazioni? Forse si, ma ci
vorrebbe un giorno per disquisire su tale argomento, che potrebbe risultare
anche noioso ai più. Se andiamo sul sito dell’Unione europea troviamo l’elenco
dei paesi dell’area Euro. Diamo un occhiata. Austria, Belgio, Francia,
Italia………….. e poi Lettonia, Lituania, Cipro, Slovacchia,
Slovenia Estonia.
La domanda sorge spontanea. Ma questi paesi hanno pagato
dazio come noi e la Grecia, o per loro e stato diversa l’entrata nell’area euro?
In più sul sito ufficiale dell’Unione europea non è citato il Kosovo. Si il
Kosovo avete letto bene. In Kosovo la moneta ufficiale e l’euro. Kosovo? Ma è
una nazione il Kosovo? Andiamo a fare qualche ricerca. Il Kosovo ufficialmente
non è neanche una nazione. E’ ufficialmente ancora territorio della SERBIA.
Come possibile che una non nazione usi la moneta che manda a gambe all’aria la
Grecia? Chi ha autorizzato il Kosovo ad usare l’euro? Che conti ha presentato
il Kosovo per entrare nella moneta unica europea? Ma se uno si fa un giro a
Pristina piuttosto che a Pec scopre che tutte le banche ed assicurazioni sono tedesche.
E gestiscono capitali immensi provenienti da quell’Europa e non solo, che in
teoria servirebbero alla ricostruzione del paese. La Merkel fa fallire la
Grecia e mette mano su capitali immensi che partono dall’Unione Europea,
finiscono a banche e assicurazioni tedesche in Kosovo che fanno fruttare questi inaspettati denari e tornano in Germania con gli interessi? Allora se per il Kosovo cosi funziona, forse
per i paesi Baltici che fanno anche la voce grossa con le quote immigrati, che
non vogliono a casa loro, forse qualcosa
di strano c’è? Complottisti qualcuno sta pensando. Ma è la pura realtà nuda e
cruda. Inoltre c’è la Russia sanzionata che, almeno da un punto di vista
strettamente legato al controllo del Mediterraneo in un’ottica occidentale e
filo americana, incute paura.
Anche perchè se la Germania ha messo le mani
sulla parte economica nei balcani gli americani non si sono fatti scappare
quella legata ai petroliferi. Ovvio , mi pare equo anche. Tu banche e io
petroliferi, con un contentino anche ai turchi sul controllo di aereoporti, centrali elettriche, e comunicazioni. Si, perchè anche i turchi devono essere accontentati… in fondo sono parte strategicamente indispensabile della NATO.
Ma allora
che EUROPA è? Germania e Francia dettano regole di comportamento e austerità su
paesi che molto hanno pagato, spred e parametri o quote e chi più ne ha più ne
metta, e ci ritroviamo paesi Paltici e dell’est, con chiaro stampo
pericolosamente nazionalista tra l’altro, che entrano dalla porta sul retro e
si siedono a tavola senza neanche pulirsi le scarpe prima di entrare.
Strana
Europa questa. Come dice TSIPRAS questa è l’Europa delle banche e dell’alta
finanza speculativa, non è mai nata l’Europa dei popoli. Vi lascio con una
domanda: “ è questa l’Europa che vogliamo?”
lunedì 6 luglio 2015
Vince il no, vince Tsipras, vincono i cittadini greci, vince la democrazia.
Di Natale Cuccurese
Vince il no, vince Tsipras, vincono i cittadini greci, vince la democrazia.
Dobbiamo essere tutti riconoscenti al popolo greco per questo risultato.
La speranza è che finalmente cambino le logiche che hanno guidato l'Europa fino ad oggi e che si passi finalmente ad una politica europea capace di dare risposta e priorità alle necessità dei popoli e non più, e solo, a quelle di banche e burocrati.
.
Di Natale Cuccurese
Vince il no, vince Tsipras, vincono i cittadini greci, vince la democrazia.
Dobbiamo essere tutti riconoscenti al popolo greco per questo risultato.
La speranza è che finalmente cambino le logiche che hanno guidato l'Europa fino ad oggi e che si passi finalmente ad una politica europea capace di dare risposta e priorità alle necessità dei popoli e non più, e solo, a quelle di banche e burocrati.
.
domenica 5 luglio 2015
OXI
Di Natale Cuccurese
Se fossi un cittadino greco oggi voterei no.
Lo farei principalmente perché dopo la questione economica emerge sempre più prepotentemente quella politica.
Se questa Europa non intende rispettare le scelte, anche controcorrente, di Governi eletti democraticamente ed invece di ricercare il confronto e la mediazione fra diverse posizioni è pronta a spazzarli via in nome di un pensiero unico economico, peraltro deciso da burocrazie sovranazionali prive di qualsiasi legittimazione democratica, significa che questa idea di Europa non solo è già morta ma è pericolosa e da combattere.
Il no di Atene è il miglior contributo alla democrazia in Europa.
Di Natale Cuccurese
Se fossi un cittadino greco oggi voterei no.
Lo farei principalmente perché dopo la questione economica emerge sempre più prepotentemente quella politica.
Se questa Europa non intende rispettare le scelte, anche controcorrente, di Governi eletti democraticamente ed invece di ricercare il confronto e la mediazione fra diverse posizioni è pronta a spazzarli via in nome di un pensiero unico economico, peraltro deciso da burocrazie sovranazionali prive di qualsiasi legittimazione democratica, significa che questa idea di Europa non solo è già morta ma è pericolosa e da combattere.
Il no di Atene è il miglior contributo alla democrazia in Europa.
GRECIA: l’ingegneria se sperimenta troppe soluzioni per la piccola lesione sulla diga, finisce male.
Di Bruno Pappalardo
Ma dov’é la vera Economia. Tre Nobel di questa scienza sono dalla parte di Tsipras. Eppure ci sono i Media che li molestano, perché sui libri paga dell’UE ( altrimenti non si capirebbe)
E’ facile solo comprendere ( per mio conto da cialtrone del pensiero) che se in una casa, o azienda, industria o bottega, non giunge alcuna commessa di lavoro, non si produrre alcun manufatto, alcun bene, dunque, alcun guadagno.
Significa enormi difficoltà nel reggere le spese di gestione; Fallimento!
Se l’azienda è stata costretta a chiedere dei prestiti, (banche, UE, mercato azionario) doverosamente e onestamente questi dovranno essere restituiti. Ma, c’è un ma!
E’ possibile che il creditore possa chiedere indietro il prestito se l’impresa se sta fallendo o lo è già di fatto?
Il “creditore” che è molto più intelligente del “ debitore”, dice: “ tu azienda programma delle riforme che originano promozione di lavoro così potrà generarsi ricchezza e gradualmente potrai rientrare del mio debito ”. Così ha fatto L’Italia e, “così fan tutte”!
Ma nulla! Questo lavoro non solo non si dà alla luce, ma, anche se nascesse, dovrebbe essere tale da coprire la quota di debito prestabilita.
L’intelligente creditore, l’UE, chiede sacrifici che in concreto significano abbassare i salari, sottrarre diritti, non adeguare il costo della vita anche alla sola percezione di potercela fare, et cetera.
In queste condizioni di depressione, ne famiglia o impresa o azienda, credo possa, risollevarsi, riprendersi.
La GRECIA sostiene che tutta la suddetta premessa è giusta ma si è appunto in recessione e chiede, per non lasciare morire il proprio popolo, di procrastinare la scadenza della rata.
L’ intelligente e pago, satollo creditore non riesce a capire che chiedere con insistenza la restituzione del debito è come eternare lo stato di destrutturazione e non avrà mai più nulla!
Tutti i dati della crescita al Sud d’Italia, …meglio dire “decrescita” per noi infelice al Mezzogiorno, ci fanno somigliare, su molti aspetti, alla situazione greca e si comprende e si include in quelle esistenze, per noi, la stessa profonda lacerazione psicologica e fisica, oggi più forte per quel popolo. Pur se
non troppo vi somigliassimo, tutti ne dovrebbero, però, comprendere il dramma umano annientante, destabilizzante nelle energie reattive e nel deperimento morale; SIAMO SOLIDALI CON LA GRECIA; IL SUD E’ CON TSIPRAS.
Di Bruno Pappalardo
Ma dov’é la vera Economia. Tre Nobel di questa scienza sono dalla parte di Tsipras. Eppure ci sono i Media che li molestano, perché sui libri paga dell’UE ( altrimenti non si capirebbe)
E’ facile solo comprendere ( per mio conto da cialtrone del pensiero) che se in una casa, o azienda, industria o bottega, non giunge alcuna commessa di lavoro, non si produrre alcun manufatto, alcun bene, dunque, alcun guadagno.
Significa enormi difficoltà nel reggere le spese di gestione; Fallimento!
Se l’azienda è stata costretta a chiedere dei prestiti, (banche, UE, mercato azionario) doverosamente e onestamente questi dovranno essere restituiti. Ma, c’è un ma!
E’ possibile che il creditore possa chiedere indietro il prestito se l’impresa se sta fallendo o lo è già di fatto?
Il “creditore” che è molto più intelligente del “ debitore”, dice: “ tu azienda programma delle riforme che originano promozione di lavoro così potrà generarsi ricchezza e gradualmente potrai rientrare del mio debito ”. Così ha fatto L’Italia e, “così fan tutte”!
Ma nulla! Questo lavoro non solo non si dà alla luce, ma, anche se nascesse, dovrebbe essere tale da coprire la quota di debito prestabilita.
L’intelligente creditore, l’UE, chiede sacrifici che in concreto significano abbassare i salari, sottrarre diritti, non adeguare il costo della vita anche alla sola percezione di potercela fare, et cetera.
In queste condizioni di depressione, ne famiglia o impresa o azienda, credo possa, risollevarsi, riprendersi.
La GRECIA sostiene che tutta la suddetta premessa è giusta ma si è appunto in recessione e chiede, per non lasciare morire il proprio popolo, di procrastinare la scadenza della rata.
L’ intelligente e pago, satollo creditore non riesce a capire che chiedere con insistenza la restituzione del debito è come eternare lo stato di destrutturazione e non avrà mai più nulla!
Tutti i dati della crescita al Sud d’Italia, …meglio dire “decrescita” per noi infelice al Mezzogiorno, ci fanno somigliare, su molti aspetti, alla situazione greca e si comprende e si include in quelle esistenze, per noi, la stessa profonda lacerazione psicologica e fisica, oggi più forte per quel popolo. Pur se
non troppo vi somigliassimo, tutti ne dovrebbero, però, comprendere il dramma umano annientante, destabilizzante nelle energie reattive e nel deperimento morale; SIAMO SOLIDALI CON LA GRECIA; IL SUD E’ CON TSIPRAS.
giovedì 5 febbraio 2015
Tsipras, una trattativa in rappresentanza di tutti i popoli europei.
Di Natale Cuccurese
Continua oggi il giro d'Europa di Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras.
Dopo Parigi, Londra, Roma, Francoforte,oggi Berlino per il primo; Cipro, Roma, Bruxelles e Parigi per il secondo. Il "tour" sembra stia incassando consensi e simpatie, tranne che da parte tedesca.
Angela Merkel per ora evita il faccia a faccia e prima chiede al premier ellenico di esporre le sue richieste, anche se il progetto presentato il 2 febbraio agli investitori di Londra è piuttosto chiaro, così chiaro che secondo l'analista e del New York Times Lawson Remer «non può essere rifiutato».Bloomberg lo ha definito «brillante» e il think tank liberista Adam Smith ha chiesto al governo inglese di appoggiarlo. I mercati, insomma, sembrano apprezzarlo più dei governi. Bruxelles ha riservato a Tsipras un'accoglienza calorosa, ma a Berlino il clima è gelido.
Ma cosa prevede il progetto greco? Il governo di Syriza chiede che il debito di Atene verso la Bce e gli altri Paesi europei venga trasformato in obbligazioni permanenti con interessi legati alla crescita del Paese.
Le capitali europee e la Bce non otterrebbero indietro il rimborso dei prestiti, atteso dopo il 2020, ma in compenso potrebbero continuare a incassare gli interessi, proporzionati però all'aumento della ricchezza nazionale greca.
Inoltre il leader di Syriza domanda che sia rispettato l'accordo del 2012, secondo il quale Eurotower e Eurozona avrebbero dovuto girare ad Atene la quota di profitti realizzati sui prestiti offerti alla Grecia se avesse rispettato tutti gli impegni presi.
Terzo: Tsipras chiede anche di rivedere i parametri fissati con la Troika sul deficit.Stando agli accordi, Atene dovrebbe accantonare ogni anno un avanzo primario del 4% del Pil. Il governo vuole ridurlo all'1-1,5%.
Quarto: la Grecia non vuole ricevere altri aiuti. Ma in compenso ha bisogno di liquidità e in tempi rapidi.
Il governo greco propone quindi di aumentare l'emissione di titoli di debito della Banca centrale greca da 15 a 25 miliardi e farli acquistare dagli istituti di credito grazie al meccanismo della liquidità di emergenza previsto dall'Eurotower.
Per l'operazione serve il sì di due terzi del board Bce.
I leader greci hanno messo Mario Draghi in posizione difensiva.
Infatti i banchieri centrali sarebbero contrari, ma se la Bce dovesse sconfessare la salute delle banche greche che hanno superato i suoi stress test rischierebbe l'autogol. Così la banca centrale, piuttosto che subire il pressing di Atene, ha giocato di anticipo: la sera del 4 febbraio ha deciso di rimuovere la deroga che dal 2010 consentiva agli istituti di credito greci di ottenere liquidità grazie alla garanzia dei propri titoli di Stato. «Attualmente», ha spiegato il consiglio direttivo, «non è più possibile presumere una conclusione positiva della revisione del programma di aiuti alla Grecia». Una decisione pesante che anticipa lo scenario del piano greco, ma senza mettere una soluzione sul piatto. Che avvelena il clima in vista dell'Eurogruppo previsto il 12 febbraio, come riportato da "Lettera43".
Syriza, da parte sua, promette una lotta dura alla corruzione, all'evasione e a chi ha portato i capitali all'estero. Formule che all'orecchio dei tedeschi appaiono vaghe, tanto è vero che l'esecutivo tedesco ha stilato un documento per chiedere al premier greco che prosegua nelle privatizzazioni concordate, non riassuma i dipendenti pubblici licenziati e non aumenti salari e pensioni.In altre parole che ritiri le promesse elettorali.
Si capirà nei prossimi giorni se il diktat tedesco farà breccia nelle difese greche.In questo malaugurato caso vedremo aumentare ancora di più l'egemonia del pensiero economico tedesco sull'Europa e contemporaneamente il governo greco si troverà in grossa difficoltà con i propri elettori che si aspettano una continuità con le promesse elettorali.
Da parte del Partito del Sud non può esserci in questa fase che vicinanza e sostegno alle richieste dei rappresentanti del popolo greco. Vicinanza non solo politica, ma anche culturale e umana all'insegna di quelle origini megaelleniche che sono alla base della nostra identità culturale. Avanti Tsipras! Ti invitiamo a tenere ben diritto il timone della trattativa verso le tue giuste richieste, per rappresentare una Europa che ponga, finalmente, all'apice dei suoi pensieri il bene supremo dei popoli e non solo gli interessi della finanza.
Riferimento
Di Natale Cuccurese
Continua oggi il giro d'Europa di Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras.
Dopo Parigi, Londra, Roma, Francoforte,oggi Berlino per il primo; Cipro, Roma, Bruxelles e Parigi per il secondo. Il "tour" sembra stia incassando consensi e simpatie, tranne che da parte tedesca.
Angela Merkel per ora evita il faccia a faccia e prima chiede al premier ellenico di esporre le sue richieste, anche se il progetto presentato il 2 febbraio agli investitori di Londra è piuttosto chiaro, così chiaro che secondo l'analista e del New York Times Lawson Remer «non può essere rifiutato».Bloomberg lo ha definito «brillante» e il think tank liberista Adam Smith ha chiesto al governo inglese di appoggiarlo. I mercati, insomma, sembrano apprezzarlo più dei governi. Bruxelles ha riservato a Tsipras un'accoglienza calorosa, ma a Berlino il clima è gelido.
Ma cosa prevede il progetto greco? Il governo di Syriza chiede che il debito di Atene verso la Bce e gli altri Paesi europei venga trasformato in obbligazioni permanenti con interessi legati alla crescita del Paese.
Le capitali europee e la Bce non otterrebbero indietro il rimborso dei prestiti, atteso dopo il 2020, ma in compenso potrebbero continuare a incassare gli interessi, proporzionati però all'aumento della ricchezza nazionale greca.
Inoltre il leader di Syriza domanda che sia rispettato l'accordo del 2012, secondo il quale Eurotower e Eurozona avrebbero dovuto girare ad Atene la quota di profitti realizzati sui prestiti offerti alla Grecia se avesse rispettato tutti gli impegni presi.
Terzo: Tsipras chiede anche di rivedere i parametri fissati con la Troika sul deficit.Stando agli accordi, Atene dovrebbe accantonare ogni anno un avanzo primario del 4% del Pil. Il governo vuole ridurlo all'1-1,5%.
Quarto: la Grecia non vuole ricevere altri aiuti. Ma in compenso ha bisogno di liquidità e in tempi rapidi.
Il governo greco propone quindi di aumentare l'emissione di titoli di debito della Banca centrale greca da 15 a 25 miliardi e farli acquistare dagli istituti di credito grazie al meccanismo della liquidità di emergenza previsto dall'Eurotower.
Per l'operazione serve il sì di due terzi del board Bce.
I leader greci hanno messo Mario Draghi in posizione difensiva.
Infatti i banchieri centrali sarebbero contrari, ma se la Bce dovesse sconfessare la salute delle banche greche che hanno superato i suoi stress test rischierebbe l'autogol. Così la banca centrale, piuttosto che subire il pressing di Atene, ha giocato di anticipo: la sera del 4 febbraio ha deciso di rimuovere la deroga che dal 2010 consentiva agli istituti di credito greci di ottenere liquidità grazie alla garanzia dei propri titoli di Stato. «Attualmente», ha spiegato il consiglio direttivo, «non è più possibile presumere una conclusione positiva della revisione del programma di aiuti alla Grecia». Una decisione pesante che anticipa lo scenario del piano greco, ma senza mettere una soluzione sul piatto. Che avvelena il clima in vista dell'Eurogruppo previsto il 12 febbraio, come riportato da "Lettera43".
Syriza, da parte sua, promette una lotta dura alla corruzione, all'evasione e a chi ha portato i capitali all'estero. Formule che all'orecchio dei tedeschi appaiono vaghe, tanto è vero che l'esecutivo tedesco ha stilato un documento per chiedere al premier greco che prosegua nelle privatizzazioni concordate, non riassuma i dipendenti pubblici licenziati e non aumenti salari e pensioni.In altre parole che ritiri le promesse elettorali.
Si capirà nei prossimi giorni se il diktat tedesco farà breccia nelle difese greche.In questo malaugurato caso vedremo aumentare ancora di più l'egemonia del pensiero economico tedesco sull'Europa e contemporaneamente il governo greco si troverà in grossa difficoltà con i propri elettori che si aspettano una continuità con le promesse elettorali.
Da parte del Partito del Sud non può esserci in questa fase che vicinanza e sostegno alle richieste dei rappresentanti del popolo greco. Vicinanza non solo politica, ma anche culturale e umana all'insegna di quelle origini megaelleniche che sono alla base della nostra identità culturale. Avanti Tsipras! Ti invitiamo a tenere ben diritto il timone della trattativa verso le tue giuste richieste, per rappresentare una Europa che ponga, finalmente, all'apice dei suoi pensieri il bene supremo dei popoli e non solo gli interessi della finanza.
Riferimento
lunedì 26 gennaio 2015
LA GRECIA CAMBIA PAGINA E FA TORNARE IL SORRISO AI POPOLI EUROPEI...E ANCHE A CHI PUR NON C'ENTRANDO NULLA CERCA DI METTERE CAPPELLO.
Di Natale Cuccurese
L'ormai nota notizia della vittoria di Tsipras non può che essere salutata positivamente da chi, come noi, spera che il fronte progressista italiano possa trovare l' ispirazione per superare le "secche" renziane e riprendere slancio.
Lo stesso vale per l'Europa che necessariamente deve capire che se vuole realmente rispondere agli auspici dei suoi padri fondatori e riportare la fiducia fra i cittadini, deve necessariamente superare le politiche tedesche di austerity, ispirate ad una visione punitiva contro le nazioni "cicala" del Sud Europa, e trasformarsi da un'Europa dei banchieri e dei burocrati ad un'Europa dei popoli.
In caso contrario la fine di questa esperienza sarà inevitabile.
La lezione che ci fornisce la Grecia è quindi sia verso l' Europa che verso la sinistra, italiana in particolare.
Sinistra che seppur portatrice di ideali radicati nella tradizione ha bisogno di nuovi uomini e linguaggi, rinnovando anche i propri leader e superando le vecchie parole d'ordine ormai desuete, soprattutto fra i più giovani.
Bisogna ripartire con una sinistra che superi di slancio l'ormai logora esperienza attuale e che, seppur radicata alla propria storia e valori, proponga linguaggi e simboli alternativi più attuali.
A sinistra del sempre più litigioso PD, che cerca persino di mettere cappello sulla vittoria di Tsipras, si aprono ampie praterie.
L'auspicio è che possa nascere a sinistra un contenitore che, unendo esperienze diverse, ma sulla base di quanto sopra esposto, possa dare seguito anche in Italia all'esperienza greca.
Certo la voglia di un cambiamento vero e radicale è tanta, ma bisogna evitare di ripetere le più recenti esperienze della sinistra radicale, anche elettorali, che hanno mostrato tutti i limiti di un'interpretazione ormai storicamente superata nel linguaggio e nella leadership. Inoltre e soprattutto che la sinistra italiana riscopra la questione meridionale, diventi anche meridionalista e supporti le battaglie, anche territoriali, che da sole possono portare il Sud ed il fronte progressista a riprendere quella centralità indispensabile nel dibattito politico italiano. Per superare l'attuale stato comatoso di una sinistra e di una politica italiana che non sa far di meglio che patti scellerati pur di procastinare la propria presa di potere, in barba alla logica, alla decenza e confidando nella sopportazione di un popolo che però finalmente inizia a mostrare segnali di insofferenza verso questo modo di governare.
In altre parole anche a sinistra c'è l'estrema necessità di ripartire da Sud!
Infine nel microcosmo sudista, dopo un'improvvisa accelerata a sinistra di alcuni che da sempre dicevano di essere distanti da destra e sinistra, nel solito triste tentativo di metter cappello su qualcosa di vincente, il vento da stamane è già cambiato. E' bastata la notizia dell'accordo di Syriza con il partito Greci Indipendenti per scatenare il malcelato entusiasmo unanimista.
Ennesima dimostrazione di come l'unanimista abbia quasi sempre il cuore che palpita a destra...anche quando cerca di accreditarsi a sinistra...
Ovviamente la notizia ben si adatta ai loro proclami, e se non si adatta del tutto la adattano loro.
Nessuno fa però notare che in realtà qui ci sono due partiti ben distinti, uno con forte connotazione a sinistra e uno a destra, che semplicemente condividono pragmaticamente, e nelle comuni intenzioni per il bene della Grecia, un tratto di percorso all’insegna del no all’austerità e della rinegoziazione delle politiche con la Ue. Poco importa in questo momento che su altri temi, come immigrazione e diritti civili, i due partiti si trovino su posizioni diametralmente opposte. Addirittura il leader Panos Kammenos, del partito Greci Indipendenti (Anel ) già dichiara apertamente che affrontati e risolti i temi condivisi i due "alleati" torneranno a litigare.
Insomma siamo a tutt'altra cosa rispetto a quanto propongono gli unanimisti sudisti e cioè un'indistinta melassa, un brodo primordiale, dove dentro c'è di tutto, la destra, la sinistra, il centro, il legittimista e il "giacobino"... altro che Grecia...
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Di Natale Cuccurese
L'ormai nota notizia della vittoria di Tsipras non può che essere salutata positivamente da chi, come noi, spera che il fronte progressista italiano possa trovare l' ispirazione per superare le "secche" renziane e riprendere slancio.
Lo stesso vale per l'Europa che necessariamente deve capire che se vuole realmente rispondere agli auspici dei suoi padri fondatori e riportare la fiducia fra i cittadini, deve necessariamente superare le politiche tedesche di austerity, ispirate ad una visione punitiva contro le nazioni "cicala" del Sud Europa, e trasformarsi da un'Europa dei banchieri e dei burocrati ad un'Europa dei popoli.
In caso contrario la fine di questa esperienza sarà inevitabile.
La lezione che ci fornisce la Grecia è quindi sia verso l' Europa che verso la sinistra, italiana in particolare.
Sinistra che seppur portatrice di ideali radicati nella tradizione ha bisogno di nuovi uomini e linguaggi, rinnovando anche i propri leader e superando le vecchie parole d'ordine ormai desuete, soprattutto fra i più giovani.
Bisogna ripartire con una sinistra che superi di slancio l'ormai logora esperienza attuale e che, seppur radicata alla propria storia e valori, proponga linguaggi e simboli alternativi più attuali.
A sinistra del sempre più litigioso PD, che cerca persino di mettere cappello sulla vittoria di Tsipras, si aprono ampie praterie.
L'auspicio è che possa nascere a sinistra un contenitore che, unendo esperienze diverse, ma sulla base di quanto sopra esposto, possa dare seguito anche in Italia all'esperienza greca.
Certo la voglia di un cambiamento vero e radicale è tanta, ma bisogna evitare di ripetere le più recenti esperienze della sinistra radicale, anche elettorali, che hanno mostrato tutti i limiti di un'interpretazione ormai storicamente superata nel linguaggio e nella leadership. Inoltre e soprattutto che la sinistra italiana riscopra la questione meridionale, diventi anche meridionalista e supporti le battaglie, anche territoriali, che da sole possono portare il Sud ed il fronte progressista a riprendere quella centralità indispensabile nel dibattito politico italiano. Per superare l'attuale stato comatoso di una sinistra e di una politica italiana che non sa far di meglio che patti scellerati pur di procastinare la propria presa di potere, in barba alla logica, alla decenza e confidando nella sopportazione di un popolo che però finalmente inizia a mostrare segnali di insofferenza verso questo modo di governare.
In altre parole anche a sinistra c'è l'estrema necessità di ripartire da Sud!
Infine nel microcosmo sudista, dopo un'improvvisa accelerata a sinistra di alcuni che da sempre dicevano di essere distanti da destra e sinistra, nel solito triste tentativo di metter cappello su qualcosa di vincente, il vento da stamane è già cambiato. E' bastata la notizia dell'accordo di Syriza con il partito Greci Indipendenti per scatenare il malcelato entusiasmo unanimista.
Ennesima dimostrazione di come l'unanimista abbia quasi sempre il cuore che palpita a destra...anche quando cerca di accreditarsi a sinistra...
Ovviamente la notizia ben si adatta ai loro proclami, e se non si adatta del tutto la adattano loro.
Nessuno fa però notare che in realtà qui ci sono due partiti ben distinti, uno con forte connotazione a sinistra e uno a destra, che semplicemente condividono pragmaticamente, e nelle comuni intenzioni per il bene della Grecia, un tratto di percorso all’insegna del no all’austerità e della rinegoziazione delle politiche con la Ue. Poco importa in questo momento che su altri temi, come immigrazione e diritti civili, i due partiti si trovino su posizioni diametralmente opposte. Addirittura il leader Panos Kammenos, del partito Greci Indipendenti (Anel ) già dichiara apertamente che affrontati e risolti i temi condivisi i due "alleati" torneranno a litigare.
Insomma siamo a tutt'altra cosa rispetto a quanto propongono gli unanimisti sudisti e cioè un'indistinta melassa, un brodo primordiale, dove dentro c'è di tutto, la destra, la sinistra, il centro, il legittimista e il "giacobino"... altro che Grecia...
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sabato 24 gennaio 2015
La sinistra tra opportunità e possibili ennesimi naufragi
E’ un periodo storico particolare quello che stiamo vivendo in Italia con un partito, quello Democratico, proveniente da sinistra che meno di un anno fa otteneva il suo risultato storico maggiore (in percentuale) andando oltre il 40% e che oggi in molti faticano a definire come partito di sinistra.
Il “renzismo”, dopo il “berlusconismo”, rientra in quelle categorie tutte italiane della politica nelle quali non è possibile definire effettivamente in quale area politica si collochi una formazione.
In tutta Europa c’è una sinistra, che alcuni definiscono radicale, che sta risalendo la china, anzi, che sta divenendo punto di riferimento per tutti coloro i quali da questa Europa delle austerità, dei bilanci e della finanza sta ricevendo solo disperazione e nessuna possibilità di scorgere un orizzonte.
Per citare solo due esempi la Spagna con “Podemos” e la Grecia con “Tsipras” stanno provando a rispondere a un’Europa che pensa di governare l’economia e i popoli con “i parametri” da rispettare e non con la tutela della dignità dei propri cittadini. Ma queste due esperienze di sinistra pur radicate nella tradizione e nei valori della sinistra tradizionale hanno uomini e linguaggi nuovi in grado di parlare alle nuove generazioni come alle vecchie senza entrare in una retorica che sa di ’900 se non di ’800.
Queste formazioni politiche vicine a noi perché nate sulle sponde del Mediterraneo e, per molti europei del nord, palla al piede dell’Europa delle banche e dei popoli “efficienti”, affondano le loro radici tra la gente, nei movimenti di vario genere, tra le categorie sociali più diverse che vanno dagli operai, alla classe media e “pubblica” e anche tra tutti coloro che hanno un’attività privata perché hanno dovuto puntare a un’autoccupazione che però non garantisce necessariamente un futuro affogando in un mare di tasse e adempimenti.
Anche in Italia, visti gli spazi enormi che il PD sta lasciando alla sua sinistra e anche al suo interno visto che il suo humus è più un efficientismo tecnocratico e anglosassone che una serie di valori e di attenzioni rivolte alla persona, anche in Italia, dicevo ci sarebbero spazi enormi, praterie intere per una formazione alla spagnola e ancor più alla greca.
Ma in Italia c’è un grande problema, c’è il problema di una serie di sigle e di gruppi (quasi sbandati) reduci dalle tante diaspore comuniste che pensano ancora che sia possibile fondare un partito,un movimento nuovo alla Tsipras facendo la somma delle tante sigle, anzi facendo semplici cartelli elettorali che affondano poi le loro radici e peggio ancora la loro comunicazione in categorie e classi sociali che non esistono più.
Se è vero come è vero che la cosiddetta “classe operaia” esiste ancora e come sempre accade è tra le più colpite anche ai giorni nostri, la nostra società vede una marea di gente, di giovani che non hanno lavoro e peggio ancora prospettive per il futuro, aree del Paese completamente abbandonate a sé stesse nelle quali i dati già pessimi nazionali diventano angoscianti, un popolo di partite IVA piccole o piccolissime che hanno dovuto fare questa scelta non perché “capitalisti” o “borghesi”, ma perché hanno provato a dare risposta alla loro disperazione, un’economia di mercato che non andrebbe combattuta, ma riformata apportando dei correttivi per poterla rendere “sostenibile”,eccetera, eccetera. Una sinistra che abbia una visione si Europa diversa, non anti o Europeista, ma con un proprio progetto di Europa che vada oltre i semplici interessi dei singoli stati… Ecco in tutto ciò i linguaggi e le politiche della sinistra radicale italiana non ancora si aggiornano e si sintonizzano con questo terzo millennio.
Rischia, nonostante la grande opportunità che la congiuntura politica concede, di naufragare ancora, come è sempre successo in questi anni con i tentativi della Lista Ingroia o della stessa lista Tsipras italiana lo scorso anno.
C’è bisogno di qualcosa di diverso dal modernismo parolaio alla Renzi che comunque ha svuotato di contenuti sociali e politici il PD, ma anche di diverso rispetto ai linguaggi vetero militanti al massimo riconducibili alle battaglie del ’68 e dei successivi anni ’70.
Il mondo è cambiato, i giovani sono cambiati, i linguaggi sono altri. Se non ci si riesce a sintonizzare la sinistra rischia ancora una volta di far ridere i polli e di restare al palo rispetto anche a una destra alla Le Pen che prenderà voti a man bassa pescando proprio nelle paure di ciascuno di noi.
Non trascurerei poi un suggerimento da meridionale, penso che la la sinistra debba diventare anche un po’ meridionalista e cioè attenta alle periferie, ai territori, a terre che hanno vocazioni e morfologie differenti, a luoghi che vivono nel mediterraneo e che possono vivere del Mediterraneo.
Altrimenti sarà naufragio.
Pubblicato anche da Zeroventiquattro.it
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E’ un periodo storico particolare quello che stiamo vivendo in Italia con un partito, quello Democratico, proveniente da sinistra che meno di un anno fa otteneva il suo risultato storico maggiore (in percentuale) andando oltre il 40% e che oggi in molti faticano a definire come partito di sinistra.
Il “renzismo”, dopo il “berlusconismo”, rientra in quelle categorie tutte italiane della politica nelle quali non è possibile definire effettivamente in quale area politica si collochi una formazione.
In tutta Europa c’è una sinistra, che alcuni definiscono radicale, che sta risalendo la china, anzi, che sta divenendo punto di riferimento per tutti coloro i quali da questa Europa delle austerità, dei bilanci e della finanza sta ricevendo solo disperazione e nessuna possibilità di scorgere un orizzonte.
Per citare solo due esempi la Spagna con “Podemos” e la Grecia con “Tsipras” stanno provando a rispondere a un’Europa che pensa di governare l’economia e i popoli con “i parametri” da rispettare e non con la tutela della dignità dei propri cittadini. Ma queste due esperienze di sinistra pur radicate nella tradizione e nei valori della sinistra tradizionale hanno uomini e linguaggi nuovi in grado di parlare alle nuove generazioni come alle vecchie senza entrare in una retorica che sa di ’900 se non di ’800.
Queste formazioni politiche vicine a noi perché nate sulle sponde del Mediterraneo e, per molti europei del nord, palla al piede dell’Europa delle banche e dei popoli “efficienti”, affondano le loro radici tra la gente, nei movimenti di vario genere, tra le categorie sociali più diverse che vanno dagli operai, alla classe media e “pubblica” e anche tra tutti coloro che hanno un’attività privata perché hanno dovuto puntare a un’autoccupazione che però non garantisce necessariamente un futuro affogando in un mare di tasse e adempimenti.
Anche in Italia, visti gli spazi enormi che il PD sta lasciando alla sua sinistra e anche al suo interno visto che il suo humus è più un efficientismo tecnocratico e anglosassone che una serie di valori e di attenzioni rivolte alla persona, anche in Italia, dicevo ci sarebbero spazi enormi, praterie intere per una formazione alla spagnola e ancor più alla greca.
Ma in Italia c’è un grande problema, c’è il problema di una serie di sigle e di gruppi (quasi sbandati) reduci dalle tante diaspore comuniste che pensano ancora che sia possibile fondare un partito,un movimento nuovo alla Tsipras facendo la somma delle tante sigle, anzi facendo semplici cartelli elettorali che affondano poi le loro radici e peggio ancora la loro comunicazione in categorie e classi sociali che non esistono più.
Se è vero come è vero che la cosiddetta “classe operaia” esiste ancora e come sempre accade è tra le più colpite anche ai giorni nostri, la nostra società vede una marea di gente, di giovani che non hanno lavoro e peggio ancora prospettive per il futuro, aree del Paese completamente abbandonate a sé stesse nelle quali i dati già pessimi nazionali diventano angoscianti, un popolo di partite IVA piccole o piccolissime che hanno dovuto fare questa scelta non perché “capitalisti” o “borghesi”, ma perché hanno provato a dare risposta alla loro disperazione, un’economia di mercato che non andrebbe combattuta, ma riformata apportando dei correttivi per poterla rendere “sostenibile”,eccetera, eccetera. Una sinistra che abbia una visione si Europa diversa, non anti o Europeista, ma con un proprio progetto di Europa che vada oltre i semplici interessi dei singoli stati… Ecco in tutto ciò i linguaggi e le politiche della sinistra radicale italiana non ancora si aggiornano e si sintonizzano con questo terzo millennio.
Rischia, nonostante la grande opportunità che la congiuntura politica concede, di naufragare ancora, come è sempre successo in questi anni con i tentativi della Lista Ingroia o della stessa lista Tsipras italiana lo scorso anno.
C’è bisogno di qualcosa di diverso dal modernismo parolaio alla Renzi che comunque ha svuotato di contenuti sociali e politici il PD, ma anche di diverso rispetto ai linguaggi vetero militanti al massimo riconducibili alle battaglie del ’68 e dei successivi anni ’70.
Il mondo è cambiato, i giovani sono cambiati, i linguaggi sono altri. Se non ci si riesce a sintonizzare la sinistra rischia ancora una volta di far ridere i polli e di restare al palo rispetto anche a una destra alla Le Pen che prenderà voti a man bassa pescando proprio nelle paure di ciascuno di noi.
Non trascurerei poi un suggerimento da meridionale, penso che la la sinistra debba diventare anche un po’ meridionalista e cioè attenta alle periferie, ai territori, a terre che hanno vocazioni e morfologie differenti, a luoghi che vivono nel mediterraneo e che possono vivere del Mediterraneo.
Altrimenti sarà naufragio.
Pubblicato anche da Zeroventiquattro.it
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venerdì 12 settembre 2014
L’Europa dei barbari
Di Antonio Rosato
Giorni fa mi sono occupato della crisi in Ucraina e del silente, o perlomeno distorto, sistema mediatico europeo ed italiano sull’argomento.
Ha destato tanto scalpore l’ostilità in Terra Santa durante gli accordi di non belligeranza, o se preferite del cessate il fuoco, con relative violazioni della tregua con missili che partivano da una parte e dall'altra, massacrando bambini donne e civili inermi nelle scuole protette addirittura dalle Nazioni Unite a Gaza.
Conoscete bene i fatti penso, anche perché molto ben esposti frequentemente dal Partito del Sud durante l’estate.
Passano in sordina invece, alcune violazioni di questo cessate il fuoco voluto da Putin ed auspicato da Papa Francesco per l’Ucraina, che richiamano alla mente angherie, soprusi, e raccapriccianti ed inenarrabili crimini commessi in questa tormentata vicenda da alcuni mesi a questa parte.
Tutta questa barbarie succede in piena Europa.
Parliamo di quella parte di Europa, Ucraina appunto, che si è così ben distinta nell’ ospitare eventi sportivi calcistici di primissimo livello come gli europei 2012. Organizzati da quella stessa federazione sportiva che scrive “No razism” sui cartelloni a bordo campo in gare di champions league, e sulle magliette di calciatori milionari. No al razzismo.
Le diversità culturali, di etnia, di religione, in una Europa civile dovrebbero essere fonte di ricchezza, dovrebbero essere tutelate le minoranze e permesso a tutti di vivere in pace, senza la preoccupazione che un pensiero violento di stampo fascista metta a repentaglio l’esistenza delle popolazioni e la pace nel vecchio continente. Invece torture, violenze, massacri sono stati consumati nel pieno cuore dell’Europa e tutto sembra quasi normale. Tutto non degno di nota della stampa e dei tg.
Il Partito del SUD non ci stà e come sempre dice basta violenza, no alla guerra!
Ancora a maggior ragione poi se questa si consuma nel cuore della nostra Europa.
Il Partito del Sud dice NO AL RAZZISMO, basta barbarie!
Auspichiamo che la ragione prenda il sopravvento, e che non più una lacrima, non più una goccia di sangue si versi per colpa dell’uomo e del suo snaturato e criminale pensiero in Ucraina.
Vogliamo chiudere con un pensiero che condividiamo, un pensiero forse del più amato Presidente della storia d’Italia. Un grande Presidente della Repubblica, un uomo che da Partigiano ha vissuto in prima persona la guerra, Sandro Pertini che disse:
“L'Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire”.
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Giorni fa mi sono occupato della crisi in Ucraina e del silente, o perlomeno distorto, sistema mediatico europeo ed italiano sull’argomento.
Ha destato tanto scalpore l’ostilità in Terra Santa durante gli accordi di non belligeranza, o se preferite del cessate il fuoco, con relative violazioni della tregua con missili che partivano da una parte e dall'altra, massacrando bambini donne e civili inermi nelle scuole protette addirittura dalle Nazioni Unite a Gaza.
Conoscete bene i fatti penso, anche perché molto ben esposti frequentemente dal Partito del Sud durante l’estate.
Passano in sordina invece, alcune violazioni di questo cessate il fuoco voluto da Putin ed auspicato da Papa Francesco per l’Ucraina, che richiamano alla mente angherie, soprusi, e raccapriccianti ed inenarrabili crimini commessi in questa tormentata vicenda da alcuni mesi a questa parte.
Tutta questa barbarie succede in piena Europa.
Parliamo di quella parte di Europa, Ucraina appunto, che si è così ben distinta nell’ ospitare eventi sportivi calcistici di primissimo livello come gli europei 2012. Organizzati da quella stessa federazione sportiva che scrive “No razism” sui cartelloni a bordo campo in gare di champions league, e sulle magliette di calciatori milionari. No al razzismo.
Le diversità culturali, di etnia, di religione, in una Europa civile dovrebbero essere fonte di ricchezza, dovrebbero essere tutelate le minoranze e permesso a tutti di vivere in pace, senza la preoccupazione che un pensiero violento di stampo fascista metta a repentaglio l’esistenza delle popolazioni e la pace nel vecchio continente. Invece torture, violenze, massacri sono stati consumati nel pieno cuore dell’Europa e tutto sembra quasi normale. Tutto non degno di nota della stampa e dei tg.
Il Partito del SUD non ci stà e come sempre dice basta violenza, no alla guerra!
Ancora a maggior ragione poi se questa si consuma nel cuore della nostra Europa.
Il Partito del Sud dice NO AL RAZZISMO, basta barbarie!
Auspichiamo che la ragione prenda il sopravvento, e che non più una lacrima, non più una goccia di sangue si versi per colpa dell’uomo e del suo snaturato e criminale pensiero in Ucraina.
Vogliamo chiudere con un pensiero che condividiamo, un pensiero forse del più amato Presidente della storia d’Italia. Un grande Presidente della Repubblica, un uomo che da Partigiano ha vissuto in prima persona la guerra, Sandro Pertini che disse:
“L'Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire”.
.
Di Antonio Rosato
Giorni fa mi sono occupato della crisi in Ucraina e del silente, o perlomeno distorto, sistema mediatico europeo ed italiano sull’argomento.
Ha destato tanto scalpore l’ostilità in Terra Santa durante gli accordi di non belligeranza, o se preferite del cessate il fuoco, con relative violazioni della tregua con missili che partivano da una parte e dall'altra, massacrando bambini donne e civili inermi nelle scuole protette addirittura dalle Nazioni Unite a Gaza.
Conoscete bene i fatti penso, anche perché molto ben esposti frequentemente dal Partito del Sud durante l’estate.
Passano in sordina invece, alcune violazioni di questo cessate il fuoco voluto da Putin ed auspicato da Papa Francesco per l’Ucraina, che richiamano alla mente angherie, soprusi, e raccapriccianti ed inenarrabili crimini commessi in questa tormentata vicenda da alcuni mesi a questa parte.
Tutta questa barbarie succede in piena Europa.
Parliamo di quella parte di Europa, Ucraina appunto, che si è così ben distinta nell’ ospitare eventi sportivi calcistici di primissimo livello come gli europei 2012. Organizzati da quella stessa federazione sportiva che scrive “No razism” sui cartelloni a bordo campo in gare di champions league, e sulle magliette di calciatori milionari. No al razzismo.
Le diversità culturali, di etnia, di religione, in una Europa civile dovrebbero essere fonte di ricchezza, dovrebbero essere tutelate le minoranze e permesso a tutti di vivere in pace, senza la preoccupazione che un pensiero violento di stampo fascista metta a repentaglio l’esistenza delle popolazioni e la pace nel vecchio continente. Invece torture, violenze, massacri sono stati consumati nel pieno cuore dell’Europa e tutto sembra quasi normale. Tutto non degno di nota della stampa e dei tg.
Il Partito del SUD non ci stà e come sempre dice basta violenza, no alla guerra!
Ancora a maggior ragione poi se questa si consuma nel cuore della nostra Europa.
Il Partito del Sud dice NO AL RAZZISMO, basta barbarie!
Auspichiamo che la ragione prenda il sopravvento, e che non più una lacrima, non più una goccia di sangue si versi per colpa dell’uomo e del suo snaturato e criminale pensiero in Ucraina.
Vogliamo chiudere con un pensiero che condividiamo, un pensiero forse del più amato Presidente della storia d’Italia. Un grande Presidente della Repubblica, un uomo che da Partigiano ha vissuto in prima persona la guerra, Sandro Pertini che disse:
“L'Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire”.
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Giorni fa mi sono occupato della crisi in Ucraina e del silente, o perlomeno distorto, sistema mediatico europeo ed italiano sull’argomento.
Ha destato tanto scalpore l’ostilità in Terra Santa durante gli accordi di non belligeranza, o se preferite del cessate il fuoco, con relative violazioni della tregua con missili che partivano da una parte e dall'altra, massacrando bambini donne e civili inermi nelle scuole protette addirittura dalle Nazioni Unite a Gaza.
Conoscete bene i fatti penso, anche perché molto ben esposti frequentemente dal Partito del Sud durante l’estate.
Passano in sordina invece, alcune violazioni di questo cessate il fuoco voluto da Putin ed auspicato da Papa Francesco per l’Ucraina, che richiamano alla mente angherie, soprusi, e raccapriccianti ed inenarrabili crimini commessi in questa tormentata vicenda da alcuni mesi a questa parte.
Tutta questa barbarie succede in piena Europa.
Parliamo di quella parte di Europa, Ucraina appunto, che si è così ben distinta nell’ ospitare eventi sportivi calcistici di primissimo livello come gli europei 2012. Organizzati da quella stessa federazione sportiva che scrive “No razism” sui cartelloni a bordo campo in gare di champions league, e sulle magliette di calciatori milionari. No al razzismo.
Le diversità culturali, di etnia, di religione, in una Europa civile dovrebbero essere fonte di ricchezza, dovrebbero essere tutelate le minoranze e permesso a tutti di vivere in pace, senza la preoccupazione che un pensiero violento di stampo fascista metta a repentaglio l’esistenza delle popolazioni e la pace nel vecchio continente. Invece torture, violenze, massacri sono stati consumati nel pieno cuore dell’Europa e tutto sembra quasi normale. Tutto non degno di nota della stampa e dei tg.
Il Partito del SUD non ci stà e come sempre dice basta violenza, no alla guerra!
Ancora a maggior ragione poi se questa si consuma nel cuore della nostra Europa.
Il Partito del Sud dice NO AL RAZZISMO, basta barbarie!
Auspichiamo che la ragione prenda il sopravvento, e che non più una lacrima, non più una goccia di sangue si versi per colpa dell’uomo e del suo snaturato e criminale pensiero in Ucraina.
Vogliamo chiudere con un pensiero che condividiamo, un pensiero forse del più amato Presidente della storia d’Italia. Un grande Presidente della Repubblica, un uomo che da Partigiano ha vissuto in prima persona la guerra, Sandro Pertini che disse:
“L'Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire”.
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mercoledì 3 settembre 2014
La miccia europea
Di Antonio Rosato
Il Partito del Sud non è solo meridione, o pieno di nostalgici Borbonici (come qualcuno spesso vuole farci passare), o il Partito che vuole i Bronzi in Calabria invece che a Milano.
No, il Partito del Sud è un vero movimento politico oramai consolidato in Italia. E non solo.
Le recentissime elezioni europee ci hanno visti laboriosamente in campo.
Questo testimonia, se mai ve ne fosse bisogno, che non siamo chiusi e barricati o arroccati tra due latitudini geografiche. Spesso abbiamo preso posizioni su fatti di politica estera, e preso anche posizioni forti di sdegno e indignazione su fatti di Gaza ad esempio, sui Marò, sui fondi europei etc etc etc.
Allo stesso modo non possiamo restare indifferenti a ciò che sta accadendo in Ucraina.
La tensione si può tagliare con il coltello. Venti di guerra prendono sempre più forza.
L’Europa e tutti gli stati membri hanno oziato alla grande fino ad oggi. Non si sono mai posti il problema Ucraina.
L’informazione nazionale si sa, milita al 61° posto nella classifica mondiale per libertà di stampa. E non lo dice il Partito del Sud ma bensì esperti autorevoli nel settore come “Freedom House” http://www.articolo21.org/2012/05/rapporto-annuale-del-freedom-house-la-stampa-italiana-leggermente-piu-libera-nel-dopo-berlusconi/
http://www.freedomhouse.org/report-types/freedom-press
Siamo dietro al Ghana, Guyana, Papua nuova Guinea, Mongolia, Suriname etc etc etc.
Quindi figuriamoci se potevamo aspettarci report o speciali dall’Ucraina o sull’Ucraina prima. E adesso le notizie bisogna leggerle o ascoltarle dai telegiornali di paesi non implicati nella vicenda se vogliamo saperne qualcosa.
Parlano di stadi bombardati i nostri media, ma sfido ai più di spiegare il perché sta succedendo tutto ciò.
Da dove arrivano questi rancori e questa violenza.
La politica internazionale ha dormito abbiamo detto, e i media rincorrevano Belen o le multe di Balotelli in divieto di sosta.
Ma nessuno ha mai parlato seriamente delle minoranze Russe in Ucraina e non solo Ucraina. Lo stesso problema riguarda le repubbliche baltiche.
Nessuno ha mai spiegato che queste minoranze in Ucraina sono discriminate, vessate spogliate di diritti spesso dati per acquisiti, ma cosi non sono. Anche la commissione europea di recente aveva espresso timidamente, e senza risonanza politica e mediatica, la preoccupazione per l’intolleranza, il razzismo e antisemitismo e discriminazione dei non ucraini.
La minoranza Russa e non solo e preda da anni di angherie e soprusi da parte di gruppi nazifascisti, di estrema destra. Mosca ha più volte esortato l’ONU, l’OSCE e il Consiglio d’Europa ad aprire gli occhi sul fatto che gli interessi dei russi vengono ignorati. I nazionalisti vogliono mettere al bando la lingua di Puškin e trasformare i russi in «non cittadini”. Parlando in una riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU l’assistente del Segretario generale dell’ONU per i diritti umani Ivan Shimonovich, reduce di un recente viaggio in Ucraina, ha constatato: i russi in Ucraina vengono discriminati e spesso anche aggrediti. Nel centro di Kiev sono stati picchiati e accoltellati alcuni ebrei ordotossi, a Zaporož'e e Sinferopoli sono state profanate le sinagoge. Più volte sono stati minacciati i sacerdoti della Chiesa ortodossa ucraina (Patricarcato di Mosca), mentre alla fine di febbraio si è cercato di occupare con la forza il Monastero delle grotte di Kiev e il Lavra di Pochaev.
Il politologo Oleg Matveychev già in tempi non sospetti, denuncia all’ONU: “Si è cercato di far irruzione nelle chiede, nelle guarnigioni militari, dei russi sono stati torturati. Il paese è in caos, non esistono né lo stato, né un governo legittimo”. Tutto questo nella totale impassibilità di tutti. Organi di stampa compresi. La Russia ha sempre denunciato tutto ciò, e da anni. Ma come abbiamo detto tutto e passato in sordina.
Adesso che Putin però, ha deciso che la minoranza russa deve pur difendersi visto che nessuno la difende, la Russia ritorna ad essere il nemico. Ma si sa, che i comunisti sono cattivi e mangiano i bambini.
Truppe europee intanto sono pronte a sbarcare in Ucraina già nelle prossime ore.
Noi come Partito del Sud siamo molto preoccupati e siamo sia contro l’invio di truppe, sia contro sanzioni esasperanti che si ripercuotono solo sulle esportazioni italiane di prodotti di alta qualità in Russia, con l'inevitabile ricaduta negativa per il popolo italiano di sovraccarichi economici sui prezzi di gas, materie prime e prodotti alimentari.
Il Partito del Sud dice no all’invio di truppe italiane, e invita ancora una volta il governo italiano, l’Europa, l’ONU, la Russia e tutte le parti in causa ad un tavolo di lavoro comune immediato per un dialogo politico volto a trovare una soluzione pacifica e risolutiva del grave problema nell'interesse delle popolazioni coinvolte.
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Il Partito del Sud non è solo meridione, o pieno di nostalgici Borbonici (come qualcuno spesso vuole farci passare), o il Partito che vuole i Bronzi in Calabria invece che a Milano.
No, il Partito del Sud è un vero movimento politico oramai consolidato in Italia. E non solo.
Le recentissime elezioni europee ci hanno visti laboriosamente in campo.
Questo testimonia, se mai ve ne fosse bisogno, che non siamo chiusi e barricati o arroccati tra due latitudini geografiche. Spesso abbiamo preso posizioni su fatti di politica estera, e preso anche posizioni forti di sdegno e indignazione su fatti di Gaza ad esempio, sui Marò, sui fondi europei etc etc etc.
Allo stesso modo non possiamo restare indifferenti a ciò che sta accadendo in Ucraina.
La tensione si può tagliare con il coltello. Venti di guerra prendono sempre più forza.
L’Europa e tutti gli stati membri hanno oziato alla grande fino ad oggi. Non si sono mai posti il problema Ucraina.
L’informazione nazionale si sa, milita al 61° posto nella classifica mondiale per libertà di stampa. E non lo dice il Partito del Sud ma bensì esperti autorevoli nel settore come “Freedom House” http://www.articolo21.org/2012/05/rapporto-annuale-del-freedom-house-la-stampa-italiana-leggermente-piu-libera-nel-dopo-berlusconi/
http://www.freedomhouse.org/report-types/freedom-press
Siamo dietro al Ghana, Guyana, Papua nuova Guinea, Mongolia, Suriname etc etc etc.
Quindi figuriamoci se potevamo aspettarci report o speciali dall’Ucraina o sull’Ucraina prima. E adesso le notizie bisogna leggerle o ascoltarle dai telegiornali di paesi non implicati nella vicenda se vogliamo saperne qualcosa.
Parlano di stadi bombardati i nostri media, ma sfido ai più di spiegare il perché sta succedendo tutto ciò.
Da dove arrivano questi rancori e questa violenza.
La politica internazionale ha dormito abbiamo detto, e i media rincorrevano Belen o le multe di Balotelli in divieto di sosta.
Ma nessuno ha mai parlato seriamente delle minoranze Russe in Ucraina e non solo Ucraina. Lo stesso problema riguarda le repubbliche baltiche.
Nessuno ha mai spiegato che queste minoranze in Ucraina sono discriminate, vessate spogliate di diritti spesso dati per acquisiti, ma cosi non sono. Anche la commissione europea di recente aveva espresso timidamente, e senza risonanza politica e mediatica, la preoccupazione per l’intolleranza, il razzismo e antisemitismo e discriminazione dei non ucraini.
La minoranza Russa e non solo e preda da anni di angherie e soprusi da parte di gruppi nazifascisti, di estrema destra. Mosca ha più volte esortato l’ONU, l’OSCE e il Consiglio d’Europa ad aprire gli occhi sul fatto che gli interessi dei russi vengono ignorati. I nazionalisti vogliono mettere al bando la lingua di Puškin e trasformare i russi in «non cittadini”. Parlando in una riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU l’assistente del Segretario generale dell’ONU per i diritti umani Ivan Shimonovich, reduce di un recente viaggio in Ucraina, ha constatato: i russi in Ucraina vengono discriminati e spesso anche aggrediti. Nel centro di Kiev sono stati picchiati e accoltellati alcuni ebrei ordotossi, a Zaporož'e e Sinferopoli sono state profanate le sinagoge. Più volte sono stati minacciati i sacerdoti della Chiesa ortodossa ucraina (Patricarcato di Mosca), mentre alla fine di febbraio si è cercato di occupare con la forza il Monastero delle grotte di Kiev e il Lavra di Pochaev.
Il politologo Oleg Matveychev già in tempi non sospetti, denuncia all’ONU: “Si è cercato di far irruzione nelle chiede, nelle guarnigioni militari, dei russi sono stati torturati. Il paese è in caos, non esistono né lo stato, né un governo legittimo”. Tutto questo nella totale impassibilità di tutti. Organi di stampa compresi. La Russia ha sempre denunciato tutto ciò, e da anni. Ma come abbiamo detto tutto e passato in sordina.
Adesso che Putin però, ha deciso che la minoranza russa deve pur difendersi visto che nessuno la difende, la Russia ritorna ad essere il nemico. Ma si sa, che i comunisti sono cattivi e mangiano i bambini.
Truppe europee intanto sono pronte a sbarcare in Ucraina già nelle prossime ore.
Noi come Partito del Sud siamo molto preoccupati e siamo sia contro l’invio di truppe, sia contro sanzioni esasperanti che si ripercuotono solo sulle esportazioni italiane di prodotti di alta qualità in Russia, con l'inevitabile ricaduta negativa per il popolo italiano di sovraccarichi economici sui prezzi di gas, materie prime e prodotti alimentari.
Il Partito del Sud dice no all’invio di truppe italiane, e invita ancora una volta il governo italiano, l’Europa, l’ONU, la Russia e tutte le parti in causa ad un tavolo di lavoro comune immediato per un dialogo politico volto a trovare una soluzione pacifica e risolutiva del grave problema nell'interesse delle popolazioni coinvolte.
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Di Antonio Rosato
Il Partito del Sud non è solo meridione, o pieno di nostalgici Borbonici (come qualcuno spesso vuole farci passare), o il Partito che vuole i Bronzi in Calabria invece che a Milano.
No, il Partito del Sud è un vero movimento politico oramai consolidato in Italia. E non solo.
Le recentissime elezioni europee ci hanno visti laboriosamente in campo.
Questo testimonia, se mai ve ne fosse bisogno, che non siamo chiusi e barricati o arroccati tra due latitudini geografiche. Spesso abbiamo preso posizioni su fatti di politica estera, e preso anche posizioni forti di sdegno e indignazione su fatti di Gaza ad esempio, sui Marò, sui fondi europei etc etc etc.
Allo stesso modo non possiamo restare indifferenti a ciò che sta accadendo in Ucraina.
La tensione si può tagliare con il coltello. Venti di guerra prendono sempre più forza.
L’Europa e tutti gli stati membri hanno oziato alla grande fino ad oggi. Non si sono mai posti il problema Ucraina.
L’informazione nazionale si sa, milita al 61° posto nella classifica mondiale per libertà di stampa. E non lo dice il Partito del Sud ma bensì esperti autorevoli nel settore come “Freedom House” http://www.articolo21.org/2012/05/rapporto-annuale-del-freedom-house-la-stampa-italiana-leggermente-piu-libera-nel-dopo-berlusconi/
http://www.freedomhouse.org/report-types/freedom-press
Siamo dietro al Ghana, Guyana, Papua nuova Guinea, Mongolia, Suriname etc etc etc.
Quindi figuriamoci se potevamo aspettarci report o speciali dall’Ucraina o sull’Ucraina prima. E adesso le notizie bisogna leggerle o ascoltarle dai telegiornali di paesi non implicati nella vicenda se vogliamo saperne qualcosa.
Parlano di stadi bombardati i nostri media, ma sfido ai più di spiegare il perché sta succedendo tutto ciò.
Da dove arrivano questi rancori e questa violenza.
La politica internazionale ha dormito abbiamo detto, e i media rincorrevano Belen o le multe di Balotelli in divieto di sosta.
Ma nessuno ha mai parlato seriamente delle minoranze Russe in Ucraina e non solo Ucraina. Lo stesso problema riguarda le repubbliche baltiche.
Nessuno ha mai spiegato che queste minoranze in Ucraina sono discriminate, vessate spogliate di diritti spesso dati per acquisiti, ma cosi non sono. Anche la commissione europea di recente aveva espresso timidamente, e senza risonanza politica e mediatica, la preoccupazione per l’intolleranza, il razzismo e antisemitismo e discriminazione dei non ucraini.
La minoranza Russa e non solo e preda da anni di angherie e soprusi da parte di gruppi nazifascisti, di estrema destra. Mosca ha più volte esortato l’ONU, l’OSCE e il Consiglio d’Europa ad aprire gli occhi sul fatto che gli interessi dei russi vengono ignorati. I nazionalisti vogliono mettere al bando la lingua di Puškin e trasformare i russi in «non cittadini”. Parlando in una riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU l’assistente del Segretario generale dell’ONU per i diritti umani Ivan Shimonovich, reduce di un recente viaggio in Ucraina, ha constatato: i russi in Ucraina vengono discriminati e spesso anche aggrediti. Nel centro di Kiev sono stati picchiati e accoltellati alcuni ebrei ordotossi, a Zaporož'e e Sinferopoli sono state profanate le sinagoge. Più volte sono stati minacciati i sacerdoti della Chiesa ortodossa ucraina (Patricarcato di Mosca), mentre alla fine di febbraio si è cercato di occupare con la forza il Monastero delle grotte di Kiev e il Lavra di Pochaev.
Il politologo Oleg Matveychev già in tempi non sospetti, denuncia all’ONU: “Si è cercato di far irruzione nelle chiede, nelle guarnigioni militari, dei russi sono stati torturati. Il paese è in caos, non esistono né lo stato, né un governo legittimo”. Tutto questo nella totale impassibilità di tutti. Organi di stampa compresi. La Russia ha sempre denunciato tutto ciò, e da anni. Ma come abbiamo detto tutto e passato in sordina.
Adesso che Putin però, ha deciso che la minoranza russa deve pur difendersi visto che nessuno la difende, la Russia ritorna ad essere il nemico. Ma si sa, che i comunisti sono cattivi e mangiano i bambini.
Truppe europee intanto sono pronte a sbarcare in Ucraina già nelle prossime ore.
Noi come Partito del Sud siamo molto preoccupati e siamo sia contro l’invio di truppe, sia contro sanzioni esasperanti che si ripercuotono solo sulle esportazioni italiane di prodotti di alta qualità in Russia, con l'inevitabile ricaduta negativa per il popolo italiano di sovraccarichi economici sui prezzi di gas, materie prime e prodotti alimentari.
Il Partito del Sud dice no all’invio di truppe italiane, e invita ancora una volta il governo italiano, l’Europa, l’ONU, la Russia e tutte le parti in causa ad un tavolo di lavoro comune immediato per un dialogo politico volto a trovare una soluzione pacifica e risolutiva del grave problema nell'interesse delle popolazioni coinvolte.
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Il Partito del Sud non è solo meridione, o pieno di nostalgici Borbonici (come qualcuno spesso vuole farci passare), o il Partito che vuole i Bronzi in Calabria invece che a Milano.
No, il Partito del Sud è un vero movimento politico oramai consolidato in Italia. E non solo.
Le recentissime elezioni europee ci hanno visti laboriosamente in campo.
Questo testimonia, se mai ve ne fosse bisogno, che non siamo chiusi e barricati o arroccati tra due latitudini geografiche. Spesso abbiamo preso posizioni su fatti di politica estera, e preso anche posizioni forti di sdegno e indignazione su fatti di Gaza ad esempio, sui Marò, sui fondi europei etc etc etc.
Allo stesso modo non possiamo restare indifferenti a ciò che sta accadendo in Ucraina.
La tensione si può tagliare con il coltello. Venti di guerra prendono sempre più forza.
L’Europa e tutti gli stati membri hanno oziato alla grande fino ad oggi. Non si sono mai posti il problema Ucraina.
L’informazione nazionale si sa, milita al 61° posto nella classifica mondiale per libertà di stampa. E non lo dice il Partito del Sud ma bensì esperti autorevoli nel settore come “Freedom House” http://www.articolo21.org/2012/05/rapporto-annuale-del-freedom-house-la-stampa-italiana-leggermente-piu-libera-nel-dopo-berlusconi/
http://www.freedomhouse.org/report-types/freedom-press
Siamo dietro al Ghana, Guyana, Papua nuova Guinea, Mongolia, Suriname etc etc etc.
Quindi figuriamoci se potevamo aspettarci report o speciali dall’Ucraina o sull’Ucraina prima. E adesso le notizie bisogna leggerle o ascoltarle dai telegiornali di paesi non implicati nella vicenda se vogliamo saperne qualcosa.
Parlano di stadi bombardati i nostri media, ma sfido ai più di spiegare il perché sta succedendo tutto ciò.
Da dove arrivano questi rancori e questa violenza.
La politica internazionale ha dormito abbiamo detto, e i media rincorrevano Belen o le multe di Balotelli in divieto di sosta.
Ma nessuno ha mai parlato seriamente delle minoranze Russe in Ucraina e non solo Ucraina. Lo stesso problema riguarda le repubbliche baltiche.
Nessuno ha mai spiegato che queste minoranze in Ucraina sono discriminate, vessate spogliate di diritti spesso dati per acquisiti, ma cosi non sono. Anche la commissione europea di recente aveva espresso timidamente, e senza risonanza politica e mediatica, la preoccupazione per l’intolleranza, il razzismo e antisemitismo e discriminazione dei non ucraini.
La minoranza Russa e non solo e preda da anni di angherie e soprusi da parte di gruppi nazifascisti, di estrema destra. Mosca ha più volte esortato l’ONU, l’OSCE e il Consiglio d’Europa ad aprire gli occhi sul fatto che gli interessi dei russi vengono ignorati. I nazionalisti vogliono mettere al bando la lingua di Puškin e trasformare i russi in «non cittadini”. Parlando in una riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU l’assistente del Segretario generale dell’ONU per i diritti umani Ivan Shimonovich, reduce di un recente viaggio in Ucraina, ha constatato: i russi in Ucraina vengono discriminati e spesso anche aggrediti. Nel centro di Kiev sono stati picchiati e accoltellati alcuni ebrei ordotossi, a Zaporož'e e Sinferopoli sono state profanate le sinagoge. Più volte sono stati minacciati i sacerdoti della Chiesa ortodossa ucraina (Patricarcato di Mosca), mentre alla fine di febbraio si è cercato di occupare con la forza il Monastero delle grotte di Kiev e il Lavra di Pochaev.
Il politologo Oleg Matveychev già in tempi non sospetti, denuncia all’ONU: “Si è cercato di far irruzione nelle chiede, nelle guarnigioni militari, dei russi sono stati torturati. Il paese è in caos, non esistono né lo stato, né un governo legittimo”. Tutto questo nella totale impassibilità di tutti. Organi di stampa compresi. La Russia ha sempre denunciato tutto ciò, e da anni. Ma come abbiamo detto tutto e passato in sordina.
Adesso che Putin però, ha deciso che la minoranza russa deve pur difendersi visto che nessuno la difende, la Russia ritorna ad essere il nemico. Ma si sa, che i comunisti sono cattivi e mangiano i bambini.
Truppe europee intanto sono pronte a sbarcare in Ucraina già nelle prossime ore.
Noi come Partito del Sud siamo molto preoccupati e siamo sia contro l’invio di truppe, sia contro sanzioni esasperanti che si ripercuotono solo sulle esportazioni italiane di prodotti di alta qualità in Russia, con l'inevitabile ricaduta negativa per il popolo italiano di sovraccarichi economici sui prezzi di gas, materie prime e prodotti alimentari.
Il Partito del Sud dice no all’invio di truppe italiane, e invita ancora una volta il governo italiano, l’Europa, l’ONU, la Russia e tutte le parti in causa ad un tavolo di lavoro comune immediato per un dialogo politico volto a trovare una soluzione pacifica e risolutiva del grave problema nell'interesse delle popolazioni coinvolte.
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mercoledì 6 marzo 2013
Morto Hugo Chavez, il leader venezuelano a capo di una rivoluzione, positiva ma anche contraddittoria, in un altro Sud del mondo...
Stroncato da una lunga malattia è morto Hugo Chavez, leader contrastato ma anche molto amato da buona parte del suo popolo - quello delle fasce deboli. Grande amico di Castro, dei governi argentini e dei brasiliani. Nemico giurato del Fondo Monetario Mondiale. In ogni caso interprete della volontà di riscatto di un altro Sud, quello del SudAmerica!
"Nel suo Paese è riuscito comunque a galvanizzare masse con le sue "misiones ", i programmi sociali, che non hanno cambiato l'esistenza degli indigenti ma certo gliela hanno resa meno penosa e umiliante. Grazie a Chávez migliaia di venezuelani si sono potuti operare gratis, molti hanno avuto una casa, altri un paio di occhiali, altri ancora un vitalizio.
Giudicare oggi la profondità dei cambiamenti che è riuscito a realizzare non è facile. Bisognerà lasciar riposare tutta la sabbia della propaganda prima di valutare gli effetti del suo "socialismo del XXI secolo"
Al Popolo Venezuelano giungano le condoglianze del Partito del Sud
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Stroncato da una lunga malattia è morto Hugo Chavez, leader contrastato ma anche molto amato da buona parte del suo popolo - quello delle fasce deboli. Grande amico di Castro, dei governi argentini e dei brasiliani. Nemico giurato del Fondo Monetario Mondiale. In ogni caso interprete della volontà di riscatto di un altro Sud, quello del SudAmerica!
"Nel suo Paese è riuscito comunque a galvanizzare masse con le sue "misiones ", i programmi sociali, che non hanno cambiato l'esistenza degli indigenti ma certo gliela hanno resa meno penosa e umiliante. Grazie a Chávez migliaia di venezuelani si sono potuti operare gratis, molti hanno avuto una casa, altri un paio di occhiali, altri ancora un vitalizio.
Giudicare oggi la profondità dei cambiamenti che è riuscito a realizzare non è facile. Bisognerà lasciar riposare tutta la sabbia della propaganda prima di valutare gli effetti del suo "socialismo del XXI secolo"
Al Popolo Venezuelano giungano le condoglianze del Partito del Sud
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domenica 6 gennaio 2013
Germania - discriminazioni ed infortuni sul lavoro.
Riceviamo da Giuseppe Tizza e postiamo:
Giuseppe Tizza, instancabile difensore dei diritti dei nostri connazionali all'estero
Se siete interessati a conoscere l'attività di Giuseppe Tizza, nativo di Niscemi in Sicilia e residente a Düsseldorf dal 1970, insegnante per i corsi di Italiano e membro della Consulta Comunale per gli stranieri, potete digitare "Giuseppe Tizza" su qualsiasi motore di ricerca e troverete numerosi collegamenti ai suoi interventi in difesa dei nostri connazionali all'estero.
Cari Italiani in Germania,
che i nuovi arrivati vengano fregati dappertutto è uno sport che si esercita in tutte le società. Passato un primo periodo di integrazione la fregatura va affievolendosi perché sono arrivati altri che a loro volta vengono fregati o perché i fregati si sono fatti valere e non si fanno fregare più.
Tranne noi Italiani un Germania che continuiamo ad essere fregati in molti settori.
Basta procurarsi i dati ed analizzarli per rendersi conto che anche chi è arrivato dopo di noi viene fregato di meno.
Se riuscite a procurare dei dati sulle assicurazioni e non riuscite a trovare la fregatura, vuol dire che non avete analizzato i dati dalla giusta prospettiva.
Più l’assicurazione è dotata di soldi, più è pesante la diskriminatione.
Skommettiamo?
Una delle assicurazioni più discriminanti è la Unfallversicherung, quella che gestisce gli incidenti sul lavoro, quella che in Italia si chiama INAIL.
In Germania gli Italiani e non solo vengono massicciamente discriminati per quello che riguarda gli infortuni sul lavoro.
A pagina 6 viene riportato il numero degli infortuni sul lavoro subiti dagli Italiani nel 2008.
Tenendo conto che gli Italiani che vivono in Germania sono ca. 600.000, il numero degli infortuni denunciati dovrebbe essere ca. il doppio.
http://www.dguv.de/inhalt/zahlen/documents/arbeit08_Internet.pdf
Die "Neue Unfallrente" in der Tabelle 16 auf Seite 37 unter http://www.dguv.de/inhalt/zahlen/documents/au_statistik_2010.pdf mit der Verteilung der Arbeitsunfälle im Betrieb nach der Staatsangehörigkeit 2010 zeigen, das nur 4,1 % der neue Renten wegen Arbeitsunfällen an Ausändern gehen.
La percentuale di pensioni destinate agli stranieri dovrebbe corrispondere al 7%, perché è tale la percentuale di lavoratori stranieri in Germania.
Se nessuno fa niente, questa diskriminatione rimarrà per sempre.
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Riceviamo da Giuseppe Tizza e postiamo:
Giuseppe Tizza, instancabile difensore dei diritti dei nostri connazionali all'estero
Se siete interessati a conoscere l'attività di Giuseppe Tizza, nativo di Niscemi in Sicilia e residente a Düsseldorf dal 1970, insegnante per i corsi di Italiano e membro della Consulta Comunale per gli stranieri, potete digitare "Giuseppe Tizza" su qualsiasi motore di ricerca e troverete numerosi collegamenti ai suoi interventi in difesa dei nostri connazionali all'estero.
Cari Italiani in Germania,
che i nuovi arrivati vengano fregati dappertutto è uno sport che si esercita in tutte le società. Passato un primo periodo di integrazione la fregatura va affievolendosi perché sono arrivati altri che a loro volta vengono fregati o perché i fregati si sono fatti valere e non si fanno fregare più.
Tranne noi Italiani un Germania che continuiamo ad essere fregati in molti settori.
Basta procurarsi i dati ed analizzarli per rendersi conto che anche chi è arrivato dopo di noi viene fregato di meno.
Se riuscite a procurare dei dati sulle assicurazioni e non riuscite a trovare la fregatura, vuol dire che non avete analizzato i dati dalla giusta prospettiva.
Più l’assicurazione è dotata di soldi, più è pesante la diskriminatione.
Skommettiamo?
Una delle assicurazioni più discriminanti è la Unfallversicherung, quella che gestisce gli incidenti sul lavoro, quella che in Italia si chiama INAIL.
In Germania gli Italiani e non solo vengono massicciamente discriminati per quello che riguarda gli infortuni sul lavoro.
A pagina 6 viene riportato il numero degli infortuni sul lavoro subiti dagli Italiani nel 2008.
Tenendo conto che gli Italiani che vivono in Germania sono ca. 600.000, il numero degli infortuni denunciati dovrebbe essere ca. il doppio.
http://www.dguv.de/inhalt/zahlen/documents/arbeit08_Internet.pdf
Die "Neue Unfallrente" in der Tabelle 16 auf Seite 37 unter http://www.dguv.de/inhalt/zahlen/documents/au_statistik_2010.pdf mit der Verteilung der Arbeitsunfälle im Betrieb nach der Staatsangehörigkeit 2010 zeigen, das nur 4,1 % der neue Renten wegen Arbeitsunfällen an Ausändern gehen.
La percentuale di pensioni destinate agli stranieri dovrebbe corrispondere al 7%, perché è tale la percentuale di lavoratori stranieri in Germania.
Se nessuno fa niente, questa diskriminatione rimarrà per sempre.
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